The Rough Guide - Cipro
Guida turistica

di Marc Dubin
ed. Antonio Vallardi Editore, pagg.489, 2006

Recensione di Ninni Radicini

Copertina Rough Guide Cipro - Guida turistica sull'isola cipriota - di Marc Dubin Al confine tra Europa e Medio Oriente, Cipro, la terza isola del Mediterraneo per dimensione, ha una lunga storia di dominazioni e rapporti con i popoli circostanti. La guida la considera nella sua interezza, descrivendo sia la parte greco cipriota sia quella turco cipriota, separate dal 1974. Dal luglio di quell'anno le due comunità e i due territori hanno avuto destini molto differenti. E' bene precisare che quando si parla e si scrive di Cipro si intende la legittima repubblica di Cipro, che attualmente ha sovranità solo nella parte meridionale a maggioranza greco cipriota.

Nel luglio 1974 la Turchia invase Cipro. Gli abitanti, quelli della comunità greco cipriota, cercarono di resistere, organizzandosi su base spontanea. Tanti di loro, molti dei quali ragazzi poco più che ventenni, vennero uccisi, altri scomparvero per sempre. I greco ciprioti, nonostante avessero pochi mezzi di difesa a disposizione, riuscirono a mettere a segno alcune vittorie strategiche, come ad esempio la difesa dell'aeroporto di Nicosia. I turchi avanzarono comunque per chilometri devastando tutto, fino a quando fu raggiunto un accordo tra il nuovo governo greco di Konstantinos Karamanlis e quello turco, con la mediazione dell'Onu.

I turchi proseguirono però l'invasione anche nei giorni successivi. Alla fine si ritrovarono con il controllo del 37% del territorio, che nel 1983 fu proclamato "repubblica turca di Cipro del Nord". L'Onu, con due risoluzioni del Consiglio di sicurezza, l'ha dichiarata illegale, riconoscendo come legittimo il governo di Nicosia, che attualmente può esercitare la piena sovranità solo su circa il 60% del territorio, quello meridionale a maggioranza greco cipriota. Cipro, nella sua interezza, è entrata nella Unione europea l'1 maggio 2004, seppure solo la parte greco cipriota lo sia materialmente.

Nella parte meridionale, la comunità greco cipriota ha avviato una crescita di proporzioni notevoli, trasformando la propria economia, agganciandola allo sviluppo del settore turistico. Le tante infrastrutture oggi le permettono di essere una delle mete preferite, sia per coloro che utilizzano i pacchetti "tutto incluso" sia per i viaggiatori dell'"ultima ora". Gli standard sono elevati e l'inglese è la seconda lingua. Ogni turista può trovare ciò che cerca: dal puro divertimento - con località che fanno concorrenza a Ibiza - alla cultura che può offrire un isola di storia millenaria, con il vantaggio logistico di poter visitare varie località nel giro di poche ore.

Tralasciando le parti in cui gli autori esprimono più o meno velatamente valutazioni politiche o comunque si schierano da una parte, la guida è sicuramente completa e chiara nelle parti relative alla descrizione dei monumenti, delle chiese, dei musei oltre che nella elencazione di alberghi, luoghi di incontro, cibi tipici, caratteristiche comportamentali. Si comincia da Larnaca, la cui area circostante è la più visitata dai turisti. Nella strada che porta a Limassol si trova Khirokitia, uno dei più importanti siti archeologici del mondo, dove sono state rinvenute tracce di insediamenti umani risalenti al 6800 a.C. Parte fondamentale del patrimonio artistico e culturale di Cipro sono le chiese. Il cristianesimo è arrivato già nei primi decenni del primo millennio e non è casuale che siano originari dell'isola molti monaci della comunità monastica del Monte Athos in Grecia. Chiese cristiano ortodosse sono presenti in tutta Cipro, seppure nella parte occupata dai turchi molte siano state abbandonate o usate come depositi. Qui a Larnaca è da visitare il monastero di Stavrovoùmi. Sorse dove prima c'era un tempio dedicato ad Afrodite, dopo che Elena, la madre di Costantino - imperatore romano d'Oriente - vi lasciò un frammento della Croce. Più di mille anni dopo, nel Cinquecento, a seguito dell'invasione dei turchi ottomani, il monastero fu incendiato. Per essere ricostruito si dovette aspettare tre secoli.

Un'altra chiesa rilevante è quella bizantina di Ayios Lazaros (IX secolo) costruita per ospitare le spoglie di Lazzaro. Dopo i bizantini, gli arabi, i Templari, i Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni, i Lusiganano (dinastia francese), furono i veneziani a dare un forte impronta alla storia dell'isola. A dimostrarlo, ad esempio, il monastero di Ayìa Napa, realizzato in stile veneziano. Lì sgorga acqua che arriva attraverso una conduttura di epoca romana, alimentato da una sorgente che, secondo una leggenda, avrebbe proprietà benefiche. Nel Cinquecento all'arrivo dei turchi, i monaci dovettero andarsene e il monastero cadde in rovina. E' stato restaurato nel 1970.

Spostandoci verso ovest si arriva a Limassol, polo industriale e commerciale, oltre che il più grande porto del Sud dopo la perdita di Famagosta nel 1974. Città turisticamente votata al divertimento, tra i luoghi di maggiore attrazione c'è il teatro Pattikhion, che programma concerti e spettacoli. A circa 30km si trovano ottime spiagge. Dopo la perdita di Acri, in Terrasanta, nel XIII secolo, Limassol fu governata dai Templari. Le invasioni dei mamelucchi dell'Egitto e dei turchi portarono alla decadenza della città, che si riprese solo nel tardo Ottocento, al termine della dominazione turca. Tra i monasteri, quello di Timìou Stravoù e quello dell'Arkhàngelos, sulla valle del fiume Koùris (X sec.), circondato da vigneti.

Merita sicuramente, il convento di Ayìou Nikolàu tòn Gàton (San Nicola dei Gatti), alla estremità del litorale di Aplòstra. Il nome deriva da una leggenda bizantina, secondo cui santa Elena avrebbe portato dall'Egitto e dalla Palestina un centinaio di gatti per contrastare la proliferazione di serpenti velenosi che infestavano la zona. Georgios Seferis, premio Nobel per la Letteratura, utilizzò questa situazione nel suo poema "I gatti di San Nicola", come metafora della contrapposizione tra dittatura e oppositori. L'area della città di Pàfos, nonostante lo sviluppo edilizio degli ultimi venti anni, conserva spiagge considerate tra le migliori del Sud.

Le origini rimandano al XII sec. a.C, quando Agapenore, comandante degli Arcadi, sbarcato qui dopo un naufragio accaduto mentre era diretto a Troia, decise di rimanervi. Chi è appassionato di escursioni subacquee trova circa cinquanta siti marini. Da visitare: i mosaici bizantini e romani, tra cui quelli scoperti nel 1962 da un contadino mentre stava arando; la fortezza di Sarànda Kolònes; le catacombe di Ayìa Solomòni e le Tombe dei Re; Ktìma, esempio di costruzione difensiva bizantina; il museo bizantino che espone una serie di icone post bizantine cinquecentesche. A nord di Pàfos, il monastero di Ayios Neòfytos. Prende il nome dall'eremita che nel 1134 decise ritirarsi in preghiera in questa zona allora deserta. Poco dopo fu raggiunto da discepoli che dopo la sua scomparsa realizzarono il monastero.

La catena montuosa del Tròodhos, nella parte centrale di Cipro, rappresenta un quarto della superficie totale dell'isola. Uno scenario naturale notevole - tra cui spiccano le cascate di Caledonia (11 metri) - per gli amanti della natura, del trekking e della mountain bike. La vetta più alta è quella del monte Olimpo (1952 m.). Chi arrivasse tra dicembre e marzo avrebbe anche la possibilità di fare delle uscite con gli sci: sono state realizzate sei discese tra i duecento e i seicento metri. Da visitare le chiese bizantine, molte delle quali, risalenti all'anno Mille, sono state dichiarate patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Passiamo a Nicosia, la capitale divisa dal 1974 dalla Linea Verde, l'ultimo muro d'Europa.

Tra i luoghi caratteristici le fortificazioni veneziane, anch'esse oggetto di divisione. Ci sono in totale undici bastioni: cinque nella parte greca, cinque nella parte turca e uno nella terra di nessuno. Quest'ultima è una fascia che separa fisicamente le due aree dell'isola. Il trascorre del tempo l'ha resa qualcosa di simile a un tragico museo a cielo aperto, perchè tutto è rimasto esattamente com'era nel momento in cui nel 1974 gli abitanti dovettero abbandonarla. Tra le chiese, quella di Ayios Ioàannis con affreschi settecenteschi restaurati alcuni anni fa, che hanno per tema il Giudizio Universale e la Creazione, e un medaglione pavimentale raffigurante l'aquila bizantina. Qui si svolgono le cerimonie di consacrazione degli arcivescovi.

Da visitare, il Museo Etnografico, dove sono esposti documenti e oggetti del periodo della Liberazione nazionale, tra cui un memoriale dei partigiani dell'Eoka; la Galleria statale di arte contemporanea; il Museo di Cipro, con la migliore raccolta di reperti archeologici dell'isola. Da qui si passa al Nord occupato dai turchi. I turisti che arrivati a Cipro decidessero di attraversare la line Verde per recarsi nella zona occupata prestino attenzione alle procedure burocratiche e ai tempi di permanenza concessi. L'onnipresenza dell'esercito turco e la decadenza che impregna il panorama di molte zone sono le prime cose che notano coloro che decidono di visitare questa parte di Cipro, compresi gli autori della guida.

A subire questo stato di cose sono gli stessi turco ciprioti che dal 1974 si sono visti escludere dal mondo. Inoltre hanno visto l'arrivo di coloni dalla Turchia, inviati per aumentare artificialmente la loro quota in percentuale della popolazione. Per la maggior parte si tratta di gente proveniente dai ceti meno abbienti, contadini impoveriti, a cui si sono aggiunti immigrati da paesi musulmani (Pakistan, Bangladesh). La politica di annessione strisciante portata avanti da Ankara appare subito anche ai turisti. I nomi delle città, di origine ellenica, sono stati cambiati con nomi turchi, compiendo quello che il governo di Cipro considera un esempio di "vandalismo culturale e falsificazione della storia". Ne ha fatto le spese anche ciò che vi era di anglosassone. Quanto rimasto di interessante si può visitare in un giorno.

La zona turistica più importante è quella di Kyrenia, nella costa settentrionale. Nonostante le potenzialità notevoli, la maggiore attrattiva è costituita dalle case da gioco. Per il resto, soprattutto per i giovani, non offre molto. Nella parte più a Est, la penisola di Karpas e la città di Famagosta sono emblematiche della decadenza successiva alla invasione turca. Famagosta è oggi una città spettrale, gli abitanti greco ciprioti dovettero lasciarla nel momento dell'arrivo dei turchi. Nel periodo delle crociate la sua posizione geografica ne fece la fortuna. Dopo la perdita di Acri in Palestina, tra la fine del Duecento e quasi tutto il Trecento, essendo la punta più orientale del mondo cristiano, a breve distanza dalle coste mediorientali, Famagosta diventò un eccezionale nodo commerciale e in breve tempo la città più ricca del mondo. Il declino avvenne dopo una incomprensione, per molti versi banale, tra Genova e Venezia, due delle superpotenze dell'epoca, che controllavano la città.

Se ne avvantaggiarono i turchi che un paio di secoli dopo portarono l'attacco definitivo. L'assedio durò quasi un anno (1570-71). I greci e i veneziani, agli ordini del comandante Marcantonio Bragadin, resistettero nonostante la pesante inferiorità numerica e le condizioni via via sempre più disumane, nell'attesa vana di soccorsi. La resa, a un certo punto inevitabile, avrebbe dovuto, secondo gli accordi, consentire ai pochi sopravvissuti di essere trasportati a Creta con la garanzia della incolumità. Come invece finì è noto. Tre ufficiali veneziani furono squartati e il comandante Bragadin, orribilmente torturato, fu poi scuoiato. In seguito i discendenti riuscirono, a caro prezzo, ad avere indietro i suoi resti, che sono da allora conservati in una urna nella chiesa dei S.S Giovanni e Paolo a Venezia.

A Nord di Famagosta c'è la città di Salamina, che i bizantini chiamarono Costantia e designarono sede dell'arcivescovato e capitale dell'isola. La città, sito archeologico più importante dell'isola, fu però danneggiata da terremoti e maremoti nel IV secolo e da allora subì una decadenza. La successiva invasione araba e l'insabbiamento del porto assestarono il colpo definitivo. Nella penisola di Karpas sono rimasti solo 400 greci, che non hanno diritto a scuole oltre le elementari, non hanno un medico greco (perchè nessun medico greco può esercitare in questa parte) e non possono votare. Nel 2004 un referendum per la riunificazione dell'isola proposto dal segretario dell'Onu Kofi Annan fu bocciato dalla comunità greca e approvato da quella turca. Il piano, modificato varie volte fino a pochi giorni prima della consultazione, prospettava una riunificazione dai contorni però molto incerti.

In sostanza non avrebbe creato uno stato unitario bensì una confederazione tra la parte greco cipriota e quella turco cipriota (quindi regalando la sovranità statale alla entità turca occupata militarmente e consentendo alle truppe turche di continuare a rimanere nell'isola). I costi poi sarebbero stati tutti a carico dei cittadini greco ciprioti che, stando così le cose, hanno logicamente rinviato al mittente il piano. C'è da sottolineare che i greco ciprioti hanno sempre lavorato per la riunificazione, cercando di trovare un punto di incontro con i turco ciprioti. Tutti i piani di riunificazione precedenti sono stati sempre respinti dai turco ciprioti, o forse ancora di più dalla Turchia. La guida contiene anche un piccolo dizionario con parole e frasi in greco e turco. Come le altre pubblicate da Vallardi, anche questa si conferma strumento di supporto molto valido ai turisti per qualità e quantità di informazioni presentate.


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di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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