Norvegia: avanza il Partito del Progresso

di Ninni Radicini
30 settembre 2009


Le elezioni del 14 settembre hanno confermato la maggioranza di centrosinistra, al governo dal 2005. Il Parlamento (Stortinget), monocamerale dalla legislatura entrante, è composto da 169 deputati, eletti per quattro anni con il sistema proporzionale (sbarramento: 4%), di cui 150 nelle circoscrizioni regionali e 19 su base nazionale. Al primo posto si è confermato il Dna - Partito Laburista (aderente al Pse), del primo ministro Jens Stoltenberg, con il 35.4% e 64 seggi (+3). A seguire: Frp - Partito del Progresso 22.9% e 41 seg. (+3); H - Partito Conservatore (Ppe) 17.2% e 30 seg. (+7); Sv - Partito della Sinistra Socialista (Ngla) 6.2% e 11 seg. (-4); Sp - Partito di Centro 6.2% e 11 seg. (0); Krf - Partito del popolo cristiano (Ppe) 5.5% e 10 seg. (-1); V- Partito Liberale (Eldr) 3.9% e 2 seg. (-8). Ha votato il 75.7% degli elettori (77.1% nel '05).

Stoltenberg, 50 anni, presiede un esecutivo di coalizione, definito "rosso-verde", formato da Laburisti, Socialisti e Centristi, sostenitore del sistema di assistenza pubblica tradizionale, considerato uno dei più avanzati al mondo. All'opposizione continua comunque ad aumentare i consensi l'Frp di Siv Jensen (i sondaggi prospettavano un incremento maggiore), con un programma liberista che prevede la privatizzazione della Sanità e dell'Istruzione, oltre alla riduzione delle tasse (motivo della fondazione del partito nel 1973), da compensare nel bilancio statale utilizzando i profitti del settore petrolifero, finora impiegati in gran parte per il pagamento delle pensioni.

Frp si è rafforzato negli ultimi anni sostenendo inoltre proposte più restrittive sull'immigrazione, affermando l'impossibilità di accoglienza illimitata e proponendo la costruzione di centri nei paesi africani, dove svolgere le procedure per coloro che richiedono asilo politico. Questa ipotesi ha suscitato critiche anche dai partiti di centrodestra - Conservatori, Liberali e Popolari - candidati ad essere insieme coalizione alternativa alla sinistra di governo, pur con la necessità di avere l'appoggio di Frp, che però si è dichiarato indisponibile a sostenere un governo di centrodestra a meno di non farne parte (senza pretendere l'incarico di primo ministro). Ma Popolari e Liberali hanno negato trattative con Frp.

I sondaggi elettorali però non escludevano una sconfitta del centrosinistra, sebbene proprio nell'incertezza di avere una maggioranza parlamentare di centrodestra, si ipotizzasse che i Laburisti avrebbero potuto formare un governo di minoranza con lo stesso premier uscente. Attraversando la crisi economica internazionale senza conseguenze, con un tasso di disoccupazione intorno al 3% su una popolazione di 4.8 milioni di abitanti, la Norvegia - il più grande produttore di petrolio e gas naturale dell'Europa occidentale - a differenza di quanto accaduto in Islanda, ha visto il tema del rapporto con l'Ue pressoché fuori del dibattito elettorale.

In due referendum, nel 1972 e nel '94, la maggioranza ha votato contro l'ingresso nella Comunità europea e oggi, considerando i partiti di governo, solo tra i Laburisti esiste una corrente disponibile all'eventualità di un negoziato di adesione. Socialisti e Centristi sono contrari (nel programma della coalizione ha prevalso il "No" all'adesione). Con l'Ue vi è comunque un accordo di cooperazione, l'EEA (Area Economica Europea), di cui fanno parte anche Lichtenstein e Islanda, che prevede l'applicazione di una molteplicità di direttive comunitarie, tranne quelle su specifici settori nazionali, nel caso di Oslo, ad esempio, agricoltura e pesca.



* Articolo pubblicato da Orizzonti Nuovi - Periodico di informazione e analisi di Italia dei Valori

* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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