Cipro dice "No" al piano di Annan

di Ninni Radicini
04 maggio 2004


Il 24 aprile a Cipro, nella parte greca e in quella turca, si è votato per il referendum sulla ultima versione del piano, presentato dal segretario dell'Onu Kofi Annan, per la riunificazione dell'isola. I greco ciprioti in grande maggioranza (75,83%, 313.704 voti) hanno votato contro. La parte turco cipriota invece si è espressa a favore (64,9%). Nel 1974 la Turchia ha invaso Cipro, occupando la parte settentrionale, circa il 30% della intera estensione dell'isola, proclamando uno stato turco cipriota, mai riconosciuto dalla comunità internazionale.

Da allora, la diplomazia greco cipriota non ha mai smesso di lavorare per un ritorno della parte separata. Purtroppo la questione, inserita in un contesto politico più ampio, non ha, fino ad ora, trovato soluzione. Il "no" greco cipriota al piano di Annan è stato un voto nazionale e in taluni casi ha portato a divaricazioni tra vertici politici e basi elettoriali, come nel partito di centro destra Disy e nel partito socialdemocratico Edek. Il primo con un voto a maggioranza della direzione e il secondo con una dichiarazione del segretario Jannakis Omirou (in linea con il greco Pasok), si erano espressi a favore del piano, ma i rispettivi elettorati si sono schierato in maggioranza per il "no".

Un voto contrario che ha motivazioni politiche, amministrative, finanziarie. I greco ciprioti, al contrario dei turco ciprioti, hanno sempre sostenuto i vari progetti per la riunificazione. Perchè stavolta le parti si sono capovolte? E' stata questa la domanda che in molti si sono posti. Di casuale però non c'è nulla e i greco-ciprioti non sono diventati improvvisamente contrari. Fino a oggi hanno sempre dato il loro benestare a piani di riunificazione nonostante prevedessero "dolorose concessioni", ma l'ultima versione del piano Onu è stata ritenuta inaccettabile. Uno dei punti controversi: secondo il piano Annan, i costi della riunificazione sarebbero stati in gran parte a carico dei greco ciprioti, i quali, a parte altre obiezioni, si sono semplicemente chiesti per quale motivo avrebbero dovuto sborsare denaro per pagare i costi di una separazione voluta da altri.

Quelli che seguono sono tre estratti da editoriali di autorevoli quotidiani europei sul risultato del referendum. Il Times ha scritto: "Lo schiacciante rifiuto espresso dai greco ciprioti nei confronti del progetto delle Nazioni Unite per la riunificazione dell'isola, è un vero disastro. In questo modo si è gettata al vento la possibilità di porre fine a una separazione che risale a trent'anni fa. I circa centomila greco ciprioti che furono costretti a lasciare le loro abitazioni non potranno recuperare in vita le loro proprietà. Con questo "no" non si è tenuto conto dell'enorme sforzo diplomatico che si era fatto e delle buone intenzioni della comunità internazionale". Ma il Guardian puntualizza: "Non vogliamo dire che il progetto delle Nazioni Unite fosse particolarmente favorevole per i greci di Cipro, ma di certo era meglio che niente...".

Il giornale francese Le Figaro invece rileva che la mancata riunificazione è un fallimento diplomatico per l'Onu, per l'Europa, per gli Usa e per la Turchia, che hanno tutti fatto pressione per il "sì". Si nota che certi commenti giornalistici "scandalizzati" per il voto greco cipriota non si fondano su un'analisi complessiva ma su un entusiasmo, tutto da giustificare, per una "occasione" da cogliere al volo: un approccio al ribasso per una questione molto complessa, che va al di là della politica e tocca personalmente i greco ciprioti. Il piano Annan è stato presentato l'11 novembre 2002. Poi però è stato modificato varie volte: 10 dicembre 2002, 26 febbraio 2003, 29 marzo 2004. L'ultima versione è stata presentata il 31 marzo 2004 alle parti riunite a Burgenstock in Svizzera. Altre chiarificazioni sono state apportate il 18 aprile e incorporate nella versione finale del 23 aprile 2004. Fino all'ultima fase dei colloqui tra le due parti, con la presenza di diplomatici greci e turchi, i greco ciprioti si erano dichiarati a favore del piano Annan.

Un paio di giorni prima della conclusione dell'incontro, il piano è stato cambiato. Questa ultima versione è un documento di novemila pagine, impossibili da valutare in quarantotto ore e quindi implicitamente da "prendere o lasciare". Oltre alla procedura quantomeno discutibile, i delegati greco ciprioti hanno ritenuto che questa ultima versione apportasse cambiamenti sostanziali alla precedente, con ulteriori, marcate, agevolazioni a vantaggio della parte turca, alcune delle quali in deroga a norme fondamentali della UE, e soprattutto si riscontrava un cambiamento nella forma di stato per Cipro, in senso confederale, valutato come un riconoscimento sostanziale dell'autoproclamato stato separato turco cipriota, e di riflesso un colpo di spugna storico e politico sulla invasione turca del 1974.

E' passato pochissimo tempo dal momento in cui sono stati resi noti i risultati del referendum ed è iniziata una polemica tra il Commissario europeo per l'allargamento, Gunther Verheugen, e il governo cipriota. Il primo accusa di essere stato ingannato, l'altra parte respinge le accuse. Verheugen afferma che i greco ciprioti, quando era stata accettata la loro candidatura per l'ingresso nella UE, si erano impegnati per arrivare alla riunificazione dell'isola.

I greco ciprioti rispondono sottolineando che così è stato fatto (hanno sempre accettato di sottoscrivere i tanti piani di riunificazione che si sono succeduti in questi anni), ma ciò non può essere inteso come un impegno ad accettare in modo acritico ("prendere o lasciare") qualunque piano fosse stato a essi sottoposto. Il leader dei Verdi greco ciprioti, Perdikis, ha ribaltato l'accusa dicendo che è il popolo cipriota ad essere deluso dal comportamento di Verheughen, poichè si attendevano un presenza più decisa della UE nel contesto dei colloqui sul piano Annan (riferimento alle deroghe a norme comunitarie essenziali, a favore dei turco ciprioti).

Ad ogni modo, essendo in oggetto una consultazione elettorale, il popolo è libero di scegliere. Il risultato può essere discusso, gli effetti posso essere rimarcati in positivo o in negativo, ma non si può "punire" la volontà popolare. Un punto importante intorno a cui è ruotata possibilità di passare dal "no" al "si", soprattutto da parte del maggiore partito greco cipriota - Akel - è stata la garanzia sull'applicazione del piano Annan.

Il segretario di Akel, Dimitris Christofias, ha infatti richiesto che a essere garanti fossero il Consiglio di sicurezza dell'Onu e la Unione Europea, perchè in una questione così complessa non contano tanto le dichiarazione d'intenti quanto la certezza che ciò che è scritto e firmato sia applicato a tutti gli effetti. Come ha esemplificato il presidente Papadopoulos "quando si acquista un frigorifero, fosse anche presso il negozio di un amico, si chiede il certificato di garanzia. Essendo in oggetto il futuro di uno stato, è pensabile che si possa accettare soltanto una semplice dichiarazione di intenti?"

Il 28 aprile il presidente Tassos Papadopoulos e il primo ministro greco Kostas Karamanlis si sono incontrati ad Atene per discutere i prossimi passi per la risoluzione del problema di Cipro e per sottolineare che ciò deve avvenire attraverso un piano dell'Onu e che il voto nettamente contrario dei greco ciprioti al referendum non è stato un voto contro la riunificazione, bensì riconducibile al fatto che il piano era pesantemente sbilanciato a vantaggio di una sola parte (quella turco cipriota). Papadopulos resta a favore di quei punti del documento che invece, con equità, stabiliscono pari trattamenti tra le due parti. Il primo maggio 2004 Cipro è entrata nella Unione Europa. Il percorso verso la riunificazione prosegue.



* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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Copertina del libro La Grecia contemporanea 1974-2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini       La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007


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