Grecia: Panoramica sul referendum per il nuovo piano di salvataggio

di Ninni Radicini
09 luglio 2015


Nel referendum sulle proposte della Unione Europea / Banca Centrale Europea / Fondo Monetario Internazionale per un nuovo (il terzo) piano di salvataggio (bailout) alla Grecia il "No" (contro l'accoglimento da parte del governo) ha ottenuto il 61.31% (3.558.450 voti), il "Sì" 38.69% (2.245.537), lo 0.75% (46.341) ha votato scheda bianca, il 5% delle schede (310.812) sono state annullate. La percentuale maggiore di consensi per il "No" si è avuta nella provincia della Canea (area occidentale di Creta) con il 73.7%, nel Pireo 72.5% e a Corfù 71.2%. Le percentuali più basse invece sono state in Laconia 51.1%, Kastoria 52.3%, Atene centrale 53.2%.

La decisione del governo ellenico di indire il referendum è stata resa pubblica il 27 giugno dal Primo Ministro Alexis Tsipras, leader di Syriza - Coalizione della Sinistra Radicale, dopo il mancato raggiungimento di un accordo con i creditori della Grecia. Il Parlamento Ellenico (composto da 300 deputati) l'ha approvata con 178 favorevoli e 120 contrari. Hanno votato a favore i gruppi parlamentari di Syriza, Greci Indipendenti (i due partiti che formano la maggioranza di governo) e Alba Dorata. Contrari Nuova Democrazia, Pasok - Movimento Socialista Panellenico, Il Fiume, Kke - Partito Comunista.

A seguito del risultato del referendum vi sono state le dimissioni del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis e di Antonis Samaras, da presidente di Nuova Democrazia (eletto nel 2009). Varoufakis, che durante la campagna elettorale aveva annunciato che se avesse vinto il "Sì" si sarebbe dimesso, ha detto di aver maturato la decisione - nonostante la vittoria del "No" - per agevolare il Primo Ministro nella direzione del raggiungimento di un accordo sul programma di aiuti, sottolineando che questo referendum rimarrà nella storia come il momento in cui "una nazione europea si è sollevata contro la servitù del debito". Al suo posto è stato nominato Euclide Tsakalotos. Per la presidenza di Nuova Democrazia l'incarico è stato attribuito ad interim a Evangelos Meimarakis, fino alla elezione del prossimo leader del principale partito del centrodestra ellenico.

Il 2 luglio tre deputati del partito Greci Indipendenti hanno criticato la scelta di indire il referendum, annunciando che avrebbero votato "Sì". Kostas Damavolitis ha detto che con questa consultazione è stata posta l'alternativa tra un accordo doloroso per il popolo ellenico e una divisione tra Grecia ed Europa, con il dubbio che una vittoria del "No" possa incidere negativamente sulla ripresa del negoziato con Ue/Bce/Fmi. Vasilis Kokkalis, che ha chiesto il ritiro del referendum, ha espresso l'intenzione di votare "Sì" specificando che il suo voto parlamentare favorevole a che si svolgesse la consultazione era stato conseguenza della garanzia che il governo non avrebbe fatto entrare in vigore il controllo dei capitali, come invece poi avvenuto. Dimitris Kammenos ha contestato al referendum l'effetto polarizzante per il popolo ellenico. Un altro deputato di Greci Indipendenti, Nikos Mavraganis, ha detto che pur votando "No" ha considerato illegittimo il referendum. La questione è stata posta anche da alcuni cittadini: il 3 luglio il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di dichiarazione di incostituzionalità.

A favore del "Sì" anche Kostas Karamanlis, già Primo Ministro (marzo 2004 - ottobre 2009) e Presidente di Nuova Democrazia (marzo 1997 - novembre 2009), che in una dichiarazione pubblica ha sottolineato come una prevalenza del "No" non determina un rafforzamento della posizione negoziale del governo ellenico mentre è necessario non mettere a rischio la collocazione della Grecia in Europa poiché altrimenti Atene sarebbe esposta a conseguenze che potrebbero ulteriormente peggiorare la crisi in corso, sebbene - ha altrettanto sottolineato - la Ue abbia compiuto errori nella gestione della crisi economica-finanziaria greca.

Prima del referendum Martin Schulz (Spd - Partito Socialdemocratico Tedesco), Presidente del Parlamento Europeo, ha detto che una maggioranza di "No" avrebbe potuto determinare l'eventualità di introdurre un'altra moneta. Un paio di giorni dopo ha però riaffermato la volontà di tenere la Grecia nella Eurozona. La scelta del governo ellenico di indire il referendum, per Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europa, ha prodotto comunque una condizione che non agevola la Grecia poiché la vittoria del "No" ne indebolisce la posizione negoziale e una vittoria del "Sì" non avrebbe comunque reso più semplice il negoziato, nonostante questa seconda eventualità sia da considerare la più opportuna per un percorso di ripresa economica, come sostenuto dai leader europei.

Valutazione opposta a quella di Alexis Tsipras il quale invece ha detto che una vittoria del "No" avrebbe dato a lui un maggiore peso negoziale per chiedere un accordo più vantaggioso, in confronto a quello presentato dai creditori internazionali da lui definito una "umiliazione". Secondo il Primo Ministro ellenico, l'unico modo per rendere sostenibile il debito della Grecia è la sua riduzione del 30%. Per il Fmi la Grecia ha bisogno di 36 miliardi di euro dagli altri stati della Eurozona.

Il voto referendario è stato animato anche da una serie di sondaggi che hanno accompagnato la campagna elettorale dei due schieramenti. La caratteristica comune di queste rilevazioni è stata la prossimità tra il "Sì" e il "No", con la prevalenza di uno o dell'altro di circa un punto percentuale o meno. I comizi conclusivi si sono svolti a Piazza Syntagma per i sostenitori del "No" e allo stadio Panathinaiko per il "Sì". Con il "No" ha detto Tsipras "decideremo di vivere con dignità in Europa,"; Samaras invece, a favore del "Sì", ha detto che un respingimento del piano di salvataggio sarebbe considerato dai creditori come un attacco all'Euro, determinando un prolungamento della chiusura delle banche.

Il risultato del referendum ha prodotto una molteplicità di commenti. Pablo Iglesias, segretario generale del partito spagnolo Podemos, alleato di Tsipras, ha salutato la vittoria del "No" dicendo che "in Grecia ha vinto la democrazia". Altrettanto positiva la valutazione di Marine Le Pen, presidente del Fronte Nazionale, secondo cui la prevalenza del "No" rappresenta una dichiarazione di "fallimento dell'euro e dell'austerità", per cui bisogna superare il sistema delle moneta unica in modo da tornare a una crescita reale, all'aumento dell'occupazione e alla riduzione del debito. Temi sui quali ha rafforzato il proprio consenso presso gli elettori francesi al punto che dopo l'avanzata notevole del suo partito alle elezioni Europee 2014 e nelle Amministrative seguenti, adesso è data in competizione per la vittoria alle prossime Presidenziali, nel 2017. Le congratulazioni per la decisione della maggioranza degli elettori greci sono arrivate anche da Cristina Fernández de Kirchner, Presidente dell'Argentina: "Il popolo greco ha detto 'No' a condizioni impossibili e umilianti. Noi argentini sappiamo di cosa si tratta e spero che l'Europa e i suoi leader comprendano il messaggio del voto".

Tra coloro che invece hanno considerato in modo negativo l'esito referendario, Sigmar Gabriel - Ministro dell'Economia della Germania, Vice Cancelliere e Presidente del Partito Socialdemocratico Tedesco - secondo cui è difficile immaginare negoziati su un nuovo bailout dopo la vittoria del "No" poiché Tsipras ha "abbattuto gli ultimi ponti sui quali Grecia ed Europa avrebbero potuto muoversi verso un compromesso". Altri Stati - tra cui i tre baltici, Lituania, Lettonia, Estonia - che hanno aderito alla Ue nel 2004 e più di recente alla Eurozona - affrontando rilevanti politiche di austerità - hanno espresso dubbi su un ulteriore sostegno finanziario alla Grecia. L'Estonia è nella Eurozona dal 2011, la Lettonia dal 2014, la Lituania da gennaio 2015. Mark Rutte, Primo Ministro dei Paesi Bassi (governo formato da Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia e Partito Laburista), ha detto che la Grecia dovrà avviare riforme impegnative se vuole rimanere nella Eurozona, dato che, per quanto riguarda il suo esecutivo, c'è riluttanza a concedere altri fondi in mancanza di certezze sulle riforme.

Nella serata del 5 luglio, quando l'orientamento del referendum è apparso consolidato, si è svolto un incontro tra Alexis Tsipras e Prokopis Pavlopoulos, Presidente della Repubblica Ellenica, che hanno convenuto sulla decisione di svolgere, il giorno dopo, un incontro tra i leader dei partiti politici rappresentati in Parlamento e sulla necessità di ripristinare il sistema bancario e continuare i negoziati con Ue/Bce/Fmi. Il 6 luglio all'incontro presieduto dal Presidente Pavlopoulos, insieme a Tsipras erano presenti Panos Kammenos (Greci Indipendenti), Evangelos Meimarakis (Nuova Democrazia), Stavros Theodorakis (Il Fiume), Dimitris Koutsoumpas (Kke), Fofi Gennimata (Pasok). Nikos Michaloliakos, segretario generale di Alba Dorata, non ha partecipato. Alla conclusione è stato firmata (tranne che dal segretario di Kke) una dichiarazione congiunta in cui è stabilito che il risultato del referendum rappresenta un rafforzamento della volontà di giungere a un accordo sostenibile sul versante economico ed socialmente equo negli oneri derivanti dalle riforme, le quali dovranno avere il minimo impatto recessivo possibile, impegnandosi inoltre a trovare una soluzione sul debito, con la priorità immediata di riavviare, insieme con la Bce, il sistema bancario in Grecia.

Lo stesso giorno Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea in un discorso al Parlamento Europeo ha detto di voler raggiungere un compromesso con Atene e di essere contrario alla eventualità di una "Grexit". Inoltre ha detto che gli elettori greci hanno detto "No" ad un documento negoziale che in realtà non è più in discussione e che non riflette nemmeno il testo su cui si è dibattuto durante i negoziati.



* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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