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Copertina del libro La Grecia contemporanea 1974-2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco e Ninni Radicini edito da Polistampa di Firenze La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia

Fermoimmagine dal film Nosferatu con i personaggi di Hutter e del Conte Orlok poco dopo l'arrivo del primo nel Castello in Transilvania
Nosferatu: dal cinema al fumetto
 
Locandina della mostra Icone Tradizione-Contemporaneità - Le Icone post-bizantine della Sicilia nord-occidentale e la loro interpretazione contemporanea
Le Icone tra Sicilia e Grecia
 
L'attore Carlo Delle Piane caratterista in molte commedie tra gli anni Cinquanta e Settanta e poi protagonista in films di Pupi Avanti e di altri autori
In ricordo di Carlo Delle Piane
 
Fermoimmagine dal film tedesco Metropolis
Il cinema nella Repubblica di Weimar

La fotografa Vivian Maier autrice di migliaia di foto scattate in gran parte con una Rolleiflex e di filmati in super 8 scoperti dopo la sua scomparsa
Vivian Maier
Mostre in Italia
Luigi Pirandello
«Pirandello»
Poesia di Nidia Robba
Fermo-immagine dal film Il Pianeta delle Scimmie, 1968
1968-2018
Il Pianeta delle Scimmie

Planet of the Apes - Review
Composizione geometrica ideata da Ninni Radicini per la pagina della newsletter Kritik con locandine di rassegne presentate
Locandine rassegne
Gilles Villeneuve con la Ferrari nel Gran Premio di F1 in Austria del 1978
13 agosto 1978
Primo podio di Gilles Villeneuve

First podium for G. Villeneuve
Il pilota automobilistico Tazio Nuvolari
Mostre su Tazio Nuvolari
Maria Callas nel film Medea
Maria Callas
Articolo


Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni: 2020-2019 | 2018 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08 | Lista mostre e conferenze 2007-2020

Grecia Moderna e Mondo Ellenico (Iniziative culturali): 2020-19-18 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010-2009 | 2007-2008

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Dipinto di Anna Bianchi nella mostra Luoghi Lontani Anna Bianchi: "Luoghi lontani"
29 febbraio (inaugurazione ore 17.30) - 12 marzo 2020
Immaginaria arti visive gallery - Firenze
www.galleriaimmaginaria.com

Davanti ai quadri di Anna Bianchi, si ha come l'opportunità di condividere un sogno, una visione. Anna li dipinge con smaglianti armonie di colore, o solo con vaporosi segni monocromi, e pennellate che si rarefanno sullo sfondo immacolato del foglio. Paesaggi e architetture fantastiche, composizioni di oggetti misteriosi, piccoli personaggi coinvolti in una enigmatica drammaturgia: tutte forme che non sembrano provenire da una realtà percepita con gli occhi, ma da un'esperienza della mente. Visioni che arrivano fino ad Anna da luoghi lontani nello spazio e nel tempo, suscitati forse dalle parole di un testo sacro, da una poesia bellissima, o da un viaggio che le ha raccontato un amico.

Il deserto biblico, i palazzi del Canal Grande o di Benares, le vite dei santi, le rocce delle Apuane e i ciottoli del Mar Nero, ectoplasmi cromatici evocati pensando a Rilke, a Cézanne, a Lorenzo Lotto. Una singolare attitudine contemplativa, delicatamente lisergica, consente ad Anna la visita di così preziose visioni, e con la sua pittura ne fissa la traccia prima che si dissolvano, perché si abbia testimonianza di questi labili incantesimi dell'immaginazione. (Franco Zabagli)




Dipinto di Fabrizio Bresciani in arte Zefferino denominato Farfalle Zefferino: "Miraggio"
29 febbraio - 12 marzo 2020
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

«La mostra di Zefferino consta di tre sezioni: Ombre (pittura), Miraggio (pittura), Il Giardino dei Semplici (scultura). L'artista, da una visione pessimistica, si apre alla speranza e al positivo, opponendo al degrado diffuso l'aspettativa di armonioso progresso. La mostra è espressa in chiave metaforica. I segni sono simboli, che, attraverso riflessioni profonde, additano la soluzione sperata, individuata nella crescita di valori condivisi. Ciascun uomo semplice, per sua indefessa volontà e costanza, può concorrervi: l'artista, creando armonia, è in prima linea.» (Prof.ssa Marta Mai)

Fabrizio Bresciani – Zefferino (Bedizzole, 1956) ha frequentato i corsi serali alla AB di Brescia. Insegnante dell'Associazione Andrea Celesti di Bedizzole dal 1970, l'associazione è formata da un gruppo di artisti locali che con il tempo ha dato vita a eventi e a una scuola di disegno per autodidatti e non, creando eventi per il paese tra cui estemporanee, la rassegna Arte e Sapori e il Calendario comunale che è divenuto un appuntamento annuale. Alla inaugurazione della mostra "Miraggio" - curata da Arianna Sartori - una presentazione della Prof.ssa Marta Mai, musiche di Paolo Alberini e luci di Silvino Breschi alla presenza dell'artista.

«Su sfondi neri che, simbolicamente, esprimono tutte le passioni comprese nell'animo umano, Fabrizio Bresciani (in arte Zefferino), libera, con flussi di colore spirali seducenti, cariche emotive positive, che si dilatano e ci aspirano per cromie ammalianti: sono metafore di aspettative di serenità, di benesseri e di progresso, in costante tensione di realizzazione, che, ammiccando, lasciano intravedere astri luminosi, punti luce, mete da conquistare, tappe per altre tappe. La corsa è irrinunciabile e, se condotta nel rispetto di sé e degli altri, è lusinghiera: dà un senso al vivere, diffonde e contagia energia costruttiva. L'Artista Zefferino, però, con occhio disincantato e mente lucida, va oltre. Osserva la frenesia senza limiti e l'agitazione senza freni e traccia un quadro desolato. Sosta sul mondo animale, legato a leggi istintive, e sul comportamento dell'uomo, che vi si adegua al basso. Secondo metafore, assembla uomini e animali in un confronto, che vede vinti e vincitori cedere al degrado e frenare la crescita comune.

Si salvano colore che, in qualsiasi modo, creano e, esprimendosi, raggiungono quella pace interiore, che è soddisfazione e collaborazione. Zefferino con questa comunicazione, se inneggia all'arte e al lavoro, che, sostenuti da vis creativa, levano l'uomo, nel contempo denuncia una realtà che sconforta. In successione realizza opere in cui appaiono esseri che soccombono per legge di natura, ipotizza uomini deboli, preda di chi inganna, sfrutta e deride, pensa alla sudditanza per leggi accettate o subite, sosta sugli sfruttatori del regno animale e della natura per loro interesse e piacere; sugli schivi di vizi; insomma fa riferimento a tutte quelle condizioni, che rimandano al detto latino homo homini lupus, per cui non deve mai essere allentata la guardia: il lupo è sempre in agguato. Tutta la mostra, che è una festa di colori ed è un grande risultato artistico, è altresì espressione di urgenza necessità di recuperare valori morali, al fine di progredire coralmente, dare speranza e offrire prospettive alle future generazioni». (Prof.ssa Marta Mai)

___ Presentazioni di mostre e iniziative editoriali della Galleria Sartori pubblicate in questa pagina della newsletter Kritik

Lino Giussani: "Ribalte iconografiche lignee"
termina lo 05 marzo 2020
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
Presentazione

Giuseppe Gorni: "Acqueforti e puntesecche"
termina il 14 marzo 2020
Parete Sartori - Mantova
Presentazione

Catalogo Sartori d'Arte Moderna e Contemporanea 2020
a cura di Arianna Sartori
Presentazione volume

Au5 | Jorgelina Alessandrelli, Sabine Barnabò, Maria Anastasia Colombo, Ira Herzog, Carlo Quagliata
termina il 26 febbraio 2020
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
Presentazione

Acquerellisti Italiani
a cura di Arianna Sartori
Presentazione




Fotografia realizzata da Olivo Barbieri che ritrae una montagna innnevata pubblicata nella locandina della mostra Mountains and Parks Olivo Barbieri. Mountains and Parks
termina il 19 aprile 2020
Centro Saint-Bénin di Aosta

Personale, curata da Alberto Fiz, dedicata ad uno dei maggiori fotografi contemporanei. Sono oltre 50 i lavori esposti in un percorso ventennale che comprende, tra le altre, una serie di grandi immagini fotografiche inedite sulle montagne della Valle d'Aosta realizzate per l'occasione. Per la prima volta, poi, viene presentata la produzione scultorea dell'artista attraverso tre imponenti lavori plastici che occupano l'ala centrale del Centro Saint-Bénin. Le opere in mostra ripercorrono la ricerca compiuta da Barbieri dal 2002 al 2019 sottolineando l'attenzione verso le tematiche connesse con il paesaggio e l'ambiente. Non manca un ciclo d'immagini dedicato alla storia dell'arte antica e moderna e la proiezione di un video del 2005 realizzato in Cina. Progetto ideato per il Centro Saint-Bénin di Aosta, "Mountains and Parks" propone l'indagine di Olivo Barbieri sui parchi naturali, siano essi le Alpi, le Dolomiti, Capri rivisitata con i colori della memoria o le cascate più importanti del pianeta che, come afferma l'artista, "sopravvivono intatte ad uso del turismo o come luoghi fisici museali dove ammirare come potrebbe essere una natura incontaminata".

Si tratta di una rassegna spettacolare quanto problematica che affronta questioni di fondamentale importanza come l'esigenza di un rinnovato equilibrio naturale associato al turismo di massa che, se da un lato "consuma" i luoghi, dall'altra ne garantisce la sopravvivenza. Le sue immagini viste dall'alto, riprese con la tecnica della messa a fuoco selettiva che evidenzia solo alcuni elementi lasciando volontariamente sfocato il resto della scena, hanno inaugurato un nuovo modo di percepire il paesaggio che, grazie all'introduzione consapevole di alcuni "errori" fotografici, ci appare in modo inedito, più simile a un modellino in scala (non manca nemmeno l'uso della pittura digitale) che a un contesto reale. E sebbene nulla di ciò che vediamo appaia contraffatto, l'indagine di Barbieri decreta l'ambiguità di ogni rappresentazione.

Sono immagini che non nascono dalla volontà di ottenere effetti speciali (la forma dei soggetti rappresentati non è alterata), ma dalla curiosità di verificare il comportamento del mezzo fotografico in condizioni non-idonee; è un approccio che rivela l'interesse per il mondo, ma anche per gli strumenti ottici attraverso cui possiamo leggerlo: "Ciò che mi ha sempre coinvolto nella fotografia è il rapporto di scarto tra la visione dell'occhio e le abilità del mezzo", precisa Olivo Barbieri. Insieme ai parchi dei ghiacci e dell'acqua, il suo sguardo si estende ai Landfills, le quattro grandi discariche abitate da migliaia di persone e animali del Sud Est asiatico in Thailandia, Indonesia e Malesia. Sono i parchi tematici in negativo, la coscienza sporca dell'Occidente dove si gioca l'equilibrio del pianeta. Il paesaggio si estende anche all'universo della storia dell'arte dove la messa a fuoco selettiva modifica la percezione di opere ormai metabolizzate con un atteggiamento ironico e dissacrante.

E se nel "Paradiso Terreste" di Nicolas Poussin sembra di vedere il Creatore che si allontana appoggiato ad un drone di controllo, il mito di Mark Rothko appare connesso con i simboli del fast food americano, gli hamburger. Il dialogo con i maestri del passato coinvolge anche Paolo Uccello, Caravaggio e Canaletto. Quest'ultimo, attraverso l'uso della camera ottica, sembra anticipare gli esiti della fotografia contemporanea. Per la prima volta, poi, viene presentata la produzione plastica di Barbieri e vengono esposte tre grandi sculture in legno realizzate per l'occasione. Ne emerge una geografia errante che crea un paesaggio segreto, accessibile solo ai membri della tribù. A completamento della rassegna, viene proiettato il video "Seascape#Night", China Shenzhen 05" del 2005 che fa parte di un progetto artistico in divenire. In questo caso tutto parte da Shenzhen, in Cina, una delle nuove aree economiche vicino ad Hong Kong dove un'intera generazione di cinesi sta per concedersi, per la prima volta da cinquant'anni, un divertimento di massa: fare il bagno in mare al chiaro di luna.

Nell'epoca del digitale e dei social, dunque, "Mountains and Parks" si configura come un'occasione particolarmente stimolante per verificare la nostra relazione con la realtà colta nelle sue differenti e contraddittorie sfaccettature, tra ironia e dramma sociale. Il catalogo della mostra, in italiano e francese, con la pubblicazione di tutte le opere esposte, è edito da Magonza. Insieme ai saggi di Alberto Fiz e di Daria Jorioz, contiene, un intervento inedito dello scrittore Paolo Cognetti e un testo sull'estetica della montagna dell'alpinista Giovanni Battista Rossi. Non manca, poi, un'intervista con Olivo Barbieri presente nel volume anche con una sua testimonianza.

Olivo Barbieri (Carpi - Modena, 1954) dal 1971 intensifica il suo interesse per il linguaggio fotografico. Realizza Flippers 1977-1978, una serie di immagini sul ritrovamento di un deposito di flipper abbandonato, che custodiscono l'immaginario di un'intera epoca. Nei primi anni Ottanta inizia a scattare la serie di immagini sull'illuminazione artificiale nelle città europee e orientali. Dal 1989 viaggia costantemente in Oriente, soprattutto in Cina, sviluppando una ricerca - ancora in corso - sui temi dei grandi cambiamenti in atto e sulla loro rappresentazione. Nel 1996 il Folkwang Museum di Essen gli dedica la prima retrospettiva. Dalla metà degli anni Novanta adotta una tecnica fotografica che gli permette di mantenere a fuoco solo alcuni punti dell'immagine. Nel 2003 inizia il progetto "site specific" che coinvolge 40 città nel mondo e prosegue ancora oggi.

Le serie "site specific" (2003-2013), "Parks" (2006-2015), "Real Words" (2008-2013), "Images" (1978-2007), "Virtual Truths" (1996-2002) e "Artificial Illuminations" (1980-2014) hanno in comune la riflessione sulla quantità di realtà presente nel nostro sistema di vita, e su quanto la nostra percezione sia in grado di comprenderla. Nel 2015 continua la serie "Parks" iniziata nel 2006, e realizza il progetto "Adriatic (staged) Dancing people". Nel 2017 ha dedicato un progetto all'impianto solare di Ivanpah nel deserto della California, la più grande centrale termica a concentrazione solare del mondo. Noto a livello internazionale, Olivo Barbieri inizia ad esporre nel 1978 alla Galleria Civica di Modena. Da allora le sue opere sono state presentate da istituzioni prestigiose quali: Folkwang Museum di Essen, Museum of Contemporary Art di Cleveland, Moma di San Francisco, Cca di Montréal e Bund 18 di Shanghai. Tra le sedi pubbliche italiane che hanno ospitato le sue personali vi sono la Triennale di Milano, il Mart di Rovereto, il Madre di Napoli e il Maxxi di Roma. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)

___ Presentazione di altre mostre di fotografia in questa pagina della newsletter Kritik

Fotografia Europea 2020
Reggio Emilia, 17 aprile - 24 maggio 2020
Presentazione

Fabrizio Villa | People
termina il 27 febbraio 2020
Galleria KoArt Unconventional Place - Catania
Presentazione

Mario Cresci | Novella Oliana | Fra noi e le cose
06 febbraio (inaugurazione) - 04 aprile 2020
Red Lab Gallery/Miele - Milano
Presentazione

Federico Fellini | Ironico, beffardo e centenario
20 gennaio - 28 febbraio 2020
Galleria della Biblioteca Angelica - Roma
Presentazione

"Ho ancora una valigia a Berlino" | Reportage fotografico del 1989 di Marco Alberi Auber
termina il 28 febbraio 2020
DoubleRoom arti visive - Trieste
Presentazione

Danilo Rommel: "Il fascino delle vecchie strade"
18 gennaio - 21 marzo 2020
Associazione culturale La Roggia - Pordenone
Presentazione

Noi siamo la Minganti | Bologna e il lavoro industriale tra fotografia e memoria (1919-2019)
termina il 10 maggio 2020
Museo del Patrimonio Industriale - Bologna
Presentazione

Stefano Visintin: "Prospettive"
termina il 28 febbraio 2020
Impresa Sociale "Ad Formandum" - Trieste
Presentazione

Peter Wächtler
termina lo 09 maggio 2020
Fondazione Antonio Dalle Nogare - Bolzano
Presentazione

Photology Air 2019/2020 | Il nuovo parco per l'arte contemporanea in Sicilia
22 giugno - 03 novembre 2019
09 aprile - 27 settembre 2020
Tenuta Busulmone - Busulmone, Noto (Siracusa)
Presentazione




Opera di Tonina Garofalo nella locandina della mostra La Bellezza Tonina Garofalo: "La Bellezza"
06 marzo (inaugurazione ore 16.30) - 20 marzo 2020
Galleria Nazionale di Cosenza

Tonina Garofalo traccia figure dialettiche, fra l'organico e il razionale, con filamenti informali e disegni astratti. Si tratta di un piano dalla plasticità controllata, in cui le forme scivolano con leggerezza in un gioco di segni semplici, con tracce spumeggianti e vegetali, attraversate da quadrati e triangoli. Piume, pennacchi, infiorescenze, spirali dalle quali emergono corpi trasparenti o mascherati, ruotano attorno ad un nucleo che rappresenta l'occhio, sguardo incisivo e scrutatore dell'anima fruitrice. La ricerca della Garofalo si sviluppa da una fonte inizialmente indistinta indirizzata verso una realtà stilizzata e informale, in contiguità con uno sfuggente irrealismo fatto di elementi geometrici sovrapposti di particolari sguardi fissi. Tonina Garofalo ha al suo attivo la partecipazione a numerose mostre organizzate sul territorio calabrese e nelle principali città italiane, tra cui Roma, Napoli e Venezia. Le sue opere sono in molte collezioni pubbliche e private, sia in Italia che all'estero. (Comunicato stampa)




Opera di Umberto Bignardi realizzata nel 1967 denominata Rotor alla Galleria-Bianconi Umberto Bignardi
Sperimentazioni visuali a Roma (1964-1967)


termina il 12 marzo 2020
Galleria Bianconi - Milano

Guardandosi attorno è difficile non accorgersi dei passi avanti fatti dalla tecnologia, settore, oggi, che assorbe molte delle esperienze inerenti al mondo dell'arte. Le sperimentazioni artistiche non potevano non risentire di questi cambiamenti: dai primi video di Nam June Paik degli anni Sessanta si è giunti addirittura ai bracci meccanici di Sun Yuan & Peng Yu. A volte si ha la sensazione che certe scoperte tecnologiche siano sempre esistite, tanto da rendere difficile immaginare una vita senza. Andando indietro nel tempo, però, ci si accorge che un punto di partenza esiste, e che, nell'arte italiana, può essere individuato nella figura di Umberto Bignardi (...)

Articolo di presentazione (rivista Juliet Art Magazine)




Dipinto di Sergio Dangelo realizzato nel 1977 denominato Rumore dell'autunno Sergio Dangelo
Opere anni '60-'70


(Rinviata)
Annunciata Galleria d'Arte - Milano
www.galleriannunciata.com

In occasione della grande mostra alla Casa museo Boschi Di Stefano, a cura di Francesco Tedeschi e Luca Pietro Nicoletti, un selezionato gruppo di opere pittoriche di Sergio Dangelo realizzate negli anni '60 e '70, anni che vedono la sua partecipazione alle più importanti esposizioni internazionali d'arte, tra le quali la sala personale alla Biennale d'Arte di Venezia, nel 1966. Artista poliedrico e polimaterico, ha saputo spaziare e attraversare vari "ismi" del secolo scorso: dal Movimento Nucleare, di cui è stato fondatore assieme a Enrico Baj, al Surrealismo, dalle forme espressive legate al Dadaismo alle ricerche del Gruppo Cobra, ponendo sempre alla base della propria creatività artistica l'ironia, lo sperimentalismo e la provocazione. I quadri presentati, oramai storici nella storia dell'arte del secondo Novecento, vivono di grandi suggestioni visionarie, di stesure cromatiche ardite ed irriverenti, di partecipazione colta e di poetica naturalistica, di segni di calligrafia automatica.

Gli hand-made, termine che Marcel Duchamp ha utilizzato nel 1960 per definire gli oggetti di Sergio Dangelo, tracciano il racconto della sua figura di "scrittore che dipinge", di "poeta che raccoglie ed assembla immagini", come lui stesso ama definirsi, portandoci in un mondo fatto di legno, chiodi, filo di canapa, bottoni, cartone, plastica morbida, gres, vimini, vetro, ceramica, nero di china, tempere, aniline, vernici alla nitrocellulosa, smalti: un mondo di materiali infinito, privo di confini, come la sua visione dell'arte. La mostra è un omaggio ad uno degli autori contemporanei più singolari e sognatori, che ha visto la vita come un atto d'arte totale, portando a volte il solo pensiero ad essere opera, spingendosi a definire il proprio lavoro "le cose che faccio" o "le mie invenzioni". Sergio Dangelo (Milano, 1932) ha allestito più di 400 mostre personali ed ha partecipato a circa 1.500 collettive nel mondo. La sua bibliografia conta quasi 150 pubblicazioni monografiche. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra Rembrandt alla Galleria Corsini L'Autoritratto come San Paolo Rembrandt alla Galleria Corsini: l'Autoritratto come San Paolo
termina il 15 giugno 2020
Galleria Corsini - Roma
www.barberinicorsini.org

Proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam sarà esposto, per la prima volta in Italia dopo il 1799, lo straordinario autoritratto di Rembrandt, firmato e datato 1661, che nel Settecento faceva parte della collezione Corsini ed era esposto nelle sale del palazzo alla Lungara. L'opera fu infatti acquistata tra il 1737 e il 1739 dal cardinal Neri Maria Corsini per 100 scudi da Marie-Thérèse Gosset, vedova di Nicolas Vleughels, direttore dell'Accademia di Francia a Roma. Una recente riscoperta documentaria ha oggi chiarito che l'opera fu protagonista di un episodio emblematico della dispersione di opere d'arte durante l'occupazione francese del 1799. In quell'anno infatti la famiglia Corsini fu costretta a far fronte alle contribuzioni forzate imposte dal governo francese alle nobili famiglie romane.In assenza del principe Tommaso, allora in Sicilia, il "maestro di casa" dei Corsini, Ludovico Radice, organizzò la vendita di 25 dipinti della collezione al noto mercante d'arte Luigi Mirri, che immediatamente ne rivendette una parte all'inglese William Ottley.

Le opere vendute in quell'occasione includevano capolavori come la Visione di sant'Agostino di Garofalo, oggi alla National Gallery di Londra, il Sacrificio di Noè attribuito a Poussin, oggi a Tatton Park, e l'Autoritratto di Rembrandt che passò di mano in mano tra i principali mercanti inglesi attivi a Roma, da William Ottley a Robert Fagan, da James Irvine a William Buchanan. Nel 1807 quest'ultimo lo portò in Inghilterra e, dopo numerosi passaggi collezionistici, il dipinto giunse infine al Rijksmuseum di Amsterdam. Nel 1800, con la fine della Repubblica Romana, il Principe Tommaso iniziò una causa con Mirri e Ottley per fermare l'esportazione dei dipinti, ma riuscì a riprendere solo alcuni dei dipinti venduti che ancora oggi sono esposti nella galleria: la Sacra Famiglia di Garofalo, la Madonna del latte di Murillo, il Ritratto del cardinale Giacomo Savelli di Scipione Pulzone, il Ritratto di Giulio II allora attribuito a Raffaello, la Salomè con la testa del Battista di Guido Reni, i Cacciatori a cavallo di Philips Wouverman.

La mostra, a cura di Alessandro Cosma, riporta quindi il famoso dipinto di Rembrandt alla Galleria Corsini, ancora oggi allestita seguendo la disposizione voluta nel Settecento da Neri Maria Corsini, e presenterà la storia della dispersione dei quadri Corsini nel 1799. La ricostruzione è resa possibile grazie ai documenti originali, oggi conservati presso l'Archivio Corsini di San Casciano in Val di Pesa: lettere, stime e atti processuali, permetteranno di raccontare al pubblico uno dei momenti più critici e difficili per il patrimonio culturale italiano. Una selezione delle stampe originali di Rembrandt appartenute alla famiglia Corsini, costituirà inoltre l'occasione per ricostruire l'apprezzamento che la famiglia aveva nei confronti dell'artista olandese, di cui possedevano oltre 200 stampe conservate allora nella biblioteca del palazzo alla Lungara, aperta al pubblico e agli studiosi fin dal 1754, e oggi conservate all'Istituto centrale per la grafica. La mostra sarà accompagnata da un catalogo illustrato, edito da Allemandi, con i saggi di Ebe Antetomaso, Jonathan Bikker, Giovanna Capitelli, Alessandro Cosma e schede di Gabriella Bocconi e Isabella Rossi. (Estratto da comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




La prigionia dell'io
termina lo 05 aprile 2020
Galleria d'Arte Contemporanea di Palazzo Ducale - Pavullo nel Frignano (Modena)

Mostra collettiva organizzata dalla Galleria Federico Rui di Milano, in collaborazione con The Bank Collection, a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei. L'esposizione presenta i lavori di quattro artisti emergenti già riconosciuti sul piano nazionale ed internazionale - Stefano Bosis, Alfio Giurato, Andrea Mariconti, Sergio Padovani - che focalizzano la loro produzione pittorica sul tema della "Persona" e dei suo conflitti. Su questa tematica difatti è incentrata l'esposizione che si sviluppa come un dialogo a quattro voci sui drammi e le ferite della personalità individuale, nella quale razionale e irrazionale convivono da sempre.

Stefano Bosis ci presenta esemplificazioni del "sogno lucido", modalità straniante in cui ci si accorge di sognare nel mezzo dell'esperienza onirica, in cui la gestualità viene controllata dal caos e i titoli stessi sono riferimenti alla mitologia greca. Alfio Giurato costruisce figure volumetriche che presentano un impianto classico, modellate su giochi di luci e ombre, con impasti densi, definiti da colori ocra e terre, imprigionate in dinamiche spesso distruttive, che rivelano rapporti familiari e di gruppo non sempre limpidi. Sergio Padovani prende spunto da suggestioni legate ad artisti visionari della nostra tradizione artistica, intrappolando il suo Io interiore in un processo a volte biografico che trova un'accezione salvifica attraverso la pittura. Infine Andrea Mariconti racconta una prigionia esistenziale che rimanda ad una ricerca archeologica sulle pietre antiche graffite che fanno rivivere un mondo ancestrale e primitivo, fatto di riti e credenze. (Comunicato stampa)




Flyer della mostra alla Galleria Wikiarte di Bologna con opere di Alfonso Caci (Accio), Stephanie Jaschin e Fabrizio Cadoppi (Bicio) Alfonso Caci (Accio) | Stephanie Jaschin | Fabrizio Cadoppi (Bicio)
29 febbraio (inaugurazione ore 18.00) - 12 marzo 2020
Galleria d'Arte Contemporanea Wikiarte - Bologna
www.wikiarte.com

L'abiogenesi della vita è sita nel perpetuo dinamismo della materia, lo stesso che nutre la creatività umana - quella estetica e sociale. Alfonso Caci (Accio) coglie il perpetuo fluire del mondo fenomenico e lo metaforizza attraverso l scorrere delle paste colorate e il flettersi di fibre plastiche morbide. Le opere respirano attraverso un sistema vascolare di vernici policrome che le rende autonome, tridimensionali e continue, instabili. La forte risonanza aptica delle superfici tradisce il loro stato di non finito, di una continua maturazione che ha luogo ogni qualvolta vi si approccia uno sguardo interessato.

A esplorare, analizzare e completare l'accadere artistico contribuisce l'intenzionale parzialità del campo che permette a Accio di sollecitare- attraverso l'opera - la curiosità e interrogare l'intelligenza dello spettatore. Elementi mancanti, dettagli da ricomporre, strati da svelare sono organizzati in un meccanismo di lucchetti, cerniere, chiavistelli che paradossalmente danno un senso non di chiusura e distanza ma di coinvolgimento e scoperta. E ancora. La frequente presenza della doppia firma dell'autore invita a prospettive multiple, a numerosi punti di vista e ribaltamenti spaziali. Similmente, gli esili corpi delle sculture fibrose, annodate e plastiche, facilmente modellabili portano un senso di straniamento, sbilanciamento spazio-temporale dove hic et nunc sono passato e futuro, ma mai l'instabile ed effimero presente.

Il caduco presente, labile e trasparente interessa anche l'operato di Stephanie Jaschin. La tempera policromatica e libera presenta uno dei volti più evocativi del flow, ovvero quello stato della materia in cui tutto è armonico anche se non sempre equilibrato. L'artista evoca concetti densi come l'amore, la vita, la passione, la memoria e la sua assenza - l'amnesia - per fargli confluire e amalgamargli in uno stato reale- quello dell'esistenza umana dove le sensazioni e le cognizioni non sono mai separate ma ci invadono in un flusso unico.  Gli stessi fermioni, le particelle costituenti la materia, hanno per natura uno spin interno continuo, trasformando ogni cosa che costituiscono in un continuo divenire.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, recita la Legge della conservazione della massa, confermando che lo spazio occupato da un oggetto è prevalentemente vuoto o, meglio, sempre temporaneamente occupato e trasversale. È questa l'energia cosmica della quale le opere di Jaschin si fanno definizione estetica, esternazione sensoriale, Teoria artistica del Caos. Le opere rispecchiano i sistemi dinamici dell'universo che esibiscono una sensibilità esponenziale rispetto alle condizioni iniziali e sono in grado di indurre un'empirica casualità nella materia. Casualità, non caos. Fluire e non vagare. Tutto ciò espresso nei piccoli Big Bang che contengono le tele trasparenti, quasi evanescenti di Stephanie Jaschin.

Il rapporto tra il valore più alto - il punto più luminoso- e il valore più basso - il punto più scuro - della luminosità nell'immagine è probabilmente il meccanismo più immediato di avvertenza della materia. Una forma priva di colore è spesso recepita come piatta. Un dettaglio carico di tonalità è spesso considerato come il più importante. In questa sua facoltà di enfatizzare la natura delle cose, e non di opposizione tra due estremi, il contrasto è colto e sfruttato in una cifra artistica espressiva da Fabrizio Cadoppi (Bicio). Il tratto veloce e descrittivo della matita attiva quel meccanismo di mirroring neurale che permette all'essere umano di interpretare il mondo fenomenico in una mimesi sempre diversa.

Lo schizzo per-realistico, iperbolico, quasi fumettistico di Cadoppi coinvolge le forme in un ludorama monocromatico scosso dal ritmo di pochi elementi cromatici.  E proprio in contrasto con l'iconotesto del comics- che vuole una sequenza di immagini più o meno coerenti tra loro- l'operato di Bicio si concentra sul one-image show, ovvero un'intera narrazione racchiusa in un unico frame. Ma è proprio quest'ultimo - la cornice delimitativa - a sdoppiarsi e frammentarsi nella costruzione di un iper-testo a più voci dove, paradossalmente, l'usuale associazione della monocromia con il silenzio e asetticità e rinegata da una polifonia di diversi livelli raffigurativi. Niente è più semplice e più complesso della semplificazione. (Denitza Nedkova)




Dettaglio di un dipinto a pennarelli su carta di cm. 29.7x42 realizzato nel 2020 da Lucia Lamacchia denominato Icaro Donna Dipinto ad acquerelli e inchiostro su carta di cm.37x26 realizzato nel 2020 da Franco Raggi denominato Luoghi organizzati per cadute improbabili Luogo n.3 Icaro, le cadute
Lucia Lamacchia e Franco Raggi


(RINVIATA)
Galleria Francesco Zanuso - Milano

La mostra è il racconto per immagini di Lucia Lamacchia e Franco Raggi intorno al tema della caduta evocata nel metaforico viaggio di Icaro. Un connubio concettuale e iconico caratterizza le opere dei due artisti dove i soggetti che cadono, realizzati da Lucia Lamacchia, trovano luoghi simbolici sui quali atterrare nei lavori di Franco Raggi. Un parallelismo che allude al mito di Icaro sia per quanto concerne l'atto della caduta, sia nel ricordo di suo padre, Dedalo, architetto, e creatore, in questo caso, di strutture pronte ad accogliere e attenuare lo schianto.

Lucia Lamacchia dal 2010 dedica la sua ricerca artistica allo studio del vuoto. Le figure che ritrae, persone, animali e oggetti sono rappresentati in caduta libera, in posizioni differenti, involontarie e inconsuete, con atteggiamenti di resistenza o di abbandono nei confronti della gravità. Attorno a loro, lo spazio totalmente bianco del foglio descrive il vuoto, l'assenza, che, in una sorta di gioco fra elementi contrapposti con i personaggi disegnati, assume fondamentale importanza. La selezione di opere in mostra, realizzate fra il 2018 e il 2020, presenta persone e animali; si passa da un boxeur ad una calciatrice che nel movimento atletico perdono l'equilibrio, fino a un direttore d'orchestra che a braccia aperte, nell'atto di dirigere, sprofonda in uno spazio sconosciuto. Caratterizzati da un tratto delicato e dai colori sfumati, questa serie disegni a pennarello su carta vuole essere come afferma l'artista "un'esortazione a lasciarsi andare e a godersi la caduta, nell'ottica positiva che questa sia una metamorfosi, un nuovo inizio… ".

Nella stessa direzione sono orientati i disegni di Franco Raggi, pensati come risposta alle figure cadenti di Lucia Lamacchia; paesaggi immaginari dal titolo "Luoghi organizzati per cadute improbabili" che danno vita ad ambienti adatti alle cadute, predisposti ad attutire il colpo, a salvare coloro che precipitano. L'artista inserisce in scenari naturali e desolati, scarsi di vegetazione, delle costruzioni arcaiche e irreali, tralicci, muri senza stanze e soffitti, zattere, strutture labirintiche, con al loro interno teli, cuscini, tappeti erbosi, parti morbide per alleviare l'impatto al suolo. In questi lavori ad acquerello emerge la vena ironica e paradossale, legata alla poetica di Franco Raggi che nei suoi disegni, allestimenti, scenografie e oggetti, spesso si sofferma su collegamenti tra concetti opposti come "Stabile/Instabile", "Mobile/Immobile", "Antico/Moderno". Dell'artista in mostra è inoltre presente "La Classica" (2018) una lampada in seta serigrafata, legno decorato e ottone, che riconduce nuovamente alla mitologia e simboleggia la luce, il sole verso il quale Icaro si avvicinò troppo e che fu causa della sua caduta.

Lucia Lamacchia esordisce lavorando come grafica e art director. Nel 2019 un suo disegno entra a far parte di UDHR Posters, progetto di esposizione itinerante dedicato alla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Il poster è stato selezionato da Aiap per la mostra "Italian design" presso il Taiwan Design Museum in occasione di un focus sul visual design e sulla produzione grafica contemporanea italiana.

Franco Raggi dal 1971 al 1976 è stato redattore di Casabella diretta da Alessandro Mendini con il quale ha fondato nel 1977 la rivista Modo di cui è stato caporedattore e direttore. Ha fatto parte dei gruppi del Radical design. Ha tenuto corsi e seminari in Italia presso Politecnico di Milano, Domus Academy e NABA; all'estero presso l'Architectural Association di Londra, Scuola d'Arti e Mestieri di Tolosa e l'istituto ENSAD di Parigi. Dal 2001 insegna Interior Design all'ISIA di Firenze. Come designer ha progettato per varie aziende. Sue opere sono nelle collezioni del MoMA, New York, del Centre Pompidou di Parigi, del FRAC Centre di Orléans e del Museo della Triennale di Milano.

La Galleria Francesco Zanuso, fondata nel 2010 dall'omonimo medico e collezionista milanese con una particolare predilezione per la Scuola Romana, l'Arte Povera ed il Nouveau Realisme, prosegue nella sua fervida ricerca e nella stimolante attività espositiva con l'obiettivo di promuovere giovani artisti emergenti. Le scelte stilistiche vedono una forte attenzione rivolta alla pittura astratta e figurativa, alla fotografia, alla scultura ed al design. Situata in uno dei quartieri storici più caratteristici di Milano, la galleria rappresenta quindi un importante punto di riferimento per i collezionisti interessati alla produzione artistica contemporanea internazionale. (Estratto da comunicato ufficio Stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Opera di Nebojsa Despotovic nella locandina della mostra The Golden Harp Nebojša Despotovic: "The Golden Harp"
(Rimandata a data da definirsi)
MEF Museo Ettore Fico - Torino

Le opere di Nebojša Despotovic sono inesorabilmente avulse da un contesto riconoscibile e, anche se tutte ci appaiono come estranee alla nostra vita, molte parlano di esperienze che riconosciamo, risultando come riflesse in uno specchio annebbiato ma famigliare. I personaggi/attori che le popolano recitano parti in cui l'artista stesso si immedesima, a tal punto, da assegnare dei nomi o dei nomignoli alle figure mentre le dipinge. Il fatto poi che sembrino personaggi in costume, li fa sembrare ancora più reali perché trasposti in un mondo senza tempo, senza precisi riferimenti al nostro vissuto e tutto appartiene a un momento infinito nella grande commedia della vita. (Comunicato stampa)

___ ENG

Nebojša Despotovic's works are inexorably detached from a recognizable context and, although they all appear to us like strangers to our lives, many speak of experiences that we recognize, resulting as if reflected in a foggy but familiar mirror. The characters/actors who populate the paintings act parts in which the artist identifies himself, to such an extent, that he assigns names or nicknames to the figures as he paints them. The fact that they look like characters in costume makes them seem even more real because they are transposed into a timeless world, without precise references to our experience and everything belongs to an infinite moment in the high comedy of life. (Press release)




Locandina della rassegna Fotografia Europea 2020 Fotografia Europea 2020
Reggio Emilia, 17 aprile - 24 maggio 2020

Uno dei Festival di fotografia più interessanti in Italia, per il terzo anno organizzato con la Direzione Artistica di Walter Guadagnini. Nel centenario della nascita di Gianni Rodari il festival dedica la sua XV edizione al tema "Fantasie. Narrazioni, regole, invenzioni", che come un filo rosso attraversa mostre, conferenze, spettacoli e workshop che ne compongono il ricco programma. La kermesse, prodotta dalla Fondazione Palazzo Magnani (comitato scientifico composto da Marzia Faietti, James Bradburne, Vanni Codeluppi, Marina Dacci, Walter Guadagnini, Gerhard Wolf) con la Direzione Artistica di Walter Guadagnini, ha come obiettivo quello di creare un appuntamento di respiro nazionale e internazionale che consolidi un lavoro permanente sulla fotografia.

Il festival ha da cinque anni creato una rete con le più importanti istituzioni culturali regionali: dalla Collezione Maramotti di Reggio Emilia al MAST di Bologna, dallo CSAC di Parma alla FMAV e alle Gallerie Estensi di Modena e a Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea di Rubiera (Reggio Emilia). La XV edizione propone un nucleo di mostre fotografiche che sarà dedicata al rapporto della fotografia con il mondo della musica, con i suoi codici e i suoi simboli e che, grazie ad una tecnica originale, tra pittura e fotografia ha cambiato radicalmente la concezione del ritratto fotografico.

Anche quest'anno i suggestivi spazi dei Chiostri di San Pietro saranno l'epicentro del Festival con cinque esposizioni: Controvisioni. Dalla fantasia alla fantasmagoria, mostra antologica appositamente ideata per questa edizione del festival, dal fotografo, ricercatore e scrittore spagnolo Joan Fontcuberta (Barcellona, 1955) da sempre interessato al confine sottile tra realtà e illusione; Silence di Jitka Hanzlová (Nachod - Repubblica Ceca, 1958) con le sue fotografie silenziose e pittoriche; L'Isola, un'installazione audio-video di Vittorio Mortarotti (Torino, 1982) e Anush Hamzehian (Padova, 1980), che raccoglie le ultime immagini e i suoni di una comunità che sta scomparendo; Chas Chas, di Luis Cobelo (Venezuela, 1970), il ritratto di un mondo in cui la fantasia non ha limiti e "ciò che si è perso si ritrova"; infine Sirius, di Anna Szkoda (Tychy, Polonia, 1982), progetto fotografico dedicato a un caso giudiziario incredibile nella Germania dei primi anni Ottanta.

Al Teatro Valli, invece, trova casa un progetto inedito di Alex Majoli (Ravenna, 1971): Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Reggio Parma Festival hanno infatti invitato il fotografo a riflettere sul rapporto tra il Teatro e la città e alle sue possibili interconnessioni. La mostra, presentata in anteprima, permette inoltre ai visitatori di scoprire spazi solitamente non aperti al pubblico, in uno scambio osmotico tra teatro e vita. Paese ospite è la Russia: a Palazzo da Mosto tre progetti a cura di Dimitri Ozerkov, capo curatore Dipartimento Arte Contemporanea Museo Ermitage di San Pietroburgo. Dalle sperimentazioni dei Fratelli Henkin, il cui archivio è stato recentemente scoperto, alle ricerche di due giovani fotografi sulle comunità e sulle trasformazioni urbane nella Russia contemporanea.

A Spazio Scapinelli le tre mostre personali dei vincitori della open call lanciata dal festival: Atlas di Alessandra Baldoni (Perugia, 1976) che costruisce una mappa di analogie con immagini eterogenee disposte in dittici e trittici, The Denial I - A Family Portrait di Alexia Fiasco (Parigi, 1990), un viaggio fotografico alla scoperta delle proprie origini, e Valparaiso di Francesco Merlini (Aosta, 1986), un percorso di confronto con le proprie memorie familiari. Infine il Progetto Speciale diciottoventicinque, dedicato alla formazione di giovani aspiranti fotografi che, guidati dalla tutor Sara Munari, hanno lavorato per la creazione di un'opera collettiva.

Ai chiostri di San Domenico in mostra Giovane Fotografia Italiana, il progetto, alla sua ottava edizione, che valorizza i talenti della fotografia italiana contemporanea under 35. Reconstruction espone le opere di Domenico Camarda, Irene Fenara, Alisa Martynova, Francesca Pili, Vaste Programme (Leonardo Magrelli, Alessandro Tini, Giulia Vigna), Martina Zanin, Elena Zottola, scelti da una giuria internazionale composta dai curatori Ilaria Campioli e Daniele De Luigi e dai rappresentanti dei festival partner Circulation(s) - Festival de la jeune photographie européenne (Parigi), Festival Panoràmic di Granollers (Barcellona) e Brighton Photo Biennal.

Alle mostre si affianca un calendario di eventi che si svilupperà soprattutto nelle tre giornate inaugurali - 17, 18, 19 aprile - ma che accompagna il Festival anche nelle settimane successive, fino al 24 maggio: conferenze, incontri, visite guidate con gli artisti, presentazione di libri, book signing, letture portfolio, workshop, un bookfair dedicato agli editori indipendenti, spettacoli pensati per alimentare un confronto culturale che partendo dalla fotografia affronti anche temi trasversali. Tra le novità di questa edizione la commistione tra immagini e musica elettronica dal titolo Fotonica, una declinazione musicale di Fotografia Europea con la direzione artistica di Max Casacci, produttore e fondatore dei Subsonica, in collaborazione con The Italian New Wave, il format di Club To Club Festival che promuove la nuova creatività musicale italiana attraverso showcase ed iniziative uniche.

Il festival è promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani insieme al Comune di Reggio Emilia e con il contributo della Regione Emilia-Romagna. Il Circuito Off - la sezione indipendente che ogni anno vede il fiorire spontaneo di centinaia di mostre cittadine in negozi, ristoranti, studi, cortili e case private, sedi storiche, spazi normalmente chiusi al pubblico, senza contare la preziosa partecipazione delle gallerie d'arte - anche quest'anno presenta progetti di fotografi professionisti accanto a giovani alle prime esperienze, appassionati e associazioni. Parte di questo circuito è anche il progetto OFF@school che coinvolge le scuole di tutta la provincia di Reggio Emilia. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)

"La fantasia è la facoltà più libera delle altre, essa infatti può anche non tener conto della realizzabilità o del funzionamento di ciò che ha pensato. È libera di pensare qualunque cosa, anche la più assurda, incredibile, impossibile. L'invenzione usa la stessa tecnica della fantasia, cioè la relazione fra ciò che si conosce, ma finalizzandola a un uso pratico". (Bruno Munari)




Gattobolli. Francobolli dal mondo
termina il 31 marzo 2020
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

Mostra ideata e curata da Chiara Simon, curatrice del Museo Postale, in collaborazione con Cristiana Marangoni, presidente della sezione Friuli Venezia Giulia dell'Associazione Nazionale Felina Italiana. A distanza di 9 anni dalla prima edizione, si è deciso di coniugare nuovamente filatelia e catofilia, dando vita a una ricca collezione filatelica sul tema felino caratterizzata da esemplari provenienti da varie parti del mondo.

Le teche del Museo di Poste italiane esporranno numerosi francobolli originari che raffigurano tantissime razze feline: dalle più amate e diffuse quali Persiano, Maine Coon, Sacro di Birmania, Ragdoll, Bengala, Certosino alle meno conosciute, quali Manx, Devon Rex, Cornish Rex, Japonese Bobtail, Singapura, Sphynx, Egyptian Mau. Sullo sfondo campeggeranno poster che riproducono l'ingrandimento del francobollo più rappresentativo di ogni razza affiancati dalla foto del gatto stesso e da una didascalia che spiega le origini delle razze dei gatti (storiche o leggendarie), il loro carattere e la loro descrizione fisica.

Il 21 febbraio, alle 17, una visita guidata alla mostra e a seguire una conferenza sul tema felino, nel corso della quale verrà presentata l'opera di Maria Lupieri, "Gri-Gri e il paese dei gatti pescatori", a cura di Roberto Benedetti."Gri-Gri e il paese dei gatti pescatori" è la fedele riproduzione su carta antica di un album inedito che Maria Lupieri (Trieste 1901 - Roma 1961) illustrò e scrisse nel 1955. L'artista fu la più grande amica di Linuccia Saba, la figlia del poeta che alla moglie Lina aveva dedicato La gatta, una delle più ispirate liriche del suo Canzoniere. Attraverso ventiquattro splendide tavole acquerellate in bianco e nero, ognuna affiancata dalla didascalia relativa, Lupieri ci regala il racconto su una società di gatti tutti neri al cui interno però viene a trovarsi un gattino grigio. Ne deriva una favola quanto mai moderna sulla diversità, una storia di bullismo, dove la comunità si fa branco, mentre il piccolo protagonista bersaglio è emarginato e deriso. (Comunicato stampa)




Opera di Lino Giussani Opera in tarsia di legno di cm. 94.5x63 realizzata nel 2018 da Lino Giussani denominata Curve geometriche Opera in tarsia di legno di cm. 30x30 realizzata nel 2017 da Lino Giussani denominata Palla e spruzzi Lino Giussani
"Ribalte iconografiche lignee"


termina lo 05 marzo 2020
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

«Le opere che Giussani presenta in questa mostra rappresentano una raccolta significativa della sua ricerca. Manufatti legati ad un naturalismo figurale di interpretazione personale; lavori realizzati con grande tenacia, con grande dignità poetica. Notevole la tecnica con cui, attraverso l'incastonatura di frammenti di legno, giunge a cromatismi di rara raffinatezza. L'osservatore non può che immergersi nelle campiture delle svariate tonalità, in una felice osmosi che quel magico materiale rende possibile. Un'arte, quella di Giussani, fatta appositamente per essere consumata con lo sguardo; una ribalta di passione, da conservare nell'intimo per mantenere in vita l'incanto ancestrale dell'artigianato dei secoli passati. I soggetti che Giussani sceglie di rappresentare possono essere naturalistici o puramente geometrici, ma sempre ricostruiti con precisione chirurgica. Con la sua ricerca, l'artista perpetua l'autonomia dell'arte lignea, seppur inserendola nel circuito dell'arte contemporanea tramite la fusione equilibrata di tecniche del passato e rappresentazione di tematiche d'ispirazione postmoderna.» (Ribalte iconografiche lignee, di Mario De Leo, Luglio 2018)

«Giussani è una graditissima sorpresa: è infatti un artista che produce tarsie lignee come se ne vedono poche oggi. Le sue raffinatissime composizioni denotano un'abilità manuale oggi ornai rara, anzi rarissima sia fuori che dentro le accademie. Ma anche una concezione pittorica del suo lavoro, uno sconfinamento disciplinare e pure semantico che altro non ottiene che arricchire enormemente l'arte. Le tessere-tarsie di Giussani diventano allora medium privilegiato per dialogare da un lato con la materia, con il mondo esterno dall'altro. La materia da opaca e inerte diventa allora pagina sontuosa, figurazione solenne che ben si inserisce in altri strumenti artistico-conoscitivi. La tarsia sublima la pittura ma esalta anche la bidimensionalità del piano laddove terminano i nostri sguardi ma dove spesso iniziano i nostri sogni. Le tarsie di Giussani coniugano esemplarmente istanze scultoree e pittoriche, dimostrano come la scultura - da occupazione armonica dello e nello spazio - sussuma la profondità e la suggestione del disegno e del colore proprie della disciplina pittorica.» (Fabio Bianchi)

«Lino Giussani Eclettico, ritmato, espressivo, fantasioso ma soprattutto geniale. Il lavoro di questo artista è tale da riuscire nella capacità di fondere visivamente la potenza della musica, della danza e dei movimenti di persone e animali con Le sue opere artistiche, sapendo amalgamare wood art, scultura e pittura, creando con millimetriche tarsie pezzi unici di immediato impatto emotivo. L'impiego di elementi cromatici preparati separatamente con cura certosina allo scopo di comporre un tema pensato e poi svolto con una artigianalità consolidata in anni di perfezionamento laborioso attento e appassionato, gli consente di creare opere che esplodono in una polifonia d'intenti veramente esclusiva. Con la sua tecnica, pregna di rara bravura, può esprimersi in connotazioni tematiche figurative così come in quelle di richiamo informale o astratte riuscendo sempre a calibrare con gusto ed eleganza coreografie di lussureggiante creatività. La sua musicalità compositiva colora gli ambienti con la stessa leggerezza ipnotica del pifferaio di Hamelin.» (Gastone Ranieri Indoni)

«Lino Giussani mi ha piacevolmente sorpreso con un interessante personale di tarsie bi-crome e policrome, per la tecnica magistrale e la preparazione culturale che include i miti greci, la Nefertiti, i cavalieri medioevali, il sacro con San Giorgio che uccide il drago, le città a prospettive multiple, con una preferenza per il cubo futurismo, con rigorose composizioni astratte, città reali e trasognate in cui predomina la fantasia, un gusto per la bellezza, una predilizione per il futurismo gioioso di Depero e l'immaginario delle incisioni e le litografie di Escher e ad altri maestri che rielabora con gusto cromatico personale. Delle centinaia di personali da me viste alla galleria "Ezio Mariani" di Seregno, dal 1985 ad oggi è certamente una delle migliori.» (Per Lino Giussani, di Pasqualino Colacitti, Seregno 18 settembre 2018)

Lino Giussani (Lissone (Monza-Brianza), 1952) entra ancor giovane nel mondo dell'artigianato frequentando le botteghe locali. Dal 1967 al 1974 frequenta le scuole serali di disegno tecnico a Lissone e Monza, ma anche la libera Accademia di Pittura a Bovisio Masciago. Partendo come un sarto dal modello in carta, taglia e incolla tessere dopo tessere, ripercorrendo così l'antica tecnica della "Tarsia", che fin dal XV secolo ha le testimonianze di alto valore scientifico ed artistico, a Firenze con la Bottega dei Maiano e ad Urbino con Baccio Pontelli del Palazzo Ducale (1475). Nelle sue mani i sottili fogli di legno dai più diversi colori e dalle più svariate venature, si compongono "a mosaico" fino ad ottenere preziose superfici, testimoni di un alto magistero e di una vera e robusta ispirazione. Le tavole lucide, solide e compatte, testimoniano una sapiente perizia e un profondo rispetto per l'opera intesa come testimonianza duratura di un lavoro nobile, paziente e antico, dalle radici colte e profonde. La mostra "Ribalte iconografiche lignee" è curata da Arianna Sartori. (Comunicato stampa)




Dipinto a tecnica mista su carta applicata su tavola di cm. 40x40x14 realizzato nel 2019 da Cetti Tumminia denominato Empatia Cetti Tumminia al tavolo da lavoro Cetti Tumminia: "Trame emotive"
29 febbraio (inaugurazione ore 17.00) - 18 marzo 2020
Galleria 8,75 Artecontemporanea - Reggio Emilia
www.csart.it/875

Il percorso espositivo comprenderà una ventina di opere di piccole e medie dimensioni, tutte realizzate dal 2017 al 2019. Lavori accomunati dal soggetto - la figura femminile -, ma anche dalla scelta della carta come materiale d'elezione, di volta in volta lavorata a grafite, matite colorate e PanPastel, così come attraverso l'applicazione di stucchi successivamente incisi e graffiati.

«Per Cetti Tumminia - scrive la curatrice Chiara Serri - l'arte è disciplina solitaria, epifania dello spirito, profonda introspezione che sfocia in un sentimento panico, in una completa fusione tra uomo e natura. Così come nella poesia "La poggia nel pineto" di Gabriele D'Annunzio il volto della donna amata dal poeta si trasforma in una foglia boschiva adornata di chiare ginestre, allo stesso modo nelle opere di Cetti Tumminia il virtuosismo della grafite conduce lo spettatore in una dimensione onirica, ove la figura femminile diviene potenza divina, metafora stessa dell'arte che si rinnova. Le trame emotive (e pittoriche) dell'artista si fondono con il suono della natura in una narrazione che dal particolare muove verso l'universale, fino a rivelare l'essenza della realtà».

Cetti Tumminia (Sassuolo - Modena, 1977), diploma di Maestro d'Arte nel 1996 e diploma in Grafica Pubblicitaria e Fotografia nel 1998. Da sempre interessata al mondo dell'arte, il suo percorso di artista visiva si sviluppa a livello professionale in anni relativamente recenti. Dal 2013 inizia la sua ricerca nell'ambito del disegno e del dipinto iperrealista scegliendo come tecnica privilegiata la grafite e sperimentando al contempo su molteplici supporti e con diversi mezzi pittorici. Dal 2015 espone in numerose mostre collettive, organizzate sia da gallerie private sia da enti pubblici, in mostre personali e fiere d'arte, ricevendo riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali. Dal 2018 si dedica esclusivamente alle sue produzioni artistiche. Nel 2019 apre a Maranello (Modena) "Cetti Tumminia Art Studio". (Comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Locandina della quarta edizione della rassegna Milano MuseoCity Milano MuseoCity
4a edizione, 06-08 marzo 2020
www.archivioalbertozilocchi.com

Nella tre giorni viene messa in luce la grande realtà del patrimonio museale della città con una manifestazione diffusa e molteplice che coinvolge il mondo dei Musei, ne valorizza la funzione culturale e favorisce la conoscenza del loro straordinario patrimonio. Milano, come un unico grande Museo, vive la sua bellezza e il suo patrimonio artistico e storico grazie al coinvolgimento di oltre 80 tra musei d'arte, di storia, musei scientifici, case museo, case d'artista, archivi e musei d'impresa diffusi su tutto il territorio cittadino con alcune "incursioni" nell'area metropolitana. Quest'anno il tema guida di molte iniziative dei musei che aderiscono a MuseoCity si accorda con il Palinsesto 2020 I talenti delle donne, dedicato alle donne protagoniste del pensiero creativo, dalle figure esemplari del passato alle tante testimoni di oggi nel mondo dell'arte, della cultura, dell'imprenditoria, dello sport, della scienza. L'iniziativa promossa e coordinata dal Comune di Milano | Cultura e realizzata in collaborazione con l'Associazione MuseoCity.

L'Archivio Alberto Zilocchi partecipa alla rassegna e apre le sue porte in via Monte Rosa 13 a tutti coloro che sono interessati a conoscere più da vicino l'attività e il lavoro di Alberto Zilocchi. Venerdi 6 marzo alle ore 11 una presentazione straordinaria dell'Artista con delle immagini che illustreranno la sua attività artistica. Saranno poi a disposizione cataloghi, una selezione di suoi lavori e i collaboratori dell'archivio che intratteranno su curiosità, aneddoti, storie. (Comunicato stampa)

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Alberto Zilocchi e il Manifesto del Bar Giamaica 62 anni dopo
Bar Giamaica - Milano, 09 novembre 2019
Locandina




Dipinto a tecnica mista su tavola con diametro di cm. 90 realizzato nel 2019 da Paola Gamba denominato Parole al vento Dipinto a tecnica mista su tavola con diametro di cm. 100 realizzato nel 2019 da Paola Gamba denominato Tondo 12 Dipinto a tecnica mista su tavola con diametro di cm. 88 realizzato nel 2019 da Paola Gamba denominato Tondo ocra Paola Gamba: "Cercando la luna"
termina lo 03 marzo 2020
Vi.P. Gallery - Milano

La pittura di Paola Gamba scaturisce da un'originale e inquieta sintesi tra un'esigenza apollinea di ordine e organizzazione dello spazio visivo e impulsi dionisiaci che producono guizzi di colore, segni, macchie, accensioni improvvise di luci endogene che ne scardinano la rigidità. Tra questi due opposti si gioca la partita dell'artista vicentina: in alcuni casi (...) a prevalere è, più o meno decisamente, l'astrazione geometrica; in altri casi (...) è l'Informale ad imporsi: una pittura gestuale, con connotazioni fortemente emotive. La gran parte del resto della produzione si colloca a mezza via, contaminando di volta in volta con soluzioni tecniche ed estetiche diverse approcci astratto-geometrici con altri informali. L'approccio apollineo affiora ogni qual volta la composizione appare costruita su assi ortogonali. (...)

Tali griglie geometriche talvolta sono nette ed evidenti: si tratta di linee rette che delimitano superfici coperte da una stesura «pittorica» più o meno uniforme del colore, superfici che ci appaiono come quadrati o trapezi che si staccano da fondi di diversi colori e talvolta si sovrappongono ad altri quadrati o trapezi più grandi o più piccoli. Altre volte tali forme geometriche sono solo vagamente alluse da ampie pennellate o spatolate di colore, senza un uso netto e rigido di linee di contorno.. In questo caso però l'approccio apollineo e razionale è contaminato da un'esecuzione più libera e gestuale, e dunque emotiva, dionisiaca. Altre volte ancora sono strappi o ritagli di carta velina, o cartone o di altro materiale comunque ritagliato o sagomato e sovrapposto a suggerire figure vagamente geometriche.

Volendo utilizzare la metafora musicale diremo che tutto ciò determina il «ritmo» delle composizioni, mentre la musica vera e propria, la linea melodica è rappresentata dalla stesura e dalla combinazione dei colori, ma anche talvolta dal guizzare improvviso di segni grafici. La pittura di Paola Gamba è la danza di Apollo e Dioniso: una ricerca inquieta di un irraggiungibile equilibrio tra ragione e sentimento. (Virgilio Patarini da Cross Over. Attraversamenti e sconfinamenti nell'arte italiana contemporanea, Editoriale Mondadori, 2017)

Paola Gamba (Thiene - Vicenza) ha frequentato la Scuola Internazionale di grafica di Venezia e successivamente corsi di pittura a Berlino, Boehlen, Halle, Lipsia e Lienz. Ha esposto in numerose personali e collettive in Italia e all'estero, inoltre ha partecipato a concorsi nazionali e internazionali riscuotendo premi e riconoscimenti. (Comunicato stampa)




Dipinto in acrilico su tela leggera di cm. 185x274 realizzato nel 2008 da Shozo Shimamoto denominato Capri - Certosa 13, Courtesy Cardi Gallery Shozo Shimamoto
termina il 10 luglio 2020
Cardi Gallery - Milano
www.cardigallery.com

Esposizione, attraverso un importante corpus di opere, per valorizzare la più tarda produzione dell'artista, che Rosanna Chiessi, fondatrice e presidente dell'Associazione Shozo Shimamoto fino alla sua scomparsa, ha supportato attraverso l'organizzazione di molte delle performance che hanno reso il maestro celebre in tutto il mondo. Shozo Shimamoto è stato co-fondatore con Jiro Yoshihara del movimento Gutai (che significa 'concretezza'). Nel 1954 il movimento prese le mosse da una serie di fermenti che in quegli anni animarono il Giappone e favorirono un processo di radicale ripensamento della tradizione artistica e pittorica in particolare. Il Gutai guarda alla tradizione occidentale, alle avanguardie europee, all'Informale, al razionalismo minimalista, e mira a superarli sperimentando nuove soluzioni linguistiche. Con il Manifesto Gutai del 1956 e Per una messa al bando del pennello, scritto dallo stesso Shimamoto nel 1957, si delineano i riferimenti (tra i quali l'action painting di Pollock) e gli intenti di questa esperienza artistica: l'arte è azione, l'atto di dipingere è autonomo rispetto al risultato che ambisce a raggiungere, l'arte si fa evento.

Le performance outdoor di Shimamoto sfociano in vere e proprie installazioni ambientali, in cui l'interazione con il visitatore e con lo spazio circostante superano la dimensione contemplativa dell'opera e introducono un'esperienza attiva alla fruizione. L'idea di Shimamoto è ricondurre il colore alla dimensione di materia, alla fisicità di elemento cromatico non più percepito come veicolo della rappresentazione. Shimamoto sceglie di utilizzare uno strumento intermediario, quasi un aiuto meccanico - come la bottiglia o il bicchiere pieno di colore che s'infrange sulla tela - che distanzi l'artista dalla materia cromatica e metta in gioco il caso per annullare la personalizzazione dell'espressione artistica. Il risultato della sua tecnica, definito bottle crash, è una vera esplosione cromatica. Specialmente nell'ultimo decennio della sua produzione, le azioni di bottle crash assumono una particolare configurazione sia per quanto riguarda il rapporto tra evento e opera, sia per la dimensione emotiva connessa all'azione.

Si tratta infatti di momenti rappresentativi e spettacolari, veri e propri atti sociali, che prevedono la produzione di quadri quale loro esito. Il risultato è frutto del caso, ma il gesto e la sua spettacolarizzazione sono calibratissimi. Shimamoto, talvolta in posizione sopraelevata rispetto al "campo" di lavoro, non si limita a scagliare contro la superficie terrena i bicchieri di plastica e le bottiglie riempite di colore, ma le solleva, le mostra in una sorta di ostensione celebrativa e poi le affida alla caduta. Le performance di Shimamoto sono una manifestazione drammaturgica, spesso dai connotati di una danza. Le sue tele, come grandi e piccoli universi, racchiudono questa danza cosmica al loro interno e ne liberano l'energia davanti a chi le osserva.

Rosanna Chiessi, è stata simbolo e protagonista femminile del mondo dell'arte italiana e internazionale attraverso il suo impegno nella conoscenza e diffusione di alcune delle avanguardie più influenti del secondo Novecento (Fluxus, Arte Concettuale italiana, Azionismo Viennese e altro). Ha fondato l'Archivio Pari&Dispari e si è interessa, nell'ultimo decennio della sua vita, al movimento Gutai e in particolare all'opera di Shimamoto, con il quale ha instaurato un profondo rapporto di amicizia e collaborazione. Tra le opere esposte in galleria figurano anche alcuni dei più interessanti esiti delle performance svolte nel 2008 alla Certosa di Capri e a Punta Campanella.

Shozo Shimamoto (Osaka, 1928-2013), dopo aver frequentato l'Università di Kansui Gakuin è diventato celebre per avere fondato negli anni Cinquanta il movimento Gutai e si è contraddistinto per aver basato il suo stile pittorico sull'azione, dando una risposta orientale all'Espressionismo astratto di Pollock e agli Happenings di Allan Kaprow. Il suo lavoro è stato incluso in una serie d'importanti mostre, tra le quali quelle al Solomon Guggenheim Museum di New York, al MOCA di Los Angeles, al Jeu de Paume di Parigi, e trova posto nelle collezioni permanenti di importanti istituzioni internazionali quali la Tate Modern di Londra, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma e il Museo d'Arte Contemporanea di Tokyo. Nominato per il premio Nobel per la pace nel 1996. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)

___ EN

Cardi Gallery Milan is pleased to present a major solo exhibition by the Japanese artist Shozo Shimamoto (Osaka, 1928-2013). This exhibition, which features a significant number of works, aims to highlight the late production of the artist, which Rosanna Chiessi, founder and president until her death of the Shozo Shimamoto Association, helped make possible through the organization of many of the performances that have made the master famous all over the world. Shozo Shimamoto was co-founder with Jiro Yoshihara of the Gutai movement (which means 'concreteness'). In 1954 the movement grew out of a series of upheavals in Japan that sparked a process of radical rethinking of the artistic tradition, painting in particular. Gutai looked at Western culture, the European avant-garde movements, abstraction, Minimalism, and Rationalism, then attempted to move past them by experimenting with new linguistic solutions. With the Gutai Manifesto of 1956 and Banishing the Paintbrush, written by Shimamoto himself in 1957, the references (Pollock's action painting among them) and the intentions of this artistic movement are articulated: art is action, the act of painting is autonomous with respect to the result it aims to achieve, art becomes event.

Shimamoto's outdoor performances result in true environmental installations, where interaction with the visitor and the surrounding space betrays the contemplative dimension of the work and replaces it with the active experience of the moment of viewing. Shimamoto's idea is to bring paint back to the material dimension, to the physicality of a chromatic element no longer perceived as a representational vehicle. Shimamoto chooses to use an intermediary tool, almost a mechanical aid (the bottle or the cup full of paint that breaks on the canvas) that distances the artist from the chromatic material and puts chance into play, through which the personalization of artistic expression is erased. The result of his technique (the 'bottle crash') is a true chromatic explosion. In particular, his bottle crash actions of the last decade have an unusual configuration in terms of both the relationship between event and work, and the emotional dimension connected to the action.

In fact, these are representative and spectacular moments, real social acts, which include the production of paintings as their outcome. The result is generated by chance, but the gesture and its spectacularity are carefully calibrated. Sometimes assuming an elevated position with respect to the "field" of work, Shimamoto does not limit himself to tossing plastic cups and bottles filled with color against the ground, but lifts them up, displays them in a sort of celebratory ostentation, and then allows them to fall. Shimamoto's performances are a dramaturgical manifestation, often with the connotations of a dance. His canvases, like universes large and small, enclose this cosmic dance within them and release its energy before the viewer's gaze.

Rosanna Chiessi, symbol and protagonist of the Italian and international art world through her commitment to the knowledge and diffusion of some of the most influential avant-garde movements of the second half of the 20th century (Fluxus, Italian conceptual art, Viennese Actionism, etc.), former founder of the Archivio Pari&Dispari, became interested during the last decade of her life in the Gutai movement particularly in Shimamoto, with whom she forged a deep friendship and collaboration. Among the works exhibited in the gallery are some of the most interesting results of the performances held in 2008 at the Certosa di Capri and in Punta Campanella.

Shozo Shimamoto was born in Kwansei Gakuin in 1928. After attending the University of Kansui Gakuin, he became famous as the founder of the Gutai movement in the 1950s, distinguishing himself with an action-based pictorial style, offering an Oriental response to Pollock's Abstract Expressionism and Allan Kaprow's Happenings. His work has appeared in many important exhibitions, including those at the Solomon Guggenheim Museum in New York, the MOCA in Los Angeles, and the Jeu de Paume in Paris, and can be found in the permanent collections of major international institutions such as the Tate Modern in London, the National Gallery of Modern and Contemporary Art in Rome and the Museum of Contemporary Art in Tokyo. Nominated for the Nobel Peace Prize in 1996, Shimamoto died in Osaka in 2013 at the age of 85. (Press release)




Ottone Rosai
05 aprile (inaugurazione ore 18.30) - 12 luglio 2020
Palazzo del Podestà - Montevarchi

Ottone Rosai (Firenze 1895 - Ivrea 1957), uomo dalle travolgenti passioni, fu artista che scelse di leggere le novità del suo tempo alla luce della grande arte del Tre-Quattrocento toscano. Nel centenario (1920) della prima personale fiorentina di Rosai, che lo impose all'attenzione del mondo dell'arte, la città di Montevarchi, nell'aretino, ha deciso di proporre un'ampia e del tutto originale retrospettiva dedicata al maestro toscano. A curarla è il professor Giovanni Faccenda, massimo esperto di Rosai e curatore del catalogo generale delle sue opere. La mostra riunisce cinquanta opere di Rosai, per metà disegni e altrettanti oli. Tutti riferiti ad un momento preciso dell'artista: gli anni tra il 1919 e il 1932, il ventennio tra le due Grandi Guerre. Le opere provengono tutte da collezioni private, e il pubblico potrà ammirare tele notissime ma anche - e questa è una delle peculiarità di questa mostra - opere del tutto inedite, emerse dalle ricerche che il prof. Faccenda continua a compiere nelle collezioni private e nelle case di chi, in Toscana ma non solo, ebbe rapporti con Rosai o con i suoi galleristi ed eredi.

«Una delle maggiori peculiarità di questa esposizione pubblica - anticipa il professor Faccenda - deriva dalla riscoperta di una decina di capolavori assoluti di Rosai degli anni Venti e Trenta, tutti provenienti da una raccolta privata romana, presenti alla mostra di Palazzo Ferroni, a Firenze, nel 1932, e documentati nel primo volume del Catalogo Generale Ragionato delle Opere di Ottone Rosai (Editoriale Giorgio Mondadori, Milano, 2018), da me curato. Accanto ad essi, le eccellenze più note di un periodo - quello fra le due guerre (1918-1939) - che rappresenta l'aristocrazia della pittura e del disegno di Rosai. Vi si aggiunga la volontà di superare una lettura esegetica ormai antiquata e limitata dell'opera di questo Maestro fra i maggiori del Novecento, sovente priva dei necessari riferimenti culturali che vi si debbono cogliere (Dostoevskij, Campana e Palazzeschi, fra gli altri) e di una riflessione filosofica che tenga conto delle affinità con il pensiero di Schopenhauer e il pessimismo cosmico di Leopardi.» (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Michelangelo e i Medici
Attraverso le Carte dell'Archivio Buonarroti


termina lo 09 marzo 2020
Casa Buonarroti - Firenze
www.casabuonarroti.it

Nel 2019 Firenze celebra non soltanto il quinto Centenario della morte di Leonardo da Vinci ma anche i cinquecento anni dalla nascita del duca Cosimo I de' Medici, (Firenze 1519 - 1574) e di Caterina de' Medici, Regina di Francia (Firenze 1519 - Blois, 1589). Alle varie iniziative predisposte per celebrare la ricorrenza congiunta, promosse dal Comune di Firenze col concorso delle maggiori istituzioni culturali fiorentine, la Fondazione partecipa con un suo progetto che privilegia il ricchissimo archivio della famiglia Buonarroti ed, in particolare, i documenti michelangioleschi di eccezionale importanza che vi sono conservati.

Le carte, pressochè sconosciute al grande pubblico, consentono infatti di seguire, come ben sanno gli studiosi, le varie tappe della lunga e operosa vita del sommo artista, morto a Roma nel 1564 all'età eccezionale per i suoi tempi, di ottantanove anni. Il rapporto con i Medici iniziò con la protezione accordata da Lorenzo il Magnifico al giovane Michelangelo che realizzò per lui i due rilievi della Madonna della Scala e della Battaglia dei Centauri, rimasti alla famiglia, in Casa Buonarroti, dopo la morte del committente nel 1492. Continuò poi nel secolo seguente, con incarichi prestigiosi come la commissione della facciata della chiesa di San Lorenzo (1516-1520) da parte del figlio di Lorenzo, il cardinal Giovanni, divenuto papa Leone X nel 1513. Il pontefice delegò ben presto al cugino Giulio de'Medici, cardinale di Santa Romana Chiesa e suo Vicecancelliere, i rapporti con Michelangelo per i lavori nel complesso monumentale di San Lorenzo, che gli premevano particolarmente, ma di cui non vide la fine per il sopraggiungere della morte, nel 1521.

Divenuto papa due anni dopo, col nome di Clemente VII, Giulio ne raccolse l'eredità, riprendendo ad occuparsene personalmente, senza miglior fortuna, considerata l'entità e la contemporaneità delle imprese, rimaste incompiute alla sua morte, nel settembre del 1534, quando l'artista lasciò per sempre Firenze per stabilirsi a Roma. Diversi documenti in mostra, attestano rapporti diretti del Medici col Buonarroti, come la lettera indirizzatagli il 23 dicembre del 1525, con una postilla di mano del papa. Nella maggior parte dei casi, però, vennero impiegati intermediari quali Domenico Buoninsegni e Giovan Francesco Fattucci, incaricati di seguire i lavori per la facciata, la costruzione della Sagrestia Nuova, destinata ad accogliere le spoglie mortali di Lorenzo il Magnifico (Firenze 1449- 1492) e Giuliano suo fratello (Firenze 1453-1478) e dei duchi prematuramente scomparsi Giuliano, figlio del Magnifico (Firenze 1479-1516) e Lorenzo, suo nipote e figlio di Piero il Fatuo (Firenze, 1492-1519) e la realizzazione della Biblioteca Laurenziana, compiuta solo molti anni dopo, in età cosimiana.

Alla progettazione della facciata si riferiscono alcuni disegni di Michelangelo e un grandioso modello ligneo, esposto in Casa Buonarroti e diversi documenti scelti per l'esposizione, fra cui i contratti con i cavatori di marmi sulle Alpi Apuane, e il documento, fra i Ricordi, in data 10 marzo 1520, che sancisce l'abbandono dell'impresa voluto da Leone X, con il riepilogo di quanto percepito da parte dell'artista. La Sagrestia Nuova impegnò notevolmente Michelangelo dagli anni venti fino al 1534, con un'interruzione dei lavori dovuta alla cacciata dei Medici e all'avvento della seconda Repubblica, come risulta dalle carte d'archivio, in parte esposte.

Rimase incompiuta alla morte di Clemente VII e venne completata soltanto molti anni dopo al pari della Libreria Laurenziana, che doveva dare una degna sede alla ricca collezione medicea di incunaboli e manoscritti. Della complessa progettazione di questo edificio monumentale, annesso alla basilica di San Lorenzo, resta testimonianza nel carteggio scambiato con Michelangelo. Un altro capitolo, documentato da un ricco carteggio, riguarda Cosimo I de'Medici, duca di Firenze che, per un decennio, tentò invano di convincere l'anziano e riottoso artista a far ritorno in patria, accontentandosi infine, a malincuore, di servirsene a distanza. Gli chiese infatti pareri, disegni e modelli per il completamento della scala del Ricetto della Libreria Laurenziana, la progettazione di San Giovanni dei Fiorentini, e la trasformazione del Palazzo della Signoria in residenza ducale, Michelangelo si rifiutò sempre di lasciare l'Urbe, adducendo a scuse l'età avanzata.

L'artista venne interpellato anche dalla figlia di Lorenzo, duca d'Urbino, Caterina, sposata nel 1533 ad Enrico II di Valois, delfino di Francia, e rimasta nel 1559 vedova di lui, ch'era divenuto re di Francia. Il desiderio di celebrare il consorte con un monumento equestre in bronzo su disegno di Michelangelo si sarebbe realizzato solo parzialmente, ad opera di Daniele da Volterra. Restano due lettere della sovrana a Michelangelo e altre di suoi emissari, esposte in mostra. Nel 1563 Michelangelo fu nominato, dal duca Lorenzo, capo della neonata Accademia delle Arti del Disegno. Sarebbe morto l'anno seguente, il 18 febbraio, a Roma, nella sua Casa di Macel de'Corvi, dopo aver invano chiamato al suo capezzale il nipote Leonardo di Buonarroto, suo erede universale, con una lettera di Daniele da Volterra, in mostra, da lui coofirmata, con mano malferma, il 14 febbraio del 1564. (Comunicato stampa)




Dipinto oil on linen di cm. 212x203 realizzato nel 2019 da Andrea Fontanari denominato Trotsky Tea Service II Andrea Fontanari | Ciò che non vedo
Nuova Figurazione in Italia


termina il 24 maggio 2020
MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto - Trento
www.mart.trento.it | www.arteboccanera.com

Artisti: Giulia Andreani, Elisa Anfuso, Annalisa Avancini, Romina Bassu, Thomas Braida, Manuele Cerutti, Vania Comoretti, Patrizio Di Massimo, Fulvio Di Piazza, Andrea Fontanari, Giulio Frigo, Oscar Giaconia, Iva Lulashi e Margherita Manzelli.

Forti di una profonda conoscenza tecnica, molti artisti contemporanei si dedicano alla pittura rappresentando la realtà che li circonda nel modo più fedele possibile. Attraverso una selezione di quattordici autori, di cui Andrea Fontanari è l'unico under 30, l'esposizione, a cura di Alfredo Cramerotti e Margherita de Pilati, presenta alcune tra le esperienze più significative della figurazione italiana. In questi dipinti, persone e oggetti della quotidianità popolano ambientazioni dalle atmosfere sospese, fiabesche, sensuali, che sorprendono il visitatore e invitano lo sguardo a perdersi nella trama dei dettagli. (Comunicato stampa)

___ EN

Many contemporary artists focus on painting, representing the reality that surrounds them as faithfully as possible and with the use of in-depth technical knowledge. Through a selection of fourteen artists, of whom Andrea Fontanari is the only one under 30, the exhibition at the Galleria Civica presents some of the most significant experiences of Italian figuration. In these paintings, people and objects of everyday life populate settings with suspended, fairy-tale, sensual atmospheres that surprise the visitor and invite the mind to get lost in the texture of details. (Press release)




Kipke nel suo studio mentre prepara la mostra Željko Kipke: "Dismantling Structures"
termina il 18 aprile 2020
Studio Tommaseo - Trieste
www.triestecontemporanea.it

Nella pittura di Željko Kipke una serie di edifici-simbolo di Zagabria, fortemente connotati per la storia politica, economica o culturale della città, come ad esempio il "Cubo", sede oggi del Parlamento e prima del comitato centrale del Partito Comunista, o la casa dei giornalisti già sede del quotidiano Vjesnik. In questa mostra - a cura di Branko Franceschi - Kipke dipinge su tela e utilizza il suo tipico fondo monocromo: distorce le immagini delle architetture di Zagabria trattandole come se fossero carta straccia, sgualcibili e appallottolabili, facendo diventare gli edifici pressoché irriconoscibili. Le ragioni di una forte domanda critica sul funzionamento degli apparati istituzionali di un paese in transizione sono trasferite anche in un corto sperimentale contenente un'animazione della mappa di Zagabria che segnala i luoghi in cui si trovano gli edifici selezionati. Trieste è la seconda tappa di questo progetto di Kipke, che segue alla mostra dello scorso novembre curata dal critico Vanja Babic alla Galerija Kranjcar di Zagabria. La mostra è presentata da Trieste Contemporanea, in collaborazione con il Museum of Fine Arts di Spalato e la Galerija Kranjcar di Zagabria.

Željko Kipke (Cakovec 1953) è pittore e videomaker. Studia negli anni Settanta all'Accademia di Zagabria ed è agli inizi artista di punta nella pittura analitica e poi nel film sperimentale. Nella prima metà degli anni '80 realizza cortometraggi, documentando principalmente le sue azioni pubbliche. La sua intensa carriera artistica lo vede tra l'altro rappresentante della Croazia alla Biennale di Venezia nel 1993 (dove torna nell'edizione 2007 come commissario del padiglione del suo paese) e alla Biennale del Cairo nel 1995. Importante anche la sua attività di critico, saggista, curatore e scrittore. (Comunicato stampa)

___ Argomenti complementari alla mostra

Copertina del libro Mondo ex e Tempo del Dopo di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti
Recensione

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Un Fiume di storie: fatti, problemi e parole dell'impresa fiumana (1919-1920)
Ciclo di incontri alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste, 20 settembre - 11 dicembre 2019
Locandina

Vedrai colori che son contenti | Elisa Vladilo. Interventi ambientali 1995-2019
termina lo 01 marzo 2020
Palazzo Costanzi - Trieste
Presentazione




Puntasecca di mm. 210x335 realizzata nel 1927 da Giuseppe Gorni denominata Riposo Acquaforte di mm. 135x88 senza datazione di Giuseppe Gorni denominata Autoritratto Acquaforte di mm. 212x338 realizzata nel 1924 da Giuseppe Gorni denominata Contadini nel paesaggio Giuseppe Gorni
Acqueforti e puntesecche


termina il 14 marzo 2020
Parete Sartori - Mantova
info@ariannasartori.191.it

Dopo il positivo riscontro avuto con l'esposizione delle ventisei tavole di Pietro Santi Bartoli (Perugia, 1635 - Roma, 1700) "Giulio Romano e la Sala degli Stucchi di Palazzo Te", alla "Parete Sartori" la nuova mostra - a cura di Adalberto Sartori - dedicata alle "acqueforti e puntesecche" di Giuseppe Gorni (1894-1975). Una selezione di 20 incisioni, realizzate dal maestro di Nuvolato (Mantova), negli anni che vanno dal 1923 al 1927 ca. L'artista all'epoca aveva realizzato solo qualche prova utilizzata per la partecipazione a rassegne e mostre, o per la pubblicazione su libri e riviste.

La tiratura a cura dello stesso Gorni, viene realizzata alla fine degli anni '60, nel laboratorio mantovano di Carlo Bertolini, che ne ha eseguito la stampa che varia dai 5 ai 20 esemplari per ogni soggetto, a seconda della qualità della conservazione delle lastre. (Esiste la prova in un solo esemplare di quasi tutte le sue matrici, realizzate sempre alla fine degli anni '60, a cura dell'artista presso la calcografia Cristini di Verona, oggi conservata presso una collezione privata). Gorni in quegli anni aveva avuto un riscontro nazionale tanto che le sue incisioni, vengono pubblicate nella più importante opera dedicata all'incisione, pubblicata a Bologna da Cesare Ratta, intitolata "Acquafortisti Italiani". (Comunicato stampa)




Locandina della mostra Gli stivali di Peter Pan con opere di Brigitta Rossetti Opera di Brigitta Rossetti denominata From the other side Isola madre Brigitta Rossetti: "Gli stivali di Peter Pan"
termina lo 04 aprile 2020
Bianchi Zardin Contemporary Art - Milano

Bianchi Zardin Contemporary Art è un nuovo spazio per l'arte nato dalla collaborazione tra Gaia Bianchi e Andrea Zardin, giovani protagonisti dell'arte contemporanea milanese che hanno deciso di unire le loro passioni e professionalità per dar vita ad un progetto comune. Non solo uno spazio espositivo: la galleria si pone nel contesto milanese come punto di incontro per professionisti ed appassionati, con un fitto calendario di eventi aperti al pubblico per generare dialoghi e contaminazioni artistiche, con un occhio di riguardo alla promozione dei giovani talenti, sia italiani che internazionali, attraverso una nutrita rete di collaborazioni con Istituzioni pubbliche e private, in Italia e all'estero.

Come primo progetto espositivo viene presentata la personale di Brigitta Rossetti, che fa dell'osservazione del mondo e della relazione tra parole e immagini uno dei tratti principali della sua poetica. L'artista, che indaga lo spazio in relazione allo spettatore e si esprime attraverso la contaminazione dei media, presenta in mostra opere di diversa tipologia: pitture figurative, astratte, installazioni e opere in cui si mescolano più tecniche, una sorta di ready-made per riflettere sul concetto di incrocio, di mescolanza, di quella commistione che porta alla trasformazione. "Gli stivali di Peter Pan", l'istallazione realizzata con materiali di riuso che dà il titolo alla personale, rappresenta un invito ai visitatori a compiere un viaggio sconosciuto, alla ricerca della propria identità.

La meta è l'isola che non c'è, emblema di un luogo metafisico anziché fisico, di quello spazio introspettivo e introiettivo presente in ognuno di noi e a cui è necessario accedere per comprendere chi siamo, cosa desideriamo e dove stiamo andando. La mostra si muove nella forte connessione dell'artista con il mondo naturale. Presentando, in modo sussurrato e intimo, immagini che si accostano alla natura, come nelle opere "Lost Spring" e "La stessa isola di prima", Brigitta Rossetti immerge lo spettatore in quel dialogo, tra elementi naturali e artificiali, che caratterizza il legame tra l'uomo e l'ambiente. Un rapporto fatto non solo di riflessione ma anche e soprattutto di speranza, è esplicitato nei suoi lavori, creati attraverso una stratificazione di differenti materiali, tecniche e oggetti trovati e sapientemente riutilizzati, che concorrono, attraverso un dialogo sottile, ad unire il mondo esteriore e quello interiore, proprio di ciascun osservatore.

Si prosegue con "Incomprenhsibile", un'istallazione che consiste in un giogo, oggetto ridipinto e riconvertito a una nuova funzione che sta a sottolineare che ciò che sembra non è ciò che è, suggerendoci la possibilità di cambiare prospettiva sulle cose. La mostra si conclude con l' istallazione astratto - figurativa "I sogni di pietra". Brigitta Rossetti mette dunque al centro di tutta la sua ricerca artistica l'essere umano, che pur non essendo raffigurato nelle sue opere, è protagonista. Le atmosfere in bilico tra il reale e l'onirico che le opere ci suggeriscono, sono un invito al viaggio dentro noi stessi.

Brigitta Rossetti si forma in Austria e Germania ha preso parte ad importanti workshop tra cui Peter Keizer all'Akademie der Kuenste ad Amburgo, i cinesi Zhou Brothers, la video artist polacca Anna Konik e la scultrice tedesca Asta Gro¨ting, all'Internazionale Akademie Fur Bildende Kunst di Salisburgo. E' inoltre stata invitata al programma di residenza per artisti presso lo Zhou Brothers Art Center.

Gaia Bianchi è Art Consultant specializzata in eventi educational. Si è formata a Londra con un master da Christie's e al Museo Royal Maritime a Greenwich. Andrea Zardin ricopre il ruolo di Consigliere Segretario del Circolo Filologico Milanese ed è co-fondatore di hyphen Projects, spazio dedicato alla pratica della curatela. (Comunicato Ufficio stampa ch2_eventi culturali)




Matteo Fraterno
Esperienze / L'infinito intrattenimento


termina il 14 marzo 2020
Fondazione Morra - Biblioteca per le Arti Contemporanee - Napoli
www.fondazionemorra.org

Come sognare dentro una biblioteca? È l'interrogativo che riecheggia nella Biblioteca per le Arti Contemporanee della Fondazione Morra. Un percorso, a cura di Loredana Troise e Pasquale Persico, che lascia trasparire tutte le caratteristiche di un meticoloso viaggio d'archeologia contemporanea, dove tutta una serie di oggetti e "installazioni" tratti dal vissuto dell'artista e delle humanae litterae, sembrano rivivere sotto la luce di sottili poemi visivi. Ogni singolo oggetto disegna uno scenario ontologico, la cui forza evocativa è racconto pensato come un dispositivo che si insinua nelle fitte trame della letteratura di viaggio.

La mostra, infatti, è anche l'indicazione topografica di un luogo specifico già esplorato dall'artista - il sito archeologico di Oropos, dove i pellegrini sostavano per la notte in una condizione di mitica incubazione purificatrice - ora riferimento ideale e portatore di una nuova avventura per la conoscenza, modello stimolante da veicolare e proporre ancora. Con un atteggiamento tautologico, Matteo Fraterno durante un mese di permanenza nei luoghi della biblioteca della Fondazione Morra, risemiotizzerà il tempo della lettura scandagliando nel passato, per tracciare un processo intellettuale sempre più aperto alla ricerca, allo scavo, all'approfondimento, alla lettura e alla rilettura sussurrata, declamata, partecipata.

Tra i materiali esposti, i simboli di una cartografia mnestica infinita: un giaciglio di pelli di montone su cui "sognare meglio"; i libri Il bibliotecario di Leibniz di Sergio Givone e L'infinito intrattenimento di Maurice Blanchot, da cui prende il titolo questa esperienza; alcuni riferimenti fotografici dei transiti di viaggio dell'artista; un vaso di ceramica verde, impronta di continuità simbolica con la prima esperienza di collaborazione con Giuseppe Morra nella Vigna San Martino del 1995; una poltrona gialla che l'artista, riferisce cromaticamente al libro dei Pensieri non funzionali (Ed. Morra) di Cesare Pietroiusti. Visioni e dispositivi che invitano lo spettatore a uno sguardo ricettivo in uno spazio immersivo. (Comunicato stampa)

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How to dream inside a library? It is the question that echoes in the Biblioteca per le Arti Contemporanee of Fondazione Morra, in the occasion of "Esperienze / L'infinito intrattenimento", by Matteo Fraterno. A path that reveals all the characteristics of a meticulous journey of contemporary archaeology, where a whole series of objects and "installations", taken from the experience of the artist and humanae litterae, seem to revive under the light of subtle visual poems. Every single object draws an ontological scenario, whose evocative force is a narrative device that crosses the dense plots of travel literature. "Esperienze / L'infinito Intrattenimento" is also the topographic indication of a specific place already explored by the artist - the archaeological site of Oropos, where pilgrims stayed for the night in a state of mythical purifying incubation -, which is now the ideal reference of a new adventure for knowledge, stimulating model to transmit and propose again.

Matteo Fraterno, during his one-month residency in the library of the Fondazione Morra, will give a new meaning to the time of reading, searching in the past, to trace an intellectual process increasingly open to the research, to the excavation, to the deepening, to the reading and whispered, declaimed, participated rereading. Among the materials exhibited, the symbols of an infinite mnestic cartography: a bedroll of sheepskin on which "to dream better"; the books Il bibliotecario di Leibniz by Sergio Givone and L'Entretien infini by Maurice Blanchot, from which takes the title this experience; some photos of the artist's journeys; a green flowerpot that traces a symbolic continuity with the first experience of collaboration with Giuseppe Morra at Vigna San Martino in 1995; a yellow armchair that the artist refers chromatically to the book Non-functional thoughts (Ed.Morra) by Cesare Pietroiusti. Visions and devices that encourage the audience to a receptive look in an immersive space. (Press release)




Dipinto in acrilico su carta realizzato da Alan Gattamorta nella mostra Giochi "Giochi"
09 febbraio - 12 aprile 2020
www.alangattamorta.it

Sul sito antologico, il pittore Alan Gattamorta presenterà una rassegna di 20 acrilici su carta.








Dipinto a olio su tavola di 10.5x17 cm nella Collezione Fusi realizzato nel 1891 da Arnold Henry Savage Landor denominato La Piattaforma delle Nuvole a Juyongguan nei pressi di Pechino Dipingere l'Asia dal vero
Vita e opere di Arnold Henry Savage Landor


termina il 14 giugno 2020
Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Artista, antropologo, esploratore, avventuriero, scrittore, fotografo, giornalista e inventore: Arnold Henry Savage Landor (1865-1924) è una figura poliedrica estremamente interessante, che ha goduto di grande successo in vita e che, per motivi non del tutto chiari, è caduta totalmente nell'oblio dopo la sua morte. Savage Landor nacque a Firenze da padre inglese e madre italiana. Visse in un ambiente colto, in cui letteratura e arte erano passioni quotidiane. Tra i suoi maestri vi fu Stefano Ussi (1822-1901), che intuì le capacità del giovane e suggerì alla famiglia di lasciare che si dedicasse alla pittura. Partito presto alla scoperta del mondo, il giovane Henry visitò prima alcuni paesi dell'Africa settentrionale e dell'America, per muoversi poi alla volta dell'Asia: Giappone, Corea, Cina, dove dipinse centinaia di opere dal vero in uno stile 'impressionistico-macchiaiolo' di rapida esecuzione.

L'unicità documentaria delle sue creazioni appare evidente: in un periodo in cui ci si affidava già all'immediatezza della fotografia, Savage Landor ha persistito a lungo nel dipingere en-plein-air, prendendo però nettamente le distanze dalle visioni fantasiose e dallo stile minuziosamente classico della pittura di genere Orientalista per immergersi invece nel mondo asiatico reale, restituendone i vari aspetti con i tratti espressivi della modernità. Lo stile dell'artista anglo-fiorentino, rapido e conciso, si rivela infatti estremamente efficace nel 'fotografare' con immediatezza luoghi e persone che di lì a qualche decennio sarebbero completamente cambiati per conseguenza dell'incipiente globalizzazione.

Il MAO Museo d'Arte Orientale dedica alla figura di Henry Arnold Savage Landor una mostra monografica, a cura di Francesco Morena, che rappresenta l'occasione per scoprire una figura affascinante e di grande interesse per la comunità internazionale, ma anche l'opportunità per ridisegnarne il profilo e per restituire, dopo decenni di oblio, la giusta dimensione del personaggio. L'esposizione raduna il corpus più consistente a noi noto della pittura a olio di Savage Landor: un patrimonio prezioso - proveniente da più collezioni private - di circa 130 dipinti, 10 acquarelli e 5 disegni che l'artista anglo-fiorentino realizzò nei suoi lunghi soggiorni e viaggi attraverso Cina, Giappone, Corea, Tibet e Nepal. L'insieme di queste opere costituisce, allo stato attuale delle nostre conoscenze, il nucleo più consistente e significativo di dipinti di Savage Landor esistente al mondo e rappresenta il tassello fondamentale per comprendere l'evoluzione artistica del suo autore.

Per offrire una visione completa di questa fase della sua vita, oltre ai dipinti realizzati in Asia, in mostra sono presenti anche alcune opere eseguite durante l'adolescenza a Firenze, nel corso dei suoi viaggi in Europa e nella sua prima esperienza oltre confine, in Egitto. Come tessere di un mosaico capace di esprimere la complessità della poliedrica figura di Savage Landor, accanto ai dipinti troveranno posto un suo brevetto depositato negli Stati Uniti d'America e tutti i volumi da lui stesso pubblicati. Per l'occasione verrà pubblicato un catalogo bilingue italiano/inglese, edito da Sagep, con saggi di Francesco Morena e Silvestra Bietoletti. (Comunicato stampa)

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Ori dei Cavalieri delle Steppe
Sciti | Cimmeri | Sarmati | Unni | Avari | Goti
Mostra di oggetti dei popoli tra Danubio e Asia dal 1000 a.C al XIII d.C.

01 giugno - 04 novembre 2007
Castello del Buonconsiglio - Trento
Presentazione




De Nittis e la rivoluzione dello sguardo
termina il 13 aprile 2020
Palazzo dei Diamanti - Ferrara
www.palazzodiamanti.it

La mostra intende infatti rileggere la parabola creativa del grande artista di Barletta da una prospettiva che evidenzia l'originalità della sua arte e il suo modo, per certi versi inedito, di guardare la realtà e tradurla con immediatezza sulla tela per mezzo di inquadrature audaci, tagli improvvisi, prospettive sorprendenti affiancate a una sapiente resa della luce e delle atmosfere. Che si tratti di paesaggi assolati del Sud Italia, di ritratti o delle affollate piazze di Londra e Parigi, De Nittis ha lasciato una serie di istantanee che rappresentano il mondo nel suo apparire fugace e transitorio, partecipando attivamente a quel "nuovo sguardo" che apre la strada alla modernità.

Pur senza dimenticare le esigenze del mercato e facendosi interprete del gusto delle esposizioni universali, attraverso un linguaggio teso alla sperimentazione e una sensibilità ottica affine a quella degli amici Manet, Degas e soprattutto Caillebotte, De Nittis ha abbracciato quella "rivoluzione dello sguardo" che segna l'avvento della modernità in arte, a cui nella Parigi di fine Ottocento contribuisce il confronto tra la pittura e i codici della fotografia e dell'arte giapponese che De Nittis studiò e collezionò. A confermarlo, in mostra, è l'affiancamento dei suoi dipinti a fotografie d'epoca firmate dai più importanti autori del tempo - da Edward Steichen a Gustave Le Gray, da Alvin Coburn a Alfred Stieglitz - oltre ad alcune delle prime immagini in movimento dei fratelli Lumière.

Prende vita così un percorso avvincente scandito da centosessanta opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private d'Italia e d'Europa, volto a mettere in evidenza il contributo dell'artista alla comune creazione del linguaggio visivo della modernità. Organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea, in collaborazione con il Comune di Barletta, la mostra nasce dal rapporto di interscambio culturale instauratosi tra due istituzioni civiche simili per storia e natura: il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca De Nittis di Barletta.

Grazie all'accordo tra i due musei, Barletta, città natale dell'artista, ospiterà nella prestigiosa sede di Palazzo della Marra un nucleo di dipinti e di opere grafiche di Giovanni Boldini, mentre a Ferrara verrà presentata una selezione di opere del pittore pugliese, tra cui figurano alcuni dei suoi capolavori. La rassegna sarà accompagnata da un catalogo illustrato che, grazie all'apporto di insigni studiosi, approfondirà alcuni temi ancora poco indagati come il rapporto tra l'artista e la fotografia coeva, l'interazione con le dinamiche del mercato che hanno segnato la fin-de-siècle e il ruolo decisivo della moglie Léontine nella carriera del pittore. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Dipinto a pastello di cm. 50x37 realizzato nel 2011 da Vincenzo Nucci denominato Impressioni di luce Dipinto a pastello di cm. 25x30 realizzato nel 2004 da Vincenzo Nucci denominato La palma nel paesaggio Dipinto a pastello di cm. 30x24 realizzato da Vincenzo Nucci denominato La palma e l'azzurro Vincenzo Nucci
Il peso di un raggio


termina lo 04 marzo 2020
Galleria Elle Arte - Palermo
www.ellearte.it | Locandina

La mostra si avvale di una selezione di trentacinque pastelli, di medio, piccolo e grande formato, dedicati al paesaggio siciliano, soggetto di elezione della ricerca artistica di Nucci: le case padronali, le mura di cinta invase da rigogliosi fiori rampicanti, le palme nella loro maestosa bellezza. Gli orizzonti di Nucci evocano varchi verso l'infinito, porzioni di cielo che si sottraggono al caos cittadino; una sorta di ritorno alle origini che favorisce l'ascolto del silenzio e l'immersione nella Natura. Una parte delle opere in esposizione proviene da una preziosa raccolta di appunti, realizzati con i pastelli su piccoli fogli, raccogliendo ricordi o testimonianze di viaggio, fissati dall'artista nel momento dell'ispirazione.

___________ Il peso di un raggio, di Aldo Gerbino (Palermo - 24 gennaio 2020)

Per Enzo, il recinto visivo ed emozionale appare ancora compreso nelle spire silenti di vicolo Imbornone (in quel di Sciacca), luogo in cui insisteva (e insiste) il suo Studio-laboratorio di pittura ancora caparbiamente abitato dalla sua anima. In parallelo possiamo porre tale immagine a riscontro di quanto la sua poesia, dichiarava Edoardo Cacciatore, fosse perentoria gemmazione della prosa, rappresentando tout court "un'ermeneutica della realtà". Si tratta - per il poeta palermitano d'origine agrigentina, vissuto a Roma a contatto della romantica atmosfera della 'Keats-Shelley Memorial House' - di un vero e proprio «atto liberatorio, un soccorso conoscitivo che il poeta può prestare ai suoi simili perché si è addentrato più di loro a capire la realtà».

E così è stato per Nucci, artista sospinto verso un'ossessiva quanto necessaria ermeneutica del paesaggio siciliano. Sottile interpretazione la sua in quanto, addentrandosi sempre più nella struttura tissutale della natura, filtra il suo paesaggio, fintanto che questo paesaggio, traslato ed eluito in noi tutti, s'è andato collocando nell'intimità retinica e spirituale di ciascuno di noi assumendo la sembianza di un nostro ineludibile paesaggio. Il giardino ermeneutico e poetico di Cacciatore, narrato e compreso nel primo verso lucentemente abitato dal «viottolo di robinie e rose scempie» trascina quel peso di un raggio misurato dalla speculazione del poeta, venendo a coincidere e sovrapponendosi ai giardini mediterranei di Enzo, con le sue chiare case padronali cinte dal rosso fulvo delle buganvillee.

E in tale scenario visivo e olfattivo ecco l'apparizione di giallastre colonne selinuntine vestite della fioca luce crepuscolare per altro accompagnate dall'indefettibile iconema prodotto nella forma essenziale della palma: ora timidamente emersa dal confine di un mare àfrico oppure, proprio nel vicolo tufaceo, alimentata da continui refoli marini, da fluviali ricami vetrosi, secrezione di un eterogeneo schieramento di conchiglie lambenti entomologiche e botaniche consistenze. Un humus esistenziale il quale si rivela grazie a quel motore ansiogeno che muove l'insistita circumnavigazione d'un giardino oppure - com'è detto nell'esemplare testo di Cacciatore dal metafisico titolo: "Il peso di un raggio" (una quartina in tredecasillabi del 1989) - un prender corpo dalla stratificazione di voci, quelle stesse cerose voci emerse dal pastello di Enzo.

Versi e segni i quali, espungendo le qualità di un vissuto raccolto dal presente, evidenziano quanto di esso, circolarmente, refluisca nel passato. Ci stupisce la chiusura della quartina cacciatoriana per l'apparizione del luminoso riflesso acceso dalla chitina d'un insetto, nello stesso modo in cui Ernst Jünger, nel suo viaggio siciliano tra le Caronìe, racconta del suo fortunoso incontro con il Capnodis, aureo e solitario coleottero. Esso concreta, per lo scrittore, filosofo e passionale naturalista di Heidelberg, l'irrorazione solare, l'ordito del mantello culturale, l'equilibrio geometrico dell'evoluzione, nel modo coerente in cui il Paesaggio del 2002 di Enzo par condensarsi in brina, in calore o nella nervosa compattezza di un verde muschiato turgido di luce e occultati gerani selvatici.

Tale impressionistica sostanza non può che confermarsi con Enzo Nucci, sia nella geometria della palma, sia nella pastosa concretezza delle erbe, sia nella calcinata, gessosa consistenza di conci, casolari, tegole affocate nel sole meridiano, portando con sé, il peso ineffabile dei raggi, la storia fotonica del nostro cosmo. Molto lo ritroviamo confermato nella stessa meccanica del pastello congeniale all'artista, e non certo subalterno ai pigmenti della pittura situandosi, per estatici trasognamenti, a maggior sostegno del reale. Di conseguenza: muri obsoleti, architetture percosse dall'urto del giallo, ricami cangianti di Impressioni di luce, il meriggiare azzurrino sottratto al tempo di pigri sguardi, distillano l'esistenza nelle maglie tremanti d'un incipiente "far della sera", tra fiamme estive, assorte malinconie, autunnali manciate di terra, ombre.

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Enzo Nucci (1941-2015) ha fatto di Sciacca, sua città natale, il punto di riferimento ottico ed emotivo. La sua ricerca, continua e impegnata con l'uso di molteplici tecniche, consegna al pastello la sua sostanza spirituale e contemplativa. Numerosissime e qualificate le sue partecipazioni Collettive (dalla Permanente di Milano al Palazzo del Vittoriano in Roma; dal Premio Michetti al Palazzo Reale di Milano alla LIV Biennale veneziana), così le sue Personali allestite in gallerie private e in spazi istituzionali di prestigio. Dopo l'esordio a Reggio Calabria nel 1960, si ricordano: Galleria La Tavolozza, Palermo (1984); Palazzo Sarcinelli, Conegliano (1994); Galleria Forni, Bologna (1995); Casa dei Carraresi, Treviso (1999); Stadtmuseum, Tubinga (2001); Antologica Loggiato San Bartolomeo, Palermo (2003); Antologica ex Convento di San Francesco, Sciacca (2008); Galleria Elle Arte, Palermo (2014); Retrospettiva Casa Museo Scaglione, Sciacca (2019).

- La palma e l'azzurro
(a Vincenzo Nucci)

di Piero Longo (Palermo - 14 gennaio 2020)

Nello stelo bugnato riconosci
l'albero della vita e la sua gloria
il tronco accidentato che si leva
verso il cielo infinito dei deserti
per poi migrare alle sonanti rive
di mari e fiumi in terre soleggiate
dove la chioma plissettata s'apre
alla luce che fonde in geometrie
d'archi più acuti e risplendenti chiome
Il frattalico segno della gioia
che rinasce e s'abbraccia all'essenza
del regale paesaggio rapito
dai tuoi colori che si fanno luce
dell'anima vibrante come nota
della terrestre sinfonia già ordita
nel bianco immacolato della tela
dove è scritta la tua e la nostra storia
in cerca della indocile bellezza.




Iceland e l'aurora boreale
termina il 13 marzo 2020
Phlibero - Torino
www.phlibero.it

Fotografie di Simone Fontana a cura di phlibero. Viaggio per le strade dell'Islanda, attraverso immagini e storie leggendarie alla scoperta della terra persa tra le onde e i ghiacci dell'oceano Artico che nasconde alcuni degli scenari più straordinari del pianeta. L'ossessione per l'aurora è sempre stata una faccenda irrisolta: dopo alcuni tentativi falliti, nel 2016 in un viaggio preparato per fotografie paesaggistiche che non prendevano in considerazione la possibilità di fotografarla, è capitato che una sera con l'obiettivo rivolto alle stelle, in cui si sarebbe accontentato di alcuni buoni scatti all'arco della via lattea... all'improvviso ha scorto delle luci danzare: sì era proprio la "dama sfuggente" che volteggiava abilmente con fare armonioso lì davanti, su di una musica che a noi non è concesso di sentire. L'incontro improvviso e inaspettato inebria la mente, paralizzata dalla sorpresa. Il tempo perde consistenza. Si resta attoniti, immobili, increduli, felici.

Simone Fontana dopo una laurea in ingegneria ha lavorato per una dozzina d'anni nell'attività libraria di famiglia, sviluppando nel tempo libero la passione per i viaggi naturalistici e per la fotografia allora ancora a pellicola. Cambia la tecnologia, ormai passata al digitale e cambia anche l'attività lavorativa che diventa quella da ingegnere, ma rimane inalterata la passione per i viaggi e la fotografia paesaggistica. Negli ultimi anni ha esposto le sue fotografie degli altopiani della Bolivia al confine con il Cile e del Deserto di Atacama alla Libreria della Torre a Chieri.

Phlibero, associazione di promozione sociale, si occupa di fotografia e crede nel potere delle immagini: il potere di comunicare in maniera immediata, per trasmettere le sfumature o suscitare le emozioni più forti. Oltre a mostre fotografiche phlibero propone corsi e workshop, offre spazi di coworking, una sala posa e una camera oscura. (Comunicato stampa)




Opera di Marco Marchiani Marco Marchiani «Mavilla»
Frammenti di esistenza


termina il 26 febbraio 2020
Galleria Immaginaria - Firenze
www.galleriaimmaginaria.com

Mostra dedicata a Marco Marchiani, pittore, scultore e creatore di libri d'artista. L'esposizione può essere considerata tappa finale del suo cammino artistico, dove le opere, connesse fra loro, seppur nella loro autonomia, danno vita a un unico percorso in cui il tempo non ha invaso lo spazio. I richiami inconsci alla sostanza immutabile si presentano sottoforma di interferenze della memoria: nelle sue opere alcuni segni ricorrono come in una sorta di dèja vu, riprendendo i tratti dei lavori precedenti, ma al contempo presentano un rinnovato senso materico grazie all'uso della colla e del gesso che restituiscono plasticità e vividezza. (dal testo di Lucrezia Caliani)




Statua dell'imperatore romano Nerone Claudio Druso Germanico Germanico Cesare... a un passo dall'impero
termina il 24 maggio 2020
Museo Archeologico e Pinacoteca - Amelia (Terni)
www.bimillenariogermanico.it | Locandina

I percorsi multisensoriali della mostra presentano diversi aspetti della vita del generale romano Germanico, di cui Amelia conserva l'unica statua bronzea giunta fino a noi: la famiglia, i successi, la sua collocazione e le relazioni nella dinastia giulio-claudia ed infine la morte. La mostra interattiva si inserisce in un anno tutto dedicato alla figura di Nerone Claudio Druso Germanico e al suo mondo. Germanico muore a 34 anni, il 10 ottobre del 19 d.C., al culmine della carriera politica e all'apice della popolarità. Per le sue capacità militari e diplomatiche egli divenne una tra le più apprezzate figure della società romana dell'epoca. Destinato a succedere al trono alla morte dello zio naturale e padre adottivo Tiberio, la sua scomparsa prematura gettò l'Impero romano in un momento di profondo cordoglio e numerose statue vennero erette in suo onore. La statua loricata in bronzo, rinvenuta nel 1963 ad Amelia, rappresenta oggi una rara testimonianza della gloria di questo personaggio.

La mostra racconta e ricostruisce il destino di Germanico e della sua famiglia con una narrazione ottenuta tramite installazioni evocative che hanno come filo conduttore la storia del generale romano. Si apre con la proiezione immersiva della morte di Germanico dal quadro di Poussin di Minneapolis. Si tratta del quadro più celebre dedicato a questo soggetto: animato a grandezza naturale, trasformerà il pubblico in spettatore al capezzale del generale. Farà da 'controcanto' la scena di Agrippina che sbarca a Brindisi con le ceneri del marito, nella versione più riuscita del pittore americano Benjamin West. Durante il percorso di mostra, attraverso il sistema di illuminazione, la narrazione visiva alterna fasi della vita di Germanico. Una videoproiezione descrive racconta alcune vicende maggiormente rappresentative della dinastia giulio-claudia. Appendici della mostra sono il video sulla ricostruzione di Ameria in età romana e, naturalmente, la meravigliosa statua bronzea conservata al museo.

La statua, rinvenuta nel 1963 ad Amelia, è alta più di due metri, coperta da una corazza riccamente decorata, e raffigura il generale Nero Claudio Druso Germanico, nato a Roma nel 15 a.C., sotto il regno dell'imperatore Augusto. Era figlio del condottiero Druso Maggiore, fratello del futuro imperatore Tiberio. Fu adottato dallo zio Tiberio per volontà dello stesso Augusto, che voleva assicurarsi la successione e che gli diede in sposa la nipote Agrippina Maggiore. Germanico fece una brillante carriera politica e militare che lo impegnò nei Balcani, in Germania e in Oriente. In Siria, al ritorno dall'ultima campagna, nel 19 d.C., il giovane principe morì a causa di un'ignota malattia: le circostanze misteriose della sua morte gettarono un'ombra di sospetto sullo stesso Tiberio, di cui era nota l'avversione nei confronti del figlio adottivo, a causa della sua crescente popolarità.

Dopo la morte furono tributati a Germanico grandi onori: le sue ceneri furono deposte a Roma accanto a quelle di Augusto e gli furono erette numerosissime statue sia in Italia sia nelle province. Uno di questi ritratti si trovava all'interno del tempio di Apollo Palatino a Roma: si tratta forse del modello cui si spirarono la statua di Amelia e gli altri ritratti dello stesso tipo. Il bronzo di Amelia era probabilmente collocato nel campus della città romana, l'area destinata agli esercizi fisici e militari della gioventù locale: i complessi di questo tipo ospitavano di norma molte sculture, raffiguranti spesso proprio i membri della dinastia imperiale. Insieme alla statua emersero un gran numero di corredi, capitelli, trofei e un altare. (Comunicato stampa)




Opera di Sandro Chia nella locandina della mostra a Foiano della Chiana Sandro Chia. Viaggio in Italia
termina il 30 gennaio 2020 (prorogata al 29 febbraio 2020)
Galleria Alessandro Bagnai - Foiano della Chiana (Arezzo)
www.galleriabagnai.it

Ottanta opere di piccole, medie e grandi dimensioni realizzate con tecnica mista su carta ci introducono alle stazioni, ai luoghi reali e immaginari che l'artista mette in scena, ispirato, come sempre, da mille suggestioni e mille riflessioni sull'arte, sulla vita, sulla natura. Sandro Chia ha lavorato e lavora con tecniche e materiali diversi, e la sua fantasia imprevedibile continua a sorprenderci, nel suo popolato mondo di figure, allegorie e simboli che vive di rinnovata autenticità e freschezza, non senza una certa ironia e autoironia che contraddistinguono da sempre la sua poetica.

Il viandante, il protagonista delle sue avventure, è un poeta, un artista, ma anche uno scienziato e un ricercatore. Non vi è nulla di nostalgico, anzi, si scorge una epifania del colore e della vitalità nella rappresentazione dei paesaggi e degli sfondi, degli animali e delle cose, infine, dell'uomo. Chia ha vissuto e vive molte vite, tra Europa e Stati Uniti, è presente in collezioni internazionali, ha esposto nei più importanti musei del mondo, ed è stato un protagonista della rivincita che la pittura si è presa dopo l'esperienza estenuata del Concettuale storico alla fine degli Anni Settanta. Nella pittura di Sandro Chia vediamo il grande piacere di lavorare con colori accesi e segni sicuri, figli di una grande esperienza ma, nello stesso momento, di una grande curiosità che sembra non esaurirsi mai. A corredo della mostra un catalogo delle opere esposte con testo introduttivo di Vittoria Coen. (Comunicato stampa)




Fotografia di Luca Missoni denominata Moon Shadow nella mostra Lune di Varese Luca Missoni. Lune di Varese
11 febbraio - 29 febbraio 2020 (apertura straordinaria 14-21-28 febbraio dalle 21.00, ore 23.00)
Galleria d'arte Ghiggini 1822 - Varese
www.ghiggini.it | Locandina

Un'occasione per scoprire la ricerca dedicata al soggetto della Luna, che appassiona da anni Luca Missoni. Con una metodica e accurata osservazione con il telescopio dalla sua casa di Varese, Missoni si dedica in modo rigoroso al ritratto fotografico della Luna. Attraverso molteplici sperimentazioni cromatiche e tecniche, egli registra ogni volta un'espressione, un'ombra, una fase lunare, un dettaglio della superficie sempre diverso. Il risultato è quindi una visione iconica e carica di fascino della Luna. L'esposizione in galleria si svolge in un percorso di opere fotografiche che culmina in uno spazio suggestivo, creato ad hoc per rendere ancora più coinvolgente il contatto visivo con le Lune colorate di Luca Missoni, luminose come le ha viste la prima volta con il cannocchiale. Durante l'inaugurazione Luca Missoni dialogherà con Emma Zanella, Direttrice del Museo MA*GA di Gallarate.

Nell'azienda di famiglia, fondata dai genitori Ottavio e Rosita Missoni, Luca Missoni (1956) ha diretto per più di 20 anni la ricerca e lo sviluppo del prodotto di maglieria e disegnato le collezioni "Uomo e Sport". Oggi è il Direttore Artistico dell'Archivio Missoni che ha sviluppato come strumento di ricerca e progetto di comunicazione, valorizzando il patrimonio storico e artistico del marchio attraverso mostre museali e progetti di arti visive e performative. La fotografia è sempre stata parte integrante della sua ricerca visiva. Appassionato di astronomia, la Luna è protagonista unica del suo statement d'artista. Le sue opere fotografiche sono presentate nel 2001 dalla Photology Gallery di Milano. Tiene la sua prima mostra personale nel 2002 alla Arthur Roger Gallery di New Orleans e l'ultima è stata nel 2019 alla Benrubi Gallery di New York. Dal 2008 il suo lavoro è rappresentato dalla Michael Hoppen Gallery di Londra. Recentemente con il curatore Maurizio Bortolotti ha raccolto i suoi 20 anni di lavoro fotografico sulla Luna nel libro d'arte "Moon Atlas" pubblicato da Damiani. (Comunicato stampa)




Opera da Wunderkammer Langenthal Dipinto da Melancholia Melancholia
Mathias Balzer, Serge Brignoni, Lorenzo Casanova, Ugo Cleis, Carlo Cotti, Felice Filippini, Martin Lauterburg, Valter Luca Signorile.

Wunderkammer Langenthal
Selezione di porcellane della Manifeattura Langenthal dal 1900 al 1970




termina il 19 aprile 2020
MACT/CACT Museo e Centro d'Arte Contemporanea Ticino - Bellinzona (Svizzera)
www.cacticino.net

Cosa sia una mostra d'arte, forse non lo definiscono nemmeno più i curatori, non i critici, né tantomeno gli artisti, troppo intenti a creare mondi illusori e moduli esistenziali combinati, quasi fossero, qualcuno di loro, costantemente in crisi e intenti a inventare una sorta di "musica a programma" del tutto personale e al di fuori dei luoghi comuni. Un simile approccio creativo, secondo noi, dovrebbe adottare anche i curatori e renderli soggetti all'arte e al lavoro, anziché protagonisti di un universo a tratti sempre troppo istituzionale. Per la libertà di questo fantastico mondo in grado di inventare altri mondi impossibili e isole inesistenti, non v'è prezzo; e fare il curatore piuttosto che l'impiegato, ecco che questa potrebbe essere la via da seguire.

Melancholia intende seguire queste linee guida dall'impronta randomica e sperimentale, pur parlando - anche - di storia dimenticata, le cui cause o concause potrebbero essere fortemente legate alla politica culturale. All'interno di questa sorta di permanente e pernicioso stato di tristezza, che domina l'esistenza umana e avvolge tutto ciò che fu, ecco che il male di vivere rimette in relazione l'esistenza con l'esistenzialismo, ridefinendo consapevolemente e contemporaneamente il concetto di temporalità e di passati rimossi. Nell'epoca post-contemporanea, post-produttiva o post-qualcosa, abbiamo assistito a fenomeni di sostituzione di valori artistici, un tempo consolidati e indispensabili, con il concetto dominante di strategie attorno all'arte, laddove anche questa importante geografia inutile - il luogo d'arte - ha lentamente messo le proprie radici dentro il mercato dei musei.

In ambito artistico e di storia dell'arte vi è stata quasi una normale e consequenziale rimozione di tutta una serie di punti di riferimento, che, in passato, hanno costituito quelli di forza di una cultura o addirittura di uno spazio per la contemplazione della creazione artistica, la cui definizione si riconduceva a contesti nazionali, geografici e territoriali ben precisi; entro dei confini, quindi. È melancolico costatare come in pochi decenni il processo di dimenticanza delle proprie radici storiche, e del conseguente spostamento di molti artisti, della loro opera e addirittura della propria generazione, ci apra oggi - quale fosse, questo, un naturale atteggiamento epocale di studio e di resistenza - spiragli di ricerca e recupero di autori, che le giovani generazioni non (ri)conoscono, precludendo loro anche la ricerca.

L'esposizione mette in mostra opere di autori, che hanno segnato, in maniera forte o minore, un'epoca all'interno di un luogo, e che sono stati anche dimenticati, come se il loro lavoro - che rimane un tassello importante nella costruzione di un corpo storico - non fosse più ritenuto tale o vitale per la nostra riconoscibilità storico-geografica all'interno dei suoi confini. Oggi, più di prima, ciò che vale è ciò che costa; e per valere è necessario che l'opera d'arte e il suo creatore abbiano attorno a sé un loro mercato. La qualità non è più sufficiente. Musei e fondazioni pubbliche e private negli ultimi anni hanno creato una vera e propria politica d'investimento a tassi d'interesse variabili. Chi non è sufficientemente redditizio finisce dapprima in un campo di raccolta e in seguito in un centro di smaltimento.

Nel tempo delle discariche e delle varie nevrosi depressive della società in cui viviamo, le case d'aste diventano molto spesso il luogo, laddove recuperare i perdenti del mercato o chi non ha saputo cavalcare questa nuova forma di promozione culturale..., perché inviso al potere o perché fastidioso per qualche infastidito e stizzito curatore; o semplicemente - com'è spesso il caso - una modalità per ridare vita a opere extra-ordinarie di autori altrettanto importanti per la nostra storia. Negli ultimi anni perfino le case di vendita dell'arte hanno fatto il loro corso, passando il testimone a piccoli e sconosciuti antiquari di libri, carte, opere e quant'altro, che talvolta ridanno il sangue alla nostra innata curiosità creativa. L'approccio di continua ricerca fuori dai canali rimetterebbe quindi in discussione il Museo come luogo dell'arte, della conservazione e della memoria; ma soprattutto della provocazione dialettica.

Invece no. È redditizio e va politicamente di moda il clima? Evvai col clima e lo scioglimento precoce dei ghiacciai. Poi c'è quella dei flussi migratori? Ebbene sì, senza perdere né l'occasione, né il tempo, quindi, bisogna invitare autori del Quarto mondo, purché vengano da quei luoghi disintegrati e miserabili, non importa se vi si possa intravvedere l'ombra di una benché minima qualità professionale. Sempre più spesso - e ciò, lo si evince dai numerosi interventi sulla stampa - si chiede di analizzare il fenomeno (peraltro già in crisi ma ormai entrato a forza nel mondo dell'arte) attorno agli influssi esercitati da determinate forme economiche e di mercato sulla cultura, e di accendere quanto prima un dibattito. Il mercato dell'arte ha creato mostruosi paradossi, laddove, per citarne uno, il profitto di qualcuno va a scapito di altri. Questo avviene oggi in ambito culturale e accademico. (Mario Casanova - Bellinzona, novembre 2019)




Locandina della mostra Dal Mito all'Astrazione Dal Mito all'Astrazione
Baj, Bonalumi, Chia, Del Pezzo, Dorfles, Finzi, Lazzarato, Licata, Sanesi, Tulipani


termina il 31 marzo 2020
MUSAP Museo degli Artisti Polesani (Cittadella della Cultura) - Lendinara (Rovigo)
Locandina

L'esposizione presenta una selezione di opere di artisti storici, rappresentativi di scuole e correnti, note nel panorama internazionale, del secondo Novecento italiano, affiancati da due noti artisti Polesani. Oltre le opere esposte, si potranno apprezzare alcuni libri d'artista in edizione limitata. La moostra è curata dal critico e storico dell'arte Guido Signorini, direttore del MUSAP Museo degli Artisti Polesani di Lendinara. (Comunicato stampa)




Museo Archeologico Nazionale Vito Capialbi di Vibo Valentia Restituzione busto femminile in basanite al Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia

Ritorno, dopo otto anni di assenza, di un'importante testimonianza del passato romano della Calabria. Si tratta, infatti, del busto femminile in basanite, risalente ad età Claudia (41-54 d.C.), rinvenuto nelle vicinanze di Vibo Valentia Marina, durante lo scavo di un'importante villa suburbana, avvenuto a più riprese fra il 1894 e la prima metà del '900, durante la realizzazione della ferrovia e la costruzione di limitrofe abitazioni di campagna. Ai tempi, la scoperta della statua fece scalpore, nonostante la bocca e il naso fossero danneggiate, in quanto sia il materiale (basalto nero), che la tecnica di esecuzione, erano di pregevole fattura. Grazie all'ottima resa della capigliatura, acconciata come prevedeva la moda dell'epoca si è potuto datare con precisione la statua al principato di Claudio, imperatore dal 41 d.C. al 54 d.C.

Già dal momento del ritrovamento si propose l'identificazione con Messalina, moglie dell'imperatore Claudio, tuttavia tale ipotesi venne accantonata nei decenni successivi per la mancanza di confronti iconografici convincenti. Tale scultura era stata concessa con prestito di lunga durata nel 2012 al Princeton University Art Museum e a seguito dell'impegno della Direzione Generale Musei, della DG ABAP e del Segretariato Generale del Ministero per i Beni Culturali e il Turismo, sarà restituita al Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia che ha sede nel castello di Vibo Valentia dove sarà esposta nella sezione romana accanto al busto di Marco Vipsanio Agrippa. (Comunicato stampa)




Opera di Maurizio Pellegrin denominata Alcuni realizzata nel 2003 Maurizio Pellegrin: "Alcuni"
termina il 28 marzo 2020
Galleria Michela Rizzo - Venezia
www.galleriamichelarizzo.net

Il programma di "Highlight", la Project Room della Galleria Michela Rizzo, prosegue con dei lavori di Maurizio Pellegrin. L'artista ritorna a Venezia e alla Galleria Michela Rizzo con tre opere, tutte governate dal colore rosso. Alcuni faceva parte della grande mostra Isole del 2001, sparsa nell'intero polo museale veneziano (Ca Pesaro-Galleria Internazionale d'Arte Moderna, Museo Correr, Palazzo Ducale, Biblioteca Nazionale Marciana, Museo d'Arte Orientale, Museo di Palazzo Mocenigo, Ca' Rezzonico-Museo del Settecento Veneziano, Museo Storico Navale). Fu riprodotta a suo tempo sulla copertina del volume di Charta e della brochure informativa. Alcuni contiene alcuni rarissimi disegni facenti parte della formazione giovanile dell'artista, e poi usati come frammenti di quest'opera. I disegni sono in grafite e carboncino su carta, e sono dei ritratti. Ritratti di persone incontrate in gioventù, che simbolicamente creano una sorte di gruppo associativo, una galleria di silenzi, una serie di testimoni silenziosi di un'epoca di passaggio. La spugna rossa è parte di una serie unica di oggetti racchiusi in vecchie campane di vetro.

Questa è una di sei opere mostrate nel 2005 alla Biblioteca Marciana di Venezia. Gli oggetti giacciono nel silenzioso abbraccio delle campane. Sono confinati nella ripetitività della propria energia che non può lasciarli e che perennemente ne suggerisce la permanenza e una sorta di immortalità. In questo caso tutto è contenuto, e il contenitore stesso è contenuto del mondo esterno. I recenti Memory of a Red Venice #1, #2 e #3 costituiscono una serie in cui ogni lavoro è composto da tre dipinti su carta creati con il ricordo di Venezia negli occhi. Nei fogli centrali: Venezia vicina nell'apparire attraverso l'immagine della basilica di San Giorgio; Venezia lontana, nella sua mappa geografica come ricordata dall'artista; Venezia immaginata nella pioggia. Tutte e tre si trovano all'interno di uno spazio inventato, una scenografia dell'animo che cerca nella memoria il senso della propria continuità.

Maurizio Pellegrin è un artista veneziano emerso negli anni Ottanta per le sue grandi installazioni composte da frammenti di oggetti antichi e fotografie. È stato apprezzato a livello internazionale dopo la Biennale di Venezia del 1988, con l'opera The Secret of the 723. Da lì ha inizio la sua avventura americana: nel 1991 lascia Venezia e si stabilisce a New York. Ha conseguito un master in Storia dell'arte all'università Ca' Foscari di Venezia, dopo aver studiato pittura e scultura all'Accademia delle Belle Arti di Venezia. Importantissima è anche la sua carriera accademica nelle varie direzioni di programmi alla New York University, Columbia University, Rhode Island School of Design. Attualmente è direttore esecutivo della New York School of the Arts e dell'Hub Center for the Arts di New York.

Maurizio Pellegrin ha tenuto più di 150 mostre personali nelle maggiori gallerie e nei musei del mondo. È autore e soggetto di più di trenta monografie e il suo lavoro è stato pubblicato in più di 500 articoli e saggi. Pellegrin è interessato da sempre al modo in cui gli oggetti trasmettono energia e come la loro memoria resta nel tempo. Vede questi come la testimonianza della vita umana, come manufatti della memoria, come dei resti della vita dopo la morte. L'artista attribuisce al suo lavoro un significato basato sulla scienza della Numerologia, o sullo studio dei numeri e della loro influenza sulla vita, in base ai loro valori simbolici e aritmetici. Le sue installazioni trattano il concetto di spazio - sia fisicamente che filosoficamente - diventando universi organizzati per simboli e metafore.

La disposizione degli oggetti e dei materiali sviluppa una nuova gerarchia in cui le loro funzioni precedenti vengono drasticamente modificate. Passo dopo passo, la capacità di comunicazione e la potenza interiore dei diversi elementi (spesso avvolti dall'artista per contenere l'energia) stabiliscono un nuovo mondo di relazioni. I colori, che sono sempre pochi, vengono poi scelti per specifiche implicazioni filosofiche ed effetti psicologici. Le installazioni di Pellegrin sono caratterizzate da una bellezza sottile, da riferimenti personali e storici. L'inserimento della fotografia nel lavoro di Pellegrin, in gran parte in bianco e nero, insieme al video, risale agli anni Novanta e continua a svolgere un ruolo importante anche oggi. (Comunicato stampa)




Dipinto a olio su tela di cm. 100x100 realizzato nel 2019 da Nicoletta Gatti denominato Traccia nel verde numero 1 Dipinto a olio su tela di cm.40x40 realizzato nel 2018 da Nicoletta Gatti denominato Incrocio di tracce Nicoletta Gatti
"Trame del silenzio interiore"
(Cromotracciati e labirinti del segno)


03 marzo (inaugurazione ore 18.30) - 28 marzo 2020
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Nicoletta Gatti, introdotta alla pittura dal padre, dopo una formazione da Interior Design e un primo approccio alla figurazione, anche attraverso la lettura dei testi di Johannes Itten arriva a una determinazione cromatica e astratta nella sua ricerca. Pur tuttavia il suo studio del segno non perde mai la sua matrice rappresentativa. Le sue opere pittoriche variano da dimensioni grandi a piccole creando un discorso tra le stesse nella texture espositiva, ma nel rapportarsi singolarmente ad ogni opera, il dialogo assume anche una dimensione privata. Quelle che da distante sembrano essere campiture piatte segnate solo da qualche graffio appena accennato, ed esili rette spezzate, si rivelano invece paesaggi complessi.

Tra le trame intrecciate di cui è composto lo sfondo si scorgono segni di una calligrafia geroglifica in un susseguirsi di livelli sovrapposti. Tali particolari si colgono solo accostandosi alla tela, avvicinandosi ad essa come a se stessi in un movimento teso alla connessione sempre più intensa tra opera e fruitore. Le linee che spezzano l'uniformità dei quadri vanno in diverse direzioni, scompongono le vedute e ne porzionano lo spazio, creando canali d'entrata e di uscita dove un flusso continuo e vitale continua a scorrervi. I nuovi territori dinamizzano la composizione creando dei paragrafi nell'opera cosicché il discorso possa trovare respiro nella sua audace complessità. La tela si ritrova brulicante di dettagli celati nel colore, i segni si disperdono nell'immensità del mondo che abitano divenendo sempre più indistinguibili man mano che ce ne si allontana. Catalogo in galleria, Edizioni Cortina Arte, testo critico di Claudio Cerritelli (curatore della mostra), introduzione di Mafalda Cortina. (Comunicato stampa)




Particolare dalla locandina della mostra A nostra immagine Scultura in terracotta del Rinascimento da Donatello a Riccio A nostra immagine
Scultura in terracotta del Rinascimento da Donatello a Riccio


termina lo 02 giugno 2020
Museo Diocesano - Padova
www.museodiocesanopadova.it

Secoli, dispersioni, furti, indifferenza, vandalismi hanno quasi completamente distrutto o disperso un patrimonio d'arte unico al mondo: le sculture in terracotta rinascimentali del territorio padovano. Ma qualcosa di prezioso e significativo è rimasto e il Museo Diocesano di Padova insieme all'Ufficio beni culturali, al termine di una intensa, partecipata campagna di recupero, studi, ricerche e restauri, sostenuti anche dalla campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi "Mi sta a cuore", riescono ora a riunire nelle Gallerie del Palazzo vescovile di Padova, sede espositiva del Museo, una ventina di terrecotte rinascimentali del territorio, orgogliosa testimonianza delle migliaia che popolavano chiese, sacelli, capitelli, conventi e grandi abbazie di una Diocesi che spazia tra le province di Padova, Vicenza, Treviso, Belluno e Venezia.

Ci si potrebbe chiedere il perché di una diffusione tanto capillare della scultura in terracotta proprio in questo territorio. La ragione, a giudizio di Andrea Nante, direttore del Museo Diocesano di Padova e coordinatore del prestigiosissimo comitato scientifico della mostra va individuata nella presenza prolungata e molto attiva, a Padova, a ridosso della Basilica di Sant'Antonio, della bottega di Donatello e, dopo di lui, di Bartolomeo Bellano, Giovanni De Fondulis e Andrea Riccio. Questi artisti creavano capolavori in pietra, marmo, bronzo, ma anche nella più umile (e meno costosa) terracotta. Opere preziose ed espressive, e per questo molto ambite e richieste.

In queste fucine venivano alla luce grandi scene di gruppo, come i Compianti, ma anche piccole ma raffinate Madonne con il Bambino o immagini di Santi per devozione familiare, di dimensioni ridotte ma spesso di grande qualità. E la mostra, quasi per campione, accoglie esempi emozionanti di queste variegate produzioni artistiche distribuite nel territorio, non meno pregiate di altre sculture in terracotta che saranno prestate per l'occasione da alcuni Musei nazionali e internazionali. Verrà ricomposto il Compianto di Andrea Riccio, oggi diviso tra la chiesa padovana di San Canziano e i Musei Civici di Padova. Saranno presentati alcuni inediti, tra cui una Madonna con il Bambino salvata da una clarissa dopo la soppressione del Convento padovano di Santa Chiara in età napoleonica, custodita fino a poco tempo fa nella clausura del Monastero della Visitazione in Padova, e ora restituita al suo aspetto originario da un importante restauro.

Per la prima volta saranno esposti, in una suggestiva installazione, i frammenti superstiti di una Deposizione, gravemente danneggiata nel bombardamento della chiesa di San Benedetto dell'11 marzo 1944. La mostra è il frutto di un lungo lavoro di studio che parte dall'esperienza di restauro di alcune di queste opere, nell'ambito del progetto "Mi sta a cuore": "Un progetto che ha visto la partecipazione di moltissime persone, che in occasioni diverse hanno dato il loro fattivo contributo ai restauri, e nello stesso tempo hanno imparato a conoscere da vicino e ad amare un patrimonio spesso trascurato e poco valorizzato". (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Street Art Bus Tour #Catania
Percorso alla scoperta dell'arte pubblica della città


www.industria01.it

CityMap Sicilia, mappa della città Catania, attiva da più di dieci anni sul territorio con progetti on e off line volti a far conoscere e promuovere il territorio e Alice Valenti, detta anche "l'artista guerriera" per i soggetti dei suoi lavori e per le numerose campagne sociali che porta avanti - in occasione della 15esima edizione della Giornata del Contemporaneo 2019, promossa da Amaci - hanno organizzato lo "Street Art Bus Tour #Catania", un percorso alla scoperta di alcuni tra i più importanti interventi d'arte pubblica della città.

Forti del riscontro positivo ottenuto da parte del numerosissimo pubblico lo scorso 12 ottobre, gli organizzatori hanno richiesto e ottenuto, per il periodo che va da febbraio 2020 a gennaio 2021, il Patrocinio Gratuito e il Servizio Speciale (utilizzo esclusivo del bus d'arte con le livree disegnate da Alice Valenti e approvazione dell'itinerario) da parte dell'Amt - Azienda Metropolitana Trasporti S.P.A, il Patrocinio Gratuito del Comune di Catania e l'inserimento dello "Street Art Bus Tour #Catania" nel calendario dell'iniziativa nazionale "Domenica al Museo".

«Connettere la città, i quartieri, e fare che ogni cittadino sia custode consapevole della bellezza che c'è nel nostro territorio - affermano Bice Guastella e Sarah Bersani e di Industria01, ideatori e editori di CityMap Sicilia - è uno degli obiettivi che ci siamo posti come Citymap. Dalla mappa turistica lanciata nel 2006 di cui ancora oggi distribuiamo migliaia di copie direttamente dal nostro ufficio, al portale visitato quotidianamente da turisti e cittadini, abbiamo compreso che la forza del nostro piccolo progetto editoriale è quello di alimentare e tenere viva una positiva rete di relazioni fra chi lavora con etica e visione per rendere sempre migliore questa città».

Lo Street Art Bus Tour #Catania parte da tre intenti:

1_ far conoscere ai catanesi e ai turisti alcuni tra i più significativi interventi d'arte pubblica cittadina attraverso un percorso, in autobus e parzialmente pedonale, ragionato e programmato con l'AMT di Catania;
2_ far incontrare cittadini di quartieri diversi portando materialmente gli uni a "casa" degli altri;
3_ mettere in relazione i cittadini con la Città, sensibilizzare all'uso dei mezzi di trasporto pubblico, far riconoscere come valore comunitario il patrimonio artistico culturale di Catania

«L'Arte Urbana - dichiara l'artista Alice Valenti - regala ai cittadini una lettura alternativa degli spazi, ne sottolinea le fratture e fa riflettere sull'identità dei quartieri. E l'autobus non è solo un mezzo di trasporto, è il simbolo di tante cose in cui credo. Cose che hanno a che fare con la democrazia partecipata, la mobilità sostenibile, il bene comune, la bellezza diffusa, la speranza nel cambiamento di questa città».

Lo Street Art Bus Tour #Catania ricomincia la sua "corsa" riservata alle prime cinquanta persone che acquisteranno il biglietto online. Il prossimo appuntamento è domenica 2 febbraio alle ore 10.00. Il tour partirà e si concluderà presso l'Ex Rimessa R1 (via plebiscito 747 - Catania) nella quale nel 2018 il murale Agave di Alice Valenti ha ulteriormente arricchito il progetto di Emergence Festival realizzato da artisti di fama internazionale per rendere quello spazio pubblico un museo a cielo aperto. I partecipanti saranno accompagnati da Grazia Previtera, Guida Turistica Autorizzata e dall'artista Alice Valenti. (Estratto da comunicato ufficio stampa Valentina Barbagallo | Industria01)

Per ricevere il pdf con tutte le informazioni riguardanti il percorso visita www.citymapsicilia.it/percorso/street-art-a-catania

Per acquistare il biglietto e avere maggiori informazioni sulle prossime date, consulta www.citymapsicilia.it/evento/street-art-bus-tour-catania-febbraio-2020

Calendario Street art bus Tour# Catania - febbraio 2020 - gennaio 2021
12 MESI / 10 Domeniche

___ 2020
- 02 febbraio
- 01 marzo
- 05 aprile
- 03 maggio
- 07 giugno
- 06 settembre
- 04 ottobre
- 01 novembre
- 06 dicembre

___ 2021
03 gennaio




Locandina della mostra con opere di Carlo Scarpa Carlo Scarpa
Vetri e Disegni. 1925-1931


termina il 29 marzo 2020
Museo di Castelvecchio - Verona

In mostra oltre una sessantina di opere eseguite dalla "Maestri Vetrai Muranesi Cappellin & C." negli anni di collaborazione con Scarpa, che saranno accostati a circa una trentina di disegni attribuibili all'architetto veneziano, realizzati per la vetreria. Una rara occasione di confronto tra la creazione finale, in questo caso la selezione dei vetri esposti, i disegni originali e la documentazione fotografica d'epoca. L'Archivio Carlo Scarpa di Verona, che ha sede al Museo di Castelvecchio, conserva infatti, insieme alla raccolta grafica sul restauro di Castelvecchio, la collezione dei disegni e delle fotografie relative ai vetri di Cappellin. L'eredità lasciata da Carlo Scarpa con il suo limpido restauro e allestimento, che oggi costituisce un modello museografico inscindibile dal suo archivio dei disegni, è un impulso continuo per l'attività di valorizzazione del patrimonio museale.

La mostra rappresenta una speciale opportunità per conoscere un ulteriore tassello dell'opera di uno dei maestri dell'architettura del Novecento, e aprire ad un vasto pubblico un segmento nascosto dell'Archivio dei disegni, visibile solo in questa rara e temporanea occasione. La mostra veronese trae spunto e approfondisce ulteriormente quella tenutasi nel Le Stanze del Vetro, sull'isola di San Giorgio Maggiore di Venezia, e intitolata "La vetreria M.V.M. Cappellin e il giovane Carlo Scarpa 1925-1931", curata da Marino Barovier, tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019. I Musei Civici di Verona si allacciano così ad una precisa linea espositiva dedicata al grande architetto veneziano. Allo stesso tempo danno seguito a un percorso di valorizzazione dell'arte vetraria avviato nel 1960 da Licisco Magagnato con la mostra "Vetri di Murano 1860-1960", allestita dallo stesso Carlo Scarpa al Palazzo della Gran Guardia con la curatela di Astone Gasparetto.

Proprio in quell'occasione, Scarpa progettò alcune vetrine per l'esposizione che si ritroveranno ora nella mostra in sala Boggian, restaurate e riutilizzate nell'allestimento dell'architetto Ferruccio Franzoia: allievo e collaboratore del maestro veneziano, collezionista ed esperto dell'arte vetraria. Negli ultimi anni altre due mostre sono testimonianza del costante interesse per l'attività artistica legata al vetro, Vinicio Vianello: "Il design del Vetro" (2007) e "Giorgio Vigna. Stati Naturali" (2013). In quest'ultima esposizione l'artista ha saputo creare un intenso e serrato dialogo tra le proprie opere, l'arte antica e l'architettura del celebre complesso museale scarpiano. In concomitanza con l'apertura al pubblico, prende avvio anche un percorso di iniziative - in collaborazione con realtà private e pubbliche - che attinge ispirazione dal mondo antico come la mostra "Vetri Romani" al MATR Museo Archeologico al Teatro Romano, a cura di Margherita Bolla e, passando da Carlo Scarpa, arriva al contemporaneo. A corredo un catalogo edito da Franco Cosimo Panini. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Affresco staccato di 163x321 cm denominato Sant'Antonio e San Bernardino presentano il monogramma di Cristo, realizzato nel 1452 da Andrea Mantegna, proveniente dal Museo Antoniano di Padova Andrea Mantegna
Rivivere l'antico, costruire il moderno


termina lo 04 maggio 2020
Palazzo Madama - Torino
www.palazzomadamatorino.it

Esposizione che vede protagonista Andrea Mantegna (Isola di Carturo 1431 - Mantova 1506), uno dei più importanti artisti del Rinascimento italiano, in grado di coniugare nelle proprie opere la passione per l'antichità classica, ardite sperimentazioni prospettiche e uno straordinario realismo nella resa della figura umana. La rassegna presenta il percorso artistico del grande pittore, dai prodigiosi esordi giovanili al riconosciuto ruolo di artista di corte dei Gonzaga, articolato in sei sezioni che evidenziano momenti particolari della sua carriera e significativi aspetti dei suoi interessi e della sua personalità artistica, illustrando al tempo stesso alcuni temi meno indagati come il rapporto di Mantegna con l'architettura e con i letterati.

Viene così proposta ai visitatori un'ampia lettura della figura dell'artista, che definì il suo originalissimo linguaggio formativo sulla base della profonda e diretta conoscenza delle opere padovane di Donatello, della familiarità con i lavori di Jacopo Bellini e dei suoi figli (in particolare del geniale Giovanni), delle novità fiorentine e fiamminghe, nonché dello studio della scultura antica. Un'attenzione specifica è dedicata al suo ruolo di artista di corte a Mantova e alle modalità con cui egli definì la fitta rete di relazioni e amicizie con scrittori e studiosi, che lo resero un riconosciuto e importante interlocutore nel panorama culturale, capace di dare forma ai valori morali ed estetici degli umanisti.

Il percorso della mostra è preceduto e integrato, nella Corte Medievale di Palazzo Madama, da uno spettacolare apparato di proiezioni multimediali: ai visitatori viene proposta una esperienza immersiva nella vita, nei luoghi e nelle opere di Mantegna, così da rendere accessibili anche i capolavori che, per la loro natura o per il delicato stato di conservazione, non possono essere presenti in mostra, dalla Cappella Ovetari di Padova alla celeberrima Camera degli Sposi, dalla sua casa a Mantova al grande ciclo all'antica dei Trionfi di Cesare.

Il Piano Nobile di Palazzo Madama accoglie, quindi, l'esposizione delle opere, a partire dal grande affresco staccato proveniente dalla Cappella Ovetari, parzialmente sopravvissuto al drammatico bombardamento della seconda guerra mondiale ed esposto per la prima volta dopo un lungo e complesso restauro e dalla lunetta con Sant'Antonio e San Bernardino da Siena proveniente dal Museo Antoniano di Padova. Il percorso espositivo non è solo monografico, ma presenta capolavori dei maggiori protagonisti del Rinascimento nell'Italia settentrionale che furono in rapporto col Mantegna, tra cui opere di Donatello, Antonello da Messina, Pisanello, Paolo Uccello, Giovanni Bellini, Cosmè Tura, Ercole de' Roberti, Pier Jacopo Alari Bonacolsi detto l'Antico e infine il Correggio. Accanto a dipinti, disegni e stampe del Mantegna, saranno esposte opere fondamentali dei suoi contemporanei, così come sculture antiche e moderne, dettagli architettonici, bronzetti, medaglie, lettere autografe e preziosi volumi antichi a stampa e miniati. Per rendere chiaro e lineare questo tema complesso, un prestigioso comitato scientifico internazionale ha selezionato un corpus di oltre un centinaio di opere, riunito grazie a prestigiosi prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni del mondo.

Il comitato scientifico della mostra è composto dai curatori Sandrina Bandera e Howard Burns, con Vincenzo Farinella come consultant curator per l'antico, insieme a Laura Aldovini, Lina Bolzoni, Molly Bourne, Caroline Campbell, Marco Collareta, Andrea Di Lorenzo, Caroline Elam, David Ekserdjian, Marzia Faietti, Claudia Kryza - Gersch, Mauro Mussolin, Alessandro Nova, Neville Rowley e Filippo Trevisani. Il catalogo, comprendente numerosi saggi introduttivi e di approfondimento oltre alle schede scientifiche di tutte le opere in mostra, è pubblicato da Marsilio Editori. (Comunicato stampa)




Marion Fink in studio Monotipo e olio su carta di centimetri 152x120 dipinto da Marion Fink denominato Due to his sweet feeling of stagnation the crime never happened realizzato nel 2018 Marion Fink
Another level of assumption


05 marzo (inaugurazione ore 18.00) - 28 aprile 20202
Studio d'arte Cannaviello - Milano

Per la sua prima personale in Italia l'artista tedesca Marion Fink (1987, Lindenberg im Allgäu) presenta venti nuovi lavori di grandi e medie dimensioni pensati per gli spazi della galleria. Nati dal continuo interrogarsi sull'esistenza e sulla realtà nella quale viviamo, i dipinti di Fink mettono al centro della rappresentazione individui comuni ritratti nelle pose in cui li si potrebbe trovare facilmente sui social media o nelle riviste giovanili. Queste figure sono però sottratte dal loro contesto d'origine e immerse in paesaggi sospesi, caratterizzati da una palette di colori brillanti che contrasta con altri toni grigio-neri, dove sembrano quasi persi mentre si interrogano su cosa stiano vivendo.

L'attenzione di Fink è soprattutto rivolta all'idea di identità, alla sua costruzione e decostruzione che è indagata attraverso la realizzazione di scenari surreali, ottenuti con una personale tecnica di monotipo: l'intero lavoro è infatti costruito in più parti, come un puzzle che è riportato su carta con l'aiuto della fisicità stessa dell'artista che preme le matrici sul foglio con il peso del suo corpo. Ogni lavoro è unico e non riproducibile ed è a volte completato con l'uso del pastello a cera. Nonostante Fink cerchi di scandagliare la realtà che ha di fronte, ammette che "ogni conclusione può solo essere un altro livello di supposizione". (Comunicato stampa)

___ Presentazioni di mostre complementari pubblicate in questa pagina della newsletter Kritik

Peter Wächtler
termina lo 09 maggio 2020
Fondazione Antonio Dalle Nogare - Bolzano
Presentazione

"Ho ancora una valigia a Berlino" | Reportage fotografico del 1989 di Marco Alberi Auber
termina il 28 febbraio 2020
DoubleRoom arti visive - Trieste
Presentazione

Tommaso Bonaventura | 100 marchi - Berlino 2019
18 gennaio 2020 - 22 marzo 2020
CRAF Centro Ricerca e Archiviazione della Fotografia - San Vito al Tagliamento
Presentazione




Dipinto olio su tela di cm. 87x74 realizzato nel 2019 da Cristian Avram denominato What am I that I was then Cristian Avram: "Dreams never end"

termina lo 07 marzo 2020
Boccanera Gallery - Milano

27 marzo (inaugurazione ore 18.00-21.00) - 16 maggio 2020
Boccanera Gallery - Trento

Prima personale assoluta del giovane pittore rumeno Cristian Avram. Suddivisa in due parti, la mostra racconterà i diversi filoni di ricerca portati avanti nel lavoro dell'artista. L'anteprima a Milano presenta i lavori che si concentrano sulla figurazione degli spazi industriali e abitativi, richiamando gli ambienti tipici del quartiere operaio che fu un tempo Lambrate. La mostra a Trento dedica ulteriore spazio ai lavori che ritraggono la dimensione umana e del paesaggio, in cui l'artista analizza una nuova visione romantica e introspettiva della figurazione. Le opere di Cristian Avram sono strettamente legate a un approccio classico della pittura. L'artista trae dalle sue esperienze ricordi che hanno camminato nella sua memoria e, attraverso le velature del colore, crea dimensioni che si fanno spazio tra un passato incompiuto e un futuro da scoprire. Cristian Avram è cresciuto tra le campagne vicine ad Alba-Iulia, in piena Transilvania, ed è lì che ha osservato un mondo di contrasti, tra la vita rurale e l'immaginario post-sovietico.

Attraverso i suoi studi alla prestigiosa Accademia di pittura di Cluj Napoca, nella capitale artistica dell'Est europeo, ha saputo interpretare la sue visione della pittura contemporanea, ampliando la narrazione del vissuto umano che viene dipinto attraverso una formula di riflessione. La rappresentazione della realtà di Avram serve a indagare le possibilità che il colore offre nella costruzione dell'immaginario personale e collettivo. Per Avram, la tela è un luogo di relazioni: tra colore, forma e quotidianità. Ed è in questo rapporto che il colore assume uno status preponderante e viene trattato secondo un complesso dialogo tra toni e luci, che prendono significato in un organico rapporto di insieme. Cristian Avram esplora la collisione tra mondo interno e mondo esterno, un ossimoro che da origine a un senso del tempo immemore, non databile, che cela luoghi dell'anima. Con un'analisi sull'estetica dello spazio, tenta di sondare le possibili alterazioni dell'ambiente, dal tangibile all'immateriale, alla dimensione privata a quella sociale.

Cristian Avram (Alba-Iulia - Romania, 1994) nel 2019 ha ottenuto il diploma in pittura all'Accademia di belle arti di Cluj-Napoca. Nel 2018 ha partecipato alla mostra collettiva Talking about my generation alla galleria Plan B di Cluj-Napoca (Romania). Nel 2020 è stato selezionato da José Esparza Chong Cuy, già curatore del Museum of Contemporary Art Chicago (MCA), per presentare la sua personale a "Zonamaco 2020" nella sezione "New Proposals", nello stesso anno presenta la sua prima personale assoluta da Boccanera Gallery.

"È difficile dire perché una stanza, le pietre di una strada, un angolo di giardino mai visto diventino improvvisamente familiari, nostri. Sentiamo che abbiamo abitato questi luoghi. Una sintonia totale ci fa dimenticare che tutto questo esisteva e continuerà ad esistere al di là dei nostri sguardi." (Luigi Ghirri, 1989)

___ EN

Boccanera Gallery Trento and Milan is pleased to present Dreams never end, the first solo show of the young Romanian painter Cristian Avram (Alba-Iulia - RO, 1994). The exhibition is divided into two parts and will narrate the different areas of the research conducted by the artist. The preview, opening on Wednesday 29th January (6 p.m.) at Boccanera Gallery Milano, will present the works that focus on the figuration of industrial and living spaces, recalling the typical environments of the Lambrate neighbourhood that once used to be one of the most important manufacturing districts of Milan.

The exhibition opening on Friday 27 March (6 pm) at Boccanera Gallery Trento, will be dedicated on a broader extent to works that portray the human dimension and landscape, in which the artist analyses a new romantic and introspective vision of figuration. Cristian Avram's works are closely related to a classical approach of painting. The artist draws from his experiences that have walked in his mind, and through the colour, he creates dimensions that live between an unfinished past and a future to be discovered.

Avram grew up in the countryside near Alba-Iulia, in the middle of Transylvania, and in those places he observed a world of contrasts between rural life and the post-Soviet imagery. Through his studies at the prestigious Academy of Painting in Cluj Napoca, in the art capital of Eastern Europe, he was able to interpret his vision of contemporary painting, broadening the narrative of human experience that is painted through a formula of analysis. His representation of reality investigates the possibilities that colour offers in the construction of the personal and collective imaginary. For Avram, the canvas is a place of relationships: between colour, shapes, and everyday life. And it is in this relationship that colour dominates powerfully. The complex dialogue between tones and lights take on meaning in an overall organic relation. Cristian Avram explores the collision between the inner and outer world, an oxymoron that raises a sense of immemorial undated time that hides places of the soul. He wants to probe the possible alterations of the environment: tangible and immaterial, private and social.

Cristian Avram was born in Alba-Iulia in Romania in 1994. In 2019 he graduated in painting at the Academy of Fine Arts in Cluj-Napoca, and in 2018 he participated in the group exhibition Talking about my generation at the Plan B Gallery in Cluj-Napoca (RO). In 2020 he was selected by José Esparza Chong Cuy, former curator of the Museum of Contemporary Art Chicago (MCA), to present his solo show at "Zonaco 2020" in the New Proposals section, in the same year he opened his first solo show at Boccanera Gallery.

"It is difficult to say why a room, the stones of a street, a corner of a garden never seen before, suddenly become familiar, ours. We feel that we have inhabited these places. A total harmony makes us forget that all this existed and will continue to exist beyond our eyes." (Luigi Ghirri, 1989)




Opera di Jorgelina Alessandrelli Opera di Carlo Quagliata Opera di Maria Anastasia Colombo Opera di Ira Herzog Opera di Sabine Barnabò Au5
Jorgelina Alessandrelli, Sabine Barnabò, Maria Anastasia Colombo, Ira Herzog, Carlo Quagliata


termina il 26 febbraio 2020
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

La mostra, a cura di Arianna Sartori, nasce con l'intenzione di suscitare riflessioni ed emozioni sui valori universali, in cui l'elemento Oro, si comporta non solo come filo conduttore, ma anche come simbolo. «La scelta degli artisti Jorgelina Alessandrelli, Sabine Barnabò, Maria Anastasia Colombo, Ira Herzog e Carlo Quagliata di lavorare sull'oro non è casuale... L'oro è uno dei metalli più nobili presenti in natura. Hanno iniziato a ragionare sulle sue caratteristiche... Incorruttibile, immutabile, inalterabile, immortale... Molto è stato scritto sulle sue preziose simbologie attraverso la storia dell'umanità di tutti i tempi in ogni cultura.

Anche questi artisti oggi, provenienti da diverse culture, scelgono questo virtuoso elemento per riflettere sui diversi argomenti della vita contemporanea globale, per parlare simbolicamente di diversi valori e preoccupazioni. La loro ricerca artistica si concentra su idee che riguardano l'ambito filosofico, ad esempio, il prezioso valore che rappresenta la "maternità" della specie umana, il valore della qualità ed emotività dei "rapporti interpersonali", la riflessione sull'ambivalente concetto di protezione-prigione sulla ricerca della "libertà", considerazioni sul valore del "tempo", concepito come misura del trascorrere degli eventi etc, ma anche come "spazio-tempo" di storia e cultura.

Jorgelina Alessandrelli, argentina di nascita e italiana d'adozione, nel 1995 consegue una laurea in Belle Arti presso l'Università Nazionale di Rosario, periodo da dove inizia a sviluppare i propri canoni espressivi. I suoi lavori riflettono sugli aspetti della vita contemporanea, che attraverso la rappresentazione di elementi della natura, trovano il modo più poetico di esprimerli. La scoperta della terza dimensione, è per lei una vera e propria rivelazione, e avvicinandosi alla scultura, sperimenta creativamente con svariati materiali non convenzionali. Così, tessuti, ritagli di tela dipinta, carta, a volte fatta a mano, fili, nastri, per nominare alcuni, divengono elementi fondamentali per la creazione delle sue ultime opere.

I suoi collages e installazioni, pieni di sensibilità simbolica, sono metafore visive che trasmettono poesia e leggerezza. In questa opportunità si concentra sulla valorizzazione del concetto "Tempo", evocandolo con intrecci di nastri d'oro, per costruire una sorte di "tributo ai tempi dell'umanità". Dal 2000 ha vissuto in diversi paesi che l'hanno arricchita di esperienze umane ed estetiche. In questi anni, ha sempre voluto continuare a formarsi come artista e ha frequentato diversi laboratori e corsi in cui scopre nuovi e stimolanti percorsi nel arte. Ha partecipato a mostre personali, collettive e concorsi di arte in Argentina, Brasile, Stati Uniti, e in Italia.

Sabine Barnabò nasce in Germania e da più di 20 anni ha fatto dell'Italia la sua dimora. Il suo percorso artistico si sviluppa e si alimenta dall'amore per l'arte, ispirato da una vita di viaggi intrapresi per passione e lavoro. Dopo vari corsi di pittura e design si dedica interamente alla scultura, partendo dal figurativo modificandolo e arricchendosi strada facendo. Nel suo laboratorio utilizza argilla refrattaria, resina, vernice acrilica e la tecnica raku per la realizzazione delle sue opere che sono state esposte in Germania, Italia e Svizzera in mostre personale e collettive. Dopo essersi dedicata per anni alla lavorazione dell'argilla, è rimasta di recente affascinata dalla duttilità e dalla forza del ferro, che ha sperimentato realizzando installazioni in cui anche l'uso della luce al neon è servito a sottolineare le tematiche affrontate.

Come ceramista, su segnalazione di Peishuo Yang, titolare della Galleria Ma-Ec di Milano e unica gallerista d'arte cinese in Italia, ha ricevuto del governo cinese l'invito a partecipare all'International Ceramica Forum, tenutosi presso di Chongqing del 29 novembre al 1 dicembre 2019. Le installazioni concepite e realizzate per questa mostra di Mantova costituiscono una sintesi delle diverse tecniche privilegiate dall'artista, ceramiche, ferro e luce, e vogliono sollecitare in ciascun visitatore una riflessione sulla 'gabbia d'oro' in cui ognuno di noi si trova imprigionato e sulla ricerca della vera libertà.

Maria Anastasia Colombo (Monza, 1973), maturità artistica, diplomata in Scenografia all'Accademica di Brera Milano nel 1995. Dal 1995 collabora all'ideazione, esecuzione e realizzazione di scenografie e costumi per compagnie teatrali e cortei storici. Dal 1996 espone in mostre personali e collettive in Italia e all'Estero. Dal 1997 partecipa al processo creativo di animazioni in qualità di assistente e animatrice presso vari studi e case di produzione. Dal 2005 elabora e realizza allestimenti stand-vetrine in occasione delle Fiere: "Milano Unica Moda in" e "Premiere Vision Parigi" per un nastrificio. Da questa collaborazione è nata la sua passione per il nastro così da trasformarlo e modellarlo attraverso divertenti e giocosi accostamenti cromatici in sculture, quadri, cappelli, gioielli... "Oro = per me il tramite... il mezzo nel tempo... nella storia... il perdersi nell'effimero attraverso un portale spazio-temporale di parole, racconti, libri che ci trasmettoni il valore della cultura e danno libero sfogo ai nostri pensieri... fantasia... creatività come oro colato che prende forma e si trasforma rendendosi visibile ai nostri occhi...".

L'arte della Graphic designer Ira Herzog è influenzata dalla cultura dei luoghi in cui ha vissuto e che ha visitato, per questo nei suoi quadri ci sono diversi stili. In questa mostra ha voluto presentare le sue interpretazioni di 3 romanzi. "La Catedral del Mar" è una interpretazione del romanzo "La catedral del mar" (Ildefonso María Falcones de Sierra). L'artista ha voluto soffermarsi sulla frase: "ti assicuro che sarà unico e l'unico non è né meglio né peggio, semplicemente è ciò: unico".

L'unico desiderio di Carlo Quagliata (Messina) è quello di lasciare un segno, come uomo che ha attraversato il novecento, attingendo dal bagaglio esperienziale grande sensibilità. Le sue opere devono essere scrutate, lette e comprese. Le geometrie di fondo che le accomunano si legano a sentimenti dolorosi di perdita e smarrimento. Nelle sue opere sembrano fondersi stili differenti, ma Quagliata è già vicino al Surrealismo che adotterà nelle opere mature, siano esse dipinti o sculture. Nei pensieri e nelle opere dell'artista l'umanità è perduta, sopraffatta dalla tecnologia. Quagliata, nella fase della produzione, dà sempre la chiave di lettura per una riflessione sul messaggio politico, sociale e libertario. Dagli anni Novanta la maturità artistica raggiunge maggiore consapevolezza, ma è segnata dal timore di una disumanizzazione incombente. Oltre alla pars distruens c'è, nell'intenzione dell'artista, una pars construens come desiderio di riconciliazione degli archetipi e come un novello nietzche ci invita a riflettere sul bisogno di riconnetterci alle radici, per la paura di avanzare verso la robotizzazione.» (Maridda Bestetti)

Locandina della mostra




Raphael Ware
I colori del Rinascimento


termina il 13 aprile 2020
Galleria Nazionale delle Marche | Palazzo Ducale - Urbino
www.gallerianazionalemarche.it

Centoquarantasette esemplari di maiolica rinascimentale italiana, provenienti dalla più grande collezione privata del settore al mondo. Ciascuna delle 147 maioliche testimonia, a livelli altissimi, come la grande stagione rinascimentale italiana sia riverberata su ogni forma artistica e, nello specifico, in quella della maiolica. Tecnica, o meglio arte, che esprime in pieno la ricerca estetica, il clima culturale, ma anche il modus vivendi, che fanno dell'Italia e dei suoi artisti, tra Quattrocento e Cinquecento, il faro culturale dell'Occidente.

Già dal Seicento, nei paesi europei, la maiolica cinquecentesca italiana diventa una vera e propria passione collezionistica ed, a quella istoriata, da considerarsi a pieno titolo un aspetto della pittura rinascimentale, viene associato il nome del grande pittore urbinate: in inglese Raphael ware. A curarla, con la direzione di Peter Aufreiter, sono Timothy Wilson e Claudio Paolinelli. Seguendo il gusto rinascimentale per la decorazione figurata, i pittori di maiolica - tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento - iniziano a coprire ogni superficie disponibile dei loro oggetti, con istorie di ogni sorta.

Le composizioni possono essere invenzioni originali degli stessi maestri ceramisti o riecheggiare quelle delle arti maggiori, ed ancora, essere estratte da xilografie o incisioni. Nel ducato di Urbino, Casteldurante, Gubbio, Pesaro ma, soprattutto, il capoluogo, divengono famosi per l'istoriato. Urbino è infatti la città che, nella seconda metà del Quattrocento, il Duca Federico trasforma in una delle capitali del Rinascimento, richiamandovi i massimi esponenti della cultura del tempo ed edificandovi il Palazzo Ducale, capolavoro indiscusso della storia dell'architettura di ogni tempo. La città che, di lì a poco, proprio per il clima culturale instauratovi, dà i natali a Raffaello, il pittore la cui levatura ancora giganteggia nel panorama artistico universale. Proprio il contesto che dà vita al genio raffaellesco, fornisce l'humus creativo e la formazione artistica necessari alla nascita ad alcuni dei più grandi artisti della maiolica italiana: Nicola da Urbino, Francesco Xanto Avelli e Francesco Durantino. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Flyer tratto da dipinto di Carlo Fornara Carlo Fornara e il Divisionismo
termina il 15 marzo 2020
Museo Archeologico Regionale di Aosta

L'esposizione, curata da Annie-Paule Quinsac e diretta da Daria Jorioz, presenta un percorso espositivo di 80 opere tra disegni e dipinti. Carlo Fornara (1871-1968) sta riacquistando il ruolo di primissimo piano che ebbe nell'arte italiana ed europea a cavallo tra Otto e Novecento e la grande monografica aostana lo evidenzia al di là di ogni dubbio, sciogliendo ogni riserva e preconcetto. Riserve e preconcetti nati dalla percezione di Carlo Fornara nella riduttiva veste di erede e imitatore di Giovanni Segantini. Certo, fu il suo assistente nell'estate 1898, e imparò profondamente la lezione del grande maestro che doveva scomparire tredici mesi più tardi, ma questo non spiega né la sua adesione al Divisionismo né l'evoluzione del suo complesso e originale percorso di artista. Non a caso, l'esposizione di Aosta giunge a completamento delle celebrazioni per il cinquantenario dalla morte di Fornara, aperte lo scorso settembre a Milano con una selezione degli autoritratti e proseguite nella storica Casa de Rodis a Domodossola.

Le manifestazioni hanno offerto occasione per una rilettura dell'artista alla luce delle radici della sua pittura, il suo mondo vigezzino in primis, poi il Divisionismo, per concludere con la posizione in bilico negli scenari del Novecento. La mostra, prima rassegna monografica in Valle d'Aosta dedicata al pittore piemontese, amplia e consolida le conclusioni sin qui acquisite. L'esposizione è focalizzata sui due decenni cruciali della parabola di Fornara, l'ultimo dell'Ottocento e il primo del Novecento, ed esamina la stagione più intensa della sua produzione, in parallelo alla genesi e all'apice del Divisionismo in Italia. Il periodo simbolista di Fornara, oltre al capolavoro L'Aquilone, è qui rappresentato da La leggenda alpina e da due studi a olio testimoni dell'evolversi dell'immagine, mentre nella sezione dei disegni, alcuni fogli di grande formato, quali quello per il manifesto stradale del Sempione e Allegoria dei monti, raccontano di un'esperienza che più tardi l'autore preferì occultare

Chiusa la parentesi simbolista, il primo decennio del Novecento è segnato da una ricerca di obiettività verso la natura, spoglia dell'espressionismo che aveva dominato le stagioni tra la fine dell'apprendistato vigezzino e la maturazione divisionista che, con En plein air, anticipa di alcuni mesi l'incontro con Segantini. Sono anni dedicati alla sua terra, fonte iconografica primaria, la Val Vigezzo, a cui prova a ridare volto in una sintesi di lente elaborazioni che nasce, come in Angelo Morbelli, da scatti fotografici e numerosi studi. A riprova si sono voluti esporre anche dipinti meno sviluppati come Il grano saraceno in fiore. Rare sono le esplorazioni di Fornara fuori dal proprio mondo.

La trilogia di Valle Maggia, nella vicina Svizzera, frutto del soggiorno del 1908, presentata in mostra, testimonia una ricerca mirata a un assoluto naturalismo, in cui le modifiche tecniche apprese da Segantini nell'estate 1898 sono mirate a una visione realista che per nulla rimanda al panteismo del maestro. Come si evidenzia dal breve carteggio con Pellizza da Volpedo e dalle lettere di Morbelli, Carlo Fornara, malgrado anagraficamente più giovane, fu un Divisionista della prima ora. La sua tecnica rivela un'empirica divisione del tono, anteriore al fondamentale incontro con Segantini per il Panorama di Saint-Moritz.

Dopo di che, l'uso dei colori puri o semi-puri e delle pennellate giustapposte si arricchisce con la pratica segantiniana dell'aggiunta di metalli, oro e argento fusi all'impasto fresco, per ottenere barlumi che accentrino la luminosità dell'ambiente. La mostra ambisce a far comprendere tale evoluzione operativa e il legame con l'iconografia che la giustifica. Sempre a proposito dello studio sulla tecnica e sul modus operandi di Fornara, la mostra segna un passo avanti anche dal punto di vista delle indagini scientifiche: il complesso modus di Fornara era infatti rimasto unico fra quelli dei colleghi divisionisti a non essere stato oggetto di una diagnostica completa, sino ad oggi.

Grazie alla collaborazione e al sostegno della Direzione Artistica di Banca Patrimoni Sella & C., che da circa due anni porta avanti un progetto di studio diagnostico di artisti italiani fra il XVI e il XIX secolo, la mostra di Aosta ha dato l'occasione per l'analisi di cinque opere chiave: Le lavandaie, L'Aquilone, Chiara pace, Luce e ombre, Fine d'autunno in Valle Maggia. Il rilevamento dei dati diagnostici è stato affidato a Thierry Radelet, esperto di fama internazionale, e i risultati sono presentati in un apposito apparato del catalogo della mostra, che vuole così essere anche il punto di partenza per futuri approfondimenti scientifici e studi comparativi. Completa il catalogo un contributo di Filippo Timo che ricostruisce la storia della partecipazione di Carlo Fornara alla Biennale di Venezia, anche grazie al reperimento di materiali d'archivio inediti.

L'itinerario espositivo del Museo Archeologico Regionale di Aosta si apre con l'autoritratto, perché per Fornara, formato alla professione di ritrattista alla Scuola Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore e per indole portato all'introspezione, il proprio volto, con il mutare nel tempo, è rimasto fonte imprescindibile d'ispirazione. E si conclude con una sala dedicata ai sopracitati esiti della diagnostica. È stato possibile includere una cospicua sezione di opere su carta, per offrire una visione più ampia della grafica, con chine, anteriori al 1900, e disegni. Tale scelta consente di illustrare la storia di un artista convinto che il disegno fosse il nerbo del dipinto e che, lungo tutto l'arco di una lunga vita, è rimasto instancabile disegnatore. La mostra di Aosta è corredata da un catalogo bilingue italiano-francese contenente i testi di Annie-Paule Quinsac, Daria Jorioz, Filippo Timo, pubblicato da Silvana Editoriale. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)

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Divisionismo. La rivoluzione della luce
termina lo 05 aprile 2020
Castello Visconteo Sforzesco - Novara
Presentazione




Opera di Elisa Vladilo realizzata nel 2007 denominata My favourite place, Trieste, Molo Audace (courtesy l'artista) Vedrai colori che son contenti
Elisa Vladilo. Interventi ambientali 1995-2019


termina lo 01 marzo 2020
Palazzo Costanzi - Trieste
www.triestecontemporanea.it

Mostra personale dell'artista Elisa Vladilo, promossa da Trieste Contemporanea a cura di Alessandra Pioselli, realizzata in collaborazione con il Comune di Trieste, con il supporto della Fondazione Kathleen Foreman Casali. Per la prima volta ripercorre i venticinque anni di lavoro artistico di Elisa Vladilo, attraverso una selezione dei progetti realizzati in luoghi pubblici e ambienti naturali in Italia, Austria, Croazia, Slovenia, Gran Bretagna e Mongolia dal 1995 al 2019. 

"La potenza del colore, l'energia che contiene, sono da sempre protagonisti del mio lavoro, un potenziale per l'empatia con il mondo, per entrare in contatto con la nostra anima, direttamente, senza sovrastrutture", afferma l'artista. Fin dagli esordi, già dalla metà degli anni Novanta, il colore costituisce il segno distintivo della ricerca di Elisa Vladilo che interviene nel paesaggio, in spazi urbani e ambienti interni, privilegiando il colore puro e tonalità accese di rosa, giallo, arancio, verde e azzurro. L'artista ha definito una personale gamma cromatica per alterare o enfatizzare le qualità e i significati dello spazio, modificandone la percezione e l'uso. Con i suoi interventi punta a coinvolgere il corpo oltre che la vista, integrando nei suoi progetti alcuni elementi sonori (ad es. Summertime, Trieste 2010 o The Sound of Colors, Celje, Slovenia 2010).

La natura collaborativa dei progetti è un ulteriore aspetto del percorso dell'artista che ha spesso reso complici persone e abitanti nel processo di appropriazione immaginifica dei luoghi (ad es. Prendo il paesaggio e lo porto con me, Nervesa della Battaglia, 2011; Nel blu dipinto di blu, Trieste, 2013; Melting Street, Pola, Croazia, 2013), giungendo con Rima d'origine (Trieste 2013, Cambridge, 2014) a mettere in gioco il tema della cittadinanza culturale. Attraverso lo studio del rapporto tra spazio, corpo e colore, Elisa Vladilo riflette sul destino degli spazi comuni, la loro identità, gli usi e le relazioni. 

Elisa Vladilo si diploma all'Istituto Statale d'Arte Nordio di Trieste, seguono poi gli studi di scenografia all'Accademia di Brera e all'Accademia di Venezia. Lavora nel campo della scenografia, della grafica e dell'architettura fino al 1989, quando inizia la sua carriera artistica. Viene selezionata per la mostra Whitechapel Open nel 1998, nello stesso anno ottiene la borsa di studio della Pollock-Krasner Foundation di New York e nel 2000 vince una residenza d'artista a Berlino assegnata all'interno di un progetto europeo di scambio tra Berlino e Londra, città nella quale lavora e risiede per 3 anni (1997-2000).

Alessandra Pioselli è direttore dell'Accademia di belle arti G. Carrara di Bergamo dal 2010. Insegna Storia dell'arte contemporanea presso la stessa Accademia e Arte pubblica al Master in economia e management dell'arte e dei beni culturali del Sole24Ore (Milano). È, inoltre, critico d'arte, curatore e giornalista pubblicista. Collabora con Artforum (New York). Si occupa di ricerca storica e critica in prevalenza attorno a temi e progetti inerenti alla dimensione civica e urbana dell'arte. Nel 2015 ha pubblicato per Johan&Levi "L'arte nello spazio urbano. L'esperienza italiana dal 1968 a oggi" (e ha dedicato la copertina del volume all'intervento site-specific di Elisa Vladilo, My favourite place, del 2007). (Comunicato stampa Trieste Contemporanea)

___ Argomenti complementari

Mostre su Trieste

Copertina del romanzo Lo Schiaffo di Nidia Robba Lo Schiaffo
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.

Prefazione




La Galleria de' Foscherari 1962-2018
termina lo 01 marzo 2020
MAMbo Museo d'Arte Moderna di Bologna
www.mambo-bologna.org

La mostra che ricostruisce la nascita e lo sviluppo di un punto di riferimento per l'arte contemporanea a Bologna e non solo. La Galleria de' Foscherari, fondata da Enzo Torricelli, al quale si uniscono in seguito Franco Bartoli e Pasquale Ribuffo, nasce nei primi anni Sessanta e fin dall'inizio articola il proprio programma di attività su due filoni d'indagine strettamente connessi: l'attenzione alla tradizione criticamente consolidata e l'interesse per la ricerca e la sperimentazione. Accanto a un fitto calendario di mostre che si sono sviluppate in queste due direzioni, segnando la vita culturale della città, la galleria ha portato avanti un'attività editoriale rappresentata non solo da cataloghi e monografie, ma anche da una collana di quaderni su temi specifici curata storicamente da Pietro Bonfiglioli, oggi selezionati e ristampati nella pubblicazione antologica "Il Notiziario della Galleria de' Foscherari (1965-1989)", che esce in occasione della mostra per la cura di Vittorio Boarini.

L'esposizione al MAMbo vuole essere un riconoscimento, un ulteriore contributo alla lunga e ricca storia della galleria e un omaggio alla figura di Pasquale Ribuffo, scomparso nel 2018. L'allestimento accosta un'ampia scelta di materiali storici - fotografie, documenti, cataloghi, locandine, inviti - a una selezione di opere di artisti che hanno segnato i momenti chiave nell'attività della de' Foscherari: Pierpaolo Calzolari, Mario Ceroli, Pirro Cuniberti, Luciano De Vita, Marcello Jori, Sophie Ko, Luigi Mainolfi, Piero Manai, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Claudio Parmiggiani, Concetto Pozzati, Germano Sartelli, Mario Schifano, Vedovamazzei, Gilberto Zorio. Lungo il percorso espositivo incontriamo gli highligths di un percorso che si snoda per 56 anni.

1963: la galleria ospita uno dei primi happening, effettuato da Pirro Cuniberti, Luciano De Vita e Concetto Pozzati, che danno spettacolo dipingendo sulle pareti della galleria Tre progressioni. La memoria dell'evento resta fissata in un quaderno con un testo esemplare scritto per l'occasione del giovane storico dell'arte Eugenio Riccòmini. I tre artisti bolognesi resteranno legati alla de' Foscherari non soltanto per le numerose mostre che in seguito saranno loro dedicate, ma per il prezioso contributo di idee e suggerimenti con cui arricchiranno l'attività in rapida espansione della galleria.

Seconda metà degli anni Sessanta: la direzione viene assunta da Franco Bartoli coadiuvato da Pasquale Ribuffo e si rafforza il ruolo di Pietro Bonfiglioli. Il biennio 1967-68 resta memorabile: si allestiscono le mostre di otto fra i più interessanti artisti pop italiani (Angeli, Ceroli, Festa, Fioroni, Kounellis, Pascali, Schifano, Tacchi), di Domenico Gnoli, di due esponenti della Funk Art, quali Peter Saul e Sue Bitney, e una grande rassegna della Pop newyorkese (D'Arcangelo, Dine, Kelly, Lichtenstein, Oldenburg, Ramos, Rosenquist, Segal, Warhol, Wesley, Wesselmann).

Snodo fondamentale per l'evoluzione della galleria è la mostra dedicata all'Arte Povera nel 1968 con opere di Anselmo, Boetti, Ceroli, Fabro, Kounellis, Merz, Paolini, Pascali, Piacentino, Pistoletto, Prini, Zorio a cura di Germano Celant, che induce Bonfiglioli a spingere più a fondo il dibattito teorico sull'arte realizzando uno dei più apprezzati quaderni: La povertà dell'arte. Proseguendo sul doppio binario ricerca sperimentale/ ritorno ai maestri dell'Avanguardia e senza trascurare i protagonisti della Neoavanguardia nella loro traiettoria postavanguardistica, si arriva agli anni Ottanta. Continuano le mostre di Ceroli, Schifano, Fioroni, Angeli, Gilardi, Pistoletto, Adami, Del Pezzo, ma anche Fontana, Melotti e perfino dei "padri nobili" Duchamp e Man Ray, ma diverso è lo sguardo che viene rivolto al nuovo universo artistico.

Segno evidente di questa mutata sensibilità è l'interesse rivolto alle generazioni emergenti: Manai, Jori, Mainolfi, ai quali verranno dedicate interessanti esposizioni. Senza mai perdere di vista il panorama artistico, così come si è assestato e si è evoluto dopo la scossa degli anni Sessanta, la galleria cercherà di mettere a fuoco la fenomenologia dell'arte fino all'inizio degli anni Novanta, arricchendo la propria attività espositiva con eventi dedicati ad alcuni protagonisti della Neoavanguardia, quali Luigi Ontani colto nel momento del suo ritorno alla pittura. All'estenuarsi di tale fenomeno, la de' Foscherari non ha difficoltà a proseguire la propria attività tradizionale avvalendosi del patrimonio storico - teorico accumulato negli anni, tenendo almeno ogni anno una mostra atta a far riflettere sull'attuale evoluzione delle arti figurative.

Fra queste sono da segnalare Progetti sul tema del fuoco (2000), di Fabrizio Plessi così come l'antologica di Sebastian Matta nel 2003. Siamo negli anni Duemila e, dopo aver a lungo affiancato Franco Bartoli, subentra alla guida della Galleria Pasquale Ribuffo, coadiuvato da Bernardo Bartoli, Francesco ed Elena Ribuffo. Il nuovo staff lavora in continuità col passato, arricchendo al contempo con nuove idee i programmi della de' Foscherari: arrivano così mostre come la personale di Claudio Parmiggiani - dal significativo titolo Gloria di cenere - e quella di Hermann Nitsch (entrambe del 2007). Negli anni a seguire viene sviluppato un filone rivolto al confronto tra diverse ricerche artistiche e si producono alcune mostre che accostano protagonisti differenti, mettendoli in dialogo: nel 2009 Mainolfi Ontani Salvo, nel 2011 Calzolari Piacentino Zorio e nel 2014 Morandi Parmiggiani Calzolari.

La galleria mantiene inoltre viva la sua attività più istituzionale con esposizioni dedicate ai "propri" artisti: Jori, Sartelli, Manai, Ceroli e Pozzati. Né vengono trascurati nomi noti nel mondo per la loro genialità nella sperimentazione, quali Alfredo Pirri e Nunzio, ospitati con importanti esposizioni, rispettivamente nel 2010 e nel 2013. Sotto la nuova direzione, a partire dal 2013, il cinema in galleria diventa una pratica costante, che continua tuttora, offrendo agli spettatori, in primo luogo, una panoramica pressoché esauriente, delle Avanguardie storiche (2013-2014), mettendo idealmente a confronto artisti quali Ernst, Grosz, Klee, Morandi, con i capolavori dell'espressionismo tedesco, del cinema surrealista, del dadaismo, del futurismo e del cinema astratto, in collaborazione con la Cineteca di Bologna.

Viene in seguito presentata un'ampia selezione della Neoavanguardia francese, la Nouvelle Vague, e inglese con il Free Cinema. Né poteva mancare la Neoavanguardia italiana che viene rappresentata con un'ampia serie di opere, alla produzione delle quali hanno in qualche modo partecipato noti artisti figurativi, quali Franco Angeli, Mario Schifano, Gianfranco Baruchello, nonchè il grande teatrante e cineasta Carmelo Bene. Negli ultimi cinque anni, da un lato ci si sposta dal cinema alla videoarte, interpretando quest'ultima come la prosecuzione con altri mezzi dello sperimentalismo cinematografico praticato dalle Avanguardie.

Entra nel gruppo organizzativo una specialista del settore, Lola Bonora, che nel 2015 cura una rassegna sulla videoarte italiana comprendente opere di notissimi artisti figurativi, quali Pier Paolo Calzolari, Mario Merz, Sandro Chia, Alighiero Boetti e Fabrizio Plessi per poi proseguire con la videoarte americana (Nam June Paik e Bill Viola), europea (inaugurata con un'opera diretta e interpretata da Marina Abramovic nel 2017) per arrivare a quella russa (la cui produzione inizia solo nel 1990, dato che in Unione Sovietica non si producevano né si importavano videocamere). Durante lo svolgimento di questa storia delle Avanguardie cinematografiche non si ferma l'attività più tradizionale. Parallelamente, la galleria accoglie nel proprio spazio espositivo una nuova generazione di artisti. (Comunicato stampa)

___ Presentazione di mostre a Bologna pubblicate in questa pagina della newsletter Kritik

Domenica Regazzoni | Lucio Dalla | a 4 mani
27 febbraio (inaugurazione ore 18) - 19 marzo 2020 (RINVIATA)
Palazzo d'Accursio - Bologna
Presentazione

Noi siamo la Minganti | Bologna e il lavoro industriale tra fotografia e memoria (1919-2019)
Museo del Patrimonio Industriale, termina il 10 maggio 2020
Presentazione




Opera di Fabrizio Villa denominata Chef all'Opera - 1 aprile 2019 Teatro Bellini di Catania Fabrizio Villa | People
termina il 27 febbraio 2020
Galleria KoArt Unconventional Place - Catania
www.galleriakoart.com

Mostra personale del fotografo Fabrizio Villa, a cura di Aurelia Nicolosi e Marilina Giaquinta. Sono cinque i lavori in mostra. Tra questi Chef all'Opera, selezionata dal «New York Times» tra le foto più rappresentative del 2019, che sarà presentata al pubblico per la prima volta. Dal 1988 Fabrizio Villa si dedica al fotogiornalismo con servizi che raccontano storie, uomini, avvenimenti del suo tempo. Le sue fotografie sono documentazioni per immagini del disagio sociale ed esistenziale dell'uomo contemporaneo, grandi eventi, scenari bellici e fenomeni naturali, spesso legati alla sua terra, come le eruzioni dell'Etna. L'autore ama osservare ciò che lo circonda dall'alto: da un elicottero, dalla terrazza di un grattacielo, dal palco di un teatro. La sua è una prospettiva totalizzante e spesso inedita: si allontana dal soggetto per osservarlo  nella sua complessità.

Le opere della mostra People possono essere considerate come "ritratti collettivi", "paesaggi umani" in cui il fotografo invita l'osservatore a cercare nella moltitudine di colori e dettagli, i volti e le forme individuali. C'è vita - c'è la vita - nelle immagini panoramiche di Fabrizio Villa. Conta l'elemento architettonico o naturale, conta il cromatismo esaltato da composizioni di grande impatto, ma per l'autore conta soprattutto l'elemento umano: corpi rimpiccioliti dalla prospettiva, ombre a volte quasi invisibili, così simili, eppure distinte. Sotto un ombrellone, durante una delle feste più importanti d'Italia, in una performance artistica, dentro un teatro o durante una missione di salvataggio in alto mare. La  sua visione dall'alto sembra voler cercare l'uomo e descrivere il suo rapporto tormentato con la Terra e la Natura. Un'indagine a tutto tondo che racconta l'Antropocene nelle sue molteplici stratigrafie. Ecco che la mostra diventa un racconto sintetizzato in cinque scatti di grandi dimensioni in cui è racchiuso tutto lo spirito dell'artista, che, con verismo e lealtà, ritrae contemporaneamente la magnificenza e la fragilità della nostra società. Immagini indelebili della trasformazione contemporanea.

«Fabrizio Villa - scrive nel suo testo, la curatrice Marilina Giaquinta - rappresenta la "gente" come puntini lontani e indistinguibili, sparsi su frecce direzionali, quasi un pendant di colore con le acque scure del lago (e non importa se si tratta del ponte galleggiante sul Lago d'Iseo dell'artista Christo Yavachev), come fiume straripante di devoti che ricopre la piazza e la via in un magma arginato dall'austerità delle chiese e dei palazzi barocchi, come corpi inerti fissi immobili, distesi al sole o sotto ombrelloni variopinti, (...) come angeli candidi in mezzo al velluto rosso del teatro lirico, quasi disegni di un tromp l'oeil, che rammentano i merletti del Teatro Olimpico palladiano. Puntini, colori, magma, coperte, biancore, senza volti, senza sembianze, folla unita e separata allo stesso tempo, mare della vacanza e mare della disperazione stanca, religione che non è preghiera ma culto, che non è spirito ma devozione».

Fabrizio Villa con la sua visione dall'alto sembra voler cercare l'uomo e descrivere il suo rapporto tormentato con la Terra e la Natura. Un'indagine a tutto tondo che racconta l'Antropocene nelle sue molteplici stratigrafie. Ecco che la mostra diventa un racconto sintetizzato da cinque scatti di grandi dimensioni in cui è racchiuso tutto lo spirito dell'artista, che, con verismo e lealtà, ritrae contemporaneamente la magnificenza e la grettezza della nostra società. Immagini indelebili della trasformazione contemporanea. «(...) Fotografare è riconoscere, nello stesso istante e in una frazione di secondo, un fatto e l'organizzazione rigorosa delle forme percepite visualmente che esprimono e significano quel fatto. È un modo di vivere. Così parlava Henri Cartier-Bresson e Fabrizio Villa - spiega la curatrice Aurelia Nicolosi - sembra fare sua tale lezione: il viaggio e le persone, da cui il nome del progetto People, sono diventati i punti focali di una carriera costellata di esperienze molto potenti, che hanno raccontato l'uomo nelle sue molteplici trasformazioni e sfumature. (...)». (Estratto da comunicato stampa)




Opera di Mario Cresci realizzata nel 2020 denominata Annita Mario Cresci | Novella Oliana
Fra noi e le cose


06 febbraio (inaugurazione) - 04 aprile 2020
Red Lab Gallery/Miele - Milano

Un dialogo inedito fra due autori di differenti generazioni attorno all'eredità di un approccio visivo innovativo. Mario Cresci, maestro riconosciuto della fotografia italiana, e Novella Oliana appaiono profondamente in sintonia nel leggere e interpretare il mondo circostante, ognuno attraverso la propria visione. Entrambi esplorano una metodologia dello sguardo di cui Mario Cresci è stato in primis sperimentatore e fautore. Red Lab Gallery/Miele, dopo la mostra di Pio Tarantini, continua a porre l'accento sul concetto dell'abitare con la mostra "Fra noi e le cose" a cura di Gigliola Foschi, seconda del ciclo espositivo "Habitami" e realizzata grazie alla collaborazione con la galleria Matèria di Roma.

L'intonazione poetica del titolo rimanda alla delicatezza e armonia del confronto fra una delle figure artistiche più ricche e complete del panorama italiano, Mario Cresci, e la capacità di ascolto, rielaborazione e trasformazione, con altrettanta eufonia e grazia, di Novella Oliana, che modula la fotografia in una ricerca senza punti d'arrivo, in un percorso di riflessione che si dilata nel tempo. Un dialogo proficuo in circa venti fotografie che, nonostante tematiche in apparenza diverse, è evidente tra la serie La casa di Annita (2003) di Mario Cresci e la ricerca Lo spazio necessario (2016-2020) di Novella Oliana.

- Mario Cresci: La casa di Annita

È il tentativo di preservare la memoria di una vita trascorsa in una villetta degli anni Trenta attraverso le tracce sedimentate dagli oggetti appartenuti alle persone scomparse che l'hanno abitata: immagini-ricordo di una casa che andava svuotandosi, finito il tempo di chi l'aveva vissuta. Scrive Gigliola Foschi nel suo testo critico: "Mario Cresci sente che il corpo vivo della casa sta cessando di esistere per la perdita delle sue funzioni, avverte il dolore di chi è costretto ad aprire e liberare vecchie scatole, armadi e cassetti pieni di cose conservate con cura. Con discrezione decide allora di usare la fotografia come una forma di scrittura fredda, classificatoria e possibilmente priva di sentimenti retorici. Eppure, nonostante il suo sguardo sia frontale e diretto, qualcosa accade e questo qualcosa è una piccola differenza che cambia tutto, è un leggero scarto che rimescola le carte e le rimette in gioco."

La sua intende essere una rispettosa fotografia-prelievo ma, nel momento in cui Cresci sposta gli oggetti, anche se di poco, entra in intimità con essi. Le sue immagini diventano strumento di un confrontarsi inedito con la realtà e con il senso dell'abitare spazi intesi come depositi di memorie, storie, momenti di vita vissuta. Mario Cresci, classe 1942, mette in atto una personale "ricerca antropologica" e le scene che egli fotografa acquistano una nuova vita che ridà senso a quella passata. Per l'artista il valore della memoria delle cose non diviene mai sterile nostalgia del passato, ma valorizzazione di atti creativi espressi da persone che in essi hanno proiettato la loro storia e la loro identità.

- Novella Oliana: Lo spazio necessario

Artista, docente e ricercatrice, per Novella Oliana, in perfetta sintonia con le ricerche di Mario Cresci, la fotografia è una continua ricerca, uno strumento di riflessione che si dilata nel tempo, che si approfondisce di gesto in gesto (come il tagliare, il cucire, il raccogliere piccoli sassi...) senza avere una meta prestabilita, ma che parte sempre da un punto che è profondamente radicato al suo essere, alla sua vita, vicino ai luoghi da lei amati. Scrive Gigliola Foschi: "La meta è il suo continuo lavorio, dove il tagliare, il cucire, il raccogliere piccoli sassi bianchi, e poi fotografie d'archivio, e poi frammenti di immagini, si coniuga senza fratture con il fotografare, il rifotografare, il comporre, il creare piccole installazioni magiche fatte di un quasi niente: uno specchietto, un isolotto mignon, una piccola immagine...".

Novella Oliana, classe 1978, attraverso la fotografia ha sviluppato in maniera più vasta la comprensione di mondi culturali differenti che interagiscono con il nostro, in particolare quelli del Medio Oriente e del Mediterraneo. Nelle fotografie esposte a Milano tutto ragiona attorno al mare, dentro il mare, la sua storia, i suoi miti. Il mare come una parte di sé, la superfice acquatica come un testo da smontare e ricomporre, il Mediterraneo come un universo denso di riflessi, di apparizioni e scomparse, di isole che emergono e si inabissano nascondendosi alla vista come nel trittico Hypothése d'île. Le immagini di Novella Oliana si offrono come narrazioni "aperte". Le sue microstorie vanno ascoltate con attenzione. Per renderle attive nel nostro immaginario l'autrice sceglie di rimetterle in gioco sottovoce, in modo sommesso ma tenace (non a caso le sue immagini sono spesso di piccole/medie dimensioni e composte da dittici o trittici), si affida agli incontri, ai ritrovamenti dove ogni pezzo che si aggiunge si trasforma e si riscrive. (Comunicato stampa De Angelis Press)




Dipinto a tecnica mista su tela di cm.50x35 realizzato da Margareth Dorigatti denominato Ariete Margareth Dorigatti: "Signa sunt"
termina il 28 marzo 2020
MAC Maja Arte Contemporanea - Roma

La recente produzione pittorica di Margareth Dorigatti, invitata a partecipare dalla curatrice Daina Maja Titonel al ciclo di mostre che la galleria dedica annualmente a tematiche legate al mondo dell'Astrologia. Se nelle precedenti esposizioni "Luna/Mond" (2016) e "DEI Colori/Giorni" (2018) la Dorigatti aveva presentato gli esiti pittorici di una ricerca legata agli astri e ai colori dei giorni, in "Signa sunt" l'artista si concentra sui dodici segni zodiacali. Si tratta di un'affascinante occasione per scavare nel dialogo tra lo spazio percettivo, le vibrazioni della materia e l'energia che ne scaturisce. Dai tempi remoti ai giorni nostri, tali sono gli elementi che contribuiscono all'essenza del racconto di ogni segno e nelle opere della Dorigatti si percepisce la viva pulsazione che deriva dall'unione di bellezza, fantasia astrale, elementi chimici e psicologici abbinati ai singoli segni.

Esse trascendono l'astrazione e vanno oltre il peso e le frequenze degli elementi stessi e in tal senso agiscono su chi le guarda. In merito a questo lavoro osserva l'artista: "Fedele all'individualismo goethiano che nella sua Teoria dei colori si contrappone fortemente ad una visione puramente scientifica della percezione, mi preme studiare partendo dall'osservazione diretta, là dove individuo fonti di ispirazione, in questo caso gli astri ma anche e soprattutto la mia città: Roma. Cammino guardando in cielo, per terra, l'architettura e la natura presenti ovunque, in mezzo alle persone. Prendo i mezzi pubblici dove imparo molte cose, le quali, insieme a duemilasettecento anni di Storia, entrano ermeticamente nei miei quadri.

Tuttavia, da pittrice è inevitabile muovermi anche nei meandri del misticismo e della fantasia, anch'essi parte integrante dell'essenza umana, quest'ultima influenzata da molte energie, alcune misteriose come le stelle. Tendenzialmente anche i colori con le loro caratteristiche sono associati ai quattro elementi terra, acqua, fuoco e aria, percepibili non solo attraverso la vista. Gli studi di Cromatologia mi hanno insegnato che questi non hanno solo frequenze e pesi specifici, ma possono agire più o meno fortemente sugli umori e sulla salute di chi li percepisce, e strada facendo sono stati gli stessi segni dello Zodiaco con i loro simboli ad attirare oppure a scartare i colori che orientativamente avevo pensato. Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo sognante: la mia prima patria sono state le stelle."

Margareth Dorigatti (Bolzano, 1954) nel 1973 studia all'Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova. Nel 1975 si trasferisce a Berlino dove studia Pittura, Grafica e Fotografia presso la Universität der Künste Berlin. Nel 1977 fonda una Casa-atelier frequentata dai maggiori artisti e personaggi dello spettacolo presenti a Berlino. Nel 1980 inizia la sua attività espositiva in gallerie private di Berlino. Nel 1983, insieme a Joachim Szymzcak, realizza un progetto di vaste proporzioni nella rete metropolitana berlinese: 75 dipinti in otto stazioni. Vince un concorso indetto dalla Internationalen Bauausstellung per la realizzazione di una facciata storica di un palazzo di Kreuzberg.

Dopo la laurea in Comunicazione Visiva nel 1983 si trasferisce a Roma dove ha inizio la sua attività pittorica ininterrotta. Espone in Italia e all'estero presso gallerie private, luoghi pubblici e musei (Roma, Parigi, Milano, Pescara, Bolzano, Modena, Bologna, Berlino, Nimes, Lyon, Köln, Bonn, etc). Viene invitata ad esporre a numerose Biennali e Triennali internazionali, tra cui la Biennale di Venezia. È titolare della cattedra di Decorazione presso l'Accademia di Belle Arti di Roma; ha inoltre insegnato alla Universität der Künste di Berlino, all'Accademia di Belle Arti di Bologna, alla Akademie der Künste di Monaco e alla Libera Università di Bolzano. (Comunicato stampa)




Dipinto di Aldo Cerri Scultura di Giorgia Presta Opera di Sonia Naccache Opera di Pierangela Cattini Contemporary
termina il 22 marzo 2020
Sala Veratti - Varese
Locandina

* "Contemporary Donna": 07 marzo, ore 16 Instrumental Music, Reading, Dance, Songs

L'evento si configura di notevole rilievo in quanto evidenzia interessanti esperienze d'arte con artisti che, pur provenienti da altri luoghi, vivono e operano nel territorio varesino. In un confronto di stili e tecniche, la mostra curata dal critico d'arte Fabrizia Buzio Negri sottolinea alcune interessanti esperienze estetiche che l'arte contemporanea offre nel territorio del Varesotto: sette artisti dalla forte personalità spaziano liberamente dalla pittura alla scultura, dal collage alla tecnica mista fino all' assemblage polimaterico. Ogni singola creazione sta a indicare forti interferenze di linguaggi in nuovi modi di "fare" arte nel Contemporaneo, in proiezioni individuali verso l'imprevedibilità poetica. Emergono diverse tendenze, diverse anime. Impossibile una forma di ridefinizione di una identità artistica attuale: è corretto parlare di molteplici presenze con nuove possibilità di dialogo estetico. Non mancano effetti "sorpresa" caratterizzanti il nostro tempo - tra richiami e dissonanze - per osservare con occhi nuovi le opere d'arte contemporanea.

- Artisti

Pierangela Cattini - un fantastico mondo di donne dalla Surrealtà;
Aldo Cerri - libera sperimentazione tra le divagazioni del Postmoderno;
Gladys Colmenares - polimaterico dagli intensi magnetismi di forme e colori;
Flora Fumei - realtà e mistero tra scultura e pittura su materie inusuali;
Martina Goetze Vinci - collage e colore: energia pura al femminile;
Sonia Naccache - abbagliante cromatismo nel paesaggio onirico;
Giorgio Presta - l'indagine sui materiali della scultura, tradizionali e non




Dipinto a olio su tela di cm.190x155 realizzato nel 1894 da Emilio Longoni denominato Riflessioni di un affamato, Contrasti sociali firmato in basso a destra nel Museo del Territorio Biellese a Biella Dipinto a olio su tela di cm.121x93 realizzato nel 1891 da Giuseppe Pellizza denominato Il Mediatore firmato e datato in alto a destra nel Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci a Milano Divisionismo. La rivoluzione della luce
termina lo 05 aprile 2020
Castello Visconteo Sforzesco - Novara

La mostra è curata da Annie-Paule Quinsac, tra i primi storici dell'arte ad essersi dedicata al Divisionismo sul finire degli anni Sessanta, esperta in particolare di Giovanni Segantini - figura che ha dominato l'arte europea dagli anni Novanta alla Prima guerra mondiale -, di Carlo Fornara e di Vittore Grubicy de Dragon, artisti ai quali ha dedicato fondamentali pubblicazioni ed esposizioni. Il Divisionismo nasce sulla stessa premessa del Neo-Impressionnisme francese - meglio noto come Pointillisme -, senza tuttavia che si possa parlare di influenza diretta.

Muove dall'idea che lo studio dei trattati d'ottica, che hanno rivoluzionato il concetto di colore, debba determinare la tecnica del pittore moderno. Si sviluppa nel Nord d'Italia, grazie soprattutto al sostegno di Vittore Grubicy de Dragon, mercante d'arte, critico, pubblicista e a sua volta pittore, che con il fratello Alberto gestisce a partire del 1876 una galleria d'arte a Milano. E' Vittore a diffondere tra i pittori della sua scuderia il principio della sostituzione della miscela chimica dei colori tradizionalmente ottenuta sulla tavolozza, con un approccio diretto all'accostamento dei toni complementari sulla tela.

Da dato chimico, il colore diventa fenomeno ottico e alla dovuta distanza l'occhio dello spettatore può ricomporre le pennellate staccate in una sintesi tonale, percependo una maggior luminosità nel dipinto. Presto il Divisionismo da Milano e dalla Lombardia si allarga al Piemonte: la pennellata divisa è destinata a diventare strumento privilegiato nella traduzione di una poetica della natura o di una messa a fuoco delle tematiche sociali. Solo Gaetano Previati, irreducibilmente antirealista sin dagli esordi, elabora una visione simbolista che scaturisce dal mito, da un'interpretazione visionaria della storia o dall'iconografia cristiana, agli antipodi di quella di Segantini sempre legata alla radice naturalista di una percezione panica dell'alta quota. Ordinata in otto sezioni tematiche, l'esposizione consta di settanta opere tutte di grande qualità e bellezza, provenienti da importanti musei e istituzioni pubbliche e da collezioni private.

- Il prologo

La mostra si apre con uno sguardo rivolto alla scuderia di artisti della galleria Grubicy. Troviamo qui le opere di Tranquillo Cremona con Pensierosa (1872-1873), Giuseppe Pellizza da Volpedo con Le ciliegie (1888-1889), Angelo Morbelli con La partita alle bocce (1885), Emilio Longoni con Le capinere (1883), Giovanni Segantini con La portatrice d'acqua (1886) e Dopo il temporale (1883-1885). Quest'ultimo dipinto, uno dei capolavori del periodo brianteo, è prevalentemente uno studio di luce, attraverso il quale prende vita un momento nel quotidiano della pastorizia. Non ancora divisionista, il dipinto è giocato su ricchi toni di argentei, verdi e giallo modulati sulla tela in impasti fluidi di vario spessore che suggeriscono lo squarcio di luce che irrompe tra i nuvoloni, l'umidità del terreno, la lana bagnata delle pecore, l'effetto del vento sui i protagonisti.

- La I Triennale di Brera. Uscita ufficiale del Divisionismo italiano

La seconda sezione è dedicata alla I Triennale di Brera tenutasi a Milano nel 1891, ricordata come "uscita ufficiale del Divisionismo in Italia" in cui furono presentati esempi emblematici di pittura divisa, realizzati dai principali esponenti del gruppo: Segantini, Morbelli, Pellizza, Previati, Longoni e Giovanni Sottocornola. Lo stesso Vittore Grubicy, obbligato ad abbandonare nel frattempo la gestione della galleria, presentava paesaggi di transizione, mentre Pellizza e Sottocornola vi si sarebbero avvicinati di lì a poco. A pianoterra si potrà ammirare la grandiosa e magnifica Maternità (1890-1891) di Previati di proprietà del Banco BPM che ritorna nel capoluogo piemontese dove non è mai stata esposta e che, proprio per l'eccezionalità del prestito, si potrà ammirare con ingresso gratuito.

L'opera è frutto di due anni di sperimentazione pittorica ed è una reinterpretazione in chiave laica del tema rinascimentale della Madonna col bambino circondata dagli angeli. Pennellate di colori puri, a pioviscolo nel cielo e a lunghi filamenti flessuosi che disegnano le forme, traducono uno stato di meraviglia tra realtà e sogno. Si parlò addirittura di "eclisse di genialità". La novità della tecnica che veicola un innegabile misticismo suscitò l'accanimento della critica non ancora pronta ad accettarne né simbolismo né modernità pittorica. Al primo piano troviamo esposte alcune tra le opere più celebri presentate a quella Triennale, lavori già divisionisti, oppure appartenenti ad artisti che a breve avrebbero sperimentato questa nuova tecnica: Vacca bagnata (1890) di Segantini, Un consiglio del nonno - Parlatorio del luogo Pio Trivulzio (1891) di Morbelli, Bosco (1887-1891-1912) di Grubicy, Il mediatore (1891) di Pellizza da Volpedo e Fuori di porta (1891) di Sottocornola, L'oratore dello sciopero (1890-1891) di Longoni.

Questo dipinto, uno dei "manifesti" del divisionismo, si contraddistingue, grazie al taglio fotografico, per la sua audace composizione di straordinaria ampiezza. Il crudo realismo del cromatismo del disegno rivela una volontà di fare della pittura uno strumento di militanza politica. Tramite la tecnica, non ancora rigorosa nella divisione del tono, dalla pennellata espressiva e dal colore acceso, il dipinto proclama una ineluttabile corrispondenza tra tematica e linguaggio pittorico.

- L'affermarsi del divisionismo

Nella terza sezione, incentrata sul trionfo del Divisionismo e i suoi principali interpreti, trovano spazio capolavori come All'ovile (1892) di Segantini, dipinto da tempo assente dalla scena espositiva, Fontanalba (1904-1906) di Fornara, Riflessioni di un affamato (1894) di Longoni, La Diana del lavoro (1893) di Nomellini, Sogno e realtà (1905) di Morbelli. Accanto ad essi altre pregevoli opere di Fornara, Longoni, Nomellini, Grubicy e Sottocornola. All'ovile di Segantini fa parte di un ciclo di tre opere dedicate agli effetti della luce di una lanterna in un ambiente buio.

Queste tele traspongono in un linguaggio sperimentale moderno gli stilemi della tradizione luminista seicentesca, da Caravaggio a Le Nain senza dimenticare i Fiamminghi o gli effetti luministi delle acqueforti di Rembrandt, che Segantini ben conosceva. Il soggetto riprende il parallelo tra l'essere umano e l'animale, la maternità come fatto naturale che unisce le creature bisognose di luce, tenerezza e caldo. Segantini aggiunge in questa opera oro in polvere e in particelle incorporate ad impasto fresco in modo di accentrare la luce ambientale sul dipinto per creare un suggestivo luccichio che fa ulteriormente vibrare la luce. Come sempre in Segantini colpisce una profonda capacità di suggerire l'essenza delle cose, la loro fisicità: tutto prende vita persino il tepore.

Fontanalba di Fornara è il capolavoro che conclude il ciclo dedicato all'alpeggio estivo della valle Vigezzo, detto "in sui" dove il pittore trascorse le estati dal 1903 al 1905. Punta "Fontanalba" è la scheggia di uno dei tanti dirupi che dai 2259 metri domina una zona desolata, di scarsa vegetazione, punteggiata da laghetti. Iniziato in un momento in cui Fornara aveva finalmente superato l'immenso dolore della scomparsa nel 1899 di Segantini, del quale era stato l'assistente a Maloja, il dipinto fu ultimato nello studio nella natia Prestinone, usando materiale previamente elaborato in luogo: disegni, fotografi, e studi ad olio. (...)

Nel celeberrimo dipinto di Longoni, Riflessioni di un affamato colpisce la maturazione della tecnica divisionista, una tessitura raffinatissima di segni senza spessore che catturano la luce bianca di un giorno nevoso e i suoi riflessi. Il taglio compositivo è da illustrazione, ma la voluta freddezza del linguaggio coloristico esprime senza cadere nel pathos l'estraneità del ragazzo, l'affamato infreddolito che guarda con dolorosa curiosità la copia benestante a tavola, al caldo. Il dipinto traduce con forza la diseguaglianza sociale in una città in cui i poveri aumentano esponenzialmente in funzione dell'arricchimento dei pochi.

- Pellizza da Volpedo. Tecnica e simbolo

La quarta sala è interamente dedicata a Pellizza da Volpedo, con cinque opere fondamentali nel percorso dell'artista: Il ponte (1893-1894), Il roveto (Tramonto), (1900-1903), La processione (1893-1895), Sul fienile (1893-1894) e Nubi di sera sul Curone (1905-1906). Il ponte è un vero gioiellino: considerato primo dipinto pienamente divisionista di Pellizza, non era stato più visto dopo la storica mostra del Divisionismo italiano a Trento nel 1990, ed è riapparso a Milano nel 2012 in una piccola mostra presso la GAM Manzoni.

Nel 1892, data presunta dell'opera, Pellizza studiava i trattati dell'ottica da circa due anni, influenzato sia dagli scritti di divulgazione di Grubicy che dall'incontro con Nomellini a Genova. Le indagini riflettografiche hanno appurato che Pellizza parte da una stesura bianca a basi di piombo preconizzata da Seurat, alla cui tela La grande Jatte fa riferimento. In realtà non siamo in presenza di un uso sistematico dei puntini; anche se vengono usati, sono bilanciati da filamenti di colori lunghi e corti, più raramente circolari come nelle nubi del cielo. L'opera è composta a partire di forme geometriche all'interno delle quali i colori complementari diventano elemento vibratile e si scagliano sullo sfondo bianco facendo emergere la luce anche dal gioco grafico.

Sul Fienile viene ideato nell'estate 1892, osservando di fronte allo studio il fienile di casa in ombra mentre al di là di quella struttura rettangolare si dipanava la campagna rutilante di luce, Pellizza ebbe l'idea della fine di una vita contrastante con lo scenario della natura. Diventò così il dipinto che ritrae un operario agricolo senza dimora o famiglia, che si ritrova a finire i suoi giorni sul giaciglio di paglia del fienile. Si tratta di una delle opere più commoventi dell'artista, meditazione sulla morte senza sovraccarico ideologico. (...)

- Il colore della neve

La quinta sezione propone un focus sul tema della neve, con opere di Segantini - il celebre Savognino sotto la neve (1890), Fornara - con il magnifico Vespero d'inverno (1912-1914) che sarà restaurato per la mostra, Cesare Maggi, Morbelli, Matteo Olivero, Pellizza e Tominetti. Savognino sotto la neve di Segantini non è stato più esposto dal 1970, quando figurò alla esposizione che la Royal Accademy di Londra dedicò al Neo-Impressionismo europeo e alla celeberrima mostra della Società Permanente di Milano dedicata al Divisionismo Italiano. (...) È un unicum nella produzione di Segantini: rarissimi sono i paesaggi puri, e inoltre questo ha un che di espressionista non riscontrabile altrove nel corpus dell'artista.

Segantini parlava della neve come morte di tutte le cose ed è proprio il sentimento che permea la tela. Crepuscolo invernale (1906) è uno dei paesaggi più lirici di Pellizza, tra gli ultimi realizzati dall'artista. La veduta in cui la neve si carica di tutte sfumature del prisma è articolata su una composizione serrata. Un ruscello tra due chiuse, un ponticello vagamente giapponese e la vasta distesa dei colli che l'assenza del cielo rende ancora più infinita, sono gli elementi portanti dell'immagine e sembrano racchiudere la dolcezza della luce crepuscolare. Pellizza non lascia nulla al caso. Persino la figura della donna che corre e i gelsi brulli dalle forme contorte, sono stati inseriti per rompere il rigore geometrico. Il 14 giugno 1907, non reggendo al colpo della morte della moglie e del figlio neonato, il pittore si sarebbe impiccato nel suo studio. Il dipinto che vi era rimasto, sarebbe stato esposto, per la prima volta, alla mostra postuma organizzata da Ugo Ojetti e Morbelli alla Biennale di Venezia del 1909.

- Previati Verso il sogno

Nel corridoio di accesso il magnifico e grandioso Migrazione in Val Padana (1916-1917) di Previati introduce altre quattro opere dell'artista tra cui le tre Marie ai piedi della croce (1888), mai più visto dal 1920, il trittico Sacra famiglia (1902) e Il vento o Fantasia (1908) prestato dal Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera. Il dipinto Migrazione in Val Padana, proveniente dalla collezione del figlio Alberto Previati è giunto verso la metà degli anni Trenta del Novecento presso la collezione privata Enel di Genova - Distretto Liguria che tuttora lo conserva. L'ultima uscita dell'opera è avvenuta in occasione della mostra antologica "Gaetano Previati (1852 - 1920)" presso Palazzo dei Diamanti a Ferrara nel 1969. Il trittico, la cui configurazione come un fregio in sequenza è pervasa da una luce visionaria e ne demarca la sua natura onirica e simbolista, si mostra dunque al pubblico dopo un'assenza di cinquant'anni. Il dipinto rievoca i tramonti autunnali della campagna e del paesaggio ferrarese, una "migrazione" spazio-temporale verso il passato per uno sguardo oltre il visibile, "l'eterna peregrinazione dell'umanità che va lentamente verso la luce della perfezione".

- Segantini. Il gioco dei grigi

Nella sesta sala protagonisti sono sette magnifici disegni di Segantini, dove la superba tecnica dell'artista emerge in tutta la sua potenza. Tra essi svettano Ave Maria sui Monti (1890), Vacca bianca all'abbeveratoio (1890), Rododendro (1898), che riappare in pubblico dopo più di un secolo, e La natura, disegno di presentazione (1898). Quest'ultimo è un monumentale foglio, di straordinaria raffinatezza grafica. Assoluto capolavoro del disegno simbolista di fine secolo, non è uno studio per il dipinto centrale del Trittico della Natura (Museo Segantini, Saint Moritz) bensì un disegno di presentazione che lo riprende particolare per particolare, traducendone il cromatismo e la materia in sfumature di grigio, neri e biancastri, giocati contro il giallo/marrone della carta grezza in infinite variazioni di tratti.

Il disegno mantiene le stesse proporzioni e traduce la strabiliante monumentalità dell'opera ad olio, che fece poi parte, con i due pannelli laterali La Vita e La Morte del Trittico della Natura esposto all'Esposizione Universale di Parigi del 1900. La loro presenza in mostra illustra la funzione che queste opere su carta, eseguite in casa, durante le lunghe serate o giornate rigide in cui non era possibile lavorare all'aperto, assumevano per Segantini. Declinate in un'infinite varietà di tecnica - carboncino, gessi, matite dure colorate, pastelli, inchiostro, acquerello, tempera, anche sovrapposti - andavano a colmare il vuoto di olii già venduti divenendo a loro volta un vero e proprio laboratorio figurale.

- Il nuovo secolo. Gli sviluppi del divisionismo.

Chiude l'esposizione una sezione su l'evoluzione del Divisionismo nei primi decenni del Novecento con imponenti opere dei principali interpreti: Primavera della vita (1906) e Sorriso del lago (1914) di Longoni, Alba domenicale (1915) e Meditazione (1913) di Morbelli, Baci di sole (1908) e Sole e brina (1905-1910) di Nomellini, Ora radiosa (1924-1925) di Fornara, cui si aggiungono tele di divisionisti meno noti e legati al territorio lombardo-piemontese quali Angelo Barabino, Carlo Cressini, Cesare Maggi, Filiberto Minozzi e Matteo Olivero. (...)

Nomellini cita e traduce in un linguaggio decisamente novecentista il miglior Renoir del Déjeuner des Canotiers (1882) o il Monet dell'inizio degli anni di Giverny, nella prima metà degli anni 80. Siamo lontani sia dai pointillistes francesi che dai contemporanei Pellizza o Morbelli. È una pittura che si affida al colore come cromatismo, luce e trascrizione dei piani. Un catalogo scientifico accompagna l'esposizione. Il saggio della curatrice è corredato da schede biografiche degli artisti, con schede critiche delle singole opere affidate agli specialisti di riferimento e apparati bibliografici ed espositivi. (Estratto da comunicato stampa Studio Lucia Crespi)




Dipinto a tecnica mista su tela di cm.79x65 realizzato nel 2019 da Domenica Regazzoni denominato Henna Domenica Regazzoni | Lucio Dalla | a 4 mani
27 febbraio (inaugurazione ore 18) - 19 marzo 2020
(RINVIATA) Palazzo d'Accursio - Bologna
www.regazzoni.net

Una selezione di trenta opere per la gran parte inedite realizzate da Domenica Regazzoni e a cura di Silvia Evangelisti. L'esposizione si concentra sulla stretta relazione tra arte e musica che caratterizza da sempre la poetica di Regazzoni e, come suggerisce il titolo derivato da una dichiarazione dello stesso Dalla di vent'anni fa, esprime il profondo e lungo legame tra il cantautore e l'artista, la quale vuole ricordarlo simbolicamente proprio nel periodo dell'anno in cui ricorrono nascita e scomparsa dell'indimenticabile musicista bolognese (4 marzo 1943 - 1 marzo 2012).

Le opere esposte, realizzate dal 1998 al 2019, restituiscono sulla tela le emozioni suscitate dalle liriche di Lucio Dalla, amico di sempre. Quattordici sono le canzoni scelte che hanno ispirato i lavori (e i loro titoli) - da Henna a Com'è profondo il mare, da Milano a Scusa, da Cosa sarà a L'ultima luna, per citarne alcuni - di cui nell'atmosfera raccolta, intima e avvolgente dell'allestimento, leggiamo brevi pensieri riportati sulla base dei pannelli espositivi, per creare un'esperienza artistica totale grazie all'intreccio di luce, suono, colore e parola. Il visitatore è quindi chiamato a lasciarsi coinvolgere dal dialogo ininterrotto tra le immagini, i versi e la musica diffusa nella sala, vera e propria colonna sonora della mostra che propone un inedito arrangiamento, nato dalla collaborazione tra Lucio Dalla e Cesare Regazzoni, fratello dell'artista, di Nun parlà e Occhi chiusi, scritta da Dalla per Gianni Morandi.

Nei lavori esposti risalta immediatamente all'occhio lo spessore materico, restituito da juta, gesso e colori a olio, che caratterizza la cifra stilistica di questa collezione e svela, tra le righe, la sperimentazione scultorea intrapresa dall'artista a partire dal 2003 in memoria del padre, maestro liutaio, scomparso qualche anno prima. Ne derivano così creazioni fortemente liriche, come Caruso (2019, olio su tela e collage, cm 150x120) ispirata dal verso "ma quando vide la luna uscire da una nuvola / gli sembrò dolce anche la morte" dell'omonima celeberrima canzone del 1986, universalmente riconosciuta tra i capolavori della musica contemporanea con i suoi nove milioni di copie vendute in tutto il mondo in decine di versioni e di cui resta memorabile l'interpretazione di Luciano Pavarotti; oppure Le rondini (2000, pastello su tela, cm 125x135), i cui tenui colori sembrano rappresentare l'invocazione "E con la polvere dei sogni volare e volare" della canzone di Dalla del 1990.

Accanto si trovano lavori più materici, con 'frammenti di mondo' concreti e forti come le parole dalle quali si sono originati, come Amen (1998, medium misto su tela, cm 61,5x30) con "quel pezzo del mio cuore che / è ancora lì... lì con me / e ogni tanto batte senza un perché" dall'album del tour del 1992, e Notte (2000, medium misto su tela, cm 121x113), "dura da masticare a pezzi fra i denti / notte da sputare" dal brano scritto nel 1971 ed edito solo nel 2011 nell'imponente raccolta Questo è Amore; fino al quadro-scultura Ciao (2016, assemblaggi, cm 63x63) in cui una mano e un piede connessi da una catena rappresentano fisicamente l'espressione "di là qualcuno muore / qualcun altro sta nascendo" tratta dal singolo che dà il nome all'album del 1999.

E ancora nei soggetti si va da una suggestione di figurativo - come in (2001, olio su tela, cm 80x80) in cui si ravvisa l'idea di un astro suggerito da "lontano da ogni cosa / su una stella luminosa" - all'astrattismo più totale di Baggio Baggio (2019, medium misto, cm 95x95), tripudio di arancione, blu, bianco, oro e ocra, pur nato dall'impressione "il cielo è nero e tu sei lì da solo / dentro di te... c'è un qualcosa e non sappiamo cos'è... / è l'anima", appartenente al brano dedicato al calciatore punta di diamante del Bologna Football Club nella stagione 1997/98, cui Dalla era sfegatato tifoso (del brano, incluso nel disco Luna Matana, ancora compare, come coautore, Cesare Regazzoni).

"Sono quadri sorprendenti, svelano delle sfumature dei miei brani che io stesso non conoscevo. Aggiungono significato e completano le mie canzoni", sosteneva Lucio Dalla in un'intervista nel 2000. In conclusione, nei quadri di Domenica Regazzoni è possibile leggere "paesaggi, ispirati alle parole delle sue canzoni", come evidenzia la curatrice Silvia Evangelisti, testimone del legame tra artista e musicista dal 2001, anno in cui lo stesso Lucio le presenta entusiasticamente l'arte di Domenica. Scenari ravvisabili nella composizione o solo intuibili mentalmente, ma tutti scaturiti da una "meditazione pittorica interiore, perché le canzoni - di Dalla - toccano le corde più profonde dell'essere", sottolinea l'artista stessa, che del compositore-musicista-cantante-attore-regista sembra esprimere nelle sue opere pittoriche tutto l'amore per l'arte e la bellezza.

La mostra è organizzata in collaborazione con il Comune di Bologna e la Fondazione Lucio Dalla. Il percorso espositivo è completato da un breve filmato che raccoglie significative interviste in cui lo stesso Dalla dà sentita testimonianza della profonda amicizia con Regazzoni. Affianca la mostra un esaustivo catalogo realizzato con la MR Fine Art di Milano, galleria di riferimento per le opere di Domenica Regazzoni, con un'inedita intervista di Silvia Evangelisti all'artista.

Domenica Regazzoni (Valsassina, 1953) inizia a dipingere nei primi anni Settanta frequentando, a Milano, l'Accademia di Brera e nel 1992 per la collana "All'insegna del pesce d'oro" di Vanni Scheiwiller illustra "Canto Segreto", una raccolta di poesie di Antonia Pozzi. Nel 1997 è tra gli artisti selezionati al corso internazionale "Libero blu", organizzato dalla Galleria Blu di Milano. Quindi, ispirandosi alle più poetiche canzoni di Mogol e di Lucio Dalla, nascono le mostre "Colore Incanto" e "Regazzoni&Dalla". Tra il 1997 e il 2001 espone a Tokyo, in Giappone, e in numerose città italiane tra cui Milano alla Fondazione Stelline, Roma al Complesso del Vittoriano e Bologna nell'ex Chiesa di San Mattia, eventi a cui Dalla partecipa attivamente. Nel 2000 torna a Tokyo per presentare una monografia ispirata alla poesia Haiku edita da Viennepierre.

Nello stesso periodo, in seguito alla scomparsa del padre Dante Regazzoni, grande liutaio lombardo, realizza la mostra "Dal Legno al Suono", a cura di Gillo Dorfles, ispirata all'arte della liuteria. Si susseguono numerose esposizioni in Italia e all'estero, in prestigiose sedi private e istituzionali. Negli anni si accosta all'incisione e frequenta a lungo la stamperia di Giorgio Upiglio. Nel 2009 la sua grande scultura in bronzo The Broken Violin è collocata in permanenza nel Coltea Park nella piazza dell'Università di Bucarest. Nel 2012 è a Milano con il grande fotografo Gabriele Basilico. Nel 2015 per Milano Expoincittà espone al Palazzo della Permanente insieme all'incisore cinese Lu Zhiping, in collaborazione con il Padiglione della Cina. Nel 2017 partecipa alla Triennale di Roma. (Comunicato Ufficio Stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Federico Fellini in un disegno per la presentazione della mostra Federico Fellini
Ironico, beffardo e centenario


20 gennaio - 28 febbraio 2020
Galleria della Biblioteca Angelica - Roma

Il 20 gennaio 2020 si celebra il 100esimo compleanno di Federico Fellini, regista acclamato in tutto il mondo e cinque volte premio Oscar. Proprio il giorno della sua nascita, inaugurata la mostra curata da Simone Casavecchia, con una selezione di trenta immagini provenienti dalla Fototeca Nazionale (Centro Sperimentale di Cinematografia). Nel Salone Vanvitelliano della Biblioteca Angelica, inoltre, per tutto il periodo della mostra verrà collocata un'immagine di Fellini alta oltre 4 metri che vuole significare il rapporto fra la tradizione classica della storia con uno dei maggiori artisti italiani del Novecento. Una selezione di immagini per restituire l'uomo Fellini, il suo sguardo e la sua mimica. Un percorso non filmografico, né biografico, ma teso a restituire la personalità dell'artista.

Esposto anche uno scritto inedito di Fellini che evidenzia l'ironia e la vita quotidiana del regista. L'originale cartaceo, proveniente da una collezione privata, è stato denominato dallo stesso Fellini La dieta dell'astronauta. Un divertente gioco fra amici per far dimagrire, a suo modo, artisti e "astronauti". In occasione della mostra è stato pubblicato il volume fotografico Federico Fellini (Edizioni Sabinae) che raccoglie in grande formato le 150 immagini provenienti dalla Fototeca Nazionale (CSC) da cui l'esposizione è tratta. La mostra cooprodotta dal Centro Sperimentale di Cinematografia e dalla casa editrice Edizioni Sabinae è sostenuta dalla Direzione Generale per le Biblioteche e gli Istituti Culturali, con il patrocinio dell'Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello. La mostra è inserita nelle attività promosse dal Comitato Fellini 100. (Comunicato stampa)

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Zavattini oltre i confini. Un protagonista della cultura internazionale
termina lo 01 marzo 2020
Palazzo da Mosto - Reggio Emilia
Presentazione




Mario Schifano davanti all'opera Qualcos'altro, nel suo studio a Roma nel 1962, courtesy Archivio Mario Schifano Mario Schifano. Qualcos'altro
termina il 20 marzo 2020
Galleria Gió Marconi - Milano
www.giomarconi.com

Mostra dedicata ad un nucleo di monocromi compresi tra il 1960 e il 1962, curata da Alberto Salvadori e in collaborazione con l'Archivio Mario Schifano. L'artista comincia a realizzare questi smalti su carta intelata a partire dal 1959, dopo alcune esperienze informali. Li presenta per la prima volta a Roma, alla galleria La Salita (1960), nella collettiva "5 pittori" cui partecipano Giuseppe Uncini, Tano Festa, Francesco Lo Savio e Franco Angeli, e successivamente, in una personale alla Tartaruga (1961). In anticipo rispetto ad altri protagonisti della scena romana, Schifano intende con i suoi monocromi non solo azzerare la superficie del quadro, anche come risposta all'informale, ma attribuirle un altro punto di vista, "inquadrarla", proporre un nuovo modo di vedere e di fare pittura.

Il primo a capire che la superficie dei monocromi è semplicemente uno schermo sarà Maurizio Calvesi che così scrive nel catalogo della mostra alla Galleria Odyssia (1963): "Erano quadri originalissimi: verniciati con una sola tinta o due, a coprire l'intero rettangolo della superficie o due rettangoli accostati... Un numero o delle lettere (ma solo talvolta) isolati o marcati simmetricamente; qualche gobba della carta, qualche scolatura: il movimento della pittura era tutto lì". Comune denominatore di un'intera generazione di artisti da Lucio Fontana a Enrico Castellani, da Piero Manzoni a Yves Klein, il monocromo non è una novità tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta e Schifano ne è perfettamente consapevole. "Pensavo che dipingere significasse partire da qualcosa di assolutamente primario...", racconta l'artista, "I primi quadri soltanto gialli con dentro niente, immagini vuote, non volevano dir nulla. Andavano di là, o di qua, di qualsiasi intenzione culturale. Volevano essere loro stessi... Fare un quadro giallo era fare un quadro giallo e basta".

Azzeramento del gesto e del senso, dunque, un semplice pretesto per fare una pittura che riparta da zero, un incipit a qualcosa di diverso. La grammatica dei monocromi di Schifano è molto semplice: smalti industriali dall'effetto lucido e coprente; colore "grondante" steso in maniera libera e non uniforme sulla ruvida superficie della carta da pacchi. L'intento è dare l'idea di una pittura da cartellone pubblicitario. La superficie dei quadri, dai colori accesi e privi di sfumature, alla stregua di una lastra fotografica, prelude all'impressione di nuove immagini: è un nuovo spazio da indagare, un campo di germinazione che si dispone a produrre qualcos'altro. L'emblematico titolo di questa mostra si riferisce a un'opera del 1960 che Schifano realizza appena ventiseienne e a un polittico del 1962 che figura tra le opere esposte.

Con efficace sinteticità da messaggio pubblicitario "Qualcos'altro" sta forse a indicare che ciò che l'artista intendeva dipingere doveva essere diverso da quanto si vedeva in giro; ma è anche un intento programmatico espresso in due parole: il monocromo, inteso come tabula rasa, è già pronto a trasformarsi in luogo di proiezione, campo fotografico in cui si metteranno a fuoco dettagli, particolari, frazioni di immagini. "Qualcos'altro" ha un sapore quasi profetico, se si pensa che questi "schermi" si riempiranno presto dei nuovi segni della vita moderna. È alla luce di tutto questo che la mostra si concentra sui monocromi, a sessant'anni dalla loro nascita, in quanto tappa cruciale del cammino creativo di Mario Schifano e genesi della sua invenzione pittorica. Alle opere verrà affiancato un nucleo di lavori su carta degli stessi anni e, per l'occasione, sarà pubblicato un giornale della mostra in formato tabloid con contenuti inediti dell'artista e un contributo di Riccardo Venturi e Alberto Salvadori. (Comunicato stampa)

«Le forme schematiche di Schifano si andavano sempre più precisando come campo; le tele orlate da contorni rettangolari, ad angoli smussati, somigliavano a uno schermo preparato a ricevere, o ad un video appena acceso, che stia riscaldandosi; o se si vuole all'inquadratura di un reflex fotografico, che debba dettagliare una zona di veduta...» (M. Calvesi, cat. mostra Galleria Odyssia, Roma 1963)




Opera di Riccardo Cocchi realizzata nel 2019 denominata Nello spazio nella mostra Looking for Monna Lisa Looking for Monna Lisa
Misteri e ironie attorno alla più celebre icona pop


termina il 29 marzo 2020
Santa Maria Gualtieri, Spazio Arti Contemporanee del Broletto, Castello Visconteo, Piazza del Municipio - Pavia

Artisti: Marcello Aitiani, Paolo Albani, Anna Banana, Vittore Baroni, Stefano Benedetti, Julien Blaine, Stefano Bressani, Carlo Cantini, Myriam Cappelletti, Ugo Carrega, Cinzio Cavallarin, Gianni Cella, Riccardo Cocchi, Fabio De Poli, Giovanni Fontana, Franco Fossi, Claudio Francia, Raimondo Galeano, Marco Gerbi, Jiri Kolar, Sean Mackaoui, Roberto Malquori, Lucia Marcucci, Jean Margat, Miradario (Massimo Biagi), Gian Marco Montesano, Luciano Ori, Orlan, Vania Paolieri, Luigi Petracchi, Vettor Pisani, Lorenzo Puglisi, Giovanni Raffaelli, Sarenco, Karel Trinkewitz, Ben Vautier, Giuseppe Veneziano, Virgilio Rospigliosi, Elisa Zadi.

La mostra, a cura di Valerio Dehò, nelle più importanti sedi dedicate all'arte di Pavia, celebra il quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci, approfondisce il legame del genio fiorentino con la città e indaga sui misteri e sulle leggende che riguardano la celebre figura della Monna Lisa. Opere di arte spiccatamente contemporanea, dalla pittura alla scultura, dall'installazione a lavori multimediali, alcune delle quali create per l'occasione e tutte accomunate dal rapporto imprescindibile con il passato, con la storia e con il grande Maestro. La chiesa sconsacrata di Santa Maria Gualtieri è la quinta ideale per l'esperienza multimediale "Monna Lisa who?", realizzata dallo studio di multimedia design Karmachina e volta alla ricerca dell'identità del più famoso ritratto vinciano, abbracciando l'ipotesi che l'opera ritragga Isabella D'Aragona che, relegata a Pavia, incontrò Leonardo durante il suo soggiorno nella città. Le proiezioni, i suoni e la narrazione, uniti all'allestimento progettato da Studio Dune, sono in perfetta sintonia con la struttura verticale, la simmetria e la morbidezza delle linee del luogo e accompagnano il visitatore in un viaggio totalizzante.

Il percorso espositivo prosegue presso lo Spazio Arti Contemporanee del Broletto e il Castello Visconteo con una selezione di oltre quaranta opere di trentanove artisti che hanno reinterpretato in chiave contemporanea il capolavoro della Monna Lisa, chi con l'intento di creare continuità, chi rottura. Si passa infatti dall'Arte concettuale a Fluxus, dalla Poesia Visiva alla Neopittura, dalla Pop art fino a più recenti espressioni che sottolineano la continua ricerca della novità e il coraggio per la sperimentazione, di cui Leonardo è stato maestro. "Il fenomeno della riproducibilità - come afferma Valerio Dehò - ha reso il quadro leonardesco la più grande icona pop della storia che non ha mai cessato di interessare gli artisti oltre che i commercianti di gadget o di souvenir. La ricerca della Monna Lisa si allarga a territori imprevedibili".

Sono inoltre esposti un video e il numero speciale della rivista "Bizzarre" del 1958, provenienti dal Museo ideale Leonardo da Vinci, insieme all'opera "Bijoconde" di Jean Margat, artista, scienziato e inventore della Giocondologia, fenomeno che riunisce tutte le sperimentazioni e le variazioni applicate al ritratto vinciano ad opera di vari artisti. In Italia ne è principale espressione la Collezione Carlo Palli, a cui appartengono molti lavori in mostra, che rappresenta la raccolta più significativa costituitasi attorno alla reinterpretazione del capolavoro leonardesco. In questo variegato panorama iconografico dalla Monna Lisa Pop di Fabio de Poli, che presenta una figura oscurata, luttuosa, con richiami espliciti all'opera di Leonardo, un enigma allo stato puro, si passa a quella di Jiri Kolar, esponente della poesia visuale mitteleuropea, che nel suo collage inserisce l'icona leonardesca su una fattura contabile, rivelandone il lato mercantile e lo sfruttamento dell'immagine.

La performer e artista Orlan nei lavori esposti si immedesima con Monna Lisa, le si sovrappone, creando una doppia identità di opera e di donna, affermando tuttavia di non volere assomigliare al capolavoro del maestro toscano. Per Vettor Pisani la Monna Lisa diviene, invece, una sorta di paradigma del 'capolavoro' che salva dalla mortalità nel caso dell'installazione "Concerto invisibile di Gino De Dominicis", oppure un'icona pubblicitaria ne "Il ventre della Gioconda", in cui è rappresentata come mamma con bambino. Due opere di forte impatto, dove nel primo caso i due pianoforti sovrapposti diventano tributo a Gino De Dominicis e parametro dell'arte che supera il tempo, mentre nel secondo caso, attraverso il nome di Freud, emerge l'enigma di un rapporto psicanalitico legato all'attrazione di milioni di persone verso la Gioconda.

Nella corposa rassegna sono inoltre presenti riferimenti a maestri del passato, fra cui Duchamp e la sua Gioconda con i baffi del 1919, come nell'opera di Karel Trinckevicz che, citando il celebre artista dei ready made, con una ruota di bicicletta lo eleva a padre dell'arte nella sua tavola in cui traccia una sorta di genealogia. Nel nucleo di opere realizzate per l'occasione si ricordano le letture in chiave pop di Gianni Cella, quale la Batwoman in terracotta policroma, e di Stefano Bressani, come la scultura abbigliata con tessuti molto colorati, da cui deriva l'appellativo "scultura vestita"; il lavoro di Gian Marco Montesano dedicato allo storico furto della Gioconda del 1911 e l'acrilico su tavola di Virgilio Rospigliosi, artista concettuale che crea un corto circuito tra lo spazio interno ed esterno del quadro.

Presso la sede del Castello Visconteo la mostra prosegue con "La visione di Leonardo a Pavia", progetto sviluppato da Way Experience, startup milanese specializzata nella creazione di prodotti innovativi che utilizzano le tecnologie della realtà aumentata e virtuale. Il percorso immerge nella Pavia rinascimentale sulle orme del soggiorno pavese di Leonardo da Vinci tra il 1490 e il 1513, fonte di riflessioni per i suoi studi di anatomia umana, matematica e architettura, ma soprattutto per l'ideazione della sua opera più importante, la Monna Lisa. Questo viaggio nella storia, molto coinvolgente ed emozionante, - realizzato con la sponsorizzazione di Sea Vision - è suddiviso in tre tappe e, grazie ai visori Oculus e alla narrazione del giornalista e scrittore Massimo Polidoro, il visitatore è proiettato nelle strade, nei paesaggi e nei luoghi che Leonardo aveva visto e vissuto.

Conclude il percorso "Leonardo" la giant sculpture di cinque metri di altezza e quattro di diametro collocata nella Piazza del Municipio; realizzata in idroresina e marmo Cipollino Apuano dagli artisti Eleonora Francioni e Antonio Mastromarino e raffigurante il ritratto senile di Leonardo da Vinci, è un omaggio al genio fiorentino e alla sua eterna grandezza. L'esposizione è accompagnata da un catalogo a cura di Valerio Dehò, edito da Silvana editoriale con testi in italiano e in inglese. (Comunicato ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Opera di Om Bosser denominata Psicomagia, omaggio a Jodorowski Opera di Om Bosser denominata Bicicla Om Bosser
Il desiderio di essere inutile, omaggio a Ugo Pratt


termina il 29 febbraio 2020
Libreria Feltrinelli - Torino

In questa personale, a cura di Andrea Roccioletti, Om Bosser presenterà una serie di lavori del ciclo Hikikomori (coloro che vivono rintanati in casa), ed altri lavori precedenti appositamente scelti dall'Artista. Come scriveva Franco Torriani, il critico storico di Bosser, nel catalogo della mostra "Opere al Nero": "...Usata in dosi minimali, in questi lavori, è la capacità di mettere insieme quanto non sembra legato da alcuna correlazione logica: immagini, testi in prosa, frasi enigmatiche - i titoli delle opere stesse - i richiami letterari e musicali. Insomma, un modello che rimanda alla Beat Generation, alla sua pratica sviluppatasi circa mezzo secolo fa di usare vari codici con una tecnica da effetti speciali... Del resto, quanto riferito alla Beat Generation e al suo "sistema di comunicazione" anima una parte non trascurabile della comunicazione degli ultimi decenni. Esiste un filo, con fonti diverse, che pervade come una traccia sotterranea il percorso di Bosser. I riferimenti compositivi che spesso si combinano nelle sue opere, erotici, letterari, mistici, hanno anche un richiamo a tradizioni che, perdendosi nella notte della storia, e nel suo buio, mettono insieme un'attenzione alla realtà del momento (Hikikomori) vissuto con l'ansia di andare oltre a quello che, sensorialmente, si ha la sensazione di provare qui e adesso..."

Come scrive Bosser: "sin dall'inizio della mia attività artistica (1966) ho cercato delle tecniche pittoriche che potessi considerare mie, così operando ho usato e poi rielaborato tutte le tecniche normalmente in uso. Da subito, ho abbandonato l'olio a favore degli acrilici, poi ho abbandonato gli acrilici per gli smalti sintetici; abbandonando nel contempo le superfici abituali per usare prima superfici come il travertino, oppure conglomerati di legno, per passare poi a superfici trasparenti come il vetro, il plexiglass, il perspex, le tele emulsionate... Nel contempo ho praticato una ricerca paranoide di tutte le tecniche antiche di disegno e incisione. Negli anni 1965/1980 ho intagliato centinaia di tavole di legno di Bosso per la xilografia di cui ne stampai una trentina. Ho reinventato il 'monotipo' con la tecnica dei disegni ad olio su carta, ho usato l'acquaforte e l'acquatinta, ho sperimentato la litografia il cui risultato finale sono i lavori (400 fogli con due soggetti di base, ognuno rielaborato manualmente) del ciclo 'Il Dilemma del Porcospino'. In un monastero Zen in Francia, ho rielaborato una tecnica di disegno privilegio di pochi monaci del 1300, con cui ho prodotto i lavori - dopo averli riprodotti su tela e colorati con acrilici Liquitex - che potrete vedere in questa mostra." (Comunicato stampa)




"Ho ancora una valigia a Berlino"
Reportage fotografico del 1989 di Marco Alberi Auber


termina il 28 febbraio 2020
DoubleRoom arti visive - Trieste
doubleroomtrieste.wordpress.com | www.triestefilmfestival.it

Esposizione a cura di Cesare Genuzio e Massimo Premuda che presenta l'inedito reportage del fotografo industriale triestino Marco Alberi Auber realizzato un mese dopo la caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989). La mostra, organizzata nell'ambito del 31° Trieste Film Festival (17-23 gennaio 2020), è una coproduzione DoubleRoom arti visive e Alpe Adria Cinema, che prende ispirazione per il titolo da una celebre canzone di Marlene Dietrich, e ci fa rivivere tutto l'entusiasmo, ma anche tutto lo smarrimento, dei berlinesi a un mese dalla riunificazione. Il 18 gennaio 2020, ore 17.30, all'Antico Caffè San Marco di Trieste, un incontro informale di approfondimento fra il fotografo triestino Marco Alberi Auber e i curatori della mostra Cesare Genuzio e Massimo Premuda, per ripercorrere con l'autore i giorni della riunificazione della Germania attraverso le inedite immagini del reportage realizzato a un mese dalla caduta del Muro di Berlino.

L'articolata esposizione è accompagnata da un significativo testo della giornalista Selene Candido che analizza così quei cambiamenti storici: "Le storie di oggetti perduti e ritrovati aggiungono sempre il fascino del viaggio e del tempo agli oggetti stessi. Se i negativi della guerra civile spagnola fossero stati da sempre negli archivi di Capa, Taro e Chim, e non invece in una valigia rinvenuta a Città del Messico settant'anni dopo, non avrebbero forse ottenuto la fama che pur meritano. Perché questa valigia berlinese non è mai stata aperta finora? È una buona domanda, risponde il fotografo Cesare Genuzio, che si sta occupando di riportare alla luce il suo contenuto. L'autore degli scatti è Marco Alberi Auber, che nel 1989 è un ragazzo di vent'anni con un talento per la fotografia ancora tutto da esplorare.

Dalla predilezione per il ritratto degli spazi architettonici s'intravvede la sua propensione futura per la fotografia industriale: in questi scatti la figura umana compare spesso in funzione dello sfondo, come ombra o traccia di un passaggio rapido, come moltitudine minuta, entusiasta, confusa, sorpresa o sospesa, inserita in solide cornici: come appendice alla centralità solenne e simbolica degli edifici e dei vuoti architettonici, destinati di lì a poco a essere riempiti. Al di là dell'innegabile valore estetico, ogni fotografia è un documento storico prezioso, e lo è a maggior ragione se si pensa a Berlino e al suo rapporto con la memoria, alla sua necessità convulsa di cancellare e ricostruire. Questi scatti ritrovano la luce, con forza e ironia, nel momento più opportuno, in un frangente in cui la retorica della divisione è di nuovo attuale su scala globale, e la simbologia del muro è evocativa. Abbiamo ancora tutti una valigia a Berlino." (Comunicato stampa)




Danilo Rommel: "Il fascino delle vecchie strade"
termina il 21 marzo 2020
Associazione culturale La Roggia - Pordenone
www.laroggiapn.it

Danilo Rommel (Milano, 1947), appassionato di meccanica e chimica, si accosta alla fotografia catturato dal fascino dello sviluppo e della stampa del negativo bianco e nero, che impara da autodidatta studiando su molte pubblicazioni e, in particolare, sui testi del fotografo americano Ansel Adams. Già da giovanissimo trova un proprio personale linguaggio espressivo che si evolverà negli anni, ricercando nella pienezza della fotografia bianco e nero l'estetica assoluta della sua arte. Trasferitosi a Pordenone nel 1971, da parecchi anni è fotografo professionista ed opera nei settori ritratto, still life, paesaggio urbano e naturale. Tra i suoi progetti più importanti, quello sulla Valcellina, omaggio a frammenti e sguardi di una realtà in via di sparizione.

Sue opere sono apparse sulle riviste "Le Tre Venezie" e "La Loggia", e sui volumi "Storia di una strada" e "Azzano Decimo". Collabora con "Eupolis Studio Associato". Per "Messa a Fuoco nella Mitteleuropa", iniziativa internazionale dell'Associazione Culturale "la roggia", ha partecipato a varie mostre in Italia, Ungheria, Polonia, Slovenia, Austria, Croazia. A partire dal 2016 Danilo Rommel collabora con il Circolo d'arte e di cultura "Per le antiche vie" di Montereale Valcellina con il progetto "Un viaggio... a scatti - Stazioni e paesaggi sulla Sacile-Gemona" esponendo sue fotografie in mostre itineranti allestite in molte località. Nel 2018 partecipa alla mostra "Magredi oggi - L'opera della natura e il lavoro dell'uomo", fornendo immagini con colori e atmosfere dal fascino particolare per luoghi ancora naturali ed altri trasformati dall'uomo. (Comunicato stampa)




Ritratto di donna
Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi


termina il 13 aprile 2020
Basilica Palladiana - Vicenza

L'amicizia femminile, il sogno, il doppio riflesso nello specchio, il rapporto tra il pittore e la modella, donne fiere al punto da divenire feline, la nostalgia di paradisi perduti, ma anche la crudezza della realtà, sono i temi centrali della mostra. L'effetto sarà magico, rievocando quegli Anni Venti in cui, come scrisse la prima critica d'arte donna, la potente Margherita Sarfatti, "la pittura appare tra tutte l'arte magica per eccellenza". Lo scrittore Massimo Bontempelli, quasi evocasse le ragazze di oggi, raccontava con affascinata meraviglia i primi piani delle donne distratte nei caffè. Siamo negli anni Venti e, nell'Europa uscita da poco dalla Prima guerra mondiale, le donne cominciano a conquistare un proprio ruolo: sempre più autonome, seduttive e moderne. I capelli si accorciano come la lunghezza delle gonne, mentre la loro influenza nella società e nella cultura si fa sempre più intensa. Coco Chanel cambia la moda, Amelia Earhart attraversa in volo l'Atlantico, i balli di Josephine Baker incantano Parigi, Virginia Woolf scrive i suoi capolavori.

Sogni di avventure, amori e successi imperniano le esistenze degli artisti che attraversano quegli anni come un viaggio ricco di aspettative e desideri, in un tempo che sa essere anche complicato. Interpreti sensibili dei cambiamenti e dei sentimenti, i pittori danno vita a immaginari nuovi, da cui nascono ritratti di donne che si stagliano da protagoniste con potenti personalità, esaltate nella loro seducente energia. Di queste signore offrono ritratti magnetici gli artisti che stanno promuovendo l'arte più nuova, all'insegna di una 'classicità moderna'. Sono tutti stati convocati nella mostra: Felice Casorati, Mario Sironi, Antonio Donghi, Achille Funi, Piero Marussig, Mario Cavaglieri, Guido Cadorin Massimo Campigli e, naturalmente, Ubaldo Oppi.

Oppi, cresciuto a Vicenza ma formatosi tra Vienna, Venezia e Parigi, ha un immediato successo in mostre importantissime, anche nella Milano e nella Roma dei primi anni Venti, dove viene 'scoperto' da Margherita Sarfatti e Ugo Ojetti. I suoi dipinti ci rivelano lo sguardo attraverso cui scorrono in mostra una costellazione di ritratti dei maggiori artisti che sono stati suoi amici e avversari in esposizioni strabilianti. Una delle correnti di pittura più affascinanti degli anni Venti è quella del "Realismo Magico", in cui la visione della realtà è immersa in un'atmosfera di meraviglia e di attesa, che in Italia è affiancata dalle ricerche degli artisti riuniti nella definizione di "Novecento Italiano", che declinano la loro arte evocando anche memorie della classicità e del Rinascimento.

Tale esaltante alleanza tra modernità e classicità è preceduta da una riflessione profonda sui rinnovamenti della pittura che sono avvenuti a Vienna e a Parigi tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, in particolare da suggestioni della Secessione Viennese guidata da Gustav Klimt, dal simbolismo e dall'espressionismo. Non a caso la mostra si apre con la leggendaria Giuditta di Klimt. Quelle raffigurazioni pervadono le ricerche di molti protagonisti dell'arte italiana e trovano riscontro in particolare a Venezia, dove quelle influenze fioriscono nelle mostre di giovani artisti che si tengono a Ca' Pesaro, dove espongono tra gli altri Vittorio Zecchin, Felice Casorati e Mario Cavaglieri, profondamenti influenzati dall'impatto di Klimt, che ha anche una sala personale alla Biennale di Venezia del 1910. Altri, come Arturo Martini, Gino Rossi o Guido Cadorin, seguono la strada indicata dal post-impressionismo o dal cubismo. Da quelle meravigliose scoperte prende avvio un mondo nuovo, un'arte che non si era mai vista, che emana ispirazioni ardite e inebrianti follie, un'idea spregiudicata che innerva la Belle Époque e scorre, rinnovata e intensa, nel primo dopoguerra.

Ubaldo Oppi (Bologna 1889 - Vicenza 1942) è un protagonista assoluto di quegli anni: a Parigi conosce Modigliani allo sbando, ha un flirt con la modella Fernande Olivier, che lascia Picasso per fuggire con lui. Negli anni Venti crea affascinanti ritratti di donne, dalle Amiche all'amata moglie Delhy, che vengono acquistate in collezioni favolose. Dalla Biennale di Venezia al Salon d'Automne di Parigi, dal prestigioso Premio Carnegie a Pittsburgh alla Mostra della Secessione nel Glaspalast di Monaco di Baviera, è conteso da curatori e intellettuali. Assieme a lui si muovono nel panorama più avvincente dell'arte protagonisti, tra gli altri, quali Felice Casorati, Mario Sironi, Antonio Donghi, Cagnaccio di San Pietro, Achille Funi, Piero Marussig, Mario Cavaglieri, Guido Cadorin, Massimo Campigli. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Particolare di un opera di Boldini nella presentazione della mostra Boldini. L'incantesimo della pittura
Capolavori dal Museo Boldini di Ferrara


termina lo 03 maggio 2020
Pinacoteca De Nittis - Barletta

Prima monografica, a cura di Barbara Guidi e Maria Luisa Pacelli, dedicata in Puglia al celebre ritrattista, collega di Giuseppe De Nittis a Parigi, frutto di un virtuoso scambio tra istituzioni civiche simili per storia, natura e vocazione: il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca - Casa De Nittis di Barletta. Tra i protagonisti indiscussi della pittura italiana ed europea a cavallo tra Ottocento e Novecento, Giovanni Boldini (Ferrara 1842 - Parigi 1931) è stato uno dei più celebri ritrattisti della Belle Époque assieme a James McNeill Whistler, John Singer Sargent e Joaquín Sorolla e ha immortalato i protagonisti del tempo, da Robert de Montesquiou alla marchesa Luisa Casati, facendo di loro l'immagine stessa di quel momento storico e culturale.

Boldini annovera una parabola artistica avvincente e complessa che va oltre il ritratto: il suo talento si è espresso in ogni genere e tecnica, dalla veduta alla natura morta, dalla pittura alla grafica, come dimostrano testimonianze figurative di straordinario fascino e forza, imprescindibili per comprendere l'opera dell'artista nella sua totalità. Si trasferisce nella più vivace e cosmopolita Firenze all'età di 22 anni. Qui, grazie anche alla vicinanza alle poetiche del vero promosse dai "macchaioli", si distingue per un'interpretazione libera e personale del ritratto. Dopo un breve soggiorno di sei mesi a Londra nell'ottobre del 1871, Boldini si sposta a Parigi, dove rimane fino alla morte, facendo della capitale francese la sua seconda patria.

Grazie ad uno spiccato talento, studia e assorbe le differenti tendenze artistiche in voga al tempo: dalla pittura di genere e in costume di Mariano Fortuny e Ernest Meissonier di cui, durante gli anni Settanta, diviene l'erede, a quella di paesaggio e soprattutto di vita moderna della quale offre una personale declinazione facendo tesoro delle innovative lezioni di Eduard Manet e Edgar Degas, oltre che delle poetiche dell'impressionismo. Grazie a queste esperienze, ma anche ad una vasta cultura del museo, Boldini sviluppa uno stile originale e sofisticato con il quale rinnova l'antica pratica del ritratto, genere al quale si dedica in maniera pressoché esclusiva a partire dall'ultimo decennio dell'Ottocento divenendo, anche grazie a una notevole capacità imprenditoriale, uno dei più richiesti interpreti del ritratto di società.

Contestualmente, l'artista si dedica a interessanti declinazioni di una pittura di oggetti e luoghi a lui cari, non destinata al mercato e caratterizzata da uno stile personalissimo, emblematica della sensibilità della fin de siècle: fra tutti, gli affascinanti interni della sua casa e atelier o le vibranti vedute della laguna di Venezia. Frutto di una collaborazione che permetterà la realizzazione di una grande mostra dedicata a De Nittis al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, la rassegna intende presentare l'opera di questo grande maestro in ogni aspetto e ambito della sua produzione, dal paesaggio alla natura morta, dalle vedute di città al ritratto, sia quello intimo che ritrae amici e colleghi, che quello di società che gli ha regalato successo e fortuna.

Grazie all'ampiezza della collezione del Museo Boldini di Ferrara - la più estesa e rappresentativa raccolta pubblica intitolata al maestro - una straordinaria selezione di quasi 70 opere permetterà di ripercorrere, in maniera esaustiva, i principali snodi della sua vicenda artistica, dalle vibranti prove degli anni fiorentini ai grandi dipinti della maturità, iconici capolavori della Belle Époque come il Piccolo Subercaseaux, i ritratti "alla moda" della Contessa de Leusse, della Principessa Eulalia e Fuoco d'artificio o la magnetica effigie della Signora in rosa, emblematica di una nuova rappresentazione, nervosa ed elegante, della femminilità moderna. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Scultura in legno policromo cm.200x52x25 realizzata da Guido Pinzani nel 1979 denominata Immagine verticale in forma di Ronin Scultura in bronzo esemplare unico di cm.1062x23x23 realizzata da Guido Pinzani nel 1968 denominata Il grillo Guido Pinzani
La forma nel tempo della forma


termina lo 07 marzo 2020
Galleria Open Art - Prato
www.openart.it

A undici anni dall'antologica dedicata a Guido Pinzani (Firenze, 1939), in mostra circa trenta lavori, tra sculture in legno di grande formato (è recente l'acquisizione di una di queste da parte della Fondazione Vaf per la collezione permanente del Mart) e bronzi, ciascuno dei quali fuso in un unico, prezioso, esemplare. Saranno parte del percorso espositivo anche alcune opere protagoniste nel 2018 della mostra cinese di Pinzani presso lo Sculpture Museum di Qingdao, seconda città al mondo per estensione superficiale. In questa nuova antologica, sono soprattutto le opere di grande formato ad essere protagoniste, molte delle quali inedite, mai esposte o pubblicate prima, esemplari unici come sempre nella sua ricca produzione, opere che chiariscono e confermano l'immutabilità del suo percorso. Un percorso che, maturato nel flusso dei favolosi anni Sessanta, e dopo avere assorbito, e soggettivato la lezione informale, non si è mai allontanato da visioni attente ai temi della forma, dell'oggetto e dalla ricerca di un puntuale profilo estetico. Accompagna la mostra un catalogo bilingue edito da Carlo Cambi Editore, con un testo critico di Maria Letizia Paiato.

«L'opera di Guido Pinzani - spiega Maria Letizia Paiato - risponde in maniera autonoma e autorevole a una delle più tormentate domande dei secoli XX e XXI: che cos'è la scultura moderna? Una domanda che di converso rimbalza nell'attualità con una risposta che apre forse al quesito più corretto da porsi: non tanto che cos'è la scultura? Piuttosto chi è lo scultore oggi? Nella sua personale riorganizzazione della storia dell'arte, che guarda al primitivo, al mito, alla cultura orientale e occidentale, Guido Pinzani con le sue sculture definisce, oltre al concetto di forma nel tempo stesso della forma, anche e soprattutto chi è l'uomo, chi è l'artista e chi lo scultore». (Comunicato stampa)




Locandina della mostra I sei anni di Marcello Rumma 1965-1970 I sei anni di Marcello Rumma 1965-1970
termina il 13 aprile 2019
MADRE Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina - Napoli
www.liarumma.it

La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee presenta la prima mostra retrospettiva, a cura di Gabriele Guercio con Andrea Viliani, dedicata a Marcello Rumma (Salerno, 1942-1970), figura centrale nel dibattito culturale italiano e internazionale fra gli anni Sessanta e Settanta. Marcello Rumma sviluppò la sua ricerca, tanto di breve durata quanto intensa e pionieristica, in qualità di promotore di progetti espositivi e editoriali, connoisseur e appassionato collezionista, intellettuale e amico degli artisti, organizzando mostre e promuovendo pubblicazioni dedicate alle pratiche artistiche più sperimentali del suo tempo.

La mostra, organizzata in stretta collaborazione con l'Archivio Lia Incutti Rumma, è anche il risultato di un percorso di ricerca effettuato nell'ambito del Progetto Arcca-ARchitettura della Conoscenza CAmpana - Contesto tematico 1_MADREscenza2020, che ha permesso di contestualizzare la poliedrica quanto rigorosa attività di Marcello Rumma. Progetti riconosciuti oggi come esperienze centrali nella storia dell'arte contemporanea quali, fra le altre, le tre edizioni della Rassegna Internazionale di Arti Figurative di Amalfi (Aspetti del «Ritorno alle cose stesse», a cura di Renato Barilli, 1966; L'impatto percettivo, a cura di Alberto Boatto e Filiberto Menna, 1967; Arte povera più azioni povere, a cura di Germano Celant, 1968).

Oltre a sostenere e rendere possibili queste iniziative, Rumma fu attivo anche in altri campi, dalla didattica (fu fondatore del Centro Studi Colautti e di premi e riviste per giovani artisti) alle iniziative editoriali (lanciando, nel 1968, la casa editrice Rumma Editore che pubblicò, in maniera tempestiva, fondamentali testi di filosofia, arte, teatro e cinema, tra cui la prima traduzione italiana degli scritti di Marcel Duchamp, Machand du Sel, e il libro d'artista L'uomo nero, il lato insopportabile di Michelangelo Pistoletto). (Comunicato stampa)

___ EN

I sei anni di Marcello Rumma 1965-1970
15th December 2019 - 13th April 2020
MADRE Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina | Naples
Opening December 14th 2019 | h 5 - 8 pm

Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee is pleased to announce I sei anni di Marcello Rumma, 1965-1970 ("The Six Years of Marcello Rumma, 1965-1970"), the first retrospective exhibition devoted to Marcello Rumma, a key figure in the Italian and international cultural debate in the Sixties and the Seventies. The exhibition project is curated by Gabriele Guercio with Andrea Viliani. Marcello Rumma worked on his artistic research, which was as short-lived as it was intense and pioneering, as a promoter of exhibition and publishing projects. A connoisseur and passionate collector, an intellectual and a friend of artists, he organised exhibitions and promoted publications devoted to the most experimental forms of art in his day.

The exhibition, organized in close collaboration with the Archivio Lia Incutti Rumma, is also the result of a research path carried out within the project ARCCA-ARchitettura della Conoscenza CAmpana - Contesto tematico 1_MADREscenza2020, which allowed to contextualize the polyhedral and rigorous activity of Marcello Rumma. These included projects that are now hailed as ground-breaking events in the history of contemporary art, including three editions of the Rassegna Internazionale di Arti Figurative in Amalfi (Aspetti del «Ritorno alle cose stesse», curated by Renato Barilli, 1966, L'impatto percettivo, curated by Alberto Boatto and Filiberto Menna, 1967, and Arte povera + azioni povere, curated by Germano Celant, 1968).

As well as promoting and making these events possible, Marcello Rumma also played an active role in other sectors, from teaching (he was the founder of the Centro Studi Colautti and launched awards and magazines for young artists) to publishing projects (in 1968 he set up the Rumma Editore publishing house, which, ahead of its time, came out with fundamental works on philosophy, art, theatre and cinema. These included the first Italian translation of the writings of Marcel Duchamp, Marchand du Sel, and the artist's L'uomo nero, il lato insopportabile by Michelangelo Pistoletto). (Press release)




Opera di Alessandro Scarabello nella presentazione della mostra dedicata ai suoi lavori pittorici del 2017-2019 Alessandro Scarabello: "I Still Paint"
(Recent Works 2017-2019)


termina il 28 febbraio 2020
The Gallery Apart - Roma
www.thegalleryapart.it

Una significativa selezione della produzione dell'ultimo periodo di lavoro di Alessandro Scarabello. Come sempre accade nelle vicende umane che segnano la vita degli artisti, e dei pittori in particolare, alcuni specifici accadimenti di forte portata personale finiscono per materializzare grandi cambiamenti e importanti evoluzioni anche nella produzione artistica. Da questo punto di vista, il trasferimento di Scarabello in Belgio, la scoperta di una dimensione ambientale e intellettuale fortemente compatibile con la sensibilità pittorica, la possibilità di interpretare i rapporti interpersonali, soprattutto con altri artisti, in un'ottica di proficua condivisione, sono tutti elementi che hanno influito sul dipanarsi della quotidiana esistenza in un modo che ha trovato felice ed entusiasta riscontro nel lavoro dell'artista. Da qui la scelta di impostare questa sesta personale che The Gallery Apart dedica ad Alessandro Scarabello come una testimonianza e uno strumento di lettura dell'evoluzione che la poetica e la ricerca dell'artista hanno conosciuto in questi anni di residenza a Bruxelles.

In epoca di rivalutazione della pittura, secondo andamenti ciclici ben noti da cui è bene mantenersi distanti e guardinghi, Scarabello sceglie un titolo oggettivamente ironico e soggettivamente pungente per sottolineare da una parte che la pittura ha una funzione senza tempo e in continua trasformazione che la rende un medium dalle forti caratteristiche di adattabilità ai mutamenti e pertanto intrinsecamente avanguardistico, dall'altra che il suo modo di interpretare il mezzo è quello di una quotidiana dedizione finalizzata a soluzioni nuove e diverse; in una parola per Scarabello la pittura è da sempre e continua ad essere soprattutto ricerca. Le opere in mostra ottimizzano la precedente sperimentazione sul fronte del rapporto tra figurazione e simbologia e tra figurazione e astrazione. Imponendo alla figurazione progressive cessioni di sovranità, Scarabello non intende liberarsi della figura in sé quanto dedicarsi proficuamente ed appassionatamente alle forze generatrici delle immagini, ai meccanismi che presiedono alla formazione dell'immagine immaginata prima ancora di quella dipinta, agli automatismi che traggono da chissà quali meandri interiori la potenza per produrre irresistibili associazioni di idee.

Ecco allora che Scarabello amplia lo spettro delle sue ricerche, non più solo il corpo umano e le sue infinite metamorfosi, ma ora anche semplici oggetti che l'artista osserva colpito dalla loro potenzialità di tramutarsi in altro e di contenere in nuce forme diverse. L'artista si rende strumento di tali trasformazioni, colto dall'ansia di scoprire significati nascosti. Così uno stendino diviene una forma alata che richiama la Fenice oppure gli angolari metallici per la costruzione dei telai vengono assemblati e utilizzati come stampi per indagare il movimento ispirandosi al pattern dell'opus romano. Nell'ambito di un suo personalissimo archivio di quotidiana intimità Scarabello si appassiona a identificare e quindi a indagare gli elementi sensoriali, esperienziali, simbolici e mitologici che contribuiscono alla formazione di un'immagine, finendo così per viverla con grande intensità emotiva ancor prima di dipingerla. (Comunicato stampa)




Immaginaria
Logiche d'arte in Italia dal 1949


termina lo 01 marzo 2020
Palazzo Montani Leoni - Terni

Una riflessione sulle esperienze artistiche di maggiore incisività avvenute in Italia dall'immediato dopoguerra del secondo conflitto mondiale fino all'avvento della cosiddetta condizione postmoderna, dell'era informatica e dell'avvio della globalizzazione. Una attenta ricognizione di compagini artistiche aderenti a movimenti o indirizzi estetici condivisi. Per dar conto delle produzioni pittoriche e plastiche di rilievo che nella seconda metà del Novecento si sono imposte a livello nazionale e internazionale, indicando al contempo le aperture sulle culture visive di altri paesi".

"È questo il caso - evidenzia il professor Bruno Corà, curatore della mostra - di artisti come Fontana, Burri, Capogrossi, Afro, Cagli, Colla, Dorazio, Accardi negli anni Quaranta-Cinquanta e successivamente di Rotella, Lo Savio, Uncini, Schifano, Manzoni, Castellani, Agnetti negli anni Sessanta-Settanta, ma anche di Kounellis, Merz, Fabro, Boetti e inoltre, negli stessi anni Settanta di artisti come Spagnulo, Gastini, Carrino, De Dominicis, Alfano e numerosi altri distintisi fino al clima del ritorno alla pittura degli anni Ottanta. Ognuno di tali artisti ha espresso la propria 'logica' ideativa e formativa dell'opera sottolineando fortemente la propria individualità, aspetto saliente nell'arte contemporanea e ancor più di quella maturata dal dopoguerra in Italia".

"La mostra "Immaginaria" è dunque rivolta simultaneamente tanto al riscontro 'storico' di singole esperienze, definitivamente compiute, quanto a voler cogliere gli elementi distintivi di ogni singola logica pittorica e plastica manifestatasi". "Sussidi e apparati di carattere storico critico accompagneranno il percorso artistico, anticipa l'architetto Tiziano Sarteanesi, incaricato dell'allestimento. In modo da fornire al visitatore strumenti di lettura delle esperienze considerate così come dei mutamenti avvenuti dagli anni della ricostruzione del nostro paese sino all'avvio della globalizzazione". (Estratto da comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Dipinto in tecnica mista su tela di cm.210x210 realizzato nel 2019 da Federica Giulianini denominato Paradise circus Dipinto in tecnica mista su tela di 2017 cm.70x70 realizzato da Federica Giulianini denominato Immergersi nell'acqua Dipinto in tecnica mista su tela di cm.70x70 realizzato nel 2017 da Federica Giulianini denominato Genesi Federica Giulianini: Odyssea
inaugurazione 16 gennaio 2020, ore 18.00
Studio D'Arte Cannaviello - Milano
www.cannaviello.net

Per la prima personale in galleria Federica Giulianini presenta circa 20 dipinti realizzati su tele di piccole e grandi dimensioni, frutto delle sue sperimentazioni degli ultimi anni. La sua indagine artistica si muove tra le vibrazioni ottiche della natura, del mondo animale e della forma stessa, nutrendosi di una sensibilità poetica, storico/culturale e mitologica che emerge dalla rivisitazione dei propri taccuini quotidiani. L'artista è fortemente legata alla pittura ed al disegno che mettono in relazione la sua decisa componente segnica e cromatica. Dalle grandi campiture di colore, realizzate con pigmenti che l'artista ricerca per il mondo, emergono animali o silenziose figure umane, delineate con un tratto di matita deciso che al tempo stesso ci restituisce solo un'ombra, una sagoma appena riconoscibile.

Federica Giulianini (1990, Ravenna), dopo aver terminato i suoi studi presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si laurea in Arti Visive/Pittura con il massimo dei voti, inizia la sua attività di docente accademico e quella espositiva, collaborando in esclusiva con lo Studio d'arte Cannaviello dal 2017. (Comunicato stampa)




Bracciale con Sole dorato in argento, placcato oro e smalti Panettoni da 1 kg al cioccolato di Modica e Arancia di Sicilia e al pistacchio e canditi al limone Collana e ciondolo con rosone verde argento Natale 2019 - Isola Bella Gioielli
Capsule Christmas Collection e "Gioiello di Panettone"

www.industria01.it

A Natale, Isola Bella Gioielli celebra la Sicilia e la sicilianità lanciando una Capsule Christmas Collection e firmando i "gioielli di gusto" per Bonfissuto. L'azienda siciliana formata da Alessio Strano e Giuseppe Argurio, rispettivamente Ceo e direttore commerciale e designer e project manager di Isola Bella Gioielli, lancia una Capsule Christmas Collection frutto di nuove creazioni, inedite rivisitazioni e implementazioni di celebri must have del brand e firma i "gioielli di gusto" - le scatole - e l'idea regalo - una tovaglietta americana - dei panettoni Bonfissuto.

Isola Bella Gioielli per il Natale 2019 celebra la preziosità e l'eterogeneità della Sicilia con una collezione di gioielli in cui trovano spazio creazioni inedite, disponibili online e nei punti vendita da metà novembre - "Fuochi d'artificio" e i "Bracciali rigidi" - varianti di alcune collezioni già esistenti, come le diverse colorazioni di "Balconi di Sicilia" e i nuovi bracciali "Mori", a corredo dei già esistenti orecchini e anelli. La collezione "Fuochi d'Artificio" - collana con ciondolo, orecchini e anello - celebra l'estro e la creatività dell'arte orafa unitamente alla gioia per le feste di cui i fuochi d'artificio sono l'emblema; la linea "Bracciale Sole Nero" e "Sole Dorato" - dedicata al Sole e alla Sicilia, è ideale per chi ama i gioielli di carattere e vuole portare con sé l'energia di quest'Isola.

"Balconi di Sicilia", omaggio al perfetto equilibrio tra arte, storia e bellezza dell'Isola, è divenuta una dei must have del brand catanese che a Natale si arricchisce di nuovi gioielli e nuovi colori, tra cui: gli orecchini, collana con ciondolo e anello rosone tondo viola/viola che si rifanno ai colori del tramonto visto da dietro le vetrate di un palazzo barocco, mentre il sole scende e il cielo si tinge di sfumature di rosa, viola, arancio; gli orecchini, collana con ciondolo e anello tondo bianco/azzurro/viola che traggono ispirazione dal cielo azzurro, dalle nuvole bianche, dai riflessi tenui delle facciate. Infine, gli orecchini, ciondolo con collana e anello tondo verde/verde che richiamano le sfumature di verde, dalle più chiare degli specchi d'acqua alle più scure della vegetazione, unite alla luce dorata di un'Isola preziosa.

Il "Bracciale Regina dei Mori" e il "Bracciale Re dei Mori" - ultimi arrivati di questa serie di cui esistono già gli orecchini e gli anelli - richiamano a un'antica leggenda d'amore e di passione. Lo stile glamour di Isola Bella Gioielli incontra l'arte dolciaria dei fratelli Bonfissuto per un Natale 2019 total made in Sicily che celebra la cultura millenaria del Mediterraneo e della Sicilia attraverso due "gioielli di gusto": i panettoni da 1 kg al "Cioccolato di Modica e Arancia di Sicilia" e al "Pistacchio e Canditi al Limone", arricchiti da un prezioso e originale pack. L'estro di Isola Bella Gioielli e l'amore per la tradizione dolciaria di Giulio e Vincenzo Bonfissuto - giovani ed entusiasti protagonisti della scena pasticcera siciliana - si declinano in una golosa collaborazione. Un panettone siciliano a lievitazione naturale di 36 ore, prodotto con lievito madre, uova di galline allevate a terra e materie prime di altissima qualità, esaltato da due preziose scatole e una sorpresa - una tovaglietta americana - disegnate e firmate da Isola Bella Gioielli.

«Abbiamo cercato e voluto fortemente questa partnership - dichiarano i due imprenditori Vincenzo Bonfissuto e Alessio Strano - perché rappresenta il nostro modo di fare impresa e di promuovere la Sicilia intraprendente e dinamica di cui ci sentiamo ambasciatori. Abbiamo voluto associare le nostre rispettive realtà, ideando insieme un progetto ad hoc per il Natale 2019, unendo le nostre competenze, il nostro entusiasmo e le nostre risorse. Due gusti di panettoni tipicamente siciliani custoditi dentro due scatole belle ed eleganti: ecco come sono nati i nostri "gioielli di gusto" e il nostro Natale total made in Sicily».

Sono i toni accesi del verde del pistacchio, delle foglie di limone e dell'arancione delle arance siciliane, illuminati dal color oro - esplicito richiamo al gioiello - a caratterizzare le cromie delle due scatole le cui tonalità sono anche un richiamo ai due gusti dei panettoni. Pistacchio e limone, con una glassa di cioccolato al pistacchio, pistacchi interi e canditi di limone e un vasetto di crema di pistacchi di Sicilia, è il panettone siciliano delle feste. Cioccolato di Modica e Arancia glassato in superficie con cioccolato fondente, dolci canditi di arancia e golosi pezzetti di cioccolato di Modica Igp, con vasetto di crema di cioccolato di Modica per arricchirlo ulteriormente, è dedicato a chi ama il cioccolato.

Le scatole Isola Bella Gioielli e la tovaglietta americana - esclusiva idea regalo che unisce insieme moda e palato - possono essere utilizzate, anche dopo le festività, come complementi d'arredo belli e funzionali con cui arricchire le proprie case o uffici. Questi "gioielli di gusto" sono acquistabili sull'e-commerce e presso i rivenditori Bonfissuto, e in una selezionatissima rete di gioiellerie già rivenditori di Isola Bella Gioielli. Isola Bella Gioielli già da alcuni anni porta avanti dei progetti collaterali insieme a altre realtà siciliane, con l'intento di sperimentarsi in ambiti diversi, creare nuovi sodalizi e promuovere le tante realtà virtuose dell'Isola. Si pensi, alla partnership con la Fondazione Radice Pura in occasione dell'ultimo Garden Festival, al progetto sociale lanciato per WonderLAD, al contest creativo in collaborazione con Ruiz Rappresentanze, Industria01 e Harim Accademia Euromediterranea. (Comunicato Valentina Barbagallo | ufficio stampa Industria01)




Locandina della mostra Ulisse L'Arte e il Mito Ulisse: L'Arte e il Mito
termina il 21 giugno 2020
Musei San Domenico di Forlì
www.mostraulisse.it

Il tema affrontato dalla mostra è quello di Ulisse e del suo mito, che da tremila anni domina la cultura dell'area mediterranea ed è oggi universale. Mito che si è fatto storia e si è trasmutato in archetipo, idea, immagine. E che oggi, come nei millenni trascorsi, trova declinazioni, visuali, tagli di volta in volta diversi. Specchio delle ansie degli uomini e delle donne di ogni tempo. La vasta ombra di Ulisse si è distesa sulla cultura d'Occidente. Dal Dante del XXVI° dell'Inferno allo Stanley Kubrick di 2001 - Odissea nello spazio, dal capitano Acab di Moby Dick alla città degli Immortali di Borges, dal Tasso della "Gerusalemme liberata" alla Ulissiade di Leopold Bloom l'eroe del libro di Joyce che consuma il suo viaggio in un giorno, al Kafavis di Ritorno ad Itaca là dove spiega che il senso del viaggio non è l'approdo ma è il viaggio stesso, con i suoi incontri e le sue avventure.

Il contributo dell'arte è stato decisivo nel trasformare il mito, nell'adattarlo, illustrarlo, interpretarlo continuamente in relazione al proprio tempo. Una grande viaggio dell'arte, non solo nell'arte. Una grande storia che gli artisti hanno raccontato in meravigliose opere. La mostra racconta un itinerario senza precedenti, attraverso capolavori di ogni tempo: dall'antichità al Novecento, dal Medioevo al Rinascimento, dal naturalismo al neo-classicismo, dal Romanticismo al Simbolismo, fino alla Film art contemporanea. Un percorso emozionante, a scandire una vicenda che ci appartiene, che nello specchio di Ulisse mostra il nostro destino. Poiché Ulisse siamo noi, le nostre inquietudini, le nostre sfide, la nostra voglia di rischiare, di conoscere, di andare oltre. Muovendo alla scoperta di un "al di fuori" sconosciuto e complesso che è dentro di noi. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Loredana Raciti Locandina della mostra Dominante il Sentimento Opera di Loredana Raciti "Dominante il Sentimento"

di Loredana Raciti

www.loredanaraciti.it

"Dominante il Sentimento" è la rassegna di Video/Art con cui Loredana Raciti ha partecipato alla IV edizione del Festival delle Arti "Nuvola Creativa 2019" al MACRO Asilo di Roma. Il titolo, "Domino Dominio/ Per gioco e per davvero", é stato occasione per tornare su tematiche a cui l'artista é particolarmente sensibile. Forza di carattere, rigore, disciplina, e una irrequietezza che è ricerca, apertura, spazialità. L'amore per il viaggio e la scoperta, un cosmopolitismo sull'asse oriente/occidente, fanno di lei un interprete universale di questo tempo. Loredana Raciti nasce a Khartoum in Sudan, da padre italiano e madre montenegrina, artisticamente in Italia con il movimento "Metropolismo".

E' stata presente in importanti e prestigiose sedi museali, teatri, fondazioni, accademie, in Italia e all'estero. Artista eclettica, mentalmente nomade, informale e dalle molteplici possibilità espressive, rifugge il conformismo ponendosi come obiettivo la ricerca della verità. Affascinata (ma non sedotta) dalla tecnologia, é portata sempre a nuove sfide, con l'intento comunque di analizzare e comprendere i meccanismi e le dinamiche dei cambiamenti sociali e umani, avvalendosi della conoscenza della storia, dei testi sacri di qualunque tradizione, delle culture del mondo, della letteratura, dei miti e degli archetipi, fondamentali per interpretare il presente, chiave di analisi importantissima.

Una natura spirituale, un incondizionato amore per il creato, e la fascinazione per lo spazio cosmico, fanno di lei uno sciamano del nostro tempo, uno spirito incarnato che giunge da lontano, forse dal futuro, o da mondi paralleli. Più che artista ama definirsi "creatore". Il suo è un immaginario onirico, surreale, ma al tempo stesso reale e consapevole. "Non è forse surreale la realtà?", sottolinea la nostra artista. Sono infatti i sentimenti a creare la realtà, e questo spiega l'irrealtà del reale. Quali sentimenti dominano il nostro tempo? Paura, angoscia, ansia, senso di precarietà, solitudine, alienazione, confusione... Una opprimente incertezza ammala la nostra idea di futuro.

Loredana Raciti, con potente capacità di visione, di intuizione, anticipa scenari futuri, avverte i segni di una catastrofe e attraverso la tecnica cinematografica, così efficace per trasmettere e ricevere messaggi, crea un legame empatico ed emozionale con il suo pubblico. Musica, danza, suoni, immagini, colore, parole... ogni cosa capace di creare mutazione dello stato di coscienza, e la narrazione diventa liberazione: nel vedere rispecchiate le proprie tensioni, è possibile liberarsi dai sentimenti ossessivi ed entrare in uno stato di consapevolezza e di elaborazione delle nevrosi. "Dominante il Sentimento" è un collage di racconti (video) riguardanti diverse tappe del percorso artistico di Loredana Raciti, ma il suo riferimento è comunque il cinema, non tanto la Video Art. Il video è stato volutamente montato senza tenere conto della cronologia. Una serie di video/frame, a comporre una narrazione dalla lettura multilineare e multisequenziale.

Un unicum tuttavia, una saga o un thriller, attraverso immagini, memorie personali, musica, danza. Ogni racconto è un mondo assoluto la cui lettura può essere arricchita dalla visione di altri video. Un microcosmo compiuto, ma ampliabile all'infinito. Un progetto in divenire. Una sorta di "ipertesto", dove i concetti chiave funzionano da collegamenti ipertestuali. Ogni fotogramma è come un dipinto; infatti costante é la ricerca pittorica, lo studio sul colore. Pittura in movimento, fino a creare un suggestivo affresco contemporaneo, tra realtà, sogno e immaginazione. Una storia sonora visiva e visionaria. Tutto è messo in relazione, in collegamento. Una narrazione, a volte delicata e poetica, altre feroce e crudele, come la vita. Un mosaico di questo cruciale momento storico. Una riflessione sul bene e sul male, dove il male appare in ogni caso dominante. La drammatica considerazione che l'uomo non si è evoluto, e si sta incamminando verso un destino volto all'annientamento.

"Dominante il Sentimento" contiene nove racconti che si annunciano con una sorta di oracolo. Nel primo dei racconti, uno Spirito bianco, "White Tale", é metafora della condizione dell'artista al momento della creazione, nell' atto di pronunciare la profezia, come se entrasse in contatto col dio. L'artista qui rappresenta lo Spirito del tempo che interroga la natura.

___ Eva/Eve
L'uomo riconciliato ritrova la sua anima. Una nascita pagana dell'umanità nella divinità degli elementi. Un post civiltà, all'alba del pianeta, una umanità purificata, priva di peccato e di colpe .

___ Il canto di Ishtar - MART di Rovereto
Fusione tra danza, poesia e arti visive. Danzato e coreografato da M. Sales al MART di Rovereto. Concettuale, tuttavia siamo nella classicità: discesa agli inferi, patto con i sette demoni, danza dei sette veli. Un alto sacrificio per un alto ideale. La voce che accompagna il suono, la danza, la gestualità.

___ La Stanza dell'Artista - Auditorium di Roma
Una Trilogia.
- Bellezza, eleganza, leggerezza, mistero, immagini sfumate, grande pudore e rispetto per un mondo segreto, i suoi simboli, le sue ritualità. Un Giappone lontano.
- Creature della terra, animali e il loro simbolismo. Innocenza e regalità. La libellula, con il suo limitare e il suo limen tra il regno dei vivi e il regno dei morti, simile a una sibilla, simbolo di rinascita e trasformazione.
- Frenesie di un mondo metropolitano e tecnologico. Oriente, siamo sempre i Giappone. Modernità e tradizione. Monasteri, e di contro i grandi schermi pubblicitari.

___ Quattro toni il Quinto elemento - Performance live
Il Sogno. Video concettuale
L'artista nella sua stanza evoca in sogno le sue muse.

___ Luci nel Bosco - Palazzo Valentini
Sostenibilità ecologica, cambiamenti epocali, danni all'ambiente, mutazioni climatiche. Biologico e artificiale condividono gli stessi spazi. Disumanizzazione. Un mondo che conosce i problemi e non fa nulla per salvarsi. Richiamo alle coscienze. Valore spirituale della Luce.

___ La Montagna degli Spirito
Un Tibet proibito e distante. Il dominio del potere. Umanità. Purezza. Spiritualità. Riprese difficilissime, proibite. Immagini catturate al rischio della propria incolumità.

___ Virtual Tale - We are virtual
Madre Terra, la Natura che non sentiamo più, il nostro vivere dissociati. Tutto è fagocitato velocemente e senza sosta. Le nuove generazioni in bilico, in pericolo per il clima, i disboscamenti. Inquinamento delle acque, dell'aria, del cibo. Condizione di degrado. Un cinismo che blocca emotivamente. Si vive in una "bolla": tre tempi di donne, dissociate tra loro, dissociate dalla musica, dissociate dalla natura. Un testo forte, doloroso. Musiche elettroniche, ipnotiche, alienanti, sapientemente calibrate alle immagini. Un video crudo e crudele.

___ De'Ja' Vu
Scenari contemporanei e futuri, attraverso frame tratti da film ("Bastardi senza Gloria", "Blade Runner", "Indiana Jones","Il Discorso del Re"...). Uomini spregiudicati, una società decadente, orrida, alla deriva. Un tempo a scadenza. Siamo a rischio di una nuova guerra globale, una nuova dittatura/dominazione, una definitiva morte interiore? (Presentazione di Domenica Giaco)




Operai al lavoro in una macchina della Officine Minganti Noi siamo la Minganti
Bologna e il lavoro industriale tra fotografia e memoria (1919-2019)


termina il 10 maggio 2020
Museo del Patrimonio Industriale - Bologna
www.museibologna.it/patrimonioindustriale

La mostra, realizzata in occasione del centenario delle Officine Minganti, racconta la storia della fabbrica bolognese come luogo del lavoro e della produzione accostando un'ampia selezione di fotografie d'epoca e una raccolta di materiali documentali. Il percorso espositivo è caratterizzato da una selezione di fotografie provenienti sia dagli archivi della Camera del Lavoro di Bologna, della Fiom-Cgil Bologna e del Museo del Patrimonio Industriale che da donazioni di ex dipendenti. La scelta delle immagini si dipana intrecciando volutamente la memoria visiva strettamente legata alla realtà produttiva e lavorativa quotidiana, nella sua materialità e varietà all'interno dello spazio industriale, ma anche il suo svilupparsi all'esterno delle officine, nelle forme di espressione legate alle manifestazioni sindacali.

Le immagini documentano, in un arco temporale che va dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta del Novecento, gli ambienti interni ed esterni della fabbrica, il lavoro nell'officina e negli uffici tecnico-amministrativi e la lunga lotta contro la chiusura (il declino inizia dagli anni Settanta, prosegue con l'amministrazione controllata degli anni Ottanta e arriverà alla fine con una lunga e complessa procedura fallimentare conclusasi solo nel 1997). Un ulteriore nucleo di fotografie mostra gli spazi abbandonati nei primi anni Duemila e l'odierna rifunzionalizzazione dell'area come centro commerciale. Completano l'esposizione due spazi tematici: il primo è legato alla produzione Minganti con cataloghi e oggetti donati da ex lavoratrici ed ex lavoratori. Il secondo è dedicato alla Virtus Minganti pallacanestro: le Officine Minganti sono state infatti il primo sponsor in assoluto della società sportiva tra il 1953 e il 1958, anni in cui furono conquistati due Campionati italiani, nel 1954-'55 e nel 1955-'56. In mostra sono visibili fotografie dell'Archivio Storico Virtus, una maglia e riviste sportive dell'epoca provenienti da collezioni private. Arricchiscono il percorso una video-installazione e alcune video-interviste a ex dipendenti, che restituiscono memoria all'aspetto umano della produzione industriale.

La Minganti è stata una delle più importanti aziende meccaniche italiane, conosciuta e apprezzata nel mondo per la produzione di torni e macchine utensili. Fondata nel 1919 da Giuseppe Minganti, a partire dagli anni Trenta si afferma con torni semiautomatici, commercializzati anche all'estero. Gli occupati, da meno di 200, crescono fino ad oltre un migliaio nel periodo bellico quando però la fabbrica viene distrutta nell'incursione aerea del 25 settembre 1943. La ricostruzione e la ripresa del dopoguerra vedono la morte di Giuseppe Minganti al quale subentra la moglie Gilberta Gabrielli. La "signora Minganti", così era comunemente chiamata, dimostra grandi doti manageriali ed imprenditoriali. Nel 1958 la costruzione dello nuovo stabilimento in Bolognina, progettato da Francesco Santini, testimonia il grande sviluppo dell'azienda e la definitiva affermazione delle sue macchine, alle quali viene riconosciuto un ruolo di eccellenza tecnologica tale da essere apprezzate in tutto il mondo, in particolare nei paesi scandinavi e nell'Europa dell'Est.

Nel 1964 Gilberta Gabrielli viene nominata Cavaliere del Lavoro, prima donna in Italia. Dopo la sua morte, nel 1970, inizia un processo di crisi e declino delle Officine, fino all'amministrazione controllata del 1981 ed il successivo fallimento, la cui lunga procedura si protrae fino al 1997. La Minganti è stata attraversata dalle grandi cesure che hanno scandito la storia del Novecento: la guerra, la ricostruzione, il Sessantotto, la fase di declino industriale degli anni Ottanta fino alla rifunzionalizzazione degli anni Duemila. Lavoratori e lavoratrici sono stati testimoni non solo delle trasformazioni produttive, ma anche protagonisti delle numerose forme di lotta che li hanno visti mobilitarsi per la ripresa all'indomani del secondo conflitto mondiale, contro i licenziamenti discriminatori degli anni Cinquanta, per migliori condizioni di lavoro e retribuzioni negli anni Sessanta/Settanta, fino alla crisi della fabbrica e lunga mobilitazione contro la chiusura negli anni Ottanta.

La mostra fa parte del più ampio progetto "Il lavoro e la Minganti", lanciato in occasione del centenario della fondazione delle Officine in sinergia con il progetto Bologna metalmeccanic@, co-promosso dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell'Università di Bologna, dal Museo del Patrimonio Industriale, da associazioni di ricerca storica e promozione culturale come Clionet e da Fiom-Cgil Bologna. Significativa ed importante è stata l'attivazione di un gruppo di ex-lavoratori ed ex-lavoratrici delle Officine Minganti, costituitosi nel Comitato Minganti Storica, interessati a non disperdere l'importante memoria e cultura del lavoro che ha trovato espressione nello stabilimento metalmeccanico nel corso del Novecento. (Comunicato Ufficio Stampa Istituzione Bologna Musei)




Nasce a Matera il MIB - Museo Immersivo della Bruna
www.mibmatera.it

Un museo per conoscere la festa patronale, in onore di Maria Santissima della Bruna, che da 630 anni si svolge il 2 luglio a Matera, un piccolo museo che si sviluppa su 200 metri quadrati ma che al suo interno contiene un carro trionfale in scala 1:1 e che grazie alle più moderne tecnologie permette ai visitatori, indossando occhiali in 3D, di trovarsi al centro del momento più emozionante della festa: lo strazzo del carro in cartapesta. Il MIB - Museo Immersivo della Bruna, è stato inaugurato il 30 novembre, nel cuore del Sasso Barisano.

Il 2 luglio, il giorno più lungo come i cittadini di Matera definiscono il 2 luglio, con la festa che si svolge dalle prime luci dell'alba con la processione dei pastori, fino allo strazzo del carro e ai fuochi pirotecnici di mezzanotte, nel percorso museale viene raccontato con immagini e suoni che consentono di scoprire i momenti salienti della Festa della Bruna e di poter vedere un carro realizzato in scala 1:1. Una struttura di imponenti dimensioni, con i suoi 12 metri di lunghezza, 3 di larghezza e alto ben 7 metri. Costruito in cartapesta dall'artista Andrea Sansone, il manufatto è ricco di statue, angeli, putti, fregi e dipinti. Il MIB - Museo Immersivo della Bruna non prevede giorni di chiusura, le visite si potranno effettuare tutti i giorni dalle 9 alle 21 previa prenotazione.

"La visita si svolge in 20 minuti - illustra Alessandro Tortorelli, l'architetto che ha allestito il museo - il pubblico viene accompagnato da un susseguirsi di video, su testi di Antonio Andrisani e immagini di Rvm Broadcast con la regia di Vito Cea, e effetti sonori a scoprire la processione dei pastori, la cavalcata dei cavalieri in costume che accompagnano la effige della Madonna della Bruna nel percorso processionale, i tre giri beneauguranti che il carro compie in piazza Duomo, l'ultimo tragitto del manufatto in cartapesta verso piazza Vittorio Veneto dove lo attende la folla per l'assalto e la distruzione del carro. Questo momento di grande adrenalina lo si potrà rivivere con occhiali in 3D, ritrovandosi sul carro insieme agli assaltatori". (Estratto da comunicato stampa)




Dipinto di Bagrat Arazyan denominato Geometria Bagrat Arazyan: "Geometry, Wood"
termina il 30 marzo 2020
JulietRoom - Muggia

Mostra, promossa dall'Associazione Juliet, con le opere di Bagrat Arazyan e introduzione critica di Elisabetta Bacci. Per Bagrat l'espressione artistica è un qualcosa che opera a 360°, toccando temi e declinando "frasi" stilistiche secondo modalità che talvolta possono sembrare quasi contraddittorie. Motivi, situazioni, temi, all'apparenza diversi, si dispiegano in un unico progetto espressivo, quasi in una sorta di contrappunto, confronto e dialogo, toccando perfino, in maniera molto professionale anche il campo della progettazione grafica. E, sebbene la declinazione delle singole opere conduca a una apparente diversità, l'impeto conduttore è sempre il medesimo: l'impeto che unisce è il ragionare sulla dinamica della forma, sulle sue sfumature e sulla sua pulizia. Un modo questo, per dire che la composizione, è il vero e proprio punto nodale del suo pensiero.

Bagrat Arazyan, russo di origini armene, nelle sue installazioni ferma il momento di un sogno ispirato talvolta dal cinema, e talvolta dal proprio inconscio, in modo da creare un dialogo tra il proprio sé e il mondo esteriore, fino ad arrivare a una austerità espressiva, una austerità che si fa vuoto, bianco, silenzio, al di là di qualsiasi tecnica o stile usati. Tuttavia, il vero significato di ogni suo segno, di ogni sua forma è ciò che nel segno e nella forma non appare in modo esplicito, e cioè un canto alla vita e all'esistere quotidiano. In particolare, questa mostra realizzata per la JulietRoom, è parte del progetto "L'Albero esplorato, tra arte e scienza. Da Leonardo a Bruno Munari" promosso dal Gruppo Immagine su bando regione Friuli Venezia Giulia. L'autore si è impegnato nella produzione e allestimento di un gruppo dialogico di tele, tutte giocate su un acceso cromatismo e dalle forti valenze geometriche, il che vuol dire aver toccato i tasti dell'astrazione concettuale e di un sistema compositivo riduttivo e simbolico. (Comunicato stampa)

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Stefano Visintin: "Prospettive"
termina il 28 febbraio 2020
Impresa Sociale "Ad Formandum" - Trieste
Presentazione




Stampa fotografica di Stefano Visintin Stefano Visintin: "Prospettive"
termina il 28 febbraio 2020
Impresa Sociale "Ad Formandum" - Trieste

Mostra fotografica - organizzata con il concorso dell'Associazione Juliet - sui luoghi della città su cui si accendono frequenti dibattiti e polemiche su un possibile utilizzo futuro. Dopo la mostra dedicata alla città e i suoi riti (il caffè), le persone e gli eroismi quotidiani (lo sport), il progetto fotografico di Stefano Visintin si sofferma sugli spazi urbani che in taluni casi hanno già iniziato una profonda trasformazione con esiti non sempre chiari e positivi. Il "waterfront", la periferia, il quotidiano caotico, gli spazi chiusi e quelli negati suggeriscono interrogativi su potenzialità non sempre sfruttate.

Stefano Visintin è un fotografo triestino che si contraddistingue per l'amore e l'attenzione nei confronti del dettaglio architettonico e la ricerca della tessitura geometrica. Questi assunti costituiscono la base e l'inizio del suo lavoro fotografico. Nel suo percorso di formazione, non si sottrae, quindi, agli stimoli creati in precedenza dai grandi maestri della fotografia, quali Ranger-Patzsch (per l'inquadratura purista e minimalista), Walker Evans (per l'idea di una fotografia debitrice del dettaglio architettonico), Bernd e Hilla Becher (per il sistema di catalogazione e confronto costruito sulle analogie). Da diversi anni, però, la sua attenzione è rivolta anche al tema del ritratto, argomento al quale ha già dedicato diverse mostre tra cui quelle per "Arti e Mestieri" e Uno+Uno nonché per il festival "Triestèfotografia". In quest'ultimo caso le sue fotografie dialogavano con testi narrativi eseguiti ad hoc da scrittori e la narrazione diventava cornice del ritratto o, per dirla in altro modo, il ritratto si rifletteva nel contesto che lo conteneva.

C'è quindi un piano narrativo a più livelli: l'interpretazione del volto della persona inquadrata e la testimonianza della parola che entra a viva forza e in parallelo all'immediatezza fotografica. Il risultato diviene una narrazione ininterrotta, fotografica e letteraria, nonché multilingue e pluriculturale, sui personaggi e le storie della città, in un continuo rispecchiarsi di volti, scorci e situazioni. Di recente ha collaborato con Claudio Grisancich alla realizzazione del libro di poesie e fotografie "Album" edito da Hammerle Editore. La mostra "Pop" che ne è poi scaturita, si incentrava su una attenta e lenta scansione di frammenti, vie, facciate e cose della città che fu e che riemerge da un racconto poetico molto intimo. L'autore ha inoltre collaborato con il settimanale "Zeno" con progetti fotografici ad hoc, e collabora con Juliet art magazine. (Comunicato stampa)




Opera di Umberto Boccioni denominata Forme uniche della continuità nello spazio Forme uniche della continuità nello spazio
Nella Galleria nazionale di Cosenza la versione "gemella" dell'opera bronzea di Umberto Boccioni


La notizia che nei giorni scorsi, presso la casa d'aste Christie's di New York, è stato venduta l'opera bronzea di Umberto Boccioni (1882-1916) Forme uniche della continuità nello spazio per oltre 16 milioni di dollari (diritti compresi), pari a oltre 14 milioni di euro, dà, di riflesso, enorme lustro alla Galleria nazionale di Cosenza. Nelle sale espositive di Palazzo Arnone, infatti, i visitatori possono ammirare gratuitamente una versione "gemella" della preziosa opera del grande scultore reggino donata alla Galleria nazionale di Cosenza dal mecenate Roberto Bilotti. L'opera è uno dei bronzi numerati, realizzati tra il 1971 e 1972 su commissione del direttore della galleria d'arte "La Medusa" di Roma, Claudio Bruni Sakraischik.

Forme uniche della continuità nello spazio è stata modellata su un calco del 1951 di proprietà del conte Paolo Marinotti, il quale, nel frattempo, aveva ottenuto l'originale dalla vedova di Filippo Tommaso Marinetti, ritenuto il fondatore del movimento futurista. La celebre scultura è stata concepita da Boccioni nel 1913 ed è oggi raffigurata anche sul retro dei venti centesimi di euro, proprio quale icona del Futurismo che più di tutte ha influenzato l'arte e la cultura del XX secolo. Il manufatto originale è in gesso e non è stato mai riprodotto nella versione in bronzo nel corso della vita dell'autore. Quella presente nella Galleria nazionale di Cosenza, dunque, rappresenta un'autentica rarità, insieme ai tanti altri tesori artistici e storici esposti negli spazi di Palazzo Arnone. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra Lucio Fontana e i mondi oltre la tela tra Oggetto e Pittura Lucio Fontana e i mondi oltre la tela. Tra Oggetto e Pittura
termina lo 02 marzo 2020
Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone

La mostra espone più di trenta opere di Lucio Fontana (Rosario, 1899 - Comabbio, 1968). Tra tele, ceramiche e carte, la mostra cerca di evidenziare, in un periodo compreso tra la fine degli anni quaranta e il 1968, quelle tematiche che hanno rappresentato un nuovo modo di concepire l'arte e che hanno ispirato alcuni tra i linguaggi artistici più importanti, dagli anni cinquanta del secolo scorso sino al presente. Nei celebri Concetti spaziali di Lucio Fontana, in cui materia, dinamismo e artificio si coniugano alla fede nelle nuove scoperte della scienza e della tecnica, prende forma lo Spazialismo, in grado di coinvolgere e influenzare generazioni di artisti. Tra questi anche alcuni futuri maestri, capaci di approfondire e innovare le sue intuizioni nella creazione di nuovi linguaggi. (Comunicato stampa)




Ulrich Erben - Schattenlinie 4 - 2013 - Courtesy of the artist and Galleria Gentili, Florence Ulrich Erben: "Incontro"
December 7, 2019 - January 31, 2020
Galleria Gentili - Florence
www.galleriagentili.it

Ulrich Erben was born in Düsseldorf (Germany) in 1940. Between 1958 and 1963, he studied at Hamburg Academy of Art and later at those of Venice, Monaco and Berlin. Erben took part in some of the most important exhibitions dedicated to Analytical Painting, including: Perception Times, Casa della Cultura, Livorno, 1973; A possible future. New Painting, Palazzo dei Diamanti in Ferrara; Reflection about painting, Palazzo Comunale, Acireale; Geplante Malerei, Westfälischer Kunstverein, Münster; Galleria del Milione, Milan, 1974-75; The Colours of Painting, Italian-Latin American Institute, Rome, 1976. In 1977, he was invited to Kassel for Documenta 6.

Interested as he is about the effects of light beyond the picture, he also worked on mural projects like, for example, at the Museum Folkwang in Essen, at the Kunstverein in Cologne, at Galleria Piltzer in Paris, and at Five Ginza in Tokyo. In the last few decades, he held several shows in venues such as Kunsthalle in Mannheim (1984) and Kunstverein für die Rheinlande und Westfalen in Düsseldorf (1990). In 2003, the Wiesbaden Museum dedicated to him a monographic exhibition. He also exhibited at Zappettini Foundation in Chiavari (Genua) in the group shows Painting 70. Painting-painting and analytical abstraction (2004) and Matt surfaces of analytic painting (2009). Between 2010 and 2017, he has exhibited in various German institutions such as the Museum Kunst Palast (Düsseldorf), the Museum DKM (Duisburg) and the Museum Goch (Goch). In 2019 he had a solo show at Josef Albers Museum Quadrat Bottrop. (Press release)




La GAM Galleria d'Arte Moderna Empedocle Restivo di Palermo insieme a Google Arts & Culture porta online la sua collezione pittorica

Disponibili su artsandculture.google.com oltre 190 opere e 4 percorsi di mostra: "La nascita della Galleria d'Arte Moderna", "La Sicilia e il paesaggio mediterraneo", "Opere dalle Biennali di Venezia" e "Il Novecento italiano". La GAM - Galleria d'Arte Moderna Empedocle Restivo - di Palermo entra a far parte di Google Arts & Culture, la piattaforma tecnologica sviluppata da Google per promuovere online e preservare la cultura, con una Collezione digitale di 192 opere.

Google Arts & Culture permette agli utenti di esplorare le opere d'arte, i manufatti e molto altro tra oltre 2000 musei, archivi e organizzazioni da 80 paesi che hanno lavorato con il Google Cultural Institute per condividere online le loro collezioni e le loro storie. Disponibile sul Web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l'app per iOS e Android, la piattaforma è pensata come un luogo in cui esplorare e assaporare l'arte e la cultura online. Google Arts & Culture è una creazione del Google Cultural Institute.

- La Collezione digitale

Grazie al lavoro di selezione curato dalla Direzione del Museo in collaborazione con lo staff di Civita Sicilia, ad oggi è stato possibile digitalizzare 192 opere, a cui si aggiungeranno, nel corso dei prossimi mesi, le restanti opere della Collezione. Tra le più significative già online: Francesco Lojacono, Veduta di Palermo (1875), Antonino Leto, La raccolta delle olive (1874), Ettore De Maria Bergler, Taormina (1907), Michele Catti, Porta Nuova (1908), Giovanni Boldini, Femme aux gants (1901), Franz Von Stuck, Il peccato (1909), Mario Sironi, Il tram (1920), Felice Casorati, Gli scolari (1928), Renato Guttuso, Autoritratto (1936).

- La Mostra digitale "La nascita della Galleria d'Arte Moderna"

La sezione ripercorre, dal punto di vista storico, sociale e artistico, i momenti fondamentali che portarono all'inaugurazione, nel 1910, della Galleria d'Arte Moderna "Empedocle Restivo". Un'affascinante ricostruzione di quel momento magico, a cavallo tra i due secoli, ricco di entusiasmi e di fermenti culturali che ebbe il suo ammirato punto di arrivo nell'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, evento chiave per la fondazione della Galleria e per le sue prime acquisizioni, le cui tematiche costituiscono la storia di un'epoca.

- La Mostra digitale "La Sicilia e il paesaggio Mediterraneo"

Un viaggio straordinario nel secolo della natura, come l'Ottocento è stato definito, attraverso le opere dei suoi più grandi interpreti siciliani che hanno costruito il nostro immaginario collettivo: dal "ladro del sole" Francesco Lojacono ad Antonino Leto, grande amico dei Florio in uno storico sodalizio artistico, per giungere al "pittore gentiluomo" Ettore De Maria Bergler, artista eclettico e protagonista dei più importanti episodi decorativi della Palermo Liberty, e infine Michele Catti, nelle cui tele il paesaggio si fa stato d'animo e una Palermo autunnale fa eco a Parigi.

- La Mostra digitale "Opere dalle Biennali di Venezia"

In anni di fervida attività espositiva, la Biennale di Venezia si contraddistinse subito come eccezionale occasione di confronto internazionale e banco di prova delle recenti tendenze dell'arte europea. Dall'edizione del 1907 presente all'evento con la sua delegazione, la Galleria d'Arte Moderna seppe riportare a Palermo opere che ci restituiscono oggi la complessa temperie della cultura artistica del primo Novecento, dalle atmosfere simboliste del Peccato di Von Stuck, protagonista della Secessione di Monaco, alla raffinata eleganza della Femme aux gants di Boldini.

- La Mostra digitale "Il Novecento italiano"

Un percorso che si snoda lungo il secolo breve e ne analizza le ripercussioni sui movimenti artistici coevi, spesso scissi tra opposte visioni e ricchi di diverse sfumature e declinazioni. Tra il Divisionismo di inizio secolo, figlio delle sperimentazioni Ottocentesche, e l'Astrattismo degli anni Sessanta, si consumano in Italia i conflitti mondiali, il Ventennio fascista, i momenti del dopoguerra. La lettura delle opere d'arte può allora funzionare come veicolo attraverso il quale comprendere le complesse evoluzioni e gli eventi cardine che hanno caratterizzato la prima metà del Novecento italiano. (Comunicato stampa)




La Regina Madre d'Occidente nel giardino degli immortali
06 dicembre 2019 - 22 marzo 2020
MAO Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Una delle più antiche divinità cinesi è Xiwangmu, la Regina Madre d'Occidente, che vive su monti Kunlun, presso un giardino immerso fra le nuvole in cui cresce il pesco dell'immortalità, un albero che dà frutti ogni 3.000 anni. Questa pianta prodigiosa rappresenta il punto d'unione fra cielo e terra e Xiwangmu, che la possiede, è considerata sovrana degli immortali, protettrice della vita e dispensatrice di longevità. Per il loro carattere beneaugurale, le rappresentazioni della Dea venivano anche appese alle pareti nelle grandi dimore dei mandarini, alla maniera degli arazzi occidentali.

In occasione del suo 11° compleanno, il MAO espone per la prima volta al pubblico un grande drappo raffigurante la Regina Madre d'Occidente nel giardino degli immortali, completamente restaurato. Il drappo in seta, donato da un privato e restaurato grazie al generoso contributo dell'Associazione Amici della Fondazione Torino Musei, ha misure notevoli (445 cm d'altezza per 320 di larghezza) ed è finemente decorato con filati di sete policrome e dorati: ad una prima analisi stilistica si ritiene che possa risalire al periodo finale del regno del famoso imperatore Qianlong (1735-1796) e, considerando la sua altissima qualità, non si esclude che potesse far parte degli arredi di corte.

L'eccezionalità del manufatto consiste nella sua rarità e nel suo stato di conservazione: al contrario della maggior parte dei drappi ricamati di grandi dimensioni, solitamente smembrati per essere venduti in parti separate, quest'opera ha infatti mantenuto la sua integrità, che consente di apprezzare la minuzia dei dettagli e l'abilità tecnica nella realizzazione. Il tema principale della raffigurazione è la discesa della Regina Madre d'Occidente, Xiwangmu, a cavallo di una fenice nel giardino del pesco dell'immortalità e tutta l'iconografia dell'opera - compresa quella dei riquadri laterali - è permeata di simboli del taoismo popolare legati alla lunga vita e alla prosperità. (Comunicato stampa)




Francobollo delle Poste Italiane con Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone Francobollo dedicato a Giovanni Antonio de' Sacchis detto "il Pordenone"

Il 23 novembre 2019 è stato emesso un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica "il Patrimonio artistico e culturale italiano" dedicato a Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone, relativo al valore della tariffa B zona 3 pari a 3,10€, con una tiratura di trecentomila esemplari e fogli da ventotto esemplari. Il francobollo è in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente.

La vignetta, raffigura un particolare dell'affresco "San Rocco e Sant'Erasmo" che Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, realizzò nel Duomo di San Marco di Pordenone. Completano il francobollo la leggenda "G. A. De' Sacchis detto il Pordenone", le date "1483-1539" la scritta "Italia" e l'indicazione tariffaria "B Zona 3". Il francobollo ed i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi, possono essere acquistati presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli "Spazio Filatelia" di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it. Per l'occasione è stato realizzato anche un folder in formato A4 a due ante contenente il francobollo, una cartolina annullata ed affrancata, una busta primo giorno di emissione, al costo di 17€.

In occasione della mostra internazionale dedicata al Rinascimento (25 ottobre 2019 - 2 febbraio 2020) e focalizzata sulla figura di Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, l'Amministrazione Comunale di Pordenone valorizza la figura e l'opera di questo straordinario artista, che ha avuto esiti in tutta Europa. I suoi capolavori verranno proposti insieme con quelli di altri maestri del periodo come Giorgione, Tiziano, Lotto, Romanino, Correggio, Jacopo Bassano e Tintoretto.

Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone (Pordenone 1483/84 - Ferrara 1539) nasce da Angelo, un magister murarius originario di Corticelle nel bresciano, e da Maddalena, di ignoto casato. Vasari afferma: "si mostrò nella pittura sì valoroso, che le sue figure appariscon tonde e spiccate dal muro" (1568). La sua formazione, avvenuta in ambito locale, risente degli influssi di Gianfrancesco da Tolmezzo, Pietro da Vicenza e altri artisti friulani del tempo. Tuttavia egli seppe guardare ben presto oltre i confini regionali e soprattutto in direzione di Venezia, dominata allora dalle figure di Giorgione e dei suoi "creati", Tiziano e Sebastiano del Piombo. Attivo nell'area pordenonese, la sua prima opera è probabilmente da individuarsi nel ciclo di affreschi della chiesa campestre di Marzinis, cui ha fatto seguito nel 1506 il trittico per la chiesa di Santo Stefano a Valeriano (prima opera firmata e datata) e qualche tempo dopo l'importante ciclo nel coro della chiesa di San Lorenzo a Vacile.

Nei primi anni del secondo decennio il Pordenone è impegnato per i conti di Collato nella decorazione della cappella vecchia del castello di San Salvatore, presso Susegana, mentre tra il 1512 e il 1518 realizza numerose altre opere sia a Pordenone e in Friuli sia nella Marca Trevigiana. Meritano di essere ricordate la pala della parrocchiale di Vallenoncello (1512-1513), la pala di Susegana (1513-1514), gli affreschi di Villanova (1514), la pala della Madonna della Misericordia, commissionata nel 1515 per il duomo pordenonese. Gli esiti più innovativi sono tuttavia rappresentati dal grandioso ciclo con storie della Passione di Cristo, eseguito tra il 1520 ed il 1522 nella cattedrale di Cremona.

Dell'attività immediatamente successiva restano importanti testimonianze a Spilimbergo (portelle dell'organo, 1524) e a Pordenone (frammenti d'affresco per la chiesa di San Francesco e la superstite preziosa testimonianza della sagoma di San Giovanni dolente). Verso la fine degli anni venti decora a Venezia il coro (distrutto) della chiesa di San Rocco e le portelle di un armadio per argenti molto ammirate dai contemporanei. Tra il 1530 ed il 1532 opera in Santa Maria di Campagna a Piacenza e nella chiesa dei Francescani a Cortemaggiore. A Pordenone ritorna per realizzare per il duomo la pala di San Marco (1533-1535) e gli scomparti del fonte battesimale (1534 circa). Dal 1535 si stabilisce a Venezia, assumendo importanti incarichi, tra cui la decorazione di alcune sale di palazzo Ducale, e diventando il principale antagonista di Tiziano. Su invito del duca Ercole II d'Este si reca a Ferrara, nel dicembre del 1538, per approntare una serie di cartoni preparatori per arazzi: ma qui morirà, "assalito da gravissimo affanno di petto", intorno al 12-13 gennaio 1539. (Comunicato stampa)




Fotografia realizzata da Mimmo Rubino come immagine guida per la campagna di comunicazione della mostra Quando le statue sognano allestita nel 2019 Quando le Statue sognano
Frammenti da un museo in transito


dal 29 novembre 2019
Museo Salinas - Palermo

.. 28 novembre 2019, ore 19
Concerto inaugurale con: Ornella Cerniglia (pianoforte); Floriana Franchina (flauto); 108 (electronics)
apertura straordinaria del museo fino alle 23

Dalle metope dei Templi di Selinunte - il più importante complesso scultoreo dell'arte greca d'Occidente - alla Pietra di Palermo, reperto egizio risalente alla metà del II Millennio a.C. circa, dalle raccolte di vasi etruschi della Collezione Bonci Casuccini all'Ariete bronzeo di Siracusa, il Museo Salinas di Palermo, con la sua storia lunga oltre due secoli, raccoglie una delle collezioni archeologiche più prestigiose nel mondo.

Grazie alla mostra in due capitoli, curata da Caterina Greco, direttrice del Museo, e Helga Marsala e a una serie di prossimi eventi collaterali, racchiusi dal sottotitolo "Frammenti di un museo in transito", vengono temporaneamente restituiti al pubblico alcuni spazi di questo luogo straordinario, che riapriranno definitivamente solo al termine dei complessi lavori di restauro e riallestimento,in via di completamento. Ed è proprio tra i depositi, i corridoi disabitati e le sale vuote che i progetti per la mostra hanno preso forma: luoghi precipitati in un silenzio onirico, per l'occasione tramutati in set e serbatoi di suggestioni per produzioni contemporanee, in dialogo con opere e reperti archeologici. Un programma che si estenderà nel corso dei prossimi mesi, pensato per trasformare l'attesa in nuovo contenuto: il tempo che separa dall'apertura degli ultimi due piani del Museo diventa occasione di scoperta, ricerca e comunicazione.

E a proposito di comunicazione, da costruire intorno a spazi e reperti riportati a galla, il "Salinas" ha scelto di affidare aun artista il ruolo di art director. Attivo soprattutto nel campo dell'arte pubblica e dell'arte urbana, ma con una ricerca parallela legata al graphic design, Mimmo Rubino (Potenza, 1979), noto anche come Rub Kandy, ha ideato la campagna creativa per la promozione delle mostre: agli scatti fotografici, i manifesti, l'immagine coordinata e le pubblicazioni editoriali diventano,con la sua cifra personale, un'avventura concettuale e di stile, concepita come opera d'arte in progress. La mostra comincia, in questo primo appuntamento, con l'apertura straordinaria della Sala Ipostila (o Sala delle Colonne) e degli spazi contigui, restaurati per accogliere opere e manufatti provenienti da diverse donazioni, prevalentemente di epoca Borbonica, parte del patrimonio museale

Il percorso si apre conuna preziosa serie di scatti di Ferdinando Scianna (Bagheria, Palermo, 1943). Le fotografie, realizzate dal maestro siciliano proprio al Salinas, nel 1984, ritraggono Jorge Luis Borges, anziano e già cieco, mentre sfiora alcune statue della collezione, nel tentativo di "vederle" con le mani. Un dialogo intimo tra il grande poeta - che sulla dimensione del sogno e la condizione del buio scrisse pagine memorabili - e i corpi marmorei ospitati tra le sale del museo: una muta conversazione, un ideale "reciproco ascolto", di cui Scianna colse le intensità e i movimenti, nel buio di un'invisibilità tramutata in visione interiore. Lungo il percorso si alternano poi le opere contemporanee di Alessandro Roma (Milano, 1977), 108/Guido Bisagni (Alessandria, 1978) e Fabio Sandri (Valdagno, Vi, 1964), in dialogo con alcuni reperti delle collezioni archeologiche: tutti materiali recuperati, riscoperti e individuati dai curatori,in accordo con gli stessi artisti. Una selezione che si concentra sull'antica Roma e sull'eredità della cultura greca, in un susseguirsi di corsi e ricorsi, temi, opere, mutamenti e assonanze, che riflettono il complesso processo di formazione del moderno Museo.

In mostra sono inoltre già presentidue importanti anteprime del futuro allestimento: nella Stanza del Mosaico la straordinaria Menade Farnese, esposta in rare occasioni - inclusa una recente mostra al Museo Salinas -, valorizzata qui da una collocazione dal forte impatto visivo, mentre nel prolungamento della Sala Ipostila sarà visibile il maestoso Ariete bronzeo da Siracusa, donato al museo dal Re Vittorio Emanuele II. Felice debutto, invece, per le teste votive di Cales, da un'affascinante serie di ex voto in terracotta (IV-II secolo a.C): acquisite a metà Ottocento dal Museo della Regia Università di Palermo, non erano mai state esposte tra le sale del Museo. Ed è proprio l'Arietea a ispirare due delle opere esposte da 108/Guido Bisagni, artista visivo e sonoro con un linguaggio nutrito di astrazioni, suggestioni noise e dark, ispirazioni post-industriale e post-graffiti.

Meccanica Intangibile (2019) è un dittico su carta dedicato alconcetto di doppio e di tensione tra opposti, in cui la forma dell'animale, l'evocazione del suo gemello distrutto e la potenza della sua rappresentazione diventano esercizio di astrazione pura, tra smaterializzazioni e morfogenesi oscure. L'ariete (2019) è invece il suo primo libro d'artista in copia unica, interamente realizzato a mano, composto da 60 disegni a inchiostro: un processo creativo che si avvicina, secondo l'artista, a un moderno rituale misterico. Completano il corpus quattro tracce sonore - Silvano serale, Raijin (I Signori della pioggia), Silvano notturno, Inno alla notte (2019) - che realizzano un soundscape ('paesaggio sonoro') chiaroscurale, vespertino, intriso di riferimenti a Orfeo e alla natura. I suoni elettronici si mescolano qui a field recordings ('registrazioni sul campo') realizzati in giro per il mondo: insetti e animali selvatici di un bosco del Minnewaska State Park, in una riserva indiana sulla Shawangunk Mountain (New York), il rumore della pioggia a Kyoto e la voce dei ruscelli sugli Appennini; infine sussurri e bisbigli, evocativi della lettura degli antichi Inni Orfici.

In dialogo con diverse opere archeologiche è invece il lavoro di Alessandro Roma, che espone una serie di ceramiche variopinte ispirate a temi naturalistici, forme in transizione, corpi vege tali in mutazione: un'idea di archeologia fantastica, protagonista di sogni e memorie, che le stesse statue, nel silenzio, sembrano coltivare. Così è per la Menade, seguace di Dioniso, simulacro di un mondo antico intrecciato con narrazioni mitologiche e rituali, di cui si rintraccia, nelle sculture informi dell'artista, un riflesso materiale eallucinato.

Una serie di opere su stoffa, Forms in transition (2018) e Drawing I, II, III (2018), mette quindi in scena una natura selvatica, frammentata, esasperata, in cui i riferimenti alla figurazione si offrono a una progressiva smaterializzazione, diventando il doppio onirico di statue e reperti (dal gruppo di Eracle e la Cerva all'alto candelabro marmoreo del II sec. d. C.). E sempre la Menade Farnese è fonte di ispirazione per il lavoro di Fabio Sandri, che in Menade (2019) realizza un ritratto della celebre scultura, assemblando quattro immagini storiche corrispondenti alle quattro tappe del lungo viaggio che, tra il Cinquecento e gli anni Cinquanta del secolo scorso, ha condotto la monumentale statua fino a Palermo. Realizzata proiettando le immagini su carta fotosensibile,l'immagine ottenuta in negativo, scansionata e invertita digitalmente,ha generato una nuova immagine in positivo. Con la stessa tecnica l'artista realizza Trasporto (Polydeukion) (2019), proiettando su carta foto sensibile il video di un pregevole ritratto del II sec. d.C., tenuto fra le braccia di una figura senza volto.

L'immagine risultante è un'impronta del film, una somma di tutti i fotogrammi in movimento, capace di restituire l'apparente immobilità delle cose e la loro infinita, inevitabile progressione. Incarnato (Satiro Versante), Incarnato (Pan), Incarnato (Cesare), Incarnato (Ritratto di Partinico) e Incarnato (Accumulo) (2019) sono dedicate ad alcune teste d'epoca romana, individuate tra opere del museo non ancora esposte: le immagini, realizzate su superfici in continua impressione e generate senza l'ausilio di una macchina fotografica, continueranno a mutare e sbiadire per effetto della luce ambientale, fino alla sparizione totale, trasformandosi via via in scarti o detriti. Fotografia come performance, ma anche come reperto e lenta accumulazione.

Accompagna la mostra Interludi, un programma appuntamenti che si svilupperà nel corso del 2020,in cui un'opera selezionata dai depositi del Museo, in attesa di approdare al nuovo allestimento,dialoga col progetto di un artista contemporaneoo con opere in prestito da altre prestigiose collezioni. Il ciclo si inaugura con la fotografa Roselena Ramistella (Gela, 1982) e la sua serie Ritratto di famiglia: un insieme di scatti ispirati ai lavoratori del Museo - dagli archeologi ai custodi, dai funzionari ai bibliotecari, da chi si occupa di comunicazione a chi ha in carico la sicurezza, gli archivi, le pulizie, i restauri dei reperti -, posta in dialogo con una raffinata testa romana di età adrianea (prima metà II sec. d. C.), un ritratto marmoreo del giovane Polydeukion, discepolo favorito di Erode Attico.

Il restauro terminato nel 2016 - che ha riportato alla luce ambienti del secentesco monastero dei Padri Filippini - insieme all'esposizione di opere attualmente custodite in deposito, restituiscono dunque al pubblico un'area del museo mai vista prima. Tra queste nuove sale del "Salinas" (un tempo adibite a uffici), che ancora non presentano il loro assetto definitivo, prende così vita un insolito racconto,in cui si intrecciano archeologia e arte contemporanea: tessuti evanescenti, ceramiche astratte, suoni elettronici, fotografie e immagini in dissolvenza, ritratti marmorei, disegni, sculture bronzee, manufatti d'uso quotidiano o con funzione rituale, compongono una sorta di fantasmagoria, di cui le statue e i reperti sono parte attiva, memoria antica e sempre vitale nella costante evoluzione del Museo.

Il racconto intessuto intorno a opere e spazi è frutto di una suggestione poetica: le statue antiche, immerse nel silenzio di corridoi, depositi, magazzini, sale sigillate, sprofondano in un sonno carico di sogni, memorie, allucinazioni edesideri, tra scampoli del loro passato e acrobazie visionarie. Le opere contemporanee, le apparizioni evanescenti, le stesse sale del museo, i simboli riemersi e i miti evocati, sembrano arrivare da quest'esercito di simulacri a riposo, in attesa di essere riscoperti e interrogati. Tra cortocircuiti temporali, contaminazioni e accostamenti, nella cornice lirica di un grande sogno collettivo, Quando le Statue sognano riporta al presente alcuni archetipi inesauribili, tra i quali l'Uomo, la Natura, il Sacro, restituiti ed elaborati fra opere della collezione e opere contemporanee. (Comunicato stampa)




Tommaso Bonaventura
100 marchi - Berlino 2019


30 ottobre 2019 - 06 gennaio 2020
Camera - Centro Italiano per la Fotografia - Torino

09 novembre 2019 - 26 gennaio 2020
Fondazione Museo storico del Trentino di Trento

18 gennaio 2020 - 22 marzo 2020
CRAF - Centro Ricerca e Archiviazione della Fotografia - San Vito al Tagliamento

Progetto artistico del fotografo Tommaso Bonaventura, sviluppato in collaborazione con la curatrice Elisa Del Prete, in occasione dei 30 anni dalla caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989). La mostra propone il racconto del Begrüssungsgeld, il contante di benvenuto che dal 1970 al dicembre 1989 i cittadini della DDR ricevevano quando entravano nella Germania Ovest per la prima volta. Questa vicenda offre uno spunto per interrogarsi su un cambiamento epocale a partire da un punto di osservazione che privilegia le storie private e familiari, restituendole attraverso un duplice racconto: fotografico e video.

La mostra è frutto di una collaborazione tra diverse istituzioni e si articola in più sedi. La semplice domanda «Ricordi come hai speso il tuo Begrüssungsgeld?» posta a un campione di tedeschi della ex DDR di generazioni differenti, intervistati nel corso del 2018 e 2019, ha rappresentato il punto di partenza per un viaggio nella memoria, oggi ancora poco condivisa, di queste persone che hanno vissuto un cambiamento totale, sia da un punto di vista materiale, lavorativo, sociale ed economico, sia politico. Se la caduta del muro di Berlino ha posto le basi per un nuovo assetto politico e geografico mondiale segnando la fine della Guerra Fredda, la riunificazione tra Germania Est e Germania Ovest rimane ancora oggi un fenomeno complesso e poco discusso nei suoi aspetti più profondi. Spesso risolto in modo semplicistico come il coronamento di uno scontato desiderio di libertà, il superamento del confine fisico che simbolicamente coincide con l'abbattimento del muro porta inevitabilmente con sé la necessità di superare anche un confine ideologico.

Il 9 novembre 1989 non cade soltanto il muro di Berlino ma cambia un intero paese: la parte che si ricongiunge alle sue origini subisce una inevitabile metamorfosi e svaniscono rapidamente un modo di vivere, di pensare, di comportarsi, di vestire, di spendere. In tempi brevissimi la Repubblica Democratica Tedesca è rimossa dall'immaginario e dalla memoria. Quasi 17 milioni di persone si trovano di colpo immerse in un nuovo stile di vita, dove non valgono più le regole apprese fino ad allora. La trasformazione è repentina. Nelle politiche governative e nella vita quotidiana delle persone si afferma il nuovo alfabeto dell'Ovest, i suoi colori, i suoi odori, le sue politiche economiche e sociali, e quelle che erano due comunità distinte si trovano a convivere.

Commenta Tommaso Bonaventura: "Mi interessava aprire un dialogo con persone, spesso della mia generazione, che hanno vissuto all'improvviso una trasformazione cosi radicale delle loro vite, che hanno dovuto reinventarsi una nuova esistenza con nuovi codici, nuove regole, che avevano spesso lottato contro la dittatura nel loro paese, ma che non pensavano di vederlo scomparire da un giorno all'altro". L'esito della ricerca sarà un racconto fotografico che, intrecciandosi alla narrazione di queste biografie, si propone di restituire una Berlino contemporanea fatta di volti, luoghi e storie non scontati, rimasta simbolo di uno degli eventi più significativi della storia recente, ancora viva e presente nel tessuto cittadino, urbano e sociale. La ricerca si è infatti focalizzata su Berlino quale emblema di questo cambiamento, ma anche città in cui la presenza fisica e "mentale" del muro, che ha segnato così fortemente l'esperienza delle persone, in qualche modo permane.

In tal senso la mostra - afferma Elisa Del Prete - è un progetto che apre uno sguardo anche sul contesto sociopolitico attuale con l'avvicendarsi di nuove ideologie e il difficile collaudo dei processi di assorbimento e integrazione tra comunità. Non si tratta qui di raccontare la Storia o trarne conclusioni, ma di posizionarsi prima, anzi dentro, di restarvi immersi cercando di buttare fuori ciò che è estraibile. In tal senso la fotografia è preziosa perché va a dire e costruire nuove fonti dirette per la storia contemporanea e in particolare per quella storia materiale che si trova ai margini della Grande Storia. (Comunicato stampa)

  Dalla parte del perdente - Eine Geschichte im Fluß der Erinnerungen
Romanzo di Nidia Robba

Recensione

Dialogo di Nidia Robba con Arminio il Condottiero di Teutoburgo

Articoli di Ninni Radicini sulla Germania





Particolare dell'autoritratto Antonio Badile utilizzato per la presentazione della notizia Donato ai Musei Civici di Verona l'Autoritratto del 1552 dell'artista Antonio Badile

Un particolare dipinto raffigurante, uno degli artisti più significativi del Cinquecento veronese, maestro di Paolo Caliari detto 'Il Veronese'. L'opera, posta appositamente di fronte al dipinto 'Pala Bevilacqua-Lazise' di Paolo Caliari, è da oggi visibile al pubblico nella sala Tintoretto-Veronese. Uno spazio espositivo che avrà a breve un intervento di valorizzazione, perché contiene i capolavori più rappresentantivi del nostro Cinquecento.

Artista autorevole e poliedrico, Antonio Badile, scomparso a soli 42 anni nel 1560, ha guidato la bottega secolare di famiglia, attiva dal XIV al XVII secolo, nel passaggio artistico dal classicismo d'inizio Cinquecento ad una più colta e complessa tecnica pittorica, di cui l'allievo Veronese sarà uno dei massimi esponenti. L'Autoritratto, firmato e datato 1552, è evidentemente ambientato nello studio del pittore. Dalla finestra posta alle sue spalle si apre una veduta su una piazza e un incrocio tra le vie del centro cittadino. In primo piano, appoggiati sul tavolo accanto al biglietto che Badile tiene nella mano destra, si vedono rappresentati i simboli che caratterizzano le diverse competenze dell'artista: il bulino, che si collega alla sua attività di incisore, in cui si era specializzato il padre Girolamo; le penne e il calamaio, a quella di disegnatore. Sempre sul tavolo è ben visibile l'album in primo piano dove Badile raccoglieva studi e testimonianze grafiche, anche dei suoi antenati o di ammirati colleghi.

Nel Seicento il libro di disegni faceva parte della collezione veronese del conte Ludovico Moscardo, ma in seguito fu smembrato. I suoi fogli arricchiscono oggi le collezioni dei più prestigiosi musei del mondo. Nella seconda metà del XVIII secolo, il dipinto si trovava a Bologna nella principesca collezione del marchese Filippo Ercolani. Nel secolo successivo giunse in Inghilterra, dove è documentato in varie raccolte private, tra le quali quella di Robert Stayner Holford a Dorchester House (Londra). Messo all'asta a Sotheby's nel 1969, tornò in una collezione privata veronese e nel 1988 fu esposto a Castelvecchio alla mostra dedicata a Paolo Veronese. Oggi, con la donazione De Stefani, il quadro entra a far parte delle collezioni civiche veronesi. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Locandina della mostra Zavattini oltre i confini Zavattini oltre i confini
Un protagonista della cultura internazionale


termina lo 01 marzo 2020
Palazzo da Mosto - Reggio Emilia

Il 13 ottobre 1969, giusto trent'anni anni fa, moriva Cesare Zavattini. Tre decenni paiono poter essere un giusto tempo per analizzare un personaggio così complesso, originale e appassionato quale è stato Zavattini. A lui - nelle diverse vesti di uomo di cinema, scrittore, fumettista, personaggio dal forte impegno politico - molti studi sono stati dedicati in Italia e nel mondo. Tuttavia un aspetto è rimasto, se non in ombra, certo meno indagato ed è quello che la Biblioteca Panizzi e l'Archivio Cesare Zavattini hanno approfondito in questi anni: il ruolo di Za all'estero, in tempi, i suoi, impregnati dal clima della Guerra Fredda e delle contrapposizioni ideologiche.

I risultati di queste ricerche costituiranno l'oggetto dell'esposizione promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani, Regione Emilia-Romagna-IBC, Comune di Reggio Emilia e Archivio Cesare Zavattini. L'Archivio Cesare Zavattini e la Biblioteca Panizzi che conserva l'archivio stesso, hanno condotto un'indagine realmente sistematica intorno all'intensa attività svolta dall'autore luzzarese al di fuori del contesto nazionale. Ne è emerso il ruolo cruciale di Za nel promuovere aspetti salienti della cultura italiana del secondo Novecento e in particolare del neorealismo, nell'orizzonte europeo e più in generale nel panorama internazionale, grazie alla sua intensa partecipazione a convegni, congressi, conferenze, corsi di formazione nei paesi decolonizzati o in via di sviluppo, alle collaborazioni con riviste e a co-produzioni cinematografiche.

Il progetto espositivo, curato da Alberto Ferraboschi, si impronta su due linee direttrici, da un lato indaga l'attività svolta nei diversi ambiti artistici (cinema, letteratura, pittura, ecc.) e geografici (sia in Europa che nel Nuovo Continente); dall'altro approfondisce temi e vicende particolari, come quello del viaggio (ad esempio sulle orme di Van Gogh), della pace, dei rapporti con lo scrittore latino-americano Garcia Marquez e con gli ambienti cosmopoliti ebraici. Nell'esposizione di Palazzo da Mosto, confluiranno materiali documentari e iconografici che raccontano tutte le attività e la rete di rapporti intessute da questa eclettica personalità: migliaia di carte originali, dattiloscritte e manoscritte, annotazioni autografe, insieme a fotografie, video, manifesti e libri.

Arricchiscono la mostra alcuni dei suoi inseparabili oggetti, la macchina da scrivere, il basco, la borsa da viaggio, oltre ai 150 quadri provenienti dalla Pinacoteca di Brera di Milano, facenti parte della celebre collezione di 8X10 che Cesare Zavattini aveva raccolto nel corso degli incontri con alcuni tra i più importanti artisti del Novecento. Tra i tanti saranno in mostra Giacomo Balla, Antonio Ligabue, Alberto Burri, Enrico Baj, Renato Guttuso, Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Fausto Melotti, Bruno Munari, Claudio Parmiggiani, Gillo Dorfles, Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros, Mario Sironi, Alberto Magnelli e poi ancora Pietro Consagra, Roberto Crippa, Fortunato Depero, Filippo De Pisis, Gianni Dova, Michelangelo Pistoletto, Mimmo Rotella e tanti altri. Ultima sala del percorso espositivo sarà dedicata agli scatti inediti di uno dei maggiori fotografi italiani, Gianni Berengo Gardin, realizzate in occasione del lavoro che ripropone la "Luzzara" di Cesare Zavattini nel libro fotografico "Un Paese vent'anni dopo".

Nell'ambito dell'iniziativa è prevista la stampa del catalogo di mostra, "Zavattini oltre i confini", in cui sarà pubblicato al suo interno tutta la documentazione presente nell'esposizione, insieme ai recenti contributi dei membri del Comitato Scientifico dell'Archivio Cesare Zavattini. Il catalogo, tradotto anche in inglese, comprende saggi innovativi sui rapporti e l'influenza di Zavattini con la Francia (Stefania Parigi), Spagna (Alberto Ferraboschi e David Brancaleone), America Latina (David Brancaleone),  Stati Uniti (Giorgio Bertellini), Europa Orientale (Francesco Pitassio) e Africa (C. Mario Lanzafame e C. Podaliri. Specifiche ricerche sono poi dedicate al tema del viaggio nell'opera di Zavattini (Guido Conti), all'impegno per la pace (Valentina Fortichiari), al progetto su Van Gogh (Nicola Dusi), al rapporto con lo scrittore Garcia Marquez (Gualtiero De Santi) e con gli ambienti cosmopoliti ebraici (Giorgio Boccolari)".

"Dall'indagine sulla dimensione internazionale di Zavattini - continua il curatore Alberto Ferraboschi - emerge l'ampio spettro d'attività dell'autore riguardante non solo la produzione cinematografica ma anche la letteratura nonché altre forme di scambi internazionali (partecipazione a delegazioni artistico-culturali, mostre, convegni, ecc.). L'insieme di queste pratiche e contatti consente di tracciare il profilo internazionale di un intellettuale promotore di una vera e propria diplomazia culturale". (Comunicato stampa Studio Esseci)




Opera nella mostra Guerriere dal Sol Levante Guerriere dal Sol Levante
termina lo 01 marzo 2020
MAO Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

La mostra, a cura dell'Associazione Yoshin Ryu in collaborazione con il MAO Museo d'Arte Orientale di Torino, vuole rendere omaggio alla figura della donna guerriera in Giappone. La storia del Giappone comprende un periodo lungo otto secoli caratterizzato da molti scontri e battaglie, in cui le donne, in particolare quelle di classe guerriera, erano educate a compiere ogni incarico, dalla gestione finanziaria ed economica della propria famiglia fino a quelli che potevano comportare il ricorso alle armi. La donna guerriera, onna-bugeisha, era preparata alla difesa delle dimore, addestrata all'uso di svariate armi, alle battaglie campali e anche all'eventualità di darsi la morte. Rimangono di quel passato nomi famosi, le cui gesta leggendarie sono ricordate attraverso drammi teatrali, dipinti e trame cinematografiche.

Ma le donne hanno lottato nel tempo e nelle civiltà non solo con spade, alabarde, pugnali, archi e frecce: dal passato al presente, grazie al coraggio e alla creatività, hanno utilizzato altri tipi di attacco e difesa riuscendo a superare pregiudizi e impedimenti, nella letteratura, nell'arte, nel teatro, nella scienza, nella tecnologia, nell'esplorazione. Donne che con il tempo, talvolta silenziosamente e senza essere valorizzate dalla storia, sono riuscite a produrre significativi cambiamenti. La mostra tenta di sviluppare questa trama, partendo dal Giappone per trascendere epoche e frontiere, poiché molte eroine dell'odierna cultura popolare traggono origine proprio da quel passato.

La mostra sviluppa molteplici aspetti della donna guerriera, esponendo oggetti storici e artistici provenienti dalle collezioni del MAO, del Museo Stibbert di Firenze e da collezioni private. Tra le opere si potranno apprezzare armi originali, una corazza decorata di un'armatura di scuola Myochin, dipinti su rotolo verticale, stampe di celebri artisti di ukiyo-e, kimono, utensili e un elegante strumento musicale biwa settecentesco. A questi si aggiungono video, riproduzioni di oggetti in 3D e una vasta collezione di oggetti rari e preziosi legati al mondo dei manga, degli anime e del cinema, media contemporanei che hanno raccolto l'eredità delle donne guerriere creando icone indelebili come Wonder Woman, Lady Oscar, Sailor Moon e la Principessa Leia di Star Wars. Il percorso espositivo si conclude con 40 ritratti eseguiti da giovani artiste e artisti in omaggio ad altrettante donne che hanno combattuto le loro battaglie in varie epoche e territori. A corollario della mostra è organizzato un ciclo di conferenze al MAO che offre approfondimenti sul tema e una rassegna cinematografica al Cinema Centrale di Torino dedicata alla figura della donna guerriera nel mondo. La mostra è accompagnata da video installazioni, pannelli illustrativi, e da un catalogo bilingue italiano/inglese. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra di Peter Waechtler Peter Wächtler
termina lo 09 maggio 2020
Fondazione Antonio Dalle Nogare - Bolzano
Locandina

Invitato a pensare a un progetto site-specific per gli spazi e per il contesto sia della città sia della regione, Wächtler è tornato in visita più volte durante l'anno e ha analizzato luoghi fisici e di produzione che lo hanno ispirato nella realizzazione di un progetto composto di opere scultoree, fotografiche, pittoriche e video. Il risultato è una mostra - a cura di Vincenzo de Bellis - nella quale l'artista mette in evidenza alcuni aspetti caratteristici della sua pratica: l'interesse per tecniche artistiche tradizionali e artigianali; la necessità di costruzione narrativa simile a quella di un racconto (Wächtler è anche uno scrittore) e la capacità di muoversi liberamente tra diversi mezzi espressivi. Tutti questi mezzi diventano tappe di un racconto nel quale il personale si mescola all'impersonale, il soggettivo all'oggettivo, il reale al surreale o all'irreale.

Peter Wächtler lavora con una varietà di media: bronzo e ceramica, testi, disegni e video. Ma è in realtà il racconto stesso a costituire il suo materiale prediletto. Le sue opere evocano spesso una narrazione che vede figure umane o animali in stati particolari di animazione. Questi usano e adattano elementi di finzione, folklore e cultura popolare, relazionandosi sia a tradizioni specifiche che a favole comuni, e concretizzano le diverse modalità in cui una storia può essere raccontata, tanto quanto la storia in sé. Le opere di Peter Wächtler (Hannover - Germania, 1979) sono state esposte in mostre personali presso la Kunsthall di Bergen, lo Schinkel Pavillon di Berlino, al MUKHA di Anversa, alla Chisenhale Gallery di Londra e alla Reinassaince Society di Chicago. Il 30 agosto ha inaugurato una sua personale presso la Kunsthalle di Zurigo. (Comunicato stampa Lara Facco)




Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo ||| Sicilia ||| Apre al pubblico la Fonte Aretusa a Siracusa
www.fontearetusasiracusa.it

Concluso l'intervento di adeguamento strutturale e funzionale del sito, la Fonte Aretusa   ha aperto al pubblico il 6 agosto con un percorso di visita che consente di ammirarne dall'interno la bellezza, accompagnati dalle voci italiane di Isabella Ragonese, Sergio Grasso e Stefano Starna. Il percorso di visita restituisce l'emozione di un "viaggio" accanto allo specchio di acqua dolce popolato dai papiri nilotici e da animali acquatici, donati dai siracusani come devozione a una mitologia lontana dalle moderne religioni, superando le difficoltà di accedervi e permettendo di compiere una specie di percorso devozionale in piena sicurezza. L'audioguida è disponibile anche in lingua inglese, francese, spagnola e cinese.

È il primo risultato del progetto di valorizzazione elaborato da Civita Sicilia come concessionario del Comune di Siracusa con la collaborazione della Fondazione per l'Arte e la Cultura Lauro Chiazzese. Il progetto, elaborato e diretto per la parte architettonica da Francesco Santalucia, Viviana Russello e Domenico Forcellini, ha visto la collaborazione della Struttura Didattica Speciale di Architettura di Siracusa e si è avvalso della consulenza scientifica di Corrado Basile, Presidente dell'Istituto Internazionale del papiro - Museo del Papiro.

Da oltre duemila anni, la Fonte Aretusa è uno dei simboli della città di Siracusa. Le acque che scorrono nel sottosuolo di Ortigia, ragione prima della sua fondazione, ritornano in superficie al suo interno, dove il mito vuole che si uniscano a quelle del fiume Alfeo in un abbraccio senza tempo. È un mito straordinario, cantato nei secoli da poeti, musicisti e drammaturghi. La storia di Aretusa e Alfeo è una storia d'amore, inizialmente non corrisposto, tra una ninfa e un fiume che inizia in Grecia e trova qui il suo epilogo, simbolo del legame che esiste tra Siracusa e la madrepatria dei suoi fondatori. Ma la Fonte Aretusa è anche il luogo nelle cui acque, nel corso dei secoli, filosofi, re, condottieri e imperatori si sono specchiati e genti venute da lontano, molto diverse tra loro, sono rimaste affascinate, anche attraverso le numerose trasformazioni del suo aspetto esteriore.

La Fonte ospita da millenni branchi di pesci un tempo sacri alla dea Artemide e, da tempi più recenti, una fiorente colonia di piante di papiro e alcune simpatiche anatre che le valgono il nomignolo affettuoso con cui i Siracusani di oggi talvolta la chiamano, funtàna de' pàpere. Dalla Fonte si gode un tramonto che Cicerone descrisse "tra i più belli al mondo" e la vista del Porto Grande dove duemila anni fa si svolsero epiche battaglie navali che videro protagonista la flotta siracusana e dove le acque di Alfeo e Aretusa si disperdono nel mare in un abbraccio eterno. (Comunicato Ufficio stampa Civita)

  La Trinacria | Storia e Mitologia

Sicilia e Grecia





Locandina della rassegna artistica Vide Viaggio Dell'Emozione VIDE Viaggio Dell'Emozione
termina il 29 febbraio 2020
Palazzo Arnone - Cosenza

Il progetto "VIDE VIaggioDell'Emozione", ideato dal Polo museale della Calabria ora Direzione territoriale delle reti museali della Calabria e realizzato con il sostegno della Regione Calabria, è un invito al viaggio attraverso una mostra diffusa, tracciata per iniziare il viaggiatore 3.0 alle innumerevoli storie che si snodano lungo gli itinerari regionali. L'esposizione - che coinvolge 16 reperti evocativi del tema del viaggio dislocati su tutto il territorio regionale nei contesti museali di appartenenza - traccia una road map che da cammino fisico diventa esperienza emotiva, coinvolgendo l'intera rete di connessioni esistenti tra le sedi della Direzione territoriale delle reti museali della Calabria e i paesaggi culturali in cui esse insistono. La mostra ha il suo centro propulsore a Cosenza, presso Palazzo Arnone, dove una sala multimediale sviluppata con moderne tecnologie di animazione grafica computerizzata, permetterà ai visitatori di intraprendere un viaggio virtuale presso tutte le altre sedi coinvolte.

Negli altri musei e luoghi della cultura, grazie a un'applicazione dedicata, essi potranno, poi, visualizzare non solo il reperto inserito nel percorso, ma avranno la possibilità di intraprendere virtualmente ulteriori e nuovi percorsi da tracciare secondo i propri interessi e sensibilità. Il 'viaggiatore VIDE' si sposterà dal museo di Amendolara, dove piccoli scarabei testimoniano la fitta trama di scambi attivi nel mondo antico, al Museo della Sibaritide, per conoscere le insidie del viaggio degli Achei. Presso la Galleria di Cosenza vivrà l'ansia di una fuga esasperata per la salvezza e giungerà a Lamezia Terme per scoprire il mondo femminile della Magna Grecia.

Si sposterà a Vibo Valentia e Scolacium dove, silenzioso, visiterà il mondo dei morti; a Mileto entrerà in contatto con le antiche abilità dei maestri argentieri mentre a Gioia Tauro scoprirà la manifattura ceramica dei Calcidesi. Si sposterà a Bova percorrendo l'antico asse viario Reggio - Taranto, arrivando poi nella Locride dove presso Locri Epizephiri e Kaulon vivrà il forte legame tra le antiche popolazioni e le risorse naturali della regione. Poco distante raggiungerà La Cattolica e la chiesa di San Francesco, mete di un viaggio spirituale, e si sposterà alla fortezza di Le Castella che evoca ancora accese battaglie per il controllo della costa. Concluderà, al galoppo, il suo viaggio a Crotone. (Comunicato stampa)




opera di Gianfranco Gorgoni Photology Air 2019/2020
Il nuovo parco per l'arte contemporanea in Sicilia


22 giugno - 03 novembre 2019
09 aprile - 27 settembre 2020
Tenuta Busulmone - Busulmone, Noto (Siracusa)
www.photology.com

Cinque progetti naturalistico-fotografici che coinvolgeranno il curatore uruguaiano Martin Craucin e 15 artisti di fama internazionale: Gianfranco Gorgoni, Georg Reinking, Gian Paolo Barbieri, Angelo Candiano, Mario Giacomelli, Jack Pierson, Giada Barbieri, Massimo Bartolini, Mario Cresci, Juan Pedro Fabro, Emilio Fantin, Fiamma Montezemolo, Irina Raffo, Luca Vitone, Francesca Romana Gaglione. Photology, che già dal 2012 ha intrapreso un'intensa attività di diffusione delle arti fotografiche nel territorio siciliano di sud-est, è orgogliosa di presentare l'edizione 2019/2020 di Photology Air (Art In Ruins), il nuovo parco per l'arte contemporanea aperto nel 2018 nei trenta ettari della splendida Tenuta Busulmone, a Noto.

In particolare, traendo ispirazione dal tema delle "rovine" come sinonimo di modernizzazione (già trattato alla Biennale di Venezia 2014), le mostre vengono allestite negli spazi restaurati en plein air di un convento ottocentesco e lungo i tanti percorsi naturali che si trovano nella tenuta. La scelta curatoriale per il biennio 2019/2020 è ricaduta su un tema sempre più attuale, la "coscienza ambientale", e il titolo Preservaction ne è diventato l'esplicito manifesto. In particolare, le attività di Photology Air che verranno presentate nel 2019 con il titolo Prelude To Preservaction, per poi svilupparsi nel 2020 sotto il nome di Preservaction Now!, offrono ai visitatori la possibilità di confrontarsi con opere eterogenee che vogliono invitare a riflettere sulla rappresentazione artistica della natura come via di preservazione e tutela, perché la Natura, da sempre fonte di ispirazione per gli artisti di qualsiasi disciplina, è lei stessa un'opera d'arte.

Noto, fiore all'occhiello dell'arte e della cultura siciliana, è uno splendido esempio di architettura barocca di fine Settecento che domina la valle del fiume Asinaro con vista sul Mar Ionio a est e Mediterraneo a sud. Il suo centro storico è stato dichiarato nel 2002 Patrimonio dell'Umanità da parte dell'Unesco insieme con le altre città tardo barocche della Val di Noto. Dopo la ricostruzione in seguito al terremoto del 1693, Noto è divenuta una delle città d'arte più visitate del nostro paese, meta di un turismo sempre crescente, tanto da registrare un incremento medio annuo di visitatori intorno al 5% dal 2010, soprattutto internazionali. Tutta la Val di Noto è oggi meta esclusiva, non solo per il patrimonio artistico-culturale, ma anche per le eccellenze enogastronomiche, e le località turistiche della zona sono particolarmente apprezzate: le spiagge della riserva naturale di Vendicari, i laghetti di Cavagrande, la zona archeologica di Pantalica, la Villa Romana del Tellaro, Marzamemi e Noto antica.

- Prelude to preservaction
22 giugno - 03 novembre 2019

.. Land Art in America
by Gianfranco Gorgoni

Pensato per la sezione Exhibitions 2018, il progetto - introdotto da un'esclusiva scultura di Georg Reinking - propone una serie di celebri lavori del fotografo italiano Gianfranco Gorgoni esposti tra le rovine del convento ottocentesco: opere fotografiche di grande formato realizzate a partire dalla fine degli anni Sessanta, in collaborazione con i grandi maestri della Land Art americana come Christo, Walter De Maria, Michael Heizer, Nancy Holt, Richard Serra, Robert Smithson, fino ai più recenti lavori con Ugo Rondinone. L'allestimento prevede un dialogo tra gli spazi interni ed esterni del rudere, per cui Gorgoni presenta opere innovative, pensate e prodotte per essere stampate su alluminio e sottoposte a speciali trattamenti da esterno.

.. Belvedere Collectors
Project Room With a View


Da giugno 2019 Photology apre al pubblico Belvedere Collectors-Project Room with a View, l'unica zona espositiva coperta di Photology Air pensata per i collezionisti e gli amanti della fotoarte. Il nuovo spazio presenta non solo una selezione di opere originali con soggetti naturalistici di artisti di fama internazionale e un esclusivo art bookshop con libri rari, ma anche la possibilità di trovare una serie limitate di prodotti a chilometro zero provenienti dal territorio di Noto. Gli artisti scelti per questa prima edizione sono: Gian Paolo Barbieri, Angelo Candiano, Mario Giacomelli, Jack Pierson. La zona Belvedere, dal secondo piano della struttura espositiva, ha un'incredibile vista a sud verso la Riserva Naturale di Vendicari.

.. Naturalistic Trail. Planta Manent
22 giugno 2019 - 29 settembre 2020

Un'esperienza unica di walking to art con 15 istallazioni fotografiche site specific stampate su alluminio e dislocate lungo un suggestivo percorso di 2 km nella campagna mediterranea circostante la Tenuta Busulmone, che ritraggono la flora locale accompagnate da spiegazioni botaniche. Planta Manent, la catalogazione fotografica permanente realizzata da Francesca Romana Gaglione, nasce con l'obiettivo di preservare, attraverso un lavoro di ricerca gli endemismi puntiformi caratteristici dell'area circostante Tenuta Busulmone, una porzione di terra che si rivela particolarmente interessante da un punto di vista botanico per via della singolare posizione geografica e delle peculiari condizioni climatiche. Quanto più un endemismo è puntiforme, cioè relativo a un'area geografica circoscritta, tanto più sarà composto da specie ad alto rischio di estinzione. Pertanto, la prima parte del progetto, una vera e propria fase di ricerca svolta insieme al botanico Paolo Uccello, si concentrerà sull'individuazione degli arbusti, degli alberi e delle infiorescenze più vulnerabili con l'obiettivo di ricostruirne la storia. La seconda parte del progetto, invece, indagherà nella vita segreta degli elementi individuati, con l'obiettivo di trasformarli in oggetti fotografici che diventeranno parte integrante di una memoria consapevole del luogo.

.. Educational Project: Kids in action
settembre 2019 - settembre 2020

Il progetto, che verrà realizzato in collaborazione con il Comune di Noto e Legambiente ha il fine di sensibilizzare ed educare le giovani generazioni alla tutela e alla pulizia dell'ambiente circostante attraverso laboratori didattici ad hoc. Gruppi di ragazzi verranno accompagnati nel territorio del Comune di Noto con l'obbiettivo di ripulire l'ambiente naturale dai rifiuti abbandonati. Il cleaning project servirà infine per utilizzare i materiali raccolti come elementi per laboratori artistici, seguendo le orme di artisti affermati come Damien Hirst, Kcho, Micheal Fliri. Le creazioni saranno esposte nel corso della stagione in un percorso esclusivo e premiate da una giuria selezionata.

- Preservaction Now!
09 aprile - 27 settembre 2020

.. The Secret Life of Plants

La mostra The secret life of plants prende ispirazione dall'omonimo libro di Peter Tompkins e Christopher Bird, pubblicato nel 1974 e basato sulle loro ricerche nel mondo dei vegetali riguardo alla possibilità che le piante non siano soltanto organismi passivi simili ad automi, sottomessi alle forze ambientali, bensì che abbiano la capacità di comunicare, di percepire gli eventi, di memorizzarli e persino di provare emozioni. L'esposizione, curata da Martin Craciun e allestita da Photology negli spazi Air (senza copertura) del convento, sarà costituita da installazioni botaniche, opere fotografiche, sculture e video. La selezione delle opere e degli artisti è incentrata proprio sulla ricerca emotiva evidenziata nel celebre libro di Tompkins e Bird. Piante e fiori mediate dal lavoro degli artisti comunicano con il visitatore attraverso i 5 sensi in un percorso scenografico che richiama il diorama. Questi gli artisti italiani ed internazionali che esporranno: Fiamma Montezemolo, Giada Barbieri, Emilio Fantin, Luca Vitone, Massimo Bartolini, Mario Cresci, Irina Raffo, Juan Pedro Fabro.

.. Art Trail
Profondo Blu

by Gian Paolo Barbieri

Profondo Blu rende omaggio all'itinerario fotografico di Gian Paolo Barbieri, che a partire dagli anni Ottanta lo vede in luoghi esotici e lontani a collezionare ritratti inediti di un'umanità e di una natura intatta, frammenti di memoria destinati a perdersi per sempre, attimi sottratti a un processo di metamorfosi e devastazione inarrestabile. In ogni foto si può percepire la profonda meditazione dell'artista, che per la prima volta si trova da solo dietro la macchina fotografica e davanti ad un soggetto che non concepisce alcuna possibilità di alterazione di setting. Art Trail 2019 si contraddistingue per un inedito ed emozionante incontro tra natura & natura. Le eleganti opere fotografiche di Gian Paolo Barbieri, realizzate in 40 anni di viaggi in luoghi incontaminati, si fondono con lo spettacolo del paesaggio rurale della campagna netina. Photology presenta un progetto di installazioni naturalistiche con strutture realizzate da artigiani locali utilizzando materiali a chilometri zero. Il percorso prevede una serie di aree espositive su un sentiero in terra battuta di circa 2 km in mezzo a millenari carrubi, ulivi e campi di grani antichi. La mostra, composta da circa 30 opere di grande formato e stampate in tricromia su materiali da esterno sarà percorribile a piedi con un normale abbigliamento sportivo o con speciali visite guidate con biciclette assistite elettricamente.

.. In the air tonight

La stagione di mostre di Photology Air per il 2020 si arricchisce di eventi esclusivi di approfondimento dal titolo In the Air Tonight. Da maggio ad agosto con cadenza settimanale si alterneranno nella zona cinema e relax una serie di presentazioni e incontri a tema seguendo la linea curatoriale Preservaction. Prima e dopo le proiezioni degli Earth Films, il programma In the Air tonight prevede una serie di art talks con il pubblico degli artisti partecipanti alle mostre, simposi di enti e fondazioni coinvolti nel progetto, lectures con presentazioni fotografiche, visite guidate notturne al cosmo, performance musicali e piccole rassegne teatrali. Sono stati invitati a partecipare: Emilio Fantin, Stefano Tirelli e Massimiliano Nebuloni, Pier Raffaele Platania, Greta Scacchi e Nicky Rohl, Luca Vitone. Gli appuntamenti verranno confermati con date e orari sull'apposito sito web e attraverso la guida Photology Air.

.. Art Film Festival
Earth Film


Photology Air si prefigge per il 2020 l'obiettivo di diventare un luogo di incontro e cultura imprescindibile per le serate netine, anche attraverso la settima arte, il cinema. La rassegna Earth Films propone una ricca selezione di lungometraggi e documentari di fama internazionale, collegati dalla comune tematica green. La sala cinema, posizionata in una location d'eccezione come il convento ottocentesco restaurato, vedrà alternarsi a pellicole note e acclamate da pubblico e critica, altre tutte da scoprire. Le proiezioni, che si susseguiranno per tutta la stagione, saranno accessibili gratuitamente fino ad esaurimento posti. Il programma definitivo della rassegna cinematografica verrà reso noto nella sezione del sito web dedicata e tramite la guida Photology Air. (Comunicato De Angelis Press)




Donazioni alla Galleria Nazionale di Cosenza

La Galleria Nazionale di Cosenza acquisisce a pieno titolo nelle sue collezioni sei interessanti sculture provenienti dalle collezioni della famiglia Bilotti. Incrementano da oggi il patrimonio del museo, illustrando importanti segmenti dell'arte italiana del Novecento, le seguenti sculture Cavallo e cavaliere con berretto frigio di Giorgio de Chirico, Portatrice di fiaccola di Emilio Greco, Grande maternità di Antonietta Raphael Mafai, Onice e Solida di Pietro Consagra, Gigantea di Mimmo Rotella. Le sculture sono già presenti nel museo ed esposte in via definitiva, ad esclusione della Grande maternità di Antonietta Raphael Mafai che sarà presentata a conclusione degli interventi di manutenzione e restauro di cui necessita. La donazione fa seguito alle altre che recentemente hanno concluso il loro iter. Sono infatti entrate a far parte delle collezioni museali anche le opere Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni, donata da Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona, e Natura donata dall'artista cosentino Giulio Telarico, già in esposizione rispettivamente nella sezione grafica dedicata all'artista futurista e nella sezione di Arte Contemporanea.

Il Polo Museale e la Galleria Nazionale di Cosenza hanno frattanto avviato le procedure finalizzate all'acquisizione in comodato d'uso gratuito di cinque disegni di Umberto Boccioni; i disegni a conclusione dell'iter andranno ulteriormente ad arricchire la sezione grafica dedicata al maestro del Futurismo. Le acquisizioni portate a felice conclusione e quelle in programma sono frutto di intese e accordi che rientrano fra gli obiettivi che il Polo Museale della Calabria e la Galleria Nazionale si sono posti per promuovere relazioni proficue con il territorio, accrescere, valorizzare il patrimonio d'arte e cultura e favorirne la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa)




"Ritratto" attribuito a Giorgione
Opera rientrata in Italia e poco conosciuta

www.letramedigiorgione.it

Danila Dal Pos, curatrice della mostra "Le trame di Giorgione", annuncia l'inserimento in mostra di un'opera che sicuramente farà discutere. "E' patrimonio di una importante collezione veneziana - annuncia la curatrice - ed è rientrata in Italia dopo essere stata in collezioni francesi e americane. Pur presente e citata in vari vecchi cataloghi e monografie su Giorgione, pochi hanno avuto modo di ammirarla in una mostra". "Sono convinta che questa mostra possa offrire -sottolinea la curatrice- l'occasione ideale per un confronto tra esperti di Giorgione e dell'arte veneta del primo Cinquecento, per giungere ad un serio approfondimento su questo dipinto che la tradizione attribuisce al Maestro di Castelfranco".

Si tratta di un prezioso, piccolo olio (cm.26,5x21,4) su cui, da tempo, gli studiosi si interrogano. Il quesito riguarda naturalmente la reale paternità del Ritratto di giovane, soggetto della tavoletta. Giorgione? Un artista della sua cerchia, Tiziano? Nessuno di questi? Per la mostra castellana, Augusto Gentili, che di Giorgione è uno dei maggiori studiosi, ha esaminato quest'opera, riservandole un particolare e curioso saggio in catalogo: potrebbe trattarsi di un lavoro giovanile di Giorgione, diremmo oggi di un Giorgione ancora alla ricerca della sua strada. Andando a ritroso nella storia di questo prezioso dipinto, Gentili risale agli anni '30 del secolo scorso, quando il Ritratto era presente in una importante collezione privata parigina. Già allora gli esperti si interrogavano su chi ne fosse l'autore e il nome di Giorgione venne più volte avanzato.

Retrocesso a prodotto "di cerchia" nelle monografie giorgionesche di Richter (1937) e Morassi (1942), il ritratto è infine esposto a Venezia alla mostra Giorgione e i giorgioneschi nel 1955. In catalogo, il curatore Zampetti ricorda i precedenti, pubblica una riproduzione - peraltro assai poco leggibile - dopo "il recente restauro" (affermando che questo "ha molto avvantaggiato la possibilità di riconoscere le buone qualità del dipinto") e informa che la tavoletta è ormai in collezione privata a New York. Il tutto senza sbilanciarsi nel giudizio e nell'attribuzione. "Quel che viene dopo - sottolinea Gentili - è ripetizione del già detto o già scritto, o memoria della mostra veneziana: anche perché a questo punto il Ritratto si eclissa per quasi mezzo secolo prima di ricomparire a sorpresa in laguna.

Gentili si spinge ad affermare che "l'incerto e spaurito ritratto potrebbe essere di Giorgione sui primissimi anni del Cinquecento: del Giorgione sperimentale, inventivo e innovativo di testa, ma ancora incerto e spaurito di mano, che qualsiasi catalogo dei possibili esordi accredita di una decina di opere drammaticamente diverse l'una dall'altra, e nessuna sicura più dell'altra". Si tratterebbe dunque dell'opera di un giovane Giorgione, teso a sperimentare e risperimentare per trovare la sua cifra stilistica: siamo probabilmente di fronte al punto di partenza di un percorso che avrà come traguardo il Ritratto Giustinian di Berlino. "Certezze assolute non ce ne sono ancora - spiega Danila Dal Pos - ma quest'opera si colloca a livelli molto alti e poterla finalmente ammirare da vicino, come si potrà fare in Casa di Giorgione, è un'occasione da non perdere". (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Particolare dalla locandina della inaugurazione del Museo Federico II Stupor Mundi a Jesi A Jesi un nuovo Museo: il Museo Federico II Stupor Mundi
Museo multimediale per rivivere la storia che ha cambiato la Storia

www.federicosecondostupormundi.it

Nello storico Palazzo Ghislieri a Jesi, la città che ha dato i natali a Federico II di Svevia, inaugurato l'1 luglio il primo grande museo a lui dedicato, che riprende l'appellativo con cui veniva chiamato l'imperatore dai suoi contemporanei per affermare la sua inesauribile curiosità intellettuale. Il progetto è nato dalla volontà dell'imprenditore e presidente della Fondazione Federico II Stupor Mundi, Gennaro Pieralisi, di dedicare al grande Imperatore un luogo che potesse ripercorrerne la vita straordinaria, raccontare le sue imprese sia in politica che in cultura, e diffondere la conoscenza degli edifici, palazzi, castelli e vestigia, ancora conservati in Italia e in Europa.

Il Museo è stato realizzato con fondi privati e il contributo di Fondazione Marche in collaborazione con il Comune di Jesi, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, la Fondazione Federico II Hohenstaufen, la Fondazione Pergolesi Spontini e la Regione Marche. La curatela scientifica è stata affidata a Anna Laura Trombetti Budriesi, docente di Storia medievale all'Università degli Studi di Bologna, coadiuvata da Laura Pasquini e Tommaso Duranti, ricercatori presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dello stesso ateneo. L'allestimento museografico è stato realizzato dalla società Volume S.r.L di Milano, capofila per questo progetto di un team di aziende quali Euphon, Studio'80, Castagna-Ravelli e Sydonia Production.

Il Museo Federico II Stupor Mundi sorge in una posizione unica al mondo: la stessa piazza dove il 26 dicembre 1194 Costanza d'Altavilla, sotto una tenda in mezzo al popolo, diede alla luce Federico II Hohenstaufen, futuro Re di Germania e di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero. Il ricordo della città natale rimase vivo nella memoria dell'Imperatore Svevo, come mostra la lettera inviata agli abitanti di Jesi nell'agosto 1239, nella quale la descrive come "nobile città della Marca, insigne principio della nostra vita, terra ove la nostra culla assurse a particolare splendore" e la definisce "la nostra Betlemme". La nascita di Federico II nella città marchigiana, ed i privilegi ad essa concessi dai suoi eredi, è alla base dell'antica definizione di "Jesi Città Regia".

Federico II di Hohenstaufen non fu solo un grande politico e condottiero, ma anche un personaggio di rara intelligenza, un fine intellettuale e studioso capace di anticipare i tempi. Si circondò di poeti eccelsi, con cui fondò la Scuola Poetica Siciliana, alla base della nascita della letteratura italiana; i suoi interessi per il sapere e la ricerca comprendevano anche i campi della medicina, dell'astronomia e della matematica, fu uomo di potere e uomo di cultura. Sedici sale tematiche, disposte su tre piani, che attraverso accurate ricostruzioni scenografiche e tridimensionali, installazioni multimediali e l'utilizzo di tecnologie di ultima generazione, come il video mapping e supporti touch-screen, costituiranno un vero e proprio viaggio immersivo e multisensoriale alla scoperta di Federico II di Svevia: la nascita e la storia dei suoi antenati; l'incoronazione come Imperatore nella medievale Basilica di San Pietro; il suo rapporto con i papi e la Chiesa; la Crociata in Terrasanta; le mogli e la discendenza; la sua passione per la falconeria (fu autore di un prezioso trattato ancora oggi attuale e modernissimo); il suo sconfinato interesse per le arti, le scienze e il sapere, che hanno contribuito a creare l'immagine di un mito che, per la prima volta, viene racchiusa in un unico luogo. (Comunicato ufficio stampa Flaminia Casucci)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

Ballerini che danzano a ritmo di musica swing Logo della Associazione Pizzaiuli Iniziative della Società Dante Alighieri Berlino
www.danteberlin.com

Nei primi mesi del 2020 una serie di eventi tra la musica e la cucina, tra il cinema e l'editoria fino ad arrivare all'economia e la diplomazia: il Dante Day sulle note di ballate medievali; il 250esimo anniversario di Beethoven su quelle della musica classica; l'Impresa di Fiume attraverso il cinema; gli italiani a Berlino e le relazioni italo-tedesche.




- Serata Swing e musica italiana dagli anni '50 a oggi
28 febbraio, ore 18.30
ingresso gratuito (soci), 5€ (tutti)

Serata di Swing e musica italiana assieme alla Jakkle Band, affermato gruppo italo-berlinese il cui repertorio spazia dal swing al blues, al rock 'n' roll allo ska. Con il meglio del repertorio italiano dagli anni '50 a oggi. Conferma della presenza preferibilmente entro 24h prima dell'evento al seguente indirizzo mail info@danteberlin.com o alla pagina www.facebook.com/events/622080438557774/

- L'Arte dei pizzaiuoli napoletani
06 marzo 2020, ore 18.00
Ingresso gratuito

In collaborazione con l'Associazione dei Pizzaiuoli napoletani, un evento-mostra che vuole raccontare l'antica arte della pizza e celebrare al contempo l'inserzione di quest'ultima nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO. Con una mostra fotografica a cura della Fondazione Univerde; il sorteggio del vincitore o della vincitrice di un corso professionale per avere la qualifica di Pizzaiuolo napoletano; degustazione finale di vera pizza napoletana preparata dal ristorante "Mangiare Berlin". Confermateci la vostra presenza preferibilmente entro 24h prima dell'evento all'indirizzo info@danteberlin.com o alla pagina www.facebook.com/events/786161231875208 (Comunicato stampa)




"Paul Auster e il cinema"
27 febbraio 2020, ore 17
Fondazione Bianciardi - Grosseto
www.fondazionebianciardi.it

Rapporto tra cinema e letteratura come viaggio di andata o ritorno senza differenza di valore. Per "La pagina e lo schermo", la narrazione di Paul Auster, grande indagatore di una New York più bassa dei grattacieli, più vicina alle persone e in parallelo quella di Wang con il suo Smoke, piccolo gioiello filmato, a propria volta spunto per una terza scrittura alternativa. Un intreccio poco indagato, ricco di sorprese. A cura di Lucia Matergi e Nino Muzzi. (Comunicato stampa)




Alessandro Haber in una foto di scena della rappresentazione teatrale del romanzo Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller Morte di un commesso viaggiatore
25-26 febbraio 2020, ore 20.45
Teatro Comunale di Monfalcone
www.teatromonfalcone.it

La Stagione di Prosa prosegue con la celeberrima pièce di Arthur Miller, fra i dieci lavori teatrali più significativi del Novecento secondo la classifica del "Time", rappresentato di continuo in tutto il mondo. Tradotta e adattata da Masolino D’Amico e diretta da Leo Muscato, la storia del commesso Willy Loman si rivela un’appassionante e attualissima macchina teatrale. Coprodotto da Goldenart insieme al Teatro Stabile del Veneto e al Teatro Stabile di Bolzano, lo spettacolo vede in scena, a dare corpo e voce ai protagonisti della vicenda e a capitanare un ottimo cast, Alessandro Haber e Alvia Reale, fra gli interpreti più intensi e sensibili della scena italiana.

Perché il Commesso colpisce così profondamente? E perché è così americano (ma allo stesso tempo così internazionale)? Perché è la storia di un sogno, la storia di un piccolo uomo e del suo sogno più grande di lui. Nato in un paese giovane e impaziente, forse figlio di immigrati, Willy Loman non ha radici, vuole salire nella scala sociale e sogna a occhi aperti il successo facile e veloce. È un commesso viaggiatore che si guadagna da vivere con la parlantina, e ha allevato i figli al culto dell’apparenza e della superficialità, ma ha finito per farne dei falliti.

È anche nella forma che il lavoro colpì ai suoi tempi per la novità, stimolando i registi (Elia Kazan e Luchino Visconti furono i primi) a trovare soluzioni per una narrazione di tipo cinematografico, con brevi scene in più luoghi e con un continuo altalenare fra presente e passato. Morte di un commesso viaggiatore mischia verità e allucinazione, si svolge contemporaneamente sulla scena e nella testa del protagonista, nella quale noi spettatori, a differenza dagli altri personaggi, siamo chiamati a entrare. Ne risulta una macchina di teatro che è rimasta appassionante e attuale oggi come ai giorni del suo debutto. Alle 20.00, al Bar del Teatro, nell'ambito di "Dietro le quinte", avrà luogo una presentazione a cura di Mario Brandolin, critico teatrale. (Comunicato stampa)




Iniziative dell'Accademia delle Belle Arti di Catanzaro

Cinema - Dimore storiche - Editoria speciale, l'Accademia delle Belle Arti di Catanzaro punta sulle proprie forze e investe nuove energie per progettare un futuro possibile ai suoi allievi e non soltanto sul territorio. In pochi giorni, durante la prima settimana di febbraio 2020, pur nel disagio del repentino cambio di sede, alla presenza del Direttore Vittorio Politano, di docenti e allievi, si sono svolti nell'Aula Magna dell'ex Educandato, tre appuntamenti di tutto rilievo.

Per prima, il 5 febbraio, è stata presentata "Prossimamente. Rassegna di cinema italiano da ritrovare", con la visione del cortometraggio "Il matrimonio". A cura della prof.ssa Letizia Paonessa e il prof. Andrea La Porta, l'appuntamento è stato siglato dalla presenza della regista Paola Salerno. Temi e argomenti suggeriti dal talk curato dal prof. Francesco Cuteri, hanno acceso un vivace dibattito che ha prodotto riflessioni importanti tra docenti e allievi. La prossima data è il 12 febbraio con il film "Lo sguardo di Michelangelo" per la firma del regista Michelangelo Antonioni.

È seguita, la mattina del 6 febbraio, con la presenza del Presidente dell'Accademia Giuseppe Soriero, e dello stesso Direttore Vittorio Politano, l'Ambasciatore Gian Ludovico de Martino, presidente e legale rappresentante ADSI Calabria, la presentazione ufficiale di "Ritratto di dimora". Un progetto impaginato dal prof. Mauro Francesco Minervino che prevede oltre alla conoscenza e valorizzazione delle dimore storiche anche la partecipazione delle allieve e allievi dell'Accademia che interverranno attivamente nel progetto con la realizzazione di immagini artistiche dal vero e fotografie dei luoghi interessati.

Non da ultimo, nel pomeriggio del 6 febbraio, l'incontro "Dall'Invisibile al Virtuale" al Museo Marca moderato dalla prof.ssa Simona Caramia. Il progetto è nato dall'intreccio d'idee dei proff. Maurizio Lucchini e Sonia Golemme con quelle dello storico dell'arte e direttore dell'Alma Artis Academy, Dario Matteoni. Il riferimento è il libro di Italo Calvino, "Le Città invisibili", preso a prestito per sviluppare un atlante metropolitano fantastico. Le immagini virtuali delle pagine del libro, attraverso una simulazione immersiva sono rese visibili tramite un lettore ottico. L'accademia è viva, e si muove tra storia e cinema e nuove tecnologie. Va in direzione della realizzazione di un sogno, come ricorda un motto che campeggia alto nell'ingresso del cortile interno. Le tre iniziative consacrano l'ampia offerta culturale dell'Istituzione, declinata in un fitto programma didattico avviato già da precedenti attività e notevoli altri appuntamenti, come le giornate di didattica esterna, le proposte di Ceilings, ecc.

L'Accademia, intercettando il bisogno di riscatto di una regione, il più delle volte, messa ai margini nel panorama nazionale, riveste pertanto un ruolo importante in una società civile, e attraverso una programmazione didattica e culturale di ampio respiro - intende quindi continuare a promuovere giornate speciali, momenti di riflessione, o appuntamenti extra-curricolari con l'obiettivo di guardare in una prospettiva futura che convogli energie e che sia capace di aprire al dialogo con la città, le altre istituzioni, le accademie, i musei e le associazioni. Per diventare sempre di più un punto di riferimento per la città di Catanzaro e la Calabria in grado di parlare alle generazioni che verranno. Cinema, editoria e dimore storiche dunque ma non solo. L'Accademia ha in programma numerose altre attività, che andranno a ribadire la vocazione culturale dell'Istituzione e l'alto spessore professionale dei docenti che la compongono. Nell'ottica di continuare a generare fermento, l'Accademia, con le parole di Corrado Alvaro, vuole "conservare memorie per progettare futuro". (Anna de Fazio Siciliano)




Sport Film Festival

La 40esima edizione della rassegna dedicata all'audiovisivo a tema sportivo si è svolta Palermo dal 20 al 26 gennaio 2020. Ogni anno la Commissione cinematografica composta da giornalisti, critici, personalità del mondo sportivo, dell'arte e spettacolo, realizza una selezione di film di genere sportivo, nel quadro della promozione dei valori dello Sport. L'SFF presenta un programma in cui, oltre alle proiezioni dei film selezionati (al cinema Multisala di Palermo), prevede convegni e incontri con i produttori.

Una delle novità della rassegna siciliana, diretta da Roberto Oddo e organizzata dal Centro di Comunicazione Visiva, è la partecipazione alla competizione di film e documentari dedicati agli E-Sport, ovvero i videogiochi e gli sport realizzati attraverso dispositivi elettronici. Durante la rassegna è stata allestita la mostra "Cinema e sport" che attraverso una documentazione video-fotografica ed editoriale ha rappresentato la storia dello Sport Film Festival. L'edizione di quest'anno, che ha raggiunto un record nelle presenze internazionali, è stata gemellata con il Premio Massimo Troisi. In ricordo di Massimo Troisi è stato proiettato il film Il Postino. Enzo Decaro, attore che ha iniziato la carriera artistica nel trio "La Smorfia" - insieme con Massimo Troisi e Lello Arena - ha ricevuto il Premio alla Carriera.

Alla conclusione di una selezione tra 495 film in concorso tra lungometraggi, cortometraggi, film dedicati al calcio e allo sport paralimpico prodotti tra il 2016 e il 2019, provenienti da 54 Stati, sono stati assegnati i Premi - il Paladino d'Oro - in varie categorie, durante una cerimonia svolta al al teatro Politeama di Palermo.

Premi Paladino d'Oro

- Miglior Lungometraggio: Butterfly (Italia)
- Migliore Regia: Benjamin Best Sorry Game (Germania)
- Miglior Documentario: She Is Ocean (Russia)
- Miglior Cortometraggio: 8 (Usa)
- Miglior Fiction: The Buzz (Ungheria)
- Migliore Sceneggiatura Aimone's Dreams (Italia)
- Miglior Film Calcistico: The Making Of: José Mourinho (Inghilterra)
- Miglior Film Straniero: Reflecting Ice (Finlandia)
- Miglior Film Paralimpico: 10km/h (Canada)
- Migliore Fotografia: The Botton Turn (Inghilterra)
- Migliore Colonna Sonora: Mission 8 (Germania)
- Miglior Montaggio: L'ingegnere dei record (Italia)
- Migliore E-Sport: To Win it all (Usa)
- Premio del Pubblico ("Social Award"): Take tour Mark Banu (India)
- Premio "School Award": Road to the Final (Inghilterra)




Locandina della rassegna cinematografica Vite nell'arte Storie, visioni e vissuti dietro le immagini Vite nell'arte
Storie, visioni e vissuti dietro le immagini


14 gennaio - 28 aprile 2020 (ogni martedì alle ore 17.30, ingresso libero)
Goethe-Institut Palermo (Cantieri Culturali alla Zisa)
www.goethe.de/palermo | Locandina

Con il nuovo anno riparte anche l'appuntamento con il cinema tedesco a Palermo. Il Goethe-Institut inaugura nel 2020 una nuova rassegna cinematografica dedicata alle vite di grandi artisti. La rassegna prevede una proiezione settimanale per un totale di 15 film tutti in versione originale con sottotitoli in italiano. Ad aprire la rassegna il 14 gennaio è un'anteprima, il film di Gregor Schnitzler Lotte am Bauhaus (2019). Trasmesso nella tv tedesca nel 2019 in occasione dei 100 anni del Bauhaus, il film, attraverso la vita della studentessa Lotte, ripercorre gli anni della Repubblica di Weimar e del movimento architettonico e artistico lanciato da Walter Gropius. Ancora una donna sarà la protagonista del film di chiusura il 28 aprile, Paula (2019) di Christian Schwochow che narra la vita e la scomparsa prematura della pittrice Paula Modersohn-Becker.

Insieme alle vite di Lotte e Paula, "la rassegna getta uno sguardo sulle storie personali di alcuni maestri e interpreti dell'arte visiva - spiega la direttrice del Goethe-Institut Palermo, Heidi Sciacchitano - mette insieme storie di vita movimentate ed emozionanti che ripercorrono alcuni momenti fondamentali della storia tedesca e austriaca, dalle grandi rivolte del '500 alla memoria della ex Repubblica Democratica Tedesca, fino ad arrivare ai nostri giorni". Le vite nell'arte sono quelle di artisti quali Joseph Beuys, Käthe Kollwitz, Neo Rauch, Egon Schiele, Gerhard Richter. Molti dei film proiettati in Sala Wenders sono in anteprima per l'Italia.

In collaborazione con Città di Palermo - Assessorato alle CulturE, Palermo Culture, Accademia di Belle Arti Palermo, Verein Düsseldorf Palermo e.V., Goethe-Zentrum Palermo, SudTitles. Grazie alla collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Palermo e con il Verein Düsseldorf Palermo e.V., alcune proiezioni saranno precedute da introduzioni a cura di esponenti di spicco della scena artistica locale e tedesca, di docenti, esperti e critici d'arte. In programma, inoltre, iniziative collaterali legate alla rassegna. Anche per questa rassegna il Goethe-Institut prevede matinée per gli alunni con orari e date da concordare con le scuole.

___ Calendario delle proiezioni

14.01. Lotte am Bauhaus (Lotte al Bauhaus)
21.01. Beuys
28.01. Werk ohne Autor (Opera senza autore)
04.02. Jörg Ratgeb, Maler (Jörg Ratgeb, pittore)
11.02. Käthe Kollwitz - Bilder eines Lebens (Käthe Kollwitz - Quadri di una vita)
18.02. Freddy (Eddy)
25.02. Beltracchi - Die Kunst der Fälschung (Beltracchi - L'arte della falsificazione)
03.03. Ich und Kaminski (Io e Kaminski)
10.03. Egon Schiele: Tod und Mädchen (Egon Schiele)
17.03. Neo Rauch - Gefährten und Begleiter (Neo Rauch - Compagni e accompagnatori)
24.03. Caspar David Friedrich - Grenzen der Zeit (Caspar David Friedrich - Confini del tempo)
31.03. Im Winter ein Jahr (Un anno in inverno)
07.04. Gerhard Richter - Painting
21.04. Das Salz der Erde (Il sale della terra)
28.04. Paula

___ Sinossi

.. 14.01. Lotte am Bauhaus (Lotte al Bauhaus)
regia di Gregor Schnitzler
Germania 2019, 105 min.
Con Alicia von Rittberg, Noah Saavedra, Jörg Hartmann, Nina Gummich

Weimar, 1921: Contro la volontà della sua famiglia, la giovane Lotte s'iscrive alla scuola d'architettura, arte e design Bauhaus, dove studia con il visionario Walter Gropius. La filosofia del Bauhaus non prevede soltanto una fusione tra arte e artigianato ma promuove anche il libero sviluppo dell''uomo nuovo'. Lotte ci trova il suo amore e ottiene la possibilità di studiare in quanto donna, a pari diritti con i suoi compagni maschi. Il film, che omaggia i 100 anni dalla nascita del Bauhaus (1919), racconta anche un pezzo di storia tedesca contemporanea. Il Bauhaus venne chiuso nel 1933, sotto la pressione del nazionalsocialismo.

.. 21.01. Beuys
regia di Andres Veiel
Germania 2017, 107 min.

Lo scultore, disegnatore, attivista, teorico e insegnante Joseph Beuys (1921-1986) è una delle figure più controverse della scena artistica tedesca del '900. Nel suo concetto artistico includeva anche il coinvolgimento attivo dell'artista nella società: "Sì, voglio ampliare la coscienza delle persone." Il documentario raccoglie materiali d'archivio inediti, collage di documenti visivi e sonori e testimonianze di contemporanei del grande artista provocatore.

.. 28.01. Werk ohne Autor (Opera senza autore)
regia di Florian Henckel von Donnersmarck
Germania 2018, 186 min.
Con Tom Schilling, Sebastian Koch, Paula Beer, Saskia Rosendahl, Oliver Masucci, Ina Weisse
* In occasione del Giorno della Memoria

Negli anni '60 il giovane artista Kurt Barnert fugge dalla Repubblica Democratica Tedesca verso la Germania dell'Ovest. Ma anche qui viene perseguitato dai suoi ricordi dell'epoca nazista e del regime comunista all'Est che hanno segnato la sua gioventù. Barnert si innamora della studentessa Elisabeth 'Ellie' Seeband in cui vede anche una musa. Nei quadri che nascono da questa ispirazione, Barnert lavora sui traumi del suo passato e al contempo riflette su quelli di un popolo intero. Ispirato alla vita del pittore Gerhard Richter, il film ha ricevuto una nomination ai premi Oscar 2019 nella categoria miglior film in lingua straniera.

Jörg Ratgeb, Maler - Foto film © DEFA Stiftung - Dietram Kleist .. 04.02. Jörg Ratgeb, Maler (Jörg Ratgeb, pittore)
regia di Bernhard Stephan
Repubblica Democratica Tedesca 1977, 96 min.
Con Alois Švehlík, Margrit Tenner, Olgierd Lukaszewicz, Henry Hübchen

Alla vigilia della guerra dei contadini, il pittore Jörg Ratgeb è deciso a non lasciarsi coinvolgere nelle liti politiche. Vuole invece finire un suo dipinto del Cristo, ma gli manca un modello adeguato. Si mette in viaggio, ma invece di trovare il volto ricercato, incontra solo episodi di violenza che lo costringono a prendere posizione e ad impegnarsi attivamente. La sua nuova visione delle cose si rifletterà inevitabilmente anche nei suoi dipinti. Un dramma storico che solleva la questione della connessione tra arte e politica. La proiezione è preceduta da una breve introduzione a cura del pittore e docente dell'Accademia di Belle Arti di Palermo Fulvio Di Piazza.

.. 11.02. Käthe Kollwitz - Bilder eines Lebens (Käthe Kollwitz - Quadri di una vita)
regia di Ralf Kirsten
Repubblica Democratica Tedesca 1986, 93 min.
Con Jutta Wachowiak, Fred Düren, Carmen-Maja Antoni, Gerd Baltus

Senza seguire fedelmente la cronologia degli eventi, il film racconta tappe importanti della vita della grafica, pittrice e scultrice Käthe Kollwitz. Quando scoppia la prima guerra mondiale, l'artista ha 47 anni. La morte del figlio, entrato volontariamente nell'esercito, la segnerà a vita e lascerà delle tracce nella sua opera. Costernata osserva anche la vita dei poveri nel suo quartiere di Berlino nonché l'esito sanguinoso della rivoluzione di novembre. Tutto ciò nonostante attraverso la sua arte continui a lottare per un mondo migliore.

.. 18.02. Freddy (Eddy)
regia di Tini Tüllmann
Germania 2016, 94 min.
Con Felix Schäfer, Jessica Schwarz, Anna Unterberger, Burghart Klaußner, Robert Stadlober

Il pittore Freddy è accusato di aver aggredito sua moglie e rischia di perdere il figlio. Nel bel mezzo della crisi, sbuca improvvisamente Eddy, il fratello gemello creduto morto. Quando Eddy comincia ad immischiarsi nella vita dell'artista, questa prende una svolta catastrofica. Solo gli incontri con la nuova vicina sono inizialmente un raggio di speranza. Freddy perde man mano il controllo. Eddy è davvero ancora vivo o è solo frutto delle sue allucinazioni? Un thriller psicologico che, come in Dr. Jekyll e Mr. Hide, si confronta con la parte più buia del nostro "io".

.. 25.02. Beltracchi - Die Kunst der Fälschung (Beltracchi - L'arte della falsificazione)
regia di Arne Birkenstock
Germania 2014, 98 min.
Con Wolfgang e Helene Beltracchi

Per anni, il falsificatore d'arte più spettacolare della storia, Wolfgang Beltracchi, ha creato e venduto quadri nello stile di celebri pittori. Non copie di opere esistenti, ma nuovi lavori che Beltracchi e sua moglie hanno spacciato come opere disperse e ritrovate. Né esperti né galleristi si sono mai accorti dell'inganno. Fino al 2011, anno in cui Beltracchi viene scoperto e condannato a sei anni di prigione. Uno straordinario documentario che esplora le dinamiche e le contraddizioni del mercato dell'arte, che la vicenda di Beltracchi rivela in modo divertente e scioccante.

.. 03.03. Ich und Kaminski (Io e Kaminski)
regia di Wolfgang Becker
Germania / Belgio 2015, 119 min.
Con Daniel Brühl, Jesper Christensen, Amira Casar, Denis Lavant, Jördis Triebel, Geraldine Chaplin

Il critico d'arte Sebastian Zöllner cerca il successo: vuole scrivere un libro di rivelazioni su Manuel Kaminski. Il vecchio pittore, un tempo illustre e ora quasi dimenticato, allievo di Matisse e amico di Picasso, si è ritirato in uno chalet sulle Alpi e si dice sia diventato cieco. Zöllner lo trova, si intrufola senza scrupoli nella sua vita, ruba alcuni dei suoi dipinti e lo convince a fare un viaggio alla ricerca del suo amore di gioventù. Presto però Zöllner capisce che il vecchio è molto più lucido e furbo di quanto non creda. Road movie intriso di umorismo nero, tratto dall'omonimo romanzo di Daniel Kehlmann.

.. 10.03. Egon Schiele: Tod und Mädchen (Egon Schiele)
regia di Dieter Berner
Austria / Lussemburgo 2016, 110 min.
Con Noah Saavedra, Maresi Riegner, Valerie Pachner, Marie Jung, Hilde Berger

Agli inizi del XX secolo, Egon Schiele è tra gli artisti più provocatori e controversi di Vienna. La sua arte è ispirata da donne bellissime e da un'epoca che sta volgendo al termine. Due donne in particolare condizionano la sua vita e la sua espressione artistica: sua sorella e sua prima musa, Gerti, e la diciassettenne Wally, probabilmente l'unico vero amore di Schiele, immortalata nel famoso dipinto "La morte e la fanciulla". Mentre i dipinti di Schiele creano scandalo, collezionisti lungimiranti e artisti già acclamati come Klimt, iniziano a riconoscere il valore della tormentata arte del giovane.

.. 17.03. Neo Rauch - Gefährten und Begleiter (Neo Rauch - Compagni e accompagnatori)
regia di Nicola Graef
Germania 2016, 104 min.

Il pittore Neo Rauch, nato nel 1960 a Lipsia, ex Germania Est, è considerato uno degli artisti più importanti della sua generazione. Nota a livello internazionale, l'opera di Rauch ruota attorno al tema della 'patria' ma non manca di confrontare lo spettatore con motivi enigmatici e scene equivoche. Il documentario riunisce voci e testimonianze di compagni, collezionisti e ammiratori di Rauch nonché di sua moglie, la pittrice Rosa Loy, e svela il meccanismo un po' perverso che regola il funzionamento del mercato internazionale dell'arte.

.. 24.03. Caspar David Friedrich - Grenzen der Zeit (Caspar David Friedrich - Confini del tempo)
regia di Peter Schamoni
Germania / Repubblica Democratica Tedesca 1986, 84min.
Con Helmut Griem, Sabine Sinjen, Hans Peter Hallwachs

"Chi vuole attraversare i confini del proprio tempo è giudicato male dal mondo o considerato pazzo". Così diceva amareggiato Caspar David Friedrich guardando le sue opere non comprese e disprezzate negli ambienti artistici del suo tempo. Il film si accosta alla vita e all'opera del famoso pittore paesaggista del Romanticismo, la cui arte fu scoperta e riconosciuta solo decenni dopo la sua morte. Motivo per cui nel film non c'è un interprete a rappresentare il pittore, ma questi diventa protagonista attraverso i suoi dipinti e le voci delle persone che gli sono state attorno. Il film è stato girato nei luoghi originali che hanno ispirato Friedrich.

.. 31.03. Im Winter ein Jahr (Un anno in inverno)
regia di Caroline Link
Germania 2008, 128 min.
Con Karoline Herfurth, Josef Bierblicher, Corinna Harfouch, Hanns Zischler, Mišel Maticevic

Eliane Richter commissiona al pittore Max Hollander un ritratto dei suoi due figli. La ventiduenne Lilli è una talentuosa studentessa di danza, mentre suo fratello Alexander è morto appena un anno prima. Disgustata dall'idea di trasformare il fratello scomparso in un 'oggetto di decorazione', Lilli inizialmente si ribella alla presenza dell'artista. Questi invece si avvicina in modo cauto e rispettoso, esplorando poco a poco il legame che unisce ancora i due fratelli. Tra modella e pittore si sviluppa gradualmente un rapporto di fiducia.

.. 07.04. Gerhard Richter - Painting
regia di Corinna Belz
Germania 2011, 98 min.

Nato a Dresda nel 1932, Gerhard Richter fugge dall'Est verso l'Ovest dove diventa studente della prestigiosa Accademia delle Belle Arti di Düsseldorf. Ad oggi viene considerato uno degli artisti più importanti dell'epoca contemporanea. Lontano dai soliti ritratti d'artista, l'accattivante documentario accompagna Gerhard Richter nel suo atelier e racconta la creazione di alcuni dipinti dalla prima bozza all'apertura della mostra a New York.

.. 21.04. Das Salz der Erde (Il sale della terra)
di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado
Francia / Brasile / Italia 2014, 110 min.

Il fotografo brasiliano Sebastião Salgado ha passato quattro decenni della sua vita a fotografare la sofferenza nel mondo. Le sue immagini testimoniano in modo sconvolgente tragedie umane come la guerra, la fame, la fuga e la distruzione. Quando la sofferenza vista e vissuta rischia di sopraffarlo, Salgado decide di fotografare i luoghi paradisiaci rimasti sulla terra - inizia così il progetto più importante della sua vita: Genesis. Un viaggio fotografico verso le origini della terra in questo documentario monumentale diretto da suo figlio e da Wim Wenders.

.. 28.04. Paula
regia di Christian Schwochow
Germania / Francia 2019, 123 min.
Con Stanley Weber, Carla Juri, Roxane Duran, Joel Basman, Albrecht Schuch

Nata a Dresda nel 1876, Paula Becker scopre presto la sua passione per l'arte. Da donna non viene ammessa all'Accademia delle Belle Arti di Berlino, ma continua a formarsi privatamente. Raggiunge il gruppo di artisti di Worpswede e nel 1899 si trasferisce a Parigi per studiare. Lì incontra il suo futuro marito Otto Modersohn nonché la scultrice Clara Westhoff e il suo compagno, lo scrittore e poeta Rainer Maria Rilke. Il talento della pittrice sarà riconosciuto solo dopo la sua scomparsa prematura nel 1907. (Comunicato stampa)




Logo della 66esima edizione del Taormina Film Festival Taormina Film Fest
66esima edizione, 28 giugno - 04 luglio 2020

Taormina Film Fest e Videobank S.p.A. nuovamente insieme per il prossimo triennio, sotto l'egida della Fondazione Taormina Arte Sicilia e dell'Assessorato Regionale del Turismo dello Sport e dello Spettacolo, per continuare a scrivere la storia di uno dei festival cinematografici internazionali più longevi e prestigiosi d'Europa. A dirigere il festival con il consueto entusiasmo Leo Gullotta, vincitore di 3 David di Donatello e 4 Nastri d'Argento, icona siciliana nel mondo appena reduce dal doppiaggio di Joe Pesci in "The Irishman" di Martin Scorsese e dal travolgente successo di acclamate tournée teatrali.

È invece un ritorno alle origini per il regista Francesco Calogero - storico collaboratore del festival, già organizzatore delle retrospettive e curatore del catalogo sotto la direzione artistica di Guglielmo Biraghi e Sandro Anastasi, poi anche conduttore degli incontri con gli autori nelle successive edizioni dirette da Enrico Ghezzi - al quale sono affidate le categorie competitive della Selezione Ufficiale. Sarà quindi Francesco Alò, dal 2002 firma per Il Messaggero, incontrastato e autorevole protagonista delle video-recensioni sul web per BadTaste.it, a farsi carico dei titoli che ineriscono al "nuovo corso" dell'audiovisivo, dalle amatissime serie tv delle più celebri piattaforme e i loro protagonisti ai blockbuster che ogni sera popoleranno il Teatro Antico, al pari degli oltre 3.000 spettatori che il 5 luglio scorso hanno assistito al debutto di "Spider-Man: Far From Home" di Jon Watts.

E, sempre nell'ottica di una "opération vérité", è una precisa scelta editoriale quella di voler tornare a riservare la principale delle categorie competitive internazionali alle opere prime e seconde come quando, nel segno di una fortunata e memorabile epoca festivaliera, proprio a Taormina, nel '73, veniva premiato il debutto cinematografico di Steven Spielberg con "Duel" (senza dimenticare quelli di Robert Rodriguez con "El mariachi", di Luca Guadagnino con "Qui" e le innumerevoli novità proposte nella Settimana del Filmnuovo). Si rinsalda così il legame tra la nobile tradizione dell'evento e il rinnovato appuntamento che - ritrovata l'opportuna competitività e continuità - non si alimenta esclusivamente di ricordi ma, valorizzando il territorio e con ampia visione strategica, prosegue la sua inarrestabile crescita su un piano eminente, sempre al centro della programmazione cinematografica e della filiera festivaliera. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Taormina FilmFest - Reggi&Spizzichino Communication)




140 giorni alla Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate
1 marzo 2020: a bassa velocità sui binari delle linee ferroviarie che hanno fatto la storia dei territori italiani

www.mobilitadolce.org

Mentre la primavera sta per nascere, nella prima domenica di marzo in tutta Italia i riflettori si accenderanno sui territori da vivere in mobilità dolce lungo le preziose ferrovie dismesse, in occasione della coinvolgente Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate, primo evento nazionale ad inaugurare la stagione outdoor in slow motion e giunta alla 13a edizione. Concepito dalla Co.Mo.Do., ente indipendente del terzo settore nato per lo sviluppo della mobilità dolce nel tempo libero, e coordinato dalla DMO Mediterranean Pearls e dalla Società Italiana di Mobilità Dolce e Turismo Sostenibile (Simtur), l'iniziativa, in cui si intrecciano natura, archeologia industriale, sport e ruralità mediterranea, è diventata un must per gli appassionati del turismo outdoor.

L'evento va incontro alle aspettative di molte comunità locali che si attivano per la riconversione delle vecchie tratte ferroviarie dismesse come itinerari turistico-culturali o per la riapertura delle tratte ferroviarie sospese, e che chiedono di essere ascoltate, di sentirsi parte integrante di un sistema paese spesso centrato sulle grandi metropoli e dimentico delle migliaia di piccoli comuni e borghi. La Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate si dilaterà per altri 30 giorni dando vita al Mese della mobilità dolce (fino al 1 aprile) e inglobando eventi a piedi, a cavallo e in bici, portando a un ordito dinamico fra bellezza, paesaggio e storia. Non si tratta solo di rivendicare che il tessuto ferroviario esistente venga salvaguardato per garantire il trasporto locale: l'obiettivo è quello di favorire lo sviluppo di un microsistema economico, sociale e culturale integrato nel rispetto di patrimoni naturalistici territoriali che migliorino la qualità della vita delle aree, al fine di tenere insieme la filiera circolare formata da istruzione, lavoro, cittadinanza, turismo e sviluppo. (Comunicato stampa)




Logo della rassegna Aqua Film Festival Aqua Film Festival
5a edizione, 26, 27, 28 marzo 2020
Casa del Cinema - Roma
www.aquafilmfestival.org

Quinta edizione dell'Aqua Film Festival, rassegna internazionale che vuole rappresentare, con lo strumento cinematografico e di documentazione, lo straordinario mondo dell'acqua nei suoi diversi valori e funzioni di utilizzo, per scoprire nuovi talenti cinematografici e nel campo dell'audiovisivo. Direttore Artistico e fondatrice del Festival è Eleonora Vallone - pittrice, stilista, autrice, attrice di cinema, televisione e teatro, giornalista ed esperta di metodologie salutistiche in acqua. Dal 1 ottobre 2019 al 20 febbraio 2020 sarà possibile partecipare al bando. (Estratto da comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication).




Locandina del Taormina Film Fest 2019 Premi del Taormina Film Fest 2019
www.taorminafilmfest.it

Si è conclusa la 65a edizione del Taormina Film Fest, che, con 78 film in programma in rappresentanza di 24 differenti Paesi, ha riscosso un grande successo di pubblico e critica. Un Festival vincente anche sui social, con 400mila visualizzazioni che riguardano solo la settimana della kermesse fino alla serata di venerdì. La sessantacinquesima edizione del Taormina Film Fest, che ha visto la presenza di star internazionali quali Nicole Kidman, Octavia Spencer, Julia Ormond, Oliver Stone, Peter Greenaway, Phillip Noyce e Richard Dreyfuss, è prodotta e organizzata da Videobank, con la direzione artistica di Silvia Bizio e Gianvito Casadonte.

Al festival la Apple ha annunciato il proprio ingresso ufficiale in un festival internazionale, presentando la sua nuova serie drammatica Truth Be Told, creata da Nichelle Tramble e ispirata dal romanzo di Kathleen Barber e ha presentato il documentario The Elephant Queen, diretto da Mark Deeble e Victoria Stone e il film Hala, diretto da Minhal Baig per la produzione esecutiva di Jada Pinkett Smith. La giuria lungometraggi, composta da Oliver Stone, André Aciman, Carlo Siliotto, Paolo Genovese, Elisa Bonora, Carolina Crescentini e Julia Ormond ha decretato come vincitori:

- Premio Cariddi d'Oro per il Miglior Film: Show Me What You Got, di Svetlana Cvetko
- Premio Cariddi d'Argento per la Miglior Regia: Minhal Baig per Hala
- Premio Cariddi d'Argento per la Miglior Sceneggiatura: Picciridda, scritto da Paolo Licata con la collaborazione di Ugo Chiti e basato sul romanzo di Catena Fiorello
- Premio Maschera di Polifemo per il Miglior Attore: Jarrid Geduld per il film Ellen: die storie van Ellen Pakkies
- Premio Maschera di Polifemo per la Miglior Attrice: Jill Levenberg per il film Ellen: die storie van Ellen Pakkies
- Menzioni Speciali: "Nello spirito delle giovani donne viste in Hala, Show me what you got, Picciridda, This Teacher, Vai, In the life of Music e Azali vorremmo onorare le interpretazioni di Marta Castiglia e Lucia Sardo nel film Picciridda".

La giuria documentari composta da: Donatella Finocchiaro, Bedonna Smith, Andrea Pallaoro e Patrizia Chen assegna il Premio Cariddi.

- Premio Miglior Documentario a One Child Nation diretto da Nanfu Wang e Jialing Zhang. Sottolinea la giuria "un film che ci ha commosso profondamente per la sua onestà e per il suo impegno a dare luce su un momento buio nella storia che continua ad avere impatto sulla vita di miliardi di persone intorno al mondo oggi".

- Menzioni Speciali a Patma Tungpuchayakul per Ghost Fleet e a Andrea Crosta per Sea of Shadows. La motivazione della giuria recita: "due personaggi che abbiamo incontrato nei film che abbiamo visto e che hanno toccato i nostri cuori come eroi, avendo messo la loro vita in pericolo e rischiando tutto per difendere l'umanità e il futuro del pianeta".

Gli altri premi:

- Premio Videobank a Guja Jelo e a Maria Incudine
- Premio Angelo D'Arrigo a Oliver Stone
- Premio del Festival a Luca Josi, Executive Vice President, Brand Strategy, Media & Multimedia Entertainment di Tim Vision "per il significativo contributo che ha dato al cinema in Italia con le sue pubblicità collegate all'immaginario filmico".
- Premio Wella a Maria Grazia Cucinotta
- Menzione Speciale Taormina Film Fest al corto Il giorno più bello, scritto e diretto da Valter d'Errico e prodotto da Jo Champa.
- Premio Center Stage Competition per il Miglior Film della giuria di studenti delle università di Catania e Messina, coadiuvato da studenti internazionali a Spiral Farm, di Alec Tibaldi, con Piper De Palma
- Premio Center Stage Competition Miglior Regia a Julia Butler per Slipaway
- Premio Special Air Italy per un giovane emergente siciliano a Marta Castiglia per la sua interpretazione in Picciridda

Nel corso di questi giorni hanno ricevuto il Taormina Arte Award: Bruce Beresford, Nicole Kidman, Phillip Noyce, Fulvio Lucisano, Peter Greenaway e Octavia Spencer, oltre a Martha Coolidge, Julia Ormond e Alessandro Haber e Dominique Sanda che lo hanno ricevuto nel corso della cerimonia finale. Il Festival, che quest'anno ha visto come madrina l'attrice e modella spagnola Rocío Muñoz Morales è stato presentato, nelle serate al Teatro Antico, dalla conduttrice e attrice Carolina Di Domenico, prodotto e organizzato per il secondo anno consecutivo da Videobank, in collaborazione con la Fondazione Taormina Arte (sostenuta dall'Assessorato regionale al Turismo e dal Comune di Taormina), con la direzione artistica di Silvia Bizio e Gianvito Casadonte. (Comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Premio Tenco 2018 al cantautore Adamo
20 ottobre 2018
Teatro Ariston di Sanremo 

L'edizione 2018 del Premio Tenco è stat dedicata al tema "Migrans - Uomini, idee, musica" e il cantautore Adamo incarna lo spirito di chi, partendo dall'Italia, ha portato canzoni e cultura oltre confine. Nell'ambito dell'edizione Premio Tenco 2018, il cantautore Adamo sarà insignito del prestigioso Premio e si esibirà sul palco del Teatro Ariston, a dieci anni dal suo ultimo live italiano. Nella prolifica produzione di Adamo emerge un messaggio universale per "Questo mondo che ha male", dove povertà, sete di potere, stupidità umana e mancanza di comunicazione, tradiscono una carenza d'amore. Per lui, "Il futuro non esiste", perché la fede nell'avvenire resta nelle nostre mani.

Adamo attualmente è impegnato nella preparazione di un nuovo album (uscita prevista nel 2019) con brani di grandi autori italiani, prodotto da Dino Vitola, a cui seguirà una tournée nazionale ed internazionale, che riporterà Adamo nel suo paese di origine, l'Italia. La passione per la musica e una qualità vocale tinta di emozioni hanno fatto di Salvatore Adamo (1943) uno dei cantautori poeticamente e commercialmente più riusciti in Europa e nel mondo. Salvatore Adamo, primo di sette fratelli, è migrato in Belgio a Ghlin-Jemappes (Mons) dalla città di Comiso (Sicilia) nel 1947 con i suoi genitori all'età di tre anni. Ragazzo timido e gentile, inizia il cammino verso il successo in un concorso indetto da radio Lussemburgo, presenta la canzone "Si J'osais" con la quale il 14 febbraio 1960 fa il suo esordio radiofonico e successivamente vince la finale a Parigi.

L'album di debutto - Adamo '63/'64 - con "Tombe La Neige" e "Vous Permettez, Monsieur?" lo trasforma in una celebrità mondiale. La passione per la musica e le qualità artistiche lo hanno reso una delle stelle più grandi nel mondo musicale in lingua francese. Impone la sua musica senza tempo, passando dall'Europa, dall'America del Sud e del Nord, dal Medio Oriente, dall'Africa, dall'Asia per arrivare al Giappone. E' stato ai primi posti nelle Hit-Parade in più di cinquanta nazioni. Della canzone "Tombe la neige" (oltre ad essere stata per 72 settimane al primo posto in Giappone) esistono più di ottocento versioni in giro per il mondo, delle quali cinquecento nel solo Giappone. Nel corso della sua carriera ha composto più di cinquecento canzoni (parole e musica), pubblicato Venticinque Album studio (in Francia) e venduto più di 100 milioni di dischi, vinto ventidue Dischi d'Oro (quelli da 1 milione di dischi cadauno) entrando così di diritto nell'albo dei migliori cantanti di tutti i tempi. (Comunicato Ufficio stampa Alessandra Placidi)

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Fermo-immagine del cantautore Adamo dal film Les Arnaud




Locandina di presentazione di Il diario di Angela - Noi due cineasti Il diario di Angela. Noi due cineasti
un film di Yervant Gianikian
alla 75esima Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia

Ogni giorno, da sempre, Angela tiene un diario, scritto e disegnato: fatti pubblici, privati, incontri, letture, tutto vi viene registrato. Anche il rapporto di due viaggi in Russia, 1989-1990. Cadeva l'URSS. Diario su librini cinesi, sin da prima di Dal Polo all'Equatore (1986), del nostro ininterrotto lavoro sulla violenza del 900. Dai nostri tour negli Stati Uniti con i "Film Profumati" di fine anni '70, all'Anthology Film Archive di New York, al Berkeley Pacific Film Archive... Rileggo ora questi diari e rivedo il film-diario di tutti questi anni, sono rimasto da solo, dopo molti anni di vita e di lavoro d'arte insieme. L'ho portata sulle Alpi Orientali che amava e dove insieme camminavamo.

Angela rivive per me nelle sue parole scritte a mano, con calligrafia leggera, che accompagnano i suoi disegni, gli acquarelli, i rotoli lunghi decine di metri. Guardo i nostri film privati, dimenticati. Registrazioni che stanno dietro al nostro lavoro di rilettura e risignificazione dell'archivio cinematografico documentario. La vita di ogni giorno, fatta di cose semplici, le persone vicine che ci accompagnano, la ricerca nel mondo dei materiali d'archivio, un viaggio in Armenia sovietica con l'attore Walter Chiari. Testimonianze che nel corso del tempo abbiamo raccolto. E' il mio ricordo di Angela, della nostra vita. Rileggo questi quaderni e ne scopro altri a me sconosciuti. (...) Rivedere l'insieme dei quaderni del Diario infinito di Angela e lo sguardo all'indietro dei nostri film privati, che accompagnano la nostra ricerca. Il mio disperato tentativo di riportarla al mio fianco, di farla rivivere, la continuazione del nostro lavoro come missione attraverso i suoi quaderni e disegni, una sorta di mappa per l'agire ora, che ne contiene le linee direttrici e ne prevede la continuazione. Angela ed io abbiamo predisposto nuovi importanti progetti da compiere. La promessa, il giuramento, di continuare l'opera. (Yervant Gianikian)

Angela Ricci Lucchi è nata a Ravenna nel 1942. Ha studiato pittura a Salisburgo con Oskar Kokoschka. E' scomparsa lo scorso 28 febbraio a Milano. Yervant Gianikian ha studiato architettura a Venezia, già dalla metà degli anni '70 si dedica al cinema, l'incontro con Angela Ricci Lucchi segnerà il suo percorso artistico e privato. I film di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi sono stati presentati nei più importanti festival internazionali, da Cannes a Venezia, da Toronto alla Berlinale, da Rotterdam a Torino alle Giornate del Cinema Muto. Retrospettive della loro opera sono state ospitate nelle maggiori cineteche del mondo (dalla Cinémathèque Française alla Filmoteca Española, dalla Cinemateca Portuguesa al Pacific Film Archive di Berkeley) e in musei come il MoMA di New York, la Tate Modern di Londra e il Centre Pompidou di Parigi.

Tra i luoghi che hanno ospitato le loro installazioni, citiamo almeno la Biennale di Venezia, la Fondation Cartier Pour l'Art Contemporain di Parigi, la Fundacio "La Caixa" di Barcellona, il Centro Andaluz de Arte Contemporaneo di Siviglia, il Mart di Rovereto, il Witte de With Museum di Rotterdam, il Fabric Workshop and Museum di Philadelphia, il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, il Museo d'Arte Contemporanea di Chicago, l'Hangar Bicocca di Milano, Documenta 14 a Kassel. (Comunicato stampa Lara Facco)

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Il diario di Angela. Noi due cineasti
by Yervant Gianikian
at 75th Venice International Film Festival

Angela always kept a diary, writing and drawing in it every day: public events, private matters, people she had met and things she had read, everything was noted down. Even accounts of two trips to Russia, 1989-1990. Just when the USSR was crumbling. A diary about little Chinese books, even from before Dal Polo all'Equatore (1986) and our continuous work on 20th-century violence. From our tours around the United States with "Perfumed Films" in the late 1970s to the Anthology Film Archive of New York and Berkeley Pacific Film Archive. As I reread these diaries and visualise a film-diary covering all those years, I am now on my own after living and working together on art projects for so many years. I took her with me to the eastern Alps she once loved so much and where we used to go walking together. Angela comes back to life for me in her handwritten words and soft handwriting accompanying her drawings, watercolours, rolls and rolls of film measuring dozens of metres in length.

I watch our private, forgotten films. Recordings that lie behind our work on reinterpreting and re-evaluating the documentary film archive. Everyday life made up of just ordinary things, the people who were close to us, our research in the world of archive materials, a trip to Soviet Armenia with the actor Walter Chiari. Memorabilia we collected down the years. These are my recollections of Angela and our life together. As I reread these notebooks I discover others I knew nothing about. (...) Looking back over all the notebooks composing Angela's endless Diary and taking another look back at those private films of ours accompanying our research work. My desperate attempt to have her back at my side again, to bring her back to life, so that we can carry on our work together as our purpose and mission in life, through her notebooks and drawings, a sort of map of what I now need to do, containing all the guidelines and how I should continue. Angela and I have made plans for important new projects together. A promise, a pledge, to continue our work. (Yervant Gianikian)

Angela Ricci Lucchi was born in Ravenna in 1942. She studied painting in Salzburg with Oskar Kokoschka. She passed away on 28th February in Milan. Yervant Gianikian studied architecture in Venice before deciding to focus on film in the mid-1970s. Meeting Angela Ricci Lucchi was a turning point in both her artistic career and private life. Yervant Gianikian and Angela Ricci Lucchi's films have been shown at the most important international film festivals, including Cannes, Venice, Toronto, the Berlinale, Rotterdam, Turin and the 'Giornate del Cinema Muto' (silent film festival). Retrospectives of their work have been hosted at some of the world's most important film archives (i.e. Cinémathèque Française, Filmoteca Española, Cinemateca Portuguesa and Pacific Film Archive in Berkeley) and in museums like MoMA in New York, the Tate Modern in London and Pompidou Centre in Paris.

Among those places that have hosted their installations, it is at least worth mentioning the Venice Biennial, Fondation Cartier Pour l'Art Contemporain in Paris, Fundacio "La Caixa" in Barcelona, Centro Andaluz de Arte Contemporaneo in Seville, the Mart in Rovereto, Witte de With Museum in Rotterdam, Fabric Workshop and Museum in Philadelphia, Palais des Beaux-Arts in Brussels, the Contemporary Art Museum in Chicago, Hangar Bicocca in Milan, and Documenta 14 in Kassel. (Press release)




Oltreconfine
www.goethe.de/italia/oltreconfine

Cosa sappiamo della vita che ci si lascia alle spalle in fuga da una guerra? Cosa conosciamo di chi decide di mollare tutto, casa, amici e affetti per arrivare in un luogo in cui ogni cosa è estranea, ostile? Da oggi è online una Webserie in sei episodi girata tra i Balcani, la Germania e l'Italia, in cui sei giovani registi raccontano sei storie di partenze, viaggi e arrivi oltreconfine. La serie è stata prodotta dal Goethe-Institut in Italia che ha selezionato le idee di tre studenti della dffb (Deutsche Film- und Fernsehakademie) di Berlino e tre del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo. I film sono stati scritti e girati grazie alla collaborazione di due tutor autorevoli, Andres Veiel a Berlino e Stefano Savona a Palermo, entrambi registi e documentaristi premiati nell'ambito di prestigiosi festival.

Le sei storie sono l'occasione per entrare nelle vite di altrettanti protagonisti che, per motivi e in momenti storici diversi tra loro, hanno attraversato i confini del proprio paese e della propria vita. Le sei storie sono Houzayfa's Items di Carlotta Berti, Virginia Nardelli e Alessandro Drudi, Mangoes grow in Winter di Benedetta Valabrega e Claudia Mastroroberto, Filthy Maddening Race di Luca Capponi e Alessandro Drudi, 175 km di Borbála Nagy, Historia Magistra Vitae di Tamara Erbe e Sans Sommeil di Sarah Yona Zweig. (Comunicato Ufficio Stampa e Relazioni Esterne Goethe-Institut Rom)




Paese dei Festival - Foto Ross La Ciura - Goethe-Institut Logo Il Paese dei Festival Il Paese dei Festival
I Festival come motori culturali sul territorio italiano

Al Goethe-Institut Palermo un incontro dei festival culturali italiani

www.goethe.de/palermo

I rappresentanti di otto festival culturali italiani si sono dati appuntamento a Palermo. Motivo dell'incontro un invito del Goethe-Institut, che ha promosso un progetto d'eccellenza creato ad hoc proprio per loro. Si tratta di "Il Paese dei Festival", un percorso finalizzato a mettere a confronto chi si occupa di festival culturali nel Sud della penisola, ovvero creare un momento di scambio e approfondimento attraverso tre incontri, di cui il primo si è appena concluso e i prossimi due si terranno nel 2018. "Obiettivo del progetto - spiega Heidi Sciacchitano, direttrice del Goethe-Institut Palermo - è quello di proporre ai partecipanti di affrontare un percorso comune di training professionale che stimolerà i direttori e i rappresentanti di otto festival a sperimentare un metodo di gestione coerente, sostenibile, internazionale e di alta qualità. In ciò ci avvarremo della consulenza e preparazione nella formazione di esperti e professionisti del settore, tra cui la Fondazione Fitzcarraldo di Torino."

Nell'incontro appena tenuto, i rappresentanti dei festival hanno affrontato in tre giorni di workshop il tema della progettazione culturale tra territori e sostenibilità. Al Goethe-Institut di Palermo sono arrivati gli organizzatori di:

.. Cufù Festival (Castrofilippo - Agrigento)
.. Eruzioni Festival (Ercolano - Napoli)
.. Festival della Letteratura Mediterranea (Lucera - Foggia)
.. La Digestion (Napoli)
.. L'Isola delle Storie, Festival letterario di Gavoi (Gavoi - Nuoro)
.. MainOFF, Congresso delle musiche e delle arti elettroniche indipendenti (Palermo)
.. Sicilia Queer Filmfest (Palermo)
.. Valdemone Festival (Pollina - Palermo)

"Sono stati giorni intensi e meravigliosi per il nostro Festival - scrive su Facebook Maria Del Vecchio, direttrice organizzativa del Festival della Letteratura Mediterranea di Lucera (Foggia). Abbiamo condiviso progetti, visioni, sorrisi, problemi, fatiche e ancora sorrisi. Il confronto è motivo certo di crescita e motore di scelta. Esiste un esercito di persone che crede che la cultura possa mutare le sorti dei nostri territori, del nostro Sud. Lontano dalla retorica e dalle lamentele: fare e costruire, edificare, progettare con passione. Condividere questa scelta, che a volte ci sembra una dannazione, ci fa sentire più forti, più convinti e felici."

A guidare gli incontri è stata la Fondazione Fitzcarraldo, un centro indipendente che svolge attività di progettazione, ricerca, formazione e documentazione sul management, l'economia e le politiche della cultura, delle arti e dei media. Gli esiti degli incontri e dei workshop saranno resi pubblici dal Goethe-Institut attraverso una pubblicazione bilingue italiana e tedesca, che sarà realizzata e messa a disposizione di altri festival e soggetti interessati. I prossimi incontri si terranno a marzo 2018 con analisi dei pubblici e strategie di audience development, e settembre 2018 con strategie di fundraising. Il Paese dei Festival - I Festival come motori culturali sul territorio italiano gode del patrocinio della Città di Palermo - Assessorato alla Cultura, e della Regione Sicilia - Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo - Ufficio Speciale Sicilia Film Commission / Ufficio Speciale per il Cinema e l'Audiovisivo. (Comunicato stampa - novembre 2017)




Lyda Borelli nel film La memoria dell'altro "La memoria dell'altro"
Proiezione della versione restaurata


Nella cornice della mostra veneziana dedicata a Lyda Borelli, primadonna del Novecento (01 settembre - 15 novembre 2017), allestita a Palazzo Cini a cura di Maria Ida Biggi, direttrice dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma, la proiezione, il 10 novembre presso l'Aula Magna dell'Ateneo Veneto, di La memoria dell'altro (1913), opera rara ed emblematicamente rappresentativa del temperamento e dell'arte della grande diva. Il film è stato restaurato per l'occasione dal CSC - Cineteca Nazionale in collaborazione con l'Istituto per il Teatro e il Melodramma - Fondazione Giorgio Cini e con il sostegno degli eredi di Lyda Borelli.

La proiezione è accompagnata da musica dal vivo a cura della pianista Cinzia Gangarella e preceduta da una conferenza introduttiva, con interventi di Maria Ida Biggi, direttrice dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma, Daniela Currò, conservatrice della Cineteca Nazionale della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, e Angela Dalle Vacche, docente di Storia del Cinema presso il Georgia Institute of Technology di Atlanta. Il film ripropone il sodalizio di Lyda Borelli con Mario Bonnard e Vittorio Rossi Pianelli, rispettivamente nei ruoli dell'amante tragico e dell'innamorato respinto, già sperimentata con grande successo in Ma l'amor mio non muore! realizzato sempre nel 1913 dalla Film Artistica "Gloria", per la regia di Mario Caserini, film canonico del genere "diva film" italiano.

La memoria dell'altro è un dramma passionale e tragico, che si incentra sul personaggio emancipato e anticonformista di Lyda, aviatrice acclamata, guidatrice di automobile, danzatrice formidabile, ma anche donna appassionata e sensuale, fatalmente travolta da un sentimento che la conduce all'estremo delle sue possibilità e della sua volontà. Sono memorabili i voli aerei, preceduti dalla preparazione meticolosa dell'aviatrice e e seguiti da un pubblico festante; altrettanto notevoli sono gli esterni veneziani, su cui il racconto indugia, facendo muovere i protagonisti tra magnifici scenari, tra arrivi spettacolari in vaporetto, approdi in gondola e passeggiate da Grand Tour in Piazza San Marco.

La memoria dell'altro

Regia di Alberto Degli Abbati, 1913, 79';
Produzione: Film Artistica "Gloria", Torino;
Visto censura: n. 2084 del 24 dicembre 1913;
Lunghezza originale: 1650/2000 metri (sei parti);
Soggetto: baronessa De Rege;
Fotografia: Angelo Scalenghe;
Personaggi e interpreti: Mario Bonnard (Mario Alberti), Lyda Borelli (l'aviatrice Lyda), Felice Metellio (il giornalista), Letizia Quaranta (Cesarina), Emilio Petacci, Vittorio Rossi Pianelli (il principe di Sèvre).

Sinossi: La bella aviatrice Lyda respinge l'assidua corte del principe di Sèvre e s'innamora del giornalista Mario Alberti che, nonostante sia fidanzato con Cesarina, accetta l'invito di Lyda a raggiungerla a casa sua. Insospettita, Cesarina segue Mario e lo sorprende in una scena d'amore con la giovane. Approfittando di una breve assenza di Lyda, Cesarina riesce a sottrarre alla rivale Mario, convincendolo a lasciarla. Abbandonata, Lyda si concede all'amore del principe di Sèvre. Ma la donna non riesce a dimenticare Mario. Qualche tempo dopo, mentre la coppia si trova a Venezia, Lyda rincontra Mario in un teatro: colti dalla passione riaccesa, i due fuggono a Parigi per vivere il loro amore. Ma la felicità viene troppo presto guastata da una malattia che costringe Mario a letto per lunghi mesi. La miseria spinge Lyda a cercare aiuto: lo trova presso un gruppo di apaches generosi che rimangono conquistati nel vederla danzare. Il ritorno a casa però è amaro: Mario è morto. Disperata, anche Lyda si ammala e muore in una triste corsia d'ospedale dopo aver richiamato per l'ultima volta alla memoria l'immagine del suo amato Mario. (dalla scheda di Marco Grifo in Enciclopedia del Cinema in Piemonte)

Il film è stato restaurato a partire da un duplicato negativo safety b/n con didascalie italiane conservato dal CSC - Cineteca Nazionale, stampato nel 1977 da una copia nitrato d'epoca, attualmente non più conservata. Ad oggi questo duplicato costituisce l'unico testimone del film, con l'unica eccezione di un frammento di circa 200 metri conservato dalla Filmoteca Española di Madrid, un positivo nitrato con didascalie spagnole e colorazioni per imbibizione, relativo al finale del film. Rispetto a una lunghezza originale che le filmografie moderne ricostruiscono tra i 1650 e i 2000 metri, corrispondenti a una suddivisione in sei parti, il duplicato italiano ha una lunghezza di 1484 metri: risulta quindi incompleto, oltre che in gran parte privo dell'originaria suddivisione in atti (con eccezione della didascalia che introduce il I Atto).

Tuttavia le lacune, concentrate entro la prima metà del film, non incidono particolarmente nella comprensione generale della trama. Il duplicato negativo d'archivio è stato digitalizzato a risoluzione 2k e sono stati eseguiti interventi di stabilizzazione e di restauro digitale dell'immagine, con la rimozione dei difetti più evidenti, rimasti "fotografati" sul duplicato dalla copia nitrato originale, come righe, macchie, spuntinature, strappi. Si è cercato di non eccedere con l'intervento di pulizia mantenendolo entro i limiti della giusta fruibilità, tenendo conto del fatto che, in ogni caso, il materiale di partenza è rappresentato da un duplicato di tarda generazione.

Sulla base di questo stesso criterio è stata eseguita la color correction, con la finalità di uniformare il tono fotografico, scegliendo di mantenere il bianco e nero del duplicato negativo di partenza, senza tentare una restituzione delle colorazioni originarie. Si è ritenuto, infatti, che il campione di confronto rappresentato dal frammento della Filmoteca Española non fosse sufficientemente rappresentativo per una ricostruzione per congettura delle colorazioni dell'intero film. Le lavorazioni sono state eseguite interamente a cura del CSC - Cineteca Nazionale nell'estate - autunno 2017. (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Stampa, Comunicazione, Editoria Centro Sperimentale di Cinematografia (Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca Nazionale))




Locandina FeliCittà FeliCittà
Un ritratto acustico di Palermo


www.goethe.de/felicitta

Se la felicità ha un suono, qual è? Qual è il suono o il rumore di Palermo che rende felici? Il duo artistico Katharina Bihler e Stefan Scheib raccontano Palermo attraverso i suoi suoni e le testimonianze dei suoi cittadini, per scoprire che uno degli elementi fondamentali della sua felicità è la musica. I podcast sono ascoltabili online. Il duo Liquid Penguin, ovvero Katharina Bihler e Stefan Scheib, hanno ricercato lo scorso anno i suoni della felicità in Italia, Paese nel quale da sempre i tedeschi immaginano che la felicità sia di casa. Voci e musica, il vivace rumoreggiare di una città, il silenzio, la tranquillità, ma soprattutto il mare, sono le fonti di felicità più ricorrenti che i Liquid Penguin hanno trovato a Trieste, Roma, Napoli e Palermo durante il loro "Viaggio in Italia" nell'ambito del progetto "Felicittà" del Goethe-Institut Italien.

Il ritratto di Palermo è ora online sul sito del Goethe-Institut. Su è possibile ascoltare, preferibilmente in cuffia, i 70 podcast realizzati a partire da quasi 100 ore di registrazioni. Il capoluogo siciliano viene raccontato attraverso le orecchie di artisti e personalità importanti che hanno svelato i luoghi che per loro rappresentano la felicità. L'ensemble Liquid Penguin, composto dalla autrice Katharina Bihler e dal compositore Stefan Scheib, lavora dal 1996 nel campo di musica contemporanea, arte sonora e radiodrammi. Per le loro opere gli artisti hanno ricevuto numerosi premi come il "Deutscher Hörspielpreis", il premio per il miglior radiodramma e altri. (Comunicato stampa)




Presentazione racconto di Sasha Marianna Salzmann «In bocca al lupo»
Racconto di Sasha Marianna Salzmann ispirato alla città di Palermo


"Hausbesuch - Ospiti a casa", progetto del Goethe-Institut, ha portato la scrittrice, curatrice e drammaturga tedesca Sasha Marianna Salzmann a Palermo, ospite in casa dei palermitani. Da questa esperienza è nato il racconto ispirato al capoluogo siciliano In bocca al lupo.

Sasha Marianna Salzmann (Volgograd - ex Unione Sovietica, 1985) attualmente è autrice in residenza del teatro Maxim Gorki di Berlino, ben noto per le sue messe in scena dedicate alla post-migrazione. La sua pièce teatrale Muttermale Fenster blau ha vinto nel 2012 il Kleist Förderpreis. Nel 2013 il premio del pubblico delle Giornate Teatrali di Mülheim (Mülheimer Theatertage) è stato assegnato all'opera teatrale Muttersprache Mameloschn che affronta tre generazioni di tedeschi ebrei. Sasha Marianna Salzmann è famosa per i suoi ritratti umoristici dedicati a tematiche politiche. Il suo racconto In bocca al lupo è stato scritto durante il suo soggiorno nel capoluogo siciliano nel luglio 2016 per il progetto "Hausbesuch - Ospiti a casa" del Goethe-Institut. Tradotto in cinque lingue, farà parte di un e-book che uscirà in primavera e che il Goethe-Institut presenterà alla Fiera del Libro di Lipsia. (Comunicato Goethe-Institut Palermo)

Racconto scaricabile alla pagina seguente

Pagina dedicata al soggiorno palermitano di Sasha Marianna Salzmann, con videointervista

"7 domande a Sasha Marianna Salzmann e Tucké Royale"

Informazioni sul progetto "Ospiti a casa" e sugli altri "ospiti"




"Giallo Kubrick": Le Ultime Cento Ore

Alla Biblioteca "Luigi Chiarini" del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma è conservata una sceneggiatura dattiloscritta del 1964 intitolata Le Ultime Cento Ore, attribuita a Stanley Kubrick, della quale non esiste traccia in nessuna monografia, filmografia, studio. Si tratta di una copia di deposito legale catalogata nei primi anni '90. Il primo a sollevare dei dubbi sull'autenticità del copione fu Tullio Kezich nel 1999 sollevando un gran polverone sulla stampa nazionale, quello che venne definito il "giallo Kubrick" rimase irrisolto fino ad oggi. Grazie alla passione di uno studioso kubrickiano, Filippo Ulivieri, che non si è accontentato di come la questione fosse stata accantonata. Sono state ricostruite le vicende e individuati gli autori, finalmente Filippo Ulivieri ha reso noto il resoconto e come sono stati risolti i relativi misteri del "giallo Kubrick". (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Comunicazione/stampa e archivio storico Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema)




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Prefazioni e recensioni di Ninni Radicini



Presentazione libri da Comunicato case editrici / autori




Copertina della rivista Critica d'Arte La nuova serie delle rivista «Critica d'Arte»
www.fondazioneragghianti.it | www.lelettere.it

Nel 2019 si è chiusa l'ottava ed è partita la nona serie di «Critica d'Arte», una delle riviste di storia dell'arte più longeve d'Italia, creata nel 1935 da Carlo Ludovico Ragghianti con Ranuccio Bianchi Bandinelli. Questo passaggio consegue a fatti istituzionali importanti, verificatisi nel corso del 2018: l'esaurirsi dell'attività fiorentina dell'Università Internazionale dell'Arte, già proprietaria della testata, e il trasferimento di gran parte del suo patrimonio culturale e documentario alla Fondazione Ragghianti hanno condotto anche «Critica d'Arte» nel più generale àmbito dell'attività e dell'indirizzo culturale dell'istituzione lucchese creata nel 1981 da Carlo Ludovico Ragghianti e da Licia Collobi, e a loro intitolata.

La nuova serie della rivista, pubblicata in coedizione dalle Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull'arte e dall'Editoriale Le Lettere, mantiene il formato della precedente, ma ha introdotto un assetto e un'articolazione in parte differenti, anche con l'adozione di norme redazionali e di referaggio più perentorie. Fedele alla linea indicata da Carlo Ludovico Ragghianti, accoglie contributi di storia dell'arte dalla preistoria fino al contemporaneo, di storia della critica d'arte, architettura, design, museologia, restauro e cinema, in due formati: per la sezione Saggi testi lunghi e di ampio respiro; per la sezione Note articoli brevi per puntuali precisazioni o messe a fuoco di tipo filologico. La rivista inoltre accoglie, nella sezione Osservatorio, interventi su temi di politica e attualità culturale, universitaria, tutela del patrimonio etc., mentre la sezione Biblioteca è dedicata a recensioni di libri e cataloghi. Il Comitato scientifico è stato ampliato e reso ancor più prestigioso e internazionale. A esso si affianca un Comitato editoriale, con funzioni operative e d'indirizzo.

«Critica d'Arte» è una rivista aperta, e lancia una call for papers permanente per sollecitare l'invio di contributi da parte degli studiosi interessati, secondo la programmatica apertura d'interessi che fu peculiare di Carlo Ludovico Ragghianti. Si accettano contributi in italiano, inglese, francese e spagnolo. Le proposte di saggi e testi - di carattere esclusivamente scientifico - possono essere inviate all'attenzione del Comitato editoriale della rivista sotto forma di abstract, corredate da nome e cognome, qualifica e afferenza dello scrivente. Il Comitato editoriale vaglierà le proposte pervenute mano a mano che arriveranno, accettandole o meno e destinandole al primo numero disponibile. Tutti i testi che appaiono nella rivista sono sottoposti al vaglio preventivo del Direttore e del Comitato editoriale, che svolge anche funzioni operative e di indirizzo. I testi della sezione Saggi e della sezione Note sono sottoposti a double-blind peer review. (Comunicato Lucia Crespi - Ufficio Stampa Fondazione Ragghianti)




Copertina del Catalogo Sartori d'Arte Moderna e Contemporanea 2020 Catalogo Sartori d'Arte Moderna e Contemporanea 2020
a cura di Arianna Sartori, ed. Archivio Sartori Editore, formato cm.30,5x21,5, pp. 176, con 389 illustrazioni a colori, € 70,00

* Il volume è stato presentato il 16 febbraio 2020 nella Chiesa "Madonna della Vittoria" di Mantova
Locandina

Relatori: Arianna Sartori curatrice del catalogo, Roberto Pedrazzoli pittore e docente di discipline artistiche, Gianfranco Ferlisi critico d'arte
Presentazione con il Patrocinio di: Comune di Mantova, Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, Fondazione Le Pescherie di Giulio Romano

Mi piace riflettere sul colore per le sue specificità; ieri dopo l'intervento di un imbianchino che ha ripreso con il colore una macchia sul muro... ho toccato il pennello del colore e mi sono sporcata... Ecco questo mi ha colpito! Mi ha colpito proprio l'affermazione del mi sono sporcata, l'uso di questa parola di per sé così esplicitamente negativa... In mano mia i colori diventano oggetto di titubanza e motivo di disturbo... in mano agli artisti, pittori, scultori, ceramisti, invece, acquistano una valenza completamente diversa, origine di piacere gestuale prima, e visivo poi, infinito.

Il linguaggio verbale è incapace di definire l'esperienza della percezione del colore. Un artista parla attraverso i colori che diventano il suo linguaggio. Potere e autonomia del colore. Ma cosa significa per un artista scegliere un colore? Come sceglierlo? Andare verso un colore e comprenderne il significato, attuarne scelte emotive o razionali o per un gusto estetico, usare anche un colore in alternativa ad un altro in accordo e in armonia, ci portano all'idea di quanto sia relativo un colore... La mia riflessione timidamente avanza; un artista quando dipinge scrive la propria storia... a colori. Un diario che procede inesorabilmente con costanza nel tempo fatto di molti quadri, mostrando tutte le tinte, tutti i "pensieri", tutte le esperienze che lo accompagnano, che sono passati nella sua mente e che si sono "concretizzati" nel suo studio... Si può dire quindi di riuscire a pensare a colori e di vivere attraverso la stesura degli stessi, non un racconto piuttosto una conferma del tempo che passa.

E concludo, le opere sono il tempo oggettivo dell'artista. Scrivere una presentazione per il "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2020" è un impegno piacevole per me e doveroso verso i lettori, visto che siamo giunti alla settima edizione, e se soprattutto nei matrimoni il settimo anno è pericoloso per essere l'anno della crisi, nel nostro caso, siamo ancora ricchi di entusiasmo, di voglia di fare e molto positivi. Entusiasmo e voglia di fare che continuiamo a condividere con i tanti artisti che hanno deciso di aderire al nostro invito. Sono circa centossesanta gli artisti inseriti! È stata una scelta motivata dal nostro desiderio di accentuare l'attenzione del lettore sulle intrinseche qualità artistiche di ciascuno, senza badare all'adesione a questo o a quel movimento artistico.

Abbiamo deciso di presentare ancora una volta, come già nelle edizioni precedenti, prevalentemente artisti nazionali o artisti stranieri che risiedono da anni in Italia, con i quali condividiamo moltissime cose: i paesaggi, il cielo, i colori, le ispirazioni, le tensioni sociali, ma soprattutto l'amore per l'arte e per il bello, insomma con loro possiamo condividere, leggere e finalmente comprendere le opere realizzate. Ci siamo dedicati alla qualità del lavoro dei singoli e a ciascun artista abbiamo assegnato una pagina, nella quale sono riportati precise biografie e attenti curricoli, note critiche, ottime riproduzioni a colori delle opere e, fondamentali, i riferimenti, indirizzi, numeri telefonici, siti internet, e-mail, ecc., per essere contattati. Ciò che ne è nato, ancora una volta, è il volume che avete in mano, valutatelo con attenzione.

Come editrice del mensile di Arte e Cultura "ARCHIVIO" e gallerista, ho instaurato rapporti con moltissimi artisti e tra questi quelli che ho personalmente selezionato per questa edizione del "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2020", che, nei contenuti e nella impaginazione, si pone con una formula dinamica e molto attuale, non un faraonico volume di migliaia di pagine scomodo da consultare, dove ciascun nome corre il rischio di confondersi tra i moltissimi che lo precedono, e inseguito dagli altri che lo spingono. L'ensemble delle schede dedicate ai pittori, scultori, incisori, ceramisti inseriti, pagina dopo pagina compone il "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2020", come una piacevole chicca da gustare, offrendo piacevolmente un variopinto ventaglio di proposte scelte effettuate, nomi noti e per fortuna anche giovani meno noti che con la loro originalità meritano di essere seguiti nella loro evoluzione futura. (Arianna Sartori)

___ Artisti recensiti

Accarini Riccardo - Achilli Ernesto - Alatan Anna Rita - Andreani Celso Maggio - Andreani Franco - Ascari Franca - Baglieri Gino - Baldassin Cesare - Bellini Enzo - Benazzo Stefano - Bencini Ennio - Benetton Simon - Besson Alberto - Betta Valerio - Bevilacqua Gianfranco - Bianco Lino - Billoni Giuseppe - Bisio Pietro - Bonetti Luciano - Bongini Alberto - Bortoluzzi Milvia - Bòscaro Alda - Businelli Giancarlo - Cais Maria Nives - Capraro Sabina - Carbonati Antonio - Carradore Vittorio - Caselli Edda - Cassani Nino - Castagna Angelo - Castaldi Domenico - Cazzaniga Donesmondi Odoarda - Cazzaniga Giancarlo - Cellanetti Sandro - Censini Giuliano - Cermaria Claudio - Chiarcos Giorgio - Cibi - Ciotti Valeria - Cipolla Salvatore - Civitico Gian Franco - Cocchi Pierluigi - Contesini Elena - Cortese Franco - Cotroneo Giuseppe - Cottini Luciano - Crespi Carlo Ambrogio - Crisanti Giulio - Dalla Fini Mario - D'Ambrosi Diego - De Caro Beatrice - Del Fungo Guido - De Luigi Giuseppe - Desiderati Luigi - Difilippo Domenico.

Di Iorio Antonio - D'Orazio Daniela - Ferraj Victor - Ferraris Gian Carlo - Ferri Massimo - Fioravanti Ilario - Fornarola Salvatore - Fratantonio Salvatore - Fruet Ivo - Gard Ferruccio - Gauli Piero - Gentile Domenico - Gentile Francesco - Ghisleni Anna - Giacobbe Luca - Giammarinaro Mario - Gi Morandini - Gravina Aurelio - Graziani Alfio Paolo - Guerrato Denis - Haas Rudolf - Izzo Donato - Lanfranco - Lanzione Mario - Lengua Antonio - Lomasto Massimo - Luchini Riccardo - Mancino Enea - Margonari Renzo - Marigliano Patrizio - Marino Giuseppe Bepi - Marra Mino - Melotti Enrica - Molinari Mauro - Monfardini Alfonso - Morganti Fernanda - Morselli Luciano - Nagatani Kyoji - Negri Sandro - Nigiani Impero - Nonfarmale Giordano MALE - Ogata Yoshin - Ossola Giancarlo - Paggiaro Vilfrido - Paglia Anna - Pancheri Aldo - Paolantonio Cesare - Paoli Piero - Paradiso Mario - Paulli Gianfranco - Pavan Adriano

Pedrazzoli Roberto - Pegoraro Olivia - Pellegrini Flavio - Perrella Maria Rosaria - Piemonti Lorenzo - Pieroni Mariano - Pieroni Vittorio - Pilato Antonio - Piovosi Oscar - Poggiali Berlinghieri Giampiero - Pozzi Giancarlo - Raza Claudia - Rossato Khiara - Rovati Rolando - Ruglioni Vittorio - Salzano Antonio - Sarro Matteo - Sauvage Max Hamlet - Sava Salvatore - Schialvino Gianfranco - Scimeca Filippo - Sebaste Salvatore - Seccia Anna - Settembrini Marisa - Setti Maurizio - Siani Francesco - Simone Salvatore - Simonetta Marcello - Sodi Milvio - Somensari Anna - Spallanzani Stefania - Spoltore Paolo - Stifter Wolfgang - Tancredi Giovannini Clara - Tavernari Ernesto - Terruso Saverio - Timoncini Luigi - Trombini Giuliano - Tulli Wladimiro - Venditti Alberto - Verna Gianni - Vigliaturo Silvio - Vivian Claudia - Viviani Vanni - Volpe Michele - Zanafredi Gianna - Zangrandi Domenico - Zarpellon Toni - Zitti Vittorio - Zoli Carlo - Zotti Carmelo




Copertina del volume Acquerellisti Italiani Acquerellisti Italiani
a cura di Arianna Sartori, ed. Archivio Sartori Editori (Mantova), pp. 272, formato cm 30.5x21.5, 305 ill. a colori, 16 ritratti, €80,00

* Il volume è stato presentato il 16 febbraio 2020 nella Chiesa "Madonna della Vittoria" di Mantova

Relatori: Arianna Sartori curatrice del catalogo, Roberto Pedrazzoli pittore e docente di discipline artistiche, Gianfranco Ferlisi critico d'arte
Presentazione con il Patrocinio di: Comune di Mantova, Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, Fondazione Le Pescherie di Giulio Romano

«Il volume, realizzato a cura di Arianna Sartori, attraverso l'opera di molti affermati artisti, tutti scelti e invitati ad aderire all'iniziativa, affronta il particolare mondo dell'acquerello. Questa peculiare pratica artistica è stata negli ultimi decenni trascurata dal mondo dell'editoria artistica, così, pur se gli artisti continuano a praticarla nei propri studi, abbiamo pensato di riproporla all'attenzione degli amanti del bello per quella estrema "leggerezza" rappresentativa e per la immediatezza espressiva propria di questa tecnica. Certamente non intendo scrivere una storia della pittura, perché questo è già stato fatto molte volte da numerosi e autorevoli autori dai secoli scorsi fino ad oggi; ciò nonostante mi sento di confermare il desiderio e la volontà degli artisti acquerellisti di affermare la propria presenza in un luogo, di lasciare un segno di sé, di tramandare all'altro un pensiero, un concetto, una visione.

L'uomo da sempre, vuole essere interprete dei propri pensieri in parole ma anche in opere, così banalmente potrei aggiungere che, anche al di fuori dei percorsi pseudo-culturali della vita o della scuola o dell'età, se si cammina sull'arenile di una spiaggia, con i piedi a volte si scrive o si disegnano immagini; e che già da ragazzini per disegnare i contorni di figure sul cemento o sull'asfalto, per poter giocare, si usavano frammenti di terracotta;...e che, maleducatamente è vero, in altre situazioni si poteva incidere il proprio nome sulla corteccia di qualche albero o scrivere anche sui muri. Sicuramente più complesso il discorso della pittura che fin da circa 32.000 anni ci accompagna nel nostro lunghissimo soggiorno sulla Terra.

Infatti, già i dipinti più antichi, quelli della Grotta Chauvet in Francia che furono realizzati con ocre rosse e pigmenti neri, mostrano cavalli, rinoceronti, leoni, bufali e mammut, incredibili esempi di pittura rupestre che esistono, praticamente, in tutto il mondo. Da allora l'uomo ha amato fare e guardare la pittura, elevandola anche, al rilevante ruolo di opera d'arte. La pittura di suo non richiede particolari sforzi per essere percepita se non l'essere guardata frontalmente. E l'opera, così con l'attenta osservazione, assume significati diversi a seconda della creatività dell'esecutore, del suo gusto estetico e di quello della società di cui si fa parte.

La pittura gode quindi di un posto rilevante tra tutte le arti, ma a seconda del supporto su cui viene applicata, richiede tecniche e pratiche diverse. Mi limito ad elencare le parole magiche dell'arte pittorica sulle diverse superfici quali muro, tavola, tela, carta, stoffa, affresco, murale, graffito, encausto, di conseguenza pittura ad olio, colori acrilici, pastello, tempera, acquerello, guazzo o gouache. In altre culture batik, shibori, serti. Nella ceramica si usano ossidi, fondenti e smalti che sono poi fissati in forno grazie all'azione del forte calore.

L'acquerello, strumento essenziale per gli studi preparatori dei grandi maestri e delle grandi opere, è stato usato anche dagli agrimensori per la redazione dei cabrei, quindi usato con efficacia, anche nel disegno tecnico, soprattutto nell'ambito della progettazione meccanica, usato ancora, dal 1500 per precisare gli studi sulla natura e per i paesaggi, studi di animali, gli studi di guerrieri, le scene sacre o profane, le riproduzioni botaniche e scientifiche. Ma sono gli olandesi, i francesi e gli inglesi che dal XVIII secolo, diffondono in tutta Europa e negli Stati Uniti questa tecnica, tanto da farla diventare la tecnica preferita da molti pittori.

Alcuni nomi di importanti artisti caposcuola, tra gli artisti inglesi, William Taverner (1703-1772), Paul Sandby (1725-1809), John Robert Cozens (1752-1797), William Turner (1775-1851); in Francia, il vignettista Jean-Gabriel Moreau (1741-1814), Charles-Joseph Natoire (1710-1777) e Hubert Robert (1733-1808) Jean-Louis Desprez (1743-1804), vengono in Italia per raffigurare i monumenti classici e pompeiani. Anche Cézanne, Gauguin, Manet, Degas tra i francofoni e Paul Klee e Eduard Hildebrandt fra i germanici, Picasso, si sono dedicati all'acquerello. In Italia, nonostante il soggiorno di pittori stranieri, la tecnica prende campo dalla metà dell'Ottocento, soprattutto a Milano e a Napoli con gli esponenti Giuseppe De Nittis (1846-1884), Sebastiano De Albertis (1828-1897), Angelo Marinucci, Canaletto (Giovanni Antonio Canal), Giorgio Morandi, Tommaso Gnone, Vincenzo Loria e Stefano Faravelli.

L'acquerello o acquarello prevede l'uso di pigmenti finemente macinati e mescolati con un legante, diluiti in acqua. Per la sua rapidità e per la facile trasportabilità dei materiali che lo hanno reso la tecnica preferita da chi dipinge viaggiando e all'aria aperta, viene considerata una tecnica "popolare". Il supporto più usato per questa tecnica è la carta, usata preferibilmente ad alta percentuale di cotone puro che per la lunghezza della fibra del vegetale, non si modifica a contatto con l'acqua. L'esecuzione è di per sé sicuramente popolare, ma è una tecnica assai raffinata, dal momento che errori di esecuzione, diversamente dalle altre tecniche pittoriche, non possono essere corretti mediante la semplice sovrapposizione di altro colore. Infatti, il colore trasparente, non nasconde le pennellate sottostanti.

La stesura dell'acquerello può avvenire attraverso diverse tecniche:

- Per velature sovrapposte, che oltre a dare forza e tonalità al colore stesso, conferiscono al disegno preparatorio, solitamente eseguito a matita leggera, la profondità pittorica utile alla rappresentazione dei volumi, delle ombre e della luce.

- Pittura bagnato su bagnato, cioè la stesura del pigmento colorato effettuata sul foglio di carta bagnato in precedenza cosicché i colori si diffondano scorrendo e conferendo un aspetto soffuso al dipinto.

- Pittura bagnato su asciutto in cui il pigmento viene steso dopo essere stato disciolto con una quantità d'acqua sufficiente a farlo scorrere sul foglio asciutto.

Per la realizzazione tradizionale dell'acquerello, occorre:

- Carta da acquerello, che può essere pressata a caldo, non pressata, pressata a freddo. La carta pressata a freddo risulta semi-ruvida e ottimale per la realizzazione dell'acquerello; la grammatura della carta ottimale deve superare i 200 gr/mq.

- Il diluente, che generalmente è acqua, può essere sostituito da acqua e vino, infuso di zafferano, caffè, infusi di erbe vari etc., la scelta di un diluente "alternativo", a discrezione del pittore, oltre a fini sperimentali, permette di ottenere interessanti effetti cromatici. Risultati particolari sono attenuti anche con l'aggiunta di sale, zucchero ecc.

- I colori possono essere di diversi tipi: mezzi panetti semiduri, semiliquidi in tubetto, pigmenti liquidi in tubetto. Per i novizi si consigliano i seguenti colori: blu oltremare, rosso cadmio, giallo cadmio, terra di siena bruciata, ocra gialla, terra d'ombra bruciata, nero d'avorio. Sebbene sia in vendita il bianco, è il fondo del foglio stesso a fungere da bianco quindi se ne sconsiglia l'utilizzo.

- Per i pennelli si consigliano pennelli piatti, pennelli a lingua di gatto e pennelli cilindrici... e insostituibile è l'uso di uno straccetto per la costante pulitura dei pennelli.

Ah, dimenticavo, serve polso fermo, ispirazione e poesia.» (Maria Gabriella Savoia)

Artisti: Aime Tino, Artoni Mario, Ballini Silvana, Belò Flavia, Bertoni Antonella, Bompiani Roberto, Bonfante Egidio, Bortoluzzi Milvia, Capelli Francesca, Capraro Sabina, Carbonati Antonio, Carboni Gaetano, Castellani Leonardo, Cattaneo Claudio, Cavicchini Arturo, Ciaponi Stefano, Cimardi Franco, Corniani Ario, Cotugno Teodoro, Dall'Acqua Mario, Di Venere Giorgio, Fabri Otello, Facchin Roberta, Falzoni Giulio, Ferrarini Renzo, Ferri Massimo, Finetti Ilaria, Girondi Franco, Gnocchi Alberico, Goldoni Meris, Greppi Giovanni, Laterza Lia, Lelii Marisa, Lindner Pierre H., Lunini Susanna, Manfredini Fernando, Margheri Raffaello, MERIK, Milanese Eugenio Enrico, Michieletto Maria Pia, Minuti Giovanni, Moccia Palvarini Anna, Mongatti Vairo, Nastasio Alessandro, Patriarca Riccardo Giovanni, Perina Giulio, Quaini Marialuisa, Ripari Virgilio, Rossi Ermes, Scano Giorgio, Schialvino Gianfranco, Semeghini Defendi, Severi Lino, Soragna Paolo, Spazzini Severino, Tardon Magda, Tassinari Raffaella, Trevisan Franco, Valentino Valter, Venditti Alberto, Verna Gianni, Zen Sergio, Zoppi Moreno, Zorzi Giordano.




Locandina della presentazione del libro di Christopher Kloeble Quasi tutto velocissimo
di Christopher Kloeble

* Il romanzo è stato presentato il 2 febbraio 2020 alla Libreria Modusvivendi di Palermo

Incontro con lo scrittore Christopher Kloeble in occasione della presentazione dell'edizione italiana del suo libro Quasi tutto velocissimo (Traduzione dal tedesco: Scilla Forti, Keller Editore, 2019), titolo originale: Meistens alles sehr schnell. Modera: Rita Calabrese, germanista.

Albert ha diciannove anni, è cresciuto in un orfanotrofio e non ha mai conosciuto la madre. Per tutta la vita ha dovuto assistere il padre, Fred, che è come un bambino intrappolato nel corpo di un adulto, trascorre il tempo leggendo enciclopedie, contando le auto verdi che passano per strada ed è conosciuto come l'eroe di un tragico incidente d'autobus. Quando a Fred vengono diagnosticati solo pochi mesi di vita, per Albert inizia una vera e propria corsa contro il tempo perché sa che quell'uomo perso in un mondo tutto suo è l'unico a poterlo aiutare nella ricerca del proprio passato. Comincia così un viaggio avventuroso e commovente in compagnia di personaggi memorabili che li porterà in un'epoca lontana, fino a una notte di agosto del 1912 e alla storia di un amore proibito...

Quasi tutto velocissimo è una saga famigliare luminosa e drammatica, un travolgente road novel ambientato nelle alte terre alpine dal quale è impossibile separarsi. Due adorabili eroi ci conducono in un tempo pieno di possibilità e ombre, amori, misteri e viaggi, in luoghi e cittadine immerse nelle atmosfere di antiche fiabe. Christopher Kloeble ha studiato presso l'Istituto di Letteratura tedesca di Lipsia e presso l'Università della televisione e del cinema di Monaco. Suoi contributi sono comparsi tra gli altri su Die Zeit, Süddeutsche Zeitung e TAZ. È stato membro del Programma di scrittura internazionale dell'Università dello Iowa e scrittore residente all'Università di Cambridge. (Comunicato stampa Goethe-Institut Palermo)




Disegno che ritrae Federico Fellini nella locandina della iniziativa promossa dal Centro Sperimentale di Cinematografia Federico Fellini
Il libro dei sogni


Presentazione volume
28 gennaio 2020
Casa del Cinema - Roma
www.fondazionecsc.it

«Se i film di Fellini, per citare Shakespeare, sono spesso fatti della materia di cui sono fatti i sogni, questo volume dimostra che i suoi sogni sono fatti della materia di cui sono fatti i film. Il libro dei sogni - capolavoro d'arte dell'illustrazione - si pone infatti anche come un "catalogo" - verrebbe da dire, come nel Don Giovanni di Mozart e Da Ponte: "delle donne che amò il padron mio". Certo, ci sono anche le donne, senza le quali il "Pianeta Fellinia", per usare una bella definizione di Gian Piero Brunetta, perderebbe una "fonte energetica" fondamentale. Ma Il libro dei sogni è in realtà una sorta di "archivio generale" della vita di Fellini, sia di quella interiore - come ogni sogno che si rispetti - sia dei suoi punti di vista su un mondo fatto, oltre che di persone e cose, anche di "effetti cinema", storie, personaggi, vicende personali, amori e idiosincrasia di un mestiere, che per Fellini coincide con la vita stessa, pur restandone sempre "più grande".

A titolo d'esempio, citiamo soltanto il sogno del 4 febbraio 1961: «Negli studi della Federiz Fracassi mi sorride: E allora Federico, quando hai intenzione di cominciare sul serio?". È il tempo in cui Fellini entra in società con Rizzoli per favorire l'esordio di giovani cineasti. Pier Paolo Pasolini è uno dei primi che si presenta col soggetto di Accattone. Ma alla prima visione dei giornalieri, di fronte alla "passeggiata di Accattone", Fellini rifiuta vigorosamente di continuare la produzione, e litiga in modo radicale con l'amico e collaboratore Pier Paolo, di cui non condivide l'estetica. Nel sogno, azzardiamo, Clemente Fracassi, il direttore di produzione, esorta Federico a "fare sul serio", anche perché, nella realtà dei fatti, a Fellini poi di produrre giovani autori non importava davvero nulla, e il progetto - anche a seguito della lite con Pasolini - naufragò senza rimpianti.

A questo "reperto d'archivio" se ne potrebbero aggiungere infiniti altri, che aprono nuove letture della vita e della creatività dell'autore di film che sono oggi parte integrante dell'identità italiana. In questa prospettiva, l'edizione del Libro dei sogni si affianca, nella celebrazione del centenario della nascita di Federico Fellini, al progetto di restauro dell'opera omnia, portato avanti dalle cineteche italiane, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e Cinecittà Luce. Ma l'opera di Federico non potrebbe dirsi completa senza questo Libro dei sogni, che è anche un "libro dei film", esattamente come i suoi film sono anche il "cinema dei sogni"» (dalla Prefazione di Sergio Toffetti, Gian Luca Farinelli, Felice Laudadio, al volume di Federico Fellini, Il libro dei sogni, Rizzoli, 2019).

.. ore 17.00, Toby Dammit, di Federico Fellini (ep. di Tre passi nel delirio) (1968, 48')

«In Toby Dammit [...] un attore alcolizzato accetta di girare un western all'italiana perché gli viene offerta una Ferrari [...]. Trittico con autori di prestigio ma esiti qualitativi molto difformi: [...] si difende solo Fellini che stravolge il racconto di Poe per conservarne soltanto il nome del protagonista, Toby Dammit, e il finale, in un incubo delirante dove i meccanismi alienanti del mondo dello spettacolo diventano premessa per uno sguardo terribile sull'orrore quotidiano» (Mereghetti). Restauro realizzato per il centenario della nascita di Federico Fellini. Il restauro di Toby Dammit è stato realizzato nel 2019 dal Centro Sperimentale di Cinematografia ed Istituto Luce - Cinecittà a partire da un internegativo 35mm messo a disposizione da Alberto Grimaldi Productions e da un positivo sonoro ottico d'epoca conservato dalla Cineteca Nazionale. Tutte le lavorazioni sono state eseguite presso il laboratorio Studio Emme di Roma.

.. a seguire, incontro con Simona Argentieri, Filippo Ceccarelli, Felice Laudadio, Sergio Toffetti.

Nel corso dell'incontro verrà presentato il volume di Federico Fellini, curato da Sergio Toffetti, Gian Luca Farinelli, Felice Laudadio, Il libro dei sogni, Rizzoli, 2019. (Comunicato ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)




Locandina della presentazione del libro Dal Pop rock alla musica celtica, di Cochi Quarta Per il ciclo "Leggere parole tra noi - Incontri con l'autore"

Dal Pop rock alla musica celtica
di Cochi Quarta


* Il libro è stato presentato il 21 gennaio alla Biblioteca I.C. Giorgio Perlasca - Pietralata (Roma)

Dagli anni Sessanta, dal primo gruppo pop, attraverso mode, stili, culture e band sempre nuove. Un viaggio oltre le note alla ricerca di un modo diverso di fare musica, di viverla come espressione di tutti, come esigenza quotidiana; un sentire ormai quasi dimenticato, ma non dappertutto. È l'incontro con l'Irlanda, le sue note, le sue tradizioni, la sua realtà politica e sociale a far sì che tutto questo diventi realtà. E allora pagina dopo pagina potremo leggere che è possibile vedere una miriade di ragazzini suonare la loro musica popolare e mezza Europa sia lì per ascoltarli; che è possibile che un professionista rispetti i giovani musicisti con cui sta suonando; che è possibile che un vecchio percussionista ti regali il suo strumento e che è possibile raccontare la storia di un popolo attraverso le sue ballate. Questo e altro, nel racconto dei 50 anni di musica di Cochi Quarta insieme ai tanti compagni di viaggio che hanno condiviso conoscenze, passioni, nuove avventure e, non ultimo, il piacere, mai passato di moda, di suonare insieme. (Comunicato stampa)




Locandina di presentazione del libro Il leone imbrigliato di Maurizio Coccia Il leone imbrigliato. Artisti Istituzioni Pubblico
di Maurizio Coccia, Castelvecchi editore

* Il libro è stato presentato il 25 gennaio 2020 al Museolaboratorio ex manifattura tabacchi di Città Sant'Angelo (Pescara)

Il volume tratta del rapporto intercorrente fra i tre principali protagonisti dell'arte contemporanea: artisti, istituzioni, pubblico. Da un'iniziale collocazione storico-critica del fenomeno, si passa a una più precisa connotazione teoretica. Si discutono i pionieri della pratica in oggetto (Institutional Critique), risalendo nei decenni sino al principio del nuovo secolo, quando entrano in gioco le strategie conosciute come New Institutionalism e prendono slancio le nuove pratiche curatoriali, più accentratrici e performative. È dato spazio anche ai principi della nuova museografia indirizzati a un ampliamento del pubblico nei musei, portando anche esperienze tratte dalle vicende internazionali più recenti.

Maurizio Coccia è docente di Storia dell'Arte Contemporanea e Storia e della Critica d'Arte. Direttore del Centro per l'Arte Contemporanea Palazzo Lucarini di Trevi. Consulente di numerose istituzioni sui temi dell'arte pubblica, dell'architettura e della didattica museale, ha contribuito al Padiglione Italia alla Biennale Architettura di Venezia (2016). È nel Comitato Direttivo della rivista Parol - Quaderni d'arte e di epistemologia. Per Aracne ha pubblicato Una rivoluzione non richiesta e Cesare Cesariano. 1475-1543. Ha scritto per Postmedia Books, Gangemi Editore, Manfredi Edizioni.

- Estratto dal volume

Semplificando, potremmo dire che la Critica Istituzionale è una particolare pratica artistica sviluppatasi alla fine degli anni Sessanta, e che risente complessivamente del clima storico di quel periodo. Detto così, chiaramente, è riduttivo. Primo, perché relega il tema all'ambito artistico. Secondo, perché lo rimanda a un momento storico importante ma troppo circoscritto. Infine, così facendo, si trascura la solidità e duttilità del metodo che lo sostiene. Occuparsi di Critica Istituzionale, oggi, significa impiegare una strumentazione integrata e alternativa. E non solo. Rappresenta anche un incentivo ad andare oltre l'arte e la storiografia. Per evidenziarne il ruolo in una prospettiva più vasta. Che è quella dell'azione sociale, della convivenza civile, della gestione della cosa pubblica. Tutte attività, in pratica, regolate da norme e convenzioni. Non fa eccezione, ovviamente, l'arte.

Si può quindi vedere la critica istituzionale non come un periodo storico e/o di genere all'interno della storia dell'arte, ma piuttosto come uno strumento analitico, un metodo di critica e di politica spaziale, che può essere applicato non solo al mondo dell'arte, ma agli spazi disciplinari e delle istituzioni in generale (Sheikh 2006). Ogni istituzione, infatti, è un dispositivo di mediazione tra diversi valori etici e interessi ideologici. Si tratta di una negoziazione costante, che presiede al corretto funzionamento delle comunità organizzate. Le società, intese come istituzioni strutturate in cerchi concentrici, devono estendere il bilanciamento di quella polarità anche ai sottosistemi che la compongono. Tra questi, per esempio, l'arte. (Comunicato stampa)




Copertina del libro di poesie di Berardo Di Ferro intitolato Nuvole Nuvole
Poesie di Berardo Di Ferro

Il libro è stato presentato il 25 novembre 2019 a Palermo alla Galleria d'Arte Studio 71
www.studio71.it

L'evento è curato da Vinny Scorsone che nella prefazione della raccolta di poesie scrive: "Le sue poesie sono pregne del tempo che passa, sono piene di Liana che come un'onda calda gli ha riempito la vita..." Ma Liana oltre che ad essere musa ispiratrice di Berardo è anche pittrice e per questa occasione presenta alcune opere che illustrano le liriche. Allieterà la serata Cinzia Romano La Duca con la sua chitarra, leggerà le poesie Marisa Palermo. (Comunicato stampa)




Copertina del libro La Dama col ventaglio romanzo di Giovanna Pierini La Dama col ventaglio
di Giovanna Pierini, Mondadori Electa, 2018
Il libro è stato presentato il 20 novembre 2019 a Roma al Palazzo Barberini

Il romanzo mette in scena Sofonisba Anguissola ultranovantenne a Palermo - è il 1625 - nel suo tentativo di riacciuffare i fili della memoria e ricordare l'origine di un dipinto. La pittrice in piedi davanti alla tela cerca di ricordare: aveva dipinto lei quel ritratto? È passato tanto tempo. Nonostante l'abbacinante luce di mezzogiorno la sua vista è annebbiata, gli occhi stanchi non riconoscono più i dettagli di quella Dama con il ventaglio raffigurata nel quadro. È questo il pretesto narrativo che introduce la vicenda biografica di una delle prime e più significative artiste italiane. Sofonisba si presenta al lettore come una donna forte, emancipata e non convenzionale, che ha vissuto tra

Cremona, Genova, Palermo e Madrid alla corte spagnola. Tra i molti personaggi realmente esistiti - Orazio Lomellini, il giovane marito; il pittore Van Dyck; Isabella di Valois, regina di Spagna - e altri di pura finzione, spicca il giovane valletto Diego, di cui Sofonisba protegge le scorribande e l'amore clandestino, ma che non potrà salvare. La ricostruzione minuziosa di un'Italia al centro delle corti d'Europa, tra palazzi nobiliari, botteghe artigiane e viaggi per mare, e di una città, Palermo, fa rivivere le atmosfere di un'epoca in cui una pittrice donna non poteva accedere alla formazione accademica e doveva superare numerosi pregiudizi sociali. Tra le prime professioniste che seppero farsi largo nella ristretta società degli artisti ci fu proprio Sofonisba, e questo racconto, a cavallo tra realtà e finzione, ne delinea le ragioni: l'educazione lungimirante del padre, un grande talento e una forte personalità.

Giovanna Pierini, giornalista pubblicista, per anni ha scritto di marketing e management. Nel 2006 ha pubblicato Informazioni riservate con Alessandro Tosi. Da sempre è appassionata d'arte, grazie alla madre pittrice, Luciana Bora, di cui cura l'archivio dal 2008. Questo è il suo primo romanzo. (Comunicato stampa Maria Bonmassar)




Copertina del libro Calabria terra di capolavori Dal Medioevo al Novecento Calabria terra di capolavori. Dal Medioevo al Novecento
di Mario Vicino, Editrice Aurora

Il volume è stato presentato il 22 novembre 2019 al Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia

Nell'accattivante location del Castello Normanno Svevo, verrà presentato il volume di Mario Vicino. Interverranno all'iniziativa Adele Bonofiglio, direttore del Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia e l'autore. Il prof. Mario Vicino, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, ha al suo attivo altre pubblicazioni di pregio quali La Pittura in Calabria. Quattrocento e Cinquecento, Imago Mariae e una monografia su Pietro Negroni.

Iniziativa - come precisa la dottoressa Bonofiglio - per far riscoprire la passione per l'arte e restituire la giusta importanza all'inestimabile patrimonio di cui dispone la Calabria e la bellezza dei suoi innumerevoli tesori nascosti. Nella prima parte dell'opera - continua la Bonofiglio - si descrive l'evoluzione della pittura in Calabria in relazione alla sua straordinaria storia. Partendo dal periodo Tardoantico, l'autore attraversa le vicende del Medioevo, con Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi, per poi raggiungere il Cinquecento e i successivi sviluppi dell'arte calabrese fino all'Ottocento e il Novecento. Nella seconda sezione del libro - conclude la Bonofiglio - vengono catalogati ed esaminati nel dettaglio alcune delle numerose opere presenti nella regione. (Comunicato stampa)




Dipinto di Antonio Ligabue denominato Aratura con cavalli realizzato nel 1948 ad olio su tavola di faesite cm.85x12 Copertina del libro Antonio Ligabue Gli anni della formazione 1899-1919 di Renato Martinoni Antonio Ligabue. Gli anni della formazione (1899-1919)
di Renato Martinoni, Marsilio Editori, 2019

Libro presentato lo 05 ottobre 2019 alla Galleria d'Arte 2000 & Novecento di Reggio Emilia
www.duemilanovecento.it

La mostra antologica di Antonio Ligabue, presentata al Museum im Lagerhaus di San Gallo nel 2019, è stata l'occasione per fare conoscere l'opera dell'artista in quella che può definirsi la sua "patria perduta". Ligabue nacque infatti a Zurigo il 18 dicembre 1899 da un'emigrante italiana, Elisabetta Costa. Dopo essere stato accolto fin dai primi mesi di età dalla famiglia Göbel, vive a San Gallo e nei paesi del circondario conducendo una vita irrequieta, fatta di lavori precari e di ricoveri in istituti (Tablat e Marbach, tra il 1913 e il 1915) e in una clinica psichiatrica (Pfäfers, nel 1917). Espulso dalla Svizzera nel 1919, approda a Gualtieri, dove opera come pittore, scultore, incisore, tra difficoltà di ogni genere e ostracismi, fino alla morte, avvenuta il 27 maggio 1965.

Renato Martinoni, curatore assieme a Sandro Parmiggiani e a Monika Jagfeld della mostra di San Gallo, ha approfondito, con puntigliose ricerche negli archivi, rintracciando documenti e testimonianze inedite, i vent'anni "svizzeri" di Antonio Ligabue, che nel libro vengono definiti "gli anni della formazione", giacché proprio in quel periodo tormentato si gettano le basi per il cammino artistico che Ligabue intraprenderà in Italia. Renato Martinoni è professore emerito di Letteratura italiana all'Università di San Gallo e ha pubblicato libri su scrittori italiani e svizzeri e sulla storia letteraria dei secoli scorsi. Sta lavorando a un romanzo su Antonio Ligabue. Per l'occasione la Galleria esporrà una selezione di opere di Antonio Ligabue. Dipinti ad olio ed alcune opere grafiche che esprimono il disagio e l'angoscia di una vita segnata dalle tribolazioni, un'arte che mostra in primo piano l'estenuante lotta per la sopravvivenza, in cui si può cogliere il tormento di un uomo che sembra compenetrarsi in quegli animali per trovare il riscatto da un'esistenza molto dura, priva di affetti e afflitta da una lancinante solitudine. In esposizione anche opere con scene di vita quotidiana, immerse in un tempo rallentato e quasi immutabile. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Copertina del libro con gli scritti dal 1943 al 1968 di Gastone Novelli Gastone Novelli Scritti '43-'68
www.gastonenovelli.it

Il volume raccoglie l'intero corpus degli scritti di Gastone Novelli redatti dal 1943 al 1968, sia quelli rimasti fino ad oggi inediti, sia quelli già pubblicati da Achille Perilli nel 1976 in un numero monografico della rivista Grammatica. Una raccolta di testi che attraversa la storia dell'Italia artistica e politica della seconda metà del Novecento e allo stesso tempo offre un racconto senza filtri della vita di uno degli artisti italiani che più ha vissuto la tensione tra modernità e sperimentazione linguistica. Eventi e riflessioni si susseguono per tre decenni e si nutrono di viaggi e di incontri fatti da Novelli: dalla Roma della Resistenza e dell'occupazione tedesca al Brasile dei primi anni Cinquanta, dove l'artista scopre la sua vocazione e ha le prime esperienze di insegnamento all'Istituto d'arte del Museo di San Paolo diretto da Pier Maria Bardi; da Parigi dove Novelli frequenta gli ambienti d'avanguardia e stringe rapporti con Hans Arp, Man Ray, Tristan Tzara, Georges Bataille, Samuel Beckett, Pierre Klossowski e Claude Simon, alle isole della Grecia, luogo prescelto per i suoi studi sulle origini del linguaggio.

Sullo sfondo il vivace ambiente della cultura italiana, in cui Novelli frequenta molte delle personalità di spicco di quegli stessi anni, tra cui Afro Basaldella, Corrado Cagli, Pietro Consagra, Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli, Elio Pagliarani, Achille Perilli, Arnaldo e Giò Pomodoro, Toti Scialoja, Giulio Turcato, Emilio Villa, Cesare Vivaldi. La varietà dei testi raccolti (racconti, poesie, manifesti, interviste, ricordi, lettere e appunti di lavoro) restituisce in pieno la molteplicità degli interessi di questo artista e il suo costante e vitale desiderio di intervento sulla realtà che lo circondava.

Le lettere, il giovanile manifesto politico del Movimento Confederale europeo, i corsi di composizione tenuti in Brasile e a Roma, i testi teorici per le riviste L'Esperienza moderna e Grammatica, i suoi decisi interventi sulla Biennale di San Paolo del Brasile, sul Convegno di Verucchio, sulla Quadriennale di Roma e sulla Biennale di Venezia, quelli sul Surrealismo e sulla politica del P.S.I., ci restituiscono finalmente appieno la ricchezza di questa figura, che non è stato solo pittore e artista, ma anche insegnante, fervido polemista, editore, scrittore e attivista politico. La raccolta è stata curata da Paola Bonani, curatrice, con Marco Rinaldi e Alessandra Tiddia, del catalogo generale dell'artista e collaboratrice da molti anni dell'Archivio Gastone Novelli.

Gastone Novelli (Vienna, 1925 - Milano, 1968) è stato uno dei più importanti artisti del secondo dopoguerra italiano. Tra i fondatori delle riviste L'Esperienza moderna (1957) e Grammatica (1964). Novelli ha esposto nei più importanti musei e istituzioni italiani e internazionali. Oggi le sue opere sono conservate al MoMA di New York, alla National Gallery di Washington, al MASP di San Paolo, al British Museum di Londra, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, al Museo del Novecento di Milano, al Mart di Rovereto, alla GAM di Torino e alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Manoel Francisco dos Santos (Garrincha) Elogio della finta
di Olivier Guez, di Neri Pozza Editore, 2019

«Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha (lo scricciolo), era alto un metro e sessantanove, la stessa altezza di Messi. Grazie a lui il Brasile divenne campione del mondo nel 1958 e nel 1962, e il Botafogo, il suo club, regnò a lungo sul campionato carioca. Con la sua faccia da galeotto, le spalle da lottatore e le gambe sbilenche come due virgole storte, è passato alla storia come il dribblatore pazzo, il più geniale e il più improbabile che abbia calcato i campi di calcio. «Come un compositore toccato da una melodia piovuta dal cielo» (Paulo Mendes Campos), Garrincha elevò l'arte della finta a essenza stessa del gioco del calcio.

Il futebol divenne con lui un gioco ispirato e magico, fatto di astuzia e simulazione, un gioco di prestigio senza fatica e sofferenza, creato soltanto per l'Alegria do Povo, la gioia del popolo. Dio primitivo, divise la scena del grande Brasile con Pelé, il suo alter-ego, il re disciplinato, ascetico e professionale. Garrincha resta, tuttavia, il vero padre putativo dei grandi artisti del calcio brasiliano: Julinho, Botelho, Rivelino, Jairzinho, Zico, Ronaldo, Ronaldinho, Denílson, Robinho, Neymar, i portatori di un'estetica irripetibile: il dribbling carioca. Cultore da sempre del football brasiliano, Olivier Guez celebra in queste pagine i suoi interpreti, quegli «uomini elastici che vezzeggiano la palla come se danzassero con la donna più bella del mondo» e non rinunciano mai a un «calcio di poesia» (Pier Paolo Pasolini).  

Olivier Guez (Strasburgo, 1974), collabora con i quotidiani Le Monde e New York Times e con il settimanale Le Point. Dopo gli studi all'Istituto di studi politici di Strasburgo, alla London School of Economics and Political Science e al Collegio d'Europa di Bruges, è stato corrispondente indipendente presso molti media internazionali. Autore di saggi storico-politici, ha esordito nella narrativa nel 2014. (Comunicato stampa Flash Art)

  Recensioni di Ninni Radicini a libri di argomento calcistico

Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.





Copertina libro Armenia Arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana Armenia
Arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana


Il volume è stato presentato il 17 maggio 2019
www.comunitaarmena.it

Ponte tra Asia ed Europa, l'Armenia è ancora oggi un Paese immeritatamente poco conosciuto. Solo negli ultimi anni il turismo ha cominciato a considerare anche questa nazione, le cui vicende hanno molto da insegnarci: in particolare l'ostinazione a rimanere legati alle proprie radici, linguistiche e religiose, ritenute indispensabilia mantenere un'identità di popolo, sfuggendo al pericolo dell'assimilazione. Questa guida vuole essere un aiuto a quanti decidono di compiere un viaggio sull'altopiano armeno, portandoli a comprendere un aspetto fondamentale di questa cultura: l'identità cristiana, coraggiosamente difesa in un ambiente in cui la pratica religiosa non è molta diffusa, soprattutto dopo la dominazione sovietica. Si sono pertanto volute privilegiare quelle informazioni che permettono al turista interessato di "capire" il popolo armeno e il suo patrimonio. A una parte introduttiva contenente elementi fondamentali di storia (con la triste pagina del genocidio), religione (la millenaria Chiesa armena e il monachesimo) e cultura (arte, architettura e lingua), fa seguito la descrizione dettagliata di oltre quaranta siti scelti oculatamente tra le decine che la piccolissima Armenia offre. (Comunicato stampa)




NeoSocialismo
di Luigi Agostini

* Presentazione libro, Pordenone, 09 maggio 2019
www.associazionebobbio.it

Sono tre le date che hanno segnato i giorni che stiamo vivendo: dicembre 1989 che decreta il collasso definitivo del socialismo sovietico; settembre 2008 che, con il fallimento della Lehman Brothers, dà l'avvio alla più grande crisi del capitalismo dell'Occidente; 4 marzo 2018 che segna la più micidiale sconfitta della sinistra italiana nel dopoguerra. Il presente, in Italia e nel mondo, è tuttora dominato dagli effetti disordinanti di questi avvenimenti e l'accumulo di disordine sembra quasi inibire oggi, specie a sinistra, una visione razionale della Politica. In tale disordine la nuova destra ha un gioco più facile. Allo spazio chiuso della destra, la sinistra non può rispondere semplicemente con lo spazio aperto, cosmopolita: la sinistra può rispondere solo con un'idea di spazio aperto ma governabile.

Oggi lo spazio potenzialmente governabile per la sinistra italiana può essere spazio europeo, uno spazio politico però in gran parte da conquistare ed organizzare. Tale obiettivo è possibile solo reinterpretando la crisi innescata dal fallimento della Lehman, anche come straordinaria dinamica trasformativa. Tale dinamica ha il suo motore nella rivoluzione informatica - per i più, la più potente e pervasiva rivoluzione tecnologica della storia - che distorce, confonde, e persino acceca la capacità di lettura delle contraddizioni che il suo avanzare pure continuamente produce. Per questo è sommamente necessario un "riarmo teorico" della sinistra sociale e politica, pena lasciare il campo, nell'acqua sporca della crisi, a giullari ed avventurieri di ogni risma. Questo lavoro è dedicato all'analisi della nuova "marca" di capitalismo, ed ha il suo ancoraggio specifico nel Marx del capitolo sulla macchine dei Grundisse, nella sua straordinaria e profetica attualità; nel Gramsci di Americanismo e Fordismo, oltre che nell'esperienza di dirigente sindacale e politico del suo autore. (Comunicato di presentazione Associazione Norberto Bobbio)




Copertina libro Credo Professo Attendo | sulle orme del Cristianesimo Ortodosso Credo Professo Attendo: sulle orme del Cristianesimo Ortodosso
di p. Evangelos Yfantidis
www.ortodossia.it

In questo libro, che contiene gran parte dei discorsi pronunciati in Italia negli ultimi quindici anni, ci si propone di scoprire l'Ortodossia tenendo presenti i tre verbi che dominano il simbolo della Fede in Cristo: "credo", "professo" e "attendo". Credere a quanto deliberato e proclamato dai santi Concili e Sinodi della Chiesa, dal primo - il Sinodo Apostolico - fino all'ultimo - il Sinodo di Creta -; professare, attraverso la propria vita, l'identità cristiana, scegliendo lo stile di vita, l'etica e i valori che provengono dal Vangelo di Cristo e dal Magistero della Chiesa; e, infine, attendere il Regno di Dio, convinti fermamente che la nostra patria incorruttibile sia il cielo stesso. Vi si approfondiscono alcuni aspetti che riguardano il mistero della Fede in Cristo, la storia e la vita della Chiesa Ortodossa, l'apostolato del Patriarcato Ecumenico, figure di venerata memoria per la loro vita, questioni pastorali, la dottrina etica e sociale, l'unità dei Cristiani, la protezione del creato, il dialogo interreligioso e altri temi. Questo libro si rivolge non solo ai Cristiani Ortodossi residenti nel nostro Paese, bensì anche a chiunque voglia approfondire sulle questioni sopra indicate, per inserirsi nel mistero della verità in Cristo, dell'amore di Cristo e della Sua persona. (Comunicato stampa Chiesa greco-ortodossa di Padova)




Copertina del libro a fumetti Nosferatu, di Paolo D'Onofrio pubblicato da Edizioni NPE Pagina dal libro Nosferatu Nosferatu
di Paolo D'Onofrio, ed. Edizioni NPE, formato21x30cm, 80 pag., cartonato b/n con pagine color seppia

* Novità Editoriale, 2019
edizioninpe.it/product/nosferatu

Il primo adattamento a fumetti del film muto di Murnau del 1922 che ha fatto la storia del cinema horror. Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens), diretto da Friedrich Wilhelm Murnau e proiettato per la prima volta il 5 marzo 1922, è considerato il capolavoro del regista tedesco e uno dei capisaldi del cinema horror ed espressionista. Ispirato liberamente al romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker, Murnau ne modificò il titolo, i nomi dei personaggi (il Conte Dracula diventò il Conte Orlok, interpretato da Max Schreck) e i luoghi (da Londra a Wisborg) per problemi legati ai diritti legali dell'opera. Il regista perse la causa per violazione del diritto d'autore, avviata dagli eredi di Stoker, e venne condannato a distruggere tutte le copie della pellicola. Una copia fu però salvata dallo stesso Murnau, e il film è potuto sopravvivere ed arrivare ai giorni nostri. L'uso delle ombre in questo film classico ha avuto una eco infinita nel cinema successivo, di genere e non. Edizioni NPE presenta il primo adattamento a fumetti di questa pellicola: un albo estremamente particolare, che riprende il film fotogramma per fotogramma, imprimendolo in color seppia su una carta ingiallita ed invecchiata, utilizzando per il lettering lo stesso stile delle pellicole mute e pubblicato in un grande cartonato da collezione. (Comunicato stampa)




La mia Istria
di Elio Velan


* Il volume è stato presentato il 5 dicembre 2018 a Trieste, all'Auditorium del Museo Revoltella

Il volume del noto giornalista e scrittore Elio Velan è presentato a Trieste grazie all'iniziativa della Comunità Croata di Trieste e del suo presidente Gian Carlo Damir Murkovic, che ha voluto includere l'incontro nel programma di iniziative del 2018. Il libro, quasi 200 pagine, sarà introdotto dallo stesso Murkovic e presentato dal giornalista, scrittore e autore teatrale Luciano Santin, con l'intervento / testimonianza dell'autore stesso. L'incontro sarà moderato dal giornalista de "Il Piccolo" Giovanni Tomasin. Ad aprire e concludere la serata sarà la musica, col gruppo vocale e strumentale dell'Associazione culturale"Giusto Curto" di Rovigno, il tutto arricchito dalle proiezioni di immagini dell'Istria, firmate dal grande maestro della fotografia Virgilio Giuricin.

Per far sentire non solo le tipiche armonie ma anche quello spirito condiviso che rende Rovigno una località singolare e ricca. Nel volume Elio, il padre, ragiona col figlio Gianni, mentre la barca li culla e li porta in giro per l'arcipelago rovignese. Cos'è giusto e legittimo che i figli sappiamo dei genitori, dei loro pensieri, delle loro vicende? L'autore cerca di rispondere al quesito attraverso le "confessioni e testimonianze" raccolte in questo libro, uscito prima in lingua croata e ora nella versione italiana per i tipi della "Giusto Curto" di Rovigno. Nel libro Velan racconta e soprattutto si racconta attraverso le esperienze di una vita che l'ha portato a interrogarsi sulle numerose tematiche di un mondo di confine con tanti nodi da sciogliere, ma anche su tematiche esistenziali con l'intelligenza di chi abbraccia con coraggio la verità.

Elio Velan (Pola, 1957), dopo la laurea in Scienze politiche a Zagabria e dopo quattro anni di studi alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Trieste, ha iniziato la carriera giornalistica, una scelta per la vita che non ha mai abbandonato, occupandosi, a fasi alterne, di carta stampata, radio e televisione, tra Fiume, Trieste, Pola, Capodistria e Rovigno. Sin dalle elementary aveva infatti sognato di diventare giornalista per seguire le orme di Oriana Fallaci, che adorava. Il sogno si è avverato anche se non ha fatto mai il corrispondente di guerra, non ha vinto il premio Pulitzer e non ha intervistato il compagno Tito. In compenso ha lavorato, per otto anni, al quotidiano "La Voce del Popolo" come corrispondente da Rovigno.

Nel febbraio 1994 è passato alla redazione del telegiornale di TV Capodistria, lavorando contemporaneamente a Radio Capodistria. Era uno dei redattori e conduttori del TG e spesso seguiva i dibattiti al parlamento di Lubiana. Alla fine del 1996 è passato al quotidiano croato "Glas Istre". Dopo un anno di corrispondenze da Capodistria si è trasferito a Trieste come unico corrispondente estero del quotidiano di Pola e del quotidiano "Novi List" di Fiume. A Trieste ha lavorato per quindici anni alla sede regionale della Rai per il Friuli Venezia Giulia. Conduceva la trasmissione radiofonica "Sconfinamenti" e, contemporaneamente, a TV Capodistria la trasmissione settimanale di approfondimento "Parliamo di..." (oltre 400 trasmissioni realizzate).

La sua carriera si è conclusa nel 2016 con l'unico rammarico di non aver mai lavorato a un settimanale perché era quello lo spazio più congeniale al suo stile. Ha pubblicato quattro libri in rapida successione (un libro all'anno), che rappresentano la sintesi del suo lavoro di giornalista. Sono scritti in croato, la lingua che ha usato di più. Ora partecipa alle attività della "Giusto Curto" come giornalista e ideatore di spettacoli. Nei primi anni Novanta ha fondato e diretto per tre anni il mensile della Comunità Italiana di Rovigno, "Le Cronache", molto seguito anche da chi non ne condivideva la linea editoriale. (Comunicato stampa)

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Mostre sull'Istria presentate nella newsletter Kritik




Copertina del libro Ritratto di signora in viaggio | Un'americana cosmopolita nel mondo di Henry James Ritratto di signora in viaggio | Un'americana cosmopolita nel mondo di Henry James
di Gottardo Pallastrelli, Donzelli Editore, 2018

Il libro ripercorre la vita di Caroline Fitzgerald e della sua famiglia,facendo luce su esistenze affascinanti e sul suo profondo legame con Henry James. Nei romanzi e dei racconti di Henry James, la protagonista più nota è senz'altro quella di Ritratto di signora, Isabel Archer. Diversi, però, sono i personaggi femminili che dalle sponde americane dell'oceano giungono in Europa, più spesso a Londra, in cerca di un matrimonio aristocratico e poi, da lì, in Italia inseguendo il sogno della bellezza e il fascino di antiche culture e civiltà. Ma c'è un'altra signora, realmente vissuta e rimasta finora ignota, legata a James dalla scrittura - quella di un carteggio con lui, venuto solo ora alla luce.

E' a lei che è dedicata questa biografia che, attraverso lettere, diari e documenti d'epoca, ricostruisce un reale ritratto di signora nel quale è inevitabile scorgere le fattezze di un'ideale eroina jamesiana: Caroline Fitzgerald. Molto nota nell'alta società newyorchese, Caroline ben presto si trasferì a Londra. Fu in un brillante salotto di Kensington che avvenne il primo incontro con lo scrittore americano, il quale, in una lettera a Edith Wharton, ne descrive «la bellezza trascurata». James frequentava le donne dall'eleganza sofisticata della migliore società internazionale, e Caroline non ricalcava lo stereotipo della giovane ereditiera americana in Europa tanto in voga in quegli anni.

Lei che era colta, ricca, innamorata della poesia e talmente affascinata dall'Oriente da aver studiato il sanscrito e da vestire lunghe tuniche esotiche, era infatti decisamente lontana da quel cliché. Dopo il divorzio da un Lord inglese, si innamorò di un medico ed esploratore italiano, Filippo De Filippi. Sia pur tra le righe delle sue lettere - uscite oggi dagli archivi degli eredi della famiglia De Filippi - James sembrò incoraggiare quella scelta e, negli anni che seguirono, spesso incontrò Caroline costatandone la nuova felicità. Imperdibili sono alcuni resoconti che James scrive delle sue gite in Italia a bordo di una delle primissime automobili del secolo di proprietà della coppia.

Il viaggio fu, del resto, la cifra dell'esistenza di una donna intraprendente che andò fino in Caucaso e poi in India al seguito delle esplorazioni del marito - e di ogni dove, Caroline riportava bellezze ed emozioni nel carteggio con James e gli altri amici della vecchia Europa. Una vita inconsueta vissuta appieno in poco più di quarant'anni e finita a Roma il giorno di Natale del 1911. Leggere oggi la sua biografia, attraverso le tante pagine di suo pugno, è come leggere in controluce un romanzo jamesiano mai scritto, o meglio ancora sbirciare nel vissuto di James fatto di incontri con donne e uomini reali da cui lo scrittore attingeva spunti per i suoi capolavori. E d'altra parte fu la stessa Caroline a supporre in lui una curiosità «professionale» a proposito di un suo fratello, esploratore di fama internazionale: «Henry James è venuto da noi per il tè questo pomeriggio - annotava in una lettera del 22 maggio 1896 - e ha continuato a farmi domande su Edward il quale, ne sono certa, finirà in uno dei suoi prossimi romanzi». Il forte sospetto, scoprendo oggi la vita di Caroline, è che sia stata invece lei a fornire a James più di una suggestione per le sue indimenticabili protagoniste femminili. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Copertina del libro Errantia Gonzalo Alvarez Garcia Errantia
Poesia in forma di ritratto

di Gonzalo Alvarez Garcia

Il libro è stato presentato il 7 agosto 2018 alla Galleria d'arte Studio 71, a Palermo
www.studio71.it

Scrive l'autore in una sua nota nel libro "... Se avessi potuto comprendere il segreto del geranio nel giardino di casa o della libellula rossa che saltellava nell'aria sopra i papiri in riva al fiume Ciane, a Siracusa, avrei capito anche me steso. Ma non capivo. Ad ogni filo d'erba che solleticava la mia pelle entravo nella delizia delle germinazioni infinite e sprofondavo nel mistero. Sentivo confusamente di appartenere all'Universo, come il canto del grillo. Ma tutto il mio sapere si fermava li. Ascoltavo le parole, studiavo i gesti delle persone intorno a me come il cacciatore segue le tracce della preda, convinto che le parole e i gesti degli uomini sono una sorta di etimologia. Un giorno o l'altro, mi avrebbero portato a catturare la verità.... Mi rivolsi agli Dei e gli Dei rimasero muti. Mi rivolsi ai saggi e i saggi aggiunsero alle mie altre domande ancora più ardue. Seguitai a camminare. Incontrai la donna, che non pose domande. Mi accolse con la sua grazia ospitale. Da Lei ho imparato ad amare l'aurora e il tramonto...". Un libro che ripercorre a tappe e per versi, la sua esistenza di ragazzo e di uomo, di studioso e di poeta, di marito e padre. Errantia, Poesia in forma di ritratto, con una premessa di Aldo Gerbino è edito da Plumelia edizioni. (Comunicato stampa)




Copertina libro L'ultima diva dice addio L'ultima diva dice addio
di Vito di Battista, ed. SEM Società Editrice Milanese, pp. 224, cartonato con sovracoperta, cm.14x21,5 €15,00
www.otago.it

E' la notte di capodanno del 1977 quando Molly Buck, stella del cinema di origine americana, muore in una clinica privata alle porte di Firenze. Davanti al cancello d'ingresso è seduto un giovane che l'attrice ha scelto come suo biografo ufficiale. E' lui ad avere il compito di rendere immortale la storia che gli è stata data in dono. E forse molto di più. Inizia così il racconto degli eventi che hanno portato Molly Buck prima al successo e poi al ritiro dalle scene, lontana da tutto e da tutti nella casa al terzo piano di una palazzina liberty d'Oltrarno, dove lei e il giovane hanno condiviso le loro notti insonni. Attraverso la maestosa biografia di un'attrice decaduta per sua stessa volontà, L'ultima diva dice addio mette in scena una riflessione sulla memoria e sulla menzogna, sul potere della parola e sulla riduzione ai minimi termini a cui ogni esistenza è sottoposta quando deve essere rievocata. Un romanzo dove i capitoli ricominciano ciclicamente con le stesse parole e canzoni dell'epoca scandiscono lo scorrere del tempo, mentre la biografia di chi ricorda si infiltra sempre più nella biografia di chi viene ricordato. Vito di Battista (San Vito Chietino, 1986) ha vissuto e studiato a Firenze e Bologna. Questo è il suo primo romanzo. (Comunicato Otago Literary Agency)




Copertina libro Il passato non passa mai, di Michele De Ruggieri Il passato non passa mai - Tutte le guerre sono bugiarde
di Michele De Ruggieri, ed. Europa Edizioni, 162 pagine, euro 13,90

E' la guerra che si dovrebbe raccontare nelle scuole, al di là di date, vittorie e sconfitte, quella raccontata nel romanzo di Michele De Ruggieri. La presentazione è organizzata in collaborazione con il Polo Museale della Basilicata. Il Circolo La Scaletta ha concesso il patrocinio. Interverrà l'autore che dialogherà con la giornalista Sissi Ruggi. Michele De Ruggieri racconta con una prosa schietta e molto curata una storia che prende avvio nel settembre 1916 con il protagonista che viene chiamato alle armi. Fra la famiglia che tenta senza riuscirvi di non farlo mandare al fronte, la guerra di trincea e la prigionia, sin dalle prime pagine e confermando il titolo il romanzo è una chiara condanna della guerra. La penna di Michele De Ruggieri sceglie di raccontare tutto questo attraverso un'attenta ricostruzione storica e i sentimenti. Dalla paura di essere uccisi alla lotta per la sopravvivenza nel campo di concentramento, dove la fame cambia la gerarchia dei valori. Basta una lettera da casa, che fa intravedere la vita, e le lacrime che accompagnano la lettura restituiscono gli uomini a loro stessi.

- Sinossi

E' il 28 giugno 1914; in tutta Europa giunge la notizia dell'attentato di Sarajevo. Un mese dopo, la prima dichiarazione di guerra. Pochi sanno quali proporzioni assumerà il conflitto e quanti milioni di uomini farà cadere. Idealismi improbabili e frasi piene di retorica furono sufficienti per infervorare gli animi di tanti che non avevano idea di cosa li aspettasse. In piazza si gridava "viva la guerra!" e sul fronte si moriva. Pietro è un giovane che riesce, grazie alle sue conoscenze, ad evitare il fronte, vivendo il conflitto mondiale da una posizione privilegiata e sicura. Almeno così sembra... Dopo la disfatta di Caporetto, infatti, le carte in tavola cambiano completamente. Pietro si ritrova prima in trincea, poi in un campo di concentramento, a tentare disperatamente di tenersi stretta la vita e a guardare negli occhi i suoi compagni che non ci riescono, soccombendo all'orrore di uno dei periodi più oscuri della storia dell'umanità. Ne uscirà totalmente trasformato.

Michele De Ruggieri (Palagiano - Taranto, 1938), di famiglia lucana, ha studiato e conseguito la laurea in farmacia. Si è sempre interessato di Storia Contemporanea e Storia dell'arte. Il passato non passa mai - Tutte le guerre sono bugiarde, è il secondo romanzo di Michele De Ruggieri. Nel 2010 ha pubblicato il romanzo storico Al di qua del Faro (Guida Editori), ambientato tra le montagne lucane e il golfo di Napoli agli albori dell'Unità d'Italia. (Comunicato stampa)




Luigi Pirandello Luigi Pirandello. Una biografia politica
di Ada Fichera, ed. Polistampa
www.polistampa.com

L'adesione di Pirandello al fascismo, il suo rapporto col regime e con la censura, le idee di fondo del suo pensiero politico: sono gli elementi chiave del saggio di Ada Fichera. Con l'autrice dialogheranno il giornalista e scrittore Mario Bernardi Guardi e l'editore Antonio Pagliai. Letture a cura di Dylan (Dimensione Suono Soft). Luigi Pirandello è stato sempre analizzato sotto il profilo strettamente letterario o puramente storico. Il saggio di Ada Fichera, frutto di una ricerca su documenti d'archivio inediti, rilegge per la prima volta la sua figura ricostruendone la vita in chiave politica. Dal testo, arricchito da una prefazione di Marcello Veneziani, emergono aspetti chiave del pensiero pirandelliano come la coscienza del fallimento degli ideali borghesi, l'idea del potere nelle mani di uno e non di una maggioranza, la tendenza all'azione. (Comunicato stampa)




Locandina per la presentazione del libro Zenobia l'ultima regina d'Oriente Zenobia l'ultima regina d'Oriente
L'assedio di Palmira e lo scontro con Roma

di Lorenzo Braccesi, Salerno editrice, 2017, p.200, euro 13,00

Il sogno dell'ultima regina d'Oriente era di veder rinascere un grande regno ellenistico dal Nilo al Bosforo, piú esteso di quello di Cleopatra, ma la sua aspirazione si infranse per un errore di valutazione politica: aver considerato l'impero di Roma prossimo alla disgregazione. L'ultimo atto delle campagne orientali di Aureliano si svolse proprio sotto le mura di Palmira, l'esito fu la sconfitta della regina Zenobia e la sua deportazione a Roma, dove l'imperatore la costrinse a sfilare come simbolo del suo trionfo. Le rovine monumentali di Palmira - oggi oggetto di disumana offesa - ci parlano della grandezza del regno di Zenobia e della sua resistenza eroica. Ancora attuale è la tragedia di questa città: rimasta intatta nei secoli, protetta dalle sabbie del deserto, è crollata sotto la furia della barbarie islamista.

Lorenzo Braccesi ha insegnato nelle università di Torino, Venezia e Padova. Si è interessato a tre aspetti della ricerca storica: colonizzazione greca, società augustea, eredità della cultura classica nelle letterature moderne. I suoi saggi piú recenti sono dedicati a storie di donne: Giulia, la figlia di Augusto (Roma-Bari 2014), Agrippina, la sposa di un mito (Roma-Bari 2015), Livia (Roma 2016). (Comunicato stampa)




Copertina del libro Napoleone Colajanni tra partito municipale e nazionalizzazione della politica Napoleone Colajanni tra partito municipale e nazionalizzazione della politica
Lotte politiche e amministrative in provincia di Caltanissetta (1901-1921)


di Marco Sagrestani, Polistampa, 2017, collana Quaderni della Nuova Antologia, pag. 408
www.leonardolibri.com

Napoleone Colajanni (1847-1921) fu una figura di rilievo nel panorama politico italiano del secondo Ottocento. Docente e saggista, personalità di notevole levatura intellettuale, si rese protagonista di importanti battaglie politiche, dall'inchiesta parlamentare sulla campagna in Eritrea alla denuncia dello scandalo della Banca Romana. Il saggio ricostruisce il ruolo da lui svolto nella provincia di Caltanissetta, in particolare nella sua città natale Castrogiovanni e nell'omonimo collegio elettorale. In un'area dove la lotta politica era caratterizzata da una pluralità di soggetti collettivi - democratici, repubblicani, costituzionali, socialisti e cattolici - si pose come centro naturale di aggregazione delle sparse forze democratiche, con un progetto di larghe convergenze finalizzato alla rinascita politica, economica e morale della sua terra. (Comunicato stampa)




Opera di Gianni Maria Tessari Copertina della rassegna d'arte Stappiamolarte Stappiamolarte
www.al-cantara.it/news/stappiamo-larte

La pubblicazione realizzata con le opere di 68 artisti provenienti dalle diverse parti d'Italia è costituita da immagini di istallazioni e/o dipinti realizzati servendosi dei tappi dell'azienda. All'artista, infatti, è stata data ampia libertà di esecuzione e, ove lo avesse ritenuto utile, ha utilizzato, assieme ai tappi, altro materiale quale legno, vetro, stoffe o pietre ma anche materiali di riciclo. Nel sito di Al-Cantara, si può sfogliare il catalogo con i diversi autori e le relative opere. Nel corso della giornata sarà possibile visitare i vigneti, la cantina dell'azienda Al-Cantàra ed il " piccolo museo" che accoglie le opere realizzate.

Scrive nel suo testo in catalogo Vinny Scorsone: "...L'approccio è stato ora gioioso ora riflessivo e malinconico; sensuale o enigmatico; elaborato o semplice. Su esso gli artisti hanno riversato sensazioni e pensieri. A volte esso è rimasto tale anche nel suo ruolo mentre altre la crisalide è divenuta farfalla varcando la soglia della meraviglia. Non c'è un filo comune che leghi i lavori, se non il fatto che contengano dei tappi ed è proprio questa eterogeneità a rendere le opere realizzate interessanti. Da mano a semplice cornice, da corona a bottiglia, da schiuma a poemetto esso è stato la fonte, molto spesso, di intuizioni artistiche singolari ed intriganti. Il rosso del vino è stato sostituito col colore dell'acrilico, dell'olio. Il tappo inerte, destinato a perdersi, in questo modo, è stato elevato ad oggetto perenne, soggetto d'arte in grado di valicare i confini della sua natura deperibile...". (Comunicato stampa)

Visualizza versione ingrandita della locandina della presentazione del volume




Stelle in silenzio
di Annapaola Prestia, Europa Edizioni, 2016, euro 15,90

Millecinquecento chilometri da percorrere in automobile in tre giorni, dove ritornano alcuni luoghi cari all'autrice, già presenti in altri suoi lavori. La Sicilia e l'Istria fanno così da sfondo ad alcune tematiche forti che il romanzo solleva. Quante è importante l'influenza di familiari che non si hanno mai visto? Che valore può avere un amore di breve durata, se è capace di cambiare un destino? Che peso hanno gli affetti che nel quotidiano diventano tenui, o magari odiosi? In generale l'amore è ciò che lega i personaggi anche quando sembra non esserci, in un percorso che è una ricerca di verità tenute a lungo nascoste.

Prestia torna quindi alla narrativa dopo il suo Caro agli dei" (edito da "Il Filo", giugno 2008), che ha meritato il terzo premio al "Concorso nazionale di narrativa e poesia F. Bargagna" e una medaglia al premio letterario nazionale "L'iride" di Cava de'Tirreni, sempre nel 2009. Il romanzo è stato presentato dal giornalista Nino Casamento a Catania, dallo scrittore Paolo Maurensig a Udine, dallo psicologo Marco Rossi di Loveline a Milano. Anche il suo Ewas romanzo edito in ebook dalla casa editrice Abel Books nel febbraio 2016, è arrivato semifinalista al concorso nazionale premio Rai eri "La Giara" edizione 2016 (finalista per la regione Friuli Venezia Giulia) mentre Stelle in silenzio, come inedito, è arrivato semifinalista all'edizione del 2015 del medesimo concorso.

Annapaola Prestia (Gorizia, 1979), Siculo-Istriana di origine e Monfalconese di adozione, lavora dividendosi tra la sede della cooperativa per cui collabora a Pordenone e Trieste, città in cui gestisce il proprio studio psicologico. Ama scrivere. Dal primo racconto ai romanzi a puntate e alle novelle pubblicati su riviste a tiratura nazionale, passando per oltre venti pubblicazioni in lingua inglese su altrettante riviste scientifiche specializzate in neurologia e psicologia fino al suo primo romanzo edito Caro agli dei... la strada è ancora tutta in salita ma piena di promesse.

Oltre a diverse fan-fiction pubblicate su vari siti internet, ha partecipato alla prima edizione del premio letterario "Star Trek" organizzato dallo STIC - Star Trek Italian Club, ottenendo il massimo riconoscimento. Con suo fratello Andrea ha fondato la U.S.S. Julia, un fan club dedicato a Star Trek e alla fantascienza. Con suo marito Michele e il suo migliore amico Stefano, ha aperto una gelateria a Gradisca d'Isonzo, interamente dedicata alla fantascienza e al fantasy, nella quale tenere vive le tradizioni gastronomiche della Sicilia sposandole amabilmente con quelle del Nord Est d'Italia. (Comunicato Ufficio stampa Emanuela Masseria)




Copertina libro I quaranta giorni del Mussa Dagh I quaranta giorni del Mussa Dagh
di Franz Werfel, ed. Corbaccio, pagg.918, €22,00
www.corbaccio.it

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.» Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a Nord della baia di Antiochia.

Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell'affiato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.

Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni del Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa. Franz Werfel (Praga, 1890 - Los Angeles, 1945) dopo la Prima guerra mondiale si stabilì a Vienna, dove si impose come uno dei protagonisti della vita letteraria mitteleuropea. All'avvento del nazismo emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Oltre a I quaranta giorni del Mussa Dagh, Verdi. Il romanzo dell'opera, che rievoca in modo appassionato e realistico la vita del grande musicista italiano. (Comunicato Ufficio Stampa Corbaccio)

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- 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Presentazione rassegna




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Copertina libro La passione secondo Eva La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse (Córdoba - Argentina, 1934), diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina del libro Odissea Viola Aspettando Ulisse lo Scudetto Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria)




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina del libro Le stelle danzanti di Gabriele Marconi Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare. Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati.

Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio. Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.





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