|
La casa, lontan dai resti grandiosi, resti dei templi d'Agrigento greca era l'abitazione del più grande fra tutti i drammaturghi di tutte Ere. I suoi testi profondi e laboriosi intrisi d'ironia d'un'ipoteca posta sopra il dolore che s'espande dentro l'interno turbato volere. Noi avevamo da poco abbandonato i gradini del templio più importante sui quali ci sedemmo stando zitti, guardando il mare, il sol che tramontava. Negli occhi ancora il sol già tramontato; nella mente impressioni ed idee tante, con pensier travolgenti fitti fitti quando apparve alla mente che sognava. Quella casa solitaria: era invito per ricercar di Melpomene il figlio, che sa spiare delle anime i tormenti. Due anime li possiede con facezia: la siciliana in mirabile sito lieta o commossa per l'uman periglio. Quella tedesca nel capace intento: un insieme genial di pura spezia. Ogni vita è un rebus, certo non per lui. Nelle nascoste pieghe ei trova un varco. Egli v'entra: la Verità gli appare. Quella che normalmente non si vede. Nell'intrico dei nostri luoghi bui egli penetra e fuor ci porta un carco per farci notare la gran venustà che possiede il Ver a cui l'uman non crede. |
|
Composizione ideata da Ninni Radicini con il supporto di programma di Intelligenza Artificiale |