Marcello Mastroianni: Il passo sospeso della memoria

di Ninni Radicini
16 dicembre 2006


Marcello Mastroianni nel film 8 e 1/2 - regia di Federico Fellini - fermo immagine - fotogramma
Marcello Mastroianni - 8½ - regia di Federico Fellini (1963)
            
Marcello Mastroianni nel film Casa Ricordi - fermo immagine - fotogramma
Marcello Mastroianni - - Casa Ricordi - regia di Carmine Gallone (1954)



Per il decennale della scomparsa di Marcello Mastroianni è superfluo scandire aggettivi magniloquenti sulle sue tante interpretazioni. La retorica non è il modo migliore per evidenziare le qualità di colui che ancora oggi è il più celebre attore italiano nel mondo. Oltre alle interpretazioni nelle commedie degli anni '50 e '60, diretto da Vittorio De Sica e Federico Fellini, Mastroianni ha saputo costruire nel corso della carriera un prototipo che in modo sorprendente, e forse irripetibile, si applicava a più generi, passando dalla commedia al giallo, dal dramma al surreale, senza necessità di modificarne i tratti caratteristici. A differenza di altri attori, negli ultimi anni di carriera ha collezionato una serie di interpretazioni superlative.

Come in Il passo sospeso della cicogna (1991), film dal ritmo rarefatto diretto da Theo Angelopoulos. Il cronista di una televisione ellenica, impegnato in una inchiesta giornalistica sugli immigrati, un giorno crede di aver intravisto un uomo politico scomparso misteriosamente e di cui si sono perse le tracce. In un'atmosfera crepuscolare, Mastroianni riesce a rappresentare questo personaggio oscuro, non in grado di resistere ai cambiamenti della Storia. E' la prosecuzione verso il dissolvimento definito del protagonista di 8 1/2 (1963, regia di Federico Fellini), che per la paura prematura della vecchiaia e l'impossibilità di sapere cosa succederà dopo di lui, decide di circondarsi - di proteggersi - con i ricordi, i sogni, i suoi cari ormai scomparsi ma con cui si intrattiene.

Nella seconda metà degli anni '80 con Il volo (tit.or. O'Melissokomos, 1986, regia di Theo Anghelopoulos), Ginger e Fred (1986, regia di Federico Fellini), e Oci ciornie (1987, regia di Nikita Mikhalkov), da' corpo a personaggi al bivio della propria esistenza. Nel primo film è Spiros, maestro di scuola che decide di lasciare tutto e diventare apicultore, come lo erano già stati il padre e il nonno: metafora di chi vorrebbe ritrovare nelle proprie origini la forza per svincolarsi dalla ordinarietà e dal conformismo, considerati strada a senso unico che porta solo alla fine dell'esistenza. Spiros viaggia all'interno della Grecia, dall'Epiro al Peloponneso (due fortezze storico-culturali) ma non riuscirà a tornare alle origini.

Nel suo tentativo sarò sviato dalla curiosità verso un mondo di cui non sa nulla e in cui non può avere posto (la ragazza che incontra nel viaggio) e il dramma di guardarsi attraverso i suoi amici ormai invecchiati. Ha invece perfetta consapevolezza del tempo che passa il protagonista di Ginger e Fred, omaggio di Fellini al teatro popolare e agli attori che su quei palcoscenici sapevano coniugare semplicità e professionalità. A ricongiungere la coppia (Mastroianni e Giulietta Masina), che al tempo dell'avanspettacolo imitava i più celebri colleghi d'oltreoceano, è la televisione, di cui è data una immagine grottesca.

I conti con il proprio passato non si possono rimandare all'infinito. In Oci Ciornie (1987, regia di Nikita Mikhalkov), la cui trama è tratta da racconti di Anton Cechov, la conversazione tra Romano (Mastroianni) e Pavel su una nave da crociera a inizio '900 è per il primo una catarsi: la confessione, da chissà quanto tempo desiderata, di una esistenza piena di errori e ingenuità, segnata dal matrimonio con la donna sbagliata (interpretata da Silvana Mangano) e dalla perdita, per colpa sua, di quella giusta, da cui non è più tornato. Alla constatazione dell'amico (l'amore non termina mai e vale sempre non rinunciarvi perchè è la massima gioia), Romano può solo piangere la vita che ha perduto. Avrebbe potuto essere felice. Il destino, benevolo forse più di quanto lui meritasse, gli aveva perfino concesso più di una occasione. Lui, ripetendo sempre gli stessi errori, l'ha sprecata.

Negli anni '60 Marcello Mastroianni e Sofia Loren diventano la coppia simbolo del cinema italiano, in grado di raggiungere la notorità internazionale. Se le scene di Ieri, oggi, domani (1963) e Matrimonio all'italiana (1964), lavori realizzati dalla collaborazione di due grandi maestri del cinema italiano - Vittorio De Sica alla regia ed Eduardo De Filippo alla sceneggiatura - sono quelli più ricorrenti negli spot televisivi, l'interpretazione più intensa l'hanno realizzata ne I girasoli (1970), anch'esso diretto da De Sica, da un soggetto di Cesare Zavattini, l'autore più prolifico del Novecento italiano. La vicenda inizia nei giorni della Seconda guerra mondiale. Antonio, con l'aiuto della donna che ama, fa il possibile per evitare di essere richiamato al fronte africano, ma viene però scoperto e inviato in Russia. Alla fine del conflitto è dichiarato "disperso", come migliaia di altri connazionali. La moglie però non si arrende. Si reca in Russia e poi in Ucraina, dove scopre che, dopo aver avuto un amnesia, si è sposato con una ragazza del luogo: colei che lo aveva salvato dall'assideramento. Tornata in Italia, si risposa. Trascorso del tempo, sarà Antonio a tornare in Italia per ritrovarla. Nonostante siano ancora innamorati, la vita li ha ormai separati e loro accettano questa realtà.

Venti anni prima, Mastroianni aveva già interpretato il personaggio di un reduce dalla Russia nel film Atto d'accusa, diretto da Giacomo Gentilomo. Era un melodramma, il genere più popolare del periodo, che ebbe il suo massimo interprete in Amedeo Nazzari. I primi anni di carriera sono segnati anche da ruoli in apparenza secondari. Come in Casa Ricordi (1954) e in Le ragazze di piazza di Spagna (1952), dove è un tassista di cui si innamora una delle tre ragazze protagoniste. Grazie anche alla regia di Luciano Emmer, perfeziona lo stile, al confine tra umorismo e dramma. Emmer è uno dei maggiori registi di quella fase di passaggio dal Neorealismo - affermatosi nella seconda metà degli anni '40 - alla Commedia all'italiana, che si imporrà circa dieci anni dopo e sarà portata alla notorietà internazionale da registi quali, per ricordarne solo un paio, Dino Risi e Mario Monicelli e attori come Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Nino Manfredi. Della fase di transizione fa parte Domenica d'agosto, diretto anch'esso da Emmer, in cui Mastroianni (curiosamente doppiato da Sordi) è protagonista di una delle vicende parallele che compongono la trama. Sono narrate le vicissitudini di una serie di personaggi che, lasciati alle spalle i drammi della guerra, guardano al futuro, iniziando a intravedere i primi segni di quel boom economico che avrebbe cambiato il volto dell'Italia tra la fine degli anni '50 e primi anni '60.

La poliedricità di Mastroianni trova una ulteriore conferma in L'assassino (1961), prima regia di Elio Petri, nella parte di un personaggio, con un tratto kafkiano, abituato a vivere in modo dissennato e ritrovatosi a dover rivedere il proprio passato alla ricerca di una possibile colpevolezza. L'assuefazione al lento precipitare verso il baratro sarà raggiunta in La pelle (1981, regia di Liliana Cavani). Nel 1997, dopo la scomparsa, arriva sugli schermi Mi ricordo, sì, io mi ricordo autobiografia che Mastroianni ci regala, ricordando la sua storia, personale e artistica, durante le pause del film Viaggio all'inizio del mondo, di Manuel De Oliveira.

Ripercorre la sua giovinezza, la passione per il cinema, il rapporto con i genitori, l'inizio della carriera, l'amicizia con Federico Fellini. Racconta cosa era l'Italia uscita dalla guerra e cosa è diventata nei decenni successivi. Non poteva mancare l'ironia, come quando parla del suo essere etichettato latin lover. Lui forse si considerava il migliore "signor Max" possibile: il giovane ambizioso e timido intepretato da Vittorio De Sica nel 1937, che da buon provinciale italiano di ogni tempo, vorrebbe arrivare ai piani alti della società ma poi si accorge che non vi potrà mai trovare quei tesori a cui ambisce: la sincerità e l'amore. Con questa pellicola Mastroianni ci lascia la sua storia, quella di un italiano che ha fatto nel migliore dei modi e con grande serietà il mestiere di attore, senza rinunciare nei momenti giusti all'autoironia. Nella tradizione dei più grandi italiani del Novecento.



* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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