Grecia: il contesto politico-elettorale dopo il voto di fiducia per il governo

di Ninni Radicini
28 novembre 2013


A seguito di tre giorni di dibattito parlamentare, all'una di notte dell'11 novembre il conteggio dei voti nell'Assemblea Nazionale ha sancito il respingimento della mozione di censura verso il governo presieduto da Antonis Samaras (Nuova Democrazia) presentata da Syriza - Coalizione della Sinistra Radicale, il principale partito di opposizione. La mozione č stata decisa a seguito dell'intervento, il 7 novembre, per sgombrare la sede della ERT, la ex radio-televisione statale, chiusa dal governo a giugno e da allora occupata dai dipendenti licenziati. Oltre a Syriza, si sono dichiarati a favore della mozione i gruppi parlamentari di Anel - Greci Indipendenti, Kke - Partito Comunista, Xa - Alba dorata. Contrari i due partiti che compongono la coalizione di governo, ND e il Pasok - Movimento Socialista Panellenico, presieduto da Evangelos Venizelos. Dimar - Sinistra Democratica ha annunciato che non si sarebbe schierata nč a favore nč contro e, alla chiamata per la dichiarazione di voto, i suoi deputati avrebbero risposto "presente". Posizioni non prestabilite invece tra gli 11 deputati indipendenti.

Nel Parlamento monocamerale ellenico, composto da 300 deputati, in occasione del voto, espresso per appello nominale, erano presenti in 294. A favore della mozione di censura sono stati 124, contrari 153, in 17 invece hanno risposto "presente". Sebbene si prospettasse la tenuta della maggioranza di governo, la votazione ha avuto effetti sul contesto politico-parlamentare sia per l'Esecutivo sia per l'opposizione. Al governo, che arrivava al voto con una maggioranza di 155 seggi, sono mancati due voti, uno dei quali per assenza del deputato Nikitas Kaklamanis (ex sindaco di Atene e ministro della Sanitā). L'altro č stato quello di Theodora Tzakri (Pasok), che nel suo intervento ha criticato la linea del governo, votando a favore della mozione di censura. In conseguenza di questa decisione, č stata espulsa dal proprio gruppo parlamentare. Nel suo intervento, Theodora Tzakri ha detto che il governo attuale č caratterizzato dalla mancanza di un piano per uscire dalla crisi e da un deficit di democrazia, affermando che gli elettori l'hanno votata per affrontare i problemi non "per mettere il timbro sulle e-mail che arrivano dai nostri creditori". Odysseas Konstantinopoulos, portavoce di Pasok, ha criticato Theodora Tzakri, dicendo che lei in passato ha votato i piani di salvataggio di Ue/Bce/Fmi per la Grecia.

Alexis Tsipras, presidente di Syriza, ha attaccato l'Esecutivo dicendo che le misure imposte per fronteggiare la crisi hanno peggiorato il quadro economico, impoverito la classe media e portato lo Stato alla recessione, con un livello di disoccupazione vicino al 28%. Ha perciō chiesto elezioni anticipate. Samaras ha detto che questo voto rafforza il governo e ha escluso elezioni prima della scadenza naturale della legislatura nel 2016. Il premier ha contestato Tsipras dicendo che la sua iniziativa č da considerare destabilizzante, in una fase in cui si stanno svolgendo ulteriori negoziati tra la Grecia e i suoi creditori stranieri, durante i quali "per la prima volta la Grecia sta negoziando con i suoi creditori senza essere con le spalle al muro". Inoltre, ha sottolineato, vi sono indicazioni sulla stabilizzazione dell'economia e che si possono escludere "provvedimenti di austeritā orizzontali", ovvero tagli a stipendi e pensioni, mentre Syriza non propone alcuna alternativa realistica al programma economico del governo.

Panos Kammenos, fondatore e presidente di Greci Indipendenti, ha detto che il voto sulla mozione "non č soltanto un voto di fiducia al governo. E' un voto di fiducia ai creditori e ai loro istituti". Aleka Papariga, presidente del gruppo parlamentare di KKE ed ex segretario del partito, ha sottolineato che il Partito comunista greco, pur votando a favore della mozione, non intende "aiutare nč i partiti borghesi nč le imitazioni (rappresentate da Syriza)". Nikos Michaloliakos, leader di Alba Dorata, che ha in corso un procedimento giudiziario insieme ad altri due deputati del suo partito, ha detto che lui č a favore della mozione di censura "contro un governo che consideriamo pericoloso, che si č piegato a interessi stranieri, e la cui politica ha giā portato il nostro popolo alla miseria e il nostro Stato a cedere la propria sovranitā nazionale".

Fotis Kouvelis, leader di Dimar, ha motivato la decisione del suo partito di votare "presente", criticando sia il governo sia Syriza, ritenendo che per la Grecia sia necessaria prima di tutto la stabilitā politica. Oltre ai 14 deputati di Sinistra Democratica hanno risposto "presente" alla chiamata nominale anche tre deputati indipendenti, Christos Aidonis, Georgios Kasapidis e Andreas Loverdos. Da giugno 2012 a giugno 2013, Dimar ha fatto parte della maggioranza di governo con ND e Pasok, fino alla uscita determinata dalla vicenda della chiusura della ERT.

Per i due leader di maggioranza, Antonis Samaras e Evangelos Venizelos, la mozione di censura va interpretata soprattutto come un tentativo di Tsipras di ricompattare Syriza dopo le prese di distanza sulla linea del partito da parte di personalitā di rilievo quali Manolis Glezos e Panayiotis Lafazanis, leader della corrente di minoranza nel comitato centrale di Syriza. In particolare una divergenza di rilievo si č verificata a seguito della affermazione di Tsipras a sostegno della presenza della Grecia nella Eurozona. Dentro Syriza č in corso anche un dibattito su eventuali collaborazioni con altri partiti, con una componente orientata a cooperare con Pasok e altre formazioni di Sinistra e una componente che non esclude un'apertura verso i Greci Indipendenti.

Alla conclusione del voto sulla mozione di censura, Tsipras ha potuto vantare un risultato numericamente superiore alle previsioni (124 "Si" alla mozione, in confronto ai 117 previsti) e la riduzione dei seggi della maggioranza parlamentare a seguito della defezione di Theodora Tzakri. Appare invece preoccupante che la chiamata ai militanti, e in genere ai cittadini, per radunarsi a Piazza Syntagma durante lo svolgimento del voto sulla mozione, abbia visto l'affluenza soltanto di circa tremila persone, lasciando intendere che l'iniziativa contro l'Esecutivo non abbia trovato il riscontro ipotizzato presso l'opinione pubblica ellenica.

Due giorni dopo il voto parlamentare, Dora Bakoyannis, deputato di Nuova Democrazia - giā sindaco di Atene e ministro della Cultura e degli Esteri in governi precedenti - aveva detto che Samaras dovrebbe invitare Dimar a rientrare nella coalizione. Il giorno dopo Dimar ha escluso l'eventualitā sebbene sia stata accennata anche dal segretario Spyros Lykoudis, che a giugno scorso aveva criticato a decisione di uscire dal governo. Fotis Kouvelis ha precisato che Dimar non condivide la linea dell'Esecutivo e altrettanto quella di Syriza, escludendo di conseguenza sia un ritorno al governo sia la collaborazione con il principale partito di opposizione a Sinistra, sottolineando che qualora vi fossero dei cambiamenti allora la posizione (verso una o l'altra parte) sarebbe rivalutata.

Una rilevazione condotta da Metron Analysis per il quotidiano To Ethnos, pubblicata il 24 novembre, ha indicato che Syrizia č il primo partito con il 29.9%. A seguire Nuova Democrazia al 29.2%, Alba Dorata 10%, Pasok 6%, Greci Indipendenti 5.9%, Kke 5.9%, Sinistra Democratica 3.7%, Ecologisti-Verdi 2.6%, Laos - Partito Popolare Ortodosso 1.49%, Antarsya - Cooperazione della Sinistra 1.8%, altre formazioni raggiungono insieme il 3.6%. Da notare l'incremento di Alba Dorata, che un mese fa era al 7.6%. Come leader politici, Antonis Samaras č in testa con il 33% dei consensi degli intervistati, Alexis Tsipras č al 16%.



* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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