La Grecia chiede alla Turchia l'applicazione degli standard europei

di Ninni Radicini
06 novembre 2005


Il 31 ottobre, durante un dibattito parlamentare sulla politica estera, il primo ministro Kostas Karamanlis ha sottolineato che il percorso della Turchia verso la Unione Europea e l'ingresso dipendono dall'adempimento delle regole e dei valori comunitari. Per questo motivo l'eventualità da parte di Ankara di iniziative contro la Grecia, relativamente alla politica ellenica nell'Egeo, e l'occupazione militare del nord di Cipro da parte dell'esercito turco, non sono assolutamente compatibili con gli standard europei. Karamanlis ha detto inoltre che Ankara deve "cambiare radicalmente posizione" sulla questione del Patriarcato Ecumenico, sulla Scuola teologica di Halki e sui diritti dei greci residenti in Turchia. Da Atene, sia durante il precedente governo di centrosinistra di Simitis sia con l'attuale di centrodestra, si è guardato con favore all'avvicinamento della Turchia alla Unione Europea, in base alla valutazione che ciò rappresenti un vantaggio per la Grecia.

Questa linea è stata però messa in dubbio a luglio, quando la Turchia ha firmato il protocollo di accordo di doganale con Cipro, previsto nel negoziato con la Ue, presentando in allegato una dichiarazione unilaterale con cui si riaffermava che tale accordo non è considerato da Ankara un riconoscimento della Repubblica di Cipro. Questo allegato, prima ancora delle ricadute politiche, comporta la sostanziale inapplicabilità dell'accordo doganale richiesto. Durante il summit europeo di ottobre in Lussemburgo, per l'avvio dei negoziati di adesione con la Turchia, si è trovata una via di uscita che ha lasciato molte perplessità. Ma il significato di quell'atto ha avuto effetto sulle relazioni con la Grecia, il primo dei quali è stato la sospensione di una prevista visita in Turchia di Karamanlis (sarebbe la prima di un premier greco, dal 1959).

La questione della riunificazione di Cipro, della occupazione condotta da un esercito straniero di una parte del suo territorio (dal 1 maggio 2004 anche territorio della Unione Europea) e del riconoscimento della Repubblica di Cipro da parte di Ankara, è profondamente interconnessa con la evoluzione dei rapporti tra Grecia e Turchia, perchè come ha detto di recente Karolos Papoulias, Presidente della repubblica greca, il destino della Grecia è legato in modo indissolubile con quello di Cipro. Da parte turca il riconoscimento della Republica di Cipro è subordinato alla soluzione del problema della riunificazione. Ankara sostiene che i turco ciprioti hanno dimostrato la volontà di superare la divisione dell'Isola votando a favore del piano presentato dal segretario dell'Onu, Kofi Annan. Nicosia ha risposto che quel piano è stato bocciato invece dalla maggioranza dei cittadini di Cipro perchè, prevedendo la formazione di uno stato su base confederale (con costi finanziari e clausole sfavorevoli a carico dei greco ciprioti) invece di superare l'attuale divisione, l'avrebbe, nella forma e nella sostanza, costituzionalmente ratificata, attraverso la formazione di due entità separate, leggittimando di fatto l'autoproclamato stato turco-cipriota del Nord, non riconosciuto da nessuno (tranne che dalla Turchia) e considerato illegale dall'Onu.

Il presidente di Cipro, Tassos Papadopoulos, sostenitore di un progetto di riunificazione su base bicomunale e bizonale, ovvero la formazione di uno stato unitario con decentramento amministrativo per le due comunità, ha detto di temere che il mancato riconoscimento della Repubblica di Cipro da parte di Ankara, nonostante la richiesta della Ue, si inserisca in progetto in cui l'obiettivo della Turchia non è la riunificazione di Cipro, ma il raggiungimento di un qualche riconoscimento diplomatico per la zona occupata militarmente da trent'anni. Sull'adesione della Turchia alla Unione Europea come opzione favorevole per gli interessi della Grecia, è in corso un dibattito politico molto interessante, non solo e non tanto sulla presa di posizione in sè quanto sul merito e sul modo di gestirla.

Perchè, stabiliti quali sono i vantaggi che la Grecia può trarre dall'ingresso di Ankara in Europa, allora insieme con la dichiarazione di sostegno bisognerebbe avanzare direttamente la richiesta di risolvere quelle situazioni che, se risolte, possono giustificare i vantaggi di cui sopra. Di recente il presidente del Parlamento europeo, Josep Borrel, ha gelato la platea di coloro che si attendevano che l'ingresso di Cipro nella Ue segnasse il passaggio da Nicosia a Bruxelles della questione della divisione dell'isola: non c'è da aspettarsi miracoli da parte comunitaria. Adesso che il negoziato Turchia/Ue è iniziato, la presa di posizione di Karamanlis, rappresenta probabilmente un passo nella direzione di un confronto tra le parti non limitato agli auspici ma su questioni concrete.



* Ninni Radicini, coautore del libro La Grecia contemporanea (1974-2006), ha pubblicato articoli su vari periodici, recensioni e prefazioni a libri.

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Libro sulla Storia contemporanea della Grecia dal 1974 al 2006 di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini La Grecia contemporanea (1974-2006)
di Rudy Caparrini, Vincenzo Greco, Ninni Radicini
prefazione di Antonio Ferrari, giornalista, corrispondente da Atene per il Corriere della Sera
ed. Polistampa, 2007

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