Per ricevere la newsletter Kritik, inviare una e-mail (senza testo)
Prima del nuovo numero di Kritik...
Mostre
  
Iniziative culturali
  
Libri
  
E-mail
Link Arte
   Numeri precedenti    Cataloghi da mostre

Copertina del libro La Grecia contemporanea 1974-2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco e Ninni Radicini edito da Polistampa di Firenze La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

Presentazione | Articoli sulla Grecia

Fermoimmagine dal film Nosferatu con i personaggi di Hutter e del Conte Orlok poco dopo l'arrivo del primo nel Castello in Transilvania
Nosferatu: dal cinema al fumetto
 
Locandina della mostra Icone Tradizione-Contemporaneità - Le Icone post-bizantine della Sicilia nord-occidentale e la loro interpretazione contemporanea
Le Icone tra Sicilia e Grecia
 
Aroldo Tieri in una rappresentazione televisiva del testo teatrale Il caso Pinedus scritto da Paolo Levi
Aroldo Tieri: in memory of an Actor from another Era
 
Fermoimmagine dal film tedesco Metropolis
Il cinema nella Repubblica di Weimar

La fotografa Vivian Maier autrice di migliaia di foto scattate in gran parte con una Rolleiflex e di filmati in super 8 scoperti dopo la sua scomparsa
Vivian Maier
Mostre in Italia
Luigi Pirandello
«Pirandello»
Poesia di Nidia Robba
Fermo-immagine dal film Il Pianeta delle Scimmie, 1968
1968-2018
Il Pianeta delle Scimmie

Planet of the Apes - Review
Composizione geometrica ideata da Ninni Radicini per la pagina della newsletter Kritik con locandine di rassegne presentate
Locandine rassegne
Gilles Villeneuve con la Ferrari nel Gran Premio di F1 in Austria del 1978
13 agosto 1978
Primo podio di Gilles Villeneuve

First podium for G. Villeneuve
Il pilota automobilistico Tazio Nuvolari
Mostre su Tazio Nuvolari
Maria Callas nel film Medea
Maria Callas
Articolo


Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni: 2020-2019 | 2018 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08 | Lista mostre e conferenze 2007-2020

Grecia Moderna e Mondo Ellenico (Iniziative culturali): 2020-2019 | 2018 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010-2009 | 2007-2008

___ www.facebook.com/Ninni.Radicini.articoli.recensioni.libri

___ www.facebook.com/Newsletter.Kritik.Ninni.Radicini



Fermoimmagine dal film Il Colosso di Rodi Il Colosso di Rodi, regia di Sergio Leone, 1960

Fermoimmagini (Screenshots)










Dipinto di Mangredi Beninati realizzato nel 2019, Courtesy Galleria Poggiali Embodied Thought
04 aprile - 09 maggio 2020
Galleria Poggiali - Milano, Firenze, Pietrasanta
www.galleriapoggiali.com

Diciannove artisti protagonisti del progetto online che coinvolge il sito web e il profilo Instagram della Galleria Poggiali. Un'immagine al giorno per un mese, dal 4 aprile al 9 maggio 2020, per dare forma alla nuova, sospesa realtà del vissuto umano contemporaneo. Traendo ispirazione dal pensiero del filosofo francese Maurice Merleau–Ponty che considerava il ruolo della percezione fondamentale nella costruzione del linguaggio, della scienza e delle arti, Embodied Thought cerca di offrire al pubblico una lettura del nostro "nuovo presente" e della valenza significativa che oggi assumono le nostre percezioni in una condizione di isolamento forzato.

In questo momento di necessaria sospensione delle attività, la Galleria Poggiali non intende fermarsi, e con questo progetto digitale ha voluto proporre al suo pubblico un momento di riflessione e di approfondimento, un percorso tra le immagini degli artisti con i quali, negli anni, ha costruito una relazione fatta di confronto e scambi di esperienze, insegnamenti e crescita reciproca. Embodied Thought offre una occasione di rilettura delle esperienze del passato e una analisi delle vicende del presente, per guardare al futuro con slancio e curiosità. Prosegue inoltre nella direzione intrapresa dalla Galleria Poggiali di digitalizzazione e implementazione dei propri canali online cominciate con l'apertura della pagina "Media" sul sito che raccoglie l'archivio di contenuti multimediali relativi alle mostre. (Estratto da comunicato stampa)

---

Nineteen artists involved in the online project showcased on the website and the Instagram profile of the Galleria Poggiali. One image a day for a month, from 4 April to 9 May 2020, to give shape to the surprising new reality of contemporary human life. Drawing inspiration from the thought of the French philosopher Maurice Merleau-Ponty, who considered the role of perception fundamental to the construction of language, science and the arts, Embodied Thought seeks to offer the public a reading of our 'new present' and of the significant value that our perceptions now assume in a condition of enforced isolation.

In this time of necessary suspension of activities, the Galleria Poggiali does not intend to stop, and with this digital project wants to offer its public an opportunity for reflection and insight: an itinerary through the images of the artists with which it has established, over the years, a relationship made up of dialogue, exchange of experiences and lessons and reciprocal growth. Embodied Thought provides an occasion for rereading the experiences of the past and an analysis of the events of the present, so as to look to the future with enthusiasm and curiosity. Embodied Thought continues in the direction already undertaken by the Galleria Poggiali for the digitisation and implementation of its online channels, starting with the opening of the "Media" page of its website hosting the archive of multimedia contents related to the exhibitions. (Press release)




Locandina del concorso fotografico Life in the time of Coronavirus Life in the time of Coronavirus
Termine di partecipazione: 30 agosto 2020
www.roma-fotografia.it/life-in-the-time-of-coronavirus

La rivista Il Fotografo insieme a Roma Fotografia e al Festival della fotografia Etica di Lodi ha lanciato una call fotografica dedicata alla vita nel tempo del covid-19. L'obiettivo è di approfondire, attraverso la testimonianza della fotografia, tutti gli aspetti di questa esperienza che di sicuro segnerà un punto di svolta cruciale nella storia contemporanea per lo sforzo immane che siamo chiamati a sostenere da tutti i punti di vista.

Le immagini selezionate dal Comitato scientifico parteciperanno ad una mostra fotografica collettiva itinerante a partire dal prossimo evento di Roma Fotografia e nel Festival della fotografia etica di Lodi. I lavori selezionati saranno pubblicati sulla rivista Il Fotografo con un testo critico a cura della redazione e saranno pubblicate sulle principali testate. L'evento si svolgerà tra l'autunno e il prossimo inverno a Roma e a Lodi e prevede la partecipazione di scienziati, analisti della comunicazione, fotografi, scrittori, psicologi, climatologi e altri esperti di vari campi del sapere e della conoscenza interessati ai cambiamenti prodotti dalla diffusione del Coronavirus. (Comunicato stampa)




Copertina del numero di aprile 2020 del mensile d'arte Archivio Archivio
Mensile di Arte - Cultura - Antiquario - Collezionismo - Informazione
Anno XXXII - N. 4 - Aprile 2020

Versione online








Broccato sardo cucito su cotone realizzato da Ruben Montini Ruben Montini: "Le paure condivise"

Mostra virtuale
02-11 aprile 2020

Prometeo Gallery Ida Pisani - Milano
www.prometeogallery.com

«Questo periodo di lockdown non è semplice da gestire. Inizialmente sembrava che noi potessimo avere del tempo a nostra disposizione, che avremmo potuto impiegare nel fare cose che solitamente non riusciamo a realizzare; invece poi, di fatto, occupiamo la gran parte di questo periodo a leggere le news o a guardarle in TV, pensando ai nostri cari amici, alla nostra famiglia e alle persone con cui solitamente lavoriamo.. sperando che tutti loro, nessuno escluso, stiano bene e che sopravvivano alla pandemia. Inoltre, stiamo vivendo in un tempo che sembra essere sospeso, che non abbiamo idea di quando finirà, se finirà... e, a quel punto, come influenzerà il nostro modo di vivere, di relazionarci agli altri, come occuperemo e ci comporteremo negli spazi pubblici e così via. In questo periodo, mi sembra naturale passare il tempo a riflettere sul tema dell'isolamento e dell'isolamento forzato; isolamento come unica soluzione per poter sopravvivere, isolamento che - nei maggiori dei casi - significa solitudine. Non perché lo abbiamo deciso noi, non perché qualcun altro ci rifiuta... ma perché è l'unico modo che ci assicura di sopravvivere a tutto ciò.

Manipolando i due hashtag principali in uso in Italia oggi #iorestoacasa e #andràtuttobene ho realizzato due disegni che enfatizzano la solitudine che questi comportano, un qualcosa che non è nuovo per una persona come me che vive da solo da tanto tempo e in generale per noi artisti, una categoria di persone che vive immersa nella solitudine sia durante il processo meditativo o di progettazione sia in quello più creativo, e per tutti quelli di noi che hanno deciso di spendere parte della propria esistenza in aree più defilate. Perciò, nel mio lavoro i due slogan diventano "io resto a casa da solo come sempre" e "andrà tutto bene da solo", sottolineando la necessità di dovercela fare, ancora una volta, come sempre, da soli.» (Comunicato stampa)




UnimediaModern
Virtuosa e Virtuale


www.unimediamodern.it

Caterina Gualco e lo staff di UnimediaModern si trasferiscono sul web, fino alla fine di questa faticosa esperienza collettiva. Ogni giorno la presentazione di un artista con con una piccola mostra personale, cinque immagini e poche righe di presentazione. Il "pubblico" sarà invitato - come durante le inaugurazioni in galleria - a partecipare e a esprimere le sue opinioni. (Comunicato di presentazione)




Lucio Dalla e Domenica Regazzoni Domenica Regazzoni Lucio Dalla a 4 mani
03-19 marzo 2020 (prorogata al 29 maggio 2020)

* Nuovo video documentario - Visita virtuale
www.youtube.com/watch?v=MoDY8eK6Qck&t=138s

Il video documentario per visitare virtualmente la mostra con un tour che percorre la sala, illustra le opere con il commento della curatrice Silvia Evangelisti accompagnato dalle canzoni del grande amico Lucio Dalla. L'esposizione ospitata nella Sala d'Ercole di Palazzo d'Accursio a Bologna aperta per pochi giorni e sospesa a causa dell'emergenza Covid-19, grazie agli organizzatori continua ad essere visitabile per gli appassionati di arte e musica in attesa della riapertura.

La rassegna, organizzata in collaborazione con il Comune di Bologna e la Fondazione Lucio Dalla, si compone di una selezione di trenta opere per la gran parte inedite e si concentra sulla stretta relazione tra arte e musica che caratterizza da sempre la poetica di Domenia Regazzoni. Il titolo, citazione di un commento dello stesso Dalla, esprime il profondo e lungo legame tra il cantautore e l'artista, la quale ha voluto ricordarlo simbolicamente proprio nel periodo dell'anno in cui ricorrono nascita e scomparsa dell'indimenticabile musicista bolognese (4 marzo 1943 - 1 marzo 2012). I lavori esposti, realizzati dal 1998 al 2019, restituiscono sulla tela le emozioni suscitate dalle liriche di Lucio Dalla, amico di sempre.

Quattordici sono le canzoni scelte che hanno ispirato i lavori (e i loro titoli) - da Henna a Com'è profondo il mare, da Milano a Scusa, da Cosa sarà a L'ultima luna, per citarne alcuni - di cui nell'atmosfera raccolta, intima e avvolgente dell'allestimento, leggiamo brevi pensieri riportati sulla base dei pannelli espositivi, per creare un'esperienza artistica totale grazie all'intreccio di luce, suono, colore e parola. Il visitatore è quindi chiamato a lasciarsi coinvolgere dal dialogo ininterrotto tra le immagini, i versi e la musica diffusa nella sala, vera e propria colonna sonora della mostra che propone un inedito arrangiamento, nato dalla collaborazione tra Lucio Dalla e Cesare Regazzoni, fratello dell'artista, di Nun parlà e Occhi chiusi, scritta da Dalla per Gianni Morandi. Nei lavori esposti risalta immediatamente all'occhio lo spessore materico, restituito da juta, gesso e colori a olio, che caratterizza la cifra stilistica di questa collezione e svela, tra le righe, la sperimentazione scultorea intrapresa dall'artista a partire dal 2003 in memoria del padre, maestro liutaio, scomparso qualche anno prima.

Ne derivano così creazioni fortemente liriche come Caruso (2019) e Le rondini (2000) affiancate a lavori più materici come Amen (1998) e Notte (2000), fino ad arrivare al quadro-scultura Ciao (2016) in cui una mano e un piede connessi da una catena rappresentano fisicamente l'espressione "di là qualcuno muore / qualcun altro sta nascendo", tratta dal singolo che dà il nome all'album del 1999. E ancora, nei soggetti si va da una suggestione di figurativo come in (2001) all'astrattismo più totale di Baggio Baggio (2019). "Sono quadri sorprendenti, svelano delle sfumature dei miei brani che io stesso non conoscevo. Aggiungono significato e completano le mie canzoni", sosteneva Lucio Dalla in un'intervista nel 2000.

Nei quadri di Domenica Regazzoni è possibile leggere "paesaggi, ispirati alle parole delle sue canzoni", come evidenzia la curatrice Silvia Evangelisti, testimone del legame tra artista e musicista dal 2001, anno in cui lo stesso Lucio le presenta entusiasticamente l'arte di Domenica. Scenari ravvisabili nella composizione o solo intuibili mentalmente, ma tutti scaturiti da una "meditazione pittorica interiore, perché le canzoni - di Dalla - toccano le corde più profonde dell'essere", sottolinea l'artista stessa, che del compositore-musicista-cantante-attore-regista sembra esprimere nelle sue opere pittoriche tutto l'amore per l'arte e la bellezza. Affianca la mostra un esaustivo catalogo realizzato con la MR Fine Art di Milano, galleria di riferimento per le opere di Domenica Regazzoni, con un'inedita intervista di Silvia Evangelisti all'artista.

Domenica Regazzoni (Valsassina, 1953) inizia a dipingere nei primi anni Settanta frequentando, a Milano, l'Accademia di Brera e nel 1992 per la collana "All'insegna del pesce d'oro" di Vanni Scheiwiller illustra "Canto Segreto", una raccolta di poesie di Antonia Pozzi. Nel 1997 è tra gli artisti selezionati al corso internazionale "Libero blu", organizzato dalla Galleria Blu di Milano. Quindi, ispirandosi alle più poetiche canzoni di Mogol e di Lucio Dalla, nascono le mostre "Colore Incanto" e "Regazzoni&Dalla". Tra il 1997 e il 2001 espone a Tokyo, in Giappone, e in numerose città italiane tra cui Milano alla Fondazione Stelline, Roma al Complesso del Vittoriano e Bologna nell'ex Chiesa di San Mattia, eventi a cui Dalla partecipa attivamente. Nel 2000 torna a Tokyo per presentare una monografia ispirata alla poesia Haiku edita da Viennepierre.

Nello stesso periodo, in seguito alla scomparsa del padre Dante Regazzoni, grande liutaio lombardo, realizza la mostra "Dal Legno al Suono", a cura di Gillo Dorfles, ispirata all'arte della liuteria. Si susseguono numerose esposizioni in Italia e all'estero, in prestigiose sedi private e istituzionali. Negli anni si accosta all'incisione e frequenta a lungo la stamperia di Giorgio Upiglio. Nel 2009 la sua grande scultura in bronzo "The Broken Violin" è collocata in permanenza nel Coltea Park nella piazza dell'Università di Bucarest. Nel 2012 è a Milano con il grande fotografo Gabriele Basilico. Nel 2015 per Milano Expoincittà espone al Palazzo della Permanente insieme all'incisore cinese Lu Zhiping, in collaborazione con il Padiglione della Cina. Nel 2017 partecipa alla Triennale di Roma. (Comunicato Ufficio Stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Ferrara ebraica online
ferraraebraica.meis.museum

Il Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah ha voluto allestire la mostra "Ferrara ebraica" per spiegare perché il museo sia nato proprio in questa città e oggi, in tempi di Coronavirus, vuole dare a tutti la possibilità di visitarla e di conoscere almeno una parte della grande ricchezza del patrimonio ebraico della città estense. Nel sito ferraraebraica.meis.museum chiunque potrà fare un salto virtuale nel tempo, visitare, conoscere, incontrare, approfondire alcune storie ebraiche ferraresi. L'esposizione, organizzata pienamente dal MEIS, voluta dal Direttore Simonetta Della Seta, curata da Sharon Reichel e allestita da Giulia Gallerani, è un viaggio tra passato e presente che racconta una delle comunità ebraiche più antiche d'Italia, con una eredità culturale e artistica unica.

Oltre a valorizzare la straordinaria fattura di oggetti cerimoniali e ricostruire l'ambiente sinagogale, "Ferrara ebraica" si interroga anche sul rapporto tra gli ebrei e la città, portando alla luce racconti affascinanti intrecciati con la Storia. Il percorso è arricchito dal video introduttivo e le interviste agli ebrei ferraresi firmate da Ruggero Gabbai e dalle foto di Marco Caselli Nirmal. Le musiche della tradizione ebraica ferrarese, incise appositamente per il MEIS, sono curate ed eseguite da Enrico Fink. La mostra è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Comune di Ferrara e della Comunità ebraica di Ferrara, che ha prestato al MEIS gran parte degli oggetti esposti e qui presentati, ed è stata sostenuta da Holding Ferrara Servizi, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Il video introduttivo è realizzato in collaborazione con l'Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara con un contributo della Regione Emilia Romagna, legge Memoria del Novecento. In un momento di incertezza come quello che stiamo vivendo, il MEIS vuole condividere almeno in via digitale alcuni dei valori che hanno permesso agli ebrei di continuare a costruire la loro vita anche in momenti difficili. Con la speranza di riaprire presto le porte del museo, il MEIS non si ferma e continua ad essere un luogo di libertà, scambio di opinioni e condivisione di idee. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)

"Se io non sono per me, chi è per me? E se io sono solo per me stesso, cosa sono? E se non ora, quando?" (R. Hillel, Pirkei Avot I:14), dalle Massime dei Padri.




Opera di Carlo Benvenuto realizzata nel 2002 65x65cm Viaggi da camera
Fondazione Nicola Trussardi - Milano
www.fondazionenicolatrussardi.com

Progetto online della Fondazione Nicola Trussardi che raccoglie e distribuisce quotidianamente immagini, video e testi, scelti da artisti invitati a raccontare il proprio spazio domestico e privato. Ogni giorno, dal 27 marzo 2020, verrà pubblicato un nuovo contributo sul sito web e i canali social della Fondazione. Ispirato al celebre romanzo settecentesco di Xavier De Maistre Viaggio intorno alla mia camera - scritto durante un soggiorno obbligato di 42 giorni in una stanza di Torino - Viaggi da camera invita gli artisti ad aprire le porte delle loro stanze reali e immaginarie.

Viaggi da camera diventa "social". In pochi giorni la Fondazione ha infatti ricevuto innumerevoli messaggi di persone che vogliono contribuire con i loro "viaggi da camera", raccontando il loro universo privato in questo periodo di reclusione domestica forzata. La Fondazione ha quindi deciso di aprire a tutti la partecipazione al progetto: chiunque potrà postare sui social network il proprio "viaggio da camera", aggiungendo l'hashtag #viaggidacamera e taggando la Fondazione Nicola Trussardi. La Fondazione condividerà quotidianamente tutti i contributi nelle stories dei suoi account Instagram e Facebook.

Negli anni molti artisti ci hanno insegnato a guardare gli spazi che ci circondano da nuovi punti di vista: da Giorgio Morandi, chiuso nel suo studio nel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, a Marisa Merz, che nella sua casa di Torino ci spronava a guardare il mondo con gli occhi chiusi, che per lei erano "straordinariamente aperti", gli artisti hanno immaginato lo spazio domestico come un territorio aperto a infinite scoperte. In questi momenti di chiusura forzata in casa, Viaggi da camera stimola a intraprendere nuovi viaggi nel perimetro della propria stanza, per provare a scoprire nuove mappe della fantasia e nuovi punti di fuga.

Tra i molti artisti invitati, hanno già aderito al progetto (in ordine alfabetico): Marco Belfiore, Carlo Benvenuto, Simone Berti, Maurizio Cattelan, Andrea Contin, Genuardi/Ruta, Massimo Grimaldi, Emilio Isgrò, Luisa Lambri, Marcello Maloberti, Domenico Antonio Mancini, Masbedo, Marzia Migliora, Giuseppe Penone, Diego Perrone, Gabriele Picco, Paola Pivi, Farid Rahimi, Marinella Senatore, Elisa Sighicelli, Federico Tosi, Patrick Tuttofuoco, Grazia Varisco, Nanda Vigo, Luca Vitone. (Comunicato Ufficio stampa Fondazione Nicola Trussardi)




L'Arte vi aspetta online
Fondazione Dino Zoli - Forlì
www.fondazionedinozoli.com

La Fondazione Dino Zoli di Forlì aderisce alla campagna "La cultura non si ferma" lanciata dal MiBACT, con la pubblicazione di pillole d'arte e cultura sulle pagine Facebook (www.facebook.com/fondazionedinozoli), Instagram (www.instagram.com/fondazionedinozoli) e Twitter (twitter.com/fondazionedz) all'insegna dell'hashtag #iorestoacasa. «In questi giorni di lontananza per molti dal proprio posto di lavoro - dice Monica Zoli, facendosi portavoce dell'intero Gruppo Dino Zoli - l'invito è a rimanere collegati per mantenere vive le relazioni e la mente, con l'augurio di ritornare presto ad un'attività lavorativa sostenibile che ci permetta di andare avanti e di ricominciare a crescere».

«Pur nella drammaticità del momento e nel rispetto del dolore delle persone colpite e del personale sanitario in prima linea - scrive Nadia Stefanel, direttore della Fondazione Dino Zoli - crediamo che la creatività possa fornire un momento di sollievo in una quotidianità costellata da restrizioni e divieti. Creatività intesa come capacità di innovare attraverso l'immaginazione. Ed è quello che vogliamo fare come Fondazione Dino Zoli in questo forzato stand by, cercando di intercettare quali possano essere le tendenze della prossima, nuova, normalità. Perché ovviamente anche il mondo dell'Arte e della Cultura riprenderà con formule nuove, usando, per citare Rodari, quella creatività che è insita nella natura umana ed è quindi alla portata di tutti. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo».

Le pillole d'arte condivise dalla Fondazione Dino Zoli si suddividono prevalentemente in tre sezioni: visita virtuale e approfondimenti relativi alla mostra di Lucia Bubilda Nanni, "Profili cuciti di santità", realizzata in collaborazione con la Dino Zoli Textile (l'esposizione sarà prorogata dopo la riapertura del museo così da garantirne la fruibilità); "Associazioni lecite" tra le opere della collezione permanente all'insegna di parole chiave quali Geometrie, Intimità, Luce, Cielo, Porto e Alfabeti; incursioni nel recente passato della Fondazione attraverso le esposizioni e i progetti realizzati dal 2017 al 2019. È inoltre in lavorazione una nuova sezione che, attraverso video di pochi minuti, darà voce ai protagonisti dei singoli eventi, in nome dell'attività svolta insieme, ma anche dell'amicizia instaurata lavorando gomito a gomito. (Comunicato stampa Csart - Comunicazione per l'Arte)




Screenshot di una scena di Immagine allo Specchio, episodio della serie Ai Confini della Realtà, con protagonista Vera Miles "Immagine allo specchio", episodio della serie "Ai Confini della Realtà"
"Mirror Image", episode of the series "The Twilight Zone"


Fermoimmagine (Screenshot)









Moneta in argento dal tesoretto di Sant'Eufemia datata 400 a.C. in mostra al Museo archeologico Lametino Logo della giornata 25 marzo dedicata a Dante Alighieri Balsamario bronzeo a forma di Sirena datato 480-460 a.C. in mostra nel Museo archeologico nazionale di Crotone Peso ornamentale decorato con motivo a labirinto datato IX - VIII sec a.C. al Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide Celebrazione "Dantedì" al Polo museale della Calabria
25 marzo 2020

Giornata dedicata al Sommo Poeta Dante Alighieri.






___ Chiesa di San Francesco d'Assisi - Gerace (Reggio Calabria)

Immaginandolo tra i beati, gli spiriti sapienti che risplendono nel IV cielo o cielo del Sole, Dante ricorda la figura di San Francesco d'Assisi nell'XI canto del Paradiso. Lo definisce "serafico in ardore", ossia ardente di carità come un serafino, e con mirabili versi ne descrive l'amore mistico con Madonna povertà, la sposa che Francesco prima di morire affiderà ai suoi discepoli.

«... privata del primo marito
millecent'anni e più dispetta e scura
fino a costui si stette senza invito»
(vv.64-66)

«La lor concordia e i lor lieti sembianti,
amore e maraviglia e dolce sguardo
facieno esser cagion di pensier santi
»
(vv.76-78)

Quando a colui ch'a tanto ben sortillo
piacque di trarlo suso a la mercede
ch'el meritò nel suo farsi pusillo,

a' frati suoi, sì com' a giuste rede,
raccomandò la donna sua più cara,
e comandò che l'amassero a fede;

e del suo grembo l'anima preclara
mover si volle, tornando al suo regno,
e al suo corpo non volle altra bara.

(vv.109-117)

La luce spirituale con cui il sommo poeta rappresenta Francesco rifulge come quella del sole che sorge nell'equinozio di primavera e con lo stesso splendore brillano i colori dei mosaici che adornano gli altari della Chiesa di Gerace a lui intitolata e dedicata al suo ordine religioso. Tra i riquadri dell'altare maggiore che riproducono immagini realistiche della città, uno in particolare rappresenta con delicati dettagli una scena di vita quotidiana dei frati che abitavano il convento francescano.

___ Museo e Parco Archeologico Nazionale di Sibari - Cassano all'Ionio (Cosenza)

Il mito del Labirinto evoca figure e situazioni collegabili a simboli carichi di significato ancora oggi efficaci. L'avventura di Teseo nel labirinto ha il significato del percorso che l'uomo intraprende alla ricerca di se stesso, di un principio divino, di un minotauro o altro che possa rappresentare un "centro" un punto fermo da cui partire. La via che si snoda nel Labirinto simboleggia la discesa verso il "basso" ovvero nella disperazione, il percorso rappresenta la purificazione e il ritrovamento di sé. Uscire dal Labirinto rappresenta una rinascita. Il reperto collega questo mito con Arianna il cui filo della tessitura riporta Teseo alla luce e quindi all'attività femminile della tessitura. Anche nella Divina Commedia il lettore si smarrisce in una "selva oscura" e si ritrova compiendo un viaggio individuale e collettivo entro il dedalo di un labirinto: il labirinto della coscienza e del significato in cui tutto ciò che è detto rimanda ad un Altrove.

Nella Divina Commedia c'è un Labirinto tracciato dall'Inferno - Purgatorio - Paradiso. E' quello descritto da Ulisse. Nell'Inferno Dante colloca il Minotauro nel VII Cerchio dove sono puniti i violenti e lo introduce all'inizio del Canto XII. Spesso accostato al peccato della lussuria, il Minotauro è un ostacolo da superare per percorrere una nuova strada, più giusta e corretta. Il Labirinto rappresenta quindi nella sua accezione mistica, un processo di iniziazione, un rituale personale di ascesi.

___ Museo Archeologico Nazionale di Crotone (Crotone)

"Io son", cantava, "io son dolce serena,
che' marinari in mezzo mar dismago;
tanto son di piacere a sentir piena!

  Io volsi Ulisse del suo cammin vago
al canto mio; e qual meco s'ausa,
rado sen parte; sì tutto l'appago!"

(Purgatorio, canto XIX, vv. 19-24)

Nel canto XIX del Purgatorio Dante sogna una "femmina balba", cioè una donna balbuziente, storpia che pian piano diventa sempre più bella e accattivante e si rivela al Sommo Poeta come Sirena. Subito dopo ne appare un'altra, dall'aspetto virtuoso che la contrasta, finché interviene Virgilio a squarciare le vesti della prima, facendone apparire il ventre putrido e puzzolente. Svegliatosi spaventato, a Dante il Vate spiega che la prima delle due donne rappresenta la cupidigia dei beni materiali, la seconda simboleggia la temperanza. Significato del sogno è che l'uomo deve contrastare la cupidigia attraverso la temperanza: controllando cioè i propri istinti e desideri materiali, egli può frenare l'avidità e ogni brama smodata. Sulle monete della città greca di Terina è  raffigurata una donna alata, da alcuni studiosi interpretata come immagine della sirena Ligea. Terina fu fondata dall'achea Kroton, dove gli unguentari in bronzo erano particolarmente diffusi: essi forniscono la migliore rappresentazione di questo ambiguo essere mostruoso!

___ Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi"di Vibo Valentia - (Vibo Valentia)

Nel Museo sono custoditi alcuni reperti che rappresentano delle sirene, figure mitologiche dal corpo metà uccello e metà donna. Le Sirene compaiono nel XII libro dell'Odissea, nel quale si racconta di Ulisse che dopo aver lasciato la maga Circe riprende il suo viaggio. Giunto presso un gruppo di scogli a sud della penisola di Sorrento, al largo delle Isole Sirenuse, incontra le Sirene che con il loro canto cercano di trattenere i naviganti. Le sirene sono note per il loro canto ammaliatore, affascinante ma molto pericoloso per i naviganti, che promette di svelare tutto ciò che accade o è accaduto sulla terra.

Il loro canto dunque si mostra come una promessa: se Ulisse si fermerà presso di loro, se ne andrà sapendo più cose; ma cedere alla tentazione della conoscenza porta a rompere i legami famigliari e a morire. Ulisse però, grazie ai consigli di Circe, riesce ad oltrepassare il pericolo. Ulisse e Dante. L'Ulisse dantesco è simile a quello classico, dotato di insaziabile curiosità e abilità di linguaggio e compare nel XXVI canto dell'Inferno, sottoforma di fiamma. Egli racconta le peripezie del suo viaggio di ritorno da Troia e come, spinto dalla sete di conoscenza, cerca di convincere i suoi compagni a proseguire il viaggio pronunciando la famosissima frase: "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti,  ma per seguir virtute e conoscenza". Sete di conoscenza che lo porterà alla rovina.

___ Musei e Parco Archeologico Nazionale di Locri (Reggio Calabria)

In sintonia con il museo di Vibo Valentia che per il Dantedì ha proposto un collegamento tra mondo antico e mondo ricordando Ulisse, il canto ammaliatore delle Sirene e il suo incontro nel XXVI canto dell'Inferno con Dante, il museo di Locri con l'intento di creare un fil rouge - soprattutto in un momento così difficile per la nostra società - tra i musei calabresi e il loro ricco e sfaccettato patrimonio, ha voluto testimoniare la presenza di manufatti raffiguranti le Sirene esposti lungo il suo percorso espositivo. Una produzione degli artigiani locresi che lavoravano ed abitavano nel quartiere di Centocamere, oggi visitabile nell'area del parco archeologico di Locri: balsamari in terracotta di diverse dimensioni, conformati a sirena caratterizzata da una lunga capigliatura a trecce e orecchini discoidali con funzione di ex voto dedicati a Persefone regina degli Inferi, agli specchi in bronzo il cui manico riproduce le fattezze di questa suggestiva figura che con il suo canto irretiva gli uomini. Produzioni che tra VI e V secolo a.C. costituiscono una delle espressioni più caratteristiche dell'artigianato locrese. Sui canali social del museo di Locri  è stato divulgato il ricordo di Dante con il collegamento al mondo greco attraverso il manufatto scelto.

___ Museo Archeologico Lametino - Lamezia Terme (Catanzaro)

24 Marzo 2020: "Aspettando il #Dantedì"
25 Marzo 2020: "#IoleggoDante, ma in calabrese"

Il Museo ha spostato in rete tutte le iniziative organizzate per il primo "Dantedì" tenutasi il 25 marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno della Divina Commedia. Sulla pagina Fb del museo l'appuntamento si è tenuto il 24 marzo il pre-evento "Aspettando il #Dantedì", durante il quale Laura Montuoro, socio della "Società Dante Alighieri - Comitato locale Soverato", citando alcune terzine del XV Canto del "Paradiso", ha invitato i followers a partecipare attivamente alle celebrazioni. Per l'appuntamento nazionale fissato dal MiBACT per il 25, il Museo ha, invece, organizzato l'iniziativa "#IoleggoDante, ma in calabrese". Si è svolta, altresì, una lettura in streaming a cura di Domenico Benedetto D'Agostino, curatore del Progetto "PoesiaInCostruzione, di alcune terzine del XXVI Canto dell'Inferno tratte da 'U Mpiernu, 'U Prigatoriu, 'U Paravisu di Salvatore Scervini (Acri 1847-1925).

Si è trattato della trasposizione in calabrese dell'opera dantesca, seconda traduzione integrale in Italia e prima nel Meridione, considerata una delle versioni più riuscite per completezza, qualità letteraria, lingua e stile. Hanno completato il programma numerosi post con approfondimenti e curiosità, tra cui: un'esposizione inedita sulla bacheca virtuale di un'edizione unica al mondo della Divina Commedia (ed. Manzani, Firenze 1595), messa a disposizione dall'Associazione artistico-culturale "Arte & Antichità Passato Prossimo" di Lamezia Terme; un omaggio da parte dell'illustratrice lametina Felicia Villella; la partecipazione al flash mob della Società Dante Alighieri con l'intervento di Samuele Anastasio, speaker di Radio Soveria, che aprendo la finestra della sua casa ha declamato le due terzine del canto dantesco in cui Paolo e Francesca dimostrano che l'amore vince tutto.

___ Museo Archeologico di Metauros - Gioia Tauro (Reggio Calabria)

Nel Museo sono custoditi moltissimi reperti provenienti dai corredi tombali della necropoli ritrovata (fase magnogreca della città). I corredi tombali esposti a Mètauros rappresentano le suggestioni legate alla cultura dell'oltretomba e agli usi della deposizione che attraverso il corredo dava forma all'immateriale legame tra la vita terrena del deposto e la sua vita nell'aldilà. Collegamento culturale diviene Caronte e la sua figura di traghettatore delle anime nel loro percorso di vita ultraterrena attraverso la presentazione di due litografie di Gustave Dorè, Divina Commedia illustrata dell'Ottocento (Gustave Dorè, Divina Commedia Illustrata, 1861) che rappresentano l'incontro di Dante e Virgilio nell'oltretomba con Caronte; correlazione con le collezioni esposte nel Museo - i corredi funebri - legati alla cultura della deposizione e dell'oltretomba.

Di particolar pregio l'iniziativa #ioleggoDante un tag sul fumetto di Mètauros realizzato da Federico Manzone (nato nell'ambito dell'iniziativa Fumetti nei Musei 2020) che è stato reso visibile on-line per la giornata del 25 marzo su issuu.com/coconinopress. Lo storyboard realizzato dal nostro fumettista ha ripreso le figure mitologiche e legate all'oltretomba in virtù delle collezioni che denotano il museo come "museo delle necropoli". Inoltre grazie alla collaborazione dell'architetto e scenografo Lorenzo Pio Massimo Martino è stato pubblicato il video L'incontro infernale tra il Sommo e il traghettatore delle anime perdute (Commedia narrata a cura di Lorenzo Pio Massimo Martino).

___ Museo e Parco Archeologico Nazionale di Scolacium - Roccelletta di Borgia - Borgia (Catanzaro)

Il Museo e parco archeologico nazionale di Scolacium ha celebrato Dante Alighieri nella giornata a lui dedicata con un contributo sui suoi canali social  basato sul pensiero trinitario di Gioacchino da Fiore nella Divina Commedia, con radici lontane in Cassiodoro, nativo di Scolacium. La Commedia ha uno schema triadico, secondo le tre età del padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Anche Cassiodoro trova nei Salmi la dottrina della Trinità. Troviamo dunque una linea di pensiero che attraversa i secoli e supera le distanze spaziali. (Comunicato stampa)

---

"Dante"
Poesia di Nidia Robba




La poesia Tape Mark 1 in mostra ___ Tape Mark 1: Poesia Informatica

L'importanza della Storia | Nanni Balestrini

Galleria Michela Rizzo - Venezia
www.galleriamichelarizzo.net

Tape Mark 1 è una poesia di Nanni Balestrini che risale al 1961, frutto di una collaborazione virtuosa tra Autore e Tecnologia, in questo caso rappresentata da uno dei primi calcolatori IBM. Balestrini, in quell'occasione, predispone tre brevi testi di Michihito Hachiya - di Paul Goldwin (autore di cui si mette in dubbio l'esistenza) e di Lao Tse - e, attraverso l'assegnazione di alcuni codici e di poche regole, lascia al computer l'onere e l'onore di procedere alla stesura della poesia, attraverso un causale sistema di combinazioni. Nel mondo solo quattro - cinque persone stavano contemporaneamente lavorando a esperimenti simili e questo testo è considerato da molti come il primo esempio di poesia informatica.

La natura di grande innovatore e sperimentatore, che caratterizzerà tutta la carriera di Balestrini, si rivela già in quel momento. L'arte della combinazione sarà fondamentale in tutta la poetica di Balestrini, interessato a 'lasciare scaturire un movimento da connessioni imprevedibili' per superare, in questo modo, 'l'aggregazione statica di energie diverse'. Nel 1961, concepisce anche il progetto di un romanzo, Tristano, da riprodurre in un numero illimitato di esemplari, una copia unica e originale per individuo, ma le idee corrono più veloci della tecnologia e Feltrinelli riuscì a pubblicarne, nel 1966, un solo esemplare. Le tecniche di stampa di allora, infatti, non ne consentirono la realizzazione e ci vollero 40 anni e l'avvento della stampa digitale per portare a compimento quell'avvenieristico progetto.

Stiamo inoltrandoci nelle sperimentazioni linguistiche di Balestrini ma, in realtà, quello che è interessante per noi fare emergere qui, è quanto stretto fosse il rapporto tra le varie discipline in cui Nanni si cimentava. E come gli fosse consono collegare la ricerca letteraria e poetica con quella artistica visiva e teatrale performativa. Infatti, Tape Mark 1 nel 2017 diventa un'opera visiva che aprirà la grande retrospettiva allo ZKM Center for Art and Media di Karlsruhe. Da Tristano scaturisce invece Tristanoil, il film più lungo del mondo, ottenuto grazie al software ideato da Vittorio Pellegrineschi, che approderà niente meno che a Documenta 13, curata quell'anno da Carolyn Christov-Bakargiev. E sarà proprio questa predisposizione di Balestrini verso una 'poesia fatta di impulsi, che andava a rompere la linearità tipografica, a fargli venire l'idea di ritagliare titoli di giornali e farne dei collages'. (...) (Estratto da comunicato della Galleria Michela Rizzo)




"Bussate alla speranza"
Casa Testori Associazione Culturale - Novate Milanese
www.casatestori.it

In tanti ci chiediamo, che cosa avrebbe scritto Testori davanti all'emergenza che stiamo vivendo? Ci sono tante sue pagine che aiutano a vivere questo momento. Cominciamo da questa, che è tratta dai "Promessi sposi alla prova". È il finale, in cui il Maestro, spiega ai suoi attori/protagonisti quale sia il possibile senso di quello che hanno attraversato, esperienza della peste compresa. Il 16 marzo sono ricorsi i 27 anni dalla morte di Testori: questa sua pagina, come tante altre, conferma quanto le sue parole siano preziose per il nostro presente.

Il maestro - «Cari, cari ragazzi! Così, ecco, così, come nelle scuole d'un tempo! Anzi, di tutti i tempi! Due parole. Soltanto due. Qui, su quel ramo; ma anche, altrove; lontano; ovunque; proprio, ovunque, ecco, ovunque, sull'immensità sterminata della terra, può nascere, sempre, qualcosa come un chiarore, una luce, un'alba... Guardate: dietro i monti, i nostri, sì, i nostri, il cielo si sta facendo d'un rosa tiepido e pudico. Piano piano la luce rivela tutte le rive; e, sulle rive, i paesi, i campi, le strade. Uno a uno, sorgono dalla notte i campanili, le cascine, anche le più solitarie e disperse...

Voi, superata questa lunghissima prova, trarrete dal vostro amore una nuova, grande famiglia. Come attori, non solo a voi, ma a tutti, cosa può dirvi, congedandosi, il vostro vecchio maestro se non che, superata questa lunghissima prova, potete andar pel mondo, costruire altrettante compagnie, diventar, ecco, voi stessi maestri... Ve n'è bisogno. E voi, adesso, siete pronti. Se, poi, nella vita o qui, sulla scena incontrerete, com'è giusto, difficoltà, dolori, ansie e problemi, battete alla sua porta. Battete con volontà, con fede, con forza, con amore. Lei, v'aprirà».

Tutti gli altri - «Lei chi?».
Il maestro - «La speranza».

__Testori secondo Federica

www.youtube.com/watch?v=MAj0ZqeqcMI&feature=youtu.be

Per ricordare Giovanni Testori, nell'anniversario della sua morte, Federica Fracassi regala una testimonianza in video. L'attrice, protagonista di "Erodiàs" e della "Monaca di Monza", legge alcune pagine iniziali di "Conversazione con la morte", il testo scritto nel 1978, all'indomani della perdita della madre. (Comunicato Casa Testori Associazione Culturale)




Copertina del catalogo della mostra di Walter Valentini alla Galleria Cortina Arte Walter Valentini: "Nove per Novanta"
24 settembre - 26 ottobre 2019
Galleria Cortina Arte - Milano

Copertina del catalogo








Busto femminile in basanite risalente al periodo dell'imperatore Claudio Busto femminile in basanite nella Sezione romana del Museo "Vito Capialbi" di Vibo Valentia

E' ritornato, dopo otto anni di assenza, l'atteso busto femminile in basanite, importante testimonianza del passato romano della Calabria. Si tratta del busto femminile in basanite, risalente ad età Claudia (41-54 d.C.), rinvenuto nelle vicinanze di Vibo Valentia Marina durante la realizzazione della ferrovia e la costruzione di limitrofe abitazioni di campagna. Il contesto di rinvenimento è da riferire ad un'importante villa suburbana e lo scavo, che ha permesso di definirne meglio le caratteristiche, è avvenuto a più riprese fra il 1894 e la prima metà del '900.

L'opera è di ottima fattura, caratterizzata da una raffinata tecnica di esecuzione e da una perfetta resa della capigliatura, acconciata come prevedeva la moda dell'epoca, che ha consentito di datare la statua al principato di Claudio, imperatore dal 41 al 54 d.C. Al momento del ritrovamento si propose l'identificazione con Messalina, moglie dell'imperatore Claudio, tuttavia tale ipotesi venne accantonata nei decenni successivi per la mancanza di confronti iconografici convincenti.

La scultura era stata concessa con prestito di lunga durata nel 2012 al Princeton University Art Museum e a seguito dell'impegno della Direzione Generale Musei e del Segretariato Generale del Ministero per i Beni Culturali e il Turismo, è rientrata al Museo "Vito Capialbi" dove sarà esposta nella sezione romana. L'emergenza sanitaria attuale, che ha portato alla chiusura dei Musei, non consente nell'immediato, una adeguata valorizzazione dell'importante reperto; l'esposizione è pertanto rinviata alla riapertura del Museo e sarà occasione di riflessione scientifica attraverso l'organizzazione di una tavola rotonda sul tema della scultura romana, con l'augurio di poterne consentire in seguito, una migliore fruizione grazie anche al supporto delle nuove tecnologie con applicativo digitale. (Comunicato stampa)

Versione ingrandita dell'immagine




Scultura in marmo ferro ottone piombo e led di cm 85x37x35 realizzata nel 2019 da Roberto Rocchi denominata Ignoto Scultura in marmo ferro piombo e led di cm 180x90x25 realizzata nel 2019 da Roberto Rocchi denominata Età del tempo Roberto Rocchi
Praxis. Di marmo, di aria, di luce


14 marzo - 11 aprile 2020 (Rinviata)
Galleria ArteSì - Modena
www.artesimodena.com

Mostra personale dello scultore Roberto Rocchi, a cura di Cristina Muccioli, docente presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Il percorso espositivo comprende una ventina di opere di marmo, di aria e di luce, la maggior parte delle quali realizzate nel 2018 e nel 2019, oltre ad alcuni disegni e lavori sonori appartenenti alla sua precedente produzione. La mostra è accompagnata da un catalogo a tiratura limitata edito da Galleria ArteSì in collaborazione con gruppo Azimut, su progetto grafico di Alessandra Calò.

«Le sue opere scultoree - scrive la curatrice - sono una risposta, esito di una praxis pluridecennale, una presa in carico del bisogno di interiorità e di silenzio, di riaccostamento a quanto abbiamo di più vitale e radicato, di intrinseco e autentico nel nostro essere. Il loro senso estetico di alta politezza e serena semplicità architettonica gratifica l'emozione dello spettatore, invitato e coinvolto a farne parte fisicamente». «Ogni suo lavoro - aggiunge - è una tappa, un episodio di quiete in un processo di silente e laboriosissimo fermento, una tappa perfettamente coerente eppure sempre freschissima di novitas, soprattutto per la scelta dei materiali, e per la loro imprevedibile trasformazione. La lontana vocazione pittorica di Rocchi, per esempio, torna nella forma quadro attraverso la rastremazione cartavelinica del marmo sfogliato, tagliato a fogli di pochi millimetri. Pagine minerali retroilluminate che del materiale sedimentato nell'immaginario di tutti come coriaceo e opaco, si fanno apparenza diafana, conduttori trasparenti di luce, geografia di impercettibili capillari, omaggio alla memoria della carta, della pergamena, di spazi bianchi dipinti dal lumen, dal tempo geologico nato alla superficie».

Roberto Rocchi (Verbania, 1962) si forma nella città di Carrara, dove frequenta l'Accademia di Belle Arti. Attualmente docente di Scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara, ha insegnato nelle Accademie di Napoli, Bologna e Milano, dove è stato Direttore della Scuola di Scultura nel periodo 2016-2019. Oltre alle diverse esposizioni in Italia e all'estero, alcune sue opere sono presenti nelle collezioni permanenti della Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea Raffaele De Grada di San Gimignano e nel Het Depot Museum di Amsterdam, la cui sede viene inaugurata nel 2012 con una sua personale. Nel 2015 rappresenta l'arte italiana all'International Sculpture di Seul (Corea). (Comunicato ufficio stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Dipinto di cm. 141x141 realizzato da Marcello De Angelis denominato Il guardiano del tempo Marcello De Angelis
Time Frame. Tra spazio luce e tempo


termine il 12 aprile 2020
Palazzo Libera - Villa Lagarina (Trento)

A Palazzo Libera (museo dedicato al celebre architetto Adalberto Libera) una personale - a cura di Leonardo Conti e organizzazione di Claudio Tovazzi - dedicata a Marcello De Angelis con circa venti opere esposte, tra quelle più propriamente pittoriche, bianche o scure con riflessi argentati o metallici, per accedere agli effetti di una pittura a sfondo infinito e quelle coloratissime del ciclo Stripes, con strisce verticali, in cui l'injection painting, tecnica inventata da Marcello De Angelis, produce volumi virtuali. Realizzate con la medesima tecnica sono in mostra anche cicli più propriamente concettuali, come i Codex, i Time Frame e i gli Annali, in cui è il tempo l'oggetto della ricerca dell'artista.

La tecnica dell'injection painting si contraddistingue da diversi anni nel panorama nazionale e internazionale, consentendo all'artista di raggiungere una profonda fusione tra vuoti e pieni, un equilibrio quasi antigravitazionale tra la plasticità delle forme e una profondità spazializzante. Il rilievo di colore acrilico, realizzato con una siringa da iniezione (di qui il nome di injection painting), affiora dalle tele apparentemente piatte e monocrome, quasi fossero vuoti muti, interrotti però dalla precisione di questi micro-elementi plastici, che materializzano forme in smisurate profondità di campo. Con effetti visivi stupefacenti, è proprio la rivelazione di un'inaspettata profondità virtuale delle tele monocrome a restituire le plasticità dell'injection painting in primo piano.

Le forme di De Angelis sono regolari, le linee compositive prevalentemente curve e nette, studiate in un compendio di equilibri, simmetrie, asimmetrie e calcolati brillamenti. Ogni particolare è progettato con un programma di modellazione, suddividendo il processo di creazione nelle due fasi di composizione ed esecuzione. L'accadimento, poi, della lentissima e meticolosa tecnica pittorica, segue delle vere e proprie dime (i progetti stampati su carta), rievocando la tecnica rinascimentale dell'affresco, per il trasferimento delle immagini dai cartoni preparatori all'intonaco. Se nella cosiddetta tecnica "a spolvero", i cartoni venivano bucherellati affinché la polvere di carbone passasse sull'intonaco fresco, ora De Angelis pratica dei piccoli tagli sulle sue dime, per seguire con la siringa le disposizioni delle linee progettate.

In mostra sono presenti anche alcune opere della recente ricerca denominata mould painting. In una sorta di procedimento calcografico, l'artista realizza delle vere e proprie "pelli" rugose di colore acrilico, applicate sulle tele a larghe bande verticali, o come vasti e silenti rettangoli (come nel ciclo dei Sigilli presenti a Palazzo Libera). Da un punto di vista spaziale queste campiture rappresentano scansioni ritmiche, primi piani, soglie aperte su vasti scenari e infiniti orizzonti. In mostra sono anche il ciclo Codex e un'unica piccola opera della serie dei Time Frame, che dà il titolo alla mostra. In questi due recenti cicli, l'artista realizza sequenze di opere di piccola dimensione, in cui integra nel suo processo compositivo particolari codifiche binarie.

I Codex sono registrazioni del tempo, in cui l'artista codifica le settimane, i giorni e i colori, che via via utilizza nella realizzazione delle sue opere. Il risultato sono dei grandi polittici dal sapore antichissimo e futuristico insieme, iscrizioni pullulanti e apparentemente indecifrabili, in cui si manifestano e restano gli anni. Con la stessa codifica binaria, poi, De Angelis realizza i Time Frame, in cui anche i dati personali e i gusti timbrici dei committenti divengono parte delle opere. Chiudono la mostra alcune opere di piccole dimensioni gli Annali, che raccolgono gli scarti di colore che restano sulle siringhe quando l'artista lavora. Anche queste sono opere eminentemente legate al tempo. Sono anzi il tempo stesso, che, in una sorta di geologia, deposita stratificandolo il colore che ogni anno resta come vita intorno alle opere e all'artista. (Comunicato stampa)




Fotografia di Hermann Mahl Hermann Mahl - Autochrome
10 marzo (inaugurazione) - 10 aprile 2020 (chiusa fino al 3 aprile)
foto-forum Südtiroler Gesellschaft für Fotografie - Bozen/Bolzano
www.foto-forum.it

Di ritorno dal servizio militare intorno al 1883, Hermann Mahl (1860-1944) si dedicò con passione, come autodidatta e fotografo dilettante alla realizzazione di "diapositive" che presentava poi negli ambienti della borghesia brunichense. Mahl lavorava soprattutto con lastre fotografiche di vetro nei formati 13x18 cm e 9x12 cm. Ancor prima della fine del secolo si procurò un secondo apparecchio fotografico, probabilmente portatile, ed utilizzò per la produzione di fotografie anche delle pellicole di celluloide, soprattutto nel formato 6x9 cm.

Le prime fotografie a colori realizzate con il procedimento "Autochrome" furono presentate al pubblico a Parigi il 10 giugno 1907 dagli inventori, i fratelli Lumière di Lione. Appena quattro mesi più tardi (!), nell'ottobre del 1907, si tenne già la prima mostra di fotografie a colori di Hermann Mahl, (realizzate con il procedimento "Autochrome" dei fratelli Lumière) nella sua libreria in Via Centrale a Brunico. Come Mahl sia venuto a conoscenza di queste "rivoluzionarie" lastre fotografiche a colori non è dato sapere. È certo però che in quanto rappresentante della borghesia colta brunicense era aperto al mondo e interessato all'arte, che aveva viaggiato molto negli anni precedenti e che intratteneva evidentemente buoni contatti con gli ambienti artistici e fotografici europei. Grazie alle lastre Autochrome (lastre fotografiche al bromuro d'argento) si può realizzare un'immagine su vetro con una sola ripresa, diretta e positiva nei colori giusti.

Proprio il decennio che precedette lo scoppio della Prima Guerra Mondiale fu un periodo di cambiamenti, segnato anche dai lati negativi della civiltà tecnologica. Nelle fotografie di paesaggi nel trascorrere delle stagioni, realizzate da Mahl soprattutto in autocromia, si rispecchiano una sospensione ed una conservazione di un mondo considerato intatto che stava per scomparire. Era soprattutto l‘ambiente alpino ad essere considerato sinonimo di natura e libertà, simbolo della lontananza dalla vita cittadina che diventava sempre più frenetica. Fra i soggetti preferiti di Hermann Mahl c'erano i paesaggi, soprattutto le montagne che circondano la conca brunicense e quelle della Val Badia oltre a diverse vedute delle città di Brunico e Bolzano e dei dintorni. Alcune di queste immagini servivano tra l'altro come originali per cartoline e illustrazioni su giornali e per altri prodotti tipografici, quali ad esempio le guide turistiche. Un ulteriore ambito importante è rappresentato dalle fotografie di famiglia e da quelle di gruppo con amici e conoscenti.

Hermann Mahl nacque nel 1860, figlio del tipografo e sindaco pro tempore di Brunico Johann Georg Mahl. Svolse un apprendistato quadriennale nell'azienda paterna prima di proseguire la sua formazione come compositore tipografico a Monaco di Baviera, Linz, Amburgo ed in altre località. Nel 1879 concluse a Stoccarda il suo apprendistato itinerante. Dopo il servizio militare lavorò come direttore tecnico nella tipografia a Brunico. Alla morte del padre assunse la direzione dell'intera azienda e continuò l'attività anche dopo fine della Prima Guerra Mondiale e il collasso della monarchia asburgica. Nel 1934 Hermann Mahl festeggiò solennemente i 60 anni di attività professionale. Morì nel 1944 all'età di 84 anni. (Comunicato stampa)

___ DE

Als Autodidakt und Freizeitfotograf widmete sich Hermann Mahl (1860 - 1944) schon bald nach seiner Rückkehr vom Militärdienst um 1883 mit Leidenschaft der Erzeugung von "Lichtbildern", die er im Kreis der Brunecker Bürgerschaft vorführte. Mahl arbeitete vor allem mit den damals üblichen Fotoplatten aus Glas im Format 13x18 cm und 9x12 cm. Noch vor der Jahrhundertwende schaffte er sich einen zweiten, wahrscheinlich mobileren Fotoapparat an und nutzte für die Erstellung der Bilder auch Zelluloidfilme vor allem im Format 6x9 cm.

Die ersten Farbfotografien nach dem Autochrome-Verfahren wurden am 10. Juni 1907 von den Erfindern, den Brüdern Lumière aus Lyon, in Paris der Weltöffentlichkeit vorgestellt. Knapp vier Monate später (!), im Oktober 1907, fand bereits die erste Ausstellung von Farbfotografien (nach dem Lumière-Autochrome-Verfahren) von Hermann Mahl in seiner Buchhandlung in der Brunecker Stadtgasse statt. Wie Mahl innerhalb so kurzer Zeit an diese "revolutionären" Farbplatten gekommen ist, ist nicht nachvollziehbar. Fest steht aber, dass er als Vertreter des Brunecker Bildungsbürgertums sehr weltoffen, kunstinteressiert und in früheren Jahren viel gereist war und offensichtlich gute Kontakte zur europäischen Kunst- und Fotografie-Szene pflegte. Dank der Technik der Autochrom-Platten (fotografische Bromsilberplatten) kann mit einer einzigen Aufnahme ein farbenrichtiges, direktes und positives Glasbild hergestellt werden. Gerade das Jahrzehnt vor dem Ausbruch des Ersten Weltkrieges war eine Zeit des Umbruchs, die auch von den Schattenseiten der technischen Zivilisation geprägt war.

In der Abbildung von Landschaften im Reigen der Jahreszeiten, die Mahl vor allem in den Autochromen porträtierte, spiegelt sich ein Innehalten und Konservieren einer im Verschwinden begriffenen, als heil empfundenen Welt. Vor allem die Berge galten als Inbegriff von Natur und Freiheit, als Symbol für die Ferne des zunehmend hektischer werdenden Stadtlebens. Zu Mahls Lieblingsmotiven zählten Landschaften, vor allem Bergaufnahmen um das Brunecker Becken und im Gadertal sowie verschiedenste Ansichten der Stadt Bruneck und Bozen samt ihrer Umgebung. Einige dieser Bilder dienten unter anderem als Vorlage für Postkarten sowie Illustrationen in Zeitungen und anderen Druckprodukten wie zum Beispiel Reiseführern. Ein weiterer Schwerpunkt liegt auf Aufnahmen der Familie sowie Gruppenbildern mit Freunden und Bekannten.

Hermann Mahl wurde 1860 als Sohn des Buchdruckers und zeitweiligen Bürgermeisters von Bruneck Johann Georg Mahl geboren. Er absolvierte eine vierjährige Lehre im väterlichen Betrieb, bevor er seine Ausbildung als Schriftsetzer in München, Linz, Hamburg und an anderen Orten fortsetzte. In Stuttgart schloss er 1879 seine Lehr- und Wanderjahre ab. Nach dem Militärdienst arbeitete Mahl als technischer Leiter der Brunecker Druckerei. Nach dem Tod des Vaters übernahm er die Leitung des gesamten Geschäftes, das er auch unter der italienischen Verwaltung nach dem Ende des Ersten Weltkrieges und dem Zusammenbruch der Habsburgermonarchie weiterführte. 1934 beging Hermann Mahl feierlich sein 60jähriges Berufsjubiläum, 1944 starb er im Alter von 84 Jahren.

___ EN

After returning from the military service around 1883, Hermann Mahl (1860-1944) passionately devoted himself as a self-taught and amateur photographer to the creation of "slides" which he then presented in the rooms of the Bruneck bourgeoisie. Mahl worked mainly with photographic glass plates in 13x18 cm and 9x12 cm format. Before the end of the century he got hold of a second photographic device, which was most likely portable, and for the production of photographs he also used celluloid film mostly in 6x9 cm format.

On June 10th, 1907 in Paris, the inventors the "Lumière brothers of Lyon" presented the first color photographs achieved through the "Autochrome" process to the public. Only four months later in October, 1907, Hermann Mahl held his first color photography exhibition in his library in Via Centrale in Bruneck, and he used the same "Autochrome" process by the Lumière brothers. How Mahl came to know about these "revolutionary" color photographic plates is unknown. It is certain, however, that as a representative of the educated bourgeoisie of the Bruneck area, he was open to the world and interested in art, and had traveled extensively in previous years and evidently maintained good contacts with the European artistic and photographic environments of the time. Thanks to the Autochrome plates (silver bromide photographic plates) you can create an image on glass with a single shot, direct and positive in the right colors.

The decade preceding the outbreak of the First World War was a period of change, which was also marked by the negative sides of technological civilization. Mahl's autochrome photographs of landscapes illustrating the seasonal transitions reflects freezing time and the preservation of a world considered intact that was about to disappear. It was above all the alpine environment that was synonymous with nature and freedom, and symbolized the distance from city life which became increasingly frenetic. Landscapes were one of Hermann Mahl's favorite subjects, especially the mountains surrounding the basin of Bruneck and those of the Val Badia, as well as different views of the cities of Bruneck and the surroundings. Some of these images served among other things as originals for postcards and illustrations in newspapers and for other typographical products, such as tourist guides. Another important area is represented by family photographs and group photographs of friends and acquaintances.

Hermann Mahl was born in 1860, son of Johann Georg Mahl, the typographer and pro tempore mayor of Bruneck. He completed a four-year apprenticeship in his father's company before continuing his training as a typographic composer in Munich, Linz, Hamburg and other places. In 1879 he completed his itinerant apprenticeship in Stuttgart. After his military service he worked as a technical director in the printing press in Bruneck. Upon the death of his father, he took over the management of the entire company and continued his activity even after the end of the First World War and the collapse of the Habsburg monarchy. In 1934 Hermann Mahl solemnly celebrated 60 years of professional activity. He died in 1944 at the age of 84. (Press release)

___ Presentazione di altre mostre di fotografia in questa pagina della newsletter Kritik

Stoner. Landing pages
08 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 14 giugno 2020
Fondi sfitti sulla via Francigena del centro storico - Gambassi Terme (Firenze)
Presentazione

Olivo Barbieri. Mountains and Parks
termina il 19 aprile 2020
Centro Saint-Bénin di Aosta
Presentazione

Fotografia Europea 2020
Reggio Emilia, 17 aprile - 24 maggio 2020 (Sospesa)
Presentazione

Noi siamo la Minganti | Bologna e il lavoro industriale tra fotografia e memoria (1919-2019)
termina il 10 maggio 2020
Museo del Patrimonio Industriale - Bologna
Presentazione

Peter Wächtler
termina lo 09 maggio 2020
Fondazione Antonio Dalle Nogare - Bolzano
Presentazione

Photology Air 2019/2020 | Il nuovo parco per l'arte contemporanea in Sicilia
22 giugno - 03 novembre 2019
09 aprile - 27 settembre 2020
Tenuta Busulmone - Busulmone, Noto (Siracusa)
Presentazione




Stampa digitale su tela sintetica, pennarello e realta aumentata realizzata nel 2016 da Zino denominata Sono Lomax in una fotografia di Stefano Lanzardo Logo del Festival delle narrazioni popolari impopolari Eleonora Roaro - Forever Yours - performance video e installazione 2016, fotografia di Stefano Lanzardo Stoner. Landing pages
08 maggio (inaugurazione ore 18.30) - 14 giugno 2020
Fondi sfitti sulla via Francigena del centro storico - Gambassi Terme (Firenze)

Nell'ambito di "Ci sono sempre parole. [non]Festival delle narrazioni popolari (e impopolari)", manifestazione che mette al centro le persone e i loro racconti di vita quotidiana, la mostra d'arte liberamente ispirata al romanzo "Stoner" di John Williams, curata da Cinzia Compalati ed Andrea Zanetti con opere di Emiliano Bagnato, Mauro Fiorese, Stefano Lanzardo, Roberta Montaruli, Eleonora Roaro, Jacopo Simoncini, Giuliano Tomaino e Zino, nei fondi sfitti lungo la Via Francigena, ovvero garage e cantine coinvolti in un inedito progetto di rigenerazione urbana.

La mostra trae origine dal noto romanzo di John Williams, un caso letterario che ha appassionato migliaia di lettori nel mondo: la biografia di un anonimo professore universitario che a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale affronta i drammi e le passioni di una vita normale. Ad otto autori contemporanei, diversi per poetica e formazione, è stato chiesto di far vivere i personaggi e le atmosfere del romanzo attraverso il proprio linguaggio: fotografia, istallazioni, musica, performance e video. Non solo la riproduzione espressiva delle pagine di "Stoner", bensì l'appropriarsi dei protagonisti per scavarne le profondità, per esternarne il non-detto e il non-scritto, per incanalare la narrazione nelle suggestioni della forza visiva.

Emiliano Bagnato (La Spezia, 1993) - compositore e sound designer - interpreta Grace, la figlia di Stoner. In una rilettura musicale e interattiva, tutto il dramma di un personaggio che ha subito le storie dei genitori, senza colpe. Si salverà dal suo passato? Mauro Fiorese (Verona, 1970-2016) è stato uno dei cento fotografi più quotati al mondo. Sono esposte, dopo la sua morte prematura, alcune opere tratte da www.libraincancer.it, il blog in cui ha raccontato la sua personale battaglia contro il cancro. Tenendo fede all'impostazione letteraria dell'esposizione, l'autore ha composto dodici dittici fotografici che si sviluppano nell'immagine pura e nel suo, arbitrario, rimando testuale. In mostra interpreta Gordon Finch, l'amico fraterno di Stoner e filtra attraverso i suoi occhi - e quindi attraverso il grande tema dell'amicizia - la vita del protagonista.

Stefano Lanzardo (La Spezia, 1960) è Stoner. Con quattro scatti fotografici sono descritti altrettanti momenti simbolo dell'esistenza del protagonista: dalla terra che lo ha generato, e alla quale torna, ai corridoi dell'università in cui passeggia come un fantasma, allo studio di casa, dove poteva dedicarsi alle amate letture, fino alla relazione con le donne del romanzo. Un viaggio dal forte impiano anti-eroico e anti-epico che trasforma la vita di un uomo dimenticato da tutti in un racconto collettivo. Roberta Montaruli (Torino, 1978) è Katherine, l'amante di Stoner. L'artista torinese racconta la loro storia d'amore in un video di animazione in cui - mancando la presenza antropica - sono gli oggetti a narrare le loro vite, fatte di respiri e sospiri, gioie e dolori, fatica e tensione verso la felicità. Un video che si crea e si cancella attraverso l'uso del carboncino e della gomma, in bilico tra eterno ed effimero.

Eleonora Roaro (Varese, 1989) ha realizzato per la mostra una video installazione dedicata ad Edith, la moglie di Stoner, in cui porta alla luce tutte le fobie del personaggio, una donna distante, anaffettiva. Attraverso una sineddoche - Edith è rappresentata solo dal suo occhio ceruleo - diventa la "telecamera di sorveglianza" delle vite di chi la circonda. In esposizione anche il video-documento di una performance in cui ha interpretato Edith in uno dei momenti topici del romanzo dipingendo, in preda a una sorta di controllata follia, la scrivania e tutti gli oggetti di Stoner di rosa pallido. Jacopo Simoncini (Carrara, 1979) ha composto per l'esposizione un pezzo inedito per viola - eseguito da Ignazio Alayza - che racconta attraverso sussulti lo stridore dell'esistenza. Le corde, come le vite dei personaggi del romanzo, sono quasi portate a rompersi, lo vorrebbero, ma non ci riescono. Una tensione continua che accompagna lo sguardo sulla mostra. La stessa tensione che attraversa tutta la musica di Simoncini, una musica che vuole evocare paesaggi interiori, teatrale nel suo continuo mettere in scena emozioni contrastanti e stati d'animo.

Giuliano Tomaino (La Spezia, 1945) - l'artista che tutti hanno potuto vedere con le sue sculture nel decumano di Expo 2015 - interpreta il padre di Stoner, portando avanti la storica serie dei "Santi" con una cruda installazione che ferma il momento della sua morte. Solo una frase, ad evocare la caducità delle azioni compiute e dell'esistenza, la sua e quella di tutti. Anche il segreto della morte svela il peso dell'assenza e riconduce alla semplicità della terra. Attorno solo il silenzio e la sua musica. Zino (Teramo, 1973) - noto per le opere realizzate con i lego e la realtà aumentata - qui interpreta l'antagonista di Stoner e lo immortala nel momento in cui fa la sua prima apparizione nel romanzo: fisicamente menomato, Lomax ha un viso da attore del cinema sul quale l'artista riporta le parole della sua presentazione all'interno del testo.

La seconda edizione di "Ci sono sempre parole. [non]Festival delle narrazioni popolari (e impopolari)", promossa dall'Unione dei Comuni Circondario Empolese Valdesa e dal Sistema museale "Museo diffuso Empolese Valdelsa" (MUDeV) e prodotta da YAB Young Artists Bay, si terrà dall'8 al 10 maggio 2020 in diversi luoghi di interesse storico-artistico, selezionati per il forte valore simbolico e aggregativo, nel Comune di Gambassi Terme (FI): dalla Piazzetta della cisterna all'incrocio dei Lecci, attraverso le piazze e i vicoli del centro storico, fino ai fondi sfitti, garage e cantine situate lungo la via Francigena, coinvolti in un progetto di rigenerazione urbana, e alla Pieve di Santa Maria a Chianni, uno dei più importanti esempi di architettura romanica in Toscana. Ideato da Andrea Zanetti, direttore artistico insieme a Cinzia Compalati sin dalla prima edizione, il festival si inserisce in una progettualità più ampia, tesa ad incentivare la partecipazione delle comunità nella ridefinizione della missione culturale del territorio. (Comunicato stampa)




Opera nella mostra Kakemono Kakemono
Cinque secoli di pittura giapponese. La Collezione Perino


27 marzo - 28 giugno 2020
MAO Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Un rotolo di tessuto prezioso - o carta - dipinto o calligrafato, pensato per essere appeso durante occasioni speciali o utilizzato come decorazione in accordo alle stagioni dell'anno: il kakemono o kakejiku è un genere di opera dipinta estremamente diffusa in Giappone e in tutta l'Asia orientale, dove assume nomi differenti. I "rotoli appesi" sono distintivi della produzione pittorica di Cina, Corea e Vietnam, oltre che del Giappone stesso, e rappresentano il corrispettivo del "quadro" occidentale. A differenza delle nostre tele o tavole però, caratterizzate da una struttura rigida, i rotoli dipinti presentano una struttura relativamente morbida e sono pensati per una fruizione limitata nel tempo.

Esposti nel tokonoma (alcova) delle case giapponesi o lasciati per qualche ora soltanto ad oscillare nella brezza di un giardino, queste opere d'arte partecipano del tempo e del movimento, mentre i dipinti su tela o tavola tipici della tradizione occidentale sembrano invece impregnati di fermezza e di continuità. Le differenze non sono solo puramente formali, ma riflettono anche una diversa concezione estetica e filosofica: alla base delle opere su rotolo si trova infatti un'allusione all'impermanenza e alla mutazione quali elementi ineludibili (e positivi) dell'esistenza.

La mostra, la prima in Italia focalizzata su questa forma d'arte, presenta 125 kakemono oltre a ventagli dipinti e lacche decorate appartenenti alla Collezione Claudio Perino, un'importante raccolta di opere acquisite dal collezionista piemontese, fra i principali prestatori e mecenati del Museo d'Arte Orientale di Torino. I kakemono, allestiti in cinque sezioni tematiche (fiori e uccelli, animali, figure, paesaggi, piante e vegetali) conducono il visitatore attraverso un mondo ricchissimo, in cui rappresentazioni minuziose e naturalistiche, punteggiate di dettagli sottili, si affiancano ad immagini estremamente essenziali e rarefatte, dove la forma perde i suoi contorni, si disgrega progressivamente per diventare segno evocatore di potenti suggestioni, in un estremo esercizio di sintesi e raffinatezza, quasi un astrattismo ante litteram.

In Oriente i pittori dipingevano in maniera "impressionistica", "espressionistica", "astratta" secoli prima che analoghe forme espressive cominciassero ad apparire in Occidente. In Asia però le differenti modalità pittoriche hanno convissuto, senza escludersi a vicenda nel tentativo di definire veri e propri movimenti artistici, come accaduto invece nell'arte moderna occidentale. Fra i kakemono esposti al MAO figurano alcune opere dei maggiori artisti giapponesi, tra cui Yamamoto Baiitsu, Tani Buncho, Kishi Ganku e Ogata Korin. La mostra e il catalogo, pubblicato da Skira e disponibile in due lingue (italiano e inglese), entrambi a cura dello studioso olandese Matthi Forrer, storico dell'arte orientale ed esperto di pittura giapponese, nascono da una collaborazione tra MAO e MUSEC-Museo delle Culture di Lugano, e, a un livello superiore, tra la Fondazione Torino Musei e la Fondazione culture e musei di Lugano, dove l'esposizione sarà presentata al pubblico a partire dal 9 luglio. La mostra rientra nell'ambito dei progetti di sviluppo internazionale recentemente avviati dalla Fondazione Torino Musei. (Comunicato stampa)




Dipinto di Sergio Vacchi nella locandina della mostra Oltre la profezia
Sergio Vacchi 1952-2006


termina lo 02 giugno 2020
Santa Maria della Scala - Siena
www.larafacco.com

L'esposizione, promossa dal Comune di Siena con la collaborazione della Fondazione Sergio Vacchi, è curata da Marco Meneguzzi ed ha come obiettivo quello di presentare al pubblico senese la produzione di circa ciquanta anni del pittore emiliano che ha scelto il Castello di Grotti, nelle colline senesi, come buen retiro per gli ultimi dodici anni della sua vita. Sergio Vacchi (1925-2016), uno dei più indipendenti e originali pittori del secondo dopoguerra, famosissimo negli anni Cinquanta e Sessanta, senza seguire studi regolari si accosta inizialmente ad una pittura influenzata dal post cubismo e da Picasso. Dopo un breve periodo in cui tenta di recuperare, come lui stesso afferma, la lezione di Cézanne, dipingendo boschi, paesaggi e scene di vita emiliana, alla fine degli anni Cinquanta si avvicina, per qualche anno, all'informale. La svolta stilistica si compie nel 1959 quando si trasferisce a Roma, dove la sua pittura, benché ancora informale si va sempre di più accostando a quella figuratività che è propria del suo operare.

I suoi maestri diventano i grandi artisti europei come Marx Ernst, Otto Dix, Bacon, De Chirico, e la sua pittura risente fortemente dell'espressionismo nato nel vecchio continente ma caratterizzata da una capacità compositiva e descrittiva originalissima, e da una pittura di grande e grandissimo formato, secondo una personale e suggestiva concezione del mondo che lo circondava. Le trentacinque opere in mostra, tra le più significative della sua produzione - alcune delle quali inedite - conducono lo spettatore in un mondo visionario, ma allo stesso tempo profetico, sul destino dell'essere umano. La sua ricerca ha spaziato soprattutto nel campo della profezia sulle sorti future dell'umanità in rapporto al pianeta: visioni cupe e desolate, ma non prive di ironia, mescolate a una simbologia contemporanea tutta da interpretare. Un catalogo ricco e completo - edito da Silvana Editoriale - contribuisce alla riscoperta di una delle maggiori figure della pittura italiana contemporanea, grazie anche a uno scritto di Eike Schmidt, oltre al saggio del curatore.

Il curatore Marco Meneguzzo ha pensato a costruire negli spazi del Santa Maria della Scala, una sorta di "galleria" fitta di tele grandissime, quasi che l'artista avesse dipinto i muri e le volte del palazzo alla maniera degli antichi maestri, cui evidentemente si rifaceva. Per Meneguzzo infatti: Vacchi ha sempre dipinto su grandi superfici, sin dai suoi esordi ha avuto bisogno di grandi superfici, e questa tendenza si è finalmente espressa appieno col ciclo de Il pianeta, dei primi anni Settanta, quando ha utilizzato molto spesso dimensioni fuori dal comune anche per un pittore contemporaneo. Perché questa necessità, accentuatasi nel corso del tempo? Perché i quadri di Vacchi si guardano, ma soprattutto si leggono. Lo sguardo fa fatica ad abbracciare la grandezza orizzontale di certe tele e quindi le scorre, da sinistra a destra, e anche nelle grandi campiture quadrate l'occhio percorre la tela alla ricerca di una storia. Narrazioni e storie raccontate nei grandi cicli pittorici come il Concilio, Federico II, Galileo, Perché il pianeta, Leonardo, Proust, Greta Garbo. (Estratto da comunicato ufficio stampa Lara Facco P&C)




Opera di David Tremlett in mostra David Tremlett
13 Diptychs | Room 5 - Wall Drawing


termina il 18 aprile 2020 (Chiusura Temporanea)
Galleria Alfonso Artiaco - Napoli
www.alfonsoartiaco.com

Sesta personale di David Tremlett alla Galleria Alfonso Artiaco (le precedenti nel 1996, 2001, 2006, 2011 e nel 2015) con un nuovo progetto site specific. "I 13 dittici Build sono la continuazione dei lavori eseguiti su carta e su parete da David Tremlett negli ultimi 3 anni. Ogni opera analizza la costruzione scultorea della "forma disegnata". I dittici sono l'assemblaggio di forme geometriche a 4 e 5 lati e ognuna di queste ha volume, colore, peso ed equilibrio. Ogni dittico parla di positivo e negativo, sinistro e destro e forse maschio e femmina. L'uso della geometria, del colore e del pastello strofinato a mano sulla carta è stato un marchio di fabbrica del lavoro di Tremlett per 40 anni. Il suo linguaggio è scultoreo, è sul disegno e sullo spazio. Nella sala 5 ci sarà un nuovo disegno murale realizzato appositamente per lo spazio che lo ospita seguendo le 7 modanature che caratterizzano le pareti della stanza." (Imina Baragain, 2020)

I lavori di David Tremlett hanno una forte impostazione architettonica e si presentano come movimentate sculture piane. Le sue composizioni consistono di geometrici arrangiamenti, creazioni astratte di forme, ma nello stesso tempo sono combinazioni costruite su elementi puramente astratti che emanano la gioia sensuale del colore e della tonalità, mentre la relazione tra le geometrie narra delle esperienze maturate dall'artista. Nel lavoro dell'artista c'è un legame imprescindibile tra paesaggio, inteso in senso culturale oltre che puramente geografico, architettura ed esperienza dello spazio. L'arte di David Tremlett è il punto di arrivo di un lungo percorso, attraverso l'esperienza concettuale, approdato a un linguaggio fondato sulla sintesi assoluta di forma, volume, luce e colore. Le esperienze vissute durante i frequenti viaggi intrapresi dall'Artista a partire dagli anni '70, sono riversate di volta in volta nei suoi lavori. I soggiorni in Italia della prima metà degli anni '70, fanno scoprire a Tremlett il colore che inizia a invadere i suoi disegni in bianco e nero.

"Ero circondato dagli affreschi di Giotto, Piero della Francesca e Mantegna (...). Ero immerso dal colore e mi sentii che il mio modo di dipingere doveva cambiare". Mentre, nel 1978, è in Africa ed è qui, invece, che impara la pittura a mano utilizzando pigmenti secchi colorati. David Tremlett ha elaborato, nel tempo, un linguaggio condensato in parole e segni grafici sempre più semplificati, volti ad attribuire statuto artistico alle esperienze vissute nella quotidianità. I fogli sui quali l'artista agisce presentano dirette affinità linguistiche con gli interventi ambientali (pareti di musei, edifici, abitazioni, gallerie e spazi sacri quali chiese o cappelle) di cui spesso sono il passaggio immediatamente precedente. In questi interventi David traduce visivamente la sua personale interpretazione dello spazio. Colori, segni e forme si sovrappongono alle strutture preesistenti cui sono destinati mutandone la visione e coinvolgendo chi si trova ad attraversare quegli stessi ambienti.

David Tremlett (St Austell - Cornovaglia (Inghilterra), 1945) ha frequentato il Falmouth College of Art dal 1962 al 1963, prima di studiare scultura alla Birmingham School of Art dal 1963 al 1966 e poi al Royal College of Art di Londra. L'ampia storia espositiva di Tremlett comprende mostre personali al Centre Georges Pompidou, Parigi; il Museo Stedelijk, Amsterdam; e il Museum of Modern Art di New York, tra gli altri. Le sue opere sono presenti anche in molte importanti collezioni tra cui la Tate Gallery di Londra; Fondazione Cartier, Parigi; Kunsthalle, Amburgo; e la Collezione Panza, Varese. Tremlett ha al suo attivo numerosi cataloghi e libri d'artista. (Comunicato stampa)




Opera in ceramica a lustro di cm 54 realizzata nel 2019 da Paolo Staccioli denominata Guerriera Opera in bronzo di cm 67 realizzata nel 2019 da Paolo Staccioli denominata Cavallo Opera in ceramica a lustro di cm 59 realizzata nel 2018 da Paolo Staccioli denominata Guerriero Paolo Staccioli
"Ceramiche e bronzi"


26 marzo - 09 aprile 2019
Galleria "Arianna Sartori" - Mantova
info@ariannasartori.191.it

(...) Le sue figure - veridiche eppure astratte, tornite e levigate, austere anche quando le raffinano decori eleganti e colorati e perfino con qualche bagliore dorato - sono segnate dalla vena severa che, dai primordi, sotterranea traversa la cultura della nostra terra. I suoi guerrieri, di complessione solida, compatti come se la corazza si fosse incarnata nei loro corpi rendendoli invulnerabili, sono della stessa genìa dell'armigero di Capestrano; ma di lui - se possibile - ancor più primitivi. Corazze senza snodi; quasi che gli arti ne possano spuntare come dal guscio d'una bezzuga. Al loro cospetto ho spesso coltivato la fantasia di vederne decine, irreggimentati come l'esercito cinese di terracotta. E mi sono immaginato il loro schieramento, fitto di presenze tutte eguali, disposte in un lungo corteo silenzioso, non già a simboleggiare (come in oriente) la difesa strenua dell'imperatore anche oltre la morte, bensì a evocare un'umanità che si schiera per proteggersi - stavolta - dall'omologazione imposta dal regime informatico, ultimo despota.

Un'umanità che, forte d'una coscienza storica salda, non teme il nuovo, ma la violenza invadente e prepotente d'un nuovo che fa terra bruciata dietro di sé. (...) Nelle creazioni di Staccioli l'antico e la tradizione seguitano a proporsi come modelli; non già per via di sentimenti nostalgici, bensì in virtù della convinzione che il passato, quand'è lirico e cólto, pur sempre resta esemplare; indispensabile a vivere consapevolmente la stagione che c'è toccata. Vigili come sentinelle, i "guerrieri" (ormai continuerò a chiamarli così) da lui plasmati non s'oppongono ai tempi nuovi; sorvegliano però che la nobiltà trascorsa non venga dimenticata o irrisa addirittura. La loro militanza sarà utile per le generazioni giovani, cui la memoria dell'antico dovrà suonare quale magistero amabile e non tedioso, come invece una formazione scolastica senza più passione glielo fa avvertire. (...)

Ogni attore delle ribalte teatrali di Paolo è una creatura silente, assorta in pensieri impossibili da comunicare, come fosse un kouros; oppure, una kore, quando un accenno di seno traspaia sotto le trame d'una ceramica d'eleganza sobria messe a fasciare il busto. Creatura solitaria anche quando sola non sia. Anche quando salga sul carro con altri personaggi; o, con altri ancora, cavalchi - in una giostra in miniatura - uno di quei cavallini ritti sulle zampe di dietro, che in circolo s'inseguono senza speranza di raggiungersi mai. Donne e uomini di fiaba che se ne stanno seduti su mondi a loro estranei, volgendosi - disinteressati l'uno dell'altro - le spalle. Figure raggelate nell'indifferenza; pronte, ora a partire per viaggi che l'esigue valigie lasciano presagire di piccolo tragitto, ora a farsi carico, come fossero della stessa schiatta d'un Atlante primordiale, del peso d'un globo. (...) (Guerrieri, cavalli e centauri. Paolo Staccioli e l'attualità del mito, di Antonio Natali)

(...) Per Paolo, il cavallo è un animale mitico, divino plasmato dalla dea Atena, trapassato nella sua memoria, con libertà, leggerezza, e l'ironia riconosciute dalla critica fin dagli esordi (Nicola Micieli 1997, Tommaso Paloscia 1999, Antonio Paolucci e Ornella Casazza 2005, Claudio Paolini 2011). L'arte del cavalcare, che attraversa il Tempo, entra nel suo repertorio figurativo rivelandosi ricco di suggestioni sapientemente combinate. Chiuso nel suo laboratorio "l'antico e la tradizione - come ha detto Antonio Natali nel catalogo della mostra di Paolo Staccioli nel Comune di Scandicci nel 2017 - seguitano a proporsi come modelli; non già per via di sentimenti nostalgici, bensì in virtù della convinzione che il passato quand'è lirico e colto, pur sempre resta esemplare; indispensabile per vivere consapevolmente la stagione che c'è toccata". Nel silenzio l'artista riflette plasmando memorie lontane, di piaceri provati sui testi, nelle sale dei musei "riscoperti e ricreati con libertà e candore; modella la sua identità e la sua partita si gioca in una contraddizione tra il bisogno di essere moderno e antico, conservatore di forme e di cangianti superfici" (Ornella Casazza 2001).

Recupera linee di tensioni, suggerisce varianti; ironico il suo Eros che, che rievoca, i vasi prodotti in antico a Canosa di Puglia, da lui realizzati negli anni Novanta (Maria Anna Di Pede, 2009) in faenza ingobbiata dipinta con ossidi e sali sotto vernice e lustrata in splendidi colori che rifulgono di bagliori di tramonto o iridescenze lunari, favoriti dalla complicità del fuoco. (...) Staccioli, con imprevedibile novità, sapienza compositiva, genialità espressiva, costruisce l'immagine fantastica e visionaria del reale nel suo rapporto con il paesaggio: un paesaggio che è sempre lo stesso, carico di racconti, incastonati, ancora, in racconti di cavalli, di leggeri cavalieri sospesi nel vuoto, di personaggi in bilico in originali dondoli; forme fitte nello spazio, senza gerarchie prospettiche o temporali: vicino e lontano, prima e dopo perdono di senso. La spazialità, pur sempre compressa da piccoli cavalli in rilievo si definisce nelle armature dei suoi bonari e immobili guerrieri che, pur provando forse un sentimento di rimpianto per un luogo dove non sono mai stati, non torneranno né partiranno mai per combattere pur armati di lancia e scudo.

Poi c'è la nostalgia, pena della lontananza, perdita non di un luogo cui vorremmo tornare, ma di quello che in quel luogo e in quel tempo siamo stati e non possiamo più essere; ma la salvezza per Paolo è questo assecondare un vento di inquieti turbamenti che ci riconduce ad una terra emozionale a noi nota. Appaiono poi, malinconici, uniti con solida naturalezza, gruppi di sette, otto, dieci, cento: numerosi e silenziosi guerrieri, enigmatici viaggiatori che, sebbene pronti per un viaggio di ritorno nella memoria, non partono: attendono, forse un gruppo di altri Viaggiatori con sfera in giacca e cravatta sgargianti che tengono in mano o sulla spalla una sfera, atlanti del quotidiano, che sorreggono il mondo. Mitografie del presente, queste figure maschili e femminili si allontanano dalla realtà, in un mondo che non esiste ma tangibile nella mente di Staccioli quando riflette su memorie surreali e metafisiche. (Le ombre lunghe di durevoli ricordi, di Ornella Casazza)

Paolo Staccioli (Scandicci, 1943) inizia la sua esperienza di artista negli anni Settanta, esordendo come pittore e facendosi presto notare in ambito locale. Al principio degli anni Novanta la necessità di sperimentare nuovi linguaggi espressivi lo spinge a Faenza, nella bottega di un ceramista locale, Umberto Santandrea, dove apprende le tecniche di quest'arte. È qui che Staccioli realizza i suoi primi vasi, dapprima con la tecnica della ceramica invetriata, poi sperimentando la cottura a "riduzione", che gli consente di ottenere straordinari effetti d'iridescenza e lucentezza. Ottenuta assoluta padronanza del mestiere, Staccioli allestisce nel suo studio di Scandicci, nei pressi di Firenze, un laboratorio, dove continua autonomamente e quotidianamente a misurarsi con l'uso del fuoco e degli ossidi di rame, dando vita a una miriade di vasi che riveste con fantastici racconti pittorici, fissati definitivamente dalla smaltatura a lustro.

È con queste opere che ottiene i primi successi, facendosi notare in mostre personali e collettive, nonché in occasione di importanti manifestazioni culturali: le sue ceramiche, dal forte effetto metallizzato e dallo smalto scintillante si impongono presto, per eleganza e originalità, nel panorama artistico non più solamente fiorentino, ma nazionale. I personaggi che in questa fase popolano la superficie delle sue ceramiche (giostre di cavalli giocattolo sospesi nell'aria e accompagnati da putti alati, suonatori di trombe, bambole e Pulcinella) presto si guadagnano la terza dimensione, divenendo sculture che tuttavia non perdono l'accento di accadimento fiabesco, estranee come sono ad ogni nozione di tempo e luogo: forme idealizzate memori della statuaria preromana, etrusca in particolare, sulle quali interviene la policromia della ceramica, a rendere un vigoroso effetto di masse in contrasto.

Guerrieri, viaggiatori, cardinali e cavalli si aggiungono ben presto alla folla già nutrita dei fantastici personaggi ed iniziano, dalla seconda metà degli anni Novanta, ad animare importanti collezioni pubbliche e private, italiane ed estere. Nei primi anni del Duemila, nella volontà di sperimentare nuovi materiali e, con questi, altre dimensioni espressive, Staccioli inizia a trasferire - senza comunque mai abbandonare l'amore per la lavorazione delle terre - le sue forme nel più duraturo bronzo, passando dalle ricerche con gli ossidi di rame a quelle con le patine metalliche. È in questa più recente fase che le sue figure acquistano una monumentalità prima ignota, che ancor più tende a fissare in una dimensione al di fuori del tempo i suoi cavalli e i suoi guerrieri. Molti i riconoscimenti tributati all'artista, in particolare nell'ultimo decennio, da pubblico e critica, e molte le partecipazioni a premi ed esposizioni che hanno consentito a Paolo Staccioli di conquistare un posto di assoluto prestigio nell'attuale panorama artistico nazionale. La mostra "Ceramiche e bronzi" è curata da Arianna Sartori. (Comunicato stampa)

___ Iniziative editoriali della Galleria Sartori pubblicate in questa pagina della newsletter Kritik

Catalogo Sartori d'Arte Moderna e Contemporanea 2020
a cura di Arianna Sartori
Presentazione volume

Acquerellisti Italiani
a cura di Arianna Sartori
Presentazione




Opera ad emulsione fotografica su tela realizzata nel 1967 da Mimmo Rotella denominata La rivincita Mimmo Rotella
Beyond Décollage | Photo Emulsions and Artypos 1963-1980


termina il 31 luglio 2020
Cardi Gallery - London

La mostra curata da Antonella Soldaini, in collaborazione con il Mimmo Rotella Institute, offre la più completa panoramica della pratica di Rotella esposta nel Regno Unito. Le 74 opere che occupano i cinque piani della sede settecentesca della galleria in Grafton Street, al centro del quartiere Mayfair, costituiscono la più completa selezione mai esposta dei riporti fotografici e degli artypos realizzati dall'artista dagli anni '60 agli anni '80. La mostra coincide anche con la pubblicazione del Secondo Volume del Catalogo Ragionato Mimmo Rotella (1962-1973) a cura di Germano Celant, di prossima uscita. Se l'artista è oggi probabilmente più conosciuto per i suoi décollages, realizzati con i manifesti strappati dai muri delle strade di Roma, Beyond Décollage mette in luce come Mimmo Rotella (1918-2006) sia stato uno dei pionieri della Pop Art lavorando negli stessi anni di Andy Warhol e Robert Rauschenberg. L'artista ha sperimentato le tecniche di riproduzione fotomeccanica su tela con i riporti fotografici e la stratificazione di immagini prese dai giornali e dai media più popolari con gli artypos.

Queste opere traducono con un montaggio poliedrico la cultura emergente del consumismo dell'Italia del dopoguerra. L'appropriazione delle immagini e delle icone della cultura del tempo - da La Dolce Vita a Jacqueline Kennedy - unisce l'aspetto più giocoso e colorato con quello storico e più drammatico, offrendo un ritratto dell'Italia del boom economico che andava verso la ridefinizione della sua identità moderna a seguito della guerra. L'esposizione pone in risalto l'aspetto visionario della ricerca dell'artista italiano, tra i primi a utilizzare il processo fotografico per la riproduzione di un caleidoscopio di immagini iconiche su materiali tradizionali, associati all'arte più convenzionale, come la tela e la carta. Rotella ha creato una forma d'arte capace di raccontare il suo tempo unendo la potenza delle icone del cinema e dell'immaginario popolare con la storia della pittura. Lo ha fatto mettendo in pratica nuove tecniche per trasformare la tela tradizionale in una superficie fotografica, uno spazio per stratificare, stampare ed esplorare le potenzialità dell'immagine. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)

«Sentivo la necessità di rinnovarmi, di scoprire qualcosa di nuovo, ed è venuto fuori il reportage. È già più di un anno che ho cominciato, che ho avuto questa idea, come ho detto prima, di reintegrare la realtà, atomizzata in tanti pezzetti di carta, per mezzo del riporto fotografico.» (Mimmo Rotella, 1965)

___ ENG

Curated by Antonella Soldaini, in collaboration with the Mimmo Rotella Institute, Cardi Gallery hosts the most comprehensive exhibition of Rotella's practice ever seen in the UK with 74 works which will fill all five floors of the gallery's historic townhouse in Grafton Street, Mayfair. This is also the only exhibition to include such a full selection of the artist's important Photo Emulsions and Artypos from the 1960s through the 1980s. Cardi's exhibition also coincides with the publication of Volume II (1962-1973) of the Mimmo Rotella Catalogue Raisonné by Germano Celant, which will be launched in the coming months. Perhaps best known for his Décollages made of distressed street posters ripped from the walls of Rome, Beyond Décollage establishes Mimmo Rotella (1918-2006) as a major pioneer of the Pop Art movement, who worked simultaneously with Andy Warhol and Robert Rauschenberg.

The exhibition clearly shows how the visionary Italian artist was amongst the first to use a photographic process to print a kaleidoscope of iconic images onto traditional materials associated with conventional art, such as canvas and paper. Rotella created an art form that would chronicle his time and marry the power of iconic film and popular imagery to the history of painting. He did so by inventing new techniques to transform the traditional canvas into a photographic surface, a space for layering, printing and exploring what an image could be. The artist experimented with developing photographs on canvas in his Photo Emulsions and with layering and overprinting found images with newsprint and all manner of popular media in his Artypos. These mixed media works convey Italy's emerging post-war consumer culture as a multifaceted montage. His appropriation of images of cultural icons - from La Dolce Vita to Jacqueline Kennedy - veer from the playful and colourful to the historic and traumatic. Rotella's works create a portrait of Italy during its economic boom as it rebranded itself with modernity in the post-war decades. (Press release Lara Facco P&C)

«I felt the need for self-renewal, the need to discover something new, and the 'reportage' emerged. More than a year has already passed since I began... to reintegrate the reality atomized into so many little pieces of paper, using photographic clippings.» (Mimmo Rotella, 1965)




Locandina della mostra Visioni con dipinti di Corrado Bonicatti Un dipinto realizzato da Corrado Bonicatti in mostra Corrado Bonicatti: "Visioni"
10 marzo - 09 aprile 2020 (Sospesa)
Galleria Edieuropa QUI Arte Contemporanea - Roma
www.galleriaedieuropa.it | www.corradobonicatti.com

Interni con finestre che si spalancano su orizzonti marini, immagini di architetture riflesse sull'acqua, attese sospese su eventi indefinibili e archi di luce su uno spazio interiore e simbolico, espressivi della profondità dell'anima, abitano le oltre trenta opere esposte - tra olii su tela e su tavola - realizzate nell'ultima fase di vita dall'artista romano, dal 2006 al 2016, alla ricerca di un'atmosfera di chiarore diffuso, di una Porta dell'anima. L'artista è uno degli ultimi maestri del '900 capaci di nutrire una costante passione per il recupero di antiche tecniche. Innumerevoli velature gli consentono di raggiungere finezze cromatiche e fluidità di riflessi che concentrano un senso epifanico e insieme pudico della bellezza. Un colore legato alla particolare intensità percettiva dell'artista, gli consente di trasferire sulla tela un silenzio che racconta solitudine e grandiosità di paesaggi reali e dell'anima, svela interni di intimità sussurrate, sublima notazioni figurative in entità altamente simboliche.

La produzione ultima testimonia una ricerca di assoluto, resa più evidente in opere di grandi dimensioni che denotano un'attrazione per l'irraggiungibile, elemento costante della ricerca esistenziale di Corrado Bonicatti. Per l'occasione è stata realizzata la monografia "Visioni", che raccoglie tutte le opere, di cui molte inedite, dell'ultima fase di vita dell'artista, a cura di Maria Teresa Benedetti e Raffaella Bozzini, Laura Branchetti e Alessandro Bonicatti, con la partecipazione di Massimo Modica, edito da De Luca Editori d'Arte, a completamento della precedente monografia "Dialoghi di luce", a cura di Claudio Strinati e Maria Teresa Benedetti, edita nel 2009 da De Luca Editori. Come lo descrive Maria Teresa Benedetti: "Bonicatti costituisce, nel panorama artistico contemporaneo, una presenza rara per l'intensità di una luce evocativa che inserisce il pittore tra gli eredi di Turner, Rothko, Music, Morandi."

Corrado Bonicatti (Roma, 1940-2017) ha vissuto e lavorato a Roma o nel casale di Sabaudia. Nei primi anni '60, oltre allo studio e al disegno, svolge un'intensa attività in campo musicale, realizzando numerosi dischi, soprattutto come compositore. Alla fine degli stessi anni inizia una ricerca astratta incentrata sul tema dello spazio, lavorando prevalentemente su metallo e su legno. Negli anni '70, contestualmente a un utilizzo sempre più frequente della tecnica ad olio, appaiono temi figurativi. Dagli anni '80 prendono vita i "Paesaggi dell'anima": evocativi, sfumati, leggeri, ora candidi, ora estremamente densi di colore, abitati sempre da una intensa luminosità. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero (New York, Los Angeles, Londra, Parigi, Monaco ecc.). Su invito del Comune di Perugia nel 1989 tiene una personale al Palazzo dei Priori ed entra a far parte della Collezione Comunale.

In occasione del Giubileo del 2000 realizza per il Consiglio Regionale del Lazio l'opera "La cruna del... l'ago", acquisita dalla Regione Lazio. Sempre nel 2000 la Banca Nazionale del Lavoro lo incarica di realizzare un'opera da collocare nella collezione della BNL (Ponte 4 capi e la Sinagoga). Per il Comune di Roma, nel 2004, realizza una litografia, Ponte Mollo, tirata in 1000 esemplari. L'originale è stato acquisito dalla Galleria Comunale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Nel 2005 è invitato dal Comune di Sabaudia a partecipare al Premio Nazionale di Pittura Ferruccio Ferrazzi, nel cui ambito ottiene il Premio Speciale della Giuria con l'opera Convergenze acquisita dalla Galleria Comunale.

Nel febbraio 2009 espone nell'antico Refettorio di Palazzo Venezia, a Roma, la mostra personale "Dialoghi di luce. La purezza della pittura", curata da Claudio Strinati e Maria Teresa Benedetti. Seguono numerose partecipazioni a mostre collettive. Il 25 luglio 2017 lascia questa dimensione terrena con serena consapevolezza. Il suo ultimo dipinto del 2016 è dedicato a "Tutti i bambini del mondo". Nel 2020 a Parigi gli viene dedicata un'altra personale "Memorie segrete", Ancienne Eglise, Maisons-Laffitte, a cura di Marina Bonicatti e Didier Stempak. Un'ampia rassegna critica è pubblicata nel volume di "Bonicatti Dialoghi di luce" (2009) e "Visioni" (2020), De Luca Editori d'Arte. (Comunicato stampa)




Nanda Vigo in una fotografia di Aldo Ballo Nanda Vigo
Light Project 2020


termina il 16 maggio 2020
MACTE - Museo di Arte Contemporanea di Termoli (Campobasso)
www.fondazionemacte.com

Ripercorrendo alcuni punti salienti della ricerca di Nanda Vigo dagli anni Settanta a oggi, la mostra - a cura di Laura Cherubini e realizzata in collaborazione con l'Archivio Nanda Vigo - celebra una delle artiste italiane più importanti della sua generazione - pioniera della sperimentazione tra arte, architettura e design - inserendosi nel percorso di studio e valorizzazione della collezione permanente e della storia del Premio Termoli attivato dal MACTE sin dalla sua apertura. Con una grande installazione luminosa pensata dall'artista per lo spazio del museo.

Nanda Vigo vinse il Premio Termoli nel 1976 con l'opera Sintagma, realizzata in vetro, specchio e neon; il cui titolo - di origine greca (propriamente «composizione, ordinamento») - si riferisce al termine coniato da Ferdinand de Saussure per definire "la combinazione di due o più elementi linguistici linearmente ordinati". Quarantaquattro anni dopo quest'opera torna protagonista, nella sua monolitica indivisibilità di significato, come chiave interpretativa dell'intera esposizione. I lavori in mostra, infatti, da un lato sono disposti secondo un disegno espositivo unitario e attento all'architettura del museo - cifra distintiva degli allestimenti della Vigo - dall'altro dimostrano la relazione tra due gruppi di opere collegati anche dal punto di vista linguistico il cui comun denominatore è la luce.

Il primo gruppo di opere è costituito da lavori definiti Trigger of the space ("innescatori di spazio") - tra cui lo stesso Sintagma (1976) - che l'artista ha realizzato a partire dagli anni Settanta a oggi, in un'incessante ricerca di "nuovo spazio" e "nuovo tempo". Si tratta di vere e proprie sculture di luce e riflessioni speculari composte da due elementi distinti ma inseparabili: trampolini verso nuovi mondi, porte di accesso all'universo immenso e sconosciuto, ma totalmente interconnesso che Nanda Vigo ha ricercato in tutta la sua produzione artistica. Il secondo gruppo comprende, tra le altre, l'opera Light Progressions, Trilogy: Omaggio a Gio Ponti, Lucio Fontana e Piero Manzoni (1993). Realizzata in vetro e neon, è un omaggio a due artisti e un architetto, due compagni di viaggio nel lavoro e uno nella vita: tre uomini capaci di comporre un unico sintagma nella vita di Nanda Vigo.

La mostra fonde le opere in un racconto unitario: lo spazio buio della sala circolare del MACTE - illuminato esclusivamente dalla luce delle opere - immerge il visitatore in un viaggio attraverso l'universo dell'artista, fatto di vita e di ricerca, di esperienza e aspirazioni alla conoscenza. La mostra è anche l'occasione per presentare il volume antologico Nanda Vigo. Light Project a cura di Marco Meneguzzo (2019, Silvana Editoriale) pubblicato per la mostra a Palazzo Reale di Milano. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)




Copertina del catalogo della mostra con dipinti di Carola Mazot allla Galleria Cortina Carola Mazot: "L'incanto dell'emozione"
19 febbraio - 09 marzo 2019
Associazione Culturale Renzo Cortina - Milano

Copertina del catalogo








MASBEDO
Welcome Palermo


- Venice, 06 March 2020, h. 6 pm, Teatrino di Palazzo Grassi
- Copenhagen
.. 23 March 2020, h. 7.15 pm, Cinemateket Asta
.. 25 March 2020, h. 5.30 pm, Charlottenborg Social Cinema
.. 27 March 2020, h. 4.15 pm, Charlottenborg Mezzaninen
- Munich, 1 April 2020, h. 8.30 pm, Theatiner Filmkunst

As the international tour of Welcome Palermo is about to begin, the feature film of MASBEDO produced by In Between Art Film, was born as a formal and narrative evolution of the project Videomobile - the articulated multi-channel video installation conceived for Manifesta 12 Palermo. After the presentation in Venice at the Teatrino di Palazzo Grassi on March 6, as part of Lo schermo dell'arte Film Festival, the international preview of Welcome Palermo will be held in Copenhagen on the occasion of the Cph: Dox 2020, Copenhagen International Documentary Film Festival. The feature film has been invited to participate as the only Italian film competing for the section New: Vision Award (March 23-27). The following screening will continue at another important European film festival, that is the Kino Der Kunst 20 in Munich (April 1).

Welcome Palermo takes its title from a random street mural that greets anyone who arrives in the city from the airport. It embodies a dystopian welcome message that sets the city itself as the protagonist, and not just as a simple landscape. The journey of the Videomobile is the core of the 80-minute feature film. The artist duo transformedan old OM van of the 1970s into a "video wagon" as a experimentation to patrol and investigate the Sicilian territory and its artist's cinema. Thanks to a particular suggestion by the curatorial team of Manifesta 12, the research began in 2018 and attributed the involvement of severalleading figures in the iconic cinema scene, suchas Vittorio De Seta, Ugo Gregoretti, Luchino Visconti, whilst investigating other professionals that worked in cinema in an almost anonymous and unconventional manner.

Welcome Palermo is not only a collective research of materials for the project of Manifesta 12, but an extensive buildout of the research process carried out continually by the artists after the biennial. The "video wagon" has altered the stage for new performances, interactions and interviews, bringing in personages residing in the city. The Videomobile of MASBEDO completes a physical journey through the archives and memory of the Sicilian experimental cinema and becomes the means by which memory acquires form and meaning in contemporary society.

MASBEDO are Nicolò Massazza (1973) and Iacopo Bedogni (1970). They live in Milan and work together since 1999, focusing on video art and installations. They express themselves through the language of video, in different forms such as performance, theater, installation, photography and recently cinema. In Italy they are recognized among the most important video artists and innovators in the field of contemporary art, thanks to their unique feature of re-union of different arts and the multiplicity of languages in a single chorus. Their works have been exhibited in museums, biennials and institutions around the world. (Press release Lara Facco P&C)




Fotografia realizzata da Olivo Barbieri che ritrae una montagna innnevata pubblicata nella locandina della mostra Mountains and Parks Olivo Barbieri. Mountains and Parks
termina il 19 aprile 2020
Centro Saint-Bénin di Aosta

Personale, curata da Alberto Fiz, dedicata ad uno dei maggiori fotografi contemporanei. Sono oltre 50 i lavori esposti in un percorso ventennale che comprende, tra le altre, una serie di grandi immagini fotografiche inedite sulle montagne della Valle d'Aosta realizzate per l'occasione. Per la prima volta, poi, viene presentata la produzione scultorea dell'artista attraverso tre imponenti lavori plastici che occupano l'ala centrale del Centro Saint-Bénin. Le opere in mostra ripercorrono la ricerca compiuta da Barbieri dal 2002 al 2019 sottolineando l'attenzione verso le tematiche connesse con il paesaggio e l'ambiente. Non manca un ciclo d'immagini dedicato alla storia dell'arte antica e moderna e la proiezione di un video del 2005 realizzato in Cina. Progetto ideato per il Centro Saint-Bénin di Aosta, "Mountains and Parks" propone l'indagine di Olivo Barbieri sui parchi naturali, siano essi le Alpi, le Dolomiti, Capri rivisitata con i colori della memoria o le cascate più importanti del pianeta che, come afferma l'artista, "sopravvivono intatte ad uso del turismo o come luoghi fisici museali dove ammirare come potrebbe essere una natura incontaminata".

Si tratta di una rassegna spettacolare quanto problematica che affronta questioni di fondamentale importanza come l'esigenza di un rinnovato equilibrio naturale associato al turismo di massa che, se da un lato "consuma" i luoghi, dall'altra ne garantisce la sopravvivenza. Le sue immagini viste dall'alto, riprese con la tecnica della messa a fuoco selettiva che evidenzia solo alcuni elementi lasciando volontariamente sfocato il resto della scena, hanno inaugurato un nuovo modo di percepire il paesaggio che, grazie all'introduzione consapevole di alcuni "errori" fotografici, ci appare in modo inedito, più simile a un modellino in scala (non manca nemmeno l'uso della pittura digitale) che a un contesto reale. E sebbene nulla di ciò che vediamo appaia contraffatto, l'indagine di Barbieri decreta l'ambiguità di ogni rappresentazione.

Sono immagini che non nascono dalla volontà di ottenere effetti speciali (la forma dei soggetti rappresentati non è alterata), ma dalla curiosità di verificare il comportamento del mezzo fotografico in condizioni non-idonee; è un approccio che rivela l'interesse per il mondo, ma anche per gli strumenti ottici attraverso cui possiamo leggerlo: "Ciò che mi ha sempre coinvolto nella fotografia è il rapporto di scarto tra la visione dell'occhio e le abilità del mezzo", precisa Olivo Barbieri. Insieme ai parchi dei ghiacci e dell'acqua, il suo sguardo si estende ai Landfills, le quattro grandi discariche abitate da migliaia di persone e animali del Sud Est asiatico in Thailandia, Indonesia e Malesia. Sono i parchi tematici in negativo, la coscienza sporca dell'Occidente dove si gioca l'equilibrio del pianeta. Il paesaggio si estende anche all'universo della storia dell'arte dove la messa a fuoco selettiva modifica la percezione di opere ormai metabolizzate con un atteggiamento ironico e dissacrante.

E se nel "Paradiso Terreste" di Nicolas Poussin sembra di vedere il Creatore che si allontana appoggiato ad un drone di controllo, il mito di Mark Rothko appare connesso con i simboli del fast food americano, gli hamburger. Il dialogo con i maestri del passato coinvolge anche Paolo Uccello, Caravaggio e Canaletto. Quest'ultimo, attraverso l'uso della camera ottica, sembra anticipare gli esiti della fotografia contemporanea. Per la prima volta, poi, viene presentata la produzione plastica di Barbieri e vengono esposte tre grandi sculture in legno realizzate per l'occasione. Ne emerge una geografia errante che crea un paesaggio segreto, accessibile solo ai membri della tribù. A completamento della rassegna, viene proiettato il video "Seascape#Night", China Shenzhen 05" del 2005 che fa parte di un progetto artistico in divenire. In questo caso tutto parte da Shenzhen, in Cina, una delle nuove aree economiche vicino ad Hong Kong dove un'intera generazione di cinesi sta per concedersi, per la prima volta da cinquant'anni, un divertimento di massa: fare il bagno in mare al chiaro di luna.

Nell'epoca del digitale e dei social, dunque, "Mountains and Parks" si configura come un'occasione particolarmente stimolante per verificare la nostra relazione con la realtà colta nelle sue differenti e contraddittorie sfaccettature, tra ironia e dramma sociale. Il catalogo della mostra, in italiano e francese, con la pubblicazione di tutte le opere esposte, è edito da Magonza. Insieme ai saggi di Alberto Fiz e di Daria Jorioz, contiene, un intervento inedito dello scrittore Paolo Cognetti e un testo sull'estetica della montagna dell'alpinista Giovanni Battista Rossi. Non manca, poi, un'intervista con Olivo Barbieri presente nel volume anche con una sua testimonianza.

Olivo Barbieri (Carpi - Modena, 1954) dal 1971 intensifica il suo interesse per il linguaggio fotografico. Realizza Flippers 1977-1978, una serie di immagini sul ritrovamento di un deposito di flipper abbandonato, che custodiscono l'immaginario di un'intera epoca. Nei primi anni Ottanta inizia a scattare la serie di immagini sull'illuminazione artificiale nelle città europee e orientali. Dal 1989 viaggia costantemente in Oriente, soprattutto in Cina, sviluppando una ricerca - ancora in corso - sui temi dei grandi cambiamenti in atto e sulla loro rappresentazione. Nel 1996 il Folkwang Museum di Essen gli dedica la prima retrospettiva. Dalla metà degli anni Novanta adotta una tecnica fotografica che gli permette di mantenere a fuoco solo alcuni punti dell'immagine. Nel 2003 inizia il progetto "site specific" che coinvolge 40 città nel mondo e prosegue ancora oggi.

Le serie "site specific" (2003-2013), "Parks" (2006-2015), "Real Words" (2008-2013), "Images" (1978-2007), "Virtual Truths" (1996-2002) e "Artificial Illuminations" (1980-2014) hanno in comune la riflessione sulla quantità di realtà presente nel nostro sistema di vita, e su quanto la nostra percezione sia in grado di comprenderla. Nel 2015 continua la serie "Parks" iniziata nel 2006, e realizza il progetto "Adriatic (staged) Dancing people". Nel 2017 ha dedicato un progetto all'impianto solare di Ivanpah nel deserto della California, la più grande centrale termica a concentrazione solare del mondo. Noto a livello internazionale, Olivo Barbieri inizia ad esporre nel 1978 alla Galleria Civica di Modena. Da allora le sue opere sono state presentate da istituzioni prestigiose quali: Folkwang Museum di Essen, Museum of Contemporary Art di Cleveland, Moma di San Francisco, Cca di Montréal e Bund 18 di Shanghai. Tra le sedi pubbliche italiane che hanno ospitato le sue personali vi sono la Triennale di Milano, il Mart di Rovereto, il Madre di Napoli e il Maxxi di Roma. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Dipinto di Sergio Dangelo realizzato nel 1977 denominato Rumore dell'autunno Sergio Dangelo
Opere anni '60-'70


(Rinviata)
Annunciata Galleria d'Arte - Milano
www.galleriannunciata.com

In occasione della grande mostra alla Casa museo Boschi Di Stefano, a cura di Francesco Tedeschi e Luca Pietro Nicoletti, un selezionato gruppo di opere pittoriche di Sergio Dangelo realizzate negli anni '60 e '70, anni che vedono la sua partecipazione alle più importanti esposizioni internazionali d'arte, tra le quali la sala personale alla Biennale d'Arte di Venezia, nel 1966. Artista poliedrico e polimaterico, ha saputo spaziare e attraversare vari "ismi" del secolo scorso: dal Movimento Nucleare, di cui è stato fondatore assieme a Enrico Baj, al Surrealismo, dalle forme espressive legate al Dadaismo alle ricerche del Gruppo Cobra, ponendo sempre alla base della propria creatività artistica l'ironia, lo sperimentalismo e la provocazione. I quadri presentati, oramai storici nella storia dell'arte del secondo Novecento, vivono di grandi suggestioni visionarie, di stesure cromatiche ardite ed irriverenti, di partecipazione colta e di poetica naturalistica, di segni di calligrafia automatica.

Gli hand-made, termine che Marcel Duchamp ha utilizzato nel 1960 per definire gli oggetti di Sergio Dangelo, tracciano il racconto della sua figura di "scrittore che dipinge", di "poeta che raccoglie ed assembla immagini", come lui stesso ama definirsi, portandoci in un mondo fatto di legno, chiodi, filo di canapa, bottoni, cartone, plastica morbida, gres, vimini, vetro, ceramica, nero di china, tempere, aniline, vernici alla nitrocellulosa, smalti: un mondo di materiali infinito, privo di confini, come la sua visione dell'arte. La mostra è un omaggio ad uno degli autori contemporanei più singolari e sognatori, che ha visto la vita come un atto d'arte totale, portando a volte il solo pensiero ad essere opera, spingendosi a definire il proprio lavoro "le cose che faccio" o "le mie invenzioni". Sergio Dangelo (Milano, 1932) ha allestito più di 400 mostre personali ed ha partecipato a circa 1.500 collettive nel mondo. La sua bibliografia conta quasi 150 pubblicazioni monografiche. (Comunicato stampa)




Locandina della mostra Rembrandt alla Galleria Corsini L'Autoritratto come San Paolo Rembrandt alla Galleria Corsini: l'Autoritratto come San Paolo
termina il 15 giugno 2020
Galleria Corsini - Roma
www.barberinicorsini.org

Proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam sarà esposto, per la prima volta in Italia dopo il 1799, lo straordinario autoritratto di Rembrandt, firmato e datato 1661, che nel Settecento faceva parte della collezione Corsini ed era esposto nelle sale del palazzo alla Lungara. L'opera fu infatti acquistata tra il 1737 e il 1739 dal cardinal Neri Maria Corsini per 100 scudi da Marie-Thérèse Gosset, vedova di Nicolas Vleughels, direttore dell'Accademia di Francia a Roma. Una recente riscoperta documentaria ha oggi chiarito che l'opera fu protagonista di un episodio emblematico della dispersione di opere d'arte durante l'occupazione francese del 1799. In quell'anno infatti la famiglia Corsini fu costretta a far fronte alle contribuzioni forzate imposte dal governo francese alle nobili famiglie romane.In assenza del principe Tommaso, allora in Sicilia, il "maestro di casa" dei Corsini, Ludovico Radice, organizzò la vendita di 25 dipinti della collezione al noto mercante d'arte Luigi Mirri, che immediatamente ne rivendette una parte all'inglese William Ottley.

Le opere vendute in quell'occasione includevano capolavori come la Visione di sant'Agostino di Garofalo, oggi alla National Gallery di Londra, il Sacrificio di Noè attribuito a Poussin, oggi a Tatton Park, e l'Autoritratto di Rembrandt che passò di mano in mano tra i principali mercanti inglesi attivi a Roma, da William Ottley a Robert Fagan, da James Irvine a William Buchanan. Nel 1807 quest'ultimo lo portò in Inghilterra e, dopo numerosi passaggi collezionistici, il dipinto giunse infine al Rijksmuseum di Amsterdam. Nel 1800, con la fine della Repubblica Romana, il Principe Tommaso iniziò una causa con Mirri e Ottley per fermare l'esportazione dei dipinti, ma riuscì a riprendere solo alcuni dei dipinti venduti che ancora oggi sono esposti nella galleria: la Sacra Famiglia di Garofalo, la Madonna del latte di Murillo, il Ritratto del cardinale Giacomo Savelli di Scipione Pulzone, il Ritratto di Giulio II allora attribuito a Raffaello, la Salomè con la testa del Battista di Guido Reni, i Cacciatori a cavallo di Philips Wouverman.

La mostra, a cura di Alessandro Cosma, riporta quindi il famoso dipinto di Rembrandt alla Galleria Corsini, ancora oggi allestita seguendo la disposizione voluta nel Settecento da Neri Maria Corsini, e presenterà la storia della dispersione dei quadri Corsini nel 1799. La ricostruzione è resa possibile grazie ai documenti originali, oggi conservati presso l'Archivio Corsini di San Casciano in Val di Pesa: lettere, stime e atti processuali, permetteranno di raccontare al pubblico uno dei momenti più critici e difficili per il patrimonio culturale italiano. Una selezione delle stampe originali di Rembrandt appartenute alla famiglia Corsini, costituirà inoltre l'occasione per ricostruire l'apprezzamento che la famiglia aveva nei confronti dell'artista olandese, di cui possedevano oltre 200 stampe conservate allora nella biblioteca del palazzo alla Lungara, aperta al pubblico e agli studiosi fin dal 1754, e oggi conservate all'Istituto centrale per la grafica. La mostra sarà accompagnata da un catalogo illustrato, edito da Allemandi, con i saggi di Ebe Antetomaso, Jonathan Bikker, Giovanna Capitelli, Alessandro Cosma e schede di Gabriella Bocconi e Isabella Rossi. (Estratto da comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Dettaglio di un dipinto a pennarelli su carta di cm. 29.7x42 realizzato nel 2020 da Lucia Lamacchia denominato Icaro Donna Dipinto ad acquerelli e inchiostro su carta di cm.37x26 realizzato nel 2020 da Franco Raggi denominato Luoghi organizzati per cadute improbabili Luogo n.3 Icaro, le cadute
Lucia Lamacchia e Franco Raggi


(RINVIATA)
Galleria Francesco Zanuso - Milano

La mostra è il racconto per immagini di Lucia Lamacchia e Franco Raggi intorno al tema della caduta evocata nel metaforico viaggio di Icaro. Un connubio concettuale e iconico caratterizza le opere dei due artisti dove i soggetti che cadono, realizzati da Lucia Lamacchia, trovano luoghi simbolici sui quali atterrare nei lavori di Franco Raggi. Un parallelismo che allude al mito di Icaro sia per quanto concerne l'atto della caduta, sia nel ricordo di suo padre, Dedalo, architetto, e creatore, in questo caso, di strutture pronte ad accogliere e attenuare lo schianto.

Lucia Lamacchia dal 2010 dedica la sua ricerca artistica allo studio del vuoto. Le figure che ritrae, persone, animali e oggetti sono rappresentati in caduta libera, in posizioni differenti, involontarie e inconsuete, con atteggiamenti di resistenza o di abbandono nei confronti della gravità. Attorno a loro, lo spazio totalmente bianco del foglio descrive il vuoto, l'assenza, che, in una sorta di gioco fra elementi contrapposti con i personaggi disegnati, assume fondamentale importanza. La selezione di opere in mostra, realizzate fra il 2018 e il 2020, presenta persone e animali; si passa da un boxeur ad una calciatrice che nel movimento atletico perdono l'equilibrio, fino a un direttore d'orchestra che a braccia aperte, nell'atto di dirigere, sprofonda in uno spazio sconosciuto. Caratterizzati da un tratto delicato e dai colori sfumati, questa serie disegni a pennarello su carta vuole essere come afferma l'artista "un'esortazione a lasciarsi andare e a godersi la caduta, nell'ottica positiva che questa sia una metamorfosi, un nuovo inizio… ".

Nella stessa direzione sono orientati i disegni di Franco Raggi, pensati come risposta alle figure cadenti di Lucia Lamacchia; paesaggi immaginari dal titolo "Luoghi organizzati per cadute improbabili" che danno vita ad ambienti adatti alle cadute, predisposti ad attutire il colpo, a salvare coloro che precipitano. L'artista inserisce in scenari naturali e desolati, scarsi di vegetazione, delle costruzioni arcaiche e irreali, tralicci, muri senza stanze e soffitti, zattere, strutture labirintiche, con al loro interno teli, cuscini, tappeti erbosi, parti morbide per alleviare l'impatto al suolo. In questi lavori ad acquerello emerge la vena ironica e paradossale, legata alla poetica di Franco Raggi che nei suoi disegni, allestimenti, scenografie e oggetti, spesso si sofferma su collegamenti tra concetti opposti come "Stabile/Instabile", "Mobile/Immobile", "Antico/Moderno". Dell'artista in mostra è inoltre presente "La Classica" (2018) una lampada in seta serigrafata, legno decorato e ottone, che riconduce nuovamente alla mitologia e simboleggia la luce, il sole verso il quale Icaro si avvicinò troppo e che fu causa della sua caduta.

Lucia Lamacchia esordisce lavorando come grafica e art director. Nel 2019 un suo disegno entra a far parte di UDHR Posters, progetto di esposizione itinerante dedicato alla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Il poster è stato selezionato da Aiap per la mostra "Italian design" presso il Taiwan Design Museum in occasione di un focus sul visual design e sulla produzione grafica contemporanea italiana.

Franco Raggi dal 1971 al 1976 è stato redattore di Casabella diretta da Alessandro Mendini con il quale ha fondato nel 1977 la rivista Modo di cui è stato caporedattore e direttore. Ha fatto parte dei gruppi del Radical design. Ha tenuto corsi e seminari in Italia presso Politecnico di Milano, Domus Academy e NABA; all'estero presso l'Architectural Association di Londra, Scuola d'Arti e Mestieri di Tolosa e l'istituto ENSAD di Parigi. Dal 2001 insegna Interior Design all'ISIA di Firenze. Come designer ha progettato per varie aziende. Sue opere sono nelle collezioni del MoMA, New York, del Centre Pompidou di Parigi, del FRAC Centre di Orléans e del Museo della Triennale di Milano.

La Galleria Francesco Zanuso, fondata nel 2010 dall'omonimo medico e collezionista milanese con una particolare predilezione per la Scuola Romana, l'Arte Povera ed il Nouveau Realisme, prosegue nella sua fervida ricerca e nella stimolante attività espositiva con l'obiettivo di promuovere giovani artisti emergenti. Le scelte stilistiche vedono una forte attenzione rivolta alla pittura astratta e figurativa, alla fotografia, alla scultura ed al design. Situata in uno dei quartieri storici più caratteristici di Milano, la galleria rappresenta quindi un importante punto di riferimento per i collezionisti interessati alla produzione artistica contemporanea internazionale. (Estratto da comunicato ufficio Stampa IBC Irma Bianchi Communication)




Opera di Nebojsa Despotovic nella locandina della mostra The Golden Harp Nebojša Despotovic: "The Golden Harp"
(Rimandata a data da definirsi)
MEF Museo Ettore Fico - Torino

Le opere di Nebojša Despotovic sono inesorabilmente avulse da un contesto riconoscibile e, anche se tutte ci appaiono come estranee alla nostra vita, molte parlano di esperienze che riconosciamo, risultando come riflesse in uno specchio annebbiato ma famigliare. I personaggi/attori che le popolano recitano parti in cui l'artista stesso si immedesima, a tal punto, da assegnare dei nomi o dei nomignoli alle figure mentre le dipinge. Il fatto poi che sembrino personaggi in costume, li fa sembrare ancora più reali perché trasposti in un mondo senza tempo, senza precisi riferimenti al nostro vissuto e tutto appartiene a un momento infinito nella grande commedia della vita. (Comunicato stampa)

___ ENG

Nebojša Despotovic's works are inexorably detached from a recognizable context and, although they all appear to us like strangers to our lives, many speak of experiences that we recognize, resulting as if reflected in a foggy but familiar mirror. The characters/actors who populate the paintings act parts in which the artist identifies himself, to such an extent, that he assigns names or nicknames to the figures as he paints them. The fact that they look like characters in costume makes them seem even more real because they are transposed into a timeless world, without precise references to our experience and everything belongs to an infinite moment in the high comedy of life. (Press release)




Locandina della rassegna Fotografia Europea 2020 Fotografia Europea 2020
Reggio Emilia, 17 aprile - 24 maggio 2020 (Sospesa)

Uno dei Festival di fotografia più interessanti in Italia, per il terzo anno organizzato con la Direzione Artistica di Walter Guadagnini. Nel centenario della nascita di Gianni Rodari il festival dedica la sua XV edizione al tema "Fantasie. Narrazioni, regole, invenzioni", che come un filo rosso attraversa mostre, conferenze, spettacoli e workshop che ne compongono il ricco programma. La kermesse, prodotta dalla Fondazione Palazzo Magnani (comitato scientifico composto da Marzia Faietti, James Bradburne, Vanni Codeluppi, Marina Dacci, Walter Guadagnini, Gerhard Wolf) con la Direzione Artistica di Walter Guadagnini, ha come obiettivo quello di creare un appuntamento di respiro nazionale e internazionale che consolidi un lavoro permanente sulla fotografia.

Il festival ha da cinque anni creato una rete con le più importanti istituzioni culturali regionali: dalla Collezione Maramotti di Reggio Emilia al MAST di Bologna, dallo CSAC di Parma alla FMAV e alle Gallerie Estensi di Modena e a Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea di Rubiera (Reggio Emilia). La XV edizione propone un nucleo di mostre fotografiche che sarà dedicata al rapporto della fotografia con il mondo della musica, con i suoi codici e i suoi simboli e che, grazie ad una tecnica originale, tra pittura e fotografia ha cambiato radicalmente la concezione del ritratto fotografico.

Anche quest'anno i suggestivi spazi dei Chiostri di San Pietro saranno l'epicentro del Festival con cinque esposizioni: Controvisioni. Dalla fantasia alla fantasmagoria, mostra antologica appositamente ideata per questa edizione del festival, dal fotografo, ricercatore e scrittore spagnolo Joan Fontcuberta (Barcellona, 1955) da sempre interessato al confine sottile tra realtà e illusione; Silence di Jitka Hanzlová (Nachod - Repubblica Ceca, 1958) con le sue fotografie silenziose e pittoriche; L'Isola, un'installazione audio-video di Vittorio Mortarotti (Torino, 1982) e Anush Hamzehian (Padova, 1980), che raccoglie le ultime immagini e i suoni di una comunità che sta scomparendo; Chas Chas, di Luis Cobelo (Venezuela, 1970), il ritratto di un mondo in cui la fantasia non ha limiti e "ciò che si è perso si ritrova"; infine Sirius, di Anna Szkoda (Tychy, Polonia, 1982), progetto fotografico dedicato a un caso giudiziario incredibile nella Germania dei primi anni Ottanta.

Al Teatro Valli, invece, trova casa un progetto inedito di Alex Majoli (Ravenna, 1971): Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e Reggio Parma Festival hanno infatti invitato il fotografo a riflettere sul rapporto tra il Teatro e la città e alle sue possibili interconnessioni. La mostra, presentata in anteprima, permette inoltre ai visitatori di scoprire spazi solitamente non aperti al pubblico, in uno scambio osmotico tra teatro e vita. Paese ospite è la Russia: a Palazzo da Mosto tre progetti a cura di Dimitri Ozerkov, capo curatore Dipartimento Arte Contemporanea Museo Ermitage di San Pietroburgo. Dalle sperimentazioni dei Fratelli Henkin, il cui archivio è stato recentemente scoperto, alle ricerche di due giovani fotografi sulle comunità e sulle trasformazioni urbane nella Russia contemporanea.

A Spazio Scapinelli le tre mostre personali dei vincitori della open call lanciata dal festival: Atlas di Alessandra Baldoni (Perugia, 1976) che costruisce una mappa di analogie con immagini eterogenee disposte in dittici e trittici, The Denial I - A Family Portrait di Alexia Fiasco (Parigi, 1990), un viaggio fotografico alla scoperta delle proprie origini, e Valparaiso di Francesco Merlini (Aosta, 1986), un percorso di confronto con le proprie memorie familiari. Infine il Progetto Speciale diciottoventicinque, dedicato alla formazione di giovani aspiranti fotografi che, guidati dalla tutor Sara Munari, hanno lavorato per la creazione di un'opera collettiva.

Ai chiostri di San Domenico in mostra Giovane Fotografia Italiana, il progetto, alla sua ottava edizione, che valorizza i talenti della fotografia italiana contemporanea under 35. Reconstruction espone le opere di Domenico Camarda, Irene Fenara, Alisa Martynova, Francesca Pili, Vaste Programme (Leonardo Magrelli, Alessandro Tini, Giulia Vigna), Martina Zanin, Elena Zottola, scelti da una giuria internazionale composta dai curatori Ilaria Campioli e Daniele De Luigi e dai rappresentanti dei festival partner Circulation(s) - Festival de la jeune photographie européenne (Parigi), Festival Panoràmic di Granollers (Barcellona) e Brighton Photo Biennal.

Alle mostre si affianca un calendario di eventi che si svilupperà soprattutto nelle tre giornate inaugurali - 17, 18, 19 aprile - ma che accompagna il Festival anche nelle settimane successive, fino al 24 maggio: conferenze, incontri, visite guidate con gli artisti, presentazione di libri, book signing, letture portfolio, workshop, un bookfair dedicato agli editori indipendenti, spettacoli pensati per alimentare un confronto culturale che partendo dalla fotografia affronti anche temi trasversali. Tra le novità di questa edizione la commistione tra immagini e musica elettronica dal titolo Fotonica, una declinazione musicale di Fotografia Europea con la direzione artistica di Max Casacci, produttore e fondatore dei Subsonica, in collaborazione con The Italian New Wave, il format di Club To Club Festival che promuove la nuova creatività musicale italiana attraverso showcase ed iniziative uniche.

Il festival è promosso dalla Fondazione Palazzo Magnani insieme al Comune di Reggio Emilia e con il contributo della Regione Emilia-Romagna. Il Circuito Off - la sezione indipendente che ogni anno vede il fiorire spontaneo di centinaia di mostre cittadine in negozi, ristoranti, studi, cortili e case private, sedi storiche, spazi normalmente chiusi al pubblico, senza contare la preziosa partecipazione delle gallerie d'arte - anche quest'anno presenta progetti di fotografi professionisti accanto a giovani alle prime esperienze, appassionati e associazioni. Parte di questo circuito è anche il progetto OFF@school che coinvolge le scuole di tutta la provincia di Reggio Emilia. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)

"La fantasia è la facoltà più libera delle altre, essa infatti può anche non tener conto della realizzabilità o del funzionamento di ciò che ha pensato. È libera di pensare qualunque cosa, anche la più assurda, incredibile, impossibile. L'invenzione usa la stessa tecnica della fantasia, cioè la relazione fra ciò che si conosce, ma finalizzandola a un uso pratico". (Bruno Munari)




Dipinto in acrilico su tela leggera di cm. 185x274 realizzato nel 2008 da Shozo Shimamoto denominato Capri - Certosa 13, Courtesy Cardi Gallery Shozo Shimamoto
termina il 10 luglio 2020
Cardi Gallery - Milano
www.cardigallery.com

Esposizione, attraverso un importante corpus di opere, per valorizzare la più tarda produzione dell'artista, che Rosanna Chiessi, fondatrice e presidente dell'Associazione Shozo Shimamoto fino alla sua scomparsa, ha supportato attraverso l'organizzazione di molte delle performance che hanno reso il maestro celebre in tutto il mondo. Shozo Shimamoto è stato co-fondatore con Jiro Yoshihara del movimento Gutai (che significa 'concretezza'). Nel 1954 il movimento prese le mosse da una serie di fermenti che in quegli anni animarono il Giappone e favorirono un processo di radicale ripensamento della tradizione artistica e pittorica in particolare. Il Gutai guarda alla tradizione occidentale, alle avanguardie europee, all'Informale, al razionalismo minimalista, e mira a superarli sperimentando nuove soluzioni linguistiche. Con il Manifesto Gutai del 1956 e Per una messa al bando del pennello, scritto dallo stesso Shimamoto nel 1957, si delineano i riferimenti (tra i quali l'action painting di Pollock) e gli intenti di questa esperienza artistica: l'arte è azione, l'atto di dipingere è autonomo rispetto al risultato che ambisce a raggiungere, l'arte si fa evento.

Le performance outdoor di Shimamoto sfociano in vere e proprie installazioni ambientali, in cui l'interazione con il visitatore e con lo spazio circostante superano la dimensione contemplativa dell'opera e introducono un'esperienza attiva alla fruizione. L'idea di Shimamoto è ricondurre il colore alla dimensione di materia, alla fisicità di elemento cromatico non più percepito come veicolo della rappresentazione. Shimamoto sceglie di utilizzare uno strumento intermediario, quasi un aiuto meccanico - come la bottiglia o il bicchiere pieno di colore che s'infrange sulla tela - che distanzi l'artista dalla materia cromatica e metta in gioco il caso per annullare la personalizzazione dell'espressione artistica. Il risultato della sua tecnica, definito bottle crash, è una vera esplosione cromatica. Specialmente nell'ultimo decennio della sua produzione, le azioni di bottle crash assumono una particolare configurazione sia per quanto riguarda il rapporto tra evento e opera, sia per la dimensione emotiva connessa all'azione.

Si tratta infatti di momenti rappresentativi e spettacolari, veri e propri atti sociali, che prevedono la produzione di quadri quale loro esito. Il risultato è frutto del caso, ma il gesto e la sua spettacolarizzazione sono calibratissimi. Shimamoto, talvolta in posizione sopraelevata rispetto al "campo" di lavoro, non si limita a scagliare contro la superficie terrena i bicchieri di plastica e le bottiglie riempite di colore, ma le solleva, le mostra in una sorta di ostensione celebrativa e poi le affida alla caduta. Le performance di Shimamoto sono una manifestazione drammaturgica, spesso dai connotati di una danza. Le sue tele, come grandi e piccoli universi, racchiudono questa danza cosmica al loro interno e ne liberano l'energia davanti a chi le osserva.

Rosanna Chiessi, è stata simbolo e protagonista femminile del mondo dell'arte italiana e internazionale attraverso il suo impegno nella conoscenza e diffusione di alcune delle avanguardie più influenti del secondo Novecento (Fluxus, Arte Concettuale italiana, Azionismo Viennese e altro). Ha fondato l'Archivio Pari&Dispari e si è interessa, nell'ultimo decennio della sua vita, al movimento Gutai e in particolare all'opera di Shimamoto, con il quale ha instaurato un profondo rapporto di amicizia e collaborazione. Tra le opere esposte in galleria figurano anche alcuni dei più interessanti esiti delle performance svolte nel 2008 alla Certosa di Capri e a Punta Campanella.

Shozo Shimamoto (Osaka, 1928-2013), dopo aver frequentato l'Università di Kansui Gakuin è diventato celebre per avere fondato negli anni Cinquanta il movimento Gutai e si è contraddistinto per aver basato il suo stile pittorico sull'azione, dando una risposta orientale all'Espressionismo astratto di Pollock e agli Happenings di Allan Kaprow. Il suo lavoro è stato incluso in una serie d'importanti mostre, tra le quali quelle al Solomon Guggenheim Museum di New York, al MOCA di Los Angeles, al Jeu de Paume di Parigi, e trova posto nelle collezioni permanenti di importanti istituzioni internazionali quali la Tate Modern di Londra, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma e il Museo d'Arte Contemporanea di Tokyo. Nominato per il premio Nobel per la pace nel 1996. (Comunicato stampa Lara Facco P&C)

___ EN

Cardi Gallery Milan is pleased to present a major solo exhibition by the Japanese artist Shozo Shimamoto (Osaka, 1928-2013). This exhibition, which features a significant number of works, aims to highlight the late production of the artist, which Rosanna Chiessi, founder and president until her death of the Shozo Shimamoto Association, helped make possible through the organization of many of the performances that have made the master famous all over the world. Shozo Shimamoto was co-founder with Jiro Yoshihara of the Gutai movement (which means 'concreteness'). In 1954 the movement grew out of a series of upheavals in Japan that sparked a process of radical rethinking of the artistic tradition, painting in particular. Gutai looked at Western culture, the European avant-garde movements, abstraction, Minimalism, and Rationalism, then attempted to move past them by experimenting with new linguistic solutions. With the Gutai Manifesto of 1956 and Banishing the Paintbrush, written by Shimamoto himself in 1957, the references (Pollock's action painting among them) and the intentions of this artistic movement are articulated: art is action, the act of painting is autonomous with respect to the result it aims to achieve, art becomes event.

Shimamoto's outdoor performances result in true environmental installations, where interaction with the visitor and the surrounding space betrays the contemplative dimension of the work and replaces it with the active experience of the moment of viewing. Shimamoto's idea is to bring paint back to the material dimension, to the physicality of a chromatic element no longer perceived as a representational vehicle. Shimamoto chooses to use an intermediary tool, almost a mechanical aid (the bottle or the cup full of paint that breaks on the canvas) that distances the artist from the chromatic material and puts chance into play, through which the personalization of artistic expression is erased. The result of his technique (the 'bottle crash') is a true chromatic explosion. In particular, his bottle crash actions of the last decade have an unusual configuration in terms of both the relationship between event and work, and the emotional dimension connected to the action.

In fact, these are representative and spectacular moments, real social acts, which include the production of paintings as their outcome. The result is generated by chance, but the gesture and its spectacularity are carefully calibrated. Sometimes assuming an elevated position with respect to the "field" of work, Shimamoto does not limit himself to tossing plastic cups and bottles filled with color against the ground, but lifts them up, displays them in a sort of celebratory ostentation, and then allows them to fall. Shimamoto's performances are a dramaturgical manifestation, often with the connotations of a dance. His canvases, like universes large and small, enclose this cosmic dance within them and release its energy before the viewer's gaze.

Rosanna Chiessi, symbol and protagonist of the Italian and international art world through her commitment to the knowledge and diffusion of some of the most influential avant-garde movements of the second half of the 20th century (Fluxus, Italian conceptual art, Viennese Actionism, etc.), former founder of the Archivio Pari&Dispari, became interested during the last decade of her life in the Gutai movement particularly in Shimamoto, with whom she forged a deep friendship and collaboration. Among the works exhibited in the gallery are some of the most interesting results of the performances held in 2008 at the Certosa di Capri and in Punta Campanella.

Shozo Shimamoto was born in Kwansei Gakuin in 1928. After attending the University of Kansui Gakuin, he became famous as the founder of the Gutai movement in the 1950s, distinguishing himself with an action-based pictorial style, offering an Oriental response to Pollock's Abstract Expressionism and Allan Kaprow's Happenings. His work has appeared in many important exhibitions, including those at the Solomon Guggenheim Museum in New York, the MOCA in Los Angeles, and the Jeu de Paume in Paris, and can be found in the permanent collections of major international institutions such as the Tate Modern in London, the National Gallery of Modern and Contemporary Art in Rome and the Museum of Contemporary Art in Tokyo. Nominated for the Nobel Peace Prize in 1996, Shimamoto died in Osaka in 2013 at the age of 85. (Press release)




Ottone Rosai
05 aprile - 12 luglio 2020
Palazzo del Podestà - Montevarchi

Ottone Rosai (Firenze 1895 - Ivrea 1957), uomo dalle travolgenti passioni, fu artista che scelse di leggere le novità del suo tempo alla luce della grande arte del Tre-Quattrocento toscano. Nel centenario (1920) della prima personale fiorentina di Rosai, che lo impose all'attenzione del mondo dell'arte, la città di Montevarchi, nell'aretino, ha deciso di proporre un'ampia e del tutto originale retrospettiva dedicata al maestro toscano. A curarla è il professor Giovanni Faccenda, massimo esperto di Rosai e curatore del catalogo generale delle sue opere. La mostra riunisce cinquanta opere di Rosai, per metà disegni e altrettanti oli. Tutti riferiti ad un momento preciso dell'artista: gli anni tra il 1919 e il 1932, il ventennio tra le due Grandi Guerre. Le opere provengono tutte da collezioni private, e il pubblico potrà ammirare tele notissime ma anche - e questa è una delle peculiarità di questa mostra - opere del tutto inedite, emerse dalle ricerche che il prof. Faccenda continua a compiere nelle collezioni private e nelle case di chi, in Toscana ma non solo, ebbe rapporti con Rosai o con i suoi galleristi ed eredi.

«Una delle maggiori peculiarità di questa esposizione pubblica - anticipa il professor Faccenda - deriva dalla riscoperta di una decina di capolavori assoluti di Rosai degli anni Venti e Trenta, tutti provenienti da una raccolta privata romana, presenti alla mostra di Palazzo Ferroni, a Firenze, nel 1932, e documentati nel primo volume del Catalogo Generale Ragionato delle Opere di Ottone Rosai (Editoriale Giorgio Mondadori, Milano, 2018), da me curato. Accanto ad essi, le eccellenze più note di un periodo - quello fra le due guerre (1918-1939) - che rappresenta l'aristocrazia della pittura e del disegno di Rosai. Vi si aggiunga la volontà di superare una lettura esegetica ormai antiquata e limitata dell'opera di questo Maestro fra i maggiori del Novecento, sovente priva dei necessari riferimenti culturali che vi si debbono cogliere (Dostoevskij, Campana e Palazzeschi, fra gli altri) e di una riflessione filosofica che tenga conto delle affinità con il pensiero di Schopenhauer e il pessimismo cosmico di Leopardi.» (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Dipinto oil on linen di cm. 212x203 realizzato nel 2019 da Andrea Fontanari denominato Trotsky Tea Service II Andrea Fontanari | Ciò che non vedo
Nuova Figurazione in Italia


termina il 24 maggio 2020
MART Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto - Trento
www.mart.trento.it | www.arteboccanera.com

Artisti: Giulia Andreani, Elisa Anfuso, Annalisa Avancini, Romina Bassu, Thomas Braida, Manuele Cerutti, Vania Comoretti, Patrizio Di Massimo, Fulvio Di Piazza, Andrea Fontanari, Giulio Frigo, Oscar Giaconia, Iva Lulashi e Margherita Manzelli.

Forti di una profonda conoscenza tecnica, molti artisti contemporanei si dedicano alla pittura rappresentando la realtà che li circonda nel modo più fedele possibile. Attraverso una selezione di quattordici autori, di cui Andrea Fontanari è l'unico under 30, l'esposizione, a cura di Alfredo Cramerotti e Margherita de Pilati, presenta alcune tra le esperienze più significative della figurazione italiana. In questi dipinti, persone e oggetti della quotidianità popolano ambientazioni dalle atmosfere sospese, fiabesche, sensuali, che sorprendono il visitatore e invitano lo sguardo a perdersi nella trama dei dettagli. (Comunicato stampa)

___ EN

Many contemporary artists focus on painting, representing the reality that surrounds them as faithfully as possible and with the use of in-depth technical knowledge. Through a selection of fourteen artists, of whom Andrea Fontanari is the only one under 30, the exhibition at the Galleria Civica presents some of the most significant experiences of Italian figuration. In these paintings, people and objects of everyday life populate settings with suspended, fairy-tale, sensual atmospheres that surprise the visitor and invite the mind to get lost in the texture of details. (Press release)




Kipke nel suo studio mentre prepara la mostra Željko Kipke: "Dismantling Structures"
termina il 18 aprile 2020
Studio Tommaseo - Trieste
www.triestecontemporanea.it

Nella pittura di Željko Kipke una serie di edifici-simbolo di Zagabria, fortemente connotati per la storia politica, economica o culturale della città, come ad esempio il "Cubo", sede oggi del Parlamento e prima del comitato centrale del Partito Comunista, o la casa dei giornalisti già sede del quotidiano Vjesnik. In questa mostra - a cura di Branko Franceschi - Kipke dipinge su tela e utilizza il suo tipico fondo monocromo: distorce le immagini delle architetture di Zagabria trattandole come se fossero carta straccia, sgualcibili e appallottolabili, facendo diventare gli edifici pressoché irriconoscibili. Le ragioni di una forte domanda critica sul funzionamento degli apparati istituzionali di un paese in transizione sono trasferite anche in un corto sperimentale contenente un'animazione della mappa di Zagabria che segnala i luoghi in cui si trovano gli edifici selezionati. Trieste è la seconda tappa di questo progetto di Kipke, che segue alla mostra dello scorso novembre curata dal critico Vanja Babic alla Galerija Kranjcar di Zagabria. La mostra è presentata da Trieste Contemporanea, in collaborazione con il Museum of Fine Arts di Spalato e la Galerija Kranjcar di Zagabria.

Željko Kipke (Cakovec 1953) è pittore e videomaker. Studia negli anni Settanta all'Accademia di Zagabria ed è agli inizi artista di punta nella pittura analitica e poi nel film sperimentale. Nella prima metà degli anni '80 realizza cortometraggi, documentando principalmente le sue azioni pubbliche. La sua intensa carriera artistica lo vede tra l'altro rappresentante della Croazia alla Biennale di Venezia nel 1993 (dove torna nell'edizione 2007 come commissario del padiglione del suo paese) e alla Biennale del Cairo nel 1995. Importante anche la sua attività di critico, saggista, curatore e scrittore. (Comunicato stampa)

___ Argomenti complementari alla mostra

Copertina del libro Mondo ex e Tempo del Dopo di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti
Recensione

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Un Fiume di storie: fatti, problemi e parole dell'impresa fiumana (1919-1920)
Ciclo di incontri alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste, 20 settembre - 11 dicembre 2019
Locandina




Dipinto in acrilico su carta realizzato da Alan Gattamorta nella mostra Giochi "Giochi"
09 febbraio - 12 aprile 2020
www.alangattamorta.it

Sul sito antologico, il pittore Alan Gattamorta presenterà una rassegna di 20 acrilici su carta.








Dipinto a olio su tavola di 10.5x17 cm nella Collezione Fusi realizzato nel 1891 da Arnold Henry Savage Landor denominato La Piattaforma delle Nuvole a Juyongguan nei pressi di Pechino Dipingere l'Asia dal vero
Vita e opere di Arnold Henry Savage Landor


termina il 14 giugno 2020
Museo d'Arte Orientale - Torino
www.maotorino.it

Artista, antropologo, esploratore, avventuriero, scrittore, fotografo, giornalista e inventore: Arnold Henry Savage Landor (1865-1924) è una figura poliedrica estremamente interessante, che ha goduto di grande successo in vita e che, per motivi non del tutto chiari, è caduta totalmente nell'oblio dopo la sua morte. Savage Landor nacque a Firenze da padre inglese e madre italiana. Visse in un ambiente colto, in cui letteratura e arte erano passioni quotidiane. Tra i suoi maestri vi fu Stefano Ussi (1822-1901), che intuì le capacità del giovane e suggerì alla famiglia di lasciare che si dedicasse alla pittura. Partito presto alla scoperta del mondo, il giovane Henry visitò prima alcuni paesi dell'Africa settentrionale e dell'America, per muoversi poi alla volta dell'Asia: Giappone, Corea, Cina, dove dipinse centinaia di opere dal vero in uno stile 'impressionistico-macchiaiolo' di rapida esecuzione.

L'unicità documentaria delle sue creazioni appare evidente: in un periodo in cui ci si affidava già all'immediatezza della fotografia, Savage Landor ha persistito a lungo nel dipingere en-plein-air, prendendo però nettamente le distanze dalle visioni fantasiose e dallo stile minuziosamente classico della pittura di genere Orientalista per immergersi invece nel mondo asiatico reale, restituendone i vari aspetti con i tratti espressivi della modernità. Lo stile dell'artista anglo-fiorentino, rapido e conciso, si rivela infatti estremamente efficace nel 'fotografare' con immediatezza luoghi e persone che di lì a qualche decennio sarebbero completamente cambiati per conseguenza dell'incipiente globalizzazione.

Il MAO Museo d'Arte Orientale dedica alla figura di Henry Arnold Savage Landor una mostra monografica, a cura di Francesco Morena, che rappresenta l'occasione per scoprire una figura affascinante e di grande interesse per la comunità internazionale, ma anche l'opportunità per ridisegnarne il profilo e per restituire, dopo decenni di oblio, la giusta dimensione del personaggio. L'esposizione raduna il corpus più consistente a noi noto della pittura a olio di Savage Landor: un patrimonio prezioso - proveniente da più collezioni private - di circa 130 dipinti, 10 acquarelli e 5 disegni che l'artista anglo-fiorentino realizzò nei suoi lunghi soggiorni e viaggi attraverso Cina, Giappone, Corea, Tibet e Nepal. L'insieme di queste opere costituisce, allo stato attuale delle nostre conoscenze, il nucleo più consistente e significativo di dipinti di Savage Landor esistente al mondo e rappresenta il tassello fondamentale per comprendere l'evoluzione artistica del suo autore.

Per offrire una visione completa di questa fase della sua vita, oltre ai dipinti realizzati in Asia, in mostra sono presenti anche alcune opere eseguite durante l'adolescenza a Firenze, nel corso dei suoi viaggi in Europa e nella sua prima esperienza oltre confine, in Egitto. Come tessere di un mosaico capace di esprimere la complessità della poliedrica figura di Savage Landor, accanto ai dipinti troveranno posto un suo brevetto depositato negli Stati Uniti d'America e tutti i volumi da lui stesso pubblicati. Per l'occasione verrà pubblicato un catalogo bilingue italiano/inglese, edito da Sagep, con saggi di Francesco Morena e Silvestra Bietoletti. (Comunicato stampa)

---

Ori dei Cavalieri delle Steppe
Sciti | Cimmeri | Sarmati | Unni | Avari | Goti
Mostra di oggetti dei popoli tra Danubio e Asia dal 1000 a.C al XIII d.C.

01 giugno - 04 novembre 2007
Castello del Buonconsiglio - Trento
Presentazione




De Nittis e la rivoluzione dello sguardo
termina il 13 aprile 2020
Palazzo dei Diamanti - Ferrara
www.palazzodiamanti.it

La mostra intende infatti rileggere la parabola creativa del grande artista di Barletta da una prospettiva che evidenzia l'originalità della sua arte e il suo modo, per certi versi inedito, di guardare la realtà e tradurla con immediatezza sulla tela per mezzo di inquadrature audaci, tagli improvvisi, prospettive sorprendenti affiancate a una sapiente resa della luce e delle atmosfere. Che si tratti di paesaggi assolati del Sud Italia, di ritratti o delle affollate piazze di Londra e Parigi, De Nittis ha lasciato una serie di istantanee che rappresentano il mondo nel suo apparire fugace e transitorio, partecipando attivamente a quel "nuovo sguardo" che apre la strada alla modernità.

Pur senza dimenticare le esigenze del mercato e facendosi interprete del gusto delle esposizioni universali, attraverso un linguaggio teso alla sperimentazione e una sensibilità ottica affine a quella degli amici Manet, Degas e soprattutto Caillebotte, De Nittis ha abbracciato quella "rivoluzione dello sguardo" che segna l'avvento della modernità in arte, a cui nella Parigi di fine Ottocento contribuisce il confronto tra la pittura e i codici della fotografia e dell'arte giapponese che De Nittis studiò e collezionò. A confermarlo, in mostra, è l'affiancamento dei suoi dipinti a fotografie d'epoca firmate dai più importanti autori del tempo - da Edward Steichen a Gustave Le Gray, da Alvin Coburn a Alfred Stieglitz - oltre ad alcune delle prime immagini in movimento dei fratelli Lumière.

Prende vita così un percorso avvincente scandito da centosessanta opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private d'Italia e d'Europa, volto a mettere in evidenza il contributo dell'artista alla comune creazione del linguaggio visivo della modernità. Organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea, in collaborazione con il Comune di Barletta, la mostra nasce dal rapporto di interscambio culturale instauratosi tra due istituzioni civiche simili per storia e natura: il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca De Nittis di Barletta.

Grazie all'accordo tra i due musei, Barletta, città natale dell'artista, ospiterà nella prestigiosa sede di Palazzo della Marra un nucleo di dipinti e di opere grafiche di Giovanni Boldini, mentre a Ferrara verrà presentata una selezione di opere del pittore pugliese, tra cui figurano alcuni dei suoi capolavori. La rassegna sarà accompagnata da un catalogo illustrato che, grazie all'apporto di insigni studiosi, approfondirà alcuni temi ancora poco indagati come il rapporto tra l'artista e la fotografia coeva, l'interazione con le dinamiche del mercato che hanno segnato la fin-de-siècle e il ruolo decisivo della moglie Léontine nella carriera del pittore. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Statua dell'imperatore romano Nerone Claudio Druso Germanico Germanico Cesare... a un passo dall'impero
termina il 24 maggio 2020
Museo Archeologico e Pinacoteca - Amelia (Terni)
www.bimillenariogermanico.it | Locandina

I percorsi multisensoriali della mostra presentano diversi aspetti della vita del generale romano Germanico, di cui Amelia conserva l'unica statua bronzea giunta fino a noi: la famiglia, i successi, la sua collocazione e le relazioni nella dinastia giulio-claudia ed infine la morte. La mostra interattiva si inserisce in un anno tutto dedicato alla figura di Nerone Claudio Druso Germanico e al suo mondo. Germanico muore a 34 anni, il 10 ottobre del 19 d.C., al culmine della carriera politica e all'apice della popolarità. Per le sue capacità militari e diplomatiche egli divenne una tra le più apprezzate figure della società romana dell'epoca. Destinato a succedere al trono alla morte dello zio naturale e padre adottivo Tiberio, la sua scomparsa prematura gettò l'Impero romano in un momento di profondo cordoglio e numerose statue vennero erette in suo onore. La statua loricata in bronzo, rinvenuta nel 1963 ad Amelia, rappresenta oggi una rara testimonianza della gloria di questo personaggio.

La mostra racconta e ricostruisce il destino di Germanico e della sua famiglia con una narrazione ottenuta tramite installazioni evocative che hanno come filo conduttore la storia del generale romano. Si apre con la proiezione immersiva della morte di Germanico dal quadro di Poussin di Minneapolis. Si tratta del quadro più celebre dedicato a questo soggetto: animato a grandezza naturale, trasformerà il pubblico in spettatore al capezzale del generale. Farà da 'controcanto' la scena di Agrippina che sbarca a Brindisi con le ceneri del marito, nella versione più riuscita del pittore americano Benjamin West. Durante il percorso di mostra, attraverso il sistema di illuminazione, la narrazione visiva alterna fasi della vita di Germanico. Una videoproiezione descrive racconta alcune vicende maggiormente rappresentative della dinastia giulio-claudia. Appendici della mostra sono il video sulla ricostruzione di Ameria in età romana e, naturalmente, la meravigliosa statua bronzea conservata al museo.

La statua, rinvenuta nel 1963 ad Amelia, è alta più di due metri, coperta da una corazza riccamente decorata, e raffigura il generale Nero Claudio Druso Germanico, nato a Roma nel 15 a.C., sotto il regno dell'imperatore Augusto. Era figlio del condottiero Druso Maggiore, fratello del futuro imperatore Tiberio. Fu adottato dallo zio Tiberio per volontà dello stesso Augusto, che voleva assicurarsi la successione e che gli diede in sposa la nipote Agrippina Maggiore. Germanico fece una brillante carriera politica e militare che lo impegnò nei Balcani, in Germania e in Oriente. In Siria, al ritorno dall'ultima campagna, nel 19 d.C., il giovane principe morì a causa di un'ignota malattia: le circostanze misteriose della sua morte gettarono un'ombra di sospetto sullo stesso Tiberio, di cui era nota l'avversione nei confronti del figlio adottivo, a causa della sua crescente popolarità.

Dopo la morte furono tributati a Germanico grandi onori: le sue ceneri furono deposte a Roma accanto a quelle di Augusto e gli furono erette numerosissime statue sia in Italia sia nelle province. Uno di questi ritratti si trovava all'interno del tempio di Apollo Palatino a Roma: si tratta forse del modello cui si spirarono la statua di Amelia e gli altri ritratti dello stesso tipo. Il bronzo di Amelia era probabilmente collocato nel campus della città romana, l'area destinata agli esercizi fisici e militari della gioventù locale: i complessi di questo tipo ospitavano di norma molte sculture, raffiguranti spesso proprio i membri della dinastia imperiale. Insieme alla statua emersero un gran numero di corredi, capitelli, trofei e un altare. (Comunicato stampa)




Opera da Wunderkammer Langenthal Dipinto da Melancholia Melancholia
Mathias Balzer, Serge Brignoni, Lorenzo Casanova, Ugo Cleis, Carlo Cotti, Felice Filippini, Martin Lauterburg, Valter Luca Signorile.

Wunderkammer Langenthal
Selezione di porcellane della Manifeattura Langenthal dal 1900 al 1970




termina il 19 aprile 2020
MACT/CACT Museo e Centro d'Arte Contemporanea Ticino - Bellinzona (Svizzera)
www.cacticino.net

Cosa sia una mostra d'arte, forse non lo definiscono nemmeno più i curatori, non i critici, né tantomeno gli artisti, troppo intenti a creare mondi illusori e moduli esistenziali combinati, quasi fossero, qualcuno di loro, costantemente in crisi e intenti a inventare una sorta di "musica a programma" del tutto personale e al di fuori dei luoghi comuni. Un simile approccio creativo, secondo noi, dovrebbe adottare anche i curatori e renderli soggetti all'arte e al lavoro, anziché protagonisti di un universo a tratti sempre troppo istituzionale. Per la libertà di questo fantastico mondo in grado di inventare altri mondi impossibili e isole inesistenti, non v'è prezzo; e fare il curatore piuttosto che l'impiegato, ecco che questa potrebbe essere la via da seguire.

Melancholia intende seguire queste linee guida dall'impronta randomica e sperimentale, pur parlando - anche - di storia dimenticata, le cui cause o concause potrebbero essere fortemente legate alla politica culturale. All'interno di questa sorta di permanente e pernicioso stato di tristezza, che domina l'esistenza umana e avvolge tutto ciò che fu, ecco che il male di vivere rimette in relazione l'esistenza con l'esistenzialismo, ridefinendo consapevolemente e contemporaneamente il concetto di temporalità e di passati rimossi. Nell'epoca post-contemporanea, post-produttiva o post-qualcosa, abbiamo assistito a fenomeni di sostituzione di valori artistici, un tempo consolidati e indispensabili, con il concetto dominante di strategie attorno all'arte, laddove anche questa importante geografia inutile - il luogo d'arte - ha lentamente messo le proprie radici dentro il mercato dei musei.

In ambito artistico e di storia dell'arte vi è stata quasi una normale e consequenziale rimozione di tutta una serie di punti di riferimento, che, in passato, hanno costituito quelli di forza di una cultura o addirittura di uno spazio per la contemplazione della creazione artistica, la cui definizione si riconduceva a contesti nazionali, geografici e territoriali ben precisi; entro dei confini, quindi. È melancolico costatare come in pochi decenni il processo di dimenticanza delle proprie radici storiche, e del conseguente spostamento di molti artisti, della loro opera e addirittura della propria generazione, ci apra oggi - quale fosse, questo, un naturale atteggiamento epocale di studio e di resistenza - spiragli di ricerca e recupero di autori, che le giovani generazioni non (ri)conoscono, precludendo loro anche la ricerca.

L'esposizione mette in mostra opere di autori, che hanno segnato, in maniera forte o minore, un'epoca all'interno di un luogo, e che sono stati anche dimenticati, come se il loro lavoro - che rimane un tassello importante nella costruzione di un corpo storico - non fosse più ritenuto tale o vitale per la nostra riconoscibilità storico-geografica all'interno dei suoi confini. Oggi, più di prima, ciò che vale è ciò che costa; e per valere è necessario che l'opera d'arte e il suo creatore abbiano attorno a sé un loro mercato. La qualità non è più sufficiente. Musei e fondazioni pubbliche e private negli ultimi anni hanno creato una vera e propria politica d'investimento a tassi d'interesse variabili. Chi non è sufficientemente redditizio finisce dapprima in un campo di raccolta e in seguito in un centro di smaltimento.

Nel tempo delle discariche e delle varie nevrosi depressive della società in cui viviamo, le case d'aste diventano molto spesso il luogo, laddove recuperare i perdenti del mercato o chi non ha saputo cavalcare questa nuova forma di promozione culturale..., perché inviso al potere o perché fastidioso per qualche infastidito e stizzito curatore; o semplicemente - com'è spesso il caso - una modalità per ridare vita a opere extra-ordinarie di autori altrettanto importanti per la nostra storia. Negli ultimi anni perfino le case di vendita dell'arte hanno fatto il loro corso, passando il testimone a piccoli e sconosciuti antiquari di libri, carte, opere e quant'altro, che talvolta ridanno il sangue alla nostra innata curiosità creativa. L'approccio di continua ricerca fuori dai canali rimetterebbe quindi in discussione il Museo come luogo dell'arte, della conservazione e della memoria; ma soprattutto della provocazione dialettica.

Invece no. È redditizio e va politicamente di moda il clima? Evvai col clima e lo scioglimento precoce dei ghiacciai. Poi c'è quella dei flussi migratori? Ebbene sì, senza perdere né l'occasione, né il tempo, quindi, bisogna invitare autori del Quarto mondo, purché vengano da quei luoghi disintegrati e miserabili, non importa se vi si possa intravvedere l'ombra di una benché minima qualità professionale. Sempre più spesso - e ciò, lo si evince dai numerosi interventi sulla stampa - si chiede di analizzare il fenomeno (peraltro già in crisi ma ormai entrato a forza nel mondo dell'arte) attorno agli influssi esercitati da determinate forme economiche e di mercato sulla cultura, e di accendere quanto prima un dibattito. Il mercato dell'arte ha creato mostruosi paradossi, laddove, per citarne uno, il profitto di qualcuno va a scapito di altri. Questo avviene oggi in ambito culturale e accademico. (Mario Casanova - Bellinzona, novembre 2019)




Museo Archeologico Nazionale Vito Capialbi di Vibo Valentia Restituzione busto femminile in basanite al Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia

Ritorno, dopo otto anni di assenza, di un'importante testimonianza del passato romano della Calabria. Si tratta, infatti, del busto femminile in basanite, risalente ad età Claudia (41-54 d.C.), rinvenuto nelle vicinanze di Vibo Valentia Marina, durante lo scavo di un'importante villa suburbana, avvenuto a più riprese fra il 1894 e la prima metà del '900, durante la realizzazione della ferrovia e la costruzione di limitrofe abitazioni di campagna. Ai tempi, la scoperta della statua fece scalpore, nonostante la bocca e il naso fossero danneggiate, in quanto sia il materiale (basalto nero), che la tecnica di esecuzione, erano di pregevole fattura. Grazie all'ottima resa della capigliatura, acconciata come prevedeva la moda dell'epoca si è potuto datare con precisione la statua al principato di Claudio, imperatore dal 41 d.C. al 54 d.C.

Già dal momento del ritrovamento si propose l'identificazione con Messalina, moglie dell'imperatore Claudio, tuttavia tale ipotesi venne accantonata nei decenni successivi per la mancanza di confronti iconografici convincenti. Tale scultura era stata concessa con prestito di lunga durata nel 2012 al Princeton University Art Museum e a seguito dell'impegno della Direzione Generale Musei, della DG ABAP e del Segretariato Generale del Ministero per i Beni Culturali e il Turismo, sarà restituita al Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia che ha sede nel castello di Vibo Valentia dove sarà esposta nella sezione romana accanto al busto di Marco Vipsanio Agrippa. (Comunicato stampa)




Particolare dalla locandina della mostra A nostra immagine Scultura in terracotta del Rinascimento da Donatello a Riccio A nostra immagine
Scultura in terracotta del Rinascimento da Donatello a Riccio


termina lo 02 giugno 2020
Museo Diocesano - Padova
www.museodiocesanopadova.it

Secoli, dispersioni, furti, indifferenza, vandalismi hanno quasi completamente distrutto o disperso un patrimonio d'arte unico al mondo: le sculture in terracotta rinascimentali del territorio padovano. Ma qualcosa di prezioso e significativo è rimasto e il Museo Diocesano di Padova insieme all'Ufficio beni culturali, al termine di una intensa, partecipata campagna di recupero, studi, ricerche e restauri, sostenuti anche dalla campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi "Mi sta a cuore", riescono ora a riunire nelle Gallerie del Palazzo vescovile di Padova, sede espositiva del Museo, una ventina di terrecotte rinascimentali del territorio, orgogliosa testimonianza delle migliaia che popolavano chiese, sacelli, capitelli, conventi e grandi abbazie di una Diocesi che spazia tra le province di Padova, Vicenza, Treviso, Belluno e Venezia.

Ci si potrebbe chiedere il perché di una diffusione tanto capillare della scultura in terracotta proprio in questo territorio. La ragione, a giudizio di Andrea Nante, direttore del Museo Diocesano di Padova e coordinatore del prestigiosissimo comitato scientifico della mostra va individuata nella presenza prolungata e molto attiva, a Padova, a ridosso della Basilica di Sant'Antonio, della bottega di Donatello e, dopo di lui, di Bartolomeo Bellano, Giovanni De Fondulis e Andrea Riccio. Questi artisti creavano capolavori in pietra, marmo, bronzo, ma anche nella più umile (e meno costosa) terracotta. Opere preziose ed espressive, e per questo molto ambite e richieste.

In queste fucine venivano alla luce grandi scene di gruppo, come i Compianti, ma anche piccole ma raffinate Madonne con il Bambino o immagini di Santi per devozione familiare, di dimensioni ridotte ma spesso di grande qualità. E la mostra, quasi per campione, accoglie esempi emozionanti di queste variegate produzioni artistiche distribuite nel territorio, non meno pregiate di altre sculture in terracotta che saranno prestate per l'occasione da alcuni Musei nazionali e internazionali. Verrà ricomposto il Compianto di Andrea Riccio, oggi diviso tra la chiesa padovana di San Canziano e i Musei Civici di Padova. Saranno presentati alcuni inediti, tra cui una Madonna con il Bambino salvata da una clarissa dopo la soppressione del Convento padovano di Santa Chiara in età napoleonica, custodita fino a poco tempo fa nella clausura del Monastero della Visitazione in Padova, e ora restituita al suo aspetto originario da un importante restauro.

Per la prima volta saranno esposti, in una suggestiva installazione, i frammenti superstiti di una Deposizione, gravemente danneggiata nel bombardamento della chiesa di San Benedetto dell'11 marzo 1944. La mostra è il frutto di un lungo lavoro di studio che parte dall'esperienza di restauro di alcune di queste opere, nell'ambito del progetto "Mi sta a cuore": "Un progetto che ha visto la partecipazione di moltissime persone, che in occasioni diverse hanno dato il loro fattivo contributo ai restauri, e nello stesso tempo hanno imparato a conoscere da vicino e ad amare un patrimonio spesso trascurato e poco valorizzato". (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Street Art Bus Tour #Catania
Percorso alla scoperta dell'arte pubblica della città


www.industria01.it

CityMap Sicilia, mappa della città Catania, attiva da più di dieci anni sul territorio con progetti on e off line volti a far conoscere e promuovere il territorio e Alice Valenti, detta anche "l'artista guerriera" per i soggetti dei suoi lavori e per le numerose campagne sociali che porta avanti - in occasione della 15esima edizione della Giornata del Contemporaneo 2019, promossa da Amaci - hanno organizzato lo "Street Art Bus Tour #Catania", un percorso alla scoperta di alcuni tra i più importanti interventi d'arte pubblica della città.

Forti del riscontro positivo ottenuto da parte del numerosissimo pubblico lo scorso 12 ottobre, gli organizzatori hanno richiesto e ottenuto, per il periodo che va da febbraio 2020 a gennaio 2021, il Patrocinio Gratuito e il Servizio Speciale (utilizzo esclusivo del bus d'arte con le livree disegnate da Alice Valenti e approvazione dell'itinerario) da parte dell'Amt - Azienda Metropolitana Trasporti S.P.A, il Patrocinio Gratuito del Comune di Catania e l'inserimento dello "Street Art Bus Tour #Catania" nel calendario dell'iniziativa nazionale "Domenica al Museo".

«Connettere la città, i quartieri, e fare che ogni cittadino sia custode consapevole della bellezza che c'è nel nostro territorio - affermano Bice Guastella e Sarah Bersani e di Industria01, ideatori e editori di CityMap Sicilia - è uno degli obiettivi che ci siamo posti come Citymap. Dalla mappa turistica lanciata nel 2006 di cui ancora oggi distribuiamo migliaia di copie direttamente dal nostro ufficio, al portale visitato quotidianamente da turisti e cittadini, abbiamo compreso che la forza del nostro piccolo progetto editoriale è quello di alimentare e tenere viva una positiva rete di relazioni fra chi lavora con etica e visione per rendere sempre migliore questa città».

Lo Street Art Bus Tour #Catania parte da tre intenti:

1_ far conoscere ai catanesi e ai turisti alcuni tra i più significativi interventi d'arte pubblica cittadina attraverso un percorso, in autobus e parzialmente pedonale, ragionato e programmato con l'AMT di Catania;
2_ far incontrare cittadini di quartieri diversi portando materialmente gli uni a "casa" degli altri;
3_ mettere in relazione i cittadini con la Città, sensibilizzare all'uso dei mezzi di trasporto pubblico, far riconoscere come valore comunitario il patrimonio artistico culturale di Catania

«L'Arte Urbana - dichiara l'artista Alice Valenti - regala ai cittadini una lettura alternativa degli spazi, ne sottolinea le fratture e fa riflettere sull'identità dei quartieri. E l'autobus non è solo un mezzo di trasporto, è il simbolo di tante cose in cui credo. Cose che hanno a che fare con la democrazia partecipata, la mobilità sostenibile, il bene comune, la bellezza diffusa, la speranza nel cambiamento di questa città».

Lo Street Art Bus Tour #Catania ricomincia la sua "corsa" riservata alle prime cinquanta persone che acquisteranno il biglietto online. Il prossimo appuntamento è domenica 2 febbraio alle ore 10.00. Il tour partirà e si concluderà presso l'Ex Rimessa R1 (via plebiscito 747 - Catania) nella quale nel 2018 il murale Agave di Alice Valenti ha ulteriormente arricchito il progetto di Emergence Festival realizzato da artisti di fama internazionale per rendere quello spazio pubblico un museo a cielo aperto. I partecipanti saranno accompagnati da Grazia Previtera, Guida Turistica Autorizzata e dall'artista Alice Valenti. (Estratto da comunicato ufficio stampa Valentina Barbagallo | Industria01)

Per ricevere il pdf con tutte le informazioni riguardanti il percorso visita www.citymapsicilia.it/percorso/street-art-a-catania

Per acquistare il biglietto e avere maggiori informazioni sulle prossime date, consulta www.citymapsicilia.it/evento/street-art-bus-tour-catania-febbraio-2020

Calendario Street art bus Tour# Catania - febbraio 2020 - gennaio 2021
12 MESI / 10 Domeniche

___ 2020
- 02 febbraio
- 01 marzo
- 05 aprile
- 03 maggio
- 07 giugno
- 06 settembre
- 04 ottobre
- 01 novembre
- 06 dicembre

___ 2021
03 gennaio




Affresco staccato di 163x321 cm denominato Sant'Antonio e San Bernardino presentano il monogramma di Cristo, realizzato nel 1452 da Andrea Mantegna, proveniente dal Museo Antoniano di Padova Andrea Mantegna
Rivivere l'antico, costruire il moderno


termina lo 04 maggio 2020
Palazzo Madama - Torino
www.palazzomadamatorino.it

Esposizione che vede protagonista Andrea Mantegna (Isola di Carturo 1431 - Mantova 1506), uno dei più importanti artisti del Rinascimento italiano, in grado di coniugare nelle proprie opere la passione per l'antichità classica, ardite sperimentazioni prospettiche e uno straordinario realismo nella resa della figura umana. La rassegna presenta il percorso artistico del grande pittore, dai prodigiosi esordi giovanili al riconosciuto ruolo di artista di corte dei Gonzaga, articolato in sei sezioni che evidenziano momenti particolari della sua carriera e significativi aspetti dei suoi interessi e della sua personalità artistica, illustrando al tempo stesso alcuni temi meno indagati come il rapporto di Mantegna con l'architettura e con i letterati.

Viene così proposta ai visitatori un'ampia lettura della figura dell'artista, che definì il suo originalissimo linguaggio formativo sulla base della profonda e diretta conoscenza delle opere padovane di Donatello, della familiarità con i lavori di Jacopo Bellini e dei suoi figli (in particolare del geniale Giovanni), delle novità fiorentine e fiamminghe, nonché dello studio della scultura antica. Un'attenzione specifica è dedicata al suo ruolo di artista di corte a Mantova e alle modalità con cui egli definì la fitta rete di relazioni e amicizie con scrittori e studiosi, che lo resero un riconosciuto e importante interlocutore nel panorama culturale, capace di dare forma ai valori morali ed estetici degli umanisti.

Il percorso della mostra è preceduto e integrato, nella Corte Medievale di Palazzo Madama, da uno spettacolare apparato di proiezioni multimediali: ai visitatori viene proposta una esperienza immersiva nella vita, nei luoghi e nelle opere di Mantegna, così da rendere accessibili anche i capolavori che, per la loro natura o per il delicato stato di conservazione, non possono essere presenti in mostra, dalla Cappella Ovetari di Padova alla celeberrima Camera degli Sposi, dalla sua casa a Mantova al grande ciclo all'antica dei Trionfi di Cesare.

Il Piano Nobile di Palazzo Madama accoglie, quindi, l'esposizione delle opere, a partire dal grande affresco staccato proveniente dalla Cappella Ovetari, parzialmente sopravvissuto al drammatico bombardamento della seconda guerra mondiale ed esposto per la prima volta dopo un lungo e complesso restauro e dalla lunetta con Sant'Antonio e San Bernardino da Siena proveniente dal Museo Antoniano di Padova. Il percorso espositivo non è solo monografico, ma presenta capolavori dei maggiori protagonisti del Rinascimento nell'Italia settentrionale che furono in rapporto col Mantegna, tra cui opere di Donatello, Antonello da Messina, Pisanello, Paolo Uccello, Giovanni Bellini, Cosmè Tura, Ercole de' Roberti, Pier Jacopo Alari Bonacolsi detto l'Antico e infine il Correggio. Accanto a dipinti, disegni e stampe del Mantegna, saranno esposte opere fondamentali dei suoi contemporanei, così come sculture antiche e moderne, dettagli architettonici, bronzetti, medaglie, lettere autografe e preziosi volumi antichi a stampa e miniati. Per rendere chiaro e lineare questo tema complesso, un prestigioso comitato scientifico internazionale ha selezionato un corpus di oltre un centinaio di opere, riunito grazie a prestigiosi prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni del mondo.

Il comitato scientifico della mostra è composto dai curatori Sandrina Bandera e Howard Burns, con Vincenzo Farinella come consultant curator per l'antico, insieme a Laura Aldovini, Lina Bolzoni, Molly Bourne, Caroline Campbell, Marco Collareta, Andrea Di Lorenzo, Caroline Elam, David Ekserdjian, Marzia Faietti, Claudia Kryza - Gersch, Mauro Mussolin, Alessandro Nova, Neville Rowley e Filippo Trevisani. Il catalogo, comprendente numerosi saggi introduttivi e di approfondimento oltre alle schede scientifiche di tutte le opere in mostra, è pubblicato da Marsilio Editori. (Comunicato stampa)




Marion Fink in studio Monotipo e olio su carta di centimetri 152x120 dipinto da Marion Fink denominato Due to his sweet feeling of stagnation the crime never happened realizzato nel 2018 Marion Fink
Another level of assumption


termina il 28 aprile 20202
Studio d'arte Cannaviello - Milano

Per la sua prima personale in Italia l'artista tedesca Marion Fink (1987, Lindenberg im Allgäu) presenta venti nuovi lavori di grandi e medie dimensioni pensati per gli spazi della galleria. Nati dal continuo interrogarsi sull'esistenza e sulla realtà nella quale viviamo, i dipinti di Fink mettono al centro della rappresentazione individui comuni ritratti nelle pose in cui li si potrebbe trovare facilmente sui social media o nelle riviste giovanili. Queste figure sono però sottratte dal loro contesto d'origine e immerse in paesaggi sospesi, caratterizzati da una palette di colori brillanti che contrasta con altri toni grigio-neri, dove sembrano quasi persi mentre si interrogano su cosa stiano vivendo.

L'attenzione di Fink è soprattutto rivolta all'idea di identità, alla sua costruzione e decostruzione che è indagata attraverso la realizzazione di scenari surreali, ottenuti con una personale tecnica di monotipo: l'intero lavoro è infatti costruito in più parti, come un puzzle che è riportato su carta con l'aiuto della fisicità stessa dell'artista che preme le matrici sul foglio con il peso del suo corpo. Ogni lavoro è unico e non riproducibile ed è a volte completato con l'uso del pastello a cera. Nonostante Fink cerchi di scandagliare la realtà che ha di fronte, ammette che "ogni conclusione può solo essere un altro livello di supposizione". (Comunicato stampa)

---

Peter Wächtler
termina lo 09 maggio 2020
Fondazione Antonio Dalle Nogare - Bolzano
Presentazione




Raphael Ware
I colori del Rinascimento


termina il 13 aprile 2020
Galleria Nazionale delle Marche | Palazzo Ducale - Urbino
www.gallerianazionalemarche.it

Centoquarantasette esemplari di maiolica rinascimentale italiana, provenienti dalla più grande collezione privata del settore al mondo. Ciascuna delle 147 maioliche testimonia, a livelli altissimi, come la grande stagione rinascimentale italiana sia riverberata su ogni forma artistica e, nello specifico, in quella della maiolica. Tecnica, o meglio arte, che esprime in pieno la ricerca estetica, il clima culturale, ma anche il modus vivendi, che fanno dell'Italia e dei suoi artisti, tra Quattrocento e Cinquecento, il faro culturale dell'Occidente.

Già dal Seicento, nei paesi europei, la maiolica cinquecentesca italiana diventa una vera e propria passione collezionistica ed, a quella istoriata, da considerarsi a pieno titolo un aspetto della pittura rinascimentale, viene associato il nome del grande pittore urbinate: in inglese Raphael ware. A curarla, con la direzione di Peter Aufreiter, sono Timothy Wilson e Claudio Paolinelli. Seguendo il gusto rinascimentale per la decorazione figurata, i pittori di maiolica - tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento - iniziano a coprire ogni superficie disponibile dei loro oggetti, con istorie di ogni sorta.

Le composizioni possono essere invenzioni originali degli stessi maestri ceramisti o riecheggiare quelle delle arti maggiori, ed ancora, essere estratte da xilografie o incisioni. Nel ducato di Urbino, Casteldurante, Gubbio, Pesaro ma, soprattutto, il capoluogo, divengono famosi per l'istoriato. Urbino è infatti la città che, nella seconda metà del Quattrocento, il Duca Federico trasforma in una delle capitali del Rinascimento, richiamandovi i massimi esponenti della cultura del tempo ed edificandovi il Palazzo Ducale, capolavoro indiscusso della storia dell'architettura di ogni tempo. La città che, di lì a poco, proprio per il clima culturale instauratovi, dà i natali a Raffaello, il pittore la cui levatura ancora giganteggia nel panorama artistico universale. Proprio il contesto che dà vita al genio raffaellesco, fornisce l'humus creativo e la formazione artistica necessari alla nascita ad alcuni dei più grandi artisti della maiolica italiana: Nicola da Urbino, Francesco Xanto Avelli e Francesco Durantino. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Ritratto di donna
Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi


termina il 13 aprile 2020
Basilica Palladiana - Vicenza

L'amicizia femminile, il sogno, il doppio riflesso nello specchio, il rapporto tra il pittore e la modella, donne fiere al punto da divenire feline, la nostalgia di paradisi perduti, ma anche la crudezza della realtà, sono i temi centrali della mostra. L'effetto sarà magico, rievocando quegli Anni Venti in cui, come scrisse la prima critica d'arte donna, la potente Margherita Sarfatti, "la pittura appare tra tutte l'arte magica per eccellenza". Lo scrittore Massimo Bontempelli, quasi evocasse le ragazze di oggi, raccontava con affascinata meraviglia i primi piani delle donne distratte nei caffè. Siamo negli anni Venti e, nell'Europa uscita da poco dalla Prima guerra mondiale, le donne cominciano a conquistare un proprio ruolo: sempre più autonome, seduttive e moderne. I capelli si accorciano come la lunghezza delle gonne, mentre la loro influenza nella società e nella cultura si fa sempre più intensa. Coco Chanel cambia la moda, Amelia Earhart attraversa in volo l'Atlantico, i balli di Josephine Baker incantano Parigi, Virginia Woolf scrive i suoi capolavori.

Sogni di avventure, amori e successi imperniano le esistenze degli artisti che attraversano quegli anni come un viaggio ricco di aspettative e desideri, in un tempo che sa essere anche complicato. Interpreti sensibili dei cambiamenti e dei sentimenti, i pittori danno vita a immaginari nuovi, da cui nascono ritratti di donne che si stagliano da protagoniste con potenti personalità, esaltate nella loro seducente energia. Di queste signore offrono ritratti magnetici gli artisti che stanno promuovendo l'arte più nuova, all'insegna di una 'classicità moderna'. Sono tutti stati convocati nella mostra: Felice Casorati, Mario Sironi, Antonio Donghi, Achille Funi, Piero Marussig, Mario Cavaglieri, Guido Cadorin Massimo Campigli e, naturalmente, Ubaldo Oppi.

Oppi, cresciuto a Vicenza ma formatosi tra Vienna, Venezia e Parigi, ha un immediato successo in mostre importantissime, anche nella Milano e nella Roma dei primi anni Venti, dove viene 'scoperto' da Margherita Sarfatti e Ugo Ojetti. I suoi dipinti ci rivelano lo sguardo attraverso cui scorrono in mostra una costellazione di ritratti dei maggiori artisti che sono stati suoi amici e avversari in esposizioni strabilianti. Una delle correnti di pittura più affascinanti degli anni Venti è quella del "Realismo Magico", in cui la visione della realtà è immersa in un'atmosfera di meraviglia e di attesa, che in Italia è affiancata dalle ricerche degli artisti riuniti nella definizione di "Novecento Italiano", che declinano la loro arte evocando anche memorie della classicità e del Rinascimento.

Tale esaltante alleanza tra modernità e classicità è preceduta da una riflessione profonda sui rinnovamenti della pittura che sono avvenuti a Vienna e a Parigi tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, in particolare da suggestioni della Secessione Viennese guidata da Gustav Klimt, dal simbolismo e dall'espressionismo. Non a caso la mostra si apre con la leggendaria Giuditta di Klimt. Quelle raffigurazioni pervadono le ricerche di molti protagonisti dell'arte italiana e trovano riscontro in particolare a Venezia, dove quelle influenze fioriscono nelle mostre di giovani artisti che si tengono a Ca' Pesaro, dove espongono tra gli altri Vittorio Zecchin, Felice Casorati e Mario Cavaglieri, profondamenti influenzati dall'impatto di Klimt, che ha anche una sala personale alla Biennale di Venezia del 1910. Altri, come Arturo Martini, Gino Rossi o Guido Cadorin, seguono la strada indicata dal post-impressionismo o dal cubismo. Da quelle meravigliose scoperte prende avvio un mondo nuovo, un'arte che non si era mai vista, che emana ispirazioni ardite e inebrianti follie, un'idea spregiudicata che innerva la Belle Époque e scorre, rinnovata e intensa, nel primo dopoguerra.

Ubaldo Oppi (Bologna 1889 - Vicenza 1942) è un protagonista assoluto di quegli anni: a Parigi conosce Modigliani allo sbando, ha un flirt con la modella Fernande Olivier, che lascia Picasso per fuggire con lui. Negli anni Venti crea affascinanti ritratti di donne, dalle Amiche all'amata moglie Delhy, che vengono acquistate in collezioni favolose. Dalla Biennale di Venezia al Salon d'Automne di Parigi, dal prestigioso Premio Carnegie a Pittsburgh alla Mostra della Secessione nel Glaspalast di Monaco di Baviera, è conteso da curatori e intellettuali. Assieme a lui si muovono nel panorama più avvincente dell'arte protagonisti, tra gli altri, quali Felice Casorati, Mario Sironi, Antonio Donghi, Cagnaccio di San Pietro, Achille Funi, Piero Marussig, Mario Cavaglieri, Guido Cadorin, Massimo Campigli. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Particolare di un opera di Boldini nella presentazione della mostra Boldini. L'incantesimo della pittura
Capolavori dal Museo Boldini di Ferrara


termina lo 03 maggio 2020
Pinacoteca De Nittis - Barletta

Prima monografica, a cura di Barbara Guidi e Maria Luisa Pacelli, dedicata in Puglia al celebre ritrattista, collega di Giuseppe De Nittis a Parigi, frutto di un virtuoso scambio tra istituzioni civiche simili per storia, natura e vocazione: il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca - Casa De Nittis di Barletta. Tra i protagonisti indiscussi della pittura italiana ed europea a cavallo tra Ottocento e Novecento, Giovanni Boldini (Ferrara 1842 - Parigi 1931) è stato uno dei più celebri ritrattisti della Belle Époque assieme a James McNeill Whistler, John Singer Sargent e Joaquín Sorolla e ha immortalato i protagonisti del tempo, da Robert de Montesquiou alla marchesa Luisa Casati, facendo di loro l'immagine stessa di quel momento storico e culturale.

Boldini annovera una parabola artistica avvincente e complessa che va oltre il ritratto: il suo talento si è espresso in ogni genere e tecnica, dalla veduta alla natura morta, dalla pittura alla grafica, come dimostrano testimonianze figurative di straordinario fascino e forza, imprescindibili per comprendere l'opera dell'artista nella sua totalità. Si trasferisce nella più vivace e cosmopolita Firenze all'età di 22 anni. Qui, grazie anche alla vicinanza alle poetiche del vero promosse dai "macchaioli", si distingue per un'interpretazione libera e personale del ritratto. Dopo un breve soggiorno di sei mesi a Londra nell'ottobre del 1871, Boldini si sposta a Parigi, dove rimane fino alla morte, facendo della capitale francese la sua seconda patria.

Grazie ad uno spiccato talento, studia e assorbe le differenti tendenze artistiche in voga al tempo: dalla pittura di genere e in costume di Mariano Fortuny e Ernest Meissonier di cui, durante gli anni Settanta, diviene l'erede, a quella di paesaggio e soprattutto di vita moderna della quale offre una personale declinazione facendo tesoro delle innovative lezioni di Eduard Manet e Edgar Degas, oltre che delle poetiche dell'impressionismo. Grazie a queste esperienze, ma anche ad una vasta cultura del museo, Boldini sviluppa uno stile originale e sofisticato con il quale rinnova l'antica pratica del ritratto, genere al quale si dedica in maniera pressoché esclusiva a partire dall'ultimo decennio dell'Ottocento divenendo, anche grazie a una notevole capacità imprenditoriale, uno dei più richiesti interpreti del ritratto di società.

Contestualmente, l'artista si dedica a interessanti declinazioni di una pittura di oggetti e luoghi a lui cari, non destinata al mercato e caratterizzata da uno stile personalissimo, emblematica della sensibilità della fin de siècle: fra tutti, gli affascinanti interni della sua casa e atelier o le vibranti vedute della laguna di Venezia. Frutto di una collaborazione che permetterà la realizzazione di una grande mostra dedicata a De Nittis al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, la rassegna intende presentare l'opera di questo grande maestro in ogni aspetto e ambito della sua produzione, dal paesaggio alla natura morta, dalle vedute di città al ritratto, sia quello intimo che ritrae amici e colleghi, che quello di società che gli ha regalato successo e fortuna.

Grazie all'ampiezza della collezione del Museo Boldini di Ferrara - la più estesa e rappresentativa raccolta pubblica intitolata al maestro - una straordinaria selezione di quasi 70 opere permetterà di ripercorrere, in maniera esaustiva, i principali snodi della sua vicenda artistica, dalle vibranti prove degli anni fiorentini ai grandi dipinti della maturità, iconici capolavori della Belle Époque come il Piccolo Subercaseaux, i ritratti "alla moda" della Contessa de Leusse, della Principessa Eulalia e Fuoco d'artificio o la magnetica effigie della Signora in rosa, emblematica di una nuova rappresentazione, nervosa ed elegante, della femminilità moderna. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Locandina della mostra I sei anni di Marcello Rumma 1965-1970 I sei anni di Marcello Rumma 1965-1970
termina il 13 aprile 2019
MADRE Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina - Napoli
www.liarumma.it

La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee presenta la prima mostra retrospettiva, a cura di Gabriele Guercio con Andrea Viliani, dedicata a Marcello Rumma (Salerno, 1942-1970), figura centrale nel dibattito culturale italiano e internazionale fra gli anni Sessanta e Settanta. Marcello Rumma sviluppò la sua ricerca, tanto di breve durata quanto intensa e pionieristica, in qualità di promotore di progetti espositivi e editoriali, connoisseur e appassionato collezionista, intellettuale e amico degli artisti, organizzando mostre e promuovendo pubblicazioni dedicate alle pratiche artistiche più sperimentali del suo tempo.

La mostra, organizzata in stretta collaborazione con l'Archivio Lia Incutti Rumma, è anche il risultato di un percorso di ricerca effettuato nell'ambito del Progetto Arcca-ARchitettura della Conoscenza CAmpana - Contesto tematico 1_MADREscenza2020, che ha permesso di contestualizzare la poliedrica quanto rigorosa attività di Marcello Rumma. Progetti riconosciuti oggi come esperienze centrali nella storia dell'arte contemporanea quali, fra le altre, le tre edizioni della Rassegna Internazionale di Arti Figurative di Amalfi (Aspetti del «Ritorno alle cose stesse», a cura di Renato Barilli, 1966; L'impatto percettivo, a cura di Alberto Boatto e Filiberto Menna, 1967; Arte povera più azioni povere, a cura di Germano Celant, 1968).

Oltre a sostenere e rendere possibili queste iniziative, Rumma fu attivo anche in altri campi, dalla didattica (fu fondatore del Centro Studi Colautti e di premi e riviste per giovani artisti) alle iniziative editoriali (lanciando, nel 1968, la casa editrice Rumma Editore che pubblicò, in maniera tempestiva, fondamentali testi di filosofia, arte, teatro e cinema, tra cui la prima traduzione italiana degli scritti di Marcel Duchamp, Machand du Sel, e il libro d'artista L'uomo nero, il lato insopportabile di Michelangelo Pistoletto). (Comunicato stampa)

___ EN

I sei anni di Marcello Rumma 1965-1970
15th December 2019 - 13th April 2020
MADRE Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina | Naples
Opening December 14th 2019 | h 5 - 8 pm

Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee is pleased to announce I sei anni di Marcello Rumma, 1965-1970 ("The Six Years of Marcello Rumma, 1965-1970"), the first retrospective exhibition devoted to Marcello Rumma, a key figure in the Italian and international cultural debate in the Sixties and the Seventies. The exhibition project is curated by Gabriele Guercio with Andrea Viliani. Marcello Rumma worked on his artistic research, which was as short-lived as it was intense and pioneering, as a promoter of exhibition and publishing projects. A connoisseur and passionate collector, an intellectual and a friend of artists, he organised exhibitions and promoted publications devoted to the most experimental forms of art in his day.

The exhibition, organized in close collaboration with the Archivio Lia Incutti Rumma, is also the result of a research path carried out within the project ARCCA-ARchitettura della Conoscenza CAmpana - Contesto tematico 1_MADREscenza2020, which allowed to contextualize the polyhedral and rigorous activity of Marcello Rumma. These included projects that are now hailed as ground-breaking events in the history of contemporary art, including three editions of the Rassegna Internazionale di Arti Figurative in Amalfi (Aspetti del «Ritorno alle cose stesse», curated by Renato Barilli, 1966, L'impatto percettivo, curated by Alberto Boatto and Filiberto Menna, 1967, and Arte povera + azioni povere, curated by Germano Celant, 1968).

As well as promoting and making these events possible, Marcello Rumma also played an active role in other sectors, from teaching (he was the founder of the Centro Studi Colautti and launched awards and magazines for young artists) to publishing projects (in 1968 he set up the Rumma Editore publishing house, which, ahead of its time, came out with fundamental works on philosophy, art, theatre and cinema. These included the first Italian translation of the writings of Marcel Duchamp, Marchand du Sel, and the artist's L'uomo nero, il lato insopportabile by Michelangelo Pistoletto). (Press release)




Dipinto in tecnica mista su tela di cm.210x210 realizzato nel 2019 da Federica Giulianini denominato Paradise circus Dipinto in tecnica mista su tela di 2017 cm.70x70 realizzato da Federica Giulianini denominato Immergersi nell'acqua Dipinto in tecnica mista su tela di cm.70x70 realizzato nel 2017 da Federica Giulianini denominato Genesi Federica Giulianini: Odyssea
inaugurazione 16 gennaio 2020, ore 18.00
Studio D'Arte Cannaviello - Milano
www.cannaviello.net

Per la prima personale in galleria Federica Giulianini presenta circa 20 dipinti realizzati su tele di piccole e grandi dimensioni, frutto delle sue sperimentazioni degli ultimi anni. La sua indagine artistica si muove tra le vibrazioni ottiche della natura, del mondo animale e della forma stessa, nutrendosi di una sensibilità poetica, storico/culturale e mitologica che emerge dalla rivisitazione dei propri taccuini quotidiani. L'artista è fortemente legata alla pittura ed al disegno che mettono in relazione la sua decisa componente segnica e cromatica. Dalle grandi campiture di colore, realizzate con pigmenti che l'artista ricerca per il mondo, emergono animali o silenziose figure umane, delineate con un tratto di matita deciso che al tempo stesso ci restituisce solo un'ombra, una sagoma appena riconoscibile.

Federica Giulianini (1990, Ravenna), dopo aver terminato i suoi studi presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si laurea in Arti Visive/Pittura con il massimo dei voti, inizia la sua attività di docente accademico e quella espositiva, collaborando in esclusiva con lo Studio d'arte Cannaviello dal 2017. (Comunicato stampa)




Bracciale con Sole dorato in argento, placcato oro e smalti Panettoni da 1 kg al cioccolato di Modica e Arancia di Sicilia e al pistacchio e canditi al limone Collana e ciondolo con rosone verde argento Natale 2019 - Isola Bella Gioielli
Capsule Christmas Collection e "Gioiello di Panettone"

www.industria01.it

A Natale, Isola Bella Gioielli celebra la Sicilia e la sicilianità lanciando una Capsule Christmas Collection e firmando i "gioielli di gusto" per Bonfissuto. L'azienda siciliana formata da Alessio Strano e Giuseppe Argurio, rispettivamente Ceo e direttore commerciale e designer e project manager di Isola Bella Gioielli, lancia una Capsule Christmas Collection frutto di nuove creazioni, inedite rivisitazioni e implementazioni di celebri must have del brand e firma i "gioielli di gusto" - le scatole - e l'idea regalo - una tovaglietta americana - dei panettoni Bonfissuto.

Isola Bella Gioielli per il Natale 2019 celebra la preziosità e l'eterogeneità della Sicilia con una collezione di gioielli in cui trovano spazio creazioni inedite, disponibili online e nei punti vendita da metà novembre - "Fuochi d'artificio" e i "Bracciali rigidi" - varianti di alcune collezioni già esistenti, come le diverse colorazioni di "Balconi di Sicilia" e i nuovi bracciali "Mori", a corredo dei già esistenti orecchini e anelli. La collezione "Fuochi d'Artificio" - collana con ciondolo, orecchini e anello - celebra l'estro e la creatività dell'arte orafa unitamente alla gioia per le feste di cui i fuochi d'artificio sono l'emblema; la linea "Bracciale Sole Nero" e "Sole Dorato" - dedicata al Sole e alla Sicilia, è ideale per chi ama i gioielli di carattere e vuole portare con sé l'energia di quest'Isola.

"Balconi di Sicilia", omaggio al perfetto equilibrio tra arte, storia e bellezza dell'Isola, è divenuta una dei must have del brand catanese che a Natale si arricchisce di nuovi gioielli e nuovi colori, tra cui: gli orecchini, collana con ciondolo e anello rosone tondo viola/viola che si rifanno ai colori del tramonto visto da dietro le vetrate di un palazzo barocco, mentre il sole scende e il cielo si tinge di sfumature di rosa, viola, arancio; gli orecchini, collana con ciondolo e anello tondo bianco/azzurro/viola che traggono ispirazione dal cielo azzurro, dalle nuvole bianche, dai riflessi tenui delle facciate. Infine, gli orecchini, ciondolo con collana e anello tondo verde/verde che richiamano le sfumature di verde, dalle più chiare degli specchi d'acqua alle più scure della vegetazione, unite alla luce dorata di un'Isola preziosa.

Il "Bracciale Regina dei Mori" e il "Bracciale Re dei Mori" - ultimi arrivati di questa serie di cui esistono già gli orecchini e gli anelli - richiamano a un'antica leggenda d'amore e di passione. Lo stile glamour di Isola Bella Gioielli incontra l'arte dolciaria dei fratelli Bonfissuto per un Natale 2019 total made in Sicily che celebra la cultura millenaria del Mediterraneo e della Sicilia attraverso due "gioielli di gusto": i panettoni da 1 kg al "Cioccolato di Modica e Arancia di Sicilia" e al "Pistacchio e Canditi al Limone", arricchiti da un prezioso e originale pack. L'estro di Isola Bella Gioielli e l'amore per la tradizione dolciaria di Giulio e Vincenzo Bonfissuto - giovani ed entusiasti protagonisti della scena pasticcera siciliana - si declinano in una golosa collaborazione. Un panettone siciliano a lievitazione naturale di 36 ore, prodotto con lievito madre, uova di galline allevate a terra e materie prime di altissima qualità, esaltato da due preziose scatole e una sorpresa - una tovaglietta americana - disegnate e firmate da Isola Bella Gioielli.

«Abbiamo cercato e voluto fortemente questa partnership - dichiarano i due imprenditori Vincenzo Bonfissuto e Alessio Strano - perché rappresenta il nostro modo di fare impresa e di promuovere la Sicilia intraprendente e dinamica di cui ci sentiamo ambasciatori. Abbiamo voluto associare le nostre rispettive realtà, ideando insieme un progetto ad hoc per il Natale 2019, unendo le nostre competenze, il nostro entusiasmo e le nostre risorse. Due gusti di panettoni tipicamente siciliani custoditi dentro due scatole belle ed eleganti: ecco come sono nati i nostri "gioielli di gusto" e il nostro Natale total made in Sicily».

Sono i toni accesi del verde del pistacchio, delle foglie di limone e dell'arancione delle arance siciliane, illuminati dal color oro - esplicito richiamo al gioiello - a caratterizzare le cromie delle due scatole le cui tonalità sono anche un richiamo ai due gusti dei panettoni. Pistacchio e limone, con una glassa di cioccolato al pistacchio, pistacchi interi e canditi di limone e un vasetto di crema di pistacchi di Sicilia, è il panettone siciliano delle feste. Cioccolato di Modica e Arancia glassato in superficie con cioccolato fondente, dolci canditi di arancia e golosi pezzetti di cioccolato di Modica Igp, con vasetto di crema di cioccolato di Modica per arricchirlo ulteriormente, è dedicato a chi ama il cioccolato.

Le scatole Isola Bella Gioielli e la tovaglietta americana - esclusiva idea regalo che unisce insieme moda e palato - possono essere utilizzate, anche dopo le festività, come complementi d'arredo belli e funzionali con cui arricchire le proprie case o uffici. Questi "gioielli di gusto" sono acquistabili sull'e-commerce e presso i rivenditori Bonfissuto, e in una selezionatissima rete di gioiellerie già rivenditori di Isola Bella Gioielli. Isola Bella Gioielli già da alcuni anni porta avanti dei progetti collaterali insieme a altre realtà siciliane, con l'intento di sperimentarsi in ambiti diversi, creare nuovi sodalizi e promuovere le tante realtà virtuose dell'Isola. Si pensi, alla partnership con la Fondazione Radice Pura in occasione dell'ultimo Garden Festival, al progetto sociale lanciato per WonderLAD, al contest creativo in collaborazione con Ruiz Rappresentanze, Industria01 e Harim Accademia Euromediterranea. (Comunicato Valentina Barbagallo | ufficio stampa Industria01)




Locandina della mostra Ulisse L'Arte e il Mito Ulisse: L'Arte e il Mito
termina il 21 giugno 2020
Musei San Domenico di Forlì
www.mostraulisse.it

Il tema affrontato dalla mostra è quello di Ulisse e del suo mito, che da tremila anni domina la cultura dell'area mediterranea ed è oggi universale. Mito che si è fatto storia e si è trasmutato in archetipo, idea, immagine. E che oggi, come nei millenni trascorsi, trova declinazioni, visuali, tagli di volta in volta diversi. Specchio delle ansie degli uomini e delle donne di ogni tempo. La vasta ombra di Ulisse si è distesa sulla cultura d'Occidente. Dal Dante del XXVI° dell'Inferno allo Stanley Kubrick di 2001 - Odissea nello spazio, dal capitano Acab di Moby Dick alla città degli Immortali di Borges, dal Tasso della "Gerusalemme liberata" alla Ulissiade di Leopold Bloom l'eroe del libro di Joyce che consuma il suo viaggio in un giorno, al Kafavis di Ritorno ad Itaca là dove spiega che il senso del viaggio non è l'approdo ma è il viaggio stesso, con i suoi incontri e le sue avventure.

Il contributo dell'arte è stato decisivo nel trasformare il mito, nell'adattarlo, illustrarlo, interpretarlo continuamente in relazione al proprio tempo. Una grande viaggio dell'arte, non solo nell'arte. Una grande storia che gli artisti hanno raccontato in meravigliose opere. La mostra racconta un itinerario senza precedenti, attraverso capolavori di ogni tempo: dall'antichità al Novecento, dal Medioevo al Rinascimento, dal naturalismo al neo-classicismo, dal Romanticismo al Simbolismo, fino alla Film art contemporanea. Un percorso emozionante, a scandire una vicenda che ci appartiene, che nello specchio di Ulisse mostra il nostro destino. Poiché Ulisse siamo noi, le nostre inquietudini, le nostre sfide, la nostra voglia di rischiare, di conoscere, di andare oltre. Muovendo alla scoperta di un "al di fuori" sconosciuto e complesso che è dentro di noi. (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Opera di Loredana Raciti Locandina della mostra Dominante il Sentimento Opera di Loredana Raciti "Dominante il Sentimento"

di Loredana Raciti

www.loredanaraciti.it

"Dominante il Sentimento" è la rassegna di Video/Art con cui Loredana Raciti ha partecipato alla IV edizione del Festival delle Arti "Nuvola Creativa 2019" al MACRO Asilo di Roma. Il titolo, "Domino Dominio/ Per gioco e per davvero", é stato occasione per tornare su tematiche a cui l'artista é particolarmente sensibile. Forza di carattere, rigore, disciplina, e una irrequietezza che è ricerca, apertura, spazialità. L'amore per il viaggio e la scoperta, un cosmopolitismo sull'asse oriente/occidente, fanno di lei un interprete universale di questo tempo. Loredana Raciti nasce a Khartoum in Sudan, da padre italiano e madre montenegrina, artisticamente in Italia con il movimento "Metropolismo".

E' stata presente in importanti e prestigiose sedi museali, teatri, fondazioni, accademie, in Italia e all'estero. Artista eclettica, mentalmente nomade, informale e dalle molteplici possibilità espressive, rifugge il conformismo ponendosi come obiettivo la ricerca della verità. Affascinata (ma non sedotta) dalla tecnologia, é portata sempre a nuove sfide, con l'intento comunque di analizzare e comprendere i meccanismi e le dinamiche dei cambiamenti sociali e umani, avvalendosi della conoscenza della storia, dei testi sacri di qualunque tradizione, delle culture del mondo, della letteratura, dei miti e degli archetipi, fondamentali per interpretare il presente, chiave di analisi importantissima.

Una natura spirituale, un incondizionato amore per il creato, e la fascinazione per lo spazio cosmico, fanno di lei uno sciamano del nostro tempo, uno spirito incarnato che giunge da lontano, forse dal futuro, o da mondi paralleli. Più che artista ama definirsi "creatore". Il suo è un immaginario onirico, surreale, ma al tempo stesso reale e consapevole. "Non è forse surreale la realtà?", sottolinea la nostra artista. Sono infatti i sentimenti a creare la realtà, e questo spiega l'irrealtà del reale. Quali sentimenti dominano il nostro tempo? Paura, angoscia, ansia, senso di precarietà, solitudine, alienazione, confusione... Una opprimente incertezza ammala la nostra idea di futuro.

Loredana Raciti, con potente capacità di visione, di intuizione, anticipa scenari futuri, avverte i segni di una catastrofe e attraverso la tecnica cinematografica, così efficace per trasmettere e ricevere messaggi, crea un legame empatico ed emozionale con il suo pubblico. Musica, danza, suoni, immagini, colore, parole... ogni cosa capace di creare mutazione dello stato di coscienza, e la narrazione diventa liberazione: nel vedere rispecchiate le proprie tensioni, è possibile liberarsi dai sentimenti ossessivi ed entrare in uno stato di consapevolezza e di elaborazione delle nevrosi. "Dominante il Sentimento" è un collage di racconti (video) riguardanti diverse tappe del percorso artistico di Loredana Raciti, ma il suo riferimento è comunque il cinema, non tanto la Video Art. Il video è stato volutamente montato senza tenere conto della cronologia. Una serie di video/frame, a comporre una narrazione dalla lettura multilineare e multisequenziale.

Un unicum tuttavia, una saga o un thriller, attraverso immagini, memorie personali, musica, danza. Ogni racconto è un mondo assoluto la cui lettura può essere arricchita dalla visione di altri video. Un microcosmo compiuto, ma ampliabile all'infinito. Un progetto in divenire. Una sorta di "ipertesto", dove i concetti chiave funzionano da collegamenti ipertestuali. Ogni fotogramma è come un dipinto; infatti costante é la ricerca pittorica, lo studio sul colore. Pittura in movimento, fino a creare un suggestivo affresco contemporaneo, tra realtà, sogno e immaginazione. Una storia sonora visiva e visionaria. Tutto è messo in relazione, in collegamento. Una narrazione, a volte delicata e poetica, altre feroce e crudele, come la vita. Un mosaico di questo cruciale momento storico. Una riflessione sul bene e sul male, dove il male appare in ogni caso dominante. La drammatica considerazione che l'uomo non si è evoluto, e si sta incamminando verso un destino volto all'annientamento.

"Dominante il Sentimento" contiene nove racconti che si annunciano con una sorta di oracolo. Nel primo dei racconti, uno Spirito bianco, "White Tale", é metafora della condizione dell'artista al momento della creazione, nell' atto di pronunciare la profezia, come se entrasse in contatto col dio. L'artista qui rappresenta lo Spirito del tempo che interroga la natura.

___ Eva/Eve
L'uomo riconciliato ritrova la sua anima. Una nascita pagana dell'umanità nella divinità degli elementi. Un post civiltà, all'alba del pianeta, una umanità purificata, priva di peccato e di colpe .

___ Il canto di Ishtar - MART di Rovereto
Fusione tra danza, poesia e arti visive. Danzato e coreografato da M. Sales al MART di Rovereto. Concettuale, tuttavia siamo nella classicità: discesa agli inferi, patto con i sette demoni, danza dei sette veli. Un alto sacrificio per un alto ideale. La voce che accompagna il suono, la danza, la gestualità.

___ La Stanza dell'Artista - Auditorium di Roma
Una Trilogia.
- Bellezza, eleganza, leggerezza, mistero, immagini sfumate, grande pudore e rispetto per un mondo segreto, i suoi simboli, le sue ritualità. Un Giappone lontano.
- Creature della terra, animali e il loro simbolismo. Innocenza e regalità. La libellula, con il suo limitare e il suo limen tra il regno dei vivi e il regno dei morti, simile a una sibilla, simbolo di rinascita e trasformazione.
- Frenesie di un mondo metropolitano e tecnologico. Oriente, siamo sempre i Giappone. Modernità e tradizione. Monasteri, e di contro i grandi schermi pubblicitari.

___ Quattro toni il Quinto elemento - Performance live
Il Sogno. Video concettuale
L'artista nella sua stanza evoca in sogno le sue muse.

___ Luci nel Bosco - Palazzo Valentini
Sostenibilità ecologica, cambiamenti epocali, danni all'ambiente, mutazioni climatiche. Biologico e artificiale condividono gli stessi spazi. Disumanizzazione. Un mondo che conosce i problemi e non fa nulla per salvarsi. Richiamo alle coscienze. Valore spirituale della Luce.

___ La Montagna degli Spirito
Un Tibet proibito e distante. Il dominio del potere. Umanità. Purezza. Spiritualità. Riprese difficilissime, proibite. Immagini catturate al rischio della propria incolumità.

___ Virtual Tale - We are virtual
Madre Terra, la Natura che non sentiamo più, il nostro vivere dissociati. Tutto è fagocitato velocemente e senza sosta. Le nuove generazioni in bilico, in pericolo per il clima, i disboscamenti. Inquinamento delle acque, dell'aria, del cibo. Condizione di degrado. Un cinismo che blocca emotivamente. Si vive in una "bolla": tre tempi di donne, dissociate tra loro, dissociate dalla musica, dissociate dalla natura. Un testo forte, doloroso. Musiche elettroniche, ipnotiche, alienanti, sapientemente calibrate alle immagini. Un video crudo e crudele.

___ De'Ja' Vu
Scenari contemporanei e futuri, attraverso frame tratti da film ("Bastardi senza Gloria", "Blade Runner", "Indiana Jones","Il Discorso del Re"...). Uomini spregiudicati, una società decadente, orrida, alla deriva. Un tempo a scadenza. Siamo a rischio di una nuova guerra globale, una nuova dittatura/dominazione, una definitiva morte interiore? (Presentazione di Domenica Giaco)




Operai al lavoro in una macchina della Officine Minganti Noi siamo la Minganti
Bologna e il lavoro industriale tra fotografia e memoria (1919-2019)


termina il 10 maggio 2020
Museo del Patrimonio Industriale - Bologna
www.museibologna.it/patrimonioindustriale

La mostra, realizzata in occasione del centenario delle Officine Minganti, racconta la storia della fabbrica bolognese come luogo del lavoro e della produzione accostando un'ampia selezione di fotografie d'epoca e una raccolta di materiali documentali. Il percorso espositivo è caratterizzato da una selezione di fotografie provenienti sia dagli archivi della Camera del Lavoro di Bologna, della Fiom-Cgil Bologna e del Museo del Patrimonio Industriale che da donazioni di ex dipendenti. La scelta delle immagini si dipana intrecciando volutamente la memoria visiva strettamente legata alla realtà produttiva e lavorativa quotidiana, nella sua materialità e varietà all'interno dello spazio industriale, ma anche il suo svilupparsi all'esterno delle officine, nelle forme di espressione legate alle manifestazioni sindacali.

Le immagini documentano, in un arco temporale che va dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta del Novecento, gli ambienti interni ed esterni della fabbrica, il lavoro nell'officina e negli uffici tecnico-amministrativi e la lunga lotta contro la chiusura (il declino inizia dagli anni Settanta, prosegue con l'amministrazione controllata degli anni Ottanta e arriverà alla fine con una lunga e complessa procedura fallimentare conclusasi solo nel 1997). Un ulteriore nucleo di fotografie mostra gli spazi abbandonati nei primi anni Duemila e l'odierna rifunzionalizzazione dell'area come centro commerciale. Completano l'esposizione due spazi tematici: il primo è legato alla produzione Minganti con cataloghi e oggetti donati da ex lavoratrici ed ex lavoratori. Il secondo è dedicato alla Virtus Minganti pallacanestro: le Officine Minganti sono state infatti il primo sponsor in assoluto della società sportiva tra il 1953 e il 1958, anni in cui furono conquistati due Campionati italiani, nel 1954-'55 e nel 1955-'56. In mostra sono visibili fotografie dell'Archivio Storico Virtus, una maglia e riviste sportive dell'epoca provenienti da collezioni private. Arricchiscono il percorso una video-installazione e alcune video-interviste a ex dipendenti, che restituiscono memoria all'aspetto umano della produzione industriale.

La Minganti è stata una delle più importanti aziende meccaniche italiane, conosciuta e apprezzata nel mondo per la produzione di torni e macchine utensili. Fondata nel 1919 da Giuseppe Minganti, a partire dagli anni Trenta si afferma con torni semiautomatici, commercializzati anche all'estero. Gli occupati, da meno di 200, crescono fino ad oltre un migliaio nel periodo bellico quando però la fabbrica viene distrutta nell'incursione aerea del 25 settembre 1943. La ricostruzione e la ripresa del dopoguerra vedono la morte di Giuseppe Minganti al quale subentra la moglie Gilberta Gabrielli. La "signora Minganti", così era comunemente chiamata, dimostra grandi doti manageriali ed imprenditoriali. Nel 1958 la costruzione dello nuovo stabilimento in Bolognina, progettato da Francesco Santini, testimonia il grande sviluppo dell'azienda e la definitiva affermazione delle sue macchine, alle quali viene riconosciuto un ruolo di eccellenza tecnologica tale da essere apprezzate in tutto il mondo, in particolare nei paesi scandinavi e nell'Europa dell'Est.

Nel 1964 Gilberta Gabrielli viene nominata Cavaliere del Lavoro, prima donna in Italia. Dopo la sua morte, nel 1970, inizia un processo di crisi e declino delle Officine, fino all'amministrazione controllata del 1981 ed il successivo fallimento, la cui lunga procedura si protrae fino al 1997. La Minganti è stata attraversata dalle grandi cesure che hanno scandito la storia del Novecento: la guerra, la ricostruzione, il Sessantotto, la fase di declino industriale degli anni Ottanta fino alla rifunzionalizzazione degli anni Duemila. Lavoratori e lavoratrici sono stati testimoni non solo delle trasformazioni produttive, ma anche protagonisti delle numerose forme di lotta che li hanno visti mobilitarsi per la ripresa all'indomani del secondo conflitto mondiale, contro i licenziamenti discriminatori degli anni Cinquanta, per migliori condizioni di lavoro e retribuzioni negli anni Sessanta/Settanta, fino alla crisi della fabbrica e lunga mobilitazione contro la chiusura negli anni Ottanta.

La mostra fa parte del più ampio progetto "Il lavoro e la Minganti", lanciato in occasione del centenario della fondazione delle Officine in sinergia con il progetto Bologna metalmeccanic@, co-promosso dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell'Università di Bologna, dal Museo del Patrimonio Industriale, da associazioni di ricerca storica e promozione culturale come Clionet e da Fiom-Cgil Bologna. Significativa ed importante è stata l'attivazione di un gruppo di ex-lavoratori ed ex-lavoratrici delle Officine Minganti, costituitosi nel Comitato Minganti Storica, interessati a non disperdere l'importante memoria e cultura del lavoro che ha trovato espressione nello stabilimento metalmeccanico nel corso del Novecento. (Comunicato Ufficio Stampa Istituzione Bologna Musei)




Nasce a Matera il MIB - Museo Immersivo della Bruna
www.mibmatera.it

Un museo per conoscere la festa patronale, in onore di Maria Santissima della Bruna, che da 630 anni si svolge il 2 luglio a Matera, un piccolo museo che si sviluppa su 200 metri quadrati ma che al suo interno contiene un carro trionfale in scala 1:1 e che grazie alle più moderne tecnologie permette ai visitatori, indossando occhiali in 3D, di trovarsi al centro del momento più emozionante della festa: lo strazzo del carro in cartapesta. Il MIB - Museo Immersivo della Bruna, è stato inaugurato il 30 novembre, nel cuore del Sasso Barisano.

Il 2 luglio, il giorno più lungo come i cittadini di Matera definiscono il 2 luglio, con la festa che si svolge dalle prime luci dell'alba con la processione dei pastori, fino allo strazzo del carro e ai fuochi pirotecnici di mezzanotte, nel percorso museale viene raccontato con immagini e suoni che consentono di scoprire i momenti salienti della Festa della Bruna e di poter vedere un carro realizzato in scala 1:1. Una struttura di imponenti dimensioni, con i suoi 12 metri di lunghezza, 3 di larghezza e alto ben 7 metri. Costruito in cartapesta dall'artista Andrea Sansone, il manufatto è ricco di statue, angeli, putti, fregi e dipinti. Il MIB - Museo Immersivo della Bruna non prevede giorni di chiusura, le visite si potranno effettuare tutti i giorni dalle 9 alle 21 previa prenotazione.

"La visita si svolge in 20 minuti - illustra Alessandro Tortorelli, l'architetto che ha allestito il museo - il pubblico viene accompagnato da un susseguirsi di video, su testi di Antonio Andrisani e immagini di Rvm Broadcast con la regia di Vito Cea, e effetti sonori a scoprire la processione dei pastori, la cavalcata dei cavalieri in costume che accompagnano la effige della Madonna della Bruna nel percorso processionale, i tre giri beneauguranti che il carro compie in piazza Duomo, l'ultimo tragitto del manufatto in cartapesta verso piazza Vittorio Veneto dove lo attende la folla per l'assalto e la distruzione del carro. Questo momento di grande adrenalina lo si potrà rivivere con occhiali in 3D, ritrovandosi sul carro insieme agli assaltatori". (Estratto da comunicato stampa)




Opera di Umberto Boccioni denominata Forme uniche della continuità nello spazio Forme uniche della continuità nello spazio
Nella Galleria nazionale di Cosenza la versione "gemella" dell'opera bronzea di Umberto Boccioni


La notizia che nei giorni scorsi, presso la casa d'aste Christie's di New York, è stato venduta l'opera bronzea di Umberto Boccioni (1882-1916) Forme uniche della continuità nello spazio per oltre 16 milioni di dollari (diritti compresi), pari a oltre 14 milioni di euro, dà, di riflesso, enorme lustro alla Galleria nazionale di Cosenza. Nelle sale espositive di Palazzo Arnone, infatti, i visitatori possono ammirare gratuitamente una versione "gemella" della preziosa opera del grande scultore reggino donata alla Galleria nazionale di Cosenza dal mecenate Roberto Bilotti. L'opera è uno dei bronzi numerati, realizzati tra il 1971 e 1972 su commissione del direttore della galleria d'arte "La Medusa" di Roma, Claudio Bruni Sakraischik.

Forme uniche della continuità nello spazio è stata modellata su un calco del 1951 di proprietà del conte Paolo Marinotti, il quale, nel frattempo, aveva ottenuto l'originale dalla vedova di Filippo Tommaso Marinetti, ritenuto il fondatore del movimento futurista. La celebre scultura è stata concepita da Boccioni nel 1913 ed è oggi raffigurata anche sul retro dei venti centesimi di euro, proprio quale icona del Futurismo che più di tutte ha influenzato l'arte e la cultura del XX secolo. Il manufatto originale è in gesso e non è stato mai riprodotto nella versione in bronzo nel corso della vita dell'autore. Quella presente nella Galleria nazionale di Cosenza, dunque, rappresenta un'autentica rarità, insieme ai tanti altri tesori artistici e storici esposti negli spazi di Palazzo Arnone. (Comunicato stampa)




Ulrich Erben - Schattenlinie 4 - 2013 - Courtesy of the artist and Galleria Gentili, Florence Ulrich Erben: "Incontro"
December 7, 2019 - January 31, 2020
Galleria Gentili - Florence
www.galleriagentili.it

Ulrich Erben was born in Düsseldorf (Germany) in 1940. Between 1958 and 1963, he studied at Hamburg Academy of Art and later at those of Venice, Monaco and Berlin. Erben took part in some of the most important exhibitions dedicated to Analytical Painting, including: Perception Times, Casa della Cultura, Livorno, 1973; A possible future. New Painting, Palazzo dei Diamanti in Ferrara; Reflection about painting, Palazzo Comunale, Acireale; Geplante Malerei, Westfälischer Kunstverein, Münster; Galleria del Milione, Milan, 1974-75; The Colours of Painting, Italian-Latin American Institute, Rome, 1976. In 1977, he was invited to Kassel for Documenta 6.

Interested as he is about the effects of light beyond the picture, he also worked on mural projects like, for example, at the Museum Folkwang in Essen, at the Kunstverein in Cologne, at Galleria Piltzer in Paris, and at Five Ginza in Tokyo. In the last few decades, he held several shows in venues such as Kunsthalle in Mannheim (1984) and Kunstverein für die Rheinlande und Westfalen in Düsseldorf (1990). In 2003, the Wiesbaden Museum dedicated to him a monographic exhibition. He also exhibited at Zappettini Foundation in Chiavari (Genua) in the group shows Painting 70. Painting-painting and analytical abstraction (2004) and Matt surfaces of analytic painting (2009). Between 2010 and 2017, he has exhibited in various German institutions such as the Museum Kunst Palast (Düsseldorf), the Museum DKM (Duisburg) and the Museum Goch (Goch). In 2019 he had a solo show at Josef Albers Museum Quadrat Bottrop. (Press release)




La GAM Galleria d'Arte Moderna Empedocle Restivo di Palermo insieme a Google Arts & Culture porta online la sua collezione pittorica

Disponibili su artsandculture.google.com oltre 190 opere e 4 percorsi di mostra: "La nascita della Galleria d'Arte Moderna", "La Sicilia e il paesaggio mediterraneo", "Opere dalle Biennali di Venezia" e "Il Novecento italiano". La GAM - Galleria d'Arte Moderna Empedocle Restivo - di Palermo entra a far parte di Google Arts & Culture, la piattaforma tecnologica sviluppata da Google per promuovere online e preservare la cultura, con una Collezione digitale di 192 opere.

Google Arts & Culture permette agli utenti di esplorare le opere d'arte, i manufatti e molto altro tra oltre 2000 musei, archivi e organizzazioni da 80 paesi che hanno lavorato con il Google Cultural Institute per condividere online le loro collezioni e le loro storie. Disponibile sul Web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l'app per iOS e Android, la piattaforma è pensata come un luogo in cui esplorare e assaporare l'arte e la cultura online. Google Arts & Culture è una creazione del Google Cultural Institute.

- La Collezione digitale

Grazie al lavoro di selezione curato dalla Direzione del Museo in collaborazione con lo staff di Civita Sicilia, ad oggi è stato possibile digitalizzare 192 opere, a cui si aggiungeranno, nel corso dei prossimi mesi, le restanti opere della Collezione. Tra le più significative già online: Francesco Lojacono, Veduta di Palermo (1875), Antonino Leto, La raccolta delle olive (1874), Ettore De Maria Bergler, Taormina (1907), Michele Catti, Porta Nuova (1908), Giovanni Boldini, Femme aux gants (1901), Franz Von Stuck, Il peccato (1909), Mario Sironi, Il tram (1920), Felice Casorati, Gli scolari (1928), Renato Guttuso, Autoritratto (1936).

- La Mostra digitale "La nascita della Galleria d'Arte Moderna"

La sezione ripercorre, dal punto di vista storico, sociale e artistico, i momenti fondamentali che portarono all'inaugurazione, nel 1910, della Galleria d'Arte Moderna "Empedocle Restivo". Un'affascinante ricostruzione di quel momento magico, a cavallo tra i due secoli, ricco di entusiasmi e di fermenti culturali che ebbe il suo ammirato punto di arrivo nell'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, evento chiave per la fondazione della Galleria e per le sue prime acquisizioni, le cui tematiche costituiscono la storia di un'epoca.

- La Mostra digitale "La Sicilia e il paesaggio Mediterraneo"

Un viaggio straordinario nel secolo della natura, come l'Ottocento è stato definito, attraverso le opere dei suoi più grandi interpreti siciliani che hanno costruito il nostro immaginario collettivo: dal "ladro del sole" Francesco Lojacono ad Antonino Leto, grande amico dei Florio in uno storico sodalizio artistico, per giungere al "pittore gentiluomo" Ettore De Maria Bergler, artista eclettico e protagonista dei più importanti episodi decorativi della Palermo Liberty, e infine Michele Catti, nelle cui tele il paesaggio si fa stato d'animo e una Palermo autunnale fa eco a Parigi.

- La Mostra digitale "Opere dalle Biennali di Venezia"

In anni di fervida attività espositiva, la Biennale di Venezia si contraddistinse subito come eccezionale occasione di confronto internazionale e banco di prova delle recenti tendenze dell'arte europea. Dall'edizione del 1907 presente all'evento con la sua delegazione, la Galleria d'Arte Moderna seppe riportare a Palermo opere che ci restituiscono oggi la complessa temperie della cultura artistica del primo Novecento, dalle atmosfere simboliste del Peccato di Von Stuck, protagonista della Secessione di Monaco, alla raffinata eleganza della Femme aux gants di Boldini.

- La Mostra digitale "Il Novecento italiano"

Un percorso che si snoda lungo il secolo breve e ne analizza le ripercussioni sui movimenti artistici coevi, spesso scissi tra opposte visioni e ricchi di diverse sfumature e declinazioni. Tra il Divisionismo di inizio secolo, figlio delle sperimentazioni Ottocentesche, e l'Astrattismo degli anni Sessanta, si consumano in Italia i conflitti mondiali, il Ventennio fascista, i momenti del dopoguerra. La lettura delle opere d'arte può allora funzionare come veicolo attraverso il quale comprendere le complesse evoluzioni e gli eventi cardine che hanno caratterizzato la prima metà del Novecento italiano. (Comunicato stampa)




Francobollo delle Poste Italiane con Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone Francobollo dedicato a Giovanni Antonio de' Sacchis detto "il Pordenone"

Il 23 novembre 2019 è stato emesso un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica "il Patrimonio artistico e culturale italiano" dedicato a Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone, relativo al valore della tariffa B zona 3 pari a 3,10€, con una tiratura di trecentomila esemplari e fogli da ventotto esemplari. Il francobollo è in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva, non fluorescente.

La vignetta, raffigura un particolare dell'affresco "San Rocco e Sant'Erasmo" che Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, realizzò nel Duomo di San Marco di Pordenone. Completano il francobollo la leggenda "G. A. De' Sacchis detto il Pordenone", le date "1483-1539" la scritta "Italia" e l'indicazione tariffaria "B Zona 3". Il francobollo ed i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi, possono essere acquistati presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli "Spazio Filatelia" di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Venezia, Verona e sul sito poste.it. Per l'occasione è stato realizzato anche un folder in formato A4 a due ante contenente il francobollo, una cartolina annullata ed affrancata, una busta primo giorno di emissione, al costo di 17€.

In occasione della mostra internazionale dedicata al Rinascimento (25 ottobre 2019 - 2 febbraio 2020) e focalizzata sulla figura di Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, l'Amministrazione Comunale di Pordenone valorizza la figura e l'opera di questo straordinario artista, che ha avuto esiti in tutta Europa. I suoi capolavori verranno proposti insieme con quelli di altri maestri del periodo come Giorgione, Tiziano, Lotto, Romanino, Correggio, Jacopo Bassano e Tintoretto.

Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone (Pordenone 1483/84 - Ferrara 1539) nasce da Angelo, un magister murarius originario di Corticelle nel bresciano, e da Maddalena, di ignoto casato. Vasari afferma: "si mostrò nella pittura sì valoroso, che le sue figure appariscon tonde e spiccate dal muro" (1568). La sua formazione, avvenuta in ambito locale, risente degli influssi di Gianfrancesco da Tolmezzo, Pietro da Vicenza e altri artisti friulani del tempo. Tuttavia egli seppe guardare ben presto oltre i confini regionali e soprattutto in direzione di Venezia, dominata allora dalle figure di Giorgione e dei suoi "creati", Tiziano e Sebastiano del Piombo. Attivo nell'area pordenonese, la sua prima opera è probabilmente da individuarsi nel ciclo di affreschi della chiesa campestre di Marzinis, cui ha fatto seguito nel 1506 il trittico per la chiesa di Santo Stefano a Valeriano (prima opera firmata e datata) e qualche tempo dopo l'importante ciclo nel coro della chiesa di San Lorenzo a Vacile.

Nei primi anni del secondo decennio il Pordenone è impegnato per i conti di Collato nella decorazione della cappella vecchia del castello di San Salvatore, presso Susegana, mentre tra il 1512 e il 1518 realizza numerose altre opere sia a Pordenone e in Friuli sia nella Marca Trevigiana. Meritano di essere ricordate la pala della parrocchiale di Vallenoncello (1512-1513), la pala di Susegana (1513-1514), gli affreschi di Villanova (1514), la pala della Madonna della Misericordia, commissionata nel 1515 per il duomo pordenonese. Gli esiti più innovativi sono tuttavia rappresentati dal grandioso ciclo con storie della Passione di Cristo, eseguito tra il 1520 ed il 1522 nella cattedrale di Cremona.

Dell'attività immediatamente successiva restano importanti testimonianze a Spilimbergo (portelle dell'organo, 1524) e a Pordenone (frammenti d'affresco per la chiesa di San Francesco e la superstite preziosa testimonianza della sagoma di San Giovanni dolente). Verso la fine degli anni venti decora a Venezia il coro (distrutto) della chiesa di San Rocco e le portelle di un armadio per argenti molto ammirate dai contemporanei. Tra il 1530 ed il 1532 opera in Santa Maria di Campagna a Piacenza e nella chiesa dei Francescani a Cortemaggiore. A Pordenone ritorna per realizzare per il duomo la pala di San Marco (1533-1535) e gli scomparti del fonte battesimale (1534 circa). Dal 1535 si stabilisce a Venezia, assumendo importanti incarichi, tra cui la decorazione di alcune sale di palazzo Ducale, e diventando il principale antagonista di Tiziano. Su invito del duca Ercole II d'Este si reca a Ferrara, nel dicembre del 1538, per approntare una serie di cartoni preparatori per arazzi: ma qui morirà, "assalito da gravissimo affanno di petto", intorno al 12-13 gennaio 1539. (Comunicato stampa)




Fotografia realizzata da Mimmo Rubino come immagine guida per la campagna di comunicazione della mostra Quando le statue sognano allestita nel 2019 Quando le Statue sognano
Frammenti da un museo in transito


dal 29 novembre 2019
Museo Salinas - Palermo

.. 28 novembre 2019, ore 19
Concerto inaugurale con: Ornella Cerniglia (pianoforte); Floriana Franchina (flauto); 108 (electronics)
apertura straordinaria del museo fino alle 23

Dalle metope dei Templi di Selinunte - il più importante complesso scultoreo dell'arte greca d'Occidente - alla Pietra di Palermo, reperto egizio risalente alla metà del II Millennio a.C. circa, dalle raccolte di vasi etruschi della Collezione Bonci Casuccini all'Ariete bronzeo di Siracusa, il Museo Salinas di Palermo, con la sua storia lunga oltre due secoli, raccoglie una delle collezioni archeologiche più prestigiose nel mondo.

Grazie alla mostra in due capitoli, curata da Caterina Greco, direttrice del Museo, e Helga Marsala e a una serie di prossimi eventi collaterali, racchiusi dal sottotitolo "Frammenti di un museo in transito", vengono temporaneamente restituiti al pubblico alcuni spazi di questo luogo straordinario, che riapriranno definitivamente solo al termine dei complessi lavori di restauro e riallestimento,in via di completamento. Ed è proprio tra i depositi, i corridoi disabitati e le sale vuote che i progetti per la mostra hanno preso forma: luoghi precipitati in un silenzio onirico, per l'occasione tramutati in set e serbatoi di suggestioni per produzioni contemporanee, in dialogo con opere e reperti archeologici. Un programma che si estenderà nel corso dei prossimi mesi, pensato per trasformare l'attesa in nuovo contenuto: il tempo che separa dall'apertura degli ultimi due piani del Museo diventa occasione di scoperta, ricerca e comunicazione.

E a proposito di comunicazione, da costruire intorno a spazi e reperti riportati a galla, il "Salinas" ha scelto di affidare aun artista il ruolo di art director. Attivo soprattutto nel campo dell'arte pubblica e dell'arte urbana, ma con una ricerca parallela legata al graphic design, Mimmo Rubino (Potenza, 1979), noto anche come Rub Kandy, ha ideato la campagna creativa per la promozione delle mostre: agli scatti fotografici, i manifesti, l'immagine coordinata e le pubblicazioni editoriali diventano,con la sua cifra personale, un'avventura concettuale e di stile, concepita come opera d'arte in progress. La mostra comincia, in questo primo appuntamento, con l'apertura straordinaria della Sala Ipostila (o Sala delle Colonne) e degli spazi contigui, restaurati per accogliere opere e manufatti provenienti da diverse donazioni, prevalentemente di epoca Borbonica, parte del patrimonio museale

Il percorso si apre conuna preziosa serie di scatti di Ferdinando Scianna (Bagheria, Palermo, 1943). Le fotografie, realizzate dal maestro siciliano proprio al Salinas, nel 1984, ritraggono Jorge Luis Borges, anziano e già cieco, mentre sfiora alcune statue della collezione, nel tentativo di "vederle" con le mani. Un dialogo intimo tra il grande poeta - che sulla dimensione del sogno e la condizione del buio scrisse pagine memorabili - e i corpi marmorei ospitati tra le sale del museo: una muta conversazione, un ideale "reciproco ascolto", di cui Scianna colse le intensità e i movimenti, nel buio di un'invisibilità tramutata in visione interiore. Lungo il percorso si alternano poi le opere contemporanee di Alessandro Roma (Milano, 1977), 108/Guido Bisagni (Alessandria, 1978) e Fabio Sandri (Valdagno, Vi, 1964), in dialogo con alcuni reperti delle collezioni archeologiche: tutti materiali recuperati, riscoperti e individuati dai curatori,in accordo con gli stessi artisti. Una selezione che si concentra sull'antica Roma e sull'eredità della cultura greca, in un susseguirsi di corsi e ricorsi, temi, opere, mutamenti e assonanze, che riflettono il complesso processo di formazione del moderno Museo.

In mostra sono inoltre già presentidue importanti anteprime del futuro allestimento: nella Stanza del Mosaico la straordinaria Menade Farnese, esposta in rare occasioni - inclusa una recente mostra al Museo Salinas -, valorizzata qui da una collocazione dal forte impatto visivo, mentre nel prolungamento della Sala Ipostila sarà visibile il maestoso Ariete bronzeo da Siracusa, donato al museo dal Re Vittorio Emanuele II. Felice debutto, invece, per le teste votive di Cales, da un'affascinante serie di ex voto in terracotta (IV-II secolo a.C): acquisite a metà Ottocento dal Museo della Regia Università di Palermo, non erano mai state esposte tra le sale del Museo. Ed è proprio l'Arietea a ispirare due delle opere esposte da 108/Guido Bisagni, artista visivo e sonoro con un linguaggio nutrito di astrazioni, suggestioni noise e dark, ispirazioni post-industriale e post-graffiti.

Meccanica Intangibile (2019) è un dittico su carta dedicato alconcetto di doppio e di tensione tra opposti, in cui la forma dell'animale, l'evocazione del suo gemello distrutto e la potenza della sua rappresentazione diventano esercizio di astrazione pura, tra smaterializzazioni e morfogenesi oscure. L'ariete (2019) è invece il suo primo libro d'artista in copia unica, interamente realizzato a mano, composto da 60 disegni a inchiostro: un processo creativo che si avvicina, secondo l'artista, a un moderno rituale misterico. Completano il corpus quattro tracce sonore - Silvano serale, Raijin (I Signori della pioggia), Silvano notturno, Inno alla notte (2019) - che realizzano un soundscape ('paesaggio sonoro') chiaroscurale, vespertino, intriso di riferimenti a Orfeo e alla natura. I suoni elettronici si mescolano qui a field recordings ('registrazioni sul campo') realizzati in giro per il mondo: insetti e animali selvatici di un bosco del Minnewaska State Park, in una riserva indiana sulla Shawangunk Mountain (New York), il rumore della pioggia a Kyoto e la voce dei ruscelli sugli Appennini; infine sussurri e bisbigli, evocativi della lettura degli antichi Inni Orfici.

In dialogo con diverse opere archeologiche è invece il lavoro di Alessandro Roma, che espone una serie di ceramiche variopinte ispirate a temi naturalistici, forme in transizione, corpi vege tali in mutazione: un'idea di archeologia fantastica, protagonista di sogni e memorie, che le stesse statue, nel silenzio, sembrano coltivare. Così è per la Menade, seguace di Dioniso, simulacro di un mondo antico intrecciato con narrazioni mitologiche e rituali, di cui si rintraccia, nelle sculture informi dell'artista, un riflesso materiale eallucinato.

Una serie di opere su stoffa, Forms in transition (2018) e Drawing I, II, III (2018), mette quindi in scena una natura selvatica, frammentata, esasperata, in cui i riferimenti alla figurazione si offrono a una progressiva smaterializzazione, diventando il doppio onirico di statue e reperti (dal gruppo di Eracle e la Cerva all'alto candelabro marmoreo del II sec. d. C.). E sempre la Menade Farnese è fonte di ispirazione per il lavoro di Fabio Sandri, che in Menade (2019) realizza un ritratto della celebre scultura, assemblando quattro immagini storiche corrispondenti alle quattro tappe del lungo viaggio che, tra il Cinquecento e gli anni Cinquanta del secolo scorso, ha condotto la monumentale statua fino a Palermo. Realizzata proiettando le immagini su carta fotosensibile,l'immagine ottenuta in negativo, scansionata e invertita digitalmente,ha generato una nuova immagine in positivo. Con la stessa tecnica l'artista realizza Trasporto (Polydeukion) (2019), proiettando su carta foto sensibile il video di un pregevole ritratto del II sec. d.C., tenuto fra le braccia di una figura senza volto.

L'immagine risultante è un'impronta del film, una somma di tutti i fotogrammi in movimento, capace di restituire l'apparente immobilità delle cose e la loro infinita, inevitabile progressione. Incarnato (Satiro Versante), Incarnato (Pan), Incarnato (Cesare), Incarnato (Ritratto di Partinico) e Incarnato (Accumulo) (2019) sono dedicate ad alcune teste d'epoca romana, individuate tra opere del museo non ancora esposte: le immagini, realizzate su superfici in continua impressione e generate senza l'ausilio di una macchina fotografica, continueranno a mutare e sbiadire per effetto della luce ambientale, fino alla sparizione totale, trasformandosi via via in scarti o detriti. Fotografia come performance, ma anche come reperto e lenta accumulazione.

Accompagna la mostra Interludi, un programma appuntamenti che si svilupperà nel corso del 2020,in cui un'opera selezionata dai depositi del Museo, in attesa di approdare al nuovo allestimento,dialoga col progetto di un artista contemporaneoo con opere in prestito da altre prestigiose collezioni. Il ciclo si inaugura con la fotografa Roselena Ramistella (Gela, 1982) e la sua serie Ritratto di famiglia: un insieme di scatti ispirati ai lavoratori del Museo - dagli archeologi ai custodi, dai funzionari ai bibliotecari, da chi si occupa di comunicazione a chi ha in carico la sicurezza, gli archivi, le pulizie, i restauri dei reperti -, posta in dialogo con una raffinata testa romana di età adrianea (prima metà II sec. d. C.), un ritratto marmoreo del giovane Polydeukion, discepolo favorito di Erode Attico.

Il restauro terminato nel 2016 - che ha riportato alla luce ambienti del secentesco monastero dei Padri Filippini - insieme all'esposizione di opere attualmente custodite in deposito, restituiscono dunque al pubblico un'area del museo mai vista prima. Tra queste nuove sale del "Salinas" (un tempo adibite a uffici), che ancora non presentano il loro assetto definitivo, prende così vita un insolito racconto,in cui si intrecciano archeologia e arte contemporanea: tessuti evanescenti, ceramiche astratte, suoni elettronici, fotografie e immagini in dissolvenza, ritratti marmorei, disegni, sculture bronzee, manufatti d'uso quotidiano o con funzione rituale, compongono una sorta di fantasmagoria, di cui le statue e i reperti sono parte attiva, memoria antica e sempre vitale nella costante evoluzione del Museo.

Il racconto intessuto intorno a opere e spazi è frutto di una suggestione poetica: le statue antiche, immerse nel silenzio di corridoi, depositi, magazzini, sale sigillate, sprofondano in un sonno carico di sogni, memorie, allucinazioni edesideri, tra scampoli del loro passato e acrobazie visionarie. Le opere contemporanee, le apparizioni evanescenti, le stesse sale del museo, i simboli riemersi e i miti evocati, sembrano arrivare da quest'esercito di simulacri a riposo, in attesa di essere riscoperti e interrogati. Tra cortocircuiti temporali, contaminazioni e accostamenti, nella cornice lirica di un grande sogno collettivo, Quando le Statue sognano riporta al presente alcuni archetipi inesauribili, tra i quali l'Uomo, la Natura, il Sacro, restituiti ed elaborati fra opere della collezione e opere contemporanee. (Comunicato stampa)




Particolare dell'autoritratto Antonio Badile utilizzato per la presentazione della notizia Donato ai Musei Civici di Verona l'Autoritratto del 1552 dell'artista Antonio Badile

Un particolare dipinto raffigurante, uno degli artisti più significativi del Cinquecento veronese, maestro di Paolo Caliari detto 'Il Veronese'. L'opera, posta appositamente di fronte al dipinto 'Pala Bevilacqua-Lazise' di Paolo Caliari, è da oggi visibile al pubblico nella sala Tintoretto-Veronese. Uno spazio espositivo che avrà a breve un intervento di valorizzazione, perché contiene i capolavori più rappresentantivi del nostro Cinquecento.

Artista autorevole e poliedrico, Antonio Badile, scomparso a soli 42 anni nel 1560, ha guidato la bottega secolare di famiglia, attiva dal XIV al XVII secolo, nel passaggio artistico dal classicismo d'inizio Cinquecento ad una più colta e complessa tecnica pittorica, di cui l'allievo Veronese sarà uno dei massimi esponenti. L'Autoritratto, firmato e datato 1552, è evidentemente ambientato nello studio del pittore. Dalla finestra posta alle sue spalle si apre una veduta su una piazza e un incrocio tra le vie del centro cittadino. In primo piano, appoggiati sul tavolo accanto al biglietto che Badile tiene nella mano destra, si vedono rappresentati i simboli che caratterizzano le diverse competenze dell'artista: il bulino, che si collega alla sua attività di incisore, in cui si era specializzato il padre Girolamo; le penne e il calamaio, a quella di disegnatore. Sempre sul tavolo è ben visibile l'album in primo piano dove Badile raccoglieva studi e testimonianze grafiche, anche dei suoi antenati o di ammirati colleghi.

Nel Seicento il libro di disegni faceva parte della collezione veronese del conte Ludovico Moscardo, ma in seguito fu smembrato. I suoi fogli arricchiscono oggi le collezioni dei più prestigiosi musei del mondo. Nella seconda metà del XVIII secolo, il dipinto si trovava a Bologna nella principesca collezione del marchese Filippo Ercolani. Nel secolo successivo giunse in Inghilterra, dove è documentato in varie raccolte private, tra le quali quella di Robert Stayner Holford a Dorchester House (Londra). Messo all'asta a Sotheby's nel 1969, tornò in una collezione privata veronese e nel 1988 fu esposto a Castelvecchio alla mostra dedicata a Paolo Veronese. Oggi, con la donazione De Stefani, il quadro entra a far parte delle collezioni civiche veronesi. (Estratto da comunicato stampa Studio Esseci)




Locandina della mostra di Peter Waechtler Peter Wächtler
termina lo 09 maggio 2020
Fondazione Antonio Dalle Nogare - Bolzano
Locandina

Invitato a pensare a un progetto site-specific per gli spazi e per il contesto sia della città sia della regione, Wächtler è tornato in visita più volte durante l'anno e ha analizzato luoghi fisici e di produzione che lo hanno ispirato nella realizzazione di un progetto composto di opere scultoree, fotografiche, pittoriche e video. Il risultato è una mostra - a cura di Vincenzo de Bellis - nella quale l'artista mette in evidenza alcuni aspetti caratteristici della sua pratica: l'interesse per tecniche artistiche tradizionali e artigianali; la necessità di costruzione narrativa simile a quella di un racconto (Wächtler è anche uno scrittore) e la capacità di muoversi liberamente tra diversi mezzi espressivi. Tutti questi mezzi diventano tappe di un racconto nel quale il personale si mescola all'impersonale, il soggettivo all'oggettivo, il reale al surreale o all'irreale.

Peter Wächtler lavora con una varietà di media: bronzo e ceramica, testi, disegni e video. Ma è in realtà il racconto stesso a costituire il suo materiale prediletto. Le sue opere evocano spesso una narrazione che vede figure umane o animali in stati particolari di animazione. Questi usano e adattano elementi di finzione, folklore e cultura popolare, relazionandosi sia a tradizioni specifiche che a favole comuni, e concretizzano le diverse modalità in cui una storia può essere raccontata, tanto quanto la storia in sé. Le opere di Peter Wächtler (Hannover - Germania, 1979) sono state esposte in mostre personali presso la Kunsthall di Bergen, lo Schinkel Pavillon di Berlino, al MUKHA di Anversa, alla Chisenhale Gallery di Londra e alla Reinassaince Society di Chicago. Il 30 agosto ha inaugurato una sua personale presso la Kunsthalle di Zurigo. (Comunicato stampa Lara Facco)




Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo Foto della Fonte Aretusa a Siracusa - copyright Vittoria Gallo ||| Sicilia ||| Apre al pubblico la Fonte Aretusa a Siracusa
www.fontearetusasiracusa.it

Concluso l'intervento di adeguamento strutturale e funzionale del sito, la Fonte Aretusa   ha aperto al pubblico il 6 agosto con un percorso di visita che consente di ammirarne dall'interno la bellezza, accompagnati dalle voci italiane di Isabella Ragonese, Sergio Grasso e Stefano Starna. Il percorso di visita restituisce l'emozione di un "viaggio" accanto allo specchio di acqua dolce popolato dai papiri nilotici e da animali acquatici, donati dai siracusani come devozione a una mitologia lontana dalle moderne religioni, superando le difficoltà di accedervi e permettendo di compiere una specie di percorso devozionale in piena sicurezza. L'audioguida è disponibile anche in lingua inglese, francese, spagnola e cinese.

È il primo risultato del progetto di valorizzazione elaborato da Civita Sicilia come concessionario del Comune di Siracusa con la collaborazione della Fondazione per l'Arte e la Cultura Lauro Chiazzese. Il progetto, elaborato e diretto per la parte architettonica da Francesco Santalucia, Viviana Russello e Domenico Forcellini, ha visto la collaborazione della Struttura Didattica Speciale di Architettura di Siracusa e si è avvalso della consulenza scientifica di Corrado Basile, Presidente dell'Istituto Internazionale del papiro - Museo del Papiro.

Da oltre duemila anni, la Fonte Aretusa è uno dei simboli della città di Siracusa. Le acque che scorrono nel sottosuolo di Ortigia, ragione prima della sua fondazione, ritornano in superficie al suo interno, dove il mito vuole che si uniscano a quelle del fiume Alfeo in un abbraccio senza tempo. È un mito straordinario, cantato nei secoli da poeti, musicisti e drammaturghi. La storia di Aretusa e Alfeo è una storia d'amore, inizialmente non corrisposto, tra una ninfa e un fiume che inizia in Grecia e trova qui il suo epilogo, simbolo del legame che esiste tra Siracusa e la madrepatria dei suoi fondatori. Ma la Fonte Aretusa è anche il luogo nelle cui acque, nel corso dei secoli, filosofi, re, condottieri e imperatori si sono specchiati e genti venute da lontano, molto diverse tra loro, sono rimaste affascinate, anche attraverso le numerose trasformazioni del suo aspetto esteriore.

La Fonte ospita da millenni branchi di pesci un tempo sacri alla dea Artemide e, da tempi più recenti, una fiorente colonia di piante di papiro e alcune simpatiche anatre che le valgono il nomignolo affettuoso con cui i Siracusani di oggi talvolta la chiamano, funtàna de' pàpere. Dalla Fonte si gode un tramonto che Cicerone descrisse "tra i più belli al mondo" e la vista del Porto Grande dove duemila anni fa si svolsero epiche battaglie navali che videro protagonista la flotta siracusana e dove le acque di Alfeo e Aretusa si disperdono nel mare in un abbraccio eterno. (Comunicato Ufficio stampa Civita)

  La Trinacria | Storia e Mitologia

Sicilia e Grecia





opera di Gianfranco Gorgoni Photology Air 2019/2020
Il nuovo parco per l'arte contemporanea in Sicilia


22 giugno - 03 novembre 2019
09 aprile - 27 settembre 2020
Tenuta Busulmone - Busulmone, Noto (Siracusa)
www.photology.com

Cinque progetti naturalistico-fotografici che coinvolgeranno il curatore uruguaiano Martin Craucin e 15 artisti di fama internazionale: Gianfranco Gorgoni, Georg Reinking, Gian Paolo Barbieri, Angelo Candiano, Mario Giacomelli, Jack Pierson, Giada Barbieri, Massimo Bartolini, Mario Cresci, Juan Pedro Fabro, Emilio Fantin, Fiamma Montezemolo, Irina Raffo, Luca Vitone, Francesca Romana Gaglione. Photology, che già dal 2012 ha intrapreso un'intensa attività di diffusione delle arti fotografiche nel territorio siciliano di sud-est, è orgogliosa di presentare l'edizione 2019/2020 di Photology Air (Art In Ruins), il nuovo parco per l'arte contemporanea aperto nel 2018 nei trenta ettari della splendida Tenuta Busulmone, a Noto.

In particolare, traendo ispirazione dal tema delle "rovine" come sinonimo di modernizzazione (già trattato alla Biennale di Venezia 2014), le mostre vengono allestite negli spazi restaurati en plein air di un convento ottocentesco e lungo i tanti percorsi naturali che si trovano nella tenuta. La scelta curatoriale per il biennio 2019/2020 è ricaduta su un tema sempre più attuale, la "coscienza ambientale", e il titolo Preservaction ne è diventato l'esplicito manifesto. In particolare, le attività di Photology Air che verranno presentate nel 2019 con il titolo Prelude To Preservaction, per poi svilupparsi nel 2020 sotto il nome di Preservaction Now!, offrono ai visitatori la possibilità di confrontarsi con opere eterogenee che vogliono invitare a riflettere sulla rappresentazione artistica della natura come via di preservazione e tutela, perché la Natura, da sempre fonte di ispirazione per gli artisti di qualsiasi disciplina, è lei stessa un'opera d'arte.

Noto, fiore all'occhiello dell'arte e della cultura siciliana, è uno splendido esempio di architettura barocca di fine Settecento che domina la valle del fiume Asinaro con vista sul Mar Ionio a est e Mediterraneo a sud. Il suo centro storico è stato dichiarato nel 2002 Patrimonio dell'Umanità da parte dell'Unesco insieme con le altre città tardo barocche della Val di Noto. Dopo la ricostruzione in seguito al terremoto del 1693, Noto è divenuta una delle città d'arte più visitate del nostro paese, meta di un turismo sempre crescente, tanto da registrare un incremento medio annuo di visitatori intorno al 5% dal 2010, soprattutto internazionali. Tutta la Val di Noto è oggi meta esclusiva, non solo per il patrimonio artistico-culturale, ma anche per le eccellenze enogastronomiche, e le località turistiche della zona sono particolarmente apprezzate: le spiagge della riserva naturale di Vendicari, i laghetti di Cavagrande, la zona archeologica di Pantalica, la Villa Romana del Tellaro, Marzamemi e Noto antica.

- Prelude to preservaction
22 giugno - 03 novembre 2019

.. Land Art in America
by Gianfranco Gorgoni

Pensato per la sezione Exhibitions 2018, il progetto - introdotto da un'esclusiva scultura di Georg Reinking - propone una serie di celebri lavori del fotografo italiano Gianfranco Gorgoni esposti tra le rovine del convento ottocentesco: opere fotografiche di grande formato realizzate a partire dalla fine degli anni Sessanta, in collaborazione con i grandi maestri della Land Art americana come Christo, Walter De Maria, Michael Heizer, Nancy Holt, Richard Serra, Robert Smithson, fino ai più recenti lavori con Ugo Rondinone. L'allestimento prevede un dialogo tra gli spazi interni ed esterni del rudere, per cui Gorgoni presenta opere innovative, pensate e prodotte per essere stampate su alluminio e sottoposte a speciali trattamenti da esterno.

.. Belvedere Collectors
Project Room With a View


Da giugno 2019 Photology apre al pubblico Belvedere Collectors-Project Room with a View, l'unica zona espositiva coperta di Photology Air pensata per i collezionisti e gli amanti della fotoarte. Il nuovo spazio presenta non solo una selezione di opere originali con soggetti naturalistici di artisti di fama internazionale e un esclusivo art bookshop con libri rari, ma anche la possibilità di trovare una serie limitate di prodotti a chilometro zero provenienti dal territorio di Noto. Gli artisti scelti per questa prima edizione sono: Gian Paolo Barbieri, Angelo Candiano, Mario Giacomelli, Jack Pierson. La zona Belvedere, dal secondo piano della struttura espositiva, ha un'incredibile vista a sud verso la Riserva Naturale di Vendicari.

.. Naturalistic Trail. Planta Manent
22 giugno 2019 - 29 settembre 2020

Un'esperienza unica di walking to art con 15 istallazioni fotografiche site specific stampate su alluminio e dislocate lungo un suggestivo percorso di 2 km nella campagna mediterranea circostante la Tenuta Busulmone, che ritraggono la flora locale accompagnate da spiegazioni botaniche. Planta Manent, la catalogazione fotografica permanente realizzata da Francesca Romana Gaglione, nasce con l'obiettivo di preservare, attraverso un lavoro di ricerca gli endemismi puntiformi caratteristici dell'area circostante Tenuta Busulmone, una porzione di terra che si rivela particolarmente interessante da un punto di vista botanico per via della singolare posizione geografica e delle peculiari condizioni climatiche. Quanto più un endemismo è puntiforme, cioè relativo a un'area geografica circoscritta, tanto più sarà composto da specie ad alto rischio di estinzione. Pertanto, la prima parte del progetto, una vera e propria fase di ricerca svolta insieme al botanico Paolo Uccello, si concentrerà sull'individuazione degli arbusti, degli alberi e delle infiorescenze più vulnerabili con l'obiettivo di ricostruirne la storia. La seconda parte del progetto, invece, indagherà nella vita segreta degli elementi individuati, con l'obiettivo di trasformarli in oggetti fotografici che diventeranno parte integrante di una memoria consapevole del luogo.

.. Educational Project: Kids in action
settembre 2019 - settembre 2020

Il progetto, che verrà realizzato in collaborazione con il Comune di Noto e Legambiente ha il fine di sensibilizzare ed educare le giovani generazioni alla tutela e alla pulizia dell'ambiente circostante attraverso laboratori didattici ad hoc. Gruppi di ragazzi verranno accompagnati nel territorio del Comune di Noto con l'obbiettivo di ripulire l'ambiente naturale dai rifiuti abbandonati. Il cleaning project servirà infine per utilizzare i materiali raccolti come elementi per laboratori artistici, seguendo le orme di artisti affermati come Damien Hirst, Kcho, Micheal Fliri. Le creazioni saranno esposte nel corso della stagione in un percorso esclusivo e premiate da una giuria selezionata.

- Preservaction Now!
09 aprile - 27 settembre 2020

.. The Secret Life of Plants

La mostra The secret life of plants prende ispirazione dall'omonimo libro di Peter Tompkins e Christopher Bird, pubblicato nel 1974 e basato sulle loro ricerche nel mondo dei vegetali riguardo alla possibilità che le piante non siano soltanto organismi passivi simili ad automi, sottomessi alle forze ambientali, bensì che abbiano la capacità di comunicare, di percepire gli eventi, di memorizzarli e persino di provare emozioni. L'esposizione, curata da Martin Craciun e allestita da Photology negli spazi Air (senza copertura) del convento, sarà costituita da installazioni botaniche, opere fotografiche, sculture e video. La selezione delle opere e degli artisti è incentrata proprio sulla ricerca emotiva evidenziata nel celebre libro di Tompkins e Bird. Piante e fiori mediate dal lavoro degli artisti comunicano con il visitatore attraverso i 5 sensi in un percorso scenografico che richiama il diorama. Questi gli artisti italiani ed internazionali che esporranno: Fiamma Montezemolo, Giada Barbieri, Emilio Fantin, Luca Vitone, Massimo Bartolini, Mario Cresci, Irina Raffo, Juan Pedro Fabro.

.. Art Trail
Profondo Blu

by Gian Paolo Barbieri

Profondo Blu rende omaggio all'itinerario fotografico di Gian Paolo Barbieri, che a partire dagli anni Ottanta lo vede in luoghi esotici e lontani a collezionare ritratti inediti di un'umanità e di una natura intatta, frammenti di memoria destinati a perdersi per sempre, attimi sottratti a un processo di metamorfosi e devastazione inarrestabile. In ogni foto si può percepire la profonda meditazione dell'artista, che per la prima volta si trova da solo dietro la macchina fotografica e davanti ad un soggetto che non concepisce alcuna possibilità di alterazione di setting. Art Trail 2019 si contraddistingue per un inedito ed emozionante incontro tra natura & natura. Le eleganti opere fotografiche di Gian Paolo Barbieri, realizzate in 40 anni di viaggi in luoghi incontaminati, si fondono con lo spettacolo del paesaggio rurale della campagna netina. Photology presenta un progetto di installazioni naturalistiche con strutture realizzate da artigiani locali utilizzando materiali a chilometri zero. Il percorso prevede una serie di aree espositive su un sentiero in terra battuta di circa 2 km in mezzo a millenari carrubi, ulivi e campi di grani antichi. La mostra, composta da circa 30 opere di grande formato e stampate in tricromia su materiali da esterno sarà percorribile a piedi con un normale abbigliamento sportivo o con speciali visite guidate con biciclette assistite elettricamente.

.. In the air tonight

La stagione di mostre di Photology Air per il 2020 si arricchisce di eventi esclusivi di approfondimento dal titolo In the Air Tonight. Da maggio ad agosto con cadenza settimanale si alterneranno nella zona cinema e relax una serie di presentazioni e incontri a tema seguendo la linea curatoriale Preservaction. Prima e dopo le proiezioni degli Earth Films, il programma In the Air tonight prevede una serie di art talks con il pubblico degli artisti partecipanti alle mostre, simposi di enti e fondazioni coinvolti nel progetto, lectures con presentazioni fotografiche, visite guidate notturne al cosmo, performance musicali e piccole rassegne teatrali. Sono stati invitati a partecipare: Emilio Fantin, Stefano Tirelli e Massimiliano Nebuloni, Pier Raffaele Platania, Greta Scacchi e Nicky Rohl, Luca Vitone. Gli appuntamenti verranno confermati con date e orari sull'apposito sito web e attraverso la guida Photology Air.

.. Art Film Festival
Earth Film


Photology Air si prefigge per il 2020 l'obiettivo di diventare un luogo di incontro e cultura imprescindibile per le serate netine, anche attraverso la settima arte, il cinema. La rassegna Earth Films propone una ricca selezione di lungometraggi e documentari di fama internazionale, collegati dalla comune tematica green. La sala cinema, posizionata in una location d'eccezione come il convento ottocentesco restaurato, vedrà alternarsi a pellicole note e acclamate da pubblico e critica, altre tutte da scoprire. Le proiezioni, che si susseguiranno per tutta la stagione, saranno accessibili gratuitamente fino ad esaurimento posti. Il programma definitivo della rassegna cinematografica verrà reso noto nella sezione del sito web dedicata e tramite la guida Photology Air. (Comunicato De Angelis Press)




Donazioni alla Galleria Nazionale di Cosenza

La Galleria Nazionale di Cosenza acquisisce a pieno titolo nelle sue collezioni sei interessanti sculture provenienti dalle collezioni della famiglia Bilotti. Incrementano da oggi il patrimonio del museo, illustrando importanti segmenti dell'arte italiana del Novecento, le seguenti sculture Cavallo e cavaliere con berretto frigio di Giorgio de Chirico, Portatrice di fiaccola di Emilio Greco, Grande maternità di Antonietta Raphael Mafai, Onice e Solida di Pietro Consagra, Gigantea di Mimmo Rotella. Le sculture sono già presenti nel museo ed esposte in via definitiva, ad esclusione della Grande maternità di Antonietta Raphael Mafai che sarà presentata a conclusione degli interventi di manutenzione e restauro di cui necessita. La donazione fa seguito alle altre che recentemente hanno concluso il loro iter. Sono infatti entrate a far parte delle collezioni museali anche le opere Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni, donata da Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona, e Natura donata dall'artista cosentino Giulio Telarico, già in esposizione rispettivamente nella sezione grafica dedicata all'artista futurista e nella sezione di Arte Contemporanea.

Il Polo Museale e la Galleria Nazionale di Cosenza hanno frattanto avviato le procedure finalizzate all'acquisizione in comodato d'uso gratuito di cinque disegni di Umberto Boccioni; i disegni a conclusione dell'iter andranno ulteriormente ad arricchire la sezione grafica dedicata al maestro del Futurismo. Le acquisizioni portate a felice conclusione e quelle in programma sono frutto di intese e accordi che rientrano fra gli obiettivi che il Polo Museale della Calabria e la Galleria Nazionale si sono posti per promuovere relazioni proficue con il territorio, accrescere, valorizzare il patrimonio d'arte e cultura e favorirne la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa)




"Ritratto" attribuito a Giorgione
Opera rientrata in Italia e poco conosciuta

www.letramedigiorgione.it

Danila Dal Pos, curatrice della mostra "Le trame di Giorgione", annuncia l'inserimento in mostra di un'opera che sicuramente farà discutere. "E' patrimonio di una importante collezione veneziana - annuncia la curatrice - ed è rientrata in Italia dopo essere stata in collezioni francesi e americane. Pur presente e citata in vari vecchi cataloghi e monografie su Giorgione, pochi hanno avuto modo di ammirarla in una mostra". "Sono convinta che questa mostra possa offrire -sottolinea la curatrice- l'occasione ideale per un confronto tra esperti di Giorgione e dell'arte veneta del primo Cinquecento, per giungere ad un serio approfondimento su questo dipinto che la tradizione attribuisce al Maestro di Castelfranco".

Si tratta di un prezioso, piccolo olio (cm.26,5x21,4) su cui, da tempo, gli studiosi si interrogano. Il quesito riguarda naturalmente la reale paternità del Ritratto di giovane, soggetto della tavoletta. Giorgione? Un artista della sua cerchia, Tiziano? Nessuno di questi? Per la mostra castellana, Augusto Gentili, che di Giorgione è uno dei maggiori studiosi, ha esaminato quest'opera, riservandole un particolare e curioso saggio in catalogo: potrebbe trattarsi di un lavoro giovanile di Giorgione, diremmo oggi di un Giorgione ancora alla ricerca della sua strada. Andando a ritroso nella storia di questo prezioso dipinto, Gentili risale agli anni '30 del secolo scorso, quando il Ritratto era presente in una importante collezione privata parigina. Già allora gli esperti si interrogavano su chi ne fosse l'autore e il nome di Giorgione venne più volte avanzato.

Retrocesso a prodotto "di cerchia" nelle monografie giorgionesche di Richter (1937) e Morassi (1942), il ritratto è infine esposto a Venezia alla mostra Giorgione e i giorgioneschi nel 1955. In catalogo, il curatore Zampetti ricorda i precedenti, pubblica una riproduzione - peraltro assai poco leggibile - dopo "il recente restauro" (affermando che questo "ha molto avvantaggiato la possibilità di riconoscere le buone qualità del dipinto") e informa che la tavoletta è ormai in collezione privata a New York. Il tutto senza sbilanciarsi nel giudizio e nell'attribuzione. "Quel che viene dopo - sottolinea Gentili - è ripetizione del già detto o già scritto, o memoria della mostra veneziana: anche perché a questo punto il Ritratto si eclissa per quasi mezzo secolo prima di ricomparire a sorpresa in laguna.

Gentili si spinge ad affermare che "l'incerto e spaurito ritratto potrebbe essere di Giorgione sui primissimi anni del Cinquecento: del Giorgione sperimentale, inventivo e innovativo di testa, ma ancora incerto e spaurito di mano, che qualsiasi catalogo dei possibili esordi accredita di una decina di opere drammaticamente diverse l'una dall'altra, e nessuna sicura più dell'altra". Si tratterebbe dunque dell'opera di un giovane Giorgione, teso a sperimentare e risperimentare per trovare la sua cifra stilistica: siamo probabilmente di fronte al punto di partenza di un percorso che avrà come traguardo il Ritratto Giustinian di Berlino. "Certezze assolute non ce ne sono ancora - spiega Danila Dal Pos - ma quest'opera si colloca a livelli molto alti e poterla finalmente ammirare da vicino, come si potrà fare in Casa di Giorgione, è un'occasione da non perdere". (Comunicato ufficio stampa Studio Esseci)




Particolare dalla locandina della inaugurazione del Museo Federico II Stupor Mundi a Jesi A Jesi un nuovo Museo: il Museo Federico II Stupor Mundi
Museo multimediale per rivivere la storia che ha cambiato la Storia

www.federicosecondostupormundi.it

Nello storico Palazzo Ghislieri a Jesi, la città che ha dato i natali a Federico II di Svevia, inaugurato l'1 luglio il primo grande museo a lui dedicato, che riprende l'appellativo con cui veniva chiamato l'imperatore dai suoi contemporanei per affermare la sua inesauribile curiosità intellettuale. Il progetto è nato dalla volontà dell'imprenditore e presidente della Fondazione Federico II Stupor Mundi, Gennaro Pieralisi, di dedicare al grande Imperatore un luogo che potesse ripercorrerne la vita straordinaria, raccontare le sue imprese sia in politica che in cultura, e diffondere la conoscenza degli edifici, palazzi, castelli e vestigia, ancora conservati in Italia e in Europa.

Il Museo è stato realizzato con fondi privati e il contributo di Fondazione Marche in collaborazione con il Comune di Jesi, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, la Fondazione Federico II Hohenstaufen, la Fondazione Pergolesi Spontini e la Regione Marche. La curatela scientifica è stata affidata a Anna Laura Trombetti Budriesi, docente di Storia medievale all'Università degli Studi di Bologna, coadiuvata da Laura Pasquini e Tommaso Duranti, ricercatori presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dello stesso ateneo. L'allestimento museografico è stato realizzato dalla società Volume S.r.L di Milano, capofila per questo progetto di un team di aziende quali Euphon, Studio'80, Castagna-Ravelli e Sydonia Production.

Il Museo Federico II Stupor Mundi sorge in una posizione unica al mondo: la stessa piazza dove il 26 dicembre 1194 Costanza d'Altavilla, sotto una tenda in mezzo al popolo, diede alla luce Federico II Hohenstaufen, futuro Re di Germania e di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero. Il ricordo della città natale rimase vivo nella memoria dell'Imperatore Svevo, come mostra la lettera inviata agli abitanti di Jesi nell'agosto 1239, nella quale la descrive come "nobile città della Marca, insigne principio della nostra vita, terra ove la nostra culla assurse a particolare splendore" e la definisce "la nostra Betlemme". La nascita di Federico II nella città marchigiana, ed i privilegi ad essa concessi dai suoi eredi, è alla base dell'antica definizione di "Jesi Città Regia".

Federico II di Hohenstaufen non fu solo un grande politico e condottiero, ma anche un personaggio di rara intelligenza, un fine intellettuale e studioso capace di anticipare i tempi. Si circondò di poeti eccelsi, con cui fondò la Scuola Poetica Siciliana, alla base della nascita della letteratura italiana; i suoi interessi per il sapere e la ricerca comprendevano anche i campi della medicina, dell'astronomia e della matematica, fu uomo di potere e uomo di cultura. Sedici sale tematiche, disposte su tre piani, che attraverso accurate ricostruzioni scenografiche e tridimensionali, installazioni multimediali e l'utilizzo di tecnologie di ultima generazione, come il video mapping e supporti touch-screen, costituiranno un vero e proprio viaggio immersivo e multisensoriale alla scoperta di Federico II di Svevia: la nascita e la storia dei suoi antenati; l'incoronazione come Imperatore nella medievale Basilica di San Pietro; il suo rapporto con i papi e la Chiesa; la Crociata in Terrasanta; le mogli e la discendenza; la sua passione per la falconeria (fu autore di un prezioso trattato ancora oggi attuale e modernissimo); il suo sconfinato interesse per le arti, le scienze e il sapere, che hanno contribuito a creare l'immagine di un mito che, per la prima volta, viene racchiusa in un unico luogo. (Comunicato ufficio stampa Flaminia Casucci)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Iniziative culturali

Università della Svizzera italiana
Il Teatro dell'architettura Mendrisio continua le attività di promozione della cultura architettonica

www.usi.ch

In coerenza con le disposizioni riguardo alla diffusione del Covid-19, il Teatro dell'architettura Mendrisio sospende temporaneamente gli eventi aperti al pubblico. Nel frattempo, le attività saranno esclusivamente online. Il Teatro dell'architettura Mendrisio pubblicherà sul sito web e sui social media dell'Accademia di architettura - USI nuovi contenuti ed iniziative mirate alla divulgazione della cultura architettonica. Una serie di eventi, conferenze e rassegne di mostre organizzate in passato assieme ad un'anteprima delle attività espositive future: la mostra "I disegni giovanili di Le Corbusier. 1902-1916" curata da Danièle Pauly, la rassegna di filmati "Living Le Corbusier" organizzata in collaborazione con Milano Design Film Festival, la mostra "MAD.8" dedicata alle attività didattiche della scuola e altro ancora. (Comunicato stampa)




#IPUNTIHOME
La danza va in onda on line


03 aprile 2020, ore 21
www.egridanza.com

Prosegue la rassegna #IPUNTIHOME, calendario di appuntamenti on line di danza che la Compagnia EgriBiancoDanza ha ideato per colmare temporaneamente questo difficile periodo in cui le scene sono purtroppo negate così come l'incontro diretto con il pubblico. In programma, con accesso diretto dal canale You Tube della Compagnia o dagli account Facebook e Instagram, #HOMESWEETHOME una video performance di danza ideata da Raphael Bianco, con l'apporto coreografico dei danzatori della Compagnia EgriBiancoDanza che si interroga sulla casa e come viene vissuta dagli stessi in questo momento di sosta forzata lontano dalla sala prove.

Raphael Bianco presenta così questo nuovo progetto: "Da sempre l'arte in tutte le sue forme ha reagito alla frustrazione delle limitazioni e delle costrizioni, all'inquietudine dell'emergenza e alla visione di scenari apocalittici, liberando nuove energie e intuizioni. Approfittiamo anche noi di questo momento di sosta forzata per sfruttare quello che ci viene dato o meglio restituito: il nostro spazio domestico. Restituito per ore interminabili di attesa e pensiero, dove apparentemente siamo lontani dalla nostra vita. E invece proprio lo spazio della nostra casa nasconde e rivela dimensioni che forse davamo per scontate, momenti di incontro con noi stessi e tutti gli spazi, oggetti e ricordi che definiscono, occupano e permeano la nostra casa.

Ecco il senso di HomeSweetHome, una testimonianza personale di ogni danzatore della Compagnia EgriBiancoDanza da me sollecitato a riabitare il proprio spazio domestico e a trasfigurarlo con la danza. In un gioco inconsueto per la creazione coreografica, che da sempre richiede una ricerca gestuale rigorosamente dal vivo, abbiamo utilizzato quello che l'odierna tecnologia ci offre, cellulari e canali social, per comunicare inviare video di prova, feed back coreografici: per quanto possibile, nel limite della tecnologia a nostra disposizione, nell'approssimazione della distanza, ma nell'entusiasmo riacceso di creare qualcosa che ci facesse sognare.

Ecco che cucine, letti, bagni, porte, finestre e divani, assumono altro valore e ci raccontano chi siamo poiché in loro sono impresse le nostre tracce, a cui solo distrattamente, nel quotidiano affannoso e distratto di una vita spesso frenetica, diamo peso, ma che sono specchio della nostra anima. Un'occasione per noi e per il pubblico di vivere meno tristemente questa condizione di stasi, restando a casa condividendo le curiosità e il ribollire di idee, l'effervescenza del pensiero e i ricordi, la riflessione dinamica di corpi danzanti, il senso della nostra dimora, che da prigione può diventare un luogo intimamente magico dove ritrovare parti di noi stessi con cui a volte temiamo il confronto." (Estratto da comunicato ufficio stampa Cristina Negri)




Logo della rassegna Aqua Film Festival Aqua Film Festival
01-03 maggio 2020 (rinviato allo 05-07 ottobre 2020)
Casa del Cinema di Roma
www.aquafilmfestival.org

Quinta edizione della rassegna internazionale che vuole rappresentare, con lo strumento cinematografico e di documentazione, lo straordinario mondo dell'acqua nei suoi diversi valori e funzioni di utilizzo, per scoprire nuovi talenti cinematografici e nel campo dell'audiovisivo. Direttore Artistico e fondatrice del Festival è Eleonora Vallone - pittrice, stilista, autrice, attrice di cinema, televisione e teatro, giornalista ed esperta di metodologie salutistiche in acqua. Un modo per valorizzare l'acqua non solo in chiave artistica e legata alla sua bellezza, ma anche per sollecitare i registi a denunciare i disastri legati alla poca attenzione al mondo dell'acqua. A questo tema è dedicata la sezione fuori concorso, istituita dalla scorsa edizione, "Fratello Mare, Amico Fiume, Caro Lago", organizzata dai volontari dell'Associazione Culturale no profit Universi Aqua e aperta a filmati corti o cortini realizzati con smartphone che denuncino, con reportage anche di pochi secondi o minuti, qualsiasi tipo di attività irresponsabile che provoca inquinamento del mare, dei fiumi o dei laghi.

Novità di questa edizione, la sezione Aqua & Arch, dedicata a progetti di bioarchitettura legati all'acqua e la sezione Aqua Music dedicata a video musicali con l'acqua protagonista. La Giuria assegnerà il Premio Sorella Aqua per il Miglior Corto e il Premio Sorella Aqua per il Miglior Cortino. Sono, inoltre, previste Menzioni Speciali Trasversali che andranno ai corti o cortini girati anche da smartphone che meglio interpretano i seguenti sottotemi del Festival: Menzione speciale Aqua & Ambiente - miglior documentario. Quindi, Aqua & Isola con tematica ambientata o ispirata da un'isola. Dalla scorsa edizione è inoltre istituita la sezione Aqua & Thriller, aperta a corti o cortini di genere giallo, thriller, che attraverso l'utilizzo dell'acqua esprimano al meglio questa tematica.

Durante l'edizione di Aqua Film Festival 2020 verranno, inoltre, annunciati i vincitori del concorso parallelo a quello ufficiale dedicato a scuole ed università Nazionali ed Internazionali, denominato Aqua & Students. Il comitato artistico e scientifico è composto da figure del mondo dello spettacolo di consolidata esperienza. Ricca la presenza di film, corti e documentari. La recente tragedia dell'acqua alta a Venezia è protagonista del reportage 'Omaggio a Venezia - AquaGranda', ma ci sarà spazio anche per il docufilm 'Mediterraneo Mare di Vita - The Director's cut' di Caterina Ponti, che sarà presentato fuori concorso. Una vera e propria 'nuotata' negli sconfinati, variopinti, multiformi abissi del Mar Mediterraneo, una poetica escursione subacquea in cui vengono svelati i suoi vari, curiosi, affascinanti e vitali abitanti.

I protagonisti di questa pluripremiata esperienza visiva ed audio-fonica di "edutainment", la prima opera italiana di un nuovo format, sono suggestivi e straordinari acquanauti filmati da vicino nel loro habitat; un elogio alla vita che racconta, con approccio multi-disciplinare, il "Mare Nostrum". I cortometraggi come sempre saranno variegati e toccheranno vari sotto-temi. In 'Il giorno più bello', di Valter d'Errico, l'acqua e un ristorante sul mare distolgono l'attenzione da una imminente violenza: Sonia è una ragazza di umili origini trasferitasi a Roma con le proprie speranze e progetti. L'incontro su un social network con il "principe azzurro" le cambierà per sempre la vita... Altro cortometraggio, 'Une chambre à moi' della regista e sceneggiatrice tunisina Manele Labidi, che ha come base il saggio di Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, ma sviluppato in chiave tragicomica.

Il film sottolinea il gemellaggio tra AquaFilmFestival e il Festival dei Diritti Femminili & Cinema, che si tiene a Parigi, diretto da Mario Serenellini, con Ysè Brisson delegata generale. Lo scorso dicembre, infatti, in occasione della seconda edizione del festival francese, AFF ha portato a Parigi due dei suoi corti scelti e premiati nelle precedenti edizioni, 'Grands Vents', di Nicolas Bellaïche e 'Rèsce la lune' di Giulia di Battista. Ma il festival avrà anche presentazioni di libri e incontri, come quello con il fisico Valerio Rossi Albertini, che dialogherà con il pubblico nell'ambito di "Cinema e Scienza: la parola all'esperto".

L'acqua è uno degli elementi indispensabili affinché ad ognuno sia assicurato il diritto umano universale di avere "un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia" (art. 25, Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo). Sulla Terra ci sono circa 1,4 miliardi di km3 di acqua, di cui il 97% è contenuto negli oceani. Da essa dipende la storia dell'umanità e la stessa genesi scientifica della vita e, al pari dell'aria che respiriamo, essa costituisce la nostra principale fonte di sopravvivenza. L'importanza di questo elemento-madre assume innumerevoli forme e implicazioni e rappresenta un'asse portante e continuo nelle economie, negli equilibri sociali e nelle identità culturali del pianeta. Per questo l'Acqua rappresentata nel cinema ha un impatto più sensibilizzante che nella realtà.

Importanti patrocini e partnership sposano il tema di Aqua Film Festival, tra questi la nuova collaborazione con FederPesca, il cui Presidente, Luigi Giannini, presenterà al festival importanti novità riguardo la pesca sostenibile e la difesa del mare. Quindi la novità dell'Istituto Svizzero a Roma, che contribuisce a estendere l'influenza culturale e accademica della Svizzera oltre i suoi confini. Novità e scambio anche con la Fondazione Italiana Bioarchitettura, con l'Anica, l'Associazione che rappresenta l'audiovisivo e valorizzazione del Cinema.

Il festival è realizzato con il patrocinio di: Unesco - Commissione Nazionale Italiana con il supporto di Wwap Unesco - programma delle Nazioni Unite per la Valutazione delle Risorse Idriche Mondiali; Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; Unicef Italia; Consolato Onorario del Principato di Monaco a Firenze; Coni - Comitato Olimpico Nazionale Italiano; Anica - Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali; Unimed - Unione delle Università del Mediterraneo; NuovoMaie. Partner: Ancim - Associazione Nazionale Comuni Isole Minori; Marina Corazziari gioielli e scultura; Michelangelo Gioielli. Technical partner: Aquaniene The Sport Club; Artemare. Media partner: Coming Soon. Sostenitori: Marevivo, Museo del Tevere, Tevere Day. (Comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)




"Messi - Storia di un campione"

Diretto dallo spagnolo Âlex de la lglesìa (La Comunidad; La ballata dell'odio e dell'amore), prodotto da Mediapro e distribuito da 102 Distribution, il documentario, è dal 29 marzo nel catalogo di Amazon Prime. Sceneggiato da Jorge Valdano, con la direzione della fotografia di Kiko De La Rica, le musiche di Joan Valent e il montaggio di Domingo Gonzâlex, il documentario, della durata di 95', è stato presentato, tra gli altri, alla 71a Mostra del cinema di Venezia. Racconta la storia dell'argentino Lionel Messi, sia attraverso le testimonianze di grandi leggende del calcio come Menotti, Maradona, Valdano, Cruyff, Iniesta e Piquè, così come dalle persone che l'hanno accompagnato nel suo percorso di vita, il tutto con immagini d'archivio, interviste e clip inedite.

102 Distribution è una società italiana di distribuzione e produzione cinematografica, con sede a Roma, che si occupa di acquisire e di produrre opere cinematografiche al fine di sfruttarne i diritti in tutti i canali di distribuzione: cinema, home video, televisione e new media. La linea editoriale di 102 Distribution si focalizza principalmente su prodotti internazionali di qualità, documentari, classici americani, europei e sud americani, action-movie, family e film indipendenti. (Comunicato da ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Aperte le iscrizioni al Rome Independent Film Festival
Termine di partecipazione: 30 luglio 2020
www.riff.it

Il RIFF offre ai filmmakers di tutto il mondo l'occasione per presentare in Italia film originali in anteprima. In particolare, la sezione New Frontiers, che raccoglie e presenta opere prime e seconde di lungometraggio, dà specifico rilievo alla produzione italiana e sarà occasione di incontro e scoperta di nuovi talenti cinematografici. I film devono essere stati realizzati a partire dal gennaio 2020. Il festival, inoltre, prosegue nella mission di far conoscere e distribuire le pellicole in gara. Per i vincitori, infatti, è prevista una programmazione dedicata presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma. Le opere selezionate per il concorso saranno oltre 120. Nell'edizione 2019 sono state inviate al Festival oltre duemila tra pellicole, file e DVD, provenienti da più di 50 paesi.

Le sezioni in concorso sono 7: Feature Films (lungometraggio italiano e internazionale / opere prime e seconde); Documentary Films (italiano e internazionale); Short Films (italiano e internazionale); International Student Films (scuole di cinema); Animation (animazione); Screenplays & Subject (sceneggiature & soggetti). Il programma del RIFF 2020 sarà arricchito da retrospettive e seminari che affronteranno vari aspetti della cinematografia indie. Al termine del Festival verranno assegnati i RIFF Awards. Il RIFF - Rome Independent Film Festival, ideato e diretto da Fabrizio Ferrari. (Comunicato stampa)




Voci da un teatro aperto in compagnia di Achille Campanile
06 marzo 2020 (RINVIATO)
PACTA. dei Teatri - Milano

Con Maria Eugenia D'Aquino, Riccardo Magherini, Annig Raimondi
Testi di Achille Campanile
Musiche di Maurizio Pisati
Produzione PACTA. dei Teatri
www.pacta.org

Ogni sera nella settimana fino a domenica 8 marzo, alle ore 21 nel programma di Radio Marconi "Stasera a casa Marconi - La cultura non si ferma", ideato come antidoto alla chiusura di cinema, teatri e sale da concerto, vengono trasmessi un concerto inedito, un evento teatrale esclusivo o un cd in anteprima. Achille Campanile (1899-1977), è stato uno scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e giornalista italiano, celebre per il suo umorismo surreale e i giochi di parole. (Estratto da comunicato stampa)




Locandina del Festival del Cinema Spagnolo edizione 2020 Festival del Cinema Spagnolo
13a edizione, 07-13 maggio 2020
Cinema Farnese - Roma
www.cinemaspagna.org

Il Festival del Cinema Spagnolo, è una manifestazione itinerante che promuove in tutta Italia il cinema spagnolo e latinoamericano di qualità. Ospite d'onore della 13a edizione del Festival a Roma sarà l'attrice Emma Suárez, già protagonista assoluta di "Julieta" di Pedro Almodóvar e vincitrice di tre Premi Goya, che presentarà "70 Binladens", thriller ad alto voltaggio di Koldo Serra, anche lui atteso a Roma, regista della fortunata serie Netflix "La Casa di Carta".

Tra i titoli confermati in programma "La hija de un ladrón" di Belén Funes, Premio Goya 2020 come Miglior Opera Prima, nel cast Eduard e Greta Fernández, padre e figlia nel film e nella vita reale; e "Oscuro y Lucientes" di Samuel Alarcón, che racconta la storia degli ultimi giorni di Francisco Goya, celebre pittore scomparso in esilio a Bordeaux nel 1828, morte avvolta nel più fitto mistero. Tra gli eventi speciali, omaggio al genio di Buñuel, nel 50° anniversario di "Tristana" (coproduzione Italia/Francia/Spagna, 1970), con Catherine Deneuve e Franco Nero. Dopo Roma, il festival farà tappa in diverse città d'Italia: già confermate, a maggio, Perugia (cinema PostModernissimo), Trieste (Ariston), Venezia (Rossini), Treviso (Edera), Trento (Astra) e, dal 4 al 6 giugno, a Firenze (La Compagnia). Tutte le proiezioni del Festival del Cinema Spagnolo sono in versione originale con sottotitoli in italiano. (Comunicato ufficio Reggi&Spizzichino Communication)




Omaggio ad Anna Panicali
07 marzo 2020 (Rinviato a data da destinarsi)
Libreria Punto Einaudi - Firenze
www.galleriaimmaginaria.com

La libreria Einaudi ricorda Anna Panicali, "la sua leggerezza, quel suo attraversare la vita quasi a passo di danza, come un insettino: una farfalla, una libellula... Come una farfalla. Anna amava parlare alla sua maniera divagante e come disgiunta. Era un suo modo di essere, di proporsi per libere associazioni mentali, per improvvise fiammate della memoria ed evanescenze di essa, quasi per un'ansia di predazione degli oggetti del pensiero, del discorso, del ricordo".

Anna Panicali (1941-2009), docente di Letteratura italiana contemporanea presso l'Università di Udine. Figura di riferimento soprattutto per gli studi sul Novecento. Tra i momenti più significativi della sua intensa produzione scientifica ricordiamo i lavori pionieristici su Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini e Mario Luzi, gli studi sulle riviste del periodo fascista e sul linguaggio della moda, così come un importante apporto alla storia del melodramma italiano nella Polonia del Seicento. (Comunicato Galleria Immaginaria)




Verbier Festival
27a edizione, 17 luglio - 02 agosto 2020
Verbier (Svizzera)
www.verbierfestival.com

Quella del 2020 è un'edizione decisamente beethoveniana, e per celebrare il 250mo anniversario del compositore e le sue opere. Il festival offre 62 concerti Mainstage, che verranno proposti da oltre 90 artisti di caratura internazionale. Seguita alle celebrazioni del venticinquennale nel 2018, l'edizione 2019 ha registrato un bilancio finanziario positivo, nonostante la concomitanza con un altro evento di grande richiamo - la Fête des Vignerons - confermando il suo ruolo di manifestazione fondamentale nello scenario culturale svizzero.

Il Verbier Festival si aprirà con una serata interamente dedicata a Beethoven e un cartellone più che mai grandioso: Valery Gergiev, alla testa della Verbier Festival Orchestra (VFO), dirigerà un trio d'eccezione - il cui esordio si è potuto apprezzare durante il Festival del 2015 - formato dal violinista Leonidas Kavakos, dal violoncellista Gautier Capuçon e dalla pianista Yuja Wang, nel Concerto triplo. Un antipasto per palati raffinati, prima di trascinare il pubblico nella magistrale Sinfonia N° 9, che vedrà riunito sulla scena un cast di voci senza pari: Camilla Nylund, Magdalena Kozená, Evan LeRoy Johnson, René Pape e il coro vallesano Oberwalliser Vokalensemble.

Questo primo concerto sarà il preludio a un programma Beethoven che si preannuncia memorabile. Dalla Sinfonia N° 2 diretta da Gábor Takács-Nagy alla N° 5 diretta da Dima Slobodeniouk, passando per le sinfonie Eroica e Pastorale eseguite dalla VFO per la bacchetta del suo direttore musicale, Valery Gergiev. Tra i momenti forti del Festival figureranno numerosi concerti antologici, a cominciare dall'integrale dei 16 quartetti che saranno eseguiti nell'arco di sei concerti dal Quatuor Ébène (unica performance completa delle opere in una sola sede nel corso della loro tournée mondiale), e dall'insieme delle cinque sonate per violoncello e pianoforte proposte da Miklós Perényi e András Schiff in due concerti.

I recital porranno altresì in rilievo la Sonata N° 9 interpretata da un duo inedito formato da Kristóf Baráti e Sergei Babayan e i Lieder cantati da Stephan Genz, accompagnato da Kit Armstrong. Il Festival sarà indiscutibilmente un inno alla gioia fino alla sua programmazione Unlimited: da un After Dark con il compositore e DJ Gabriel Prokofiev, che in una creazione mondiale renderà un omaggio tutto personale a Beethoven, passando per i dibattiti dello Swiss Philanthropy Forum sul tema dell'ambiente - con riferimento al compositore e al suo rapporto con la natura - che accoglierà personalità quali il filantropo e uomo d'affari Hansjörg Wyss.

Oltre che con Beethoven, il genio musicale sarà celebrato con Mozart, in una presentazione in forma semiscenica del Don Giovanni con lo svedese Peter Mattei nel ruolo del protagonista, con La Valchiria di Wagner per la bacchetta di Gianandrea Noseda, con le seconde sinfonie di Rachmaninov e Schumann dirette da Antonio Pappano, e con una serata dedicata a Brahms; la Sinfonia N°1 condotta da Pablo Heras-Casado e il Concerto per violino interpretato dal giovane prodigio Daniel Lozakovich. A coronamento di questa edizione, un'opera grandiosa: la Sinfonia N° 6 di Mahler diretta da Christoph Eschenbach a capo della VFO.

Accanto a grandi nomi come Evgeny Kissin, Denis Matsuev, Mischa Maisky, Pinchas Zukerman e Mikhaïl Pletnev, faranno un atteso ritorno al Festival, dopo oltre cinque anni di assenza, alcune leggende della musica classica: Martha Argerich, Nelson Freire, Stephen Kovacevich e René Pape. Un'occasione eccezionale per ammirarli nelle opere che li hanno contraddistinti, come il Concerto in sol maggiore di Ravel eseguito dalla Argerich e il Concerto N° 2 di Brahms da Freire. Il cartellone solistico sarà completato da una nuova generazione di artisti divenuti ormai imperdibili, giovani usciti dall'Academy o talenti emergenti sulla scena internazionale: Yoav Levanon, Seong-Jin Cho, Mao Fujita, Alexandre Kantorow, Daniel Lozakovich, Alexandra Conunova, Benjamin Bernheim e Kit Armstrong, per citarne solo alcuni.

Un grande spunto d'ispirazione per gli astri nascenti che andranno a integrare ciascuno dei cinque poli di formazione dell'Academy (Verbier Festival Orchestra, Conducting, Junior Orchestra, Atelier Lyrique e Soloists & Chamber Music). A coronamento delle oltre 100 masterclass e prove aperte al pubblico, l'Academy presenterà, nel suo ormai imprescindibile concerto d'opera, La Bohème di Puccini sotto la direzione di Stanislav Kochanovsky. Fuori dall'ambito classico, la cantante del Benin Angélique Kidjo torna a sua volta a Verbier per far ballare il pubblico del Festival con un nuovo programma di musica africana, mentre la danza tornerà a entusiasmare gli spettatori con il National Georgian Ballet e le sue spettacolari coreografie folkloristiche. Anche il teatro partecipa ai festeggiamenti, con Thomas Quasthoff e l'attore shakespeariano Simon Russell Beale sulle scene dell'Academy, del Mainstage e dell'Unlimited. (Comunicato stampa Studio Esseci)




Sport Film Festival

La 40esima edizione della rassegna dedicata all'audiovisivo a tema sportivo si è svolta Palermo dal 20 al 26 gennaio 2020. Ogni anno la Commissione cinematografica composta da giornalisti, critici, personalità del mondo sportivo, dell'arte e spettacolo, realizza una selezione di film di genere sportivo, nel quadro della promozione dei valori dello Sport. L'SFF presenta un programma in cui, oltre alle proiezioni dei film selezionati (al cinema Multisala di Palermo), prevede convegni e incontri con i produttori.

Una delle novità della rassegna siciliana, diretta da Roberto Oddo e organizzata dal Centro di Comunicazione Visiva, è la partecipazione alla competizione di film e documentari dedicati agli E-Sport, ovvero i videogiochi e gli sport realizzati attraverso dispositivi elettronici. Durante la rassegna è stata allestita la mostra "Cinema e sport" che attraverso una documentazione video-fotografica ed editoriale ha rappresentato la storia dello Sport Film Festival. L'edizione di quest'anno, che ha raggiunto un record nelle presenze internazionali, è stata gemellata con il Premio Massimo Troisi. In ricordo di Massimo Troisi è stato proiettato il film Il Postino. Enzo Decaro, attore che ha iniziato la carriera artistica nel trio "La Smorfia" - insieme con Massimo Troisi e Lello Arena - ha ricevuto il Premio alla Carriera.

Alla conclusione di una selezione tra 495 film in concorso tra lungometraggi, cortometraggi, film dedicati al calcio e allo sport paralimpico prodotti tra il 2016 e il 2019, provenienti da 54 Stati, sono stati assegnati i Premi - il Paladino d'Oro - in varie categorie, durante una cerimonia svolta al al teatro Politeama di Palermo.

Premi Paladino d'Oro

- Miglior Lungometraggio: Butterfly (Italia)
- Migliore Regia: Benjamin Best Sorry Game (Germania)
- Miglior Documentario: She Is Ocean (Russia)
- Miglior Cortometraggio: 8 (Usa)
- Miglior Fiction: The Buzz (Ungheria)
- Migliore Sceneggiatura Aimone's Dreams (Italia)
- Miglior Film Calcistico: The Making Of: José Mourinho (Inghilterra)
- Miglior Film Straniero: Reflecting Ice (Finlandia)
- Miglior Film Paralimpico: 10km/h (Canada)
- Migliore Fotografia: The Botton Turn (Inghilterra)
- Migliore Colonna Sonora: Mission 8 (Germania)
- Miglior Montaggio: L'ingegnere dei record (Italia)
- Migliore E-Sport: To Win it all (Usa)
- Premio del Pubblico ("Social Award"): Take tour Mark Banu (India)
- Premio "School Award": Road to the Final (Inghilterra)




Locandina della rassegna cinematografica Vite nell'arte Storie, visioni e vissuti dietro le immagini Vite nell'arte
Storie, visioni e vissuti dietro le immagini


14 gennaio - 28 aprile 2020 (ogni martedì alle ore 17.30, ingresso libero)
Goethe-Institut Palermo (Cantieri Culturali alla Zisa)
www.goethe.de/palermo | Locandina

Con il nuovo anno riparte anche l'appuntamento con il cinema tedesco a Palermo. Il Goethe-Institut inaugura nel 2020 una nuova rassegna cinematografica dedicata alle vite di grandi artisti. La rassegna prevede una proiezione settimanale per un totale di 15 film tutti in versione originale con sottotitoli in italiano. Ad aprire la rassegna il 14 gennaio è un'anteprima, il film di Gregor Schnitzler Lotte am Bauhaus (2019). Trasmesso nella tv tedesca nel 2019 in occasione dei 100 anni del Bauhaus, il film, attraverso la vita della studentessa Lotte, ripercorre gli anni della Repubblica di Weimar e del movimento architettonico e artistico lanciato da Walter Gropius. Ancora una donna sarà la protagonista del film di chiusura il 28 aprile, Paula (2019) di Christian Schwochow che narra la vita e la scomparsa prematura della pittrice Paula Modersohn-Becker.

Insieme alle vite di Lotte e Paula, "la rassegna getta uno sguardo sulle storie personali di alcuni maestri e interpreti dell'arte visiva - spiega la direttrice del Goethe-Institut Palermo, Heidi Sciacchitano - mette insieme storie di vita movimentate ed emozionanti che ripercorrono alcuni momenti fondamentali della storia tedesca e austriaca, dalle grandi rivolte del '500 alla memoria della ex Repubblica Democratica Tedesca, fino ad arrivare ai nostri giorni". Le vite nell'arte sono quelle di artisti quali Joseph Beuys, Käthe Kollwitz, Neo Rauch, Egon Schiele, Gerhard Richter. Molti dei film proiettati in Sala Wenders sono in anteprima per l'Italia.

In collaborazione con Città di Palermo - Assessorato alle CulturE, Palermo Culture, Accademia di Belle Arti Palermo, Verein Düsseldorf Palermo e.V., Goethe-Zentrum Palermo, SudTitles. Grazie alla collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Palermo e con il Verein Düsseldorf Palermo e.V., alcune proiezioni saranno precedute da introduzioni a cura di esponenti di spicco della scena artistica locale e tedesca, di docenti, esperti e critici d'arte. In programma, inoltre, iniziative collaterali legate alla rassegna. Anche per questa rassegna il Goethe-Institut prevede matinée per gli alunni con orari e date da concordare con le scuole.

___ Calendario delle proiezioni

14.01. Lotte am Bauhaus (Lotte al Bauhaus)
21.01. Beuys
28.01. Werk ohne Autor (Opera senza autore)
04.02. Jörg Ratgeb, Maler (Jörg Ratgeb, pittore)
11.02. Käthe Kollwitz - Bilder eines Lebens (Käthe Kollwitz - Quadri di una vita)
18.02. Freddy (Eddy)
25.02. Beltracchi - Die Kunst der Fälschung (Beltracchi - L'arte della falsificazione)
03.03. Ich und Kaminski (Io e Kaminski)
10.03. Egon Schiele: Tod und Mädchen (Egon Schiele) (Proiezione rinviata al 5 maggio 2020)
17.03. Neo Rauch - Gefährten und Begleiter (Neo Rauch - Compagni e accompagnatori)
24.03. Caspar David Friedrich - Grenzen der Zeit (Caspar David Friedrich - Confini del tempo)
31.03. Im Winter ein Jahr (Un anno in inverno)
07.04. Gerhard Richter - Painting
21.04. Das Salz der Erde (Il sale della terra)
28.04. Paula

___ Sinossi

.. 14.01. Lotte am Bauhaus (Lotte al Bauhaus)
regia di Gregor Schnitzler
Germania 2019, 105 min.
Con Alicia von Rittberg, Noah Saavedra, Jörg Hartmann, Nina Gummich

Weimar, 1921: Contro la volontà della sua famiglia, la giovane Lotte s'iscrive alla scuola d'architettura, arte e design Bauhaus, dove studia con il visionario Walter Gropius. La filosofia del Bauhaus non prevede soltanto una fusione tra arte e artigianato ma promuove anche il libero sviluppo dell''uomo nuovo'. Lotte ci trova il suo amore e ottiene la possibilità di studiare in quanto donna, a pari diritti con i suoi compagni maschi. Il film, che omaggia i 100 anni dalla nascita del Bauhaus (1919), racconta anche un pezzo di storia tedesca contemporanea. Il Bauhaus venne chiuso nel 1933, sotto la pressione del nazionalsocialismo.

.. 21.01. Beuys
regia di Andres Veiel
Germania 2017, 107 min.

Lo scultore, disegnatore, attivista, teorico e insegnante Joseph Beuys (1921-1986) è una delle figure più controverse della scena artistica tedesca del '900. Nel suo concetto artistico includeva anche il coinvolgimento attivo dell'artista nella società: "Sì, voglio ampliare la coscienza delle persone." Il documentario raccoglie materiali d'archivio inediti, collage di documenti visivi e sonori e testimonianze di contemporanei del grande artista provocatore.

.. 28.01. Werk ohne Autor (Opera senza autore)
regia di Florian Henckel von Donnersmarck
Germania 2018, 186 min.
Con Tom Schilling, Sebastian Koch, Paula Beer, Saskia Rosendahl, Oliver Masucci, Ina Weisse
* In occasione del Giorno della Memoria

Negli anni '60 il giovane artista Kurt Barnert fugge dalla Repubblica Democratica Tedesca verso la Germania dell'Ovest. Ma anche qui viene perseguitato dai suoi ricordi dell'epoca nazista e del regime comunista all'Est che hanno segnato la sua gioventù. Barnert si innamora della studentessa Elisabeth 'Ellie' Seeband in cui vede anche una musa. Nei quadri che nascono da questa ispirazione, Barnert lavora sui traumi del suo passato e al contempo riflette su quelli di un popolo intero. Ispirato alla vita del pittore Gerhard Richter, il film ha ricevuto una nomination ai premi Oscar 2019 nella categoria miglior film in lingua straniera.

Jörg Ratgeb, Maler - Foto film © DEFA Stiftung - Dietram Kleist .. 04.02. Jörg Ratgeb, Maler (Jörg Ratgeb, pittore)
regia di Bernhard Stephan
Repubblica Democratica Tedesca 1977, 96 min.
Con Alois Švehlík, Margrit Tenner, Olgierd Lukaszewicz, Henry Hübchen

Alla vigilia della guerra dei contadini, il pittore Jörg Ratgeb è deciso a non lasciarsi coinvolgere nelle liti politiche. Vuole invece finire un suo dipinto del Cristo, ma gli manca un modello adeguato. Si mette in viaggio, ma invece di trovare il volto ricercato, incontra solo episodi di violenza che lo costringono a prendere posizione e ad impegnarsi attivamente. La sua nuova visione delle cose si rifletterà inevitabilmente anche nei suoi dipinti. Un dramma storico che solleva la questione della connessione tra arte e politica. La proiezione è preceduta da una breve introduzione a cura del pittore e docente dell'Accademia di Belle Arti di Palermo Fulvio Di Piazza.

.. 11.02. Käthe Kollwitz - Bilder eines Lebens (Käthe Kollwitz - Quadri di una vita)
regia di Ralf Kirsten
Repubblica Democratica Tedesca 1986, 93 min.
Con Jutta Wachowiak, Fred Düren, Carmen-Maja Antoni, Gerd Baltus

Senza seguire fedelmente la cronologia degli eventi, il film racconta tappe importanti della vita della grafica, pittrice e scultrice Käthe Kollwitz. Quando scoppia la prima guerra mondiale, l'artista ha 47 anni. La morte del figlio, entrato volontariamente nell'esercito, la segnerà a vita e lascerà delle tracce nella sua opera. Costernata osserva anche la vita dei poveri nel suo quartiere di Berlino nonché l'esito sanguinoso della rivoluzione di novembre. Tutto ciò nonostante attraverso la sua arte continui a lottare per un mondo migliore.

.. 18.02. Freddy (Eddy)
regia di Tini Tüllmann
Germania 2016, 94 min.
Con Felix Schäfer, Jessica Schwarz, Anna Unterberger, Burghart Klaußner, Robert Stadlober

Il pittore Freddy è accusato di aver aggredito sua moglie e rischia di perdere il figlio. Nel bel mezzo della crisi, sbuca improvvisamente Eddy, il fratello gemello creduto morto. Quando Eddy comincia ad immischiarsi nella vita dell'artista, questa prende una svolta catastrofica. Solo gli incontri con la nuova vicina sono inizialmente un raggio di speranza. Freddy perde man mano il controllo. Eddy è davvero ancora vivo o è solo frutto delle sue allucinazioni? Un thriller psicologico che, come in Dr. Jekyll e Mr. Hide, si confronta con la parte più buia del nostro "io".

.. 25.02. Beltracchi - Die Kunst der Fälschung (Beltracchi - L'arte della falsificazione)
regia di Arne Birkenstock
Germania 2014, 98 min.
Con Wolfgang e Helene Beltracchi

Per anni, il falsificatore d'arte più spettacolare della storia, Wolfgang Beltracchi, ha creato e venduto quadri nello stile di celebri pittori. Non copie di opere esistenti, ma nuovi lavori che Beltracchi e sua moglie hanno spacciato come opere disperse e ritrovate. Né esperti né galleristi si sono mai accorti dell'inganno. Fino al 2011, anno in cui Beltracchi viene scoperto e condannato a sei anni di prigione. Uno straordinario documentario che esplora le dinamiche e le contraddizioni del mercato dell'arte, che la vicenda di Beltracchi rivela in modo divertente e scioccante.

.. 03.03. Ich und Kaminski (Io e Kaminski)
regia di Wolfgang Becker
Germania / Belgio 2015, 119 min.
Con Daniel Brühl, Jesper Christensen, Amira Casar, Denis Lavant, Jördis Triebel, Geraldine Chaplin

Il critico d'arte Sebastian Zöllner cerca il successo: vuole scrivere un libro di rivelazioni su Manuel Kaminski. Il vecchio pittore, un tempo illustre e ora quasi dimenticato, allievo di Matisse e amico di Picasso, si è ritirato in uno chalet sulle Alpi e si dice sia diventato cieco. Zöllner lo trova, si intrufola senza scrupoli nella sua vita, ruba alcuni dei suoi dipinti e lo convince a fare un viaggio alla ricerca del suo amore di gioventù. Presto però Zöllner capisce che il vecchio è molto più lucido e furbo di quanto non creda. Road movie intriso di umorismo nero, tratto dall'omonimo romanzo di Daniel Kehlmann.

.. 10.03. Egon Schiele: Tod und Mädchen (Egon Schiele) (Proiezione rinviata al 5 maggio 2020)
regia di Dieter Berner
Austria / Lussemburgo 2016, 110 min.
Con Noah Saavedra, Maresi Riegner, Valerie Pachner, Marie Jung, Hilde Berger

Agli inizi del XX secolo, Egon Schiele è tra gli artisti più provocatori e controversi di Vienna. La sua arte è ispirata da donne bellissime e da un'epoca che sta volgendo al termine. Due donne in particolare condizionano la sua vita e la sua espressione artistica: sua sorella e sua prima musa, Gerti, e la diciassettenne Wally, probabilmente l'unico vero amore di Schiele, immortalata nel famoso dipinto "La morte e la fanciulla". Mentre i dipinti di Schiele creano scandalo, collezionisti lungimiranti e artisti già acclamati come Klimt, iniziano a riconoscere il valore della tormentata arte del giovane.

.. 17.03. Neo Rauch - Gefährten und Begleiter (Neo Rauch - Compagni e accompagnatori)
regia di Nicola Graef
Germania 2016, 104 min.

Il pittore Neo Rauch, nato nel 1960 a Lipsia, ex Germania Est, è considerato uno degli artisti più importanti della sua generazione. Nota a livello internazionale, l'opera di Rauch ruota attorno al tema della 'patria' ma non manca di confrontare lo spettatore con motivi enigmatici e scene equivoche. Il documentario riunisce voci e testimonianze di compagni, collezionisti e ammiratori di Rauch nonché di sua moglie, la pittrice Rosa Loy, e svela il meccanismo un po' perverso che regola il funzionamento del mercato internazionale dell'arte.

.. 24.03. Caspar David Friedrich - Grenzen der Zeit (Caspar David Friedrich - Confini del tempo)
regia di Peter Schamoni
Germania / Repubblica Democratica Tedesca 1986, 84min.
Con Helmut Griem, Sabine Sinjen, Hans Peter Hallwachs

"Chi vuole attraversare i confini del proprio tempo è giudicato male dal mondo o considerato pazzo". Così diceva amareggiato Caspar David Friedrich guardando le sue opere non comprese e disprezzate negli ambienti artistici del suo tempo. Il film si accosta alla vita e all'opera del famoso pittore paesaggista del Romanticismo, la cui arte fu scoperta e riconosciuta solo decenni dopo la sua morte. Motivo per cui nel film non c'è un interprete a rappresentare il pittore, ma questi diventa protagonista attraverso i suoi dipinti e le voci delle persone che gli sono state attorno. Il film è stato girato nei luoghi originali che hanno ispirato Friedrich.

.. 31.03. Im Winter ein Jahr (Un anno in inverno)
regia di Caroline Link
Germania 2008, 128 min.
Con Karoline Herfurth, Josef Bierblicher, Corinna Harfouch, Hanns Zischler, Mišel Maticevic

Eliane Richter commissiona al pittore Max Hollander un ritratto dei suoi due figli. La ventiduenne Lilli è una talentuosa studentessa di danza, mentre suo fratello Alexander è morto appena un anno prima. Disgustata dall'idea di trasformare il fratello scomparso in un 'oggetto di decorazione', Lilli inizialmente si ribella alla presenza dell'artista. Questi invece si avvicina in modo cauto e rispettoso, esplorando poco a poco il legame che unisce ancora i due fratelli. Tra modella e pittore si sviluppa gradualmente un rapporto di fiducia.

.. 07.04. Gerhard Richter - Painting
regia di Corinna Belz
Germania 2011, 98 min.

Nato a Dresda nel 1932, Gerhard Richter fugge dall'Est verso l'Ovest dove diventa studente della prestigiosa Accademia delle Belle Arti di Düsseldorf. Ad oggi viene considerato uno degli artisti più importanti dell'epoca contemporanea. Lontano dai soliti ritratti d'artista, l'accattivante documentario accompagna Gerhard Richter nel suo atelier e racconta la creazione di alcuni dipinti dalla prima bozza all'apertura della mostra a New York.

.. 21.04. Das Salz der Erde (Il sale della terra)
di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado
Francia / Brasile / Italia 2014, 110 min.

Il fotografo brasiliano Sebastião Salgado ha passato quattro decenni della sua vita a fotografare la sofferenza nel mondo. Le sue immagini testimoniano in modo sconvolgente tragedie umane come la guerra, la fame, la fuga e la distruzione. Quando la sofferenza vista e vissuta rischia di sopraffarlo, Salgado decide di fotografare i luoghi paradisiaci rimasti sulla terra - inizia così il progetto più importante della sua vita: Genesis. Un viaggio fotografico verso le origini della terra in questo documentario monumentale diretto da suo figlio e da Wim Wenders.

.. 28.04. Paula
regia di Christian Schwochow
Germania / Francia 2019, 123 min.
Con Stanley Weber, Carla Juri, Roxane Duran, Joel Basman, Albrecht Schuch

Nata a Dresda nel 1876, Paula Becker scopre presto la sua passione per l'arte. Da donna non viene ammessa all'Accademia delle Belle Arti di Berlino, ma continua a formarsi privatamente. Raggiunge il gruppo di artisti di Worpswede e nel 1899 si trasferisce a Parigi per studiare. Lì incontra il suo futuro marito Otto Modersohn nonché la scultrice Clara Westhoff e il suo compagno, lo scrittore e poeta Rainer Maria Rilke. Il talento della pittrice sarà riconosciuto solo dopo la sua scomparsa prematura nel 1907. (Comunicato stampa)




Logo della 66esima edizione del Taormina Film Festival Taormina Film Fest
66esima edizione, 28 giugno - 04 luglio 2020

Taormina Film Fest e Videobank S.p.A. nuovamente insieme per il prossimo triennio, sotto l'egida della Fondazione Taormina Arte Sicilia e dell'Assessorato Regionale del Turismo dello Sport e dello Spettacolo, per continuare a scrivere la storia di uno dei festival cinematografici internazionali più longevi e prestigiosi d'Europa. A dirigere il festival con il consueto entusiasmo Leo Gullotta, vincitore di 3 David di Donatello e 4 Nastri d'Argento, icona siciliana nel mondo appena reduce dal doppiaggio di Joe Pesci in "The Irishman" di Martin Scorsese e dal travolgente successo di acclamate tournée teatrali.

È invece un ritorno alle origini per il regista Francesco Calogero - storico collaboratore del festival, già organizzatore delle retrospettive e curatore del catalogo sotto la direzione artistica di Guglielmo Biraghi e Sandro Anastasi, poi anche conduttore degli incontri con gli autori nelle successive edizioni dirette da Enrico Ghezzi - al quale sono affidate le categorie competitive della Selezione Ufficiale. Sarà quindi Francesco Alò, dal 2002 firma per Il Messaggero, incontrastato e autorevole protagonista delle video-recensioni sul web per BadTaste.it, a farsi carico dei titoli che ineriscono al "nuovo corso" dell'audiovisivo, dalle amatissime serie tv delle più celebri piattaforme e i loro protagonisti ai blockbuster che ogni sera popoleranno il Teatro Antico, al pari degli oltre 3.000 spettatori che il 5 luglio scorso hanno assistito al debutto di "Spider-Man: Far From Home" di Jon Watts.

E, sempre nell'ottica di una "opération vérité", è una precisa scelta editoriale quella di voler tornare a riservare la principale delle categorie competitive internazionali alle opere prime e seconde come quando, nel segno di una fortunata e memorabile epoca festivaliera, proprio a Taormina, nel '73, veniva premiato il debutto cinematografico di Steven Spielberg con "Duel" (senza dimenticare quelli di Robert Rodriguez con "El mariachi", di Luca Guadagnino con "Qui" e le innumerevoli novità proposte nella Settimana del Filmnuovo). Si rinsalda così il legame tra la nobile tradizione dell'evento e il rinnovato appuntamento che - ritrovata l'opportuna competitività e continuità - non si alimenta esclusivamente di ricordi ma, valorizzando il territorio e con ampia visione strategica, prosegue la sua inarrestabile crescita su un piano eminente, sempre al centro della programmazione cinematografica e della filiera festivaliera. (Estratto da comunicato Ufficio Stampa Taormina FilmFest - Reggi&Spizzichino Communication)




140 giorni alla Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate
1 marzo 2020: a bassa velocità sui binari delle linee ferroviarie che hanno fatto la storia dei territori italiani

www.mobilitadolce.org

Mentre la primavera sta per nascere, nella prima domenica di marzo in tutta Italia i riflettori si accenderanno sui territori da vivere in mobilità dolce lungo le preziose ferrovie dismesse, in occasione della coinvolgente Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate, primo evento nazionale ad inaugurare la stagione outdoor in slow motion e giunta alla 13a edizione. Concepito dalla Co.Mo.Do., ente indipendente del terzo settore nato per lo sviluppo della mobilità dolce nel tempo libero, e coordinato dalla DMO Mediterranean Pearls e dalla Società Italiana di Mobilità Dolce e Turismo Sostenibile (Simtur), l'iniziativa, in cui si intrecciano natura, archeologia industriale, sport e ruralità mediterranea, è diventata un must per gli appassionati del turismo outdoor.

L'evento va incontro alle aspettative di molte comunità locali che si attivano per la riconversione delle vecchie tratte ferroviarie dismesse come itinerari turistico-culturali o per la riapertura delle tratte ferroviarie sospese, e che chiedono di essere ascoltate, di sentirsi parte integrante di un sistema paese spesso centrato sulle grandi metropoli e dimentico delle migliaia di piccoli comuni e borghi. La Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate si dilaterà per altri 30 giorni dando vita al Mese della mobilità dolce (fino al 1 aprile) e inglobando eventi a piedi, a cavallo e in bici, portando a un ordito dinamico fra bellezza, paesaggio e storia. Non si tratta solo di rivendicare che il tessuto ferroviario esistente venga salvaguardato per garantire il trasporto locale: l'obiettivo è quello di favorire lo sviluppo di un microsistema economico, sociale e culturale integrato nel rispetto di patrimoni naturalistici territoriali che migliorino la qualità della vita delle aree, al fine di tenere insieme la filiera circolare formata da istruzione, lavoro, cittadinanza, turismo e sviluppo. (Comunicato stampa)




Locandina del Taormina Film Fest 2019 Premi del Taormina Film Fest 2019
www.taorminafilmfest.it

Si è conclusa la 65a edizione del Taormina Film Fest, che, con 78 film in programma in rappresentanza di 24 differenti Paesi, ha riscosso un grande successo di pubblico e critica. Un Festival vincente anche sui social, con 400mila visualizzazioni che riguardano solo la settimana della kermesse fino alla serata di venerdì. La sessantacinquesima edizione del Taormina Film Fest, che ha visto la presenza di star internazionali quali Nicole Kidman, Octavia Spencer, Julia Ormond, Oliver Stone, Peter Greenaway, Phillip Noyce e Richard Dreyfuss, è prodotta e organizzata da Videobank, con la direzione artistica di Silvia Bizio e Gianvito Casadonte.

Al festival la Apple ha annunciato il proprio ingresso ufficiale in un festival internazionale, presentando la sua nuova serie drammatica Truth Be Told, creata da Nichelle Tramble e ispirata dal romanzo di Kathleen Barber e ha presentato il documentario The Elephant Queen, diretto da Mark Deeble e Victoria Stone e il film Hala, diretto da Minhal Baig per la produzione esecutiva di Jada Pinkett Smith. La giuria lungometraggi, composta da Oliver Stone, André Aciman, Carlo Siliotto, Paolo Genovese, Elisa Bonora, Carolina Crescentini e Julia Ormond ha decretato come vincitori:

- Premio Cariddi d'Oro per il Miglior Film: Show Me What You Got, di Svetlana Cvetko
- Premio Cariddi d'Argento per la Miglior Regia: Minhal Baig per Hala
- Premio Cariddi d'Argento per la Miglior Sceneggiatura: Picciridda, scritto da Paolo Licata con la collaborazione di Ugo Chiti e basato sul romanzo di Catena Fiorello
- Premio Maschera di Polifemo per il Miglior Attore: Jarrid Geduld per il film Ellen: die storie van Ellen Pakkies
- Premio Maschera di Polifemo per la Miglior Attrice: Jill Levenberg per il film Ellen: die storie van Ellen Pakkies
- Menzioni Speciali: "Nello spirito delle giovani donne viste in Hala, Show me what you got, Picciridda, This Teacher, Vai, In the life of Music e Azali vorremmo onorare le interpretazioni di Marta Castiglia e Lucia Sardo nel film Picciridda".

La giuria documentari composta da: Donatella Finocchiaro, Bedonna Smith, Andrea Pallaoro e Patrizia Chen assegna il Premio Cariddi.

- Premio Miglior Documentario a One Child Nation diretto da Nanfu Wang e Jialing Zhang. Sottolinea la giuria "un film che ci ha commosso profondamente per la sua onestà e per il suo impegno a dare luce su un momento buio nella storia che continua ad avere impatto sulla vita di miliardi di persone intorno al mondo oggi".

- Menzioni Speciali a Patma Tungpuchayakul per Ghost Fleet e a Andrea Crosta per Sea of Shadows. La motivazione della giuria recita: "due personaggi che abbiamo incontrato nei film che abbiamo visto e che hanno toccato i nostri cuori come eroi, avendo messo la loro vita in pericolo e rischiando tutto per difendere l'umanità e il futuro del pianeta".

Gli altri premi:

- Premio Videobank a Guja Jelo e a Maria Incudine
- Premio Angelo D'Arrigo a Oliver Stone
- Premio del Festival a Luca Josi, Executive Vice President, Brand Strategy, Media & Multimedia Entertainment di Tim Vision "per il significativo contributo che ha dato al cinema in Italia con le sue pubblicità collegate all'immaginario filmico".
- Premio Wella a Maria Grazia Cucinotta
- Menzione Speciale Taormina Film Fest al corto Il giorno più bello, scritto e diretto da Valter d'Errico e prodotto da Jo Champa.
- Premio Center Stage Competition per il Miglior Film della giuria di studenti delle università di Catania e Messina, coadiuvato da studenti internazionali a Spiral Farm, di Alec Tibaldi, con Piper De Palma
- Premio Center Stage Competition Miglior Regia a Julia Butler per Slipaway
- Premio Special Air Italy per un giovane emergente siciliano a Marta Castiglia per la sua interpretazione in Picciridda

Nel corso di questi giorni hanno ricevuto il Taormina Arte Award: Bruce Beresford, Nicole Kidman, Phillip Noyce, Fulvio Lucisano, Peter Greenaway e Octavia Spencer, oltre a Martha Coolidge, Julia Ormond e Alessandro Haber e Dominique Sanda che lo hanno ricevuto nel corso della cerimonia finale. Il Festival, che quest'anno ha visto come madrina l'attrice e modella spagnola Rocío Muñoz Morales è stato presentato, nelle serate al Teatro Antico, dalla conduttrice e attrice Carolina Di Domenico, prodotto e organizzato per il secondo anno consecutivo da Videobank, in collaborazione con la Fondazione Taormina Arte (sostenuta dall'Assessorato regionale al Turismo e dal Comune di Taormina), con la direzione artistica di Silvia Bizio e Gianvito Casadonte. (Comunicato ufficio stampa Reggi&Spizzichino Communication)




Premio Tenco 2018 al cantautore Adamo
20 ottobre 2018
Teatro Ariston di Sanremo 

L'edizione 2018 del Premio Tenco è stat dedicata al tema "Migrans - Uomini, idee, musica" e il cantautore Adamo incarna lo spirito di chi, partendo dall'Italia, ha portato canzoni e cultura oltre confine. Nell'ambito dell'edizione Premio Tenco 2018, il cantautore Adamo sarà insignito del prestigioso Premio e si esibirà sul palco del Teatro Ariston, a dieci anni dal suo ultimo live italiano. Nella prolifica produzione di Adamo emerge un messaggio universale per "Questo mondo che ha male", dove povertà, sete di potere, stupidità umana e mancanza di comunicazione, tradiscono una carenza d'amore. Per lui, "Il futuro non esiste", perché la fede nell'avvenire resta nelle nostre mani.

Adamo attualmente è impegnato nella preparazione di un nuovo album (uscita prevista nel 2019) con brani di grandi autori italiani, prodotto da Dino Vitola, a cui seguirà una tournée nazionale ed internazionale, che riporterà Adamo nel suo paese di origine, l'Italia. La passione per la musica e una qualità vocale tinta di emozioni hanno fatto di Salvatore Adamo (1943) uno dei cantautori poeticamente e commercialmente più riusciti in Europa e nel mondo. Salvatore Adamo, primo di sette fratelli, è migrato in Belgio a Ghlin-Jemappes (Mons) dalla città di Comiso (Sicilia) nel 1947 con i suoi genitori all'età di tre anni. Ragazzo timido e gentile, inizia il cammino verso il successo in un concorso indetto da radio Lussemburgo, presenta la canzone "Si J'osais" con la quale il 14 febbraio 1960 fa il suo esordio radiofonico e successivamente vince la finale a Parigi.

L'album di debutto - Adamo '63/'64 - con "Tombe La Neige" e "Vous Permettez, Monsieur?" lo trasforma in una celebrità mondiale. La passione per la musica e le qualità artistiche lo hanno reso una delle stelle più grandi nel mondo musicale in lingua francese. Impone la sua musica senza tempo, passando dall'Europa, dall'America del Sud e del Nord, dal Medio Oriente, dall'Africa, dall'Asia per arrivare al Giappone. E' stato ai primi posti nelle Hit-Parade in più di cinquanta nazioni. Della canzone "Tombe la neige" (oltre ad essere stata per 72 settimane al primo posto in Giappone) esistono più di ottocento versioni in giro per il mondo, delle quali cinquecento nel solo Giappone. Nel corso della sua carriera ha composto più di cinquecento canzoni (parole e musica), pubblicato Venticinque Album studio (in Francia) e venduto più di 100 milioni di dischi, vinto ventidue Dischi d'Oro (quelli da 1 milione di dischi cadauno) entrando così di diritto nell'albo dei migliori cantanti di tutti i tempi. (Comunicato Ufficio stampa Alessandra Placidi)

---

Fermo-immagine del cantautore Adamo dal film Les Arnaud




Locandina di presentazione di Il diario di Angela - Noi due cineasti Il diario di Angela. Noi due cineasti
un film di Yervant Gianikian
alla 75esima Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia

Ogni giorno, da sempre, Angela tiene un diario, scritto e disegnato: fatti pubblici, privati, incontri, letture, tutto vi viene registrato. Anche il rapporto di due viaggi in Russia, 1989-1990. Cadeva l'URSS. Diario su librini cinesi, sin da prima di Dal Polo all'Equatore (1986), del nostro ininterrotto lavoro sulla violenza del 900. Dai nostri tour negli Stati Uniti con i "Film Profumati" di fine anni '70, all'Anthology Film Archive di New York, al Berkeley Pacific Film Archive... Rileggo ora questi diari e rivedo il film-diario di tutti questi anni, sono rimasto da solo, dopo molti anni di vita e di lavoro d'arte insieme. L'ho portata sulle Alpi Orientali che amava e dove insieme camminavamo.

Angela rivive per me nelle sue parole scritte a mano, con calligrafia leggera, che accompagnano i suoi disegni, gli acquarelli, i rotoli lunghi decine di metri. Guardo i nostri film privati, dimenticati. Registrazioni che stanno dietro al nostro lavoro di rilettura e risignificazione dell'archivio cinematografico documentario. La vita di ogni giorno, fatta di cose semplici, le persone vicine che ci accompagnano, la ricerca nel mondo dei materiali d'archivio, un viaggio in Armenia sovietica con l'attore Walter Chiari. Testimonianze che nel corso del tempo abbiamo raccolto. E' il mio ricordo di Angela, della nostra vita. Rileggo questi quaderni e ne scopro altri a me sconosciuti. (...) Rivedere l'insieme dei quaderni del Diario infinito di Angela e lo sguardo all'indietro dei nostri film privati, che accompagnano la nostra ricerca. Il mio disperato tentativo di riportarla al mio fianco, di farla rivivere, la continuazione del nostro lavoro come missione attraverso i suoi quaderni e disegni, una sorta di mappa per l'agire ora, che ne contiene le linee direttrici e ne prevede la continuazione. Angela ed io abbiamo predisposto nuovi importanti progetti da compiere. La promessa, il giuramento, di continuare l'opera. (Yervant Gianikian)

Angela Ricci Lucchi è nata a Ravenna nel 1942. Ha studiato pittura a Salisburgo con Oskar Kokoschka. E' scomparsa lo scorso 28 febbraio a Milano. Yervant Gianikian ha studiato architettura a Venezia, già dalla metà degli anni '70 si dedica al cinema, l'incontro con Angela Ricci Lucchi segnerà il suo percorso artistico e privato. I film di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi sono stati presentati nei più importanti festival internazionali, da Cannes a Venezia, da Toronto alla Berlinale, da Rotterdam a Torino alle Giornate del Cinema Muto. Retrospettive della loro opera sono state ospitate nelle maggiori cineteche del mondo (dalla Cinémathèque Française alla Filmoteca Española, dalla Cinemateca Portuguesa al Pacific Film Archive di Berkeley) e in musei come il MoMA di New York, la Tate Modern di Londra e il Centre Pompidou di Parigi.

Tra i luoghi che hanno ospitato le loro installazioni, citiamo almeno la Biennale di Venezia, la Fondation Cartier Pour l'Art Contemporain di Parigi, la Fundacio "La Caixa" di Barcellona, il Centro Andaluz de Arte Contemporaneo di Siviglia, il Mart di Rovereto, il Witte de With Museum di Rotterdam, il Fabric Workshop and Museum di Philadelphia, il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, il Museo d'Arte Contemporanea di Chicago, l'Hangar Bicocca di Milano, Documenta 14 a Kassel. (Comunicato stampa Lara Facco)

---

Il diario di Angela. Noi due cineasti
by Yervant Gianikian
at 75th Venice International Film Festival

Angela always kept a diary, writing and drawing in it every day: public events, private matters, people she had met and things she had read, everything was noted down. Even accounts of two trips to Russia, 1989-1990. Just when the USSR was crumbling. A diary about little Chinese books, even from before Dal Polo all'Equatore (1986) and our continuous work on 20th-century violence. From our tours around the United States with "Perfumed Films" in the late 1970s to the Anthology Film Archive of New York and Berkeley Pacific Film Archive. As I reread these diaries and visualise a film-diary covering all those years, I am now on my own after living and working together on art projects for so many years. I took her with me to the eastern Alps she once loved so much and where we used to go walking together. Angela comes back to life for me in her handwritten words and soft handwriting accompanying her drawings, watercolours, rolls and rolls of film measuring dozens of metres in length.

I watch our private, forgotten films. Recordings that lie behind our work on reinterpreting and re-evaluating the documentary film archive. Everyday life made up of just ordinary things, the people who were close to us, our research in the world of archive materials, a trip to Soviet Armenia with the actor Walter Chiari. Memorabilia we collected down the years. These are my recollections of Angela and our life together. As I reread these notebooks I discover others I knew nothing about. (...) Looking back over all the notebooks composing Angela's endless Diary and taking another look back at those private films of ours accompanying our research work. My desperate attempt to have her back at my side again, to bring her back to life, so that we can carry on our work together as our purpose and mission in life, through her notebooks and drawings, a sort of map of what I now need to do, containing all the guidelines and how I should continue. Angela and I have made plans for important new projects together. A promise, a pledge, to continue our work. (Yervant Gianikian)

Angela Ricci Lucchi was born in Ravenna in 1942. She studied painting in Salzburg with Oskar Kokoschka. She passed away on 28th February in Milan. Yervant Gianikian studied architecture in Venice before deciding to focus on film in the mid-1970s. Meeting Angela Ricci Lucchi was a turning point in both her artistic career and private life. Yervant Gianikian and Angela Ricci Lucchi's films have been shown at the most important international film festivals, including Cannes, Venice, Toronto, the Berlinale, Rotterdam, Turin and the 'Giornate del Cinema Muto' (silent film festival). Retrospectives of their work have been hosted at some of the world's most important film archives (i.e. Cinémathèque Française, Filmoteca Española, Cinemateca Portuguesa and Pacific Film Archive in Berkeley) and in museums like MoMA in New York, the Tate Modern in London and Pompidou Centre in Paris.

Among those places that have hosted their installations, it is at least worth mentioning the Venice Biennial, Fondation Cartier Pour l'Art Contemporain in Paris, Fundacio "La Caixa" in Barcelona, Centro Andaluz de Arte Contemporaneo in Seville, the Mart in Rovereto, Witte de With Museum in Rotterdam, Fabric Workshop and Museum in Philadelphia, Palais des Beaux-Arts in Brussels, the Contemporary Art Museum in Chicago, Hangar Bicocca in Milan, and Documenta 14 in Kassel. (Press release)




Oltreconfine
www.goethe.de/italia/oltreconfine

Cosa sappiamo della vita che ci si lascia alle spalle in fuga da una guerra? Cosa conosciamo di chi decide di mollare tutto, casa, amici e affetti per arrivare in un luogo in cui ogni cosa è estranea, ostile? Da oggi è online una Webserie in sei episodi girata tra i Balcani, la Germania e l'Italia, in cui sei giovani registi raccontano sei storie di partenze, viaggi e arrivi oltreconfine. La serie è stata prodotta dal Goethe-Institut in Italia che ha selezionato le idee di tre studenti della dffb (Deutsche Film- und Fernsehakademie) di Berlino e tre del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo. I film sono stati scritti e girati grazie alla collaborazione di due tutor autorevoli, Andres Veiel a Berlino e Stefano Savona a Palermo, entrambi registi e documentaristi premiati nell'ambito di prestigiosi festival.

Le sei storie sono l'occasione per entrare nelle vite di altrettanti protagonisti che, per motivi e in momenti storici diversi tra loro, hanno attraversato i confini del proprio paese e della propria vita. Le sei storie sono Houzayfa's Items di Carlotta Berti, Virginia Nardelli e Alessandro Drudi, Mangoes grow in Winter di Benedetta Valabrega e Claudia Mastroroberto, Filthy Maddening Race di Luca Capponi e Alessandro Drudi, 175 km di Borbála Nagy, Historia Magistra Vitae di Tamara Erbe e Sans Sommeil di Sarah Yona Zweig. (Comunicato Ufficio Stampa e Relazioni Esterne Goethe-Institut Rom)




Paese dei Festival - Foto Ross La Ciura - Goethe-Institut Logo Il Paese dei Festival Il Paese dei Festival
I Festival come motori culturali sul territorio italiano

Al Goethe-Institut Palermo un incontro dei festival culturali italiani

www.goethe.de/palermo

I rappresentanti di otto festival culturali italiani si sono dati appuntamento a Palermo. Motivo dell'incontro un invito del Goethe-Institut, che ha promosso un progetto d'eccellenza creato ad hoc proprio per loro. Si tratta di "Il Paese dei Festival", un percorso finalizzato a mettere a confronto chi si occupa di festival culturali nel Sud della penisola, ovvero creare un momento di scambio e approfondimento attraverso tre incontri, di cui il primo si è appena concluso e i prossimi due si terranno nel 2018. "Obiettivo del progetto - spiega Heidi Sciacchitano, direttrice del Goethe-Institut Palermo - è quello di proporre ai partecipanti di affrontare un percorso comune di training professionale che stimolerà i direttori e i rappresentanti di otto festival a sperimentare un metodo di gestione coerente, sostenibile, internazionale e di alta qualità. In ciò ci avvarremo della consulenza e preparazione nella formazione di esperti e professionisti del settore, tra cui la Fondazione Fitzcarraldo di Torino."

Nell'incontro appena tenuto, i rappresentanti dei festival hanno affrontato in tre giorni di workshop il tema della progettazione culturale tra territori e sostenibilità. Al Goethe-Institut di Palermo sono arrivati gli organizzatori di:

.. Cufù Festival (Castrofilippo - Agrigento)
.. Eruzioni Festival (Ercolano - Napoli)
.. Festival della Letteratura Mediterranea (Lucera - Foggia)
.. La Digestion (Napoli)
.. L'Isola delle Storie, Festival letterario di Gavoi (Gavoi - Nuoro)
.. MainOFF, Congresso delle musiche e delle arti elettroniche indipendenti (Palermo)
.. Sicilia Queer Filmfest (Palermo)
.. Valdemone Festival (Pollina - Palermo)

"Sono stati giorni intensi e meravigliosi per il nostro Festival - scrive su Facebook Maria Del Vecchio, direttrice organizzativa del Festival della Letteratura Mediterranea di Lucera (Foggia). Abbiamo condiviso progetti, visioni, sorrisi, problemi, fatiche e ancora sorrisi. Il confronto è motivo certo di crescita e motore di scelta. Esiste un esercito di persone che crede che la cultura possa mutare le sorti dei nostri territori, del nostro Sud. Lontano dalla retorica e dalle lamentele: fare e costruire, edificare, progettare con passione. Condividere questa scelta, che a volte ci sembra una dannazione, ci fa sentire più forti, più convinti e felici."

A guidare gli incontri è stata la Fondazione Fitzcarraldo, un centro indipendente che svolge attività di progettazione, ricerca, formazione e documentazione sul management, l'economia e le politiche della cultura, delle arti e dei media. Gli esiti degli incontri e dei workshop saranno resi pubblici dal Goethe-Institut attraverso una pubblicazione bilingue italiana e tedesca, che sarà realizzata e messa a disposizione di altri festival e soggetti interessati. I prossimi incontri si terranno a marzo 2018 con analisi dei pubblici e strategie di audience development, e settembre 2018 con strategie di fundraising. Il Paese dei Festival - I Festival come motori culturali sul territorio italiano gode del patrocinio della Città di Palermo - Assessorato alla Cultura, e della Regione Sicilia - Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo - Ufficio Speciale Sicilia Film Commission / Ufficio Speciale per il Cinema e l'Audiovisivo. (Comunicato stampa - novembre 2017)




Lyda Borelli nel film La memoria dell'altro "La memoria dell'altro"
Proiezione della versione restaurata


Nella cornice della mostra veneziana dedicata a Lyda Borelli, primadonna del Novecento (01 settembre - 15 novembre 2017), allestita a Palazzo Cini a cura di Maria Ida Biggi, direttrice dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma, la proiezione, il 10 novembre presso l'Aula Magna dell'Ateneo Veneto, di La memoria dell'altro (1913), opera rara ed emblematicamente rappresentativa del temperamento e dell'arte della grande diva. Il film è stato restaurato per l'occasione dal CSC - Cineteca Nazionale in collaborazione con l'Istituto per il Teatro e il Melodramma - Fondazione Giorgio Cini e con il sostegno degli eredi di Lyda Borelli.

La proiezione è accompagnata da musica dal vivo a cura della pianista Cinzia Gangarella e preceduta da una conferenza introduttiva, con interventi di Maria Ida Biggi, direttrice dell'Istituto per il Teatro e il Melodramma, Daniela Currò, conservatrice della Cineteca Nazionale della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, e Angela Dalle Vacche, docente di Storia del Cinema presso il Georgia Institute of Technology di Atlanta. Il film ripropone il sodalizio di Lyda Borelli con Mario Bonnard e Vittorio Rossi Pianelli, rispettivamente nei ruoli dell'amante tragico e dell'innamorato respinto, già sperimentata con grande successo in Ma l'amor mio non muore! realizzato sempre nel 1913 dalla Film Artistica "Gloria", per la regia di Mario Caserini, film canonico del genere "diva film" italiano.

La memoria dell'altro è un dramma passionale e tragico, che si incentra sul personaggio emancipato e anticonformista di Lyda, aviatrice acclamata, guidatrice di automobile, danzatrice formidabile, ma anche donna appassionata e sensuale, fatalmente travolta da un sentimento che la conduce all'estremo delle sue possibilità e della sua volontà. Sono memorabili i voli aerei, preceduti dalla preparazione meticolosa dell'aviatrice e e seguiti da un pubblico festante; altrettanto notevoli sono gli esterni veneziani, su cui il racconto indugia, facendo muovere i protagonisti tra magnifici scenari, tra arrivi spettacolari in vaporetto, approdi in gondola e passeggiate da Grand Tour in Piazza San Marco.

La memoria dell'altro

Regia di Alberto Degli Abbati, 1913, 79';
Produzione: Film Artistica "Gloria", Torino;
Visto censura: n. 2084 del 24 dicembre 1913;
Lunghezza originale: 1650/2000 metri (sei parti);
Soggetto: baronessa De Rege;
Fotografia: Angelo Scalenghe;
Personaggi e interpreti: Mario Bonnard (Mario Alberti), Lyda Borelli (l'aviatrice Lyda), Felice Metellio (il giornalista), Letizia Quaranta (Cesarina), Emilio Petacci, Vittorio Rossi Pianelli (il principe di Sèvre).

Sinossi: La bella aviatrice Lyda respinge l'assidua corte del principe di Sèvre e s'innamora del giornalista Mario Alberti che, nonostante sia fidanzato con Cesarina, accetta l'invito di Lyda a raggiungerla a casa sua. Insospettita, Cesarina segue Mario e lo sorprende in una scena d'amore con la giovane. Approfittando di una breve assenza di Lyda, Cesarina riesce a sottrarre alla rivale Mario, convincendolo a lasciarla. Abbandonata, Lyda si concede all'amore del principe di Sèvre. Ma la donna non riesce a dimenticare Mario. Qualche tempo dopo, mentre la coppia si trova a Venezia, Lyda rincontra Mario in un teatro: colti dalla passione riaccesa, i due fuggono a Parigi per vivere il loro amore. Ma la felicità viene troppo presto guastata da una malattia che costringe Mario a letto per lunghi mesi. La miseria spinge Lyda a cercare aiuto: lo trova presso un gruppo di apaches generosi che rimangono conquistati nel vederla danzare. Il ritorno a casa però è amaro: Mario è morto. Disperata, anche Lyda si ammala e muore in una triste corsia d'ospedale dopo aver richiamato per l'ultima volta alla memoria l'immagine del suo amato Mario. (dalla scheda di Marco Grifo in Enciclopedia del Cinema in Piemonte)

Il film è stato restaurato a partire da un duplicato negativo safety b/n con didascalie italiane conservato dal CSC - Cineteca Nazionale, stampato nel 1977 da una copia nitrato d'epoca, attualmente non più conservata. Ad oggi questo duplicato costituisce l'unico testimone del film, con l'unica eccezione di un frammento di circa 200 metri conservato dalla Filmoteca Española di Madrid, un positivo nitrato con didascalie spagnole e colorazioni per imbibizione, relativo al finale del film. Rispetto a una lunghezza originale che le filmografie moderne ricostruiscono tra i 1650 e i 2000 metri, corrispondenti a una suddivisione in sei parti, il duplicato italiano ha una lunghezza di 1484 metri: risulta quindi incompleto, oltre che in gran parte privo dell'originaria suddivisione in atti (con eccezione della didascalia che introduce il I Atto).

Tuttavia le lacune, concentrate entro la prima metà del film, non incidono particolarmente nella comprensione generale della trama. Il duplicato negativo d'archivio è stato digitalizzato a risoluzione 2k e sono stati eseguiti interventi di stabilizzazione e di restauro digitale dell'immagine, con la rimozione dei difetti più evidenti, rimasti "fotografati" sul duplicato dalla copia nitrato originale, come righe, macchie, spuntinature, strappi. Si è cercato di non eccedere con l'intervento di pulizia mantenendolo entro i limiti della giusta fruibilità, tenendo conto del fatto che, in ogni caso, il materiale di partenza è rappresentato da un duplicato di tarda generazione.

Sulla base di questo stesso criterio è stata eseguita la color correction, con la finalità di uniformare il tono fotografico, scegliendo di mantenere il bianco e nero del duplicato negativo di partenza, senza tentare una restituzione delle colorazioni originarie. Si è ritenuto, infatti, che il campione di confronto rappresentato dal frammento della Filmoteca Española non fosse sufficientemente rappresentativo per una ricostruzione per congettura delle colorazioni dell'intero film. Le lavorazioni sono state eseguite interamente a cura del CSC - Cineteca Nazionale nell'estate - autunno 2017. (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Stampa, Comunicazione, Editoria Centro Sperimentale di Cinematografia (Scuola Nazionale di Cinema - Cineteca Nazionale))




Locandina FeliCittà FeliCittà
Un ritratto acustico di Palermo


www.goethe.de/felicitta

Se la felicità ha un suono, qual è? Qual è il suono o il rumore di Palermo che rende felici? Il duo artistico Katharina Bihler e Stefan Scheib raccontano Palermo attraverso i suoi suoni e le testimonianze dei suoi cittadini, per scoprire che uno degli elementi fondamentali della sua felicità è la musica. I podcast sono ascoltabili online. Il duo Liquid Penguin, ovvero Katharina Bihler e Stefan Scheib, hanno ricercato lo scorso anno i suoni della felicità in Italia, Paese nel quale da sempre i tedeschi immaginano che la felicità sia di casa. Voci e musica, il vivace rumoreggiare di una città, il silenzio, la tranquillità, ma soprattutto il mare, sono le fonti di felicità più ricorrenti che i Liquid Penguin hanno trovato a Trieste, Roma, Napoli e Palermo durante il loro "Viaggio in Italia" nell'ambito del progetto "Felicittà" del Goethe-Institut Italien.

Il ritratto di Palermo è ora online sul sito del Goethe-Institut. Su è possibile ascoltare, preferibilmente in cuffia, i 70 podcast realizzati a partire da quasi 100 ore di registrazioni. Il capoluogo siciliano viene raccontato attraverso le orecchie di artisti e personalità importanti che hanno svelato i luoghi che per loro rappresentano la felicità. L'ensemble Liquid Penguin, composto dalla autrice Katharina Bihler e dal compositore Stefan Scheib, lavora dal 1996 nel campo di musica contemporanea, arte sonora e radiodrammi. Per le loro opere gli artisti hanno ricevuto numerosi premi come il "Deutscher Hörspielpreis", il premio per il miglior radiodramma e altri. (Comunicato stampa)




Presentazione racconto di Sasha Marianna Salzmann «In bocca al lupo»
Racconto di Sasha Marianna Salzmann ispirato alla città di Palermo


"Hausbesuch - Ospiti a casa", progetto del Goethe-Institut, ha portato la scrittrice, curatrice e drammaturga tedesca Sasha Marianna Salzmann a Palermo, ospite in casa dei palermitani. Da questa esperienza è nato il racconto ispirato al capoluogo siciliano In bocca al lupo.

Sasha Marianna Salzmann (Volgograd - ex Unione Sovietica, 1985) attualmente è autrice in residenza del teatro Maxim Gorki di Berlino, ben noto per le sue messe in scena dedicate alla post-migrazione. La sua pièce teatrale Muttermale Fenster blau ha vinto nel 2012 il Kleist Förderpreis. Nel 2013 il premio del pubblico delle Giornate Teatrali di Mülheim (Mülheimer Theatertage) è stato assegnato all'opera teatrale Muttersprache Mameloschn che affronta tre generazioni di tedeschi ebrei. Sasha Marianna Salzmann è famosa per i suoi ritratti umoristici dedicati a tematiche politiche. Il suo racconto In bocca al lupo è stato scritto durante il suo soggiorno nel capoluogo siciliano nel luglio 2016 per il progetto "Hausbesuch - Ospiti a casa" del Goethe-Institut. Tradotto in cinque lingue, farà parte di un e-book che uscirà in primavera e che il Goethe-Institut presenterà alla Fiera del Libro di Lipsia. (Comunicato Goethe-Institut Palermo)

Racconto scaricabile alla pagina seguente

Pagina dedicata al soggiorno palermitano di Sasha Marianna Salzmann, con videointervista

"7 domande a Sasha Marianna Salzmann e Tucké Royale"

Informazioni sul progetto "Ospiti a casa" e sugli altri "ospiti"




"Giallo Kubrick": Le Ultime Cento Ore

Alla Biblioteca "Luigi Chiarini" del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma è conservata una sceneggiatura dattiloscritta del 1964 intitolata Le Ultime Cento Ore, attribuita a Stanley Kubrick, della quale non esiste traccia in nessuna monografia, filmografia, studio. Si tratta di una copia di deposito legale catalogata nei primi anni '90. Il primo a sollevare dei dubbi sull'autenticità del copione fu Tullio Kezich nel 1999 sollevando un gran polverone sulla stampa nazionale, quello che venne definito il "giallo Kubrick" rimase irrisolto fino ad oggi. Grazie alla passione di uno studioso kubrickiano, Filippo Ulivieri, che non si è accontentato di come la questione fosse stata accantonata. Sono state ricostruite le vicende e individuati gli autori, finalmente Filippo Ulivieri ha reso noto il resoconto e come sono stati risolti i relativi misteri del "giallo Kubrick". (Comunicato Susanna Zirizzotti - Ufficio Comunicazione/stampa e archivio storico Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema)




"Basta muoversi di più in bicicletta per ridurre la CO2"
Nuovo studio dell'European Cyclists' Federation sulle potenzialità della mobilità ciclistica nelle politiche UE di riduzione delle emissioni di gas climalteranti entro il 2050

Le elevate riduzioni delle emissioni dei gas serra previste dalla UE sono sotto esame: quest'anno i progressi e i risultati effettivi sembrano non raggiungere gli obiettivi fissati dalla stessa Unione Europea. Recenti rapporti sulle tendenze nel settore dei trasporti europei mostrano che la UE non riuscirà a ottenere la riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto del 60% tra il 1990 e il 2050 affidandosi alla sola tecnologia. Un interessante approccio all'argomento è messo in luce da un recente studio effettuato dall'European Cyclists' Federation (ECF), che ha quantificato il risparmio di emissioni delle due ruote rispetto ad altri mezzi di trasporto.

Anche tenendo conto della produzione, della manutenzione e del carburante del ciclista, le emissioni prodotte dalle biciclette sono oltre 10 volte inferiori a quelle derivanti dalle autovetture. Confrontando automobili, autobus, biciclette elettriche e biciclette normali, l'ECF ha studiato che l'uso più diffuso della bicicletta può aiutare la UE a raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas serra nel settore trasporti, previsti entro il 2050. Secondo lo studio, se i cittadini della UE dovessero utilizzare la bicicletta tanto quanto i Danesi nel corso del 2000, (una media di 2,6km al giorno), la UE conseguirebbe più di un quarto delle riduzioni delle emissioni previste per il comparto mobilità.

"Basta percorrere in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere il 50% degli obiettivi proposti in materia di riduzione delle emissioni", osserva l'autore Benoit Blondel, dell'Ufficio ECF per l'ambiente e le politiche della salute. Che aggiunge: "Il potenziale di raggiungimento di tali obiettivi per le biciclette è enorme con uno sforzo economico assolutamente esiguo: mettere sui pedali un maggior numero di persone è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche". Lo studio ha altresì ribadito la recente valutazione da parte dell'Agenzia europea dell'ambiente, secondo la quale i soli miglioramenti tecnologici e l'efficienza dei carburanti non consentiranno alla UE di raggiungere il proprio obiettivo di ridurre del 60% le emissioni provenienti dai trasporti. (Estratto da comunicato stampa FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta)

Prima del nuovo numero di Kritik... / Libri

Prefazioni e recensioni di Ninni Radicini



Presentazione libri da Comunicato case editrici / autori




La Fascistissima. Il fascismo in Toscana dalla marcia alla "Notte di San Bartolomeo"
di Andrea Giaconi, ed. Il Formichiere, 2019, p. 374, euro 25,00

* Libro presentato il 27 febbraio 2020 allo Lo Spazio di via dell'ospizio (Pistoia)

In questo libro ci si propone di cogliere le tappe, i protagonisti, le dinamiche e gli effetti dell'avvento e del consolidamento del fascismo in Toscana, visto in particolare nel suo processo evolutivo da movimento armato e "indisciplinato" a strumento del regime centrale, totalmente rispettoso e devoto alle direttive mussoliniane. Attraverso le vicende regionali intercorse tra il 1922 e il 1925, si tenta di ricostruire le lotte politiche, gli assetti del potere locale, le linee di governo del territorio. Esse sono ripercorse nei continui mutamenti e nelle progressive evoluzioni dei quadri del partito fascista. Mutamenti ed evoluzioni che si riflessero sulla trasformazione della sociabilità interna al PNF e sulla politica da esso attuata sul territorio, nei confronti degli avversari e della comunità nel senso più ampio del termine.

In particolare, l'analisi si concentra su come il partito poté influire sul potere locale ed evolversi da violento strumento reazionario ed eversivo allo stesso tempo, ad organo restauratore di un ordine in "doppiopetto" fortemente colluso con le frange conservatrici del notabilato locale. Presenta il libro Marco Palla (UNIFI) Coordina Chiara Martinelli (ISRPT) Saluti di Roberto Barontini (Presidente ISRPT). Sarà presente l'autore Andrea Giaconi. In collaborazione con L'Istituto Storico della Resistenza di Pistoia. (Comunicato stampa)




Copertina della rivista Critica d'Arte La nuova serie delle rivista «Critica d'Arte»
www.fondazioneragghianti.it | www.lelettere.it

Nel 2019 si è chiusa l'ottava ed è partita la nona serie di «Critica d'Arte», una delle riviste di storia dell'arte più longeve d'Italia, creata nel 1935 da Carlo Ludovico Ragghianti con Ranuccio Bianchi Bandinelli. Questo passaggio consegue a fatti istituzionali importanti, verificatisi nel corso del 2018: l'esaurirsi dell'attività fiorentina dell'Università Internazionale dell'Arte, già proprietaria della testata, e il trasferimento di gran parte del suo patrimonio culturale e documentario alla Fondazione Ragghianti hanno condotto anche «Critica d'Arte» nel più generale àmbito dell'attività e dell'indirizzo culturale dell'istituzione lucchese creata nel 1981 da Carlo Ludovico Ragghianti e da Licia Collobi, e a loro intitolata.

La nuova serie della rivista, pubblicata in coedizione dalle Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull'arte e dall'Editoriale Le Lettere, mantiene il formato della precedente, ma ha introdotto un assetto e un'articolazione in parte differenti, anche con l'adozione di norme redazionali e di referaggio più perentorie. Fedele alla linea indicata da Carlo Ludovico Ragghianti, accoglie contributi di storia dell'arte dalla preistoria fino al contemporaneo, di storia della critica d'arte, architettura, design, museologia, restauro e cinema, in due formati: per la sezione Saggi testi lunghi e di ampio respiro; per la sezione Note articoli brevi per puntuali precisazioni o messe a fuoco di tipo filologico. La rivista inoltre accoglie, nella sezione Osservatorio, interventi su temi di politica e attualità culturale, universitaria, tutela del patrimonio etc., mentre la sezione Biblioteca è dedicata a recensioni di libri e cataloghi. Il Comitato scientifico è stato ampliato e reso ancor più prestigioso e internazionale. A esso si affianca un Comitato editoriale, con funzioni operative e d'indirizzo.

«Critica d'Arte» è una rivista aperta, e lancia una call for papers permanente per sollecitare l'invio di contributi da parte degli studiosi interessati, secondo la programmatica apertura d'interessi che fu peculiare di Carlo Ludovico Ragghianti. Si accettano contributi in italiano, inglese, francese e spagnolo. Le proposte di saggi e testi - di carattere esclusivamente scientifico - possono essere inviate all'attenzione del Comitato editoriale della rivista sotto forma di abstract, corredate da nome e cognome, qualifica e afferenza dello scrivente. Il Comitato editoriale vaglierà le proposte pervenute mano a mano che arriveranno, accettandole o meno e destinandole al primo numero disponibile. Tutti i testi che appaiono nella rivista sono sottoposti al vaglio preventivo del Direttore e del Comitato editoriale, che svolge anche funzioni operative e di indirizzo. I testi della sezione Saggi e della sezione Note sono sottoposti a double-blind peer review. (Comunicato Lucia Crespi - Ufficio Stampa Fondazione Ragghianti)




Copertina del Catalogo Sartori d'Arte Moderna e Contemporanea 2020 Catalogo Sartori d'Arte Moderna e Contemporanea 2020
a cura di Arianna Sartori, ed. Archivio Sartori Editore, formato cm.30,5x21,5, pp. 176, con 389 illustrazioni a colori, € 70,00

* Il volume è stato presentato il 16 febbraio 2020 nella Chiesa "Madonna della Vittoria" di Mantova
Locandina

Relatori: Arianna Sartori curatrice del catalogo, Roberto Pedrazzoli pittore e docente di discipline artistiche, Gianfranco Ferlisi critico d'arte
Presentazione con il Patrocinio di: Comune di Mantova, Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, Fondazione Le Pescherie di Giulio Romano

Mi piace riflettere sul colore per le sue specificità; ieri dopo l'intervento di un imbianchino che ha ripreso con il colore una macchia sul muro... ho toccato il pennello del colore e mi sono sporcata... Ecco questo mi ha colpito! Mi ha colpito proprio l'affermazione del mi sono sporcata, l'uso di questa parola di per sé così esplicitamente negativa... In mano mia i colori diventano oggetto di titubanza e motivo di disturbo... in mano agli artisti, pittori, scultori, ceramisti, invece, acquistano una valenza completamente diversa, origine di piacere gestuale prima, e visivo poi, infinito.

Il linguaggio verbale è incapace di definire l'esperienza della percezione del colore. Un artista parla attraverso i colori che diventano il suo linguaggio. Potere e autonomia del colore. Ma cosa significa per un artista scegliere un colore? Come sceglierlo? Andare verso un colore e comprenderne il significato, attuarne scelte emotive o razionali o per un gusto estetico, usare anche un colore in alternativa ad un altro in accordo e in armonia, ci portano all'idea di quanto sia relativo un colore... La mia riflessione timidamente avanza; un artista quando dipinge scrive la propria storia... a colori. Un diario che procede inesorabilmente con costanza nel tempo fatto di molti quadri, mostrando tutte le tinte, tutti i "pensieri", tutte le esperienze che lo accompagnano, che sono passati nella sua mente e che si sono "concretizzati" nel suo studio... Si può dire quindi di riuscire a pensare a colori e di vivere attraverso la stesura degli stessi, non un racconto piuttosto una conferma del tempo che passa.

E concludo, le opere sono il tempo oggettivo dell'artista. Scrivere una presentazione per il "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2020" è un impegno piacevole per me e doveroso verso i lettori, visto che siamo giunti alla settima edizione, e se soprattutto nei matrimoni il settimo anno è pericoloso per essere l'anno della crisi, nel nostro caso, siamo ancora ricchi di entusiasmo, di voglia di fare e molto positivi. Entusiasmo e voglia di fare che continuiamo a condividere con i tanti artisti che hanno deciso di aderire al nostro invito. Sono circa centossesanta gli artisti inseriti! È stata una scelta motivata dal nostro desiderio di accentuare l'attenzione del lettore sulle intrinseche qualità artistiche di ciascuno, senza badare all'adesione a questo o a quel movimento artistico.

Abbiamo deciso di presentare ancora una volta, come già nelle edizioni precedenti, prevalentemente artisti nazionali o artisti stranieri che risiedono da anni in Italia, con i quali condividiamo moltissime cose: i paesaggi, il cielo, i colori, le ispirazioni, le tensioni sociali, ma soprattutto l'amore per l'arte e per il bello, insomma con loro possiamo condividere, leggere e finalmente comprendere le opere realizzate. Ci siamo dedicati alla qualità del lavoro dei singoli e a ciascun artista abbiamo assegnato una pagina, nella quale sono riportati precise biografie e attenti curricoli, note critiche, ottime riproduzioni a colori delle opere e, fondamentali, i riferimenti, indirizzi, numeri telefonici, siti internet, e-mail, ecc., per essere contattati. Ciò che ne è nato, ancora una volta, è il volume che avete in mano, valutatelo con attenzione.

Come editrice del mensile di Arte e Cultura "ARCHIVIO" e gallerista, ho instaurato rapporti con moltissimi artisti e tra questi quelli che ho personalmente selezionato per questa edizione del "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2020", che, nei contenuti e nella impaginazione, si pone con una formula dinamica e molto attuale, non un faraonico volume di migliaia di pagine scomodo da consultare, dove ciascun nome corre il rischio di confondersi tra i moltissimi che lo precedono, e inseguito dagli altri che lo spingono. L'ensemble delle schede dedicate ai pittori, scultori, incisori, ceramisti inseriti, pagina dopo pagina compone il "Catalogo Sartori d'arte moderna e contemporanea 2020", come una piacevole chicca da gustare, offrendo piacevolmente un variopinto ventaglio di proposte scelte effettuate, nomi noti e per fortuna anche giovani meno noti che con la loro originalità meritano di essere seguiti nella loro evoluzione futura. (Arianna Sartori)

___ Artisti recensiti

Accarini Riccardo - Achilli Ernesto - Alatan Anna Rita - Andreani Celso Maggio - Andreani Franco - Ascari Franca - Baglieri Gino - Baldassin Cesare - Bellini Enzo - Benazzo Stefano - Bencini Ennio - Benetton Simon - Besson Alberto - Betta Valerio - Bevilacqua Gianfranco - Bianco Lino - Billoni Giuseppe - Bisio Pietro - Bonetti Luciano - Bongini Alberto - Bortoluzzi Milvia - Bòscaro Alda - Businelli Giancarlo - Cais Maria Nives - Capraro Sabina - Carbonati Antonio - Carradore Vittorio - Caselli Edda - Cassani Nino - Castagna Angelo - Castaldi Domenico - Cazzaniga Donesmondi Odoarda - Cazzaniga Giancarlo - Cellanetti Sandro - Censini Giuliano - Cermaria Claudio - Chiarcos Giorgio - Cibi - Ciotti Valeria - Cipolla Salvatore - Civitico Gian Franco - Cocchi Pierluigi - Contesini Elena - Cortese Franco - Cotroneo Giuseppe - Cottini Luciano - Crespi Carlo Ambrogio - Crisanti Giulio - Dalla Fini Mario - D'Ambrosi Diego - De Caro Beatrice - Del Fungo Guido - De Luigi Giuseppe - Desiderati Luigi - Difilippo Domenico.

Di Iorio Antonio - D'Orazio Daniela - Ferraj Victor - Ferraris Gian Carlo - Ferri Massimo - Fioravanti Ilario - Fornarola Salvatore - Fratantonio Salvatore - Fruet Ivo - Gard Ferruccio - Gauli Piero - Gentile Domenico - Gentile Francesco - Ghisleni Anna - Giacobbe Luca - Giammarinaro Mario - Gi Morandini - Gravina Aurelio - Graziani Alfio Paolo - Guerrato Denis - Haas Rudolf - Izzo Donato - Lanfranco - Lanzione Mario - Lengua Antonio - Lomasto Massimo - Luchini Riccardo - Mancino Enea - Margonari Renzo - Marigliano Patrizio - Marino Giuseppe Bepi - Marra Mino - Melotti Enrica - Molinari Mauro - Monfardini Alfonso - Morganti Fernanda - Morselli Luciano - Nagatani Kyoji - Negri Sandro - Nigiani Impero - Nonfarmale Giordano MALE - Ogata Yoshin - Ossola Giancarlo - Paggiaro Vilfrido - Paglia Anna - Pancheri Aldo - Paolantonio Cesare - Paoli Piero - Paradiso Mario - Paulli Gianfranco - Pavan Adriano

Pedrazzoli Roberto - Pegoraro Olivia - Pellegrini Flavio - Perrella Maria Rosaria - Piemonti Lorenzo - Pieroni Mariano - Pieroni Vittorio - Pilato Antonio - Piovosi Oscar - Poggiali Berlinghieri Giampiero - Pozzi Giancarlo - Raza Claudia - Rossato Khiara - Rovati Rolando - Ruglioni Vittorio - Salzano Antonio - Sarro Matteo - Sauvage Max Hamlet - Sava Salvatore - Schialvino Gianfranco - Scimeca Filippo - Sebaste Salvatore - Seccia Anna - Settembrini Marisa - Setti Maurizio - Siani Francesco - Simone Salvatore - Simonetta Marcello - Sodi Milvio - Somensari Anna - Spallanzani Stefania - Spoltore Paolo - Stifter Wolfgang - Tancredi Giovannini Clara - Tavernari Ernesto - Terruso Saverio - Timoncini Luigi - Trombini Giuliano - Tulli Wladimiro - Venditti Alberto - Verna Gianni - Vigliaturo Silvio - Vivian Claudia - Viviani Vanni - Volpe Michele - Zanafredi Gianna - Zangrandi Domenico - Zarpellon Toni - Zitti Vittorio - Zoli Carlo - Zotti Carmelo




Copertina del volume Acquerellisti Italiani Acquerellisti Italiani
a cura di Arianna Sartori, ed. Archivio Sartori Editori (Mantova), pp. 272, formato cm 30.5x21.5, 305 ill. a colori, 16 ritratti, €80,00

* Il volume è stato presentato il 16 febbraio 2020 nella Chiesa "Madonna della Vittoria" di Mantova

Relatori: Arianna Sartori curatrice del catalogo, Roberto Pedrazzoli pittore e docente di discipline artistiche, Gianfranco Ferlisi critico d'arte
Presentazione con il Patrocinio di: Comune di Mantova, Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, Fondazione Le Pescherie di Giulio Romano

«Il volume, realizzato a cura di Arianna Sartori, attraverso l'opera di molti affermati artisti, tutti scelti e invitati ad aderire all'iniziativa, affronta il particolare mondo dell'acquerello. Questa peculiare pratica artistica è stata negli ultimi decenni trascurata dal mondo dell'editoria artistica, così, pur se gli artisti continuano a praticarla nei propri studi, abbiamo pensato di riproporla all'attenzione degli amanti del bello per quella estrema "leggerezza" rappresentativa e per la immediatezza espressiva propria di questa tecnica. Certamente non intendo scrivere una storia della pittura, perché questo è già stato fatto molte volte da numerosi e autorevoli autori dai secoli scorsi fino ad oggi; ciò nonostante mi sento di confermare il desiderio e la volontà degli artisti acquerellisti di affermare la propria presenza in un luogo, di lasciare un segno di sé, di tramandare all'altro un pensiero, un concetto, una visione.

L'uomo da sempre, vuole essere interprete dei propri pensieri in parole ma anche in opere, così banalmente potrei aggiungere che, anche al di fuori dei percorsi pseudo-culturali della vita o della scuola o dell'età, se si cammina sull'arenile di una spiaggia, con i piedi a volte si scrive o si disegnano immagini; e che già da ragazzini per disegnare i contorni di figure sul cemento o sull'asfalto, per poter giocare, si usavano frammenti di terracotta;...e che, maleducatamente è vero, in altre situazioni si poteva incidere il proprio nome sulla corteccia di qualche albero o scrivere anche sui muri. Sicuramente più complesso il discorso della pittura che fin da circa 32.000 anni ci accompagna nel nostro lunghissimo soggiorno sulla Terra.

Infatti, già i dipinti più antichi, quelli della Grotta Chauvet in Francia che furono realizzati con ocre rosse e pigmenti neri, mostrano cavalli, rinoceronti, leoni, bufali e mammut, incredibili esempi di pittura rupestre che esistono, praticamente, in tutto il mondo. Da allora l'uomo ha amato fare e guardare la pittura, elevandola anche, al rilevante ruolo di opera d'arte. La pittura di suo non richiede particolari sforzi per essere percepita se non l'essere guardata frontalmente. E l'opera, così con l'attenta osservazione, assume significati diversi a seconda della creatività dell'esecutore, del suo gusto estetico e di quello della società di cui si fa parte.

La pittura gode quindi di un posto rilevante tra tutte le arti, ma a seconda del supporto su cui viene applicata, richiede tecniche e pratiche diverse. Mi limito ad elencare le parole magiche dell'arte pittorica sulle diverse superfici quali muro, tavola, tela, carta, stoffa, affresco, murale, graffito, encausto, di conseguenza pittura ad olio, colori acrilici, pastello, tempera, acquerello, guazzo o gouache. In altre culture batik, shibori, serti. Nella ceramica si usano ossidi, fondenti e smalti che sono poi fissati in forno grazie all'azione del forte calore.

L'acquerello, strumento essenziale per gli studi preparatori dei grandi maestri e delle grandi opere, è stato usato anche dagli agrimensori per la redazione dei cabrei, quindi usato con efficacia, anche nel disegno tecnico, soprattutto nell'ambito della progettazione meccanica, usato ancora, dal 1500 per precisare gli studi sulla natura e per i paesaggi, studi di animali, gli studi di guerrieri, le scene sacre o profane, le riproduzioni botaniche e scientifiche. Ma sono gli olandesi, i francesi e gli inglesi che dal XVIII secolo, diffondono in tutta Europa e negli Stati Uniti questa tecnica, tanto da farla diventare la tecnica preferita da molti pittori.

Alcuni nomi di importanti artisti caposcuola, tra gli artisti inglesi, William Taverner (1703-1772), Paul Sandby (1725-1809), John Robert Cozens (1752-1797), William Turner (1775-1851); in Francia, il vignettista Jean-Gabriel Moreau (1741-1814), Charles-Joseph Natoire (1710-1777) e Hubert Robert (1733-1808) Jean-Louis Desprez (1743-1804), vengono in Italia per raffigurare i monumenti classici e pompeiani. Anche Cézanne, Gauguin, Manet, Degas tra i francofoni e Paul Klee e Eduard Hildebrandt fra i germanici, Picasso, si sono dedicati all'acquerello. In Italia, nonostante il soggiorno di pittori stranieri, la tecnica prende campo dalla metà dell'Ottocento, soprattutto a Milano e a Napoli con gli esponenti Giuseppe De Nittis (1846-1884), Sebastiano De Albertis (1828-1897), Angelo Marinucci, Canaletto (Giovanni Antonio Canal), Giorgio Morandi, Tommaso Gnone, Vincenzo Loria e Stefano Faravelli.

L'acquerello o acquarello prevede l'uso di pigmenti finemente macinati e mescolati con un legante, diluiti in acqua. Per la sua rapidità e per la facile trasportabilità dei materiali che lo hanno reso la tecnica preferita da chi dipinge viaggiando e all'aria aperta, viene considerata una tecnica "popolare". Il supporto più usato per questa tecnica è la carta, usata preferibilmente ad alta percentuale di cotone puro che per la lunghezza della fibra del vegetale, non si modifica a contatto con l'acqua. L'esecuzione è di per sé sicuramente popolare, ma è una tecnica assai raffinata, dal momento che errori di esecuzione, diversamente dalle altre tecniche pittoriche, non possono essere corretti mediante la semplice sovrapposizione di altro colore. Infatti, il colore trasparente, non nasconde le pennellate sottostanti.

La stesura dell'acquerello può avvenire attraverso diverse tecniche:

- Per velature sovrapposte, che oltre a dare forza e tonalità al colore stesso, conferiscono al disegno preparatorio, solitamente eseguito a matita leggera, la profondità pittorica utile alla rappresentazione dei volumi, delle ombre e della luce.

- Pittura bagnato su bagnato, cioè la stesura del pigmento colorato effettuata sul foglio di carta bagnato in precedenza cosicché i colori si diffondano scorrendo e conferendo un aspetto soffuso al dipinto.

- Pittura bagnato su asciutto in cui il pigmento viene steso dopo essere stato disciolto con una quantità d'acqua sufficiente a farlo scorrere sul foglio asciutto.

Per la realizzazione tradizionale dell'acquerello, occorre:

- Carta da acquerello, che può essere pressata a caldo, non pressata, pressata a freddo. La carta pressata a freddo risulta semi-ruvida e ottimale per la realizzazione dell'acquerello; la grammatura della carta ottimale deve superare i 200 gr/mq.

- Il diluente, che generalmente è acqua, può essere sostituito da acqua e vino, infuso di zafferano, caffè, infusi di erbe vari etc., la scelta di un diluente "alternativo", a discrezione del pittore, oltre a fini sperimentali, permette di ottenere interessanti effetti cromatici. Risultati particolari sono attenuti anche con l'aggiunta di sale, zucchero ecc.

- I colori possono essere di diversi tipi: mezzi panetti semiduri, semiliquidi in tubetto, pigmenti liquidi in tubetto. Per i novizi si consigliano i seguenti colori: blu oltremare, rosso cadmio, giallo cadmio, terra di siena bruciata, ocra gialla, terra d'ombra bruciata, nero d'avorio. Sebbene sia in vendita il bianco, è il fondo del foglio stesso a fungere da bianco quindi se ne sconsiglia l'utilizzo.

- Per i pennelli si consigliano pennelli piatti, pennelli a lingua di gatto e pennelli cilindrici... e insostituibile è l'uso di uno straccetto per la costante pulitura dei pennelli.

Ah, dimenticavo, serve polso fermo, ispirazione e poesia.» (Maria Gabriella Savoia)

Artisti: Aime Tino, Artoni Mario, Ballini Silvana, Belò Flavia, Bertoni Antonella, Bompiani Roberto, Bonfante Egidio, Bortoluzzi Milvia, Capelli Francesca, Capraro Sabina, Carbonati Antonio, Carboni Gaetano, Castellani Leonardo, Cattaneo Claudio, Cavicchini Arturo, Ciaponi Stefano, Cimardi Franco, Corniani Ario, Cotugno Teodoro, Dall'Acqua Mario, Di Venere Giorgio, Fabri Otello, Facchin Roberta, Falzoni Giulio, Ferrarini Renzo, Ferri Massimo, Finetti Ilaria, Girondi Franco, Gnocchi Alberico, Goldoni Meris, Greppi Giovanni, Laterza Lia, Lelii Marisa, Lindner Pierre H., Lunini Susanna, Manfredini Fernando, Margheri Raffaello, MERIK, Milanese Eugenio Enrico, Michieletto Maria Pia, Minuti Giovanni, Moccia Palvarini Anna, Mongatti Vairo, Nastasio Alessandro, Patriarca Riccardo Giovanni, Perina Giulio, Quaini Marialuisa, Ripari Virgilio, Rossi Ermes, Scano Giorgio, Schialvino Gianfranco, Semeghini Defendi, Severi Lino, Soragna Paolo, Spazzini Severino, Tardon Magda, Tassinari Raffaella, Trevisan Franco, Valentino Valter, Venditti Alberto, Verna Gianni, Zen Sergio, Zoppi Moreno, Zorzi Giordano.




Locandina della presentazione del libro di Christopher Kloeble Quasi tutto velocissimo
di Christopher Kloeble

* Il romanzo è stato presentato il 2 febbraio 2020 alla Libreria Modusvivendi di Palermo

Incontro con lo scrittore Christopher Kloeble in occasione della presentazione dell'edizione italiana del suo libro Quasi tutto velocissimo (Traduzione dal tedesco: Scilla Forti, Keller Editore, 2019), titolo originale: Meistens alles sehr schnell. Modera: Rita Calabrese, germanista.

Albert ha diciannove anni, è cresciuto in un orfanotrofio e non ha mai conosciuto la madre. Per tutta la vita ha dovuto assistere il padre, Fred, che è come un bambino intrappolato nel corpo di un adulto, trascorre il tempo leggendo enciclopedie, contando le auto verdi che passano per strada ed è conosciuto come l'eroe di un tragico incidente d'autobus. Quando a Fred vengono diagnosticati solo pochi mesi di vita, per Albert inizia una vera e propria corsa contro il tempo perché sa che quell'uomo perso in un mondo tutto suo è l'unico a poterlo aiutare nella ricerca del proprio passato. Comincia così un viaggio avventuroso e commovente in compagnia di personaggi memorabili che li porterà in un'epoca lontana, fino a una notte di agosto del 1912 e alla storia di un amore proibito...

Quasi tutto velocissimo è una saga famigliare luminosa e drammatica, un travolgente road novel ambientato nelle alte terre alpine dal quale è impossibile separarsi. Due adorabili eroi ci conducono in un tempo pieno di possibilità e ombre, amori, misteri e viaggi, in luoghi e cittadine immerse nelle atmosfere di antiche fiabe. Christopher Kloeble ha studiato presso l'Istituto di Letteratura tedesca di Lipsia e presso l'Università della televisione e del cinema di Monaco. Suoi contributi sono comparsi tra gli altri su Die Zeit, Süddeutsche Zeitung e TAZ. È stato membro del Programma di scrittura internazionale dell'Università dello Iowa e scrittore residente all'Università di Cambridge. (Comunicato stampa Goethe-Institut Palermo)




Disegno che ritrae Federico Fellini nella locandina della iniziativa promossa dal Centro Sperimentale di Cinematografia Federico Fellini
Il libro dei sogni


Presentazione volume
28 gennaio 2020
Casa del Cinema - Roma
www.fondazionecsc.it

«Se i film di Fellini, per citare Shakespeare, sono spesso fatti della materia di cui sono fatti i sogni, questo volume dimostra che i suoi sogni sono fatti della materia di cui sono fatti i film. Il libro dei sogni - capolavoro d'arte dell'illustrazione - si pone infatti anche come un "catalogo" - verrebbe da dire, come nel Don Giovanni di Mozart e Da Ponte: "delle donne che amò il padron mio". Certo, ci sono anche le donne, senza le quali il "Pianeta Fellinia", per usare una bella definizione di Gian Piero Brunetta, perderebbe una "fonte energetica" fondamentale. Ma Il libro dei sogni è in realtà una sorta di "archivio generale" della vita di Fellini, sia di quella interiore - come ogni sogno che si rispetti - sia dei suoi punti di vista su un mondo fatto, oltre che di persone e cose, anche di "effetti cinema", storie, personaggi, vicende personali, amori e idiosincrasia di un mestiere, che per Fellini coincide con la vita stessa, pur restandone sempre "più grande".

A titolo d'esempio, citiamo soltanto il sogno del 4 febbraio 1961: «Negli studi della Federiz Fracassi mi sorride: E allora Federico, quando hai intenzione di cominciare sul serio?". È il tempo in cui Fellini entra in società con Rizzoli per favorire l'esordio di giovani cineasti. Pier Paolo Pasolini è uno dei primi che si presenta col soggetto di Accattone. Ma alla prima visione dei giornalieri, di fronte alla "passeggiata di Accattone", Fellini rifiuta vigorosamente di continuare la produzione, e litiga in modo radicale con l'amico e collaboratore Pier Paolo, di cui non condivide l'estetica. Nel sogno, azzardiamo, Clemente Fracassi, il direttore di produzione, esorta Federico a "fare sul serio", anche perché, nella realtà dei fatti, a Fellini poi di produrre giovani autori non importava davvero nulla, e il progetto - anche a seguito della lite con Pasolini - naufragò senza rimpianti.

A questo "reperto d'archivio" se ne potrebbero aggiungere infiniti altri, che aprono nuove letture della vita e della creatività dell'autore di film che sono oggi parte integrante dell'identità italiana. In questa prospettiva, l'edizione del Libro dei sogni si affianca, nella celebrazione del centenario della nascita di Federico Fellini, al progetto di restauro dell'opera omnia, portato avanti dalle cineteche italiane, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e Cinecittà Luce. Ma l'opera di Federico non potrebbe dirsi completa senza questo Libro dei sogni, che è anche un "libro dei film", esattamente come i suoi film sono anche il "cinema dei sogni"» (dalla Prefazione di Sergio Toffetti, Gian Luca Farinelli, Felice Laudadio, al volume di Federico Fellini, Il libro dei sogni, Rizzoli, 2019).

.. ore 17.00, Toby Dammit, di Federico Fellini (ep. di Tre passi nel delirio) (1968, 48')

«In Toby Dammit [...] un attore alcolizzato accetta di girare un western all'italiana perché gli viene offerta una Ferrari [...]. Trittico con autori di prestigio ma esiti qualitativi molto difformi: [...] si difende solo Fellini che stravolge il racconto di Poe per conservarne soltanto il nome del protagonista, Toby Dammit, e il finale, in un incubo delirante dove i meccanismi alienanti del mondo dello spettacolo diventano premessa per uno sguardo terribile sull'orrore quotidiano» (Mereghetti). Restauro realizzato per il centenario della nascita di Federico Fellini. Il restauro di Toby Dammit è stato realizzato nel 2019 dal Centro Sperimentale di Cinematografia ed Istituto Luce - Cinecittà a partire da un internegativo 35mm messo a disposizione da Alberto Grimaldi Productions e da un positivo sonoro ottico d'epoca conservato dalla Cineteca Nazionale. Tutte le lavorazioni sono state eseguite presso il laboratorio Studio Emme di Roma.

.. a seguire, incontro con Simona Argentieri, Filippo Ceccarelli, Felice Laudadio, Sergio Toffetti.

Nel corso dell'incontro verrà presentato il volume di Federico Fellini, curato da Sergio Toffetti, Gian Luca Farinelli, Felice Laudadio, Il libro dei sogni, Rizzoli, 2019. (Comunicato ufficio stampa Centro Sperimentale di Cinematografia)




Locandina della presentazione del libro Dal Pop rock alla musica celtica, di Cochi Quarta Per il ciclo "Leggere parole tra noi - Incontri con l'autore"

Dal Pop rock alla musica celtica
di Cochi Quarta


* Il libro è stato presentato il 21 gennaio alla Biblioteca I.C. Giorgio Perlasca - Pietralata (Roma)

Dagli anni Sessanta, dal primo gruppo pop, attraverso mode, stili, culture e band sempre nuove. Un viaggio oltre le note alla ricerca di un modo diverso di fare musica, di viverla come espressione di tutti, come esigenza quotidiana; un sentire ormai quasi dimenticato, ma non dappertutto. È l'incontro con l'Irlanda, le sue note, le sue tradizioni, la sua realtà politica e sociale a far sì che tutto questo diventi realtà. E allora pagina dopo pagina potremo leggere che è possibile vedere una miriade di ragazzini suonare la loro musica popolare e mezza Europa sia lì per ascoltarli; che è possibile che un professionista rispetti i giovani musicisti con cui sta suonando; che è possibile che un vecchio percussionista ti regali il suo strumento e che è possibile raccontare la storia di un popolo attraverso le sue ballate. Questo e altro, nel racconto dei 50 anni di musica di Cochi Quarta insieme ai tanti compagni di viaggio che hanno condiviso conoscenze, passioni, nuove avventure e, non ultimo, il piacere, mai passato di moda, di suonare insieme. (Comunicato stampa)




Locandina di presentazione del libro Il leone imbrigliato di Maurizio Coccia Il leone imbrigliato. Artisti Istituzioni Pubblico
di Maurizio Coccia, Castelvecchi editore

* Il libro è stato presentato il 25 gennaio 2020 al Museolaboratorio ex manifattura tabacchi di Città Sant'Angelo (Pescara)

Il volume tratta del rapporto intercorrente fra i tre principali protagonisti dell'arte contemporanea: artisti, istituzioni, pubblico. Da un'iniziale collocazione storico-critica del fenomeno, si passa a una più precisa connotazione teoretica. Si discutono i pionieri della pratica in oggetto (Institutional Critique), risalendo nei decenni sino al principio del nuovo secolo, quando entrano in gioco le strategie conosciute come New Institutionalism e prendono slancio le nuove pratiche curatoriali, più accentratrici e performative. È dato spazio anche ai principi della nuova museografia indirizzati a un ampliamento del pubblico nei musei, portando anche esperienze tratte dalle vicende internazionali più recenti.

Maurizio Coccia è docente di Storia dell'Arte Contemporanea e Storia e della Critica d'Arte. Direttore del Centro per l'Arte Contemporanea Palazzo Lucarini di Trevi. Consulente di numerose istituzioni sui temi dell'arte pubblica, dell'architettura e della didattica museale, ha contribuito al Padiglione Italia alla Biennale Architettura di Venezia (2016). È nel Comitato Direttivo della rivista Parol - Quaderni d'arte e di epistemologia. Per Aracne ha pubblicato Una rivoluzione non richiesta e Cesare Cesariano. 1475-1543. Ha scritto per Postmedia Books, Gangemi Editore, Manfredi Edizioni.

- Estratto dal volume

Semplificando, potremmo dire che la Critica Istituzionale è una particolare pratica artistica sviluppatasi alla fine degli anni Sessanta, e che risente complessivamente del clima storico di quel periodo. Detto così, chiaramente, è riduttivo. Primo, perché relega il tema all'ambito artistico. Secondo, perché lo rimanda a un momento storico importante ma troppo circoscritto. Infine, così facendo, si trascura la solidità e duttilità del metodo che lo sostiene. Occuparsi di Critica Istituzionale, oggi, significa impiegare una strumentazione integrata e alternativa. E non solo. Rappresenta anche un incentivo ad andare oltre l'arte e la storiografia. Per evidenziarne il ruolo in una prospettiva più vasta. Che è quella dell'azione sociale, della convivenza civile, della gestione della cosa pubblica. Tutte attività, in pratica, regolate da norme e convenzioni. Non fa eccezione, ovviamente, l'arte.

Si può quindi vedere la critica istituzionale non come un periodo storico e/o di genere all'interno della storia dell'arte, ma piuttosto come uno strumento analitico, un metodo di critica e di politica spaziale, che può essere applicato non solo al mondo dell'arte, ma agli spazi disciplinari e delle istituzioni in generale (Sheikh 2006). Ogni istituzione, infatti, è un dispositivo di mediazione tra diversi valori etici e interessi ideologici. Si tratta di una negoziazione costante, che presiede al corretto funzionamento delle comunità organizzate. Le società, intese come istituzioni strutturate in cerchi concentrici, devono estendere il bilanciamento di quella polarità anche ai sottosistemi che la compongono. Tra questi, per esempio, l'arte. (Comunicato stampa)




Copertina del libro di poesie di Berardo Di Ferro intitolato Nuvole Nuvole
Poesie di Berardo Di Ferro

Il libro è stato presentato il 25 novembre 2019 a Palermo alla Galleria d'Arte Studio 71
www.studio71.it

L'evento è curato da Vinny Scorsone che nella prefazione della raccolta di poesie scrive: "Le sue poesie sono pregne del tempo che passa, sono piene di Liana che come un'onda calda gli ha riempito la vita..." Ma Liana oltre che ad essere musa ispiratrice di Berardo è anche pittrice e per questa occasione presenta alcune opere che illustrano le liriche. Allieterà la serata Cinzia Romano La Duca con la sua chitarra, leggerà le poesie Marisa Palermo. (Comunicato stampa)




Copertina del libro La Dama col ventaglio romanzo di Giovanna Pierini La Dama col ventaglio
di Giovanna Pierini, Mondadori Electa, 2018
Il libro è stato presentato il 20 novembre 2019 a Roma al Palazzo Barberini

Il romanzo mette in scena Sofonisba Anguissola ultranovantenne a Palermo - è il 1625 - nel suo tentativo di riacciuffare i fili della memoria e ricordare l'origine di un dipinto. La pittrice in piedi davanti alla tela cerca di ricordare: aveva dipinto lei quel ritratto? È passato tanto tempo. Nonostante l'abbacinante luce di mezzogiorno la sua vista è annebbiata, gli occhi stanchi non riconoscono più i dettagli di quella Dama con il ventaglio raffigurata nel quadro. È questo il pretesto narrativo che introduce la vicenda biografica di una delle prime e più significative artiste italiane. Sofonisba si presenta al lettore come una donna forte, emancipata e non convenzionale, che ha vissuto tra

Cremona, Genova, Palermo e Madrid alla corte spagnola. Tra i molti personaggi realmente esistiti - Orazio Lomellini, il giovane marito; il pittore Van Dyck; Isabella di Valois, regina di Spagna - e altri di pura finzione, spicca il giovane valletto Diego, di cui Sofonisba protegge le scorribande e l'amore clandestino, ma che non potrà salvare. La ricostruzione minuziosa di un'Italia al centro delle corti d'Europa, tra palazzi nobiliari, botteghe artigiane e viaggi per mare, e di una città, Palermo, fa rivivere le atmosfere di un'epoca in cui una pittrice donna non poteva accedere alla formazione accademica e doveva superare numerosi pregiudizi sociali. Tra le prime professioniste che seppero farsi largo nella ristretta società degli artisti ci fu proprio Sofonisba, e questo racconto, a cavallo tra realtà e finzione, ne delinea le ragioni: l'educazione lungimirante del padre, un grande talento e una forte personalità.

Giovanna Pierini, giornalista pubblicista, per anni ha scritto di marketing e management. Nel 2006 ha pubblicato Informazioni riservate con Alessandro Tosi. Da sempre è appassionata d'arte, grazie alla madre pittrice, Luciana Bora, di cui cura l'archivio dal 2008. Questo è il suo primo romanzo. (Comunicato stampa Maria Bonmassar)




Copertina del libro Calabria terra di capolavori Dal Medioevo al Novecento Calabria terra di capolavori. Dal Medioevo al Novecento
di Mario Vicino, Editrice Aurora

Il volume è stato presentato il 22 novembre 2019 al Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia

Nell'accattivante location del Castello Normanno Svevo, verrà presentato il volume di Mario Vicino. Interverranno all'iniziativa Adele Bonofiglio, direttore del Museo Archeologico Nazionale "Vito Capialbi" di Vibo Valentia e l'autore. Il prof. Mario Vicino, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, ha al suo attivo altre pubblicazioni di pregio quali La Pittura in Calabria. Quattrocento e Cinquecento, Imago Mariae e una monografia su Pietro Negroni.

Iniziativa - come precisa la dottoressa Bonofiglio - per far riscoprire la passione per l'arte e restituire la giusta importanza all'inestimabile patrimonio di cui dispone la Calabria e la bellezza dei suoi innumerevoli tesori nascosti. Nella prima parte dell'opera - continua la Bonofiglio - si descrive l'evoluzione della pittura in Calabria in relazione alla sua straordinaria storia. Partendo dal periodo Tardoantico, l'autore attraversa le vicende del Medioevo, con Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi, per poi raggiungere il Cinquecento e i successivi sviluppi dell'arte calabrese fino all'Ottocento e il Novecento. Nella seconda sezione del libro - conclude la Bonofiglio - vengono catalogati ed esaminati nel dettaglio alcune delle numerose opere presenti nella regione. (Comunicato stampa)




Dipinto di Antonio Ligabue denominato Aratura con cavalli realizzato nel 1948 ad olio su tavola di faesite cm.85x12 Copertina del libro Antonio Ligabue Gli anni della formazione 1899-1919 di Renato Martinoni Antonio Ligabue. Gli anni della formazione (1899-1919)
di Renato Martinoni, Marsilio Editori, 2019

Libro presentato lo 05 ottobre 2019 alla Galleria d'Arte 2000 & Novecento di Reggio Emilia
www.duemilanovecento.it

La mostra antologica di Antonio Ligabue, presentata al Museum im Lagerhaus di San Gallo nel 2019, è stata l'occasione per fare conoscere l'opera dell'artista in quella che può definirsi la sua "patria perduta". Ligabue nacque infatti a Zurigo il 18 dicembre 1899 da un'emigrante italiana, Elisabetta Costa. Dopo essere stato accolto fin dai primi mesi di età dalla famiglia Göbel, vive a San Gallo e nei paesi del circondario conducendo una vita irrequieta, fatta di lavori precari e di ricoveri in istituti (Tablat e Marbach, tra il 1913 e il 1915) e in una clinica psichiatrica (Pfäfers, nel 1917). Espulso dalla Svizzera nel 1919, approda a Gualtieri, dove opera come pittore, scultore, incisore, tra difficoltà di ogni genere e ostracismi, fino alla morte, avvenuta il 27 maggio 1965.

Renato Martinoni, curatore assieme a Sandro Parmiggiani e a Monika Jagfeld della mostra di San Gallo, ha approfondito, con puntigliose ricerche negli archivi, rintracciando documenti e testimonianze inedite, i vent'anni "svizzeri" di Antonio Ligabue, che nel libro vengono definiti "gli anni della formazione", giacché proprio in quel periodo tormentato si gettano le basi per il cammino artistico che Ligabue intraprenderà in Italia. Renato Martinoni è professore emerito di Letteratura italiana all'Università di San Gallo e ha pubblicato libri su scrittori italiani e svizzeri e sulla storia letteraria dei secoli scorsi. Sta lavorando a un romanzo su Antonio Ligabue. Per l'occasione la Galleria esporrà una selezione di opere di Antonio Ligabue. Dipinti ad olio ed alcune opere grafiche che esprimono il disagio e l'angoscia di una vita segnata dalle tribolazioni, un'arte che mostra in primo piano l'estenuante lotta per la sopravvivenza, in cui si può cogliere il tormento di un uomo che sembra compenetrarsi in quegli animali per trovare il riscatto da un'esistenza molto dura, priva di affetti e afflitta da una lancinante solitudine. In esposizione anche opere con scene di vita quotidiana, immerse in un tempo rallentato e quasi immutabile. (Estratto da comunicato stampa CSArt - Comunicazione per l'Arte)




Copertina del libro con gli scritti dal 1943 al 1968 di Gastone Novelli Gastone Novelli Scritti '43-'68
www.gastonenovelli.it

Il volume raccoglie l'intero corpus degli scritti di Gastone Novelli redatti dal 1943 al 1968, sia quelli rimasti fino ad oggi inediti, sia quelli già pubblicati da Achille Perilli nel 1976 in un numero monografico della rivista Grammatica. Una raccolta di testi che attraversa la storia dell'Italia artistica e politica della seconda metà del Novecento e allo stesso tempo offre un racconto senza filtri della vita di uno degli artisti italiani che più ha vissuto la tensione tra modernità e sperimentazione linguistica. Eventi e riflessioni si susseguono per tre decenni e si nutrono di viaggi e di incontri fatti da Novelli: dalla Roma della Resistenza e dell'occupazione tedesca al Brasile dei primi anni Cinquanta, dove l'artista scopre la sua vocazione e ha le prime esperienze di insegnamento all'Istituto d'arte del Museo di San Paolo diretto da Pier Maria Bardi; da Parigi dove Novelli frequenta gli ambienti d'avanguardia e stringe rapporti con Hans Arp, Man Ray, Tristan Tzara, Georges Bataille, Samuel Beckett, Pierre Klossowski e Claude Simon, alle isole della Grecia, luogo prescelto per i suoi studi sulle origini del linguaggio.

Sullo sfondo il vivace ambiente della cultura italiana, in cui Novelli frequenta molte delle personalità di spicco di quegli stessi anni, tra cui Afro Basaldella, Corrado Cagli, Pietro Consagra, Alfredo Giuliani, Giorgio Manganelli, Elio Pagliarani, Achille Perilli, Arnaldo e Giò Pomodoro, Toti Scialoja, Giulio Turcato, Emilio Villa, Cesare Vivaldi. La varietà dei testi raccolti (racconti, poesie, manifesti, interviste, ricordi, lettere e appunti di lavoro) restituisce in pieno la molteplicità degli interessi di questo artista e il suo costante e vitale desiderio di intervento sulla realtà che lo circondava.

Le lettere, il giovanile manifesto politico del Movimento Confederale europeo, i corsi di composizione tenuti in Brasile e a Roma, i testi teorici per le riviste L'Esperienza moderna e Grammatica, i suoi decisi interventi sulla Biennale di San Paolo del Brasile, sul Convegno di Verucchio, sulla Quadriennale di Roma e sulla Biennale di Venezia, quelli sul Surrealismo e sulla politica del P.S.I., ci restituiscono finalmente appieno la ricchezza di questa figura, che non è stato solo pittore e artista, ma anche insegnante, fervido polemista, editore, scrittore e attivista politico. La raccolta è stata curata da Paola Bonani, curatrice, con Marco Rinaldi e Alessandra Tiddia, del catalogo generale dell'artista e collaboratrice da molti anni dell'Archivio Gastone Novelli.

Gastone Novelli (Vienna, 1925 - Milano, 1968) è stato uno dei più importanti artisti del secondo dopoguerra italiano. Tra i fondatori delle riviste L'Esperienza moderna (1957) e Grammatica (1964). Novelli ha esposto nei più importanti musei e istituzioni italiani e internazionali. Oggi le sue opere sono conservate al MoMA di New York, alla National Gallery di Washington, al MASP di San Paolo, al British Museum di Londra, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, al Museo del Novecento di Milano, al Mart di Rovereto, alla GAM di Torino e alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Manoel Francisco dos Santos (Garrincha) Elogio della finta
di Olivier Guez, di Neri Pozza Editore, 2019

«Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha (lo scricciolo), era alto un metro e sessantanove, la stessa altezza di Messi. Grazie a lui il Brasile divenne campione del mondo nel 1958 e nel 1962, e il Botafogo, il suo club, regnò a lungo sul campionato carioca. Con la sua faccia da galeotto, le spalle da lottatore e le gambe sbilenche come due virgole storte, è passato alla storia come il dribblatore pazzo, il più geniale e il più improbabile che abbia calcato i campi di calcio. «Come un compositore toccato da una melodia piovuta dal cielo» (Paulo Mendes Campos), Garrincha elevò l'arte della finta a essenza stessa del gioco del calcio.

Il futebol divenne con lui un gioco ispirato e magico, fatto di astuzia e simulazione, un gioco di prestigio senza fatica e sofferenza, creato soltanto per l'Alegria do Povo, la gioia del popolo. Dio primitivo, divise la scena del grande Brasile con Pelé, il suo alter-ego, il re disciplinato, ascetico e professionale. Garrincha resta, tuttavia, il vero padre putativo dei grandi artisti del calcio brasiliano: Julinho, Botelho, Rivelino, Jairzinho, Zico, Ronaldo, Ronaldinho, Denílson, Robinho, Neymar, i portatori di un'estetica irripetibile: il dribbling carioca. Cultore da sempre del football brasiliano, Olivier Guez celebra in queste pagine i suoi interpreti, quegli «uomini elastici che vezzeggiano la palla come se danzassero con la donna più bella del mondo» e non rinunciano mai a un «calcio di poesia» (Pier Paolo Pasolini).  

Olivier Guez (Strasburgo, 1974), collabora con i quotidiani Le Monde e New York Times e con il settimanale Le Point. Dopo gli studi all'Istituto di studi politici di Strasburgo, alla London School of Economics and Political Science e al Collegio d'Europa di Bruges, è stato corrispondente indipendente presso molti media internazionali. Autore di saggi storico-politici, ha esordito nella narrativa nel 2014. (Comunicato stampa Flash Art)

  Recensioni di Ninni Radicini a libri di argomento calcistico

Derby Days - Il gioco che amiamo odiare
di Dougie ed Eddie Brimson, ed. Libreria dello Sport

Dal 29 maggio 1985 la parola "hooligan" risuona nella testa degli italiani. Quella sera, per la finale di Coppa dei Campioni, i sostenitori della Juventus presenti allo stadio belga Heysel, separati dai tifosi inglesi del Liverpool attraverso una rete "da pollaio" (così è stata definita nelle cronache per la sua consistenza), vissero e subirono l'epilogo terrificante di un modo di intendere il calcio che sconfina nella violenza tribale.

Idoli di carta
di Giusva Branca, ed. Laruffa

Questo è un libro di uomini e di calcio. Undici ritratti di calciatori lavoratori, artigiani, sognatori e di un grande allenatore, che, differenti per generazione, ruolo, origine, hanno condiviso un tratto di storia della Reggina.





Copertina libro Armenia Arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana Armenia
Arte, storia e itinerari della più antica nazione cristiana


Il volume è stato presentato il 17 maggio 2019
www.comunitaarmena.it

Ponte tra Asia ed Europa, l'Armenia è ancora oggi un Paese immeritatamente poco conosciuto. Solo negli ultimi anni il turismo ha cominciato a considerare anche questa nazione, le cui vicende hanno molto da insegnarci: in particolare l'ostinazione a rimanere legati alle proprie radici, linguistiche e religiose, ritenute indispensabilia mantenere un'identità di popolo, sfuggendo al pericolo dell'assimilazione. Questa guida vuole essere un aiuto a quanti decidono di compiere un viaggio sull'altopiano armeno, portandoli a comprendere un aspetto fondamentale di questa cultura: l'identità cristiana, coraggiosamente difesa in un ambiente in cui la pratica religiosa non è molta diffusa, soprattutto dopo la dominazione sovietica. Si sono pertanto volute privilegiare quelle informazioni che permettono al turista interessato di "capire" il popolo armeno e il suo patrimonio. A una parte introduttiva contenente elementi fondamentali di storia (con la triste pagina del genocidio), religione (la millenaria Chiesa armena e il monachesimo) e cultura (arte, architettura e lingua), fa seguito la descrizione dettagliata di oltre quaranta siti scelti oculatamente tra le decine che la piccolissima Armenia offre. (Comunicato stampa)




NeoSocialismo
di Luigi Agostini

* Presentazione libro, Pordenone, 09 maggio 2019
www.associazionebobbio.it

Sono tre le date che hanno segnato i giorni che stiamo vivendo: dicembre 1989 che decreta il collasso definitivo del socialismo sovietico; settembre 2008 che, con il fallimento della Lehman Brothers, dà l'avvio alla più grande crisi del capitalismo dell'Occidente; 4 marzo 2018 che segna la più micidiale sconfitta della sinistra italiana nel dopoguerra. Il presente, in Italia e nel mondo, è tuttora dominato dagli effetti disordinanti di questi avvenimenti e l'accumulo di disordine sembra quasi inibire oggi, specie a sinistra, una visione razionale della Politica. In tale disordine la nuova destra ha un gioco più facile. Allo spazio chiuso della destra, la sinistra non può rispondere semplicemente con lo spazio aperto, cosmopolita: la sinistra può rispondere solo con un'idea di spazio aperto ma governabile.

Oggi lo spazio potenzialmente governabile per la sinistra italiana può essere spazio europeo, uno spazio politico però in gran parte da conquistare ed organizzare. Tale obiettivo è possibile solo reinterpretando la crisi innescata dal fallimento della Lehman, anche come straordinaria dinamica trasformativa. Tale dinamica ha il suo motore nella rivoluzione informatica - per i più, la più potente e pervasiva rivoluzione tecnologica della storia - che distorce, confonde, e persino acceca la capacità di lettura delle contraddizioni che il suo avanzare pure continuamente produce. Per questo è sommamente necessario un "riarmo teorico" della sinistra sociale e politica, pena lasciare il campo, nell'acqua sporca della crisi, a giullari ed avventurieri di ogni risma. Questo lavoro è dedicato all'analisi della nuova "marca" di capitalismo, ed ha il suo ancoraggio specifico nel Marx del capitolo sulla macchine dei Grundisse, nella sua straordinaria e profetica attualità; nel Gramsci di Americanismo e Fordismo, oltre che nell'esperienza di dirigente sindacale e politico del suo autore. (Comunicato di presentazione Associazione Norberto Bobbio)




Copertina libro Credo Professo Attendo | sulle orme del Cristianesimo Ortodosso Credo Professo Attendo: sulle orme del Cristianesimo Ortodosso
di p. Evangelos Yfantidis
www.ortodossia.it

In questo libro, che contiene gran parte dei discorsi pronunciati in Italia negli ultimi quindici anni, ci si propone di scoprire l'Ortodossia tenendo presenti i tre verbi che dominano il simbolo della Fede in Cristo: "credo", "professo" e "attendo". Credere a quanto deliberato e proclamato dai santi Concili e Sinodi della Chiesa, dal primo - il Sinodo Apostolico - fino all'ultimo - il Sinodo di Creta -; professare, attraverso la propria vita, l'identità cristiana, scegliendo lo stile di vita, l'etica e i valori che provengono dal Vangelo di Cristo e dal Magistero della Chiesa; e, infine, attendere il Regno di Dio, convinti fermamente che la nostra patria incorruttibile sia il cielo stesso. Vi si approfondiscono alcuni aspetti che riguardano il mistero della Fede in Cristo, la storia e la vita della Chiesa Ortodossa, l'apostolato del Patriarcato Ecumenico, figure di venerata memoria per la loro vita, questioni pastorali, la dottrina etica e sociale, l'unità dei Cristiani, la protezione del creato, il dialogo interreligioso e altri temi. Questo libro si rivolge non solo ai Cristiani Ortodossi residenti nel nostro Paese, bensì anche a chiunque voglia approfondire sulle questioni sopra indicate, per inserirsi nel mistero della verità in Cristo, dell'amore di Cristo e della Sua persona. (Comunicato stampa Chiesa greco-ortodossa di Padova)




Copertina del libro a fumetti Nosferatu, di Paolo D'Onofrio pubblicato da Edizioni NPE Pagina dal libro Nosferatu Nosferatu
di Paolo D'Onofrio, ed. Edizioni NPE, formato21x30cm, 80 pag., cartonato b/n con pagine color seppia

* Novità Editoriale, 2019
edizioninpe.it/product/nosferatu

Il primo adattamento a fumetti del film muto di Murnau del 1922 che ha fatto la storia del cinema horror. Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens), diretto da Friedrich Wilhelm Murnau e proiettato per la prima volta il 5 marzo 1922, è considerato il capolavoro del regista tedesco e uno dei capisaldi del cinema horror ed espressionista. Ispirato liberamente al romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker, Murnau ne modificò il titolo, i nomi dei personaggi (il Conte Dracula diventò il Conte Orlok, interpretato da Max Schreck) e i luoghi (da Londra a Wisborg) per problemi legati ai diritti legali dell'opera. Il regista perse la causa per violazione del diritto d'autore, avviata dagli eredi di Stoker, e venne condannato a distruggere tutte le copie della pellicola. Una copia fu però salvata dallo stesso Murnau, e il film è potuto sopravvivere ed arrivare ai giorni nostri. L'uso delle ombre in questo film classico ha avuto una eco infinita nel cinema successivo, di genere e non. Edizioni NPE presenta il primo adattamento a fumetti di questa pellicola: un albo estremamente particolare, che riprende il film fotogramma per fotogramma, imprimendolo in color seppia su una carta ingiallita ed invecchiata, utilizzando per il lettering lo stesso stile delle pellicole mute e pubblicato in un grande cartonato da collezione. (Comunicato stampa)




La mia Istria
di Elio Velan


* Il volume è stato presentato il 5 dicembre 2018 a Trieste, all'Auditorium del Museo Revoltella

Il volume del noto giornalista e scrittore Elio Velan è presentato a Trieste grazie all'iniziativa della Comunità Croata di Trieste e del suo presidente Gian Carlo Damir Murkovic, che ha voluto includere l'incontro nel programma di iniziative del 2018. Il libro, quasi 200 pagine, sarà introdotto dallo stesso Murkovic e presentato dal giornalista, scrittore e autore teatrale Luciano Santin, con l'intervento / testimonianza dell'autore stesso. L'incontro sarà moderato dal giornalista de "Il Piccolo" Giovanni Tomasin. Ad aprire e concludere la serata sarà la musica, col gruppo vocale e strumentale dell'Associazione culturale"Giusto Curto" di Rovigno, il tutto arricchito dalle proiezioni di immagini dell'Istria, firmate dal grande maestro della fotografia Virgilio Giuricin.

Per far sentire non solo le tipiche armonie ma anche quello spirito condiviso che rende Rovigno una località singolare e ricca. Nel volume Elio, il padre, ragiona col figlio Gianni, mentre la barca li culla e li porta in giro per l'arcipelago rovignese. Cos'è giusto e legittimo che i figli sappiamo dei genitori, dei loro pensieri, delle loro vicende? L'autore cerca di rispondere al quesito attraverso le "confessioni e testimonianze" raccolte in questo libro, uscito prima in lingua croata e ora nella versione italiana per i tipi della "Giusto Curto" di Rovigno. Nel libro Velan racconta e soprattutto si racconta attraverso le esperienze di una vita che l'ha portato a interrogarsi sulle numerose tematiche di un mondo di confine con tanti nodi da sciogliere, ma anche su tematiche esistenziali con l'intelligenza di chi abbraccia con coraggio la verità.

Elio Velan (Pola, 1957), dopo la laurea in Scienze politiche a Zagabria e dopo quattro anni di studi alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Trieste, ha iniziato la carriera giornalistica, una scelta per la vita che non ha mai abbandonato, occupandosi, a fasi alterne, di carta stampata, radio e televisione, tra Fiume, Trieste, Pola, Capodistria e Rovigno. Sin dalle elementary aveva infatti sognato di diventare giornalista per seguire le orme di Oriana Fallaci, che adorava. Il sogno si è avverato anche se non ha fatto mai il corrispondente di guerra, non ha vinto il premio Pulitzer e non ha intervistato il compagno Tito. In compenso ha lavorato, per otto anni, al quotidiano "La Voce del Popolo" come corrispondente da Rovigno.

Nel febbraio 1994 è passato alla redazione del telegiornale di TV Capodistria, lavorando contemporaneamente a Radio Capodistria. Era uno dei redattori e conduttori del TG e spesso seguiva i dibattiti al parlamento di Lubiana. Alla fine del 1996 è passato al quotidiano croato "Glas Istre". Dopo un anno di corrispondenze da Capodistria si è trasferito a Trieste come unico corrispondente estero del quotidiano di Pola e del quotidiano "Novi List" di Fiume. A Trieste ha lavorato per quindici anni alla sede regionale della Rai per il Friuli Venezia Giulia. Conduceva la trasmissione radiofonica "Sconfinamenti" e, contemporaneamente, a TV Capodistria la trasmissione settimanale di approfondimento "Parliamo di..." (oltre 400 trasmissioni realizzate).

La sua carriera si è conclusa nel 2016 con l'unico rammarico di non aver mai lavorato a un settimanale perché era quello lo spazio più congeniale al suo stile. Ha pubblicato quattro libri in rapida successione (un libro all'anno), che rappresentano la sintesi del suo lavoro di giornalista. Sono scritti in croato, la lingua che ha usato di più. Ora partecipa alle attività della "Giusto Curto" come giornalista e ideatore di spettacoli. Nei primi anni Novanta ha fondato e diretto per tre anni il mensile della Comunità Italiana di Rovigno, "Le Cronache", molto seguito anche da chi non ne condivideva la linea editoriale. (Comunicato stampa)

---

Mostre sull'Istria presentate nella newsletter Kritik




Copertina del libro Ritratto di signora in viaggio | Un'americana cosmopolita nel mondo di Henry James Ritratto di signora in viaggio | Un'americana cosmopolita nel mondo di Henry James
di Gottardo Pallastrelli, Donzelli Editore, 2018

Il libro ripercorre la vita di Caroline Fitzgerald e della sua famiglia,facendo luce su esistenze affascinanti e sul suo profondo legame con Henry James. Nei romanzi e dei racconti di Henry James, la protagonista più nota è senz'altro quella di Ritratto di signora, Isabel Archer. Diversi, però, sono i personaggi femminili che dalle sponde americane dell'oceano giungono in Europa, più spesso a Londra, in cerca di un matrimonio aristocratico e poi, da lì, in Italia inseguendo il sogno della bellezza e il fascino di antiche culture e civiltà. Ma c'è un'altra signora, realmente vissuta e rimasta finora ignota, legata a James dalla scrittura - quella di un carteggio con lui, venuto solo ora alla luce.

E' a lei che è dedicata questa biografia che, attraverso lettere, diari e documenti d'epoca, ricostruisce un reale ritratto di signora nel quale è inevitabile scorgere le fattezze di un'ideale eroina jamesiana: Caroline Fitzgerald. Molto nota nell'alta società newyorchese, Caroline ben presto si trasferì a Londra. Fu in un brillante salotto di Kensington che avvenne il primo incontro con lo scrittore americano, il quale, in una lettera a Edith Wharton, ne descrive «la bellezza trascurata». James frequentava le donne dall'eleganza sofisticata della migliore società internazionale, e Caroline non ricalcava lo stereotipo della giovane ereditiera americana in Europa tanto in voga in quegli anni.

Lei che era colta, ricca, innamorata della poesia e talmente affascinata dall'Oriente da aver studiato il sanscrito e da vestire lunghe tuniche esotiche, era infatti decisamente lontana da quel cliché. Dopo il divorzio da un Lord inglese, si innamorò di un medico ed esploratore italiano, Filippo De Filippi. Sia pur tra le righe delle sue lettere - uscite oggi dagli archivi degli eredi della famiglia De Filippi - James sembrò incoraggiare quella scelta e, negli anni che seguirono, spesso incontrò Caroline costatandone la nuova felicità. Imperdibili sono alcuni resoconti che James scrive delle sue gite in Italia a bordo di una delle primissime automobili del secolo di proprietà della coppia.

Il viaggio fu, del resto, la cifra dell'esistenza di una donna intraprendente che andò fino in Caucaso e poi in India al seguito delle esplorazioni del marito - e di ogni dove, Caroline riportava bellezze ed emozioni nel carteggio con James e gli altri amici della vecchia Europa. Una vita inconsueta vissuta appieno in poco più di quarant'anni e finita a Roma il giorno di Natale del 1911. Leggere oggi la sua biografia, attraverso le tante pagine di suo pugno, è come leggere in controluce un romanzo jamesiano mai scritto, o meglio ancora sbirciare nel vissuto di James fatto di incontri con donne e uomini reali da cui lo scrittore attingeva spunti per i suoi capolavori. E d'altra parte fu la stessa Caroline a supporre in lui una curiosità «professionale» a proposito di un suo fratello, esploratore di fama internazionale: «Henry James è venuto da noi per il tè questo pomeriggio - annotava in una lettera del 22 maggio 1896 - e ha continuato a farmi domande su Edward il quale, ne sono certa, finirà in uno dei suoi prossimi romanzi». Il forte sospetto, scoprendo oggi la vita di Caroline, è che sia stata invece lei a fornire a James più di una suggestione per le sue indimenticabili protagoniste femminili. (Comunicato ufficio stampa Maria Bonmassar)




Copertina del libro Errantia Gonzalo Alvarez Garcia Errantia
Poesia in forma di ritratto

di Gonzalo Alvarez Garcia

Il libro è stato presentato il 7 agosto 2018 alla Galleria d'arte Studio 71, a Palermo
www.studio71.it

Scrive l'autore in una sua nota nel libro "... Se avessi potuto comprendere il segreto del geranio nel giardino di casa o della libellula rossa che saltellava nell'aria sopra i papiri in riva al fiume Ciane, a Siracusa, avrei capito anche me steso. Ma non capivo. Ad ogni filo d'erba che solleticava la mia pelle entravo nella delizia delle germinazioni infinite e sprofondavo nel mistero. Sentivo confusamente di appartenere all'Universo, come il canto del grillo. Ma tutto il mio sapere si fermava li. Ascoltavo le parole, studiavo i gesti delle persone intorno a me come il cacciatore segue le tracce della preda, convinto che le parole e i gesti degli uomini sono una sorta di etimologia. Un giorno o l'altro, mi avrebbero portato a catturare la verità.... Mi rivolsi agli Dei e gli Dei rimasero muti. Mi rivolsi ai saggi e i saggi aggiunsero alle mie altre domande ancora più ardue. Seguitai a camminare. Incontrai la donna, che non pose domande. Mi accolse con la sua grazia ospitale. Da Lei ho imparato ad amare l'aurora e il tramonto...". Un libro che ripercorre a tappe e per versi, la sua esistenza di ragazzo e di uomo, di studioso e di poeta, di marito e padre. Errantia, Poesia in forma di ritratto, con una premessa di Aldo Gerbino è edito da Plumelia edizioni. (Comunicato stampa)




Copertina libro L'ultima diva dice addio L'ultima diva dice addio
di Vito di Battista, ed. SEM Società Editrice Milanese, pp. 224, cartonato con sovracoperta, cm.14x21,5 €15,00
www.otago.it

E' la notte di capodanno del 1977 quando Molly Buck, stella del cinema di origine americana, muore in una clinica privata alle porte di Firenze. Davanti al cancello d'ingresso è seduto un giovane che l'attrice ha scelto come suo biografo ufficiale. E' lui ad avere il compito di rendere immortale la storia che gli è stata data in dono. E forse molto di più. Inizia così il racconto degli eventi che hanno portato Molly Buck prima al successo e poi al ritiro dalle scene, lontana da tutto e da tutti nella casa al terzo piano di una palazzina liberty d'Oltrarno, dove lei e il giovane hanno condiviso le loro notti insonni. Attraverso la maestosa biografia di un'attrice decaduta per sua stessa volontà, L'ultima diva dice addio mette in scena una riflessione sulla memoria e sulla menzogna, sul potere della parola e sulla riduzione ai minimi termini a cui ogni esistenza è sottoposta quando deve essere rievocata. Un romanzo dove i capitoli ricominciano ciclicamente con le stesse parole e canzoni dell'epoca scandiscono lo scorrere del tempo, mentre la biografia di chi ricorda si infiltra sempre più nella biografia di chi viene ricordato. Vito di Battista (San Vito Chietino, 1986) ha vissuto e studiato a Firenze e Bologna. Questo è il suo primo romanzo. (Comunicato Otago Literary Agency)




Copertina libro Il passato non passa mai, di Michele De Ruggieri Il passato non passa mai - Tutte le guerre sono bugiarde
di Michele De Ruggieri, ed. Europa Edizioni, 162 pagine, euro 13,90

E' la guerra che si dovrebbe raccontare nelle scuole, al di là di date, vittorie e sconfitte, quella raccontata nel romanzo di Michele De Ruggieri. La presentazione è organizzata in collaborazione con il Polo Museale della Basilicata. Il Circolo La Scaletta ha concesso il patrocinio. Interverrà l'autore che dialogherà con la giornalista Sissi Ruggi. Michele De Ruggieri racconta con una prosa schietta e molto curata una storia che prende avvio nel settembre 1916 con il protagonista che viene chiamato alle armi. Fra la famiglia che tenta senza riuscirvi di non farlo mandare al fronte, la guerra di trincea e la prigionia, sin dalle prime pagine e confermando il titolo il romanzo è una chiara condanna della guerra. La penna di Michele De Ruggieri sceglie di raccontare tutto questo attraverso un'attenta ricostruzione storica e i sentimenti. Dalla paura di essere uccisi alla lotta per la sopravvivenza nel campo di concentramento, dove la fame cambia la gerarchia dei valori. Basta una lettera da casa, che fa intravedere la vita, e le lacrime che accompagnano la lettura restituiscono gli uomini a loro stessi.

- Sinossi

E' il 28 giugno 1914; in tutta Europa giunge la notizia dell'attentato di Sarajevo. Un mese dopo, la prima dichiarazione di guerra. Pochi sanno quali proporzioni assumerà il conflitto e quanti milioni di uomini farà cadere. Idealismi improbabili e frasi piene di retorica furono sufficienti per infervorare gli animi di tanti che non avevano idea di cosa li aspettasse. In piazza si gridava "viva la guerra!" e sul fronte si moriva. Pietro è un giovane che riesce, grazie alle sue conoscenze, ad evitare il fronte, vivendo il conflitto mondiale da una posizione privilegiata e sicura. Almeno così sembra... Dopo la disfatta di Caporetto, infatti, le carte in tavola cambiano completamente. Pietro si ritrova prima in trincea, poi in un campo di concentramento, a tentare disperatamente di tenersi stretta la vita e a guardare negli occhi i suoi compagni che non ci riescono, soccombendo all'orrore di uno dei periodi più oscuri della storia dell'umanità. Ne uscirà totalmente trasformato.

Michele De Ruggieri (Palagiano - Taranto, 1938), di famiglia lucana, ha studiato e conseguito la laurea in farmacia. Si è sempre interessato di Storia Contemporanea e Storia dell'arte. Il passato non passa mai - Tutte le guerre sono bugiarde, è il secondo romanzo di Michele De Ruggieri. Nel 2010 ha pubblicato il romanzo storico Al di qua del Faro (Guida Editori), ambientato tra le montagne lucane e il golfo di Napoli agli albori dell'Unità d'Italia. (Comunicato stampa)




Luigi Pirandello Luigi Pirandello. Una biografia politica
di Ada Fichera, ed. Polistampa
www.polistampa.com

L'adesione di Pirandello al fascismo, il suo rapporto col regime e con la censura, le idee di fondo del suo pensiero politico: sono gli elementi chiave del saggio di Ada Fichera. Con l'autrice dialogheranno il giornalista e scrittore Mario Bernardi Guardi e l'editore Antonio Pagliai. Letture a cura di Dylan (Dimensione Suono Soft). Luigi Pirandello è stato sempre analizzato sotto il profilo strettamente letterario o puramente storico. Il saggio di Ada Fichera, frutto di una ricerca su documenti d'archivio inediti, rilegge per la prima volta la sua figura ricostruendone la vita in chiave politica. Dal testo, arricchito da una prefazione di Marcello Veneziani, emergono aspetti chiave del pensiero pirandelliano come la coscienza del fallimento degli ideali borghesi, l'idea del potere nelle mani di uno e non di una maggioranza, la tendenza all'azione. (Comunicato stampa)




Locandina per la presentazione del libro Zenobia l'ultima regina d'Oriente Zenobia l'ultima regina d'Oriente
L'assedio di Palmira e lo scontro con Roma

di Lorenzo Braccesi, Salerno editrice, 2017, p.200, euro 13,00

Il sogno dell'ultima regina d'Oriente era di veder rinascere un grande regno ellenistico dal Nilo al Bosforo, piú esteso di quello di Cleopatra, ma la sua aspirazione si infranse per un errore di valutazione politica: aver considerato l'impero di Roma prossimo alla disgregazione. L'ultimo atto delle campagne orientali di Aureliano si svolse proprio sotto le mura di Palmira, l'esito fu la sconfitta della regina Zenobia e la sua deportazione a Roma, dove l'imperatore la costrinse a sfilare come simbolo del suo trionfo. Le rovine monumentali di Palmira - oggi oggetto di disumana offesa - ci parlano della grandezza del regno di Zenobia e della sua resistenza eroica. Ancora attuale è la tragedia di questa città: rimasta intatta nei secoli, protetta dalle sabbie del deserto, è crollata sotto la furia della barbarie islamista.

Lorenzo Braccesi ha insegnato nelle università di Torino, Venezia e Padova. Si è interessato a tre aspetti della ricerca storica: colonizzazione greca, società augustea, eredità della cultura classica nelle letterature moderne. I suoi saggi piú recenti sono dedicati a storie di donne: Giulia, la figlia di Augusto (Roma-Bari 2014), Agrippina, la sposa di un mito (Roma-Bari 2015), Livia (Roma 2016). (Comunicato stampa)




Copertina del libro Napoleone Colajanni tra partito municipale e nazionalizzazione della politica Napoleone Colajanni tra partito municipale e nazionalizzazione della politica
Lotte politiche e amministrative in provincia di Caltanissetta (1901-1921)


di Marco Sagrestani, Polistampa, 2017, collana Quaderni della Nuova Antologia, pag. 408
www.leonardolibri.com

Napoleone Colajanni (1847-1921) fu una figura di rilievo nel panorama politico italiano del secondo Ottocento. Docente e saggista, personalità di notevole levatura intellettuale, si rese protagonista di importanti battaglie politiche, dall'inchiesta parlamentare sulla campagna in Eritrea alla denuncia dello scandalo della Banca Romana. Il saggio ricostruisce il ruolo da lui svolto nella provincia di Caltanissetta, in particolare nella sua città natale Castrogiovanni e nell'omonimo collegio elettorale. In un'area dove la lotta politica era caratterizzata da una pluralità di soggetti collettivi - democratici, repubblicani, costituzionali, socialisti e cattolici - si pose come centro naturale di aggregazione delle sparse forze democratiche, con un progetto di larghe convergenze finalizzato alla rinascita politica, economica e morale della sua terra. (Comunicato stampa)




Opera di Gianni Maria Tessari Copertina della rassegna d'arte Stappiamolarte Stappiamolarte
www.al-cantara.it/news/stappiamo-larte

La pubblicazione realizzata con le opere di 68 artisti provenienti dalle diverse parti d'Italia è costituita da immagini di istallazioni e/o dipinti realizzati servendosi dei tappi dell'azienda. All'artista, infatti, è stata data ampia libertà di esecuzione e, ove lo avesse ritenuto utile, ha utilizzato, assieme ai tappi, altro materiale quale legno, vetro, stoffe o pietre ma anche materiali di riciclo. Nel sito di Al-Cantara, si può sfogliare il catalogo con i diversi autori e le relative opere. Nel corso della giornata sarà possibile visitare i vigneti, la cantina dell'azienda Al-Cantàra ed il " piccolo museo" che accoglie le opere realizzate.

Scrive nel suo testo in catalogo Vinny Scorsone: "...L'approccio è stato ora gioioso ora riflessivo e malinconico; sensuale o enigmatico; elaborato o semplice. Su esso gli artisti hanno riversato sensazioni e pensieri. A volte esso è rimasto tale anche nel suo ruolo mentre altre la crisalide è divenuta farfalla varcando la soglia della meraviglia. Non c'è un filo comune che leghi i lavori, se non il fatto che contengano dei tappi ed è proprio questa eterogeneità a rendere le opere realizzate interessanti. Da mano a semplice cornice, da corona a bottiglia, da schiuma a poemetto esso è stato la fonte, molto spesso, di intuizioni artistiche singolari ed intriganti. Il rosso del vino è stato sostituito col colore dell'acrilico, dell'olio. Il tappo inerte, destinato a perdersi, in questo modo, è stato elevato ad oggetto perenne, soggetto d'arte in grado di valicare i confini della sua natura deperibile...". (Comunicato stampa)

Visualizza versione ingrandita della locandina della presentazione del volume




Stelle in silenzio
di Annapaola Prestia, Europa Edizioni, 2016, euro 15,90

Millecinquecento chilometri da percorrere in automobile in tre giorni, dove ritornano alcuni luoghi cari all'autrice, già presenti in altri suoi lavori. La Sicilia e l'Istria fanno così da sfondo ad alcune tematiche forti che il romanzo solleva. Quante è importante l'influenza di familiari che non si hanno mai visto? Che valore può avere un amore di breve durata, se è capace di cambiare un destino? Che peso hanno gli affetti che nel quotidiano diventano tenui, o magari odiosi? In generale l'amore è ciò che lega i personaggi anche quando sembra non esserci, in un percorso che è una ricerca di verità tenute a lungo nascoste.

Prestia torna quindi alla narrativa dopo il suo Caro agli dei" (edito da "Il Filo", giugno 2008), che ha meritato il terzo premio al "Concorso nazionale di narrativa e poesia F. Bargagna" e una medaglia al premio letterario nazionale "L'iride" di Cava de'Tirreni, sempre nel 2009. Il romanzo è stato presentato dal giornalista Nino Casamento a Catania, dallo scrittore Paolo Maurensig a Udine, dallo psicologo Marco Rossi di Loveline a Milano. Anche il suo Ewas romanzo edito in ebook dalla casa editrice Abel Books nel febbraio 2016, è arrivato semifinalista al concorso nazionale premio Rai eri "La Giara" edizione 2016 (finalista per la regione Friuli Venezia Giulia) mentre Stelle in silenzio, come inedito, è arrivato semifinalista all'edizione del 2015 del medesimo concorso.

Annapaola Prestia (Gorizia, 1979), Siculo-Istriana di origine e Monfalconese di adozione, lavora dividendosi tra la sede della cooperativa per cui collabora a Pordenone e Trieste, città in cui gestisce il proprio studio psicologico. Ama scrivere. Dal primo racconto ai romanzi a puntate e alle novelle pubblicati su riviste a tiratura nazionale, passando per oltre venti pubblicazioni in lingua inglese su altrettante riviste scientifiche specializzate in neurologia e psicologia fino al suo primo romanzo edito Caro agli dei... la strada è ancora tutta in salita ma piena di promesse.

Oltre a diverse fan-fiction pubblicate su vari siti internet, ha partecipato alla prima edizione del premio letterario "Star Trek" organizzato dallo STIC - Star Trek Italian Club, ottenendo il massimo riconoscimento. Con suo fratello Andrea ha fondato la U.S.S. Julia, un fan club dedicato a Star Trek e alla fantascienza. Con suo marito Michele e il suo migliore amico Stefano, ha aperto una gelateria a Gradisca d'Isonzo, interamente dedicata alla fantascienza e al fantasy, nella quale tenere vive le tradizioni gastronomiche della Sicilia sposandole amabilmente con quelle del Nord Est d'Italia. (Comunicato Ufficio stampa Emanuela Masseria)




Copertina libro I quaranta giorni del Mussa Dagh I quaranta giorni del Mussa Dagh
di Franz Werfel, ed. Corbaccio, pagg.918, €22,00
www.corbaccio.it

«Quest'opera fu abbozzata nel marzo dell'anno 1929 durante un soggiorno a Damasco, in Siria. La visione pietosa di fanciulli profughi, mutilati e affamati, che lavoravano in una fabbrica di tappeti, diede la spinta decisiva a strappare dalla tomba del passato l'inconcepibile destino del popolo armeno.» Grande e travolgente romanzo, narra epicamente il tragico destino del popolo armeno, minoranza etnica odiata e perseguitata per la sua antichissima civiltà cristiana, in eterno contrasto con i turchi, con il grande Impero ottomano detentore del potere. Verso la fine del luglio 1915 circa cinquemila armeni perseguitati dai turchi si rifugiarono sul massiccio del Mussa Dagh, a Nord della baia di Antiochia.

Fino ai primi di settembre riuscirono a tenere testa agli aggressori ma poi, cominciando a scarseggiare gli approvvigionamenti e le munizioni, sarebbero sicuramente stati sconfitti se non fossero riusciti a segnalare le loro terribili condizioni a un incrociatore francese. Su quel massiccio dove per quaranta giorni vive la popolazione di sette villaggi, in un'improvvisata comunità, si ripete in miniatura la storia dell'umanità, con i suoi eroismi e le sue miserie, con le sue vittorie e le sue sconfitte, ma soprattutto con quell'affiato religioso che permea la vita dell'universo e dà a ogni fenomeno terreno un significato divino che giustifica il male con una lungimirante, suprema ragione di bene.

Dentro il poema corale si ritrovano tutti i drammi individuali: ogni personaggio ha la sua storia, ogni racconto genera un racconto. Fra scene di deportazioni, battaglie, incendi e morti, ora di una grandiosità impressionante, ora di una tragica sobrietà scultorea, ma sempre di straordinaria potenza rappresentativa, si compone quest'opera fondamentale dell'epica moderna. Pubblicata nel 1933 I quaranta giorni del Mussa Dagh è stata giustamente considerata la più matura creazione di Werfel nel campo della narrativa. Franz Werfel (Praga, 1890 - Los Angeles, 1945) dopo la Prima guerra mondiale si stabilì a Vienna, dove si impose come uno dei protagonisti della vita letteraria mitteleuropea. All'avvento del nazismo emigrò in Francia e poi negli Stati Uniti. Oltre a I quaranta giorni del Mussa Dagh, Verdi. Il romanzo dell'opera, che rievoca in modo appassionato e realistico la vita del grande musicista italiano. (Comunicato Ufficio Stampa Corbaccio)

---

- 56esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia
Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia

Presentazione rassegna




Copertina libro Cuori nel pozzo Cuori nel pozzo
Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone.

di Roberta Sorgato
www.danteisola.org

Il libro rievoca le condizioni di vita precedenti alla grande trasformazione degli anni Sessanta del Novecento, e la durissima realtà vissuta dagli emigrati italiani nelle miniere di carbone del Belgio, è un omaggio rivolto ai tanti che consumarono le loro vite fino al sacrificio estremo, per amore di quanti erano rimasti a casa, ad aspettarli. Pagine spesso commosse, dedicate a chi lasciò il paese cercando la propria strada per le vie del mondo. L'Italia li ha tenuti a lungo in conto di figliastri, dimenticandoli. La difficoltà di comunicare, le enormi lontananze, hanno talvolta smorzato gli affetti, spento la memoria dei volti e delle voci. Mentre in giro per l'Europa e oltre gli oceani questi coraggiosi costruivano la loro nuova vita. Ciascuno con la nostalgia, dove si cela anche un po' di rancore verso la patria che li ha costretti a partire.

Qualcuno fa i soldi, si afferma, diventa una personalità. Questi ce l'hanno fatta, tanti altri consumano dignitosamente la loro vita nell'anonimato. Altri ancora muoiono in fondo a un pozzo, cadendo da un'impalcatura, vittime dei mille mestieri pesanti e pericolosi che solo gli emigranti accettano di fare. Ora che cinquant'anni ci separano dalla nostra esperienza migratoria, vissuta dai predecessori per un buon secolo, la memorialistica si fa più abbondante. Esce dalla pudica oralità dei protagonisti, e grazie ai successori, più istruiti ed emancipati si offre alla storia comune attraverso le testimonianze raccolte in famiglia. Con la semplicità e l'emozione che rendono più immediata e commossa la conoscenza. (Estratto da comunicato stampa di Ulderico Bernardi)

La poetessa veneta Roberta Sorgato, insegnante, nata a Boussu, in Belgio, da genitori italiani, come autrice ha esordito nel 2002 con il romanzo per ragazzi "Una storia tutta... Pepe" seguito nel 2004 da "All'ombra del castello", entrambi editi da Tredieci (Oderzo - TV). Il suo ultimo lavoro, "La casa del padre" inizialmente pubblicato da Canova (Treviso) ed ora riproposto nella nuova edizione della ca-sa editrice Tracce (Pescara).

«L'Italia non brilla per memoria. Tante pagine amare della nostra storia sono cancellate o tenute nell'oblio. Roberta Sorgato ha avuto il merito di pescare, dal pozzo dei ricordi "dimenticati", le vicende dei nostri minatori in Belgio e di scrivere "Cuori nel pozzo" edizioni Marsilio, sottotitolo: "Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone". Leggendo questo romanzo - verità, scritto in maniera incisiva e con grande e tragico realismo, si ha l'impressione di essere calati dentro i pozzi minerari, tanto da poter avere una vi-sione intima e "rovesciata" del titolo ("Pozzi nel cuore" potrebbe essere il titolo "ad honorem" per un lettore ideale, così tanto sensibile a questi temi).

Un lettore che ha quest'ardire intimista di seguire la scrittrice dentro queste storie commoventi, intense, drammatiche - e che non tengono conto dell'intrattenimento letterario come lo intendiamo comunemente - è un lettore che attinge dal proprio cuore ed è sospinto a rivelarsi più umano e vulnerabile di quanto avesse mai osato pensare. In questo libro vige lo spettacolo eterno dei sentimenti umani; e vige in rela-zione alla storia dell'epoca, integrandosi con essa e dandoci un ritratto di grande effetto. Qui troviamo l'Italia degli anni cinquanta che esce dalla guerra, semplice e disperata, umile e afflitta dai ricordi bellici. Troviamo storie di toccanti povertà; così, insieme a quell'altruismo che è proprio dell'indigenza, e al cameratismo che si fa forte e si forgia percorrendo le vie drammatiche della guerra, si giunge ai percorsi umani che strappavano tanti italiani in cerca di fortuna alle loro famiglie.

L'emigrazione verso i pozzi minerari belgi rappresentava quella speranza di "uscire dalla miseria". Pochi ce l'hanno fatta, molti hanno pagato con una morte atroce. Tutti hanno subito privazioni e vessazioni, oggi inimmaginabili. Leggere di Tano, Nannj, Caio, Tonio, Angelina e tanti altri, vuol dire anche erigere nella nostra memoria un piccolo trono per ciascuno di loro, formando una cornice regale per rivisitare quegli anni che, nella loro drammaticità, ci consentono di riflettere sull'"eroismo" di quelle vite tormentate, umili e dignitose.» (Estratto da articolo di Danilo Stefani, 4 gennaio 2011)

«"Uomini in cambio di carbone" deriva dal trattato economico italo-belga del giugno 1946: l'accordo prevedeva che per l'acquisto di carbone a un prezzo di favore l'Italia avrebbe mandato 50 mila uomini per il lavoro in miniera. Furono 140 mila gli italiani che arrivarono in Belgio tra il 1946 e il 1957. Fatti i conti, ogni uomo valeva 2-3 quintali di carbone al mese.» (In fondo al pozzo - di Danilo Stefani)




Copertina libro La passione secondo Eva La passione secondo Eva
di Abel Posse, ed. Vallecchi - collana Romanzo, pagg.316, 18,00 euro
www.vallecchi.it

Eva Duarte Perón (1919-1952), paladina dei diritti civili ed emblema della Sinistra peronista argentina, fu la moglie del presidente Juan Domingo Perón negli anni di maggior fermento politico della storia argentina; ottenne, dopo una lunga battaglia politica, il suffragio universale ed è considerata la fondatrice dell'Argentina moderna. Questo romanzo, costruito con abilità da Abel Posse attraverso testimonianze autentiche di ammiratori e detrattori di Evita, lascia il segno per la sua capacità di riportare a una dimensione reale il mito di colei che è non soltanto il simbolo dell'Argentina, ma uno dei personaggi più noti e amati della storia mondiale.

Abel Posse (Córdoba - Argentina, 1934), diplomatico di carriera, giornalista e scrittore di fama internazionale. Studioso di politica e storia fra i più rappresentativi del suo paese. Fra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Los perros del paraíso (1983), che ha ottenuto il Premio Ròmulo Gallegos maggior riconoscimento letterario per l'America Latina. La traduttrice Ilaria Magnani è ricercatrice di Letteratura ispano-americana presso l'Università degli Studi di Cassino. Si occupa di letteratura argentina contemporanea, emigrazione e apporto della presenza italiana. Ha tradotto testi di narrativa e di saggistica dallo spagnolo, dal francese e dal catalano.




Copertina del libro Odissea Viola Aspettando Ulisse lo Scudetto Odissea Viola. Aspettando Ulisse lo Scudetto
di Rudy Caparrini, ed. NTE, collana "Violacea", 2010
www.rudycaparrini.it

Dopo Azzurri... no grazie!, Rudy Caparrini ci regala un nuovo libro dedicato alla Fiorentina. Come spiega l'autore, l'idea è nata leggendo il capitolo INTERpretazioni del Manuale del Perfetto Interista di Beppe Severgnini, nel quale il grande scrittore e giornalista abbina certe opere letterarie ad alcune squadre di Serie A. Accorgendosi che manca il riferimento alla Fiorentina, il tifoso e scrittore Caparrini colma la lacuna identificando ne L'Odissea l'opera idonea per descrivere la storia recente dei viola. Perché Odissea significa agonia, sofferenza, desiderio di tornare a casa, ma anche voglia di complicarsi la vita sempre e comunque. Ampliando il ragionamento, Caparrini sostiene che nell'Odissea la squadra viola può essere tre diversi personaggi: Penelope che aspetta il ritorno di Ulisse lo scudetto; Ulisse, sempre pronto a compiere un "folle volo" e a complicarsi la vita; infine riferendosi ai tifosi nati dopo il 1969, la Fiorentina può essere Telemaco, figlio del padre Ulisse (ancora nei panni dello scudetto) di cui ha solo sentito raccontare le gesta ma che mai ha conosciuto.

Caparrini sceglie una serie di episodi "omerici", associabili alla storia recente dei viola, da cui scaturiscono similitudini affascinanti: i Della Valle sono i Feaci (il popolo del Re Alcinoo e della figlia Nausicaa), poiché soccorrono la Fiorentina vittima di un naufragio; il fallimento di Cecchi Gori è il classico esempio di chi si fa attrarre dal Canto delle Sirene; Edmundo che fugge per andare al Carnevale di Rio è Paride, che per soddisfare il suo piacere mette in difficoltà l'intera squadra; Tendi che segna il gol alla Juve nel 1980 è un "Nessuno" che sconfigge Polifemo; Di Livio che resta coi viola in C2 è il fedele Eumeo, colui che nell'Odissea per primo riconosce Ulisse tornato ad Itaca e lo aiuta a riconquistare la reggia. Un'Odissea al momento incompiuta, poiché la Fiorentina ancora non ha vinto (ufficialmente) il terzo scudetto, che corrisponde all'atto di Ulisse di riprendersi la sovranità della sua reggia a Itaca. Ma anche in caso di arrivasse lo scudetto, conclude Caparrini, la Fiorentina riuscirebbe a complicarsi la vita anche quando tutto potrebbe andare bene. Come Ulisse sarebbe pronta sempre a "riprendere il mare" in cerca di nuove avventure. Il libro è stato presentato il 22 dicembre 2010 a Firenze, nella Sala Incontri di Palazzo Vecchio.




Copertina libro Leni Riefenstahl Un mito del XX secolo Leni Riefenstahl. Un mito del XX secolo
di Michele Sakkara, ed. Edizioni Solfanelli, pagg.112, €8,00
www.edizionisolfanelli.it

«Il Cinema mondiale in occasione della scomparsa di Leni Riefenstahl, si inchina riverente davanti alla Salma di colei che deve doverosamente essere ricordata per i suoi geniali film, divenuti fondamentali nella storia del cinema.» Questo l'epitaffio per colei che con immagini di soggiogante bellezza ha raggiunto magistralmente effetti spettacolari. Per esempio in: Der Sieg des Glaubens (Vittoria della fede, 1933), e nei famosissimi e insuperati Fest der Völker (Olympia, 1938) e Fest der Schönheit (Apoteosi di Olympia, 1938).

Michele Sakkara, nato a Ferrara da padre russo e madre veneziana, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio, alla ricerca, alla regia, alla stesura e alla realizzazione di soggetti, sceneggiature, libri (e perfino un'enciclopedia), ed è stato anche attore. Assistente e aiuto regista di Blasetti, Germi, De Sica, Franciolini; sceneggiatore e produttore (Spagna, Ecumenismo, La storia del fumetto, Martin Lutero), autore di una quarantina di documentari per la Rai.

Fra le sue opere letterarie spicca l'Enciclopedia storica del cinema italiano. 1930-1945 (3 voll., Giardini, Pisa 1984), un'opera che ha richiesto anni di ricerche storiche; straordinari consensi ebbe in Germania per Die Grosse Zeit Des Deutschen Films 1933-1945 (Druffel Verlag, Leoni am Starnberg See 1980, 5 edizioni); mentre la sua ultima opera Il cinema al servizio della politica, della propaganda e della guerra (F.lli Spada, Ciampino 2005) ha avuto una versione in tedesco, Das Kino in den Dienst der Politik, Propaganda und Krieg (DSZ-Verlag, München 2008) ed è stato ora tradotta in inglese.




Copertina libro 1915 Cronaca di un genocidio 1915 - Cronaca di un genocidio
La tragedia del popolo Armeno raccontata dai giornali italiani dell'epoca

di Emanuele Aliprandi, ed. MyBook, 2009
www.comunitaarmena.it

Libro unico del suo genere, pubblicato alla soglia del 95esimo anniversario del genocidio armeno e all'indomani della firma dei protocolli sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Turchia. Emanuele Aliprandi è membro del Consiglio e responsabile del periodico Akhtamar On-Line. La prefazione è firmata da Marco Tosatti, giornalista e vaticanista de "La Stampa".




L'Immacolata nei rapporti tra l'Italia e la Spagna
a cura di Alessandra Anselmi

Il volume ripercorre la storia dell'iconografia immacolistica a partire dalla seconda metà del Quattrocento quando, a seguito dell'impulso impresso al culto della Vergine con il pontificato di Sisto IV (1471-1484), i sovrani spagnoli si impegnano in un'intensa campagna volta alla promulgazione del dogma. Di grande rilevanza le ripercussioni nelle arti visive: soprattutto in Spagna, ma anche nei territori italiani più sensibili, per vari motivi, all'influenza politica, culturale e devozionale spagnola. Il percorso iconografico è lungo e complesso, con notevoli varianti sia stilistiche che di significato teologico: il punto d'arrivo è esemplato sulla Donna dell'Apocalisse, i cui caratteri essenziali sono tratti da un versetto del testo giovanneo.

Il libro esplora ambiti culturali e geografici finora ignorati o comunque non sistemati: la Calabria, Napoli, Roma, la Repubblica di Genova, lo Stato di Milano e il Principato Vescovile di Trento in un arco cronologico compreso tra la seconda metà del Quattrocento e il Settecento e, limitatamente a Roma e alla Calabria, sino all'Ottocento, recuperando all'attenzione degli studi una produzione artistica di grande pregio, una sorta di 'quadreria "ariana" ricca di capolavori già noti, ma incrementata dall'acquisizione di testimonianze figurative in massima parte ancora inedite.

Accanto allo studio più prettamente iconografico - che si pregia di interessanti novità, quali l'analisi della Vergine di Guadalupe, in veste di Immacolata India - il volume è sul tema dell'Immacolata secondo un'ottica che può definirsi plurale affrontando i molteplici contesti - devozionali, cultuali, antropologici, politici, economici, sociali - che interagiscono in un affascinante gioco di intrecci. (Estratto da comunicato stampa Ufficio stampa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria)




Mario Del Monaco: Dietro le quinte - Le luci e le ombre di Otello
(Behind the scenes - Othello in and out of the spotlight)
di Paola Caterina Del Monaco, prefazione di Enrico Stinchelli, Aerial Editrice, 2007
Presentazione




Copertina del libro Le stelle danzanti di Gabriele Marconi Le stelle danzanti. Il romanzo dell'impresa fiumana
di Gabriele Marconi, ed. Vallecchi, pagg.324, Euro 15,00
www.vallecchi.it

L'Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d'amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, fu l'interprete ispiratore di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L'età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all'impresa era di ventitré anni. Il simbolo di quell'esperienza straordinaria furono le stelle dell'Orsa Maggiore, che nel nostro cielo indicano la Stella Polare. Il romanzo narra le vicende di Giulio Jentile e Marco Paganoni, due giovani arditi che hanno stretto una salda amicizia al fronte. Dopo la vittoria, nel novembre del 1918 si recano a Trieste per far visita a Daria, crocerossina ferita in battaglia di cui sono ambedue innamorati.

Dopo alcuni giorni i due amici faranno ritorno alle rispettive famiglie ma l'inquietudine dei reduci impedisce un ritorno alla normalità. Nel febbraio del 1920 li ritroviamo a Fiume, ricongiungersi con Daria, uniti da un unico desiderio. Fiume è un calderone in ebollizione: patrioti, artisti, rivoluzionari e avventurieri di ogni parte d'Europa affollano la città in un clima rivoluzionario-libertino. Marco è tra coloro che sono a stretto contatto con il Comandante mentre Giulio preferisce allontanarsi dalla città e si unisce agli uscocchi, i legionari che avevano il compito di approvvigionare con i beni di prima necessità anche con azioni di pirateria. (...) Gabriele Marconi (1961) è direttore responsabile del mensile "Area", è tra i fondatori della Società Tolkieniana Italiana e il suo esordio narrativo è con un racconto del 1988 finalista al Premio Tolkien.





Logo della newsletter Kritik di Ninni Radicini
Per ricevere la newsletter Kritik, inviare una e-mail (senza testo)


Mappa del sito www.ninniradicini.it

Home page

La newsletter Kritik non ha periodicità stabilita. Le immagini allegate ai testi di presentazione delle mostre, dei libri e delle iniziative culturali, sono inviate dalle rispettive redazioni e uffici stampa con l'autorizzazione alla pubblicazione.