La Trinacria simbolo della Sicilia Tempio greco in riferimento a quelli della Valle dei Templi di Akragas in Sicilia
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di Ninni Radicini
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Copertina del libro La Grecia contemporanea 1974-2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco e Ninni Radicini edito da Polistampa di Firenze La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia

Fermoimmagine dal film Nosferatu con i personaggi di Hutter e del Conte Orlok poco dopo l'arrivo del primo nel Castello in Transilvania
Nosferatu: dal cinema al fumetto
 
L'attore Carlo Delle Piane caratterista in molte commedie tra gli anni Cinquanta e Settanta e poi protagonista in films di Pupi Avanti e di altri autori
In ricordo di Carlo Delle Piane
 
Locandina della mostra Icone Tradizione-Contemporaneità - Le Icone post-bizantine della Sicilia nord-occidentale e la loro interpretazione contemporanea
Le Icone tra Sicilia e Grecia
 
Fermoimmagine dal film tedesco Metropolis
Il cinema nella Repubblica di Weimar

La fotografa Vivian Maier autrice di migliaia di foto scattate in gran parte con una Rolleiflex e di filmati in super 8 scoperti dopo la sua scomparsa
Vivian Maier
Mostre in Italia
Luigi Pirandello
«Pirandello»
Poesia di Nidia Robba
Fermo-immagine dal film Il Pianeta delle Scimmie, 1968
1968-2018
Il Pianeta delle Scimmie

Planet of the Apes - Review
Composizione geometrica ideata da Ninni Radicini per la pagina della newsletter Kritik con locandine di rassegne presentate
Locandine rassegne
Gilles Villeneuve con la Ferrari nel Gran Premio di F1 in Austria del 1978
13 agosto 1978
Primo podio di Gilles Villeneuve

First podium for G. Villeneuve
Il pilota automobilistico Tazio Nuvolari
Mostre su Tazio Nuvolari
Maria Callas nel film Medea
Maria Callas
Articolo


Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni: 2019-18 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08 | Lista mostre e conferenze 2007-2019

Grecia Moderna e Mondo Ellenico (Iniziative culturali): 2019-18 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010-2009 | 2007-2008

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Locandina della mostra di Peter Waechtler Peter Wächtler
12 ottobre 2019 - 09 maggio 2020
Fondazione Antonio Dalle Nogare - Bolzano

Invitato a pensare a un progetto site-specific per gli spazi e per il contesto sia della città sia della regione, Wächtler è tornato in visita più volte durante l'anno e ha analizzato luoghi fisici e di produzione che lo hanno ispirato nella realizzazione di un progetto composto di opere scultoree, fotografiche, pittoriche e video. Il risultato è una mostra - a cura di Vincenzo de Bellis - nella quale l'artista mette in evidenza alcuni aspetti caratteristici della sua pratica: l'interesse per tecniche artistiche tradizionali e artigianali; la necessità di costruzione narrativa simile a quella di un racconto (Wächtler è anche uno scrittore) e la capacità di muoversi liberamente tra diversi mezzi espressivi. Tutti questi mezzi diventano tappe di un racconto nel quale il personale si mescola all'impersonale, il soggettivo all'oggettivo, il reale al surreale o all'irreale.

Peter Wächtler lavora con una varietà di media: bronzo e ceramica, testi, disegni e video. Ma è in realtà il racconto stesso a costituire il suo materiale prediletto. Le sue opere evocano spesso una narrazione che vede figure umane o animali in stati particolari di animazione. Questi usano e adattano elementi di finzione, folklore e cultura popolare, relazionandosi sia a tradizioni specifiche che a favole comuni, e concretizzano le diverse modalità in cui una storia può essere raccontata, tanto quanto la storia in sé. Le opere di Peter Wächtler (Hannover - Germania, 1979) sono state esposte in mostre personali presso la Kunsthall di Bergen, lo Schinkel Pavillon di Berlino, al MUKHA di Anversa, alla Chisenhale Gallery di Londra e alla Reinassaince Society di Chicago. Il 30 agosto ha inaugurato una sua personale presso la Kunsthalle di Zurigo. (Comunicato stampa Lara Facco)




La Bella Figura
Unlocking Sustainable Fashion in the Eternal City

termina il 26 ottobre, 2019
Sala 1 - Centro Internazionale d'Arte Contemporanea - Roma
www.salauno.com

La galleria apre le sue porte ad'iniziativa incentrata sulla moda sostenibile, con la collaborazione della stilista Desiree Townley e The Sewing Cooperative. Il progetto nasce seguendo lo spirito delle ultime iniziative nel biennio 2018-19 di Sala 1, Ripensare la materia incentrato sull'argomento del ciclo dei rifiuti, e Pop-Up Lab con Refugee Tailors, un laboratorio di sartoria sociale coordinato da Lydia Witt di The Sewing Cooperative . Con l'intenzione di osservare più da vicino il rapporto tra moda e ambiente e la società che ci circonda, questa collezione di oggetti ethically sourced, fatti a mano o recuperati, sfrutta le risorse disponibili per mantenere La Bella Figura, limitando al contempo l'impatto ambientale e sostenendo l'artigianato. Ogni capo, o scenario, prende ispirazione dalle narrazioni nascoste di Roma e mette in evidenza dettagli inaspettati attraverso abbigliamento, accessori e oggetti correlati. Durante la visita, il pubblico avrà l'opportunità di scoprire le storie degli artigiani che lavorano a Roma, di toccare ed esplorare fibre e trame e, infine, di portare via strumenti che possono usare per riutilizzare, rimodellare e trovare una moda più ecosostenibile a Roma.

Desiree Townley è una stilista eco-conscious e personal shopper, specializzata in oggetti d'antiquariato e vintage. Lavora per ottimizzare i guardaroba dei suoi clienti, adattando i vestiti allo stile di vita di ognuno di loro e servendosi dell'artigianato locale. The Sewing Cooperative è un'impresa sociale fondata nel 2016 da Lydia Witt, una giovane sarta/designer di New York. Attraverso prodotti artigianali e su misura per l'abbigliamento, The Sewing Cooperative cerca di promuovere l'integrazione sociale e lavorativa dei rifugiati e degli immigrati riconoscendo le capacità sartoriali che portano con sé e aiutandoli ad adattarle al loro nuovo contesto e casa. Durante questo periodo, Sala 1 ospiterà numerosi workshop interattivi e proiezioni di film per accompagnare il tema generale dell'iniziativa: abbracciare alternative socialmente responsabili, sostenibili, artigianali e alternative alla moda veloce. Pezzi unici, abiti e accessori fatti a mano saranno disponibili al pubblico durante tutto il periodo dell'iniziativa. (Comunicato stampa)

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The gallery will open its doors to the public for a sustainable fashion collection featuring designs by stylist Desiree Townley, tailored by The Sewing Cooperative. This initiative builds on Sala 1's previous exhibitions Ripensare la materia exploring the cycles of waste, and Pop-Up Lab with Refugee Tailors, while looking more closely at the relationship of Fashion to the environment and the society around us. This collection of ethically sourced, handmade, and found object items, highlights the resources for maintaining La Bella Figura while limiting your environmental impact and supporting artisanal craftsmanship. Each piece, or scene, is inspired by Rome's hidden narratives, and highlights unexpected details through clothing, accessories, and related objects. During their visit, the public will have the opportunity to discover the stories of artisans working in Rome, to touch and explore fibers and textures, and finally, to take away tools which they can use to repurpose, reshape, and source greener fashion in Rome.

Desiree Townley is an Eco-conscious Stylist and Personal Shopper specializing in vintage and antiques. She works with clients to streamline their wardrobe, dress for their lifestyle and source from local artisans. The Sewing Cooperative is a social business founded in 2016 by Lydia Witt, a young dressmaker/designer from New York. Through artisanal products and made to measure clothing, The Sewing Cooperative seeks to promote the social and labor integration of refugees and immigrants by recognizing the tailoring skills they bring with them, and helping adapt them to their new context and home. During this project, Sala 1 will host several interactive workshops and film screenings to accompany the overall theme of the initiative: embracing socially responsible, sustainable, and artisanal alternatives to fast fashion. One of a kind pieces, handmade clothing and accessories will be available to the public throughout the exhibition. (Press release)




Leonardo. La macchina dell'immaginazione
17 settembre 2019 - 26 gennaio 2020
Galleria d'Arte Moderna - Palermo
www.gampalermo.it

Esposizione multimediale a cura di Treccani, progettata e messa in scena da Studio Azzurro che, integrando linguaggi e competenze diverse - dal video all'animazione grafica ai sistemi interattivi - ha intrapreso un percorso progettuale complesso, affiancato dalla competenza scientifica dello storico dell'arte Edoardo Villata. La mostra è promossa dal Comune di Palermo-Assessorato alla Cultura, dall'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani e dalla Fondazione per l'Arte e la Cultura Lauro Chiazzese; a cura di Treccani e Studio Azzurro, è organizzata da Civita Sicilia con il contributo di Intesa Sanpaolo.

Il percorso è scandito da sette videoinstallazioni, di cui cinque interattive, che coinvolgono lo spettatore in un racconto di immagini e suoni che, a partire dal multiforme lascito di Leonardo, ci "parlano" tanto del suo, quanto del nostro tempo. Le grandi macchine scenografiche, la cui struttura è liberamente ispirata a disegni leonardeschi, corrispondono ad altrettante sezioni: Le Osservazioni sulla natura; La città; Il paesaggio; Le Macchine di pace; Le Macchine di guerra; Il Tavolo anatomico; La pittura. Studio Azzurro ha pensato a uno spazio che immerga i visitatori nel mondo dell'immaginazione di Leonardo. Un mondo di macchine talvolta trasparenti come i suoi orizzonti, talvolta opache come la carta dei fogli di appunti. L'esperienza del visitatore passa dall'osservazione alla partecipazione, muovendosi tra forme che richiamano il rigore geometrico dei solidi platonici di Luca Pacioli e si rimodulano in strumenti utili.

Questo mondo di macchine trasformate in dispositivi narrativi, di giganteschi fogli di appunti in attesa di essere risvegliati, accoglie il visitatore in una penombra da cui spiccano i colori del legno, della tela e della carta. L'interazione avviene con sistemi diversi: la modulazione della luce e della voce sono gli strumenti privilegiati. In quattro sezioni, infatti, il visitatore può scegliere alcune parole-chiave tratte dal lessico vinciano, che, una volta pronunciate, danno vita alle narrazioni video, in cui i disegni di Leonardo sono affiancati, percorsi o rivisitati da filmati talora iperrealistici, talora quasi astratti.

«In alcuni casi le elaborazioni o le giustapposizioni sottolineano e accentuano il carattere disturbante, eversivo dei disegni leonardeschi, mentre in altri forniscono una sorta di controcanto affettuoso e ironico: un atteggiamento che a Leonardo sarebbe sicuramente piaciuto» scrive il prof. Villata. «Il visitatore si troverà quindi a contatto con alcuni esempi delle idee e degli studi di Leonardo: la veduta a volo di uccello, le macchine, sia a uso civile, sia a uso militare, le mappe, gli studi sull'anatomia dei cavalli e dei volatili; ma anche a terrificanti immagini di diluvio, a volti trasfigurati dall'ira, a malinconici pensatori, a tenere e divertite immagini di cani, di gatti o di granchi. Il tutto sempre commentato da suoni, che talvolta accennano a diventare un abbozzo di frase musicale, e da citazioni tratte dai manoscritti leonardeschi».

___ Prima sezione: Le osservazioni sulla Natura

Il lavorio inesausto di appunti visivi e verbali di Leonardo rappresenta perfettamente l'"epoca dell'occhio", l'epoca della prospettiva che si fa "forma simbolica" oltre la stretta cerchia degli intellettuali. Il lavoro dell'occhio umano sul mondo è alla base di questo atteggiamento che prenderà una forma più definita nei decenni successivi. Attraverso lo studio del reale, Leonardo riesce a forzare quello strumento prospettico appreso nelle botteghe fiorentine allo stesso modo in cui forza il sapere tradizionale consolidato dai tempi di Aristotele, fino a far implodere l'idea di ordine universale su cui si posava ogni forma di pensiero. Un uomo che guarda, un piano di lavoro per disegnare, un rettangolo quadrettato davanti al suo sguardo. L'installazione ripropone la situazione ideale di un osservatore che analizza i minimi eventi naturali e cerca le corrispondenze con un ideale geometrico di armonia e di restituzione prospettica. Il visitatore si affaccia al prospettografo e assiste al passaggio dalla visione naturale alla restituzione nel disegno, fino alla rappresentazione ideale in riferimento alla geometria nascosta nelle cose.

___ Seconda sezione: La Città

I progetti di Leonardo per le città e il suo interesse per la stesura delle loro mappe rivelano un'attitudine urbanistica. Il suo sguardo "largo" tiene in considerazione le dinamiche della società e le esigenze quotidiane di una comunità complessa. Come per ogni altro oggetto di indagine, la sua visione si muove tra la considerazione dell'insieme e l'attenzione per il dettaglio. Immagina per la prima volta di vedere e rappresentare le città dall'alto. Immagina città con un impianto urbano funzionale alle attività delle varie classi sociali e alle necessità igieniche. Studia le vie di terra e il vitale rapporto con le vie d'acqua, da sfruttare abilmente con grandi progetti di deviazione dei corsi dei fiumi.

Osservando la città, ne studia anche gli abitanti, annota le loro abitudini di vita, le mode, i riti. Nell'istallazione, sono infatti le silhouette degli uomini e dei loro strumenti a raccontare le azioni generate dai disegni e dalle parole di Leonardo. Le immagini si depositano su due grandi schermi laterali della struttura che richiama una sorta di gru da cantiere, capace di spostare grandi pesi in modo rapido ed economico, con minore sforzo dell'uomo. Due leggii mostrano una collezione di parole che Leonardo utilizzò nei suoi progetti di architettura e urbanistica. Pronunciando una di queste parole si risveglia la narrazione video corrispondente. Le parole sui due leggi sono le stesse, ma i video a esse associati raccontano storie differenti.

___ Terza sezione: Il Paesaggio

I mutamenti della luce naturale, i suoi effetti sui corpi e sulla percezione atmosferica sono stati per Leonardo oggetto di lunghe osservazioni e di altrettante pagine di annotazioni, soprattutto in funzione della loro miglior resa pittorica. Nel Libro di Pittura si rivolge al suo lettore chiamandolo «fintore» - così si chiamavano i pittori e gli scultori - dandogli precise istruzioni su come rappresentare ogni elemento naturale, prospettico e umano. Leonardo in realtà educa lo sguardo del pittore a soffermarsi sui più minuti dettagli e a cercare le cause di ogni percezione per meglio "fingere" la realtà con gli strumenti del disegno e della pittura. D'altra parte arriva a immaginare un modo di rappresentare il mondo e quasi a inventare il "paesaggio" benché ancora non lo chiamasse in questo modo, con le vedute "a volo d'uccello". Tre proiezioni, due laterali e una in alto, avvolgono i visitatori. Pronunciando le parole scritte sui leggii, che corrispondono ad alcuni degli aspetti più indagati dalla curiosità e dall'inventiva di Leonardo, si presentano lateralmente due disegni originali e in alto un cielo. L'osservazione dei disegni li rende vivi, generativi. Dai tratti a matita nascono «flussi e reflussi», «venti revertiginosi», nebbie, scenari vicini e panorami lontani.

___ Quarta sezione: Le macchina di pace

Pulegge, catene, ruote dentate, ruota a tazze, viti di Archimede, viti senza fine, viti aeree, inclinometri, igroscopi, anemometri, seghe idrauliche, ventilatori. Studi per «modo di sollevare l'acqua in due tempi», per imbarcazioni a pale, per portelli di chiusa, progetti per il canale Firenze-mare, per lo scavo di Serravalle, disegni di macchine escavatrici, di draghe, vortici e canali. Studi per l'equilibrio, per il bilanciamento, per ali di aliante, per ala snodabile, per ala articolata, per ala a sportelli; studi per ornitottero, verticale, prono, a navicella. Studi per il «modo di camminare sull'acqua», per modi di respirare sott'acqua, guanti palmati, salvagente, scafandro. Non son tutte invenzioni di Leonardo, talvolta sono perfezionamenti di macchine esistenti, studi per migliorie, in altri casi, come per il volo e il «camminare sull'acqua» sembrano sogni che, confidando nella scienza e nello studio della natura, è convinto di poter realizzare. Pronunciando una delle parole esposte nel leggio i disegni nei due schermi rivelano particolari di macchine a cui si accostano reali meccanismi del nostro tempo.

___ Quinta sezione: Le macchine di guerra

Nella lettera a Lodovico il Moro in cui Leonardo si presenta per essere accolto a Milano, una eloquente lista esibisce in larga maggioranza competenze nell'arte di «offendere e difendere», in particolare nella capacità di progettare «instrumenti bellici» come ponti «facili e commodi da levare et ponere», «ghatti» (arieti), «bombarde, mortari et passavolanti di bellissime et utile forme» «briccole, manghani, trabuchi», «carri coperti, securi e inoffensibili». Ciononostante, le considerazioni scritte da Leonardo sulla guerra rivelano ben altro pensiero. «Pazzia bestialissima» la definisce, studiando armi e strumenti dei contemporanei ma anche degli antichi. Le istruzioni per dipingere scene di battaglia nel Libro di pittura sono efficaci quanto una testimonianza, e il modo in cui racconta i volti, le espressioni, i gesti degli uomini impegnati a uccidersi tra loro manifestano il suo giudizio sull'assoluto abbruttimento a cui essa conduce. La macchina dell'installazione è una sorta di bilanciere in stasi, con due grandi schermi. Pronunciando la parola scelta dal leggio, sullo schermo frontale appare un disegno, uno studio di un carro, di una bombarda, di un gruppo di uomini in battaglia, a terra appare un pavimento materico: sabbia, acqua, foglie... dopo qualche istante dai tratti del disegno si staccano figure umane, frecce, bandiere e dal pavimento emergono frammenti di una battaglia.

___ Sesta sezione: Il tavolo anatomico

Ai tempi di Leonardo si chiama «notomia». L'analisi geometrica, figlia diretta dell'uomo vitruviano, non gli basta, così sprofonda il suo sguardo nelle viscere del corpo umano, come fosse il dispositivo più affascinante che si potesse studiare: «sì bellostrumento» con «tanta varietà di macchinamenti». Cerca le cause di ogni evento fisiologico, elenca instancabili liste di argomenti da indagare. Descrive minutamente la meccanica dei movimenti, osserva e rappresenta il cranio come fosse un elemento architettonico, il tiburio di una cattedrale, immagina le funzioni di ipotetiche aree del cervello, osserva il chiasma ottico, disegna il sistema nervoso come un albero di sottili filamenti. Sempre sulla soglia del sogno di una conoscenza esatta, alla fine di una lunga lista, annota: «Scriverai di filosomia». Su un tavolo di otto metri sono posati dei gessi che riproducono elementi del corpo umano, maschile e femminile. Sospese sul tavolo alcune piccole torce. Direzionando la loro luce su un gesso, si avvia il racconto video relativo a quella porzione di corpo. Dal corpo dell'uomo, scorticato, si genera l'indagine sotto la pelle, tra muscolatura, scheletro e funzioni vitali. Il corpo della donna è invece un corpo classico, da cui nascono i gesti, le espressioni e il racconto della facoltà di portare in sé una nuova vita.

___ Settimana sezione: La pittura

La pittura per Leonardo è una scienza, nell'accezione di scienza a lui contemporanea. Nel suo Libro di pittura, più di 900 paragrafi di varie lunghezze sono dedicati alla sua teoria e alla sua pratica e nel tradizionale "paragone delle arti" vince su tutte. La sua attenzione a restituire in pittura i valori percettivi delle cose ha dato avvio a un modo diverso di "fingere" le figure e gli scenari: ogni contorno sfuma in un'altra parte del dipinto, c'è profondità di piani nello spazio, ma senza quasi distinzione dei limiti dei soggetti... come se il mondo fosse immerso in un liquido amniotico. Nell'installazione un grande monitor presenta una decina di dipinti di Leonardo. Il lavoro sulla illuminazione dei soggetti e sulla graduale apparizione dello sfondo fa vibrare il quadro di una vita inattesa. Gli scenari si susseguono all'orizzonte, passando uno nell'altro fino a ricomporre lo sfondo dell'opera originale. Anziché forzare i suoi scenari per farli corrispondere a un luogo, ci si affaccia alla memoria e alla immaginazione di Leonardo che dipinge ricordando le centinaia di scenari che ha a lungo scandagliato nelle sue osservazioni. «Il buon pittore ha da dipingere due cose principali: l'uomo e il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile, perché si ha a figurare con gesti e movimenti delle membra: e questo è da essere imparato dai muti, che meglio li fanno che alcun'altra sorte di uomini». (Comunicato ufficio stampa Civita)




Carlo Invernizzi and his Poetic World
28 settembre (inaugurazione ore 18) - 17 novembre 2019
Neuer Kunstverein Aschaffenburg e.V. - Aschaffenburg (Baviera - Germania)
www.kunstlanding.de

La mostra, a cura di Elisabeth Claus e Francesca Pola, presenta i molteplici aspetti del mondo poetico di Carlo Invernizzi attraverso un percorso articolato in più sezioni tematiche. L'esposizione si apre con una sala che presenta una selezione di opere su tela, realizzate da Carlo Invernizzi insieme a Bruno Querci, Nelio Sonego e Rudi Wach, affiancata dal corpus di poesie scritte a partire dal 1950. Attraverso i documenti storici e i volumi selezionati, si ricostruisce il percorso di Carlo Invernizzi sin dai "primi passi come poeta”, quando entra a far parte del gruppo di letterati costituitosi attorno a Maria Vailati - che nel 1961 fonda "Poíesis" come Centro di attività e documentazione di poesia contemporanea. L'interesse per l'espressività poetica e le problematiche teoriche delle arti figurative, ha fatto sì che Carlo Invernizzi instaurasse, già a partire dagli inizi degli anni '60, rapporti di amicizia e di reciproco scambio culturale con i maggiori esponenti internazionali dell'arte visiva.

Per approfondire questo significativo aspetto del mondo del poeta, il percorso prosegue con una sala in cui le sue poesie - nella versione originale italiana e anche in una traduzione tedesca - vengono esposte insieme a opere di Rodolfo Aricò, Carlo Ciussi e Pino Pinelli così da attivare un dialogo, fatto di scambi e contaminazioni reciproche, che fu presentato anche nel 1990 in occasione della mostra storica Divina mania. Una poetica bicipite. Aricò, Ciussi, Pinelli. La terza sala del primo piano presenta un focus che mette in interconnessione la poesia di Carlo Invernizzi con le opere di Gianni Asdrubali, Bruno Querci e Nelio Sonego, artisti con i quali Invernizzi ha firmato il manifesto Tromboloide e disquarciata a Morterone nel 1996: trascrizione di una riflessione filosofica relativa alla visione unitaria di mente/corpo, natura/cultura, filosofia/arte, poesia/pittura per cui "L'uomo per la sua costituzione fisica è parte intrinseca della Natura Naturans” e "l'arte (la poesia) è l'uomo Natura Naturans”.

A concludere il percorso del primo piano viene presentata una sezione in cui sono esposte fotografie che ritraggono Carlo Invernizzi insieme a diversi artisti, critici, storici dell'arte e filosofi dalla seconda metà degli anni Sessanta sino agli anni Duemila. L'approfondimento dell'interconnessione tra poesia e arte continua nelle prime sale al secondo piano dove sono presenti libri d'artista - editi a partire dagli anni Settanta da Scheiwiller - e realizzati in collaborazione con gli artisti Rodolfo Aricò, Emiliano Bonfanti, Carlo Ciussi, Dadamaino, Riccardo Guarneri, Igino Legnaghi, Alina Kalczyñska, Pino Pinelli, Rudi Wach, insieme ai volumi fatti a mano creati insieme a Nicola Carrino, Alan Charlton, Lesley Foxcroft, Sergio Milani, François Morellet, Bruno Querci, Nelio Sonego, Niele Toroni, Grazia Varisco e Michel Verjux. L'ultima parte della mostra riguarda il legame tra il poeta e Morterone - conca incontaminata sul versante orientale del Monte Resegone - dove sia Invernizzi che la sua poesia trovano le loro radici. In quest'ultima sezione le poesie verranno esposte affiancate dalle immagini dei paesaggi e le entità naturali che le hanno ispirate.

Verrà inoltre presentato un focus sul Museo d'Arte Cotemporanea all'Aperto di Morterone - luogo in cui arte e natura vivono insieme e coesistono. Proprio sulla spinta delle concezioni filosofiche di Carlo Invernizzi, a metà degli anni Ottanta venne costituita l'Associazione Culturale Amici di Morterone con l'intento di far rivivere, anche creativamente, il territorio - perseguendo l'idea che l'intervento artistico dovrebbe essere un'azione di conoscenza e mai di prevaricazione, proprio come emerge dalla concezione della poetica Natura Naturans. Nel corso dei decenni questo progetto è maturato attraverso mostre, conferenze e pubblicazioni e ha coinvolto sempre più esponenti della cultura contemporanea e artisti - come Rodolfo Aricò, Gianni Asdrubali, Francesco Candeloro, Nicola Carrino, Lucilla Catania, Alan Charlton, Carlo Ciussi, Gianni Colombo, Dadamaino, Riccardo De Marchi, Riccardo Guarneri, Lesley Foxcroft, Igino Legnaghi, François Morellet, Mario Nigro, Pino Pinelli, Bruno Querci, Ulrich Rückriem, Nelio Sonego, Mauro Staccioli, Niele Toroni, David Tremlett, Günter Umberg, Grazia Varisco, Elisabeth Vary, Michel Verjux, Rudi Wach.

Oggi questa visione utopica della convivenza tra arte, poesia e natura, è diventata una realtà possibile e ha portato all'installazione permanente di circa 30 opere, le cui immagini sono esposte in questa occasione insieme alle poesie di Carlo Invernizzi - grazie al quale Morterone è potuto divenire "un'autentica soglia poetica". In questa sala verrà anche dedicato un approfondimento al tema della memoria storica di Morterone in cui, affiancate agli scritti di Carlo Invernizzi, verrano presentate immagini fotografiche di Luigi Erba che ritraggono il complesso di costruzioni del 1600 presenti nella Località di Frasnida, già presentate nella mostra Frasnida tra documento e trasfigurazione tenutasi a Morterone nel 1988. Al secondo piano saranno inoltre esposte una sezione di opere della mostra Partiture d'ombra: Carlo Invernizzi Raffaella Toffolo realizzata nel Palazzo municipale di Morterone nel 2016 e le opere di Carlo Invernizzi della serie Indesistibili - in cui poesie e disegni dialogano direttamente sulle tele. Per questa occasione il regista Francesco Castellani ha realizzato il documentario Carlo Invernizzi. Die Stimme des Dichters e verrà pubblicato un volume che documenta il percorso creativo di Carlo Invernizzi. (Comunicato stampa)




Italia moderna 1945-1975. Dalla Ricostruzione alla Contestazione
termina lo 06 gennaio 2020
Fondazione Pistoia Musei (Palazzo Buontalenti) - Pistoia
www.fondazionepistoiamusei.it

È tra il 1945 e i successivi trent'anni che l'Italia cambia i comportamenti sociali, si modernizza visibilmente sul territorio e nelle singole case, e muta l'orizzonte quotidiano, ed è negli stessi anni che la cultura italiana si pone i problemi della Modernità. I leggii in metallo di Dimostrazione (1975) di Giulio Paolini e la scultura Asciuga Ali (1995) di Giosetta Fioroni, le grandi superfici colorate con la penna a sfera blu di Alighiero Boetti Ai Ieooei LghRrbtt (1975) e il giallo accecante del Michelangelo (1967) di Tano Festa, e ancora le riflessioni sui numeri di Fibonacci di Mario Merz e lo Scoglio realizzato da Pino Pascali nel 1966. Sono solo alcuni esempi delle oltre 80 opere che compongono il percorso di Il benessere e la crisi, seconda tappa della mostra Italia moderna 1945-1975, a cura di Marco Meneguzzo.

Progetto dedicato all'arte italiana del Novecento, con oltre 150 opere provenienti dalle prestigiose collezioni di Intesa Sanpaolo. "Ricostruzione" e "Contestazione" non sono solo due poli cronologici entro cui si dipana l'idea della Modernità italiana, ma due indicazioni culturali, che mostrano l'arco di sviluppo di idee e di costumi che ha portato l'Italia alla ribalta internazionale, sia come economia che come soggetto culturale. L'intera mostra è un viaggio scandito in due tappe: la prima, Le macerie e la speranza, conclusasi lo scorso agosto, ha raccontato gli anni dal 1945 al 1960, durante i quali gli artisti hanno dovuto confrontarsi prima con le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale, poi con la ricostruzione e la rinascita del paese.

Questa seconda tappa della mostra, Il benessere e la crisi, rende omaggio all'Italia degli anni Sessanta e Settanta, mettendo in relazione il contesto storico, politico e sociale con quello artistico, rendendo evidente la forte e netta rottura con la cultura figurativa del passato. La visione di una società nuova, proiettata nel futuro, era già stata immaginata dagli artisti, ma è attorno al 1960 che queste idee si sviluppano in modi e forme che contraddicono radicalmente le tendenze informali del decennio precedente. Caratteristiche di questa svolta sono il radicale mutamento del ruolo dell'artista e la conseguente rielaborazione del ruolo dell'Arte.

La scelta espositiva di dividere la mostra in due tappe è una novità pensata per rendere il percorso il più esaustivo possibile e per "fidelizzare" il visitatore: gli spazi di Palazzo Buontalenti, sede di Fondazione Pistoia Musei dedicata alle mostre temporanee, restaurati per l'occasione, non avrebbero potuto accogliere le oltre 150 opere scelte dal curatore; una scelta numericamente inferiore del resto non sarebbe stata sufficiente a mostrare, al di là dei "soliti noti", il contesto straordinariamente ricco e variegato dell'arte italiana dell'epoca. Suddivisa in sezioni che non seguono solo un percorso cronologico, ma sono capaci di evocare contesti sociali e culturali in cui si svilupparono le diverse ricerche e tendenze, Italia moderna 1945-1975, nella sua totalità, evidenzia il clima, l'atmosfera, il tessuto connettivo dell'arte italiana, più ancora della presenza di nomi e opere già molto conosciute. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)




Opera di Christian Martinelli denominata TheCube Christian Martinelli - Confini "the cube"
24 settembre (inaugurazione 21 settembre ore 11.00) - 26 ottobre 2019
foto-forum Südtiroler Gesellschaft für Fotografie - Bozen/Bolzano
www.foto-forum.it

"Confini" appartiene al ciclo di opere 00A, una serie di progetti decennali in cui l'artista utilizza la fotografia come mezzo, fine, o testimone di tematiche a lui care. "La lunga striscia di sabbia" che Pier Paolo Pasolini realizzò nel 1959 ritraendo l'Italia da Ventimiglia a Trieste è una fonte di ispirazione del viaggio solitario lungo sei mesi che Martinelli ha intrapreso. Nell'arco di cinque anni ha percorso circa 20.000 chilometri, restituendo l'intero periplo dell' Italia attraverso 70 immagini monotipo. Le immagini sono realizzate con il "cubo", un oggetto che è sia macchina fotografica progettata dell'artista, sia opera installativa, che cattura e al contempo riflette il paesaggio. "Confini" nasce dalla necessità che l'artista ha di confrontarsi con il tema dell'appartenenza a un territorio; come l'animale segna il "suo" spazio, delimitando il proprio confine così l'essere umano disegna linee su mappe geografiche.

L'atto simbolico di posizionare il "cubo" nel paesaggio al confine diventa per l'artista la modalità per tracciare il suo passaggio. Martinelli non concepisce il confine come "fine", semmai come "inizio" e lo rappresenta con immagini, in cui le sue linee si amalgamano. Attraverso i lunghi tempi di esposizione la linea dell'orizzonte si perde creando un continuum tra i tratti della morfologia del paesaggio reale. Rispetto a Pasolini, Martinelli sposta l'attenzione dal contesto antropologico a quello naturale dei "confini". Non è dunque una rappresentazione documentaristica dei luoghi, bensì una riflessione, una ricerca intima della poetica del paesaggio. L'artista restituisce immagini dalle innumerevoli sfumature cromatiche, ascrivibili più a un dipinto che a una immagine fotografica. Come le marine astratte di William Turner anche le immagini realizzate dall' artista sono opere uniche e irripetibili. (Carla Cardinaletti e Christian Martinelli)

___ DE

"Grenzen" ist Teil des Werkzyklus "00A", eine Projektserie in der Christian Martinelli seit Jahrzehnten die Fotografie als Medium, Zweck, und Zeugnis seiner Lieblingsthemen benutzt. La lunga striscia di sabbia (Der lange Sandstreifen) von Pier Paolo Pasolini, in dem der italienische Filmemacher, Poet und Künstler 1959 Italien von Ventimiglia im Westen bis Triest im Osten porträtiert hatte, war Inspirationsquelle für Martinellis solitäre sechsmonatige Reise. Im Zeitrahmen von fünf Jahren hat er über 20.000 km zurückgelegt, und präsentiert nun diese Reise in seinem Gesamtumfang im Rahmen von 70 Monotypen. Die Bilder wurden mit dem sogenannten "cubo" geschaffen, ein "Kubus", der vom Künstler selbst als Fotoapparat und gleichzeitige Kunstinstallation konzipiert wurde, der die Landschaft einerseits abbildet und reflektiert. "Confini" (Grenzen) entspringt der inneren Notwendigkeit des Künstlers, sich mit dem Thema der territorialen Zugehörigkeit zu beschäftigen: wie ein Tier "seinen" für sich beanspruchten Lebensraum kennzeichnet und damit eingrenzt, zeichnet der Mensch Linien auf geografischen Karten ein.

Der symbolische Akt, seinen "Kubus" auf Grenzlinien in die Landschaft zu stellen, wird für Christian Martinelli die Modalität, Spuren seiner vorübergehenden Präsenz zu setzen. Martinelli versteht die Grenzlinie nicht als "Ende" denn als "Beginn", und repräsentiert sie in seinen Bildern, in denen sich deren Linien verschmelzen. Aufgrund der langen Belichtungszeiten verliert sich die Horizontlinie, wodurch ein Kontinuum in der Morphologie der reellen Landschaft entsteht. Pasolinis Aufmerksamkeit war dem anthropologischen Kontext zugewandt, Martinelli hingegen versetzt seine auf den natürlichen Kontext der "Grenzen". Es handelt sich also nicht um eine dokumentaristische Darstellung der Landschaft, sondern um eine Reflexion, eine intime Suche nach deren Poesie. Der Künstler erstellt Bilder mit unzähligen chromatischen Nuancen, eher der Malerei als der Fotografie zugeschrieben. Ähnlich den abstrakten Seebildern von William Turner, sind Martinellis Bilder einzigartig und unwiederholbar. (Carla Cardinaletti und Christian Martinelli)

___ EN

"Borders" belongs to the 00A cycle of works, a series of a ten-year long project in which the artist uses photography as a means, purpose, or witness to express themes important to him. "The long strip of sand" that Pier Paolo Pasolini created in 1959, portraying Italy from Ventimiglia to Trieste, is a source of inspiration for the solitary six-month journey that Martinelli has undertaken. Over a five-year period, he traveled about 20,000 kilometers, returning the entire circumnavigation of Italy through 70 monotype images. The images are obtained by using "the Cube", an object which is both a camera, designed by the artist, as well as an installation work that captures and reflects the landscape at the same time. "Borders" is born from the need that the artist has to deal with the theme of belonging to a territory; as the animal marks "its" space, delimiting its own boundaries, so does the human being, by drawing lines on geographical maps.

The symbolic act of positioning "the Cube" within the landscape on the border becomes a way for the artist to trace his passage. Martinelli does not conceive the border as an "end", rather as a "beginning" and he represents it with images in which its lines blend together. By using long exposure times, the horizon line dissolves creating a continuum between the features of the morphology of the real landscape. Unlike Pasolini, Martinelli shifts the attention from an anthropological context to the natural one of the "borders". It is therefore not a documentary representation of places, but a reflection, an intimate research on the poetics of the landscape. The artist returns images with infinite shades of color, more similar to a painting than to a photographic image. Like the abstract oceans of William Turner also the images realized by the artist are unique and unrepeatable works. (Carla Cardinaletti and Christian Martinelli)




Opera di Mario Tettamanti nella mostra dedicata a Tazio Nuvolari Artisti per Nuvolari. Settima edizione 2019
termina il 13 ottobre 2019
Casa Museo Sartori - Castel d'Ario (Mantova)

Gli artisti che provengono dall'intero territorio nazionale, dalla Sicilia al Piemonte, dalla Puglia al Trentino Alto Adige, dalla Sardegna al Friuli Venezia Giulia, presentano ciascuno un'opera che rispecchia le peculiarità della propria espressione artistica. In mostra sono esposte 51 opere, tra dipinti ad olio, acrilico, tecnica mista, acquerello, disegno, fotografia, sculture in terracotta, ceramica, pietra, ferro e bronzo.

Presentazione




Opera di Fabio Giampietro di cm.110x115 denominata Due Torri realizzata nel 2015 con tecnica olio su tela Spazio Testoni's History
#1 - Uman Places - Luoghi Umani


termina il 12 ottobre 2019
Galleria Spazio Testoni - Bologna
www.spaziotestoni.it

La mostra consentirà ai visitatori di rivedere alcune delle opere che sono state presentate da Spazio Testoni in mostre personali, collettive e fiere, di Filippo Centenari, Ulrich Egger, Andrea Francolino, Fabio Giampietro, James Kalinda e Alan Maglio, che hanno come tematica che le accomuna luoghi in cui si concentrano, si stabiliscono o si incontrano gli esseri umani, siano essi luoghi reali, storici o contemporanei, ma anche virtuali oppure meramente finanziari, così come le espressività di questi artisti li hanno rappresentati con tecniche e prospettive di osservazione diverse. La scelta di questa tematica è stata appositamente pensata anche in omaggio alla 5° edizione di BDW - Bologna Design Week - dal 23 al 28/09/2019 che quest'anno ha come fil-rouge "La città delle meraviglie", in occasione del "Cersaie" il Salone internazionale della ceramica per l'Architettura e l'Arredobagno presso Bologna Fiere. Spazio Testoni ha inoltre aderito alla 15° Giornata del Contemporaneo che si svolgerà il 12 ottobre 2019. (Comunicato stampa)




Opera di Oscar Sorgato in mostra Oscar Sorgato. Tenera è la luce
Un protagonista del Chiarismo


termina il 10 novembre 2019
Museo Civico d'Arte - Modena
www.museicivici.modena.it

L'esposizione, curata da Stefano Sbarbaro e Cristina Stefani, ricostruisce e pone all'attenzione del pubblico la vicenda umana e artistica del pittore di origini modenesi, Oscar Sorgato (Modena, 1902 - Milano, 1941) che svolse la sua breve carriera pressoché interamente nel fervido clima artistico della Milano degli anni Trenta. L'artista è testimone di quel delicato passaggio che porta al superamento dei grevi canoni plastici di Novecento Italiano in favore di un rinnovato approccio pittorico, caratterizzato da una pennellata tenue e sciolta di matrice neoimpressionista che si organizzò nel movimento del Chiarismo attorno alla figura del critico Edoardo Persico.

La produzione di Sorgato si concentra su due temi fondamentali, la pittura di paesaggio e il ritratto, restituendoci per il secondo uno spaccato sociale della complessa stagione del Ventennio e inquadrando le aspirazioni, le fragilità e i turbamenti della borghesia milanese del tempo, con una particolare attenzione nei confronti della condizione femminile che ne favorisce il collegamento con il tema "persona" affrontato dal Festivafilosofia. Un'atmosfera che sarà evocata in mostra anche dai racconti sonori composti per l'occasione dagli scrittori Andrea Vitali e Roberto Barbolini che, ispirandosi ad alcuni ritratti, proietteranno nella dimensione della finzione letteraria alcune delle figure dipinte da Sorgato, risvegliandole così dalla loro immobilità, per diventare personaggi e interpreti delle loro storie.

Il percorso espositivo, introdotto da un video sulla figura dell'artista, si snoda lungo le principali tappe che segnano l'evoluzione stilistica del suo linguaggio, dall'appartenenza ad una famiglia di importanti imprenditori fotografi, agli esordi modenesi nell'ambito dell'Istituto d'Arte "A. Venturi", alle esperienze condotte a Roma e a Pavia, fino al passaggio dell'artista a Milano segnato da crescenti consensi di pubblico e critica registrati in occasione di importanti rassegne espositive a Padova (1931), alla Sindacale Lombarda di Milano (1932, 1933, 1935), alla Permanente di Milano (1942, mostra postuma) alla Quadriennale di Roma (1931, 1935, 1939) e alla Biennale di Venezia (1936, 1940). La mostra è promossa dai Musei Civici di Modena e dalla Collezione Koelliker di Milano in occasione del Festivalfilosofia 2019 dedicato al tema "persona". Il catalogo della mostra, edito da Silvana Editoriale, conterrà una presentazione di Elena Pontiggia, i saggi critici dei curatori e i racconti ispirati ad alcune opere di Oscar Sorgato a firma degli scrittori Andrea Vitali e Roberto Barbolini. (Comunicato stampa)




Fotografia realizzata da Luca Marianaccio che ritrare Castel del Monte ad Andria Everything Is Illuminated
Geographies of Views Between History and Contemporaneity


19-22 settembre 2019
The Art House - Singapore
www.fondazionedinozoli.com

Sei fotografi italiani portano a Singapore la cultura, la storia e la ricchezza dei luoghi che caratterizzano il nostro paese. Curata da Gigliola Foschi e Nadia Stefanel con opere di Alessandra Baldoni, Luca Gilli, Cosmo Laera, Luca Marianaccio, Lucrezia Roda e Pio Tarantini, la mostra è allestita in occasione del Gran Premio di Formula 1. I sei fotografi sono stati invitati a raccontare dodici siti storici e contemporanei illuminati dalla DZ Engineering (da Castel del Monte al Mausoleo di Galla Placidia - entrambi Patrimonio dell'UNESCO - dal Polo chimico di Ferrara allo Stadio Mapei di Reggio Emilia), che si offrono come lo spaccato di un Paese, l'Italia, capace di guardare al futuro senza dimenticare le sue molteplici e stratificate radici storiche. The Art House ospiterà, inoltre, alcune fotografie (scattate dal track designer Jarno Zaffelli) di edifici iconici di Singapore illuminati dalla DZ Engineering, come City Hall, Supreme Court, Esplanade, Gardens By The Bay e il negozio principale di Dolce&Gabbana a ION Orchard.

La DZ Engineering, che attraverso la sua controllata DZE Asia Pte Ltd ha appena acquisito la realizzazione dei Sistemi Elettronici per il circuito cittadino di Hanoi, in Vietnam, paese in cui la Formula 1 farà il suo esordio nel 2020, realizza dal 2011 gli impianti di illuminazione e di comunicazione di pista sul circuito di Marina Bay, occupandosi anche dell'illuminazione artistica di alcuni edifici storici di Singapore. Dal 2017, anno in cui è stata conferita a Nadia Stefanel la direzione della Fondazione Dino Zoli, il lavoro connesso al settore MotorSport è stato accompagnato da importanti progetti espositivi: "Singapore: Motor Sport, a tale. An Italian project at The Art House" e "Cube Temple. An ethereal creation of wire mesh in Singapore by Edoardo Tresoldi" presso Cargo 39. La mostra del 2019 - "Everything is illuminated. Geographies of Views Between History and Contemporaneity" - costituisce la preview di una più ampia esposizione, in programma dal 19 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020 presso la sede della Fondazione Dino Zoli a Forlì.

«Dodici luoghi - scrive Gigliola Foschi - interpretati e narrati inseguendo una luce che svela e rivela, osservati nel tempo dilatato del crepuscolo, momento del cambiamento e dell'intimità, sospeso tra giorno e notte, tra una luce naturale in declino e una luce artificiale che avanza e crea nuove relazioni». (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Opera di Salvatore Giunta nella locandina della mostra Dialettica delle ombre Salvatore Giunta
La Dialettica delle ombre


termina il 28 settembre 2019
Studio Gennai Arte Contemporanea - Pisa
www.studiogennai.it

In mostra dieci opere pittoriche realizzate appositamente per lo Studio Gennai. All'evento viene abbinato il video "Tagli d'ombra" del 2016. Le fil rouge della mostra è "l'ombra", argomento più volte trattato dall'artista, come evidenzia Bruna Condoleo nella presentazione "...L'elegante e lirica astrazione formale, propria del suo stilema, non impedisce a Salvatore Giunta di inoltrarsi agevolmente nel magico mondo delle ombre che l'Artista sa esplorare avvalendosi di soffici dosaggi cromatici e di tonalità sommesse, che rendono sempre nuova e accattivante la dialettica della visione." (Comunicato stampa)




Locandina della mostra Vivere nella pittura dedicata alle opere di Bruno Olivi Opera di Bruno Olivi Senza titolo realizzata nel 1973 ad olio su tela cm.100x80 Bruno Olivi: Vivere nella pittura
28 settembre (inaugurazione ore 17.30) - 27 ottobre 2019
Complesso monumentale de L'Ospitale - Rubiera (Reggio Emilia)
Versione ampia della locandina

Retrospettiva dedicata all'artista reggiano Bruno Olivi, curata da Carlo Mastronardi con un testo critico di Sandro Parmiggiani. L'esposizione, la prima realizzata dopo la scomparsa del pittore, avvenuta nel 2017, ripercorre l'itinerario artistico di Bruno Olivi rivelando, attraverso una concisa selezione di opere, la ricchezza e la profondità della sua ricerca. Bruno Olivi - come si legge nel testo di Rita Boni - «ha fatto della provincia un luogo di sperimentazione artistica autentica, attingendo alla tradizione bolognese, da cui prende avvio la sua attività, per guardare alla grande pittura mondiale». Il percorso espositivo comprende una trentina di dipinti selezionati da Carlo Mastronardi, anche lui pittore e amico di lunga data di Bruno Olivi. Lo stesso Mastronardi, assiduo frequentatore del suo studio, ci ricorda che Olivi «lavorava in piedi con i fogli stesi a terra; all'inizio tracciava delle sciabolate di colore per dare al lavoro un'impalcatura, poi sgocciolava vari colori e con diversi tipi di pennelli equilibrava il tutto, fino ad ottenere le opere che conosciamo».

«Seguendo la varietà degli esiti del percorso dell'artista - scrive Sandro Parmiggiani - e la costanza di un'ispirazione sempre fedele alle ragioni profonde del dipingere, ci si rende conto che Olivi aveva fin dall'adolescenza deciso che quella, la pittura, era la casa in cui voleva abitare, il suo stesso destino di uomo che intendeva fare proprio, la fortezza che avrebbe presidiato fino all'ultimo dei suoi giorni (...). Bruno Olivi se ne sta con piena dignità e forza nell'universo della pittura del suo tempo; inesausta, talvolta ancora da esplorare, è la ricchezza della storia della pittura, che lui, con il suo contributo creativo e umano ha onorato, e alla quale si è consegnato e immerso per tutta la sua vita».

Bruno Olivi (Reggio Emilia, 1926-2017) frequenta la Scuola d'Arte "Gaetano Chierici", dove ha come insegnante di Figura Carlo Destri, con il quale avrà poi diverse occasioni di collaborazione, e successivamente l'Istituto d'Arte "Adolfo Venturi" di Modena, dove ha modo di conoscere l'opera di Renzo Ghiozzi ("Zoren"), artista innovatore e sperimentatore. Nel 1946 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Bologna, assieme ad altri artisti reggiani, come Marco Gerra, con il quale resterà amico per tutta la vita. Gli anni bolognesi sono fondamentali nella formazione di Olivi, grazie all'incontro con il magistero di Virgilio Guidi, di Giorgio Morandi, di Ilario Rossi, di Pompilio Mandelli, e con le variegate esperienze dell'informale, cresciuto rigoglioso grazie in particolare al contributo di idee e di sollecitazioni di Francesco Arcangeli, cui si deve la fortunata definizione di "Ultimo Naturalismo". Olivi passa dalle nature morte ai paesaggi graffiti e alle sperimentazioni su ampie stesure di colore, lavorato con striature e macchie, prodotte dal gesto. Continua la sua ricerca nella corrente dell'informale a cui rimane per sempre fedele realizzando composizioni di assoluta libertà gestuale, ma sempre connesse a sogni e visioni interiori. (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Opera di Paolo Ferluga denominata BoraMeter Opera di Ulrike Königshofer denominata See what's there Opera di Aleksander Veliscek denominata Panoptic Device Evvi un'altra prospettiva...
dalla prospettiva aerea alla realtà immersiva


termina il 18 ottobre 2019
DoubleRoom arti visive - Trieste
doubleroomtrieste.wordpress.com

Esposizione curata da Massimo Premuda che prende ispirazione da una celebre citazione di Leonardo da Vinci sulla rivoluzionaria intuizione della prospettiva aerea che, pur non negando la prospettiva lineare nel disegno, ne approfondisce il senso del vero. In mostra 6 artisti internazionali - Carlo Andreasi, Francesca Debelli, Paolo Ferluga, Antonio Giacomin, Ulrike Königshofer e Aleksander Veliscek - a interrogarsi sulla percezione della realtà nella cornice delle celebrazioni dei 500 anni dalla morte del geniale Leonardo e nell'ambito della quinta edizione del festival relazionale "L'Energia dei Luoghi" organizzato dall'associazione Casa Cave di Visogliano (Vižovlje) e sostenuto dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Così scrisse Leonardo da Vinci ne Il trattato sulla pittura, in merito alla prospettiva aerea: "Evvi un'altra prospettiva, la quale chiamo aerea imperocché per la varietà dell'aria si possono conoscere le diverse distanze di vari edifici terminati ne' loro nascimenti da una sola linea, come sarebbe il veder molti edifici di là da un muro che tutti appariscono sopra l'estremità di detto muro d'una medesima grandezza, e che tu volessi in pittura far parer piú lontano l'uno che l'altro; è da figurarsi un'aria un poco grossa. Tu sai che in simil aria le ultime cose vedute in quella, come son le montagne, per la gran quantità dell'aria che si trova infra l'occhio tuo e dette montagne, queste paiono azzurre, quasi del color dell'aria, quando il sole è per levante. Adunque farai sopra il detto muro il primo edificio del suo colore; il piú lontano fàllo meno profilato e piú azzurro, e quello che tu vuoi che sia piú in là altrettanto, fàllo altrettanto piú azzurro; e quello che tu vuoi che sia cinque volte piú lontano, fàllo cinque volte piú azzurro; e questa regola farà che gli edifici che sono sopra una linea parranno d'una medesima grandezza, e chiaramente si conoscerà quale è piú distante e quale è maggiore dell'altro."

Una grande intuizione che rivoluzionerà l'arte di veder rappresentati i paesaggi urbani e naturali, dalle architetture sfumate nelle nebbie agli azzurrini monti in lontananza... Come Leonardo si era trovato ad affrontare queste sfida, trattata con lucido spirito empirico di studio della realtà, oggi anche noi ci troviamo di fronte a una nuova rivoluzione della visione costituita dall'arte immersiva, che farà espandere la nostra percezione con la realtà virtuale, in particolare con video e performance ripresi a 360°, e con altri contenuti esperienziali da fruire con visori VR. La tecnologia di ultima generazione ci regala dunque in questo caso la possibilità di un nuovo modo di vivere trame e soggetti, temi e significati che non avranno più un punto principe di visione imposto dall'artista, ma sarà lo spettatore stesso a poter "percorrere" virtualmente gli stessi contenuti in forma sempre nuova e diversa, aggiungendo i propri significati e intenzioni al lavoro dell'artista con la propria "presenza" virtuale.

Si parte così dalla rigorosa ricerca sulla percezione visiva di Ulrike Königshofer, artista austriaca in residenza quest'anno a Trieste nell'ambito del programma A.i.R. Trieste, a cura di Francesca Lazzarini, che ci fa riflettere sullo scarto fra ciò che vediamo e ciò che percepiamo, per arrivare al controverso "BoraMeter" del triestino Paolo Ferluga, macchina inutile o futuribile ecomostro mascherato da ambizioni ecoturistiche, che ci interroga sugli invasivi interventi schermati da green economy. Si prosegue con un'altra macchina, il contemporaneo "Panopticon" dello sloveno Aleksander Velišcek che denuncia l'odierna società del controllo in cui, esponendoci, ci consegniamo volontariamente allo sguardo del "panottico aprospettico digitale".

La mostra si chiude infine con le immagini inaspettate, sulla percezione della realtà, del fotografo triestino Carlo Andreasi e con la preview dell'esperienza virtuale realizzata dagli artisti multimediali Antonio Giacomin e Francesca Debelli che, attraverso un intervento VR con maschera immersiva, ci faranno rivivere l'idea utopistica di concentrazione del sapere enciclopedico del "Teatro della Memoria" di Giulio Delminio Camillo. Collaterale alla mostra la sezione Visioni - Gli Onironauti a cura di Mila Lazic. Inoltre, le diverse mostre ed eventi legati al progetto di Massimo Premuda "Evvi un'altra prospettiva..." si articoleranno in diversi luoghi e momenti nella prima parte della Rassegna, mentre nei primi mesi del 2020, dopo la mostra a Cervignano del Friuli con le opere scelte a cura di Eva Comuzzi, si riuniranno in un'occasione espositiva unica prima a Gorizia e infine a Sistiana. (Comunicato stampa)




Opere di Francesco Tommasi in mostra Francesco Tommasi
"Idrogeno sì, ma..." | "Enigmi di Atlantide"


termina il 26 settembre 2019
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

In questa mostra - a cura di Arianna Sartori - Tommasi si è ispirato a due distinti argomenti. Idrogeno sì, ma... "è risaputo che attualmente non esistono giacimenti naturali di idrogeno, ma che bisogna ricavarlo da..., con tutti i problemi che ne conseguono". Tommasi sostiene che, con questa mostra, non vuole proporre soluzioni in merito all'argomento in questione, semplicemente intende limitarsi a interpretare una tematica particolare con spirito ironico, non per sminuire l'importanza dell'argomento, ma per rendere la cosa meno formale. Le opere di questa tematica sono caratterizzate da strutture dettate dalla fantasia, che simbolicamente alludono a come catturare dalle stelle l'energia necessaria per la realizzazione dell'idrogeno, senza inquinamento atmosferico.

Il mistero atlanteo è immenso, molte sono le leggende che stanno a indicare l'esistenza di un vasto continente e di un popolo speciale, scomparsi nel nulla. Tommasi attesta che non pretende di risolvere nessuno degli innumerevoli interrogativi di tale mistero, ma liberamente interpretare, attraverso le sue strutture, quelle ipotesi che sono più congeniali alla sua ricerca. In questo contesto, il confine fra realtà e fantasia è molto sottile, da sembrare una cosa unica, pertanto ogni interpretazione può essere plausibile.

L'attività artistica (da autodidatta) di Francesco Tommasi (Ceresara - Mantova, 1935) inizia nel 1960. I suoi primi lavori affrontano temi sociali e sono realizzati a bassorilievo, in seguito passa alla pittura, sperimentando la tecnica dell'affresco dell'encausto e successivamente l'olio e l'acrilico. Nel volgere del tempo, la ricerca di Tommasi si evolve, i mutamenti si susseguono, cambiano i contenuti, cambiano gli stili, ma rimane invariato il suo ispirarsi (anche solo simbolicamente) ai temi sociali positivi. Tale principio vale pure dove le opere sono realizzate con espressione "ludica", poiché questa esperienza artistica si avvicina alla vita, compendio di certezze e di eventi inattesi. Tommasi inizia ad esporre le proprie opere a partire dal 1970, partecipando a manifestazioni artistiche in molte località italiane, nel contempo allestisce anche mostre personali.

Nel 1987, Tommasi è tra i fondatori del gruppo artistico Fusionismo/Fusionart di Mantova. Partecipa costantemente a tutte le mostre organizzate dal gruppo (per questi dati, si rimanda il lettore a consultare le pagine dedicate al gruppo Fusionart, nel Dizionario Biografico "Artisti a Mantova nei secoli XIX e XX", terzo volume, edito da Sartori nel 2001), fino al 2016 quando termina l'attività del gruppo con la mostra "L'arte che può" alla Galleria "Arianna Sartori" di Mantova. Suo opere sono presenti in permanenza (donate) nella chiesetta della corte Pelagallo, Casale di Roncoferraro (Mn); nella Sala consiliare del Comune di Piubega (Mn); nella Casa di Riposo "Don Arrigo Mazzali", Mantova; nell'Oratorio della Parrocchia di Piubega (Mn).

Il suo nome è incluso nelle seguenti pubblicazioni: "Pittori contemporanei italiani", a cura di Caludio Selva, Gaglianico Vercelli, 1973. "Dizionario pittori scultori incisori", edizione Alba, Ferrara, 1974. "Antologia Arte e Poesia del nostro tempo", a cura di Nello Punzo, Portici Napoli, 1975. "Dizionario dei pittori mantovani", Adalberto Sartori Editore, 1975. "Il Quadrato", a cura di Giorgio Falossi, 1982. "Pittori scultori incisori nella Mantova del '900", a cura di Adalberto Sartori, 1985. "Artisti a Mantova nei secoli XIX e XX. Dizionario biografico", a cura di Adalberto e Arianna Sartori, volume VI, Archivio Sartori Editore, 2004. "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea", a cura di Arianna Sartori, Archivio Sartori Editore, Mantova, 2012. (Comunicato stampa)




Opera nella presentazione della rassegna Ouverture 2019 Ouverture 2019
19 settembre 2019, ore 18-22
Associazione TAG Torino Art Galleries -Torino
www.torinoartgalleries.it

Inaugurazione coordinata di tredici tra le più influenti ed importanti gallerie d'arte contemporanea di Torino che richiameranno gli art lovers in un tour attraverso le nuove mostre disposte nella città e collegate da una mappa in distribuzione nei luoghi espositivi. Giunto alla sua decima edizione, l'evento apre la nuova stagione espositiva torinese e coinvolge le gallerie torinesi che già nel 2000 si erano costituite in associazione con l'intento di fare sistema e creare sinergie utili a costruire un'offerta coordinata in alcuni momenti dell'anno, con il prezioso contributo della Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT.

Il programma di questa edizione di Ouverture 2019 è particolarmente ricco di mostre significative e di interessanti compleanni: innanzitutto quello di Ouverture,che compie i suoi primi dieci anni; poi i trent'anni di un socio storico come la Galleria di Alberto Peola che propone una mostra collettiva dal titolo "Trenta volte Settembre" a cura di Francesca Comisso (fino al 25 ottobre). La Galleria Norma Mangione presenta invece la personale di uno dei protagonisti dell'Arte Povera: "Salvo" (fino al16 novembre). Photo&Contemporary inaugura una mostra in occasione della presentazione al pubblico del portfolio d'artista di Giovanni Gastel "The Body", pubblicato da Prearo Editore (fino al 15 ottobre), mentre la galleria Febo&Dafne presenta Zamfira Facas nella personale dal titolo "Trasformazioni". Negli spazi torinesi della Galleria Tucci Russo, in via Davide Bertolotti, 2, torna uno dei padri della Land Art: "Richard Long" (fino al 25 gennaio 2020).

Due mostre personali da Raffaella De Chirico: Irina Gabiani in "Across the Universe" e nella project room Mattia Ferretti con "Axis mundi" (fino al 26 ottobre). La Galleria In Arco organizza la personale "Fabrizio Plessi: Sperimentale" (fino al 21 dicembre). Weber & Weber presenta la personale di Pietro Campagnoli, "Mutatio tempore" (fino al 26 ottobre). Alla Galleria Riccardo Costantini, Andrea Villa presenta "Salotto Borghese. Italia agli immigrati" (fino al 12 ottobre). La galleria Gagliardi e Domke propone la personale di Paolo Consorti "Ending". Da Giorgio Persano è visitabile "Systems of Systems", mostra personale di Paolo Cirio (fino al 28 settebre), mentre nei due spazi della Galleria Franco Noero sono in corso due mostre: la personale di Darren Bader dal titolo "Interlude" (nella sede di Piazza Carignano 2, fino al 5 Ottobre) e la personale "Subito dopo l'oggetto più distante" di Gabriel Sierra (fino al 28 Settembre). Impegnata proprio in quei giorni alla fiera Art Chicago, Luce Gallery, altro associato di Tag, espone Caitlin Cherry nella personale "Noisyboy", ma solo a partire dal 26 settembre (fino al 22 ottobre).

Fondata nel 2000, l'Associazione TAG - Torino Art Galleries - riunisce alcune gallerie d'arte torinesi. L'Associazione promuove e diffonde l'arte contemporanea, come elemento di crescita culturale del territorio e della comunità locale, favorendo lo sviluppo di una sensibilità artistica attraverso l'incontro delle arti plastiche e figurative con il pubblico, gli appassionati e le nuove generazioni. Si pone come soggetto di riferimento per gli Enti Locali, collaborando alle loro iniziative e al tempo stesso ideando e realizzando diversi progetti e attività specifiche ed autonome, tra i quali si ricordano: "ManifesTO" (in collaborazione con il Museo d'Arte Moderna e Contemporanea e l'Assessorato alla Cultura della Città di Torino), "Outlook" (in collaborazione con la Fondazione Palazzo Bricherasio), e le differenti edizioni di "Ouverture", realizzate grazie al supporto della Fondazione per l'Arte Moderna e ContemporaneaCRT e della Camera di Commercio di Torino. (Comunicato stampa)




Particolare di una delle opere pittoriche nella mostra Da Artemisia a Hackert Da Artemisia a Hackert
Storia di un antiquario collezionista alla Reggia


16 settembre 2019 - 16 gennaio 2020
Reggia di Caserta

Esposte opere appartenenti al gallerista Cesare Lampronti. La mostra nasce dall'idea di avvicinare il mondo del collezionismo privato e delle Gallerie d'arte a quello dei Musei, intesi come luoghi per la fruizione e alla valorizzazione culturale per "pubblici" sempre più eterogenei. Essa si propone di mostrare il legame esistente tra le opere già presenti nella collezione reale, esposta nelle sale della Reggia e i dipinti presenti nella Lampronti Gallery, nonché di esaltare il fascino della pittura del '600 e '700 nella sua globalità. In occasione della mostra sarà esposto per la prima volta a Caserta il Porto di Salerno di Jakob Philipp Hackert, che è il "pezzo" mancante della serie dei Porti realizzata da Hackert per il re Ferdinando IV di Borbone. La mostra, quindi, diventa così occasione per mostrare ai visitatori l'intera serie dei Porti del Regno, recentemente restaurata.

Il progetto prevede l'esposizione di ulteriori quadri di vedute di Napoli e della Campania, realizzati da pittori presenti nella collezione della Reggia. Le opere scelte sono riconducibili a cinque aree tematiche differenti: pitture caravaggesche; pittura del '600; vedute; paesaggi e nature morte. Il percorso espositivo sarà realizzato nel rispetto e nella promozione di tale suddivisione. Inoltre, un'ulteriore sala sarà dedicata al progetto Immagini in cerca di autore, una vera e propria sezione di quadri di autori ignoti, la cui attribuzione sarà oggetto di studio e dibattito da parte di studiosi e ricercatori.

La mostra sarà altresì occasione per dare risalto al ruolo che già da diverso tempo la Reggia di Caserta ricopre, grazie alla collaborazione con le università e gli istituti di cultura campani e con la rete di musei italiani, di centro di diffusione culturale e di luogo dedicato allo studio e alla ricerca. La finalità culturale, nonché quella didattico-scientifica sarà quindi promossa attraverso la realizzazione di giornate-studio, che vedranno coinvolti esperti del mondo accademico, con approfondimenti su tematiche quali: il mercato dell'arte; il legame tra il collezionismo privato e gli enti pubblici; la pittura napoletana del XVII e il XVIII secolo.

Cesare Lampronti rappresenta la terza generazione di una consolidata famiglia di antiquari, vantando nel suo curriculum oltre cinquant'anni di esperienza nel mercato internazionale dell'arte. La Galleria Lampronti fu fondata a Roma nel 1914 da suo nonno Cesare, specialista in pitture italiane del XVII e XVIII secolo, con un particolare riguardo per le vedute, i paesaggi e le nature morte, che spaziano, attualmente, dal Caravaggio al Canaletto e ai loro seguaci. Cesare Lampronti è diventato il Direttore della galleria nel 1961, succedendo a suo padre Giulio, e da quel momento ha partecipato alle più prestigiose fiere di antiquariato in Europa. In Italia, la attuale Lampronti Gallery ha preso parte alla Biennale Internazionale di Roma e alla Biennale Internazionale di Firenze; mentre all'estero, ha partecipato al TEFAF (The European Fine Art Fair), al Paris Tableau, alla Biennale des Antiquaires, al Frieze Masters e al Point Art Monaco.

Inoltre, la Lampronti Gallery collabora con i musei internazionali e le istituzioni pubbliche nella conduzione di ricerche e prestando opere per le mostre. In tale ambito, Cesare Lampronti ha svolto il ruolo di vero e proprio pioniere, stimolando l'interesse di studiosi quali Ferdinando Bologna e Giuliano Briganti, che hanno fornito rilevanti contributi con i loro studi sulle opere da lui collezionate. Cesare Lampronti è membro dell'Associazione Italiana Antiquari, della quale è stato vice-presidente per 15 anni fino al 2005, e del French Syndicat National des Antiquaires. Nel gennaio del 2013 è stata aperta una nuova galleria in Duke Street, St James's, che offre una finestra sull'arte e sulla cultura italiana nel cuore di Londra. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Scultura in esposizione nella mostra Sulle sponde del Tigri Sulle sponde del Tigri
Suggestioni dalle collezioni archeologiche del MAO: Seleucia e Coche


20 settembre 2019 (inaugurazione ore 18) - 12 gennaio 2020
MAO Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Nei lunghi secoli intercorsi tra l'impresa di Alessandro Magno e l'avvento dell'Islam, gli orizzonti del mondo conosciuto si dilatarono come mai prima d'allora. In quel mondo nacquero le città così come le concepiamo oggi, luoghi d'interrelazioni in una rete connettiva capillare che univa il Mediterraneo alla Cina. In uno dei punti più nevralgici di questa rete globale - la Mesopotamia centrale - furono fondate capitali d'importanza e dimensioni ineguagliate, in un processo che culminò con la fondazione di Baghdad. La prima capitale fondata in quel luogo fu, alla fine del IV secolo a.C., Seleucia al Tigri, metropoli estesa quanto Torino nel Settecento, alla quale seguì, sull'altra sponda del fiume, la mitica Ctesifonte, poi integrata nel III secolo d.C. con la città rotonda di Coche (o Veh Ardashir).

Questi due poli d'attrazione sulle sponde opposte del Tigri rivaleggiarono e prosperarono per secoli, alternandosi nel reggere le sorti di imperi che furono la controparte di Roma. A partire dal 1964, gli scavi svolti dal Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l'Asia nei siti di Seleucia e Coche, portarono alla luce strutture abitative e manufatti di varia natura, quali sigillature in argilla di documenti, monete, vetri e manufatti fittili. La mostra, a cura di Vito Messina, Alessandra Cellerino, Enrico Foietta con la collaborazione di Claudia Ramasso, presenta una selezione di ceramiche, terrecotte, vetri e oggetti d'uso comune rinvenuti nelle due città, mettendo in dialogo la produzione di età ellenistico-partica, proveniente dal sito di Seleucia, con quella sasanide di Coche. (Estratto da comunicato stampa)

___ Mostre complementari

Sulla via di Alessandro in Asia
27 febbraio - 27 maggio 2007
Palazzo Madama - Torino
Presentazione

Ori dei Cavalieri delle Steppe
Sciti | Cimmeri | Sarmati | Unni | Avari | Goti
Mostra di oggetti dei popoli tra Danubio e Asia dal 1000 a.C al XIII d.C.

01 giugno - 04 novembre 2007
Castello del Buonconsiglio - Trento
Presentazione




Opera di Ha Chong-Hyun realizzata oil on hemp cloth nel 2018 denominata Conjunction 18-12b, courtesy Cardi Gallery, copyright The Artist Ha Chong-Hyun
17 settembre (inaugurazione ore 19-21) - 20 dicembre 2019
Cardi Gallery - Milano
www.cardigallery.com

Mostra personale di Ha Chong-Hyun, uno degli artisti più apprezzati della Corea del Sud. Saranno presentate opere della serie Conjunction, eseguite tra il 1992 e il 2019. Ha Chong-Hyun è una delle personalità più importanti della storia dell'arte del dopoguerra, figura di spicco del movimento artistico coreano Dansaekhwa. Tra le privazioni materiali estreme e il sistema politico autoritario che hanno caratterizzato la Corea degli anni '60 e '70, l'artista ha esplorato il potenziale espressivo di materiali non convenzionali come carta da giornale, rottami di legno e filo spinato applicati sulla tela. Lavorando con le tonalità tenui della terra su superfici di tela e canapa, combinando tradizioni pittoriche orientali e occidentali e sfidando la delimitazione rigorosa tra scultura, pittura e performance, Ha Chong-Hyun ha contribuito a ridefinire il linguaggio della pittura.

Nel 1974 l'artista inizia a concentrarsi sulla materialità della pittura e a utilizzare la tela non solo come semplice supporto: nasce così la serie Conjunction, titolo che l'artista da quel momento dà a tutti i suoi dipinti e che descrive la filosofia da lui adottata, secondo cui la purezza del mezzo pittorico e la fisicità dell'artista si fondono, o sono congiunti, nell'atto del dipingere. In questi lavori Ha Chong-Hyun utilizza strumenti per spingere il colore a olio, monocromo, dal retro della tela grezza fino a farlo filtrare ed emergere attraverso la superficie. Successivamente, l'artista stende la vernice sul fronte della tela con il pennello o con la spatola, dando corpo a un'ampia varietà di composizioni astratte.

La mostra presenta una selezione di opere della serie Conjunction, sia storiche che più recenti, fino a un nucleo realizzato appositamente per l'occasione. Nei lavori esposti in galleria, la classica palette di colori neutri e blu profondi utilizzata da Ha Chong-Hyun si arricchisce di altre intense tonalità di blu, rosso e nero, il cui uso deriva dall'impegno dell'artista nell'esplorazione dei colori caratteristici degli interni coreani. Il rosso vermiglio, in particolare, rappresenta un elemento di novità, essendo entrato a far parte della pratica di Ha Chong-Hyun solo dal 2018: questo rosso-arancio vivido comparso nella sua produzione con Conjunction 18-12 (2018) viene dai motivi decorativi noti come dancheong, spesso usati per arricchire strutture in legno e strumenti musicali coreani tradizionali.

Ha Chong-Hyun e gli artisti della sua generazione quali Lee Ufan, Park Seobo, Kwon Young-woo, Yun Hyong-keun e Chung Sang-hwa sono conosciuti come membri del movimento Dansaekhwa, termine che letteralmente significa "pittura monocromatica", ma che definisce tanto le tecniche impiegate quanto l'estetica riduzionista a cui il gruppo fa riferimento. La stesura della vernice, le tele imbevute, le matite trascinate, la carta strappata e i materiali manipolati che caratterizzano l'approccio di questi artisti hanno cancellato e ridefinito i confini che fino a quel momento separavano il disegno a inchiostro dalla pittura a olio, la stessa pittura dalla scultura, e l'oggetto dallo spettatore. Questa mostra offre l'opportunità di approfondire la conoscenza di un artista, ancora in attività, il cui lavoro ha sfidato la definizione tradizionale di pittura e ha contribuito ad aprire un nuovo e vitale capitolo dell'arte visiva coreana. La mostra sarà accompagnata da un catalogo con un testo del critico d'arte Francesco Bonami.

Ha Chong-Hyun si è laureato all'Università di Hongik nel 1959. Dal 1990 al 1994 è stato Decano del Fine Arts College dell'Università di Hongik ed è stato Direttore del Seoul Museum of Art dal 2001 al 2006. Tra le sue mostre più recenti ricordiamo la grande retrospettiva al Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Gwacheon, Corea, (2012), la mostra Dansaekhwa, evento collaterale della 56. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia (2015), la mostra personale alla Kukje Gallery di Seoul (2015) e alla Tina Kim Gallery (2018). Le opere di Ha Chong-Hyun sono conservate in collezioni pubbliche di importanti istituzioni come il Museum of Modern Art di New York, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, l'Art Institute of Chicago, il Museo M+ di Hong Kong, il Museo Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Corea, e il Leeum, Samsung Museum of Art di Seoul. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)




Opera di Stefano Rogai nella locandina della mostra Aurea Bellezza Stefano Rogai: "Aurea Bellezza"
termina il 22 settembre 2019
Immaginaria arti visive gallery - Firenze

...In questo abbozzo di autoritratto si colgono i due poli che muovono Rogai. L'estrema solitudine del percorso artistico e il bisogno di mettersi in discussione nel confronto cogli altri. Si è formato nel 1973 il gruppo "Oltre" con l'idea di promuove nel territorio "operazioni artistiche per una fruizione alternativa di massa". Che tenerezza fa oggi questo slogan! Compatto e convinto (ci sono dentro compagni di scuola come Gianna Scoino) il gruppo opera per più di un decennio anche fuori dei confini della Toscana fino a Chur e Zurigo con la mostra "Firenze sogna" del 1990. Poi alla Galleria Il Ponte di Napoli e a San Leucio di Caserta con la collettiva "Poetica/Politica". Nel 1991 la mostra "S-Covando l'uovo" all'Agliaia di Firenze con 56 pezzi di autori che interpretano quell'oggetto formalmente sublime, in natura e nell'arte, che è l'uovo.

Una digressione da scenografo Stefano la tenta a Villa Montalto, Serate a Campinmusica, disegnando quattro bozzetti di scena per "Bastiano e Bastiana" di Mozart e "Il filosofo di campagna" di Galuppi. Nel 1992 al Castello di Maddaloni, Caserta, la personale dal titolo "Pittura nel segno" lo spinge a un confronto serrato con l'astrattismo nazionale partendo proprio dal "segno", elemento sintattico primario, attorno al quale si organizza il linguaggio artistico. Annota acutamente Giuseppe Andreani: "L'impostazione grafica della pittura di Rogai impone la manipolazione del segno che si moltiplica in stratigrafie cromatiche successive fino a invadere tutto lo spazio dell'opera (...) Ne consegue una sorta di scrittura poetica dove i segni vengono dall'artista riportati tutti alla pura visibilità della superficie, senza tendenza alcuna a spessori materici, senza digressioni metaforiche e/o simboliche... Questa mostra è un omaggio a Stefano a un anno esatto dalla sua scomparsa. (Dal testo in catalogo di Ivan Teobaldelli)




Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo ||| Sicilia ||| Apre al pubblico la Fonte Aretusa a Siracusa
www.fontearetusasiracusa.it

Concluso l'intervento di adeguamento strutturale e funzionale del sito, la Fonte Aretusa   ha aperto al pubblico il 6 agosto con un percorso di visita che consente di ammirarne dall'interno la bellezza, accompagnati dalle voci italiane di Isabella Ragonese, Sergio Grasso e Stefano Starna. Il percorso di visita restituisce l'emozione di un "viaggio" accanto allo specchio di acqua dolce popolato dai papiri nilotici e da animali acquatici, donati dai siracusani come devozione a una mitologia lontana dalle moderne religioni, superando le difficoltà di accedervi e permettendo di compiere una specie di percorso devozionale in piena sicurezza. L'audioguida è disponibile anche in lingua inglese, francese, spagnola e cinese.

È il primo risultato del progetto di valorizzazione elaborato da Civita Sicilia come concessionario del Comune di Siracusa con la collaborazione della Fondazione per l'Arte e la Cultura Lauro Chiazzese. Il progetto, elaborato e diretto per la parte architettonica da Francesco Santalucia, Viviana Russello e Domenico Forcellini, ha visto la collaborazione della Struttura Didattica Speciale di Architettura di Siracusa e si è avvalso della consulenza scientifica di Corrado Basile, Presidente dell'Istituto Internazionale del papiro - Museo del Papiro.

Da oltre duemila anni, la Fonte Aretusa è uno dei simboli della città di Siracusa. Le acque che scorrono nel sottosuolo di Ortigia, ragione prima della sua fondazione, ritornano in superficie al suo interno, dove il mito vuole che si uniscano a quelle del fiume Alfeo in un abbraccio senza tempo. È un mito straordinario, cantato nei secoli da poeti, musicisti e drammaturghi. La storia di Aretusa e Alfeo è una storia d'amore, inizialmente non corrisposto, tra una ninfa e un fiume che inizia in Grecia e trova qui il suo epilogo, simbolo del legame che esiste tra Siracusa e la madrepatria dei suoi fondatori. Ma la Fonte Aretusa è anche il luogo nelle cui acque, nel corso dei secoli, filosofi, re, condottieri e imperatori si sono specchiati e genti venute da lontano, molto diverse tra loro, sono rimaste affascinate, anche attraverso le numerose trasformazioni del suo aspetto esteriore.

La Fonte ospita da millenni branchi di pesci un tempo sacri alla dea Artemide e, da tempi più recenti, una fiorente colonia di piante di papiro e alcune simpatiche anatre che le valgono il nomignolo affettuoso con cui i Siracusani di oggi talvolta la chiamano, funtàna de' pàpere. Dalla Fonte si gode un tramonto che Cicerone descrisse "tra i più belli al mondo" e la vista del Porto Grande dove duemila anni fa si svolsero epiche battaglie navali che videro protagonista la flotta siracusana e dove le acque di Alfeo e Aretusa si disperdono nel mare in un abbraccio eterno. (Comunicato Ufficio stampa Civita)

  La Trinacria | Storia e Mitologia

Sicilia e Grecia





Locandina di presentazione per la mostra Shake the Auroras di Augustin Rebetez Augustin Rebetez: Shake the Auroras
18 settembre (inaugurazione ore 18.30-20.30) - 19 ottobre 2019
Assab One per le arti contemporanee - Milano

A inaugurare la prossima stagione di Assab One sarà la prima mostra personale in Italia del giovane artista Augustin Rebetez, vincitore del premio Swiss Art Awards durante Art Basel e che in questi ultimi anni ha esposto in varie parti del mondo. La mostra - itinerante - a cura di Adelina von Fürstenberg, è stata già presentata con il titolo Estremacer Auroras al SESC Consolação a São Paolo del Brasile (12 aprile - 27 luglio 2019). La mostra pensata per gli spazi di Assab One è composta da numerose opere: pittura, graffiti, scultura, video animazione, musica, poesia ed espressioni underground. Le diverse installazioni, scenografie magiche e inquietanti, testimoniano la collaborazione di Rebetez con vari artisti, acrobati, musicisti, attori, amici e curatori. "Le sue mostre sono una costruzione narrativa e visiva, un'installazione eterogenea, un'esperienza." dice Adelina von Fürstenberg. "I visitatori sono incantati dal suo lavoro e, quando lasciano la mostra, il più delle volte portano con sé questo incantamento". Con il sostegno di Pro Helvetia, SESC São Paolo e in collaborazione con ART for The World. (Comunicato stampa)




Opera di Alessandra Parmiggiani "l'Arte e la Moda..." Alessandra Parmiggiani / Sfizio per Tadashi
termina il 19 settembre 2019
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

Mostra della pittrice mantovana Alessandra Parmiggiani e abiti della stilista Tadashi, a cura di Arianna Sartori. L'Arte e la Moda, il nero, il bianco, il buio, la luce, geometrie impazzite, pulsanti faville d'oro, fuse in un magma, bislacco collante, tra le tele preziose e gli abiti 'scultura' di "Tadashi", marchio storico di Giovanna Guglielmi. Alessandra ed Elisabetta, eternamente madre e figlia, unite, sempre e da sempre così diverse, fondono insieme le loro esperienze ed il loro stile di vita creando una magica spirale d'Arte e di Moda. Dedico questa presentazione a mia mamma, "icona" per me di vita. (Elisabetta)

Alessandra Parmiggiani (Quistello, 1945), dopo aver compiuto regolari studi, inizia la sua carriera artistica con la guida della Prof.ssa Lorella Salvani. Nel 1990 si iscrive a Settembre 89 Arte, l'atelier artistico diretto dalla pittrice Gigliola U. Pantani. Nell'anno 2003 si unisce ai pittori del gruppo artistico mantovano "Albadinoi". (Comunicato stampa)




Dipinto di Olivia Siauss acrilico su tela di cm.80x80 realizzato nel 2000 denominato Nel vento Olivia Siauss: "Colori e luci del mio bosco"
termina il 20 settembre 2019
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

La rassegna, introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, è organizzata in occasione dei cinquant'anni di attività artistica dell'autrice. In mezzo secolo Siauss ha svolto un attento lavoro di sperimentazione espresso in tutte le tecniche, dalla pittura al disegno, all'acquerello, dal pastello all'incisione, che la rassegna testimonia attraverso quasi una trentina di opere.

Presentazione




Parte superiore della locandina della rassegna dedicata agli artisti polesani del Novecento curata da Guido Signorini Rassegna di Artisti Polesani del Novecento
termina il 03 ottobre 2019
MUSAP Museo degli Artisti Polesani (Cittadella della Cultura) - Lendinara (Rovigo)

L'esposizione, ideata e curata da Guido Signorini - critico e storico dell'arte, direttore del MUSAP Museo degli Artisti Polesani di Lendinara -, presenta una selezione di opere di alcuni tra i maggiori artisti Polesani del Novecento. La selezione delle opere riguarderà artisti dell' Alto, Medio e Basso Polesine con lavori che spaziano dai primi del Novecento agli anni Sessanta. Dai dipinti espressionisti di Ervardo Fioravanti, originario di Calto che condivide dapprima le esperienze nel campo di Hereford (Texas) con Burri, Berto e Tumiati, per proseguire in seguito la sua brillante carriera artistica fino alla direzione dell'Istituto Dosso Dossi di Ferrara, a quelli di Ermes Simili di Castelmassa, allievo di Carlo Dalla Zorza, pittore e incisore raffinato, docente all'Istituto d'Arte di Castelmassa ed esecutore di numerose opere di arte sacra.

Dai lavori di Gianni Mantovani di Lendinara, pupillo di Leone Minassian e frequentatore del mondo artistico veneziano a quelli di Lino Marzolla, originario di Pontecchio, allievo di Carlo Corsi all'Accademia di Belle Arti di Bologna, estensore di una pittura post impressionista ed eccellente ritrattista che delle sue meravigliose "Modelle". Dai rodigini Edoardo Chendi, allievo di Giorgio Morandi all'Accademia di Belle Arti di Bologna ad Angelo Prudenziato, incisore e pittore di spicco. Fino ad Aldo Bergamini, di Bottrighe, appartenente al gruppo di pittori di Palazzo Carminati di Venezia; Luigi Cobianco di Villanova Marchesana, allievo di Ettore Tito e presente ad alcune edizioni della Biennale di Venezia, e Ugo Boccato di Adria, pittore di paesaggio dalla lunga carriera presente alla Quadriennale di Roma del 1939 e alla Biennale di Venezia del 1948, inserito in prestigiose collezioni e Musei. Una selezione prestigiosa di una ventina di opere, alcune delle quali mai esposte al pubblico, che si potranno ammirare presso il Museo degli Artisti Polesani di Lendinara. (Comunicato stampa)




Elefante di Stupinigi Gran Gala Ceirano
L'Elefante di Stupinigi in esposizione


06 ottobre 2019
Casa Martini - Torino
www.ruzzatorino.com

Casa Martini ospiterà le premiazioni del motorismo di origine torinese, esponendole eccezionalmente fra i leggendari trofei racing. La competizione vedrà in gara numerose rappresentanze del motorismo torinese. Il trofeo sarà assegnato all'equipaggio che otterrà il punteggio più alto derivante dalla sommatoria di una doppia classifica.

Presentazione




Giovanni Campus Giovanni Campus. Tempo in processo. Rapporti, misure, connessioni

termina il 12 ottobre 2019
Building - Milano

22 settembre - 10 novembre 2019
MA*GA - Gallarate

Building e MA*GA presentano un progetto espositivo in due capitoli dedicato alla sperimentazione di Giovanni Campus, a cura di Francesco Tedeschi: due mostre complementari che inaugurano rispettivamente il 12 settembre da Building a Milano e il 21 settembre al MA*GA di Gallarate. Giovanni Campus. Tempo in processo. Rapporti, misure, connessioni si compone di diversi momenti, scanditi dai quattro piani della galleria milanese e nell'ambiente "open space" del museo di Gallarate. Al centro di ciascuno di essi vi è il principio che guida da tempo l'opera dell'artista e che si definisce con la qualificazione di "Tempo in processo". Fin dagli anni Settanta, infatti, Campus opera sull'unitarietà di allestimenti in cui i singoli elementi si collegano fra di loro, in una continuità da intendersi in senso temporale, prima che spaziale. Il "tempo" è al centro della sua attenzione, come parte di un processo dialettico in cui le forme, le geometrie, le relazioni tra materia e colore rispondono a una logica fondata sul valore del complesso strutturale.

Dice a proposito Campus, in un intervento del 2014: "La spazialità dell'epoca moderna, nella sua evoluzione scientifico-tecnologica, ormai è un "tempo in processo", in continuo, ineluttabile divenire. La rappresentazione figurale (l'installazione - l'ambiente) sul piano operativo viene a compiersi in rimando reciproco, in una dinamica aggregativa di progressiva messa a punto, tra strumenti e categorie, tra segnicità espressive plastiche e rimandi simbolici (assi in legno, strutture euclidee, spazi interni ed esterni, momenti e fasi temporali). Questa rappresentazione, nella sua lettura, sensibile-intelligibile, assorbe le differenze, non occupa né interviene sullo spazio come luogo aperto, ma lo coinvolge e lo incorpora".

Con Rapporti, misure, connessioni. 45°28'12.985" N 9°11'30.465" E Giovanni Campus elabora negli ambienti di Building un intervento per il piano terra che vede in relazione di continuità alcuni lavori degli ultimi anni Settanta, in cui le tele monocrome sono attraversate da corde che tracciano un percorso aperto e continuo, con lavori degli anni recenti, dove le piastrine di ferro accompagnano e modificano le tele in un processo che ha una forte impronta di unitarietà di sviluppo a parete, completato da alcuni elementi tridimensionali. Al primo piano l'accento viene portato sul rapporto tra forma aperta e chiusa, così come viene accentuato il senso di un dialogo tra bidimensionalità e tridimensionalità, nel rincorrersi di motivi complementari, sempre a partire da alcuni lavori di recente realizzazione.

Il terzo livello, in un percorso che guarda alle varie fasi della storia dell'artista, presenta lavori in cemento degli anni Ottanta in cui l'artista si misura con i caratteri della forma e con il suo rapporto con il suolo, radice di ogni azione nello spazio. Infine, all'ultimo piano, il recupero a ritroso delle radici di un fare fondato nella storia di una lunga consuetudine con i temi della costruzione e della percezione ha il suo fulcro nella ripresentazione di alcuni lavori in metacrilato, eseguiti negli anni Settanta e rarissimamente esposti in seguito, che si raccolgono attorno alla Struttura modulare continua dimensionale, esposta in occasione di una personale effettuata nel 1973 e presentata da Umbro Apollonio.

Al MA*GA, con Rapporti, misure, connessioni. 45°39'15.416" N 8°47'52.386" E, Campus ha pensato a un unico progetto che, attraverso un dialogo che si estende dalla continuità della parete allo spazio intero, mette in gioco forme geometriche distribuite in un rapporto tra immagine e sviluppo, teso a sottolineare, anche in questo caso, la continuità di una logica creativa unitaria, che comprende lavori degli anni Ottanta e altri di più recente elaborazione. Le diverse serie, tra affermazioni, pause e riflessioni, combinano lavori grafico-pittorici con materiali plastici, dialogando con le caratteristiche dello spazio, ma imponendosi a esso con la forza dialogante delle forme. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)




Opera di Luce Delhove nella mostra Le reve de Stephane Mallarmé Luce Delhove: "Le rêve de Stephane Mallarmé"
termina il 27 settembre 2019
Studio Arte Fuori Centro - Roma
www.artefuoricentro.it

L'ultimo appuntamento di "Osservazione 2019", ciclo di quattro mostre in cui gli artisti dall'Associazione culturale Fuori Centro, tracciano i percorsi e gli obiettivi che si vanno elaborando nei multiformi ambiti delle esperienze legate alla sperimentazione. I ventagli creati da Luce Delhove non sono quelli tenuti con noncuranza dalle signore che appaiono nei dipinti di Edouard Manet, o quelli che sono violentemente agitati dalle donne durante la corrida... Sono puramente metaforici. Ma tuttavia condensano i personaggi principali di questi accessori, che soddisfano sia gli scopi pratici che i capricci estetici.

...Queste opere piegate sembrano ventagli, di natura onirica, trafitte da aghi di tutte le forme e materiali. Possono essere appesi al muro o posizionati su un mobile. Condensano in essi non solo l'immagine trasposta del ventaglio reale, ma anche quella dei grandi pettini e delle sublime spille, che mantengono le acconciature architettoniche. Sono sapienti composizioni, ma altamente concettuali che ritraggono le donne fantasticate, senza mai rappresentare il corpo umano, descrivendole solo attraverso la finzione dei lori accessori. Presentazione di Gerard-Georges Lemaire; Progetto elettroacustico di Caterina Calderoni "Cadres du vent". (Comunicato stampa)




Enrico Bandelli: "Vola Firenze"
inaugurazione 01 settembre 2019, ore 19
Galleria Immaginaria - Firenze

Enrico Bandelli (Firenze, 1941), nell'officina del padre, esperto in macchine tipografiche, conosce il Prof. Rodolfo Margheri che lo incoraggia a portare avanti da autodidatta la passione, nata sin da ragazzo, di dipingere e disegnare. Appena ventenne riscuote i primi successi nel campo dell'arte. Nel 1975 viene invitato alla X Quadriennale d'Arte a Roma "La nuova generazione", nel 1977 alla XXIII Biennale Nazionale Premio del Fiorino" di Firenze, nel 1979 alla VII Bienal International del deporte en Las BellasArtes di Barcellona ed al BullocksWilshire di Los Angeles. Da allora viene invitato ad esporre le sue opere in Giappone, Australia, Inghilterra, Spagna, Cile e Stati Uniti d'America. Centinaia le sue personali, molteplici le sue trasformazioni artistiche, innumerevoli i premi ricevuti in tutto il mondo nella sua vita... ma oggi vuol rendere omaggio a Lei, nella sua purezza, senza colori, perchè Lei non ha bisogno di sfumature per metterla in risalto, con Lei si è sempre rapportato con gratitudine ed umiltà. Lei è Firenze non ha bisogno di altro che rispetto ed amore, quindi come dice il maestro, Vola Firenze. (Comunicato stampa)




Opera di Nunzio realizzata nel 2016 in piombo su legno di cm.120x125x4 Materie Prime
Artisti italiani contemporanei tra terra e luce


termina il 27 ottobre 2019
.. Presentazione catalogo, 28 settembre, ore 18.00
Rocca Roveresca - Senigallia (Ancona)
www.roccasenigallia.it

In mostra - a cura di Giorgio Bonomi, Francesco Tedeschi, Matteo Galbiati - una settantina di opere realizzate da Carlo Bernardini, Renata Boero, Giovanni Campus, Riccardo De Marchi, Emanuela Fiorelli, Franco Mazzucchelli, Nunzio, Paola Pezzi, Pino Pinelli, Paolo Radi, Arcangelo Sassolino, Paolo Scirpa, Giuseppe Spagnulo, Giuseppe Uncini e Grazia Varisco: artisti appartenenti a diverse generazioni, ma tutti con curricula di altissimo livello, accomunati dal lavoro condotto con e sulla materia. «L'arte visiva - scrive Giorgio Bonomi -, dalle Avanguardie storiche ad oggi, accanto ai materiali tradizionali quali la tela, la tavola, l'olio, il marmo, il bronzo, il gesso eccetera, si è servita di materie tra le più diverse ed anomale, dagli scarti agli oggetti comuni, dal carbone agli strumenti elettrici, dagli stracci ai vetri e così via, tanto che possiamo affermare, da Duchamp in poi, che ogni "materia" può essere funzionale alla creazione dell'opera d'arte».

La ricerca di ogni artista invitato si caratterizza per l'uso di un materiale di particolare affezione, anche se non unico, nel suo tragitto operativo. Il percorso espositivo comprende, quindi, sculture e installazioni in terracotta, cemento, ferro, legno, piombo, gomma e luce. Si è scelto di intitolare la mostra "Materie prime. Artisti italiani contemporanei tra terra e luce" perché il termine "materia", che è certamente anche sinonimo di "materiali", ha una sua connotazione più filosofica, quasi metafisica, infatti la "materia" è ciò che compone ogni cosa, concreta o astratta, fisica o ideale, mentre il "materiale" è la materia che viene applicata, usata: ad esempio, il marmo, il ferro sono "materie" che quando vengono usate, sia dagli artisti che da altri, chiamiamo "materiali". Già Aristotele parlava di "potenza" ed "atto", di "materia" e "forma", dove la prima che è indefinita deve assumere la seconda: anche in arte avviene questa operazione.

L'allestimento offre una visione particolare delle opere selezionate, la cui materia acquista quasi un'ulteriore potenza emozionale: muri antichi accolgono "materie", "materiali", tanto quelli che sono anch'essi antichi quanto quelli più moderni e tecnologici, creando in tal modo una continuità spazio-temporale. L'esposizione sarà accompagnata da un catalogo Silvana Editoriale con testi di Giorgio Bonomi, Francesco Tedeschi, Matteo Galbiati e un ricco apparato iconografico. La documentazione fotografica sarà realizzata da un gruppo di fotografi residenti a Senigallia, "città della fotografia" e sede del Musinf, Museo Comunale d'Arte Moderna, dell'Informazione e della Fotografia. Tali fotografie saranno riprodotte all'interno del catalogo ed esposte nelle sale dell'ex Ostello di Palazzo del Duca, situato di fronte alla Rocca. La mostra e il catalogo sono realizzati da un progetto di FerrarinArte. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Opera di Matt Phillips Matt Phillips | La linea invisibile
termina il 22 settembre 2019
Palazzo Conti Martini - Mezzocorona (Trento)
www.cellarcontemporary.com

Quando Matt Phillips (1979) venne in Italia per la prima volta decise di intitolare la sua mostra personale "Piano Piano", omaggiando la lingua dei poeti, e richiamandosi al ritmo delle composizioni musicali classiche, che dal pianissimo va in crescendo attraverso un processo creativo che molto da vicino ricorda il suo. Quella di Matt Phillips è infatti una pittura lenta, fatta di stratificazioni e pensiero, capace di lasciare ampi spazi all'immaginazione. Assolute protagoniste sono le forme, mutuate dalla natura o dall'architettura, e ripetute secondo moduli cromatici di diverse dimensioni, sulla tela o sulla carta, alla ricerca di una sintesi perfetta.

Una costante, invisibile, attraversa tutti i suoi lavori: è l'assenza di linee di contorno. L'artista si limita infatti a tracciare un non-confine, preparando la superficie pittorica con uno sfondo bianco, e lasciando che ogni campitura di colore succeda all'altra secondo accostamenti mai casuali. Con questa operazione Matt Phillips compie un'esplorazione del concetto di limite abolendone la tangibilità e lasciando che sia la disciplina della composizione a dettarne l'equilibrio. E' ancora una volta l'armonia il concetto chiave che accomuna le sale del Palazzo Conti Martini alle opere d'arte contemporanea scelte per la mostra Terra, in questo caso giocando sull'astrazione e sulla narrazione evocata dai titoli delle opere. (Camilla Nacci)




Foto di Luca Maccotta di una opera di Franco Cardinali realizzata olio e sabbia su tela di cm 55x33 nel 1983 denominanta Masque d'ange Foto di Luca Maccotta di una una opera di Franco Cardinali realizzata olio su tela di cm 97x162 nel 1977 denominata Segnale propiziatorio Opera di Franco Cardinali denomianta Fragments de cathédrale realizzata olio su tela con caseina e sabbia cm 94x76 nel 1983 in una foto di Luca Maccotta Franco Cardinali. Inquietudine necessaria
termina lo 01 settembre 2019 (prorogata al 18 settembre)
Palazzo delle Paure - Lecco
www.museilecco.org

Antologica, a cura di Raffaella Resch, sulla figura di Franco Cardinali (1926-1985), artista ligure, che ripercorre la sua fervida attività attraverso una quarantina di opere, che vanno dai lavori della metà degli anni '50 fino alle grandi enigmatiche tele degli ultimi anni. Il percorso espositivo segue uno sviluppo cronologico e tematico, che illustra fasi diverse tra loro, cambiamenti decisi, intuizioni ardite e un segno sempre preciso e netto, dalla fortissima personalità. Come puntualizza la curatrice, le opere a cavallo degli anni '50 e '60, come l'olio su tela Saint Hilaire del 1955, che rivelano inizialmente influenze picassiane e modiglianesche, «sono condizionate dalla ricerca di una figurazione originale, con risultati che fanno emergere sembianze da bassorilievo, da statuaria paleocristiana, subito abbandonata in favore di uno studio più attento alla materia. La sperimentazione sembra ancora ibridare la tela con la tridimensionalità della scultura, ma sposta in maniera irreversibile il fulcro della rappresentazione: l'opera non è più un oggetto posto a simularne un altro, bensì diviene protagonista».

È lì che le superfici si fanno spesse, composite e vissute, trattate con interventi profondi, lacerature o crateri, immaginando che sul "corpo" della pittura si possano scatenare gli elementi: il fuoco possa incenerire come per Fleur incinérée del 1968, l'acqua possa dilavare come in Linge sale pour laver en familie dell'82, l'aria possa sollevare nuvole di polvere iridescente come in Site cosmique aux reflets d'aurore dell'83. «Le sue tele - prosegue Resch - scavano oltre la dimensione del visibile, con profonde ferite che sembrano trapassare la superficie, come i tagli di Fontana; la materia densa con cui inizia a lavorare a partire dalla fine degli anni '60, che poi subito diventerà sabbia trattata con caseina e pigmenti, passa da uno stato inerte a uno attivo, sperimentale, con combustioni (che, differenza di Burri, sono "riprodotte" con la pittura), essiccazioni, mute di epidermide, impronte. L'opera si fa organismo vivente e diventa partecipe del mistero di un cosmo sempre più complesso».

In corrispondenza a questo processo materico si assiste ad una semplificazione delle immagini che tende fortemente all'astrattismo e richiama un simbolismo privato dell'artista come cerchi, onde sinusoidali, croci; sono significativi in proposito Fossile lunaire del 1967, Trames liguriennes del 1968 e Segnale propiziatorio del 1977, oltre ai lavori ispirati al mondo naturale, composto da ambienti e animali che vanno a creare bestiari curiosi e inquietanti, come fossero fossili impressi sulla tela, e rivelano un'insoddisfazione personale e artistica che si evince dal tratteggio profondo, dai paesaggi inquieti e dall'increspamento delle superfici. Anche la dimensione delle tele aumenta, così come il loro peso: sono come "nuovi dolmen" di un tempio che Cardinali sta dedicando alla sua arte inquieta, che sembra pretendere una redenzione o un sacrificio. Catalogo in edizione italiana e inglese pubblicato da Scalpendi Editore, con tutte le opere in mostra oltre a una ricca selezione della produzione dell'artista, con introduzione e testo critico di Raffaella Resch e una testimonianza dell'amico Benito Boschetto.

Franco Cardinali nasce in Liguria, a Rapallo, e si trasferisce a Parigi nel 1950, formandosi nell'ambiente parigino di Montparnasse nell'ambito dell'École de Paris, l'ampio gruppo di artisti e intellettuali che operarono a Parigi tra le due guerre. Nel '53 esordisce a Milano con una personale alla Galleria San Babila e due anni più tardi espone con gli artisti della Cité Vercingétorix, sotto il patrocinio di Jean Cocteau, con il quale instaura una solida amicizia e intrattiene frequenti scambi epistolari; incontra quindi Jacques Prévert, che dedica una poesia ad una sua opera pittorica. Entrambi, Cocteau e Prévert, lo promuoveranno presso gli ambienti artistici parigini e della Costa Azzurra. Cardinali partecipa quindi nelle estati del 1955 e del 1956 all'esuberante attività artistica di Vallauris ed espone alla Galleria Charpentier nel gruppo École de Paris, con opere selezionate da Raymond Nacenta. Conosce poi il grande Pablo Picasso, da cui è stimolato a lavorare con la ceramica.

Si divide tra Vallauris e Parigi fino al 1968, quando un profondo bisogno di solitudine lo conduce a ritirarsi in Toscana in un villaggio di montagna, La Rocca della Verna, dove costruisce la sua casa e il suo atelier, e prosegue per dodici anni le sue ricerche. Nel novembre del 1980, ancora lacerato dall'insoddisfazione, parte alla volta di un viaggio in Costa Azzurra per ritrovare l'amico Jean Haechler, il quale diventerà suo mentore e mecenate. Si stabilisce quindi a Saint Paul de Vence nel 1982 e a dicembre tiene una personale a Nizza, poi nel febbraio del 1983 a Ginevra, in marzo a Parigi e in aprile a Sion, in Svizzera. La sua ultima esposizione lo vede a giugno con una personale a Saint Paul de Vence. Si suicida il 12 aprile 1985. Nel 1989 l'Accademia di Belle Arti di Brera gli dedica una mostra postuma a cura di Osvaldo Patani. L'Associazione Culturale Franco Cardinali, nata nel 2018, ha dato il via alla creazione di un archivio delle opere dell'artista, costituendosi punto di riferimento per le collezioni pubbliche e private europee e americane. (Comunicato ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Locandina della rassegna artistica Vide Viaggio Dell'Emozione VIDE Viaggio Dell'Emozione
termina il 29 febbraio 2020
Palazzo Arnone - Cosenza

Il progetto "VIDE VIaggioDell'Emozione", ideato dal Polo museale della Calabria ora Direzione territoriale delle reti museali della Calabria e realizzato con il sostegno della Regione Calabria, è un invito al viaggio attraverso una mostra diffusa, tracciata per iniziare il viaggiatore 3.0 alle innumerevoli storie che si snodano lungo gli itinerari regionali. L'esposizione - che coinvolge 16 reperti evocativi del tema del viaggio dislocati su tutto il territorio regionale nei contesti museali di appartenenza - traccia una road map che da cammino fisico diventa esperienza emotiva, coinvolgendo l'intera rete di connessioni esistenti tra le sedi della Direzione territoriale delle reti museali della Calabria e i paesaggi culturali in cui esse insistono. La mostra ha il suo centro propulsore a Cosenza, presso Palazzo Arnone, dove una sala multimediale sviluppata con moderne tecnologie di animazione grafica computerizzata, permetterà ai visitatori di intraprendere un viaggio virtuale presso tutte le altre sedi coinvolte.

Negli altri musei e luoghi della cultura, grazie a un'applicazione dedicata, essi potranno, poi, visualizzare non solo il reperto inserito nel percorso, ma avranno la possibilità di intraprendere virtualmente ulteriori e nuovi percorsi da tracciare secondo i propri interessi e sensibilità. Il 'viaggiatore VIDE' si sposterà dal museo di Amendolara, dove piccoli scarabei testimoniano la fitta trama di scambi attivi nel mondo antico, al Museo della Sibaritide, per conoscere le insidie del viaggio degli Achei. Presso la Galleria di Cosenza vivrà l'ansia di una fuga esasperata per la salvezza e giungerà a Lamezia Terme per scoprire il mondo femminile della Magna Grecia.

Si sposterà a Vibo Valentia e Scolacium dove, silenzioso, visiterà il mondo dei morti; a Mileto entrerà in contatto con le antiche abilità dei maestri argentieri mentre a Gioia Tauro scoprirà la manifattura ceramica dei Calcidesi. Si sposterà a Bova percorrendo l'antico asse viario Reggio - Taranto, arrivando poi nella Locride dove presso Locri Epizephiri e Kaulon vivrà il forte legame tra le antiche popolazioni e le risorse naturali della regione. Poco distante raggiungerà La Cattolica e la chiesa di San Francesco, mete di un viaggio spirituale, e si sposterà alla fortezza di Le Castella che evoca ancora accese battaglie per il controllo della costa. Concluderà, al galoppo, il suo viaggio a Crotone. (Comunicato stampa)




Youth, 2019, by Aleksandar Duravcevic, chemically treated stainless steel 26x16 inches (66x40.5cm) Installation view at Selinunte, Italy, 2019, by Aleksandar Duravcevic Aleksandar Duravcevic: "Youth"
September 5th (opening 6 to 8 pm) - October 20th, 2019
TOTAH - New York
www.davidtotah.com

An exhibition of new works by Aleksandar Duravcevic. This is the artist's second solo exhibition with the gallery. The stainless steel plates gathered together in Youth are austere meditations on the limits of control, and the instability of perception. Referencing printmaking, each plate has been indelibly altered by a chemical process involving diamond dust, until a mirrored surface, at once translucent and iridescent, has been produced. As the viewer approaches each piece, the sensory experience of "letting go" becomes more prominent. The works have an almost prismatic quality; from up close they reflect the face of the viewer, from afar they filter light into an oily shimmer. Echoing the experiments of the surrealists, the organizing principle of the eight works on exhibit derives from the unconscious. As might happen with a discarded mirror found on the street, the possibility of a sculptural object is interrupted by a sudden iridescence-something that emanates from the reflective surface of the stainless steel, but which nevertheless corrodes our purely visual awareness.

Duravcevic's storytelling branches into draughtsmanship, painting, sculpture, and photography, as well as filmmaking. Youth, however, is perhaps his most conceptual body of work. Coinciding with his sound installation, Youth (2002/2019), on display through September at the Temple of Selinunte in Sicily, both exhibitions showcase the negation of the artist's hand in the face of the natural coloration of the rainbow. Dwelling on machinic repetition, Youth downplays the presence of artistic intervention. Foregrounding ineluctable chemical processes, each work radiates a compositional wholeness. In this way, Youth could be considered a subtle provocation, a dialectic between art and artifice, the manufactured and the real, resolving finally with the viewer as the focal point of a mirroring portal. A book with Aleksandar Duravcevic's photographs of found rainbows taken between 2009 and 2013 will accompany the exhibition.

Aleksandar Duravcevic (born in Podgorica, 1970) studied in Montenegro and Florence, Italy, and holds an MFA from the Pratt Institute, New York. His body of work includes sculptures, drawings, photography, and paintings. Through them he explores identity and duality - across cultures, within history, and between life and death. Duravcevic received a New York Foundation for the Arts grant in 2005, and his work has been included in exhibitions at The Museum of Fine Arts, Boston, the Pennsylvania Academy of Fine Arts, Philadelphia, and MoMA PS1, New York. A native of Montenegro and its representative at the 56th Venice Biennale in 2015, he was included again as part of the 58th Venice Biennale in 2019 with the exhibition Artists Need to Create on the Same Scale that Society Has the Capacity to Destroy: Mare Nostru.

Aleksandar Duravcevic's site-specific installation Youth (2002/2019) was included in the exhibition Are You My Mother?, at the ancient archeological site of Selinunte near Palermo, Italy, in 2019. It is part of the evolving Youth series, which encompasses sculpture, painting, and film. The presence and appearance of rainbows are thematic throughout, prismatic reminders of ephemeral processes grounded in nature. (Press release)




Opera di Chuck Close nella mostra Mosaics Chuck Close. Mosaics
05 ottobre 2019 - 12 gennaio 2020
Museo d'Arte della Città di Ravenna
www.mar.ra.it

Mostra dell'artista statunitense nell'ambito della VI edizione 2019 della Biennale di Mosaico Contemporaneo. Salito alla ribalta della scena artistica tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70, con autoritratti e ritratti, dipinti in scala monumentale dalla riproposizione di scatti fotografici, Chuck Close ha esplorato nel tempo un'ampia gamma di tecniche pittoriche, grafiche e fotografiche, tessili e, negli ultimi anni, musive, innovando il panorama artistico internazionale con soluzioni linguistiche e formali originali e di grande impatto. Le opere di Chuck Close testimoniano una instancabile ricerca delle possibilità di costruzione, ricostruzione e visualizzazione del volto umano, inestricabilmente legata alla condizione neuropsicologica dell'artista.

Affetto da prosopagnosia - un disturbo cognitivo che non permette di riconoscere le persone per mezzo dei soli caratteri fisionomici - Close ha saputo trasformare una condizione di svantaggio nell'innesco di un percorso artistico che induce ad una riflessione sulle relazioni tra le persone. Partendo dalla bidimensionalità della fotografia, rivelatasi un significativo aiuto per il riconoscimento delle persone, Chuck Close ha sviluppato una pratica artistica con cui indagare gli infiniti modi di rappresentare lo stesso soggetto, dal realismo fotografico ai limiti dell'astrazione. È un'emblematica ricerca, quella di Close, che si rivela di stringente attualità oggi, in una società abituata alla comunicazione dei volti per mezzo dei selfie e al loro riconoscimento automatico, grazie alle più recenti tecnologie e consentito dalle applicazioni dell'intelligenza artificiale e della computer vision. (...)

La mostra è suddivisa in due sezioni. La prima è dedicata all'ultima serie di opere a mosaico, realizzate, nel corso di quest'ultimo anno, in collaborazione con Mosaika Art and Design di Montréal (Canada) e Magnolia Editions di Oakland (California). Il percorso espositivo presenta sette opere in mosaico di grandi dimensioni, tra cui due autoritratti e i ritratti del noto musicista, cantautore e poeta Lou Reed e di colleghi artisti e amici come Lucas Samaras e Lorna Simpson. La particolarità delle opere in mostra, è quella di riproporre nei materiali tipici del mosaico, quali smalti, vetri e ceramiche colorate, quella ampia gamma di sperimentazioni tecniche e linguistiche che è cifra stilistica dell'artista.

Ad accompagnare i mosaici, e in una relazione coerente con i processi di lavorazione degli stessi, la prima parte della mostra espone una selezione di opere che ben rappresentano l'interesse di Chuck Close nei confronti di altre tecniche extra-pittoriche. Ne sono esempi le fotografie polaroid, a colori e in bianco e nero, gli arazzi lavorati su telaio jacquard, un tappeto in seta intessuto a mano, una preziosa stampa pochoir in 165 colori e un suggestivo autoritratto ottenuto con pittura a olio distribuita a mano per mezzo di stampi in feltro. La seconda sezione di mostra documenta, con materiali video e fotografici, il lavoro svolto dai laboratori Mosaika Art and Design e Magnolia Editions. Un lavoro che ha visto i due laboratori impegnati in un processo di invenzione e di elaborazione di soluzioni inedite dal punto di visto tecnico e dei materiali, nella messa a punto delle tipologie di mosaico più adatte a tradurre le estetiche delle opere di Chuck Close.

Chuck Close (Monroe, Washington, 1940), dopo aver studiato presso l'Università dello stato di Washington a Seattle, l'Università di Yale e l'Accademia di Belle Arti di Vienna inizia ad insegnare presso l'Università del Massachusetts e dà avvio alla sua ricerca artistica figurativa attraverso la fotografia in bianco e nero. I suoi ritratti, spesso associati al fotorealismo, ma più in rapporto con il minimalismo e l'arte processuale, diventano presto iconici nel panorama delle sperimentazioni pittoriche della fine degli anni '60. Dall'inizio degli anni '70, al bianco e nero si affianca la ricerca sul colore che, dalla simulazione dei procedimenti fotografici, si apre progressivamente ad una più libera reinvenzione cromatica dei volti ritratti - scomposti in griglie di blocchi quadrati - la cui coerenza figurativa può essere colta solo ad una visione a distanza. Le sue opere sono state ospitate e sono conservate presso alcune tra le più importanti istituzioni museali del mondo: MoMa, Whitney Museum of American Art, Met, New York; Walker Art Center, Minneapolis; SFMoMA, San Francisco; High Museum of Art, Atlanta; Hermitage, San Pietroburgo. Nella sua carriera Chuck Close ha partecipato a centinaia di mostre collettive e personali di rilievo internazionale. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Luciana Matalon del 1986 di cm.100x73 realizzata con tecnica mista su tela e denominata Paesaggio astrale Il Duomo di Noto città simbolo del Barocco Siciliano In & Outsider Arte, Il potere dei sogni
termina il 30 novembre 2019
Palazzo Trigona Museum - Noto (Siracusa)
www.fondazionematalon.org

Artisti in mostra: Gesine Arps (Germania), Francky Criquet (Francia), Francesco Cusumano (Italia), Luciana Matalon (Italia), Hekizan Onimaru (Giappone), Kentaro Kawabata (Giappone).

In collaborazione con la Galleria Mizen Fine Art di Parigi, la Fondazione Matalon partecipa, con alcune opere di Luciana Matalon, alla mostra internazionale, progetto espositivo organizzato e promosso da World Art Bridge presso il Museo Gagliardi (Palazzo Trigona) di Noto, e curato da Niki Ottimofiore. Il potere dei sogni è il primo episodio di un progetto di comunicazione artistica, insieme espositivo, laboratoriale e di elaborazione di idee che vuole eliminare gli schemi limitativi e soffocanti delle definizioni dei linguaggi, per seguire i liberi pensieri degli artisti e la loro lettura e rappresentazione del presente. In questa prima edizione pensata per Noto ed i suoi "capricci" barocchi, è il sogno che accomuna artisti apparentemente così lontani e finanche solitari nel loro stesso ambito esistenziale.

Il sogno inteso come territorio della libertà e della fantasia, rifugio e torre di osservazione illimitata, laboratorio dove i confini tra ciò che è stato, ciò che è, ciò che sarà, ciò che potrebbe essere, sono aboliti e una condizione speciale della mente e dell'anima offre la sua tremenda e potente opportunità. Le otto opere pittoriche (di cui sei praticamente inedite, benché degli anni Novanta) e le due sculture di Luciana Matalon presentate in questo percorso espositivo, ben si inseriscono nella tematica del sogno e della fantasia. La dimensione onirica ricopre infatti un ruolo fondamentale nelle invenzioni libere e fantastiche dell'artista, create in oltre quarant'anni di intenso e febbrile lavoro pittorico e scultoreo, ma anche grafico e incisorio.

Meditazione, introspezione, esperienze personali e apertura mentale nei confronti dell'immensità del cosmo sono stati i punti di partenza che hanno portato l'artista ad imprimere nella materia i luoghi apparsi in sogno, laddove - per citare le parole di Armando Ginesi - "Il tempo non scorre o ha altri ritmi: dove i rumori non giungono ed è possibile, però, percepire i meravigliosi suoni profondi di cui ricco è il silenzio". In molte delle sue opere la dimensione del sogno viene raccontata attraverso forme simboliche di orologi e scale traballanti, per mezzo delle quali l'uomo - che anela all'Infinito - tenta di fermare il tempo e di salire verso pianeti onirici. La scala, così come altri elementi che tendono al verticalismo come alberi e totem, è una delle iconografie ricorrenti dell'universo poetico mataloniano. Essa è simbolo di ascesi, di perfezionamento di sé stessi, di obiettivi che ciascuno può liberamente scegliere e tentare di perseguire. (Comunicato stampa)




Locandina per inaugurazione della mostra dedicata a Gaetano Scirea Pensando Scirea
inaugurazione 19 agosto 2019, ore 11.00
Biblioteca civica "La Fabbrica dei Libri" - Acqui Terme (Alessandria)

Questa mostra fotografica è Un modo per rivivere il campione indimenticato, Gaetano Scirea, attraverso gli scatti senza tempo dello storico fotografo della Juventus, Salvatore Giglio. La mostra è un viaggio nostalgico attraverso la carriera con la maglia bianconera dell'uomo che si è distinto nel campo e nella vita grazie alle sue qualità fondamentali, quali la disciplina e la serietà. (Comunicato stampa)






Dipinto di Alan Gattamorta Terra e mare
11 agosto - 13 ottobre 2019
www.alangattamorta.it

Sul sito antologico, il pittore Alan Gattamorta presenta una rassegna di 20 acrilici su carta.








Opera di Giuseppe Occhiato realizzata nel 1967 con tecnica olio su masonite altezza di 35 cm. di larghezza e 50 cm. di altezza denominata Chiesa con vescovi e fedeli Giuseppe Occhiato Arte e scrittura
termina il 13 ottobre 2019
Museo Statale di Mileto (Vibo Valentia)

L'esposizione, curata da Mimmo Corrado, Giulia Fresca, Franco Galante e Franco Valente, è dedicata alla figura ed all'opera di Giuseppe Occhiato (Mileto, 1934 - Firenze, 2010). Il percorso espositivo è suddiviso in tre sezioni. "La storia", con l'esposizione dei reperti archeologici recuperati e studiati dallo stesso Occhiato e per la prima volta in mostra, il manoscritto restaurato di Uriele Maria Napolione di proprietà dell'Archivio Storico Diocesano e di un Registro abbaziale ed i miracoli di San Fortunato, manoscritto del XVII. "La scrittura", dedicata alla presentazione delle principali opere dell'Autore tra le quali anche lettere e manoscritti nonché revisioni di opere ripubblicate. "L'arte" improntata sugli schizzi, sui rilievi ma soprattutto sui dipinti, appartenenti alla collezione di famiglia e a privati che li hanno offerti per l'occasione, realizzati da Giuseppe Occhiato ed in grado di offrire una visione altra del grande studioso. (Estratto da comunicato stampa)




Dipinto di Andrey Esionov Il Realismo Visionario di Andrey Esionov
19-22 settembre 2019
Centro Esposizioni Lugano

Alle numerose mostre collaterali preannunciate a WopArt 2019 si aggiunge ora questa anteprima di 10 acquerelli, che permetteranno di comprendere in maniera approfondita la ricerca pittorica di Andrey Esionov (Tashkent, 1963), grande acquarellista e maestro dell'arte figurativa russa contemporanea, ancora poco conosciuto in Italia e Svizzera. Neorealismo figurativo dal sapore simbolista, quasi onirico: la cifra stilistica di Andrey Esionov rappresenta un delicato spaesamento rispetto alla realtà oggettiva, reso attraverso una consapevolezza tecnica impeccabile. La sapiente padronanza della leggera quanto densa poetica del disegno, permette al Maestro russo di cristallizzare la poesia del quotidiano in una dimensione "altra", dove il tempo e lo spazio perdono ogni tipo di valore. Una figurazione visionaria che supera la soglia del visibile lasciando che da ogni pennellata affiori l'invisibile. Immagini istantanee della vita di ogni giorno si trasfigurano così in momenti eterni calati in dimensioni immaginifiche.

"Leggerezza, Esattezza, Visibilità, Molteplicità: eccole lì, le astratte, iridescenti e calviniane categorie che roteano come satelliti attorno al mondo-Esionov (...). Il lavoro di questo insaziabile reporter figurativo presenta un coefficiente di difficoltà molto alto (...) ma ciò non rappresenta mai un'esibizione di forza, è semplicemente il risultato di un talento, e quello è semplicemente un dono, non c'è niente da fare". (Marco Di Capua, curatore della mostra a Lugano e della grande antologica di Roma, 26 settembre 2019 - 25 gennaio 2020).

Andrey Esionov ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti ed è presente in numerose collezioni di musei pubblici a Mosca, San Pietroburgo, Samara, in Uzbekistan e molti altri. In un breve arco di tempo l'artista si è confrontato con diversi generi pittorici, primo fra tutti il ritratto. La sua fama è dovuta proprio alla serie dei Ritratti di celebri intellettuali russi, quali lo scrittore Vladimir Voinovich, i registi Pyotr Todorovsky e Eldar Ryazanov, il campione mondiale di scacchi Anatoly Karpov, sino a quello del presidente dell'URSS Michail Gorbacëv, tutti realizzati ad olio su tela. La tecnica prediletta di Esionov è, però, l'acquerello su carta, che reinterpreta in chiave contemporanea, in dialogo con la tradizione accademica e il linguaggio fotografico.

Esionov trae grande ispirazione dai suoi viaggi in Europa e dai cambiamenti epocali e dagli stravolgimenti politici dell'ex Unione Sovietica che ha vissuto in prima persona: passanti, artisti di strada, animali sono i protagonisti che popolano il suo mondo ed è così che prendono forma istantanee di vita, sospese tra il realismo della rappresentazione e una dimensione "altra", simbolica e onirica. Rispetto molto il lavoro dei fotografi, ma l'immagine colta dalla macchina resta nella macchina; invece quando io disegno e dipingo una persona, prima la guardo e la faccio passare attraverso tutto il mio corpo, quindi, alla fine, dalla mia mano. Per questo l'immagine finisce per avere molto anche di me. (Andrey Esionov) (Comunicato ufficio Stampa Italia Lara Facco)




Disegno di Osvaldo Cavandoli denominato La Linea per la pubblicità su Carosello Carosello
Pubblicità e Televisione 1957-1977


termina lo 08 dicembre 2019
Fondazione Magnani-Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)
www.magnanirocca.it

Un nuovo capitolo della storia della Pubblicità in Italia. La mostra segue infatti dopo due anni la prima esposizione dedicata alla storia della pubblicità dal 1890 al 1957, che fu l'occasione per ripercorrere la nascita e l'evoluzione della comunicazione pubblicitaria e in particolare del manifesto, permettendo al visitatore di comprenderne la genesi, dai primi schizzi ai bozzetti, fino al manifesto stampato. Se in quella prima tappa della storia della pubblicità fu possibile ammirare le creazioni di cartellonisti come  Leonetto Cappiello, Sepo, Marcello Dudovich o Plinio Codognato - per citarne alcuni tra i principali - questa nuova occasione espositiva permette di continuare a seguire l'evoluzione della storia della grafica pubblicitaria e del manifesto con grandi designer come Armando Testa, Erberto Carboni, Raymond Savignac, Giancarlo Iliprandi, Pino Tovaglia, affiancandola a un nuovo media - la televisione - che con Carosello mosse i primi passi nel mondo della pubblicità.

Il visitatore quindi troverà tantissimi, celebri manifesti di quel periodo, affiancati ai bozzetti e agli schizzi, e insieme avrà la possibilità, grazie a una serie di schermi distribuiti nelle sale espositive, di ripercorre l'unicità e l'innovazione degli inserti pubblicitari di Carosello, vincolati al tempo a rigide regole di novità e lunghezza. Si scoprirà così l'universo dei personaggi animati che sono nati con la televisione, come La Linea di Osvaldo Cavandoli, Re Artù di Marco Biassoni, Calimero di Pagot o Angelino di Paul Campani, fino alla moltitudine di personaggi nati dalla matita di Gino Gavioli. Bozzetti, schizzi, rodovetri, storyboard sono gli elementi a complemento della serie di cartoni animati presentati in mostra a cui si aggiungono gli inserti pubblicitari in cui sono protagonisti i più importanti cantanti dell'epoca da Mina (Barilla) a Frank Sinatra, da Patty Pravo a Ornella Vanoni e Gianni Morandi o grandi attori come Totò, Alberto Sordi, Virna Lisi, Vittorio Gassman e grandi registi come Luciano Emmer, Mauro Bolognini, Ettore Scola, i fratelli Taviani, oltre a personaggi tv popolarissimi come Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Raffella Carrà, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

Una selezione dei più importanti oggetti promozionali dell'epoca come l'ippopotamo Pippo, o i gonfiabili di Camillo il Coccodrillo, della Mucca Carolina, di Susanna tutta Panna completano la presentazione della pubblicità dei primi trenta anni della seconda metà del Novecento. Carosello, infatti, ebbe successo anche perché creò e impose i suoi caratteristici personaggi. Umberto Eco all'epoca sosteneva, nel saggio Ciò che non sappiamo della pubblicità televisiva, che si trattava di personaggi ambigui ed esili, di personaggi cioè che, a differenza degli eroi e dei personaggi mitologici tradizionali, non erano «portatori di un'idea» e avevano perso «la nozione di ciò che dovevano simboleggiare». Eppure, forse proprio grazie a questa loro apparente debolezza comunicativa, tali personaggi hanno saputo integrarsi efficacemente con la cultura di massa della società italiana. Hanno saputo cioè diventare vere e proprie "icone", esseri senza profondità, spesso, come ha sottolineato lo stesso Eco, anche indipendentemente dai prodotti da cui erano nati.

La pubblicità di quel periodo - dal 1957 al 1977, non solo televisiva - introdusse una vera e propria rivoluzione nel patrimonio culturale e visivo di tutti. Carosello era trasmesso in bianco e nero, ma per gli italiani era ricco di colori. Aveva infatti i colori del consumo, i colori di un nuovo mondo di beni luccicanti che si presentavano per la prima volta sulla scena sociale: lavatrici, frigoriferi, automobili, alimenti in scatola, etc. Carosello non era semplicemente pubblicità, ma un paesaggio fiabesco dove regnavano la felicità e il benessere, un paesaggio estremamente affascinante per una popolazione come quella italiana che proveniva da un lungo periodo di disagi e povertà. Un paesaggio onirico che esercitava un effetto particolare nei piccoli paesi, nelle campagne e nelle regioni più arretrate, dove rendeva legittimo l'abbandono di quell'etica della rinuncia che apparteneva alla vecchia cultura contadina, in favore dell'opulenza della città e dei suoi beni di consumo.

Carosello, dunque, ha insegnato a vivere la modernità del mondo dell'industria, ha insegnato cioè che esistevano dei nuovi beni senza i quali non ci si poteva sentire parte a pieno diritto del nuovo modello sociale urbano, industriale e moderno. E ha insegnato anche come tali beni andavano impiegati e collocati nel modo di vita di ciascuno. Seppure vincolato dalle rigide norme imposte dalla Rai puritana dell'epoca, ha comunque potuto mostrare le gratificazioni e le diverse fonti di piacere che erano contenute nei nuovi beni di consumo. Forse non è un caso che a Carosello lavorassero insieme i migliori creativi e le migliori intelligenze del teatro e del cinema italiano dell'epoca.L'esposizione, fra gli altri contributi, si avvale della collaborazione col prestito di un importante numero di bozzetti originali e manifesti di Carboni, Iliprandi, Testa, Tovaglia del Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell'Università di Parma, e di manifesti d'epoca del Museo nazionale Collezione Salce di Treviso e della Collezione Alessandro Bellenda - Galleria L'Image, Alassio (Savona), di archivi aziendali e di importanti collezioni private.

Per tutta la parte filmica si avvale del contributo dell'Archivio Generale Audiovisivo della Pubblicità Italiana e del personale apporto del suo Fondatore e Direttore, lo storico della pubblicità Emmanuel Grossi. La mostra - a cura di Dario Cimorelli, cultore di storia della pubblicità, e Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione, come il precedente capitolo dedicato alla pubblicità del periodo 1890-1957 - è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, dove, oltre ai saggi dei curatori e alla riproduzione di tutte le opere esposte, vengono ripubblicati testi fondamentali di Omar Calabrese, a cui vengono affiancati nuovi testi di Stefano Bulgarelli, Emmanuel Grossi, Roberto Lacarbonara, a completare la disamina sulle diverse tematiche relative a Carosello. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Anthropocene
termina lo 05 gennaio 2020
MAST - Bologna
www.anthropocene.mast.org

Il progetto Anthropocene è un'esplorazione multimediale che documenta l'indelebile impronta umana sulla terra: dalle barriere frangiflutti edificate sul 60% delle coste cinesi alle ciclopiche macchine costruite in Germania, dalle psichedeliche miniere di potassio nei monti Urali in Russia alla devastazione della Grande barriera corallina australiana, dalle surreali vasche di evaporazione del litio nel Deserto di Atacama alle cave di marmo di Carrara e ad una delle più grandi discariche del mondo a Dandora, in Kenya. Anthropocene è frutto della collaborazione quadriennale tra il fotografo di fama mondiale Edward Burtynsky e i pluripremiati registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier che, combinando arte, cinema, realtà aumentata e ricerca scientifica, documentano i cambiamenti che l'uomo ha impresso sulla terra e testimoniano gli effetti delle attività umane sui processi naturali.

Il progetto si basa sulla ricerca del gruppo internazionale di scienziati Anthropocene Working Group impegnato nel raccogliere prove del passaggio dall'attuale epoca geologica - l'Olocene, iniziata circa 11.700 anni fa - all'Antropocene (dal greco anthropos, uomo). La ricerca è volta a dimostrare che gli esseri umani sono diventati la singola forza più determinante sul pianeta. La terraformazione del pianeta mediante l'estrazione mineraria, l'urbanizzazione, l'industrializzazione e l'agricoltura; la proliferazione delle dighe e la frequente deviazione dei corsi d'acqua; l'eccesso di CO2 e l'acidificazione degli oceani dovuti al cambiamento climatico; la presenza pervasiva e globale della plastica, del cemento e di altri tecno-fossili; un'impennata senza precedenti nei tassi di deforestazione ed estinzione: queste incursioni umane su scala planetaria - argomentano gli scienziati - sono così pesanti che i loro effetti sono destinati a perdurare e a influenzare il corso delle ere geologiche.

Il progetto ha debuttato in Canada a settembre 2018 con il film Anthropocene: The Human Epoch proiettato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival e con la mostra allestita in contemporanea all'Art Gallery of Ontario di Toronto (AGO) e alla National Gallery of Canada di Ottawa (NGC) organizzata in partnership con la Fondazione MAST. Hanno co-curato la mostra: Urs Stahel, che cura sia la PhotoGallery sia la collezione di Fondazione MAST, Sophie Hackett e Andrea Kunard rispettivamente curatrici della Fotografia dell'Art Gallery of Ontario di Toronto e della National Gallery of Canada di Ottawa. La mostra, esplorando gli effetti delle attività umane sul Pianeta, si inscrive nel progetto artistico della Fondazione MAST che dal 2013 conduce una riflessione approfondita sul rapporto tra l'uomo e il mondo del lavoro attraverso esposizioni di fotografia (tratte dalla collezione di Fondazione MAST o provenienti da musei, archivi e raccolte private), che raccontano il settore produttivo, le comunità dei mestieri e l'occupazione in genere.

La mostra utilizza diversi mezzi espressivi. Trentacinque fotografie di grande formato di Edward Burtynsky. Quattro murales ad alta risoluzione, in cui si abbinano tecniche fotografiche e filmiche, che evidenziano il lavoro sinergico dei tre artisti: grazie a brevi estensioni video di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier integrati in queste enormi fotografie, i visitatori possono esaminare nei più minuti dettagli e in modo immersivo la complessità delle incursioni umane sulla Terra attraverso la App AVARA (scaricabile gratuitamente su Apple App Store e Google Play, sul proprio smartphone/tablet o sui tablet messi a disposizione da MAST). Tredici videoinstallazioni HD curate dai due registi offrono vivide riflessioni sull'Antropocene, sui singoli scenari che lo rappresentano, e favoriscono la comprensione della portata e dell'impatto del fenomeno.

Nel percorso espositivo si trovano inoltre tre installazioni di Realtà Aumentata (RA) che ricreano su smartphone e tablet un modello fotorealistico tridimensionale a grandezza naturale di impressionante verosimiglianza, consentendo ai visitatori di tutte le età di "toccare con mano" alcuni degli effetti devastanti causati dal dominio dell'uomo sulla terra come l'estinzione di una specie animale. Le esperienze di RA sono create con la tecnica della fotogrammetria in cui migliaia di fotografie ad alta definizione, scattate da tutte le angolazioni, vengono assemblate in ambiente digitale e sono visibili con la App AVARA (scaricabile gratuitamente su Apple App Store e Google Play, sul proprio smartphone/tablet o sui tablet messi a disposizione da MAST). La mostra Anthropocene è suddivisa in quattro sezioni che coinvolgono diverse aree del MAST.

- Anthropocene.1
PhotoGallery

Diciannove fotografie di Edward Burtynsky puntano l'obiettivo su barriere frangiflutti, processi di estrazione delle risorse naturali e bunkeraggio di petrolio nel delta del Niger, deforestazioni, grandi infrastrutture di trasporto, cambiamento climatico, miniere di litio, rame e carbone e sulle tante e diverse forme di inquinamento. Sette videoinstallazioni HD a cura di Jennifer Baichwal e Nicholas De Pencier mostrano: la galleria del San Gottardo, in Svizzera, che con i suoi 57km è il tunnel più lungo del mondo; il mega trasporto di carbone via treno nel Wyoming, negli Usa; due video sull'abbattimento degli alberi pericolosi nella foresta Cathedral Grove di Vancouver Island, in Canada; i bacini sotterranei del grande serbatoio idrico di Saint Clair a Toronto; la enorme miniera di lignite di Hambach, in Germania; la desolazione della città mineraria di Norlisk, in Russia. La proiezione su parete mostra la ricerca di materiali da rivendere nella grande discarica africana di Dandora, in Kenya. Due murales ad alta risoluzione illustrano nei dettagli la lussureggiante foresta Cathedral Grove di Vancouver Island e il suo processo di disboscamento e il brulichio del Mushin Market di Lagos, in Nigeria, la più grande e sovrappopolata città dell'Africa.

- Anthropocene.2
Foyer

Sedici fotografie di Edward Burtynsky immortalano bacini di decantazione di fosforo, miniere di potassio, pozzi di acqua salmastra, impianti solari e eolici, raffinerie di petrolio, impianti petrolchimici, discariche, grandi serre e scenari di desertificazione. Tre videoinstallazioni HD di Jennifer Baichwal e Nicholas De Pencier mostrano con dovizia di particolari una miniera di fosforo in Florida; una raffineria di petrolio texana; il muro di corallo incontaminato Pengan, quale esempio sempre più raro, nel Komodo National Park, in Indonesia. Due murales ad alta risoluzione illustrano il processo di estrazione nelle cave di marmo di Carrara e la barriera corallina del parco marino dell'Isola di Komodo, in Indonesia.

- Anthropocene.3
Gallery livello 0

Due installazioni di realtà aumentata permettono di vedere in 3D, a grandezza naturale, la catasta delle zanne di elefante confiscate ai bracconieri, in Kenya e Sudan, l'ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco morto nel 2018 segnando l'estinzione della sua sottospecie. Due proiezioni su parete in grande e spettacolare formato rappresentano: lo storico rogo ordinato dal presidente Kenyatta, in Kenya, delle cataste di zanne d'avorio confiscate ai bracconieri nel 2016 (nel black box) e il lavoro della ciclopica macchina Bagger 291 utilizzata per rimuovere il suolo di copertura delle miniere di lignite in Germania. Un percorso didattico interattivo permette di sviluppare uno sguardo critico, dai tre anni in su, sui nostri comportamenti rispetto all'ambiente, di riflettere sugli impatti ambientali nei mari e nelle terre del nostro pianeta e di scoprire i piccoli gesti quotidiani da adottare per contribuire alla sua salvaguardia. Il Giardino di MAST ospita un'installazione in realtà aumentata, il leggendario Big Lonely Doug, maestoso abete Douglas canadese quasi millenario, salvato nel 2011 da una imponente deforestazione grazie a un boscaiolo che l'aveva contrassegnato con la scritta "Non toccate questo albero".

- Anthropocene.4
Auditorium

È parte integrante della mostra al MAST. il premiato film Anthropocene: The Human Epoch (Anthropocene: l'Epoca Umana), codiretto dai tre artisti. Terzo capitolo di una trilogia che include Manufactured Landscapes (2009) e Watermark (2013), il film testimonia con un approccio esperienziale e non didattico un momento critico nella storia geologica del pianeta, proponendo una provocatoria e indimenticabile esperienza dell'impatto e della portata della nostra specie. La voce narrante è del premio oscar Alicia Vikander. Il film sarà distribuito in Italia da Fondazione Stensen e Valmyn. La mostra si completa con MAST. Dialogues on Anthropocene, un programma di eventi culturali, letture, tavole rotonde. (Comunicato stampa)




Opera di Walter Valentini nella mostra Nove per Novanta Opera di Walter Valentini realizzata nel 2015 e denominata Verso il cielo Opera di Walter Valentini nella rassegna d'arte della Galleria Cortina Walter Valentini: "Nove per Novanta"
24 settembre (inaugurazione ore 18.30) - 26 ottobre 2019
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Walter Valentini inaugura un nuovo ed articolato percorso negli spazi della galleria Cortina, a cura di Stefano Cortina: installazioni polimateriche che in più di quarant'anni di ricerca continuano, tra tasselli recenti e remoti, a dialogare tra loro in un unico coerente discorso. Il lavoro di Valentini non può esser frammentato ed esaminato per periodi ma deve essere considerato nella sua interezza. Un percorso armonico, che è nel suo complesso il maturo frutto dello sposalizio tra un sapiente uso di materiali differenti ed il loro oculato impiego in una variegata gamma di processi tecnici. Lo spaziare tra diverse discipline, così come il rigore con cui tutte vengono applicate, permette di percepire un grande amore ed una grande conoscenza da parte dell'autore della storia dell'arte, soprattutto quando questa entra in un tale stato di sintonia con scienza e geometria.

L'ordine scrupoloso di schemi e misure sembra ricalcare il proposito rinascimentale di ricercare la forma perfetta. La figura, in tal senso, spuria da ogni grezzo intervento naturale, si riveste della foggia del rigore matematico che rende il caos elegante ingabbiandolo in un inesplicabile algoritmo di bellezza. Ma tutta questa logica aritmetica dalla quale l'artista sembra prendere spunto viene a sua volta ribaltata e messa in discussione in un ossimoro visuale che ne caratterizza lo stile. I molteplici livelli che animano ogni singolo pezzo del lavoro di Valentini danno spessore sia al significato che al significante, nel momento in cui essi coniugano puliti esoscheletri di architetture celesti e pattern imprecisi. Scavi e rilievi materici dalle texture imprevedibili diventano quindi il fertile terreno per le nitide traiettorie ellittiche di un cosmo nuovo che si disegna su di un cielo immacolato.

Per festeggiare i 90 anni dell'autore la Colophonarte ha realizzato un libro d'artista che sarà presentato nell'occasione. Un'edizione estremamente raffinata che presenta cinque incisioni originali stampate all'acquaforte-acquatinta di Walter Valentini (formato chiuso cm. 25,5x19,5-107 esemplari, testi di Guido Ballo, Mario Botta, Martina Corgnati, Enzo Di Martino, Gillo Dorfles, Sebastiano Grasso, Sandro Parmiggiani, Elena Pontiggia, Marzia Ratti, Daniela Simoni). Catalogo a cura di Stefano Cortina, Edizioni Cortina Arte. Testo critico di Luca Pietro Nicoletti, introduzione di Mafalda Cortina. In collaborazione con Colophonarte Belluno, Libreria Bocca Milano, Cortina Arte Milano. (Comunicato stampa)




Paravento giapponese in mostra Di grandi epopee e gloriosi guerrieri giapponesi
Rotazione di paraventi giapponesi


Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Dal 30 luglio si rinnova l'esposizione dei grandi paraventi giapponesi a sei ante. La necessità di mettere a riposo periodicamente le opere più delicate - come quelle in carta o seta - offre l'occasione per rendere visibile al pubblico, a rotazione, tutta la collezione di opere del Museo. La prima sala dedicata al Giappone inviterà il visitatore ad apprezzare due coppie di grandi paraventi, byobu, sui quali sembrano animarsi, con pieno vigore, i gloriosi combattenti protagonisti delle grandi epopee giapponesi del passato. La parete di sinistra sarà occupata da una coppia di importanti paraventi a sei ante, dipinti nel primo quarto del XVII secolo da pittori della scuola Tosa, dedicata ad illustrare le insurrezioni delle ere Hogen e Heiji. Queste due ribellioni, avvenute rispettivamente nel 1156-59 e 1159-60, aprirono lo scontro fra i Minamoto e i Taira e vennero poi descritte in due poemi epici del periodo Kamakura (1185-1333).

Due dei momenti decisivi nello scontro furono le battaglie di Ichinotani (1184) e di Yashima (1185), descritte minuziosamente nella coppia di grandi paraventi della prima metà del XVII secolo, che occuperà la parete di fondo della sala. Entrambi gli scontri ebbero come protagonista Minamoto no Yoshitsune, celeberrimo eroe della storia giapponese, che si batteva per il fratello Yoritomo, comandante supremo delle truppe dei Minamoto. Quest'ultimo risultò vincitore nel 1185, diventando, così, il primo shogun del Giappone. Questa coppia di byobu è arricchita dal finissimo utilizzo della foglia d'oro, che mette in risalto gli episodi salienti e i loro gloriosi protagonisti. Al tempo della realizzazione di questi paraventi, l'evocazione delle scene di battaglia godeva di grande popolarità e dipinti di questo tipo venivano generalmente commissionati da famiglie di samurai, a testimonianza del proprio attaccamento agli ideali marziali. (Comunicato stampa)




Gely Korzhev: "Back to Venice"
termina il 31 ottobre 2019
Ca' Foscari Esposizione - Venezia

Gely Korzhev (1925-2012) è una delle figure più eminenti del panorama pittorico, prima sovietico e poi russo, della seconda metà del Novecento. Il ritorno tra le lagune cade esattamente 57 anni dopo la sua partecipazione alla XXXI Biennale, quando, assieme tra gli altri a Viktor Popkov, risultò, nel padiglione dell'Urss, la voce più convincente del cosiddetto "stile severo" che cercava, nell'alveo ancora quasi inscalfito del realismo socialista, una via espressiva d'uscita dai canoni ferrei dell'epoca staliniana. La mostra, realizzata grazie a un'azione congiunta tra Galleria Tret'jakov, the Institute of Russian Realist Art e il Centro Studi sulle Arti della Russia (Csar) di Ca' Foscari, restituisce prima di tutto, con documenti, foto, proiezioni, e inoltre con il ricorso alle Information and Communication Technologies, la concretezza del trittico del pittore russo, la sala Korzhev e altri segni importanti presenti nel Padiglione del 1962.

Ma è anche l'occasione - tre anni dopo la grande monografica dedicata a Korzhev dalla Galleria Tret'jakovskaja di Mosca - di presentare al pubblico italiano e internazionale, con oltre 50 dipinti, una consistente ed esauriente sequenza di opere del maestro, che non potranno che fare giustizia degli affrettati giudizi espressi in occasione della XXXI Biennale. La rassegna di Ca' Foscari non si presenta come una mostra antologica in senso stretto. Procede piuttosto per nuclei tematici ben definiti, focalizzandosi criticamente sugli aspetti che sono stati ritenuti più rilevanti nella vasta produzione dell'artista. Il centro essenziale del percorso si impernia sulle immagini dolenti della memoria degli anni della Grande Guerra Patriottica, che è il nome russo della Seconda Guerra Mondiale, che sono anche i capolavori che hanno garantito a Korzhev il maggior riconoscimento internazionale: non casualmente Tracce di guerra (1963-1964) fu prescelto, tra oltre 500 opere esposte, come manifesto per la grande esposizione "Berlino-Mosca Mosca-Berlino" del 2003 al Martin Gropius Bau.

La rassegna si conclude con le meditazioni visive del pittore sul collasso del sistema sovietico: sono dipinti a volte di accorato coinvolgimento, altre ancora grottesche. L'esposizione costituisce anche l'occasione per rileggere, dopo più di mezzo secolo, quell'esordio veneziano di Korzhev. Diversificazione di linguaggi, alternanza di generazioni, ancora saldo collegamento con «la vita del popolo sovietico»: per questo accanto alle figure emergenti di Korzhev e Popkov erano stati convocati anche giovani speranze e più collaudati accademici. Korzhev vi espose una sorta di autoritratto in movimento (L'artista inginocchiato del 1961) e soprattutto il trittico Comunisti (1957-1960), ora al Museo Russo di Stato di San Pietroburgo.

Sono tre vaste tele, due verticali, una orizzontale, di misure irregolari: la prima (in ordine di esecuzione), è intitolata Internazionale; la seconda - l'unica orizzontale: Alzando la bandiera; la terza (Omero: lo studio) ha come protagonista uno scultore intento a modellare un busto del poeta greco. Per opere di questo tenore - e nel padiglione comparivano anche dipinti di Deineka e soprattutto I costruttori di Bratsk di Popkov (il capolavoro 5 anni fa al centro dell'esposizione dedicatagli da Ca' Foscari) - Renato Guttuso parlò allora di "resistenzialismo"; i critici italiani scrissero invece o di un «faticoso travaglio per il rinnovamento» (Mario De Micheli) o di un perdurante arretramento. (...) Dopo quasi sessant'anni il giudizio può essere diversamente storicizzato. (Comunicato stampa ufficio stampa Studio Esseci)

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Copertina del libro Il Caucaso Popoli e conflitti di una frontiera europea di Aldo Ferrari Il Caucaso - Popoli e conflitti di una frontiera europea
di Aldo Ferrari, ed. Edizioni Lavoro
Recensione

Dall'inizio degli anni '90 - dalla implosione dell'Unione Sovietica - lo scacchiere geopolitico internazionale è stato interessato dalla crescita di rilevanza strategica del Caucaso. Lo era già stato fino agli inizi del XX sec. ma per circa 70 anni, quasi tutto il Novecento, questa regione al centro tra Europa, Russia e Vicino Oriente, era rimasta silente. Tutto è cambiato nel '91, attirando l'attenzione di altri attori - Usa, Turchia, Iran e Unione europea in misura minore - interessati a guadagnare posizioni di potere (politico, economico, energetico) nell'area.

Copertina del libro Breve Storia del Caucaso di Aldo Ferrari Breve Storia del Caucaso
di Aldo Ferrari, ed. Carocci
Recensione

Mosaico di etnie, lingue culture, distribuite in modo difforme nel territorio, il Caucaso deve la sua complessità paradigmatica alla collocazione geografica, frontiera e cerniera tra il Vicino Oriente, le steppe euroasiatiche, e l'area del Mediterraneo orientale.




Dipinto di Marc Chagall del 1943 denominato Dalla Terra alla Luna realizzato con guazzo e tempera su carta applicata su tela Dalla Terra alla Luna
L'arte in viaggio verso l'astro d'argento


termina l'11 novembre 2019
Palazzo Madama - Torino

A cinquant'anni esatti dallo sbarco del primo uomo sulla Luna, in mostra - a cura di Luca Beatrice e Marco Bazzini - oltre 60 opere: dipinti, sculture, fotografie, disegni e oggetti di design, che raccontano l'influenza dell'astro d'argento sull'arte e sugli artisti dall'Ottocento al 1969. È passato, infatti, mezzo secolo da quando l'uomo è arrivato sulla Luna: un obiettivo fondamentale, per certi versi incredibile, inseguito fin dall'antichità. Traguardo, sogno, missione impossibile, eppure anche fiducia nel progresso e nel futuro. Oriana Fallaci scriveva: "Alle 4.57 del 21 luglio 1969 l'uomo ha messo piede sulla Luna. È cominciata così una nuova era nella storia umana: la conquista degli altri mondi, la scalata ai corpi celesti, l'assalto allo spazio".

Non più prigioniero del proprio pianeta, l'uomo si è proiettato verso approdi ignoti. Finita la preistoria spaziale, si entrava nell'era cosmica. Come lei, lo hanno pensato milioni di persone. La Luna è infatti il corpo celeste che più di ogni altro ha da sempre ispirato grandi avventure, esplorazioni fantastiche e letterarie, che vanno da Luciano di Samosata a Dante, da Ariosto a Leopardi, da Verne a Calvino. Nel 1865 esce il libro di Jules Verne, Dalla terra alla Luna: uno dei più famosi resoconti di viaggio immaginario verso la Luna. Da allora si sono diffusi libri, romanzi, fumetti, giocattoli e gadget che hanno come soggetto l'astro d'argento. A questo proposito in mostra troviamo un corposo nucleo di una delle più importanti collezioni internazionali di questi materiali, appartenente a Piero Gondolo della Riva, piemontese, in un ambiente da lui curato come fosse una "stanza delle meraviglie Lunari".

È a partire dall'Ottocento che nell'arte prende piede il tema del viaggio Lunare, intrecciandosi con tematiche di esotismo, di progresso delle nazioni, di colonialismo anche se, per il momento, la Luna resta un luogo raggiungibile soltanto con la fantasia. I pittori romantici, in particolare, interpretando lo sguardo melanconico e sognante dell'uomo di fronte al mistero, declinano il tema del chiaro di Luna, e tra questi i piemontesi De Gubernatis, Bagetti e Carutti di Cantogno con il dipinto del 1911 Sorge la Luna. Dopo questo esordio, la mostra prosegue proponendo opere delle avanguardie storiche: le atmosfere fiabesche di Marc Chagall, la metafisica rigorosa di Felice Casorati, la calligrafia minuziosa di Paul Klee, il surrealismo di Max Ernst e Alexander Calder. Nella seconda parte del Novecento è invece lo spazio a rappresentare una vera e propria ossessione nell'arte: guardare oltre, toccare altre superfici, immaginare qualcosa di più lontano da noi. Non a caso si intitolano Concetto spaziale i lavori più famosi di Lucio Fontana.

Giulio Turcato, invece, definisce Superfici Lunari i suoi monocromi prodotti con materiali anomali, mentre Robert Rauschenberg realizza la serie di multipli Stoned Moon nel 1968 in prossimità dell'allunaggio e Mario Schifano ne riporta la visione, in chiave pop, attraverso la televisione, con Paesaggi TV. In mostra, oltre ad altri autori più importanti come Yves Klein, il pittore simbolista Karl Wilhelm Diefenbach, Emilio Isgrò, Arturo Nathan e il concettuale olandese Van Hoeydonck la cui opera fu letteralmente portata sulla Luna e lì lasciata dalla missione Apollo 12. Presenti anche alcune immagini della Nasa e oggetti di design degli anni '60 di autori come Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Piero Fornasetti. In occasione della mostra sarà dedicato alla Luna un ciclo di conferenze al Circolo dei Lettori e una serie di proiezioni cinematografiche organizzate in collaborazione con il Museo del Cinema di Torino. (Comunicato ufficio stampa Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea)




Fotobusta del film Caccia al marito con la regia Marino Girolami realizzato nel 1960 con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello Italiani al mare
Manifesti cinematografici 1949-1999
Dalla Collezione Enrico Minisini


termina il 29 settembre 2019
Galleria Carifano (Palazzo Corbelli) - Fano (Pesaro Urbino)

Il percorso espositivo, a cura di Andrea Tomasetig ed Enrico Minisini, propone cinquant'anni di cinema balneare, frizzante filone della commedia all'italiana, e si snoda tra un centinaio di manifesti, locandine e fotobuste, tutti in prima edizione originale provenienti dalla vasta Collezione Minisini, in grado di di offrire uno spaccato del nostro Paese attraverso le abitudini vacanziere degli italiani, dalla metà del Novecento alle soglie del nuovo millennio. L'esposizione prende le mosse da "Cinema in Bikini", mostra inaugurata ad inizio giugno con grande successo (fino al 17 luglio a Lignano Sabbiadoro); la rassegna a Fano si arricchisce di un cortometraggio inedito a cura di Giuseppe Colangelo, presentato in anteprima per l'occasione, che ripercorre la storia del genere grazie a un divertente e variegato susseguirsi di frame, trailer e interviste per far rivivere con scene e battute memorabili le atmosfere delle estati italiane. Ma non solo la bella stagione: la tappa marchigiana, infatti, dedica spazio anche alle atmosfere più meste e silenziose del mare d'inverno, con alcuni pezzi riferiti alla celebre pellicola I vitelloni di Federico Fellini del 1953.

Il ricco repertorio alla Galleria Carifano presenta quindi le grafiche dei film dal 1949 al 1999, molte delle quali vere e proprie opere d'arte della "scuola italiana del manifesto cinematografico", come la definisce Stefano Salis, tra le più importanti a livello internazionale, a firma di grandi "pittori del cinema" come Enrico De Seta, Sandro Symeoni, Nano (Silvano Campeggi), Anselmo Ballester, Angelo Cesselon, Alfredo Capitani, Giorgio Olivetti, Renato Casaro, e stimola nel contempo una riflessione sul ruolo della pubblicità legata al cinema e sulla sua iconografia così caratteristica e riconoscibile per il grande pubblico. Semplice e immediato per essere recepito subito dall'osservatore, il linguaggio pittorico sa anche raggiungere punte di alta raffinatezza e costituisce così una parte importantissima dell'immaginario visivo italiano.

"La mostra - dichiara Andrea Tomasetig - è l'occasione per riscoprire, oltre a un filone di successo del cinema popolare con attori e attrici famosi come protagonisti, grafici di valore e un capitolo della storia sociale e del costume in Italia, dal secondo dopoguerra alla fine del '900". L'evento si concentra in particolar modo sugli anni Cinquanta e Sessanta, i decenni del boom economico, età di un più diffuso benessere, delle prime vacanze al mare, dei juke-box agli angoli dei bar, della Fiat 500. Il cinema e la musica, anche grazie al diffondersi della televisione, dettano gli stili di vita e la settima arte conquista così la scena con una serie di film scanzonati, e non solo, girati sotto il sol leone nelle principali località balneari, dalla Riviera adriatica a Ischia, Capri e Taormina.

Tutti gli attori famosi e i divi più popolari, da Alberto Sordi a Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Aldo Fabrizi, Totò, Franco e Ciccio, Raimondo Vianello, Vittorio Gassman e molti cantanti in voga, come Mina, Ornella Vanoni, Jimmy Fontana, Miranda Martino, Gianni Meccia, Enrico Polito chiamati a interpretare i "tormentoni" dell'estate - uno su tutti Pinne fucile ed occhiali di Edoardo Vianello nel film Canzoni... in bikini di Giuseppe Vari del 1963 - sono presenze importanti in queste pellicole, che via via definiscono i personaggi tipici del bagnino, del commendatore donnaiolo, del playboy, della ragazza in cerca di marito, delle mogli al mare e dei mariti in città, all'insegna di umorismo e comicità. Con gli anni Settanta il cinema balneare si evolve in film dai contenuti più "espliciti" e poi nei cinepanettoni, tipici dei fratelli Vanzina, anni Ottanta e Novanta; anche nella comunicazione si assiste a un cambiamento: dal manifesto disegnato si passa a quello fotografico, così come dal bikini si arriva al topless.

Il percorso espositivo termina quindi con la locandina di un film simbolo della società italiana in vacanza al mare a metà anni Novanta: Ferie d'agosto del 1996 di Paolo Virzì. Afferma Enrico Minisini "la rassegna è uno specchio dell'Italia che cambia visto dalla spiaggia, più immediato di un trattato di sociologia" e un invito "a gettare uno sguardo curioso e indagatore su un fenomeno di massa, che ha contribuito a costruire la storia collettiva dell'Italia". Un'Italia che ha voglia di divertimento e di spensieratezza. Accompagna l'esposizione un esaustivo catalogo con testi di Stefano Salis e dei curatori Andrea Tomasetig e Enrico Minisini, con un ricco apparato iconografico. (Comunicato ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)

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* Veneri al Sole (1964), Caccia al marito (1960), Costa Azzurra (1959), Mariti in città (1957), Brevi Amori a Palma di Maiorca (1959), Tipi da spiaggia (1960)
Locandine dei film




Opera pittorica di presentazione della mostra Altissimi colori Altissimi Colori
La Montagna dipinta
Giovanni Testori e i suoi artisti, da Courbet a Guttuso


12 luglio - 29 settembre 2019
Castello Gamba - Località Crêt-de-Breil Châtillon (Valle d'Aosta)

Cosa vuol dire per un artista vivere e raccontarci la montagna? Questa mostra è un omaggio a Giovanni Testori (1923-1993), uno dei più fertili intellettuali italiani del Novecento, impegnato su tanti fronti della cultura, essendo stato pittore, scrittore, drammaturgo, giornalista e critico d'arte. Del resto, Testori è anche uno degli autori presenti nella raccolta del Castello Gamba, che ne conserva uno splendido Tramonto. Ci siamo fatti accompagnare dalla sua opera e dalle sue parole in questo omaggio alla scoperta delle cime, quelle dipinte in una raccolta entusiasmante di quadri, quelle protagoniste della vita di chi la abita e quelle che ci circondano e abbracciano, come ci mostra la straordinaria visione a 360° della Valle d'Aosta, che conclude il percorso, oltre le grandi finestre della torretta. Non è un caso, del resto, che il primo articolo di Testori, pubblicato a soli 17 anni, nel 1941, chiami in causa proprio un quadro di montagna: il capolavoro di Giovanni Segantini, Alpe di maggio (1891), di cui Testori pubblicò un inedito dipinto preparatorio.

Quella che si presenta è una montagna dipinta, vista con gli occhi di Giovanni Testori, attraverso i dipinti dei grandi artisti dell'Ottocento e del Novecento da lui amati e collezionati. Sono raccolti alcuni capolavori di Gustave Courbet, l'artista rivoluzionario di cui vengono presentati due importanti dipinti; Paolo Vallorz, artista trentino che, pur emigrando a Parigi, è sempre rimasto indissolubilmente legato alla sua Val di Sole; Renato Guttuso, un siciliano che, stregato dalla vista del Rosa, scelse di fare della casa di Velate, a Varese, uno studio dove realizzare molte delle sue opere più celebri; Willy Varlin, il geniale artista zurighese che scelse di andare a vivere tra le montagne della Val Bondasca e Bernd Zimmer, pittore tedesco "scoperto" da Testori, innamorato delle sue montagne infiammate e visionarie. (Comunicato stampa)




Opera di Nanda Vigo denominata Trigger of the Space realizzata nel 2018 Nanda Vigo. Light Project
termina il 29 settembre 2019
Palazzo Reale - Milano

Attraverso l'esposizione di circa ottanta opere - tra progetti, sculture e installazioni - la mostra, a cura di Marco Meneguzzo, racconta l'eccezionale percorso di ricerca di una figura di assoluto rilievo nel panorama europeo, dagli esordi alla fine degli anni Cinquanta sino alle esperienze più attuali. Nanda Vigo (1936) inizia a realizzare i suoi Cronotopi dal 1962, in sintonia con lo spirito di Zero, gruppo transnazionale di artisti tedeschi, olandesi, francesi, belgi, svizzeri e italiani al quale prese parte. Partecipe delle avanguardie e dei gruppi dei primi anni Sessanta, Nanda Vigo elabora una personale ricerca incentrata sulla luce, la trasparenza, l'immaterialità, che devono costituire l'opera e lo stesso ambiente abitato dall'essere umano, e di cui i "cronotopi" sono la concretizzazione artistica. Uno chassis metallico racchiude vetri industriali, talvolta illuminati da neon, attraverso i quali la luce penetra e si manifesta allo sguardo, metafora della leggerezza, della mutazione, dell'immaterialità spirituale dell'arte e della sua percezione.

Presto prendono le forme di veri e propri ambienti (alcuni realizzati in collaborazione con Lucio Fontana) e di specchi inclinati e tagliati in modo da riflettere una impensata visione della realtà, mentre continua il lavoro di progettazione di design e di architettura (famosa la sua collaborazione con Gio Ponti per la Casa sotto la foglia, a Malo, del 1965, e la realizzazione del Museo Remo Brindisi a Lido di Spina del 1967). Gli anni Ottanta sono caratterizzati dall'adesione ai concetti del Postmodernismo, mentre la produzione successiva torna alla seducente algidità del neon, delle luci radianti e diffuse, delle forme semplici e dinamiche. In mostra saranno esposte opere e progetti che abbracciano l'intero arco di produzione dell'artista: fulcro del percorso espositivo sarà un affascinante ambiente cronotopico, che occuperà l'intera stanza degli specchi.

Questo ambiente, in particolare, esprime la quintessenza del modo di intendere l'arte di Nanda Vigo: una situazione esistenziale che consenta di vivere esperienze trascendenti, andando oltre la materialità del quotidiano per riuscire a percepire fisicamente - per quanto possibile - una realtà più alta, una sintonia universale attraverso la contemplazione, la smaterializzazione, la comunione con il "tutto". In occasione della mostra sarà pubblicata una monografia sull'opera di Nanda Vigo, a cura di Marco Meneguzzo, edita da Silvana Editoriale, che raccoglierà la più esaustiva antologia critica sull'artista realizzata fino a ora. (Estratto da comunicato ufficio Stampa Lara Facco P&C)




"Sul paesaggio..."
termina il 24 settembre 2019
Casina di Caccia Borbonica - Ficuzza (Palermo)

Ma qual'è il paesaggio il questa mostra? Paesaggio della mente? Paesaggio dell'animo? Paesaggio surreale? No, niente di tutto questo. Non si tratta di paesaggi finti, alberi finti, case finte, come quelli in vendita negli ipermercati, ma di quelli del bosco: del bosco di Ficuzza e di Rocca Busambra, di Montepellegrino e dell'Etna e ancora di paesaggi urbani e dei boschi delle Madonie e dei Nebrodi. La mostra alla quale sono stati chiamati a realizzare opere sul paesaggio: Antonella Affronti, Liana Barbato, Marisa Battaglia, Alessandro Bronzini, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Elio Corrao, Pina D'Agostino, Angelo Denaro, Ivana Di Pisa, Naire Feo, Antonino Gaeta, Daniela Gargano, Giuseppe Gargano, Caterina Lala, Antonino Liberto, Maria Pia Lo Verso, Gabriella Lupinacci, Franco Montemaggiore, e Cinzia Romano La Duca.

Hanno scelto il bosco, la città o il mare, sostanzialmente ponendo la questione sulle sue bellezze ma anche sulle peculiarità. Recuperare all'arte il paesaggio è certamente un atto di "coraggio" sia per chi lo propone come nel caso dell'Associazione Culturale Studio 71 che per gli artisti. Beninteso, non è un modo per fare marcia indietro rispetto alle prerogative dell'arte contemporanea ma è un modo per affermare l'importanza che ha questo "elemento" nella nostra vita di tutti i giorni. (Comunicato stampa)




Vesuvio quotidiano_Vesuvio universale
termina il 29 settembre 2019
Certosa e Museo di San Martino - Napoli

La mostra, curata da Anna Imponente, raccoglie alcune delle suggestioni suscitate nel corso del tempo dalla paura ancestrale della presenza incombente del Vesuvio sul paesaggio e sulla città, come espressione della potenza della natura e della fragilità umana. Secondo la curatrice: "nell'immaginario artistico la bellezza conturbante del vulcano è considerata simbolo tragico della catastrofe, montagna di fuoco che distrugge, ma che diventa vitale e rigeneratore". Nella Certosa di San Martino, uno dei più mirabili esempi del Barocco napoletano si gode la vista del vulcano che domina il golfo e la città, la rassegna presenta circa 100 opere dal Cinquecento ad oggi, tra cui alcune delle più significative provenienti dalle raccolte del museo accanto ad altre di collezioni pubbliche e private.

"Assieme alle testimonianze delle eruzioni del 1631, del 1754 e del 1872, - continua Anna Imponente - le opere contemporanee reinterpretano piuttosto un'ansia creativa e rigeneratrice che attraverso il tempo si traduce in prorompente vitalità. Lo sterminator Vesevo leopardiano (La ginestra, 3 - 1836) può infondere all'arte un flusso incomparabile di nuova energia, così come succede in natura per la fertilità della terra, alimentate entrambe da una forza cosmica in equilibrio tra distruzione e rigenerazione. Il titolo trae spunto da quello di una mostra di Stefano Di Stasio, Vesuvio quotidiano (San Gemini, 2016) e dal titolo del recente ritratto raccontato nel libro di Maria Pace Ottieri Vesuvio universale. I due termini contrapposti offrono l'idea dalla terribilità di una natura incombente e di una socialità che si sviluppa per esorcizzarne il pericolo".

Si inizia con la Cartografia cinquecentesca di interesse naturalistico, fra cui la preziosa stampa di Athanasius Kircher, tratta da Mundus supterraneus (Amsterdam, 1665), che presenta la fantasiosa immagine di un Vesuvio in sezione. Il percorso della mostra prosegue poi con una sezione dedicata ad alcune fasi della "carriera" del vulcano: le eruzioni del 1631, del 1754 e le altre che si susseguirono nel Settecento, del 1872. Attorno alle raccolte storiche, con opere emblematiche come L'Eruzione del Vesuvio del 1631 di Domenico Gargiulo (detto Micco Spadaro) di recentissima acquisizione, e al tema della sacra protezione, invocata per la salvezza con il settecentesco busto reliquiario di Sant'Emidio, protettore dei terremoti e dei cataclismi (Cappella del Tesoro di San Gennaro), con la raffigurazione di Castel Sant'Elmo e della Certosa di San Martino, si affiancano alcune opere contemporanee.

Dall'eruzione del 1872 trae spunto una serie di immagini del paesaggio vesuviano dal vero di Giuseppe de Nittis, collocate in una sala dedicata, provenienti dalla Pinacoteca civica Giuseppe De Nittis di Barletta e da una collezione privata napoletana, tra i brani più emozionati dell'esperienza giovanile del pittore. Una selezione di dipinti tra Settecento e Ottocento viene completata dalle testimonianze artistiche di Carlo Bonavia, Pietro Fabris, Pierre Jacques Volaire, operanti al tempo del Grand Tour, che documentano le vedute "pirotecniche" del Vesuvio. Accanto ad essi opere di Tommaso Ruiz, di Antonio Joli, e altri artisti che dipingevano "all'ombra del vulcano".

In una sala a parte sarà esposta l'Allegoria della prosperità e delle Arti nella città di Napoli di Paolo de Matteis, del primo Settecento, insieme a una serie di galanterie e servizi in porcellana della fabbrica ferdinandea caratterizzate dal tema del Vesuvio in eruzione. Per la prima volta sarà anche integralmente esposta la preziosa serie di circa 100 gouache, acquerelli e stampe, consacrate all'immagine del Vesuvio, donata nel 1956 da Aldo Caselli (mecenate e erudito e docente universitario), fra cui tre tavole tratte dal volume di William Hamilton, ambasciatore presso Ferdinando IV: i Campi Phlegraei: observations on the volcanos of the Two Sicilies, Londra 1776-1779. Il volume, con tavole di Pietro Fabris, proveniente dalla Biblioteca Nazionale Vittorio Emauele III di Napoli, sarà anch'esso esposto in mostra.

In dialogo con le opere antiche saranno in mostra circa 50 opere moderne e contemporanee: le terrecotte smaltate di Leoncillo Leonardi, della fine degli anni Cinquanta, in cui il gesto artistico impresso alla materia argillosa acquista una scabra plasticità informale; la combustione di Alberto Burri Tutto nero (1956) che rimanda alle fratture e alle bruciature della terra; il ritratto Vesuvius (1985) di Andy Warhol che ritrae il vulcano "più grande del mito, una cosa terribilmente reale"; il Senza titolo (1996) di Jannis Kounellis in cui l'elemento del carbone concretizza la naturalità della materia povera; il dipinto Odi navali (1997) di Anselm Kiefer, contaminato da piombo agglomerato e bruciature, raffigurazione epica della sofferenza umana.

Nel cortile di ingresso fanno da introduzione alla mostra le due sculture di Bizhan Bassiri (2006) meteoriti nel cortile, installazione completata da Evaporazione rossa (2013), una sorta di astro solenne che domina la navata della Chiesa monumentale. Le sculture di Anna Maria Maiolino artista italiana che lavora in Brasile, sono portatrici di un'energia esplosiva capace di modificare la materia del cemento e del raku. La mostra prosegue con le opere di Claudio Palmieri, le cui forme ceramiche contengono il flusso lavico che esplode invece sui dipinti; la scultura di Roberto Sironi fa parte della serie Fuoco, composta da calchi in bronzo di tronchi o rami d'albero bruciati trovati in natura; nelle grandi carte Adele Lotito si serve della evanescenza e della trasparenza del fumo per misurare e disvelare presenza e assenza; in Inferno (2018) l'artista belga Caragh Thuring trae ispirazione dalle antiche gouache napoletane, traducendole in una pittura pastosa con le silhouette sulla cima del Vesuvio, eredi della poetica del sublime.

I dipinti di Stefano Di Stasio rispecchiano il suo stile tra simboli e metafore, affiorante dal mondo dell'inconscio e dell'onirico; le tempere su tela del napoletano Oreste Zevola riprendono in forme archetipiche e primitive le figure di santi e di sirene, di teschi e di vulcani fluttuanti nello spazio, legate all'immaginario popolare; nelle Geografie Temporali (2019) di Sophie Ko, artista georgiana che lavora a Milano, il pigmento si mescola alla cenere creando paesaggi mutevoli. L'esposizione è arricchita dalle foto di Antonio Biasiucci, maestro degli scatti sui vulcani attivi in Italia e del Vesuvio in particolare, di Giovanni De Angelis, che con Volcano rimanda al cratere come simbolo di improvvisi cambiamenti, di Maurizio Esposito, che documenta i roghi che nel 2017 hanno devastato il Parco nazionale del Vesuvio, e una "cartolina" di Riccarda Rodinò di Miglione, un gioco di riflessi nelle acque del Golfo e dalla installazione di art sound di Piero Mottola.

Lungo il percorso della mostra, in un piccolo ambiente, sarà proiettato il cortometraggio di Maya Schweizer, Insolite (2019), realizzato con il sostegno del Goethe Institute: una suggestiva sequenza di immagini del Vesuvio attuali in dialogo con quelle dell'ultima eruzione avvenuta nel 1944, senza alcun nesso narrativo, ma immaginifica ed emozionante. Per il finissage, sarà presentato il catalogo della mostra, edito da Arte-m, con testi di Anna Imponente, Bruno Corà, Fernanda Capobianco, Ileana Creazzo, Luisa Martorelli, Rita Pastorelli, Annalisa Porzio e contributi di Maria Pace Ottieri e Silvio Perrella. Nella stessa occasione saranno riaperti al pubblico i Sotterranei gotici, misterioso ventre della Certosa, che racconta la storia della sua fondazione, simbolico "cratere" del complesso certosino, da cui affiorano i capolavori che questo conserva. A conclusione della presentazione del catalogo sarà proiettato Sul vulcano, il film documentario di Gianfranco Pannone. (Comunicato stampa)




installazioni di Alessandro Sciaraffa per la mostra Cosmonautica Alessandro Sciaraffa. Cosmonautica
termina il 29 settembre 2019
Castello di Costigliole - Costigliole d'Asti (Asti)

La mostra, a cura di Sara d'Alessandro Manozzo, presenta sculture e installazioni di Alessandro Sciaraffa (Torino, 1976) alcune delle quali appositamente realizzate per la mostra: un vero e proprio viaggio in un universo sonoro e visivo inesplorato, che trasforma il visitatore in astronauta. Il lavoro di Sciaraffa si muove tra scienza, natura e poesia: le sue opere appaiono come "macchine" o strumenti futuribili, in grado di rendere materiale l'immateriale. Il suono è l'elemento ricorrente: è un linguaggio universale, che avvicina ciò che è lontano, crea una continuità tra uomo, macchina, natura, cosmo. Il suono e la musica sono per Sciaraffa l'immagine della vita umana nella sua completezza, parte di un tutto: la singola nota è solo una nota, ma in una melodia essa acquista un senso: contiene in sé la precedente e anticipa quella che verrà. Per questo molte opere cercano attivamente la partecipazione del pubblico: l'opera deve essere aperta a chi la osserva, che può farla propria.

La vibrazione percepita di fronte ai Totem, gong che invadono lo spazio con le loro basse frequenze, trasforma l'ascolto in un'esperienza fisica, immersiva e sinestetica. Il suono ci mette in contatto con lo spazio siderale, in un viaggio verso luoghi che possiamo solo immaginare: la Luna, il satellite che regola il mare e il ciclo della natura, e il Sole, la nostra stella, che permette la vita. Con la Luna dialoga Speakermoon, antenna parabolica che invia onde radio che si riflettono sulla Luna per poi tornare sulla terra. Super Natural Garden dialoga invece con il Sole: una serie di sensori catturano radiofrequenze molto basse, dette VLF, e traducono in rumori le diverse intensità delle eruzioni solari, restituendoci il suono della nostra stella. Le ombre del mare è uno strumento musicale magico, che riproduce il suono delle onde senza bisogno di essere toccato, perché "attivato" dai gesti dell'osservatore.

Il campo nero monocromo di Akasha è invece costituito da pannelli di cristalli liquidi il cui colore si modifica con il variare della temperatura superficiale: il pubblico è chiamato a disegnare con l'acqua. I Catarifrangenti sono pitture su fondo nero, invisibili, che appaiono al pubblico solo quando il flash di una macchina fotografica le illumina. La sera del 20 luglio, a festeggiare il cinquantenario dello sbarco sulla Luna, sarà in programma, su prenotazione, L'Exocena: una cena spaziale in cui si mangerà il cibo degli astronauti. Partecipare è un viaggio nel futuro, fatto di suggestioni, sapori e consistenze mai provati.

L'evento nasce da un'idea di Alessandro Sciaraffa con la collaborazione del regista Arnaud Ducharne e viene sviluppato e realizzato insieme a Francesca Persano alias Miss Dado, che coordina lo sviluppo della cena, coinvolgendo in questa occasione Marco Sforza e Vasyl Andrusyshyn, due giovani e intraprendenti chef di talento che vantano esperienze internazionali e oltreoceano. Agli chef sarà affidata la progettazione delle ricette incluse nell'Exokit, un kit di cibo "spaziale" confezionato dall'azienda DelSanto, che ha effettuato il processo di termo stabilizzazione del cibo per la missione dell'astronauta Samantha Cristoforetti. Gli Exokit, che saranno distribuiti nelle sale del castello, contengono cibo del tutto simile a quello usato nello spazio, altamente energetico, privo di allergeni, biodegradabile. (Comunicato stampa)




Opere nella mostra dedicata a Velluti e ricami tra Gotico e Rinascimento Fili d'oro e dipinti di seta
Velluti e ricami tra Gotico e Rinascimento


termina lo 03 novembre 2019
Castello del Buonconsiglio - Trento

Piviali in luminoso velluto, pianete scintillanti di oro e d' argento, rare dalmatiche con ricami in fili di seta variopinta, preziose stoffe fiorentine e veneziane dai molteplici ornati, oltre ad alcuni importanti dipinti sacri di Altobello Melone, Michele Giambono, Francesco Torbido, Rocco Marconi, e i due magnifici dipinti del misterioso Maestro di Hoogstraeten, raccontano l'affascinante storia dei preziosi manufatti tessili eseguiti tra la seconda metà del XV secolo e primi decenni del XVI secolo in Italia e nell'Europa del Nord. Si tratta di capolavori in velluto con ricchi ricami in seta e oro prodotti presso centri che all'epoca assicuravano un assoluto grado di perfezione tecnica e formale, come Firenze, Venezia e Milano.

Tra questi vi è il preziosissimo parato di papa Niccolò V del Museo del Bargello di Firenze, commissionato nel 1450 dalla città di Siena e donato al pontefice in occasione della canonizzazione di San Bernardino, ma anche il cappuccio di piviale del Castello Sforzesco di Milano, appositamente restaurato per l'occasione e decorato con un ricamo per il cui disegno preparatorio è stato fatto il nome del grande Botticelli. Dopo oltre cinque secoli, affiorano capolavori inediti che testimoniano influssi derivanti da diverse tradizioni tessili, approfondite grazie agli specialisti che collaborano all'iniziativa, comprendendo anche esempi di manufatti importati da grandi centri di produzione transalpini tramite gli intensi scambi commerciali tra la penisola italiana e i fiorenti mercati delle Fiandre e della zona del Reno e il desiderio di sfarzo dei più facoltosi committenti.

La mostra è la prima iniziativa che approfondisce questa particolare categoria di lussuosi tessuti ricamati ancora presenti nelle aree dell'intero arco alpino, a suo tempo creati sia per la committenza religiosa che laica ma sopravvissuta fino ad oggi grazie alla lungimirante attività di conservazione della Chiesa e alla passione di molti collezionisti. Grazie a queste testimonianze artistiche viene valorizzata una produzione di opere che, pressoché sconosciuta ai più, si rivela preziosa per comprendere l'altissimo livello raggiunto dalle botteghe di tessitori e ricamatori italiani al "tramonto del Medioevo" anche grazie all'introduzione di innovative soluzioni imprenditoriali. Nelle più belle sale del Castello del Buonconsiglio viene pertanto esposta una quarantina di paramenti sacri, oltre a una selezione di dipinti su tavola che ne illustrano funzioni e fogge, in parte presenti nelle collezioni del museo e in parte ottenute in prestito da parrocchie, da Musei diocesani e da istituzioni prestigiose. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Locandina della mostra Leonardo e Vitruvio Imagewall per interagire con le macchine ricostruite digitalmente Leonardo e Vitruvio: oltre il cerchio e il quadrato
Alla ricerca dell'armonia. I leggendari disegni del Codice Atlantico


termina il 13 ottobre 2019
Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano - Fano
www.mostreleonardoraffaello.it

Nel 2019 ricorrono cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il "genio universale" del Rinascimento. Sono centinaia le manifestazioni e gli eventi di respiro internazionale programmati in tutta Europa, Italia e Francia in testa. L'esposizione, a cura di Guido Beltramini, Francesca Borgo e Paolo Clini, fa parte del ciclo "Mostre per Leonardo e per Raffaello" a Pesaro, Fano e Urbino. Mentre Fano celebra Leonardo da Vinci riscoprendo il legame con Vitruvio, a Pesaro si sperimenta, in dialogo con Fano, una rilettura contemporanea del De Architectura con la mostra "Agostino Iacurci. Tracing Vitruvio. Viaggio onirico tra le pagine del De Architectura". Ad Urbino, infine, è già in corso la mostra "Da Raffaello. Raffaellino del Colle", in omaggio al 'divin pittore' riletto tramite le opere di uno dei suoi più fedeli seguaci.

Tre appuntamenti accumunati da un unico filo conduttore, una narrazione ricca di spunti che racconta storie di grandi artisti analizzandone le connessioni che li legano al nostro territorio. La mostra a Fano racconta al pubblico, per la prima volta, la battaglia tra un uomo e un libro, tra Leonardo e Vitruvio. Lo fa nella città del grande architetto romano, luogo della leggendaria basilica oggetto di recenti indagini archeologiche e su cui si sono misurate intere generazioni di architetti, dal Rinascimento in avanti, da Fra Giocondo ad Andrea Palladio a Claude Perrault. I curatori Guido Beltramini, Francesca Borgo e Paolo Clini hanno intrapreso una indagine sistematica e a tutto campo dell'incontro-scontro fra due protagonisti del Rinascimento - uno in carne ed ossa, l'altro di carta e inchiostro.

La mostra affronta il multiforme rapporto fra Leonardo (1452-1519) e il testo di Vitruvio (I secolo a.C.), il celebre trattato latino di architettura che costituì le fondamenta teoriche della nuova maniera del costruire nel Rinascimento. Accusato dai contemporanei di essere un omo sanza lettere, Leonardo si proclamava orgogliosamente "discepolo dell'esperienza", dichiarando di preferire gli esperimenti alle pagine dei libri. Ma il dialogo con Vitruvio, che spesso diventa un vivace contraddittorio, fa eccezione. Al trattato Leonardo attinge per questioni di idraulica e meteorologia, geometria e ottica, materiali e tecniche pittoriche, strumenti di misurazione, o anche solo come un repertorio di metafore e leggende, aneddoti su architetti e ingegneri dell'antichità, macchine prodigiose: per confrontarsi insomma con l'autorità di una fonte antica da ammirare, imitare e sfidare.

L'interesse di Leonardo per Vitruvio è insomma molto più presente di quanto si fosse immaginato, e va ben oltre l'Uomo vitruviano e la teoria delle proporzioni, l'argomento che però sino ad ora aveva preso il sopravvento in ogni discussione dell'interesse leonardiano per Vitruvio. La mostra ritorna, quindi, alle pagine di appunti e disegni di Leonardo per restituire al trattato la sua portata originale, oltre "il cerchio e il quadrato" del celeberrimo Uomo vitruviano. I visitatori avranno la rara opportunità di un incontro ravvicinato con cinque disegni originali di Leonardo dal leggendario Codice Atlantico conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Si tratta della prima volta nella storia recente che preziosi fogli autografi di Leonardo vengono esposti sulla sponda centro-adriatica d'Italia.

La selezione dei disegni in mostra copre l'intero periodo d'attività dell'artista, dagli ultimi decenni del Quattrocento ai primi del Cinquecento, spaziando da progetti per macchine militari (la balestra gigante), per la misurazione del tempo (l'orologio idraulico) e della distanza (l'odometro), fino a fogli di soggetto architettonico (la sezione del tiburio della cattedrale di Milano) e geometrico (le 'lunule', gli esercizi per la quadratura del cerchio). Accanto a questi cinque 'protagonisti' verranno affiancate le principali edizioni cinquecentesche del trattato di Vitruvio: i testi che Leonardo potrebbe aver conosciuto e sfogliato. Un allestimento attento a mettere in risalto e dare presenza alle opere esposte permetterà di osservare i fogli da vicino e nel dettaglio, invitando a una osservazione intima e ragionata dell'autografo leonardesco. Il supporto di strumenti multimediali permetterà di guidare lo sguardo dello spettatore sui fogli, aiutando a decodificare i dettagli più minuti dei disegni e la scrittura speculare di Leonardo.

Alla visione ravvicinata delle opere si contrappone l'esperienza immersiva delle proiezioni in grande formato dei capolavori grafici e pittorici dell'artista. Con il video Leonardo ed io i visitatori potranno entrare per zoom successivi in alcuni dei fogli più spettacolari di Leonardo provenienti dalle collezioni reali inglesi, spaziando dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo, dal macrocosmo - astri celesti, cieli tempestosi, mari in burrasca, scontri di eserciti - al microcosmo - gli organi del corpo umano, insetti, fiori. Un video sull'Uomo vitruviano inviterà, invece, il pubblico in una sorta di viaggio nel tempo: a partire dal foglio bianco, farà apparire in sequenza i tratti di penna con cui ogni dettaglio del disegno - il corpo dell'uomo, le figure geometriche, e le parole del testo - furono tracciati dalla mano dell'artista.

In questo modo sarà possibile comprendere come Leonardo abbia concepito e realizzato il disegno rinascimentale più noto al mondo. Altra significativa esperienza immersiva è il mirroring dell'Uomo vitruviano, una proiezione interattiva che permette ai visitatori di ogni età di sovrapporre il proprio corpo al celeberrimo modello, confrontandosi con le proporzioni 'perfette' dettate da Vitruvio. Un innovativo laboratorio digitale allestito in una sezione dedicata permetterà inoltre ai visitatori, tramite una app in realtà aumentata, di esplorare in alta definizione i disegni di macchine di Leonardo.

In un grande imagewall a parete sarà possibile interagire con le macchine ricostruite digitalmente attraverso libere interazioni gestuali, permettendo ai visitatori di scomporne e ricomporne i meccanismi per comprenderne meglio il funzionamento e di metterle in azione, lanciando ad esempio un dardo con la balestra gigante, o misurando una distanza con l'odometro. I visitatori avranno, infine, a disposizione un oculus che permetterà un'esperienza immersiva di realtà virtuale nella Fano romana e nella sua Basilica, nella quale ci si potrà muovere virtualmente con una visione a 360 gradi, guidati nel percorso da una voce narrante. (Comunicato stampa)

- Opere in mostra

1. Leonardo da Vinci (1452-1519), Codice Atlantico, foglio 1r-a, 1500-1504 circa. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Studi per odometro a una e due ruote
2. Leonardo da Vinci (1452-1519), Codice Atlantico, foglio 147 verso, 1485-1492 circa. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Schizzi preparatori per la balestra gigante
3. Leonardo da Vinci (1452-1519), Codice Atlantico, foglio 455 recto, 1515 circa. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Fogli di studi geometrici per la quadratura del cerchio
4. Leonardo da Vinci (1452-1519), Codice Atlantico, foglio 850 recto, 1487-1490 circa. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Sezione del tiburio del Duomo di Milano con calcoli e annotazioni
5. Leonardo da Vinci (1452-1519), Codice Atlantico, foglio 943 recto, 1508-1510. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana. Schizzi preparatori per un orologio idraulico




Opere nella mostra L'Eterna Musa L'Eterna Musa
L'universo femminile tra '800 e '900


termina lo 03 novembre 2019
Centro Matteucci per l'Arte Moderna - Viareggio
www.cemamo.it

Quaranta donne normali. Mai dive, se non - forse - tra le mura di casa. A formare una smagliante e cangiante galleria di personalità, ognuna a suo modo protagonista in una frazione di tempo e in un angolo di spazio. Una selezione, a cura di Giuliano Matteucci, che muove dal primo Ottocento e approda al Novecento, con affondi intenzionali e suggestivi nei due dopoguerra, entrambi forieri di grandi mutamenti. Opere sceltissime, talvolta mai prima esposte, di Fattori e Lega, Induno, Favretto, Casorati e Sironi, tra gli altri. In questa parata di donne ritratte o idealizzate, nessuno dei modelli prevalenti manca all'appello: l'eterna Eva si presenta di quadro in quadro in condizioni mutevoli di status e umore, angelo della famiglia o sirena ammaliatrice, popolana o borghese, lavoratrice o padrona di casa della buona società, lieta o malinconica, operosa o riflessiva.

In esse si riconosce in filigrana non solo la Musa ispiratrice, ma anche gli infiniti altri prototipi stratificati nell'immaginario culturale dell'Occidente. La purissima Maria Vergine e la peccatrice Maddalena, Lia e Marta simboleggianti la vita attiva con Rachele e Maria allegorie della vita contemplativa, la Venere e la materna Giunone, Salomè la seduttrice e Circe la maga. "Una galleria d'istantanee tratte da un ideale album di famiglia che è andato formandosi nelle stagioni più diverse della vita", anticipa Giuliano Matteucci. "Figure che non ambiscono ad un posto nel Parnaso e che, al di là di ogni metafora, offrono della donna il volto più autentico, sofisticato e attraente. Immagini che, seppur condivise, si direbbero segretamente carpite, per la facilità con cui l'artista ha conferito al modello una personale dignità, facendone emergere il celato fascino".

Le donne protagoniste di questa esposizione sono fiere del loro essere, perfettamente consapevoli del loro valore, ricche di una sensualità che, proprio perché non platealmente esibita, cattura sguardo e sentimento. Donne che oggi si potrebbero definire come "realizzate", nonostante il loro non volersi porre al centro del palcoscenico. "Una galleria di antidive, nella quale si troverebbe certamente a disagio la determinata femminilità di una Marie Curie o di una Coco Chanel, poiché a prevalere è un altro tipo di donna che non ha difficoltà a confermarsi moglie e madre, in quei ruoli, insomma, che nella routine del quotidiano ne nobilitano i sentimenti e lo spirito", evidenzia ancora il curatore. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Fotografie di Eve Arnold che ritraggono Marylin Monroe e Marlene Dietrich Eve Arnold
termina lo 08 dicembre 2019
Casa Museo Villa Bassi - Abano Terme (Padova)

L'intensità e la potenza espressiva degli scatti di Eve Arnold raggiungono sempre livelli di straordinarietà. La fotografa americana ha sempre messo la sua sensibilità femminile al servizio di un mestiere troppo a lungo precluso alle donne e al quale ha saputo dare un valore aggiunto del tutto personale. A questa intensa interprete dell'arte della fotografia, la Casa-Museo Villa Bassi dedica un'ampia retrospettiva, a cura di Marco Minuz, interamente centrata sui suoi celebri ed originali ritratti femminili. Eve Arnold, nata Cohen, figlia di un rabbino emigrato dalla Russia in America, contende ad Inge Morath il primato di prima fotografa donna ad essere entrata a far parte della Magnum. Furono infatti loro due le prime fotografe ad essere ammesse a pieno titolo nell'agenzia parigina fondata da Robert Capa nel 1947.

Un'agenzia prima di loro, riservata a solo grandi fotografi uomini come Henri Cartier Bresson o Werner Bischof. Ed è un caso fortunato che le due prime donne di Magnum siano protagoniste di altrettante retrospettive parallele in Italia. A chiamare Eve Arnold in Magnum fu, nel 1951, Henri Cartier-Bresson, colpito dagli scatti newyorkesi della fotografa. Erano le immagini di sfilate nel quartiere afroamericano di Harlem, a New York. Quelle stesse immagini rifiutate in America per essere troppo "scandalose", vennero pubblicate dalla rivista inglese Picture Post. Chiamata a sostituire il fotografo Ernst Haas per un reportage su Marlene Dietrich, inizia la frequentazione con le "celebreties" di Hollywood e con lo star system americano. Nel 1950 l'incontro con Marylin Monroe, inizio di un profondo sodalizio che fu interrotto solo dalla morte dell'attrice. Per il suo obiettivo Joan Crawford svela i segreti della sua magica bellezza.

Nel 1960 documenta le riprese del celebre film The Misfits, Gli spostati, con Marylin Monroe e Clark Gable, alla regia John Houston e alla sceneggiatura il marito dell'epoca di Marylin Arthur Miller. Trasferitasi a Londra nel 1962, Eve Arnold continua a lavorare con e per le stelle del cinema, ma si dedica anche ai reportage di viaggio in molti Paesi del Medio ed Estremo Oriente. «Paradossalmente penso che il fotografo debba essere un dilettante nel cuore, qualcuno che ama il mestiere. Deve avere una costituzione sana, uno stomaco forte, una volontà distinta, riflessi pronti e un senso di avventura.» Così Eve Arnold definisce la figura del fotografo. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)

___ Presentazione di altre rassegne di fotografia in questa pagina della newsletter Kritik

Intramontabili eleganze | Dior a Venezia nell'archivio Cameraphoto
termina lo 03 novembre 2019
Villa Nazionale Pisani - Stra (Riviera del Brenta)
Presentazione

Nicoletta Giordano | Forme riassunte di sogni
09 maggio (inaugurazione) - 10 giugno 2019
Galleria SpazioFarini6 - Milano
Presentazione

Ugo Galassi | Allegro, non troppo
09 maggio (inaugurazione) - 10 giugno 2019
Galleria SpazioFarini6 - Milano
Presentazione

Photology Air 2019/2020 | Il nuovo parco per l'arte contemporanea in Sicilia
22 giugno - 03 novembre 2019
09 aprile - 27 settembre 2020
Tenuta Busulmone - Busulmone, Noto (Siracusa)
Presentazione

Ketty La Rocca | Appendice per una supplica
termina lo 06 ottobre 2019
Sala 1 GAM - Torino
Presentazione




Esempio di kakemono</I> ovvero un dipinto classico su rotolo verticale realizzato in Giappone Creature reali e fantastiche evocatrici di simbologie e leggende
Rotazione di dipinti giapponesi su rotolo verticale


dal 18 giugno 2019
Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Esposizione dei kakemono, classici dipinti giapponesi su rotolo verticale. La necessità di mettere a riposo periodicamente le opere più delicate - come quelle in carta o seta - offre l'occasione per rendere visibile al pubblico, a rotazione, tutta la collezione di opere del Museo. Già dal XII secolo gli artisti giapponesi hanno dato prova di una straordinaria abilità nel rendere l'aspetto, le espressioni e i comportamenti degli animali, reali e fantastici, che fin dai tempi antichi popolano l'arcipelago e i suoi racconti tradizionali. La nuova rotazione di kakemono, i dipinti su rotolo verticale, trae spunto da questa ricca produzione presentando una selezione di creature della terra, dell'acqua e dell'aria in grado di evocare precisi significati, simboli e leggende.

Nel dittico di scuola Kano esposto, il drago, protettore dell'Est e della primavera, dialoga con la tigre, emblema dell'Ovest e dell'autunno: l'abile gioco di pennellate a inchiostro concretizza l'abbinamento propizio di tali forze complementari, dominatrici di cielo e terra. A volgere lo sguardo al cielo è la coppia di conigli protagonista del dipinto di Maruyama Oshin (1791-1839): sono i conigli lunari, associati alla festa di metà autunno, quando, secondo la leggenda, è possibile scorgere sulla faccia della Luna la forma di un coniglio intento a preparare il dolce tradizionale mochi. L'associazione del coniglio con la Luna rinvia anche alla figura della principessa lunare, da cui la trasposizione moderna Sailor Moon, protagonista di un cartone animato popolare in Italia.

La coppia di carpe del celebre Maruyama Okyo (1733-1795) pare prendere vita, tanto è dettagliata la resa delle squame. Non è solo una questione di stile: la carpa, in giapponese koi, rinvia alla parola omofona che significa "amore", e l'associazione simbolica è rafforzata dalla scelta di presentare l'animale in coppia. Altrettanto fine è il dettaglio delle zampe della coppia di gru di Kawamura Bunpo (1779-1821), artista della scuola naturalista Shijo, nelle cui opere la tradizione tematica giapponese si coniuga con la ricerca di effetti realistici ispirati all'Occidente. L'augurio di longevità convogliato tradizionalmente da questa creatura si unisce all'auspicio di pace e speranza, di cui la gru è divenuta simbolo dopo la seconda guerra mondiale. Nel corridoio che ospita le stampe policrome sarà presentata una selezione di ukiyo-e, il cui nucleo centrale è costituito da ritratti di famosi attori di teatro kabuki ad opera di Utagawa Kunisada (Toyokuni III, 1786-1864). (Comunicato stampa)




Autoritratto di Nella Marchesini del 1931 Nella Marchesini
La vita nella pittura. Opere dal 1920 al 1953


termina il 29 settembre 2019
Wunderkammer GAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea - Torino
www.gamtorino.it

Il percorso di Nella Marchesini (Marina di Massa, 1901 - Torino, 1953) attraversa l'arte della prima metà del Novecento: arricchisce con la sua cifra e voce peculiare il dialogo di questa intensa stagione della pittura italiana, alimentando il versante di ricerca delle donne artiste attive in quegli anni. Vita e pittura: l'arte, scrive Nella Marchesini, è la "stella polare", una dedizione costante, difesa dalle "incombenze" della quotidianità e armonizzata con "la vita di affetti". Nella Marchesini si trasferisce a Torino durante la Grande guerra. Con le sorelle Maria e Ada Marchesini, appartiene alla cerchia intellettuale dei giovani raccolti intorno a Piero Gobetti e alle sue riviste. È legata ad Ada Prospero, moglie e poi vedova di Gobetti, partigiana, sposata con Ettore, uno dei fratelli Marchesini. È amica di Carlo Levi, non ancora pittore, e dei futuri letterati e storici Natalino Sapegno, Edmondo Rho e Federico Chabod. È la prima allieva di Felice Casorati, la capostipite della sua Scuola libera di pittura, dove lavorerà fianco a fianco a molte compagne e compagni, fra i quali Lalla Romano, Paola Levi Montalcini, Daphne Maugham, Albino Galvano, Marisa Mori.

La scuola di Casorati è un "chiostro", come lo definirà l'artista stessa, lo spazio di un apprendistato severo e disciplinato e, allo stesso tempo, un luogo aperto, frequentato da amici e personalità come Mario Soldati, Giulio Carlo Argan e Italo Cremona. Il matrimonio, nel 1930, con Ugo Malvano, pittore di formazione parigina, estenderà il raggio delle sue referenze, aprendo il consueto lavoro in atelier, basato sulla lezione degli antichi maestri e concentrato sulla figura e sulla natura morta, a quello dell'arte e dei paesaggi della modernità internazionale. La mostra presenta un gruppo di trenta opere, fra dipinti e disegni, scelti per ricostruire le stagioni dell'arte di Nella Marchesini e le tappe di una carriera espositiva scandita dalla partecipazione alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma e dalle presenze nelle gallerie private di Torino, Milano, Genova e Firenze

Dal Ritratto del padre del 1923 a Tre donne del 1952, le opere accompagnano il visitatore lungo un tragitto che mette in luce, attraverso il mutare della materia pittorica, le evoluzioni e le ricorrenze dei temi iconografici, dei soggetti e delle fonti. La predominanza dell'autoritratto, nelle diverse fasi dell'esistenza, offre il senso e la chiave di una pittura esercitata nella forma della narrazione e dell'autobiografia. Le lettere, le cartoline, le fotografie d'epoca, i volumi e alcune pagine degli scritti dell'artista, conservati nell'Archivio Malvano-Marchesini, completano la mostra, fornendo una mappa di documenti personali che racconta, in parallelo, la Torino fra gli anni venti e cinquanta del Novecento.

La mostra riunisce dipinti provenienti da collezioni private a quelli del significativo nucleo della GAM di Torino, entrati nel museo con un'acquisizione del 1954 e grazie alla generosa donazione degli eredi Malvano-Marchesini, accolta da Rosanna Maggio Serra nel 1978. La mostra personale è dunque concepita anche come occasione per valorizzare il ricco patrimonio della GAM. Curata da Giorgina Bertolino e Alessandro Botta, autori nel 2014 del Catalogo generale dedicato all'artista, la mostra è accompagnata dal catalogo espositivo con i testi dei curatori, le opere in mostra e un ricco apparato biografico e documentario. Il volume è edito da Silvana Editoriale (Cinisello Balsamo, Milano, 2019). (Comunicato stampa)




Dipinto di Carlo Fornara nella locandina di presentazione della mostra Alle radici del Divisionismo 1890-1910 Carlo Fornara
Alle radici del Divisionismo (1890-1910)


termina il 20 ottobre 2019
Casa De Rodis - Domodossola

La retrospettiva, curata da Annie-Paule Quinsac, si focalizza in modo diretto sui due decenni che intercorrono tra il 1890 ed il 1910, gli anni di maggiore creatività e capacità innovativa del maestro di cui ricorre il cinquantenario della scomparsa. In mostra, una importantissima selezione di tele (alcune delle quali oggetto di interventi di restauro realizzati proprio in funzione della loro esposizione in questa mostra), affiancate da una sezione riservata ai disegni del maestro. Gli anni Novanta dell'Ottocento furono per lui stagione formativa sotto la guida del maestro Carlo Cavalli, erede spirituale del marsigliese Adolphe Monticelli. "Anni anche di personale affermazione, quando, fatti propri gli impasti monticelliani, Fornara elabora un linguaggio luminista di pittura materica a spatola e pennellate a effetto smalto", annota la curatrice Annie-Paule Quinsac.

"Questa 'prima maniera' sarà destinata a mutare per lo sconvolgente incontro/confronto con il Simbolismo di Giovanni Segantini, cui va a fare da assistente nell'agosto 1898 a Maloja in Engadina e la cui imprevedibile scomparsa all'apice della gloria, l'anno dopo, nel settembre 1899 sullo Schafberg, lo scuote nel profondo, segnando l'animo e il procedere di giovane adepto". Nel primo decennio del nuovo secolo, il Novecento, Fornara mostra una pittura dagli esiti europei e internazionali. Con opere, molte delle quali proposte in mostra (Chiara pace, L'aquilone, Fontanalba, Ombre e luci, per citare solo le più note), caratterizzate dalla sperimentazione divisionista, che, superando via via l'influenza dei temi e della visione segantiniana, giunge ad un modo assolutamente originale per trasporre nelle tele l'amena bellezza della Valle Vigezzo "restituita nella duplice natura di poesia e forza insieme", sottolinea la curatrice.

Carlo Fornara (Prestinone, 1871), da una umile famiglia contadina, grazie al precoce talento, ebbe accesso ai corsi di pittura, disegno e ornato presso la locale scuola d'arte Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore. Qui strinse rapporti di amicizia con altri futuri pittori come Giovanni Battista Ciolina, Gian Maria Rastellini e Lorenzo Peretti Junior, tutti allievi di Enrico Cavalli, grande conoscitore dell'arte francese di quell'epoca. Nella primavera del 1891 espose alla Prima Triennale di Brera, occasione per entrare in contatto con le nuove istanze divisioniste. Tra il 1894 ed il 1895, a Lione Fornara si avvicina alla corrente pittorica del Neoimpressionismo, che si manifesta nell'opera En plein air, rifiutata nel 1897 dalla terza Biennale di Brera, ma apprezzata da Giuseppe Pellizza da Volpedo e Giovanni Segantini, due dei maggiori esponenti della corrente divisionista.

E' del 1899 la sua partecipazione alla terza Esposizione internazionale d'arte di Venezia. Entrato in contatto con Alberto Grubicy de Dragon, titolare della Galleria Grubicy e fratello del promotore del Divisionismo a livello europeo, il mercante d'arte e pittore lui stesso Vittore Grubicy de Dragon, fu molto apprezzato da entrambi e messo in contatto con Segantini, che volle il giovane artista come suo assistente, per l'Esposizione di Parigi del 1900. Grazie al patrocinio dei Grubicy, Fornara fu presente alle maggiori esposizioni pittoriche nazionali ed internazionali di quegli anni. Gradualmente, l'adesione alla scuola divisionista iniziò ad indebolirsi intorno agli anni Venti, quando l'artista iniziò una sua ricerca pittorica con uno stile del tutto personale. A partire dal 1922, scelse la sua amata Val Vigezzo, dove continuò a dipingere sino alla morte avvenuta nel 1968. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Ritratto di Giacomo Leopardi "Infinito Leopardi"
termina lo 03 novembre 2019
Villa Colloredo Mels - Recanati
www.infinitorecanati.it

Proseguono le celebrazioni per il bicentenario dalla stesura de L'Infinito di Giacomo Leopardi. A Recanati, il 29 giugno, nel giorno del compleanno del poeta recanatese, inaugura il secondo ciclo di mostre del progetto "Infinito Leopardi" che animeranno la programmazione culturale della stagione estiva. A Villa Colloredo Mels fino al 3 novembre due mostre che ruotano intorno all'espressione dell'infinito nell'arte in un percorso sensazionale dall'epoca romantica ad oggi: "La fuggevole bellezza. Da Giuseppe De Nittis a Pellizza da Volpedo" a cura di Emanuela Angiuli e "Interminati spazi e sovrumani silenzi. Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto" a cura di Marcello Smarrelli. Dopo la fotografia di Mario Giacomelli e la poesia, con l'esposizione straordinaria del manoscritto del 1819 de L'Infinito, l'arte torna ad essere protagonista a Villa Colloredo Mels, aprendo una porta dopo l'altra verso un mondo visibile e infinito. In mostra grandi artisti, come Giuseppe De Nittis, Emile René Ménard, Plinio Nomellini, Gaetano Previati, Amedeo Bocchi, Ettore Tito, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto.

L'indagine sull'infinito comincia in età romantica con la pittura del paesaggio che riflette lo stato emotivo dell'artista osservatore e torna di relativa attualità nell'arte contemporanea, seguendo la necessità di staccarsi dalla quotidianità alla ricerca della propria spiritualità. A duecento anni dalla stesura de L'infinito di Leopardi la mostra vuole essere una riflessione sull'infinitezza nell'arte, un viaggio attraverso opere straordinarie con lo sguardo "al di là della siepe"."Infinito Leopardi" è un progetto promosso dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario de L'Infinito di Giacomo Leopardi, istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con la partecipazione di Regione Marche, Comune di Recanati, Centro Nazionale Studi Leopardiani, Casa Leopardi, Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, Università degli Studi di Macerata e Sistema Museo. (Comunicato stampa Ufficio stampa Recanati Sistema Museo)




Kouros di Leontinoi - Crediti fotografici Associazione LapiS Il Kouros ritrovato
08 giugno - 03 novembre 2019
Museo Civico di Castello Ursino - Catania

Il Kouros, statua greca con funzione funeraria o votiva, raffigurante un giovane, era molto diffusa nel periodo arcaico e classico, tra il VII e il V secolo a.C. Una nuova opera si aggiunge così alla statuaria della Sicilia greca: il Kouros di Leontinoi. Il torso del Kouros di Lentini e la Testa Biscari, assemblati, saranno in mostra a Catania, seconda tappa dell'esposizione dopo l'inaugurazione palermitana. La "Testa apollinea" rinvenuta nel Settecento da Ignazio Paternò Castello principe di Biscari e conservata oggi nel Museo di Castello Ursino, si ricongiunge con il torso di efebo acefalo acquisito nel 1904 da Paolo Orsi e conservato nel Museo Archeologico Regionale di Siracusa che porta il suo nome.

L'idea lanciata dal critico d'arte Vittorio Sgarbi e dal Sindaco di Catania, si è concretizzata grazie all'impegno dell'ex Assessore ai Beni Culturali della Regione Sebastiano Tusa che, con la Fondazione Sicilia, ne ha promosso l'intervento di restauro eseguito dalla ditta Siqilliya, presentandolo per la prima volta a Palermo nella Sala della Cavallerizza di Palazzo Branciforte. La seconda tappa espositiva del progetto, appositamente ideata da Civita Sicilia per la sede di Castello Ursino, prevede un arricchimento e una rilettura del Kouros attraverso un allestimento dalle forti suggestioni e soluzioni illuminotecniche originali.

Il progetto di valorizzazione del Kouros, è stato curato da Sebastiano Tusa prima della prematura scomparsa, per restituirne l'integrità, risolvendo la querelle che da anni impegna la comunità scientifica in supposizioni e ipotesi sull'effettiva pertinenza dei due reperti a unica statua di età arcaica. Imprescindibile presupposto per l'iniziativa di ricongiungimento sono state le indagini petrografiche e geochimiche promosse dall'associazione LapiS (Lapidei Siciliani) già nel 2011, grazie alle quali si può affermare che entrambi gli elementi sono stati ricavati da uno stesso blocco di marmo, prelevato nell'isola greca di Paros. La Sicilia non dispone di materiali lapidei paragonabili a un così pregevole marmo bianco a grana media, i blocchi di marmo pario venivano pertanto imbarcati nell'isola delle Cicladi per raggiungere i porti delle città siceliote dove li attendevano le botteghe di scultori dalle comuni radici culturali. Per il ricongiungimento dei due reperti con sistemi reversibili si è utilizzato il foro già esistente alla base della testa, troncata nettamente nel Settecento, colmando "la brevissima lacuna" con una protesi in materiale plastico ad alta resistenza appositamente progettata e prototipata.

Un intervento di pulitura ha inoltre permesso la rimozione dei depositi e delle incrostazioni che occultavano la tonalità della superficie marmorea della parte posteriore e dei fianchi del torso, per un riequilibrio delle variazioni tonali che ne permette di apprezzarne pienamente i valori materici. Dopo l'esposizione di Palermo e Catania, l'opera, seguendo il filo della ricerca di Sebastiano Tusa che considerava il ricongiungimento un vero e proprio nuovo ritrovamento archeologico, continuerà a essere concepita come una realtà unitaria, non più come due distinti reperti conservati in musei diversi. Il Kouros ritrovato sarà successivamente trasferito al Museo archeologico Paolo Orsi di Siracusa, dove un convegno internazionale concluderà l'evento. L'iniziativa è promossa dalla Regione Siciliana, dal Comune di Catania - Assessorato alle Attività e beni culturali, dalla Fondazione Sicilia, in collaborazione con, Associazione Lapis, Siqilliya srl. L'organizzazione e la promozione sono state affidate a Civita Sicilia. (Comunicato stampa Opera Laboratori Fiorentini/Civita)




esempi dalla collezione di Isola Bella Gioielli ispirata alla tradizione siciliana Isola Bella Gioielli
Il Mediterraneo Made in Sicily

www.isolabellagioielli.com | www.industria01.it

L'agenda primavera-estate di Isola Bella Gioielli si apre con il lancio della nuova collezione "Giardino Segreto" ed è un susseguirsi di appuntamenti e di novità, frutto di uno sguardo al territorio, al sociale e alla creazione di una rete di collaborazioni con altre realtà siciliane, con cui condividere e portare avanti un Made in Sicily dinamico, autentico e originale. Isola Bella Gioielli è un brand Made in Sicily nato nel 2013 dalla sinergia tra Alessio Strano - Ceo e direttore commerciale - e Giuseppe Argurio - designer e project manager - che hanno deciso di raccontare i simboli e i colori del Mediterraneo, attraverso la realizzazione di collezioni di gioielli unici e preziosi, divenuti dei veri must have. In ogni pezzo, infatti, sono sempre presenti: un sapiente uso di antiche tecniche di lavorazione dei metalli, un tocco d'innovazione dato dai modelli, dai colori e dalle scelte stilistiche e un riferimento culturale e/o storico alla Sicilia.

«L'idea di creare una collezione di gioielli ispirata alla tradizione siciliana - racconta Alessio Strano - è nata come una scommessa: realizzare pezzi esclusivi e pregiati che fossero una dichiarazione d'amore al Mediterraneo e alla Sicilia. Una dichiarazione d'amore intesa, non solo come esaltazione e valorizzazione dell'Isola, ma come un progetto più ampio rivolto al territorio e alle generazioni future - a livello locale - e alla diffusione di un'immagine contemporanea della Sicilia e del Made in Sicily - a livello nazionale e internazionale - cui ci rivolgiamo grazie al nostro e-shop e ad alcuni punti vendita presenti in Italia»

Isola Bella è cultura, design e il lavoro di un artigiano. Nel corso di questi anni, il brand ha lanciato nuove idee e nuovi soggetti per bracciali, charms, gemelli, orecchini e pendenti dedicati al mare, al food, agli animali, al glamour divenuti veri oggetti di culto per fashion addicted di tutto il mondo. «I gioielli Isola Bella - spiega Giuseppe Argurio - nascono mettendo insieme un'approfondita conoscenza dell'arte di lavorazione artigianale alle nuove tecnologie. Ciascun monile - realizzato in argento 925 e smaltato rigorosamente a mano - è unico, quindi, simile ma non identico agli altri perché prende forma a partire dal disegno su carta e, attraverso il modello realizzato con la tecnica della microfusione a cera persa»

Isola Bella Gioielli propone anche una collezione di esclusivi accessori disegnati dal designer palermitano Sergio Daricello che interpreta in chiave contemporanea le tradizione e le sfumature del Mediterraneo. Foulard e pochette, esclusive t-shirt e teli mare dedicati a chi ama la bellezza e l'estro della nostra Isola. La T-Shirt tamburello (realizzata con strass e borchie) dedicata alle tradizioni e ai suoni antichi come quelli del tipico tamburello siciliano; i Foulard Ruota, decorato con i motivi che ornavano i carretti siciliani e le sue ruote, e Acqua Marina con un fondo azzurro acqua e tutte le creature più affascinanti del mondo marino (ippocampi e ricci, polpi e pesci, tartarughe e stelle marine), ripresi dal design dei gioielli Isola Bella: sono un tributo ai colori e alle storie della Sicilia e del Mediterraneo. E ancora i due Teli mare: Stelle Marine, su un fondo blu si posano decine di stelle marine, insieme ad altre splendide creature che popolano le acque del Mediterraneo e Sole, un telo allegro e colorato che riprende i motivi dei carretti siciliani e omaggia la Trinacria, dedicato a chi ama la Sicilia e la sua energia.

Da marzo a luglio 2019, l'azienda è impegnata in vari progetti e attività legati al glam, alla formazione e al sociale. Dal lancio della nuova collezione - Giardino Segreto - dedicata ai fiori tipici del Mediterraneo - alla Capsule Collection, limited edition, realizzata per il Garden Festival. E ancora, dal supporto a progetti come WonderLad, al contest creativo in collaborazione con Ruiz Rappresentanze, Industria01 e Harim Accademia Euromediterranea. Al centro di questi appuntamenti troviamo i fiori, la Sicilia e le nuove generazioni. Nello specifico, il tema floreale è dominante nella nuova collezione che vuole essere un'esaltazione e una valorizzazione delle specialità botaniche dell'Isola. Giardino Segreto è un viaggio nella natura romantica e prorompente, tra profumi inebrianti e giochi di luci e colori che s'insinuano tra le foglie. Un segreto sussurrato nella brezza di un giardino, un desiderio che sboccia tra passione e innocenza, un cammino interiore alla ricerca di se stessi. Una collezione di gioielli in cui fiori smaltati a mano si posano su anelli, collane, ciondoli e bracciali da indossare con personalità, dedicati a chi ama ritrovarsi mescolando stili e suggestioni. Per rinascere ogni giorno celebrando la bellezza dell'essere sempre diversi, con stupore e fantasia.

Il Mediterraneo e la vegetazione tipica dei giardini siciliani, ritornano anche nella capsule collection limited edition realizzata per la seconda edizione del Radice Garden Festival. Traendo spunto dal tema - giardini produttivi - della seconda edizione della kermesse internazionale dedicata al garden design, all'architettura del paesaggio, all'arte, alla cultura e alla tutela ambientale, Isola Bella ha ideato una coppia di orecchini (una piccola foglia di monstera e una palma rigogliosa) e un paio di gemelli (due foglie di monstera)in argento 925 placcato oro 24 kt che riprendono le linee delle palme e delle foglie tipiche dei giardini mediterranei, simbolo della biennale che sarà visitabile fino al prossimo 27 ottobre. I gioielli, che hanno già suscitato l'interesse della stampa e dei visitatori nei primi giorni della kermesse, saranno presto in vendita online, in alcuni punti vendita selezionati e nel temporary shop del Festival. Un progetto che è un piccolo germoglio, pronto a fiorire nei prossimi mesi.

La Sicilia è valorizzata, oltre che nelle collezioni di Isola Bella che raccontano sempre scorci di storia, cultura, tradizione di questa Isola, anche nelle collaborazioni con altre aziende, fondazioni, associazioni. Si pensi, alla campagna "l'Albero dei Desideri" lanciata da qualche anno per sostenere la costruzione di Wonderland, una casa speciale pensata per ospitare, a Catania, bambini affetti da gravi patologie e le loro famiglie. L'Albero dei desideri è il charm in argento Sterling 925, placcato rodio e smalti realizzato a sostegno di Lad onlus, associazione nata per garantire il Cure&Care ai bambini affetti da gravi malattie e alle loro famiglie. Parte dei proventi della vendita è devoluta a favore dei progetti della onlus come la costruzione di WonderLad, una casa speciale che sta nascendo a Catania. Utilizzando come strumenti arte e creatività, l'obiettivo è accompagnare e sostenere i piccoli dando loro l'opportunità di vivere in un ambiente stimolante e familiare, affinché la malattia non ostacoli il processo naturale di crescita.

Isola Bella crede molto anche nell'importanza della formazione professionale delle nuove generazioni e del contatto tra scuola e impresa. Proprio per questo ha indetto, - in collaborazione con Ruiz Rappresentanze, Industria01 e Harim Accademia Euromediterranea - la prima edizione del contest creativo "La Sicilia e i 4 elementi", concorso interno dedicato agli studenti di Harim che inaugurerà una nuova linea di abbigliamento firmata Isola Bella, con una collezione originale di t-shirt e borse che rispecchino con le loro linee e colori l'identità del brand. Ciascun concorrente, ispirandosi all'isola vulcanica attraverso i suoi elementi - aria, acqua, terra e fuoco - potrà presentare fino a sei proposte creative per t-shirt e borse che saranno valutate dalla giuria, composta da rappresentanti delle realtà organizzatrici. Al termine del contest saranno scelti tre vincitori che potranno realizzare il sogno di firmare un capo o un accessorio della collezione e aggiudicarsi un gioiello Isola Bella e uno stage in azienda. Isola Bella Gioielli è ambasciatrice d'eccellenza del Made in Sicily e di un modo di fare impresa, dinamico, creativo e innovativo. (Comunicato ufficio stampa Industria01)




La Fontana di Camerlata opera di Cesare Cattaneo e Mario Radice Tavolino da salotto opera di Mario Radice e Ico Parisi Casa Bini progetto di Ico Parisi con Gian Paolo Allevi
Composizione di Mario Radice Mario Radice: il pittore e gli architetti
La collaborazione con Cesare Cattaneo, Giuseppe Terragni, Ico Parisi


termina il 24 novembre 2019
Pinacoteca Civica di Como

Percorso espositivo, a cura di Roberta Lietti e Paolo Brambilla, suddiviso in tre sezioni, sull'ampio lavoro pittorico e plastico di Mario Radice (Como, 1898-1987), tra le figure più complesse nel panorama del primo astrattismo italiano e progettista, teorico, critico d'arte, curatore di mostre e saggista, mirando soprattutto a ricostruire ciò che della sua arte è andato perso. La sua prolifica attività non si limita infatti alla produzione pittorica, ma si arricchisce di nuove esperienze progettuali, soprattutto attraverso la collaborazione con gli amici architetti, tra cui Giuseppe Terragni, Cesare Cattaneo e Ico Parisi.

La mostra, ideata da Roberta Lietti, mette quindi in luce per la prima volta il lavoro sinergico tra Radice e i tre architetti comaschi, espressione delle tre arti scultura, architettura e pittura, anche grazie all'allestimento progettato da Paolo Brambilla, nel quale le opere trovano un chiaro riferimento in immagini fotografiche d'epoca, plastici, scritti, disegni preparatori e studi su carta - tra cui molti inediti - conservati presso gli archivi della Pinacoteca di Como - in gran parte provenienti dal Fondo Mario Radice donato al Comune dagli eredi - che approfondiscono il rapporto ideativo, progettuale e di collaborazione dei protagonisti.

La prima sezione dell'esposizione evidenzia il rapporto tra Mario Radice e Cesare Cattaneo, concentrandosi principalmente su uno dei lavori più significativi di tale sinergia artistica e progettuale: la Fontana di Camerlata. Concepita tra il 1934 e il 1935 per il piazzale di Camerlata di Como, da cui prende il nome, viene realizzata l'anno successivo in occasione della VI Triennale di Milano, trovando collocazione al centro di Parco Sempione, sull'asse fra il Castello Sforzesco e l'Arco della Pace; demolita al termine dell'esposizione nel 1937, verrà ricostruita a Como soltanto nel 1960. Intorno a quest'opera, nella prima sala della Pinacoteca dedicata alla mostra è possibile ammirare il modello originale della Fontana, proveniente dall'Archivio Cesare Cattaneo di Cernobbio, unitamente a disegni, studi di progetto, foto-cartoline e alla relazione originale firmata dai suoi progettisti, oltre ad altri documenti e riviste dell'epoca inerenti la monumentale scultura.

Quindi nella seconda sezione viene affrontato il rapporto tra Radice e Giuseppe Terragni, in particolare attraverso due grandi lavori corali. Il primo è la Casa sul lago per artista presentata alla V Triennale di Milano del 1933, di cui viene proposta una gigantografia dell'interno dello studio atta a fondale per la ricostruzione dell'ambiente, in merito al quale viene esposto lo sgabello originale Columbus in legno e tubolare di ferro cromato. Il secondo lavoro è la Casa del Fascio di Como, per la quale Radice aveva realizzato tra il 1932 e il 1936 due grandi bassorilievi per la Sala del Direttorio al primo piano e otto affreschi nel Salone delle Adunate al piano terra, di cui è visibile in mostra un accurato modello appositamente realizzato dal curatore Brambilla, con gli interventi pittorici di Radice restituiti in scala, così centrali per la nascita del primo astrattismo italiano ed ammirati anche da Lucio Fontana.

Sono inoltre presenti due studi su carta, un olio su tela e altre opere su carta riconducibili ai motivi dei pannelli della Casa; a questi lavori si aggiunge il grande disegno progettuale del lampadario realizzato da Radice. Completano la sezione espositiva numerose immagini fotografiche d'epoca. La terza sezione è quindi dedicata al rapporto tra Radice e Ico Parisi, con i bozzetti a colori degli affreschi di Casa Carcano a Maslianico e di Casa Notari a Fino Mornasco, lavori realizzati tra il 1946 e il 1950 entrambi andati distrutti, oltre a una gigantografia di Radice al lavoro e fotografie originali. Fulcro particolarmente suggestivo dell'ultima sezione della mostra la proiezione in scala 1:1, a cura dei giovani videomaker di OLO Creative Farm, di uno dei mosaici realizzati da Radice per la facciata di Casa Bini a Monteolimpino, villa progettata da Parisi ed edificata tra il 1952 e il '53. Accompagna l'esposizione un approfondito catalogo bilingue, in italiano e inglese, edito da Silvana Editoriale, con contributi critici di Roberta Lietti, Roberto Dulio e Stefano Andrea Poli.

Mario Radice, soprattutto pittore, è anche scultore e progettista, nonché saggista e critico d'arte. Caposcuola dello storico Gruppo astrattista di Como, negli anni Trenta è tra i fondatori della rivista Quadrante. Partecipa alla V, VI e IX Triennale di Milano, di cui entra nella giunta tecnica esecutiva per la X edizione e nel 1955 è invitato a far parte del Centro Studi e nominato nel Consiglio d'Amministrazione della XI edizione. Prende parte inoltre alla III, IV, VII, VIII, X e XI Quadriennale di Roma e continuativamente dalla XXII alla XXIX Biennale d'Arte di Venezia, dove torna nel 1966 per la XXXIII edizione e nel 1968 è invitato a far parte della sottocommissione per le arti figurative della XXXIV edizione.

Nel 1964 riceve la medaglia d'oro per meriti artistici dal Consiglio Provinciale di Como. Espone con mostre personali e collettive presso importanti gallerie e spazi pubblici e privati in Italia e all'estero, tra cui Como, Milano, Monza, Roma, Ginevra, Münster e Amburgo. Centrali nella sua carriera le collaborazioni con architetti e progettisti per ville, case, esposizioni e monumenti pubblici e privati. Nel 1973 Guido Ballo pubblica la prima monografia a lui intitolata e riceve dal Comune di Milano l'onorificenza "Ambrogino d'oro" per gli importanti meriti artistici. (Comunicato ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)




stampa fine art di Francesca Giraudi "Tempo e Sospensione"

_ Opere _
Pietro Di Girolamo: Fotografia d'Architettura
Francesca Giraudi: Fotografia Artistico Sperimentale
Francesca Meloni: Fotografia del Subconscio
Luisa Pineri: Pittura Informale
Elena Santoro: Fotografia Astratto Sperimentale
Donata Zanotti: Fotografia Narrativa

12 giugno - 15 ottobre 2019
Annunciata Galleria d'Arte - Milano
www.galleriannunciata.com

Ciò che caratterizza la migliore arte del XX secolo è essenzialmente la necessità di riflettere su sé stessa e di fondare l'elaborazione dell'oggetto artistico su basi intellegibili: l'oggetto richiede allo spettatore di partecipare con la sua sensibilità, con il suo personale pensiero al gioco dell'arte e per ottenere questo risultato deve mostrare agli altri com'è fatto. Sei artisti emergenti che con la loro personale visione e cifra linguistica raccontano del loro intimo sguardo sul nostro tempo, il XXI secolo. Ciascuno esprime un interesse sincero verso quegli aspetti della condizione umana che possiedono validità universale, contribuendo a stabilire in certa misura un continuum con ciò che è stato nella storia dell'arte ed ognuno dando al linguaggio un proprio peso ed incidenza.

La mostra - a cura di Carlo Grossetti da un progetto di Francesca Giraudi - vede sei artisti presentare una decina circa di lavori ciascuno tra pittura e fotografia in un serrato dialogo e confronto tra loro e lo spazio che li ospita. Tra loro c'è chi si sofferma maggiormente sulla ricerca di un linguaggio inedito e fortemente personale (Elena Santoro; Luisa Pineri), raccontando quindi più di sé, del proprio mondo interiore, altri che, mettendo meno in risalto la questione del linguaggio, si orientano a rivelare dimensioni della realtà che riguardano tutti (Pietro di Girolamo; Donata Zanotti); altri, infine, che mescolano queste due componenti, linguaggio audacemente personale e realtà (Francesca Giraudi; Francesca Meloni).

Il percorso così proposto si apre all'ascolto. Sulla superficie, nelle forme, è impressa la traccia di un gesto ispirato e capace di un'istantaneità che pesca nel profondo senza l'obbligo di "dare a vedere". Alla memoria si guarda non come forma nostalgica rivolta a un passato da mitizzare, ma come esperienza e vissuto, come formula, a volte ossessiva, di scoperta di un sé molteplice. Nessuna forma esclude l'altra, anche quando, in apparenza, risulta oppositiva. L'unica fedeltà è qui legata a una dimensione di ricerca mai completamente esaustiva perché mai definitiva". (G. Pelloso: dal testo critico "Fratture surmoderne").

La fotografia, declinata in sperimentale, d'architettura, narrativa, la pittura informale e la performance, sono legate da un unico filo rosso: la traccia dell'Assente. Assenza di una presenza in una corrente artistica predominante e omologante; assenza di un desiderio di frapporsi fra l'opera ed il pubblico, assenza di frastuono, quanto, invece, desiderio di vivere e donare Sospensione, di un Tempo che ha a che fare con la profondità. La Performance di Mimo -Vertigini - diretta e interpretata da Tony Lopresti, Cecilia Morato e il violinista Francesco Senese definisce ulteriormente lo spirito del progetto "Tempo e Sospensione" e ad esso pare quasi cucito addosso. La mimica, che è il linguaggio del silenzio, si fonde con la musica, che nascendo anch'essa dal silenzio, si espande con i gesti e le azioni per riempire lo spazio, abitato dalle opere d'arte dei sei protagonisti la mostra. Le forme d'arte del violino e del mimo sono un'espressione delle essenze degli artisti versatili ed affermati Francesco Senese e Tony Lopresti e la loro connessione ha dato origine nel 2009 alla creazione di MuMo - Musica + Movimento. (Comunicato stampa)




Opera dalla locandina della rassegna Note contemporanee
Motivi artistici a confronto dagli anni '60 ad oggi


termina il 30 settembre 2019
Galleria d'Arte 2000 & Novecento - Reggio Emilia

Mostra collettiva con opere di Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Mario Schifano, Jorrit Tornquist ed altri autori selezionati. Il lavoro degli artisti scelti per questa collettiva illustra al pubblico la contemporaneità dell'arte attraverso suggestioni cromatiche e formali, ma anche la sovrapposizione di linee e geometrie, segnando un percorso di continuità tra i maestri del secolo scorso e quelli del presente. La mostra comprende quattordici opere selezionate riunite per offrire un panorama di firme dalle riconoscibili affinità elettive che offrono un significativo contributo alla contemporaneità espressiva ed artistica, testimonianze di segni diversi, che ripercorrono la ricerca e la storia della produzione artistica nazionale.

In esposizione due opere dell'artista torinese Piero Gilardi (1942) che profeticamente ha anticipato temi diventati centralissimi nel dibattito artistico del nostro presente - e non solo - come il rispetto nei confronti della natura ormai impoverita ed imbruttita dalla presenza dell'uomo. Quello che si evince, osservando criticamente i suoi "tappeti natura", è un continuo dialogo tra artificiale, rappresentato dal poliuretano espanso, e naturale, rappresentato dalla finzione di un paesaggio selvaggio e incontaminato. Come ben delineato dai lavori in mostra, si possono vedere rappresentati "selciati incolti", "piccole foreste" o "oceani con gabbiani".

Di Giorgio Griffa (1936) un'opera della seconda metà degli anni '70 riferibile al ciclo dei Segni primari, in cui l'idea o il concetto eliminano l'arbitrio, il casuale, il caotico, l'emotivo e il soggettivo, esaltando il controllo, la chiarezza e la sobrietà. Ci accorgiamo che il segno policromo bidimensionale con la sua studiata piattezza si sviluppa secondo una struttura concettuale che risulta lo zoccolo duro, obiettivo del lavoro. È qui evidente la volontà di Griffa di operare un tentativo sistematico di eliminare ogni componente empirica, per cui l'adozione di un metodo e di un ordine diventa fondamentale.

Infine Mario Schifano (1934-1998), - unanimemente considerato uno dei più importanti, trasgressivi ed originali artisti italiani e nume tutelare della Pop Art italiana - è presente con una grande tela del 1973/1978 caratterizzata dalla sua tipica pittura gestuale, carica di sentimento vitale, di tocchi veloci e di forti accensioni cromatiche, mentre il lavoro in esposizione dell'austriaco Jorrit Tornquist (1938), il cui approccio alla pittura è sempre di tipo scientifico, nasce da uno studio innovativo dei meccanismi della visione, dei fenomeni ottici e luminosi, in linea con i progressi scientifici dal dopoguerra in poi. In esposizione anche opere di Enrico Della Torre, Gianfranco Ferroni, Omar Galliani, Marco Gastini, Mimmo Iacopino, Walter Valentini, Renzo Vespignani, Gianfranco Zappettini. (Comunicato stampa)




Opera di Valente Taddei Valente Taddei: "ARTinCLUB 7"
termina il 29 settembre 2019
Residenza d'Epoca Hotel Club I Pini - Lido di Camaiore (Lucca)
www.clubipini.com/artinclub7

Mostra di pittura, organizzata in collaborazione con la galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio. In esposizione una serie di recenti dipinti dell'artista Valente Taddei. L'iniziativa ARTinCLUB, giunta alla settima edizione, nasce con l'intento di offrire al pubblico una proposta culturale che coniughi l'arte contemporanea con la raffinata atmosfera della villa in stile Liberty, fatta costruire dal pittore e ceramista Galileo Chini agli inizi del '900 per crearvi la propria dimora nei periodi di acanza. Completamente ristrutturata lasciando inalterato il fascino originario, la Residenza d'Epoca Hotel Club I Pini accoglie ancora oggi numerose opere di Chini - dipinti, affreschi e oggetti d'arredamento - perfettamente conservate. Nei dipinti a olio e china su carta di Taddei, un minuscolo individuo si ritrova in situazioni costantemente in bilico tra ironia e paradosso.

L'artista propone una lettura metaforica della condizione umana, sdrammatizzando, con sottile ironia, il senso di vuoto e di caducità che l'uomo può provare di fronte al proprio destino. Valente Taddei (Viareggio, 1964), diplomato all'Accademia di Belle Arti di Carrara, ha all'attivo un nutrito curriculum espositivo, con numerose personali e collettive sia in Italia che all'estero. Ha realizzato illustrazioni per copertine di libri (per i tipi di: Mauro Baroni Editore, Viareggio; Giulio Einaudi Editore, Torino; Alberto Gaffi Editore, Roma; Franco Angeli Edizioni, Milano) e cd musicali, per riviste (Notizie Lavazza, Cfr:), per siti Internet. Nel 2008 ha illustrato con 10 tavole inedite il saggio "Pandora, la prima donna" di Jean-Pierre Vernant, pubblicato da Einaudi nella collana 'L'Arcipelago'. Ha realizzato il logo e il manifesto ufficiale dell'edizione 2013 di EuropaCinema, festival cinematografico internazionale con sede a Viareggio, e il manifesto ufficiale del Carnevale Pietrasantino 2014. La mostra, corredata di catalogo con testo critico di Marco Del Monte, è patrocinata dal Comune di Camaiore. (Comunicato stampa)




Metlicovitz. L'arte del desiderio
termina il 13 ottobre 2019
Museo Nazionale Collezione Salce - Treviso

Da 5 a 10 lire. Questo è quanto Giovanni Ricordi proponeva al ragionier Nando Salce, suo attento collezionista, nel febbraio 1904, per cedergli le ultime novità create da Leopoldo Metlicovitz. E nonostante un prezzo non così trascurabile, al termine di una trattativa epistolare, Salce aderiva alle richieste dell'editore milanese, proprio perché sapeva apprezzare l'opera dell'incisore triestino, ben valutando la capacità di fascinazione e la forza grafica delle sue creazioni per Casa Ricordi. Il collezionista trevigiano era perfettamente consapevole di essere di fronte ad uno dei maestri assoluti del cartellonismo italiano. Ed è proprio da queste lettere manoscritte e da altri preziosi documenti sino ad oggi mai esposti che prende idealmente avvio la retrospettiva che il Museo Nazionale Collezione Salce dedica a Leopoldo Metlicovitz.

La mostra trevigiana fa seguito a quella che Trieste, città natale dell'artista, gli ha dedicato nel centocinquantenario della sua nascita al Museo Revoltella e al Civico Museo Teatrale "Carlo Schmidl". Riprendendone naturalmente tutti i capolavori fondamentali, ma scegliendo di indagare Metlicovitz sotto nuovi punti di vista. Soffermandosi appunto sul suo rapporto con la Ricordi, ma esplorando anche aspetti diversi e poco noti della sua amplissima produzione grafica, dai calendari alle piccole locandine. "Creazioni" che nella loro specificità mostrano il "marchio Metlicovitz", inconfondibile e potente. Un ulteriore approfondimento è riservato al tema del paesaggio, per nulla scontato in un artista che era maestro della figura e della teatralizzazione e di cui, invece, si mostra attentissimo lettore.

Sono manifesti turistici o dedicati a prodotti per l'agricoltura, che mettono in piena evidenza il paesaggio, così come i manifesti che promuovono l'uso dell'automobile per i quali l'ambiente funge da sfondo. Di Leopoldo Metlicovitz saranno in mostra molti dei suoi manifesti più rappresentativi, dedicati a prodotti commerciali e industriali, ma anche a grandi eventi come l'Esposizione internazionale di Milano del 1906, a famose opere liriche, da Madama Butterfly a Turandot. Nella ricca "Linea del Tempo" che accompagna la mostra, si ricorda che Metlicovitz, dopo un apprendistato tra Trieste ed Udine, nel 1888 approdò a Milano. E lì fu proprio grazie all'intuito di Giulio Ricordi che Metlicovitz poté esplicare tutte le proprie potenzialità espressive, non solo come grande esperto dell'arte cromolitografica, ma pure come disegnatore e inventore di quegli "avvisi figurati" (così chiamati allora) che segnarono anche in Italia la nascita dell'arte del cartellonismo in sintonia con quanto il "modernismo" internazionale andava proponendo nelle arti applicate sotto i vari nomi di Jugendstil, Modern Style, Art Nouveau, Liberty.

"L'esigenza - sottolinea il Direttore del Polo Museale del Veneto Daniele Ferrara - di attrarre l'attenzione del pubblico su questo o su quel prodotto ha sollecitato gli artisti impegnati nella grafica pubblicitaria a progettare immagini che, tramite l'eleganza del disegno, l'impatto del colore, l'espressione dei sentimenti, la forza iconografica, risultassero penetranti e persuasive nell'immaginario collettivo. Le venature più intime e individuali di un artista vengono a scoprirsi nel confronto a viso aperto con lo spettatore ed è questo uno degli elementi più interessanti dell'arte della pubblicità. Metlicovitz fu un maestro in questo ambito della produzione artistica. A distanza di oltre un secolo alcune sue opere costituiscono ancora delle vere e proprie "icone": penso ai manifesti per la Turandot e per Madama Butterfly realizzati per le Officine d'Arti Grafiche Ricordi, la storica casa editrice musicale con cui Metlicovitz lavorò. Il "riuso" di quelle immagini, anche solo per ornamento - di una stanza, di una scatola, di un segnalibro - testimonia la loro incisività, in altra epoca e in altro modo. Così leggiadre e al tempo stesso così dense di significato e capaci sempre di commuovere". (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Un lupo predica agli animali, Pesaro, 1490-1510 - collezione privata L'Italia del Rinascimento. Lo splendore della maiolica
termina il 14 ottobre 2019
Palazzo Madama - Torino

Un insieme eccezionale di maioliche rinascimentali prodotte dalle più prestigiose manifatture italiane, riunendo per la prima volta oltre 200 capolavori provenienti da collezioni private tra le più importanti al mondo. L'affascinante storia della maiolica italiana nella sua età dell'oro, dalla seconda metà del 1400 alla prima metà del 1500, viene narrata a Torino da un curatore d'eccezione, lo storico dell'arte Timothy Wilson, in collaborazione con Cristina Maritano, conservatore di Palazzo Madama per le Arti decorative. Wilson, attualmente conservatore onorario dell'Ashmolean Museum di Oxford, è il massimo esperto di maiolica del Rinascimento e a lui si devono i cataloghi sistematici delle raccolte del British Museum di Londra, del Metropolitan Museum di New York, della National Gallery di Victoria in Australia e dell'Ashmolean Museum di Oxford.

La mostra si apre con una grande vetrina, che evoca il mobile protagonista della sala da pranzo rinascimentale, la credenza, dove le raffinate maioliche erano esposte sia per essere ammirate sia per servire all'apparecchiatura della tavola. Si entra poi nella Sala del Senato dove il percorso si snoda attraverso i principali centri produttori di maiolica in Italia, come Deruta, Faenza, Urbino, Gubbio, Venezia, Castelli e Torino, e si sofferma sulle caratteristiche della decorazione e sui principali artisti, quali Nicola da Urbino, Francesco Xanto Avelli, Francesco Durantino. La mostra prosegue illustrando l'ampia varietà di temi riprodotti sulla maiolica istoriata, che, oltre ai soggetti religiosi, vede riccamente rappresentati soggetti profani, tratti dalla storia antica e dalla mitologia, o riguardanti la vita affettiva, come i temi amorosi, o lo status sociale dei committenti.

Le fonti grafiche di questa pittura di storie derivano dai repertori di incisioni, che circolavano nelle botteghe dei maiolicari e che erano il tramite per riprodurre su scala ridotta e per una visione domestica le più celebri invenzioni dei grandi pittori dell'epoca. Tra il 1400 e il 1500 si amplia e si differenzia l'uso delle maioliche nella vita sociale. Nell'arredamento della casa italiana, in particolare nelle residenze di campagna, le maioliche istoriate venivano esposte sulle credenze ma anche usate sulle tavole e potevano essere offerte come doni in occasioni quali il matrimonio e il battesimo. Piccole sculture, che talvolta mascheravano la funzione di calamai o fontane, erano usate negli interni privati. Particolarmente fiorente divenne l'uso della maiolica nei corredi da farmacia, commissionati in genere da istituzioni religiose.

Il percorso si conclude con una serie di capolavori, collocati in singole vetrine: una coppia di albarelli di Domenigo da Venezia, un grande rinfrescatoio di Urbino e la brocca in porcellana medicea di Palazzo Madama, eccezionale esemplare della prima imitazione europea della porcellana cinese, realizzato da maiolicari di Urbino che lavoravano a Firenze alla corte di Francesco I de' Medici. La maiolica rinascimentale italiana è l'unica forma d'arte che ha conservato in modo così perfetto i colori originari di quando fu realizzata, rispecchiando il mondo in cui vivevano le donne e gli uomini di quell'epoca. La tecnica consiste nel rivestire di uno smalto bianco opaco a base di stagno la superficie di oggetti in terracotta e nel dipingervi sopra con ossidi metallici, che virano in brillanti colori dopo la cottura: dal cobalto si ricava il blu, dal rame il verde, dal ferro l'arancio o l'ocra, dall'antimonio il giallo, dal manganese il porpora o marrone e dallo stagno il bianco. (...)

Esportata con successo in tutta Europa, essa influenzò gli sviluppi dell'arte ceramica in Italia, praticata in numerosi centri della Toscana, dell'Emilia, delle Marche e dell'Umbria. Con grande inventiva i ceramisti italiani innovarono la tradizione ispano-moresca contaminandola con motivi ispirati al repertorio gotico e rinascimentale e altri derivanti dalle porcellane cinesi. La novità assoluta, nata nelle botteghe dei ceramisti italiani, fu l'istoriato, ovvero la colorata pittura di storie sopra la superficie bianca della ceramica. Il rappresentare in maiolica temi di storia sacra e profana, religiosi, mitologici, amorosi, con lo scopo di ornare la dimora signorile, è, infatti, una peculiarità tipicamente italiana, che si sviluppa dalla fine del 1400 soprattutto in città del centro Italia, come Pesaro, Deruta, Faenza, Gubbio, Casteldurante e Urbino. (Comunicato stampa)




Olivier Mosset
"2, 11, 47"


termina il 12 ottobre 2019
Fondazione Antonio Dalle Nogare - Bolzano

Il titolo prende spunto da tre numeri legati al concept e all'allestimento della mostra. Il numero 2 si riferisce alle superfici sulle quali le opere sono allestite, 11 è la quantità delle opere stesse e 47 sono gli anni complessivi di carriera che vengono affrontati in mostra. Infatti, le undici opere esposte vanno dal 1970 al 2017 e toccano alcuni dei momenti più significativi della carriera dell'artista, cercando di presentare tutte le decadi di produzione. Tre opere degli anni '70, due degli anni '80, quattro degli anni '90, una degli anni 2000 e una degli anni 2010. Si tratta chiaramente di una piccolissima selezione della prolifica carriera di un artista, Olivier Mosset (Svizzera, 1944), il cui astuto e provocatorio approccio alla pittura lo ha reso all'avanguardia nell'arte contemporanea dalla fine degli anni '60 ad oggi. Superfici colorate, cerchi, materia e ripetizione ossessiva di pattern geometrici tracciano le tappe della carriera di Mosset: un'opera radicale e dinamica che rifiuta qualsiasi tipo di soggettività.

Fondatore a Parigi del gruppo Bmpt con Daniel Buren, Michel Parmentier e Niele Toroni, Mosset ha riflettuto criticamente sulla natura spettacolare e autocosciente della nuova avanguardia. Ha messo alla prova idee consolidate di autorialità artistica e originalità per rendere l'arte più accessibile e per sottolineare l'importanza dell'oggetto artistico rispetto alla sua paternità. Dopo essersi trasferito negli Usa nel 1978, ha iniziato a lavorare su un corpo di dipinti monocromatici che ha avuto un'influenza fondamentale sulla generazione di pittori neo-geo che sarebbero emersi negli anni '80. Mantenendosi sempre entro i limiti e le preoccupazioni particolari della pittura e con una profonda comprensione della sensualità e della fisicità dei colori, il lavoro di Mosset si lega in modo impeccabile alla rete di relazioni istituzionali che sono alla base del nostro incontro con l'arte. "2, 11, 47" è strutturata come una piccola retrospettiva, una narrazione non lineare ma a salti tra alcune delle tappe fondamentali della carriera di uno dei più influenti artisti concettuali degli ultimi 50 anni.

Olivier Mosset (Berna - Svizzera, 1944) è conosciuto principalmente per la serie di dipinti a sfondo monocromo raffiguranti un cerchio nero, di cui ha prodotto centinaia di esemplari. Le opere di Mosset, spesso associate all'astrazione concettuale, sono una rappresentazione di puro colore e forma, per un'esperienza fisica senza limiti di superfici, dimensioni e geometrie. Mosset è stato un membro del collettivo artistico Bmpt negli anni '60, un gruppo parigino impegnato nella ricerca sul tema della paternità creativa. Gli artisti del gruppo Bmpt ritenevano infatti che l'opera in sé fosse più importante del suo autore. Mosset è inoltre conosciuto per le sue sculture e installazioni. (Comunicato stampa)




Roman Opalka: Dire il tempo

Roman Opalka, una retrospettiva

04 maggio 2019 - 20 luglio 2019
Building - Milano

Roman Opalka | Mariateresa Sartori
07 maggio 2019 - 24 novembre 2019
Fondazione Querini Stampalia - Venezia

Omaggio all'artista Roman Opalka, con Dire il tempo, progetto a cura di Chiara Bertola, in concomitanza con l'apertura della 58esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. La mostra, realizzata in due capitoli, da Building e da Fondazione Querini Stampalia, approfondisce la ricerca di Opalka attraverso una selezione di opere fondamentali del suo percorso. Entrambe le mostre sono incentrate sul programma Opalka 1965 / 1-∞, in cui l'artista ha impegnato gran parte della propria esistenza, nel tentativo di rappresentare lo scorrere del tempo e di circoscrivere l'infinito entro forme visibili e misurabili.

A Milano, una selezione di tele della serie di Détail sarà affiancata da 7 Cartes de Voyages e 35 autoritratti fotografici, esposti insieme al suono registrato della sua voce, per restituire l'insieme significativo del programma Opalka 1965 / 1-∞. L'allestimento è arricchito da un nucleo di opere realizzate nel periodo precedente il 1965: da un primo disegno accademico, Les Nuages del 1951 agli Ètudes sur le Mouvement (1959-60), passando per Chronome (1963) e Alphabet grec (1965) - con i quali sperimenta la parcellizzazione dello spazio e del tempo attraverso il ritmo e il movimento dei segni e dei punti sulla tela - per arrivare alla serie dei Fonemats del 1964, esposta per la prima volta. Chiude il percorso una sezione dedicata al lavoro grafico, con le acqueforti della Descriptions du Monde, realizzate dall'artista tra il 1968 e il 1970.

A Venezia, il progetto espositivo assume una particolare importanza per la conoscenza critica dell'artista, riunendo e presentando per la prima volta le due opere fondamentali dell'intero programma Opalka 1965 / 1-∞. Saranno infatti esposti l'Alfa e l'Omega, il primo e l'ultimo Détail, ora eccezionalmente insieme. Insieme a questi due dipinti significativi, sarà esposta anche una serie di autoritratti fotografici e il suono registrato della voce dell'artista. Accanto alle opere di Opalka sarà presentato anche un nucleo di opere di Mariateresa Sartori (Venezia, 1961), che con l'artista polacco aveva intessuto una profonda amicizia. Interessata alle neuroscienze, alla musica e al linguaggio, i suoi lavori instaureranno un dialogo con le opere di Opalka, attraverso la ricerca comune sui temi della memoria, della durata, della contingenza, e la condivisa ricerca di un visibile in grado di esprimere l'invisibile. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)




Qohelet Pinocchio Cantico delle creature Luciano Fagnola
Quando il libro si riveste d'arte


termina il 30 settembre 2019
Palazzo Madama - Torino
www.palazzomadamatorino.it

Mostra dedicata ai capolavori realizzati da un legatore torinese contemporaneo: Luciano Fagnola. Un maestro artigiano che negli ultimi vent'anni ha sperimentato tecniche sempre diverse per decorare le copertine di celebri libri d'autore, editati da stampatori d'eccellenza come Alberto Tallone. Le legature sono "lavorate" con intarsi policromi in pelle, impressioni a secco e a sbalzo, mosaici policromi con decori in china colorata o ad acrilico e persino decorazioni con elementi metallici. Tutte le opere in mostra provengono dalla raccolta del collezionista torinese Livio Ambrogio.

Nelle vetrine troviamo esposti 24 testi letterari, poetici e teatrali, tra i quali spiccano la Divina Commedia di Dante Alighieri, il Cantico delle Creature di Francesco d'Assisi, il Pinocchio di Carlo Collodi, le Nozze di Figaro di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais e i Racconti di Edgar Allan Poe, "rivestiti" dalle legature complesse e raffinate, realizzate da Luciano Fagnola sulla base di progetti e bozzetti ideati da artisti come Francesco Casorati, Ugo Nespolo e Guido Giordano, o da giovani talenti quali Irene Bedino, Luca Bosio, Samantha Farina e Elena Rivolta. Il catalogo della mostra, a cura di Livio Ambrogio e Luciano Fagnola, contiene contributi tecnici e schede delle legature di Paola Fagnola, oltre alle schede bibliografiche di Margherita Palumbo. (Comunicato stampa)




opera di Arshile Gorky Arshile Gorky: 1904-1948
termina il 22 settembre 2019
Ca' Pesaro Galleria Internazionale d'Arte Moderna - Venezia

Prima ampia retrospettiva (oltre 80 opere) mai realizzata in Italia sull'artista Arshile Gorky, curata da Gabriella Belli e da Edith Devaney. Sin dal suo interrogarsi, negli anni '20, sui maestri moderni fino ai suoi ultimi dipinti degli anni '40, nell'opera di Gorky è sempre presente una particolare visione che lo contraddistingue come una delle figure cardine dell'arte americana del XX secolo, a fianco di Willem de Kooning, Jackson Pollock e Mark Rothko. La retrospettiva veneziana, realizzata in collaborazione con The Arshile Gorky Foundation, consente di ammirare anche opere che sono state raramente esposte in pubblico. Il percorso di mostra conta inoltre su prestigiosi prestiti museali.

Gabriella Belli afferma: "la straordinaria personalità di Gorky, per la prima volta in Italia con una mostra monografica, illuminerà zone ancora in ombra della storia dell'arte del nostro Paese, facendoci esplorare in profondità l'osmosi della pittura europea con quella americana, di cui Gorky fu senza dubbio uno dei più importanti innovatori". "Le opere più importanti della carriera di Gorky - prosegue Edith Devaney - saranno riunite in una mostra che permetterà di riaffermarne il valore della sua esperienza all'interno dello sviluppo e definizione dell'Arte Americana del XX secolo, evidenziando come la sua influenza prosegua tuttora".

Gorky ha integrato i paesaggi di Paul Cézanne, la linea di Ingres, la composizione di Paolo Uccello, la logica di Picasso, persino le vivaci forme di Joan Miró. Di fatto Gorky, assorbendo e reagendo al lavoro dei maestri del passato e degli artisti moderni, è stato in grado di sviluppare una propria visione e immaginazione. Lo si può dire una "una sensibilità europea" in un contesto americano. Il linguaggio visivo dell'artista scorre come un filo conduttore attraverso tutta la mostra fino ad arrivare ai suoi inimitabili capolavori. La mostra prende inizio dalla prima ritrattistica dell'artista, a questo periodo infatti risalgono i molti incontri con gli artisti avant garde emergenti di New York, tra questi Stuart Davis, John Graham e David Smith, un ambiente creativo di cui lo stesso Gorky fu figura di spicco. Un'opera centrale è Self-Portrait (ca.1937), che fa riferimento ai ritratti neoclassici di Picasso degli anni '20.

La ritrattistica di Gorky non era solo una modalità per esplorare il presente - ritratti di famiglia, amici stretti e dei suoi pari - ma anche un modo per rendere omaggio alla famiglia che aveva perso. Gorky ha proseguito sintetizzando le problematiche e la struttura cubista con i contenuti e le tecniche surrealiste, in particolare isolando ed elaborando forme biomorfiche nei suoi paesaggi e nelle nature morte degli anni '30. La serie di disegni conosciuti come Nighttime, Enigma and Nostalgia rappresenta un momento cruciale nello sviluppo dell'astrazione dell'artista, il suo vocabolario risulta perfezionato da motivi scaturiti dal suo interrogarsi sul Cubismo e il Surrealismo. Il disegno ha svolto un ruolo fondamentale nella pratica di Gorky, formando le sue idee e precedendo quasi ogni dipinto. La creatività di Gorky viene approfondita in mostra attraverso l'esposizione di opere su carta che documentano tutto il corso della sua carriera.

Negli anni '40 Gorky entra in contatto con i surrealisti, tra cui André Breton, Wifredo Lam, Max Ernst e Roberto Matta. Queste nuove frequentazioni avrebbero contribuito allo sviluppo dell'automatismo e del subconscio nei suoi dipinti. Opere come Apple Orchard (ca.1943 - 1946) danno conto non solo della sua abilità e di una nuova linea precisa e fluida, ma anche di un mutato approccio. Il lavoro di Gorky era stato ulteriormente rivitalizzato da una riconnessione con la natura, cementata nelle estati del 1942-1945 trascorse in Connecticut e alla Crooked Run Farm in Virginia. Questa periodo trascorso en plein air e non immerso nel suo studio o nei musei di New York, gli ha permesso di estrarre simboli e motivi universali fondati sull'osservazione. Gorky esaminò da vicino le forme botaniche e biologiche e tradusse le metafore visive che vedeva in natura in nuove forme metamorfiche, capaci di esprimere la sua psiche più intima.

L'ultimo capitolo della mostra si concentra sugli ultimi capolavori come The Liver is the Cock's Comb(1944), One Year the Milkweed (1944) e Dark Green Painting (1948 circa). In questi lavori, i simboli istintivi di Gorky si trasformano in un personale vocabolario di forme fantastiche ricorrenti che danno esito, ha osservato Clement Greenberg nel 1947 "ad alcuni dei migliori dipinti moderni mai realizzati da un americano". L'artista ha intriso queste opere evocative di ricordi, della sua profonda affinità con la natura e delle complessità e contraddizioni che sentiva nella sua stessa esistenza. Il lessico così particolare di Gorky - un mix di energia propria e di empatia, subconscio e immaginario astratto - ne fanno un precursore dell'Espressionismo Astratto in America.

Gorky ha vissuto un'epoca straordinaria per sconvolgimenti storici e culturali, caratterizzato da un movimento di persone senza precedenti durante le due guerre mondiali, cui ha fatto seguito l'ascesa di New York a capitale artistica su Parigi. Questo contesto storico, viene documentato in mostra attraverso il materiale d'archivio prestato dalla Arshile Gorky Foundation, e delinea non solo la cronologia della vita di Gorky ma anche eventi del periodo che hanno avuto un profondo impatto sulla sua vita. Il lavoro dell'artista ha avuto una influenza permanente sulle generazioni, in particolare artisti come Willem de Kooning, Cy Twombly, Helen Frankenthaler e Jack Whitten. La mostra presenterà anche un film diretto da Cosima Spender, nipote dell'artista, che riunisce alcune voci artistiche contemporanee per riflettere sulla vita, il lavoro e l'eredità di Gorky, insieme a filmati inediti dell'artista. Accompagnerà la mostra un catalogo illustrato con saggi dei curatori e Saskia Spender (nipote di Gorky), con testi in inglese e italiano.

Arshile Gorky (Khorkom (Armenia), 1904 - Sherman (Connecticut, Stati Uniti), 1948) - nome originario Vostanik Manoug Adoian - Arshile Gorky si rifugiò negli Stati Uniti insieme alla sorella a 15 anni, per sfuggire al genocidio armeno. Due anni dopo si iscrisse alla New School of Design di Boston, Massachusetts, dove studiò sino al 1924. In quello stesso anno si spostò a New York per insegnare a tempo pieno alla School of Painting and Drawing presso la Grand Central School of Art. Nel 1935 firmò anche un contratto di tre anni con la Guild Art gallery di New York. La sua prima retrospettiva museale aprì al San Francisco Museum of Modern Art nel 1941. A metà degli anni Quaranta attraversò un periodo produttivo ricco di soddisfazioni personali e artistiche, segnato dalla nascita delle due figlie e dal rapporto felice con la natura. Nel 1948, a seguito di un periodo di turbamento personale e problemi di salute, Gorky si tolse la vita. (Comunicato stampa Studio Esseci)

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Libro Atlante americano di Giuseppe Antonio Borgese Atlante americano
di Giuseppe Antonio Borgese, ed. Vallecchi

Parlare o scrivere dell'America, ovvero degli Stati Uniti, è motivo di opinioni opposte, a volte inconciliabili. Oggi come ieri sembra che nulla sia cambiato da quando all'inizio del Novecento la sua immagine - la mentalità, i costumi, la cultura - diventarono oggetto di valutazioni utilizzate con precise finalità propagandistiche, sia in senso positivo sia negativo.
Recensione libro

Libro Olocausto armeno di Alberto Rosselli L'Olocausto Armeno - Breve storia di un massacro dimenticato
di Alberto Rosselli, ed. Solfanelli

Da alcuni anni la questione del riconoscimento del genocidio subito dal popolo armeno (1894-96, 1915-23) incontra un interesse crescente sia in ambito di politica internazionale sia in un contesto più ampio di storia, diritto, cultura, etica. Nonostante la notevole pubblicistica, alla domanda "Che cosa è stato il genocidio armeno?" in tanti tuttora potrebbero non saper ancora dare una risposta precisa.
Recensione libro




Opera di Manolo Valdés Manolo Valdés
termina lo 06 ottobre 2019
Museo Casa Rusca - Locarno (Svizzera)
www.museocasarusca.ch

Con più di 300 esposizioni all'attivo, 70 opere presenti nelle collezioni dei musei più prestigiosi del mondo, Manolo Valdés (Valencia, 1942) giunge a Locarno occupando quegli spazi che hanno visto in questi anni succedersi altrettanti artisti e architetti di fama internazionale quali Valerio Adami, Fernando Botero, Hans Erni, Mimmo Rotella, Javier Marín, Robert Indiana, Mario Botta e Sandro Chia. La mostra, la prima in Svizzera, è curata da Rudy Chiappini e riunisce oltre 50 tra i lavori più significativi della lunga carriera e dell'universo creativo del grande maestro. Le suggestive sale e la corte di Casa Rusca sono animate dai dipinti e dalle sculture di eleganti figure di dame, di teste maestose dai lineamenti femminili e di statue equestri di nobildonne e cavalieri. La selezione di opere, realizzate dalla metà degli anni Ottanta fino ai giorni nostri, offre una panoramica sulle diverse tecniche e le multiformi sperimentazioni di questo eclettico e poliedrico artista.

Manolo Valdés suscita l'interesse della critica sin dal 1964 come esponente e co-fondatore, con Rafael Solbes e Juan Antonio Toledo, del movimento Equipo Crónica: un team pioneristico di Pop Art spagnola conosciuto soprattutto per le opere di protesta contro il regime franchista. I lavori del collettivo hanno poco da spartire con quelli che oggi contraddistinguono Manolo Valdés; l'unico rimando è l'insistente presenza della rappresentazione di alcune figure miliari dell'arte spagnola tra cui l'Infanta Margarita, Filippo IV e il popolo di Guernica, indagati dall'artista da un punto di vista puramente formale. Negli anni Ottanta, sciolto il sodalizio, Valdés inizia a lavorare da solo, affrancando il proprio operato da connotazioni politico-sociali. La sua meticolosa ricerca sfocia in rielaborazioni di dettagli dei dipinti di pittori antichi e moderni quali El Greco, Velázquez, Rubens, Ribera, Zurbarán, Rembrandt, Goya, Manet, Matisse, Pollock, Picasso e Lichtenstein.

Un percorso artistico quello di Valdés, iniziato con la pittura e proseguito con la scultura, in una reinterpretazione dei grandi maestri dell'arte. Velázquez, Rembrandt e Matisse, in particolare, sono il punto di partenza per le sue creazioni sia pittoriche che scultoree. "La mia sfida" spiega "è reinterpretare il patrimonio artistico del passato, da Velázquez a Matisse, dando origine a qualcosa di nuovo e differente. Mi ha sempre affascinato la storia dell'arte, così come qualsiasi traccia lasciata dall'uomo anche solo con un disegno, vedi le incisioni rupestri della preistoria". L'opera in Valdés è in questo senso una revisione continua del passato, un mosaico che si compone di centinaia di frammenti, un'immagine che nasce dall'accumulazione e dall'appropriazione di tante altre immagini saldamente entrate nella nostra cultura visiva, di reminescenze di tutte le civiltà e di tutti i tempi. A dimostrazione della volontà dell'artista di creare un legame tra passato, presente e futuro dell'arte, egli reinventa i capolavori della storia dell'arte per riproporli in formati, materiali e tecniche diverse restituendoli allo spettatore in un linguaggio espressivo nuovo e originale. La personale, che proseguirà fino al 6 ottobre, è un tripudio di forme esuberanti e visionarie, nelle quali la storia dell'arte viene ripercorsa e rivista acquisendo una coinvolgente attualità.

Saranno presentate alcune stupende sculture della ricorrente e stilizzata Reina Mariana in cui è enfatizzata la regalità tipica di una delle icone della pittura spagnola; le statue equestri in alluminio, legno e resina Caballero (2017) e Dama a caballo (2017) che guardano alla storia della scultura equestre iniziata da Donatello nel Rinascimento; i volti di donna ora in legno verniciato con pittura epossidica blu (Blue Head, 2016) ora in bronzo, alluminio, ottone o Mariposas (2015); i dipinti su larga scala Dorothy sobre fondo gris (2010) e Retrato con rostro amarillo y azul (1999) nei quali si osservano dei volti femminili stratificati: le tele grezze assumono tridimensionalità e diventano materiche. Nella variegata produzione artistica di Valdés non potevano mancare le sculture di dimensioni imponenti come Máscara (2007) e Daphne (2008), quest'ultima dotata di un elaborato copricapo intricato e lucente.

Le opere di Valdés sono percorse da una forza e da una vitalità dirompenti. Nelle sue pitture è percepibile come la passione per l'arte lo spinga a cercare nuovi linguaggi espressivi, a testare e accostare materiali inusuali, ad adoperare, per esempio, sovrapposizioni di sacchi di iuta dipinti con colori pastosi che trasformano le sue tele in oggetti materici e corposi; o ancora la sua raffinatissima sapienza tecnica capace di plasmare le materie più diverse grazie alla quale la lavorazione del legno, del prezioso alabastro e la fusione di resine e bronzo danno vita a insolite sculture. Curiosità intuitiva sia tecnica sia immaginativa, il personale realismo pittorico, la struttura delle composizioni, l'interesse per l'autonomia del soggetto artistico, il ricorso a stratificazioni multidimensionali, l'accentuazione delle imperfezioni della materia, le realizzazioni in grande scala sono solo alcuni dei tratti distintivi dell'artista che rendono il suo stile immediatamente riconoscibile. Il messaggio visivo che scaturisce oggi dalla sua inesauribile ricerca scultorea e pittorica è una celebrazione dei soggetti "classici" e, insieme, una rottura con gli archetipi del passato, tale da elevare la proposta estetica di Valdés come una delle più originali e brillanti del panorama artistico internazionale contemporaneo. La mostra è accompagnata da un catalogo corredato da immagini a colori delle opere esposte, unitamente a contributi critici.

Manolo Valdés (Valencia, 1942), apprendista pittore già all'età di 15 anni, nel 1957 si iscrive all'Istituto di Belle Arti di San Carlo di Valencia che, tuttavia, lascia due anni più tardi per dedicarsi interamente alla pittura. Nel 1962 partecipa all'Esposizione Nazionale di Belle Arti e in questa occasione sono già chiari quelli che saranno gli elementi costanti della sua ricerca artistica: il tema figurativo e lo studio della materia. Valdés attinge dal patrimonio artistico spagnolo, in particolare da Velázquez e Picasso e dai principali esponenti dell'informale: Manolo Millares, Antonio Saura e Antoni Tàpies. In occasione di un viaggio di studio a Parigi rimane inoltre affascinato dalla libertà creativa di Pierre Soulages e Robert Rauschenberg.

Nel 1964 insieme a Juan Antonio Toledo e Rafael Solbes, dopo aver partecipato con successo al XVI Salone della Giovane Pittura di Parigi, prende parte alla fondazione del gruppo Equipo Crónica. Toledo lascia il gruppo molto presto, mentre Valdés e Solbes continuano a lavorare insieme fino alla morte di quest'ultimo nel 1981. Negli anni a seguire Valdés si dedica alla realizzazione di mostre personali in cui si sofferma sulla rilettura di temi artistici e storici svincolati dalle denunce politico-sociali. Riscuote un notevolesuccesso anche nell'ambito della grafica e riceve nel 1983 il Premio Nazionale delle Arti Plastiche. Nel 2006, al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, si tiene una retrospettiva nella quale vengono riuniti i lavori dei suoi ultimi venticinque anni. Le opere di Manolo Valdés fanno parte delle più prestigiose collezioni pubbliche e private. (Comunicato stampa)




Intramontabili eleganze
Dior a Venezia nell'archivio Cameraphoto


termina lo 03 novembre 2019
Villa Nazionale Pisani - Stra (Riviera del Brenta)

1951, un anno magico per Venezia. Gli scorci più intriganti della città sono coprotagonisti dalla campagna che in tutto il mondo diffondeva le proposte di quello che è il sarto più popolare del momento: Christian Dior. E, nello stesso anno, il 3 settembre si celebra a Palazzo Labia il "Ballo del Secolo", quel Bal Oriental voluto da Don Carlos de Beistegui y de Yturbe, che richiamò dai 5 continenti un migliaio di protagonisti del jet set. Un ballo in maschera che impegnò Dior, con Dalì, il giovanissimo Cardin, Nina Ricci e altri, in veste di creatore dei costumi per gli illustrissimi ospiti. Un evento che riverberò nel mondo i fasti del Settecento Veneziano. Silenziosi testimoni di entrambi gli eventi furono i fotografi di Cameraphoto, l'agenzia fotografica veneziana fondata nel '46 da Dino Jarach, che in quegli anni "copriva" e documentava tutto ciò che di speciale accadeva a Venezia e non solo.

Per volontà di Vittorio Pavan, attuale conservatore dell'imponente Archivio di Cameraphoto (la sola parte storica vanta oltre 300 mila negativi) e di Daniele Ferrara, Direttore del Polo Museale Veneto, le immagini di quei due storici avvenimenti vengono esposte al pubblico. Per farle riemergere si è scelta una location straordinaria, Villa Nazionale Pisani a Stra, la "Regina" delle Ville Venete, che, e non è un caso, è impreziosita da meravigliosi affreschi di Giambattista Tiepolo. Artista che dominò, dai soffitti di Palazzo Labia, la memorabile festa del 1951. Pavan, per questa mostra, ha selezionato 40 immagini della collezione messa in scena a Venezia da Christian Dior. In quegli anni, ogni sfilata presentava poco meno di 200 modelli, calibrati tra capi facilmente vestibili e altri più impegnativi. Dior era il nume tutelare della moda di quel dopoguerra.

Le sue collezioni erano attese e contese nel mondo. Si valuta che solo per vedere (e acquistare) le sue proposte sorvolassero l'Oceano, ogni anno, 25 mila persone. Ogni suo cambiamento di linea (e ogni stagione ne imponeva uno) veniva accolto con entusiasmo e con critiche feroci. In ogni caso, nessuna donna che volesse essere alla moda poteva ignorare i dettami del couturier parigino di Avenue Montaigne, una Maison che, nata da appena 5 anni, impegnava già oltre un migliaio di collaboratori. Il suo New look si evolveva stagione dopo stagione. Nel 1950 aveva imposto la Linea Verticale, nel '51 - come documentano le immagini esposte in Villa Pisani - la donna non poteva che vestire in Ovale: spalle arrotondate e maniche a raglan, tessuti modellati sino a diventare una seconda pelle. Complemento indispensabile, il cappellino, per cui Dior si ispirò, quell'anno, ai copricapi dei coolies, alla cinese quindi.

Per l'autunno, creò invece la linea "Princesse". Nelle immagini di Cameraphoto le modelle vestite da Dior duettano con Venezia. Canali, chiese, palazzi non sono mai un puro sfondo ma protagonisti alla pari delle creazioni del grande sarto. Il secondo nucleo di questa affascinate mostra è dedicato al Gran Ballo di Palazzo Labia, l'evento mondano del secolo. Per quel 3 settembre a Venezia giunse tutto il bel mondo. L'invito di don Carlos, popolarmente indicato come Il Conte di Montecristo, raggiunse mille persone. Dior, con una schiera di giovani sarti e con Dalì, venne impegnato a creare i più affascinanti abiti, tutti a richiamare il Settecento di Goldoni e Casanova. Costumi per persone ma anche per i levrieri e altri cani che spesso accompagnavano i loro padroni. Le torce quella mitica notte illuminarono  molte teste coronate, principi e principesse, schiere di milionari, artisti, stilisti, protagonisti del jet set. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




opera di Albrecht Duerer denominata Rinoceronte Albrecht Dürer. La collezione completa dei Remondini
termina il 30 settembre 2019
Palazzo Sturm - Bassano del Grappa (Vicenza)

La Città di Bassano del Grappa ha scelto questo straordinario omaggio al genio di Dürer per celebrare la riapertura di Palazzo Sturm, a conclusione dell'ultima campagna di restauro che ha integralmente restituito alle visite il magnifico gioiello di architettura e arte, sede ideale per l'esposizione delle opere grafiche del Maestro tedesco Albrecht Dürer (1471-1528). Palazzo Sturm accoglie, infatti, il Museo dell'Incisione Remondini che conserva e presenta, in modo estesamente suggestivo, le creazioni della mitica dinastia di stampatori bassanesi, specializzati in raffinate edizioni e in stampe popolari che, tra '600 e '700, hanno saputo diffondere in tutto il mondo. Ma i Remondini furono anche attenti collezionisti d'arte.

Un corpus di 214 incisioni che, per ampiezza e qualità, è classificato, con quello conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna, il più importante e completo al mondo. Nelle loro importantissime raccolte, oggi patrimonio dei Civici Musei, si trovano ben 8500 opere di grafica tra le quali spiccano i nomi dei grandi maestri europei del Rinascimento e dell'epoca moderna. Tra loro Albrecht Dürer, presente nelle Collezioni Remondini con 123 xilografie e 91 calcografie. Dürer, che realizzò 260 incisioni, inizia la sua carriera come incisore di legni (xilografie) nel 1496. Dal 1512 al 1519 lavora per l'imperatore Massimiliano I per il quale realizza L'Arco di trionfo e La processione trionfale, quest'ultimo nelle collezione di Bassano del Grappa. Molto probabilmente passò per la città sul Brenta.

Lo si vede nei paesaggi e nelle vedute di sfondo di opere come La Grande Fortuna. I temi trattati da Dürer sono mitologici, religiosi, popolari, naturalistici, ritratti, paesaggi e nelle collezioni bassanesi sono incluse le serie complete dell'Apocalisse, della Grande Passione, della Piccola Passione e della Vita di Maria. Per l'Imperatore Massimiliano realizza anche una delle sue incisioni più popolari, il "Rinoceronte". A ricordo dell'esotico animale che l'Imperatore aveva destinato al Papa ma che non arrivò mai a Roma, vittima di un naufragio di fronte alle coste liguri. Intorno a questa famosissima opera, Chiara Casarin ha voluto offrire ai visitatori della mostra un focus che, da un lato rievoca la vicenda e dall'altro percorre la fortuna che nei secoli ebbe quell'incisione.

Il tema del Rinoceronte ha infatti affascinato molti artisti, da Raffaello a Stubbs, a Salvador Dalì sino a Li-Jen Shih, il cui King Kong Rhino è stato voluto a Bassano per testimoniare quanto ancor oggi quel soggetto e la lezione dureriana siano attuali e universali. Li-Jen Shih, tra i massimi artisti contemporanei cinesi, presente nelle più importanti collezioni private e pubbliche del mondo, lavora da quarant'anni sul tema del Rinoceronte. A Bassano, il suo King Kong Rhino sarà, per l'intera durata della mostra di Dürer, esposto nel belvedere di Palazzo Sturm. La mostra è accompagnata da un video di raffinata qualità artistica che rivive l'atelier di Albrecht Dürer e illustra la tecnica dell'incisione. La mostra, a cura di Chiara Casarin in collaborazione con Roberto Dalle Nogare, sarà accompagnata da un catalogo con testi di Chiara Casarin, Bernard Aikema, Giovanni Maria Fara, Elena Filippi e Andrea Polati. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)

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Palazzo Sturm e il suo famoso Belvedere
Presentazione




opera di Gianfranco Gorgoni Photology Air 2019/2020
Il nuovo parco per l'arte contemporanea in Sicilia


22 giugno - 03 novembre 2019
09 aprile - 27 settembre 2020
Tenuta Busulmone - Busulmone, Noto (Siracusa)
www.photology.com

Cinque progetti naturalistico-fotografici che coinvolgeranno il curatore uruguaiano Martin Craucin e 15 artisti di fama internazionale: Gianfranco Gorgoni, Georg Reinking, Gian Paolo Barbieri, Angelo Candiano, Mario Giacomelli, Jack Pierson, Giada Barbieri, Massimo Bartolini, Mario Cresci, Juan Pedro Fabro, Emilio Fantin, Fiamma Montezemolo, Irina Raffo, Luca Vitone, Francesca Romana Gaglione. Photology, che già dal 2012 ha intrapreso un'intensa attività di diffusione delle arti fotografiche nel territorio siciliano di sud-est, è orgogliosa di presentare l'edizione 2019/2020 di Photology Air (Art In Ruins), il nuovo parco per l'arte contemporanea aperto nel 2018 nei trenta ettari della splendida Tenuta Busulmone, a Noto.

In particolare, traendo ispirazione dal tema delle "rovine" come sinonimo di modernizzazione (già trattato alla Biennale di Venezia 2014), le mostre vengono allestite negli spazi restaurati en plein air di un convento ottocentesco e lungo i tanti percorsi naturali che si trovano nella tenuta. La scelta curatoriale per il biennio 2019/2020 è ricaduta su un tema sempre più attuale, la "coscienza ambientale", e il titolo Preservaction ne è diventato l'esplicito manifesto. In particolare, le attività di Photology Air che verranno presentate nel 2019 con il titolo Prelude To Preservaction, per poi svilupparsi nel 2020 sotto il nome di Preservaction Now!, offrono ai visitatori la possibilità di confrontarsi con opere eterogenee che vogliono invitare a riflettere sulla rappresentazione artistica della natura come via di preservazione e tutela, perché la Natura, da sempre fonte di ispirazione per gli artisti di qualsiasi disciplina, è lei stessa un'opera d'arte.

Noto, fiore all'occhiello dell'arte e della cultura siciliana, è uno splendido esempio di architettura barocca di fine Settecento che domina la valle del fiume Asinaro con vista sul Mar Ionio a est e Mediterraneo a sud. Il suo centro storico è stato dichiarato nel 2002 Patrimonio dell'Umanità da parte dell'Unesco insieme con le altre città tardo barocche della Val di Noto. Dopo la ricostruzione in seguito al terremoto del 1693, Noto è divenuta una delle città d'arte più visitate del nostro paese, meta di un turismo sempre crescente, tanto da registrare un incremento medio annuo di visitatori intorno al 5% dal 2010, soprattutto internazionali. Tutta la Val di Noto è oggi meta esclusiva, non solo per il patrimonio artistico-culturale, ma anche per le eccellenze enogastronomiche, e le località turistiche della zona sono particolarmente apprezzate: le spiagge della riserva naturale di Vendicari, i laghetti di Cavagrande, la zona archeologica di Pantalica, la Villa Romana del Tellaro, Marzamemi e Noto antica.

- Prelude to preservaction
22 giugno - 03 novembre 2019

.. Land Art in America
by Gianfranco Gorgoni

Pensato per la sezione Exhibitions 2018, il progetto - introdotto da un'esclusiva scultura di Georg Reinking - propone una serie di celebri lavori del fotografo italiano Gianfranco Gorgoni esposti tra le rovine del convento ottocentesco: opere fotografiche di grande formato realizzate a partire dalla fine degli anni Sessanta, in collaborazione con i grandi maestri della Land Art americana come Christo, Walter De Maria, Michael Heizer, Nancy Holt, Richard Serra, Robert Smithson, fino ai più recenti lavori con Ugo Rondinone. L'allestimento prevede un dialogo tra gli spazi interni ed esterni del rudere, per cui Gorgoni presenta opere innovative, pensate e prodotte per essere stampate su alluminio e sottoposte a speciali trattamenti da esterno.

.. Belvedere Collectors
Project Room With a View


Da giugno 2019 Photology apre al pubblico Belvedere Collectors-Project Room with a View, l'unica zona espositiva coperta di Photology Air pensata per i collezionisti e gli amanti della fotoarte. Il nuovo spazio presenta non solo una selezione di opere originali con soggetti naturalistici di artisti di fama internazionale e un esclusivo art bookshop con libri rari, ma anche la possibilità di trovare una serie limitate di prodotti a chilometro zero provenienti dal territorio di Noto. Gli artisti scelti per questa prima edizione sono: Gian Paolo Barbieri, Angelo Candiano, Mario Giacomelli, Jack Pierson. La zona Belvedere, dal secondo piano della struttura espositiva, ha un'incredibile vista a sud verso la Riserva Naturale di Vendicari.

.. Naturalistic Trail. Planta Manent
22 giugno 2019 - 29 settembre 2020

Un'esperienza unica di walking to art con 15 istallazioni fotografiche site specific stampate su alluminio e dislocate lungo un suggestivo percorso di 2 km nella campagna mediterranea circostante la Tenuta Busulmone, che ritraggono la flora locale accompagnate da spiegazioni botaniche. Planta Manent, la catalogazione fotografica permanente realizzata da Francesca Romana Gaglione, nasce con l'obiettivo di preservare, attraverso un lavoro di ricerca gli endemismi puntiformi caratteristici dell'area circostante Tenuta Busulmone, una porzione di terra che si rivela particolarmente interessante da un punto di vista botanico per via della singolare posizione geografica e delle peculiari condizioni climatiche. Quanto più un endemismo è puntiforme, cioè relativo a un'area geografica circoscritta, tanto più sarà composto da specie ad alto rischio di estinzione. Pertanto, la prima parte del progetto, una vera e propria fase di ricerca svolta insieme al botanico Paolo Uccello, si concentrerà sull'individuazione degli arbusti, degli alberi e delle infiorescenze più vulnerabili con l'obiettivo di ricostruirne la storia. La seconda parte del progetto, invece, indagherà nella vita segreta degli elementi individuati, con l'obiettivo di trasformarli in oggetti fotografici che diventeranno parte integrante di una memoria consapevole del luogo.

.. Educational Project: Kids in action
settembre 2019 - settembre 2020

Il progetto, che verrà realizzato in collaborazione con il Comune di Noto e Legambiente ha il fine di sensibilizzare ed educare le giovani generazioni alla tutela e alla pulizia dell'ambiente circostante attraverso laboratori didattici ad hoc. Gruppi di ragazzi verranno accompagnati nel territorio del Comune di Noto con l'obbiettivo di ripulire l'ambiente naturale dai rifiuti abbandonati. Il cleaning project servirà infine per utilizzare i materiali raccolti come elementi per laboratori artistici, seguendo le orme di artisti affermati come Damien Hirst, Kcho, Micheal Fliri. Le creazioni saranno esposte nel corso della stagione in un percorso esclusivo e premiate da una giuria selezionata.

- Preservaction Now!
09 aprile - 27 settembre 2020

.. The Secret Life of Plants

La mostra The secret life of plants prende ispirazione dall'omonimo libro di Peter Tompkins e Christopher Bird, pubblicato nel 1974 e basato sulle loro ricerche nel mondo dei vegetali riguardo alla possibilità che le piante non siano soltanto organismi passivi simili ad automi, sottomessi alle forze ambientali, bensì che abbiano la capacità di comunicare, di percepire gli eventi, di memorizzarli e persino di provare emozioni. L'esposizione, curata da Martin Craciun e allestita da Photology negli spazi Air (senza copertura) del convento, sarà costituita da installazioni botaniche, opere fotografiche, sculture e video. La selezione delle opere e degli artisti è incentrata proprio sulla ricerca emotiva evidenziata nel celebre libro di Tompkins e Bird. Piante e fiori mediate dal lavoro degli artisti comunicano con il visitatore attraverso i 5 sensi in un percorso scenografico che richiama il diorama. Questi gli artisti italiani ed internazionali che esporranno: Fiamma Montezemolo, Giada Barbieri, Emilio Fantin, Luca Vitone, Massimo Bartolini, Mario Cresci, Irina Raffo, Juan Pedro Fabro.

.. Art Trail
Profondo Blu

by Gian Paolo Barbieri

Profondo Blu rende omaggio all'itinerario fotografico di Gian Paolo Barbieri, che a partire dagli anni Ottanta lo vede in luoghi esotici e lontani a collezionare ritratti inediti di un'umanità e di una natura intatta, frammenti di memoria destinati a perdersi per sempre, attimi sottratti a un processo di metamorfosi e devastazione inarrestabile. In ogni foto si può percepire la profonda meditazione dell'artista, che per la prima volta si trova da solo dietro la macchina fotografica e davanti ad un soggetto che non concepisce alcuna possibilità di alterazione di setting. Art Trail 2019 si contraddistingue per un inedito ed emozionante incontro tra natura & natura. Le eleganti opere fotografiche di Gian Paolo Barbieri, realizzate in 40 anni di viaggi in luoghi incontaminati, si fondono con lo spettacolo del paesaggio rurale della campagna netina. Photology presenta un progetto di installazioni naturalistiche con strutture realizzate da artigiani locali utilizzando materiali a chilometri zero. Il percorso prevede una serie di aree espositive su un sentiero in terra battuta di circa 2 km in mezzo a millenari carrubi, ulivi e campi di grani antichi. La mostra, composta da circa 30 opere di grande formato e stampate in tricromia su materiali da esterno sarà percorribile a piedi con un normale abbigliamento sportivo o con speciali visite guidate con biciclette assistite elettricamente.

.. In the air tonight

La stagione di mostre di Photology Air per il 2020 si arricchisce di eventi esclusivi di approfondimento dal titolo In the Air Tonight. Da maggio ad agosto con cadenza settimanale si alterneranno nella zona cinema e relax una serie di presentazioni e incontri a tema seguendo la linea curatoriale Preservaction. Prima e dopo le proiezioni degli Earth Films, il programma In the Air tonight prevede una serie di art talks con il pubblico degli artisti partecipanti alle mostre, simposi di enti e fondazioni coinvolti nel progetto, lectures con presentazioni fotografiche, visite guidate notturne al cosmo, performance musicali e piccole rassegne teatrali. Sono stati invitati a partecipare: Emilio Fantin, Stefano Tirelli e Massimiliano Nebuloni, Pier Raffaele Platania, Greta Scacchi e Nicky Rohl, Luca Vitone. Gli appuntamenti verranno confermati con date e orari sull'apposito sito web e attraverso la guida Photology Air.

.. Art Film Festival
Earth Film


Photology Air si prefigge per il 2020 l'obiettivo di diventare un luogo di incontro e cultura imprescindibile per le serate netine, anche attraverso la settima arte, il cinema. La rassegna Earth Films propone una ricca selezione di lungometraggi e documentari di fama internazionale, collegati dalla comune tematica green. La sala cinema, posizionata in una location d'eccezione come il convento ottocentesco restaurato, vedrà alternarsi a pellicole note e acclamate da pubblico e critica, altre tutte da scoprire. Le proiezioni, che si susseguiranno per tutta la stagione, saranno accessibili gratuitamente fino ad esaurimento posti. Il programma definitivo della rassegna cinematografica verrà reso noto nella sezione del sito web dedicata e tramite la guida Photology Air. (Comunicato De Angelis Press)




Opera di Alfredo Pini nella locandina Alfredo Pini
"Le jeu des parties" (Il gioco delle parti)


termina il 30 settembre 2019
Galleria Ad Hoc Corner di Tourrettes su Loup (Costa Azzurra)
www.lacerba.com

Negli spazi della galleria francese saranno esposti una ventina di lavori in cui sono rappresentati essenzialmente due cicli di opere: "le pagine ella memoria" e "sorvolando sui particolari". Nel primo ciclo di opere sono inserite, in un contesto urbano contemporaneo, oggetti che appartengono ad un nostro passato prossimo come vecchi filobus o lambrette che sembrano appartenere ad un'altra era, questo a sottolineare come i tempi odierni corrano sempre più veloci e cambino ad un ritmo frenetico tutto ciò che ci circonda. Al secondo ciclo appartengono opere di paesaggio metropolitano visto da una prospettiva aerea, formata da danti piccoli tasselli e tocchi di pennello che isolati dal contesto generale appaiono astratti, ma nell'insieme la mente di chi osserva li elabora come paesaggio. Da qui il titolo del ciclo che induce a riflettere che ogni cosa va osservata in un contesto per poterla capire, mentre se isolata può sembrare tutt'altra cosa. L'artista vuole esprimere nel titolo della mostra "Il gioco delle parti", il gioco a tre che si crea tra artista, tra l'opera e tra il pubblico. L'artista ha un'idea, l'opera e' l'idea materializzata ed il pubblico la interpreta. Ogni ruolo gioca la sua parte, ma ognuna si differenzia dall'altra. L'artista crea illusioni, l'opera rimanda illusioni che non sono mai identiche a quelle immaginate dall'artista e il pubblico riceve illusioni e le interpreta in maniera ancora differente. Questa è la bellezza dell'arte. (Comunicato stampa Bottega d'arte Lacerba)




Vittorio Corsini - Le parole scaldano - vetro, inox, travertino, bisazza, acqua cm.600x500x340 2004 - Opera permanente, Courtesy Comune di Quarrata Vittorio Corsini - Glue 3 - acrilico su alluminio e led cm.50x104 2018 - Courtesy dell'artista Vittorio Corsini - Sotto luce - alluminio verniciato, faro, motore cm.187x200x110 - Courtesy Arte in Fabbrica, Calenzano, 2019 Vittorio Corsini - Blu Room - vetro, acrilico, pigmento cm.25x30x20 2016 - Courtesy dell'artista Vittorio Corsini: Unstable / Environments

- Unstable, 05 aprile - 11 maggio 2019
Galleria Frediano Farsetti - Milano
www.galleriafredianofarsetti.it

- Environments, 13 aprile (inaug.) - 30 settembre 2019
Arte in Fabbrica - Calenzano (Firenze)

Si intitola Unstable, il primo dei due atti del progetto espositivo di Vittorio Corsini, ed Environments il secondo e danno il via a un'inedita collaborazione: quella tra la Galleria d'Arte Frediano Farsetti di Milano, luogo storicamente deputato all'arte dei maestri del XX secolo e Arte in Fabbrica, un nuovo spazio culturale che nasce all'interno di un contesto industriale di altrettanto lungo corso, Gori Tessuti di Calenzano. Nata nel 1999 dall'esperienza di Frediano e Franco Farsetti - galleristi dal 1955 e punto di riferimento del collezionismo italiano e internazionale per il Novecento storico - la Galleria Frediano Farsetti diversifica la sua programmazione aprendosi anche alla ricerca artistica e progettuale contemporanea. A questo nuovo corso collabora la seconda generazione della famiglia che già da molti anni segue l'attività della galleria.

Fabio e Paolo Gori da quarant'anni portano avanti l'azienda di famiglia, un'eccellenza del tessile capace di una giacenza media di dieci milioni di metri di tessuti che ha saputo ritagliarsi anche un posto nel mondo del cinema internazionale (suoi parte degli arredi e delle stoffe di kolossal come "Il Gladiatore", "Pirati dei Caraibi", "Aladdin", "Marco Polo" e "La la Land"). Abbracciando una logica aperta e dinamica dove l'arte è luogo di affinità e differenze, di possibilità e confronto, la Galleria Frediano Farsetti e Arte in Fabbrica costituiscono un ponte tra Milano e l'hinterland fiorentino coinvolgendo l'artista in una sfida: realizzare un progetto ad hoc per i due spazi espositivi che metta in relazione geografie e ambienti culturali diversi. Vittorio Corsini è il primo artista chiamato a prendere parte a questa collaborazione e con Unstable ed Environments inaugura il progetto che avrà cadenza quadrimestrale.

"Prevedere la stabilità di ambienti e sistemi è diventata la massima scommessa degli obiettivi strategici di aziende, economie, politiche sociali, gestioni ecologiche. L'abbreviazione dei cicli di vita, il cambio tecnologico, le imprevedibilità sociali sono la nostra sfida contestuale. La doppia personale di Vittorio Corsini (articolata tra Milano e Calenzano) cerca di porre il problema su una microscala (e nel sistema dell'arte). Il problema dell'abitare (come occupazione più o meno stabile) è stato il denominatore comune dell'intera attività di Corsini. Questa ultima mostra propone nuove fenomenologie, mette in campo ulteriori strategie, creando un cortocircuito tra oggetto della produzione e spazio dell'esposizione" - spiega Marco Scotini, curatore della mostra e autore del testo del catalogo che documenta il progetto.

Susciterà non poco stupore l'intervento di Vittorio Corsini sulla porta d'ingresso della Galleria Frediano Farsetti. Qui l'artista lavora "cancellando" l'entrata e apponendo un cartello che prelude in qualche modo a un cambiamento. Di parametri? Emozioni? Attitudine? Punti di vista? Nella galleria un ambiente in trasformazione, equilibri instabili, bianchezza che azzera tutti i segni, una scultura luminosa e ancora, fragili edifici in bilico su prismi di marmo che conquistano la verticalità dello spazio, raggiungendo il ballatoio posto al primo piano della galleria stessa.

Arte in Fabbrica stabilisce la sua sede nei 10.000 mq del capannone, l'apertura al pubblico è la stessa che scandisce i ritmi produttivi dell'azienda, l'intento è dichiarato: vita, arte e lavoro senza soluzione di continuità. Le opere che Corsini concepisce per Calenzano diventano metafora di un rapporto tra l'individuo e il mondo, tra lo spazio privato e quello condiviso, tra quello domestico e quello sociale. L'immagine della casa, icona costante nel lavoro dell'artista, trova qui diverse traduzioni spaziali: una dimensione progettuale nelle mappe tridimensionali in acciaio appese alle pareti e una installativa, nella casa sospesa al soffitto con un filo che ruota lentamente proiettando un fascio di luce sul pavimento. Dirimpetto, un grande quadro a olio: un bosco segnato da una strada che ci proietta fuori dalla stanza indicando una nuova prospettiva.

Vittorio Corsini (Cecina - Livorno, 1956) ha compiuto studi storico-artistici all'Università di Pisa, presso la Facoltà di Lettere Moderne. L'attività espositiva inizia alla fine degli anni '80, con una personale alla Galleria L'Attico di Roma. Tra le varie istituzioni in cui Corsini ha presentato le sue opere-evento: Palazzo delle Papesse di Siena, Villa Romana a Firenze, Museo Pecci di Prato. Tra i numerosi progetti di arte pubblica, ricordiamo i lavori: Chi mi parla?, commissionato dal Comune di Luicciana (Prato), 2007; Parma 33# a Torino, 2009; HARMONY mura dionigiane a Siracusa nel 2015; Lights mood, ingresso Polivalente a Peccioli 2017; Voci, Peccioli 2018. (Comunicato stampa)




Giovanni Antonio Pellegrini - Ritratto di dama in un giardino e la ancelle al pozzo - 1719 ca., olio su tela cm.184x310 A conclusione dell'importante intervento di restauro
In mostra la misteriosa Milady del Pellegrini


termina il 22 settembre 2019
Palazzo Fulcis - Belluno

L'affascinante tela di Gian Antonio Pellegrini popolarmente conosciuta come il Ritratto di Milady, musealmente classificato invece come Ritratto di signora in un giardino con ancelle al pozzo. E' un'opera straordinaria per qualità della pittura e per l'atmosfera tipicamente inglese che trasmette. La grande tela si è vista davvero raramente. Molto nota agli esperti, da tempo non è più visibile al pubblico. Per questa mostra bellunese, Fondazione Cariverona ha deciso di concederla, dopo che il capolavoro del Pellegrini è stato sottoposto a restauro. In Palazzo Fulcis, per la prima volta il pubblico potrà ammirare il dipinto in tutta la sua ritrovata magnificenza. Il restauro, condotto dal laboratorio fiorentino di Debora Minotti ha ridato alla celebre Milady l'incarnato roseo che le apparteneva e ha riportato l'intero dipinto alle tonalità delicate originali.

Nel corso dell'intervento, si è inoltre scoperta la presenza di una sagomatura semicircolare nella parte inferiore, al centro: circostanza che conferma come, ad un certo punto della sua storia, il dipinto sia stato utilizzato a mo' di sovrapporta in posizione rialzata. I mistero intorno alla nobile dama protagonista del dipinto resta fitto. Non c'è infatti ancora alcuna certezza su chi sia la Milady rappresentata da Antonio Pellegrini, nel suo eccezionale ritratto, riconducibile al secondo periodo inglese del Maestro, intorno al 1719. "Certamente una donna che cercò di farsi rappresentare come una dea agreste, in un grande dipinto di formato orizzontale dal taglio 'eroico' e monumentale benché realizzato con una pittura impalpabile e di grande leggerezza", afferma Denis Ton, curatore della mostra in Palazzo Fulcis.

Accompagnata dal fido cane e dalle ancelle che versano acqua da una brocca (probabile allusione alle sue virtù di fedeltà e castità), la donna è raffigurata adagiata in mezzo a un paesaggio boscoso che si intravede in lontananza. "Pur conservando l'indeterminatezza propria dei ritratti pellegriniani, si nota - sottolinea di curatore - una maggiore caratterizzazione nel volto della donna rappresentata. Mentre le comparse e così il paesaggio sono concepiti con una lievità quasi impalpabile tipica dell'arte del maestro, creando effetti quasi di sfocatura, il personaggio principale si impone con forza. La gentildonna qui rappresentata non è estranea a una certa aria matronale, subito addolcita dai tratti del volto idealizzati, nella stesura dei quali Pellegrini, come confermato dall'intervento di restauro, pare impiegare una tecnica assai differente, molto più accurata, ricercando effetti più simili al pastello che alla pittura ad olio, avvicinandosi a modelli della ritrattistica dell'affezionata cognata, la grande Rosalba Carriera". La concezione del dipinto suggerisce una finalità decorativa prima ancora che di documentazione ritrattistica, confermando come Pellegrini fosse considerato come un maestro capace di proiettare le sue figure, anche quando tratte dalla vita contemporanea, in una dimensione senza tempo. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




opera di Ketty La Rocca Ketty La Rocca
Appendice per una supplica


termina lo 06 ottobre 2019
Sala 1 GAM - Torino
www.gamtorino.it

L'esposizione, a cura di Elena Volpato, presenta le recenti acquisizioni da parte della Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT del video Appendice per una supplica, 1972, di Ketty La Rocca, dei suoi libri d'artista con alcune opere grafiche e fotografiche realizzate tra il 1970 e il 1974. Appendice per una supplica è uno dei primi video d'artista realizzati in Italia, girato in collaborazione con Gerry Schum e presentato in occasione della 36° Biennale di Venezia nella sezione "Video-nastri", accanto all'esposizione di libri d'artista "Il libro come luogo di ricerca", curata da Renato Barilli e Daniela Palazzoli, nella quale fu presentato In principio erat di Ketty La Rocca, 1972.

In entrambe le opere la gestualità delle mani è centrale ma, differentemente da quanto andavano facendo in quegli anni, per vie diverse, artisti come Bruno Munari e Alighiero Boetti, Ketty La Rocca non rispetta i codici della comunicazione, non usa il linguaggio dei segni, né la tradizionale espressività della gestualità italiana. Libera il gesto delle mani da ogni preordinata significazione e cerca di conquistare all'immagine una nuova libertà, un'inedita forza espressiva, calandola in un vuoto pre-linguistico come nel caso del video, o accostandola a brevi testi volutamente privi di senso come nel libro In principio erat. Il titolo di quel libro evoca non a caso l'epifania del logos nel Vangelo di Giovanni, quell'istante aurorale del senso in cui il verbo appare come pienezza dell'essere, ancora incorrotto dai codici del linguaggio, non ancora diminuito dalle convenzioni e dalle false corrispondenze di lingue e lessici.

Nello stesso 1972, in opere come il trittico Senza titolo, presente in mostra, l'artista va sostituendo ai profili di immagini fotografiche una minuta calligrafia di frasi prive di ogni intelligibile significato tanto che la scrittura, orfana di contenuti, pare arrendersi alla sua stessa bellezza lineare e sciogliersi in disegno. Proprio con il disegno Ketty La Rocca va recuperando un nuovo possesso delle immagini, anche quelle della più nobile storia dell'arte, del tutto opposto al loro consumo mediatico. In anni in cui l'arte concettuale si nutriva di esangui giochi tautologici tra fotografia e testi, La Rocca rigenera la forza visiva di parola e immagine attraverso un'inconsueta carica esistenziale che esplode nella ripetizione ossessiva della parola Yousulla superficie fotografica: è il tu dell'osservatore che deve rispondere all'io dell'artista perché le due metà del simbolo si ricongiungano, perché immagini e parole tornino a significare. (Comunicato stampa)




Aldo Mondino - Libra - tecnica mista su tela cm.18013022 senza data Aldo Mondino - Sportivo - tecnica mista e collage su masonite cm.150x100 1963 Mondino a colori. La pittura dagli esordi al linoleum
termina il 22 settembre 2019
CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea - La Spezia
camec.museilaspezia.it

Retrospettiva che ripercorre l'intera produzione pittorica di Aldo Mondino, promossa dal Comune della Spezia e prodotta dal CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea, su progetto scientifico dell'Archivio Aldo Mondino. L'esposizione si propone quale ideale contrappunto della mostra "Aldo Mondino scultore" (Pietrasanta, 2010) indagando - proprio nella città che ha ospitato Il Premio del Golfo, uno dei più importanti premi di pittura del Novecento - questo medium, per così dire, 'naturale' e precipuo della Spezia. Aldo Mondino ha sempre pensato e vissuto da pittore. La sua 'miopia' nei confronti del dato reale è diventata, negli anni, uno strumento per conoscere il mondo a proprio modo, senza eternarsi in uno stile ripetitivo. Con lui, già all'inizio degli anni Sessanta, si sono superate le barriere tra pittura e concettuale, tanto che nessuno è mai riuscito a chiudere il suo lavoro in una precisa definizione.

Nel periodo della formazione, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta, in piena crisi dell'Informale, il giovane Mondino aderisce ad un Surrealismo gestuale, frenetico e popolato di segni e immagini che richiamano le opere di Matta, Lam e Tancredi. Studia incisione a Parigi da Stanley William Hayter, nel cui atelier lavoravano anche Picasso, Chagall, Giacometti, Pollock e molti altri grandi artisti dell'epoca. Approfondisce in seguito il mosaico con Severini perché la tecnica per lui è una regola da conoscere e poi reinventare con soluzioni originali. L'idea della grafica che si fa pittura e viceversa lo conduce negli anni ad un percorso unico nel suo genere. Non vuole annullare la pittura, la vuole riscattare, anche se ne comprende la crisi post Informale.

Nel milieu artistico del tempo, cerca di comprendere le molteplici direzioni che si aprono ai cambiamenti sociali, economici e culturali di quegli anni veloci e affollati di uomini e idee. Al CAMeC sono presentati una quarantina di lavori su tela, carta e linoleum realizzati dal 1961 al 2000, tutti provenienti dall'Archivio Aldo Mondino e da un selezionato gruppo di prestatori. Dai dipinti degli esordi, passando per i "Quadri a quadretti" e le finte incisioni, si giunge ai linoleum, che hanno reso l'artista popolare anche presso il grande pubblico. La comparsa di questo supporto, negli anni Ottanta, deriva da una vera e propria ossessione per l'universo della grafica, legata all'idea del colore e del segno pittorico.

Oltre al gioco di parole insito nell'etimologia stessa del termine linoleum (olio di lino / olio su lino), Mondino era affascinato anche dalla grande varietà dei colori e delle texture appartenenti ad un materiale semplice e industriale, come lo era del resto anche l'Eraclit, il legno 'povero' dei cantieri, su cui dipinse i suoi altrettanto celebri "Tappeti". Il percorso espositivo comprende anche un'opera delle collezioni del CAMeC: Longships, 1980 circa, tecnica mista su tela, cm.25x35, collezione Cozzani. In occasione della mostra sarà disponibile presso il bookshop il primo volume del Catalogo Generale dedicato al lavoro di Aldo Mondino (Allemandi, 2017) con testi di autorevoli studiosi e critici dell'opera dell'autore e con la riproduzione fotografica di oltre 1600 opere archiviate.

Aldo Mondino (Torino, 1938-2005) nel 1959 si trasferisce a Parigi, dove frequenta l'atelier di William Heyter, l'Ecole du Louvre e il corso di mosaico dell'Accademia di Belle Arti con Severini e Licata. Nel 1960, rientrato in Italia, inizia la sua attività espositiva alla Galleria L'Immagine di Torino (1961) e alla Galleria Alfa di Venezia (1962). L'incontro con Gian Enzo Sperone, direttore della Galleria Il Punto, risulta fondamentale per la sua carriera artistica. Tra le principali mostre si ricordano le due partecipazioni alle Biennali di Venezia del 1976 e del 1993, le personali al Museum fur Moderne Kunst - Palais Lichtenstein di Vienna (1991), al Museo Ebraico di Bologna (1995). Le sue opere appartengono alle collezioni permanenti dei più importanti musei nazionali ed internazionali e a numerose collezioni private. (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Dipingere gli affetti
La pittura sacra a Ferrara tra il Cinque e il Settecento


termina il 26 dicembre 2019
Castello Estense - Ferrara
www.castelloestense.it

Torna al Castello Estense di Ferrara "L'arte per l'arte", il progetto del Comune di Ferrara, promosso in collaborazione con la Fondazione Ferrara Arte, dedicato alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico della città reso inaccessibile dopo il sisma del 2012. Dopo le opere di De Pisis, Boldini, Previati e Mentessi delle Gallerie d'Arte Moderna, protagoniste delle prime due esposizioni del progetto l'Arte per l'Arte, l'attenzione si sposta ora verso il periodo dal Cinque al Settecento. Le sale riccamente affrescate dell'ala sud e dei Camerini del Castello ospiteranno infatti la quadreria di proprietà dell'Asp, Centro Servizi alla Persona di Ferrara, Masi Torello e Voghiera, depositata presso i Musei di Arte Antica. Si tratta di un vero e proprio capitale artistico, pressoché sconosciuto eppure di grande rilevanza storica, che l'esposizione al Castello mira a restituire al grande pubblico. L'esperienza di visita assumerà i contorni di un viaggio nel tempo affascinante e sorprendente che spazierà dal tramonto del dominio Estense fino al secolo dei Lumi.

Le tappe di questo itinerario ci condurranno al cospetto dei due importanti protagonisti della rivoluzione naturalistica di inizio Seicento: Ippolito Scarsella detto Scarsellino e Carlo Bononi. La soave magnificenza del primo e la dolente bellezza del secondo, caratterizzano la Ferrara di quegli anni facendone uno dei più intriganti centri artistici dell'epoca. Contestualmente, faremo la conoscenza di personalità cronologicamente precedenti e parallele come, ad esempio, Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo, il cui il manierismo castigato è fondamentale nella seconda metà del Cinquecento, Gaspare Venturini, pittore molto attivo per i duchi e per committenti religiosi, e l'enigmatico Giuseppe Caletti, curiosa figura di artista maledetto operante nella prima metà del Seicento. La seconda metà del XVII secolo è caratterizzata dal mitigato universo figurativo di Giuseppe Avanzi, pittore di mediazione che schiuderà il sipario al Settecento dove si imporranno le singolari personalità di Giacomo Parolini e Giuseppe Zola.

Ma perché Dipingere gli affetti? Per una doppia evocazione simbolica. La prima riguarda il linguaggio: le opere che verranno esposte in Castello si muovono nel solco degli orientamenti successivi al Concilio di Trento che delegavano all'arte il basilare compito di mediare tra il fedele e la religione, tra il visibile e l'invisibile, attraverso forme naturalistiche, emotive e familiari, nelle quali l'uomo del Sei e Settecento si potesse riconoscere. La seconda attiene alla vocazione umanitaria che animava i luoghi da cui esse erano originariamente collocate. Non delle chiese qualsiasi, ma gli altari, le cappelle e gli ambienti di istituti religiosi che ponevano al centro del loro operare l'aiuto verso gli altri, fossero essi orfani, indigenti, bisognosi o donne in difficoltà. Un insieme di esperienze animato da figure di primo piano della corte Estense - da Alfonso II a Barbara d'Austria, fino a Margherita Gonzaga - ma anche di una fetta consistente della nobiltà e della borghesia cittadina, impegnata nell'attività di carità e solidarietà.

Ed è così che protagonista di questa mostra sarà anche la città di Ferrara, nel tentativo di ricomporre il tessuto connettivo di un'«araldica della beneficenza» (per usare una felice definizione di Andrea Emiliani) che costituì la manifestazione più tangibile di quella pietas sei e settecentesca animata da empatica affettività e impegno sociale. Un attivismo che portò ad ornare alcuni dei luoghi sacri più rappresentativi, oggi quasi tutti scomparsi o mutati per fattezze o destinazioni d'uso, come i conservatori femminili di Santa Barbara e di Santa Margherita, o l'Opera Pia della Povertà Generale. Un vero e proprio viaggio nel tempo, insomma, alla ricerca delle radici moderne di Ferrara. (...) (Comunicato Ufficio stampa Studio Esseci)




Archimede Archimede a Siracusa
26 maggio 2018 - 31 dicembre 2019
Galleria Civica Montevergini di Siracusa
www.mostraarchimede.it

L'esposizione offre ai visitatori l'occasione, unica, di conoscere da vicino una delle più geniali figure dell'intera storia dell'umanità e, grazie alle più avanzate applicazioni multimediali, di immergersi nella città di Siracusa nel terzo secolo avanti Cristo, vera e propria capitale della Magna Grecia e del Mediterraneo centrale, dove il grande scienziato è vissuto, ha concepito le sue straordinarie invenzioni ed è stato infine ucciso da un soldato romano appena entrato in città da conquistatore. Una serie di animazioni progettate da Lorenzo Lopane e realizzate con gli allievi dell'INDA rendono viva la presenza degli antichi siracusani e tra loro del grande scienziato.

Basata sulle fonti storiche e archeologiche, una suggestiva narrazione disponibile in 4 lingue e affidata in italiano alla voce di Massimo Popolizio, consente di seguire gli eventi che portarono, sul finire della seconda guerra punica, allo scontro con Roma. Un articolato percorso di approfondimento interattivo presenta oltre venti modelli funzionanti di macchine e dispositivi che la tradizione attribuisce a Archimede. Mostra ideata dal Museo Galileo e curata da Giovanni Di Pasquale con la consulenza scientifica di Giuseppe Voza e Cettina Pipitone Voza, promossa dal Comune di Siracusa e prodotta da Civita Mostre con Opera Laboratori Fiorentini e la collaborazione di UnitàC1 e dell'Istituto Nazionale Dramma Antico di Siracusa. (Comunicato Ufficio stampa Civita)




Donazioni alla Galleria Nazionale di Cosenza

La Galleria Nazionale di Cosenza acquisisce a pieno titolo nelle sue collezioni sei interessanti sculture provenienti dalle collezioni della famiglia Bilotti. Incrementano da oggi il patrimonio del museo, illustrando importanti segmenti dell'arte italiana del Novecento, le seguenti sculture Cavallo e cavaliere con berretto frigio di Giorgio de Chirico, Portatrice di fiaccola di Emilio Greco, Grande maternità di Antonietta Raphael Mafai, Onice e Solida di Pietro Consagra, Gigantea di Mimmo Rotella. Le sculture sono già presenti nel museo ed esposte in via definitiva, ad esclusione della Grande maternità di Antonietta Raphael Mafai che sarà presentata a conclusione degli interventi di manutenzione e restauro di cui necessita. La donazione fa seguito alle altre che recentemente hanno concluso il loro iter. Sono infatti entrate a far parte delle collezioni museali anche le opere Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni, donata da Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona, e Natura donata dall'artista cosentino Giulio Telarico, già in esposizione rispettivamente nella sezione grafica dedicata all'artista futurista e nella sezione di Arte Contemporanea.

Il Polo Museale e la Galleria Nazionale di Cosenza hanno frattanto avviato le procedure finalizzate all'acquisizione in comodato d'uso gratuito di cinque disegni di Umberto Boccioni; i disegni a conclusione dell'iter andranno ulteriormente ad arricchire la sezione grafica dedicata al maestro del Futurismo. Le acquisizioni portate a felice conclusione e quelle in programma sono frutto di intese e accordi che rientrano fra gli obiettivi che il Polo Museale della Calabria e la Galleria Nazionale si sono posti per promuovere relazioni proficue con il territorio, accrescere, valorizzare il patrimonio d'arte e cultura e favorirne la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa)




"Ritratto" attribuito a Giorgione
Opera rientrata in Italia e poco conosciuta

www.letramedigiorgione.it

Danila Dal Pos, curatrice della mostra "Le trame di Giorgione", annuncia l'inserimento in mostra di un'opera che sicuramente farà discutere. "E' patrimonio di una importante collezione veneziana - annuncia la curatrice - ed è rientrata in Italia dopo essere stata in collezioni francesi e americane. Pur presente e citata in vari vecchi cataloghi e monografie su Giorgione, pochi hanno avuto modo di ammirarla in una mostra". "Sono convinta che questa mostra possa offrire -sottolinea la curatrice- l'occasione ideale per un confronto tra esperti di Giorgione e dell'arte veneta del primo Cinquecento, per giungere ad un serio approfondimento su questo dipinto che la tradizione attribuisce al Maestro di Castelfranco".

Si tratta di un prezioso, piccolo olio (cm.26,5x21,4) su cui, da tempo, gli studiosi si interrogano. Il quesito riguarda naturalmente la reale paternità del Ritratto di giovane, soggetto della tavoletta. Giorgione? Un artista della sua cerchia, Tiziano? Nessuno di questi? Per la mostra castellana, Augusto Gentili, che di Giorgione è uno dei maggiori studiosi, ha esaminato quest'opera, riservandole un particolare e curioso saggio in catalogo: potrebbe trattarsi di un lavoro giovanile di Giorgione, diremmo oggi di un Giorgione ancora alla ricerca della sua strada. Andando a ritroso nella storia di questo prezioso dipinto, Gentili risale agli anni '30 del secolo scorso, quando il Ritratto era presente in una importante collezione privata parigina. Già allora gli esperti si interrogavano su chi ne fosse l'autore e il nome di Giorgione venne più volte avanzato.

Retrocesso a prodotto "di cerchia" nelle monografie giorgionesche di Richter (1937) e Morassi (1942), il ritratto è infine esposto a Venezia alla mostra Giorgione e i giorgioneschi nel 1955. In catalogo, il curatore Zampetti ricorda i precedenti, pubblica una riproduzione - peraltro assai poco leggibile - dopo "il recente restauro" (affermando che questo "ha molto avvantaggiato la possibilità di riconoscere le buone qualità del dipinto") e informa che la tavoletta è ormai in collezione privata a New York. Il tutto senza sbilanciarsi nel giudizio e nell'attribuzione. "Quel che viene dopo - sottolinea Gentili - è ripetizione del già detto o già scritto, o memoria della mostra veneziana: anche perché a questo punto il Ritratto si eclissa per quasi mezzo secolo prima di ricomparire a sorpresa in laguna.

Gentili si spinge ad affermare che "l'incerto e spaurito ritratto potrebbe essere di Giorgione sui primissimi anni del Cinquecento: del Giorgione sperimentale, inventivo e innovativo di testa, ma ancora incerto e spaurito di mano, che qualsiasi catalogo dei possibili esordi accredita di una decina di opere drammaticamente diverse l'una dall'altra, e nessuna sicura più dell'altra". Si tratterebbe dunque dell'opera di un giovane Giorgione, teso a sperimentare e risperimentare per trovare la sua cifra stilistica: siamo probabilmente di fronte al punto di partenza di un percorso che avrà come traguardo il Ritratto Giustinian di Berlino. "Certezze assolute non ce ne sono ancora - spiega Danila Dal Pos - ma quest'opera si colloca a livelli molto alti e poterla finalmente ammirare da vicino, come si potrà fare in Casa di Giorgione, è un'occasione da non perdere". (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Particolare dalla locandina della inaugurazione del Museo Federico II Stupor Mundi a Jesi A Jesi un nuovo Museo: il Museo Federico II Stupor Mundi
Museo multimediale per rivivere la storia che ha cambiato la Storia

www.federicosecondostupormundi.it

Nello storico Palazzo Ghislieri a Jesi, la città che ha dato i natali a Federico II di Svevia, inaugurato l'1 luglio il primo grande museo a lui dedicato, che riprende l'appellativo con cui veniva chiamato l'imperatore dai suoi contemporanei per affermare la sua inesauribile curiosità intellettuale. Il progetto è nato dalla volontà dell'imprenditore e presidente della Fondazione Federico II Stupor Mundi, Gennaro Pieralisi, di dedicare al grande Imperatore un luogo che potesse ripercorrerne la vita straordinaria, raccontare le sue imprese sia in politica che in cultura, e diffondere la conoscenza degli edifici, palazzi, castelli e vestigia, ancora conservati in Italia e in Europa.

Il Museo è stato realizzato con fondi privati e il contributo di Fondazione Marche in collaborazione con il Comune di Jesi, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, la Fondazione Federico II Hohenstaufen, la Fondazione Pergolesi Spontini e la Regione Marche. La curatela scientifica è stata affidata a Anna Laura Trombetti Budriesi, docente di Storia medievale all'Università degli Studi di Bologna, coadiuvata da Laura Pasquini e Tommaso Duranti, ricercatori presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dello stesso ateneo. L'allestimento museografico è stato realizzato dalla società Volume S.r.L di Milano, capofila per questo progetto di un team di aziende quali Euphon, Studio'80, Castagna-Ravelli e Sydonia Production.

Il Museo Federico II Stupor Mundi sorge in una posizione unica al mondo: la stessa piazza dove il 26 dicembre 1194 Costanza d'Altavilla, sotto una tenda in mezzo al popolo, diede alla luce Federico II Hohenstaufen, futuro Re di Germania e di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero. Il ricordo della città natale rimase vivo nella memoria dell'Imperatore Svevo, come mostra la lettera inviata agli abitanti di Jesi nell'agosto 1239, nella quale la descrive come "nobile città della Marca, insigne principio della nostra vita, terra ove la nostra culla assurse a particolare splendore" e la definisce "la nostra Betlemme". La nascita di Federico II nella città marchigiana, ed i privilegi ad essa concessi dai suoi eredi, è alla base dell'antica definizione di "Jesi Città Regia".

Federico II di Hohenstaufen non fu solo un grande politico e condottiero, ma anche un personaggio di rara intelligenza, un fine intellettuale e studioso capace di anticipare i tempi. Si circondò di poeti eccelsi, con cui fondò la Scuola Poetica Siciliana, alla base della nascita della letteratura italiana; i suoi interessi per il sapere e la ricerca comprendevano anche i campi della medicina, dell'astronomia e della matematica, fu uomo di potere e uomo di cultura. Sedici sale tematiche, disposte su tre piani, che attraverso accurate ricostruzioni scenografiche e tridimensionali, installazioni multimediali e l'utilizzo di tecnologie di ultima generazione, come il video mapping e supporti touch-screen, costituiranno un vero e proprio viaggio immersivo e multisensoriale alla scoperta di Federico II di Svevia: la nascita e la storia dei suoi antenati; l'incoronazione come Imperatore nella medievale Basilica di San Pietro; il suo rapporto con i papi e la Chiesa; la Crociata in Terrasanta; le mogli e la discendenza; la sua passione per la falconeria (fu autore di un prezioso trattato ancora oggi attuale e modernissimo); il suo sconfinato interesse per le arti, le scienze e il sapere, che hanno contribuito a creare l'immagine di un mito che, per la prima volta, viene racchiusa in un unico luogo. (Comunicato ufficio stampa Flaminia Casucci)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

Burri Obiettivi su Burri
Fotografia: opera e/o documento?


Giornata di Studio
27 settembre 2019, ore 10-18
Ex Seccatoi del Tabacco (Museo Burri) - Città di Castello (Perugia)
www.fondazioneburri.org

In occasione della mostra "Obiettivi su Burri", che annovera l'opera di 36 fotografi che dal 1954 sino al 1993 hanno ritratto l'artista tifernate in numerose e differenti circostanze durante la sua intensa vita, è indetta una giornata di studi a cura di Bruno Corà sul tema "Fotografia: opera e/o documento?". L'appuntamento, che vedrà l'intervento di fotografi, critici, studiosi di fotografia e testimoni di momenti rilevanti della vita di Burri, si pone l'obiettivo di analizzare una specifica qualità della fotografia professionale rivolta a documentare l'azione dell'artista di Città di Castello e - come lui - di altri artisti attraverso i quali la fotografia è giunta ad avere un grado espressivo e di definizione certamente artistico. Accanto ai contributi critici di Walter Guadagnini, Aldo Iori, Barbara Drudi, Rita Olivieri, Manuela De Leonardis, Chiara Sarteanesi e dello stesso Bruno Corà, è prevista la testimonianza diretta dei fotografi Aurelio Amendola, Giorgio Colombo, Tony Vaccaro, Sandro Visca, Agostino Osio ed altre significative presenze (Rosetta Loy, Mario Carbone, etc.).

La mostra "Obiettivi su Burri" ha avuto il pregio di fare, per la prima volta, il punto su importanti sguardi di fotografi riferiti alla figura di un grande protagonista dell'arte del XX secolo, il cui influsso continua a produrre effetti dalle generazioni artistiche successive alla sua ad oggi. La fotografia avente per soggetto gli artisti contemporanei e le loro opere, sin dalla seconda metà dell'Ottocento con fotografi come Nadar e in seguito nella prima metà del Novecento con Man Ray, ha dato un grande impulso alla conoscenza dell'attività degli artisti visivi, talvolta costituendo documento insostituibile e prezioso di azioni e comportamenti altrimenti destinati a cadere nell'oblìo. Gli artisti stessi hanno attribuito al lavoro dei fotografi un grande valore. Alla giornata di studi si potrà partecipare liberamente e la mostra "Obiettivi su Burri" è prorogata rispetto alla sua scadenza fino al 6 gennaio 2020. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Incontro multimediale con Umberto Saba
Trieste, 19 settembre 2019

Circolo della Stampa - ore 18
Libreria Antiquaria Umberto Saba, ore 19.30-24.00

Ideato e curato dall'architetto Marianna Accerboni, in occasione del centenario dell'inizio dell'attività libraria di uno dei maggiori poeti italiani del '900 (Trieste 1883 - Gorizia, 1957), la cui opera è stata tradotta in più lingue.

Presentazione




Locandina della rassegna cinematografica Magna Graecia Film Festival 2019 Magna Graecia Film Festival
Catanzaro, 27 luglio - 04 agosto 2019

Pupi Avati e il film sulla vita di Dante Alighieri | Premi
www.magnagraeciafilmfestival.it | Locandina

Un film sulla vita di Dante. Questo il progetto cui Pupi Avati sta lavorando dal 2001: "Pochi lo sanno, ma in Italia sono uno dei massimi conoscitori di Dante Alighieri, della sua vita e delle sue opere. L'italiano più conosciuto nel mondo merita di essere raccontato da chi lo conosce bene, a partire da un fondamentale Trattatello in laude firmato da Giovanni Boccaccio, che scrisse dopo la morte del poeta, in seguito a vari incontri con persone che lo avevano conosciuto". Pupi Avati chiude la sedicesima edizione del Magna Graecia Film Festival con una vivace e partecipata masterclass moderata dal giornalista e regista Fabrizio Corallo. Il regista bolognese ha anche ricordato la profonda amicizia che lo ha legato a Lucio Dalla: "Ha scritto le musiche di due tra i miei ultimi film, lui aveva un senso della musica unico e fu la ragione per cui smisi di fare musica jazz... era troppo più bravo di me!".

Sul suo nuovo film in uscita, Il Signor Diavolo, nelle sale dal 22 agosto e tratto dal suo libro edito da Guanda, "è un film che parla del Male, di quello che è insito in ognuno di noi, del Male per il Male, è un ritorno al genere del 'romanzo gotico', espressione che preferisco al semplice horror. Il mio è sempre più un cinema legato al ricordo, io stesso vivo nella nostalgia dell'infanzia e, infatti, anche questo film è ambientato negli anni Cinquanta. Da ragazzo adoravo i film del genere cosiddetto 'fantastico' perché portavano la mia mente altrove, lontano dalla realtà. In Italia si è perso il gusto di fare cinema 'di paura' e questo è un peccato, perché il nostro cinema è stato sempre all'avanguardia per quanto riguarda i cosiddetti film di genere". Infine, un pensiero sulla Calabria, "una terra bellissima, ottima location per set cinematografici. Dovrebbe seguire l'esempio della Puglia, che da anni è un punto di riferimento delle produzioni".

Nel corso della serata di ieri, il regista bolognese ha ricevuto la Colonna d'Oro alla Carriera. Le serate del festival, presentate da Carolina Di Domenico hanno visto sfilare sul red carpet numerosi ospiti, tra cui la madrina Euridice Evita Axen, Pupi Avati, Vinicio Marchioni, Valerio Mastandrea, Christopher Lambert, Nicolas Vaporidis, Marco Leonardi, Cristina Donadio, Milena Vukotic, Herbert Ballerina, Isabella Ferrari, Francesco Pannofino, Giulia Penna, Francesco Pannofino, Emanuela Rossi, Simone Catania, Roberta Mattei, Paola Tiziana Cruciani, Marco Bonini, Chiara Francini, Alessandro Haber, Simone Spada, con le performance musicali dei Selton, di Teresa De Sio, Giulia Penna, Alma Manera e del Trio Appassionante. La giuria, presieduta da Alessandro Genovesi e composta da Claudia Potenza, Chiara Francini, Dino Abbrescia, Dario Bandiera e Nicolas Vaporidis ha assegnato i seguenti premi del festival.

- Premio Miglior Opera Prima: In viaggio con Adele, di Alessandro Capitani

E' stato forse il film che tutti noi, e con tutti intendo proprio tutti, quindi anche voi pubblico, abbiamo amato di più per la sua semplicità e la capacità di aver saputo raccontare una storia tragica in modo leggero, divertente, ma sempre coinvolgente. Diretto e recitato da chi ama il cinema e ha voglia di raccontare storie che sappiano emozionare, è con grande piacere che la giuria assegna il premio per il miglior opera prima a: In viaggio con Adele di Alessandro Capitani.

- Premio Miglior Regia: Simone Catania per Drive me home

Qualcuno disse che per capire se la pasta è scotta, non serve mangiare tutto il piatto. Allo stesso modo crediamo che per capire se qualcuno è un bravo regista sono sufficienti poche immagini. E in questo film le immagini belle sono praticamente tutte. Un susseguirsi di quadri sempre credibili, raccontati con verità e fotografati con sorprendente maestria. E' con gioia e con l'augurio meritato di dirigere presto un secondo film, che ci auguriamo possa godere di un maggiore budget, che la giuria assegna il premio di miglior regia a Simone Catania per Drive me home.

- Premio Miglior Attore: Alessandro Haber per In Viaggio con Adele

Per la capacità di muoversi in un personaggio pieno di contraddizioni e molto difficile da interpretare. Recitato con la verità di chi si immerge completamente in un ruolo ricco di sfaccettature e pieno di umanità. Succede raramente che un attore molto conosciuto, riesca a mettere da parte la propria notorietà al servizio di un personaggio, riuscendo addirittura a farci dimenticare che sta recitando. E' con ammirato piacere che la giuria assegna il premio miglior attore ad Alessandro Haber per In viaggio con Adele.

- Premio Miglior Attrice: Chiara Martegliani per Ride

Per esperienza personale, si può dire che ci sono ruoli che ti lavorano dentro e che per interpretarli è necessaria una disponibilità che va al di là della recitazione. Se poi questo sentimento, che è poi un'emozione, riesce ad arrivare anche al pubblico, succede quella magia che raramente capita e che solo le brave attrici, se ben dirette riescono a trasmettere. E' con grande piacere che la giuria assegna il premio miglior attrice a: Chiara Martegiani per Ride.

- Premio Miglior Sceneggiatura: Enrico Audenino e Valerio Mastandrea per Ride

Una storia difficile, che tratta un argomento del quale poco si parla perché ci è più facile dimenticare o peggio fare finta che non esista. Ognuno di noi ha il diritto di vivere il dolore come gli pare, anche ridendo. E noi siamo lì a guardare un film che non dà giudizi o soluzioni, e che soprattutto non ci molla mai. Il racconto del dramma di una donna che non riesce ad essere triste, e quindi ride, ride, ride. Migliore sceneggiatura a Ride, di Enrico Audenino e Valerio Mastrandrea.

Premio del Pubblico: Simone Spada per Domani è un altro giorno (Estratto da comunicato ufficio Stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Locandina del Taormina Film Fest 2019 Premi del Taormina Film Fest 2019
www.taorminafilmfest.it

Si è conclusa la 65a edizione del Taormina Film Fest, che, con 78 film in programma in rappresentanza di 24 differenti Paesi, ha riscosso un grande successo di pubblico e critica. Un Festival vincente anche sui social, con 400mila visualizzazioni che riguardano solo la settimana della kermesse fino alla serata di venerdì. La sessantacinquesima edizione del Taormina Film Fest, che ha visto la presenza di star internazionali quali Nicole Kidman, Octavia Spencer, Julia Ormond, Oliver Stone, Peter Greenaway, Phillip Noyce e Richard Dreyfuss, è prodotta e organizzata da Videobank, con la direzione artistica di Silvia Bizio e Gianvito Casadonte.

Al festival la Apple ha annunciato il proprio ingresso ufficiale in un festival internazionale, presentando la sua nuova serie drammatica Truth Be Told, creata da Nichelle Tramble e ispirata dal romanzo di Kathleen Barber e ha presentato il documentario The Elephant Queen, diretto da Mark Deeble e Victoria Stone e il film Hala, diretto da Minhal Baig per la produzione esecutiva di Jada Pinkett Smith. La giuria lungometraggi, composta da Oliver Stone, André Aciman, Carlo Siliotto, Paolo Genovese, Elisa Bonora, Carolina Crescentini e Julia Ormond ha decretato come vincitori:

- Premio Cariddi d'Oro per il Miglior Film: Show Me What You Got, di Svetlana Cvetko
- Premio Cariddi d'Argento per la Miglior Regia: Minhal Baig per Hala
- Premio Cariddi d'Argento per la Miglior Sceneggiatura: Picciridda, scritto da Paolo Licata con la collaborazione di Ugo Chiti e basato sul romanzo di Catena Fiorello
- Premio Maschera di Polifemo per il Miglior Attore: Jarrid Geduld per il film Ellen: die storie van Ellen Pakkies
- Premio Maschera di Polifemo per la Miglior Attrice: Jill Levenberg per il film Ellen: die storie van Ellen Pakkies
- Menzioni Speciali: "Nello spirito delle giovani donne viste in Hala, Show me what you got, Picciridda, This Teacher, Vai, In the life of Music e Azali vorremmo onorare le interpretazioni di Marta Castiglia e Lucia Sardo nel film Picciridda".

La giuria documentari composta da: Donatella Finocchiaro, Bedonna Smith, Andrea Pallaoro e Patrizia Chen assegna il Premio Cariddi.

- Premio Miglior Documentario a One Child Nation diretto da Nanfu Wang e Jialing Zhang. Sottolinea la giuria "un film che ci ha commosso profondamente per la sua onestà e per il suo impegno a dare luce su un momento buio nella storia che continua ad avere impatto sulla vita di miliardi di persone intorno al mondo oggi".

- Menzioni Speciali a Patma Tungpuchayakul per Ghost Fleet e a Andrea Crosta per Sea of Shadows. La motivazione della giuria recita: "due personaggi che abbiamo incontrato nei film che abbiamo visto e che hanno toccato i nostri cuori come eroi, avendo messo la loro vita in pericolo e rischiando tutto per difendere l'umanità e il futuro del pianeta".

Gli altri premi:

- Premio Videobank a Guja Jelo e a Maria Incudine
- Premio Angelo D'Arrigo a Oliver Stone
- Premio del Festival a Luca Josi, Executive Vice President, Brand Strategy, Media & Multimedia Entertainment di Tim Vision "per il significativo contributo che ha dato al cinema in Italia con le sue pubblicità collegate all'immaginario filmico".
- Premio Wella a Maria Grazia Cucinotta
- Menzione Speciale Taormina Film Fest al corto Il giorno più bello, scritto e diretto da Valter d'Errico e prodotto da Jo Champa.
- Premio Center Stage Competition per il Miglior Film della giuria di studenti delle università di Catania e Messina, coadiuvato da studenti internazionali a Spiral Farm, di Alec Tibaldi, con Piper De Palma
- Premio Center Stage Competition Miglior Regia a Julia Butler per Slipaway
- Premio Special Air Italy per un giovane emergente siciliano a Marta Castiglia per la sua interpretazione in Picciridda

Nel corso di questi giorni hanno ricevuto il Taormina Arte Award: Bruce Beresford, Nicole Kidman, Phillip Noyce, Fulvio Lucisano, Peter Greenaway e Octavia Spencer, oltre a Martha Coolidge, Julia Ormond e Alessandro Haber e Dominique Sanda che lo hanno ricevuto nel corso della cerimonia finale. Il Festival, che quest'anno ha visto come madrina l'attrice e modella spagnola Rocío Muñoz Morales è stato presentato, nelle serate al Teatro Antico, dalla conduttrice e attrice Carolina Di Domenico, prodotto e organizzato per il secondo anno consecutivo da Videobank, in collaborazione con la Fondazione Taormina Arte (sostenuta dall'Assessorato regionale al Turismo e dal Comune di Taormina), con la direzione artistica di Silvia Bizio e Gianvito Casadonte. (Comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)




La fortezza Le Castella di Isola Capo Rizzuto La fortezza "Le Castella" di Isola Capo Rizzuto
15 luglio 2019

Al via le operazioni preliminari per la riapertura al pubblico della fortezza "Le Castella", uno dei luoghi più suggestivi e più visitati della Calabria, complesso monumentale di Isola Capo Rizzuto in provincia di Crotone e sito culturale del Polo museale della Calabria del Ministero per i beni e le attività culturali. L'isolotto su cui sorge la fortezza di "Le Castella" si trova nell'estremità orientale del golfo di Squillace, in un contesto ambientale di rilevante pregio naturalistico dell'Area Marina Protetta di Capo Rizzuto. Collegato alla costa da un sottile lembo di terra, realizza una suggestiva simbiosi scenografica tra architettura costruita e architettura naturale.

Il nucleo originario risale all'età angioina, a cui sarebbe riconducibile la massiccia torre cilindrica, che oggi si presenta nella sua definizione cinquecentesca dominando il complesso fortilizio con la sua imponenza. L'impianto del XIII secolo, costruito a difesa del golfo di Capo Rizzuto, rientra nel sistema di fortificazioni voluto dagli Angioini. Verso la fine del XV secolo la fortezza passa in mano Aragonese. All'interno della fortezza caratteristici sono i resti di un agglomerato urbano, una sorta di piccolo villaggio con botteghe e i ruderi di una chiesetta, denominata Cappella del Borgo, costruita in età aragonese. (Estratto da comunicato stampa)




Premio Tenco 2018 al cantautore Adamo
20 ottobre 2018
Teatro Ariston di Sanremo 

L'edizione 2018 del Premio Tenco è stat dedicata al tema "Migrans - Uomini, idee, musica" e il cantautore Adamo incarna lo spirito di chi, partendo dall'Italia, ha portato canzoni e cultura oltre confine. Nell'ambito dell'edizione Premio Tenco 2018, il cantautore Adamo sarà insignito del prestigioso Premio e si esibirà sul palco del Teatro Ariston, a dieci anni dal suo ultimo live italiano. Nella prolifica produzione di Adamo emerge un messaggio universale per "Questo mondo che ha male", dove povertà, sete di potere, stupidità umana e mancanza di comunicazione, tradiscono una carenza d'amore. Per lui, "Il futuro non esiste", perché la fede nell'avvenire resta nelle nostre mani.

Adamo attualmente è impegnato nella preparazione di un nuovo album (uscita prevista nel 2019) con brani di grandi autori italiani, prodotto da Dino Vitola, a cui seguirà una tournée nazionale ed internazionale, che riporterà Adamo nel suo paese di origine, l'Italia. La passione per la musica e una qualità vocale tinta di emozioni hanno fatto di Salvatore Adamo (1943) uno dei cantautori poeticamente e commercialmente più riusciti in Europa e nel mondo. Salvatore Adamo, primo di sette fratelli, è migrato in Belgio a Ghlin-Jemappes (Mons) dalla città di Comiso (Sicilia) nel 1947 con i suoi genitori all'età di tre anni. Ragazzo timido e gentile, inizia il cammino verso il successo in un concorso indetto da radio Lussemburgo, presenta la canzone "Si J'osais" con la quale il 14 febbraio 1960 fa il suo esordio radiofonico e successivamente vince la finale a Parigi.

L'album di debutto - Adamo '63/'64 - con "Tombe La Neige" e "Vous Permettez, Monsieur?" lo trasforma in una celebrità mondiale. La passione per la musica e le qualità artistiche lo hanno reso una delle stelle più grandi nel mondo musicale in lingua francese. Impone la sua musica senza tempo, passando dall'Europa, dall'America del Sud e del Nord, dal Medio Oriente, dall'Africa, dall'Asia per arrivare al Giappone. E' stato ai primi posti nelle Hit-Parade in più di cinquanta nazioni. Della canzone "Tombe la neige" (oltre ad essere stata per 72 settimane al primo posto in Giappone) esistono più di ottocento versioni in giro per il mondo, delle quali cinquecento nel solo Giappone. Nel corso della sua carriera ha composto più di cinquecento canzoni (parole e musica), pubblicato Venticinque Album studio (in Francia) e venduto più di 100 milioni di dischi, vinto ventidue Dischi d'Oro (quelli da 1 milione di dischi cadauno) entrando così di diritto nell'albo dei migliori cantanti di tutti i tempi. (Comunicato Ufficio stampa Alessandra Placidi)

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Fermo-immagine del cantautore Adamo dal film Les Arnaud




Locandina di presentazione di Il diario di Angela - Noi due cineasti Il diario di Angela. Noi due cineasti
un film di Yervant Gianikian
alla 75esima Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia

Ogni giorno, da sempre, Angela tiene un diario, scritto e disegnato: fatti pubblici, privati, incontri, letture, tutto vi viene registrato. Anche il rapporto di due viaggi in Russia, 1989-1990. Cadeva l'URSS. Diario su librini cinesi, sin da prima di Dal Polo all'Equatore (1986), del nostro ininterrotto lavoro sulla violenza del 900. Dai nostri tour negli Stati Uniti con i "Film Profumati" di fine anni '70, all'Anthology Film Archive di New York, al Berkeley Pacific Film Archive... Rileggo ora questi diari e rivedo il film-diario di tutti questi anni, sono rimasto da solo, dopo molti anni di vita e di lavoro d'arte insieme. L'ho portata sulle Alpi Orientali che amava e dove insieme camminavamo.

Angela rivive per me nelle sue parole scritte a mano, con calligrafia leggera, che accompagnano i suoi disegni, gli acquarelli, i rotoli lunghi decine di metri. Guardo i nostri film privati, dimenticati. Registrazioni che stanno dietro al nostro lavoro di rilettura e risignificazione dell'archivio cinematografico documentario. La vita di ogni giorno, fatta di cose semplici, le persone vicine che ci accompagnano, la ricerca nel mondo dei materiali d'archivio, un viaggio in Armenia sovietica con l'attore Walter Chiari. Testimonianze che nel corso del tempo abbiamo raccolto. E' il mio ricordo di Angela, della nostra vita. Rileggo questi quaderni e ne scopro altri a me sconosciuti. (...) Rivedere l'insieme dei quaderni del Diario infinito di Angela e lo sguardo all'indietro dei nostri film privati, che accompagnano la nostra ricerca. Il mio disperato tentativo di riportarla al mio fianco, di farla rivivere, la continuazione del nostro lavoro come missione attraverso i suoi quaderni e disegni, una sorta di mappa per l'agire ora, che ne contiene le linee direttrici e ne prevede la continuazione. Angela ed io abbiamo predisposto nuovi importanti progetti da compiere. La promessa, il giuramento, di continuare l'opera. (Yervant Gianikian)

Angela Ricci Lucchi è nata a Ravenna nel 1942. Ha studiato pittura a Salisburgo con Oskar Kokoschka. E' scomparsa lo scorso 28 febbraio a Milano. Yervant Gianikian ha studiato architettura a Venezia, già dalla metà degli anni '70 si dedica al cinema, l'incontro con Angela Ricci Lucchi segnerà il suo percorso artistico e privato. I film di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi sono stati presentati nei più importanti festival internazionali, da Cannes a Venezia, da Toronto alla Berlinale, da Rotterdam a Torino alle Giornate del Cinema Muto. Retrospettive della loro opera sono state ospitate nelle maggiori cineteche del mondo (dalla Cinémathèque Française alla Filmoteca Española, dalla Cinemateca Portuguesa al Pacific Film Archive di Berkeley) e in musei come il MoMA di New York, la Tate Modern di Londra e il Centre Pompidou di Parigi.

Tra i luoghi che hanno ospitato le loro installazioni, citiamo almeno la Biennale di Venezia, la Fondation Cartier Pour l'Art Contemporain di Parigi, la Fundacio "La Caixa" di Barcellona, il Centro Andaluz de Arte Contemporaneo di Siviglia, il Mart di Rovereto, il Witte de With Museum di Rotterdam, il Fabric Workshop and Museum di Philadelphia, il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, il Museo d'Arte Contemporanea di Chicago, l'Hangar Bicocca di Milano, Documenta 14 a Kassel. (Comunicato stampa Lara Facco)

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Il diario di Angela. Noi due cineasti
by Yervant Gianikian
at 75th Venice International Film Festival

Angela always kept a diary, writing and drawing in it every day: public events, private matters, people she had met and things she had read, everything was noted down. Even accounts of two trips to Russia, 1989-1990. Just when the USSR was crumbling. A diary about little Chinese books, even from before Dal Polo all'Equatore (1986) and our continuous work on 20th-century violence. From our tours around the United States with "Perfumed Films" in the late 1970s to the Anthology Film Archive of New York and Berkeley Pacific Film Archive. As I reread these diaries and visualise a film-diary covering all those years, I am now on my own after living and working together on art projects for so many years. I took her with me to the eastern Alps she once loved so much and where we used to go walking together. Angela comes back to life for me in her handwritten words and soft handwriting accompanying her drawings, watercolours, rolls and rolls of film measuring dozens of metres in length.

I watch our private, forgotten films. Recordings that lie behind our work on reinterpreting and re-evaluating the documentary film archive. Everyday life made up of just ordinary things, the people who were close to us, our research in the world of archive materials, a trip to Soviet Armenia with the actor Walter Chiari. Memorabilia we collected down the years. These are my recollections of Angela and our life together. As I reread these notebooks I discover others I knew nothing about. (...) Looking back over all the notebooks composing Angela's endless Diary and taking another look back at those private films of ours accompanying our research work. My desperate attempt to have her back at my side again, to bring her back to life, so that we can carry on our work together as our purpose and mission in life, through her notebooks and drawings, a sort of map of what I now need to do, containing all the guidelines and how I should continue. Angela and I have made plans for important new projects together. A promise, a pledge, to continue our work. (Yervant Gianikian)

Angela Ricci Lucchi was born in Ravenna in 1942. She studied painting in Salzburg with Oskar Kokoschka. She passed away on 28th February in Milan. Yervant Gianikian studied architecture in Venice before deciding to focus on film in the mid-1970s. Meeting Angela Ricci Lucchi was a turning point in both her artistic career and private life. Yervant Gianikian and Angela Ricci Lucchi's films have been shown at the most important international film festivals, including Cannes, Venice, Toronto, the Berlinale, Rotterdam, Turin and the 'Giornate del Cinema Muto' (silent film festival). Retrospectives of their work have been hosted at some of the world's most important film archives (i.e. Cinémathèque Française, Filmoteca Española, Cinemateca Portuguesa and Pacific Film Archive in Berkeley) and in museums like MoMA in New York, the Tate Modern in London and Pompidou Centre in Paris.

Among those places that have hosted their installations, it is at least worth mentioning the Venice Biennial, Fondation Cartier Pour l'Art Contemporain in Paris, Fundacio "La Caixa" in Barcelona, Centro Andaluz de Arte Contemporaneo in Seville, the Mart in Rovereto, Witte de With Museum in Rotterdam, Fabric Workshop and Museum in Philadelphia, Palais des Beaux-Arts in Brussels, the Contemporary Art Museum in Chicago, Hangar Bicocca in Milan, and Documenta 14 in Kassel. (Press release)




Oltreconfine
www.goethe.de/italia/oltreconfine

Cosa sappiamo della vita che ci si lascia alle spalle in fuga da una guerra? Cosa conosciamo di chi decide di mollare tutto, casa, amici e affetti per arrivare in un luogo in cui ogni cosa è estranea, ostile? Da oggi è online una Webserie in sei episodi girata tra i Balcani, la Germania e l'Italia, in cui sei giovani registi raccontano sei storie di partenze, viaggi e arrivi oltreconfine. La serie è stata prodotta dal Goethe-Institut in Italia che ha selezionato le idee di tre studenti della dffb (Deutsche Film- und Fernsehakademie) di Berlino e tre del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo. I film sono stati scritti e girati grazie alla collaborazione di due tutor autorevoli, Andres Veiel a Berlino e Stefano Savona a Palermo, entrambi registi e documentaristi premiati nell'ambito di prestigiosi festival.

Le sei storie sono l'occasione per entrare nelle vite di altrettanti protagonisti che, per motivi e in momenti storici diversi tra loro, hanno attraversato i confini del proprio paese e della propria vita. Le sei storie sono Houzayfa's Items di Carlotta Berti, Virginia Nardelli e Alessandro Drudi, Mangoes grow in Winter di Benedetta Valabrega e Claudia Mastroroberto, Filthy Maddening Race di Luca Capponi e Alessandro Drudi, 175 km di Borbála Nagy, Historia Magistra Vitae di Tamara Erbe e Sans Sommeil di Sarah Yona Zweig. (Comunicato Ufficio Stampa e Relazioni Esterne Goethe-Institut Rom)




Paese dei Festival - Foto Ross La Ciura - Goethe-Institut Logo Il Paese dei Festival Il Paese dei Festival
I Festival come motori culturali sul territorio italiano

Al Goethe-Institut Palermo un incontro dei festival culturali italiani

www.goethe.de/palermo

I rappresentanti di otto festival culturali italiani si sono dati appuntamento a Palermo. Motivo dell'incontro un invito del Goethe-Institut, che ha promosso un progetto d'eccellenza creato ad hoc proprio per loro. Si tratta di "Il Paese dei Festival", un percorso finalizzato a mettere a confronto chi si occupa di festival culturali nel Sud della penisola, ovvero creare un momento di scambio e approfondimento attraverso tre incontri, di cui il primo si è appena concluso e i prossimi due si terranno nel 2018. "Obiettivo del progetto - spiega Heidi Sciacchitano, direttrice del Goethe-Institut Palermo - è quello di proporre ai partecipanti di affrontare un percorso comune di training professionale che stimolerà i direttori e i rappresentanti di otto festival a sperimentare un metodo di gestione coerente, sostenibile, internazionale e di alta qualità. In ciò ci avvarremo della consulenza e preparazione nella formazione di esperti e professionisti del settore, tra cui la Fondazione Fitzcarraldo di Torino."

Nell'incontro appena tenuto, i rappresentanti dei festival hanno affrontato in tre giorni di workshop il tema della progettazione culturale tra territori e sostenibilità. Al Goethe-Institut di Palermo sono arrivati gli organizzatori di:

.. Cufù Festival (Castrofilippo - Agrigento)
.. Eruzioni Festival (Ercolano - Napoli)
.. Festival della Letteratura Mediterranea (Lucera - Foggia)
.. La Digestion (Napoli)
.. L'Isola delle Storie, Festival letterario di Gavoi (Gavoi - Nuoro)
.. MainOFF, Congresso delle musiche e delle arti elettroniche indipendenti (Palermo)
.. Sicilia Queer Filmfest (Palermo)
.. Valdemone Festival (Pollina - Palermo)

"Sono stati giorni intensi e meravigliosi per il nostro Festival - scrive su Facebook Maria Del Vecchio, direttrice organizzativa del Festival della Letteratura Mediterranea di Lucera (Foggia). Abbiamo condiviso progetti, visioni, sorrisi, problemi, fatiche e ancora sorrisi. Il confronto è motivo certo di crescita e motore di scelta. Esiste un esercito di persone che crede che la cultura possa mutare le sorti dei nostri territori, del nostro Sud. Lontano dalla retorica e dalle lamentele: fare e costruire, edificare, progettare con passione. Condividere questa scelta, che a volte ci sembra una dannazione, ci fa sentire più forti, più convinti e felici."

A guidare gli incontri è stata la Fondazione Fitzcarraldo, un centro indipendente che svolge attività di progettazione, ricerca, formazione e documentazione sul management, l'economia e le politiche della cultura, delle arti e dei media. Gli esiti degli incontri e dei workshop saranno resi pubblici dal Goethe-Institut attraverso una pubblicazione bilingue italiana e tedesca, che sarà realizzata e messa a disposizione di altri festival e soggetti interessati. I prossimi incontri si terranno a marzo 2018 con analisi dei pubblici e strategie di audience development, e settembre 2018 con strategie di fundraising. Il Paese dei Festival - I Festival come motori culturali sul territorio italiano gode del patrocinio della Città di Palermo - Assessorato alla Cultura, e della Regione Sicilia - Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo - Ufficio Speciale Sicilia Film Commission / Ufficio Speciale per il Cinema e l'Audiovisivo. (Comunicato stampa - novembre 2017)




Lyda Borelli nel film La memoria dell'altro "La memoria dell'altro"
Proiezione della versione restaurata


Nella cornice della mostra veneziana dedicata a Lyda Borelli, primadonna del Novecento (01 settembre - 15 novembre 2017), allestita a Palazzo Cini a cura di Maria Ida Biggi, direttrice dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma, la proiezione, il 10 novembre presso l'Aula Magna dell'Ateneo Veneto, di La memoria dell'altro (1913), opera rara ed emblematicamente rappresentativa del temperamento e dell'arte della grande diva. Il film è stato restaurato per l'occasione dal CSC - Cineteca Nazionale in collaborazione con l'Istituto per il Teatro e il Melodramma - Fondazione Giorgio Cini e con il sostegno degli eredi di Lyda Borelli.

La proiezione è accompagnata da musica dal vivo a cura della pianista Cinzia Gangarella e preceduta da una conferenza introduttiva, con interventi di Maria Ida Biggi, direttrice dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma, Daniela Currò, conservatrice della Cineteca Nazionale della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, e Angela Dalle Vacche, docente di Storia del Cinema presso il Georgia Institute of Technology di Atlanta. Il film ripropone il sodalizio di Lyda Borelli con Mario Bonnard e Vittorio Rossi Pianelli, rispettivamente nei ruoli dell'amante tragico e dell'innamorato respinto, già sperimentata con grande successo in Ma l'amor mio non muore! realizzato sempre nel 1913 dalla Film Artistica "Gloria", per la regia di Mario Caserini, film canonico del genere "diva film" italiano.

La memoria dell'altro è un dramma passionale e tragico, che si incentra sul personaggio emancipato e anticonformista di Lyda, aviatrice acclamata, guidatrice di automobile, danzatrice formidabile, ma anche donna appassionata e sensuale, fatalmente travolta da un sentimento che la conduce all'estremo delle sue possibilità e della sua volontà. Sono memorabili i voli aerei, preceduti dalla preparazione meticolosa dell'aviatrice e e seguiti da un pubblico festante; altrettanto notevoli sono gli esterni veneziani, su cui il racconto indugia, facendo muovere i protagonisti tra magnifici scenari, tra arrivi spettacolari in vaporetto, approdi in gondola e passeggiate da Grand Tour in Piazza San Marco.

La memoria dell'altro

Regia di Alberto Degli Abbati, 1913, 79';
Produzione: Film Artistica "Gloria", Torino;
Visto censura: n. 2084 del 24 dicembre 1913;
Lunghezza originale: 1650/2000 metri (sei parti);
Soggetto: baronessa De Rege;
Fotografia: Angelo Scalenghe;
Personaggi e interpreti: Mario Bonnard (Mario Alberti), Lyda Borelli (l'aviatrice Lyda), Felice Metellio (il giornalista), Letizia Quaranta (Cesarina), Emilio Petacci, Vittorio Rossi Pianelli (il principe di Sèvre).

Sinossi: La bella aviatrice Lyda respinge l'assidua corte del principe di Sèvre e s'innamora del giornalista Mario Alberti che, nonostante sia fidanzato con Cesarina, accetta l'invito di Lyda a raggiungerla a casa sua. Insospettita, Cesarina segue Mario e lo sorprende in una scena d'amore con la giovane. Approfittando di una breve assenza di Lyda, Cesarina riesce a sottrarre alla rivale Mario, convincendolo a lasciarla. Abbandonata, Lyda si concede all'amore del principe di Sèvre. Ma la donna non riesce a dimenticare Mario. Qualche tempo dopo, mentre la coppia si trova a Venezia, Lyda rincontra Mario in un teatro: colti dalla passione riaccesa, i due fuggono a Parigi per vivere il loro amore. Ma la felicità viene troppo presto guastata da una malattia che costringe Mario a letto per lunghi mesi. La miseria spinge Lyda a cercare aiuto: lo trova presso un gruppo di apaches generosi che rimangono conquistati nel vederla danzare. Il ritorno a casa però è amaro: Mario è morto. Disperata, anche Lyda si ammala e muore in una triste corsia d'ospedale dopo aver richiamato per l'ultima volta alla memoria l'immagine del suo amato Mario. (dalla scheda di Marco Grifo in Enciclopedia del Cinema in Piemonte)

Il film è stato restaurato a partire da un duplicato negativo safety b/n con didascalie italiane conservato dal CSC - Cineteca Nazionale, stampato nel 1977 da una copia nitrato d'epoca, attualmente non più conservata. Ad oggi questo duplicato costituisce l'unico testimone del film, con l'unica eccezione di un frammento di circa 200 metri conservato dalla Filmoteca Española di Madrid, un positivo nitrato con didascalie spagnole e colorazioni per imbibizione, relativo al finale del film. Rispetto a una lunghezza originale che le filmografie moderne ricostruiscono tra i 1650 e i 2000 metri, corrispondenti a una suddivisione in sei parti, il duplicato italiano ha una lunghezza di 1484 metri: risulta quindi incompleto, oltre che in gran parte privo dell'originaria suddivisione in atti (con eccezione della didascalia che introduce il I Atto).

Tuttavia le lacune, concentrate entro la prima metà del film, non incidono particolarmente nella comprensione generale della trama. Il duplicato negativo d'archivio è stato digitalizzato a risoluzione 2k e sono stati eseguiti interventi di stabilizzazione e di restauro digitale dell'immagine, con la rimozione dei difetti più evidenti, rimasti "fotografati" sul duplicato dalla copia nitrato originale, come righe, macchie, spuntinature, strappi. Si è cercato di non eccedere con l'intervento di pulizia mantenendolo entro i limiti della giusta fruibilità, tenendo conto del fatto che, in ogni caso, il materiale di partenza è rappresentato da un duplicato di tarda generazione.

Sulla base di questo stesso criterio è stata eseguita la color correction, con la finalità di uniformare il tono fotografico, scegliendo di mantenere il bianco e nero del duplicato negativo di partenza, senza tentare una restituzione delle colorazioni originarie. Si è ritenuto, infatti, che il campione di confronto rappresentato dal frammento della Filmoteca Española non fosse sufficientemente rappresentativo per una ricostruzione per congettura delle colorazioni dell'intero film. Le lavorazioni sono state eseguite interamente a cura del CSC - Cineteca Nazionale nell'estate - autunno 2017. (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Stampa, Comunicazione, Editoria Centro Sperimentale di Cinematografia (Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca Nazionale))




Locandina FeliCittà FeliCittà
Un ritratto acustico di Palermo


www.goethe.de/felicitta

Se la felicità ha un suono, qual è? Qual è il suono o il rumore di Palermo che rende felici? Il duo artistico Katharina Bihler e Stefan Scheib raccontano Palermo attraverso i suoi suoni e le testimonianze dei suoi cittadini, per scoprire che uno degli elementi fondamentali della sua felicità è la musica. I podcast sono ascoltabili online. Il duo Liquid Penguin, ovvero Katharina Bihler e Stefan Scheib, hanno ricercato lo scorso anno i suoni della felicità in Italia, Paese nel quale da sempre i tedeschi immaginano che la felicità sia di casa. Voci e musica, il vivace rumoreggiare di una città, il silenzio, la tranquillità, ma soprattutto il mare, sono le fonti di felicità più ricorrenti che i Liquid Penguin hanno trovato a Trieste, Roma, Napoli e Palermo durante il loro "Viaggio in Italia" nell'ambito del progetto "Felicittà" del Goethe-Institut Italien.

Il ritratto di Palermo è ora online sul sito del Goethe-Institut. Su è possibile ascoltare, preferibilmente in cuffia, i 70 podcast realizzati a partire da quasi 100 ore di registrazioni. Il capoluogo siciliano viene raccontato attraverso le orecchie di artisti e personalità importanti che hanno svelato i luoghi che per loro rappresentano la felicità. L'ensemble Liquid Penguin, composto dalla autrice Katharina Bihler e dal compositore Stefan Scheib, lavora dal 1996 nel campo di musica contemporanea, arte sonora e radiodrammi. Per le loro opere gli artisti hanno ricevuto numerosi premi come il "Deutscher Hörspielpreis", il premio per il miglior radiodramma e altri. (Comunicato stampa)




Presentazione racconto di Sasha Marianna Salzmann «In bocca al lupo»
Racconto di Sasha Marianna Salzmann ispirato alla città di Palermo


"Hausbesuch - Ospiti a casa", progetto del Goethe-Institut, ha portato la scrittrice, curatrice e drammaturga tedesca Sasha Marianna Salzmann a Palermo, ospite in casa dei palermitani. Da questa esperienza è nato il racconto ispirato al capoluogo siciliano In bocca al lupo.

Sasha Marianna Salzmann (Volgograd - ex Unione Sovietica, 1985) attualmente è autrice in residenza del teatro Maxim Gorki di Berlino, ben noto per le sue messe in scena dedicate alla post-migrazione. La sua pièce teatrale Muttermale Fenster blau ha vinto nel 2012 il Kleist Förderpreis. Nel 2013 il premio del pubblico delle Giornate Teatrali di Mülheim (Mülheimer Theatertage) è stato assegnato all'opera teatrale Muttersprache Mameloschn che affronta tre generazioni di tedeschi ebrei. Sasha Marianna Salzmann è famosa per i suoi ritratti umoristici dedicati a tematiche politiche. Il suo racconto In bocca al lupo è stato scritto durante il suo soggiorno nel capoluogo siciliano nel luglio 2016 per il progetto "Hausbesuch - Ospiti a casa" del Goethe-Institut. Tradotto in cinque lingue, farà parte di un e-book che uscirà in primavera e che il Goethe-Institut presenterà alla Fiera del Libro di Lipsia. (Comunicato Goethe-Institut Palermo)

Racconto scaricabile alla pagina seguente

Pagina dedicata al soggiorno palermitano di Sasha Marianna Salzmann, con videointervista

"7 domande a Sasha Marianna Salzmann e Tucké Royale"

Informazioni sul progetto "Ospiti a casa" e sugli altri "ospiti"




"Giallo Kubrick": Le Ultime Cento Ore

Alla Biblioteca "Luigi Chiarini" del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma è conservata una sceneggiatura dattiloscritta del 1964 intitolata Le Ultime Cento Ore, attribuita a Stanley Kubrick, della quale non esiste traccia in nessuna monografia, filmografia, studio. Si tratta di una copia di deposito legale catalogata nei primi anni '90. Il primo a sollevare dei dubbi sull'autenticità del copione fu Tullio Kezich nel 1999 sollevando un gran polverone sulla stampa nazionale, quello che venne definito il "giallo Kubrick" rimase irrisolto fino ad oggi. Grazie alla passione di uno studioso kubrickiano, Filippo Ulivieri, che non si è accontentato di come la questione fosse stata accantonata. Sono state ricostruite le vicende e individuati gli autori, finalmente Filippo Ulivieri ha reso noto il resoconto e come sono stati risolti i relativi misteri del "giallo Kubrick". (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Comunicazione/stampa e archivio storico Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema)




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Prefazioni e recensioni di Ninni Radicini



Presentazione libri da Comunicato case editrici / autori




Copertina del libro Musei e media digitali, di Nicolette Mandarano, storica dell'arte esperta in comunicazione digitale del Patrimonio culturale Musei e media digitali
di Nicolette Mandarano, Carocci Editore, Roma 2019

Presentazione libro
19 settembre 2019, ore 17.30
Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini - Roma
www.barberinicorsini.org

Qual è il rapporto tra musei e media digitali? Quali sono i mezzi più adatti per creare un dialogo fra istituzione museale e visitatore? Il libro offre una risposta concreta a queste e altre domande. Dopo aver ripercorso brevemente la storia della relazione fra musei e comunicazione, indaga il contesto attuale in cui tale rapporto si sviluppa. Analizza gli strumenti che possono essere impiegati nei percorsi museali per coinvolgere il visitatore, agevolando la fruizione e la comprensione delle opere esposte e del loro contesto. Affronta, inoltre, il tema della comunicazione museale online, fra siti web e piattaforme social, per individuare le buone pratiche comunicative, in ambito italiano e internazionale. Chiude il libro una riflessione sulle modalità della fondamentale e irrinunciabile trasformazione digitale dei musei italiani.

Nicolette Mandarano è storica dell'arte esperta in comunicazione digitale del Patrimonio culturale. È Digital media curator per le Gallerie Nazionali Barberini Corsini e coordinatore didattico-scientifico del master di I livello Digital Heritage. Cultural communication through digital technologies di Sapienza. Ha insegnato per diversi anni Informatica applicata ai Beni Culturali presso il Dipartimento di Storia dell’arte in Sapienza e oggi è docente di Comunicazione Digitale del Patrimonio in master e corsi post-universitari. Autrice di diversi articoli sul rapporto fra tecnologie e Beni Culturali, nel 2014 ha pubblicato "Il marketing culturale nell’era del web 2.0. Come la comunità virtuale valuta i musei", edito da Guaraldi. Nel 2016 ha co-curato i volumi "Artestorie: le professioni della storia dell'arte, edito da Cisalpino e Comunicare il museo oggi. Dalle scelte museologiche al digitale", edito da Skira. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




"Ostinato. Suite in versi"
di Cinzia Della Ciana, Edizioni Helicon

19 settembre 2019, dalle ore 19.30
Lo Spazio di via dell'ospizio - Libreria Galleria d'arte Sala da Tè - Pistoia

Ospite Cinzia Della Ciana con la sua ultima opera in versi. La lettura dell'autrice sarà accompagnata dal commento di Andrea Mantucci e dall'introduzione di Donatella Moica. L'evento è in collaborazione con l'Associazione Culturidea. Per comprendere questa nuova raccolta di poesie di Cinzia Della Ciana non si può non partire dal titolo che l'autrice ha scelto: "Ostinato". Una parola che nella sua evoluzione ha trasceso l'origine etimologica, sì che da "star fermo saldamente" il termine oggi suole indicare chi persiste con tenacia in un proposito, in un convincimento. Ma, da vera ostinata qual è, l'autrice non si accontenta di questo primo approdo e al titolo "Ostinato" aggiunge un sottotitolo "Suite in versi".

Il che rimanda alla sfera musicale, rendendo scoperto il gioco dell'ambivalenza lessicale tanto amato dai poeti che frequentano volentieri la ricerca di segni non univoci. Il termine ostinato in musica indica un motivo che, solitamente apparendo nel basso, viene ripetuto ad oltranza e resta invariato nell'altezza e nel ritmo: una sorta di staticità continua che "eppur si muove" e che consente lo stacco alla melodia. Si svela così il significato "oltre" che Della Ciana intende perseguire: le parole come note che si combinano e si trascinano secondo suoni, accenti e ritmi all'insegna del canone che essa stessa ha coniato per la sua poetica, ovvero "del suonar colle parole". Con "Ostinato" si realizza una vera e propria "suite" articolata in sei movimenti che riportano il nome di precise danze - quali sarabanda, aria, passacaglia, corrente, pavane (oltre alla preghiera finale dello Stabat) - ciascuna delle quali accoglie liriche che presentano una medesima tonalità e affini andamenti. Insomma più che una silloge una partitura con tanto di agogica destinata ad essere eseguita dallo stesso lettore. (Comunicato stampa)




Copertina del libro con gli scritti dal 1943 al 1968 di Gastone Novelli Gastone Novelli Scritti '43-'68

Presentazione volume
24 settembre 2019, ore 18.00
Fondazione Arnaldo Pomodoro - Milano
www.gastonenovelli.it

Il volume raccoglie l'intero corpus degli scritti di Gastone Novelli redatti dal 1943 al 1968, sia quelli rimasti fino ad oggi inediti, sia quelli già pubblicati da Achille Perilli nel 1976 in un numero monografico della rivista Grammatica. Una raccolta di testi che attraversa la storia dell'Italia artistica e politica della seconda metà del Novecento e allo stesso tempo offre un racconto senza filtri della vita di uno degli artisti italiani che più ha vissuto la tensione tra modernità e sperimentazione linguistica. Eventi e riflessioni si susseguono per tre decenni e si nutrono di viaggi e di incontri fatti da Novelli: dalla Roma della Resistenza e dell'occupazione tedesca al Brasile dei primi anni Cinquanta, dove l'artista scopre la sua vocazione e ha le prime esperienze di insegnamento all'Istituto d'arte del Museo di San Paolo diretto da Pier Maria Bardi; da Parigi dove Novelli frequenta gli ambienti d'avanguardia e stringe rapporti con Hans Arp, Man Ray, Tristan Tzara, Georges Bataille, Samuel Beckett, Pierre Klossowski e Claude Simon, alle isole della Grecia, luogo prescelto per i suoi studi sulle origini del linguaggio.

Sullo sfondo il vivace ambiente della cultura italiana, in cui Novelli frequenta molte delle personalità di spicco di quegli stessi anni, tra cui Afro Basaldella, Corrado Cagli, Pietro Consagra, Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli, Elio Pagliarani, Achille Perilli, Arnaldo e Giò Pomodoro, Toti Scialoja, Giulio Turcato, Emilio Villa, Cesare Vivaldi. La varietà dei testi raccolti (racconti, poesie, manifesti, interviste, ricordi, lettere e appunti di lavoro) restituisce in pieno la molteplicità degli interessi di questo artista e il suo costante e vitale desiderio di intervento sulla realtà che lo circondava.

Le lettere, il giovanile manifesto politico del Movimento Confederale europeo, i corsi di composizione tenuti in Brasile e a Roma, i testi teorici per le riviste L'Esperienza moderna e Grammatica, i suoi decisi interventi sulla Biennale di San Paolo del Brasile, sul Convegno di Verucchio, sulla Quadriennale di Roma e sulla Biennale di Venezia, quelli sul Surrealismo e sulla politica del P.S.I., ci restituiscono finalmente appieno la ricchezza di questa figura, che non è stato solo pittore e artista, ma anche insegnante, fervido polemista, editore, scrittore e attivista politico. La raccolta è stata curata da Paola Bonani, curatrice, con Marco Rinaldi e Alessandra Tiddia, del catalogo generale dell'artista e collaboratrice da molti anni dell'Archivio Gastone Novelli.

Gastone Novelli (Vienna, 1925 - Milano, 1968) è stato uno dei più importanti artisti del secondo dopoguerra italiano. Tra i fondatori delle riviste L'Esperienza moderna (1957) e Grammatica (1964). Novelli ha esposto nei più importanti musei e istituzioni italiani e internazionali. Oggi le sue opere sono conservate al MoMA di New York, alla National Gallery di Washington, al MASP di San Paolo, al British Museum di Londra, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, al Museo del Novecento di Milano, al Mart di Rovereto, alla GAM di Torino e alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Manoel Francisco dos Santos (Garrincha) Elogio della finta
di Olivier Guez, di Neri Pozza Editore, 2019
flash---art.it

«Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha (lo scricciolo), era alto un metro e sessantanove, la stessa altezza di Messi. Grazie a lui il Brasile divenne campione del mondo nel 1958 e nel 1962, e il Botafogo, il suo club, regnò a lungo sul campionato carioca. Con la sua faccia da galeotto, le spalle da lottatore e le gambe sbilenche come due virgole storte, è passato alla storia come il dribblatore pazzo, il più geniale e il più improbabile che abbia calcato i campi di calcio. «Come un compositore toccato da una melodia piovuta dal cielo» (Paulo Mendes Campos), Garrincha elevò l'arte della finta a essenza stessa del gioco del calcio.

Il futebol divenne con lui un gioco ispirato e magico, fatto di astuzia e simulazione, un gioco di prestigio senza fatica e sofferenza, creato soltanto per l'Alegria do Povo, la gioia del popolo. Dio primitivo, divise la scena del grande Brasile con Pelé, il suo alter-ego, il re disciplinato, ascetico e professionale. Garrincha resta, tuttavia, il vero padre putativo dei grandi artisti del calcio brasiliano: Julinho, Botelho, Rivelino, Jairzinho, Zico, Ronaldo, Ronaldinho, Denílson, Robinho, Neymar, i portatori di un'estetica irripetibile: il dribbling carioca. Cultore da sempre del football brasiliano, Olivier Guez celebra in queste pagine i suoi interpreti, quegli «uomini elastici che vezzeggiano la palla come se danzassero con la donna più bella del mondo» e non rinunciano mai a un «calcio di poesia» (Pier Paolo Pasolini).  

Olivier Guez (Strasburgo, 1974), collabora con i quotidiani Le Monde e New York Times e con il settimanale Le Point. Dopo gli studi all'Istituto di studi politici di Strasburgo, alla London School of Economics and Political Science e al Collegio d'Europa di Bruges, è stato corrispondente indipendente presso molti media internazionali. Autore di saggi storico-politici, ha esordito nella narrativa nel 2014. (Comunicato stampa Flash Art)

  Recensioni di Ninni Radicini a libri di argomento calcistico

Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.





La politica senza politica. Perché la crisi ha fatto entrare il populismo nelle nostre vite
di Marco Revelli, ed. Einaudi
www.nutorevelli.org

La crisi economica, il dissesto sociale, il silenzio assordante dei partiti tradizionali, lo spettro del populismo che si aggira per il mondo, lo sguardo dello studioso attento non solo ai numeri ma soprattutto alle persone. Dalla "bolla" dei mutui subprime americani all'enorme distruzione di ricchezza e posti di lavoro a livello mondiale, l'impoverimento della classe media, spina dorsale del sistema democratico, si è impattato contro il muro di arroganza delle elites che hanno guidato la globalizzazione e di indifferenza della politica. L'aumento delle diseguaglianze è tale da restaurare e generalizzare un rapporto di dipendenza neo-feudale, tipo "servo-padrone". In chi si sente declassato, respinto verso i margini, cresce l'invidia verso i privilegiati ed il rancore di chi è ormai divenuto penultimo si volge verso gli ultimi dai quali diventa essenziale distinguersi. E' il racconto di come siamo arrivati fino a qui, di come il populismo non sia un mostro apparso all'improvviso dall'oscurità, ma l'effetto di un deficit di rappresentanza che non possiamo fingere di ignorare. (Comunicato stampa Fondazione Nuto Revelli Onlus)




Copertina libro Armenia Arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana Armenia
Arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana


Il volume è stato presentato il 17 maggio 2019
www.comunitaarmena.it

Ponte tra Asia ed Europa, l'Armenia è ancora oggi un Paese immeritatamente poco conosciuto. Solo negli ultimi anni il turismo ha cominciato a considerare anche questa nazione, le cui vicende hanno molto da insegnarci: in particolare l'ostinazione a rimanere legati alle proprie radici, linguistiche e religiose, ritenute indispensabilia mantenere un'identità di popolo, sfuggendo al pericolo dell'assimilazione. Questa guida vuole essere un aiuto a quanti decidono di compiere un viaggio sull'altopiano armeno, portandoli a comprendere un aspetto fondamentale di questa cultura: l'identità cristiana, coraggiosamente difesa in un ambiente in cui la pratica religiosa non è molta diffusa, soprattutto dopo la dominazione sovietica. Si sono pertanto volute privilegiare quelle informazioni che permettono al turista interessato di "capire" il popolo armeno e il suo patrimonio. A una parte introduttiva contenente elementi fondamentali di storia (con la triste pagina del genocidio), religione (la millenaria Chiesa armena e il monachesimo) e cultura (arte, architettura e lingua), fa seguito la descrizione dettagliata di oltre quaranta siti scelti oculatamente tra le decine che la piccolissima Armenia offre. (Comunicato stampa)




NeoSocialismo
di Luigi Agostini

* Presentazione libro, Pordenone, 09 maggio 2019
www.associazionebobbio.it

Sono tre le date che hanno segnato i giorni che stiamo vivendo: dicembre 1989 che decreta il collasso definitivo del socialismo sovietico; settembre 2008 che, con il fallimento della Lehman Brothers, dà l'avvio alla più grande crisi del capitalismo dell'Occidente; 4 marzo 2018 che segna la più micidiale sconfitta della sinistra italiana nel dopoguerra. Il presente, in Italia e nel mondo, è tuttora dominato dagli effetti disordinanti di questi avvenimenti e l'accumulo di disordine sembra quasi inibire oggi, specie a sinistra, una visione razionale della Politica. In tale disordine la nuova destra ha un gioco più facile. Allo spazio chiuso della destra, la sinistra non può rispondere semplicemente con lo spazio aperto, cosmopolita: la sinistra può rispondere solo con un'idea di spazio aperto ma governabile.

Oggi lo spazio potenzialmente governabile per la sinistra italiana può essere spazio europeo, uno spazio politico però in gran parte da conquistare ed organizzare. Tale obiettivo è possibile solo reinterpretando la crisi innescata dal fallimento della Lehman, anche come straordinaria dinamica trasformativa. Tale dinamica ha il suo motore nella rivoluzione informatica - per i più, la più potente e pervasiva rivoluzione tecnologica della storia - che distorce, confonde, e persino acceca la capacità di lettura delle contraddizioni che il suo avanzare pure continuamente produce. Per questo è sommamente necessario un "riarmo teorico" della sinistra sociale e politica, pena lasciare il campo, nell'acqua sporca della crisi, a giullari ed avventurieri di ogni risma. Questo lavoro è dedicato all'analisi della nuova "marca" di capitalismo, ed ha il suo ancoraggio specifico nel Marx del capitolo sulla macchine dei Grundisse, nella sua straordinaria e profetica attualità; nel Gramsci di Americanismo e Fordismo, oltre che nell'esperienza di dirigente sindacale e politico del suo autore. (Comunicato di presentazione Associazione Norberto Bobbio)

  Articoli di Ninni Radicini su sviluppi politico-elettorali
Germania | Grecia | partiti politici "euroscettici"





Copertina libro Credo Professo Attendo | sulle orme del Cristianesimo Ortodosso Credo Professo Attendo: sulle orme del Cristianesimo Ortodosso
di p. Evangelos Yfantidis
www.ortodossia.it

In questo libro, che contiene gran parte dei discorsi pronunciati in Italia negli ultimi quindici anni, ci si propone di scoprire l'Ortodossia tenendo presenti i tre verbi che dominano il simbolo della Fede in Cristo: "credo", "professo" e "attendo". Credere a quanto deliberato e proclamato dai santi Concili e Sinodi della Chiesa, dal primo - il Sinodo Apostolico - fino all'ultimo - il Sinodo di Creta -; professare, attraverso la propria vita, l'identità cristiana, scegliendo lo stile di vita, l'etica e i valori che provengono dal Vangelo di Cristo e dal Magistero della Chiesa; e, infine, attendere il Regno di Dio, convinti fermamente che la nostra patria incorruttibile sia il cielo stesso. Vi si approfondiscono alcuni aspetti che riguardano il mistero della Fede in Cristo, la storia e la vita della Chiesa Ortodossa, l'apostolato del Patriarcato Ecumenico, figure di venerata memoria per la loro vita, questioni pastorali, la dottrina etica e sociale, l'unità dei Cristiani, la protezione del creato, il dialogo interreligioso e altri temi. Questo libro si rivolge non solo ai Cristiani Ortodossi residenti nel nostro Paese, bensì anche a chiunque voglia approfondire sulle questioni sopra indicate, per inserirsi nel mistero della verità in Cristo, dell'amore di Cristo e della Sua persona. (Comunicato stampa Chiesa greco-ortodossa di Padova)




Copertina del Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2019 Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2019
219 artisti recensiti, formato 30,5x21,5cm., pp. 232, con 587 illustrazioni a colori, prezzo € 70,00. ed. Archivio Sartori Editore

Presentato il 10 febbraio 2019, a Mantova, nella Chiesa Madonna della Vittoria
info@ariannasartori.191.it

Relatori: curatrice Arianna Sartori, storico e critico d'arte Renzo Margonari
Presentazione con il Patrocinio di: Comune di Mantova, Madonna della Vittoria, Fondazione Le Pescherie di Giulio Romano
Presentazione organizzata da: Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani

«Archivio Sartori Editore presenta con grande soddisfazione il "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2019" giunto alla sua sesta edizione; passano gli anni ma la mia anzi la nostra determinazione non cambia, da "sempre" vogliamo fare opera di divulgazione di quel vasto mondo artistico nazionale composto di Pittori, Scultori, Incisori, Ceramisti, che con altrettanta determinazione e passione si attivano sul territorio nazionale e non solo. Il Catalogo Sartori 2019 vuole documentare artisticamente quanto sta avvenendo in campo nazionale, si propone come utile strumento di lavoro per tutti gli attori del culto del bello. La nostra proposta è rivolta agli artisti che documentano il loro essere attivi e presenti o anche volutamente non dimenticati; ai galleristi, ai critici e agli storici dell'arte che possono trovare stimoli nuovi per la loro attività; ed anche ai collezionisti o ai neofiti che possono trovare conferme alle loro scelte o suggerimenti per nuove acquisizioni.

Gli artisti inseriti, tutti selezionati su invito, sono la dimostrazione di quanto l'Italia sia culturalmente molto vivace, artisti attuali e del passato che sono vitali per la nostra storia dell'arte contemporanea. Non abbiamo bisogno di guardare troppo lontano per trovare validi artisti. Spesso leggiamo e vediamo opere di nuove e sorprendenti figure che arrivano da lontano, che perdono lungo la strada il senso della ricerca, molto spesso senza fine perché incongruente, o gretta perché caratterizzata di volgarità gratuite, e che vedono l'autore concretizzare sì opere che sono però la negazione del bello; artisti spesso presentati da galleristi, critici intellettualmente ricchi di incomprensibili elucubrazioni che, giocando con le parole, confondono il fruitore portandolo a non capire e non apprezzare più quella che è sempre stata considerata arte.

Nel nuovo Catalogo Sartori 2019 sono inserite più di duecento schede ad ognuna delle quali corrisponde il nome di un Artista presentato in ordine alfabetico. Un volume d'arte ricco nei contenuti, in cui ogni singola scheda è illustrata da una o più opere riprodotte a colori, arricchita da testi biografici, curricoli, e a volte da qualche stralcio critico, i riferimenti, gli indirizzi postali o informatici e i telefoni per facilitare eventuali e auspicati contatti. Il Catalogo Sartori 2019 in una ricca ed elegante veste editoriale, è un volume cartaceo, da leggere, è sufficiente una comoda poltrona e un po' di tempo da dedicare alla passione dell'arte; sfogliato con calma, guardando le illustrazioni e leggendo i testi, il libro ci cattura, ci dà delle suggestioni, ci permette di entrare nella poetica dei singoli artisti, di fare comodi raffronti e soprattutto di imparare.

Tra un po' di tempo, il Catalogo Sartori 2019 sarà ancora lì disponibile ad essere sfogliato, con le sue certezze e le sue affermazioni, non sarà sparito nello spazio... e... non serve il computer, il tablet, il cellulare, non serve WiFi o il collegamento internet. E non venga fraintesa questa affermazione, tutti sappiamo come questi strumenti siano assolutamente indispensabili e insostituibili, per il lavoro in tutti gli ambiti ed il commercio, ma chi dimentica i famosi pop-up che compaiono automaticamente durante l'uso per attirare l'attenzione con contenuti pubblicitari? La nostra è una scelta chiara e definita, il libro, la carta stampata si propone come attento mezzo di sapere, di lettura, di comunicazione e di riflessione. E nessuno asserisca che i libri appartengano al passato; le fonti del sapere, di tutto il nostro sapere e non in senso lato, sono su cartaceo, ed anche i documenti della conoscenza sono su cartaceo.

Ricordo la mia ingenua commozione quando ho letto che nel 1977, la Nasa inviò nello spazio una capsula contenente il Voyager Golden Record, un disco per grammofono contenente suoni e immagini selezionate al fine di portare le diverse varietà di vita e cultura della Terra (ed è già archeologia informatica). Il Catalogo Sartori 2019 si rivolge, insomma ad un pubblico elitario, attento alle proposte, aggiornato, ma non superficiale, come si dice "capace di leggere tra le righe" i messaggi dei nostri mass-media, consapevole delle proprie scelte e maturo, libero dai vicoli delle mode e capace di un gusto personale.» (Arianna Sartori)

- Artisti recensiti

Accarini Riccardo, Alborghetti Davide, Alvaro (Alvaro Occhipinti), Amato Maria Agata, Andreani Franco, Andreani Giona, Angiuoni Enzo, Arlorio Aldo, Ascari Franca, Baglieri Gino, Balansino Giancarlo Jr, Balansino Giovanni, Baldassin Cesare, Baldo Gianni, Bartoli Germana, Bassi Massimo, Beconcini Marco, Bellini Enzo, Bellini Maria Grazia, Benetton Simon, Benghi Claudio, Bernardelli Angiola, Bertazzoni Bianca, Bertorelli Luciana, Bianco Lino, Bisio Pietro, Bongini Alberto, Borioli Adalberto, Boschi Alberto, Boschi Anna, Bucher Gianni, Buratti Romano, Businelli Giancarlo, Buttarelli Brunivo, Caldana Claudio, Calia Tindaro, Callegari Daniela, Campanella Antonia, Campitelli Maurizio, Capelli Francesca, Capodiferro Gabriella, Capraro Sabina, Carbonati Antonio, Carpanelli Maurizio, Caselli Edda, Castagna Pino, Castaldi Domenico, Castellani Claudio, Castellani Leonardo, Castellani Silvestro, Cattaneo Claudio, Cattani Silvio, Cavallari Alberto, Cazzaniga Giancarlo, Cazzaniga Donesmondi Odoarda, Cellanetti Sandro, Cermaria Claudio, Cerutti Emanuela, Cibi, Cipolla Salvatore, Coccia Renato, Codroico Roberto, Cordani Sereno, Cortese Franco, Costanzo Nicola, Cotroneo Giuseppe, Cottini Luciano, Cusino Giuliana;

Dalla Fini Mario, Dealessi Albina, De Luca Elio, De Luigi Giuseppe, Deodati Ermes, De Rosa Ornella (DRO), Diani Valerio, Difilippo Domenico, Di Iorio Antonio, Diotallevi Marcello, Donato Francesco, D'Orazio Daniela, Dugo Franco, Dumeri Beatrice, Fabri Otello, Faccio Enrico, Fatigati Domenico (Mimmo), Ferraj Victor, Ferraris Giancarlo, Ferri Massimo, Finetti Ilaria, Fioravanti Ilario, Fornasari Domenico (Memo), Fratantonio Salvatore, Fusillo Concetto, Gaiga Aurelio, Galusi Anselmo, Gard Ferruccio, Gauli Piero, Gentile Domenico, Gheller Monica, Ghilarducci Paolo, Ghisleni Anna, Gi Morandini, Girardello Silvano, Gonzales Alba, Gozzi Rinardo, Gravina Aurelio, Lanzione Mario, Liber (Venturini Vittorio), Lomasto Massimo, Lo Presti Giovanni, Losi Elisabetta, Luchini Riccardo;

Mafino Beniamino, Magnoli Domenico, Mainoldi Roberto, Mammoliti Stefano, Manini Elio, Marchesini Ernesto, Marconi Carlo, Margonari Renzo, Marigliano Patrizio, Marra Mino, Marziale Gina, Matshuyama Shuhei, Merik (Milanese Eugenio Enrico), Michelazzo Margherita, Minto Maria Grazia, Moccia Palvarini Anna, Molinari Mauro, Monaco Lucio, Morselli Luciano, Nagatani Kyoji, Nasi Cristiano, Nastasio Alessandro, Negri Sandro, Nigiani Impero, Nonfarmale Giordano (Male), Notari Antonio, Ogata Yoshin, Onida Maria Antonietta, Orlando Carmela, Ossola Giancarlo, Paglia Anna, Palazzetti Beatrice, Pallavicini Maria Camilla, Pancheri Aldo, Pancheri Renato, Paoli Piero, Paolini Parlagreco Graziella, Paradiso Mario, Pauletto Mario, Pauletto Tiziana, Pavan Adriano, Peretti Giorgio, Perna Vincenzo, Pieroni Mariano, Pilato Antonio, Pinciroli Ezio, Pirondini Antea, Poggiali Berlinghieri Giampiero, Pompa Domenico, Potenza Gianmaria, Pozzi Giancarlo, Pracchi Miriam, Previtali Carlo, Prinetti Silvana

Raimondi Luigi, Rampinelli Roberto, Raza Claudia, Rezzaghi Teresa, Rinaldi Angelo, Rossato Khiara, Rossi Gianni, Rossi Giorgio, Rovati Rolando, Russo Salvatore, Salzano Antonio, Santoli Leonardo, Sava Salvatore, Schialvino Gianfranco, Scotto Aniello, Sebaste Salvatore, Seccia Anna, Settembrini Marisa, Simonetta Marcello, Somensari Anna, Somensari Giorgio, Spallanzani Stefania, Staccioli Paolo, Stazio Ivo, Taddei Maria Gabriella, Talani Giampaolo, Tancredi Giovannini Clara, Tassinari Raffaella, Terreni Gino, Terruso Saverio, Thon (Tonello Fausto), Timoncini Luigi, Tognarelli Gianfranco, Tonelli Antonio, Ulpiani Lorena, Vaccaro Vito, Venditti Alberto, Vergazzini Stefania, Verna Gianni, Vigliaturo Silvio, Viviani Gino, Volontè Lionella, Volpe Michele, Zabarella Luciana, Zaffanella Bruno, Zamprioli Mirella, Zangrandi Domenico, Zarpellon Toni, Zefferino (Bresciani Fabrizio), Zerlotti Natalina, Zingaretti Franco, Zoli Carlo, Zorzi Giordano. (Comunicato stampa)




Copertina del libro a fumetti Nosferatu, di Paolo D'Onofrio pubblicato da Edizioni NPE Pagina dal libro Nosferatu Nosferatu
di Paolo D'Onofrio, ed. Edizioni NPE, formato21x30cm, 80 pag., cartonato b/n con pagine color seppia

* Novità Editoriale, 2019
edizioninpe.it/product/nosferatu

Il primo adattamento a fumetti del film muto di Murnau del 1922 che ha fatto la storia del cinema horror. Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens), diretto da Friedrich Wilhelm Murnau e proiettato per la prima volta il 5 marzo 1922, è considerato il capolavoro del regista tedesco e uno dei capisaldi del cinema horror ed espressionista. Ispirato liberamente al romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker, Murnau ne modificò il titolo, i nomi dei personaggi (il Conte Dracula diventò il Conte Orlok, interpretato da Max Schreck) e i luoghi (da Londra a Wisborg) per problemi legati ai diritti legali dell'opera. Il regista perse la causa per violazione del diritto d'autore, avviata dagli eredi di Stoker, e venne condannato a distruggere tutte le copie della pellicola. Una copia fu però salvata dallo stesso Murnau, e il film è potuto sopravvivere ed arrivare ai giorni nostri. L'uso delle ombre in questo film classico ha avuto una eco infinita nel cinema successivo, di genere e non. Edizioni NPE presenta il primo adattamento a fumetti di questa pellicola: un albo estremamente particolare, che riprende il film fotogramma per fotogramma, imprimendolo in color seppia su una carta ingiallita ed invecchiata, utilizzando per il lettering lo stesso stile delle pellicole mute e pubblicato in un grande cartonato da collezione. (Comunicato stampa)




Copertina libro L'infinita storia delle piccole cose L'infinita storia delle piccole cose
di Giuseppe Bianco, ed. L'Erudita
* Novità editoriale

Undici personaggi vagano tra la realtà, il sogno e il fantastico alla ricerca di un mondo più gratificante e giusto. Qualcuno potrebbe definirli dei vinti, schiacciati delle responsabilità e dai doveri a cui sono stati costretti, soppressi. Ma non lo sono: non si rassegnano e a chi li vuole macchine, cloni, predestinati espongono il proprio desiderio di riscatto sociale ma soprattutto umano. Dobbiamo batterci contro nemici invisibili: l'ipocrisia, l'invidia, la meschinità: è in questa perenne lotta che si cimentano per cercare di sconfiggere non solo i nemici concreti, ma anche l'alienazione da cui la società sembra essere affetta. Undici racconti che hanno in ogni trama uno stesso protagonista: l'uomo e i suoi sogni, le sue speranze, le sue paure, a volte crudamente calati nella quotidianità, a volte in una dimensione onirico-fantastica, ma sempre pregni di una intensa umanità. Giuseppe Bianco traccia con amara consapevolezza il quadro di un mondo che reifica l'uomo e lo ingabbia ma in cui non si può e non si deve perdere la speranza. (I suoi sogni sì, possono aspettare, ma lui no, di Rita Esposito)




La mia Istria
di Elio Velan


* Il volume è stato presentato il 5 dicembre 2018 a Trieste, all'Auditorium del Museo Revoltella

Il volume del noto giornalista e scrittore Elio Velan è presentato a Trieste grazie all'iniziativa della Comunità Croata di Trieste e del suo presidente Gian Carlo Damir Murkovic, che ha voluto includere l'incontro nel programma di iniziative del 2018. Il libro, quasi 200 pagine, sarà introdotto dallo stesso Murkovic e presentato dal giornalista, scrittore e autore teatrale Luciano Santin, con l'intervento / testimonianza dell'autore stesso. L'incontro sarà moderato dal giornalista de "Il Piccolo" Giovanni Tomasin. Ad aprire e concludere la serata sarà la musica, col gruppo vocale e strumentale dell'Associazione culturale"Giusto Curto" di Rovigno, il tutto arricchito dalle proiezioni di immagini dell'Istria, firmate dal grande maestro della fotografia Virgilio Giuricin.

Per far sentire non solo le tipiche armonie ma anche quello spirito condiviso che rende Rovigno una località singolare e ricca. Nel volume Elio, il padre, ragiona col figlio Gianni, mentre la barca li culla e li porta in giro per l'arcipelago rovignese. Cos'è giusto e legittimo che i figli sappiamo dei genitori, dei loro pensieri, delle loro vicende? L'autore cerca di rispondere al quesito attraverso le "confessioni e testimonianze" raccolte in questo libro, uscito prima in lingua croata e ora nella versione italiana per i tipi della "Giusto Curto" di Rovigno. Nel libro Velan racconta e soprattutto si racconta attraverso le esperienze di una vita che l'ha portato a interrogarsi sulle numerose tematiche di un mondo di confine con tanti nodi da sciogliere, ma anche su tematiche esistenziali con l'intelligenza di chi abbraccia con coraggio la verità.

Elio Velan (Pola, 1957), dopo la laurea in Scienze politiche a Zagabria e dopo quattro anni di studi alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Trieste, ha iniziato la carriera giornalistica, una scelta per la vita che non ha mai abbandonato, occupandosi, a fasi alterne, di carta stampata, radio e televisione, tra Fiume, Trieste, Pola, Capodistria e Rovigno. Sin dalle elementary aveva infatti sognato di diventare giornalista per seguire le orme di Oriana Fallaci, che adorava. Il sogno si è avverato anche se non ha fatto mai il corrispondente di guerra, non ha vinto il premio Pulitzer e non ha intervistato il compagno Tito. In compenso ha lavorato, per otto anni, al quotidiano "La Voce del Popolo" come corrispondente da Rovigno.

Nel febbraio 1994 è passato alla redazione del telegiornale di TV Capodistria, lavorando contemporaneamente a Radio Capodistria. Era uno dei redattori e conduttori del TG e spesso seguiva i dibattiti al parlamento di Lubiana. Alla fine del 1996 è passato al quotidiano croato "Glas Istre". Dopo un anno di corrispondenze da Capodistria si è trasferito a Trieste come unico corrispondente estero del quotidiano di Pola e del quotidiano "Novi List" di Fiume. A Trieste ha lavorato per quindici anni alla sede regionale della Rai per il Friuli Venezia Giulia. Conduceva la trasmissione radiofonica "Sconfinamenti" e, contemporaneamente, a TV Capodistria la trasmissione settimanale di approfondimento "Parliamo di..." (oltre 400 trasmissioni realizzate).

La sua carriera si è conclusa nel 2016 con l'unico rammarico di non aver mai lavorato a un settimanale perché era quello lo spazio più congeniale al suo stile. Ha pubblicato quattro libri in rapida successione (un libro all'anno), che rappresentano la sintesi del suo lavoro di giornalista. Sono scritti in croato, la lingua che ha usato di più. Ora partecipa alle attività della "Giusto Curto" come giornalista e ideatore di spettacoli. Nei primi anni Novanta ha fondato e diretto per tre anni il mensile della Comunità Italiana di Rovigno, "Le Cronache", molto seguito anche da chi non ne condivideva la linea editoriale. (Comunicato stampa)

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Mostre sull'Istria presentate nella newsletter Kritik

Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic
Recensione di Ninni Radicini




Copertina del libro Ritratto di signora in viaggio | Un'americana cosmopolita nel mondo di Henry James Ritratto di signora in viaggio | Un'americana cosmopolita nel mondo di Henry James
di Gottardo Pallastrelli, Donzelli Editore, 2018

Il libro ripercorre la vita di Caroline Fitzgerald e della sua famiglia,facendo luce su esistenze affascinanti e sul suo profondo legame con Henry James. Nei romanzi e dei racconti di Henry James, la protagonista più nota è senz'altro quella di Ritratto di signora, Isabel Archer. Diversi, però, sono i personaggi femminili che dalle sponde americane dell'oceano giungono in Europa, più spesso a Londra, in cerca di un matrimonio aristocratico e poi, da lì, in Italia inseguendo il sogno della bellezza e il fascino di antiche culture e civiltà. Ma c'è un'altra signora, realmente vissuta e rimasta finora ignota, legata a James dalla scrittura - quella di un carteggio con lui, venuto solo ora alla luce.

E' a lei che è dedicata questa biografia che, attraverso lettere, diari e documenti d'epoca, ricostruisce un reale ritratto di signora nel quale è inevitabile scorgere le fattezze di un'ideale eroina jamesiana: Caroline Fitzgerald. Molto nota nell'alta società newyorchese, Caroline ben presto si trasferì a Londra. Fu in un brillante salotto di Kensington che avvenne il primo incontro con lo scrittore americano, il quale, in una lettera a Edith Wharton, ne descrive «la bellezza trascurata». James frequentava le donne dall'eleganza sofisticata della migliore società internazionale, e Caroline non ricalcava lo stereotipo della giovane ereditiera americana in Europa tanto in voga in quegli anni.

Lei che era colta, ricca, innamorata della poesia e talmente affascinata dall'Oriente da aver studiato il sanscrito e da vestire lunghe tuniche esotiche, era infatti decisamente lontana da quel cliché. Dopo il divorzio da un Lord inglese, si innamorò di un medico ed esploratore italiano, Filippo De Filippi. Sia pur tra le righe delle sue lettere - uscite oggi dagli archivi degli eredi della famiglia De Filippi - James sembrò incoraggiare quella scelta e, negli anni che seguirono, spesso incontrò Caroline costatandone la nuova felicità. Imperdibili sono alcuni resoconti che James scrive delle sue gite in Italia a bordo di una delle primissime automobili del secolo di proprietà della coppia.

Il viaggio fu, del resto, la cifra dell'esistenza di una donna intraprendente che andò fino in Caucaso e poi in India al seguito delle esplorazioni del marito - e di ogni dove, Caroline riportava bellezze ed emozioni nel carteggio con James e gli altri amici della vecchia Europa. Una vita inconsueta vissuta appieno in poco più di quarant'anni e finita a Roma il giorno di Natale del 1911. Leggere oggi la sua biografia, attraverso le tante pagine di suo pugno, è come leggere in controluce un romanzo jamesiano mai scritto, o meglio ancora sbirciare nel vissuto di James fatto di incontri con donne e uomini reali da cui lo scrittore attingeva spunti per i suoi capolavori. E d'altra parte fu la stessa Caroline a supporre in lui una curiosità «professionale» a proposito di un suo fratello, esploratore di fama internazionale: «Henry James è venuto da noi per il tè questo pomeriggio - annotava in una lettera del 22 maggio 1896 - e ha continuato a farmi domande su Edward il quale, ne sono certa, finirà in uno dei suoi prossimi romanzi». Il forte sospetto, scoprendo oggi la vita di Caroline, è che sia stata invece lei a fornire a James più di una suggestione per le sue indimenticabili protagoniste femminili. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Copertina del libro Errantia Gonzalo Alvarez Garcia Errantia
Poesia in forma di ritratto

di Gonzalo Alvarez Garcia

Il libro è stato presentato il 7 agosto 2018 alla Galleria d'arte Studio 71, a Palermo
www.studio71.it

Scrive l'autore in una sua nota nel libro "... Se avessi potuto comprendere il segreto del geranio nel giardino di casa o della libellula rossa che saltellava nell'aria sopra i papiri in riva al fiume Ciane, a Siracusa, avrei capito anche me steso. Ma non capivo. Ad ogni filo d'erba che solleticava la mia pelle entravo nella delizia delle germinazioni infinite e sprofondavo nel mistero. Sentivo confusamente di appartenere all'Universo, come il canto del grillo. Ma tutto il mio sapere si fermava li. Ascoltavo le parole, studiavo i gesti delle persone intorno a me come il cacciatore segue le tracce della preda, convinto che le parole e i gesti degli uomini sono una sorta di etimologia. Un giorno o l'altro, mi avrebbero portato a catturare la verità.... Mi rivolsi agli Dei e gli Dei rimasero muti. Mi rivolsi ai saggi e i saggi aggiunsero alle mie altre domande ancora più ardue. Seguitai a camminare. Incontrai la donna, che non pose domande. Mi accolse con la sua grazia ospitale. Da Lei ho imparato ad amare l'aurora e il tramonto...". Un libro che ripercorre a tappe e per versi, la sua esistenza di ragazzo e di uomo, di studioso e di poeta, di marito e padre. Errantia, Poesia in forma di ritratto, con una premessa di Aldo Gerbino è edito da Plumelia edizioni. (Comunicato stampa)




Copertina libro L'ultima diva dice addio L'ultima diva dice addio
di Vito di Battista, ed. SEM Società Editrice Milanese, pp. 224, cartonato con sovracoperta, cm.14x21,5 €15,00
www.otago.it

E' la notte di capodanno del 1977 quando Molly Buck, stella del cinema di origine americana, muore in una clinica privata alle porte di Firenze. Davanti al cancello d'ingresso è seduto un giovane che l'attrice ha scelto come suo biografo ufficiale. E' lui ad avere il compito di rendere immortale la storia che gli è stata data in dono. E forse molto di più. Inizia così il racconto degli eventi che hanno portato Molly Buck prima al successo e poi al ritiro dalle scene, lontana da tutto e da tutti nella casa al terzo piano di una palazzina liberty d'Oltrarno, dove lei e il giovane hanno condiviso le loro notti insonni. Attraverso la maestosa biografia di un'attrice decaduta per sua stessa volontà, L'ultima diva dice addio mette in scena una riflessione sulla memoria e sulla menzogna, sul potere della parola e sulla riduzione ai minimi termini a cui ogni esistenza è sottoposta quando deve essere rievocata. Un romanzo dove i capitoli ricominciano ciclicamente con le stesse parole e canzoni dell'epoca scandiscono lo scorrere del tempo, mentre la biografia di chi ricorda si infiltra sempre più nella biografia di chi viene ricordato. Vito di Battista (San Vito Chietino, 1986) ha vissuto e studiato a Firenze e Bologna. Questo è il suo primo romanzo. (Comunicato Otago Literary Agency)




Copertina libro Il passato non passa mai, di Michele De Ruggieri Il passato non passa mai - Tutte le guerre sono bugiarde
di Michele De Ruggieri, ed. Europa Edizioni, 162 pagine, euro 13,90

E' la guerra che si dovrebbe raccontare nelle scuole, al di là di date, vittorie e sconfitte, quella raccontata nel romanzo di Michele De Ruggieri. La presentazione è organizzata in collaborazione con il Polo Museale della Basilicata. Il Circolo La Scaletta ha concesso il patrocinio. Interverrà l'autore che dialogherà con la giornalista Sissi Ruggi. Michele De Ruggieri racconta con una prosa schietta e molto curata una storia che prende avvio nel settembre 1916 con il protagonista che viene chiamato alle armi. Fra la famiglia che tenta senza riuscirvi di non farlo mandare al fronte, la guerra di trincea e la prigionia, sin dalle prime pagine e confermando il titolo il romanzo è una chiara condanna della guerra. La penna di Michele De Ruggieri sceglie di raccontare tutto questo attraverso un'attenta ricostruzione storica e i sentimenti. Dalla paura di essere uccisi alla lotta per la sopravvivenza nel campo di concentramento, dove la fame cambia la gerarchia dei valori. Basta una lettera da casa, che fa intravedere la vita, e le lacrime che accompagnano la lettura restituiscono gli uomini a loro stessi.

- Sinossi

E' il 28 giugno 1914; in tutta Europa giunge la notizia dell'attentato di Sarajevo. Un mese dopo, la prima dichiarazione di guerra. Pochi sanno quali proporzioni assumerà il conflitto e quanti milioni di uomini farà cadere. Idealismi improbabili e frasi piene di retorica furono sufficienti per infervorare gli animi di tanti che non avevano idea di cosa li aspettasse. In piazza si gridava "viva la guerra!" e sul fronte si moriva. Pietro è un giovane che riesce, grazie alle sue conoscenze, ad evitare il fronte, vivendo il conflitto mondiale da una posizione privilegiata e sicura. Almeno così sembra... Dopo la disfatta di Caporetto, infatti, le carte in tavola cambiano completamente. Pietro si ritrova prima in trincea, poi in un campo di concentramento, a tentare disperatamente di tenersi stretta la vita e a guardare negli occhi i suoi compagni che non ci riescono, soccombendo all'orrore di uno dei periodi più oscuri della storia dell'umanità. Ne uscirà totalmente trasformato.

Michele De Ruggieri (Palagiano - Taranto, 1938), di famiglia lucana, ha studiato e conseguito la laurea in farmacia. Si è sempre interessato di Storia Contemporanea e Storia dell'arte. Il passato non passa mai - Tutte le guerre sono bugiarde, è il secondo romanzo di Michele De Ruggieri. Nel 2010 ha pubblicato il romanzo storico Al di qua del Faro (Guida Editori), ambientato tra le montagne lucane e il golfo di Napoli agli albori dell'Unità d'Italia. (Comunicato stampa)




Luigi Pirandello Luigi Pirandello. Una biografia politica
di Ada Fichera, ed. Polistampa
www.polistampa.com

L'adesione di Pirandello al fascismo, il suo rapporto col regime e con la censura, le idee di fondo del suo pensiero politico: sono gli elementi chiave del saggio di Ada Fichera. Con l'autrice dialogheranno il giornalista e scrittore Mario Bernardi Guardi e l'editore Antonio Pagliai. Letture a cura di Dylan (Dimensione Suono Soft). Luigi Pirandello è stato sempre analizzato sotto il profilo strettamente letterario o puramente storico. Il saggio di Ada Fichera, frutto di una ricerca su documenti d'archivio inediti, rilegge per la prima volta la sua figura ricostruendone la vita in chiave politica. Dal testo, arricchito da una prefazione di Marcello Veneziani, emergono aspetti chiave del pensiero pirandelliano come la coscienza del fallimento degli ideali borghesi, l'idea del potere nelle mani di uno e non di una maggioranza, la tendenza all'azione. (Comunicato stampa)




Locandina per la presentazione del libro Zenobia l'ultima regina d'Oriente Zenobia l'ultima regina d'Oriente
L'assedio di Palmira e lo scontro con Roma

di Lorenzo Braccesi, Salerno editrice, 2017, p.200, euro 13,00

Il sogno dell'ultima regina d'Oriente era di veder rinascere un grande regno ellenistico dal Nilo al Bosforo, piú esteso di quello di Cleopatra, ma la sua aspirazione si infranse per un errore di valutazione politica: aver considerato l'impero di Roma prossimo alla disgregazione. L'ultimo atto delle campagne orientali di Aureliano si svolse proprio sotto le mura di Palmira, l'esito fu la sconfitta della regina Zenobia e la sua deportazione a Roma, dove l'imperatore la costrinse a sfilare come simbolo del suo trionfo. Le rovine monumentali di Palmira - oggi oggetto di disumana offesa - ci parlano della grandezza del regno di Zenobia e della sua resistenza eroica. Ancora attuale è la tragedia di questa città: rimasta intatta nei secoli, protetta dalle sabbie del deserto, è crollata sotto la furia della barbarie islamista.

Lorenzo Braccesi ha insegnato nelle università di Torino, Venezia e Padova. Si è interessato a tre aspetti della ricerca storica: colonizzazione greca, società augustea, eredità della cultura classica nelle letterature moderne. I suoi saggi piú recenti sono dedicati a storie di donne: Giulia, la figlia di Augusto (Roma-Bari 2014), Agrippina, la sposa di un mito (Roma-Bari 2015), Livia (Roma 2016). (Comunicato stampa)




Copertina del libro Napoleone Colajanni tra partito municipale e nazionalizzazione della politica Napoleone Colajanni tra partito municipale e nazionalizzazione della politica
Lotte politiche e amministrative in provincia di Caltanissetta (1901-1921)


di Marco Sagrestani, Polistampa, 2017, collana Quaderni della Nuova Antologia, pag. 408
www.leonardolibri.com

Napoleone Colajanni (1847-1921) fu una figura di rilievo nel panorama politico italiano del secondo Ottocento. Docente e saggista, personalità di notevole levatura intellettuale, si rese protagonista di importanti battaglie politiche, dall'inchiesta parlamentare sulla campagna in Eritrea alla denuncia dello scandalo della Banca Romana. Il saggio ricostruisce il ruolo da lui svolto nella provincia di Caltanissetta, in particolare nella sua città natale Castrogiovanni e nell'omonimo collegio elettorale. In un'area dove la lotta politica era caratterizzata da una pluralità di soggetti collettivi - democratici, repubblicani, costituzionali, socialisti e cattolici - si pose come centro naturale di aggregazione delle sparse forze democratiche, con un progetto di larghe convergenze finalizzato alla rinascita politica, economica e morale della sua terra. (Comunicato stampa)




Opera di Gianni Maria Tessari Copertina della rassegna d'arte Stappiamolarte Stappiamolarte
www.al-cantara.it/news/stappiamo-larte

La pubblicazione realizzata con le opere di 68 artisti provenienti dalle diverse parti d'Italia è costituita da immagini di istallazioni e/o dipinti realizzati servendosi dei tappi dell'azienda. All'artista, infatti, è stata data ampia libertà di esecuzione e, ove lo avesse ritenuto utile, ha utilizzato, assieme ai tappi, altro materiale quale legno, vetro, stoffe o pietre ma anche materiali di riciclo. Nel sito di Al-Cantara, si può sfogliare il catalogo con i diversi autori e le relative opere. Nel corso della giornata sarà possibile visitare i vigneti, la cantina dell'azienda Al-Cantàra ed il " piccolo museo" che accoglie le opere realizzate.

Scrive nel suo testo in catalogo Vinny Scorsone: "...L'approccio è stato ora gioioso ora riflessivo e malinconico; sensuale o enigmatico; elaborato o semplice. Su esso gli artisti hanno riversato sensazioni e pensieri. A volte esso è rimasto tale anche nel suo ruolo mentre altre la crisalide è divenuta farfalla varcando la soglia della meraviglia. Non c'è un filo comune che leghi i lavori, se non il fatto che contengano dei tappi ed è proprio questa eterogeneità a rendere le opere realizzate interessanti. Da mano a semplice cornice, da corona a bottiglia, da schiuma a poemetto esso è stato la fonte, molto spesso, di intuizioni artistiche singolari ed intriganti. Il rosso del vino è stato sostituito col colore dell'acrilico, dell'olio. Il tappo inerte, destinato a perdersi, in questo modo, è stato elevato ad oggetto perenne, soggetto d'arte in grado di valicare i confini della sua natura deperibile...". (Comunicato stampa)

Visualizza versione ingrandita della locandina della presentazione del volume




Stelle in silenzio
di Annapaola Prestia, Europa Edizioni, 2016, euro 15,90

Millecinquecento chilometri da percorrere in automobile in tre giorni, dove ritornano alcuni luoghi cari all'autrice, già presenti in altri suoi lavori. La Sicilia e l'Istria fanno così da sfondo ad alcune tematiche forti che il romanzo solleva. Quante è importante l'influenza di familiari che non si hanno mai visto? Che valore può avere un amore di breve durata, se è capace di cambiare un destino? Che peso hanno gli affetti che nel quotidiano diventano tenui, o magari odiosi? In generale l'amore è ciò che lega i personaggi anche quando sembra non esserci, in un percorso che è una ricerca di verità tenute a lungo nascoste.

Prestia torna quindi alla narrativa dopo il suo Caro agli dei" (edito da "Il Filo", giugno 2008), che ha meritato il terzo premio al "Concorso nazionale di narrativa e poesia F. Bargagna" e una medaglia al premio letterario nazionale "L'iride" di Cava de'Tirreni, sempre nel 2009. Il romanzo è stato presentato dal giornalista Nino Casamento a Catania, dallo scrittore Paolo Maurensig a Udine, dallo psicologo Marco Rossi di Loveline a Milano. Anche il suo Ewas romanzo edito in ebook dalla casa editrice Abel Books nel febbraio 2016, è arrivato semifinalista al concorso nazionale premio Rai eri "La Giara" edizione 2016 (finalista per la regione Friuli Venezia Giulia) mentre Stelle in silenzio, come inedito, è arrivato semifinalista all'edizione del 2015 del medesimo concorso.

Annapaola Prestia (Gorizia, 1979), Siculo-Istriana di origine e Monfalconese di adozione, lavora dividendosi tra la sede della cooperativa per cui collabora a Pordenone e Trieste, città in cui gestisce il proprio studio psicologico. Ama scrivere. Dal primo racconto ai romanzi a puntate e alle novelle pubblicati su riviste a tiratura nazionale, passando per oltre venti pubblicazioni in lingua inglese su altrettante riviste scientifiche specializzate in neurologia e psicologia fino al suo primo romanzo edito Caro agli dei... la strada è ancora tutta in salita ma piena di promesse.

Oltre a diverse fan-fiction pubblicate su vari siti internet, ha partecipato alla prima edizione del premio letterario "Star Trek" organizzato dallo STIC - Star Trek Italian Club, ottenendo il massimo riconoscimento. Con suo fratello Andrea ha fondato la U.S.S. Julia, un fan club dedicato a Star Trek e alla fantascienza. Con suo marito Michele e il suo migliore amico Stefano, ha aperto una gelateria a Gradisca d'Isonzo, interamente dedicata alla fantascienza e al fantasy, nella quale tenere vive le tradizioni gastronomiche della Sicilia sposandole amabilmente con quelle del Nord Est d'Italia. (Comunicato Ufficio stampa Emanuela Masseria)




Copertina libro I quaranta giorni del Mussa Dagh I quaranta giorni del Mussa Dagh
di Franz Werfel, ed. Corbaccio, pagg.918, €22,00
www.corbaccio.it

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.» Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a Nord della baia di Antiochia.

Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell'affiato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.

Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni del Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa. Franz Werfel (Praga, 1890 - Los Angeles, 1945) dopo la Prima guerra mondiale si stabilì a Vienna, dove si impose come uno dei protagonisti della vita letteraria mitteleuropea. All'avvento del nazismo emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Oltre a I quaranta giorni del Mussa Dagh, Verdi. Il romanzo dell'opera, che rievoca in modo appassionato e realistico la vita del grande musicista italiano. (Comunicato Ufficio Stampa Corbaccio)

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- 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Presentazione rassegna




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Copertina libro La passione secondo Eva La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse (Córdoba - Argentina, 1934), diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina del libro Odissea Viola Aspettando Ulisse lo Scudetto Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria)




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina del libro Le stelle danzanti di Gabriele Marconi Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare. Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati.

Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio. Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.





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