Mostre su Trieste



Mostre presentate

  • Alexander Kircher: il pittore triestino dimenticato
  • A fior d'acqua. Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz, Fabrizio Giraldi, Mila Lazic
  • Monaco, Vienna, Trieste, Roma. Il Primo Novecento al Revoltella
  • Boico/ Cervi/ Frandoli/ Nordio. Interni navali tra arte e design 1963-1967
  • L'Ufficio Postale di Dolina San Dorligo della Valle (Trieste) compie 145 anni
  • Immagini di lavoratrici triestine, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento
  • Sea by the City | Morje ob Mestu
  • Rassegna di rari documenti dedicata alla VI Emissione d'Austria nel Küstenland
  • Il Liberty e la rivoluzione europea delle arti. Dal Museo delle Arti Decorative di Praga
  • Segni di corrispondenza. Un francobollo per Trieste
  • Giuseppe Mayländer. Una storia editoriale da Trieste all'Europa (1906-1934)
  • Natale al fronte
  • "Pronto... sono Matilde". Dal telegrafo al postino telematico
  • Da Venezia a Trieste, "Segni di Corrispondenza"
  • Il Lazzaretto Teresiano e lo sviluppo di Trieste al tempo degli Asburgo
  • Poster dedicato alla cestista triestina Pia Punter e telegrammi originali
  • Da "Grande" a "Unità d'Italia"
  • Trieste-Suez. Storia e modernità nel "Voyage en Egypte" di Pasquale Revoltella


  • Immagine dalla mostra Alexander Kircher Il pittore triestino dimenticato Locandina della mostra dedicata al pittore triestino Alexander Kircher Alexander Kircher: il pittore triestino dimenticato
    termina il 29 ottobre 2018
    Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

    Rassegna con materiali originali e documentazioni che contribuiscono alla conoscenza e alla definizione di un pittore che, ingiustamente, ha rischiato l'oblio proprio nella sua città d'origine. Kircher (Trieste, 1867) rimase per tutta la vita appassionato cultore di visioni e paesaggi marini. Molte delle sue tele diverranno cartoline che la collezionista Liliana Pajola ha raccolto e con le quali ha sostanziato il suo nuovo libro La Marina da guerra Austroungarica nei quadri di Alexander Kircher (edizioni Luglio 2018) che sarà presentato prossimamente proprio al museo postale. La rassegna allestita dalla direzione museale è ricca in cartoline, documenti e oggetti originali.

    Più di duecento le prime, tutte d'epoca, a testimoniare l'amore dell'artista non solo per il mare, in generale per quei panorami che molti artisti di fine Ottocento hanno saputo ritrarre e presentare a un pubblico sempre più interessato ai viaggi e alla conoscenza di luoghi e culture diverse. Grazie alla sensibilità del collezionista Giorgio Petronio, almeno una ventina di disegni firmati in prima persona da Kircher troveranno spazio nelle teche museali e del contiguo Spazio Filatelia. Nei testi e nel libro che inquadra la vita e l'opera dell'artista, molte informazioni sono state fornite da Peter Teichmann, nipote di Kircher, residente in Germania. Cartoline e quadri del pittore triestino sono ospitati da istituzioni museali e amministrative europee di rilievo: nel Museo della Scienza e della Tecnica e nel Museo dell'Esercito di Vienna, nel municipio di Brema, a Kiel e Francoforte a Spalato, Pola e Rovigno, tra le tante. (Comunicato stampa)




    Mila Lazic - Polifonia mediterranea - 2017 Edipo Re - Archivio Buiatti A fior d'acqua
    Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz, Fabrizio Giraldi, Mila Lazic


    termina il 21 ottobre 2018
    DoubleRoom arti visive - Trieste
    doubleroomtrieste.wordpress.com

    Una suggestiva esposizione curata da Massimo Premuda che presenta le ricerche visive di 3 artisti contemporanei intrecciate nel racconto della vita del mare, l'eterno muto interlocutore di artisti e scrittori. In mostra "Gibigiana" di Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz, una videoinstallazione che, con un approccio pittorico, ricrea sul soffitto dello spazio il riflesso della luce solare sulla superficie del mare, "Port of Trieste" di Fabrizio Giraldi, un reportage fotografico sul porto industriale di Trieste i cui unici protagonisti sono merci, camion, container e navi che raccontano degli scambi internazionali della città con il resto del mondo, e "Polifonia mediterranea" di Mila Lazic, installazione sonora in cui 13 persone diverse leggono, ognuna nella propria lingua, "Breviario mediterraneo", il più famoso e tradotto libro dello scrittore croato Predrag Matvejevic.

    A questi lavori vengono affiancati i disegni di progetto del primo restauro ad opera dell'architetto Ado Buiatti di "Edipo Re", storica imbarcazione di 16 metri a vela e motore del pittore Giuseppe Zigaina attorno al cui tavolo sedettero artisti e intellettuali come l'amico Pier Paolo Pasolini e altri nomi noti. Oltre a foto e disegni dell'"Edipo Re" viene presentata infatti anche un'inedita intervista audio di Buiatti a Zigaina proprio sulla laguna di Grado scelta come location per alcune significative scene del film "Medea" di Pasolini interpretato dalla divina Maria Callas, e rielaborata in forma di video dall'artista Carlo Andreasi.

    Le opere in mostra restituiscono una possibile rappresentazione del mare vissuto come momento di meditazione e specchio in cui riflettersi, ma anche come esperienza intima e universale al tempo stesso, partendo da "Polifonia mediterranea", installazione sonora di Mila Lazic in cui 13 persone diverse leggono, ognuna nella propria lingua, "Breviario mediterraneo", il più famoso e tradotto libro del grande scrittore croato Predrag Matvejevic, in una vera e propria moltitudine di voci che fluttuano come le onde del mare, si passa a "Gibigiana", videoinstallazione di Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz che, con un approccio pittorico di costruzione di nuove immagini in movimento, ricrea sul soffitto dello spazio con l'ausilio del proiettore, come in un patchwork, il riflesso della luce solare sulla superficie del mare, e infine si chiude con "Port of Trieste", reportage fotografico molto asciutto di Fabrizio Giraldi sul porto industriale della città i cui unici protagonisti sono merci, camion, container e navi che raccontano degli scambi internazionali della città con il resto del mondo e di una parte della città di cui tutti parlano, ma che in realtà nessuno conosce...

    A queste ricerche visive contemporanee viene abbinata una ricca documentazione su "Edipo Re" - storica imbarcazione di 16 metri a vela e motore del pittore Giuseppe Zigaina utilizzata come luogo d'ispirazione per le sue opere, spazio famigliare e conviviale per artisti e intellettuali - cercando di restituire la visione di un'epoca "epica" compresa tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '80, in cui rientrano anche le tre memorabili edizioni della "Settimana internazionale del cinema" di Grado volute proprio da Pasolini, in polemica con il "Festival del cinema" di Venezia, portando sull'Isola d'Oro fra il 1970 e 1972 importanti film, registi e attori internazionali in una sorta di "controfestival", e ben documentate nella pubblicazione presente in mostra "Zigaina e Pasolini in scena" a cura di Francesca Agostinelli ed edita per i tipi di Forum-Editrice Universitaria Udinese.

    L'omaggio parte da una toccante testimonianza dell'architetto Ado Buiatti, presentando i disegni di ristrutturazione della barca "Edipo Re" da lui eseguiti, accostati al suo materiale fotografico sulla laguna di Grado e alla sua intervista audio a Giuseppe Zigaina sulle riprese del film "Medea" dell'amico Pier Paolo Pasolini. Nello specifico in mostra sono presenti una ventina di disegni di progetto del primo restauro dell'imbarcazione "Edipo Re" realizzati da Buiatti fra il 1971 e il 1972 su commissione del pittore Zigaina, sui quali si può notare, a margine di ogni tavola, il curioso acronimo Upn (Ufficio Progettazioni Notturne) evocativo di tutto l'entusiasmo e dello spirito amichevole dell'intensa e durevole collaborazione tra i due.

    Mentre nel video ad opera dell'artista Carlo Andreasi viene restituita visivamente l'inedita suggestiva intervista audio di Ado Buiatti a Giuseppe Zigaina del 1981 in cui il pittore racconta alcuni retroscena sulle riprese del film "Medea" di Pier Paolo Pasolini girate nella laguna di Grado con la divina Maria Callas, accostando ai 15 minuti di racconto i disegni di ristrutturazione della barca "Edipo Re" di Ado Buiatti, le sue foto sulla laguna di Grado realizzate fra il 1979 e il 1981 e alcune fotografie dall'Archivio Zigaina. (Comunicato stampa)

    ___ Pagine complementari

    Mostre su Trieste

    Callas: 1977-2007 (Articolo)

    Grecia 2007: Anno di Maria Callas (Articolo)

    Maria Callas: una Donna, una Voce, un Mito (Recensione catalogo mostra)

    Mondo ex e tempo del dopo, di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti (Recensione libro)




    Immagine presentazione mostra Monaco, Vienna, Trieste, Roma - Il Primo Novecento al Revoltella Monaco, Vienna, Trieste, Roma
    Il Primo Novecento al Revoltella


    termina lo 02 settembre 2018
    Civico Museo Revoltella - Trieste
    www.museorevoltella.it

    E' un continuo dialogo tra il dentro e il fuori quello che si può ammirare al quinto piano della Galleria d'Arte Moderna del Museo "Revoltella". Il "dentro" è rappresentato dalle fondamentali proposte di artisti triestini e giuliani. Il "fuori" è offerto dalla superba collezione di artisti italiani, e non solo, patrimonio del Museo. Il titolo dell'esposizione - "Monaco, Vienna - Trieste - Roma" - richiama l'influenza di Monaco di Baviera e di Vienna su Trieste, negli anni in cui il capoluogo giuliano apparteneva all'Impero d'Austria-Ungheria, e l'interscambio - parallelo e successivo - tra gli artisti della città e del territorio e l'Italia.

    Il percorso, ideato da Susanna Gregorat, conservatore del "Revoltella", si sviluppa su sette sezioni, a documentare questi flussi e queste influenze, dagli anni delle Secessioni a quelli del "ritorno all'ordine", coprendo una storia che dagli albori del Novecento si inoltra nel "secolo lungo", sino a lambire il secondo conflitto mondiale. L'esposizione prende il via dalle opere realizzate nei primi anni del Novecento dai più prestigiosi e noti artisti triestini e giuliani. Ricorrono i nomi di Eugenio Scomparini, Glauco Cambon, Arturo Rietti, Adolfo Levier, Argio Orell, Vito Timmel, Guido Marussig, Antonio Camaur, Alfonso Canciani, Piero Lucano, Guido Grimani, Gino Parin, e ancora Carlo Sbisà, Arturo Nathan, Leonor Fini, Giorgio Carmelich, Vittorio Bolaffio, Edgardo Sambo, Marcello Mascherini.

    Sono dipinti, sculture e grafica fortemente condizionati dal clima secessionista d'Oltralpe monacense e viennese. Sperimentato, in molti casi, attraverso la formazione veneziana e il clima internazionale delle Biennali, ma soprattutto frutto della formazione alle Accademie di Belle Arti di Monaco di Baviera e di Vienna. Una sezione monografica è riservata all'arte pittorica e grafica di Federico Pollack, più noto a Trieste come Gino Parin, contraddistinta da uno stile del tutto originale e maturata in ambito europeo e britannico.

    Il percorso introduce poi il visitatore nella duplice sezione dedicata all'arte italiana degli anni Venti e Trenta, caratterizzata dal recupero della tradizione artistica italiana (il cosiddetto 'ritorno all'ordine' di sarfattiana memoria). Qui si ammirano i capolavori patrimonio del Museo: i dipinti di Felice Casorati, Carlo Carrà, Mario Sironi, Guido Cadorin e Felice Carena, in ambito nazionale. E, a livello territoriale, le autorevoli opere di Piero Marussig, Carlo Sbisà, Edgardo Sambo, Oscar Hermann Lamb, Edmondo Passauro, Mario Lannes, Eligio Finazzer Flori, Alfonso Canciani. La sezione successiva indaga lo stretto rapporto umano e artistico instauratosi tra i triestini Arturo Nathan, Carlo Sbisà e Leonor Fini, non disgiunto dall'interazione, pur limitata nel tempo, con un grande artista avanguardista quale fu Giorgio Carmelich, prematuramente scomparso a soli ventidue anni. Segue la sezione dedicata alla figura del pittore goriziano Vittorio Bolaffio, artista dalla personalità tormentata, fortemente legato a Trieste e al triestino Umberto Saba, nel cui particolare lirismo si rispecchiò.

    A concludere il percorso è la inedita sezione riservata alla Secessione romana, rievocata dai dipinti di alcuni protagonisti di quella stagione particolare che, sviluppatasi tra il 1913 e il 1916, vide a confronto numerosi artisti di diversa provenienza geografica e formazione artistica, in una visione moderatamente avanguardistica, ma molto ben definita. Qui, opere di artisti italiani quali Armando Spadini, Plinio Nomellini, Giovanni Romagnoli, Felice Carena, Lorenzo Viani si affiancano ad artisti territorialmente più vicini, quali Teodoro Wolf-Ferrari, Virgilio Guidi, lo scultore Ceconi di Montececon e, ancora, il triestino Edgardo Sambo che nel suo sorprendente dipinto Macchie di Sole del 1911 riecheggiò mirabilmente quella fervida e oramai lontana esperienza del secessionismo italiano.

    "Questa mostra - osserva Laura Carlini Fanfogna, Direttore dei Civici Musei di Trieste - evidenzia, ancora una volta, la ricchezza delle Collezioni d'arte del "Revoltella", Museo fondamentale per qualsiasi indagine sul Novecento italiano. Qui troviamo, com'è opportuno che sia, una documentazione puntuale e organica dell'arte giuliana. Ma qui si conservano e ammirano anche capolavori tra i maggiori del secolo, degli artisti italiani e non solo. Come questa esposizione attentamente mette in luce". (Comunicato stampa Studio Esseci)




    Immagine locandina della mostra Boico, Cervi, Frandoli, Nordio alla Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone Boico/ Cervi/ Frandoli/ Nordio
    Interni navali tra arte e design 1963-1967


    termina il 25 agosto 2018
    Galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone
    www.mucamonfalcone.it

    Nel secondo dopoguerra gli architetti triestini Romano Boico (1910-1985), Aldo Cervi (1901-1972), Vittorio Frandoli (1902-1978) e Umberto Nordio (1891-1971) furono tra i massimi protagonisti nel campo del design e della progettazione d'interni navali. Questa esposizione si focalizza, con il supporto di foto d'epoca, studi, progetti esecutivi, bozzetti, pubblicazioni, sulle realizzazioni degli anni Sessanta sulla turbonave Galileo Galilei (1963), Guglielmo Marconi (1963), Oceanic (1965), Raffaello (1965) e sulla motonave Italia (1967). Sarà esposto anche il "Cavallo rampante" in bronzo di Marcello Mascherini, opera scultorea che decorava la sala delle feste di prima classe della turbonave Marconi. La mostra è promossa e realizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Monfalcone, con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e la curatela di Francesca Nodari. (Comunicato stampa)




    Diligenza di Dolina Veduta di Dolina San Dorligo della Valle L'Ufficio Postale di Dolina San Dorligo della Valle (Trieste) compie 145 anni

    Il 5 maggio alle ore 12.00, è il compleanno dell'Ufficio Postale di Dolina San Dorligo della Valle. Ricorrono quest'anno infatti 145 anni di storia dell'ufficio cittadino e per l'occasione tutti sono invitati per festeggiare la sua storia e il ruolo che questo ha avuto nella vita del paese attraverso tre secoli di storia. All'evento realizzato da Poste Italiane in collaborazione con l'Istituto Mitteleuropeo di Storia e Cultura "Josip Pangerc", parteciperanno la direttrice della Filiale di Trieste di Poste Italiane, Maria Letizia Fumagalli, la curatrice del Museo Postale, Chiara Simon, il responsabile dell'Istituto "Josip Pangerc", Marco Manin e l'azienda Miot. L'ufficio postale fu costruito nel marzo del 1873 per sostenere la crescita commerciale del Comune di San Dorligo e fu diretto fino al 1907 da Ursula Pangerc.

    Il nuovo ufficio trovò spazio nel grande edificio della famiglia Pangerc, situato nella piazza principale di Dolina e venne utilizzato dai residenti del borgo, riconosciuti dalla Monarchia austro-ungarica, per effettuare le operazioni postali sia in madre lingua slovena che in quella tedesca. Dopo Ursula fino al 1920 l'ufficio fu diretto da Josip Pangerc. Con il passaggio di Trieste all'Italia l'ufficio di Dolina fu denominato San Odorico di Valle e dal 1923 San Dorligo della Valle. Il 24 novembre 1924 la struttura divenne una Ricevitoria dipendente dal Ministero delle Poste e dei Telegrafi. Negli anni '30 la famiglia Pangerc prese in mano le sorti dell'Ufficio Postale di San Dorligo della Valle/Dolina. Il 1° ottobre del 1952, anno della grande riforma postale delle Ricevitorie, entrò in vigore il nuovo ordinamento degli Uffici Locali e delle Agenzie.

    La riforma segnò una grande svolta per i dipendenti postali degli uffici periferici che passarono direttamente sotto la dipendenza dello Stato diventando a tutti gli effetti dipendenti pubblici. L'ufficio di San Dorligo venne inserito nell'elenco delle Agenzie con straordinario ore 1 (grado XII - c). Questa storica trasformazione fu sottoscritta anche da uno dei componenti della famiglia Pangerc/Pancrazi, il signor Ljubivoi/Amato che segnò l'ultimo atto di una lunga storia familiare. Nel 1973 per i 100 anni di attività l'ufficio postale di San Dorligo della Valle, è stata coniata una medaglia e realizzato uno speciale annullo filatelico. Nell'inverno del 1984, a causa del freddo e dello scoppio di una tubatura, l'ufficio postale fu trasferito nella sede attuale. Per l'occasione sono stati allestiti due pannelli, uno in italiano e l'altro in sloveno, per raccontare attraverso le parole e le immagini la storia dell'Ufficio Postale. (Comunicato stampa)




    Particolare immagine Telegrafiste - Trieste Lavandaie del lavatoio di Muggia (collezione Ex Lavatoio) Interno di un Ufficio. Posta Centrale di Trieste 1914 Immagini di lavoratrici triestine, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento
    termina lo 07 aprile 2018
    Palazzo delle Poste di Trieste

    La mostra curata dal Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa e dalla Rete Espansioni, Rassegna Internazionale d'Arte Contemporanea, è il risultato di una ricerca di immagini che colgono il duro lavoro delle donne. Sono più di 60 i manifesti esposti tra il piano nobile del Palazzo delle Poste e le sale del Museo Postale, che raccontano come, tra enormi difficoltà, ma con capacità e determinazione tutta femminile, le donne dell'epoca si sono cimentate in mestieri e professioni per uscire dalla miseria. In strada, in fabbrica, in ufficio, nei campi, alle poste, ma anche in ospedale e in sartoria o alla guida di un tram, grazie alle loro battaglie quotidiane è iniziato il lungo cammino di emancipazione della donna. Nella splendida cornice del Palazzo delle Poste di Trieste, costruito fra il 1890 e il 1894 ad opera dell'architetto Friedrich Setz, il visitatore potrà ripercorrere attraverso le immagini d'epoca l'evoluzione del lavoro femminile anche nell'Azienda Poste Italiane. Partendo dalle prime telegrafiste, colleghe di Matilde Serao, per arrivare ai giorni nostri, quando il mestiere della portalettere diventa sempre più "telematico". Un percorso che ha portato Poste Italiane ad avere un presenza di donne nel suo organico che supera il 50%. (Comunicato stampa)




    Mila Lazic - Polifonia mediterranea - 2017 Sea by the City | Morje ob Mestu
    Nina Alexopoulou, Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz, Nika Furlani, Elio Germani, Fabrizio Giraldi, Mila Lazic, Claudia Livia e Emanuela Marassi


    termina lo 01 aprile 2018
    Galerija Vžigalica | Match Gallery - Ljubljana (Slovenia)
    doubleroomtrieste.wordpress.com

    La mostra - a cura di Jani Pirnat e Massimo Premuda - è il tentativo di trasportare a Lubiana una possibile rappresentazione del mare di Trieste, un "mare di città" fortemente connotato, l'eterno muto interlocutore di una città di mare. In mostra 8 artisti contemporanei della scena artistica triestina che raccontano un mare vissuto come momento di meditazione e specchio in cui riflettersi, ma anche come luogo di incontro fra genti e culture - soprattutto in questi tempi di nuove rotte e geografie umane -, e infine - anche nei lavori che esplorano il mare da un punto di visto più evocativo, fisico o emotivo - come esperienza intima e universale al tempo stesso, che Predrag Matvejevic ha magistralmente sintetizzato così: "Il mare non lo scopriamo da soli e non lo guardiamo solo con i nostri occhi. Lo vediamo anche come lo hanno guardato gli altri, nelle immagini e nei racconti che ci hanno lasciato: veniamo a conoscerlo e lo riconosciamo al tempo stesso".

    La mostra presenta tre lavori sul mare visto come luogo di incontro e scambio, aprendo l'esposizione proprio con un omaggio al grande scrittore croato a un anno dalla scomparsa, con l'installazione sonora Polifonia mediterranea di Mila Lazic in cui 13 persone diverse leggono, ognuna nella propria lingua, Breviario mediterraneo, il più famoso e tradotto libro dell'autore, in una vera e propria moltitudine di voci che fluttuano come le onde del mare. Si continua con MarePlurale di Elio Germani, un enorme fotomosaico realizzato con una serie infinita di foto scattate dai rifugiati e richiedenti asilo, in cui i ritratti di triestini, turisti e nuovi cittadini si mescolano sulle rive della città. Per concludere con Port of Trieste di Fabrizio Giraldi, un reportage molto asciutto sul porto industriale della città i cui unici protagonisti sono merci, camion, container e navi che raccontano degli scambi internazionali della città con il resto del mondo e di una parte della città di cui tutti parlano, ma che in realtà nessuno conosce...

    Si prosegue con tre lavori sulla percezione del mare, con la videoinstallazione Mare strabico di Emanuela Marassi - allieva e assistente di Avgust Cernigoj - che ci fa vivere l'esperienza di "sentire il mare" avvicinando l'occhio-orecchio a due grandi conchiglie bianche in cui due piccoli video con l'immagine della superficie del mare producono in noi uno strano effetto visivo che dà il "maldimare". Si mette alla prova la nostra empatia con gli altri con l'installazione interattiva Emotional resonance di Claudia Livia in cui, in una sorta di esperienza emozionale, il pubblico è invitato a interagire con l'opera che sintonizza il ritmo di caduta di gocce d'acqua con il battito cardiaco dello spettatore e lo armonizza a quello degli altri fruitori. Per terminare con l'intervento video Gibigiana di Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz che, con un approccio pittorico di costruzione di nuove immagini in movimento, ricrea sul soffitto dello spazio con diversi proiettori, come in un patchwork, il riflesso della luce solare sulla superficie del mare, proprio come lo scherzo tanto amato dai bambini di giocare con i riflessi di specchi, vetri e cristalli. La mostra si chiude simbolicamente con la restituzione video della performance Sirene Fluide di Nina Alexopoulou e Nika Furlani (...) (Massimo Premuda)




    Immagine di presentazione delle mostre al Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste Mostra filatelica per i 100 anni del Lions Club International
    Rassegna di rari documenti dedicata alla VI Emissione d'Austria nel Küstenland


    termina il 13 gennaio 2018
    Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

    In collaborazione con l'Associazione di Storia Postale del F.V.G., il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa e lo Spazio Filatelia triestini organizzano il 17 dicembre (ore 11.00) una mattinata culturale alla Posta Centrale. Nel museo postale verrà inaugurata la mostra dell'Associazione di Storia Postale dedicata alla VI emissione d'Austria nel Küstenland. I documenti riguardano quel Litorale Austriaco di cui Trieste era "città immediata imperiale" con il suo territorio. Accanto, la contea principesca di Gorizia e Gradisca e il Margraviato d'Istria. La popolazione era mista: secondo il censimento austriaco del 1910, su di un totale di 404.309 abitanti dell'Istria, il 41,6 % parlava il serbo-croato, il 36,5% parlava italiano, il 13,7% parlava sloveno, il 3,3% il tedesco. Questa popolazione composita con le sue differenza viveva assieme sull'ampio territorio, e le differenze si ripercuotevano nei nomi delle località, degli uffici postali, delle diciture dei bolli, della modulistica, eccetera. La rassegna allestita offrirà documenti e materiali per indagare sulla realtà particolare del glorioso Küstenland.

    Nello Spazio Filatelia verrà presentata una rassegna filatelica di annulli speciali del Lions Club International Distretto 108 TA 2, curata dall'Officer per la Filatelia. Quest'anno è stata curata l'emissione di un francobollo celebrativo del Lions Clubs International nel centenario della fondazione. Fondatore del Lions è stato Melvin Jones, il cui impegno nella fondazione dei diversi clubs era di mettersi al servizio delle proprie comunità per migliorarne le condizioni. Nel 2017, per celebrare il centesimo anniversario della fondazione, i Lions si sono proposti di raggiungere l'obiettivo di assistere oltre 100 milioni di persone mediante quattro grandi campagne a favore della Gioventù, la Vista, la Fame e l'Ambiente. (Comunicato stampa)




    August Patek (1874-1958) - C.k. priv., Továrny na koberce a látky nábytkové, Filip Haas a synové, 1900 - Litografia a colori cm.113x83 Ferdinand Andri - XXVI. Ausstellung Secession - Litografia a colori su carta cm.96x63 1906 Progetto Marie Krivánková - esecuzione Pavel Vávra - Collana, dopo il 1910, Praga - Oro, granati boemi, madreperla, lunghezza 35cm Il Liberty e la rivoluzione europea delle arti
    Dal Museo delle Arti Decorative di Praga


    termina lo 07 gennaio 2018
    Scuderie e Castello di Miramare - Trieste

    L'ultimo degli stili universali in Occidente, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, porta l'arte nella vita e la vita nell'arte influenzando ogni forma creativa anche nella quotidianità. Dal Museo di arti decorative di Praga, per la prima volta in Italia, una selezione di 200 opere delle collezioni riporta ai tempi e ai gusti della Belle Époque in Europa. Tra i capolavori di Alphonse Mucha in mostra a Trieste, anche 7 metri di decorazione del padiglione della Bosnia-Erzegovina per l'Esposizione Universale di Parigi del 1900. Il Liberty (in ceco: Secese), l'ultimo degli stili universali ad avere interessato l'Occidente a cavallo tra il XIX e il XX secolo, segnando con i suoi tipici elementi figurativi l'architettura, la pittura, la scultura ma anche il mondo multiforme delle arti decorative, ebbe a Praga e in Boemia uno dei suoi centri di sviluppo più significativi e originali.

    Sarà Trieste, città mitteleuropea per eccellenza, a presentare per la prima volta in Italia alcune delle più affascinanti realizzazioni del Liberty (o Art Nouveau) ceco ed europeo, grazie all'eccezionale collaborazione con l'UPM di Praga, Museo delle Arti Decorative tra i più rilevanti nel panorama internazionale. Istituito nel 1885 e chiuso dal 2014 per lavori di ristrutturazione della storica sede, il museo praghese - che riaprirà al pubblico a gennaio 2018 con le sue oltre 200.000 opere e una biblioteca di 172.000 volumi - ha prestato infatti alla città giuliana una selezione di oltre 200 tra le più significative opere delle sue raccolte, esposte in una mostra di grande fascino nelle sedi, tra loro contigue, delle Scuderie, nuovamente aperte, e del Museo storico del Castello di Miramare, in un progetto di valorizzazione e fruizione di questo straordinario complesso monumentale.

    Promossa dal Polo museale del Friuli Venezia Giulia, dal Museo storico e parco del Castello di Miramare e dal Museo delle Arti Decorative di Praga, prodotta e organizzata da Civita Tre Venezie e Villaggio Globale International, la mostra farà dunque rivivere l'avvento del "modernismo" e gli anni cruciali della rivoluzione e dell'emancipazione delle arti in risposta alla sollecitazione dell'età moderna e alle mutate esigenze estetiche e spirituali. Pur con la sua doppia anima fatta di tradizione e di innovazione, la sua eterogeneità e la varietà di scenari ideologici che questo stile ebbe nelle diverse culture europee, il Liberty o Art Nouveau fu un fenomeno culturale che investì tutta l'Europa e coinvolse tutte le arti nel segno del rinnovamento e della ribellione alla stagnante e sterile figurazione artistica. Con una convinzione comune - che arte e vita dovevano essere intrecciate e con una forte carica etica e l'impegno a trasformare l'ambiente di vita e le condizioni sociali.

    Il concetto di "vita" ebbe un ruolo centrale nelle teorie estetiche in vigore al volgere del secolo, fondate su consapevolezza che potremo definire quasi olistica. "Lo stile è tutto ciò che rispecchia e accentua la connessione della vita... E' l'intenso desiderio di un'unità spirituale della vita e del mondo, un'incarnazione dell'affinità e unità cosmica". Di qui l'attenzione per la natura come fonte di bellezza artistica, una visione organica dell'esistenza e dell'arte concepita nella sua interezza, senza distinzioni, e l'interesse di tanti esponenti dell'Art Nouveau per le scienze naturali e spirituali. Istanze sociali e istanze artistiche s'intrecciavano laddove l'obiettivo era la rigenerazione della vita e il cambiamento della gerarchia dei valori.

    Le arti applicate ebbero un ruolo centrale in questa visione: fu in questo campo infatti che il movimento dell'Art Nouveau o Liberty si fuse maggiormente con la generalizzata modernizzazione della società divenendo una componente importante del processo di trasformazione: elemento chiave nella riforma della vita quotidiana. Dalle pitture alle litografie, dai manifesti ai gioielli, dagli stupefacenti vetri alle ceramiche, dai mobili ai tessuti, dall'abbigliamento e dalla biancheria agli oggetti da tavola la mostra di Trieste - curata da Radim Vondracek, Iva Knobloch, Lucie Vlckova con la direzione di Helena Koenigsmarkova (Direttore del Museo delle Arti Decorative di Praga) e di Rossella Fabiani storico dell'arte, rievoca il mondo della Belle Époque e di una borghesia che fa i conti con il progresso.

    Un progresso che rincorre - l'emancipazione femminile, i trasporti, le comunicazioni, la corrente elettrica - ma dal quale vuole difendersi, combattendo l'eccesso di industrializzazione e la cultura meccanizzata di massa, con il ritorno all'industria artistica e a un artigianato di pregio. Accanto a capolavori d'arte decorativa presentati all'Esposizione Universale di Parigi del 1900 - momento decisivo nella diffusione di questo stile e punto d'arrivo del Liberty cosiddetto organico - saranno esposte opere influenzate dalle diverse correnti di pensiero sviluppatesi all'epoca. Accanto ad artisti del calibro di Jan Preisle e Alphonse Mucha, uno dei più importanti e rappresentativi protagonisti dell'Art Nouveau in Europa di cui la mostra presenta ben 12 opere, saranno esposti a Trieste esempi delle innovazioni grafiche del viennese Gustav Klimt e di Koloman Moser.

    Quindi le firme nei gioielli di Emanuel Novák, Josef Ladislav Nemec e Franta Any'z; le celebri vetrerie boeme e le creazioni di Adolf Beckert e Karl Massanetz, pioniere della decorazione a freddo dei vetri; i grandi nomi di Jan Kotera, Josef Hoffmann e Leopold Bauer, allievi della Wiener Akademie e di Otto Wagner, soprattutto per gli arredi, come pure dell'architetto Pavel Janák esponente principale dell'associazione praghese Artel. Davvero impressionante di Mucha l'esposizione di una parte consistente (L'epoca romana e l'arrivo degli slavi) della decorazione realizzata per la sala principale del padiglione della Bosnia-Erzegovina all'Esposizione Universale di Parigi del 1900: un acquarello e colore stemperato su tela di quasi 7 metri di lunghezza per 3 e mezzo di altezza che ci immerge nell'epopea slava.

    Coinvolgente poi la possibilità di vedere ricreati, grazie all'allestimento scenografico affidato a Pierluigi Celli e agli eccezionali prestiti, ambienti in stile Art Nouveau unificato - dai mobili alle decorazioni per tessuti, agli accessori, agli oggetti funzionali - secondo quel concetto di arte globale che aveva coinvolto gli sforzi creativi in diversi settori interessando sia la classe media che il ceto alto, soprattutto l'intellighenzia urbana in piccole e grandi città. Si cercava la bellezza e l'equilibrio, si puntava all'arte nella vita: un'arte emancipata e integrata che in Boemia porterà a percorrere le nuove strade del cubismo. Si era fiduciosi nel futuro e ottimisti di fronte al progresso e a una pace diffusa.

    Ma era un fragile equilibrio che si sarebbe spezzato di lì a poco. I Nazionalismi mai sopiti avrebbero aperto le porte dell'intolleranza; l'affare Dreyfus in Francia, cui seguì l'analogo caso Hilsner nel contesto boemo, evidenziò in quale misura la società fosse accessibile all'intolleranza nella veste dell'antisemitismo. "Dopo la crisi del 1908 in Bosnia e Erzegovina, vennero alla luce pericolose contraddizioni sociali, ideologiche e geopolitiche. Le guerre balcaniche scoppiate nel 1912 furono già una diretta avvisaglia del tragico epilogo della Belle Epoque: uno splendido sogno finito, come dice Stefan Zweig, nel «massimo crimine del nostro tempo», quella sanguinosa conclusione che fu la Prima guerra mondiale". Accompagna la mostra un catalogo Marsilio Editori. (Comunicato Civita Tre Venezie)




    Opera di Cristina Fanelli e Alberto Ferro.gif Opera di Giovanni Bortolan e Ludovica Polo Opera di Enrico Caldini e Matteo Giacomini Segni di corrispondenza. Un francobollo per Trieste
    termina il 30 dicembre 2017
    Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste
    Locandina della mostra

    Il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa compie vent'anni e festeggia la ricorrenza con una serie di iniziative. Nei venti anni di attività il Museo Postale triestino, oltre a custodire le memorie materiali e intellettuali del lavoro aziendale, ha promosso mostre e iniziative capaci di coinvolgere nuemrose associazioni del settore, anch'esse impegnate a promuovere la cultura del comunicare. Al piano nobile della Posta Centrale triestina verrà inaugurata la mostra Segni di corrispondenza. Un francobollo per Trieste, nata dalla collaborazione tra Poste Italiane e il Corso di laurea in Disegno industriale e multimedia dell'Università Iuav di Venezia. La mostra raccoglie il lavoro corale ideato e curato dalla docente triestina Paola Fortuna coadiuvata da Federico Conti Picamus, sviluppato dagli studenti nel Laboratorio di Fondamenti del Design della Comunicazione e reso possibile grazie al prezioso contributo della direzione della filiale triestina di Poste Italiane e del Museo postale.

    In occasione del ventesimo anniversario del Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa, sessantadue studenti, dopo aver visitato la Posta Centrale di Trieste, hanno progettato una micro architettura bidimensionale, un "artefatto visivo" per identificare i valori del museo e tradurli in un'immagine rappresentativa. In un mondo sempre più proiettato verso la digitalizzazione, diventa particolarmente interessante recuperare uno strumento ricco di storia e ripensarlo in un contesto attuale, con l'intento di dare un messaggio nuovo non solo a chi di collezionismo filatelico se ne intende ma anche alle nuove generazioni. Gli studenti hanno così sperimentato sull'oggetto-francobollo con un linguaggio moderno, affidando le loro diverse interpretazioni grafiche alla scelta di una prospettiva, un dettaglio, un elemento legati al tema delle poste e delle comunicazioni. Ne è nato un progetto corale che coinvolge la cultura, la creatività, la memoria dei luoghi, la vita delle persone.

    Durante l'inaugurazione verranno presentate sei cartoline, scelte tra i progetti degli studenti, stampate da Poste Italiane a tiratura limitata di 200 pezzi ciascuna, realizzate esclusivamente per l'iniziativa con impresso l'annullo speciale dell'evento. Sempre il giorno dell'inaugurazione saranno inoltre distribuiti 200 manifesti numerati, anche questi stampati a tiratura limitata, che raccolgono un mosaico di tutti i francobolli elaborati durante il corso. (Comunicato stampa)




    Umberto Veruda Giuseppe Mayländer in una immagine di presentazione della mostra Una storia editoriale da Trieste all'Europa 1906-1934 alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste Giuseppe Mayländer. Una storia editoriale da Trieste all'Europa (1906-1934)
    18 novembre - 09 dicembre 2017
    Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste

    I volumi esposti in questa mostra bibliografica fanno parte della collezione privata di Antonio Storelli, nipote di Mayländer, che, in una ricerca durata molti anni, ha recuperato quasi tutti i titoli e ha ricostruito la storia editoriale del nonno materno. Originario della Croazia, nel 1877, da una famiglia di fede ebraica di origine ungherese, Mayländer cominciò la sua avventura a Trieste, dove si trasferì nel 1904. Il mestiere di libraio gli permise di affinare la sua vocazione editoriale e di conoscere gli intellettuali triestini dell'epoca, cui diede voce nella rivista Il Palvese. La sua Libreria antica e moderna di via San Nicolò divenne il centro propulsore delle Edizioni Giuseppe Mayländer di Trieste e, con l'acquisto della stessa da parte di Umberto Saba, nel 1919, egli lasciò un segno indelebile nel tessuto culturale della città.

    Il percorso espositivo presenta l'annata completa de Il Palvese, le edizioni triestine e le prime edizioni della Casa editrice bolognese Apollo, con i cataloghi della Libreria antiquaria e d'arte e opere di varia saggistica. Accompagna la mostra l'opera ad olio di Tullio Silvestri che ritrae Giuseppe Mayländer nella sua libreria di Trieste (Collezione A. Storelli), realizzata intorno al 1912. L'esposizione segue la precedente iniziativa, allestita nel Museo Ebraico di Bologna nel 2013, da cui è scaturita la pubblicazione del catalogo curato da Antonio Storelli e Gianfranco Tortorelli, L'editore Giuseppe Mayländer e la casa editrice Apollo. Storia di una impresa editoriale (Bologna, Pendragon). (Comunicato stampa)




    Mostra Natale al fronte al Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste con schede composte da cartoline originali e distintivi natalizi Natale al fronte
    termina il 31 gennaio 2017
    Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

    Durante il periodo natalizio, vicinanza o solitudine con parenti e amici vengono avvertite con intensità ben superiore al quotidiano. Figurarsi cosa poteva provare un soldato della Prima Guerra Mondiale costretto al fronte, nel disagio della trincea, bombardato e magari isolato dal fuoco di sbarramento. Certo una parola buona, scritta dalla sua famiglia riusciva a rinfrancarlo almeno un po' dalla misera condizione in cui la follia del conflitto l'aveva costretto. E, di sicuro, la possibilità di ricevere una cartolina d'auguri durante le festività di fine d'anno rappresentava un tonico la cui importanza non si fa fatica a comprendere. Fa specie sapere che durante la Grande Guerra, nella sola Austria Ungheria, viaggiarono circa quattro miliardi e quattrocento milioni di effetti postali, cifra che da sola fa intendere come, al tempo, le lettere e le cartoline fossero di importanza capitale per la comunicazione tra famiglie e militi, con particolare riguardo durante le festività. Di questo particolare vissuto, tra trincee e domicilii familiari, tratta la mostra.

    La rassegna, realizzata da Roberto Todero per l'Associazione culturale F. Zenobi in collaborazione con la curatrice museale Chiara Simon, consiste di 51 schede composte da cartoline originali e distintivi natalizi. Altri oggetti postali e di vita quotidiana sostanziano la rassegna dove non mancano note e spiegazioni. "Quanta corrispondenza viaggiò al fronte durante le festività principali? Non lo sapremo mai - spiegano gli organizzatori - ma è certo che il volume di scambio di auguri e informazioni fosse altissimo, migliaia e migliaia di cartoline, lettere, ma anche pacchetti con doni spedite ai propri delle proprie truppe. Spedizioni che venivano effettuate anche da diversi comitati patriottici a sostegno dei propri soldati. Tra i materiali esposti, c'è anche una lirica composta dal poeta Carlo Mioni per una pubblicazione a favore dei soldati al campo. Intitolata Canta il soldato, la lirica venne edita nel 1916.

    "La notte sacrosanta è di Natale - scrive Mioni - ed io mi trovo solo, abbandonato in un vasto stanzone d'ospedale...". Contenuti a parte, le cartoline esposte sono tutte degne di interesse: si tratta di "cartoline da campo" (Feldpost) create appositamente per le festività natalizie. Oggi sono diventate delle autentiche fonti storiche utili per la conoscenza della vita al fronte durante il 1914-1918. (Comunicato stampa)




    Immagine dalla mostra Dal telegrafo al postino telematico - come le Telecomunicazioni hanno cambiato il nostro modo di comunicare Dal telegrafo al postino telematico - mostra al Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste "Pronto... sono Matilde"
    Dal telegrafo al postino telematico: come le Telecomunicazioni hanno cambiato il nostro modo di comunicare


    termina il 28 aprile 2017
    Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

    Un'operazione di archeologia industriale che vuole raccontare alle nuove generazioni la storia delle Telecomunicazioni. Una storia in cui l'Italia ha avuto un ruolo determinante. Un progetto che si propone di riallacciare l'interesse dei giovani verso un settore, quello delle Telecomunicazioni, che in Italia, contrariamente al resto del mondo, non entra più negli indirizzi di studio graditi ai giovani. Una serie di conferenze, sul tema, integreranno il contenuto della mostra. La mostra viene organizzata dal Museo Postale e telegrafico della Mitteleuropa e dall'associazione culturale "6idea". Consiste nell'allestimento di un'esposizione di apparati di telecomunicazione che interessano l'arco temporale che va dalla fine dell'800 ad oggi (telegrafi, telefoni ed altre tecnologie di telecomunicazione). Questi materiali provengono dalla collezione del Museo Postale e da alcune collezioni private.

    Gli apparati saranno ambientati nel contesto storico di riferimento tramite l'uso di semplici istallazioni (poster, francobolli, cartoline, manuali, fotografie, documenti storici ecc..). L'iniziativa si rivolge principalmente ai giovani cercando di stimolare, oltre alla loro curiosità per questi oggetti "strani " ed "obsoleti", l'interesse verso i principi delle telecomunicazioni che restano a tutt'oggi alla base delle tecnologie più avanzate. Alcuni di questi apparati saranno rimessi in funzione e collegati. L'obiettivo principale della mostra è realizzare un'esposizione che coinvolga attivamente il pubblico, che potrà non solo guardare ma anche interagire con i telefoni in modo divertente, un approccio didattico rivolto principalmente ai giovani.

    Il titolo della rassegna è un'omaggio alla scrittrice napoletana Matilde Serao che nel 1875 lavorò come telegrafista avendo vinto un posto come ausiliaria ai Telegrafi di Stato. Scrittrice e giornalista famosa, si occupò di comunicazione tutta la vita, fondando nel 1892 il quotidiano "Il Mattino" di Napoli con il marito e poi nel 1903, prima donna nella storia del giornalismo italiano, fondando da sola e dirigendo il quotidiano "Il Giorno". Collaborano all'iniziativa gli artisti: Ana Cevallos, Luciana Costa, Elisabetta De Minicis, Laila Grison, Monica Kirchmayr, Rosanna Palombit, Giorgio Schumann che esporranno nella sala della Posta alcune loro creazioni ispirate al tema della mostra; la cooperativa Sociale Onlus Lybra (del sistema Acli Trieste) con i lavori appositamente realizzati dalle persone diversamente abili nell'ambito del progetto "Era Creativa" e l'European School of Trieste.

    La mostra sarà accompagnata da un programma di eventi e conferenze che si svolgeranno grazie alla collaborazione: della prof.essa Cristina Benussi e del prof. Fulvio Babich docenti all'Università di Trieste, di Gianni Chelleri di "Space in a hand", di Ester Pacor di "Espansioni", di Marianna Sinagra violoncellista del Teatro Verdi di Trieste, di Giuliana Stecchina docente di Comunicazione orale e masmediatica Università di Pola, Paola Urso di "6idea" ed il musicista Marco Zanettovich. (Comunicato stampa)

    Programma delle conferenze

    - Matilde Serao e Giuseppina Martinuzzi, due direttrici di giornale nell'800, a cura di Ester Pacor
    - Una storia italiana. Lo sviluppo delle telecomunicazioni, a cura di Paola Urso e Marco Zanettovich
    - Matilde Serao, a cura di Cristina Benussi, Università degli Studi di Trieste
    - L'importanza del telegrafo, nello studio della storia contemporanea, a cura di Mario Coglitore, già Università Ca' Foscari di Venezia




    Segni di corrispondenza Federico Conti Picamus e Paola Fortuna - Docenti del corso Francobollo Da Venezia a Trieste, "Segni di Corrispondenza"
    Gli studenti dello Iuav disegnano un francobollo dedicato al Palazzo delle Poste di Trieste

    Le linee, i volumi, i materiali, le tecniche del monumentale palazzo sede di Poste Italiane a Trieste sono diventati oggetto di studio per gli studenti del Laboratorio di Fondamenti di design della comunicazione 1A dello Iuav di Venezia. Ne è risultato un percorso didattico capace di coniugare lo studio del product e graphic design con la creazione di materiali che permetteranno l'allestimento di una mostra nel Palazzo delle Poste Centrali di Trieste. Guidati dalla professoressa Paola Fortuna con la collaborazione di Federico Conti Picamus, gli studenti veneziani hanno sintetizzato il loro studio, ognuno con il proprio estro e la propria visione, in un progetto di francobollo dedicato alla grande Posta Centrale del capoluogo del Friuli Venezia Giulia. I lavori degli studenti dello Iuav sono stati particolarmente apprezzati da Poste Italiane e per tale ragione saranno prossimamente esposti nel piano nobile del palazzo.

    "Segni di corrispondenza. Un francobollo per Trieste", questo il titolo dell'esercitazione, nasce da una collaborazione tra la Filiale di Trieste di Poste Italiane e l'Università Iuav di Venezia. Gli studenti del laboratorio 1A, la scorsa primavera, hanno visitato la Posta centrale triestina e il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa, integrando il sopralluogo con altre informazioni sulla storia del sito e la mission di Poste Italiane. Da questi presupposti, il successivo impegno degli studenti che hanno messo a frutto la trasferta triestina cimentandosi nella creazione di un proprio francobollo che riassumesse il senso delle conoscenze acquisite.

    Un impegno vissuto con fantasia e capacità tecnica che ha consentito ai ragazzi di creare delle proposte grafiche caratterizzate da freschezza e originalità. I lavori degli studenti veneziani della docente Paola Fortuna verranno ospitati a Trieste e diventeranno uno degli elementi centrali delle iniziative dedicati al ventennale del Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa, ospitato nello storico Palazzo delle Poste, progettato dall'architetto austriaco Friedrich Setz e inaugurato nel 1894 come sede dell'Imperial Regia Direzione delle Poste e Telegrafi. (Comunicato stampa Venezia, 23 giugno 2017)




    Medaglia dedicata a Maria Teresa d'Austria Il Lazzaretto Teresiano e lo sviluppo di Trieste al tempo degli Asburgo
    termina il 30 giugno 2017
    Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa | Spazio Filatelia - Trieste

    Nel novero delle diverse iniziative legate all'anniversario dei 300 anni dalla nascita dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria, il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa di Trieste propone la mostra di documenti e cartoline curata da Chiara Simon e da Mauro Malusa del Circolo Filatelico Kosir. La mostra realizzata al Museo Postale approfondisce le vicende e la funzione del Lazzaretto Teresiano, sorto a Trieste e inaugurato il 31 luglio del 1769 per volontà e lungimirante visione di Maria Teresa d'Asburgo. L'importante struttura sanitaria, che operò sino al 1868, era un mezzo di prevenzione per la peste e altre pandemie che periodicamente infestavano il vecchio continente.

    Nei lazzaretti infatti transitavano uomini, navi e merci che, per un periodo di tempo, dovevano soggiornarvi affinché potessero successivamente essere sdoganati perché ritenute sani e puliti. Testimonianza di questo periodo storico e delle pratiche di prevenzione attuate dalle autorità del tempo, quel rastrello per la disinfezione della posta che il Museo postale triestino conserva e espone per gentile concessione del Comune di Muggia. Si tratta di un'oggetto unico, pochi ne risultano ancora conservati in tutto il mondo, e pertanto forma la "pietra d'angolo" della rassegna postale. Accanto, sarà esposta una medaglia originale della collezione di Franco Meriggi che ritrae l'imperatrice Maria Teresa e il figlio Giuseppe II, originariamente distribuita per l'inaugurazione di quel Lazzaretto Teresiano sorto di fronte al borgo di Roiano.

    Oltre a altri materiali e approfondimenti documentari sul ruolo svolto dal Lazzaretto nel contesto del porto e dell'emporio triestino, la rassegna si sostanzia con una vasta scelta delle cartoline originali dedicate allo sviluppo del Borgo Teresiano e del resto della città sotto gli Asburgo raccolte da Mauro Malusa, collezionista e nel Circolo Filatelico Kosir. Le belle cartoline sono state sistemate sia negli ambienti museali che nel contiguo Spazio Filatelia. All'allestimento ha contribuito il tocco di fantasia artistica di Ana Cevallos di "6idea". Nell'ambito dello Spazio Filatelia, uno speciale annullo filatelico e la cartolina dedicata all'evento da Poste Italiane. (Comunicato stampa)

    Visualizza versione ingrandita della cartolina dedicata a Maria Teresa d'Austria

    Visualizza versione ingrandita della immagine panoramica di Trieste




    Teelgramma per Pia Punter Pia Punter Poster dedicato alla cestista triestina Pia Punter e telegrammi originali
    Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

    Da una serie di telegrammi originali rinvenuti, il Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa dedica un poster a una cestista triestina che attorno alla fine degli anni Quaranta del Novecento fu pure capitana della nazionale italiana di "palla al cesto", quella Pia Punter che con la squadra del dopolavoro del Pubblico Impiego Ilva di Trieste vinse il campionato italiano 1939-1940. "Infinite congratulazioni al misterioso ma grande tesoro della Pallacanestro Italiana nonché capitana delle campioni d'Italia con orgoglio stringoti la mano abbraccioti" scrive in un telegramma tale Itala Soave riferendosi alla vittoria della Puntar e delle sue compagne sulle milanesi.

    Erano tempi, quelli, in cui il basket veniva giocato sulla terra battuta, signore e signorine calzavano divise con le gonne ben sotto il ginocchio, i punteggi erano ben lontani da quelli odierni. Infatti l'Ilva Trieste di Pia Punter conquistò lo scudetto in una finale giocata contro l'Ambrosiana Inter di Milano, regolando le meneghine con un sofferto ma sufficiente 23 a 22. Da un dirigente nazionale del Dopolavoro un altro telegramma esprime "a Voi e camerate vivissimi rallegramenti per vittoria campionato nazionale palla canestro sicura promessa per altre future affermazioni nostra squadra". Era il ventennio fascista, e le compagne di squadra, erano, per l'appunto, "camerate".

    Campionato dopo campionato gli scenari cambiano. "Juventus e Genova disposte ingaggiarti - riceverai offerte squadre - segue lettera", si legge in un altro telegramma che fa intendere come l'atleta fosse richiesta da tante altre squadre e fosse pronta a lasciare Trieste. Non per niente fu capitana della squadra nazionale che nel 1938 vinse il campionato europeo. Ne aveva fatta di strada da quel ricreatorio sangiacomino Riccardo Pitteri in cui iniziò a praticare da ragazzina il basket, la pallavolo e il tennis. Scomparsa nel 1984, appartiene meritatamente al novero di quelle azzurre triestine che hanno portato alto il nome della propria città nel Paese e all'estero. Il poster a Lei dedicato, con i telegrammi originali, sarà presentato alla presenza di alcuni familiari dell'atleta azzurra. Il poster arricchirà in modo permanente la collezione telegrafica della struttura museale. (Comunicato stampa)




    Cartolina dalla mostra Da Grande a Unità d'Italia a Trieste Immagina di Piazza Unità d'Italia a Trieste Trieste - Piazza Unità d'Italia Da "Grande" a "Unità d'Italia"
    termina lo 01 marzo 2016
    Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa - Trieste

    Spesso si da per scontata la conoscenza di luoghi e ambienti che fanno parte della propria città. In realtà il volto odierno di un quartiere o di un particolare spazio urbano sono il risultato di scelte edilizie e architettoniche concretizzatesi attraverso lunghi periodi di tempo. Per "leggere" dunque a fondo piazze e strade e conoscerne l'evoluzione che le ha portate al volto attuale, si rendono necessari documenti e immagini che aiutano nella ricerca e regalano sorprese, spigolature, curiosità.

    Nella serie "Trieste inedita" proposta e realizzata dalla direzione del Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa in collaborazione con il Circolo Numismatico Triestino e i collezionisti Adelio e Antonio Paladini, un nuovo capitolo viene dedicato a piazza Unità d'Italia, alla riscoperta di uno degli spazi pubblici più importanti del capoluogo regionale. Dopo la rassegna dedicata al Borgo Teresiano dello scorso anno, la nuova mostra indaga con immagini inedite e scorci singolari la ricca e complessa storia di Piazza dell'Unità d'Italia, già piazza Grande.

    La spettacolare piazza che si affaccia sul golfo triestino dal cuore della città ha una lunga storia. Della sua esistenza vi sono notizie già nel Tredicesimo secolo, quando prendeva il nome di piazza San Pietro dalla chiesa ivi eretta. Ma sino al 1916 sarà sempre e meglio conosciuta come "piazza Grande". I grandi cambiamenti iniziano soprattutto agli albori del Settecento e, talvolta, sono inevitabilmente frutto della necessità. Il vecchio municipio, per esempio, era stato distrutto da un incendio, pertanto si dovette provvedere alla costruzione del nuovo palazzo Comunale, edificazione completata nel 1707. I disegni, le foto, le tante e rare cartoline d'epoca, i medaglioni originali commemorativi che sostanziano la mostra documentano i tanti cambiamenti che riguardano l'area.

    Palazzo per palazzo, le documentazioni allestite consentono la comprensione di come ogni angolo dell'odierna Piazza dell'Unità si sia sviluppato con precise finalità, tassello di una concezione architettonica e edilizia complessiva volta a far crescere, in quel preciso punto della Trieste emporiale, una vera e propria immagine monumentale volta a dare prestigio e potenza a una delle città più importanti dell'Impero Austroungarico e del successivo Regno d'Italia. Per il visitatore, i reperti forniti dai collezionisti, riuniti in una logica quanto leggibile cartellonistica, sono una chiave sintetica ma esaustiva per conoscere la storia della grande piazza nel contesto della crescita esplosiva del porto più a Nord di tutto il mar Mediterraneo. (Comunicato stampa)




    Rieger - Il canale di Suez - 1864 Rieger - Il canale di Suez - 1864
    Agujari - Ritratto di Pasquale Revoltella - 1862 Pasquale Revoltella
    Sala Museo Revoltella Sala Museo Revoltella
    Carrozza di Pasquale Revoltella La carrozza di Pasquale Revoltella


    Trieste-Suez
    Storia e modernità nel "Voyage en Egypte" di Pasquale Revoltella


    Civico Museo Revoltella - Trieste
    25 luglio - 04 novembre 2012
    www.museorevoltella.it

    Quattromila (4.000) miglia invece che diecimila (10.000) per arrivare dall'Europa alle Indie. Centonovantatre (193) chilometri di lunghezza. Questi i principali dati di un'opera che cambiò il corso della storia e dei traffici commerciali del mondo intero. La costruzione del Canale di Suez, a ovest della penisola del Sinai. Trieste, all'epoca della costruzione primo porto dell'Impero austro-ungarico, entrò nel "big game" grazie al barone Revoltella che a Trieste aveva costruito la sua fortuna. Uomo di grandi visioni, intuì come questo progetto avrebbe portato innegabili vantaggi per Trieste e l'Austria.

    Il percorso si snoda nei tre piani del palazzo che fu l'elegante dimora di Pasquale Revoltella, da lui lasciata in eredità alla città perché fosse adibita a "museo di belle arti". Gli arredi, le opere e gli oggetti che costituiscono l'esposizione permanente sono rimasti al loro posto, ma in ogni sala si sono aggiunti elementi nuovi provenienti dall'archivio o dalla biblioteca o dalle raccolte di altri musei triestini che illustrano i rapporti economici e culturali fra Trieste e l'Oriente, e documentano soprattutto l'impegno tenace con cui sostenne la realizzazione del canale di Suez. Il percorso segue un andamento cronologico, per cercare di capire le connessioni tra storia e modernità, fra Oriente e Occidente, fra cultura e affari.

    In molte sale il visitatore è accompagnato da una voce narrante che legge le lettere che i protagonisti dei fatti raccontati si scambiarono o passi di relazioni, diari e articoli. Corre l'anno 1859 quando Revoltella, nella sua veste di Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione della Compagnia Universale del Canale di Suez scrive a moltissime personalità. Seduto alla scrivania del suo studio svolge un'intensa azione su più fronti a favore del taglio dell'Istmo di Suez: scrive a Ferdinand de Lesseps, all'olandese Ruyssenaers, a Barthelemey Saint-Hilaire, al duca d'Albulfera e molti altri ancora. Fittissima la corrispondenza con Victor Weiss Starkenfels, consigliere dell'ambasciata austriaca.

    Videoproiezioni nella Sala Scarpa (completamente rivista per questo allestimento) montano immagini di libri, illustrazioni dei periodici del tempo, lettere, scenografie, fotografie portandole fuori dagli archivi, dalle biblioteche e dai musei a disposizione del visitatore. Al centro dell'attenzione resta il tema del "viaggio". Il viaggio reale, quello di Revoltella, iniziato il 28 ottobre 1861 con il piroscafo del Lloyd Austriaco "Neptun" fino ad Alessandria e proseguito con la ferrovia e in carovana fino a Suez, per fare ritorno a Trieste - non senza una visita a Gerusalemme alla fine di dicembre - il 2 febbraio 1862. Viaggio che viene puntualmente raccontato nel prezioso Voyage en Egypte, il diario tenuto giorno per giorno dall'accompagnatore di Revoltella, Luis Corboz.

    Ma anche viaggi immaginari, quelli nel passato più remoto compiuti dagli archeologi e dagli esploratori, e viaggi raccontati per immagini dagli illustratori e dai fotografi. Viaggi "diplomatici" nelle capitali europee, Parigi e Vienna, faticosi per l'impegno delle trattative ma anche per le interminabili giornate passate a bordo delle carrozze. Dell'ampia dotazione di vetture a cavalli posseduta da Pasquale Revoltella sembra sia sopravvissuta solo la carrozza che viene esposta per la prima volta in mostra dopo un accurato restauro.

    Pagina dopo pagina de "L'Inauguration du Canal de Suez. Voyage des souverains - testo di Nicole e illustrazioni a colori di Riou - si segue l'itinerario lungo il canale da Port Said a Suez dei sovrani europei invitati personalmente dallo stesso vice re, la grandiosità dei festeggiamenti, l'opulenza della scenografia. Fiumi di champagne e di Bordeaux, sfilate di regnanti, e ballo finale nel Palazzo fatto costruire dal Kedivé in quattro mesi per quell'inaugurazione nel 1869 che Pasquale Revoltella non vide mai perché morì solo due mesi prima.

    L'esposizione è realizzata dal Comune di Trieste e dal Museo Revoltella, con il contributo della Provincia di Trieste e della Fondazione CRTrieste, in ricordo del 150° anniversario del viaggio compiuto nell'inverno 1861-62 da Pasquale Revoltella per effettuare un sopralluogo, assieme a una delegazione triestina, al Canale di Suez. La mostra, per la curatela scientifica da Vanja Strukelj e Luisa Crusvar, con la direzione di Maria Masau Dan e il coordinamento di Susanna Gregorat, si propone di approfondire l'importanza che ebbe questa faraonica impresa per il destino della città di Trieste e di valorizzare la ricca documentazione sull'argomento presente nelle collezioni del museo, grazie alla quale è possibile cogliere anche il progresso della tecnologia attorno alla metà del secolo XIX e i riflessi della scoperta dell'Egitto nella cultura europea. (Comunicato stampa)




    Winckelmann e l'arte presso gli egizi
    Civico Museo di Storia ed Arte - Orto Lapidario - Trieste
    termina il 15 novembre 2012

    Sezione della mostra "Trieste-Suez", l'esposizione si pone come l'antefatto culturale alla conoscenza dell'Egitto e pone l'accento su due delle più importanti sezioni del museo: il monumento o cenotafio di J.J. Winckelmann, inaugurato nel 1833 e la sezione egizia, con più di un migliaio di reperti dalla terra dei faraoni, un unicum in regione e tra le migliori d'Italia, dopo le raccolte di Torino, Firenze, Bologna e Milano.




    Rappresentazioni teatrali

    Il barone e l'Arciduca. Sogni d'oltremare a Palazzo Revoltella
    26-27-28 luglio 2012, ore 20.30 - 29 luglio ore 19 e 20.30
    10-11 agosto ore 19 e 20.30 - 12 agosto ore 20.30 - 17-18-19 agosto ore 19 e 20.30.

    Gli ospiti incontreranno il barone e l'Arciduca Massimiliano d'Austria, che avrà occasione di raccontare al Barone del suo ultimo viaggio in Brasile, le sue aspirazioni, i suoi tormenti, diviso tra un carattere mite e sensibile e gli obblighi a cui il suo ruolo lo richiamavano. Revoltella renderà partecipe l'Arciduca e il pubblico della straordinaria avventura del canale di Suez e del suo viaggio in Egitto. Un confronto che metterà a nudo due personaggi profondamente diversi, per carattere, indole e visione del mondo, ma accomunati dal volere realizzare i propri sogni.

    Dentro al quadro - Cesare Dell'Acqua: L'arrivo dell'Imperatrice Elisabetta a Miramare
    03-04, 25 agosto ore 21

    L'arrivo dell'Imperatrice Elisabetta a Miramare", spettacolo misto video-prosa. Sissi, chiusa in una stanza del castello di Miramare in attesa che marito e cognato esaurissero i loro impegni istituzionali a Trieste, tra i quali l'invito che ebbe Massimiliano di recarsi a casa del Barone Revoltella.




    Lo Schiaffo - romanzo di Nidia Robba - Trieste 2011 Lo Schiaffo
    di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri, marzo 2011

    C'è una Città, una città aristocratica, dove tre civiltà millenarie si uniscono in un raggio di luce che regala all'Europa il privilegio della unicità: Trieste.





    Puoi proseguire con le presentazioni delle seguenti mostre:

    Sguardi. La fotografia del Novecento in Friuli e nella Venezia Giulia (Capodistria | Udine, 2009-2010)

    Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni

    Mostre relative alla Storia del Lago di Garda e del Trentino - Alto Adige / Südtirol

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