Fyrom. Sviluppi verso il referendum sull'accordo denominativo macedone

di Ninni Radicini
27 agosto 2018


Il 30 settembre, nella Fyrom (Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia) si svolgerà il referendum sull'accordo in merito alla nuova denominazione dello Stato (Repubblica di Macedonia del Nord) concordata con la Grecia, dopo un confronto pluridecennale e un negoziato avviato all'inizio del 2018 e concluso a giugno. La questione ebbe avvio nel settembre del 1991 quando l'allora Repubblica Socialista di Macedonia, uno dei sei Stati della Jugoslavia, decise, dopo la Slovenia e la Croazia, di dichiararsi indipendente, con la denominazione di Repubblica di Macedonia, a cui si oppose la Grecia poiché la denominazione attribuiva una esclusività storico-culturale che Atene considerò inaccettabile oltre che foriera di eventuali conseguenze irredentiste (in Grecia vi sono tre regioni denominate Macedonia Occidentale, Macedonia Centrale, Macedonia Orientale e Tracia). Nell'aprile '93 l'ammissione all'Onu con la denominazione provvisoria di Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (Former Yugoslav Republic of Macedonia, acronimo: Fyrom).

Il 30 luglio i deputati del Parlamento della Fyrom hanno votato la proposta dell'Esecutivo in merito alla indizione della consultazione elettorale. A seguito delle Legislative del 2016, la coalizione pentapartito di governo ha una maggioranza parlamentare di 67 seggi su 120, ed è presieduta dal Primo Ministro Zoran Zaev, Presidente della Unione Socialdemocratica, la principale formazione della coalizione per numero di seggi (49). A favore hanno votato 68 deputati, in assenza del partito di opposizione Vmro-Dpmne (di orientamento conservatore-nazionale, 51 seggi), contrario all'accordo. Il referendum sarà "consultivo", sebbene il Primo Ministro Zaev ha detto che quanto deciso dagli elettori sarà determinante.

Alla conclusione del summit della Unione Europea sui Balcani Occidentali svoltosi nella capitale bulgara, il 17 maggio la "Dichiarazione di Sofia" ha evidenziato il pieno sostegno della UE alla "prospettiva europea" dell'area. Insieme con lo specifico progetto della Commissione Europea presentato il 6 febbraio '18, la riunione è stata considerata indicativa di un rinnovato interesse verso l'allargamento agli Stati balcanici, sebbene vi sia cautela da parte di Germania e Francia, a fronte delle parole di sostegno dei rappresentanti delle Istituzioni comunitarie e la prospettiva dell'adesione di Serbia e Montenegro nel 2025.

La Dichiarazione non contiene impegni vincolanti. Per la Serbia appare di particolare rilevanza la questione del Kosovo, la cui autoproclamazione di indipendenza non è stata riconosciuta da Belgrado, così come da Grecia, Spagna, Slovacchia, Romania e Cipro. Ma l'allargamento ai Balcani va considerato anche in riferimento al consenso che tale sviluppo trova presso l'opinione pubblica negli stati comunitari; al confronto tra le varie formazioni parlamentari della UE la cui composizione sarà ridefinita dalle elezioni Europee del 2019; alla consapevolezza della gestibilità di una UE che raggiunga/superi i trenta Stati aderenti. Il precedente summit si svolse quindici anni fa in Grecia, a Thessaloniki. Il prossimo sarà nel 2020 in Croazia.

Il 26 giugno dopo un lungo dibattito, il Consiglio della Unione Europea ha raggiunto il consenso unitario sui progressi compiuti da Fyrom e Albania nel percorso di integrazione comunitaria, prospettando la eventualità che Skopje e Tirana siano in condizione di iniziare negoziati di adesione nel giugno 2019. La Fyrom - insieme con gli altri Stati dei Balcani Occidentali - fu valutata come candidata potenziale per la adesione alla UE durante il summit di Thessaloniki. L'anno dopo fu in vigore il suo accordo di Stabilizzazione e Associazione e quello stesso anno Skopje presentò la richiesta di adesione. Nel dicembre 2005, a seguito del parere favorevole della Commissione Europea, il Consiglio della UE decise di concedergli lo status di candidato. Dall'ottobre 2009, la Commissione Europea ha valutato in modo favorevole l'apertura di negoziati di adesione con la Fyrom.

A inizio luglio 2018 a Thessaloniki si è svolto il quarto incontro quadrilaterale tra i leader di governo di Grecia, Bulgaria, Serbia, Romania anch'esso incentrato sulla prospettiva di adesione degli Stati dei Balcani Occidentali alla UE, oltre che sugli sviluppi nell'ambito infrastrutturale ed energetico e sulla gestione degli immigrati extraeuropei. Il Primo ministro ellenico Alexis Tsipras ha valutato in modo positivo la decisione della UE di iniziare negoziati di accesso con Serbia e Montenegro e con Albania e Fyrom dal prossimo anno, oltre al sostegno alla inclusione di Bulgaria e Romania nell'area di attuazione del Trattato di Schengen.

Ancora nei primi giorni di luglio, in Grecia, una rilevazione condotta da Mrb (con duemila intervistati) ha indicato che il 68.3% è contrario all'accordo tra Atene e Skopje sul nuovo nome della Fyrom, il 12.8% è favorevole, il 12.9% è neutrale. E' stato inoltre rilevato che Nuova Democrazia - il principale partito del centrodestra ellenico dopo il 1974 - ha il 31% dei consensi, Syriza (Coalizione della Sinistra Radicale) è al 21.2%, Kinal (Movimento per il Cambiamento) 8.9%, Alba Dorata 7.1%, KKE (Partito Comunista) 5.8%. EK (Unione dei Centristi) al 2.9% e Anel (Greci Indipendenti) all'1.8% sono al di sotto della soglia di sbarramento del 3% prevista dal sistema elettorale proporzionale, necessaria per partecipare all'attribuzione dei seggi.

Il 17 luglio il Consiglio di Stato della Grecia ha respinto un ricorso di associazioni Macedoni locali e d'oltremare contro la legittimità dell'accordo tra Atene e Skopje. Secondo i proponenti del ricorso vi sarebbe stata una violazione dell'articolo 27 della Costituzione della Repubblica Ellenica, per il quale ogni accordo che riguarda i confini dello Stato è necessario sia approvato dalla maggioranza assoluta del Parlamento. Kyriakos Mitsotakis, Presidente di Nuova Democrazia, ha ribadito la contrarietà all'accordo - sottolineando che in esso la lingua e la nazionalità della Fyrom sono riconosciute come "Macedoni" - e che il popolo ellenico è in grande maggioranza contrario a tale accordo. Egli ha inoltre rinnovato la richiesta di elezioni anticipate (la scadenza naturale della Legislatura è prevista ad ottobre 2019).

L'8 agosto Panos Kammenos - Ministro della Difesa e Presidente di Anel - ha detto che il suo partito - nel governo ellenico insieme a Syriza - ritirerebbe il sostegno alla maggioranza qualora l'accordo sulla nuova denominazione della Fyrom fosse posto in votazione nel Parlamento della Repubblica Ellenica. Il voto è previsto si svolga non prima dell'inizio del 2019.



* Questo articolo è stato pubblicato da Notizie Geopolitiche
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* Ninni Radicini è coautore del libro "La Grecia contemporanea (1974-2006)" e autore di vari articoli sulla Grecia. Ha pubblicato articoli sulla Germania (area politico-elettorale-storica). Articoli su altri argomenti sono stati pubblicati su vari periodici. Ha pubblicato inoltre recensioni e prefazioni a libri.



Articoli precedenti sull'argomento:

Grecia: Divergenze Governo-Opposizione post accordo macedone (07 luglio 2018)

Grecia | Fyrom: Svolta sulla questione denominativa macedone (28 giugno 2018)



Copertina del volume Mondo ex e tempo del dopo, di Pedrag Matvejevic Mondo ex e tempo del dopo
di Pedrag Matvejevic, ed. Garzanti

I Balcani sono un'area dell'Europa in cui da sempre la "geografia non coincide con la Storia". Terra di interposizione tra Occidente e Oriente, in politica, religione, cultura, arte. Era qui che l'impero romano d'occidente lasciava la sovranità a quello d'oriente. In "Mondo ex" Pedrag Matvejevic ripercorrere quindici anni di dissolvimento di un paese nato mettendo insieme popoli e territori.

Recensione di Ninni Radicini



Articoli di Ninni Radicini sulla Grecia

Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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