Germania: Accordo di coalizione tra CDU/CSU e SPD

di Ninni Radicini
14 febbraio 2018


Il 7 febbraio CDU - Unione Cristiano-Democratica (Christlich Demokratische Union Deutschlands), SPD - Partito Socialdemocratico Tedesco (Sozialdemokratische Partei Deutschlands) e CSU - Unione Cristiano-Sociale (Christlich-Soziale Union in Bayern) hanno raggiunto un accordo per la formazione di un nuovo Esecutivo di "Grande Coalizione" (Grosse Koalition, GroKo). Il prossimo passaggio previsto e determinante sarà il voto degli oltre 460mila iscritti alla SPD (il numero è aumentato nei giorni in cui si è svolto il negoziato) che potranno esprimersi su tale accordo. Qualora fosse approvato è prevista la convocazione, da parte di Angela Merkel, del nuovo Consiglio dei Ministri. A seguire, al Bundestag (Dieta Federale), il voto di fiducia. Nella eventualità (si prevede entro Pasqua) di voto favorevole al nuovo Esecutivo da parte della maggioranza dei deputati, allora per la Merkel sarebbe l'inizio del quarto mandato alla Cancelleria della Repubblica Federale Tedesca.

A inizio febbraio, nel corso dei negoziati, Angela Merkel aveva dichiarato che tra le parti vi erano differenze rilevanti, al punto che avrebbe potuto essere necessario andare oltre il 12 febbraio, prevista, all'avvio delle consultazioni, come data di conclusione. Negli stessi giorni una rilevazione (condotta da Deutschlandtrend e pubblicata dalla emittente pubblica ARD) mostrava una ulteriore perdita di consensi per SPD, scesa al 18% (CDU invece stabile al 33%) e per la fiducia verso Schulz, come Presidente del partito (25%, ovvero -5% dopo la decisione di partecipare a negoziati con CDU/CSU). Tra gli intervistati dichiaratisi elettori di SPD, il 52% approvava la partecipazione a una ulteriore Grande Coalizione, il 46% contrario.

La prima Grosse Koalition nella Repubblica Federale Tedesca è stata formata nel 1966 ed è rimasta in carica fino al 1969. Non fu effetto delle elezioni ma della crisi del governo formato CDU/CSU e FDP, presieduto da Ludwig Erhart, a seguito della uscita dei Liberali per divergenze sul bilancio. La SPD di Willy Brandt accettò di formare un nuovo esecutivo di coalizione presieduto da Kurt Kiesinger. La seconda Grande Coalizione si ebbe nel 2005 (fino al 2009), quando CDU/CSU tornò primo partito in Germania superando SPD, ma solo con l'1% di vantaggio. La terza volta nel 2013, poiché la CDU/CSU pur ottenendo oltre il 40% dei voti non potè allearsi con FDP - Partito Liberale Democratico (Freie Demokratische Partei), rimasta fuori dal Bundestag perché al di sotto dello sbarramento elettorale del 5%.

Nonostante nel negoziato con CDU/CSU i Socialdemocratici abbiano ottenuto molto più di quanto si ipotizzasse prima e durante il suo svolgimento, una parte della base ha contestato a Martin Schulz il cambio di orientamento: dalla dichiarazione con cui - subito dopo i risultati elettorali federali del 24 settembre - portava la SPD all'opposizione, dicendo che non sarebbe entrato in un governo con la Merkel, alla successiva scelta di partecipare al negoziato con CDU/CSU, fino alla prospettata collocazione come Ministro nel nuovo esecutivo di Grosse Koalition. Anche nella CDU vi sono interpretazioni negative sull'accordo con SPD, considerando un "errore politico" il modo in cui sono stati ripartiti i Ministeri, da cui deriverebbe un controllo del governo da parte dei Socialdemocratici, a cui, secondo la Junge Union - la organizzazione giovanile della CDU/CSU -, sono state fatte troppe concessioni. L'articolazione delle valutazioni sulla nuova Grande Coalizione aumenta in questa fase la rilevanza dei gruppi interni ai partiti e gli sviluppi parlamentari.

Nel documento negoziale di 177 pagine, tra i punti programmatici più rilevanti, una questione che, alla vigilia dei colloqui esplorativi e del successivo negoziato, appariva motivo di netta divergenza tra la CDU/CSU e la SPD, ovvero le riunificazioni familiari degli immigrati, è stata risolta stabilendo un limite massimo di ricezione di mille familiari al mese e la conclusione, il 31 luglio prossimo, della sospensione delle riunificazioni. La SPD ha ottenuto il via libera a una delle sue richieste principali: i contratti di lavoro potranno essere a tempo determinato solo se il datore di lavoro potrà motivarne la scelta esclusiva. Previsto anche un piano per il ritorno al lavoro di 150mila disoccupati di lunga data. I tre partiti hanno concordato un piano di investimenti da un miliardo di euro per la estensione della connessione di Rete a banda larga, in modo da arrivare anche nelle aree rurali non raggiunte, nel quadro di una legge che, entro il 2025, garantisca tale tipologia di connessione a tutti i cittadini della Germania.

Sulla assicurazione sanitaria la SPD ha accettato un compromesso: a fronte dalla sua richiesta di una "assicurazione dei cittadini" - un trattamento base per tutti - si è invece concordato di avviare una Commissione che elabori proposte per una riforma sanitaria. CDU/CSU e SPD hanno convenuto sulla linea di forte sostegno al rafforzamento della Unione Europea, in particolare sul versante della politica Estera, della Difesa e della gestione degli Stati in crisi, attraverso la proposta di istituire un Fondo Monetario Europeo. Una linea da portare avanti in stretta collaborazione con la Francia, verso la cui proposta di creazione di un budget di investimento nella Eurozona vi è stato però un sostegno moderato e sulla cui proposta di istituire un Ministero delle Finanze della Eurozona non vi è alcun riferimento nel documento negoziale. Sulla ripartizione dei Ministeri si prevede che la CDU tenga la Difesa, l'Economia (con delega alla Politica Energetica) e la Sanità; cedendo il controllo dell'Interno e delle Finanze. L'Interno passerebbe dalla CDU alla CSU, che nella fase politica corrente ha caratterizzato la propria linea con il sostegno a provvedimenti restrittivi nella gestione della immigrazione extracomunitaria. CSU - il principale partito della Baviera - ottiene anche il Ministero dei Trasporti, con delega alla Infrastruttura Digitale, e il Dicastero della Cooperazione Economica e Sviluppo.

Per il Ministero delle Finanze il passaggio è - a sorpresa - alla SPD. Questo Dicastero in Germania è considerato di particolare rilevanza poiché svolge anche una funzione di indirizzo determinante nell'ambito della Unione Europea, come dimostrato da Wolfgang Schäuble (CDU) durante la crisi del debito sovrano nella Eurozona. SPD ottiene anche la Giustizia (già ai Socialdemocratici nella scorsa legislatura in quanto partner di minoranza della coalizione), il Lavoro e gli Esteri, al cui vertice era stato prospettato Martin Schulz, Presidente del partito (già Presidente del Parlamento della Unione Europea) al posto dell'uscente Sigmar Gabriel. Ma il 9 febbraio, Martin Schulz ha dichiarato di volere rinunciare a ricoprire tale carica. La decisione è arrivata a seguito di critiche maturate nel partito, tra cui in particolare quella di Sigmar Gabriel che ha avuto parole aspre per i vertici del partito, a cui ha contestato la mancanza apprezzamento per il lavoro ministeriale da lui svolto nella legislatura 2013-17, a fronte del riscontro positivo presso l'opinione pubblica.

Il 13 febbraio Martin Schulz si è dimesso da Presidente di SPD, motivando la decisione con la volontà di avviare un rinnovamento nel partito. La dirigenza dei Socialdemocratici, all'unanimità, ha indicato Andrea Nahles per la successione. La nomina dovrà essere approvata dal congresso previsto ad aprile. Fino ad allora, la presidenza sarà esercitata da Olaf Scholz, sindaco di Amburgo e prospettato prossimo ministro delle Finanze. Nella eventualità favorevole, Andrea Nahles, già ministro del Lavoro e attuale capogruppo di SPD al Bundestag, diventerebbe la prima donna al vertice del partito.



* Ninni Radicini ha pubblicato vari articoli sulla Germania (area politico-elettorale-storica). Articoli su altri argomenti sono stati pubblicati su vari periodici. Ha pubblicato inoltre recensioni e prefazioni a libri. Coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006).



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