Graffiti animati
I cartoon da emozioni a gadget


di Marilena Lucente, ed. Vallecchi, pagg.174, 2007

Recensione di Ninni Radicini

Copertina del libro Graffiti animati - I cartoon da emozioni a gadget Negli oltre cento anni di storia del cinema, l'animazione ha fin dall'inizio acquisito un ruolo di primo piano sia nella produzione sia nel mercato. I primi cortometraggi della Warner arrivano negli anni '30 e hanno per protagonisti personaggi tratti dal mondo animale, primo tra tutti il coniglio Bugs Bunny. Trasmessi negli intervalli dei film (ruolo paragonabile a quello dell'avanspettacolo in Italia) in poco tempo conquistano il pubblico. Gli autori infatti decisero di modellarli sull'esempio delle comiche, utilizzando lo slapstick, la tecnica che rese celebri Charlot, Stanlio e Ollio, Buster Keaton, Harold Lloyd, tanto per citare i più noti: inseguimenti a perdifiato, sfide sul bordo del baratro, distruzione di tutto ciò che si trova intorno ai personaggi, a partire da equivoci banali.

Una garanzia di successo per disegnatori, registi, sceneggiatori, creativi, impegnati a inventare personaggi e serie animate sempre più richieste, alcuni dei quali diventati presto talmente popolari da incidere negli stili di vita individuali e addirittura sulla economia. Braccio di Ferro, che aumenta la propria forza mangiando spinaci, determinò un incremento del 30% nella vendita di quest'ortaggio. La città texana di Crystal City, che ne era la maggiore produttrice, decise per riconoscenza di erigergli una statua e negli anni '60 Andy Warhol lo promosse a simbolo della cultura di massa. Dagli Usa il cinema di animazione arrivò, con altrettanto successo, in Europa. Anche in Germania e in Italia: la Germania e l'Italia degli anni '30. L'animazione italiana nacque nei primi anni del Secondo dopoguerra, anche se una decina di anni prima, sull'onda del successo dei personaggi disneyani, c'era stato un tentativo - senza troppa convinzione - di intraprendere una via autarchica.

Nel '49 alla mostra del cinema di Venezia furono presentati due lungometraggi italiani. Il primo esempio era però L'ultimo sciuscià, di Francesco Guido, del '46. Del quasi omonimo e pluripremiato film di Vittorio De Sica (Sciuscià) riprendeva anche il carattere neorealista, genere a cui si deve parte dell'affermazione internazionale della cinematografia nazionale. Basti ricordare che Cesare Zavattini - il più famoso autore neorealista - si avvicinò all'animazione in almeno due occasioni. La prima con Miracolo a Milano, che non è un film d'animazione ma ha storia e personaggi facilmente traslabili in quel contesto. La seconda nel '58 con il soggetto di un lungometraggio, mai realizzato, dal titolo Buongiorno Italia. Intanto l'anno prima la storia della televisione aveva segnato un data storica. Il 3 febbraio '57 era nato Carosello.

In onda dalle 20.50 alle 21.00, presentava cinque filmati pubblicitari da due minuti. Fino ad allora la pubblicità di un prodotto era realizzata centrando su di esso la sceneggiatura. Nei corti di Carosello invece il prodotto entrava in scena nell'ultima parte. La prima era una rappresentazione propedeutica, a volte nemmeno troppo esplicita, con protagonisti attori e caratteristi di cinema e teatro, diretti da registi, alcuni dei quali, ancora oggi si stenterebbe ad immaginare in un contesto pubblicitario. Accanto ai corti con gli attori vi furono quelli animati, i cui personaggi - es. Calimero - raggiunsero ampia notorità, anche grazie a un vincolo editoriale che si dimostrò in realtà una fortuna: l'impossibilità di trasmettere più di una volta lo stesso corto e la conseguente necessità per gli autori di inventarsi delle vere proprie serie di cartoni animati. Carosello funzionò da laboratorio inesauribile di idee, in grado di coniugare artigianalità e sperimentalismo, anche il più audace.

Come quello di Emanuele Luzzati e Giulio Pianini, i quali con Il flauto magico, provarono a coordinare lirica, commedia dell'arte e teatro d'avanguardia. Un laboratorio che in realtà presto assunse dimensioni più ampie, tanto che a metà degli anni '70 lo studio di Bruno Bozzetto è tra le 25 più grandi industrie italiane. Accanto ai percorsi narrativi tradizionali, negli anni '60 alcuni autori pensarono che attraverso l'animazione si potessero anche rappresentare i cambiamenti in corso nella società italiana. Con Un uomo in grigio (1961), Pino Zac esplora i temi della incomunicabilità e dell'alienazione, già oggetto, ad alti livelli concettuali, della cinematografia di Michelangelo Antonioni. Altrettanto fece Bozzetto con Il signor Rossi, ideato per il cinema e poi trasformato in serie televisiva. Il successo di Carosello diffuse le tecniche dell'animazione anche in altri programmi.

Varietà e quiz ne attinsero in quantità, a partire da Settevoci (1965), la cui realizzazione della sigla fu affidata da Pippo Baudo allo Studio Bozzetto. Seguirono, tra gli altri, Rischiatutto, uno dei quiz più celebri di Mike Bongiorno, e Portobello, celebre programma "contenitore" di Enzo Tortora. Sigle animate che, a partire dagli anni '70, diventarono 45 giri di successo, non di raro presenti nei primi posti della hit parade. Negli anni '80 l'animazione incontra la computer graphics. Ne sono esempi la sigla di Buonasera Raffaella (1985), in cui la Carrà diventa una specie di Barbarella e quella di Domenica in 1986-87, con la stessa protagonista trasformata in personaggio dai tratti virtuali. Carosello si conclude nel '77. Pochi mesi dopo in Italia arrivano i primi cartoni animati giapponesi.

Il primo fu Goldrake e anche qui, come per Carosello, si trattò di una svolta. Goldrake e i successivi robot, tra cui Mazinga e Jeeg, cambiarono gli orizzonti dei ragazzini dell'epoca. Cibernetica, computer, battaglie intergalattiche, automi con sembianze umane e animalesche. Goldrake uscì dal teleschermo e tra dischi e gadget di vario tipo, la Rai incassò un miliardo dell'epoca. Non mancarono le polemiche sulla natura violenta di queste storie. Come per una compensazione ideale, la televisione pubblica nello stesso periodo trasmetteva un cartone animato dai contenuti antitetici: Heidi. Buoni sentimenti, vita all'aria aperta tra le montagne dell'Europa centrale, tristezze della vita da affrontare e superare. Entrambi innovatori nella narrazione: non più singoli episodi compiuti ma interruzione a un dato punto della trama e rinvio alla puntata successiva.

Ne seguirono altri, realizzati in collaborazione con il Giappone: La famiglia Barbapapà (idea francese, produzione nipponica), l'Ape Maia (Germania/Giappone). Nel '79 è il momento di Capitan Harlock con il suo veliero spaziale e circa tre anni dopo l'Uomo Tigre, personaggio ripreso dal catch giapponese, a sua volta oggetto di programmazione e di "culto" nello stesso periodo. Le polemiche su Goldrake furono nulla in confronto a quelle che si riversarono su l'Uomo Tigre. I combattimenti tra lui e gli avversari erano molto violenti e caratterizzati da tecniche di lotta spettacolari da vedere ma assolutamente da non provare a imitare. Nel periodo 1978-1982, cartoni animati giapponesi e telefilm americani erano parte essenziale dei palinsesti delle televisioni private allora agli inizi.

Negli anni '90, mentre in Italia si cerca di potenziare il cinema di animazione attraverso collaborazioni internazionali e linee editoriali fondate su contenuti educativi, il pubblico degli Usa vede arrivare due produzioni di grande successo: I Simpson e South Park. Gli autori scelgono di ancorare storie e personaggi alla realtà, seppure con modalità differenti. Nel primo c'è un esame ironico dell'attualità; nel secondo si sceglie la strada della denigrazione e del rifiuto. Cartoni animati pensati non solo per il pubblico tradizionale ma anche per ragazzi e adulti. Non solo cartoni animati. Si pensi alla biografia di Walt Disney. Il fenomeno è molto articolato e questo libro, ripercorrendo i momenti più significativi della sua evoluzione, evidenziando il ruolo dei maggiori autori e le caratteristiche dei personaggi, permette di avere una panoramica dettagliata su un genere creativo e multiforme, sempre più determinante per l'industria cinematografica e televisiva.



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