Grecia: dopo elezioni legislative e questione di Cipro

di Ninni Radicini
24 marzo 2004


Uno degli effetti dei risultati delle elezioni legislative greche del 7 marzo è stato l'annuncio di Dimitris Tsovolas, presidente del movimento socialdemocratico Dikki, di sospendere l'attività politica, non essendo riuscito, per la seconda volta consecutiva, a superare la soglia del 3%, utile per ottenere seggi al Parlamento, in cui era entrato nel 1996 (4.2%) migliorandosi in termini elettorali nelle Europee del 1999 (6.2%). In prima lettura, la decisione potrebbe far pensare a un conseguente, possibile, passaggio di elettori nel campo del vicino Pasok. In realtà è tutt'altro che scontato che ciò avvenga in modo netto, perchè questo movimento si era formato a metà degli anni Novanta proprio in opposizione alla politica dell'allora partito di governo.

Non è da escludere che parti più o meno consistenti si dirigano verso gli altri due partiti di sinistra - KKE e Synaspismos - oppure si orientino verso Nuova Democrazia, come hanno già fatto, nelle recenti legislative, molti precendenti elettori del Pasok. Uno dei motivi della vittoria di ND è stata la capacità del nuovo primo ministro Kostas Karamanlis di riconfigurare il programma del partito, rendendolo apprezzabile anche da settori dell'elettorato che prima aveva votato per il Pasok, presentandosi come candidato premier con caratteristiche alternative alla presidenza di centrosinistra.

Che non si sia trattato di tattica da campagna elettorale è dimostrato dalle sue prime dichiarazioni, da cui ha subito lasciato intendere la precisa volontà di rispettare i punti programmatici espressi in campagna elettorale. Un segnale di coerenza ad esempio si ha nella questione del riferimento alla religione cristiana ortodossa presente nelle carta di identità, proibito dal precedente governo. ND invece ha proposto che i cittadini abbiano libertà di scegliere se specificare oppure no la propria fede religiosa nel documento di identità; e questa posizione è confermata anche adesso che è al governo.

ND sembra orientata a impostare l'azione di governo incentrandola nel lavoro di risoluzione di problemi a misura di cittadino (questione dei contratti di lavoro a tempo determinato, agevolazioni fiscali, etc.), per distinguersi dalla politica del governo del Pasok, orientata verso temi di alta politica, che certo lo qualificava nel contesto internazionale, ma al tempo stesso produceva un senso di distanza da settori dell'elettorato incline a considerare più importanti i problemi sociali interni. In questo modo ND prova a medio-lungo termine un avvicinamento con quegli elettori del Pasok che possono trovare il nuovo corso aderente alle proprie personali aspettative.

ND cerca così di ampliare la base del consenso, anche non esplicitamente elettorale, come fece Andreas Papandreou negli anni '80 con il Pasok. Tenendo con prudenza un profilo basso ed evitando promesse stratosferiche, Karamanlis lascia intendere la sua avversione a ogni genere di stile di vita fondato sul lusso e sull'esibizionismo. In particolare è apprezzata la volontà di contrastare la corruzione. Non è una coincidenza che su questo terreno stia cercando un dialogo con Aleka Papariga, segretario del KKE - il Partito comunista greco - e con Nikos Constantopoulos, segretario di Synaspismos - Coalizione della sinistra - i quali d'altra parte puntano a rafforzare il loro ruolo di opposizione in virtù del periodo di transizione che attraversa il Pasok. Da segnalare a inizio aprile un incontro storico tra l'arcivescovo Christodoulos e Aleka Papariga nella sede del KKE ad Atene. Il colloquio è stato incentrato sui rapporti tra stato e Chiesa e sul servizio sociale della Chiesa Greca. Christodoulos ha riferito ai giornalisti che sebbene vi siano valutazioni differenti su certe materie, su altre invece c'è convergenza.

La prima difficile questione che Karamanlis si è trovato a dover trattare è stata quella di Cipro. Il negoziato, sia quello tra la parte greco cipriota e quella turco cipriota, sia il successivo a Buergenstock in Svizzera, con la partecipazione di Grecia e Turchia, non è approdato a nulla. Il piano dell'Onu presentato nella seconda fase dei colloqui è stato modificato rispetto al precedente, che era stato, nel complesso, giudicato approvabile dai greco ciprioti (i turchi lo consideravano invece soltanto una bozza di partenza per future trattative). Nelle novemila pagine dell'ultimo piano - il quinto della serie - presentato dal segretario dell'Onu Annan un paio di giorni prima della scadenza dell'incontro, si prospetta una confederazione tra due stati - uno greco cipriota e uno turco cipriota - con un governo centrale dai poteri tutt'altro che consistenti. Come la parte greco cipriota e molti commentatori hanno detto si tratterebbe, in ultima analisi, di un riconoscimento sostanziale della occupazione turca del nord di Cipro.

Tra i punti che hanno rappresentato un ostacolo per l'approvazione da parte greco cipriota: la composizione del Senato, con 24 senatori per ognuno dei due gruppi (e quindi implicita prosecuzione della divisione etnica); la riduzione dal 21% al 18% della quota di rifugiati greco ciprioti a cui sarebbe permesso il ritorno nelle proprie case che si trovano nella parte occupata dai turchi; un limite massimo del 5% di greci e turchi nei due rispettivi settori, che sarebbe innalzato dopo diciannove anni; il numero di coloni (80mila) provenienti dalla Turchia rimarrebbe immutato; per stabilire il compenso da assegnare ai greco ciprioti che hanno perso le loro proprietà nella parte Nord (45mila richieste di restituzione), dopo l'occupazione turca, i due presidenti dovrebbero rivolgersi alla Corte europea per i diritti umani ma il compenso sarebbe a carico di Cipro e non della Turchia; i turco ciprioti manterrebbero il controllo del 29% del territorio e quella parte (2%) che tornerebbe ai greco ciprioti rimarrebbe comunque sotto amministrazione turco cipriota; le forze turche di occupazione si ritirrebbero soltanto gradualmente nel corso dei prossimi anni, e comunque manterrebbero una presenza nell'isola; pur entrando nella Ue, per la parte turco cipriota vi sarebbero deroghe alla leggi comunitarie che sarebbero eliminate soltanto se loro raggiungessero un reddito pro capite pari all'85% di quello dei greco ciprioti (in questo momento è al 30%).

Il presidente Tassos Papadopoulos, di ritorno a Cipro, ha sottolineato che quel piano che era pronto a firmare, seppure fosse "un dignitoso seppure doloroso compromesso", è stato modificato perchè la Turchia ha preteso di aggiungere undici nuove richieste. Il "no" era inevitabile. La maggioranza del popolo greco la pensa allo stesso modo. Anche Giorgios Papandreou, leader del Pasok che aveva accettato il piano precedente proposto dall'Onu, non ha espresso un "si" entusiasta. Il fallimento dei negoziati adesso fa entrare in gioco il popolo di Cipro - la parte greca e quella turca - che decideranno il destino dell'Isola in due referendum separati il 24 aprile. Se entrambi i lati voteranno "si", Cipro unita entrerà nella UE l'1 maggio. Altrimenti entrerà soltanto la parte greca.

Sabato 3 aprile, seimila persone hanno partecipato a una manifestazione a Nicosia contro il piano di Annan. Secondo un sondaggio del quotidiano Eleftherotypia, l'84.7% dei greco ciprioti sono contrari. Il 91% dei greco ciprioti e il il 63% dei greci ha etichettato il piano come "disonesto". La maggioranza dei greco ciprioti e dei greci lo considera ingiusto perchè in sostanza legittima la invasione turca del 1974 e la successiva occupazione del nord dell'Isola. Nella parte occupata dai turchi, una stretta maggioranza potrebbe invece votare a favore (51 a 49). I partiti greco ciprioti si sono riservati di esprimere la loro dichiarazione ufficiale di voto sul referendum entro la metà di aprile.



* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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Libro sulla Grecia contemporanea dal 1974 al 2006 sulla storia politica, economica e sociale della Repubblica Ellenica La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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