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Copertina del libro La Grecia contemporanea 1974-2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco e Ninni Radicini edito da Polistampa di Firenze La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli di Ninni Radicini sulla Grecia

Fermoimmagine dal film Nosferatu con i personaggi di Hutter e del Conte Orlok poco dopo l'arrivo del primo nel Castello in Transilvania
Nosferatu: dal cinema al fumetto
 
Locandina della mostra Icone Tradizione-Contemporaneità - Le Icone post-bizantine della Sicilia nord-occidentale e la loro interpretazione contemporanea
Le Icone tra Sicilia e Grecia
 
Particolare dalla copertina del romanzo I Vicerè, scritto da Federico De Roberto e pubblicato nel 1894
Recensione "I Vicerè" | Review "The Viceroys"
 
Composizione geometrica ideata da Ninni Radicini per la pagina della newsletter Kritik con locandine di rassegne presentate
Locandine mostre e convegni
 
Fermoimmagine dal film tedesco Metropolis
Il cinema nella Repubblica di Weimar

La fotografa Vivian Maier autrice di migliaia di foto scattate in gran parte con una Rolleiflex e di filmati in super 8 scoperti dopo la sua scomparsa
Vivian Maier
Mostre in Italia
Luigi Pirandello
«Pirandello»
Poesia di Nidia Robba
Fermo-immagine dal film Il Pianeta delle Scimmie, 1968, regia di Franklin J. Schaffner con protagonista Charlton Heston
1968-2018
Il Pianeta delle Scimmie

Planet of the Apes - Review
Aroldo Tieri in una rappresentazione televisiva del testo teatrale Il caso Pinedus scritto da Paolo Levi
Aroldo Tieri
Un attore d'altri tempi

An Actor from another Era
Gilles Villeneuve con la Ferrari numero 12 nel Gran Premio di F1 in Austria del 1978
13 agosto 1978
Primo podio di Gilles Villeneuve

First podium for G. Villeneuve
Il pilota automobilistico Tazio Nuvolari
Mostre su Tazio Nuvolari
Maria Callas nel film Medea
Maria Callas
Articolo


Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni: 2021-2020 | 2019 | 2018 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08 | Lista mostre e conferenze 2007-2021

Grecia Moderna e Mondo Ellenico (Iniziative culturali): 2021-2019 | 2018 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010-2009 | 2007-2008

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Dipinto a olio su tavola realizzato nel 1933 da Giacomo Balla denominato Colorluce Dipinto di Giacomo Balla realizzato nel 1921 denominato S'è rotto l'incanto Autoritratto ad olio su cartone di cm 34x30,5 di Giacomo Balla realizzato nel 1894 circa Giacomo Balla
Dal primo Autoritratto alle Ultime rose


15 aprile (inaugurazione ore 10.00 - 20.00) - 22 maggio 2021
Galleria Russo - Roma
www.galleriarusso.com

È Giacomo Balla, punto cardinale dell'arte del '900, il protagonista della mostra curata da Fabio Benzi, offrirà al pubblico degli studiosi e degli appassionati l'occasione di ripercorrere l'intera carriera dell'artista attraverso una sorprendente galleria di studi preparatori - talvolta inediti - punteggiata da alcune importanti opere definitive. A questi materiali, per lo più direttamente provenienti da Casa Balla e sinora rimasti presso gli eredi, la mostra affida il compito di condurre il visitatore al cuore degli intricati percorsi creativi del grande caposcuola, affiancando incunaboli giovanili, illuminanti bozzetti di capolavori noti e ultime opere.

È - scrive Fabio Benzi nell'introduzione in catalogo - "Come entrare nello studio dell'artista e aprire decine di cassetti scoprendo la genesi di capolavori e opere di studio, penetrando nei segreti nascosti dei dipinti a volte più celebri, a volte più privati, ma sempre partecipando di un furor creativo indiscutibile e prepotente, che ci mostra fasi finali e iniziali di un percorso unitario, di un rovello instancabile".

- Balla rappresenta Balla: dal primo autoritratto (1894) a Ball'io (1940)

Questo romanzo per immagini - circa ottanta le opere in mostra - che nello spazio di poche sale racconta un percorso di cinquant'anni, ha un incipit folgorante nel primo autoritratto conosciuto di Giacomo Balla (1894), un piccolo olio di eccezionale importanza storica che si segnala per la trovata di utilizzare come supporto il retro di un ritratto fotografico dell'artista bambino, con il risultato di un inaspettato gioco di specchi tra i due versi del dipinto. Il tema dell'autorappresentazione, cruciale nel catalogo delle opere di Balla, ritorna in Ball'io, pastello del '40, sempre rimasto nell'appartamento di via Oslavia, a cui in famiglia ci si riferiva scherzosamente come al ritratto del Professor Piccard. A quanto pare per via dei capelli grigi arruffati che molto ricordavano la capigliatura del famoso scienziato, in quel tempo, ricorda Elica Balla, impegnato nell'esplorazione dei "fondi marini con la sua batisfera".

- Balla divisionista: radicalmente innovativo prima delle avanguardie

L'assoluta modernità della sintassi divisionista degli esordi - un sasso gettato nello stagno dello stanco ambiente artistico romano dall'arrivo, nel 1895, di quel torinese "diverso e feroce" (Boccioni) - è ben sintetizzata da un gruppo di studi preparatori per le tele del Ciclo dei Viventi, opere di vertice della fase pre-futurista realizzate tra il 1902 e il 1905. Dei sei bozzetti, uno si riferisce al Mendicante e cinque a due diverse versioni della Pazza, quella in collezione GNAM e una di cui non si conosce l'attuale ubicazione. I disegni preparatori dell'opera dispersa rivelano con illuminante chiarezza l'ispirazione alle opere grafiche di Munch, visto da Balla all'Esposizione degli Amatori e Cultori di Roma e subito fiutato come portatore di un prezioso tesoro di novità.

- L'invenzione della lingua futurista

"Lo stato di un'anima che ha un'illusione che a un tratto si rompe" così Filippo Marinetti descrive S'è rotto l'incanto, un grande olio su tela esposto per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1926, ma verosimilmente realizzato tra il 1920 e il 1921, anni in cui Balla può oramai fregiarsi del titolo di indiscusso caposcuola della compagine futurista. In quella straordinaria invenzione cromatica di variazioni sul rosa va visto il momento più alto di una nuova ricerca del suo torrentizio artefice, questa volta concentrato sulla parola. La superficie pittorica è infatti composta da un incastro di elementi geometrici che, a un'osservazione ravvicinata, risultano essere le lettere della parola INCANTO spezzate dall'interferenza di saettanti linee grigie.

La presenza di un capolavoro così singolare non deve però distrarre dalla vera qualità della mostra, che è quella di seguire passo passo l'evoluzione di un artista costantemente impegnato a progettare e rappresentare la modernità. Sono ad esempio incunaboli di immenso valore gli schizzi delle prime Velocità astratte (1913), "Basi fondamentali" scrive Balla "delle mie forme di pensiero" e anche risultati di una tormentata ricerca durata due anni per arrivare all'obiettivo di un'originale rappresentazione del movimento in pittura, condizione imprescindibile per potersi dire futuristi.

La ferma volontà di sottrarsi a qualsiasi forma di dipendenza stilistica dagli ex allievi Boccioni e Severini e dalle scomposizioni cubiste dei francesi rende ardua l'impresa, ma il risultato è l'invenzione di un geniale linguaggio geometrico del tutto inedito tramite il quale Balla riesce a rappresentare qualsiasi fenomeno fisico o psichico attraverso un equivalente astratto. La nuova, caleidoscopica stenografia futurista è perfetta anche per raccontare la passione interventista, come dimostra il brillante studio preparatorio di Canto patriottico in piazza di Siena (1915), in cui i tre parallelepipidi - uno bianco, uno rosso e uno verde - posti al centro della scena rappresentano i canti patriottici che si innalzano verso il cielo.

Col procedere del tempo, il suo codice futurista si arricchisce di nuovi segni: linee-forza, linee spaziali, linee andamentali, forme-rumore, linee di velocita`, forme plastiche, vortici sono vocaboli da organizzare in composizioni sempre più ambiziose: "Daremo scheletro e carne all'invisibile, all'impalpabile, all'imponderabile, all'impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell'universo, poi li combineremo insieme secondo i capricci della nostra ispirazione". Nei bozzetti eseguiti dopo il primo conflitto mondiale, affiora con chiarezza l'esigenza di una trasposizione visiva di quelle idee teosofiche a cui Balla, come molti protagonisti delle avanguardie europee, aveva aderito con entusiasmo.

Dietro all'accresciuto interesse per la natura si cela il desiderio di rappresentare la fremente energia della vita. Opera emblematica di questa ricerca è lo studio preparatorio del Risveglio di Primavera (1918) a cui fanno seguito alcuni esempi di Balfiore e un Vortice di giardino degli anni '20. Da segnalare anche la presenza di Linee forza di mare, una lunga tempera su carta intelata del 1919 che è il pendant della Futurlibecciata in collezione GNAM; alcuni disegni riconducibili alla magistrale decorazione del Bal Tic Tac, il primo cabaret d'avanguardia realizzato in Europa (1921), e gli importanti progetti di due degli arazzi esposti all'Exposition Internationale des Arts Decoratifs di Parigi nel giugno 1925 (storico evento che sancisce la nascita del Déco): Genio futurista e Mare Velivolato.

- Ricostruzione futurista dell'Universo

"Nel '500 mi chiamavo Leonardo", dice Balla di sé, scherzosamente ma non troppo, vista la sua volontà di intervento in ogni piega dell'espressione artistica: pittura, architettura, arredo d'interni, arti applicate scandagliate a 360 gradi, grafica, moda, fotografia, scenografia, cinema, danza, recitazione. Assistito dalla moglie Elisa e dalle figlie Luce ed Elica, trasforma la casa di via Oslavia in una laboriosa fucina creativa dalla quale emergono mobili, suppellettili, oggetti d'uso comune. Tantissime in mostra le testimonianze di quella indefessa attività volta a realizzare la sua idea di arte totale, un percorso entusiasmante che Balla compie più esaustivamente e velocemente degli altri arrivando a un punto - scrive Boccioni - "in cui e` difficile che altri si trovi oggi in Europa"

- Precursore di un'estetica Pop

L'ultimo, avvincente capitolo della creatività balliana è quello del recupero della figurazione come chiave per uscire dagli accademismi in cui, all'inizio degli anni '30, l'esperienza del futurismo astratto appare irreversibilmente scivolata. Opere emblematiche della nuova ricerca sono Colorluce (1933) e Pianticella delicata (1937), magistrali ritratti delle figlie Luce ed Elica chiaramente ispirati alle foto delle dive del cinema pubblicate sui rotocalchi popolari. È infatti nel fenomeno del nascente divismo mediatico inventato dalla portentosa industria cinematografica hollywoodiana che Balla, quasi precursore di un'estetica pop, individua la direzione presa dalla modernità.

La Galleria Russo, fondata a Roma nel 1897, è una delle più prestigiose gallerie d'arte italiane. Il suo vasto repertorio espositivo affianca ai principali autori del '900 storico - Balla, Boccioni, De Chirico, Casorati, Carrà, Sironi, Cambellotti, Severini - la produzione di giovani artisti italiani ed internazionali contemporanei. (Comunicato ufficio stampa Scarlett Matassi)




Foto Sale con opere di Aurelio Amendola © Museo Casa Rusca Foto Cosimo Filippini Opera di Aurelio Amendola denominata Visti da vicino Aurelio Amendola. Visti da vicino
28 marzo - 19 settembre 2021
Museo Casa Rusca - Locarno
www.museocasarusca.ch

Aurelio Amendola (Pistoia, 1938), fotografo di statura internazionale, nell'Accademia delle Arti del Disegno, ha legato il suo nome all'arte. Nel corso della sua lunga carriera, il suo obiettivo ha ritratto i più importanti esponenti delle avanguardie del Novecento tra cui De Chirico, Lichtenstein, Pomodoro e Warhol. Una passione, quella per l'arte del XX secolo, che acquista anche un valore umano per le frequentazioni personali del fotografo con alcuni artisti. Rapporti di amicizia che hanno dato vita ad importanti lavori monografici dedicati a scultori e pittori moderni tra cui Marini, Burri, Manzù, Fabbri, Ceroli, Vangi e Kounellis.

L'altro polo di interesse di Amendola è la scultura, ambito nel quale ha sviluppato una grande sensibilità documentando, tra l'altro, alcune note sculture del Rinascimento italiano. Celebri gli scatti delle opere di Jacopo Della Quercia, Canova e Donatello, e anche di singoli capolavori come il pulpito di Giovanni Pisano. Più di tutti, si è dedicato alla fotografia delle opere di Michelangelo, per cui ha ottenuto numerosi riconoscimenti (nel 2007 è stato il primo fotografo ad essere presente all'Hermitage di San Pietroburgo con una mostra dedicata alle creazioni del Maestro rinascimentale).

Aurelio Amendola, ovvero l'arte che fotografa l'arte e la fotografia che diventa arte. La sua fotografia infatti non si riduce a mera riproduzione, ma è simile alla pratica scultorea, un atto poetico, allo stesso tempo materiale e spirituale, meditativo e seduttivo. Tra i fotografi più acuti e ricercati del nostro tempo, genio poliedrico, irriverente e solare, che incanta e ti conduce con sé tra rievocazioni di antichi maestri e importanti artisti contemporanei, con il suo stile rigoroso e raffinato, frutto di esperienza, fantasia e capacità tecnica. La mostra vuole rendere omaggio a un uomo che ha dedicato la sua vita alla rappresentazione del mondo dell'arte.

Attraverso una selezione di 79 fotografie, a cura di Rudy Chiappini, il visitatore avrà l'occasione di apprezzare una tra le più interessanti e significative testimonianze fotografiche mai realizzate sui lavori dei maggiori talenti artistici italiani e internazionali, immortalati con un click della sua inseparabile Hasselblad, sempre rigorosamente in analogico. Il fil rouge dell'esposizione è l'atelier, luogo privato e inaccessibile, dove l'artista prefigura il suo lavoro in un contesto che ne rispecchia le personalità e l'estro, dove l'opera d'arte viene concepita, realizzata e infine contemplata, ma anche spazio di vita e di autorappresentazione dell'artista stesso. La forza dello sguardo di Amendola sta nell'essere riuscito a penetrare la dimensione interiore dell'artista al lavoro, a fermare il momento assoluto e potente della creazione.

Solo lui è riuscito in tale impresa (a parte Ugo Mulas con la celebre sequenza del taglio di Lucio Fontana) grazie alla complicità e intimità creata con gli artisti. È questa l'unicità di Amendola: una combinazione di prodigioso talento professionale unito ad una rara sensibilità umana. Amendola con i suoi occhi ferma nel tempo qualcosa di unico: l'enigma insolubile della creazione. Quello che conta davvero per il fotografo è raccontare il mondo di un artista in un'istantanea e coinvolgere emotivamente l'osservatore che percepisce di essere di fronte a quei momenti sublimi che accompagnano l'atto creativo. Possiamo così addentrarci furtivamente e in punta di piedi nell'ampio studio di uno tra i più celebri esponenti della Pop Art, Roy Lichtenstein, intento a ultimare una tela di grande formato oppure osservare Marino Marini scolpire all'aperto a Forte dei Marmi.

Stupirci di fronte ad un Giorgio de Chirico elegantissimo in giacca e cravatta che studia il suo quadro illuminato dai raggi del sole provenienti da un lucernaio nel suo studio a Roma all'inizio degli anni Settanta. Invidiare Emilio Vedova, il pittore espressionista che lavora nel suo atelier veneziano usando non i pennelli ma le mani e pare quasi confondersi, coperto di colore com'è, con l'opera che realizza. Restare affascinati da come il gesto istintivo di Julian Schnabel - pittore e regista statunitense alle prese con vele nautiche ricoperte di colore su cui campeggiano dei piatti rotti - faccia da contraltare all'indagine sul colore e alla precisione dell'esecuzione di Piero Dorazio.

Interrogarci insieme a Hermann Nitsch - uno dei massimi esponenti dell'Azionismo viennese - sulla fascinazione per l'opera d'arte totale mentre l'artista, con indosso il consueto camice intriso da precisi significati sacerdotali, è intento a camminare sulle sue tele mastodontiche. Fra i più spettacolari artisti ripresi in azione non poteva mancare la sequenza dell'amico fraterno Alberto Burri con in mano un bruciatore nel momento in cui crea una delle sue celebri "combustioni" in plastica mentre il volto scompare tra le fiamme. In questo vasto ciclo di opere trovano un posto speciale i ritratti di Andy Warhol realizzati nel 1977 e nel 1986, poco prima della sua morte prematura.

In queste immagini Amendola, uno dei pochissimi fotografi ammessi a ritrarre Warhol nella Factory, ci svela un artista che, consapevole di essere un'icona del suo tempo, si mette in posa immobile come una statua o un oggetto di uso quotidiano alla stregua di una delle sue lattine di zuppa Campbell's o di un Brillo Box. Tuttavia le due serie non potrebbero essere più differenti. Le fotografie del 1977 sono calcolatissime, vi è un senso della "composizione" dove ritroviamo un Warhol distante e costruito rappresentato tra delle sedie vuote per raccontare proprio quel senso di solitudine che Amendola aveva percepito in lui. Sono più umani, invece, gli scatti del 1986, quando Warhol stava già malissimo. L'artista è un uomo maturo, dal fisico provato, il viso scavato, meno interessato alla propria immagine: la giacca nera e gli stivaletti lucidi hanno fatto posto ad una tenuta banale, propria - si potrebbe dire - dell'americano medio: i jeans, un giubbetto e una camicia a quadri.

Uno degli aspetti più originali della capacità fotografica di Amendola riguarda il suo lavoro sulla scultura, in particolare la sua interpretazione di Michelangelo Buonarroti. Amendola è l'unico fotografo al mondo che ha avuto il privilegio di ritrarre la totalità delle opere di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, realizzando cinque libri a lui dedicati, regalando così all'umanità delle inquadrature meravigliose. Il pubblico potrà ammirare, ad esempio, gli scatti esclusivi delle tre Pietà di Michelangelo: la Rondanini custodita al Castello Sforzesco a Milano, la Pietà di Santa Maria del Fiore a Firenze e la celebre Pietà vaticana conservata nella Basilica di San Pietro, coglierne tutte le sfaccettature e apprezzarne ogni singolo dettaglio.

I capolavori di Michelangelo filtrati dall'obiettivo di Amendola rivelano ogni aspetto della loro grandezza. Marmi che danno vita a forme sinuose delle quali il fotografo esalta la potenza plastica, la superba esecuzione, l'impulso vitale dei corpi, riuscendo quasi a restituire quel "contatto epidermico" che solo Michelangelo può avere avuto con la materia da cui sono scaturite le sue figure. Il tutto senza alcun artificio, nell'elegante semplicità delle immagini in bianco e nero, dove interagiscono perfettamente la mano di Michelangelo e il profondo sentimento della luce di Amendola. Ed è attraverso un sapiente gioco di luci, angolazioni e riprese ravvicinate che il fotografo si addentra nelle opere, scoprendovi continuamente infinite chiavi di lettura, per riconsegnarci - da una prospettiva nuova - un repertorio iconografico entrato a tutti gli effetti nell'immaginario collettivo.

Nelle fotografie di Amendola possiamo ammirare le opere del massimo scultore e pittore rinascimentale svelato e non prevaricato; interpretato ma non travisato; nuovo e pure riconoscibile. Il risultato è una lettura intensamente partecipe, al punto da attualizzare le figure classiche del Maestro, offrendone in modo straordinariamente efficace una leggibilità inedita. Anche per questo il percorso espositivo delle ultime due sale del Museo risulta particolarmente affascinante: un'autentica esperienza emozionale che consente al visitatore di penetrare con lo sguardo e con la mente l'opera michelangiolesca ed assaporare fino in fondo le principali sculture del grande maestro del Rinascimento.

Le immagini di Amendola rappresentano l'essenza stessa della fotografia, che è semplicemente la facoltà di poter guardare al mondo o alle cose attraverso altri occhi. Occhi capaci, in questo caso, di regalare il senso di una rivelazione, di raccontare l'impercettibile e di scrutare l'anima. Come ebbe a dire Alan Jones "Con il suo occhio penetrante, l'apparato fotografico, e il soggetto sotto il suo sguardo, che si tratti di pietra o di un essere vivente, egli compie una triangolazione filosofica: l'arte come scelta e punto di osservazione, l'arte come direzione dello sguardo, l'arte come strumento per rendere visibile l'invisibile." La mostra è accompagnata da un catalogo corredato dalle riproduzioni di tutte le opere esposte, unitamente a contributi critici di Walter Guadagnini e Antonio Paolucci. (Estratto da comunicato ufficio stampa Sabina Bardelle von Boletzky)




Silkscreen with hand painted elements on paper by Matthew Brannon, 2021, 52x45.5 inches (detail), Photo by Kevin France Matthew Brannon
Cold Shoulders / Foreign Affairs / Seafood Dinners / Power Vacuums / and The Last Gate at the End of a Very Long Terminal


08 aprile - 28 maggio 2021
Gió Marconi - Milano

«Ho realizzato questa mostra durante l'anno surreale che è stato il 2020. Ho immaginato un aereo sospeso a mezz'aria sopra una città in un qualche momento durante il secolo scorso. Leggero come una piuma, pesante come una balena. Ogni opera mostra il sedile di un passeggero invisibile. È il set di una produzione teatrale dopo che lo spettacolo è finito e le telecamere sono spente. È quel momento in cui ti svegli appena prima di ricordarti tutto quello che devi fare. È il centro di un libro che ho scritto molto tempo fa. È uno spazio in cui puoi entrare. Il mondo fluttuante. Eccolo. In mezzo all'oceano. Sterile come la luna. Giù per miglia sotto l'acqua fredda e pesante. Dove vivono pochi pesci e ci sono meno piante che in un deserto. Solo rocce molto vecchie grandi come montagne. Ci vuole un grande dispiego di forze per spingere l'aereo verso il basso e c'è bisogno di luci come quelle che si usano nei grandi stadi, eppure tutto quello che vedi è nero.

Come guidare in un temporale in un incubo nello spazio siderale. E poi è lì. Come un serpente di proporzioni preistoriche. Il cobra più grande del mondo. Capace di divorare persone a bocconi. Scintillante ma morto. Un'enorme prolunga che attraversa i continenti. È il cavo di rete. E tu fai quello che devi. Quello che hai sempre sognato da quando è iniziato. Un modo per salvare il mondo. Un modo per fermare tutta la follia, la distorsione e l'impossibilità. E quando le enormi tenaglie del velivolo iniziano ad incidere l'esterno, è come se sentissi le urla di tutte quelle case piene di tutti quei dispositivi acquistati online e totalmente dipendenti da questo stesso sangue che ora stai interrompendo. Ogni gigantesco taglio nel cavo cancella miliardi di e-mail, messaggi ditesto, download, caricamenti e streaming ed evaporano persino e-mail cancellate da tempo...» (Matthew Brannon, New York City, marzo 2021)




Locandina della mostraa Figure dell'incerto di Stefano di Stasio Stefano Di Stasio
Figure dell'incerto


15 maggio (inaugurazione) - 24 luglio 2021
Galleria Alessandro Bagnai - Foiano della Chiana (Arezzo)

Prima mostra personale di Stefano Di Stasio presso la Galleria Alessandro Bagnai a cura di Vittoria Coen. Le opere sono state create appositamente per questo evento che vede un'interessantissima selezione di inediti. Sono esposti lavori realizzati, infatti, tra il 2019 e il 2020, di medie e grandi dimensioni che segnano una importante svolta nella sua ricerca e che si ricongiungono idealmente alle prime sperimentazioni degli anni '70. L'arte è una "forza" senza tempo, pare dirci Di Stasio, che si serve della pittura, una bella pittura che non fa sconti alla improvvisazione e che racconta una vitale esperienza di ricerca che anche oggi appare totalmente libera dalle influenze e dalle mode momentanee. Essa sa guardare oltre il limite della tela e diventa fiaba, racconto, sogno, idealità.

I lavori sono realizzati con grandissima e meticolosa attenzione ai dettagli, in un contrappunto di immagini e colori che dà origine al concerto "silenzioso" e a lungo meditato..." la riappropriazione di qualche elemento astratto all'interno della rappresentazione mi sta regalando un nuovo entusiasmo, qualcosa di sopito nella mia immaginazione, per molti anni tenuto a bada dalla necessità perversa di reinventare il linguaggio figurativo della tradizione pre-moderna, ma che ora, nella costruzione del quadro, può intervenire e combinarsi con le figure e le scene consuete della mia pittura". Così scrive Stefano Di Stasio nel suo testo pubblicato in catalogo, insieme al saggio introduttivo di Vittoria Coen. Nuove coordinate, ad esempio, un lavoro realizzato nel 2020, appare quasi come un manifesto della nuova svolta dell'artista: grandi cesure forti e dirette che esaltano le immagini senza confini di spazio e di tempo. (Comunicato stampa)

__ EN

The works were created specifically for this event, which includes a very interesting selection of new pieces. Made in 2019 and 2020, these medium- and large-format paintings mark an important shift in his artistic research, circling back philosophically to his early experiments of the 1970s. Art, Di Stasio seems to be telling us, is a timeless "force", represented through his wonderful painting, which makes no concessions to improvisation and expresses a lifetime of experience and inquiry that still today appears completely free from the influences of transitory trends. It manages to go beyond the bounds of the canvas and become a fairy tale, a story, a dream, an ideal.

The works are painting with extreme, meticulous attention to detail, in a counterpoint to images and colors that engenders a long-contemplated "silent" concert. "... the re-appropriation of some abstract elements within representative painting was generating a new enthusiasm in me, something resting in my imagination that had been kept at bay for years by a perverse need to reinvent the figurative language of pre-modern tradition but that now, when I construct my paintings, can intercede and combine with my usual figures and scenes," Stefano Di Stasio writes in the exhibition catalogue, in a text published along with an introductory essay by Vittoria Coen. Nuove coordinate, one exemplar from the exhibition, a work created in 2020, seems almost a sort of manifesto of the artist's new direction: strong, direct, large caesuras that exalt images beyond the bounds of space and time. (Press release)




Copertina del numero di aprile 2021 del mensile d'arte Archivio Archivio
Mensile di Arte - Cultura - Antiquario - Collezionismo - Informazione

___ANNO XXXIII
N.4 - Aprile 2021
N.3 - Marzo 2021
N.2 - Febbraio 2021
N.1 - Gennaio 2021





___ Anno XXXII
N.10 - Dicembre 2020
N. 9 - Novembre 2020
N. 8 - Ottobre 2020
N. 7 - Settembre 2020
N. 6 - Giugno/Luglio/Agosto 2020
N. 5 - Maggio 2020
N. 4 - Aprile 2020




Autoritratto di Antonio Ligabue dipinto olio su tavola di faesite cm 60x53 realizzato tra il 1951 e 1952, Courtesy Comune diGualtieri Locandina della mostra Ligabue, la figura ritrovata. 11 artisti contemporanei a confronto Ligabue, la figura ritrovata. 11 artisti contemporanei a confronto
08 maggio - 14 novembre 2021
Palazzo Bentivoglio - Gualtieri (Reggio Emilia)
www.museo-ligabue.it

Curata da Nadia Stefanel e Matteo Galbiati, la mostra propone un inedito dialogo tra il segno di Antonio Ligabue e quello di undici artisti contemporanei che operano, prevalentemente, in ambito figurativo: Evita Andùjar, Mirko Baricchi, Elisa Bertaglia, Marco Grassi, Fabio Lombardi, Juan Eugenio Ochoa, Michele Parisi, Ettore Pinelli, Maurizio Pometti, Giorgio Tentolini e Marika Vicari. Agli artisti invitati, i curatori hanno chiesto di porsi in dialogo con le opere di Antonio Ligabue selezionate per l'esposizione, testimonianza di un percorso in cui la figura, in una prima fase caratterizzata da una precisa connotazione, viene successivamente sottoposta ad una estrema sintesi, fino a dissolversi nel colore.

«Il progetto - spiega Nadia Stefanel - nasce dall'incontro fra Antonio Ligabue e undici artisti contemporanei. Fra un artista, che ha unito Arte e vita in modo così stretto da districarne difficilmente la giunzione, che ha realizzato opere sempre sul filo dell'immaginazione e con la sola necessità di dipingere per esistere, e la contemporaneità dell'arte di oggi. Chi lo vide dipingere rimase fortemente colpito dalla libertà e sicurezza di esecuzione senza pentimenti o titubanze, un modus operandi istintivamente guidato da una ricca fantasia visionaria, che lo portava alla immediata realizzazione figurativa, senza abbozzi preliminari. Ligabue possedeva la sapienza di modulare il colore per ricreare quelle forme appartenenti ad un viaggio nomade e in solitaria, il suo, ma guardava anche alla natura con ammirazione sincera e sguardo limpido, per trovare alla fine un riparo dagli attacchi del mondo nella bellezza minuziosa dei dettagli dei suoi animali, nei manti delle sue fiere, nei piumaggi impalpabili dei rapaci, nelle forme descritte anatomicamente dal colore».

Ripercorrendo le sensazioni e le emozioni suscitate dalle opere e dall'espressività di Ligabue, per la prima volta il Salone dei Giganti accoglie un peculiare dialogo tra il maestro di Gualtieri e undici artisti contemporanei in un inedito confronto di reciprocità e convergenze che testimoniano come, anche nell'attualità dei linguaggi dell'oggi, sia presente un simile spirito trascendente e una pari centralità di riflessione posta sull'uomo, il suo sentire ed essere nel mondo.

«La scelta di questi artisti - spiega Matteo Galbiati - guarda alla specificità delle loro ricerche che, senza condizionamenti o scelte d'occasione, hanno sempre posto l'essenza della loro visione proprio sull'animo come centro di valore per le loro esperienze estetiche. Il tema e il concetto di figura rappresentata è il mezzo per oltrepassare l'immediatezza del resoconto visibile e lasciar affiorare la tensione e la passionalità di immagini che trasfigurano esperienze comuni e condivise. Il loro linguaggio consacra la potenza dell'immaginazione che sa guidare lo sguardo di ogni osservatore ben oltre la singolarità del racconto specifico e rende ciascuna opera una soglia spalancata sulla sincerità del pathos umano. In questo senso Ligabue non rivive in loro, non è spunto per una "ricopiatura", ma in loro prosegue l'ideale di coinvolgimento dell'altro, la connessione della realtà con un altrove denso di mistero e di tutta la sua trepidante speranza».

La mostra comprende 16 dipinti di Antonio Ligabue, molti dei quali non esposti negli ultimi anni, che Francesco Negri ha personalmente selezionato e studiato, ed una trentina di opere realizzate dagli artisti invitati, la maggior parte delle quali inedite. Il percorso espositivo si articola in due sezioni: la prima si sviluppa intorno all'energia epidermica, carnale e fisica del colore e del suo realizzarsi attraverso il farsi concreto nella pittura; la seconda pone l'accento sul potere trasfigurante dell'arte, che coglie l'immagine nell'istante in cui diventa memoria, sogno, miracolo, apparizione, fissandola prima di una sua inesorabile sparizione.

Tra concretezza e levità, il racconto di questa mostra ripropone non solo l'aspetto più iconico di Ligabue, ma ne vuole anche ripercorrere l'umanità dirompente e sensibile, capace di ritrovare nella sua spontaneità la lungimiranza di un sentire ben più profondo di quanto emerge da una superficiale apparenza. Attraverso gli undici artisti presenti si propone un altro modo per leggere la "figura" - dell'uomo e del suo ambiente - che, accompagnandosi alla semplicità vera di Ligabue, sa riconciliare il nostro sguardo con presenze che sanno ritrovare se stesse e il proprio essere al di là del tempo. Nel corso della mostra sarà pubblicato un catalogo Vanillaedizioni con i testi dei curatori ed un ricco apparato iconografico. I pannelli esplicativi che accompagnano la visita dello spettatore, introducendo le ricerche degli artisti contemporanei, così come le schede presenti nel catalogo, sono realizzati dalle studentesse del corso di "Didattica dei Linguaggi Artistici" (prof. Matteo Galbiati) dell'Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia.

La Fondazione Museo Antonio Ligabue nasce nel 2014 per volontà del Comune di Gualtieri, Emilbanca Credito Cooperativo, Gruppo Landi Renzo (attraverso Girefin S.p.a.) e Boorea Soc. Coop. Nel 2015 la Fondazione organizza una grande mostra antologica dal titolo "Ligabue, Gualtieri. Il ritorno", nell'anno del cinquantesimo anniversario della morte dell'artista. L'esposizione registra un'affluenza da record (oltre 35.000 visitatori). A partire dal 2015 la Fondazione, in stretta collaborazione con il Comune di Gualtieri, che già nel 1988 aveva allestito nella Sala Giove di Palazzo Bentivoglio il Centro Studi e Documentazione Antonio Ligabue, che raccoglieva materiale bibliografico e iconografico del pittore, un autoritratto, fotografie, incisioni, stampe, sculture e filmati originali, inizia un percorso progettuale per la realizzazione di un museo permanente dedicato all'artista.

Oggi l'attività della Fondazione si declina dunque principalmente su tre fronti: l'organizzazione di mostre temporanee dedicate ad artisti legati al mondo di Ligabue, ad artisti eminenti del territorio e ad artisti di importanza riconosciuta in ambito nazionale e internazionale; la valorizzazione del patrimonio di opere della Collezione Umberto Tirelli (frutto della donazione Tirelli-Trappetti); la valorizzazione del patrimonio monumentale costituito da Palazzo Bentivoglio. Il Museo Antonio Ligabue nasce nel 2018 dalla volontà della Fondazione che ne porta il nome di dotare Gualtieri di un polo espositivo stanziale per l'opera di Antonio Ligabue, valorizzando inoltre il patrimonio documentale di proprietà del Comune di Gualtieri - che conta quasi 150 documenti originali - attraverso la costituzione di un centro di studio e ricerca sull'opera e sulla vicenda biografica di Antonio Ligabue.

Dopo la grande antologica del 2015, intitolata "Ligabue, Gualtieri. Il ritorno", la Fondazione Museo Antonio Ligabue diviene il punto di riferimento in Italia per l'organizzazione di mostre temporanee dedicate all'artista. Nel 2020 la Fondazione ha promosso la mostra "Incompreso. La vita di Antonio Ligabue attraverso le sue opere", curata da Sergio e Francesco Negri a Palazzo Bentivoglio, in concomitanza con l'uscita nelle sale del film "Volevo nascondermi" di Giorgio Diritti. Interlocutore accreditato a livello italiano ed internazionale, nel mese di ottobre 2020 la Fondazione Museo Antonio Ligabue è stata partner del Festival International du Film de La Roche-sur-Yon per l'allestimento della mostra "Antonio Ligabue: Hors Cadre", che ha accompagnato la première francese del film "Volevo nascondermi" di Giorgio Diritti. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Foto realizzata da Jaka Babnik di Black and white opera di Zora Koren Skerk del 1995 Opera di Matjaž Hmeljak denominata Oblika sence 21 Opera di Bogdan Grom denominata Roof Top View realizzata nel 1979 Opera di Avgust Cernigoj denominata Costruzione Slovenski Graficari iz Italije / Artisti Grafici Sloveni d'Italia
25 marzo (inaugurazione ore 19.00) - 30 aprile 2021
Galleria Zuccato - Parenzo (Croazia)
www.poup.hr

Artisti: Avgust Cernigoj, Bogdan Grom, Matjaž Hmeljak, Zora Koren Skerk, Marjan Kravos, Anton Zoran Mušic, Klavdij Palcic, Claudia Raza, Jan Sedmak, Lojze Spacal, Franc Vecchiet, Edvard Zajec, Ivan Žerjal.

La mostra di artisti grafici di origine slovena dall'Italia, curata da Denis Volk, è una panoramica dell'attività grafica di artisti che provengono o hanno creato in Italia. Questa recensione non copre tutti gli artisti ma solo quelli che hanno regolarmente usato la tecnica grafica e altri il cui operato ha influenzato anche il lavoro di altri artisti. Si tratta di artisti importanti per l'arte slovena e italiana ma anche europea e mondiale. Le opere in mostra risalgono fino al periodo tra le due guerre mondiali. La mostra presenta gli artisti grafici d'Italia che hanno collaborato con il Centro Internazionale di Arti Grafiche di Lubiana (MGLC), come partecipanti e vincitori della Biennale Internazionale di Arti Grafiche, organizzata già dal 1955 e considerata una delle più importanti e prestigiose al mondo.

Alcuni degli artisti esposti sono inclusi nelle collezioni grafiche del MGLC, altri hanno lavorato nei suoi studi grafici ed è per questo che molte delle opere esposte provengono da questa istituzione. La selezione di artisti italiani, che si limita a quelli di origine slovena, è completata da alcuni giovani artisti del territorio. La mostra è organizzata dall'Università popolare aperta della Città di Parenzo in collaborazione con il Centro internazionale di arti grafiche di Lubiana, Ufficio del governo della Repubblica di Slovenia per gli sloveni d'oltreconfine e nel mondo e l'Ambasciata della Repubblica di Slovenia a Zagabria.

___ Artisti

- Avgust Cernigoj (Trieste 1898 - Sežana 1985) è il più ragguardevole esponente dell'avanguardia slovena e fondatore del costruttivismo sloveno. Autore di disegni, quadri, acquarelli, collage, scenografie, plastici, illustrazioni, affrescature di chiese, arredamenti artistici navali, andò alla continua ricerca di nuove modalità espressive. La sua produzione grafica si esprime soprattutto nelle acqueforti e nelle linoleografie. Nel 1976 per il suo impegno artistico fu insignito con il premio "Prešeren". Fece da maestro a varie generazioni di artisti in cui lasciò vasta impronta di sé.

- Bogdan Grom (Devinšcina pri Proseku/Devincina di Prosecco 1918 - Usa 2013) fu attivo come pittore, grafico e scultore. Nel 1957 si trasferì negli Stati Uniti d'America, dove si specializzò in arte applicata e si dedicò all'arredo di centri commerciali ed economici nonché ad altre strutture urbane e sacrali. Realizzò dipinti, sculture, disegni, tappezzerie e illustrazioni. Nelle sue opere si nota l'attaccamento al nativo Carso e al Nuovo Messico, regione che morfologicamente assomiglia al Carso. Insegnò in diversi istituti scolastici in Slovenia, Italia e USA.

- Matjaž Hmeljak (Trieste 1941), laureatosi in ingegneria elettronica, ha insegnato informatica. Nel periodo tra il 1970 e il 1980 ha collaborato con il pittore Edvard Žerjal con il quale ha messo a punto quattro complessi sistemi nell'ambito dell'arte digitale collocandosi tra gli iniziatori della computer grafica a livello mondiale. Da allora continua da solo a sviluppare nuove applicazioni artistiche per i propri sistemi computerizzati nel campo della computer grafica.

- Anton Zoran Mušic (Bukovica 1909 - Venezia 2005) dopo diversi spostamenti da Maribor si iscrisse all'accademia di Zagabria. Dopo un viaggio in Spagna (1935) svolse il servizio militare in Dalmazia, dove in seguito sarebbe ritornato regolarmente. Durante la seconda guerra mondiale visse tra Trieste e Venezia, dove nel 1944 fu arrestato e internato nel campo di concentramento di Dachau. Dopo la guerra, da Lubiana si trasferì prima a Gorizia e poi a Venezia, dove conobbe sua moglie, Ida Cadorin, con la quale visse per il resto della sua vita tra Venezia e Parigi. Da eccezionale disegnatore, pittore e grafico qual era, ben presto si affermò a livello internazionale. Tra i suoi motivi preferiti figurano il paesaggio carsico, il paesaggio dalmata, i paesaggi italiani, i nudi e i ritratti, soprattutto della moglie Ida, ed inoltre gli autoritratti, le scene dal campo di concentramento (il ciclo Noi non siamo gli ultimi), le vedute di Venezia ecc.

- Zora Koren Skerk (Zagorje pri Pivki 1927 - Trieste 2016) prestò servizio a Trieste e dopo il pensionamento si dedicò completamente all'arte. Realizzò quadri, ma anche grafiche, soprattutto acqueforti e linoleografie. I suoi motivi preferiti sono il paesaggio carsico, i fiori, le nature morte, i ritratti ecc. Partecipò alla Biennale internazionale di grafica ottenendo diversi premi per le sue opere.

- Marjan Kravos (Trieste 1948) ha studiato e si è diplomato in pittura all'Accademia di arti figurative di Lubiana conseguendo poi il diploma di secondo livello in grafica. Ha insegnato storia dell'arte e grafica, mentre fino al pensionamento è stato per molti anni responsabile tecnico e scenografo del Teatro stabile sloveno di Trieste. È stato autore di grafiche, mentre negli ultimi anni si dedica agli ex libris. Per le sue opere ha ricevuto numerosi premi. Vive a Trieste.

- Klavdij Palcic (Trieste 1940) dopo essersi diplomato al Liceo artistico di Venezia ha insegnato disegno e storia dell'arte nelle scuole con lingua d'insegnamento slovena di Trieste e Gorizia. Nel 1977 ha fondato presso l'Editoriale Stampa Triestina l'atelier grafico Graficenter. Si dedica alla pittura e alla grafica, ma anche all'illustrazione, alla scenografia e alla costumografia. Nella sua opera indaga soprattutto i rapporti tra spirito e materia, tra uomo e ambiente. Vive a Trieste.

- Claudia Raza (Cividale del Friuli 1943) è un'artista a tutto tondo, che spazia dalla pittura alla grafica e alla poesia. Ha frequentato la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia ed è stata tra i fondatori della stamperia artistica "Tintoretto". Nelle sue opere grafiche usa tecniche sia classiche che sperimentali, nei suoi libri abbina la poesia alla grafica. I suoi motivi prediletti sono la natura, in particolare il Carso e la foce del Timavo. Vive e opera a Nabrežina/Aurisina presso Trieste.

- Jan Sedmak (Trieste 1983) dopo gli studi all'istituto d'arte ‘Nordio' di Trieste si è specializzato nel campo dell'illustrazione. Dal 2008 opera come artista indipendente e collabora con numerose case editrici ed ha rapporti con numerosi committenti come illustratore e animatore. Le sue illustrazioni corredano libri, riviste, manifesti e annunci pubblicitari. Le illustrazioni sono pulite e semplici, ma non per questo meno chiare ed essenziali; i motivi sono desunti dall'ambiente familiare e dalla vita quotidiana. Vive e lavora a Trieste. Si è classificato tra i duecento finalisti della competizione mondiale World Illustration Awards 2020.

- Lojze Spacal (Trieste 1907 - Lubiana 2000) ha frequentato varie scuole d'arte in Italia. È, a livello mondiale, un importante rappresentante dell'arte grafica contemporanea. Ha partecipato alla Biennale di Venezia negli anni 1948, 1954 e 1958. Nelle sue opere predominano i motivi carsici. Nel 1974 è stato insignito del premio "Prešeren" alla carriera. Alla sua opera è dedicata la "Galerija Lojzeta Spacala" di Štanjel/San Daniele del Carso.

- Franco Vecchiet (Trieste 1941) dopo gli studi di grafica ad Urbino, ha seguito corsi di perfezionamento a Venezia, a Parigi e all'Accademia di belle arti di Lubiana. Le sue opere abbracciano la pittura, la grafica, il collage e le installazioni. L'espressione artistica di Vecchiet consente di sperimentare e interpretare liberamente strutture che danno l'impressione di rilievi. Nel 1989 ha ricevuto il premio del Fondo "Prešeren" per l'opera grafica. Vive a Trieste dove tiene corsi di grafica.

- Edvard Zajec (Trieste 1938 - Syracuse, USA 2018) dopo il trasferimento della famiglia negli Stati Uniti frequentò lì la scuola d'arte e in seguito si diplomò in pittura presso l'Accademia di belle arti di Lubiana. Riprese poi gli studi di secondo livello negli USA, all'Ohio University. Tra il 1970 e il 1980 fece ritorno a Trieste, dove, insieme con Matjaž Hmeljak, mise in pratica le proprie idee nel campo della computer grafica. Rientra nel novero degli iniziatori della computer grafica a livello mondiale. Dal 1980 ha vissuto a Syracuse (New York, USA), dove ha insegnato computer grafica all'università.

- Ivan Žerjal (Gorizia 1976) compiuti gli studi di storia dell'arte presso l'università di Trieste, ha portato a termine anche la specializzazione all'università Ca' Foscari di Venezia. Dal 2003 insegna storia dell'arte nelle scuole superiori con lingua d'insegnamento slovena di Gorizia. Nel 2014 ha conseguito il dottorato in Filosofia e Teoria della Cultura Visuale presso l'Università del Litorale di Koper/Capodistria, dove è stato per diversi anni assistente. Al centro della sua creatività artistica c'è l'interesse per l'immagine, di cui Žerjal studia la forza, le differenze e le deviazioni semantiche che si creano con l'uso di mezzi espressivi diversi.

___ Uno sguardo alla creazione grafica vicino e intorno a noi
di Denis Volk


L'Istria e l'attuale Friuli Venezia Giulia, in particolare Trieste, sono sempre state aree etnicamente miste dove, negli ultimi secoli, hanno convissuto croati, italiani e sloveni e, a Trieste e Pola, anche altre nazionalità. Nel corso di molti eventi storici, la situazione politica in quest'area è cambiata notevolmente e lo stesso territorio è appartenuto a diversi paesi. All'appartenenza degli artisti possiamo guardare da diversi punti di vista. Sono prima di tutto appartenenti ad un popolo (dai genitori), poi membri dello stato e se qualcuno ha vissuto e lavorato in paesi diversi, è »ritenuto proprio« da più paesi. Un buon esempio è Anton Zoran Mušic; uno sloveno (dai genitori), nato in Austria-Ungheria, che ha vissuto sul territorio nazionale sloveno in Italia e Jugoslavia ma ha studiato a Zagabria e poi ha vissuto a Venezia e Parigi.

E così troviamo scritto che Mušic è un artista sloveno, italiano, jugoslavo, croato, francese e persino austriaco. Ma le arti figurative non usano le parole bensì un linguaggio universale. Raccontano storie, esprimono ed evocano emozioni, innescano pensieri. Toccano tutti. In questa mostra gli artisti selezionati provengono dal territorio dell'Italia odierna, sono cittadini italiani, cioè artisti italiani, ma sloveni di nascita quindi anche artisti sloveni. Della loro arte siamo orgogliosi entrambi. Alla fine, però, ciò che conta di più è come essi stessi si sentono (riguardo all'appartenenza). Più in generale, si tratta di artisti europei provenienti da un'area geografica situata a est della parte settentrionale del mare Adriatico.

Appartengono a tutti. Gli artisti che sono presenti alla mostra con le loro opere sono: Avgust Cernigoj, Bogdan Grom, Matjaž Hmeljak, Zora Koren Skerk, Marjan Kravos, Anton Zoran Mušic, Klavdij Palcic, Claudia Raza, Jan Sedmak, Lojze Spacal, Franc Vecchiet, Edvard Zajec e Ivan Žerjal. La mostra parte dalla collaborazione di artisti italiani con il Centro Internazionale di Arti Grafiche di Lubiana (di seguito MGLC); come partecipanti alla Biennale Internazionale di Arti Grafiche1 (ancora prima del 2000 oltre 250 di loro provenivano dall'Italia, tra questi ne ho scelti nove di discendenza slovena), molti sono stati inclusi nelle collezioni grafiche del MGLC e cinque dei selezionati hanno lavorato nei laboratori grafici del MGLC che sono a disposizione di artisti nostrani e stranieri.

Questa selezione di artisti grafici di origine slovena è stata da me integrata e completata con alcuni artisti che hanno lavorato nel periodo da dopo la seconda guerra mondiale fino ad oggi e che si sono occupati di grafica molto intensamente e senza interruzioni da poter parlare di interi opus grafici; purtroppo non tutti sono inclusi nella mostra. Gli artisti grafici di origine slovena provenienti dall'Italia rappresentano un'importante percentuali tra gli artisti italiani e sloveni, alcuni di loro sono ai vertici della creazione grafica artistica sia slovena che italiana ma anche europea e mondiale. Nel periodo intorno alla seconda guerra mondiale, gli artisti sloveni dall'Italia presenti alla mostra, sono stati lasciati all'influenza dello spazio artistico italiano e delle correnti occidentali, ma l'appartenenza alla comunità slovena e al Litorale sloveno natio hanno lasciato in loro un segno indelebile.

Perlopiù hanno studiato in Italia, alcuni in scuole tedesche, ma nel dopoguerra molti si sono perfezionati e hanno acquisito ulteriori conoscenze sotto la guida di altri artisti residenti in Italia o presso istituti di educazione artistica in Slovenia. Se guardiamo alla mostra dal punto di vista della tecnica grafica, questa presenta sia tecniche grafiche classiche (incisione su linoleum, xilografia, litografia, acqueforti, serigrafia ecc. oltre a varie tecniche sperimentali) sia tecniche grafiche moderne. Inizialmente vengono presentati gli artisti più affermati e influenti. Lojze Spacal con le sue serigrafie di motivi carsici, è stato presente diverse volte alla Biennale di Venezia ed è stato tra i promotori della Biennale internazionale di arti grafiche di Lubiana.

Avgust Cernigoj, artista poliedrico, che qui è presente con le sue opere costruttiviste, è stato un avanguardista dell'arte slovena, che ha insegnato e indirizzato molti giovani artisti di diverse generazioni e ha influenzato in modo significativo lo sviluppo delle belle arti. Bogdan Grom ed Edvard Zajec si sono affermati in America. Bogdan Grom è presentato con le litografie dei motivi del suo Carso impresse in America e una serigrafia con motivi carsici astratti eseguita nei laboratori del MGLC. Edvard Zajec è invece presente con litografie e le prime grafiche al computer stampate su plotter al mondo. Anton Zoran Mušic, che è un artista universale (pan)europeo, si presenta con litografie dominate da motivi dalmati e paesaggi italiani.

Tutti e cinque hanno utilizzato tecniche grafiche classiche, a loro hanno fatto seguito: Klavdij Palcic, le cui serigrafie, come la pittura, gli permettono di combinare alla pari la figura appena accennata e gli elementi spaziali; Clavdia Raza, con motivi carsici e figure nella tecnica del carborundum; Franc Vecchiet con grafiche in varie tecniche ed epoche, che dimostrano la continuità della sua vasta opera grafica, spesso concettuale; Marjan Kravos, le cui grafiche in acquaforte e acquatinta esplorano la relazione tra figure geometriche rigide in spazi delimitati o viceversa, il rapporto di figure morbide in spazi delimitati. Seguono le nature morte di Zora Koren Skerk in acquaforte a colori con stampa calcografica e serigrafia.

Le moderne tecniche grafiche, che includono altre forme d'arte e tecnologia, includono la grafica pionieristica al computer di Edvard Zajec, che ha spianato la strada a nuove, moderne tecniche grafiche che confinano con la fotografia, la pittura e persino con la scultura poiché il processo creativo di un'opera d'arte che di solito può terminare con la stampa in una o più copie, include anche questi generi artistici e l'uso della tecnologia informatica sia per creare che per »stampare«. Così è nata la fotografia scattata digitalmente ed elaborata al computer, che viene stampata con stampante, come pure la fotografia scattata e sviluppata / stampata digitalmente, che viene poi trasferita su un altro supporto con la tecnica del transfer e tavolta rifinita e colorata a mano (Ivan Žerjal).

Qui possiamo includere anche l'oggetto tridimensionale progettato e disegnato al computer e stampato con stampante 3D e l'immagine o l'illustrazione creata dall'artista su computer con mouse, tramite programmi con »pennelli« e »penne« speciali (Jan Sedmak), ma anche altre opere create dall'artista programmando un software di disegno automatico che crea e disegna innumerevoli immagini, mentre l'artista imposta e corregge strada facendo le funzioni e le variabili del programma, cambiando così le immagini create e scegliendo le migliori per la stampa (Matjaž Hmeljak). Gli artisti sono presentati solo con poche opere dal loro ricchissimo opus e per questo la mostra può apparire piuttosto modesta e incompleta mentre cerca di catturare quella parte del lavoro degli artisti che è stata realizzata nei laboratori grafici del MGLC.

Laddove non è stato possibile ottenere tali opere, gli artisti vengono presentati con le loro opere più rappresentative o con una combinazione delle due. Ritengo che il contenuto e la diversità tecnica delle opere esposte siano un vantaggio piuttosto che uno svantaggio, in quanto ciò arricchisce questa mostra anche se lo spettatore potrebbe avere l'impressione che l'allestimento sia disomogeneo e troppo diversificato. Non dobbiamo dimenticare, che questa è una presentazione di artisti che hanno creato in periodi diversi, in diversi generi e tecniche grafiche, sotto diverse influenze e in diverse condizioni tecniche. Nella loro creazione sono stati guidati da approcci e obiettivi diversi, hanno affrontato argomenti diversi o semplicemente hanno esplorato le capacità della grafica come mezzo creativo abbandonandosi alla sperimentazione. (Comunicato stampa)




Felice Limosani
Dante: il Poeta Eterno


14 settembre 2021 - 10 gennaio 2022
Complesso Monumentale di Santa Croce - Firenze

Attraverso la digitalizzazione del maestoso ciclo delle 135 incisioni ottocentesche di Gustave Dorè che rappresentano il viaggio ultraterreno di Dante dall'Inferno al Paradiso, attualizzate con un re-work originale mai visto prima, l'artista Felice Limosani ha costruito un percorso che attraverserà la sacralità della Cappella Pazzi, l'architettura del Chiostro del Brunelleschi e il Cenacolo di Santa Croce. Immagini retro illuminate in alta definizione, immagini animate con proiezioni, e movimento nelle immagini con visori di realtà virtuale, offriranno ai visitatori un'esperienza intima, ma anche interattiva e digitale, che non "spiegherà" la Divina Commedia ma "racconterà" Dante, la sua avventura umana, l'attualità del suo messaggio universale, la sua eredità culturale, morale e spirituale. unicum che offrirà un'esperienza di visita museale evoluta, rispettosa e aggiornata ai nuovi linguaggi; un progetto nato con l'obiettivo di restituire alla letteratura e all'arte il loro potere trasformativo, sperimentando in modo nuovo non solo la Commedia, ma anche il rapporto con l'opera d'arte in generale. (Estratto da comunicato Lara Facco P&C)




Collage su tela di 24x18 realizzato nel 2021 da Laura Zeni denominato Sguardo celato Laura Zeni. Sguardi celati
23 marzo - 31 maggio 2021
mostra virtuale 3D sulla piattaforma kunstmatrix.com

Una profonda riflessione sui cambiamenti che stiamo vivendo, incentrata sulla maggiore conoscenza di se stessi portata da queste nuove esperienze, è il tema cardine della mostra a cura di Serena Mormino. La prima esposizione virtuale dell'artista raccoglie opere inedite, collages su tela. I lavori presentati mostrano ritratti di uomini e donne, i cui volti sono accomunati dalla presenza di elementi che nascondono i tratti del viso e, come recita il titolo, celano gli sguardi. Che si tratti di nuvole, di finestre, di sbarre, di mattoni, di griglie o di pagine di giornale strappate, gli oggetti che si frappongono fra gli individui e la realtà circostante causano una visione non più nitida della stessa e talvolta ne oscurano completamente la vista. Proprio in questo frangente, secondo l'artista, è il momento di invertire la rotta e di intraprendere un viaggio introspettivo con la mente e il cuore, alla ricerca di nuova linfa vitale e di nuove energie.

Il messaggio di Laura Zeni "Io sono nonostante tutto, io continuo ad essere anche se in altro modo" vuole esortare a ritrovare se stessi nonostante i cambiamenti e le dure prove cui si è sottoposti. Momenti difficili e disorientanti che suggerisce di vivere come un'opportunità, una possibilità di confronto interiore volta a riscoprire i propri valori e a proseguire in un nuovo cammino. Afferma a questo proposito la curatrice Serena Mormino: "Zeni con le sue opere sembra urlarci la chiave di volta per reagire, riprendendo contatto con noi stessi e trovando in noi tutto ciò che abbiamo dimenticato, o mai conosciuto, e dando finalmente spazio vitale a nuove esperienze interiori e nuove emozioni".

Laura Zeni riconosce nell'azione dello strappo delle riviste un gesto liberatorio, impetuoso, che raggiunge un equilibrio solo nel momento in cui i frammenti di pagina si combinano all'interno della tela; una tecnica, il collage, già ampiamente consolidata nel suo percorso artistico. Seppure differenti fra loro, emerge dalle opere esposte l'immagine della maschera che, simbolicamente indossata per mostrare una diversa personalità, diventa oggi un accessorio tangibile e quotidiano, che rende tutti uguali e anonimi. Proprio questa limitazione deve costituire lo sprone per rivelarsi senza maschera interiore e raggiungere un maggior grado di consapevolezza. Laura Zeni, artista milanese formatasi all'Accademia di Brera, dagli anni '80 espone in diverse mostre personali e collettive in Italia e all'estero. (Estratto da comunicato ufficio stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Opera di Andrea Manzitti denominata Portolano realizzata nel 2019 Andrea Manzitti
"Isole, mappe e portolani"


04 maggio (inaugurazione ore 17.00-20.00) - 25 maggio 2021
Spazio d'Arte Scoglio di Quarto - Milano

Il viaggio come atto del pensiero che conduce alla conoscenza, l'arte come inclinazione della mente che permette un ampliamento dei propri orizzonti. C'è tutto questo nelle opere di Andrea Manzitti che compongono la mostra a cura di Elisabetta Longari. L'intera vicenda artistica di Andrea Manzitti, che nel 2018 ha deciso di reinventare la propria vita iscrivendosi all'Accademia di Brera, ha nel viaggio il punto di snodo della propria espressività pittorica, così come suggerisce lo stesso titolo della mostra, che richiama alla reinterpretazione da parte dell'autore delle carte geografiche, delle mappe e dei portolani di una volta. Sottolinea Elisabetta Longari nel suo testo critico: "La pittura di Andrea Manzitti rappresenta un viaggio nel colore, nei segni e nelle traiettorie secondo un codice cartografico sui generis".

Ciò che colpisce da subito nelle 22 opere esposte, tra tele carte e libri, è come la materia pittorica sembra solo apparentemente sfuggire al controllo dell'artista, per poi ricomporsi grazie al tracciamento di rotte di navigazione e traiettorie che collegano uno all'altro territori immaginari. In particolare, tele carte e libri presentano un dominatore comune, la polvere di pomice grezza che gioca un doppio ruolo fondamentale, nella lavorazione della materia pittorica così come nella stessa espressione poetica: da una parte assimilando bene i colori e risultando, una volta seccata, sufficientemente morbida e "plasmabile" attraverso un lento e paziente lavoro di levigatura della superficie; dall'altra, grazie a una capacità straordinaria di assorbimento e riflessione della luce, offrendo effetti materici sabbiosi particolarmente avvincenti, a richiamare le asperità di terre indefinite, forse di origine vulcanica, che affiorano sulla superficie come lava rappresa.

Precisa Elisabetta Longari: "La polvere di pomice grezza, mescolata con del colore, applicata e grattata crea meravigliosi effetti scabri che trattengono una strana memoria del colore che però sembra essersi annullato nella luce. Una materia che si pone a metà strada tra il ricordo della consistenza lunare di certe superfici di Turcato e quella più terrestre di Burri". Tuttavia, se le tele sono prima preparate con uno sfondo a olio e poi coperte di polvere di pomice, le carte di cotone dai bordi irregolari - realizzate a mano e scoperte dall'artista in un'antica cartiera di Amalfi - vengono direttamente "aggredite" con la pomice a colpi di spatola, poi colorata con pastelli ad olio e infine forgiata con gli stessi polpastrelli delle dita per distribuire in maniera più omogenea le tinte.

In questa interpretazione dell'atto artistico, le bande di colore che invadono lo spazio materico, acquistano forza e vitalità dando un senso alla trama e divenendo parte inseparabile di quelle terre che paiono osservate dall'alto, prive di descrizioni cartografiche e pronte da un momento all'altro a svanire tra le nuvole. A volte completano il racconto su tela alcuni portolani incollati dall'artista, simboli planimetrici di possibili elementi naturali. I libri, invece, sono tutti realizzati con carta Arches di cotone puro 640 grammi, esemplari unici firmati dall'artista, formati da dieci fogli rilegati a mano, dipinti con pomice naturale grezza e colori ad olio, con in copertina ideogrammi giapponesi. Diari di viaggio che racchiudono carte geografiche immaginarie con rotte, tratteggiate, altrettanto immaginarie. Un invito a imparare a viaggiare in noi stessi, nel nostro essere più profondo e ineffabile, al di là del giudizio della mente.

Andrea Manzitti (Santa Margherita Ligure, 1944) si laurea in giurisprudenza all'università di Genova. Nel 1968 passa l'Appennino per gestire, da Milano, una società di famiglia di broker di riassicurazione. Da sempre appassionato d'arte, non smette mai di frequentare artisti, gallerie e mostre, in Italia e all'estero. Autodidatta, nel corso degli anni si esercita saltuariamente con piccole tele e colori ad olio, sino ad iscriversi nel 2018 all'Accademia di Brera, e aprendo uno studio in Corso di Porta Ticinese. Espone una prima volta nel giugno 2016 alla Galleria Fex, in val Fex (Engadina, CH), quindi nel 2018 a Milano con l'Associazione Artisti del Quartiere Garibaldi. Attualmente è iscritto al terzo anno del corso di pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera. (Comunicato ufficio stampa De Angelis Press)




Piero Fogliati
Osart Gallery - Milano, 06 aprile - 01 maggio 2021
Online Viewing Room by Artsy, 14-28 aprile 2021
www.osartgallery.com | www.artsy.net/osartgallery/overview

Personale dedicata all'artista piemontese Piero Fogliati (1930-2016), unico artista che da "frammenti di tecnologia" elementari è riuscito a generare macchine articolate che temporaneamente producono effetti, suoni e luci magici ed impensabili. Macchine scultoree che, quando inattive, sono oggetti che incuriosiscono e lasciano perplesso l'osservatore, trasformandosi in modo poeticamente spettacolare e inatteso. Le sue sculture/installazioni, progettate a partire dagli anni Sessanta, ci accompagnano attraverso la scoperta di spettacoli sorprendenti che Piero Fogliati stesso definisce "abiti appoggiati sugli oggetti della scienza". Queste opere, plasmate artigianalmente dall'artista, riescono una volta attive a fare interagire coinvolgendo assieme l'opera e chi la osserva facendo fondere ognuno di questi spettacoli sonoro-visivi con le emozioni e i ricordi di ognuno di noi.

Per meglio spiegare il processo creativo e la completezza del lavoro di Fogliati, è presente un nucleo di disegni, che da un lato testimoniano la progettualità e la creazione delle sue sculture/installazioni, dall'altro mettono ancora una volta in risalto la fantasia di Piero Fogliati con nuove sorprendenti immagini che richiamano la Città Fantastica progettata nella sua mente e riempita dalle stesse opere che oggi sono esposte realmente all'interno della galleria. Le opere di Fogliati escono dalla cornice, per investire lo spazio e coinvolgere la luce, il suono e il movimento. Il progetto della Città fantastica, portato avanti per decenni, anche se mai realizzato a livello ambientale, sarebbe dovuto entrare nello spazio urbano includendo luci, suoni, acqua ed eventi atmosferici.

Proprio per questo progetto, Fogliati immaginò una luce che potesse colorare la pioggia mentre cadeva. Doveva trattarsi di una luce bianca, che si sarebbe scomposta nelle sue componenti cromatiche nel momento in cui illuminava il movimento degli oggetti; così nacque quella che battezzò "Luce fantastica" o "Luce sintetica". Da questi studi sulla luce, sono nate opere come lo Svolazzatore cromocangiante, il Prisma meccanico, il Rivelatore Cromocinetico e Reale virtuale. Anche gli Ermeneuti e i Fleximofoni derivano dai progetti per la Città fantastica, e sono legati a quello dell'Auditorium a rumore, capace di correggere e filtrare i rumori cittadini.

Un altro sogno di Fogliati era quello di realizzare un corpo rotante sospeso nel vuoto: così nacque Euritmia Evoluente, costituita da un anello che, grazie all'energia impressa dal movimento, si libra nell'aria somigliando a un fascio di luce candida, fino all'esaurirsi del movimento. La Macchina che respira e i Ditteri ricreano infine i movimenti che appartengono al mondo degli organismi viventi: non si tratta di fingere la vita, ma di coglierne alcuni aspetti caratterizzanti donandoli alle macchine, che in questo modo si animano. Tutte le opere esposte coinvolgono lo spettatore a livello multisensoriale. Si muovono, vibrano e cambiano a seconda della luce o dello spostamento dell'aria, respirano e suonano. (Comunicato stampa)




Sala della galleria d'arte con opere in mostra di Giulia Napoleone Giulia Napoleone Giulia Napoleone
"Viaggi e costellazioni alla ricerca dell'infinito"
Opere 1956-2020


20 marzo (inaugurazione) - 30 giugno 2021
Spazio Ophen Virtual Art Gallery - Salerno
www.collezionebongianiartmuseum.it

Cinquantaquattro opere, tra dipinti, disegni, pastelli e incisioni, datati 1956-2020, per delineare gli sviluppi dei paesaggi interiori, dei paesaggi "di puntini", come li definisce lei stessa, di quella ricerca che domina la scena intellettuale e artistica degli anni Sessanta in cui opera l'artista con la sua specifica lettura del reale mediata dalla poesia. Inoltre, viene presentato il libro d'artista di Giulia Napoleone dal titolo "Come il volo del tuffatore di Paestum" con 7 pastelli inediti creati tra il 2018-19 e con due poesie visuali di Sandro Bongiani. L'evento, a cura di Sandro Bongiani, è sotto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Museo Madre di Napoli.

Amica di Alberto Moravia, Carlo Levi, Ennio Flaiano Vanni Schewiller, Leonardo Sinisgalli, Giulia Napoleone - confessa - "La poesia è come un paesaggio, tutta la comprensione delle cose avviene attraverso la poesia, a tutto corrisponde un verso", e poi, "La mia lettura è una lettura lenta e tormentata, un processo di assimilazione difficoltoso". Insomma, un dialogo continuo e costante tra poesia e ricerca grafica-pittorica a caratterizzare l'importanza e la qualità del suo lavoro, dalle prime riflessioni sul tema del segno degli anni Sessanta, fino alla sperimentazione del colore sublime, soprattutto il blu, "colore versatile" che lei considera "del pensiero" ma anche dell'infinito, il più misterioso e metafisico dei colori. La forza dirompente e inquieta di questo colore connota, da sempre, il lavoro di oltre un settantennio di lavoro di questa importante e storica artista contemporanea. La ricerca di Giulia Napoleone viene approfondita soprattutto dalla seconda metà degli anni Settanta in poi, in cui l'assenza di materia fa riaffiorare la luce e l'emozione. Una ricerca personalissima che trae suggerimenti da Klee, Morandi, Fontana e Tancredi.

Agli infiniti intrecci che pervadono gli attraversamenti inoggettivi di Napoleone, corrisponde un nucleo proprio di confluenza che è il disegno, da sempre abilitato a una rilettura specifica dell'altra faccia del visibile, di un paesaggio del tutto mentale costruito tra equilibrio e geometria. che - come suggerisce Leonardo Sinisgalli - è una chimica interiore. Per Giulia Napoleone Il viaggio "non è soltanto spostamento da un luogo per arrivare ad un altro, ai viaggi fisici anche frequenti di Giulia Napoleone corrispondono altrettanti viaggi mentali di luoghi inesplorati, tra spazi, segni e costellazioni dell'assoluto e dell'indefinito. Una lunga e assidua ricerca a indagare i segni dell'esistere,del pensiero, che diviene spazio, tempo e profondità in cui la luce entra nella sua ombra per aprirsi all'infinito e divenire paesaggio interiore.

Scrive Sandro Bongiani, "Un dialogo incessante con il blu maestoso dei pensieri che lacerano il tempo per divenire respiro e poi vento fugace che trabocca di luce e si addensa all'orizzonte, un soffio misterioso di leggerezza, un indefinito procedere verso un equilibrio precario che inonda la natura per tramutarsi in aria sottile. Un viaggio insostanziale e al contempo metafisico, con una realtà in equilibrio e un percorso intimo nel mondo interiore che resiste e accompagna in profondità il cammino permettendo ai pensieri di prendere forma, con quella linea ininterrotta dell'orizzonte e del mare che guarda l'infinito, nasconde e desta vecchi ricordi che emergono all'improvviso per divenire evocazione di luce e sperimentazione, appunti e anche note sopraffini della memoria".

Come sempre, nel suo lavoro, il sogno di Sula si fa e si disfa lentamente, raccoglie gli oscuri presagi che si decantano leggeri in superficie, linee sottili e umori sfuggenti che addensati assieme nella penombra si rincorrono per dare nuova vita e destino all'emozione. Segno nel sogno, a scandagliare i sortilegi dell'anima e tramutare i nascosti pensieri che l'occhio indifeso e distratto non può mai recepire. Una traccia dopo l'altra di senso, a suggerire geometrie interiori in un procedere verso l'equilibrio e il silenzio, tra l'ordine apparente e l'improvviso momento di caos. Come nel precario volo dell'ignoto Tuffatore di Paestum, che sprofonda in un abisso per poi riemergere dall'acqua a nuova vita, i colori incantati di Napoleone viaggiano nel cosmo, alla ricerca di un tempo sospeso, tra la percezione di un infinito procedere e la ricerca di un assoluto che non ha ancora trovato sicura stabilità e certezza.

Giulia Napoleone nasce nel 1936 a Pescara in Abruzzo e oggi vive nella Tuscia, in provincia di Viterbo, con frequenti soggiorni in Ticino (Svizzera). Dopo il diploma magistrale nel 1954 si avvicina alla pratica del disegno. Nel 1958 conosce Giorgio Morandi che le consiglia di dedicarsi all'incisione, al disegno e all'insegnamento. Le prime opere che espone sono dipinti a olio e nel 1963 inaugura la prima mostra personale, "Giulia Napoleone", alla Galleria Numero di Firenze. La carta è il suo supporto preferito, realizza le prime incisioni e, dal 1965, frequenta la Sala Studio della Calcografia Nazionale a Roma per approfondirne lo studio. Compie numerosi viaggi all'estero in Francia, Nord Europa, Australia e per lavoro in Tunisia, dove partecipa al restauro pittorico di alcuni dipinti del Museo del Bardo di Tunisi. In questi anni Giulia Napoleone entra in contatto con numerosi artisti, intellettuali e poeti anche attraverso la collaborazione con Giuseppe Appella, direttore dello Studio Internazionale d'Arte Grafica L'Arco ed inizia a creare preziose edizioni d'arte.

In particolare con Vanni Scheiwiller realizza insieme ad Appella un'edizione con quattro incisioni a punzone dal titolo "Non vedo quasi nulla" (1978) con due poesie di André du Bouchet. Il libro, esposto al Centre Georges Pompidou di Parigi in occasione di una mostra sulla poesia italiana nelle edizioni Scheiwiller, sarà il primo di un'intensa collaborazione con l'editore milanese. L'artista dipinge acquarelli su carta che espone regolarmente in mostre collettive e personali. Nel 1986 partecipa con tre grandi acquerelli all'XI Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma (sarà invitata anche nel 1999). Negli anni Novanta continua a realizzare ed esporre incisioni, disegni a pastello, a china, a matite colorate. Durante la sua carriera riceve numerosi riconoscimenti e dal 2007 è Accademico Nazionale di San Luca. Nel 2018 un'importante antologica dal titolo "Realtà in equilibrio" che la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma dedica a Giulia Napoleone, ricomponendone il percorso con una mostra a cura di Giuseppe Appella. Nel 2021 riceve il Matronato della Fondazione Donnaregina del Museo Madre di Napoli. (Comunicato stampa)




Sun Guangyi
"Heaven - A Clear View of the Universe series"

www.barbarafrigeriogallery.it/page/19

Negli ultimi anni si è assistito ad un ritorno, da parte di molti artisti cinesi, alle tecniche della loro tradizione, tra queste sicuramente quella dell'inchiostro su carta di riso è una delle più affascinanti. Nei lavori di Sun Guangyi le pennellate lunghe e corpose, ma allo stesso tempo delicate e quasi effimere, danno vita  a paesaggi delle mente che rimandano alla sue esperienze di vita legate alla pratica buddista. "Spirituali visioni" nella quali ognuno può rivivere emozioni e stralci di vita immergendosi in un'estetica quiete. (Comunicato stampa)




Locandina mostra Mirrors con opere di Nanda Vigo Nanda Vigo
Mirrors


05 marzo - 07 maggio 2021
Archivio Nanda Vigo - Milano

Progetto di ricerca incentrata sulla produzione di specchi di Nanda Vigo per Glas Italia. Un approfondimento sul rapporto durato oltre vent'anni tra Nanda Vigo (Milano, 1936-2020) e la celebre azienda italiana Glas Italia, che, forte dell'esperienza centenaria della vetreria di famiglia e di un'inesauribile passione per il vetro, decide di dar vita, nei primi anni '70, alla Glass Design Collection, una collezione di articoli di design che utilizzano il cristallo come materiale di partenza, a cui Nanda Vigo ha collaborato lungamente, presentando ogni anno differenti progetti tra cui tavoli, tavolini, mensole, consolle e ovviamente specchi. In mostra la lunga storia di successo tra Nanda Vigo e Glas Italia, che, con spirito visionario, fin dagli inizi del loro rapporto, ha sempre appoggiato la genialità della designer, lavorando con entusiasmo e grande passione alle sue idee innovative e spesso provocatorie.

L'Archivio Nanda Vigo presenta dunque il primo e ampio approfondimento relativo a Nanda Vigo designer, scegliendo di portare in mostra una selezione dei suoi più celebri specchi. La mostra è corredata da un catalogo che ripercorre le tappe fondamentali della produzione di specchi ideati da Nanda Vigo per Glas Italia, contenente documenti e progetti inediti provenienti dagli archivi storici della rinomata azienda italiana. Mostra a cura dell'Archivio Nanda Vigo ed Ernesto Sarappa, in collaborazione con Galleria Allegra Ravizza. (Comunicato stampa)




Dipinto di Ginevra Tarabusi denominato Il satiro e il viandante Ginevra Tarabusi
Imagines ex fabula: il colore racconta


13 aprile (inaugurazione) - 30 aprile 2021
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano
www.cortinaarte.it

Ginevra Tarabusi (1996), artista pavese diplomata all'Accademia di Belle Arti di Brera, da sei anni a questa parte approfondisce una personalissima ricerca figurativa che si concentra sulla dimensione del libro, inteso come supporto ma soprattutto come repertorio di racconti dai quali attingere contenuti spesso sorprendentemente attuali. I suoi lavori, libri d'artista a olio e acrilico dove il colore si stratifica in una trama indistricabile di velature progressive, si configurano come potenti suggestioni pittoriche scaturite dai grandi capolavori della letteratura che richiamano l'influenza di Marc Chagall ed Emanuele Luzzati. In questo modo sfogliando i lavori della Tarabusi ci si imbatte in una serie di volti, personaggi, creature e qualche volta luoghi onirici, paesaggi della mente, in grado di evocare una storia.

Dunque non si tratta semplicemente di illustrare un episodio o immaginare un protagonista ma di lasciarsi conquistare dalle atmosfere del racconto, dai colori e dalle emozioni che questo suscita nel lettore, impressioni, miraggi che balenano all'improvviso nella nostra coscienza quando trasciniamo lo sguardo sulle pagine di un romanzo, rapidi, incalzati, avvinti dalla narrazione. Imagines ex fabula: il colore racconta è la prima personale della giovane artista, che negli ultimi anni ha collezionato importanti riconoscimenti. Ricordiamo tra gli altri la 1° edizione del premio di pittura EsponiMi per giovani artisti under 35, organizzato dai Rotary Club Milano Rho Fiera Centenario, Rho e Villoresi, che l'artista si è aggiudicata nel 2020. La mostra presenterà al pubblico una selezione di lavori, rappresentativa della sua ricerca, dedicati ai racconti di Ovidio, alle fiabe dei fratelli Grimm, alle favole di Jean de La Fontaine e Aleksandr Sergeevic Puškin. (Alberto Corvi - curatore della mostra con Stefano Cortina)

___ Presentazione mostra e cataloghi pubblicati da Cortina Arte Edizioni

Dario Zaffaroni | Geometrie Cromo-cinetiche
a cura di Stefano Cortina, Susanne Capolongo, Dario Zaffaroni
Presentazione

Dadamaino | Gli anni '80 e '90, l'infinito silenzio del segno
a cura di Stefano Cortina con Susanne Capolongo, testo critico di Elena Pontiggia
Presentazione

50 e oltre | Storia di una Galleria d'Arte: la Galleria Cortina 1962-2013
a cura di Susanne Capolongo, testi critici di Flaminio Gualdoni e Maria Teresa Ferrari
Presentazione




Il Castello Maniace a Siracusa in Sicilia Alfredo Pirri - Passi - Jugoslovenska Kinoteka, Belgrado 2019 Alfredo Pirri
"Passi"


22 marzo - 30 settembre 2021
Castello Maniace - Siracusa

Nel federiciano Castello Maniace, a Siracusa, un gigantesco pavimento di specchi frantumati, su cui trovano spazio antichi reperti del luogo, apre un dialogo affascinante tra passato e presente. Ottocento metri quadrati ricoperti di specchi calpestabili, una nuova, temporanea pavimentazione per la Sala Ipostila del Castello Maniace, dove si moltiplicheranno le immagini delle volte a crociera, delle colonne in pietra luminosa, della sobria architettura normanna. "Passi", la coinvolgente installazione itinerante di Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), giunge per la prima volta in Sicilia, operando un'affascinante trasformazione di un monumento millenario, grazie alla forza concettuale e al potere visionario dell'arte contemporanea.

Si tratta della più grande edizione dell'opera realizzata fin qui in uno spazio chiuso, seconda solo a quella a cielo aperto pensata per il Foro di Cesare. Il Castello Maniace, luogo fortificato sin dai tempi degli antichi Greci, successivamente roccaforte bizantina - il nome viene dal comandante Giorgio Maniace, Principe e Vicario dell'Imperatore di Costantinopoli - fu edificato, per come lo conosciamo oggi, dall'architetto Riccardo da Lentini su ordine di Federico II di Svevia. Era il 1232 e una straordinaria testimonianza storico-artistica iniziava a prendere forma inluogo iconico della città di Siracusa. Oggi il Castello è un bene di pertinenza della Soprintendenza regionale di Siracusa.

Da un'idea della curatrice, Helga Marsala, l'approdo di "Passi" al Maniace si è reso possibile grazie all'impegno di Aditus, concessionaria per i servizi aggiuntivi della Regione Siciliana per i principali siti archeologici e culturali della Sicilia orientale: in stretta collaborazione con la Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Siracusa, Aditus ha prodotto e realizzato la poderosa installazione,che all'interno dello storico edificio genera una trasformazione radicale, tra suggestioni di tipo estetico e simbolico, nel moltiplicarsi di luce, spazio, linee, forme: il soffitto e le pareti, sdoppiandosi e frammentandosi sullo specchio, destinato a infrangersi sotto il peso di migliaia di passi, produrranno immagini nuove, dilatate, plurali, irregolari.

"La luce è rinascita, rinnovamento, continua offerta di spigolature e colori nuovi. Gli specchi infranti di Alfredo Pirri - sottolinea l'Assessore dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, Alberto Samonà - rimescolano le carte, spazzano via finte certezze, ci mostrano una realtà che può essere interpretata in chiave contemporanea attraverso occhi nuovi, attraverso uno sguardo altro rispetto all'ordinario. Riaprire il Castello Maniace con questa installazione apre a una rilettura dell'antico attraverso nuove forme narrative, crea un ponte ideale tra passato, presente e futuro e ci avvia sulla strada di una modernità da indagare secondo prospettive inedite. Uno specchio che si infrange, in generale, è anche metafora della nostra personalità, di un ego troppo spesso autocelebrativo che, però, proiettato in una dimensione irregolare deforma séstesso e rivela particolari non conosciuti dell'essere umano e dello spazio circostante".

Per il Dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, Sergio Alessandro, "L'arte contemporanea dimostra di nuovo come sia possibile coniugare ricerca attuale e custodia del passato, intendendo la storia come bagaglio da vivificare e interpretare. Siamo orgogliosi - aggiunge - di ospitare quest'importante opera in uno dei luoghi più iconici della nostra isola. La tutela del monumento non esclude la sua trasformazione temporanea, quando si è dinanzi a progetti di alto profilo, orientati al rispetto dei luoghi e gestiti con profonda intelligenza. Un particolare apprezzamento mi piace esprimerlo innanzitutto nei confronti del Soprintendente Irene Donatella Aprile, che con lucida visione ha voluto offrire spunti di nuova luce a questi luoghi straordinari, e poi a tutto lo staff del Concessionario dei servizi aggiuntivi, Aditus: il sapiente management, ancora una volta espresso nel lavoro sul territorio, ha saputo coniugarsi con la sensibile cura del progetto da parte di Helga Marsala e con il talento di un artista di livello internazionale come Alfredo Pirri".

E proprio l'Architetto Irene Donatella Aprile, Soprintendente di Siracusa, ha creduto nel progetto, sposando l'idea - spiega - di "una reinvenzione in chiave contemporanea del monumento, in analogia con i più prestigiosi luoghi culturali italiani, di cui il Castello Maniace rappresenta una testimonianza altrettanto prestigiosa nel circuito culturale della Sicilia". "La Sala Ipostilasi moltiplica a dismisura - sottolinea infine la curatrice, Helga Marsala - in una girandola percettiva densa di significati. Un incantesimo che trasporta il visitatore in una nuova dimensione, simile a un sogno o una vertigine.

I luoghi a cui affidiamo la nostra identità culturale e la nostra memoria vengono messi in discussione grazie a un'operazione che, fra estetica e politica, trasforma l'aspetto di monumenti immutabili, "beni comuni" in cui la società si identifica; trasformando altresì la condizione dello sguardo e l'esperienza della visione. Un modo per ribadire che la storia può e deve essere riletta criticamente, essendo sempre punto di partenza per nuove riflessioni. Il pubblico, protagonista di una performance collettiva, frantuma gli specchi camminandovi sopra. Grazie al tipo di materiale utilizzato - calpestabile in sicurezza - le fratture si moltiplicheranno, ma la superficie non arriverà a rompersi. Un'immagine di fragilità e resistenza, cicatrici come aperture verso significati altri e altre modalità di attraversamento".

"Passi" è il titolo di una serie di installazioni avviata nel 2003 da Alfredo Pirri - uno dei maggiori esponenti dell'arte contemporanea italiana, attivo a partire dagliAnni Ottanta - con un fortunato intervento all'interno della Certosa di San Lorenzo a Padula (Salerno), a cura di Achille Bonito Oliva. Da quel momento il progetto è stato accolto in diverse sedi storiche, in Italia e all'estero, integrando nel suo nome quello dello spazio che lo ospitava: edifici sacricome la stessa Certosa di Padula e l'Abbazia di Novalesa, spazi culturalicome il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro e la Cinemateca jugoslava di Belgrado, istituzioni museali come Palazzo Altemps(Roma), Museo Novecento (Firenze) e la Galleria Nazionale d'Arte Moderna (Roma),siti archeologici come il Foro di Cesare (Roma) o siti industriali come l'ex Centrale termoelettrica di Daste e Spalenga a Bergamo o l'ex bunker antiatomico voluto da Tito a Konjic, in Bosnia. Per questo debutto in Sicilia, nell'affascinante corrispondenza tra lo specchio del mare che circonda il castello e il piano specchiante all'interno della Sala Ipostila, l'installazione trova un modo per ridisegnare l'ambiente, realizzando una perfetta sintesi tra architettura e natura, tra storia e arte contemporanea.

Sul pavimento in frantumi "galleggiano", come testimonianze emerse dagli abissi, alcuni reperti provenienti dal Museo archeologico "Paolo Orsi" di Siracusa, in dialogo con le leggerissime sfere colorate realizzate dall'artista: sono pesanti "proiettili" in pietra diantiche catapulte, divenuti qui oggetti misteriosi, metafisici, dal forte valore simbolico e formale. In una seconda sala, intitolata all'aspetto grafico e progettuale del lavoro, sono esposti dei frammenti di capitelli ritrovati in loco, memorie storico-architettoniche accostate ad altre opere di Pirri: due nuovi disegni e una maquettedi specchi dedicati al Maniace, insieme a una serie di acquerelli recenti. Il Castello, macchina scenica luminosa e insieme macchina da guerra, mette insieme la potenza dell'arte e del paesaggio con l'epica della morte e del potere propria del suo passato di fortezza militare e dimora reale.

Il lavoro di Alfredo Pirri (Cosenza, 1957) al confine tra pittura e scultura, architettura e installazione, s'impone all'attenzione del pubblico internazionale fin dalla metà degli Anni Ottanta. Lo spazio diventa per lui paesaggio abitato da presenze plastiche, in cui la superficie pittorica genera luce e ombra, in chiave costruttiva e insieme poetica. L'arte di Pirri crea un confronto armonico con l'architettura e tende alla creazione di uno spazio abitabile, che è allo stesso tempo luogo di una funzione pubblica. «In tutti questi anni il mio interesse per lo spazio è rimasto predominante, fino a sfiorare l'architettura. Si tratta di un interesse politico, inteso come tentativo di mostrare qualcosa di necessario alla sopravvivenza stessa, una specie di battaglia afavore dell'esistenza».

Tra i suoi principali progetti, «Passi» realizza attraverso gli specchi la capacità della luce di modulare e alterare gli ambienti, ridefinendoli sul piano della percezione e della memoria. Alfredo Pirri ha esposto in numerose sedi nazionali e internazionali, tra cui: Museo Nazionale Romano -Palazzo Altemps, Roma (2018); MACRO, Roma (2017); Museo Novecento, Firenze (2015); London Design Festival (2015); Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma (2013); Palazzo Te, Mantova (2013);Project Biennial D-0 ARK Underground Konjic in Bosnia Herzegovina (2013); Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, con l'opera permanente «Piazza» (2011); Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro (2007); Maison Européenne de la Photographie, Parigi (2006); Biennale dell'Avana (2001); Accademia di Francia a Roma -Villa Medici (2000); MoMa PS1, New York (1999); Walter Gropius Bau, Berlino (1992); Biennale d'Arte di Venezia (1988).

Il Castello Maniace è costruito per volontà di Federico II fra il 1232 e il 1240. L'edificio, a pianta rigorosamente quadrata, è chiuso da un poderoso muro perimetrale con quattro torri cilindriche agli angoli. Il nome risale al generale bizantino Giorgio Maniace, che nel 1038 riconquista la città agli Arabi. L'ingresso è segnato da un portale marmoreo strombato a struttura ogivale. Sopra l'arco, nel 1614,viene collocato lo stemma spagnolo. Ai lati del portale, due mensole contenevano su due arieti di bronzo, di cui uno solosi è salvato ed è oggi conservato al Museo archeologico regionale "Antonino Salinas"di Palermo. Della struttura originaria restano le due navate coperte da volte a crociera lungo il lato meridionale.

L'ala Nord-Est invece, nella cui torre era ricavata una polveriera, nel 1704 è distrutta da un'esplosione causata da un fulmine. Il Maniace nasce non solo come elemento della difesa dell'area meridionale dell'impero di Federico II, ma anche come residenza per la corte itinerante del re e per le riunioni del Parlamento. Nei secoli successivi subirà continui rimaneggiamenti ed estensioni. Nel XV secolo diventa anche prigione. Nel XVI secolo, all'esterno del manufatto federiciano, sono impiantate le batterie di cannoni che lo collegano al sistema delle fortificazioni cittadine. Oltre il fossato sopra il quale passa un ponte, viene realizzata la porta attribuita all'architetto di Siracusa Giovanni Vermexio. Nel XVII secolo l'architetto militare fiammingo Carlos de Grunenbergh munisce il Castello di una difesa a punta di diamante e costruisce due semi-baluardi nella parte antistante l'ingresso. Infine, in età borbonica, viene costruita la casamatta, recentemente restaurata. Nel 2018, dopo un'opera di attento restauro a cura della Soprintendenza di Siracusa, il castello è stato restituito alla città, tornando ad occupare la posizione di rango che gli spetta nel patrimonio storico-culturale del territorio. (Comunicato ufficio Stampa Lara Facco P&C)




Locandina della mostra Matericità dell'Effimero Matericità dell'Effimero
Ellen Wolf, Ludovica Baldini, Roberta Ubaldi


10 marzo (inaugurazione) - 24 aprile 2021
Sala 1- Centro Internazionale d'Arte Contemporanea - Roma
www.salauno.com

Primo appuntamento del progetto Open - Portfolio, che nasce per coinvolgere e dare la possibilità ai giovani artisti di esporre i propri lavori. L'esposizione, a cura di Alice Penconi, che vede come protagoniste Ellen Wolf, Ludovica Baldini e Roberta Ubaldi, è caratterizzata da una potente e coinvolgente forza di comunicazione sensoriale e percettiva che affiora e si palesa tramite l'energia cromatica, la potenza dei vari medium e dalle immagini evocate. Le opere riflettono sul concetto di tempo, casualità e fugacità delle tracce. Opere in transizione, esplorate mediante tecniche diverse quali la pittura, stampe fotografiche, installazioni video realizzate utilizzando materie e supporti misti, alquanto diversi tra loro, che creano una comunione unica. Le tre artiste mettono in opera due livelli temporali facendoli interagire: un tempo oggettivo ciclico, il tempo del divenire del mondo dominato dal caos e dalla mancanza di senso; il tempo dell'eternità, come astrazione assoluta nella quale si cerca di fermare il tempo, il tutto correlato dalla poetica della casualità. Un catalogo digitale della mostra sarà edito da Sala 1.

Ellen Wolf (Aarhus - Danimarca, 1993) espone un duplice lavoro grafico giocando sulla contrapposizione, sul contrasto tra il classico contenitore dei momenti per noi preziosi e "la poca rilevanza" data. Ludovica Baldini (Alatri, 1993) affronta il tema attraverso la rappresentazione dei resti di una natura morta, facendoci riflettere sul concetto di atemporalità, attraverso osservazioni sensibili che riportate alla mente ci fanno rivivere sensazioni e attimi ormai passati modificandone a volte la realtà. Roberta Ubaldi (Terni, 1965) tramite la sua personale cifra stilistica, con una tecnica estrema e delle cromie ridotte all'osso, utilizza lamiere di ferro in cui l'ossidazione creata dal tempo supera lo status di mero supporto per divenire parte essenziale dell'opera pittorica. (Comunicato stampa)




Opera di Karlien De Villiers denominata Blue Blood realizzata nel 2019 in mostra a Trento Karlien De Villiers
Floating Solo


23 marzo (inaugurazione) - 23 maggio 2021
Cellar Contemporary - Trento
www.cellarcontemporary.com

Cellar Contemporary apre la sua stagione espositiva 2021 con la prima mostra personale in Italia dell'artista sudafricana Karlien De Villiers (Città del Capo, 1975), che attinge all'immaginario visivo del fumetto e dell'illustrazione, utilizzati per veicolare in modo leggero messaggi impegnati. Le opere in mostra alludono alla sensazione sospesa del galleggiare, stato naturale dell'artista, che si trova spesso a "navigare in solitaria". Karlien De Villiers ha studiato Grafica e Illustrazione presso la Stellenbosch University dal 1994 al 1997, e ha lavorato come commercial designer per un'agenzia pubblicitaria a Città del Capo dopo essersi laureata.

«Le vedute "a volo d'uccello" si affermarono nella pittura di genere del XVI secolo come metodologia privilegiata dagli artisti del mondo occidentale per dare una lettura d'insieme al paesaggio - naturale e sociale - documentandone le peculiarità e i mutamenti. L'opera diventava strumento realistico per cogliere in uno sguardo, profondo quanto un abbraccio, una visione complessiva del mondo conosciuto; per lo spettatore diventava idealmente possibile identificarsi nel leggiadro volatile evocato da quell'insolito punto di vista, consentendogli in qualsiasi momento di lanciarsi in picchiata all'interno del quadro. Con la stessa capacità dei suoi colleghi rinascimentali, Karlien De Villiers adotta - più o meno consapevolmente - la medesima tecnica retorica.

Sapendo prendere le distanze dalla realtà per poterla osservare e restituire sotto forma di immagini, l'artista sudafricana offre una rappresentazione inedita e pungente della contemporaneità, passando in rassegna comportamenti e atteggiamenti stereotipati. Donne e uomini, animali domestici e selvatici, oggetti e forme sono usati come tasselli di un puzzle visivo che compone una narrazione globale e coerente; ogni opera punta l'attenzione su un tema o un aspetto in cui ognuno - chi più, chi meno - potrebbe essere in grado di riconoscersi, ma a cui sicuramente non si era mai concesso il tempo di pensare. È questa sorta di "navigazione in solitaria", da cui la mostra prende il titolo, che rende unico il lavoro di Karlien De Villiers e le consente di superare le barriere della convenzione per elaborare un linguaggio pittorico e disegnativo unico. Se il suo stile da un lato deve molto al mondo della graphic novel e del fumetto, dall'altro la rende autonoma e libera di affrontare gli argomenti più disparati, e talvolta scomodi, con intelligente leggerezza. (...)

Nell'ammiccante interazione con il pubblico, si coglie chiaro l'invito a salire a bordo: la dimensione sospesa del "galleggiamento" è il tratto distintivo del nostro tempo fluido, che ci vorrebbe trasformati in supereroi capaci di conciliare lavori occasionali con amori occasionali con passioni intellettuali. Sunday Girl arriva alla domenica ridotta a scheletro, Head Girl "è intelligente ma non si applica", Mister Mister attende impettito il futuro, incurante del presente, mentre Husband and Wife giacciono ogni notte su un letto di Procuste. Nella carrellata di tipi umani esaminati dall'artista non manca tuttavia un'indagine "subacquea" della dimensione ignota dell'inconscio: paure, ambizioni, sogni, proiezioni del sé, emergono più chiaramente quando, superato il primo contatto con le sue figure ironiche e grottesche, ci si cala in una narrazione più complessa. (...)» (Camilla Nacci)




Giulio Paolini
Fuori quadro


08 marzo (inaugurazione) - 24 aprile 2021
Galleria Alfonso Artiaco - Napoli
www.alfonsoartiaco.com

Per la sua quinta personale da Alfonso Artiaco (le precedenti nel 2005, 2009, 2014, 2018), Giulio Paolini propone otto lavori, di cui quattro realizzati per l'occasione, unitamente a diversi collage inediti. Tutte le opere in mostra sono caratterizzate dalla presenza di riferimenti alla storia dell'arte (Jean Antoine Watteau, Edouard Manet, Giorgio de Chirico), all'arte antica (lo scultore greco Policleto, la città di Pompei) e alla mitologia (Icaro e Antiope). Come sempre accade nella ricerca di Paolini, l'obiettivo non è quello di dar luogo a una mera celebrazione del passato, bensì di dare evidenza a frammenti tuttora significativi nell'arte attuale: essi affiorano dalla storia con una fissità metafisica e si interrogano sul trascorrere del tempo.

Dichiara a proposito l'artista: "I miei riferimenti alla storia della pittura non dipendono da un partito preso. Non mi propongo di analizzare il passato, di fare dell'esegesi. Sono io stesso prigioniero di un inventario di figure. In genere mi trovo a confronto con immagini di artisti che si ha l'abitudine di chiamare "classici". Artisti che avevano un atteggiamento particolare con le immagini: più che proporle, le aspettavano, a una certa distanza; la mia è un'accoglienza indifferenziata, una memoria che vuole attingere al farsi stesso dell'opera, sono attratto dal mito del perché si fa arte". (Comunicato stampa)




Opera nella mostra Variazioni Enigma Variazioni Enigma. Una mostra sul/la fluidità di genere
Jérémie Blanes, Serge Brignoni, Anna Choi, Carmelo Cutuli, Pier Giorgio De Pinto, Hans Hartung, Fritz Hug, Martin Lauterburg, Raffi Lavie, Manifattura di Porcellane Meissen, Erik Mittasch, Rudolf Mumprecht, Lea Nikel, George Ivor Sexton, Valter Luca Signorile


Quintett
Cesare Baracca, Yuval Barel, Jon Campbell, Francesca Guffanti, Gabriela Spector


06 marzo (inaugurazione) - 16 maggio 2021
MACT/CACT Museo e Centro d'Arte Contemporanea Ticino - Bellinzona
www.cacticino.net

Arte visionaria e anticipatrice? O semplicemente testimonianza del proprio tempo? La risposta potrebbe essere, che entrambi i postulati custodiscano e svelino, nel loro farsi - ognuno a modo suo -, questa bifida verità; poiché, in questo momento di forte crisi politica, assistiamo a un ritorno, o quantomeno a una rivisitazione, di aspetti del pensiero artistico e/o filosofico del passato. Come se l'oggi non avesse un presente, poca conoscenza del passato e scarsa lungimiranza per il futuro... Le solite questioni attorno agli ambiti creativi legati, in senso più ampio o forsanche marginale, alla creazione in generale.

La politicizzazione della creatività all'interno delle diverse geografie del sapere artistico tenderà a distogliere viepiù lo sguardo sulla magia e l'umanità, cioè quegli aspetti utopici e di atemporalità tipici della produzione artistica in generale. I principi etici, spesso formulati artifizialmente dal politico di turno, hanno il solo scopo di limitare il potenziale e la potenza creativa di taluni, che fanno e propongono arte senza chiedere il permesso. E questo accade in tempi repubblicani e democratici, laddove un eccesso di diritti alimenta un sempre maggiore senso d'ingiustizia. Imbavagliare, acciecare e rendere sordi sembrano essere l'inevitabile male, che affligge il concetto di post-contemporaneità, la cui immagine ideologica, paradossalmente, sarebbe quella basata, invece, sull'idea inoculata di iper-libertà: del consumo controllato, certo. Insomma, l'uomo rimane animale e il genio il genio. È ancora permesso dirlo?

Il concetto di potere, all'interno di qualsiasi modello politico, mette in atto tutte quelle leggi possibili, affinché, moda, cecità, bavaglio e sordità soffochino il manifestarsi. Crediamo, che ciò abiti proprio nella natura intrinseca del concetto di "potere", cioè una sorta d'imposizione legiferata di un gruppo ristretto. E crediamo altresì, che il fenomeno di ipertrofia, tipico di una società della crescita socio-politico-economica, abbia corrotto e fuorviato anche il mondo dell'arte, riducendolo a un'altra delle tante fette di mercato prima della successiva. Siamo nel mezzo di un processo di caduta dei plus-valori, tant'è che spesso interessano più le parate istituzionali che l'arte ivi contenuta. Parlare di un museo, più che dei suoi contenuti "storici", ha ancora un significato di crescita all'interno dell'attuale politica culturale, se non rappresentare il significante di una società borghese? C'è ancora spazio per l'immaginario e la contemplazione in simbiosi con l'universo che ci circonda?

Dove va l'arte? Ufficialmente laddove ci porta il traffico dei musei, non già in ginocchio a causa delle pandemie, bensì vieppiù consunti dal continuo processo di lavaggio e di riciclo. Riportare l'interesse e l'occhio sul significato di ciò che guardiamo e tentiamo di osservare sarebbe un buon antidoto contro l'apatia e la crescente antipatia nei confronti del manifesto pubblico della cultura. Non sappiamo, se ricerca e studio, o (ri)scoperta, siano fondamentali e necessari. Sappiamo, tuttavia, che Enigma Variations non dà alcuna risposta politica in tal senso, ma affronta una metodologia di sguardo su date e immagini presenti e passate, ove l'intento dei curatori è quello di chiedere al pubblico di assumere un atteggiamento reattivo in rapporto alle opere selezionate. Esse sono di epoche e autori diversi, in cui si possono ravvisare alcune metodologie di ricerca di un paradigma dell'immagine, un loro stile, che sappia definire il momento storico, attingendo ad alcuni punti di contatto con il concetto di avanguardia.

Tra gli autori che hanno operato in tal senso, vi si trovano sicuramente Serge Brignoni, Hans Hartung, Raffi Lavie, Rudolf Mumprecht e Lea Nikel, tutti artisti, che con il loro fare tra Europa e Medio Oriente, così come la loro ricerca, hanno operato dal primo 1900 fino agli anni 1970, cercando e trovando soluzioni formali in contrapposizione a un mondo politico che cambiava. Essi sono accompagnati da giovani autori viventi, la cui ricerca ridisegna nuove modalità di scoperta più sensoriale che stilistica. Parallelamente a Enigma Variations, una sala è dedicata a cinque giovani autori, che si concentrano sul mezzo pittorico e plastico. Quintett, il titolo di questa sezione, diviene senza pretesa alcuna (se non quella di dare un senso del vedere a ciò che guardiamo) una sorta di padiglione di proposte giovanili. Quintett non pretende di mostrare alcun stile predefinito o ambizione di ricerca politico-sociale, bensì di tornare a un approccio contemplativo dell'immagine artistica attraverso modalità operative tradizionali. (Mario Casanova, Bellinzona, dicembre 2020)




Fotografia realizzata da Silvia Camporesi Italia in-attesa
12 racconti fotografici


25 febbraio - 13 giugno 2021
Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini - Roma
www.2020fermoimmagine.beniculturali.it

Più di cento le fotografie esposte lungo un percorso che si snoda tra cinque diversi ambienti di Palazzo Barberini - tre dei quali aperti al pubblico per la prima volta in questa occasione - creando un dialogo suggestivo tra presente e passato, storia e attualità, architettura e immagine. Le opere fotografiche sono di dodici autori: Olivo Barbieri, Antonio Biasiucci, Silvia Camporesi, Mario Cresci, Paola De Pietri, Ilaria Ferretti, Guido Guidi, Andrea Jemolo, Francesco Jodice, Allegra Martin, Walter Niedermayr, George Tatge. Mostra curata da Margherita Guccione, Carlo Birrozzi, Flaminia Gennari Santori. I fotografi sono stati selezionati da un Comitato Scientifico presieduto da Margherita Guccione (Direttore MAXXI Architettura) e composto da Simona Antonacci (Collezioni fotografia MAXXI), Carlo Birrozzi (Direttore dell'ICCD), Pippo Ciorra (Senior Curator MAXXI Architettura), Fabio De Chirico (Dirigente DGCC), Matteo Piccioni (Storico dell'arte DGCC).

Gli autori selezionati hanno realizzato progetti fotografici che raccontano il vuoto e la sospensione nella vita ordinaria in un momento straordinario come la pandemia, hanno sondato paesaggi urbani ed extra-urbani, siti e luoghi della cultura della Penisola, i loro stessi luoghi e gli spazi prossimi ad essi. Le immagini prodotte spaziano tra diversi generi e generazioni, tra diverse modalità e tecniche, tra tradizione e sperimentazione. Obiettivo del progetto e della mostra, infatti, è quello di proporre un racconto corale e polifonico della situazione attuale, dando allo stesso tempo conto di come il lockdown e l'emergenza sanitaria possano aver influito sullo sguardo di alcuni dei principali narratori visivi italiani. Le immagini e le fotografie prodotte per Italia in-attesa e Città sospese entreranno a fare parte delle collezioni dell'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione e saranno destinate a un fondo dedicato alla documentazione del Paese nei mesi difficili dell'emergenza pandemica. In occasione della mostra sarà pubblicato un libro fotografico (Danilo Montanari Editore) con i testi dei curatori. (Estratto da comunicato ufficio stampa - Maria Bonmassar)




Odyssey Collection by Andrea Branciforti - Orolavico - 2021- Gemeni Odyssey Collection by Andrea Branciforti - Orolavico - 2021 - SPIRAL - Ph E. Liggera Odyssey Collection by Andrea Branciforti - Orolavico - 2021 - Ph E. Liggera Odyssey Collection, la new dishes line di Andrea Branciforti per Orolavico
Il design incontra il cinema d'autore e il linguaggio flat della video-animazione


www.orolavico.com

Odyssey Collection - collezione di sottopiatti (15 pezzi in totale) disegnata da Andrea Branciforti, architetto, designer, docente e attualmente Presidente ADI Sicilia, per Orolavico, azienda specializzata nella lavorazione della pietra lavica - unisce il design contemporaneo al linguaggio del cinema e dell'illustrazione per un progetto totalmente Made in Sicily che trae ispirazione dal celebre film di Stanley Kubrick, 2001: Odissea nello spazio.

Semplicità, eleganza e contemporaneità sono le parole chiave della nuova linea di sottopiatti - Odyssey Collection - disegnata da Andrea Branciforti per Orolavico e della video-animazione realizzata da Adriano Di Mauro per raccontare questo progetto. Non è di certo la prima volta che il marketing sceglie il codice espressivo dell'arte visiva per mettere in contatto e far dialogare tra loro azienda/prodotto e pubblico. Geometrie piatte e bidimensionali, spazi netti e definiti, colori brillanti contraddistinguono lo stile dei piatti e del video: caratteristiche queste che li rendono immediatamente riconoscibili, insieme alla materia prima di cui sono fatti, la pietra lavica, e le tecniche di lavorazione utilizzate che tendono a rispettare e tutelare l'ambiente.

Orolavico, pur essendo una giovane e dinamica realtà siciliana nata nel 2015 dall'esperienza di manager e artigiani che, in poco tempo, hanno realizzato soluzioni di indoor e outdoor design  in pietra lavica e in cotto, ha da subito capito e sostenuto l'importanza della collaborazione con designer, architetti e artisti sia per quanto riguarda la progettazione delle collezioni che per la comunicazione delle stesse online e offline.

«Think to future. Think to nature è così che - spiega Giuseppe Mondera, Ceo di Orolavico - abbiamo pensato di sintetizzare la logica eco-sostenibile che sta alla base delle nostre scelte aziendali. Pensiamo, progettiamo, pianifichiamo e agiamo cercando di rispettare l'ambiente e le persone, pur non perdendo di vista anche i margini di profitto, indispensabili per alimentare il ciclo produttivo. Fare impresa, oggi, non vuol dire solo avere una buona idea, il giusto know how e reperire il capitale necessario, ma avere una prospettiva molto più ampia in termini di tempo e di qualità della vita tourt court.

Noi, ad esempio, siamo partiti dal nostro"petrolio", dal nostro"oro nero", ossia, dalla pietra lavica, da qui anche la scelta del nostro nome - Orolavico - sia perché è presente in ingenti quantità in Sicilia, sia perché, nelle varie interpretazioni che ne diamo (rivestimenti, top da cucina, piatti, pareti ventilate, ecc.), vogliamo rispettare e valorizzare una sua peculiarità unica e inimitabile, ossia, l'essere parte dell'Etna, vulcano riconosciuto come Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco nel 2017. Altro aspetto cui teniamo molto è la collaborazione con designer e architetti che sappiano interpretare la materia prima in chiave estetica e funzionale. Odyssey Collection di Andrea Branciforti inaugura non solo la nostra prima linea di piatti in pietra lavica, ma anche questo filone di ricerca e produzione che declina insieme design contemporaneo ed eco-sostenibilità. Quando parlo di ricerca, visionarietà, collaborazione e customizzazione del prodotto, penso proprio a questi piccoli dettagli che fanno davvero la differenza».

Odyssey Collection si compone di sei micro-collezioni - Gemeni, Hal, Odyssey, Spyral, Space, Nebula - ispirate al film 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick. Le sue nuance non sono presenti nelle più note scale dei colori (Ral e Pantone) perché ottenute con un procedimento di laboratorio eco-sostenibile che consente di realizzare la paletta colori da un solo vetro di base. Questa peculiarità, unita alle caratteristiche tecniche della materia prima, rendono l'intera collezione una sintesi perfetta del design contemporaneo in cui bellezza, eco-sostenibilità e funzionalità hanno pari importanza.

«Un'immagine entra a far parte della nostra esperienza visiva - dichiara il designer Andrea Branciforti - e spesso influenza inconsciamente le nostre azioni. Con questa collezione - Odyssey Collection - porto a tavola una materia antica, la pietra lavica, che a prescindere dalla lavorazione che subisce custodisce raccoglie e racconta il viaggio fatto dal magma fino alla sua trasformazione in pietra. Ispirata al film 2001: Odissea nello spazio del grande maestro Stanley Kubrick, la collezione rappresenta sei visioni materiche dell'universo onirico. Le decorazioni s'ispirano al Supercomputer Hal, al Discovery One e alle visioni dell'universo. Il film di Kubrick riesce a parlare contemporaneamente del passato, del presente e del futuro dell'umanità, ponendo interrogativi e riflessioni sulla vita al di fuori della Terra.

Credo soprattutto che Kubrick ci inviti ad avere una nuova consapevolezza del rapporto che lega l'uomo, la terra e l'universo, tematica questa, ancora oggi molto attuale. ll 1968, anno di uscita del film, è stato un anno di grandi rotture, di cambiamenti e di profonde riflessioni. Si fa strada una nuova sensibilità sul design sostenibile. Vengono pubblicate le prime foto del globo terrestre visto dalla luna che porta l'umanità ad un nuovo senso di appartenenza senza più confini fisici specifici e limitanti. Nasce una nuova umanità e una nuova consapevolezza delle tecnologie che, ben presto, entreranno e s'imporranno nelle nostre vite. Qualche anno più tardi, non a caso, uscirà Starman, brano musicale scritto da David Bowie. Questo il pensiero che attraversa la collezione».

Il video-animazione della campagna di lancio della Odyssey Collection è stato realizzato dal giovane artista e illustratore Adriano Di Mauro che ha interpretato con un linguaggio flat e visionario le suggestioni raccontate da Branciforti in merito al film di Kubrick. Le scene sono ambientate tra l'Universo e la Terra, precisamente in Sicilia, dove il protagonista - un astronauta-scimmia-uomo nuovo - avrà modo di conoscere la collezione di sottopiatti di Branciforti e lo street food isolano prima di essere"risucchiato" dall'occhio di Hal che lo trasporterà in un mondo altro non meglio definito, dove tutto può ancora succedere. (Ufficio Stampa Orolavico - Valentina Barbagallo)




Opera di Franco Fontana denomoniata Basilicata realizzata nel 1978 presente nel Fondo Lanfranco Colombo della Regione Lombardia Ritratto Paesaggio Astratto
Tre percorsi nelle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea


dal 25 febbraio 2021
Museo di Fotografia Contemporanea - Milano
www.mufoco.org

Una selezione rappresentativa dell'archivio e della biblioteca specialistica conservati nella sede di Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo - Milano. La mostra, ideata dal Servizio educativo, intende avvicinare i diversi pubblici alla conoscenza del patrimonio, che conta circa 2 milioni di immagini e 20 mila volumi, in mesi in cui l'accesso al Museo è fortemente limitato. Per portare all'evidenza questo bene pubblico e renderlo fruibile in una sorta di mostra permanente, sono stati pensati tre percorsi dal carattere divulgativo e didattico sui temi del paesaggio, del ritratto e della sperimentazione astratta.

I tre piani del Museo ospitano una selezione di oltre 100 opere che offre una significativa panoramica sull'evoluzione della fotografia, soprattutto italiana, dal Secondo dopoguerra a oggi. Si parte con il ritratto, che in fotografia è stato uno dei primi generi a prendere piede nella società offrendo a costi accessibili la possibilità di lasciare una traccia di sé attraverso la raffigurazione del proprio volto. Dallo studio, la pratica del ritratto si è spostata in esterno, aggiungendo elementi di definizione dell'identità e inserendosi nel racconto del quotidiano.

Opere di: Andrea Abati, Paola Agosti, Luca Andreoni, Arianna Arcara, David Royston Bailey, Marina Ballo Charmet, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Jacopo Benassi, Gianni Berengo Gardin, Luca Campigotto, Lisetta Carmi, Virgilio Carnisio, Vincenzo Castella, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Giovanni Chiaramonti, Paolo Ciregia, Pierre Cordier, Mario Cresci, Luciano D'Alessandro, Paola De Pietri, Patrizia Della Porta, Fischli and Weiss, Franco Fontana, Vittore Fossati, Luigi Gariglio, Jean-Louis Garnell, Carlo Garzia, Arturo Ghergo, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Ando Gilardi, Paul Graham, Franco Grignani, Guido Guidi, Jitka Hanzlová, Mimmo Jodice, Francesco Jodice, Armin Linke, Uliano Lucas, Tancredi Mangano, Paola Mattioli, Nino Migliori, Paolo Monti, Floris Neusüss, Toni Nicolini, Enzo Nocera, Francesco Radino, Marialba Russo, Marco Signorini, Aaron Siskind, Otto Steinert, Antonio Strati, Beat Streuli, Thomas Struth, Fulvio Ventura, Luigi Veronesi, Silvio Wolf, Klauss Zaugg.

Una sezione è dedicata all'evoluzione della fotografia di paesaggio, dalla tradizione delle vedute pittoriche allo sviluppo di uno sguardo autonomo, per arrivare a una rappresentazione sempre più lontana da un'idea di contemplazione a favore di nuove strategie visive e narrative che riattivano il dialogo con l'identità dei luoghi. Infine, l'attenzione si sposta su fotografia e astratto, che nell'accezione comune sembrano due mondi distanti, dato che la fotografia è, per sua stessa natura, la riproduzione di una porzione di realtà. Tuttavia, quando nell'ambito delle Avanguardie crolla il concetto di rappresentazione, alcuni artisti sperimentano l'applicazione di schemi astratti intervenendo direttamente sulla materia e sui supporti con diverse tecniche.

Le immagini sono accompagnate da una serie di apparati testuali che propongono differenti livelli di lettura dei percorsi tra didascalie, note, citazioni e approfondimenti, alcuni esposti a parete, mentre altri sono disponibili nella corrispettiva Digital Exhibition sul sito del Museo. La mostra, infatti, è interamente visibile anche online per aprirsi ai visitatori che non possono raggiungere gli spazi espositivi a causa delle limitazioni degli spostamenti. La Digital Exhibition garantisce inoltre lo svolgimento delle attività didattiche e laboratoriali con le scuole, a distanza o in classe, lasciando agli studenti e alle loro famiglie la possibilità di completare la visita digitale confrontandosi con le opere originali nei giorni di apertura del Museo. In parallelo alle opere fotografiche, il percorso espositivo presenta una selezione di libri tratti dalla biblioteca specialistica che arricchiscono e integrano la narrazione dei tre generi del linguaggio fotografico. Per ampliare l'offerta delle pagine significative su cui soffermarsi, i volumi vengono mostrati anche con dei brevi video nella Digital Exhibition. (Estratto da comunicato stampa)

___ Presentazione di mostre di fotografia in questa pagina della newsletter Kritik

Marialba Russo: Cult Fiction
01 marzo - 15 aprile 2021
Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci - Prato
Presentazione

Roberto Gabetti fotografo
24 marzo - 25 aprile 2021
CAMERA Centro Italiano per la Fotografia - Torino
Presentazione

"Opere in Vetrina"
Paci contemporary gallery - Brescia
Presentazione




Red Lab Gallery a Lecce Red Lab Gallery raddoppia con Ulderico Tramacere
A Lecce una nuova sede per artisti


Nasce nel cuore di Lecce, in via Bonaventura Mazzarella 18, la nuova sede espositiva e operativa della Red Lab Gallery, un percorso che parte da Milano nel 2018 e che oggi approda nella città salentina, luogo d'origine della gallerista Lucia Pezzulla. Le due città, agli antipodi della Penisola, dialogano così rivolgendosi al pubblico di entrambe le latitudini, e il linguaggio utilizzato per farlo è quello artistico, il più universale. Da sempre convinta che l'arte, per sua stessa funzione civile, debba essere ovunque, Lucia Pezzulla si è impegnata nel cercare di collocarla fuori dai contesti dove normalmente la si trova: "Credo che in questo momento storico, dove le restrizioni imposte per contenere la diffusione del Covid-19 hanno impedito l'accesso a luoghi tradizionali pensati per l'arte e la cultura, sia necessario cambiare nuovamente le regole del gioco, sparigliare idee e convenzioni e proporre format espositivi innovativi, in grado di arrivare e sensibilizzare un pubblico sempre più vasto".

Da qui l'idea di implementare la sede espositiva milanese chiamando Lecce a supportarla con uno spazio-laboratorio in cui, di volta in volta, autori differenti trascorreranno un periodo di residenza al termine del quale restituiranno un progetto che sarà presentato come risultato del lavoro svolto sul territorio. La prima residenza, affidata al fotografo Ulderico Tramacere sotto la curatela artistica di Giovanna Gammarota, avrà luogo nel periodo febbraio/giugno 2021, e la presentazione del lavoro che ne sortirà avverrà a inizio estate.

Ulderico Tramacere, che per sua stessa ammissione impiega nella fotografia la stessa dedizione che avrebbe avuto nel fare il pilota, il pompiere, il palombaro, l'inventore, il poeta o il pittore, precisa: "Faccio fotografie e non voglio informare. Mi piace invece pensare che le mie immagini creino, stimolando il desiderio dell'informazione". L'artista - dopo aver esposto a Milano la sua coinvolgente mostra Nylon (Premio MIA Photo Fair / RAM Sarteano) prima alla Red Lab Gallery (2019) e successivamente negli spazi dedicati alla fotografia d'arte dell'Università Bocconi (2020) - nell'ambito della residenza intende porsi all'ascolto della terra che lo circonda ritrovando le inquietudini e i nessi che legano indissolubilmente territori e individui, i quali si amalgamano in un coagulo di umori e respiri troppo spesso rassegnati dinanzi al destino.

"La pietas che Tramacere prova" afferma la curatrice Giovanna Gammarota "per il proprio territorio flagellato, come un novello Cristo, e i corpi di coloro che si addensano lungo i confini di un'Europa sempre meno propensa ad accoglierli, è la base dalla quale egli parte per creare un corale di immagini cantato da più voci che solo apparentemente sembrano contrastare tra loro ma che, invece, si completano". Il cellophan, il nylon o il pluriball, materiali sui quali Tramacere lavora da tempo, proprio attraverso la nuova residenza creata da Red Lab Gallery, troveranno la loro piena realizzazione divenendo, come sottolinea lo stesso artista "drammatici Sudari che avvolgono la storia di un intero Paese [...] sipari interposti tra lo sguardo e il mondo [...] paesaggi surreali irrimediabilmente mutati", per dare infine vita a quelle immagini che "stimolano il desiderio di informazione". (Ufficio Stampa Red Lab Gallery De Angelis Press)




Locandina film con Edwige Fenech Marialba Russo: Cult Fiction
01 marzo - 15 aprile 2021
Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci - Prato

Dopo "Soggetto Nomade" - collettiva del 2019 in cui le sue immagini, insieme a quelle di altre quattro fotografe italiane, affrontavano il tema dell'identità femminile tra gli anni '60 e gli anni '80, - Marialba Russo torna al Centro Luigi Pecci con una mostra personale che espone per la prima volta la celebre serie fotografica dedicata ai manifesti dei film a luci rosse apparsi nelle strade di Napoli e Aversa tra il marzo 1978 e il dicembre 1980, gli anni dell'apertura nel nostro paese delle prime sale cinematografiche specializzate e del conseguente boom del genere. Presentando oltre 60 scatti tra i più significativi della serie, la mostra a cura di Cristiana Perrella riproduce nella sua installazione la materia effimera e il forte impatto della pubblicità stradale, con le immagini incollate direttamente al muro.

La rivoluzione culturale, politica, sociale degli anni Settanta, che Marialba Russo (Napoli, 1947) ha documentato con sguardo antropologico in molte sue manifestazioni, finisce infatti con il mettere la rappresentazione esplicita dei corpi al centro di un nuovo mercato, favorendo lo sviluppo di un "cinema di genere" che se svela ipocrisie e arcaismi della società italiana non scardina però i consueti rapporti di potere. In occasione della mostra il Centro Pecci propone Radio Luna, un palinsesto di conversazioni sulla nuova piattaforma social Clubhouse a partire dal 1 marzo. Radio Luna prende il nome dall'esperimento radiofonico lanciato nel 1975 con Ilona Staller - conduttrice della prima e unica "radio sexy" italiana che diventò un fenomeno di costume - e ospiterà due appuntamenti settimanali, in seconda serata, dedicati all'approfondimento dei temi trattati dalla mostra. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)




Opera di Alan Gattamorta Auto e tronchi
14 febbraio - 18 aprile 2021
www.alangattamorta.it

Sul sito antologico il pittore Alan Gattamorta presenterà una rassegna di 20 acrilici su carta.








Proiettore, dimensioni variabili denominato Au plafond, calage en angle (source au sol) realizzato nel 2016 da Michel Verjux in una foto di Bruno Bani, Milano - Courtesy A arte Invernizzi, Milano Bolo armeno, pigmento e resina su tavola di 60x33x6,5 cm denominato Ohne Titel realizzato nel 2020 da Guenter Umberg in un foto di Bruno Bani, Milano - Courtesy A arte Invernizzi, Milano Acrilico e collage di tela su tavola di 240x132 cm denominato Zeusi realizzato nel 2001 da Rodolfo Aricò in una foto di Bruno Bani, Milano - Courtesy A arte Invernizzi, Milano FIAC in galleria. Traiettorie Vibranti
In Divenire. Idea e immagine nella contemporaneità | Rodolfo Aricò. Zeusi
In Divenire. Idea e immagine nella contemporaneità | Michel Verjux. Éclairage


02 marzo (inaugurazione) - 22 aprile 2021
Galleria A arte Invernizzi - Milano
www.aarteinvernizzi.it

Tre mostre in contemporanea. Al piano inferiore viene presentata la mostra FIAC in galleria. Traiettorie Vibranti dove saranno esposte le opere di François Morellet, Mario Nigro, Nelio Sonego, Niele Toroni e Günter Umberg proposte in occasione della fiera digitale FIAC Online Viewing Rooms."Un invito ad indagare le dimensioni del reale attraverso un'esperienza che espande i confini dell'opera nello spazio circostante fino a modificare i sistemi percettivi dello spettatore e le coordinate spazio-temporali in cui agisce, delineando un percorso che conduce alla soglia del visibile al fine di mostrarne la sua evidenza." (Angela Faravelli)

Contemporaneamente al piano superiore prosegue il ciclo di mostre In Divenire. Idea e immagine nella contemporaneità con cui si vuole indagare il rapporto tra progetto e opera in chiave inedita e attualizzante mostrando sia la specificità individuale, storica, contestuale delle scelte dei singoli artisti sia l'attualità che il loro procedere creativo oggi rappresenta. Nella prima sala viene presentata la mostra Rodolfo Aricò. Zeusi in cui viene esposta l'opera Zeusi e undici studi su carta. "I bozzetti che accompagnano una delle ultime opere di Aricò si dispongono quasi in una processione verso il loro compimento. Zeusi cancella tutti i lavori precedenti di Aricò e, allo stesso tempo, li ricorda; nega l'intero passato artistico nell'atto stesso con cui se ne fa carico, conducendo qui all'estremo la voracia di Aricò nel suo confronto con la storia dell'arte." (Davide Mogetta)

Nella seconda sala viene presentata la mostra Michel Verjux. Éclairage con l'installazione luminosa Au plafond, calage en angle (source au sol) e il relativo progetto su carta. Gli éclairages che Michel Verjux realizza dai primi anni Ottanta sono proiezioni di fasci luminosi in un dialogo continuo e mutevole con le situazioni concrete che si presentano a ogni suo intervento. "Con l'opera Au plafond, calage en angle (source au sol) viene direttamente coinvolta la nostra posizione eretta, in quanto esseri umani. Questa opera "verticale" non è una "colonna senza fine" ma solo un cono di luce proiettato nell'angolo all'interno di uno spazio architettonico. Una sorta di prova dell'accadimento, dell'atto e del segno dell'esporre." (Michel Verjux)




Opera nella mostra al Museo d'arte orientale a Torino In punta di pennello, in punta di lama
Rotazione di paraventi e di spade giapponesi


termina il 20 aprile 2021
MAO Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Coniugando la necessità di mettere a riposo le opere dopo un'esposizione di alcuni mesi con la volontà di presentare le meraviglie custodite nei depositi, le gallerie del Mao si rinnovano periodicamente, mostrandosi al visitatore in una veste sempre nuova. È quanto accade anche ora con la rotazione di paraventi giapponesi a sei ante: le due coppie di esemplari esposti negli scorsi mesi lasciano il posto a una selezione di manufatti dai tratti delicati, di ispirazione cinese. La prima coppia selezionata narra, attraverso l'evocazione di atmosfere rarefatte e bucoliche, quasi da sogno, la leggenda della Sorgente dei Fiori di Pesco. Un barcaiolo trova una fenditura nella roccia all'altezza di una sorgente immersa nei fiori di pesco e decide di entrarvi, giungendo così in un villaggio rurale, con piccole abitazioni e animali da cortile, dove viene accolto benevolmente dalla popolazione. Non si tratta di un villaggio normale, ma di un paese utopico celato al resto del mondo, al quale il pescatore, una volta partito, non riuscirà mai più a far ritorno.

I due paraventi raccontano proprio i due momenti chiave dell'ingresso in questo mondo magico e dell'addio del pescatore a questa società utopica: grazie al sapiente utilizzo delle sfumature di inchiostro e dall'uso della foglia d'oro a spruzzo, che creano sottili velature, riverberi, spruzzi d'acqua fra le cascate, l'autore, Okamoto Toyohiko, riesce a dare vita a un'atmosfera eterea, sospesa e sognante. Nella seconda vetrina sono accostati due paraventi a sei ante singoli, uniti dal tema dell'acqua. Il primo risale al XVII secolo e presenta scene paesaggistiche di ispirazione cinese dipinte a inchiostro, probabilmente un'opera giovanile dell'artista Kano Yasunobu. Il secondo paravento si intitola "Attraversando il ponte sul ruscello" e racconta un episodio ispirato all'aneddoto cinese noto come "I tre che ridono al Ruscello della Tigre".

Sullo sfondo di un paesaggio montano si stagliano le figure del monaco buddhista Huiyuan, del saggio taoista Lu Xiujing e del poeta Tao Yuanming, protagonisti dell'aneddoto: i tre sono colti nel momento della risata quando il monaco, assorto nella conversazione, finisce per rompere il veto autoimposto di non oltrepassare il ruscello e comprendono così che la purezza spirituale non può essere misurata attraverso i limiti fisici. La dialettica tra vuoto e pieno dà forma allo sfondo, in cui vette montuose sempre più rarefatte emergono dallo sfumato e dagli spruzzi della foglia di rame, mentre lo stile caricaturale con cui sono resi i personaggi è particolarmente evidente nelle espressioni dei volti e nelle dita. Contestualmente ai paraventi vengono sostituite anche le spade giapponesi, esposte in un'apposita teca al secondo piano: i visitatori potranno ammirare alcune katana, wakizashi e tanto con le rispettive montature; fra quelle esposte, la lama più antica è una katana attribuita alla scuola Naoe Shizu, attiva nella provincia di Mino fin dalla metà del Trecento, probabilmente realizzata nel primo periodo Muromachi (1333-1573).

Tra i pezzi più pregiati segnaliamo una imponente katana koto, lunga 81 cm, databile 1530 circa e firmata Iyetsugu, della scuola Soden Bizen operante nel periodo Muromachi. Essa è accompagnata da un fodero in lacca rossa e ornato di finiture floreali in lega rame-argento patinato (shibuichi) caratterizzata da una gamma di grigi sottili e sfumature tenui di blu, ottenute attraverso l'uso del processo "colore cotto" (niiro) e l'elsa (tsuba) in ferro è laminata in oro. Altrettanto pregevole una wakizashi Shinto firmata Omi Daijo Fujiwara Tadahiro, della scuola Hizen Tadayoshi (1645). Tadahiro (il cui vero nome era Heisakuro Hashimoto), figlio legittimo di Tadayoshi I, era noto per essere un artigiano particolarmente abile: era apprezzato per la sua capacità di forgiare lame di ottima fattura e di realizzare decorazioni estremamente nitide. (Comunicato stampa)




Fotografia di Roberto Gabetti Roberto Gabetti fotografo
24 marzo - 25 aprile 2021
CAMERA Centro Italiano per la Fotografia - Torino
www.camera.to

Omaggio all'originale sguardo fotografico di Roberto Gabetti (Torino, 1925-2000), universalmente conosciuto per il suo lavoro di architetto, a vent'anni dalla sua scomparsa. Benché completamente versato alla pratica dell'architettura sia in qualità di docente sia in qualità di progettista e creativo, l'osservazione di Gabetti della realtà circostante, delle architetture, degli edifici e dell'abitato si è spesso avvalsa di una macchina fotografica, prolungamento del suo occhio e luogo della concentrazione visiva. Dotato di una Leica, probabilmente ricevuta per celebrare il suo ingresso di studente alla facoltà di Architettura, fin da ragazzo si cimenta con le riproduzioni fotografiche dei modelli di studio, operazioni in cui la fotografia permette una nuova modalità di osservazione dell'architettura stessa.

Modalità che ritroviamo nei negativi e nei provini che costituiscono il fondo fotografico custodito dalla famiglia Gabetti che si compone di circa 300 rullini 35mm, per un totale di 5.000 negativi corredati dai relativi provini a contatto e dalle informazioni di contesto che permettono di risalire ai soggetti, alla località e spesso anche alla data degli scatti. Sulla base di questo patrimonio, il curatore della mostra Sisto Giriodi ha costruito un percorso espositivo che, attraverso oltre cento fotografie stampate dai negativi originali, ripercorre momenti della vita privata e professionale di Roberto Gabetti - viaggi in Italia e all'estero sulle orme dei maestri dell'architettura, modellini e progetti - esprimendo il gusto per la linea, la forma, il dettaglio, l'armonia, i curiosi accostamenti. Roberto Gabetti, conosciuto come importante architetto, autorevole professore di progettazione, apprezzato come "scrittore di complemento", autore di libri e saggi su temi diversi, - commenta il curatore della mostra Sisto Giriodi - ha tenuto per vent'anni, dal 1945 al 1965, un 'diario' fotografico, fino ad ora segreto, dei suoi viaggi di studio, dei progetti e dei cantieri.

Quei rullini sono rimasti in un antico cassettone nello studio a Torino, sviluppati e imbustati nei 'libretti' dal laboratorio di Riccardo Moncalvo. Le fotografie di Gabetti sono delle fotografie strane, che non hanno 'padri nobili' come gli Alinari, ma nemmeno 'maestri' riconoscibili nelle avanguardie storiche del '900. Si caratterizzano per scelte personali: provare punti di ripresa diversi da quelli del fotografo 'in piedi' con la macchina 'in bolla'; accettare la presenza nelle immagini della vita quotidiana, automobili e biciclette; scelte che rimandano ad un'idea di fotografia come conoscenza delle ragioni delle architetture, delle citta` e dei paesi, ma anche come antropologia visiva dei modi di vivere, di abitare, di vestirsi, di spostarsi con "immagini del mondo che siano una misura dell'esperienza", come affermava Luigi Ghirri. La mostra è accompagnata dal catalogo, edito da Lindau, che propone oltre 200 scatti e testi di Sisto Giriodi e Daniele Regis.

Roberto Gabetti si laurea in architettura al Politecnico di Torino alla fine del 1949; è attivo nella facoltà dal 1950, prima come assistente di Scienza delle costruzioni, poi come «aiuto» e assistente alla cattedra di Carlo Mollino dal 1953. Dal 1967 è Professore Ordinario di Composizione Architettonica. Dal 1950 inizia l'attività professionale con l'apertura dello studio con Aimaro Oreglia d'Isola. Dal 1958 al 1988 è Direttore della Biblioteca Centrale della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. É stato membro dell'Accademia Nazionale di San Luca a Roma, dell'Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze e dell'Accademia delle Scienze di Torino. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Giosetta Fioroni denominata Villa 3 realizzata nel 1960 Opera di Giosetta Fioroni denominata Liberty bicolore realizzata nel 1969 Giosetta Fioroni
25 febbraio (inaugurazione) - 30 aprile 2021
Studio d'arte Cannaviello - Milano
www.cannaviello.net

E' il 1969 quando nella galleria "Oggetto:", poco dopo nominata "Studio d'arte Cannaviello", nella prima collettiva inaugurale viene inclusa una giovane artista emergente, Giosetta Fioroni. Qualche anno più tardi, nel 1972, la galleria le dedicherà la famosa personale "A nove anni". Oggi, lo Studio d'arte Cannaviello ha deciso di celebrare l'artista romana con due mostre che si susseguiranno: il 25 febbraio 2021, la prima, dedicata agli anni '60 e '70, quello stesso periodo in cui Fioroni ha esposto per la prima volta con la galleria; la seconda, a settembre 2021, all'inaugurazione del nuovo anno artistico e della nuova sede espositiva. In questo modo la galleria concluderà il proprio percorso nella sede di Piazzetta Bossi e ne inizierà un altro, in un'altra location, con un'artista legata al suo passato e di nuovo al suo presente.

In questa prima mostra saranno esposte più di 20 opere, tra carte e tele di medie dimensioni, realizzate all'inizio della carriera di Giosetta Fioroni. Si tratta, infatti, della produzione che Goffredo Parise, compagno di vita dell'artista, definì "Argenti: diapositive di sentimenti". In queste opere, dove l'unico colore presente è lo smalto di alluminio che si accosta a segni di matita, la rappresentazione è frammentata, interrotta: figure, spesso femminili, fra cui le stelle del cinema, si alternano a momenti di gioco e a riferimenti alla storia dell'arte. I soggetti sono isolati nello spazio bianco della carta o della tela e sovente ricordano quasi ombre argentate, colte nell'istante di una diapositiva. E' con questo lavoro, ora riassunto da questa prima mostra, che sul finire degli anni '60, l'artista, da poco rientrata a Roma dopo un lungo soggiorno a Parigi, è stata inserita, insieme a Schifano, Angeli, Festa, all'interno della "Scuola di Piazza del Popolo", definita come una risposta italiana alla Pop Art americana. (Comunicato stampa)




Particolare del dipinto olio su tela Femme au col blanc realizzato da Amedeo Modigliani nel 1917 Modigliani. Opere dal Musée de Grenoble
27 marzo - 04 luglio 2021
Fondazione Magnani-Rocca - Mamiano di Traversetolo (Parma)
www.magnanirocca.it

Sono da poco passati cent'anni dalla scomparsa di Amedeo Modigliani che, appena trentacinquenne, si spegneva a Parigi con la mente in preda al delirio, dopo una vita breve ma bruciante e artisticamente compiuta. L'esposizione, grazie alla collaborazione col Musée de Grenoble, di sei opere di Modigliani, consente di analizzare il rapporto fra disegno e pittura e di cogliere i principali riferimenti culturali nel suo lavoro di ritrattista. Esposti il dipinto Femme au col blanc, olio su tela del 1917, raffigurante Lunia Czechowska, moglie dell'amico d'infanzia di Léopold Zborowski, mercante d'arte e mecenate di Modigliani, e cinque ritratti a matita di personaggi della capitale francese degli anni Dieci, dove egli fu al centro della scena artistica, al tempo all'avanguardia internazionale.

Nella poetica pittorica di Modigliani (Livorno 1884 - Parigi 1920) il ritratto rappresenta l'unico veicolo d'espressione possibile del furore creativo dell'artista e il vitale strumento di esternazione dell'ansia, profondamente umana, d'intrecciare uno scambio relazionale con altri esseri. Partendo da una profonda fascinazione per l'essenzialità stilistica della tradizione trecentesca e quattrocentesca senese, per le qualità plastiche della scultura e per la stilizzazione del tratto grafico, Modigliani elabora una concezione assolutamente originale del ritratto, tenendo conto anche dell'insegnamento di Paul Cézanne e delle maschere africane. Per sottolineare queste influenze, importanti esempi della pittura senese e cezanniana vengono accostati in mostra ai lavori di Modigliani, come anche una maschera africana. I capolavori dell'arte francese del periodo in cui egli visse e operò, appartenenti alle raccolte della Fondazione Magnani-Rocca (oltre a Cézanne, anche Renoir, Monet, Matisse e Braque; ma anche l'italiano Severini, che in quegli anni viveva a Parigi), offrono al pubblico una visione ampia della scena artistica del tempo.

Inquieto, sempre in bilico tra genio e sregolatezza, un dandy moderno e un raffinato artefice del proprio tragico destino, perfetto stereotipo dell'artista maledetto, Modigliani, oltre che grande pittore, fu eccellente disegnatore, riuscendo, con un tratto volumetrico e allo stesso tempo bidimensionale, a catturare la sensibilità e la psicologia degli effigiati; coloro che gli fecero da modello ebbero a dire che farsi ritrarre da lui era come "farsi spogliare l'anima". Il tratto più caratteristico e affascinante dell'opera di Modigliani risiede proprio nel suo talento introspettivo, che gli permetteva di portare a espressione le qualità più intime della persona, trasformando ogni singolo ritratto in una sorta di specchio interiore.

Di gran lunga più celebri di quelli maschili, i ritratti femminili sono i maggiori esempi della sensibilità artistica di Modigliani; i tratti delicati, i colli affusolati ed eleganti, sono divenuti identificativi dell'arte stessa del pittore e la Femme au col blanc ne è uno splendido esempio. Pur utilizzando un linguaggio prettamente moderno, egli non dimentica mai la tradizione italiana; l'ideale femminile con il collo lungo era stato infatti vagheggiato e dipinto da altri grandi artisti del passato, uno fra tutti, il Parmigianino, con la sua Madonna dal collo lungo dipinta proprio a Parma fra il 1534 e il 1540. Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Stefano Roffi con la collaborazione di Alice Ensabella, saggi e testi in catalogo di Sophie Bernard, Alice Ensabella, Stefano Roffi, Aldo Santini, Guy Tosatto. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Dipinto a olio e pastelli su carta della serie Planizaria realizzata nel 2020 da Dacia Manto Dacia Manto
"Nebulosa 11"
Beside Walden


11 marzo (inaugurazione) - 17 aprile 2021
Red Lab Gallery - Milano

Il legame indissolubile e simbiotico fra l'Uomo e la Natura come opportunità di ascolto e di intima riflessione. Dopo aver scrutato il cielo con la collettiva "Orientarsi con le stelle" alla casa Museo Boschi Di Stefano, Red Lab Gallery torna a riflettere su uno dei principali nuclei tematici da sempre affrontati, il rapporto contrastato ma mai interrotto fra Uomo e Natura, con due mostre che si svolgeranno da marzo a giugno fra disegno, fotografia e installazioni al confine tra design e arte.

Il nuovo e inedito progetto di Dacia Manto che inaugura con una "live exhibition" di grande impatto emotivo (partecipazione con obbligo di prenotazione info@redlabgallery.com) - è un omaggio sentito e profondo alla Natura, ma al contempo un monito per quella parte di umanità che continua indiscriminatamente a considerarla come un'entità esterna al "noi", di cui servirsi e sentirsi padroni, sfruttandone materiali ed energia: un progetto - spirituale ancor prima che artistico - al quale l'autrice si è dedicata anima e corpo e che oggi presenta per la prima volta alla Red lab Gallery di Lucia Pezzulla, che ha scelto proprio il lavoro di Dacia Manto per sottolineare la volontà di continuare, e non interrompere, il prezioso dialogo con il cosmo e la natura che da sempre segna le scelte espositive della galleria.

Per Dacia Manto, artista visiva che vive nei boschi vicino a Pennabilli nell'Alta Valmarecchia, la natura è diventata una sua precisa scelta di vita, aspetto nodale della propria ricerca artistica. Con la natura, lei stessa capace di figurazioni magiche e poetiche di rara emozione, Dacia è alla ricerca di una continua connessione umana e spirituale: ecco perché con la natura lei non solo parla, ascolta e respira, ma vive un "corpo a corpo" quotidiano che l'aiuta a rigenerarsi ogni giorno, ogni istante della sua esistenza. Nella natura Dacia Manto ci si immerge pienamente senza mai paura di perdersi, anzi quasi auspicandoselo, perché sa che in quella solitudine spazio-temporale può ritrovare affetti e memorie, nonché i giusti impulsi per creare i suoi lavori: "Smarrirsi è inevitabile, e mi conduce altrove, a perdermi all'interno di una nebulosa sempre più densa, che conduce ad anni di distanza, a territori che appaiono famigliari e sconosciuti insieme".

Nebulosa 11, il cui nome sembra quasi voler rimandare alle sigle con cui vengono scientificamente indicate in astronomia le nebulose (agglomerati interstellari di polvere, idrogeno e plasma), in realtà cela un richiamo al recente vissuto dell'artista: Nebula è infatti anche il nome della sua lupa, scomparsa da poco e che ha lasciato nell'anima e nel cuore di Dacia un profondo graffio, un immenso vuoto, presenza costante in quasi tutti i lavori esposti a Milano. Tuttavia, le opere in mostra, tutti disegni su carta o tela di varie dimensioni realizzati con diverse tecniche, mostrano chiaramente come l'artista si svincoli dal dato oggettivo per affidarsi al dato sensoriale. È come se Dacia avesse deciso di entrare nella fitta selva arborea per cogliere dal di dentro, alzando lo sguardo, i grovigli vegetali, l'intrecciarsi di rami, arbusti e tronchi, foglie e luci, anzi "luccichii".

Scrive Gigliola Foschi nel suo testo critico: "Composta da disegni brumosi, notturni, dove baluginano piccole luci nell'oscurità, l'opera Nebulosa 11 diviene così una galassia intima, inestricabile, in cui dal bosco emergono presenze di animali, insetti, creature crepuscolari, rami... In essa si possono cogliere pure rimandi a fiabe, a miti, affioranti dall'oblio della memoria come fantasmi che aderiscono al suo e al nostro vissuto". Il legame tra cielo e terra, tra fato ed esistenza - che aveva già segnato molto dei lavori precedenti di Dacia Manto - lo si riassapora pienamente in questa nuova mostra, dove l'autrice ci accompagna nell'ombra più densa dei suoi boschi e che sarà arricchita da una installazione site-specific composta da mappe sovrapposte e ramificate a sottolineare ancora una volta il bisogno intrinseco dell'artista un contatto con la terra e la natura.

La seconda mostra, che si svolgerà dal 20 aprile al 5 giugno, metterà in dialogo il lavoro della fotografa Annamaria Belloni Supernatura con le installazioni della designer Emy Petrini, secondo capitolo di una bellissima narrazione sul rapporto Uomo-Natura abbracciando molteplici linguaggi artistici. Red Lab Gallery è stata fondata nel 2018 come laboratorio di sperimentazione pensato principalmente per la promozione, lo sviluppo, la condivisione della fotografia italiana e internazionale, ma aperta a narrazioni e contaminazioni multidisciplinari. (Comunicato ufficio stampa De Angelis Press)




Conversation Piece | Part VII
Verso Narragonia
Jos de Gruyter & Harald Thys, Benedikt Hipp, Apolonia Sokol


08 febbraio (inaugurazione) - 01 luglio 2021
Fondazione Memmo - Roma
www.fondazionememmo.it

La Fondazione Memmo presenta il nuovo appuntamento del ciclo di mostre, a cura di Marcello Smarrelli, dedicate agli artisti italiani e stranieri temporaneamente presenti a Roma, o che intrattengono un rapporto speciale con la città. Il succedersi delle parti che scandiscono le varie edizioni, diventa un racconto per capitoli che affrontano argomenti sempre diversi legati al dibattito critico sul contemporaneo, toccando aspetti che riguardano la storia dell'arte, ma anche questioni di stretta attualità, su cui gli artisti sono invitati a confrontarsi attraverso un dibattito aperto tra loro e il curatore. Il titolo del ciclo si ispira a uno dei film più famosi di Luchino Visconti, Gruppo di Famiglia in un interno (Conversation Piece, 1974), una chiara metafora del confronto tra generazioni e dei rapporti di odio e amore tra antico e moderno; ma Conversation Piece era anche un genere pittorico diffuso tra XVII e XVIII sec., caratterizzato da gruppi di persone in conversazione tra loro o colti in atteggiamenti di vita familiare.

La Fondazione Memmo nasce nel 1990 dal desiderio di Roberto Memmo di dar vita a un'attività culturale mirata ad avvicinare il mondo dell'arte al vasto pubblico attraverso la diretta conoscenza di capolavori di tutti i tempi e delle più varie civiltà. La mostra vede protagonisti Jos de Gruyter & Harald Thys (duo di artisti belga), Benedikt Hipp (attuale vincitore del Premio Roma presso l'Accademia Tedesca Roma Villa Massimo) e Apolonia Sokol (attualmente borsista presso Villa Medici - Accademia di Francia a Roma).

Verso Narragonia, il sottotitolo che caratterizza ad ogni edizione le scelte e il percorso espositivo, per questo settimo capitolo fa riferimento alla località fittizia raccontata nel poema La nave dei folli, del poeta alsaziano Sebastian Brant, pubblicata per la prima volta nel 1494, illustrata da Albrecht Dürer. Nel testo si narra del viaggio fantastico di una nave stipata di folli, attraverso diverse mete: Narragonia - il "paradiso dei folli" -, il Paese di Cuccagna - terra di abbondanza e piacere -, fino al tragico epilogo del naufragio dell'imbarcazione. Con una forte attitudine allegorica, La nave dei folli è una favola moraleggiante, una critica ai vizi e alle debolezze umane dell'epoca. Nei secoli successivi, il poema ha suggerito ulteriori chiavi di lettura: celebre quella del filosofo francese Michel Foucault, che nella sua Storia della follia nell'età classica (1961) parte proprio dall'immagine della Stultifera navis per affrontare il tema della pazzia.

Nell'antichità i folli erano pienamente integrati nella società e, nonostante il giudizio nei loro confronti fosse fortemente ambiguo, rispetto ad una maggioranza molto critica, alcuni intellettuali erano propensi a considerarli come dotati di particolari poteri. L'esempio più eclatante nel considerare i folli come persone fuori dalla norma viene da Erasmo da Rotterdam, autore dell'Elogio della follia (1511), a cui è attribuita la frase: "Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia". Da un certo punto in poi della storia, però, la situazione muta radicalmente e la malattia mentale inizia ad essere equiparata alla lebbra e i folli reclusi, internati, spinti ai margini della società, abbandonati alla propria sorte - allo stesso modo dei folli raccontati da Brant. Anche le arti visive si sono nutrite dell'immaginario che La nave dei folli ha saputo generare, dalla nota interpretazione di Hieronymus Bosch (1494 circa), con tutto il suo celebre catalogo di grilli, creaturine mitologiche grottesche e ironiche, fino al dramma de La zattera della Medusa (1818-1819) di Théodore Géricault.

Attraverso i lavori dei tre artisti invitati, Verso Narragonia, intende evidenziare il tema della follia come fonte d'ispirazione della creatività artistica, sottolineando l'attrazione suscitata sugli artisti da tutto ciò che è diverso, strano e perturbante. Se è vero che l'arte è artificio che scardina le consuetudini del pensiero corrente, un'esperienza che spiazza l'individuo facendolo riflettere sulla sua condizione, possiamo affermare che il tempo inedito e straniante che stiamo vivendo, possa essere considerato un tempo "artistico".

La mostra si apre con l'installazione del duo formato da Jos de Gruyter (Geel, Belgio, 1965) e Harald Thys (Wilrijk, Belgio, 1966). Si tratta di un gruppo di 23 piccoli busti realizzati in gesso, capelli finti e vernice: una raccolta bizzarra di politici di fama internazionale, dittatori, attori di film di serie B, personaggi pubblici noti e figure storiche, vive o morte. I busti sono presentati senza alcuna gerarchia o giudizio morale. Si somigliano tutti, risultando insieme spaventosi e innocui, piatti, inermi e stereotipati. Ogni testa è collocata su piccole mense allestite tutt'intorno alla stanza, ognuna con il nome del personaggio; una breve biografia di ogni figura rappresentata è disponibile in un foglio di sala. Lo spazio della Fondazione Memmo fa da cornice all'installazione: un edificio antico, al centro di una città carica di storia, che diventa il contesto ideale per mostrare i 23 busti di personaggi congelati nel tempo. Simile a caricature, la forma e la disposizione delle teste ricordano i busti imperiali romani conservati in un museo archeologico o in un palazzo nobiliare, rimandando anche all'atmosfera sinistra di un laboratorio scientifico deviato.

Per Conversation Piece, Apolonia Sokol (Parigi, Francia, 1988) ha realizzato un dipinto di oltre cinque metri di larghezza, direttamente collegato al tema iconografico della mostra. La pittrice ha infatti realizzato una tela che raffigura un'imbarcazione popolata di figure, che attinge alle incisioni di Dürer della prima edizione de La nave dei folli. I soggetti ritratti da Sokol, pur rifacendosi nella loro disposizione a modelli tratti dalla storia dell'arte, sono in realtà persone della contemporaneità; una popolazione di amiche, conoscenti e persone amate dall'artista che mette in discussione orientamenti e generi sessuali, attualizzando alcuni riferimenti della tradizione artistica e accostandoli a temi urgenti e d'attualità. Il dipinto è presentato su un particolare telaio estroflesso: una caratteristica formale che porta con sé anche degli aspetti più concettuali, legati alla storia della pittura e alla possibilità di offrire una visione "distorta" dell'opera.

Benedikt Hipp (Monaco di Baviera, Germania, 1977) ha realizzato un ambiente composto da dipinti e sculture inedite, presentate nello spazio espositivo come parti dissezionate di un corpo. Le sculture, prodotte grazie a una fornace che l'artista ha installato nel proprio giardino di casa, sono il risultato di una "deformazione" dell'argilla attraverso un processo antico, quasi primordiale, che genera l'effetto di una pelle avvolta sulla superficie dei manufatti, le cui fattezze ricordano dettagli anatomici, organici ed elementi residuali, quasi reperti di un'antica civiltà scomparsa. Anche i dipinti sono contraddistinti dalla stessa carica espressiva, contribuendo a rafforzare l'atmosfera da laboratorio alchemico, uno spazio perturbante e magico che trascende i limiti della razionalità. Grazie al prestito eccezionale concesso dalla Biblioteca Oliveriana di Pesaro, sarà esposta in mostra una rara copia de La nave dei folli di Sebastian Brant, nell'edizione di Basilea del 1572. La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione in uscita nell'aprile 2021. (Estratto da comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Logo T MUB Temporary Museum Umberto Boccioni T MUB, il museo temporaneo dedicato a Umberto Boccioni
www.fondazioneboccioni.org

In occasione del 138esimo anniversario della nascita di Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 1882 - Verona,1916), lo scorso 19 ottobre è nato a Morciano di Romagna (RN) il T MUB - Temporary Museum Umberto Boccioni, primo e unicomuseo internazionale temporaneo dedicato all'artista. L'apertura di un museo privato, fortemente voluta da Giuliano Cardellini, che per oltre trent'anni se ne è fatto promotore, realizza il desiderio del futurista Filippo Tommaso Marinetti, intenzionato sin dagli anni '30 a creare una raccolta museale in memoria dell'amico. In attesa di trovare la sua definitiva collocazione nella casa un tempo abitata dai genitori di Boccioni. Il museo fa capo alla Fondazione Boccioni. Lo spazio temporaneo si propone di raccogliere e mostrare la documentazione relativa agli anni morcianesi e alla famiglia boccioniana (anche grazie a un concorso fotografico nazionale in via di definizione e una campagna di donazione libri) e nel contempo di acquistare opere originali o riceverle in comodato d'uso, promuovendo iniziative culturali periodiche volte a coinvolgere studiosi e artisti contemporanei. (Comunicato stampa)

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Il giovane Boccioni
30 aprile - 30 giugno 2021
Galleria Bottegantica - Milano
Presentazione

Forme uniche della continuità nello spazio
Nella Galleria nazionale di Cosenza la versione "gemella" dell'opera bronzea di Umberto Boccioni

Presentazione




Lihi Turjeman - The path to the present, 2020 - mixed media on canvas, courtesy of the artist and Quartz Studio, Turin Lihi Turjeman
Unearth


10 febbraio (inaugurazione) - 17 aprile 2021
Quartz Studio - Torino

Prima personale italiana di Lihi Turjeman (Tel-Aviv, Israele, 1985) curata da Noam Segal. Con una nuova serie di dipinti, incentrata sui legami tra cultura antica e cultura contemporanea, l'artista a Torino reimmagina il nostro rapporto con gli attuali concetti di tempo, archeologia, restauro e manufatti storici. Per la mostra site - specific da Quartz Studio, Turjeman crea un dipinto-installazione caratterizzato dall'anelito di passato che testimonia un atteggiamento critico nei confronti della cultura del presente.

I dipinti-installazioni di grandi dimensioni di Lihi Turjeman sono caratterizzati dal monocromatismo e ruotano attorno allo spazio, in ogni sua forma e significato. Le opere di Turjeman incarnano una dualità estrema, spaziando libere fra l'approccio epico e l'attenzione microscopica ai dettagli rappresentati mediante la "mappatura" e la scalfittura della superficie. Fra le sue tecniche figura infatti l'action-painting, o espressionismo astratto, in cui l'artista interviene fisicamente sulla superficie del dipinto. Spandendo, sfregando, staccando, macchiando e incollando, indurisce la tela e ne mette in risalto pieghe e trame. La tela è come una parete, un territorio o una mappa ancora tutti da tracciare. (Comunicato stampa)

___ EN

On Wednesday, February 10, 2021 at 3:00 pm, Quartz Studio is pleased to present Unearth, the first solo show in Italy by artist Lihi Turjeman (Tel-Aviv, Israel, 1985), curated by Noam Segal. With a new body of work focused on the connections between ancient and contemporary culture, Turjeman in Turin reimagines our relationship to contemporary notions of time, archeology, restoration and historical artifacts. For the site-specific exhibition at Quartz Studio, Turjeman will create a painting installation defined by a lust for the archaic, a desire that signals a crisis attitude toward the culture of the present.

Her large-scale painting installations are characterized by a monochromatic nature and revolve around space in all of its multiple forms and meanings. Her works emphasizes an extreme duality, moving freely between an epic approach and a microscopic concentration on details that are drawn by "mapping" and scratching the surface. Her practice includes a manner that can be categorized as action painting, in which she performs physical actions on the surface of the picture plain. Through smearing, rubbing, peeling, staining and gluing, she hardens the fabric, while emphasizing its folds and textures. The canvas functions as a wall, a territory or a map that is yet to be drawn. (Press release)




Veduta della mostra Peter Halley e Alessandro Mendini, Galleria Massimo Minini, Brescia, marzo - maggio 2008 in una foto di Andrea Gilberti - Alberto Petrò - courtesy l'artista e Galleria Massimo Minini Peter Halley
27 marzo - 27 giugno 2021
Museo Nivola - Orani (Nuoro)

Mostra installazione site specific di Peter Halley (1953), figura centrale del Neo Concettualismo americano. La mostra è a cura di Giuliana Altea, presidente della Fondazione Nivola e Antonella Camarda, direttrice del Museo Nivola. Halley si afferma negli anni '80 con dipinti geometrici che esplorano le strutture fisiche e psicologiche dello spazio sociale. Raccogliendo l'eredità di artisti come Albers, Mondrian e Malevic, Halley elabora un originale campionario di forme ispirato al mondo digitale e allo spazio urbano, reso attraverso campiture regolari di pitture industriali dai colori fluo. Progressivamente, la struttura razionale della composizione si complica, diventando sempre più caotica e quasi parodistica.

Dalla metà degli anni '90, Halley utilizza anche software per sviluppare le sue composizioni e, affascinato dalla rivoluzione digitale, si dedica a ricerche sulle tecniche di stampa. Dalla fine degli anni '90, Halley assembla differenti telai per costruire strutture complesse che sfidano le convenzioni della pittura. A partire dagli anni 2000, combinando stampa digitale e pittura, Halley realizza spettacolari installazioni, capaci di stravolgere e trasfigurare lo spazio fisico in cui sono collocate. Accadrà così anche al Museo Nivola. Qui Halley realizzerà un intervento di copertura totale delle pareti dello spazio espositivo, creando un ambiente immersivo, di forte impatto visivo e psicologico, destinato a farsi luogo d'incontro e sede di spettacoli e manifestazioni.

Nel percorso di Halley è frequente la collaborazione con altri artisti e designer. Particolarmente forte quella con Alessandro Mendini con cui Halley collabora nel 2008 per la mostra alla Galleria Massimo Minini, a Brescia, e ancora nel 2013 alla Mary Boone Gallery di New York e ulteriormente, l'anno successivo, alla Cartier Foundation a Parigi. A Mendini il Nivola ha dedicato un'importante mostra nel 2019 e da questa fortunata collaborazione è nato il trait d'union che conduce oggi Peter Halley ad Orani. L'esperienza di lavoro a quattro mani era già stata "collaudata" da Helley nel 2007, con la collaborazione con Matali Crasset alla Galerie Thaddaeus Ropac di Parigi. Dieci anni dopo, nel 2017, ad affiancarlo è Lauren Clay, al Paradise City, in Corea. Come "solo", nel 2016, Halley è presente con "Weak Force" a Basel Unlimited, con "The Schirn Ring", allo Schirn Kunsthalle di Francoforte e, nel '18, con "Emerald City" alla K11 Art Foundation ad Hong Kong.

Installazioni tutte di potente valenza emotiva. Halley nel 2011 è a Venezia con "Judgment Day, Personal Structures" a Palazzo Bembo, e nella città lagunare torna nel 2019, in occasione della Biennale. Quell'anno, ai Magazzini del Sale, con Lauren Clay, Andrew Kuo e RM Fischer, propone "Heterotopia", monumentale istallazione presentata da Flash Art e dalla Accademia di Belle Arti di Venezia. Le opere di Peter Halley, uno degli artisti più significativi della sua generazione, sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei del mondo, dal MoMA di New York alla Tate di Londra, allo SFMoma di San Francisco. e la sua attività espositiva si estende da entrambi i lati dell'Atlantico, All'attività artistica Halley, dal 1996 al 2005, ha affiancato l'impegno quale editor della rivista cult "Index Magazine", punto di riferimento della cultura underground 'indie' newyorkese e internazionale. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Particolare di un opera realizzata da Boccioni Il giovane Boccioni
30 aprile - 30 giugno 2021
Galleria Bottegantica - Milano

La mostra è dedicata alla fase giovanile e formativa dell'artista calabrese, in cui lo studio del passato si lega alla volontà irrefrenabile di conoscere il presente e di sperimentare il futuro. Curata dalla storica dell'arte Virginia Baradel, tra i più accreditati studiosi di Boccioni prefuturista, la rassegna propone una accurata selezione di opere eseguite da Boccioni tra il 1901 e il 1909. Anni nei quali il pittore, allora ventenne, rafforza la sua vocazione artistica attraverso esperienze di studio condotte a Roma, Padova, Venezia e Milano, intervallate dall'importante soggiorno parigino del 1906 e dal successivo viaggio in Russia. L'influenza delle diverse correnti figurative europee e l'interesse per la tradizione classica e rinascimentale, affiorano ripetutamente nelle opere del periodo e trovano, soprattutto nella produzione grafica, un valido laboratorio di analisi sperimentale, di invenzione e di verifica stilistica che Boccioni conduce in parallelo rispetto alla pittura.

Proprio al lavoro su carta la mostra dedica particolare interesse attraverso una selezione di disegni che coprono gli anni dell'apprendistato del giovane Boccioni. A un primo nucleo di opere - di forte impronta scolastica - risalente al periodo in cui fu allievo di Giacomo Balla e frequentò le scuole di disegno pittorico e di nudo a Roma, se ne affianca un altro - più copioso e diversificato - riconducibile agli anni immediatamente successivi, nei quali il tratto acquista sicurezza nel restituirci precise visioni architettoniche, ritratti curiosi - alcuni dei quali rasentano la caricatura - e figure umane di estrema sintesi formale. Anche le copie da museo appartengono a questo periodo di apprendistato.

Altro aspetto su cui la mostra focalizza l'attenzione riguarda le tempere commerciali che Boccioni dipinge in questi anni per ragioni perlopiù economiche. La foga di apprendere e di affinare le proprie capacità artistiche caratterizza anche il periodo veneziano dell'artista, durante il quale sperimenta - sotto la guida del pittore Alessandro Zezzos - la tecnica incisoria, i cui esiti, davvero interessanti, sono ben documentati nella rassegna milanese. Il percorso espositivo della mostra si conclude - come del resto quello formativo dell'artista - con il trasferimento di Boccioni a Milano, nel settembre del 1907. L'interesse per le opere di Giovanni Segantini, Carlo Fornara e di Gaetano Previati - ammirate pochi mesi prima alla Biennale di Venezia -, orientano il giovane verso la ricerca di uno stile capace di conciliare la modernità positivista con l'idealità nell'ambito dell'illustrazione e della cartellonistica.

La coeva produzione pittorica trova espressione in piccole vedute di paesaggi lombardi che dimostrano tuttavia un superamento della trama impressionista ancora presente nelle tele di periodo veneziano. Nel versante del ritratto, dove il pennello diventa febbrile nella sua urgenza di restituire sulla tela la singolarità di un volto, di una espressione o di un carattere. In mostra questi temi sono testimoniati da opere di pregio, come Paesaggio lombardo e La madre malata del 1908. Altre documentano invece la parentesi simbolista del 1908-1910, che trova ne Il lutto il suo esito più straziante e esoterico. Altrettanto interessanti sono i bozzetti per il manifesto dell'Esposizione di pittura e scultura promossa dalla Famiglia Artistica a Brunate (maggio-giugno 1909): sintesi perfetta delle diverse cifre stilistiche fin qui acquisite da Boccioni, dal divisionismo, alla pennellata larga e sintetica di matrice postimpressionista, agli echi del modernismo. Accompagna la mostra un importante catalogo, edito da Bottegantica edizioni, con contributi di Virginia Baradel, Ester Coen e Niccolò D'Agati, regesto dei disegni e delle grafiche a cura di Niccolò D'Agati. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Michael Mazur Michael Mazur
l'Inferno


06 marzo - 03 ottobre 2021
Museo di Castelvecchio - Verona

Mostra monografica - a cura di Francesca Rossi, Daniela Brunelli, Donatella Boni - in concomitanza con il Settimo Centenario della morte del Poeta. Giusto vent'anni fa, lo statunitense Michael Mazur, tra i più originali incisori del recente Novecento, espose la sua interpretazione dell'Inferno dantesco nella sale di Castelvecchio. In mostra la collezione delle 42 stampe che l'artista decise, dopo quella prima esposizione, di donare al Gabinetto Disegni e Stampe del Museo di Castelvecchio. In questa potente sequenza di opere, Mazur illustra il viaggio di Dante con sconvolgente forza. La sua è una interpretazione "agghiacciante ed indelebile", decisamente originale e intimamente sentita.

Piuttosto che usare la consueta raffigurazione del poeta e della sua guida, infatti, Mazur descrive in prima persona il viaggio all'interno dei gironi infernali e annota: "l'artista, come nostro Virgilio, vede ciò che Dante ha visto". Ad emergere da questa esperienza è un audace confronto tra un grande interprete contemporaneo e l'immaginario medievale. Alle sue opere, nella mostra scaligera, vengono affiancati brani della celebratissima traduzione inglese del testo di Dante realizzata dal "poeta laureato" Robert Pinsky. Mazur ha realizzato le sue incisioni ricorrendo alla tecnica del monotipo (stampa unica) e dell'acquaforte, alle cui possibilità espressive, dai neri vellutati ai bianchi puri risparmiati sul foglio, l'artista ha affidato quella che non solo è la traduzione figurativa di un testo letterario così noto ed evocativo, ma, insieme, la rivisitazione autonoma ed attualissima di un repertorio di temi fortemente legato alla tradizione e sui quali si sono misurati, nei secoli, molti grandi artisti.

La tematica infernale non era nuova a Mazur. Egli ne era infatti fortemente affascinato. Aveva iniziato a confrontarsi con l'Inferno già agli inizi degli anni Novanta del Novecento, quando realizzò una prima serie di monotipi per illustrare la fortunata nuova traduzione inglese del testo dantesco ad opera, appunto, di Robert Pinsky. Un'elaborazione che lo ha poi gradualmente condotto ad approfondire l'intera Cantica, completandone l'interpretazione attraverso le potenti opere esposte in questa mostra. (Estratto da comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Tavola in legno di pioppo, inchiostro e foglia argento _ poplar wood board, ink and silver leaf, 125 x 180 cm realizzata da Federico Seppi nel 2020 denominata Ghiacciaio Due Forni Federico Seppi
Icebreaker


05 marzo (inaugurazione) - 15 maggio 2021
Boccanera Gallery - Trento
www.boccaneragallery.com

La prima mostra personale di Federico Seppi (Trento, 1990), curata da Giovanna Nicoletti e progettata appositamente per le dimensioni dello spazio espositivo, usa come filo conduttore il tema del ghiacciaio. Il ghiacciaio è esso stesso metafora dell'esistenza e della sua metamorfosi. E' un elemento di stupore per la sua grandezza, la sua luce, il suo colore, ma nello stesso tempo mostra oggi la sua fragilità, vittima di una crisi climatica volta alla sua estinzione. Il ghiacciaio rappresenta la potenza della natura, di quella natura capace di trasformare gli elementi, dalla roccia alla vegetazione. E' allo stesso tempo luogo di avventura e di scoperta conservando e custodendo dentro di sé la memoria degli eventi e degli esseri che lo hanno attraversato. Le opere sono circa una ventina. La mostra è corredata da un catalogo con testi di Chiara Casarin e Giovanna Nicoletti in italiano e inglese.

Nello spazio espositivo, i ghiacciai si rivelano nelle tavole di grandi dimensioni, realizzate per la mostra, raccontando di simulacri fisici di una natura pronta a mostrarsi per subito scomparire assorbita dalla luce davanti ai nostri occhi. Sono tavole sulle quali la foglia d'argento, una volta graffiata, incisa e levata dall'artista, mostra strato dopo strato la spigolosità della roccia sottostante. Le immagini dei ghiacciai Stelvio, Due Forni, Marmolada e Adamello occupano le pareti come muri astratti, alludendo ad effetti atmosferici estranianti.

Le sculture dedicate al movimento del ghiaccio spezzato, alla goccia che cade, portano con sè la 'pelle' degli elementi della montagna. Il legno nelle sue fibre traccia la mappa della terra, una trama sottile che sembra erodere la superficie dando origine ad un movimento di onde concentriche (Minimi segni), un movimento continuo capace di trasformare la materia da solida a liquida e viceversa (Frozen river). Sulle carte, raccolte nel prezioso libro d'artista Hertz, Federico Seppi descrive la trasformazione degli elementi attraverso il movimento per vibrazione delle polveri quasi a registrare allo stesso tempo il respiro dell'universo e il momento del suo apparire. (Comunicato stampa)

___EN

Boccanera Gallery inaugurates the first solo exhibition of Federico Seppi (Trento, 1990) in its large industrial space in Trento. The exhibition titled Icebreaker, curated by Giovanna Nicoletti and designed specifically for the dimensions of the gallery, uses the theme of the glacier as a guiding thread. The glacier itself is a metaphor for existence and its metamorphosis. Its size, its light, its colour amaze us but at the same time nowadays we see its fragility, a victim of a climate crisis leading to its extinction. A glacier represents the power of nature capable of transforming fundamental elements from rock to vegetation.

At the same time, it is a place of adventure and discovery, preserving and guarding within itself the memory of events and beings who have passed through it. In the gallery spaces, glaciers are revealed in large pieces created for the exhibition describing physical simulacra of nature ready to show themselves and immediately disappear absorbed by light before our eyes. These are works on which silver leaf, once scratched, engraved and removed by the artist, show layer by layer the angularity of the underlying rock. The images of the Stelvio, Due Forni, Marmolada and Adamello glaciers occupy the space like abstract walls alluding to alienating atmospheric effects.

Sculptures dedicated to the movement of broken ice, to the falling drop, carry with them the 'skin' of mountain elements. The grain of natural wood traces map contours of the earth, a thin texture that seems to erode the surface giving rise to a movement of concentric waves (Minimi segni) or a continuous movement capable of transforming the material from solid to liquid and vice versa (Frozen river). Federico Seppi's works on paper collected in the artist's precious book Hertz, describe the transformation of elements through movement, by vibration of dust, as if to record the time of their appearance together with the breath of the universe. The exhibition brings together twenty pieces. A catalogue will be published for the occasion with Italian and English texts by Chiara Casarin and Giovanna Nicoletti. (Press release)




Opera di Antony Gormley denominata SHY realizzata nel 2017 in Ghisa _ Cast iron di dimensioni 363,3 x 84,2 x 62,7 cm in una foto di di Ela Bilakowska, OKNOstudio 
Copyright Line © the Artist Foto di Ela Bilakowska dell'opera SHY realizzata Antony Gormley e installata nel centro di Prato Fotografia di Ela Bilakowska di SHY, opera di Antony Gormley, nella Piazza Duomo a Prato SHY
Opera di Antony Gormley


Piazza Duomo - Prato

Antony Gormley, nato e residente a Londra, ha posto al centro della sua ricerca artistica il rapporto tra il corpo, come sede della mente, in relazione agli spazi architettonici o naturali con cui si relaziona. Egli presta particolare attenzione alla collocazione della sua arte in spazi pubblici accessibili, nel suo lavoro possiamo trovare una forte attenzione alla politica ambientale e sociale che lo caratterizza. Gormley insiste da sempre sul fatto che il silenzio e l'immobilità della scultura sono le sue qualità più forti, che le permettono di essere aperta a tutti i nostri pensieri e sentimenti. In contrasto con la tradizione, secondo cui la scultura sostiene e celebra il potere politico e religioso, il progetto di Gormley cerca di riconoscere e catalizzare l'esperienza soggettiva. C'è sia empatia che umorismo in questo lavoro, con il quale l'artista desidera rianimare il potenziale dell'arte nel regno collettivo per celebrare la vita quotidiana.

Nelle parole dell'artista: "Voglio fare qualcosa che sia sicuro della sua presenza come punto di riferimento, ma che all'esame si connetta con il nostro io interiore e si confronti con quelle emozioni umane più timide e silenziose come la tenerezza e la vulnerabilità". Sfruttando una struttura architettonica semplice, la scultura vuole evocare la timidezza nella sua stessa esposizione. Realizzata con 3600 kg di ghisa, SHY porta in una piazza del XVIII secolo i materiali e i metodi della rivoluzione industriale. L'artista utilizza la dimensione per attivare lo spazio e invitare chi ne è partecipe a prendere coscienza della propria posizione, costantemente in movimento nello spazio e nel tempo.

L'istallazione dell'opera di Gormley testimonia il costante impegno del Comune di Prato nell'aggiornamento della sua identità contemporanea, grazie anche all'azione propositiva svolta negli ultimi trent'anni dal Centro Pecci per l'Arte contemporanea. La Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana, che gestisce il Centro Pecci, è il punto di riferimento per la collaborazione tra i soggetti pubblici e privati che operano nella Regione e la promozione della produzione artistica contemporanea in Toscana. Questa collaborazione si è sviluppata nel contesto di una crescente consapevolezza ambientale.

Negli ultimi anni Prato ha sviluppato importanti politiche di riciclo delle acque industriali, riciclo dei tessuti e risparmio energetico. Il rapporto sempre più stretto della città con i partner istituzionali europei ha fatto sì che la Prato dell'innovazione e dell'economia circolare sia uno scenario perfetto per una collaborazione artistica internazionale. In questo quadro si è sviluppato per affinità il coinvolgimento dell'Associazione Arte Continua, nata con l'obiettivo di connettere la Comunità internazionale dell'arte con le comunità locali e a valorizzare la cultura della circolarità, della forestazione e del green deal come motore di cambiamento, e come frontiera di sperimentazione sociale legata ai temi di una nuova vivibilità dei centri abitati "Ricentrando" con gli artisti della comunità internazionale dell'arte le periferie e le zone industriali.

Il progetto di collaborazione si è concretizzato con l'invito del Centro Pecci ad installare nel centro di Prato l'opera SHY di Antony Gormley, con cui Associazione ha già realizzato in passato progetti di arte pubblica e mantiene un forte legame. Il 19 dicembre 2020, il Comune di Prato e la Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana, attraverso il Centro Pecci, in collaborazione con Associazione Culturale Arte Continua hanno inaugurato l'opera, che resterà esposta in Piazza Duomo per 6 mesi. (Estratto da comunicato Ufficio stampa Silvia Pichini)




Un libro nella collezione dei manoscritti greci della Biblioteca Palatina di Parma Nuova Pilotta. La Biblioteca Palatina svela al mondo i suoi manoscritti greci.

Il Complesso della Pilotta annuncia che i 35 manoscritti greci realizzati tra il X e il XVIII secolo, sono messi a disposizione degli studiosi e degli appassionati di tutto il mondo dalla Biblioteca Palatina di Parma. (...) Massimo Magnani, professore di Lingua e Letteratura Greca dell'Università di Parma, è il responsabile scientifico del progetto, oltre che curatore del convegno di studi sui manoscritti greci della Palatina, realizzato in Biblioteca nel novembre del 2019. Il lavoro è stato svolto in collaborazione con la Direzione della Biblioteca Palatina. La pubblicazione è avvenuta in "Internet Culturale", portale di accesso al patrimonio delle biblioteche pubbliche e di prestigiose istituzioni culturali italiane, curato dall'Istituto centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU). L'indirizzo da cui è possibile accedere alla collezione è www.internetculturale.it/it/41/collezioni-digitali/29848/: ogni singolo manoscritto può essere visualizzato, sfogliato, ingrandendo le pagine o particolari di pagina.

Il dettaglio dell'immagine è altissimo, permettendo anche di cogliere il dettaglio fisico delle pergamene o delle carte sulle quali i testi sono stati scritti. La "esplosione" delle miniature, per altro bellissime, consente di percepire particolari che l'occhio umano non riuscirebbe a rilevare. Ma cosa è stato messo a disposizione del mondo? A questa, che è la domanda fondamentale, risponde la direttrice della Palatina, dottoressa Paola Cirani. "Si tratta - afferma la studiosa - dell'intera raccolta di manoscritti greci della nostra biblioteca. Opere preziose e di enorme interesse, imprescindibili per studiosi di diverse discipline. Undici di essi provengono dal Fondo Palatino, nato dalla raccolta iniziata a Lucca dai Duchi di Borbone, che riunirono manoscritti acquistandoli da importanti collezioni private, come quella dei tre cardinali della famiglia Buonvisi.

Uno dei pezzi più preziosi è il Ms. Pal. 5, sontuoso Tetraevangelo, datato intorno all'anno Mille. Altri 24 manoscritti appartengono al Fondo Parmense, dove si trovano grazie all'opera di Paolo Maria Paciaudi (1710-1785), primo bibliotecario della Palatina, e di Giovanni Bernardo de Rossi (1742-1831), artefice della raccolta di quel fondo ebraico di manoscritti e stampati, che rende unica a tutt'oggi la Biblioteca. Tra i tesori di questo fondo vi è il Rotolo in pergamena (Ms. Parm. 1217/2), riunito con altri tre in una custodia, arricchita dallo stemma impresso in oro di Ferdinando di Borbone, oltre all'Etimologico di Simone Grammatico, opera di valore inestimabile." (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Veduta di un teatro per presentazione mostra Quando Gigli, la Callas e Pavarotti... Quando Gigli, la Callas e Pavarotti...
I teatri storici del Polesine


13 marzo - 27 giugno 2021
Palazzo Roncale - Rovigo

La passione per l'opera, il teatro, la musica, il balletto erano (sono) di casa nel Polesine. Non solo nella città capoluogo, Rovigo, ma in tutto il territorio. Basti pensare che c'è traccia documentata di almeno una cinquantina di teatri, attivi anche in paesini di poche anime, persi nel Delta del Po. Un fenomeno che per capillarità di presenze, in un territorio marginale e complesso com'era quello del Polesine, è davvero unico. Teatri nati, quasi tutti, dalla volontà di gruppi di privati che si sono tassati per costruirli e poi per sostenerne l'attività. Soprattutto musicale, quasi gareggiando l'un l'altro per poter ingaggiare le migliori compagnie o per mettere in scena proprie "produzioni", come si direbbe oggi. Proprio perché derivano di una "società" di persone, presero il nome di Teatri Sociali. Della stragrande maggioranza di questi teatri non resta che la memoria negli archivi. La grande crisi, che già aveva cominciato a mordere da tempo, si fece drammatica nel Novecento, quando il Polesine visse una delle sue epoche più difficili. Il substrato sociale che aveva voluto e sostenuto questi teatri si era via via indebolito e sfaldato.

Molti di esse vennero abbandonati o abbattuti, altri trovarono una sopravvivenza, anch'essa effimera, come cinema. Poi il buio. Oggi, di questo straordinario patrimonio, sopravvivono 7 teatri storici. Sei di essi sono attivi: il Sociale di Rovigo, innanzitutto, il Comunale ed il Ferrini ad Adria, e quelli di Badia Polesine, Castelmassa e Lendinara. Tutti restaurati anche grazie al contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che promuove per la primavera prossima la mostra a Palazzo Roncale a Rovigo. Per il settimo teatro, quello liberty di Loreo, è in corso il restauro. La loro è una storia costellata di grandi debutti, di prime di opere poi diventate celebri, di piccole grandi vicende che sono parte della storia italiana della musica e del costume. Mostra a cura di Maria Ida Biggi e Alessia Vedova, da un progetto di Sergio Campagnolo. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Locandina mostra dedicata a Dante Alighieri Dante. Gli occhi e la mente
Le Arti al tempo dell'esilio


06 marzo - 04 luglio 2021
Chiesa di San Romualdo - Ravenna

La scelta curatoriale è stata quella di riunire solo testimonianze di assoluta eccezione, precisamente aderenti al tema, realmente emblematiche delle tappe dell'esilio dantesco. Proponendo ciò che il Poeta ebbe occasione di ammirare nel suo lungo peregrinare per l'Italia, opere la cui eco influenzò la sua Commedia, straordinario "poema per immagini". Ad accogliere questo percorso espositivo d'eccezione è un luogo altrettanto significativo: la Chiesa monastica di San Romualdo, di origine camaldolese, attigua alla Biblioteca Classense, nel cuore storico di Ravenna. A dare, e non solo idealmente, il via al percorso della mostra sarà la potente scultura in bronzo dorato raffigurante Bonifacio VIII, di colui cioè che condannò il Poeta all'esilio. Prestito fondamentale concesso in virtù dell'importante scambio culturale fra le città di Ravenna e Bologna, quest'ultima accoglierà al posto del Bonifacio VIII, presso il museo medievale, un'opera a mosaico di Marco De Luca, mosaicista ravennate.

Accanto all'effigie bolognese, sarà in mostra a Ravenna anche il calco del ritratto dello stesso Bonifacio realizzato da Arnolfo di Cambio. L'ambiente di origine e formazione del Poeta, Firenze, è documentato in mostra da imperdibili opere di Cimabue e di Giotto, datate al periodo di permanenza fiorentina di Dante e che, con ogni probabilità egli ebbe modo di ammirare. Costretto ad abbandonare anche Roma, Dante percorre la lunga via dell'esilio che lo porterà in diverse città tra le quali Arezzo, Verona, Padova, Bologna, Lucca, Pisa e Ravenna. Gli anni dell'esilio corrisposero ad un periodo di profonde mutazioni e novità nell'arte e la mostra le documenta attraverso dipinti, sculture, manoscritti miniati, oreficerie.

I mesi romani sono rievocati dalle effigi di San Pietro e il San Paolo di Jacopo Torriti, all'epoca dantesca nel portico di San Pietro. Allontanatosi dalla Città dei Papi, ad accoglierlo saranno la Forlì degli Ordelaffi e poi Verona, dove si pose sotto la protezione degli Scaligeri prima nel 1303-1304 e poi nel 1313-1318. Anni in cui la città stava vivendo un momento di grande sviluppo anche artistico, promosso soprattutto da Cangrande della Scala, "uno dei più magnifici Signori che dallo Imperatore Federigo Secondo in qua si sapesse in Italia" (Boccaccio). Preziosi tessuti, oreficerie, tavole dipinte e sculture (queste ultime dovute al cosiddetto Maestro di Sant'Anastasia) documenteranno la sosta del poeta alla corte veneta. Intorno al 1304 fu a Padova. Erano gli anni in cui Giotto stava ultimando la decorazione della cappella degli Scrovegni, quanto di più innovativo la pittura potesse esprimere, tanto da indurre il poeta ad affermare che "ora ha Giotto il grido".

E tra i primi a recepire le innovazioni giottesche furono i maestri padovani della miniatura e la mostra ha il vero privilegio di mostrare, per la prima volta, il preziosissimo Offiziolo, ora di proprietà privata, appartenuto al poeta Francesco da Barberino, amico di Dante. L'arte della miniatura affascina Dante anche nella successiva tappa bolognese, tanto da fargli citare, con ammirazione, nell'undicesimo canto del Paradiso, uno dei maestri della scuola bolognese di quest'arte, Franco Bolognese, per altro non meno importante dell'altro celebrato maestro, Oderisi da Gubbio. In questa sezione, uno dei capolavori assoluti dell'arte della miniatura, è la Bibbia Istoriata appartenuta a Carlo V, eccezionalmente concessa dalla Biblioteca del Monastero dell'Escorial. Dopo i soggiorni nella Marca Trevigiana e poi nella Lunigiana dei Malaspina, Dante si trasferì nel Casentino, poi a Lucca, dove ebbe occasione di ammirare le opere di Nicola Pisano per la cattedrale (presente in mostra il calco della lunetta con la Deposizione dalla Croce, Pisa Museo di San Matteo) e ancora a Forlì nel 1310.

Fu qui che probabilmente apprese la notizia della discesa in Italia del nuovo Imperatore Arrigo VII, verso il quale si concentrarono le sue speranze e il sogno di una restaurazione imperiale. Sogno infranto dalla morte del sovrano al cui funerale, nel Duomo di Pisa, presenziò probabilmente anche Dante, che ebbe così occasione di ammirare alcuni dei capolavori assoluti realizzati da Nicola e da Giovanni Pisano. In mostra, tra gli altri, l'effige della Giustizia, commissionato per la tomba di Margherita di Brabante, moglie dell'Imperatore. Le testimonianze di Nicola e Giovanni Pisano affiancheranno in mostra quelle di Arnolfo di Cambio (Galleria Nazionale dell'Umbria) a conferma della preminenza attribuita dal poeta all'arte plastica, come attestano le numerose citazioni contenute nella Commedia. Dante giunge a Ravenna intorno al 1319, mentre in città operavano Giovanni e Giuliano da Rimini, chiamato quest'ultimo a decora re la cappella a cornu epistulae della chiesa di San Domenico, seguito anche da Pietro da Rimini, di cui la città conserva ancora oggi varie testimonianze. Ed è ai capolavori di questi due artisti che la mostra riserva ampio spazio nella sua sezione conclusiva, intervallandoli a testimonianze legate alla cultura figurativa veneziana, a documentare l'ultima impresa diplomatica svolta nella Serenissima dal Poeta. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Opera artistica nella mostra Antologia 2021 Antologia 2021
Arte moderna e contemporanea


Tornabuoni Arte
.. Firenze, dal 9 dicembre 2020
.. Milano, dal 12 dicembre 2020
www.tornabuoniarte.it

Appuntamento annuale che, come di consueto, offre un'accurata selezione di opere, frutto dell'importante lavoro di ricerca che la galleria ha svolto nell'arco dell'ultimo anno. Un'opportunità per ripercorre i momenti più significativi della storia dell'arte dagli inizi del XX secolo ad oggi, attraverso i capolavori di alcuni dei suoi principali protagonisti. Un volume, puntuale e completo accompagna l'esposizione con il testo introduttivo Viaggio al termine della forma firmato da Sonia Zampini. Il percorso espositivo inizia con una prima sezione che rappresenta l'arte figurativa del XX secolo, a partire dall'opera Versailles, la Galleria degli Specchi, dipinta da Giovanni Boldini intorno al 1871, durante il suo periodo parigino, realizzato a Versailles luogo simbolo dell'Ancien Regime, la cui particolare atmosfera riecheggia lo sfarzo voluto dalla monarchia di Luigi XIV. E prosegue seguendone l'evoluzione attraverso una carrellata di opere straordinarie di maestri come Balla, Campigli, Carrà, Casorati, de Chirico, De Pisis, Guttuso, Magnelli, Marini, Paresce, Prampolini, Rosai, Savinio, Severini, Sironi, Soffici, Tozzi e Viani.

In questa sezione non poteva mancare di certo Giorgio Morandi, tra le figure più emblematiche del panorama artistico del primo Novecento, con una Natura morta del 1930, a testimoniare come la sua pittura sia riuscita a ridisegnare i confini del mondo fisico attraverso la rappresentazione di umili oggetti del nostro vissuto quotidiano che Morandi celebra in modo solenne. Pablo Picasso con il suo Tasse et paquet de tabac del 1922 segna il passaggio tra la prima e la seconda parte di questa antologia. Picasso, protagonista delle prime avanguardie, contribuisce in modo determinante alla rivoluzione della figurazione pittorica con un nuovo linguaggio che mette in discussione la pittura da cavalletto e che "interesserà inizialmente l'immagine - come scrive Sonia Zampini - per poi coinvolgere, nel progressivo affermarsi dell'arte contemporanea, i materiali, i contenuti ed infine i luoghi stessi dell'arte."

La mostra prosegue con opere dal secondo dopoguerra ad oggi e si apre con la figura di una grande artista italiana, Carla Accardi, presente nel volume con alcune importanti opere tra cui un imponente lavoro del 1967, Senza titolo, caratterizzato dall'uso del sicofoil, la cui trasparenza consente di mostrare il telaio che diventa, insieme all'essenzialità del segno, parte fondamentale della struttura visiva. Una sezione densa di tasselli significativi in questo spaccato di storia dell'arte che vede numerose sperimentazioni come Concetto spaziale del 1955 di Lucio Fontana - presente in catalogo anche con altre opere - interprete dello Spazialismo che si allontana ancora di più dalla concezione classica della pittura.

Ci sono: una Combustione del 1960 dove Alberto Burri riveste la materia di un ruolo primario; due grandi tele di Hans Hartung, dipinte entrambe nel 1962; il disegno preparatorio di Running Fence, progetto tra i piu` celebrati di Christo e Jeanne-Claude dove una recinzione continua, di circa quaranta chilometri, si estende nella campagna californiana a Nord di San Francisco, chiaro esempio di quello che è stata la Land art. A rappresentare il movimento surrealista, troviamo Jaon Mirò e Sabastian Matta mentre l'Arte Povera, teorizzata sapientemente da Germano Celant, ha, in questa sede, indubbi testimoni come Boetti, Kounellis, Pascali, Pistoletto, Zorio. Il Portrait of Bronka Weintraub, 1986, introduce alla Pop art americana e ai ritratti seriali di Andy Warhol. Molti altri ancora gli artisti che si potranno ammirare: Adami, Afro, Alviani, Angeli, Baj, Calzolari, Capogrossi, Castellani, Ceroli, Chia, Colombo, Crippa, Dadamaino, De Maria, Dorazio, Mambor, Manzoni, Paladino, Pamiggiani, Pomodoro, Mimmo Rotella, Paolo Scheggi, Mario Schifano, Antoni Tàpies, Joe Tilson, Giulio Turcato, Victor Vasarely e Vedova.

Tra le opere più recenti ricordiamo Libro rosso per la Divina Commedia, 2018, e Oristano, 2010, di Emilio Isgrò, uno dei nomi italiani più conosciuti a livello internazionale, la cui ricerca nasce da diverse discipline, poesia, arte, teatro e letteratura. Isgrò ha il merito di aver creato un nuovo linguaggio attraverso la teorizzazione della cancellatura della parola stessa che restituisce ai testi un nuovo significato. L'esposizione, nelle due sedi, sarà in corso per tutto il 2021. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Dipinto a olio su tela montata su tavola realizzato da Wayne Thiebaud nel 2010 denominata Tulip Sundae in una foto di Matteo Monti del 2011, Courtesy Istituzione Bologna Musei | Museo Morandi "Buon 100° compleanno Wayne Thiebaud!"

Il Museo Morandi di Bologna si unisce agli auguri per i cento anni che il grande artista Wayne Thiebaud, il 15 novembre. Nato nel 1920 a Mesa, in Arizona, Thiebaud è considerato una figura chiave nell'ambito dell'arte contemporanea americana e non solo: suoi lavori sono esposti nelle collezioni di importanti musei come il MoMA e il Whitney Museum of American Art di New York, il San Francisco Museum of Modern Art e l'Art Institute di Chicago. Nel 2011 il Museo Morandi ne ha ospitato la personale Wayne Thiebaud at Museo Morandi curata da Alessia Masi con la collaborazione di Carla Crawford, facendo dialogare i suoi lavori con quelli di Giorgio Morandi. A seguito della mostra l'artista ha generosamente donato al museo e alla città di Bologna 8 opere, tra cui lo straordinario dipinto Tulip Sundae del 2010.

Frequentemente associato alla Pop Art, Thiebaud ha però sempre rifiutato di essere inscritto in un movimento artistico, proprio come Morandi. Se ad avvicinarlo apparentemente agli artisti Pop è la scelta dei soggetti dipinti - oggetti simbolo del consumismo quali dolci, caramelle, chewing gum, hot dog, cosmetici, giocattoli - a differenziarlo dai cliché spersonalizzanti e meccanici propri della pittura Pop sono l'assenza di critica così come di celebrazione della cultura americana, la ricerca nella tecnica pittorica, la pennellata lenta, pastosa e materica, l'uso della luce modulata e discreta, l'accurata attenzione verso l'impianto prospettico e gli aspetti formali e geometrici della composizione attraverso i quali fa emergere l'anima degli oggetti. È in particolare questa attenzione verso la disciplina della pittura - parlando di sé si è sempre autodefinito "pittore" più che artista - ad accomunare Thiebaud a Giorgio Morandi e ad altri modelli di riferimento quali Jean-Baptiste-Siméon Chardin ed Edward Hopper.

Il generoso omaggio di Wayne Thiebaud al Museo Morandi testimonia la sua ammirazione verso il grande pittore bolognese. Una ammirazione già dichiarata pubblicamente in una celebre intervista pubblicata sul New York Times nel 1981 e testimoniata nell'intervista pubblicata in occasione della mostra bolognese del 2011 di cui riportiamo uno stralcio: "Ci sono tante lezioni da imparare studiando il lavoro di Morandi. Cose che hanno a che fare con questioni delle quali, secondo me, ogni serio pittore dovrebbe avere consapevolezza. Una di queste penso sia la meraviglia dell'intimità e l'amore per lo sguardo prolungato: fissare a lungo ma nello stesso tempo muovere l'occhio per scoprire veramente cosa c'è dietro; e poi ci sono così tante sottigliezze, elementi che possono sembrare una cosa in un momento e un'altra il momento dopo. C'è sempre, in Morandi, quella sensazione di "instabilità", e nonostante questo un sentimento di totalità dolce, completo. È sempre una gioia poter guardare il suo lavoro, che per noi pittori contiene anche un avvertimento: ci mette in guardia contro la tentazione di eccedere, strafare. Va bene il dramma, ma non il melodramma. Sì, si possono davvero imparare tante cose da lui". (Comunicato stampa Elisa Maria Cerra - Silvia Tonelli | Ufficio Stampa Istituzione Bologna Musei)




Locandina di INONDA canale digitale di Fondazione Torino Musei INONDA
Il canale digitale di Fondazione Torino Musei
inonda.fondazionetorinomusei.it

La Fondazione Torino Musei si prende cura delle oltre 150.000 opere delle collezioni d'arte della Città di Torino. Il passato con Palazzo Madama - Museo Civico d'Arte Antica, l'Oriente con il MAO Museo d'Arte Orientale e il futuro con la GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea: prospettive diverse su epoche storiche e mondi apparentemente lontani eppure connessi fra loro. La  mission è la tutela di questo patrimonio e la sua divulgazione, con una particolare attenzione all'accessibilità e ai progetti educativi. Per l'anno scolastico 2020-2021 il Settore Educazione di ciascun museo ha realizzato una programmazione che si sviluppa attraverso percorsi e laboratori INMUSEO dedicati alle ricche collezioni permanenti e alle prossime mostre e a distanza con il nuovo e innovativo progetto che porta il museo in classe, grazie alla piattaforma virtuale INONDA.




Sala della Pinacoteca De Nittis Nuovo allestimento della Pinacoteca De Nittis
dal 26 settembre 2020
www.studioesseci.net

Nel 1913 Léontine Gruvelle, vedova De Nittis, regalò a Barletta, città natale del marito, con testamento olografo, un importante nucleo di opere che documentano le varie fasi della produzione artistica del Pittore barlettano e il suo talento per la sperimentazione. Questa grande ed importante donazione, così audace nel panorama italiano all'epoca, è ora al centro di una nuova lettura tematica nell'istallazione su due piani nel prestigioso Palazzo della Marra nel centro storico della Città. Il nuovo allestimento, progettato e curato dallo storico d'arte Renato Miracco dal titolo Rileggere De Nittis, oggi, cerca, infatti, di porre l'accento sulla contestualizzazione del pittore nella Comunità artistica di fine '800 a Parigi, considerata all'epoca il centro dell'Arte, e, a Londra che era diventata la Capitale economica del mondo.

"Suddividere in sezioni i quadri della Donazione, raccontare le storie e gli aneddoti che emergono dalle opere esposte, rileggere e riscoprire, oggi, l'Artista, è stato il mio compito, assicurando una lettura stratificata adatta ad un pubblico non solo nazionale ma internazionale - scrive il curatore nella sua presentazione - "Inoltre, in alcune sezioni della Mostra" - continua - "alcuni quadri di De Nittis saranno messi a confronto con quelli di alcuni suoi artisti-amici, in particolare Édouard Manet, Edgar Degas, Gustave Caillebotte e James Tissot. Per finire, e per dare al visitatore una visione più ampia della sua produzione, nel percorso sono inserite le riproduzioni di alcuni quadri di De Nittis presenti oggi nelle più importanti Collezioni e Musei del mondo: dalla Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Venezia al Metropolitan Museum of Art di New York, dal Musée d'Orsay di Parigi alla Collezione Piceni di Milano, solo per citarne alcuni"

Nelle 17 sale del percorso in Palazzo della Marra si dipana, cosi, un preciso racconto doppiamente identitario, sicuramente didattico ma anche emozionale (i colori scelti per le sale sono tratti dalla palette del Pittore) che porta il visitatore a "vivere' il racconto di un grande Artista italiano che aveva scelto di lavorare in Europa e che, come scrisse già nel 1877 Henry Houssaye, era «il capo se non il maestro della nuova scuola dei disegnatori dal vero all'aria aperta". Un artista, che partendo da Barletta è ora internazionalmente riconosciuto come uno dei protagonisti del rinnovamento delle Arti in Italia ed in Europa alla fine del XIX secolo, un uomo strappato alla vita appena trentottenne" in fiera giovinezza, in pieno amore, in piena Gloria. Come gli eroi e i semidei", come scrisse Dumas figlio, per l'epitaffio dell'artista amico. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Dipinto nella mostra Il primato dell'opera Il primato dell'opera
26 settembre 2020 - 10 agosto 2022
GAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino
www.gamtorino.it

La GAM rinnova l'allestimento delle sue collezioni permanenti del Novecento con un nuovo percorso che intende restituire la centralità all'opera d'arte. Il nuovo ordinamento è studiato per permettere il confronto, consentire il paragone necessario tra opera e opera: le sequenze di dipinti, sculture, installazioni sono affiancate da poche informazioni essenziali che introducono alla lettura degli stili diversi, di generazione in generazione, che gli artisti hanno elaborato. Suddivise in diciannove spazi, le opere sono raccolte privilegiando un taglio storico-artistico che segue le principali correnti artistiche del secolo appena trascorso, ma anche dando rilievo alla storia delle collezioni civiche nel panorama artistico torinese, nazionale e internazionale. Inserite in questa narrazione si trovano alcune sale personali, nate dalla volontà di restituire il valore indiscusso di alcuni artisti, insieme alla possibilità offerta dalle nostre collezioni di presentarli con opere importanti.

La prima sala è dedicata a tre delle figure che maggiormente hanno influito, su diversi piani, sulla principale arte italiana e internazionale del Novecento. Giorgio de Chirico ha generato un nuovo modo di pensare l'opera d'arte, alla ricerca di una rappresentazione che fosse anche disvelamento filosofico. Giorgio Morandi ha sviluppato un culto della forma e delle sue illimitate varianti, in una sorta di disciplina concettuale, con una continuità mentale e temporale che permette di presentare, all'inizio del percorso, anche le sue tarde Nature morte. Infine Filippo de Pisis, che ha tramandato una lezione di libertà totale da condizionamenti di tipo accademico, ma anche da scelte avanguardistiche, creando quasi uno stile-ponte solitario tra Impressionismo e Informale.

A questa premessa fa seguito un ordinamento che, sala dopo sala, ripercorre alcune fasi fondamentali della storia dell'arte, rappresentate dai capolavori della collezione: dalle Avanguardie storiche con le opere di Umberto Boccioni, Gino Severini, Giacomo Balla, Enrico Prampolini, Otto Dix, Max Ernst, Paul Klee e Francis Picabia, alle stimolanti proposte artistiche nate a Torino tra le due guerre mondiali dove scorrono le opere della maggior parte dei Sei di Torino; dalla riscoperta e influenza di Amedeo Modigliani sugli artisti torinesi grazie anche agli studi di Lionello Venturi che teneva la cattedra di Storia dell'Arte all'Università di Torino, agli acquisti di dipinti e sculture per la collezione della GAM tra la fine degli anni Venti e tutti gli anni Trenta alle Biennali di Venezia e alle Quadriennali di Roma.

La sezione dedicata all'Astrattismo italiano è rappresentata da artisti quali Fausto Melotti, Osvaldo Licini e Lucio Fontana, mentre le sale successive ripercorrono le vicende di Roma e la scuola di Via Cavour, indagano l'arte dopo Il 1945 tra Figurativo e Astratto e mostrano le sorprendenti acquisizioni di arte internazionale nel periodo post bellico nello spazio intitolato Per una Galleria Civica internazionale, dove troviamo artisti come Marc Chagall, Hans Hartung, Pierre Soulages, Tal Coat, Pablo Picasso, Jean Arp, Eduardo Chillida.

Gli anni Cinquanta sono stati, per quel che riguarda le ricerche sperimentali, gli anni dell'Informale, e anche la GAM conserva significativi esempi: dall'"Informale di segno" di Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi e Antonio Sanfilippo alla rappresentazione in chiave Informale del paesaggio e della natura di Renato Birolli, Ennio Morlotti e Vasco Bendini. Un Informale certamente più veemente e radicale fu quello di Emilio Vedova e anche l'arte torinese fu coinvolta in queste dinamiche, tramite Piero Ruggeri, Sergio Saroni, Giacomo Soffiantino, o Paola Levi Montalcini.

Il facile linguaggio del New Dada e della Pop Art italiana e straniera (rappresentato tra gli altri da Piero Manzoni, Louise Nevelson, Yves Klein e Andy Warhol) cederà presto il passo ad un quadro rinnovato di concetti e materiali. Dopo un passaggio doveroso al Museo sperimentale di arte contemporanea che arrivò in dono alla fine del 1965 alla Galleria Civica d'Arte Moderna composto da un fondo che conta oggi 364 opere che intendevano rappresentare il più largo ventaglio di opzioni linguistiche di taglio innovativo e, appunto, sperimentale e qui rappresentato con una nutrita selezione di esempi, il nuovo allestimento culmina nell'esperienza dell'Arte Povera, che si aprì a un nuovo linguaggio, alla ricerca di una libertà totale dai condizionamenti. Sono rappresentati tutti gli artisti del movimento teorizzato nel 1967 da Germano Celant e approdato per la prima volta in un museo nel 1970 proprio nella nostra Galleria d'Arte Moderna: Pier Paolo Calzolari, Mario Merz, Giuseppe Penone, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio.

Tutto il percorso è intervallato da sale personali dedicate: Felice Casorati che ha lasciato una lezione indelebile nel contesto torinese e nazionale, Arturo Martini che ha contribuito a cambiare le connotazioni della scultura italiana, Alberto Burri e Lucio Fontana che hanno modificato la veste materica e concettuale della loro opera influenzando l'arte internazionale dopo la seconda guerra mondiale. Grazie all'incremento delle collezioni possiamo ora riproporre, in un confronto di forte contrasto, il valore di azioni fondamentali quali la realizzazione del ciclo della "Gibigianna" di un altro artista al centro di relazioni internazionali, Pinot Gallizio. A Giulio Paolini, infine, è stato dato spazio per averci indicato l'esigenza di mantenere sempre un rapporto necessitante con la storia dell'arte, i suoi segni e richiami, e il loro valore per una vivificazione concettuale della forma. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra di Robert Breer Robert Breer: "Time out"
12 settembre (inaugurazione) - 05 giugno 2021
Fondazione Antonio Dalle Nogare - Bolzano

La prima grande mostra personale in Italia di Robert Breer (Detroit, 1926 - Tucson, 2011), a cura di Vincenzo de Bellis e Micola Brambilla. Pioniere nelle tecniche di animazione, Breer fu uno dei fondatori dell'avanguardia americana ed è oggi considerato uno degli autori più innovativi nel cinema sperimentale. L'intera opera di Breer è una riflessione sulla possibilità di catturare il tempo, confondendo i confini tra l'immagine astratta e figurata, il movimento e la staticità, l'oggetto e il soggetto. Attraverso una selezione di più di settanta opere la mostra ripercorre tutti i sessant'anni di carriera dell'artista: dalle prime ricerche nell'ambito della pittura astratta e del neo-plasticismo, attraverso la sperimentazione con l'immagine in movimento e con una forma di animazione del tutto anticonvenzionale, fino ad arrivare ai Floats, le celebri sculture mobili, vere e proprie evoluzioni nello spazio tridimensionale delle forme astratte e anti-narrative che caratterizzano la ricerca pittorica e cinematografica dell'artista. (Comunicato stampa Lara Facco Press & Communication)

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The Antonio Dalle Nogare Foundation presents the first major solo exhibition of Robert Breer (Detroit, 1926 -Tucson, 2011)in Italy. A pioneer in animation techniques, Breer was one of the founders of the American avant-garde and is considered today one of the most innovative authors in experimental cinema. Breer's entire ouvre is a reflection on the possibility of capturing time, blurring the boundaries between abstract and figurative, movement and stillness, object and subject. Through a selection of more than seventyworks, the exhibition retraces sixty years of the artist's career: from his first research in the field of abstract painting and neo-plasticism, through his experiments with the moving image and a completely unconventional form of animation, to the Floats, the well-knownmobile sculptures, real evolutions in the three-dimensional space of the abstract and anti-narrative forms that characterize the artist's pictorial and cinematographic research. (Press release Lara Facco Press & Communication)




MAC Museo d'Arte Contemporanea di Guarcino Fondo patrimoniale del MAC Guarcino
www.macguarcino.it

Sabato 8 agosto alle ore 17.00, nell'ambito dell'Estate Guarcinese 2020, apre al pubblico nella sua sede definitiva il MAC Museo d'Arte Contemporanea di Guarcino. Nell'antico complesso monumentale di Sant'Angelo - Palazzo della Cultura, sarà possibile la fruizione dell'intera collezione, caratterizzata dal piccolo formato, con opere che hanno dimensioni massime di 50x50x50 cm. Da poche settimane, infatti, l'Amministrazione del paese montano in provincia di Frosinone, ha consegnato all'associazione culturale Azioni d'Arte, incaricata di attendere alla gestione, gli spazi destinati ad accogliere il "fondo patrimoniale" del museo. Il piccolo formato, scelto fin dall'istituzione del MAC, permette una costruttiva riflessione sui percorsi plurimi della ricerca contemporanea, muovendosi su un territorio inversamente proporzionale alla spettacolarizzazione del gigantismo che sembra caratterizzare l'espressione artistica degli ultimi decenni. Il formato ridotto, scelto come discrimine per la costruzione di una collezione di grande interesse dilata, infatti, l'estensione di un racconto visivo e si propone come strumento privilegiato per la canalizzazione dell'attenzione, spaziando dal segno pittorico a quello scultoreo, fino all'ibridazione tra media differenti per natura. Accanto alle opere degli artisti acquisite, si propone una "selezione di libri d'artista" dell'Archivio Rea che sarà ospitata fino al 30 settembre 2020.

Artisto del Fondo patrimoniale del MAC Guarcino: Minou Amirsoleimani, Caterina Arcuri. Renzo Bellanca, Rosetta Berardi, Franca Bernardi, Mario Maria Bianchi, Anna Boschi, Francesco Calia, Vito Capone, Antonella Capponi, Lamberto Caravita, Antonio Carbone, Elisabetta Catamo, Pietro Celani, Elettra Cipriani, Luisa Colella, Carmela Corsitto, Carla Crosio, Maria Pia Daidone, Rita De Giorgio, Nino De Luca, Giulio De Mitri, Adolfina De Stefani, Luce Delhove, Piero Delucca, Lucia Di Miceli, Gabriella Di Trani, Elisabetta Diamanti, Giovanna Donnarumma, Anita Dorazio, Patrizia D'Orazio, Mavi Ferrando, Marco Ferri, Alfonso Filieri, Giovanni Fontana, Giancarla Frare, Claudio Gaddini, Annamaria Gelmi, Delio Gennai, Salvatore Giunta, Paolo Gobbi, Gennaro Ippolito, Margherita Levo Rosenberg, Daniele Lisi, Francesca Loprieno, Vincenzo Ludovici, Silvana Maglione, Giuliano Mammoli, Venanzio Manciocchi, Franco Marrocco, Giovanna Martinelli, Cosetta Mastragostino, Rita Mele, Patrizia Molinari, Alessandro Monti, Franco Nuti, Luigi Pagano, Antonio Picardi, Antonio Poce, Teresa Pollidori, Giuseppe Ponzio, Antonio Pugliese, Lucilla Ragni, Fernando Rea, Rosella Restante, Sauro Rollandi, Marcello Rossetti, Gianni Rossi, Lucia Rotundo, Massimo Salvoni, Ninì Santoro, Alba Savoi, Grazia Sernia, Elena Sevi, Lucia Sforza, Stefano Soddu, Nicoletta Testi, Ilia Tufano, Vittorio Vanacore, Oriano Zampieri.

Artisti dell'Archivio Rea: Claudio Adami, Giovanni Albanese, Ferdinando Andolcetti, Lucilla Caporilli Ferri, Fili Cusenza, Michele De Luca, Yvonne Ekman, Virginia Fagini, Licia Galizia, Massimo Luccioli, Fabio Mauri, Elisa Montessori, Bruno Munari, Gloria Pastore, Luca Patella, Pasquale Polidoro, Giustina Prestenti, Punzo e Testa, Cloti Ricciardi, Anna Maria Vancheri, William Xerra. (Comunicato stampa)




Il tempo 00:00:00:00 di Saloon Milano
L'archivio on line dei progetti in quarantena

www.saloonmilano.org

Saloon Milano è la piattaforma online che dal 21 marzo al 21 giugno per 93 giorni ha mappato, condiviso quotidianamente e conservato in forma di archivio partecipativo del presente 96 progetti e pratiche culturali dedicate alla collettività e 41 interviste ad esperti e professionisti con diverse competenze. I 96 progetti, le 41 interviste presentati in 93 giorni sul sito web e sui canali social di Saloon hanno costruito un percorso di iniziative variamente utilizzabili e fruibili da casa durante il tempo dell'emergenza sanitaria.

I progetti provenienti dall'Italia e dall'estero sono stati catalogati principalmente sotto tre hastag #qualenatura #qualerigenerazione #qualiponti. Indagando lo spazio in trasformazione: "Anumani -Urban Landscapes", nell'ambito dell'interior design - ideato dal gruppo di progettisti Claudia Caselli, Elisa Ciliberti, Giulia D'Aleo, Marta Reati, Martina Paggi, Giulia Picasso, Ilaria Vettoretti - tenta di tessere le basi di un ritrovato legame oltre i limiti di specie, invitandoci a sperimentare punti di vista inusuali per riflettere sul nostro ruolo rispetto agli ecosistemi naturali; ci si potrebbe trovare a lavorare accovacciati a terra come anfibi o sospesi a mezz'aria come uccelli. "Arquitecturas Colectivas", rete internazionale che ha l'obiettivo di consolidare un modo condiviso di fare città/quartieri per e con le persone, propone una call con un focus attuale sull'urgenza di condividere un nuovo immaginario come antidoto alla paura, capace di ri-connettere specie, persone, ambienti e città. Il progetto "Gita", animato dalla omonima rete nazionale di artisti e creativi, invece è un orizzonte in divenire, una disconnessione dai contenuti online per ritrovarci offline.

Tante le iniziative che hanno proposto l'uso delle parole tra l'immagine e l'immaginario, diffuse in diversi formati accessibili, tra cui: "Parole buone" (di Sergio Astori con Martina Gerosa, Luca Rolandi, Silvia Sanchini con Lavì Abeni, Antonio Bianchi, Marilena Lionetti, Marcantonio Lunardi) pillole di resistenza per superare la crisi; "Quartino Project" (gestito da Giuseppe Mendolia Calella e Baloon Project) raccoglie in un quartino 4 contenuti in bianco e nero, di 4 autori: testo, disegno, fotografia, grafica/tipografia, chiamati a riflettere su un tema sempre differente; "Alfabeto Pandemico" (ideato dalla rete lo Stato dei Luoghi) esercizio di scrittura collettiva di testi e immagini per il post pandemia, un vocabolario che serve nel presente e guarda al futuro. "Radio Traum-Sogni Pandemici" (condotta da Vanessa Alessi, Giusi Diana, Luca Cinquemani, Mara Jvonne Raja, Gabriele Valerio, Angelo Leonardo) propone una trasmissione radiofonica collettiva fatta di sogni in cui a raccontarli sono i sognatori con le loro voci. Tracce di narrazione sommersa, uno speciale brusio che ci accompagna in queste notti pandemiche.

E ancora progetti che hanno usato i drive dell'arte e la creatività per generare momenti di reale condivisione: "La Casa del Pane" (da un'idea di Gandolfo G. David con un contest che invita alla realizzazione di simboli di pane come esercizio di augurio e rinascita, da documentare, condividere sui social e poi con chi ci è accanto; "#10cents -Art at the supermarket" in cui l'artista Giuseppina Giordano con una performance diffusa porta l'arte contemporanea tra i banconi e gli scaffali dei supermercati, facendola entrare nella vita di tutti i giorni a contatto con le persone, in un momento in cui il contatto è vietato o limitato. Saloon ha poi dato voce a molte iniziative che hanno significativamente aiutato chi si è trovato in difficoltà a causa Del Coronavirus tra questi citiamo: "Poster Quotidiano" di Rischa Paterlini, Giuseppe Frangi, Adrian Paci, Iva Lulashi, Fabio Roncato; "Io ho cura di te" di Lorenzo Barbera, Ignazio Mortellaro, Agata Polizzi; "I have a gift" curato da Francesca Guerisoli con il sostegno di Wunderbar Cultural Projects; "Mettiamoci la faccia in collaborazione con 100 fotografi per Bergamo"; "Art to stop Covid-19" organizzato da una rete di artisti galleristi e professionisti del mondo dell'arte.

Tra i contenuti, oltre ai progetti, resteranno i tanti pensieri legati a questa situazione nuova ed intensa delle interviste informali generosamente rilasciate da Marco Bay, Fabrizio Bellomo, Diego Bergamaschi, Bianco-Valente, Claudio Bissoli, Leonardo Caffo, Giuliana Ciancio, Mario Cigada, Vittorio Corsini, Raffaella Cortese, Carmen Decembrino, Michela Eremita, Mauro Ferrari, Dino Ferruzzi, Barnaba Fornasetti, Pietro Gaglianò, Giorgio Galli, Olga Gambari, Manuela Gandini, Giovanni Lanzone, Ugo La Pietra, Claudia Losi, Laura Malacart, Marco Mancuso, Stefano Mirti, Luca Molinari, Antonio Moscogiuri, Francesca Pasini, Jacopo Perfetti, Mario Piazza, Maurizio Piseri, Andrea Quartarone, Michele Rocco, Pierpaolo Romio, Francesco Ronzon, Noemi Satta, Gabi Scardi, Francesca Spiller, Marina Spreafico, Alexa Tamburrini.

"GifClash" un abecedario della pandemia animato dal remix artistico di NIcola Di Caprio. Composto da 23 Gif, condivise day by day sui canali social, è stato in conclusione montato in un video accompagnato da un brano musicale come commento sonoro di Ramuntcho Matta. "Come se fosse pagina 99" una sezione di libri che in questo tempo sospeso abbiamo letto con l'intenzione di distogliere lo sguardo e l'immaginazione da chat, webinar e conference call che hanno inondato di parole e di volti lo schermo del computer e le nostre vite e una sezione di contributi di archivisti che hanno valorizzato l'importanza dell'archivio come memoria e traccia. Saloon si ferma nel tempo 00 00 00 00 del countdown -dall'equinozio di primavera al solstizio d'estate del 2020- ma rimane archivio vitale, sempre accessibile e bene comune, in un'eco di continuità e generatività nella sua visione di ecologia di mente e spirito. I progetti rimarranno consultabili e visibili sul sito documentando tutto il valore culturale e sociale che hanno generato e che continuano a produrre in termini di ricaduta sui processi educativi plurigenerazionali, su nuovi modelli di coinvolgimento e costruzione dell'audience, partecipazione diffusa, ridisegno e riprogettazione degli spazi urbani e della loro fruizione e pratiche dell'arte nella sfera pubblica. (Estratto da comunicato stampa Ch2 eventi culturali)




Dipinto olio su tela di cm 25x115 realizzato da Alfredo Pini nel 2020 denominato Calorosamente freddo Alfredo Pini: "Il tempo sospeso"
dal 6 luglio 2020
Bottega d'Arte Lacerba - Ferrara
www.lacerba.com | www.alfredopini.com

In questa mostra on-line, la galleria Lacerba propone una serie di dipinti che Alfredo Pini ha realizzato nel periodo in cui, a causa della recente pandemia, ci siamo ritrovati a vivere una situazione mai provata in precedenza, una lunga quarantena in isolamento, in cui lo stato emotivo di ciascuno di noi è stato messo alla prova, sollecitato da sensazioni difficilmente descrivibili a parole. Un tempo, che non è ancora terminato e che indubbiamente lascierà una traccia profonda: "... e di questo momento, voglio soprattutto dare un volto al silenzio, ad un mondo che incredibilmente sembra si sia fermato, ad un mondo sospeso che non sa se guardarsi dentro o guardare timoroso al domani, ad una vaga sensazione catartica che aleggia nell'aria, sopra tutti noi. E voglio dipingere la luce di questi giorni, non quella reale ma quella interiore, quella che vive dentro di noi, contrastante, ambigua. E voglio dipingere i miei luoghi, la mia terra...la mia anima." (Comunicato stampa)




Opera di Daniele Cestari Daniele Cestari: "Tempo sospeso"
Barbara Frigerio Contemporary Art - Milano
Presentazione on line

Nuova serie di lavori dell'artista ferrarese, che esplora, accanto ai già noti temi cittadini, paesaggi marini e di montagna. Il titolo di questa selezione rievoca l'orfismo campaniano di sospensione del tempo ("E del tempo fu sospeso il corso." Cit. D.C.) di cui tutti abbiamo avuto esperienza durante questi mesi nelle contingenze sfaccettate della realtà. Con questi nuovi lavori l'autore non si limita più alla dimensione metafisica, ma indaga quella più strettamente individuale  e collettiva della quotidianità. (Comunicato stampa)

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We are pleased to present a new series of works by the artist from Ferrara, who explores marine and mountain landscapes alongside the already well-known city themes. The title of this selection recalls the Campanian orphism of suspension of time ("And of time the course was suspended." Cit. D.C.) which we have all experienced during these months in the multifaceted contingencies of reality. With these new works the author is no longer limited to the metaphysical dimension, but investigates the more strictly individual and collective dimension of everyday life. (Press release)




Museo Archeologico di Metauros di Gioia Tauro (Reggio Calabria) Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri - Locri (Reggio Calabria) Museo Archeologico e Parco Archeologico dell'antica Kaulon di Monasterace (Reggio Calabria) Museo e Parco Archeologico Archeoderi di Bova Marina (Reggio Calabria) La Cattolica di Stilo (Reggio Calabria) Viaggiamo Insieme - a Reggio e nel suo territorio

Anche la Direzione regionale Musei Calabria, diretta dalla dottoressa Antonella Cucciniello, partecipa alla campagna social per la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale della città metropolitana di Reggio Calabria. Saranno, infatti, pubblicati, con lo slogan "Reggio ti aspetta", immagini e video sui canali social istituzionali della Direzione regionale Musei Calabria finalizzati alla promozione e divulgazione dei Beni culturali di questo incantevole, meraviglioso territorio, ricco di motivazioni e di opportunità. Pertanto "racconteranno" cultura, storia e bellezza del patrimonio materiale e immateriale della Città Metropolitana di Reggio Calabria le seguenti Sedi afferenti all'Istituto. (Comunicato stampa)

.. La Cattolica - Stilo (Reggio Calabria)
.. Museo Archeologico e Parco Archeologico dell'antica Kaulon - Monasterace (Reggio Calabria)
.. Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri - Locri (Reggio Calabria)
.. Museo Archeologico di Metauros - Gioia Tauro (Reggio Calabria)
.. Museo e Parco Archeologico "Archeoderi" - Bova Marina (Reggio Calabria)




Nanda Vigo Buon viaggio, Nanda

È con profondo dolore che l'Archivio Nanda Vigo comunica la scomparsa di Nanda, avvenuta sabato 16 maggio, dopo un breve ricovero. L'Archivio, fondato per volere della stessa artista nel 2013, continuerà con ancor più convinzione e slancio nell'opera di promozione e di protezione del suo sessantennale lavoro, che già negli ultimi anni aveva dato visibilità alla sua vivace carriera, con mostre importanti quali - solo per citarne alcune recenti - ITALIAN ZERO & avantgarde 60's al MAMM Museum di Mosca nel 2011. Nel 2014/2015 espone al Guggenheim Museum di New York, al Martin-Gropius-Bau di Berlino e allo Stedelijk Museum di Amsterdam nelle retrospettive dedicate a ZERO.

Tra il 2013 e l'inizio del 2016 realizza diverse personali: Nanda Vigo Lights Forever, Galleria Allegra Ravizza, Lugano, Affinità elette al Centro San Fedele di Milano e in seguito alla Fondazione Lercaro di Bologna, Zero in the mirror alla Galleria Volker Dhiel di Berlino, Nanda Vigo alla galleria Sperone Westwater di New York. Ha partecipato alla XXI Triennale. 21st Century. Design After Design e nel 2016 ha presentato la sua prima opera monumentale, Exoteric Gate, esposta nel cortile Ca' Granda dell'Università degli Studi di Milano. Nel 2017 partecipa alla mostra Fantasy access code a Palazzo Reale di Milano e al K11 Museum di Shanghai in collaborazione con Alcantara, a Socle du Monde. Biennale 2017 all'Heart Museum di Herning in Danimarca e alla mostra Lucio Fontana. Ambienti/Environment a Pirelli Hangar Bicocca, Milano.

Nel 2018 realizza per il MAXXI di Roma in collaborazione con Alcantara la mostra Arch/arcology e inaugura la mostra personale presso la Galleria San Fedele di Milano dal titolo Sky Tracks e Global Chronotopic Experience nello Spazio San Celso di Milano e le mostre collettive Welt ohne Außen. Immersive Spaces since the 1960s al Martin-Gropius-Bau di Berlino, Zero MONA Museum di Hobart in Tasmania, Multiforms a Palazzo Rocca Contarini Corfù di Venezia, Opere aperte 1955-1975 alla Fundació Catalunya La Pedrera di Barcellona e 100% Italia al Museo Ettore Fico di Torino. Nel 2019 inaugura la mostra personale Nanda Vigo. Light Project a Palazzo Reale, Milano, e le collettive Object of desire. Surrealism and Design, Vitra Design Museum, Weil am Rhein e Mondo Mendini.

The World of Alessandro Mendini, Groninger Museum, Groninger. È attualmente in corso la mostra Light project 2020 al museo MACTE di Termoli. Molte sono le pubblicazioni, le interviste, le catalogazioni con una visibilità sempre maggiore e riconosciuta nel mondo dell'arte. Ripercorrere le tappe del suo lavoro, dal 1959 a oggi, come rammentare la sua presenza nel mondo artistico e del design milanese, sarebbe troppo lungo: ci limitiamo a ricordare i tratti personali del suo carattere, così brusco e deciso, da combattente, che chi l'ha incontrata ha sicuramente percepito, e che i suoi amici ben conoscevano. Era lo specchio di convinzioni radicali sull'arte, il design, l'architettura, che Nanda ha contribuito a creare e a consolidare con le sue opere, e con la coerenza a volte scomoda delle sue idee, manifestate senza paura e senza ipocrisia sia negli anni di festosa rivoluzione dell'arte, che nei periodi di riflusso. Spirito intransigente, artista indipendente, ha sempre scelto la sua vita. Le esequie, che avverranno in forma privata, saranno seguite non appena possibile da una commemorazione pubblica, come desiderato dall'artista. Ciao Nanda, buon viaggio. (Comunicato ufficio stampa Lara Facco P&C)




Locandina tedesca del film Metropolis Archivi tematici del XX secolo
Galleria Allegra Ravizza - Lugano
www.allegraravizza.com

Dal Futurismo al Decadentismo. Le piccole raccolte, frutto di studio approfondito, hanno l'ambizione di far riscoprire le sensazioni dimenticate o incomprese del nostro bagaglio culturale e la gioia che ne deriva. La cultura è come il rumore, per citare John Cage (Los Angeles, 1912- New York, 1992): "Quando lo vogliamo ignorare ci disturba, quando lo ascoltiamo ci rendiamo conto che ci affascina" (J. Cage, "Silenzio", 1960). Il rumore della cultura è imprescindibile e continuo in ogni aspetto della nostra vita. (...) Ma quando lo ascoltiamo, l'eco del rumore della Cultura, sentiamo che rimbalza su ogni parete intorno a noi e si trasforma per essere Conoscenza e Consapevolezza. (...) Chi ama la musica tecno, metallica e disco non può ignorare Luigi Russolo (Portogruaro, 1885 - Laveno-Mombello, 1947), probabilmente, lo dovrebbe venerare, in quanto la sua intuizione ha trasformato per sempre il Rumore. (...)

In questa epoca dove, per naturali dinamiche evolutive del pensiero, la ragione del figlio prevale su quella dei padri, come nel Futurismo o nel '68, il desiderio di annullamento è comprensibile e necessario ma la conoscenza storica di quello che si vuole rinnovare ne è il fondamento. Per questo motivo proponiamo dodici archivi tematici con oggetto di ricerca proprio la comprensione. La troviamo adatta a questo periodo storico che ci racchiude nelle nostre stanze e ci sta cambiando profondamente. La speranza è che ci sarà un nuovo contemporaneo, forse più calmo ma più attento, una nascente maturità verso un nuovo Sincrono. Cassaforti come scatole del Sin-Crono (sincrono dal greco sýnkhronos "contemporaneo", composta di sýn "con, insieme" e khrónos "tempo") per la comprensione dell'arte dei Rumori e del teatro Futurista, della Poesia e della musica che ci hanno traghettato lungo il secolo scorso.

Un libro prezioso, una musica rara, un centenario giornale quotidiano, un foglietto manoscritto, un emozionato libretto della Prima rappresentazione, uno spartito firmato ad un amico, una lettera e un augurio, una fotografia accartocciata sugli angoli e dedicata in bella scrittura, una vecchia fiaba illustrata, uno pentagramma mai scritto prima per note che non esistevano ancora, il ricordo di una Diva o di un editore anti-filosofo, una struggente dedica d'amore con microscopica musica inedita, un calendario illustrato, un aperitivo musicato da un breve jingle...

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Galleria Allegra Ravizza is pleased to propose a selection of 20th Century Thematic Archives

With their precious content, these archives deal with, and get to the heart of, the specific and exact arguments of the last century. From Futurism to Decadentism. These small collections, the result of deep studies, have the ambitious aim of permitting the rediscovery of forgotten or misunderstood sensations of our cultural heritage and the joy that comes from them. The 20th Century Thematic Archives can be sent anywhere to whoever might be interested, even by those who do not believe they could be interested. Culture is like noise, to quote John Cage (Los Angeles 1912 - New York 1992): "When we ignore it, it disturbs us. When we listen to it, we find it fascinating" [1]. "Silence does not exist" [2].

Ignorance does not exist! Culture's noise is inescapable and continuous in every aspect of our life; if we want to ignore it we become upset, it torments us from childhood, it is the soundtrack of a widespread social obligation, it is a buzzing that embarrasses like flatulence and, in the same way, it makes us feel inadequate and badly digested. But when we listen to the echo of the noise of Culture, we hear it rebound from every wall around us and it is transformed to become Knowledge and Awareness. At this point we can no longer turn back: the noise will be transformed into melody and our ears will decode each vibration and will become hungry for them. Those who love techno, metallic, or disco music cannot ignore Luigi Russolo (Portogruaro, 1885 - Laveno-Mombello, 1947) and, probably, ought to venerate him, inasmuch as his intuition transformed the music of noise forever [3].

It's done by now and there is no going back; noise has become music and our ears love it. We believe in the history of art and its developmental contribution to individual and collective awareness. As is well known, "Contemporaneity" would not be such if there were not a "Precedent". In this epoch where, for the natural evolutionary dynamics of thought, the motives of children prevail over those of their parents, as in Futurism or in 1968, the desire for annulment is understandable and necessary, but historical knowledge of what one wants to renew is its basis. For this reason we are proposing twelve thematic archives with an understanding of them as their aim. This is, we find, adapted to this historical period that we enclose in our rooms and that we are deeply changing.

The hope is that there will be a new contemporaneity, one that is perhaps calmer but more attentive, a dawning maturity towards a new Synchrony. Strongboxes of Sin-Crono [4] for an understanding of the art of Noises and of Futurist theatre, of the poetry and music that have led us through the last century. We have great masters; so let's listen and enjoy their intuitions, let's listen to their echoes on the walls of our rooms. Each archive contains a genuine collection of original documents and objects contained in a strongbox: an Art Collection for an understanding of the argument. A precious book, rare music, a centennial daily newspaper, a handwritten sheet of paper, an emotional letter about a debut, a score signed for a friend, a letter and best wishes, a photo crumpled at the corners and with a beautifully written dedication, an old, illustrated fairytale, a stave never before written on for notes that did not yet exist, the memory of a Diva and an anti-philosophical editor, the writing of a revolutionary, a moving dedication of love with microscopic and previously unseen music, an illustrated calendar, an aperitif set to music with a short jingle... Scents, colours, Noises.
[1] J. Cage, "Silence", 1960
[2] J. Cage, "Silence", 1960
[3] For a greater understanding, see L. Russolo, Futurist manifesto "L'Arte dei Rumori", 1913
[4] Synchrony, sinkrono/ adj. [from the Greek sýnkhronos "contemporary", composed of sýn "with, together" and khrónos "time"]. - 1. [that happens in the same moment: oscillation, noun].




Mètauros Tabula Peutingeriana Viaggio in Italia
Varie Sedi del Polo museale della Calabria

Il Polo museale della Calabria, diretto dalla dottoressa Antonella Cucciniello, ha aderito al flash mob digitale Viaggio in Italia, promosso dal MiBACT in collaborazione con il Touring Club Italiano e l'ENIT, con i luoghi della cultura statali di propria competenza di seguito riportati.

- Galleria Nazionale di Cosenza (Cosenza)

La Galleria nazionale di Cosenza, partecipa sui canali social con il MiBACT alla quinta edizione del flash mob fotografico Art you Ready, condividendo con gli hashtag #viaggioinitalia e #paesaggioitaliano due delle più antiche raffigurazioni della Città dei bruzi. La prima, risalente al 1584 e oggi conservata nella Biblioteca Angelica di Roma, commissionata ad un autore sconosciuto proprio dal fondatore della biblioteca romana, il monaco e vescovo agostiniano Angelo Rocca. La seconda, è un'incisione ad acquaforte della città di Cosenza realizzata da Michele Luigi Muzio e tratta dal volume Il Regno di Napoli in prospettiva ad opera dell'abate Giovan Battista Pascichelli pubblicato nel 1703.

Questa monumentale opera si propone di raccontare la storia politico-militare, religiosa, urbanistica, economica ed artistica di 148 città e degli annessi territori, nelle 12 provincie costituenti quello che fu un tempo il Regno di Napoli. L'opera è ancora oggi considerata di estremo interesse per gli studiosi perchè espressione della conoscenza diretta del Regno e frutto di accurate e puntuali ricerche, tanto da essere definita già nel XIX secolo "il lavoro più compiuto che venisse pubblicato a quel tempo intorno a quella vasta regione d'Italia". L'iniziativa è a cura della dottoressa Camilla Brivio, funzionario del Polo museale della Calabria.

- La Cattolica - Stilo (Reggio Calabria)

La Cattolica è attivamente presente alle varie iniziative di comunicazione che il MiBACT sta portando avanti in questo periodo. In particolare, per Art you Ready ha condiviso la veduta della vallata dello Stilaro, immortalata su una litografia dall'artista olandese Escher ai primi del '900. Il punto d'osservazione è la zona limitrofa alla Cattolica di Stilo. Ancora oggi questa rappresentazione è fedele alla realtà visibile dallo stesso punto.

- Le Castella - Isola Capo Rizzuto (Crotone)

La fortezza aragonese di Le Castella partecipa condividendo con gli hashtag #viaggioinitalia e #paesaggioitaliano due raffigurazioni del golfo di Squillace. La prima, risale al 1525, la seconda, è una carta nautica dell'area marina rotetta di Capo Rizzuto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare risalente al 1991, anno dell'istituzione dell'area protetta con la duplice finalità di preservare il pregevole tratto di costa dal punto di vista ambientale e tutelare il ricco patrimonio archeologico, presente sui fondali marini. 

- Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia - (Vibo Valentia)

Il viaggio parte da Vibo Valentia con una bellissima stampa del 1710. Si tratta della pianta delle città di Vibo Valentia, che allora si chiamava Monteleone, contenuta nell'opera dell'abate Giuseppe Bisogni de Gatti, Hipponii seu Vibonis Valentiae, vel Montisleonis, Ausoniae Civitatis accurta Historia, pubblicata a Napoli. Continua poi con una incisione del cartografo Giovanni Maria Cassini e si conclude nel Museo dov'è conservata una litografia con la pianta della città di Monteleone.

- Museo Archeologico Nazionale di Crotone (Crotone)
- Museo e Parco Archeologico Nazionale di Capo Colonna (Crotone)

Anche il Museo archeologico nazionale di Crotone ed il Museo e Parco archeologico nazionale di Capo Colonna hanno partecipato sui canali social. Un filmato dedicato alla barchetta nuragica in bronzo (youtu.be/5r49Tcw6h3s), reperto apprezzato e significativo appartenente alle collezioni del Museo archeologico nazionale di Crotone, ha permesso di dare luogo ad una narrazione per immagini, con la quale il reperto è stato inquadrato nel suo contesto esplicitandone le funzioni che ebbe nell'antichità come lucerna e simbolo della luce che la divinità garantiva ai naviganti. Con l'occasione abbiamo invitato i followers a pubblicare sulle proprie pagine social, delle foto di luoghi cui sono affezionati, magari cercandoli sulle tante carte geografiche condivise dal Mibact e dal TCI, o in antichi atlanti che si hanno a casa, per dare così vita sul web ad un viaggio nel nostro paese attraverso cammini, vie, tracciati e antichi percorsi, già intrapresi nel passato o ancora da immaginare e programmare per il futuro.

- Museo e Parco Archeologico Nazionale della Sibaritide - Cassano all'Ionio (Cosenza)

Sulle pagine dei social network del Museo della Sibaritide sono state condivise alcune riproduzioni di antiche mappe della Calabria e dell'area archeologica di Sibari. Nel 730-720 i Greci fondarono Sybaris, fiorente centro commerciale in cui transitavano le merci provenienti dall'Asia Minore. La sorte di Sibari fu segnata dalla guerra contro un'altra importante città greca, Crotone, che culminò con la battaglia del Traente (510 a.C.) e un assedio di settanta giorni, a seguito del quale il sito fu distrutto e allagato dalla deviazione del fiume Crati. I sopravvissuti fondarono nel 444 a.C. la nuova colonia di Thurii, sullo stesso sito progettata dal famoso architetto Ippodamo da Mileto. Nel 192 a.C. la città fu nuovamente fondata come colonia romana, col nome di Copiae, che fu cambiato nuovamente in Thurii, in segno di continuità con l'antico passato della città. Sono state, inoltre, proposte, una planimetria del Parco del Cavallo, il sito tra i più estesi e importanti del Mediterraneo per quanto riguarda l'età arcaica e classica. Si trova al km 24,00, a monte della S.S.106 jonica (E90) e le cartine geografiche provengono dal volume Calabria Citeriore - Archeologia in provincia di Cosenza di G. Troiano e A. Paladino

- Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri - Locri (Reggio Calabria)
- Museo Archeologico e Parco Archeologico dell'antica Kaulon - Monasterace (Reggio Calabria)

I musei archeologici di Locri e Kaulon hanno partecipato postando sui rispettivi canali social immagini tratte: dall'itineraio pictum di età romana ripreso in età medievale e noto con il nome di Tabula Peutingerina. L'immagine evidenziata riprende il tratto di costa della odierna Calabria ionica dove ricade il sito archeologico dell'antica Kaulon; dal Codice Carratelli, un interessante  documento cartaceo del XVI secolo dove con la tecnica dell'acquerello sono riprodotti luoghi fortificati del territorio della Provincia di Calabria Ultra del Regno di Napoli. Per Locri è stato scelta la raffigurazione della Torre di Pagliapoli, ritenuta una vera e propria opera fortificata della costa ionica meridionale.

- Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium - Roccelletta di Borgia - Borgia (Catanzaro)

Il museo e parco archeologico nazionale di Scolacium aderisce attraverso quattro foto. Si inizia la giornata con la carta geografica della Calabria nell'affresco di Egnazio Danti nella Galleria del Belvedere in Vaticano, datata al 1580. Si prosegue con la tabula Peutingeriana raffigurante la Calabria, una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie militari dell'Impero romano. Nella terza foto, l'immancabile sagoma della nostra #roccelletta così come raffigurata nel Codice Romano-Carratelli, un manoscritto cartaceo risalente alla fine XVI secolo. Si compone di 99 acquerelli raffiguranti città fortificate, castelli, apprestamenti difensivi e territorio della Provincia di Calabria Ultra del Regno di Napoli.

L'ultima foto è una cartolina d'epoca, una immagine di altri tempi: raffigura S.Maria della Roccella vista i grandi viaggiatori del passato. In questo caso dall'Abate di Saint-Non tra il 1759 e il 1761 visitò l'Inghilterra e successivamente l'Italia, rimanendo particolarmente impressionato dal Sud Italia, soprattutto dalla Calabria e dalla Sicilia. Scrisse un'opera enciclopedica illustrata da lui stesso intitolata Voyage pittoresque ou Description des Royaumes de Naples et de Sicile, dove riporta resoconti e impressioni da lui raccolte tra il 1781 e il 1786. Questa sua opera è stata illustrata con disegni dei migliori artisti, tra cui Jean Duplessis-Bertaux, in parte riprodotti proprio dallo stesso Saint-Non.

- Museo Archeologico Lametino - Lamezia Terme (Catanzaro)

Il Museo archeologico Lametino ha preso parte sulla sua pagina facebook (www.facebook.com/museoarcheologicolametino) ad ArTyouReady. Per l'occasione in un primo post si è pubblicato un estratto della Tabula Peutingeriana, famosissima copia medievale di un itinerarium pictum di epoca romana. Si tratta non già di una realistica rappresentazione cartografica del paesaggio, ma di una raffigurazione schematica del cursus publicus, la grandiosa rete viaria costruita dai romani, con l'indicazione delle varie stazioni di sosta, dei principali luoghi di interesse e delle distanze fra le varie tappe. Oggi conservata nella Biblioteca Nazionale di Vienna, la Tabula è disegnata su un rotolo di pergamena lungo 6,80 m e suddiviso in 11 parti.

Mostra 200.000 Km di strade, arrivando fino al Vicino Oriente e all'India. Nel Segmento VI è raffigurata la regione, il Bruttium, in cui il territorio lametino si situa nell'area compresa tra il fiume Tanno (Amato?) e il fiume Crater' (Savuto?), ove sorgeva la statio di Aque Ange, da localizzare forse presso Bagni di Caronte. In un secondo post si è reso un omaggio al borgo di Nicastro, che ospita il nostro Museo, con la pubblicazione della più antica rappresentazione grafica della città: un'incisione ad acquaforte tratta dall'opera di Giovan Battista Pacichelli Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci provincie, composta nel 1693, ma stampata postuma a Napoli nel 1703.

- Museo Archeologico di Metauros - Gioia Tauro (Reggio Calabria)

Il museo archeologico di Metauros rimane aperto virtualmente condividendo le immagini di una carta nautica del 1627 che mostra le Due Calabrie e della Tabula Peutingeriana, copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie militari dell'Impero romano, che illustrando i raccordi viari tra i luoghi traccia anche il collegamento con Metauria (nome romano di Gioia Tauro) attraverso la Via Popilia (pressoché l'attuale tracciato dell'autostrada A3) occasione per valorizzare e riscoprire il segno dei luoghi attraverso vie, tracciati e antichi percorsi. (Comunicato stampa)




Audrey Hepburn rappresentata in un disegno nella locandina del film Colazione da Tiffany "Opere in Vetrina"
Paci contemporary gallery - Brescia
www.pacicontemporary.com/shop-online_cinema

- Colazione da Tiffany

Una pagina interamente dedicata ad un'esclusiva selezione di scatti vintage tratti dai set cinematografici delle pellicole più famose del XX secolo tra cui Colazione da Tiffany, Caccia al Ladro, Per qualche dollaro in più, Frankenstein Junior, Matrix, Superman. Colazione da Tiffany è la pellicola che ha portato al successo internazionale l'attrice britannica Audrey Hepburn. Il film, distribuito nell'anno 1961 e diretto dal regista statunitense Blake Edwards, è considerato uno dei più famosi del cinema del Novecento. Nella pellicola Audrey Hepburn indossa il mitico tubino nero firmato Givenchy diventato icona del cinema. Per il film sono stati realizzati tre abiti uguali, uno dei quali è stato venduto all'asta per oltre 600 mila euro nel 2006. Il secondo abito, sempre disegnato da Givenchy, è un altro tubino nero (corto) in seta lavorata fino al ginocchio dove è svasato e decorato con una fila di piume, insieme al quale Audrey indossa lunghi guanti neri, un ampio cappello con un nastro di seta color crema e scarpe di coccodrillo.

Per consentire le riprese, la gioielleria Tiffany & Co. aprì eccezionalmente i battenti domenica 2 ottobre in modo che alcune scene del film potessero essere girate nel negozio sulla Quinta Strada a Manhattan. Finite le riprese Audrey si prestò ad un servizio fotografico per la gioielleria durante il quale le fu fatto indossare il preziosissimo diamante giallo più grande del mondo, dal taglio cuscino a 82 faccette di 128,54 carati. Per l'occasione, fu creato appositamente un gioiello per valorizzarlo: la collana Ribbon Rosette in oro e diamanti bianchi, con al centro il diamante giallo. Era il 1961 quando Audrey Hepburn, nei panni della protagonista Holly Golightly, fumava da uno storico bocchino da cui spuntava una sigaretta accesa, trasformando questa azione in un gesto di estrema eleganza. Audrey Hepburn con questa lunga sigaretta è subito diventata una vera e propria icona di stile. Numerosi curiosi seguirono il ciak della celebre scena in cui Holly fa shopping insieme a Paul.

Ciò innervosì Audrey Hepburn che sbagliò diverse battute e fu costretta a ripetere la scena più volte. Colazione da Tiffany è una commedia sentimentale, ricca di stile e ironia in cui trionfa la figura di Holly, una donna fragile e un'autentica icona di stile che, pur essendo alla ricerca di un ricco uomo da sposare, alla fine cede ai sentimenti e si lega allo scrittore squattrinato. Ecco una battuta pronunciata proprio da Paul (George Peppard): "vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora... (...) tu ti consideri uno spirito libero un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai... finirai sempre per imbatterti in te stessa!".

L'autore del romanzo da cui è stato tratto il film, Truman Capote, voleva Marilyn Monroe nella parte della protagonista, ma l'agente dell'attrice Lee Strasberg le suggerì di rifiutare perché non avrebbe giovato alla sua carriera, indirizzandola verso altri film. Più tardi anche un'altra celebrità dell'epoca, Kim Novak, rifiutò il ruolo. Il successo del film al botteghino fu straordinario. Candidato a 5 premi Oscar, ne vinse 2: miglior colonna sonora e miglior canzone (Moon River). La stessa Audrey ottenne una nomination agli Oscar come "miglior attrice protagonista" ma fu battuta da Sophia Loren che trionfò grazie alla strepitosa interpretazione in La Ciociara, pellicola del 1960 di Vittorio De Sica. (Comunicato di presentazione da Paci contemporary gallery)




Locandina di presentazione del catalogo interattivo della mostra Materie Prime Artisti italiani contemporanei tra terra e luce Materie Prime. Artisti italiani contemporanei tra terra e luce
Catalogo interattivo e multimediale


www.ferrarinarte.it/antologie/senigallia/materie_prime.html

Dopo il successo nel 2019 alla Rocca Roveresca di Senigallia (Ancona) con l'esposizione "Materie prime. Artisti italiani contemporanei tra terra e luce", a cura di Giorgio Bonomi, Francesco Tedeschi e Matteo Galbiati, e la presentazione del catalogo Silvana Editoriale al Museo del Novecento di Milano, nell'ambito di un incontro moderato da Gianluigi Colin, la Galleria FerrarinArte di Legnago (Verona) rilascia una nuova edizione del volume, completamente interattiva e multimediale, per rivivere la straordinaria esperienza della mostra attraverso le parole degli artisti e dei curatori.

Il libro, sfogliabile liberamente e gratuitamente online, si arricchisce con contenuti inediti, videointerviste e approfondimenti dedicati alla poetica dei quindici artisti coinvolti - Carlo Bernardini, Renata Boero, Giovanni Campus, Riccardo De Marchi, Emanuela Fiorelli, Franco Mazzucchelli, Nunzio, Paola Pezzi, Pino Pinelli, Paolo Radi, Arcangelo Sassolino, Paolo Scirpa, Giuseppe Spagnulo, Giuseppe Uncini e Grazia Varisco - appartenenti a diverse generazioni, ma accomunati da curricula di altissimo livello e dal lavoro condotto con e sulla materia.

Un viaggio alla scoperta delle opere e della mostra allestita a Senigallia attraverso le schede testuali e gli apparati iconografici, ma anche e soprattutto attraverso la testimonianza diretta degli autori coinvolti, accompagnati da Matteo Galbiati. (...) All'iniziativa, faranno seguito ulteriori progetti sviluppati online in collaborazione con Kromya Art Gallery di Lugano per portare idealmente l'arte a casa delle persone, così da offrire momenti di approfondimento e di svago in una quotidianità incerta, gettando insieme le basi per una nuova comunità dell'arte.

La Galleria FerrarinArte nasce nel 2004 a Legnago (Verona) come spazio dedicato alla grande arte italiana e ai suoi protagonisti. Una ricerca costante, sostenuta da entusiasmo e volontà, che si fonda sul dialogo diretto con gli artisti. Giorgio Ferrarin, amante dell'arte e collezionista per passione, nel tempo ha creato, infatti, legami forti e sinceri con i maestri del secondo dopoguerra. Grandi personali di Carla Accardi, Agostino Bonalumi, Achille Perilli, Alberto Biasi ed approfondimenti dedicati alla Pittura Analitica, con mostre pubbliche al Palazzo della Gran Guardia di Verona, a Villa Contarini di Piazzola sul Brenta (Padova), alla Rocca di Umbertide (Perugia), ai Musei di San Salvatore in Lauro (Roma), alla Rocca Roveresca di Senigallia (Ancona) e al Palazzo del Monferrato (Alessandria), hanno permesso alla Galleria di distinguersi per la coerenza espositiva, divenendo punto di riferimento per appassionati e collezionisti, raggiunti anche attraverso nuove strategie di comunicazione.

Il web diventa fondamentale, infatti, non solo per far conoscere gli autori e le opere, ma anche per condividere i numerosi contributi video che, testimoniando rapporti di stima e di amicizia, consentono al fruitore di entrare nei luoghi in cui l'arte prende forma. Fondamentale attività della Galleria è poi la produzione dei cataloghi dedicati alle mostre e agli artisti proposti negli spazi di Legnago e nelle sedi istituzionali: volumi che raccontano e completano i progetti espositivi attraverso raffinati confronti tra arte e letteratura, accompagnati anche da numerose videointerviste pubblicate sul canale www.youtube.com/user/ferrarinarte. La Galleria partecipa, infine, alle principali fiere di settore, come Arte Fiera Bologna e ArtVerona. (Comunicato stampa CSArt Comunicazione per l'Arte)




Ferrara ebraica online
ferraraebraica.meis.museum

Il Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah ha voluto allestire la mostra "Ferrara ebraica" per spiegare perché il museo sia nato proprio in questa città e oggi, in tempi di Coronavirus, vuole dare a tutti la possibilità di visitarla e di conoscere almeno una parte della grande ricchezza del patrimonio ebraico della città estense. Nel sito ferraraebraica.meis.museum chiunque potrà fare un salto virtuale nel tempo, visitare, conoscere, incontrare, approfondire alcune storie ebraiche ferraresi. L'esposizione, organizzata pienamente dal MEIS, voluta dal Direttore Simonetta Della Seta, curata da Sharon Reichel e allestita da Giulia Gallerani, è un viaggio tra passato e presente che racconta una delle comunità ebraiche più antiche d'Italia, con una eredità culturale e artistica unica.

Oltre a valorizzare la straordinaria fattura di oggetti cerimoniali e ricostruire l'ambiente sinagogale, "Ferrara ebraica" si interroga anche sul rapporto tra gli ebrei e la città, portando alla luce racconti affascinanti intrecciati con la Storia. Il percorso è arricchito dal video introduttivo e le interviste agli ebrei ferraresi firmate da Ruggero Gabbai e dalle foto di Marco Caselli Nirmal. Le musiche della tradizione ebraica ferrarese, incise appositamente per il MEIS, sono curate ed eseguite da Enrico Fink. La mostra è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Comune di Ferrara e della Comunità ebraica di Ferrara, che ha prestato al MEIS gran parte degli oggetti esposti e qui presentati, ed è stata sostenuta da Holding Ferrara Servizi, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Il video introduttivo è realizzato in collaborazione con l'Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara con un contributo della Regione Emilia Romagna, legge Memoria del Novecento. In un momento di incertezza come quello che stiamo vivendo, il MEIS vuole condividere almeno in via digitale alcuni dei valori che hanno permesso agli ebrei di continuare a costruire la loro vita anche in momenti difficili. Con la speranza di riaprire presto le porte del museo, il MEIS non si ferma e continua ad essere un luogo di libertà, scambio di opinioni e condivisione di idee. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)

"Se io non sono per me, chi è per me? E se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?" (R. Hillel, Pirkei Avot I:14), dalle Massime dei Padri.




La poesia Tape Mark 1 in mostra ___ Tape Mark 1: Poesia Informatica

L'importanza della Storia | Nanni Balestrini

Galleria Michela Rizzo - Venezia
www.galleriamichelarizzo.net

Tape Mark 1 è una poesia di Nanni Balestrini che risale al 1961, frutto di una collaborazione virtuosa tra Autore e Tecnologia, in questo caso rappresentata da uno dei primi calcolatori IBM. Balestrini, in quell'occasione, predispone tre brevi testi di Michihito Hachiya - di Paul Goldwin (autore di cui si mette in dubbio l'esistenza) e di Lao Tse - e, attraverso l'assegnazione di alcuni codici e di poche regole, lascia al computer l'onere e l'onore di procedere alla stesura della poesia, attraverso un causale sistema di combinazioni. Nel mondo solo quattro - cinque persone stavano contemporaneamente lavorando a esperimenti simili e questo testo è considerato da molti come il primo esempio di poesia informatica.

La natura di grande innovatore e sperimentatore, che caratterizzerà tutta la carriera di Balestrini, si rivela già in quel momento. L'arte della combinazione sarà fondamentale in tutta la poetica di Balestrini, interessato a 'lasciare scaturire un movimento da connessioni imprevedibili' per superare, in questo modo, 'l'aggregazione statica di energie diverse'. Nel 1961, concepisce anche il progetto di un romanzo, Tristano, da riprodurre in un numero illimitato di esemplari, una copia unica e originale per individuo, ma le idee corrono più veloci della tecnologia e Feltrinelli riuscì a pubblicarne, nel 1966, un solo esemplare. Le tecniche di stampa di allora, infatti, non ne consentirono la realizzazione e ci vollero 40 anni e l'avvento della stampa digitale per portare a compimento quell'avvenieristico progetto.

Stiamo inoltrandoci nelle sperimentazioni linguistiche di Balestrini ma, in realtà, quello che è interessante per noi fare emergere qui, è quanto stretto fosse il rapporto tra le varie discipline in cui Nanni si cimentava. E come gli fosse consono collegare la ricerca letteraria e poetica con quella artistica visiva e teatrale performativa. Infatti, Tape Mark 1 nel 2017 diventa un'opera visiva che aprirà la grande retrospettiva allo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe. Da Tristano scaturisce invece Tristanoil, il film più lungo del mondo, ottenuto grazie al software ideato da Vittorio Pellegrineschi, che approderà niente meno che a Documenta 13, curata quell'anno da Carolyn Christov-Bakargiev. E sarà proprio questa predisposizione di Balestrini verso una 'poesia fatta di impulsi, che andava a rompere la linearità tipografica, a fargli venire l'idea di ritagliare titoli di giornali e farne dei collages'. (...) (Estratto da comunicato della Galleria Michela Rizzo)




Busto femminile in basanite risalente al periodo dell'imperatore Claudio Busto femminile in basanite nella Sezione romana del Museo "Vito Capialbi" di Vibo Valentia

E' ritornato, dopo otto anni di assenza, l'atteso busto femminile in basanite, importante testimonianza del passato romano della Calabria. Si tratta del busto femminile in basanite, risalente ad età Claudia (41-54 d.C.), rinvenuto nelle vicinanze di Vibo Valentia Marina durante la realizzazione della ferrovia e la costruzione di limitrofe abitazioni di campagna. Il contesto di rinvenimento è da riferire ad un'importante villa suburbana e lo scavo, che ha permesso di definirne meglio le caratteristiche, è avvenuto a più riprese fra il 1894 e la prima metà del '900.

L'opera è di ottima fattura, caratterizzata da una raffinata tecnica di esecuzione e da una perfetta resa della capigliatura, acconciata come prevedeva la moda dell'epoca, che ha consentito di datare la statua al principato di Claudio, imperatore dal 41 al 54 d.C. Al momento del ritrovamento si propose l'identificazione con Messalina, moglie dell'imperatore Claudio, tuttavia tale ipotesi venne accantonata nei decenni successivi per la mancanza di confronti iconografici convincenti.

La scultura era stata concessa con prestito di lunga durata nel 2012 al Princeton University Art Museum e a seguito dell'impegno della Direzione Generale Musei e del Segretariato Generale del Ministero per i Beni Culturali e il Turismo, è rientrata al Museo "Vito Capialbi" dove sarà esposta nella sezione romana. L'emergenza sanitaria attuale, che ha portato alla chiusura dei Musei, non consente nell'immediato, una adeguata valorizzazione dell'importante reperto; l'esposizione è pertanto rinviata alla riapertura del Museo e sarà occasione di riflessione scientifica attraverso l'organizzazione di una tavola rotonda sul tema della scultura romana, con l'augurio di poterne consentire in seguito, una migliore fruizione grazie anche al supporto delle nuove tecnologie con applicativo digitale. (Comunicato stampa)

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Nasce a Matera il MIB - Museo Immersivo della Bruna
www.mibmatera.it

Un museo per conoscere la festa patronale, in onore di Maria Santissima della Bruna, che da 630 anni si svolge il 2 luglio a Matera, un piccolo museo che si sviluppa su 200 metri quadrati ma che al suo interno contiene un carro trionfale in scala 1:1 e che grazie alle più moderne tecnologie permette ai visitatori, indossando occhiali in 3D, di trovarsi al centro del momento più emozionante della festa: lo strazzo del carro in cartapesta. Il MIB - Museo Immersivo della Bruna, è stato inaugurato il 30 novembre, nel cuore del Sasso Barisano.

Il 2 luglio, il giorno più lungo come i cittadini di Matera definiscono il 2 luglio, con la festa che si svolge dalle prime luci dell'alba con la processione dei pastori, fino allo strazzo del carro e ai fuochi pirotecnici di mezzanotte, nel percorso museale viene raccontato con immagini e suoni che consentono di scoprire i momenti salienti della Festa della Bruna e di poter vedere un carro realizzato in scala 1:1. Una struttura di imponenti dimensioni, con i suoi 12 metri di lunghezza, 3 di larghezza e alto ben 7 metri. Costruito in cartapesta dall'artista Andrea Sansone, il manufatto è ricco di statue, angeli, putti, fregi e dipinti. Il MIB - Museo Immersivo della Bruna non prevede giorni di chiusura, le visite si potranno effettuare tutti i giorni dalle 9 alle 21 previa prenotazione.

"La visita si svolge in 20 minuti - illustra Alessandro Tortorelli, l'architetto che ha allestito il museo - il pubblico viene accompagnato da un susseguirsi di video, su testi di Antonio Andrisani e immagini di Rvm Broadcast con la regia di Vito Cea, e effetti sonori a scoprire la processione dei pastori, la cavalcata dei cavalieri in costume che accompagnano la effige della Madonna della Bruna nel percorso processionale, i tre giri beneauguranti che il carro compie in piazza Duomo, l'ultimo tragitto del manufatto in cartapesta verso piazza Vittorio Veneto dove lo attende la folla per l'assalto e la distruzione del carro. Questo momento di grande adrenalina lo si potrà rivivere con occhiali in 3D, ritrovandosi sul carro insieme agli assaltatori". (Estratto da comunicato stampa)




Opera di Umberto Boccioni denominata Forme uniche della continuità nello spazio Forme uniche della continuità nello spazio
Nella Galleria nazionale di Cosenza la versione "gemella" dell'opera bronzea di Umberto Boccioni


La notizia che nei giorni scorsi, presso la casa d'aste Christie's di New York, è stato venduta l'opera bronzea di Umberto Boccioni (1882-1916) Forme uniche della continuità nello spazio per oltre 16 milioni di dollari (diritti compresi), pari a oltre 14 milioni di euro, dà, di riflesso, enorme lustro alla Galleria nazionale di Cosenza. Nelle sale espositive di Palazzo Arnone, infatti, i visitatori possono ammirare gratuitamente una versione "gemella" della preziosa opera del grande scultore reggino donata alla Galleria nazionale di Cosenza dal mecenate Roberto Bilotti. L'opera è uno dei bronzi numerati, realizzati tra il 1971 e 1972 su commissione del direttore della galleria d'arte "La Medusa" di Roma, Claudio Bruni Sakraischik.

Forme uniche della continuità nello spazio è stata modellata su un calco del 1951 di proprietà del conte Paolo Marinotti, il quale, nel frattempo, aveva ottenuto l'originale dalla vedova di Filippo Tommaso Marinetti, ritenuto il fondatore del movimento futurista. La celebre scultura è stata concepita da Boccioni nel 1913 ed è oggi raffigurata anche sul retro dei venti centesimi di euro, proprio quale icona del Futurismo che più di tutte ha influenzato l'arte e la cultura del XX secolo. Il manufatto originale è in gesso e non è stato mai riprodotto nella versione in bronzo nel corso della vita dell'autore. Quella presente nella Galleria nazionale di Cosenza, dunque, rappresenta un'autentica rarità, insieme ai tanti altri tesori artistici e storici esposti negli spazi di Palazzo Arnone. (Comunicato stampa)




La GAM Galleria d'Arte Moderna Empedocle Restivo di Palermo insieme a Google Arts & Culture porta online la sua collezione pittorica

Disponibili su artsandculture.google.com oltre 190 opere e 4 percorsi di mostra: "La nascita della Galleria d'Arte Moderna", "La Sicilia e il paesaggio mediterraneo", "Opere dalle Biennali di Venezia" e "Il Novecento italiano". La GAM - Galleria d'Arte Moderna Empedocle Restivo - di Palermo entra a far parte di Google Arts & Culture, la piattaforma tecnologica sviluppata da Google per promuovere online e preservare la cultura, con una Collezione digitale di 192 opere.

Google Arts & Culture permette agli utenti di esplorare le opere d'arte, i manufatti e molto altro tra oltre 2000 musei, archivi e organizzazioni da 80 paesi che hanno lavorato con il Google Cultural Institute per condividere online le loro collezioni e le loro storie. Disponibile sul Web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l'app per iOS e Android, la piattaforma è pensata come un luogo in cui esplorare e assaporare l'arte e la cultura online. Google Arts & Culture è una creazione del Google Cultural Institute.

- La Collezione digitale

Grazie al lavoro di selezione curato dalla Direzione del Museo in collaborazione con lo staff di Civita Sicilia, ad oggi è stato possibile digitalizzare 192 opere, a cui si aggiungeranno, nel corso dei prossimi mesi, le restanti opere della Collezione. Tra le più significative già online: Francesco Lojacono, Veduta di Palermo (1875), Antonino Leto, La raccolta delle olive (1874), Ettore De Maria Bergler, Taormina (1907), Michele Catti, Porta Nuova (1908), Giovanni Boldini, Femme aux gants (1901), Franz Von Stuck, Il peccato (1909), Mario Sironi, Il tram (1920), Felice Casorati, Gli scolari (1928), Renato Guttuso, Autoritratto (1936).

- La Mostra digitale "La nascita della Galleria d'Arte Moderna"

La sezione ripercorre, dal punto di vista storico, sociale e artistico, i momenti fondamentali che portarono all'inaugurazione, nel 1910, della Galleria d'Arte Moderna "Empedocle Restivo". Un'affascinante ricostruzione di quel momento magico, a cavallo tra i due secoli, ricco di entusiasmi e di fermenti culturali che ebbe il suo ammirato punto di arrivo nell'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, evento chiave per la fondazione della Galleria e per le sue prime acquisizioni, le cui tematiche costituiscono la storia di un'epoca.

- La Mostra digitale "La Sicilia e il paesaggio Mediterraneo"

Un viaggio straordinario nel secolo della natura, come l'Ottocento è stato definito, attraverso le opere dei suoi più grandi interpreti siciliani che hanno costruito il nostro immaginario collettivo: dal "ladro del sole" Francesco Lojacono ad Antonino Leto, grande amico dei Florio in uno storico sodalizio artistico, per giungere al "pittore gentiluomo" Ettore De Maria Bergler, artista eclettico e protagonista dei più importanti episodi decorativi della Palermo Liberty, e infine Michele Catti, nelle cui tele il paesaggio si fa stato d'animo e una Palermo autunnale fa eco a Parigi.

- La Mostra digitale "Opere dalle Biennali di Venezia"

In anni di fervida attività espositiva, la Biennale di Venezia si contraddistinse subito come eccezionale occasione di confronto internazionale e banco di prova delle recenti tendenze dell'arte europea. Dall'edizione del 1907 presente all'evento con la sua delegazione, la Galleria d'Arte Moderna seppe riportare a Palermo opere che ci restituiscono oggi la complessa temperie della cultura artistica del primo Novecento, dalle atmosfere simboliste del Peccato di Von Stuck, protagonista della Secessione di Monaco, alla raffinata eleganza della Femme aux gants di Boldini.

- La Mostra digitale "Il Novecento italiano"

Un percorso che si snoda lungo il secolo breve e ne analizza le ripercussioni sui movimenti artistici coevi, spesso scissi tra opposte visioni e ricchi di diverse sfumature e declinazioni. Tra il Divisionismo di inizio secolo, figlio delle sperimentazioni Ottocentesche, e l'Astrattismo degli anni Sessanta, si consumano in Italia i conflitti mondiali, il Ventennio fascista, i momenti del dopoguerra. La lettura delle opere d'arte può allora funzionare come veicolo attraverso il quale comprendere le complesse evoluzioni e gli eventi cardine che hanno caratterizzato la prima metà del Novecento italiano. (Comunicato stampa)




Francobollo delle Poste Italiane con Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone Francobollo dedicato a Giovanni Antonio de' Sacchis detto "il Pordenone"

Il 23 novembre 2019 è stato emesso un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica "il Patrimonio artistico e culturale italiano" dedicato a Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone, relativo al valore della tariffa B zona 3 pari a 3,10€, con una tiratura di trecentomila esemplari e fogli da ventotto esemplari. Il francobollo è in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente.

La vignetta, raffigura un particolare dell'affresco "San Rocco e Sant'Erasmo" che Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, realizzò nel Duomo di San Marco di Pordenone. Completano il francobollo la leggenda "G. A. De' Sacchis detto il Pordenone", le date "1483-1539" la scritta "Italia" e l'indicazione tariffaria "B Zona 3". Il francobollo ed i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi, possono essere acquistati presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli "Spazio Filatelia" di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it. Per l'occasione è stato realizzato anche un folder in formato A4 a due ante contenente il francobollo, una cartolina annullata ed affrancata, una busta primo giorno di emissione, al costo di 17€.

In occasione della mostra internazionale dedicata al Rinascimento (25 ottobre 2019 - 2 febbraio 2020) e focalizzata sulla figura di Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, l'Amministrazione Comunale di Pordenone valorizza la figura e l'opera di questo straordinario artista, che ha avuto esiti in tutta Europa. I suoi capolavori verranno proposti insieme con quelli di altri maestri del periodo come Giorgione, Tiziano, Lotto, Romanino, Correggio, Jacopo Bassano e Tintoretto.

Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone (Pordenone 1483/84 - Ferrara 1539) nasce da Angelo, un magister murarius originario di Corticelle nel bresciano, e da Maddalena, di ignoto casato. Vasari afferma: "si mostrò nella pittura sì valoroso, che le sue figure appariscon tonde e spiccate dal muro" (1568). La sua formazione, avvenuta in ambito locale, risente degli influssi di Gianfrancesco da Tolmezzo, Pietro da Vicenza e altri artisti friulani del tempo. Tuttavia egli seppe guardare ben presto oltre i confini regionali e soprattutto in direzione di Venezia, dominata allora dalle figure di Giorgione e dei suoi "creati", Tiziano e Sebastiano del Piombo. Attivo nell'area pordenonese, la sua prima opera è probabilmente da individuarsi nel ciclo di affreschi della chiesa campestre di Marzinis, cui ha fatto seguito nel 1506 il trittico per la chiesa di Santo Stefano a Valeriano (prima opera firmata e datata) e qualche tempo dopo l'importante ciclo nel coro della chiesa di San Lorenzo a Vacile.

Nei primi anni del secondo decennio il Pordenone è impegnato per i conti di Collato nella decorazione della cappella vecchia del castello di San Salvatore, presso Susegana, mentre tra il 1512 e il 1518 realizza numerose altre opere sia a Pordenone e in Friuli sia nella Marca Trevigiana. Meritano di essere ricordate la pala della parrocchiale di Vallenoncello (1512-1513), la pala di Susegana (1513-1514), gli affreschi di Villanova (1514), la pala della Madonna della Misericordia, commissionata nel 1515 per il duomo pordenonese. Gli esiti più innovativi sono tuttavia rappresentati dal grandioso ciclo con storie della Passione di Cristo, eseguito tra il 1520 ed il 1522 nella cattedrale di Cremona.

Dell'attività immediatamente successiva restano importanti testimonianze a Spilimbergo (portelle dell'organo, 1524) e a Pordenone (frammenti d'affresco per la chiesa di San Francesco e la superstite preziosa testimonianza della sagoma di San Giovanni dolente). Verso la fine degli anni venti decora a Venezia il coro (distrutto) della chiesa di San Rocco e le portelle di un armadio per argenti molto ammirate dai contemporanei. Tra il 1530 ed il 1532 opera in Santa Maria di Campagna a Piacenza e nella chiesa dei Francescani a Cortemaggiore. A Pordenone ritorna per realizzare per il duomo la pala di San Marco (1533-1535) e gli scomparti del fonte battesimale (1534 circa). Dal 1535 si stabilisce a Venezia, assumendo importanti incarichi, tra cui la decorazione di alcune sale di palazzo Ducale, e diventando il principale antagonista di Tiziano. Su invito del duca Ercole II d'Este si reca a Ferrara, nel dicembre del 1538, per approntare una serie di cartoni preparatori per arazzi: ma qui morirà, "assalito da gravissimo affanno di petto", intorno al 12-13 gennaio 1539. (Comunicato stampa)




Fotografia realizzata da Mimmo Rubino come immagine guida per la campagna di comunicazione della mostra Quando le statue sognano allestita nel 2019 Quando le Statue sognano
Frammenti da un museo in transito


dal 29 novembre 2019
Museo Salinas - Palermo

.. 28 novembre 2019
Concerto inaugurale con Ornella Cerniglia (pianoforte); Floriana Franchina (flauto); 108 (electronics)


Dalle metope dei Templi di Selinunte - il più importante complesso scultoreo dell'arte greca d'Occidente - alla Pietra di Palermo, reperto egizio risalente alla metà del II Millennio a.C. circa, dalle raccolte di vasi etruschi della Collezione Bonci Casuccini all'Ariete bronzeo di Siracusa, il Museo Salinas di Palermo, con la sua storia lunga oltre due secoli, raccoglie una delle collezioni archeologiche più prestigiose nel mondo.

Grazie alla mostra in due capitoli, curata da Caterina Greco, direttrice del Museo, e Helga Marsala e a una serie di prossimi eventi collaterali, racchiusi dal sottotitolo "Frammenti di un museo in transito", vengono temporaneamente restituiti al pubblico alcuni spazi di questo luogo straordinario, che riapriranno definitivamente solo al termine dei complessi lavori di restauro e riallestimento,in via di completamento. Ed è proprio tra i depositi, i corridoi disabitati e le sale vuote che i progetti per la mostra hanno preso forma: luoghi precipitati in un silenzio onirico, per l'occasione tramutati in set e serbatoi di suggestioni per produzioni contemporanee, in dialogo con opere e reperti archeologici. Un programma che si estenderà nel corso dei prossimi mesi, pensato per trasformare l'attesa in nuovo contenuto: il tempo che separa dall'apertura degli ultimi due piani del Museo diventa occasione di scoperta, ricerca e comunicazione.

E a proposito di comunicazione, da costruire intorno a spazi e reperti riportati a galla, il "Salinas" ha scelto di affidare aun artista il ruolo di art director. Attivo soprattutto nel campo dell'arte pubblica e dell'arte urbana, ma con una ricerca parallela legata al graphic design, Mimmo Rubino (Potenza, 1979), noto anche come Rub Kandy, ha ideato la campagna creativa per la promozione delle mostre: agli scatti fotografici, i manifesti, l'immagine coordinata e le pubblicazioni editoriali diventano,con la sua cifra personale, un'avventura concettuale e di stile, concepita come opera d'arte in progress. La mostra comincia, in questo primo appuntamento, con l'apertura straordinaria della Sala Ipostila (o Sala delle Colonne) e degli spazi contigui, restaurati per accogliere opere e manufatti provenienti da diverse donazioni, prevalentemente di epoca Borbonica, parte del patrimonio museale

Il percorso si apre conuna preziosa serie di scatti di Ferdinando Scianna (Bagheria, Palermo, 1943). Le fotografie, realizzate dal maestro siciliano proprio al Salinas, nel 1984, ritraggono Jorge Luis Borges, anziano e già cieco, mentre sfiora alcune statue della collezione, nel tentativo di "vederle" con le mani. Un dialogo intimo tra il grande poeta - che sulla dimensione del sogno e la condizione del buio scrisse pagine memorabili - e i corpi marmorei ospitati tra le sale del museo: una muta conversazione, un ideale "reciproco ascolto", di cui Scianna colse le intensità e i movimenti, nel buio di un'invisibilità tramutata in visione interiore. Lungo il percorso si alternano poi le opere contemporanee di Alessandro Roma (Milano, 1977), 108/Guido Bisagni (Alessandria, 1978) e Fabio Sandri (Valdagno, Vi, 1964), in dialogo con alcuni reperti delle collezioni archeologiche: tutti materiali recuperati, riscoperti e individuati dai curatori,in accordo con gli stessi artisti. Una selezione che si concentra sull'antica Roma e sull'eredità della cultura greca, in un susseguirsi di corsi e ricorsi, temi, opere, mutamenti e assonanze, che riflettono il complesso processo di formazione del moderno Museo.

In mostra sono inoltre già presentidue importanti anteprime del futuro allestimento: nella Stanza del Mosaico la straordinaria Menade Farnese, esposta in rare occasioni - inclusa una recente mostra al Museo Salinas -, valorizzata qui da una collocazione dal forte impatto visivo, mentre nel prolungamento della Sala Ipostila sarà visibile il maestoso Ariete bronzeo da Siracusa, donato al museo dal Re Vittorio Emanuele II. Felice debutto, invece, per le teste votive di Cales, da un'affascinante serie di ex voto in terracotta (IV-II secolo a.C): acquisite a metà Ottocento dal Museo della Regia Università di Palermo, non erano mai state esposte tra le sale del Museo. Ed è proprio l'Arietea a ispirare due delle opere esposte da 108/Guido Bisagni, artista visivo e sonoro con un linguaggio nutrito di astrazioni, suggestioni noise e dark, ispirazioni post-industriale e post-graffiti.

Meccanica Intangibile (2019) è un dittico su carta dedicato alconcetto di doppio e di tensione tra opposti, in cui la forma dell'animale, l'evocazione del suo gemello distrutto e la potenza della sua rappresentazione diventano esercizio di astrazione pura, tra smaterializzazioni e morfogenesi oscure. L'ariete (2019) è invece il suo primo libro d'artista in copia unica, interamente realizzato a mano, composto da 60 disegni a inchiostro: un processo creativo che si avvicina, secondo l'artista, a un moderno rituale misterico. Completano il corpus quattro tracce sonore - Silvano serale, Raijin (I Signori della pioggia), Silvano notturno, Inno alla notte (2019) - che realizzano un soundscape ('paesaggio sonoro') chiaroscurale, vespertino, intriso di riferimenti a Orfeo e alla natura. I suoni elettronici si mescolano qui a field recordings ('registrazioni sul campo') realizzati in giro per il mondo: insetti e animali selvatici di un bosco del Minnewaska State Park, in una riserva indiana sulla Shawangunk Mountain (New York), il rumore della pioggia a Kyoto e la voce dei ruscelli sugli Appennini; infine sussurri e bisbigli, evocativi della lettura degli antichi Inni Orfici.

In dialogo con diverse opere archeologiche è invece il lavoro di Alessandro Roma, che espone una serie di ceramiche variopinte ispirate a temi naturalistici, forme in transizione, corpi vege tali in mutazione: un'idea di archeologia fantastica, protagonista di sogni e memorie, che le stesse statue, nel silenzio, sembrano coltivare. Così è per la Menade, seguace di Dioniso, simulacro di un mondo antico intrecciato con narrazioni mitologiche e rituali, di cui si rintraccia, nelle sculture informi dell'artista, un riflesso materiale eallucinato.

Una serie di opere su stoffa, Forms in transition (2018) e Drawing I, II, III (2018), mette quindi in scena una natura selvatica, frammentata, esasperata, in cui i riferimenti alla figurazione si offrono a una progressiva smaterializzazione, diventando il doppio onirico di statue e reperti (dal gruppo di Eracle e la Cerva all'alto candelabro marmoreo del II sec. d. C.). E sempre la Menade Farnese è fonte di ispirazione per il lavoro di Fabio Sandri, che in Menade (2019) realizza un ritratto della celebre scultura, assemblando quattro immagini storiche corrispondenti alle quattro tappe del lungo viaggio che, tra il Cinquecento e gli anni Cinquanta del secolo scorso, ha condotto la monumentale statua fino a Palermo. Realizzata proiettando le immagini su carta fotosensibile,l'immagine ottenuta in negativo, scansionata e invertita digitalmente,ha generato una nuova immagine in positivo. Con la stessa tecnica l'artista realizza Trasporto (Polydeukion) (2019), proiettando su carta foto sensibile il video di un pregevole ritratto del II sec. d.C., tenuto fra le braccia di una figura senza volto.

L'immagine risultante è un'impronta del film, una somma di tutti i fotogrammi in movimento, capace di restituire l'apparente immobilità delle cose e la loro infinita, inevitabile progressione. Incarnato (Satiro Versante), Incarnato (Pan), Incarnato (Cesare), Incarnato (Ritratto di Partinico) e Incarnato (Accumulo) (2019) sono dedicate ad alcune teste d'epoca romana, individuate tra opere del museo non ancora esposte: le immagini, realizzate su superfici in continua impressione e generate senza l'ausilio di una macchina fotografica, continueranno a mutare e sbiadire per effetto della luce ambientale, fino alla sparizione totale, trasformandosi via via in scarti o detriti. Fotografia come performance, ma anche come reperto e lenta accumulazione.

Accompagna la mostra Interludi, un programma appuntamenti che si svilupperà nel corso del 2020,in cui un'opera selezionata dai depositi del Museo, in attesa di approdare al nuovo allestimento,dialoga col progetto di un artista contemporaneoo con opere in prestito da altre prestigiose collezioni. Il ciclo si inaugura con la fotografa Roselena Ramistella (Gela, 1982) e la sua serie Ritratto di famiglia: un insieme di scatti ispirati ai lavoratori del Museo - dagli archeologi ai custodi, dai funzionari ai bibliotecari, da chi si occupa di comunicazione a chi ha in carico la sicurezza, gli archivi, le pulizie, i restauri dei reperti -, posta in dialogo con una raffinata testa romana di età adrianea (prima metà II sec. d. C.), un ritratto marmoreo del giovane Polydeukion, discepolo favorito di Erode Attico.

Il restauro terminato nel 2016 - che ha riportato alla luce ambienti del secentesco monastero dei Padri Filippini - insieme all'esposizione di opere attualmente custodite in deposito, restituiscono dunque al pubblico un'area del museo mai vista prima. Tra queste nuove sale del "Salinas" (un tempo adibite a uffici), che ancora non presentano il loro assetto definitivo, prende così vita un insolito racconto,in cui si intrecciano archeologia e arte contemporanea: tessuti evanescenti, ceramiche astratte, suoni elettronici, fotografie e immagini in dissolvenza, ritratti marmorei, disegni, sculture bronzee, manufatti d'uso quotidiano o con funzione rituale, compongono una sorta di fantasmagoria, di cui le statue e i reperti sono parte attiva, memoria antica e sempre vitale nella costante evoluzione del Museo.

Il racconto intessuto intorno a opere e spazi è frutto di una suggestione poetica: le statue antiche, immerse nel silenzio di corridoi, depositi, magazzini, sale sigillate, sprofondano in un sonno carico di sogni, memorie, allucinazioni e desideri, tra scampoli del loro passato e acrobazie visionarie. Le opere contemporanee, le apparizioni evanescenti, le stesse sale del museo, i simboli riemersi e i miti evocati, sembrano arrivare da quest'esercito di simulacri a riposo, in attesa di essere riscoperti e interrogati. Tra cortocircuiti temporali, contaminazioni e accostamenti, nella cornice lirica di un grande sogno collettivo, Quando le Statue sognano riporta al presente alcuni archetipi inesauribili, tra i quali l'Uomo, la Natura, il Sacro, restituiti ed elaborati fra opere della collezione e opere contemporanee. (Comunicato stampa)




Particolare dell'autoritratto Antonio Badile utilizzato per la presentazione della notizia Donato ai Musei Civici di Verona l'Autoritratto del 1552 dell'artista Antonio Badile

Un particolare dipinto raffigurante, uno degli artisti più significativi del Cinquecento veronese, maestro di Paolo Caliari detto 'Il Veronese'. L'opera, posta appositamente di fronte al dipinto 'Pala Bevilacqua-Lazise' di Paolo Caliari, è da oggi visibile al pubblico nella sala Tintoretto-Veronese. Uno spazio espositivo che avrà a breve un intervento di valorizzazione, perché contiene i capolavori più rappresentantivi del nostro Cinquecento.

Artista autorevole e poliedrico, Antonio Badile, scomparso a soli 42 anni nel 1560, ha guidato la bottega secolare di famiglia, attiva dal XIV al XVII secolo, nel passaggio artistico dal classicismo d'inizio Cinquecento ad una più colta e complessa tecnica pittorica, di cui l'allievo Veronese sarà uno dei massimi esponenti. L'Autoritratto, firmato e datato 1552, è evidentemente ambientato nello studio del pittore. Dalla finestra posta alle sue spalle si apre una veduta su una piazza e un incrocio tra le vie del centro cittadino. In primo piano, appoggiati sul tavolo accanto al biglietto che Badile tiene nella mano destra, si vedono rappresentati i simboli che caratterizzano le diverse competenze dell'artista: il bulino, che si collega alla sua attività di incisore, in cui si era specializzato il padre Girolamo; le penne e il calamaio, a quella di disegnatore. Sempre sul tavolo è ben visibile l'album in primo piano dove Badile raccoglieva studi e testimonianze grafiche, anche dei suoi antenati o di ammirati colleghi.

Nel Seicento il libro di disegni faceva parte della collezione veronese del conte Ludovico Moscardo, ma in seguito fu smembrato. I suoi fogli arricchiscono oggi le collezioni dei più prestigiosi musei del mondo. Nella seconda metà del XVIII secolo, il dipinto si trovava a Bologna nella principesca collezione del marchese Filippo Ercolani. Nel secolo successivo giunse in Inghilterra, dove è documentato in varie raccolte private, tra le quali quella di Robert Stayner Holford a Dorchester House (Londra). Messo all'asta a Sotheby's nel 1969, tornò in una collezione privata veronese e nel 1988 fu esposto a Castelvecchio alla mostra dedicata a Paolo Veronese. Oggi, con la donazione De Stefani, il quadro entra a far parte delle collezioni civiche veronesi. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Fotografia Fonte Aretusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Fotografia della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo ||| Sicilia ||| Apre al pubblico la Fonte Aretusa a Siracusa
www.fontearetusasiracusa.it

Concluso l'intervento di adeguamento strutturale e funzionale del sito, la Fonte Aretusa   ha aperto al pubblico il 6 agosto con un percorso di visita che consente di ammirarne dall'interno la bellezza, accompagnati dalle voci italiane di Isabella Ragonese, Sergio Grasso e Stefano Starna. Il percorso di visita restituisce l'emozione di un "viaggio" accanto allo specchio di acqua dolce popolato dai papiri nilotici e da animali acquatici, donati dai siracusani come devozione a una mitologia lontana dalle moderne religioni, superando le difficoltà di accedervi e permettendo di compiere una specie di percorso devozionale in piena sicurezza. L'audioguida è disponibile anche in lingua inglese, francese, spagnola e cinese.

È il primo risultato del progetto di valorizzazione elaborato da Civita Sicilia come concessionario del Comune di Siracusa con la collaborazione della Fondazione per l'Arte e la Cultura Lauro Chiazzese. Il progetto, elaborato e diretto per la parte architettonica da Francesco Santalucia, Viviana Russello e Domenico Forcellini, ha visto la collaborazione della Struttura Didattica Speciale di Architettura di Siracusa e si è avvalso della consulenza scientifica di Corrado Basile, Presidente dell'Istituto Internazionale del papiro - Museo del Papiro.

Da oltre duemila anni, la Fonte Aretusa è uno dei simboli della città di Siracusa. Le acque che scorrono nel sottosuolo di Ortigia, ragione prima della sua fondazione, ritornano in superficie al suo interno, dove il mito vuole che si uniscano a quelle del fiume Alfeo in un abbraccio senza tempo. È un mito straordinario, cantato nei secoli da poeti, musicisti e drammaturghi. La storia di Aretusa e Alfeo è una storia d'amore, inizialmente non corrisposto, tra una ninfa e un fiume che inizia in Grecia e trova qui il suo epilogo, simbolo del legame che esiste tra Siracusa e la madrepatria dei suoi fondatori. Ma la Fonte Aretusa è anche il luogo nelle cui acque, nel corso dei secoli, filosofi, re, condottieri e imperatori si sono specchiati e genti venute da lontano, molto diverse tra loro, sono rimaste affascinate, anche attraverso le numerose trasformazioni del suo aspetto esteriore.

La Fonte ospita da millenni branchi di pesci un tempo sacri alla dea Artemide e, da tempi più recenti, una fiorente colonia di piante di papiro e alcune simpatiche anatre che le valgono il nomignolo affettuoso con cui i Siracusani di oggi talvolta la chiamano, funtàna de' pàpere. Dalla Fonte si gode un tramonto che Cicerone descrisse "tra i più belli al mondo" e la vista del Porto Grande dove duemila anni fa si svolsero epiche battaglie navali che videro protagonista la flotta siracusana e dove le acque di Alfeo e Aretusa si disperdono nel mare in un abbraccio eterno. (Comunicato Ufficio stampa Civita)

  La Trinacria | Storia e Mitologia

Sicilia e Grecia





Donazioni alla Galleria Nazionale di Cosenza

La Galleria Nazionale di Cosenza acquisisce a pieno titolo nelle sue collezioni sei interessanti sculture provenienti dalle collezioni della famiglia Bilotti. Incrementano da oggi il patrimonio del museo, illustrando importanti segmenti dell'arte italiana del Novecento, le seguenti sculture Cavallo e cavaliere con berretto frigio di Giorgio de Chirico, Portatrice di fiaccola di Emilio Greco, Grande maternità di Antonietta Raphael Mafai, Onice e Solida di Pietro Consagra, Gigantea di Mimmo Rotella. Le sculture sono già presenti nel museo ed esposte in via definitiva, ad esclusione della Grande maternità di Antonietta Raphael Mafai che sarà presentata a conclusione degli interventi di manutenzione e restauro di cui necessita. La donazione fa seguito alle altre che recentemente hanno concluso il loro iter. Sono infatti entrate a far parte delle collezioni museali anche le opere Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni, donata da Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona, e Natura donata dall'artista cosentino Giulio Telarico, già in esposizione rispettivamente nella sezione grafica dedicata all'artista futurista e nella sezione di Arte Contemporanea.

Il Polo Museale e la Galleria Nazionale di Cosenza hanno frattanto avviato le procedure finalizzate all'acquisizione in comodato d'uso gratuito di cinque disegni di Umberto Boccioni; i disegni a conclusione dell'iter andranno ulteriormente ad arricchire la sezione grafica dedicata al maestro del Futurismo. Le acquisizioni portate a felice conclusione e quelle in programma sono frutto di intese e accordi che rientrano fra gli obiettivi che il Polo Museale della Calabria e la Galleria Nazionale si sono posti per promuovere relazioni proficue con il territorio, accrescere, valorizzare il patrimonio d'arte e cultura e favorirne la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa)




"Ritratto" attribuito a Giorgione
Opera rientrata in Italia e poco conosciuta

www.letramedigiorgione.it

Danila Dal Pos, curatrice della mostra "Le trame di Giorgione", annuncia l'inserimento in mostra di un'opera che sicuramente farà discutere. "E' patrimonio di una importante collezione veneziana - annuncia la curatrice - ed è rientrata in Italia dopo essere stata in collezioni francesi e americane. Pur presente e citata in vari vecchi cataloghi e monografie su Giorgione, pochi hanno avuto modo di ammirarla in una mostra". "Sono convinta che questa mostra possa offrire -sottolinea la curatrice- l'occasione ideale per un confronto tra esperti di Giorgione e dell'arte veneta del primo Cinquecento, per giungere ad un serio approfondimento su questo dipinto che la tradizione attribuisce al Maestro di Castelfranco".

Si tratta di un prezioso, piccolo olio (cm.26,5x21,4) su cui, da tempo, gli studiosi si interrogano. Il quesito riguarda naturalmente la reale paternità del Ritratto di giovane, soggetto della tavoletta. Giorgione? Un artista della sua cerchia, Tiziano? Nessuno di questi? Per la mostra castellana, Augusto Gentili, che di Giorgione è uno dei maggiori studiosi, ha esaminato quest'opera, riservandole un particolare e curioso saggio in catalogo: potrebbe trattarsi di un lavoro giovanile di Giorgione, diremmo oggi di un Giorgione ancora alla ricerca della sua strada. Andando a ritroso nella storia di questo prezioso dipinto, Gentili risale agli anni '30 del secolo scorso, quando il Ritratto era presente in una importante collezione privata parigina. Già allora gli esperti si interrogavano su chi ne fosse l'autore e il nome di Giorgione venne più volte avanzato.

Retrocesso a prodotto "di cerchia" nelle monografie giorgionesche di Richter (1937) e Morassi (1942), il ritratto è infine esposto a Venezia alla mostra Giorgione e i giorgioneschi nel 1955. In catalogo, il curatore Zampetti ricorda i precedenti, pubblica una riproduzione - peraltro assai poco leggibile - dopo "il recente restauro" (affermando che questo "ha molto avvantaggiato la possibilità di riconoscere le buone qualità del dipinto") e informa che la tavoletta è ormai in collezione privata a New York. Il tutto senza sbilanciarsi nel giudizio e nell'attribuzione. "Quel che viene dopo - sottolinea Gentili - è ripetizione del già detto o già scritto, o memoria della mostra veneziana: anche perché a questo punto il Ritratto si eclissa per quasi mezzo secolo prima di ricomparire a sorpresa in laguna.

Gentili si spinge ad affermare che "l'incerto e spaurito ritratto potrebbe essere di Giorgione sui primissimi anni del Cinquecento: del Giorgione sperimentale, inventivo e innovativo di testa, ma ancora incerto e spaurito di mano, che qualsiasi catalogo dei possibili esordi accredita di una decina di opere drammaticamente diverse l'una dall'altra, e nessuna sicura più dell'altra". Si tratterebbe dunque dell'opera di un giovane Giorgione, teso a sperimentare e risperimentare per trovare la sua cifra stilistica: siamo probabilmente di fronte al punto di partenza di un percorso che avrà come traguardo il Ritratto Giustinian di Berlino. "Certezze assolute non ce ne sono ancora - spiega Danila Dal Pos - ma quest'opera si colloca a livelli molto alti e poterla finalmente ammirare da vicino, come si potrà fare in Casa di Giorgione, è un'occasione da non perdere". (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Particolare dalla locandina della inaugurazione del Museo Federico II Stupor Mundi a Jesi A Jesi un nuovo Museo: il Museo Federico II Stupor Mundi
Museo multimediale per rivivere la storia che ha cambiato la Storia

www.federicosecondostupormundi.it

Nello storico Palazzo Ghislieri a Jesi, la città che ha dato i natali a Federico II di Svevia, inaugurato l'1 luglio il primo grande museo a lui dedicato, che riprende l'appellativo con cui veniva chiamato l'imperatore dai suoi contemporanei per affermare la sua inesauribile curiosità intellettuale. Il progetto è nato dalla volontà dell'imprenditore e presidente della Fondazione Federico II Stupor Mundi, Gennaro Pieralisi, di dedicare al grande Imperatore un luogo che potesse ripercorrerne la vita straordinaria, raccontare le sue imprese sia in politica che in cultura, e diffondere la conoscenza degli edifici, palazzi, castelli e vestigia, ancora conservati in Italia e in Europa.

Il Museo è stato realizzato con fondi privati e il contributo di Fondazione Marche in collaborazione con il Comune di Jesi, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, la Fondazione Federico II Hohenstaufen, la Fondazione Pergolesi Spontini e la Regione Marche. La curatela scientifica è stata affidata a Anna Laura Trombetti Budriesi, docente di Storia medievale all'Università degli Studi di Bologna, coadiuvata da Laura Pasquini e Tommaso Duranti, ricercatori presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dello stesso ateneo. L'allestimento museografico è stato realizzato dalla società Volume S.r.L di Milano, capofila per questo progetto di un team di aziende quali Euphon, Studio'80, Castagna-Ravelli e Sydonia Production.

Il Museo Federico II Stupor Mundi sorge in una posizione unica al mondo: la stessa piazza dove il 26 dicembre 1194 Costanza d'Altavilla, sotto una tenda in mezzo al popolo, diede alla luce Federico II Hohenstaufen, futuro Re di Germania e di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero. Il ricordo della città natale rimase vivo nella memoria dell'Imperatore Svevo, come mostra la lettera inviata agli abitanti di Jesi nell'agosto 1239, nella quale la descrive come "nobile città della Marca, insigne principio della nostra vita, terra ove la nostra culla assurse a particolare splendore" e la definisce "la nostra Betlemme". La nascita di Federico II nella città marchigiana, ed i privilegi ad essa concessi dai suoi eredi, è alla base dell'antica definizione di "Jesi Città Regia".

Federico II di Hohenstaufen non fu solo un grande politico e condottiero, ma anche un personaggio di rara intelligenza, un fine intellettuale e studioso capace di anticipare i tempi. Si circondò di poeti eccelsi, con cui fondò la Scuola Poetica Siciliana, alla base della nascita della letteratura italiana; i suoi interessi per il sapere e la ricerca comprendevano anche i campi della medicina, dell'astronomia e della matematica, fu uomo di potere e uomo di cultura. Sedici sale tematiche, disposte su tre piani, che attraverso accurate ricostruzioni scenografiche e tridimensionali, installazioni multimediali e l'utilizzo di tecnologie di ultima generazione, come il video mapping e supporti touch-screen, costituiranno un vero e proprio viaggio immersivo e multisensoriale alla scoperta di Federico II di Svevia: la nascita e la storia dei suoi antenati; l'incoronazione come Imperatore nella medievale Basilica di San Pietro; il suo rapporto con i papi e la Chiesa; la Crociata in Terrasanta; le mogli e la discendenza; la sua passione per la falconeria (fu autore di un prezioso trattato ancora oggi attuale e modernissimo); il suo sconfinato interesse per le arti, le scienze e il sapere, che hanno contribuito a creare l'immagine di un mito che, per la prima volta, viene racchiusa in un unico luogo. (Comunicato ufficio stampa Flaminia Casucci)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

'AmarCorti'
Umbria Film Festival


25a edizione Montone (Perugia) - 07-11 luglio 2021
www.umbriafilmfestival.com

Per i suoi 25 anni di attività, l'Umbria Film Festival lancia la prima edizione di 'Amarcorti', sezione competitiva dedicata ai cortometraggi italiani. A iscrizione gratuita, il bando scade il 16 maggio 2021 e si rivolge a registi italiani o residenti in Italia, con particolare attenzione alle cinematografie emergenti, ai giovani cineasti e agli indipendenti. Possono partecipare a questa sezione corti realizzati nel triennio 2019-2021 della durata massima di 25 minuti (titoli inclusi), senza alcuna preclusione di stile o di genere. Sono ammessi alla selezione anche cortometraggi già presentati o premiati in altri festival. Due i Premi per questa prima edizione di 'Amarcorti'. Per il Miglior Corto, la distribuzione internazionale sulla piattaforma CinemaItaliaUK e la collaborazione per la realizzazione di una nuova opera a cura di Produzione Straordinaria S.r.l. Prevista anche una Menzione d'Onore, che permetterà al premiato il libero accesso all'archivio di Augustus Color, eccellenza da oltre 40 anni nel campo della produzione, post-produzione e restauro di vecchie pellicole.

'Questo nuovo bando - sottolinea la direzione artistica - dà la possibilità ai giovani cineasti di vedere il frutto del proprio lavoro giudicato da professionisti del settore e permette loro di portare il proprio lavoro là dove dovrebbe sempre essere mostrato: sul grande schermo, dove il pubblico del festival potrà vederlo e apprezzarlo”. Il festival, che si avvale della presidenza di Terry Gilliam, della direzione artistica di Vanessa Strizzi, e della direzione organizzativa di Chiara Montagnini e Marisa Berna, ha da poco lanciato una campagna di crowdfunding per sostenere le sue attività. Anteprime cinematografiche, cortometraggi, performance musicali e laboratori e anche un progetto speciale, (In The) Limelight, una mostra diffusa di arte contemporanea che coinvolgerà 3 giovani artisti emergenti. (Comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Locandia della rassegna Aqua Film Festival 2021 I Premi della quinta edizione di Aqua Film Festival
25, 26 e 27 marzo 2021
Online su MyMovies.it
www.aquafilmfestival.org

Si è tenuta la quinta edizione di Aqua Film Festival, rassegna internazionale che racconta, con lo strumento cinematografico e di documentazione, lo straordinario mondo dell'acqua nei suoi diversi valori e funzioni di utilizzo. Con la direzione artistica di Eleonora Vallone - pittrice, stilista, autrice, attrice di cinema, televisione e teatro, giornalista ed esperta di metodologie salutistiche in acqua - le proiezioni del festival, organizzato da Universi Aqua Associazione Culturale no profit, si sono tenute, gratuitamente, sulla piattaforma internazionale di MyMovies.it e la visione in replay sarà possibile fino a martedì 30 marzo. Durante la serata di premiazione, che si è tenuta sempre su in streaming su MyMovies.it, sono stati rivelati i Premi Finali della quinta edizione del festival. Ricca la presenza di film, corti e documentari, giudicati da una prestigiosa Giuria presieduta dal regista, scenografo e costumista Premio Oscar, Gianni Quaranta, affiancato da Francesco Mariotti, Rita Dalla Chiesa, Jonis Bascir, Carlotta Calori, Carlotta Bolognini, Massimo Terranova, Roberto Leoni, Valeria Milillo e Laura Bortolozzi.

L'edizione 2021 dell'Aqua Film Festival è stata patrocinata da: Unesco - Commissione Nazionale Italiana con il supporto di WWAP Unesco Risorse idriche mondiali, Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, UNICEF Italia, ENIT - Agenzia Nazionale del Turismo, Federpesca, Consolato Onorario del Principato di Monaco a Firenze, C.O.N.I. - Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Anica, Istituto Cine-Tv 'R. Rossellini', Unimed - Mediterranean Universities Union, MediCinema Italia Onlus, NuovoImaie, Istituto Svizzero. Sponsor del festival: PromoTurismoFVG. Partner dell'Aqua Film Festival, inoltre: Ancim - Associazione Nazionale Comuni Isole Minori, Marina Corazziari Gioielli. Technical partner: Aquaniene, Artemare Club, Fenice Comunicazione, MARGI - Orologi dal 1964. Media Partner: Canale Energia, Change.org, LifeGate, Spettacolo News. Sostenitori del festival: Fondazione Italiana di Bioarchitettura, Marevivo, Tevere Day.

___ Premi

- Premio Sorella Aqua - Miglior Corto AFF 2021: "Apollo 18", di Marco Renda
Il viaggio raccontato come dramma e sogno. Due punti di vista che convergono in un suggestivo e surreale incontro.

- Premio Sorella Aqua - Miglior Cortino AFF 2021: "BLU", di Paolo Geremei
Un colpo di vento, uno schizzo d'acqua e uno sguardo complice. Basteranno a cambiare la vita di un bambino speciale?

- Aqua & Turismo - Premio ENIT Ente Turismo Italiano (premio sul turismo ambientale): "Lezioni di pianura", di Matteo Bellizzi
Un viaggio acquatico musicale immaginifico per celebrare il paesaggio e la grandezza ingegneristica del Canale Cavour, nel vercellese. Cinque lezioni per scoprire la bellezza e l'importanza di un territorio unico.

- Menzione Speciale Aqua & Ambiente (assegnata da PromoTurismoFVG): "M(o)AI + Plastica", di Dario Carotenuto e Dario Catania
Rapa Nui è l'isola dei sogni dove turisti e viandanti si recano per trascorrere in spensieratezza le proprie vacanze alternative sull'Isola di Pasqua che è diventata un enorme ricettacolo di plastiche e microplastiche responsabili di danni ingenti all'ecosistema.

- Menzione Speciale Auqa & Isola (assegnato da ANCIM): "Il guardiano del faro" di Ole-Andrè Ronneberg (Norvegia)
Gunnar vive una vita di routine da solo in un faro. Un giorno arriva una sirena e il suo stile di vita solitario e pieno di routine viene messo alla prova.

- Menzione Speciale Aqua & Thriller (assegnato da Artemare Club): "Si sospetta il movente passionale con l'aggravante dei futili motivi", di Cosimo Alemà
Giulia si prepara a trascorrere un week-end con Lucio. Tuttavia, ad aspettarla nella villa in cui si sono dati appuntamento non trova lui, ma tre sconosciute.

- Menzione Speciale Aqua & Animation: "Lost&Found", di Andrew Glodsmith e Bradley Slabe
Un goffo dinosauro fatto all'uncinetto dovrà sbrogliarsi completamente per riuscire a salvare l'amore della sua vita.

- Menzione Speciale Aqua & Architettura: "Lezioni di Pianura", di Matteo Bellizzi
Un viaggio acquatico musicale immaginifico per celebrare il paesaggio e la grandezza ingegneristica del Canale Cavour, nel vercellese. Cinque lezioni per scoprire la bellezza e l'importanza di un territorio unico.

- Menzioni Speciali Aqua & Music: "Lezioni di Pianura", di Matteo Bellizzi e "Pani Doctors", di Katalin Ambrus

.. Lezioni di pianura: Un viaggio acquatico musicale immaginifico per celebrare il paesaggio e la grandezza ingegneristica del Canale Cavour, nel vercellese. Cinque lezioni per scoprire la bellezza e l'importanza di un territorio unico.

.. Pani Doctors: La baraccopoli indiana Khara Kuaa si trasforma in un colorato palcoscenico teatrale dove Rekha Devi, Zeenat Begum e i loro vicini disimballano il kit scientifico per il test dell'acqua. Un educativo musical sviluppato in collaborazione con le donne di due baraccopoli di Jaipur, che hanno partecipato a un progetto di modello idrogeologico.

- Menzione Speciale Aqua & Social (E): "La Grande Onda di Angelo Vassallo", di Giuseppe Falagario
La Grande Onda narra la realizzazione dell'Opera Artistica la Grande Onda di Angelo Vassallo, ubicata nel porto di Acciaroli, opera realizzata grazie al contributo intellettuale e operativo di uomini e donne che hanno creduto in questo messaggio così importante per la tutela del mare.

- Menzione Speciale Aqua & Students: "Basta farlo - Chiudi il rubinetto", a cura degli studenti del NABA (Nuova Accademia di Belle Arti Milano)
Secondo il rapporto mondiale sullo sviluppo delle risorse idriche del 2018 rilasciato dall'ONU, entro il 2050 circa 5 miliardi di persone non avranno la quantità d'acqua necessaria al proprio sostentamento e la domanda aumenterà circa dell'1% ogni anno senza possibilità di soddisfarla: chiudere il rubinetto è un gesto metaforico sia davanti a questa emergenza che in campo economico per evitare gli eccessi e sprechi. Basta farlo!

- Menzione Speciale Fratello Mare, Amico Fiume, Caro Lago: "Il fiume di Annibale", di Giacomo Gatti
La battaglia della Trebbia (18 dicembre del 218 a.C.) raccontata dal punto di vista del fiume. Lo scontro leggendario e tragico tra Annibale e i romani rivive attraverso la potenza evocativa della natura e dei luoghi autentici che hanno visto passare la Storia...

- Prima edizione Premio Teatro e Sostenibilità: Reading teatrale di Alessandro Sena con Alessandro Preziosi e Nicole Grimaudo, prodotto da ACEA e assegnato al Teatro di Roma Argentina. (Comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Banner di presentazione della rassegna letteraria PassoLaParola PassoLaParola - Letture in lingua tedesca
www.austriacult.roma.it

Ciclo di letture che presenta il meglio della letteratura in lingua tedesca. Questa seconda stagione vede nuovamente otto rinomati autori austriaci e tedeschi leggere per voi dalle pagine di un loro romanzo, recentemente uscito in traduzione italiana. Gli autori leggono in tedesco, con sottotitoli in italiano, direttamente dalle loro abitazioni, i loro studi, o da dove preferiscono loro. Ogni lettura è preceduta da una breve introduzione, una presentazione dell'autore e della sua opera, a cura di giornalisti, critici e da chi, semplicemente, ama la letteratura. PassoLaParola è una cooperazione fra il Goethe-Institut e il Forum Austriaco di Cultura Roma. Un nuovo percorso nella letteratura in lingua tedesca contemporanea. I ciclo di letture è online, sui siti web e sui canali social del Forum Austriaco di Cultura Roma e del Goethe-Institut.

___Appuntamenti

.. 23 marzo - Felicitas Hoppe, "Pigafetta"
.. 25 marzo - Clemens Setz, "Die Stunde zwischen Frau und Gitarre"
.. 30 marzo - Terezia Mora, "Alle Tage"
.. 01 aprile - Julya Rabinowich, "Dazwischen: ich"
.. 06 aprile - Ilija Trojanow, "Der Weltensammler"
.. 08 aprile - Carolina Schutti, "Einmal muss ich über weiches Gras gelaufen sein"
.. 13 aprile -Angela Lehner, "Vater unser"
.. 15 aprile - Uwe Timm, "Die Entdeckung der Currywurst"





Locandina della rassegna Dante Musicus _ Vita Nuova alla Divina Commedia Dante Musicus
Vita Nuova alla Divina Commedia

termina il 16 aprile 2021
Presentazione

In occasione del VII centenario della morte di Dante, l'Associazione Culturale Italo-Ellenica AIAL (Associazione Italiana Amici di Leros) in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di Atene una serie di tre documentari musicali realizzati a cura del M° Sorini. Musicologo e polistrumentista, si interessa particolarmente di Early Music (la musica medioevale e rinascimentale), e della sua produzione abbiamo presentato il documentario musicale Raphael Urbinas in occasione del cinquecentenario di Raffaello. L'itinerario ideale in tre tappe compiuto dal M° Sorini illustra le relazioni di Dante e del suo tempo con la musica, tre diversi aspetti dei rapporti tra Dante e la musica visti attraverso la sua opera e la sua vita. In ciascuna di queste tre tappe, non si limita alla già di per sé interessante esposizione didattica, ampiamente documentata da un vasto corredo iconografico, ma si fa anche interprete attraverso l'esecuzione del duo Syrenarum, con strumenti musicali d'epoca oggi scomparsi, e del coro polifonico Narnia Cantores. Musicando le terzine dantesche, per fare un piccolo esempio... I tre filmati sono stati realizzati per la 4° rassegna culturale online LogInItaly, in rete dal 22.1 al 16.4.2021, e sono sottotitolati in greco.

_ Vita Nuova alla Divina Commedia
Viaggio alla scoperta della musica nell'opera di Dante tra melodie sacre, trovatori e Fedeli d'Amore

- ...e 'l dolce suon per canti era già` inteso - Dante e la Musica
- Amor che nella mente mi ragiona... - Dante ed i Fedeli d'Amore
- ...lo scendere e 'l salir per l'altrui scale - Dante e l'esilio




Olivetti Design Talks
www.archiviostoricolivetti.it

L'Associazione Archivio Storico Olivetti, in collaborazione con Fondazione Adriano Olivetti, Olivetti S.p.A. e il Politecnico di Torino, presenta la prima stagione di una serie inedita di appuntamenti digitali dedicati all'eccellenza del design, delle architetture e alla contemporaneità dello «Stile Olivetti», raccontati grazie alla partecipazione di ospiti autorevoli, il patrocinio del Comune di Ivrea e quello di numerosi enti di spessore internazionale. Un percorso dinamico tra passato, presente e futuro che permetterà di scoprire in maniera innovativa la #StoriaDiInnovazione dell'azienda fondata da Camillo Olivetti nel 1908, oggi Digital Farm per l'IoT del Gruppo Tim.

Tredici giovedì che, dalle 18.30 alle 19.30 sulla la piattaforma Zoom, offriranno una visione ampia ed inclusiva sul design, in coerenza con il nuovo posizionamento di Olivetti (#DesignMeetsTehnology). Tutti gli incontri verranno promossi sulle piattaforme social a fianco degli enti partecipanti e successivamente resi disponibili sui canali YouTube di Associazione Archivio Storico Olivetti e Olivetti. Le sessioni live saranno moderate da Gaetano di Tondo, Presidente dell'Associazione Archivio Storico Olivetti e VP, Communication & External Relations Director di Olivetti, e da Pier Paolo Peruccio, Professore associato del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino e World Design Organization directors board member.

"L'esperienza di Olivetti - sottolinea Gaetano di Tondo - ha segnato indelebilmente la storia industriale, del design, più in generale la storia della cultura nel mondo. È compito nostro riscoprire quei valori di creatività e innovazione per attualizzarli a servizio della comunità odierna. Olivetti Design Talks offre un contributo per una discussione approfondita su un tema, quello del design, che sempre più da vicino interpella le nuove tecnologie e, in ultima analisi, la nostra vita quotidiana". "Alla Olivetti - ricorda Pier Paolo Peruccio - si investivano risorse nella ricerca di base, si studiavano e si analizzavano i fenomeni anche in ambiti lontani dalle attività principali di business, senza vincolare il risultato a una precisa ricaduta economica. Chi lo farebbe oggi? Si faceva innovazione non guardando soltanto allo sviluppo di nuovi prodotti, ma innovando i luoghi di lavoro e ponendo sempre al centro il lavoro e la dignità della persona: questo accadeva a Ivrea come a Città del Messico o a Pozzuoli."

___ Appuntamenti in programma

25 febbraio - Dalla Fabbrica alla Digital Farm
11 marzo - Lettera 22: la macchina perfetta | Locandina convegno
25 marzo - La bellezza in mostra: gli show-room
15 aprile - Innovare l'Identità: Il logotipo e il lettering
29 aprile - L'Innovazione nel calcolo: ELEA 9003 e Programma 101
13 maggio - I 14 Compassi d'Oro: #DesignMeetsTechnology
27 maggio - Le architetture a Ivrea, Città Industriale Patrimonio Unesco
3 giugno - Valentine, la portatile rivoluzionaria
10 giugno - #Worldwide: l'influenza del design Olivetti
17 giugno - Casa Blu Olivetti a Ivrea, dove il Design incontra l'Innovazione
1 luglio - Raccontare Olivetti
15 luglio - Comunità
22 luglio - Il Valore del Territorio




FEDIC
72 anni di cinema in 70 film di registi


dal 25 gennaio 2020
www.youtube.com/watch?v=rcUaIdZelGE&list=PLtVRElSqB9q4Pwu_-LZKjttvjb3-9_PUI

Sul canale Mi Ricordo - L'Archivio di tutti, la playlist FEDIC-72 anni di cinema, composta da 70 cortometraggi di autori FEDIC (Federazione Italiana dei Cineclub), tra cui ricordiamo Giuseppe Ferrara e Franco Piavoli e Bruno Bozzetto, conservati e digitalizzati dal CSC-Archivio Nazionale Cinema Impresa. La rassegna online è composta da opere che fanno parte della storia della FEDIC, un'Associazione Culturale nata nel 1949 a Montecatini Terme, e realizzate da registi il cui contributo rilevante è servito a promuovere il superamento dell'etichetta di cinema amatoriale, per arrivare ad affermare quella di Cinema Indipendente.

Si tratta di una produzione filmica sensibile, che interpreta e riflette sui problemi contemporanei, capace di stimolare la ricerca delle possibilità espressive del linguaggio cinematografico: un cinema all'insegna della libertà creativa e produttiva, nato dall'impegno di autori responsabili delle loro opere, per l'intero percorso progettuale che va dall'ideazione al prodotto finito. La playlist, che sarà implementata nei prossimi mesi, propone titoli di fiction e documentari di impegno civile, di critica sociale, di osservazione della realtà, come quelle di Giampaolo Bernagozzi, Nino Giansiracusa, Renato Dall'Ara, Adriano Asti, Luigi Mochi, Francesco Tarabella e del duo Gabriele Candiolo - Alfredo Moreschi; non mancano opere narrative, spesso poetiche, come quelle di Paolo Capoferri, Piero Livi, Mino Crocè e Nino Rizzotti, ma anche di Massimo Sani, Giuseppe Ferrara e Franco Piavoli, che si sono poi affermati come autori cinematografici e televisivi.

Un impegno che si riscontra anche nella sperimentazione di nuove forme espressive, si pensi a Tito Spini e, per quanto riguarda il cinema d'animazione, a Bruno Bozzetto e Nedo Zanotti. Non mancano opere recenti capaci di offrire uno sguardo acuto sul nuovo millennio, tra queste ricordiamo i film di Enrico Mengotti, Turi Occhipinti - Gaetano Scollo, Rocco Olivieri - Vincenzo Cirillo, e Franco Bigini, Giorgio Ricci, Giorgio Sabbatini e Beppe Rizzo che rende omaggio a Totò. Sono testimonianze, tracce interessanti, da leggere nel loro insieme, per aggiungere un punto di vista nuovo sul Paese. Uno sguardo che completa quello offerto dal cinema d'impresa, di famiglia e religioso conservato, digitalizzato e reso disponibile dall'Archivio Nazionale Cinema Impresa sui propri canali: Youtube CinemaimpresaTv, Documentalia e Mi ricordo-l'archivio di tutti.

Cinemaimpresatv, con oltre 7 milioni di visualizzazioni, è la testimonianza dell'interesse crescente per materiali di repertorio poco o per nulla conosciuti. La playlist Fedic-70 anni di cinema è il momento finale di un lungo lavoro di archiviazione, selezione e digitalizzazione, curato da Mariangela Michieletto con la collaborazione di Diego Pozzato e Ilaria Magni. Parte delle opere sono state restaurate digitalmente nel laboratorio dell'Archivio Nazionale Cinema Impresa con il contributo di Giorgio Sabbatini, regista e presidente del Cineclub FEDIC Piemonte, nonché componente insieme a Giorgio Ricci del Comitato Scientifico Cineteca FEDIC presieduto dal critico e storico del cinema Paolo Micalizzi. Il fondo FEDIC, composto da 5442 audiovisivi, è stato depositato nell'Archivio di Ivrea nel 2017. (Comunicato stampa)




Particolare dalla locandina del concerto slavo bizantino Luce d'Oriente a Palermo "Luce d'Oriente"
Concerto Narrato
Un viaggio sonoro Slavo-Bizantino a Palermo


.. 06 gennaio 2020, ore 18.00
www.facebook.com/tvmpalermo

.. TVM Palermo (canale 18 del digitale terrestre), ore 21.30

L'Associazione per la musica antica "Antonio Il Verso" di Palermo propone l'esecuzione di questo concerto presso la chiesa di Sant'Alessandro di Comana. Il repertorio concerne canti di Natale Bizantini e canti paraliturgici che evocano le atmosfere della Russia. L'Associazione per la musica antica "Antonio Il Verso" partecipa alla programmazione "Accendiamo una luce" di eventi in streaming per le Festività Natalizie e di Fine Anno promossi dal Comune di Palermo.

La chiesa di Sant'Alessandro di Comana, ex chiesa dei Carbonai, sita a Palermo nell'antico quartiere della Loggia, è oggi sede della Comunità Ortodossa. La chiesa è frequentata da persone di diverse nazionalità, russi, bielorussi, ucraini, serbi, georgiani, eritrei e italiani di tradizione greca. In questa comunità si è formato nel 2013 il coro Svete Tikhij "Luce Gioiosa" per gli uffici liturgici. Il coro con l'acquisizione di nuovi membri, sia russi, sia italiani, professionisti, svolge un'attività concertistica volta a far conoscere repertori liturgici e paraliturgici di tradizione ortodossa. Nella tradizione Cristiana d'Oriente il canto liturgico, rigorosamente "a cappella" è lo strumento della preghiera, un servizio offerto alla comunità, un ministero nei confronti di dio; esso è inseparabile dal rito. Affinché il canto divenga preghiera è necessario che ciascun cantore superi il compiacimento nell'ascoltare la propria voce e la faccia diventare voce della propria anima.

Dalla collaborazione tra Irina Nedoshivkina Nicotra, direttrice del coro Svete Tikhij e l'etnomusicologa palermitana Maria Rizzuto, il concerto narrato è uno spettacolo al fine di trovare una modalità dialogica con la Città, per condividere repertori di straordinaria bellezza poco conosciuti in Occidente. La struttura dello spettacolo prevede che parola e canto si alternino, rafforzandosi reciprocamente, all'interno del più ampio contesto narrativo evocato dai canti eseguiti secondo l'iter dell'azione rituale. Durante il concerto narrato, il narratore accompagna gli ascoltatori nelle atmosfere musicali, simboliche e linguistiche dell'Oriente Cristiano. Infatti, nel mondo bizantino un unico corpus testuale è stato tradotto in molte lingue.

Pertanto i canti sono in Slavonico, Georgiano, Greco, Aramaico. Questa peculiarità amplifica le sollecitazioni musicali che il pubblico riceve e che, attraverso la narrazione, ciò che inizialmente sembrava estraneo, alla fine del concerto narrato, diventa intimo. Una dolcezza particolare tocca il cuore del pubblico, la narrazione ha proprio questa funzione: accompagnare gli ascoltatori, coinvolgendoli, permettendo loro di comprendere ciò che accade e di intuire la profondità dei canti altrimenti inaccessibili al pubblico italiano che ne sconosce i repertori. Proprio il suono del canto e il suono della parola narrata divengono così due mani che accompagnano gli ascoltatori in un'esperienza emozionante alla scoperta di universi inaspettati.

La chiesa di Sant'Alessandro di Comana fu costruita grazie ai fondi della ricca confraternita dei Carbonai. I lavori furono avviati nel 1725 e la chiesa fu consacrata nel giorno dell'Epifania del 1737. L'edificio fu dedicato al Santo Alessandro di Comana, detto anche "il Carbonaio". Una storia travagliata ha caratterizzato il destino della chiesa. Nel corso del XIX secolo l'edificio fu trasformato in un magazzino e venne riaperto al culto nel 1870. Nel 2000 l'edificio fu sottoposto a un intervento di restauro, nel corso del quale fu scoperta un'ampia cripta. Divenne poi sede distaccata dell'Accademia di Belle Arti di Palermo, ospitando un corso sperimentale di Arte sacra e pittura.

Dall'8 settembre 2013 l'edificio è stato affidato ai fedeli della Chiesa Ortodossa Russa divenendo parrocchia di Sant'Alessandro del Patriarcato di Mosca. In quel giorno, con la benedizione dell'Arcivescovo di Egor'evsk Mark Golobkov ed alla presenza del Sindaco di Palermo, è stata celebrata la prima divina liturgia. Nell'abside centrale nell'anno 2014 è stata installata una grande icona della Santissima Trinità donata dal celebre iconografo russo Aleksandr Sokolov.

Ciò che lega particolarmente questa piccola chiesa Russo-Ortodossa alla Storia di Palermo sta nell'iconostasi in legno intagliato che è la fedele riproduzione dell'originale iconostasi della prima cappella Russo-Ortodossa di Palermo, sita nella Villa Olivuzza che ospitò nel 1845 lo zar Nicola I, la sua famiglia e la sua corte. Lo stesso villino dell'Olivuzza, acquistato nel 1898 dalla prestigiosa famiglia dei Florio, divenne sotto il progetto dell'architetto Ernesto Basile, una delle opere più emblematiche dell'architettura Liberty, conosciuto oggi come villino Florio. L'iconostasi originale attuale locale chiesa Ortodossa Russa di Vevey in Svizzera. (Comunicato stampa)




GB Viaggi estende gli orizzonti del Mare Italia
Si arricchisce il portfolio dell'offerta con l'ingresso di importanti GB Club in Sicilia, Puglia e Campania


www.gbviaggi.it

Nuova linfa per la GB Viaggi pronta a presentare al mercato importanti novità che riguardano la programmazione della stagione 2021. Un lavoro di rafforzamento della pianificazione e caratterizzazione dell'offerta svolto in maniera meticolosa dalla GB Viaggi che esprime grande soddisfazione per i risultati ottenuti, perfettamente in linea con la mission aziendale votata al mantenimento di alti standard qualitativi. Sono 3 le new entry a marchio GB Club che andranno ad arricchire il portfolio del Gruppo GB Viaggi nel 2021, dopo un 2020 inizialmente molto incerto a causa dell'emergenza sanitaria dettata dal Covid-19, che ha portato, contro ogni previsione, ad un successo inaspettato e al superamento degli obiettivi con un + 20% del fatturato rispetto alla stagione 2019.

Il tour operator specializzato nell'incoming sul Mare Italia ha allargato le mete proposte ampliando gli orizzonti ricettivi in Sicilia, Puglia e Campania con nuove proposte che rispecchiano l'impegno nell'offrire sempre il meglio per ogni vacanza. Un'offerta volutamente omogenea che abbraccia gli innovativi trend verso cui si sta indirizzando un nuovo concetto di vacanza: contatto con la natura, ampi spazi aperti, sole, mare, benessere, accoglienza e servzi di livello. Le novità riguardano l'ingresso del GB Club La Playa nella splendida cornice siciliana di Marina di Patti; il GB Club Lamanna's situato a Castro Marina, la perla della costa salentina e infine il GB Club Hydra Village nel cuore del parco nazionale del Cilento a Casal Velino Marina in provincia di Salerno.

Tutte le strutture sono 3 stelle superior e godono dei migliori servizi GB Club. La scelta ideale per una vacanza insieme alla famiglia o con gli amici con la garanzia di prezzi competitivi grazie alla formula all inclusive. Scegliendo un GB Club, poi, il divertimento è assicurato con la presenza di un'animazione selezionata direttamente dalla GB Viaggi. Il tour operator, dopo aver analizzato Il trade, continua a scommettere sul mercato Italia, puntando ad un futuro principalmente tricolore. L'ampliamento della rosa dell'offerta turistica va nella direzione di una crescita graduale e costante conforme al piano di sviluppo aziendale.

Per il brand GB Viaggi "abbiamo voluto ampliare l'offerta nazionale per rafforzare la nostra identità e incisività nelle differenti mete proposte - spiega Domenico Stefanelli, Direttore delle Vendite - Quella del 2021 si preannuncia come una stagione sfidante, ma siamo convinti che, se siamo riusciti ad incrementare I fatturati in un periodo di emergenza senza precedenti, possiamo programmare un aumento del fatturato per il 2021 pari al 30%". Le novità non finiscono qui! La programmazione per la stagione 2021, infatti, non è ancora conclusa e si prevede l'ampliamento del portfolio delle offerte con diverse altre new entry tutte concentrate nel Sud Italia. Bisogna aspettare la pubblicazione del nuovo catalogo 2021 per avere svelate tutte le novità. (Comunicato stampa)

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The Rough Guide - Sicilia (Recensione di Ninni Radicini a un libro turistico sulla Sicilia)




Copertina rivista Bianco e Nero numero 598 Cinema & Covid-19
Nuovo numero della rivista "Bianco e Nero"

www.fondazionecsc.it

I cinema sono chiusi, le troupe sono al lavoro. Si stanno producendo molti film e nessuno sa, al momento, se e quando e dove li si potrà vedere. C'è grande confusione sotto il cielo, ma chissà se il momento è propizio? Cosa sta davvero succedendo al cinema ai tempi del Covid-19? "Bianco e Nero", la rivista del Centro Sperimentale di Cinematografia edita con Edizioni Sabinae, tenta di rispondere. Nel nuovo numero (il 598) in libreria dai primissimi giorni di dicembre, "Bianco e Nero" affronta un tema di grande attualità, come già fatto nel 2019 con uno storico numero doppio dedicato a Netflix e alle piattaforme digitali. "Cinema e Covid" è il titolo di un fascicolo che affronta l'argomento da molteplici punti di vista: produttivo, economico, distributivo, creativo. Intervengono grandi registi che nel corso del 2020 hanno, nonostante tutto, lavorato: creando storie legate all'emergenza sanitaria o portando a termine progetti già avviati.

Nel numero potrete leggere le riflessioni di Elisa Fuksas, Silvia Napolitano, Costanza Quatriglio, Michele Alhaique, Pupi Avati, Marco Bellocchio, Francesco Bruni, Walter Fasano, Fabrizio Gifuni, Mario Martone, Gianfranco Rosi, Gabriele Salvatores, Andrea Segre, Sydney Sibilia, Enrico Vanzina, Carlo Verdone, Daniele Vicari. Vengono intervistati operatori del settore nei campi della produzione, della distribuzione, dell'esercizio. Si affronta il tema - sconosciuto ai più - della gestione e manutenzione delle sale durante la forzata chiusura. Si racconta cosa succede all'estero, dall'Europa alla Cina - l'unico paese dove il cinema è rifiorito... - agli Stati Uniti.

Si analizzano alcuni casi esemplari: l'uscita di "Tenet" (che doveva salvare la stagione, e c'è riuscito solo in parte), la decisione della Disney di mandare "Mulan" direttamente in streaming, il successo "postumo" di un film - "Contagion" di Soderbergh - uscito nel 2011 ma rivelatosi incredibilmente profetico. E si racconta, anche, cosa è successo al Centro Sperimentale: la più importante scuola di cinema d'Italia, una delle più antiche e prestigiose del mondo, che ha dovuto rivedere i propri programmi didattici alla luce dei protocolli di sicurezza. (Comunicato ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)




Fondazione In Between Art Film

Per diffondere la cultura delle immagini in movimento e di sostenere gli artisti, le istituzioni e gli organismi di ricerca internazionali che esplorano il dialogo tra le discipline e i territori di confine tra cinema, video, performance e installazione, nasce a Roma la Fondazione In Between Art Film. Su iniziativa della sua fondatrice e Presidente Beatrice Bulgari, la Fondazione In Between Art Film intende contribuire al dibattito artistico internazionale, approfondendo la riflessione sulla natura, il ruolo e le potenzialità delle immagini in movimento nel nostro presente. Il team che la affiancherà nello sviluppo del programma culturale: Alessandro Rabottini in qualità di Direttore Artistico e Leonardo Bigazzi e Paola Ugolini nel ruolo di curatori.

"Da quando è iniziata l'avventura di In Between Art Film nel 2012," afferma Beatrice Bulgari "ho avuto la fortuna di accompagnare nel loro percorso creativo tanti talenti che hanno arricchito e trasformato i linguaggi del video, del film, della performance e dell'installazione. Le produzioni e i progetti che abbiamo fino ad ora sostenuto hanno costituito momenti di crescita per me e per le persone che con me lavorano e ci hanno sempre di più fatto comprendere come gli artisti riescano a ridefinire continuamente la nostra comprensione della realtà. Le immagini in movimento ci emozionano, ci informano, ci scuotono e ci fanno riflettere: esse sono uno straordinario strumento di relazione con il mondo che ci circonda. (...)" (Estratto da comuncato stampa Lara Facco P&C)




Fermoimmagine dal film La scuola allievi Fiat Tutti in classe!
www.youtube.com/playlist?list=PL15B-32H5GlJRTfrCCc-ZlSRBJ0DRvP1K

Rassegna online di materiali d'archivio organizzata dall'Archivio Nazionale Cinema d'Impresa di Ivrea che è parte della Cineteca Nazionale. La playlist Tutti in classe, disponibile sul canale Youtube CinemaimpresaTV, racconta la scuola grazie ai tanti punti di vista offerti dai film conservati a Ivrea: dalle rigide scuole per allievi Fiat degli anni Sessanta, ai comunicati pubblicitari che invitano a l'acquisto di prodotti scolastici a prezzi popolari o di raffinate macchine da scrivere Olivetti. La rassegna online propone anche punti vista non aziendali, come i film di famiglia che immortalano il primogenito - di solito con la nascita del secondo figlio la cinepresa era già in soffitta - con grembiule e cartella o le gite scolastiche che inauguravano l'arrivo della primavera; e con due titoli della Documento Film: il primo, Seconda D, è un documentario parte di una serie diretta da Sergio Amidei e Luciano Emmer, il secondo, Giorno di Scuola, documenta con toni paternalistici il primo giorno di scuola in un paesino della Toscana nel 1954.

"Tutti in classe" termina con La scoperta della logica, diretto da Franco Taviani per Olivetti, il film descrive un esperimento didattico volto a insegnare agli alunni delle classi elementari la matematica con il sussidio del gioco e dell'osservazione del mondo reale, per arrivare a comprendere quali sono le tappe che portano i bambini alla scoperta della logica. Insomma, uno sguardo sulla scuola dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta per ricordare il periodo della vita di ognuno in cui l'ansia per un compito in classe era il problema più grande che potevi avere. (Comunicato ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)

___ Programma

- Seconda D (Basilio Franchina, 1951, 12')
- Giorno di scuola (Giorgio Ferroni, 1954, 10')
- La scuola allievi Fiat Giovanni Agnelli (Stefano Canzio, 1962, 14')
- Olivetti, Lettera 32 (Aristide Bosio, 1965, 1')
- Mi ricordo... I primi giorni di scuola (ca. 1965/1972, 1')
- Vieni alla Standa e guarda il prezzo (ca. 1970-1979, 1')
- La scuola comincia alla Standa (1977, 2')
- La scoperta della logica (Franco Taviani, 1970, 13')




Copertina del CD degli Alenfado "Passeando"

Il 22 maggio 2020 è uscito il primo CD del gruppo musicale palermitano Alenfado. Il titolo portoghese Passeando, che vuole intenzionalmente e significativamente richiamare il termine siciliano Passiando (nonché lo spagnolo Paseando), evoca una passeggiata musicale attraverso il Portogallo, la Spagna, l'America Latina e la Sicilia. Dalle malinconiche atmosfere del fado dei quartieri di Lisbona si giunge alla scoperta di assonanze con le sonorità e le tematiche esistenziali e narrative di altre musiche popolari, quali la nostalgia, la lontananza e l'esilio di Fado triste, Meu fado meu e A chi vali unni nascisti, o le pene d'amore e il vittimismo di Com que voz, Algo contigo, Que nadie sepa mi sufrir, Fatum, Alfama, in un comune sentimento di fatalismo che permea tutti i brani e che talora si combina anche con sentimenti gioiosi e positivi, così come avviene nella vita reale.

Gli arrangiamenti e le orchestrazioni originali di tutti i brani sono di Toni Randazzo. Contiene dodici brani in lingua portoghese, spagnola e siciliana, tra cui due composizioni inedite, una delle quali con testo del giornalista e scrittore Daniele Billitteri. La registrazione è stata fatta nel "Recraft Studio" di Raffaele Pullara, che ha anche partecipato con la fisarmonica in tre tracce. (Comunicato stampa)




Logo della 66esima edizione del Taormina Film Festival TaorminaFilmFest
66esima edizione, 11-19 luglio 2020
www.taorminafilmfest.it | www.reggiespizzichino.com

Il TaorminaFilmFest si rinnova. Nella veste, nella forma e nella destinazione. Prodotto e organizzato da Videobank S.p.A. su concessione della Fondazione Taormina Arte Sicilia, con il patrocinio dell'Assessorato Regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo. Sono partner Sicilia Film Commission, Centro Sperimentale di Cinematografia, Università degli Studi di Catania, Università degli Studi di Messina, Università degli Studi Internazionali di Roma (Master di I livello in Traduzione e adattamento delle opere audiovisive e multimediali per il doppiaggio e il sottotitolaggio). Con la ferma volontà di osservare le precauzioni previste dai protocolli, anteponendo l'incolumità di pubblico e ospiti, il festival debutterà in un'inedita edizione online, in streaming su MYmovies, dall'11 al 19 luglio prossimo.

Quattordici opere prime o seconde nel Concorso principale, 12 documentari, 11 produzioni indipendenti europee e 4 eventi speciali. Riparte così da una Selezione Ufficiale di oltre 40 anteprime il 66° Taormina FilmFest, diretto da Leo Gullotta e Francesco Calogero. Nelle tre sezioni competitive la parità di genere tra i registi delle opere scelte - il 50% esatto degli autori è costituito da donne - la selezione della principale categoria competitiva si dipana intorno a Our Own di Jeanne Leblanc (Can, 2020), Critical Thinking di John Leguizamo (Usa, 2020), The Lunchroom di Ezequiel Radusky (Arg, 2019), The Cloud In Her Room di Xinyuan Zheng Lu (Chn/Hkg, 2020), The Alien di Nader Saeivar (Irn, 2020), Heart And Bones di Ben Lawrence (Aus, 2019), Oskar & Lilli - Where No One Knows Us di Arash T. Riahi (Aut, 2020), Jiyan di Suheyla Schwenk (Ger, 2019), Mother di Jure Pavlovic (Cro/Ser/Fra/Bih, 2019), Charter di Amanda Kernell (Sve, 2020), Uncle di Frelle Petersen (Dan 2019), A Thief's Daughter di Belen Funes (Spa, 2019), Perfumes di Grègory Magne (Fra, 2020) e Il Re Muore di Laura Angiulli (Ita, 2019).

La principale categoria competitiva sarà fruibile unicamente in sala presso il Palazzo dei Congressi di Taormina, la piattaforma offrirà un palinsesto alternativo realizzato in post-produzione, ricco di documenti video, immagini di archivio, suggestive riprese emozionali e interventi di ospiti, a parziale narrazione di un festival interamente virtuale. Le magnifiche immagini presentate nelle cartoline video della Sicilia e di Taormina, con il suo prestigioso festival cinematografico, saranno indiscusse protagoniste di un'innovativa operazione di promozione turistica e culturale che trasforma, adatta e ripensa - almeno in parte - l'audiovisivo e l'esperienza festivaliera alla grammatica e alle dinamiche della fruizione in streaming della sessantaseiesima edizione dell'evento.

Sarà l'anteprima italiana di Il était un petit navire (There Was A Little Ship) il titolo d'apertura della sessantaseiesima edizione: il film-testamento di Marion Hänsel è l'omaggio che Taormina e il suo festival cinematografico internazionale vogliono rendere alla filmografia di quattro decadi della produttrice, regista e attrice belga dopo la recentissima dipartita. E a farlo è proprio un diario di ricordi di vita e di cinema - tra Marsiglia, Anversa, Parigi, New York e le Fiandre - molto vicino ai film autoriflessivi di Agnès Varda e Chantal Akerman. Un saggio filmico-biografico, sincero e poetico.

Domenico Dolce e Stefano Gabbana scelgono ancora una volta il Maestro Giuseppe Tornatore per raccontare il loro incondizionato amore per la Bellezza attraverso l'occhio sapiente della sua cinepresa. Il rapporto di profonda amicizia e stima reciproca tra i due Stilisti e il regista premio Oscar - sempre presente nei momenti fra i più importanti della storia di Dolce&Gabbana e autore di spot memorabili - torna a intrecciarsi sul grande schermo dopo il cameo nella scena della corriera de L'uomo delle stelle (1995) e si concretizza nella realizzazione del film Devotion, con le musiche inedite di un altro grande premio Oscar, l'indimenticabile Maestro Ennio Morricone.

Il film presentato in anteprima assoluta il 18 luglio 2020 al Teatro Antico di Taormina, in una serata ospitata da Regione Siciliana, Taormina Film Fest e Fondazione Taormina Arte, con ospite d'onore Monica Bellucci e performance speciale de Il Volo. Devotion verrà poi proiettato in agosto in alcune tra le più belle piazze della Sicilia, nel contesto di un progetto culturale di ampio respiro di promozione artistica, folcloristica e enogastronomica, sotto la direzione creativa di Dolce&Gabbana e il patrocinio della Regione Siciliana.

Girata in gran parte nel cuore di Palermo e ai piedi del grande Duomo di Monreale - crocevia di culture e più volte ispirazione per le creazioni degli Stilisti grazie al suo sincretismo artistico - l'opera racconta l'infinito amore di Domenico Dolce e Stefano Gabbana per la Sicilia, fonte inesauribile della loro creatività, e l'instancabile passione per il loro lavoro: un intimo percorso alla scoperta di una dimensione autentica e lontana dai riflettori della moda. Un lavoro quotidiano completamente devoto al tocco umano, a quella Bellezza che le macchine, da sole, non riusciranno mai ad emulare. Un sentiero solcato da gioie, ripensamenti, geniali intuizioni e profondo rispetto per la tradizione.

È su questo percorso che si dipana il racconto del film, sotto lo sguardo attento della cinepresa e quello di misteriose figure che osservano curiose gli Stilisti a lavoro nelle sartorie, svelando rapporti di senso altrimenti impercettibili. Una narrazione in cui ritornano spesso, incalzanti, gli inconfondibili fregi e le scene delle gesta dei paladini dipinti sul carretto siciliano, umile mezzo di trasporto che tra le mani degli artigiani diventa opera d'arte ed epico racconto della storia dell'Isola. Un'immagine potente e un forte simbolo culturale, perfetto punto di incontro tra la Sicilia e Dolce&Gabbana. Da questo bacino di suggestioni gli Stilisti attingono a piene mani, intrecciandone gli elementi con altre culture, altri linguaggi, altre storie. Devotion è un'ode al sentimento di assoluta devozione di Domenico Dolce e Stefano Gabbana e all'universo unico di saperi ed emozioni racchiuso nelle loro creazioni.

Il 66° Taormina FilmFest festeggia i 50 anni di attività del grande autore della fotografia Vittorio Storaro, tre volte Premio Oscar, con il Cariddi d'oro alla Carriera. È trascorso quasi un ventennio dal 2001, quando una suggestiva eruzione dell'Etna ha accompagnato la proiezione al Teatro Antico dell'anteprima di Apocalypse Now Redux, presentata al pubblico festivaliero dal suo straordinario Autore della Fotografia. E dopo il debutto italiano di A Rose in Winter di Joshua Sinclair alla 65ª edizione, il festival diretto da Leo Gullotta con la Selezione diretta da Francesco Calogero - prodotto e organizzato da Videobank S.p.A. su concessione della Fondazione Taormina Arte Sicilia - si festeggiano gli ottant'anni di Vittorio Storaro e i primi cinquant'anni di attività del Maestro che per venticinque ha fregiato, con l'impareggiabile e sapiente potenza delle sue immagini, anche i film di Bernardo Bertolucci e quelli di Francis Ford Coppola, Warren Beatty, Carlos Saura e Woody Allen (Cafè Society, La Ruota delle Meraviglie e Un giorno di pioggia a New York).

La stella di Vittorio Storaro è una delle più luminose della cinematografia internazionale e ha scritto con la luce grandi successi italiani e planetari, conquistando ben tre Academy Awards per Apocalypse Now (1980), Reds (1982) e L'ultimo imperatore (1988). Storaro, insignito del Nastro d'oro, ha vinto, tra gli altri riconoscimenti, anche un BAFTA, un Grand prix tecnico a Cannes, un Premio Goya, un David di Donatello, sette Nastri d'argento e un Globo d'oro. Il 66° Taormina FilmFest lo vedrà protagonista della cerimonia di chiusura al Teatro Antico il 19 luglio prossimo, in occasione della quale riceverà il Cariddi d'Oro alla Carriera per aver illustrato l'arte cinematografica con l'insieme della sua opera e per aver saputo incarnare al meglio le esigenze espressive dei prestigiosi autori con i quali ha frequentemente collaborato, apportando un personale contributo tecnico ed estetico-figurativo alla creazione luministica dell'immagine sul grande schermo.

La cerimonia di chiusura dell'edizione, con la partecipazione dell'Orchestra Sinfonica Siciliana, vedrà protagonisti i vincitori del Concorso, con la consegna dei tradizionali premi Cariddi e Maschere di Polifemo oltre ai Taormina Arte Awards alla carriera. Ed eccezionalmente sarà proprio il Direttore artistico Leo Gullotta ad accompagnare l'affezionato pubblico dell'evento sia in occasione della serata sia nel percorso di un format quotidiano, destinato al web e allo streaming, che condurrà lo spettatore a casa in un viaggio ideale tra documenti video, inedite immagini di repertorio e interventi di ospiti, che racconteranno il festival di ieri e quello innovativo e parzialmente virtuale di oggi.

Dal 18 luglio al 18 ottobre, presso la Casa del Cinema di Taormina, sarà inoltre allestita la mostra fotografica "Le donne nel cinema" - realizzata in collaborazione con Fondazione CSC - Centro Sperimentale di Cinematografia e Fondazione Taormina Arte Sicilia - che presenta numerose immagini femminili tratte da alcune dei film più famosi e amati della storia del cinema italiano, tutte provenienti dall'Archivio Fotografico della Cineteca Nazionale. Radio Monte Carlo è radio ufficiale della manifestazione. Tra i media partner dell'evento anche Eurovision, Società Editrice Sud (Giornale di Sicilia/Gazzetta del Sud), La Sicilia Multimedia e MYmovies.it. Hotel Metropole Taormina è l'Hotel ufficiale della manifestazione. (Comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)

PREMI 2020

_ Concorso Lungometraggi
La Giuria, composta dall'attrice Emmanuelle Seigner (anche Presidente di Giuria), dal regista Mimmo Calopresti, dalla produttrice Ingrid Lill Hogtun, dal produttore Antonio Pérez Pérez e dall'attrice Joana Preiss ha così deliberato:

- Cariddi d'Oro per il Miglior Film
Un film rigoroso ma allo stesso tempo ironico e commovente, una grande regia che trasforma la vita di un piccolo mondo in un racconto universale, con uno sguardo visionario e poetico, e una padronanza assoluta del grande linguaggio cinematografico. Il Cariddi d'oro per il miglior film va a Onkel di Frelle Petersen (Danimarca).

- Cariddi d'Argento per la Migliore Regia
Una storia appassionante e travolgente, con uno svolgimento sorprendente per un racconto di realismo sociale, interpretato da un grande cast, con un montaggio serrato e una fotografia eccellente, nonché una musica e un suono eccezionale. Il Cariddi d'Argento per la miglior regia va a Charter di Amanda Kernell (Svezia).

- Menzione Speciale della Giuria
La Giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale a La hija de un ladron di Belèn Funes (Spagna), un'opera prima moderna, di grande potenza, con la direzione di un gruppo di attori straordinari, che racconta la battaglia per la sopravvivenza economica e affettiva quotidiana.

- Maschera di Polifemo per la Migliore Attrice
Un'interpretazione raffinata, capace di coinvolgere progressivamente lo spettatore fino a fargli accettare un personaggio di una donna qualsiasi, anche un po' distante dalla vita, che alla fine rivelerà tutta la sua umanità permettendo al pubblico di esserne partecipe. La Maschera di Polifemo per la migliore attrice va a Daria Lorenci per il film Mater di Jure Pavlovic (Croazia).

- Maschera di Polifemo per il Migliore Attore
Con un grande carisma, poche parole e pochi gesti, un'interpretazione che riesce ad esprimere una forte sensibilità civile e umana, che racconta perfettamente le contraddizioni di un paese profondamente ferito. La Maschera di Polifemo per il miglior attore va a Bakhtiyar Panjeei per il film Namo /The Alien di Nader Saeivar (Iran).

_ Giuria Documentari

La giuria Documentari, presieduta dal regista Goran Devic e composta dal regista Antonio Falduto e dal regista Christian Bisceglia ha decretato Miglior film del Concorso Documentari Paradise Without People di Francesca Trianni (" Per l'impegno e la capacità nel catturare con un linguaggio efficace e sincero il momento in cui i sogni diventano illusioni e le illusioni realtà. Il premio per il miglior documentario va a un film intimo e minimalista. È un film che segue due giovani famiglie di rifugiati, che consentono alla regia di rendere visibile tutta la loro sofferenza e la complessità dello sradicamento sociale e culturale causato dalla guerra". La Giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale al film My dear mother, di Paul-Anders Simma (Finlandia) "Per la forza descrittiva con cui compone il ritratto di due adolescenti segnato dal dramma dell'abbandono e tuttavia capaci di superarlo in un viaggio risolutivo nel proprio passato e nelle radici di una intera comunità".

_ Concorso IndiEuropea

La Giuria giovanile per la sezione "Indieuropea" composta dagli studenti del Master TeA dell'Università degli Studi Internazionali di Roma- UNINT: Vittoria Cardone, Ludovica Coroniti, Sofia Gamba, Laura Gramegna, Walter Lancellotti, Serenella Priore, Giulia Romano, Dorotea Theodoli, Elisa Vetrano e dalle supervisor Elisa Pinci e Martina Losardo, ha così deliberato:

Premio per il Miglior Film va a Maria Solinha di Ignacio Vilar Per aver rappresentato un tema così attuale come quello della repressione della libertà femminile attraverso un uso coinvolgente, innovativo e ricercato della meta-narrazione.

Premio per il Miglior Attore protagonista va a Ruscen Vidinliev nel film 18% Grey, per un'interpretazione delicatamente intimista che accompagna il pubblico alla scoperta di un viaggio di crescita e di riscatto.

Premio per la Migliore Attrice Protagonista va a Astrid Bergès-Frisbey nel film L'Autre, per aver interpretato in modo realistico e sentito il dolore e il tormento della perdita, coinvolgendo lo spettatore in un percorso introspettivo e onirico.

_ Menzioni

Per essere riuscito a raccontare le contraddizioni e le sofferenze di un territorio occupato in una realtà politica attuale poco conosciuta ma incredibilmente vicina, una menzione a The forgotten di Daria Onyshchenko.

Per il modo originale e dinamico in cui musica, teatro, letteratura e animazione riescono a descrivere un periodo storico di forte censura e persecuzione artistica in Russia, una menzione speciale a The nose or the cospiracy of Mavericks di Andrey Khrzhanovsky.

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Premi del Taormina Film Fest 2019
Presentazione




Sport Film Festival

La 40esima edizione della rassegna dedicata all'audiovisivo a tema sportivo si è svolta Palermo dal 20 al 26 gennaio 2020. Ogni anno la Commissione cinematografica composta da giornalisti, critici, personalità del mondo sportivo, dell'arte e spettacolo, realizza una selezione di film di genere sportivo, nel quadro della promozione dei valori dello Sport. L'SFF presenta un programma in cui, oltre alle proiezioni dei film selezionati (al cinema Multisala di Palermo), prevede convegni e incontri con i produttori.

Una delle novità della rassegna siciliana, diretta da Roberto Oddo e organizzata dal Centro di Comunicazione Visiva, è la partecipazione alla competizione di film e documentari dedicati agli E-Sport, ovvero i videogiochi e gli sport realizzati attraverso dispositivi elettronici. Durante la rassegna è stata allestita la mostra "Cinema e sport" che attraverso una documentazione video-fotografica ed editoriale ha rappresentato la storia dello Sport Film Festival. L'edizione di quest'anno, che ha raggiunto un record nelle presenze internazionali, è stata gemellata con il Premio Massimo Troisi. In ricordo di Massimo Troisi è stato proiettato il film Il Postino. Enzo Decaro, attore che ha iniziato la carriera artistica nel trio "La Smorfia" - insieme con Massimo Troisi e Lello Arena - ha ricevuto il Premio alla Carriera.

Alla conclusione di una selezione tra 495 film in concorso tra lungometraggi, cortometraggi, film dedicati al calcio e allo sport paralimpico prodotti tra il 2016 e il 2019, provenienti da 54 Stati, sono stati assegnati i Premi - il Paladino d'Oro - in varie categorie, durante una cerimonia svolta al al teatro Politeama di Palermo.

Premi Paladino d'Oro

- Miglior Lungometraggio: Butterfly (Italia)
- Migliore Regia: Benjamin Best Sorry Game (Germania)
- Miglior Documentario: She Is Ocean (Russia)
- Miglior Cortometraggio: 8 (Usa)
- Miglior Fiction: The Buzz (Ungheria)
- Migliore Sceneggiatura Aimone's Dreams (Italia)
- Miglior Film Calcistico: The Making Of: José Mourinho (Inghilterra)
- Miglior Film Straniero: Reflecting Ice (Finlandia)
- Miglior Film Paralimpico: 10km/h (Canada)
- Migliore Fotografia: The Botton Turn (Inghilterra)
- Migliore Colonna Sonora: Mission 8 (Germania)
- Miglior Montaggio: L'ingegnere dei record (Italia)
- Migliore E-Sport: To Win it all (Usa)
- Premio del Pubblico ("Social Award"): Take tour Mark Banu (India)
- Premio "School Award": Road to the Final (Inghilterra)




Premio Tenco 2018 al cantautore Adamo
20 ottobre 2018
Teatro Ariston di Sanremo 

L'edizione 2018 del Premio Tenco è stat dedicata al tema "Migrans - Uomini, idee, musica" e il cantautore Adamo incarna lo spirito di chi, partendo dall'Italia, ha portato canzoni e cultura oltre confine. Nell'ambito dell'edizione Premio Tenco 2018, il cantautore Adamo sarà insignito del prestigioso Premio e si esibirà sul palco del Teatro Ariston, a dieci anni dal suo ultimo live italiano. Nella prolifica produzione di Adamo emerge un messaggio universale per "Questo mondo che ha male", dove povertà, sete di potere, stupidità umana e mancanza di comunicazione, tradiscono una carenza d'amore. Per lui, "Il futuro non esiste", perché la fede nell'avvenire resta nelle nostre mani.

Adamo attualmente è impegnato nella preparazione di un nuovo album (uscita prevista nel 2019) con brani di grandi autori italiani, prodotto da Dino Vitola, a cui seguirà una tournée nazionale ed internazionale, che riporterà Adamo nel suo paese di origine, l'Italia. La passione per la musica e una qualità vocale tinta di emozioni hanno fatto di Salvatore Adamo (1943) uno dei cantautori poeticamente e commercialmente più riusciti in Europa e nel mondo. Salvatore Adamo, primo di sette fratelli, è migrato in Belgio a Ghlin-Jemappes (Mons) dalla città di Comiso (Sicilia) nel 1947 con i suoi genitori all'età di tre anni. Ragazzo timido e gentile, inizia il cammino verso il successo in un concorso indetto da radio Lussemburgo, presenta la canzone "Si J'osais" con la quale il 14 febbraio 1960 fa il suo esordio radiofonico e successivamente vince la finale a Parigi.

L'album di debutto - Adamo '63/'64 - con "Tombe La Neige" e "Vous Permettez, Monsieur?" lo trasforma in una celebrità mondiale. La passione per la musica e le qualità artistiche lo hanno reso una delle stelle più grandi nel mondo musicale in lingua francese. Impone la sua musica senza tempo, passando dall'Europa, dall'America del Sud e del Nord, dal Medio Oriente, dall'Africa, dall'Asia per arrivare al Giappone. E' stato ai primi posti nelle Hit-Parade in più di cinquanta nazioni. Della canzone "Tombe la neige" (oltre ad essere stata per 72 settimane al primo posto in Giappone) esistono più di ottocento versioni in giro per il mondo, delle quali cinquecento nel solo Giappone. Nel corso della sua carriera ha composto più di cinquecento canzoni (parole e musica), pubblicato Venticinque Album studio (in Francia) e venduto più di 100 milioni di dischi, vinto ventidue Dischi d'Oro (quelli da 1 milione di dischi cadauno) entrando così di diritto nell'albo dei migliori cantanti di tutti i tempi. (Comunicato Ufficio stampa Alessandra Placidi)

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Fermo-immagine del cantautore Adamo dal film Les Arnaud




Locandina di presentazione di Il diario di Angela - Noi due cineasti Il diario di Angela. Noi due cineasti
un film di Yervant Gianikian
alla 75esima Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia

Ogni giorno, da sempre, Angela tiene un diario, scritto e disegnato: fatti pubblici, privati, incontri, letture, tutto vi viene registrato. Anche il rapporto di due viaggi in Russia, 1989-1990. Cadeva l'URSS. Diario su librini cinesi, sin da prima di Dal Polo all'Equatore (1986), del nostro ininterrotto lavoro sulla violenza del 900. Dai nostri tour negli Stati Uniti con i "Film Profumati" di fine anni '70, all'Anthology Film Archive di New York, al Berkeley Pacific Film Archive... Rileggo ora questi diari e rivedo il film-diario di tutti questi anni, sono rimasto da solo, dopo molti anni di vita e di lavoro d'arte insieme. L'ho portata sulle Alpi Orientali che amava e dove insieme camminavamo.

Angela rivive per me nelle sue parole scritte a mano, con calligrafia leggera, che accompagnano i suoi disegni, gli acquarelli, i rotoli lunghi decine di metri. Guardo i nostri film privati, dimenticati. Registrazioni che stanno dietro al nostro lavoro di rilettura e risignificazione dell'archivio cinematografico documentario. La vita di ogni giorno, fatta di cose semplici, le persone vicine che ci accompagnano, la ricerca nel mondo dei materiali d'archivio, un viaggio in Armenia sovietica con l'attore Walter Chiari. Testimonianze che nel corso del tempo abbiamo raccolto. E' il mio ricordo di Angela, della nostra vita. Rileggo questi quaderni e ne scopro altri a me sconosciuti. (...) Rivedere l'insieme dei quaderni del Diario infinito di Angela e lo sguardo all'indietro dei nostri film privati, che accompagnano la nostra ricerca. Il mio disperato tentativo di riportarla al mio fianco, di farla rivivere, la continuazione del nostro lavoro come missione attraverso i suoi quaderni e disegni, una sorta di mappa per l'agire ora, che ne contiene le linee direttrici e ne prevede la continuazione. Angela ed io abbiamo predisposto nuovi importanti progetti da compiere. La promessa, il giuramento, di continuare l'opera. (Yervant Gianikian)

Angela Ricci Lucchi è nata a Ravenna nel 1942. Ha studiato pittura a Salisburgo con Oskar Kokoschka. E' scomparsa lo scorso 28 febbraio a Milano. Yervant Gianikian ha studiato architettura a Venezia, già dalla metà degli anni '70 si dedica al cinema, l'incontro con Angela Ricci Lucchi segnerà il suo percorso artistico e privato. I film di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi sono stati presentati nei più importanti festival internazionali, da Cannes a Venezia, da Toronto alla Berlinale, da Rotterdam a Torino alle Giornate del Cinema Muto. Retrospettive della loro opera sono state ospitate nelle maggiori cineteche del mondo (dalla Cinémathèque Française alla Filmoteca Española, dalla Cinemateca Portuguesa al Pacific Film Archive di Berkeley) e in musei come il MoMA di New York, la Tate Modern di Londra e il Centre Pompidou di Parigi.

Tra i luoghi che hanno ospitato le loro installazioni, citiamo almeno la Biennale di Venezia, la Fondation Cartier Pour l'Art Contemporain di Parigi, la Fundacio "La Caixa" di Barcellona, il Centro Andaluz de Arte Contemporaneo di Siviglia, il Mart di Rovereto, il Witte de With Museum di Rotterdam, il Fabric Workshop and Museum di Philadelphia, il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, il Museo d'Arte Contemporanea di Chicago, l'Hangar Bicocca di Milano, Documenta 14 a Kassel. (Comunicato stampa Lara Facco)

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Il diario di Angela. Noi due cineasti
by Yervant Gianikian
at 75th Venice International Film Festival

Angela always kept a diary, writing and drawing in it every day: public events, private matters, people she had met and things she had read, everything was noted down. Even accounts of two trips to Russia, 1989-1990. Just when the USSR was crumbling. A diary about little Chinese books, even from before Dal Polo all'Equatore (1986) and our continuous work on 20th-century violence. From our tours around the United States with "Perfumed Films" in the late 1970s to the Anthology Film Archive of New York and Berkeley Pacific Film Archive. As I reread these diaries and visualise a film-diary covering all those years, I am now on my own after living and working together on art projects for so many years. I took her with me to the eastern Alps she once loved so much and where we used to go walking together. Angela comes back to life for me in her handwritten words and soft handwriting accompanying her drawings, watercolours, rolls and rolls of film measuring dozens of metres in length.

I watch our private, forgotten films. Recordings that lie behind our work on reinterpreting and re-evaluating the documentary film archive. Everyday life made up of just ordinary things, the people who were close to us, our research in the world of archive materials, a trip to Soviet Armenia with the actor Walter Chiari. Memorabilia we collected down the years. These are my recollections of Angela and our life together. As I reread these notebooks I discover others I knew nothing about. (...) Looking back over all the notebooks composing Angela's endless Diary and taking another look back at those private films of ours accompanying our research work. My desperate attempt to have her back at my side again, to bring her back to life, so that we can carry on our work together as our purpose and mission in life, through her notebooks and drawings, a sort of map of what I now need to do, containing all the guidelines and how I should continue. Angela and I have made plans for important new projects together. A promise, a pledge, to continue our work. (Yervant Gianikian)

Angela Ricci Lucchi was born in Ravenna in 1942. She studied painting in Salzburg with Oskar Kokoschka. She passed away on 28th February in Milan. Yervant Gianikian studied architecture in Venice before deciding to focus on film in the mid-1970s. Meeting Angela Ricci Lucchi was a turning point in both her artistic career and private life. Yervant Gianikian and Angela Ricci Lucchi's films have been shown at the most important international film festivals, including Cannes, Venice, Toronto, the Berlinale, Rotterdam, Turin and the 'Giornate del Cinema Muto' (silent film festival). Retrospectives of their work have been hosted at some of the world's most important film archives (i.e. Cinémathèque Française, Filmoteca Española, Cinemateca Portuguesa and Pacific Film Archive in Berkeley) and in museums like MoMA in New York, the Tate Modern in London and Pompidou Centre in Paris.

Among those places that have hosted their installations, it is at least worth mentioning the Venice Biennial, Fondation Cartier Pour l'Art Contemporain in Paris, Fundacio "La Caixa" in Barcelona, Centro Andaluz de Arte Contemporaneo in Seville, the Mart in Rovereto, Witte de With Museum in Rotterdam, Fabric Workshop and Museum in Philadelphia, Palais des Beaux-Arts in Brussels, the Contemporary Art Museum in Chicago, Hangar Bicocca in Milan, and Documenta 14 in Kassel. (Press release)




Paese dei Festival - Foto Ross La Ciura - Goethe-Institut Logo Il Paese dei Festival Il Paese dei Festival
I Festival come motori culturali sul territorio italiano

Al Goethe-Institut Palermo un incontro dei festival culturali italiani

www.goethe.de/palermo

I rappresentanti di otto festival culturali italiani si sono dati appuntamento a Palermo. Motivo dell'incontro un invito del Goethe-Institut, che ha promosso un progetto d'eccellenza creato ad hoc proprio per loro. Si tratta di "Il Paese dei Festival", un percorso finalizzato a mettere a confronto chi si occupa di festival culturali nel Sud della penisola, ovvero creare un momento di scambio e approfondimento attraverso tre incontri, di cui il primo si è appena concluso e i prossimi due si terranno nel 2018. "Obiettivo del progetto - spiega Heidi Sciacchitano, direttrice del Goethe-Institut Palermo - è quello di proporre ai partecipanti di affrontare un percorso comune di training professionale che stimolerà i direttori e i rappresentanti di otto festival a sperimentare un metodo di gestione coerente, sostenibile, internazionale e di alta qualità. In ciò ci avvarremo della consulenza e preparazione nella formazione di esperti e professionisti del settore, tra cui la Fondazione Fitzcarraldo di Torino."

Nell'incontro appena tenuto, i rappresentanti dei festival hanno affrontato in tre giorni di workshop il tema della progettazione culturale tra territori e sostenibilità. Al Goethe-Institut di Palermo sono arrivati gli organizzatori di:

.. Cufù Festival (Castrofilippo - Agrigento)
.. Eruzioni Festival (Ercolano - Napoli)
.. Festival della Letteratura Mediterranea (Lucera - Foggia)
.. La Digestion (Napoli)
.. L'Isola delle Storie, Festival letterario di Gavoi (Gavoi - Nuoro)
.. MainOFF, Congresso delle musiche e delle arti elettroniche indipendenti (Palermo)
.. Sicilia Queer Filmfest (Palermo)
.. Valdemone Festival (Pollina - Palermo)

"Sono stati giorni intensi e meravigliosi per il nostro Festival - scrive su Facebook Maria Del Vecchio, direttrice organizzativa del Festival della Letteratura Mediterranea di Lucera (Foggia). Abbiamo condiviso progetti, visioni, sorrisi, problemi, fatiche e ancora sorrisi. Il confronto è motivo certo di crescita e motore di scelta. Esiste un esercito di persone che crede che la cultura possa mutare le sorti dei nostri territori, del nostro Sud. Lontano dalla retorica e dalle lamentele: fare e costruire, edificare, progettare con passione. Condividere questa scelta, che a volte ci sembra una dannazione, ci fa sentire più forti, più convinti e felici."

A guidare gli incontri è stata la Fondazione Fitzcarraldo, un centro indipendente che svolge attività di progettazione, ricerca, formazione e documentazione sul management, l'economia e le politiche della cultura, delle arti e dei media. Gli esiti degli incontri e dei workshop saranno resi pubblici dal Goethe-Institut attraverso una pubblicazione bilingue italiana e tedesca, che sarà realizzata e messa a disposizione di altri festival e soggetti interessati. I prossimi incontri si terranno a marzo 2018 con analisi dei pubblici e strategie di audience development, e settembre 2018 con strategie di fundraising. Il Paese dei Festival - I Festival come motori culturali sul territorio italiano gode del patrocinio della Città di Palermo - Assessorato alla Cultura, e della Regione Sicilia - Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo - Ufficio Speciale Sicilia Film Commission / Ufficio Speciale per il Cinema e l'Audiovisivo. (Comunicato stampa - novembre 2017)




Lyda Borelli nel film La memoria dell'altro "La memoria dell'altro"
Proiezione della versione restaurata


Nella cornice della mostra veneziana dedicata a Lyda Borelli, primadonna del Novecento (01 settembre - 15 novembre 2017), allestita a Palazzo Cini a cura di Maria Ida Biggi, direttrice dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma, la proiezione, il 10 novembre presso l'Aula Magna dell'Ateneo Veneto, di La memoria dell'altro (1913), opera rara ed emblematicamente rappresentativa del temperamento e dell'arte della grande diva. Il film è stato restaurato per l'occasione dal CSC - Cineteca Nazionale in collaborazione con l'Istituto per il Teatro e il Melodramma - Fondazione Giorgio Cini e con il sostegno degli eredi di Lyda Borelli.

La proiezione è accompagnata da musica dal vivo a cura della pianista Cinzia Gangarella e preceduta da una conferenza introduttiva, con interventi di Maria Ida Biggi, direttrice dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma, Daniela Currò, conservatrice della Cineteca Nazionale della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, e Angela Dalle Vacche, docente di Storia del Cinema presso il Georgia Institute of Technology di Atlanta. Il film ripropone il sodalizio di Lyda Borelli con Mario Bonnard e Vittorio Rossi Pianelli, rispettivamente nei ruoli dell'amante tragico e dell'innamorato respinto, già sperimentata con grande successo in Ma l'amor mio non muore! realizzato sempre nel 1913 dalla Film Artistica "Gloria", per la regia di Mario Caserini, film canonico del genere "diva film" italiano.

La memoria dell'altro è un dramma passionale e tragico, che si incentra sul personaggio emancipato e anticonformista di Lyda, aviatrice acclamata, guidatrice di automobile, danzatrice formidabile, ma anche donna appassionata e sensuale, fatalmente travolta da un sentimento che la conduce all'estremo delle sue possibilità e della sua volontà. Sono memorabili i voli aerei, preceduti dalla preparazione meticolosa dell'aviatrice e e seguiti da un pubblico festante; altrettanto notevoli sono gli esterni veneziani, su cui il racconto indugia, facendo muovere i protagonisti tra magnifici scenari, tra arrivi spettacolari in vaporetto, approdi in gondola e passeggiate da Grand Tour in Piazza San Marco.

La memoria dell'altro

Regia di Alberto Degli Abbati, 1913, 79';
Produzione: Film Artistica "Gloria", Torino;
Visto censura: n. 2084 del 24 dicembre 1913;
Lunghezza originale: 1650/2000 metri (sei parti);
Soggetto: baronessa De Rege;
Fotografia: Angelo Scalenghe;
Personaggi e interpreti: Mario Bonnard (Mario Alberti), Lyda Borelli (l'aviatrice Lyda), Felice Metellio (il giornalista), Letizia Quaranta (Cesarina), Emilio Petacci, Vittorio Rossi Pianelli (il principe di Sèvre).

Sinossi: La bella aviatrice Lyda respinge l'assidua corte del principe di Sèvre e s'innamora del giornalista Mario Alberti che, nonostante sia fidanzato con Cesarina, accetta l'invito di Lyda a raggiungerla a casa sua. Insospettita, Cesarina segue Mario e lo sorprende in una scena d'amore con la giovane. Approfittando di una breve assenza di Lyda, Cesarina riesce a sottrarre alla rivale Mario, convincendolo a lasciarla. Abbandonata, Lyda si concede all'amore del principe di Sèvre. Ma la donna non riesce a dimenticare Mario. Qualche tempo dopo, mentre la coppia si trova a Venezia, Lyda rincontra Mario in un teatro: colti dalla passione riaccesa, i due fuggono a Parigi per vivere il loro amore. Ma la felicità viene troppo presto guastata da una malattia che costringe Mario a letto per lunghi mesi. La miseria spinge Lyda a cercare aiuto: lo trova presso un gruppo di apaches generosi che rimangono conquistati nel vederla danzare. Il ritorno a casa però è amaro: Mario è morto. Disperata, anche Lyda si ammala e muore in una triste corsia d'ospedale dopo aver richiamato per l'ultima volta alla memoria l'immagine del suo amato Mario. (dalla scheda di Marco Grifo in Enciclopedia del Cinema in Piemonte)

Il film è stato restaurato a partire da un duplicato negativo safety b/n con didascalie italiane conservato dal CSC - Cineteca Nazionale, stampato nel 1977 da una copia nitrato d'epoca, attualmente non più conservata. Ad oggi questo duplicato costituisce l'unico testimone del film, con l'unica eccezione di un frammento di circa 200 metri conservato dalla Filmoteca Española di Madrid, un positivo nitrato con didascalie spagnole e colorazioni per imbibizione, relativo al finale del film. Rispetto a una lunghezza originale che le filmografie moderne ricostruiscono tra i 1650 e i 2000 metri, corrispondenti a una suddivisione in sei parti, il duplicato italiano ha una lunghezza di 1484 metri: risulta quindi incompleto, oltre che in gran parte privo dell'originaria suddivisione in atti (con eccezione della didascalia che introduce il I Atto).

Tuttavia le lacune, concentrate entro la prima metà del film, non incidono particolarmente nella comprensione generale della trama. Il duplicato negativo d'archivio è stato digitalizzato a risoluzione 2k e sono stati eseguiti interventi di stabilizzazione e di restauro digitale dell'immagine, con la rimozione dei difetti più evidenti, rimasti "fotografati" sul duplicato dalla copia nitrato originale, come righe, macchie, spuntinature, strappi. Si è cercato di non eccedere con l'intervento di pulizia mantenendolo entro i limiti della giusta fruibilità, tenendo conto del fatto che, in ogni caso, il materiale di partenza è rappresentato da un duplicato di tarda generazione.

Sulla base di questo stesso criterio è stata eseguita la color correction, con la finalità di uniformare il tono fotografico, scegliendo di mantenere il bianco e nero del duplicato negativo di partenza, senza tentare una restituzione delle colorazioni originarie. Si è ritenuto, infatti, che il campione di confronto rappresentato dal frammento della Filmoteca Española non fosse sufficientemente rappresentativo per una ricostruzione per congettura delle colorazioni dell'intero film. Le lavorazioni sono state eseguite interamente a cura del CSC - Cineteca Nazionale nell'estate - autunno 2017. (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Stampa, Comunicazione, Editoria Centro Sperimentale di Cinematografia (Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca Nazionale))




Presentazione racconto di Sasha Marianna Salzmann «In bocca al lupo»
Racconto di Sasha Marianna Salzmann ispirato alla città di Palermo


"Hausbesuch - Ospiti a casa", progetto del Goethe-Institut, ha portato la scrittrice, curatrice e drammaturga tedesca Sasha Marianna Salzmann a Palermo, ospite in casa dei palermitani. Da questa esperienza è nato il racconto ispirato al capoluogo siciliano In bocca al lupo.

Sasha Marianna Salzmann (Volgograd - ex Unione Sovietica, 1985) attualmente è autrice in residenza del teatro Maxim Gorki di Berlino, ben noto per le sue messe in scena dedicate alla post-migrazione. La sua pièce teatrale Muttermale Fenster blau ha vinto nel 2012 il Kleist Förderpreis. Nel 2013 il premio del pubblico delle Giornate Teatrali di Mülheim (Mülheimer Theatertage) è stato assegnato all'opera teatrale Muttersprache Mameloschn che affronta tre generazioni di tedeschi ebrei. Sasha Marianna Salzmann è famosa per i suoi ritratti umoristici dedicati a tematiche politiche. Il suo racconto In bocca al lupo è stato scritto durante il suo soggiorno nel capoluogo siciliano nel luglio 2016 per il progetto "Hausbesuch - Ospiti a casa" del Goethe-Institut. Tradotto in cinque lingue, farà parte di un e-book che uscirà in primavera e che il Goethe-Institut presenterà alla Fiera del Libro di Lipsia. (Comunicato Goethe-Institut Palermo)

Racconto scaricabile alla pagina seguente

Pagina dedicata al soggiorno palermitano di Sasha Marianna Salzmann, con videointervista




"Giallo Kubrick": Le Ultime Cento Ore

Alla Biblioteca "Luigi Chiarini" del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma è conservata una sceneggiatura dattiloscritta del 1964 intitolata Le Ultime Cento Ore, attribuita a Stanley Kubrick, della quale non esiste traccia in nessuna monografia, filmografia, studio. Si tratta di una copia di deposito legale catalogata nei primi anni '90. Il primo a sollevare dei dubbi sull'autenticità del copione fu Tullio Kezich nel 1999 sollevando un gran polverone sulla stampa nazionale, quello che venne definito il "giallo Kubrick" rimase irrisolto fino ad oggi. Grazie alla passione di uno studioso kubrickiano, Filippo Ulivieri, che non si è accontentato di come la questione fosse stata accantonata. Sono state ricostruite le vicende e individuati gli autori, finalmente Filippo Ulivieri ha reso noto il resoconto e come sono stati risolti i relativi misteri del "giallo Kubrick". (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Comunicazione/stampa e archivio storico Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema)




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Prefazioni e recensioni di Ninni Radicini



Presentazione libri da Comunicato case editrici / autori




Paola Maria Minucci | Konstandinos P. Kavafis
26 febbraio 2021
Presentazione

Per la prima volta è stata pubblicata in Italia tutta l'opera poetica di Kavafis in un elegante volume - Konstandinos P. Kavafis: Tutte le poesie - con il testo greco a fronte, traduzione a cura e con un'interessante postfazione di Paola Maria Minucci, risultato di un lavoro durato otto anni. Fino a poco tempo fa, infatti, se si esclude qualche eccezione circoscritta all'ambito universitario, l'immagine e la fama del poeta, soprattutto in Italia, erano affidate quasi esclusivamente a 154 poesie e a poche altre fra quelle cosiddette nascoste, e ad alcune delle rifiutate.




Copertina del libro Sparta e Atene _ Autoritarismo e Democrazia di Eva Cantarella Sparta e Atene. Autoritarismo e Democrazia
di Eva Cantarella

Un bel libro, di facile lettura e di carattere divulgativo, destinato non sono a specialisti e addetti i lavori, bensì a tutti coloro che siano anche dei semplici appassionati della grande Storia della Grecia Classica. Pur se dedicato a un argomento ampiamente trattato da autorevoli studiosi, il testo offre l'occasione di approfondire tematiche non troppo note inerenti Sparta e Atene, le due città simbolo di uno dei periodi storici che più accendono la fantasia di una moltitudine di lettori. (Estratto da recensione di Rudy Caparrini)

Recensione nel Blog di Rudy Caparrini




Copertina del Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea Artisti Italiani 2021 Artisti Italiani 2021
Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea


a cura di Arianna Sartori, Archivio Sartori Editore (Mantova), ed. formato 30,6x21,6 cm cartonato, pp. 480, € 60,00
info@ariannasartori.191.it

«Ben arrivato!!! L'anno particolare che stiamo vivendo ci ha imposto di riscoprire una nuova relazione con il tempo che abbiamo a disposizione e con lo spazio che ci circonda. L'immobilità forzata ci ha restituito un nuovo senso delle cose e delle azioni ma questo è un autunno particolare, che segue una primavera e un'estate decisamente fuori dal comune e che precede un nuovo anno sicuramente diverso da ciò a cui eravamo abituati. Preparatevi a sfogliare questo volume e lasciatevi incantare dalla bellezza prodotta dai nostri Artisti.

Ben arrivato!!! Questo è il mio saluto ad "Artisti italiani 2021 catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea", il volume da me curato ed edito, e lo saluto con gioia. Sono davvero felice di essere riuscita a raggiungere l'obiettivo che mi ero prefissata, annunciare e iniziare il nuovo anno 2021 con un volume ricco di vita, di colore, di arte e di propositi positivi per il futuro. Lo voglio proporre ai lettori appassionati d'arte, con un'attenzione particolare perché è l'ultimo volume in ordine di tempo, dedicato all'Arte che appartiene a una serie ormai ventennale. Ai miei lettori vorrei chiedere di fermarsi, sedersi, aprire e sfogliare il catalogo, guardare con grandi occhi le immagini delle opere pubblicate e leggere i testi riportati.

Non ci sono né inizio né fine, ma un ordine alfabetico per una facile catalogazione. Nell'opera sono numerosi i nomi degli Artisti presentati per la prima volta, nomi e proposte artistiche nuove, oltre agli Artisti con i quali da anni ho instaurato rapporti di lavoro e di amicizia, tutti da me stimati che ho provveduto ad invitare personalmente nell'impresa a partire dallo scorso mese di maggio. Dicevo in ordine alfabetico perché, per principio, non ho mai scelto una corrente o una tematica artistica particolare piuttosto di un'altra; non ho mai escluso a priori nessuno, ho sempre operato basandomi sulla serietà e qualità di lavoro degli artisti, e proprio il rigoroso metodo di selezione è stato l'unico criterio da me applicato.

La risposta degli Artisti è stata positiva e ricca di entusiasmo, infatti, anche per tutti loro, adesso e ora, era indispensabile questa iniezione di speranza e di fiducia in un futuro più favorevole e quindi hanno aderito all'invito. Il progetto consisteva nel dedicare una o tre pagine a ogni nome, lavorando per tutti allo stesso modo in una griglia prefissata. Le immagini sarebbero state curate con grande attenzione ed anche i testi avrebbero fornito le informazioni essenziali degli Artisti circa la biografia, a volte qualche nota critica, i recapiti per un facile raggiungimento e i relativi dati informatici.

Detto fatto... allora poteva sembrare tutto risolto! No, realizzare un volume come "Artisti italiani 2021 catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea", è stato un lavoro complesso, fatto d'inviti, telefonate infinite... con il telefono quasi incandescente. Recuperare tutto il materiale è stata l'operazione più delicata e difficile, perché gli artisti, come per tradizione... hanno la testa nel loro lavoro, così l'argilla tra sgorbie, forni e smalti, i colori tra tele e pennelli, le carte tra bulini e acidi, i marmi tra gradine e scalpelli, gli acciai tra fucine e martelli...

Fotografare le opere, scansionare le immagini, produrre i testi, impaginare con attenzione, equilibrando il peso delle immagini;...finalmente, siamo giunti alla stampa. La veste editoriale ha le tradizionali caratteristiche di volume elegante, dal formato verticale, e la copertina che in un primo momento avevo pensato in brossura è stata poi realizzata diversamente, in cartonato, per rendere il catalogo più duraturo, raffinato e di classe, dall'aspetto comunque dinamico, giovane e spigliato. Sembrava un progetto irrealizzabile date le circostanze..., ma la fiducia e..., ce l'abbiamo fatta! Convinta che sfogliare questo volume sia l'occasione perfetta per una nuova educazione alla vista e all'osservazione, e al collezionismo, ho costruito un libro pieno di vita, tutto da guardare. L'essenza dell'Arte si spande... i pensieri si librano leggeri, lasciate che vi circondino, vi coinvolgano e vi ispirino. Oggi amici lettori, vi auguro una piacevole, rilassante e costruttiva lettura. Spero vi piaccia.» (Arianna Sartori)

___ Prefazione di Maria Gabriella Savoia

«Confesso di non aver mai vissuto un periodo così difficile come questo... negli ultimi decenni, ho vissuto e visto molte situazioni sociali e politiche particolari e difficili, ma in questo anno bisesto, con questo "male sconosciuto" tutto è cambiato, chiusi i negozi e gli artigiani, il panorama delle nostre città è fortemente cambiato, quasi desolatamente vuote, prive di quella vitalità a cui eravamo così affezionati, così tutte le nostre abitudini sociali sono state bloccate, distrutte e cancellate. Tutto ciò che costituiva la nostra normale routine è andato stravolto; aspettiamo con tristezza, i telegiornali serali per sapere dove, come, quanti!... cosa non possiamo più fare e quando non possiamo più uscire. Proviamo a fidarci e obbediamo con rassegnazione! ma ci restano l'incertezza e l'irrequietudine della quotidianità e sono forse questi gli aspetti più destabilizzanti del nostro vivere quotidiano. Allora che facciamo? Non è meglio fermarsi ed aspettare? Ci fermiamo? Domande, dubbi, che condividiamo tra noi...

Cosa ha mosso allora la curatrice Arianna Sartori, per convincerla a realizzare, proprio in piena emergenza, un'opera impegnativa come il volume "Artisti italiani 2021 catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea"? Dicevo aspettiamo...? Ma aspettare, cosa...? No! Arianna è un tritasassi, lavoratrice indefessa, dolcissima come poche, certamente molto determinata; difficile da fermare, anzi! Ha deciso che il futuro è avanti e quindi ha stabilito di percorrere questo difficile momento come portavoce di quel panorama artistico nazionale, spesso ma, mai come adesso, dimenticato. Così ha coinvolto gli artisti conosciuti, amici, ma soprattutto stimati e li ha tutti invitati in questa impresa che si pone come obiettivo la divulgazione del bello nell'arte anche e soprattutto ora.

A tutti loro ha dedicato pagine ricche di dati e riproduzioni bellissime delle opere, realizzando un volume dalla veste editoriale moderna, da sfogliare con passione o per curiosità, alla ricerca di un artista specifico o di una tecnica particolare, arricchendo le schede con i dati necessari per raggiungere l'artista, cellulare, sito internet o mail oltre ai tradizionali indirizzi. Da sempre convinta che vivere nel bello faccia bene, mi sono spesso domandata come sia possibile che in molte case non ci siano quadri o sculture o opere autentiche di artisti, case asettiche, mute e cieche che non parlano e non raccontano. Come sia possibile, invece vedere incorniciati e appesi orribili puzzle o fogli di calendari, e arrivo a domandarmi come possa esistere... la casa arredata dall'architetto che impone le proprie scelte... i propri gusti... che decide di appendere cornici vuote, o consiglia intonaci o colori che rispetto alla luce del sole manifestano viraggi particolari.

Mi domando come sia possibile che tutta una generazione, certo diversa dalla mia, prediliga apparire e non essere, scelga impiegare i propri risparmi preferendo il vivere alla moda, in modo asettico, che non riveli nulla di sé e di quel poco che ci può essere, in viaggi, crociere, piuttosto che scegliere un dipinto, un quadro, una scultura, un oggetto che faccia riferimento ad un momento, che provochi un'emozione, un ricordo, che dia soddisfazione nell'osservazione e nell'arredamento della propria casa. Ecco a tutti questi che oggi si ritrovano soli con se stessi, privati delle loro abitudini, in case disadorne e prive di quei caratteri che trasformano una house in una home, ecco a tutti questi io consiglierei di cercarsi un interesse, una passione. Sì perché certamente è la passione il motore che muove l'interesse dell'uomo, ma poi la conoscenza aiuta, e se la curiosità è la prima molla che muove la ricerca e stimola il nascere degli interessi, allora forza! Impegniamoci ragazzi, non è l'ora di fermarsi, anzi è l'ora di lavorare e costruire...

Così la curiosità va coltivata, la passione va alimentata, giorno dopo giorno, con pazienza, con la discussione, la lettura di giornali, libri e cataloghi, il mondo dell'arte deve essere fortemente, con costanza, divulgato; soprattutto nelle scuole, bisogna coinvolgere e smuovere i professori perché portino i ragazzi a visitare oltre alle chiese e i musei, anche mostre e rassegne realizzate a cura di Enti pubblici e di Gallerie private, per far conoscere loro il tessuto artistico nazionale e non solo. (...)» (Maria Gabriella Savoia)

____Artisti

Accarini Riccardo, Acerbo Domenico, Alatan Anna Rita, Alborghetti Davide, Allegri Nottari Luigi, Amadori Carlo, Amato Maria Agata, Amoretti Maria Paola, Andreani Franco, Angeleri Stefania, Ascari Franca, Azzini Bruno, Azzola Eugenio, Badaloni Ariberto, Badari Grazia, Baglieri Gino, Balansino Jr Giancarlo, Balansino Giovanni, Baldassin Cesare, Baldo Gianni, Bandera Franca - BAF, Baracchi Erio, Bartoli Germana, Bassi Massimo, Bellini Enzo, Bellini Maria Grazia, Benazzo Stefano, Bencini Ennio, Benedetti Laura, Benetton Simon, Bergamini Leila, Bertazzoni Bianca, Bertorelli Luciana, Bertozzi Elisabetta, Besson Alberto, Betta Valerio, Bevilacqua Gianfranco, Biancato Marzia Harshal, Bianco Lino, Bisio Pietro, Bomman Mariagrazia, Bonafè Roberto, Bonetti Luciano, Bongini Alberto, Bonseri Lucia, Boschi Anna, Brambilla Giovanni, Brambilla Maurizio, Brunelli Clara, Bucher Gianni, Businelli Giancarlo, Buttarelli Brunivo

Cais Maria Nives, Callegari Daniela, Campanella Antonia, Campitelli Maurizio, Candiano Carmelo, Carbone Antonio, Carluccio Giorgio, Caselli Edda, Cassani Nino, Castagna Angelo, Castaldi Domenico, Castellani Claudio, Castellani Leonardo, Castelli Ada, Cavallero Antonietta, Cazzaniga Giancarlo, Cazzaniga Donesmondi Odoarda, Ceci Paola, Cermaria Claudio, Ciaponi Stefano, Ciavarella Tonia, Cibi, Ciotti Valeria, Cipolletta Pasquale, Civitico Gian Franco, Cocchi Pierluigi, Coccia Renato, Colognese Gianmaria, Cominale Gabry, Convento Emanuele, Cordani Sereno, Correggiari Lamberto, Cotroneo Giuseppe, Cottini Luciano, Cottino Isidoro, Crisanti Giulio

Cuoghi Daniele, Dall'Acqua Mario, D'Ambrosi Diego, Danese Marco, Da Riva Daniela, De Leo Mario, De Luigi Giuseppe, Denti Giuseppe, Deodati Ermes, De Rosa Ornella - DRO, Desiderati Luigi, Diani Valerio, Di Francescantonio Beatrice, Doveil Doriana, D'Urso Nelly, Emanuele Mimmo, Fabri Otello, Falzoni Giulio, Fastosi Gabriella, Feraboli Gianni, Ferro Francesco, Fieschi Alessandro, Finetti Ilaria, Fioravanti Ilario, Fortuna Alfonso, Franco Luigi, Franzini Adelmo, Frigerio Laura, Frisinghelli Maurizio, Frittelli Franca, Galbusera Renato, Ganassini Priscilla, Gargano Pietro, Gentile Domenico, Ghidini Pier Luigi, Ghisleni Anna, Giacobbe Luca, Giacopello Barbara, Girani Giuseppe, Giunti Raffaello, Giussani Lino, Gonzales Alba, Grassi Silvia, Grasso Francesco, Gualtieri Ulisse, Gutris Anna Francesca

Herzog Ira, Immorlica Fiorella, Izzo Donato, Lanzione Mario, La Spesa Rosanna, Laurent Cossu Giovanni, Lo Feudo Adele - ALF, Lomasto Massimo, Lonardoni Enio, Longhi Paolo, Lo Presti Giovanni, Lubatti Stefania, Luchini Riccardo, Macaluso Elisa, Macaluso Marisa, Maggi Ruggero, Magnoli Domenico, Mammoliti Stefano, Margari Franco, Margonari Renzo, Marra Mino, Marrani Ruggero, Mattei Luigi Enzo, Mazzocco Pinuccia, Mazzotti Cristina, Mele Vito, Merik - Eugenio Enrico Milanese, Miano Antonio, Minen Ilario, Minto Maria Grazia, Molinari Mauro, Monga Paolo, Morandini Gi, Morini Gian Franco, Moroni Simona, Morselli Luciano, Morsiani Lietta, Mosele Ivo, Nagatani Kyoji, Nastasio Alessandro, Nigiani Impero, Nonfarmale Giordano - MALE, Notari Antonio, Nucci Alessandra

Onida Maria Antonietta, Ossola Giancarlo, Paci Fulvio, Pacini Gianfranco, Padovani Luciano, Paglia Anna, Paiano Dora, Palazzetti Beatrice, Pallavicini Maria Camilla, Pancheri Aldo, Paolantonio Cesare, Paolini Parlagreco Graziella, Paradiso Mario, Pastorello Gianguido - GIANGUI, Pauletto Mario, Pauletto Tiziana, Pedrazzoli Roberto, Peduzzi Caterina, Perrella Maria Rosaria, Piccinelli Marco, Piemonti Lorenzo, Pieroni Mariano, Pighi Giuseppe, Pilato Antonio, Piovosi Oscar, Pirondini Antea, Plaka Ylli, Plicato Cristiano, Poggiali Berlinghieri Giampiero, Polichtchouk Olga, Pompa Domenico, Pozzi Rinaldi Laura, Prato Tiziana, Profeta Luigi, Puppi Massimo, Quagliata Carlo, Quaini Marialuisa

Raimondi Luigi, Rametta Viviana, Ravasio Luigi, Raza Claudia, Renzi Ermenegilda, Ritorno Maria Luisa, Rizzi Tiziana, Romilio Nicola, Ronchi Cesare, Rontini Aldo, Rossato Kiara, Rossi Giorgio, Rosso - Sergio Rossi, Rovati Rolando, Salzano Antonio, Sanguineti Poggi Nenne, Sarro Matteo, Scarfone Francesco, Schiavi Alberto, Scimeca Filippo, Seccia Anna, Serarcangeli Alberto, Serratore Antonella, Settembrini Marisa, Signorello Fortunato Orazio, Simone Salvatore, Simonetta Marcello, Soave Giorgio, Sodi Milvio, Somensari Anna, Somensari Giorgio, Spoltore Paolo, Staccioli Paola, Staccioli Paolo, Stazio Ivo, Sudati Marco

Tagliabue Marida, Taiana Jo, Tassinari Raffaella, Terruso Saverio, Timoncini Luigi, Tinazzi Luisa, Todoverto Carmelo, Togo, Trabucco Marcello, Trielli Giuseppe, Trubbiani Valeriano, Vaccaro Vito, Vasconi Franco, Venditti Alberto, Venturini Imerio, Verdirame Armanda, Veronese Sabrina, Vigliaturo Silvio, Vitale Mario, Viviani Gino, Zabarella Luciana, Zaffanella Bruno, Zanetti Enzo, Zangrandi Domenico, Zarpellon Toni, Zefferino - Fabrizio Bresciani, Zenadocchio Antonio, Zitelli Fabrizio. Movimento del Guardare Creativo, M.G.C.: Capodiferro Gabriella, Camplone Alfonso, Colangeli Fernanda, Conti Isa, D'Alessandro Simonetta, D'Aponte Francesco, De Lellis Laura, De Palma Concita, Di Battista Giacinta, D'Ortona Morena, Evangelista Marilena, Iannetti Marco, Lisanti Rosa, Michetti Teresa, Natale Annamaria, Rucci Antonio, Santilli Paola, Testa Nicoletta, Torriuolo Bruno - BRUTO. (Comunicato stampa)




"Un regalo dal XX Secolo"
Piccole raccolte di cultura - Binomio di musica e poesia - Dal Futurismo al Decadentismo di Gabriele D'Annunzio

www.allegraravizza.com

La Galleria Allegra Ravizza propone una selezione di Edizioni Sincrone nell'ampio progetto Archivi Telematici del XX Secolo. Con i loro preziosi contenuti, ogni Edizione tratta e approfondisce un preciso argomento del secolo scorso. Dal Futurismo al Decadentismo. Le piccole raccolte, frutto di studio approfondito, hanno l'ambizioso scopo di far riscoprire le sensazioni dimenticate o incomprese del nostro bagaglio culturale e la gioia che ne deriva. Le Edizioni Sincrone qui presentate, si incentrano su due temi principali: la Musica Futurista e i capolavori letterari del poeta Gabriele D'Annunzio. Dalla raccolta dannunziana "Canto Novo" alla tragedia teatrale "Sogno di un tramonto d'autunno", dal Manifesto futurista di Francesco Balilla Pratella a "L'Arte dei Rumori" di Luigi Russolo, ogni Edizione contiene una vera e propria collezione di musiche, accompagnate da un libro prezioso, una raccolta di poesie o una fotografia: un Racconto dell'Arte per la comprensione dell'argomento.

Canto Novo
di Gabriele D'Annunzio
A diciannove anni, nel 1882, Gabriele D'Annunzio pubblica la raccolta di poesie "Canto Novo", dedicata all'amante Elda Zucconi. I sentimenti, la passione, l'abbattimento e il sensualismo che trapelano dalle parole del poeta divengono note e melodie grazie al talento musicale di grandi compositori del Novecento tra cui Franco Casavola, Francesco Paolo Tosti e Ottorino Respighi. L'Edizione Sincrona contiene il volume "Canto Novo" insieme alle musiche dei grandi compositori che a questo si ispirarono. (Euro 150,00 + Iva)

Poema Paradisiaco
di Gabriele D'Annunzio

"La sera", tratta da "Poema Paradisiaco" (1893) di Gabriele D'Annunzio, fu sicuramente una delle poesie maggiormente musicate dai compositori del Novecento. Nella Edizione Sincrona sono contenute le liriche di compositori come Franco Casavola, Francesco Paolo Tosti, Ottorino Respighi e Pier Adolfo Tirindelli, che si ispirarono ai versi del Vate creando varie interpretazioni melodiche e attuando diverse scelte musicali, insieme al volume "Poema Paradisiaco" di D'Annunzio. (Euro 150,00 + Iva)

Sogno di un tramonto d'autunno
di Gabriele D'Annunzio

Concepito nel 1897, "Sogno di un Tramonto d'Autunno" è composto dal Vate per il suo grande amore: Eleonora Duse, che interpretò infatti il ruolo della protagonista durante la prima rappresentazione del 1899. All'interno dell'Edizione Sincrona è presente il volume "Sogno di un tramonto d'autunno" del 1899 accompagnato dalla musica del noto compositore Gian Francesco Malipiero composta nel 1913, le cui note sono racchiuse in un audio oggi quasi introvabile. Oltre a questo prezioso materiale, l'Edizione racchiude ad una fotografia della bellissima Eleonora Duse e due versioni del film omonimo "Sogno di un Tramonto d'Autunno" diretto da Luigi Maggi nel 1911. (Euro 200,00 + Iva)

Raccolta di 100 liriche su testi
di Gabriele D'Annunzio

La sensibilità, lo spirito e la forte emotività presente nei versi di Gabriele D'Annunzio non poterono che richiamare l'attenzione di grandi artisti e compositori del Novecento come Franco Casavola, Francesco Paolo Tosti, Ildebrando Pizzetti e Domenico Alaleona che, affascinati dalle parole del Vate, tradussero in musica le sue poesie. L'Edizione Sincrona contiene 100 liriche musicate dai grandi compositori insieme ai rispettivi testi e volumi di Gabriele D'Annunzio da cui sono tratte: "Canto Novo", "Poema Paradisiaco", "Elettra" e "Alcione" (rispettivamente Libro II e III delle "Laudi"), "La Chimera e l'Isotteo" e infine la copia anastatica di "In memoriam". (Euro 500,00 + Iva)

La Musica Futurista

La Musica futurista, grazie a compositori come Francesco Balilla Pratella, Luigi Russolo, Franco Casavola e Silvio Mix, stravolse completamente il concetto di rumore e suono, rinnegando con forza la tradizione musicale Ottocentesca. Le musiche futuriste presenti all'interno di questa Edizione Sincrona svelano nuove note, nuovi timbri, nuovi rumori mai sentiti prima, dimostrando come le ricerche e le invenzioni futuriste riuscirono a cambiare per sempre il futuro della musica. Insieme a questa corposa raccolta musicale, l'Edizione contiene un video introduttivo e due testi fondamentali per poter contestualizzare e comprendere appieno il panorama storico in cui la Musica Futurista sorse: "La musica futurista" di Stefano Bianchi e gli esilaranti racconti di Francesco Cangiullo contenuti in "Le serate Futuriste". (Euro 200,00 + Iva)

Il Manifesto di Francesco Balilla Pratella | Musica Futurista

Fondato nel 1909, il Futurismo si manifestò in ogni campo artistico. Nel 1910, su richiesta di Filippo Tommaso Marinetti, il giovane compositore Francesco Balilla Pratella scrisse il "Manifesto dei Musicisti Futuristi", un'energica ribellione alla cultura borghese dell'Ottocento in nome del coraggio, dell'audacia e della rivolta. L'Edizione Sincrona presenta, insieme al manifesto originale del 1910, la musica futurista di uno dei maggiori compositori del Primo Futurismo: Francesco Balilla Pratella. Ad accompagnare il prezioso manifesto e le musiche, sono presenti inoltre due manuali fondamentali per la comprensione del lavoro e della figura di Francesco Balilla Pratella dal titolo "Testamento" e "Caro Pratella". (Euro 500,00 + Iva)

Il Manifesto di Luigi Russolo | Musica Futurista

"La vita antica fu tutta silenzio. Nel XIX secolo, con l'invenzione delle macchine, nacque il Rumore": con questa dichiarazione esposta nel manifesto "L'Arte dei Rumori" del 1913 il futurista Luigi Russolo rinnova e amplifica il concetto di suono/rumore stravolgendo per sempre la storia della musica. In questa Edizione Sincrona sono contenuti le musiche e i suoni degli Intonarumori di Russolo, insieme al manifesto del 1913 "L'Arte dei Rumori" che teorizzò questa strabiliante invenzione! Per poter comprendere e approfondire la figura del grande inventore futurista, l'Edizione contiene anche un libro "Luigi Russolo. La musica, la pittura, il pensiero". (Euro 500,00 + Iva)

Video su Musica Futurista
youtu.be/T04jDobaB-Q




Copertina del doppio libro di artista Internal Memories External Memories di Carolina Sandretto Internal Memories | External Memories
Edizione limitata: 199 copie; Stampa Fonte Grafica Milano

Doppio libro d'artista di Carolina Sandretto dedicato al tempo, la memoria e le eredità personali. A marzo 2020, Carolina Sandretto ha passato il primo lockdown da sola nella sua casa di famiglia in Toscana, circondata da oggetti del passato, legati alle donne della sua vita: le sue due amatissime nonne, e sua madre, che in quel periodo era lontana. Ha iniziato a fotografare gli oggetti della casa - arredi, porcellane e minuzie - catalogandoli per forma e per colore, perché potessero rivelare le persone cui erano appartenuti e le loro diverse personalità, materializzando una presenza che riempisse il silenzio e la solitudine di quelle settimane.

In quegli stessi giorni, al tramonto saliva in terrazzo e fotografava la vista sul mondo esterno: la cupola del Duomo, la torre del campanile e le case intorno alla sua. Anche in questo caso la fotografia diventava una disciplina, per continuare a uscire, ammirare il paesaggio, riflettere sul tempo. Le fotografie - polaroid che l'artista ha sovraesposto più volte - sottolineano lo scorrere del tempo, lo rendono visibile, fisico, in quei giorni in cui sembrava immobile. Così un doppio libro d'artista, in edizione limitata, prezioso, poetico e a tratti struggente: due volumi tenuti insieme da un elastico in cui Internal Memories affronta i temi della memoria e delle eredità personali di ognuno, mentre External Memories racconta il passare del tempo, la percezione che ne abbiamo e l'illusione che la fotografia possa fermarlo. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)




Copertina libro Ultima frontiera, di Giovanni Cerri Ultima frontiera
Diario, incontri, testimonianze

di Giovanni Cerri, Casa editrice Le Lettere, Collana "Atelier" a cura di Stefano Crespi, Firenze 2020
www.lelettere.it

Nell'orizzonte contemporaneo appare significativa la testimonianza di questi scritti di Giovanni Cerri. In un connotato diaristico, divenuto sempre più raro, vive la "voce" dei ricordi, dei volti, dei momenti esistenziali, delle figure dell'esistere: richiami all'adolescenza, le prime immagini dell'arte nello studio del padre, conoscenze di personaggi testimoniali, incontri con artisti. In una scrittura aperta, esplorativa, emergono due tematiche in una singolare originalità: la periferia come corrispettivo della solitudine dell'anima; lo sguardo senza tempo nell'inconscio, in ciò che abbiamo amato, in ciò che non è accaduto.

Giovanni Cerri (Milano, 1969), figlio del pittore Giancarlo Cerri, ha iniziato la sua attività nel 1987 e da allora ha esposto in Italia e all'estero in importanti città come Berlino, Francoforte, Colonia, Copenaghen, Parigi, Varsavia, Toronto, Shanghai. Nel continuo richiamo al territorio urbano di periferia, la sua ricerca si è sviluppata nell'indagine tematica dell'archeologia industriale con il ciclo dedicato alle Città fantasma. Nel 2011, invitato dal curatore Vittorio Sgarbi, espone al Padiglione Italia Regione Lombardia della Biennale di Venezia. Nel 2014 presenta la mostra Milano ieri e oggi nelle prestigiose sale dell'Unione del Commercio a Palazzo Bovara a Milano. Nel 2019 alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte è ospitata la mostra Memoria e Futuro. A Milano, nell'anno di Leonardo, in occasione del quinto centenario leonardesco.

- Dalla postfazione di Stefano Crespi

«Nel percorso di questa collana «Atelier», sono usciti in una specularità scritti di artisti e scritti di letterati: gli scritti degli artisti nelle cadenze dell'orizzonte interiore (ricordiamo: Confessioni di Filippo de Pisis, Cieli immensi di Nicolas de Staël); gli scritti dei letterati nel tradurre, nel prolungare in nuova vita il fascino, l'enigma dei quadri (ricordiamo Giovanni Testori, Yves Bonnefoy). Nelle istanze oggi di comunicazione mediatica, di caduta dell'evento, il libro di Giovanni Cerri, Ultima frontiera, si apre a uno spazio senza fine di sensi, luce, eros, avventura dell'immagine, della parola. Accanto allo svolgimento della pittura, vivono, rivivono, nelle sue pagine, anche dagli angoli remoti della memoria, i tratti del vissuto, i momenti dell'esistere: richiami all'adolescenza, le prime immagini dell'arte nello studio del padre, figure di artisti, personaggi testimoniali, i luoghi, il luogo ultimativo della periferia, occasioni di accostamento a quadri del passato, museali. [...]

Soffermandoci ora in alcuni richiami, ritroviamo il senso di un percorso, i contenuti emozionali, quella condizione originaria che è l'identità della propria espressione. In una sorta di esordio, viene ricordato lo studio del padre, artista riconosciuto, Giancarlo Cerri. Uno studio in una soffitta di un antico edificio. Ma anche «luogo magico», dove si avvia la frase destinale, il viaggio di Giovanni Cerri che percepisce la differenza (o forse anche una imprevedibile relazione) tra figurazione come rappresentazione e astrazione come evocazione. David Maria Turoldo è stato una figura testimoniale in una tensione partecipe alle ragioni dell'esistere e al senso di una vita corale. Lo scritto di Giovanni Cerri ha la singolarità di un ricordo indelebile nella conoscenza, con la madre, all'abbazia di S. Egidio a Fontanella e poi nella frequentazione, dove Turoldo appare come presenza, come voce, come forza di umanità. Scrive Cerri: «un uomo fatto di pietra antica, come la sua chiesa».

Michail Gorbaciov, negli anni dopo la presidenza dell'Unione Sovietica, in un viaggio in Italia, con la moglie Raissa ha una sosta a Sesto San Giovanni, dove visita anche l'occasione di una mostra di tre giovani artisti. Giovanni Cerri, uno dei tre artisti, conserva quel momento imprevedibile di sorpresa con gli auguri di Gorbaciov. Un'emozione suscita la visita al cimitero Monumentale: una camminata, un viaggio inconfondibile nelle testimonianze che via via si succedono. In particolare, toccante la tomba di una figura femminile mancata a ventiquattro anni. Rivive, in Cerri, davanti alla scultura dedicata a questa figura femminile, una bellezza seducente, il mistero di un eros oltre il tempo. Nelle pagine di diario appaiono, come tratti improvvisi, occasioni, emozioni.

Così il ricordo di Floriano Bodini nella figura, nel personaggio, nelle parole, nel fascino delle sue sculture in una visita allo studio. Giovanni Cerri partecipa all'inaugurazione della mostra di Ennio Morlotti sul ciclo delle bagnanti. In quella sera dell'inaugurazione erano presenti Morlotti e Giovanni Testori sui quali scrive Cerri: «cercatori inesausti delle verità nascoste, tra le pieghe infinite dello scrivere e del dipingere». Un intenso richiamo alla scoperta della Bovisa: «un paesaggio spettrale» nella corrosione, nella vita segreta del tempo. Accanto al percorso diaristico, Giovanni Cerri riporta in una sezione alcuni testi di sue presentazioni in cataloghi o nello stimolo di un'esposizione. In un ordine cronologico della stesura dei testi figurano Alessandro Savelli, Giancarlo Cazzaniga, Franco Francese, Alberto Venditti, Marina Falco, Fabio Sironi.

Si tratta di artisti con una singolarità, un connotato originario. Si riconferma la scrittura di Cerri, fuori da aspetti categoriali, didascalici. Una scrittura esplorativa nelle intuizioni, nei riferimenti creativi, in un movimento dialettico: esistenza e natura, interno ed esterno, presenza e indicibile, immagini e simboli, «una luce interiore» e «l'ombra, il mistero, l'enigma della vita». In conclusione al libro si presentano due interviste con Giovanni Cerri curate da Luca Pietro Nicoletti nel 2008, da Francesca Bellola nel 2016. Appaiono, limpidamente motivati, momenti tematici, espressivi, con intensa suggestione di rimandi. Inevitabile, infine, una considerazione sul rapporto del pensiero, della scrittura con la pittura.

Più che a richiami in relazioni specifiche, dirette, il percorso di Cerri nella sua eventicità destinale può essere ricondotto a due tematiche: la visione interiore della periferia e lo sguardo senza tempo nel volto. Tematiche che hanno una connessione anche psicologica nell'alfabeto oscuro dell'esistenza, del silenzio. La periferia è l'addio ancestrale nelle sue voci disadorne, stridenti, perdute, nella solitudine in esilio dalle cifre celesti. Nell'intervista di Francesca Bellola c'è un'espressione emblematica di Giovanni Cerri sulla periferia: «non sono più solo le zone periferiche delle città industriali con le strade, i viali e le tangenziali ad essere desolate, ma è anche la nostra anima, il nostro terreno interiore, a evidenziare i segni di abbandono». Il titolo che segna in modo così sintomatico l'opera di Cerri è Lo sguardo senza tempo. In un'osservazione generale, il «vedere» è la scena dei linguaggi, lo sguardo è inconscio, memoria, ciò che abbiamo amato, ciò che non è accaduto [...]» (Comunicato ufficio stampa De Angelis Press)




Copertina del libro su Carlo Invernizzi a cura di Massimo Donà Carlo Invernizzi
Impercettibili nientità. Poesie 1950-2017

a cura di Massimo Donà

* Il volume è stato presentato il 6 settembre 2020 nel Palazzo delle Paure di Lecco

Nel volume è raccolta per la prima volta l'intera opera poetica di Carlo Invernizzi (Milano 1932-2018). Il libro contiene anche una sezione antologica in cui sono pubblicati saggi dedicati alla poesia e alla visione poetico-filosofica di Invernizzi, e uno short film del regista Francesco Castellani, Carlo Invernizzi. La voce del poeta (2020), accessibile tramite il sito de La nave di Teseo.

«Dall'inizio degli anni Sessanta sino alla sua scomparsa nel 2018, la poesia di Carlo Invernizzi si è fatta sempre più radicale, sino a trasformarsi in un vero e proprio "corpo a corpo" con l'impossibile. Le sue parole non descrivono, e neppure hanno mai voluto farsi mera testimonianza di uno stato d'animo; esse indicano piuttosto la lucida consapevolezza del fatto che ogni sforzo poetico sarà vano, ma nello stesso tempo assolutamente necessario. Sì, perché la realtà è per lui tutta espressione di quella Natura Naturans che sta prima di ogni distinzione concettuale; prima, cioè, della divisione tra essere e nulla.» (Massimo Donà).

La Natura Naturans è quel «tuttuno di fantasiapensiero e cosa di cui l'uomo è coscienza intrinseca, non componente estraneo che vuole dominarla e deturparla» (Invernizzi). Questa concezione è riflessa dalla poesia in cui il "pensieroimmagineparola" rimanda al "tuttoniente" delle cose, rispetto alle quali esso non vuole, né può, essere altro". La raccolta dell'intera opera di Invernizzi manifesta in modo particolarmente incisivo l'unitarietà della visione poetico-filosofica della Natura Naturans lungo tutto l'arco della sua produzione, che ha per luogo insieme fisico e mentale Morterone, definito dal poeta suo «luogo di radici, soglia ingermino d'immagini metafore» del suo «fare poesia». Proprio a Morterone veniva firmato nel 1996 il manifesto Tromboloide e disquariata, steso dal poeta con i pittori Gianni Asdrubali, Bruno Querci e Nelio Sonego a cui è seguita nel 1999 la mostra Tromboloide e disquarciata. Natura Naturans presso i Musei Civici di Villa Manzoni a Lecco, dopo essere stata presentata nel 1997 presso il Centro Espositivo della Rocca Paolina di Perugia, la Galleria Nothburga di Innsbruck e il Museo Rabalderhaus di Schwaz.

La stessa concezione è dal 1986 alla base delle attività della Associazione Culturale Amici di Morterone, e ha condotto alla creazione del Museo d'Arte Contemporanea all'Aperto di Morterone. Il Museo, costituito da oltre trenta opere installate nella natura incontaminata, abbelisce il territorio morteronese rendendolo un autentico segnale poetico. Il rapporto del poeta con Morterone costituisce anche un momento saliente dello short film realizzato da Francesco Castellani, che lo presenterà in questa occasione. Seguiranno interventi di Tommaso Trini, scrittore e critico d'arte contemporanea, che parlerà del mondo poetico di Invernizzi, di Massimo Donà, musicista jazz, filosofo e Professore ordinario di Filosofia teoretica presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che ha curato il volume, e Davide Mogetta, collaboratore del Centro Studi Carlo Invernizzi, che parlerà di alcuni temi che uniscono la poesia alla visione poetico-filosofica della Natura Naturans. (Comunicato stampa)




Copertina del libro Il Calzolaio dei Sogni, di Salvatore Ferragamo, pubblicato da Electa Il calzolaio dei sogni
di Salvatore Ferragamo, ed. Electa, pag. 240, oltre 60 illustrazioni in b/n, in edizione in italiano, inglese e francese, 24 euro, settembre 2020

Esce per Electa una nuova edizione, con una veste grafica ricercata, dell'autobiografia di Salvatore Ferragamo (1898-1960), pubblicata per la prima volta in inglese nel 1957 da George G. Harrap & Co., Londra. Salvatore Ferragamo si racconta in prima persona - la narrazione è quasi fiabesca - ripercorrendo l'avventura della sua vita, ricca di genio e di intuito: da apprendista ciabattino a Bonito, un vero "cul-de-sac" in provincia di Avellino, a calzolaio delle stelle di Hollywood (le sue calzature vestirono, tra le altre celebrità, Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, Sofia Loren e Greta Garbo), dalla lavorazione artigianale fino all'inarrestabile ascesa imprenditoriale.

Il volume - corredato da un ricco apparato fotografico e disponibile anche in versione e-book e, a seguire, audiolibro - ha ispirato il film di Luca Guadagnino "Salvatore - Shoemaker of Dreams", Fuori Concorso alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia: la narrazione autobiografica diventa un lungometraggio documentario che delinea non solo l'itinerario artistico di Ferragamo, ma anche il suo percorso umano, attraverso l'Italia e l'America, due mondi che s'intrecciano fortemente. (Comunicato stampa)




Federico Patellani, Stromboli, 1949 - Federico Patellani © Archivio Federico Patellani - Regione Lombardia _Museo di Fotografia Contemporanea Federico Patellani, Stromboli 1949
ed. Humboldt Books

Il libro è stato presentato il 30 giugno 2020
www.mufoco.org

Il Museo del Cinema di Stromboli e il Museo di Fotografia Contemporanea presentano il libro in una diretta (canali YouTube e Facebook del Mufoco) che vedrà intervenire Alberto Bougleux, Giovanna Calvenzi, Emiliano Morreale, Aldo Patellani e Alberto Saibene. La pubblicazione è introdotta dalle parole della lettera con cui Ingrid Bergman si presenta a Roberto Rossellini: "Caro Signor Rossellini, ho visto i suoi film Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo 'ti amo', sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei". Rossellini, dopo aver ricevuto questa lettera da Ingrid Bergman, allora una delle massime stelle hollywoodiane, la coinvolge nel progetto che diventerà il film Stromboli, terra di Dio (1950), ma ancor prima del film è la storia d'amore tra il regista romano e l'attrice svedese a riempire le cronache di giornali e rotocalchi.

Federico Patellani, uno dei migliori fotografi dell'epoca, si reca sull'isola eoliana: le sue fotografie fanno il giro del mondo, perché non documentano solo la realizzazione del film, ma anche le condizioni di vita degli abitanti e la forza degli elementi. Dall'archivio Patellani, presso il Museo di Fotografia Contemporanea, sono emerse le fotografie che aiutano a ricostruire nella sua integrità quella celebre storia. (Comunicato stampa)




La nascita del Partito popolare a Trino tra cattolicesimo sociale, movimento socialista e reducismo
di Bruno Ferrarotti
www.storia900bivc.it

Il volume «offre un'attraente panoramica su questioni fondamentali per la comprensione delle vicende che hanno caratterizzato la fine dell'Ottocento e il primo Novecento, fino alla soglia dell'avvento del fascismo. Ancora una volta seguendo l'autore è possibile passare agilmente dalla dimensione nazionale a quella locale e comprendere gli stretti collegamenti tra la politica generale e la sua traduzione nell'orizzonte più contenuto, ma non meno significativo, della comunità locale. Al centro dell'attenzione la nascita del Partito popolare, nato per raccogliere i consensi dell'elettorato cattolico, con uno statuto ispirato alla dottrina sociale cristiana, che alla prima prova elettorale, nel novembre 1919, con soli dieci mesi di attività raccolse oltre il 20 per cento di voti.

La ricostruzione di Ferrarotti della fitta rete di iniziative sociali, economiche e culturali messe in atto dal mondo cattolico trinese in contrapposizione all'azione socialista, consente di avere piena consapevolezza che l'irruzione sulla scena politica del Partito popolare sia stato l'esito non di un progetto politico estemporaneo, ma il prodotto di una lunga gestazione, dopo la stagione del non expedit e le progressive ma parziali aperture, limitate alla dimensione amministrativa» (dalla prefazione di Enrico Pagano). Libro nella collana "Studi trinesi" edito dal Comune di Trino in collaborazione con l'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia.

Bruno Ferrarotti è autore e coautore di pubblicazioni scientifiche nonché saggi e monografie di storia politica, religiosa, sociale ed ambientale della comunità trinese e del suo circondario. In collaborazione con l'Istituto, oltre al volume qui presentato, ha pubblicato, sempre nella collana "Studi trinesi", il volume Trino 1948. Cronaca di un conflitto politico annunciato, che arricchisce la storia del Novecento trinese di un nuovo e interessante capitolo sulla transizione istituzionale e politica degli anni compresi fra il 1946 e il 1948. (Comunicato stampa)




Serge Reggiani, Alberto Sordi ed Eduardo De Filippo nel film Tutti a casa I cento anni di Alberto Sordi
Un libro e un numero di "Bianco e nero" editi dal Centro Sperimentale di Cinematografia e da Edizioni Sabinae

www.fondazionecsc.it

Il 15 giugno Alberto Sordi compie cent'anni. È il terzo grande del cinema italiano del quale, in questo 2020, si celebra il centenario. Il 20 gennaio è toccato a Federico Fellini, che di Sordi è stato grande amico (e con il quale ha girato due capolavori, Lo sceicco bianco e I vitelloni). Il 16 marzo è stata la volta di Tonino Guerra, poeta e sceneggiatore, amico e collaboratore di Fellini. Il 31 luglio sarà invece il centesimo compleanno di Franca Valeri, che è sempre viva e attiva e ha collaborato con Sordi in film divertentissimi quali Piccola posta, Il segno di Venere e Il vedovo.

Il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale è in prima fila nel festeggiare questi importanti anniversari. E in occasione del centenario di Sordi, vuole ricordare due preziose pubblicazioni dedicate al grande attore, edite assieme a Edizioni Sabinae. La prima, in ordine di tempo, è stata il numero 592 della rivista "Bianco e nero", intitolato Sordi segreto e curato da Alberto Anile. Costruito con un lungo lavoro di ricerca fra i materiali del Fondo Alberto Sordi, di proprietà della Fondazione omonima e conservati presso la Cineteca Nazionale, il numero getta luce su molti progetti non realizzati del grande attore: dal film su Henry Kissinger al sogno di un Don Chisciotte e Sancho Panza in coppia con Vittorio Gassman. La seconda, uscita nei primi giorni del 2020, è il volume Alberto Sordi sempre di Alberto Anile, con una prefazione di Carlo Verdone (membro del CDA del Centro Sperimentale) e un'introduzione di Felice Laudadio, Presidente del CSC. Entrambe le pubblicazioni sono in vendita in libreria, e sono acquistabili online.

.. Alberto Sordi
di Alberto Anile, prefazione di Carlo Verdone, introduzione di Felice Laudadio, CSC / Edizioni Sabinae, 2020, cartonato, illustrato, Euro 30,00
In vendita in libreria e online: www.amazon.it/Alberto-Sordi-Anile/dp/B084QLPB6C
Versione digitale: digital.casalini.it/9791280023063

.. Sordi segreto
Numero monografico della rivista "Bianco e Nero" (592), CSC / Edizioni Sabinae, brossura, illustrato, Euro 16,00 (Comunicato stampa)




Copertina del volume Acquerellisti Italiani Acquerellisti Italiani
a cura di Arianna Sartori, ed. Archivio Sartori Editori (Mantova), pp. 272, formato cm 30.5x21.5, 305 ill. a colori, 16 ritratti, €80,00

* Il volume è stato presentato il 16 febbraio 2020 nella Chiesa "Madonna della Vittoria" di Mantova

Relatori: Arianna Sartori curatrice del catalogo, Roberto Pedrazzoli pittore e docente di discipline artistiche, Gianfranco Ferlisi critico d'arte
Presentazione con il Patrocinio di: Comune di Mantova, Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, Fondazione Le Pescherie di Giulio Romano

«Il volume, realizzato a cura di Arianna Sartori, attraverso l'opera di molti affermati artisti, tutti scelti e invitati ad aderire all'iniziativa, affronta il particolare mondo dell'acquerello. Questa peculiare pratica artistica è stata negli ultimi decenni trascurata dal mondo dell'editoria artistica, così, pur se gli artisti continuano a praticarla nei propri studi, abbiamo pensato di riproporla all'attenzione degli amanti del bello per quella estrema "leggerezza" rappresentativa e per la immediatezza espressiva propria di questa tecnica. Certamente non intendo scrivere una storia della pittura, perché questo è già stato fatto molte volte da numerosi e autorevoli autori dai secoli scorsi fino ad oggi; ciò nonostante mi sento di confermare il desiderio e la volontà degli artisti acquerellisti di affermare la propria presenza in un luogo, di lasciare un segno di sé, di tramandare all'altro un pensiero, un concetto, una visione.

L'uomo da sempre, vuole essere interprete dei propri pensieri in parole ma anche in opere, così banalmente potrei aggiungere che, anche al di fuori dei percorsi pseudo-culturali della vita o della scuola o dell'età, se si cammina sull'arenile di una spiaggia, con i piedi a volte si scrive o si disegnano immagini; e che già da ragazzini per disegnare i contorni di figure sul cemento o sull'asfalto, per poter giocare, si usavano frammenti di terracotta;...e che, maleducatamente è vero, in altre situazioni si poteva incidere il proprio nome sulla corteccia di qualche albero o scrivere anche sui muri. Sicuramente più complesso il discorso della pittura che fin da circa 32.000 anni ci accompagna nel nostro lunghissimo soggiorno sulla Terra.

Infatti, già i dipinti più antichi, quelli della Grotta Chauvet in Francia che furono realizzati con ocre rosse e pigmenti neri, mostrano cavalli, rinoceronti, leoni, bufali e mammut, incredibili esempi di pittura rupestre che esistono, praticamente, in tutto il mondo. Da allora l'uomo ha amato fare e guardare la pittura, elevandola anche, al rilevante ruolo di opera d'arte. La pittura di suo non richiede particolari sforzi per essere percepita se non l'essere guardata frontalmente. E l'opera, così con l'attenta osservazione, assume significati diversi a seconda della creatività dell'esecutore, del suo gusto estetico e di quello della società di cui si fa parte.

La pittura gode quindi di un posto rilevante tra tutte le arti, ma a seconda del supporto su cui viene applicata, richiede tecniche e pratiche diverse. Mi limito ad elencare le parole magiche dell'arte pittorica sulle diverse superfici quali muro, tavola, tela, carta, stoffa, affresco, murale, graffito, encausto, di conseguenza pittura ad olio, colori acrilici, pastello, tempera, acquerello, guazzo o gouache. In altre culture batik, shibori, serti. Nella ceramica si usano ossidi, fondenti e smalti che sono poi fissati in forno grazie all'azione del forte calore.

L'acquerello, strumento essenziale per gli studi preparatori dei grandi maestri e delle grandi opere, è stato usato anche dagli agrimensori per la redazione dei cabrei, quindi usato con efficacia, anche nel disegno tecnico, soprattutto nell'ambito della progettazione meccanica, usato ancora, dal 1500 per precisare gli studi sulla natura e per i paesaggi, studi di animali, gli studi di guerrieri, le scene sacre o profane, le riproduzioni botaniche e scientifiche. Ma sono gli olandesi, i francesi e gli inglesi che dal XVIII secolo, diffondono in tutta Europa e negli Stati Uniti questa tecnica, tanto da farla diventare la tecnica preferita da molti pittori.

Alcuni nomi di importanti artisti caposcuola, tra gli artisti inglesi, William Taverner (1703-1772), Paul Sandby (1725-1809), John Robert Cozens (1752-1797), William Turner (1775-1851); in Francia, il vignettista Jean-Gabriel Moreau (1741-1814), Charles-Joseph Natoire (1710-1777) e Hubert Robert (1733-1808) Jean-Louis Desprez (1743-1804), vengono in Italia per raffigurare i monumenti classici e pompeiani. Anche Cézanne, Gauguin, Manet, Degas tra i francofoni e Paul Klee e Eduard Hildebrandt fra i germanici, Picasso, si sono dedicati all'acquerello. In Italia, nonostante il soggiorno di pittori stranieri, la tecnica prende campo dalla metà dell'Ottocento, soprattutto a Milano e a Napoli con gli esponenti Giuseppe De Nittis (1846-1884), Sebastiano De Albertis (1828-1897), Angelo Marinucci, Canaletto (Giovanni Antonio Canal), Giorgio Morandi, Tommaso Gnone, Vincenzo Loria e Stefano Faravelli.

L'acquerello o acquarello prevede l'uso di pigmenti finemente macinati e mescolati con un legante, diluiti in acqua. Per la sua rapidità e per la facile trasportabilità dei materiali che lo hanno reso la tecnica preferita da chi dipinge viaggiando e all'aria aperta, viene considerata una tecnica "popolare". Il supporto più usato per questa tecnica è la carta, usata preferibilmente ad alta percentuale di cotone puro che per la lunghezza della fibra del vegetale, non si modifica a contatto con l'acqua. L'esecuzione è di per sé sicuramente popolare, ma è una tecnica assai raffinata, dal momento che errori di esecuzione, diversamente dalle altre tecniche pittoriche, non possono essere corretti mediante la semplice sovrapposizione di altro colore. Infatti, il colore trasparente, non nasconde le pennellate sottostanti.

La stesura dell'acquerello può avvenire attraverso diverse tecniche:

- Per velature sovrapposte, che oltre a dare forza e tonalità al colore stesso, conferiscono al disegno preparatorio, solitamente eseguito a matita leggera, la profondità pittorica utile alla rappresentazione dei volumi, delle ombre e della luce.

- Pittura bagnato su bagnato, cioè la stesura del pigmento colorato effettuata sul foglio di carta bagnato in precedenza cosicché i colori si diffondano scorrendo e conferendo un aspetto soffuso al dipinto.

- Pittura bagnato su asciutto in cui il pigmento viene steso dopo essere stato disciolto con una quantità d'acqua sufficiente a farlo scorrere sul foglio asciutto.

Per la realizzazione tradizionale dell'acquerello, occorre:

- Carta da acquerello, che può essere pressata a caldo, non pressata, pressata a freddo. La carta pressata a freddo risulta semi-ruvida e ottimale per la realizzazione dell'acquerello; la grammatura della carta ottimale deve superare i 200 gr/mq.

- Il diluente, che generalmente è acqua, può essere sostituito da acqua e vino, infuso di zafferano, caffè, infusi di erbe vari etc., la scelta di un diluente "alternativo", a discrezione del pittore, oltre a fini sperimentali, permette di ottenere interessanti effetti cromatici. Risultati particolari sono attenuti anche con l'aggiunta di sale, zucchero ecc.

- I colori possono essere di diversi tipi: mezzi panetti semiduri, semiliquidi in tubetto, pigmenti liquidi in tubetto. Per i novizi si consigliano i seguenti colori: blu oltremare, rosso cadmio, giallo cadmio, terra di siena bruciata, ocra gialla, terra d'ombra bruciata, nero d'avorio. Sebbene sia in vendita il bianco, è il fondo del foglio stesso a fungere da bianco quindi se ne sconsiglia l'utilizzo.

- Per i pennelli si consigliano pennelli piatti, pennelli a lingua di gatto e pennelli cilindrici... e insostituibile è l'uso di uno straccetto per la costante pulitura dei pennelli.

Ah, dimenticavo, serve polso fermo, ispirazione e poesia.» (Maria Gabriella Savoia)

Artisti: Aime Tino, Artoni Mario, Ballini Silvana, Belò Flavia, Bertoni Antonella, Bompiani Roberto, Bonfante Egidio, Bortoluzzi Milvia, Capelli Francesca, Capraro Sabina, Carbonati Antonio, Carboni Gaetano, Castellani Leonardo, Cattaneo Claudio, Cavicchini Arturo, Ciaponi Stefano, Cimardi Franco, Corniani Ario, Cotugno Teodoro, Dall'Acqua Mario, Di Venere Giorgio, Fabri Otello, Facchin Roberta, Falzoni Giulio, Ferrarini Renzo, Ferri Massimo, Finetti Ilaria, Girondi Franco, Gnocchi Alberico, Goldoni Meris, Greppi Giovanni, Laterza Lia, Lelii Marisa, Lindner Pierre H., Lunini Susanna, Manfredini Fernando, Margheri Raffaello, MERIK, Milanese Eugenio Enrico, Michieletto Maria Pia, Minuti Giovanni, Moccia Palvarini Anna, Mongatti Vairo, Nastasio Alessandro, Patriarca Riccardo Giovanni, Perina Giulio, Quaini Marialuisa, Ripari Virgilio, Rossi Ermes, Scano Giorgio, Schialvino Gianfranco, Semeghini Defendi, Severi Lino, Soragna Paolo, Spazzini Severino, Tardon Magda, Tassinari Raffaella, Trevisan Franco, Valentino Valter, Venditti Alberto, Verna Gianni, Zen Sergio, Zoppi Moreno, Zorzi Giordano.




Locandina della presentazione del libro di Christopher Kloeble Quasi tutto velocissimo
di Christopher Kloeble

* Il romanzo è stato presentato il 2 febbraio 2020 alla Libreria Modusvivendi di Palermo

Incontro con lo scrittore Christopher Kloeble in occasione della presentazione dell'edizione italiana del suo libro Quasi tutto velocissimo (Traduzione dal tedesco: Scilla Forti, Keller Editore, 2019), titolo originale: Meistens alles sehr schnell. Modera: Rita Calabrese, germanista.

Albert ha diciannove anni, è cresciuto in un orfanotrofio e non ha mai conosciuto la madre. Per tutta la vita ha dovuto assistere il padre, Fred, che è come un bambino intrappolato nel corpo di un adulto, trascorre il tempo leggendo enciclopedie, contando le auto verdi che passano per strada ed è conosciuto come l'eroe di un tragico incidente d'autobus. Quando a Fred vengono diagnosticati solo pochi mesi di vita, per Albert inizia una vera e propria corsa contro il tempo perché sa che quell'uomo perso in un mondo tutto suo è l'unico a poterlo aiutare nella ricerca del proprio passato. Comincia così un viaggio avventuroso e commovente in compagnia di personaggi memorabili che li porterà in un'epoca lontana, fino a una notte di agosto del 1912 e alla storia di un amore proibito...

Quasi tutto velocissimo è una saga famigliare luminosa e drammatica, un travolgente road novel ambientato nelle alte terre alpine dal quale è impossibile separarsi. Due adorabili eroi ci conducono in un tempo pieno di possibilità e ombre, amori, misteri e viaggi, in luoghi e cittadine immerse nelle atmosfere di antiche fiabe. Christopher Kloeble ha studiato presso l'Istituto di Letteratura tedesca di Lipsia e presso l'Università della televisione e del cinema di Monaco. Suoi contributi sono comparsi tra gli altri su Die Zeit, Süddeutsche Zeitung e TAZ. È stato membro del Programma di scrittura internazionale dell'Università dello Iowa e scrittore residente all'Università di Cambridge. (Comunicato stampa Goethe-Institut Palermo)




Disegno che ritrae Federico Fellini nella locandina della iniziativa promossa dal Centro Sperimentale di Cinematografia Federico Fellini
Il libro dei sogni


Il volume è stato presentazione volume il 28 gennaio 2020 alla Casa del Cinema di Roma
www.fondazionecsc.it

«Se i film di Fellini, per citare Shakespeare, sono spesso fatti della materia di cui sono fatti i sogni, questo volume dimostra che i suoi sogni sono fatti della materia di cui sono fatti i film. Il libro dei sogni - capolavoro d'arte dell'illustrazione - si pone infatti anche come un "catalogo" - verrebbe da dire, come nel Don Giovanni di Mozart e Da Ponte: "delle donne che amò il padron mio". Certo, ci sono anche le donne, senza le quali il "Pianeta Fellinia", per usare una bella definizione di Gian Piero Brunetta, perderebbe una "fonte energetica" fondamentale. Ma Il libro dei sogni è in realtà una sorta di "archivio generale" della vita di Fellini, sia di quella interiore - come ogni sogno che si rispetti - sia dei suoi punti di vista su un mondo fatto, oltre che di persone e cose, anche di "effetti cinema", storie, personaggi, vicende personali, amori e idiosincrasia di un mestiere, che per Fellini coincide con la vita stessa, pur restandone sempre "più grande".

A titolo d'esempio, citiamo soltanto il sogno del 4 febbraio 1961: «Negli studi della Federiz Fracassi mi sorride: E allora Federico, quando hai intenzione di cominciare sul serio?". È il tempo in cui Fellini entra in società con Rizzoli per favorire l'esordio di giovani cineasti. Pier Paolo Pasolini è uno dei primi che si presenta col soggetto di Accattone. Ma alla prima visione dei giornalieri, di fronte alla "passeggiata di Accattone", Fellini rifiuta vigorosamente di continuare la produzione, e litiga in modo radicale con l'amico e collaboratore Pier Paolo, di cui non condivide l'estetica. Nel sogno, azzardiamo, Clemente Fracassi, il direttore di produzione, esorta Federico a "fare sul serio", anche perché, nella realtà dei fatti, a Fellini poi di produrre giovani autori non importava davvero nulla, e il progetto - anche a seguito della lite con Pasolini - naufragò senza rimpianti.

A questo "reperto d'archivio" se ne potrebbero aggiungere infiniti altri, che aprono nuove letture della vita e della creatività dell'autore di film che sono oggi parte integrante dell'identità italiana. In questa prospettiva, l'edizione del Libro dei sogni si affianca, nella celebrazione del centenario della nascita di Federico Fellini, al progetto di restauro dell'opera omnia, portato avanti dalle cineteche italiane, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e Cinecittà Luce. Ma l'opera di Federico non potrebbe dirsi completa senza questo Libro dei sogni, che è anche un "libro dei film", esattamente come i suoi film sono anche il "cinema dei sogni"» (dalla Prefazione di Sergio Toffetti, Gian Luca Farinelli, Felice Laudadio, al volume di Federico Fellini, Il libro dei sogni, Rizzoli, 2019).




Locandina della presentazione del libro Dal Pop rock alla musica celtica, di Cochi Quarta Per il ciclo "Leggere parole tra noi - Incontri con l'autore"

Dal Pop rock alla musica celtica
di Cochi Quarta


* Il libro è stato presentato il 21 gennaio alla Biblioteca I.C. Giorgio Perlasca - Pietralata (Roma)

Dagli anni Sessanta, dal primo gruppo pop, attraverso mode, stili, culture e band sempre nuove. Un viaggio oltre le note alla ricerca di un modo diverso di fare musica, di viverla come espressione di tutti, come esigenza quotidiana; un sentire ormai quasi dimenticato, ma non dappertutto. È l'incontro con l'Irlanda, le sue note, le sue tradizioni, la sua realtà politica e sociale a far sì che tutto questo diventi realtà. E allora pagina dopo pagina potremo leggere che è possibile vedere una miriade di ragazzini suonare la loro musica popolare e mezza Europa sia lì per ascoltarli; che è possibile che un professionista rispetti i giovani musicisti con cui sta suonando; che è possibile che un vecchio percussionista ti regali il suo strumento e che è possibile raccontare la storia di un popolo attraverso le sue ballate. Questo e altro, nel racconto dei 50 anni di musica di Cochi Quarta insieme ai tanti compagni di viaggio che hanno condiviso conoscenze, passioni, nuove avventure e, non ultimo, il piacere, mai passato di moda, di suonare insieme. (Comunicato stampa)




Copertina del libro di poesie di Berardo Di Ferro intitolato Nuvole Nuvole
Poesie di Berardo Di Ferro

Il libro è stato presentato il 25 novembre 2019 a Palermo alla Galleria d'Arte Studio 71
www.studio71.it

L'evento è curato da Vinny Scorsone che nella prefazione della raccolta di poesie scrive: "Le sue poesie sono pregne del tempo che passa, sono piene di Liana che come un'onda calda gli ha riempito la vita..." Ma Liana oltre che ad essere musa ispiratrice di Berardo è anche pittrice e per questa occasione presenta alcune opere che illustrano le liriche. Allieterà la serata Cinzia Romano La Duca con la sua chitarra, leggerà le poesie Marisa Palermo. (Comunicato stampa)




Copertina del libro La Dama col ventaglio romanzo di Giovanna Pierini La Dama col ventaglio
di Giovanna Pierini, Mondadori Electa, 2018
Il libro è stato presentato il 20 novembre 2019 a Roma al Palazzo Barberini

Il romanzo mette in scena Sofonisba Anguissola ultranovantenne a Palermo - è il 1625 - nel suo tentativo di riacciuffare i fili della memoria e ricordare l'origine di un dipinto. La pittrice in piedi davanti alla tela cerca di ricordare: aveva dipinto lei quel ritratto? È passato tanto tempo. Nonostante l'abbacinante luce di mezzogiorno la sua vista è annebbiata, gli occhi stanchi non riconoscono più i dettagli di quella Dama con il ventaglio raffigurata nel quadro. È questo il pretesto narrativo che introduce la vicenda biografica di una delle prime e più significative artiste italiane. Sofonisba si presenta al lettore come una donna forte, emancipata e non convenzionale, che ha vissuto tra

Cremona, Genova, Palermo e Madrid alla corte spagnola. Tra i molti personaggi realmente esistiti - Orazio Lomellini, il giovane marito; il pittore Van Dyck; Isabella di Valois, regina di Spagna - e altri di pura finzione, spicca il giovane valletto Diego, di cui Sofonisba protegge le scorribande e l'amore clandestino, ma che non potrà salvare. La ricostruzione minuziosa di un'Italia al centro delle corti d'Europa, tra palazzi nobiliari, botteghe artigiane e viaggi per mare, e di una città, Palermo, fa rivivere le atmosfere di un'epoca in cui una pittrice donna non poteva accedere alla formazione accademica e doveva superare numerosi pregiudizi sociali. Tra le prime professioniste che seppero farsi largo nella ristretta società degli artisti ci fu proprio Sofonisba, e questo racconto, a cavallo tra realtà e finzione, ne delinea le ragioni: l'educazione lungimirante del padre, un grande talento e una forte personalità.

Giovanna Pierini, giornalista pubblicista, per anni ha scritto di marketing e management. Nel 2006 ha pubblicato Informazioni riservate con Alessandro Tosi. Da sempre è appassionata d'arte, grazie alla madre pittrice, Luciana Bora, di cui cura l'archivio dal 2008. Questo è il suo primo romanzo. (Comunicato stampa Maria Bonmassar)




Copertina del libro Calabria terra di capolavori Dal Medioevo al Novecento Calabria terra di capolavori. Dal Medioevo al Novecento
di Mario Vicino, Editrice Aurora

Il volume è stato presentato il 22 novembre 2019 al Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia

Nell'accattivante location del Castello Normanno Svevo, verrà presentato il volume di Mario Vicino. Interverranno all'iniziativa Adele Bonofiglio, direttore del Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia e l'autore. Il prof. Mario Vicino, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, ha al suo attivo altre pubblicazioni di pregio quali La Pittura in Calabria. Quattrocento e Cinquecento, Imago Mariae e una monografia su Pietro Negroni.

Iniziativa - come precisa la dottoressa Bonofiglio - per far riscoprire la passione per l'arte e restituire la giusta importanza all'inestimabile patrimonio di cui dispone la Calabria e la bellezza dei suoi innumerevoli tesori nascosti. Nella prima parte dell'opera - continua la Bonofiglio - si descrive l'evoluzione della pittura in Calabria in relazione alla sua straordinaria storia. Partendo dal periodo Tardoantico, l'autore attraversa le vicende del Medioevo, con Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi, per poi raggiungere il Cinquecento e i successivi sviluppi dell'arte calabrese fino all'Ottocento e il Novecento. Nella seconda sezione del libro - conclude la Bonofiglio - vengono catalogati ed esaminati nel dettaglio alcune delle numerose opere presenti nella regione. (Comunicato stampa)




Dipinto di Antonio Ligabue denominato Aratura con cavalli realizzato nel 1948 ad olio su tavola di faesite cm.85x12 Copertina del libro Antonio Ligabue Gli anni della formazione 1899-1919 di Renato Martinoni Antonio Ligabue. Gli anni della formazione (1899-1919)
di Renato Martinoni, Marsilio Editori, 2019

Libro presentato lo 05 ottobre 2019 alla Galleria d'Arte 2000 & Novecento di Reggio Emilia
www.duemilanovecento.it

La mostra antologica di Antonio Ligabue, presentata al Museum im Lagerhaus di San Gallo nel 2019, è stata l'occasione per fare conoscere l'opera dell'artista in quella che può definirsi la sua "patria perduta". Ligabue nacque infatti a Zurigo il 18 dicembre 1899 da un'emigrante italiana, Elisabetta Costa. Dopo essere stato accolto fin dai primi mesi di età dalla famiglia Göbel, vive a San Gallo e nei paesi del circondario conducendo una vita irrequieta, fatta di lavori precari e di ricoveri in istituti (Tablat e Marbach, tra il 1913 e il 1915) e in una clinica psichiatrica (Pfäfers, nel 1917). Espulso dalla Svizzera nel 1919, approda a Gualtieri, dove opera come pittore, scultore, incisore, tra difficoltà di ogni genere e ostracismi, fino alla morte, avvenuta il 27 maggio 1965.

Renato Martinoni, curatore assieme a Sandro Parmiggiani e a Monika Jagfeld della mostra di San Gallo, ha approfondito, con puntigliose ricerche negli archivi, rintracciando documenti e testimonianze inedite, i vent'anni "svizzeri" di Antonio Ligabue, che nel libro vengono definiti "gli anni della formazione", giacché proprio in quel periodo tormentato si gettano le basi per il cammino artistico che Ligabue intraprenderà in Italia. Renato Martinoni è professore emerito di Letteratura italiana all'Università di San Gallo e ha pubblicato libri su scrittori italiani e svizzeri e sulla storia letteraria dei secoli scorsi. Sta lavorando a un romanzo su Antonio Ligabue. Per l'occasione la Galleria esporrà una selezione di opere di Antonio Ligabue. Dipinti ad olio ed alcune opere grafiche che esprimono il disagio e l'angoscia di una vita segnata dalle tribolazioni, un'arte che mostra in primo piano l'estenuante lotta per la sopravvivenza, in cui si può cogliere il tormento di un uomo che sembra compenetrarsi in quegli animali per trovare il riscatto da un'esistenza molto dura, priva di affetti e afflitta da una lancinante solitudine. In esposizione anche opere con scene di vita quotidiana, immerse in un tempo rallentato e quasi immutabile. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Copertina del libro con gli scritti dal 1943 al 1968 di Gastone Novelli Gastone Novelli Scritti '43-'68
www.gastonenovelli.it

Il volume raccoglie l'intero corpus degli scritti di Gastone Novelli redatti dal 1943 al 1968, sia quelli rimasti fino ad oggi inediti, sia quelli già pubblicati da Achille Perilli nel 1976 in un numero monografico della rivista Grammatica. Una raccolta di testi che attraversa la storia dell'Italia artistica e politica della seconda metà del Novecento e allo stesso tempo offre un racconto senza filtri della vita di uno degli artisti italiani che più ha vissuto la tensione tra modernità e sperimentazione linguistica. Eventi e riflessioni si susseguono per tre decenni e si nutrono di viaggi e di incontri fatti da Novelli: dalla Roma della Resistenza e dell'occupazione tedesca al Brasile dei primi anni Cinquanta, dove l'artista scopre la sua vocazione e ha le prime esperienze di insegnamento all'Istituto d'arte del Museo di San Paolo diretto da Pier Maria Bardi; da Parigi dove Novelli frequenta gli ambienti d'avanguardia e stringe rapporti con Hans Arp, Man Ray, Tristan Tzara, Georges Bataille, Samuel Beckett, Pierre Klossowski e Claude Simon, alle isole della Grecia, luogo prescelto per i suoi studi sulle origini del linguaggio.

Sullo sfondo il vivace ambiente della cultura italiana, in cui Novelli frequenta molte delle personalità di spicco di quegli stessi anni, tra cui Afro Basaldella, Corrado Cagli, Pietro Consagra, Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli, Elio Pagliarani, Achille Perilli, Arnaldo e Giò Pomodoro, Toti Scialoja, Giulio Turcato, Emilio Villa, Cesare Vivaldi. La varietà dei testi raccolti (racconti, poesie, manifesti, interviste, ricordi, lettere e appunti di lavoro) restituisce in pieno la molteplicità degli interessi di questo artista e il suo costante e vitale desiderio di intervento sulla realtà che lo circondava.

Le lettere, il giovanile manifesto politico del Movimento Confederale europeo, i corsi di composizione tenuti in Brasile e a Roma, i testi teorici per le riviste L'Esperienza moderna e Grammatica, i suoi decisi interventi sulla Biennale di San Paolo del Brasile, sul Convegno di Verucchio, sulla Quadriennale di Roma e sulla Biennale di Venezia, quelli sul Surrealismo e sulla politica del P.S.I., ci restituiscono finalmente appieno la ricchezza di questa figura, che non è stato solo pittore e artista, ma anche insegnante, fervido polemista, editore, scrittore e attivista politico. La raccolta è stata curata da Paola Bonani, curatrice, con Marco Rinaldi e Alessandra Tiddia, del catalogo generale dell'artista e collaboratrice da molti anni dell'Archivio Gastone Novelli.

Gastone Novelli (Vienna, 1925 - Milano, 1968) è stato uno dei più importanti artisti del secondo dopoguerra italiano. Tra i fondatori delle riviste L'Esperienza moderna (1957) e Grammatica (1964). Novelli ha esposto nei più importanti musei e istituzioni italiani e internazionali. Oggi le sue opere sono conservate al MoMA di New York, alla National Gallery di Washington, al MASP di San Paolo, al British Museum di Londra, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, al Museo del Novecento di Milano, al Mart di Rovereto, alla GAM di Torino e alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Manoel Francisco dos Santos (Garrincha) Elogio della finta
di Olivier Guez, di Neri Pozza Editore, 2019

«Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha (lo scricciolo), era alto un metro e sessantanove, la stessa altezza di Messi. Grazie a lui il Brasile divenne campione del mondo nel 1958 e nel 1962, e il Botafogo, il suo club, regnò a lungo sul campionato carioca. Con la sua faccia da galeotto, le spalle da lottatore e le gambe sbilenche come due virgole storte, è passato alla storia come il dribblatore pazzo, il più geniale e il più improbabile che abbia calcato i campi di calcio. «Come un compositore toccato da una melodia piovuta dal cielo» (Paulo Mendes Campos), Garrincha elevò l'arte della finta a essenza stessa del gioco del calcio.

Il futebol divenne con lui un gioco ispirato e magico, fatto di astuzia e simulazione, un gioco di prestigio senza fatica e sofferenza, creato soltanto per l'Alegria do Povo, la gioia del popolo. Dio primitivo, divise la scena del grande Brasile con Pelé, il suo alter-ego, il re disciplinato, ascetico e professionale. Garrincha resta, tuttavia, il vero padre putativo dei grandi artisti del calcio brasiliano: Julinho, Botelho, Rivelino, Jairzinho, Zico, Ronaldo, Ronaldinho, Denílson, Robinho, Neymar, i portatori di un'estetica irripetibile: il dribbling carioca. Cultore da sempre del football brasiliano, Olivier Guez celebra in queste pagine i suoi interpreti, quegli «uomini elastici che vezzeggiano la palla come se danzassero con la donna più bella del mondo» e non rinunciano mai a un «calcio di poesia» (Pier Paolo Pasolini).  

Olivier Guez (Strasburgo, 1974), collabora con i quotidiani Le Monde e New York Times e con il settimanale Le Point. Dopo gli studi all'Istituto di studi politici di Strasburgo, alla London School of Economics and Political Science e al Collegio d'Europa di Bruges, è stato corrispondente indipendente presso molti media internazionali. Autore di saggi storico-politici, ha esordito nella narrativa nel 2014. (Comunicato stampa Flash Art)

  Recensioni di Ninni Radicini a libri di argomento calcistico

Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.





Copertina libro Armenia Arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana Armenia
Arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana


Il volume è stato presentato il 17 maggio 2019
www.comunitaarmena.it

Ponte tra Asia ed Europa, l'Armenia è ancora oggi un Paese immeritatamente poco conosciuto. Solo negli ultimi anni il turismo ha cominciato a considerare anche questa nazione, le cui vicende hanno molto da insegnarci: in particolare l'ostinazione a rimanere legati alle proprie radici, linguistiche e religiose, ritenute indispensabilia mantenere un'identità di popolo, sfuggendo al pericolo dell'assimilazione. Questa guida vuole essere un aiuto a quanti decidono di compiere un viaggio sull'altopiano armeno, portandoli a comprendere un aspetto fondamentale di questa cultura: l'identità cristiana, coraggiosamente difesa in un ambiente in cui la pratica religiosa non è molta diffusa, soprattutto dopo la dominazione sovietica. Si sono pertanto volute privilegiare quelle informazioni che permettono al turista interessato di "capire" il popolo armeno e il suo patrimonio. A una parte introduttiva contenente elementi fondamentali di storia (con la triste pagina del genocidio), religione (la millenaria Chiesa armena e il monachesimo) e cultura (arte, architettura e lingua), fa seguito la descrizione dettagliata di oltre quaranta siti scelti oculatamente tra le decine che la piccolissima Armenia offre. (Comunicato stampa)




NeoSocialismo
di Luigi Agostini

* Presentazione libro, Pordenone, 09 maggio 2019
www.associazionebobbio.it

Sono tre le date che hanno segnato i giorni che stiamo vivendo: dicembre 1989 che decreta il collasso definitivo del socialismo sovietico; settembre 2008 che, con il fallimento della Lehman Brothers, dà l'avvio alla più grande crisi del capitalismo dell'Occidente; 4 marzo 2018 che segna la più micidiale sconfitta della sinistra italiana nel dopoguerra. Il presente, in Italia e nel mondo, è tuttora dominato dagli effetti disordinanti di questi avvenimenti e l'accumulo di disordine sembra quasi inibire oggi, specie a sinistra, una visione razionale della Politica. In tale disordine la nuova destra ha un gioco più facile. Allo spazio chiuso della destra, la sinistra non può rispondere semplicemente con lo spazio aperto, cosmopolita: la sinistra può rispondere solo con un'idea di spazio aperto ma governabile.

Oggi lo spazio potenzialmente governabile per la sinistra italiana può essere spazio europeo, uno spazio politico però in gran parte da conquistare ed organizzare. Tale obiettivo è possibile solo reinterpretando la crisi innescata dal fallimento della Lehman, anche come straordinaria dinamica trasformativa. Tale dinamica ha il suo motore nella rivoluzione informatica - per i più, la più potente e pervasiva rivoluzione tecnologica della storia - che distorce, confonde, e persino acceca la capacità di lettura delle contraddizioni che il suo avanzare pure continuamente produce. Per questo è sommamente necessario un "riarmo teorico" della sinistra sociale e politica, pena lasciare il campo, nell'acqua sporca della crisi, a giullari ed avventurieri di ogni risma. Questo lavoro è dedicato all'analisi della nuova "marca" di capitalismo, ed ha il suo ancoraggio specifico nel Marx del capitolo sulla macchine dei Grundisse, nella sua straordinaria e profetica attualità; nel Gramsci di Americanismo e Fordismo, oltre che nell'esperienza di dirigente sindacale e politico del suo autore. (Comunicato di presentazione Associazione Norberto Bobbio)




Copertina libro Credo Professo Attendo | sulle orme del Cristianesimo Ortodosso Credo Professo Attendo: sulle orme del Cristianesimo Ortodosso
di p. Evangelos Yfantidis
www.ortodossia.it

In questo libro, che contiene gran parte dei discorsi pronunciati in Italia negli ultimi quindici anni, ci si propone di scoprire l'Ortodossia tenendo presenti i tre verbi che dominano il simbolo della Fede in Cristo: "credo", "professo" e "attendo". Credere a quanto deliberato e proclamato dai santi Concili e Sinodi della Chiesa, dal primo - il Sinodo Apostolico - fino all'ultimo - il Sinodo di Creta -; professare, attraverso la propria vita, l'identità cristiana, scegliendo lo stile di vita, l'etica e i valori che provengono dal Vangelo di Cristo e dal Magistero della Chiesa; e, infine, attendere il Regno di Dio, convinti fermamente che la nostra patria incorruttibile sia il cielo stesso. Vi si approfondiscono alcuni aspetti che riguardano il mistero della Fede in Cristo, la storia e la vita della Chiesa Ortodossa, l'apostolato del Patriarcato Ecumenico, figure di venerata memoria per la loro vita, questioni pastorali, la dottrina etica e sociale, l'unità dei Cristiani, la protezione del creato, il dialogo interreligioso e altri temi. Questo libro si rivolge non solo ai Cristiani Ortodossi residenti nel nostro Paese, bensì anche a chiunque voglia approfondire sulle questioni sopra indicate, per inserirsi nel mistero della verità in Cristo, dell'amore di Cristo e della Sua persona. (Comunicato stampa Chiesa greco-ortodossa di Padova)




Copertina del libro a fumetti Nosferatu, di Paolo D'Onofrio pubblicato da Edizioni NPE Pagina dal libro Nosferatu Nosferatu
di Paolo D'Onofrio, ed. Edizioni NPE, formato21x30cm, 80 pag., cartonato b/n con pagine color seppia

* Novità Editoriale, 2019
edizioninpe.it/product/nosferatu

Il primo adattamento a fumetti del film muto di Murnau del 1922 che ha fatto la storia del cinema horror. Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens), diretto da Friedrich Wilhelm Murnau e proiettato per la prima volta il 5 marzo 1922, è considerato il capolavoro del regista tedesco e uno dei capisaldi del cinema horror ed espressionista. Ispirato liberamente al romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker, Murnau ne modificò il titolo, i nomi dei personaggi (il Conte Dracula diventò il Conte Orlok, interpretato da Max Schreck) e i luoghi (da Londra a Wisborg) per problemi legati ai diritti legali dell'opera. Il regista perse la causa per violazione del diritto d'autore, avviata dagli eredi di Stoker, e venne condannato a distruggere tutte le copie della pellicola. Una copia fu però salvata dallo stesso Murnau, e il film è potuto sopravvivere ed arrivare ai giorni nostri. L'uso delle ombre in questo film classico ha avuto una eco infinita nel cinema successivo, di genere e non. Edizioni NPE presenta il primo adattamento a fumetti di questa pellicola: un albo estremamente particolare, che riprende il film fotogramma per fotogramma, imprimendolo in color seppia su una carta ingiallita ed invecchiata, utilizzando per il lettering lo stesso stile delle pellicole mute e pubblicato in un grande cartonato da collezione. (Comunicato stampa)




La mia Istria
di Elio Velan


* Il volume è stato presentato il 5 dicembre 2018 a Trieste, all'Auditorium del Museo Revoltella

Il volume del noto giornalista e scrittore Elio Velan è presentato a Trieste grazie all'iniziativa della Comunità Croata di Trieste e del suo presidente Gian Carlo Damir Murkovic, che ha voluto includere l'incontro nel programma di iniziative del 2018. Il libro, quasi 200 pagine, sarà introdotto dallo stesso Murkovic e presentato dal giornalista, scrittore e autore teatrale Luciano Santin, con l'intervento / testimonianza dell'autore stesso. L'incontro sarà moderato dal giornalista de "Il Piccolo" Giovanni Tomasin. Ad aprire e concludere la serata sarà la musica, col gruppo vocale e strumentale dell'Associazione culturale"Giusto Curto" di Rovigno, il tutto arricchito dalle proiezioni di immagini dell'Istria, firmate dal grande maestro della fotografia Virgilio Giuricin.

Per far sentire non solo le tipiche armonie ma anche quello spirito condiviso che rende Rovigno una località singolare e ricca. Nel volume Elio, il padre, ragiona col figlio Gianni, mentre la barca li culla e li porta in giro per l'arcipelago rovignese. Cos'è giusto e legittimo che i figli sappiamo dei genitori, dei loro pensieri, delle loro vicende? L'autore cerca di rispondere al quesito attraverso le "confessioni e testimonianze" raccolte in questo libro, uscito prima in lingua croata e ora nella versione italiana per i tipi della "Giusto Curto" di Rovigno. Nel libro Velan racconta e soprattutto si racconta attraverso le esperienze di una vita che l'ha portato a interrogarsi sulle numerose tematiche di un mondo di confine con tanti nodi da sciogliere, ma anche su tematiche esistenziali con l'intelligenza di chi abbraccia con coraggio la verità.

Elio Velan (Pola, 1957), dopo la laurea in Scienze politiche a Zagabria e dopo quattro anni di studi alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Trieste, ha iniziato la carriera giornalistica, una scelta per la vita che non ha mai abbandonato, occupandosi, a fasi alterne, di carta stampata, radio e televisione, tra Fiume, Trieste, Pola, Capodistria e Rovigno. Sin dalle elementary aveva infatti sognato di diventare giornalista per seguire le orme di Oriana Fallaci, che adorava. Il sogno si è avverato anche se non ha fatto mai il corrispondente di guerra, non ha vinto il premio Pulitzer e non ha intervistato il compagno Tito. In compenso ha lavorato, per otto anni, al quotidiano "La Voce del Popolo" come corrispondente da Rovigno.

Nel febbraio 1994 è passato alla redazione del telegiornale di TV Capodistria, lavorando contemporaneamente a Radio Capodistria. Era uno dei redattori e conduttori del TG e spesso seguiva i dibattiti al parlamento di Lubiana. Alla fine del 1996 è passato al quotidiano croato "Glas Istre". Dopo un anno di corrispondenze da Capodistria si è trasferito a Trieste come unico corrispondente estero del quotidiano di Pola e del quotidiano "Novi List" di Fiume. A Trieste ha lavorato per quindici anni alla sede regionale della Rai per il Friuli Venezia Giulia. Conduceva la trasmissione radiofonica "Sconfinamenti" e, contemporaneamente, a TV Capodistria la trasmissione settimanale di approfondimento "Parliamo di..." (oltre 400 trasmissioni realizzate).

La sua carriera si è conclusa nel 2016 con l'unico rammarico di non aver mai lavorato a un settimanale perché era quello lo spazio più congeniale al suo stile. Ha pubblicato quattro libri in rapida successione (un libro all'anno), che rappresentano la sintesi del suo lavoro di giornalista. Sono scritti in croato, la lingua che ha usato di più. Ora partecipa alle attività della "Giusto Curto" come giornalista e ideatore di spettacoli. Nei primi anni Novanta ha fondato e diretto per tre anni il mensile della Comunità Italiana di Rovigno, "Le Cronache", molto seguito anche da chi non ne condivideva la linea editoriale. (Comunicato stampa)

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Mostre sull'Istria presentate nella newsletter Kritik




Copertina del libro Ritratto di signora in viaggio Un'americana cosmopolita nel mondo di Henry James di Gottardo Pallastrelli Ritratto di signora in viaggio | Un'americana cosmopolita nel mondo di Henry James
di Gottardo Pallastrelli, Donzelli Editore, 2018

Il libro ripercorre la vita di Caroline Fitzgerald e della sua famiglia,facendo luce su esistenze affascinanti e sul suo profondo legame con Henry James. Nei romanzi e dei racconti di Henry James, la protagonista più nota è senz'altro quella di Ritratto di signora, Isabel Archer. Diversi, però, sono i personaggi femminili che dalle sponde americane dell'oceano giungono in Europa, più spesso a Londra, in cerca di un matrimonio aristocratico e poi, da lì, in Italia inseguendo il sogno della bellezza e il fascino di antiche culture e civiltà. Ma c'è un'altra signora, realmente vissuta e rimasta finora ignota, legata a James dalla scrittura - quella di un carteggio con lui, venuto solo ora alla luce.

E' a lei che è dedicata questa biografia che, attraverso lettere, diari e documenti d'epoca, ricostruisce un reale ritratto di signora nel quale è inevitabile scorgere le fattezze di un'ideale eroina jamesiana: Caroline Fitzgerald. Molto nota nell'alta società newyorchese, Caroline ben presto si trasferì a Londra. Fu in un brillante salotto di Kensington che avvenne il primo incontro con lo scrittore americano, il quale, in una lettera a Edith Wharton, ne descrive «la bellezza trascurata». James frequentava le donne dall'eleganza sofisticata della migliore società internazionale, e Caroline non ricalcava lo stereotipo della giovane ereditiera americana in Europa tanto in voga in quegli anni.

Lei che era colta, ricca, innamorata della poesia e talmente affascinata dall'Oriente da aver studiato il sanscrito e da vestire lunghe tuniche esotiche, era infatti decisamente lontana da quel cliché. Dopo il divorzio da un Lord inglese, si innamorò di un medico ed esploratore italiano, Filippo De Filippi. Sia pur tra le righe delle sue lettere - uscite oggi dagli archivi degli eredi della famiglia De Filippi - James sembrò incoraggiare quella scelta e, negli anni che seguirono, spesso incontrò Caroline costatandone la nuova felicità. Imperdibili sono alcuni resoconti che James scrive delle sue gite in Italia a bordo di una delle primissime automobili del secolo di proprietà della coppia.

Il viaggio fu, del resto, la cifra dell'esistenza di una donna intraprendente che andò fino in Caucaso e poi in India al seguito delle esplorazioni del marito - e di ogni dove, Caroline riportava bellezze ed emozioni nel carteggio con James e gli altri amici della vecchia Europa. Una vita inconsueta vissuta appieno in poco più di quarant'anni e finita a Roma il giorno di Natale del 1911. Leggere oggi la sua biografia, attraverso le tante pagine di suo pugno, è come leggere in controluce un romanzo jamesiano mai scritto, o meglio ancora sbirciare nel vissuto di James fatto di incontri con donne e uomini reali da cui lo scrittore attingeva spunti per i suoi capolavori. E d'altra parte fu la stessa Caroline a supporre in lui una curiosità «professionale» a proposito di un suo fratello, esploratore di fama internazionale: «Henry James è venuto da noi per il tè questo pomeriggio - annotava in una lettera del 22 maggio 1896 - e ha continuato a farmi domande su Edward il quale, ne sono certa, finirà in uno dei suoi prossimi romanzi». Il forte sospetto, scoprendo oggi la vita di Caroline, è che sia stata invece lei a fornire a James più di una suggestione per le sue indimenticabili protagoniste femminili. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Copertina del libro Errantia Gonzalo Alvarez Garcia Errantia
Poesia in forma di ritratto

di Gonzalo Alvarez Garcia

Il libro è stato presentato il 7 agosto 2018 alla Galleria d'arte Studio 71, a Palermo
www.studio71.it

Scrive l'autore in una sua nota nel libro "... Se avessi potuto comprendere il segreto del geranio nel giardino di casa o della libellula rossa che saltellava nell'aria sopra i papiri in riva al fiume Ciane, a Siracusa, avrei capito anche me steso. Ma non capivo. Ad ogni filo d'erba che solleticava la mia pelle entravo nella delizia delle germinazioni infinite e sprofondavo nel mistero. Sentivo confusamente di appartenere all'Universo, come il canto del grillo. Ma tutto il mio sapere si fermava li. Ascoltavo le parole, studiavo i gesti delle persone intorno a me come il cacciatore segue le tracce della preda, convinto che le parole e i gesti degli uomini sono una sorta di etimologia. Un giorno o l'altro, mi avrebbero portato a catturare la verità.... Mi rivolsi agli Dei e gli Dei rimasero muti. Mi rivolsi ai saggi e i saggi aggiunsero alle mie altre domande ancora più ardue. Seguitai a camminare. Incontrai la donna, che non pose domande. Mi accolse con la sua grazia ospitale. Da Lei ho imparato ad amare l'aurora e il tramonto...". Un libro che ripercorre a tappe e per versi, la sua esistenza di ragazzo e di uomo, di studioso e di poeta, di marito e padre. Errantia, Poesia in forma di ritratto, con una premessa di Aldo Gerbino è edito da Plumelia edizioni. (Comunicato stampa)




Copertina libro L'ultima diva dice addio L'ultima diva dice addio
di Vito di Battista, ed. SEM Società Editrice Milanese, pp. 224, cartonato con sovracoperta, cm.14x21,5 €15,00
www.otago.it

E' la notte di capodanno del 1977 quando Molly Buck, stella del cinema di origine americana, muore in una clinica privata alle porte di Firenze. Davanti al cancello d'ingresso è seduto un giovane che l'attrice ha scelto come suo biografo ufficiale. E' lui ad avere il compito di rendere immortale la storia che gli è stata data in dono. E forse molto di più. Inizia così il racconto degli eventi che hanno portato Molly Buck prima al successo e poi al ritiro dalle scene, lontana da tutto e da tutti nella casa al terzo piano di una palazzina liberty d'Oltrarno, dove lei e il giovane hanno condiviso le loro notti insonni. Attraverso la maestosa biografia di un'attrice decaduta per sua stessa volontà, L'ultima diva dice addio mette in scena una riflessione sulla memoria e sulla menzogna, sul potere della parola e sulla riduzione ai minimi termini a cui ogni esistenza è sottoposta quando deve essere rievocata. Un romanzo dove i capitoli ricominciano ciclicamente con le stesse parole e canzoni dell'epoca scandiscono lo scorrere del tempo, mentre la biografia di chi ricorda si infiltra sempre più nella biografia di chi viene ricordato. Vito di Battista (San Vito Chietino, 1986) ha vissuto e studiato a Firenze e Bologna. Questo è il suo primo romanzo. (Comunicato Otago Literary Agency)




Copertina libro Il passato non passa mai, di Michele De Ruggieri Il passato non passa mai - Tutte le guerre sono bugiarde
di Michele De Ruggieri, ed. Europa Edizioni, 162 pagine, euro 13,90

E' la guerra che si dovrebbe raccontare nelle scuole, al di là di date, vittorie e sconfitte, quella raccontata nel romanzo di Michele De Ruggieri. La presentazione è organizzata in collaborazione con il Polo Museale della Basilicata. Il Circolo La Scaletta ha concesso il patrocinio. Interverrà l'autore che dialogherà con la giornalista Sissi Ruggi. Michele De Ruggieri racconta con una prosa schietta e molto curata una storia che prende avvio nel settembre 1916 con il protagonista che viene chiamato alle armi. Fra la famiglia che tenta senza riuscirvi di non farlo mandare al fronte, la guerra di trincea e la prigionia, sin dalle prime pagine e confermando il titolo il romanzo è una chiara condanna della guerra. La penna di Michele De Ruggieri sceglie di raccontare tutto questo attraverso un'attenta ricostruzione storica e i sentimenti. Dalla paura di essere uccisi alla lotta per la sopravvivenza nel campo di concentramento, dove la fame cambia la gerarchia dei valori. Basta una lettera da casa, che fa intravedere la vita, e le lacrime che accompagnano la lettura restituiscono gli uomini a loro stessi.

- Sinossi

E' il 28 giugno 1914; in tutta Europa giunge la notizia dell'attentato di Sarajevo. Un mese dopo, la prima dichiarazione di guerra. Pochi sanno quali proporzioni assumerà il conflitto e quanti milioni di uomini farà cadere. Idealismi improbabili e frasi piene di retorica furono sufficienti per infervorare gli animi di tanti che non avevano idea di cosa li aspettasse. In piazza si gridava "viva la guerra!" e sul fronte si moriva. Pietro è un giovane che riesce, grazie alle sue conoscenze, ad evitare il fronte, vivendo il conflitto mondiale da una posizione privilegiata e sicura. Almeno così sembra... Dopo la disfatta di Caporetto, infatti, le carte in tavola cambiano completamente. Pietro si ritrova prima in trincea, poi in un campo di concentramento, a tentare disperatamente di tenersi stretta la vita e a guardare negli occhi i suoi compagni che non ci riescono, soccombendo all'orrore di uno dei periodi più oscuri della storia dell'umanità. Ne uscirà totalmente trasformato.

Michele De Ruggieri (Palagiano - Taranto, 1938), di famiglia lucana, ha studiato e conseguito la laurea in farmacia. Si è sempre interessato di Storia Contemporanea e Storia dell'arte. Il passato non passa mai - Tutte le guerre sono bugiarde, è il secondo romanzo di Michele De Ruggieri. Nel 2010 ha pubblicato il romanzo storico Al di qua del Faro (Guida Editori), ambientato tra le montagne lucane e il golfo di Napoli agli albori dell'Unità d'Italia. (Comunicato stampa)




Luigi Pirandello Luigi Pirandello. Una biografia politica
di Ada Fichera, ed. Polistampa
www.polistampa.com

L'adesione di Pirandello al fascismo, il suo rapporto col regime e con la censura, le idee di fondo del suo pensiero politico: sono gli elementi chiave del saggio di Ada Fichera. Con l'autrice dialogheranno il giornalista e scrittore Mario Bernardi Guardi e l'editore Antonio Pagliai. Letture a cura di Dylan (Dimensione Suono Soft). Luigi Pirandello è stato sempre analizzato sotto il profilo strettamente letterario o puramente storico. Il saggio di Ada Fichera, frutto di una ricerca su documenti d'archivio inediti, rilegge per la prima volta la sua figura ricostruendone la vita in chiave politica. Dal testo, arricchito da una prefazione di Marcello Veneziani, emergono aspetti chiave del pensiero pirandelliano come la coscienza del fallimento degli ideali borghesi, l'idea del potere nelle mani di uno e non di una maggioranza, la tendenza all'azione. (Comunicato stampa)




Locandina per la presentazione del libro Zenobia l'ultima regina d'Oriente Zenobia l'ultima regina d'Oriente
L'assedio di Palmira e lo scontro con Roma

di Lorenzo Braccesi, Salerno editrice, 2017, p.200, euro 13,00

Il sogno dell'ultima regina d'Oriente era di veder rinascere un grande regno ellenistico dal Nilo al Bosforo, piú esteso di quello di Cleopatra, ma la sua aspirazione si infranse per un errore di valutazione politica: aver considerato l'impero di Roma prossimo alla disgregazione. L'ultimo atto delle campagne orientali di Aureliano si svolse proprio sotto le mura di Palmira, l'esito fu la sconfitta della regina Zenobia e la sua deportazione a Roma, dove l'imperatore la costrinse a sfilare come simbolo del suo trionfo. Le rovine monumentali di Palmira - oggi oggetto di disumana offesa - ci parlano della grandezza del regno di Zenobia e della sua resistenza eroica. Ancora attuale è la tragedia di questa città: rimasta intatta nei secoli, protetta dalle sabbie del deserto, è crollata sotto la furia della barbarie islamista.

Lorenzo Braccesi ha insegnato nelle università di Torino, Venezia e Padova. Si è interessato a tre aspetti della ricerca storica: colonizzazione greca, società augustea, eredità della cultura classica nelle letterature moderne. I suoi saggi piú recenti sono dedicati a storie di donne: Giulia, la figlia di Augusto (Roma-Bari 2014), Agrippina, la sposa di un mito (Roma-Bari 2015), Livia (Roma 2016). (Comunicato stampa)




Copertina del libro Napoleone Colajanni tra partito municipale e nazionalizzazione della politica Napoleone Colajanni tra partito municipale e nazionalizzazione della politica
Lotte politiche e amministrative in provincia di Caltanissetta (1901-1921)


di Marco Sagrestani, Polistampa, 2017, collana Quaderni della Nuova Antologia, pag. 408
www.leonardolibri.com

Napoleone Colajanni (1847-1921) fu una figura di rilievo nel panorama politico italiano del secondo Ottocento. Docente e saggista, personalità di notevole levatura intellettuale, si rese protagonista di importanti battaglie politiche, dall'inchiesta parlamentare sulla campagna in Eritrea alla denuncia dello scandalo della Banca Romana. Il saggio ricostruisce il ruolo da lui svolto nella provincia di Caltanissetta, in particolare nella sua città natale Castrogiovanni e nell'omonimo collegio elettorale. In un'area dove la lotta politica era caratterizzata da una pluralità di soggetti collettivi - democratici, repubblicani, costituzionali, socialisti e cattolici - si pose come centro naturale di aggregazione delle sparse forze democratiche, con un progetto di larghe convergenze finalizzato alla rinascita politica, economica e morale della sua terra. (Comunicato stampa)




Opera di Gianni Maria Tessari Copertina della rassegna d'arte Stappiamolarte Stappiamolarte
www.al-cantara.it/news/stappiamo-larte

La pubblicazione realizzata con le opere di 68 artisti provenienti dalle diverse parti d'Italia è costituita da immagini di istallazioni e/o dipinti realizzati servendosi dei tappi dell'azienda. All'artista, infatti, è stata data ampia libertà di esecuzione e, ove lo avesse ritenuto utile, ha utilizzato, assieme ai tappi, altro materiale quale legno, vetro, stoffe o pietre ma anche materiali di riciclo. Nel sito di Al-Cantara, si può sfogliare il catalogo con i diversi autori e le relative opere. Nel corso della giornata sarà possibile visitare i vigneti, la cantina dell'azienda Al-Cantàra ed il " piccolo museo" che accoglie le opere realizzate.

Scrive nel suo testo in catalogo Vinny Scorsone: "...L'approccio è stato ora gioioso ora riflessivo e malinconico; sensuale o enigmatico; elaborato o semplice. Su esso gli artisti hanno riversato sensazioni e pensieri. A volte esso è rimasto tale anche nel suo ruolo mentre altre la crisalide è divenuta farfalla varcando la soglia della meraviglia. Non c'è un filo comune che leghi i lavori, se non il fatto che contengano dei tappi ed è proprio questa eterogeneità a rendere le opere realizzate interessanti. Da mano a semplice cornice, da corona a bottiglia, da schiuma a poemetto esso è stato la fonte, molto spesso, di intuizioni artistiche singolari ed intriganti. Il rosso del vino è stato sostituito col colore dell'acrilico, dell'olio. Il tappo inerte, destinato a perdersi, in questo modo, è stato elevato ad oggetto perenne, soggetto d'arte in grado di valicare i confini della sua natura deperibile...". (Comunicato stampa)

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Stelle in silenzio
di Annapaola Prestia, Europa Edizioni, 2016, euro 15,90

Millecinquecento chilometri da percorrere in automobile in tre giorni, dove ritornano alcuni luoghi cari all'autrice, già presenti in altri suoi lavori. La Sicilia e l'Istria fanno così da sfondo ad alcune tematiche forti che il romanzo solleva. Quante è importante l'influenza di familiari che non si hanno mai visto? Che valore può avere un amore di breve durata, se è capace di cambiare un destino? Che peso hanno gli affetti che nel quotidiano diventano tenui, o magari odiosi? In generale l'amore è ciò che lega i personaggi anche quando sembra non esserci, in un percorso che è una ricerca di verità tenute a lungo nascoste.

Prestia torna quindi alla narrativa dopo il suo Caro agli dei" (edito da "Il Filo", giugno 2008), che ha meritato il terzo premio al "Concorso nazionale di narrativa e poesia F. Bargagna" e una medaglia al premio letterario nazionale "L'iride" di Cava de'Tirreni, sempre nel 2009. Il romanzo è stato presentato dal giornalista Nino Casamento a Catania, dallo scrittore Paolo Maurensig a Udine, dallo psicologo Marco Rossi di Loveline a Milano. Anche il suo Ewas romanzo edito in ebook dalla casa editrice Abel Books nel febbraio 2016, è arrivato semifinalista al concorso nazionale premio Rai eri "La Giara" edizione 2016 (finalista per la regione Friuli Venezia Giulia) mentre Stelle in silenzio, come inedito, è arrivato semifinalista all'edizione del 2015 del medesimo concorso.

Annapaola Prestia (Gorizia, 1979), Siculo-Istriana di origine e Monfalconese di adozione, lavora dividendosi tra la sede della cooperativa per cui collabora a Pordenone e Trieste, città in cui gestisce il proprio studio psicologico. Ama scrivere. Dal primo racconto ai romanzi a puntate e alle novelle pubblicati su riviste a tiratura nazionale, passando per oltre venti pubblicazioni in lingua inglese su altrettante riviste scientifiche specializzate in neurologia e psicologia fino al suo primo romanzo edito Caro agli dei... la strada è ancora tutta in salita ma piena di promesse.

Oltre a diverse fan-fiction pubblicate su vari siti internet, ha partecipato alla prima edizione del premio letterario "Star Trek" organizzato dallo STIC - Star Trek Italian Club, ottenendo il massimo riconoscimento. Con suo fratello Andrea ha fondato la U.S.S. Julia, un fan club dedicato a Star Trek e alla fantascienza. Con suo marito Michele e il suo migliore amico Stefano, ha aperto una gelateria a Gradisca d'Isonzo, interamente dedicata alla fantascienza e al fantasy, nella quale tenere vive le tradizioni gastronomiche della Sicilia sposandole amabilmente con quelle del Nord Est d'Italia. (Comunicato Ufficio stampa Emanuela Masseria)




Copertina libro I quaranta giorni del Mussa Dagh di Franz Werfel I quaranta giorni del Mussa Dagh
di Franz Werfel, ed. Corbaccio, pagg.918, €22,00
www.corbaccio.it

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.» Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a Nord della baia di Antiochia.

Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell'affiato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.

Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni del Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa. Franz Werfel (Praga, 1890 - Los Angeles, 1945) dopo la Prima guerra mondiale si stabilì a Vienna, dove si impose come uno dei protagonisti della vita letteraria mitteleuropea. All'avvento del nazismo emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Oltre a I quaranta giorni del Mussa Dagh, Verdi. Il romanzo dell'opera, che rievoca in modo appassionato e realistico la vita del grande musicista italiano. (Comunicato Ufficio Stampa Corbaccio)

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- 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Presentazione rassegna




Copertina libro Cuori nel pozzo di Roberta Sorgato Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Copertina libro La passione secondo Eva La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse (Córdoba - Argentina, 1934), diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina del libro Odissea Viola Aspettando Ulisse lo Scudetto Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria)




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina del libro Le stelle danzanti di Gabriele Marconi Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare. Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati.

Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio. Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.





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