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Copertina del libro La Grecia contemporanea 1974-2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco e Ninni Radicini edito da Polistampa di Firenze La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia

Fermoimmagine dal film Nosferatu con i personaggi di Hutter e del Conte Orlok poco dopo l'arrivo del primo nel Castello in Transilvania
Nosferatu: dal cinema al fumetto
 
Locandina della mostra Icone Tradizione-Contemporaneità - Le Icone post-bizantine della Sicilia nord-occidentale e la loro interpretazione contemporanea
Le Icone tra Sicilia e Grecia
 
Particolare dalla copertina del romanzo I Vicerè, scritto da Federico De Roberto e pubblicato nel 1894
Recensione "I Vicerè" | Review "The Viceroys"
 
Composizione geometrica ideata da Ninni Radicini per la pagina della newsletter Kritik con locandine di rassegne presentate
Locandine rassegne
 
Fermoimmagine dal film tedesco Metropolis
Il cinema nella Repubblica di Weimar

La fotografa Vivian Maier autrice di migliaia di foto scattate in gran parte con una Rolleiflex e di filmati in super 8 scoperti dopo la sua scomparsa
Vivian Maier
Mostre in Italia
Luigi Pirandello
«Pirandello»
Poesia di Nidia Robba
Fermo-immagine dal film Il Pianeta delle Scimmie, 1968
1968-2018
Il Pianeta delle Scimmie

Planet of the Apes - Review
Aroldo Tieri in una rappresentazione televisiva del testo teatrale Il caso Pinedus scritto da Paolo Levi
Aroldo Tieri
Un attore d'altri tempi

An Actor from another Era
Gilles Villeneuve con la Ferrari nel Gran Premio di F1 in Austria del 1978
13 agosto 1978
Primo podio di Gilles Villeneuve

First podium for G. Villeneuve
Il pilota automobilistico Tazio Nuvolari
Mostre su Tazio Nuvolari
Maria Callas nel film Medea
Maria Callas
Articolo


Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni: 2020-2019 | 2018 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08 | Lista mostre e conferenze 2007-2020

Grecia Moderna e Mondo Ellenico (Iniziative culturali): 2020-2019 | 2018 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010-2009 | 2007-2008

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Opera di Dadamaino Dadamaino
Un segno metalinguistico


15 dicembre 2020 (inaugurazione ore 16.00-20.00) - 23 gennaio 2021
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Da sempre l'arte di Dadamaino (Emilia "Eduarda" Maino in arte Dadamaino nata a Milano nel 1930 ed ivi deceduta nel 2004) si è protesa alla ricerca di un linguaggio alternativo, un sistema di segni artificiali adottato per la descrizione della struttura formale di una nuova comunicazione. Dopo i giovanili cimenti informali, la frequentazione e l'amicizia con maestri quali Lucio Fontana, Piero Manzoni e gli emergenti gruppi nazionali ed europei di Arte Programmata (da Azimuth al Gruppo T e al Gruppo N a Zero, Nul e Motus) spingono l'artista milanese verso la ricerca di un nuovo segno. L'unicità della ricerca di Dadamaino sta proprio nell'esplorare sempre nuovi territori senza farvi mai ritorno.

Ecco come nascono i numerosi "cicli" della sua pittura, ognuno figlio del successivo, logicamente consequenziali tra loro in una evoluzione segnica che non ha eguali nel panorama della storia dell'arte. Protagonista del suo tempo, estremamente rigorosa nel suo incessante lavoro di ricerca, Dadamaino si pone come un esempiodell'arte della seconda metà del '900 sia come artista che come donna, autentica pasionaria del ruolo femminile nell'arte e nel coniugare politica e attività artistica. Mostra a cura di Luca Pietro Nicoletti e Stefano Cortina. Catalogo in galleria, Edizioni Cortina Arte, testo critico di Luca Pietro Nicoletti, introduzione di Stefano Cortina. (Comunicato stampa)

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Dadamaino | Gli anni '80 e '90, l'infinito silenzio del segno
a cura di Stefano Cortina con Susanne Capolongo, testo critico di Elena Pontiggia
Presentazione catalogo (mostra 03 giugno-18 luglio 2014)




Dipinto a tempere e olio su tavola di cm 50x60 realizzato da Franco Fortunato denominato Le Città del vento Dipinto olio su tela di cm 60x50 realizzato da Enrico Benaglia denominato La farfalla azzurra Dipinto a olio su tela di cm 50x70 realizzato da Ernesto Piccolo nel 1994 denominato Composizione Dipinto a olio, pigmenti e smalti su tela di cm 60x50 realizzato da Mariarosaria Stigliano denominato Notturno parigino Dipinto a olio su tela di cm 60x80 realizzato da Mario Ferrante denominato The places of time, courtesy Galleria Edarcom Europa "Collettiva di Fine Anno"
27, 28, 29 novembre (inaugurazione) - 31 dicembre 2020
Galleria d'arte Edarcom Europa - Roma
www.edarcom.it

Mostra giunta quest'anno alla 46esima edizione. Oltre 400 le opere esposte tra dipinti, sculture, litografie, incisioni e serigrafie di oltre 40 importanti artisti della seconda metà del '900 e contemporanei.

Opere di: Ugo Attardi, Enrico Benaglia, Franz Borghese, Ennio Calabria, Angelo Camerino, Michele Cascella, Tommaso Cascella, Giuseppe Cesetti, Angelo Colagrossi, Roberta Correnti, Marta Czok, Mario Ferrante, Salvatore Fiume, Franco Fortunato, Felicita Frai, Franco Gentilini, Gianpistone, Emilio Greco, Renato Guttuso, Ivan Jakhnagiev, Andrea Marcoccia, Franco Marzilli, Piero Mascetti, Maurizio Massi, Francesco Messina, Mauro Molle, Sigfrido Oliva, Ernesto Piccolo, Giorgio Prati, Salvatore Provino, Domenico Purificato, Aldo Riso, Carlo Roselli, Sebastiano Sanguigni, Aligi Sassu, Cynthia Segato, Mariarosaria Stigliano, Orfeo Tamburi, Lino Tardia, Renzo Vespignani. (Comunicato stampa)




Dipinto realizzato da Alan Gattamorta nella mostra online Quadrini "Quadrini"
termina il 13 dicembre 2020
Mostra | Online exhibition

Indifferenti alle mode e solitamente piccoli, i quadrini sono rapidi e insignificanti come ogni nostro primo sguardo. Sul sito antologico il pittore Alan Gattamorta presenta una rassegna di 20 acrilici su carta.







Opera di Hiroshi Sugimoto denominata South Pacific Ocean, Waihau realizzata nel 1990 Hiroshi Sugimoto
with your back to the earth


21 novembre 2020 - 11 aprile 2021
Rolla.info - Bruzella (Svizzera)
rolla.info

La diciottesima mostra della Fondazione Rolla è dedicata al grande fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) e all'importante opera Seascapes. Attivo dalla metà degli anni Settanta, nel 1980 scatta la prima immagine della serie sui mari e ancora oggi continua a fotografare mare e cielo in tutto il mondo. A quarant'anni dal primo scatto, Philip e Rosella Rolla mettono in mostra il portfolio intitolato Time Exposed, appartenente alla loro collezione, che comprende cinquanta paesaggi marini selezionati da Sugimoto e stampati nel 1991.

Il fotografo mantiene l'orizzonte sempre alla stessa altezza e annulla il resto del paesaggio. Non c'è mai una persona o altra distrazione nell'inquadratura. Nei secoli la terra è cambiata e Sugimoto pensa che il paesaggio marino sia una delle poche visioni uguali a quella dell'uomo preistorico, e lì ritrova un rasserenante senso di sicurezza, come se visitasse la sua casa ancestrale. La mostra è accompagnata da un catalogo con un testo del Professor Michael Jakob. Mai come in quest'anno di sospensione e di paure legate alle pandemie e ai cambiamenti climatici, la mostra può indurre a riflettere sulle conseguenze tangibili o no delle nostre azioni e sullo stato dei nostri paesaggi apparentemente sempre uguali e rassicuranti. (Comunicato stampa)

___ ENG

The eighteenth Rolla Foundation exhibition features the famous Japanese photographer Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) and his remarkable Seascapes. Active since the mid-1970s, he took the first picture in the seascape series in 1980 and continues to photograph seas and skies the world over. Forty years after that first photograph, Philip and Rosella Rolla are displaying a portfolio from their collection entitled Time Exposed, comprising fifty seascapes selected by Sugimoto and printed in 1991. The photographer always places the horizon at the same level and annuls the rest of the landscape. No people or other distractions ever appear in the pictures. Earth has changed over the centuries and Sugimoto sees the marine landscape as one of the few visions to have remained unchanged since the time of prehistoric man, drawing from it a reassuring sense of security, as if he were returning to his ancestral home. The exhibition is accompanied by a catalog with a text by Professor Michael Jakob. (Press release)




Foto del MACTE Museo d'Arte Contemporanea di Termoli realizzata da Nadia Vitone 62ma edizione Premio Termoli - Sezione Architettura e Design
MACTE - Museo d'Arte Contemporanea di Termoli (Campobasso)
Termine di partecipazione: 16 dicembre 2020
www.fondazionemacte.com

Inaugurato nel 1955, il Premio Termoli è tra i più longevi del panorama artistico italiano e dalle edizioni che si sono susseguite negli anni si è creata una ricca collezione di opere d'arte ora affidata alla Fondazione MACTE. Nel 2020 la storia del Premio Termoli si rinnova con la creazione di una nuova sezione dedicata all'Architettura e al Design che si articola nella ricerca di un progetto di committenza, inscrivendosi in una tradizione italiana volta alla ricerca e all'adozione di nuovi approcci artistici ed architettonici. La 62ma edizione del Premio Termoli è curata da Laura Cherubini e assegnerà due premi: uno al/la vincitore/trice della Sezione Arti Visive e uno per la Sezione Architettura e Design.

Il tema del concorso per la Sezione Architettura e Design è la progettazione di una pensilina per la sosta degli autobus urbani per la città di Termoli che abbia caratteristiche di innovazione e che sia tecnologicamente avanzata ed eco-sostenibile. Oltre alla giuria di esperti, ci sarà una menzione speciale per il progetto che riceverà il maggior numero di consensi da parte dei visitatori, annunciata nell'ultimo giorno della mostra. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)

___EN

The MACTE Foundation announces the Open Call for the 62nd edition of the Premio Termoli-Architecture and Design Section: applications can be sent until December 16, 2020. The Premio Termoli, established in 1955, is one of the longest-running artistic events in Italy and one that gave birth to the collection of artworks presently entrusted to the Fondazione MACTE. In 2020, the history renews itself with the creation of a new branch of the Premio Termoli, the Architecture and Design Section, which introduces an open call for projects by commission, fostering the tradition of Italy as a place for ingenuity in welcoming new architectural and artistic approaches.

The 62nd edition of the Premio Termoli is curated by Laura Cherubini and will award two cash prizes, one for the winner of the Visual Arts Section and one for the Architecture and Design Section. The purpose of the contest of the 62nd Premio Termoli-Architecture and Design Section is to design an urban bus stop shelter, meant for the city of Termoli, which must be innovative and technologically advanced and eco-sustainable. For the full submissions guidelines please download the contest rules and appendixes below. The winner of the 62nd Premio Termoli-Architecture and Design Section will be, not only awarded a cash prize for the project deemed best by the jury, but also entrusted to the Municipality of Termoli for inclusion in its urban redevelopment plans. In addition to the jury of experts, there will be a special mention awarded by popular vote by the visitors on the last day of the exhibition at the MACTE Museum. (Press release Lara Facco P&C)




Locandina mostra London by Gian Butturini London by Gian Butturini
Spazio d'Arte Scoglio di Quarto - Milano
10 dicembre (inaugurazione ore 21) - 23 dicembre 2020
www.gianbutturini.com

.. 18 dicembre alle ore 18.30, incontro online organizzato dalla Casa della Cultura con interventi di: Ferdinando Scianna (fotografo), Gigliola Foschi (critica fotografica e curatrice della mostra), Alberto Prina (direttore Festival Fotografia Etica di Lodi), Stefania Ragusa (Università di Pavia) Marta e Tiziano Butturini (Associazione Gian Butturini). Coordina Ferruccio Capelli, direttore casa della Cultura di Milano. L'evento sarà in diretta facebook sulla pagina, il canale Youtube e il sito di Casa della Cultura di Milano.

Mostra fotografica, a cura di Gigliola Foschi e promossa dall'Associazione Gian Butturini, visitabile in uno slide-showonline 24h su 24 collegandosi al sito www.gianbutturini.com oppure recandosi in galleria previa prenotazione. Trenta fotografie per restituire dignità intellettuale all'uomo prima ancora che al fotoreporter Gian Butturini, da sempre impegnato a denunciare disuguaglianze, disagi e povertà, dolori e umiliazioni, guidato dalla convinzione che le immagini abbiano una forza intrinseca capace di abbattere muri, censure e conformismi. Una mostra in difesa della libertà di immagine e di pensiero. Una mostra contro l'intolleranza e la censura che, senza motivazioni reali e senza discussioni, hanno imposto il ritiro del libro fotografico London by Gian Butturini (Damiani editore, 2017, reprint del volume London del 1969), oltre ad offendere la memoria di un autore che per tutta la vita ha usato l'obiettivo contro ogni forma di discriminazione e di violenza per raccontare e difendere i più deboli e svantaggiati.

Gian Butturini, grafico, regista e fotografo pluripremiato, scomparso nel 2006, è tornato suo malgrado al centro delle cronache perché tacciato incredibilmente di razzismo. Nel maggio del 2019 la giovane studentessa britannica di colore Mercedes Baptiste Halliday si è scagliata via Twitter per l'accostamento di due fotografie tratte dal libro London"by Gian Butturini facendole finire nel tritacarne della Cancel Culture: da una parte l'immagine di una donna di colore che vende i biglietti della metropolitana, dall'altra quella di un gorilla in gabbia, "che riceve con dignità imperiale sul muso aggrottato le facezie e le scorze lanciategli dai suoi nipoti in cravatta", come scrisse lo stesso Butturini. L'anatema della ventenne Mercedes - che vede nelle due immagini messe vicine lo stereotipo donna nera = scimmia - crea un tale clamore sui social e media britannici che in poco tempo travolge non solo Gian Butturini, ma anche il curatore della ristampa del libro Martin Parr, celebre maestro della fotografia contemporanea.

Dopo aver definito l'edizione del 1969 di London un "gioiello trascurato" da riportare all'attenzione del grande pubblico sollecitandone la ristampa, di fronte agli attacchi dell'opinione pubblica e dei media Martin Parr nel luglio del 2020 ammette una presunta connotazione razzista nell'accostamento delle due immagini incriminate, si scusa pubblicamente, si dimette dalla direzione artistica del prestigioso Bristol Photo Festival e chiede addirittura la messa al macero del volume. Nessuno tra i media e i critici fotografici britannici verifica che l'accusa di razzismo lanciata a Gian Butturini è palesemente infondata. Sarebbe bastato leggere le parole dell'autore stesso nell'introduzione del libro per spegnere subito la polemica e la campagna diffamatoria: "Ho fotografato una donna nera, chiusa in una gabbia trasparente; vendeva biglietti per la metropolitana: una prigioniera indifferente, un'isola immobile, fuori dal tempo nel mezzo delle onde dell'umanità che le scorreva accanto e si mescolava e si separava attorno alla sua prigione di ghiaccio e solitudine".

L'intera narrazione di London è empatica e solidale, in linea con il suo impegno politico di uomo di sinistra e con la critica sociale portata avanti in quegli anni dalla controcultura e dalla Beat Generation. Gli eredi di Gian Butturini, i figli Tiziano e Marta, ottengono dalla casa editrice la restituzione delle copie ritirate dal mercato e iniziano una battaglia per ristabilire la verità contro una controversia grottesca e surreale, nonché ribadire con forza che il libro va visto e letto come una preziosa testimonianza artistica, politicamente impegnata e volutamente provocatoria. Scrive Gigliola Foschi: "London di Butturini è un libro rivoluzionario nei contenuti perché racconta la Londra di fine anni Sessanta da una prospettiva nuova e non patinata. È un diario di immagini spontanee e autentiche, vive e graffianti, di giornate vissute intensamente girando per la città tra giovani della Swinging London, ragazze in minigonna, drop-out, immigrati, neri, emarginati, abitanti della City che paiono esistere in un mondo a parte dove tutto è 'per bene'. Butturini crea immagini dirette, sgranate, ombrose o troppo schiarite, ma anche ritagliate, manipolate, accostate a elementi grafici, a frammenti di testi...".

La mostra, arricchita da una decina di fumetti con interventi spiazzanti in stile situazionista realizzati da Butturini negli anni Settanta, è dunque un'importante occasione per riscoprire un autore e un libro cult della fotografia internazionale. Il libro London by Gian Butturini potrà essere richiesto inviando una mail ad archiviogianbutturini@gmail.com a fronte di una sottoscrizione di 40 euro - oltre alle spese di spedizione - a sostegno delle attività dell'associazione. (Comunicato stampa De Angelis Press)




Dipinto a olio su tela montata su tavola realizzato da Wayne Thiebaud nel 2010 denominata Tulip Sundae in una foto di Matteo Monti del 2011, Courtesy Istituzione Bologna Musei | Museo Morandi "Buon 100° compleanno Wayne Thiebaud!"

Il Museo Morandi di Bologna si unisce agli auguri per i cento anni che il grande artista Wayne Thiebaud, il 15 novembre. Nato nel 1920 a Mesa, in Arizona, Thiebaud è considerato una figura chiave nell'ambito dell'arte contemporanea americana e non solo: suoi lavori sono esposti nelle collezioni di importanti musei come il MoMA e il Whitney Museum of American Art di New York, il San Francisco Museum of Modern Art e l'Art Institute di Chicago. Nel 2011 il Museo Morandi ne ha ospitato la personale Wayne Thiebaud at Museo Morandi curata da Alessia Masi con la collaborazione di Carla Crawford, facendo dialogare i suoi lavori con quelli di Giorgio Morandi. A seguito della mostra l'artista ha generosamente donato al museo e alla città di Bologna 8 opere, tra cui lo straordinario dipinto Tulip Sundae del 2010.

Frequentemente associato alla Pop Art, Thiebaud ha però sempre rifiutato di essere inscritto in un movimento artistico, proprio come Morandi. Se ad avvicinarlo apparentemente agli artisti Pop è la scelta dei soggetti dipinti - oggetti simbolo del consumismo quali dolci, caramelle, chewing gum, hot dog, cosmetici, giocattoli - a differenziarlo dai cliché spersonalizzanti e meccanici propri della pittura Pop sono l'assenza di critica così come di celebrazione della cultura americana, la ricerca nella tecnica pittorica, la pennellata lenta, pastosa e materica, l'uso della luce modulata e discreta, l'accurata attenzione verso l'impianto prospettico e gli aspetti formali e geometrici della composizione attraverso i quali fa emergere l'anima degli oggetti. È in particolare questa attenzione verso la disciplina della pittura - parlando di sé si è sempre autodefinito "pittore" più che artista - ad accomunare Thiebaud a Giorgio Morandi e ad altri modelli di riferimento quali Jean-Baptiste-Siméon Chardin ed Edward Hopper.

Il generoso omaggio di Wayne Thiebaud al Museo Morandi testimonia la sua ammirazione verso il grande pittore bolognese. Una ammirazione già dichiarata pubblicamente in una celebre intervista pubblicata sul New York Times nel 1981 e testimoniata nell'intervista pubblicata in occasione della mostra bolognese del 2011 di cui riportiamo uno stralcio: "Ci sono tante lezioni da imparare studiando il lavoro di Morandi. Cose che hanno a che fare con questioni delle quali, secondo me, ogni serio pittore dovrebbe avere consapevolezza. Una di queste penso sia la meraviglia dell'intimità e l'amore per lo sguardo prolungato: fissare a lungo ma nello stesso tempo muovere l'occhio per scoprire veramente cosa c'è dietro; e poi ci sono così tante sottigliezze, elementi che possono sembrare una cosa in un momento e un'altra il momento dopo. C'è sempre, in Morandi, quella sensazione di "instabilità", e nonostante questo un sentimento di totalità dolce, completo. È sempre una gioia poter guardare il suo lavoro, che per noi pittori contiene anche un avvertimento: ci mette in guardia contro la tentazione di eccedere, strafare. Va bene il dramma, ma non il melodramma. Sì, si possono davvero imparare tante cose da lui". (Comunicato stampa Elisa Maria Cerra - Silvia Tonelli | Ufficio Stampa Istituzione Bologna Musei)




Opera di Domenico Pellegrino denominata Atlante Domenico Pellegrino
Eracle. L'uomo, il mito, l'eroe


05 ottobre 2020 - 31 gennaio 2021
Museo Mandralisca - Cefalù (Palermo)
Locandina della mostra

La mostra, a cura di Rosalia Liberto e Andrea Dusio, si presenta come un dialogo ininterrotto tra archeologia, mito e arte contemporanea in cui le forme classiche sono rilette attraverso la luce, in una visione personale che mostra un inedito sincretismo tra due linguaggi apparentemente distanti. Domenico Pellegrino scompone il mito attraverso una ricognizione e una ricerca nei reperti dell'antichità, e lo ricostruisce utilizzando il proprio linguaggio post-moderno di artista che attinge dalla tradizione dell'arte popolare siciliana per produrre una nuova cosmogonia di eroi straordinariamente umani, campioni di questo nuovo tempo in cui ci viene domandato di spingerci oltre le nostre paure.

Domenico Pellegrino, classe 1974, artista e pittore amante delle policromie: ha fatto delle tradizioni della sua terra il leitmotiv della sua ricerca. Unico artista siciliano presente alla 58. Biennale di Venezia del 2019 ha partecipato anche alla Biennale Arcipelago Mediterraneo. Scelto da Disney Italia per il lancio dell'ultimo film di StarWars a Milano, ha preso parte a Manifesta12 e a Palermo Capitale della Cultura. Miti greci e leggende, supereroi contemporanei, a metà tra il pop e il folk, vestiti di tradizionali decori siciliani e le luci delle feste patronali diventano/inventano un nuovo linguaggio con cui l'artista racconta il nostro tempo. (Estratto da comunicato stampa Industria01)

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"Di Stefano, Genuinamente Siciliano"
Panettoni gourmet e gluten free, Pandoro Siciliano, Capsule Collection Limited Edition sono le novità del Natale 2020

Presentazione




Dipinto a olio su lino di 162x225 cm realizzato nel 2020 da Andrea Fontanari denominato The day before you came Andrea Fontanari
Knock before entering


20 novembre 2020 - 23 gennaio 2021
Boccanera Gallery - Trento
www.boccaneragallery.com

Prima personale di Andrea Fontanari (Trento, 1996). La mostra, curata da Giovanna Nicoletti, racconta, attraverso una quindicina di dipinti su tela di diverso formato, della "bella pittura del giovane artista collocando la sua ricerca pittorica all'interno della raffigurazione figurativa che, a partire dalle avanguardie espressioniste del primo novecento, trasforma la rappresentazione contemporanea attraverso la scomposizione della forma e la vibrazione dinamica del colore". Fin dai primi lavori datati 2015, Andrea Fontanari mostra uno spiccato interesse per la descrizione dell'ordinario. Figure o oggetti sono quasi banali nella loro definizione come 'banale', sembra voler dire l'autore, è il mondo ordinario dei mass media. Nei lavori di Andrea Fontanari, caratterizzati da piani sequenze ravvicinati e da una visione iper-realista, ogni cosa sembra essere possibile. Ogni singolo elemento sembra funzionare nelle sequenze di immagini dove la lentezza della pratica pittorica pare contrastare la velocità del presente. Quello che l'artista ci offre è un universo parallelo che, come scrive la curatrice nel testo in catalogo, possiamo osservare solo aprendo la porta dopo aver bussato. (Comunicato stampa)

___ EN

Boccanera Gallery Trento presents the first solo exhibition of Andrea Fontanari (Trento, 1996) in the months of November 2020 - January 2021. The exhibition entitled Knock before entering, curated by Giovanna Nicoletti, tells, through about fifteen paintings on canvas of different sizes, of the "beautiful paint of the young artist, placing his pictorial research within the figurative representation that, starting from the expressionist avant-gardes of the early twentieth century, transforms contemporary representation through the decomposition of form and the dynamic vibration of color". Since his first works dated 2015, Andrea Fontanari has shown a keen interest in the description of the ordinary. Figures or objects are almost trivial in their definition as 'trivial', the author seems to be saying, it is the ordinary world of the mass media. In Andrea Fontanari's works, characterized by close sequences and a hyper-realistic vision, everything seems to be possible. Every single element seems to work in the sequences of images where the slowness of the pictorial practice seems to counteract the speed of the present. What the artist offers us is a parallel universe that, as the curator writes in the text of the catalog, we can only observe by opening the door after knocking. (Press release)




"Di Stefano, Genuinamente Siciliano"
Panettoni gourmet e gluten free, Pandoro Siciliano, Capsule Collection Limited Edition sono le novità del Natale 2020

www.distefanodolciaria.it

Per il Natale 2020 la Di Stefano invita a compiere un viaggio in Sicilia alla scoperta di materie prime d'eccellenza e ricette nuove, di sapori unici e genuini, di storia e mitologia riletta in chiave contemporanea dagli artisti Domenico Pellegrino e Ligama, autori delle due Capsule Collection Limited Edition di quest'anno. Uova fresche, burro 100% italiano, acqua oligominerale e poi pistacchi, mandorle, cioccolato, carrube e arance siciliane lavorate secondo l'antica tradizione dolciaria sono gli ingredienti per un Natale dal gusto irresistibilmente sincero e genuinamente siciliano come la terra che gli da' origine, Raffadali. Forte delle conferme ricevute da parte del mercato e degli addetti ai lavori, la Di Stefano ha deciso di puntare sul rafforzamento e consolidamento della propria posizione nel suo segmento di mercato e alla conquista del mercato healthy food e gluten free, con le due le novità del Natale 2020 - il Pandoro Siciliano e il Panettone Siciliano Gluten Free - che s'aggiungono alle linee già esistenti.

«Negli ultimi anni, abbiamo impiegato tempo e risorse nel settore ricerca sviluppo & qualità - affermano i fratelli Settimio, Enzo e Benvenuto Di Stefano, soci e imprenditori - con il desiderio di realizzare nuove ricette in grado di soddisfare le richieste dei nostri clienti che, oltre a voler trascorrere un momento di dolcezza, sono sempre più attenti agli aspetti salutistici degli alimenti. Ecco perché, da un lato, abbiamo lavorato alla linea gluten free che non ha nulla da invidiare ai panettoni prodotti fino ad ora e, dall'altro, ci siamo lanciati in una nuova sfida, producendo il tanto richiesto Pandoro. Anche per questi progetti siamo rimasti fedeli al nostro credo di sempre, ovvero, che quando creiamo una "bontà" immaginiamo sempre che dovranno mangiarla i nostri figli».

Il Pandoro Siciliano da 750gr è una reinterpretazione in chiave squisitamente siciliana dell'antica tradizione veronese del classico Pandoro, il dolce per antonomasia del Natale dei più piccoli, amanti dei sapori semplici e del rituale dello zucchero a velo che, in casa Di Stefano, s'arricchisce di una variante golosa con il cioccolato siciliano in polvere, oltre a quella tradizionale.

Il Panettone Siciliano Gluten Free da 750gr inaugura la linea senza glutine con i suoi due gusti: il mandorlato siciliano e il cioccolato siciliano in gocce. Il primo, è un grande classico che conquista per il suo gusto tradizionale e per la sorprendente alveolatura dell'impasto contenente uva passa e profumati cubetti di arance di Sicilia candite e ricoperto da una cupola croccante con zucchero muscovado e mandorle siciliane intere. Il secondo, rappresenta il connubio perfetto per chi ama i sapori semplici ed equilibrati grazie alle golose pepite di cioccolato siciliano immerse in un soffice impasto.

Da anni, l'azienda sceglie l'arte contemporanea e l'artigianalità made in Sicily come simbolo delle sue produzioni, grazie alle collaborazioni con artisti, designer, stilisti e chef. Si pensi, al Road Tour nazionale dello scorso anno in cui gli chef Marcello Trentini, Marco Ambrosino, Arcangelo Dandini e Maurizio Zanolla insieme alla chef ambassador siciliana Bianca Celano hanno celebrato, a Torino, Milano, Roma, Firenze, la versatilità del panettone. La Di Stefano, prima azienda in Italia a ideare e realizzare questo format di sperimentazione, ha organizzato quattro cene in ristoranti stellati e gourmet in cui il panettone, presente in tutte le portate, è stato declinato in vari modi.

Dal 2015, la Di Stefano ha iniziato una staffetta del bello all'insegna della valorizzazione e rivisitazione in chiave attuale della cultura e della tradizione siciliana. Dalla "truscia" con cui avvolgere il panettone della stilista Marella Ferrera che ha cucito a mano antichi tessuti di batista di cotone al piatto in legno serigrafato e alla latta salva freschezza ispirata ai personaggi simbolici dell'Opera dei Pupi dell'artista Alice Valenti; ed ancora, dal piatto in Laminan sempre a tema cavalleresco del designer Andrea Branciforti al piatto in ceramica realizzato dall'artista Domenico Pellegrino insieme a Ceramiche De Simone, e infine, il dittico in vetro del 2020 dell'artista Ligama: sono queste le Capsule Collection Limited Edition Di Stefano.

Per il Natale 2020 il testimone di Alice Valenti - autrice della prima latta d'autore - passa a Domenico Pellegrino. Classe 1974, artista amante delle policromie: ha fatto delle tradizioni della sua terra il leitmotiv della sua ricerca. Unico artista siciliano presente alla 58. Biennale di Venezia del 2019 ha partecipato anche alla Biennale Arcipelago Mediterraneo. Scelto da Disney Italia per il lancio dell'ultimo film di StarWars a Milano, ha preso parte a Manifesta12 e a Palermo Capitale della Cultura. Miti greci e leggende, supereroi contemporanei, a metà tra il pop e il folk, vestiti di tradizionali decori siciliani e le luci delle feste patronali diventano/inventano un nuovo linguaggio con cui l'artista racconta il suo tempo.

«Mi sono ispirato alla figura e alla corte di Federico II di Svevia - spiega Domenico Pellegrino - perché trovo attuale la sua visione del mondo e il suo progetto di rivoluzione culturale. Nello specifico, il soggetto scelto per la latta - il leone antropomorfo passante - è la trasposizione di una mia opera in luminaria che è mia intenzione esporre presso il Palazzo dei Normanni di Palermo per renderla fruibile al pubblico. Federico II di Svevia è stato il primo re a parlare d'inclusione e unione di popoli e culture diverse com'è testimoniato nei mosaici della Cappella Palatina e della Sala di Ruggero dove, tra le altre rappresentazioni, troviamo il leone antropomorfo passante realizzato con tessere in oro zecchino provenienti da Bisanzio simbolo della luce divina e tessere rosse simbolo della regalità. Mi sono rifatto a un re perché volevo che questa latta fosse concepita come un dono regale carico di simboli e significati positivi legati alla cultura e alla pace tra i popoli. Ritengo che l'amore di Federico II per la Sicilia e le arti, l'avvicini virtualmente alla mia ricerca e al lavoro fatto in questi due anni con l'azienda Di Stefano, altrettanto illuminata nella sua scelta di unire il buono al bello e di valorizzare il nostro patrimonio artistico culturale e gastronomico».

L'artista palermitano, giunto alla sua seconda collaborazione con l'azienda di Raffadali, tratteggia, attraverso le sue luminarie pop folk, i contorni di un uomo che più di ogni altro rappresenta l'ingegno, la mentalità libera ed eclettica e la capacità di valorizzare e integrare le diversità tipiche della storia della Sicilia: Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi. Pellegrino rievoca la luminosa essenza della "meraviglia del mondo" disegnando sul coperchio dal fondo rosso, un leone antropomorfo passante dai contorni dorati con la zampa anteriore destra alzata, e lungo i lati, su un fondo verde, la corona imperiale: entrambi i soggetti sono chiari rimandi all'iconografia araldica e regale classica.

Il testimone del piatto associato al formato Magnum ai gusti Carrubo Classico e Mela da 3 e 5 kg passa da Domenico Pellegrino, autore del piatto 2019, a Ligama. Classe '86, frequenta l'Accademia di Belle Arti di Catania, diventa assistente della Cattedra di Incisione che lascia nel 2015 per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Dopo anni di ricerca sulle tecniche di stampa, il suo percorso artistico si concentra sui pixel quali elementi che compongono l'immagine virtuale e, nel 2015, debutta con la sua prima personale 8bit. I pixel diventano mobili e macro e prendono a oggetto la sua Sicilia. Nascono così le sue opere su grande scala a Farm Cultural Park, al Palazzo della Cultura di Catania, sulla superficie di un imponente ecomostro sequestrato alla mafia in provincia di Trapani e il suo lavoro più noto, lo ULM, con cui manipola il paesaggio rurale siciliano attraverso colori inediti generati da uno speciale algoritmo. 

«Conosciute le intenzioni dell'azienda, la libertà d'espressione lasciata all'intuizione artistica e i nomi degli altri artisti, stilisti, designer che hanno lavorato in passato con la Di Stefano - spiega Ligama - sono stato felice di iniziare questa collaborazione. Dopo aver appreso la volontà dell'azienda di avvicinare il grande pubblico alla storia e ai miti legati al nostro territorio attraverso il linguaggio visivo contemporaneo è stato quasi naturale indirizzare la mia proposta verso il mito di Scilla e Cariddi, così autentico e rappresentativo, quanto cruento».

Ligama realizza due piatti tondi in vetro, presentati separatamente all'interno della confezione del Magnum così da sottolineare l'importanza singola e doppia di queste due ninfe destinate a diventare due creature mostruose. La leggenda racconta che Scilla (“colei che dilania”) fece innamorare di sé il pescatore Glauco che per lei respinse la maga Circe che si vendicò, trasformando Scilla in una creatura mostruosa con sei teste di cani rabbiosi e ringhianti. Scilla sconvolta si nascose in un antro delle coste calabresi seminando stragi tra i naviganti che vi passavano vicino. Cariddi (“colei che risucchia”) mangiò i buoi di Eracle e Zeus, per punirla, la trasformò in un orribile mostro che ingoiava tre volte al giorno enormi quantità d'acqua per poi sputarla, trattenendo però tutti gli esseri viventi che vi trovava.

Le due figure mitologiche emergono, nei piatti di Ligama, da campiture geometriche dai colori accesi e mostrano una solennità tipica delle statue classiche. La fragilità del vetro, inoltre, rimanda a quella dei ruderi abbandonati cui Ligama dona nuovo segno e senso con i suoi interventi. Ligama si rifà all'epica greca, a Scilla e Cariddi, descritti da Omero nell'Odissea come i due mostri marini che con il moto perpetuo delle correnti scandiscono l'ingresso allo Stretto di Messina, consentendo l'accesso ai tesori dell'Isola solo ai viaggiatori più virtuosi. Ligama ritorna alle origini dell'arte figurativa. I colori e i tratti tipici della sua street art si fondono e convivono con reperti d'arte classica che si stagliano, con stridente e armonica bellezza, sullo sfondo di un murales virtuale stampato su vetro temperato.

«Per il Natale 2020 - conclude Fabiana Principato, trade marketing specialist - abbiamo pensato di lanciare un duplice messaggio: uno, di conferma di quanto fatto fino ad ora con la proposta di una nuova latta d'autore firmata da Domenico Pellegrino e due piatti per il formato Magnum disegnati da Ligama che si aggiungono ai cadeau d'autore realizzati nel corso di questi cinque anni; e uno, di novità e di slancio al futuro con la presentazione di nuove linee: il Pandoro Siciliano e il Panettone Siciliano Gluten Free, frutto di anni di ricerca e lavoro, volti a soddisfare le richieste sempre più specifiche del mercato».

La storia della Di Stefano inizia nel 1986 a Raffadali, nei pressi di Agrigento, quando Paolo Di Stefano avvia - insieme ai figli Enzo, Benvenuto e Settimio - un piccolo laboratorio di pasticceria artigianale a conduzione familiare. Una storia genuinamente siciliana, nata e cresciuta nel solco della tradizione e della creatività tipici dell'isola, ma orientata al futuro attraverso scelte dal carattere audace e innovativo come il lancio del Pandoro Siciliano, e capaci di soddisfare le richieste di un mercato sempre più esigente con lo sviluppo delle linee gluten free. La qualità è il faro che orienta da sempre le scelte della dolciaria Di Stefano, la ricerca dell'eccellenza la sua massima espressione di arte e amore per il prossimo. (Comunicato ufficio Stampa Valentina Barbagallo | Industria01)




Inclusa est flamma. Ravenna 1921: il Secentenario della morte di Dante
termina il 10 gennaio 2021
Biblioteca Classense - Ravenna
www.classense.ra.it

La prima di tre mostre che compongono il progetto espositivo "Dante. Gli occhi e la mente", ideato dal Comune di Ravenna - Assessorato alla cultura, dal MAR - Museo d'Arte della città di Ravenna e dalla Biblioteca Classense in occasione del 700° anniversario della morte di Dante Alighieri. Le mostre si svolgeranno da settembre 2020 fino a luglio 2021 presso il MAR, la chiesa di San Romualdo e la Classense. "Inclusa est flamma. Ravenna 1921: il Secentenario della morte di Dante", a cura di Benedetto Gugliotta, responsabile dell'Ufficio Tutela e Valorizzazione della Biblioteca Classense, è un percorso di documentazione storica che ha il suo nucleo centrale nelle celebrazioni nazionali per il VI centenario dantesco del 1921, inaugurate l'anno prima proprio in Classense alla presenza del Ministro della Pubblica Istruzione Benedetto Croce. Saranno esposti libri, manifesti, fotografie, dipinti, manoscritti e numerosi oggetti d'arte conferiti come omaggio a Dante e alla città "ultimo rifugio" del poeta. Ciascuno degli oggetti, testimonianze della storia "ufficiale", offrirà spunti per raccontare anche storie particolari, spesso sconosciute al grande pubblico e a volte sorprendenti.

Il Secentenario del 1921 fu preceduto da altri momenti celebrativi di valenza nazionale, come per esempio le "Feste dantesche" del settembre 1908, organizzate dalla Società Dantesca Italiana, che riunirono a Ravenna rappresentanti di città e territori allora sotto la sovranità dell'Impero asburgico. In quell'anno si ritrovarono in un fraterno abbraccio Ravenna, Firenze, Trieste, Trento e le città della Venezia Giulia, dell'Istria e della Dalmazia che dopo la Grande Guerra completarono l'Unità d'Italia fino al Golfo del Quarnero. Nacque in quell'occasione la Cerimonia dell'olio, in cui annualmente Firenze offre l'olio destinato ad ardere nella lampada all'interno della tomba, simbolico atto di espiazione per l'esilio inflitto al poeta. E fu proprio nel settembre 1908 che venne presentata al pubblico la Collezione Dantesca Olschki, uno dei fondi bibliografici a soggetto dantesco più importanti al mondo.

Acquisita nel 1905 dal libraio antiquario ed editore Leo Samuel Olschki, è ricca di oltre 4.000 volumi alcuni dei quali molto rari. Grazie alla collaborazione con la Casa editrice Olschki e con il Centro Dantesco dei Frati Minori Conventuali di Ravenna, sarà possibile vedere riuniti due esemplari di un'edizione pregiatissima e a tiratura limitata (solo 306 esemplari) della Commedia, insieme al manoscritto autografo del proemio, scritto da Gabriele D'Annunzio. Si tratta dell'edizione celebrativa per i 50 anni dell'Unità d'Italia (1911). La copia prestata da Olschki (l'altra è della biblioteca) è stampata su pergamena poi miniata e ha una legatura con borchie d'argento: un monumento dell'arte tipografica, stampata in soli 6 esemplari. È stata inoltre stabilita una collaborazione con l'Archivio Chini di Lido di Camaiore (Lucca), custode della memoria di Galileo Chini (1873-1956), forse il maggior interprete italiano dello stile Liberty.

È lui l'autore del manifesto ufficiale del Secentenario, di grande formato (cm 200x150) recentemente restaurato ed esposto a Ravenna per la prima volta dopo il 1921. Oltre a quanto già citato, tra i pezzi più importanti in mostra saranno visibili il modello in bronzo del monumento di Dante a Trento, realizzato da Cesare Zocchi nel 1896; Dante nella pineta e I funerali di Dante, opere del triestino Carlo Wostry (1865-1943) e i celebri sacchi donati da Gabriele D'Annunzio e decorati da Adolfo De Carolis col motto "Inclusa est flamma" ("la fiamma è all'interno") che dà il titolo alla mostra. I sacchi in tela di juta, contenenti foglie di alloro in omaggio a Dante, furono trasportati in aereo a Ravenna da tre aviatori che avevano partecipato a famose imprese militari di D'Annunzio, come il volo su Vienna del 1918 o l'Impresa di Fiume. Il Vate stabilì un parallelo tra la fiamma che ardeva sulla tomba di Dante e la fiamma perenne che veniva custodita presso il santuario di Apollo a Delfi, considerato dagli antichi Greci il cuore vivo della loro civiltà.

Una simbologia iniziatica che intendeva rappresentare Dante visto come profeta della Nazione oltre che padre della lingua italiana. A scandire il percorso saranno diversi Albi di firme della Tomba di Dante e della Classense, che raccolgono autografi di visitatori e visitatrici illustri ma anche di comuni cittadini e cittadine che, tra XIX e XX secolo, intendevano testimoniare i loro sentimenti durante la visita al sepolcro di Dante. Curiosi, su tutti, gli autografi di papa Pio IX, che trascrisse dei versi danteschi ma non lasciò firma, e di quell'anonima fiorentina che, scossa dai sensi di colpa, chiese perdono al poeta quasi fosse stata lei stessa, cinque o sei secoli prima, a decretarne l'esilio dalla sua città natale. Un calendario di eventi e iniziative collaterali, curati insieme alla Fondazione Alfredo Oriani di Ravenna e all'Istituto Storico per la Resistenza e l'Età contemporanea della Provincia di Ravenna, approfondirà di volta in volta alcuni aspetti del percorso espositivo. (Comunicato ufficio Stampa Studio Esseci)

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Poesia di Nidia Robba dedicata a Dante Alighieri




La paura del contagio. Oggi come allora
11 novembre 2020 - 10 gennaio 2021
Poste centrali di Trieste

Realizzata dalla direzione del Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa, la mostra storica, ricca di appigli con il presente, racconta come l'uomo attraverso i secoli sia riuscito a sopravvivere alle epidemie che ciclicamente hanno colpito intere popolazioni. Eppure, oggi come allora, la malattia contagiosa sconosciuta che colpisce a tradimento, senza avvertimento, senza pietà, dilagando incontrollata fra la popolazione e che non si sa come curare, rappresenta per l'uomo, un flagello, una sciagura che mette in grave difficoltà intere società. Sarà proprio la comparsa della peste in Europa nel XIV secolo, l'inizio di una catastrofe, che nell'arco di cinque secoli, diverrà la principale causa di distruzione demografica. Ma se la peste viene definita la "madre di tutte le epidemie", verso la fine del Cinquecento altre malattie misteriose ed incurabili si affiancano ad essa il tifo, la malaria, il vaiolo e nell'Ottocento il colera, diventando dei giustizieri invisibili di migliaia di persone, contro i quali, l'uomo del tempo, reagirà esclusivamente con la prevenzione e l'isolamento.

Attraverso 22 poster esplicativi, disposti nel salone delle Poste Centrali, la mostra trasporta il visitatore indietro nei secoli, aiutandolo a comprendere come spesso la storia si ripeta. Oltre ai documenti originali d'epoca si può ammirare un pezzo rarissimo: il Rastrello per la disinfezione delle lettere, unico nel suo genere e perfettamente conservato dal Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste, usato alla metà del '700 nel locale lazzaretto Santa Teresa per disinfettare tutta la corrispondenza in arrivo dall'oriente. Una mostra per farci comprendere che, oggi come allora anche l'uomo contemporaneo, davanti ad un virus sconosciuto, ha dovuto rassegnarsi a seguire, come nel passato regole di prevenzione, in attesa di qualche nuova scoperta scientifica. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra dedicata ad Alberto Zilocchi e il Manifesto del Bar Giamaica 9 novembre 1957 - 9 novembre 2020
Alberto Zilocchi e il Manifesto del Bar Giamaica, 63 anni dopo


www.archivioalbertozilocchi.com | Locandina

Quest'anno, l'Archivio Alberto Zilocchi festeggia con un evento digitale sui suoi canali social e sul suo canale YouTube "Archivio Alberto Zilocchi" la ricorrenza della Mostra di Giovani Pittori al Bar Giamaica, tenuta il 9 Novembre 1957 da 8 Artisti frequentatori del noto bar di via Brera 32 a Milano. È quindi il 63° anniversario! Gli Artisti, tra i quali ricordiamo in particolare Alberto Zilocchi e Piero Manzoni, nella stessa esposizione presentarono il documento passato alla storia dell'arte italiana come Il Manifesto del Bar Giamaica in cui affermavano la loro "inequivocabile presenza nel Mondo dell'Arte e della Cultura" e l'arrivo della "pittura d'avanguardia", in contrapposizione allo "squallido artigianato tradizionalista, privo di interesse e consistenza".

Pittura d'avanguardia che, da quel momento e negli anni successivi, i giovani movimenti artistici milanesi portarono ad affermarsi in Italia e in Europa, come testimoniano in particolare le 13 esposizioni organizzate nella Galleria Azimut di via Clerici 5 a Milano fondata da Piero Manzoni e da Enrico Castellani. La prima esposizione iniziò il 4 Dicembre 1959 e l'ultima il 21 Luglio 1960. Alberto Zilocchi partecipò alla prima mostra collettiva - e seconda mostra in termini temporali della Galleria - inaugurata il 22 Dicembre 1959 e terminata il 3 Gennaio 1960. Queste mostre evidenziarono gli stretti collegamenti che Alberto Zilocchi, Piero Manzoni e gli altri artisti delle Avanguardie Milanesi intrattennero con il Movimento Zero, uno dei movimenti più innovativi sorto in Europa a cavallo tra i due decenni '50 e '60, decisivo nella ridefinizione del termine arte contemporanea.

In Zero si trovarono infatti tutti insieme gli avanguardisti provenienti da esperienze diverse (cinetiche, programmatiche, optical, analitica, gli esponenti dei Gruppi N, T, Nul, Grav e soprattutto la realtà che si mosse intorno ad Azimuth), tutte proiettate al superamento dalla tradizione pittorica, che trovò il grado zero nell'uso innovativo del monocromo (come non ricordare a tal proposito i Rilievi, monocromi in bianco acrilico opaco con estroflessioni di Alberto Zilocchi, e i gli Achromes di Piero Manzoni) e poi nella sperimentazione di nuovi materiali per esaltare la luce, il movimento e lo spazio intesi come soggetto e medium dell'opera. Gli 8 Artisti che animarono la Mostra di Giovani Pittori al Bar Giamaica e sottoscrissero il Manifesto del Bar Giamaica furono: Piero Manzoni, Alberto Zilocchi, Guido Biasi, Aldo Calvi, Silvio Pasotti, Antonio Recalcati, Ettore Sordini, Angelo Verga. (Comunicato stampa)




Disegno con protagonista Ettore Sottsass realizzato da Silvio Pasotti nella mostra Ritratti alla Galleria Cortina Disegno con protagonista l'attrice Adriana Asti realizzato da Silvio Pasotti nella mostra a Milano alla Galleria Cortina Silvio Pasotti: "Ritratti"
17 novembre (inaugurazione) - 05 dicembre 2020 (* rimandata a data da destinarsi)
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

L'arte del ritratto sembra essere una pratica perduta in quest'era dell'immediatezza. Non rimane molto tempo per l'interpretazione quando l'involucro vince sull'anima, quando l'istantaneità non lascia spazio al tempo e la rappresentazione viene istituzionalizzata sulla base dell'apprezzamento di massa. Dietro l'obbiettivo, la matita, il pennello un punto di vista intimo ed unico è chiamato a scrutare il soggetto, ad estrarre e rendere visibile ciò che è nascosto ed invisibile. Uno dei traduttori di questo linguaggio impalpabile è di certo Silvio Pasotti il quale, durante la sua carriera decennale, ha trovato nel ritratto un elemento sempre più importante ed identificativo del proprio percorso. Nella Milano degli anni 70/80, all'interno del vibrante palcoscenico culturale che la caratterizzava, Pasotti si inserisce come spettatore attivo. Osserva, registra ed imprime nelle mani e nella mente i gesti, le voci, le espressioni di tutti quei volti che hanno reso memorabile il proprio tempo.

Racconta tratteggiando le tante storie dei vari protagonisti italiani, e non solo, di svariati settori. Celebri scrittori, giornalisti, mercanti d'arte che hanno fatto la storia delle gallerie milanesi, ma anche imprenditori, icone della moda e del cinema compaiono a testimoniare non solo la loro presenza nella storia d'ogni campo, ma anche quella dell'artista che ne ha delineato l'impronta. In tali rappresentazioni un fine tratto descrittivo si mischia ad uno più intuitivo nella coniugazione di due opposte tecniche narrative; vivacità e compostezza giocano sul foglio rivelando la trama del soggetto. La scorza esterna si sfuma e si intreccia, mostra riflessi, ombre, frame di un gesto congelato nell'atto descrittivo, permettendo così alla moltitudine di "io" presenti in ognuno di noi di palesarsi.

Pasotti mostra in questo modo l'uomo per quello che è: un anima frammentata e complessa racchiusa in un recipiente dalla conformazione unica. Non vi è difatti un ritratto uguale all'altro, sì, la mano è la medesima, ma proprio come i soggetti descritti ogni raffigurazione è singolare ed incomparabile. Ognuno ha una sua voce, un suo modo di vivere lo spazio, di nascondersi o di esibirsi; c'è chi è più ingarbugliato, chi ha bisogno di pochi tratti per venire fuori, qualcuno è un po' più cupo e vive in bianco e nero, mentre qualcun'altro ama il colore e non può farne a meno. Proprio in questa diversità, nella peculiarità di ogni ritratto Pasotti rivela il suo talento facendosi interprete e traduttore dell'invisibilità dell'animo in segno tangibile. Mostra a cura di Mafalda e Stefano Cortina. (Comunicato stampa)

___ Mostra e presentazione cataloghi pubblicati da Cortina Arte Edizioni

Dario Zaffaroni | Geometrie Cromo-cinetiche
a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni
Presentazione

Dadamaino | Gli anni '80 e '90, l'infinito silenzio del segno
a cura di Stefano Cortina con Susanne Capolongo, testo critico di Elena Pontiggia
Presentazione

50 e oltre | Storia di una Galleria d'Arte: la Galleria Cortina 1962-2013
a cura di Susanne Capolongo, testi critici di Flaminio Gualdoni e Maria Teresa Ferrari
Presentazione




Dipinto in acrilico su tela di cm 47x65 realizzato nel 2011 da Giorgio Griffa denominato Sezione aurea 874 Dipinto ad acquerello su carta a mano di cm 25x32 realizzato nel 1989 da Giorgio Griffa denominato Segno e colore Giorgio Griffa. Anni '70 - 2000
06-7-8 novembre (inaugurazione ore 16.00-20.00) - 12 dicembre 2020
Kromya Art Gallery - Verona
www.kromyartgallery.com

Personale dedicata ad uno dei principali esponenti italiani della ricerca pittorica internazionale. Le tre giornate inaugurali consentiranno al pubblico di accedere in totale sicurezza ai locali della Galleria (fondata a Lugano nel 2018) e di visitare in anteprima l'esposizione a cura di Matteo Galbiati, che presenta una ricca selezione di opere realizzate dagli anni Settanta agli anni Duemila.

«Abbiamo deciso di chiamare "Camere" le nostre mostre - spiega Tecla Riva, direttore della sede di Lugano - e di mantenere questa titolazione anche per la sede di Verona, per rendere l'intimità e la familiarità che vi era soprattutto nelle gallerie tedesche nate nel secondo dopoguerra. Il visitatore viene pertanto accolto in un ambiente intimo, come lo è quello della nostra sede di Lugano, ubicata in quello che fu un appartamento di un palazzo di inizio '900». Le due sedi interagiranno infatti tra loro, intrecciando inedite proposte che amplieranno e arricchiranno lo sviluppo progettuale della Galleria.

«Abbiamo scelto di dedicare la prima mostra a Giorgio Griffa (Torino, 1936) - dichiara Riccardo Steccanella, direttore di Kromya Art Gallery Verona - perché crediamo fortemente nel valore della sua ricerca a livello internazionale e, più in generale, nelle esperienze della Pittura Analitica, oggetto di una recente rivalutazione sia dal punto di vista critico che del mercato». Il percorso espositivo comprende una ventina di dipinti, sia su tela che su carta, testimonianza dei differenti cicli pittorici che, senza susseguirsi l'un l'altro, si intrecciano e sovrappongono accentuando l'a-temporalità del dettato pittorico di Giorgio Griffa.

«Voce torinese della stagione analitica della pittura italiana - scrive il critico d'arte Matteo Galbiati - e rappresentante di spicco di quella tendenza che alla fine degli anni Sessanta ha impegnato alcuni giovani di allora a riflettere sui temi intrinseci proprio al linguaggio pittorico, Griffa ha, come gli altri artisti della sua generazione che si sono mossi in questa direzione, affermato un originalissimo codice espressivo basato su un corollario di segni-gesti primari, ma anche di simboli e codici, che lasciano sospesa la scrittura pittorica nel vuoto della tela grezza. Privato del telaio e liberato nello spazio il supporto del colore, il "quadro" perde la propria oggettualità e ritrova una differente potenzialità espressiva in dialogo anche con il luogo che lo accoglie, accedendo ad una nuova fenomenologia che dichiara la sua natura. La poesia cromatica di Griffa svolge con coerenza una narrazione che cerca lo spazio per affermare le memorie della pittura in un racconto lasciato quasi sempre indeterminato nel suo apparire e nel suo compiersi: il gesto evoca la forza e l'energia - fisica e mentale - che lo ha prodotto, ma ritrae sempre la volontà di rappresentare una pittura statica e ferma, ma sempre carica di tensioni e in costante divenire». (Comunicato ufficio stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Opera di Barbara Pellizzari denominata Nucleo # realizzata nel 2020 Barbara Pellizzari
"Vietnam mon amour"


04 novembre (inaugurazione) - 26 novembre 2020 (* apertura rinviata a dicembre 2020)
Galleria Francesco Zanuso - Milano

Una selezione di lavori realizzati a lacca tra cui molti inediti, creati dall'artista tra il 2015 e il 2020. Pervase da un luminoso cromatismo, nelle opere esposte emerge l'influenza di Paesi e culture diversi, legata all'esperienza cosmopolita di Barbara Pellizzari, che ha vissuto per quasi vent'anni nel continente asiatico e tre anni in Vietnam. Questo luogo, particolarmente caro - come si evince dal titolo della mostra - le ha permesso di apprendere e perfezionare la tecnica della laccatura, caratterizzata da una lavorazione complessa e delicata che l'artista esegue magistralmente nelle sue varie fasi. Le Lacche del 2015 si contraddistinguono per la commistione tra forme astratte ed elementi figurativi, sassi dipinti a mano vengono talvolta sovrapposti a sfondi monocromi a ricordare i muri vietnamiti mentre uno stile più astratto emerge nella serie Orizzonti del 2017, che evoca paesaggi marini, cieli e tramonti. Di matrice astratta sono anche le lacche dal titolo Impressione, del 2019, dove il colore è protagonista assoluto; qui le diverse tonalità affiancate tra loro si compenetrano o si esaltano a vicenda e lasciano affiorare segni e tracce degli strati sottostanti.

Tutti i lavori sono accomunati dalla sensazione diffusa di armonia e serenità, che si ritrova anche nelle opere più recenti, inedite, realizzate nel corso del 2020, nelle quali ritorna il legame con la natura, come si osserva nel ciclo Australia dalle tinte brunite, che rimandano alle terre rosse del grande continente o nella delicatezza dei dettagli delle opere a soggetto floreale Fiori e ancora nella quiete del paesaggio alberato in Pianura. I lavori esposti, tutti realizzati su pannelli di masonite, che talvolta l'artista cosparge con gusci d'uovo, nascono dall'attenta stratificazione di resina pura alternata a una miscela di resina, foglie d'argento o d'oro e pigmenti colorati. In una ricercata e continua operazione di sottrazione e addizione, che caratterizza questa peculiare fase creativa, l'artista lava e scartavetra la superficie facendo riemergere elementi dagli strati sottostanti e aggiunge, nei punti desiderati, nuovo colore, metalli e resina. Interviene infine con l'inserimento di elementi dipinti ad olio; il risultato è una superficie setosa, che invita il visitatore alla scoperta della dimensione tattile dell'opera.

Barbara Pellizzari (Torino, 1963), diplomata in Conservazione dei Dipinti a Firenze, consolida la sua carriera come restauratrice di capolavori del Rinascimento Italiano a Firenze e, in seguito, lavora nel settore del restauro artistico presso importanti istituzioni internazionali. Parallelamente porta avanti la sua ricerca artistica e, dal 2002, espone le sue opere in diverse collettive e personali, in particolare in Asia; tra queste si ricordano le personali in Cina, dove l'artista risiede dal 1999 al 2012. Nel 2015, prima di trasferirsi a Singapore, conclude la permanenza vietnamita con una retrospettiva alla Eight Gallery di Ho Chi Minh City.

La Galleria Francesco Zanuso, fondata nel 2010 dall'omonimo medico e collezionista milanese con una particolare predilezione per la Scuola Romana, l'Arte Povera ed il Nouveau Realisme, prosegue nella sua fervida ricerca e nella stimolante attività espositiva con l'obiettivo di promuovere giovani artisti emergenti. Le scelte stilistiche vedono una forte attenzione rivolta alla pittura astratta e figurativa, alla fotografia, alla scultura ed al design. Situata in uno dei quartieri storici più caratteristici di Milano, la galleria rappresenta quindi un importante punto di riferimento per i collezionisti interessati alla produzione artistica contemporanea internazionale. (Comunicato ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)




The Haptic Eye
15 ottobre - 18 dicembre 2020
Galleria Allegra Ravizza - Lugano e Milano
www.allegraravizza.com

Doppia esposizione in collaborazione con Diehl Gallery, collettiva degli artisti Charles Chamot, Birgit Dieker, Ritzi & Peter Jacobi, Klara Birò Jecza, Jolanta Owidzka, Günter Weseler, Magda (Vitalyos) Ziman. La mostra vuole approfondire e ampliare la ricerca sulla percezione visiva e tattile che proviamo di fronte a forme, colori e materiali permettendoci di comprendere come le esperienze estetiche derivino da un profondo legame tra l'occhio, il nostro cervello e il nostro corpo. Con le Avanguardie degli anni '50, diviene centrale lo studio dei nuovi materiali perché necessari a quello che fu il grande cambiamento ideologico e concettuale dell'arte contemporanea, dai materiali industriali, ai motori e alla luce artificiale, che prima non rientravano nell'uso artistico, irrompono ora nell'opera d'arte. Ogni materiale, grazie alle sue diversità, possiede delle potenzialità specifiche che noi percepiamo in base alle nostre sensazioni e al nostro vissuto. La ricerca stessa sulla luce sfocia in un automatismo metodico sulla materia.

A partire dagli anni '50, le fibre abbandonano il legame con l'artigianalità per entrare di diritto nel mondo dell'Arte in forme svariate. Acquisiscono tridimensionalità, permettendo all'opera d'arte di arricchirsi di una serie di qualità sensoriali prima impossibili da essere percepite. La morbidezza, l'elasticità, la sofficità, sono solo rappresentati nei panneggi e nei tessuti della storia dell'Arte, come in Cosimo Tura, Tiziano e Tiepolo dove, quasi come in un'idea platonica, diventano reali nella loro essenza attraverso la rappresentazione/idea fatta di colore e del nostro ricordo emozionale. I tessuti, le fibre, le corde, permettono a questi artisti di creare nuove strutture tramite annodatura, attorcigliamento, intreccio, avvolgimento, pieghettatura, ancoraggio e intreccio.

Hanno esplorato le qualità del tessuto per sviluppare opere che potevano essere bidimensionali o tridimensionali, piatte o volumetriche, di qualsiasi forma e dimensione, non oggettive o figurative. Questi artisti affrontano a volte la sfida del messaggio o del significato dell'opera d'arte che viene accompagnato dallo studio dei materiali e utilizzati creando un legame indissolubile con il materiale stesso. Tali opere minano le idee tradizionali, mostrando come il percorso artistico legato all'evoluzione tecnica e la scoperta dei nuovi materiali è in continua evoluzione nonostante i tessuti affondino le loro radici in una storia millenaria.

Charles Chamot (Perù, 1951) è un affermato pittore, designer, grafico e gallerista americano. Chamot crea opere astratte e realistiche, che riflettono la sua passione per la forma, il colore, il contesto sociale e il fascino verso la capacità dell'arte di riflettersi nelle relazioni, nell'esperienza e nella memoria. Inizialmente l'artista si ispira agli anni Settanta, elaborando un'arte che unisce elementi propri del Concettualismo insieme ad altre considerazioni formali, generando lavori criptici e sperimentali. La pittura figurative inizia a riacquistare importanza per la prima volta dagli anni del declino dell'Espressionismo Astratto. Numerosi suoi dipinti, stampe arazzi sono presenti in collezioni pubbliche e private in tutto il mondo.

Birgit Dieker (Germania, 1969), fortemente influenzata dai cambiamenti turbolenti degli anni Ottanta, caratterizzati da un crescente capitalismo globale, dalla nascita dei mass media, dalle forti discrepanze sociali ed economiche, realizza opere scultoree potentemente abiette che sfidano il modo in cui l'identità femminile è stata imposta da un patriarcato storicamente dominante. Andando oltre la tradizione estetica, Dieker stratifica e taglia abiti usati per esplorare corpi che assumono forme singolari e frammentate. Le sue opere chiedono di andare oltre al corpo oggettivato della donna rendendosi libero in un corpo nuovo, totalmente inventato, alla ricerca di un sé nascosto sotto strati di esperienze, storie e vite personali.

Peter (Ploiesti, 1935) e Ritzi (Bucarest, 1941) Jacobi si conobbero durante gli anni di studio presso l'Accademia d'Arte di Bucarest, dove appresero rispettivamente l'arte tessile e della scultura. Sposatisi nel 1966, Peter e Ritzi Jacobi collaborano insieme fino agli inizi degli anni Ottanta specializzandosi in particolar modo nella creazione di opere di Fiber Art. Utilizzando fibre di cotone, di cocco e peli di animali, creano degli arazzi in rilievo dalle forme scultoree ispirate alla tradizione artigianale rumena, ai suoi tessuti, alle coperte finemente tessute, alle bandiere e ai ricami religiosi medievali. Anni Albers ha individuato nei loro tessuti una particolare tattilità derivante dalla loro capacità di mostrare all'occhio dello spettatore la composizione del materiale, la sua materialità e pesantezza. Gli artisti infatti riescono ad esaltare l'effetto del tessuto spesso aggiungendo un contrasto dato dall'utilizzo della carta e accostando alle superfici tessili elementi non tradizionali come scatole, spesse corde e pezzi di legno.

I temi degli arazzi di Klarà Birò Jecza (Romania, 1937 - 2011) sono tratti dal mondo vegetale della frutta e nascono dalla preoccupazione dell'artista di superare il puro decorativismo della forma, la sua funzione strettamente ornamentale, e donare un valore aggiunto attraverso significati spirituali e implicazioni plastiche. La gamma di colori utilizzata è austera, il bianco, il nero, i colori della terra, toni tenui. Questa severità cromatica, ascetica potremmo dire, comunica con la tecnica di tessitura conferendo alle forme piatte una voluta levigatezza. La sua arte diventa fisica dei suoi stati d'animo, in bilico tra un costruttivismo razionale ed equilibrati principi estetici. I grandi arazzi di Jecza testimoniano un attaccamento ai valori della creazione popolare, preservando i colori naturali della lana - spiccata predilezione dell'artista - e l'evoluzione del disegno verso una certa geometria e forte stilizzazione.

Jolanta Owidzka (Radom - Polonia, 1927 - Varsavia, 2020) ha studiato alla State Higher School of Fine Arts di Cracovia proseguendo poi gli studi presso l'Accademia di Belle Arti di Varsavia, frequentando i corsi della Facoltà di Tessile. Il tessuto unico rimane l'area principale del lavoro di Owidzka. La sua produzione comprende tappeti annodati, caratterizzati da un disegno irregolare e profondità di colore, ottenute grazie all'utilizzo di molte e differenti tonalità. L'artista crea i suoi tappeti kilim secondo le regole della pittura astratta, rinunciando alla composizione assiale e disponendo macchie di colore secondo la griglia della divisione grafica e arricchendole con striature dello stesso colore di diversa intensità. Utilizza principalmente lana di pecora, non solo per i tappeti e per le moquette, ma anche per tessuti jacquard, abbinati a lino.

La prima mostra personale dell'artista ha avuto luogo nel 1960 a Zacheta, Polonia, ed è considerata un momento di svolta per l'arte del tessuto nel panorama dell'arte contemporanea polacca. Con Owidzka il tessuto ha oltrepassato i confini dell'artigianato artistico ed è diventato una vera e propria arte nel contemporaneo. Oltre ad aver esposto in numerose Biennali di Losanna (Fiber Art), ha partecipato a importanti eventi e mostre internazionali, tra cui la prestigiosa mostra Wall Hangings al Museum of Modern Art di New York (1968-1969). In totale, l'artista ha oltre cinquanta tessuti monumentali creati nel periodo 1964-2005 per edifici pubblici, teatri, filarmoniche, hotel, banche e uffici.

Günter Weseler (Allenstein - Polonia, 1930 - 2003), dopo aver conseguito il Diploma in Architettura, a partire dal 1958 lavora come pittore e scultore autodidatta. Nel 1960 presenta la sua prima personale presso la Galleria Utermann di Dortmund (Germania). Nel 1964 crea il primo Atemmusiken (musiche di respiro), dando inizio a una serie di lavori basati sul fenomeno del respiro convertito in musica. A causa di una malattia alla gola che gli rende difficoltoso respirare, Weseler nei suoi lavori eleva il respiro ad elemento artistico, esprimendo una sensibilità quasi nevrotica verso questo. Convinto che sia possibile controllare artificialmente tutti i processi organici del corpo, da queste ricerche nascono gli Atemobjeckte (oggetti respiranti) creati con pellicce e una macchina meccanica che riproduce il movimento e il suono della respirazione.

Alla fine degli anni Settanta Weseler combina gli Atemobjekt con uno specchio, realizzando i suoi Spiegelobjekte: l'oggetto respirante semisferico diventa una sfera intera per mezzo dello specchio. Negli anni Ottanta il suo lavoro è caratterizzato dall'elemento spirituale e attinge ai rituali e alle figure del Mandala, cerchi magici rituali simboli di unità. Tra il 1989 e il 1993 è ospite in qualità di Professore presso la Hochschule di Amburgo. Agli anni Novanta risalgono i primi Moosobjekt (oggetti con il muschio) e gli Oggetti-Specchio in cui l'elemento concreto e virtuale interagiscono. Le opere di Günter Weseler sono presenti in numerosi musei e collezioni tra cui: il Museo d'Arte di Düsseldorf, la Kunsthalle di Brema, il Museo di Arte Contemporanea di Sydney, il Museo Atheneum di Helsinki, il Museo d'Arte di Berna e l'Istituto per le Relazioni Internazionali di Stoccarda. Magda Vitalyos Ziman, di origine ungherese, nasce nel 1942 in Romania, docente e artista, è nota per i suoi arazzi e tappeti.

A partire dal 1990 è stata a capo del dipartimento tessile presso la Facoltà di Belle Arti dell'Università Occidentale di Timisoara e temporaneamente vicepreside della facoltà di design dell'Università privata Tibiscus, dando vita a una "scuola" di arte tessile rumena. Oltre alle tradizionali tecniche di tessitura della tappezzeria, ha coltivato i processi creativi e i generi dell'arte tessile moderna con grande zelo e abilità. Le sue opere indagano l'impegno materiale, lo spazio, la luce e il colore attraverso un uso altamente personale di forme organiche astratte fatte di tessuti. Il fascino della Ziman per i materiali naturali come la lana, e la creazione di arazzi-oggetti bi o tridimensionali, fanno a tutti gli effetti parte di una nuova visione della soft sculpure. (Comunicato stampa)




Opera di Teresa e Andrzej Welminski Teresa & Andrzej Welminski
Circulus vitiosus
Opere su carta


07 novembre - 06 dicembre 2020
Studio Tommaseo - Trieste
www.triestecontemporanea.it

Questa nuova mostra dei Welminski, organizzata da Gabriella Cardazzo e Giuliana Carbi Jesurun, è stata progettata in esclusiva per Trieste Contemporanea. Co-prodotto da Trieste Contemporanea e dalla Fondazione Teresa & Andrzej Welminski, con il patrocinio dell'Istituto Polacco di Roma e con la collaborazione dello Studio Tommaseo, il progetto Circulus vitiosus è finanziato dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e co-finanziato dall'Istituto Adam Mickiewicz nell'ambito delle attività Cultural Bridges del programma Niepodlegla 2017-2022 del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale polacco. Circulus vitiosus accade nel punto d'incontro di una mostra, una installazione e una performance. Non è concluso ed è un processo aperto: il risultato non è conosciuto né definito. Per assistere all'inaugurazione e alla performance registrarsi in www.eventbrite.it/e/biglietti-circulus-vitiosus-teresa-andrzej-welminski-127030318101.

Circulus vitiosus presenta visivamente la sapienza teatrale dei due artisti, che hanno collaborato con Tadeusz Kantor fin dagli inizi degli anni Settanta, e "mette in scena" nello spazio espositivo disegni e oggetti (binari e vagoni del treno in cartone) utilizzati in una azione che è una densa parodia del nostro "girare a vuoto". Sappiamo che il senso dell'umorismo era fondamentale per Tadeusz Kantor, così come era per lui centrale il problema del nulla. Ma, diversamente che l'estremo néant di Kantor, i Welminski sembrano optare per una posizione intermedia. Ciò gli permette di giocare con il paradosso di avere simultaneamente movimento e sospensione: questa è la "cifra" Welminski.

La nuova proposta dei due artisti per Trieste è un'ulteriore conferma della qualità e densità della loro ricerca artistica. A Trieste si intreccia di nuovo il filo di uno dei loro temi principali di indagine - sulle condizioni instabili dello spettatore - già proposto a Trieste per il progetto Alla ricerca dell'identità al tempo del selfie quando nel 2019 portarono un'opera della serie Esse est percipi che richiamava le riflessioni di George Berkeley sull' "esser osservato" (l'esistenza di qualcosa dipende dall'essere percepita). Ironica e critica, sempre a doppia direzione, cioè aperta a improvvisamente balzare dall'uno all'altro capo interpretativo. Questa azione è un'indagine funambola sulla corda tesa tra due estremi contrapposti: ci svela la precarietà dei punti di vista e, in definitiva, ci palesa (su un piano metaforico più astratto) il "circolo vizioso" dell'esistenza. La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue con testi di Giuliana Carbi Jesurun, Gabriella Cardazzo, Karolina Czerska, Teresa Welminski e Andrzej Welminski. (Comunicato stampa)




Opera di Marisa Zattini dalla mostra Alberi eretici ermetici Marisa Zattini
Alberi eretici | ermetici


03 ottobre (inaugurazione) - 01 novembre 2020 (prorogata all'8 dicembre 2020)
Galleria Comunale d'Arte - Cesena
www.ilvicolo.com

Si tratta dell'installazione esposta a Matera lo scorso anno, a Casa Cava (nel Sasso Barisano) in occasione di Matera Capitale Europea della Cultura. È un'opera che va all'origine del mondo. Essa riflette sul tema Uomo/Natura proseguendo nel solco della ricerca già da tempo avviato dall'artista, ma con modalità completamente nuove. Ventidue Alberi a formare un bosco fossile significante per un attraversamento misterico al nero, in nigredo. Ed è nella verticalità dei tronchi fossili che si riflette l'ideale collegamento fra la terra e il cielo. L'intreccio originario con le lettere dell'alfabeto ebraico, in albedo, ci offre poi un ribaltamento emotivo: dal nero notturno all'oro della conoscenza e della rinascita. Il passaggio nel bosco è dunque un attraversamento sinestetico che si rafforza ulteriormente grazie alle sonorità site specific, "Dalla lettera", composte appositamente per l'installazione da Giovanni Ciucci. Un perfetto raccoglimento armonico per una fruizione sinestetica che segue la lectio dell'alfabeto ebraico agendo sui tre livelli: visivo, uditivo e numerologico.

Scriveva il Professor Janus nel suo testo critico in catalogo: «[...] di fronte a queste nuove opere di Marisa Zattini dobbiamo porci nuovi problemi. È una materia aggrovigliata, ma alla fine l'artista fa sempre di testa sua. Intravede un'altra dimensione che non è solo estetica e che non sempre corrisponde alle leggi della scienza, anche se la scienza fin dall'inizio ha dato un grande contributo allo sviluppo dell'arte, ha fornito all'artista i materiali di cui aveva bisogno per scolpire e per dipingere ed i pigmenti sempre più perfezionati, ma poi è l'artista che plasma la materia e distende i colori sulla tela o crea nuove forme. [...] L'artista parte sempre da un'intuizione e questa intuizione deve poi diventare reale.

Estrarre dalla materia il tronco di un albero, moltiplicarlo per 22 e collocarli in uno spazio artificiale, che non è quello della natura, è un'altra operazione mentale, una gnosi metafisica, significa che l'intuizione ha ragioni che la materia non ha, è una sfida che si insinua nel meccanismo della creazione, è il tentativo di creare un proprio spazio filosofico, stabilisce le proprie leggi dell'estetica che sovvertono quelle della scienza naturale: il tutto va visto e interpretato secondo una dimensione epistemologica per ritornare alle origini ed iniziare un nuovo ciclo nel processo della vita. Evidentemente Marisa Zattini si è domandata: prendiamo questo oggetto (anche l'albero è un oggetto-icona trasferito nella dimensione estetica) e vediamo fin dove è capace di andare. [...] Naturalmente è un ordine esclusivamente suo, come se Marisa Zattini si ponesse di nuovo il problema della responsabilità umana, la ricerca di una ragione spirituale più perturbante, più inquieta ed anche in contraddizione con la materia stessa, in questo caso proponendo una serie di tronchi d'albero che respirano per proprio conto, che aspirano ad una nuova vita, che pensano in maniera del tutto personale [...]».

Marisa Zattini (Forlì, 1956), laureata cum laude nel 1981 alla Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Firenze ha realizzato mostre personali in Italia e all'estero a partire dal 1976. Dal 1989 è Direttore artistico de Il Vicolo Sezione Arte, Il Vicolo Editore e della rivista trimestrale di Arte & Letteratura "Graphie", fondata nel 1998. Dal 2006 ha avviato un'indagine ricognitivo-artistica sull'identità/alterità. (Comunicato stampa)




Opera di Francesco Candeloro in mostra alla Galleria A arte Invernizzi Francesco Candeloro. Luoghi Misure Variazioni
24 settembre (inaugurazione) - 10 novembre 2020 (la galleria rimarrà chiusa dal 6 novembre al 3 dicembre 2020)
Galleria A arte Invernizzi - Milano
Video della mostra

Nella prima sala del piano superiore sono esposti, nella versione verticale, alcuni skyline in plexiglass di fisionomie di città o sezioni di esse rese nel loro carattere di superficie e contorno - testimonianza di un momento vissuto dall'artista. Nella seconda sala troviamo Vie di Luci nel Tempo (Beirut) (2018), opera attraverso cui Candeloro indaga i molteplici aspetti della realtà con immagini in trasparenza che ampliano la percezione dell'osservatore in un continuo alternarsi di nascondimento e rivelazione. Al piano inferiore vengono presentati dodici "libri" costituiti da fogli colorati che riportano delle fessure che possono essere definite come "occhi" disposti in giochi combinatori che tengono conto delle geometrie dei supporti e delle colorazioni prodotte dai "filtri" di acetato che l'artista vi sovrappone. I "libri" hanno una struttura chiusa rettangolare ma, come fossero pagine di un volume, possono svilupparsi sulla parete consentendo una lettura aperta dell'opera e in questa occasione i lavori sono presentati nelle due versioni, aperta e chiusa. In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue contenente un saggio di Francesco Tedeschi, la riproduzione delle opere in mostra e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

"L'immagine dalla quale, nella sua rivelazione fotografica, proviene tutta l'opera di Candeloro, e la sua qualificazione fisica, in una concezione sempre più autonoma della forma rispetto alle istanze della rappresentazione, costituisce di per sé un filtro tra la materialità della cosa e la sua idealizzazione. Questo carattere di intermedialità che pone di per sé l'opera su un limite fra la presenza e l'assenza, si rivolge da una parte a forme note, in certa misura verificabili, e dall'altra a sagome in via di definizione, che ricevono la loro consistenza momentanea nel loro riproporsi, sotto diverse ipotesi, nel modo in cui i lavori appartenenti alla categoria delle composizioni a molteplici strati possono essere squadernate a parete secondo logiche geometriche variabili. In entrambe le soluzioni le opere di Candeloro operano sul piano di un trasferimento. Da una parte la sagoma di un profilo di città si materializza, in una posizione non necessariamente riconoscibile, come ripresa di un luogo altro assorbito nella luce che essa stessa genera nello spazio in cui la sua immagine sintetica e astratta si trova; dall'altra le composizioni a parete alludono a un inoltrarsi in una dimensione nascosta, intima, che si rivela nascondendosi. La superficie, in entrambi i casi, diventa parte di un processo complesso, dal piano al labirinto." (Francesco Tedeschi)




Copertina del numero di novembre 2020 del mensile d'arte Archivio Archivio
Mensile di Arte - Cultura - Antiquario - Collezionismo - Informazione

___ Anno XXXII
N. 9 - Novembre 2020
N. 8 - Ottobre 2020
N. 7 - Settembre 2020
N. 6 - Giugno/Luglio/Agosto 2020
N. 5 - Maggio 2020
N. 4 - Aprile 2020

Raccolta delle Stampe Adalberto Sartori
www.raccoltastampesartori.it




Collezione Flavio Favelli - 19x24x16cm - ceramiche tagliate foto D. Lasagni, 2012 Flavio Favelli
Vita d'Artista


26 novembre 2020 - 05 marzo 2021
Fondazione Adolfo Pini - Milano

Progetto espositivo site-specific di Flavio Favelli (Firenze, 1967) che coinvolge tutti gli spazi della Fondazione Adolfo Pini. Partendo dalla suggestione del libro di Carlo Cassola che, con lo stesso titolo, affronta la questione dell'arte rispetto a certi ideali, alla politica, all'impegno sociale, Favelli interviene nella casa che fu di Adolfo Pini (1920-1986) e prima di lui del pittore Renzo Bongiovanni Radice (1899-1970), alla ricerca di un confronto tra il passato, la sua eredità e l'opera dell'artista. Flavio Favelli utilizza oggetti d'arredamento o di uso comune che rimandano sia all'estetica borghese degli ambienti familiari in cui è cresciuto, sia a quella del consumo prodotto dall'industria e dalla pubblicità. Nelle sue opere - collage, sculture, ambienti - i materiali vengono assemblati dando vita a sovrapposizioni di senso che non snaturano gli oggetti ma ne amplificano il valore simbolico. Sono oggetti di una quotidianità passata ma inconsciamente presente ancora oggi. (Comunicato ufficio stampa Lara Facco P&C)




Opera a tecnica mista su tela, ferro e gesso di cm. 38x45x11 circa realizzata da Marco Gastini nel 2003 denominata Blu manganese Pieno, vuoto. Divergenze consonanti
Marco Gastini | Giorgio Griffa | Nunzio


24 ottobre 2020 - 24 gennaio 2021
Galleria d'Arte 2000 & Novecento - Reggio Emilia
www.duemilanovecento.it

Tre artisti che offrono un importante contributo alla contemporaneità espressiva ed artistica, testimonianze di segni diversi, che ripercorrono la ricerca e la storia della produzione artistica italiana. Nella sua ricerca plastica Nunzio (Cagnano Amiterno, L'Aquila, 1954) cerca di eliminare tutto ciò che vi è di superfluo, ciò che non serve. Una forma, uno spazio, un pensiero, diventa qualcosa di esemplare e questo spesso lo fa togliendo e mai aggiungendo. Così facendo ha ridefinito il concetto stesso di apparenza, attraverso splendidi lavori architettonici che uniscono sostanza, corpo e vuoto in uno straordinario equilibrio ritmato. Un'azione combattiva tra peso e leggerezza, una forte tensione tra i due poli, così che la materia stessa risulta come contrastata al suo interno.

Marco Gastini (Torino, 1938-2018) è presente con tre opere databili a metà degli anni 2000, periodo in cui l'artista torna a focalizzarsi sullo spazio della singola grande tela, lavorando sulle contrapposizioni tra pieno e vuoto, tra estremamente leggero ed estremamente pesante. Si apre così un nuovo mondo plastico pittorico, una diversa dimensione spazio-temporale, dove ogni elemento (pieno-vuoto, luce-ombra, materia-colore) risulta come sospeso nella solitudine del proprio apparire puro e semplice, all'interno di una libera, complessa, ed anche contraddittoria, fenomenologia visiva che scatta come fatto estetico unitario attraverso l'effetto catalizzatore dell'azione dell'artista, attraverso cui prende forma l'energia della pittura.

Per Giorgio Griffa (Torino, 1936), parafrasando Milan Kundera, si potrebbe affermare che nel contrasto tra i valori guida della nostra esistenza, la pesantezza e la leggerezza, l'artista torinese si pronuncia a favore di quest'ultimo termine, optando per il fascino discreto, la carica elusiva e inafferrabile della leggerezza. Al pieno, all'incombente, all'ingombro fisicamente concreto dei materiali, l'artista torinese oppone la fragile inconsistenza delle sue tele non trattate; lasciate fluttuare sulla parete, libere dalla schiavitù della cornice e del telaio, mentre il colore, scartate le tinte pure e le squillanti accensioni timbriche, è smorzato su una gamma di mezzi toni e ricondotto al tracciato elementare della linea. Emerge una poetica del vuoto, del non finito, assunto come norma programmatica di un processo operativo lasciato intenzionalmente aperto e non concluso. Per Griffa, la rappresentazione dello spazio si realizza tracciando sulla superficie della tela una sequenza di segni, senza necessariamente obbedire alle regole tradizionali della composizione. I segni primari, nella loro semplicità, sono disposti a formare una successione ritmica che, a un certo punto, s'interrompe, lasciando spazio a quel vuoto che diventa sinonimo d'incompletezza ma anche allusione di infinita potenzialità. (Comunicato stampa CSArt di Chiara Serri)




Alinka Echeverria - Ada Unnamed X - Apparent Feminity MAST Photography Grant on Industry and Work 2020
08 ottobre - 03 gennaio 2021
Fondazione MAST - Bologna
www.mast.org

L'esposizione dei lavori di "MAST Photography Grant on Industry and Work", concorso fotografico su industria e lavoro dedicato ai talenti emergenti, presenta le opere dei cinque finalisti della sesta edizione: Chloe Dewe Mathews, Alinka Echeverría, Maxime Guyon, Aapo Huhta e Pablo López Luz. Questi giovani fotografi sono stati selezionati tra quarantasette candidati provenienti da tutto il mondo e hanno sviluppato un progetto originale e inedito per la Fondazione MAST. I cinque i progetti affrontano temi di grande attualità: i danni ambientali causati dall'agricoltura intensiva, il ruolo della donna tra presente e passato nel campo dell'industria cinematografica e dell'informatica, il fascino della tecnologia e del design del prodotto industriale, l'impatto dell'Intelligenza Artificiale sui modi di vita tradizionali e l'omologazione indotta dall'industria globale della moda. Il vincitore è Alinka Echeverría (Città del Messico, 1981) con il progetto intitolato Apparent Femininity.

Alinka Echeverría, alla soglia della quarta rivoluzione industriale, indaga alcune immagini di femminilità guardando al ruolo svolto dalle donne agli albori dell'industria del cinema e della programmazione informatica; Chloe Dewe Mathews mostra i danni ambientali delle coltivazioni intensive nei polytunnel, le strutture in plastica che ricoprono quattrocento chilometri quadrati di superficie terrestre per consentire di produrre ortaggi tutto l'anno; Maxime Guyon usa il mezzo fotografico al massimo delle sue potenzialità per restituirci gli aspetti tecnologici e le alte prestazioni degli aerei; Aapo Huhta esplora il mondo dell'Intelligenza Artificiale e mostra come "la macchina" legga in modo eticamente sospetto le immagini, sollevando dubbi sulle modalità di implementazione dei software; Pablo López Luz fotografa le vetrine dei negozi di abbigliamento in America Latina, che resistono all'omologazione imposta dall'industria globale della moda e porta la riflessione sul paesaggio urbano quale luogo privilegiato per cogliere le trasformazioni sociali e culturali.

Dal 2007, per sostenere la ricerca sull'immagine dell'industria e del lavoro e dare voce ai talenti emergenti, il MAST Photography Grant on Industry and Work, promosso da Fondazione MAST, consente ai giovani fotografi che vincono la borsa di studio di sviluppare un progetto su industria e lavoro e di realizzare una mostra accompagnata da un catalogo. Nel tempo il concorso ha contribuito alla creazione di una raccolta fotografica di artisti contemporanei che ora fanno parte della storica e articolata collezione di fotografia industriale della Fondazione MAST, curata da Urs Stahel.

_ I Finalisti

Alinka Echeverría (Città del Messico, 1981), con la sua installazione in tre parti Apparent Femininity, Alinka Echeverría, volge lo sguardo indietro, al ruolo delle donne nella storia del cinema e della programmazione informatica per guardare avanti alla Quarta rivoluzione industriale. Grace, intitolato alla pioniera della scienza Grace Hopper, è un'animazione tratta da una fotografia di Berenice Abbott (dalla Collezione Mast) che rappresenta un'anonima programmatrice al lavoro. L'animazione, presentata su una tenda LED, è accompagnata da una colonna sonora composta da Daphne Oram, inventrice del graphical sound. Hélène è una installazione di negativi su lastre di vetro; le immagini solarizzate si concentrano sulle mani delle montatrici al lavoro. L'atto di isolare le immagini, solarizzarle e stamparle sul vetro ha la funzione di richiamare l'atto creativo del montaggio e fissare il nostro sguardo su questa realtà poco nota. Con Ada, la fotografa rende omaggio a Ada Lovelace, la matematica considerata da molti la prima programmatrice della storia. Attraverso un mosaico di collage digitali, Echeverría riattiva il patrimonio fotografico d'archivio ed esplora la biografia di queste pioniere mettendole a confronto con donne rimaste anonime e con immagini archetipiche di femminilità.

Chloe Dewe Mathews (Londra, Regno Unito, 1982), nel progetto For a Few Euros More (Per qualche euro in più), indaga le dinamiche dell'agricoltura moderna, mettendo in luce questioni relative alla produzione e al consumo di cibo, allo sfruttamento delle persone e alla crisi ambientale in corso. Il progetto è ambientato nel gigantesco Mar de Plástico, il "mare di plastica" che si estende a sudovest di Almería, nella Spagna meridionale, fra il litorale e la Sierra Nevada, un'enorme distesa agro-industriale, in cui si produce la metà della frutta e verdura che andrà a riempire gli scaffali dei supermercati di tutta Europa. Partendo da questi luoghi mette in evidenza tre realtà contigue ma molto diverse che caratterizzano la zona: i polytunnel agricoli, una miniera in disuso e i set abbandonati dei film spaghetti western. Sono queste imponenti strutture e queste vestigia cadenti che fanno da sfondo all'installazione video e fotografica di Dewe Mathews e al viaggio di Maruf, il lavoratore stagionale migrante protagonista del video.

Maxime Guyon (Parigi, Francia, 1990), nel suo progetto Aircraft, realizza fotografie digitali di grande fomato di strutture aereodinamiche, turboreattori, pistoni idraulici, connessioni elettriche degli aerei. Come spiega Milo Keller nel catalogo della mostra "Tutto è a fuoco in queste immagini, dai piani larghi al dettaglio, dallo scheletro di un'intera cabina al più piccolo rivetto. C'è una sensazione di controllo, di visione frammentata ma totale, artificiale, quasi feticista." Nelle fotografie iperrealistiche di Guyon non ci sono indizi delle architetture industriali degli hangar e le sagome restano sospese in uno spazio senza cielo e senza tempo, concreto eppure irreale.

Aapo Huhta (Haapajärvi, Finlandia, 1985), con In Sorrow? Very Unlikely (Tristezza? Molto improbabile), esplora i modi in cui l'Intelligenza Artificiale percepisce le fotografie fatte dall'uomo. Il progetto è costituito da fotografie recenti che Huhta ha selezionato dal suo archivio personale e ha fatto interpretare dai programmi di riconoscimento delle immagini API Vision di Google e Seeing AI di Microsoft, entrambi disponibili al pubblico. Le deduzioni in tempo reale eseguite dalle rispettive IA dei programmi di riconoscimento delle immagini sono state poi trasformate in tracce audio. Il risultato è un attrito tra immagine e parola, tra mezzo fotografico e nuove tecnologie che sollevano quesiti inquietanti sul ruolo dell'uomo nel futuro scenario produttivo.

Pablo López Luz (Messico, 1979), nella serie Baja Moda (Bassa moda), realizzato in diverse città dell'America latina, guarda criticamente al mondo globale dell'industria della moda e al tempo stesso analizza due aspetti chiave della cultura latinoamericana contemporanea: identità e resistenza. López Luz fotografa con occhi attenti, perspicaci, i negozi di abbigliamento e le mode locali, fotografa le vetrine allestite in modo precario, ma organizzate con cura, che fanno intravedere una sorta di orgogliosa resistenza nella decisione di preservare un mestiere e uno stile di vita opponendosi alla tendenza a far confezionare abiti e scarpe nei paesi asiatici, nel rifiuto di arrendersi a nuovi modelli economici e all'imminente omologazione delle città invase dai brand internazionali.

___ "Inventions"

La mostra, a cura di Luce Lebart in collaborazione con Urs Stahel, apre al MAST l'8 ottobre 2020 e presenta le fotografie delle invenzioni più brillanti e geniali provenienti dalle collezioni dell'Archive of Modern Conflict di Londra e dagli Archives nationales francesi. Queste numerose invenzioni vengono realizzate e fotografate in Francia tra le due Guerre mondiali presso l'Office des inventions su iniziativa di Jules-Louis Breton, a capo del Sous-secrétariat d'État aux inventions. Breton, inventore a sua volta, voleva promuovere la ricerca scientifica e industriale, accelerando i processi e garantendo la rapida trasformazione di un'idea in un oggetto o in una macchina di pronto utilizzo. In tal senso, egli favoriva attivamente la collaborazione tra industriali, scienziati e inventori. Di corredo ai progetti e alle descrizioni dettagliate delle invenzioni, le immagini ne facilitavano la valutazione e contribuivano a conservarne la traccia.

Rappresentavano così una valida alternativa ai prototipi, facili da archiviare e prontamente disponibili per la presentazione di fronte alle commissioni. La mostra rappresenta la molteplicità delle invenzioni presenti nell'archivio di Breton, che vanno dagli oggetti usati per sopravvivere in tempi di crisi ai dispositivi per godere di una migliore qualità della vita in periodo di pace. Pur essendo prodotte senza intenzioni artistiche, le immagini hanno innegabili qualità estetiche e possiedono quello che si può definire uno stile fotografico, paragonabile a quello di un autore, benché non siano mai firmate. Come spiega la curatrice e storica della fotografia Luce Lebart "si tratta di un archivio visivo che colpisce per la sua fantasia, gli accenti umoristici e la libertà nello svelare i codici dell'oggettività fotografica. L'elemento comico è tanto più inatteso in quanto si inserisce in un contesto industriale e scientifico. Come al cinema, queste scene fotografiche ci raccontano delle storie". Luce Lebart è una storica della fotografia, curatrice e ricercatrice presso l'Archive of Modern Conflict (Londra). (Comunicato ufficio stampa Lucia Crespi)

___ Presentazione di mostre di fotografia in questa pagina della newsletter Kritik

Marco Craig: "Witness 1:1"
08 ottobre (inaugurazione) - 05 dicembre 2020
VisionQuesT 4rosso - Genova
Presentazione

Stoner. Landing pages
05 settembre 2020 - 10 gennaio 2021
Palazzo Pretorio - Certaldo (Firenze)
Presentazione

"Opere in Vetrina"
Paci contemporary gallery - Brescia
Presentazione




Samurai, poeti e uomini d'ingegno
Rotazione di kekemono e ukiyo-e nella galleria dedicata al Giappone


22 ottobre 2020 - 21 febbraio 2021
Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Per questioni di tutela e conservazione, i kakemono e gli ukiyo-e, le stampe su carta, vengono infatti periodicamente messi a riposo e sostituiti con altre opere delle collezioni, offrendo al visitatore la possibilità di ammirare un'esposizione costantemente rinnovata. La nuova rotazione parte dalla figura maschile in Giappone quale emerge dalle opere pittoriche del periodo Edo (1603-1868). Da un lato l'ideale marziale dei bushi, gli uomini d'arme, coi loro simboli: gli uccelli rapaci e il fiore di ciliegio. Dall'altro l'ideale dell'uomo di lettere che si ispira più o meno direttamente alle figure di poeti famosi e uomini d'ingegno della tradizione cinese.

Al primo gruppo appartengono un dittico di Kano Chikanobu (1660-1728), che raffigura due samurai a cavallo, e un ramo di ciliegio fiorito di Kawamura Bunpo (1779-1821). Il detto "Tra i fiori, il ciliegio. Tra gli uomini il samurai" fa riferimento alla bellezza e alla caducità della vita terrena: così come il ciliegio fiorisce e sfiorisce in brevissimo tempo, la vita del guerriero può rivelarsi intensa ma fugace. Allo stesso tempo, una metafora della ferocia e precisione del guerriero giapponese trova il suo compimento in uccelli rapaci come il falco o l'aquila di mare, oggetto quest'ultima di un potente dipinto di Yanagisawa Kien (1704-1758).

Sul versante dell'uomo intellettuale si presentano invece un dipinto di letterati abbigliati alla maniera cinese firmato da Kishi Ganku (1749 o 1756-1838) e un dittico raffigurante Li Bai e Su Shi, considerati in Giappone come i poeti più rappresentativi nella storia della Cina, appartenenti rispettivamente ai periodi Tang (618-907) e Song (960-1279). Contestualmente alla rotazione dei dipinti nella sala principale al secondo piano, si procederà alla sostituzione delle stampe ukiyo-e nel corridoio e nella sala successiva. Si affaccia qui un altro ideale di personaggio maschile, risalente addietro nel tempo addirittura al periodo Heian (794-1185). Egli si materializza nella prima metà della serie "Murasaki Shikibu Genji Karuta" (Le carte di Genji di Murasaki Shikibu), parodia ottocentesca del famoso romanzo Genji Monogatari risalente all'XI secolo, che narra la storia del "Principe Splendente" Genji: una sorta di Don Giovanni o Casanova giapponese ante litteram. (Comunicato stampa)

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Petali e draghi tra i fili di seta. Rotazione di kesa, i pregiati mantelli rituali giapponesi
24 settembre 2020 - 28 marzo 2021
Presentazione




Opera di Dario Zaffaroni denominata Modularità fluorescente Dario Zaffaroni
Polimodularità Fluorescenti


24 ottobre - 31 dicembre 2020
Showcases Gallery - Varese
showcasesgallery.blogspot.it | Locandina della mostra

Nella mostra, a cura di Palmira Rigamonti e Franco Crugnola, alcune opere realizzate da Dario Zaffaroni, artista importante del panorama contemporaneo, che lavora nella prima parte della sua lunga carriera con Dadamaino e frequenta altri artisti dell'avanguardia milanese quali: Colombo, Calderara, Scaccabarozzi, Tornquist, Varisco. Zaffaroni è un'artista raffinato, che ha scelto negli anni, un campo preciso di intervento: la percezione visiva dell'interazione cromatica, attraverso l'accostamento e l'intersecazione di nastri cromatici a gradiente fluorescente che danno come risultato fenomeni percettivi e cinetici sempre differenti. Le sue "polimodularità cromatiche", rigorose, geometriche, affiorano da fondi monocromi, prevalentemente neri o bianchi, e coinvolgendo lo spazio, fanno del colore un "incipit", apporto e supporto, di luce e movimento, il fondo della sua ricerca, dove l'intervento plastico si fonda sulle valenze cromatiche, creando una raffinata tessitura tra colore e forma.

I quadri-scultura di Zaffaroni, che emozionano ad ogni sguardo, che vibrano ad ogni variazione di luce, si collocano in ambito astratto-geometrico, rappresentando forme in movimento in un unitario rapporto spazio-temporale. I suoi esperimenti cinetici, stimolano lo spettatore a muoversi intorno all'opera, al fine di godere della modalità della visione più completa, e a riflettere sulla situazione percettiva proposta, sempre diversa, ma sempre emotiva. Nelle opere di Zaffaroni non ci sono rapporti di forza, ma metriche e dinamiche proporzionali, situazioni percettive uniche e sensazioni visive che si trasformano in pensiero. I suoi quadri non sono da intendersi "conclusi", ma sono uno stimolo per lo spettatore, un programma. Le sue opere sono da ammirare e contemplare e sono un aiuto a conseguire un grado superiore di chiarezza nella percezione, e nella loro fluidità e leggerezza sono apportatrici di un ordine armonico. Mostra in collaborazione con BiancoScuro; Catalogo SGE con prefazione di Palmira Rigamonti.

Dario Zaffaroni (San Vittore Olona - Milano, 1943), diplomato in Industrial Design, si avvicina alla pittura con lavori di impronta figurativo/chiarista tenendo la prima personale nel 1964 al Club "Le Muse a Legnano. Seguiranno altre mostre, con tecniche evolutive, in diverse località fino al 1968, anno in cui conosce Dadamaino e il suo operare artistico registra una svolta radicale. Con Dadamaino inizia un sodalizio sia umano che artistico sfociato, a volte come suo assistente poi come firmatari di alcuni importanti progetti. Questo, gli permise di conoscere altri artisti dell'avanguardia milanese quali Calderara, Colombo, Spagnulo, Tornquist, Varisco... il contatto e la visione dei loro lavori spinge Zaffaroni alla ricerca di nuovi modi e mezzi espressivi in un susseguirsi di stagioni creative indirizzate verso la percezione visiva.

Dal 1969, attratto dai colori fluorescenti, basa i suoi futuri lavori sul loro utilizzo. Queste prime opere definite "Cromodinamiche fluorescenti", eseguite esclusivamente con carte fluorescenti precolorate di 10 tonalità. La tendenza Optical di quegli anni è alla base della progettualità di questi lavori, dove la peculiare composizione cromoplastica delle carte, abbinata al cromatismo esaltante del fluorescente, determinano con il muoversi dell'osservatore una visione optical/cinetica delle opere. In parallelo l'artista sviluppa il ciclo dei "Rulli", ovvero una serie di lavori realizzati con rulli di cartone rivestiti in più parti con carte fluorescenti disposti secondo una programmata sequenzialità cromatica che permette al fruitore di trasformarsi in protagonista: manualmente scopre le combinazioni che il rullare tattilo-cinetico ha in serbo.

Memore degli studi professionali, nel 1969/70, partecipa con altri colleghi ad interventi esterni ed all'ideazione di ambienti programmati (Environment). In questo ambito Dadamaino lo vuole come assistente alla manifestazione "Campo Urbano" a Como" ove, di sera, depositano sulle acque del molo un migliaio di piastrelle di polistirolo con grafismi fosforescenti generando così una visione di "automotorie" riflessioni luminose. In seguito Dadamaino invitata dal C.N.A.C. Centre National d'Art Contemporain alla manifestazione "Environnement lumino-cinétique" da realizzarsi sur la Place du Châtelet a Parigi, coinvolge Zaffaroni e presentano un'idea-progetto di 20 "environnement" di contenuto socio, emotivo, percettivo. Segnalatosi secondo miglior progetto, dopo quello di Christo, su 110 proposti.

Nel 1971, Zaffaroni, Dadamaino, e M. Mondani, su invito del Central Artistic Environment del "Catchword Potash Mine" di Bad-Salzdetfurth, città mineraria della Germania, propongono una serie di idea-progetto volti alla difesa dell'ecologia locale. Nel 1972, Zaffaroni, Dadamaino, M. Mondani e G. Cajelli costituiscono il "Collettivo di Controinformazione Milano", partecipando a diverse manifestazioni artistiche con lavori critici e opinabili dei messaggi pubblicitari atti a vanificarne l'impatto consumistico. Nel 1973, con il collettivo "Artisti del Borgo" di Legnano e il coinvolgimento dei residenti del quartiere Nuova Torretta di Sesto San Giovanni realizzano, al "13° Piazzetta Artisti nel quartiere", un corridoio/labirinto al cui interno il visitatore co-creatore poteva contrapporre all'iconografia artistica proposta quella della sua realtà quotidiana. Questo intervento, foto/documentato, viene ripresentato da E. Crispolti nel 1976 alla Biennale di Venezia / Ambiente come Sociale e nel 2011 al Museo del '900 a Milano.

Nel 1975, Zaffaroni è presente con 3 opere alla "X Quadriennale Nazionale di Roma "La Nuova Generazione", contemporaneamente con E. Tadini e C. D'angelo, è tra gli artisti italiani invitati alla "X Internazionale Malerwochen" a Graz, Austria. Ospitato all'Università Agraria di Gleisdorf realizza 5 opere acquisite ed esposte alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum di Graz, Austria. Esporrà nuovamente alla Neue Galerie nel 1985 a verifica dell'evoluzione creativa avvenuta nel decennio e nel 2008/9 alla grande rassegna "Viaggio in Italia-Italienische Kunst 1960-1990". Seguiranno mostre e partecipazioni in varie città nazionali ed estere. Negli anni '80, il prosieguo delle ricerche Cromodinamiche gli consente di raggiungere significativi esiti sia artistici che analitici sull'impiego dei colori fluorescenti. Parallelamente e sentita l'esigenza di spostare la creatività anche verso espressioni più incontrollate e accidentali, elabora un nuovo ciclo di lavori cromo-visivi basato sull'iterazione del segno "X" casualmente colorato su un'area prestabilita fino a ricreare una campitura definita "Superficie cromatica indeterminata".

Gli anni '90, l'attività artistica di Dario Zaffaroni si integra con quella di Art Director nel campo del design, grafica, advertising e fotografia impegnandolo saltuariamente anche all'estero. Su committenza del Gmr group, coordina: in Sud Africa, le riprese del video "I Lucchesi nel Mondo", alle Seychelles, cura il packaging della Tea Company, le Images Corporate di Finanziarie, e Resort locali, realizza il libro fotografico "Seychelles Images", e in Svizzera, fotografa l'esibizione della band Seychellese al Festival di Montreaux. Negli anni a venire Zaffaroni, lavora principalmente in Italia. Rimasto attratto dalle geometrie coloristiche etniche dei Ndebele viste in Sud Africa, sviluppa con nuovi criteri i lavori delle Superfici Cromatiche Indeterminate realizzandoli esclusivamente attraverso l'utilizzo del computer.

Questa ricerca si evolve nei primi anni 2000 nel ciclo definito "Codice Cromatico Indeterminato" ove una sovrapposizione di elementi cromografici, su campiture cromatiche, evidenziano un'immaginaria mappa codice-cromo-genetico. Collateralmente alle nuove ricerche espressive sviluppate negli anni, Zaffaroni ha sempre intensificato la creazione delle sue originali opere con carte fluorescenti, evolvendole con nuovi intenti progettuali visibili negli ultimi lavori in cui la riduzione dell'utilizzo delle carte a toni fluorescenti con delle carte diversificate e appositamente stampate in Bianco o Nero al fine di spostare l'impatto visivo più sulla geometria cromo-dinamica composta anziché sulla prevalenza della cromia fluorescente. In questi ultimi anni l'attività di Zaffaroni è proseguita intensamente con mostre personali, collettive, Aste d'Arte e Fiere d'Arte.

Nel 2010 una sua opera entra nelle acquisizioni del Museo Parisi-Valle di Maccagno. Nel 2011, con un gruppo di giovani artisti aprono a New York nella 5th Avenue la galleria autogestita MiticArt Gallery presentandola anche con uno stand all'International ArtExpo. Invitato da Tiziana Manca ad Arte Accessibile Milano è presente con una personale. Nel 2013, la Concept4d di A. Ferrari lo presenta con una personale al Link Art Fair a Hong Kong ed alla galleria BIM di Lugano, Svizzera. Nel 2015 la Frankfurter Westend Galerie di Francoforte, Germania, lo presenta con una personale, esporrà nuovamente nelle collettive del 2016 e 2019. (Comunicato stampa)

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Dario Zaffaroni | Geometrie Cromo-cinetiche
Catalogo a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni
Presentazione

Dadamaino | Gli anni '80 e '90, l'infinito silenzio del segno
Catalogo a cura di Stefano Cortina con Susanne Capolongo, testo critico di Elena Pontiggia
Presentazione




Dipinto a tecnica mista su cartone di cm. 71x50 realizzato da Paolo Masi nel 1990 Paolo Masi
Pittura, vibrazione e segno. 60 anni di ordinata casualità


17 ottobre (inaugurazione) - 05 dicembre 2020
FerrarinArte - Legnago (Verona)
www.ferrarinarte.it

Dopo la mostra di Paolo Masi allestita al Palazzo del Monferrato di Alessandria (III evento collaterale della Biennale d'Arte di Alessandria Omnia III Edizione 2020) e il tour virtuale proposto nel periodo del lockdown (www.ferrarinarte.it/vgallery/Paolo_Masi/index.html), FerrarinArte presenta, nella sua sede di Legnago, un ulteriore approfondimento dedicato alla ricerca dell'artista fiorentino, maestro indiscusso nel panorama italiano, capace di consegnare all'attualità del presente il senso di una liricità in cui il binomio segno-colore oltrepassa il limite confinato del quadro. Curata da Matteo Galbiati, l'esposizione si configura come una concisa antologica, che attraverso opere selezionate riassume l'intero percorso dell'artista, a partire dalla fine degli anni Cinquanta sino alle più recenti ricerche, documentate grazie alla presenza di alcuni lavori inediti. Le opere esposte, individuate tra le maggiormente iconiche del pensiero di Paolo Masi, percorrono sessant'anni di ricerca e sperimentazione, portando all'attenzione del pubblico uno spaccato riassuntivo della sua lunga scrittura pittorica che, ininterrotta, arriva all'oggi ancora forte del suo originario accento emotivo.

«L'esperienza di Paolo Masi - scrive Matteo Galbiati - costituisce un'importante testimonianza che lo colloca nel pieno del dibattito artistico che ha connotato il panorama italiano, e non solo, a partire dalla fine degli anni Cinquanta e che ha messo in forte discussione, se non vera e propria crisi fondante, la pittura. Masi ricorre, senza mai tradirlo, al mezzo pittorico come strumento ancora efficace nel pronunciamento originario e perdurante nella sua attualità rinnovata e rinnovabile, essenziale nel definire un complesso meccanismo di relazioni con chi osserva. Masi dipinge con quel senso di orgogliosa e sentita responsabilità che itera la pittura nel tempo e nello spazio del vivere; la sua astrazione non è speculazione artefatta, ma sempre presenza di memorie ed è, per questo, capace di far affiorare deduzioni e intuizioni che consolidano il patto tra nuova conoscenza ed esperienza vissuta, tra immaginazione creativa e sensazioni pregresse.

L'esercizio cromatico viene esperito con un rinnovamento costante di tecniche, gestualità e modalità risolutive, in cui il fare, per questa prolificità concettuale e concreta, si determina ed esplicita nella forma di un'inestricabile matassa di relazioni le quali, acquisite dalle prolifiche manifestazioni della sua essenza diffusa, sanno naturalmente trasferirsi all'altro. Masi, in definitiva, salva la pittura modificandola continuamente; lasciandosi stupire accetta il senso di una libertà d'azione che diviene salvifica. Nell'opera dell'artista fiorentino comprendiamo che la radice e l'essenza del suo rinnovamento e della sua messa in discussione costante è il cercare la verità del reale, nel coglierne le indicazioni come metafore di una possibile trasfigurazione dell'immagine del dipinto semplicemente respirando appieno il vivere del mondo». (Comunicato stampa)




Opera di Trevor Paglen nella locandina della mostra Unseen Stars Trevor Paglen
Unseen Stars


OGR Officine Grandi Riparazioni - Torino
10 ottobre 2020 - 10 gennaio 2021

La mostra, a cura di Ilaria Bonacossa con Valentina Lacinio, è creata appositamente per gli spazi delle OGR e si inserisce in una più ampia riflessione sullo spazio e il suo controllo che l'artista americano Trevor Paglen (Maryland, 1974) porta avanti da quasi dieci anni avvalendosi di collaborazioni scientifiche di altissimo livello, dalla NASA al MIT di Boston. Per l'occasione, Trevor Paglen trasformerà le OGR in uno pseudo-laboratorio aerospaziale: tre "satelliti non funzionali" e una serie di strutture sopraelevate - simili alle impalcature su cui sono soliti operare tecnici e ingegneri - scandiranno l'intera navata del Binario 1 dando vita a uno spazio astratto, la cui illuminazione fortemente teatrale e poliforme amplifica lo sdoppiamento dell'architettura riflessa sulle superfici specchianti dei satelliti. (Comunicato stampa Ufficio Stampa OGR Lara Facco P&C)




A Darker Shade of Black
Frank Gerritz / Apostolos Palavrakis / Bruno Querci and Kasimir Malewitsch


24 ottobre 2020 - 10 gennaio 2021
Kunstmuseum Bochum

Nell'ambito della mostra, uno speciale approfondimento dedicato al lavoro dell'artista Bruno Querci. Le opere su carta presenti in mostra sono messe in relazione con il lavoro di Kasimir Malevich così da creare un composito dialogo da cui emergono analogie e differenze nella visione e nell'utilizzo del disegno nelle diverse esperienze degli artisti. Lo stesso Querci riferendosi al rapporto che intercorre tra disegno e opera pittorica afferma: "come Malevich, penso che l'arte sia una ricerca che mira alla visione e alla consapevolezza esistenziale. Vedo nel disegno una struttura teorica e ho sempre seguito e privilegiato questo percorso - guardando le opere come un risultato spontaneo, che scaturisce dal disegno stesso".

Bruno Querci si afferma a metà degli anni '80 come protagonista di una originaria ricerca pittorica in contrapposizione alle correnti forme espressive del tempo; ha fatto parte del gruppo Astrazione Povera e nel 1986 è stato invitato da Filiberto Menna a partecipare alla mostra Il meno è il più, per una astrazione povera presso La Salerniana, Convento di S. Carlo a Erice. Nel focus a lui dedicato vengono presentate opere di grandi dimensioni realizzate dalla metà degli anni '80 ad oggi e che tratteggia un percorso nel quale emerge l'intrinseco legame tra i diversi cicli di lavori. La pittura di Querci, che si genera a partire da un costante utilizzo della bicromia bianco/nero, si risolve in un percorso dal ritmo graduale e misurato. In lavori quali Luogo, Pittura, Grande forma (1985) e Passaggio (1986) la progressione dell'intervento dell'artista si mostra attraverso la dinamicità dell'incontro tra forma/colore e luce.

In questi lavori si mostra già ben evidente la volontà di accentuare il tono ritmico della costruzione formale. Le stesure di colore nero si modulano in relazione a segni, linee e bande bianche così da creare un alternarsi percettivo che definisce in ogni opera un equilibrio peculiare e unico. Nelle opere successive, quali Formaspazio (1998), l'artista ridefinisce tale equilibrio in modo ancor più radicale e geometricamente essenziale, spingendosi più in profondità per un potenziale dialogo con l'infinito. Nella successione delle stesure delle due cromie si rivela tutta la forza comunicativa del segno e della gestualità, che diviene frammento di consapevolezza dell'impossibilità di misurare lo scorrere incessante dell'essenza del tempo. In opere come Strutturaluce (2010) e Dinamicoforma (2020) la dicotomia di bianco/nero, luce/ombra, si articola sino a divenire un unicum di presenza e assenza. Nella ricerca di Bruno Querci energia e forma sono elementi inscindibili che danno vita a "corpi" concreti e, al contempo, svelano a chi osserva la possibilità di andare oltre la soglia del contenitore, per giungere a un'immagine di pura energia. (Comunicato stampa A arte Invernizzi)




Opera di Marzia Migliora Marzia Migliora
Lo spettro di Malthus


10 ottobre - 13 dicembre 2020
Museo MA*GA - Gallarate (Varese)
www.museomaga.it

La mostra personale ruota attorno al progetto, realizzato grazie al sostegno di Italian Council, ambientato in gran parte nelle miniere di salgemma siciliane di Petralia e Racalmuto, formatesi circa 6 milioni di anni fa. Lo Spettro di Malthus è l'ideale conclusione del ciclo di ricerca degli ultimi anni, che Marzia Migliora ha dedicato all'analisi sul rapporto tra produzione di cibo, merce e plusvalore del modello capitalista e allo sfruttamento delle risorse umane, animali e minerarie. Temi evocati fin dal titolo del progetto proposto in cui l'artista richiama la teoria enunciata da Thomas Malthus, economista e demografo inglese (1766-1834), che teorizzava, già a fine diciottesimo secolo, il problema dell'insostenibilità tra crescita demografica e produzione alimentare, indicando come conseguenze di monoculture e allevamenti industriali, possibili carestie e pandemie a livello globale.

La mostra si articolerà attorno a una serie di nuovi lavori di Marzia Migliora, in un percorso esperienziale site specific, che vede, tra le altre cose, la presenza di installazioni ambientali, un'animazione digitale realizzata in realtà virtuale, e una grande tenda in tre parti. Il pubblico infatti si muoverà attraverso tutto lo spazio espositivo scoprendo le opere aldilà delle tende, che introducono una linea temporale di crescita demografica, dal 1700 al 2100, sulla quale si focalizza la ricerca dell'artista.

"Il progetto - specifica Matteo Lucchetti - nasce da una serie di ventiquattro collage che Marzia Migliora ha iniziato nel 2017 con il titolo di Paradossi dell'abbondanza, che mescolano la tecnica del disegno alla tradizione del papier collé, per raccontare le contraddizioni vissute in campo agricolo, dalla prospettiva degli agricoltori stessi, che siano gli stagionali migranti dei nostri giorni, i braccianti delle piantagioni coloniali, oppure più semplicemente provenienti dal background contadino vicino all'artista e alla storia della sua famiglia. Il titolo dell'opera è preso a prestito da un capitolo del libro Una storia commestibile dell'umanità del giornalista inglese Tom Standage, che ripercorre una certa idea di modernità attraverso la storia dell'agricoltura e del suo asservimento alla produzione di cibo come merce: con l'introduzione di monoculture, produzioni intensive, pesticidi, organismi geneticamente modificati e quanto ha permesso un presunto dominio dell'uomo sui cicli naturali della germinazione.

Questi disegni introducono all'installazione Lo spettro di Malthus che chiama direttamente in causa la figura dello studioso inglese che nel 1798 pubblica Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società, precursore rispetto agli squilibri tra crescita demografica e produzione alimentare. Marzia Migliora ha immaginato questo lavoro come un'immersione nelle viscere della terra, fino a oltre cento metri di profondità sotto il livello del mare. Questa è la quota più profonda alla quale si trova il salgemma estratto da secoli nelle miniere siciliane di sale, in stratificazioni geologiche formatesi sei milioni di anni fa. Il lavoro, che prende la forma di un video in realtà virtuale, permette un viaggio altrimenti impossibile, nei tunnel scavati dall'uomo nella profondità della terra, che appaiono come intestini popolati da animazioni provenienti dai disegni dell'artista, i quali visualizzano alcuni passaggi fondamentali del conflitto tra il cosiddetto progresso e i suoi costi all'interno dell'ecosistema".

Artisti: Marina Abramovic, Giovanni Anselmo, Vanessa Beecroft, Victor Burgin, Alberto Burri, Enrico Castellani, Giuliano Dal Molin, Gino De Dominicis, Michele Guido, Gary Hill, Alfredo Jaar, Donald Judd, Ilya and Emilia Kabakov, William Kentridge, Anselm Kiefer, Joseph Kosuth, Clegg & Guttmann, Hendrik Krawen, Wolfgang Laib, David Lamelas, Domenico Antonio Mancini, Marzia Migliora, Mocellin-Pellegrini, Luca Monterastelli, Reinhard Mucha, Ugo Mulas, Michelangelo Pistoletto, Thomas Ruff, Ettore Spalletti, Haim Steinbach, Wael Shawky, Gian Maria Tosatti, Dre' Wapenaar, Tobias Zielony, Gilberto Zorio (Comunicato stampa)

___ ENG

The project, winner of the Italian Council 2019, is a journey into virtual reality in Sicilian mines dedicated to the unsustainability of the relationship between capitalist production and the exploitation of human, animal, and mining resources. From October 10 to December 13, 2020, the Museo MA*GA in Gallarate (VA) will host a solo exhibition by Marzia Migliora, entitled 'The Spectre of Malthus'(Lo spettro di Malthus), curated by Matteo Lucchetti. The exhibition will revolve around a project realized thanks to the patronage of the Italian Council, developed mostly in the Sicilian salt mines of Petralia and Racalmuto, which were formed about six million years ago.

The Spectre of Malthus is the ideal conclusion to a research project that, Marzia Migliora has dedicated in recent years to the analysis of the relationship between the capitalist system's production of food, commodities and surplus value and the exploitation of human, animal, and mining resources. These are subjects evoked in the title of the project itself, in which the artist calls into question the British economist and demographer Thomas Malthus (1766-1834), who as early as the late 18th century theorised the problem of unsustainability, between demographic growth and food production and pointed to global famine and pandemics as possible consequences of monocultures and factory farming.

As Matteo Lucchetti explains, 'The reasons why Marzia Migliora has explored the contradictions intrinsic in industrialised agricultural production models and the intensive extractive practices of neoliberal capitalism are anchored to the conviction that the paradigms on which the industrial world as we know it is based are at the root of the emergencies, past and future, that humankind is progressively having to address.'

'This isn't the first time that Marzia Migliora has worked at Gallarate,' says MA*GA curator, Alessandro Castiglioni. She is present in the Museum's permanent collection with her Made in Italy, a work produced in 2016 and dedicated to the complex question of the exploitation and renaturalisation of the river that runs through Gallarate in relation to the explosion and subsequent crisis of the Lombard textile industry since the 1950s.

'With The Spectre of Malthus,' explains Alessandro Castiglioni,' Marzia Migliora is pursuing the research she has been developing for many years on labour, natural resources, and the environment, questioning each one of us about our individual and collective responsibilities for the use and exploitation of resources and the work force.' The exhibition will be organised around a set of new works by Marzia Migliora, in a site-specific experiential layout featuring, among other things, environmental installations, a virtual reality digital animation and a large curtain divided into three parts. The public will walk through the whole exhibition space, discovering the works behind the curtains, which present a timeline of demographic growth from 1790 to 2100, the focus of the artist's work.

'The project,' specifies Matteo Lucchetti, 'came to life from a series of 29 collages that Marzia Migliora began in 2017 entitled Paradossi dell'abbondanza (Paradoxes of Plenty), which blend drawing with the papier collé tradition to speak about the contradictions experienced in the agricultural field from the perspective of the agricultural workers themselves, be they present-day seasonal migrants, labourers on colonial plantations or, more simply, people from the artist and her family's own rural background.

The title of the work is borrowed from a chapter in An Edible History of Humanity by the British journalist Tom Standage, who reconstructs a certain idea of modernity through the history of agriculture and its subjection to the production of food as a commodity with the introduction of monocultures, intensive production, pesticides, genetically modified organisms and everything else that has allowed man his supposed control of the natural cycles of germination. These drawings introduce the installation The Spectre of Malthus, which directly involves the figure of the British scholar who, in 1798, published An Essay on the Principle of Population as It Affects the Future Improvement of Society, in which he foresees the imbalances that exist between demographic growth and food production.

'Marzia Migliora imagined this work as an immersion in the bowels of the earth, to a depth of more than a hundred metres below sea level. This is the lowest depth at which it is possible to find rock salt, extracted for centuries in Sicilian salt mines from geological strata formed six million years ago. The work, which takes the form of a virtual reality video, takes the visitor on a journey that would otherwise be impossible along tunnels bored by man into the depths of the earth. Their appearance is that of intestines populated by animations of the artist's drawings of some of the fundamental stages in the conflict between so-called progress and its costs within the ecosystem.'

The initiative is accompanied by an illustrated catalogue/magazine, which will be distributed with the Internazionale weekly in October, and anticipated by an e-book, downloadable from the www.museomaga.it site, in which Marzia Migliora's previously unpublished sketchbooks reveal and anticipate her studies and output over the last year and more.

Artists represented and works by Marina Abramovic, Giovanni Anselmo, Vanessa Beecroft, Victor Burgin, Alberto Burri, Enrico Castellani, Giuliano Dal Molin, Gino De Dominicis, Michele Guido, Gary Hill, Alfredo Jaar, Donald Judd, Ilya and Emilia Kabakov, William Kentridge, Anselm Kiefer, Joseph Kosuth, Clegg & Guttmann, Hendrik Krawen, Wolfgang Laib, David Lamelas, Domenico Antonio Mancini, Marzia Migliora, Mocellin-Pellegrini, Luca Monterastelli, Reinhard Mucha, Ugo Mulas, Michelangelo Pistoletto, Thomas Ruff, Ettore Spalletti, Haim Steinbach, Wael Shawky, Gian Maria Tosatti, Dre' Wapenaar, Tobias Zielony, Gilberto Zorio (Press release)




Locandina di INONDA canale digitale di Fondazione Torino Musei INONDA
Il canale digitale di Fondazione Torino Musei
inonda.fondazionetorinomusei.it

La Fondazione Torino Musei si prende cura delle oltre 150.000 opere delle collezioni d'arte della Città di Torino. Il passato con Palazzo Madama - Museo Civico d'Arte Antica, l'Oriente con il MAO Museo d'Arte Orientale e il futuro con la GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea: prospettive diverse su epoche storiche e mondi apparentemente lontani eppure connessi fra loro. La  mission è la tutela di questo patrimonio e la sua divulgazione, con una particolare attenzione all'accessibilità e ai progetti educativi. Per l'anno scolastico 2020-2021 il Settore Educazione di ciascun museo ha realizzato una programmazione che si sviluppa attraverso percorsi e laboratori INMUSEO dedicati alle ricche collezioni permanenti e alle prossime mostre e a distanza con il nuovo e innovativo progetto che porta il museo in classe, grazie alla piattaforma virtuale INONDA.




André Derain - Nature morte au pichet et verre de vin © 2020, ProLitteris, Zurich André Derain - Portrait de Geneviève en bleu © 2020, ProLitteris, Zurich André Derain - Portrait d'Iturrino © 2020, ProLitteris, Zurich André Derain - Paysage de Provence © 2020, ProLitteris, Zurich André Derain
Sperimentatore controcorrente


27 settembre 2020 - 31 gennaio 2021
Museo d'arte - Mendrisio (Svizzera)

André Derain è una delle grandi figure della rivoluzione artistica dell'inizio del XX secolo, sia pittorica sia scultorea, un'icona dell'arte del Novecento, amico di Picasso, Matisse, Braque, Giacometti. Derain ha formato con Henri Matisse e Pablo Picasso la triade di artisti che ha completamente cambiato a livello mondiale l'arte del Novecento. Derain è stato a capo e ispiratore di molte delle maggiori correnti della pittura moderna e contemporanea. È stato l'erede dell'Impressionismo, l'iniziatore della pittura Fauve e uno dei padri del Cubismo, nonché il precursore del Ritorno al Classicismo.

Nei primissimi anni del Novecento, una manciata di artisti cambiò completamente il modo di vedere l'arte. Tra i massimi innovatori ci furono Derain e Matisse, che trascorsero vari anni a dipingere insieme i paesaggi di mare a Collioure, nel Sud della Francia. I due diedero vita tra il 1905 e il 1910 a un movimento per il quale si coniò il termine Fauve, cioè il gruppo dei "Selvaggi", a causa dei vivacissimi, infuocati colori che caratterizzavano le loro opere. Anche Picasso nutrì grande ammirazione e stima per Derain, soprattutto all'inizio del secolo scorso. A partire dal 1910, per diversi anni, Derain e Picasso collaborarono tra di loro e si studiarono reciprocamente. Si frequentarono molto e la loro amicizia durò fino agli anni Trenta. Fu Derain a introdurre Picasso nel mondo dell'arte africana e con Derain Picasso fece i primi passi verso il Cubismo.

Entrambi furono amanti della mondanità, uomini di grande successo, celebrità delle arti del XX secolo. Ma se la fortuna di Picasso crebbe per tutto il secolo, quella di Derain ebbe un brusco, momentaneo declino dopo la seconda guerra mondiale, complice il mondo delle gallerie d'arte e del mercato. Il Cubismo, grande tendenza di cambiamento all'inizio del '900, ebbe origine da Georges Braque, oltre che da Derain e Picasso. Braque e Derain strinsero amicizia proprio verso il 1909 e per vari anni vissero l'uno vicino all'altro. Nel periodo in cui dipinsero insieme nel quartiere parigino della Ruche, Braque apprezzò molto il Primitivismo di Derain e quest'ultimo guardò molto al moderno classicismo di Braque. Dei suoi vecchi amici, Braque fu l'unico ad aiutare Derain nei momenti di difficoltà, subito dopo la seconda Guerra Mondiale.

Chi amò particolarmente l'opera di Derain fu Alberto Giacometti. Al grande artista svizzero piaceva in particolar modo la capacità di Derain di cambiare stile rifacendosi alla tradizione dell'arte antica. Derain rimase sempre legato alla pittura figurativa - il ritratto, il paesaggio, le nature morte - e trovò ispirazione dall'arte greca e romana, su su fino ai grandi maestri dell'Ottocento. Giacometti dedicò un lungo articolo alla sua straordinaria capacità di raccogliere idee da tutta la storia dell'arte, trasformandola in qualcosa di personale. Alla morte del maestro, fu Giacometti ad aiutare i famigliari a salvare decine di sculture di Derain.

Grazie alla collaborazione degli Archivi André Derain e ai prestiti di alcuni prestigiosi musei francesi, il Museo d'arte Mendrisio organizza una retrospettiva di ampio respiro sull'opera di Derain: 70 dipinti, 30 opere su carta, 20 sculture, 25 progetti per costumi e scene teatrali, illustrazioni di libri e alcune ceramiche ripercorrono la creatività vulcanica e l'attività poliedrica di questo massimo protagonista dell'arte moderna. Già a partire dalla metà degli anni Dieci, perseguendo una sua personale attitudine teorica e culturale, Derain sceglie una direzione di ricerca decisamente in controtendenza rispetto allo spirito avanguardistico che aveva caratterizzato la sua prima fase.

Negli anni Venti e Trenta raggiunge un grande successo internazionale, ma a causa di questo cambiamento di rotta, pur mantenendo una posizione di primissimo piano sulla scena artistica parigina, viene criticato dall'ambiente dell'avanguardia. André Breton, che era suo grande ammiratore, lo accusa (al pari di Giorgio de Chirico) di aver esaurito la sua autentica vena creativa e di essersi rifugiato in una dimensione nostalgica della tradizione, inaridendo il suo incontestabile talento. Anche se nel 1925 dichiara «Che ingenuità o che debolezza parlare di inquietudine della pittura moderna», Derain non può sfuggire alla sua condizione di artista moderno e la direzione "inattuale" della sua impronta stilistica non annulla affatto la dimensione esistenziale ed estetica di quell'inquietudine (e neanche la sua originalità) ma la trasferisce su un piano operativo differente, in modo affascinante e paradossale.

La sua ricerca è caratterizzata dalla singolare raffinatezza intellettuale dei suoi continui scarti stilistici e da un'ossessiva volontà di spingere la pratica pittorica sull'orlo dell'abisso del nulla, nell'ostinata e impossibile intenzione di arrivare a cogliere «il segreto delle cose» attraverso quella che lui definisce «archipeinture». Chi ha forse compreso meglio di tutti il senso autentico della sua arte è Alberto Giacometti, che diventa suo grande amico, dal 1936 in poi. Nell'ultima fase della sua vita Derain si isola sempre di più, e non basta una mostra postuma al Musée National d'Art Moderne di Parigi nel 1954 (anno della sua scomparsa) per riportare l'attenzione della critica dominante sulla sua opera, di cui è apprezzato solo il primo periodo avanguardista.

Per l'avvio di una vera rivalutazione dell'artista in chiave più attuale bisogna aspettare fino a quando la sua complessa e apparentemente contraddittoria avventura artistica viene riletta da una prospettiva critica postmoderna e non più soltanto all'interno di una visione evolutiva dell'arte scandita dal succedersi delle tendenze moderniste. Importante in questo senso è stata, in particolare, la grande retrospettiva al Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris (1994-95) intitolata significativamente Le peintre du trouble moderne. Da allora, fortunatamente, il ritorno d'interesse per quest'affascinante e controversa figura maggiore dell'arte del Novecento va progressivamente crescendo.

La mostra, a cura di Simone Soldini, Francesco Poli, Barbara Paltenghi Malacrida, organizzata dal Museo d'arte Mendrisio, nell'ambito della sua attività espositiva dedicata ai grandi maestri moderni, intende esplorare tutti i principali aspetti della ricerca di Derain, e in particolare contribuire a rimettere a fuoco e rivalorizzare le peculiari qualità della sua complessa e articolata produzione fra le due guerre e fino alla sua morte. Per ciò che concerne la pittura viene analizzata in particolare l'evoluzione e le sperimentazioni stilistiche e tematiche, oltre ai numerosi riferimenti impliciti o espliciti dei più diversi territori dell'arte di tutte le epoche. E questo nei vari generi: il paesaggio, la natura morta, il ritratto, il nudo femminile, le composizioni più articolate. Altrettanto significativa, anche se più ridotta è la produzione scultorea, che viene documentata con un gruppo molto interessante di lavori.

Appassionato di teatro, l'artista collabora a molte importanti messe in scene di spettacoli e balletti. Una sezione mette in luce questo aspetto meno noto ma molto rilevante dell'attività dell'artista attraverso una selezione di disegni, bozzetti e documenti fotografici. Un catalogo di circa 230 pagine, edito dal Museo d'arte Mendrisio, documenta con fotografie storiche e schede tutte le opere in mostra, introdotte dai contributi di studiosi e curatori e seguite dai consueti apparati riportanti una bibliografia scelta e una selezione delle esposizioni. Vengono inoltre pubblicati alcuni testi teorici esemplari dell'artista, tradotti per la prima volta in italiano. (Comunicato stampa)




La maglia numero 33 di Larry Bird nella squadra di pallacanestro dei Boston Celtics nel ruolo di Ala in una foto nella mostra di Marco Craig Marco Craig
Witness 1:1


08 ottobre (inaugurazione) - 05 dicembre 2020
VisionQuesT 4rosso - Genova
www.visionquest.it

Il progetto di Marco Craig con un work-in-progress costruisce una sorta di campionario oggetti, cimeli, che tendente alla valorizzazione simbolica di uno story-telling contemporaneo, ci accompagna nel cuore di eventi sportivi storici. E' il caso della bicicletta Colnago Nuovo Mexico con la quale Giuseppe Saronni scrive una pagina di storia del ciclismo italiano e internazionale. E' il 5 settembre 1982 e Saronni, mani basse sul manubrio e pedalata potente, si impone ai campionati del mondo in Gran Bretagna con quella che passa alla storia come "la fucilata di Goodwood", forse la volata più spettacolare degli annali delle due ruote. Altro oggetto di culto è il casco indossato da Giacomo Agostini, asso del motociclismo, nelle gare del Gran Premio di Brno in Cecoslovacchia.

E' il 20 luglio 1969: Neil Armstrong, astronauta dell'Apollo 11, mette il primo piede sul suolo lunare e Agostini, protagonista di pagine epiche, conquista due titoli del mondo nelle classi "350" e "500" con le MV Agusta. Questa vittoria, così come l'allunaggio, è un fatto storico: quell'anno "Ago" vince tutte le gare e a oggi è il pilota più titolato che il motociclismo abbia mai conosciuto. Il passamontagna bianco che disegna la sagoma di un cuore conserva a futura memoria l'eccezionalità dell'impresa condotta da Reinhold Messner. Lo indossa l'alpinista e scalatore italiano quando l'8 maggio 1978, con il compagno Peter Habeler, raggiunge la vetta del Monte Everest, senza bombole di ossigeno.

I due si impongono alla fama planetaria, perché compiono un'impresa fino ad allora ritenuta impossibile, al punto di essere accusati di aver utilizzato di nascosto piccoli ausili. Illazioni messe a tacere due anni dopo, quando Messner compie l'ascesa in solitaria, facendo ricorso solo alle sue forze e alla sua competenza. Le fotografie di Craig sono il risultato di una meticolosa indagine che seleziona un elenco di eventi sportivi storici e che mette al centro di ogni immagine gli oggetti e gli indumenti immortali e iconici utilizzati dagli atleti trasfigurandone la loro forma da Still Life a quella di ritratti di oguno dei protagonisti. Inseriti in buste sottovuoto e accompagnati da un'etichetta che racconta la peculiarità dell'evento vissuto, sono tutti fotografati e stampati in scala 1:1 in una logica di corrispondenza con l'oggetto ripreso.

Marco Craig (Milano, 1970), fotografo professionista dal 1990, giornalista e pubblicista, è figlio dell'attore di teatro Mimmo Craig. Inizia giovanissimo come assistente presso il prestigioso studio fotografico Ballo&Ballo, dove resta per molti anni, affinando la tecnica fotografica. Lì ha modo di incontrare i grandi maestri del design con cui, in futuro, realizzerà importanti progetti fotografici. Negli anni, la sua attività lo porta a collaborare con importanti riviste di moda e design, quali, Wallpaper, Vogue, Elle Decor, Io Donna, Vanity Fair, Brutus Japan e molte altre. Attratto dal mondo della pubblicità, si fa conoscere dalle più importanti agenzie pubblicitarie italiane ed estere. Oggi, oltre a firmare servizi di moda e design, segue l'immagine di vari artisti nel mondo musicale e cinematografico e realizza campagne pubblicitarie per alcuni notissimi marchi internazionali.

Nel 2015-2016, grazie ad Almostthere e Leica, realizza il progetto "Do not cross" dove racconta da dentro la maratona di New York, correndola con la macchina fotografica in mano. L'idea era quella di effettuare dei ritratti al vero polmone che rende speciale questa gara: il pubblico. Il risultato di questi scatti è un ritratto del mondo contemporaneo. Craig ha catturato il melting pot newyorkese: diverse etnie, emozioni, classi sociali quartieri. Nei 42 km della maratona il viaggio fatto con la macchina fotografica va oltre questa distanza. Per la prima volta un fotografo professionista ha fatto un lavoro simile. Nel 2016 "Do Not Cross" diventa un libro edito da Damiani Editore, tradotto in due lingue e distribuito in Italia e Stati Uniti. Sempre nel 2016 vengono realizzate con Leica due mostre a Milano e a Roma. Nel 2017-2018 inizia un nuovo progetto fotografico dal titolo "Witness" ancora oggi in lavorazione. (Comunicato stampa)




Sala della Pinacoteca De Nittis Nuovo allestimento della Pinacoteca De Nittis
dal 26 settembre 2020
www.studioesseci.net

Nel 1913 Léontine Gruvelle, vedova De Nittis, regalò a Barletta, città natale del marito, con testamento olografo, un importante nucleo di opere che documentano le varie fasi della produzione artistica del Pittore barlettano e il suo talento per la sperimentazione. Questa grande ed importante donazione, così audace nel panorama italiano all'epoca, è ora al centro di una nuova lettura tematica nell'istallazione su due piani nel prestigioso Palazzo della Marra nel centro storico della Città. Il nuovo allestimento, progettato e curato dallo storico d'arte Renato Miracco dal titolo Rileggere De Nittis, oggi, cerca, infatti, di porre l'accento sulla contestualizzazione del pittore nella Comunità artistica di fine '800 a Parigi, considerata all'epoca il centro dell'Arte, e, a Londra che era diventata la Capitale economica del mondo.

"Suddividere in sezioni i quadri della Donazione, raccontare le storie e gli aneddoti che emergono dalle opere esposte, rileggere e riscoprire, oggi, l'Artista, è stato il mio compito, assicurando una lettura stratificata adatta ad un pubblico non solo nazionale ma internazionale - scrive il curatore nella sua presentazione - "Inoltre, in alcune sezioni della Mostra" - continua - "alcuni quadri di De Nittis saranno messi a confronto con quelli di alcuni suoi artisti-amici, in particolare Édouard Manet, Edgar Degas, Gustave Caillebotte e James Tissot. Per finire, e per dare al visitatore una visione più ampia della sua produzione, nel percorso sono inserite le riproduzioni di alcuni quadri di De Nittis presenti oggi nelle più importanti Collezioni e Musei del mondo: dalla Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Venezia al Metropolitan Museum of Art di New York, dal Musée d'Orsay di Parigi alla Collezione Piceni di Milano, solo per citarne alcuni"

Nelle 17 sale del percorso in Palazzo della Marra si dipana, cosi, un preciso racconto doppiamente identitario, sicuramente didattico ma anche emozionale (i colori scelti per le sale sono tratti dalla palette del Pittore) che porta il visitatore a "vivere' il racconto di un grande Artista italiano che aveva scelto di lavorare in Europa e che, come scrisse già nel 1877 Henry Houssaye, era «il capo se non il maestro della nuova scuola dei disegnatori dal vero all'aria aperta". Un artista, che partendo da Barletta è ora internazionalmente riconosciuto come uno dei protagonisti del rinnovamento delle Arti in Italia ed in Europa alla fine del XIX secolo, un uomo strappato alla vita appena trentottenne" in fiera giovinezza, in pieno amore, in piena Gloria. Come gli eroi e i semidei", come scrisse Dumas figlio, per l'epitaffio dell'artista amico. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Corinna Gosmaro Corinna Gosmaro
Chutzpah!


03 ottobre (inaugurazione) - 04 dicembre 2020
The Gallery Apart - Roma
www.thegalleryapart.it

Seconda personale in galleria di Corinna Gosmaro, artista attualmente in residenza alla Cité Internationale des Arts di Parigi e che dal prossimo mese di gennaio sarà ospite dell'American Academy in Rome quale Italian Fellowship for Visual Art. La mostra si pone in continuità con il percorso seguito dall'artista fin dagli esordi, da quando cioè i suoi interventi pittorici su filtri industriali intendevano generare paesaggi come tentativo di fusione tra percezione, cognizione, memoria e risonanze emotive. Per Corinna Gosmaro, tempi e luoghi sono elementi privi di una necessaria linearità cronologica o geografica. Sono piuttosto tasselli di conoscenza che possono essere impiegati per indagare gli archetipi: immagini, forme e oggetti rappresentativi di momenti creativi fondamentali nella storia del genere umano. La ricerca dell'archetipo non è finalizzata soltanto alla creazione dell'opera d'arte, questa è semmai il risultato finale di un processo trasversale, volto all'individuazione di una possibile matrice comportamentale.

Una metodologia di pensiero e di lavoro che trova ispirazione nell'ambito delle neuroscienze, dove si esplora la correlazione tra memoria e immaginazione in termini di chronesthesia o mental time travelling - ovvero la capacità di ricostruire mentalmente eventi personali dal passato insieme a quella di immaginare possibili scenari futuri. A Gosmaro interessa comporre in modo organico gli stimoli provenienti dai processi mnemonici assieme alle suggestioni scaturite dall'immaginazione, enfatizzando così uno stato d'animo, prima ancora che un percorso concettuale, e attivando una sorta di condizione psicofisica che definisce ricorrendo al termine Chutzpah.

Se l'etimologia originaria di questo termine Yiddish significa "impertinenza" o "insolenza", il lemma, nel tempo, si è arricchito di un valore semantico più largo che fa riferimento alle "qualità dell'audacia, per il bene o per il male", come coraggio, ardore, tempra. Per la concezione della mostra, Gosmaro associa il Chutzpah al concetto baudelairiano di spontaneità intesa come risultato intuitivo e rapido della conoscenza e dell'intelligenza. I pensieri di Baudelaire mostrano forti affinità con i dibattiti moderni prevedendo l'unione del potere associativo dell'immaginazione alla capacità di concepire qualcosa di nuovo sulla base di materiali accumulati e immagazzinati in memoria.

Gli artisti sono mental time travellers; conferiscono valore all'immaginario e al possibile con il vero e il reale. I lavori presenti in mostra provano a dare forma all'esaltazione dell'atto creativo e alla forza intrinsecamente impertinente di ogni singola opera. La scala diventa una metafora di ascesa e discesa del pensiero, ma il suo andamento ne sottolinea il senso non lineare dei moti dell'umano sentire. I corrimani sono reminiscenze di impalcature mentali che si muovono su piani temporali diversi e trasversali; uno slittamento tra passato, presente e futuro, noncurante della dimensione temporale né di una direzione lineare. I disegni e le sculture di corda zoomorfe introducono una dimensione animale che richiama le basi fondanti di una visione evoluzionistica globale e non solo della storia culturale della specie umana. (Comunicato stampa)

___ENG

The Gallery Apart is proud to present Chutzpah!, the second solo show by Corinna Gosmaro hosted in the gallery spaces. The artist, who is currently in residency at the Cité Internationale des Arts in Paris, from next January will be a residential guest at the American Academy in Rome as the recipient of the Italian Fellowship in Visual Arts. The exhibition is in continuity with the creative journey embarked on by the artist since the beginning, when her pictorial works on industrial filters intended to generate landscapes as an attempt to blend perception, cognition, memory and emotional resonances. To Corinna Gosmaro, time and places are elements free from any chronological or geographical linearity. They are indeed pieces of knowledge that can be exploited to investigate archetypes: images, shapes or objects representative of the fundamental creative moments in the history of humanity.

The search for the archetype is not aimed only at the creation of the work of art, but rather, the latter is the final result of a transversal process for the identification of a possible behavioural matrix. A method of thinking and working that draws inspiration from neuroscience that explores the correlation between memory and imagination in terms of chronesthesia or mental time travelling - that is the capacity to mentally reconstruct past personal experience as well as to imagine possible scenarios in the future. Gosmaro is interested in combining in an organic way the inputs from the mnemonic processes with the suggestions unleashed by imagination, thus emphasizing a state of mind, even more than a conceptual path, and triggering a sort of psychophysical condition that the artist defines by the word Chutzpah.

Although the original etymology of this Yiddish word meant "impudence" or "insolence", over the years it has taken on a broader semantic value, referring to "the quality of audacity, for good or for bad", such as courage, ardour, mettle. In conceiving the exhibition, Gosmaro has associated the concept of Chutzpah to the Baudelairean idea of spontaneity as the rapidly intuitive outcome of knowledge and intelligence. Baudelaire's thinking shows a strong affinity with the modern debates as it envisages the union of the associative power of the imagination with the capacity of devising something new based on the mass of materials accumulated and stored by memory. Artists are mental time travellers; they add value to imagination and to the possible through the true and the real.

The works on display seek to embody the exaltation of the creative act and the intrinsically impertinent power of each work. The staircase becomes a metaphor for ascension and descension of the thought, but its shape emphasizes the non-linearity of the movements of the human soul. The handrails are reminiscences of the mental scaffoldings that move on different and transversal temporal planes; a deviation between past, present and future, oblivious of the temporal dimension as well as of a linear direction. The drawings and the zoomorphic rope sculptures introduce an animalistic dimension that evokes the foundations of an evolutionary vision in a global perspective, not only of the cultural history of the human species. All guests must wear face masks and use the hand sanitizer on entering the exhibition. Please, maintain the required social distance of one meter between each person. (Press release)




Struttura in metallo e olio su tela realizzata da Alain Urrutia nel 2010 Giuseppe Costa | Andreas Ragnar Kassapis | Alain Urrutia
Ask me anything


01 ottobre (inaugurazione) - 04 dicembre 2020
MAAB Gallery - Milano

I discorsi sulla pittura riproducono i limiti stessi che li determinano, un di-dentro e un di-fuori dell'opera. Ed il primo è la stessa delimitazione della questione. Le opere presentate pongono la questione delle possibili relazioni tra la pittura contemporanea e il mondo, ma anche tra la pittura e i vari linguaggi artistici della contemporaneità. Così come Vito Acconci nella realizzazione di alcuni video e performance era ispirato dai film noir degli anni Cinquanta e Sessanta, così la pittura indaga oggi, come ieri, altri ambiti disciplinari per costruire strategie, situazioni o semplicemente immagini che appartengono alla duplice pulsione dell'artista, come dice Baudrillard, di annientamento, di cancellazione di tutte le tracce dal mondo e di resistenza a tale forza annichilente. Il titolo scelto dal curatore Massimiliano Scuderi esprime esattamente queste molteplici possibilità, un'aspirazione ad includere l'altro secondo una mutevole strategia.

Andreas Ragnar Kassapis (Atene 1981) propone una serie di lavori intitolati Impostors (2019) in cui mette in luce il suo interesse per i cataloghi e le vetrine di prodotti, e in generale per il design. Egli stesso dà una definizione di questi lavori come la realizzazione di una repressione freudiana in una struttura come la città o la libreria. Trovo qui il mio fascino per il disegno di design che vedo come minimizzazione della pittura gestuale, allo stesso modo del macina cioccolato di Marcel Duchamp (...). Dei dipinti di Alain Urrutia (Bilbao 1981) colpisce soprattutto la loro "impenetrabilità emotiva", possiedono e producono una sorta di silenzio, una dimostrabile mancanza di leggibilità, anche una difficoltà che supera il loro argomento di per sé.

Ispirato dalle immagini fotografiche, rallenta il processo di percezione per consentire percorsi verso nuove interpretazioni di immagini preesistenti, sollecitando lo spettatore a mettere in discussione le proprie ipotesi su ciò che osserva. Il silenzio del giovane siciliano Giuseppe Costa (Palermo 1980) costruisce il contesto dei suoi paesaggi iconici, che ricordano le incisioni di lacche cinesi. Questo effetto, realizzato a grafite con una raffinatissima e delicata tecnica chiaroscurale, esprime una pittura - se così si può definire - che impone rigore, tempo e dedizione amanuense. C'è ancora l'incanto di fronte alla natura ed ai suoi fenomeni, includendo gli eventi dell'uomo, sospeso in un tempo infinito come quello delle vittime nel Mediterraneo. (Comunicato stampa)




Il primato dell'opera
Dal 26 settembre 2020
GAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino
www.gamtorino.it

La GAM rinnova l'allestimento delle sue collezioni permanenti del Novecento con un nuovo percorso che intende restituire la centralità all'opera d'arte. Il nuovo ordinamento è studiato per permettere il confronto, consentire il paragone necessario tra opera e opera: le sequenze di dipinti, sculture, installazioni sono affiancate da poche informazioni essenziali che introducono alla lettura degli stili diversi, di generazione in generazione, che gli artisti hanno elaborato. Suddivise in diciannove spazi, le opere sono raccolte privilegiando un taglio storico-artistico che segue le principali correnti artistiche del secolo appena trascorso, ma anche dando rilievo alla storia delle collezioni civiche nel panorama artistico torinese, nazionale e internazionale. Inserite in questa narrazione si trovano alcune sale personali, nate dalla volontà di restituire il valore indiscusso di alcuni artisti, insieme alla possibilità offerta dalle nostre collezioni di presentarli con opere importanti.

La prima sala è dedicata a tre delle figure che maggiormente hanno influito, su diversi piani, sulla principale arte italiana e internazionale del Novecento. Giorgio de Chirico ha generato un nuovo modo di pensare l'opera d'arte, alla ricerca di una rappresentazione che fosse anche disvelamento filosofico. Giorgio Morandi ha sviluppato un culto della forma e delle sue illimitate varianti, in una sorta di disciplina concettuale, con una continuità mentale e temporale che permette di presentare, all'inizio del percorso, anche le sue tarde Nature morte. Infine Filippo de Pisis, che ha tramandato una lezione di libertà totale da condizionamenti di tipo accademico, ma anche da scelte avanguardistiche, creando quasi uno stile-ponte solitario tra Impressionismo e Informale.

A questa premessa fa seguito un ordinamento che, sala dopo sala, ripercorre alcune fasi fondamentali della storia dell'arte, rappresentate dai capolavori della collezione: dalle Avanguardie storiche con le opere di Umberto Boccioni, Gino Severini, Giacomo Balla, Enrico Prampolini, Otto Dix, Max Ernst, Paul Klee e Francis Picabia, alle stimolanti proposte artistiche nate a Torino tra le due guerre mondiali dove scorrono le opere della maggior parte dei Sei di Torino; dalla riscoperta e influenza di Amedeo Modigliani sugli artisti torinesi grazie anche agli studi di Lionello Venturi che teneva la cattedra di Storia dell'Arte all'Università di Torino, agli acquisti di dipinti e sculture per la collezione della GAM tra la fine degli anni Venti e tutti gli anni Trenta alle Biennali di Venezia e alle Quadriennali di Roma.

La sezione dedicata all'Astrattismo italiano è rappresentata da artisti quali Fausto Melotti, Osvaldo Licini e Lucio Fontana, mentre le sale successive ripercorrono le vicende di Roma e la scuola di Via Cavour, indagano l'arte dopo Il 1945 tra Figurativo e Astratto e mostrano le sorprendenti acquisizioni di arte internazionale nel periodo post bellico nello spazio intitolato Per una Galleria Civica internazionale, dove troviamo artisti come Marc Chagall, Hans Hartung, Pierre Soulages, Tal Coat, Pablo Picasso, Jean Arp, Eduardo Chillida.

Gli anni Cinquanta sono stati, per quel che riguarda le ricerche sperimentali, gli anni dell'Informale, e anche la GAM conserva significativi esempi: dall'"Informale di segno" di Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi e Antonio Sanfilippo alla rappresentazione in chiave Informale del paesaggio e della natura di Renato Birolli, Ennio Morlotti e Vasco Bendini. Un Informale certamente più veemente e radicale fu quello di Emilio Vedova e anche l'arte torinese fu coinvolta in queste dinamiche, tramite Piero Ruggeri, Sergio Saroni, Giacomo Soffiantino, o Paola Levi Montalcini.

Il facile linguaggio del New Dada e della Pop Art italiana e straniera (rappresentato tra gli altri da Piero Manzoni, Louise Nevelson, Yves Klein e Andy Warhol) cederà presto il passo ad un quadro rinnovato di concetti e materiali. Dopo un passaggio doveroso al Museo sperimentale di arte contemporanea che arrivò in dono alla fine del 1965 alla Galleria Civica d'Arte Moderna composto da un fondo che conta oggi 364 opere che intendevano rappresentare il più largo ventaglio di opzioni linguistiche di taglio innovativo e, appunto, sperimentale e qui rappresentato con una nutrita selezione di esempi, il nuovo allestimento culmina nell'esperienza dell'Arte Povera, che si aprì a un nuovo linguaggio, alla ricerca di una libertà totale dai condizionamenti. Sono rappresentati tutti gli artisti del movimento teorizzato nel 1967 da Germano Celant e approdato per la prima volta in un museo nel 1970 proprio nella nostra Galleria d'Arte Moderna: Pier Paolo Calzolari, Mario Merz, Giuseppe Penone, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio.

Tutto il percorso è intervallato da sale personali dedicate: Felice Casorati che ha lasciato una lezione indelebile nel contesto torinese e nazionale, Arturo Martini che ha contribuito a cambiare le connotazioni della scultura italiana, Alberto Burri e Lucio Fontana che hanno modificato la veste materica e concettuale della loro opera influenzando l'arte internazionale dopo la seconda guerra mondiale. Grazie all'incremento delle collezioni possiamo ora riproporre, in un confronto di forte contrasto, il valore di azioni fondamentali quali la realizzazione del ciclo della "Gibigianna" di un altro artista al centro di relazioni internazionali, Pinot Gallizio. A Giulio Paolini, infine, è stato dato spazio per averci indicato l'esigenza di mantenere sempre un rapporto necessitante con la storia dell'arte, i suoi segni e richiami, e il loro valore per una vivificazione concettuale della forma. (Comunicato stampa)




The black days
26 settembre (inaugurazione) - 28 novembre 2020
Palazzo Borbonico - Ficuzza (Palermo)
www.studio71.it | Locandina della mostra

La mostra, realizzata in collaborazione con l'Istituzione Francesco Carbone è costituita da 44 opere di autori operanti in tutto il territorio nazionale dal Nord al Sud che hanno voluto rappresentare le angosce e le preoccupazioni di un evento ancora in corso anche se in toni minori ma indimenticabile sotto ogni punto di vista. "Siamo in questa lunga e oscura galleria pandemica e dentro il silenzio improvviso del treno che continua la sua corsa mentre fuori l'aria è tersa e i monumenti parlano diffidando della precaria armonia che i Sapiens sanno creare e disfare cercando il bello che l'universo nasconde nel silenzio del suo presunto vuoto." (Intervento in catalogo di Piero Longo)

Gli autori: Antonella Affronti, Eugenia Affronti, Luciana Anelli, Enzo Angiuoni, Maria Luce Balsamo, Liana Barbato, Adriana Bellanca, Om Bosser, Alessandro Bronzini, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Giorgio Chiesi, Elio Corrao, Lamberto Correggiari, Carlo Cottone, Clara Di Curzio, Rosa Lia Ferreri, Daniela Gargano, Giuseppe Gargano, Luigi Gatto, Ninni Iannazzo, Antonio Iannece, Rodolfo La Torre, Nadia Lolletti, Maria Pia Lo Verso, Gabriella Lupinacci, Rosalia Marchiafava Arnone, Luciana Mascia, Enrico Meo, Franco Nocera, Concetta Palmitesta, Yuri Emiliano Paolini, Rita Piangerelli, Massimo Piazza, Mariella Ramondo, Marisa Sapienza, Filippo Scimeca, Turi Sottile, Rosa Spina, Tina Stati, Enzo Tardia, Gianni Maria Tessari, Diego Valentinuzzi, Tiziana Viola-Massa.

Il catalogo comprende testi e dipinti dei 44 gli artisti e degli 11 critici d'arte e scrittori. Tutti gli artisti che ne hanno fatto richiesta sono stati inclusi perché non si è voluto dare un taglio di carattere esclusivo, ma inclusivo per dare spazio a quanti avessero voglia di manifestare il proprio disagio e la propria angoscia per una prigionia non desiderata. Testi in catalogo: Gonzalo Alvarez Garcia, Paola Caruso, Aldo Gerbino, Vanni Giuffrè, Sandra Guddo, Piero Longo, Tommaso Romano, Salvatore Rondello, Vinny Scorsone e Ciro Spataro. (Comunicato stampa Centro d'Arte e di Informazioni Studio 71)




Petali e draghi tra i fili di seta
Rotazione di kesa, i pregiati mantelli rituali giapponesi


24 settembre 2020 - 28 marzo 2021
Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

In Giappone la parola kesa indica la veste tipica dei monaci buddhisti, nonché l'abito indossato dal Buddha stesso. Il kesa non è però un semplice indumento e ha un significato simbolico estremamente profondo, legato al risveglio, alla consapevolezza del praticante che lo indossa e alla connessione con l'intero universo. Questa veste viene tradizionalmente confezionata dal monaco stesso assemblando strisce di tessuto con cuciture sovrapposte e, nel caso dei kesa rituali, può essere realizzato con tessuti preziosi e decorati. Le collezioni del Museo d'Arte Orientale vantano una raccolta di pregiati kesa giapponesi che necessitano di essere periodicamente messi a riposo per motivi conservativi, come accade con i dipinti su carta e seta o le stampe; benché vengano esposti in apposite teche con piano inclinato, necessarie ad evitare eccessive tensioni del filato, le stoffe sono particolarmente delicate e soggette allo stress dell'esposizione: le decorazioni minute presenti in alcuni esemplari sono infatti ottenute con fili di seta e strisce di carta dorata, una tecnica che le rende preziose e fragili allo stesso tempo.

Saranno esposti alcuni kesa a riposo ormai da diversi anni nei nostri depositi: si tratta di tre mantelli rituali in seta del XIX secolo, che presentano motivi e fantasie differenti. Il primo è un kesa in seta a sfondo rosso bruno, composto da sette fasce verticali ricavate probabilmente da un kosode, un tipo di kimono a maniche corte. Dallo sfondo emergono fiori stilizzati azzurri e verdi, ognuno dei quali inscritto in cerchi che si intersecano fra loro: una scelta cromatica e decorativa particolarmente essenziale e sobria. Il secondo kesa è caratterizzato da uno sfondo bianco con disegni di draghi marroni tra nuvole color pesca, arancioni, verdi, viola, e motivi di onde azzurre. Il drago si presenta con i tipici attributi dell'unryu, il drago signore delle nuvole: l'espressione è feroce, con le fauci spalancate e gli occhi sporgenti; questa creatura fantastica ha lunghi baffi, corna biforcute, folte sopracciglia, peli ispidi, numerose squame lungo il corpo serpentiforme e la sua zampa artigliata racchiude una nuvola.

Nel terzo kesa ritroviamo nuovamente il motivo dei draghi, con nuvole e fiori, che si stagliano questa volta su uno sfondo blu petrolio. I draghi, squamosi e simili a serpenti, procedono verticalmente verso l'alto, emergendo fra le nuvole, e si alternano alla decorazione floreale e alle rappresentazioni delle mitologiche fenici. I fiori, in questo caso le peonie, sono disposte in un disegno concentrico che ricorda il movimento di un vortice, simbolo di dinamismo e vibrazione creativa, a cui è spesso associata la raffigurazione del drago. Contestualmente alla rotazione dei tessuti, verranno esposti anche un kakemono e un contenitore per sutra in pietra, che andranno a sostituire il paravento attualmente visibile.

Il dipinto su carta di epoca Meiji (1868-1912) raffigura il Parinirvana del Buddha, ovvero la scena del Buddha morente attorniato da una schiera di esseri umani e divini, bestie reali e fantastiche, tema iconografico fra i più frequenti nell'arte buddhista giapponese. Il corpo dell'Illuminato è di color oro, a simboleggiare il massimo grado dell'Illuminazione raggiunto, ed è coperto da un kesa che lascia scoperta la spalla destra: attorno a lui, numerose figure dalle espressioni addolorate e compassionevoli, alcuni esseri divini e la schiera dei dieci discepoli più meritevoli, riconoscibili grazie al mantello rituale che indossano. Sempre legato all'ambito buddhista è anche il contenitore cilindrico con coperchio per scritture sacre, realizzato in pietra levigata e risalente al XII secolo, ispirato alla struttura della pagoda e dello stupa. Si tratta di un'opera piuttosto rara - gli scavi archeologici ne hanno portati alla luce pochi esemplari - e importante sotto il profilo artistico, archeologico e storiografico: l'iscrizione incisa sul contenitore rappresenta infatti un documento fondamentale per conoscere i dettagli della sua creazione. (Comunicato stampa)




Opera in Ferro, vetro di cm 200 x 380 x 50 realizzata nel 1996 da Costas Varotsos denominata Orizzonte in una foto di Michele Alberto Sereni Costas Varotsos nel giardino di Castelvecchio
termina a febbraio 2021
Museo di Castelvecchio - Verona
www.studiolacitta.it

Studio la Città prosegue la collaborazione con i Musei Civici e in particolare con il Museo di Castelvecchio. Questa volta protagonista della collaborazione è l'installazione dell'artista ateniese Costas Varotsos, intitolata Orizzonte, un'opera del 1996 in ferro e vetro che l'artista, abituato a cimentarsi in grandi spazi spesso naturali, ha scelto di collocare nel Giardino di Castelvecchio. Il vetro è da sempre il protagonista della produzione artistica di Varotsos, che predilige le grandi dimensioni, a testimonianza della sua riflessione su temi essenziali della vita e dell'uomo quali lo spazio, il tempo, la natura, l'energia. Monumentalità e profondità poetica concorrono assieme alla realizzazione finale, che si concretizza in un gesto minimale come la linea di un orizzonte tra cielo e terra. Il minimalismo delle sue opere coincide con quello delle sue idee: luce, trasparenza, energia, movimento, tempo, equilibrio.

La sua è un'incessante ricerca di un equilibrio tra arte e contesto, che spesso non è quello chiuso di una galleria o di un museo, ma quello urbano o, più spesso ancora, naturale, nel tentativo di trovare la giusta proporzione tra azione umana e potere della natura. Penso che in questo caso la collocazione nel Giardino di Castelvecchio raccolga in un unico luogo tutti i diversi contesti indagati da Varotsos - afferma la gallerista Hélène de Franchis. Già in passato Studio la Città e il Museo di Castelvecchio hanno creato occasioni di incontro fra l'arte contemporanea e il suggestivo spazio del castello. Nel 2007 l'installazione Ultramarinblau Dunkel Pb 29.77007 composta da 18 lastre lunghe quattro metri in resina e dal colore blu intenso di Herbert Hamak esposte a cavallo delle merlature, illuminò la riapertura dei camminamenti di ronda del castello e la collocazione nella torre dell'orologio della statua di Mastino II della Scala. Nel 2012, in occasione del progetto "Guardiamoci intorno", l'installazione laser From a good absorber to a good emitter dell'artista Arthur Duff fu proiettata su una delle pareti del Museo.Orizzonte sarà esposta per un periodo di sei mesi durante i quali saranno organizzate visite guidate, approfondimenti e incontri con l'artista. (Comunicato stampa Studio la Città)




Opera du Olimpia Zagnoli denominata Dance Dance Dance, The New Yorker 2017 Caleidoscopica
Il mondo illustrato di Olimpia Zagnoli


28 novembre 2020 - 28 febbraio 2021
Chiostri di San Pietro - Reggio Emilia

Figure bidimensionali, immagini sinuose, illusioni ottiche, accostamenti a contrasto e tanti colori: un vero e proprio caleidoscopio. La Fondazione Palazzo Magnani porta negli spazi espositivi dei Chiostri di San Pietro lo stile eclettico dell'illustratrice di fama internazionale Olimpia Zagnoli, raccontato dalla mostra a cura di Melania Gazzotti. Dopo aver conquistato in pochissimi anni il mondo dell'editoria, della moda e della comunicazione, Olimpia Zagnoli torna a Reggio Emilia, con un progetto espositivo capace di valorizzare le innumerevoli sfaccettature del suo lavoro e la capacità delle linee e dei colori delle sue figure, paesaggi, geometrie, di offrire all'immaginazione sempre nuovi stimoli.

La mostra ripercorre dieci anni della carriera dell'illustratrice mostrando il suo tratto inconfondibile declinato in disegni, stampe, neon, tessuti, sculture in ceramica, legno e plexiglas e oggetti di uso comune. L'esposizione dimostra come questa artista sia in grado di esprimersi con la stessa disinvoltura con i linguaggi delle arti visive e con quelli del design e dell'editoria, raccontando in un ambiente immersivo la complessità dell'universo creativo dell'artista e le sue fonti d'ispirazione, che spaziano dalla storia dell'arte a quella del design e della grafica. Verrà allestito un "giardino di sculture" di grande formato realizzate grazie al contributo della casa di moda Marella, le opere sono accostate per "libera associazione" o per affinità di colore, soggetto e forma. La selezione di lavori esposti include alcune delle sue immagini più iconiche, come il manifesto per l'azienda dei trasporti di New York MTA e le sue copertine per The New Yorker; non mancano alcuni disegni giovanili inediti e bozzetti. Accompagnano la mostra un catalogo edito da Lazy Dog Press, casa editrice specializzata in libri di illustrazione e grafica. (Comunicato ufficio stampa Lara Facco P&C)




Particolare dalla locandina della mostra Des Nebels con opere di Andrée Julikà Tavares di Gianluca Monnier Des Nebels
Parapluie (Andrée Julikà Tavares | Gianluca Monnier)


19 settembre (inaugurazione) - 13 dicembre 2020
MACT/CACT Museo e Centro d'Arte Contemporanea Ticino - Bellinzona
www.cacticino.net

La mostra, dedicata al duo Parapluie, costituito dagli artisti Andrée Julikà Tavares (1971) e Gianluca Monnier (1971), si concentra - come lo suggerisce, del resto, anche il titolo un po' impegnativo - sulla fluidità della percezione dell'immagine, attraverso un'opera totale a carattere installativo, laddove gli autori pensano le percezioni come restituzione di una società debole, parassitaria e viepiù senza punti saldi di riferimento al concetto di giustizia, in bilico tra rapporti di potere e mercati finanziari, e quant'altro.

La "nebbia", termine comunemente ricondotto alla meteorologia, si sviluppa, qui, soprattutto come elemento sociologico e/o filosofico, a rappresentare - nello specifico - il disagio nella percezione del vedere e dell'osservare esistenziale, ma anche come spunto per una critica politica al mondo dell'arte, che si manifesta e accresce sempre più attraverso criteri di mercato, più che attorno a spunti storico-artistici. I due autori affrontano l'uso dello stilema artistico come linguaggio politico, mettendo al centro della loro ricerca il senso del messaggio, e cercando così di decriptare la relazione immagine/rappresentazione… o meglio: come rappresentare una immagine o rappresentarsi attraverso una immagine. Come dire, che l'insegnamento di taluni maestri del concettualismo ci hanno pure insegnato a ritrovare il senso soggettivo del messaggio al di là e al di sopra del mezzo impiegato.

Aprire e rendere libere le menti, è uno sforzo che ogni autore d'arte fa, invitando il suo pubblico a entrare nella propria verità interiore. Ed è proprio attraverso questo gioco di giustapposizione di veli, che Parapluie chiedono al visitatore di svelare i loro sentimenti e le proprie autenticità. Veli, che, come le "coulisse" di un teatro quasi assurdo, si aprono al gioco di ruoli tra verità e menzogna, tra percezione privata intimista e personale, e i paramenti di un sistema socio-culturale invischiato con l'estetica della comunicazione in grado di adottare e assorbire l'individuo e la persona. Il momento storico attuale è quello di una crisi che spinge le persone verso una ricerca in disequilibrio tra riforma esistenziale e adattamento alle leggi societali, all'interno di un sistema fondamentalmente piccolo borghese e fortemente connotato dal pensiero unico. Essere tutti d'accordo, per essere tutti finalmente felici e intimamente e inconsapevolmente disintegrati.

Al di là di ogni previsione e prevedibilità, Parapluie, attraverso le modalità comunicative testé elencate, affrontano le tematiche legate alla manipolazione, quasi volessero creare un magico teatro tra realtà e finzione, tra oggetto e soggettività individuale, che è una fondamentale e irrinunciabile priorità dal fare artistico in perenne antitesi, invece, con il reale collettivo e sociale, contro cui ogni desiderio di forza e di libertà si frantumano. Più volte abbiamo speso parole attorno alla figura dell'autore d'arte, come elemento di disturbo e assolutamente univoco ed eterogeneo all'interno di un modello socio-politico omogeneo e omologato. Ma, tale figura quasi dionisiaca e a tratti zarathustriana riesce ancora ad avere il coraggio di imporre una propria visione del mondo, come essa lo fu in passato?

Ogni racconto s'intride di vissuto biografico, da un lato, e di visione o desiderio, dall'altro, ove la ricerca utopica di un mondo che non c'è, o che forse esiste invisibilmente, conta tra le priorità della pratica di produzione creativa in tutti gli ambiti della cultura artistica. Questo voluto spostamento bilanciato (e perennemente in equilibrio) della loro auto-riconoscibilità artistica tra esperienza reale e potenziale dentro un mondo che li rifiuta, fa di Des Nebels una sorta di grande diario personale, dove ready-made, fotografia, oggetti, riferimenti biografici, pittura e video potrebbero far rivivere emozioni e percezioni in un impasto total(izzant)e a piacevolmente ambiguo, liberatorio; una sorta di rituale esistenziale tra nascita e morte.

Se il sistema dell'arte è ormai ai margini di un vuoto culturale, ecco che l'istituzione, intesa come faro del fascismo politico, si conforma anch'essa ai criteri di crisi economica e istituzionale. Il ritorno, spesso, alla narrazione tematica della tradizione pittorica, altrettanto spesso viene tradito dall'incapacità di una lettura storica razionale (diciamo anche solo storica) basata sulla ricerca di una via dell'individuo in simbiosi con il mondo a lui circostante. Parapluie riescono a riappropriarsi di una sensazionalità emotiva, dove l'esistenza non è per forza bella e vera. Piacevole e verace si riflette nello sguardo di chi la osserva. (Mario Casanova - Bellinzona, luglio 2020)

__ EN

The MACT/CACT is devoting the last exhibition of the 2020 season to the Parapluie duo, comprising the artists Andrée Julikà Tavares (1971) and Gianluca Monnier (1971). The exhibition focuses - as the rather challenging title actually suggests - on the fluidity of our perception of imagery, taking the form of a complete work of installation, whose creators consider perception as the achievement of a society that is weak, parasitic and increasingly bereft of solid points of reference with regard to the concept of justice, balanced precariously between relationships of power and financial markets, and more besides.

In this case, the fog in question - a term that usually refers to the weather - develops primarily as a sociological and/or philosophical element, more specifically representing a sense of awkwardness in the perception of seeing and of existential observing, but also as a stimulus for a political critique of the art world that takes shape and grows increasingly by means of the criteria of the market more than around the tenets of art history. The two artists tackle the use of artistic style as a political language, focusing their research on the meaning of the message and so attempting to decrypt the relationship between image and representation… or maybe it would be more appropriate to say that they attempt to represent an image or to represent themselves by means of an image. It's as though the teachings of certain masters of conceptualism were to have taught us also how to discern the subjective meaning of the message, regardless of the medium employed for the purpose.

Opening minds and setting them free is a major task undertaken by every creator of art when he invites his audience to penetrate his own internal truth. And it is this self-same juxtaposed interplay of veils that Parapluie employ to ask visitors to unveil their own feelings, their own authenticity. These are veils that, like the wings of a theatre almost of the absurd, offer themselves up to role-playing that mixes truth with falsehood, intimate and personal private perception with the vestments of a sociocultural system involved with the aesthetics of communication capable of adopting and absorbing the individual and the person. The times we live in are those of a crisis that drives people towards a quest teetering in precarious imbalance between existential reform and adaptation to the rules of society, in a system that is fundamentally petit bourgeois and branded significantly by groupthink. Everyone agrees about everything, so at last they are all happy and intimately, unconsciously disintegrated.

Apart from all forms of prediction and predictability, Parapluie use the means of communication described here to tackle issues related to manipulation. It's almost as though they set out to create a magic theatre, somewhere between reality and fiction, between object and individual subjectivity, that is a fundamental and inevitable priority of artistic creativity, yet is permanently at loggerheads with the collective and social reality against which every aspiration to strength and freedom is destined to come to grief. This is by no means the first time that we have discussed the issue of the creator of art as an element of disruption, absolutely unequivocal and heterogeneous in the framework of an homogeneous, standardised socio-political model. But the question is this: is this almost Dionysiac and sometimes Zarasthustrian figure still capable of the courage to impose his own vision of the world, as he once was in the past?

Every narrative is permeated with biographical experience on the one hand and with vision or aspiration on the other, where the Utopian quest for a world that does not exist, or that maybe exists, but is invisible, is one of the priorities of the practice of creative production in all the fields of artistic culture. This intentional balanced shift (one that is also permanently in equilibrium) of their artistic self-recognisability between real and potential experience, in a world that rejects them, makes Des Nebels something of a major personal diary, where ready-made, photography, objects, biographical references, painting and video may revive emotions and perceptions in an all-embracing, pleasantly ambiguous and liberating blend: something of an existential ritual between birth and death.

If the art system is teetering on the edge of a cultural void, here we find institutions, construed as the lighthouses of political fascism, joining in conforming to the criteria of economic and institutional crisis. The frequent return to the thematic narration of the tradition of painting is equally frequently betrayed by the inability to achieve a rational historical interpretation (we could also just say historical) based on the individual's quest for a way in symbiosis with the world around him. Parapluie manage to acquire an emotional sensitivity, in which existence does not necessarily have to be beautiful and true. Pleasance and authenticity are reflected in the eyes of the observer. (Mario Casanova, Bellinzona, July 2020, Translation by Pete Kercher)




Locandina della mostra Attraverso le Avanguardie Attraverso le Avanguardie
Giuseppe Niccoli / visione e coraggio di una Galleria


19 settembre 2020 - 21 febbraio 2021
APE Parma Museo - Parma
www.apeparmamuseo.it

Mostra inedita, organizzata da Fondazione Monteparma, con la collaborazione di Roberto e Marco Niccoli, figli del fondatore della celebre e omonima Galleria con sede a Parma e oggi alla guida della stessa. Per ricordare la figura di Giuseppe Niccoli, la sua attività di scoperta e valorizzazione di talenti e la storia della Galleria fondata negli anni '70, che per la sua opera originale costituisce un unicum e ha saputo affermarsi a livello internazionale. La mostra, curata da Roberto e Marco Niccoli, presenta opere di artisti internazionali, come Afro, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Alik Cavaliere, Ettore Colla, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Conrad Marca-Relli, Fausto Melotti, Angelo Savelli, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano e molti altri, in rappresentanza delle correnti artistiche che la Galleria Niccoli ha seguito, esposto e sostenuto nel corso degli ultimi 50 anni, anticipando in molti casi le tendenze di mercato e svolgendo inoltre un'importante attività di riordino e riscoperta di artisti e movimenti dimenticati.

In particolare, un posto di riguardo nel percorso espositivo è riservato al noto artista Conrad Marca-Relli, trasferitosi a Parma nel 1997, anno nel quale viene istituito presso la Galleria il suo archivio. Il titolo dell'esposizione si rifà alla collana Attraverso le avanguardie, cardine dell'intensa attività editoriale portata avanti dalla Galleria Niccoli, che ha dato vita a cataloghi e volumi divenuti veri e propri manuali di storia dell'arte, cui la mostra riserva un ampio spazio. L'editoria è del resto il mondo dal quale Giuseppe Niccoli proviene: da agente editoriale della Rizzoli, apre quattro punti vendita a Trieste, Firenze, Pescara e Parma, scegliendo poi quest'ultima come propria città adottiva dove si stabilisce aprendo una libreria specializzata in volumi d'arte, che diviene pian piano anche spazio espositivo, fino a trasformarsi definitivamente in galleria d'arte nel 1980. (Comunicato stampa)




Installazione a pavimento realizzata da Elisabetta Bacci nel 2019 per Zagreb Art Fair, pittura su tela di cm 70 x 140, ph courtesy Juliet Duco e acrilico su tela di cm 70 x 50 realizzato nel 2020 da Nino Barone denominato Superficie RGG + 7 segmenti, ph courtesy Officina Solare Juliet compie quarant'anni e partecipa a Paratissima Art Station a Torino
23 ottobre - 08 dicembre 2020
www.juliet-artmagazine.com

Juliet art magazine a dicembre di quest'anno compie quarant'anni di attività. Per fare un primo festeggiamento della sua lunga e feconda attività, Juliet partecipa a Paratissima Art Station (la cui direzione artistica è affidata a Francesca Canfora), un nuovo modello di fiera d'arte, strutturata in maniera flessibile, rivolta all'innovazione e alle proposte nuove. Questa fiera, contro la logica di tutte le altre fiere del settore che concentrano la loro attività in pochissimi giorni si svilupperà lungo un arco di due mesi. In questo modo, a tutti gli effetti, Paratissima passa dall'essere una semplice fiera indipendente, realizzata da un team di giovanissimi curatori, a un vero e proprio incubatore d'arte, a una specie di porto di transito, dove si approda e ci si imbarca. La manifestazione non cambia luogo, confermando la sede dell'ex Accademia Artiglieria, un edificio storico con ambienti bellissimi, nel centro di Torino, ma varia il tempo di fruizione suddiviso nei quattro appuntamenti che compongono l'intero programma. Questi i quattro appuntamenti previsti: STOP 1, dal 23 ottobre all'1 novembre; STOP 2, dal 6 all'8 novembre (nelle medesime date di Artissima); STOP 3 dal 13 al 22 novembre; STOP 4 dal 27 novembre all'8 dicembre.

La rivista Juliet partecipa alle quattro fermate con uno stand di circa 40 metri quadri. Qui verranno esposte le opere di cinque artisti e nelle giornate dei vari vernissage verranno distribuite 4mila copie della rivista a titolo gratuito e cataloghi ed extra issue pubblicati da Juliet Editrice nel corso dei suoi quarant'anni di attività editoriale e di promozione artistica. Le opere proposte sono indice di un confronto tra cinque autori diversi per formazione e per provenienza geografica, ma tutti accomunati da un linguaggio che riconduce alla forma astratta o più semplicemente a-figurativa. Ecco i nomi degli autori proposti: Elisabetta Bacci, Nino Barone, Bonomo Faita, Carlo Fontana, Mirko Rajnar.

Attraverso le opere di questi autori verrà sviluppata una narrazione per immagini e costruita sulla falsariga di un dialogo continuo, come in un recitativo a più voci. Le note di congiunzione che conducono sulla frontiera dell'astratto per questi cinque autori sono queste: una condizione di sottrazione, secondo la filosofia del less is more; la cellula artificiale come fonte di luce interna dell'opera; la scomposizione geometrica della superficie; la vena coloristica; la citazione come spunto ironico. L'occasione è ghiotta e non va perduta, anche perché al banco Juliet ci sarà la possibilità di fare la sottoscrizione dell'abbonamento, chiedere informazioni o studiare un piano di promozione pubblicitaria. Il tutto perché dal livello primo della realtà (quella tangibile delle cose di prima necessità, della pranzo e della cena, del letto di Platone e delle incombenze domestiche) si deve poi transitare sul piano delle narrazioni e dei sentimenti, di cui la carta stampata è ancora nutrice adeguata e fedele custode.

La rivista Juliet, per estendere il suo lavoro di comunicazione e promozione nel campo dell'arte contemporanea, opera a quattro livelli: il cartaceo (rivista madre che a dicembre del 2020 pubblicherà il n 200); il notiziario online (juliet-artmagazine.com), il quotidiano notiziario fb (facebook associazione juliet); l'estensione cloud (juliet cloud magazine). (Comunicato stampa)




El Cuarto de las Maravillas 2020 Silvina-Spravkin Silvina Spravkin
"El Cuarto de las Maravillas"


inaugurazione il 19 settembre 2020
Centro Culturale "Luigi Russo" - Pietrasanta (Lucca)
cuartodelasmaravillas.weebly.com | www.museodeibozzetti.it | www.silvinaspravkin.com

Mostra personale della scultrice argentina Silvina Spravkin, che presenta sculture intime e meraviglie personali. Lo studiolo era sede di straordinarie raccolte d'arte e oggetti rari. Derivato dallo studio dell'umanista, era uno spazio privato dove ci si poteva ritirare e dedicarsi ai propri interessi culturali. In uso specialmente nel Cinquecento e negli anni delle Grandi Esplorazioni planetarie, i Gabinetti delle Meraviglie divennero contenitori di oggetti rari e reliquie esotiche. "El Cuarto de las Maravillas" della scultrice argentina Silvina Spravkin contiene modelli, opere e documenti personali: un percorso che parte dall'incrocio del desiderio e del modello e si snoda in una architettura di opere e sguardi. (Comunicato stampa)




Dipinto a tecnica mista su cartone di cm 73x104 realizzato nel 1988 da Piero Pizzi Cannella denominato Veduta 121 Dipinto a olio su tela e tavola di cm 120x172 realizzato nel 1991 da Piero Pizzi Cannella denominato Ferro Battuto Dipinto a mista su cartone di cm 104x74 realizzato tra il 1985 e il 1988 da Piero Pizzi Cannella Piero Pizzi Cannella
Anni '80/'90


17 settembre (inaugurazione) - 01 dicembre 2020 (* Sospesa)
Studio d'arte Cannaviello - Milano
www.cannaviello.net

Lo Studio d'arte Cannaviello inaugura il nuovo anno artistico con la personale di uno degli artisti che ne ha caratterizzato la storia: Piero Pizzi Cannella. Saranno esposte circa venti opere che includono tele di grandi dimensioni, cartoni di medio formato e piccole carte, realizzate tutte tra gli anni '80 e '90. Il lavoro di Pizzi Cannella, come emerge dalla selezione presentata, si basa sulla contrapposizione di oscurità e luce, sotto forma di un elegante equilibrio formale di questi due elementi che occupano lo spazio della superficie pittorica evidenziandosi l'uno con l'altro. Come ha scritto Démosthènes Davvetas, "luce e struttura esistono qui non per rappresentare nella loro forma esteriore le cose della quotidianità, ma per mostrare le cose nella loro dimensione interiore". Infatti, i soggetti che l'artista raffigura, siano essi paesaggi o oggetti come nelle opere in mostra, non sono descritti con una mano realista ma con un segno unico, intimo e soggettivo.

Nel 1975 Piero Pizzi Cannella (Roma, 1955) inizia a frequentare l'Accademia di Belle arti di Roma e, nello stesso periodo, si iscrive anche al corso di Filosofia dell'Università La Sapienza. Nel 1982 stabilisce il suo studio nell'ex pastificio Cerere dove, insieme agli artisti Ceccobelli, Dessì. Gallo, Nunzio e Tirelli, crea la Scuola di San Lorenzo. Delle sue mostre, oltre alle diverse personali tenutesi allo Studio d'arte Cannaviello, si segnalano: 1985, Annina Nosei Gallery, New York; 1988, Fabio Sargentini - L'Attico, Roma; 2006, MACRO, Roma; 2010, Palazzo Pitti, Firenze; 2009, Mart, Rovereto; 2011, Galleria d'arte Moderna, Udine; 2017, Palazzo d'Inverno, Ermitage, San Pietroburgo; 2017, Istituto italiano di Cultura, Londra. (Comunicato stampa)

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Demosthenes Davvetas: L'immagine al di là delle parole
Catalogo della mostra a cura di Alberto Mattia Martini e Maria Luisa Vezzali
Galleria Spazio Gianni Testoni LA 2000+45 - Bologna (14 settembre - 28 ottobre 2007)
Presentazione




Locandina della mostra di Robert Breer Robert Breer: "Time out"
12 settembre (inaugurazione) - 05 giugno 2021
Fondazione Antonio Dalle Nogare - Bolzano

La prima grande mostra personale in Italia di Robert Breer (Detroit, 1926 - Tucson, 2011), a cura di Vincenzo de Bellis e Micola Brambilla. Pioniere nelle tecniche di animazione, Breer fu uno dei fondatori dell'avanguardia americana ed è oggi considerato uno degli autori più innovativi nel cinema sperimentale. L'intera opera di Breer è una riflessione sulla possibilità di catturare il tempo, confondendo i confini tra l'immagine astratta e figurata, il movimento e la staticità, l'oggetto e il soggetto. Attraverso una selezione di più di settanta opere la mostra ripercorre tutti i sessant'anni di carriera dell'artista: dalle prime ricerche nell'ambito della pittura astratta e del neo-plasticismo, attraverso la sperimentazione con l'immagine in movimento e con una forma di animazione del tutto anticonvenzionale, fino ad arrivare ai Floats, le celebri sculture mobili, vere e proprie evoluzioni nello spazio tridimensionale delle forme astratte e anti-narrative che caratterizzano la ricerca pittorica e cinematografica dell'artista. (Comunicato stampa Lara Facco Press & Communication)

__ En

The Antonio Dalle Nogare Foundation presents the first major solo exhibition of Robert Breer (Detroit, 1926 -Tucson, 2011)in Italy. A pioneer in animation techniques, Breer was one of the founders of the American avant-garde and is considered today one of the most innovative authors in experimental cinema. Breer's entire ouvre is a reflection on the possibility of capturing time, blurring the boundaries between abstract and figurative, movement and stillness, object and subject. Through a selection of more than seventyworks, the exhibition retraces sixty years of the artist's career: from his first research in the field of abstract painting and neo-plasticism, through his experiments with the moving image and a completely unconventional form of animation, to the Floats, the well-knownmobile sculptures, real evolutions in the three-dimensional space of the abstract and anti-narrative forms that characterize the artist's pictorial and cinematographic research. (Press release Lara Facco Press & Communication)




Marianna Accerboni presenta il catalogo su Gillo Dorfles alla trasmissione RadioRai "Sconfinamenti"
Pagina per ascoltare il file mp3

Su RadioRai la trasmissione "Sconfinamenti", con la regia di Massimo Gobessi e la conduzione di Francesco Zardini, presentato il catalogo della mostra "Il segno rivelatore di Gillo", conclusasi alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste.




Dipinto di Caterina Rao Dipinto di Antonino G. Perricone IIIa Biennale d'arte di Ciminna
"BellezzArtEstetica"


inaugurazione 29 agosto 2020, ore 18.00
Polo Museale ex Ospedale Santo Spirito - Ciminna (Palermo)

Dedicata alla memoria dell'artista Michele Dixit è un'immagine sintetica della pittura, non ci sono orpelli non ci sono inutili particolari che può distoglierci dalla pittura e dal rapporto con l'opera. La mostra è curata da Vito Mauro che ha scelto per la IIIa edizione, 34 artisti e sono Giacinto Alessi, Angelo Amato, Eliana Avanzato, Gaetano Barbarotto, Liana Barbato, Alessandro Bronzini, Samuel Campagna, Francesco Maria Cannella. Ilaria Caputo, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Giorgio Chiesi, Elio Corrao, Giuseppa D'Agostino, Angelo Denaro, Giusy Di Falco, Daniela Gargano, Vincenzo Michele Grimaldi, Ninni Iannazzo, Caterina Lala, Anna Giuseppina La Paglia, Maria Pia Lo Verso, Gabriella Lupinacci, Sara Mineo, Maria Giovanna Peri, Antonino G. Perricone, Giorgio Puleo, Caterina Rao, Clotilde Rinella, Cinzia Romano La Duca, Angela Sarzana, Enzo Tardia, Elide Triolo, Giuseppe Uzzaco.

Scrive nel suo testo in catalogo Tommaso Romano "Avere nuovamente puntato in un momento così capitale a riprendere il filo della proposta estetica come soluzione di continuità ma anche come atto di coraggio è un segno alto di intrapresa culturale ed etica che la città di Ciminna con la sua biennale giunta alla III edizione e attraverso l'opera di tanti artisti che in modo plurale declinano una tale consapevolezza e altro piccolo ma miracoloso evento che certamente si deve alla comunità ciminnese, ma soprattutto alla determinazione coerente del suo curatore". Testi in catalogo di Gonzalo Alvarez Garcia, Vito Mauro e Tommaso Romano. La mostra si avvale della direzione tecnica dell'Associazione Culturale Studi 71 di Palermo. (Comunicato stampa)




Paolo Ventura
Carousel


17 settembre - 08 dicembre 2020
CAMERA Centro Italiano per la Fotografia - Torino
www.camera.to

Un percorso nell'eclettica carriera di Paolo Ventura (Milano, 1968), uno degli artisti italiani più riconosciuti e apprezzati in Italia e all'estero. Dopo aver lavorato per anni come fotografo di moda, all'inizio degli anni Duemila si trasferisce a New York per dedicarsi alla propria ricerca artistica. Sin dalle sue prime opere Ventura unisce alla grande capacità manuale una particolare visione poetica del mondo, costruendo delle scenografie nelle quali prendono vita brevi storie fiabesche e surreali, immortalate poi dalla macchina fotografica. Con «War Souvenir» (2005), rielaborazione delle atmosfere della Prima Guerra Mondiale attraverso piccoli set teatrali e burattini, ottiene i primi importanti riconoscimenti, come l'inserimento nel documentario della BBC «The Genius of Photography» nel 2007. Dopo dieci anni negli Stati Uniti, rientra in Italia dove realizza alcuni dei suoi progetti più celebri, nei quali mescola fotografia, pittura, scultura e teatro, come ad esempio nella scenografia di «Pagliacci» di Ruggero Leoncavallo, frutto dell'importante collaborazione con il Teatro Regio di Torino, di cui Camera ha esposto alcuni lavori preparatori a gennaio del 2017.

In quest'occasione le sale del museo ospitano alcune delle opere più suggestive degli ultimi quindici anni - provenienti da svariate collezioni, oltre che dallo studio dell'artista - in un'assoluta commistione di linguaggi che comprende disegni, modellini, scenografie, maschere di cartapesta e costumi teatrali. Non si tratta, tuttavia, di un percorso lineare né di una retrospettiva, quanto piuttosto di una messa in scena di tutti i temi ricorrenti della sua poetica, fra i quali spiccano quello del doppio e della finzione. Le prime sale dello spazio espositivo torinese diventano quindi un'autentica full immersion nella poetica di Ventura, un vero e proprio ingresso all'officina dove nascono e si compongono le storie elaborate dall'artista. Un viaggio e un racconto, dunque, secondo quelli che sono i temi e le modalità espressive predilette da Ventura, rappresentante di una fotografia volutamente narrativa: non a caso, i testi che accompagneranno questo percorso saranno stesi e scritti direttamente dall'artista, che diviene la voce narrante della mostra.

La seconda metà dell'esposizione sarà invece dedicata interamente a due nuovi e inediti progetti: il primo è "Grazia Ricevuta", rivisitazione affettuosamente ironica del tema dell'ex voto, che Ventura naturalmente rielabora a partire dalla manipolazione dell'immagine e dalla presenza costante della sua figura e di quella delle persone a lui vicine. Un ulteriore affondo nella cultura popolare, così amata e ben conosciuta da Ventura, una cultura che da sempre fornisce icone e tematiche al multiforme artista milanese. Il secondo lavoro inedito è l'esito della partecipazione di Ventura al programma "ICCD/Artisti in residenza", avviato a partire dal 2017 dall'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma. Dalla riflessione sulla rappresentazione delle vicende risorgimentali, Ventura indaga il tema della guerra e della sua rappresentazione in fotografia, influenzata dalla difficile accettazione della modernità del mezzo fotografico in un paese fortemente legato alla tradizione come l'Italia del XIX secolo. Tutto questo attraverso il romanzesco rinvenimento di una serie di rare carte salate risalenti al periodo risorgimentale, nel corso della residenza romana dell'artista.

Conclude la mostra, curata da Walter Guadagnini, una grande e spettacolare installazione, che trasforma l'intero lungo corridoio di Camera nel palcoscenico sul quale appare e si sviluppa una città immaginaria, composta dalle tante architetture realizzate da Ventura nel corso degli anni, riassemblate e reinventate per questa occasione in un allestimento di grande suggestione. La mostra sarà accompagnata da un volume monografico, pubblicato da Silvana Editoriale, che ripercorre per la prima volta in modo esaustivo e organico tutte le tappe salienti della ricerca dell'artista. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Marc Chagall: "Anche la mia Russia mi amerà"
19 settembre 2020 - 17 gennaio 2021
Palazzo Roverella - Rovigo

Una selezione di oltre cento opere, circa 70 i dipinti su tela e su carta oltre alle due serie di incisioni e acqueforti pubblicate nei primi anni di lontananza dalla Russia, "Ma Vie", 20 tavole che illuminano la sua precoce e dolorosa autobiografia, e "Le anime morte" di Gogol, il più profondo sguardo sull'anima russa della grande letteratura. Le opere esposte provengono oltre che dagli eredi dell'artista, con un vasto e generoso prestito, dalla Galleria Tretyakov di Mosca, dal Museo di Stato Russo di S. Pietroburgo, dal Pompidou di Parigi, dalla Thyssen Bornemisza di Madrid e dal Kunstmuseum di Zurigo e da importanti e storiche collezioni private, con alcuni dei più grandi capolavori dalla "Passeggiata" all'"Ebreo in rosa", a "Il matrimonio", "Il Gallo", "Guanto nero" e altri.

Una mostra che non intende raccontare "di tutto un po'" ma sceglie un tema preciso e lo approfondisce attraverso una selezione dei suoi capolavori imprescindibili. Il tema su cui la curatrice Claudia Zevi ha scelto di misurarsi è quello dell'effetto che la cultura popolare russa ha avuto su tutta l'opera di Chagall, con maggiore impatto realistico quando viveva nella Russia del primo ventennio del Novecento, ma altrettanto prepotentemente, nelle figure di animali, case e villaggi, sempre presenti nei dipinti dei suoi lunghi anni successivi a Parigi, in America, nel Sud della Francia. Questa mostra intende analizzare in modo ampio e perfettamente documentato l'altro terreno di coltura della stessa iconografia dell'artista, ovvero la tradizione popolare, della Russia profonda.

Un'iconografia fatta di religiosità, in cui si ritrovano echi dell'iconografia religiosa stratificatasi nelle icone e nelle vignette popolari dei "lubki" i cui personaggi come il gallo, le capre e le vacche che popolavano la quotidianità dei villaggi russi, ritroveremo anche nelle opere tarde di Chagall. Questi elementi si metamorfizzano nell'opera di Chagall in una sorta di realismo poetico che attinge dalla tradizione della favola russa la propria sintassi espressiva, mentre deriva dal mondo ebraico e cristiano ortodosso la propria cifra intellettuale e spirituale. La rielaborazione, attuata attraverso i fili della sua memoria, della cultura popolare russa con la sua ricchezza di immagini e di leggende, coniugata con il misticismo fantastico della tradizione chassidica, verranno a costituire l'armamentario specifico cui l'artista ricorrerà sempre, nel corso della sua lunga vita, per definire un linguaggio che ancora oggi è in grado di comunicare come pochi con la nostra sensibilità postmoderna.

Nelle sue opere i ricordi divengono "presenze", popolano i suoi dipinti comparendo anche là dove non te li aspetti, come le capre o le isbe inserite nella rappresentazione di un bouquet che è a sua volta composto da fiori e da visioni. Questa mostra intende porre in discussione anche il tema della posizione singolare che Chagall occupa nella storia dell'arte del XX secolo. Senza mai confondersi con il dibattito delle avanguardie, la sua pittura tuttavia rimane sempre aperta alle esigenze del modernismo, ma senza necessitare di alcuna rottura con il mondo della memoria e delle forme tradizionali. Nella sua opera straordinaria e originalissima non viene mai a mancare l'esigenza utopica propria dell'avanguardia, senza mai interferire con il mondo delle emozioni e dell'affettività, che divengono, nella sua opera, un elemento di arricchimento e di originalissima definizione formale.

E così, pur scegliendo di vivere, come lui stesso dice 'voltando le spalle al futuro', Chagall si trova ad avere codificato un linguaggio e una sintassi espressiva che sopravvivranno, ben più delle avanguardie tradizionali del '900, al trascorrere del tempo e al modificarsi delle situazioni politiche e sociali del XX secolo. E in tutto ciò la Russia rimane il luogo delle radici, della memoria di un amore che avverte deluso e che sogna potersi realizzare. "Anche la mia Russia mi amerà", sono le parole con cui conclude "Ma Vie", l'autobiografia illustrata che Chagall pubblicò, appena trentaquattrenne, a Berlino all'inizio dell'esilio, consapevole che questa volta la separazione dalla Russia sarebbe stata definitiva. La mostra, che si avvarrà della collaborazione della Fondazione Culture Musei e del Museo delle Culture di Lugano, è accompagnata da un catalogo - a cura di Claudia Zevi - pubblicato da Silvana Editoriale, con saggi di Maria Chiara Pesenti, Giulio Busi, Michel Draguet e Claudia Zevi. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




"Mio vanto, mio patrimonio"
29 agosto 2020 - 10 gennaio 2021
Museo della Città - Pienza (Siena)

Mostra sull'arte del Novecento. A precisare il titolo viene "la visione di Leone Piccioni", a indicare che quel Novecento in pittura è quello che è stato scelto, riunito e appeso alle pareti della sua casa da un fine intellettuale, Piccioni appunto, nel corso di una intera vita. Ciascun collezionista crea una collezione che lo rispecchia, che di lui è un po' il reale ritratto. La collezione d'arte - davvero magnifica - che Leone Piccioni (Torino, 9 maggio 1925 - Roma, 15 maggio 2018) ha riunito nel corso di tutta la sua lunga esistenza, è il chiaro specchio del suo essere stato uno dei più fini intellettuali che l'Italia abbia potuto vantare la seconda metà del "secolo lungo". Dietro ciascuna delle oltre 95 opere esposte al Museo della Città c'è una frequentazione, una precisa assonanza, un richiamo con la poesia o la letteratura, un pensiero condiviso. Ma anche la semplice emozione d'un momento.

L'elenco, in rigoroso ordine alfabetico degli artisti della Collezione Piccioni, recita i nomi di: Afro Basaldella, Remo Bianco, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Carlo Carrà, Mario Ceroli, Filippo De Pisis, Piero Dorazio, Jean Fautrier, Lucio Fontana, Remo Formichi, Giosetta Fioroni, Franco Gentilini, George Grosz, Renato Guttuso, Carlo Guarienti, Mino Maccari, Mario Mafai, Giacomo Manzù, Mario Marcucci, Giorgio Morandi, Ennio Morlotti, Aleardo Paolucci, Ottone Rosai, Piero Sbarluzzi, Mario Schifano, Gregorio Sciltian, Graham V. Sutherland, Venturino Venturi. Presenti in Collezione talvolta con più opere, anche diversissime per caratteristiche e dimensioni.

Piero Pananti e Gloria Piccioni, figlia di Leone, che curano la mostra pientina, sottolineano lo spirito con cui è stata nel tempo costituita la Collezione: «l'amore per il bello e per la cultura, l'impulso per la condivisione delle arti e della conoscenza, le affinità elettive che legano il critico ai pittori, poeti, intellettuali suoi amici». E viene subito alla memoria la lunga vicinanza di Piccioni con Ungaretti e la scelta di Dorazio per illustrare "La Luce", sua raccolta di poesie degli anni 1914-1961. Perché Piccioni, da autentico intellettuale, non si pone steccati, cercando semmai assonanze tra pittura, letteratura, poesia, musica, teatro. In quella Cultura che sapeva realmente divulgare nelle sue trasmissioni televisive, quando la tv era ancora uno strumento, forse "lo" strumento, di crescita anche culturale di un'Italia alla ricerca di una nuova identità negli anni difficili ma vitali del secondo dopoguerra. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Fondo patrimoniale del MAC Guarcino
www.macguarcino.it

Sabato 8 agosto alle ore 17.00, nell'ambito dell'Estate Guarcinese 2020, apre al pubblico nella sua sede definitiva il MAC Museo d'Arte Contemporanea di Guarcino. Nell'antico complesso monumentale di Sant'Angelo - Palazzo della Cultura, sarà possibile la fruizione dell'intera collezione, caratterizzata dal piccolo formato, con opere che hanno dimensioni massime di 50x50x50 cm. Da poche settimane, infatti, l'Amministrazione del paese montano in provincia di Frosinone, ha consegnato all'associazione culturale Azioni d'Arte, incaricata di attendere alla gestione, gli spazi destinati ad accogliere il "fondo patrimoniale" del museo. Il piccolo formato, scelto fin dall'istituzione del MAC, permette una costruttiva riflessione sui percorsi plurimi della ricerca contemporanea, muovendosi su un territorio inversamente proporzionale alla spettacolarizzazione del gigantismo che sembra caratterizzare l'espressione artistica degli ultimi decenni. Il formato ridotto, scelto come discrimine per la costruzione di una collezione di grande interesse dilata, infatti, l'estensione di un racconto visivo e si propone come strumento privilegiato per la canalizzazione dell'attenzione, spaziando dal segno pittorico a quello scultoreo, fino all'ibridazione tra media differenti per natura. Accanto alle opere degli artisti acquisite, si propone una "selezione di libri d'artista" dell'Archivio Rea che sarà ospitata fino al 30 settembre 2020.

Artisto del Fondo patrimoniale del MAC Guarcino: Minou Amirsoleimani, Caterina Arcuri. Renzo Bellanca, Rosetta Berardi, Franca Bernardi, Mario Maria Bianchi, Anna Boschi, Francesco Calia, Vito Capone, Antonella Capponi, Lamberto Caravita, Antonio Carbone, Elisabetta Catamo, Pietro Celani, Elettra Cipriani, Luisa Colella, Carmela Corsitto, Carla Crosio, Maria Pia Daidone, Rita De Giorgio, Nino De Luca, Giulio De Mitri, Adolfina De Stefani, Luce Delhove, Piero Delucca, Lucia Di Miceli, Gabriella Di Trani, Elisabetta Diamanti, Giovanna Donnarumma, Anita Dorazio, Patrizia D'Orazio, Mavi Ferrando, Marco Ferri, Alfonso Filieri, Giovanni Fontana, Giancarla Frare, Claudio Gaddini, Annamaria Gelmi, Delio Gennai, Salvatore Giunta, Paolo Gobbi, Gennaro Ippolito, Margherita Levo Rosenberg, Daniele Lisi, Francesca Loprieno, Vincenzo Ludovici, Silvana Maglione, Giuliano Mammoli, Venanzio Manciocchi, Franco Marrocco, Giovanna Martinelli, Cosetta Mastragostino, Rita Mele, Patrizia Molinari, Alessandro Monti, Franco Nuti, Luigi Pagano, Antonio Picardi, Antonio Poce, Teresa Pollidori, Giuseppe Ponzio, Antonio Pugliese, Lucilla Ragni, Fernando Rea, Rosella Restante, Sauro Rollandi, Marcello Rossetti, Gianni Rossi, Lucia Rotundo, Massimo Salvoni, Ninì Santoro, Alba Savoi, Grazia Sernia, Elena Sevi, Lucia Sforza, Stefano Soddu, Nicoletta Testi, Ilia Tufano, Vittorio Vanacore, Oriano Zampieri.

Artisti dell'Archivio Rea: Claudio Adami, Giovanni Albanese, Ferdinando Andolcetti, Lucilla Caporilli Ferri, Fili Cusenza, Michele De Luca, Yvonne Ekman, Virginia Fagini, Licia Galizia, Massimo Luccioli, Fabio Mauri, Elisa Montessori, Bruno Munari, Gloria Pastore, Luca Patella, Pasquale Polidoro, Giustina Prestenti, Punzo e Testa, Cloti Ricciardi, Anna Maria Vancheri, William Xerra. (Comunicato stampa)




Il tempo 00:00:00:00 di Saloon Milano
L'archivio on line dei progetti in quarantena

www.saloonmilano.org

Saloon Milano è la piattaforma online che dal 21 marzo al 21 giugno per 93 giorni ha mappato, condiviso quotidianamente e conservato in forma di archivio partecipativo del presente 96 progetti e pratiche culturali dedicate alla collettività e 41 interviste ad esperti e professionisti con diverse competenze. I 96 progetti, le 41 interviste presentati in 93 giorni sul sito web e sui canali social di Saloon hanno costruito un percorso di iniziative variamente utilizzabili e fruibili da casa durante il tempo dell'emergenza sanitaria.

I progetti provenienti dall'Italia e dall'estero sono stati catalogati principalmente sotto tre hastag #qualenatura #qualerigenerazione #qualiponti. Indagando lo spazio in trasformazione: "Anumani -Urban Landscapes", nell'ambito dell'interior design - ideato dal gruppo di progettisti Claudia Caselli, Elisa Ciliberti, Giulia D'Aleo, Marta Reati, Martina Paggi, Giulia Picasso, Ilaria Vettoretti - tenta di tessere le basi di un ritrovato legame oltre i limiti di specie, invitandoci a sperimentare punti di vista inusuali per riflettere sul nostro ruolo rispetto agli ecosistemi naturali; ci si potrebbe trovare a lavorare accovacciati a terra come anfibi o sospesi a mezz'aria come uccelli. "Arquitecturas Colectivas", rete internazionale che ha l'obiettivo di consolidare un modo condiviso di fare città/quartieri per e con le persone, propone una call con un focus attuale sull'urgenza di condividere un nuovo immaginario come antidoto alla paura, capace di ri-connettere specie, persone, ambienti e città. Il progetto "Gita", animato dalla omonima rete nazionale di artisti e creativi, invece è un orizzonte in divenire, una disconnessione dai contenuti online per ritrovarci offline.

Tante le iniziative che hanno proposto l'uso delle parole tra l'immagine e l'immaginario, diffuse in diversi formati accessibili, tra cui: "Parole buone" (di Sergio Astori con Martina Gerosa, Luca Rolandi, Silvia Sanchini con Lavì Abeni, Antonio Bianchi, Marilena Lionetti, Marcantonio Lunardi) pillole di resistenza per superare la crisi; "Quartino Project" (gestito da Giuseppe Mendolia Calella e Baloon Project) raccoglie in un quartino 4 contenuti in bianco e nero, di 4 autori: testo, disegno, fotografia, grafica/tipografia, chiamati a riflettere su un tema sempre differente; "Alfabeto Pandemico" (ideato dalla rete lo Stato dei Luoghi) esercizio di scrittura collettiva di testi e immagini per il post pandemia, un vocabolario che serve nel presente e guarda al futuro. "Radio Traum-Sogni Pandemici" (condotta da Vanessa Alessi, Giusi Diana, Luca Cinquemani, Mara Jvonne Raja, Gabriele Valerio, Angelo Leonardo) propone una trasmissione radiofonica collettiva fatta di sogni in cui a raccontarli sono i sognatori con le loro voci. Tracce di narrazione sommersa, uno speciale brusio che ci accompagna in queste notti pandemiche.

E ancora progetti che hanno usato i drive dell'arte e la creatività per generare momenti di reale condivisione: "La Casa del Pane" (da un'idea di Gandolfo G. David con un contest che invita alla realizzazione di simboli di pane come esercizio di augurio e rinascita, da documentare, condividere sui social e poi con chi ci è accanto; "#10cents -Art at the supermarket" in cui l'artista Giuseppina Giordano con una performance diffusa porta l'arte contemporanea tra i banconi e gli scaffali dei supermercati, facendola entrare nella vita di tutti i giorni a contatto con le persone, in un momento in cui il contatto è vietato o limitato. Saloon ha poi dato voce a molte iniziative che hanno significativamente aiutato chi si è trovato in difficoltà a causa Del Coronavirus tra questi citiamo: "Poster Quotidiano" di Rischa Paterlini, Giuseppe Frangi, Adrian Paci, Iva Lulashi, Fabio Roncato; "Io ho cura di te" di Lorenzo Barbera, Ignazio Mortellaro, Agata Polizzi; "I have a gift" curato da Francesca Guerisoli con il sostegno di Wunderbar Cultural Projects; "Mettiamoci la faccia in collaborazione con 100 fotografi per Bergamo"; "Art to stop Covid-19" organizzato da una rete di artisti galleristi e professionisti del mondo dell'arte.

Tra i contenuti, oltre ai progetti, resteranno i tanti pensieri legati a questa situazione nuova ed intensa delle interviste informali generosamente rilasciate da Marco Bay, Fabrizio Bellomo, Diego Bergamaschi, Bianco-Valente, Claudio Bissoli, Leonardo Caffo, Giuliana Ciancio, Mario Cigada, Vittorio Corsini, Raffaella Cortese, Carmen Decembrino, Michela Eremita, Mauro Ferrari, Dino Ferruzzi, Barnaba Fornasetti, Pietro Gaglianò, Giorgio Galli, Olga Gambari, Manuela Gandini, Giovanni Lanzone, Ugo La Pietra, Claudia Losi, Laura Malacart, Marco Mancuso, Stefano Mirti, Luca Molinari, Antonio Moscogiuri, Francesca Pasini, Jacopo Perfetti, Mario Piazza, Maurizio Piseri, Andrea Quartarone, Michele Rocco, Pierpaolo Romio, Francesco Ronzon, Noemi Satta, Gabi Scardi, Francesca Spiller, Marina Spreafico, Alexa Tamburrini.

"GifClash" un abecedario della pandemia animato dal remix artistico di NIcola Di Caprio. Composto da 23 Gif, condivise day by day sui canali social, è stato in conclusione montato in un video accompagnato da un brano musicale come commento sonoro di Ramuntcho Matta. "Come se fosse pagina 99" una sezione di libri che in questo tempo sospeso abbiamo letto con l'intenzione di distogliere lo sguardo e l'immaginazione da chat, webinar e conference call che hanno inondato di parole e di volti lo schermo del computer e le nostre vite e una sezione di contributi di archivisti che hanno valorizzato l'importanza dell'archivio come memoria e traccia. Saloon si ferma nel tempo 00 00 00 00 del countdown -dall'equinozio di primavera al solstizio d'estate del 2020- ma rimane archivio vitale, sempre accessibile e bene comune, in un'eco di continuità e generatività nella sua visione di ecologia di mente e spirito. I progetti rimarranno consultabili e visibili sul sito documentando tutto il valore culturale e sociale che hanno generato e che continuano a produrre in termini di ricaduta sui processi educativi plurigenerazionali, su nuovi modelli di coinvolgimento e costruzione dell'audience, partecipazione diffusa, ridisegno e riprogettazione degli spazi urbani e della loro fruizione e pratiche dell'arte nella sfera pubblica. (Estratto da comunicato stampa Ch2 eventi culturali)




Dipinto olio su tela di cm 25x115 realizzato da Alfredo Pini nel 2020 denominato Calorosamente freddo Alfredo Pini: "Il tempo sospeso"
dal 6 luglio 2020
Bottega d'Arte Lacerba - Ferrara
www.lacerba.com | www.alfredopini.com

In questa mostra on-line, la galleria Lacerba propone una serie di dipinti che Alfredo Pini ha realizzato nel periodo in cui, a causa della recente pandemia, ci siamo ritrovati a vivere una situazione mai provata in precedenza, una lunga quarantena in isolamento, in cui lo stato emotivo di ciascuno di noi è stato messo alla prova, sollecitato da sensazioni difficilmente descrivibili a parole. Un tempo, che non è ancora terminato e che indubbiamente lascierà una traccia profonda: "... e di questo momento, voglio soprattutto dare un volto al silenzio, ad un mondo che incredibilmente sembra si sia fermato, ad un mondo sospeso che non sa se guardarsi dentro o guardare timoroso al domani, ad una vaga sensazione catartica che aleggia nell'aria, sopra tutti noi. E voglio dipingere la luce di questi giorni, non quella reale ma quella interiore, quella che vive dentro di noi, contrastante, ambigua. E voglio dipingere i miei luoghi, la mia terra...la mia anima." (Comunicato stampa)




Daniele Cestari: "Tempo sospeso"
Barbara Frigerio Contemporary Art - Milano
Presentazione on line

Nuova serie di lavori dell'artista ferrarese, che esplora, accanto ai già noti temi cittadini, paesaggi marini e di montagna. Il titolo di questa selezione rievoca l'orfismo campaniano di sospensione del tempo ("E del tempo fu sospeso il corso." Cit. D.C.) di cui tutti abbiamo avuto esperienza durante questi mesi nelle contingenze sfaccettate della realtà. Con questi nuovi lavori l'autore non si limita più alla dimensione metafisica, ma indaga quella più strettamente individuale  e collettiva della quotidianità. (Comunicato stampa)

__EN

We are pleased to present a new series of works by the artist from Ferrara, who explores marine and mountain landscapes alongside the already well-known city themes. The title of this selection recalls the Campanian orphism of suspension of time ("And of time the course was suspended." Cit. D.C.) which we have all experienced during these months in the multifaceted contingencies of reality. With these new works the author is no longer limited to the metaphysical dimension, but investigates the more strictly individual and collective dimension of everyday life. (Press release)




Foto stampa ai pigmenti realizzata da Stefano Lanzardo nel 2016 denominata In me tu vedi Stoner. Landing pages
05 settembre 2020 - 10 gennaio 2021
Palazzo Pretorio - Certaldo (Firenze)
www.museiempolesevaldelsa.it

Nell'ambito della seconda edizione di "Ci sono sempre parole. [non]Festival delle narrazioni popolari (e impopolari)", l'esposizione, liberamente ispirata al romanzo "Stoner" di John Williams, è curata da Cinzia Compalati ed Andrea Zanetti con opere di Emiliano Bagnato, Mauro Fiorese, Stefano Lanzardo, Roberta Montaruli, Eleonora Roaro, Jacopo Simoncini, Giuliano Tomaino e Zino. Dopo l'anteprima tenutasi a Pescara nel 2016, a seguito di una campagna di crowdfunding che ha coinvolto appassionati d'arte e bibliofili, il progetto si presenta a Certaldo nella sua completezza, con l'aggiunta di un lavoro inedito di Emiliano Bagnato e la rimodulazione contest specific delle installazioni.

La mostra trae origine dal noto romanzo di John Williams, un caso letterario che ha appassionato migliaia di lettori nel mondo: la biografia di un anonimo professore universitario che a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale affronta i drammi e le passioni di una vita normale. Ad otto autori contemporanei, diversi per poetica e formazione, è stato chiesto di far vivere i personaggi e le atmosfere del romanzo attraverso il proprio linguaggio: fotografia, istallazioni, musica, performance e video. Non solo la riproduzione espressiva delle pagine di "Stoner", bensì l'appropriarsi dei protagonisti per scavarne le profondità, per esternarne il non-detto e il non-scritto, per incanalare la narrazione nelle suggestioni della forza visiva.

Emiliano Bagnato (La Spezia, 1993) - compositore e sound designer - interpreta Grace, la figlia di Stoner. In una rilettura musicale e interattiva, tutto il dramma di un personaggio che ha subito le storie dei genitori, senza colpe. Resterà imprigionato o si salverà dal suo passato?

Mauro Fiorese (Verona, 1970-2016) è stato uno dei cento fotografi più quotati al mondo. Sono esposte, dopo la sua morte prematura, alcune opere tratte da www.libraincancer.it, il blog in cui ha raccontato la sua personale battaglia contro il cancro. Tenendo fede all'impostazione letteraria dell'esposizione, l'autore ha composto dodici dittici fotografici che si sviluppano nell'immagine pura e nel suo, arbitrario, rimando testuale. In mostra interpreta Gordon Finch, l'amico fraterno di Stoner e filtra attraverso i suoi occhi - e quindi attraverso il grande tema dell'amicizia - la vita del protagonista.

Stefano Lanzardo (La Spezia, 1960) è Stoner. Con quattro scatti fotografici sono descritti altrettanti momenti simbolo dell'esistenza del protagonista: dalla terra che lo ha generato, e alla quale torna, ai corridoi dell'università in cui passeggia come un fantasma, allo studio di casa, dove poteva dedicarsi alle amate letture, fino alla relazione con le donne del romanzo. Un viaggio dal forte impiano anti-eroico e anti-epico che trasforma la vita di un uomo dimenticato da tutti in un racconto collettivo.

Roberta Montaruli (Torino, 1978) è Katherine, l'amante di Stoner. L'artista torinese racconta la loro storia d'amore in una video-installazione in cui - mancando la presenza antropica - sono gli oggetti a narrare le loro vite, fatte di respiri e sospiri, gioie e dolori, fatica e tensione verso la felicità. Un video d'animazione che si crea e si cancella attraverso l'uso del carboncino e della gomma, in bilico tra eterno ed effimero.

Eleonora Roaro (Varese, 1989) ha realizzato per la mostra una video installazione dedicata ad Edith, la moglie di Stoner, in cui porta alla luce tutte le fobie del personaggio, una donna distante, anaffettiva. Attraverso una sineddoche - Edith è rappresentata solo dal suo occhio ceruleo - diventa la "telecamera di sorveglianza" delle vite di chi la circonda. In esposizione anche il video-documento di una performance in cui ha interpretato Edith in uno dei momenti topici del romanzo dipingendo di rosa, in preda a una sorta di controllata follia, la scrivania e tutti gli oggetti di Stoner.

Jacopo Simoncini (Carrara, 1979) ha composto per l'esposizione un pezzo inedito per viola - eseguito da Ignazio Alayza - che racconta attraverso sussulti lo stridore dell'esistenza. Le corde, come le vite dei personaggi del romanzo, sono quasi portate a rompersi, lo vorrebbero, ma non ci riescono. Una tensione continua che accompagna lo sguardo sulla mostra. La stessa tensione che attraversa tutta la musica di Simoncini, una musica che vuole evocare paesaggi interiori, teatrale nel suo continuo mettere in scena emozioni contrastanti e stati d'animo.

Giuliano Tomaino (La Spezia, 1945) - l'artista che tutti hanno potuto vedere con le sue sculture nel decumano di Expo Milano 2015 - interpreta il padre di Stoner, portando avanti la storica serie dei "Santi" con una cruda installazione che ferma il momento della sua morte. Solo una frase, ad evocare la caducità delle azioni compiute e dell'esistenza, la sua e quella di tutti. Anche il segreto della morte svela il peso dell'assenza e riconduce alla semplicità della terra. Attorno solo il silenzio e la sua musica.

Zino (Teramo, 1973) - noto per le opere realizzate con i lego e la realtà aumentata - qui interpreta l'antagonista di Stoner e lo immortala nel momento in cui fa la sua prima apparizione nel romanzo: fisicamente menomato, Lomax ha un viso da attore del cinema sul quale l'artista riporta le parole della sua presentazione all'interno del testo. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Gaetano Previati
Tra simbolismo e futurismo


termina il 27 dicembre 2020
Castello Estense - Ferrara

La rassegna organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea, a cura di Chiara Vorrasi, presenta al pubblico più di sessanta opere, accostando olii, pastelli e disegni delle collezioni civiche ferraresi (circa trentacinque) ad un notevole nucleo di opere concesse in prestito da collezioni pubbliche e private. Completano la selezione alcuni importanti documenti inediti. L'esposizione vuole evidenziare la tensione costante nella ricerca di Previati verso il superamento dei tradizionali confini della pittura "da cavalletto", intesa come mezzo espressivo, come codice visivo o ancora come modalità di interazione con il pubblico. Affascinato dall'espressione dei sentimenti e dall'impegno nei grandi formati per la sua educazione tardoromantica, l'artista mette in gioco un approccio sperimentale ai soggetti e ai meccanismi della visione che gli permette di raggiungere esiti inediti.

Per questo la sua ricerca occupa un fondamentale ruolo di snodo nel rinnovamento dell'arte italiana al volgere del secolo: Previati è stato considerato un erede dei maestri del passato, una figura guida del divisionismo italiano, ma anche un esempio per i giovani futuristi. Proprio per questa posizione affascinante e complessa, la sua vicenda artistica ha ancora diverse zone d'ombra che meritano di essere esplorate. Ad aprire la mostra sarà un bozzetto del visionario dipinto "Gli ostaggi di Crema" del 1879, che vale a Previati, non ancora trentenne, la prima affermazione pubblica e la reputazione di «indole artistica ardita fino all'esagerazione». All'interesse per i temi storici si affianca presto la fascinazione per i soggetti maudit, come testimonia la "Cleopatra". La svolta fondamentale coincide con l'adesione al Divisionismo: a segnare questo passaggio sarà un'opera emblematica, "Nel prato di Palazzo Pitti", il «primo tentativo della tecnica nuova della spezzatura del colore, una tecnica che dà l'impressione di una maggiore intensità di luce», come afferma lo stesso pittore.

Grandi disegni, dipinti e materiali inediti documentano quindi il progetto di trasferire in pittura le impressioni musicali, intorno alla vicenda ferrarese di Ugo e Parisina. Un'altra celebre storia d'amore, quella di Paolo e Francesca, sollecita a più riprese la fantasia di Previati, culminando nel capolavoro del 1909, una vera e propria pittura di "stati d'animo" che si espandono oltre i confini della tela: per questa ragione il dipinto è considerato una delle matrici del celebre trittico degli "Stati d'animo" di Umberto Boccioni. L'approccio innovativo dell'artista ferrarese investe anche i tradizionali generi pittorici, come testimonia la sezione dei dipinti a tema religioso. Quanto al paesaggio, Previati procede a spogliare la scena di dettagli per lasciare spazio alla gioiosa espressività del colore e della luce. Nello straordinario "Colline liguri" una distesa di prati cosparsi di gerani è, insieme alla volta celeste, l'assoluta protagonista di una visione che trasmette una sensazione di pienezza e immensità.

Valorizzando le nuove possibilità offerte dall'industria editoriale, con le illustrazioni per i "Racconti di Edgar Allan Poe" e con quelle per "I promessi sposi" manzoniani, il ferrarese sperimenta un nuovo codice di illustrazione che mette in scena le atmosfere psicologiche e gli stati d'animo dei protagonisti del testo letterario. Con il ciclo delle "Vie del commercio" (1914-16) per la Camera di Commercio di Milano il cerchio si chiude: le tematiche della modernità al centro della poetica di Marinetti e Boccioni offrono nuove possibilità alla pittura decorativa dell'anziano maestro. Uno dei grandi pannelli del ciclo, "La ferrovia del Pacifico", sarà eccezionalmente esposto in mostra, corredato di disegni. Si tratta di una delle prove più affascinanti della tarda maturità, con cui Previati dà prova di sapersi muovere oltre il recinto dei temi tradizionali per cimentarsi con l'immaginario tecnologico e "globale". (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Dipinto a olio su talvola di faesite di cm.68x95 realizzato nel 1953-54 da Antonio Ligabue denominato Diligenza con Paesaggio e Villa Casanova Rambelli Antonio Ligabue
Incompreso
La vita di Antonio Ligabue attraverso le sue opere


06 giugno - 13 dicembre 2020
Palazzo Bentivoglio - Gualtieri (Reggio Emilia)
www.museo-ligabue.it | Locandina della mostra

Apre nuovamente al pubblico la mostra promossa dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue e dal Comune di Gualtieri. Per accompagnare l'uscita nelle sale del film "Volevo nascondermi" di Giorgio Diritti e la magistrale interpretazione di Elio Germano nei panni di Antonio Ligabue, premiata con l'Orso d'Argento alla Berlinale e con il Nastro dell'Anno 2020, l'esposizione è stata trasferita dalla Sala Giove al Salone dei Giganti, uno spazio di rappresentanza interamente affrescato, le cui dimensioni monumentali garantiranno l'accesso del pubblico in totale sicurezza. Il percorso della mostra, a cura di Sergio e Francesco Negri, comprende 22 dipinti, alcuni bronzi ed un calco in terracotta. Le opere, tutte provenienti da collezioni private, sono esposte in ordine cronologico, con suddivisione in periodi, per consentire al visitatore di osservare l'evoluzione dello stile, della tecnica, ma anche dei temi che cambiano con il passare del tempo.

«L'opera di Antonio Ligabue - spiega, infatti, Sergio Negri - può essere suddivisa in tre periodi. Nel primo periodo (1927-1939) i colori sono molto tenui e diluiti. Sono usuali i temi legati alla vita agreste e le scene con animali feroci in atteggiamenti non eccessivamente aggressivi; pochissimi gli autoritratti. Il secondo periodo (1939-1952) è segnato dalla scoperta della materia grassa e corposa e da una rifinitura analitica di tutta la rappresentazione. Il terzo periodo (1952-1962) è la fase più prolifica. Il segno diventa vigoroso e continuo, al punto da stagliare nettamente l'immagine rispetto al resto della scena. È densa in quest'ultimo periodo la produzione di autoritratti, diversificati a seconda degli stati d'animo vissuti al momento dell'esecuzione».

Nel Salone dei Giganti sono presentati alcuni capolavori, come "Il serpentario" e "Aquila con volpe", che ritraggono animali in movimento, "Castelli svizzeri", che non veniva esposto a Gualtieri dagli anni Settanta, il celebre "Autoritratto con spaventapasseri" e "Diligenza con paesaggio", un'opera inserita, così come altre presenti in mostra, nel film di Giorgio Diritti. Lo stesso regista aveva infatti raccontato a Francesco Negri, durante le riprese, di essere stato a Gualtieri nel 1975 e di essersi innamorato della ricerca di Ligabue dopo aver visto il dipinto intitolato "Diligenza con paesaggio". Ad arricchire ulteriormente l'esposizione, la presenza di documenti sulla vita dell'artista, la proiezione del film documentario di Raffaele Andreassi del 1961 e diverse foto risalenti agli anni Cinquanta, scattate dal reporter Walter Breveglieri, che ritraggono Ligabue alle prese con la sua Moto Guzzi.

La storia di Antonio Ligabue ha inizio il 18 dicembre 1899 a Zurigo. Nonostante la nascita in territorio elvetico, le sue origini sono legate profondamente all'Italia. Viene registrato con il cognome della madre, Elisabetta Costa, che abita a Frauenfeld, nel cantone di Turgau, dove fa l'operaia. Elisabetta ben presto conosce un altro emigrante italiano, Bonfiglio Laccabue, nativo di Gualtieri; i due si sposano il 18 gennaio 1901 e il 10 marzo dello stesso anno Bonfiglio legittima il piccolo Antonio, dandogli così il proprio cognome. A soli nove mesi d'età, nel settembre 1900, è affidato a una coppia svizzero-tedesca. Il bambino è colpito da rachitismo e carenza vitaminica che gli causano una malformazione cranica e un blocco dello sviluppo fisico - di qui, l'aspetto sgraziato che conosciamo attraverso le sue fotografie da adulto.

Nel settembre del 1913, viene affidato agli svizzeri Else e Johannes Valentin Göbel. A causa delle disagiate condizioni economiche e culturali la coppia è costretta a continui spostamenti. Il carattere difficile e i problemi negli studi lo portano a cambiare scuola varie volte: prima a San Gallo, poi a Tablat e infine a Marbach. Nell'istituto, in ogni caso, Ligabue impara a leggere con una certa velocità e pur non essendo capace in matematica e in ortografia, trova costante sollievo nel disegno. Tra il gennaio e l'aprile del 1917, dopo una violenta crisi nervosa, viene ricoverato per la prima volta in un ospedale psichiatrico a Pfäfers. Nel 1919, dopo aver aggredito la madre adottiva durante una lite, su denuncia della stessa, viene espulso dalla Svizzera. Da Chiasso è condotto a Gualtieri, luogo d'origine di Bonfiglio Laccabue ma, non sapendo una parola di italiano, fugge tentando di rientrare in Svizzera. Riportato al paese, vive grazie all'aiuto dell'Ospizio di mendicità Carri.

Nel 1920 riceve l'offerta di un lavoro presso gli argini del Po come scarriolante. Proprio in quel periodo inizia a dipingere. Nel 1928 incontra Renato Marino Mazzacurati, che ne comprende l'arte e gli insegna l'uso dei colori ad olio, guidandolo verso la piena valorizzazione del suo talento. In quegli anni si dedica completamente alla pittura, continuando a vagare senza meta lungo il fiume Po. Nel 1937 viene ricoverato in manicomio a Reggio Emilia per atti di autolesionismo. Nel 1941 lo scultore Andrea Mozzali lo fa dimettere dall'ospedale psichiatrico e lo ospita a casa sua a Guastalla. Durante la seconda guerra mondiale fa da interprete alle truppe tedesche. Nel 1945, per aver percosso con una bottiglia un militare tedesco, rientra in manicomio, rimanendovi per tre anni. Nel 1948 si fa più intensa la sua attività artistica tanto che giornalisti, critici e mercanti d'arte si interessarono a lui.

Nel 1957, Severo Boschi, firma de "Il Resto del Carlino", ed il fotoreporter Aldo Ferrari gli fanno visita a Gualtieri: ne scaturisce un servizio sul quotidiano con immagini tuttora celebri. Nel 1961 viene allestita la sua prima mostra personale alla Galleria La Barcaccia di Roma. Subisce un incidente in motocicletta e, l'anno successivo, rimane vittima di una paresi. Nel 1963 Guastalla gli dedica una grande rassegna antologica, curata da Sergio Negri. Chiede di essere battezzato e cresimato: muore il 27 maggio del 1965, all'età di 65 anni. Viene sepolto nel cimitero di Gualtieri e sulla sua lapide viene posta la maschera funebre in bronzo realizzata da Mozzali. In paese è soprannominato, nel dialetto locale, Al Matt (il matto) o Al tedesch (il tedesco).

La Fondazione Museo Antonio Ligabue nasce nel 2014. Il Museo Antonio Ligabue nasce nel 2018 dalla volontà della Fondazione che ne porta il nome di dotare Gualtieri di un polo espositivo stanziale per l'opera di Antonio Ligabue, valorizzando inoltre il patrimonio documentale di proprietà del Comune di Gualtieri - che conta quasi 150 documenti originali - attraverso la costituzione di un centro di studio e ricerca sull'opera e sulla vicenda biografica di Antonio Ligabue. Dopo la grande antologica del 2015, intitolata "Ligabue, Gualtieri. Il ritorno", la Fondazione Museo Antonio Ligabue diviene il punto di riferimento in Italia per l'organizzazione di mostre temporanee dedicate all'artista. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Particolare del dipinto a olio su tela denominato Il Cavaliere in rosa realizzato nel 1560 da Giovan Battista Moroni L'ultimo romantico
Luigi Magnani il signore della Villa dei Capolavori


12 settembre - 13 dicembre 2020
Fondazione Magnani-Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)
www.magnanirocca.it

La Fondazione Magnani-Rocca propone un omaggio espositivo al suo Fondatore, e lo fa nella dimora che Luigi Magnani (1906-1984) trasformò in una casa-museo sontuosa e sorprendente, la 'Villa dei Capolavori' a Mamiano di Traversetolo, nel parmense. Uno dei massimi collezionisti di opere d'arte al mondo, nella sua casa delle meraviglie realizzò un vero Pantheon dei grandi artisti di ogni epoca, un tempio che si andò animando lentamente con l'acquisizione di dipinti e arredi unici, dai Morandi e i fondi oro degli inizi, poi il Tiziano, il Goya, fino al Monet, ai Renoir e al Canova degli ultimi anni della sua vita.

La mostra, con oltre cento opere provenienti da celebri musei e prestigiose collezioni, intende raccontare nei saloni destinati alle mostre temporanee - in parallelo alla sua Raccolta d'arte permanente, allestita nei saloni storici della Villa - la figura di Luigi Magnani, che amava il dialogo tra la pittura, la musica, la letteratura, attraverso i suoi interessi e le personalità che frequentò o alle quali si appassionò. L'esposizione - a cura di Stefano Roffi e Mauro Carrera - presenta dipinti, ritratti, autoritratti e documenti autografi dei celeberrimi artisti, critici, musicisti, letterati, registi, aristocratici, capitani d'industria frequentati da Magnani, da Bernard Berenson a Margaret, sorella della regina d'Inghilterra, da Eugenio Montale allo stesso Giorgio Morandi.

Inoltre omaggi pittorici alla passione per la musica di Magnani, resi dai più grandi artisti italiani del Novecento, da Severini a de Chirico a Guttuso a Pistoletto e importanti strumenti musicali antichi. Infine, il sogno di altri 'capolavori assoluti' inseguiti da Magnani ma non conquistati, che in occasione della mostra raggiungeranno la Villa dei Capolavori e verranno svelati. Il primo grande sogno realizzato è il celeberrimo dipinto "Il cavaliere in rosa" di Giovan Battista Moroni, capolavoro cinquecentesco, gemma di Palazzo Moroni a Bergamo, che, dopo la Frick Collection di New York, viene ora esposto per la durata della mostra.

Attraverso le cose tornano a vivere gli incontri memorabili e le conversazioni finissime che lì ebbero luogo, quando insieme a Magnani, Morandi e Arcangeli trovavano magicamente argomenti di condivisione poco tempo prima della clamorosa rottura fra il pittore e il critico, o quando Ungaretti, dopo una passeggiata nel parco, lasciava una poesia per l'amico Luigi, o ancora quando Guttuso festeggiava il Capodanno nella Villa. L'élite culturale e aristocratica europea è passata per questi saloni, ha commentato un dipinto, ha ascoltato gli affascinanti racconti del padrone di casa, mentre le note di Mozart facevano da contrappunto ai capolavori dei celeberrimi maestri antichi e contemporanei, testimoni della grande storia d'Europa.

Un dipinto da solo varrebbe il viaggio alla Villa di Luigi Magnani: è il grande quadro di Francisco Goya "La famiglia dell'infante don Luis" (1783-1784), forse il ritratto di corte più rivoluzionario di tutta la storia della pittura. Eccezionali sono anche le tre "Madonne col Bambino" di Filippo Lippi, Albrecht Dürer, Domenico Beccafumi, dipinte a cinquant'anni l'una dall'altra; altre opere imperdibili sono il Ghirlandaio, il Carpaccio, il Rubens, il Van Dyck, i Tiepolo, il Füssli, ma unici sono "Stimmate di San Francesco" di Gentile da Fabriano e la "Sacra conversazione" di Tiziano (1513). La magnificenza dei capolavori pittorici si traduce in scultura nella Tersicore di Canova e nelle due figure femminili di Bartolini. Il nucleo contemporaneo è dominato dalle ben cinquanta opere di Giorgio Morandi, riunite durante la vita del pittore in un rapporto di stima e di amicizia con Magnani.

Altro pittore emiliano presente nella collezione è Filippo de Pisis, con un gruppo di dipinti intensi e drammatici. Tra le altre opere di artisti italiani spiccano una "Danseuse" futurista di Gino Severini, una piazza metafisica di Giorgio de Chirico, alcuni lavori di Renato Guttuso e considerevoli sculture di Giacomo Manzù e Leoncillo. Importantissimo anche il "Sacco" di Alberto Burri del 1954, che Magnani considerava il proprio baluardo avanguardistico. Fra i non italiani, la Villa ospita l'unica sala di opere di Paul Cézanne in Italia; incantevole è il paesaggio marino di Claude Monet e splendide le opere di Renoir, Matisse, de Staël, Fautrier, Hartung. Della capacità dell'arte di conchiudere significati assoluti Magnani era convinto, come pure del suo afflato metafisico; per questo, dopo un lungo soggiorno romano dedicato all'insegnamento, si era ritirato nella sua Villa di Mamiano, fra gli amici eletti e le amate opere d'arte.

Qui come già per Magnani, dimora per noi tutti la gioia silenziosa del posare lo sguardo su questi sublimi frammenti della vicenda umana, raccolti fino alla morte, avvenuta nel 1984 a settantotto anni, dopo una vita trascorsa in dialogo spirituale con i grandi della cultura, ospiti reali o ideali della sua splendida residenza. Il percorso della Fondazione Magnani-Rocca era stato avviato con la sua istituzione da parte di Magnani nel 1977, nel disegno di destinare i suoi tesori d'arte al godimento di tutti, nel ricordo dei propri genitori, donando a Parma e all'Italia una piccola Versailles. L'apertura al pubblico della Villa avvenne trenta anni fa, nell'aprile 1990. Venivano così svelate le opere di una raccolta quasi leggendaria appartenuta a una delle più eclettiche personalità culturali del XX secolo: Magnani fu infatti scrittore, saggista, storico dell'arte, compositore, critico musicale e, con le sue ricerche e i suoi scritti su Correggio, Morandi, Mozart, Beethoven, Goethe, Stendhal, Proust, seppe, come pochi, ricongiungere le ragioni del sentimento e quelle dell'intelletto. (Estratto da comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




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- Bando di concorso: Virtual Partner Residencies
Alla luce dei recenti cambiamenti nel panorama lavorativo musicale derivanti dalla pandemia, il Goethe-Institut ha creato questo programma di sostegno per le collaborazioni internazionali nell'ambito della musica. Il bando è rivolto ad artisti/e solisti/e e piccoli ensemble tedeschi e stranieri. È richiesta la partecipazione di almeno un artista o un ensemble residente in Germania. Le domande possono essere inviate da subito e fino al 31/12/2020 (con possibilità di proroga, a seconda dell'andamento della pandemia).
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- Borghi digitali, città verdi
Le città tedesche più sostenibili fanno affidamento sulla partecipazione dei loro cittadini, dimostrando in questo modo che, anche con risorse finanziarie relativamente scarse, si può fare molto.
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- Il mondo che verrà
Una rubrica pensata per dare spazio alle diverse voci che animano il mondo della cultura. Non solo a Napoli, ma anche in Germania. L'epidemia ha fermato i concerti e le manifestazioni pubbliche, i musei, i cinema e i teatri sono inaccessibili. Qual è l'impatto della crisi per i creativi e i lavoratori del settore? Ogni settimana pubblicheremo delle interviste con i protagonisti per ricordarci della magia dell'arte e per immaginare il mondo che vogliamo dopo la pausa forzata.
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- Il DOK.fest di Monaco è diventato un FESTIVAL @HOME
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- Uomo vs macchina: Robots in Residence
Viviamo in tempi difficili. La pandemia di Covid-19 ha colpito l'intero globo terrestre, cambiando profondamente la nostra quotidianità. Ci rendiamo conto proprio ora di quanto siano importanti per noi la vicinanza e il contatto reale con le altre persone. Ciononostante, e proprio ora, è importante affrontare le questioni che concernono l'intelligenza artificiale. In che modo robot intelligenti possono aiutarci ed essere impiegati a beneficio della società? E quali requisiti devono essere soddisfatti affinché non vengano trascurati aspetti come la sicurezza e l'etica? Per affrontare queste e altre questioni, una serie di attività insieme a molte istituzioni partner in Europa nel biennio 2020/2021. Si parte con una Robots-In-Residence.
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- Film: #GoetheOnDemand
In collaborazione con la Filmgalerie 451, il Goethe-Institut ha creato un programma chiamato #GoetheOnDemand con un'accurata selezione di film disponibili online gratuitamente in tutto il mondo da oggi fino al 30 giugno 2020. I film sono disponibili in lingua originale tedesca con sottotitoli in inglese, alcune pellicole hanno più opzioni per i sottotitoli. Si otterrà la password per guardare i film inviando un'email a: info-palermo@goethe.de

- Livestream da tutto il mondo: Kulturama
Il calendario digitale delle iniziative culturali online di tutto il mondo - da Tokyo a Londra, da Milano a Berlino... -  direttamente a casa vostra. Potete trovare il vostro evento preferito, caricarne di nuovi se siete operatori culturali e sostenere artisti e artiste. Il motto è "insieme e solidali attraverso questi tempi duri".
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- Film: Filmografia Werner Herzog in streaming
Reputato tra i più influenti e considerevoli esponenti del "nuovo cinema tedesco", niente meno uno dei più validi cineasti viventi, nel suo lungo percorso artistico ha prodotto, scritto e diretto più di 50 pellicole, oltre ad aver pubblicato libri e diretto opere liriche. Grazie a DSDA Documentari streaming è ora possibile vedere online questa magnifica raccolta di pellicole.
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- "I festival producono rete"
In un periodo in cui molti festival sono costretti a disdire i loro appuntamenti e in attesa che la nostra pubblicazione sul progetto "Il Paese dei Festival" veda la luce, vogliamo riproporre l'intervista fatta a Pietro Maltese, direttore artistico di MainOFF Festival Internazionale delle Musiche e delle Arti Elettroniche a Palermo. Perché si può restare uniti e continuare a fare rete anche in tempi di coronavirus.
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- Biblioteca digitale: Onleihe - Libri, Film, Giornali...
Il servizio gratuito "Onleihe" permette di prendere a prestito per un certo periodo e senza spostarsi da casa media digitali come e-book, audiolibri, giornali online e film, scaricandoli con un semplice click.
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- Rubrica multimediale: Cultura online
Conoscete già le pagine culturali del Goethe-Institut? L'attualità e la cultura a 360 gradi: video, interviste, talk, articoli, racconti, fumetti, reportage multimediali e altro ancora, in una prospettiva non solo tedesca ma ampiamente interculturale.
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- Concerti online: Berliner Philharmoniker
L'orchestra Berliner Philharmoniker mette a disposizione per 30 giorni accesso gratuito a tutti i concerti e i filmati della Concert Hall. (Comunicato Goethe-Institut Palermo)
Presentazione




Museo Archeologico di Metauros di Gioia Tauro (Reggio Calabria) Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri - Locri (Reggio Calabria) Museo Archeologico e Parco Archeologico dell'antica Kaulon di Monasterace (Reggio Calabria) Museo e Parco Archeologico Archeoderi di Bova Marina (Reggio Calabria) La Cattolica di Stilo (Reggio Calabria) Viaggiamo Insieme - a Reggio e nel suo territorio

Anche la Direzione regionale Musei Calabria, diretta dalla dottoressa Antonella Cucciniello, partecipa alla campagna social per la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale della città metropolitana di Reggio Calabria. Saranno, infatti, pubblicati, con lo slogan "Reggio ti aspetta", immagini e video sui canali social istituzionali della Direzione regionale Musei Calabria finalizzati alla promozione e divulgazione dei Beni culturali di questo incantevole, meraviglioso territorio, ricco di motivazioni e di opportunità. Pertanto "racconteranno" cultura, storia e bellezza del patrimonio materiale e immateriale della Città Metropolitana di Reggio Calabria le seguenti Sedi afferenti all'Istituto. (Comunicato stampa)

.. La Cattolica - Stilo (Reggio Calabria)
.. Museo Archeologico e Parco Archeologico dell'antica Kaulon - Monasterace (Reggio Calabria)
.. Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri - Locri (Reggio Calabria)
.. Museo Archeologico di Metauros - Gioia Tauro (Reggio Calabria)
.. Museo e Parco Archeologico "Archeoderi" - Bova Marina (Reggio Calabria)




Nanda Vigo Buon viaggio, Nanda

È con profondo dolore che l'Archivio Nanda Vigo comunica la scomparsa di Nanda, avvenuta sabato 16 maggio, dopo un breve ricovero. L'Archivio, fondato per volere della stessa artista nel 2013, continuerà con ancor più convinzione e slancio nell'opera di promozione e di protezione del suo sessantennale lavoro, che già negli ultimi anni aveva dato visibilità alla sua vivace carriera, con mostre importanti quali - solo per citarne alcune recenti - ITALIAN ZERO & avantgarde 60's al MAMM Museum di Mosca nel 2011. Nel 2014/2015 espone al Guggenheim Museum di New York, al Martin-Gropius-Bau di Berlino e allo Stedelijk Museum di Amsterdam nelle retrospettive dedicate a ZERO.

Tra il 2013 e l'inizio del 2016 realizza diverse personali: Nanda Vigo Lights Forever, Galleria Allegra Ravizza, Lugano, Affinità elette al Centro San Fedele di Milano e in seguito alla Fondazione Lercaro di Bologna, Zero in the mirror alla Galleria Volker Dhiel di Berlino, Nanda Vigo alla galleria Sperone Westwater di New York. Ha partecipato alla XXI Triennale. 21st Century. Design After Design e nel 2016 ha presentato la sua prima opera monumentale, Exoteric Gate, esposta nel cortile Ca' Granda dell'Università degli Studi di Milano. Nel 2017 partecipa alla mostra Fantasy access code a Palazzo Reale di Milano e al K11 Museum di Shanghai in collaborazione con Alcantara, a Socle du Monde. Biennale 2017 all'Heart Museum di Herning in Danimarca e alla mostra Lucio Fontana. Ambienti/Environment a Pirelli Hangar Bicocca, Milano.

Nel 2018 realizza per il MAXXI di Roma in collaborazione con Alcantara la mostra Arch/arcology e inaugura la mostra personale presso la Galleria San Fedele di Milano dal titolo Sky Tracks e Global Chronotopic Experience nello Spazio San Celso di Milano e le mostre collettive Welt ohne Außen. Immersive Spaces since the 1960s al Martin-Gropius-Bau di Berlino, Zero MONA Museum di Hobart in Tasmania, Multiforms a Palazzo Rocca Contarini Corfù di Venezia, Opere aperte 1955-1975 alla Fundació Catalunya La Pedrera di Barcellona e 100% Italia al Museo Ettore Fico di Torino. Nel 2019 inaugura la mostra personale Nanda Vigo. Light Project a Palazzo Reale, Milano, e le collettive Object of desire. Surrealism and Design, Vitra Design Museum, Weil am Rhein e Mondo Mendini.

The World of Alessandro Mendini, Groninger Museum, Groninger. È attualmente in corso la mostra Light project 2020 al museo MACTE di Termoli. Molte sono le pubblicazioni, le interviste, le catalogazioni con una visibilità sempre maggiore e riconosciuta nel mondo dell'arte. Ripercorrere le tappe del suo lavoro, dal 1959 a oggi, come rammentare la sua presenza nel mondo artistico e del design milanese, sarebbe troppo lungo: ci limitiamo a ricordare i tratti personali del suo carattere, così brusco e deciso, da combattente, che chi l'ha incontrata ha sicuramente percepito, e che i suoi amici ben conoscevano. Era lo specchio di convinzioni radicali sull'arte, il design, l'architettura, che Nanda ha contribuito a creare e a consolidare con le sue opere, e con la coerenza a volte scomoda delle sue idee, manifestate senza paura e senza ipocrisia sia negli anni di festosa rivoluzione dell'arte, che nei periodi di riflusso. Spirito intransigente, artista indipendente, ha sempre scelto la sua vita. Le esequie, che avverranno in forma privata, saranno seguite non appena possibile da una commemorazione pubblica, come desiderato dall'artista. Ciao Nanda, buon viaggio. (Comunicato ufficio stampa Lara Facco P&C)




Locandina tedesca del film Metropolis Archivi tematici del XX secolo
Galleria Allegra Ravizza - Lugano
www.allegraravizza.com

Dal Futurismo al Decadentismo. Le piccole raccolte, frutto di studio approfondito, hanno l'ambizione di far riscoprire le sensazioni dimenticate o incomprese del nostro bagaglio culturale e la gioia che ne deriva. La cultura è come il rumore, per citare John Cage (Los Angeles, 1912- New York, 1992): "Quando lo vogliamo ignorare ci disturba, quando lo ascoltiamo ci rendiamo conto che ci affascina" (J. Cage, "Silenzio", 1960). Il rumore della cultura è imprescindibile e continuo in ogni aspetto della nostra vita. (...) Ma quando lo ascoltiamo, l'eco del rumore della Cultura, sentiamo che rimbalza su ogni parete intorno a noi e si trasforma per essere Conoscenza e Consapevolezza. (...) Chi ama la musica tecno, metallica e disco non può ignorare Luigi Russolo (Portogruaro, 1885 - Laveno-Mombello, 1947), probabilmente, lo dovrebbe venerare, in quanto la sua intuizione ha trasformato per sempre il Rumore. (...)

In questa epoca dove, per naturali dinamiche evolutive del pensiero, la ragione del figlio prevale su quella dei padri, come nel Futurismo o nel '68, il desiderio di annullamento è comprensibile e necessario ma la conoscenza storica di quello che si vuole rinnovare ne è il fondamento. Per questo motivo proponiamo dodici archivi tematici con oggetto di ricerca proprio la comprensione. La troviamo adatta a questo periodo storico che ci racchiude nelle nostre stanze e ci sta cambiando profondamente. La speranza è che ci sarà un nuovo contemporaneo, forse più calmo ma più attento, una nascente maturità verso un nuovo Sincrono. Cassaforti come scatole del Sin-Crono (sincrono dal greco sýnkhronos "contemporaneo", composta di sýn "con, insieme" e khrónos "tempo") per la comprensione dell'arte dei Rumori e del teatro Futurista, della Poesia e della musica che ci hanno traghettato lungo il secolo scorso.

Un libro prezioso, una musica rara, un centenario giornale quotidiano, un foglietto manoscritto, un emozionato libretto della Prima rappresentazione, uno spartito firmato ad un amico, una lettera e un augurio, una fotografia accartocciata sugli angoli e dedicata in bella scrittura, una vecchia fiaba illustrata, uno pentagramma mai scritto prima per note che non esistevano ancora, il ricordo di una Diva o di un editore anti-filosofo, una struggente dedica d'amore con microscopica musica inedita, un calendario illustrato, un aperitivo musicato da un breve jingle...

___ EN

Galleria Allegra Ravizza is pleased to propose a selection of 20th Century Thematic Archives

With their precious content, these archives deal with, and get to the heart of, the specific and exact arguments of the last century. From Futurism to Decadentism. These small collections, the result of deep studies, have the ambitious aim of permitting the rediscovery of forgotten or misunderstood sensations of our cultural heritage and the joy that comes from them. The 20th Century Thematic Archives can be sent anywhere to whoever might be interested, even by those who do not believe they could be interested. Culture is like noise, to quote John Cage (Los Angeles 1912 - New York 1992): "When we ignore it, it disturbs us. When we listen to it, we find it fascinating" [1]. "Silence does not exist" [2].

Ignorance does not exist! Culture's noise is inescapable and continuous in every aspect of our life; if we want to ignore it we become upset, it torments us from childhood, it is the soundtrack of a widespread social obligation, it is a buzzing that embarrasses like flatulence and, in the same way, it makes us feel inadequate and badly digested. But when we listen to the echo of the noise of Culture, we hear it rebound from every wall around us and it is transformed to become Knowledge and Awareness. At this point we can no longer turn back: the noise will be transformed into melody and our ears will decode each vibration and will become hungry for them. Those who love techno, metallic, or disco music cannot ignore Luigi Russolo (Portogruaro, 1885 - Laveno-Mombello, 1947) and, probably, ought to venerate him, inasmuch as his intuition transformed the music of noise forever [3].

It's done by now and there is no going back; noise has become music and our ears love it. We believe in the history of art and its developmental contribution to individual and collective awareness. As is well known, "Contemporaneity" would not be such if there were not a "Precedent". In this epoch where, for the natural evolutionary dynamics of thought, the motives of children prevail over those of their parents, as in Futurism or in 1968, the desire for annulment is understandable and necessary, but historical knowledge of what one wants to renew is its basis. For this reason we are proposing twelve thematic archives with an understanding of them as their aim. This is, we find, adapted to this historical period that we enclose in our rooms and that we are deeply changing.

The hope is that there will be a new contemporaneity, one that is perhaps calmer but more attentive, a dawning maturity towards a new Synchrony. Strongboxes of Sin-Crono [4] for an understanding of the art of Noises and of Futurist theatre, of the poetry and music that have led us through the last century. We have great masters; so let's listen and enjoy their intuitions, let's listen to their echoes on the walls of our rooms. Each archive contains a genuine collection of original documents and objects contained in a strongbox: an Art Collection for an understanding of the argument. A precious book, rare music, a centennial daily newspaper, a handwritten sheet of paper, an emotional letter about a debut, a score signed for a friend, a letter and best wishes, a photo crumpled at the corners and with a beautifully written dedication, an old, illustrated fairytale, a stave never before written on for notes that did not yet exist, the memory of a Diva and an anti-philosophical editor, the writing of a revolutionary, a moving dedication of love with microscopic and previously unseen music, an illustrated calendar, an aperitif set to music with a short jingle... Scents, colours, Noises.
[1] J. Cage, "Silence", 1960
[2] J. Cage, "Silence", 1960
[3] For a greater understanding, see L. Russolo, Futurist manifesto "L'Arte dei Rumori", 1913
[4] Synchrony, sinkrono/ adj. [from the Greek sýnkhronos "contemporary", composed of sýn "with, together" and khrónos "time"]. - 1. [that happens in the same moment: oscillation, noun].




Mètauros Tabula Peutingeriana Viaggio in Italia
Varie Sedi del Polo museale della Calabria

Il Polo museale della Calabria, diretto dalla dottoressa Antonella Cucciniello, ha aderito al flash mob digitale Viaggio in Italia, promosso dal MiBACT in collaborazione con il Touring Club Italiano e l'ENIT, con i luoghi della cultura statali di propria competenza di seguito riportati.

- Galleria Nazionale di Cosenza (Cosenza)

La Galleria nazionale di Cosenza, partecipa sui canali social con il MiBACT alla quinta edizione del flash mob fotografico Art you Ready, condividendo con gli hashtag #viaggioinitalia e #paesaggioitaliano due delle più antiche raffigurazioni della Città dei bruzi. La prima, risalente al 1584 e oggi conservata nella Biblioteca Angelica di Roma, commissionata ad un autore sconosciuto proprio dal fondatore della biblioteca romana, il monaco e vescovo agostiniano Angelo Rocca. La seconda, è un'incisione ad acquaforte della città di Cosenza realizzata da Michele Luigi Muzio e tratta dal volume Il Regno di Napoli in prospettiva ad opera dell'abate Giovan Battista Pascichelli pubblicato nel 1703.

Questa monumentale opera si propone di raccontare la storia politico-militare, religiosa, urbanistica, economica ed artistica di 148 città e degli annessi territori, nelle 12 provincie costituenti quello che fu un tempo il Regno di Napoli. L'opera è ancora oggi considerata di estremo interesse per gli studiosi perchè espressione della conoscenza diretta del Regno e frutto di accurate e puntuali ricerche, tanto da essere definita già nel XIX secolo "il lavoro più compiuto che venisse pubblicato a quel tempo intorno a quella vasta regione d'Italia". L'iniziativa è a cura della dottoressa Camilla Brivio, funzionario del Polo museale della Calabria.

- La Cattolica - Stilo (Reggio Calabria)

La Cattolica è attivamente presente alle varie iniziative di comunicazione che il MiBACT sta portando avanti in questo periodo. In particolare, per Art you Ready ha condiviso la veduta della vallata dello Stilaro, immortalata su una litografia dall'artista olandese Escher ai primi del '900. Il punto d'osservazione è la zona limitrofa alla Cattolica di Stilo. Ancora oggi questa rappresentazione è fedele alla realtà visibile dallo stesso punto.

- Le Castella - Isola Capo Rizzuto (Crotone)

La fortezza aragonese di Le Castella partecipa condividendo con gli hashtag #viaggioinitalia e #paesaggioitaliano due raffigurazioni del golfo di Squillace. La prima, risale al 1525, la seconda, è una carta nautica dell'area marina rotetta di Capo Rizzuto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare risalente al 1991, anno dell'istituzione dell'area protetta con la duplice finalità di preservare il pregevole tratto di costa dal punto di vista ambientale e tutelare il ricco patrimonio archeologico, presente sui fondali marini. 

- Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia - (Vibo Valentia)

Il viaggio parte da Vibo Valentia con una bellissima stampa del 1710. Si tratta della pianta delle città di Vibo Valentia, che allora si chiamava Monteleone, contenuta nell'opera dell'abate Giuseppe Bisogni de Gatti, Hipponii seu Vibonis Valentiae, vel Montisleonis, Ausoniae Civitatis accurta Historia, pubblicata a Napoli. Continua poi con una incisione del cartografo Giovanni Maria Cassini e si conclude nel Museo dov'è conservata una litografia con la pianta della città di Monteleone.

- Museo Archeologico Nazionale di Crotone (Crotone)
- Museo e Parco Archeologico Nazionale di Capo Colonna (Crotone)

Anche il Museo archeologico nazionale di Crotone ed il Museo e Parco archeologico nazionale di Capo Colonna hanno partecipato sui canali social. Un filmato dedicato alla barchetta nuragica in bronzo (youtu.be/5r49Tcw6h3s), reperto apprezzato e significativo appartenente alle collezioni del Museo archeologico nazionale di Crotone, ha permesso di dare luogo ad una narrazione per immagini, con la quale il reperto è stato inquadrato nel suo contesto esplicitandone le funzioni che ebbe nell'antichità come lucerna e simbolo della luce che la divinità garantiva ai naviganti. Con l'occasione abbiamo invitato i followers a pubblicare sulle proprie pagine social, delle foto di luoghi cui sono affezionati, magari cercandoli sulle tante carte geografiche condivise dal Mibact e dal TCI, o in antichi atlanti che si hanno a casa, per dare così vita sul web ad un viaggio nel nostro paese attraverso cammini, vie, tracciati e antichi percorsi, già intrapresi nel passato o ancora da immaginare e programmare per il futuro.

- Museo e Parco Archeologico Nazionale della Sibaritide - Cassano all'Ionio (Cosenza)

Sulle pagine dei social network del Museo della Sibaritide sono state condivise alcune riproduzioni di antiche mappe della Calabria e dell'area archeologica di Sibari. Nel 730-720 i Greci fondarono Sybaris, fiorente centro commerciale in cui transitavano le merci provenienti dall'Asia Minore. La sorte di Sibari fu segnata dalla guerra contro un'altra importante città greca, Crotone, che culminò con la battaglia del Traente (510 a.C.) e un assedio di settanta giorni, a seguito del quale il sito fu distrutto e allagato dalla deviazione del fiume Crati. I sopravvissuti fondarono nel 444 a.C. la nuova colonia di Thurii, sullo stesso sito progettata dal famoso architetto Ippodamo da Mileto. Nel 192 a.C. la città fu nuovamente fondata come colonia romana, col nome di Copiae, che fu cambiato nuovamente in Thurii, in segno di continuità con l'antico passato della città. Sono state, inoltre, proposte, una planimetria del Parco del Cavallo, il sito tra i più estesi e importanti del Mediterraneo per quanto riguarda l'età arcaica e classica. Si trova al km 24,00, a monte della S.S.106 jonica (E90) e le cartine geografiche provengono dal volume Calabria Citeriore - Archeologia in provincia di Cosenza di G. Troiano e A. Paladino

- Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri - Locri (Reggio Calabria)
- Museo Archeologico e Parco Archeologico dell'antica Kaulon - Monasterace (Reggio Calabria)

I musei archeologici di Locri e Kaulon hanno partecipato postando sui rispettivi canali social immagini tratte: dall'itineraio pictum di età romana ripreso in età medievale e noto con il nome di Tabula Peutingerina. L'immagine evidenziata riprende il tratto di costa della odierna Calabria ionica dove ricade il sito archeologico dell'antica Kaulon; dal Codice Carratelli, un interessante  documento cartaceo del XVI secolo dove con la tecnica dell'acquerello sono riprodotti luoghi fortificati del territorio della Provincia di Calabria Ultra del Regno di Napoli. Per Locri è stato scelta la raffigurazione della Torre di Pagliapoli, ritenuta una vera e propria opera fortificata della costa ionica meridionale.

- Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium - Roccelletta di Borgia - Borgia (Catanzaro)

Il museo e parco archeologico nazionale di Scolacium aderisce attraverso quattro foto. Si inizia la giornata con la carta geografica della Calabria nell'affresco di Egnazio Danti nella Galleria del Belvedere in Vaticano, datata al 1580. Si prosegue con la tabula Peutingeriana raffigurante la Calabria, una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie militari dell'Impero romano. Nella terza foto, l'immancabile sagoma della nostra #roccelletta così come raffigurata nel Codice Romano-Carratelli, un manoscritto cartaceo risalente alla fine XVI secolo. Si compone di 99 acquerelli raffiguranti città fortificate, castelli, apprestamenti difensivi e territorio della Provincia di Calabria Ultra del Regno di Napoli.

L'ultima foto è una cartolina d'epoca, una immagine di altri tempi: raffigura S.Maria della Roccella vista i grandi viaggiatori del passato. In questo caso dall'Abate di Saint-Non tra il 1759 e il 1761 visitò l'Inghilterra e successivamente l'Italia, rimanendo particolarmente impressionato dal Sud Italia, soprattutto dalla Calabria e dalla Sicilia. Scrisse un'opera enciclopedica illustrata da lui stesso intitolata Voyage pittoresque ou Description des Royaumes de Naples et de Sicile, dove riporta resoconti e impressioni da lui raccolte tra il 1781 e il 1786. Questa sua opera è stata illustrata con disegni dei migliori artisti, tra cui Jean Duplessis-Bertaux, in parte riprodotti proprio dallo stesso Saint-Non.

- Museo Archeologico Lametino - Lamezia Terme (Catanzaro)

Il Museo archeologico Lametino ha preso parte sulla sua pagina facebook (www.facebook.com/museoarcheologicolametino) ad ArTyouReady. Per l'occasione in un primo post si è pubblicato un estratto della Tabula Peutingeriana, famosissima copia medievale di un itinerarium pictum di epoca romana. Si tratta non già di una realistica rappresentazione cartografica del paesaggio, ma di una raffigurazione schematica del cursus publicus, la grandiosa rete viaria costruita dai romani, con l'indicazione delle varie stazioni di sosta, dei principali luoghi di interesse e delle distanze fra le varie tappe. Oggi conservata nella Biblioteca Nazionale di Vienna, la Tabula è disegnata su un rotolo di pergamena lungo 6,80 m e suddiviso in 11 parti.

Mostra 200.000 Km di strade, arrivando fino al Vicino Oriente e all'India. Nel Segmento VI è raffigurata la regione, il Bruttium, in cui il territorio lametino si situa nell'area compresa tra il fiume Tanno (Amato?) e il fiume Crater' (Savuto?), ove sorgeva la statio di Aque Ange, da localizzare forse presso Bagni di Caronte. In un secondo post si è reso un omaggio al borgo di Nicastro, che ospita il nostro Museo, con la pubblicazione della più antica rappresentazione grafica della città: un'incisione ad acquaforte tratta dall'opera di Giovan Battista Pacichelli Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci provincie, composta nel 1693, ma stampata postuma a Napoli nel 1703.

- Museo Archeologico di Metauros - Gioia Tauro (Reggio Calabria)

Il museo archeologico di Metauros rimane aperto virtualmente condividendo le immagini di una carta nautica del 1627 che mostra le Due Calabrie e della Tabula Peutingeriana, copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie militari dell'Impero romano, che illustrando i raccordi viari tra i luoghi traccia anche il collegamento con Metauria (nome romano di Gioia Tauro) attraverso la Via Popilia (pressoché l'attuale tracciato dell'autostrada A3) occasione per valorizzare e riscoprire il segno dei luoghi attraverso vie, tracciati e antichi percorsi. (Comunicato stampa)




Ottone Rosai
05 aprile - 12 luglio 2020 (posticipata 25 ottobre 2020 - 31 gennaio 2021)
Palazzo del Podestà - Montevarchi

Ottone Rosai (Firenze 1895 - Ivrea 1957), uomo dalle travolgenti passioni, fu artista che scelse di leggere le novità del suo tempo alla luce della grande arte del Tre-Quattrocento toscano. Nel centenario (1920) della prima personale fiorentina di Rosai, che lo impose all'attenzione del mondo dell'arte, la città di Montevarchi, nell'aretino, ha deciso di proporre un'ampia e del tutto originale retrospettiva dedicata al maestro toscano. A curarla è il professor Giovanni Faccenda, massimo esperto di Rosai e curatore del catalogo generale delle sue opere. La mostra riunisce cinquanta opere di Rosai, per metà disegni e altrettanti oli. Tutti riferiti ad un momento preciso dell'artista: gli anni tra il 1919 e il 1932, il ventennio tra le due Grandi Guerre. Le opere provengono tutte da collezioni private, e il pubblico potrà ammirare tele notissime ma anche - e questa è una delle peculiarità di questa mostra - opere del tutto inedite, emerse dalle ricerche che il prof. Faccenda continua a compiere nelle collezioni private e nelle case di chi, in Toscana ma non solo, ebbe rapporti con Rosai o con i suoi galleristi ed eredi.

«Una delle maggiori peculiarità di questa esposizione pubblica - anticipa il professor Faccenda - deriva dalla riscoperta di una decina di capolavori assoluti di Rosai degli anni Venti e Trenta, tutti provenienti da una raccolta privata romana, presenti alla mostra di Palazzo Ferroni, a Firenze, nel 1932, e documentati nel primo volume del Catalogo Generale Ragionato delle Opere di Ottone Rosai (Editoriale Giorgio Mondadori, Milano, 2018), da me curato. Accanto ad essi, le eccellenze più note di un periodo - quello fra le due guerre (1918-1939) - che rappresenta l'aristocrazia della pittura e del disegno di Rosai. Vi si aggiunga la volontà di superare una lettura esegetica ormai antiquata e limitata dell'opera di questo Maestro fra i maggiori del Novecento, sovente priva dei necessari riferimenti culturali che vi si debbono cogliere (Dostoevskij, Campana e Palazzeschi, fra gli altri) e di una riflessione filosofica che tenga conto delle affinità con il pensiero di Schopenhauer e il pessimismo cosmico di Leopardi.» (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Audrey Hepburn rappresentata in un disegno nella locandina del film Colazione da Tiffany "Opere in Vetrina"
Paci contemporary gallery - Brescia
www.pacicontemporary.com/shop-online_cinema

- Colazione da Tiffany

Una pagina interamente dedicata ad un'esclusiva selezione di scatti vintage tratti dai set cinematografici delle pellicole più famose del XX secolo tra cui Colazione da Tiffany, Caccia al Ladro, Per qualche dollaro in più, Frankenstein Junior, Matrix, Superman. Colazione da Tiffany è la pellicola che ha portato al successo internazionale l'attrice britannica Audrey Hepburn. Il film, distribuito nell'anno 1961 e diretto dal regista statunitense Blake Edwards, è considerato uno dei più famosi del cinema del Novecento. Nella pellicola Audrey Hepburn indossa il mitico tubino nero firmato Givenchy diventato icona del cinema. Per il film sono stati realizzati tre abiti uguali, uno dei quali è stato venduto all'asta per oltre 600 mila euro nel 2006. Il secondo abito, sempre disegnato da Givenchy, è un altro tubino nero (corto) in seta lavorata fino al ginocchio dove è svasato e decorato con una fila di piume, insieme al quale Audrey indossa lunghi guanti neri, un ampio cappello con un nastro di seta color crema e scarpe di coccodrillo.

Per consentire le riprese, la gioielleria Tiffany & Co. aprì eccezionalmente i battenti domenica 2 ottobre in modo che alcune scene del film potessero essere girate nel negozio sulla Quinta Strada a Manhattan. Finite le riprese Audrey si prestò ad un servizio fotografico per la gioielleria durante il quale le fu fatto indossare il preziosissimo diamante giallo più grande del mondo, dal taglio cuscino a 82 faccette di 128,54 carati. Per l'occasione, fu creato appositamente un gioiello per valorizzarlo: la collana Ribbon Rosette in oro e diamanti bianchi, con al centro il diamante giallo. Era il 1961 quando Audrey Hepburn, nei panni della protagonista Holly Golightly, fumava da uno storico bocchino da cui spuntava una sigaretta accesa, trasformando questa azione in un gesto di estrema eleganza. Audrey Hepburn con questa lunga sigaretta è subito diventata una vera e propria icona di stile. Numerosi curiosi seguirono il ciak della celebre scena in cui Holly fa shopping insieme a Paul.

Ciò innervosì Audrey Hepburn che sbagliò diverse battute e fu costretta a ripetere la scena più volte. Colazione da Tiffany è una commedia sentimentale, ricca di stile e ironia in cui trionfa la figura di Holly, una donna fragile e un'autentica icona di stile che, pur essendo alla ricerca di un ricco uomo da sposare, alla fine cede ai sentimenti e si lega allo scrittore squattrinato. Ecco una battuta pronunciata proprio da Paul (George Peppard): "vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora... (...) tu ti consideri uno spirito libero un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai... finirai sempre per imbatterti in te stessa!".

L'autore del romanzo da cui è stato tratto il film, Truman Capote, voleva Marilyn Monroe nella parte della protagonista, ma l'agente dell'attrice Lee Strasberg le suggerì di rifiutare perché non avrebbe giovato alla sua carriera, indirizzandola verso altri film. Più tardi anche un'altra celebrità dell'epoca, Kim Novak, rifiutò il ruolo. Il successo del film al botteghino fu straordinario. Candidato a 5 premi Oscar, ne vinse 2: miglior colonna sonora e miglior canzone (Moon River). La stessa Audrey ottenne una nomination agli Oscar come "miglior attrice protagonista" ma fu battuta da Sophia Loren che trionfò grazie alla strepitosa interpretazione in La Ciociara, pellicola del 1960 di Vittorio De Sica. (Comunicato di presentazione da Paci contemporary gallery)




Locandina di presentazione del catalogo interattivo della mostra Materie Prime Artisti italiani contemporanei tra terra e luce Materie Prime. Artisti italiani contemporanei tra terra e luce
Catalogo interattivo e multimediale


www.ferrarinarte.it/antologie/senigallia/materie_prime.html

Dopo il successo nel 2019 alla Rocca Roveresca di Senigallia (Ancona) con l'esposizione "Materie prime. Artisti italiani contemporanei tra terra e luce", a cura di Giorgio Bonomi, Francesco Tedeschi e Matteo Galbiati, e la presentazione del catalogo Silvana Editoriale al Museo del Novecento di Milano, nell'ambito di un incontro moderato da Gianluigi Colin, la Galleria FerrarinArte di Legnago (Verona) rilascia una nuova edizione del volume, completamente interattiva e multimediale, per rivivere la straordinaria esperienza della mostra attraverso le parole degli artisti e dei curatori.

Il libro, sfogliabile liberamente e gratuitamente online, si arricchisce con contenuti inediti, videointerviste e approfondimenti dedicati alla poetica dei quindici artisti coinvolti - Carlo Bernardini, Renata Boero, Giovanni Campus, Riccardo De Marchi, Emanuela Fiorelli, Franco Mazzucchelli, Nunzio, Paola Pezzi, Pino Pinelli, Paolo Radi, Arcangelo Sassolino, Paolo Scirpa, Giuseppe Spagnulo, Giuseppe Uncini e Grazia Varisco - appartenenti a diverse generazioni, ma accomunati da curricula di altissimo livello e dal lavoro condotto con e sulla materia.

Un viaggio alla scoperta delle opere e della mostra allestita a Senigallia attraverso le schede testuali e gli apparati iconografici, ma anche e soprattutto attraverso la testimonianza diretta degli autori coinvolti, accompagnati da Matteo Galbiati. (...) All'iniziativa, faranno seguito ulteriori progetti sviluppati online in collaborazione con Kromya Art Gallery di Lugano per portare idealmente l'arte a casa delle persone, così da offrire momenti di approfondimento e di svago in una quotidianità incerta, gettando insieme le basi per una nuova comunità dell'arte.

La Galleria FerrarinArte nasce nel 2004 a Legnago (Verona) come spazio dedicato alla grande arte italiana e ai suoi protagonisti. Una ricerca costante, sostenuta da entusiasmo e volontà, che si fonda sul dialogo diretto con gli artisti. Giorgio Ferrarin, amante dell'arte e collezionista per passione, nel tempo ha creato, infatti, legami forti e sinceri con i maestri del secondo dopoguerra. Grandi personali di Carla Accardi, Agostino Bonalumi, Achille Perilli, Alberto Biasi ed approfondimenti dedicati alla Pittura Analitica, con mostre pubbliche al Palazzo della Gran Guardia di Verona, a Villa Contarini di Piazzola sul Brenta (Padova), alla Rocca di Umbertide (Perugia), ai Musei di San Salvatore in Lauro (Roma), alla Rocca Roveresca di Senigallia (Ancona) e al Palazzo del Monferrato (Alessandria), hanno permesso alla Galleria di distinguersi per la coerenza espositiva, divenendo punto di riferimento per appassionati e collezionisti, raggiunti anche attraverso nuove strategie di comunicazione.

Il web diventa fondamentale, infatti, non solo per far conoscere gli autori e le opere, ma anche per condividere i numerosi contributi video che, testimoniando rapporti di stima e di amicizia, consentono al fruitore di entrare nei luoghi in cui l'arte prende forma. Fondamentale attività della Galleria è poi la produzione dei cataloghi dedicati alle mostre e agli artisti proposti negli spazi di Legnago e nelle sedi istituzionali: volumi che raccontano e completano i progetti espositivi attraverso raffinati confronti tra arte e letteratura, accompagnati anche da numerose videointerviste pubblicate sul canale www.youtube.com/user/ferrarinarte. La Galleria partecipa, infine, alle principali fiere di settore, come Arte Fiera Bologna e ArtVerona. (Comunicato stampa CSArt Comunicazione per l'Arte)




Ferrara ebraica online
ferraraebraica.meis.museum

Il Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah ha voluto allestire la mostra "Ferrara ebraica" per spiegare perché il museo sia nato proprio in questa città e oggi, in tempi di Coronavirus, vuole dare a tutti la possibilità di visitarla e di conoscere almeno una parte della grande ricchezza del patrimonio ebraico della città estense. Nel sito ferraraebraica.meis.museum chiunque potrà fare un salto virtuale nel tempo, visitare, conoscere, incontrare, approfondire alcune storie ebraiche ferraresi. L'esposizione, organizzata pienamente dal MEIS, voluta dal Direttore Simonetta Della Seta, curata da Sharon Reichel e allestita da Giulia Gallerani, è un viaggio tra passato e presente che racconta una delle comunità ebraiche più antiche d'Italia, con una eredità culturale e artistica unica.

Oltre a valorizzare la straordinaria fattura di oggetti cerimoniali e ricostruire l'ambiente sinagogale, "Ferrara ebraica" si interroga anche sul rapporto tra gli ebrei e la città, portando alla luce racconti affascinanti intrecciati con la Storia. Il percorso è arricchito dal video introduttivo e le interviste agli ebrei ferraresi firmate da Ruggero Gabbai e dalle foto di Marco Caselli Nirmal. Le musiche della tradizione ebraica ferrarese, incise appositamente per il MEIS, sono curate ed eseguite da Enrico Fink. La mostra è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Comune di Ferrara e della Comunità ebraica di Ferrara, che ha prestato al MEIS gran parte degli oggetti esposti e qui presentati, ed è stata sostenuta da Holding Ferrara Servizi, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Il video introduttivo è realizzato in collaborazione con l'Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara con un contributo della Regione Emilia Romagna, legge Memoria del Novecento. In un momento di incertezza come quello che stiamo vivendo, il MEIS vuole condividere almeno in via digitale alcuni dei valori che hanno permesso agli ebrei di continuare a costruire la loro vita anche in momenti difficili. Con la speranza di riaprire presto le porte del museo, il MEIS non si ferma e continua ad essere un luogo di libertà, scambio di opinioni e condivisione di idee. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)

"Se io non sono per me, chi è per me? E se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?" (R. Hillel, Pirkei Avot I:14), dalle Massime dei Padri.




Opera di Carlo Benvenuto realizzata nel 2002 65x65cm Viaggi da camera
Fondazione Nicola Trussardi - Milano
www.fondazionenicolatrussardi.com

Progetto online della Fondazione Nicola Trussardi che raccoglie e distribuisce quotidianamente immagini, video e testi, scelti da artisti invitati a raccontare il proprio spazio domestico e privato. Ogni giorno, dal 27 marzo 2020, verrà pubblicato un nuovo contributo sul sito web e i canali social della Fondazione. Ispirato al celebre romanzo settecentesco di Xavier De Maistre Viaggio intorno alla mia camera - scritto durante un soggiorno obbligato di 42 giorni in una stanza di Torino - Viaggi da camera invita gli artisti ad aprire le porte delle loro stanze reali e immaginarie.

Viaggi da camera diventa "social". In pochi giorni la Fondazione ha infatti ricevuto innumerevoli messaggi di persone che vogliono contribuire con i loro "viaggi da camera", raccontando il loro universo privato in questo periodo di reclusione domestica forzata. La Fondazione ha quindi deciso di aprire a tutti la partecipazione al progetto: chiunque potrà postare sui social network il proprio "viaggio da camera", aggiungendo l'hashtag #viaggidacamera e taggando la Fondazione Nicola Trussardi. La Fondazione condividerà quotidianamente tutti i contributi nelle stories dei suoi account Instagram e Facebook.

Negli anni molti artisti ci hanno insegnato a guardare gli spazi che ci circondano da nuovi punti di vista: da Giorgio Morandi, chiuso nel suo studio nel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, a Marisa Merz, che nella sua casa di Torino ci spronava a guardare il mondo con gli occhi chiusi, che per lei erano "straordinariamente aperti", gli artisti hanno immaginato lo spazio domestico come un territorio aperto a infinite scoperte. In questi momenti di chiusura forzata in casa, Viaggi da camera stimola a intraprendere nuovi viaggi nel perimetro della propria stanza, per provare a scoprire nuove mappe della fantasia e nuovi punti di fuga.

Tra i molti artisti invitati, hanno già aderito al progetto (in ordine alfabetico): Marco Belfiore, Carlo Benvenuto, Simone Berti, Maurizio Cattelan, Andrea Contin, Genuardi/Ruta, Massimo Grimaldi, Emilio Isgrò, Luisa Lambri, Marcello Maloberti, Domenico Antonio Mancini, Masbedo, Marzia Migliora, Giuseppe Penone, Diego Perrone, Gabriele Picco, Paola Pivi, Farid Rahimi, Marinella Senatore, Elisa Sighicelli, Federico Tosi, Patrick Tuttofuoco, Grazia Varisco, Nanda Vigo, Luca Vitone. (Comunicato Ufficio stampa Fondazione Nicola Trussardi)




La poesia Tape Mark 1 in mostra ___ Tape Mark 1: Poesia Informatica

L'importanza della Storia | Nanni Balestrini

Galleria Michela Rizzo - Venezia
www.galleriamichelarizzo.net

Tape Mark 1 è una poesia di Nanni Balestrini che risale al 1961, frutto di una collaborazione virtuosa tra Autore e Tecnologia, in questo caso rappresentata da uno dei primi calcolatori IBM. Balestrini, in quell'occasione, predispone tre brevi testi di Michihito Hachiya - di Paul Goldwin (autore di cui si mette in dubbio l'esistenza) e di Lao Tse - e, attraverso l'assegnazione di alcuni codici e di poche regole, lascia al computer l'onere e l'onore di procedere alla stesura della poesia, attraverso un causale sistema di combinazioni. Nel mondo solo quattro - cinque persone stavano contemporaneamente lavorando a esperimenti simili e questo testo è considerato da molti come il primo esempio di poesia informatica.

La natura di grande innovatore e sperimentatore, che caratterizzerà tutta la carriera di Balestrini, si rivela già in quel momento. L'arte della combinazione sarà fondamentale in tutta la poetica di Balestrini, interessato a 'lasciare scaturire un movimento da connessioni imprevedibili' per superare, in questo modo, 'l'aggregazione statica di energie diverse'. Nel 1961, concepisce anche il progetto di un romanzo, Tristano, da riprodurre in un numero illimitato di esemplari, una copia unica e originale per individuo, ma le idee corrono più veloci della tecnologia e Feltrinelli riuscì a pubblicarne, nel 1966, un solo esemplare. Le tecniche di stampa di allora, infatti, non ne consentirono la realizzazione e ci vollero 40 anni e l'avvento della stampa digitale per portare a compimento quell'avvenieristico progetto.

Stiamo inoltrandoci nelle sperimentazioni linguistiche di Balestrini ma, in realtà, quello che è interessante per noi fare emergere qui, è quanto stretto fosse il rapporto tra le varie discipline in cui Nanni si cimentava. E come gli fosse consono collegare la ricerca letteraria e poetica con quella artistica visiva e teatrale performativa. Infatti, Tape Mark 1 nel 2017 diventa un'opera visiva che aprirà la grande retrospettiva allo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe. Da Tristano scaturisce invece Tristanoil, il film più lungo del mondo, ottenuto grazie al software ideato da Vittorio Pellegrineschi, che approderà niente meno che a Documenta 13, curata quell'anno da Carolyn Christov-Bakargiev. E sarà proprio questa predisposizione di Balestrini verso una 'poesia fatta di impulsi, che andava a rompere la linearità tipografica, a fargli venire l'idea di ritagliare titoli di giornali e farne dei collages'. (...) (Estratto da comunicato della Galleria Michela Rizzo)




Busto femminile in basanite risalente al periodo dell'imperatore Claudio Busto femminile in basanite nella Sezione romana del Museo "Vito Capialbi" di Vibo Valentia

E' ritornato, dopo otto anni di assenza, l'atteso busto femminile in basanite, importante testimonianza del passato romano della Calabria. Si tratta del busto femminile in basanite, risalente ad età Claudia (41-54 d.C.), rinvenuto nelle vicinanze di Vibo Valentia Marina durante la realizzazione della ferrovia e la costruzione di limitrofe abitazioni di campagna. Il contesto di rinvenimento è da riferire ad un'importante villa suburbana e lo scavo, che ha permesso di definirne meglio le caratteristiche, è avvenuto a più riprese fra il 1894 e la prima metà del '900.

L'opera è di ottima fattura, caratterizzata da una raffinata tecnica di esecuzione e da una perfetta resa della capigliatura, acconciata come prevedeva la moda dell'epoca, che ha consentito di datare la statua al principato di Claudio, imperatore dal 41 al 54 d.C. Al momento del ritrovamento si propose l'identificazione con Messalina, moglie dell'imperatore Claudio, tuttavia tale ipotesi venne accantonata nei decenni successivi per la mancanza di confronti iconografici convincenti.

La scultura era stata concessa con prestito di lunga durata nel 2012 al Princeton University Art Museum e a seguito dell'impegno della Direzione Generale Musei e del Segretariato Generale del Ministero per i Beni Culturali e il Turismo, è rientrata al Museo "Vito Capialbi" dove sarà esposta nella sezione romana. L'emergenza sanitaria attuale, che ha portato alla chiusura dei Musei, non consente nell'immediato, una adeguata valorizzazione dell'importante reperto; l'esposizione è pertanto rinviata alla riapertura del Museo e sarà occasione di riflessione scientifica attraverso l'organizzazione di una tavola rotonda sul tema della scultura romana, con l'augurio di poterne consentire in seguito, una migliore fruizione grazie anche al supporto delle nuove tecnologie con applicativo digitale. (Comunicato stampa)

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Street Art Bus Tour #Catania
Percorso alla scoperta dell'arte pubblica della città


www.industria01.it

CityMap Sicilia, mappa della città Catania, attiva da più di dieci anni sul territorio con progetti on e off line volti a far conoscere e promuovere il territorio e Alice Valenti, detta anche "l'artista guerriera" per i soggetti dei suoi lavori e per le numerose campagne sociali che porta avanti - in occasione della 15esima edizione della Giornata del Contemporaneo 2019, promossa da Amaci - hanno organizzato lo "Street Art Bus Tour #Catania", un percorso alla scoperta di alcuni tra i più importanti interventi d'arte pubblica della città.

Forti del riscontro positivo ottenuto da parte del numerosissimo pubblico lo scorso 12 ottobre, gli organizzatori hanno richiesto e ottenuto, per il periodo che va da febbraio 2020 a gennaio 2021, il Patrocinio Gratuito e il Servizio Speciale (utilizzo esclusivo del bus d'arte con le livree disegnate da Alice Valenti e approvazione dell'itinerario) da parte dell'Amt - Azienda Metropolitana Trasporti S.P.A, il Patrocinio Gratuito del Comune di Catania e l'inserimento dello "Street Art Bus Tour #Catania" nel calendario dell'iniziativa nazionale "Domenica al Museo".

«Connettere la città, i quartieri, e fare che ogni cittadino sia custode consapevole della bellezza che c'è nel nostro territorio - affermano Bice Guastella e Sarah Bersani e di Industria01, ideatori e editori di CityMap Sicilia - è uno degli obiettivi che ci siamo posti come Citymap. Dalla mappa turistica lanciata nel 2006 di cui ancora oggi distribuiamo migliaia di copie direttamente dal nostro ufficio, al portale visitato quotidianamente da turisti e cittadini, abbiamo compreso che la forza del nostro piccolo progetto editoriale è quello di alimentare e tenere viva una positiva rete di relazioni fra chi lavora con etica e visione per rendere sempre migliore questa città».

Lo Street Art Bus Tour #Catania parte da tre intenti:

1_ far conoscere ai catanesi e ai turisti alcuni tra i più significativi interventi d'arte pubblica cittadina attraverso un percorso, in autobus e parzialmente pedonale, ragionato e programmato con l'AMT di Catania;
2_ far incontrare cittadini di quartieri diversi portando materialmente gli uni a "casa" degli altri;
3_ mettere in relazione i cittadini con la Città, sensibilizzare all'uso dei mezzi di trasporto pubblico, far riconoscere come valore comunitario il patrimonio artistico culturale di Catania

«L'Arte Urbana - dichiara l'artista Alice Valenti - regala ai cittadini una lettura alternativa degli spazi, ne sottolinea le fratture e fa riflettere sull'identità dei quartieri. E l'autobus non è solo un mezzo di trasporto, è il simbolo di tante cose in cui credo. Cose che hanno a che fare con la democrazia partecipata, la mobilità sostenibile, il bene comune, la bellezza diffusa, la speranza nel cambiamento di questa città».

Lo Street Art Bus Tour #Catania ricomincia la sua "corsa" riservata alle prime cinquanta persone che acquisteranno il biglietto online. Il prossimo appuntamento è domenica 2 febbraio alle ore 10.00. Il tour partirà e si concluderà presso l'Ex Rimessa R1 (via plebiscito 747 - Catania) nella quale nel 2018 il murale Agave di Alice Valenti ha ulteriormente arricchito il progetto di Emergence Festival realizzato da artisti di fama internazionale per rendere quello spazio pubblico un museo a cielo aperto. I partecipanti saranno accompagnati da Grazia Previtera, Guida Turistica Autorizzata e dall'artista Alice Valenti. (Estratto da comunicato ufficio stampa Valentina Barbagallo | Industria01)

Per ricevere il pdf con tutte le informazioni riguardanti il percorso visita www.citymapsicilia.it/percorso/street-art-a-catania

Per acquistare il biglietto e avere maggiori informazioni sulle prossime date, consulta www.citymapsicilia.it/evento/street-art-bus-tour-catania-febbraio-2020

Calendario Street art bus Tour# Catania - febbraio 2020 - gennaio 2021
12 MESI / 10 Domeniche

___ 2020
- 02 febbraio
- 01 marzo
- 05 aprile
- 03 maggio
- 07 giugno
- 06 settembre
- 04 ottobre
- 01 novembre
- 06 dicembre

___ 2021
03 gennaio




Nasce a Matera il MIB - Museo Immersivo della Bruna
www.mibmatera.it

Un museo per conoscere la festa patronale, in onore di Maria Santissima della Bruna, che da 630 anni si svolge il 2 luglio a Matera, un piccolo museo che si sviluppa su 200 metri quadrati ma che al suo interno contiene un carro trionfale in scala 1:1 e che grazie alle più moderne tecnologie permette ai visitatori, indossando occhiali in 3D, di trovarsi al centro del momento più emozionante della festa: lo strazzo del carro in cartapesta. Il MIB - Museo Immersivo della Bruna, è stato inaugurato il 30 novembre, nel cuore del Sasso Barisano.

Il 2 luglio, il giorno più lungo come i cittadini di Matera definiscono il 2 luglio, con la festa che si svolge dalle prime luci dell'alba con la processione dei pastori, fino allo strazzo del carro e ai fuochi pirotecnici di mezzanotte, nel percorso museale viene raccontato con immagini e suoni che consentono di scoprire i momenti salienti della Festa della Bruna e di poter vedere un carro realizzato in scala 1:1. Una struttura di imponenti dimensioni, con i suoi 12 metri di lunghezza, 3 di larghezza e alto ben 7 metri. Costruito in cartapesta dall'artista Andrea Sansone, il manufatto è ricco di statue, angeli, putti, fregi e dipinti. Il MIB - Museo Immersivo della Bruna non prevede giorni di chiusura, le visite si potranno effettuare tutti i giorni dalle 9 alle 21 previa prenotazione.

"La visita si svolge in 20 minuti - illustra Alessandro Tortorelli, l'architetto che ha allestito il museo - il pubblico viene accompagnato da un susseguirsi di video, su testi di Antonio Andrisani e immagini di Rvm Broadcast con la regia di Vito Cea, e effetti sonori a scoprire la processione dei pastori, la cavalcata dei cavalieri in costume che accompagnano la effige della Madonna della Bruna nel percorso processionale, i tre giri beneauguranti che il carro compie in piazza Duomo, l'ultimo tragitto del manufatto in cartapesta verso piazza Vittorio Veneto dove lo attende la folla per l'assalto e la distruzione del carro. Questo momento di grande adrenalina lo si potrà rivivere con occhiali in 3D, ritrovandosi sul carro insieme agli assaltatori". (Estratto da comunicato stampa)




Opera di Umberto Boccioni denominata Forme uniche della continuità nello spazio Forme uniche della continuità nello spazio
Nella Galleria nazionale di Cosenza la versione "gemella" dell'opera bronzea di Umberto Boccioni


La notizia che nei giorni scorsi, presso la casa d'aste Christie's di New York, è stato venduta l'opera bronzea di Umberto Boccioni (1882-1916) Forme uniche della continuità nello spazio per oltre 16 milioni di dollari (diritti compresi), pari a oltre 14 milioni di euro, dà, di riflesso, enorme lustro alla Galleria nazionale di Cosenza. Nelle sale espositive di Palazzo Arnone, infatti, i visitatori possono ammirare gratuitamente una versione "gemella" della preziosa opera del grande scultore reggino donata alla Galleria nazionale di Cosenza dal mecenate Roberto Bilotti. L'opera è uno dei bronzi numerati, realizzati tra il 1971 e 1972 su commissione del direttore della galleria d'arte "La Medusa" di Roma, Claudio Bruni Sakraischik.

Forme uniche della continuità nello spazio è stata modellata su un calco del 1951 di proprietà del conte Paolo Marinotti, il quale, nel frattempo, aveva ottenuto l'originale dalla vedova di Filippo Tommaso Marinetti, ritenuto il fondatore del movimento futurista. La celebre scultura è stata concepita da Boccioni nel 1913 ed è oggi raffigurata anche sul retro dei venti centesimi di euro, proprio quale icona del Futurismo che più di tutte ha influenzato l'arte e la cultura del XX secolo. Il manufatto originale è in gesso e non è stato mai riprodotto nella versione in bronzo nel corso della vita dell'autore. Quella presente nella Galleria nazionale di Cosenza, dunque, rappresenta un'autentica rarità, insieme ai tanti altri tesori artistici e storici esposti negli spazi di Palazzo Arnone. (Comunicato stampa)




La GAM Galleria d'Arte Moderna Empedocle Restivo di Palermo insieme a Google Arts & Culture porta online la sua collezione pittorica

Disponibili su artsandculture.google.com oltre 190 opere e 4 percorsi di mostra: "La nascita della Galleria d'Arte Moderna", "La Sicilia e il paesaggio mediterraneo", "Opere dalle Biennali di Venezia" e "Il Novecento italiano". La GAM - Galleria d'Arte Moderna Empedocle Restivo - di Palermo entra a far parte di Google Arts & Culture, la piattaforma tecnologica sviluppata da Google per promuovere online e preservare la cultura, con una Collezione digitale di 192 opere.

Google Arts & Culture permette agli utenti di esplorare le opere d'arte, i manufatti e molto altro tra oltre 2000 musei, archivi e organizzazioni da 80 paesi che hanno lavorato con il Google Cultural Institute per condividere online le loro collezioni e le loro storie. Disponibile sul Web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l'app per iOS e Android, la piattaforma è pensata come un luogo in cui esplorare e assaporare l'arte e la cultura online. Google Arts & Culture è una creazione del Google Cultural Institute.

- La Collezione digitale

Grazie al lavoro di selezione curato dalla Direzione del Museo in collaborazione con lo staff di Civita Sicilia, ad oggi è stato possibile digitalizzare 192 opere, a cui si aggiungeranno, nel corso dei prossimi mesi, le restanti opere della Collezione. Tra le più significative già online: Francesco Lojacono, Veduta di Palermo (1875), Antonino Leto, La raccolta delle olive (1874), Ettore De Maria Bergler, Taormina (1907), Michele Catti, Porta Nuova (1908), Giovanni Boldini, Femme aux gants (1901), Franz Von Stuck, Il peccato (1909), Mario Sironi, Il tram (1920), Felice Casorati, Gli scolari (1928), Renato Guttuso, Autoritratto (1936).

- La Mostra digitale "La nascita della Galleria d'Arte Moderna"

La sezione ripercorre, dal punto di vista storico, sociale e artistico, i momenti fondamentali che portarono all'inaugurazione, nel 1910, della Galleria d'Arte Moderna "Empedocle Restivo". Un'affascinante ricostruzione di quel momento magico, a cavallo tra i due secoli, ricco di entusiasmi e di fermenti culturali che ebbe il suo ammirato punto di arrivo nell'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, evento chiave per la fondazione della Galleria e per le sue prime acquisizioni, le cui tematiche costituiscono la storia di un'epoca.

- La Mostra digitale "La Sicilia e il paesaggio Mediterraneo"

Un viaggio straordinario nel secolo della natura, come l'Ottocento è stato definito, attraverso le opere dei suoi più grandi interpreti siciliani che hanno costruito il nostro immaginario collettivo: dal "ladro del sole" Francesco Lojacono ad Antonino Leto, grande amico dei Florio in uno storico sodalizio artistico, per giungere al "pittore gentiluomo" Ettore De Maria Bergler, artista eclettico e protagonista dei più importanti episodi decorativi della Palermo Liberty, e infine Michele Catti, nelle cui tele il paesaggio si fa stato d'animo e una Palermo autunnale fa eco a Parigi.

- La Mostra digitale "Opere dalle Biennali di Venezia"

In anni di fervida attività espositiva, la Biennale di Venezia si contraddistinse subito come eccezionale occasione di confronto internazionale e banco di prova delle recenti tendenze dell'arte europea. Dall'edizione del 1907 presente all'evento con la sua delegazione, la Galleria d'Arte Moderna seppe riportare a Palermo opere che ci restituiscono oggi la complessa temperie della cultura artistica del primo Novecento, dalle atmosfere simboliste del Peccato di Von Stuck, protagonista della Secessione di Monaco, alla raffinata eleganza della Femme aux gants di Boldini.

- La Mostra digitale "Il Novecento italiano"

Un percorso che si snoda lungo il secolo breve e ne analizza le ripercussioni sui movimenti artistici coevi, spesso scissi tra opposte visioni e ricchi di diverse sfumature e declinazioni. Tra il Divisionismo di inizio secolo, figlio delle sperimentazioni Ottocentesche, e l'Astrattismo degli anni Sessanta, si consumano in Italia i conflitti mondiali, il Ventennio fascista, i momenti del dopoguerra. La lettura delle opere d'arte può allora funzionare come veicolo attraverso il quale comprendere le complesse evoluzioni e gli eventi cardine che hanno caratterizzato la prima metà del Novecento italiano. (Comunicato stampa)




Francobollo delle Poste Italiane con Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone Francobollo dedicato a Giovanni Antonio de' Sacchis detto "il Pordenone"

Il 23 novembre 2019 è stato emesso un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica "il Patrimonio artistico e culturale italiano" dedicato a Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone, relativo al valore della tariffa B zona 3 pari a 3,10€, con una tiratura di trecentomila esemplari e fogli da ventotto esemplari. Il francobollo è in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente.

La vignetta, raffigura un particolare dell'affresco "San Rocco e Sant'Erasmo" che Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, realizzò nel Duomo di San Marco di Pordenone. Completano il francobollo la leggenda "G. A. De' Sacchis detto il Pordenone", le date "1483-1539" la scritta "Italia" e l'indicazione tariffaria "B Zona 3". Il francobollo ed i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi, possono essere acquistati presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli "Spazio Filatelia" di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it. Per l'occasione è stato realizzato anche un folder in formato A4 a due ante contenente il francobollo, una cartolina annullata ed affrancata, una busta primo giorno di emissione, al costo di 17€.

In occasione della mostra internazionale dedicata al Rinascimento (25 ottobre 2019 - 2 febbraio 2020) e focalizzata sulla figura di Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, l'Amministrazione Comunale di Pordenone valorizza la figura e l'opera di questo straordinario artista, che ha avuto esiti in tutta Europa. I suoi capolavori verranno proposti insieme con quelli di altri maestri del periodo come Giorgione, Tiziano, Lotto, Romanino, Correggio, Jacopo Bassano e Tintoretto.

Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone (Pordenone 1483/84 - Ferrara 1539) nasce da Angelo, un magister murarius originario di Corticelle nel bresciano, e da Maddalena, di ignoto casato. Vasari afferma: "si mostrò nella pittura sì valoroso, che le sue figure appariscon tonde e spiccate dal muro" (1568). La sua formazione, avvenuta in ambito locale, risente degli influssi di Gianfrancesco da Tolmezzo, Pietro da Vicenza e altri artisti friulani del tempo. Tuttavia egli seppe guardare ben presto oltre i confini regionali e soprattutto in direzione di Venezia, dominata allora dalle figure di Giorgione e dei suoi "creati", Tiziano e Sebastiano del Piombo. Attivo nell'area pordenonese, la sua prima opera è probabilmente da individuarsi nel ciclo di affreschi della chiesa campestre di Marzinis, cui ha fatto seguito nel 1506 il trittico per la chiesa di Santo Stefano a Valeriano (prima opera firmata e datata) e qualche tempo dopo l'importante ciclo nel coro della chiesa di San Lorenzo a Vacile.

Nei primi anni del secondo decennio il Pordenone è impegnato per i conti di Collato nella decorazione della cappella vecchia del castello di San Salvatore, presso Susegana, mentre tra il 1512 e il 1518 realizza numerose altre opere sia a Pordenone e in Friuli sia nella Marca Trevigiana. Meritano di essere ricordate la pala della parrocchiale di Vallenoncello (1512-1513), la pala di Susegana (1513-1514), gli affreschi di Villanova (1514), la pala della Madonna della Misericordia, commissionata nel 1515 per il duomo pordenonese. Gli esiti più innovativi sono tuttavia rappresentati dal grandioso ciclo con storie della Passione di Cristo, eseguito tra il 1520 ed il 1522 nella cattedrale di Cremona.

Dell'attività immediatamente successiva restano importanti testimonianze a Spilimbergo (portelle dell'organo, 1524) e a Pordenone (frammenti d'affresco per la chiesa di San Francesco e la superstite preziosa testimonianza della sagoma di San Giovanni dolente). Verso la fine degli anni venti decora a Venezia il coro (distrutto) della chiesa di San Rocco e le portelle di un armadio per argenti molto ammirate dai contemporanei. Tra il 1530 ed il 1532 opera in Santa Maria di Campagna a Piacenza e nella chiesa dei Francescani a Cortemaggiore. A Pordenone ritorna per realizzare per il duomo la pala di San Marco (1533-1535) e gli scomparti del fonte battesimale (1534 circa). Dal 1535 si stabilisce a Venezia, assumendo importanti incarichi, tra cui la decorazione di alcune sale di palazzo Ducale, e diventando il principale antagonista di Tiziano. Su invito del duca Ercole II d'Este si reca a Ferrara, nel dicembre del 1538, per approntare una serie di cartoni preparatori per arazzi: ma qui morirà, "assalito da gravissimo affanno di petto", intorno al 12-13 gennaio 1539. (Comunicato stampa)




Fotografia realizzata da Mimmo Rubino come immagine guida per la campagna di comunicazione della mostra Quando le statue sognano allestita nel 2019 Quando le Statue sognano
Frammenti da un museo in transito


dal 29 novembre 2019
Museo Salinas - Palermo

.. 28 novembre 2019
Concerto inaugurale con Ornella Cerniglia (pianoforte); Floriana Franchina (flauto); 108 (electronics)


Dalle metope dei Templi di Selinunte - il più importante complesso scultoreo dell'arte greca d'Occidente - alla Pietra di Palermo, reperto egizio risalente alla metà del II Millennio a.C. circa, dalle raccolte di vasi etruschi della Collezione Bonci Casuccini all'Ariete bronzeo di Siracusa, il Museo Salinas di Palermo, con la sua storia lunga oltre due secoli, raccoglie una delle collezioni archeologiche più prestigiose nel mondo.

Grazie alla mostra in due capitoli, curata da Caterina Greco, direttrice del Museo, e Helga Marsala e a una serie di prossimi eventi collaterali, racchiusi dal sottotitolo "Frammenti di un museo in transito", vengono temporaneamente restituiti al pubblico alcuni spazi di questo luogo straordinario, che riapriranno definitivamente solo al termine dei complessi lavori di restauro e riallestimento,in via di completamento. Ed è proprio tra i depositi, i corridoi disabitati e le sale vuote che i progetti per la mostra hanno preso forma: luoghi precipitati in un silenzio onirico, per l'occasione tramutati in set e serbatoi di suggestioni per produzioni contemporanee, in dialogo con opere e reperti archeologici. Un programma che si estenderà nel corso dei prossimi mesi, pensato per trasformare l'attesa in nuovo contenuto: il tempo che separa dall'apertura degli ultimi due piani del Museo diventa occasione di scoperta, ricerca e comunicazione.

E a proposito di comunicazione, da costruire intorno a spazi e reperti riportati a galla, il "Salinas" ha scelto di affidare aun artista il ruolo di art director. Attivo soprattutto nel campo dell'arte pubblica e dell'arte urbana, ma con una ricerca parallela legata al graphic design, Mimmo Rubino (Potenza, 1979), noto anche come Rub Kandy, ha ideato la campagna creativa per la promozione delle mostre: agli scatti fotografici, i manifesti, l'immagine coordinata e le pubblicazioni editoriali diventano,con la sua cifra personale, un'avventura concettuale e di stile, concepita come opera d'arte in progress. La mostra comincia, in questo primo appuntamento, con l'apertura straordinaria della Sala Ipostila (o Sala delle Colonne) e degli spazi contigui, restaurati per accogliere opere e manufatti provenienti da diverse donazioni, prevalentemente di epoca Borbonica, parte del patrimonio museale

Il percorso si apre conuna preziosa serie di scatti di Ferdinando Scianna (Bagheria, Palermo, 1943). Le fotografie, realizzate dal maestro siciliano proprio al Salinas, nel 1984, ritraggono Jorge Luis Borges, anziano e già cieco, mentre sfiora alcune statue della collezione, nel tentativo di "vederle" con le mani. Un dialogo intimo tra il grande poeta - che sulla dimensione del sogno e la condizione del buio scrisse pagine memorabili - e i corpi marmorei ospitati tra le sale del museo: una muta conversazione, un ideale "reciproco ascolto", di cui Scianna colse le intensità e i movimenti, nel buio di un'invisibilità tramutata in visione interiore. Lungo il percorso si alternano poi le opere contemporanee di Alessandro Roma (Milano, 1977), 108/Guido Bisagni (Alessandria, 1978) e Fabio Sandri (Valdagno, Vi, 1964), in dialogo con alcuni reperti delle collezioni archeologiche: tutti materiali recuperati, riscoperti e individuati dai curatori,in accordo con gli stessi artisti. Una selezione che si concentra sull'antica Roma e sull'eredità della cultura greca, in un susseguirsi di corsi e ricorsi, temi, opere, mutamenti e assonanze, che riflettono il complesso processo di formazione del moderno Museo.

In mostra sono inoltre già presentidue importanti anteprime del futuro allestimento: nella Stanza del Mosaico la straordinaria Menade Farnese, esposta in rare occasioni - inclusa una recente mostra al Museo Salinas -, valorizzata qui da una collocazione dal forte impatto visivo, mentre nel prolungamento della Sala Ipostila sarà visibile il maestoso Ariete bronzeo da Siracusa, donato al museo dal Re Vittorio Emanuele II. Felice debutto, invece, per le teste votive di Cales, da un'affascinante serie di ex voto in terracotta (IV-II secolo a.C): acquisite a metà Ottocento dal Museo della Regia Università di Palermo, non erano mai state esposte tra le sale del Museo. Ed è proprio l'Arietea a ispirare due delle opere esposte da 108/Guido Bisagni, artista visivo e sonoro con un linguaggio nutrito di astrazioni, suggestioni noise e dark, ispirazioni post-industriale e post-graffiti.

Meccanica Intangibile (2019) è un dittico su carta dedicato alconcetto di doppio e di tensione tra opposti, in cui la forma dell'animale, l'evocazione del suo gemello distrutto e la potenza della sua rappresentazione diventano esercizio di astrazione pura, tra smaterializzazioni e morfogenesi oscure. L'ariete (2019) è invece il suo primo libro d'artista in copia unica, interamente realizzato a mano, composto da 60 disegni a inchiostro: un processo creativo che si avvicina, secondo l'artista, a un moderno rituale misterico. Completano il corpus quattro tracce sonore - Silvano serale, Raijin (I Signori della pioggia), Silvano notturno, Inno alla notte (2019) - che realizzano un soundscape ('paesaggio sonoro') chiaroscurale, vespertino, intriso di riferimenti a Orfeo e alla natura. I suoni elettronici si mescolano qui a field recordings ('registrazioni sul campo') realizzati in giro per il mondo: insetti e animali selvatici di un bosco del Minnewaska State Park, in una riserva indiana sulla Shawangunk Mountain (New York), il rumore della pioggia a Kyoto e la voce dei ruscelli sugli Appennini; infine sussurri e bisbigli, evocativi della lettura degli antichi Inni Orfici.

In dialogo con diverse opere archeologiche è invece il lavoro di Alessandro Roma, che espone una serie di ceramiche variopinte ispirate a temi naturalistici, forme in transizione, corpi vege tali in mutazione: un'idea di archeologia fantastica, protagonista di sogni e memorie, che le stesse statue, nel silenzio, sembrano coltivare. Così è per la Menade, seguace di Dioniso, simulacro di un mondo antico intrecciato con narrazioni mitologiche e rituali, di cui si rintraccia, nelle sculture informi dell'artista, un riflesso materiale eallucinato.

Una serie di opere su stoffa, Forms in transition (2018) e Drawing I, II, III (2018), mette quindi in scena una natura selvatica, frammentata, esasperata, in cui i riferimenti alla figurazione si offrono a una progressiva smaterializzazione, diventando il doppio onirico di statue e reperti (dal gruppo di Eracle e la Cerva all'alto candelabro marmoreo del II sec. d. C.). E sempre la Menade Farnese è fonte di ispirazione per il lavoro di Fabio Sandri, che in Menade (2019) realizza un ritratto della celebre scultura, assemblando quattro immagini storiche corrispondenti alle quattro tappe del lungo viaggio che, tra il Cinquecento e gli anni Cinquanta del secolo scorso, ha condotto la monumentale statua fino a Palermo. Realizzata proiettando le immagini su carta fotosensibile,l'immagine ottenuta in negativo, scansionata e invertita digitalmente,ha generato una nuova immagine in positivo. Con la stessa tecnica l'artista realizza Trasporto (Polydeukion) (2019), proiettando su carta foto sensibile il video di un pregevole ritratto del II sec. d.C., tenuto fra le braccia di una figura senza volto.

L'immagine risultante è un'impronta del film, una somma di tutti i fotogrammi in movimento, capace di restituire l'apparente immobilità delle cose e la loro infinita, inevitabile progressione. Incarnato (Satiro Versante), Incarnato (Pan), Incarnato (Cesare), Incarnato (Ritratto di Partinico) e Incarnato (Accumulo) (2019) sono dedicate ad alcune teste d'epoca romana, individuate tra opere del museo non ancora esposte: le immagini, realizzate su superfici in continua impressione e generate senza l'ausilio di una macchina fotografica, continueranno a mutare e sbiadire per effetto della luce ambientale, fino alla sparizione totale, trasformandosi via via in scarti o detriti. Fotografia come performance, ma anche come reperto e lenta accumulazione.

Accompagna la mostra Interludi, un programma appuntamenti che si svilupperà nel corso del 2020,in cui un'opera selezionata dai depositi del Museo, in attesa di approdare al nuovo allestimento,dialoga col progetto di un artista contemporaneoo con opere in prestito da altre prestigiose collezioni. Il ciclo si inaugura con la fotografa Roselena Ramistella (Gela, 1982) e la sua serie Ritratto di famiglia: un insieme di scatti ispirati ai lavoratori del Museo - dagli archeologi ai custodi, dai funzionari ai bibliotecari, da chi si occupa di comunicazione a chi ha in carico la sicurezza, gli archivi, le pulizie, i restauri dei reperti -, posta in dialogo con una raffinata testa romana di età adrianea (prima metà II sec. d. C.), un ritratto marmoreo del giovane Polydeukion, discepolo favorito di Erode Attico.

Il restauro terminato nel 2016 - che ha riportato alla luce ambienti del secentesco monastero dei Padri Filippini - insieme all'esposizione di opere attualmente custodite in deposito, restituiscono dunque al pubblico un'area del museo mai vista prima. Tra queste nuove sale del "Salinas" (un tempo adibite a uffici), che ancora non presentano il loro assetto definitivo, prende così vita un insolito racconto,in cui si intrecciano archeologia e arte contemporanea: tessuti evanescenti, ceramiche astratte, suoni elettronici, fotografie e immagini in dissolvenza, ritratti marmorei, disegni, sculture bronzee, manufatti d'uso quotidiano o con funzione rituale, compongono una sorta di fantasmagoria, di cui le statue e i reperti sono parte attiva, memoria antica e sempre vitale nella costante evoluzione del Museo.

Il racconto intessuto intorno a opere e spazi è frutto di una suggestione poetica: le statue antiche, immerse nel silenzio di corridoi, depositi, magazzini, sale sigillate, sprofondano in un sonno carico di sogni, memorie, allucinazioni e desideri, tra scampoli del loro passato e acrobazie visionarie. Le opere contemporanee, le apparizioni evanescenti, le stesse sale del museo, i simboli riemersi e i miti evocati, sembrano arrivare da quest'esercito di simulacri a riposo, in attesa di essere riscoperti e interrogati. Tra cortocircuiti temporali, contaminazioni e accostamenti, nella cornice lirica di un grande sogno collettivo, Quando le Statue sognano riporta al presente alcuni archetipi inesauribili, tra i quali l'Uomo, la Natura, il Sacro, restituiti ed elaborati fra opere della collezione e opere contemporanee. (Comunicato stampa)




Particolare dell'autoritratto Antonio Badile utilizzato per la presentazione della notizia Donato ai Musei Civici di Verona l'Autoritratto del 1552 dell'artista Antonio Badile

Un particolare dipinto raffigurante, uno degli artisti più significativi del Cinquecento veronese, maestro di Paolo Caliari detto 'Il Veronese'. L'opera, posta appositamente di fronte al dipinto 'Pala Bevilacqua-Lazise' di Paolo Caliari, è da oggi visibile al pubblico nella sala Tintoretto-Veronese. Uno spazio espositivo che avrà a breve un intervento di valorizzazione, perché contiene i capolavori più rappresentantivi del nostro Cinquecento.

Artista autorevole e poliedrico, Antonio Badile, scomparso a soli 42 anni nel 1560, ha guidato la bottega secolare di famiglia, attiva dal XIV al XVII secolo, nel passaggio artistico dal classicismo d'inizio Cinquecento ad una più colta e complessa tecnica pittorica, di cui l'allievo Veronese sarà uno dei massimi esponenti. L'Autoritratto, firmato e datato 1552, è evidentemente ambientato nello studio del pittore. Dalla finestra posta alle sue spalle si apre una veduta su una piazza e un incrocio tra le vie del centro cittadino. In primo piano, appoggiati sul tavolo accanto al biglietto che Badile tiene nella mano destra, si vedono rappresentati i simboli che caratterizzano le diverse competenze dell'artista: il bulino, che si collega alla sua attività di incisore, in cui si era specializzato il padre Girolamo; le penne e il calamaio, a quella di disegnatore. Sempre sul tavolo è ben visibile l'album in primo piano dove Badile raccoglieva studi e testimonianze grafiche, anche dei suoi antenati o di ammirati colleghi.

Nel Seicento il libro di disegni faceva parte della collezione veronese del conte Ludovico Moscardo, ma in seguito fu smembrato. I suoi fogli arricchiscono oggi le collezioni dei più prestigiosi musei del mondo. Nella seconda metà del XVIII secolo, il dipinto si trovava a Bologna nella principesca collezione del marchese Filippo Ercolani. Nel secolo successivo giunse in Inghilterra, dove è documentato in varie raccolte private, tra le quali quella di Robert Stayner Holford a Dorchester House (Londra). Messo all'asta a Sotheby's nel 1969, tornò in una collezione privata veronese e nel 1988 fu esposto a Castelvecchio alla mostra dedicata a Paolo Veronese. Oggi, con la donazione De Stefani, il quadro entra a far parte delle collezioni civiche veronesi. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo ||| Sicilia ||| Apre al pubblico la Fonte Aretusa a Siracusa
www.fontearetusasiracusa.it

Concluso l'intervento di adeguamento strutturale e funzionale del sito, la Fonte Aretusa   ha aperto al pubblico il 6 agosto con un percorso di visita che consente di ammirarne dall'interno la bellezza, accompagnati dalle voci italiane di Isabella Ragonese, Sergio Grasso e Stefano Starna. Il percorso di visita restituisce l'emozione di un "viaggio" accanto allo specchio di acqua dolce popolato dai papiri nilotici e da animali acquatici, donati dai siracusani come devozione a una mitologia lontana dalle moderne religioni, superando le difficoltà di accedervi e permettendo di compiere una specie di percorso devozionale in piena sicurezza. L'audioguida è disponibile anche in lingua inglese, francese, spagnola e cinese.

È il primo risultato del progetto di valorizzazione elaborato da Civita Sicilia come concessionario del Comune di Siracusa con la collaborazione della Fondazione per l'Arte e la Cultura Lauro Chiazzese. Il progetto, elaborato e diretto per la parte architettonica da Francesco Santalucia, Viviana Russello e Domenico Forcellini, ha visto la collaborazione della Struttura Didattica Speciale di Architettura di Siracusa e si è avvalso della consulenza scientifica di Corrado Basile, Presidente dell'Istituto Internazionale del papiro - Museo del Papiro.

Da oltre duemila anni, la Fonte Aretusa è uno dei simboli della città di Siracusa. Le acque che scorrono nel sottosuolo di Ortigia, ragione prima della sua fondazione, ritornano in superficie al suo interno, dove il mito vuole che si uniscano a quelle del fiume Alfeo in un abbraccio senza tempo. È un mito straordinario, cantato nei secoli da poeti, musicisti e drammaturghi. La storia di Aretusa e Alfeo è una storia d'amore, inizialmente non corrisposto, tra una ninfa e un fiume che inizia in Grecia e trova qui il suo epilogo, simbolo del legame che esiste tra Siracusa e la madrepatria dei suoi fondatori. Ma la Fonte Aretusa è anche il luogo nelle cui acque, nel corso dei secoli, filosofi, re, condottieri e imperatori si sono specchiati e genti venute da lontano, molto diverse tra loro, sono rimaste affascinate, anche attraverso le numerose trasformazioni del suo aspetto esteriore.

La Fonte ospita da millenni branchi di pesci un tempo sacri alla dea Artemide e, da tempi più recenti, una fiorente colonia di piante di papiro e alcune simpatiche anatre che le valgono il nomignolo affettuoso con cui i Siracusani di oggi talvolta la chiamano, funtàna de' pàpere. Dalla Fonte si gode un tramonto che Cicerone descrisse "tra i più belli al mondo" e la vista del Porto Grande dove duemila anni fa si svolsero epiche battaglie navali che videro protagonista la flotta siracusana e dove le acque di Alfeo e Aretusa si disperdono nel mare in un abbraccio eterno. (Comunicato Ufficio stampa Civita)

  La Trinacria | Storia e Mitologia

Sicilia e Grecia





Donazioni alla Galleria Nazionale di Cosenza

La Galleria Nazionale di Cosenza acquisisce a pieno titolo nelle sue collezioni sei interessanti sculture provenienti dalle collezioni della famiglia Bilotti. Incrementano da oggi il patrimonio del museo, illustrando importanti segmenti dell'arte italiana del Novecento, le seguenti sculture Cavallo e cavaliere con berretto frigio di Giorgio de Chirico, Portatrice di fiaccola di Emilio Greco, Grande maternità di Antonietta Raphael Mafai, Onice e Solida di Pietro Consagra, Gigantea di Mimmo Rotella. Le sculture sono già presenti nel museo ed esposte in via definitiva, ad esclusione della Grande maternità di Antonietta Raphael Mafai che sarà presentata a conclusione degli interventi di manutenzione e restauro di cui necessita. La donazione fa seguito alle altre che recentemente hanno concluso il loro iter. Sono infatti entrate a far parte delle collezioni museali anche le opere Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni, donata da Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona, e Natura donata dall'artista cosentino Giulio Telarico, già in esposizione rispettivamente nella sezione grafica dedicata all'artista futurista e nella sezione di Arte Contemporanea.

Il Polo Museale e la Galleria Nazionale di Cosenza hanno frattanto avviato le procedure finalizzate all'acquisizione in comodato d'uso gratuito di cinque disegni di Umberto Boccioni; i disegni a conclusione dell'iter andranno ulteriormente ad arricchire la sezione grafica dedicata al maestro del Futurismo. Le acquisizioni portate a felice conclusione e quelle in programma sono frutto di intese e accordi che rientrano fra gli obiettivi che il Polo Museale della Calabria e la Galleria Nazionale si sono posti per promuovere relazioni proficue con il territorio, accrescere, valorizzare il patrimonio d'arte e cultura e favorirne la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa)




"Ritratto" attribuito a Giorgione
Opera rientrata in Italia e poco conosciuta

www.letramedigiorgione.it

Danila Dal Pos, curatrice della mostra "Le trame di Giorgione", annuncia l'inserimento in mostra di un'opera che sicuramente farà discutere. "E' patrimonio di una importante collezione veneziana - annuncia la curatrice - ed è rientrata in Italia dopo essere stata in collezioni francesi e americane. Pur presente e citata in vari vecchi cataloghi e monografie su Giorgione, pochi hanno avuto modo di ammirarla in una mostra". "Sono convinta che questa mostra possa offrire -sottolinea la curatrice- l'occasione ideale per un confronto tra esperti di Giorgione e dell'arte veneta del primo Cinquecento, per giungere ad un serio approfondimento su questo dipinto che la tradizione attribuisce al Maestro di Castelfranco".

Si tratta di un prezioso, piccolo olio (cm.26,5x21,4) su cui, da tempo, gli studiosi si interrogano. Il quesito riguarda naturalmente la reale paternità del Ritratto di giovane, soggetto della tavoletta. Giorgione? Un artista della sua cerchia, Tiziano? Nessuno di questi? Per la mostra castellana, Augusto Gentili, che di Giorgione è uno dei maggiori studiosi, ha esaminato quest'opera, riservandole un particolare e curioso saggio in catalogo: potrebbe trattarsi di un lavoro giovanile di Giorgione, diremmo oggi di un Giorgione ancora alla ricerca della sua strada. Andando a ritroso nella storia di questo prezioso dipinto, Gentili risale agli anni '30 del secolo scorso, quando il Ritratto era presente in una importante collezione privata parigina. Già allora gli esperti si interrogavano su chi ne fosse l'autore e il nome di Giorgione venne più volte avanzato.

Retrocesso a prodotto "di cerchia" nelle monografie giorgionesche di Richter (1937) e Morassi (1942), il ritratto è infine esposto a Venezia alla mostra Giorgione e i giorgioneschi nel 1955. In catalogo, il curatore Zampetti ricorda i precedenti, pubblica una riproduzione - peraltro assai poco leggibile - dopo "il recente restauro" (affermando che questo "ha molto avvantaggiato la possibilità di riconoscere le buone qualità del dipinto") e informa che la tavoletta è ormai in collezione privata a New York. Il tutto senza sbilanciarsi nel giudizio e nell'attribuzione. "Quel che viene dopo - sottolinea Gentili - è ripetizione del già detto o già scritto, o memoria della mostra veneziana: anche perché a questo punto il Ritratto si eclissa per quasi mezzo secolo prima di ricomparire a sorpresa in laguna.

Gentili si spinge ad affermare che "l'incerto e spaurito ritratto potrebbe essere di Giorgione sui primissimi anni del Cinquecento: del Giorgione sperimentale, inventivo e innovativo di testa, ma ancora incerto e spaurito di mano, che qualsiasi catalogo dei possibili esordi accredita di una decina di opere drammaticamente diverse l'una dall'altra, e nessuna sicura più dell'altra". Si tratterebbe dunque dell'opera di un giovane Giorgione, teso a sperimentare e risperimentare per trovare la sua cifra stilistica: siamo probabilmente di fronte al punto di partenza di un percorso che avrà come traguardo il Ritratto Giustinian di Berlino. "Certezze assolute non ce ne sono ancora - spiega Danila Dal Pos - ma quest'opera si colloca a livelli molto alti e poterla finalmente ammirare da vicino, come si potrà fare in Casa di Giorgione, è un'occasione da non perdere". (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Particolare dalla locandina della inaugurazione del Museo Federico II Stupor Mundi a Jesi A Jesi un nuovo Museo: il Museo Federico II Stupor Mundi
Museo multimediale per rivivere la storia che ha cambiato la Storia

www.federicosecondostupormundi.it

Nello storico Palazzo Ghislieri a Jesi, la città che ha dato i natali a Federico II di Svevia, inaugurato l'1 luglio il primo grande museo a lui dedicato, che riprende l'appellativo con cui veniva chiamato l'imperatore dai suoi contemporanei per affermare la sua inesauribile curiosità intellettuale. Il progetto è nato dalla volontà dell'imprenditore e presidente della Fondazione Federico II Stupor Mundi, Gennaro Pieralisi, di dedicare al grande Imperatore un luogo che potesse ripercorrerne la vita straordinaria, raccontare le sue imprese sia in politica che in cultura, e diffondere la conoscenza degli edifici, palazzi, castelli e vestigia, ancora conservati in Italia e in Europa.

Il Museo è stato realizzato con fondi privati e il contributo di Fondazione Marche in collaborazione con il Comune di Jesi, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, la Fondazione Federico II Hohenstaufen, la Fondazione Pergolesi Spontini e la Regione Marche. La curatela scientifica è stata affidata a Anna Laura Trombetti Budriesi, docente di Storia medievale all'Università degli Studi di Bologna, coadiuvata da Laura Pasquini e Tommaso Duranti, ricercatori presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dello stesso ateneo. L'allestimento museografico è stato realizzato dalla società Volume S.r.L di Milano, capofila per questo progetto di un team di aziende quali Euphon, Studio'80, Castagna-Ravelli e Sydonia Production.

Il Museo Federico II Stupor Mundi sorge in una posizione unica al mondo: la stessa piazza dove il 26 dicembre 1194 Costanza d'Altavilla, sotto una tenda in mezzo al popolo, diede alla luce Federico II Hohenstaufen, futuro Re di Germania e di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero. Il ricordo della città natale rimase vivo nella memoria dell'Imperatore Svevo, come mostra la lettera inviata agli abitanti di Jesi nell'agosto 1239, nella quale la descrive come "nobile città della Marca, insigne principio della nostra vita, terra ove la nostra culla assurse a particolare splendore" e la definisce "la nostra Betlemme". La nascita di Federico II nella città marchigiana, ed i privilegi ad essa concessi dai suoi eredi, è alla base dell'antica definizione di "Jesi Città Regia".

Federico II di Hohenstaufen non fu solo un grande politico e condottiero, ma anche un personaggio di rara intelligenza, un fine intellettuale e studioso capace di anticipare i tempi. Si circondò di poeti eccelsi, con cui fondò la Scuola Poetica Siciliana, alla base della nascita della letteratura italiana; i suoi interessi per il sapere e la ricerca comprendevano anche i campi della medicina, dell'astronomia e della matematica, fu uomo di potere e uomo di cultura. Sedici sale tematiche, disposte su tre piani, che attraverso accurate ricostruzioni scenografiche e tridimensionali, installazioni multimediali e l'utilizzo di tecnologie di ultima generazione, come il video mapping e supporti touch-screen, costituiranno un vero e proprio viaggio immersivo e multisensoriale alla scoperta di Federico II di Svevia: la nascita e la storia dei suoi antenati; l'incoronazione come Imperatore nella medievale Basilica di San Pietro; il suo rapporto con i papi e la Chiesa; la Crociata in Terrasanta; le mogli e la discendenza; la sua passione per la falconeria (fu autore di un prezioso trattato ancora oggi attuale e modernissimo); il suo sconfinato interesse per le arti, le scienze e il sapere, che hanno contribuito a creare l'immagine di un mito che, per la prima volta, viene racchiusa in un unico luogo. (Comunicato ufficio stampa Flaminia Casucci)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

Copertina rivista Bianco e Nero numero 598 Cinema & Covid-19
Nuovo numero della rivista "Bianco e Nero"


Presentazione in diretta Facebook nel "Lunedì della Cineteca"
30 novembre, ore 18.00 (collegamento dalla Casa del Cinema di Roma)
www.fondazionecsc.it

I cinema sono chiusi, le troupe sono al lavoro. Si stanno producendo molti film e nessuno sa, al momento, se e quando e dove li si potrà vedere. C'è grande confusione sotto il cielo, ma chissà se il momento è propizio? Cosa sta davvero succedendo al cinema ai tempi del Covid-19? "Bianco e Nero", la rivista del Centro Sperimentale di Cinematografia edita con Edizioni Sabinae, tenta di rispondere. Nel nuovo numero (il 598) in libreria dai primissimi giorni di dicembre, "Bianco e Nero" affronta un tema di grande attualità, come già fatto nel 2019 con uno storico numero doppio dedicato a Netflix e alle piattaforme digitali. "Cinema e Covid" è il titolo di un fascicolo che affronta l'argomento da molteplici punti di vista: produttivo, economico, distributivo, creativo. Intervengono grandi registi che nel corso del 2020 hanno, nonostante tutto, lavorato: creando storie legate all'emergenza sanitaria o portando a termine progetti già avviati.

Nel numero potrete leggere le riflessioni di Elisa Fuksas, Silvia Napolitano, Costanza Quatriglio, Michele Alhaique, Pupi Avati, Marco Bellocchio, Francesco Bruni, Walter Fasano, Fabrizio Gifuni, Mario Martone, Gianfranco Rosi, Gabriele Salvatores, Andrea Segre, Sydney Sibilia, Enrico Vanzina, Carlo Verdone, Daniele Vicari. Vengono intervistati operatori del settore nei campi della produzione, della distribuzione, dell'esercizio. Si affronta il tema - sconosciuto ai più - della gestione e manutenzione delle sale durante la forzata chiusura. Si racconta cosa succede all'estero, dall'Europa alla Cina - l'unico paese dove il cinema è rifiorito… - agli Stati Uniti.

Si analizzano alcuni casi esemplari: l'uscita di "Tenet" (che doveva salvare la stagione, e c'è riuscito solo in parte), la decisione della Disney di mandare "Mulan" direttamente in streaming, il successo "postumo" di un film - "Contagion" di Soderbergh - uscito nel 2011 ma rivelatosi incredibilmente profetico. E si racconta, anche, cosa è successo al Centro Sperimentale: la più importante scuola di cinema d'Italia, una delle più antiche e prestigiose del mondo, che ha dovuto rivedere i propri programmi didattici alla luce dei protocolli di sicurezza. (Comunicato ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)




Locandina della V edizione della Settimana della cucina italiana nel mondo La cucina va al cinema
Presentazione

Rassegna virtuale in occasione della V edizione della "Settimana della cucina italiana nel mondo" e nell'ambito dell'iniziativa "Autunno all'italiana_Online" realizzata in collaborazione con l'AIAL (Associazione Italiana Amici di Leros). Impossibile parlare di cibo e cinema senza ricordarne due scene ormai divenute paradigmatiche, l'emblema del mangiare sullo schermo. E poiché si tratta di due italianissimi film, a rappresentare l'atto del mangiare non potevano essere che gli spaghetti. Quelli sornioni e provocatori di Sordi in Un americano a Roma di Steno ("Maccarone... m'hai provocato e io te distruggo, maccarone. Io me te magno!"). E quelli provocatori e tesaurizzati da Totò che li intasca in Miseria e nobiltà, una ennesima versione della popolare commedia di Scarpetta del 1887, già passata per altre due riduzioni cinematografiche nel 1914 e nel 1940, ed una riedizione teatrale di Edoardo De Filippo. Secondo il regista greco Nikos Koundouros, non c'è pellicola cinematografica che non sia basata sui sensi e sui sentimenti.

La rassegna dell'Istituto Italiano di Cultura ci offre l'occasione di riapprezzare le opere di due grandi registi del XX secolo, Marco Ferreri ed Ettore Scola, e quattro film di registi più giovani e premiati nel XXI secolo, alla ricerca della cultura del sapore e dei riti della tavola. I film spaziano dalla commedia più fruibile ai "cult movies" più impegnati e sono disponibili in streaming sul territorio greco dal 18 novembre al 9 dicembre previa registrazione gratuita presso il sito dedicato all'evento. (Estratto da comunicato di presentazione)




Francobollo dedicato alla Basilica Cattedrale di Volterra Francobollo dedicato Basilica di Aquileia Francobolli dedicati alla Basilica di Aquileia e alla Basilica Cattedrale di Volterra

Poste Italiane comunica che il 10 novembre 2020 sono stati emessi francobolli dedicati alla Basilica di Aquileia e alla Basilica Cattedrale di Volterra, appartenenti alla serie tematica "il Patrimonio artistico e culturale italiano", stampati dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A, al valore della tariffa B pari a 1,10€. Bozzettista e incisore: Maria Carmela Perrini. Il francobollo e i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi saranno disponibili presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli "Spazio Filatelia" di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it.

Il francobollo ordinario (Tiratura: trecentomila esemplari) dedicato alla Basilica di Aquileia è in rotocalcografia, su carta patinata gommata, fluorescente non filigranata. La vignetta raffigura una veduta laterale della Basilica di Aquileia, maestosa e solenne architettura romanico - gotica le cui radici storiche risalgono al IV secolo d.C. Completano il francobollo la leggenda "Basilica di Aquileia" la scritta "Italia" e l'indicazione tariffaria "B". L'annullo primo giorno di emissione sarà disponibile presso lo sportello filatelico dell'ufficio postale di Aquileia (Udine).

Il francobollo ordinario (Tiratura: quattrocentomila esemplari) dedicato alla Basilica Cattedrale di Volterra, nel IX centenario della dedicazione a Santa Maria Assunta, è in calcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente. La vignetta raffigura una prospettiva della facciata della Basilica Cattedrale di Volterra; a sinistra svetta il Campanile e, a destra, sullo sfondo, s'intravede un particolare della Torre Campanaria del Palazzo dei Priori. Completano il francobollo la scritta "Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta - Volterra" la scritta "Italia" e l'indicazione tariffaria "B". L'annullo primo giorno di emissione sarà disponibile presso lo sportello filatelico dell'ufficio postale di Volterra (Pisa). (Estratto da comunicato stampa)




Locandina del concorso per fotografia e brevi video La Bellezza Del Vento La bellezza del vento
Eolico e paesaggio nella sfida della transizione energetica

www.civita.it

Associazione Civita e ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) con il supporto di ERG, primario operatore Europeo delle rinnovabili, primo produttore eolico in Italia, annunciano il lancio del concorso per fotografia e brevi video intitolato "La bellezza del vento. Eolico e paesaggio nella sfida della transizione energetica" rivolto a giovani fotografi e videomaker professionisti e amatoriali. Il Bando di Concorso è disponibile su www.erg.eu, www.civita.it, www.anev.org.

L'iniziativa vuole raccontare attraverso immagini e video come l'eolico si sia inserito nel tempo nel nostro territorio, conciliandosi con la bellezza dei paesaggi italiani, diventandone parte integrante e facendosi altresì portatore di importanti messaggi legati alla salvaguardia dell'ambiente e del Pianeta Terra. Eolico dunque come elemento caratteristico del paesaggio e simbolo di transizione energetica legata ad obiettivi di decarbonizzazione dell'economia in contrasto ai cambiamenti climatici. Oggetto del Concorso è l'identificazione di canoni ed esempi in cui il connubio tra tecnologia eolica e natura è in grado di esprimere armonia e bellezza; in particolare le immagini fotografiche e i brevi video dovranno raccontare i casi in cui le installazioni di aerogeneratori (detti in gergo "pale eoliche") sul territorio nazionale trovano una propria integrazione ambientale e paesaggistica, valorizzando i territori che li ospitano, anche nella loro vocazione attrattiva e turistica.

La partecipazione al Concorso è libera e gratuita, ed è rivolta a fotografi e videomaker professionisti ed amatoriali, di età compresa tra i 18 e i 35 anni (compiuti). Una Giuria valuterà il materiale pervenuto e selezionerà le 3 fotografie e i 3 brevi video vincitori. In palio, per ciascuna delle due categorie, una bicicletta elettrica (1° Premio), un monopattino elettrico (2° Premio) ed un Solar Backpack (3° Premio). I contributi vincitori inoltre, insieme ad una selezione dei migliori tra quelli partecipanti, saranno poi oggetto di una pubblicazione digitale edita da Marsilio Editori. (Estratto da comunicato stampa Civita)




Fondazione In Between Art Film

Per diffondere la cultura delle immagini in movimento e di sostenere gli artisti, le istituzioni e gli organismi di ricerca internazionali che esplorano il dialogo tra le discipline e i territori di confine tra cinema, video, performance e installazione, nasce a Roma la Fondazione In Between Art Film. Su iniziativa della sua fondatrice e Presidente Beatrice Bulgari, la Fondazione In Between Art Film intende contribuire al dibattito artistico internazionale, approfondendo la riflessione sulla natura, il ruolo e le potenzialità delle immagini in movimento nel nostro presente. Il team che la affiancherà nello sviluppo del programma culturale: Alessandro Rabottini in qualità di Direttore Artistico e Leonardo Bigazzi e Paola Ugolini nel ruolo di curatori.

"Da quando è iniziata l'avventura di In Between Art Film nel 2012," afferma Beatrice Bulgari "ho avuto la fortuna di accompagnare nel loro percorso creativo tanti talenti che hanno arricchito e trasformato i linguaggi del video, del film, della performance e dell'installazione. Le produzioni e i progetti che abbiamo fino ad ora sostenuto hanno costituito momenti di crescita per me e per le persone che con me lavorano e ci hanno sempre di più fatto comprendere come gli artisti riescano a ridefinire continuamente la nostra comprensione della realtà. Le immagini in movimento ci emozionano, ci informano, ci scuotono e ci fanno riflettere: esse sono uno straordinario strumento di relazione con il mondo che ci circonda. (...)" (Estratto da comuncato stampa Lara Facco P&C)




Natürlich
Ecologia e ambiente in dieci film


08 ottobre - 17 dicembre 2020 (ogni giovedì alle ore 21)
Cinema De Seta (Cantieri culturali alla Zisa) - Palermo
www.goethe.de/natuerlich-palermo

Dopo la pausa estiva, il Goethe-Institut inaugura la nuova rassegna cinematografica dedicata ai temi legati alla sostenibilità ambientale. Dieci appuntamenti, tra cinema di fiction e documentari d'autore, tutti in versione originale con sopratitoli in italiano. Una serie di film straordinari, la maggior parte dei quali sconosciuti in Italia, e con loro un punto di vista sempre originale sulle piccole e grandi battaglie in nome della sostenibilità ambientale.

Ci saranno alcuni cambiamenti nell'appuntamento ormai storico con il cinema tedesco proposto dal Goethe-Institut di Palermo diretto da Heidi Sciacchitano. Grazie alla collaborazione con l'Assessorato alle Culture della Città di Palermo - le proiezioni si svolgeranno al Cinema De Seta ai Cantieri Culturali alla Zisa. Nel rispetto delle norme di distanziamento sociale anti Covid-19, l'ingresso alle proiezioni sarà libero ma riservato solo a 80 persone. E' possibile prenotarsi per il film della settimana in corso attraverso il modulo disponibile sul sito del Goethe-Institut Palermo. Per snellire le procedure di accesso in sala, si prega di arrivare almeno 30 minuti prima dell'inizio della proiezione. Non sarà consentito l'ingresso a film iniziato. In collaborazione con Città di Palermo - Assessorato alle CulturE, Goethe-Zentrum Palermo, SudTitles.

- 08.10. Wackersdorf, di Oliver Haffner
Germania 2019, 120 min.
Con Johannes Zeiler, Anna Maria Sturm, Peter Jordan, Fabian Hinrichs

La piccola comunità di Wackersdorf nell'Alto Palatinato negli anni '80: La regione versa in pessime condizioni, la disoccupazione è in aumento, così il governo bavarese progetta in gran segreto di costruire un impianto di ritrattamento nucleare, che dovrebbe risollevare l'economia di tutta la zona. A poco a poco tra la popolazione cominciano a sorgere i primi dubbi: l'impianto è davvero innocuo come alcuni sostengono?

- 15.10. Los Veganeros 2, di Lars Oppermann
Germania 2016, 89 min.
Con Rosalie Wolff, Nils Brunkhorst, Jelly Francis Gaviria, Eva Habermann

Quando Harry, carnivoro indebitato, eredita da sua nonna il ristorante vegano Los Veganeros, è convinto di essere più vicino alla risoluzione dei suoi problemi economici. Inizia subito a fare progetti per trasformare quel locale in una casa di piacere. Purtroppo, però, la nonna ha disposto per testamento che il nipote non possa cambiare la destinazione d'uso. Questo costringerà Harry a relazionarsi con vegetariani, vegani e amanti degli animali.

- 22.10. Taste The Waste (Il gusto dello spreco), di Valentin Thurn
Germania 2011, 92 min.
Con Felicitas Schneider, Michael Gerling, Thomas Pocher

Le società più ricche vivono nell'abbondanza: circa la metà del cibo finisce nella spazzatura, di solito anche prima di arrivare al consumatore. L'opinione pubblica solo a rilento prende coscienza della gravità di questo comportamento. Taste The Waste ricerca le cause per questi sprechi e ne esamina le conseguenze per l'alimentazione di 7 miliardi di persone e gli effetti su un clima che si sta trasformando.

- 29.10. Stille Reserven (Hidden Reserves) , di Valentin Thurn
Austria/Germania/Svizzera 2016, 95 min.
Con Clemens Schick, Lena Lauzemis, Daniel Olbrykski, Marion Mitterhammer

Una grande città, in un futuro non troppo lontano: Vincent Baumann lavora come agente per delle assicurazioni sulla vita, adeguandosi consapevolmente allo spietato sistema vigente. Perderà il lavoro, sperimentando in prima persona come ci si sente a cadere fuori dagli schemi predefiniti di una società. All'inizio si batte per riconquistare la sua vecchia posizione e i suoi vecchi privilegi. Pian piano, però, si rende conto che il reddito e il successo non sono le uniche cose che contano ed impara ad accettare altri valori che non aveva considerato nella sua precedente concezione del mondo. Vincent apre così il suo cuore a un'altra persona, una donna di nome Lisa Sokulowa. Benché per loro non ci sia futuro, entrambi sperano ancora di raggirare il sistema con un pizzico di astuzia…

- 05.11. Amelie rennt (Mountain Miracle - An Unexpected Friendship), di Tobias Wiemann
Germania 2017, 97 min.
Con Mia Kasalo, Samuel Girardi, Susanne Bormann, Jasmin Tabatabai

La giovane Amelie non sopporta più di soffrire d'asma; è arrabbiata con Dio e con il mondo, soprattutto con i suoi genitori e con i medici. Dopo un grave attacco, viene mandata in Alto Adige dove proverà a riprendersi in una clinica specializzata. Ma la terapia si rivela un incubo e la ragazza fugge in montagna. Si unisce a lei il giovane Bart, un compagno testardo ma disponibile. Mentre iniziano le ricerche per ritrovarla, Amelie raggiunge, con l'aiuto di Bart, la sua meta: la vetta di una montagna. Scendendo i ragazzi s'imbattono in un magico fuoco di San Giovanni, dal quale la ragazza spera di essere guarita.

- 12.11. Hell, di Tim Fehlbaum
Germania/Svizzera 2011, 89 min.
Con Hannah Herzsprung, Lars Eidinger, Stipe Erceg, Angela Winkler

Alla ricerca delle ultime fonti d'acqua del mondo, Phillip, Marie e la piccola Leonie si aggirano in una terra desolata e deserta. Da quando i raggi del sole sono rapidamente aumentati qualche anno prima, la terra, un tempo verde, si è tramutata in un arido inferno. L'acqua scarseggia, proprio come la benzina, ed è per questo che il giovane trio si allea con Tom, un imperscrutabile meccanico. Ma non sono soli - Phillip, Marie e Leonie devono riunire tutto il loro coraggio e affrontare un nemico determinato a fare qualsiasi cosa...

- 19.11. More Than Honey (Un mondo in pericolo), di Markus Imhoof
Svizzera/Germania 2012, 95 min.
Con Fred Jaggi, Prof. Dr. Randolf Menzel, John Miller, Liane Singer, Heidrun Singer

Markus Imhoof approfondisce lo studio delle api attraverso un'accattivante documentazione della loro biologia e comportamento. La dettagliata descrizione della vita di tali preziosi insetti impollinatori fa luce sul perché questi siano fondamentali per l'ecosistema e sottolinea in una nota malinconica come oggi la loro esistenza sia posta a dura prova da numerosi fattori. L'apertura del film è focalizzata sulla rievocazione della storia della famiglia del regista, da anni impegnata nell'allevamento delle api. Più di un terzo delle nostre derrate alimentari dipende dall'impollinazione effettuata da tali insetti. Albert Einstein avrebbe detto: "Se un giorno le api spariranno, l'estinzione del genere umano seguirà quattro anni più tardi." More Than Honey racconta della vita sul nostro pianeta, dello zelo e dell'avidità, dei super organismi e dell'intelligenza collettiva.

- 26.11. Die Wolke (The Cloud), di Gregor Schnitzler
Germania 2006, 100 min.
Con Paula Kalenberg, Franz Dinda, Hans-Laurin Beyerling, Karl Krankowzki

Un incidente in una centrale nucleare a sud-est di Francoforte scuote il paese. Un'enorme nube radioattiva si dirige verso la cittadina di Schlitz, non lontano da Bad Hersfeld. Tutti coloro che vivono nelle immediate vicinanze della centrale nucleare vengono immediatamente contaminati; in breve tempo muoiono 38.000 persone. Tutte le persone che vivono un po' più lontano cercano di scappare. Anche Hannah, una sedicenne, e il suo grande amore Elmar, un compagno di classe, cercano di sfuggire al loro terribile destino nel caos di un ordine che si sta dissolvendo. Elmar ci riesce all'ultimo secondo, mentre Hannah è contaminata. È segnata, probabilmente per sempre…

- 10.12. Die letzte Sau (The Last Pig), di Aron Lehmann
Germania 2016, 86 min.
Con Golo Euer, Rosalie Thomass, Herbert Knaup, Thorsten Merten

L'agricoltura su piccola scala non può più competere con le grandi industrie agricole. Quando un meteorite precipita dal cielo, distruggendo la sua fattoria, Huber si ritrova a non avere più nulla, tranne un'ultima scrofa. Assieme al maiale, Huber lascia le rovine che un tempo erano la sua azienda agricola e inizia una vita da senzatetto. Questa vita gli piace. Si trasforma in un ribelle che, viaggiando, incontra persone con un destino simile. Piccoli protagonisti, distrutti da grandi colossi. Per difendere i loro interessi, Huber decide di opporre resistenza diventando un simbolo di sovversione e libertà. Il giovane fa ciò che ritiene giusto. Perché in un mondo in cui una persona sana, laboriosa e onesta non è più in grado di provvedere a sé, qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.

- 17.12. Absurdistan, di Veit Helmer
Germania 2008, 90 min.
Con Kristyna Malérová, Maximilian Mauff, Nino Chkheidze, Ivane Ivantbelidze

Un villaggio remoto, da qualche parte tra l'Europa e l'Asia, in un tempo tra ieri e oggi. Sin dall'infanzia, Aya e Temelko sono fatti l'uno per l'altra. Ora non vedono l'ora che arrivi la loro prima notte d'amore. Questa è decisa, secondo l'antica tradizione, attraverso l'aiuto delle stelle ed è onorata con un bagno comune. Però poco prima dell'atteso appuntamento, la fontana si prosciuga! Dato che gli uomini del villaggio non tentano di riparare il danno, le donne prendono provvedimenti drastici: gettano gli uomini fuori dai loro letti matrimoniali, tirano una recinzione attraverso il villaggio che separa uomini e donne - e oltre a questo, entrano in sciopero. (Comunicato stampa)




Fermoimmagine dal film La scuola allievi Fiat Tutti in classe!
www.youtube.com/playlist?list=PL15B-32H5GlJRTfrCCc-ZlSRBJ0DRvP1K

Rassegna online di materiali d'archivio organizzata dall'Archivio Nazionale Cinema d'Impresa di Ivrea che è parte della Cineteca Nazionale. La playlist Tutti in classe, disponibile sul canale Youtube CinemaimpresaTV, racconta la scuola grazie ai tanti punti di vista offerti dai film conservati a Ivrea: dalle rigide scuole per allievi Fiat degli anni Sessanta, ai comunicati pubblicitari che invitano a l'acquisto di prodotti scolastici a prezzi popolari o di raffinate macchine da scrivere Olivetti. La rassegna online propone anche punti vista non aziendali, come i film di famiglia che immortalano il primogenito - di solito con la nascita del secondo figlio la cinepresa era già in soffitta - con grembiule e cartella o le gite scolastiche che inauguravano l'arrivo della primavera; e con due titoli della Documento Film: il primo, Seconda D, è un documentario parte di una serie diretta da Sergio Amidei e Luciano Emmer, il secondo, Giorno di Scuola, documenta con toni paternalistici il primo giorno di scuola in un paesino della Toscana nel 1954.

"Tutti in classe" termina con La scoperta della logica, diretto da Franco Taviani per Olivetti, il film descrive un esperimento didattico volto a insegnare agli alunni delle classi elementari la matematica con il sussidio del gioco e dell'osservazione del mondo reale, per arrivare a comprendere quali sono le tappe che portano i bambini alla scoperta della logica. Insomma, uno sguardo sulla scuola dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta per ricordare il periodo della vita di ognuno in cui l'ansia per un compito in classe era il problema più grande che potevi avere. (Comunicato ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)

___ Programma

- Seconda D (Basilio Franchina, 1951, 12')
- Giorno di scuola (Giorgio Ferroni, 1954, 10')
- La scuola allievi Fiat Giovanni Agnelli (Stefano Canzio, 1962, 14')
- Olivetti, Lettera 32 (Aristide Bosio, 1965, 1')
- Mi ricordo… I primi giorni di scuola (ca. 1965/1972, 1')
- Vieni alla Standa e guarda il prezzo (ca. 1970-1979, 1')
- La scuola comincia alla Standa (1977, 2')
- La scoperta della logica (Franco Taviani, 1970, 13')




Aqua Film Festival
5a edizione, 25-27 marzo 2021
Casa del Cinema di Roma
www.aquafilmfestival.org

La quinta edizione di Aqua Film Festival, vuole rappresentare, con lo strumento cinematografico e di documentazione, anche con diffusione on line, lo straordinario mondo dell'acqua nei suoi diversi valori e funzioni di utilizzo, per scoprire nuovi talenti cinematografici e la rinascita del cortometraggio. Si è deciso di spostare la 5° edizione di Aqua Film Festival al 2021 a causa le restrizioni di post emergenza sanitaria, dei posti seduti, nelle sale della Casa del Cinema e per l'impossibilità di invitare, come gli scorsi anni, gli studenti della Scuola del Pertini, dell' Università del Mediterraneo, dell'Istituto Rossellini e degli altri Istituti coinvolti. Direttore Artistico e fondatrice del Festival è Eleonora Vallone - pittrice, stilista, autrice, attrice di cinema, televisione e teatro, giornalista ed esperta di metodologie salutistiche in acqua.

La Giuria assegnerà il Premio "Sorella Aqua" per il Miglior Corto e il Premio "Sorella Aqua" per il Miglior Cortino. Sono, inoltre, previste Menzioni Speciali Trasversali che andranno ai corti o cortini girati anche da smartphone che meglio interpretano i seguenti sottotemi del Festival: Menzione speciale "Aqua & Ambiente" - miglior documentario e "Aqua & Isola" con tematica ambientata o ispirata da un'isola. Dalla scorsa edizione è inoltre istituita la sezione "Aqua & Thriller", aperta a corti o cortini di genere giallo, thriller, che attraverso l'utilizzo dell'acqua esprimano al meglio questa tematica. Novità di questa edizione, la sezione "Aqua & Arch", dedicata a progetti di bioarchitettura legati all'acqua e la sezione "Aqua Music" dedicata a video musicali con l'acqua protagonista. Durante la 5a edizione di Aqua Film Festival 2021 verranno, inoltre, annunciati i vincitori del concorso parallelo a quello ufficiale dedicato a scuole ed università Nazionali ed Internazionali, denominato "Aqua & Students". Il comitato artistico e scientifico è composto da figure del mondo dello spettacolo di consolidata esperienza.

Primo Festival Cinematografico dedicato al nostro elemento vitale, l'acqua, invita i vacanzieri a filmare col proprio smartphone un "cortino per la Vetrina Estate/ Autunno 2020". (Durata max 3 minuti). I migliori verranno scelti e pubblicati sul canale YouTube e in seguito proiettati durante il Festival. Queste attenzioni ai luoghi dove andiamo, riconducono a preservare la nostra salute che è quella dell'ambiente e del nostro primo elemento che è l'acqua, attraverso la lente dell'audiovisivo con le proiezioni del Concorso per un Cinema Internazionale.Un modo per valorizzare l'acqua non solo in chiave artistica e legata alla sua bellezza, ma anche per sollecitare i registi a denunciare i disastri legati alla poca attenzione verso l'importanza dell'acqua e l'ambiente. "Fratello mare, Amico Fiume, Caro Lago", è organizzata a scopo benefico dai volontari dell'Associazione Culturale no profit "Universi Aqua" e aperta a filmati corti o cortini realizzati con smartphone che denuncino, con reportage anche di pochi secondi o minuti, qualsiasi tipo di attività irresponsabile che provoca inquinamento del mare, dei fiumi o dei laghi.

Ricca la presenza di film, corti e documentari. La tragedia dell'acqua alta a Venezia è protagonista del reportage 'Omaggio a Venezia - AquaGranda', ma ci sarà spazio anche per il docufilm 'Mediterraneo Mare di Vita - The Director's cut' di Caterina Ponti, che sarà presentato fuori concorso. Una vera e propria 'nuotata' negli sconfinati, variopinti, multiformi abissi del Mar Mediterraneo, una poetica escursione subacquea in cui vengono svelati i suoi vari, curiosi, affascinanti e vitali abitanti. I protagonisti di questa pluripremiata esperienza visiva ed audio-fonica di "edutainment", la prima opera italiana di un nuovo format, sono suggestivi e straordinari acquanauti filmati da vicino nel loro habitat; un elogio alla vita che racconta, con approccio multi-disciplinare, il "Mare Nostrum".

I cortometraggi come sempre saranno variegati e toccheranno vari sotto-temi. In 'Il giorno più bello', di Valter d'Errico, l'acqua e un ristorante sul mare distolgono l'attenzione da una imminente violenza: Sonia è una ragazza di umili origini trasferitasi a Roma con le proprie speranze e progetti. L'incontro su un social network con il "principe azzurro" le cambierà per sempre la vita… Altro cortometraggio, 'Une chambre à moi' della regista e sceneggiatrice tunisina Manele Labidi, che ha come base il saggio di Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, ma sviluppato in chiave tragicomica. Il film sottolinea il gemellaggio tra AquaFilmFestival e il Festival dei Diritti Femminili & Cinema, che si tiene a Parigi, diretto da Mario Serenellini, con Ysè Brisson delegata generale.

Lo scorso dicembre, infatti, in occasione della seconda edizione del festival francese, AFF ha portato a Parigi due dei suoi corti scelti e premiati nelle precedenti edizioni, 'Grands Vents', di Nicolas Bellaïche e 'Rèsce la lune' di Giulia di Battista. Il festival avrà anche presentazioni di libri e incontri, come quello con il fisico Valerio Rossi Albertini, che dialogherà con il pubblico nell'ambito di "Cinema e Scienza: la parola all'esperto". L'acqua è uno degli elementi indispensabili affinché ad ognuno sia assicurato il diritto umano universale di avere "un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia" (art. 25, Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo).

Importanti patrocini e partnership sposano il tema di Aqua Film Festival, tra questi la nuova collaborazione con FederPesca, il cui Presidente, Luigi Giannini, presenterà al festival importanti novità riguardo la pesca sostenibile e la difesa del mare. Quindi la novità dell'Istituto Svizzero a Roma, che contribuisce a estendere l'influenza culturale e accademica della Svizzera oltre i suoi confini. Novità e scambio anche con la Fondazione Italiana Bioarchitettura, con l'Anica, l'Associazione che rappresenta l'audiovisivo e valorizzazione del Cinema. Si può diventare anche un "aquasupporter" dando un sostegno e segno di solidarietà alla Associazione no profit Universi Aqua, che organizza e promuove attenzione e difesa dell'ambiente.

Sulla Terra ci sono circa 1,4 miliardi di km3 di acqua, di cui il 97% è contenuto negli oceani. Da essa dipende la storia dell'umanità e la stessa genesi scientifica della vita e, al pari dell'aria che respiriamo, essa costituisce la nostra principale fonte di sopravvivenza. L'importanza di questo elemento-madre assume innumerevoli forme e implicazioni e rappresenta un'asse portante e continuo nelle economie, negli equilibri sociali e nelle identità culturali del pianeta. Per questo l'Acqua rappresentata nel cinema ha un impatto più sensibilizzante che nella realtà e la sua missione di consapevolezza attraverso l'arte. (Estratto da comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Copertina del CD degli Alenfado "Passeando"

Il 22 maggio è uscito il primo CD del gruppo musicale palermitano Alenfado. Il titolo portoghese Passeando, che vuole intenzionalmente e significativamente richiamare il termine siciliano Passiando (nonché lo spagnolo Paseando), evoca una passeggiata musicale attraverso il Portogallo, la Spagna, l'America Latina e la Sicilia. Dalle malinconiche atmosfere del fado dei quartieri di Lisbona si giunge alla scoperta di assonanze con le sonorità e le tematiche esistenziali e narrative di altre musiche popolari, quali la nostalgia, la lontananza e l'esilio di Fado triste, Meu fado meu e A chi vali unni nascisti, o le pene d'amore e il vittimismo di Com que voz, Algo contigo, Que nadie sepa mi sufrir, Fatum, Alfama, in un comune sentimento di fatalismo che permea tutti i brani e che talora si combina anche con sentimenti gioiosi e positivi, così come avviene nella vita reale.

Gli arrangiamenti e le orchestrazioni originali di tutti i brani sono di Toni Randazzo. Contiene dodici brani in lingua portoghese, spagnola e siciliana, tra cui due composizioni inedite, una delle quali con testo del giornalista e scrittore Daniele Billitteri. La registrazione è stata fatta nel "Recraft Studio" di Raffaele Pullara, che ha anche partecipato con la fisarmonica in tre tracce. (Comunicato stampa)




Logo della 66esima edizione del Taormina Film Festival TaorminaFilmFest
66esima edizione, 11-19 luglio 2020
www.taorminafilmfest.it | www.reggiespizzichino.com

Il TaorminaFilmFest si rinnova. Nella veste, nella forma e nella destinazione. Prodotto e organizzato da Videobank S.p.A. su concessione della Fondazione Taormina Arte Sicilia, con il patrocinio dell'Assessorato Regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo. Sono partner Sicilia Film Commission, Centro Sperimentale di Cinematografia, Università degli Studi di Catania, Università degli Studi di Messina, Università degli Studi Internazionali di Roma (Master di I livello in Traduzione e adattamento delle opere audiovisive e multimediali per il doppiaggio e il sottotitolaggio). Con la ferma volontà di osservare le precauzioni previste dai protocolli, anteponendo l'incolumità di pubblico e ospiti, il festival debutterà in un'inedita edizione online, in streaming su MYmovies, dall'11 al 19 luglio prossimo.

Quattordici opere prime o seconde nel Concorso principale, 12 documentari, 11 produzioni indipendenti europee e 4 eventi speciali. Riparte così da una Selezione Ufficiale di oltre 40 anteprime il 66° Taormina FilmFest, diretto da Leo Gullotta e Francesco Calogero. Nelle tre sezioni competitive la parità di genere tra i registi delle opere scelte - il 50% esatto degli autori è costituito da donne - la selezione della principale categoria competitiva si dipana intorno a Our Own di Jeanne Leblanc (Can, 2020), Critical Thinking di John Leguizamo (Usa, 2020), The Lunchroom di Ezequiel Radusky (Arg, 2019), The Cloud In Her Room di Xinyuan Zheng Lu (Chn/Hkg, 2020), The Alien di Nader Saeivar (Irn, 2020), Heart And Bones di Ben Lawrence (Aus, 2019), Oskar & Lilli - Where No One Knows Us di Arash T. Riahi (Aut, 2020), Jiyan di Suheyla Schwenk (Ger, 2019), Mother di Jure Pavlovic (Cro/Ser/Fra/Bih, 2019), Charter di Amanda Kernell (Sve, 2020), Uncle di Frelle Petersen (Dan 2019), A Thief's Daughter di Belen Funes (Spa, 2019), Perfumes di Grègory Magne (Fra, 2020) e Il Re Muore di Laura Angiulli (Ita, 2019).

La principale categoria competitiva sarà fruibile unicamente in sala presso il Palazzo dei Congressi di Taormina, la piattaforma offrirà un palinsesto alternativo realizzato in post-produzione, ricco di documenti video, immagini di archivio, suggestive riprese emozionali e interventi di ospiti, a parziale narrazione di un festival interamente virtuale. Le magnifiche immagini presentate nelle cartoline video della Sicilia e di Taormina, con il suo prestigioso festival cinematografico, saranno indiscusse protagoniste di un'innovativa operazione di promozione turistica e culturale che trasforma, adatta e ripensa - almeno in parte - l'audiovisivo e l'esperienza festivaliera alla grammatica e alle dinamiche della fruizione in streaming della sessantaseiesima edizione dell'evento.

Sarà l'anteprima italiana di Il était un petit navire (There Was A Little Ship) il titolo d'apertura della sessantaseiesima edizione: il film-testamento di Marion Hänsel è l'omaggio che Taormina e il suo festival cinematografico internazionale vogliono rendere alla filmografia di quattro decadi della produttrice, regista e attrice belga dopo la recentissima dipartita. E a farlo è proprio un diario di ricordi di vita e di cinema - tra Marsiglia, Anversa, Parigi, New York e le Fiandre - molto vicino ai film autoriflessivi di Agnès Varda e Chantal Akerman. Un saggio filmico-biografico, sincero e poetico.

Domenico Dolce e Stefano Gabbana scelgono ancora una volta il Maestro Giuseppe Tornatore per raccontare il loro incondizionato amore per la Bellezza attraverso l'occhio sapiente della sua cinepresa. Il rapporto di profonda amicizia e stima reciproca tra i due Stilisti e il regista premio Oscar - sempre presente nei momenti fra i più importanti della storia di Dolce&Gabbana e autore di spot memorabili - torna a intrecciarsi sul grande schermo dopo il cameo nella scena della corriera de L'uomo delle stelle (1995) e si concretizza nella realizzazione del film Devotion, con le musiche inedite di un altro grande premio Oscar, l'indimenticabile Maestro Ennio Morricone.

Il film presentato in anteprima assoluta il 18 luglio 2020 al Teatro Antico di Taormina, in una serata ospitata da Regione Siciliana, Taormina Film Fest e Fondazione Taormina Arte, con ospite d'onore Monica Bellucci e performance speciale de Il Volo. Devotion verrà poi proiettato in agosto in alcune tra le più belle piazze della Sicilia, nel contesto di un progetto culturale di ampio respiro di promozione artistica, folcloristica e enogastronomica, sotto la direzione creativa di Dolce&Gabbana e il patrocinio della Regione Siciliana.

Girata in gran parte nel cuore di Palermo e ai piedi del grande Duomo di Monreale - crocevia di culture e più volte ispirazione per le creazioni degli Stilisti grazie al suo sincretismo artistico - l'opera racconta l'infinito amore di Domenico Dolce e Stefano Gabbana per la Sicilia, fonte inesauribile della loro creatività, e l'instancabile passione per il loro lavoro: un intimo percorso alla scoperta di una dimensione autentica e lontana dai riflettori della moda. Un lavoro quotidiano completamente devoto al tocco umano, a quella Bellezza che le macchine, da sole, non riusciranno mai ad emulare. Un sentiero solcato da gioie, ripensamenti, geniali intuizioni e profondo rispetto per la tradizione.

È su questo percorso che si dipana il racconto del film, sotto lo sguardo attento della cinepresa e quello di misteriose figure che osservano curiose gli Stilisti a lavoro nelle sartorie, svelando rapporti di senso altrimenti impercettibili. Una narrazione in cui ritornano spesso, incalzanti, gli inconfondibili fregi e le scene delle gesta dei paladini dipinti sul carretto siciliano, umile mezzo di trasporto che tra le mani degli artigiani diventa opera d'arte ed epico racconto della storia dell'Isola. Un'immagine potente e un forte simbolo culturale, perfetto punto di incontro tra la Sicilia e Dolce&Gabbana. Da questo bacino di suggestioni gli Stilisti attingono a piene mani, intrecciandone gli elementi con altre culture, altri linguaggi, altre storie. Devotion è un'ode al sentimento di assoluta devozione di Domenico Dolce e Stefano Gabbana e all'universo unico di saperi ed emozioni racchiuso nelle loro creazioni.

Il 66° Taormina FilmFest festeggia i 50 anni di attività del grande autore della fotografia Vittorio Storaro, tre volte Premio Oscar, con il Cariddi d'oro alla Carriera. È trascorso quasi un ventennio dal 2001, quando una suggestiva eruzione dell'Etna ha accompagnato la proiezione al Teatro Antico dell'anteprima di Apocalypse Now Redux, presentata al pubblico festivaliero dal suo straordinario Autore della Fotografia. E dopo il debutto italiano di A Rose in Winter di Joshua Sinclair alla 65ª edizione, il festival diretto da Leo Gullotta con la Selezione diretta da Francesco Calogero - prodotto e organizzato da Videobank S.p.A. su concessione della Fondazione Taormina Arte Sicilia - si festeggiano gli ottant'anni di Vittorio Storaro e i primi cinquant'anni di attività del Maestro che per venticinque ha fregiato, con l'impareggiabile e sapiente potenza delle sue immagini, anche i film di Bernardo Bertolucci e quelli di Francis Ford Coppola, Warren Beatty, Carlos Saura e Woody Allen (Cafè Society, La Ruota delle Meraviglie e Un giorno di pioggia a New York).

La stella di Vittorio Storaro è una delle più luminose della cinematografia internazionale e ha scritto con la luce grandi successi italiani e planetari, conquistando ben tre Academy Awards per Apocalypse Now (1980), Reds (1982) e L'ultimo imperatore (1988). Storaro, insignito del Nastro d'oro, ha vinto, tra gli altri riconoscimenti, anche un BAFTA, un Grand prix tecnico a Cannes, un Premio Goya, un David di Donatello, sette Nastri d'argento e un Globo d'oro. Il 66° Taormina FilmFest lo vedrà protagonista della cerimonia di chiusura al Teatro Antico il 19 luglio prossimo, in occasione della quale riceverà il Cariddi d'Oro alla Carriera per aver illustrato l'arte cinematografica con l'insieme della sua opera e per aver saputo incarnare al meglio le esigenze espressive dei prestigiosi autori con i quali ha frequentemente collaborato, apportando un personale contributo tecnico ed estetico-figurativo alla creazione luministica dell'immagine sul grande schermo.

La cerimonia di chiusura dell'edizione, con la partecipazione dell'Orchestra Sinfonica Siciliana, vedrà protagonisti i vincitori del Concorso, con la consegna dei tradizionali premi Cariddi e Maschere di Polifemo oltre ai Taormina Arte Awards alla carriera. Ed eccezionalmente sarà proprio il Direttore artistico Leo Gullotta ad accompagnare l'affezionato pubblico dell'evento sia in occasione della serata sia nel percorso di un format quotidiano, destinato al web e allo streaming, che condurrà lo spettatore a casa in un viaggio ideale tra documenti video, inedite immagini di repertorio e interventi di ospiti, che racconteranno il festival di ieri e quello innovativo e parzialmente virtuale di oggi.

Dal 18 luglio al 18 ottobre, presso la Casa del Cinema di Taormina, sarà inoltre allestita la mostra fotografica "Le donne nel cinema" - realizzata in collaborazione con Fondazione CSC - Centro Sperimentale di Cinematografia e Fondazione Taormina Arte Sicilia - che presenta numerose immagini femminili tratte da alcune dei film più famosi e amati della storia del cinema italiano, tutte provenienti dall'Archivio Fotografico della Cineteca Nazionale. Radio Monte Carlo è radio ufficiale della manifestazione. Tra i media partner dell'evento anche Eurovision, Società Editrice Sud (Giornale di Sicilia/Gazzetta del Sud), La Sicilia Multimedia e MYmovies.it. Hotel Metropole Taormina è l'Hotel ufficiale della manifestazione. (Comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)

PREMI 2020

_ Concorso Lungometraggi
La Giuria, composta dall'attrice Emmanuelle Seigner (anche Presidente di Giuria), dal regista Mimmo Calopresti, dalla produttrice Ingrid Lill Hogtun, dal produttore Antonio Pérez Pérez e dall'attrice Joana Preiss ha così deliberato:

- Cariddi d'Oro per il Miglior Film
Un film rigoroso ma allo stesso tempo ironico e commovente, una grande regia che trasforma la vita di un piccolo mondo in un racconto universale, con uno sguardo visionario e poetico, e una padronanza assoluta del grande linguaggio cinematografico. Il Cariddi d'oro per il miglior film va a Onkel di Frelle Petersen (Danimarca).

- Cariddi d'Argento per la Migliore Regia
Una storia appassionante e travolgente, con uno svolgimento sorprendente per un racconto di realismo sociale, interpretato da un grande cast, con un montaggio serrato e una fotografia eccellente, nonché una musica e un suono eccezionale. Il Cariddi d'Argento per la miglior regia va a Charter di Amanda Kernell (Svezia).

- Menzione Speciale della Giuria
La Giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale a La hija de un ladron di Belèn Funes (Spagna), un'opera prima moderna, di grande potenza, con la direzione di un gruppo di attori straordinari, che racconta la battaglia per la sopravvivenza economica e affettiva quotidiana.

- Maschera di Polifemo per la Migliore Attrice
Un'interpretazione raffinata, capace di coinvolgere progressivamente lo spettatore fino a fargli accettare un personaggio di una donna qualsiasi, anche un po' distante dalla vita, che alla fine rivelerà tutta la sua umanità permettendo al pubblico di esserne partecipe. La Maschera di Polifemo per la migliore attrice va a Daria Lorenci per il film Mater di Jure Pavlovic (Croazia).

- Maschera di Polifemo per il Migliore Attore
Con un grande carisma, poche parole e pochi gesti, un'interpretazione che riesce ad esprimere una forte sensibilità civile e umana, che racconta perfettamente le contraddizioni di un paese profondamente ferito. La Maschera di Polifemo per il miglior attore va a Bakhtiyar Panjeei per il film Namo /The Alien di Nader Saeivar (Iran).

_ Giuria Documentari

La giuria Documentari, presieduta dal regista Goran Devic e composta dal regista Antonio Falduto e dal regista Christian Bisceglia ha decretato Miglior film del Concorso Documentari Paradise Without People di Francesca Trianni (" Per l'impegno e la capacità nel catturare con un linguaggio efficace e sincero il momento in cui i sogni diventano illusioni e le illusioni realtà. Il premio per il miglior documentario va a un film intimo e minimalista. È un film che segue due giovani famiglie di rifugiati, che consentono alla regia di rendere visibile tutta la loro sofferenza e la complessità dello sradicamento sociale e culturale causato dalla guerra". La Giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale al film My dear mother, di Paul-Anders Simma (Finlandia) "Per la forza descrittiva con cui compone il ritratto di due adolescenti segnato dal dramma dell'abbandono e tuttavia capaci di superarlo in un viaggio risolutivo nel proprio passato e nelle radici di una intera comunità".

_ Concorso IndiEuropea

La Giuria giovanile per la sezione "Indieuropea" composta dagli studenti del Master TeA dell'Università degli Studi Internazionali di Roma- UNINT: Vittoria Cardone, Ludovica Coroniti, Sofia Gamba, Laura Gramegna, Walter Lancellotti, Serenella Priore, Giulia Romano, Dorotea Theodoli, Elisa Vetrano e dalle supervisor Elisa Pinci e Martina Losardo, ha così deliberato:

Premio per il Miglior Film va a Maria Solinha di Ignacio Vilar Per aver rappresentato un tema così attuale come quello della repressione della libertà femminile attraverso un uso coinvolgente, innovativo e ricercato della meta-narrazione.

Premio per il Miglior Attore protagonista va a Ruscen Vidinliev nel film 18% Grey, per un'interpretazione delicatamente intimista che accompagna il pubblico alla scoperta di un viaggio di crescita e di riscatto.

Premio per la Migliore Attrice Protagonista va a Astrid Bergès-Frisbey nel film L'Autre, per aver interpretato in modo realistico e sentito il dolore e il tormento della perdita, coinvolgendo lo spettatore in un percorso introspettivo e onirico.

_ Menzioni

Per essere riuscito a raccontare le contraddizioni e le sofferenze di un territorio occupato in una realtà politica attuale poco conosciuta ma incredibilmente vicina, una menzione a The forgotten di Daria Onyshchenko.

Per il modo originale e dinamico in cui musica, teatro, letteratura e animazione riescono a descrivere un periodo storico di forte censura e persecuzione artistica in Russia, una menzione speciale a The nose or the cospiracy of Mavericks di Andrey Khrzhanovsky.

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Premi del Taormina Film Fest 2019
Presentazione




Logo del Semestre di presidenza della Germania nel Consiglio della Unione Europea Semestre di presidenza tedesca del Consiglio dell'UE
Il Goethe-Institut presenta il programma culturale Europeo


Dal 1° luglio la Repubblica Federale Tedesca assume la presidenza del Consiglio dell'UE e inaugura una serie di eventi culturali all'insegna della sfera pubblica e della solidarietà in Europa. In tutte le sedi europee del Goethe-Institut, tra le quali quelle in Italia, si terranno eventi e manifestazioni live e digitali. Il programma del Goethe-Institut è dedicato alla eterogeneità dell'Europa e spazia dal confronto tra le generazioni, i dibattiti sull'intelligenza artificiale o sulla libertà, ai concorsi di idee e installazioni artistiche.

Presentazione




Sport Film Festival

La 40esima edizione della rassegna dedicata all'audiovisivo a tema sportivo si è svolta Palermo dal 20 al 26 gennaio 2020. Ogni anno la Commissione cinematografica composta da giornalisti, critici, personalità del mondo sportivo, dell'arte e spettacolo, realizza una selezione di film di genere sportivo, nel quadro della promozione dei valori dello Sport. L'SFF presenta un programma in cui, oltre alle proiezioni dei film selezionati (al cinema Multisala di Palermo), prevede convegni e incontri con i produttori.

Una delle novità della rassegna siciliana, diretta da Roberto Oddo e organizzata dal Centro di Comunicazione Visiva, è la partecipazione alla competizione di film e documentari dedicati agli E-Sport, ovvero i videogiochi e gli sport realizzati attraverso dispositivi elettronici. Durante la rassegna è stata allestita la mostra "Cinema e sport" che attraverso una documentazione video-fotografica ed editoriale ha rappresentato la storia dello Sport Film Festival. L'edizione di quest'anno, che ha raggiunto un record nelle presenze internazionali, è stata gemellata con il Premio Massimo Troisi. In ricordo di Massimo Troisi è stato proiettato il film Il Postino. Enzo Decaro, attore che ha iniziato la carriera artistica nel trio "La Smorfia" - insieme con Massimo Troisi e Lello Arena - ha ricevuto il Premio alla Carriera.

Alla conclusione di una selezione tra 495 film in concorso tra lungometraggi, cortometraggi, film dedicati al calcio e allo sport paralimpico prodotti tra il 2016 e il 2019, provenienti da 54 Stati, sono stati assegnati i Premi - il Paladino d'Oro - in varie categorie, durante una cerimonia svolta al al teatro Politeama di Palermo.

Premi Paladino d'Oro

- Miglior Lungometraggio: Butterfly (Italia)
- Migliore Regia: Benjamin Best Sorry Game (Germania)
- Miglior Documentario: She Is Ocean (Russia)
- Miglior Cortometraggio: 8 (Usa)
- Miglior Fiction: The Buzz (Ungheria)
- Migliore Sceneggiatura Aimone's Dreams (Italia)
- Miglior Film Calcistico: The Making Of: José Mourinho (Inghilterra)
- Miglior Film Straniero: Reflecting Ice (Finlandia)
- Miglior Film Paralimpico: 10km/h (Canada)
- Migliore Fotografia: The Botton Turn (Inghilterra)
- Migliore Colonna Sonora: Mission 8 (Germania)
- Miglior Montaggio: L'ingegnere dei record (Italia)
- Migliore E-Sport: To Win it all (Usa)
- Premio del Pubblico ("Social Award"): Take tour Mark Banu (India)
- Premio "School Award": Road to the Final (Inghilterra)




Locandina del Taormina Film Fest 2019 Premi del Taormina Film Fest 2019
www.taorminafilmfest.it

Si è conclusa la 65a edizione del Taormina Film Fest, che, con 78 film in programma in rappresentanza di 24 differenti Paesi, ha riscosso un grande successo di pubblico e critica. Un Festival vincente anche sui social, con 400mila visualizzazioni che riguardano solo la settimana della kermesse fino alla serata di venerdì. La sessantacinquesima edizione del Taormina Film Fest, che ha visto la presenza di star internazionali quali Nicole Kidman, Octavia Spencer, Julia Ormond, Oliver Stone, Peter Greenaway, Phillip Noyce e Richard Dreyfuss, è prodotta e organizzata da Videobank, con la direzione artistica di Silvia Bizio e Gianvito Casadonte.

Al festival la Apple ha annunciato il proprio ingresso ufficiale in un festival internazionale, presentando la sua nuova serie drammatica Truth Be Told, creata da Nichelle Tramble e ispirata dal romanzo di Kathleen Barber e ha presentato il documentario The Elephant Queen, diretto da Mark Deeble e Victoria Stone e il film Hala, diretto da Minhal Baig per la produzione esecutiva di Jada Pinkett Smith. La giuria lungometraggi, composta da Oliver Stone, André Aciman, Carlo Siliotto, Paolo Genovese, Elisa Bonora, Carolina Crescentini e Julia Ormond ha decretato come vincitori:

- Premio Cariddi d'Oro per il Miglior Film: Show Me What You Got, di Svetlana Cvetko
- Premio Cariddi d'Argento per la Miglior Regia: Minhal Baig per Hala
- Premio Cariddi d'Argento per la Miglior Sceneggiatura: Picciridda, scritto da Paolo Licata con la collaborazione di Ugo Chiti e basato sul romanzo di Catena Fiorello
- Premio Maschera di Polifemo per il Miglior Attore: Jarrid Geduld per il film Ellen: die storie van Ellen Pakkies
- Premio Maschera di Polifemo per la Miglior Attrice: Jill Levenberg per il film Ellen: die storie van Ellen Pakkies
- Menzioni Speciali: "Nello spirito delle giovani donne viste in Hala, Show me what you got, Picciridda, This Teacher, Vai, In the life of Music e Azali vorremmo onorare le interpretazioni di Marta Castiglia e Lucia Sardo nel film Picciridda".

La giuria documentari composta da: Donatella Finocchiaro, Bedonna Smith, Andrea Pallaoro e Patrizia Chen assegna il Premio Cariddi.

- Premio Miglior Documentario a One Child Nation diretto da Nanfu Wang e Jialing Zhang. Sottolinea la giuria "un film che ci ha commosso profondamente per la sua onestà e per il suo impegno a dare luce su un momento buio nella storia che continua ad avere impatto sulla vita di miliardi di persone intorno al mondo oggi".

- Menzioni Speciali a Patma Tungpuchayakul per Ghost Fleet e a Andrea Crosta per Sea of Shadows. La motivazione della giuria recita: "due personaggi che abbiamo incontrato nei film che abbiamo visto e che hanno toccato i nostri cuori come eroi, avendo messo la loro vita in pericolo e rischiando tutto per difendere l'umanità e il futuro del pianeta".

Gli altri premi:

- Premio Videobank a Guja Jelo e a Maria Incudine
- Premio Angelo D'Arrigo a Oliver Stone
- Premio del Festival a Luca Josi, Executive Vice President, Brand Strategy, Media & Multimedia Entertainment di Tim Vision "per il significativo contributo che ha dato al cinema in Italia con le sue pubblicità collegate all'immaginario filmico".
- Premio Wella a Maria Grazia Cucinotta
- Menzione Speciale Taormina Film Fest al corto Il giorno più bello, scritto e diretto da Valter d'Errico e prodotto da Jo Champa.
- Premio Center Stage Competition per il Miglior Film della giuria di studenti delle università di Catania e Messina, coadiuvato da studenti internazionali a Spiral Farm, di Alec Tibaldi, con Piper De Palma
- Premio Center Stage Competition Miglior Regia a Julia Butler per Slipaway
- Premio Special Air Italy per un giovane emergente siciliano a Marta Castiglia per la sua interpretazione in Picciridda

Nel corso di questi giorni hanno ricevuto il Taormina Arte Award: Bruce Beresford, Nicole Kidman, Phillip Noyce, Fulvio Lucisano, Peter Greenaway e Octavia Spencer, oltre a Martha Coolidge, Julia Ormond e Alessandro Haber e Dominique Sanda che lo hanno ricevuto nel corso della cerimonia finale. Il Festival, che quest'anno ha visto come madrina l'attrice e modella spagnola Rocío Muñoz Morales è stato presentato, nelle serate al Teatro Antico, dalla conduttrice e attrice Carolina Di Domenico, prodotto e organizzato per il secondo anno consecutivo da Videobank, in collaborazione con la Fondazione Taormina Arte (sostenuta dall'Assessorato regionale al Turismo e dal Comune di Taormina), con la direzione artistica di Silvia Bizio e Gianvito Casadonte. (Comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Premio Tenco 2018 al cantautore Adamo
20 ottobre 2018
Teatro Ariston di Sanremo 

L'edizione 2018 del Premio Tenco è stat dedicata al tema "Migrans - Uomini, idee, musica" e il cantautore Adamo incarna lo spirito di chi, partendo dall'Italia, ha portato canzoni e cultura oltre confine. Nell'ambito dell'edizione Premio Tenco 2018, il cantautore Adamo sarà insignito del prestigioso Premio e si esibirà sul palco del Teatro Ariston, a dieci anni dal suo ultimo live italiano. Nella prolifica produzione di Adamo emerge un messaggio universale per "Questo mondo che ha male", dove povertà, sete di potere, stupidità umana e mancanza di comunicazione, tradiscono una carenza d'amore. Per lui, "Il futuro non esiste", perché la fede nell'avvenire resta nelle nostre mani.

Adamo attualmente è impegnato nella preparazione di un nuovo album (uscita prevista nel 2019) con brani di grandi autori italiani, prodotto da Dino Vitola, a cui seguirà una tournée nazionale ed internazionale, che riporterà Adamo nel suo paese di origine, l'Italia. La passione per la musica e una qualità vocale tinta di emozioni hanno fatto di Salvatore Adamo (1943) uno dei cantautori poeticamente e commercialmente più riusciti in Europa e nel mondo. Salvatore Adamo, primo di sette fratelli, è migrato in Belgio a Ghlin-Jemappes (Mons) dalla città di Comiso (Sicilia) nel 1947 con i suoi genitori all'età di tre anni. Ragazzo timido e gentile, inizia il cammino verso il successo in un concorso indetto da radio Lussemburgo, presenta la canzone "Si J'osais" con la quale il 14 febbraio 1960 fa il suo esordio radiofonico e successivamente vince la finale a Parigi.

L'album di debutto - Adamo '63/'64 - con "Tombe La Neige" e "Vous Permettez, Monsieur?" lo trasforma in una celebrità mondiale. La passione per la musica e le qualità artistiche lo hanno reso una delle stelle più grandi nel mondo musicale in lingua francese. Impone la sua musica senza tempo, passando dall'Europa, dall'America del Sud e del Nord, dal Medio Oriente, dall'Africa, dall'Asia per arrivare al Giappone. E' stato ai primi posti nelle Hit-Parade in più di cinquanta nazioni. Della canzone "Tombe la neige" (oltre ad essere stata per 72 settimane al primo posto in Giappone) esistono più di ottocento versioni in giro per il mondo, delle quali cinquecento nel solo Giappone. Nel corso della sua carriera ha composto più di cinquecento canzoni (parole e musica), pubblicato Venticinque Album studio (in Francia) e venduto più di 100 milioni di dischi, vinto ventidue Dischi d'Oro (quelli da 1 milione di dischi cadauno) entrando così di diritto nell'albo dei migliori cantanti di tutti i tempi. (Comunicato Ufficio stampa Alessandra Placidi)

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Fermo-immagine del cantautore Adamo dal film Les Arnaud




Locandina di presentazione di Il diario di Angela - Noi due cineasti Il diario di Angela. Noi due cineasti
un film di Yervant Gianikian
alla 75esima Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia

Ogni giorno, da sempre, Angela tiene un diario, scritto e disegnato: fatti pubblici, privati, incontri, letture, tutto vi viene registrato. Anche il rapporto di due viaggi in Russia, 1989-1990. Cadeva l'URSS. Diario su librini cinesi, sin da prima di Dal Polo all'Equatore (1986), del nostro ininterrotto lavoro sulla violenza del 900. Dai nostri tour negli Stati Uniti con i "Film Profumati" di fine anni '70, all'Anthology Film Archive di New York, al Berkeley Pacific Film Archive... Rileggo ora questi diari e rivedo il film-diario di tutti questi anni, sono rimasto da solo, dopo molti anni di vita e di lavoro d'arte insieme. L'ho portata sulle Alpi Orientali che amava e dove insieme camminavamo.

Angela rivive per me nelle sue parole scritte a mano, con calligrafia leggera, che accompagnano i suoi disegni, gli acquarelli, i rotoli lunghi decine di metri. Guardo i nostri film privati, dimenticati. Registrazioni che stanno dietro al nostro lavoro di rilettura e risignificazione dell'archivio cinematografico documentario. La vita di ogni giorno, fatta di cose semplici, le persone vicine che ci accompagnano, la ricerca nel mondo dei materiali d'archivio, un viaggio in Armenia sovietica con l'attore Walter Chiari. Testimonianze che nel corso del tempo abbiamo raccolto. E' il mio ricordo di Angela, della nostra vita. Rileggo questi quaderni e ne scopro altri a me sconosciuti. (...) Rivedere l'insieme dei quaderni del Diario infinito di Angela e lo sguardo all'indietro dei nostri film privati, che accompagnano la nostra ricerca. Il mio disperato tentativo di riportarla al mio fianco, di farla rivivere, la continuazione del nostro lavoro come missione attraverso i suoi quaderni e disegni, una sorta di mappa per l'agire ora, che ne contiene le linee direttrici e ne prevede la continuazione. Angela ed io abbiamo predisposto nuovi importanti progetti da compiere. La promessa, il giuramento, di continuare l'opera. (Yervant Gianikian)

Angela Ricci Lucchi è nata a Ravenna nel 1942. Ha studiato pittura a Salisburgo con Oskar Kokoschka. E' scomparsa lo scorso 28 febbraio a Milano. Yervant Gianikian ha studiato architettura a Venezia, già dalla metà degli anni '70 si dedica al cinema, l'incontro con Angela Ricci Lucchi segnerà il suo percorso artistico e privato. I film di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi sono stati presentati nei più importanti festival internazionali, da Cannes a Venezia, da Toronto alla Berlinale, da Rotterdam a Torino alle Giornate del Cinema Muto. Retrospettive della loro opera sono state ospitate nelle maggiori cineteche del mondo (dalla Cinémathèque Française alla Filmoteca Española, dalla Cinemateca Portuguesa al Pacific Film Archive di Berkeley) e in musei come il MoMA di New York, la Tate Modern di Londra e il Centre Pompidou di Parigi.

Tra i luoghi che hanno ospitato le loro installazioni, citiamo almeno la Biennale di Venezia, la Fondation Cartier Pour l'Art Contemporain di Parigi, la Fundacio "La Caixa" di Barcellona, il Centro Andaluz de Arte Contemporaneo di Siviglia, il Mart di Rovereto, il Witte de With Museum di Rotterdam, il Fabric Workshop and Museum di Philadelphia, il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, il Museo d'Arte Contemporanea di Chicago, l'Hangar Bicocca di Milano, Documenta 14 a Kassel. (Comunicato stampa Lara Facco)

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Il diario di Angela. Noi due cineasti
by Yervant Gianikian
at 75th Venice International Film Festival

Angela always kept a diary, writing and drawing in it every day: public events, private matters, people she had met and things she had read, everything was noted down. Even accounts of two trips to Russia, 1989-1990. Just when the USSR was crumbling. A diary about little Chinese books, even from before Dal Polo all'Equatore (1986) and our continuous work on 20th-century violence. From our tours around the United States with "Perfumed Films" in the late 1970s to the Anthology Film Archive of New York and Berkeley Pacific Film Archive. As I reread these diaries and visualise a film-diary covering all those years, I am now on my own after living and working together on art projects for so many years. I took her with me to the eastern Alps she once loved so much and where we used to go walking together. Angela comes back to life for me in her handwritten words and soft handwriting accompanying her drawings, watercolours, rolls and rolls of film measuring dozens of metres in length.

I watch our private, forgotten films. Recordings that lie behind our work on reinterpreting and re-evaluating the documentary film archive. Everyday life made up of just ordinary things, the people who were close to us, our research in the world of archive materials, a trip to Soviet Armenia with the actor Walter Chiari. Memorabilia we collected down the years. These are my recollections of Angela and our life together. As I reread these notebooks I discover others I knew nothing about. (...) Looking back over all the notebooks composing Angela's endless Diary and taking another look back at those private films of ours accompanying our research work. My desperate attempt to have her back at my side again, to bring her back to life, so that we can carry on our work together as our purpose and mission in life, through her notebooks and drawings, a sort of map of what I now need to do, containing all the guidelines and how I should continue. Angela and I have made plans for important new projects together. A promise, a pledge, to continue our work. (Yervant Gianikian)

Angela Ricci Lucchi was born in Ravenna in 1942. She studied painting in Salzburg with Oskar Kokoschka. She passed away on 28th February in Milan. Yervant Gianikian studied architecture in Venice before deciding to focus on film in the mid-1970s. Meeting Angela Ricci Lucchi was a turning point in both her artistic career and private life. Yervant Gianikian and Angela Ricci Lucchi's films have been shown at the most important international film festivals, including Cannes, Venice, Toronto, the Berlinale, Rotterdam, Turin and the 'Giornate del Cinema Muto' (silent film festival). Retrospectives of their work have been hosted at some of the world's most important film archives (i.e. Cinémathèque Française, Filmoteca Española, Cinemateca Portuguesa and Pacific Film Archive in Berkeley) and in museums like MoMA in New York, the Tate Modern in London and Pompidou Centre in Paris.

Among those places that have hosted their installations, it is at least worth mentioning the Venice Biennial, Fondation Cartier Pour l'Art Contemporain in Paris, Fundacio "La Caixa" in Barcelona, Centro Andaluz de Arte Contemporaneo in Seville, the Mart in Rovereto, Witte de With Museum in Rotterdam, Fabric Workshop and Museum in Philadelphia, Palais des Beaux-Arts in Brussels, the Contemporary Art Museum in Chicago, Hangar Bicocca in Milan, and Documenta 14 in Kassel. (Press release)




Oltreconfine
www.goethe.de/italia/oltreconfine

Cosa sappiamo della vita che ci si lascia alle spalle in fuga da una guerra? Cosa conosciamo di chi decide di mollare tutto, casa, amici e affetti per arrivare in un luogo in cui ogni cosa è estranea, ostile? Da oggi è online una Webserie in sei episodi girata tra i Balcani, la Germania e l'Italia, in cui sei giovani registi raccontano sei storie di partenze, viaggi e arrivi oltreconfine. La serie è stata prodotta dal Goethe-Institut in Italia che ha selezionato le idee di tre studenti della dffb (Deutsche Film- und Fernsehakademie) di Berlino e tre del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo. I film sono stati scritti e girati grazie alla collaborazione di due tutor autorevoli, Andres Veiel a Berlino e Stefano Savona a Palermo, entrambi registi e documentaristi premiati nell'ambito di prestigiosi festival.

Le sei storie sono l'occasione per entrare nelle vite di altrettanti protagonisti che, per motivi e in momenti storici diversi tra loro, hanno attraversato i confini del proprio paese e della propria vita. Le sei storie sono Houzayfa's Items di Carlotta Berti, Virginia Nardelli e Alessandro Drudi, Mangoes grow in Winter di Benedetta Valabrega e Claudia Mastroroberto, Filthy Maddening Race di Luca Capponi e Alessandro Drudi, 175 km di Borbála Nagy, Historia Magistra Vitae di Tamara Erbe e Sans Sommeil di Sarah Yona Zweig. (Comunicato Ufficio Stampa e Relazioni Esterne Goethe-Institut Rom)




Paese dei Festival - Foto Ross La Ciura - Goethe-Institut Logo Il Paese dei Festival Il Paese dei Festival
I Festival come motori culturali sul territorio italiano

Al Goethe-Institut Palermo un incontro dei festival culturali italiani

www.goethe.de/palermo

I rappresentanti di otto festival culturali italiani si sono dati appuntamento a Palermo. Motivo dell'incontro un invito del Goethe-Institut, che ha promosso un progetto d'eccellenza creato ad hoc proprio per loro. Si tratta di "Il Paese dei Festival", un percorso finalizzato a mettere a confronto chi si occupa di festival culturali nel Sud della penisola, ovvero creare un momento di scambio e approfondimento attraverso tre incontri, di cui il primo si è appena concluso e i prossimi due si terranno nel 2018. "Obiettivo del progetto - spiega Heidi Sciacchitano, direttrice del Goethe-Institut Palermo - è quello di proporre ai partecipanti di affrontare un percorso comune di training professionale che stimolerà i direttori e i rappresentanti di otto festival a sperimentare un metodo di gestione coerente, sostenibile, internazionale e di alta qualità. In ciò ci avvarremo della consulenza e preparazione nella formazione di esperti e professionisti del settore, tra cui la Fondazione Fitzcarraldo di Torino."

Nell'incontro appena tenuto, i rappresentanti dei festival hanno affrontato in tre giorni di workshop il tema della progettazione culturale tra territori e sostenibilità. Al Goethe-Institut di Palermo sono arrivati gli organizzatori di:

.. Cufù Festival (Castrofilippo - Agrigento)
.. Eruzioni Festival (Ercolano - Napoli)
.. Festival della Letteratura Mediterranea (Lucera - Foggia)
.. La Digestion (Napoli)
.. L'Isola delle Storie, Festival letterario di Gavoi (Gavoi - Nuoro)
.. MainOFF, Congresso delle musiche e delle arti elettroniche indipendenti (Palermo)
.. Sicilia Queer Filmfest (Palermo)
.. Valdemone Festival (Pollina - Palermo)

"Sono stati giorni intensi e meravigliosi per il nostro Festival - scrive su Facebook Maria Del Vecchio, direttrice organizzativa del Festival della Letteratura Mediterranea di Lucera (Foggia). Abbiamo condiviso progetti, visioni, sorrisi, problemi, fatiche e ancora sorrisi. Il confronto è motivo certo di crescita e motore di scelta. Esiste un esercito di persone che crede che la cultura possa mutare le sorti dei nostri territori, del nostro Sud. Lontano dalla retorica e dalle lamentele: fare e costruire, edificare, progettare con passione. Condividere questa scelta, che a volte ci sembra una dannazione, ci fa sentire più forti, più convinti e felici."

A guidare gli incontri è stata la Fondazione Fitzcarraldo, un centro indipendente che svolge attività di progettazione, ricerca, formazione e documentazione sul management, l'economia e le politiche della cultura, delle arti e dei media. Gli esiti degli incontri e dei workshop saranno resi pubblici dal Goethe-Institut attraverso una pubblicazione bilingue italiana e tedesca, che sarà realizzata e messa a disposizione di altri festival e soggetti interessati. I prossimi incontri si terranno a marzo 2018 con analisi dei pubblici e strategie di audience development, e settembre 2018 con strategie di fundraising. Il Paese dei Festival - I Festival come motori culturali sul territorio italiano gode del patrocinio della Città di Palermo - Assessorato alla Cultura, e della Regione Sicilia - Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo - Ufficio Speciale Sicilia Film Commission / Ufficio Speciale per il Cinema e l'Audiovisivo. (Comunicato stampa - novembre 2017)




Lyda Borelli nel film La memoria dell'altro "La memoria dell'altro"
Proiezione della versione restaurata


Nella cornice della mostra veneziana dedicata a Lyda Borelli, primadonna del Novecento (01 settembre - 15 novembre 2017), allestita a Palazzo Cini a cura di Maria Ida Biggi, direttrice dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma, la proiezione, il 10 novembre presso l'Aula Magna dell'Ateneo Veneto, di La memoria dell'altro (1913), opera rara ed emblematicamente rappresentativa del temperamento e dell'arte della grande diva. Il film è stato restaurato per l'occasione dal CSC - Cineteca Nazionale in collaborazione con l'Istituto per il Teatro e il Melodramma - Fondazione Giorgio Cini e con il sostegno degli eredi di Lyda Borelli.

La proiezione è accompagnata da musica dal vivo a cura della pianista Cinzia Gangarella e preceduta da una conferenza introduttiva, con interventi di Maria Ida Biggi, direttrice dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma, Daniela Currò, conservatrice della Cineteca Nazionale della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, e Angela Dalle Vacche, docente di Storia del Cinema presso il Georgia Institute of Technology di Atlanta. Il film ripropone il sodalizio di Lyda Borelli con Mario Bonnard e Vittorio Rossi Pianelli, rispettivamente nei ruoli dell'amante tragico e dell'innamorato respinto, già sperimentata con grande successo in Ma l'amor mio non muore! realizzato sempre nel 1913 dalla Film Artistica "Gloria", per la regia di Mario Caserini, film canonico del genere "diva film" italiano.

La memoria dell'altro è un dramma passionale e tragico, che si incentra sul personaggio emancipato e anticonformista di Lyda, aviatrice acclamata, guidatrice di automobile, danzatrice formidabile, ma anche donna appassionata e sensuale, fatalmente travolta da un sentimento che la conduce all'estremo delle sue possibilità e della sua volontà. Sono memorabili i voli aerei, preceduti dalla preparazione meticolosa dell'aviatrice e e seguiti da un pubblico festante; altrettanto notevoli sono gli esterni veneziani, su cui il racconto indugia, facendo muovere i protagonisti tra magnifici scenari, tra arrivi spettacolari in vaporetto, approdi in gondola e passeggiate da Grand Tour in Piazza San Marco.

La memoria dell'altro

Regia di Alberto Degli Abbati, 1913, 79';
Produzione: Film Artistica "Gloria", Torino;
Visto censura: n. 2084 del 24 dicembre 1913;
Lunghezza originale: 1650/2000 metri (sei parti);
Soggetto: baronessa De Rege;
Fotografia: Angelo Scalenghe;
Personaggi e interpreti: Mario Bonnard (Mario Alberti), Lyda Borelli (l'aviatrice Lyda), Felice Metellio (il giornalista), Letizia Quaranta (Cesarina), Emilio Petacci, Vittorio Rossi Pianelli (il principe di Sèvre).

Sinossi: La bella aviatrice Lyda respinge l'assidua corte del principe di Sèvre e s'innamora del giornalista Mario Alberti che, nonostante sia fidanzato con Cesarina, accetta l'invito di Lyda a raggiungerla a casa sua. Insospettita, Cesarina segue Mario e lo sorprende in una scena d'amore con la giovane. Approfittando di una breve assenza di Lyda, Cesarina riesce a sottrarre alla rivale Mario, convincendolo a lasciarla. Abbandonata, Lyda si concede all'amore del principe di Sèvre. Ma la donna non riesce a dimenticare Mario. Qualche tempo dopo, mentre la coppia si trova a Venezia, Lyda rincontra Mario in un teatro: colti dalla passione riaccesa, i due fuggono a Parigi per vivere il loro amore. Ma la felicità viene troppo presto guastata da una malattia che costringe Mario a letto per lunghi mesi. La miseria spinge Lyda a cercare aiuto: lo trova presso un gruppo di apaches generosi che rimangono conquistati nel vederla danzare. Il ritorno a casa però è amaro: Mario è morto. Disperata, anche Lyda si ammala e muore in una triste corsia d'ospedale dopo aver richiamato per l'ultima volta alla memoria l'immagine del suo amato Mario. (dalla scheda di Marco Grifo in Enciclopedia del Cinema in Piemonte)

Il film è stato restaurato a partire da un duplicato negativo safety b/n con didascalie italiane conservato dal CSC - Cineteca Nazionale, stampato nel 1977 da una copia nitrato d'epoca, attualmente non più conservata. Ad oggi questo duplicato costituisce l'unico testimone del film, con l'unica eccezione di un frammento di circa 200 metri conservato dalla Filmoteca Española di Madrid, un positivo nitrato con didascalie spagnole e colorazioni per imbibizione, relativo al finale del film. Rispetto a una lunghezza originale che le filmografie moderne ricostruiscono tra i 1650 e i 2000 metri, corrispondenti a una suddivisione in sei parti, il duplicato italiano ha una lunghezza di 1484 metri: risulta quindi incompleto, oltre che in gran parte privo dell'originaria suddivisione in atti (con eccezione della didascalia che introduce il I Atto).

Tuttavia le lacune, concentrate entro la prima metà del film, non incidono particolarmente nella comprensione generale della trama. Il duplicato negativo d'archivio è stato digitalizzato a risoluzione 2k e sono stati eseguiti interventi di stabilizzazione e di restauro digitale dell'immagine, con la rimozione dei difetti più evidenti, rimasti "fotografati" sul duplicato dalla copia nitrato originale, come righe, macchie, spuntinature, strappi. Si è cercato di non eccedere con l'intervento di pulizia mantenendolo entro i limiti della giusta fruibilità, tenendo conto del fatto che, in ogni caso, il materiale di partenza è rappresentato da un duplicato di tarda generazione.

Sulla base di questo stesso criterio è stata eseguita la color correction, con la finalità di uniformare il tono fotografico, scegliendo di mantenere il bianco e nero del duplicato negativo di partenza, senza tentare una restituzione delle colorazioni originarie. Si è ritenuto, infatti, che il campione di confronto rappresentato dal frammento della Filmoteca Española non fosse sufficientemente rappresentativo per una ricostruzione per congettura delle colorazioni dell'intero film. Le lavorazioni sono state eseguite interamente a cura del CSC - Cineteca Nazionale nell'estate - autunno 2017. (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Stampa, Comunicazione, Editoria Centro Sperimentale di Cinematografia (Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca Nazionale))




Locandina FeliCittà FeliCittà
Un ritratto acustico di Palermo


www.goethe.de/felicitta

Se la felicità ha un suono, qual è? Qual è il suono o il rumore di Palermo che rende felici? Il duo artistico Katharina Bihler e Stefan Scheib raccontano Palermo attraverso i suoi suoni e le testimonianze dei suoi cittadini, per scoprire che uno degli elementi fondamentali della sua felicità è la musica. I podcast sono ascoltabili online. Il duo Liquid Penguin, ovvero Katharina Bihler e Stefan Scheib, hanno ricercato lo scorso anno i suoni della felicità in Italia, Paese nel quale da sempre i tedeschi immaginano che la felicità sia di casa. Voci e musica, il vivace rumoreggiare di una città, il silenzio, la tranquillità, ma soprattutto il mare, sono le fonti di felicità più ricorrenti che i Liquid Penguin hanno trovato a Trieste, Roma, Napoli e Palermo durante il loro "Viaggio in Italia" nell'ambito del progetto "Felicittà" del Goethe-Institut Italien.

Il ritratto di Palermo è ora online sul sito del Goethe-Institut. Su è possibile ascoltare, preferibilmente in cuffia, i 70 podcast realizzati a partire da quasi 100 ore di registrazioni. Il capoluogo siciliano viene raccontato attraverso le orecchie di artisti e personalità importanti che hanno svelato i luoghi che per loro rappresentano la felicità. L'ensemble Liquid Penguin, composto dalla autrice Katharina Bihler e dal compositore Stefan Scheib, lavora dal 1996 nel campo di musica contemporanea, arte sonora e radiodrammi. Per le loro opere gli artisti hanno ricevuto numerosi premi come il "Deutscher Hörspielpreis", il premio per il miglior radiodramma e altri. (Comunicato stampa)




Presentazione racconto di Sasha Marianna Salzmann «In bocca al lupo»
Racconto di Sasha Marianna Salzmann ispirato alla città di Palermo


"Hausbesuch - Ospiti a casa", progetto del Goethe-Institut, ha portato la scrittrice, curatrice e drammaturga tedesca Sasha Marianna Salzmann a Palermo, ospite in casa dei palermitani. Da questa esperienza è nato il racconto ispirato al capoluogo siciliano In bocca al lupo.

Sasha Marianna Salzmann (Volgograd - ex Unione Sovietica, 1985) attualmente è autrice in residenza del teatro Maxim Gorki di Berlino, ben noto per le sue messe in scena dedicate alla post-migrazione. La sua pièce teatrale Muttermale Fenster blau ha vinto nel 2012 il Kleist Förderpreis. Nel 2013 il premio del pubblico delle Giornate Teatrali di Mülheim (Mülheimer Theatertage) è stato assegnato all'opera teatrale Muttersprache Mameloschn che affronta tre generazioni di tedeschi ebrei. Sasha Marianna Salzmann è famosa per i suoi ritratti umoristici dedicati a tematiche politiche. Il suo racconto In bocca al lupo è stato scritto durante il suo soggiorno nel capoluogo siciliano nel luglio 2016 per il progetto "Hausbesuch - Ospiti a casa" del Goethe-Institut. Tradotto in cinque lingue, farà parte di un e-book che uscirà in primavera e che il Goethe-Institut presenterà alla Fiera del Libro di Lipsia. (Comunicato Goethe-Institut Palermo)

Racconto scaricabile alla pagina seguente

Pagina dedicata al soggiorno palermitano di Sasha Marianna Salzmann, con videointervista

"7 domande a Sasha Marianna Salzmann e Tucké Royale"

Informazioni sul progetto "Ospiti a casa" e sugli altri "ospiti"




"Giallo Kubrick": Le Ultime Cento Ore

Alla Biblioteca "Luigi Chiarini" del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma è conservata una sceneggiatura dattiloscritta del 1964 intitolata Le Ultime Cento Ore, attribuita a Stanley Kubrick, della quale non esiste traccia in nessuna monografia, filmografia, studio. Si tratta di una copia di deposito legale catalogata nei primi anni '90. Il primo a sollevare dei dubbi sull'autenticità del copione fu Tullio Kezich nel 1999 sollevando un gran polverone sulla stampa nazionale, quello che venne definito il "giallo Kubrick" rimase irrisolto fino ad oggi. Grazie alla passione di uno studioso kubrickiano, Filippo Ulivieri, che non si è accontentato di come la questione fosse stata accantonata. Sono state ricostruite le vicende e individuati gli autori, finalmente Filippo Ulivieri ha reso noto il resoconto e come sono stati risolti i relativi misteri del "giallo Kubrick". (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Comunicazione/stampa e archivio storico Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema)




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Prefazioni e recensioni di Ninni Radicini



Presentazione libri da Comunicato case editrici / autori




Copertina del doppio libro di artista Internal Memories External Memories di Carolina Sandretto Internal Memories | External Memories
Edizione limitata: 199 copie; Stampa Fonte Grafica Milano

Doppio libro d'artista di Carolina Sandretto dedicato al tempo, la memoria e le eredità personali. A marzo 2020, Carolina Sandretto ha passato il primo lockdown da sola nella sua casa di famiglia in Toscana, circondata da oggetti del passato, legati alle donne della sua vita: le sue due amatissime nonne, e sua madre, che in quel periodo era lontana. Ha iniziato a fotografare gli oggetti della casa - arredi, porcellane e minuzie - catalogandoli per forma e per colore, perché potessero rivelare le persone cui erano appartenuti e le loro diverse personalità, materializzando una presenza che riempisse il silenzio e la solitudine di quelle settimane.

In quegli stessi giorni, al tramonto saliva in terrazzo e fotografava la vista sul mondo esterno: la cupola del Duomo, la torre del campanile e le case intorno alla sua. Anche in questo caso la fotografia diventava una disciplina, per continuare a uscire, ammirare il paesaggio, riflettere sul tempo. Le fotografie - polaroid che l'artista ha sovraesposto più volte - sottolineano lo scorrere del tempo, lo rendono visibile, fisico, in quei giorni in cui sembrava immobile. Così un doppio libro d'artista, in edizione limitata, prezioso, poetico e a tratti struggente: due volumi tenuti insieme da un elastico in cui Internal Memories affronta i temi della memoria e delle eredità personali di ognuno, mentre External Memories racconta il passare del tempo, la percezione che ne abbiamo e l'illusione che la fotografia possa fermarlo. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)




Copertina libro Ultima frontiera, di Giovanni Cerri Ultima frontiera
Diario, incontri, testimonianze

di Giovanni Cerri, Casa editrice Le Lettere, Collana "Atelier" a cura di Stefano Crespi, Firenze 2020
www.lelettere.it

Nell'orizzonte contemporaneo appare significativa la testimonianza di questi scritti di Giovanni Cerri. In un connotato diaristico, divenuto sempre più raro, vive la "voce" dei ricordi, dei volti, dei momenti esistenziali, delle figure dell'esistere: richiami all'adolescenza, le prime immagini dell'arte nello studio del padre, conoscenze di personaggi testimoniali, incontri con artisti. In una scrittura aperta, esplorativa, emergono due tematiche in una singolare originalità: la periferia come corrispettivo della solitudine dell'anima; lo sguardo senza tempo nell'inconscio, in ciò che abbiamo amato, in ciò che non è accaduto.

Giovanni Cerri (Milano, 1969), figlio del pittore Giancarlo Cerri, ha iniziato la sua attività nel 1987 e da allora ha esposto in Italia e all'estero in importanti città come Berlino, Francoforte, Colonia, Copenaghen, Parigi, Varsavia, Toronto, Shanghai. Nel continuo richiamo al territorio urbano di periferia, la sua ricerca si è sviluppata nell'indagine tematica dell'archeologia industriale con il ciclo dedicato alle Città fantasma. Nel 2011, invitato dal curatore Vittorio Sgarbi, espone al Padiglione Italia Regione Lombardia della Biennale di Venezia. Nel 2014 presenta la mostra Milano ieri e oggi nelle prestigiose sale dell'Unione del Commercio a Palazzo Bovara a Milano. Nel 2019 alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte è ospitata la mostra Memoria e Futuro. A Milano, nell'anno di Leonardo, in occasione del quinto centenario leonardesco.

- Dalla postfazione di Stefano Crespi

«Nel percorso di questa collana «Atelier», sono usciti in una specularità scritti di artisti e scritti di letterati: gli scritti degli artisti nelle cadenze dell'orizzonte interiore (ricordiamo: Confessioni di Filippo de Pisis, Cieli immensi di Nicolas de Staël); gli scritti dei letterati nel tradurre, nel prolungare in nuova vita il fascino, l'enigma dei quadri (ricordiamo Giovanni Testori, Yves Bonnefoy). Nelle istanze oggi di comunicazione mediatica, di caduta dell'evento, il libro di Giovanni Cerri, Ultima frontiera, si apre a uno spazio senza fine di sensi, luce, eros, avventura dell'immagine, della parola. Accanto allo svolgimento della pittura, vivono, rivivono, nelle sue pagine, anche dagli angoli remoti della memoria, i tratti del vissuto, i momenti dell'esistere: richiami all'adolescenza, le prime immagini dell'arte nello studio del padre, figure di artisti, personaggi testimoniali, i luoghi, il luogo ultimativo della periferia, occasioni di accostamento a quadri del passato, museali. […]

Soffermandoci ora in alcuni richiami, ritroviamo il senso di un percorso, i contenuti emozionali, quella condizione originaria che è l'identità della propria espressione. In una sorta di esordio, viene ricordato lo studio del padre, artista riconosciuto, Giancarlo Cerri. Uno studio in una soffitta di un antico edificio. Ma anche «luogo magico», dove si avvia la frase destinale, il viaggio di Giovanni Cerri che percepisce la differenza (o forse anche una imprevedibile relazione) tra figurazione come rappresentazione e astrazione come evocazione. David Maria Turoldo è stato una figura testimoniale in una tensione partecipe alle ragioni dell'esistere e al senso di una vita corale. Lo scritto di Giovanni Cerri ha la singolarità di un ricordo indelebile nella conoscenza, con la madre, all'abbazia di S. Egidio a Fontanella e poi nella frequentazione, dove Turoldo appare come presenza, come voce, come forza di umanità. Scrive Cerri: «un uomo fatto di pietra antica, come la sua chiesa».

Michail Gorbaciov, negli anni dopo la presidenza dell'Unione Sovietica, in un viaggio in Italia, con la moglie Raissa ha una sosta a Sesto San Giovanni, dove visita anche l'occasione di una mostra di tre giovani artisti. Giovanni Cerri, uno dei tre artisti, conserva quel momento imprevedibile di sorpresa con gli auguri di Gorbaciov. Un'emozione suscita la visita al cimitero Monumentale: una camminata, un viaggio inconfondibile nelle testimonianze che via via si succedono. In particolare, toccante la tomba di una figura femminile mancata a ventiquattro anni. Rivive, in Cerri, davanti alla scultura dedicata a questa figura femminile, una bellezza seducente, il mistero di un eros oltre il tempo. Nelle pagine di diario appaiono, come tratti improvvisi, occasioni, emozioni.

Così il ricordo di Floriano Bodini nella figura, nel personaggio, nelle parole, nel fascino delle sue sculture in una visita allo studio. Giovanni Cerri partecipa all'inaugurazione della mostra di Ennio Morlotti sul ciclo delle bagnanti. In quella sera dell'inaugurazione erano presenti Morlotti e Giovanni Testori sui quali scrive Cerri: «cercatori inesausti delle verità nascoste, tra le pieghe infinite dello scrivere e del dipingere». Un intenso richiamo alla scoperta della Bovisa: «un paesaggio spettrale» nella corrosione, nella vita segreta del tempo. Accanto al percorso diaristico, Giovanni Cerri riporta in una sezione alcuni testi di sue presentazioni in cataloghi o nello stimolo di un'esposizione. In un ordine cronologico della stesura dei testi figurano Alessandro Savelli, Giancarlo Cazzaniga, Franco Francese, Alberto Venditti, Marina Falco, Fabio Sironi.

Si tratta di artisti con una singolarità, un connotato originario. Si riconferma la scrittura di Cerri, fuori da aspetti categoriali, didascalici. Una scrittura esplorativa nelle intuizioni, nei riferimenti creativi, in un movimento dialettico: esistenza e natura, interno ed esterno, presenza e indicibile, immagini e simboli, «una luce interiore» e «l'ombra, il mistero, l'enigma della vita». In conclusione al libro si presentano due interviste con Giovanni Cerri curate da Luca Pietro Nicoletti nel 2008, da Francesca Bellola nel 2016. Appaiono, limpidamente motivati, momenti tematici, espressivi, con intensa suggestione di rimandi. Inevitabile, infine, una considerazione sul rapporto del pensiero, della scrittura con la pittura.

Più che a richiami in relazioni specifiche, dirette, il percorso di Cerri nella sua eventicità destinale può essere ricondotto a due tematiche: la visione interiore della periferia e lo sguardo senza tempo nel volto. Tematiche che hanno una connessione anche psicologica nell'alfabeto oscuro dell'esistenza, del silenzio. La periferia è l'addio ancestrale nelle sue voci disadorne, stridenti, perdute, nella solitudine in esilio dalle cifre celesti. Nell'intervista di Francesca Bellola c'è un'espressione emblematica di Giovanni Cerri sulla periferia: «non sono più solo le zone periferiche delle città industriali con le strade, i viali e le tangenziali ad essere desolate, ma è anche la nostra anima, il nostro terreno interiore, a evidenziare i segni di abbandono». Il titolo che segna in modo così sintomatico l'opera di Cerri è Lo sguardo senza tempo. In un'osservazione generale, il «vedere» è la scena dei linguaggi, lo sguardo è inconscio, memoria, ciò che abbiamo amato, ciò che non è accaduto […]» (Comunicato ufficio stampa De Angelis Press)




Copertina libro Ritratti e autoritratti di Felice Laudadio Ritratti e autoritratti. Cinema teatro tv e la battaglia delle idee
di Felice Laudadio, ed. CSC e Rubbettino, prefazione di Walter Veltroni, 18 euro

Il volume è stato presentato il 29 settembre 2020 alla Casa del Cinema di Roma
www.fondazionecsc.it

Il libro raccoglie interviste e interventi pubblicati dal Presidente del CSC tra il 1974 e il 1983, quando lavorava come critico e cronista di cinema e di televisione al quotidiano «l'Unità»: infatti alla presentazione, oltre allo stesso Laudadio, saranno presenti due vecchi suoi colleghi di quel giornale, David Grieco e Alberto Crespi, coordinati da Enrico Magrelli.

L'elenco degli intervistati, in rigoroso ordine di apparizione, comprende Franco Cristaldi, Roberto Benigni, Marco Ferreri, Giorgio Strehler, Jurij Ljubimov, Carla Gravina, Vittorio Gassman, Elio Petri, Mariangela Melato, Ugo Gregoretti, Mario Monicelli, Renzo Arbore, Ugo Tognazzi, Duccio Tessari, Francesco Maselli, Claudia Cardinale, Rodolfo Sonego, Lea Massari, Alberto Lattuada, Ansano Giannarelli, Catherine Spaak, Flavio Bucci, Tino Buazzelli, Monica Vitti, Luigi Zampa, Dino Risi, Giuliano Montaldo, Gian Maria Volonté, Nino Manfredi, Sylvano Bussotti, Stefania Sandrelli, Ettore Scola, Luigi Comencini, Marcello Mastroianni, Cesare Zavattini, Paolo Villaggio, Gigi Proietti, Marco Bellocchio, Federico Fellini, Alessandro Blasetti, Lilla Brignone, Katharine Hepburn, Bernardo Bertolucci, Georges Wilson, Laura Morante, Monica Guerritore, Giuliana De Sio, Ingrid Thulin, Franco Brusati, Alberto Sordi, Jeanne Moreau, Margarethe von Trotta.

A queste interviste si aggiungono alcuni articoli su "casi" culturali e politici dell'epoca, legati alla messa in onda quasi contemporanea di Mistero buffo di Dario Fo e del Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli, al lavoro in tv di Carmelo Bene e Maurizio Costanzo, fino alle prime avvisaglie di quella che diventerà la terribile vicenda di Enzo Tortora. Emerge dalla "rilettura" di questi articoli la loro sorprendente (e angosciosa) attualità, come scrive Laudadio stesso nella sua introduzione: «Nelle cicliche crisi del cinema italiano - "crisi": parola ricorrente che ascolterò molte volte dalle bocche di decine dei cineasti intervistati nelle pagine che seguono -, quella degli anni Settanta-Ottanta del XX secolo è tristemente somigliante, per ragioni ovviamente del tutto diverse da quelle di allora, alla gravissima crisi nella quale stanno oggi precipitando, ovunque, il cinema e tutto il mondo dell'audiovisivo ma anche del teatro, della musica, delle arti, dell'editoria. In qualche modo se ne uscirà - certo - ma sarà durissima». (Comunicato ufficio stampa Susanna Zirizzotti)




Copertina del libro su Carlo Invernizzi a cura di Massimo Donà Carlo Invernizzi
Impercettibili nientità. Poesie 1950-2017

a cura di Massimo Donà

* Il volume è stato presentato il 6 settembre 2020 nel Palazzo delle Paure di Lecco

Nel volume è raccolta per la prima volta l'intera opera poetica di Carlo Invernizzi (Milano 1932-2018). Il libro contiene anche una sezione antologica in cui sono pubblicati saggi dedicati alla poesia e alla visione poetico-filosofica di Invernizzi, e uno short film del regista Francesco Castellani, Carlo Invernizzi. La voce del poeta (2020), accessibile tramite il sito de La nave di Teseo.

«Dall'inizio degli anni Sessanta sino alla sua scomparsa nel 2018, la poesia di Carlo Invernizzi si è fatta sempre più radicale, sino a trasformarsi in un vero e proprio "corpo a corpo" con l'impossibile. Le sue parole non descrivono, e neppure hanno mai voluto farsi mera testimonianza di uno stato d'animo; esse indicano piuttosto la lucida consapevolezza del fatto che ogni sforzo poetico sarà vano, ma nello stesso tempo assolutamente necessario. Sì, perché la realtà è per lui tutta espressione di quella Natura Naturans che sta prima di ogni distinzione concettuale; prima, cioè, della divisione tra essere e nulla.» (Massimo Donà).

La Natura Naturans è quel «tuttuno di fantasiapensiero e cosa di cui l'uomo è coscienza intrinseca, non componente estraneo che vuole dominarla e deturparla» (Invernizzi). Questa concezione è riflessa dalla poesia in cui il "pensieroimmagineparola" rimanda al "tuttoniente" delle cose, rispetto alle quali esso non vuole, né può, essere altro". La raccolta dell'intera opera di Invernizzi manifesta in modo particolarmente incisivo l'unitarietà della visione poetico-filosofica della Natura Naturans lungo tutto l'arco della sua produzione, che ha per luogo insieme fisico e mentale Morterone, definito dal poeta suo «luogo di radici, soglia ingermino d'immagini metafore» del suo «fare poesia». Proprio a Morterone veniva firmato nel 1996 il manifesto Tromboloide e disquariata, steso dal poeta con i pittori Gianni Asdrubali, Bruno Querci e Nelio Sonego a cui è seguita nel 1999 la mostra Tromboloide e disquarciata. Natura Naturans presso i Musei Civici di Villa Manzoni a Lecco, dopo essere stata presentata nel 1997 presso il Centro Espositivo della Rocca Paolina di Perugia, la Galleria Nothburga di Innsbruck e il Museo Rabalderhaus di Schwaz.

La stessa concezione è dal 1986 alla base delle attività della Associazione Culturale Amici di Morterone, e ha condotto alla creazione del Museo d'Arte Contemporanea all'Aperto di Morterone. Il Museo, costituito da oltre trenta opere installate nella natura incontaminata, abbelisce il territorio morteronese rendendolo un autentico segnale poetico. Il rapporto del poeta con Morterone costituisce anche un momento saliente dello short film realizzato da Francesco Castellani, che lo presenterà in questa occasione. Seguiranno interventi di Tommaso Trini, scrittore e critico d'arte contemporanea, che parlerà del mondo poetico di Invernizzi, di Massimo Donà, musicista jazz, filosofo e Professore ordinario di Filosofia teoretica presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che ha curato il volume, e Davide Mogetta, collaboratore del Centro Studi Carlo Invernizzi, che parlerà di alcuni temi che uniscono la poesia alla visione poetico-filosofica della Natura Naturans. (Comunicato stampa)




Copertina del libro Il Calzolaio dei Sogni, di Salvatore Ferragamo, pubblicato da Electa Il calzolaio dei sogni
di Salvatore Ferragamo, ed. Electa, pag. 240, oltre 60 illustrazioni in b/n, in edizione in italiano, inglese e francese, 24 euro, settembre 2020

Esce per Electa una nuova edizione, con una veste grafica ricercata, dell'autobiografia di Salvatore Ferragamo (1898-1960), pubblicata per la prima volta in inglese nel 1957 da George G. Harrap & Co., Londra. Salvatore Ferragamo si racconta in prima persona - la narrazione è quasi fiabesca - ripercorrendo l'avventura della sua vita, ricca di genio e di intuito: da apprendista ciabattino a Bonito, un vero "cul-de-sac" in provincia di Avellino, a calzolaio delle stelle di Hollywood (le sue calzature vestirono, tra le altre celebrità, Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, Sofia Loren e Greta Garbo), dalla lavorazione artigianale fino all'inarrestabile ascesa imprenditoriale.

Il volume - corredato da un ricco apparato fotografico e disponibile anche in versione e-book e, a seguire, audiolibro - ha ispirato il film di Luca Guadagnino "Salvatore - Shoemaker of Dreams", Fuori Concorso alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia: la narrazione autobiografica diventa un lungometraggio documentario che delinea non solo l'itinerario artistico di Ferragamo, ma anche il suo percorso umano, attraverso l'Italia e l'America, due mondi che s'intrecciano fortemente. (Comunicato stampa)




Federico Patellani, Stromboli, 1949 - Federico Patellani © Archivio Federico Patellani - Regione Lombardia _Museo di Fotografia Contemporanea Federico Patellani, Stromboli 1949
ed. Humboldt Books

Il libro è stato presentato il 30 giugno 2020
www.mufoco.org

Il Museo del Cinema di Stromboli e il Museo di Fotografia Contemporanea presentano il libro in una diretta (canali YouTube e Facebook del Mufoco) che vedrà intervenire Alberto Bougleux, Giovanna Calvenzi, Emiliano Morreale, Aldo Patellani e Alberto Saibene. La pubblicazione è introdotta dalle parole della lettera con cui Ingrid Bergman si presenta a Roberto Rossellini: "Caro Signor Rossellini, ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo 'ti amo', sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei". Rossellini, dopo aver ricevuto questa lettera da Ingrid Bergman, allora una delle massime stelle hollywoodiane, la coinvolge nel progetto che diventerà il film Stromboli, terra di Dio (1950), ma ancor prima del film è la storia d'amore tra il regista romano e l'attrice svedese a riempire le cronache di giornali e rotocalchi.

Federico Patellani, uno dei migliori fotografi dell'epoca, si reca sull'isola eoliana: le sue fotografie fanno il giro del mondo, perché non documentano solo la realizzazione del film, ma anche le condizioni di vita degli abitanti e la forza degli elementi. Dall'archivio Patellani, presso il Museo di Fotografia Contemporanea, sono emerse le fotografie che aiutano a ricostruire nella sua integrità quella celebre storia. (Comunicato stampa)




La nascita del Partito popolare a Trino tra cattolicesimo sociale, movimento socialista e reducismo
di Bruno Ferrarotti
www.storia900bivc.it

Il volume «offre un'attraente panoramica su questioni fondamentali per la comprensione delle vicende che hanno caratterizzato la fine dell'Ottocento e il primo Novecento, fino alla soglia dell'avvento del fascismo. Ancora una volta seguendo l'autore è possibile passare agilmente dalla dimensione nazionale a quella locale e comprendere gli stretti collegamenti tra la politica generale e la sua traduzione nell'orizzonte più contenuto, ma non meno significativo, della comunità locale. Al centro dell'attenzione la nascita del Partito popolare, nato per raccogliere i consensi dell'elettorato cattolico, con uno statuto ispirato alla dottrina sociale cristiana, che alla prima prova elettorale, nel novembre 1919, con soli dieci mesi di attività raccolse oltre il 20 per cento di voti.

La ricostruzione di Ferrarotti della fitta rete di iniziative sociali, economiche e culturali messe in atto dal mondo cattolico trinese in contrapposizione all'azione socialista, consente di avere piena consapevolezza che l'irruzione sulla scena politica del Partito popolare sia stato l'esito non di un progetto politico estemporaneo, ma il prodotto di una lunga gestazione, dopo la stagione del non expedit e le progressive ma parziali aperture, limitate alla dimensione amministrativa» (dalla prefazione di Enrico Pagano). Libro nella collana "Studi trinesi" edito dal Comune di Trino in collaborazione con l'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia.

Bruno Ferrarotti è autore e coautore di pubblicazioni scientifiche nonché saggi e monografie di storia politica, religiosa, sociale ed ambientale della comunità trinese e del suo circondario. In collaborazione con l'Istituto, oltre al volume qui presentato, ha pubblicato, sempre nella collana "Studi trinesi", il volume Trino 1948. Cronaca di un conflitto politico annunciato, che arricchisce la storia del Novecento trinese di un nuovo e interessante capitolo sulla transizione istituzionale e politica degli anni compresi fra il 1946 e il 1948. (Comunicato stampa)




Serge Reggiani, Alberto Sordi ed Eduardo De Filippo nel film Tutti a casa I cento anni di Alberto Sordi
Un libro e un numero di "Bianco e nero" editi dal Centro Sperimentale di Cinematografia e da Edizioni Sabinae

www.fondazionecsc.it

Il 15 giugno Alberto Sordi compie cent'anni. È il terzo grande del cinema italiano del quale, in questo 2020, si celebra il centenario. Il 20 gennaio è toccato a Federico Fellini, che di Sordi è stato grande amico (e con il quale ha girato due capolavori, Lo sceicco bianco e I vitelloni). Il 16 marzo è stata la volta di Tonino Guerra, poeta e sceneggiatore, amico e collaboratore di Fellini. Il 31 luglio sarà invece il centesimo compleanno di Franca Valeri, che è sempre viva e attiva e ha collaborato con Sordi in film divertentissimi quali Piccola posta, Il segno di Venere e Il vedovo.

Il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale è in prima fila nel festeggiare questi importanti anniversari. E in occasione del centenario di Sordi, vuole ricordare due preziose pubblicazioni dedicate al grande attore, edite assieme a Edizioni Sabinae. La prima, in ordine di tempo, è stata il numero 592 della rivista "Bianco e nero", intitolato Sordi segreto e curato da Alberto Anile. Costruito con un lungo lavoro di ricerca fra i materiali del Fondo Alberto Sordi, di proprietà della Fondazione omonima e conservati presso la Cineteca Nazionale, il numero getta luce su molti progetti non realizzati del grande attore: dal film su Henry Kissinger al sogno di un Don Chisciotte e Sancho Panza in coppia con Vittorio Gassman. La seconda, uscita nei primi giorni del 2020, è il volume Alberto Sordi sempre di Alberto Anile, con una prefazione di Carlo Verdone (membro del CDA del Centro Sperimentale) e un'introduzione di Felice Laudadio, Presidente del CSC. Entrambe le pubblicazioni sono in vendita in libreria, e sono acquistabili online.

.. Alberto Sordi
di Alberto Anile, prefazione di Carlo Verdone, introduzione di Felice Laudadio, CSC / Edizioni Sabinae, 2020, cartonato, illustrato, Euro 30,00
In vendita in libreria e online: www.amazon.it/Alberto-Sordi-Anile/dp/B084QLPB6C
Versione digitale: digital.casalini.it/9791280023063

.. Sordi segreto
Numero monografico della rivista "Bianco e Nero" (592), CSC / Edizioni Sabinae, brossura, illustrato, Euro 16,00 (Comunicato stampa)




Copertina della rivista Critica d'Arte La nuova serie delle rivista «Critica d'Arte»
www.fondazioneragghianti.it | www.lelettere.it

Nel 2019 si è chiusa l'ottava ed è partita la nona serie di «Critica d'Arte», una delle riviste di storia dell'arte più longeve d'Italia, creata nel 1935 da Carlo Ludovico Ragghianti con Ranuccio Bianchi Bandinelli. Questo passaggio consegue a fatti istituzionali importanti, verificatisi nel corso del 2018: l'esaurirsi dell'attività fiorentina dell'Università Internazionale dell'Arte, già proprietaria della testata, e il trasferimento di gran parte del suo patrimonio culturale e documentario alla Fondazione Ragghianti hanno condotto anche «Critica d'Arte» nel più generale àmbito dell'attività e dell'indirizzo culturale dell'istituzione lucchese creata nel 1981 da Carlo Ludovico Ragghianti e da Licia Collobi, e a loro intitolata.

La nuova serie della rivista, pubblicata in coedizione dalle Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull'arte e dall'Editoriale Le Lettere, mantiene il formato della precedente, ma ha introdotto un assetto e un'articolazione in parte differenti, anche con l'adozione di norme redazionali e di referaggio più perentorie. Fedele alla linea indicata da Carlo Ludovico Ragghianti, accoglie contributi di storia dell'arte dalla preistoria fino al contemporaneo, di storia della critica d'arte, architettura, design, museologia, restauro e cinema, in due formati: per la sezione Saggi testi lunghi e di ampio respiro; per la sezione Note articoli brevi per puntuali precisazioni o messe a fuoco di tipo filologico. La rivista inoltre accoglie, nella sezione Osservatorio, interventi su temi di politica e attualità culturale, universitaria, tutela del patrimonio etc., mentre la sezione Biblioteca è dedicata a recensioni di libri e cataloghi. Il Comitato scientifico è stato ampliato e reso ancor più prestigioso e internazionale. A esso si affianca un Comitato editoriale, con funzioni operative e d'indirizzo.

«Critica d'Arte» è una rivista aperta, e lancia una call for papers permanente per sollecitare l'invio di contributi da parte degli studiosi interessati, secondo la programmatica apertura d'interessi che fu peculiare di Carlo Ludovico Ragghianti. Si accettano contributi in italiano, inglese, francese e spagnolo. Le proposte di saggi e testi - di carattere esclusivamente scientifico - possono essere inviate all'attenzione del Comitato editoriale della rivista sotto forma di abstract, corredate da nome e cognome, qualifica e afferenza dello scrivente. Il Comitato editoriale vaglierà le proposte pervenute mano a mano che arriveranno, accettandole o meno e destinandole al primo numero disponibile. Tutti i testi che appaiono nella rivista sono sottoposti al vaglio preventivo del Direttore e del Comitato editoriale, che svolge anche funzioni operative e di indirizzo. I testi della sezione Saggi e della sezione Note sono sottoposti a double-blind peer review. (Comunicato Lucia Crespi - Ufficio Stampa Fondazione Ragghianti)




Copertina del Catalogo Sartori d'Arte Moderna e Contemporanea 2020 Catalogo Sartori d'Arte Moderna e Contemporanea 2020
a cura di Arianna Sartori, ed. Archivio Sartori Editore, formato cm.30,5x21,5, pp. 176, con 389 illustrazioni a colori, € 70,00

* Il volume è stato presentato il 16 febbraio 2020 nella Chiesa "Madonna della Vittoria" di Mantova
Locandina

Relatori: Arianna Sartori curatrice del catalogo, Roberto Pedrazzoli pittore e docente di discipline artistiche, Gianfranco Ferlisi critico d'arte
Presentazione con il Patrocinio di: Comune di Mantova, Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, Fondazione Le Pescherie di Giulio Romano

Mi piace riflettere sul colore per le sue specificità; ieri dopo l'intervento di un imbianchino che ha ripreso con il colore una macchia sul muro... ho toccato il pennello del colore e mi sono sporcata... Ecco questo mi ha colpito! Mi ha colpito proprio l'affermazione del mi sono sporcata, l'uso di questa parola di per sé così esplicitamente negativa... In mano mia i colori diventano oggetto di titubanza e motivo di disturbo... in mano agli artisti, pittori, scultori, ceramisti, invece, acquistano una valenza completamente diversa, origine di piacere gestuale prima, e visivo poi, infinito.

Il linguaggio verbale è incapace di definire l'esperienza della percezione del colore. Un artista parla attraverso i colori che diventano il suo linguaggio. Potere e autonomia del colore. Ma cosa significa per un artista scegliere un colore? Come sceglierlo? Andare verso un colore e comprenderne il significato, attuarne scelte emotive o razionali o per un gusto estetico, usare anche un colore in alternativa ad un altro in accordo e in armonia, ci portano all'idea di quanto sia relativo un colore... La mia riflessione timidamente avanza; un artista quando dipinge scrive la propria storia... a colori. Un diario che procede inesorabilmente con costanza nel tempo fatto di molti quadri, mostrando tutte le tinte, tutti i "pensieri", tutte le esperienze che lo accompagnano, che sono passati nella sua mente e che si sono "concretizzati" nel suo studio... Si può dire quindi di riuscire a pensare a colori e di vivere attraverso la stesura degli stessi, non un racconto piuttosto una conferma del tempo che passa.

E concludo, le opere sono il tempo oggettivo dell'artista. Scrivere una presentazione per il "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2020" è un impegno piacevole per me e doveroso verso i lettori, visto che siamo giunti alla settima edizione, e se soprattutto nei matrimoni il settimo anno è pericoloso per essere l'anno della crisi, nel nostro caso, siamo ancora ricchi di entusiasmo, di voglia di fare e molto positivi. Entusiasmo e voglia di fare che continuiamo a condividere con i tanti artisti che hanno deciso di aderire al nostro invito. Sono circa centossesanta gli artisti inseriti! È stata una scelta motivata dal nostro desiderio di accentuare l'attenzione del lettore sulle intrinseche qualità artistiche di ciascuno, senza badare all'adesione a questo o a quel movimento artistico.

Abbiamo deciso di presentare ancora una volta, come già nelle edizioni precedenti, prevalentemente artisti nazionali o artisti stranieri che risiedono da anni in Italia, con i quali condividiamo moltissime cose: i paesaggi, il cielo, i colori, le ispirazioni, le tensioni sociali, ma soprattutto l'amore per l'arte e per il bello, insomma con loro possiamo condividere, leggere e finalmente comprendere le opere realizzate. Ci siamo dedicati alla qualità del lavoro dei singoli e a ciascun artista abbiamo assegnato una pagina, nella quale sono riportati precise biografie e attenti curricoli, note critiche, ottime riproduzioni a colori delle opere e, fondamentali, i riferimenti, indirizzi, numeri telefonici, siti internet, e-mail, ecc., per essere contattati. Ciò che ne è nato, ancora una volta, è il volume che avete in mano, valutatelo con attenzione.

Come editrice del mensile di Arte e Cultura "ARCHIVIO" e gallerista, ho instaurato rapporti con moltissimi artisti e tra questi quelli che ho personalmente selezionato per questa edizione del "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2020", che, nei contenuti e nella impaginazione, si pone con una formula dinamica e molto attuale, non un faraonico volume di migliaia di pagine scomodo da consultare, dove ciascun nome corre il rischio di confondersi tra i moltissimi che lo precedono, e inseguito dagli altri che lo spingono. L'ensemble delle schede dedicate ai pittori, scultori, incisori, ceramisti inseriti, pagina dopo pagina compone il "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2020", come una piacevole chicca da gustare, offrendo piacevolmente un variopinto ventaglio di proposte scelte effettuate, nomi noti e per fortuna anche giovani meno noti che con la loro originalità meritano di essere seguiti nella loro evoluzione futura. (Arianna Sartori)

___ Artisti recensiti

Accarini Riccardo - Achilli Ernesto - Alatan Anna Rita - Andreani Celso Maggio - Andreani Franco - Ascari Franca - Baglieri Gino - Baldassin Cesare - Bellini Enzo - Benazzo Stefano - Bencini Ennio - Benetton Simon - Besson Alberto - Betta Valerio - Bevilacqua Gianfranco - Bianco Lino - Billoni Giuseppe - Bisio Pietro - Bonetti Luciano - Bongini Alberto - Bortoluzzi Milvia - Bòscaro Alda - Businelli Giancarlo - Cais Maria Nives - Capraro Sabina - Carbonati Antonio - Carradore Vittorio - Caselli Edda - Cassani Nino - Castagna Angelo - Castaldi Domenico - Cazzaniga Donesmondi Odoarda - Cazzaniga Giancarlo - Cellanetti Sandro - Censini Giuliano - Cermaria Claudio - Chiarcos Giorgio - Cibi - Ciotti Valeria - Cipolla Salvatore - Civitico Gian Franco - Cocchi Pierluigi - Contesini Elena - Cortese Franco - Cotroneo Giuseppe - Cottini Luciano - Crespi Carlo Ambrogio - Crisanti Giulio - Dalla Fini Mario - D'Ambrosi Diego - De Caro Beatrice - Del Fungo Guido - De Luigi Giuseppe - Desiderati Luigi - Difilippo Domenico.

Di Iorio Antonio - D'Orazio Daniela - Ferraj Victor - Ferraris Gian Carlo - Ferri Massimo - Fioravanti Ilario - Fornarola Salvatore - Fratantonio Salvatore - Fruet Ivo - Gard Ferruccio - Gauli Piero - Gentile Domenico - Gentile Francesco - Ghisleni Anna - Giacobbe Luca - Giammarinaro Mario - Gi Morandini - Gravina Aurelio - Graziani Alfio Paolo - Guerrato Denis - Haas Rudolf - Izzo Donato - Lanfranco - Lanzione Mario - Lengua Antonio - Lomasto Massimo - Luchini Riccardo - Mancino Enea - Margonari Renzo - Marigliano Patrizio - Marino Giuseppe Bepi - Marra Mino - Melotti Enrica - Molinari Mauro - Monfardini Alfonso - Morganti Fernanda - Morselli Luciano - Nagatani Kyoji - Negri Sandro - Nigiani Impero - Nonfarmale Giordano MALE - Ogata Yoshin - Ossola Giancarlo - Paggiaro Vilfrido - Paglia Anna - Pancheri Aldo - Paolantonio Cesare - Paoli Piero - Paradiso Mario - Paulli Gianfranco - Pavan Adriano

Pedrazzoli Roberto - Pegoraro Olivia - Pellegrini Flavio - Perrella Maria Rosaria - Piemonti Lorenzo - Pieroni Mariano - Pieroni Vittorio - Pilato Antonio - Piovosi Oscar - Poggiali Berlinghieri Giampiero - Pozzi Giancarlo - Raza Claudia - Rossato Khiara - Rovati Rolando - Ruglioni Vittorio - Salzano Antonio - Sarro Matteo - Sauvage Max Hamlet - Sava Salvatore - Schialvino Gianfranco - Scimeca Filippo - Sebaste Salvatore - Seccia Anna - Settembrini Marisa - Setti Maurizio - Siani Francesco - Simone Salvatore - Simonetta Marcello - Sodi Milvio - Somensari Anna - Spallanzani Stefania - Spoltore Paolo - Stifter Wolfgang - Tancredi Giovannini Clara - Tavernari Ernesto - Terruso Saverio - Timoncini Luigi - Trombini Giuliano - Tulli Wladimiro - Venditti Alberto - Verna Gianni - Vigliaturo Silvio - Vivian Claudia - Viviani Vanni - Volpe Michele - Zanafredi Gianna - Zangrandi Domenico - Zarpellon Toni - Zitti Vittorio - Zoli Carlo - Zotti Carmelo




Copertina del volume Acquerellisti Italiani Acquerellisti Italiani
a cura di Arianna Sartori, ed. Archivio Sartori Editori (Mantova), pp. 272, formato cm 30.5x21.5, 305 ill. a colori, 16 ritratti, €80,00

* Il volume è stato presentato il 16 febbraio 2020 nella Chiesa "Madonna della Vittoria" di Mantova

Relatori: Arianna Sartori curatrice del catalogo, Roberto Pedrazzoli pittore e docente di discipline artistiche, Gianfranco Ferlisi critico d'arte
Presentazione con il Patrocinio di: Comune di Mantova, Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, Fondazione Le Pescherie di Giulio Romano

«Il volume, realizzato a cura di Arianna Sartori, attraverso l'opera di molti affermati artisti, tutti scelti e invitati ad aderire all'iniziativa, affronta il particolare mondo dell'acquerello. Questa peculiare pratica artistica è stata negli ultimi decenni trascurata dal mondo dell'editoria artistica, così, pur se gli artisti continuano a praticarla nei propri studi, abbiamo pensato di riproporla all'attenzione degli amanti del bello per quella estrema "leggerezza" rappresentativa e per la immediatezza espressiva propria di questa tecnica. Certamente non intendo scrivere una storia della pittura, perché questo è già stato fatto molte volte da numerosi e autorevoli autori dai secoli scorsi fino ad oggi; ciò nonostante mi sento di confermare il desiderio e la volontà degli artisti acquerellisti di affermare la propria presenza in un luogo, di lasciare un segno di sé, di tramandare all'altro un pensiero, un concetto, una visione.

L'uomo da sempre, vuole essere interprete dei propri pensieri in parole ma anche in opere, così banalmente potrei aggiungere che, anche al di fuori dei percorsi pseudo-culturali della vita o della scuola o dell'età, se si cammina sull'arenile di una spiaggia, con i piedi a volte si scrive o si disegnano immagini; e che già da ragazzini per disegnare i contorni di figure sul cemento o sull'asfalto, per poter giocare, si usavano frammenti di terracotta;...e che, maleducatamente è vero, in altre situazioni si poteva incidere il proprio nome sulla corteccia di qualche albero o scrivere anche sui muri. Sicuramente più complesso il discorso della pittura che fin da circa 32.000 anni ci accompagna nel nostro lunghissimo soggiorno sulla Terra.

Infatti, già i dipinti più antichi, quelli della Grotta Chauvet in Francia che furono realizzati con ocre rosse e pigmenti neri, mostrano cavalli, rinoceronti, leoni, bufali e mammut, incredibili esempi di pittura rupestre che esistono, praticamente, in tutto il mondo. Da allora l'uomo ha amato fare e guardare la pittura, elevandola anche, al rilevante ruolo di opera d'arte. La pittura di suo non richiede particolari sforzi per essere percepita se non l'essere guardata frontalmente. E l'opera, così con l'attenta osservazione, assume significati diversi a seconda della creatività dell'esecutore, del suo gusto estetico e di quello della società di cui si fa parte.

La pittura gode quindi di un posto rilevante tra tutte le arti, ma a seconda del supporto su cui viene applicata, richiede tecniche e pratiche diverse. Mi limito ad elencare le parole magiche dell'arte pittorica sulle diverse superfici quali muro, tavola, tela, carta, stoffa, affresco, murale, graffito, encausto, di conseguenza pittura ad olio, colori acrilici, pastello, tempera, acquerello, guazzo o gouache. In altre culture batik, shibori, serti. Nella ceramica si usano ossidi, fondenti e smalti che sono poi fissati in forno grazie all'azione del forte calore.

L'acquerello, strumento essenziale per gli studi preparatori dei grandi maestri e delle grandi opere, è stato usato anche dagli agrimensori per la redazione dei cabrei, quindi usato con efficacia, anche nel disegno tecnico, soprattutto nell'ambito della progettazione meccanica, usato ancora, dal 1500 per precisare gli studi sulla natura e per i paesaggi, studi di animali, gli studi di guerrieri, le scene sacre o profane, le riproduzioni botaniche e scientifiche. Ma sono gli olandesi, i francesi e gli inglesi che dal XVIII secolo, diffondono in tutta Europa e negli Stati Uniti questa tecnica, tanto da farla diventare la tecnica preferita da molti pittori.

Alcuni nomi di importanti artisti caposcuola, tra gli artisti inglesi, William Taverner (1703-1772), Paul Sandby (1725-1809), John Robert Cozens (1752-1797), William Turner (1775-1851); in Francia, il vignettista Jean-Gabriel Moreau (1741-1814), Charles-Joseph Natoire (1710-1777) e Hubert Robert (1733-1808) Jean-Louis Desprez (1743-1804), vengono in Italia per raffigurare i monumenti classici e pompeiani. Anche Cézanne, Gauguin, Manet, Degas tra i francofoni e Paul Klee e Eduard Hildebrandt fra i germanici, Picasso, si sono dedicati all'acquerello. In Italia, nonostante il soggiorno di pittori stranieri, la tecnica prende campo dalla metà dell'Ottocento, soprattutto a Milano e a Napoli con gli esponenti Giuseppe De Nittis (1846-1884), Sebastiano De Albertis (1828-1897), Angelo Marinucci, Canaletto (Giovanni Antonio Canal), Giorgio Morandi, Tommaso Gnone, Vincenzo Loria e Stefano Faravelli.

L'acquerello o acquarello prevede l'uso di pigmenti finemente macinati e mescolati con un legante, diluiti in acqua. Per la sua rapidità e per la facile trasportabilità dei materiali che lo hanno reso la tecnica preferita da chi dipinge viaggiando e all'aria aperta, viene considerata una tecnica "popolare". Il supporto più usato per questa tecnica è la carta, usata preferibilmente ad alta percentuale di cotone puro che per la lunghezza della fibra del vegetale, non si modifica a contatto con l'acqua. L'esecuzione è di per sé sicuramente popolare, ma è una tecnica assai raffinata, dal momento che errori di esecuzione, diversamente dalle altre tecniche pittoriche, non possono essere corretti mediante la semplice sovrapposizione di altro colore. Infatti, il colore trasparente, non nasconde le pennellate sottostanti.

La stesura dell'acquerello può avvenire attraverso diverse tecniche:

- Per velature sovrapposte, che oltre a dare forza e tonalità al colore stesso, conferiscono al disegno preparatorio, solitamente eseguito a matita leggera, la profondità pittorica utile alla rappresentazione dei volumi, delle ombre e della luce.

- Pittura bagnato su bagnato, cioè la stesura del pigmento colorato effettuata sul foglio di carta bagnato in precedenza cosicché i colori si diffondano scorrendo e conferendo un aspetto soffuso al dipinto.

- Pittura bagnato su asciutto in cui il pigmento viene steso dopo essere stato disciolto con una quantità d'acqua sufficiente a farlo scorrere sul foglio asciutto.

Per la realizzazione tradizionale dell'acquerello, occorre:

- Carta da acquerello, che può essere pressata a caldo, non pressata, pressata a freddo. La carta pressata a freddo risulta semi-ruvida e ottimale per la realizzazione dell'acquerello; la grammatura della carta ottimale deve superare i 200 gr/mq.

- Il diluente, che generalmente è acqua, può essere sostituito da acqua e vino, infuso di zafferano, caffè, infusi di erbe vari etc., la scelta di un diluente "alternativo", a discrezione del pittore, oltre a fini sperimentali, permette di ottenere interessanti effetti cromatici. Risultati particolari sono attenuti anche con l'aggiunta di sale, zucchero ecc.

- I colori possono essere di diversi tipi: mezzi panetti semiduri, semiliquidi in tubetto, pigmenti liquidi in tubetto. Per i novizi si consigliano i seguenti colori: blu oltremare, rosso cadmio, giallo cadmio, terra di siena bruciata, ocra gialla, terra d'ombra bruciata, nero d'avorio. Sebbene sia in vendita il bianco, è il fondo del foglio stesso a fungere da bianco quindi se ne sconsiglia l'utilizzo.

- Per i pennelli si consigliano pennelli piatti, pennelli a lingua di gatto e pennelli cilindrici... e insostituibile è l'uso di uno straccetto per la costante pulitura dei pennelli.

Ah, dimenticavo, serve polso fermo, ispirazione e poesia.» (Maria Gabriella Savoia)

Artisti: Aime Tino, Artoni Mario, Ballini Silvana, Belò Flavia, Bertoni Antonella, Bompiani Roberto, Bonfante Egidio, Bortoluzzi Milvia, Capelli Francesca, Capraro Sabina, Carbonati Antonio, Carboni Gaetano, Castellani Leonardo, Cattaneo Claudio, Cavicchini Arturo, Ciaponi Stefano, Cimardi Franco, Corniani Ario, Cotugno Teodoro, Dall'Acqua Mario, Di Venere Giorgio, Fabri Otello, Facchin Roberta, Falzoni Giulio, Ferrarini Renzo, Ferri Massimo, Finetti Ilaria, Girondi Franco, Gnocchi Alberico, Goldoni Meris, Greppi Giovanni, Laterza Lia, Lelii Marisa, Lindner Pierre H., Lunini Susanna, Manfredini Fernando, Margheri Raffaello, MERIK, Milanese Eugenio Enrico, Michieletto Maria Pia, Minuti Giovanni, Moccia Palvarini Anna, Mongatti Vairo, Nastasio Alessandro, Patriarca Riccardo Giovanni, Perina Giulio, Quaini Marialuisa, Ripari Virgilio, Rossi Ermes, Scano Giorgio, Schialvino Gianfranco, Semeghini Defendi, Severi Lino, Soragna Paolo, Spazzini Severino, Tardon Magda, Tassinari Raffaella, Trevisan Franco, Valentino Valter, Venditti Alberto, Verna Gianni, Zen Sergio, Zoppi Moreno, Zorzi Giordano.




Locandina della presentazione del libro di Christopher Kloeble Quasi tutto velocissimo
di Christopher Kloeble

* Il romanzo è stato presentato il 2 febbraio 2020 alla Libreria Modusvivendi di Palermo

Incontro con lo scrittore Christopher Kloeble in occasione della presentazione dell'edizione italiana del suo libro Quasi tutto velocissimo (Traduzione dal tedesco: Scilla Forti, Keller Editore, 2019), titolo originale: Meistens alles sehr schnell. Modera: Rita Calabrese, germanista.

Albert ha diciannove anni, è cresciuto in un orfanotrofio e non ha mai conosciuto la madre. Per tutta la vita ha dovuto assistere il padre, Fred, che è come un bambino intrappolato nel corpo di un adulto, trascorre il tempo leggendo enciclopedie, contando le auto verdi che passano per strada ed è conosciuto come l'eroe di un tragico incidente d'autobus. Quando a Fred vengono diagnosticati solo pochi mesi di vita, per Albert inizia una vera e propria corsa contro il tempo perché sa che quell'uomo perso in un mondo tutto suo è l'unico a poterlo aiutare nella ricerca del proprio passato. Comincia così un viaggio avventuroso e commovente in compagnia di personaggi memorabili che li porterà in un'epoca lontana, fino a una notte di agosto del 1912 e alla storia di un amore proibito...

Quasi tutto velocissimo è una saga famigliare luminosa e drammatica, un travolgente road novel ambientato nelle alte terre alpine dal quale è impossibile separarsi. Due adorabili eroi ci conducono in un tempo pieno di possibilità e ombre, amori, misteri e viaggi, in luoghi e cittadine immerse nelle atmosfere di antiche fiabe. Christopher Kloeble ha studiato presso l'Istituto di Letteratura tedesca di Lipsia e presso l'Università della televisione e del cinema di Monaco. Suoi contributi sono comparsi tra gli altri su Die Zeit, Süddeutsche Zeitung e TAZ. È stato membro del Programma di scrittura internazionale dell'Università dello Iowa e scrittore residente all'Università di Cambridge. (Comunicato stampa Goethe-Institut Palermo)




Disegno che ritrae Federico Fellini nella locandina della iniziativa promossa dal Centro Sperimentale di Cinematografia Federico Fellini
Il libro dei sogni


Il volume è stato presentazione volume il 28 gennaio 2020 alla Casa del Cinema di Roma
www.fondazionecsc.it

«Se i film di Fellini, per citare Shakespeare, sono spesso fatti della materia di cui sono fatti i sogni, questo volume dimostra che i suoi sogni sono fatti della materia di cui sono fatti i film. Il libro dei sogni - capolavoro d'arte dell'illustrazione - si pone infatti anche come un "catalogo" - verrebbe da dire, come nel Don Giovanni di Mozart e Da Ponte: "delle donne che amò il padron mio". Certo, ci sono anche le donne, senza le quali il "Pianeta Fellinia", per usare una bella definizione di Gian Piero Brunetta, perderebbe una "fonte energetica" fondamentale. Ma Il libro dei sogni è in realtà una sorta di "archivio generale" della vita di Fellini, sia di quella interiore - come ogni sogno che si rispetti - sia dei suoi punti di vista su un mondo fatto, oltre che di persone e cose, anche di "effetti cinema", storie, personaggi, vicende personali, amori e idiosincrasia di un mestiere, che per Fellini coincide con la vita stessa, pur restandone sempre "più grande".

A titolo d'esempio, citiamo soltanto il sogno del 4 febbraio 1961: «Negli studi della Federiz Fracassi mi sorride: E allora Federico, quando hai intenzione di cominciare sul serio?". È il tempo in cui Fellini entra in società con Rizzoli per favorire l'esordio di giovani cineasti. Pier Paolo Pasolini è uno dei primi che si presenta col soggetto di Accattone. Ma alla prima visione dei giornalieri, di fronte alla "passeggiata di Accattone", Fellini rifiuta vigorosamente di continuare la produzione, e litiga in modo radicale con l'amico e collaboratore Pier Paolo, di cui non condivide l'estetica. Nel sogno, azzardiamo, Clemente Fracassi, il direttore di produzione, esorta Federico a "fare sul serio", anche perché, nella realtà dei fatti, a Fellini poi di produrre giovani autori non importava davvero nulla, e il progetto - anche a seguito della lite con Pasolini - naufragò senza rimpianti.

A questo "reperto d'archivio" se ne potrebbero aggiungere infiniti altri, che aprono nuove letture della vita e della creatività dell'autore di film che sono oggi parte integrante dell'identità italiana. In questa prospettiva, l'edizione del Libro dei sogni si affianca, nella celebrazione del centenario della nascita di Federico Fellini, al progetto di restauro dell'opera omnia, portato avanti dalle cineteche italiane, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e Cinecittà Luce. Ma l'opera di Federico non potrebbe dirsi completa senza questo Libro dei sogni, che è anche un "libro dei film", esattamente come i suoi film sono anche il "cinema dei sogni"» (dalla Prefazione di Sergio Toffetti, Gian Luca Farinelli, Felice Laudadio, al volume di Federico Fellini, Il libro dei sogni, Rizzoli, 2019).

.. ore 17.00, Toby Dammit, di Federico Fellini (ep. di Tre passi nel delirio) (1968, 48')

«In Toby Dammit [...] un attore alcolizzato accetta di girare un western all'italiana perché gli viene offerta una Ferrari [...]. Trittico con autori di prestigio ma esiti qualitativi molto difformi: [...] si difende solo Fellini che stravolge il racconto di Poe per conservarne soltanto il nome del protagonista, Toby Dammit, e il finale, in un incubo delirante dove i meccanismi alienanti del mondo dello spettacolo diventano premessa per uno sguardo terribile sull'orrore quotidiano» (Mereghetti). Restauro realizzato per il centenario della nascita di Federico Fellini. Il restauro di Toby Dammit è stato realizzato nel 2019 dal Centro Sperimentale di Cinematografia ed Istituto Luce - Cinecittà a partire da un internegativo 35mm messo a disposizione da Alberto Grimaldi Productions e da un positivo sonoro ottico d'epoca conservato dalla Cineteca Nazionale. Tutte le lavorazioni sono state eseguite presso il laboratorio Studio Emme di Roma.

.. a seguire, incontro con Simona Argentieri, Filippo Ceccarelli, Felice Laudadio, Sergio Toffetti.

Nel corso dell'incontro verrà presentato il volume di Federico Fellini, curato da Sergio Toffetti, Gian Luca Farinelli, Felice Laudadio, Il libro dei sogni, Rizzoli, 2019. (Comunicato ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)




Locandina della presentazione del libro Dal Pop rock alla musica celtica, di Cochi Quarta Per il ciclo "Leggere parole tra noi - Incontri con l'autore"

Dal Pop rock alla musica celtica
di Cochi Quarta


* Il libro è stato presentato il 21 gennaio alla Biblioteca I.C. Giorgio Perlasca - Pietralata (Roma)

Dagli anni Sessanta, dal primo gruppo pop, attraverso mode, stili, culture e band sempre nuove. Un viaggio oltre le note alla ricerca di un modo diverso di fare musica, di viverla come espressione di tutti, come esigenza quotidiana; un sentire ormai quasi dimenticato, ma non dappertutto. È l'incontro con l'Irlanda, le sue note, le sue tradizioni, la sua realtà politica e sociale a far sì che tutto questo diventi realtà. E allora pagina dopo pagina potremo leggere che è possibile vedere una miriade di ragazzini suonare la loro musica popolare e mezza Europa sia lì per ascoltarli; che è possibile che un professionista rispetti i giovani musicisti con cui sta suonando; che è possibile che un vecchio percussionista ti regali il suo strumento e che è possibile raccontare la storia di un popolo attraverso le sue ballate. Questo e altro, nel racconto dei 50 anni di musica di Cochi Quarta insieme ai tanti compagni di viaggio che hanno condiviso conoscenze, passioni, nuove avventure e, non ultimo, il piacere, mai passato di moda, di suonare insieme. (Comunicato stampa)




Locandina di presentazione del libro Il leone imbrigliato di Maurizio Coccia Il leone imbrigliato. Artisti Istituzioni Pubblico
di Maurizio Coccia, Castelvecchi editore

* Il libro è stato presentato il 25 gennaio 2020 al Museolaboratorio ex manifattura tabacchi di Città Sant'Angelo (Pescara)

Il volume tratta del rapporto intercorrente fra i tre principali protagonisti dell'arte contemporanea: artisti, istituzioni, pubblico. Da un'iniziale collocazione storico-critica del fenomeno, si passa a una più precisa connotazione teoretica. Si discutono i pionieri della pratica in oggetto (Institutional Critique), risalendo nei decenni sino al principio del nuovo secolo, quando entrano in gioco le strategie conosciute come New Institutionalism e prendono slancio le nuove pratiche curatoriali, più accentratrici e performative. È dato spazio anche ai principi della nuova museografia indirizzati a un ampliamento del pubblico nei musei, portando anche esperienze tratte dalle vicende internazionali più recenti.

Maurizio Coccia è docente di Storia dell'Arte Contemporanea e Storia e della Critica d'Arte. Direttore del Centro per l'Arte Contemporanea Palazzo Lucarini di Trevi. Consulente di numerose istituzioni sui temi dell'arte pubblica, dell'architettura e della didattica museale, ha contribuito al Padiglione Italia alla Biennale Architettura di Venezia (2016). È nel Comitato Direttivo della rivista Parol - Quaderni d'arte e di epistemologia. Per Aracne ha pubblicato Una rivoluzione non richiesta e Cesare Cesariano. 1475-1543. Ha scritto per Postmedia Books, Gangemi Editore, Manfredi Edizioni.

- Estratto dal volume

Semplificando, potremmo dire che la Critica Istituzionale è una particolare pratica artistica sviluppatasi alla fine degli anni Sessanta, e che risente complessivamente del clima storico di quel periodo. Detto così, chiaramente, è riduttivo. Primo, perché relega il tema all'ambito artistico. Secondo, perché lo rimanda a un momento storico importante ma troppo circoscritto. Infine, così facendo, si trascura la solidità e duttilità del metodo che lo sostiene. Occuparsi di Critica Istituzionale, oggi, significa impiegare una strumentazione integrata e alternativa. E non solo. Rappresenta anche un incentivo ad andare oltre l'arte e la storiografia. Per evidenziarne il ruolo in una prospettiva più vasta. Che è quella dell'azione sociale, della convivenza civile, della gestione della cosa pubblica. Tutte attività, in pratica, regolate da norme e convenzioni. Non fa eccezione, ovviamente, l'arte.

Si può quindi vedere la critica istituzionale non come un periodo storico e/o di genere all'interno della storia dell'arte, ma piuttosto come uno strumento analitico, un metodo di critica e di politica spaziale, che può essere applicato non solo al mondo dell'arte, ma agli spazi disciplinari e delle istituzioni in generale (Sheikh 2006). Ogni istituzione, infatti, è un dispositivo di mediazione tra diversi valori etici e interessi ideologici. Si tratta di una negoziazione costante, che presiede al corretto funzionamento delle comunità organizzate. Le società, intese come istituzioni strutturate in cerchi concentrici, devono estendere il bilanciamento di quella polarità anche ai sottosistemi che la compongono. Tra questi, per esempio, l'arte. (Comunicato stampa)




Copertina del libro di poesie di Berardo Di Ferro intitolato Nuvole Nuvole
Poesie di Berardo Di Ferro

Il libro è stato presentato il 25 novembre 2019 a Palermo alla Galleria d'Arte Studio 71
www.studio71.it

L'evento è curato da Vinny Scorsone che nella prefazione della raccolta di poesie scrive: "Le sue poesie sono pregne del tempo che passa, sono piene di Liana che come un'onda calda gli ha riempito la vita..." Ma Liana oltre che ad essere musa ispiratrice di Berardo è anche pittrice e per questa occasione presenta alcune opere che illustrano le liriche. Allieterà la serata Cinzia Romano La Duca con la sua chitarra, leggerà le poesie Marisa Palermo. (Comunicato stampa)




Copertina del libro La Dama col ventaglio romanzo di Giovanna Pierini La Dama col ventaglio
di Giovanna Pierini, Mondadori Electa, 2018
Il libro è stato presentato il 20 novembre 2019 a Roma al Palazzo Barberini

Il romanzo mette in scena Sofonisba Anguissola ultranovantenne a Palermo - è il 1625 - nel suo tentativo di riacciuffare i fili della memoria e ricordare l'origine di un dipinto. La pittrice in piedi davanti alla tela cerca di ricordare: aveva dipinto lei quel ritratto? È passato tanto tempo. Nonostante l'abbacinante luce di mezzogiorno la sua vista è annebbiata, gli occhi stanchi non riconoscono più i dettagli di quella Dama con il ventaglio raffigurata nel quadro. È questo il pretesto narrativo che introduce la vicenda biografica di una delle prime e più significative artiste italiane. Sofonisba si presenta al lettore come una donna forte, emancipata e non convenzionale, che ha vissuto tra

Cremona, Genova, Palermo e Madrid alla corte spagnola. Tra i molti personaggi realmente esistiti - Orazio Lomellini, il giovane marito; il pittore Van Dyck; Isabella di Valois, regina di Spagna - e altri di pura finzione, spicca il giovane valletto Diego, di cui Sofonisba protegge le scorribande e l'amore clandestino, ma che non potrà salvare. La ricostruzione minuziosa di un'Italia al centro delle corti d'Europa, tra palazzi nobiliari, botteghe artigiane e viaggi per mare, e di una città, Palermo, fa rivivere le atmosfere di un'epoca in cui una pittrice donna non poteva accedere alla formazione accademica e doveva superare numerosi pregiudizi sociali. Tra le prime professioniste che seppero farsi largo nella ristretta società degli artisti ci fu proprio Sofonisba, e questo racconto, a cavallo tra realtà e finzione, ne delinea le ragioni: l'educazione lungimirante del padre, un grande talento e una forte personalità.

Giovanna Pierini, giornalista pubblicista, per anni ha scritto di marketing e management. Nel 2006 ha pubblicato Informazioni riservate con Alessandro Tosi. Da sempre è appassionata d'arte, grazie alla madre pittrice, Luciana Bora, di cui cura l'archivio dal 2008. Questo è il suo primo romanzo. (Comunicato stampa Maria Bonmassar)




Copertina del libro Calabria terra di capolavori Dal Medioevo al Novecento Calabria terra di capolavori. Dal Medioevo al Novecento
di Mario Vicino, Editrice Aurora

Il volume è stato presentato il 22 novembre 2019 al Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia

Nell'accattivante location del Castello Normanno Svevo, verrà presentato il volume di Mario Vicino. Interverranno all'iniziativa Adele Bonofiglio, direttore del Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia e l'autore. Il prof. Mario Vicino, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, ha al suo attivo altre pubblicazioni di pregio quali La Pittura in Calabria. Quattrocento e Cinquecento, Imago Mariae e una monografia su Pietro Negroni.

Iniziativa - come precisa la dottoressa Bonofiglio - per far riscoprire la passione per l'arte e restituire la giusta importanza all'inestimabile patrimonio di cui dispone la Calabria e la bellezza dei suoi innumerevoli tesori nascosti. Nella prima parte dell'opera - continua la Bonofiglio - si descrive l'evoluzione della pittura in Calabria in relazione alla sua straordinaria storia. Partendo dal periodo Tardoantico, l'autore attraversa le vicende del Medioevo, con Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi, per poi raggiungere il Cinquecento e i successivi sviluppi dell'arte calabrese fino all'Ottocento e il Novecento. Nella seconda sezione del libro - conclude la Bonofiglio - vengono catalogati ed esaminati nel dettaglio alcune delle numerose opere presenti nella regione. (Comunicato stampa)




Dipinto di Antonio Ligabue denominato Aratura con cavalli realizzato nel 1948 ad olio su tavola di faesite cm.85x12 Copertina del libro Antonio Ligabue Gli anni della formazione 1899-1919 di Renato Martinoni Antonio Ligabue. Gli anni della formazione (1899-1919)
di Renato Martinoni, Marsilio Editori, 2019

Libro presentato lo 05 ottobre 2019 alla Galleria d'Arte 2000 & Novecento di Reggio Emilia
www.duemilanovecento.it

La mostra antologica di Antonio Ligabue, presentata al Museum im Lagerhaus di San Gallo nel 2019, è stata l'occasione per fare conoscere l'opera dell'artista in quella che può definirsi la sua "patria perduta". Ligabue nacque infatti a Zurigo il 18 dicembre 1899 da un'emigrante italiana, Elisabetta Costa. Dopo essere stato accolto fin dai primi mesi di età dalla famiglia Göbel, vive a San Gallo e nei paesi del circondario conducendo una vita irrequieta, fatta di lavori precari e di ricoveri in istituti (Tablat e Marbach, tra il 1913 e il 1915) e in una clinica psichiatrica (Pfäfers, nel 1917). Espulso dalla Svizzera nel 1919, approda a Gualtieri, dove opera come pittore, scultore, incisore, tra difficoltà di ogni genere e ostracismi, fino alla morte, avvenuta il 27 maggio 1965.

Renato Martinoni, curatore assieme a Sandro Parmiggiani e a Monika Jagfeld della mostra di San Gallo, ha approfondito, con puntigliose ricerche negli archivi, rintracciando documenti e testimonianze inedite, i vent'anni "svizzeri" di Antonio Ligabue, che nel libro vengono definiti "gli anni della formazione", giacché proprio in quel periodo tormentato si gettano le basi per il cammino artistico che Ligabue intraprenderà in Italia. Renato Martinoni è professore emerito di Letteratura italiana all'Università di San Gallo e ha pubblicato libri su scrittori italiani e svizzeri e sulla storia letteraria dei secoli scorsi. Sta lavorando a un romanzo su Antonio Ligabue. Per l'occasione la Galleria esporrà una selezione di opere di Antonio Ligabue. Dipinti ad olio ed alcune opere grafiche che esprimono il disagio e l'angoscia di una vita segnata dalle tribolazioni, un'arte che mostra in primo piano l'estenuante lotta per la sopravvivenza, in cui si può cogliere il tormento di un uomo che sembra compenetrarsi in quegli animali per trovare il riscatto da un'esistenza molto dura, priva di affetti e afflitta da una lancinante solitudine. In esposizione anche opere con scene di vita quotidiana, immerse in un tempo rallentato e quasi immutabile. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Copertina del libro con gli scritti dal 1943 al 1968 di Gastone Novelli Gastone Novelli Scritti '43-'68
www.gastonenovelli.it

Il volume raccoglie l'intero corpus degli scritti di Gastone Novelli redatti dal 1943 al 1968, sia quelli rimasti fino ad oggi inediti, sia quelli già pubblicati da Achille Perilli nel 1976 in un numero monografico della rivista Grammatica. Una raccolta di testi che attraversa la storia dell'Italia artistica e politica della seconda metà del Novecento e allo stesso tempo offre un racconto senza filtri della vita di uno degli artisti italiani che più ha vissuto la tensione tra modernità e sperimentazione linguistica. Eventi e riflessioni si susseguono per tre decenni e si nutrono di viaggi e di incontri fatti da Novelli: dalla Roma della Resistenza e dell'occupazione tedesca al Brasile dei primi anni Cinquanta, dove l'artista scopre la sua vocazione e ha le prime esperienze di insegnamento all'Istituto d'arte del Museo di San Paolo diretto da Pier Maria Bardi; da Parigi dove Novelli frequenta gli ambienti d'avanguardia e stringe rapporti con Hans Arp, Man Ray, Tristan Tzara, Georges Bataille, Samuel Beckett, Pierre Klossowski e Claude Simon, alle isole della Grecia, luogo prescelto per i suoi studi sulle origini del linguaggio.

Sullo sfondo il vivace ambiente della cultura italiana, in cui Novelli frequenta molte delle personalità di spicco di quegli stessi anni, tra cui Afro Basaldella, Corrado Cagli, Pietro Consagra, Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli, Elio Pagliarani, Achille Perilli, Arnaldo e Giò Pomodoro, Toti Scialoja, Giulio Turcato, Emilio Villa, Cesare Vivaldi. La varietà dei testi raccolti (racconti, poesie, manifesti, interviste, ricordi, lettere e appunti di lavoro) restituisce in pieno la molteplicità degli interessi di questo artista e il suo costante e vitale desiderio di intervento sulla realtà che lo circondava.

Le lettere, il giovanile manifesto politico del Movimento Confederale europeo, i corsi di composizione tenuti in Brasile e a Roma, i testi teorici per le riviste L'Esperienza moderna e Grammatica, i suoi decisi interventi sulla Biennale di San Paolo del Brasile, sul Convegno di Verucchio, sulla Quadriennale di Roma e sulla Biennale di Venezia, quelli sul Surrealismo e sulla politica del P.S.I., ci restituiscono finalmente appieno la ricchezza di questa figura, che non è stato solo pittore e artista, ma anche insegnante, fervido polemista, editore, scrittore e attivista politico. La raccolta è stata curata da Paola Bonani, curatrice, con Marco Rinaldi e Alessandra Tiddia, del catalogo generale dell'artista e collaboratrice da molti anni dell'Archivio Gastone Novelli.

Gastone Novelli (Vienna, 1925 - Milano, 1968) è stato uno dei più importanti artisti del secondo dopoguerra italiano. Tra i fondatori delle riviste L'Esperienza moderna (1957) e Grammatica (1964). Novelli ha esposto nei più importanti musei e istituzioni italiani e internazionali. Oggi le sue opere sono conservate al MoMA di New York, alla National Gallery di Washington, al MASP di San Paolo, al British Museum di Londra, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, al Museo del Novecento di Milano, al Mart di Rovereto, alla GAM di Torino e alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Manoel Francisco dos Santos (Garrincha) Elogio della finta
di Olivier Guez, di Neri Pozza Editore, 2019

«Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha (lo scricciolo), era alto un metro e sessantanove, la stessa altezza di Messi. Grazie a lui il Brasile divenne campione del mondo nel 1958 e nel 1962, e il Botafogo, il suo club, regnò a lungo sul campionato carioca. Con la sua faccia da galeotto, le spalle da lottatore e le gambe sbilenche come due virgole storte, è passato alla storia come il dribblatore pazzo, il più geniale e il più improbabile che abbia calcato i campi di calcio. «Come un compositore toccato da una melodia piovuta dal cielo» (Paulo Mendes Campos), Garrincha elevò l'arte della finta a essenza stessa del gioco del calcio.

Il futebol divenne con lui un gioco ispirato e magico, fatto di astuzia e simulazione, un gioco di prestigio senza fatica e sofferenza, creato soltanto per l'Alegria do Povo, la gioia del popolo. Dio primitivo, divise la scena del grande Brasile con Pelé, il suo alter-ego, il re disciplinato, ascetico e professionale. Garrincha resta, tuttavia, il vero padre putativo dei grandi artisti del calcio brasiliano: Julinho, Botelho, Rivelino, Jairzinho, Zico, Ronaldo, Ronaldinho, Denílson, Robinho, Neymar, i portatori di un'estetica irripetibile: il dribbling carioca. Cultore da sempre del football brasiliano, Olivier Guez celebra in queste pagine i suoi interpreti, quegli «uomini elastici che vezzeggiano la palla come se danzassero con la donna più bella del mondo» e non rinunciano mai a un «calcio di poesia» (Pier Paolo Pasolini).  

Olivier Guez (Strasburgo, 1974), collabora con i quotidiani Le Monde e New York Times e con il settimanale Le Point. Dopo gli studi all'Istituto di studi politici di Strasburgo, alla London School of Economics and Political Science e al Collegio d'Europa di Bruges, è stato corrispondente indipendente presso molti media internazionali. Autore di saggi storico-politici, ha esordito nella narrativa nel 2014. (Comunicato stampa Flash Art)

  Recensioni di Ninni Radicini a libri di argomento calcistico

Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.





Copertina libro Armenia Arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana Armenia
Arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana


Il volume è stato presentato il 17 maggio 2019
www.comunitaarmena.it

Ponte tra Asia ed Europa, l'Armenia è ancora oggi un Paese immeritatamente poco conosciuto. Solo negli ultimi anni il turismo ha cominciato a considerare anche questa nazione, le cui vicende hanno molto da insegnarci: in particolare l'ostinazione a rimanere legati alle proprie radici, linguistiche e religiose, ritenute indispensabilia mantenere un'identità di popolo, sfuggendo al pericolo dell'assimilazione. Questa guida vuole essere un aiuto a quanti decidono di compiere un viaggio sull'altopiano armeno, portandoli a comprendere un aspetto fondamentale di questa cultura: l'identità cristiana, coraggiosamente difesa in un ambiente in cui la pratica religiosa non è molta diffusa, soprattutto dopo la dominazione sovietica. Si sono pertanto volute privilegiare quelle informazioni che permettono al turista interessato di "capire" il popolo armeno e il suo patrimonio. A una parte introduttiva contenente elementi fondamentali di storia (con la triste pagina del genocidio), religione (la millenaria Chiesa armena e il monachesimo) e cultura (arte, architettura e lingua), fa seguito la descrizione dettagliata di oltre quaranta siti scelti oculatamente tra le decine che la piccolissima Armenia offre. (Comunicato stampa)




NeoSocialismo
di Luigi Agostini

* Presentazione libro, Pordenone, 09 maggio 2019
www.associazionebobbio.it

Sono tre le date che hanno segnato i giorni che stiamo vivendo: dicembre 1989 che decreta il collasso definitivo del socialismo sovietico; settembre 2008 che, con il fallimento della Lehman Brothers, dà l'avvio alla più grande crisi del capitalismo dell'Occidente; 4 marzo 2018 che segna la più micidiale sconfitta della sinistra italiana nel dopoguerra. Il presente, in Italia e nel mondo, è tuttora dominato dagli effetti disordinanti di questi avvenimenti e l'accumulo di disordine sembra quasi inibire oggi, specie a sinistra, una visione razionale della Politica. In tale disordine la nuova destra ha un gioco più facile. Allo spazio chiuso della destra, la sinistra non può rispondere semplicemente con lo spazio aperto, cosmopolita: la sinistra può rispondere solo con un'idea di spazio aperto ma governabile.

Oggi lo spazio potenzialmente governabile per la sinistra italiana può essere spazio europeo, uno spazio politico però in gran parte da conquistare ed organizzare. Tale obiettivo è possibile solo reinterpretando la crisi innescata dal fallimento della Lehman, anche come straordinaria dinamica trasformativa. Tale dinamica ha il suo motore nella rivoluzione informatica - per i più, la più potente e pervasiva rivoluzione tecnologica della storia - che distorce, confonde, e persino acceca la capacità di lettura delle contraddizioni che il suo avanzare pure continuamente produce. Per questo è sommamente necessario un "riarmo teorico" della sinistra sociale e politica, pena lasciare il campo, nell'acqua sporca della crisi, a giullari ed avventurieri di ogni risma. Questo lavoro è dedicato all'analisi della nuova "marca" di capitalismo, ed ha il suo ancoraggio specifico nel Marx del capitolo sulla macchine dei Grundisse, nella sua straordinaria e profetica attualità; nel Gramsci di Americanismo e Fordismo, oltre che nell'esperienza di dirigente sindacale e politico del suo autore. (Comunicato di presentazione Associazione Norberto Bobbio)




Copertina libro Credo Professo Attendo | sulle orme del Cristianesimo Ortodosso Credo Professo Attendo: sulle orme del Cristianesimo Ortodosso
di p. Evangelos Yfantidis
www.ortodossia.it

In questo libro, che contiene gran parte dei discorsi pronunciati in Italia negli ultimi quindici anni, ci si propone di scoprire l'Ortodossia tenendo presenti i tre verbi che dominano il simbolo della Fede in Cristo: "credo", "professo" e "attendo". Credere a quanto deliberato e proclamato dai santi Concili e Sinodi della Chiesa, dal primo - il Sinodo Apostolico - fino all'ultimo - il Sinodo di Creta -; professare, attraverso la propria vita, l'identità cristiana, scegliendo lo stile di vita, l'etica e i valori che provengono dal Vangelo di Cristo e dal Magistero della Chiesa; e, infine, attendere il Regno di Dio, convinti fermamente che la nostra patria incorruttibile sia il cielo stesso. Vi si approfondiscono alcuni aspetti che riguardano il mistero della Fede in Cristo, la storia e la vita della Chiesa Ortodossa, l'apostolato del Patriarcato Ecumenico, figure di venerata memoria per la loro vita, questioni pastorali, la dottrina etica e sociale, l'unità dei Cristiani, la protezione del creato, il dialogo interreligioso e altri temi. Questo libro si rivolge non solo ai Cristiani Ortodossi residenti nel nostro Paese, bensì anche a chiunque voglia approfondire sulle questioni sopra indicate, per inserirsi nel mistero della verità in Cristo, dell'amore di Cristo e della Sua persona. (Comunicato stampa Chiesa greco-ortodossa di Padova)




Copertina del libro a fumetti Nosferatu, di Paolo D'Onofrio pubblicato da Edizioni NPE Pagina dal libro Nosferatu Nosferatu
di Paolo D'Onofrio, ed. Edizioni NPE, formato21x30cm, 80 pag., cartonato b/n con pagine color seppia

* Novità Editoriale, 2019
edizioninpe.it/product/nosferatu

Il primo adattamento a fumetti del film muto di Murnau del 1922 che ha fatto la storia del cinema horror. Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens), diretto da Friedrich Wilhelm Murnau e proiettato per la prima volta il 5 marzo 1922, è considerato il capolavoro del regista tedesco e uno dei capisaldi del cinema horror ed espressionista. Ispirato liberamente al romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker, Murnau ne modificò il titolo, i nomi dei personaggi (il Conte Dracula diventò il Conte Orlok, interpretato da Max Schreck) e i luoghi (da Londra a Wisborg) per problemi legati ai diritti legali dell'opera. Il regista perse la causa per violazione del diritto d'autore, avviata dagli eredi di Stoker, e venne condannato a distruggere tutte le copie della pellicola. Una copia fu però salvata dallo stesso Murnau, e il film è potuto sopravvivere ed arrivare ai giorni nostri. L'uso delle ombre in questo film classico ha avuto una eco infinita nel cinema successivo, di genere e non. Edizioni NPE presenta il primo adattamento a fumetti di questa pellicola: un albo estremamente particolare, che riprende il film fotogramma per fotogramma, imprimendolo in color seppia su una carta ingiallita ed invecchiata, utilizzando per il lettering lo stesso stile delle pellicole mute e pubblicato in un grande cartonato da collezione. (Comunicato stampa)




La mia Istria
di Elio Velan


* Il volume è stato presentato il 5 dicembre 2018 a Trieste, all'Auditorium del Museo Revoltella

Il volume del noto giornalista e scrittore Elio Velan è presentato a Trieste grazie all'iniziativa della Comunità Croata di Trieste e del suo presidente Gian Carlo Damir Murkovic, che ha voluto includere l'incontro nel programma di iniziative del 2018. Il libro, quasi 200 pagine, sarà introdotto dallo stesso Murkovic e presentato dal giornalista, scrittore e autore teatrale Luciano Santin, con l'intervento / testimonianza dell'autore stesso. L'incontro sarà moderato dal giornalista de "Il Piccolo" Giovanni Tomasin. Ad aprire e concludere la serata sarà la musica, col gruppo vocale e strumentale dell'Associazione culturale"Giusto Curto" di Rovigno, il tutto arricchito dalle proiezioni di immagini dell'Istria, firmate dal grande maestro della fotografia Virgilio Giuricin.

Per far sentire non solo le tipiche armonie ma anche quello spirito condiviso che rende Rovigno una località singolare e ricca. Nel volume Elio, il padre, ragiona col figlio Gianni, mentre la barca li culla e li porta in giro per l'arcipelago rovignese. Cos'è giusto e legittimo che i figli sappiamo dei genitori, dei loro pensieri, delle loro vicende? L'autore cerca di rispondere al quesito attraverso le "confessioni e testimonianze" raccolte in questo libro, uscito prima in lingua croata e ora nella versione italiana per i tipi della "Giusto Curto" di Rovigno. Nel libro Velan racconta e soprattutto si racconta attraverso le esperienze di una vita che l'ha portato a interrogarsi sulle numerose tematiche di un mondo di confine con tanti nodi da sciogliere, ma anche su tematiche esistenziali con l'intelligenza di chi abbraccia con coraggio la verità.

Elio Velan (Pola, 1957), dopo la laurea in Scienze politiche a Zagabria e dopo quattro anni di studi alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Trieste, ha iniziato la carriera giornalistica, una scelta per la vita che non ha mai abbandonato, occupandosi, a fasi alterne, di carta stampata, radio e televisione, tra Fiume, Trieste, Pola, Capodistria e Rovigno. Sin dalle elementary aveva infatti sognato di diventare giornalista per seguire le orme di Oriana Fallaci, che adorava. Il sogno si è avverato anche se non ha fatto mai il corrispondente di guerra, non ha vinto il premio Pulitzer e non ha intervistato il compagno Tito. In compenso ha lavorato, per otto anni, al quotidiano "La Voce del Popolo" come corrispondente da Rovigno.

Nel febbraio 1994 è passato alla redazione del telegiornale di TV Capodistria, lavorando contemporaneamente a Radio Capodistria. Era uno dei redattori e conduttori del TG e spesso seguiva i dibattiti al parlamento di Lubiana. Alla fine del 1996 è passato al quotidiano croato "Glas Istre". Dopo un anno di corrispondenze da Capodistria si è trasferito a Trieste come unico corrispondente estero del quotidiano di Pola e del quotidiano "Novi List" di Fiume. A Trieste ha lavorato per quindici anni alla sede regionale della Rai per il Friuli Venezia Giulia. Conduceva la trasmissione radiofonica "Sconfinamenti" e, contemporaneamente, a TV Capodistria la trasmissione settimanale di approfondimento "Parliamo di..." (oltre 400 trasmissioni realizzate).

La sua carriera si è conclusa nel 2016 con l'unico rammarico di non aver mai lavorato a un settimanale perché era quello lo spazio più congeniale al suo stile. Ha pubblicato quattro libri in rapida successione (un libro all'anno), che rappresentano la sintesi del suo lavoro di giornalista. Sono scritti in croato, la lingua che ha usato di più. Ora partecipa alle attività della "Giusto Curto" come giornalista e ideatore di spettacoli. Nei primi anni Novanta ha fondato e diretto per tre anni il mensile della Comunità Italiana di Rovigno, "Le Cronache", molto seguito anche da chi non ne condivideva la linea editoriale. (Comunicato stampa)

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Mostre sull'Istria presentate nella newsletter Kritik




Copertina del libro Ritratto di signora in viaggio | Un'americana cosmopolita nel mondo di Henry James Ritratto di signora in viaggio | Un'americana cosmopolita nel mondo di Henry James
di Gottardo Pallastrelli, Donzelli Editore, 2018

Il libro ripercorre la vita di Caroline Fitzgerald e della sua famiglia,facendo luce su esistenze affascinanti e sul suo profondo legame con Henry James. Nei romanzi e dei racconti di Henry James, la protagonista più nota è senz'altro quella di Ritratto di signora, Isabel Archer. Diversi, però, sono i personaggi femminili che dalle sponde americane dell'oceano giungono in Europa, più spesso a Londra, in cerca di un matrimonio aristocratico e poi, da lì, in Italia inseguendo il sogno della bellezza e il fascino di antiche culture e civiltà. Ma c'è un'altra signora, realmente vissuta e rimasta finora ignota, legata a James dalla scrittura - quella di un carteggio con lui, venuto solo ora alla luce.

E' a lei che è dedicata questa biografia che, attraverso lettere, diari e documenti d'epoca, ricostruisce un reale ritratto di signora nel quale è inevitabile scorgere le fattezze di un'ideale eroina jamesiana: Caroline Fitzgerald. Molto nota nell'alta società newyorchese, Caroline ben presto si trasferì a Londra. Fu in un brillante salotto di Kensington che avvenne il primo incontro con lo scrittore americano, il quale, in una lettera a Edith Wharton, ne descrive «la bellezza trascurata». James frequentava le donne dall'eleganza sofisticata della migliore società internazionale, e Caroline non ricalcava lo stereotipo della giovane ereditiera americana in Europa tanto in voga in quegli anni.

Lei che era colta, ricca, innamorata della poesia e talmente affascinata dall'Oriente da aver studiato il sanscrito e da vestire lunghe tuniche esotiche, era infatti decisamente lontana da quel cliché. Dopo il divorzio da un Lord inglese, si innamorò di un medico ed esploratore italiano, Filippo De Filippi. Sia pur tra le righe delle sue lettere - uscite oggi dagli archivi degli eredi della famiglia De Filippi - James sembrò incoraggiare quella scelta e, negli anni che seguirono, spesso incontrò Caroline costatandone la nuova felicità. Imperdibili sono alcuni resoconti che James scrive delle sue gite in Italia a bordo di una delle primissime automobili del secolo di proprietà della coppia.

Il viaggio fu, del resto, la cifra dell'esistenza di una donna intraprendente che andò fino in Caucaso e poi in India al seguito delle esplorazioni del marito - e di ogni dove, Caroline riportava bellezze ed emozioni nel carteggio con James e gli altri amici della vecchia Europa. Una vita inconsueta vissuta appieno in poco più di quarant'anni e finita a Roma il giorno di Natale del 1911. Leggere oggi la sua biografia, attraverso le tante pagine di suo pugno, è come leggere in controluce un romanzo jamesiano mai scritto, o meglio ancora sbirciare nel vissuto di James fatto di incontri con donne e uomini reali da cui lo scrittore attingeva spunti per i suoi capolavori. E d'altra parte fu la stessa Caroline a supporre in lui una curiosità «professionale» a proposito di un suo fratello, esploratore di fama internazionale: «Henry James è venuto da noi per il tè questo pomeriggio - annotava in una lettera del 22 maggio 1896 - e ha continuato a farmi domande su Edward il quale, ne sono certa, finirà in uno dei suoi prossimi romanzi». Il forte sospetto, scoprendo oggi la vita di Caroline, è che sia stata invece lei a fornire a James più di una suggestione per le sue indimenticabili protagoniste femminili. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Copertina del libro Errantia Gonzalo Alvarez Garcia Errantia
Poesia in forma di ritratto

di Gonzalo Alvarez Garcia

Il libro è stato presentato il 7 agosto 2018 alla Galleria d'arte Studio 71, a Palermo
www.studio71.it

Scrive l'autore in una sua nota nel libro "... Se avessi potuto comprendere il segreto del geranio nel giardino di casa o della libellula rossa che saltellava nell'aria sopra i papiri in riva al fiume Ciane, a Siracusa, avrei capito anche me steso. Ma non capivo. Ad ogni filo d'erba che solleticava la mia pelle entravo nella delizia delle germinazioni infinite e sprofondavo nel mistero. Sentivo confusamente di appartenere all'Universo, come il canto del grillo. Ma tutto il mio sapere si fermava li. Ascoltavo le parole, studiavo i gesti delle persone intorno a me come il cacciatore segue le tracce della preda, convinto che le parole e i gesti degli uomini sono una sorta di etimologia. Un giorno o l'altro, mi avrebbero portato a catturare la verità.... Mi rivolsi agli Dei e gli Dei rimasero muti. Mi rivolsi ai saggi e i saggi aggiunsero alle mie altre domande ancora più ardue. Seguitai a camminare. Incontrai la donna, che non pose domande. Mi accolse con la sua grazia ospitale. Da Lei ho imparato ad amare l'aurora e il tramonto...". Un libro che ripercorre a tappe e per versi, la sua esistenza di ragazzo e di uomo, di studioso e di poeta, di marito e padre. Errantia, Poesia in forma di ritratto, con una premessa di Aldo Gerbino è edito da Plumelia edizioni. (Comunicato stampa)




Copertina libro L'ultima diva dice addio L'ultima diva dice addio
di Vito di Battista, ed. SEM Società Editrice Milanese, pp. 224, cartonato con sovracoperta, cm.14x21,5 €15,00
www.otago.it

E' la notte di capodanno del 1977 quando Molly Buck, stella del cinema di origine americana, muore in una clinica privata alle porte di Firenze. Davanti al cancello d'ingresso è seduto un giovane che l'attrice ha scelto come suo biografo ufficiale. E' lui ad avere il compito di rendere immortale la storia che gli è stata data in dono. E forse molto di più. Inizia così il racconto degli eventi che hanno portato Molly Buck prima al successo e poi al ritiro dalle scene, lontana da tutto e da tutti nella casa al terzo piano di una palazzina liberty d'Oltrarno, dove lei e il giovane hanno condiviso le loro notti insonni. Attraverso la maestosa biografia di un'attrice decaduta per sua stessa volontà, L'ultima diva dice addio mette in scena una riflessione sulla memoria e sulla menzogna, sul potere della parola e sulla riduzione ai minimi termini a cui ogni esistenza è sottoposta quando deve essere rievocata. Un romanzo dove i capitoli ricominciano ciclicamente con le stesse parole e canzoni dell'epoca scandiscono lo scorrere del tempo, mentre la biografia di chi ricorda si infiltra sempre più nella biografia di chi viene ricordato. Vito di Battista (San Vito Chietino, 1986) ha vissuto e studiato a Firenze e Bologna. Questo è il suo primo romanzo. (Comunicato Otago Literary Agency)




Copertina libro Il passato non passa mai, di Michele De Ruggieri Il passato non passa mai - Tutte le guerre sono bugiarde
di Michele De Ruggieri, ed. Europa Edizioni, 162 pagine, euro 13,90

E' la guerra che si dovrebbe raccontare nelle scuole, al di là di date, vittorie e sconfitte, quella raccontata nel romanzo di Michele De Ruggieri. La presentazione è organizzata in collaborazione con il Polo Museale della Basilicata. Il Circolo La Scaletta ha concesso il patrocinio. Interverrà l'autore che dialogherà con la giornalista Sissi Ruggi. Michele De Ruggieri racconta con una prosa schietta e molto curata una storia che prende avvio nel settembre 1916 con il protagonista che viene chiamato alle armi. Fra la famiglia che tenta senza riuscirvi di non farlo mandare al fronte, la guerra di trincea e la prigionia, sin dalle prime pagine e confermando il titolo il romanzo è una chiara condanna della guerra. La penna di Michele De Ruggieri sceglie di raccontare tutto questo attraverso un'attenta ricostruzione storica e i sentimenti. Dalla paura di essere uccisi alla lotta per la sopravvivenza nel campo di concentramento, dove la fame cambia la gerarchia dei valori. Basta una lettera da casa, che fa intravedere la vita, e le lacrime che accompagnano la lettura restituiscono gli uomini a loro stessi.

- Sinossi

E' il 28 giugno 1914; in tutta Europa giunge la notizia dell'attentato di Sarajevo. Un mese dopo, la prima dichiarazione di guerra. Pochi sanno quali proporzioni assumerà il conflitto e quanti milioni di uomini farà cadere. Idealismi improbabili e frasi piene di retorica furono sufficienti per infervorare gli animi di tanti che non avevano idea di cosa li aspettasse. In piazza si gridava "viva la guerra!" e sul fronte si moriva. Pietro è un giovane che riesce, grazie alle sue conoscenze, ad evitare il fronte, vivendo il conflitto mondiale da una posizione privilegiata e sicura. Almeno così sembra... Dopo la disfatta di Caporetto, infatti, le carte in tavola cambiano completamente. Pietro si ritrova prima in trincea, poi in un campo di concentramento, a tentare disperatamente di tenersi stretta la vita e a guardare negli occhi i suoi compagni che non ci riescono, soccombendo all'orrore di uno dei periodi più oscuri della storia dell'umanità. Ne uscirà totalmente trasformato.

Michele De Ruggieri (Palagiano - Taranto, 1938), di famiglia lucana, ha studiato e conseguito la laurea in farmacia. Si è sempre interessato di Storia Contemporanea e Storia dell'arte. Il passato non passa mai - Tutte le guerre sono bugiarde, è il secondo romanzo di Michele De Ruggieri. Nel 2010 ha pubblicato il romanzo storico Al di qua del Faro (Guida Editori), ambientato tra le montagne lucane e il golfo di Napoli agli albori dell'Unità d'Italia. (Comunicato stampa)




Luigi Pirandello Luigi Pirandello. Una biografia politica
di Ada Fichera, ed. Polistampa
www.polistampa.com

L'adesione di Pirandello al fascismo, il suo rapporto col regime e con la censura, le idee di fondo del suo pensiero politico: sono gli elementi chiave del saggio di Ada Fichera. Con l'autrice dialogheranno il giornalista e scrittore Mario Bernardi Guardi e l'editore Antonio Pagliai. Letture a cura di Dylan (Dimensione Suono Soft). Luigi Pirandello è stato sempre analizzato sotto il profilo strettamente letterario o puramente storico. Il saggio di Ada Fichera, frutto di una ricerca su documenti d'archivio inediti, rilegge per la prima volta la sua figura ricostruendone la vita in chiave politica. Dal testo, arricchito da una prefazione di Marcello Veneziani, emergono aspetti chiave del pensiero pirandelliano come la coscienza del fallimento degli ideali borghesi, l'idea del potere nelle mani di uno e non di una maggioranza, la tendenza all'azione. (Comunicato stampa)




Locandina per la presentazione del libro Zenobia l'ultima regina d'Oriente Zenobia l'ultima regina d'Oriente
L'assedio di Palmira e lo scontro con Roma

di Lorenzo Braccesi, Salerno editrice, 2017, p.200, euro 13,00

Il sogno dell'ultima regina d'Oriente era di veder rinascere un grande regno ellenistico dal Nilo al Bosforo, piú esteso di quello di Cleopatra, ma la sua aspirazione si infranse per un errore di valutazione politica: aver considerato l'impero di Roma prossimo alla disgregazione. L'ultimo atto delle campagne orientali di Aureliano si svolse proprio sotto le mura di Palmira, l'esito fu la sconfitta della regina Zenobia e la sua deportazione a Roma, dove l'imperatore la costrinse a sfilare come simbolo del suo trionfo. Le rovine monumentali di Palmira - oggi oggetto di disumana offesa - ci parlano della grandezza del regno di Zenobia e della sua resistenza eroica. Ancora attuale è la tragedia di questa città: rimasta intatta nei secoli, protetta dalle sabbie del deserto, è crollata sotto la furia della barbarie islamista.

Lorenzo Braccesi ha insegnato nelle università di Torino, Venezia e Padova. Si è interessato a tre aspetti della ricerca storica: colonizzazione greca, società augustea, eredità della cultura classica nelle letterature moderne. I suoi saggi piú recenti sono dedicati a storie di donne: Giulia, la figlia di Augusto (Roma-Bari 2014), Agrippina, la sposa di un mito (Roma-Bari 2015), Livia (Roma 2016). (Comunicato stampa)




Copertina del libro Napoleone Colajanni tra partito municipale e nazionalizzazione della politica Napoleone Colajanni tra partito municipale e nazionalizzazione della politica
Lotte politiche e amministrative in provincia di Caltanissetta (1901-1921)


di Marco Sagrestani, Polistampa, 2017, collana Quaderni della Nuova Antologia, pag. 408
www.leonardolibri.com

Napoleone Colajanni (1847-1921) fu una figura di rilievo nel panorama politico italiano del secondo Ottocento. Docente e saggista, personalità di notevole levatura intellettuale, si rese protagonista di importanti battaglie politiche, dall'inchiesta parlamentare sulla campagna in Eritrea alla denuncia dello scandalo della Banca Romana. Il saggio ricostruisce il ruolo da lui svolto nella provincia di Caltanissetta, in particolare nella sua città natale Castrogiovanni e nell'omonimo collegio elettorale. In un'area dove la lotta politica era caratterizzata da una pluralità di soggetti collettivi - democratici, repubblicani, costituzionali, socialisti e cattolici - si pose come centro naturale di aggregazione delle sparse forze democratiche, con un progetto di larghe convergenze finalizzato alla rinascita politica, economica e morale della sua terra. (Comunicato stampa)




Opera di Gianni Maria Tessari Copertina della rassegna d'arte Stappiamolarte Stappiamolarte
www.al-cantara.it/news/stappiamo-larte

La pubblicazione realizzata con le opere di 68 artisti provenienti dalle diverse parti d'Italia è costituita da immagini di istallazioni e/o dipinti realizzati servendosi dei tappi dell'azienda. All'artista, infatti, è stata data ampia libertà di esecuzione e, ove lo avesse ritenuto utile, ha utilizzato, assieme ai tappi, altro materiale quale legno, vetro, stoffe o pietre ma anche materiali di riciclo. Nel sito di Al-Cantara, si può sfogliare il catalogo con i diversi autori e le relative opere. Nel corso della giornata sarà possibile visitare i vigneti, la cantina dell'azienda Al-Cantàra ed il " piccolo museo" che accoglie le opere realizzate.

Scrive nel suo testo in catalogo Vinny Scorsone: "...L'approccio è stato ora gioioso ora riflessivo e malinconico; sensuale o enigmatico; elaborato o semplice. Su esso gli artisti hanno riversato sensazioni e pensieri. A volte esso è rimasto tale anche nel suo ruolo mentre altre la crisalide è divenuta farfalla varcando la soglia della meraviglia. Non c'è un filo comune che leghi i lavori, se non il fatto che contengano dei tappi ed è proprio questa eterogeneità a rendere le opere realizzate interessanti. Da mano a semplice cornice, da corona a bottiglia, da schiuma a poemetto esso è stato la fonte, molto spesso, di intuizioni artistiche singolari ed intriganti. Il rosso del vino è stato sostituito col colore dell'acrilico, dell'olio. Il tappo inerte, destinato a perdersi, in questo modo, è stato elevato ad oggetto perenne, soggetto d'arte in grado di valicare i confini della sua natura deperibile...". (Comunicato stampa)

Visualizza versione ingrandita della locandina della presentazione del volume




Stelle in silenzio
di Annapaola Prestia, Europa Edizioni, 2016, euro 15,90

Millecinquecento chilometri da percorrere in automobile in tre giorni, dove ritornano alcuni luoghi cari all'autrice, già presenti in altri suoi lavori. La Sicilia e l'Istria fanno così da sfondo ad alcune tematiche forti che il romanzo solleva. Quante è importante l'influenza di familiari che non si hanno mai visto? Che valore può avere un amore di breve durata, se è capace di cambiare un destino? Che peso hanno gli affetti che nel quotidiano diventano tenui, o magari odiosi? In generale l'amore è ciò che lega i personaggi anche quando sembra non esserci, in un percorso che è una ricerca di verità tenute a lungo nascoste.

Prestia torna quindi alla narrativa dopo il suo Caro agli dei" (edito da "Il Filo", giugno 2008), che ha meritato il terzo premio al "Concorso nazionale di narrativa e poesia F. Bargagna" e una medaglia al premio letterario nazionale "L'iride" di Cava de'Tirreni, sempre nel 2009. Il romanzo è stato presentato dal giornalista Nino Casamento a Catania, dallo scrittore Paolo Maurensig a Udine, dallo psicologo Marco Rossi di Loveline a Milano. Anche il suo Ewas romanzo edito in ebook dalla casa editrice Abel Books nel febbraio 2016, è arrivato semifinalista al concorso nazionale premio Rai eri "La Giara" edizione 2016 (finalista per la regione Friuli Venezia Giulia) mentre Stelle in silenzio, come inedito, è arrivato semifinalista all'edizione del 2015 del medesimo concorso.

Annapaola Prestia (Gorizia, 1979), Siculo-Istriana di origine e Monfalconese di adozione, lavora dividendosi tra la sede della cooperativa per cui collabora a Pordenone e Trieste, città in cui gestisce il proprio studio psicologico. Ama scrivere. Dal primo racconto ai romanzi a puntate e alle novelle pubblicati su riviste a tiratura nazionale, passando per oltre venti pubblicazioni in lingua inglese su altrettante riviste scientifiche specializzate in neurologia e psicologia fino al suo primo romanzo edito Caro agli dei... la strada è ancora tutta in salita ma piena di promesse.

Oltre a diverse fan-fiction pubblicate su vari siti internet, ha partecipato alla prima edizione del premio letterario "Star Trek" organizzato dallo STIC - Star Trek Italian Club, ottenendo il massimo riconoscimento. Con suo fratello Andrea ha fondato la U.S.S. Julia, un fan club dedicato a Star Trek e alla fantascienza. Con suo marito Michele e il suo migliore amico Stefano, ha aperto una gelateria a Gradisca d'Isonzo, interamente dedicata alla fantascienza e al fantasy, nella quale tenere vive le tradizioni gastronomiche della Sicilia sposandole amabilmente con quelle del Nord Est d'Italia. (Comunicato Ufficio stampa Emanuela Masseria)




Copertina libro I quaranta giorni del Mussa Dagh I quaranta giorni del Mussa Dagh
di Franz Werfel, ed. Corbaccio, pagg.918, €22,00
www.corbaccio.it

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.» Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a Nord della baia di Antiochia.

Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell'affiato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.

Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni del Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa. Franz Werfel (Praga, 1890 - Los Angeles, 1945) dopo la Prima guerra mondiale si stabilì a Vienna, dove si impose come uno dei protagonisti della vita letteraria mitteleuropea. All'avvento del nazismo emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Oltre a I quaranta giorni del Mussa Dagh, Verdi. Il romanzo dell'opera, che rievoca in modo appassionato e realistico la vita del grande musicista italiano. (Comunicato Ufficio Stampa Corbaccio)

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- 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Presentazione rassegna




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Copertina libro La passione secondo Eva La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse (Córdoba - Argentina, 1934), diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina del libro Odissea Viola Aspettando Ulisse lo Scudetto Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria)




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina del libro Le stelle danzanti di Gabriele Marconi Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare. Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati.

Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio. Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.





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