1968-2018 | Il Pianeta delle Scimmie

di Ninni Radicini
16 giugno 2018


Nel 1968 arrivò sugli schermi cinematografici Il Pianeta della scimmie (Planet of the Apes), la cui articolazione è tale da elevarlo al di sopra del genere fantascientifico a cui è ascritto. E' tratto dal romanzo La Planète des singes, dello scrittore francese Pierre Boulle, pubblicato nel 1963 (Boulle è autore anche del romanzo Il ponte sul fiume Kwai, anch'esso base per la sceneggiatura del film omonimo). A ispirarlo fu l'osservazione del comportamento di un gorilla in uno zoo. L'anno dopo il libro fu tradotto in inglese con il titolo Monkey Planet, poi modificato in quello utilizzato per la pellicola statunitense.

L'intenzione di redigere un adattamento cinematografico del libro fu avanzata nel gennaio 1965 dal produttore Arthur P. Jacobs, ipotizzandone la regia di Blake Edwards (che nel '61 aveva diretto Colazione da Tiffany e nel '63 La Pantera Rosa). La complessità nella definizione dei costumi e delle maschere per più di 200 attori e comparse contribuì a prolungare di circa due anni i tempi di avvio delle riprese, che iniziarono il 22 maggio del 1967, con un budget di 5.8 milioni di dollari, il 30% del quale utilizzato per costumi e maschere, la cui applicazione agli interpreti impegnò anche una parte rilevante del tempo di realizzazione del film. La prima proiezione avvenne a New York il 14 febbraio; la distribuzione più ampia, anche a livello internazionale, dal 3 aprile.

Nel corso di una missione interplanetaria, un velivolo spaziale con a bordo quattro astronauti statunitensi (tre uomini e una donna) precipita in un pianeta sconosciuto. Dalla partenza (14 luglio 1972), viaggiando a una velocità prossima a quella della luce, per loro sono passati diciotto mesi. Ma la distorsione del tempo è tale che quando il comandante, Taylor (Charlton Heston), si autoinduce ad un sonno profondo - già avvenuto per gli altri - sulla Terra è il 23 marzo 2673. Svegliatisi (tranne la donna) a seguito dell'ammaraggio, i tre astronauti si addentrano nell'entroterra montagnoso e deserto alla ricerca di qualche forma di vita e di acqua. Non possono fare altro poiché la navicella è affondata e loro si trovano catapultati in un'altra dimensione temporale. Prima di abbandonare l'astronave, Taylor ha letto l'anno in cui si trova la Terra: 25 novembre 3978. Anche se avessero avuto modo di ripartire e fossero tornati sulla Terra, li avrebbero scambiati «per qualcosa caduta da un albero», come dice Taylor ad uno dei suoi due colleghi, Landon (Robert Gunner) e Dodge (Jeff Burton).

«Siamo a 320 anni luce dalla Terra, in un pianeta che orbita intorno a una stella nella costellazione di Orione», aveva, prima, detto Taylor. In modo inaspettato trovano vegetazione e una cascata d'acqua. Poco dopo scorgono un gruppo di esseri umani in condizioni primitive e non in grado di parlare. Ma non sono gli unici abitanti... Il pianeta è dominato da scimmie evolute, con una organizzazione sociale che rievoca quella umana-terrestre. Hanno scienziati, sacerdoti, testi di riferimento. Gli umani primitivi sono perseguitati, soggiogati e sottoposti a esperimenti scientifici. Landon e Dodge vengono catturati: il primo è ridotto in condizione vegetativa; l'altro inanimato ed esposto. Taylor, ferito e inizialmente non in grado di parlare, viene curato da due scimmie scienziati - Cornelius (Roddy McDowall) e Zira (Kim Hunter) - con cui riesce a comunicare (prima scrivendo, poi a voce). Ma a differenza loro, che lo trattano in modo benevolo, altri, più in alto nella scala gerarchica, tra cui il Dott. Zaius (Maurice Evans), lo considerano un pericolo...

Destinato anch'egli alla sperimentazione, Taylor è liberato con uno stratagemma da Zira e Cornelius. Entrambi credono che Taylor sia la dimostrazione della presenza su quel pianeta di una civiltà umana precedente a quella delle scimmie, di cui Cornelius ha trovato reperti nella Zona Proibita, l'area in cui è precipitata la navicella spaziale. Zira, Cornelius, il loro nipote Lucius (Lou Wagner) e Taylor decidono di recarvisi, inseguiti da un gruppo di gorilla al comando del Dott. Zaius. Nell'insediamento archeologico, Cornelius mostra una serie di oggetti al Dott. Zaius, che Taylor considera propri di un individuo simile quello umano-terrestre, tra cui una bambola in grado di pronunciare la parola «mamma». Dovrebbe essere una prova definitiva della esattezza della teoria di Cornelius, ma nemmeno questa sembra trovare il consenso del Dott. Zaius, il quale poco dopo, accenna a Taylor i motivi dell'atteggiamento ostile nei suoi confronti.

Insieme a Nova (Linda Harrison) - una ragazza di quel gruppo di umani preistorici - Taylor inizierà a costeggiare l'area della Zona Proibita, fino a quando scopre la verità sul pianeta in cui è precipitato. Davanti a loro, sulla spiaggia, c'è il busto gigantesco della Statua della Libertà. Il pianeta in cui è precipitato il suo velivolo interplanetario è la Terra, tornata in condizioni preistoriche dopo un conflitto atomico. Il finale del film è uno dei più sensazionali nella storia del cinema: spettacolare nella sua maestosità scenografica e ideale dal punto di vista narrativo poiché rappresenta la risposta a ogni interrogativo che il protagonista e gli spettatori trovano nello svolgimento della trama. Un monito scioccante per il pubblico nel periodo della Guerra Fredda.

Il film (112' di durata) fu diretto da Franklin J. Schaffner, regista di altre pellicole di notevole successo popolare e di critica, tra cui Patton (1970, Premio Oscar per Miglior Film, Regia e al Miglior Attore a George C. Scott), Papillon (1973, con Steve McQueen e Dustin Hoffman), I ragazzi venuti dal Brasile (1978, The Boys from Brazil, con Laurence Olivier e Gregory Peck). In precedenza aveva diretto L'amaro sapore del potere (1964, The Best Man, con protagonisti e Henry Fonda e Cliff Robertson) e Il principe guerriero (1965, The War Lord, con Charlton Heston e Richard Boone), per i quali fu considerato uno dei nuovi talenti di Hollywood. La parte del Dott. Zaius era stata all'inizio proposta a Edward G. Robinson ma la complessità della maschera da modellare ogni giorno fu considerata una necessità troppo faticosa. La sceneggiatura fu curata da Michael Wilson e Rod Serling, già autore della serie Ai confini della realtà (The Twilight Zone). Il finale può considerarsi una rielaborazione di una idea utilizzata in uno degli episodi della prima stagione (I shot an arrow into the air, 1960). John Chambers ebbe il Premio Oscar onorario per il Miglior Trucco nel 1969 (la categoria specifica fu istituita nel 1981). Morton Haack (Migliori Costumi) e Jerry Goldsmith (Colonna sonora originale) ebbero una nomination.

Nel film si teorizza uno stravolgimento della teoria evolutiva di Darwin, con una suddivisione tra i gorilla descritti come guerrieri, gli scimpanzé - pragmatici e razionali - e gli oranghi, che hanno un'attitudine alla socialità (sebbene in natura abbiano caratteristiche opposte). La trama, contestualizzata nel genere fantascientifico, innestando una componente thriller, è sviluppata con riferimenti sociologici, scientifici, religiosi, politici, persino con inserti ironici coerenti alla narrazione («Se questo è il meglio della popolazione, noi qui entro sei mesi siamo al governo», dice Taylor agli altri due astronauti, quando vede per la prima volta gli umani primitivi).

Charlton Heston interpreta il personaggio Taylor caratterizzandone in modo notevole la personalità complessa in un'ambientazione insolita nella sua filmografia fino a quel momento, in discontinuità dai suoi precedenti personaggi eroici, che lo avevano reso celebre (un esempio su tutti: Ben Hur). Taylor è un indipendente, un "cane sciolto", un "easy rider" dello Spazio. A differenza degli altri due astronauti sopravvissuti, formati sui valori tradizionali e sulla fiducia nel progresso scientifico, Taylor è «negativo» - come gli dice Landon. Ma la sua "negatività" non è inerzia nè ipocrisia, è disillusione di tutto quanto lo circonda, tanto da ribattere alla considerazione di Landon dicendo di essere convinto che da qualche parte nell'universo deve esistere qualcosa di meglio dell'essere umano.

E' sorprendentemente complementare alla controcultura giovanile degli anni '60, a cui fa riferimento in un paio di battute con Lucius. Mentre Taylor si sta radendo la barba, Lucius gli chiede perché lo sta facendo, apparendogli, a lui scimmia, incomprensibile. Taylor risponde che quando è partito dalla Terra soltanto i ragazzi della sua età (di Lucius) si lasciavano crescere la barba. Poi, poco prima di avventurarsi nella Zona Proibita, Taylor dice a Lucius di non fidarsi di nessuno al di sopra dei trent'anni. Personalità libera, idealista, non conformista, Taylor/Heston può soltanto andare avanti, come i protagonisti da lui interpretati in Sierra Charriba e in 1975. Occhi bianchi sul Pianeta Terra. Se incontra un ostacolo lo affronta, non per realizzare un proprio progetto ma per poter continuare ad andare avanti, perché per quelli come lui ci sarà sempre un'altra frontiera da raggiungere.

Il 1968 è l'anno della scomparsa di Jurij Gagarin, celebre cosmonauta sovietico, il primo a compiere l'orbita terrestre nel 1961. E' anche l'anno di un altro "volo" a suo modo "spaziale", quello di Bob Beamon, atleta statunitense, che alle Olimpiadi di Città del Messico, nella gara di Salto in Lungo, compì un "volo" di 8.90 metri (il precedente record del mondo era 8.35 metri). Il 1968 è l'anno della sublimazione dell'applicazione della tecnologia nella industria cinematografica, ovvero 2001: Odissea nello spazio, diretto da Stanley Kubrick, che ebbe un costo di produzione di circa 12milioni di dollari (circa il doppio de Il Pianeta delle Scimmie). Fu proiettato per la prima volta il 2 aprile (in Italia arrivò a dicembre '68). Ma è anche l'anno di Duello nel Pacifico, C'era una volta il West, Yellow Submarine, Berretti verdi, Rosemary's Baby, La notte dei morti viventi, Bullitt, Hollywood Party, La strana coppia, Il caso Thomas Crown, Teorema, The Swimmer, Tre passi nel delirio, Diabolik, L'uomo dalla cravatta di cuoio. Nel febbraio del 1968 arrivò nei cinema statunitensi anche Conto alla rovescia (Countdown), diretto da Robert Altman, primo dei suoi due film di fantascienza (l'altro fu Quintet, nel 1979, con Vittorio Gassman).

Distribuito come film per tutti (categoria "G" nell'ambito cinematografico statunitense), Il Pianeta delle Scimmie fu un successo immediato di pubblico e di critica, al punto da generare quattro seguiti: L'altra faccia del Pianeta delle scimmie (Beneath the Planet of the Apes, 1970); Fuga dal Pianeta delle scimmie (Escape from the Planet of the Apes, 1971); 1999: conquista della Terra (Conquest of the Planet of the Apes, 1972); e Anno 2670 ultimo atto (Battle for the Planet of the Apes, 1973). Furono realizzate anche due serie televisive negli anni '70 e nel 2001 Tim Burton diresse un rifacimento del film originario, dove Charlton Heston e Linda Harrison furono gli unici due attori presenti, sebbene in parti differenti e non protagonisti. Fu uno dei primi film a avere un merchandising con pubblicazioni dedicate, giocattoli, dischi e una serie di fumetti. Nel 1969 Il Pianeta delle Scimmie fu selezionato tra i dieci film della National Board of Review e nel 2001 dal National Film Preservation Board (Comitato nazionale per la conservazione dei film) per essere inserito nel Registro nazionale dei film della Biblioteca del Congresso, che comprende opere cinematografiche considerate di rilevanza culturale, storica o estetica.



* Ninni Radicini ha pubblicato vari articoli sulla Germania (area politico-elettorale-storica). Articoli su altri argomenti sono stati pubblicati su vari periodici. Ha pubblicato inoltre recensioni e prefazioni a libri. Coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006).


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