Mostre su Vivian Maier in Italia



Vivian Maier
Un itinerario dagli Stati Uniti a Champsaur

termina l'11 dicembre 2016
Palazzo Ducale - Lucca
www.photoluxfestival.it

L'Associazione Photolux porta, in anteprima italiana, una mostra che presenta una piccola ma preziosa serie di vintage degli anni americani e una selezione delle molte immagini che Vivian Maier scattò nel corso dei suoi soggiorni a Champsaur in Francia. La mostra si compone di 63 fotografie, di cui 48 relative al periodo francese e di manifesti cinematografici. E' a cura di Enrico Stefanelli ed è realizzata in collaborazione con l'Association Vivian Maier et le Champsaur e fa parte del «Fondo francese Vivian Maier messo a disposizione dall'Association Vivian Maier et le Champsaur».

Partendo dai materiali scoperti da John Maloof, la mostra, che è curata da Enrico Stefanelli, apre a una nuova lettura dell'opera di Vivian Maier e permette di indagare la parte meno conosciuta della sua biografia, legata alla terra natale materna. Vivian Maier fotografava tutto ciò che le si presentava davanti, nelle grandi metropoli americane così come a Champsaur, una piccola valle delle Alte Alpi francesi. Il suo sguardo si soffermava sugli altri, sulle persone e le strade soprattutto, più raramente sui paesaggi.

Vivian Maier (1926-2009) nasce a New York da padre americano e madre francese. Nel 1932-1933 si trasferisce con la madre a Champsaur in Francia. Nel 1938 rientra negli Stati Uniti e torna in Francia soltanto nel 1950-1951 per mettere all'asta una proprietà di famiglia che le era stata lasciata in eredità. Nel corso di questo soggiorno scatta le sue prime fotografie "francesi": percorrendo la regione in bicicletta cattura l'anima delle persone che la abitano, con la stessa ossessione per la documentazione e l'accumulo che caratterizza la sua successiva produzione americana e rappresenta una delle chiavi principali della sua poetica.

Tornata a New York, con i soldi ricavati dalla vendita compra una Rolleifleix con la quale viaggiò negli Stati Uniti prima di stabilirsi a Chicago. Qui viene assunta come bambinaia dalla famiglia Ginsburg e dà libero sfogo alla sua passione per la fotografia, sviluppando i negativi e film nel bagno privato che ha a disposizione. Tra il 1959 e il 1960 compie un lungo viaggio intorno al mondo e come ultima tappa sceglie Champsaur dove continua la documentazione della regione e dei suoi abitanti spostandosi in bicicletta e scattando moltissime fotografie. Negli anni successivi continua a lavorare come bambinaia e a scattare moltissimo, anche a colori, andando a costituire l'enorme archivio scoperto da John Maloof nel 2007. (Comunicato stampa Studio Esseci)



Vivian Maier: Street Photographer

10 luglio - 18 ottobre 2015
MAN Museo d'Arte Provincia di Nuoro
www.museoman.it

Vivian Maier Centoventi fotografie, dieci filmati e una serie inedita di provini realizzati da Vivian Maier. "Tata" per le famiglie benestanti di New York e Chicago sino dai primi anni Cinquanta del secolo scorso, per oltre cinque decadi ha fotografato la vita nelle strade delle città in cui ha vissuto senza mai far conoscere il proprio lavoro. Mai una mostra, neppure marginale, mai una pubblicazione. Ciò che ha lasciato è un archivio sterminato, con più di 150.000 negativi, una miriade di pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni, appunti e altri documenti di vario genere che la tata "francese" (la madre era originaria delle Alpi provenzali) accumulava nelle stanze in cui si trovava a vivere, custodendo tutto con grande gelosia. Confinato infine in un magazzino, il materiale è stato confiscato nel 2007, per il mancato pagamento dell'affitto, e quindi scoperto dal giovane John Maloof in una casa d'aste di Chicago.

La mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, realizzata in collaborazione con diChroma Photography, sarà la prima di Vivian Maier ospitata da un'Istituzione pubblica italiana. Partendo dai materiali raccolti da John Maloof, il progetto espositivo fornisce una visione d'insieme dell'attività di Vivian Maier ponendo l'accento su elementi chiave della sua poetica, come l'ossessione per la documentazione e l'accumulo, fondamentali per la costruzione di un corretto profilo artistico, oltre che biografico. Insieme a 120 fotografie tra le più importanti dell'archivio di Maloof, tra i primi anni Cinquanta e la fine dei Sessanta, la mostra presenta anche una serie di dieci filmati in super 8 e una selezione di immagini a colori realizzate a partire dalla metà degli anni Sessanta.

Privi di tessuto narrativo e senza movimenti di camera, i filmati fanno chiarezza sul suo modo di approcciare il soggetto, fornendo indizi utili per l'interpretazione del lavoro fotografico. Gli scatti degli anni Settanta raccontano invece il cambiamento di visione, dettato dal passaggio dalla Rolleiflex alla Leica, che obbligò Vivian Maier a trasferire la macchina dall'altezza del ventre a quella dell'occhio, offrendole nuove possibilità di visione e di racconto. La mostra sarà inoltre arricchita da una serie di provini a contatto, mai esposti in precedenza, utili per comprendere i processi di visione e sviluppo della fotografa americana.

A conquistare il pubblico, prima ancora delle fotografie, è la storia di "tata Vivian", perfetta per un romanzo esistenziale o come trama di una commedia agrodolce; talmente insolita, talmente affascinante, da non sembrare vera. Ma al di là del racconto, al di là delle note biografiche, al di là del suo ritratto di donna eccentrica e riservata, dura e curiosa come pochi altri, al di là di tutto c'è il grande lavoro fotografico di Vivian Maier, su cui molto rimane ancora da dire. Vivian Maier ha scattato perlopiù nel tempo libero e dati i risultati si può credere che, in quel tempo, non abbia fatto altro. I suoi soggetti prediletti sono stati le strade e le persone, più raramente le architetture, gli oggetti e i paesaggi. Fotografava ciò che improvvisamente le si presentava davanti, che fosse strano, insolito, degno di nota, o la più comune delle azioni quotidiane.

Il suo mondo erano "gli altri", gli sconosciuti, le persone anonime delle città, con cui entrava in contatto per brevi momenti, sempre mantenendo una certa distanza che le permetteva di fare dei soggetti ritratti i protagonisti inconsapevoli di piccole-grandi storie senza importanza. Ogni tanto però, in alcune composizioni più ardite, Vivian Maier si rendeva visibile, superava la soglia della scena per divenire lei stessa parte del suo racconto. Il riflesso del volto su un vetro, la proiezione dell'ombra sul terreno, la sua silhouette compaiono nel perimetro di molte immagini, quasi sempre spezzate da ombre o riflessi, con l'insistenza un po' ossessiva di chi, insieme a un'idea del mondo, è in cerca soprattutto di se stesso. A uno sguardo sensibile e benevolo per gli umili, gli emarginati, univa una vena sarcastica, che colpiva un po' tutti, dai ricchi borghesi dei quartieri alti agli sbandati delle periferie. (Comunicato Ufficio Stampa Studio Esseci)



Presentazioni di mostre di fotografia nella newsletter Kritik

Elliott Erwitt: Kolor
Palazzo Ducale - Genova, 11 febbraio - 16 luglio 2017
Presentazione

Gianni Berengo Gardin - Vera fotografia con testi d'autore
CAOS (Centro Arti Opificio Siri) - Terni, termina il 30 aprile 2017
Presentazione

Jacob Gils: Movements
ProjectB - Milano, termina il 24 febbraio 2017
Presentazione

La guerra è finita. Nasce la Repubblica. Milano 1945-1946. Fotografie di Federico Patellani
Museo di Fotografia Contemporanea - Milano, termina il 30 aprile 2017
Presentazione

Artico: Ultima frontiera
Casa dei Tre Oci - Venezia. termina lo 02 aprile 2017
Presentazione

ProtoBalla: La Torino del giovane Balla
Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, termina il 27 febbraio 2017
Presentazione

Teun Hocks: "Untitled"
Paci contemporary - Brescia, termina il 25 febbraio 2017
Presentazione

Henri Cartier Bresson: Fotografo
Villa Reale di Monza, termina il 26 febbraio 2017
Presentazione

Jeanne Fredac - Luoghi sospesi. Germania 2006-2014 (Goethe-Institut Palermo, 23 gennaio - 12 febbraio 2016)

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