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Copertina del libro La Grecia contemporanea 1974-2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco e Ninni Radicini edito da Polistampa di Firenze La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia

Fermoimmagine dal film Nosferatu con i personaggi di Hutter e del Conte Orlok poco dopo l'arrivo del primo nel Castello in Transilvania
Nosferatu: dal cinema al fumetto
 
Locandina della mostra Icone Tradizione-Contemporaneità - Le Icone post-bizantine della Sicilia nord-occidentale e la loro interpretazione contemporanea
Le Icone tra Sicilia e Grecia
 
Particolare dalla copertina del romanzo I Vicerè, scritto da Federico De Roberto e pubblicato nel 1894
Recensione "I Vicerè" | Review "The Viceroys"
 
Composizione geometrica ideata da Ninni Radicini per la pagina della newsletter Kritik con locandine di rassegne presentate
Locandine rassegne
 
Fermoimmagine dal film tedesco Metropolis
Il cinema nella Repubblica di Weimar

La fotografa Vivian Maier autrice di migliaia di foto scattate in gran parte con una Rolleiflex e di filmati in super 8 scoperti dopo la sua scomparsa
Vivian Maier
Mostre in Italia
Luigi Pirandello
«Pirandello»
Poesia di Nidia Robba
Fermo-immagine dal film Il Pianeta delle Scimmie, 1968
1968-2018
Il Pianeta delle Scimmie

Planet of the Apes - Review
Aroldo Tieri in una rappresentazione televisiva del testo teatrale Il caso Pinedus scritto da Paolo Levi
Aroldo Tieri
Un attore d'altri tempi

An Actor from another Era
Gilles Villeneuve con la Ferrari nel Gran Premio di F1 in Austria del 1978
13 agosto 1978
Primo podio di Gilles Villeneuve

First podium for G. Villeneuve
Il pilota automobilistico Tazio Nuvolari
Mostre su Tazio Nuvolari
Maria Callas nel film Medea
Maria Callas
Articolo


Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni: 2020-2019 | 2018 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08 | Lista mostre e conferenze 2007-2020

Grecia Moderna e Mondo Ellenico (Iniziative culturali): 2020-2019 | 2018 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010-2009 | 2007-2008

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Opera a tecnica mista su tela, ferro e gesso di cm. 38x45x11 circa realizzata da Marco Gastini nel 2003 denominata Blu manganese Pieno, vuoto. Divergenze consonanti
Marco Gastini | Giorgio Griffa | Nunzio


24 ottobre 2020 - 24 gennaio 2021
Galleria d'Arte 2000 & Novecento - Reggio Emilia
www.duemilanovecento.it

Tre artisti che offrono un importante contributo alla contemporaneità espressiva ed artistica, testimonianze di segni diversi, che ripercorrono la ricerca e la storia della produzione artistica italiana. Nella sua ricerca plastica Nunzio (Cagnano Amiterno, L'Aquila, 1954) cerca di eliminare tutto ciò che vi è di superfluo, ciò che non serve. Una forma, uno spazio, un pensiero, diventa qualcosa di esemplare e questo spesso lo fa togliendo e mai aggiungendo. Così facendo ha ridefinito il concetto stesso di apparenza, attraverso splendidi lavori architettonici che uniscono sostanza, corpo e vuoto in uno straordinario equilibrio ritmato. Un'azione combattiva tra peso e leggerezza, una forte tensione tra i due poli, così che la materia stessa risulta come contrastata al suo interno.

Marco Gastini (Torino, 1938-2018) è presente con tre opere databili a metà degli anni 2000, periodo in cui l'artista torna a focalizzarsi sullo spazio della singola grande tela, lavorando sulle contrapposizioni tra pieno e vuoto, tra estremamente leggero ed estremamente pesante. Si apre così un nuovo mondo plastico pittorico, una diversa dimensione spazio-temporale, dove ogni elemento (pieno-vuoto, luce-ombra, materia-colore) risulta come sospeso nella solitudine del proprio apparire puro e semplice, all'interno di una libera, complessa, ed anche contraddittoria, fenomenologia visiva che scatta come fatto estetico unitario attraverso l'effetto catalizzatore dell'azione dell'artista, attraverso cui prende forma l'energia della pittura.

Per Giorgio Griffa (Torino, 1936), parafrasando Milan Kundera, si potrebbe affermare che nel contrasto tra i valori guida della nostra esistenza, la pesantezza e la leggerezza, l'artista torinese si pronuncia a favore di quest'ultimo termine, optando per il fascino discreto, la carica elusiva e inafferrabile della leggerezza. Al pieno, all'incombente, all'ingombro fisicamente concreto dei materiali, l'artista torinese oppone la fragile inconsistenza delle sue tele non trattate; lasciate fluttuare sulla parete, libere dalla schiavitù della cornice e del telaio, mentre il colore, scartate le tinte pure e le squillanti accensioni timbriche, è smorzato su una gamma di mezzi toni e ricondotto al tracciato elementare della linea. Emerge una poetica del vuoto, del non finito, assunto come norma programmatica di un processo operativo lasciato intenzionalmente aperto e non concluso. Per Griffa, la rappresentazione dello spazio si realizza tracciando sulla superficie della tela una sequenza di segni, senza necessariamente obbedire alle regole tradizionali della composizione. I segni primari, nella loro semplicità, sono disposti a formare una successione ritmica che, a un certo punto, s'interrompe, lasciando spazio a quel vuoto che diventa sinonimo d'incompletezza ma anche allusione di infinita potenzialità. (Comunicato stampa CSArt di Chiara Serri)




Alinka Echeverria - Ada Unnamed X - Apparent Feminity MAST Photography Grant on Industry and Work 2020
08 ottobre - 03 gennaio 2021
Fondazione MAST - Bologna
www.mast.org

L'esposizione dei lavori di "MAST Photography Grant on Industry and Work", concorso fotografico su industria e lavoro dedicato ai talenti emergenti, presenta le opere dei cinque finalisti della sesta edizione: Chloe Dewe Mathews, Alinka Echeverría, Maxime Guyon, Aapo Huhta e Pablo López Luz. Questi giovani fotografi sono stati selezionati tra quarantasette candidati provenienti da tutto il mondo e hanno sviluppato un progetto originale e inedito per la Fondazione MAST. I cinque i progetti affrontano temi di grande attualità: i danni ambientali causati dall'agricoltura intensiva, il ruolo della donna tra presente e passato nel campo dell'industria cinematografica e dell'informatica, il fascino della tecnologia e del design del prodotto industriale, l'impatto dell'Intelligenza Artificiale sui modi di vita tradizionali e l'omologazione indotta dall'industria globale della moda. Il vincitore è Alinka Echeverría (Città del Messico, 1981) con il progetto intitolato Apparent Femininity.

Alinka Echeverría, alla soglia della quarta rivoluzione industriale, indaga alcune immagini di femminilità guardando al ruolo svolto dalle donne agli albori dell'industria del cinema e della programmazione informatica; Chloe Dewe Mathews mostra i danni ambientali delle coltivazioni intensive nei polytunnel, le strutture in plastica che ricoprono quattrocento chilometri quadrati di superficie terrestre per consentire di produrre ortaggi tutto l'anno; Maxime Guyon usa il mezzo fotografico al massimo delle sue potenzialità per restituirci gli aspetti tecnologici e le alte prestazioni degli aerei; Aapo Huhta esplora il mondo dell'Intelligenza Artificiale e mostra come "la macchina" legga in modo eticamente sospetto le immagini, sollevando dubbi sulle modalità di implementazione dei software; Pablo López Luz fotografa le vetrine dei negozi di abbigliamento in America Latina, che resistono all'omologazione imposta dall'industria globale della moda e porta la riflessione sul paesaggio urbano quale luogo privilegiato per cogliere le trasformazioni sociali e culturali.

Dal 2007, per sostenere la ricerca sull'immagine dell'industria e del lavoro e dare voce ai talenti emergenti, il MAST Photography Grant on Industry and Work, promosso da Fondazione MAST, consente ai giovani fotografi che vincono la borsa di studio di sviluppare un progetto su industria e lavoro e di realizzare una mostra accompagnata da un catalogo. Nel tempo il concorso ha contribuito alla creazione di una raccolta fotografica di artisti contemporanei che ora fanno parte della storica e articolata collezione di fotografia industriale della Fondazione MAST, curata da Urs Stahel.

_ I Finalisti

Alinka Echeverría (Città del Messico, 1981), con la sua installazione in tre parti Apparent Femininity, Alinka Echeverría, volge lo sguardo indietro, al ruolo delle donne nella storia del cinema e della programmazione informatica per guardare avanti alla Quarta rivoluzione industriale. Grace, intitolato alla pioniera della scienza Grace Hopper, è un'animazione tratta da una fotografia di Berenice Abbott (dalla Collezione Mast) che rappresenta un'anonima programmatrice al lavoro. L'animazione, presentata su una tenda LED, è accompagnata da una colonna sonora composta da Daphne Oram, inventrice del graphical sound. Hélène è una installazione di negativi su lastre di vetro; le immagini solarizzate si concentrano sulle mani delle montatrici al lavoro. L'atto di isolare le immagini, solarizzarle e stamparle sul vetro ha la funzione di richiamare l'atto creativo del montaggio e fissare il nostro sguardo su questa realtà poco nota. Con Ada, la fotografa rende omaggio a Ada Lovelace, la matematica considerata da molti la prima programmatrice della storia. Attraverso un mosaico di collage digitali, Echeverría riattiva il patrimonio fotografico d'archivio ed esplora la biografia di queste pioniere mettendole a confronto con donne rimaste anonime e con immagini archetipiche di femminilità.

Chloe Dewe Mathews (Londra, Regno Unito, 1982), nel progetto For a Few Euros More (Per qualche euro in più), indaga le dinamiche dell'agricoltura moderna, mettendo in luce questioni relative alla produzione e al consumo di cibo, allo sfruttamento delle persone e alla crisi ambientale in corso. Il progetto è ambientato nel gigantesco Mar de Plástico, il "mare di plastica" che si estende a sudovest di Almería, nella Spagna meridionale, fra il litorale e la Sierra Nevada, un'enorme distesa agro-industriale, in cui si produce la metà della frutta e verdura che andrà a riempire gli scaffali dei supermercati di tutta Europa. Partendo da questi luoghi mette in evidenza tre realtà contigue ma molto diverse che caratterizzano la zona: i polytunnel agricoli, una miniera in disuso e i set abbandonati dei film spaghetti western. Sono queste imponenti strutture e queste vestigia cadenti che fanno da sfondo all'installazione video e fotografica di Dewe Mathews e al viaggio di Maruf, il lavoratore stagionale migrante protagonista del video.

Maxime Guyon (Parigi, Francia, 1990), nel suo progetto Aircraft, realizza fotografie digitali di grande fomato di strutture aereodinamiche, turboreattori, pistoni idraulici, connessioni elettriche degli aerei. Come spiega Milo Keller nel catalogo della mostra "Tutto è a fuoco in queste immagini, dai piani larghi al dettaglio, dallo scheletro di un'intera cabina al più piccolo rivetto. C'è una sensazione di controllo, di visione frammentata ma totale, artificiale, quasi feticista." Nelle fotografie iperrealistiche di Guyon non ci sono indizi delle architetture industriali degli hangar e le sagome restano sospese in uno spazio senza cielo e senza tempo, concreto eppure irreale.

Aapo Huhta (Haapajärvi, Finlandia, 1985), con In Sorrow? Very Unlikely (Tristezza? Molto improbabile), esplora i modi in cui l'Intelligenza Artificiale percepisce le fotografie fatte dall'uomo. Il progetto è costituito da fotografie recenti che Huhta ha selezionato dal suo archivio personale e ha fatto interpretare dai programmi di riconoscimento delle immagini API Vision di Google e Seeing AI di Microsoft, entrambi disponibili al pubblico. Le deduzioni in tempo reale eseguite dalle rispettive IA dei programmi di riconoscimento delle immagini sono state poi trasformate in tracce audio. Il risultato è un attrito tra immagine e parola, tra mezzo fotografico e nuove tecnologie che sollevano quesiti inquietanti sul ruolo dell'uomo nel futuro scenario produttivo.

Pablo López Luz (Messico, 1979), nella serie Baja Moda (Bassa moda), realizzato in diverse città dell'America latina, guarda criticamente al mondo globale dell'industria della moda e al tempo stesso analizza due aspetti chiave della cultura latinoamericana contemporanea: identità e resistenza. López Luz fotografa con occhi attenti, perspicaci, i negozi di abbigliamento e le mode locali, fotografa le vetrine allestite in modo precario, ma organizzate con cura, che fanno intravedere una sorta di orgogliosa resistenza nella decisione di preservare un mestiere e uno stile di vita opponendosi alla tendenza a far confezionare abiti e scarpe nei paesi asiatici, nel rifiuto di arrendersi a nuovi modelli economici e all'imminente omologazione delle città invase dai brand internazionali.

___ "Inventions"

La mostra, a cura di Luce Lebart in collaborazione con Urs Stahel, apre al MAST l'8 ottobre 2020 e presenta le fotografie delle invenzioni più brillanti e geniali provenienti dalle collezioni dell'Archive of Modern Conflict di Londra e dagli Archives nationales francesi. Queste numerose invenzioni vengono realizzate e fotografate in Francia tra le due Guerre mondiali presso l'Office des inventions su iniziativa di Jules-Louis Breton, a capo del Sous-secrétariat d'État aux inventions. Breton, inventore a sua volta, voleva promuovere la ricerca scientifica e industriale, accelerando i processi e garantendo la rapida trasformazione di un'idea in un oggetto o in una macchina di pronto utilizzo. In tal senso, egli favoriva attivamente la collaborazione tra industriali, scienziati e inventori. Di corredo ai progetti e alle descrizioni dettagliate delle invenzioni, le immagini ne facilitavano la valutazione e contribuivano a conservarne la traccia.

Rappresentavano così una valida alternativa ai prototipi, facili da archiviare e prontamente disponibili per la presentazione di fronte alle commissioni. La mostra rappresenta la molteplicità delle invenzioni presenti nell'archivio di Breton, che vanno dagli oggetti usati per sopravvivere in tempi di crisi ai dispositivi per godere di una migliore qualità della vita in periodo di pace. Pur essendo prodotte senza intenzioni artistiche, le immagini hanno innegabili qualità estetiche e possiedono quello che si può definire uno stile fotografico, paragonabile a quello di un autore, benché non siano mai firmate. Come spiega la curatrice e storica della fotografia Luce Lebart "si tratta di un archivio visivo che colpisce per la sua fantasia, gli accenti umoristici e la libertà nello svelare i codici dell'oggettività fotografica. L'elemento comico è tanto più inatteso in quanto si inserisce in un contesto industriale e scientifico. Come al cinema, queste scene fotografiche ci raccontano delle storie". Luce Lebart è una storica della fotografia, curatrice e ricercatrice presso l'Archive of Modern Conflict (Londra). (Comunicato ufficio stampa Lucia Crespi)

___ Presentazione di mostre di fotografia in questa pagina della newsletter Kritik

ME TE. Veronica Barbato | Marco d'Azzo
23 ottobre (inaugurazione) - 20 novembre 2020
Galleria Doppia V - Lugano
Presentazione

Trieste Photo Days 2020. Festival internazionale di fotografia urbana
7a edizione, 17 ottobre - 08 novembre 2020
Presentazione

Stefano Benazzo: "Relitti che parlano"
17 ottobre (inaugurazione) - 29 ottobre 2020
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
Presentazione

Francesco Bosso: Primitive Elements
15 ottobre - 05 novembre 2020
Museo Pignatelli - Napoli
Presentazione

Fatima Bianchi | Ilaria Turba: "Meristà"
17 ottobre (inaugurazione) - 15 novembre 2020
Casa Testori - Novate Milanese (Milano)
Presentazione

Dal telegrafo al satellite, l'evoluzione della comunicazione
termina il 31 ottobre 2020
Palazzo delle Poste - Trieste
Presentazione

"Feeling Home. Sentirsi a casa"
03 ottobre (inaugurazione) - 30 ottobre 2020
GAM Galleria d'Arte Moderna - Catania
Presentazione

Marco Craig: "Witness 1:1"
08 ottobre (inaugurazione) - 05 dicembre 2020
VisionQuesT 4rosso - Genova
Presentazione

Gianni Berengo Gardin e la Olivetti
01 ottobre (inaugurazione) - 15 novembre 2020
CAMERA Centro Italiano per la Fotografia - Torino
Presentazione

Un Fiume di Storie: documenti, immagini e libri dell'impresa fiumana
26 settembre (inaugurazione) - 20 novembre 2020
Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste
Presentazione

Jacopo Benassi. Vuoto
08 settembre - 01 novembre 2020
Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci - Prato
Presentazione

Orientarsi con le stelle
18 settembre - 31 ottobre 2020
Casa Museo Boschi di Stefano - Milano
Presentazione

Jacopo Benassi. Vuoto
08 settembre - 01 novembre 2020
Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci - Prato
Presentazione

Stoner. Landing pages
05 settembre 2020 - 10 gennaio 2021
Palazzo Pretorio - Certaldo (Firenze)
Presentazione

"Opere in Vetrina"
Paci contemporary gallery - Brescia
Presentazione




Samurai, poeti e uomini d'ingegno
Rotazione di kekemono e ukiyo-e nella galleria dedicata al Giappone


22 ottobre 2020 - 21 febbraio 2021
Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Per questioni di tutela e conservazione, i kakemono e gli ukiyo-e, le stampe su carta, vengono infatti periodicamente messi a riposo e sostituiti con altre opere delle collezioni, offrendo al visitatore la possibilità di ammirare un'esposizione costantemente rinnovata. La nuova rotazione parte dalla figura maschile in Giappone quale emerge dalle opere pittoriche del periodo Edo (1603-1868). Da un lato l'ideale marziale dei bushi, gli uomini d'arme, coi loro simboli: gli uccelli rapaci e il fiore di ciliegio. Dall'altro l'ideale dell'uomo di lettere che si ispira più o meno direttamente alle figure di poeti famosi e uomini d'ingegno della tradizione cinese.

Al primo gruppo appartengono un dittico di Kano Chikanobu (1660-1728), che raffigura due samurai a cavallo, e un ramo di ciliegio fiorito di Kawamura Bunpo (1779-1821). Il detto "Tra i fiori, il ciliegio. Tra gli uomini il samurai" fa riferimento alla bellezza e alla caducità della vita terrena: così come il ciliegio fiorisce e sfiorisce in brevissimo tempo, la vita del guerriero può rivelarsi intensa ma fugace. Allo stesso tempo, una metafora della ferocia e precisione del guerriero giapponese trova il suo compimento in uccelli rapaci come il falco o l'aquila di mare, oggetto quest'ultima di un potente dipinto di Yanagisawa Kien (1704-1758).

Sul versante dell'uomo intellettuale si presentano invece un dipinto di letterati abbigliati alla maniera cinese firmato da Kishi Ganku (1749 o 1756-1838) e un dittico raffigurante Li Bai e Su Shi, considerati in Giappone come i poeti più rappresentativi nella storia della Cina, appartenenti rispettivamente ai periodi Tang (618-907) e Song (960-1279). Contestualmente alla rotazione dei dipinti nella sala principale al secondo piano, si procederà alla sostituzione delle stampe ukiyo-e nel corridoio e nella sala successiva. Si affaccia qui un altro ideale di personaggio maschile, risalente addietro nel tempo addirittura al periodo Heian (794-1185). Egli si materializza nella prima metà della serie "Murasaki Shikibu Genji Karuta" (Le carte di Genji di Murasaki Shikibu), parodia ottocentesca del famoso romanzo Genji Monogatari risalente all'XI secolo, che narra la storia del "Principe Splendente" Genji: una sorta di Don Giovanni o Casanova giapponese ante litteram. (Comunicato stampa)

__ Presentazione in questa pagina di altre mostre al Museo d'Arte Orientale di Torino

Petali e draghi tra i fili di seta. Rotazione di kesa, i pregiati mantelli rituali giapponesi
24 settembre 2020 - 28 marzo 2021
Presentazione

La poesia del paesaggio. Rotazione di dipinti giapponesi su rotolo verticale
13 giugno - 25 ottobre 2020
Presentazione




ME TE
Veronica Barbato | Marco d'Azzo


23 ottobre (inaugurazione ore 18.00) - 20 novembre 2020
Galleria Doppia V - Lugano
www.galleriadoppiav.com

La fotografa Veronica Barbato e l'architetto Marco d'Azzo presentano il progetto artistico ME TE. Si tratta di un lavoro realizzato a quattro mani, una serie di 39 fotografie stampate su carta con interventi pittorici ad acrilico. Dietro ognuna di queste immagini si cela l'alchemico desiderio di un tutto - il desiderio di questo tutto e la sua strenua ricerca hanno il nome di amore - tentare di avvicinarci il più possibile alla perfezione: incontrare l'anima a noi più affine, e innamorarcene. (Comunicato stampa)




Opera di Dario Zaffaroni denominata Modularità fluorescente Dario Zaffaroni
Polimodularità Fluorescenti


24 ottobre - 31 dicembre 2020
Showcases Gallery - Varese
showcasesgallery.blogspot.it | Locandina della mostra

Nella mostra, a cura di Palmira Rigamonti e Franco Crugnola, alcune opere realizzate da Dario Zaffaroni, artista importante del panorama contemporaneo, che lavora nella prima parte della sua lunga carriera con Dadamaino e frequenta altri artisti dell'avanguardia milanese quali: Colombo, Calderara, Scaccabarozzi, Tornquist, Varisco. Zaffaroni è un'artista raffinato, che ha scelto negli anni, un campo preciso di intervento: la percezione visiva dell'interazione cromatica, attraverso l'accostamento e l'intersecazione di nastri cromatici a gradiente fluorescente che danno come risultato fenomeni percettivi e cinetici sempre differenti. Le sue "polimodularità cromatiche", rigorose, geometriche, affiorano da fondi monocromi, prevalentemente neri o bianchi, e coinvolgendo lo spazio, fanno del colore un "incipit", apporto e supporto, di luce e movimento, il fondo della sua ricerca, dove l'intervento plastico si fonda sulle valenze cromatiche, creando una raffinata tessitura tra colore e forma.

I quadri-scultura di Zaffaroni, che emozionano ad ogni sguardo, che vibrano ad ogni variazione di luce, si collocano in ambito astratto-geometrico, rappresentando forme in movimento in un unitario rapporto spazio-temporale. I suoi esperimenti cinetici, stimolano lo spettatore a muoversi intorno all'opera, al fine di godere della modalità della visione più completa, e a riflettere sulla situazione percettiva proposta, sempre diversa, ma sempre emotiva. Nelle opere di Zaffaroni non ci sono rapporti di forza, ma metriche e dinamiche proporzionali, situazioni percettive uniche e sensazioni visive che si trasformano in pensiero. I suoi quadri non sono da intendersi "conclusi", ma sono uno stimolo per lo spettatore, un programma. Le sue opere sono da ammirare e contemplare e sono un aiuto a conseguire un grado superiore di chiarezza nella percezione, e nella loro fluidità e leggerezza sono apportatrici di un ordine armonico. Mostra in collaborazione con BiancoScuro; Catalogo SGE con prefazione di Palmira Rigamonti.

Dario Zaffaroni (San Vittore Olona - Milano, 1943), diplomato in Industrial Design, si avvicina alla pittura con lavori di impronta figurativo/chiarista tenendo la prima personale nel 1964 al Club "Le Muse a Legnano. Seguiranno altre mostre, con tecniche evolutive, in diverse località fino al 1968, anno in cui conosce Dadamaino e il suo operare artistico registra una svolta radicale. Con Dadamaino inizia un sodalizio sia umano che artistico sfociato, a volte come suo assistente poi come firmatari di alcuni importanti progetti. Questo, gli permise di conoscere altri artisti dell'avanguardia milanese quali Calderara, Colombo, Spagnulo, Tornquist, Varisco... il contatto e la visione dei loro lavori spinge Zaffaroni alla ricerca di nuovi modi e mezzi espressivi in un susseguirsi di stagioni creative indirizzate verso la percezione visiva.

Dal 1969, attratto dai colori fluorescenti, basa i suoi futuri lavori sul loro utilizzo. Queste prime opere definite "Cromodinamiche fluorescenti", eseguite esclusivamente con carte fluorescenti precolorate di 10 tonalità. La tendenza Optical di quegli anni è alla base della progettualità di questi lavori, dove la peculiare composizione cromoplastica delle carte, abbinata al cromatismo esaltante del fluorescente, determinano con il muoversi dell'osservatore una visione optical/cinetica delle opere. In parallelo l'artista sviluppa il ciclo dei "Rulli", ovvero una serie di lavori realizzati con rulli di cartone rivestiti in più parti con carte fluorescenti disposti secondo una programmata sequenzialità cromatica che permette al fruitore di trasformarsi in protagonista: manualmente scopre le combinazioni che il rullare tattilo-cinetico ha in serbo.

Memore degli studi professionali, nel 1969/70, partecipa con altri colleghi ad interventi esterni ed all'ideazione di ambienti programmati (Environment). In questo ambito Dadamaino lo vuole come assistente alla manifestazione "Campo Urbano" a Como" ove, di sera, depositano sulle acque del molo un migliaio di piastrelle di polistirolo con grafismi fosforescenti generando così una visione di "automotorie" riflessioni luminose. In seguito Dadamaino invitata dal C.N.A.C. Centre National d'Art Contemporain alla manifestazione "Environnement lumino-cinétique" da realizzarsi sur la Place du Châtelet a Parigi, coinvolge Zaffaroni e presentano un'idea-progetto di 20 "environnement" di contenuto socio, emotivo, percettivo. Segnalatosi secondo miglior progetto, dopo quello di Christo, su 110 proposti.

Nel 1971, Zaffaroni, Dadamaino, e M. Mondani, su invito del Central Artistic Environment del "Catchword Potash Mine" di Bad-Salzdetfurth, città mineraria della Germania, propongono una serie di idea-progetto volti alla difesa dell'ecologia locale. Nel 1972, Zaffaroni, Dadamaino, M. Mondani e G. Cajelli costituiscono il "Collettivo di Controinformazione Milano", partecipando a diverse manifestazioni artistiche con lavori critici e opinabili dei messaggi pubblicitari atti a vanificarne l'impatto consumistico. Nel 1973, con il collettivo "Artisti del Borgo" di Legnano e il coinvolgimento dei residenti del quartiere Nuova Torretta di Sesto San Giovanni realizzano, al "13° Piazzetta Artisti nel quartiere", un corridoio/labirinto al cui interno il visitatore co-creatore poteva contrapporre all'iconografia artistica proposta quella della sua realtà quotidiana. Questo intervento, foto/documentato, viene ripresentato da E. Crispolti nel 1976 alla Biennale di Venezia / Ambiente come Sociale e nel 2011 al Museo del ‘900 a Milano.

Nel 1975, Zaffaroni è presente con 3 opere alla "X Quadriennale Nazionale di Roma "La Nuova Generazione", contemporaneamente con E. Tadini e C. D'angelo, è tra gli artisti italiani invitati alla "X Internazionale Malerwochen" a Graz, Austria. Ospitato all'Università Agraria di Gleisdorf realizza 5 opere acquisite ed esposte alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum di Graz, Austria. Esporrà nuovamente alla Neue Galerie nel 1985 a verifica dell'evoluzione creativa avvenuta nel decennio e nel 2008/9 alla grande rassegna "Viaggio in Italia-Italienische Kunst 1960-1990". Seguiranno mostre e partecipazioni in varie città nazionali ed estere. Negli anni ‘80, il prosieguo delle ricerche Cromodinamiche gli consente di raggiungere significativi esiti sia artistici che analitici sull'impiego dei colori fluorescenti. Parallelamente e sentita l'esigenza di spostare la creatività anche verso espressioni più incontrollate e accidentali, elabora un nuovo ciclo di lavori cromo-visivi basato sull'iterazione del segno "X" casualmente colorato su un'area prestabilita fino a ricreare una campitura definita "Superficie cromatica indeterminata".

Gli anni ‘90, l'attività artistica di Dario Zaffaroni si integra con quella di Art Director nel campo del design, grafica, advertising e fotografia impegnandolo saltuariamente anche all'estero. Su committenza del Gmr group, coordina: in Sud Africa, le riprese del video "I Lucchesi nel Mondo", alle Seychelles, cura il packaging della Tea Company, le Images Corporate di Finanziarie, e Resort locali, realizza il libro fotografico "Seychelles Images", e in Svizzera, fotografa l'esibizione della band Seychellese al Festival di Montreaux. Negli anni a venire Zaffaroni, lavora principalmente in Italia. Rimasto attratto dalle geometrie coloristiche etniche dei Ndebele viste in Sud Africa, sviluppa con nuovi criteri i lavori delle Superfici Cromatiche Indeterminate realizzandoli esclusivamente attraverso l'utilizzo del computer.

Questa ricerca si evolve nei primi anni 2000 nel ciclo definito "Codice Cromatico Indeterminato" ove una sovrapposizione di elementi cromografici, su campiture cromatiche, evidenziano un'immaginaria mappa codice-cromo-genetico. Collateralmente alle nuove ricerche espressive sviluppate negli anni, Zaffaroni ha sempre intensificato la creazione delle sue originali opere con carte fluorescenti, evolvendole con nuovi intenti progettuali visibili negli ultimi lavori in cui la riduzione dell'utilizzo delle carte a toni fluorescenti con delle carte diversificate e appositamente stampate in Bianco o Nero al fine di spostare l'impatto visivo più sulla geometria cromo-dinamica composta anziché sulla prevalenza della cromia fluorescente. In questi ultimi anni l'attività di Zaffaroni è proseguita intensamente con mostre personali, collettive, Aste d'Arte e Fiere d'Arte.

Nel 2010 una sua opera entra nelle acquisizioni del Museo Parisi-Valle di Maccagno. Nel 2011, con un gruppo di giovani artisti aprono a New York nella 5th Avenue la galleria autogestita MiticArt Gallery presentandola anche con uno stand all'International ArtExpo. Invitato da Tiziana Manca ad Arte Accessibile Milano è presente con una personale. Nel 2013, la Concept4d di A. Ferrari lo presenta con una personale al Link Art Fair a Hong Kong ed alla galleria BIM di Lugano, Svizzera. Nel 2015 la Frankfurter Westend Galerie di Francoforte, Germania, lo presenta con una personale, esporrà nuovamente nelle collettive del 2016 e 2019. (Comunicato stampa)

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Dario Zaffaroni | Geometrie Cromo-cinetiche
Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni
Presentazione

Dadamaino | Gli anni '80 e '90, l'infinito silenzio del segno
Catalogo a cura di Stefano Cortina con Susanne Capolongo, testo critico di Elena Pontiggia
Presentazione




Bice Triolo - La festa é finita Bice Triolo - Aspic Bice Triolo - Ricci Bice Triolo
"Indovina chi viene a cena"


15 ottobre (inaugurazione) - 14 novembre 2020
Galleria Elle Arte - Palermo
www.ellearte.it

La mostra raccoglie venti oli su tela che declinano e celebrano la tematica della tavola nelle sue svariate accezioni. Spaziando sempre nel solco della sua cifra intimista, Bice Triolo innalza un inno all'ospitalità, rende omaggio al desiderio di condividere la bellezza di un luogo, la squisitezza di dolci fragranti, il profumo di crostacei e frutti di mare, il gusto delicato di prelibate pietanze, la trasparenza policroma di golose gelatine. Mentre dipinge l'artista scrive e declama con grazia un'ode alla convivialità che, in un periodo storico in cui l'uomo sembra condannato alla solitudine, suona come l'auspicio di un sereno e luminoso ritorno alla condivisione, ad una vita sociale priva di timori e libera da precauzioni. Catalogo Elledizioni, Collana Rosa dei venti con un testo di Salvo Ferlito.

«Nella patria del melodramma (e più specificamente nella terra dell'opera dei pupi), da una produzione artistica realizzata nel bel pieno di una devastante epidemia molti si sarebbero aspettato un esibito profluvio di lacrime e tutto un pullulare di gramaglie e grida di prefiche. E invece no. Nella sequenza di immagini dipinte da Bice Triolo nel periodo marzo-aprile 2020 (i fatidici mesi della chiusura totale del paese), per fortuna, non è dato ravvedere nulla di tutto ciò. Nessuna ostentazione di orrore o di terrore, nessun grido strozzato od urlo sopratono, nessun estroflesso "memento mori" o richiamo a qualsivoglia "punizione divina", nessuna denuncia moralistica o monito inquisitorio, nessuna sguaiataggine apotropaica o deriva iettatoria, nessuna cupezza visuale o mortificazione coloristica. Piuttosto una pittura brillante ed ipercromica, irretente ed abbagliante nel suo vitreo splendore, e tutta incentrata sulla dimensione per lo più domestica della tavola e della riunione conviviale.

Qualcuno - l'immancabile Catone di turno - potrebbe obiettare che la nostra brava Bice, con questi suoi quadri caleidoscopici e smaglianti, del tutto deprivati di parventi agganci con la situazione contingente, non abbia minimamente colto lo "spirito del tempo", estraniandosi in un "ambito altro", sistematicamente depurato d'ogni cura e d'ogni doglia e ampiamente intriso di pregnante apatia. Ebbene, costui si sbaglierebbe; si sbaglierebbe perché lo "zeitgeist" non sta esclusivamente in una pedissequa traduzione visuale dello hic et nunc, non risiedendo - infatti -nell'obbligata resa cronachistica di quanto accade intorno a noi. Esso può esprimersi ampiamente anche per semplice "specularità", per inversione del "canone convenuto" nel suo simmetrico opposto, e quindi mediante la sostituzione di tetraggini e cupezze con slanci coloristici e solarità.

Proprio per questo, le "cene silenti", ovvero le tavole imbandite raffinatamente dipinte da Bice Triolo nel marzo-aprile di quest'anno, - ad onta delle apparenze - raccontano con vivida dovizia quanto accaduto non meno di opere d'arte che descrivano nel dettaglio i fatti e le vicende che continuano impietosamente a vessarci e attanagliarci. Si tratti di interni intimistici (Due finestre, Cibo per la mente, Gelatine, Tovaglia verde, Mangiamo fiori, Vento, Il servizio blu, In cucina) o di esterni pausati e atemporali (Aragosta, Ricci, Rose gialle, La festa è finita, Frutti di mare, Tovaglia rossa, Tamerici, Picnic sull'erba e Picnic nel bosco), queste pitture si ergono infatti a riflesso puntuale d'uno stato della mente e d'una condizione esistenziale non riferibili esclusivamente alla nostra Bice, ma largamente condivisibili anche da chi è chiamato ad osservarle e ad immergersi nella loro suadente trama narrativa.

Non tragga in inganno l'evidente desolazione degli ambienti, poiché la mancata presenza umana è una abituale cifra stilistica di Bice Triolo; piuttosto è proprio l'idea del convivio imminente, dell'approssimarsi d'una condivisione alimentare, affettiva e socioculturale (in quei mesi di fatto impedita), a farsi carico dei dinamismi intrapsichici di natura emozionale, così tradotti in un immaginario che travalica elegantemente il mero ambito della compulsione incontrollata, pervenendo - come è tipico del migliore fare artistico - a visioni sublimate di intensa suggestione. Fuor da romanticismi di maniera e da banali piagnistei, Bice - ancora una volta - ci coinvolge nel suo mondo interiore, nella sua consolidata elegia dalla vis immaginifica, chiamandoci a riflettere su quanto avvenuto - e purtroppo ancora in corso - con sguardo lieve eppur profondo, disvelando - dietro la parvenza pirotecnica della sua pittura - il senso di spiazzamento e di inquietudine indotto dallo stato delle cose.

Non v'è "morale della favola" in queste opere (che pure fabulae sono per la fattiva capacità di raccontare e raccontarsi), ma un motivato auspicio: quello di poter tornare quanto prima ad una fisiologica vita individuale e soprattutto socio-conviviale. E ciò non nell'errata convinzione che tutto possa esser come un tempo, ma nella consapevolezza d'una obbligata renovatio: d'una presa di coscienza di quel senso del limite (personale e collettivo) da cui ripartire per una più civile e qualitativa socialità.» (Le cene silenti, di Salvo Ferlito)




Bozza del quadro a tecnica mista di cm 50x54 realizzato nel 1991 da Andrea Felice denominato Su e giù per il tempo spazio Andrea Felice
Felicity la Città Ideale


31 ottobre (inaugurazione ore 17) - 14 novembre 2020
Strada Sotterranea del Castello Sforzesco di Vigevano

La mostra, a cura di Fortunato D'Amico, propone attraverso opere a parete e alcuni video un viaggio nell'immaginario del paesaggio contemporaneo, in una dimensione animata e in continua evoluzione, determinata dal procedere degli eventi. La creazione di opere che illustrano scenari appartenenti a un ipotetico futuro in rapida trasformazione contraddistingue il lavoro di Andrea Felice, artista poliedrico che come pittore, video maker, designer, architetto, scenografo offre al pubblico rappresentazioni di paesaggi visionari. Nelle opere esposte il visitatore ha modo di osservare gli sconfinati paesaggi urbani messi in scena dall'artista e di vivere un'esperienza immersiva in città post-contemporanee.

Afferma il curatore Fortunato D'Amico: "Le città ideali sono il grande sogno che ha trasformato le diverse epoche dell'umanità in immensi laboratori di riprogettazione dell'universo dei segni. È solo attraverso il sistema delle arti e la loro continua iterazione interdisciplinare che possiamo cambiare il mondo". La sensazione di vivere in un'epoca in cui l'uomo è collocato in una dimensione senza tempo, dove passato, presente e futuro sono coniugati insieme dai mezzi di comunicazione digitali, accanto alla possibilità di vedere e sentire persone scomparse nel secolo scorso, e di visualizzarle con gli ologrammi, sono solo alcuni tra gli spunti di riflessione che sono suggeriti dai lavori di Andrea Felice. Le sue opere, costruite con la dovizia di un artigiano, pezzo per pezzo, cesellate in un puzzle di simboli ed elaborate attraverso tecniche manuali, non sono rendering digitali, come può sembrare di primo impatto, ma un insieme di tecniche che arrivano a strutturare il complesso dell'immagine utilizzando fino a 18 livelli di intervento.

Andrea Felice inizia a progettare la sua visione da uno schizzo iniziale di piccole dimensioni, realizzato su carta; quindi seleziona da libri, cataloghi, stampe e riviste le figure idonee ad illustrare la scena che vengono scannerizzate, fotoritoccate e modellate in 3D. Le illustrazioni create vengono poi stampate su carta e nuovamente elaborate con differenti tecniche: aerografo, pennarelli, acrilici, acquerelli ed altro; il passaggio successivo è la scansione, la ristampa, cui segue l'assemblaggio finale. La stampa definitiva può ricorrere ad ulteriori ritocchi e diventare soggetta a sperimentazioni artistiche aggiuntive per la personalizzazione di ogni singola riproduzione. Ne derivano opere di forte impatto come Paradosso cosmico, L'uomo che possedeva il mondo o Quadro su giù, luoghi dall'aspetto curioso e divertente ma che conducono a temi e riflessioni molto profonde.

Andrea Felice (1961) è artista, video artista, architetto ed esperto di cinema di animazione disneyano, dal 1928 al 1941. È stato docente, di Editing e Compositing presso l'Università Tor Vergata e di Tecniche Scenografiche, di Laboratorio di Interni III, di Elementi di Architettura degli Interni, di Progettazione di Prototipi e Simulazione e Modellazione e Rappresentazione Digitale presso Facoltà di Architettura all'Università La Sapienza di Roma e presso l'Università Federico II di Napoli (consorzio A.R.P.A.). Con il suo studio associato si occupa di progettazione partecipata, allestimento, interior design, sistemi multimediali. (Estratto da comunicato ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Trieste Photo Days 2020
Festival internazionale di fotografia urbana


7a edizione, 17 ottobre - 08 novembre 2020
www.triestephotodays.com

Il festival si terrà in un circuito di sedi espositive del capoluogo giuliano, con un weekend di punta fitto di mostre, incontri e workshop il 23, 24 e 25 ottobre 2020, e una serie di eventi fuori città. La rassegna riunirà decine di mostre di artisti italiani e stranieri per quasi 1.400 foto esposte. Spicca in particolare la presenza di ospiti di primissimo livello come il fotoreporter napoletano Francesco Cito, il fotografo belga Alain Schroeder, vincitore del World Press Photo 2020, l'inglese Nick Turpin, fondatore del celebre collettivo internazionale iN-PUBLiC, il fotografo concettuale ceco Miloš Nejezchleb, la street photographer polacca Ania Klosek. In collegamento streaming da New York, ci saranno anche i due super-ospiti americani Alex Webb e Rebecca Norris Webb che, in qualità di presidenti della giuria del concorso URBAN Photo Awards, annunceranno i vincitori del contest sabato 24 ottobre. (Comunicato stampa)

_ENG

Trieste Photo Days 2020 kicks off with dozens of exhibitions and international guests

Everything is ready for the seventh edition of Trieste Photo Days. The international festival of urban photography will be held in a circuit of exhibition venues in Trieste, seaside city in North-Eastern Italy, from 17 October to 8 November 2020, with a peak weekend full of exhibitions, meetings and workshops on 23, 24 and 25 October 2020, plus a series of events outside the city. The festival will bring together dozens of exhibitions by photographers from all around the world for nearly 1,400 photos on display. Guests of the highest level will attend the festival, such as the Italian photojournalist Francesco Cito, the Belgian photographer Alain Schroeder, winner of the World Press Photo 2020, the English Nick Turpin, founder of the famous international collective iN-PUBLiC, the Czech conceptual photographer Miloš Nejezchleb, the Polish street photographer Ania Klosek. Live streaming from New York, there will also be the two American guest stars Alex Webb and Rebecca Norris Webb, Jury presidents of URBAN Photo Awards, who will announce the winners of the contest on Saturday 24 October. (Press release)




Stefano Benazzo
"Relitti che parlano"


17 ottobre (inaugurazione) - 29 ottobre 2020
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

Cinque anni dopo aver esposto alla Galleria Sartori a Mantova, Stefano Benazzo - fotografo da cinquanta anni di relitti spiaggiati, scultore, modellista architettonico e navale - ripropone una selezione delle sue più recenti fotografie di relitti, a cura di Arianna Sartori. Il mare esercita evidentemente un richiamo fortissimo sul nostro, che sei anni fa aveva presentato nella chiesa mantovana della Madonna della Vittoria una mostra in omaggio alla Nave Scuola Amerigo Vespucci, esponendone un modello in scala 1:100 che ha donato alla Marina Militare. Le immagini che Benazzo esporrà dimostrano che, in effetti, i relitti spiaggiati sono in grado di raccontare (sempre che si voglia lasciare spazio alla fantasia) le storie degli uomini che erano a bordo. Questo sarà del resto il tema e il titolo di un libro che Benazzo sta preparando per un editore francese (gli editori italiani non hanno mostrato interesse): non un uomo che parla di navi, ma navi che parlano di uomini.

Le immagini di relitti che saranno visibili alla Galleria Sartori provengono da paesi ben diversi: Namibia, Georgia del Sud e Isole Malvine/Falkland (in Atlantico meridionale), Grecia, Portogallo, Mauritania, Francia, Canada, Stati Uniti, Islanda, Isole Turks & Caicos (nei Caraibi) e Italia. In questa ricerca fotografica sui relitti spiaggiati - che lo ha portato a fotografare con passione sulle coste del mondo più di 400 relitti (che egli intende del resto continuare a riprendere, Covid permettendo) - la parola chiave è il dovere di memoria. La ricerca è ispirata dall'ambizione di mostrare simboli di coraggio, dolore e paura, e testimonia compassione verso coloro che hanno vissuto quei momenti, lavorando, navigando, combattendo.

I relitti - diventati parte della natura - portano con sé la memoria di coloro che non figurano nei testi di storia, ricordano la sofferenza di innumerevoli famiglie di Marinai, sono il simbolo di alcune caratteristiche essenziali dell'uomo e della storia economica, sociale, industriale e marittima: ingegno, coraggio, iniziativa economica, spirito di avventura, e testimoniano infine la capacità degli architetti navali, dei cantieri, degli armatori, degli equipaggi, dei pescatori, dei responsabili dei salvataggi, dei sommozzatori. La ricerca cristallizza i resti di sontuose cattedrali del mare (ma anche di umili imbarcazioni) destinate a sicura decadenza. Poiché è impossibile esporli nei musei, è indispensabile almeno fissarne le immagini per le future generazioni, prima che siano irrimediabilmente distrutti in pochi anni dal tempo atmosferico e dal mare. Inoltre, i relitti si trovano spesso in luoghi lontani ed inospitali, difficili da visitare.

Ragione di più per fissarne la memoria e mantenere viva la memoria dei Marinai che erano a bordo. I relitti muoiono soli; raramente vengono assistiti e curati; è quindi naturale dedicare loro attenzione, simpatia e rispetto. Anche se l'Autore si dedica ad argomenti legati al mare, un filo conduttore lega le sue pluridecennali attività. L'impossibilità, imposta dal Covid, di recarsi a fotografare relitti spiaggiati sulle coste del mondo gli ha suggerito di riprendere un'altra sua passione di lunga data: la costruzione di modelli architettonici in scala di antichi edifici di culto monoteisti e di significativi edifici storici, riprendendo così la tradizione dei "Legnaioli", cioè degli artigiani che li costruivano - sulla base delle indicazioni degli progettisti - per permettere ai costruttori di procedere. I suoi quattordici modelli - frutto di un lavoro iniziato un quarto di secolo fa - sono stati recentemente esposti a Firenze e sono in mostra nella Basilica della Consolazione a Todi; Benazzo li realizza con il pensiero rivolto ancora una volta agli individui, in questo caso a coloro che da secoli vi si recano affidando la loro anima, così come i naviganti affidano i loro corpi alle imbarcazioni.

Stefano Benazzo ha lasciato alla fine del 2012 la carriera diplomatica con il titolo di Ambasciatore d'Italia. Ha svolto la sua attività a Bonn, a Washington, a Mosca, presso la Presidenza della Repubblica Italiana, ed è stato Ambasciatore d'Italia in Belarus e in Bulgaria. Negli ultimi anni ha svolto circa quaranta mostre personali in Italia e all'estero, ha partecipato a numerose mostre collettive ed ha pubblicato vari cataloghi e libri. Suoi portfolio di fotografie di relitti sono stati pubblicati su prestigiose riviste d'arte navale, annuari e cataloghi di arte moderna, ed innumerevoli articoli gli sono stati dedicati. La sua attività è stata illustrata alle televisioni italiana e francese ed egli ha fornito sue immagini per le copertine di diversi libri; si prepara ad esporre nei prossimi mesi in Italia, Germania, Canada e USA. Si dedica altresì alla conservazione delle locomotive a vapore (sempre la memoria...), come Presidente della World Alliance of Tourist Trams and Trains (Wattrain), è Accademico di merito dall'Accademia di Belle Arti "Pietro Vannucci" di Perugia, ed ha ricevuto fra l'altro il Premio speciale Carlo Marincovich nel 2018 ed il Premio AcquiAmbiente 2019. (Comunicato stampa)

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Aurelio Gravina: "The false sublime"
10 ottobre (inaugurazione) - 22 ottobre 2020 (prorogata allo 05 novembre 2020)
Presentazione

Archivio
Mensile di Arte - Cultura - Antiquario - Collezionismo - Informazione
Presentazione

Catalogo Sartori d'Arte Moderna e Contemporanea 2020
a cura di Arianna Sartori, ed. Archivio Sartori Editore
Presentazione




Dipinto a tecnica mista su cartone di cm. 71x50 realizzato da Paolo Masi nel 1990 Paolo Masi
Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità


17 ottobre (inaugurazione) - 05 dicembre 2020
FerrarinArte - Legnago (Verona)
www.ferrarinarte.it

Dopo la mostra di Paolo Masi allestita al Palazzo del Monferrato di Alessandria (III evento collaterale della Biennale d'Arte di Alessandria Omnia III Edizione 2020) e il tour virtuale proposto nel periodo del lockdown (www.ferrarinarte.it/vgallery/Paolo_Masi/index.html), FerrarinArte presenta, nella sua sede di Legnago, un ulteriore approfondimento dedicato alla ricerca dell'artista fiorentino, maestro indiscusso nel panorama italiano, capace di consegnare all'attualità del presente il senso di una liricità in cui il binomio segno-colore oltrepassa il limite confinato del quadro. Curata da Matteo Galbiati, l'esposizione si configura come una concisa antologica, che attraverso opere selezionate riassume l'intero percorso dell'artista, a partire dalla fine degli anni Cinquanta sino alle più recenti ricerche, documentate grazie alla presenza di alcuni lavori inediti. Le opere esposte, individuate tra le maggiormente iconiche del pensiero di Paolo Masi, percorrono sessant'anni di ricerca e sperimentazione, portando all'attenzione del pubblico uno spaccato riassuntivo della sua lunga scrittura pittorica che, ininterrotta, arriva all'oggi ancora forte del suo originario accento emotivo.

«L'esperienza di Paolo Masi - scrive Matteo Galbiati - costituisce un'importante testimonianza che lo colloca nel pieno del dibattito artistico che ha connotato il panorama italiano, e non solo, a partire dalla fine degli anni Cinquanta e che ha messo in forte discussione, se non vera e propria crisi fondante, la pittura. Masi ricorre, senza mai tradirlo, al mezzo pittorico come strumento ancora efficace nel pronunciamento originario e perdurante nella sua attualità rinnovata e rinnovabile, essenziale nel definire un complesso meccanismo di relazioni con chi osserva. Masi dipinge con quel senso di orgogliosa e sentita responsabilità che itera la pittura nel tempo e nello spazio del vivere; la sua astrazione non è speculazione artefatta, ma sempre presenza di memorie ed è, per questo, capace di far affiorare deduzioni e intuizioni che consolidano il patto tra nuova conoscenza ed esperienza vissuta, tra immaginazione creativa e sensazioni pregresse.

L'esercizio cromatico viene esperito con un rinnovamento costante di tecniche, gestualità e modalità risolutive, in cui il fare, per questa prolificità concettuale e concreta, si determina ed esplicita nella forma di un'inestricabile matassa di relazioni le quali, acquisite dalle prolifiche manifestazioni della sua essenza diffusa, sanno naturalmente trasferirsi all'altro. Masi, in definitiva, salva la pittura modificandola continuamente; lasciandosi stupire accetta il senso di una libertà d'azione che diviene salvifica. Nell'opera dell'artista fiorentino comprendiamo che la radice e l'essenza del suo rinnovamento e della sua messa in discussione costante è il cercare la verità del reale, nel coglierne le indicazioni come metafore di una possibile trasfigurazione dell'immagine del dipinto semplicemente respirando appieno il vivere del mondo». (Comunicato stampa)




Dipinto a pastello di cm 39 x 59 realizzato nel 2020 da Livia Bussi denominato Sera nella piazzetta Livia Bussi: "Frammenti"
17 ottobre (inaugurazione) - 30 ottobre 2020
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Personale della pittrice Livia Bussi, introdotta dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra una trentina di opere inedite realizzate a pastello nel 2020.

Presentazione






I fabbricanti di immagini
La Galleria il Deposito: avanguardia a Genova 1963-1969


08 ottobre - 08 novembre 2020
Galleria Martini & Ronchetti - Genova

Mostra che ripercorre, attraverso una serie di opere, le figure cardine di quella che può essere definita come una delle più interessanti avventure artistiche degli anni Sessanta in Italia. Il 23 novembre 1963 a Genova-Boccadasse, in un piccolo magazzino ex deposito di carbone, apriva le sue porte la Galleria del Deposito, realtà che contribuì a promuovere i grandi protagonisti dell'arte contemporanea degli anni Sessanta in Italia e all'estero. Voluta dall'associazione artistico-culturale Gruppo Cooperativo di Boccadasse, fondato all'origine da nove soci fondatori, Bruno Alfieri, Kurt Blum, Flavio Costantini, Germano Facetti, Carlo Fedeli, Emanuele Luzzati, Achille Perilli, Kiki Vices-Vinci, e l'ideatore dell'iniziativa EugenioCarmi, la galleria nasceva con l'intento di "compiere un lavoro di aggiornamento nel campo delle arti visive".

Il Deposito, oltre a organizzare esposizioni, incontri e dibattiti, è stata la prima realtà italiana a produrre e inventare i Multipli, opere in edizione limitata, numerata e firmata. Un Notiziario mensile veniva pubblicato in italiano e in inglese per veicolare le opere, e inviato a musei e gallerie internazionali con lo scopo di raggiungere un pubblico diversificato abbattendo le barriere economiche legate alla diffusione e alla fruizione dell'arte. Ai soci fondatori si aggiunsero ben presto affermati critici come Gillo Dorfles, Germano Beringheli, un giovane Germano Celant, ed artisti come Lucio Fontana, Jesús Rafael Soto, Victor Vasarely e Richard Paul Lohse.

La Galleria del Deposito promosse nel suo periodo di attività trentasette manifestazioni, tra mostre personali e rassegne culturali ospitando sia artisti allora emergenti come Getulio Alvani e Paolo Scheggi sia nomi affermati come Piero Dorazio e Enrico Castellani. Il clima di stimolante rinnovamento portò Lucio Fontana a produrre un"ambiente nero", il suo secondo environment alla luce di Wood, negli spazi del Deposito. Nei suoi anni di attività la Galleria divenne un luogo di attrazione per collezionisti e intellettuali del tempo fino a quando, nel maggio del 1969, la Cooperativa di Boccadasse cessò di estistere, mentre l'attività di produzione continuò per un periodo in via Roma 10 nello studio di Eugenio Carmi.

Nella mostra saranno esposte sia opere uniche sia multipli oggetti-scultura e serigrafie. Tra le prime compaiono lavori di Eugenio Carmi, Corrado Cagli, Flavio Costantini con una grande carta del 1962 e Gianfranco Baruchello con una tecnica mista del 1970. Vi saranno anche alcune opere di Emilio Scanavino degli anni '60, un lavoro su carta di David Smith del 1962, due opere di Vasarely degli anni 1960/70 e un assemblaggio di Antoni Miralda. Nei multipli ritroviamo Cubo di Max Bill, Rilievo di Castellani, Strutturazione acentrica di Colombo, un concetto spaziale di Fontana realizzato a foulard con buchi e rivetti, una scultura di Pomodoro, inter-ena-cubo del 1965 di Paolo Scheggi, Incliné bleu et noir del 1966 di Jesús Rafael Soto, un Rilievo di Kiki Vices-Vinci, tre Rilievo medio di Andreas Christen e Spazio-clap di Eugenio Carmi. Tra le serigrafie troviamo opere di Konrad Wachsmann, Achille Perilli, Wilfred Gaul, Marcello Morandini, Piero Dorazio, Emanuele Luzzati, Getulio Alviani, Richard Lohse, Max Bill. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra Inospiti con opere di Iros Marpicati Iros Marpicati
"Inospiti"


17 ottobre (inaugurazione) - 15 novembre 2020
Museo Mo.Ca - Brescia
www.gare82.net

Fin dai suoi esordi, avvenuti tra gli anni '50 e '60, la ricerca artistica di Marpicati si è imposta sul territorio lombardo con la forte lucidità di una pittura intesa come grido soffocato verso il mondo e concentrata sul senso dello svuotamento esistenziale. Dal ciclo di opere a tema contadino a quello dedicato alla tragedia del Vajont, da quello degli "Incidenti" fino agli ultimi "Paesaggi", Marpicati segue una costante evoluzione della tecnica espressiva ma la condizione dell'uomo contemporaneo e il suo male di vivere costituiscono quel fil rouge che accompagnerà tutta la sua ricerca. Questa mostra vuole presentare alcune tra le opere appartenenti al ciclo pittorico più recente dell'artista, costituito da geometrie astratte e campiture piatte, colori primari e una presenza umana che appare quasi sommessa. Le figure sono ridotte a linee essenziali, pure forme primarie che compongono scenari spietati, freddi, inospitali o, come li definisce l'artista, inospiti. L'uomo, quando rappresentato, è una sagoma nera, minuscola, privo di un'identità definita, immobile e disorientato, solitario in una spazialità nevrotica e ostile in cui l'alienazione del contemporaneo diviene percettibile. (Comunicato stampa)




Fotografia realizzata da Francesco Bosso denominata Permafrost, 2013, Iceland Francesco Bosso
Primitive Elements


15 ottobre - 05 novembre 2020
Museo Pignatelli - Napoli
www.francescobosso.com

Mostra personale di Francesco Bosso, fotografo di paesaggio profondamente sensibile ai temi del riscaldamento globale e della tutela ambientale, argomenti molto dibattuti in questo momento storico. Raccoglie oltre 15 anni di lavoro e attraverso oltre 40 fotografie in bianco e nero, ci racconta luoghi incontaminati, puri, primitivi e terribilmente fragili del nostro pianeta. La mostra propone un percorso tra scenari e paesaggi naturali, ritratti di una terra ideale, luoghi incontaminati ormai in via di sparizione, che non siamo in grado di lasciare in eredità alle generazioni future. Le fotografie di Francesco Bosso vogliono indurre il pubblico alla consapevolezza, urgente e necessaria, di quanto sia necessario tutelare l'ambiente, e promuovere un cambiamento culturale soprattutto nell'uso responsabile delle risorse naturali, in particolare dell'acqua, elemento centrale su cui l'autore ha lavorato intensamente. Particolarmente significativi infatti, sono gli scatti realizzati dal fotografo in ambiente Artico, dove il riscaldamento globale sta facendo sentire i suoi effetti in modo drammatico, a testimonianza dello stato di emergenza a cui siamo giunti.

Come scrive Filippo Maggia, curatore della mostra, "Bosso tende a spiazzare lo spettatore invitandolo al silenzio e alla contemplazione, ben distante dunque dalla necessità di colpire e aggredire che accomuna molta della produzione attuale caratterizzata da immagini che nascono per essere velocemente consumate e immediatamente rimpiazzate da altre". La mostra è promossa dalla Direzione regionale Musei Campania, diretta da Marta Ragozzino e dal Museo Pignatelli, diretto da Fernanda Capobianco. Il catalogo è edito da Silvana Editoriale e comprende contributi critici sul lavoro del fotografo e la riproduzione di tutte le opere esposte.

Francesco Bosso fotografo di paesaggio, formatosi alla scuola americana, lavora esclusivamente in bianco e nero, scattando su pellicola di grande formato con banco ottico e stampando personalmente le opere in camera oscura, su carta baritata alla gelatina d'argento. La potenza delle sue immagini viene esaltata in mostra da un allestimento in cui isole di luce si alternano a zone di ombra profonda, un modo essenziale e funzionale di restituire allo spettatore quella condizione di attesa e stupore che il fotografo ha vissuto in prima persona davanti ai paesaggi mozzafiato che ha ritratto. (Comunicato ufficio stampa Lara Facco P&C)




Particolare dalla locandina della mostra Meristà Meristà
Fatima Bianchi | Ilaria Turba


17 ottobre (inaugurazione) - 15 novembre 2020
Casa Testori - Novate Milanese (Milano)

Visite guidate gratuite: 24 ottobre con l'artista Ilaria Turba; 07 novembre con la curatrice Giulia Zorzi (ore 16 e 17.30)
Prenotazione obbligatoria a: scoprire@casatestori.it

"Basta amare la realtà, sempre, in tutti i modi, anche nel modo precipitoso e approssimativo che è stato il mio. Ma amarla. Per il resto non ci sono precetti", scrisse Giovanni Testori. In questa mostra, Fatima Bianchi e Ilaria Turba rileggono la realtà e l'immaginario delle proprie storie familiari e personali in un gioco di trasformazione e magia che coinvolge l'osservatore e rende universale il ricordo privato. La memoria, qui, si intreccia con diversi linguaggi espressivi. E' fertile e generativa: non solo ricordo, ma vero terreno di scoperte e rivelazioni.

Dal film di Fatima Bianchi dedicato alla nascita (L'Ouvert) alle più recenti trasformazioni di JEST di Ilaria Turba, corpo di lavoro che nasce dall'esplorazione dell'archivio fotografico della famiglia dell'autrice. La mostra, a cura di Giulia Zorzi, presenta un percorso in buona parte inedito a cui appartengono anche due lavori realizzati in situ e dedicati all'archivio fotografico della famiglia Testori, con i quali facciamo anche capolino al primo piano. Nello spazio della casa il dialogo tra le artiste parte idealmente dai lati opposti e ha la struttura di un brano musicale: i lati esterni sono le strofe principali, lo spazio delle scale è l'introduzione, le sale sono variazioni sul tema. Così abbiamo deciso di dare a questa mostra il titolo di una canzone: Meristà. E' una parola che ci siamo inventate. Ci ricordava un tessuto vivo, che cresce e si sviluppa. Da una storia, molte storie in una parola che voleva essere breve e suonare bene, come dovrebbe suonare una canzone.

"Pocket Pair" ciclo di mostre coordinato da Marta Cereda avviato da Casa Testori nel 2018, riprende un'espressione del gioco del poker che indica la situazione in cui un giocatore ha due carte, di uguale valore, e deve scommettere su di esse. Allo stesso modo, i curatori scommettono su talenti emergenti, due artiste/i dal pari valore, per dar vita a una bipersonale di elevata qualità, allestita al pian terreno di Casa Testori dove sono liberi di incontrarsi, anche nelle singole stanze, di farsi visita, di dialogare da vicino. (Comunicato stampa)




Opere di Antonella Bertoni, Lean e Francesca Guariso nella presentazione della mostra Antonella Bertoni | Lean | Francesca Guariso
17 ottobre (inaugurazione) - 29 ottobre 2020
Galleria d'Arte Contemporanea Wikiarte - Bologna
www.wikiarte.com

Organizzare la pittura in forme ideali, rette e dunque corrette. Accostare queste forme geometriche in maniera serena ed armonica, senza pathos espressivo, senza pretesa suprematista, senza meticolosità costruttivista. Abolire la terza dimensione e ridurre i mezzi raffigurativi ai soli linea e colore. Nominare quale forma ideale il rettangolo perché in esso la linea è retta senza l'ambiguità della curva. In tal modo Antonella Bertoni conquista la sua indipendenza da convenzionali valori emotivi e, seguendo la linea costruttivista kandinskijana, realizza una pittura primaria e sensoriale. Si tratta di ciò che gli ultimi risultati neuroscientifici definiscono modello geometrico insito. Questo è un'innata capacità mentale -sita nel più arcaico e impulsivo emisfero destro - di scrutare l'ambiente e recepirlo secondo i criteri geometrici di principali e invariabili punti di riferimento - come gli alberi o le montagne in un paesaggio naturale o le strade e i palazzi in uno urbano - per essere in grado di orientarsi, muoversi e vivere in esso.

Bertoni esprime esteticamente questo modello sottolineando, con l'armonia della tavolozza cromatica, la sua importanza vitale per la conservazione della specie Sapiens. Un atto antropologico quindi prima ancora che artistico in cui il talento immaginativo - dovuto sempre ai meccanismi interpretativi dell'emisfero destro - è parificato all'analisi scientifica. Pertanto i confini tra arte e scienze - saldamente mantenuti e rinforzati per almeno dieci secoli - cedono davanti a ricerche neuroestetiche come quella di Antonella Bertoni. La superficie a maggior densità estetica: il volto. L'emisfero destro del cervello umano costituisce il "traduttore" del Self attraverso il riconoscimento del proprio volto e la distinzione dagli altri volti, essenziale per sentirsi localizzati in un corpo hic et nunc. Ma in che modo queste evidenze scientifiche si legano alla bellezza, all'arte?

Tutto inizia nel 1820 con la scoperta della statua di Venere di Milo, eccellente esempio di un artefatto fortemente realistico che incarna la perfezione estetica dell'uomo, in cui colpisce una asimmetria facciale in base alla quale la linea centrale del volto risulta leggermente decentrata. L'osservazione di questa anomalia suggerisce all'anatomista Christoph Hasse (1886) di condurre il primo studio empirico il quale seguito di ricerche attualmente conferma una onnipresenza dell'asimmetria facciale in tutti gli esseri umani. L'artista bolognese Lean costruisce la sua narrazione visiva proprio su questa ideale imperfezione dell'estetica naturale.

I suoi volti sono tanto un esercizio stilistico ecclettico - tra cubismo e simbolismo - quanto un'analisi morfo-genetica, fisio-gnosica di ciò che ci rende individui e individuabili: la nostra faccia. I colori contrastanti e a plat insieme ai volumi piatti e geometrico non fanno che svilupparsi intorno a un'asse perfettamente centrale che, in ogni opera dell'artista, segnala il confine tra destra e sinistra, tra sentimento e ragione, tra conforme e deforme. È questa tensione estetica che permette a Lean di instaurare sulla tela la stessa gravità permanente - anche se sempre instabile - che ci permette di essere presenti e dunque vivi. L'evoluzionismo più aggiornato vede la bellezza come un indicatore di fitness, là dove ad esempio nella donna sono indicatori di fertilità due elementi: un particolare rapporto vita-fianchi e lo schema del fanciullo nel viso femminile. 

Ecco spiegata subito in termini adattivi l'attuale ipervalorizzazione della componente estetica del fisico. In un'ottica darwinista, il sense of beauty dell'uomo è quindi un vestigio evolutivo, la traccia delle relazioni arcaiche tra i sessi, quando la scelta estetica aveva ancora il potere di dire la sua nel registro evolutivo. La sensibilità impulsiva di queste relazioni trapela da tutte le forme incise, dipinte o scolpite di Francesca Guariso. La superficie dell'atto creativo si gonfia - nonostante la trasparenza dei colori e la nitidezza dei tratti - in volumi sempre più tondeggianti, quale esasperazione dà forma ai livelli più elevati di emozioni, che assumono un'immagine cosciente trasformandosi in concetti di eccedenza quali il "bello" o il "sublime". Anche se solitamente l'esagerazione porta a un redundancy effect e dunque a un calo dell'effetto stimolativo, lo stimolo estetico - come nel caso dell'operato di Guariso - è immune alla ridondanza, perché basato su una salienza universale, preconcettuale e legata ai meccanismi di ricompensa di carattere evolutivo. (Presentazione a cura di Denitza Nedkova)




Opera di Trevor Paglen nella locandina della mostra Unseen Stars Trevor Paglen
Unseen Stars


OGR Officine Grandi Riparazioni - Torino
10 ottobre 2020 - 10 gennaio 2021

La mostra, a cura di Ilaria Bonacossa con Valentina Lacinio, è creata appositamente per gli spazi delle OGR e si inserisce in una più ampia riflessione sullo spazio e il suo controllo che l'artista americano Trevor Paglen (Maryland, 1974) porta avanti da quasi dieci anni avvalendosi di collaborazioni scientifiche di altissimo livello, dalla NASA al MIT di Boston. Per l'occasione, Trevor Paglen trasformerà le OGR in uno pseudo-laboratorio aerospaziale: tre "satelliti non funzionali" e una serie di strutture sopraelevate - simili alle impalcature su cui sono soliti operare tecnici e ingegneri - scandiranno l'intera navata del Binario 1 dando vita a uno spazio astratto, la cui illuminazione fortemente teatrale e poliforme amplifica lo sdoppiamento dell'architettura riflessa sulle superfici specchianti dei satelliti. (Comunicato stampa Ufficio Stampa OGR Lara Facco P&C)




A Darker Shade of Black
Frank Gerritz / Apostolos Palavrakis / Bruno Querci and Kasimir Malewitsch


24 ottobre 2020 - 10 gennaio 2021
Kunstmuseum Bochum

Nell'ambito della mostra, uno speciale approfondimento dedicato al lavoro dell'artista Bruno Querci. Le opere su carta presenti in mostra sono messe in relazione con il lavoro di Kasimir Malevich così da creare un composito dialogo da cui emergono analogie e differenze nella visione e nell'utilizzo del disegno nelle diverse esperienze degli artisti. Lo stesso Querci riferendosi al rapporto che intercorre tra disegno e opera pittorica afferma: "come Malevich, penso che l'arte sia una ricerca che mira alla visione e alla consapevolezza esistenziale. Vedo nel disegno una struttura teorica e ho sempre seguito e privilegiato questo percorso - guardando le opere come un risultato spontaneo, che scaturisce dal disegno stesso".

Bruno Querci si afferma a metà degli anni '80 come protagonista di una originaria ricerca pittorica in contrapposizione alle correnti forme espressive del tempo; ha fatto parte del gruppo Astrazione Povera e nel 1986 è stato invitato da Filiberto Menna a partecipare alla mostra Il meno è il più, per una astrazione povera presso La Salerniana, Convento di S. Carlo a Erice. Nel focus a lui dedicato vengono presentate opere di grandi dimensioni realizzate dalla metà degli anni '80 ad oggi e che tratteggia un percorso nel quale emerge l'intrinseco legame tra i diversi cicli di lavori. La pittura di Querci, che si genera a partire da un costante utilizzo della bicromia bianco/nero, si risolve in un percorso dal ritmo graduale e misurato. In lavori quali Luogo, Pittura, Grande forma (1985) e Passaggio (1986) la progressione dell'intervento dell'artista si mostra attraverso la dinamicità dell'incontro tra forma/colore e luce.

In questi lavori si mostra già ben evidente la volontà di accentuare il tono ritmico della costruzione formale. Le stesure di colore nero si modulano in relazione a segni, linee e bande bianche così da creare un alternarsi percettivo che definisce in ogni opera un equilibrio peculiare e unico. Nelle opere successive, quali Formaspazio (1998), l'artista ridefinisce tale equilibrio in modo ancor più radicale e geometricamente essenziale, spingendosi più in profondità per un potenziale dialogo con l'infinito. Nella successione delle stesure delle due cromie si rivela tutta la forza comunicativa del segno e della gestualità, che diviene frammento di consapevolezza dell'impossibilità di misurare lo scorrere incessante dell'essenza del tempo. In opere come Strutturaluce (2010) e Dinamicoforma (2020) la dicotomia di bianco/nero, luce/ombra, si articola sino a divenire un unicum di presenza e assenza. Nella ricerca di Bruno Querci energia e forma sono elementi inscindibili che danno vita a "corpi" concreti e, al contempo, svelano a chi osserva la possibilità di andare oltre la soglia del contenitore, per giungere a un'immagine di pura energia. (Comunicato stampa A arte Invernizzi)




Marisa Zattini
Alberi eretici /ermetici


03 ottobre (inaugurazione) - 01 novembre 2020
Galleria Comunale d'Arte - Cesena
www.ilvicolo.com

Si tratta dell'installazione esposta a Matera lo scorso anno, a Casa Cava (nel Sasso Barisano) in occasione di Matera Capitale Europea della Cultura. È un'opera che va all'origine del mondo. Essa riflette sul tema Uomo/Natura proseguendo nel solco della ricerca già da tempo avviato dall'artista, ma con modalità completamente nuove. Ventidue Alberi a formare un bosco fossile significante per un attraversamento misterico al nero, in nigredo. Ed è nella verticalità dei tronchi fossili che si riflette l'ideale collegamento fra la terra e il cielo. L'intreccio originario con le lettere dell'alfabeto ebraico, in albedo, ci offre poi un ribaltamento emotivo: dal nero notturno all'oro della conoscenza e della rinascita. Il passaggio nel bosco è dunque un attraversamento sinestetico che si rafforza ulteriormente grazie alle sonorità site specific, "Dalla lettera", composte appositamente per l'installazione da Giovanni Ciucci. Un perfetto raccoglimento armonico per una fruizione sinestetica che segue la lectio dell'alfabeto ebraico agendo sui tre livelli: visivo, uditivo e numerologico.

Scriveva il Professor Janus nel suo testo critico in catalogo: «[...] di fronte a queste nuove opere di Marisa Zattini dobbiamo porci nuovi problemi. È una materia aggrovigliata, ma alla fine l'artista fa sempre di testa sua. Intravede un'altra dimensione che non è solo estetica e che non sempre corrisponde alle leggi della scienza, anche se la scienza fin dall'inizio ha dato un grande contributo allo sviluppo dell'arte, ha fornito all'artista i materiali di cui aveva bisogno per scolpire e per dipingere ed i pigmenti sempre più perfezionati, ma poi è l'artista che plasma la materia e distende i colori sulla tela o crea nuove forme. [...] L'artista parte sempre da un'intuizione e questa intuizione deve poi diventare reale.

Estrarre dalla materia il tronco di un albero, moltiplicarlo per 22 e collocarli in uno spazio artificiale, che non è quello della natura, è un'altra operazione mentale, una gnosi metafisica, significa che l'intuizione ha ragioni che la materia non ha, è una sfida che si insinua nel meccanismo della creazione, è il tentativo di creare un proprio spazio filosofico, stabilisce le proprie leggi dell'estetica che sovvertono quelle della scienza naturale: il tutto va visto e interpretato secondo una dimensione epistemologica per ritornare alle origini ed iniziare un nuovo ciclo nel processo della vita. Evidentemente Marisa Zattini si è domandata: prendiamo questo oggetto (anche l'albero è un oggetto-icona trasferito nella dimensione estetica) e vediamo fin dove è capace di andare. [...] Naturalmente è un ordine esclusivamente suo, come se Marisa Zattini si ponesse di nuovo il problema della responsabilità umana, la ricerca di una ragione spirituale più perturbante, più inquieta ed anche in contraddizione con la materia stessa, in questo caso proponendo una serie di tronchi d'albero che respirano per proprio conto, che aspirano ad una nuova vita, che pensano in maniera del tutto personale [...]».

Marisa Zattini (Forlì, 1956), laureata cum laude nel 1981 alla Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Firenze ha realizzato mostre personali in Italia e all'estero a partire dal 1976. Dal 1989 è Direttore artistico de Il Vicolo Sezione Arte, Il Vicolo Editore e della rivista trimestrale di Arte & Letteratura "Graphie", fondata nel 1998. Dal 2006 ha avviato un'indagine ricognitivo-artistica sull'identità/alterità. (Comunicato stampa)




Telefono Sip anni 1960-70 Francobollo celebrativo del telegrafo Dal telegrafo al satellite, l'evoluzione della comunicazione
termina il 31 ottobre 2020
Palazzo delle Poste - Trieste

Organizzata dal Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Poste Italiane, in collaborazione con l'Associazione culturale 6idea, il Circolo Culturale Astrofili Trieste e collezionisti privati, la mostra è inserita nel vasto programma del Science in the City festival di Esof 2020 (EuroScience Open Forum), un viaggio nel tempo in cui si racconta, attraverso immagini e poster redatti in italiano e in inglese, la storia delle telecomunicazioni. Apre la rassegna la frase biblica "What Hath God Wrought!", ovvero il primo messaggio telegrafico sperimentale inviato da Samuel Morse da Washington DC a Baltimora, atto che segnò in modo tangibile la nascita della comunicazione in tempo reale.

La mostra è una passeggiata nel tempo che, partendo dall'archeologia industriale ovvero dagli apparati di telecomunicazione di fine Ottocento, arriverà fino ai giorni nostri con le comunicazioni satellitari in continua evoluzione. L'iniziativa si rivolge principalmente alle nuove generazioni, cercando di stimolare, oltre che la loro curiosità per questi oggetti "strani" e "obsoleti", l'interesse verso i principi delle telecomunicazioni che restano a tutt'oggi alla base delle tecnologie più avanzate. I visitatori oltre che leggere avranno modo di ammirare oggetti antichi quali il telegrafo, i telefoni a cornetta, ma anche mezzi di comunicazione a noi vicini e magari già pensionati come il telex o ancora utilizzati come i telefoni cellulari. Sarà inoltre allestita una sezione dedicata alle comunicazioni satellitari che trasporterà il visitatore nelle galassie lontane. (Comunicato stampa)




Acquaforte acquatinta di cm 50x70 realizzato da Gianna Lampe nel 1989 denominata Tramonto Gianna Lampe: "La mia grafica"
13 ottobre (inaugurazione) - 31 ottobre 2020
Saletta Hammerle Editori - Trieste

Mostra personale della pittrice Gianna Lampe, introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni. Esposta, in una sorta di antologica, oltre una ventina tra disegni realizzati a crayon e incisioni accanto a un olio, eseguiti tra gli anni Ottanta e oggi.

Presentazione mostra




Ritratto di Margherita Sarfatti dipinto da Mario Sironi Margherita Sarfatti e l'arte in Italia tra le due guerre
10 ottobre (inaugurazione ore 10.00-21.00) - 31 ottobre 2020
Galleria Russo - Roma
www.galleriarusso.com

Capolavori di Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Mario Sironi, Adolfo Wildt, Gino Severini, Achille Funi tra le opere in esposizione. La maggior parte delle cinquanta opere in esposizione proviene dalla leggendaria collezione di Margherita Grassini Sarfatti, sofisticata Peggy Guggenheim italiana, ma anche donna di potere capace di surclassare il ruolo di qualsiasi maschio dominante nell'Italia degli anni Venti. Chi era Margherita Sarfatti? Se avete automaticamente risposto "l'altra donna di Benito Mussolini" è assai probabile che una visita alla mostra Margherita Sarfatti e l'arte in Italia tra le due guerre produrrà l'effetto di ribaltare il vostro punto di vista sulla questione, intellettualmente assai più stimolante partendo dal presupposto che non lei, la geniale Margherita, fosse l'altra donna di lui, ma lui l'altro uomo di lei, anzi, uno degli uomini di lei, la grande pigmaliona, la talent scout dal fiuto infallibile, la prima donna europea critico d'arte militante, grandiosa nel bene quanto nel male, come lei stessa non mancò di riconoscere, tracciando il lucido bilancio di una vita fuori dalle convenzioni.

"Io sono nuova, io nasco ogni mattina, ciò che feci ieri non è la ragione determinante di quanto farò domani". Nel ritratto che traccia di se stessa emerge quella tensione al nuovo che è il tratto saliente della sua azione. "Nel contesto internazionale delle donne del XX secolo che con la loro personalità hanno contribuito a costruire il mondo moderno, Margherita Sarfatti spicca come un astro di prima grandezza" scrive di lei Fabio Benzi, curatore della mostra nonché esperto tra i più accreditati di arte italiana della prima metà del '900, e, in effetti, la donna che aveva inventato il mito del Duce si collocava agli antipodi del modello di angelo del focolare raccomandato alla popolazione femminile dalla propaganda di regime. L'aspirazione alla modernità di questa progressista e femminista autentica è rivelata in modo palese dalle sue scelte di collezionista d'arte compulsiva e appassionata, di modo che a Fabrizio Russo - organizzatore della mostra e legato alla famiglia Sarfatti da un antico rapporto di parentela e amicizia - raccontare Margherita attraverso i capolavori della sua leggendaria collezione è parsa la scelta più logica.

Chi visiterà l'esposizione, valuterà dunque lo spessore intellettuale di Margherita attraverso le sue scelte artistiche: Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Mario Sironi, Adolfo Wildt sono presenti con emozionanti capolavori che, da soli, giustificherebbero ampiamente un'incursione al civico 20 di via Alibert, la piccola strada di raccordo tra via del Babuino e via Margutta su cui si affaccia la storica Galleria Russo, 122 anni di attività ininterrotta nel campo dell'arte moderna. La presenza di eccezionali solisti non deve però distogliere dall'andamento eminentemente corale del progetto espositivo, concepito come un racconto a molte voci sull'arte in Italia tra le due guerre, uno scenario dinamico e ricco di sfaccettature nell'ambito del quale una donna ebrea, Margherita Grassini Sarfatti, svolse il ruolo di affascinante mattatrice.

In mostra non c'è solo l'Ecce Puer, una palpitante cera firmata da Medardo Rosso nel 1906 che trova il suo contraltare nell'inarrivabile eleganza dei marmi e dei bronzi di Wildt (tra essi La Vergine del 1924, opera amatissima da Margherita), non solo la sincopata Ballerina futurista di Mario Sironi (1916) o la Periferia del 1909 di un autore raro e di culto come Umberto Boccioni, in questa mostra c'è soprattutto il tentativo critico di ragionare su una vastissima e favoleggiata collezione purtroppo mai catalogata e pienamente studiata perché la sua stessa artefice cominciò a disperderla per finanziarsi la fuga dall'Italia nel 1938, quando l'istituzione delle leggi razziali la costrinsero a fare definitivamente i conti col fallimento di un progetto poltico in cui molto aveva creduto.

Nel progetto curato da Fabio Benzi con l'intervento di Corrado Augias come autore della prefazione in catalogo e Rachele Ferrario, autrice di un corposo saggio critico, le assenze contano quanto le presenze. Tante e importanti - nella collezione Sarfatti e, di conseguenza, in questa mostra - le opere di Mario Sironi, con cui Margherita diede vita a un rapporto professionale e umano di importanza cruciale nella storia dell'arte italiana del '900 (Rachele Ferrario in catalogo). Manca invece Arturo Martini, il più grande scultore italiano del '900, scoperto e inizialmente favorito da Margherita e poi oggetto di scoperta ostlità quando lui si sottrae alla sua influenza aderendo al gruppo romano di Valori Plastici. In collezione non entra neanche il grande De Chirico, reo di aver rilasciato a una rivista francese un'intervista che chiaramente la chiama in causa "Non c'è in Italia alcun movimento d'arte moderna […] La pittura italiana moderna non esiste. Ci siamo Modigliani e io; ma noi siamo quasi francesi". Consapevole del grande talento di lui, alla fine lo perdona. Segnala la loro riconciliazione uno degli inediti in mostra: la testa di gladiatore del 1927, una matita su carta con dedica donata dal pittore nel 1931 alla gentilissima Signora Margherita Sarfatti.

Non possono naturalmente mancare gli artisti del suo Novecento, il movimento di cui, negli anni della sua massima influenza politica, dal 1922 al 1927, è teorica e sostenitrice. Sensibilissima nel cogliere ogni accento di novità, è tra le prime a registrare la nuova temperie culturale europea di un ritorno all'ordine che riformi le avanguardie. Del gruppo dei suoi fedelissimi la mostra schiera Achille Funi, Anselmo Bucci e Pietro Marussig insieme ad autori che, come Gino Severini e Ardengo Soffici, rientrando in quella tendenza, acquista con compulsivo entusiasmo. Donna di potere, oltre che collezionista, le sue scelte d'acquisto sono talvolta suggerite da motivazioni di opportunità politica. La sezione della mostra dedicata alle acquisizioni di artisti romani come Francesco Trombadori, Virgilio Guidi, Quirino Ruggeri, Gisberto Ceracchini e Pasquarosa segnala lo sforzo di ricucire lo strappo con l'ambiente dominato dal suo rivale, Cipriano Efisio Oppo, vincitore finale dell'aspra partita per la leadership nelle politiche artistiche.

La Galleria Russo, fondata a Roma nel 1897, è una delle più prestigiose gallerie d'arte italiane. Il suo vasto repertorio espositivo affianca ai principali autori del '900 storico - Balla, Boccioni, De Chirico, Casorati, Carrà, Sironi, Cambellotti, Severini - la produzione di giovani artisti italiani ed internazionali contemporanei. (Comunicato ufficio stampa Scarlett Matassi)




La voce delle stelle
Casa Museo Boschi Di Stefano - Milano

Red Lab Gallery presenta due incontri che svelano il rapporto con il cosmo e la natura degli autori protagonisti della mostra "Orientarsi con le stelle". Per le disposizioni antiCovid vigenti l'ingresso sarà possibile solo su prenotazione inviando una mail a info@redlabgallery.com con nome, cognome e numero di telefono. La mostra mette in luce quanto sia sempre più necessario oggi ricostruire una relazione più responsabile e intima con il Cosmo, non più prevaricatore o solo contemplativa, ma anche di ascolto, consapevolezza e salvaguardia. Presenta i lavori di nove fotografi: Alessandra Baldoni, Marianne Bjørnmyr, Joan Fontcuberta, Dacia Manto, Paola Mattioli, Occhiomagico (Giancarlo Maiocchi), Edoardo Romagnoli, Pio Tarantini e Yorgos Yatromanolakis.

.. 15 ottobre 2020, ore 18.00, Un po' di cielo in terra

Alessandra Baldoni, Dacia Manto, Paola Mattioli e Pio Tarantini dialogano con Cristina Casero, scrittrice e docente di storia della fotografia e arte contemporanea all'Università di Parma. Partendo dal libro-catalogo a tiratura limitata "Orientarsi con le stelle" (Red Lab Editore, 2020), illustrato in copertina da un'opera inedita di Dacia Manto e al suo interno da alcuni testi del narratore e poeta Antonio Prete, gli autori racconteranno come nascono le loro opere, la loro poetica e il loro rapporto con Cosmo, Stelle e Natura. Modera l'incontro Gigliola Foschi, co-curatrice della mostra e storica della fotografia. I libri fotografici e i cataloghi d'arte di Red Lab Editore affiancheranno di volta in volta l'attività dell'omonima galleria d'arte (Red Lab Gallery) con lo scopo di promuovere la cultura dell'arte visiva proponendo il confronto con discipline diverse.

.. 27 ottobre ore 18.00, La fotografia: una costellazione di riferimento?

Occhiomagico (Giancarlo Maiocchi) e Edoardo Romagnoli dialogano con Giovanni Pelloso, giornalista e direttore del Il Fotografo, per esplorare e capire se il linguaggio della fotografia sia ancora capace di disegnare scenari futuribili e di offrire una costellazione di riferimento per comprendere il presente. Modera l'incontro Alessia Locatelli, direttore artistico dell'Archivio Cattaneo e della Biennale di Fotografia Femminile di Mantova. (Comunicato ufficio stampa De Angelis Press)




Autoritratto di Antonio Ligabue realizzato a a olio su tavola di faesite di cm 45x35 tra il 1955 e il 1956 in una foto di Fabio Fantini Disegno a matita su carta di cm 24x32 realizzato tra il 1955 e il 1957 da Antonio Ligabue denominato Tigre in una fotografia di Fabio Fantini Antonio Ligabue
Hors Cadre


13 ottobre - 14 novembre 2020
Musée de La Roche-sur-Yon - Le Cyel
www.museo-ligabue.it

Seconda monografica in Francia, dopo l'esposizione organizzata nel 1982 dall'Istituto Italiano di Cultura di Parigi, "Hors Cadre" racconta il pittore "fuori dalla cornice", nella sua irrefrenabile forza creativa. Realizzata in collaborazione con il Comune di Gualtieri e la Fondazione Museo Antonio Ligabue, che da anni si avvale della consulenza di Sergio e Francesco Negri, profondi conoscitori della ricerca dell'artista, l'esposizione comprende due quadri di grande rilievo, presenti nell'opera cinematografica di Giorgio Diritti: il celebre "Autoritratto", che costituisce la locandina del film "Volevo nascondermi", e "Diligenza con paesaggio", dipinto che il regista vide per la prima volta a Gualtieri nel 1975, innamorandosi della ricerca di Ligabue. Accanto a questi lavori, l'opera intitolata "Buoi con carro a botte" e due disegni della seconda metà degli anni Cinquanta. Il percorso espositivo sarà completato da un tour virtuale che amplierà la selezione delle opere in mostra attraverso alcuni dei capolavori presenti nella retrospettiva "Incompreso. La vita di Antonio Ligabue attraverso le sue opere", nel Salone dei Giganti di Palazzo Bentivoglio a Gualtieri.

«Dal 2014 - spiega Nadia Stefanel, storica dell'arte e coordinatrice del progetto - la Fondazione Museo Antonio Ligabue è diventata il punto di riferimento per gli studi su Ligabue. Fruizione, valorizzazione, studi critici, archivio storico e didattica sono i capisaldi del percorso che la Fondazione e il Comune di Gualtieri si sono dati per ampliare la conoscenza dell'artista a livello anche internazionale. Per questo motivo, è stato accolto con piacere l'invito del Festival International du Film de La Roche-sur-Yon, che ha collezionato negli anni presenze importanti. Ligabue non è il pittore folle che rientra nel binomio arte/follia o in quello arte istintiva/naïf, ma un artista capace di trasformare alcune ricerche iconografiche ed incontri importanti in pozzi dai quali attingere le fonti per creare la sua Arte».

La Fondazione Museo Antonio Ligabue di Gualtieri (Reggio Emilia), interlocutore accreditato a livello italiano ed internazionale per la valorizzazione dell'opera di Antonio Ligabue, è partner del Festival International du Film de La Roche-sur-Yon che, in occasione dell'undicesima edizione (12-18 ottobre 2020), presenterà il film "Volevo nascondermi" di Giorgio Diritti, premiato con l'Orso d'Argento alla Berlinale. (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)

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Incompreso. La vita di Antonio Ligabue attraverso le sue opere
06 giugno - 13 dicembre 2020
Palazzo Bentivoglio - Gualtieri (Reggio Emilia)
Presentazione




Disegno con protagonista Ettore Sottsass realizzato da Silvio Pasotti nella mostra Ritratti alla Galleria Cortina Disegno con protagonista l'attrice Adriana Asti realizzato da Silvio Pasotti nella mostra a Milano alla Galleria Cortina Silvio Pasotti: "Ritratti"
17 novembre (inaugurazione ore 16.00-20.00) - 05 dicembre 2020
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

L'arte del ritratto sembra essere una pratica perduta in quest'era dell'immediatezza. Non rimane molto tempo per l'interpretazione quando l'involucro vince sull'anima, quando l'istantaneità non lascia spazio al tempo e la rappresentazione viene istituzionalizzata sulla base dell'apprezzamento di massa. Dietro l'obbiettivo, la matita, il pennello un punto di vista intimo ed unico è chiamato a scrutare il soggetto, ad estrarre e rendere visibile ciò che è nascosto ed invisibile. Uno dei traduttori di questo linguaggio impalpabile è di certo Silvio Pasotti il quale, durante la sua carriera decennale, ha trovato nel ritratto un elemento sempre più importante ed identificativo del proprio percorso. Nella Milano degli anni 70/80, all'interno del vibrante palcoscenico culturale che la caratterizzava, Pasotti si inserisce come spettatore attivo. Osserva, registra ed imprime nelle mani e nella mente i gesti, le voci, le espressioni di tutti quei volti che hanno reso memorabile il proprio tempo.

Racconta tratteggiando le tante storie dei vari protagonisti italiani, e non solo, di svariati settori. Celebri scrittori, giornalisti, mercanti d'arte che hanno fatto la storia delle gallerie milanesi, ma anche imprenditori, icone della moda e del cinema compaiono a testimoniare non solo la loro presenza nella storia d'ogni campo, ma anche quella dell'artista che ne ha delineato l'impronta. In tali rappresentazioni un fine tratto descrittivo si mischia ad uno più intuitivo nella coniugazione di due opposte tecniche narrative; vivacità e compostezza giocano sul foglio rivelando la trama del soggetto. La scorza esterna si sfuma e si intreccia, mostra riflessi, ombre, frame di un gesto congelato nell'atto descrittivo, permettendo così alla moltitudine di "io" presenti in ognuno di noi di palesarsi.

Pasotti mostra in questo modo l'uomo per quello che è: un anima frammentata e complessa racchiusa in un recipiente dalla conformazione unica. Non vi è difatti un ritratto uguale all'altro, sì, la mano è la medesima, ma proprio come i soggetti descritti ogni raffigurazione è singolare ed incomparabile. Ognuno ha una sua voce, un suo modo di vivere lo spazio, di nascondersi o di esibirsi; c'è chi è più ingarbugliato, chi ha bisogno di pochi tratti per venire fuori, qualcuno è un po' più cupo e vive in bianco e nero, mentre qualcun'altro ama il colore e non può farne a meno. Proprio in questa diversità, nella peculiarità di ogni ritratto Pasotti rivela il suo talento facendosi interprete e traduttore dell'invisibilità dell'animo in segno tangibile. Mostra a cura di Mafalda e Stefano Cortina. (Comunicato stampa)

___ Mostra e presentazione cataloghi pubblicati da Cortina Arte Edizioni

Carlo Ferreri: "Legs"
03 novembre (inaugurazione) - 14 novembre 2020
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
Presentazione

Dario Zaffaroni | Geometrie Cromo-cinetiche
a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni
Presentazione

Dadamaino | Gli anni '80 e '90, l'infinito silenzio del segno
a cura di Stefano Cortina con Susanne Capolongo, testo critico di Elena Pontiggia
Presentazione

50 e oltre | Storia di una Galleria d'Arte: la Galleria Cortina 1962-2013
a cura di Susanne Capolongo, testi critici di Flaminio Gualdoni e Maria Teresa Ferrari
Presentazione




Aurelio Gravina
"The false sublime"


10 ottobre (inaugurazione) - 22 ottobre 2020 (prorogata allo 05 novembre 2020)
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

Mostra a cura di Arianna Sartori. Aurelio Gravina è già stato ospite della Galleria Arianna Sartori nel 2009 con la personale "Il buio, l'oblio… esserci", nel 2010 con la personale "Dieci modi di morire in-versi", nel 2011 con la personale "Il fenomeno dell'occhio che non sente" e nel 2016 con la personale "Dalla perdita della materia alla condizione di spirito", artista che è sempre riuscito a suscitare l'interesse del pubblico e della critica.

«L'habitat artificiale dell'uomo, per Aurelio Gravina, ha il carattere della giungla. Bestie più o meno feroci si tra le case e sovrastano panoramiche cementificate. Forse non sono lì in perlustrazione, forse smarrite o cacciatrici in nuovi territori, forse sono solo metafora dell'uomo snaturato. L'uomo e l'animale si contendono un ruolo da protagonisti nelle tele di Aurelio Gravina, Costringono chi guarda a un confronto diretto e ravvicinato con la bestia o con Io sguardo di uno sconosciuto. I soggetti compaiono come di passaggio e si avvicinano all'osservatore, a volte, fino alla deformazione visiva. Le figure entrano nella scena pittorica da destra o da sinistra, dal basso o dall'alto e si pongono all'osservatore quasi sempre come se fossero in movimento, un attimo prima di fermarsi. Il colore e la pennellata sono gli alleati di Gravina per ottenere questo effetto.

La stesura col pennello è rapida, il colore corposo, multistrato e qualche volta colato. Che sia l'uomo o la bestia, entrambi emergono da sfondi scuri, cupi, che abbozzano spesso lontani contesti metropolitani, o spazi irreali, estranianti. Nelle tele di Gravina capita di trovare un leone in città, o un essere umano raffigurato dall'alto come se ad osservarlo non sia un altro uomo, ma piuttosto un animale: un uccello esploratore. L'uomo e la bestia si confondono, si mescolano, si contendono la scena. Entrambi condividono uno stesso dentino e una stessa sensibilità con l'unica differenza che non I'habitat animale, ma la casa dell'uomo, come un cancro, si e moltiplicata a dismisura fagocitando territori della mente. L'occhio dell'animale dell'uomo sono come persi nel vuoto. L'espressione è quasi interrogativa e stimola l'osservatore a porsi delle domande.

I personaggi é come se entrassero improvvisamente nella tela del pittore. Sembrano catturati nel corso di una sequenza cinematografica. Le figure, dai contorni volutamente più o meno incerti, come fotografie mosse azionano il desiderio di capire a quale storia appartenga il frame proposto. È un pasto appena consumato, come il quadro del leone che si muove sovrastando la città? È la fuga da un fantomatico zoo, come il ritratto dello scimpanzé? Le domande restano aperte. Specie quando gli animali sembrano diventare un tutt'uno con le architetture quasi consustanziali. Le città appena abbozzate, o i palazzi sembrano gli unici testimoni della storia del vivere, l'unica presenza oggettivamente immobile, per loro natura intrinseca.

Tuttavia Gravina mette in discussione persino la loro staticità e per farlo usa la luce. I chiaroscuri sono un elemento importante della sua composizione pittorica. I bianchi puri delineano le forme e le figure. Le aiutano ad emergere dall'oscurità e da spazi indeterminati. Questa luce è fredda, non ha nulla di naturale, nonostante la gran parte dei lavori raffiguri scene all'aperto. Non c'è nulla della positività del movimento e del dinamismo delle città futuriste nelle opere di Gravina, La sua pittura è vicina al racconto dei contesti metropolitani di molti artisti contemporanei come Papetti, Guaitamacchi, Ottieri, Cerri, dove il contesto urbano viene raffigurato come luogo di perdizione, di annientamento, di estraneazione, di declino. Emblematica la tela di Gravina, "Promenade" dove un leone sovrasta una città.

La città è per Gravina meta di uomini e animali. È come se la migrazione di massa verso i grandi agglomerati urbani riguardi tutti gli esseri viventi, alludendo a campagne e savane desertificate, inospitali. Tutto gravita attorno alla città e l'osservazione del paesaggio artificiale da parte dei suoi abitanti sembra contenere un interrogativo comune a uomini e animali dove "stiamo andando?", (Ognuno di loro è passeggero di una grande arca di Noè in attesa che si definisca o raggiunga una meta. Il somarello in città, ritratto in una delle tele di Gravina, ne è un esempio significativo. L'animale guarda con aria smarrita verso l'osservatore, alle spalle la città. L'asino, da sempre è legato all'uomo attraverso il lavoro contadino, è chiaramente decontestualizzato, espropriato della sua identità, del suo ruolo. Rivolgendosi all'uomo che lo guarda fuori dalla tela sembra cercare un nuovo padrone: forse spera di trovare l'uomo perduto.» (Giungla metropolitana, di Melina Scalise)

«Nel 1507 Caravaggio conosce il Cardinale Francesco Maria Del Monte, grande uomo di cultura e di arte che incantato dalla sua pittura gli acquista alcuni quadri. Da questo momento comincia il viaggio pittorico nei meandri del realismo rivoluzionario, nella magia della "luce". Il "sublime falso" racchiude in sé il possibile sdoppiamento dei fatti: la sottrazione/divisione degli spazi decreta la perdita della narrazione storica, confonde i tempi e mette in evidenza i particolari del realismo scenico caravaggesco accostandoli ai suoi successori nordici Vermeer, Rembrandt. Il falso sta nei tempi, nel rapporto fra soggetto e luce, nella condivisione dei meccanismi pittorici. Così si perde la drammaticità del racconto fissandone quella del particolare (falso). La divisione degli spazi rimanda alla tecnica filmica, al "repechage" scenico dell'intero percorso.» (Falso Sublime, di A.G.G.)

Scenografo, attore e regista diploma all'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, Aurelio Gravina (Francavilla Marittima / Sibaritide) lavora in teatro con l'Out Off di Milano e collabora con Studio Azzurro dal 1981 al 1986 con il video arte "Il nuotatore" e altre produzioni. Dopo diverse performance di Teatro/Arte e dopo aver sperimentato la scrittura sia come linguaggio che come forma pittorica continua la sua ricerca affrontando la pittura come possibilità atta a fondere i due linguaggi (teatro/pittura) in direzione di un unico contenuto: quello del segno pittorico/attore nello spazio scenico della tela. (Comunicato stampa)




Giovanni Cerri
Diario della pandemia


10 ottobre (inaugurazione) - 01 novembre 2020
Casa Lucio Fontana di Comabbio (Varese)
www.ilborgodiluciofontana.it | www.deangelispress.com

Riflessione strettamente personale sulla pandemia e il periodo vissuto in lockdown dell'artista milanese Giovanni Cerri, la mostra nasce come un lavoro di preparazione per la personale prevista nel 2021 al Museo Italo Americano di San Francisco. Dei 118 disegni realizzati a penna su carta, per la mostra, che per la prima volta apre i suoi spazi a un artista contemporaneo, ne sono stati selezionati 40, che riassumono tutti i temi trattati. Curata da Massimo Cassani, organizzata dall'Associazione culturale "Il borgo di Lucio Fontana" in collaborazione con il Museo Italo Americano San Francisco e patrocinata dal Comune di Comabbio, l'esposizione si presenta come un "corpus" considerevole di disegni in cui l'autore scrive appunti, annota frasi sparse, segna pensieri, nomi. Un "diario" per immagini che è diventato progetto, anteprima per l'esposizione futura.

Giovanni Cerri sviluppa una ricerca sul problema in sé delle epidemie, facendo coincidere la situazione che vive al presente con la memoria storica di avvenimenti simili già accaduti, cercando fonti, notizie, cenni letterari, immagini dei tempi addietro. Fissa sensazioni ed emozioni: vuoti e silenzi nella città deserta come mai si era vista, "omaggi" ad opere d'arte anch'esse recluse nei musei serrati, citazioni letterarie che raccontano fatti simili a quelli che si stavano vivendo in quei giorni, in quei mesi. Un dipinto citato, particolarmente simbolico per questi avvenimenti, è il Cristo morto di Andrea Mantegna, conservato nella Pinacoteca di Brera. Oppure, per quel monito di Cristo rivolto alla Maddalena, Noli me tangere ("Non mi toccare"), motivo così spesso ricorrente nella pittura rinascimentale, ecco la citazione di una famosa opera di Correggio. Un vuoto Cenacolo leonardesco lascia aperta la domanda: chi deve arrivare? Chi se ne è già andato?

E poi Alessandro Manzoni, non poteva mancare: I promessi sposi e La colonna infame. Affiorano qui luoghi milanesi come il "Lazzaretto" e la "Vetra de' Cittadini", o figure importanti delle pestilenze del 1576 e del 1630 come Carlo e Federigo Borromeo. Alcuni spunti anche dalle fotografie e dai documenti dell'influenza spagnola del 1918, epidemia che flagellò l'Europa all'indomani del primo conflitto mondiale. Molti disegni, infine, raccontano l'assenza, il silenzio irreale di quei giorni: un carrello della spesa abbandonato, i parchi giochi senza bambini, le vie deserte, le piante e gli arbusti che crescevano liberamente per la mancata presenza degli uomini "invasori", la desolazione di spazi inanimati.

Dal testo in catalogo di Simona Bartolena: "...Giovanni ha tradotto nella realtà locale delle strade di Milano un immaginario che riguarda, di fatto, l'intero pianeta. Ha raccontato la sua quarantena sovrapponendo in modo convulso e libero scene viste in TV, scorci di città, memorie collettive, speranze, paure, preghiere, cronache… in un mosaico di visioni che ben testimonia la tensione emotiva generata dalla situazione, gli inevitabili riferimenti al passato, i timori per il futuro, la solitudine e il disorientamento del momento. Il tema non era semplice: il rischio della retorica e del "già detto" era dietro l'angolo e bastava davvero poco per cadere nel tranello dell'emozione facile. Per evitarlo Cerri ha tirato fuori il meglio di sé.

Potremmo dire che ha usato le sue armi migliori: il segno spavaldo che ostenta trascuratezza e casualità (ma che nasconde un'attenta ponderazione dei limiti e degli equilibri), la capacità di giocare con la banalità senza mai dargliela vinta, quell'incantevole e disarmante ingenuità che rende i concetti espressi ancor più drammatici e dolorosi e l'abilità nell'intrecciare passato e presente, memoria e visione, cronaca e storia, vero e immaginato. Tra citazioni colte e frame da telegiornale, tra pagine del Manzoni e foto in bianco e nero dell'epidemia di spagnola, Cerri si avventura nei meandri più oscuri delle pandemie di tutti i tempi, esplora la violenza, il terrore, la tragedia, lasciando sullo sfondo - quasi per darci qualche certezza, qualche coordinata famigliare - le strade e i monumenti di Milano…"

Giovanni Cerri (Milano, 1969) ha iniziato a esporre nel 1987 e da allora ha tenuto mostre personali in Italia e all'estero. Da sempre attratto dal territorio urbano di periferia, la sua ricerca si è sviluppata nell'indagine tematica dell'archeologia industriale, con raffigurazioni di fabbriche dismesse, aree abbandonate e relitti di edifici al confine tra città e hinterland. Dal 2001 al 2009 ha lavorato al ciclo delle "città fantasma", dipingendo sulla carta di quotidiano, supporto che raccontava la nostra contemporaneità, come una sorta di cronaca affiorante dalla materia pittorica. Nel 2008 espone con il padre Giancarlo al Museo della Permanente a Milano nella mostra «I Cerri, Giancarlo e Giovanni. La pittura di generazione in generazione». Nel 2011, invitato dal curatore Vittorio Sgarbi, espone al Padiglione Italia Regione Lombardia alla 54° Edizione della Biennale di Venezia. Nel 2019 espone alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno la mostra "Memoria e Futuro / Erinnerung und Zukunft. A Milano, nell'anno di Leonardo", in occasione del quinto centenario leonardesco. (Comunicato ufficio stampa De Angelis Press)




Opera di Marzia Migliora Marzia Migliora
Lo spettro di Malthus


10 ottobre - 13 dicembre 2020
Museo MA*GA - Gallarate (Varese)
www.museomaga.it

La mostra personale ruota attorno al progetto, realizzato grazie al sostegno di Italian Council, ambientato in gran parte nelle miniere di salgemma siciliane di Petralia e Racalmuto, formatesi circa 6 milioni di anni fa. Lo Spettro di Malthus è l'ideale conclusione del ciclo di ricerca degli ultimi anni, che Marzia Migliora ha dedicato all'analisi sul rapporto tra produzione di cibo, merce e plusvalore del modello capitalista e allo sfruttamento delle risorse umane, animali e minerarie. Temi evocati fin dal titolo del progetto proposto in cui l'artista richiama la teoria enunciata da Thomas Malthus, economista e demografo inglese (1766-1834), che teorizzava, già a fine diciottesimo secolo, il problema dell'insostenibilità tra crescita demografica e produzione alimentare, indicando come conseguenze di monoculture e allevamenti industriali, possibili carestie e pandemie a livello globale.

La mostra si articolerà attorno a una serie di nuovi lavori di Marzia Migliora, in un percorso esperienziale site specific, che vede, tra le altre cose, la presenza di installazioni ambientali, un'animazione digitale realizzata in realtà virtuale, e una grande tenda in tre parti. Il pubblico infatti si muoverà attraverso tutto lo spazio espositivo scoprendo le opere aldilà delle tende, che introducono una linea temporale di crescita demografica, dal 1700 al 2100, sulla quale si focalizza la ricerca dell'artista.

"Il progetto - specifica Matteo Lucchetti - nasce da una serie di ventiquattro collage che Marzia Migliora ha iniziato nel 2017 con il titolo di Paradossi dell'abbondanza, che mescolano la tecnica del disegno alla tradizione del papier collé, per raccontare le contraddizioni vissute in campo agricolo, dalla prospettiva degli agricoltori stessi, che siano gli stagionali migranti dei nostri giorni, i braccianti delle piantagioni coloniali, oppure più semplicemente provenienti dal background contadino vicino all'artista e alla storia della sua famiglia. Il titolo dell'opera è preso a prestito da un capitolo del libro Una storia commestibile dell'umanità del giornalista inglese Tom Standage, che ripercorre una certa idea di modernità attraverso la storia dell'agricoltura e del suo asservimento alla produzione di cibo come merce: con l'introduzione di monoculture, produzioni intensive, pesticidi, organismi geneticamente modificati e quanto ha permesso un presunto dominio dell'uomo sui cicli naturali della germinazione.

Questi disegni introducono all'installazione Lo spettro di Malthus che chiama direttamente in causa la figura dello studioso inglese che nel 1798 pubblica Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società, precursore rispetto agli squilibri tra crescita demografica e produzione alimentare. Marzia Migliora ha immaginato questo lavoro come un'immersione nelle viscere della terra, fino a oltre cento metri di profondità sotto il livello del mare. Questa è la quota più profonda alla quale si trova il salgemma estratto da secoli nelle miniere siciliane di sale, in stratificazioni geologiche formatesi sei milioni di anni fa. Il lavoro, che prende la forma di un video in realtà virtuale, permette un viaggio altrimenti impossibile, nei tunnel scavati dall'uomo nella profondità della terra, che appaiono come intestini popolati da animazioni provenienti dai disegni dell'artista, i quali visualizzano alcuni passaggi fondamentali del conflitto tra il cosiddetto progresso e i suoi costi all'interno dell'ecosistema".

Artisti: Marina Abramovic, Giovanni Anselmo, Vanessa Beecroft, Victor Burgin, Alberto Burri, Enrico Castellani, Giuliano Dal Molin, Gino De Dominicis, Michele Guido, Gary Hill, Alfredo Jaar, Donald Judd, Ilya and Emilia Kabakov, William Kentridge, Anselm Kiefer, Joseph Kosuth, Clegg & Guttmann, Hendrik Krawen, Wolfgang Laib, David Lamelas, Domenico Antonio Mancini, Marzia Migliora, Mocellin-Pellegrini, Luca Monterastelli, Reinhard Mucha, Ugo Mulas, Michelangelo Pistoletto, Thomas Ruff, Ettore Spalletti, Haim Steinbach, Wael Shawky, Gian Maria Tosatti, Dre' Wapenaar, Tobias Zielony, Gilberto Zorio (Comunicato stampa)

___ ENG

The project, winner of the Italian Council 2019, is a journey into virtual reality in Sicilian mines dedicated to the unsustainability of the relationship between capitalist production and the exploitation of human, animal, and mining resources. From October 10 to December 13, 2020, the Museo MA*GA in Gallarate (VA) will host a solo exhibition by Marzia Migliora, entitled 'The Spectre of Malthus'(Lo spettro di Malthus), curated by Matteo Lucchetti. The exhibition will revolve around a project realized thanks to the patronage of the Italian Council, developed mostly in the Sicilian salt mines of Petralia and Racalmuto, which were formed about six million years ago.

The Spectre of Malthus is the ideal conclusion to a research project that, Marzia Migliora has dedicated in recent years to the analysis of the relationship between the capitalist system's production of food, commodities and surplus value and the exploitation of human, animal, and mining resources. These are subjects evoked in the title of the project itself, in which the artist calls into question the British economist and demographer Thomas Malthus (1766-1834), who as early as the late 18th century theorised the problem of unsustainability, between demographic growth and food production and pointed to global famine and pandemics as possible consequences of monocultures and factory farming.

As Matteo Lucchetti explains, 'The reasons why Marzia Migliora has explored the contradictions intrinsic in industrialised agricultural production models and the intensive extractive practices of neoliberal capitalism are anchored to the conviction that the paradigms on which the industrial world as we know it is based are at the root of the emergencies, past and future, that humankind is progressively having to address.'

'This isn't the first time that Marzia Migliora has worked at Gallarate,' says MA*GA curator, Alessandro Castiglioni. She is present in the Museum's permanent collection with her Made in Italy, a work produced in 2016 and dedicated to the complex question of the exploitation and renaturalisation of the river that runs through Gallarate in relation to the explosion and subsequent crisis of the Lombard textile industry since the 1950s.

'With The Spectre of Malthus,' explains Alessandro Castiglioni,' Marzia Migliora is pursuing the research she has been developing for many years on labour, natural resources, and the environment, questioning each one of us about our individual and collective responsibilities for the use and exploitation of resources and the work force.' The exhibition will be organised around a set of new works by Marzia Migliora, in a site-specific experiential layout featuring, among other things, environmental installations, a virtual reality digital animation and a large curtain divided into three parts. The public will walk through the whole exhibition space, discovering the works behind the curtains, which present a timeline of demographic growth from 1790 to 2100, the focus of the artist's work.

'The project,' specifies Matteo Lucchetti, 'came to life from a series of 29 collages that Marzia Migliora began in 2017 entitled Paradossi dell'abbondanza (Paradoxes of Plenty), which blend drawing with the papier collé tradition to speak about the contradictions experienced in the agricultural field from the perspective of the agricultural workers themselves, be they present-day seasonal migrants, labourers on colonial plantations or, more simply, people from the artist and her family's own rural background.

The title of the work is borrowed from a chapter in An Edible History of Humanity by the British journalist Tom Standage, who reconstructs a certain idea of modernity through the history of agriculture and its subjection to the production of food as a commodity with the introduction of monocultures, intensive production, pesticides, genetically modified organisms and everything else that has allowed man his supposed control of the natural cycles of germination. These drawings introduce the installation The Spectre of Malthus, which directly involves the figure of the British scholar who, in 1798, published An Essay on the Principle of Population as It Affects the Future Improvement of Society, in which he foresees the imbalances that exist between demographic growth and food production.

'Marzia Migliora imagined this work as an immersion in the bowels of the earth, to a depth of more than a hundred metres below sea level. This is the lowest depth at which it is possible to find rock salt, extracted for centuries in Sicilian salt mines from geological strata formed six million years ago. The work, which takes the form of a virtual reality video, takes the visitor on a journey that would otherwise be impossible along tunnels bored by man into the depths of the earth. Their appearance is that of intestines populated by animations of the artist's drawings of some of the fundamental stages in the conflict between so-called progress and its costs within the ecosystem.'

The initiative is accompanied by an illustrated catalogue/magazine, which will be distributed with the Internazionale weekly in October, and anticipated by an e-book, downloadable from the www.museomaga.it site, in which Marzia Migliora's previously unpublished sketchbooks reveal and anticipate her studies and output over the last year and more.

Artists represented and works by Marina Abramovic, Giovanni Anselmo, Vanessa Beecroft, Victor Burgin, Alberto Burri, Enrico Castellani, Giuliano Dal Molin, Gino De Dominicis, Michele Guido, Gary Hill, Alfredo Jaar, Donald Judd, Ilya and Emilia Kabakov, William Kentridge, Anselm Kiefer, Joseph Kosuth, Clegg & Guttmann, Hendrik Krawen, Wolfgang Laib, David Lamelas, Domenico Antonio Mancini, Marzia Migliora, Mocellin-Pellegrini, Luca Monterastelli, Reinhard Mucha, Ugo Mulas, Michelangelo Pistoletto, Thomas Ruff, Ettore Spalletti, Haim Steinbach, Wael Shawky, Gian Maria Tosatti, Dre' Wapenaar, Tobias Zielony, Gilberto Zorio (Press release)




Mimmo Rotella Month

.. Conversazione Digitale (in inglese)
07 ottobre 2020, ore 19-00 (CET)

.. Frieze Master 2020 Viewing Room
07-16 ottobre 2020

.. Mayfair Gallery Publication Award
Catalogo della mostra "Mimmo Rotella. Beyond Décollage: Photo emulsions and artypos, 1963-1980" (a cura di Antonella Soldaini)
fine ottobre 2020

.. Tefaf online New York 2020
30 ottobre - 04 novembre 2020
www.cardigallery.com

La Cardi Gallery (Londra) celebra il centoduesimo anniversario della nascita di Mimmo Rotella (Catanzaro, 1918 - Milano, 2006) con una conversazione digitale dedicata all'artista. La conversazione sarà incentrata sulle opere meccaniche prodotte da Rotella negli anni Sessanta e Settanta. Antonella Soldaini, Direttrice del Mimmo Rotella Institute di Milano oltre che curatrice della mostra e co-autrice (con Veronica Locatelli) del relativo catalogo, intratterrà un dialogo con Elizabeth Mangini, Professoressa Associata e Presidente del dipartimento di Storia dell'arte e Culture Visive del California College of the Arts di San Francisco.

La discussione si svilupperà intorno al ricchissimo vocabolario visivo di Rotella e alla sua appropriazione di immagini di icone culturali che spaziano dal glamour delle star di Hollywood e Cinecittà ai colori delle pubblicità massificate, fino agli eventi di cronaca spesso fortemente traumatici della contemporaneità. Verrà inoltre trattato il rifiuto della pittura da parte di Rotella e il suo conseguente utilizzo di mezzi di riproduzione meccanica, di tipo sia fotografico che meccanico, per riprodurre immagini sui supporti tradizionali dell'arte, quali la carta e la tela, affermando la posizione dell'artista come uno dei primi esponenti non soltanto del gruppo della Mec-Art ma anche del movimento della Pop Art.

Quest'anno la presentazione virtuale Frieze Masters 2020 Viewing Room farà riferimento alla mostra Mimmo Rotella. Beyond Décollage: Photo emulsions and artypos, 1963-1980, presso Cardi Gallery. Il progetto espositivo online includerà una personale dedicata ai riporti fotografici e artypo di Mimmo Rotella, complementati da un raro décollage del 1956. Questi lavori sono popolati di immagini derivanti dal mondo del cinema (La diva, 1963; Venere Imperiale, 1966; Magoo, 1966; Arabesque, La Rivincita, 1967), della pubblicità (Il Traffico, 1965; Tufi, 1972; Le sourire Rama, 1973), della cronaca (L'astronaute, 1966, Italy's trial, 1979), dell'erotismo (L'amplesso, 1975), oltre che capolavori della storia dell'arte (Homage à Velazquez, 1966). Il décollage, Baskerville, 1961, sarà incluso nella Frieze Masters 2020 section "Forever", a cura di Sir Norman Rosenthal.

Il catalogo Mimmo Rotella. Beyond Décollage: Photo emulsions and artypos, 1963-1980 ha fatto il suo debutto in occasione dell'edizione inaugurale del Mayfair Gallery Publication Award, il cui vincitore verrà annunciato a fine ottobre. Il volume di 316 pagine, creato come accompagnamento alla mostra, presenta una selezione di vedute della mostra presso Cardi Gallery e include saggi che esaminano queste esplorazioni di Rotella con i mezzi espressivi della Mec-Art. Mentre lo studio si sviluppa principalmente intorno alle opere incluse nella mostra, oggetto di ampia ricerca e accompagnate da una selezione di riferimenti a ulteriori opere. Ci auguriamo che questo volume si dimostri risorsa indispensabile per interpretare un'epoca precedentemente poco studiata della pratica artistica di Mimmo Rotella.

Mimmo Rotella Month presso Cardi Gallery si chiuderà con Tefaf Online New York 2020, che avrà luogo dal 30 ottobre al 4 novembre. La presentazione online si focalizzerà su 8 ½ (1963) un raro riporto fotografico su tela che celebra il film omonimo del leggendario regista italiano Federico Fellini, a tutti gli effetti una delle pellicole più iconiche di tutti i tempi. Il mondo del cinema, specialmente dei film diretti da Fellini e delle dive dei classici di Hollywood, sono il soggetto di molti riporti fotografici creati da Rotella.

La mostra Mimmo Rotella. Beyond Décollage: Photo emulsions and artypos, 1963-1980, a cura di Antonella Soldaini, continuerà a essere visitabile presso lo spazio di 22 Grafton Street sino al 12 dicembre. I visitatori potranno ammirare la vasta selezione di oltre 70 capolavori in mostra nei cinque piani della galleria: la più grande collezione di opere di Rotella mai presentata nel Regno Unito offre un'analisi su un corpus di lavori particolarmente significativo nella pratica dell'artista. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)




Carlo Ferreri: "Legs"
03 novembre (inaugurazione ore 18.30) - 14 novembre 2020
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Ripresa della stagione espositiva con un artista legato alla Galleria Cortina grazie ad una collaborazione che dura da quasi vent'anni. Le mura della Galleria sono state testimoni della crescita dell'uomo e dell'artista che è Carlo Ferreri ed ora, nel 2020, sono pronte ad annoverare tra le pagine della propria storia quest'ultimo comune capitolo non a caso scelto come segno di continuità. Nelle opere di Ferreri artista milanese, la figura femminile è da sempre tra i soggetti prediletti. Il dettaglio delle gambe, protagonista di queste opere, è un omaggio alla femminilità espressa dall'artista con i suoi nudi "materici" dai rilievi pastosi e velate trasparenze in cui la materia corposa che lo ha sempre contraddistinto si scioglie in più fluide pennellate dalla gestualità veloce e sicura. Mostra a cura di Mafalda Cortina. (Comunicato stampa)




Locandina di INONDA canale digitale di Fondazione Torino Musei INONDA
Il canale digitale di Fondazione Torino Musei
inonda.fondazionetorinomusei.it

La Fondazione Torino Musei si prende cura delle oltre 150.000 opere delle collezioni d'arte della Città di Torino. Il passato con Palazzo Madama - Museo Civico d'Arte Antica, l'Oriente con il MAO Museo d'Arte Orientale e il futuro con la GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea: prospettive diverse su epoche storiche e mondi apparentemente lontani eppure connessi fra loro. La  mission è la tutela di questo patrimonio e la sua divulgazione, con una particolare attenzione all'accessibilità e ai progetti educativi. Per l'anno scolastico 2020-2021 il Settore Educazione di ciascun museo ha realizzato una programmazione che si sviluppa attraverso percorsi e laboratori INMUSEO dedicati alle ricche collezioni permanenti e alle prossime mostre e a distanza con il nuovo e innovativo progetto che porta il museo in classe, grazie alla piattaforma virtuale INONDA.




André Derain - Nature morte au pichet et verre de vin © 2020, ProLitteris, Zurich André Derain - Portrait de Geneviève en bleu © 2020, ProLitteris, Zurich André Derain - Portrait d'Iturrino © 2020, ProLitteris, Zurich André Derain - Paysage de Provence © 2020, ProLitteris, Zurich André Derain
Sperimentatore controcorrente


27 settembre 2020 - 31 gennaio 2021
Museo d'arte - Mendrisio (Svizzera)

André Derain è una delle grandi figure della rivoluzione artistica dell'inizio del XX secolo, sia pittorica sia scultorea, un'icona dell'arte del Novecento, amico di Picasso, Matisse, Braque, Giacometti. Derain ha formato con Henri Matisse e Pablo Picasso la triade di artisti che ha completamente cambiato a livello mondiale l'arte del Novecento. Derain è stato a capo e ispiratore di molte delle maggiori correnti della pittura moderna e contemporanea. È stato l'erede dell'Impressionismo, l'iniziatore della pittura Fauve e uno dei padri del Cubismo, nonché il precursore del Ritorno al Classicismo.

Nei primissimi anni del Novecento, una manciata di artisti cambiò completamente il modo di vedere l'arte. Tra i massimi innovatori ci furono Derain e Matisse, che trascorsero vari anni a dipingere insieme i paesaggi di mare a Collioure, nel Sud della Francia. I due diedero vita tra il 1905 e il 1910 a un movimento per il quale si coniò il termine Fauve, cioè il gruppo dei "Selvaggi", a causa dei vivacissimi, infuocati colori che caratterizzavano le loro opere. Anche Picasso nutrì grande ammirazione e stima per Derain, soprattutto all'inizio del secolo scorso. A partire dal 1910, per diversi anni, Derain e Picasso collaborarono tra di loro e si studiarono reciprocamente. Si frequentarono molto e la loro amicizia durò fino agli anni Trenta. Fu Derain a introdurre Picasso nel mondo dell'arte africana e con Derain Picasso fece i primi passi verso il Cubismo.

Entrambi furono amanti della mondanità, uomini di grande successo, celebrità delle arti del XX secolo. Ma se la fortuna di Picasso crebbe per tutto il secolo, quella di Derain ebbe un brusco, momentaneo declino dopo la seconda guerra mondiale, complice il mondo delle gallerie d'arte e del mercato. Il Cubismo, grande tendenza di cambiamento all'inizio del '900, ebbe origine da Georges Braque, oltre che da Derain e Picasso. Braque e Derain strinsero amicizia proprio verso il 1909 e per vari anni vissero l'uno vicino all'altro. Nel periodo in cui dipinsero insieme nel quartiere parigino della Ruche, Braque apprezzò molto il Primitivismo di Derain e quest'ultimo guardò molto al moderno classicismo di Braque. Dei suoi vecchi amici, Braque fu l'unico ad aiutare Derain nei momenti di difficoltà, subito dopo la seconda Guerra Mondiale.

Chi amò particolarmente l'opera di Derain fu Alberto Giacometti. Al grande artista svizzero piaceva in particolar modo la capacità di Derain di cambiare stile rifacendosi alla tradizione dell'arte antica. Derain rimase sempre legato alla pittura figurativa - il ritratto, il paesaggio, le nature morte - e trovò ispirazione dall'arte greca e romana, su su fino ai grandi maestri dell'Ottocento. Giacometti dedicò un lungo articolo alla sua straordinaria capacità di raccogliere idee da tutta la storia dell'arte, trasformandola in qualcosa di personale. Alla morte del maestro, fu Giacometti ad aiutare i famigliari a salvare decine di sculture di Derain.

Grazie alla collaborazione degli Archivi André Derain e ai prestiti di alcuni prestigiosi musei francesi, il Museo d'arte Mendrisio organizza una retrospettiva di ampio respiro sull'opera di Derain: 70 dipinti, 30 opere su carta, 20 sculture, 25 progetti per costumi e scene teatrali, illustrazioni di libri e alcune ceramiche ripercorrono la creatività vulcanica e l'attività poliedrica di questo massimo protagonista dell'arte moderna. Già a partire dalla metà degli anni Dieci, perseguendo una sua personale attitudine teorica e culturale, Derain sceglie una direzione di ricerca decisamente in controtendenza rispetto allo spirito avanguardistico che aveva caratterizzato la sua prima fase.

Negli anni Venti e Trenta raggiunge un grande successo internazionale, ma a causa di questo cambiamento di rotta, pur mantenendo una posizione di primissimo piano sulla scena artistica parigina, viene criticato dall'ambiente dell'avanguardia. André Breton, che era suo grande ammiratore, lo accusa (al pari di Giorgio de Chirico) di aver esaurito la sua autentica vena creativa e di essersi rifugiato in una dimensione nostalgica della tradizione, inaridendo il suo incontestabile talento. Anche se nel 1925 dichiara «Che ingenuità o che debolezza parlare di inquietudine della pittura moderna», Derain non può sfuggire alla sua condizione di artista moderno e la direzione "inattuale" della sua impronta stilistica non annulla affatto la dimensione esistenziale ed estetica di quell'inquietudine (e neanche la sua originalità) ma la trasferisce su un piano operativo differente, in modo affascinante e paradossale.

La sua ricerca è caratterizzata dalla singolare raffinatezza intellettuale dei suoi continui scarti stilistici e da un'ossessiva volontà di spingere la pratica pittorica sull'orlo dell'abisso del nulla, nell'ostinata e impossibile intenzione di arrivare a cogliere «il segreto delle cose» attraverso quella che lui definisce «archipeinture». Chi ha forse compreso meglio di tutti il senso autentico della sua arte è Alberto Giacometti, che diventa suo grande amico, dal 1936 in poi. Nell'ultima fase della sua vita Derain si isola sempre di più, e non basta una mostra postuma al Musée National d'Art Moderne di Parigi nel 1954 (anno della sua scomparsa) per riportare l'attenzione della critica dominante sulla sua opera, di cui è apprezzato solo il primo periodo avanguardista.

Per l'avvio di una vera rivalutazione dell'artista in chiave più attuale bisogna aspettare fino a quando la sua complessa e apparentemente contraddittoria avventura artistica viene riletta da una prospettiva critica postmoderna e non più soltanto all'interno di una visione evolutiva dell'arte scandita dal succedersi delle tendenze moderniste. Importante in questo senso è stata, in particolare, la grande retrospettiva al Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris (1994-95) intitolata significativamente Le peintre du trouble moderne. Da allora, fortunatamente, il ritorno d'interesse per quest'affascinante e controversa figura maggiore dell'arte del Novecento va progressivamente crescendo.

La mostra, a cura di Simone Soldini, Francesco Poli, Barbara Paltenghi Malacrida, organizzata dal Museo d'arte Mendrisio, nell'ambito della sua attività espositiva dedicata ai grandi maestri moderni, intende esplorare tutti i principali aspetti della ricerca di Derain, e in particolare contribuire a rimettere a fuoco e rivalorizzare le peculiari qualità della sua complessa e articolata produzione fra le due guerre e fino alla sua morte. Per ciò che concerne la pittura viene analizzata in particolare l'evoluzione e le sperimentazioni stilistiche e tematiche, oltre ai numerosi riferimenti impliciti o espliciti dei più diversi territori dell'arte di tutte le epoche. E questo nei vari generi: il paesaggio, la natura morta, il ritratto, il nudo femminile, le composizioni più articolate. Altrettanto significativa, anche se più ridotta è la produzione scultorea, che viene documentata con un gruppo molto interessante di lavori.

Appassionato di teatro, l'artista collabora a molte importanti messe in scene di spettacoli e balletti. Una sezione mette in luce questo aspetto meno noto ma molto rilevante dell'attività dell'artista attraverso una selezione di disegni, bozzetti e documenti fotografici. Un catalogo di circa 230 pagine, edito dal Museo d'arte Mendrisio, documenta con fotografie storiche e schede tutte le opere in mostra, introdotte dai contributi di studiosi e curatori e seguite dai consueti apparati riportanti una bibliografia scelta e una selezione delle esposizioni. Vengono inoltre pubblicati alcuni testi teorici esemplari dell'artista, tradotti per la prima volta in italiano. (Comunicato stampa)




"Feeling Home. Sentirsi a casa"
03 ottobre (inaugurazione ore 18.00) - 30 ottobre 2020
GAM Galleria d'Arte Moderna - Catania
www.eventofeelinghome.it

Mostra fotografica itinerante, ideata da GT Art Photo Agency Milano a cura di Giusy Tigano e organizzata in collaborazione con l'Associazione F2 Progetti per la Fotografia di Catania. Nove autori raccontano attraverso 90 fotografie il "sentire casa" come idea e sensazione, spazio intimo e personale, custode di ricordi, sogni ed emozioni, dove il tempo non pesa mai in quanto "specchio" del tempo interiore di ognuno di noi. L'esposizione, realizzata grazie alla preziosa sponsorship di Canon Italia e di Sirti S.p.A., patrocinata dal Comune di Catania e dall'Assessorato alla Cultura, dopo Milano, Voghera (Pavia), Corigliano Calabro (Cosenza) e Bibbiena (Arezzo), approda in Sicilia con alcuni contributi inediti grazie ai nuovi portfoli di Isabella Balena e di Pierfranco Fornasieri, che si aggiungono ai fotografi presenti nelle passate edizioni: Franco Carlisi, Francesco Cito, Luca Cortese, Gianni Maffi, Carlo Riggi, Pio Tarantini e Daniele Vita.

Il percorso espositivo, nel quale ciascun autore declina il senso di "casa" in funzione della propria sensibilità, del proprio linguaggio e della propria poetica, alterna le fotografie a estratti bibliografici e introduzioni personali degli autori, in aggiunta a specifiche letture critiche redatte da diverse figure professionali del mondo della fotografia: Ilaria Baiocchi, Gigliola Foschi, Roberto Mutti, Barbara Silbe, Pio Tarantini e Giusy Tigano. Un contributo letterario che offre ai visitatori interessanti chiavi di lettura attraverso citazioni d'autore e riflessioni importanti che affiancano e integrano il percorso visivo, conducendo il fruitore lungo un percorso di stimoli e di apporti diversificati e preziosi.

Giusy Tigano: "Il progetto Feeling Home costituisce una testimonianza fotografica allargata e ricca su un tema particolarmente vivo, universale, estremamente attuale e di grande respiro come quello del "sentirsi a casa": offrendo differenti visioni, si propone come una preziosa opportunità di riflessione, di crescita e di ricerca di identità per ognuno di noi". La mostra è accompagnata dal libro fotografico "Feeling Home. Sentirsi a casa" (Edizioni EBS Print, 2019) che raccoglie 115 fotografie a colori e in bianco e nero degli autori presenti in mostra, i testi curatoriali di Giusy Tigano che illustrano la poetica dell'intero progetto e i diversi contributi critici che accompagnano le fotografie. Il libro è ordinabile anche online (www.gtartphotoagency.com/books/books-news-2019)

Questa nuova tappa del fortunato progetto espositivo include due interessanti appuntamenti collaterali:

- La mostra delle fotografie selezionate in occasione del contest fotografico "Lockdown. Sospesi in casa" organizzato nei mesi di marzo-giugno 2020 in coincidenza con la situazione di confinamento dovuta alle misure sanitarie governative legate all'emergenza Covid-19. L'idea di F2 Progetti per la fotografia e di GT Art Photo Agency è stata quella di promuovere un contest finalizzato all'esposizione che non si costituisse come meccanismo di competizione tra i partecipanti, ma piuttosto come strumento di analisi, di consapevolezza e di testimonianza atto a stimolare e promuovere la creazione di memoria, la costruzione di valore e la condivisione collettiva. Questo "capitolo" fotografico si propone come mostra complementare del progetto, andando ad integrarlo arricchendone il messaggio con nuovi apporti autoriali interessanti e di forte adesione al mondo reale più contemporaneo.

- La realizzazione del "Feeling Home Social Video": in occasione dell'inaugurazione, in un'area dedicata della Galleria d'Arte Moderna, verranno allestite delle riprese video ove i visitatori saranno invitati ad esprimere liberamente le proprie idee sul concetto del "sentirsi a casa", partecipando così al progetto in maniera diretta e personale. La performance, ideata da Alessandro Vicario, ha riscosso un notevole successo di pubblico in occasione delle edizioni precedenti della mostra e la accompagna in tutte le sue edizioni, andando così a comporre un documento multimediale e culturale di particolare valore sociale e antropologico, che dopo ogni esposizione si arricchisce di ulteriori testimonianze.

Entrambe le iniziative si ispirano al principio di inclusività e di interazione con il pubblico che ha da sempre animato il progetto nel suo percorso, tappa dopo tappa. La visione di "Feeling Home" si allarga così a nuove visioni espandendo il senso di "casa", di identità e di appartenenza. Sirti è un hub di innovazione nel campo dello sviluppo delle infrastrutture di rete. Fondata nel 1921, opera nei settori delle Telecomunicazioni, Energia, Trasporti e Digital Solutions con circa 4.100 dipendenti. (Comunicato ufficio stampa De Angelis Press)




Locandina della mostra Onirique con opere di Ludovic Thiriez Ludovic Thiriez: "Onirique"
08 ottobre (inaugurazione) - 07 novembre 2020
Galleria Gare82 - Brescia
www.gare82.net

L'esposizione dell'artista franco-ungherese Ludovic Thiriez si compone di un ciclo pittorico di diciotto opere realizzate tra il 2018 e il 2020 e presenta il focus che l'artista pone sul periodo dell'infanzia, vista come un fantastico specchio dell'umanità in cui troviamo tenerezza, gioco, ingenuità, violenza, amore, quesiti. Una materia prima a cui il tempo darà forma, un processo di ricerca dove l'accumulo di esperienze, sentimenti e idee determina una sovrapposizione di elementi da cui nascono storie. Su questa riflessione Thiriez getta le basi per sviluppare il proprio metodo creativo: i suoi dipinti si caratterizzano proprio di quegli elementi che si sovrappongono come in un collage organizzato in modo semplice e caotico da cui nasce un nuovo equilibrio, un nuovo racconto. Sono opere ricche di simbologia e strutturalmente complesse ma, nonostante la costruzione su vari piani possa tendere verso il caos, la manualità dell'artista dona all'immagine finale un tale impatto che cattura l'occhio facendolo correre ora sull'insieme, ora sul dettaglio e senza rendercene conto rimaniamo affacciati a quella finestra aperta verso un mondo altro. Mostra e catalogo a cura di Federica Picco.

Dopo la laurea in economia, Ludovic Thiriez (Courbevoie - Parigi, 1984) nel 2007 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Budapest dove ha l'opportunità di lavorare assieme ad artisti come Etienne de Fleurieu e Alexander Tinei da cui riceverà preziosi consigli sullo sviluppo della propria ricerca, sui processi e sulle tecniche. Nel 2012 parte per il Brasile e sente presto l'influenza della scena artistica latinoamericana ma soprattutto rimane colpito dalla maestosità della natura e dei paesaggi tipici del Paese: profondamente affascinato, fa sue quelle immagini che diventano inevitabilmente parte della composizione dei suoi dipinti. Alla pittura accosta l'installazione riuscendo a creare un dialogo tra le opere in un continuo rimando tra la bi e la tridimensionalità. (Comunicato stampa)




La maglia numero 33 di Larry Bird nella squadra di pallacanestro dei Boston Celtics nel ruolo di Ala in una foto nella mostra di Marco Craig Marco Craig
Witness 1:1


08 ottobre (inaugurazione) - 05 dicembre 2020
VisionQuesT 4rosso - Genova
www.visionquest.it

Il progetto di Marco Craig con un work-in-progress costruisce una sorta di campionario oggetti, cimeli, che tendente alla valorizzazione simbolica di uno story-telling contemporaneo, ci accompagna nel cuore di eventi sportivi storici. E' il caso della bicicletta Colnago Nuovo Mexico con la quale Giuseppe Saronni scrive una pagina di storia del ciclismo italiano e internazionale. E' il 5 settembre 1982 e Saronni, mani basse sul manubrio e pedalata potente, si impone ai campionati del mondo in Gran Bretagna con quella che passa alla storia come "la fucilata di Goodwood", forse la volata più spettacolare degli annali delle due ruote. Altro oggetto di culto è il casco indossato da Giacomo Agostini, asso del motociclismo, nelle gare del Gran Premio di Brno in Cecoslovacchia.

E' il 20 luglio 1969: Neil Armstrong, astronauta dell'Apollo 11, mette il primo piede sul suolo lunare e Agostini, protagonista di pagine epiche, conquista due titoli del mondo nelle classi "350" e "500" con le MV Agusta. Questa vittoria, così come l'allunaggio, è un fatto storico: quell'anno "Ago" vince tutte le gare e a oggi è il pilota più titolato che il motociclismo abbia mai conosciuto. Il passamontagna bianco che disegna la sagoma di un cuore conserva a futura memoria l'eccezionalità dell'impresa condotta da Reinhold Messner. Lo indossa l'alpinista e scalatore italiano quando l'8 maggio 1978, con il compagno Peter Habeler, raggiunge la vetta del Monte Everest, senza bombole di ossigeno.

I due si impongono alla fama planetaria, perché compiono un'impresa fino ad allora ritenuta impossibile, al punto di essere accusati di aver utilizzato di nascosto piccoli ausili. Illazioni messe a tacere due anni dopo, quando Messner compie l'ascesa in solitaria, facendo ricorso solo alle sue forze e alla sua competenza. Le fotografie di Craig sono il risultato di una meticolosa indagine che seleziona un elenco di eventi sportivi storici e che mette al centro di ogni immagine gli oggetti e gli indumenti immortali e iconici utilizzati dagli atleti trasfigurandone la loro forma da Still Life a quella di ritratti di oguno dei protagonisti. Inseriti in buste sottovuoto e accompagnati da un'etichetta che racconta la peculiarità dell'evento vissuto, sono tutti fotografati e stampati in scala 1:1 in una logica di corrispondenza con l'oggetto ripreso.

Marco Craig (Milano, 1970), fotografo professionista dal 1990, giornalista e pubblicista, è figlio dell'attore di teatro Mimmo Craig. Inizia giovanissimo come assistente presso il prestigioso studio fotografico Ballo&Ballo, dove resta per molti anni, affinando la tecnica fotografica. Lì ha modo di incontrare i grandi maestri del design con cui, in futuro, realizzerà importanti progetti fotografici. Negli anni, la sua attività lo porta a collaborare con importanti riviste di moda e design, quali, Wallpaper, Vogue, Elle Decor, Io Donna, Vanity Fair, Brutus Japan e molte altre. Attratto dal mondo della pubblicità, si fa conoscere dalle più importanti agenzie pubblicitarie italiane ed estere. Oggi, oltre a firmare servizi di moda e design, segue l'immagine di vari artisti nel mondo musicale e cinematografico e realizza campagne pubblicitarie per alcuni notissimi marchi internazionali.

Nel 2015-2016, grazie ad Almostthere e Leica, realizza il progetto "Do not cross" dove racconta da dentro la maratona di New York, correndola con la macchina fotografica in mano. L'idea era quella di effettuare dei ritratti al vero polmone che rende speciale questa gara: il pubblico. Il risultato di questi scatti è un ritratto del mondo contemporaneo. Craig ha catturato il melting pot newyorkese: diverse etnie, emozioni, classi sociali quartieri. Nei 42 km della maratona il viaggio fatto con la macchina fotografica va oltre questa distanza. Per la prima volta un fotografo professionista ha fatto un lavoro simile. Nel 2016 "Do Not Cross" diventa un libro edito da Damiani Editore, tradotto in due lingue e distribuito in Italia e Stati Uniti. Sempre nel 2016 vengono realizzate con Leica due mostre a Milano e a Roma. Nel 2017-2018 inizia un nuovo progetto fotografico dal titolo "Witness" ancora oggi in lavorazione. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra Linee con opere di Alessandro Lupi Alessandro Lupi: "Linee"
08 ottobre (inaugurazione) - 07 novembre 2020
Guidi&Schoen - Genova
www.guidieschoen.com

Apertura della stagione espositiva nell'ambito di Genova Start 2020. L'artista genovese, residente a Berlino da più di 10 anni, torna ad esporre nella sua città con una serie di site-specific che dialogano con lo spazio attraverso i tre piani della galleria. Opere eterogenee che trovano una "linea" che riflette sula capacita di creare illusioni, cortocircuiti cognitivi e riflessioni sulla percezione della realtà. In un mondo sempre più dominato dalla virtualità, nel quale le esperienze diventano superficiali, effimere, a bassa definizione, il lavorare con lo spazio e la materia diventa un aspetto importante per comprendere che nella realtà si nascondono gli stimoli per creare un fitness dell'immaginazione più ampio e soggettivo.

Alessandro Lupi (Genova, 1975) vive e lavora a Berlino. Si è formato all'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova: in quegli anni la sua ricerca artistica appare già incentrata sull'utilizzo della luce come strumento per agire sulla percezione e stimolare nuovi processi cognitivi. A partire dal 1997 inizia la serie di lavori "Densità fluorescenti", sculture realizzate affiancando innumerevoli fili dipinti con pigmenti fluorescenti. Nel corso degli anni ha poi sviluppato diversi filoni di ricerca privilegiando interventi site-specific, opere cinetiche ed interattive, ospitate da prestigiose istituzioni pubbliche internazionali. Ogni opera è realizzata da Lupi partendo da un'idea o un'invenzione che agiscano sullo spettatore stimolandone l'immaginazione e guidandolo verso un diverso modo di percepire e configurare la realtà. I luoghi che ospitano le installazioni di Lupi sono musei, spazi urbani o ambienti naturali nei quali le opere creano zone di contemplazione di volta in volta realizzate in stretta relazione con il contesto. (Comunicato stampa)




Variante della copertina proposta da Alberto Rebori per l'edizione Corraini del 2001 Pellegrino Artusi 1820 - 2020
Ricette a fumetti di Alberto Rebori


09 ottobre (inaugurazione) - 25 ottobre 2020
Casa Artusi (Chiesa dei Servi) - Forlimpopoli (Forlì-Cesena)

.. Convegno: "La ricetta liberata", in "diretta streaming" sulla pagina Facebook di Casa Artusi
09 ottobre, ore 17.30 - 20.00
10 ottobre, ore 10.30 - 13.00

La cucina, nella sua veste artistica e creativa, è raccontata nella mostra a cura di Andrea Tomasetig. La rassegna, in collaborazione con Casa Artusi, si inserisce nel calendario delle celebrazioni dedicate al bicentenario della nascita di Pellegrino Artusi (Forlimpopoli 1820 - Firenze 1911) padre della moderna gastronomia italiana, e si apre con un convegno di due giorni. Pellegrino Artusi, divulgatore della lingua italiana, dopo gli studi comincia ad occuparsi degli affari paterni e quindi a viaggiare nelle varie regioni della penisola italiana. A circa trent'anni Artusi e la famiglia si trasferiscono a Firenze che dista poco più di 100 km da Forlimpopoli. Artusi gode di vita agiata e intorno ai 50 anni può cominciare a occuparsi a tempo pieno delle sue passioni, la cultura e la cucina. Accompagnato da aneddoti e riflessioni personali il ricettario La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene di Artusi è pubblicato per la prima volta dall'autore nel 1891 all'età di 71 anni e nasce come apporto alla formazione culturale della cucina italiana, un contributo aperto ai lettori, soprattutto alle lettrici dell'epoca, coronato da uno straordinario successo editoriale continuato nel tempo.

Con un approccio fedele al testo e insieme molto libero Alberto Rebori, eccellente illustratore e disegnatore di fumetti, realizza nel 2001 per l'editore Maurizio Corraini una serie di tavole a fumetti, pubblicate a corredo del celebre libro. Delle centinaia di disegni realizzati a computer che illustrano il volume soltanto 38 tavole, le 35 a fumetti e 3 libere, sono divenute nel 2011 una tiratura speciale stampata su carta pregiata, in sole tre serie numerate e firmate, che raccontano con parole e immagini 20 ricette che il pubblico può ammirare in mostra. Accanto a questo originale corpus di opere sono esposte nelle teche alcune preziose edizioni de La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene - una coeva di Artusi - le altre più recenti, tra cui la più completa edizione critica a cura di Alberto Capatti, massimo studioso della figura di Artusi, e quella del 2001 edita da Corraini.

Alberto Rebori ha saputo rapportarsi alle ricette originali, trascrivendo le frasi e le parole di Artusi in testa alle vignette e nelle nuvole presenti ogni tavola, dando loro una vita nuova, in sintonia con il suo mondo che ribalta con poeticità luoghi comuni e convenzioni del mondo culinario. Animali, verdure, cibi, stoviglie si animano di vita propria nella cucina dove Rosa e Vittorio - zii dell'illustratore, eterni protagonisti delle sue storie - eseguono le varie ricette. L'allestimento della mostra, ideato dall'architetto Leo Guerra, fa parte di una collaborazione en amitié di lunga tradizione con il curatore, attorno all'immaginario del cibo e alla sua rappresentazione artistica. Il design si compone di un sistema espositivo modulare, componibile e autoportante capace di integrare: display, quinte espositive tessili, bacheche, luce, comunicazione visiva. La mostra segna il debutto di un progetto pluriennale, concepito dal libraio antiquario milanese Andrea Tomasetig, che si svolgerà in diverse città italiane ed europee, dedicato alla cultura enogastronomica e in particolare all'immagine del cibo italiano. La prossima tappa sarà, infatti, l'Istituto Italiano di Cultura di Parigi.

Alberto Rebori (Chiavari, 1961), dopo gli studi classici, frequenta l'ISIA di Urbino e si laurea in arte grafica nel 1984. Come illustratore e umorista, nel 1997 riceve il premio Città Forte dei Marmi e nel 2000 il premio Andersen per il libro per bambini Piccolo Re (Mondadori). Collabora con numerosi giornali, tra cui linus, Vanity Fair Italia, Esquire - Edizione italiana, Elle Italia e il Corriere della Sera. Lavora con Mondadori, Rizzoli, Corraini, Guanda, Pulcinoelefante e Nuages. Realizza i disegni dei personaggi e le scenografie del film Che animale sei? prodotto da RAI Fiction. La sua creatività artistica nell'illustrazione per giornali e libri lo porta a disegnare con uno stile personale e surreale, sempre riconoscibile. Viene a mancare prematuramente nel 2016.

Casa Artusi nasce nel suo paese natale come primo centro di cultura gastronomica dedicato alla cucina italiana. Ricavata dalla ristrutturazione del complesso monumentale della Chiesa dei Servi, di straordinaria bellezza, occupa 2800 metri quadrati, ed è suddivisa in diversi spazi, tutti riconducibili alle differenti espressioni della cultura gastronomica. Al tempo stesso biblioteca, scuola di cucina, museo, ristorante, cantina, contenitore di eventi, bottega, Casa Artusi è il museo vivo della cucina domestica. (Comunicato ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Gianni Berengo Gardin e la Olivetti
01 ottobre (inaugurazione) - 15 novembre 2020
CAMERA Centro Italiano per la Fotografia - Torino
www.camera.to

Mostra dedicata dall'istituzione torinese e dall'Associazione Archivio Storico Olivetti, con la collaborazione del Museo Civico "P. A. Garda" di Ivrea, all'opera di uno dei più importanti fotografi italiani: Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930). Curato da Margherita Naim e Giangavino Pazzola, il progetto espositivo evidenzia l'intensità del rapporto professionale tra il fotografo e l'azienda di Ivrea, attraverso un'accurata selezione pressoché inedita di oltre 70 fotografie d'epoca in bianco e nero, pubblicazioni e documenti d'archivio ripensati secondo una scelta curatoriale che delinea due nuclei: uno formale che indaga il tema del valore del progetto d'architettura (industriale, residenziale, sociale, ecc.); un secondo che più esplicitamente traduce un sistema sociale di relazioni dentro e fuori la fabbrica.

Berengo Gardin, infatti, è uno tra gli autori che ha collaborato più a lungo con la Società Olivetti, descrivendo attraverso i suoi servizi fotografici sia il valore sociale del progetto d'architettura, sia l'organizzazione di un sistema di servizi sociali e culturali che animava la fabbrica e il territorio. La mostra è inoltre un omaggio che i due istituti culturali dedicano all'autore in occasione dei suoi 90 anni. La mostra ha origine da un progetto di ricerca e studio promosso dall'Associazione Archivio Storico Olivetti nel 2018 e svolto da Margherita Naim attraverso l'analisi e schedatura dei documenti fotografici di Gianni Berengo Gardin nei fondi della Società Olivetti, e si sviluppa in protocollo di intesa tra il Dipartimento Archivi di CAMERA e l'Associazione, rivolto alla mappatura e alla valorizzazione dei fondi fotografici conservati a Ivrea - nella più ampia cornice del Censimento delle raccolte fotografiche in Italia realizzato da CAMERA su scala nazionale.

Una collaborazione consolidata, quella tra Camera e l'Associazione che, lo scorso anno, ha dato vita alla mostra 1969. Olivetti Formes et Recherche. Una Mostra Internazionale e che anche in questa occasione trova puntuale restituzione a livello locale attraverso un riallestimento della mostra ad Ivrea, negli spazi del Museo Civico "P.A. Garda" (28 novembre 2020 - 28 marzo 2021). (Estratto da comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Dipinto di Angelo Molinari realizzato nel 2019 denominato Si fermò ad ascoltare il suo cuore "Opere di Angelo Molinari"
07 ottobre (inaugurazione) - 29 ottobre 2020
Galleria Francesco Zanuso - Milano

Selezione di lavori caratterizzati da segno e colore. L'artista si contraddistingue per il suo interesse e la sua costante ricerca nell'espressione gestuale di emozioni, sentimenti e di vissuti attraverso la ripetizione di elementi semplici, lineari, capaci di creare mondi espressivi; un orizzonte aperto a molteplici dimensioni e interpretazioni. In parallelo, l'elemento cromatico impresso con pennellate veloci e al tempo stesso decise, steso su quasi tutta la superficie del supporto utilizzato, restituisce nelle composizioni un ritmo che ne completa l'equilibrio. Nelle opere esposte c'è sempre un colore predominante che tende alla monocromia, sia che si tratti di "neri" come in Specie di Vago stupore, dove aree scure lasciano intravedere spiragli di luce e di altri colori, sia che siano "rossi" turbolenti, con tracce di gocce che rimandano al dripping, presenti ad esempio nell'opera Si fermò ad ascoltare il suo cuore, dove una tonalità si afferma sempre sulle altre.

L'universo delle possibilità cromatiche crea una stretta connessione con elementi legati al mondo reale svelati attraverso i titoli delle opere, lo si evince in Germoglio atteso di una fioritura e In cui si riflette il bosco che sottolineano l'interesse rivolto alla natura, ma anche a un mondo astratto legato ai diversi stati d'animo, come in L'anima è allor rapita e in Un'ondata di silenzio. I lavori di Angelo Molinari custodiscono inoltre un richiamo all'arte orientale, da cui l'artista è stato attratto durante tutto il suo percorso, che si manifesta nell'utilizzo di pennelli calligrafici e nella tipologia di tratto, che lontano dalla rigida e astratta geometria, lascia spazio alla ricerca di un'armonia superiore a tutte le inquietudini vissute dentro e oltre il perimetro dell'opera.

Angelo Molinari (Ameno - Novara, 1956) compie gli studi artistici presso l'Istituto Statale d'Arte di Venezia e l'Accademia di Belle Arti di Urbino. Già da studente espone in diverse mostre collettive e personali. Durante l'Accademia incontra il maestro cinese Hsiao Chin che lo avvicina alla pittura orientale, nel 1986 si reca in Cina e successivamente in Giappone, poi ad Urbino dove segue Elio Marchigiani e Omar Galliani. I suoi lavori prendono in esame vari linguaggi visuali, dalla fotografia alla foto-riproduzione con interventi pittorici, fino alle ultime ricerche astratto-gestuali. Molinari ha esposto in numerose mostre personali e collettive, in Italia e all'estero. Tra le sue mostre personali più recenti ricordiamo "Codice cromatico" presso la Galleria Cristina Moregola di Busto Arsizio nel 2016 e "In principio era il gesto" allo Spazio Hus di Milano nel 2019.

La Galleria Francesco Zanuso, fondata nel 2010 dall'omonimo medico e collezionista milanese con una particolare predilezione per la Scuola Romana, l'Arte Povera ed il Nouveau Realisme, prosegue nella sua fervida ricerca e nella stimolante attività espositiva con l'obiettivo di promuovere giovani artisti emergenti. Le scelte stilistiche vedono una forte attenzione rivolta alla pittura astratta e figurativa, alla fotografia, alla scultura ed al design. Situata in uno dei quartieri storici più caratteristici di Milano, la galleria rappresenta quindi un importante punto di riferimento per i collezionisti interessati alla produzione artistica contemporanea internazionale. (Comunicato ufficio Stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Estroversioni
Riccardo Garolla. Federico Lissoni. Giulio Locatelli. Matteo Pizzolante


29 settembre - 31 ottobre 2020
Galleria Ghiggini 1822 - Varese
www.ghiggini.it

"Estroversione è la tendenza a dirigere l'energia psichica verso gli oggetti e le circostanze del mondo esterno, a preferire i valori oggettivi e fattuali a quelli soggettivi e intuitivi. La mostra alla Galleria Ghiggini di Varese parte da qui: dalla scelta di quattro artisti accumunati, nella loro singola esperienza artistica, da una particolare ricettività per la realtà esterna dalla ricerca, attraverso l'oggetto di una realtà "altra". Quattro diversi percorsi per tematiche e tecnica che hanno saputo distinguersi al Premio Ghiggini Arte Giovane, divenuto ormai una istituzione capace di valorizzare le tendenze artistiche più innovative degli ultimi anni". (Tratto da "Al di là di ciò che appare" di Erika La Rosa, giornalista e critica d'arte)




Sala della Pinacoteca De Nittis Nuovo allestimento della Pinacoteca De Nittis
dal 26 settembre 2020
www.studioesseci.net

Nel 1913 Léontine Gruvelle, vedova De Nittis, regalò a Barletta, città natale del marito, con testamento olografo, un importante nucleo di opere che documentano le varie fasi della produzione artistica del Pittore barlettano e il suo talento per la sperimentazione. Questa grande ed importante donazione, così audace nel panorama italiano all'epoca, è ora al centro di una nuova lettura tematica nell'istallazione su due piani nel prestigioso Palazzo della Marra nel centro storico della Città. Il nuovo allestimento, progettato e curato dallo storico d'arte Renato Miracco dal titolo Rileggere De Nittis, oggi, cerca, infatti, di porre l'accento sulla contestualizzazione del pittore nella Comunità artistica di fine '800 a Parigi, considerata all'epoca il centro dell'Arte, e, a Londra che era diventata la Capitale economica del mondo.

"Suddividere in sezioni i quadri della Donazione, raccontare le storie e gli aneddoti che emergono dalle opere esposte, rileggere e riscoprire, oggi, l'Artista, è stato il mio compito, assicurando una lettura stratificata adatta ad un pubblico non solo nazionale ma internazionale - scrive il curatore nella sua presentazione - "Inoltre, in alcune sezioni della Mostra" - continua - "alcuni quadri di De Nittis saranno messi a confronto con quelli di alcuni suoi artisti-amici, in particolare Édouard Manet, Edgar Degas, Gustave Caillebotte e James Tissot. Per finire, e per dare al visitatore una visione più ampia della sua produzione, nel percorso sono inserite le riproduzioni di alcuni quadri di De Nittis presenti oggi nelle più importanti Collezioni e Musei del mondo: dalla Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Venezia al Metropolitan Museum of Art di New York, dal Musée d'Orsay di Parigi alla Collezione Piceni di Milano, solo per citarne alcuni"

Nelle 17 sale del percorso in Palazzo della Marra si dipana, cosi, un preciso racconto doppiamente identitario, sicuramente didattico ma anche emozionale (i colori scelti per le sale sono tratti dalla palette del Pittore) che porta il visitatore a "vivere' il racconto di un grande Artista italiano che aveva scelto di lavorare in Europa e che, come scrisse già nel 1877 Henry Houssaye, era «il capo se non il maestro della nuova scuola dei disegnatori dal vero all'aria aperta". Un artista, che partendo da Barletta è ora internazionalmente riconosciuto come uno dei protagonisti del rinnovamento delle Arti in Italia ed in Europa alla fine del XIX secolo, un uomo strappato alla vita appena trentottenne" in fiera giovinezza, in pieno amore, in piena Gloria. Come gli eroi e i semidei", come scrisse Dumas figlio, per l'epitaffio dell'artista amico. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Corinna Gosmaro Corinna Gosmaro
Chutzpah!


03 ottobre (inaugurazione) - 04 dicembre 2020
The Gallery Apart - Roma
www.thegalleryapart.it

Seconda personale in galleria di Corinna Gosmaro, artista attualmente in residenza alla Cité Internationale des Arts di Parigi e che dal prossimo mese di gennaio sarà ospite dell'American Academy in Rome quale Italian Fellowship for Visual Art. La mostra si pone in continuità con il percorso seguito dall'artista fin dagli esordi, da quando cioè i suoi interventi pittorici su filtri industriali intendevano generare paesaggi come tentativo di fusione tra percezione, cognizione, memoria e risonanze emotive. Per Corinna Gosmaro, tempi e luoghi sono elementi privi di una necessaria linearità cronologica o geografica. Sono piuttosto tasselli di conoscenza che possono essere impiegati per indagare gli archetipi: immagini, forme e oggetti rappresentativi di momenti creativi fondamentali nella storia del genere umano. La ricerca dell'archetipo non è finalizzata soltanto alla creazione dell'opera d'arte, questa è semmai il risultato finale di un processo trasversale, volto all'individuazione di una possibile matrice comportamentale.

Una metodologia di pensiero e di lavoro che trova ispirazione nell'ambito delle neuroscienze, dove si esplora la correlazione tra memoria e immaginazione in termini di chronesthesia o mental time travelling - ovvero la capacità di ricostruire mentalmente eventi personali dal passato insieme a quella di immaginare possibili scenari futuri. A Gosmaro interessa comporre in modo organico gli stimoli provenienti dai processi mnemonici assieme alle suggestioni scaturite dall'immaginazione, enfatizzando così uno stato d'animo, prima ancora che un percorso concettuale, e attivando una sorta di condizione psicofisica che definisce ricorrendo al termine Chutzpah.

Se l'etimologia originaria di questo termine Yiddish significa "impertinenza" o "insolenza", il lemma, nel tempo, si è arricchito di un valore semantico più largo che fa riferimento alle "qualità dell'audacia, per il bene o per il male", come coraggio, ardore, tempra. Per la concezione della mostra, Gosmaro associa il Chutzpah al concetto baudelairiano di spontaneità intesa come risultato intuitivo e rapido della conoscenza e dell'intelligenza. I pensieri di Baudelaire mostrano forti affinità con i dibattiti moderni prevedendo l'unione del potere associativo dell'immaginazione alla capacità di concepire qualcosa di nuovo sulla base di materiali accumulati e immagazzinati in memoria.

Gli artisti sono mental time travellers; conferiscono valore all'immaginario e al possibile con il vero e il reale. I lavori presenti in mostra provano a dare forma all'esaltazione dell'atto creativo e alla forza intrinsecamente impertinente di ogni singola opera. La scala diventa una metafora di ascesa e discesa del pensiero, ma il suo andamento ne sottolinea il senso non lineare dei moti dell'umano sentire. I corrimani sono reminiscenze di impalcature mentali che si muovono su piani temporali diversi e trasversali; uno slittamento tra passato, presente e futuro, noncurante della dimensione temporale né di una direzione lineare. I disegni e le sculture di corda zoomorfe introducono una dimensione animale che richiama le basi fondanti di una visione evoluzionistica globale e non solo della storia culturale della specie umana. (Comunicato stampa)

___ENG

The Gallery Apart is proud to present Chutzpah!, the second solo show by Corinna Gosmaro hosted in the gallery spaces. The artist, who is currently in residency at the Cité Internationale des Arts in Paris, from next January will be a residential guest at the American Academy in Rome as the recipient of the Italian Fellowship in Visual Arts. The exhibition is in continuity with the creative journey embarked on by the artist since the beginning, when her pictorial works on industrial filters intended to generate landscapes as an attempt to blend perception, cognition, memory and emotional resonances. To Corinna Gosmaro, time and places are elements free from any chronological or geographical linearity. They are indeed pieces of knowledge that can be exploited to investigate archetypes: images, shapes or objects representative of the fundamental creative moments in the history of humanity.

The search for the archetype is not aimed only at the creation of the work of art, but rather, the latter is the final result of a transversal process for the identification of a possible behavioural matrix. A method of thinking and working that draws inspiration from neuroscience that explores the correlation between memory and imagination in terms of chronesthesia or mental time travelling - that is the capacity to mentally reconstruct past personal experience as well as to imagine possible scenarios in the future. Gosmaro is interested in combining in an organic way the inputs from the mnemonic processes with the suggestions unleashed by imagination, thus emphasizing a state of mind, even more than a conceptual path, and triggering a sort of psychophysical condition that the artist defines by the word Chutzpah.

Although the original etymology of this Yiddish word meant "impudence" or "insolence", over the years it has taken on a broader semantic value, referring to "the quality of audacity, for good or for bad", such as courage, ardour, mettle. In conceiving the exhibition, Gosmaro has associated the concept of Chutzpah to the Baudelairean idea of spontaneity as the rapidly intuitive outcome of knowledge and intelligence. Baudelaire's thinking shows a strong affinity with the modern debates as it envisages the union of the associative power of the imagination with the capacity of devising something new based on the mass of materials accumulated and stored by memory. Artists are mental time travellers; they add value to imagination and to the possible through the true and the real.

The works on display seek to embody the exaltation of the creative act and the intrinsically impertinent power of each work. The staircase becomes a metaphor for ascension and descension of the thought, but its shape emphasizes the non-linearity of the movements of the human soul. The handrails are reminiscences of the mental scaffoldings that move on different and transversal temporal planes; a deviation between past, present and future, oblivious of the temporal dimension as well as of a linear direction. The drawings and the zoomorphic rope sculptures introduce an animalistic dimension that evokes the foundations of an evolutionary vision in a global perspective, not only of the cultural history of the human species. All guests must wear face masks and use the hand sanitizer on entering the exhibition. Please, maintain the required social distance of one meter between each person. (Press release)




Struttura in metallo e olio su tela realizzata da Alain Urrutia nel 2010 Giuseppe Costa | Andreas Ragnar Kassapis | Alain Urrutia
Ask me anything


01 ottobre (inaugurazione) - 04 dicembre 2020
MAAB Gallery - Milano

I discorsi sulla pittura riproducono i limiti stessi che li determinano, un di-dentro e un di-fuori dell'opera. Ed il primo è la stessa delimitazione della questione. Le opere presentate pongono la questione delle possibili relazioni tra la pittura contemporanea e il mondo, ma anche tra la pittura e i vari linguaggi artistici della contemporaneità. Così come Vito Acconci nella realizzazione di alcuni video e performance era ispirato dai film noir degli anni Cinquanta e Sessanta, così la pittura indaga oggi, come ieri, altri ambiti disciplinari per costruire strategie, situazioni o semplicemente immagini che appartengono alla duplice pulsione dell'artista, come dice Baudrillard, di annientamento, di cancellazione di tutte le tracce dal mondo e di resistenza a tale forza annichilente. Il titolo scelto dal curatore Massimiliano Scuderi esprime esattamente queste molteplici possibilità, un'aspirazione ad includere l'altro secondo una mutevole strategia.

Andreas Ragnar Kassapis (Atene 1981) propone una serie di lavori intitolati Impostors (2019) in cui mette in luce il suo interesse per i cataloghi e le vetrine di prodotti, e in generale per il design. Egli stesso dà una definizione di questi lavori come la realizzazione di una repressione freudiana in una struttura come la città o la libreria. Trovo qui il mio fascino per il disegno di design che vedo come minimizzazione della pittura gestuale, allo stesso modo del macina cioccolato di Marcel Duchamp (...). Dei dipinti di Alain Urrutia (Bilbao 1981) colpisce soprattutto la loro "impenetrabilità emotiva", possiedono e producono una sorta di silenzio, una dimostrabile mancanza di leggibilità, anche una difficoltà che supera il loro argomento di per sé.

Ispirato dalle immagini fotografiche, rallenta il processo di percezione per consentire percorsi verso nuove interpretazioni di immagini preesistenti, sollecitando lo spettatore a mettere in discussione le proprie ipotesi su ciò che osserva. Il silenzio del giovane siciliano Giuseppe Costa (Palermo 1980) costruisce il contesto dei suoi paesaggi iconici, che ricordano le incisioni di lacche cinesi. Questo effetto, realizzato a grafite con una raffinatissima e delicata tecnica chiaroscurale, esprime una pittura - se così si può definire - che impone rigore, tempo e dedizione amanuense. C'è ancora l'incanto di fronte alla natura ed ai suoi fenomeni, includendo gli eventi dell'uomo, sospeso in un tempo infinito come quello delle vittime nel Mediterraneo. (Comunicato stampa)




Locandina della rassegna Un Fiume di Storie documenti, immagini e libri dell'impresa fiumana Un Fiume di Storie: documenti, immagini e libri dell'impresa fiumana
26 settembre (inaugurazione) - 20 novembre 2020 (visitabile su prenotazione)
Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste

La Biblioteca statale Stelio Crise partecipa all'edizione 2020 delle Giornate Europee del Patrimonio con l'inaugurazione della mostra bibliografico-documentaria Un Fiume di Storie: documenti, immagini e libri dell'impresa fiumana, a cura di Fabio Todero e Raoul Pupo. L'esposizione, organizzata in occasione del centenario dell'Impresa (1919-1920), prevede un duplice percorso: da una parte saranno esposti pannelli che affrontano alcuni dei suoi nodi più significativi, insieme ad una piccola scelta di testi dell'epoca e a splendide immagini fotografiche; dall'altra, sarà possibile vedere documenti d'archivio e materiali bibliografici, ma anche immagini e cimeli che consentono di ripercorrere le tappe principali dei 500 giorni dell'occupazione dannunziana di Fiume. In perfetta sintonia con il tema delle Giornate Europee di quest'anno "Heritage and Education - Learning for Life" e lo slogan scelto dal MiBACT "Imparare per la vita", la mostra offre un percorso espositivo chiaro e con un approccio didattico, mettendo a valore il patrimonio di diversi Istituti e luoghi della cultura, per trasmettere, in particolare alle nuove generazioni, la conoscenza di un evento storico problematico ma significativo per questo territorio e le vicende della frontiera adriatica.

La mostra è promossa dalla Biblioteca statale Stelio Crise di Trieste e dall'Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione della Società di Studi Fiumani e dell'Archivio di Stato di Trieste. L'iniziativa è patrocinata dal Comune di Trieste e ha visto inoltre la partecipazione del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università degli Studi di Trieste, del Consorzio Culturale del Monfalcone / Ecomuseo Territori, della Deputazione di Storia Patria per la Venezia Giulia e dei ragazzi dell'Enaip di Pasian di Prato che con i loro insegnanti hanno curato la grafica dei pannelli espositivi.

L'iniziativa conclude il progetto Un Fiume di storie che, nei mesi tra settembre e dicembre 2019, ha visto svolgersi presso la Biblioteca numerose e partecipate conferenze nonché una mostra ed una serie di incontri promossi a Ronchi dei Legionari dal Consorzio Culturale del Monfalcone / Ecomuseo Territori e dal Comune di Ronchi. L'evento inaugurale sarà introdotto da Francesca Richetti, Direttore della Biblioteca statale Stelio Crise, e illustrato dagli storici e curatori Raoul Pupo e Fabio Todero. Nel rispetto delle norme di sicurezza e di tutte le prescrizioni anti-contagio, la partecipazione all'evento inaugurale sarà consentita ad un massimo di 30 persone e solo su prenotazione scrivendo a: bs-scts.info@beniculturali.it (Comunicato stampa)




Il primato dell'opera
Dal 26 settembre 2020
GAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino
www.gamtorino.it

La GAM rinnova l'allestimento delle sue collezioni permanenti del Novecento con un nuovo percorso che intende restituire la centralità all'opera d'arte. Il nuovo ordinamento è studiato per permettere il confronto, consentire il paragone necessario tra opera e opera: le sequenze di dipinti, sculture, installazioni sono affiancate da poche informazioni essenziali che introducono alla lettura degli stili diversi, di generazione in generazione, che gli artisti hanno elaborato. Suddivise in diciannove spazi, le opere sono raccolte privilegiando un taglio storico-artistico che segue le principali correnti artistiche del secolo appena trascorso, ma anche dando rilievo alla storia delle collezioni civiche nel panorama artistico torinese, nazionale e internazionale. Inserite in questa narrazione si trovano alcune sale personali, nate dalla volontà di restituire il valore indiscusso di alcuni artisti, insieme alla possibilità offerta dalle nostre collezioni di presentarli con opere importanti.

La prima sala è dedicata a tre delle figure che maggiormente hanno influito, su diversi piani, sulla principale arte italiana e internazionale del Novecento. Giorgio de Chirico ha generato un nuovo modo di pensare l'opera d'arte, alla ricerca di una rappresentazione che fosse anche disvelamento filosofico. Giorgio Morandi ha sviluppato un culto della forma e delle sue illimitate varianti, in una sorta di disciplina concettuale, con una continuità mentale e temporale che permette di presentare, all'inizio del percorso, anche le sue tarde Nature morte. Infine Filippo de Pisis, che ha tramandato una lezione di libertà totale da condizionamenti di tipo accademico, ma anche da scelte avanguardistiche, creando quasi uno stile-ponte solitario tra Impressionismo e Informale.

A questa premessa fa seguito un ordinamento che, sala dopo sala, ripercorre alcune fasi fondamentali della storia dell'arte, rappresentate dai capolavori della collezione: dalle Avanguardie storiche con le opere di Umberto Boccioni, Gino Severini, Giacomo Balla, Enrico Prampolini, Otto Dix, Max Ernst, Paul Klee e Francis Picabia, alle stimolanti proposte artistiche nate a Torino tra le due guerre mondiali dove scorrono le opere della maggior parte dei Sei di Torino; dalla riscoperta e influenza di Amedeo Modigliani sugli artisti torinesi grazie anche agli studi di Lionello Venturi che teneva la cattedra di Storia dell'Arte all'Università di Torino, agli acquisti di dipinti e sculture per la collezione della GAM tra la fine degli anni Venti e tutti gli anni Trenta alle Biennali di Venezia e alle Quadriennali di Roma.

La sezione dedicata all'Astrattismo italiano è rappresentata da artisti quali Fausto Melotti, Osvaldo Licini e Lucio Fontana, mentre le sale successive ripercorrono le vicende di Roma e la scuola di Via Cavour, indagano l'arte dopo Il 1945 tra Figurativo e Astratto e mostrano le sorprendenti acquisizioni di arte internazionale nel periodo post bellico nello spazio intitolato Per una Galleria Civica internazionale, dove troviamo artisti come Marc Chagall, Hans Hartung, Pierre Soulages, Tal Coat, Pablo Picasso, Jean Arp, Eduardo Chillida.

Gli anni Cinquanta sono stati, per quel che riguarda le ricerche sperimentali, gli anni dell'Informale, e anche la GAM conserva significativi esempi: dall'"Informale di segno" di Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi e Antonio Sanfilippo alla rappresentazione in chiave Informale del paesaggio e della natura di Renato Birolli, Ennio Morlotti e Vasco Bendini. Un Informale certamente più veemente e radicale fu quello di Emilio Vedova e anche l'arte torinese fu coinvolta in queste dinamiche, tramite Piero Ruggeri, Sergio Saroni, Giacomo Soffiantino, o Paola Levi Montalcini.

Il facile linguaggio del New Dada e della Pop Art italiana e straniera (rappresentato tra gli altri da Piero Manzoni, Louise Nevelson, Yves Klein e Andy Warhol) cederà presto il passo ad un quadro rinnovato di concetti e materiali. Dopo un passaggio doveroso al Museo sperimentale di arte contemporanea che arrivò in dono alla fine del 1965 alla Galleria Civica d'Arte Moderna composto da un fondo che conta oggi 364 opere che intendevano rappresentare il più largo ventaglio di opzioni linguistiche di taglio innovativo e, appunto, sperimentale e qui rappresentato con una nutrita selezione di esempi, il nuovo allestimento culmina nell'esperienza dell'Arte Povera, che si aprì a un nuovo linguaggio, alla ricerca di una libertà totale dai condizionamenti. Sono rappresentati tutti gli artisti del movimento teorizzato nel 1967 da Germano Celant e approdato per la prima volta in un museo nel 1970 proprio nella nostra Galleria d'Arte Moderna: Pier Paolo Calzolari, Mario Merz, Giuseppe Penone, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio.

Tutto il percorso è intervallato da sale personali dedicate: Felice Casorati che ha lasciato una lezione indelebile nel contesto torinese e nazionale, Arturo Martini che ha contribuito a cambiare le connotazioni della scultura italiana, Alberto Burri e Lucio Fontana che hanno modificato la veste materica e concettuale della loro opera influenzando l'arte internazionale dopo la seconda guerra mondiale. Grazie all'incremento delle collezioni possiamo ora riproporre, in un confronto di forte contrasto, il valore di azioni fondamentali quali la realizzazione del ciclo della "Gibigianna" di un altro artista al centro di relazioni internazionali, Pinot Gallizio. A Giulio Paolini, infine, è stato dato spazio per averci indicato l'esigenza di mantenere sempre un rapporto necessitante con la storia dell'arte, i suoi segni e richiami, e il loro valore per una vivificazione concettuale della forma. (Comunicato stampa)




Anna Di Paola
Misero Blu


01 ottobre (inaugurazione) - 14 novembre 2020
Maja Arte Contemporanea - Roma
www.majartecontemporanea.com

Prima personale della giovane artista molisana Anna Di Paola (Campobasso, 1996), che debutta in galleria con un ensemble di ritratti. Attraverso l'utilizzo della cianografia, Di Paola fa affiorare nel blu prussiano quindici immagini che rievocano altrettante opere del Periodo Blu di Picasso. "Per una giovane artista dialogare in modo esplicito con Pablo Picasso richiede un atto di coraggio e una dose di spregiudicatezza: il rischio è di essere travolta dal peso dell'artista più famoso del Novecento o di dare vita a opere che non escono dai limiti di quella convenzionalità che gran parte del 'picassismo' internazionale aveva già mostrato già negli anni Cinquanta del secolo passato. Eppure Anna Di Paola ha avuto questo coraggio e sembra aver decisamente vinto la sua sfida personale", osserva Lorenzo Canova nel testo critico in catalogo.

Orietta, Agostino, Paolo, Chiara, Gianmario, Emanuela,... Anna, sono i protagonisti senza tempo di questi enigmatici "ritratti molisani". "Riemerse dall'oblio e dalla dimenticanza, quelle figure sono ancora fissate nella posa che Picasso aveva scelto per loro, ma una vibrazione inafferrabile sembra attraversare la materia rugosa di questi fogli miseri e poetici. Quelle persone si proteggono ancora dal freddo, stirano, si rinchiudono nella prigione nera della propria malinconia, abbracciano i propri bambini, stringono a sé e carezzano colombe e cagnolini: e tutto questo sembra accadere nella nota vespertina di una sera senza notte, in una luce che non diventerà mai quella splendida del giorno senza però trascolorare nel nero delle tenebre. Così, in questo perenne crepuscolo fatto di una sostanza immateriale, misera e meravigliosa, gli scatti di Anna Di Paola riescono a trovare un dialogo ermetico con la grande pittura del maestro, un'affinità di immagini e sentimenti, fino a scoprire nei suoi stessi occhi il riflesso segreto che anima il sofferto e solenne autoritratto di Picasso e che ci accompagna nei percorsi leggeri e melanconici di una fotografia che si ravviva nella sua misteriosa essenza pittorica."

Dopo aver conseguito la maturità classica, Anna Di Paola intraprende il corso di Laurea di primo livello in Fotografia presso RUFA Rome University of Fine Arts. È tra i 25 finalisti del Rufa Contest, nel 2016 con il cortometraggio "Un caffè in convento" e nel 2017 con "Cosa vuoi fare da grande?". Nel 2017 partecipa come assistente alla fotografia e alla regia alla realizzazione dei cortometraggi "Mirror" e "Il soldatino" di Alfonso Bergamo e pubblica il documentario "Teco Vorrei - Il Venerdì Santo a Campobasso". (Comunicato stampa)




Dipinto a inchiostro e acquarello su carta di cm 26,5 x 37,5 realizzato nel 1978 da Lucio Del Pezzo denominato A Juan Gris, courtesy Fondazione Marconi Omaggio a Lucio Del Pezzo
23 settembre - 30 ottobre 2020
Studio Marconi '65 - Milano
www.studiomarconi.info

Studio Marconi '65 ricorda Lucio Del Pezzo, recentemente scomparso, con una selezione di suoi disegni e opere grafiche. Particolarmente intensa è stata la collaborazione di questo artista con Giorgio Marconi: iniziata nel 1965 con la prima partecipazione alla mostra inaugurale di Studio Marconi, è passata attraverso le più recenti esposizioni del 2009 e 2014 alla Fondazione Marconi, per concludersi con l'ultimo omaggio a lui dedicato, in occasione di miart 2018. Napoletano per nascita e formazione, Lucio Del Pezzo si trasferisce a Milano dal 1960, dove partecipa al clima culturale della città. Sono gli anni cruciali della sua carriera, in cui è presente alla Triennale di Milano (1964) e alla Biennale di Venezia (1964 e 1966) e nel giro di pochi anni il suo lavoro acquista un respiro internazionale. Elaborate con accenti originali e con il gusto e la manualità dell'artigiano, le sue opere mostrano uno stile inconfondibile in cui convivono componente ludica e spirituale.

Ognuna delle sue pitture-oggetto è accuratamente progettata: emblemi figurali, come triangoli, cerchi, coni, bersagli, birilli, frammenti di cornicioni denotano l'intento dell'artista di dare un peso determinante all'elemento iconico. Ne deriva una continua tensione tra l'aspetto giocoso, di divertissement beffardo, e quello strutturale, morfologico e compositivo. Le opere qui raccolte per ricordare questo protagonista della nostra storia e della scena artistica contemporanea, scomparso lo scorso 11 aprile, sono comprese tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta e presentano gli stessi caratteri distintivi dei più noti "quadri-oggetto" di Del Pezzo. In apparenza semplici e istintive, ma in realtà complesse e piene di contrasti, sono perlopiù realizzate a inchiostro e matita su carta, talvolta con collage e interventi all'acquarello e traboccano di elementi disparati e ricorrenti, segni di un linguaggio inconfondibile attraverso il quale l'universo fantasioso di Del Pezzo continua a esprimersi e a raccontare nuove storie, sempre in bilico tra gioco e metafisica. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)




The black days
26 settembre (inaugurazione) - 28 novembre 2020
Palazzo Borbonico - Ficuzza (Palermo)
www.studio71.it | Locandina della mostra

La mostra, realizzata in collaborazione con l'Istituzione Francesco Carbone è costituita da 44 opere di autori operanti in tutto il territorio nazionale dal Nord al Sud che hanno voluto rappresentare le angosce e le preoccupazioni di un evento ancora in corso anche se in toni minori ma indimenticabile sotto ogni punto di vista. "Siamo in questa lunga e oscura galleria pandemica e dentro il silenzio improvviso del treno che continua la sua corsa mentre fuori l'aria è tersa e i monumenti parlano diffidando della precaria armonia che i Sapiens sanno creare e disfare cercando il bello che l'universo nasconde nel silenzio del suo presunto vuoto." (Intervento in catalogo di Piero Longo)

Gli autori: Antonella Affronti, Eugenia Affronti, Luciana Anelli, Enzo Angiuoni, Maria Luce Balsamo, Liana Barbato, Adriana Bellanca, Om Bosser, Alessandro Bronzini, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Giorgio Chiesi, Elio Corrao, Lamberto Correggiari, Carlo Cottone, Clara Di Curzio, Rosa Lia Ferreri, Daniela Gargano, Giuseppe Gargano, Luigi Gatto, Ninni Iannazzo, Antonio Iannece, Rodolfo La Torre, Nadia Lolletti, Maria Pia Lo Verso, Gabriella Lupinacci, Rosalia Marchiafava Arnone, Luciana Mascia, Enrico Meo, Franco Nocera, Concetta Palmitesta, Yuri Emiliano Paolini, Rita Piangerelli, Massimo Piazza, Mariella Ramondo, Marisa Sapienza, Filippo Scimeca, Turi Sottile, Rosa Spina, Tina Stati, Enzo Tardia, Gianni Maria Tessari, Diego Valentinuzzi, Tiziana Viola-Massa.

Il catalogo comprende testi e dipinti dei 44 gli artisti e degli 11 critici d'arte e scrittori. Tutti gli artisti che ne hanno fatto richiesta sono stati inclusi perché non si è voluto dare un taglio di carattere esclusivo, ma inclusivo per dare spazio a quanti avessero voglia di manifestare il proprio disagio e la propria angoscia per una prigionia non desiderata. Testi in catalogo: Gonzalo Alvarez Garcia, Paola Caruso, Aldo Gerbino, Vanni Giuffrè, Sandra Guddo, Piero Longo, Tommaso Romano, Salvatore Rondello, Vinny Scorsone e Ciro Spataro. (Comunicato stampa Centro d'Arte e di Informazioni Studio 71)




Petali e draghi tra i fili di seta
Rotazione di kesa, i pregiati mantelli rituali giapponesi


24 settembre 2020 - 28 marzo 2021
Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

In Giappone la parola kesa indica la veste tipica dei monaci buddhisti, nonché l'abito indossato dal Buddha stesso. Il kesa non è però un semplice indumento e ha un significato simbolico estremamente profondo, legato al risveglio, alla consapevolezza del praticante che lo indossa e alla connessione con l'intero universo. Questa veste viene tradizionalmente confezionata dal monaco stesso assemblando strisce di tessuto con cuciture sovrapposte e, nel caso dei kesa rituali, può essere realizzato con tessuti preziosi e decorati. Le collezioni del Museo d'Arte Orientale vantano una raccolta di pregiati kesa giapponesi che necessitano di essere periodicamente messi a riposo per motivi conservativi, come accade con i dipinti su carta e seta o le stampe; benché vengano esposti in apposite teche con piano inclinato, necessarie ad evitare eccessive tensioni del filato, le stoffe sono particolarmente delicate e soggette allo stress dell'esposizione: le decorazioni minute presenti in alcuni esemplari sono infatti ottenute con fili di seta e strisce di carta dorata, una tecnica che le rende preziose e fragili allo stesso tempo.

Saranno esposti alcuni kesa a riposo ormai da diversi anni nei nostri depositi: si tratta di tre mantelli rituali in seta del XIX secolo, che presentano motivi e fantasie differenti. Il primo è un kesa in seta a sfondo rosso bruno, composto da sette fasce verticali ricavate probabilmente da un kosode, un tipo di kimono a maniche corte. Dallo sfondo emergono fiori stilizzati azzurri e verdi, ognuno dei quali inscritto in cerchi che si intersecano fra loro: una scelta cromatica e decorativa particolarmente essenziale e sobria. Il secondo kesa è caratterizzato da uno sfondo bianco con disegni di draghi marroni tra nuvole color pesca, arancioni, verdi, viola, e motivi di onde azzurre. Il drago si presenta con i tipici attributi dell'unryu, il drago signore delle nuvole: l'espressione è feroce, con le fauci spalancate e gli occhi sporgenti; questa creatura fantastica ha lunghi baffi, corna biforcute, folte sopracciglia, peli ispidi, numerose squame lungo il corpo serpentiforme e la sua zampa artigliata racchiude una nuvola.

Nel terzo kesa ritroviamo nuovamente il motivo dei draghi, con nuvole e fiori, che si stagliano questa volta su uno sfondo blu petrolio. I draghi, squamosi e simili a serpenti, procedono verticalmente verso l'alto, emergendo fra le nuvole, e si alternano alla decorazione floreale e alle rappresentazioni delle mitologiche fenici. I fiori, in questo caso le peonie, sono disposte in un disegno concentrico che ricorda il movimento di un vortice, simbolo di dinamismo e vibrazione creativa, a cui è spesso associata la raffigurazione del drago. Contestualmente alla rotazione dei tessuti, verranno esposti anche un kakemono e un contenitore per sutra in pietra, che andranno a sostituire il paravento attualmente visibile.

Il dipinto su carta di epoca Meiji (1868-1912) raffigura il Parinirvana del Buddha, ovvero la scena del Buddha morente attorniato da una schiera di esseri umani e divini, bestie reali e fantastiche, tema iconografico fra i più frequenti nell'arte buddhista giapponese. Il corpo dell'Illuminato è di color oro, a simboleggiare il massimo grado dell'Illuminazione raggiunto, ed è coperto da un kesa che lascia scoperta la spalla destra: attorno a lui, numerose figure dalle espressioni addolorate e compassionevoli, alcuni esseri divini e la schiera dei dieci discepoli più meritevoli, riconoscibili grazie al mantello rituale che indossano. Sempre legato all'ambito buddhista è anche il contenitore cilindrico con coperchio per scritture sacre, realizzato in pietra levigata e risalente al XII secolo, ispirato alla struttura della pagoda e dello stupa. Si tratta di un'opera piuttosto rara - gli scavi archeologici ne hanno portati alla luce pochi esemplari - e importante sotto il profilo artistico, archeologico e storiografico: l'iscrizione incisa sul contenitore rappresenta infatti un documento fondamentale per conoscere i dettagli della sua creazione. (Comunicato stampa)




Opera in Ferro, vetro di cm 200 x 380 x 50 realizzata nel 1996 da Costas Varotsos denominata Orizzonte in una foto di Michele Alberto Sereni Costas Varotsos nel giardino di Castelvecchio
termina a febbraio 2021
Museo di Castelvecchio - Verona
www.studiolacitta.it

Studio la Città prosegue la collaborazione con i Musei Civici e in particolare con il Museo di Castelvecchio. Questa volta protagonista della collaborazione è l'installazione dell'artista ateniese Costas Varotsos, intitolata Orizzonte, un'opera del 1996 in ferro e vetro che l'artista, abituato a cimentarsi in grandi spazi spesso naturali, ha scelto di collocare nel Giardino di Castelvecchio. Il vetro è da sempre il protagonista della produzione artistica di Varotsos, che predilige le grandi dimensioni, a testimonianza della sua riflessione su temi essenziali della vita e dell'uomo quali lo spazio, il tempo, la natura, l'energia. Monumentalità e profondità poetica concorrono assieme alla realizzazione finale, che si concretizza in un gesto minimale come la linea di un orizzonte tra cielo e terra. Il minimalismo delle sue opere coincide con quello delle sue idee: luce, trasparenza, energia, movimento, tempo, equilibrio.

La sua è un'incessante ricerca di un equilibrio tra arte e contesto, che spesso non è quello chiuso di una galleria o di un museo, ma quello urbano o, più spesso ancora, naturale, nel tentativo di trovare la giusta proporzione tra azione umana e potere della natura. Penso che in questo caso la collocazione nel Giardino di Castelvecchio raccolga in un unico luogo tutti i diversi contesti indagati da Varotsos - afferma la gallerista Hélène de Franchis. Già in passato Studio la Città e il Museo di Castelvecchio hanno creato occasioni di incontro fra l'arte contemporanea e il suggestivo spazio del castello. Nel 2007 l'installazione Ultramarinblau Dunkel Pb 29.77007 composta da 18 lastre lunghe quattro metri in resina e dal colore blu intenso di Herbert Hamak esposte a cavallo delle merlature, illuminò la riapertura dei camminamenti di ronda del castello e la collocazione nella torre dell'orologio della statua di Mastino II della Scala. Nel 2012, in occasione del progetto "Guardiamoci intorno", l'installazione laser From a good absorber to a good emitter dell'artista Arthur Duff fu proiettata su una delle pareti del Museo.Orizzonte sarà esposta per un periodo di sei mesi durante i quali saranno organizzate visite guidate, approfondimenti e incontri con l'artista. (Comunicato stampa Studio la Città)




Architetture e Nature
01-30 ottobre 2020
Galleria SpazioFarini6 - Milano
www.spaziofarini6.com

Mostra con lavori di Pier Paolo Fassetta, Fausto Meli, Antonella Sacconi, Gianna Spirito e Beba Stoppani, a cura di Giovanna Lalatta. In mostra una 40ina di opere, collages e fotografie digitali in b/n e a colori, stampe fine art a getto d'inchiostro ai pigmenti (Giclée), in diverse dimensioni ed in edizione limitata, firmate e autenticate, che ci fa viaggiare tra architetture e paesaggi in mondi reali e surreali. Esposti in anteprima assoluta i collage fotografici, pezzi unici, di Pier Paolo Fassetta da cui è stato ispirato il titolo della mostra: resti di architetture senza storia, costruite con immagini fotografiche ricomposte in modo da rappresentare la vitalità della natura plasmata dal lavoro dell'uomo, per abitanti di luoghi misteriosi. In mostra anche le lineari architetture contemporanee in bianco e nero di Antonella Sacconi dal progetto "Homo Faber" e gli interni e i notturni poetici, delicati e sognanti di Fausto Meli, oltre ai "Diari di Viaggio" di Gianna Spirito, paesaggi della Cina contemporanea interpretati con uno sguardo molto particolare.

Infine le fortissime immagini, strazianti e bellissime del work in progress dal 2015 di Beba Stoppani sul ghiacciaio del Rodano "0° a 5000mt", un richiamo al rispetto e all'amore per la Natura che pur colpita nella sua integrità ancora ci regala bellezze e risorse. "Questo studio vuole essere un richiamo soprattutto per i giovani a una responsabilità più forte verso il nostro pianeta e verso una ecologia integrale dove Uomo e Pianeta, sullo stesso piano, siano rispettati e vissuti come un Unico Organismo Vivente". Ogni sera dalle 18.30 alle 20.30 si potrà partecipare, su invito o prenotandosi, agli aperitivi con gli autori che in questi orari presenteranno personalmente i loro lavori e risponderanno alle curiosità dei loro collezionisti in un'atmosfera informale e protetta con ingressi contingentati: Fausto Meli (1 ottobre), Beba Stoppani (2 ottobre), Gianna Spirito (3 ottobre), Antonella Sacconi (4 ottobre). (Comunicato stampa)




Opera du Olimpia Zagnoli denominata Dance Dance Dance, The New Yorker 2017 Caleidoscopica
Il mondo illustrato di Olimpia Zagnoli


28 novembre 2020 - 28 febbraio 2021
Chiostri di San Pietro - Reggio Emilia

Figure bidimensionali, immagini sinuose, illusioni ottiche, accostamenti a contrasto e tanti colori: un vero e proprio caleidoscopio. La Fondazione Palazzo Magnani porta negli spazi espositivi dei Chiostri di San Pietro lo stile eclettico dell'illustratrice di fama internazionale Olimpia Zagnoli, raccontato dalla mostra a cura di Melania Gazzotti. Dopo aver conquistato in pochissimi anni il mondo dell'editoria, della moda e della comunicazione, Olimpia Zagnoli torna a Reggio Emilia, con un progetto espositivo capace di valorizzare le innumerevoli sfaccettature del suo lavoro e la capacità delle linee e dei colori delle sue figure, paesaggi, geometrie, di offrire all'immaginazione sempre nuovi stimoli.

La mostra ripercorre dieci anni della carriera dell'illustratrice mostrando il suo tratto inconfondibile declinato in disegni, stampe, neon, tessuti, sculture in ceramica, legno e plexiglas e oggetti di uso comune. L'esposizione dimostra come questa artista sia in grado di esprimersi con la stessa disinvoltura con i linguaggi delle arti visive e con quelli del design e dell'editoria, raccontando in un ambiente immersivo la complessità dell'universo creativo dell'artista e le sue fonti d'ispirazione, che spaziano dalla storia dell'arte a quella del design e della grafica. Verrà allestito un "giardino di sculture" di grande formato realizzate grazie al contributo della casa di moda Marella, le opere sono accostate per "libera associazione" o per affinità di colore, soggetto e forma. La selezione di lavori esposti include alcune delle sue immagini più iconiche, come il manifesto per l'azienda dei trasporti di New York MTA e le sue copertine per The New Yorker; non mancano alcuni disegni giovanili inediti e bozzetti. Accompagnano la mostra un catalogo edito da Lazy Dog Press, casa editrice specializzata in libri di illustrazione e grafica. (Comunicato ufficio stampa Lara Facco P&C)




Particolare dalla locandina della mostra Des Nebels con opere di Andrée Julikà Tavares di Gianluca Monnier Des Nebels
Parapluie (Andrée Julikà Tavares | Gianluca Monnier)


19 settembre (inaugurazione) - 13 dicembre 2020
MACT/CACT Museo e Centro d'Arte Contemporanea Ticino - Bellinzona
www.cacticino.net

La mostra, dedicata al duo Parapluie, costituito dagli artisti Andrée Julikà Tavares (1971) e Gianluca Monnier (1971), si concentra - come lo suggerisce, del resto, anche il titolo un po' impegnativo - sulla fluidità della percezione dell'immagine, attraverso un'opera totale a carattere installativo, laddove gli autori pensano le percezioni come restituzione di una società debole, parassitaria e viepiù senza punti saldi di riferimento al concetto di giustizia, in bilico tra rapporti di potere e mercati finanziari, e quant'altro.

La "nebbia", termine comunemente ricondotto alla meteorologia, si sviluppa, qui, soprattutto come elemento sociologico e/o filosofico, a rappresentare - nello specifico - il disagio nella percezione del vedere e dell'osservare esistenziale, ma anche come spunto per una critica politica al mondo dell'arte, che si manifesta e accresce sempre più attraverso criteri di mercato, più che attorno a spunti storico-artistici. I due autori affrontano l'uso dello stilema artistico come linguaggio politico, mettendo al centro della loro ricerca il senso del messaggio, e cercando così di decriptare la relazione immagine/rappresentazione… o meglio: come rappresentare una immagine o rappresentarsi attraverso una immagine. Come dire, che l'insegnamento di taluni maestri del concettualismo ci hanno pure insegnato a ritrovare il senso soggettivo del messaggio al di là e al di sopra del mezzo impiegato.

Aprire e rendere libere le menti, è uno sforzo che ogni autore d'arte fa, invitando il suo pubblico a entrare nella propria verità interiore. Ed è proprio attraverso questo gioco di giustapposizione di veli, che Parapluie chiedono al visitatore di svelare i loro sentimenti e le proprie autenticità. Veli, che, come le "coulisse" di un teatro quasi assurdo, si aprono al gioco di ruoli tra verità e menzogna, tra percezione privata intimista e personale, e i paramenti di un sistema socio-culturale invischiato con l'estetica della comunicazione in grado di adottare e assorbire l'individuo e la persona. Il momento storico attuale è quello di una crisi che spinge le persone verso una ricerca in disequilibrio tra riforma esistenziale e adattamento alle leggi societali, all'interno di un sistema fondamentalmente piccolo borghese e fortemente connotato dal pensiero unico. Essere tutti d'accordo, per essere tutti finalmente felici e intimamente e inconsapevolmente disintegrati.

Al di là di ogni previsione e prevedibilità, Parapluie, attraverso le modalità comunicative testé elencate, affrontano le tematiche legate alla manipolazione, quasi volessero creare un magico teatro tra realtà e finzione, tra oggetto e soggettività individuale, che è una fondamentale e irrinunciabile priorità dal fare artistico in perenne antitesi, invece, con il reale collettivo e sociale, contro cui ogni desiderio di forza e di libertà si frantumano. Più volte abbiamo speso parole attorno alla figura dell'autore d'arte, come elemento di disturbo e assolutamente univoco ed eterogeneo all'interno di un modello socio-politico omogeneo e omologato. Ma, tale figura quasi dionisiaca e a tratti zarathustriana riesce ancora ad avere il coraggio di imporre una propria visione del mondo, come essa lo fu in passato?

Ogni racconto s'intride di vissuto biografico, da un lato, e di visione o desiderio, dall'altro, ove la ricerca utopica di un mondo che non c'è, o che forse esiste invisibilmente, conta tra le priorità della pratica di produzione creativa in tutti gli ambiti della cultura artistica. Questo voluto spostamento bilanciato (e perennemente in equilibrio) della loro auto-riconoscibilità artistica tra esperienza reale e potenziale dentro un mondo che li rifiuta, fa di Des Nebels una sorta di grande diario personale, dove ready-made, fotografia, oggetti, riferimenti biografici, pittura e video potrebbero far rivivere emozioni e percezioni in un impasto total(izzant)e a piacevolmente ambiguo, liberatorio; una sorta di rituale esistenziale tra nascita e morte.

Se il sistema dell'arte è ormai ai margini di un vuoto culturale, ecco che l'istituzione, intesa come faro del fascismo politico, si conforma anch'essa ai criteri di crisi economica e istituzionale. Il ritorno, spesso, alla narrazione tematica della tradizione pittorica, altrettanto spesso viene tradito dall'incapacità di una lettura storica razionale (diciamo anche solo storica) basata sulla ricerca di una via dell'individuo in simbiosi con il mondo a lui circostante. Parapluie riescono a riappropriarsi di una sensazionalità emotiva, dove l'esistenza non è per forza bella e vera. Piacevole e verace si riflette nello sguardo di chi la osserva. (Mario Casanova - Bellinzona, luglio 2020)

__ EN

The MACT/CACT is devoting the last exhibition of the 2020 season to the Parapluie duo, comprising the artists Andrée Julikà Tavares (1971) and Gianluca Monnier (1971). The exhibition focuses - as the rather challenging title actually suggests - on the fluidity of our perception of imagery, taking the form of a complete work of installation, whose creators consider perception as the achievement of a society that is weak, parasitic and increasingly bereft of solid points of reference with regard to the concept of justice, balanced precariously between relationships of power and financial markets, and more besides.

In this case, the fog in question - a term that usually refers to the weather - develops primarily as a sociological and/or philosophical element, more specifically representing a sense of awkwardness in the perception of seeing and of existential observing, but also as a stimulus for a political critique of the art world that takes shape and grows increasingly by means of the criteria of the market more than around the tenets of art history. The two artists tackle the use of artistic style as a political language, focusing their research on the meaning of the message and so attempting to decrypt the relationship between image and representation… or maybe it would be more appropriate to say that they attempt to represent an image or to represent themselves by means of an image. It's as though the teachings of certain masters of conceptualism were to have taught us also how to discern the subjective meaning of the message, regardless of the medium employed for the purpose.

Opening minds and setting them free is a major task undertaken by every creator of art when he invites his audience to penetrate his own internal truth. And it is this self-same juxtaposed interplay of veils that Parapluie employ to ask visitors to unveil their own feelings, their own authenticity. These are veils that, like the wings of a theatre almost of the absurd, offer themselves up to role-playing that mixes truth with falsehood, intimate and personal private perception with the vestments of a sociocultural system involved with the aesthetics of communication capable of adopting and absorbing the individual and the person. The times we live in are those of a crisis that drives people towards a quest teetering in precarious imbalance between existential reform and adaptation to the rules of society, in a system that is fundamentally petit bourgeois and branded significantly by groupthink. Everyone agrees about everything, so at last they are all happy and intimately, unconsciously disintegrated.

Apart from all forms of prediction and predictability, Parapluie use the means of communication described here to tackle issues related to manipulation. It's almost as though they set out to create a magic theatre, somewhere between reality and fiction, between object and individual subjectivity, that is a fundamental and inevitable priority of artistic creativity, yet is permanently at loggerheads with the collective and social reality against which every aspiration to strength and freedom is destined to come to grief. This is by no means the first time that we have discussed the issue of the creator of art as an element of disruption, absolutely unequivocal and heterogeneous in the framework of an homogeneous, standardised socio-political model. But the question is this: is this almost Dionysiac and sometimes Zarasthustrian figure still capable of the courage to impose his own vision of the world, as he once was in the past?

Every narrative is permeated with biographical experience on the one hand and with vision or aspiration on the other, where the Utopian quest for a world that does not exist, or that maybe exists, but is invisible, is one of the priorities of the practice of creative production in all the fields of artistic culture. This intentional balanced shift (one that is also permanently in equilibrium) of their artistic self-recognisability between real and potential experience, in a world that rejects them, makes Des Nebels something of a major personal diary, where ready-made, photography, objects, biographical references, painting and video may revive emotions and perceptions in an all-embracing, pleasantly ambiguous and liberating blend: something of an existential ritual between birth and death.

If the art system is teetering on the edge of a cultural void, here we find institutions, construed as the lighthouses of political fascism, joining in conforming to the criteria of economic and institutional crisis. The frequent return to the thematic narration of the tradition of painting is equally frequently betrayed by the inability to achieve a rational historical interpretation (we could also just say historical) based on the individual's quest for a way in symbiosis with the world around him. Parapluie manage to acquire an emotional sensitivity, in which existence does not necessarily have to be beautiful and true. Pleasance and authenticity are reflected in the eyes of the observer. (Mario Casanova, Bellinzona, July 2020, Translation by Pete Kercher)




Opera nella locandina della mostra Equi-libri Equi-libri
Tommaso Cascella e Lluìs Cera
Sculture


18 settembre (inaugurazione) - 24 ottobre 2020
Galleria Immaginaria - Firenze
www.galleriaimmaginaria.com

Mostra dedicata a due scultori diametralmente opposti: Tommaso Cascella e Lluìs Cera, così diversi nelle proprie composizioni artistiche, eppure con sottili punti di contatto. Dalla pesantezza del marmo e della pietra delle sculture di Cera, che con sapiente maestria, alla vista acquisiscono una impalpabile leggerezza e morbidezza, alle sottili e filiformi architetture di Cascella caratterizzate da simboli nascosti. Entrambi giocano con la vista e con la parola: lo sguardo è attratto non solo dalla materia, che muta al tatto, ma anche dalle immagini che sono evocate dalle composizioni. Le opere in mostra sono come dei "libri" aperti, in grado di raccontare storie, tratte dalla musica e dalla letteratura, o caratterizzate da lettere e simboli, piegate nel ferro, che riconducono ad ancestrali scritture. Equi-libri vuole giocare proprio su questo perenne oscillare tra possenza e flessuosità, in una precaria stabilità che è paradigma dei tempi moderni. Il mondo che le opere suggeriscono alla vista è metafora dell'ambiente che le ospitano. Uno spazio dove rifugiarsi, dove i sensi vengono ingannati, ma dove, fra i libri, la mente può trovare ristoro. (Comunicato stampa)

__ ENG

Friday 18 September 2020, Galleria Immaginaria, inaugurates a new exhibition dedicated to two diametrically opposed sculptors: Tommaso Cascella and Lluìs Cera, so different in their artistic compositions, but with subtle points of contact. From the heaviness of the marble and stone of the Cera's sculptures, which with skilful mastery, at the sight acquire an impalpable lightness and softness, to the thin and threadlike architecture of Cascella characterized by hidden symbols. Both play with sight and word: the eye is attracted not only by the material, which changes to the touch, but also by the images that are evoked by the compositions. The artworks of the exhibition are like open "books", able to tell stories, drawn from music and literature, or characterized by letters and symbols, folded in iron, which lead back to ancestral writings. Equi-libri wants to play on this perennial oscillation between power and flexibility, in a precarious stability that is a paradigm of modern times. The world that the artworks suggest to the eye is an environment metaphor that hosts them. A space to take refuge, where the senses are deceived, but where, among books, the mind can find refreshment. (Press release)




Locandina della mostra Attraverso le Avanguardie Attraverso le Avanguardie
Giuseppe Niccoli / visione e coraggio di una Galleria


19 settembre 2020 - 21 febbraio 2021
APE Parma Museo - Parma
www.apeparmamuseo.it

Mostra inedita, organizzata da Fondazione Monteparma, con la collaborazione di Roberto e Marco Niccoli, figli del fondatore della celebre e omonima Galleria con sede a Parma e oggi alla guida della stessa. Per ricordare la figura di Giuseppe Niccoli, la sua attività di scoperta e valorizzazione di talenti e la storia della Galleria fondata negli anni '70, che per la sua opera originale costituisce un unicum e ha saputo affermarsi a livello internazionale. La mostra, curata da Roberto e Marco Niccoli, presenta opere di artisti internazionali, come Afro, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Alik Cavaliere, Ettore Colla, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Conrad Marca-Relli, Fausto Melotti, Angelo Savelli, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano e molti altri, in rappresentanza delle correnti artistiche che la Galleria Niccoli ha seguito, esposto e sostenuto nel corso degli ultimi 50 anni, anticipando in molti casi le tendenze di mercato e svolgendo inoltre un'importante attività di riordino e riscoperta di artisti e movimenti dimenticati.

In particolare, un posto di riguardo nel percorso espositivo è riservato al noto artista Conrad Marca-Relli, trasferitosi a Parma nel 1997, anno nel quale viene istituito presso la Galleria il suo archivio. Il titolo dell'esposizione si rifà alla collana Attraverso le avanguardie, cardine dell'intensa attività editoriale portata avanti dalla Galleria Niccoli, che ha dato vita a cataloghi e volumi divenuti veri e propri manuali di storia dell'arte, cui la mostra riserva un ampio spazio. L'editoria è del resto il mondo dal quale Giuseppe Niccoli proviene: da agente editoriale della Rizzoli, apre quattro punti vendita a Trieste, Firenze, Pescara e Parma, scegliendo poi quest'ultima come propria città adottiva dove si stabilisce aprendo una libreria specializzata in volumi d'arte, che diviene pian piano anche spazio espositivo, fino a trasformarsi definitivamente in galleria d'arte nel 1980. (Comunicato stampa)




Installazione a pavimento realizzata da Elisabetta Bacci nel 2019 per Zagreb Art Fair, pittura su tela di cm 70 x 140, ph courtesy Juliet Duco e acrilico su tela di cm 70 x 50 realizzato nel 2020 da Nino Barone denominato Superficie RGG + 7 segmenti, ph courtesy Officina Solare Juliet compie quarant'anni e partecipa a Paratissima Art Station a Torino
23 ottobre - 08 dicembre 2020
www.juliet-artmagazine.com

Juliet art magazine a dicembre di quest'anno compie quarant'anni di attività. Per fare un primo festeggiamento della sua lunga e feconda attività, Juliet partecipa a Paratissima Art Station (la cui direzione artistica è affidata a Francesca Canfora), un nuovo modello di fiera d'arte, strutturata in maniera flessibile, rivolta all'innovazione e alle proposte nuove. Questa fiera, contro la logica di tutte le altre fiere del settore che concentrano la loro attività in pochissimi giorni si svilupperà lungo un arco di due mesi. In questo modo, a tutti gli effetti, Paratissima passa dall'essere una semplice fiera indipendente, realizzata da un team di giovanissimi curatori, a un vero e proprio incubatore d'arte, a una specie di porto di transito, dove si approda e ci si imbarca. La manifestazione non cambia luogo, confermando la sede dell'ex Accademia Artiglieria, un edificio storico con ambienti bellissimi, nel centro di Torino, ma varia il tempo di fruizione suddiviso nei quattro appuntamenti che compongono l'intero programma. Questi i quattro appuntamenti previsti: STOP 1, dal 23 ottobre all'1 novembre; STOP 2, dal 6 all'8 novembre (nelle medesime date di Artissima); STOP 3 dal 13 al 22 novembre; STOP 4 dal 27 novembre all'8 dicembre.

La rivista Juliet partecipa alle quattro fermate con uno stand di circa 40 metri quadri. Qui verranno esposte le opere di cinque artisti e nelle giornate dei vari vernissage verranno distribuite 4mila copie della rivista a titolo gratuito e cataloghi ed extra issue pubblicati da Juliet Editrice nel corso dei suoi quarant'anni di attività editoriale e di promozione artistica. Le opere proposte sono indice di un confronto tra cinque autori diversi per formazione e per provenienza geografica, ma tutti accomunati da un linguaggio che riconduce alla forma astratta o più semplicemente a-figurativa. Ecco i nomi degli autori proposti: Elisabetta Bacci, Nino Barone, Bonomo Faita, Carlo Fontana, Mirko Rajnar.

Attraverso le opere di questi autori verrà sviluppata una narrazione per immagini e costruita sulla falsariga di un dialogo continuo, come in un recitativo a più voci. Le note di congiunzione che conducono sulla frontiera dell'astratto per questi cinque autori sono queste: una condizione di sottrazione, secondo la filosofia del less is more; la cellula artificiale come fonte di luce interna dell'opera; la scomposizione geometrica della superficie; la vena coloristica; la citazione come spunto ironico. L'occasione è ghiotta e non va perduta, anche perché al banco Juliet ci sarà la possibilità di fare la sottoscrizione dell'abbonamento, chiedere informazioni o studiare un piano di promozione pubblicitaria. Il tutto perché dal livello primo della realtà (quella tangibile delle cose di prima necessità, della pranzo e della cena, del letto di Platone e delle incombenze domestiche) si deve poi transitare sul piano delle narrazioni e dei sentimenti, di cui la carta stampata è ancora nutrice adeguata e fedele custode.

La rivista Juliet, per estendere il suo lavoro di comunicazione e promozione nel campo dell'arte contemporanea, opera a quattro livelli: il cartaceo (rivista madre che a dicembre del 2020 pubblicherà il n 200); il notiziario online (juliet-artmagazine.com), il quotidiano notiziario fb (facebook associazione juliet); l'estensione cloud (juliet cloud magazine). (Comunicato stampa)




"Orientarsi con le stelle"
18 settembre - 31 ottobre 2020
Casa Museo Boschi Di Stefano - Milano
www.deangelispress.it

Progetto espositivo da un'idea di Red Lab Gallery e Alessia Locatelli, curato da Gigliola Foschi e Lucia Pezzulla. La mostra presenta i lavori di nove fotografi: Alessandra Baldoni, Marianne Bjørnmyr, Joan Fontcuberta, Dacia Manto, Paola Mattioli, Occhiomagico (Giancarlo Maiocchi), Edoardo Romagnoli, Pio Tarantini e Yorgos Yatromanolakis. L'esposizione è anche l'occasione per presentare il primo catalogo d'autore di Red Lab Editore, arricchito da una copertina illustrata con un'opera inedita di Dacia Manto e da alcuni testi di Antonio Prete, narratore e poeta, autore della recente raccolta di poesie "Tutto è sempre ora" (Einaudi, Torino 2019).

"Orientarsi con le stelle" è il naturale proseguimento dell'omonima rubrica online di fotografia, arte e cultura ideata da Red Lab Gallery e condotta da Alessia Locatelli, direttore artistico dell'Archivio Cattaneo e della Biennale di Fotografia Femminile di Mantova, che durante tutto il periodo di lockdown ha dialogato virtualmente con fotografi e figure significative del mondo della cultura e della fotografia, per scoprire il loro rapporto segreto con lo spazio stellare e la natura. Gigliola Foschi: "La mostra vuole anche offrire uno spunto di riflessione affinché la pandemia che ci ha coinvolto sia occasione per ripensare il nostro rapporto con la natura. Una natura sempre più tradita e di conseguenza costretta a rivoltarsi contro l'essere umano, incapace di proporre uno sviluppo rispettoso dei suoi ritmi."

Osservare le stelle significa guardare al cielo per avere una guida nei momenti di difficoltà, ma anche per imparare ad avere un maggior rispetto della Natura che determina la vita di tutti noi sulla terra. I nove autori coinvolti inducono l'uomo, con visioni differenti ma tutte intensamente poetiche, a comprendere meglio il mondo che lo circonda, il visibile l'insondabile:

- Alessandra Baldoni propone un dittico e un trittico della serie Atlas. Cartografie del silenzio (2019), immagini essenziali ed evocative che s'impongono allo sguardo per la loro forza magica e perturbante: inviti a ritrovare percorsi interiori, corrispondenze tra Uomo, Arte e Natura;
- La norvegese Marianne Bjørnmyr con First Indicative Object (2020) presenta due mappamondi privi di informazioni geografiche illuminati da raggi luminosi orientati in modo diverso: immagini senza tempo, quasi metafisiche;
- Il catalano Joan Fontcuberta con il video Milagros & Co. (Miracoli & Co., 2002) mette in gioco con humor la veridicità della fotografia sfidando la fiducia dello spettatore fino a provocare in lui un dubbio critico;
- Dacia Manto con Humus Siderale (2020) propone una serie di opere realizzate appositamente per la mostra, dove immagina e fa rivivere il verde che si apriva di fronte alla Casa Boschi Di Stefano quando venne costruita tra 1929 e il 1931. In una sua istallazione i disegni della natura si trasformano in mappe ramificate illuminate da piccole luci simili alle stelle che compongono una costellazione;
- Paola Mattioli presenta la serie Eclissi (1999), incontro magico fra cosmo ed essere umano durante un'eclissi di sole a Sant'Anna di Stazzema. Il pergolato sotto il quale l'autrice si trovava crea, moltiplica e proietta su una tovaglietta decine di piccole eclissi: alla fotografa il compito di accoglierne la magia, per una fotografia evocativa che ci ricorda l'imprescindibile legame tra Uomo e Natura;
- Occhiomagico (Giancarlo Maiocchi) con il ciclo L'Ora Sospesa (2006-2009) presenta un lavoro dove il paesaggio diventa il soggetto principale, la natura riacquista un'intensità quasi arcaica, religiosa e mitica, mentre i luoghi perdono le loro connotazioni geografiche e temporali diventando spazi di silenzio e meditazione;
- Edoardo Romagnoli in La luna nel paesaggio (2006-2020) sembra trascinare magicamente sulla terra l'astro lunare, quasi fosse un dardo luminoso che squarcia la superficie terrestre e ondeggia sopra i campi immersi nell'oscurità;
- Pio Tarantini con Cosgomonie (2010-2015) riflette sul senso del nostro esistere tra le cose con teatrini fiabeschi creati per immergere lo spettatore in spazi e tempi sospesi e surreali;
- Il greco Yorgos Yatromanolakis con la recente serie The Splitting of the Chrysalis and the Slow Unfolding of the Wings (2014-2018) indaga, a partire dal ciclo della vita di una farfalla, i misteri e le metamorfosi della natura creando un intimo legame tra fotografia e poesia, tra emozioni e paesaggio. (Comunicato De Angelis Press)




Locandina della mostra Carlo Invernizzi. Dove nasce il canto gli uccelli non volano Carlo Invernizzi. Dove nasce il canto gli uccelli non volano
16 settembre - 24 ottobre 2020 (inaugurazione 19 settembre)
Fondazione Ado Furlan - Pordenone
www.fondazioneadofurlan.org

.. Carlo Invernizzi. Impercettibili nientità. Poesie 1950-2017
Libro presentato il 19 settembre 2020 all'Auditorium Istituto Vendramini di Pordenone

La Fondazione Ado Furlan, in collaborazione con il Centro Studi Carlo Invernizzi, inaugura la mostra, che presenta i molteplici aspetti del mondo poetico di Carlo Invernizzi (Milano 1932-2018) attraverso un percorso articolato in più sezioni tematiche. In mostra vengono presentate alcune poesie e i volumi pubblicati da Carlo Invernizzi sin dai "primi passi come poeta", quando entra a far parte del gruppo Poíesis, costituitosi nel 1961 attorno a Maria Vailati come Centro di attività e documentazione di poesia contemporanea.

Sin dai primi anni '60 l'interesse per l'espressività poetica e le problematiche teoriche delle arti figurative aveva condotto il poeta a instaurare rapporti di amicizia e di reciproco scambio culturale con i maggiori esponenti dell'arte visiva. Per approfondire questo significativo aspetto del mondo del poeta, il percorso prosegue con l'esposizione di testi sugli artisti accanto a opere di Rodolfo Aricò, Carlo Ciussi e Pino Pinelli così da attivare un dialogo, fatto di scambi e contaminazioni reciproche, presentato già nella mostra Divina mania. Una poetica bicipite. Aricò, Ciussi, Pinelli nel 1990. In quell'occasione «i due universi, plastico e poetico, apparivano come mondi complementari dove ciascuno di essi era autonomo. Ma in questa sovrana libertà, quanti ponti gettati tra i due mondi, quante assonanze, quanti accordi, flussi e riflussi, nutritori come l'oceano primitivo dove tutto si elabora. Armonia nella dismisura.» (Elisabeth Bozzi)

Viene poi presentato un focus che mette in connessione la poesia di Carlo Invernizzi con opere di Gianni Asdrubali, Bruno Querci e Nelio Sonego, artisti con i quali Invernizzi ha firmato il manifesto Tromboloide e disquarciata a Morterone nel 1996, il cui testo viene qui esposto. In esso è trascritta una riflessione poetico-filosofica incentrata sulla visione unitaria di mente/corpo, natura/cultura, filosofia/arte, poesia/pittura per cui "L'uomo per la sua costituzione fisica è parte intrinseca della Natura Naturans" e "l'arte (la poesia) è l'uomo Natura Naturans". L'approfondimento della connessione tra poesia e arte continua con la presentazione di libri d'artista e opere realizzate a quattro mani con Rudi Wach e Nicola Carrino.

Al centro della sala sono esposte alcune poesie di Invernizzi, per mettere il visitatore in contatto diretto con la visione poetica che sorregge la stessa relazione fra poesia e arte visiva. Inoltre sono esposti libri d'artista - editi a partire dagli anni Settanta da Vanni Scheiwiller - e realizzati in collaborazione con gli artisti Rodolfo Aricò, Carlo Ciussi, Dadamaino, Riccardo Guarneri, Pino Pinelli e Rudi Wach, insieme ai volumi fatti a mano creati insieme a Alan Charlton, Lesley Foxcroft, Nelio Sonego, Niele Toroni e Michel Verjux.

Nella mostra viene presentato anche il libro d'artista Come vedo quel che vedo realizzato con François Morellet il cui un disegno è stato riprodotto nella copertina del volume Carlo Invernizzi. Impercettibili nientità. Questo libro verrà presentato nell'ambito della XXI edizione di pordenonelegge.it presso l'Auditorium Istituto Vendramini con interventi di Massimo Donà, Caterina Furlan e Chiara Tavella. «In questo volume è raccolta per la prima volta l'intera opera poetica di Carlo Invernizzi. Dall'inizio degli anni '60 sino alla sua scomparsa nel 2018, la sua ricerca s'è fatta sempre più radicale, sino a trasformarsi in un vero e proprio "corpo a corpo" con l'impossibile. Le sue parole non descrivono, e neppure hanno mai voluto farsi mera testimonianza di uno stato d'animo; esse indicano piuttosto la lucida consapevolezza del fatto che ogni sforzo sarà vano, ma nello stesso tempo assolutamente necessario.

Sì, perché la realtà è per lui tutta espressione di quella Natura Naturans che sta prima di ogni distinzione concettuale; prima, cioè, della divisione tra essere e nulla, ma anche di quella tra buono e cattivo, tra bello e brutto. Ed è appunto a tale Natura Naturans, ossia all'"infondo senza fondo" di ogni esistenza singolare, che Invernizzi si decide a prestare la propria parola; mostrandosi perfettamente consapevole del fatto che, a prender forma, non può che essere un linguaggio risolutamente indifferente a qualsiasi esigenza comunicativa. Un linguaggio inaudito, fatto di parole destinate a diventare esse medesime "impercettibili nientità", generate dall'inedita consapevolezza che proprio di quel che non si può dire si deve continuare, indefessi, a parlare. Perciò il suo è un linguaggio che finisce per farsi rigorosa "metafisica"; non lontana, forse, da quella che Hugo von Hofmannsthal avrebbe voluto consegnare ad una ancora inedita "lingua delle cose mute".» (Massimo Donà) (Comunicato stampa)

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Carlo Invernizzi. Impercettibili nientità. Poesie 1950-2017
Presentazione del volume a Palazzo delle Paure di Lecco (06 settembre 2020)




Particolare della locandina della rassegna Columbus Continuum Columbus Continuum
24 settembre (inaugurazione) - 21 novembre 2020
Antonio Colombo Arte Contemporanea - Milano
www.colomboarte.com

Finalmente dopo indispensabili rinvii, riprende la corsa in prossimità del traguardo, terzo e ultimo atto di un percorso cominciato proprio un anno fa. Columbus Continuum procede dunque nell'esplorazione del carattere eclettico di Columbus, una corsa su due ruote e due gambe che ha voluto celebrare il centenario di un mito dell'industria italiana, Columbus, e l'unicità dello stile e del gusto contemporaneo di Cinelli nel mondo del ciclismo. La storia di questi due marchi si lega a quella dell'arte, un po' come la "doppia personalità" di Antonio Colombo: imprenditore e innovatore attento al linguaggio, alla sperimentazione, all'estetica applicata alla funzionalità, collezionista; e infine gallerista, curioso scopritore di talenti.

Nell'allestimento opere e oggetti volutamente si confondono per restituire l'idea di un'arte finalmente libera, mai prigioniera dello spazio né delle convenzioni. Dieci artisti sono stati chiamati a realizzare opere ispirate a telai, materiali tubolari e tecnologici, alla velocità e alla competizione: Ana Benaroya, Sam Binkow, Esteban Diacono, Futura 2000, Barry McGee, Gianni Piacentino, Russ Pope, Andy Rementer, Andrew Schoultz, Paolo Ventura, Zio Ziegler.

Altre opere invece sono state selezionate dalla collezione privata di Antonio Colombo, tra le più inerenti al connubio arte-ciclismo. Tra queste, un dipinto di Salvo, un rarissimo Maurizio Cattelan degli inizi, una tela di Mario Schifano che ha colpito talmente tanto il curatore Luca Beatrice da fargli intitolare il suo testo in catalogo proprio così: "Anquetil is my chief, not you". Consultando infine l'archivio Columbus-Cinelli, alla ricerca di curiosità, di documenti, di bici d'artista, di oggetti sorprendenti, emerge un universo colorato, anarchico, irregolare, con inserimenti e intrusioni nel gigantesco scaffale che occupa la prima parete di destra. Al piano inferiore, invece, i materiali d'archivio aiutano a ripercorre i momenti chiave del rapporto tra Cinelli e l'arte, dai formidabili anni Ottanta, quindi gli artisti italiani e americani che hanno accompagnato la storia della galleria. (Comunicato stampa)

___ Recensioni di Ninni Radicini a libri

Tour de France 1903. La nascita della Grande Boucle

Quando spararono al Giro d'Italia

Bottecchia - Il forzato della strada

Jan Ullrich: O tutto o niente




Henri Chopin, Flic flac floc, 1990, ink on acetate paper sketch on paper, courtesy of Raphaël Lévy, Zürich Henri Chopin
Body Sound Space


21 settembre (inaugurazione) - 24 ottobre 2020
Quartz Studio - Torino

Prima mostra personale a Torino dell'artista francese Henri Chopin (Parigi, Francia, 1922 - Norfolk, UK, 2008), a cura di Eva Brioschi. La mostra prova a dar conto delle numerose strade che ha percorso questo artista poliedrico e sciamanico per attraversare i confini tra corpo, suono e spazio, i tre elementi che compongono il titolo. Il corpo. E' questo il mezzo che Chopin utilizza per realizzare le sue opere di poesia sonora. La gola, la lingua, le labbra, le corde vocali, la cassa toracica, vibrano, si muovono, interagiscono con l'aria, schioccano, fremono, in un esercizio di recupero delle proprietà primitive e ancestrali del linguaggio, che emerge potente e libero dallo stomaco dell'artista attraverso la cavità orale. Il suono. Le particelle di suono prodotte attraverso questi esercizi rappresentano il grado zero di lessico, sintassi, grammatica. La parola si fa pura energia vitale creatrice, priva di senso. Lo spazio. In esso il corpo libera l'urgenza creativa.

Henri Chopin è stato un artista, un poeta, uno scrittore, un performer, un curatore, un editore e un visionario. Dopo la scioccante esperienza della prigionia durante la Seconda Guerra Mondiale, decide di dedicare la propria vita all'arte. Nel 1955 riceve in regalo un magnetofono e comincia a sperimentare attraverso l'uso della voce, della poesia e del linguaggio. Lo spazio intorno a lui viene investito e attivato da parole e particelle sonore durante le performance che conduce con l'ausilio di un magnetofono, che gli permette di registrarle, sovrapporle, rallentarle e giustapporle. La poesia diventa così un mezzo per produrre suoni e immagini piuttosto che significati. I suoi famosi dattilopoemi, collages, sculture, realizzati attraverso l'uso di nastro magnetico di scarto, ritagli di giornali, disegni, macchie di caffè, oggetti trovati, compongono un universo unico e immaginifico. Sue mostre personali sono state realizzate fra le altre al Centre d'Art Contemporain, Ginevra, Svizzera (2018); Fundação Serralves, Porto, Portogallo (2011); MUKA, Anversa, Belgio (2011); Fondazione Morra, Napoli, (2005); Norwich Gallery, UK (1998); Whitechapel Art Gallery, Londra UK (1974). Quartz Studio ringrazia Giannantonio Morghen e Giovanni Bordino per la collaborazione. (Comunicato stampa)

___ ENG

On Monday, September 21, 2020, at 7:00 pm, Quartz Studio is delighted to present Body Sound Space, the first solo exhibition in Turin by the French artist Henri Chopin (Paris, France, 1922 - Norfolk, UK, 2008), curated by Eva Brioschi. The exhibition strives to give an account of the many paths that this multi-faceted, shaman-like artist took in order to cross the boundaries between body, sound and space, the three elements in the title. Body. This is Chopin's medium to create his works of sound poetry. The throat, the tongue, the lips, the vocal cords, and the ribcage vibrate, move, and interact with the air. They click and quiver in an exercise about recovering the primitive, ancestral properties of language, emerging free and powerful from the artist's stomach through his oral cavity. Sound. The sound particles made through these exercises are the ground zero of vocabulary, syntax, grammar. The word becomes pure creative vital energy, without meaning. Space. In the space, the body releases the creative urge.

Henri Chopin was an artist, poet, writer, performer, curator, publisher, and a visionary. After the horrific experience of being imprisoned during the Second World War, he decided to devote his life to art. In 1955 he received a tape recorder as a gift and began to experiment with the use of voice, poetry, and language. The space around him is imbued and activated with words and sound fragments in performances he conducts with the help of a tape recorder, which lets him record, overlap, slow down, and juxtapose words and sounds. Poetry becomes a means of producing sounds and images rather than meanings. His famous dactylopoems, collages, and sculptures, made through the use of scraps of recording tape, newspaper clippings, drawings, coffee stains, and found objects, make up a unique, imaginative universe. His solo exhibitions have been put on at the Center d'Art Contemporain, Geneva, Switzerland (2018); Fundação Serralves, Porto, Portugal (2011); MUKA, Antwerp, Belgium (2011); Morra Foundation, Naples, (2005); Norwich Gallery, UK (1998); Whitechapel Art Gallery, London UK (1974), and many more locations. Quartz Studio would like to thank Giannantonio Morghen and Giovanni Bordino for their support. The exhibition will be open from September 21 to October 28, 2020, by appointment. (Press release)




Jacopo Benassi, Vuoto, 2020, installation al Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato © photo Ela Bialkowska, OKNO studio Jacopo Benassi. Vuoto
08 settembre - 01 novembre 2020
Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci - Prato
www.centropecci.it

Venticinque anni di fotografia al Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, nella prima personale in un museo dedicata a Jacopo Benassi: con la mostra Vuoto, a cura di Elena Magini, il museo di Prato offre uno sguardo sul lavoro potente, personalissimo, privo di mediazioni, del fotografo spezzino. Dallo studio dell'artista parzialmente ricreato all'interno della mostra nelle sale del Centro Pecci, il progetto espositivo si sviluppa in una spazialità dilatata che accoglie alcune delle serie e dei lavori più significativi dell'autore, e si riversa anche negli spazi cittadini, in cui la mostra viene annunciata da un progetto site-specific di affissioni.

La sua prima fotografia è quella di un gruppo punk in un centro sociale: dalla fine degli anni Ottanta Jacopo Benassi si forma nell'alveo della cultura underground spezzina, sviluppando nel tempo uno stile particolare fatto di mancanza di profondità di campo e flash; una fotografia cruda, vera, pur nella totale mancanza di luce reale: un atto forzato, un evento creato dall'artista in cui lo scatto perfetto non esiste. I soggetti di Benassi sono i più disparati, dall'umanità che abita la cultura underground e musicale internazionale (a partire dall'esperienza del club Btomic, gestito dallo stesso fotografo con alcuni amici) a ritratti di modelle, attrici, artisti, stilisti pubblicati nelle più importanti riviste italiane, fino all'indagine sul corpo, che varia dalla documentazione autobiografica di incontri sessuali, allo sguardo intenso sulla statuaria antica e che può essere considerato il "filo rosso" della sua produzione pantagruelica.

Un posto speciale nell'opera di Benassi è occupato dall'autoritratto, spesso legato al suo percorso performativo: la sperimentazione sulla performance, sua o di altri, si lega costantemente alla musica e viene sempre mediata dall'immagine fotografica, soggetto e oggetto della sua ricerca. In mostra vengono presentate anche opere inedite legate all'interesse di Benassi per l'editoria e la produzione di libri; proprio da un lavoro editoriale in via di pubblicazione nasce la serie The Belt, progetto sul distretto industriale di Prato in collaborazione con l'Archivio Manteco, che oltre a essere esposto è protagonista delle affissioni pubbliche in città nei giorni precedenti alla mostra. Con The Belt, dal 31 agosto le attività, gli strumenti, gli uomini e le donne che animano il distretto tessile pratese diventano i soggetti delle immagini esposte su grandi cartelloni pubblicitari in vari punti della città.

"Lavorando nelle fabbriche di Prato una delle cose che mi ha più colpito è stata la presenza di immagini sacre - afferma l'artista -. Mi aspettavo un legame forte con la politica e invece ho trovato un legame con la religione. Il mio sguardo si è fermato perciò molto su questo aspetto e poi sul rito del mangiare e sui gesti delle mani, che sono forse le vere protagoniste di queste mie fotografie". La scelta di anticipare la mostra con una campagna di affissioni pubbliche che presenta il lavoro di Benassi su Prato e le sue fabbriche, risponde all'interesse del museo ad uscire dalle sue mura e a cercare un rapporto più dinamico e diretto con la comunità cittadina. In questa mostra il fotografo si concede interamente allo spettatore, consegnando il suo studio, i suoi strumenti, il panorama creativo che l'accompagna nella gestazione del lavoro, l'insieme degli scatti che danno vita a un'indagine ventennale sui temi dell'identità, della notte, del lavoro. (Comunicato ufficio stampa Lara Facco P&C)




Opera di Gregorio Botta Gregorio Botta
"È materia delicata"


22, 23, 24 settembre (inaugurazione) - 14 novembre 2020
Peola Simondi Artecontemporanea - Torino
www.peolasimondi.com

È materia delicata: un bellissimo modo di dire, per indicare un argomento o un problema da trattare con attenzione, cautela, consapevolezza. E forse nessuna definizione aderisce meglio all'arte: materia delicata per eccellenza che va avvicinata senza fretta e senza superficialità, con amore e con cura, e persino con circospezione perché può, e qualche volta deve, essere pericolosa. Ma nel caso di Gregorio Botta la definizione è forse ancora più precisa: perché è un artista che, in un'epoca di cultura sempre più smaterializzata e digitale, ci richiama alla fisicità, all'importanza del corpo (nostro e di ogni cosa). Per questo lavora con elementi che abbiano un legame antico con l'uomo, che siano in qualche modo inscritti nel nostro Dna culturale, come la cera, il piombo, il vetro, l'acqua, il ferro, il fuoco, il marmo, ultimamente anche foglie e erbe e fiori: materie trasformate in qualcosa di più leggero, di aereo, di sospeso, ci parlano della nostra fragilità e impermanenza.

La mostra a Torino si inaugura poco dopo la personale alla Galleria Nazionale di Roma (4 febbraio-18 maggio) intitolata con un verso dell'amata Emily Dickinson, "Just measuring unconsciousness" che, malgrado la forzata interruzione causata dal virus, è stata visitatissima. La mostra di Torino evoca le stesse atmosfere. Ecco l'acqua, che scorre su una lastra di piombo segnata da quattro ferite-sorgenti. Ecco l'alabastro, il più luminoso e diafano dei marmi, che sembra racchiudere un mistero al suo interno: come se un respiro lo avesse scavato per depositarvi qualcosa, una foglia d'oro ad esempio. Ci sono poi le carte giapponesi e la cera dei Noli me tangere, dove foglie e fiori vengono composti insieme a tracce di sangue, come accade nella cella affrescata dall'Angelico nel convento di San Marco a Firenze: un'opera che sembra accogliere il dolore nella bellezza della natura. Ma quel che conta di più, al di là dei singoli lavori, è il luogo che l'artista cerca di creare: uno spazio estetico che invita al silenzio e alla contemplazione. Come dice la scultura che accoglie il visitatore all'ingresso: una campana tibetana sospesa nel vuoto. Non può suonare, ma il suo silenzio è più forte di qualsiasi rintocco. (Comunicato stampa)




Particolare dalla locandina della mostra Visioni laterali - L'arte irregolare tra ieri e oggi Visioni laterali - L'arte irregolare tra ieri e oggi
12 settembre (inaugurazione) - 08 novembre 2020
Museo Mu.Vi - Viadana (Mantova)
Locandina di presentazione

Mostra, a cura di Paolo Conti, direttore del Mu.Vi, Francesca Baboni e Stefano Taddei, che intende indagare il rapporto tra artisti contemporanei e le opere di naifismo del patrimonio della Fondazione un Paese di Luzzara. L'esposizione, organizzata in collaborazione con la galleria Rizomi di Parma, e con il supporto delle gallerie D406, Martina's gallery, Antonio Colombo Arte Contemporanea, Casa Museo Pietro Ghizzardi e collezionisti privati, intende affiancare la produzione storica di artisti generalmente definiti naifs facenti parte del patrimonio del Museo Nazionale delle Arti Naïves gestito da Fondazione Un Paese di Luzzara, con alcuni nomi di artisti contemporanei mid-career già riconosciuti a livello nazionale ed internazionale e due artisti più "storicizzati" di raccordo. Si coglieranno così da un lato la visionarietà di artisti minori della storia dell'arte di cui alcune intuizioni sono sopravvissute fino ad oggi e dall'altro la persistenza di modelli laterali a quella che è l'arte contemporanea strettamente intesa.

Autori per la parte naif: Rina Nasi, Pietro Ghizzardi, Bruno Rovesti, Enrico Benassi, Rosario Lattuca, Donnino Carozzi, Gino Covili.
Per la parte contemporanea: Silvia Argiolas, Tommaso Buldini, Laurina Paperina, Buell, Laura Fortin, Gilberto Giovagnoli, El Gato Chimney.

"Può essere allora assai interessante, come in questa mostra, estrarre dalle collezioni del Museo Nazionale delle Arti Naïves di Luzzara, le opere degli autori naïfs per farsi un'idea non approssimativa di quanto abbiano vivacizzato la cultura pur restandone separati, relegati in un ghetto culturale, ignorati e fatti vegetare in una specie di terra di nessuno. Anche se in parziale parata, la Collezione del Museo permette stimolanti percorsi: un contributo alla conoscenza e al riconoscimento di un evento artistico che dovrebbe finalmente apparire in piena luce nella storia dell'arte italiana, mentre un certo tipo di cultura ufficiale ed elitaria ancora ignora un episodio tanto importante, sorto al di fuori dei rituali del sistema artistico, ma che appartiene pienamente e con ogni diritto alla cultura figurativa del nostro tempo" scrive Simone Terzi responsabile della Fondazione Un Paese.

Scrivono i curatori: "L'obbiettivo che ci si è posti è stato quello di evidenziare somiglianze e differenze,cercando di focalizzarsi su quanto è stato tramandato e quanto si è modificato nelle sensibilità individuali e nelle tematiche affrontate negli ultimi 50 anni. Immutata appare la totale negazione delle regole classiche del bel dipingere, della visione prospettica, della somiglianza realistica che vengono sostituite dall'immediatezza del gesto, dalla pulsione espressionistica, dal violento impatto visivo e dalla deformazione a volte drammatica, a volte grottesca, dei soggetti dipinti. Per entrambe le generazioni, le soluzioni formali sono geniali manifestazioni dell'istinto che trascendono la realtà ed esprimono la visione personalissima che ogni artista ha del suo mondo. (Paolo Conti, direttore Mu.Vi)

"Il filo rosso che lega entrambe le stagioni artistiche si potrebbe ritrovare proprio negli elementi di contemporaneità e nella persistenza di modelli "laterali" che non sempre possono fare riferimento ad outsider. Se difatti, partendo da alcuni nomi della collezione di naifismo della Fondazione Un Paese di Luzzara, che presenta autori anche già riconosciuti della scena irregolare, si arriva a rafforzare un'idea di contemporaneità ed a stabilire un proseguimento di percorso anche nelle giovani generazioni, si possono riscontrare caratteristiche comuni e complessita' formali decisamente intriganti. Questo per dimostrare come alcuni cosiddetti "brut", pur nella loro apparente ingenuità figurativa e a volte mancanza di studio e preparazione, abbiano in realtà elementi oltremodo in comune coi contemporanei che avvicinano le apparenti distanze." (Francesca Baboni)

"L'arte naïf è sovente considerata arte minore, laterale. Profondamente emozionante e sensibile. Oltre la tecnica o il buon gusto. Certe tematiche affrontate unite ad uno stile sommariamente stimato basilare o straniante sono in realtà ben presenti anche nelle ricerche contemporanee. Ora poi che il patologico si affianca tranquillamente al normale tempo vissuto, in una prospettiva di essere scisso in mille rivoli, tali ricerche possono avere sempre più inusuali letture. Viene inoltre da dire che un rimando così viscerale all'umano, in congiunture in cui dal post-umano siamo agevolmente arrivati all'oltre-umano, non può che rappresentare uno scarto rispetto al presente che ci appare, falsamente, così calmo e bello solo perché controllato. Qui invece è ben presente l'incontrollabile e la perseveranza di proporre ricerche fuori dai possibili canoni del gusto. Indagini non scevre dall'alleanza tra sentimento e intelletto che fa cultura." (Stefano Taddei)




Locandina della mostra colore-astratto-informale colore-astratto-informale
12 settembre (inaugurazione) - 19 novembre 2020
Vôtre spazi contemporanei (Palazzo del Medico) - Carrara

La mostra, curata da Fabio Cavallucci, raccoglie i lavori di carattere astratto non geometrico di una decina di artisti perlopiù italiani. Parte dall'osservazione che negli anni recenti, nelle gallerie e nelle fiere internazionali, si sta assistendo a un progressivo aumento di un tipo di pittura che solo dieci o venti anni fa sembrava bandita: una pittura non narrativa, non geometrica, astratta dunque, ma tendente all'uso di campi sfumati di colore se non addirittura pronta ad immergersi nel groviglio della materia informe, a riecheggiare i caratteri dell'informale storico. Se un fenomeno è così persistente, così largo, e persino in espansione, deve essere indagato. Ecco allora che la mostra mette insieme i lavori di artisti che, pur con modalità e intenzioni diverse, sono accomunati da una ricerca che procede in questa direzione.

Antonio Catelani, CCH, Maurizio Faleni, Federico Fusj, Hu Huiming, Giuseppe Linardi, Luciano Massari, Alfredo Pirri, Gianluca Sgherri, Serena Vestrucci: sono i dieci artisti raccolti in questa occasione. Ciascuno di loro porta con sé storie e ragioni diverse, ha specifiche motivazioni che lo conducono a toccare i tasti di queste forme di astrazione, spesso non assimilabili, e senza dubbio non riconducibili a un'unica origine. Sono storie e ragioni che verranno indagate in un catalogo pubblicato nel corso della mostra con immagini degli allestimenti in un Palazzo che per i suoi stucchi e le sue pitture decadenti si presta già a dare un'immagine di uno spazio ribollente e informe.

Intanto, però, restano le domande, le questioni sul perché queste modalità artistiche trovino oggi una ragione per entrare sotto i riflettori. Non si tratta solo di esigenze di mercato, che pure a livello internazionale ci sono e tendono a manifestare valori in crescita. C'è probabilmente l'avvertimento, che gli artisti intuiscono per primi, di una necessità di ribellarsi a una società sempre più rigida e imbrigliata. C'è magari la volontà di fuggire da un mondo sempre più complesso e tecnologicamente organizzato nel quale con sempre maggiore difficoltà siamo in grado di trovare in nostro ubi consistam, e pertanto tendiamo a rifugiarci in noi stessi, negli aloni sfumati e informi della nostra interiorità. Ma c'è forse anche un'eco delle scoperte scientifiche recenti, quelle che mostrano come la materia sia in realtà un flusso di vibrazioni, e come tutto l'universo sia percorso da onde, che dalle più grandi distanze tra le stelle ai moti delle microparticelle subatomiche rendono tutto ciò che vediamo, che pensiamo e immaginiamo molto più aleatorio, imprevedibile e incerto di quanto ci appaia. (Comunicato stampa)




El Cuarto de las Maravillas 2020 Silvina-Spravkin Silvina Spravkin
"El Cuarto de las Maravillas"


inaugurazione il 19 settembre 2020
Centro Culturale "Luigi Russo" - Pietrasanta (Lucca)
cuartodelasmaravillas.weebly.com | www.museodeibozzetti.it | www.silvinaspravkin.com

Mostra personale della scultrice argentina Silvina Spravkin, che presenta sculture intime e meraviglie personali. Lo studiolo era sede di straordinarie raccolte d'arte e oggetti rari. Derivato dallo studio dell'umanista, era uno spazio privato dove ci si poteva ritirare e dedicarsi ai propri interessi culturali. In uso specialmente nel Cinquecento e negli anni delle Grandi Esplorazioni planetarie, i Gabinetti delle Meraviglie divennero contenitori di oggetti rari e reliquie esotiche. "El Cuarto de las Maravillas" della scultrice argentina Silvina Spravkin contiene modelli, opere e documenti personali: un percorso che parte dall'incrocio del desiderio e del modello e si snoda in una architettura di opere e sguardi. (Comunicato stampa)




Dipinto a tecnica mista su cartone di cm 73x104 realizzato nel 1988 da Piero Pizzi Cannella denominato Veduta 121 Dipinto a olio su tela e tavola di cm 120x172 realizzato nel 1991 da Piero Pizzi Cannella denominato Ferro Battuto Dipinto a mista su cartone di cm 104x74 realizzato tra il 1985 e il 1988 da Piero Pizzi Cannella Piero Pizzi Cannella
Anni '80/'90


17 settembre (inaugurazione) - 01 dicembre 2020
Studio d'arte Cannaviello - Milano
www.cannaviello.net

Lo Studio d'arte Cannaviello inaugura il nuovo anno artistico con la personale di uno degli artisti che ne ha caratterizzato la storia: Piero Pizzi Cannella. Saranno esposte circa venti opere che includono tele di grandi dimensioni, cartoni di medio formato e piccole carte, realizzate tutte tra gli anni '80 e '90. Il lavoro di Pizzi Cannella, come emerge dalla selezione presentata, si basa sulla contrapposizione di oscurità e luce, sotto forma di un elegante equilibrio formale di questi due elementi che occupano lo spazio della superficie pittorica evidenziandosi l'uno con l'altro. Come ha scritto Démosthènes Davvetas, "luce e struttura esistono qui non per rappresentare nella loro forma esteriore le cose della quotidianità, ma per mostrare le cose nella loro dimensione interiore". Infatti, i soggetti che l'artista raffigura, siano essi paesaggi o oggetti come nelle opere in mostra, non sono descritti con una mano realista ma con un segno unico, intimo e soggettivo.

Nel 1975 Piero Pizzi Cannella (Roma, 1955) inizia a frequentare l'Accademia di Belle arti di Roma e, nello stesso periodo, si iscrive anche al corso di Filosofia dell'Università La Sapienza. Nel 1982 stabilisce il suo studio nell'ex pastificio Cerere dove, insieme agli artisti Ceccobelli, Dessì. Gallo, Nunzio e Tirelli, crea la Scuola di San Lorenzo. Delle sue mostre, oltre alle diverse personali tenutesi allo Studio d'arte Cannaviello, si segnalano: 1985, Annina Nosei Gallery, New York; 1988, Fabio Sargentini - L'Attico, Roma; 2006, MACRO, Roma; 2010, Palazzo Pitti, Firenze; 2009, Mart, Rovereto; 2011, Galleria d'arte Moderna, Udine; 2017, Palazzo d'Inverno, Ermitage, San Pietroburgo; 2017, Istituto italiano di Cultura, Londra. (Comunicato stampa)

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Demosthenes Davvetas: L'immagine al di là delle parole
Catalogo della mostra a cura di Alberto Mattia Martini e Maria Luisa Vezzali
Galleria Spazio Gianni Testoni LA 2000+45 - Bologna (14 settembre - 28 ottobre 2007)
Presentazione




Locandina della mostra di Robert Breer Robert Breer: "Time out"
12 settembre (inaugurazione) - 05 giugno 2021
Fondazione Antonio Dalle Nogare - Bolzano

La prima grande mostra personale in Italia di Robert Breer (Detroit, 1926 - Tucson, 2011), a cura di Vincenzo de Bellis e Micola Brambilla. Pioniere nelle tecniche di animazione, Breer fu uno dei fondatori dell'avanguardia americana ed è oggi considerato uno degli autori più innovativi nel cinema sperimentale. L'intera opera di Breer è una riflessione sulla possibilità di catturare il tempo, confondendo i confini tra l'immagine astratta e figurata, il movimento e la staticità, l'oggetto e il soggetto. Attraverso una selezione di più di settanta opere la mostra ripercorre tutti i sessant'anni di carriera dell'artista: dalle prime ricerche nell'ambito della pittura astratta e del neo-plasticismo, attraverso la sperimentazione con l'immagine in movimento e con una forma di animazione del tutto anticonvenzionale, fino ad arrivare ai Floats, le celebri sculture mobili, vere e proprie evoluzioni nello spazio tridimensionale delle forme astratte e anti-narrative che caratterizzano la ricerca pittorica e cinematografica dell'artista. (Comunicato stampa Lara Facco Press & Communication)

__ En

The Antonio Dalle Nogare Foundation presents the first major solo exhibition of Robert Breer (Detroit, 1926 -Tucson, 2011)in Italy. A pioneer in animation techniques, Breer was one of the founders of the American avant-garde and is considered today one of the most innovative authors in experimental cinema. Breer's entire ouvre is a reflection on the possibility of capturing time, blurring the boundaries between abstract and figurative, movement and stillness, object and subject. Through a selection of more than seventyworks, the exhibition retraces sixty years of the artist's career: from his first research in the field of abstract painting and neo-plasticism, through his experiments with the moving image and a completely unconventional form of animation, to the Floats, the well-knownmobile sculptures, real evolutions in the three-dimensional space of the abstract and anti-narrative forms that characterize the artist's pictorial and cinematographic research. (Press release Lara Facco Press & Communication)




Brian Eno e David Tremlett
05 settembre - 21 novembre 2020
Galleria Michela Rizzo - Venezia
www.galleriamichelarizzo.net

La mostra che, per la prima volta in assoluto, mette in dialogo e in confronto i due artisti inglesi di levatura internazionale Brian Eno e David Tremlett. Entrambi gli artisti hanno già collaborato in passato con la galleria veneziana ed è grazie a queste precedenti occasioni che è nato questo straordinario connubio artistico. Il percorso della mostra prevede sia opere che nascono da un dialogo stretto tra i due artisti che lavori site specific con sale dedicate a ciascuno.

Brian Eno, considerato uno dei maggiori artisti contemporanei, eclettico e fervente sperimentatore, fondatore della musica ambient, da anni indaga parallelamente il mondo del sonoro e del visuale, spesso creando una connessione tra le due realtà. Attraverso opere quali i Lightbox e Lenticulars, gioca con la mutevolezza delle forme e dei colori, sottoponendoli ai nostri occhi come fossero elementi liquidi. È infatti nella fissa e lenta osservazione dei lightbox che ci sentiamo sprofondare in un'atmosfera acquosa, nella quale il tempo si dilata e dove il nostro sguardo, guidato dai toni cangianti, può concentrarsi su ciò che abbiamo dentro, accompagnandoci in un tentativo di meditazione.

L'opera di Brian non è semplicemente l'oggetto ma l'ambiente, uno spazio nel quale le atmosfere dai profili soffusi e brillanti delle opere visuali si accompagnano alle composizioni sonore, dando origine a una dimensione nella quale potersi perdere, nel fluire di una musica che trascende dall'essere musica e nella contemplazione di elementi mutevoli che si trasformano in stati d'animo. Colore e suono si amalgamano, diventando in qualche modo elementi della stessa cosa, fondendosi in un fluido che scorre in modo continuo e senza intervalli. Le opere di Eno sono strumenti di osservazione che ci trasportano, attraverso le sonorità, in un mondo ovattato e inaspettatamente silenzioso.

David Tremlett, artista dal vissuto intenso, i cui numerosi viaggi e ricerche hanno fortemente inciso sulla sua pratica artistica, è conosciuto in particolare per i suoi grandi interventi murali site specific che ha realizzato in diverse parti del mondo. Attraverso i colori compatti, densi e corposi, ci racconta della concreta bellezza delle cose: le forme semplici e le campiture piatte descrivono i profili di un mondo osservato e tradotto nella semplicità del segno e della materia. Dalle opere su carta ai grandi wall drawing, il disegno di Tremlett si esprime nella sua essenziale purezza, tanto nell'estetica quanto nella realizzazione. Il pigmento è steso sulla parete direttamente con le mani, senza l'utilizzo di strumenti, in un rimando, anche attraverso il gesto, alle origini primitive della pittura.

Molti sono stati gli interventi di David Tremlett realizzati in Italia, paese molto amato dall'artista come lui stesso afferma "Non riesco a pensare a un posto migliore nel mondo, dove avrei potuto lavorare. E lo dico proprio perché ho viaggiato e ho esposto in molte parti del mondo." Le opere di Tremlett, infatti, hanno contraddistinto paesaggi e luoghi caratteristici dell'Italia in modo unico e inconfondibile. Dalla Puglia alle Langhe svariati sono stati gli interventi pubblici negli spazi di antichi edifici, luoghi di culto e costruzioni moderne, sui quali l'artista ha apposto il suo tratto distintivo, inserendolo in modo armonico nel contesto. I wall drawing di David cambiano il volto alle costruzioni già esistenti, ridando loro nuova vita nel rispetto del luogo e del contesto culturale del quale fanno parte, creando una liaison tra il presente e il passato.

Dal colore impalpabile ed etereo alla polvere del pigmento, dalle forme mutevoli e vacue dalle geometrie precise e astratte, le personalità forti e definite di Brian Eno e David Tremlett trovano, all'interno degli spazi della galleria, un terreno fertile dove poter comunicare, innescando un dialogo e un confronto che potenzia e amplia, in maniera incantevole e ammaliante, il lavoro dei due artisti. In appendice alla mostra, la Galleria è felice di esporre un doppio lavoro a firma dei due artisti al di fuori del suo perimetro, nel nuovo spazio "Cosmo", presso Campo San Cosmo, nella ex Chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Una innovativa piattaforma professionale per lo sviluppo di progetti e processi artistici, con particolare riferimento all'ambito musicale e sonoro, che nasce per rispondere alla necessità di nuovi modelli di produzione e fruizione con la volontà di valorizzare le professionalità artistiche e tecniche del territorio, attraverso un perimetro in grado di costruire nuovi ponti tra le realtà esistenti, amplificando le ricadute delle eccellenze culturali che risiedono ed attraversano la città. (Comunicato stampa)




Copertina del numero di maggio 2020 del mensile d'arte Archivio Copertina del numero di maggio 2020 del mensile d'arte Archivio Copertina del numero di aprile 2020 del mensile d'arte Archivio Archivio
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Anno XXXII - N. 7 - Settembre 2020

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Raccolta delle Stampe Adalberto Sartori
www.raccoltastampesartori.it




Marianna Accerboni presenta il catalogo su Gillo Dorfles alla trasmissione RadioRai "Sconfinamenti"
Pagina per ascoltare il file mp3

Su RadioRai la trasmissione "Sconfinamenti", con la regia di Massimo Gobessi e la conduzione di Francesco Zardini, presentato il catalogo della mostra "Il segno rivelatore di Gillo", conclusasi alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste.




Dipinto di Caterina Rao Dipinto di Antonino G. Perricone IIIa Biennale d'arte di Ciminna
"BellezzArtEstetica"


inaugurazione 29 agosto 2020, ore 18.00
Polo Museale ex Ospedale Santo Spirito - Ciminna (Palermo)

Dedicata alla memoria dell'artista Michele Dixit è un'immagine sintetica della pittura, non ci sono orpelli non ci sono inutili particolari che può distoglierci dalla pittura e dal rapporto con l'opera. La mostra è curata da Vito Mauro che ha scelto per la IIIa edizione, 34 artisti e sono Giacinto Alessi, Angelo Amato, Eliana Avanzato, Gaetano Barbarotto, Liana Barbato, Alessandro Bronzini, Samuel Campagna, Francesco Maria Cannella. Ilaria Caputo, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Giorgio Chiesi, Elio Corrao, Giuseppa D'Agostino, Angelo Denaro, Giusy Di Falco, Daniela Gargano, Vincenzo Michele Grimaldi, Ninni Iannazzo, Caterina Lala, Anna Giuseppina La Paglia, Maria Pia Lo Verso, Gabriella Lupinacci, Sara Mineo, Maria Giovanna Peri, Antonino G. Perricone, Giorgio Puleo, Caterina Rao, Clotilde Rinella, Cinzia Romano La Duca, Angela Sarzana, Enzo Tardia, Elide Triolo, Giuseppe Uzzaco.

Scrive nel suo testo in catalogo Tommaso Romano "Avere nuovamente puntato in un momento così capitale a riprendere il filo della proposta estetica come soluzione di continuità ma anche come atto di coraggio è un segno alto di intrapresa culturale ed etica che la città di Ciminna con la sua biennale giunta alla III edizione e attraverso l'opera di tanti artisti che in modo plurale declinano una tale consapevolezza e altro piccolo ma miracoloso evento che certamente si deve alla comunità ciminnese, ma soprattutto alla determinazione coerente del suo curatore". Testi in catalogo di Gonzalo Alvarez Garcia, Vito Mauro e Tommaso Romano. La mostra si avvale della direzione tecnica dell'Associazione Culturale Studi 71 di Palermo. (Comunicato stampa)




Paolo Ventura
Carousel


17 settembre - 08 dicembre 2020
CAMERA Centro Italiano per la Fotografia - Torino
www.camera.to

Un percorso nell'eclettica carriera di Paolo Ventura (Milano, 1968), uno degli artisti italiani più riconosciuti e apprezzati in Italia e all'estero. Dopo aver lavorato per anni come fotografo di moda, all'inizio degli anni Duemila si trasferisce a New York per dedicarsi alla propria ricerca artistica. Sin dalle sue prime opere Ventura unisce alla grande capacità manuale una particolare visione poetica del mondo, costruendo delle scenografie nelle quali prendono vita brevi storie fiabesche e surreali, immortalate poi dalla macchina fotografica. Con «War Souvenir» (2005), rielaborazione delle atmosfere della Prima Guerra Mondiale attraverso piccoli set teatrali e burattini, ottiene i primi importanti riconoscimenti, come l'inserimento nel documentario della BBC «The Genius of Photography» nel 2007. Dopo dieci anni negli Stati Uniti, rientra in Italia dove realizza alcuni dei suoi progetti più celebri, nei quali mescola fotografia, pittura, scultura e teatro, come ad esempio nella scenografia di «Pagliacci» di Ruggero Leoncavallo, frutto dell'importante collaborazione con il Teatro Regio di Torino, di cui Camera ha esposto alcuni lavori preparatori a gennaio del 2017.

In quest'occasione le sale del museo ospitano alcune delle opere più suggestive degli ultimi quindici anni - provenienti da svariate collezioni, oltre che dallo studio dell'artista - in un'assoluta commistione di linguaggi che comprende disegni, modellini, scenografie, maschere di cartapesta e costumi teatrali. Non si tratta, tuttavia, di un percorso lineare né di una retrospettiva, quanto piuttosto di una messa in scena di tutti i temi ricorrenti della sua poetica, fra i quali spiccano quello del doppio e della finzione. Le prime sale dello spazio espositivo torinese diventano quindi un'autentica full immersion nella poetica di Ventura, un vero e proprio ingresso all'officina dove nascono e si compongono le storie elaborate dall'artista. Un viaggio e un racconto, dunque, secondo quelli che sono i temi e le modalità espressive predilette da Ventura, rappresentante di una fotografia volutamente narrativa: non a caso, i testi che accompagneranno questo percorso saranno stesi e scritti direttamente dall'artista, che diviene la voce narrante della mostra.

La seconda metà dell'esposizione sarà invece dedicata interamente a due nuovi e inediti progetti: il primo è "Grazia Ricevuta", rivisitazione affettuosamente ironica del tema dell'ex voto, che Ventura naturalmente rielabora a partire dalla manipolazione dell'immagine e dalla presenza costante della sua figura e di quella delle persone a lui vicine. Un ulteriore affondo nella cultura popolare, così amata e ben conosciuta da Ventura, una cultura che da sempre fornisce icone e tematiche al multiforme artista milanese. Il secondo lavoro inedito è l'esito della partecipazione di Ventura al programma "ICCD/Artisti in residenza", avviato a partire dal 2017 dall'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma. Dalla riflessione sulla rappresentazione delle vicende risorgimentali, Ventura indaga il tema della guerra e della sua rappresentazione in fotografia, influenzata dalla difficile accettazione della modernità del mezzo fotografico in un paese fortemente legato alla tradizione come l'Italia del XIX secolo. Tutto questo attraverso il romanzesco rinvenimento di una serie di rare carte salate risalenti al periodo risorgimentale, nel corso della residenza romana dell'artista.

Conclude la mostra, curata da Walter Guadagnini, una grande e spettacolare installazione, che trasforma l'intero lungo corridoio di Camera nel palcoscenico sul quale appare e si sviluppa una città immaginaria, composta dalle tante architetture realizzate da Ventura nel corso degli anni, riassemblate e reinventate per questa occasione in un allestimento di grande suggestione. La mostra sarà accompagnata da un volume monografico, pubblicato da Silvana Editoriale, che ripercorre per la prima volta in modo esaustivo e organico tutte le tappe salienti della ricerca dell'artista. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Ragnar Kjartansson
The Sky in a Room


22 settembre - 25 ottobre 2020
Chiesa di San Carlo al Lazzaretto - Milano
www.fondazionenicolatrussardi.com

Il progetto dell'artista islandese Ragnar Kjartansson (Reykjavík, 1976), a cura di Massimiliano Gioni, pensato per la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto di Milano, è stato concepito in seguito al difficile periodo di quarantena che ha segnato la vita pubblica e privata di milioni di italiani, in particolare dei cittadini della Lombardia: ancora una volta un intervento dalla forte valenza simbolica, voluto dalla Presidente Beatrice Trussardi e dal Direttore Artistico Massimiliano Gioni nel diciottesimo anno di attività nomade della Fondazione Nicola Trussardi, per entrare in dialogo con la storia passata e recente della città di Milano.

Ogni giorno, cantanti professionisti si alterneranno, uno alla volta, all'organo della Chiesa di San Carlo al Lazzaretto - detta anche San Carlino - per eseguire un etereo arrangiamento della celebre canzone di Gino Paoli, Il cielo in una stanza, che si ripeterà ininterrottamente per sei ore al giorno, come una ninna nanna infinita. "Il cielo in una stanza è l'unica canzone che conosco che rivela una delle caratteristiche fondamentali dell'arte: la sua capacità di trasformare lo spazio." spiega l'artista. "In un certo senso, è un'opera concettuale. Ma è anche una celebrazione del potere dell'immaginazione - infiammata dall'amore - di trasformare il mondo attorno a noi. È una poesia che racconta di come l'amore e la musica possano espandere anche lo spazio più piccolo, fino ad abbracciare il cielo e gli alberi... L'amore sa leggere ciò che è scritto sulla stella più lontana, diceva Oscar Wilde."

Le opere di Ragnar Kjartansson - che alternano video, performance, musica e pittura - sono caratterizzate da un senso di profonda malinconia e sono spesso ispirate alla tradizione del teatro e della letteratura nordica del Novecento, con riferimenti che si possono ricondurre all'opera di Tove Janson, Halldór Laxness, Edvard Munch e August Strindberg, tra gli altri. Cresciuto in un contesto artistico e musicale colto - i genitori sono attori teatrali di successo, la madrina è una cantante folk professionista - Kjartansson intraprende la carriera di musicista con diversi gruppi, tra cui i Kanada, i Kósý, e i Trabant, con cui gira in tournée sia in Islanda sia a livello internazionale. Dal 2007 si dedica interamente alle arti visive, ma i rapporti con la musica e con il teatro - come strumenti espressivi e universi sentimentali - restano centrali in molte sue opere.

In particolare, la ripetizione di suoni e gesti è un elemento fondamentale nelle sue composizioni e coreografie, che sono state spesso descritte come forme di meditazione e di riflessione nelle quali ritornelli, frasi e arie musicali sono trasformate in litanie toccanti e mantra ipnotici. Dopo mesi trascorsi nello spazio chiuso delle proprie abitazioni, accanto ai propri cari o, più tristemente, lontani dai familiari e dagli affetti - rendendosi conto della propria solitudine e soffrendo per le persone perse nella lotta contro la pandemia - la performance di Kjartansson può essere letta come un poetico memoriale contemporaneo: un inusuale monumento e un'orazione civile in ricordo dei dolorosi mesi passati a immaginare il cielo in una stanza e a sognare nuovi modi per stare insieme e per combattere la solitudine e l'isolamento.

The Sky in a Room - performance inizialmente commissionata da Artes Mundi e dal National Museum of Wales di Cardiff, con il supporto del Derek Williams Trust e dell'ArtFund - per questa presentazione verrà messa in scena nella Chiesa di San Carlo al Lazzaretto, un luogo la cui storia è intimamente legata a precedenti epidemie, dalla peste del 1576 a quella del 1630, resa celebre da I promessi sposi di Alessandro Manzoni che cita in più occasioni il Lazzaretto nel romanzo e vi ambienta uno dei capitoli più noti. Concepita inizialmente come un altare da campo nel centro del Lazzaretto edificato dall'architetto Lazzaro Palazzi, la chiesa venne progettata da Pellegrino Tibaldi su commissione del cardinale Carlo Borromeo nel 1576.

Originariamente aperta su tutti i lati così che i malati potessero assistere alle funzioni rimanendo all'esterno, la chiesa è stata poi trasformata dall'architetto Giuseppe Piermarini a cavallo tra Settecento e Ottocento. Sopravvissuta alle trasformazioni di quasi cinque secoli, San Carlino è un luogo che racconta la storia di Milano e dei suoi cittadini attraverso stratificazioni profonde. Nel 2017 la chiesa è stata oggetto di un restauro completo finanziato dalla Fondazione Rocca in ricordo di Roberto Rocca. The Sky in a Room di Ragnar Kjartansson fa parte di una serie di progetti realizzati dal 2013 dalla Fondazione Nicola Trussardi: mostre temporanee, incursioni, performance e interventi pop-up che hanno portato a Milano artisti internazionali tra cui Ibrahim Mahama, Jeremy Deller, Sarah Lucas, Gelitin, Darren Bader e Stan VanDerBeek.

La Fondazione Nicola Trussardi è un'istituzione no profit privata, un museo nomade per la produzione e la diffusione dell'arte contemporanea in contesti molteplici e attraverso i canali più diversi, che nasce a Milano nel 1996. Le sue attività sono rese possibili grazie alla generosità delle socie fondatrici e di un gruppo di sostenitrici e sostenitori che ne supporta i progetti. Con The Sky in a Room continua così il percorso intrapreso dalla Fondazione nel 2003, per portare l'arte contemporanea nel cuore della città di Milano, riscoprendo e valorizzando luoghi dimenticati o insoliti. Dopo importanti mostre personali tra cui quelle di Allora & Calzadilla, Pawel Althamer, Maurizio Cattelan, Tacita Dean, Michael Elmgreen & Ingar Dragset, Urs Fischer, Peter Fischli e David Weiss, Paul McCarthy, Paola Pivi, Pipilotti Rist, Anri Sala e Tino Sehgal e le due grandi mostre a tema La Grande Madre (2015) e La Terra Inquieta (2017).

Ragnar Kjartansson è uno degli artisti contemporanei più noti della sua generazione. Negli ultimi dieci anni il suo lavoro è stato celebrato dai più importanti musei internazionali. Nel 2019 è stato uno degli artisti più giovani ad avere una mostra personale al Metropolitan Museum di New York. Ha esposto due volte alla Biennale di Venezia, dove ha anche rappresentato l'Islanda nella partecipazione ufficiale del 2009, e ha presentato il suo lavoro all'Hangar Bicocca di Milano, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e all' EX3 di Firenze, oltre che al New Museum di New York, il Kunstmuseum di Stoccarda, il Palais de Tokyo di Parigi, il Barbican di Londra e la Carnegie di Pittsburgh. Kjartansson ha vinto prestigiosi premi tra cui nel 2019 l'Ars Fennica Award e nel 2011 il Performa Malcolm McLaren Award. (Comunicato ufficio stampa Fondazione Nicola Trussardi)




Marc Chagall: "Anche la mia Russia mi amerà"
19 settembre 2020 - 17 gennaio 2021
Palazzo Roverella - Rovigo

Una selezione di oltre cento opere, circa 70 i dipinti su tela e su carta oltre alle due serie di incisioni e acqueforti pubblicate nei primi anni di lontananza dalla Russia, "Ma Vie", 20 tavole che illuminano la sua precoce e dolorosa autobiografia, e "Le anime morte" di Gogol, il più profondo sguardo sull'anima russa della grande letteratura. Le opere esposte provengono oltre che dagli eredi dell'artista, con un vasto e generoso prestito, dalla Galleria Tretyakov di Mosca, dal Museo di Stato Russo di S. Pietroburgo, dal Pompidou di Parigi, dalla Thyssen Bornemisza di Madrid e dal Kunstmuseum di Zurigo e da importanti e storiche collezioni private, con alcuni dei più grandi capolavori dalla "Passeggiata" all'"Ebreo in rosa", a "Il matrimonio", "Il Gallo", "Guanto nero" e altri.

Una mostra che non intende raccontare "di tutto un po'" ma sceglie un tema preciso e lo approfondisce attraverso una selezione dei suoi capolavori imprescindibili. Il tema su cui la curatrice Claudia Zevi ha scelto di misurarsi è quello dell'effetto che la cultura popolare russa ha avuto su tutta l'opera di Chagall, con maggiore impatto realistico quando viveva nella Russia del primo ventennio del Novecento, ma altrettanto prepotentemente, nelle figure di animali, case e villaggi, sempre presenti nei dipinti dei suoi lunghi anni successivi a Parigi, in America, nel Sud della Francia. Questa mostra intende analizzare in modo ampio e perfettamente documentato l'altro terreno di coltura della stessa iconografia dell'artista, ovvero la tradizione popolare, della Russia profonda.

Un'iconografia fatta di religiosità, in cui si ritrovano echi dell'iconografia religiosa stratificatasi nelle icone e nelle vignette popolari dei "lubki" i cui personaggi come il gallo, le capre e le vacche che popolavano la quotidianità dei villaggi russi, ritroveremo anche nelle opere tarde di Chagall. Questi elementi si metamorfizzano nell'opera di Chagall in una sorta di realismo poetico che attinge dalla tradizione della favola russa la propria sintassi espressiva, mentre deriva dal mondo ebraico e cristiano ortodosso la propria cifra intellettuale e spirituale. La rielaborazione, attuata attraverso i fili della sua memoria, della cultura popolare russa con la sua ricchezza di immagini e di leggende, coniugata con il misticismo fantastico della tradizione chassidica, verranno a costituire l'armamentario specifico cui l'artista ricorrerà sempre, nel corso della sua lunga vita, per definire un linguaggio che ancora oggi è in grado di comunicare come pochi con la nostra sensibilità postmoderna.

Nelle sue opere i ricordi divengono "presenze", popolano i suoi dipinti comparendo anche là dove non te li aspetti, come le capre o le isbe inserite nella rappresentazione di un bouquet che è a sua volta composto da fiori e da visioni. Questa mostra intende porre in discussione anche il tema della posizione singolare che Chagall occupa nella storia dell'arte del XX secolo. Senza mai confondersi con il dibattito delle avanguardie, la sua pittura tuttavia rimane sempre aperta alle esigenze del modernismo, ma senza necessitare di alcuna rottura con il mondo della memoria e delle forme tradizionali. Nella sua opera straordinaria e originalissima non viene mai a mancare l'esigenza utopica propria dell'avanguardia, senza mai interferire con il mondo delle emozioni e dell'affettività, che divengono, nella sua opera, un elemento di arricchimento e di originalissima definizione formale.

E così, pur scegliendo di vivere, come lui stesso dice 'voltando le spalle al futuro', Chagall si trova ad avere codificato un linguaggio e una sintassi espressiva che sopravvivranno, ben più delle avanguardie tradizionali del '900, al trascorrere del tempo e al modificarsi delle situazioni politiche e sociali del XX secolo. E in tutto ciò la Russia rimane il luogo delle radici, della memoria di un amore che avverte deluso e che sogna potersi realizzare. "Anche la mia Russia mi amerà", sono le parole con cui conclude "Ma Vie", l'autobiografia illustrata che Chagall pubblicò, appena trentaquattrenne, a Berlino all'inizio dell'esilio, consapevole che questa volta la separazione dalla Russia sarebbe stata definitiva. La mostra, che si avvarrà della collaborazione della Fondazione Culture Musei e del Museo delle Culture di Lugano, è accompagnata da un catalogo - a cura di Claudia Zevi - pubblicato da Silvana Editoriale, con saggi di Maria Chiara Pesenti, Giulio Busi, Michel Draguet e Claudia Zevi. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




"Mio vanto, mio patrimonio"
29 agosto 2020 - 10 gennaio 2021
Museo della Città - Pienza (Siena)

Mostra sull'arte del Novecento. A precisare il titolo viene "la visione di Leone Piccioni", a indicare che quel Novecento in pittura è quello che è stato scelto, riunito e appeso alle pareti della sua casa da un fine intellettuale, Piccioni appunto, nel corso di una intera vita. Ciascun collezionista crea una collezione che lo rispecchia, che di lui è un po' il reale ritratto. La collezione d'arte - davvero magnifica - che Leone Piccioni (Torino, 9 maggio 1925 - Roma, 15 maggio 2018) ha riunito nel corso di tutta la sua lunga esistenza, è il chiaro specchio del suo essere stato uno dei più fini intellettuali che l'Italia abbia potuto vantare la seconda metà del "secolo lungo". Dietro ciascuna delle oltre 95 opere esposte al Museo della Città c'è una frequentazione, una precisa assonanza, un richiamo con la poesia o la letteratura, un pensiero condiviso. Ma anche la semplice emozione d'un momento.

L'elenco, in rigoroso ordine alfabetico degli artisti della Collezione Piccioni, recita i nomi di: Afro Basaldella, Remo Bianco, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Carlo Carrà, Mario Ceroli, Filippo De Pisis, Piero Dorazio, Jean Fautrier, Lucio Fontana, Remo Formichi, Giosetta Fioroni, Franco Gentilini, George Grosz, Renato Guttuso, Carlo Guarienti, Mino Maccari, Mario Mafai, Giacomo Manzù, Mario Marcucci, Giorgio Morandi, Ennio Morlotti, Aleardo Paolucci, Ottone Rosai, Piero Sbarluzzi, Mario Schifano, Gregorio Sciltian, Graham V. Sutherland, Venturino Venturi. Presenti in Collezione talvolta con più opere, anche diversissime per caratteristiche e dimensioni.

Piero Pananti e Gloria Piccioni, figlia di Leone, che curano la mostra pientina, sottolineano lo spirito con cui è stata nel tempo costituita la Collezione: «l'amore per il bello e per la cultura, l'impulso per la condivisione delle arti e della conoscenza, le affinità elettive che legano il critico ai pittori, poeti, intellettuali suoi amici». E viene subito alla memoria la lunga vicinanza di Piccioni con Ungaretti e la scelta di Dorazio per illustrare "La Luce", sua raccolta di poesie degli anni 1914-1961. Perché Piccioni, da autentico intellettuale, non si pone steccati, cercando semmai assonanze tra pittura, letteratura, poesia, musica, teatro. In quella Cultura che sapeva realmente divulgare nelle sue trasmissioni televisive, quando la tv era ancora uno strumento, forse "lo" strumento, di crescita anche culturale di un'Italia alla ricerca di una nuova identità negli anni difficili ma vitali del secondo dopoguerra. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Dipinto a inchiostro su carta realizzato da Giancarlo Cerri nel 1963 denominato Dalla finestra Giancarlo Cerri
"Quando l'orbo ci vedeva bene"


28 ottobre (inaugurazione ore 18.00-22.00) - 15 novembre 2020
Centro Culturale di Milano
www.deangelispress.com

Dopo aver esposto la scorsa primavera ventuno opere della serie "I quadri dell'orbo", Giancarlo Cerri (Milano, 1938), pittore da oltre dieci anni ipovedente, ritorna al Centro Culturale di Milano con un'antologica possente dedicata interamente alla forza espressiva del bianco e nero. Quarantacinque opere, la maggior parte disegni su carta, divise su quattro sezioni - ritratti, paesaggi, figure morte, sequenze, dipinti di arte sacra - molti dei quali mai esposti sino ad ora, sono stati tutti realizzati tra gli anni Sessanta e il 2004, anno in cui la grave maculopatia ha costretto l'artista prima a rallentare e poi a fermare per oltre dodici anni la propria attività pittorica.

Artista e grafico pubblicitario sin dagli anni Cinquanta, convinto da sempre che la pittura e la personalità di un pittore si esprimano "in parete", Giancarlo Cerri ha attraversato appieno gli anni 60/70 dell'arte milanese conoscendone alcuni dei principali protagonisti. Sebbene come artista abbia trovato il maggiore riscontro di notorietà a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, in realtà Cerri si era già fatto notare con due personali alla storica galleria Barbaroux di Milano, nel 1969 e nel 1972, ovvero in uno dei templi della grande pittura figurativa novecentesca, che lo aveva subito percepito come la "costola" di due suoi campioni, Carrà e Tosi. Dal 1956 al 1976 l'attività di Giancarlo Cerri si svolge fra pittura e grafica pubblicitaria. Dal 1977 si dedica esclusivamente alla pittura. Dal 1988 al 1995 è direttore artistico del Centro Culturale De Gasperi di Milano. Per una grave malattia oculare non dipinge più da diversi anni e le sue ultime opere risalgono alla primavera del 2005. Tra il 2001 e il 2005, dipinge un ciclo di quadri di arte sacra aventi quale principale soggetto la Croce, intesa come simbolo della umana tragica sofferenza.

Giancarlo Cerri: «Il bianco e nero racchiude in sé la struttura portante del quadro futuro. Esprime i valori plastici dell'opera, i suoi significati. Custodisce l'idea, ma può farlo solo se lo sorregge una tecnica esecutiva solida. Ecco perché le etichette "figurativo", "informale" e "astratto" sono, e nel mio caso più che mai, soltanto le definizioni di un periodo: il disegno resta sempre la base più solida per ogni tipo di pittura». È dunque la consapevolezza del valore assoluto del disegno nel processo creativo che Giancarlo Cerri vuole rimarcare e che appare evidente nelle opere esposte, per ribadire - come sottolinea Elisabetta Muritti nel suo testo in catalogo - che il disegno è l'idea prima del colore, e di conseguenza è l'anima dell'opera, di ogni opera. Dopo il disegno, solo dopo, e solo eventualmente, ci potrà essere il "corpo a corpo" con il colore.

Il bianco e nero possono essere entrambi sinonimi di eleganza, assolutezza e purezza, oppure l'uno l'opposto dell'altro, luce e ombra, idea di unione vs idea di vuoto. Tuttavia, per Giancarlo Cerri c'è un colore onnipresente e onnipotente che lo ha sempre accompagnato nella sua crescita artistica, il nero, fondamentale per un pittore come lui che intende la pittura come energia. Non solo. Nei suoi quadri l'artista mutua l'uso del nero a seconda dei soggetti, anche perché, come ha sempre sottolineato, per lui non si deve parlare di Nero ma di Neri, al plurale, in quanto il nero è stato di volta in volta rielaborato con l'aggiunta di altri colori come il rosso carminio o il blu oltremare, a seconda del colore primario che gli sarebbe andato contro.

Il corpo più ampio delle opere esposte a Milano sono 20 disegni su carta fra ritratti di donne e nudi femminili dove l'uso del nero, una volta scevro il campo dalla distrazione del colore, ne esalta la sensualità di una curva del corpo o semplicemente di uno sguardo. Il secondo gruppo di opere in mostra comprende 11 lavori, tutti realizzati tra gli anni Sessanta e Ottanta, dei quali 9 su carta (7 paesaggi e 2 nature morte), e 2 studi su tela (1 cava e 1 foresta), dove è chiara la vocazione informale dell'artista e dove i segni agiscono in maniera forte e decisa sul sistema percettivo di chi guarda. Le ultime due sezioni della mostra sono invece composte da 8 sequenze, disegni astratti su carta e su tela degli anni Novanta, sviluppo consequenziale delle ricerche naturalistiche del decennio precedente ed approdo all'astrazione pura, dove ciò che conta non è più il racconto ma l'immagine, e da 6 opere di arte sacra, cinque su tela e un disegno su carta applicato su tavola.

Se negli studi delle Sequenze il nero mostra chiaramente come sarà la densità e la forza del quadro, nelle opere di arte sacra il nero, profondo come una crepa o una ferita, sommato all'assenza del colore, vuole sottolineare la gravità e allo stesso tempo la spiritualità di scene drammaticamente tragiche. Opere che nascono dalla visione di uomini e donne che, sperando di fuggire alle fiamme e alla morte certa, si lanciano nel vuoto a braccia aperte, come croci capovolto, nella vana fede di un destino differente. La mano del Giancarlo Cerri "religioso", lui che è da sempre laico, incide la tela con semplicità e sofferenza, riuscendo ugualmente a trasmettere i valori spirituali della misericordia e del senso di pace che si possono trovare anche nella tragedia. La mostra, nata in collaborazione con il Centro Culturale di Milano, con testo critico di Elisabetta Muritti, vuole essere un omaggio all'incanto del bianco e nero, ricerca dell'essenziale, le due estremità della tavolozza. (Estratto da comunicato stampa De Angelis Press)




Fondo patrimoniale del MAC Guarcino
www.macguarcino.it

Sabato 8 agosto alle ore 17.00, nell'ambito dell'Estate Guarcinese 2020, apre al pubblico nella sua sede definitiva il MAC Museo d'Arte Contemporanea di Guarcino. Nell'antico complesso monumentale di Sant'Angelo - Palazzo della Cultura, sarà possibile la fruizione dell'intera collezione, caratterizzata dal piccolo formato, con opere che hanno dimensioni massime di 50x50x50 cm. Da poche settimane, infatti, l'Amministrazione del paese montano in provincia di Frosinone, ha consegnato all'associazione culturale Azioni d'Arte, incaricata di attendere alla gestione, gli spazi destinati ad accogliere il "fondo patrimoniale" del museo. Il piccolo formato, scelto fin dall'istituzione del MAC, permette una costruttiva riflessione sui percorsi plurimi della ricerca contemporanea, muovendosi su un territorio inversamente proporzionale alla spettacolarizzazione del gigantismo che sembra caratterizzare l'espressione artistica degli ultimi decenni. Il formato ridotto, scelto come discrimine per la costruzione di una collezione di grande interesse dilata, infatti, l'estensione di un racconto visivo e si propone come strumento privilegiato per la canalizzazione dell'attenzione, spaziando dal segno pittorico a quello scultoreo, fino all'ibridazione tra media differenti per natura. Accanto alle opere degli artisti acquisite, si propone una "selezione di libri d'artista" dell'Archivio Rea che sarà ospitata fino al 30 settembre 2020.

Artisto del Fondo patrimoniale del MAC Guarcino: Minou Amirsoleimani, Caterina Arcuri. Renzo Bellanca, Rosetta Berardi, Franca Bernardi, Mario Maria Bianchi, Anna Boschi, Francesco Calia, Vito Capone, Antonella Capponi, Lamberto Caravita, Antonio Carbone, Elisabetta Catamo, Pietro Celani, Elettra Cipriani, Luisa Colella, Carmela Corsitto, Carla Crosio, Maria Pia Daidone, Rita De Giorgio, Nino De Luca, Giulio De Mitri, Adolfina De Stefani, Luce Delhove, Piero Delucca, Lucia Di Miceli, Gabriella Di Trani, Elisabetta Diamanti, Giovanna Donnarumma, Anita Dorazio, Patrizia D'Orazio, Mavi Ferrando, Marco Ferri, Alfonso Filieri, Giovanni Fontana, Giancarla Frare, Claudio Gaddini, Annamaria Gelmi, Delio Gennai, Salvatore Giunta, Paolo Gobbi, Gennaro Ippolito, Margherita Levo Rosenberg, Daniele Lisi, Francesca Loprieno, Vincenzo Ludovici, Silvana Maglione, Giuliano Mammoli, Venanzio Manciocchi, Franco Marrocco, Giovanna Martinelli, Cosetta Mastragostino, Rita Mele, Patrizia Molinari, Alessandro Monti, Franco Nuti, Luigi Pagano, Antonio Picardi, Antonio Poce, Teresa Pollidori, Giuseppe Ponzio, Antonio Pugliese, Lucilla Ragni, Fernando Rea, Rosella Restante, Sauro Rollandi, Marcello Rossetti, Gianni Rossi, Lucia Rotundo, Massimo Salvoni, Ninì Santoro, Alba Savoi, Grazia Sernia, Elena Sevi, Lucia Sforza, Stefano Soddu, Nicoletta Testi, Ilia Tufano, Vittorio Vanacore, Oriano Zampieri.

Artisti dell'Archivio Rea: Claudio Adami, Giovanni Albanese, Ferdinando Andolcetti, Lucilla Caporilli Ferri, Fili Cusenza, Michele De Luca, Yvonne Ekman, Virginia Fagini, Licia Galizia, Massimo Luccioli, Fabio Mauri, Elisa Montessori, Bruno Munari, Gloria Pastore, Luca Patella, Pasquale Polidoro, Giustina Prestenti, Punzo e Testa, Cloti Ricciardi, Anna Maria Vancheri, William Xerra. (Comunicato stampa)




Opera di Francesco Candeloro in mostra alla Galleria A arte Invernizzi Francesco Candeloro. Luoghi Misure Variazioni
24 settembre (inaugurazione) - 10 novembre 2020
Galleria A arte Invernizzi - Milano
www.aarteinvernizzi.it

Nella prima sala del piano superiore sono esposti, nella versione verticale, alcuni skyline in plexiglass di fisionomie di città o sezioni di esse rese nel loro carattere di superficie e contorno - testimonianza di un momento vissuto dall'artista. Nella seconda sala troviamo Vie di Luci nel Tempo (Beirut) (2018), opera attraverso cui Candeloro indaga i molteplici aspetti della realtà con immagini in trasparenza che ampliano la percezione dell'osservatore in un continuo alternarsi di nascondimento e rivelazione. Al piano inferiore vengono presentati dodici "libri" costituiti da fogli colorati che riportano delle fessure che possono essere definite come "occhi" disposti in giochi combinatori che tengono conto delle geometrie dei supporti e delle colorazioni prodotte dai "filtri" di acetato che l'artista vi sovrappone. I "libri" hanno una struttura chiusa rettangolare ma, come fossero pagine di un volume, possono svilupparsi sulla parete consentendo una lettura aperta dell'opera e in questa occasione i lavori sono presentati nelle due versioni, aperta e chiusa. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue contenente un saggio di Francesco Tedeschi, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

"L'immagine dalla quale, nella sua rivelazione fotografica, proviene tutta l'opera di Candeloro, e la sua qualificazione fisica, in una concezione sempre più autonoma della forma rispetto alle istanze della rappresentazione, costituisce di per sé un filtro tra la materialità della cosa e la sua idealizzazione. Questo carattere di intermedialità che pone di per sé l'opera su un limite fra la presenza e l'assenza, si rivolge da una parte a forme note, in certa misura verificabili, e dall'altra a sagome in via di definizione, che ricevono la loro consistenza momentanea nel loro riproporsi, sotto diverse ipotesi, nel modo in cui i lavori appartenenti alla categoria delle composizioni a molteplici strati possono essere squadernate a parete secondo logiche geometriche variabili. In entrambe le soluzioni le opere di Candeloro operano sul piano di un trasferimento. Da una parte la sagoma di un profilo di città si materializza, in una posizione non necessariamente riconoscibile, come ripresa di un luogo altro assorbito nella luce che essa stessa genera nello spazio in cui la sua immagine sintetica e astratta si trova; dall'altra le composizioni a parete alludono a un inoltrarsi in una dimensione nascosta, intima, che si rivela nascondendosi. La superficie, in entrambi i casi, diventa parte di un processo complesso, dal piano al labirinto." (Francesco Tedeschi)




Il tempo 00:00:00:00 di Saloon Milano
L'archivio on line dei progetti in quarantena

www.saloonmilano.org

Saloon Milano è la piattaforma online che dal 21 marzo al 21 giugno per 93 giorni ha mappato, condiviso quotidianamente e conservato in forma di archivio partecipativo del presente 96 progetti e pratiche culturali dedicate alla collettività e 41 interviste ad esperti e professionisti con diverse competenze. I 96 progetti, le 41 interviste presentati in 93 giorni sul sito web e sui canali social di Saloon hanno costruito un percorso di iniziative variamente utilizzabili e fruibili da casa durante il tempo dell'emergenza sanitaria.

I progetti provenienti dall'Italia e dall'estero sono stati catalogati principalmente sotto tre hastag #qualenatura #qualerigenerazione #qualiponti. Indagando lo spazio in trasformazione: "Anumani -Urban Landscapes", nell'ambito dell'interior design - ideato dal gruppo di progettisti Claudia Caselli, Elisa Ciliberti, Giulia D'Aleo, Marta Reati, Martina Paggi, Giulia Picasso, Ilaria Vettoretti - tenta di tessere le basi di un ritrovato legame oltre i limiti di specie, invitandoci a sperimentare punti di vista inusuali per riflettere sul nostro ruolo rispetto agli ecosistemi naturali; ci si potrebbe trovare a lavorare accovacciati a terra come anfibi o sospesi a mezz'aria come uccelli. "Arquitecturas Colectivas", rete internazionale che ha l'obiettivo di consolidare un modo condiviso di fare città/quartieri per e con le persone, propone una call con un focus attuale sull'urgenza di condividere un nuovo immaginario come antidoto alla paura, capace di ri-connettere specie, persone, ambienti e città. Il progetto "Gita", animato dalla omonima rete nazionale di artisti e creativi, invece è un orizzonte in divenire, una disconnessione dai contenuti online per ritrovarci offline.

Tante le iniziative che hanno proposto l'uso delle parole tra l'immagine e l'immaginario, diffuse in diversi formati accessibili, tra cui: "Parole buone" (di Sergio Astori con Martina Gerosa, Luca Rolandi, Silvia Sanchini con Lavì Abeni, Antonio Bianchi, Marilena Lionetti, Marcantonio Lunardi) pillole di resistenza per superare la crisi; "Quartino Project" (gestito da Giuseppe Mendolia Calella e Baloon Project) raccoglie in un quartino 4 contenuti in bianco e nero, di 4 autori: testo, disegno, fotografia, grafica/tipografia, chiamati a riflettere su un tema sempre differente; "Alfabeto Pandemico" (ideato dalla rete lo Stato dei Luoghi) esercizio di scrittura collettiva di testi e immagini per il post pandemia, un vocabolario che serve nel presente e guarda al futuro. "Radio Traum-Sogni Pandemici" (condotta da Vanessa Alessi, Giusi Diana, Luca Cinquemani, Mara Jvonne Raja, Gabriele Valerio, Angelo Leonardo) propone una trasmissione radiofonica collettiva fatta di sogni in cui a raccontarli sono i sognatori con le loro voci. Tracce di narrazione sommersa, uno speciale brusio che ci accompagna in queste notti pandemiche.

E ancora progetti che hanno usato i drive dell'arte e la creatività per generare momenti di reale condivisione: "La Casa del Pane" (da un'idea di Gandolfo G. David con un contest che invita alla realizzazione di simboli di pane come esercizio di augurio e rinascita, da documentare, condividere sui social e poi con chi ci è accanto; "#10cents -Art at the supermarket" in cui l'artista Giuseppina Giordano con una performance diffusa porta l'arte contemporanea tra i banconi e gli scaffali dei supermercati, facendola entrare nella vita di tutti i giorni a contatto con le persone, in un momento in cui il contatto è vietato o limitato. Saloon ha poi dato voce a molte iniziative che hanno significativamente aiutato chi si è trovato in difficoltà a causa Del Coronavirus tra questi citiamo: "Poster Quotidiano" di Rischa Paterlini, Giuseppe Frangi, Adrian Paci, Iva Lulashi, Fabio Roncato; "Io ho cura di te" di Lorenzo Barbera, Ignazio Mortellaro, Agata Polizzi; "I have a gift" curato da Francesca Guerisoli con il sostegno di Wunderbar Cultural Projects; "Mettiamoci la faccia in collaborazione con 100 fotografi per Bergamo"; "Art to stop Covid-19" organizzato da una rete di artisti galleristi e professionisti del mondo dell'arte.

Tra i contenuti, oltre ai progetti, resteranno i tanti pensieri legati a questa situazione nuova ed intensa delle interviste informali generosamente rilasciate da Marco Bay, Fabrizio Bellomo, Diego Bergamaschi, Bianco-Valente, Claudio Bissoli, Leonardo Caffo, Giuliana Ciancio, Mario Cigada, Vittorio Corsini, Raffaella Cortese, Carmen Decembrino, Michela Eremita, Mauro Ferrari, Dino Ferruzzi, Barnaba Fornasetti, Pietro Gaglianò, Giorgio Galli, Olga Gambari, Manuela Gandini, Giovanni Lanzone, Ugo La Pietra, Claudia Losi, Laura Malacart, Marco Mancuso, Stefano Mirti, Luca Molinari, Antonio Moscogiuri, Francesca Pasini, Jacopo Perfetti, Mario Piazza, Maurizio Piseri, Andrea Quartarone, Michele Rocco, Pierpaolo Romio, Francesco Ronzon, Noemi Satta, Gabi Scardi, Francesca Spiller, Marina Spreafico, Alexa Tamburrini.

"GifClash" un abecedario della pandemia animato dal remix artistico di NIcola Di Caprio. Composto da 23 Gif, condivise day by day sui canali social, è stato in conclusione montato in un video accompagnato da un brano musicale come commento sonoro di Ramuntcho Matta. "Come se fosse pagina 99" una sezione di libri che in questo tempo sospeso abbiamo letto con l'intenzione di distogliere lo sguardo e l'immaginazione da chat, webinar e conference call che hanno inondato di parole e di volti lo schermo del computer e le nostre vite e una sezione di contributi di archivisti che hanno valorizzato l'importanza dell'archivio come memoria e traccia. Saloon si ferma nel tempo 00 00 00 00 del countdown -dall'equinozio di primavera al solstizio d'estate del 2020- ma rimane archivio vitale, sempre accessibile e bene comune, in un'eco di continuità e generatività nella sua visione di ecologia di mente e spirito. I progetti rimarranno consultabili e visibili sul sito documentando tutto il valore culturale e sociale che hanno generato e che continuano a produrre in termini di ricaduta sui processi educativi plurigenerazionali, su nuovi modelli di coinvolgimento e costruzione dell'audience, partecipazione diffusa, ridisegno e riprogettazione degli spazi urbani e della loro fruizione e pratiche dell'arte nella sfera pubblica. (Estratto da comunicato stampa Ch2 eventi culturali)




Dipinto olio su tela di cm 25x115 realizzato da Alfredo Pini nel 2020 denominato Calorosamente freddo Alfredo Pini: "Il tempo sospeso"
dal 6 luglio 2020
Bottega d'Arte Lacerba - Ferrara
www.lacerba.com | www.alfredopini.com

In questa mostra on-line, la galleria Lacerba propone una serie di dipinti che Alfredo Pini ha realizzato nel periodo in cui, a causa della recente pandemia, ci siamo ritrovati a vivere una situazione mai provata in precedenza, una lunga quarantena in isolamento, in cui lo stato emotivo di ciascuno di noi è stato messo alla prova, sollecitato da sensazioni difficilmente descrivibili a parole. Un tempo, che non è ancora terminato e che indubbiamente lascierà una traccia profonda: "... e di questo momento, voglio soprattutto dare un volto al silenzio, ad un mondo che incredibilmente sembra si sia fermato, ad un mondo sospeso che non sa se guardarsi dentro o guardare timoroso al domani, ad una vaga sensazione catartica che aleggia nell'aria, sopra tutti noi. E voglio dipingere la luce di questi giorni, non quella reale ma quella interiore, quella che vive dentro di noi, contrastante, ambigua. E voglio dipingere i miei luoghi, la mia terra...la mia anima." (Comunicato stampa)




Daniele Cestari: "Tempo sospeso"
Barbara Frigerio Contemporary Art - Milano
Presentazione on line

Nuova serie di lavori dell'artista ferrarese, che esplora, accanto ai già noti temi cittadini, paesaggi marini e di montagna. Il titolo di questa selezione rievoca l'orfismo campaniano di sospensione del tempo ("E del tempo fu sospeso il corso." Cit. D.C.) di cui tutti abbiamo avuto esperienza durante questi mesi nelle contingenze sfaccettate della realtà. Con questi nuovi lavori l'autore non si limita più alla dimensione metafisica, ma indaga quella più strettamente individuale  e collettiva della quotidianità. (Comunicato stampa)

__EN

We are pleased to present a new series of works by the artist from Ferrara, who explores marine and mountain landscapes alongside the already well-known city themes. The title of this selection recalls the Campanian orphism of suspension of time ("And of time the course was suspended." Cit. D.C.) which we have all experienced during these months in the multifaceted contingencies of reality. With these new works the author is no longer limited to the metaphysical dimension, but investigates the more strictly individual and collective dimension of everyday life. (Press release)




Foto stampa ai pigmenti realizzata da Stefano Lanzardo nel 2016 denominata In me tu vedi Stoner. Landing pages
05 settembre 2020 - 10 gennaio 2021
Palazzo Pretorio - Certaldo (Firenze)
www.museiempolesevaldelsa.it

Nell'ambito della seconda edizione di "Ci sono sempre parole. [non]Festival delle narrazioni popolari (e impopolari)", l'esposizione, liberamente ispirata al romanzo "Stoner" di John Williams, è curata da Cinzia Compalati ed Andrea Zanetti con opere di Emiliano Bagnato, Mauro Fiorese, Stefano Lanzardo, Roberta Montaruli, Eleonora Roaro, Jacopo Simoncini, Giuliano Tomaino e Zino. Dopo l'anteprima tenutasi a Pescara nel 2016, a seguito di una campagna di crowdfunding che ha coinvolto appassionati d'arte e bibliofili, il progetto si presenta a Certaldo nella sua completezza, con l'aggiunta di un lavoro inedito di Emiliano Bagnato e la rimodulazione contest specific delle installazioni.

La mostra trae origine dal noto romanzo di John Williams, un caso letterario che ha appassionato migliaia di lettori nel mondo: la biografia di un anonimo professore universitario che a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale affronta i drammi e le passioni di una vita normale. Ad otto autori contemporanei, diversi per poetica e formazione, è stato chiesto di far vivere i personaggi e le atmosfere del romanzo attraverso il proprio linguaggio: fotografia, istallazioni, musica, performance e video. Non solo la riproduzione espressiva delle pagine di "Stoner", bensì l'appropriarsi dei protagonisti per scavarne le profondità, per esternarne il non-detto e il non-scritto, per incanalare la narrazione nelle suggestioni della forza visiva.

Emiliano Bagnato (La Spezia, 1993) - compositore e sound designer - interpreta Grace, la figlia di Stoner. In una rilettura musicale e interattiva, tutto il dramma di un personaggio che ha subito le storie dei genitori, senza colpe. Resterà imprigionato o si salverà dal suo passato?

Mauro Fiorese (Verona, 1970-2016) è stato uno dei cento fotografi più quotati al mondo. Sono esposte, dopo la sua morte prematura, alcune opere tratte da www.libraincancer.it, il blog in cui ha raccontato la sua personale battaglia contro il cancro. Tenendo fede all'impostazione letteraria dell'esposizione, l'autore ha composto dodici dittici fotografici che si sviluppano nell'immagine pura e nel suo, arbitrario, rimando testuale. In mostra interpreta Gordon Finch, l'amico fraterno di Stoner e filtra attraverso i suoi occhi - e quindi attraverso il grande tema dell'amicizia - la vita del protagonista.

Stefano Lanzardo (La Spezia, 1960) è Stoner. Con quattro scatti fotografici sono descritti altrettanti momenti simbolo dell'esistenza del protagonista: dalla terra che lo ha generato, e alla quale torna, ai corridoi dell'università in cui passeggia come un fantasma, allo studio di casa, dove poteva dedicarsi alle amate letture, fino alla relazione con le donne del romanzo. Un viaggio dal forte impiano anti-eroico e anti-epico che trasforma la vita di un uomo dimenticato da tutti in un racconto collettivo.

Roberta Montaruli (Torino, 1978) è Katherine, l'amante di Stoner. L'artista torinese racconta la loro storia d'amore in una video-installazione in cui - mancando la presenza antropica - sono gli oggetti a narrare le loro vite, fatte di respiri e sospiri, gioie e dolori, fatica e tensione verso la felicità. Un video d'animazione che si crea e si cancella attraverso l'uso del carboncino e della gomma, in bilico tra eterno ed effimero.

Eleonora Roaro (Varese, 1989) ha realizzato per la mostra una video installazione dedicata ad Edith, la moglie di Stoner, in cui porta alla luce tutte le fobie del personaggio, una donna distante, anaffettiva. Attraverso una sineddoche - Edith è rappresentata solo dal suo occhio ceruleo - diventa la "telecamera di sorveglianza" delle vite di chi la circonda. In esposizione anche il video-documento di una performance in cui ha interpretato Edith in uno dei momenti topici del romanzo dipingendo di rosa, in preda a una sorta di controllata follia, la scrivania e tutti gli oggetti di Stoner.

Jacopo Simoncini (Carrara, 1979) ha composto per l'esposizione un pezzo inedito per viola - eseguito da Ignazio Alayza - che racconta attraverso sussulti lo stridore dell'esistenza. Le corde, come le vite dei personaggi del romanzo, sono quasi portate a rompersi, lo vorrebbero, ma non ci riescono. Una tensione continua che accompagna lo sguardo sulla mostra. La stessa tensione che attraversa tutta la musica di Simoncini, una musica che vuole evocare paesaggi interiori, teatrale nel suo continuo mettere in scena emozioni contrastanti e stati d'animo.

Giuliano Tomaino (La Spezia, 1945) - l'artista che tutti hanno potuto vedere con le sue sculture nel decumano di Expo Milano 2015 - interpreta il padre di Stoner, portando avanti la storica serie dei "Santi" con una cruda installazione che ferma il momento della sua morte. Solo una frase, ad evocare la caducità delle azioni compiute e dell'esistenza, la sua e quella di tutti. Anche il segreto della morte svela il peso dell'assenza e riconduce alla semplicità della terra. Attorno solo il silenzio e la sua musica.

Zino (Teramo, 1973) - noto per le opere realizzate con i lego e la realtà aumentata - qui interpreta l'antagonista di Stoner e lo immortala nel momento in cui fa la sua prima apparizione nel romanzo: fisicamente menomato, Lomax ha un viso da attore del cinema sul quale l'artista riporta le parole della sua presentazione all'interno del testo. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Locandina della mostra Ulisse L'Arte e il Mito Ulisse: L'Arte e il Mito
19 maggio - 31 ottobre 2020
Musei San Domenico di Forlì
www.mostraulisse.it

Il tema affrontato dalla mostra è quello di Ulisse e del suo mito, che da tremila anni domina la cultura dell'area mediterranea ed è oggi universale. Mito che si è fatto storia e si è trasmutato in archetipo, idea, immagine. E che oggi, come nei millenni trascorsi, trova declinazioni, visuali, tagli di volta in volta diversi. Specchio delle ansie degli uomini e delle donne di ogni tempo. La vasta ombra di Ulisse si è distesa sulla cultura d'Occidente. Dal Dante del XXVI° dell'Inferno allo Stanley Kubrick di 2001 - Odissea nello spazio, dal capitano Acab di Moby Dick alla città degli Immortali di Borges, dal Tasso della "Gerusalemme liberata" alla Ulissiade di Leopold Bloom l'eroe del libro di Joyce che consuma il suo viaggio in un giorno, al Kafavis di Ritorno ad Itaca là dove spiega che il senso del viaggio non è l'approdo ma è il viaggio stesso, con i suoi incontri e le sue avventure.

Il contributo dell'arte è stato decisivo nel trasformare il mito, nell'adattarlo, illustrarlo, interpretarlo continuamente in relazione al proprio tempo. Una grande viaggio dell'arte, non solo nell'arte. Una grande storia che gli artisti hanno raccontato in meravigliose opere. La mostra racconta un itinerario senza precedenti, attraverso capolavori di ogni tempo: dall'antichità al Novecento, dal Medioevo al Rinascimento, dal naturalismo al neo-classicismo, dal Romanticismo al Simbolismo, fino alla Film art contemporanea. Un percorso emozionante, a scandire una vicenda che ci appartiene, che nello specchio di Ulisse mostra il nostro destino. Poiché Ulisse siamo noi, le nostre inquietudini, le nostre sfide, la nostra voglia di rischiare, di conoscere, di andare oltre. Muovendo alla scoperta di un "al di fuori" sconosciuto e complesso che è dentro di noi. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




La poesia del paesaggio
Rotazione di dipinti giapponesi su rotolo verticale


13 giugno - 25 ottobre 2020
Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Le opere su carta o seta presenti al MAO sono estremamente delicate e necessitano, a differenza di altre, di un periodo di riposo. Per questa ragione, e per consentire ai visitatori di godere di un'esposizione sempre rinnovata, vengono effettuate rotazioni periodiche, come quella visibile nella galleria dedicata al Giappone a partire da sabato 13 giugno: in occasione della riapertura si rinnova infatti la sezione dei kakemono, classici dipinti giapponesi su rotolo verticale, e delle stampe. Questa nuova rotazione di kakemono ha come soggetto la pittura di paesaggio, prevalentemente a inchiostro su carta o su seta, con opere che esemplificano alcune modalità espressive degli artisti giapponesi tra il XVI e la metà del XIX secolo, i cui temi e stile rivelano in taluni casi una dichiarata ispirazione al modello cinese, in altri una rielaborazione originale.

Partendo dagli scenari rarefatti di Sesson Shukei (1504-1589), dove una leggera doratura restituisce l'atmosfera soffusa della montagna avvolta in una vaporosa foschia, e dai paesaggi incorporei e astratti del famoso Kano Tan'yu (1602-1674), la selezione del MAO si concentra su diversi artisti attivi nella prima metà del 1800 tra cui spicca il poliedrico Kishi Ganku (1749 o 1756-1838), che oscilla tra l'adesione al modello sinico e i temi o le modalità pittoriche tipicamente nipponiche. Contestualmente alla rotazione di dipinti sarà effettuata la rotazione delle stampe giapponesi al secondo piano del museo, dove verrà presentata la seconda metà della famosa serie "Le 53 stazioni della Tokaido" orizzontale di Utagawa Hiroshige (1797-1858). Alcune "stazioni" celebri, come la n. 43 Yokkaichi e la n. 45 Shono, sono entrate a buon titolo nel gotha dell'espressione artistica moderna riconosciuta a livello internazionale. (Comunicato stampa)




Gaetano Previati
Tra simbolismo e futurismo


termina il 27 dicembre 2020
Castello Estense - Ferrara

La rassegna organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea, a cura di Chiara Vorrasi, presenta al pubblico più di sessanta opere, accostando olii, pastelli e disegni delle collezioni civiche ferraresi (circa trentacinque) ad un notevole nucleo di opere concesse in prestito da collezioni pubbliche e private. Completano la selezione alcuni importanti documenti inediti. L'esposizione vuole evidenziare la tensione costante nella ricerca di Previati verso il superamento dei tradizionali confini della pittura "da cavalletto", intesa come mezzo espressivo, come codice visivo o ancora come modalità di interazione con il pubblico. Affascinato dall'espressione dei sentimenti e dall'impegno nei grandi formati per la sua educazione tardoromantica, l'artista mette in gioco un approccio sperimentale ai soggetti e ai meccanismi della visione che gli permette di raggiungere esiti inediti.

Per questo la sua ricerca occupa un fondamentale ruolo di snodo nel rinnovamento dell'arte italiana al volgere del secolo: Previati è stato considerato un erede dei maestri del passato, una figura guida del divisionismo italiano, ma anche un esempio per i giovani futuristi. Proprio per questa posizione affascinante e complessa, la sua vicenda artistica ha ancora diverse zone d'ombra che meritano di essere esplorate. Ad aprire la mostra sarà un bozzetto del visionario dipinto "Gli ostaggi di Crema" del 1879, che vale a Previati, non ancora trentenne, la prima affermazione pubblica e la reputazione di «indole artistica ardita fino all'esagerazione». All'interesse per i temi storici si affianca presto la fascinazione per i soggetti maudit, come testimonia la "Cleopatra". La svolta fondamentale coincide con l'adesione al Divisionismo: a segnare questo passaggio sarà un'opera emblematica, "Nel prato di Palazzo Pitti", il «primo tentativo della tecnica nuova della spezzatura del colore, una tecnica che dà l'impressione di una maggiore intensità di luce», come afferma lo stesso pittore.

Grandi disegni, dipinti e materiali inediti documentano quindi il progetto di trasferire in pittura le impressioni musicali, intorno alla vicenda ferrarese di Ugo e Parisina. Un'altra celebre storia d'amore, quella di Paolo e Francesca, sollecita a più riprese la fantasia di Previati, culminando nel capolavoro del 1909, una vera e propria pittura di "stati d'animo" che si espandono oltre i confini della tela: per questa ragione il dipinto è considerato una delle matrici del celebre trittico degli "Stati d'animo" di Umberto Boccioni. L'approccio innovativo dell'artista ferrarese investe anche i tradizionali generi pittorici, come testimonia la sezione dei dipinti a tema religioso. Quanto al paesaggio, Previati procede a spogliare la scena di dettagli per lasciare spazio alla gioiosa espressività del colore e della luce. Nello straordinario "Colline liguri" una distesa di prati cosparsi di gerani è, insieme alla volta celeste, l'assoluta protagonista di una visione che trasmette una sensazione di pienezza e immensità.

Valorizzando le nuove possibilità offerte dall'industria editoriale, con le illustrazioni per i "Racconti di Edgar Allan Poe" e con quelle per "I promessi sposi" manzoniani, il ferrarese sperimenta un nuovo codice di illustrazione che mette in scena le atmosfere psicologiche e gli stati d'animo dei protagonisti del testo letterario. Con il ciclo delle "Vie del commercio" (1914-16) per la Camera di Commercio di Milano il cerchio si chiude: le tematiche della modernità al centro della poetica di Marinetti e Boccioni offrono nuove possibilità alla pittura decorativa dell'anziano maestro. Uno dei grandi pannelli del ciclo, "La ferrovia del Pacifico", sarà eccezionalmente esposto in mostra, corredato di disegni. Si tratta di una delle prove più affascinanti della tarda maturità, con cui Previati dà prova di sapersi muovere oltre il recinto dei temi tradizionali per cimentarsi con l'immaginario tecnologico e "globale". (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Dipinto a olio su talvola di faesite di cm.68x95 realizzato nel 1953-54 da Antonio Ligabue denominato Diligenza con Paesaggio e Villa Casanova Rambelli Antonio Ligabue
Incompreso
La vita di Antonio Ligabue attraverso le sue opere


06 giugno - 13 dicembre 2020
Palazzo Bentivoglio - Gualtieri (Reggio Emilia)
www.museo-ligabue.it | Locandina della mostra

Apre nuovamente al pubblico la mostra promossa dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue e dal Comune di Gualtieri. Per accompagnare l'uscita nelle sale del film "Volevo nascondermi" di Giorgio Diritti e la magistrale interpretazione di Elio Germano nei panni di Antonio Ligabue, premiata con l'Orso d'Argento alla Berlinale e con il Nastro dell'Anno 2020, l'esposizione è stata trasferita dalla Sala Giove al Salone dei Giganti, uno spazio di rappresentanza interamente affrescato, le cui dimensioni monumentali garantiranno l'accesso del pubblico in totale sicurezza. Il percorso della mostra, a cura di Sergio e Francesco Negri, comprende 22 dipinti, alcuni bronzi ed un calco in terracotta. Le opere, tutte provenienti da collezioni private, sono esposte in ordine cronologico, con suddivisione in periodi, per consentire al visitatore di osservare l'evoluzione dello stile, della tecnica, ma anche dei temi che cambiano con il passare del tempo.

«L'opera di Antonio Ligabue - spiega, infatti, Sergio Negri - può essere suddivisa in tre periodi. Nel primo periodo (1927-1939) i colori sono molto tenui e diluiti. Sono usuali i temi legati alla vita agreste e le scene con animali feroci in atteggiamenti non eccessivamente aggressivi; pochissimi gli autoritratti. Il secondo periodo (1939-1952) è segnato dalla scoperta della materia grassa e corposa e da una rifinitura analitica di tutta la rappresentazione. Il terzo periodo (1952-1962) è la fase più prolifica. Il segno diventa vigoroso e continuo, al punto da stagliare nettamente l'immagine rispetto al resto della scena. È densa in quest'ultimo periodo la produzione di autoritratti, diversificati a seconda degli stati d'animo vissuti al momento dell'esecuzione».

Nel Salone dei Giganti sono presentati alcuni capolavori, come "Il serpentario" e "Aquila con volpe", che ritraggono animali in movimento, "Castelli svizzeri", che non veniva esposto a Gualtieri dagli anni Settanta, il celebre "Autoritratto con spaventapasseri" e "Diligenza con paesaggio", un'opera inserita, così come altre presenti in mostra, nel film di Giorgio Diritti. Lo stesso regista aveva infatti raccontato a Francesco Negri, durante le riprese, di essere stato a Gualtieri nel 1975 e di essersi innamorato della ricerca di Ligabue dopo aver visto il dipinto intitolato "Diligenza con paesaggio". Ad arricchire ulteriormente l'esposizione, la presenza di documenti sulla vita dell'artista, la proiezione del film documentario di Raffaele Andreassi del 1961 e diverse foto risalenti agli anni Cinquanta, scattate dal reporter Walter Breveglieri, che ritraggono Ligabue alle prese con la sua Moto Guzzi.

La storia di Antonio Ligabue ha inizio il 18 dicembre 1899 a Zurigo. Nonostante la nascita in territorio elvetico, le sue origini sono legate profondamente all'Italia. Viene registrato con il cognome della madre, Elisabetta Costa, che abita a Frauenfeld, nel cantone di Turgau, dove fa l'operaia. Elisabetta ben presto conosce un altro emigrante italiano, Bonfiglio Laccabue, nativo di Gualtieri; i due si sposano il 18 gennaio 1901 e il 10 marzo dello stesso anno Bonfiglio legittima il piccolo Antonio, dandogli così il proprio cognome. A soli nove mesi d'età, nel settembre 1900, è affidato a una coppia svizzero-tedesca. Il bambino è colpito da rachitismo e carenza vitaminica che gli causano una malformazione cranica e un blocco dello sviluppo fisico - di qui, l'aspetto sgraziato che conosciamo attraverso le sue fotografie da adulto.

Nel settembre del 1913, viene affidato agli svizzeri Else e Johannes Valentin Göbel. A causa delle disagiate condizioni economiche e culturali la coppia è costretta a continui spostamenti. Il carattere difficile e i problemi negli studi lo portano a cambiare scuola varie volte: prima a San Gallo, poi a Tablat e infine a Marbach. Nell'istituto, in ogni caso, Ligabue impara a leggere con una certa velocità e pur non essendo capace in matematica e in ortografia, trova costante sollievo nel disegno. Tra il gennaio e l'aprile del 1917, dopo una violenta crisi nervosa, viene ricoverato per la prima volta in un ospedale psichiatrico a Pfäfers. Nel 1919, dopo aver aggredito la madre adottiva durante una lite, su denuncia della stessa, viene espulso dalla Svizzera. Da Chiasso è condotto a Gualtieri, luogo d'origine di Bonfiglio Laccabue ma, non sapendo una parola di italiano, fugge tentando di rientrare in Svizzera. Riportato al paese, vive grazie all'aiuto dell'Ospizio di mendicità Carri.

Nel 1920 riceve l'offerta di un lavoro presso gli argini del Po come scarriolante. Proprio in quel periodo inizia a dipingere. Nel 1928 incontra Renato Marino Mazzacurati, che ne comprende l'arte e gli insegna l'uso dei colori ad olio, guidandolo verso la piena valorizzazione del suo talento. In quegli anni si dedica completamente alla pittura, continuando a vagare senza meta lungo il fiume Po. Nel 1937 viene ricoverato in manicomio a Reggio Emilia per atti di autolesionismo. Nel 1941 lo scultore Andrea Mozzali lo fa dimettere dall'ospedale psichiatrico e lo ospita a casa sua a Guastalla. Durante la seconda guerra mondiale fa da interprete alle truppe tedesche. Nel 1945, per aver percosso con una bottiglia un militare tedesco, rientra in manicomio, rimanendovi per tre anni. Nel 1948 si fa più intensa la sua attività artistica tanto che giornalisti, critici e mercanti d'arte si interessarono a lui.

Nel 1957, Severo Boschi, firma de "Il Resto del Carlino", ed il fotoreporter Aldo Ferrari gli fanno visita a Gualtieri: ne scaturisce un servizio sul quotidiano con immagini tuttora celebri. Nel 1961 viene allestita la sua prima mostra personale alla Galleria La Barcaccia di Roma. Subisce un incidente in motocicletta e, l'anno successivo, rimane vittima di una paresi. Nel 1963 Guastalla gli dedica una grande rassegna antologica, curata da Sergio Negri. Chiede di essere battezzato e cresimato: muore il 27 maggio del 1965, all'età di 65 anni. Viene sepolto nel cimitero di Gualtieri e sulla sua lapide viene posta la maschera funebre in bronzo realizzata da Mozzali. In paese è soprannominato, nel dialetto locale, Al Matt (il matto) o Al tedesch (il tedesco).

La Fondazione Museo Antonio Ligabue nasce nel 2014. Il Museo Antonio Ligabue nasce nel 2018 dalla volontà della Fondazione che ne porta il nome di dotare Gualtieri di un polo espositivo stanziale per l'opera di Antonio Ligabue, valorizzando inoltre il patrimonio documentale di proprietà del Comune di Gualtieri - che conta quasi 150 documenti originali - attraverso la costituzione di un centro di studio e ricerca sull'opera e sulla vicenda biografica di Antonio Ligabue. Dopo la grande antologica del 2015, intitolata "Ligabue, Gualtieri. Il ritorno", la Fondazione Museo Antonio Ligabue diviene il punto di riferimento in Italia per l'organizzazione di mostre temporanee dedicate all'artista. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Particolare del dipinto a olio su tela denominato Il Cavaliere in rosa realizzato nel 1560 da Giovan Battista Moroni L'ultimo romantico
Luigi Magnani il signore della Villa dei Capolavori


12 settembre - 13 dicembre 2020
Fondazione Magnani-Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)
www.magnanirocca.it

La Fondazione Magnani-Rocca propone un omaggio espositivo al suo Fondatore, e lo fa nella dimora che Luigi Magnani (1906-1984) trasformò in una casa-museo sontuosa e sorprendente, la 'Villa dei Capolavori' a Mamiano di Traversetolo, nel parmense. Uno dei massimi collezionisti di opere d'arte al mondo, nella sua casa delle meraviglie realizzò un vero Pantheon dei grandi artisti di ogni epoca, un tempio che si andò animando lentamente con l'acquisizione di dipinti e arredi unici, dai Morandi e i fondi oro degli inizi, poi il Tiziano, il Goya, fino al Monet, ai Renoir e al Canova degli ultimi anni della sua vita.

La mostra, con oltre cento opere provenienti da celebri musei e prestigiose collezioni, intende raccontare nei saloni destinati alle mostre temporanee - in parallelo alla sua Raccolta d'arte permanente, allestita nei saloni storici della Villa - la figura di Luigi Magnani, che amava il dialogo tra la pittura, la musica, la letteratura, attraverso i suoi interessi e le personalità che frequentò o alle quali si appassionò. L'esposizione - a cura di Stefano Roffi e Mauro Carrera - presenta dipinti, ritratti, autoritratti e documenti autografi dei celeberrimi artisti, critici, musicisti, letterati, registi, aristocratici, capitani d'industria frequentati da Magnani, da Bernard Berenson a Margaret, sorella della regina d'Inghilterra, da Eugenio Montale allo stesso Giorgio Morandi.

Inoltre omaggi pittorici alla passione per la musica di Magnani, resi dai più grandi artisti italiani del Novecento, da Severini a de Chirico a Guttuso a Pistoletto e importanti strumenti musicali antichi. Infine, il sogno di altri 'capolavori assoluti' inseguiti da Magnani ma non conquistati, che in occasione della mostra raggiungeranno la Villa dei Capolavori e verranno svelati. Il primo grande sogno realizzato è il celeberrimo dipinto "Il cavaliere in rosa" di Giovan Battista Moroni, capolavoro cinquecentesco, gemma di Palazzo Moroni a Bergamo, che, dopo la Frick Collection di New York, viene ora esposto per la durata della mostra.

Attraverso le cose tornano a vivere gli incontri memorabili e le conversazioni finissime che lì ebbero luogo, quando insieme a Magnani, Morandi e Arcangeli trovavano magicamente argomenti di condivisione poco tempo prima della clamorosa rottura fra il pittore e il critico, o quando Ungaretti, dopo una passeggiata nel parco, lasciava una poesia per l'amico Luigi, o ancora quando Guttuso festeggiava il Capodanno nella Villa. L'élite culturale e aristocratica europea è passata per questi saloni, ha commentato un dipinto, ha ascoltato gli affascinanti racconti del padrone di casa, mentre le note di Mozart facevano da contrappunto ai capolavori dei celeberrimi maestri antichi e contemporanei, testimoni della grande storia d'Europa.

Un dipinto da solo varrebbe il viaggio alla Villa di Luigi Magnani: è il grande quadro di Francisco Goya "La famiglia dell'infante don Luis" (1783-1784), forse il ritratto di corte più rivoluzionario di tutta la storia della pittura. Eccezionali sono anche le tre "Madonne col Bambino" di Filippo Lippi, Albrecht Dürer, Domenico Beccafumi, dipinte a cinquant'anni l'una dall'altra; altre opere imperdibili sono il Ghirlandaio, il Carpaccio, il Rubens, il Van Dyck, i Tiepolo, il Füssli, ma unici sono "Stimmate di San Francesco" di Gentile da Fabriano e la "Sacra conversazione" di Tiziano (1513). La magnificenza dei capolavori pittorici si traduce in scultura nella Tersicore di Canova e nelle due figure femminili di Bartolini. Il nucleo contemporaneo è dominato dalle ben cinquanta opere di Giorgio Morandi, riunite durante la vita del pittore in un rapporto di stima e di amicizia con Magnani.

Altro pittore emiliano presente nella collezione è Filippo de Pisis, con un gruppo di dipinti intensi e drammatici. Tra le altre opere di artisti italiani spiccano una "Danseuse" futurista di Gino Severini, una piazza metafisica di Giorgio de Chirico, alcuni lavori di Renato Guttuso e considerevoli sculture di Giacomo Manzù e Leoncillo. Importantissimo anche il "Sacco" di Alberto Burri del 1954, che Magnani considerava il proprio baluardo avanguardistico. Fra i non italiani, la Villa ospita l'unica sala di opere di Paul Cézanne in Italia; incantevole è il paesaggio marino di Claude Monet e splendide le opere di Renoir, Matisse, de Staël, Fautrier, Hartung. Della capacità dell'arte di conchiudere significati assoluti Magnani era convinto, come pure del suo afflato metafisico; per questo, dopo un lungo soggiorno romano dedicato all'insegnamento, si era ritirato nella sua Villa di Mamiano, fra gli amici eletti e le amate opere d'arte.

Qui come già per Magnani, dimora per noi tutti la gioia silenziosa del posare lo sguardo su questi sublimi frammenti della vicenda umana, raccolti fino alla morte, avvenuta nel 1984 a settantotto anni, dopo una vita trascorsa in dialogo spirituale con i grandi della cultura, ospiti reali o ideali della sua splendida residenza. Il percorso della Fondazione Magnani-Rocca era stato avviato con la sua istituzione da parte di Magnani nel 1977, nel disegno di destinare i suoi tesori d'arte al godimento di tutti, nel ricordo dei propri genitori, donando a Parma e all'Italia una piccola Versailles. L'apertura al pubblico della Villa avvenne trenta anni fa, nell'aprile 1990. Venivano così svelate le opere di una raccolta quasi leggendaria appartenuta a una delle più eclettiche personalità culturali del XX secolo: Magnani fu infatti scrittore, saggista, storico dell'arte, compositore, critico musicale e, con le sue ricerche e i suoi scritti su Correggio, Morandi, Mozart, Beethoven, Goethe, Stendhal, Proust, seppe, come pochi, ricongiungere le ragioni del sentimento e quelle dell'intelletto. (Estratto da comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Caffettiera di Giovanni Battista Boucheron realizzata nel 1790 circa Argenti preziosi
Opere degli argentieri piemontesi nelle collezioni di Palazzo Madama


02 luglio - 15 novembre 2020
Palazzo Madama - Torino

L'esposizione, curata da Clelia Arnaldi di Balme, propone una selezione di lavori d'argento dalle collezioni di Palazzo Madama e traccia la storia dell'argenteria in Piemonte dal primo Settecento alla fine dell'Ottocento. Il percorso inizia con l'illustrazione delle tecniche di lavorazione del prezioso metallo, duttile e malleabile, e dei sistemi di controllo fissati dalla corte sabauda al fine di garantire al compratore il valore e la qualità dei manufatti. La normativa piemontese più antica risale al 1476, ma si deve a Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours l'editto del 1677 che regolamenta rigidamente l'attività dell'Università degli Orafi e Argentieri della città di Torino e istituisce la figura dell'assaggiatore di stato. Si tratta di un funzionario incaricato di certificare con un marchio il titolo della lega, cioè la quantità di argento presente nel metallo con cui è realizzato ogni oggetto che esce dalle botteghe cittadine. La lettura dei punzoni degli argentieri e dei marchi di assaggio fa emergere personalità raffinate di maestri che segnano una linea di gusto di assoluta originalità nella produzione piemontese del Settecento e dell'Ottocento.

I lavori esposti offrono al visitatore una panoramica sull'argenteria da tavola, con posate, zuppiere, caffettiere, teiere, cioccolatiere e alcune delle espressioni più tipiche dell'argenteria piemontese come le paiole, ovvero le tazze da puerpera, dono prezioso che il marito faceva alla moglie per farle sorseggiare il primo brodo dopo il parto. Altro oggetto caratteristico della nostra produzione è la zuccheriera, legata al consumo del caffè: all'epoca lo zucchero è merce preziosa, importata dalle Americhe soprattutto attraverso il commercio inglese, venduta dagli speziali a caro prezzo come medicina e utilizzata per sciroppi, impacchi e enteroclismi.

L'uso come dolcificante è riservato ai ricchi, in alternanza al miele, e gli argentieri di tutta l'Europa fanno a gara per realizzare contenitori degni di questo raro e raffinato prodotto. Agli argenti da tavola seguono gli oggetti da arredo, come i candelieri, con una bella coppia di doppieri su cui è apposto il punzone del mastro argentiere Carlo Bartolomeo Minutto. Tra gli argenti destinati al culto emerge un reliquiario di san Maurizio (1740 circa), che nel corso del restauro per la mostra ha rivelato la presenza del punzone con san Rocco da riferire a Giovanni Francesco Paroletto, membro di un'importante famiglia di argentieri e autore con il fratello Paolo Antonio dello splendido paramento d'altare in lamina d'argento raffigurante la scena del Miracolo del SS. Sacramento, che oggi si ammira al Museo Diocesano di Torino.

Per il pieno Settecento, vanno poi citati il calice di Giovanni Battista Boucheron, eseguito nel 1789 in memoria di Carlo Emanuele III, e alcuni argenti ebraici come un bel piatto per la cena durante le celebrazioni della Pasqua ebraica (Seder), e un calice per la benedizione sul vino recitata nel giorno del riposo (Kiddush). Accanto agli oggetti d'argento sono esposti grandiosi disegni di Giovanni Battista Boucheron per centrotavola, lampade pensili, brocche e candelieri, che trasferiscono sulla carta, attraverso la penna e l'acquerello, l'effetto raffinato delle oreficerie. Boucheron si dimostra in linea sia con la moda romana e le invenzioni decorative alla Piranesi, sia con il più aggiornato gusto parigino Louis XVI diffuso a Torino nei cantieri di corte dagli anni Settanta del Settecento.

Con i disegni, vengono presentati i ritratti degli argentieri della sua famiglia, da cui escono generazioni di maestri orfèvres: Simone Giuseppe (Orléans? - Torino 1681), autore della campana che Carlo Emanuele II fa realizzare nel 1670 per l'orologio della torre romana di mezzogiorno di Palazzo Madama: la campana fu rimossa nel 1874 e - entrata a far parte delle collezioni del Museo Civico - tornò nel palazzo nel 1934; Andrea (Torino 1693 - 1760), che viene ritratto sullo sfondo dei modelli del repertorio dell'orefice parigino Thomas Germain (1748), fonte di ispirazione per tutta la produzione di argenti rococò fino all'Encyclopedie di Diderot e d'Alembert; e lo stesso Giovanni Battista (Torino 1746 - 1815), direttore dell'Orfèvrerie Royale creata nel 1775 per volere di Vittorio Amedeo III.

La vetrina centrale è dedicata a un'opera restaurata ed esposta al pubblico per la prima volta: la mazza cerimoniale della Città di Torino, realizzata in argento sbalzato e cesellato tra il 1814 e il 1824, dopo la Restaurazione. La mazza veniva portata in mano dall'usciere comunale nelle occasioni ufficiali e riprende i tre progetti della prima mazza civica, realizzata da Francesco Ladatte nel 1769. Gli stessi motivi della testa taurina e della corona sono ripetuti nella decorazione della Sala dei marmi a Palazzo Civico. Dalle origini fino al 1849, la corona dello stemma di Torino è quella comitale chiusa da una serie di palle: la mazza presenta invece come terminazione una corona turrita che reca il punzone dell'argentiere di corte Carlo Balbino (Torino 1777 - post 1858): questo significa che, quando il Sindaco nel 1849 cambia il tipo di corona nello stemma della Città, la mazza viene rimaneggiata e alla corona originale viene sostituita quella turrita di Balbino.

Chiudono il percorso una serie di monete - i primi oggetti a essere realizzati in argento - che ripercorrono la storia del ducato di Savoia dalla metà del Cinquecento alla metà dell'Ottocento; una scelta di disegni di Lorenzo Lavy (Torino 1720 - 1789) per monete e medaglie sabaude, alcune tavole dell'Encyclopedie e un nucleo di "dorini" della seconda metà dell'Ottocento, ornamenti da acconciatura e spilloni in argento lavorato a filigrana, tipico vezzo delle donne piemontesi che venivano appuntati sulle trecce e tra i capelli nelle occasioni festive. Il percorso della mostra è arricchito da opere provenienti da due raccolte private: argenti da tavola raffinati come le tre campane portavivande realizzate dall'Orfèvrerie Royale de Turin negli anni della direzione di Giovanni Battista Boucheron, e una selezione di bastoni da passeggio con il pomo d'argento, segno distintivo di particolare lusso ed eleganza. (Comunicato stampa Fondazione Torino Musei)




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- Bando di concorso: Virtual Partner Residencies
Alla luce dei recenti cambiamenti nel panorama lavorativo musicale derivanti dalla pandemia, il Goethe-Institut ha creato questo programma di sostegno per le collaborazioni internazionali nell'ambito della musica. Il bando è rivolto ad artisti/e solisti/e e piccoli ensemble tedeschi e stranieri. È richiesta la partecipazione di almeno un artista o un ensemble residente in Germania. Le domande possono essere inviate da subito e fino al 31/12/2020 (con possibilità di proroga, a seconda dell'andamento della pandemia).
Presentazione

- Borghi digitali, città verdi
Le città tedesche più sostenibili fanno affidamento sulla partecipazione dei loro cittadini, dimostrando in questo modo che, anche con risorse finanziarie relativamente scarse, si può fare molto.
Presentazione

- Il mondo che verrà
Una rubrica pensata per dare spazio alle diverse voci che animano il mondo della cultura. Non solo a Napoli, ma anche in Germania. L'epidemia ha fermato i concerti e le manifestazioni pubbliche, i musei, i cinema e i teatri sono inaccessibili. Qual è l'impatto della crisi per i creativi e i lavoratori del settore? Ogni settimana pubblicheremo delle interviste con i protagonisti per ricordarci della magia dell'arte e per immaginare il mondo che vogliamo dopo la pausa forzata.
Presentazione

- Il DOK.fest di Monaco è diventato un FESTIVAL @HOME
Presentazione

- Uomo vs macchina: Robots in Residence
Viviamo in tempi difficili. La pandemia di Covid-19 ha colpito l'intero globo terrestre, cambiando profondamente la nostra quotidianità. Ci rendiamo conto proprio ora di quanto siano importanti per noi la vicinanza e il contatto reale con le altre persone. Ciononostante, e proprio ora, è importante affrontare le questioni che concernono l'intelligenza artificiale. In che modo robot intelligenti possono aiutarci ed essere impiegati a beneficio della società? E quali requisiti devono essere soddisfatti affinché non vengano trascurati aspetti come la sicurezza e l'etica? Per affrontare queste e altre questioni, una serie di attività insieme a molte istituzioni partner in Europa nel biennio 2020/2021. Si parte con una Robots-In-Residence.
Presentazione

- Film: #GoetheOnDemand
In collaborazione con la Filmgalerie 451, il Goethe-Institut ha creato un programma chiamato #GoetheOnDemand con un'accurata selezione di film disponibili online gratuitamente in tutto il mondo da oggi fino al 30 giugno 2020. I film sono disponibili in lingua originale tedesca con sottotitoli in inglese, alcune pellicole hanno più opzioni per i sottotitoli. Si otterrà la password per guardare i film inviando un'email a: info-palermo@goethe.de

- Livestream da tutto il mondo: Kulturama
Il calendario digitale delle iniziative culturali online di tutto il mondo - da Tokyo a Londra, da Milano a Berlino... -  direttamente a casa vostra. Potete trovare il vostro evento preferito, caricarne di nuovi se siete operatori culturali e sostenere artisti e artiste. Il motto è "insieme e solidali attraverso questi tempi duri".
Presentazione

- Film: Filmografia Werner Herzog in streaming
Reputato tra i più influenti e considerevoli esponenti del "nuovo cinema tedesco", niente meno uno dei più validi cineasti viventi, nel suo lungo percorso artistico ha prodotto, scritto e diretto più di 50 pellicole, oltre ad aver pubblicato libri e diretto opere liriche. Grazie a DSDA Documentari streaming è ora possibile vedere online questa magnifica raccolta di pellicole.
Presentazione

- "I festival producono rete"
In un periodo in cui molti festival sono costretti a disdire i loro appuntamenti e in attesa che la nostra pubblicazione sul progetto "Il Paese dei Festival" veda la luce, vogliamo riproporre l'intervista fatta a Pietro Maltese, direttore artistico di MainOFF Festival Internazionale delle Musiche e delle Arti Elettroniche a Palermo. Perché si può restare uniti e continuare a fare rete anche in tempi di coronavirus.
Presentazione

- Biblioteca digitale: Onleihe - Libri, Film, Giornali...
Il servizio gratuito "Onleihe" permette di prendere a prestito per un certo periodo e senza spostarsi da casa media digitali come e-book, audiolibri, giornali online e film, scaricandoli con un semplice click.
Presentazione

- Rubrica multimediale: Cultura online
Conoscete già le pagine culturali del Goethe-Institut? L'attualità e la cultura a 360 gradi: video, interviste, talk, articoli, racconti, fumetti, reportage multimediali e altro ancora, in una prospettiva non solo tedesca ma ampiamente interculturale.
Presentazione

- Concerti online: Berliner Philharmoniker
L'orchestra Berliner Philharmoniker mette a disposizione per 30 giorni accesso gratuito a tutti i concerti e i filmati della Concert Hall. (Comunicato Goethe-Institut Palermo)
Presentazione




Museo Archeologico di Metauros di Gioia Tauro (Reggio Calabria) Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri - Locri (Reggio Calabria) Museo Archeologico e Parco Archeologico dell'antica Kaulon di Monasterace (Reggio Calabria) Museo e Parco Archeologico Archeoderi di Bova Marina (Reggio Calabria) La Cattolica di Stilo (Reggio Calabria) Viaggiamo Insieme - a Reggio e nel suo territorio

Anche la Direzione regionale Musei Calabria, diretta dalla dottoressa Antonella Cucciniello, partecipa alla campagna social per la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale della città metropolitana di Reggio Calabria. Saranno, infatti, pubblicati, con lo slogan "Reggio ti aspetta", immagini e video sui canali social istituzionali della Direzione regionale Musei Calabria finalizzati alla promozione e divulgazione dei Beni culturali di questo incantevole, meraviglioso territorio, ricco di motivazioni e di opportunità. Pertanto "racconteranno" cultura, storia e bellezza del patrimonio materiale e immateriale della Città Metropolitana di Reggio Calabria le seguenti Sedi afferenti all'Istituto. (Comunicato stampa)

.. La Cattolica - Stilo (Reggio Calabria)
.. Museo Archeologico e Parco Archeologico dell'antica Kaulon - Monasterace (Reggio Calabria)
.. Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri - Locri (Reggio Calabria)
.. Museo Archeologico di Metauros - Gioia Tauro (Reggio Calabria)
.. Museo e Parco Archeologico "Archeoderi" - Bova Marina (Reggio Calabria)




Nanda Vigo Buon viaggio, Nanda

È con profondo dolore che l'Archivio Nanda Vigo comunica la scomparsa di Nanda, avvenuta sabato 16 maggio, dopo un breve ricovero. L'Archivio, fondato per volere della stessa artista nel 2013, continuerà con ancor più convinzione e slancio nell'opera di promozione e di protezione del suo sessantennale lavoro, che già negli ultimi anni aveva dato visibilità alla sua vivace carriera, con mostre importanti quali - solo per citarne alcune recenti - ITALIAN ZERO & avantgarde 60's al MAMM Museum di Mosca nel 2011. Nel 2014/2015 espone al Guggenheim Museum di New York, al Martin-Gropius-Bau di Berlino e allo Stedelijk Museum di Amsterdam nelle retrospettive dedicate a ZERO.

Tra il 2013 e l'inizio del 2016 realizza diverse personali: Nanda Vigo Lights Forever, Galleria Allegra Ravizza, Lugano, Affinità elette al Centro San Fedele di Milano e in seguito alla Fondazione Lercaro di Bologna, Zero in the mirror alla Galleria Volker Dhiel di Berlino, Nanda Vigo alla galleria Sperone Westwater di New York. Ha partecipato alla XXI Triennale. 21st Century. Design After Design e nel 2016 ha presentato la sua prima opera monumentale, Exoteric Gate, esposta nel cortile Ca' Granda dell'Università degli Studi di Milano. Nel 2017 partecipa alla mostra Fantasy access code a Palazzo Reale di Milano e al K11 Museum di Shanghai in collaborazione con Alcantara, a Socle du Monde. Biennale 2017 all'Heart Museum di Herning in Danimarca e alla mostra Lucio Fontana. Ambienti/Environment a Pirelli Hangar Bicocca, Milano.

Nel 2018 realizza per il MAXXI di Roma in collaborazione con Alcantara la mostra Arch/arcology e inaugura la mostra personale presso la Galleria San Fedele di Milano dal titolo Sky Tracks e Global Chronotopic Experience nello Spazio San Celso di Milano e le mostre collettive Welt ohne Außen. Immersive Spaces since the 1960s al Martin-Gropius-Bau di Berlino, Zero MONA Museum di Hobart in Tasmania, Multiforms a Palazzo Rocca Contarini Corfù di Venezia, Opere aperte 1955-1975 alla Fundació Catalunya La Pedrera di Barcellona e 100% Italia al Museo Ettore Fico di Torino. Nel 2019 inaugura la mostra personale Nanda Vigo. Light Project a Palazzo Reale, Milano, e le collettive Object of desire. Surrealism and Design, Vitra Design Museum, Weil am Rhein e Mondo Mendini.

The World of Alessandro Mendini, Groninger Museum, Groninger. È attualmente in corso la mostra Light project 2020 al museo MACTE di Termoli. Molte sono le pubblicazioni, le interviste, le catalogazioni con una visibilità sempre maggiore e riconosciuta nel mondo dell'arte. Ripercorrere le tappe del suo lavoro, dal 1959 a oggi, come rammentare la sua presenza nel mondo artistico e del design milanese, sarebbe troppo lungo: ci limitiamo a ricordare i tratti personali del suo carattere, così brusco e deciso, da combattente, che chi l'ha incontrata ha sicuramente percepito, e che i suoi amici ben conoscevano. Era lo specchio di convinzioni radicali sull'arte, il design, l'architettura, che Nanda ha contribuito a creare e a consolidare con le sue opere, e con la coerenza a volte scomoda delle sue idee, manifestate senza paura e senza ipocrisia sia negli anni di festosa rivoluzione dell'arte, che nei periodi di riflusso. Spirito intransigente, artista indipendente, ha sempre scelto la sua vita. Le esequie, che avverranno in forma privata, saranno seguite non appena possibile da una commemorazione pubblica, come desiderato dall'artista. Ciao Nanda, buon viaggio. (Comunicato ufficio stampa Lara Facco P&C)




Locandina tedesca del film Metropolis Archivi tematici del XX secolo
Galleria Allegra Ravizza - Lugano
www.allegraravizza.com

Dal Futurismo al Decadentismo. Le piccole raccolte, frutto di studio approfondito, hanno l'ambizione di far riscoprire le sensazioni dimenticate o incomprese del nostro bagaglio culturale e la gioia che ne deriva. La cultura è come il rumore, per citare John Cage (Los Angeles, 1912- New York, 1992): "Quando lo vogliamo ignorare ci disturba, quando lo ascoltiamo ci rendiamo conto che ci affascina" (J. Cage, "Silenzio", 1960). Il rumore della cultura è imprescindibile e continuo in ogni aspetto della nostra vita. (...) Ma quando lo ascoltiamo, l'eco del rumore della Cultura, sentiamo che rimbalza su ogni parete intorno a noi e si trasforma per essere Conoscenza e Consapevolezza. (...) Chi ama la musica tecno, metallica e disco non può ignorare Luigi Russolo (Portogruaro, 1885 - Laveno-Mombello, 1947), probabilmente, lo dovrebbe venerare, in quanto la sua intuizione ha trasformato per sempre il Rumore. (...)

In questa epoca dove, per naturali dinamiche evolutive del pensiero, la ragione del figlio prevale su quella dei padri, come nel Futurismo o nel '68, il desiderio di annullamento è comprensibile e necessario ma la conoscenza storica di quello che si vuole rinnovare ne è il fondamento. Per questo motivo proponiamo dodici archivi tematici con oggetto di ricerca proprio la comprensione. La troviamo adatta a questo periodo storico che ci racchiude nelle nostre stanze e ci sta cambiando profondamente. La speranza è che ci sarà un nuovo contemporaneo, forse più calmo ma più attento, una nascente maturità verso un nuovo Sincrono. Cassaforti come scatole del Sin-Crono (sincrono dal greco sýnkhronos "contemporaneo", composta di sýn "con, insieme" e khrónos "tempo") per la comprensione dell'arte dei Rumori e del teatro Futurista, della Poesia e della musica che ci hanno traghettato lungo il secolo scorso.

Un libro prezioso, una musica rara, un centenario giornale quotidiano, un foglietto manoscritto, un emozionato libretto della Prima rappresentazione, uno spartito firmato ad un amico, una lettera e un augurio, una fotografia accartocciata sugli angoli e dedicata in bella scrittura, una vecchia fiaba illustrata, uno pentagramma mai scritto prima per note che non esistevano ancora, il ricordo di una Diva o di un editore anti-filosofo, una struggente dedica d'amore con microscopica musica inedita, un calendario illustrato, un aperitivo musicato da un breve jingle...

___ EN

Galleria Allegra Ravizza is pleased to propose a selection of 20th Century Thematic Archives

With their precious content, these archives deal with, and get to the heart of, the specific and exact arguments of the last century. From Futurism to Decadentism. These small collections, the result of deep studies, have the ambitious aim of permitting the rediscovery of forgotten or misunderstood sensations of our cultural heritage and the joy that comes from them. The 20th Century Thematic Archives can be sent anywhere to whoever might be interested, even by those who do not believe they could be interested. Culture is like noise, to quote John Cage (Los Angeles 1912 - New York 1992): "When we ignore it, it disturbs us. When we listen to it, we find it fascinating" [1]. "Silence does not exist" [2].

Ignorance does not exist! Culture's noise is inescapable and continuous in every aspect of our life; if we want to ignore it we become upset, it torments us from childhood, it is the soundtrack of a widespread social obligation, it is a buzzing that embarrasses like flatulence and, in the same way, it makes us feel inadequate and badly digested. But when we listen to the echo of the noise of Culture, we hear it rebound from every wall around us and it is transformed to become Knowledge and Awareness. At this point we can no longer turn back: the noise will be transformed into melody and our ears will decode each vibration and will become hungry for them. Those who love techno, metallic, or disco music cannot ignore Luigi Russolo (Portogruaro, 1885 - Laveno-Mombello, 1947) and, probably, ought to venerate him, inasmuch as his intuition transformed the music of noise forever [3].

It's done by now and there is no going back; noise has become music and our ears love it. We believe in the history of art and its developmental contribution to individual and collective awareness. As is well known, "Contemporaneity" would not be such if there were not a "Precedent". In this epoch where, for the natural evolutionary dynamics of thought, the motives of children prevail over those of their parents, as in Futurism or in 1968, the desire for annulment is understandable and necessary, but historical knowledge of what one wants to renew is its basis. For this reason we are proposing twelve thematic archives with an understanding of them as their aim. This is, we find, adapted to this historical period that we enclose in our rooms and that we are deeply changing.

The hope is that there will be a new contemporaneity, one that is perhaps calmer but more attentive, a dawning maturity towards a new Synchrony. Strongboxes of Sin-Crono [4] for an understanding of the art of Noises and of Futurist theatre, of the poetry and music that have led us through the last century. We have great masters; so let's listen and enjoy their intuitions, let's listen to their echoes on the walls of our rooms. Each archive contains a genuine collection of original documents and objects contained in a strongbox: an Art Collection for an understanding of the argument. A precious book, rare music, a centennial daily newspaper, a handwritten sheet of paper, an emotional letter about a debut, a score signed for a friend, a letter and best wishes, a photo crumpled at the corners and with a beautifully written dedication, an old, illustrated fairytale, a stave never before written on for notes that did not yet exist, the memory of a Diva and an anti-philosophical editor, the writing of a revolutionary, a moving dedication of love with microscopic and previously unseen music, an illustrated calendar, an aperitif set to music with a short jingle... Scents, colours, Noises.
[1] J. Cage, "Silence", 1960
[2] J. Cage, "Silence", 1960
[3] For a greater understanding, see L. Russolo, Futurist manifesto "L'Arte dei Rumori", 1913
[4] Synchrony, sinkrono/ adj. [from the Greek sýnkhronos "contemporary", composed of sýn "with, together" and khrónos "time"]. - 1. [that happens in the same moment: oscillation, noun].




Mètauros Tabula Peutingeriana Viaggio in Italia
Varie Sedi del Polo museale della Calabria

Il Polo museale della Calabria, diretto dalla dottoressa Antonella Cucciniello, ha aderito al flash mob digitale Viaggio in Italia, promosso dal MiBACT in collaborazione con il Touring Club Italiano e l'ENIT, con i luoghi della cultura statali di propria competenza di seguito riportati.

- Galleria Nazionale di Cosenza (Cosenza)

La Galleria nazionale di Cosenza, partecipa sui canali social con il MiBACT alla quinta edizione del flash mob fotografico Art you Ready, condividendo con gli hashtag #viaggioinitalia e #paesaggioitaliano due delle più antiche raffigurazioni della Città dei bruzi. La prima, risalente al 1584 e oggi conservata nella Biblioteca Angelica di Roma, commissionata ad un autore sconosciuto proprio dal fondatore della biblioteca romana, il monaco e vescovo agostiniano Angelo Rocca. La seconda, è un'incisione ad acquaforte della città di Cosenza realizzata da Michele Luigi Muzio e tratta dal volume Il Regno di Napoli in prospettiva ad opera dell'abate Giovan Battista Pascichelli pubblicato nel 1703.

Questa monumentale opera si propone di raccontare la storia politico-militare, religiosa, urbanistica, economica ed artistica di 148 città e degli annessi territori, nelle 12 provincie costituenti quello che fu un tempo il Regno di Napoli. L'opera è ancora oggi considerata di estremo interesse per gli studiosi perchè espressione della conoscenza diretta del Regno e frutto di accurate e puntuali ricerche, tanto da essere definita già nel XIX secolo "il lavoro più compiuto che venisse pubblicato a quel tempo intorno a quella vasta regione d'Italia". L'iniziativa è a cura della dottoressa Camilla Brivio, funzionario del Polo museale della Calabria.

- La Cattolica - Stilo (Reggio Calabria)

La Cattolica è attivamente presente alle varie iniziative di comunicazione che il MiBACT sta portando avanti in questo periodo. In particolare, per Art you Ready ha condiviso la veduta della vallata dello Stilaro, immortalata su una litografia dall'artista olandese Escher ai primi del '900. Il punto d'osservazione è la zona limitrofa alla Cattolica di Stilo. Ancora oggi questa rappresentazione è fedele alla realtà visibile dallo stesso punto.

- Le Castella - Isola Capo Rizzuto (Crotone)

La fortezza aragonese di Le Castella partecipa condividendo con gli hashtag #viaggioinitalia e #paesaggioitaliano due raffigurazioni del golfo di Squillace. La prima, risale al 1525, la seconda, è una carta nautica dell'area marina rotetta di Capo Rizzuto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare risalente al 1991, anno dell'istituzione dell'area protetta con la duplice finalità di preservare il pregevole tratto di costa dal punto di vista ambientale e tutelare il ricco patrimonio archeologico, presente sui fondali marini. 

- Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia - (Vibo Valentia)

Il viaggio parte da Vibo Valentia con una bellissima stampa del 1710. Si tratta della pianta delle città di Vibo Valentia, che allora si chiamava Monteleone, contenuta nell'opera dell'abate Giuseppe Bisogni de Gatti, Hipponii seu Vibonis Valentiae, vel Montisleonis, Ausoniae Civitatis accurta Historia, pubblicata a Napoli. Continua poi con una incisione del cartografo Giovanni Maria Cassini e si conclude nel Museo dov'è conservata una litografia con la pianta della città di Monteleone.

- Museo Archeologico Nazionale di Crotone (Crotone)
- Museo e Parco Archeologico Nazionale di Capo Colonna (Crotone)

Anche il Museo archeologico nazionale di Crotone ed il Museo e Parco archeologico nazionale di Capo Colonna hanno partecipato sui canali social. Un filmato dedicato alla barchetta nuragica in bronzo (youtu.be/5r49Tcw6h3s), reperto apprezzato e significativo appartenente alle collezioni del Museo archeologico nazionale di Crotone, ha permesso di dare luogo ad una narrazione per immagini, con la quale il reperto è stato inquadrato nel suo contesto esplicitandone le funzioni che ebbe nell'antichità come lucerna e simbolo della luce che la divinità garantiva ai naviganti. Con l'occasione abbiamo invitato i followers a pubblicare sulle proprie pagine social, delle foto di luoghi cui sono affezionati, magari cercandoli sulle tante carte geografiche condivise dal Mibact e dal TCI, o in antichi atlanti che si hanno a casa, per dare così vita sul web ad un viaggio nel nostro paese attraverso cammini, vie, tracciati e antichi percorsi, già intrapresi nel passato o ancora da immaginare e programmare per il futuro.

- Museo e Parco Archeologico Nazionale della Sibaritide - Cassano all'Ionio (Cosenza)

Sulle pagine dei social network del Museo della Sibaritide sono state condivise alcune riproduzioni di antiche mappe della Calabria e dell'area archeologica di Sibari. Nel 730-720 i Greci fondarono Sybaris, fiorente centro commerciale in cui transitavano le merci provenienti dall'Asia Minore. La sorte di Sibari fu segnata dalla guerra contro un'altra importante città greca, Crotone, che culminò con la battaglia del Traente (510 a.C.) e un assedio di settanta giorni, a seguito del quale il sito fu distrutto e allagato dalla deviazione del fiume Crati. I sopravvissuti fondarono nel 444 a.C. la nuova colonia di Thurii, sullo stesso sito progettata dal famoso architetto Ippodamo da Mileto. Nel 192 a.C. la città fu nuovamente fondata come colonia romana, col nome di Copiae, che fu cambiato nuovamente in Thurii, in segno di continuità con l'antico passato della città. Sono state, inoltre, proposte, una planimetria del Parco del Cavallo, il sito tra i più estesi e importanti del Mediterraneo per quanto riguarda l'età arcaica e classica. Si trova al km 24,00, a monte della S.S.106 jonica (E90) e le cartine geografiche provengono dal volume Calabria Citeriore - Archeologia in provincia di Cosenza di G. Troiano e A. Paladino

- Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri - Locri (Reggio Calabria)
- Museo Archeologico e Parco Archeologico dell'antica Kaulon - Monasterace (Reggio Calabria)

I musei archeologici di Locri e Kaulon hanno partecipato postando sui rispettivi canali social immagini tratte: dall'itineraio pictum di età romana ripreso in età medievale e noto con il nome di Tabula Peutingerina. L'immagine evidenziata riprende il tratto di costa della odierna Calabria ionica dove ricade il sito archeologico dell'antica Kaulon; dal Codice Carratelli, un interessante  documento cartaceo del XVI secolo dove con la tecnica dell'acquerello sono riprodotti luoghi fortificati del territorio della Provincia di Calabria Ultra del Regno di Napoli. Per Locri è stato scelta la raffigurazione della Torre di Pagliapoli, ritenuta una vera e propria opera fortificata della costa ionica meridionale.

- Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium - Roccelletta di Borgia - Borgia (Catanzaro)

Il museo e parco archeologico nazionale di Scolacium aderisce attraverso quattro foto. Si inizia la giornata con la carta geografica della Calabria nell'affresco di Egnazio Danti nella Galleria del Belvedere in Vaticano, datata al 1580. Si prosegue con la tabula Peutingeriana raffigurante la Calabria, una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie militari dell'Impero romano. Nella terza foto, l'immancabile sagoma della nostra #roccelletta così come raffigurata nel Codice Romano-Carratelli, un manoscritto cartaceo risalente alla fine XVI secolo. Si compone di 99 acquerelli raffiguranti città fortificate, castelli, apprestamenti difensivi e territorio della Provincia di Calabria Ultra del Regno di Napoli.

L'ultima foto è una cartolina d'epoca, una immagine di altri tempi: raffigura S.Maria della Roccella vista i grandi viaggiatori del passato. In questo caso dall'Abate di Saint-Non tra il 1759 e il 1761 visitò l'Inghilterra e successivamente l'Italia, rimanendo particolarmente impressionato dal Sud Italia, soprattutto dalla Calabria e dalla Sicilia. Scrisse un'opera enciclopedica illustrata da lui stesso intitolata Voyage pittoresque ou Description des Royaumes de Naples et de Sicile, dove riporta resoconti e impressioni da lui raccolte tra il 1781 e il 1786. Questa sua opera è stata illustrata con disegni dei migliori artisti, tra cui Jean Duplessis-Bertaux, in parte riprodotti proprio dallo stesso Saint-Non.

- Museo Archeologico Lametino - Lamezia Terme (Catanzaro)

Il Museo archeologico Lametino ha preso parte sulla sua pagina facebook (www.facebook.com/museoarcheologicolametino) ad ArTyouReady. Per l'occasione in un primo post si è pubblicato un estratto della Tabula Peutingeriana, famosissima copia medievale di un itinerarium pictum di epoca romana. Si tratta non già di una realistica rappresentazione cartografica del paesaggio, ma di una raffigurazione schematica del cursus publicus, la grandiosa rete viaria costruita dai romani, con l'indicazione delle varie stazioni di sosta, dei principali luoghi di interesse e delle distanze fra le varie tappe. Oggi conservata nella Biblioteca Nazionale di Vienna, la Tabula è disegnata su un rotolo di pergamena lungo 6,80 m e suddiviso in 11 parti.

Mostra 200.000 Km di strade, arrivando fino al Vicino Oriente e all'India. Nel Segmento VI è raffigurata la regione, il Bruttium, in cui il territorio lametino si situa nell'area compresa tra il fiume Tanno (Amato?) e il fiume Crater' (Savuto?), ove sorgeva la statio di Aque Ange, da localizzare forse presso Bagni di Caronte. In un secondo post si è reso un omaggio al borgo di Nicastro, che ospita il nostro Museo, con la pubblicazione della più antica rappresentazione grafica della città: un'incisione ad acquaforte tratta dall'opera di Giovan Battista Pacichelli Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci provincie, composta nel 1693, ma stampata postuma a Napoli nel 1703.

- Museo Archeologico di Metauros - Gioia Tauro (Reggio Calabria)

Il museo archeologico di Metauros rimane aperto virtualmente condividendo le immagini di una carta nautica del 1627 che mostra le Due Calabrie e della Tabula Peutingeriana, copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie militari dell'Impero romano, che illustrando i raccordi viari tra i luoghi traccia anche il collegamento con Metauria (nome romano di Gioia Tauro) attraverso la Via Popilia (pressoché l'attuale tracciato dell'autostrada A3) occasione per valorizzare e riscoprire il segno dei luoghi attraverso vie, tracciati e antichi percorsi. (Comunicato stampa)




Ottone Rosai
05 aprile - 12 luglio 2020 (posticipata 25 ottobre 2020 - 31 gennaio 2021)
Palazzo del Podestà - Montevarchi

Ottone Rosai (Firenze 1895 - Ivrea 1957), uomo dalle travolgenti passioni, fu artista che scelse di leggere le novità del suo tempo alla luce della grande arte del Tre-Quattrocento toscano. Nel centenario (1920) della prima personale fiorentina di Rosai, che lo impose all'attenzione del mondo dell'arte, la città di Montevarchi, nell'aretino, ha deciso di proporre un'ampia e del tutto originale retrospettiva dedicata al maestro toscano. A curarla è il professor Giovanni Faccenda, massimo esperto di Rosai e curatore del catalogo generale delle sue opere. La mostra riunisce cinquanta opere di Rosai, per metà disegni e altrettanti oli. Tutti riferiti ad un momento preciso dell'artista: gli anni tra il 1919 e il 1932, il ventennio tra le due Grandi Guerre. Le opere provengono tutte da collezioni private, e il pubblico potrà ammirare tele notissime ma anche - e questa è una delle peculiarità di questa mostra - opere del tutto inedite, emerse dalle ricerche che il prof. Faccenda continua a compiere nelle collezioni private e nelle case di chi, in Toscana ma non solo, ebbe rapporti con Rosai o con i suoi galleristi ed eredi.

«Una delle maggiori peculiarità di questa esposizione pubblica - anticipa il professor Faccenda - deriva dalla riscoperta di una decina di capolavori assoluti di Rosai degli anni Venti e Trenta, tutti provenienti da una raccolta privata romana, presenti alla mostra di Palazzo Ferroni, a Firenze, nel 1932, e documentati nel primo volume del Catalogo Generale Ragionato delle Opere di Ottone Rosai (Editoriale Giorgio Mondadori, Milano, 2018), da me curato. Accanto ad essi, le eccellenze più note di un periodo - quello fra le due guerre (1918-1939) - che rappresenta l'aristocrazia della pittura e del disegno di Rosai. Vi si aggiunga la volontà di superare una lettura esegetica ormai antiquata e limitata dell'opera di questo Maestro fra i maggiori del Novecento, sovente priva dei necessari riferimenti culturali che vi si debbono cogliere (Dostoevskij, Campana e Palazzeschi, fra gli altri) e di una riflessione filosofica che tenga conto delle affinità con il pensiero di Schopenhauer e il pessimismo cosmico di Leopardi.» (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Audrey Hepburn rappresentata in un disegno nella locandina del film Colazione da Tiffany "Opere in Vetrina"
Paci contemporary gallery - Brescia
www.pacicontemporary.com/shop-online_cinema

- Colazione da Tiffany

Una pagina interamente dedicata ad un'esclusiva selezione di scatti vintage tratti dai set cinematografici delle pellicole più famose del XX secolo tra cui Colazione da Tiffany, Caccia al Ladro, Per qualche dollaro in più, Frankenstein Junior, Matrix, Superman. Colazione da Tiffany è la pellicola che ha portato al successo internazionale l'attrice britannica Audrey Hepburn. Il film, distribuito nell'anno 1961 e diretto dal regista statunitense Blake Edwards, è considerato uno dei più famosi del cinema del Novecento. Nella pellicola Audrey Hepburn indossa il mitico tubino nero firmato Givenchy diventato icona del cinema. Per il film sono stati realizzati tre abiti uguali, uno dei quali è stato venduto all'asta per oltre 600 mila euro nel 2006. Il secondo abito, sempre disegnato da Givenchy, è un altro tubino nero (corto) in seta lavorata fino al ginocchio dove è svasato e decorato con una fila di piume, insieme al quale Audrey indossa lunghi guanti neri, un ampio cappello con un nastro di seta color crema e scarpe di coccodrillo.

Per consentire le riprese, la gioielleria Tiffany & Co. aprì eccezionalmente i battenti domenica 2 ottobre in modo che alcune scene del film potessero essere girate nel negozio sulla Quinta Strada a Manhattan. Finite le riprese Audrey si prestò ad un servizio fotografico per la gioielleria durante il quale le fu fatto indossare il preziosissimo diamante giallo più grande del mondo, dal taglio cuscino a 82 faccette di 128,54 carati. Per l'occasione, fu creato appositamente un gioiello per valorizzarlo: la collana Ribbon Rosette in oro e diamanti bianchi, con al centro il diamante giallo. Era il 1961 quando Audrey Hepburn, nei panni della protagonista Holly Golightly, fumava da uno storico bocchino da cui spuntava una sigaretta accesa, trasformando questa azione in un gesto di estrema eleganza. Audrey Hepburn con questa lunga sigaretta è subito diventata una vera e propria icona di stile. Numerosi curiosi seguirono il ciak della celebre scena in cui Holly fa shopping insieme a Paul.

Ciò innervosì Audrey Hepburn che sbagliò diverse battute e fu costretta a ripetere la scena più volte. Colazione da Tiffany è una commedia sentimentale, ricca di stile e ironia in cui trionfa la figura di Holly, una donna fragile e un'autentica icona di stile che, pur essendo alla ricerca di un ricco uomo da sposare, alla fine cede ai sentimenti e si lega allo scrittore squattrinato. Ecco una battuta pronunciata proprio da Paul (George Peppard): "vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora... (...) tu ti consideri uno spirito libero un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai... finirai sempre per imbatterti in te stessa!".

L'autore del romanzo da cui è stato tratto il film, Truman Capote, voleva Marilyn Monroe nella parte della protagonista, ma l'agente dell'attrice Lee Strasberg le suggerì di rifiutare perché non avrebbe giovato alla sua carriera, indirizzandola verso altri film. Più tardi anche un'altra celebrità dell'epoca, Kim Novak, rifiutò il ruolo. Il successo del film al botteghino fu straordinario. Candidato a 5 premi Oscar, ne vinse 2: miglior colonna sonora e miglior canzone (Moon River). La stessa Audrey ottenne una nomination agli Oscar come "miglior attrice protagonista" ma fu battuta da Sophia Loren che trionfò grazie alla strepitosa interpretazione in La Ciociara, pellicola del 1960 di Vittorio De Sica. (Comunicato di presentazione da Paci contemporary gallery)




Locandina di presentazione del catalogo interattivo della mostra Materie Prime Artisti italiani contemporanei tra terra e luce Materie Prime. Artisti italiani contemporanei tra terra e luce
Catalogo interattivo e multimediale


www.ferrarinarte.it/antologie/senigallia/materie_prime.html

Dopo il successo nel 2019 alla Rocca Roveresca di Senigallia (Ancona) con l'esposizione "Materie prime. Artisti italiani contemporanei tra terra e luce", a cura di Giorgio Bonomi, Francesco Tedeschi e Matteo Galbiati, e la presentazione del catalogo Silvana Editoriale al Museo del Novecento di Milano, nell'ambito di un incontro moderato da Gianluigi Colin, la Galleria FerrarinArte di Legnago (Verona) rilascia una nuova edizione del volume, completamente interattiva e multimediale, per rivivere la straordinaria esperienza della mostra attraverso le parole degli artisti e dei curatori.

Il libro, sfogliabile liberamente e gratuitamente online, si arricchisce con contenuti inediti, videointerviste e approfondimenti dedicati alla poetica dei quindici artisti coinvolti - Carlo Bernardini, Renata Boero, Giovanni Campus, Riccardo De Marchi, Emanuela Fiorelli, Franco Mazzucchelli, Nunzio, Paola Pezzi, Pino Pinelli, Paolo Radi, Arcangelo Sassolino, Paolo Scirpa, Giuseppe Spagnulo, Giuseppe Uncini e Grazia Varisco - appartenenti a diverse generazioni, ma accomunati da curricula di altissimo livello e dal lavoro condotto con e sulla materia.

Un viaggio alla scoperta delle opere e della mostra allestita a Senigallia attraverso le schede testuali e gli apparati iconografici, ma anche e soprattutto attraverso la testimonianza diretta degli autori coinvolti, accompagnati da Matteo Galbiati. (...) All'iniziativa, faranno seguito ulteriori progetti sviluppati online in collaborazione con Kromya Art Gallery di Lugano per portare idealmente l'arte a casa delle persone, così da offrire momenti di approfondimento e di svago in una quotidianità incerta, gettando insieme le basi per una nuova comunità dell'arte.

La Galleria FerrarinArte nasce nel 2004 a Legnago (Verona) come spazio dedicato alla grande arte italiana e ai suoi protagonisti. Una ricerca costante, sostenuta da entusiasmo e volontà, che si fonda sul dialogo diretto con gli artisti. Giorgio Ferrarin, amante dell'arte e collezionista per passione, nel tempo ha creato, infatti, legami forti e sinceri con i maestri del secondo dopoguerra. Grandi personali di Carla Accardi, Agostino Bonalumi, Achille Perilli, Alberto Biasi ed approfondimenti dedicati alla Pittura Analitica, con mostre pubbliche al Palazzo della Gran Guardia di Verona, a Villa Contarini di Piazzola sul Brenta (Padova), alla Rocca di Umbertide (Perugia), ai Musei di San Salvatore in Lauro (Roma), alla Rocca Roveresca di Senigallia (Ancona) e al Palazzo del Monferrato (Alessandria), hanno permesso alla Galleria di distinguersi per la coerenza espositiva, divenendo punto di riferimento per appassionati e collezionisti, raggiunti anche attraverso nuove strategie di comunicazione.

Il web diventa fondamentale, infatti, non solo per far conoscere gli autori e le opere, ma anche per condividere i numerosi contributi video che, testimoniando rapporti di stima e di amicizia, consentono al fruitore di entrare nei luoghi in cui l'arte prende forma. Fondamentale attività della Galleria è poi la produzione dei cataloghi dedicati alle mostre e agli artisti proposti negli spazi di Legnago e nelle sedi istituzionali: volumi che raccontano e completano i progetti espositivi attraverso raffinati confronti tra arte e letteratura, accompagnati anche da numerose videointerviste pubblicate sul canale www.youtube.com/user/ferrarinarte. La Galleria partecipa, infine, alle principali fiere di settore, come Arte Fiera Bologna e ArtVerona. (Comunicato stampa CSArt Comunicazione per l'Arte)




Ferrara ebraica online
ferraraebraica.meis.museum

Il Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah ha voluto allestire la mostra "Ferrara ebraica" per spiegare perché il museo sia nato proprio in questa città e oggi, in tempi di Coronavirus, vuole dare a tutti la possibilità di visitarla e di conoscere almeno una parte della grande ricchezza del patrimonio ebraico della città estense. Nel sito ferraraebraica.meis.museum chiunque potrà fare un salto virtuale nel tempo, visitare, conoscere, incontrare, approfondire alcune storie ebraiche ferraresi. L'esposizione, organizzata pienamente dal MEIS, voluta dal Direttore Simonetta Della Seta, curata da Sharon Reichel e allestita da Giulia Gallerani, è un viaggio tra passato e presente che racconta una delle comunità ebraiche più antiche d'Italia, con una eredità culturale e artistica unica.

Oltre a valorizzare la straordinaria fattura di oggetti cerimoniali e ricostruire l'ambiente sinagogale, "Ferrara ebraica" si interroga anche sul rapporto tra gli ebrei e la città, portando alla luce racconti affascinanti intrecciati con la Storia. Il percorso è arricchito dal video introduttivo e le interviste agli ebrei ferraresi firmate da Ruggero Gabbai e dalle foto di Marco Caselli Nirmal. Le musiche della tradizione ebraica ferrarese, incise appositamente per il MEIS, sono curate ed eseguite da Enrico Fink. La mostra è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Comune di Ferrara e della Comunità ebraica di Ferrara, che ha prestato al MEIS gran parte degli oggetti esposti e qui presentati, ed è stata sostenuta da Holding Ferrara Servizi, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Il video introduttivo è realizzato in collaborazione con l'Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara con un contributo della Regione Emilia Romagna, legge Memoria del Novecento. In un momento di incertezza come quello che stiamo vivendo, il MEIS vuole condividere almeno in via digitale alcuni dei valori che hanno permesso agli ebrei di continuare a costruire la loro vita anche in momenti difficili. Con la speranza di riaprire presto le porte del museo, il MEIS non si ferma e continua ad essere un luogo di libertà, scambio di opinioni e condivisione di idee. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)

"Se io non sono per me, chi è per me? E se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?" (R. Hillel, Pirkei Avot I:14), dalle Massime dei Padri.




Opera di Carlo Benvenuto realizzata nel 2002 65x65cm Viaggi da camera
Fondazione Nicola Trussardi - Milano
www.fondazionenicolatrussardi.com

Progetto online della Fondazione Nicola Trussardi che raccoglie e distribuisce quotidianamente immagini, video e testi, scelti da artisti invitati a raccontare il proprio spazio domestico e privato. Ogni giorno, dal 27 marzo 2020, verrà pubblicato un nuovo contributo sul sito web e i canali social della Fondazione. Ispirato al celebre romanzo settecentesco di Xavier De Maistre Viaggio intorno alla mia camera - scritto durante un soggiorno obbligato di 42 giorni in una stanza di Torino - Viaggi da camera invita gli artisti ad aprire le porte delle loro stanze reali e immaginarie.

Viaggi da camera diventa "social". In pochi giorni la Fondazione ha infatti ricevuto innumerevoli messaggi di persone che vogliono contribuire con i loro "viaggi da camera", raccontando il loro universo privato in questo periodo di reclusione domestica forzata. La Fondazione ha quindi deciso di aprire a tutti la partecipazione al progetto: chiunque potrà postare sui social network il proprio "viaggio da camera", aggiungendo l'hashtag #viaggidacamera e taggando la Fondazione Nicola Trussardi. La Fondazione condividerà quotidianamente tutti i contributi nelle stories dei suoi account Instagram e Facebook.

Negli anni molti artisti ci hanno insegnato a guardare gli spazi che ci circondano da nuovi punti di vista: da Giorgio Morandi, chiuso nel suo studio nel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, a Marisa Merz, che nella sua casa di Torino ci spronava a guardare il mondo con gli occhi chiusi, che per lei erano "straordinariamente aperti", gli artisti hanno immaginato lo spazio domestico come un territorio aperto a infinite scoperte. In questi momenti di chiusura forzata in casa, Viaggi da camera stimola a intraprendere nuovi viaggi nel perimetro della propria stanza, per provare a scoprire nuove mappe della fantasia e nuovi punti di fuga.

Tra i molti artisti invitati, hanno già aderito al progetto (in ordine alfabetico): Marco Belfiore, Carlo Benvenuto, Simone Berti, Maurizio Cattelan, Andrea Contin, Genuardi/Ruta, Massimo Grimaldi, Emilio Isgrò, Luisa Lambri, Marcello Maloberti, Domenico Antonio Mancini, Masbedo, Marzia Migliora, Giuseppe Penone, Diego Perrone, Gabriele Picco, Paola Pivi, Farid Rahimi, Marinella Senatore, Elisa Sighicelli, Federico Tosi, Patrick Tuttofuoco, Grazia Varisco, Nanda Vigo, Luca Vitone. (Comunicato Ufficio stampa Fondazione Nicola Trussardi)




La poesia Tape Mark 1 in mostra ___ Tape Mark 1: Poesia Informatica

L'importanza della Storia | Nanni Balestrini

Galleria Michela Rizzo - Venezia
www.galleriamichelarizzo.net

Tape Mark 1 è una poesia di Nanni Balestrini che risale al 1961, frutto di una collaborazione virtuosa tra Autore e Tecnologia, in questo caso rappresentata da uno dei primi calcolatori IBM. Balestrini, in quell'occasione, predispone tre brevi testi di Michihito Hachiya - di Paul Goldwin (autore di cui si mette in dubbio l'esistenza) e di Lao Tse - e, attraverso l'assegnazione di alcuni codici e di poche regole, lascia al computer l'onere e l'onore di procedere alla stesura della poesia, attraverso un causale sistema di combinazioni. Nel mondo solo quattro - cinque persone stavano contemporaneamente lavorando a esperimenti simili e questo testo è considerato da molti come il primo esempio di poesia informatica.

La natura di grande innovatore e sperimentatore, che caratterizzerà tutta la carriera di Balestrini, si rivela già in quel momento. L'arte della combinazione sarà fondamentale in tutta la poetica di Balestrini, interessato a 'lasciare scaturire un movimento da connessioni imprevedibili' per superare, in questo modo, 'l'aggregazione statica di energie diverse'. Nel 1961, concepisce anche il progetto di un romanzo, Tristano, da riprodurre in un numero illimitato di esemplari, una copia unica e originale per individuo, ma le idee corrono più veloci della tecnologia e Feltrinelli riuscì a pubblicarne, nel 1966, un solo esemplare. Le tecniche di stampa di allora, infatti, non ne consentirono la realizzazione e ci vollero 40 anni e l'avvento della stampa digitale per portare a compimento quell'avvenieristico progetto.

Stiamo inoltrandoci nelle sperimentazioni linguistiche di Balestrini ma, in realtà, quello che è interessante per noi fare emergere qui, è quanto stretto fosse il rapporto tra le varie discipline in cui Nanni si cimentava. E come gli fosse consono collegare la ricerca letteraria e poetica con quella artistica visiva e teatrale performativa. Infatti, Tape Mark 1 nel 2017 diventa un'opera visiva che aprirà la grande retrospettiva allo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe. Da Tristano scaturisce invece Tristanoil, il film più lungo del mondo, ottenuto grazie al software ideato da Vittorio Pellegrineschi, che approderà niente meno che a Documenta 13, curata quell'anno da Carolyn Christov-Bakargiev. E sarà proprio questa predisposizione di Balestrini verso una 'poesia fatta di impulsi, che andava a rompere la linearità tipografica, a fargli venire l'idea di ritagliare titoli di giornali e farne dei collages'. (...) (Estratto da comunicato della Galleria Michela Rizzo)




Busto femminile in basanite risalente al periodo dell'imperatore Claudio Busto femminile in basanite nella Sezione romana del Museo "Vito Capialbi" di Vibo Valentia

E' ritornato, dopo otto anni di assenza, l'atteso busto femminile in basanite, importante testimonianza del passato romano della Calabria. Si tratta del busto femminile in basanite, risalente ad età Claudia (41-54 d.C.), rinvenuto nelle vicinanze di Vibo Valentia Marina durante la realizzazione della ferrovia e la costruzione di limitrofe abitazioni di campagna. Il contesto di rinvenimento è da riferire ad un'importante villa suburbana e lo scavo, che ha permesso di definirne meglio le caratteristiche, è avvenuto a più riprese fra il 1894 e la prima metà del '900.

L'opera è di ottima fattura, caratterizzata da una raffinata tecnica di esecuzione e da una perfetta resa della capigliatura, acconciata come prevedeva la moda dell'epoca, che ha consentito di datare la statua al principato di Claudio, imperatore dal 41 al 54 d.C. Al momento del ritrovamento si propose l'identificazione con Messalina, moglie dell'imperatore Claudio, tuttavia tale ipotesi venne accantonata nei decenni successivi per la mancanza di confronti iconografici convincenti.

La scultura era stata concessa con prestito di lunga durata nel 2012 al Princeton University Art Museum e a seguito dell'impegno della Direzione Generale Musei e del Segretariato Generale del Ministero per i Beni Culturali e il Turismo, è rientrata al Museo "Vito Capialbi" dove sarà esposta nella sezione romana. L'emergenza sanitaria attuale, che ha portato alla chiusura dei Musei, non consente nell'immediato, una adeguata valorizzazione dell'importante reperto; l'esposizione è pertanto rinviata alla riapertura del Museo e sarà occasione di riflessione scientifica attraverso l'organizzazione di una tavola rotonda sul tema della scultura romana, con l'augurio di poterne consentire in seguito, una migliore fruizione grazie anche al supporto delle nuove tecnologie con applicativo digitale. (Comunicato stampa)

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Street Art Bus Tour #Catania
Percorso alla scoperta dell'arte pubblica della città


www.industria01.it

CityMap Sicilia, mappa della città Catania, attiva da più di dieci anni sul territorio con progetti on e off line volti a far conoscere e promuovere il territorio e Alice Valenti, detta anche "l'artista guerriera" per i soggetti dei suoi lavori e per le numerose campagne sociali che porta avanti - in occasione della 15esima edizione della Giornata del Contemporaneo 2019, promossa da Amaci - hanno organizzato lo "Street Art Bus Tour #Catania", un percorso alla scoperta di alcuni tra i più importanti interventi d'arte pubblica della città.

Forti del riscontro positivo ottenuto da parte del numerosissimo pubblico lo scorso 12 ottobre, gli organizzatori hanno richiesto e ottenuto, per il periodo che va da febbraio 2020 a gennaio 2021, il Patrocinio Gratuito e il Servizio Speciale (utilizzo esclusivo del bus d'arte con le livree disegnate da Alice Valenti e approvazione dell'itinerario) da parte dell'Amt - Azienda Metropolitana Trasporti S.P.A, il Patrocinio Gratuito del Comune di Catania e l'inserimento dello "Street Art Bus Tour #Catania" nel calendario dell'iniziativa nazionale "Domenica al Museo".

«Connettere la città, i quartieri, e fare che ogni cittadino sia custode consapevole della bellezza che c'è nel nostro territorio - affermano Bice Guastella e Sarah Bersani e di Industria01, ideatori e editori di CityMap Sicilia - è uno degli obiettivi che ci siamo posti come Citymap. Dalla mappa turistica lanciata nel 2006 di cui ancora oggi distribuiamo migliaia di copie direttamente dal nostro ufficio, al portale visitato quotidianamente da turisti e cittadini, abbiamo compreso che la forza del nostro piccolo progetto editoriale è quello di alimentare e tenere viva una positiva rete di relazioni fra chi lavora con etica e visione per rendere sempre migliore questa città».

Lo Street Art Bus Tour #Catania parte da tre intenti:

1_ far conoscere ai catanesi e ai turisti alcuni tra i più significativi interventi d'arte pubblica cittadina attraverso un percorso, in autobus e parzialmente pedonale, ragionato e programmato con l'AMT di Catania;
2_ far incontrare cittadini di quartieri diversi portando materialmente gli uni a "casa" degli altri;
3_ mettere in relazione i cittadini con la Città, sensibilizzare all'uso dei mezzi di trasporto pubblico, far riconoscere come valore comunitario il patrimonio artistico culturale di Catania

«L'Arte Urbana - dichiara l'artista Alice Valenti - regala ai cittadini una lettura alternativa degli spazi, ne sottolinea le fratture e fa riflettere sull'identità dei quartieri. E l'autobus non è solo un mezzo di trasporto, è il simbolo di tante cose in cui credo. Cose che hanno a che fare con la democrazia partecipata, la mobilità sostenibile, il bene comune, la bellezza diffusa, la speranza nel cambiamento di questa città».

Lo Street Art Bus Tour #Catania ricomincia la sua "corsa" riservata alle prime cinquanta persone che acquisteranno il biglietto online. Il prossimo appuntamento è domenica 2 febbraio alle ore 10.00. Il tour partirà e si concluderà presso l'Ex Rimessa R1 (via plebiscito 747 - Catania) nella quale nel 2018 il murale Agave di Alice Valenti ha ulteriormente arricchito il progetto di Emergence Festival realizzato da artisti di fama internazionale per rendere quello spazio pubblico un museo a cielo aperto. I partecipanti saranno accompagnati da Grazia Previtera, Guida Turistica Autorizzata e dall'artista Alice Valenti. (Estratto da comunicato ufficio stampa Valentina Barbagallo | Industria01)

Per ricevere il pdf con tutte le informazioni riguardanti il percorso visita www.citymapsicilia.it/percorso/street-art-a-catania

Per acquistare il biglietto e avere maggiori informazioni sulle prossime date, consulta www.citymapsicilia.it/evento/street-art-bus-tour-catania-febbraio-2020

Calendario Street art bus Tour# Catania - febbraio 2020 - gennaio 2021
12 MESI / 10 Domeniche

___ 2020
- 02 febbraio
- 01 marzo
- 05 aprile
- 03 maggio
- 07 giugno
- 06 settembre
- 04 ottobre
- 01 novembre
- 06 dicembre

___ 2021
03 gennaio




Nasce a Matera il MIB - Museo Immersivo della Bruna
www.mibmatera.it

Un museo per conoscere la festa patronale, in onore di Maria Santissima della Bruna, che da 630 anni si svolge il 2 luglio a Matera, un piccolo museo che si sviluppa su 200 metri quadrati ma che al suo interno contiene un carro trionfale in scala 1:1 e che grazie alle più moderne tecnologie permette ai visitatori, indossando occhiali in 3D, di trovarsi al centro del momento più emozionante della festa: lo strazzo del carro in cartapesta. Il MIB - Museo Immersivo della Bruna, è stato inaugurato il 30 novembre, nel cuore del Sasso Barisano.

Il 2 luglio, il giorno più lungo come i cittadini di Matera definiscono il 2 luglio, con la festa che si svolge dalle prime luci dell'alba con la processione dei pastori, fino allo strazzo del carro e ai fuochi pirotecnici di mezzanotte, nel percorso museale viene raccontato con immagini e suoni che consentono di scoprire i momenti salienti della Festa della Bruna e di poter vedere un carro realizzato in scala 1:1. Una struttura di imponenti dimensioni, con i suoi 12 metri di lunghezza, 3 di larghezza e alto ben 7 metri. Costruito in cartapesta dall'artista Andrea Sansone, il manufatto è ricco di statue, angeli, putti, fregi e dipinti. Il MIB - Museo Immersivo della Bruna non prevede giorni di chiusura, le visite si potranno effettuare tutti i giorni dalle 9 alle 21 previa prenotazione.

"La visita si svolge in 20 minuti - illustra Alessandro Tortorelli, l'architetto che ha allestito il museo - il pubblico viene accompagnato da un susseguirsi di video, su testi di Antonio Andrisani e immagini di Rvm Broadcast con la regia di Vito Cea, e effetti sonori a scoprire la processione dei pastori, la cavalcata dei cavalieri in costume che accompagnano la effige della Madonna della Bruna nel percorso processionale, i tre giri beneauguranti che il carro compie in piazza Duomo, l'ultimo tragitto del manufatto in cartapesta verso piazza Vittorio Veneto dove lo attende la folla per l'assalto e la distruzione del carro. Questo momento di grande adrenalina lo si potrà rivivere con occhiali in 3D, ritrovandosi sul carro insieme agli assaltatori". (Estratto da comunicato stampa)




Opera di Umberto Boccioni denominata Forme uniche della continuità nello spazio Forme uniche della continuità nello spazio
Nella Galleria nazionale di Cosenza la versione "gemella" dell'opera bronzea di Umberto Boccioni


La notizia che nei giorni scorsi, presso la casa d'aste Christie's di New York, è stato venduta l'opera bronzea di Umberto Boccioni (1882-1916) Forme uniche della continuità nello spazio per oltre 16 milioni di dollari (diritti compresi), pari a oltre 14 milioni di euro, dà, di riflesso, enorme lustro alla Galleria nazionale di Cosenza. Nelle sale espositive di Palazzo Arnone, infatti, i visitatori possono ammirare gratuitamente una versione "gemella" della preziosa opera del grande scultore reggino donata alla Galleria nazionale di Cosenza dal mecenate Roberto Bilotti. L'opera è uno dei bronzi numerati, realizzati tra il 1971 e 1972 su commissione del direttore della galleria d'arte "La Medusa" di Roma, Claudio Bruni Sakraischik.

Forme uniche della continuità nello spazio è stata modellata su un calco del 1951 di proprietà del conte Paolo Marinotti, il quale, nel frattempo, aveva ottenuto l'originale dalla vedova di Filippo Tommaso Marinetti, ritenuto il fondatore del movimento futurista. La celebre scultura è stata concepita da Boccioni nel 1913 ed è oggi raffigurata anche sul retro dei venti centesimi di euro, proprio quale icona del Futurismo che più di tutte ha influenzato l'arte e la cultura del XX secolo. Il manufatto originale è in gesso e non è stato mai riprodotto nella versione in bronzo nel corso della vita dell'autore. Quella presente nella Galleria nazionale di Cosenza, dunque, rappresenta un'autentica rarità, insieme ai tanti altri tesori artistici e storici esposti negli spazi di Palazzo Arnone. (Comunicato stampa)




La GAM Galleria d'Arte Moderna Empedocle Restivo di Palermo insieme a Google Arts & Culture porta online la sua collezione pittorica

Disponibili su artsandculture.google.com oltre 190 opere e 4 percorsi di mostra: "La nascita della Galleria d'Arte Moderna", "La Sicilia e il paesaggio mediterraneo", "Opere dalle Biennali di Venezia" e "Il Novecento italiano". La GAM - Galleria d'Arte Moderna Empedocle Restivo - di Palermo entra a far parte di Google Arts & Culture, la piattaforma tecnologica sviluppata da Google per promuovere online e preservare la cultura, con una Collezione digitale di 192 opere.

Google Arts & Culture permette agli utenti di esplorare le opere d'arte, i manufatti e molto altro tra oltre 2000 musei, archivi e organizzazioni da 80 paesi che hanno lavorato con il Google Cultural Institute per condividere online le loro collezioni e le loro storie. Disponibile sul Web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l'app per iOS e Android, la piattaforma è pensata come un luogo in cui esplorare e assaporare l'arte e la cultura online. Google Arts & Culture è una creazione del Google Cultural Institute.

- La Collezione digitale

Grazie al lavoro di selezione curato dalla Direzione del Museo in collaborazione con lo staff di Civita Sicilia, ad oggi è stato possibile digitalizzare 192 opere, a cui si aggiungeranno, nel corso dei prossimi mesi, le restanti opere della Collezione. Tra le più significative già online: Francesco Lojacono, Veduta di Palermo (1875), Antonino Leto, La raccolta delle olive (1874), Ettore De Maria Bergler, Taormina (1907), Michele Catti, Porta Nuova (1908), Giovanni Boldini, Femme aux gants (1901), Franz Von Stuck, Il peccato (1909), Mario Sironi, Il tram (1920), Felice Casorati, Gli scolari (1928), Renato Guttuso, Autoritratto (1936).

- La Mostra digitale "La nascita della Galleria d'Arte Moderna"

La sezione ripercorre, dal punto di vista storico, sociale e artistico, i momenti fondamentali che portarono all'inaugurazione, nel 1910, della Galleria d'Arte Moderna "Empedocle Restivo". Un'affascinante ricostruzione di quel momento magico, a cavallo tra i due secoli, ricco di entusiasmi e di fermenti culturali che ebbe il suo ammirato punto di arrivo nell'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, evento chiave per la fondazione della Galleria e per le sue prime acquisizioni, le cui tematiche costituiscono la storia di un'epoca.

- La Mostra digitale "La Sicilia e il paesaggio Mediterraneo"

Un viaggio straordinario nel secolo della natura, come l'Ottocento è stato definito, attraverso le opere dei suoi più grandi interpreti siciliani che hanno costruito il nostro immaginario collettivo: dal "ladro del sole" Francesco Lojacono ad Antonino Leto, grande amico dei Florio in uno storico sodalizio artistico, per giungere al "pittore gentiluomo" Ettore De Maria Bergler, artista eclettico e protagonista dei più importanti episodi decorativi della Palermo Liberty, e infine Michele Catti, nelle cui tele il paesaggio si fa stato d'animo e una Palermo autunnale fa eco a Parigi.

- La Mostra digitale "Opere dalle Biennali di Venezia"

In anni di fervida attività espositiva, la Biennale di Venezia si contraddistinse subito come eccezionale occasione di confronto internazionale e banco di prova delle recenti tendenze dell'arte europea. Dall'edizione del 1907 presente all'evento con la sua delegazione, la Galleria d'Arte Moderna seppe riportare a Palermo opere che ci restituiscono oggi la complessa temperie della cultura artistica del primo Novecento, dalle atmosfere simboliste del Peccato di Von Stuck, protagonista della Secessione di Monaco, alla raffinata eleganza della Femme aux gants di Boldini.

- La Mostra digitale "Il Novecento italiano"

Un percorso che si snoda lungo il secolo breve e ne analizza le ripercussioni sui movimenti artistici coevi, spesso scissi tra opposte visioni e ricchi di diverse sfumature e declinazioni. Tra il Divisionismo di inizio secolo, figlio delle sperimentazioni Ottocentesche, e l'Astrattismo degli anni Sessanta, si consumano in Italia i conflitti mondiali, il Ventennio fascista, i momenti del dopoguerra. La lettura delle opere d'arte può allora funzionare come veicolo attraverso il quale comprendere le complesse evoluzioni e gli eventi cardine che hanno caratterizzato la prima metà del Novecento italiano. (Comunicato stampa)




Francobollo delle Poste Italiane con Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone Francobollo dedicato a Giovanni Antonio de' Sacchis detto "il Pordenone"

Il 23 novembre 2019 è stato emesso un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica "il Patrimonio artistico e culturale italiano" dedicato a Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone, relativo al valore della tariffa B zona 3 pari a 3,10€, con una tiratura di trecentomila esemplari e fogli da ventotto esemplari. Il francobollo è in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente.

La vignetta, raffigura un particolare dell'affresco "San Rocco e Sant'Erasmo" che Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, realizzò nel Duomo di San Marco di Pordenone. Completano il francobollo la leggenda "G. A. De' Sacchis detto il Pordenone", le date "1483-1539" la scritta "Italia" e l'indicazione tariffaria "B Zona 3". Il francobollo ed i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi, possono essere acquistati presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli "Spazio Filatelia" di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it. Per l'occasione è stato realizzato anche un folder in formato A4 a due ante contenente il francobollo, una cartolina annullata ed affrancata, una busta primo giorno di emissione, al costo di 17€.

In occasione della mostra internazionale dedicata al Rinascimento (25 ottobre 2019 - 2 febbraio 2020) e focalizzata sulla figura di Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, l'Amministrazione Comunale di Pordenone valorizza la figura e l'opera di questo straordinario artista, che ha avuto esiti in tutta Europa. I suoi capolavori verranno proposti insieme con quelli di altri maestri del periodo come Giorgione, Tiziano, Lotto, Romanino, Correggio, Jacopo Bassano e Tintoretto.

Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone (Pordenone 1483/84 - Ferrara 1539) nasce da Angelo, un magister murarius originario di Corticelle nel bresciano, e da Maddalena, di ignoto casato. Vasari afferma: "si mostrò nella pittura sì valoroso, che le sue figure appariscon tonde e spiccate dal muro" (1568). La sua formazione, avvenuta in ambito locale, risente degli influssi di Gianfrancesco da Tolmezzo, Pietro da Vicenza e altri artisti friulani del tempo. Tuttavia egli seppe guardare ben presto oltre i confini regionali e soprattutto in direzione di Venezia, dominata allora dalle figure di Giorgione e dei suoi "creati", Tiziano e Sebastiano del Piombo. Attivo nell'area pordenonese, la sua prima opera è probabilmente da individuarsi nel ciclo di affreschi della chiesa campestre di Marzinis, cui ha fatto seguito nel 1506 il trittico per la chiesa di Santo Stefano a Valeriano (prima opera firmata e datata) e qualche tempo dopo l'importante ciclo nel coro della chiesa di San Lorenzo a Vacile.

Nei primi anni del secondo decennio il Pordenone è impegnato per i conti di Collato nella decorazione della cappella vecchia del castello di San Salvatore, presso Susegana, mentre tra il 1512 e il 1518 realizza numerose altre opere sia a Pordenone e in Friuli sia nella Marca Trevigiana. Meritano di essere ricordate la pala della parrocchiale di Vallenoncello (1512-1513), la pala di Susegana (1513-1514), gli affreschi di Villanova (1514), la pala della Madonna della Misericordia, commissionata nel 1515 per il duomo pordenonese. Gli esiti più innovativi sono tuttavia rappresentati dal grandioso ciclo con storie della Passione di Cristo, eseguito tra il 1520 ed il 1522 nella cattedrale di Cremona.

Dell'attività immediatamente successiva restano importanti testimonianze a Spilimbergo (portelle dell'organo, 1524) e a Pordenone (frammenti d'affresco per la chiesa di San Francesco e la superstite preziosa testimonianza della sagoma di San Giovanni dolente). Verso la fine degli anni venti decora a Venezia il coro (distrutto) della chiesa di San Rocco e le portelle di un armadio per argenti molto ammirate dai contemporanei. Tra il 1530 ed il 1532 opera in Santa Maria di Campagna a Piacenza e nella chiesa dei Francescani a Cortemaggiore. A Pordenone ritorna per realizzare per il duomo la pala di San Marco (1533-1535) e gli scomparti del fonte battesimale (1534 circa). Dal 1535 si stabilisce a Venezia, assumendo importanti incarichi, tra cui la decorazione di alcune sale di palazzo Ducale, e diventando il principale antagonista di Tiziano. Su invito del duca Ercole II d'Este si reca a Ferrara, nel dicembre del 1538, per approntare una serie di cartoni preparatori per arazzi: ma qui morirà, "assalito da gravissimo affanno di petto", intorno al 12-13 gennaio 1539. (Comunicato stampa)




Fotografia realizzata da Mimmo Rubino come immagine guida per la campagna di comunicazione della mostra Quando le statue sognano allestita nel 2019 Quando le Statue sognano
Frammenti da un museo in transito


dal 29 novembre 2019
Museo Salinas - Palermo

.. 28 novembre 2019
Concerto inaugurale con Ornella Cerniglia (pianoforte); Floriana Franchina (flauto); 108 (electronics)


Dalle metope dei Templi di Selinunte - il più importante complesso scultoreo dell'arte greca d'Occidente - alla Pietra di Palermo, reperto egizio risalente alla metà del II Millennio a.C. circa, dalle raccolte di vasi etruschi della Collezione Bonci Casuccini all'Ariete bronzeo di Siracusa, il Museo Salinas di Palermo, con la sua storia lunga oltre due secoli, raccoglie una delle collezioni archeologiche più prestigiose nel mondo.

Grazie alla mostra in due capitoli, curata da Caterina Greco, direttrice del Museo, e Helga Marsala e a una serie di prossimi eventi collaterali, racchiusi dal sottotitolo "Frammenti di un museo in transito", vengono temporaneamente restituiti al pubblico alcuni spazi di questo luogo straordinario, che riapriranno definitivamente solo al termine dei complessi lavori di restauro e riallestimento,in via di completamento. Ed è proprio tra i depositi, i corridoi disabitati e le sale vuote che i progetti per la mostra hanno preso forma: luoghi precipitati in un silenzio onirico, per l'occasione tramutati in set e serbatoi di suggestioni per produzioni contemporanee, in dialogo con opere e reperti archeologici. Un programma che si estenderà nel corso dei prossimi mesi, pensato per trasformare l'attesa in nuovo contenuto: il tempo che separa dall'apertura degli ultimi due piani del Museo diventa occasione di scoperta, ricerca e comunicazione.

E a proposito di comunicazione, da costruire intorno a spazi e reperti riportati a galla, il "Salinas" ha scelto di affidare aun artista il ruolo di art director. Attivo soprattutto nel campo dell'arte pubblica e dell'arte urbana, ma con una ricerca parallela legata al graphic design, Mimmo Rubino (Potenza, 1979), noto anche come Rub Kandy, ha ideato la campagna creativa per la promozione delle mostre: agli scatti fotografici, i manifesti, l'immagine coordinata e le pubblicazioni editoriali diventano,con la sua cifra personale, un'avventura concettuale e di stile, concepita come opera d'arte in progress. La mostra comincia, in questo primo appuntamento, con l'apertura straordinaria della Sala Ipostila (o Sala delle Colonne) e degli spazi contigui, restaurati per accogliere opere e manufatti provenienti da diverse donazioni, prevalentemente di epoca Borbonica, parte del patrimonio museale

Il percorso si apre conuna preziosa serie di scatti di Ferdinando Scianna (Bagheria, Palermo, 1943). Le fotografie, realizzate dal maestro siciliano proprio al Salinas, nel 1984, ritraggono Jorge Luis Borges, anziano e già cieco, mentre sfiora alcune statue della collezione, nel tentativo di "vederle" con le mani. Un dialogo intimo tra il grande poeta - che sulla dimensione del sogno e la condizione del buio scrisse pagine memorabili - e i corpi marmorei ospitati tra le sale del museo: una muta conversazione, un ideale "reciproco ascolto", di cui Scianna colse le intensità e i movimenti, nel buio di un'invisibilità tramutata in visione interiore. Lungo il percorso si alternano poi le opere contemporanee di Alessandro Roma (Milano, 1977), 108/Guido Bisagni (Alessandria, 1978) e Fabio Sandri (Valdagno, Vi, 1964), in dialogo con alcuni reperti delle collezioni archeologiche: tutti materiali recuperati, riscoperti e individuati dai curatori,in accordo con gli stessi artisti. Una selezione che si concentra sull'antica Roma e sull'eredità della cultura greca, in un susseguirsi di corsi e ricorsi, temi, opere, mutamenti e assonanze, che riflettono il complesso processo di formazione del moderno Museo.

In mostra sono inoltre già presentidue importanti anteprime del futuro allestimento: nella Stanza del Mosaico la straordinaria Menade Farnese, esposta in rare occasioni - inclusa una recente mostra al Museo Salinas -, valorizzata qui da una collocazione dal forte impatto visivo, mentre nel prolungamento della Sala Ipostila sarà visibile il maestoso Ariete bronzeo da Siracusa, donato al museo dal Re Vittorio Emanuele II. Felice debutto, invece, per le teste votive di Cales, da un'affascinante serie di ex voto in terracotta (IV-II secolo a.C): acquisite a metà Ottocento dal Museo della Regia Università di Palermo, non erano mai state esposte tra le sale del Museo. Ed è proprio l'Arietea a ispirare due delle opere esposte da 108/Guido Bisagni, artista visivo e sonoro con un linguaggio nutrito di astrazioni, suggestioni noise e dark, ispirazioni post-industriale e post-graffiti.

Meccanica Intangibile (2019) è un dittico su carta dedicato alconcetto di doppio e di tensione tra opposti, in cui la forma dell'animale, l'evocazione del suo gemello distrutto e la potenza della sua rappresentazione diventano esercizio di astrazione pura, tra smaterializzazioni e morfogenesi oscure. L'ariete (2019) è invece il suo primo libro d'artista in copia unica, interamente realizzato a mano, composto da 60 disegni a inchiostro: un processo creativo che si avvicina, secondo l'artista, a un moderno rituale misterico. Completano il corpus quattro tracce sonore - Silvano serale, Raijin (I Signori della pioggia), Silvano notturno, Inno alla notte (2019) - che realizzano un soundscape ('paesaggio sonoro') chiaroscurale, vespertino, intriso di riferimenti a Orfeo e alla natura. I suoni elettronici si mescolano qui a field recordings ('registrazioni sul campo') realizzati in giro per il mondo: insetti e animali selvatici di un bosco del Minnewaska State Park, in una riserva indiana sulla Shawangunk Mountain (New York), il rumore della pioggia a Kyoto e la voce dei ruscelli sugli Appennini; infine sussurri e bisbigli, evocativi della lettura degli antichi Inni Orfici.

In dialogo con diverse opere archeologiche è invece il lavoro di Alessandro Roma, che espone una serie di ceramiche variopinte ispirate a temi naturalistici, forme in transizione, corpi vege tali in mutazione: un'idea di archeologia fantastica, protagonista di sogni e memorie, che le stesse statue, nel silenzio, sembrano coltivare. Così è per la Menade, seguace di Dioniso, simulacro di un mondo antico intrecciato con narrazioni mitologiche e rituali, di cui si rintraccia, nelle sculture informi dell'artista, un riflesso materiale eallucinato.

Una serie di opere su stoffa, Forms in transition (2018) e Drawing I, II, III (2018), mette quindi in scena una natura selvatica, frammentata, esasperata, in cui i riferimenti alla figurazione si offrono a una progressiva smaterializzazione, diventando il doppio onirico di statue e reperti (dal gruppo di Eracle e la Cerva all'alto candelabro marmoreo del II sec. d. C.). E sempre la Menade Farnese è fonte di ispirazione per il lavoro di Fabio Sandri, che in Menade (2019) realizza un ritratto della celebre scultura, assemblando quattro immagini storiche corrispondenti alle quattro tappe del lungo viaggio che, tra il Cinquecento e gli anni Cinquanta del secolo scorso, ha condotto la monumentale statua fino a Palermo. Realizzata proiettando le immagini su carta fotosensibile,l'immagine ottenuta in negativo, scansionata e invertita digitalmente,ha generato una nuova immagine in positivo. Con la stessa tecnica l'artista realizza Trasporto (Polydeukion) (2019), proiettando su carta foto sensibile il video di un pregevole ritratto del II sec. d.C., tenuto fra le braccia di una figura senza volto.

L'immagine risultante è un'impronta del film, una somma di tutti i fotogrammi in movimento, capace di restituire l'apparente immobilità delle cose e la loro infinita, inevitabile progressione. Incarnato (Satiro Versante), Incarnato (Pan), Incarnato (Cesare), Incarnato (Ritratto di Partinico) e Incarnato (Accumulo) (2019) sono dedicate ad alcune teste d'epoca romana, individuate tra opere del museo non ancora esposte: le immagini, realizzate su superfici in continua impressione e generate senza l'ausilio di una macchina fotografica, continueranno a mutare e sbiadire per effetto della luce ambientale, fino alla sparizione totale, trasformandosi via via in scarti o detriti. Fotografia come performance, ma anche come reperto e lenta accumulazione.

Accompagna la mostra Interludi, un programma appuntamenti che si svilupperà nel corso del 2020,in cui un'opera selezionata dai depositi del Museo, in attesa di approdare al nuovo allestimento,dialoga col progetto di un artista contemporaneoo con opere in prestito da altre prestigiose collezioni. Il ciclo si inaugura con la fotografa Roselena Ramistella (Gela, 1982) e la sua serie Ritratto di famiglia: un insieme di scatti ispirati ai lavoratori del Museo - dagli archeologi ai custodi, dai funzionari ai bibliotecari, da chi si occupa di comunicazione a chi ha in carico la sicurezza, gli archivi, le pulizie, i restauri dei reperti -, posta in dialogo con una raffinata testa romana di età adrianea (prima metà II sec. d. C.), un ritratto marmoreo del giovane Polydeukion, discepolo favorito di Erode Attico.

Il restauro terminato nel 2016 - che ha riportato alla luce ambienti del secentesco monastero dei Padri Filippini - insieme all'esposizione di opere attualmente custodite in deposito, restituiscono dunque al pubblico un'area del museo mai vista prima. Tra queste nuove sale del "Salinas" (un tempo adibite a uffici), che ancora non presentano il loro assetto definitivo, prende così vita un insolito racconto,in cui si intrecciano archeologia e arte contemporanea: tessuti evanescenti, ceramiche astratte, suoni elettronici, fotografie e immagini in dissolvenza, ritratti marmorei, disegni, sculture bronzee, manufatti d'uso quotidiano o con funzione rituale, compongono una sorta di fantasmagoria, di cui le statue e i reperti sono parte attiva, memoria antica e sempre vitale nella costante evoluzione del Museo.

Il racconto intessuto intorno a opere e spazi è frutto di una suggestione poetica: le statue antiche, immerse nel silenzio di corridoi, depositi, magazzini, sale sigillate, sprofondano in un sonno carico di sogni, memorie, allucinazioni edesideri, tra scampoli del loro passato e acrobazie visionarie. Le opere contemporanee, le apparizioni evanescenti, le stesse sale del museo, i simboli riemersi e i miti evocati, sembrano arrivare da quest'esercito di simulacri a riposo, in attesa di essere riscoperti e interrogati. Tra cortocircuiti temporali, contaminazioni e accostamenti, nella cornice lirica di un grande sogno collettivo, Quando le Statue sognano riporta al presente alcuni archetipi inesauribili, tra i quali l'Uomo, la Natura, il Sacro, restituiti ed elaborati fra opere della collezione e opere contemporanee. (Comunicato stampa)




Particolare dell'autoritratto Antonio Badile utilizzato per la presentazione della notizia Donato ai Musei Civici di Verona l'Autoritratto del 1552 dell'artista Antonio Badile

Un particolare dipinto raffigurante, uno degli artisti più significativi del Cinquecento veronese, maestro di Paolo Caliari detto 'Il Veronese'. L'opera, posta appositamente di fronte al dipinto 'Pala Bevilacqua-Lazise' di Paolo Caliari, è da oggi visibile al pubblico nella sala Tintoretto-Veronese. Uno spazio espositivo che avrà a breve un intervento di valorizzazione, perché contiene i capolavori più rappresentantivi del nostro Cinquecento.

Artista autorevole e poliedrico, Antonio Badile, scomparso a soli 42 anni nel 1560, ha guidato la bottega secolare di famiglia, attiva dal XIV al XVII secolo, nel passaggio artistico dal classicismo d'inizio Cinquecento ad una più colta e complessa tecnica pittorica, di cui l'allievo Veronese sarà uno dei massimi esponenti. L'Autoritratto, firmato e datato 1552, è evidentemente ambientato nello studio del pittore. Dalla finestra posta alle sue spalle si apre una veduta su una piazza e un incrocio tra le vie del centro cittadino. In primo piano, appoggiati sul tavolo accanto al biglietto che Badile tiene nella mano destra, si vedono rappresentati i simboli che caratterizzano le diverse competenze dell'artista: il bulino, che si collega alla sua attività di incisore, in cui si era specializzato il padre Girolamo; le penne e il calamaio, a quella di disegnatore. Sempre sul tavolo è ben visibile l'album in primo piano dove Badile raccoglieva studi e testimonianze grafiche, anche dei suoi antenati o di ammirati colleghi.

Nel Seicento il libro di disegni faceva parte della collezione veronese del conte Ludovico Moscardo, ma in seguito fu smembrato. I suoi fogli arricchiscono oggi le collezioni dei più prestigiosi musei del mondo. Nella seconda metà del XVIII secolo, il dipinto si trovava a Bologna nella principesca collezione del marchese Filippo Ercolani. Nel secolo successivo giunse in Inghilterra, dove è documentato in varie raccolte private, tra le quali quella di Robert Stayner Holford a Dorchester House (Londra). Messo all'asta a Sotheby's nel 1969, tornò in una collezione privata veronese e nel 1988 fu esposto a Castelvecchio alla mostra dedicata a Paolo Veronese. Oggi, con la donazione De Stefani, il quadro entra a far parte delle collezioni civiche veronesi. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo ||| Sicilia ||| Apre al pubblico la Fonte Aretusa a Siracusa
www.fontearetusasiracusa.it

Concluso l'intervento di adeguamento strutturale e funzionale del sito, la Fonte Aretusa   ha aperto al pubblico il 6 agosto con un percorso di visita che consente di ammirarne dall'interno la bellezza, accompagnati dalle voci italiane di Isabella Ragonese, Sergio Grasso e Stefano Starna. Il percorso di visita restituisce l'emozione di un "viaggio" accanto allo specchio di acqua dolce popolato dai papiri nilotici e da animali acquatici, donati dai siracusani come devozione a una mitologia lontana dalle moderne religioni, superando le difficoltà di accedervi e permettendo di compiere una specie di percorso devozionale in piena sicurezza. L'audioguida è disponibile anche in lingua inglese, francese, spagnola e cinese.

È il primo risultato del progetto di valorizzazione elaborato da Civita Sicilia come concessionario del Comune di Siracusa con la collaborazione della Fondazione per l'Arte e la Cultura Lauro Chiazzese. Il progetto, elaborato e diretto per la parte architettonica da Francesco Santalucia, Viviana Russello e Domenico Forcellini, ha visto la collaborazione della Struttura Didattica Speciale di Architettura di Siracusa e si è avvalso della consulenza scientifica di Corrado Basile, Presidente dell'Istituto Internazionale del papiro - Museo del Papiro.

Da oltre duemila anni, la Fonte Aretusa è uno dei simboli della città di Siracusa. Le acque che scorrono nel sottosuolo di Ortigia, ragione prima della sua fondazione, ritornano in superficie al suo interno, dove il mito vuole che si uniscano a quelle del fiume Alfeo in un abbraccio senza tempo. È un mito straordinario, cantato nei secoli da poeti, musicisti e drammaturghi. La storia di Aretusa e Alfeo è una storia d'amore, inizialmente non corrisposto, tra una ninfa e un fiume che inizia in Grecia e trova qui il suo epilogo, simbolo del legame che esiste tra Siracusa e la madrepatria dei suoi fondatori. Ma la Fonte Aretusa è anche il luogo nelle cui acque, nel corso dei secoli, filosofi, re, condottieri e imperatori si sono specchiati e genti venute da lontano, molto diverse tra loro, sono rimaste affascinate, anche attraverso le numerose trasformazioni del suo aspetto esteriore.

La Fonte ospita da millenni branchi di pesci un tempo sacri alla dea Artemide e, da tempi più recenti, una fiorente colonia di piante di papiro e alcune simpatiche anatre che le valgono il nomignolo affettuoso con cui i Siracusani di oggi talvolta la chiamano, funtàna de' pàpere. Dalla Fonte si gode un tramonto che Cicerone descrisse "tra i più belli al mondo" e la vista del Porto Grande dove duemila anni fa si svolsero epiche battaglie navali che videro protagonista la flotta siracusana e dove le acque di Alfeo e Aretusa si disperdono nel mare in un abbraccio eterno. (Comunicato Ufficio stampa Civita)

  La Trinacria | Storia e Mitologia

Sicilia e Grecia





Donazioni alla Galleria Nazionale di Cosenza

La Galleria Nazionale di Cosenza acquisisce a pieno titolo nelle sue collezioni sei interessanti sculture provenienti dalle collezioni della famiglia Bilotti. Incrementano da oggi il patrimonio del museo, illustrando importanti segmenti dell'arte italiana del Novecento, le seguenti sculture Cavallo e cavaliere con berretto frigio di Giorgio de Chirico, Portatrice di fiaccola di Emilio Greco, Grande maternità di Antonietta Raphael Mafai, Onice e Solida di Pietro Consagra, Gigantea di Mimmo Rotella. Le sculture sono già presenti nel museo ed esposte in via definitiva, ad esclusione della Grande maternità di Antonietta Raphael Mafai che sarà presentata a conclusione degli interventi di manutenzione e restauro di cui necessita. La donazione fa seguito alle altre che recentemente hanno concluso il loro iter. Sono infatti entrate a far parte delle collezioni museali anche le opere Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni, donata da Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona, e Natura donata dall'artista cosentino Giulio Telarico, già in esposizione rispettivamente nella sezione grafica dedicata all'artista futurista e nella sezione di Arte Contemporanea.

Il Polo Museale e la Galleria Nazionale di Cosenza hanno frattanto avviato le procedure finalizzate all'acquisizione in comodato d'uso gratuito di cinque disegni di Umberto Boccioni; i disegni a conclusione dell'iter andranno ulteriormente ad arricchire la sezione grafica dedicata al maestro del Futurismo. Le acquisizioni portate a felice conclusione e quelle in programma sono frutto di intese e accordi che rientrano fra gli obiettivi che il Polo Museale della Calabria e la Galleria Nazionale si sono posti per promuovere relazioni proficue con il territorio, accrescere, valorizzare il patrimonio d'arte e cultura e favorirne la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa)




"Ritratto" attribuito a Giorgione
Opera rientrata in Italia e poco conosciuta

www.letramedigiorgione.it

Danila Dal Pos, curatrice della mostra "Le trame di Giorgione", annuncia l'inserimento in mostra di un'opera che sicuramente farà discutere. "E' patrimonio di una importante collezione veneziana - annuncia la curatrice - ed è rientrata in Italia dopo essere stata in collezioni francesi e americane. Pur presente e citata in vari vecchi cataloghi e monografie su Giorgione, pochi hanno avuto modo di ammirarla in una mostra". "Sono convinta che questa mostra possa offrire -sottolinea la curatrice- l'occasione ideale per un confronto tra esperti di Giorgione e dell'arte veneta del primo Cinquecento, per giungere ad un serio approfondimento su questo dipinto che la tradizione attribuisce al Maestro di Castelfranco".

Si tratta di un prezioso, piccolo olio (cm.26,5x21,4) su cui, da tempo, gli studiosi si interrogano. Il quesito riguarda naturalmente la reale paternità del Ritratto di giovane, soggetto della tavoletta. Giorgione? Un artista della sua cerchia, Tiziano? Nessuno di questi? Per la mostra castellana, Augusto Gentili, che di Giorgione è uno dei maggiori studiosi, ha esaminato quest'opera, riservandole un particolare e curioso saggio in catalogo: potrebbe trattarsi di un lavoro giovanile di Giorgione, diremmo oggi di un Giorgione ancora alla ricerca della sua strada. Andando a ritroso nella storia di questo prezioso dipinto, Gentili risale agli anni '30 del secolo scorso, quando il Ritratto era presente in una importante collezione privata parigina. Già allora gli esperti si interrogavano su chi ne fosse l'autore e il nome di Giorgione venne più volte avanzato.

Retrocesso a prodotto "di cerchia" nelle monografie giorgionesche di Richter (1937) e Morassi (1942), il ritratto è infine esposto a Venezia alla mostra Giorgione e i giorgioneschi nel 1955. In catalogo, il curatore Zampetti ricorda i precedenti, pubblica una riproduzione - peraltro assai poco leggibile - dopo "il recente restauro" (affermando che questo "ha molto avvantaggiato la possibilità di riconoscere le buone qualità del dipinto") e informa che la tavoletta è ormai in collezione privata a New York. Il tutto senza sbilanciarsi nel giudizio e nell'attribuzione. "Quel che viene dopo - sottolinea Gentili - è ripetizione del già detto o già scritto, o memoria della mostra veneziana: anche perché a questo punto il Ritratto si eclissa per quasi mezzo secolo prima di ricomparire a sorpresa in laguna.

Gentili si spinge ad affermare che "l'incerto e spaurito ritratto potrebbe essere di Giorgione sui primissimi anni del Cinquecento: del Giorgione sperimentale, inventivo e innovativo di testa, ma ancora incerto e spaurito di mano, che qualsiasi catalogo dei possibili esordi accredita di una decina di opere drammaticamente diverse l'una dall'altra, e nessuna sicura più dell'altra". Si tratterebbe dunque dell'opera di un giovane Giorgione, teso a sperimentare e risperimentare per trovare la sua cifra stilistica: siamo probabilmente di fronte al punto di partenza di un percorso che avrà come traguardo il Ritratto Giustinian di Berlino. "Certezze assolute non ce ne sono ancora - spiega Danila Dal Pos - ma quest'opera si colloca a livelli molto alti e poterla finalmente ammirare da vicino, come si potrà fare in Casa di Giorgione, è un'occasione da non perdere". (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Particolare dalla locandina della inaugurazione del Museo Federico II Stupor Mundi a Jesi A Jesi un nuovo Museo: il Museo Federico II Stupor Mundi
Museo multimediale per rivivere la storia che ha cambiato la Storia

www.federicosecondostupormundi.it

Nello storico Palazzo Ghislieri a Jesi, la città che ha dato i natali a Federico II di Svevia, inaugurato l'1 luglio il primo grande museo a lui dedicato, che riprende l'appellativo con cui veniva chiamato l'imperatore dai suoi contemporanei per affermare la sua inesauribile curiosità intellettuale. Il progetto è nato dalla volontà dell'imprenditore e presidente della Fondazione Federico II Stupor Mundi, Gennaro Pieralisi, di dedicare al grande Imperatore un luogo che potesse ripercorrerne la vita straordinaria, raccontare le sue imprese sia in politica che in cultura, e diffondere la conoscenza degli edifici, palazzi, castelli e vestigia, ancora conservati in Italia e in Europa.

Il Museo è stato realizzato con fondi privati e il contributo di Fondazione Marche in collaborazione con il Comune di Jesi, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, la Fondazione Federico II Hohenstaufen, la Fondazione Pergolesi Spontini e la Regione Marche. La curatela scientifica è stata affidata a Anna Laura Trombetti Budriesi, docente di Storia medievale all'Università degli Studi di Bologna, coadiuvata da Laura Pasquini e Tommaso Duranti, ricercatori presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dello stesso ateneo. L'allestimento museografico è stato realizzato dalla società Volume S.r.L di Milano, capofila per questo progetto di un team di aziende quali Euphon, Studio'80, Castagna-Ravelli e Sydonia Production.

Il Museo Federico II Stupor Mundi sorge in una posizione unica al mondo: la stessa piazza dove il 26 dicembre 1194 Costanza d'Altavilla, sotto una tenda in mezzo al popolo, diede alla luce Federico II Hohenstaufen, futuro Re di Germania e di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero. Il ricordo della città natale rimase vivo nella memoria dell'Imperatore Svevo, come mostra la lettera inviata agli abitanti di Jesi nell'agosto 1239, nella quale la descrive come "nobile città della Marca, insigne principio della nostra vita, terra ove la nostra culla assurse a particolare splendore" e la definisce "la nostra Betlemme". La nascita di Federico II nella città marchigiana, ed i privilegi ad essa concessi dai suoi eredi, è alla base dell'antica definizione di "Jesi Città Regia".

Federico II di Hohenstaufen non fu solo un grande politico e condottiero, ma anche un personaggio di rara intelligenza, un fine intellettuale e studioso capace di anticipare i tempi. Si circondò di poeti eccelsi, con cui fondò la Scuola Poetica Siciliana, alla base della nascita della letteratura italiana; i suoi interessi per il sapere e la ricerca comprendevano anche i campi della medicina, dell'astronomia e della matematica, fu uomo di potere e uomo di cultura. Sedici sale tematiche, disposte su tre piani, che attraverso accurate ricostruzioni scenografiche e tridimensionali, installazioni multimediali e l'utilizzo di tecnologie di ultima generazione, come il video mapping e supporti touch-screen, costituiranno un vero e proprio viaggio immersivo e multisensoriale alla scoperta di Federico II di Svevia: la nascita e la storia dei suoi antenati; l'incoronazione come Imperatore nella medievale Basilica di San Pietro; il suo rapporto con i papi e la Chiesa; la Crociata in Terrasanta; le mogli e la discendenza; la sua passione per la falconeria (fu autore di un prezioso trattato ancora oggi attuale e modernissimo); il suo sconfinato interesse per le arti, le scienze e il sapere, che hanno contribuito a creare l'immagine di un mito che, per la prima volta, viene racchiusa in un unico luogo. (Comunicato ufficio stampa Flaminia Casucci)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

Locandina del concorso per fotografia e brevi video La Bellezza Del Vento La bellezza del vento
Eolico e paesaggio nella sfida della transizione energetica

www.civita.it

Associazione Civita e ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) con il supporto di ERG, primario operatore Europeo delle rinnovabili, primo produttore eolico in Italia, annunciano il lancio del concorso per fotografia e brevi video intitolato "La bellezza del vento. Eolico e paesaggio nella sfida della transizione energetica" rivolto a giovani fotografi e videomaker professionisti e amatoriali. Il Bando di Concorso è disponibile su www.erg.eu, www.civita.it, www.anev.org.

L'iniziativa vuole raccontare attraverso immagini e video come l'eolico si sia inserito nel tempo nel nostro territorio, conciliandosi con la bellezza dei paesaggi italiani, diventandone parte integrante e facendosi altresì portatore di importanti messaggi legati alla salvaguardia dell'ambiente e del Pianeta Terra. Eolico dunque come elemento caratteristico del paesaggio e simbolo di transizione energetica legata ad obiettivi di decarbonizzazione dell'economia in contrasto ai cambiamenti climatici. Oggetto del Concorso è l'identificazione di canoni ed esempi in cui il connubio tra tecnologia eolica e natura è in grado di esprimere armonia e bellezza; in particolare le immagini fotografiche e i brevi video dovranno raccontare i casi in cui le installazioni di aerogeneratori (detti in gergo "pale eoliche") sul territorio nazionale trovano una propria integrazione ambientale e paesaggistica, valorizzando i territori che li ospitano, anche nella loro vocazione attrattiva e turistica.

La partecipazione al Concorso è libera e gratuita, ed è rivolta a fotografi e videomaker professionisti ed amatoriali, di età compresa tra i 18 e i 35 anni (compiuti). Una Giuria valuterà il materiale pervenuto e selezionerà le 3 fotografie e i 3 brevi video vincitori. In palio, per ciascuna delle due categorie, una bicicletta elettrica (1° Premio), un monopattino elettrico (2° Premio) ed un Solar Backpack (3° Premio). I contributi vincitori inoltre, insieme ad una selezione dei migliori tra quelli partecipanti, saranno poi oggetto di una pubblicazione digitale edita da Marsilio Editori. (Estratto da comunicato stampa Civita)




Fondazione In Between Art Film

Per diffondere la cultura delle immagini in movimento e di sostenere gli artisti, le istituzioni e gli organismi di ricerca internazionali che esplorano il dialogo tra le discipline e i territori di confine tra cinema, video, performance e installazione, nasce a Roma la Fondazione In Between Art Film. Su iniziativa della sua fondatrice e Presidente Beatrice Bulgari, la Fondazione In Between Art Film intende contribuire al dibattito artistico internazionale, approfondendo la riflessione sulla natura, il ruolo e le potenzialità delle immagini in movimento nel nostro presente. Il team che la affiancherà nello sviluppo del programma culturale: Alessandro Rabottini in qualità di Direttore Artistico e Leonardo Bigazzi e Paola Ugolini nel ruolo di curatori.

"Da quando è iniziata l'avventura di In Between Art Film nel 2012," afferma Beatrice Bulgari "ho avuto la fortuna di accompagnare nel loro percorso creativo tanti talenti che hanno arricchito e trasformato i linguaggi del video, del film, della performance e dell'installazione. Le produzioni e i progetti che abbiamo fino ad ora sostenuto hanno costituito momenti di crescita per me e per le persone che con me lavorano e ci hanno sempre di più fatto comprendere come gli artisti riescano a ridefinire continuamente la nostra comprensione della realtà. Le immagini in movimento ci emozionano, ci informano, ci scuotono e ci fanno riflettere: esse sono uno straordinario strumento di relazione con il mondo che ci circonda. (...)" (Estratto da comuncato stampa Lara Facco P&C)




Natürlich
Ecologia e ambiente in dieci film


08 ottobre - 17 dicembre 2020 (ogni giovedì alle ore 21)
Cinema De Seta (Cantieri culturali alla Zisa) - Palermo
www.goethe.de/natuerlich-palermo

Dopo la pausa estiva, il Goethe-Institut inaugura la nuova rassegna cinematografica dedicata ai temi legati alla sostenibilità ambientale. Dieci appuntamenti, tra cinema di fiction e documentari d'autore, tutti in versione originale con sopratitoli in italiano. Una serie di film straordinari, la maggior parte dei quali sconosciuti in Italia, e con loro un punto di vista sempre originale sulle piccole e grandi battaglie in nome della sostenibilità ambientale.

Ci saranno alcuni cambiamenti nell'appuntamento ormai storico con il cinema tedesco proposto dal Goethe-Institut di Palermo diretto da Heidi Sciacchitano. Grazie alla collaborazione con l'Assessorato alle Culture della Città di Palermo - le proiezioni si svolgeranno al Cinema De Seta ai Cantieri Culturali alla Zisa. Nel rispetto delle norme di distanziamento sociale anti Covid-19, l'ingresso alle proiezioni sarà libero ma riservato solo a 80 persone. E' possibile prenotarsi per il film della settimana in corso attraverso il modulo disponibile sul sito del Goethe-Institut Palermo. Per snellire le procedure di accesso in sala, si prega di arrivare almeno 30 minuti prima dell'inizio della proiezione. Non sarà consentito l'ingresso a film iniziato. In collaborazione con Città di Palermo - Assessorato alle CulturE, Goethe-Zentrum Palermo, SudTitles.

- 08.10. Wackersdorf, di Oliver Haffner
Germania 2019, 120 min.
Con Johannes Zeiler, Anna Maria Sturm, Peter Jordan, Fabian Hinrichs

La piccola comunità di Wackersdorf nell'Alto Palatinato negli anni '80: La regione versa in pessime condizioni, la disoccupazione è in aumento, così il governo bavarese progetta in gran segreto di costruire un impianto di ritrattamento nucleare, che dovrebbe risollevare l'economia di tutta la zona. A poco a poco tra la popolazione cominciano a sorgere i primi dubbi: l'impianto è davvero innocuo come alcuni sostengono?

- 15.10. Los Veganeros 2, di Lars Oppermann
Germania 2016, 89 min.
Con Rosalie Wolff, Nils Brunkhorst, Jelly Francis Gaviria, Eva Habermann

Quando Harry, carnivoro indebitato, eredita da sua nonna il ristorante vegano Los Veganeros, è convinto di essere più vicino alla risoluzione dei suoi problemi economici. Inizia subito a fare progetti per trasformare quel locale in una casa di piacere. Purtroppo, però, la nonna ha disposto per testamento che il nipote non possa cambiare la destinazione d'uso. Questo costringerà Harry a relazionarsi con vegetariani, vegani e amanti degli animali.

- 22.10. Taste The Waste (Il gusto dello spreco), di Valentin Thurn
Germania 2011, 92 min.
Con Felicitas Schneider, Michael Gerling, Thomas Pocher

Le società più ricche vivono nell'abbondanza: circa la metà del cibo finisce nella spazzatura, di solito anche prima di arrivare al consumatore. L'opinione pubblica solo a rilento prende coscienza della gravità di questo comportamento. Taste The Waste ricerca le cause per questi sprechi e ne esamina le conseguenze per l'alimentazione di 7 miliardi di persone e gli effetti su un clima che si sta trasformando.

- 29.10. Stille Reserven (Hidden Reserves) , di Valentin Thurn
Austria/Germania/Svizzera 2016, 95 min.
Con Clemens Schick, Lena Lauzemis, Daniel Olbrykski, Marion Mitterhammer

Una grande città, in un futuro non troppo lontano: Vincent Baumann lavora come agente per delle assicurazioni sulla vita, adeguandosi consapevolmente allo spietato sistema vigente. Perderà il lavoro, sperimentando in prima persona come ci si sente a cadere fuori dagli schemi predefiniti di una società. All'inizio si batte per riconquistare la sua vecchia posizione e i suoi vecchi privilegi. Pian piano, però, si rende conto che il reddito e il successo non sono le uniche cose che contano ed impara ad accettare altri valori che non aveva considerato nella sua precedente concezione del mondo. Vincent apre così il suo cuore a un'altra persona, una donna di nome Lisa Sokulowa. Benché per loro non ci sia futuro, entrambi sperano ancora di raggirare il sistema con un pizzico di astuzia…

- 05.11. Amelie rennt (Mountain Miracle - An Unexpected Friendship), di Tobias Wiemann
Germania 2017, 97 min.
Con Mia Kasalo, Samuel Girardi, Susanne Bormann, Jasmin Tabatabai

La giovane Amelie non sopporta più di soffrire d'asma; è arrabbiata con Dio e con il mondo, soprattutto con i suoi genitori e con i medici. Dopo un grave attacco, viene mandata in Alto Adige dove proverà a riprendersi in una clinica specializzata. Ma la terapia si rivela un incubo e la ragazza fugge in montagna. Si unisce a lei il giovane Bart, un compagno testardo ma disponibile. Mentre iniziano le ricerche per ritrovarla, Amelie raggiunge, con l'aiuto di Bart, la sua meta: la vetta di una montagna. Scendendo i ragazzi s'imbattono in un magico fuoco di San Giovanni, dal quale la ragazza spera di essere guarita.

- 12.11. Hell, di Tim Fehlbaum
Germania/Svizzera 2011, 89 min.
Con Hannah Herzsprung, Lars Eidinger, Stipe Erceg, Angela Winkler

Alla ricerca delle ultime fonti d'acqua del mondo, Phillip, Marie e la piccola Leonie si aggirano in una terra desolata e deserta. Da quando i raggi del sole sono rapidamente aumentati qualche anno prima, la terra, un tempo verde, si è tramutata in un arido inferno. L'acqua scarseggia, proprio come la benzina, ed è per questo che il giovane trio si allea con Tom, un imperscrutabile meccanico. Ma non sono soli - Phillip, Marie e Leonie devono riunire tutto il loro coraggio e affrontare un nemico determinato a fare qualsiasi cosa...

- 19.11. More Than Honey (Un mondo in pericolo), di Markus Imhoof
Svizzera/Germania 2012, 95 min.
Con Fred Jaggi, Prof. Dr. Randolf Menzel, John Miller, Liane Singer, Heidrun Singer

Markus Imhoof approfondisce lo studio delle api attraverso un'accattivante documentazione della loro biologia e comportamento. La dettagliata descrizione della vita di tali preziosi insetti impollinatori fa luce sul perché questi siano fondamentali per l'ecosistema e sottolinea in una nota malinconica come oggi la loro esistenza sia posta a dura prova da numerosi fattori. L'apertura del film è focalizzata sulla rievocazione della storia della famiglia del regista, da anni impegnata nell'allevamento delle api. Più di un terzo delle nostre derrate alimentari dipende dall'impollinazione effettuata da tali insetti. Albert Einstein avrebbe detto: "Se un giorno le api spariranno, l'estinzione del genere umano seguirà quattro anni più tardi." More Than Honey racconta della vita sul nostro pianeta, dello zelo e dell'avidità, dei super organismi e dell'intelligenza collettiva.

- 26.11. Die Wolke (The Cloud), di Gregor Schnitzler
Germania 2006, 100 min.
Con Paula Kalenberg, Franz Dinda, Hans-Laurin Beyerling, Karl Krankowzki

Un incidente in una centrale nucleare a sud-est di Francoforte scuote il paese. Un'enorme nube radioattiva si dirige verso la cittadina di Schlitz, non lontano da Bad Hersfeld. Tutti coloro che vivono nelle immediate vicinanze della centrale nucleare vengono immediatamente contaminati; in breve tempo muoiono 38.000 persone. Tutte le persone che vivono un po' più lontano cercano di scappare. Anche Hannah, una sedicenne, e il suo grande amore Elmar, un compagno di classe, cercano di sfuggire al loro terribile destino nel caos di un ordine che si sta dissolvendo. Elmar ci riesce all'ultimo secondo, mentre Hannah è contaminata. È segnata, probabilmente per sempre…

- 10.12. Die letzte Sau (The Last Pig), di Aron Lehmann
Germania 2016, 86 min.
Con Golo Euer, Rosalie Thomass, Herbert Knaup, Thorsten Merten

L'agricoltura su piccola scala non può più competere con le grandi industrie agricole. Quando un meteorite precipita dal cielo, distruggendo la sua fattoria, Huber si ritrova a non avere più nulla, tranne un'ultima scrofa. Assieme al maiale, Huber lascia le rovine che un tempo erano la sua azienda agricola e inizia una vita da senzatetto. Questa vita gli piace. Si trasforma in un ribelle che, viaggiando, incontra persone con un destino simile. Piccoli protagonisti, distrutti da grandi colossi. Per difendere i loro interessi, Huber decide di opporre resistenza diventando un simbolo di sovversione e libertà. Il giovane fa ciò che ritiene giusto. Perché in un mondo in cui una persona sana, laboriosa e onesta non è più in grado di provvedere a sé, qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.

- 17.12. Absurdistan, di Veit Helmer
Germania 2008, 90 min.
Con Kristyna Malérová, Maximilian Mauff, Nino Chkheidze, Ivane Ivantbelidze

Un villaggio remoto, da qualche parte tra l'Europa e l'Asia, in un tempo tra ieri e oggi. Sin dall'infanzia, Aya e Temelko sono fatti l'uno per l'altra. Ora non vedono l'ora che arrivi la loro prima notte d'amore. Questa è decisa, secondo l'antica tradizione, attraverso l'aiuto delle stelle ed è onorata con un bagno comune. Però poco prima dell'atteso appuntamento, la fontana si prosciuga! Dato che gli uomini del villaggio non tentano di riparare il danno, le donne prendono provvedimenti drastici: gettano gli uomini fuori dai loro letti matrimoniali, tirano una recinzione attraverso il villaggio che separa uomini e donne - e oltre a questo, entrano in sciopero. (Comunicato stampa)




Contemporanea Agorà
24esima edizione, 09-24 ottobre 2020
www.taukay.it

La rassegna di musica di ricerca si svolge a Udine ed in altre località della regione, organizzata dall'Associazione Culturale Delta Produzioni. Otto appuntamenti e i risultati del concorso che ha visto partecipi 455 composizioni, da 49 paesi. Il 9 ottobre negli spazi del teatro San Giorgio di Udine con inizio alle ore 21.00, il progetto musicale intitolato "Electric" del chitarrista Sergio Sorrentino. L'artista, esponente tra i solisti del repertorio per chitarra elettrica, alterna l'attività di interprete di Nuova Musica contemporanea (della quale è spesso dedicatario) a quella di musicista sperimentale, improvvisatore e sound artist. Sono molte e prestigiose le collaborazioni con importanti musicisti della scena musicale internazionale. In programma composizioni di Azio Corghi, Alvin Curran, Nick Didkovsky, Bryce Dessner, Morton Feldman, John King, Steve Reich, Sergio Sorrentino e Van Stiefel.

La sera del 10 ottobre, al teatro San Giorgio con inizio alle ore 21.00, il format "Dialoghi e Suoni", un appuntamento già sperimentato con successo in precedenti edizioni del festival. Sarà presente il compositore di fama internazionale Stefano Gervasoni (attualmente docente di composizione presso il Conservatorio di Parigi) che attraverso un'intervista con il prof. Michele Biasutti racconterà al pubblico alcuni degli aspetti salienti del suo percorso musicale. Seguirà l'ascolto di alcuni suoi recenti lavori. Saranno in scena la soprano tedesca Sophie Klussmann e il pianista Aldo Orvieto. La regia del suono sarà curata da Alvise Vidolin, uno dei pionieri italiani della musica elettroacustica.

L'11 ottobre alle ore 18.00 al teatro San Giorgio, una conferenza sul tema "L'ascolto e le arti nel XX secolo / Das hören und die Kunst im 20. Jahrhundert"della professoressa Susanne Kogler, docente presso la Karl Franzens Universität di Graz. L'appuntamento è organizzato in collaborazione con l'Università di Graz. Dalle 20.00 il teatro San Giorgio si trasformerà in una scatola sonora. Sarà possibile ascoltare "Sonus" un'installazione sonora quadrifonica ispirata dall'antifonario di Ludovico di Teck. La ricerca sonora, accompagnata dalle immagini del codice quattrocentesco, è frutto del lavoro del gruppo di ricerca musicale "Suono - Spazio", una realtà artistica di recente formazione nata con lo scopo di approfondire lo studio delle interazioni tra il suono e gli spazi architettonici all'interno dei quali frequenze e silenzi possano diventare "architettura" parallela. Seguirà, grazie alla collaborazione con Kinoatelje, la proposta di video d'autore selezionati nell'ambito del progetto "Omaggio a una visione". Saranno presentati dei cortometraggi della sezione Primi Voli / Prvi Poleti / First Crossings dedicata allo sviluppo di nuovi linguaggi cinematografici, quest'anno concentrata principalmente sul suono e sulla musica nei film.

"Acusmatica" è il titolo della proposta in streaming che sarà disponibile dal 13 ottobre sul sito di TEM - Taukay Edizioni Musicali (taukay.it) a partire dalle ore 21.00. La performance sarà incentrata sull'ascolto di materiale musicale elettroacustico proveniente soprattutto dai diversi call for works internazionali, organizzati nel recente passato, che hanno coinvolto migliaia di compositori da tutto il mondo. In programma composizioni di Michele Biasutti (Italia), Rocío Cano Valiño (Argentina), Riccardo Dapelo (Italia), David Holland (UK), Filippo Mereu (Italia), Eduardo Palacio (Messico).

Il 17 ottobre alle 21.00, sempre al teatro San Giorgio di Udine, sarà dedicata all'esecuzione delle composizioni vincitrici del tredicesimo concorso internazionale di composizione "Città di Udine". L'iniziativa, che ha ottenuto grandi risultati di partecipazione con 455 composizioni da 49 nazioni, gode di prestigiosi patrocini da parte di importanti istituzioni pubbliche e private ed annovera Rai Radio3 in qualità di media partner. L'ensemble strumentale Mikrokosmos sarà il protagonista della serata. In occasione dell'evento si terrà la premiazione dei vincitori alla presenza di esponenti di istituzioni pubbliche e private. L'evento sarà registrato con finalità discografiche.

A Udine il 18 ottobre con inizio alle 21.00, il percussionista e performer Simone Beneventi, premiato con il Leone d'argento alla Biennale musica di Venezia 2010 e protagonista di collaborazioni con importanti compositori d'avanguardia internazionali, proporrà la performance Cantico Eterno, un concerto dove saranno utilizzate percussioni insolite, evocative nel nome e nella sostanza: gong antichi, meccaniche e marchingegni di suggestione insieme sonora e visiva. In programma composizioni di Mario Bertoncini, Luigi Ceccarelli, Alexander Knaifel, Thomas Meadowcroft.

Il 24 ottobre, grazie alla collaborazione con "Il salotto musicale FVG", il festival si sposterà a Palazzo Pico di Fagagna. Sarà in scena il percussionista Roberto Dani con la performance "Solo" per batteria preparata. La sua ricerca, incentrata sul confine tra improvvisazione e scrittura, indaga le relazioni tra suono/corpo/spazio. Dice di lui il musicologo Carlo Boccadoro; "A cavallo tra composizione pura ed improvvisazione, Dani si è da tempo distinto nel panorama internazionale come uno dei più straordinari musicisti in attività, autore di performance che coinvolgono mente, corpo e suono in un tutt'uno di grande potenza espressiva". (Comunicato stampa)




Fermoimmagine dal film La scuola allievi Fiat Tutti in classe!
www.youtube.com/playlist?list=PL15B-32H5GlJRTfrCCc-ZlSRBJ0DRvP1K

Rassegna online di materiali d'archivio organizzata dall'Archivio Nazionale Cinema d'Impresa di Ivrea che è parte della Cineteca Nazionale. La playlist Tutti in classe, disponibile sul canale Youtube CinemaimpresaTV, racconta la scuola grazie ai tanti punti di vista offerti dai film conservati a Ivrea: dalle rigide scuole per allievi Fiat degli anni Sessanta, ai comunicati pubblicitari che invitano a l'acquisto di prodotti scolastici a prezzi popolari o di raffinate macchine da scrivere Olivetti. La rassegna online propone anche punti vista non aziendali, come i film di famiglia che immortalano il primogenito - di solito con la nascita del secondo figlio la cinepresa era già in soffitta - con grembiule e cartella o le gite scolastiche che inauguravano l'arrivo della primavera; e con due titoli della Documento Film: il primo, Seconda D, è un documentario parte di una serie diretta da Sergio Amidei e Luciano Emmer, il secondo, Giorno di Scuola, documenta con toni paternalistici il primo giorno di scuola in un paesino della Toscana nel 1954.

"Tutti in classe" termina con La scoperta della logica, diretto da Franco Taviani per Olivetti, il film descrive un esperimento didattico volto a insegnare agli alunni delle classi elementari la matematica con il sussidio del gioco e dell'osservazione del mondo reale, per arrivare a comprendere quali sono le tappe che portano i bambini alla scoperta della logica. Insomma, uno sguardo sulla scuola dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta per ricordare il periodo della vita di ognuno in cui l'ansia per un compito in classe era il problema più grande che potevi avere. (Comunicato ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)

___ Programma

- Seconda D (Basilio Franchina, 1951, 12')
- Giorno di scuola (Giorgio Ferroni, 1954, 10')
- La scuola allievi Fiat Giovanni Agnelli (Stefano Canzio, 1962, 14')
- Olivetti, Lettera 32 (Aristide Bosio, 1965, 1')
- Mi ricordo… I primi giorni di scuola (ca. 1965/1972, 1')
- Vieni alla Standa e guarda il prezzo (ca. 1970-1979, 1')
- La scuola comincia alla Standa (1977, 2')
- La scoperta della logica (Franco Taviani, 1970, 13')




Copertina del disco 45 giri Turbo Diesel di Albert One Alberto Carpani in arte Albert One Copertina Albert One Turbo Diesel
Il Fritz d'argento 2020 assegnato ad Albert One

www.ruzzatorino.com

Ruzza Torino e PA74 Music promuovono l'omaggio ad Alberto Carpani a cui sarà dedicata la parata automobilistica 457 Experience del prossimo 31 Ottobre. "Turbo Diesel" è certamente uno dei brani musicali a tema motoristico più famosi, fenomeno di quella italo disco da esportazione di cui uno dei grandi interpreti è stato proprio Alberto Carpani - per tutti Albert One - spentosi lo scorso 11 Maggio. La positività e la genuinità dell'artista sono state alla base di quella sua personale carriera che lo ha portato poi una seconda volta alla ribalta mondiale con la più recente "Sing a song now now" ma sono anche gli elementi che hanno stimolato l'assegnazione del Fritz d'Argento 2020. Il premio è riservato alle personalità che brillano con gli elementi fondamentali della scuola motoristica torinese, condividendone lo spirito, e verrà assegnato ad Albert One con la motivazione:  Il brano "Turbo Diesel" ha rappresentato nel mondo musicale la stessa capacità di esportazione che ha avuto la scuola motoristica torinese, divenendo un cult mondiale al pari delle più iconiche automobili nate a Torino.

La più iconica di tutte le auto nate a Torino è certamente la FIAT 500, il cui appuntamento più atteso è fissato al prossimo 31 Ottobre, con la 457 Parade Experience, che porterà in passerella tutto il meglio di 500 dalla Palazzina di Caccia di Stupinigi sino al Milano Monza Motor Show. Con la regia di PA74 Music, una serie di approfondimenti radio presenteranno nelle prossime settimane l'iniziativa realizzata in collaborazione con Ruzza Torino. Anche Roberto Turatti (Storico produttore di Albert One e di tante altre icone della Italo Dance) e Fred Ventura, co-autori del mitico brano "Turbo Diesel", interverranno presentando aneddoti e curiosità della persona di Carpani e della genesi dei suoi successi principali.

Artista, disk-jockey e produttore, Albert One aveva conosciuto la ribalta mondiale e anche collaborato con le amatissime Raffaella Carrà, Heather Parisi e Lorella Cuccarini: si è spento la scorsa primavera a 64 anni, per una grave polmonite. In forma classica, il Fritz d'Argento viene assegnato come riproduzione in scala dell'elefante che animò gli eventi presso la Palazzina Reale di Stupinigi ed è in palio nel Gran Gala Ceirano - Trofeo del motorismo di origine torinese: in un calendario 2020 fortemente rivisitato in ragione dell'emergenza nazionale, il Fritz d'Argento verrà assegnato in forma dinamica, con il logo di Albert One affiancato ad un elefantino su tutte le vetture in parata. (Comunicato stampa Omar Ruzza - Ufficio stampa Ruzza Torino Professional)




Aqua Film Festival
5a edizione, 25-27 marzo 2021
Casa del Cinema di Roma
www.aquafilmfestival.org

La quinta edizione di Aqua Film Festival, vuole rappresentare, con lo strumento cinematografico e di documentazione, anche con diffusione on line, lo straordinario mondo dell'acqua nei suoi diversi valori e funzioni di utilizzo, per scoprire nuovi talenti cinematografici e la rinascita del cortometraggio. Si è deciso di spostare la 5° edizione di Aqua Film Festival al 2021 a causa le restrizioni di post emergenza sanitaria, dei posti seduti, nelle sale della Casa del Cinema e per l'impossibilità di invitare, come gli scorsi anni, gli studenti della Scuola del Pertini, dell' Università del Mediterraneo, dell'Istituto Rossellini e degli altri Istituti coinvolti. Direttore Artistico e fondatrice del Festival è Eleonora Vallone - pittrice, stilista, autrice, attrice di cinema, televisione e teatro, giornalista ed esperta di metodologie salutistiche in acqua.

La Giuria assegnerà il Premio "Sorella Aqua" per il Miglior Corto e il Premio "Sorella Aqua" per il Miglior Cortino. Sono, inoltre, previste Menzioni Speciali Trasversali che andranno ai corti o cortini girati anche da smartphone che meglio interpretano i seguenti sottotemi del Festival: Menzione speciale "Aqua & Ambiente" - miglior documentario e "Aqua & Isola" con tematica ambientata o ispirata da un'isola. Dalla scorsa edizione è inoltre istituita la sezione "Aqua & Thriller", aperta a corti o cortini di genere giallo, thriller, che attraverso l'utilizzo dell'acqua esprimano al meglio questa tematica. Novità di questa edizione, la sezione "Aqua & Arch", dedicata a progetti di bioarchitettura legati all'acqua e la sezione "Aqua Music" dedicata a video musicali con l'acqua protagonista. Durante la 5a edizione di Aqua Film Festival 2021 verranno, inoltre, annunciati i vincitori del concorso parallelo a quello ufficiale dedicato a scuole ed università Nazionali ed Internazionali, denominato "Aqua & Students". Il comitato artistico e scientifico è composto da figure del mondo dello spettacolo di consolidata esperienza.

Primo Festival Cinematografico dedicato al nostro elemento vitale, l'acqua, invita i vacanzieri a filmare col proprio smartphone un "cortino per la Vetrina Estate/ Autunno 2020". (Durata max 3 minuti). I migliori verranno scelti e pubblicati sul canale YouTube e in seguito proiettati durante il Festival. Queste attenzioni ai luoghi dove andiamo, riconducono a preservare la nostra salute che è quella dell'ambiente e del nostro primo elemento che è l'acqua, attraverso la lente dell'audiovisivo con le proiezioni del Concorso per un Cinema Internazionale.Un modo per valorizzare l'acqua non solo in chiave artistica e legata alla sua bellezza, ma anche per sollecitare i registi a denunciare i disastri legati alla poca attenzione verso l'importanza dell'acqua e l'ambiente. "Fratello mare, Amico Fiume, Caro Lago", è organizzata a scopo benefico dai volontari dell'Associazione Culturale no profit "Universi Aqua" e aperta a filmati corti o cortini realizzati con smartphone che denuncino, con reportage anche di pochi secondi o minuti, qualsiasi tipo di attività irresponsabile che provoca inquinamento del mare, dei fiumi o dei laghi.

Ricca la presenza di film, corti e documentari. La tragedia dell'acqua alta a Venezia è protagonista del reportage 'Omaggio a Venezia - AquaGranda', ma ci sarà spazio anche per il docufilm 'Mediterraneo Mare di Vita - The Director's cut' di Caterina Ponti, che sarà presentato fuori concorso. Una vera e propria 'nuotata' negli sconfinati, variopinti, multiformi abissi del Mar Mediterraneo, una poetica escursione subacquea in cui vengono svelati i suoi vari, curiosi, affascinanti e vitali abitanti. I protagonisti di questa pluripremiata esperienza visiva ed audio-fonica di "edutainment", la prima opera italiana di un nuovo format, sono suggestivi e straordinari acquanauti filmati da vicino nel loro habitat; un elogio alla vita che racconta, con approccio multi-disciplinare, il "Mare Nostrum".

I cortometraggi come sempre saranno variegati e toccheranno vari sotto-temi. In 'Il giorno più bello', di Valter d'Errico, l'acqua e un ristorante sul mare distolgono l'attenzione da una imminente violenza: Sonia è una ragazza di umili origini trasferitasi a Roma con le proprie speranze e progetti. L'incontro su un social network con il "principe azzurro" le cambierà per sempre la vita… Altro cortometraggio, 'Une chambre à moi' della regista e sceneggiatrice tunisina Manele Labidi, che ha come base il saggio di Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, ma sviluppato in chiave tragicomica. Il film sottolinea il gemellaggio tra AquaFilmFestival e il Festival dei Diritti Femminili & Cinema, che si tiene a Parigi, diretto da Mario Serenellini, con Ysè Brisson delegata generale.

Lo scorso dicembre, infatti, in occasione della seconda edizione del festival francese, AFF ha portato a Parigi due dei suoi corti scelti e premiati nelle precedenti edizioni, 'Grands Vents', di Nicolas Bellaïche e 'Rèsce la lune' di Giulia di Battista. Il festival avrà anche presentazioni di libri e incontri, come quello con il fisico Valerio Rossi Albertini, che dialogherà con il pubblico nell'ambito di "Cinema e Scienza: la parola all'esperto". L'acqua è uno degli elementi indispensabili affinché ad ognuno sia assicurato il diritto umano universale di avere "un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia" (art. 25, Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo).

Importanti patrocini e partnership sposano il tema di Aqua Film Festival, tra questi la nuova collaborazione con FederPesca, il cui Presidente, Luigi Giannini, presenterà al festival importanti novità riguardo la pesca sostenibile e la difesa del mare. Quindi la novità dell'Istituto Svizzero a Roma, che contribuisce a estendere l'influenza culturale e accademica della Svizzera oltre i suoi confini. Novità e scambio anche con la Fondazione Italiana Bioarchitettura, con l'Anica, l'Associazione che rappresenta l'audiovisivo e valorizzazione del Cinema. Si può diventare anche un "aquasupporter" dando un sostegno e segno di solidarietà alla Associazione no profit Universi Aqua, che organizza e promuove attenzione e difesa dell'ambiente.

Sulla Terra ci sono circa 1,4 miliardi di km3 di acqua, di cui il 97% è contenuto negli oceani. Da essa dipende la storia dell'umanità e la stessa genesi scientifica della vita e, al pari dell'aria che respiriamo, essa costituisce la nostra principale fonte di sopravvivenza. L'importanza di questo elemento-madre assume innumerevoli forme e implicazioni e rappresenta un'asse portante e continuo nelle economie, negli equilibri sociali e nelle identità culturali del pianeta. Per questo l'Acqua rappresentata nel cinema ha un impatto più sensibilizzante che nella realtà e la sua missione di consapevolezza attraverso l'arte. (Estratto da comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Copertina del CD degli Alenfado "Passeando"

Il 22 maggio è uscito il primo CD del gruppo musicale palermitano Alenfado. Il titolo portoghese Passeando, che vuole intenzionalmente e significativamente richiamare il termine siciliano Passiando (nonché lo spagnolo Paseando), evoca una passeggiata musicale attraverso il Portogallo, la Spagna, l'America Latina e la Sicilia. Dalle malinconiche atmosfere del fado dei quartieri di Lisbona si giunge alla scoperta di assonanze con le sonorità e le tematiche esistenziali e narrative di altre musiche popolari, quali la nostalgia, la lontananza e l'esilio di Fado triste, Meu fado meu e A chi vali unni nascisti, o le pene d'amore e il vittimismo di Com que voz, Algo contigo, Que nadie sepa mi sufrir, Fatum, Alfama, in un comune sentimento di fatalismo che permea tutti i brani e che talora si combina anche con sentimenti gioiosi e positivi, così come avviene nella vita reale.

Gli arrangiamenti e le orchestrazioni originali di tutti i brani sono di Toni Randazzo. Contiene dodici brani in lingua portoghese, spagnola e siciliana, tra cui due composizioni inedite, una delle quali con testo del giornalista e scrittore Daniele Billitteri. La registrazione è stata fatta nel "Recraft Studio" di Raffaele Pullara, che ha anche partecipato con la fisarmonica in tre tracce. (Comunicato stampa)




Logo della 66esima edizione del Taormina Film Festival TaorminaFilmFest
66esima edizione, 11-19 luglio 2020
www.taorminafilmfest.it | www.reggiespizzichino.com

Il TaorminaFilmFest si rinnova. Nella veste, nella forma e nella destinazione. Prodotto e organizzato da Videobank S.p.A. su concessione della Fondazione Taormina Arte Sicilia, con il patrocinio dell'Assessorato Regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo. Sono partner Sicilia Film Commission, Centro Sperimentale di Cinematografia, Università degli Studi di Catania, Università degli Studi di Messina, Università degli Studi Internazionali di Roma (Master di I livello in Traduzione e adattamento delle opere audiovisive e multimediali per il doppiaggio e il sottotitolaggio). Con la ferma volontà di osservare le precauzioni previste dai protocolli, anteponendo l'incolumità di pubblico e ospiti, il festival debutterà in un'inedita edizione online, in streaming su MYmovies, dall'11 al 19 luglio prossimo.

Quattordici opere prime o seconde nel Concorso principale, 12 documentari, 11 produzioni indipendenti europee e 4 eventi speciali. Riparte così da una Selezione Ufficiale di oltre 40 anteprime il 66° Taormina FilmFest, diretto da Leo Gullotta e Francesco Calogero. Nelle tre sezioni competitive la parità di genere tra i registi delle opere scelte - il 50% esatto degli autori è costituito da donne - la selezione della principale categoria competitiva si dipana intorno a Our Own di Jeanne Leblanc (Can, 2020), Critical Thinking di John Leguizamo (Usa, 2020), The Lunchroom di Ezequiel Radusky (Arg, 2019), The Cloud In Her Room di Xinyuan Zheng Lu (Chn/Hkg, 2020), The Alien di Nader Saeivar (Irn, 2020), Heart And Bones di Ben Lawrence (Aus, 2019), Oskar & Lilli - Where No One Knows Us di Arash T. Riahi (Aut, 2020), Jiyan di Suheyla Schwenk (Ger, 2019), Mother di Jure Pavlovic (Cro/Ser/Fra/Bih, 2019), Charter di Amanda Kernell (Sve, 2020), Uncle di Frelle Petersen (Dan 2019), A Thief's Daughter di Belen Funes (Spa, 2019), Perfumes di Grègory Magne (Fra, 2020) e Il Re Muore di Laura Angiulli (Ita, 2019).

La principale categoria competitiva sarà fruibile unicamente in sala presso il Palazzo dei Congressi di Taormina, la piattaforma offrirà un palinsesto alternativo realizzato in post-produzione, ricco di documenti video, immagini di archivio, suggestive riprese emozionali e interventi di ospiti, a parziale narrazione di un festival interamente virtuale. Le magnifiche immagini presentate nelle cartoline video della Sicilia e di Taormina, con il suo prestigioso festival cinematografico, saranno indiscusse protagoniste di un'innovativa operazione di promozione turistica e culturale che trasforma, adatta e ripensa - almeno in parte - l'audiovisivo e l'esperienza festivaliera alla grammatica e alle dinamiche della fruizione in streaming della sessantaseiesima edizione dell'evento.

Sarà l'anteprima italiana di Il était un petit navire (There Was A Little Ship) il titolo d'apertura della sessantaseiesima edizione: il film-testamento di Marion Hänsel è l'omaggio che Taormina e il suo festival cinematografico internazionale vogliono rendere alla filmografia di quattro decadi della produttrice, regista e attrice belga dopo la recentissima dipartita. E a farlo è proprio un diario di ricordi di vita e di cinema - tra Marsiglia, Anversa, Parigi, New York e le Fiandre - molto vicino ai film autoriflessivi di Agnès Varda e Chantal Akerman. Un saggio filmico-biografico, sincero e poetico.

Domenico Dolce e Stefano Gabbana scelgono ancora una volta il Maestro Giuseppe Tornatore per raccontare il loro incondizionato amore per la Bellezza attraverso l'occhio sapiente della sua cinepresa. Il rapporto di profonda amicizia e stima reciproca tra i due Stilisti e il regista premio Oscar - sempre presente nei momenti fra i più importanti della storia di Dolce&Gabbana e autore di spot memorabili - torna a intrecciarsi sul grande schermo dopo il cameo nella scena della corriera de L'uomo delle stelle (1995) e si concretizza nella realizzazione del film Devotion, con le musiche inedite di un altro grande premio Oscar, l'indimenticabile Maestro Ennio Morricone.

Il film presentato in anteprima assoluta il 18 luglio 2020 al Teatro Antico di Taormina, in una serata ospitata da Regione Siciliana, Taormina Film Fest e Fondazione Taormina Arte, con ospite d'onore Monica Bellucci e performance speciale de Il Volo. Devotion verrà poi proiettato in agosto in alcune tra le più belle piazze della Sicilia, nel contesto di un progetto culturale di ampio respiro di promozione artistica, folcloristica e enogastronomica, sotto la direzione creativa di Dolce&Gabbana e il patrocinio della Regione Siciliana.

Girata in gran parte nel cuore di Palermo e ai piedi del grande Duomo di Monreale - crocevia di culture e più volte ispirazione per le creazioni degli Stilisti grazie al suo sincretismo artistico - l'opera racconta l'infinito amore di Domenico Dolce e Stefano Gabbana per la Sicilia, fonte inesauribile della loro creatività, e l'instancabile passione per il loro lavoro: un intimo percorso alla scoperta di una dimensione autentica e lontana dai riflettori della moda. Un lavoro quotidiano completamente devoto al tocco umano, a quella Bellezza che le macchine, da sole, non riusciranno mai ad emulare. Un sentiero solcato da gioie, ripensamenti, geniali intuizioni e profondo rispetto per la tradizione.

È su questo percorso che si dipana il racconto del film, sotto lo sguardo attento della cinepresa e quello di misteriose figure che osservano curiose gli Stilisti a lavoro nelle sartorie, svelando rapporti di senso altrimenti impercettibili. Una narrazione in cui ritornano spesso, incalzanti, gli inconfondibili fregi e le scene delle gesta dei paladini dipinti sul carretto siciliano, umile mezzo di trasporto che tra le mani degli artigiani diventa opera d'arte ed epico racconto della storia dell'Isola. Un'immagine potente e un forte simbolo culturale, perfetto punto di incontro tra la Sicilia e Dolce&Gabbana. Da questo bacino di suggestioni gli Stilisti attingono a piene mani, intrecciandone gli elementi con altre culture, altri linguaggi, altre storie. Devotion è un'ode al sentimento di assoluta devozione di Domenico Dolce e Stefano Gabbana e all'universo unico di saperi ed emozioni racchiuso nelle loro creazioni.

Il 66° Taormina FilmFest festeggia i 50 anni di attività del grande autore della fotografia Vittorio Storaro, tre volte Premio Oscar, con il Cariddi d'oro alla Carriera. È trascorso quasi un ventennio dal 2001, quando una suggestiva eruzione dell'Etna ha accompagnato la proiezione al Teatro Antico dell'anteprima di Apocalypse Now Redux, presentata al pubblico festivaliero dal suo straordinario Autore della Fotografia. E dopo il debutto italiano di A Rose in Winter di Joshua Sinclair alla 65ª edizione, il festival diretto da Leo Gullotta con la Selezione diretta da Francesco Calogero - prodotto e organizzato da Videobank S.p.A. su concessione della Fondazione Taormina Arte Sicilia - si festeggiano gli ottant'anni di Vittorio Storaro e i primi cinquant'anni di attività del Maestro che per venticinque ha fregiato, con l'impareggiabile e sapiente potenza delle sue immagini, anche i film di Bernardo Bertolucci e quelli di Francis Ford Coppola, Warren Beatty, Carlos Saura e Woody Allen (Cafè Society, La Ruota delle Meraviglie e Un giorno di pioggia a New York).

La stella di Vittorio Storaro è una delle più luminose della cinematografia internazionale e ha scritto con la luce grandi successi italiani e planetari, conquistando ben tre Academy Awards per Apocalypse Now (1980), Reds (1982) e L'ultimo imperatore (1988). Storaro, insignito del Nastro d'oro, ha vinto, tra gli altri riconoscimenti, anche un BAFTA, un Grand prix tecnico a Cannes, un Premio Goya, un David di Donatello, sette Nastri d'argento e un Globo d'oro. Il 66° Taormina FilmFest lo vedrà protagonista della cerimonia di chiusura al Teatro Antico il 19 luglio prossimo, in occasione della quale riceverà il Cariddi d'Oro alla Carriera per aver illustrato l'arte cinematografica con l'insieme della sua opera e per aver saputo incarnare al meglio le esigenze espressive dei prestigiosi autori con i quali ha frequentemente collaborato, apportando un personale contributo tecnico ed estetico-figurativo alla creazione luministica dell'immagine sul grande schermo.

La cerimonia di chiusura dell'edizione, con la partecipazione dell'Orchestra Sinfonica Siciliana, vedrà protagonisti i vincitori del Concorso, con la consegna dei tradizionali premi Cariddi e Maschere di Polifemo oltre ai Taormina Arte Awards alla carriera. Ed eccezionalmente sarà proprio il Direttore artistico Leo Gullotta ad accompagnare l'affezionato pubblico dell'evento sia in occasione della serata sia nel percorso di un format quotidiano, destinato al web e allo streaming, che condurrà lo spettatore a casa in un viaggio ideale tra documenti video, inedite immagini di repertorio e interventi di ospiti, che racconteranno il festival di ieri e quello innovativo e parzialmente virtuale di oggi.

Dal 18 luglio al 18 ottobre, presso la Casa del Cinema di Taormina, sarà inoltre allestita la mostra fotografica "Le donne nel cinema" - realizzata in collaborazione con Fondazione CSC - Centro Sperimentale di Cinematografia e Fondazione Taormina Arte Sicilia - che presenta numerose immagini femminili tratte da alcune dei film più famosi e amati della storia del cinema italiano, tutte provenienti dall'Archivio Fotografico della Cineteca Nazionale. Radio Monte Carlo è radio ufficiale della manifestazione. Tra i media partner dell'evento anche Eurovision, Società Editrice Sud (Giornale di Sicilia/Gazzetta del Sud), La Sicilia Multimedia e MYmovies.it. Hotel Metropole Taormina è l'Hotel ufficiale della manifestazione. (Comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)

PREMI 2020

_ Concorso Lungometraggi
La Giuria, composta dall'attrice Emmanuelle Seigner (anche Presidente di Giuria), dal regista Mimmo Calopresti, dalla produttrice Ingrid Lill Hogtun, dal produttore Antonio Pérez Pérez e dall'attrice Joana Preiss ha così deliberato:

- Cariddi d'Oro per il Miglior Film
Un film rigoroso ma allo stesso tempo ironico e commovente, una grande regia che trasforma la vita di un piccolo mondo in un racconto universale, con uno sguardo visionario e poetico, e una padronanza assoluta del grande linguaggio cinematografico. Il Cariddi d'oro per il miglior film va a Onkel di Frelle Petersen (Danimarca).

- Cariddi d'Argento per la Migliore Regia
Una storia appassionante e travolgente, con uno svolgimento sorprendente per un racconto di realismo sociale, interpretato da un grande cast, con un montaggio serrato e una fotografia eccellente, nonché una musica e un suono eccezionale. Il Cariddi d'Argento per la miglior regia va a Charter di Amanda Kernell (Svezia).

- Menzione Speciale della Giuria
La Giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale a La hija de un ladron di Belèn Funes (Spagna), un'opera prima moderna, di grande potenza, con la direzione di un gruppo di attori straordinari, che racconta la battaglia per la sopravvivenza economica e affettiva quotidiana.

- Maschera di Polifemo per la Migliore Attrice
Un'interpretazione raffinata, capace di coinvolgere progressivamente lo spettatore fino a fargli accettare un personaggio di una donna qualsiasi, anche un po' distante dalla vita, che alla fine rivelerà tutta la sua umanità permettendo al pubblico di esserne partecipe. La Maschera di Polifemo per la migliore attrice va a Daria Lorenci per il film Mater di Jure Pavlovic (Croazia).

- Maschera di Polifemo per il Migliore Attore
Con un grande carisma, poche parole e pochi gesti, un'interpretazione che riesce ad esprimere una forte sensibilità civile e umana, che racconta perfettamente le contraddizioni di un paese profondamente ferito. La Maschera di Polifemo per il miglior attore va a Bakhtiyar Panjeei per il film Namo /The Alien di Nader Saeivar (Iran).

_ Giuria Documentari

La giuria Documentari, presieduta dal regista Goran Devic e composta dal regista Antonio Falduto e dal regista Christian Bisceglia ha decretato Miglior film del Concorso Documentari Paradise Without People di Francesca Trianni (" Per l'impegno e la capacità nel catturare con un linguaggio efficace e sincero il momento in cui i sogni diventano illusioni e le illusioni realtà. Il premio per il miglior documentario va a un film intimo e minimalista. È un film che segue due giovani famiglie di rifugiati, che consentono alla regia di rendere visibile tutta la loro sofferenza e la complessità dello sradicamento sociale e culturale causato dalla guerra". La Giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale al film My dear mother, di Paul-Anders Simma (Finlandia) "Per la forza descrittiva con cui compone il ritratto di due adolescenti segnato dal dramma dell'abbandono e tuttavia capaci di superarlo in un viaggio risolutivo nel proprio passato e nelle radici di una intera comunità".

_ Concorso IndiEuropea

La Giuria giovanile per la sezione "Indieuropea" composta dagli studenti del Master TeA dell'Università degli Studi Internazionali di Roma- UNINT: Vittoria Cardone, Ludovica Coroniti, Sofia Gamba, Laura Gramegna, Walter Lancellotti, Serenella Priore, Giulia Romano, Dorotea Theodoli, Elisa Vetrano e dalle supervisor Elisa Pinci e Martina Losardo, ha così deliberato:

Premio per il Miglior Film va a Maria Solinha di Ignacio Vilar Per aver rappresentato un tema così attuale come quello della repressione della libertà femminile attraverso un uso coinvolgente, innovativo e ricercato della meta-narrazione.

Premio per il Miglior Attore protagonista va a Ruscen Vidinliev nel film 18% Grey, per un'interpretazione delicatamente intimista che accompagna il pubblico alla scoperta di un viaggio di crescita e di riscatto.

Premio per la Migliore Attrice Protagonista va a Astrid Bergès-Frisbey nel film L'Autre, per aver interpretato in modo realistico e sentito il dolore e il tormento della perdita, coinvolgendo lo spettatore in un percorso introspettivo e onirico.

_ Menzioni

Per essere riuscito a raccontare le contraddizioni e le sofferenze di un territorio occupato in una realtà politica attuale poco conosciuta ma incredibilmente vicina, una menzione a The forgotten di Daria Onyshchenko.

Per il modo originale e dinamico in cui musica, teatro, letteratura e animazione riescono a descrivere un periodo storico di forte censura e persecuzione artistica in Russia, una menzione speciale a The nose or the cospiracy of Mavericks di Andrey Khrzhanovsky.

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Premi del Taormina Film Fest 2019
Presentazione




Logo del Semestre di presidenza della Germania nel Consiglio della Unione Europea Semestre di presidenza tedesca del Consiglio dell'UE
Il Goethe-Institut presenta il programma culturale Europeo


Dal 1° luglio la Repubblica Federale Tedesca assume la presidenza del Consiglio dell'UE e inaugura una serie di eventi culturali all'insegna della sfera pubblica e della solidarietà in Europa. In tutte le sedi europee del Goethe-Institut, tra le quali quelle in Italia, si terranno eventi e manifestazioni live e digitali. Il programma del Goethe-Institut è dedicato alla eterogeneità dell'Europa e spazia dal confronto tra le generazioni, i dibattiti sull'intelligenza artificiale o sulla libertà, ai concorsi di idee e installazioni artistiche.

Presentazione




Sport Film Festival

La 40esima edizione della rassegna dedicata all'audiovisivo a tema sportivo si è svolta Palermo dal 20 al 26 gennaio 2020. Ogni anno la Commissione cinematografica composta da giornalisti, critici, personalità del mondo sportivo, dell'arte e spettacolo, realizza una selezione di film di genere sportivo, nel quadro della promozione dei valori dello Sport. L'SFF presenta un programma in cui, oltre alle proiezioni dei film selezionati (al cinema Multisala di Palermo), prevede convegni e incontri con i produttori.

Una delle novità della rassegna siciliana, diretta da Roberto Oddo e organizzata dal Centro di Comunicazione Visiva, è la partecipazione alla competizione di film e documentari dedicati agli E-Sport, ovvero i videogiochi e gli sport realizzati attraverso dispositivi elettronici. Durante la rassegna è stata allestita la mostra "Cinema e sport" che attraverso una documentazione video-fotografica ed editoriale ha rappresentato la storia dello Sport Film Festival. L'edizione di quest'anno, che ha raggiunto un record nelle presenze internazionali, è stata gemellata con il Premio Massimo Troisi. In ricordo di Massimo Troisi è stato proiettato il film Il Postino. Enzo Decaro, attore che ha iniziato la carriera artistica nel trio "La Smorfia" - insieme con Massimo Troisi e Lello Arena - ha ricevuto il Premio alla Carriera.

Alla conclusione di una selezione tra 495 film in concorso tra lungometraggi, cortometraggi, film dedicati al calcio e allo sport paralimpico prodotti tra il 2016 e il 2019, provenienti da 54 Stati, sono stati assegnati i Premi - il Paladino d'Oro - in varie categorie, durante una cerimonia svolta al al teatro Politeama di Palermo.

Premi Paladino d'Oro

- Miglior Lungometraggio: Butterfly (Italia)
- Migliore Regia: Benjamin Best Sorry Game (Germania)
- Miglior Documentario: She Is Ocean (Russia)
- Miglior Cortometraggio: 8 (Usa)
- Miglior Fiction: The Buzz (Ungheria)
- Migliore Sceneggiatura Aimone's Dreams (Italia)
- Miglior Film Calcistico: The Making Of: José Mourinho (Inghilterra)
- Miglior Film Straniero: Reflecting Ice (Finlandia)
- Miglior Film Paralimpico: 10km/h (Canada)
- Migliore Fotografia: The Botton Turn (Inghilterra)
- Migliore Colonna Sonora: Mission 8 (Germania)
- Miglior Montaggio: L'ingegnere dei record (Italia)
- Migliore E-Sport: To Win it all (Usa)
- Premio del Pubblico ("Social Award"): Take tour Mark Banu (India)
- Premio "School Award": Road to the Final (Inghilterra)




Locandina del Taormina Film Fest 2019 Premi del Taormina Film Fest 2019
www.taorminafilmfest.it

Si è conclusa la 65a edizione del Taormina Film Fest, che, con 78 film in programma in rappresentanza di 24 differenti Paesi, ha riscosso un grande successo di pubblico e critica. Un Festival vincente anche sui social, con 400mila visualizzazioni che riguardano solo la settimana della kermesse fino alla serata di venerdì. La sessantacinquesima edizione del Taormina Film Fest, che ha visto la presenza di star internazionali quali Nicole Kidman, Octavia Spencer, Julia Ormond, Oliver Stone, Peter Greenaway, Phillip Noyce e Richard Dreyfuss, è prodotta e organizzata da Videobank, con la direzione artistica di Silvia Bizio e Gianvito Casadonte.

Al festival la Apple ha annunciato il proprio ingresso ufficiale in un festival internazionale, presentando la sua nuova serie drammatica Truth Be Told, creata da Nichelle Tramble e ispirata dal romanzo di Kathleen Barber e ha presentato il documentario The Elephant Queen, diretto da Mark Deeble e Victoria Stone e il film Hala, diretto da Minhal Baig per la produzione esecutiva di Jada Pinkett Smith. La giuria lungometraggi, composta da Oliver Stone, André Aciman, Carlo Siliotto, Paolo Genovese, Elisa Bonora, Carolina Crescentini e Julia Ormond ha decretato come vincitori:

- Premio Cariddi d'Oro per il Miglior Film: Show Me What You Got, di Svetlana Cvetko
- Premio Cariddi d'Argento per la Miglior Regia: Minhal Baig per Hala
- Premio Cariddi d'Argento per la Miglior Sceneggiatura: Picciridda, scritto da Paolo Licata con la collaborazione di Ugo Chiti e basato sul romanzo di Catena Fiorello
- Premio Maschera di Polifemo per il Miglior Attore: Jarrid Geduld per il film Ellen: die storie van Ellen Pakkies
- Premio Maschera di Polifemo per la Miglior Attrice: Jill Levenberg per il film Ellen: die storie van Ellen Pakkies
- Menzioni Speciali: "Nello spirito delle giovani donne viste in Hala, Show me what you got, Picciridda, This Teacher, Vai, In the life of Music e Azali vorremmo onorare le interpretazioni di Marta Castiglia e Lucia Sardo nel film Picciridda".

La giuria documentari composta da: Donatella Finocchiaro, Bedonna Smith, Andrea Pallaoro e Patrizia Chen assegna il Premio Cariddi.

- Premio Miglior Documentario a One Child Nation diretto da Nanfu Wang e Jialing Zhang. Sottolinea la giuria "un film che ci ha commosso profondamente per la sua onestà e per il suo impegno a dare luce su un momento buio nella storia che continua ad avere impatto sulla vita di miliardi di persone intorno al mondo oggi".

- Menzioni Speciali a Patma Tungpuchayakul per Ghost Fleet e a Andrea Crosta per Sea of Shadows. La motivazione della giuria recita: "due personaggi che abbiamo incontrato nei film che abbiamo visto e che hanno toccato i nostri cuori come eroi, avendo messo la loro vita in pericolo e rischiando tutto per difendere l'umanità e il futuro del pianeta".

Gli altri premi:

- Premio Videobank a Guja Jelo e a Maria Incudine
- Premio Angelo D'Arrigo a Oliver Stone
- Premio del Festival a Luca Josi, Executive Vice President, Brand Strategy, Media & Multimedia Entertainment di Tim Vision "per il significativo contributo che ha dato al cinema in Italia con le sue pubblicità collegate all'immaginario filmico".
- Premio Wella a Maria Grazia Cucinotta
- Menzione Speciale Taormina Film Fest al corto Il giorno più bello, scritto e diretto da Valter d'Errico e prodotto da Jo Champa.
- Premio Center Stage Competition per il Miglior Film della giuria di studenti delle università di Catania e Messina, coadiuvato da studenti internazionali a Spiral Farm, di Alec Tibaldi, con Piper De Palma
- Premio Center Stage Competition Miglior Regia a Julia Butler per Slipaway
- Premio Special Air Italy per un giovane emergente siciliano a Marta Castiglia per la sua interpretazione in Picciridda

Nel corso di questi giorni hanno ricevuto il Taormina Arte Award: Bruce Beresford, Nicole Kidman, Phillip Noyce, Fulvio Lucisano, Peter Greenaway e Octavia Spencer, oltre a Martha Coolidge, Julia Ormond e Alessandro Haber e Dominique Sanda che lo hanno ricevuto nel corso della cerimonia finale. Il Festival, che quest'anno ha visto come madrina l'attrice e modella spagnola Rocío Muñoz Morales è stato presentato, nelle serate al Teatro Antico, dalla conduttrice e attrice Carolina Di Domenico, prodotto e organizzato per il secondo anno consecutivo da Videobank, in collaborazione con la Fondazione Taormina Arte (sostenuta dall'Assessorato regionale al Turismo e dal Comune di Taormina), con la direzione artistica di Silvia Bizio e Gianvito Casadonte. (Comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Premio Tenco 2018 al cantautore Adamo
20 ottobre 2018
Teatro Ariston di Sanremo 

L'edizione 2018 del Premio Tenco è stat dedicata al tema "Migrans - Uomini, idee, musica" e il cantautore Adamo incarna lo spirito di chi, partendo dall'Italia, ha portato canzoni e cultura oltre confine. Nell'ambito dell'edizione Premio Tenco 2018, il cantautore Adamo sarà insignito del prestigioso Premio e si esibirà sul palco del Teatro Ariston, a dieci anni dal suo ultimo live italiano. Nella prolifica produzione di Adamo emerge un messaggio universale per "Questo mondo che ha male", dove povertà, sete di potere, stupidità umana e mancanza di comunicazione, tradiscono una carenza d'amore. Per lui, "Il futuro non esiste", perché la fede nell'avvenire resta nelle nostre mani.

Adamo attualmente è impegnato nella preparazione di un nuovo album (uscita prevista nel 2019) con brani di grandi autori italiani, prodotto da Dino Vitola, a cui seguirà una tournée nazionale ed internazionale, che riporterà Adamo nel suo paese di origine, l'Italia. La passione per la musica e una qualità vocale tinta di emozioni hanno fatto di Salvatore Adamo (1943) uno dei cantautori poeticamente e commercialmente più riusciti in Europa e nel mondo. Salvatore Adamo, primo di sette fratelli, è migrato in Belgio a Ghlin-Jemappes (Mons) dalla città di Comiso (Sicilia) nel 1947 con i suoi genitori all'età di tre anni. Ragazzo timido e gentile, inizia il cammino verso il successo in un concorso indetto da radio Lussemburgo, presenta la canzone "Si J'osais" con la quale il 14 febbraio 1960 fa il suo esordio radiofonico e successivamente vince la finale a Parigi.

L'album di debutto - Adamo '63/'64 - con "Tombe La Neige" e "Vous Permettez, Monsieur?" lo trasforma in una celebrità mondiale. La passione per la musica e le qualità artistiche lo hanno reso una delle stelle più grandi nel mondo musicale in lingua francese. Impone la sua musica senza tempo, passando dall'Europa, dall'America del Sud e del Nord, dal Medio Oriente, dall'Africa, dall'Asia per arrivare al Giappone. E' stato ai primi posti nelle Hit-Parade in più di cinquanta nazioni. Della canzone "Tombe la neige" (oltre ad essere stata per 72 settimane al primo posto in Giappone) esistono più di ottocento versioni in giro per il mondo, delle quali cinquecento nel solo Giappone. Nel corso della sua carriera ha composto più di cinquecento canzoni (parole e musica), pubblicato Venticinque Album studio (in Francia) e venduto più di 100 milioni di dischi, vinto ventidue Dischi d'Oro (quelli da 1 milione di dischi cadauno) entrando così di diritto nell'albo dei migliori cantanti di tutti i tempi. (Comunicato Ufficio stampa Alessandra Placidi)

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Fermo-immagine del cantautore Adamo dal film Les Arnaud




Locandina di presentazione di Il diario di Angela - Noi due cineasti Il diario di Angela. Noi due cineasti
un film di Yervant Gianikian
alla 75esima Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia

Ogni giorno, da sempre, Angela tiene un diario, scritto e disegnato: fatti pubblici, privati, incontri, letture, tutto vi viene registrato. Anche il rapporto di due viaggi in Russia, 1989-1990. Cadeva l'URSS. Diario su librini cinesi, sin da prima di Dal Polo all'Equatore (1986), del nostro ininterrotto lavoro sulla violenza del 900. Dai nostri tour negli Stati Uniti con i "Film Profumati" di fine anni '70, all'Anthology Film Archive di New York, al Berkeley Pacific Film Archive... Rileggo ora questi diari e rivedo il film-diario di tutti questi anni, sono rimasto da solo, dopo molti anni di vita e di lavoro d'arte insieme. L'ho portata sulle Alpi Orientali che amava e dove insieme camminavamo.

Angela rivive per me nelle sue parole scritte a mano, con calligrafia leggera, che accompagnano i suoi disegni, gli acquarelli, i rotoli lunghi decine di metri. Guardo i nostri film privati, dimenticati. Registrazioni che stanno dietro al nostro lavoro di rilettura e risignificazione dell'archivio cinematografico documentario. La vita di ogni giorno, fatta di cose semplici, le persone vicine che ci accompagnano, la ricerca nel mondo dei materiali d'archivio, un viaggio in Armenia sovietica con l'attore Walter Chiari. Testimonianze che nel corso del tempo abbiamo raccolto. E' il mio ricordo di Angela, della nostra vita. Rileggo questi quaderni e ne scopro altri a me sconosciuti. (...) Rivedere l'insieme dei quaderni del Diario infinito di Angela e lo sguardo all'indietro dei nostri film privati, che accompagnano la nostra ricerca. Il mio disperato tentativo di riportarla al mio fianco, di farla rivivere, la continuazione del nostro lavoro come missione attraverso i suoi quaderni e disegni, una sorta di mappa per l'agire ora, che ne contiene le linee direttrici e ne prevede la continuazione. Angela ed io abbiamo predisposto nuovi importanti progetti da compiere. La promessa, il giuramento, di continuare l'opera. (Yervant Gianikian)

Angela Ricci Lucchi è nata a Ravenna nel 1942. Ha studiato pittura a Salisburgo con Oskar Kokoschka. E' scomparsa lo scorso 28 febbraio a Milano. Yervant Gianikian ha studiato architettura a Venezia, già dalla metà degli anni '70 si dedica al cinema, l'incontro con Angela Ricci Lucchi segnerà il suo percorso artistico e privato. I film di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi sono stati presentati nei più importanti festival internazionali, da Cannes a Venezia, da Toronto alla Berlinale, da Rotterdam a Torino alle Giornate del Cinema Muto. Retrospettive della loro opera sono state ospitate nelle maggiori cineteche del mondo (dalla Cinémathèque Française alla Filmoteca Española, dalla Cinemateca Portuguesa al Pacific Film Archive di Berkeley) e in musei come il MoMA di New York, la Tate Modern di Londra e il Centre Pompidou di Parigi.

Tra i luoghi che hanno ospitato le loro installazioni, citiamo almeno la Biennale di Venezia, la Fondation Cartier Pour l'Art Contemporain di Parigi, la Fundacio "La Caixa" di Barcellona, il Centro Andaluz de Arte Contemporaneo di Siviglia, il Mart di Rovereto, il Witte de With Museum di Rotterdam, il Fabric Workshop and Museum di Philadelphia, il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, il Museo d'Arte Contemporanea di Chicago, l'Hangar Bicocca di Milano, Documenta 14 a Kassel. (Comunicato stampa Lara Facco)

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Il diario di Angela. Noi due cineasti
by Yervant Gianikian
at 75th Venice International Film Festival

Angela always kept a diary, writing and drawing in it every day: public events, private matters, people she had met and things she had read, everything was noted down. Even accounts of two trips to Russia, 1989-1990. Just when the USSR was crumbling. A diary about little Chinese books, even from before Dal Polo all'Equatore (1986) and our continuous work on 20th-century violence. From our tours around the United States with "Perfumed Films" in the late 1970s to the Anthology Film Archive of New York and Berkeley Pacific Film Archive. As I reread these diaries and visualise a film-diary covering all those years, I am now on my own after living and working together on art projects for so many years. I took her with me to the eastern Alps she once loved so much and where we used to go walking together. Angela comes back to life for me in her handwritten words and soft handwriting accompanying her drawings, watercolours, rolls and rolls of film measuring dozens of metres in length.

I watch our private, forgotten films. Recordings that lie behind our work on reinterpreting and re-evaluating the documentary film archive. Everyday life made up of just ordinary things, the people who were close to us, our research in the world of archive materials, a trip to Soviet Armenia with the actor Walter Chiari. Memorabilia we collected down the years. These are my recollections of Angela and our life together. As I reread these notebooks I discover others I knew nothing about. (...) Looking back over all the notebooks composing Angela's endless Diary and taking another look back at those private films of ours accompanying our research work. My desperate attempt to have her back at my side again, to bring her back to life, so that we can carry on our work together as our purpose and mission in life, through her notebooks and drawings, a sort of map of what I now need to do, containing all the guidelines and how I should continue. Angela and I have made plans for important new projects together. A promise, a pledge, to continue our work. (Yervant Gianikian)

Angela Ricci Lucchi was born in Ravenna in 1942. She studied painting in Salzburg with Oskar Kokoschka. She passed away on 28th February in Milan. Yervant Gianikian studied architecture in Venice before deciding to focus on film in the mid-1970s. Meeting Angela Ricci Lucchi was a turning point in both her artistic career and private life. Yervant Gianikian and Angela Ricci Lucchi's films have been shown at the most important international film festivals, including Cannes, Venice, Toronto, the Berlinale, Rotterdam, Turin and the 'Giornate del Cinema Muto' (silent film festival). Retrospectives of their work have been hosted at some of the world's most important film archives (i.e. Cinémathèque Française, Filmoteca Española, Cinemateca Portuguesa and Pacific Film Archive in Berkeley) and in museums like MoMA in New York, the Tate Modern in London and Pompidou Centre in Paris.

Among those places that have hosted their installations, it is at least worth mentioning the Venice Biennial, Fondation Cartier Pour l'Art Contemporain in Paris, Fundacio "La Caixa" in Barcelona, Centro Andaluz de Arte Contemporaneo in Seville, the Mart in Rovereto, Witte de With Museum in Rotterdam, Fabric Workshop and Museum in Philadelphia, Palais des Beaux-Arts in Brussels, the Contemporary Art Museum in Chicago, Hangar Bicocca in Milan, and Documenta 14 in Kassel. (Press release)




Oltreconfine
www.goethe.de/italia/oltreconfine

Cosa sappiamo della vita che ci si lascia alle spalle in fuga da una guerra? Cosa conosciamo di chi decide di mollare tutto, casa, amici e affetti per arrivare in un luogo in cui ogni cosa è estranea, ostile? Da oggi è online una Webserie in sei episodi girata tra i Balcani, la Germania e l'Italia, in cui sei giovani registi raccontano sei storie di partenze, viaggi e arrivi oltreconfine. La serie è stata prodotta dal Goethe-Institut in Italia che ha selezionato le idee di tre studenti della dffb (Deutsche Film- und Fernsehakademie) di Berlino e tre del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo. I film sono stati scritti e girati grazie alla collaborazione di due tutor autorevoli, Andres Veiel a Berlino e Stefano Savona a Palermo, entrambi registi e documentaristi premiati nell'ambito di prestigiosi festival.

Le sei storie sono l'occasione per entrare nelle vite di altrettanti protagonisti che, per motivi e in momenti storici diversi tra loro, hanno attraversato i confini del proprio paese e della propria vita. Le sei storie sono Houzayfa's Items di Carlotta Berti, Virginia Nardelli e Alessandro Drudi, Mangoes grow in Winter di Benedetta Valabrega e Claudia Mastroroberto, Filthy Maddening Race di Luca Capponi e Alessandro Drudi, 175 km di Borbála Nagy, Historia Magistra Vitae di Tamara Erbe e Sans Sommeil di Sarah Yona Zweig. (Comunicato Ufficio Stampa e Relazioni Esterne Goethe-Institut Rom)




Paese dei Festival - Foto Ross La Ciura - Goethe-Institut Logo Il Paese dei Festival Il Paese dei Festival
I Festival come motori culturali sul territorio italiano

Al Goethe-Institut Palermo un incontro dei festival culturali italiani

www.goethe.de/palermo

I rappresentanti di otto festival culturali italiani si sono dati appuntamento a Palermo. Motivo dell'incontro un invito del Goethe-Institut, che ha promosso un progetto d'eccellenza creato ad hoc proprio per loro. Si tratta di "Il Paese dei Festival", un percorso finalizzato a mettere a confronto chi si occupa di festival culturali nel Sud della penisola, ovvero creare un momento di scambio e approfondimento attraverso tre incontri, di cui il primo si è appena concluso e i prossimi due si terranno nel 2018. "Obiettivo del progetto - spiega Heidi Sciacchitano, direttrice del Goethe-Institut Palermo - è quello di proporre ai partecipanti di affrontare un percorso comune di training professionale che stimolerà i direttori e i rappresentanti di otto festival a sperimentare un metodo di gestione coerente, sostenibile, internazionale e di alta qualità. In ciò ci avvarremo della consulenza e preparazione nella formazione di esperti e professionisti del settore, tra cui la Fondazione Fitzcarraldo di Torino."

Nell'incontro appena tenuto, i rappresentanti dei festival hanno affrontato in tre giorni di workshop il tema della progettazione culturale tra territori e sostenibilità. Al Goethe-Institut di Palermo sono arrivati gli organizzatori di:

.. Cufù Festival (Castrofilippo - Agrigento)
.. Eruzioni Festival (Ercolano - Napoli)
.. Festival della Letteratura Mediterranea (Lucera - Foggia)
.. La Digestion (Napoli)
.. L'Isola delle Storie, Festival letterario di Gavoi (Gavoi - Nuoro)
.. MainOFF, Congresso delle musiche e delle arti elettroniche indipendenti (Palermo)
.. Sicilia Queer Filmfest (Palermo)
.. Valdemone Festival (Pollina - Palermo)

"Sono stati giorni intensi e meravigliosi per il nostro Festival - scrive su Facebook Maria Del Vecchio, direttrice organizzativa del Festival della Letteratura Mediterranea di Lucera (Foggia). Abbiamo condiviso progetti, visioni, sorrisi, problemi, fatiche e ancora sorrisi. Il confronto è motivo certo di crescita e motore di scelta. Esiste un esercito di persone che crede che la cultura possa mutare le sorti dei nostri territori, del nostro Sud. Lontano dalla retorica e dalle lamentele: fare e costruire, edificare, progettare con passione. Condividere questa scelta, che a volte ci sembra una dannazione, ci fa sentire più forti, più convinti e felici."

A guidare gli incontri è stata la Fondazione Fitzcarraldo, un centro indipendente che svolge attività di progettazione, ricerca, formazione e documentazione sul management, l'economia e le politiche della cultura, delle arti e dei media. Gli esiti degli incontri e dei workshop saranno resi pubblici dal Goethe-Institut attraverso una pubblicazione bilingue italiana e tedesca, che sarà realizzata e messa a disposizione di altri festival e soggetti interessati. I prossimi incontri si terranno a marzo 2018 con analisi dei pubblici e strategie di audience development, e settembre 2018 con strategie di fundraising. Il Paese dei Festival - I Festival come motori culturali sul territorio italiano gode del patrocinio della Città di Palermo - Assessorato alla Cultura, e della Regione Sicilia - Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo - Ufficio Speciale Sicilia Film Commission / Ufficio Speciale per il Cinema e l'Audiovisivo. (Comunicato stampa - novembre 2017)




Lyda Borelli nel film La memoria dell'altro "La memoria dell'altro"
Proiezione della versione restaurata


Nella cornice della mostra veneziana dedicata a Lyda Borelli, primadonna del Novecento (01 settembre - 15 novembre 2017), allestita a Palazzo Cini a cura di Maria Ida Biggi, direttrice dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma, la proiezione, il 10 novembre presso l'Aula Magna dell'Ateneo Veneto, di La memoria dell'altro (1913), opera rara ed emblematicamente rappresentativa del temperamento e dell'arte della grande diva. Il film è stato restaurato per l'occasione dal CSC - Cineteca Nazionale in collaborazione con l'Istituto per il Teatro e il Melodramma - Fondazione Giorgio Cini e con il sostegno degli eredi di Lyda Borelli.

La proiezione è accompagnata da musica dal vivo a cura della pianista Cinzia Gangarella e preceduta da una conferenza introduttiva, con interventi di Maria Ida Biggi, direttrice dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma, Daniela Currò, conservatrice della Cineteca Nazionale della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, e Angela Dalle Vacche, docente di Storia del Cinema presso il Georgia Institute of Technology di Atlanta. Il film ripropone il sodalizio di Lyda Borelli con Mario Bonnard e Vittorio Rossi Pianelli, rispettivamente nei ruoli dell'amante tragico e dell'innamorato respinto, già sperimentata con grande successo in Ma l'amor mio non muore! realizzato sempre nel 1913 dalla Film Artistica "Gloria", per la regia di Mario Caserini, film canonico del genere "diva film" italiano.

La memoria dell'altro è un dramma passionale e tragico, che si incentra sul personaggio emancipato e anticonformista di Lyda, aviatrice acclamata, guidatrice di automobile, danzatrice formidabile, ma anche donna appassionata e sensuale, fatalmente travolta da un sentimento che la conduce all'estremo delle sue possibilità e della sua volontà. Sono memorabili i voli aerei, preceduti dalla preparazione meticolosa dell'aviatrice e e seguiti da un pubblico festante; altrettanto notevoli sono gli esterni veneziani, su cui il racconto indugia, facendo muovere i protagonisti tra magnifici scenari, tra arrivi spettacolari in vaporetto, approdi in gondola e passeggiate da Grand Tour in Piazza San Marco.

La memoria dell'altro

Regia di Alberto Degli Abbati, 1913, 79';
Produzione: Film Artistica "Gloria", Torino;
Visto censura: n. 2084 del 24 dicembre 1913;
Lunghezza originale: 1650/2000 metri (sei parti);
Soggetto: baronessa De Rege;
Fotografia: Angelo Scalenghe;
Personaggi e interpreti: Mario Bonnard (Mario Alberti), Lyda Borelli (l'aviatrice Lyda), Felice Metellio (il giornalista), Letizia Quaranta (Cesarina), Emilio Petacci, Vittorio Rossi Pianelli (il principe di Sèvre).

Sinossi: La bella aviatrice Lyda respinge l'assidua corte del principe di Sèvre e s'innamora del giornalista Mario Alberti che, nonostante sia fidanzato con Cesarina, accetta l'invito di Lyda a raggiungerla a casa sua. Insospettita, Cesarina segue Mario e lo sorprende in una scena d'amore con la giovane. Approfittando di una breve assenza di Lyda, Cesarina riesce a sottrarre alla rivale Mario, convincendolo a lasciarla. Abbandonata, Lyda si concede all'amore del principe di Sèvre. Ma la donna non riesce a dimenticare Mario. Qualche tempo dopo, mentre la coppia si trova a Venezia, Lyda rincontra Mario in un teatro: colti dalla passione riaccesa, i due fuggono a Parigi per vivere il loro amore. Ma la felicità viene troppo presto guastata da una malattia che costringe Mario a letto per lunghi mesi. La miseria spinge Lyda a cercare aiuto: lo trova presso un gruppo di apaches generosi che rimangono conquistati nel vederla danzare. Il ritorno a casa però è amaro: Mario è morto. Disperata, anche Lyda si ammala e muore in una triste corsia d'ospedale dopo aver richiamato per l'ultima volta alla memoria l'immagine del suo amato Mario. (dalla scheda di Marco Grifo in Enciclopedia del Cinema in Piemonte)

Il film è stato restaurato a partire da un duplicato negativo safety b/n con didascalie italiane conservato dal CSC - Cineteca Nazionale, stampato nel 1977 da una copia nitrato d'epoca, attualmente non più conservata. Ad oggi questo duplicato costituisce l'unico testimone del film, con l'unica eccezione di un frammento di circa 200 metri conservato dalla Filmoteca Española di Madrid, un positivo nitrato con didascalie spagnole e colorazioni per imbibizione, relativo al finale del film. Rispetto a una lunghezza originale che le filmografie moderne ricostruiscono tra i 1650 e i 2000 metri, corrispondenti a una suddivisione in sei parti, il duplicato italiano ha una lunghezza di 1484 metri: risulta quindi incompleto, oltre che in gran parte privo dell'originaria suddivisione in atti (con eccezione della didascalia che introduce il I Atto).

Tuttavia le lacune, concentrate entro la prima metà del film, non incidono particolarmente nella comprensione generale della trama. Il duplicato negativo d'archivio è stato digitalizzato a risoluzione 2k e sono stati eseguiti interventi di stabilizzazione e di restauro digitale dell'immagine, con la rimozione dei difetti più evidenti, rimasti "fotografati" sul duplicato dalla copia nitrato originale, come righe, macchie, spuntinature, strappi. Si è cercato di non eccedere con l'intervento di pulizia mantenendolo entro i limiti della giusta fruibilità, tenendo conto del fatto che, in ogni caso, il materiale di partenza è rappresentato da un duplicato di tarda generazione.

Sulla base di questo stesso criterio è stata eseguita la color correction, con la finalità di uniformare il tono fotografico, scegliendo di mantenere il bianco e nero del duplicato negativo di partenza, senza tentare una restituzione delle colorazioni originarie. Si è ritenuto, infatti, che il campione di confronto rappresentato dal frammento della Filmoteca Española non fosse sufficientemente rappresentativo per una ricostruzione per congettura delle colorazioni dell'intero film. Le lavorazioni sono state eseguite interamente a cura del CSC - Cineteca Nazionale nell'estate - autunno 2017. (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Stampa, Comunicazione, Editoria Centro Sperimentale di Cinematografia (Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca Nazionale))




Locandina FeliCittà FeliCittà
Un ritratto acustico di Palermo


www.goethe.de/felicitta

Se la felicità ha un suono, qual è? Qual è il suono o il rumore di Palermo che rende felici? Il duo artistico Katharina Bihler e Stefan Scheib raccontano Palermo attraverso i suoi suoni e le testimonianze dei suoi cittadini, per scoprire che uno degli elementi fondamentali della sua felicità è la musica. I podcast sono ascoltabili online. Il duo Liquid Penguin, ovvero Katharina Bihler e Stefan Scheib, hanno ricercato lo scorso anno i suoni della felicità in Italia, Paese nel quale da sempre i tedeschi immaginano che la felicità sia di casa. Voci e musica, il vivace rumoreggiare di una città, il silenzio, la tranquillità, ma soprattutto il mare, sono le fonti di felicità più ricorrenti che i Liquid Penguin hanno trovato a Trieste, Roma, Napoli e Palermo durante il loro "Viaggio in Italia" nell'ambito del progetto "Felicittà" del Goethe-Institut Italien.

Il ritratto di Palermo è ora online sul sito del Goethe-Institut. Su è possibile ascoltare, preferibilmente in cuffia, i 70 podcast realizzati a partire da quasi 100 ore di registrazioni. Il capoluogo siciliano viene raccontato attraverso le orecchie di artisti e personalità importanti che hanno svelato i luoghi che per loro rappresentano la felicità. L'ensemble Liquid Penguin, composto dalla autrice Katharina Bihler e dal compositore Stefan Scheib, lavora dal 1996 nel campo di musica contemporanea, arte sonora e radiodrammi. Per le loro opere gli artisti hanno ricevuto numerosi premi come il "Deutscher Hörspielpreis", il premio per il miglior radiodramma e altri. (Comunicato stampa)




Presentazione racconto di Sasha Marianna Salzmann «In bocca al lupo»
Racconto di Sasha Marianna Salzmann ispirato alla città di Palermo


"Hausbesuch - Ospiti a casa", progetto del Goethe-Institut, ha portato la scrittrice, curatrice e drammaturga tedesca Sasha Marianna Salzmann a Palermo, ospite in casa dei palermitani. Da questa esperienza è nato il racconto ispirato al capoluogo siciliano In bocca al lupo.

Sasha Marianna Salzmann (Volgograd - ex Unione Sovietica, 1985) attualmente è autrice in residenza del teatro Maxim Gorki di Berlino, ben noto per le sue messe in scena dedicate alla post-migrazione. La sua pièce teatrale Muttermale Fenster blau ha vinto nel 2012 il Kleist Förderpreis. Nel 2013 il premio del pubblico delle Giornate Teatrali di Mülheim (Mülheimer Theatertage) è stato assegnato all'opera teatrale Muttersprache Mameloschn che affronta tre generazioni di tedeschi ebrei. Sasha Marianna Salzmann è famosa per i suoi ritratti umoristici dedicati a tematiche politiche. Il suo racconto In bocca al lupo è stato scritto durante il suo soggiorno nel capoluogo siciliano nel luglio 2016 per il progetto "Hausbesuch - Ospiti a casa" del Goethe-Institut. Tradotto in cinque lingue, farà parte di un e-book che uscirà in primavera e che il Goethe-Institut presenterà alla Fiera del Libro di Lipsia. (Comunicato Goethe-Institut Palermo)

Racconto scaricabile alla pagina seguente

Pagina dedicata al soggiorno palermitano di Sasha Marianna Salzmann, con videointervista

"7 domande a Sasha Marianna Salzmann e Tucké Royale"

Informazioni sul progetto "Ospiti a casa" e sugli altri "ospiti"




"Giallo Kubrick": Le Ultime Cento Ore

Alla Biblioteca "Luigi Chiarini" del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma è conservata una sceneggiatura dattiloscritta del 1964 intitolata Le Ultime Cento Ore, attribuita a Stanley Kubrick, della quale non esiste traccia in nessuna monografia, filmografia, studio. Si tratta di una copia di deposito legale catalogata nei primi anni '90. Il primo a sollevare dei dubbi sull'autenticità del copione fu Tullio Kezich nel 1999 sollevando un gran polverone sulla stampa nazionale, quello che venne definito il "giallo Kubrick" rimase irrisolto fino ad oggi. Grazie alla passione di uno studioso kubrickiano, Filippo Ulivieri, che non si è accontentato di come la questione fosse stata accantonata. Sono state ricostruite le vicende e individuati gli autori, finalmente Filippo Ulivieri ha reso noto il resoconto e come sono stati risolti i relativi misteri del "giallo Kubrick". (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Comunicazione/stampa e archivio storico Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema)




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Prefazioni e recensioni di Ninni Radicini



Presentazione libri da Comunicato case editrici / autori




Io ti domando
di Giusi Quarenghi e Guido Scarabottolo

Presentazione libro
03 novembre 2020, ore 18.00 (Prenotazione è obbligatoria. Scrivere sanfedelearte@sanfedele.net)
Galleria San Fedele - Milano

La lucidissima analisi di Giusi Quarenghi e le immagini ricche di senso di Guido Scarabottolo ci guidano in un percorso che costeggia e attraversa le tante e controverse storie del Primo Testamento sulle quali si fonda buona parte del nostro immaginario e della nostra cultura. Storie che suscitano molte domande e molte risposte, storie ancora attuali, ancora in grado di interrogarci e di accompagnarci nella conoscenza di noi stessi e del mondo, e dei sentimenti che inquietano e illuminano il nostro cammino, individuale e collettivo. (Comunicato stampa)




Copertina libro Ritratti e autoritratti di Felice Laudadio Ritratti e autoritratti. Cinema teatro tv e la battaglia delle idee
di Felice Laudadio, ed. CSC e Rubbettino, prefazione di Walter Veltroni, 18 euro

Il volume è stato presentato il 29 settembre 2020 alla Casa del Cinema di Roma
www.fondazionecsc.it

Il libro raccoglie interviste e interventi pubblicati dal Presidente del CSC tra il 1974 e il 1983, quando lavorava come critico e cronista di cinema e di televisione al quotidiano «l'Unità»: infatti alla presentazione, oltre allo stesso Laudadio, saranno presenti due vecchi suoi colleghi di quel giornale, David Grieco e Alberto Crespi, coordinati da Enrico Magrelli.

L'elenco degli intervistati, in rigoroso ordine di apparizione, comprende Franco Cristaldi, Roberto Benigni, Marco Ferreri, Giorgio Strehler, Jurij Ljubimov, Carla Gravina, Vittorio Gassman, Elio Petri, Mariangela Melato, Ugo Gregoretti, Mario Monicelli, Renzo Arbore, Ugo Tognazzi, Duccio Tessari, Francesco Maselli, Claudia Cardinale, Rodolfo Sonego, Lea Massari, Alberto Lattuada, Ansano Giannarelli, Catherine Spaak, Flavio Bucci, Tino Buazzelli, Monica Vitti, Luigi Zampa, Dino Risi, Giuliano Montaldo, Gian Maria Volonté, Nino Manfredi, Sylvano Bussotti, Stefania Sandrelli, Ettore Scola, Luigi Comencini, Marcello Mastroianni, Cesare Zavattini, Paolo Villaggio, Gigi Proietti, Marco Bellocchio, Federico Fellini, Alessandro Blasetti, Lilla Brignone, Katharine Hepburn, Bernardo Bertolucci, Georges Wilson, Laura Morante, Monica Guerritore, Giuliana De Sio, Ingrid Thulin, Franco Brusati, Alberto Sordi, Jeanne Moreau, Margarethe von Trotta.

A queste interviste si aggiungono alcuni articoli su "casi" culturali e politici dell'epoca, legati alla messa in onda quasi contemporanea di Mistero buffo di Dario Fo e del Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli, al lavoro in tv di Carmelo Bene e Maurizio Costanzo, fino alle prime avvisaglie di quella che diventerà la terribile vicenda di Enzo Tortora. Emerge dalla "rilettura" di questi articoli la loro sorprendente (e angosciosa) attualità, come scrive Laudadio stesso nella sua introduzione: «Nelle cicliche crisi del cinema italiano - "crisi": parola ricorrente che ascolterò molte volte dalle bocche di decine dei cineasti intervistati nelle pagine che seguono -, quella degli anni Settanta-Ottanta del XX secolo è tristemente somigliante, per ragioni ovviamente del tutto diverse da quelle di allora, alla gravissima crisi nella quale stanno oggi precipitando, ovunque, il cinema e tutto il mondo dell'audiovisivo ma anche del teatro, della musica, delle arti, dell'editoria. In qualche modo se ne uscirà - certo - ma sarà durissima». (Comunicato ufficio stampa Susanna Zirizzotti)




Copertina del libro su Carlo Invernizzi a cura di Massimo Donà Carlo Invernizzi
Impercettibili nientità. Poesie 1950-2017

a cura di Massimo Donà

* Il volume è stato presentato il 6 settembre 2020 nel Palazzo delle Paure di Lecco

Nel volume è raccolta per la prima volta l'intera opera poetica di Carlo Invernizzi (Milano 1932-2018). Il libro contiene anche una sezione antologica in cui sono pubblicati saggi dedicati alla poesia e alla visione poetico-filosofica di Invernizzi, e uno short film del regista Francesco Castellani, Carlo Invernizzi. La voce del poeta (2020), accessibile tramite il sito de La nave di Teseo.

«Dall'inizio degli anni Sessanta sino alla sua scomparsa nel 2018, la poesia di Carlo Invernizzi si è fatta sempre più radicale, sino a trasformarsi in un vero e proprio "corpo a corpo" con l'impossibile. Le sue parole non descrivono, e neppure hanno mai voluto farsi mera testimonianza di uno stato d'animo; esse indicano piuttosto la lucida consapevolezza del fatto che ogni sforzo poetico sarà vano, ma nello stesso tempo assolutamente necessario. Sì, perché la realtà è per lui tutta espressione di quella Natura Naturans che sta prima di ogni distinzione concettuale; prima, cioè, della divisione tra essere e nulla.» (Massimo Donà).

La Natura Naturans è quel «tuttuno di fantasiapensiero e cosa di cui l'uomo è coscienza intrinseca, non componente estraneo che vuole dominarla e deturparla» (Invernizzi). Questa concezione è riflessa dalla poesia in cui il "pensieroimmagineparola" rimanda al "tuttoniente" delle cose, rispetto alle quali esso non vuole, né può, essere altro". La raccolta dell'intera opera di Invernizzi manifesta in modo particolarmente incisivo l'unitarietà della visione poetico-filosofica della Natura Naturans lungo tutto l'arco della sua produzione, che ha per luogo insieme fisico e mentale Morterone, definito dal poeta suo «luogo di radici, soglia ingermino d'immagini metafore» del suo «fare poesia». Proprio a Morterone veniva firmato nel 1996 il manifesto Tromboloide e disquariata, steso dal poeta con i pittori Gianni Asdrubali, Bruno Querci e Nelio Sonego a cui è seguita nel 1999 la mostra Tromboloide e disquarciata. Natura Naturans presso i Musei Civici di Villa Manzoni a Lecco, dopo essere stata presentata nel 1997 presso il Centro Espositivo della Rocca Paolina di Perugia, la Galleria Nothburga di Innsbruck e il Museo Rabalderhaus di Schwaz.

La stessa concezione è dal 1986 alla base delle attività della Associazione Culturale Amici di Morterone, e ha condotto alla creazione del Museo d'Arte Contemporanea all'Aperto di Morterone. Il Museo, costituito da oltre trenta opere installate nella natura incontaminata, abbelisce il territorio morteronese rendendolo un autentico segnale poetico. Il rapporto del poeta con Morterone costituisce anche un momento saliente dello short film realizzato da Francesco Castellani, che lo presenterà in questa occasione. Seguiranno interventi di Tommaso Trini, scrittore e critico d'arte contemporanea, che parlerà del mondo poetico di Invernizzi, di Massimo Donà, musicista jazz, filosofo e Professore ordinario di Filosofia teoretica presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che ha curato il volume, e Davide Mogetta, collaboratore del Centro Studi Carlo Invernizzi, che parlerà di alcuni temi che uniscono la poesia alla visione poetico-filosofica della Natura Naturans. (Comunicato stampa)




Copertina del libro Il Calzolaio dei Sogni, di Salvatore Ferragamo, pubblicato da Electa Il calzolaio dei sogni
di Salvatore Ferragamo, ed. Electa, pag. 240, oltre 60 illustrazioni in b/n, in edizione in italiano, inglese e francese, 24 euro, settembre 2020

Esce per Electa una nuova edizione, con una veste grafica ricercata, dell'autobiografia di Salvatore Ferragamo (1898-1960), pubblicata per la prima volta in inglese nel 1957 da George G. Harrap & Co., Londra. Salvatore Ferragamo si racconta in prima persona - la narrazione è quasi fiabesca - ripercorrendo l'avventura della sua vita, ricca di genio e di intuito: da apprendista ciabattino a Bonito, un vero "cul-de-sac" in provincia di Avellino, a calzolaio delle stelle di Hollywood (le sue calzature vestirono, tra le altre celebrità, Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, Sofia Loren e Greta Garbo), dalla lavorazione artigianale fino all'inarrestabile ascesa imprenditoriale.

Il volume - corredato da un ricco apparato fotografico e disponibile anche in versione e-book e, a seguire, audiolibro - ha ispirato il film di Luca Guadagnino "Salvatore - Shoemaker of Dreams", Fuori Concorso alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia: la narrazione autobiografica diventa un lungometraggio documentario che delinea non solo l'itinerario artistico di Ferragamo, ma anche il suo percorso umano, attraverso l'Italia e l'America, due mondi che s'intrecciano fortemente. (Comunicato stampa)




Federico Patellani, Stromboli, 1949 - Federico Patellani © Archivio Federico Patellani - Regione Lombardia _Museo di Fotografia Contemporanea Federico Patellani, Stromboli 1949
ed. Humboldt Books

Il libro è stato presentato il 30 giugno 2020
www.mufoco.org

Il Museo del Cinema di Stromboli e il Museo di Fotografia Contemporanea presentano il libro in una diretta (canali YouTube e Facebook del Mufoco) che vedrà intervenire Alberto Bougleux, Giovanna Calvenzi, Emiliano Morreale, Aldo Patellani e Alberto Saibene. La pubblicazione è introdotta dalle parole della lettera con cui Ingrid Bergman si presenta a Roberto Rossellini: "Caro Signor Rossellini, ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo 'ti amo', sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei". Rossellini, dopo aver ricevuto questa lettera da Ingrid Bergman, allora una delle massime stelle hollywoodiane, la coinvolge nel progetto che diventerà il film Stromboli, terra di Dio (1950), ma ancor prima del film è la storia d'amore tra il regista romano e l'attrice svedese a riempire le cronache di giornali e rotocalchi.

Federico Patellani, uno dei migliori fotografi dell'epoca, si reca sull'isola eoliana: le sue fotografie fanno il giro del mondo, perché non documentano solo la realizzazione del film, ma anche le condizioni di vita degli abitanti e la forza degli elementi. Dall'archivio Patellani, presso il Museo di Fotografia Contemporanea, sono emerse le fotografie che aiutano a ricostruire nella sua integrità quella celebre storia. (Comunicato stampa)




La nascita del Partito popolare a Trino tra cattolicesimo sociale, movimento socialista e reducismo
di Bruno Ferrarotti
www.storia900bivc.it

Il volume «offre un'attraente panoramica su questioni fondamentali per la comprensione delle vicende che hanno caratterizzato la fine dell'Ottocento e il primo Novecento, fino alla soglia dell'avvento del fascismo. Ancora una volta seguendo l'autore è possibile passare agilmente dalla dimensione nazionale a quella locale e comprendere gli stretti collegamenti tra la politica generale e la sua traduzione nell'orizzonte più contenuto, ma non meno significativo, della comunità locale. Al centro dell'attenzione la nascita del Partito popolare, nato per raccogliere i consensi dell'elettorato cattolico, con uno statuto ispirato alla dottrina sociale cristiana, che alla prima prova elettorale, nel novembre 1919, con soli dieci mesi di attività raccolse oltre il 20 per cento di voti.

La ricostruzione di Ferrarotti della fitta rete di iniziative sociali, economiche e culturali messe in atto dal mondo cattolico trinese in contrapposizione all'azione socialista, consente di avere piena consapevolezza che l'irruzione sulla scena politica del Partito popolare sia stato l'esito non di un progetto politico estemporaneo, ma il prodotto di una lunga gestazione, dopo la stagione del non expedit e le progressive ma parziali aperture, limitate alla dimensione amministrativa» (dalla prefazione di Enrico Pagano). Libro nella collana "Studi trinesi" edito dal Comune di Trino in collaborazione con l'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia.

Bruno Ferrarotti è autore e coautore di pubblicazioni scientifiche nonché saggi e monografie di storia politica, religiosa, sociale ed ambientale della comunità trinese e del suo circondario. In collaborazione con l'Istituto, oltre al volume qui presentato, ha pubblicato, sempre nella collana "Studi trinesi", il volume Trino 1948. Cronaca di un conflitto politico annunciato, che arricchisce la storia del Novecento trinese di un nuovo e interessante capitolo sulla transizione istituzionale e politica degli anni compresi fra il 1946 e il 1948. (Comunicato stampa)




Serge Reggiani, Alberto Sordi ed Eduardo De Filippo nel film Tutti a casa I cento anni di Alberto Sordi
Un libro e un numero di "Bianco e nero" editi dal Centro Sperimentale di Cinematografia e da Edizioni Sabinae

www.fondazionecsc.it

Il 15 giugno Alberto Sordi compie cent'anni. È il terzo grande del cinema italiano del quale, in questo 2020, si celebra il centenario. Il 20 gennaio è toccato a Federico Fellini, che di Sordi è stato grande amico (e con il quale ha girato due capolavori, Lo sceicco bianco e I vitelloni). Il 16 marzo è stata la volta di Tonino Guerra, poeta e sceneggiatore, amico e collaboratore di Fellini. Il 31 luglio sarà invece il centesimo compleanno di Franca Valeri, che è sempre viva e attiva e ha collaborato con Sordi in film divertentissimi quali Piccola posta, Il segno di Venere e Il vedovo.

Il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale è in prima fila nel festeggiare questi importanti anniversari. E in occasione del centenario di Sordi, vuole ricordare due preziose pubblicazioni dedicate al grande attore, edite assieme a Edizioni Sabinae. La prima, in ordine di tempo, è stata il numero 592 della rivista "Bianco e nero", intitolato Sordi segreto e curato da Alberto Anile. Costruito con un lungo lavoro di ricerca fra i materiali del Fondo Alberto Sordi, di proprietà della Fondazione omonima e conservati presso la Cineteca Nazionale, il numero getta luce su molti progetti non realizzati del grande attore: dal film su Henry Kissinger al sogno di un Don Chisciotte e Sancho Panza in coppia con Vittorio Gassman. La seconda, uscita nei primi giorni del 2020, è il volume Alberto Sordi sempre di Alberto Anile, con una prefazione di Carlo Verdone (membro del CDA del Centro Sperimentale) e un'introduzione di Felice Laudadio, Presidente del CSC. Entrambe le pubblicazioni sono in vendita in libreria, e sono acquistabili online.

.. Alberto Sordi
di Alberto Anile, prefazione di Carlo Verdone, introduzione di Felice Laudadio, CSC / Edizioni Sabinae, 2020, cartonato, illustrato, Euro 30,00
In vendita in libreria e online: www.amazon.it/Alberto-Sordi-Anile/dp/B084QLPB6C
Versione digitale: digital.casalini.it/9791280023063

.. Sordi segreto
Numero monografico della rivista "Bianco e Nero" (592), CSC / Edizioni Sabinae, brossura, illustrato, Euro 16,00 (Comunicato stampa)




Copertina della rivista Critica d'Arte La nuova serie delle rivista «Critica d'Arte»
www.fondazioneragghianti.it | www.lelettere.it

Nel 2019 si è chiusa l'ottava ed è partita la nona serie di «Critica d'Arte», una delle riviste di storia dell'arte più longeve d'Italia, creata nel 1935 da Carlo Ludovico Ragghianti con Ranuccio Bianchi Bandinelli. Questo passaggio consegue a fatti istituzionali importanti, verificatisi nel corso del 2018: l'esaurirsi dell'attività fiorentina dell'Università Internazionale dell'Arte, già proprietaria della testata, e il trasferimento di gran parte del suo patrimonio culturale e documentario alla Fondazione Ragghianti hanno condotto anche «Critica d'Arte» nel più generale àmbito dell'attività e dell'indirizzo culturale dell'istituzione lucchese creata nel 1981 da Carlo Ludovico Ragghianti e da Licia Collobi, e a loro intitolata.

La nuova serie della rivista, pubblicata in coedizione dalle Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull'arte e dall'Editoriale Le Lettere, mantiene il formato della precedente, ma ha introdotto un assetto e un'articolazione in parte differenti, anche con l'adozione di norme redazionali e di referaggio più perentorie. Fedele alla linea indicata da Carlo Ludovico Ragghianti, accoglie contributi di storia dell'arte dalla preistoria fino al contemporaneo, di storia della critica d'arte, architettura, design, museologia, restauro e cinema, in due formati: per la sezione Saggi testi lunghi e di ampio respiro; per la sezione Note articoli brevi per puntuali precisazioni o messe a fuoco di tipo filologico. La rivista inoltre accoglie, nella sezione Osservatorio, interventi su temi di politica e attualità culturale, universitaria, tutela del patrimonio etc., mentre la sezione Biblioteca è dedicata a recensioni di libri e cataloghi. Il Comitato scientifico è stato ampliato e reso ancor più prestigioso e internazionale. A esso si affianca un Comitato editoriale, con funzioni operative e d'indirizzo.

«Critica d'Arte» è una rivista aperta, e lancia una call for papers permanente per sollecitare l'invio di contributi da parte degli studiosi interessati, secondo la programmatica apertura d'interessi che fu peculiare di Carlo Ludovico Ragghianti. Si accettano contributi in italiano, inglese, francese e spagnolo. Le proposte di saggi e testi - di carattere esclusivamente scientifico - possono essere inviate all'attenzione del Comitato editoriale della rivista sotto forma di abstract, corredate da nome e cognome, qualifica e afferenza dello scrivente. Il Comitato editoriale vaglierà le proposte pervenute mano a mano che arriveranno, accettandole o meno e destinandole al primo numero disponibile. Tutti i testi che appaiono nella rivista sono sottoposti al vaglio preventivo del Direttore e del Comitato editoriale, che svolge anche funzioni operative e di indirizzo. I testi della sezione Saggi e della sezione Note sono sottoposti a double-blind peer review. (Comunicato Lucia Crespi - Ufficio Stampa Fondazione Ragghianti)




Copertina del Catalogo Sartori d'Arte Moderna e Contemporanea 2020 Catalogo Sartori d'Arte Moderna e Contemporanea 2020
a cura di Arianna Sartori, ed. Archivio Sartori Editore, formato cm.30,5x21,5, pp. 176, con 389 illustrazioni a colori, € 70,00

* Il volume è stato presentato il 16 febbraio 2020 nella Chiesa "Madonna della Vittoria" di Mantova
Locandina

Relatori: Arianna Sartori curatrice del catalogo, Roberto Pedrazzoli pittore e docente di discipline artistiche, Gianfranco Ferlisi critico d'arte
Presentazione con il Patrocinio di: Comune di Mantova, Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, Fondazione Le Pescherie di Giulio Romano

Mi piace riflettere sul colore per le sue specificità; ieri dopo l'intervento di un imbianchino che ha ripreso con il colore una macchia sul muro... ho toccato il pennello del colore e mi sono sporcata... Ecco questo mi ha colpito! Mi ha colpito proprio l'affermazione del mi sono sporcata, l'uso di questa parola di per sé così esplicitamente negativa... In mano mia i colori diventano oggetto di titubanza e motivo di disturbo... in mano agli artisti, pittori, scultori, ceramisti, invece, acquistano una valenza completamente diversa, origine di piacere gestuale prima, e visivo poi, infinito.

Il linguaggio verbale è incapace di definire l'esperienza della percezione del colore. Un artista parla attraverso i colori che diventano il suo linguaggio. Potere e autonomia del colore. Ma cosa significa per un artista scegliere un colore? Come sceglierlo? Andare verso un colore e comprenderne il significato, attuarne scelte emotive o razionali o per un gusto estetico, usare anche un colore in alternativa ad un altro in accordo e in armonia, ci portano all'idea di quanto sia relativo un colore... La mia riflessione timidamente avanza; un artista quando dipinge scrive la propria storia... a colori. Un diario che procede inesorabilmente con costanza nel tempo fatto di molti quadri, mostrando tutte le tinte, tutti i "pensieri", tutte le esperienze che lo accompagnano, che sono passati nella sua mente e che si sono "concretizzati" nel suo studio... Si può dire quindi di riuscire a pensare a colori e di vivere attraverso la stesura degli stessi, non un racconto piuttosto una conferma del tempo che passa.

E concludo, le opere sono il tempo oggettivo dell'artista. Scrivere una presentazione per il "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2020" è un impegno piacevole per me e doveroso verso i lettori, visto che siamo giunti alla settima edizione, e se soprattutto nei matrimoni il settimo anno è pericoloso per essere l'anno della crisi, nel nostro caso, siamo ancora ricchi di entusiasmo, di voglia di fare e molto positivi. Entusiasmo e voglia di fare che continuiamo a condividere con i tanti artisti che hanno deciso di aderire al nostro invito. Sono circa centossesanta gli artisti inseriti! È stata una scelta motivata dal nostro desiderio di accentuare l'attenzione del lettore sulle intrinseche qualità artistiche di ciascuno, senza badare all'adesione a questo o a quel movimento artistico.

Abbiamo deciso di presentare ancora una volta, come già nelle edizioni precedenti, prevalentemente artisti nazionali o artisti stranieri che risiedono da anni in Italia, con i quali condividiamo moltissime cose: i paesaggi, il cielo, i colori, le ispirazioni, le tensioni sociali, ma soprattutto l'amore per l'arte e per il bello, insomma con loro possiamo condividere, leggere e finalmente comprendere le opere realizzate. Ci siamo dedicati alla qualità del lavoro dei singoli e a ciascun artista abbiamo assegnato una pagina, nella quale sono riportati precise biografie e attenti curricoli, note critiche, ottime riproduzioni a colori delle opere e, fondamentali, i riferimenti, indirizzi, numeri telefonici, siti internet, e-mail, ecc., per essere contattati. Ciò che ne è nato, ancora una volta, è il volume che avete in mano, valutatelo con attenzione.

Come editrice del mensile di Arte e Cultura "ARCHIVIO" e gallerista, ho instaurato rapporti con moltissimi artisti e tra questi quelli che ho personalmente selezionato per questa edizione del "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2020", che, nei contenuti e nella impaginazione, si pone con una formula dinamica e molto attuale, non un faraonico volume di migliaia di pagine scomodo da consultare, dove ciascun nome corre il rischio di confondersi tra i moltissimi che lo precedono, e inseguito dagli altri che lo spingono. L'ensemble delle schede dedicate ai pittori, scultori, incisori, ceramisti inseriti, pagina dopo pagina compone il "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2020", come una piacevole chicca da gustare, offrendo piacevolmente un variopinto ventaglio di proposte scelte effettuate, nomi noti e per fortuna anche giovani meno noti che con la loro originalità meritano di essere seguiti nella loro evoluzione futura. (Arianna Sartori)

___ Artisti recensiti

Accarini Riccardo - Achilli Ernesto - Alatan Anna Rita - Andreani Celso Maggio - Andreani Franco - Ascari Franca - Baglieri Gino - Baldassin Cesare - Bellini Enzo - Benazzo Stefano - Bencini Ennio - Benetton Simon - Besson Alberto - Betta Valerio - Bevilacqua Gianfranco - Bianco Lino - Billoni Giuseppe - Bisio Pietro - Bonetti Luciano - Bongini Alberto - Bortoluzzi Milvia - Bòscaro Alda - Businelli Giancarlo - Cais Maria Nives - Capraro Sabina - Carbonati Antonio - Carradore Vittorio - Caselli Edda - Cassani Nino - Castagna Angelo - Castaldi Domenico - Cazzaniga Donesmondi Odoarda - Cazzaniga Giancarlo - Cellanetti Sandro - Censini Giuliano - Cermaria Claudio - Chiarcos Giorgio - Cibi - Ciotti Valeria - Cipolla Salvatore - Civitico Gian Franco - Cocchi Pierluigi - Contesini Elena - Cortese Franco - Cotroneo Giuseppe - Cottini Luciano - Crespi Carlo Ambrogio - Crisanti Giulio - Dalla Fini Mario - D'Ambrosi Diego - De Caro Beatrice - Del Fungo Guido - De Luigi Giuseppe - Desiderati Luigi - Difilippo Domenico.

Di Iorio Antonio - D'Orazio Daniela - Ferraj Victor - Ferraris Gian Carlo - Ferri Massimo - Fioravanti Ilario - Fornarola Salvatore - Fratantonio Salvatore - Fruet Ivo - Gard Ferruccio - Gauli Piero - Gentile Domenico - Gentile Francesco - Ghisleni Anna - Giacobbe Luca - Giammarinaro Mario - Gi Morandini - Gravina Aurelio - Graziani Alfio Paolo - Guerrato Denis - Haas Rudolf - Izzo Donato - Lanfranco - Lanzione Mario - Lengua Antonio - Lomasto Massimo - Luchini Riccardo - Mancino Enea - Margonari Renzo - Marigliano Patrizio - Marino Giuseppe Bepi - Marra Mino - Melotti Enrica - Molinari Mauro - Monfardini Alfonso - Morganti Fernanda - Morselli Luciano - Nagatani Kyoji - Negri Sandro - Nigiani Impero - Nonfarmale Giordano MALE - Ogata Yoshin - Ossola Giancarlo - Paggiaro Vilfrido - Paglia Anna - Pancheri Aldo - Paolantonio Cesare - Paoli Piero - Paradiso Mario - Paulli Gianfranco - Pavan Adriano

Pedrazzoli Roberto - Pegoraro Olivia - Pellegrini Flavio - Perrella Maria Rosaria - Piemonti Lorenzo - Pieroni Mariano - Pieroni Vittorio - Pilato Antonio - Piovosi Oscar - Poggiali Berlinghieri Giampiero - Pozzi Giancarlo - Raza Claudia - Rossato Khiara - Rovati Rolando - Ruglioni Vittorio - Salzano Antonio - Sarro Matteo - Sauvage Max Hamlet - Sava Salvatore - Schialvino Gianfranco - Scimeca Filippo - Sebaste Salvatore - Seccia Anna - Settembrini Marisa - Setti Maurizio - Siani Francesco - Simone Salvatore - Simonetta Marcello - Sodi Milvio - Somensari Anna - Spallanzani Stefania - Spoltore Paolo - Stifter Wolfgang - Tancredi Giovannini Clara - Tavernari Ernesto - Terruso Saverio - Timoncini Luigi - Trombini Giuliano - Tulli Wladimiro - Venditti Alberto - Verna Gianni - Vigliaturo Silvio - Vivian Claudia - Viviani Vanni - Volpe Michele - Zanafredi Gianna - Zangrandi Domenico - Zarpellon Toni - Zitti Vittorio - Zoli Carlo - Zotti Carmelo




Copertina del volume Acquerellisti Italiani Acquerellisti Italiani
a cura di Arianna Sartori, ed. Archivio Sartori Editori (Mantova), pp. 272, formato cm 30.5x21.5, 305 ill. a colori, 16 ritratti, €80,00

* Il volume è stato presentato il 16 febbraio 2020 nella Chiesa "Madonna della Vittoria" di Mantova

Relatori: Arianna Sartori curatrice del catalogo, Roberto Pedrazzoli pittore e docente di discipline artistiche, Gianfranco Ferlisi critico d'arte
Presentazione con il Patrocinio di: Comune di Mantova, Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, Fondazione Le Pescherie di Giulio Romano

«Il volume, realizzato a cura di Arianna Sartori, attraverso l'opera di molti affermati artisti, tutti scelti e invitati ad aderire all'iniziativa, affronta il particolare mondo dell'acquerello. Questa peculiare pratica artistica è stata negli ultimi decenni trascurata dal mondo dell'editoria artistica, così, pur se gli artisti continuano a praticarla nei propri studi, abbiamo pensato di riproporla all'attenzione degli amanti del bello per quella estrema "leggerezza" rappresentativa e per la immediatezza espressiva propria di questa tecnica. Certamente non intendo scrivere una storia della pittura, perché questo è già stato fatto molte volte da numerosi e autorevoli autori dai secoli scorsi fino ad oggi; ciò nonostante mi sento di confermare il desiderio e la volontà degli artisti acquerellisti di affermare la propria presenza in un luogo, di lasciare un segno di sé, di tramandare all'altro un pensiero, un concetto, una visione.

L'uomo da sempre, vuole essere interprete dei propri pensieri in parole ma anche in opere, così banalmente potrei aggiungere che, anche al di fuori dei percorsi pseudo-culturali della vita o della scuola o dell'età, se si cammina sull'arenile di una spiaggia, con i piedi a volte si scrive o si disegnano immagini; e che già da ragazzini per disegnare i contorni di figure sul cemento o sull'asfalto, per poter giocare, si usavano frammenti di terracotta;...e che, maleducatamente è vero, in altre situazioni si poteva incidere il proprio nome sulla corteccia di qualche albero o scrivere anche sui muri. Sicuramente più complesso il discorso della pittura che fin da circa 32.000 anni ci accompagna nel nostro lunghissimo soggiorno sulla Terra.

Infatti, già i dipinti più antichi, quelli della Grotta Chauvet in Francia che furono realizzati con ocre rosse e pigmenti neri, mostrano cavalli, rinoceronti, leoni, bufali e mammut, incredibili esempi di pittura rupestre che esistono, praticamente, in tutto il mondo. Da allora l'uomo ha amato fare e guardare la pittura, elevandola anche, al rilevante ruolo di opera d'arte. La pittura di suo non richiede particolari sforzi per essere percepita se non l'essere guardata frontalmente. E l'opera, così con l'attenta osservazione, assume significati diversi a seconda della creatività dell'esecutore, del suo gusto estetico e di quello della società di cui si fa parte.

La pittura gode quindi di un posto rilevante tra tutte le arti, ma a seconda del supporto su cui viene applicata, richiede tecniche e pratiche diverse. Mi limito ad elencare le parole magiche dell'arte pittorica sulle diverse superfici quali muro, tavola, tela, carta, stoffa, affresco, murale, graffito, encausto, di conseguenza pittura ad olio, colori acrilici, pastello, tempera, acquerello, guazzo o gouache. In altre culture batik, shibori, serti. Nella ceramica si usano ossidi, fondenti e smalti che sono poi fissati in forno grazie all'azione del forte calore.

L'acquerello, strumento essenziale per gli studi preparatori dei grandi maestri e delle grandi opere, è stato usato anche dagli agrimensori per la redazione dei cabrei, quindi usato con efficacia, anche nel disegno tecnico, soprattutto nell'ambito della progettazione meccanica, usato ancora, dal 1500 per precisare gli studi sulla natura e per i paesaggi, studi di animali, gli studi di guerrieri, le scene sacre o profane, le riproduzioni botaniche e scientifiche. Ma sono gli olandesi, i francesi e gli inglesi che dal XVIII secolo, diffondono in tutta Europa e negli Stati Uniti questa tecnica, tanto da farla diventare la tecnica preferita da molti pittori.

Alcuni nomi di importanti artisti caposcuola, tra gli artisti inglesi, William Taverner (1703-1772), Paul Sandby (1725-1809), John Robert Cozens (1752-1797), William Turner (1775-1851); in Francia, il vignettista Jean-Gabriel Moreau (1741-1814), Charles-Joseph Natoire (1710-1777) e Hubert Robert (1733-1808) Jean-Louis Desprez (1743-1804), vengono in Italia per raffigurare i monumenti classici e pompeiani. Anche Cézanne, Gauguin, Manet, Degas tra i francofoni e Paul Klee e Eduard Hildebrandt fra i germanici, Picasso, si sono dedicati all'acquerello. In Italia, nonostante il soggiorno di pittori stranieri, la tecnica prende campo dalla metà dell'Ottocento, soprattutto a Milano e a Napoli con gli esponenti Giuseppe De Nittis (1846-1884), Sebastiano De Albertis (1828-1897), Angelo Marinucci, Canaletto (Giovanni Antonio Canal), Giorgio Morandi, Tommaso Gnone, Vincenzo Loria e Stefano Faravelli.

L'acquerello o acquarello prevede l'uso di pigmenti finemente macinati e mescolati con un legante, diluiti in acqua. Per la sua rapidità e per la facile trasportabilità dei materiali che lo hanno reso la tecnica preferita da chi dipinge viaggiando e all'aria aperta, viene considerata una tecnica "popolare". Il supporto più usato per questa tecnica è la carta, usata preferibilmente ad alta percentuale di cotone puro che per la lunghezza della fibra del vegetale, non si modifica a contatto con l'acqua. L'esecuzione è di per sé sicuramente popolare, ma è una tecnica assai raffinata, dal momento che errori di esecuzione, diversamente dalle altre tecniche pittoriche, non possono essere corretti mediante la semplice sovrapposizione di altro colore. Infatti, il colore trasparente, non nasconde le pennellate sottostanti.

La stesura dell'acquerello può avvenire attraverso diverse tecniche:

- Per velature sovrapposte, che oltre a dare forza e tonalità al colore stesso, conferiscono al disegno preparatorio, solitamente eseguito a matita leggera, la profondità pittorica utile alla rappresentazione dei volumi, delle ombre e della luce.

- Pittura bagnato su bagnato, cioè la stesura del pigmento colorato effettuata sul foglio di carta bagnato in precedenza cosicché i colori si diffondano scorrendo e conferendo un aspetto soffuso al dipinto.

- Pittura bagnato su asciutto in cui il pigmento viene steso dopo essere stato disciolto con una quantità d'acqua sufficiente a farlo scorrere sul foglio asciutto.

Per la realizzazione tradizionale dell'acquerello, occorre:

- Carta da acquerello, che può essere pressata a caldo, non pressata, pressata a freddo. La carta pressata a freddo risulta semi-ruvida e ottimale per la realizzazione dell'acquerello; la grammatura della carta ottimale deve superare i 200 gr/mq.

- Il diluente, che generalmente è acqua, può essere sostituito da acqua e vino, infuso di zafferano, caffè, infusi di erbe vari etc., la scelta di un diluente "alternativo", a discrezione del pittore, oltre a fini sperimentali, permette di ottenere interessanti effetti cromatici. Risultati particolari sono attenuti anche con l'aggiunta di sale, zucchero ecc.

- I colori possono essere di diversi tipi: mezzi panetti semiduri, semiliquidi in tubetto, pigmenti liquidi in tubetto. Per i novizi si consigliano i seguenti colori: blu oltremare, rosso cadmio, giallo cadmio, terra di siena bruciata, ocra gialla, terra d'ombra bruciata, nero d'avorio. Sebbene sia in vendita il bianco, è il fondo del foglio stesso a fungere da bianco quindi se ne sconsiglia l'utilizzo.

- Per i pennelli si consigliano pennelli piatti, pennelli a lingua di gatto e pennelli cilindrici... e insostituibile è l'uso di uno straccetto per la costante pulitura dei pennelli.

Ah, dimenticavo, serve polso fermo, ispirazione e poesia.» (Maria Gabriella Savoia)

Artisti: Aime Tino, Artoni Mario, Ballini Silvana, Belò Flavia, Bertoni Antonella, Bompiani Roberto, Bonfante Egidio, Bortoluzzi Milvia, Capelli Francesca, Capraro Sabina, Carbonati Antonio, Carboni Gaetano, Castellani Leonardo, Cattaneo Claudio, Cavicchini Arturo, Ciaponi Stefano, Cimardi Franco, Corniani Ario, Cotugno Teodoro, Dall'Acqua Mario, Di Venere Giorgio, Fabri Otello, Facchin Roberta, Falzoni Giulio, Ferrarini Renzo, Ferri Massimo, Finetti Ilaria, Girondi Franco, Gnocchi Alberico, Goldoni Meris, Greppi Giovanni, Laterza Lia, Lelii Marisa, Lindner Pierre H., Lunini Susanna, Manfredini Fernando, Margheri Raffaello, MERIK, Milanese Eugenio Enrico, Michieletto Maria Pia, Minuti Giovanni, Moccia Palvarini Anna, Mongatti Vairo, Nastasio Alessandro, Patriarca Riccardo Giovanni, Perina Giulio, Quaini Marialuisa, Ripari Virgilio, Rossi Ermes, Scano Giorgio, Schialvino Gianfranco, Semeghini Defendi, Severi Lino, Soragna Paolo, Spazzini Severino, Tardon Magda, Tassinari Raffaella, Trevisan Franco, Valentino Valter, Venditti Alberto, Verna Gianni, Zen Sergio, Zoppi Moreno, Zorzi Giordano.




Locandina della presentazione del libro di Christopher Kloeble Quasi tutto velocissimo
di Christopher Kloeble

* Il romanzo è stato presentato il 2 febbraio 2020 alla Libreria Modusvivendi di Palermo

Incontro con lo scrittore Christopher Kloeble in occasione della presentazione dell'edizione italiana del suo libro Quasi tutto velocissimo (Traduzione dal tedesco: Scilla Forti, Keller Editore, 2019), titolo originale: Meistens alles sehr schnell. Modera: Rita Calabrese, germanista.

Albert ha diciannove anni, è cresciuto in un orfanotrofio e non ha mai conosciuto la madre. Per tutta la vita ha dovuto assistere il padre, Fred, che è come un bambino intrappolato nel corpo di un adulto, trascorre il tempo leggendo enciclopedie, contando le auto verdi che passano per strada ed è conosciuto come l'eroe di un tragico incidente d'autobus. Quando a Fred vengono diagnosticati solo pochi mesi di vita, per Albert inizia una vera e propria corsa contro il tempo perché sa che quell'uomo perso in un mondo tutto suo è l'unico a poterlo aiutare nella ricerca del proprio passato. Comincia così un viaggio avventuroso e commovente in compagnia di personaggi memorabili che li porterà in un'epoca lontana, fino a una notte di agosto del 1912 e alla storia di un amore proibito...

Quasi tutto velocissimo è una saga famigliare luminosa e drammatica, un travolgente road novel ambientato nelle alte terre alpine dal quale è impossibile separarsi. Due adorabili eroi ci conducono in un tempo pieno di possibilità e ombre, amori, misteri e viaggi, in luoghi e cittadine immerse nelle atmosfere di antiche fiabe. Christopher Kloeble ha studiato presso l'Istituto di Letteratura tedesca di Lipsia e presso l'Università della televisione e del cinema di Monaco. Suoi contributi sono comparsi tra gli altri su Die Zeit, Süddeutsche Zeitung e TAZ. È stato membro del Programma di scrittura internazionale dell'Università dello Iowa e scrittore residente all'Università di Cambridge. (Comunicato stampa Goethe-Institut Palermo)




Disegno che ritrae Federico Fellini nella locandina della iniziativa promossa dal Centro Sperimentale di Cinematografia Federico Fellini
Il libro dei sogni


Il volume è stato presentazione volume il 28 gennaio 2020 alla Casa del Cinema di Roma
www.fondazionecsc.it

«Se i film di Fellini, per citare Shakespeare, sono spesso fatti della materia di cui sono fatti i sogni, questo volume dimostra che i suoi sogni sono fatti della materia di cui sono fatti i film. Il libro dei sogni - capolavoro d'arte dell'illustrazione - si pone infatti anche come un "catalogo" - verrebbe da dire, come nel Don Giovanni di Mozart e Da Ponte: "delle donne che amò il padron mio". Certo, ci sono anche le donne, senza le quali il "Pianeta Fellinia", per usare una bella definizione di Gian Piero Brunetta, perderebbe una "fonte energetica" fondamentale. Ma Il libro dei sogni è in realtà una sorta di "archivio generale" della vita di Fellini, sia di quella interiore - come ogni sogno che si rispetti - sia dei suoi punti di vista su un mondo fatto, oltre che di persone e cose, anche di "effetti cinema", storie, personaggi, vicende personali, amori e idiosincrasia di un mestiere, che per Fellini coincide con la vita stessa, pur restandone sempre "più grande".

A titolo d'esempio, citiamo soltanto il sogno del 4 febbraio 1961: «Negli studi della Federiz Fracassi mi sorride: E allora Federico, quando hai intenzione di cominciare sul serio?". È il tempo in cui Fellini entra in società con Rizzoli per favorire l'esordio di giovani cineasti. Pier Paolo Pasolini è uno dei primi che si presenta col soggetto di Accattone. Ma alla prima visione dei giornalieri, di fronte alla "passeggiata di Accattone", Fellini rifiuta vigorosamente di continuare la produzione, e litiga in modo radicale con l'amico e collaboratore Pier Paolo, di cui non condivide l'estetica. Nel sogno, azzardiamo, Clemente Fracassi, il direttore di produzione, esorta Federico a "fare sul serio", anche perché, nella realtà dei fatti, a Fellini poi di produrre giovani autori non importava davvero nulla, e il progetto - anche a seguito della lite con Pasolini - naufragò senza rimpianti.

A questo "reperto d'archivio" se ne potrebbero aggiungere infiniti altri, che aprono nuove letture della vita e della creatività dell'autore di film che sono oggi parte integrante dell'identità italiana. In questa prospettiva, l'edizione del Libro dei sogni si affianca, nella celebrazione del centenario della nascita di Federico Fellini, al progetto di restauro dell'opera omnia, portato avanti dalle cineteche italiane, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e Cinecittà Luce. Ma l'opera di Federico non potrebbe dirsi completa senza questo Libro dei sogni, che è anche un "libro dei film", esattamente come i suoi film sono anche il "cinema dei sogni"» (dalla Prefazione di Sergio Toffetti, Gian Luca Farinelli, Felice Laudadio, al volume di Federico Fellini, Il libro dei sogni, Rizzoli, 2019).

.. ore 17.00, Toby Dammit, di Federico Fellini (ep. di Tre passi nel delirio) (1968, 48')

«In Toby Dammit [...] un attore alcolizzato accetta di girare un western all'italiana perché gli viene offerta una Ferrari [...]. Trittico con autori di prestigio ma esiti qualitativi molto difformi: [...] si difende solo Fellini che stravolge il racconto di Poe per conservarne soltanto il nome del protagonista, Toby Dammit, e il finale, in un incubo delirante dove i meccanismi alienanti del mondo dello spettacolo diventano premessa per uno sguardo terribile sull'orrore quotidiano» (Mereghetti). Restauro realizzato per il centenario della nascita di Federico Fellini. Il restauro di Toby Dammit è stato realizzato nel 2019 dal Centro Sperimentale di Cinematografia ed Istituto Luce - Cinecittà a partire da un internegativo 35mm messo a disposizione da Alberto Grimaldi Productions e da un positivo sonoro ottico d'epoca conservato dalla Cineteca Nazionale. Tutte le lavorazioni sono state eseguite presso il laboratorio Studio Emme di Roma.

.. a seguire, incontro con Simona Argentieri, Filippo Ceccarelli, Felice Laudadio, Sergio Toffetti.

Nel corso dell'incontro verrà presentato il volume di Federico Fellini, curato da Sergio Toffetti, Gian Luca Farinelli, Felice Laudadio, Il libro dei sogni, Rizzoli, 2019. (Comunicato ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)




Locandina della presentazione del libro Dal Pop rock alla musica celtica, di Cochi Quarta Per il ciclo "Leggere parole tra noi - Incontri con l'autore"

Dal Pop rock alla musica celtica
di Cochi Quarta


* Il libro è stato presentato il 21 gennaio alla Biblioteca I.C. Giorgio Perlasca - Pietralata (Roma)

Dagli anni Sessanta, dal primo gruppo pop, attraverso mode, stili, culture e band sempre nuove. Un viaggio oltre le note alla ricerca di un modo diverso di fare musica, di viverla come espressione di tutti, come esigenza quotidiana; un sentire ormai quasi dimenticato, ma non dappertutto. È l'incontro con l'Irlanda, le sue note, le sue tradizioni, la sua realtà politica e sociale a far sì che tutto questo diventi realtà. E allora pagina dopo pagina potremo leggere che è possibile vedere una miriade di ragazzini suonare la loro musica popolare e mezza Europa sia lì per ascoltarli; che è possibile che un professionista rispetti i giovani musicisti con cui sta suonando; che è possibile che un vecchio percussionista ti regali il suo strumento e che è possibile raccontare la storia di un popolo attraverso le sue ballate. Questo e altro, nel racconto dei 50 anni di musica di Cochi Quarta insieme ai tanti compagni di viaggio che hanno condiviso conoscenze, passioni, nuove avventure e, non ultimo, il piacere, mai passato di moda, di suonare insieme. (Comunicato stampa)




Locandina di presentazione del libro Il leone imbrigliato di Maurizio Coccia Il leone imbrigliato. Artisti Istituzioni Pubblico
di Maurizio Coccia, Castelvecchi editore

* Il libro è stato presentato il 25 gennaio 2020 al Museolaboratorio ex manifattura tabacchi di Città Sant'Angelo (Pescara)

Il volume tratta del rapporto intercorrente fra i tre principali protagonisti dell'arte contemporanea: artisti, istituzioni, pubblico. Da un'iniziale collocazione storico-critica del fenomeno, si passa a una più precisa connotazione teoretica. Si discutono i pionieri della pratica in oggetto (Institutional Critique), risalendo nei decenni sino al principio del nuovo secolo, quando entrano in gioco le strategie conosciute come New Institutionalism e prendono slancio le nuove pratiche curatoriali, più accentratrici e performative. È dato spazio anche ai principi della nuova museografia indirizzati a un ampliamento del pubblico nei musei, portando anche esperienze tratte dalle vicende internazionali più recenti.

Maurizio Coccia è docente di Storia dell'Arte Contemporanea e Storia e della Critica d'Arte. Direttore del Centro per l'Arte Contemporanea Palazzo Lucarini di Trevi. Consulente di numerose istituzioni sui temi dell'arte pubblica, dell'architettura e della didattica museale, ha contribuito al Padiglione Italia alla Biennale Architettura di Venezia (2016). È nel Comitato Direttivo della rivista Parol - Quaderni d'arte e di epistemologia. Per Aracne ha pubblicato Una rivoluzione non richiesta e Cesare Cesariano. 1475-1543. Ha scritto per Postmedia Books, Gangemi Editore, Manfredi Edizioni.

- Estratto dal volume

Semplificando, potremmo dire che la Critica Istituzionale è una particolare pratica artistica sviluppatasi alla fine degli anni Sessanta, e che risente complessivamente del clima storico di quel periodo. Detto così, chiaramente, è riduttivo. Primo, perché relega il tema all'ambito artistico. Secondo, perché lo rimanda a un momento storico importante ma troppo circoscritto. Infine, così facendo, si trascura la solidità e duttilità del metodo che lo sostiene. Occuparsi di Critica Istituzionale, oggi, significa impiegare una strumentazione integrata e alternativa. E non solo. Rappresenta anche un incentivo ad andare oltre l'arte e la storiografia. Per evidenziarne il ruolo in una prospettiva più vasta. Che è quella dell'azione sociale, della convivenza civile, della gestione della cosa pubblica. Tutte attività, in pratica, regolate da norme e convenzioni. Non fa eccezione, ovviamente, l'arte.

Si può quindi vedere la critica istituzionale non come un periodo storico e/o di genere all'interno della storia dell'arte, ma piuttosto come uno strumento analitico, un metodo di critica e di politica spaziale, che può essere applicato non solo al mondo dell'arte, ma agli spazi disciplinari e delle istituzioni in generale (Sheikh 2006). Ogni istituzione, infatti, è un dispositivo di mediazione tra diversi valori etici e interessi ideologici. Si tratta di una negoziazione costante, che presiede al corretto funzionamento delle comunità organizzate. Le società, intese come istituzioni strutturate in cerchi concentrici, devono estendere il bilanciamento di quella polarità anche ai sottosistemi che la compongono. Tra questi, per esempio, l'arte. (Comunicato stampa)




Copertina del libro di poesie di Berardo Di Ferro intitolato Nuvole Nuvole
Poesie di Berardo Di Ferro

Il libro è stato presentato il 25 novembre 2019 a Palermo alla Galleria d'Arte Studio 71
www.studio71.it

L'evento è curato da Vinny Scorsone che nella prefazione della raccolta di poesie scrive: "Le sue poesie sono pregne del tempo che passa, sono piene di Liana che come un'onda calda gli ha riempito la vita..." Ma Liana oltre che ad essere musa ispiratrice di Berardo è anche pittrice e per questa occasione presenta alcune opere che illustrano le liriche. Allieterà la serata Cinzia Romano La Duca con la sua chitarra, leggerà le poesie Marisa Palermo. (Comunicato stampa)




Copertina del libro La Dama col ventaglio romanzo di Giovanna Pierini La Dama col ventaglio
di Giovanna Pierini, Mondadori Electa, 2018
Il libro è stato presentato il 20 novembre 2019 a Roma al Palazzo Barberini

Il romanzo mette in scena Sofonisba Anguissola ultranovantenne a Palermo - è il 1625 - nel suo tentativo di riacciuffare i fili della memoria e ricordare l'origine di un dipinto. La pittrice in piedi davanti alla tela cerca di ricordare: aveva dipinto lei quel ritratto? È passato tanto tempo. Nonostante l'abbacinante luce di mezzogiorno la sua vista è annebbiata, gli occhi stanchi non riconoscono più i dettagli di quella Dama con il ventaglio raffigurata nel quadro. È questo il pretesto narrativo che introduce la vicenda biografica di una delle prime e più significative artiste italiane. Sofonisba si presenta al lettore come una donna forte, emancipata e non convenzionale, che ha vissuto tra

Cremona, Genova, Palermo e Madrid alla corte spagnola. Tra i molti personaggi realmente esistiti - Orazio Lomellini, il giovane marito; il pittore Van Dyck; Isabella di Valois, regina di Spagna - e altri di pura finzione, spicca il giovane valletto Diego, di cui Sofonisba protegge le scorribande e l'amore clandestino, ma che non potrà salvare. La ricostruzione minuziosa di un'Italia al centro delle corti d'Europa, tra palazzi nobiliari, botteghe artigiane e viaggi per mare, e di una città, Palermo, fa rivivere le atmosfere di un'epoca in cui una pittrice donna non poteva accedere alla formazione accademica e doveva superare numerosi pregiudizi sociali. Tra le prime professioniste che seppero farsi largo nella ristretta società degli artisti ci fu proprio Sofonisba, e questo racconto, a cavallo tra realtà e finzione, ne delinea le ragioni: l'educazione lungimirante del padre, un grande talento e una forte personalità.

Giovanna Pierini, giornalista pubblicista, per anni ha scritto di marketing e management. Nel 2006 ha pubblicato Informazioni riservate con Alessandro Tosi. Da sempre è appassionata d'arte, grazie alla madre pittrice, Luciana Bora, di cui cura l'archivio dal 2008. Questo è il suo primo romanzo. (Comunicato stampa Maria Bonmassar)




Copertina del libro Calabria terra di capolavori Dal Medioevo al Novecento Calabria terra di capolavori. Dal Medioevo al Novecento
di Mario Vicino, Editrice Aurora

Il volume è stato presentato il 22 novembre 2019 al Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia

Nell'accattivante location del Castello Normanno Svevo, verrà presentato il volume di Mario Vicino. Interverranno all'iniziativa Adele Bonofiglio, direttore del Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia e l'autore. Il prof. Mario Vicino, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, ha al suo attivo altre pubblicazioni di pregio quali La Pittura in Calabria. Quattrocento e Cinquecento, Imago Mariae e una monografia su Pietro Negroni.

Iniziativa - come precisa la dottoressa Bonofiglio - per far riscoprire la passione per l'arte e restituire la giusta importanza all'inestimabile patrimonio di cui dispone la Calabria e la bellezza dei suoi innumerevoli tesori nascosti. Nella prima parte dell'opera - continua la Bonofiglio - si descrive l'evoluzione della pittura in Calabria in relazione alla sua straordinaria storia. Partendo dal periodo Tardoantico, l'autore attraversa le vicende del Medioevo, con Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi, per poi raggiungere il Cinquecento e i successivi sviluppi dell'arte calabrese fino all'Ottocento e il Novecento. Nella seconda sezione del libro - conclude la Bonofiglio - vengono catalogati ed esaminati nel dettaglio alcune delle numerose opere presenti nella regione. (Comunicato stampa)




Dipinto di Antonio Ligabue denominato Aratura con cavalli realizzato nel 1948 ad olio su tavola di faesite cm.85x12 Copertina del libro Antonio Ligabue Gli anni della formazione 1899-1919 di Renato Martinoni Antonio Ligabue. Gli anni della formazione (1899-1919)
di Renato Martinoni, Marsilio Editori, 2019

Libro presentato lo 05 ottobre 2019 alla Galleria d'Arte 2000 & Novecento di Reggio Emilia
www.duemilanovecento.it

La mostra antologica di Antonio Ligabue, presentata al Museum im Lagerhaus di San Gallo nel 2019, è stata l'occasione per fare conoscere l'opera dell'artista in quella che può definirsi la sua "patria perduta". Ligabue nacque infatti a Zurigo il 18 dicembre 1899 da un'emigrante italiana, Elisabetta Costa. Dopo essere stato accolto fin dai primi mesi di età dalla famiglia Göbel, vive a San Gallo e nei paesi del circondario conducendo una vita irrequieta, fatta di lavori precari e di ricoveri in istituti (Tablat e Marbach, tra il 1913 e il 1915) e in una clinica psichiatrica (Pfäfers, nel 1917). Espulso dalla Svizzera nel 1919, approda a Gualtieri, dove opera come pittore, scultore, incisore, tra difficoltà di ogni genere e ostracismi, fino alla morte, avvenuta il 27 maggio 1965.

Renato Martinoni, curatore assieme a Sandro Parmiggiani e a Monika Jagfeld della mostra di San Gallo, ha approfondito, con puntigliose ricerche negli archivi, rintracciando documenti e testimonianze inedite, i vent'anni "svizzeri" di Antonio Ligabue, che nel libro vengono definiti "gli anni della formazione", giacché proprio in quel periodo tormentato si gettano le basi per il cammino artistico che Ligabue intraprenderà in Italia. Renato Martinoni è professore emerito di Letteratura italiana all'Università di San Gallo e ha pubblicato libri su scrittori italiani e svizzeri e sulla storia letteraria dei secoli scorsi. Sta lavorando a un romanzo su Antonio Ligabue. Per l'occasione la Galleria esporrà una selezione di opere di Antonio Ligabue. Dipinti ad olio ed alcune opere grafiche che esprimono il disagio e l'angoscia di una vita segnata dalle tribolazioni, un'arte che mostra in primo piano l'estenuante lotta per la sopravvivenza, in cui si può cogliere il tormento di un uomo che sembra compenetrarsi in quegli animali per trovare il riscatto da un'esistenza molto dura, priva di affetti e afflitta da una lancinante solitudine. In esposizione anche opere con scene di vita quotidiana, immerse in un tempo rallentato e quasi immutabile. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Copertina del libro con gli scritti dal 1943 al 1968 di Gastone Novelli Gastone Novelli Scritti '43-'68
www.gastonenovelli.it

Il volume raccoglie l'intero corpus degli scritti di Gastone Novelli redatti dal 1943 al 1968, sia quelli rimasti fino ad oggi inediti, sia quelli già pubblicati da Achille Perilli nel 1976 in un numero monografico della rivista Grammatica. Una raccolta di testi che attraversa la storia dell'Italia artistica e politica della seconda metà del Novecento e allo stesso tempo offre un racconto senza filtri della vita di uno degli artisti italiani che più ha vissuto la tensione tra modernità e sperimentazione linguistica. Eventi e riflessioni si susseguono per tre decenni e si nutrono di viaggi e di incontri fatti da Novelli: dalla Roma della Resistenza e dell'occupazione tedesca al Brasile dei primi anni Cinquanta, dove l'artista scopre la sua vocazione e ha le prime esperienze di insegnamento all'Istituto d'arte del Museo di San Paolo diretto da Pier Maria Bardi; da Parigi dove Novelli frequenta gli ambienti d'avanguardia e stringe rapporti con Hans Arp, Man Ray, Tristan Tzara, Georges Bataille, Samuel Beckett, Pierre Klossowski e Claude Simon, alle isole della Grecia, luogo prescelto per i suoi studi sulle origini del linguaggio.

Sullo sfondo il vivace ambiente della cultura italiana, in cui Novelli frequenta molte delle personalità di spicco di quegli stessi anni, tra cui Afro Basaldella, Corrado Cagli, Pietro Consagra, Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli, Elio Pagliarani, Achille Perilli, Arnaldo e Giò Pomodoro, Toti Scialoja, Giulio Turcato, Emilio Villa, Cesare Vivaldi. La varietà dei testi raccolti (racconti, poesie, manifesti, interviste, ricordi, lettere e appunti di lavoro) restituisce in pieno la molteplicità degli interessi di questo artista e il suo costante e vitale desiderio di intervento sulla realtà che lo circondava.

Le lettere, il giovanile manifesto politico del Movimento Confederale europeo, i corsi di composizione tenuti in Brasile e a Roma, i testi teorici per le riviste L'Esperienza moderna e Grammatica, i suoi decisi interventi sulla Biennale di San Paolo del Brasile, sul Convegno di Verucchio, sulla Quadriennale di Roma e sulla Biennale di Venezia, quelli sul Surrealismo e sulla politica del P.S.I., ci restituiscono finalmente appieno la ricchezza di questa figura, che non è stato solo pittore e artista, ma anche insegnante, fervido polemista, editore, scrittore e attivista politico. La raccolta è stata curata da Paola Bonani, curatrice, con Marco Rinaldi e Alessandra Tiddia, del catalogo generale dell'artista e collaboratrice da molti anni dell'Archivio Gastone Novelli.

Gastone Novelli (Vienna, 1925 - Milano, 1968) è stato uno dei più importanti artisti del secondo dopoguerra italiano. Tra i fondatori delle riviste L'Esperienza moderna (1957) e Grammatica (1964). Novelli ha esposto nei più importanti musei e istituzioni italiani e internazionali. Oggi le sue opere sono conservate al MoMA di New York, alla National Gallery di Washington, al MASP di San Paolo, al British Museum di Londra, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, al Museo del Novecento di Milano, al Mart di Rovereto, alla GAM di Torino e alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Manoel Francisco dos Santos (Garrincha) Elogio della finta
di Olivier Guez, di Neri Pozza Editore, 2019

«Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha (lo scricciolo), era alto un metro e sessantanove, la stessa altezza di Messi. Grazie a lui il Brasile divenne campione del mondo nel 1958 e nel 1962, e il Botafogo, il suo club, regnò a lungo sul campionato carioca. Con la sua faccia da galeotto, le spalle da lottatore e le gambe sbilenche come due virgole storte, è passato alla storia come il dribblatore pazzo, il più geniale e il più improbabile che abbia calcato i campi di calcio. «Come un compositore toccato da una melodia piovuta dal cielo» (Paulo Mendes Campos), Garrincha elevò l'arte della finta a essenza stessa del gioco del calcio.

Il futebol divenne con lui un gioco ispirato e magico, fatto di astuzia e simulazione, un gioco di prestigio senza fatica e sofferenza, creato soltanto per l'Alegria do Povo, la gioia del popolo. Dio primitivo, divise la scena del grande Brasile con Pelé, il suo alter-ego, il re disciplinato, ascetico e professionale. Garrincha resta, tuttavia, il vero padre putativo dei grandi artisti del calcio brasiliano: Julinho, Botelho, Rivelino, Jairzinho, Zico, Ronaldo, Ronaldinho, Denílson, Robinho, Neymar, i portatori di un'estetica irripetibile: il dribbling carioca. Cultore da sempre del football brasiliano, Olivier Guez celebra in queste pagine i suoi interpreti, quegli «uomini elastici che vezzeggiano la palla come se danzassero con la donna più bella del mondo» e non rinunciano mai a un «calcio di poesia» (Pier Paolo Pasolini).  

Olivier Guez (Strasburgo, 1974), collabora con i quotidiani Le Monde e New York Times e con il settimanale Le Point. Dopo gli studi all'Istituto di studi politici di Strasburgo, alla London School of Economics and Political Science e al Collegio d'Europa di Bruges, è stato corrispondente indipendente presso molti media internazionali. Autore di saggi storico-politici, ha esordito nella narrativa nel 2014. (Comunicato stampa Flash Art)

  Recensioni di Ninni Radicini a libri di argomento calcistico

Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.





Copertina libro Armenia Arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana Armenia
Arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana


Il volume è stato presentato il 17 maggio 2019
www.comunitaarmena.it

Ponte tra Asia ed Europa, l'Armenia è ancora oggi un Paese immeritatamente poco conosciuto. Solo negli ultimi anni il turismo ha cominciato a considerare anche questa nazione, le cui vicende hanno molto da insegnarci: in particolare l'ostinazione a rimanere legati alle proprie radici, linguistiche e religiose, ritenute indispensabilia mantenere un'identità di popolo, sfuggendo al pericolo dell'assimilazione. Questa guida vuole essere un aiuto a quanti decidono di compiere un viaggio sull'altopiano armeno, portandoli a comprendere un aspetto fondamentale di questa cultura: l'identità cristiana, coraggiosamente difesa in un ambiente in cui la pratica religiosa non è molta diffusa, soprattutto dopo la dominazione sovietica. Si sono pertanto volute privilegiare quelle informazioni che permettono al turista interessato di "capire" il popolo armeno e il suo patrimonio. A una parte introduttiva contenente elementi fondamentali di storia (con la triste pagina del genocidio), religione (la millenaria Chiesa armena e il monachesimo) e cultura (arte, architettura e lingua), fa seguito la descrizione dettagliata di oltre quaranta siti scelti oculatamente tra le decine che la piccolissima Armenia offre. (Comunicato stampa)




NeoSocialismo
di Luigi Agostini

* Presentazione libro, Pordenone, 09 maggio 2019
www.associazionebobbio.it

Sono tre le date che hanno segnato i giorni che stiamo vivendo: dicembre 1989 che decreta il collasso definitivo del socialismo sovietico; settembre 2008 che, con il fallimento della Lehman Brothers, dà l'avvio alla più grande crisi del capitalismo dell'Occidente; 4 marzo 2018 che segna la più micidiale sconfitta della sinistra italiana nel dopoguerra. Il presente, in Italia e nel mondo, è tuttora dominato dagli effetti disordinanti di questi avvenimenti e l'accumulo di disordine sembra quasi inibire oggi, specie a sinistra, una visione razionale della Politica. In tale disordine la nuova destra ha un gioco più facile. Allo spazio chiuso della destra, la sinistra non può rispondere semplicemente con lo spazio aperto, cosmopolita: la sinistra può rispondere solo con un'idea di spazio aperto ma governabile.

Oggi lo spazio potenzialmente governabile per la sinistra italiana può essere spazio europeo, uno spazio politico però in gran parte da conquistare ed organizzare. Tale obiettivo è possibile solo reinterpretando la crisi innescata dal fallimento della Lehman, anche come straordinaria dinamica trasformativa. Tale dinamica ha il suo motore nella rivoluzione informatica - per i più, la più potente e pervasiva rivoluzione tecnologica della storia - che distorce, confonde, e persino acceca la capacità di lettura delle contraddizioni che il suo avanzare pure continuamente produce. Per questo è sommamente necessario un "riarmo teorico" della sinistra sociale e politica, pena lasciare il campo, nell'acqua sporca della crisi, a giullari ed avventurieri di ogni risma. Questo lavoro è dedicato all'analisi della nuova "marca" di capitalismo, ed ha il suo ancoraggio specifico nel Marx del capitolo sulla macchine dei Grundisse, nella sua straordinaria e profetica attualità; nel Gramsci di Americanismo e Fordismo, oltre che nell'esperienza di dirigente sindacale e politico del suo autore. (Comunicato di presentazione Associazione Norberto Bobbio)




Copertina libro Credo Professo Attendo | sulle orme del Cristianesimo Ortodosso Credo Professo Attendo: sulle orme del Cristianesimo Ortodosso
di p. Evangelos Yfantidis
www.ortodossia.it

In questo libro, che contiene gran parte dei discorsi pronunciati in Italia negli ultimi quindici anni, ci si propone di scoprire l'Ortodossia tenendo presenti i tre verbi che dominano il simbolo della Fede in Cristo: "credo", "professo" e "attendo". Credere a quanto deliberato e proclamato dai santi Concili e Sinodi della Chiesa, dal primo - il Sinodo Apostolico - fino all'ultimo - il Sinodo di Creta -; professare, attraverso la propria vita, l'identità cristiana, scegliendo lo stile di vita, l'etica e i valori che provengono dal Vangelo di Cristo e dal Magistero della Chiesa; e, infine, attendere il Regno di Dio, convinti fermamente che la nostra patria incorruttibile sia il cielo stesso. Vi si approfondiscono alcuni aspetti che riguardano il mistero della Fede in Cristo, la storia e la vita della Chiesa Ortodossa, l'apostolato del Patriarcato Ecumenico, figure di venerata memoria per la loro vita, questioni pastorali, la dottrina etica e sociale, l'unità dei Cristiani, la protezione del creato, il dialogo interreligioso e altri temi. Questo libro si rivolge non solo ai Cristiani Ortodossi residenti nel nostro Paese, bensì anche a chiunque voglia approfondire sulle questioni sopra indicate, per inserirsi nel mistero della verità in Cristo, dell'amore di Cristo e della Sua persona. (Comunicato stampa Chiesa greco-ortodossa di Padova)




Copertina del libro a fumetti Nosferatu, di Paolo D'Onofrio pubblicato da Edizioni NPE Pagina dal libro Nosferatu Nosferatu
di Paolo D'Onofrio, ed. Edizioni NPE, formato21x30cm, 80 pag., cartonato b/n con pagine color seppia

* Novità Editoriale, 2019
edizioninpe.it/product/nosferatu

Il primo adattamento a fumetti del film muto di Murnau del 1922 che ha fatto la storia del cinema horror. Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens), diretto da Friedrich Wilhelm Murnau e proiettato per la prima volta il 5 marzo 1922, è considerato il capolavoro del regista tedesco e uno dei capisaldi del cinema horror ed espressionista. Ispirato liberamente al romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker, Murnau ne modificò il titolo, i nomi dei personaggi (il Conte Dracula diventò il Conte Orlok, interpretato da Max Schreck) e i luoghi (da Londra a Wisborg) per problemi legati ai diritti legali dell'opera. Il regista perse la causa per violazione del diritto d'autore, avviata dagli eredi di Stoker, e venne condannato a distruggere tutte le copie della pellicola. Una copia fu però salvata dallo stesso Murnau, e il film è potuto sopravvivere ed arrivare ai giorni nostri. L'uso delle ombre in questo film classico ha avuto una eco infinita nel cinema successivo, di genere e non. Edizioni NPE presenta il primo adattamento a fumetti di questa pellicola: un albo estremamente particolare, che riprende il film fotogramma per fotogramma, imprimendolo in color seppia su una carta ingiallita ed invecchiata, utilizzando per il lettering lo stesso stile delle pellicole mute e pubblicato in un grande cartonato da collezione. (Comunicato stampa)




La mia Istria
di Elio Velan


* Il volume è stato presentato il 5 dicembre 2018 a Trieste, all'Auditorium del Museo Revoltella

Il volume del noto giornalista e scrittore Elio Velan è presentato a Trieste grazie all'iniziativa della Comunità Croata di Trieste e del suo presidente Gian Carlo Damir Murkovic, che ha voluto includere l'incontro nel programma di iniziative del 2018. Il libro, quasi 200 pagine, sarà introdotto dallo stesso Murkovic e presentato dal giornalista, scrittore e autore teatrale Luciano Santin, con l'intervento / testimonianza dell'autore stesso. L'incontro sarà moderato dal giornalista de "Il Piccolo" Giovanni Tomasin. Ad aprire e concludere la serata sarà la musica, col gruppo vocale e strumentale dell'Associazione culturale"Giusto Curto" di Rovigno, il tutto arricchito dalle proiezioni di immagini dell'Istria, firmate dal grande maestro della fotografia Virgilio Giuricin.

Per far sentire non solo le tipiche armonie ma anche quello spirito condiviso che rende Rovigno una località singolare e ricca. Nel volume Elio, il padre, ragiona col figlio Gianni, mentre la barca li culla e li porta in giro per l'arcipelago rovignese. Cos'è giusto e legittimo che i figli sappiamo dei genitori, dei loro pensieri, delle loro vicende? L'autore cerca di rispondere al quesito attraverso le "confessioni e testimonianze" raccolte in questo libro, uscito prima in lingua croata e ora nella versione italiana per i tipi della "Giusto Curto" di Rovigno. Nel libro Velan racconta e soprattutto si racconta attraverso le esperienze di una vita che l'ha portato a interrogarsi sulle numerose tematiche di un mondo di confine con tanti nodi da sciogliere, ma anche su tematiche esistenziali con l'intelligenza di chi abbraccia con coraggio la verità.

Elio Velan (Pola, 1957), dopo la laurea in Scienze politiche a Zagabria e dopo quattro anni di studi alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Trieste, ha iniziato la carriera giornalistica, una scelta per la vita che non ha mai abbandonato, occupandosi, a fasi alterne, di carta stampata, radio e televisione, tra Fiume, Trieste, Pola, Capodistria e Rovigno. Sin dalle elementary aveva infatti sognato di diventare giornalista per seguire le orme di Oriana Fallaci, che adorava. Il sogno si è avverato anche se non ha fatto mai il corrispondente di guerra, non ha vinto il premio Pulitzer e non ha intervistato il compagno Tito. In compenso ha lavorato, per otto anni, al quotidiano "La Voce del Popolo" come corrispondente da Rovigno.

Nel febbraio 1994 è passato alla redazione del telegiornale di TV Capodistria, lavorando contemporaneamente a Radio Capodistria. Era uno dei redattori e conduttori del TG e spesso seguiva i dibattiti al parlamento di Lubiana. Alla fine del 1996 è passato al quotidiano croato "Glas Istre". Dopo un anno di corrispondenze da Capodistria si è trasferito a Trieste come unico corrispondente estero del quotidiano di Pola e del quotidiano "Novi List" di Fiume. A Trieste ha lavorato per quindici anni alla sede regionale della Rai per il Friuli Venezia Giulia. Conduceva la trasmissione radiofonica "Sconfinamenti" e, contemporaneamente, a TV Capodistria la trasmissione settimanale di approfondimento "Parliamo di..." (oltre 400 trasmissioni realizzate).

La sua carriera si è conclusa nel 2016 con l'unico rammarico di non aver mai lavorato a un settimanale perché era quello lo spazio più congeniale al suo stile. Ha pubblicato quattro libri in rapida successione (un libro all'anno), che rappresentano la sintesi del suo lavoro di giornalista. Sono scritti in croato, la lingua che ha usato di più. Ora partecipa alle attività della "Giusto Curto" come giornalista e ideatore di spettacoli. Nei primi anni Novanta ha fondato e diretto per tre anni il mensile della Comunità Italiana di Rovigno, "Le Cronache", molto seguito anche da chi non ne condivideva la linea editoriale. (Comunicato stampa)

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Copertina del libro Ritratto di signora in viaggio | Un'americana cosmopolita nel mondo di Henry James Ritratto di signora in viaggio | Un'americana cosmopolita nel mondo di Henry James
di Gottardo Pallastrelli, Donzelli Editore, 2018

Il libro ripercorre la vita di Caroline Fitzgerald e della sua famiglia,facendo luce su esistenze affascinanti e sul suo profondo legame con Henry James. Nei romanzi e dei racconti di Henry James, la protagonista più nota è senz'altro quella di Ritratto di signora, Isabel Archer. Diversi, però, sono i personaggi femminili che dalle sponde americane dell'oceano giungono in Europa, più spesso a Londra, in cerca di un matrimonio aristocratico e poi, da lì, in Italia inseguendo il sogno della bellezza e il fascino di antiche culture e civiltà. Ma c'è un'altra signora, realmente vissuta e rimasta finora ignota, legata a James dalla scrittura - quella di un carteggio con lui, venuto solo ora alla luce.

E' a lei che è dedicata questa biografia che, attraverso lettere, diari e documenti d'epoca, ricostruisce un reale ritratto di signora nel quale è inevitabile scorgere le fattezze di un'ideale eroina jamesiana: Caroline Fitzgerald. Molto nota nell'alta società newyorchese, Caroline ben presto si trasferì a Londra. Fu in un brillante salotto di Kensington che avvenne il primo incontro con lo scrittore americano, il quale, in una lettera a Edith Wharton, ne descrive «la bellezza trascurata». James frequentava le donne dall'eleganza sofisticata della migliore società internazionale, e Caroline non ricalcava lo stereotipo della giovane ereditiera americana in Europa tanto in voga in quegli anni.

Lei che era colta, ricca, innamorata della poesia e talmente affascinata dall'Oriente da aver studiato il sanscrito e da vestire lunghe tuniche esotiche, era infatti decisamente lontana da quel cliché. Dopo il divorzio da un Lord inglese, si innamorò di un medico ed esploratore italiano, Filippo De Filippi. Sia pur tra le righe delle sue lettere - uscite oggi dagli archivi degli eredi della famiglia De Filippi - James sembrò incoraggiare quella scelta e, negli anni che seguirono, spesso incontrò Caroline costatandone la nuova felicità. Imperdibili sono alcuni resoconti che James scrive delle sue gite in Italia a bordo di una delle primissime automobili del secolo di proprietà della coppia.

Il viaggio fu, del resto, la cifra dell'esistenza di una donna intraprendente che andò fino in Caucaso e poi in India al seguito delle esplorazioni del marito - e di ogni dove, Caroline riportava bellezze ed emozioni nel carteggio con James e gli altri amici della vecchia Europa. Una vita inconsueta vissuta appieno in poco più di quarant'anni e finita a Roma il giorno di Natale del 1911. Leggere oggi la sua biografia, attraverso le tante pagine di suo pugno, è come leggere in controluce un romanzo jamesiano mai scritto, o meglio ancora sbirciare nel vissuto di James fatto di incontri con donne e uomini reali da cui lo scrittore attingeva spunti per i suoi capolavori. E d'altra parte fu la stessa Caroline a supporre in lui una curiosità «professionale» a proposito di un suo fratello, esploratore di fama internazionale: «Henry James è venuto da noi per il tè questo pomeriggio - annotava in una lettera del 22 maggio 1896 - e ha continuato a farmi domande su Edward il quale, ne sono certa, finirà in uno dei suoi prossimi romanzi». Il forte sospetto, scoprendo oggi la vita di Caroline, è che sia stata invece lei a fornire a James più di una suggestione per le sue indimenticabili protagoniste femminili. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Copertina del libro Errantia Gonzalo Alvarez Garcia Errantia
Poesia in forma di ritratto

di Gonzalo Alvarez Garcia

Il libro è stato presentato il 7 agosto 2018 alla Galleria d'arte Studio 71, a Palermo
www.studio71.it

Scrive l'autore in una sua nota nel libro "... Se avessi potuto comprendere il segreto del geranio nel giardino di casa o della libellula rossa che saltellava nell'aria sopra i papiri in riva al fiume Ciane, a Siracusa, avrei capito anche me steso. Ma non capivo. Ad ogni filo d'erba che solleticava la mia pelle entravo nella delizia delle germinazioni infinite e sprofondavo nel mistero. Sentivo confusamente di appartenere all'Universo, come il canto del grillo. Ma tutto il mio sapere si fermava li. Ascoltavo le parole, studiavo i gesti delle persone intorno a me come il cacciatore segue le tracce della preda, convinto che le parole e i gesti degli uomini sono una sorta di etimologia. Un giorno o l'altro, mi avrebbero portato a catturare la verità.... Mi rivolsi agli Dei e gli Dei rimasero muti. Mi rivolsi ai saggi e i saggi aggiunsero alle mie altre domande ancora più ardue. Seguitai a camminare. Incontrai la donna, che non pose domande. Mi accolse con la sua grazia ospitale. Da Lei ho imparato ad amare l'aurora e il tramonto...". Un libro che ripercorre a tappe e per versi, la sua esistenza di ragazzo e di uomo, di studioso e di poeta, di marito e padre. Errantia, Poesia in forma di ritratto, con una premessa di Aldo Gerbino è edito da Plumelia edizioni. (Comunicato stampa)




Copertina libro L'ultima diva dice addio L'ultima diva dice addio
di Vito di Battista, ed. SEM Società Editrice Milanese, pp. 224, cartonato con sovracoperta, cm.14x21,5 €15,00
www.otago.it

E' la notte di capodanno del 1977 quando Molly Buck, stella del cinema di origine americana, muore in una clinica privata alle porte di Firenze. Davanti al cancello d'ingresso è seduto un giovane che l'attrice ha scelto come suo biografo ufficiale. E' lui ad avere il compito di rendere immortale la storia che gli è stata data in dono. E forse molto di più. Inizia così il racconto degli eventi che hanno portato Molly Buck prima al successo e poi al ritiro dalle scene, lontana da tutto e da tutti nella casa al terzo piano di una palazzina liberty d'Oltrarno, dove lei e il giovane hanno condiviso le loro notti insonni. Attraverso la maestosa biografia di un'attrice decaduta per sua stessa volontà, L'ultima diva dice addio mette in scena una riflessione sulla memoria e sulla menzogna, sul potere della parola e sulla riduzione ai minimi termini a cui ogni esistenza è sottoposta quando deve essere rievocata. Un romanzo dove i capitoli ricominciano ciclicamente con le stesse parole e canzoni dell'epoca scandiscono lo scorrere del tempo, mentre la biografia di chi ricorda si infiltra sempre più nella biografia di chi viene ricordato. Vito di Battista (San Vito Chietino, 1986) ha vissuto e studiato a Firenze e Bologna. Questo è il suo primo romanzo. (Comunicato Otago Literary Agency)




Copertina libro Il passato non passa mai, di Michele De Ruggieri Il passato non passa mai - Tutte le guerre sono bugiarde
di Michele De Ruggieri, ed. Europa Edizioni, 162 pagine, euro 13,90

E' la guerra che si dovrebbe raccontare nelle scuole, al di là di date, vittorie e sconfitte, quella raccontata nel romanzo di Michele De Ruggieri. La presentazione è organizzata in collaborazione con il Polo Museale della Basilicata. Il Circolo La Scaletta ha concesso il patrocinio. Interverrà l'autore che dialogherà con la giornalista Sissi Ruggi. Michele De Ruggieri racconta con una prosa schietta e molto curata una storia che prende avvio nel settembre 1916 con il protagonista che viene chiamato alle armi. Fra la famiglia che tenta senza riuscirvi di non farlo mandare al fronte, la guerra di trincea e la prigionia, sin dalle prime pagine e confermando il titolo il romanzo è una chiara condanna della guerra. La penna di Michele De Ruggieri sceglie di raccontare tutto questo attraverso un'attenta ricostruzione storica e i sentimenti. Dalla paura di essere uccisi alla lotta per la sopravvivenza nel campo di concentramento, dove la fame cambia la gerarchia dei valori. Basta una lettera da casa, che fa intravedere la vita, e le lacrime che accompagnano la lettura restituiscono gli uomini a loro stessi.

- Sinossi

E' il 28 giugno 1914; in tutta Europa giunge la notizia dell'attentato di Sarajevo. Un mese dopo, la prima dichiarazione di guerra. Pochi sanno quali proporzioni assumerà il conflitto e quanti milioni di uomini farà cadere. Idealismi improbabili e frasi piene di retorica furono sufficienti per infervorare gli animi di tanti che non avevano idea di cosa li aspettasse. In piazza si gridava "viva la guerra!" e sul fronte si moriva. Pietro è un giovane che riesce, grazie alle sue conoscenze, ad evitare il fronte, vivendo il conflitto mondiale da una posizione privilegiata e sicura. Almeno così sembra... Dopo la disfatta di Caporetto, infatti, le carte in tavola cambiano completamente. Pietro si ritrova prima in trincea, poi in un campo di concentramento, a tentare disperatamente di tenersi stretta la vita e a guardare negli occhi i suoi compagni che non ci riescono, soccombendo all'orrore di uno dei periodi più oscuri della storia dell'umanità. Ne uscirà totalmente trasformato.

Michele De Ruggieri (Palagiano - Taranto, 1938), di famiglia lucana, ha studiato e conseguito la laurea in farmacia. Si è sempre interessato di Storia Contemporanea e Storia dell'arte. Il passato non passa mai - Tutte le guerre sono bugiarde, è il secondo romanzo di Michele De Ruggieri. Nel 2010 ha pubblicato il romanzo storico Al di qua del Faro (Guida Editori), ambientato tra le montagne lucane e il golfo di Napoli agli albori dell'Unità d'Italia. (Comunicato stampa)




Luigi Pirandello Luigi Pirandello. Una biografia politica
di Ada Fichera, ed. Polistampa
www.polistampa.com

L'adesione di Pirandello al fascismo, il suo rapporto col regime e con la censura, le idee di fondo del suo pensiero politico: sono gli elementi chiave del saggio di Ada Fichera. Con l'autrice dialogheranno il giornalista e scrittore Mario Bernardi Guardi e l'editore Antonio Pagliai. Letture a cura di Dylan (Dimensione Suono Soft). Luigi Pirandello è stato sempre analizzato sotto il profilo strettamente letterario o puramente storico. Il saggio di Ada Fichera, frutto di una ricerca su documenti d'archivio inediti, rilegge per la prima volta la sua figura ricostruendone la vita in chiave politica. Dal testo, arricchito da una prefazione di Marcello Veneziani, emergono aspetti chiave del pensiero pirandelliano come la coscienza del fallimento degli ideali borghesi, l'idea del potere nelle mani di uno e non di una maggioranza, la tendenza all'azione. (Comunicato stampa)




Locandina per la presentazione del libro Zenobia l'ultima regina d'Oriente Zenobia l'ultima regina d'Oriente
L'assedio di Palmira e lo scontro con Roma

di Lorenzo Braccesi, Salerno editrice, 2017, p.200, euro 13,00

Il sogno dell'ultima regina d'Oriente era di veder rinascere un grande regno ellenistico dal Nilo al Bosforo, piú esteso di quello di Cleopatra, ma la sua aspirazione si infranse per un errore di valutazione politica: aver considerato l'impero di Roma prossimo alla disgregazione. L'ultimo atto delle campagne orientali di Aureliano si svolse proprio sotto le mura di Palmira, l'esito fu la sconfitta della regina Zenobia e la sua deportazione a Roma, dove l'imperatore la costrinse a sfilare come simbolo del suo trionfo. Le rovine monumentali di Palmira - oggi oggetto di disumana offesa - ci parlano della grandezza del regno di Zenobia e della sua resistenza eroica. Ancora attuale è la tragedia di questa città: rimasta intatta nei secoli, protetta dalle sabbie del deserto, è crollata sotto la furia della barbarie islamista.

Lorenzo Braccesi ha insegnato nelle università di Torino, Venezia e Padova. Si è interessato a tre aspetti della ricerca storica: colonizzazione greca, società augustea, eredità della cultura classica nelle letterature moderne. I suoi saggi piú recenti sono dedicati a storie di donne: Giulia, la figlia di Augusto (Roma-Bari 2014), Agrippina, la sposa di un mito (Roma-Bari 2015), Livia (Roma 2016). (Comunicato stampa)




Copertina del libro Napoleone Colajanni tra partito municipale e nazionalizzazione della politica Napoleone Colajanni tra partito municipale e nazionalizzazione della politica
Lotte politiche e amministrative in provincia di Caltanissetta (1901-1921)


di Marco Sagrestani, Polistampa, 2017, collana Quaderni della Nuova Antologia, pag. 408
www.leonardolibri.com

Napoleone Colajanni (1847-1921) fu una figura di rilievo nel panorama politico italiano del secondo Ottocento. Docente e saggista, personalità di notevole levatura intellettuale, si rese protagonista di importanti battaglie politiche, dall'inchiesta parlamentare sulla campagna in Eritrea alla denuncia dello scandalo della Banca Romana. Il saggio ricostruisce il ruolo da lui svolto nella provincia di Caltanissetta, in particolare nella sua città natale Castrogiovanni e nell'omonimo collegio elettorale. In un'area dove la lotta politica era caratterizzata da una pluralità di soggetti collettivi - democratici, repubblicani, costituzionali, socialisti e cattolici - si pose come centro naturale di aggregazione delle sparse forze democratiche, con un progetto di larghe convergenze finalizzato alla rinascita politica, economica e morale della sua terra. (Comunicato stampa)




Opera di Gianni Maria Tessari Copertina della rassegna d'arte Stappiamolarte Stappiamolarte
www.al-cantara.it/news/stappiamo-larte

La pubblicazione realizzata con le opere di 68 artisti provenienti dalle diverse parti d'Italia è costituita da immagini di istallazioni e/o dipinti realizzati servendosi dei tappi dell'azienda. All'artista, infatti, è stata data ampia libertà di esecuzione e, ove lo avesse ritenuto utile, ha utilizzato, assieme ai tappi, altro materiale quale legno, vetro, stoffe o pietre ma anche materiali di riciclo. Nel sito di Al-Cantara, si può sfogliare il catalogo con i diversi autori e le relative opere. Nel corso della giornata sarà possibile visitare i vigneti, la cantina dell'azienda Al-Cantàra ed il " piccolo museo" che accoglie le opere realizzate.

Scrive nel suo testo in catalogo Vinny Scorsone: "...L'approccio è stato ora gioioso ora riflessivo e malinconico; sensuale o enigmatico; elaborato o semplice. Su esso gli artisti hanno riversato sensazioni e pensieri. A volte esso è rimasto tale anche nel suo ruolo mentre altre la crisalide è divenuta farfalla varcando la soglia della meraviglia. Non c'è un filo comune che leghi i lavori, se non il fatto che contengano dei tappi ed è proprio questa eterogeneità a rendere le opere realizzate interessanti. Da mano a semplice cornice, da corona a bottiglia, da schiuma a poemetto esso è stato la fonte, molto spesso, di intuizioni artistiche singolari ed intriganti. Il rosso del vino è stato sostituito col colore dell'acrilico, dell'olio. Il tappo inerte, destinato a perdersi, in questo modo, è stato elevato ad oggetto perenne, soggetto d'arte in grado di valicare i confini della sua natura deperibile...". (Comunicato stampa)

Visualizza versione ingrandita della locandina della presentazione del volume




Stelle in silenzio
di Annapaola Prestia, Europa Edizioni, 2016, euro 15,90

Millecinquecento chilometri da percorrere in automobile in tre giorni, dove ritornano alcuni luoghi cari all'autrice, già presenti in altri suoi lavori. La Sicilia e l'Istria fanno così da sfondo ad alcune tematiche forti che il romanzo solleva. Quante è importante l'influenza di familiari che non si hanno mai visto? Che valore può avere un amore di breve durata, se è capace di cambiare un destino? Che peso hanno gli affetti che nel quotidiano diventano tenui, o magari odiosi? In generale l'amore è ciò che lega i personaggi anche quando sembra non esserci, in un percorso che è una ricerca di verità tenute a lungo nascoste.

Prestia torna quindi alla narrativa dopo il suo Caro agli dei" (edito da "Il Filo", giugno 2008), che ha meritato il terzo premio al "Concorso nazionale di narrativa e poesia F. Bargagna" e una medaglia al premio letterario nazionale "L'iride" di Cava de'Tirreni, sempre nel 2009. Il romanzo è stato presentato dal giornalista Nino Casamento a Catania, dallo scrittore Paolo Maurensig a Udine, dallo psicologo Marco Rossi di Loveline a Milano. Anche il suo Ewas romanzo edito in ebook dalla casa editrice Abel Books nel febbraio 2016, è arrivato semifinalista al concorso nazionale premio Rai eri "La Giara" edizione 2016 (finalista per la regione Friuli Venezia Giulia) mentre Stelle in silenzio, come inedito, è arrivato semifinalista all'edizione del 2015 del medesimo concorso.

Annapaola Prestia (Gorizia, 1979), Siculo-Istriana di origine e Monfalconese di adozione, lavora dividendosi tra la sede della cooperativa per cui collabora a Pordenone e Trieste, città in cui gestisce il proprio studio psicologico. Ama scrivere. Dal primo racconto ai romanzi a puntate e alle novelle pubblicati su riviste a tiratura nazionale, passando per oltre venti pubblicazioni in lingua inglese su altrettante riviste scientifiche specializzate in neurologia e psicologia fino al suo primo romanzo edito Caro agli dei... la strada è ancora tutta in salita ma piena di promesse.

Oltre a diverse fan-fiction pubblicate su vari siti internet, ha partecipato alla prima edizione del premio letterario "Star Trek" organizzato dallo STIC - Star Trek Italian Club, ottenendo il massimo riconoscimento. Con suo fratello Andrea ha fondato la U.S.S. Julia, un fan club dedicato a Star Trek e alla fantascienza. Con suo marito Michele e il suo migliore amico Stefano, ha aperto una gelateria a Gradisca d'Isonzo, interamente dedicata alla fantascienza e al fantasy, nella quale tenere vive le tradizioni gastronomiche della Sicilia sposandole amabilmente con quelle del Nord Est d'Italia. (Comunicato Ufficio stampa Emanuela Masseria)




Copertina libro I quaranta giorni del Mussa Dagh I quaranta giorni del Mussa Dagh
di Franz Werfel, ed. Corbaccio, pagg.918, €22,00
www.corbaccio.it

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.» Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a Nord della baia di Antiochia.

Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell'affiato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.

Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni del Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa. Franz Werfel (Praga, 1890 - Los Angeles, 1945) dopo la Prima guerra mondiale si stabilì a Vienna, dove si impose come uno dei protagonisti della vita letteraria mitteleuropea. All'avvento del nazismo emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Oltre a I quaranta giorni del Mussa Dagh, Verdi. Il romanzo dell'opera, che rievoca in modo appassionato e realistico la vita del grande musicista italiano. (Comunicato Ufficio Stampa Corbaccio)

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- 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Presentazione rassegna




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Copertina libro La passione secondo Eva La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse (Córdoba - Argentina, 1934), diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina del libro Odissea Viola Aspettando Ulisse lo Scudetto Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria)




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina del libro Le stelle danzanti di Gabriele Marconi Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare. Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati.

Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio. Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.





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