Trinacria - simbolo ellenico nella bandiera della Sicilia Hellas - Grecia
Kritik
Newsletter Indipendente
di Ninni Radicini
Mostre d'arte, Iniziative culturali, Recensione Libri, Attualità
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Cataloghi da mostre d'arte



Copertina catalogo Antonella Affronti
Diario Pittorico


Catalogo a cura di Francesco Scorsone
pag.143, ed. ISSPE, aprile 2015

Presentazione







Copertina catalogo della mostra Dadamaino - Gli anni '80 e '90, l'infinito silenzio del segno Dadamaino
Gli anni '80 e '90, l'infinito silenzio del segno

Catalogo a cura di Stefano Cortina con Susanne Capolongo
testo critico di Elena Pontiggia

Presentazione








Copertina catalogo della mostra Geometrie Cromo-cinetiche di Dario Zaffaroni Dario Zaffaroni
Geometrie Cromo-cinetiche

Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni

pag.48, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione








Copertina catalogo mostra su storia della Galleria Cortina di Milano 50 e oltre
Storia di una Galleria d'Arte: la Galleria Cortina 1962-2013


Catalogo a cura di Susanne Capolongo, testi critici di Flaminio Gualdoni e Maria Teresa Ferrari
pag.167, ed. Cortina Arte Edizioni
Presentazione







Long Play
XXIV Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate 2012

Catalogo ed. Mousse Publishing, pagg.92

Fondazione Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea "Silvio Zanella" - Museo Maga - Gallarate (Varese)
03 marzo - 22 luglio 2012
Presentazione




Filippo Marignoli: Vertigo

Catalogo a cura di Enrico Mascelloni
ed. SilvanaEditoriale, pagg.127 + CD

Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese - Roma (16 settembre - 21 novembre 2010)
Presentazione




Elena La Verde - catalogo mostra Radici Elena La Verde - Giselle - olio su tela cm.60x60 Elena La Verde: Radici

Catalogo a cura di Vinny Scorsone, pagg.31
Galleria d'Arte Studio 71 - Palermo, 24 aprile - 15 maggio 2010
Fondazione La Verde La Malfa - Galleria Amaracrista - Trappeto (San Giovanni La Punta, Catania) - settembre 2010

Strano dire cosa colpisca la nostra attenzione quando guardiamo un dipinto. A volte è la forma, altre volte il colore, altre ancora è qualcosa che va oltre lo strato di pigmento o il soggetto rappresentato. Non sempre, difatti, un quadro deve essere perfetto per piacere od emozionare. La storia dell'arte, del resto, ha degli esempi innumerevoli riguardo a questo argomento, soprattutto se guardiamo gli ultimi cento anni. I ritratti che Elena La Verde espone in questa mostra sono stati da lei realizzati tutti negli anni Settanta. Aveva da poco cominciato a sentite l'esigenza di liberare il suo mondo interiore e le tele, i pennelli e i colori erano il mezzo più veloce e diretto per fare ciò. Solo in un secondo tempo deciderà di iscriversi all'Accademia di BB.AA. di Catania. Il tratto, in queste sue prime opere, è frettoloso, aguzzo, nervoso, "arrabbiato". Sulle tele i colori si mischiano dando vita a creature consumate dal tempo e dalle loro stesse paure.

Gli sguardi sono tristi, attoniti, pungenti, specchi equorei di anime in pena; maschere primitive di civiltà consunta; testimonianze di un passato fatto di un passato fatto di terra e di radici, di stracci e fil di ferro. L'immagine è sintetica: non vi sono orpelli, non c'è ricchezza di particolari che distoglierebbe l'attenzione dal soggetto. Elena La Verde fu in quegli anni Settanta una sorta di Outsider artist. Amalia, Giselle, Filippo, Il Pirata, sono tutti ritratti che risentono di quell'arte espressionista affacciatasi in Europa all'inizio del Novecento e di cui, inevitabilmente, il nostro patrimonio genetico è, seppure inconsapevolmente, intriso. Contaminata, successivamente, dall'arte povera e dalla Pop Art, Elena La Verde mantiene ancora oggi, nelle sculture, la sua voglia di aprirsi al mondo. I soggetti continuano ad essere tormentati, latori di una smania esistenziale che poco appare sul volto sereno dell'artista. Da artista, ella ha sempre scandagliato l'animo umano, mostrandolo in modo sempre differente ma, al contempo, sempre uguale. Le inquietudini della mente e della società persistono, cambiano solo forma e lei adegua la forma, il mezzo, ai tempi che cambiano. Libertà e tristezza dunque sono due elementi ricorrenti nelle sue opere. A volte coesistono, altre volte si alternano, ma non sono mai assenti. (Estratto da Specchi equorei di anime di verghiana memoria, di Vinny Scorsone, 14 febbraio 2010)

Artista poliedrica, Elena La Verde, si interessa alle arti nel senso più ampio dalla musica alla pittura, dalla poesia alla letteratura. La sua grande passione per la scultura la indurrà a frequentare e a diplomarsi all'Accademia di BB.AA. di Catania. Il suo desiderio per la pittura sembra sia nato all'inizio degli anni Settanta nel corso di un viaggio in Spagna. Le sue opere sono in permanenza presso la Fondazione che porta il suo nome, sono altresì presenti in collezioni private in Italia, Canada, Austria.




Catalogo mostra di Gilda Gubiotti - Geo dinamica Gilda Gubiotti - Gelida Gilda Gubiotti: Geo dinamica

Catalogo a cura di Vinny Scorsone, pagg.31
Fondazione La Verde La Malfa - Trappeto (San Giovanni La Punta, Catania)
31 ottobre - 30 novembre 2009
www.studio71.it

Dormo, credo. Sogno, forse. La mia mente vede; esplora nuovi territori, terre mai viste. Sono sospesa nello spazio. Guardo la Terra. Dall'alto, intravedo un vulcano rovesciare al suolo la sua lava. E intanto le nuvole si spostano, seguono il globo, coprendo, con il loro "drappo" candido, il suolo. Laghi e mari si fondono con la crosta terrestre. La Terra di Gilda Gubiotti è una massa viva che pulsa e si trasforma senza sosta. Il colore, steso a volte con le mani, si fa epifania di immagini ora reali ora astratte. Il disegno si disperde nella forma e la forma si dissolve nella materia pastosa del colore perché tutto è materia, anche e soprattutto la pittura. Le dita seguono lo scorrere di un fiume, le mani il propagarsi del magma dando vita a dei quadri, a delle visioni satellitari emozionali.

Gilda è il fuoco del vulcano, la profondità dell'oceano. Impetuosa e solare è figlia del Mediterraneo e dell'aria infuocata dallo scirocco. Ogni quadro è il suo specchio, il suo diario emozionale ed emozionante. In ogni quadro, l'artista e la Madre Terra, si fondono, condividono lo scorrere del tempo, i mutamenti. Quello di Gilda Gubiotti è un pianeta senza uomini, senza luci accese la sera nelle grandi città. La sua è una visione intima e quasi primigenia che mette in luce la parte selvaggia e vera di un pianeta, che molto spesso vediamo vediamo ma non siamo più abituatri ad ascoltare. (Estratto da Terra, di Vinny Scorsone, 12 agosto 2009)




Liana Taurini Barbato - Alba - olio su tela cm 50x60 Liana Taurini Barbato: Silenzi

Catalogo mostra, pagg.23
Galleria d'Arte Studio 71 - Palermo (04-19 settembre 2009)
www.studio71.it

E' un calmo silenzio quello che pervade le ultime opere di Liana Taurini Barbato. Non un rumore, non uno squillo cromatico spezza la quieta, disturba il tranquillo procedere della anime. Non figure, ma proiezioni di esse attraversano spazi immateriali, visioni di un viaggio irreale nei territori del sogno. Incamerata e ripetuta più e più volte la lezione pittorica del secolo appena trascorso la Barbato ha sentito, in questi ultimi anni, la necessità di rinnovare il suo stile, la sua tavolozza. Nei suoi ultimi lavori le mani perfette si sono ammorbidite e affusolate, i corpi sono divenuti ora malleabili ora rigidi, il colore ha perso la sua "densità" e la sua "pesantezza" e si è fatto nebbia, la luce ha smesso di colpire e tagliare ed ora si adagia lieve su tutto.

Sebbene, difatti, l'impianto classico-novecentista di Ubaldo Oppi, Francesco Trombadori, Achille Funi e tanti altri riecheggi ancora nelle sue tele, da questo l'artista si discosta notevolmente nel momento in cui affronta la definizione dei volumi e lo svilupparsi dei corpi. I suoi dipinti sono più indefiniti, meno severi di un tempo. I colori, seppur pastosi, appaiono più leggeri L'azzurro, il viola, il rosa tenue, il bianco si depositano sulle tele e plasmano nuovi esseri. Le atmosfere di cui si nutrono le sue creature sono intrise di malinconia.

Gli stessi paesaggi, dove ancora aleggia un gusto ottocentista, si perdono in atmosfere sognanti e in continua sospensione in cui soli e lune pastose fungono da congiunzione tra mondi antitetici. Nel campo sognante della tela, non bianchi e candidi gigli ma rossi e palpitanti fiori si ergono limpidi e fieri da un grosso vaso accentuando l'atmosfera irreale, aprendo le porte ad una dimensione ancora più eterea. Il reale come punto di spinta verso l'irrealtà, come germoglio stilizzato di una nuova vita. (Estratto da Il calmo procedere dell'anima, di Vinny Scorsone, 14 luglio 2009)




Nicola Di Caprio, Bartolomeo Migliore, Spider: 3 Words

Catalogo a cura di Martina Cavallarin
pagg.40, + Cd

Emmeotto - Roma (12 marzo - 06 aprile 2009)
Presentazione




La ricerca nel segno... attraverso il Futurismo

Catalogo a cura di Maria Cristina Funghini
ed. Studio San Giacomo (Roma), pagg.29, schede a cura di Lisa Geddes da Filicaja, 2008

Studio San Giacomo (29 novembre 2008 - 31 gennaio 2009)
Presentazione




Copertina catalogo Metafore nella figura Metafore nella figura

Catalogo, Silvia Editrice, 2008

Civico Museo Parisi - Valle - Maccagno (Varese), 06 dicembre - 08 febbraio 2009
www.museoparisivalle.it

Il termine e il concetto di "figura" indicavano un tempo una rappresentazione nitida, simbolica oppure verista, di lettura immediata e riconoscibile nei contenuti. L'evoluzione dell'Arte nell'Ottocento ha maturato l'affermazione sempre più incisiva di soggettività e interiorità, determinando nel Novecento la piena autonomia dell'autore, affrancandolo dall'obbligo di canoni predeterminati e consentendo totale libertà espressiva. Al significato di raffigurazione si sono uniti in accezione parallela i valori di evocazione e suggestione ma anche i processi di indagine introspettiva e traduzione dell'animo. Esempio palese risulta il ritratto, che dal carattere celebrativo dettato da tradizione secolare, transita a interpretazione psicologica, focalizzando la personalità più che il ruolo di immagine. La figura di genere, peraltro, si distacca dagli intenti della grande lezione romantica e assume una connotazione analitica o sociale di spiccata universalità.

Valgono in questo senso i lavoratori di Renato Guttuso, le donne del Sud di Domenico Cantatore, i pescatori di Giuseppe Migneco. L'astrazione della figura, quella non corrispondenza al reale e alla verosimiglianza, quella sintesi somatica di immediato suggerimento che si suggella in Mario Tozzi o Massimo Campigli, risulta induzione suggestiva a determinazione di un mondo come di un'anima. L'aspetto sociale e la netta percezione del contesto storico generano l'espressione ironica e critica che da Grosz e Dix discende a Mino Maccari e a più giovani generazioni. Deformate le fattezze in Sutherland e Bacon, l'introspezione psicologica si rivela fondante anche in Renzo Vespignani e Alberto Sughi, assumendo forte impronta nella scultura di Giuliano Vangi e Floriano Bodini.

E se il nitore di forma di Francesco Messina rivive la classicità, Giovanni Paganin affida al volume e alla materia la passione, la sofferenza esistenziale, il peso della vita. Nella pittura di Remo Brindisi il senso lirico anima madri e pastori quasi contemplazione della purezza ma in parallelo la coscienza civile innesca la testimonianza sociale. Una fase storica, dettata da contingenze politiche di regime, ha chiamato l'arte all'enfasi di una figurazione apologetica con chiaro fine didattico e populista ma il tutto rientra tra le parentesi di un tempo determinato e di una ideologia, come avvenuto, in parallelo e su premesse contrarie, in altro luogo e in altra cultura. Intorno alla metà del Novecento, la figura è memore ma non succube della classicità.

Ha già conosciuto l'abito della metafisica, divenendo manichino eppure personaggio, ha vissuto la poetica del surrealismo, metafora di sogno e di simbolo, ha interpretato il non senso e il controsenso, è divenuta bandiera di progresso e alfiere di lotta di classe. La funzione celebrativa del divino oppure del potere ha facoltà di persistenza ma non è più regola comune né obbligatoria. Nel Realismo esistenziale si attesta a ruolo esteriore ma in realtà è contenitore di un'anima, ferita, sofferente, vacillante. Ne è testimone l'uomo di Tino Vaglieri, in uscita, in fuga dalla città, alla ricerca della dimensione e del luogo interiore. Gli anni dell'informale conducono all'affioramento dell'immagine, l'emotività accende il ricordo, si palesano presenza e parvenza, evanescenti urgenze.

Franco Francese, Edoardo Fraquelli, Mario Bionda. Nella sinfonia dei toni e dei tratti si delinea timida ma perentoria, defilata eppure protagonista, la figura che proviene dalla memoria e dal sentimento: il ritorno, l'al di là, il richiamo. Ne sono interpreti Luiso Sturla e Luigi Stradella, poetiche in analogia di trepidazione del segno e del colore, intimità profonda che attende la visione. Sino ad evocare la presenza, la figura, nella totalità dell'assenza, nella suggestione di imminenza. Giancarlo Ossola, nei suoi interni d'abbandono e desolazione, sottintende o suggerisce la presenza anche là dove trionfa il vuoto, come Giancarlo Cazzaniga, nell'interpretare il jazz, chiama in scena i musicisti anche quando risuonano sulla ribalta solo bocche di sax e piatti d'ottone.

Citazioni, alcune tra le molte possibili, esempi a evidenziare la pluralità linguistica nell'apparente comune denominatore. Il concetto di figura, prosciolto oggi da ogni debito realistico, si dilata a strumento espressivo in libertà prospettica e accoglie differenti poetiche, tensioni interiori e territori razionali, che strutturano come sintassi l'ambito intellettuale dell'artista. Testimoni di evidenza sono gli attori chiamati qui in palcoscenico. Coniuga la sontuosità di tradizione con un archetipo di sintesi Angelo Bordiga, immediatezza di segno come istantaneità percettiva, toni e rapporti a ritratto dell'animo.Dalla lezione dell'Ottocento, intima intensità romantica nella figura, attraverso la scomposizione dei tratti nella natura psicologica, Emanuele Gregolin ferma il tempo e celebra il personaggio nei dati salienti come alto ideale. (Claudio Rizzi)




Demosthenes Davvetas: L'immagine al di là delle parole

Catalogo a cura di Alberto Mattia Martini e Maria Luisa Vezzali
Book Editore (Castel Maggiore, Bologna), pagg.47, 2007

Galleria Spazio Gianni Testoni LA 2000+45 - Bologna (14 settembre - 28 ottobre 2007)
Presentazione




Copertina Forma e Fondamento Attachment - tecnica mista su tela e plexiglas cm.85x85x7 - 2007 Grazia Ribaudo: forma e fondamento

Catalogo a cura di Claudio Rizzi
Silvia Editrice (Cologno Monzese, Milano), pagg.63, 2008

Villa Vertua - Nova Milanese, Milano (12-25 maggio 2008)
www.silviaeditrice.it

Le opere di Grazia Ribaudo accendono forte attenzione e tanto più inducono a considerazioni aperte alla lettura critica dell'attualità. I nuovi linguaggi, infatti, oggi beneficiano di grande risalto. Come usualmente avviene intorno ai temi in auge, l'enfasi genera frequente retorica. La transizione epocale protesa al culto dell'effimero tende a premiare l'evidenza senza discernere tra apparenza e contenuti. Ma non lasciamoci abbagliare. La confusione attuale deriva da malinteso nel concetto di equivalenza. Azione uguale arte. Trovata uguale arte. Espressione uguale linguaggio. Occorre ritornare ai punti cardinali, ridefinire il territorio di competenza e comprendere che l'arte, avvalendosi di espressività strumentale, focalizza contenuti e procede ben oltre la semplice evidenza del mezzo.

Allora il linguaggio non può connotarsi quale unicità di fine ma deve determinare suggestione, evocazione o individuazione del concetto. In questo palcoscenico è ottima interprete Grazia Ribaudo, capace di esiti raffinati nella concretezza del lavoro. Testimonia il proprio tempo, l'attualità di comunicazione la solitarietà del monologo. Alla parola pronunciata, sussurrata o scritta nell'inchiostro della grafia, il tempo ha sostituito l'esiguo calore della e-mail. Come radiografia del mondo, la tela che accoglie la pittura è solcata da una trama di segni, inequivocabilmente rete, simbolo e realtà. Qui interviene Ribaudo, consapevole dei valori e intimamente convinta della meraviglia del progresso come dell'infinito emotivo.

Coniuga la persuasione della tecnologia al fascino della suggestione. Eliminata a priori qualsiasi ipotesi nostalgica, grazie alla comprensione della propria epoca e alla piena padronanza del mezzo tecnico, Ribaudo instaura un raro dialogo tra umanesimo della pittura e omologazione della tecnologia. Pittura radicata nella tradizione, maturata da lunga confidenza con la tavolozza, pittura di gesto e di passione, apparentemente libera ma in realtà estremamente determinata. Dettata dalla consuetudine di un segno incisivo e nitido, immediato ma non casuale, capace di grande libertà ma nel rigore della logica. (Estratto da La Memoria e l'Ardire, di Claudio Rizzi)




Copertina Rosso fiorentino Frammento della memoria - cm.75x112, 2006 Paolo Malfanti: Rosso fiorentino

Catalogo a cura di Aldo Gerbino
ed. Associazione culturale Studio 71, pagg.31, febbraio 2008

Galleria d'Arte Studio 71 - Palermo (09-29 feb. 2008)
www.studio71.it

(…) L'uso della tempera su tavola, su carta, l'ansia di una restituzione della pittura nel senso più classico, l'assorbimento di quelle atmosfere senesi di ordine cretoso che vengono spalmante nei suoi accreditati paesaggi toscani, sembrano confluire in quegli scorci urbani in cui il senso architettonico prevale più come portato della filosofia d'ambiente che come vocazione contemplativa. Il tutto si va sovrapponendo, da una geometria personale, in una tempra metafisica (mutuata da remote temporalità), fortemente intrisa di dolente mestizia. La stessa misura viene offerta per quelle tavole confezionate in ambito temporo-spaziale nello spirito della Val d'Orcia, percorse da un cipiglio ironico, a volte liberatorio: elementi armonici che insistono in questo amico livornese, così vicino alla cultura del Sud per ciò he ha consegnato alla città di Palermo e all'entroterra siciliano, in quel versante di terre un tempo appartenute all'epopea degli Elimi.

La sua sostanza panormita gli proviene anche dal pluriennale lavoro di restauro pittorico delle volte di Palazzo Natoli, affrescate da Gioacchino Martorana, affacciate sul cuore del Càssaro. Di questo impegno c'è testimonianza nel prodotto visibile che respira accanto all'elegante chiesa del SS.mo Salvatore, ed afferma questo suo trasporto in quella produzione dedicata alla nobilissima città fenicia, alle palme morenti di San Giovanni degli Eremiti (...). E d'altro bisogna dire di Paolo, nipote di Oreste Malfanti (1841-1928), uno tra i più interessanti decoratori liberty; e quest'altro corrisponde al continuo prestito simbolico che ha caratterizzato la sua ricerca fin dagli anni lontani della formazione (...)

Su tutto questo, sulla stessa necessità di non interrompere ciò che Kavafis, nella dimensione odeporica del tempo mitico, chiamava "il bel viaggio, ecco affiorare il sentimento sacro cosparso in tante sue opere recenti legate alle simbologia della pietà popolare, in un gusto antropologico che nulla concede al folklore. (Estratto da Per lieviti malinconici, di Aldo Gerbino)




Ugo Carà: "Il Segno - Disegni dal 1926 al 1948"
a cura di Marianna Accerboni

Presentazione




Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito
Presentazione



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