Fyrom / Grecia: La questione macedone

di Ninni Radicini
Orizzonti Nuovi - Periodico di informazione e analisi di Italia dei Valori
30 aprile 2008


La decisione del governo ellenico di porre il veto all'ingresso della Fyrom nella Nato, al recente vertice di Bucarest (via libera invece a Croazia e Albania), ha portato alla ribalta un problema rilevante nel quadro geopolitico europeo, in particolare balcanico. Fyrom è acronimo di Ex repubblica jugoslava di Macedonia, nome con cui l'Onu nel '93 ha riconosciuto questo stato, prima nella federazione fondata da Tito. La volontà di affermarsi "Repubblica di Macedonia" (come nella loro Costituzione) determinò subito forti proteste in Grecia, preoccupata da possibili effetti destabilizzanti al suo interno, dove vi sono tre regioni denominate Macedonia Ovest, Macedonia Centrale, Macedonia Orientale - Tracia. Il territorio della Fyrom rappresenta infatti solo una parte della regione storico-geografica chiamata Macedonia, comprendente anche aree entro i confini di Bulgaria, Serbia e Albania.

Nonostante il veto, Atene ha confermato l'intenzione di proseguire il negoziato per giungere presto a una soluzione condivisa sul nome, come confermato dal ministro degli esteri Dora Bakoyannis a Matthew Nimetz, mediatore dell'Onu, le cui proposte non hanno trovato finora il consenso delle parti. Tra coloro che riconoscono a Skopje il nome di "Repubblica di Macedonia" vi sono: Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Turchia. Tra quelli che in linea con Onu e Ue usano "Fyrom": Germania, Italia Francia, India, Australia. Gli Usa l'hanno riconosciuta nel nov.'04. Ma questo è un anno elettorale con incertezza del risultato e l'orientamento della comunità ellenica statunitense potrebbe essere influenzato non poco dagli sviluppi di questa vicenda. La proposta di Nimetz - "Repubblica di Macedonia - Skopje" - non ha trovato il consenso della Grecia. Altri due sono "Nuova Macedonia" e "Macedonia Superiore", seppure presentino controindicazioni. Il primo non ha carattere geografico circoscritto ed evoca la fondazione di una entità statale con origine precisa. Il secondo, fanno notare gli storici, si trova in alcuni testi di Erodoto e di Tucidide ed fu usato da Alessandro Magno per indicare un territorio entro cui oggi rientrano quattro province greche.

A giugno nella Fyrom vi saranno elezioni anticipate, decise a seguito del mancato via libera nella Nato. L'esecutivo uscente è presieduto da Nikola Gruevski, leader del partito Vmro-Dpmne (cristiano-democratico, osservatore nel Partito popolare europeo) in coalizione con Dpa - Partito democratico degli albanesi. Sulla linea da seguire nel negoziato sono emerse posizioni articolate. Il premier ha obiettato all'idea di Nikola Dimitrov - rappresentante Fyrom al tavolo negoziale - di una proposta sulla base di una piattaforma dei partiti. Il capo dello Stato Crvenkovski ha detto di essere d'accordo su un compromesso purchè Atene sia flessibile sul riconoscimento della lingua e dell'etnia "macedone". Di parere diverso il primo presidente della repubblica, Kiro Gligorov, sostenitore dell'identità slava del suo popolo.

Graham Watson, leader di Alde - Alleanza dei Liberali e Democratici al Parlamento europeo, a cui aderisce Italia dei Valori, ha detto che la questione sul nome Macedonia avrebbe dovuto rimanere fuori dal summit della Nato, poichè non è suo compito risolvere la disputa. In Alde non è presente alcun deputato greco. Secondo una rilevazione condotta dal Centro per la Politica e la Ricerca nella Fyrom a metà aprile, il 60% sostiene la denominazione "Macedonia". Un mese fa erano l'83% e dopo il veto di Atene nelle strade di Skopje erano comparsi poster della bandiera greca con la svastica al posto della croce. L'80% è per la prosecuzione del negoziato. In Grecia il 95% degli intervistati in un sondaggio commissionato dal quotidiano Kathimerini sostiene il veto posto dal governo e il premier Karamanlis ha visto risalire il consenso dopo le controversie intorno alla riforma delle pensioni. L'80% vuole che i legami tra i due paesi siano rinsaldati.

La Grecia è il secondo investitore nella Fyrom, dopo la Germania, con grandi gruppi quali la Banca Nazionale, Ote, Hellenic Petroleum e molte imprese medio-grandi, nel quadro dell'estensione economica greca nell'Europa Sud-orientale (115milioni di abitanti). Da un rapporto della Banca Nazionale emerge che questa strategia ha inciso per il 15% sulla crescita nazionale media degli ultimi 10 anni.



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di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
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