Aroldo Tieri: in ricordo di un italiano d'altri tempi

di Ninni Radicini
02 gennaio 2007


Peppino De Filippo, Aroldo Tieri e Totò nel film Letto a tre piazze Indro Montanelli disse che ripercorrere la Storia è come osservare un vecchio film. Sia i personaggi storici sia gli attori sono da noi considerati eternamente contemporanei. In questo modo ne perpetuiamo la memoria e il ricordo. Passando dal cinema al teatro alla televisione, attraverso vari generi - dal comico al drammatico - sempre con ottimi risultati, Tieri è da considerare tra i più grandi attori italiani di ogni epoca. Esordì al cinema nel 1939 in 1000 Km al minuto, pellicola di cui si è persa memoria, diretta da Mario Mattoli, uno dei migliori artigiani del cinema italiano, regista di tanti film con Totò. Interprete in oltre cento film, contribuì alla stagione cinematografica della commedia italiana, di cui segue l'intera parabola: dalle prime pellicole negli anni '50 alla fine degli anni '60.

A elencare i nomi di coloro che l'hanno resa possibile servirebbero varie pagine, perché accanto ai grandi nomi bisogna aggiungere, a pari merito, tutti i caratteristi che permisero ai protagonisti di valorizzare le loro qualità intepretative. Per chi è cresciuto negli anni '80 con il revival dei film con Totò, di Aroldo Tieri non dimenticherà mai le interpretazioni in ruoli di cosiddetta "spalla", che lui personalizzava distanziandoli dalla tipologia usuale, secondo cui avrebbe dovuto stare a ruota del protagonista, se non esplicitamente "subirne" la recitazione. Lui invece dava ai suoi personaggi una caratura originale: non erano subalterni all'attore principale, anzi lo "sfidavano", con l'abilità di non superare i confini imposti dal ruolo. Nei film con Totò e, ancora più, in quelli in cui c'era anche Peppino De Filippo la sua presenza e il modo in cui rappresentava il personaggio assegnato hanno reso possibile la realizzazione di scene esemplari.

In Letto a tre piazze (1960), è nella parte di un avvocato, che si ritrova a dover districare una questione di non poco conto, sorta quando Antonio (Totò), dato per disperso nella campagna di Russia durante il Secondo conflitto mondiale, torna a casa dopo venti anni e trova la moglie Amalia (Nadia Gray) risposata con un professore (Peppino De Filippo). L'avvocato, chiamato in aiuto dalla signora, affronta per primo la vicenda. Il racconto dell'epopea vissuta da Antonio e la poca convinzione di Peppino diventano il motivo su cui ruota una scena in cui ognuno dei tre, senza sottrarsi spazio, riesce a far emergere il proprio personaggio. Totò si lancia in un racconto con sorprendenti risvolti geopolitici. Peppino, come nello stile collaudato della coppia, è attento a depotenziare con ironia quelle iperboli arrivate da chissà quale angolo della mente di Antonio de Curtis. In questo meccanismo, che ha reso celebre la coppia, si inserisce Aroldo Tieri che, ergendosi ad arbitro della contesa, conferisce alla scena (piano sequenza di 7'50'') una fisionomia differente dallo sketch tradizionale.

In Chi si ferma è perduto (1961), Tieri è un ispettore di una ditta di trasporti inviato a Napoli per stabilire chi dovrà essere nominato al vertice di quella sede. A contendersi la poltrona sono i due dipendenti più anziani, Totò e Peppino, che da quel momento cercheranno di screditarsi a vicenda per accattivarsi la simpatia dell'ispettore. Fin dall'arrivo di questi alla stazione, dove Totò, per un caso di omonimia, accoglierà la persona sbagliata e il giorno dopo tratterà in malo modo quella giusta. In una girandola di equivoci, l'ispettore finirà per sfiduciare entrambi i candidati. Ma in occasione di un ricevimento aziendale incontra la moglie di Peppino, con cui tanti anni prima aveva avuto una relazione...

Alla fine tutto si conclude in una baraonda all'interno di un albergo, secondo la tradizione della commedia. Il terzetto ha una variazione in La cambiale (1959), dove al posto di Peppino c'è Macario. Qui Tieri è nella parte di uno speculatore finanziario da cui si recano Macario, per il risarcimento di un incidente stradale e, Totò che dovrebbe essere una specie di consulente legale. La scena, a inizio film, è molto divertente, con Tieri scatenato nella spiegazione dei benefici della cambiale e poi in una conversazione telefonica multipla, in cui naturalmente si inseriscono gli altri due.

L'esordio accanto alla coppia Totò e Peppino avvenne nel 1958, in Totò, Peppino e le fanatiche. Nella seconda metà degli anni '50 i due raggiunsero la vetta della comicità, seppure questa pellicola potrebbe sembrare un passo indietro rispetto agli standard. Ciò dipende dalla trama che scorre narrando singolarmente i percorsi dei loro personaggi. Così le scene di Totò-Peppino-Tieri funzionano meglio di quelle della coppia e Tieri in alcuni momenti sembra condurre la scena, a suo agio nel ruolo di uno psichiatra alle prese con i due "pazienti" speciali, che alla fine farà dimettere, ricoverando in blocco i loro familiari. Soltanto con Totò, lavora in molti più film: Totò cerca casa (1949); Totò cerca moglie (1950); Totò e i re di Roma (1951); Totò sceicco (1951); Totò terzo uomo (1951); Lo smemorato di Collegno (1962). Fuori categoria la pellicola Gli onorevoli (1963) in cui si alternano, senza convergere, varie vicende - tra cui una con protagonista Tieri - imperniate sulle vicissitudini di alcuni personaggi candidati durante una campagna elettorale.

Negli anni '60, è interprete in alcune parodie western e in qualcuno dei primi film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, dove si cercava di applicare lo stesso schema già sperimentato con Totò-Peppino. Partecipa anche ad alcuni "musicarelli", con Mina (Mina... fuori la guardia!, 1961), Gianni Morandi (Non sono degno di te, 1965; Se non avessi più te, 1965), Rita Pavone (La feldmarescialla, 1967). Il primo era stato Juke box urli d'amore (1960) accanto a Mario Carotenuto, un altro dei grandi caratteristi del cinema italiano dal dopoguerra agli anni '80. Recitarono insieme anche in Gli eroi del doppio gioco (1962), che ironizzava sulla tendenza al trasformismo tipica di una certa sottocultura italiana. La pellicola fa parte di una curiosa variante, in chiave di commedia, di quel genere che nei primi anni '60 descrisse - con ottimi risultati grazie a registi tra i quali Florestano Vancini e Roberto Rossellini - situazioni e personaggi dell'Italia in piena Seconda guerra mondiale.

Aroldo Tieri e Ivo Garrani nel film I sogni muoiono all'alba, tratto da un testo di Indro Montanelli Tieri diede una grande prova di recitazione in I sogni muoiono all'alba, già testo teatrale scritto e diretto da Indro Montanelli (insieme a Mario Craveri ed Enrico Gras). La vicenda si svolge nella notte fra il 3 e il 4 novembre 1956, quando fu decisa l'invasione dell'Ungheria, insorta contro i sovietici. In un albergo, cinque giornalisti italiani, di varia tendenza politica, attendono la conclusione della trattativa. Lui è nella parte dell'inviato di un giornale di sinistra. Pur scontrandosi con uno dei suoi colleghi contrario alla invasione, vive una profonda crisi di coscienza, poichè da ex partigiano non può non riconoscere nei cittadini ungheresi, che difendono la propria indipendenza, quegli stessi valori per cui lui, pochi anni prima, aveva combattuto. I personaggi sono descritti con acutezza, tanto da poter essere sganciati da quel preciso contesto storico e portati nell'attualità. Tieri, in particolare, conferisce al suo una profondità che non si dimentica.

Come altri attori, negli anni '60 lavorò anche in televisione sia in rappresentazioni di prosa (es. La foresta pietrificata, di Robert E. Sherwood) sia nel varietà (Canzonissima, 1960). L'attività teatrale, interrotta nel 1999 dopo L'amante inglese, di Marguerite Duras, è stata caratterizzata da rigore e coerenza verso un ambiente a cui però, negli ultimi anni, rimproverava l'eccessiva condiscendenza verso logiche di interesse estranee alla sua natura. Non poteva essere altrimenti per chi ha contribuito alla storia del teatro italiano degli ultimi cinquanta anni, insieme con Enrico Maria Salerno, Salvo Randone, Alberto Lionello, Vittorio Gassman: i colleghi che più stimava. Nel 2005 alla Casa dei Teatri di Roma è stata allestita una mostra in quattro sezioni (teatro, cinema, fuori scena, televisione). Sarebbe un grande omaggio alla sua memoria e al pubblico se venissero riproposte le sue interpretazioni in Il calapranzi, di Harold Pinter, e Un caso clinico di Dino Buzzati.

Al teatro era arrivato con naturalezza. Il padre, Vincenzo, fu autore teatrale, oltre che giornalista e in seguito dirigente politico, eletto alla Costituente del '46 nella lista del movimento dell'Uomo Qualunque. ("Ogni giorno lo cerco e lo incontro nella memoria. Era una persona di grande livello morale, un intellettuale lucido e raffinato"). Dopo il trasferimento a Roma dalla Calabria, Aroldo Tieri frequentò l'Accademia d'Arte Drammatica, diplomandosi con un saggio su Francesca da Rimini di Gabriele D'Annunzio. Nel '38 entrò nella compagnia del Teatro Eliseo di Roma, di cui facevano parte Paolo Stoppa, Gino Cervi, Rina Morelli. Recitò con grandi attrici, tra cui Anna Proclemer, Lea Padovani, Rossella Falk, Anna Magnani. Fino all'incontro con Giuliana Lojodice, decisivo per la sua vita professionale e privata. Nel '65 forma la compagnia Tieri-Lojodice che negli anni seguenti mette in scena testi, tra gli altri, di Shakespeare, Shaw, Pirandello.

"La metà degli anni della mia attività teatrale sono stati, per il grande lavoro svolto sempre in comune, dedicati a Giuliana. E' il mio grazie sincero e sommesso per l'intelligenza con la quale mi è stata vicina, per la tenacia con la quale ha saputo dissolvere i miei dubbi e le mie incertezze, per l'umiltà con la quale ha voluto vivere e lavorare accanto a un uomo difficile e sempre scontento di sé".



Il Centro Studi della Fondazione Teatro Stabile di Torino ha inserito questo articolo su Aroldo Tieri tra la documentazione a Lui relativa presente nella loro biblioteca.



Aroldo Tieri, Totò - Chi si ferma è perduto (1960) (Immagine)

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Marcello Mastroianni: Il passo sospeso della memoria



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