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Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni

Marianna Accerboni, scenografo e critico d'arte e d'architettura, già allieva e collaboratrice del grande scenografo Luciano Damiani, idea e organizza, in qualità di curatore e di progettista dell'allestimento e della linea grafica, mostre ed eventi d'arte in Italia e all'estero (Roma, Firenze, Trieste, Bruxelles, Austria, ecc.), in cui, alla competenza critica commistiona inediti interventi di luce, che realizza con l'ausilio delle più sofisticate tecnologie. Dalla metà degli anni Novanta lavora infatti sul tema della luce, nel cui ambito ha ideato scenografie d'avanguardia da realizzarsi attraverso raggi laser, allestimenti e scenografie di luce per concerti, spettacoli teatrali e mostre d'arte ed eventi multimediali e di luce per spazi urbani e musei. Ha esposto abiti-scultura e di luce, bozzetti per scene e costumi e installazioni luminose in gallerie d'arte e teatri in Italia e all'estero.
www.mariannaaccerboni.com

Le rassegne precedenti curate da Marianna Accerboni: 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08




Daniela Turk - Bosco - tecnica Tiffany cm.30x70 2003 Daniela Turk - Gesu - tecnica mista cm.51x38 2014 Daniela Turk - Mediterraneo - tecnica mista cm.60x60 2015 Daniela Turk - Sui gradini del cielo - tecnica mista cm.140x80 2016 Daniela Turk
26 marzo (inaugurazione ore 17) - 16 aprile 2017
Associazione delle Comunità Istriane - Trieste

In mostra una quarantina di opere in gran parte ispirate all'Istria e realizzate con grande perizia e fantasia prevalentemente negli ultimi anni, attraverso l'uso e l'accostamento di molteplici tecniche e materiali. Tra questi, l'arte della ceramica, del mosaico, della vetrata, la tecnica Tiffany, lo sbalzo su rame, l'aerografia, la pittura con diversi tipi di colori, l'iconografia, l'incisione e l'intreccio di tessere musive, perle, sassi, pietre, sabbie, terre, legno, paste polimeriche, gesso, semi, corda, quarzi, seta, madreperla, smalti, sughero. La sua opera "Sui gradini del cielo" è esposta in permanenza nella sala consigliare del primo Municipio di Roma Capitale.

"Eclettica e visionaria" - scrive Marianna Accerboni - "la Turk ripropone una reinterpretazione favolistica e ideale del mondo che ci circonda, resa con solare semplicità e, a volte, con un'inclinazione naïf che però non la induce a trascurare la precisione. Spirito duttile e curioso, si esprime con una grande ricchezza di dettagli, attraverso I quali ci conduce con dolcezza e misura in una sorta di personale emisfero neobarocco, in cui protagonisti sono la natura e l'essere umano."

Daniela Turk, triestina di madre istriana, appassionata all'arte fin da giovanissima, inizia nel 1988 a dipingere su seta. Negli anni '90 studia ceramica, mosaico, Tiffany e aerografia e successivamente gipsografia, sbalzo su rame e iconografia. Recentemente il suo percorso artistico è approdato a un itinerario mistico e religioso che abbraccia tutte le fedi. Ha esposto in varie sedi in Italia e all'estero.




Marcello Mascherini - Il seminatore - bronzo cm.30x15 1926 Marianna Accerboni - La donna Rondine - tecnica mista cm.30x20 1999 Serena Zors - Inseparabili - tecnica mista cm.30x19 2014 27esima mostra del Piccolo formato
25 marzo (inaugurazione ore 18) - 07 aprile 2017
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

La rassegna - tradizionale appuntamento dell'arte triestina - propone più di 230 opere dei più significativi pittori, scultori e grafici triestini, della Regione Friuli - Venezia Giulia e di area mitteleuropea, attivi dal '900 a oggi. Ne esce un quadro esaustivo della creatività del Nord Est anche in senso transfrontaliero, con alcune eccellenze triestine quali Leonor Fini, Vito Timmel, Dyalma Stultus, Tullio Crali, Bruno Chersicla, Ugo Carà, Luigi Spacal, Marcello Mascherini, Livio Rosignano, Guido Antoni, Marianna Accerboni, Oreste Dequel, Livio Mozina, Renzo Kollmann, Elettra Metallinò, Annamaria Ducaton, Claudio Palcic, Tristano Alberti, Aldo Bressanutti, Silvia Osojnik, Gianni Brumatti, Bruno Ponte, Nino Perizi, Alice Psacaropulo, Mirella Schott, Nino Spagnoli, Villibossi, Serena Zors; e, tra gli altri, con i friulani Gianni Borta e Tranquillo Marangoni, la cecoslovacca Felicita Frai e l'inglese John Corbidge.

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Ingrandimento immagine "La donna Rondine" di Marianna Accerboni




Patrizia Schoss - Albero - tecnica mista cm.36x26 1978 Patrizia Schoss - Uovo azzurro - uovo vero e pietre cm.10x18x10 2016 Patrizia Schoss - Trasformazione - tecnica mista cm.68x47 2016 Patrizia Schoss
29 marzo (inaugurazione ore 19) - 18 aprile 2017
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Personale della pittrice Patrizia Schoss, presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra una trentina di opere su carta e tridimensionali che ripercorrono in una sorta di antologica la creatività della Schoss dal '77 a oggi. Patrizia Schoss, formatasi al liceo artistico e all'Accademia di Brera a Milano, espone dagli anni Settanta in sedi molto qualificate in diverse città italiane, tra cui la Fiera internazionale di grafica di Bologna e, a Milano, la Galleria Il Mercante e la Galleria Cortina.

"Immaginifica eppure analitica" - scrive Marianna Accerboni - "Patrizia Schoss è autrice di una pittura raffinata e molto personale. Inquietante e criptica, sospesa tra tenerezza e inquietudine, quest'artista di cultura e dna mitteleuropei (padre austriaco e madre triestina), ma lombarda di nascita, ora attiva a Trieste, traccia con tecnica eccellente una sorta di elegante bestiario dell'anima, disegnato o inciso senza esitazioni.

Nel grande panorama di possibilità espressive che la cultura del '900 ha offerto, l'artista ha attinto istintivamente, ritenendola consona con il proprio sentire, all'intonazione surrealista, che l'accompagna nel travalicare il reale verso una liberazione dell'inconscio dagli incubi e dai dubbi, un percorso condiviso da note sensuali e delicate al tempo stesso. Che ci rimanda agli antichi bestiari di ascendenza medievale, ma anche alle creature fantastiche dipinte fra il '400 e il '500 dal fiammingo Hieronymus Bosch, rivisitate con algida chiarezza. E alle immagini cinquecentesche, affastellate di dettagli, dell'aristocratico, ma più solare Arcimboldo.

Un mix, l'universo della Schoss, fra nitore, sofisticata freschezza e armonia tonale e cromatica, mistero, attaccamento e timore della maternità, fine segno grafico; paura della solitudine e intreccio, cioè abbraccio. Un'allusione continua alla natura, che prosegue nelle composizioni tridimensionali dell'artista, rielaborate a partire dalla forma archetipa e originaria dell'uovo. Intrecciato ad altri elementi naturali di piume e pietre, quest'ultimo rappresenta il fulcro di una mise-en-scène naturalistica ed enigmatica, attraverso cui accedere a un mondo 'razionalmente fantastico', sospeso tra allusioni e raffinatezze, in una sorta di bilico in magico, quasi irreale equilibrio. Oltrepassato il quale, tutto potrebbe accadere."




Sergio Budicin: Cavalli, cavalieri e battaglie
03 marzo (inaugurazione ore 18) - 26 marzo 2017
Sala Comunale d'Arte - Trieste

In mostra, presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni, una ricca e avvincente sequenza di oli per lo più inediti, realizzati negli ultimi 5 anni. "Arte e storia" - scrive Marianna Accerboni - "s'intrecciano felicemente in questa mostra inedita, che potremmo definire 'coraggiosa' per il tema trattato, certamente non approcciato sovente nell'arte contemporanea. Sergio Budicin, pittore animalista e grande appassionato di cavalli (che dipinge solitamente a memoria), si perita in una sorta di prova di grande virtuosismo, sfoderando il talento e la competenza germinati nel corsi di una vita interamente dedicata all'esercizio della pittura, anche, assieme al figlio Roberto, come valente insegnante.

Con padronanza tecnica e compositiva, l'artista - tuttora molto apprezzato particolarmente all'estero e in Germania, per le sue doti narrative che prendono l'avvio da una carriera iniziata quale illustratore a Milano - ci conduce, come fossimo immersi in una sorta di film dai frame dipinti a mano, attraverso la grande storia, popolata di miti immortali. Tra questi, Alessandro il Grande, cui dedica un ciclo di cinque dipinti, Riccardo Cuor di Leone, Lancillotto, Carlo di Valois, ma anche Gengis Khan, il generale Custer sconfitto dalle tribù indiane e il visionario don Chisciotte.

Per non dimenticare Giovanna d'Arco e i charros, cavalieri messicani che catturano i giaguari con i lazos, o i mountain men, gli ultimi pionieri americani. Ma, oltre al talento e al grande impegno di documentazione storica che precede l'esecuzione di ognuno di tali dipinti, Budicin - che in questa ricca rassegna ci presenta una tematica per lui del tutto nuova, frutto di un lavoro quinquennale - dimostra di possedere l'ineffabile dono di saper rappresentare, al di là delle pure immagini, il concetto di epica, di coraggio e di tenzone, riuscendo a coinvolgere fortemente il fruitore sotto il profilo emotivo grazie anche al grande dinamismo che pervade le sue rappresentazioni (...). Una pittura colta ed efficace realizzata a olio su tela o su tavola e ricca di velature, che ci rimanda indietro nel tempo e sa farci sognare, scivolando infine nella purezza del mito di Apollo, che simbolizza il sole, di S. Giorgio che sconfigge il drago, cioè del bene che prevale sul male, e di Pegaso, il più famoso dei cavalli alati, nato, secondo la mitologia greca, dal terreno bagnato del sangue di Medusa, allorquando Perseo le tagliò il collo.

Sergio Budicin (Trieste, 1939) si forma con il maestro Walter Falzari, erede friulano della grande tradizione che nel XIX e XX secolo ha coniugato l'arte veneziana con quella austro-tedesca. Si dedica quindi con successo per diversi anni all'illustrazione di libri sulla natura e gli animali, contribuendo alla realizzazione della collana Guarda e scopri gli animali (AMZ editore). Nel 1970, su invito del grande e acclamato ritrattista di origine ungherese Lajos Markos, soggiorna per alcuni mesi negli Usa, dove sotto la sua guida affina il proprio linguaggio in particolare nella tecnica a olio.

Coniugando quest'ultima all'abilità d'illustratore, diventa pittore animalista, attività per la quale viene apprezzato in tutto il mondo e particolarmente in Germania, dove, dopo la prima personale del 1975 a Trieste, ha esposto in prestigiose gallerie, tra cui la Aukloster di Monschau, la Nürnberger Rachmenkunst Haus der Gemalde, la Galerie Vogel di Heidelberg, la Schoeninger, la Reith e la Galerie in der Prannerstrasse di Monaco e la Bilder im Hof di Flensburg. Ha viaggiato moltissimo in Europa, America e Africa per osservare la natura e gli animali nel loro habitat. Nel 1992 l'Akademie für Tierschutz di Monaco di Baviera lo premia con l'ambito Goldenen Elefanten, importante riconoscimento internazionale per il suo contributo alla diffusione della coscienza ecologista e alla conoscenza del mondo animale.

I suoi lavori si trovano in collezioni pubbliche e private di numerosi paesi del mondo. Nel tempo Budicin ha maturato una tecnica perfetta, che gli consente di "illuminare" le sue opere attraverso molteplici velature: fermamente convinto che gli studi di anatomia, delle svariate tecniche pittoriche e del disegno, assieme all'esercizio quotidiano dell'arte, rappresentino la via da seguire, la insegna, con il figlio Roberto, agli artisti-allievi che frequentano da anni il suo bellissimo studio, situato in posizione strategica poco sotto Opicina.




Opera di Francesco Modigo (Hrant Anmahian) in mostra a Trieste Francesco Modigo (Hrant Anmahian) - opera dalla mostra Musica e figure femminili Francesco Modigo: Musica e figure femminili
14 dicembre 2016 (inaugurazione ore 19) - 15 gennaio 2017
Caffè Eppinger - Trieste

Mostra di Francesco Modigo (al secolo Hrant Anmahian), presentata dai critici Marianna Accerboni e Umberto Miniussi. Avvalendosi di uno pseudonimo che coniuga i nomi di Modigliani e di Gauguin, Hrant Anmahian, in arte Francesco Modigo (Trieste, 1948), di madre veneta e padre armeno, propone una sintesi della sua produzione artistica realizzata nel 2015/2016. Francesco Modigo (Hrant Anmahian) ha iniziato a dipingere nel 1992 a New York, dove viveva dal 1980. Tra le attestazioni internazionali conseguite dall'artista, vanno ricordate l'Appreciation del Metropolitan Dade Conty di Miami e di New York. Molto apprezzati sono stati anche l'allestimento e la decorazione per la grande mostra-evento dedicata alla metà degli anni '90 al design della scarpa italiana a New York, San Francisco e Orlando.

"Formatosi attraverso studi scientifici, innamorato della matematica e della musica - scrive Accerboni - Modigo interpreta il mondo delle note, dalla musica classica a quella africana, al jazz e all'opera, e l'eterno femminino, con fine e personale intuito artistico. Riuscendo a trasporre nell'arte visiva, attraverso un'attenta e misurata composizione formale, segnica e cromatica, l'armonia, i fraseggi e i tempi delle composizioni musicali, che nel corso della sua avventurosa e ricca esistenza l'hanno appassionato negli Stati Uniti, a Santo Domingo e in Italia. Contesti nei quali ha esposto con grande successo in sedi molto qualificate, lasciando in quei luoghi lontani testimonianze importanti della propria creatività, che gli hanno meritato riconoscimenti internazionali."




Attacco alla trincea - computergrafica di Lily Bonner e foto d'epoca rappresentante soldato tedesco - rielaborazione di Alessandro Gualtieri Artisti in guerra
Incontro con Alessandro Gualtieri


19 dicembre 2016, ore 17.30
Biblioteca Isontina di Gorizia

L'ultima tappa del ciclo espositivo Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra. I giovani d'Europa cent'anni dopo, che presenta alla Biblioteca Statale Isontina di Gorizia interessanti opere sulla Grande Guerra di giovanissimi artisti europei raffrontate a quelle del grande architetto-artista. Alessandro Gualtieri, eminente esperto internazionale del Primo conflitto mondiale, introdotto dalla curatrice Marianna Accerboni, parlerà, anche attraverso interessati mixage di dipinti dei giovani contemporanei in mostra e di testimonianze fotografiche d'epoca, del tema Artisti in guerra e del rapporto fra il fronte dell'Isonzo e quello dell'Yser in Belgio.

I quattro anni della Grande Guerra - spiega Gualtieri - non sono esclusivamente caratterizzati da avvenimenti bellici epocali: tale periodo coincide anche con uno dei momenti più creativi della storia dell'arte. Pittori e scultori concretizzarono il bisogno di nuove forme visive attraverso opere rivoluzionarie. La città, ad esempio, diventò il fulcro della modernità, mentre i progressi tecnologici furono eletti a nuovi soggetti artistici, basti pensare a Filippo Tommaso Marinetti. L'orrore più cruento della guerra consegnò alle tele del pittore-soldato inglese Paul Nash anche l'angoscia e il mal de vivre dell'uomo comune, relegato al tragico ruolo di carne da cannone. Si trattò perlopiù di giovani artisti, prematuramente scomparsi durante il conflitto, che molto avrebbero ancora potuto regalare ai loro contemporanei e ai posteri. E' disponibile in mostra il video Ritratto inedito di Dominioni in otto interviste, curato da Marianna Accerboni.




Paolo Marani - Annunciazione - tecnica mista su tela cm.160x240 2016 Paolo Marani: Dittico sull'Annunciazione
19 novembre 2016, ore 11
Palazzo Vescovile di Trieste

Inaugurazione del Dittico dedicato al tema dell'Annunciazione, realizzato dall'artista Paolo Marani per il salone delle udienze. Commento critico di Marianna Accerboni e introduzione musicale di Ennio Guerrato alla chitarra e Aurora Roiaz all'arpa. "Le due opere create da Paolo Marani (Monfalcone 1946) per il Vescovado conciliano tradizione e modernità." - scrive Marianna Accerboni - "Le figure dell'Angelo annunciante e della Vergine Maria sono infatti delineate dall'artista seguendo i canoni della figurazione classica e simbolica che definiscono tale evento nell'iconografia storica.

L'autore tuttavia - polivalente di natura per essersi espresso nel corso della sua attività come scultore e vignettista-caricaturista di grande efficacia per le pagine de Il Piccolo di Trieste - ha saputo innescare sulla tela una sorta di emozionante coup de théâtre reso mediante il grande bagliore di luce che fa da sfondo intenso e coinvolgente alle due opere, rappresentandone pure il comun denominatore, ossia la presenza divina simbolizzata appunto dall'elemento luministico. Una tecnica ad acrilico, ammorbidita e implementata da tocchi di pastelli acquerellabili e velature, cattura il fruitore attraverso colori vivaci e gioiosi, ma declinati con discrezione.

Classici e misurati anch'essi, però freschi e non òvvi negli accostamenti eleganti e delicati. Per rappresentare la felicità di una nuova vita che nasce e che vita: Gesù! "Ho guardato agli antichi, rivisitandoli attravrso un lessico cntemporaneo" spiega Marani "e puntando soprattutto sul concetto di luce". Quanto alle mise dei protagonisti, solitamente abbigliati secondo la moda dell'epoca del dipinto, l'artista ha scelto una sobrietà molto vicina all'epoca di Cristo e un'ambientazione senza tempo, fatta appunto di luce e lontana dall'agiografia classica, che solitamente s'ispira al paesaggio o alla stanza della Madonna.

Nel dipinto è simboleggiata la Trinità: compare infatti una colomba, che universalmente rappresenta il simbolo dello Spirito Santo e la Madonna è ritratta mentre alza una mano e, chinando il capo, accetta il destino che le viene riservato. L'altra mano è invece stretta al seno, quasi a proteggere la nuova vita che è in lei, cioè il Cristo. Il padre onnipotente è invece rappresentato dal globo di luce. Una lama di luce percorre infine la parte inferiore delle due tele separando il terreno dall'ultraterreno, tant'è che la Madonna si appoggia sul terreno e crea un ombra, ma non così l'angelo, che è puro spirito."

Paolo Marani è presente dal 1966 a numerose mostre personali e collettive in Italia e all'estero. Ha esposto al Palazzo Nazionale delle Esposizioni di Roma, Museo Ricci Oddi di Piacenza, Museo Revoltella di Trieste e nelle Gallerie Nuovo Spazio di Venezia, Leonardo di Milano e Certaldo di Firenze. Una rassegna di sue opere, raccolte dall'Istituto Italiano di Cultura, è divenuta itinerante nei paesi dell'est Europa ed è stata allestita, tra l'altro, nelle capitali di Slovenia, Croazia, Ungheria e Romania. Presente in Austria con mostre a Vienna, Graz, Berchtesgaden e all' Interart di Salisburgo, ha esposto in Cina, Hong Kong, in Australia a Sydney, Melbourne e Adelaide, Miami e New York, California e opere sue si trovano a Danvile, Alamo e Rancho Santa Margarita, nel South Dakota a Belle Fourche e nel New Jersey alla Princeton University.

Nell'ambito del XX° Festival Internazionale del Film di Fantascienza di Trieste gli viene dedicata la rassegna Paolo Marani – Cento opere inedite. Alla fine degli anni ottanta realizza una serie di sculture in bronzo per la Cappella del Palazzo Arcivescovile di Trieste. Per molti anni nella commissione della Sala comunale d'arte, dal 1978 è componente del Curatorio del Civico Museo Revoltella e per oltre un decennio è stato presidente dell'Associazione Regionale Sindacato degli Artisti Pittori, Scultori ed Incisori. In occasione delle celebrazioni per il venticinquennale del San Giusto d'oro, l'Associazione Cronisti Giuliani gli ha conferito un riconoscimento per la sua attività artistica. Attualmente è il responsabile per le Arti Figurative della Fondazione Caraian. Si è occupato di satira politica e i suoi lavori sono stati pubblicati su riviste, e quotidiani nazionali. Nel 1990 il quotidiano Il Piccolo di Trieste inizia a pubblicare giornalmente le sue vignette di satira. Ha realizzato copertine per libri, disegnato cartoni animati e collaborato alla realizzazione di spot pubblicitari.




Donald Christos (Woluwe-St-Lambert, Bruxelles - Belgio) - Paesaggio - tecnica mista 2016 Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra
I giovani artisti d'Europa cent'anni dopo


Biblioteca Statale S. Crise di Trieste, 04 novembre (inaugurazione ore 17.30) - 30 novembre 2016
Biblioteca Statale Isontina di Gorizia, 05 dicembre 2016 - 05 gennaio 2017

.. 18 novembre, ore 17.30, incontro con Alessandro Gualtieri, grande esperto internazionale della Grande Guerra
.. 25 novembre, ore 17.30, visita guidata con la curatrice Marianna Accerboni

Mostra di opere di giovani artisti belgi e francesi, che rappresenta la tappa conclusiva del ciclo espositivo ideato e curato dall'arch. Marianna Accerboni e dedicato al grande architetto-artista-scrittore internazionale (Nerviano, Milano, 1896 - Roma, 1992), attivo negli ultimi trent'anni di vita nella regione Friuli - Venezia Giulia. Il ciclo espositivo ha avuto luogo con molto successo e divulgazione sulla stampa italiana ed estera tra il 2013 e il 2016 in tredici sedi istituzionali a Trieste, Gorizia e Bruxelles.

Ora il ciclo si conclude con l'esposizione di una cinquantina di opere - fumetti, disegni, dipinti e computergrafiche - realizzate da una ventina di giovanissimi artisti dell'Atelier di fumetto e dell'Atelier di arti plastiche del Comune di Woluwe-St-Lambert (Bruxelles - Belgio) e della città di Meudon (Parigi - Francia), proprio in funzione di questa esposizione, tutte ispirate al tema della Grande Guerra o più generalmente a quello della guerra. L'inaugurazione sarà sottolineata da un omaggio musicale a Belgio, Francia e italia dell'Ensemble Nova Academia di Trieste con il soprano Marianna Prizzon, Stefano Casaccia al flauto dolce, Ennio Guerrato al liuto e Claudio Gasparoni alla vila da gamba. Seguirà una degustazione di vini della Tenuta Baroni del Mestri di Cormons (Gorizia).

In mostra opere di 11 artisti di Woluwe-St-Lambert presenti con 26 lavori, tra fumetti, realizzati in seno a un Atelier appositamente dedicato a tale arte e disegnati da Adriano, Leo, Bélen Climent Pérez, Donald Christos e da un autore anonimo, e dipinti ad acrilico, talvolta mixato a pennarello Posca, realizzati nell'ambito dell'Atelier di arti plastiche da Vassilina Gorlenko, Olivia Dieudonne, Aleksandra Krynicka, Vaiva Mikenaite, Nada Saoudi Mans, Louise Vitolo. Sette sono invece gli artisti provenienti da Meudon, presenti con 22 lavori, tra fumetti e dipinti realizzati a computergrafica: Victor Abbe, Adel Bonner, Lily Bonner, Mateo Belchior, Guillame Durand, Salomé Danzer, Alice Dumenc - Peltekian.

Le opere in mostra sono create da giovani artisti belgi di Woluwe-Saint-Lambert, uno dei comuni più eleganti e colti tra le diciannove municipalità che compongono la regione di Bruxelles-Capitale, e da giovani studenti francesi della città gemellata di Meudon (Parigi). I lavori - fumetti o band dessinée, genere molto amato dagli artisti belgi, accanto a disegni e dipinti, alcuni dei quali realizzati a computer - sono stati eseguiti nell'ambito di atelier de band dessinée (laboratori di fumetto) e d'illustrazione, di arti plastiche e di pittura organizzati dal Comune di Woluwe e da quello gemellato di Meudon in Francia e sono tutti ispirati al tema della Grande Guerra o più generalmente a quello della guerra. A proposito di ciò va rammentato che, se in Italia ricordiamo, quale epicentro della prima guerra mondiale a noi prossimo, il fronte dell'Isonzo, in cui si registrò un numero altissimo di morti e feriti, ancor più duro fu il conflitto in Belgio nelle Fiandre, il cui epicentro era Ypres, città a 120 chilometri circa da Bruxelles.

Nella sala delle conferenze, a latere della mostra degli artisti belgi e francesi, è esposto anche un corpus di opere di giovani artisti triestini, goriziani, friulani, austriaci e sloveni sul tema della prima guerra mondiale, in parte costituito da lavori selezionati nell'ambito dell'ultima Biennale Internazionale d'arte Dario Mulitsch e presentate in precedenza da Marianna Accerboni a Trieste e a Bruxelles a corredo della mostra realizzata su Paolo Caccia Dominioni, che è dedicata in particolare alle nuove generazioni. In questa sezione espongono Chiara Bianco, Noa Salonicchio, Matteo Urbano, Ivan Santini, Gastone Bianchi, Delphi Morpurgo, Fabio Benatti, Giacomo Zorba, Carlo Nargiso, Anna Olivotto, Rossella D'Andrea, Audrey Di Fede, Margherita Avvisati, Ilaria Humar, Alessandra Tirel, Samuele Snidero, Alessia Zilli, Anna Ljubas, Florian Napetschnig, Nicole Quantschnig, Laura Legat, Luka Carlevaris, Matija Kos, Tami Kenda, Maja Koder.

Nelle bacheche invece la curatrice ha voluto esporre alcuni lavori creati da Dominioni prevalentemente sulla Grande Guerra, per un confronto con quelle dei giovani d'oggi. Combattente nella 1° e 2° guerra mondiale, egli è stato, tra l'altro, l'autore del Sacrario di El Alamein. Attivo come architetto e artista in tutto il mondo, ci ha lasciato, tra i molteplici soggetti da lui affrontati, dipinti stupendi (e libri di valore) sulla prima e la seconda guerra mondiale e su altri conflitti cui partecipò, realizzati per la maggior parte in diretta dal fronte: così efficaci da essere considerato dal famoso illustratore Hugo Pratt, reputato oggi uno dei migliori disegnatori al mondo, il suo grande maestro.

Attraverso le opere dei giovani, eseguite con molta delicatezza,passione, sentimento, partecipazione poetica e con grande spirito critico nei confronti dei conflitti e del dolore causato dall'uomo, la mostra vuole dunque rappresentare l'immaginario artistico contemporaneo relativo alla Grande Guerra (e alla guerra in generale) in rapporto a quello di un secolo fa e del passato, impersonato da Dominioni, dal momento che quest'ultimo combattè appena ventenne nel primo conflitto mondiale nella zona del Carso goriziano (allora Impero Austroungarico, oggi suddiviso tra Italia e Slovenia). L'intensità cromatica, l'incisività del segno e la capacità di fantasticare anche sulle brutalità estreme dei conflitti - scrive Accerboni - rappresentano dei comuni denominatori nell'arte di tutti i giovani presenti nell'esposizione.

Un velo di poesia rende infatti più accettabile l'orrore sia nei giovanissimi belgi e francesi che nei giovani triestini, goriziani, friulani, austriaci e sloveni, così come accadde nei dipinti del giovane e coraggioso Caccia Dominioni. L'esposizione - prosegue la curatrice - rappresenta altresì un'occasione d'incontro e uno scambio, nel segno della pace simbolizzata dall'arte, fra giovani di diversi paesi europei, che cent'anni fa combattevano l'uno contro l'altro, e costituisce un motivo di approfondimento della conoscenza tra diversi paesi d'Europa e di diffusione dell'immagine di Trieste nel cuore del continente. Il seguito del progetto prevede un ampliamento degli scambi in più ambiti artistico-culturali tra Trieste e Bruxelles, tema su cui sto lavorando già dalla fine degli anni Novanta, in buona parte assieme all'Associazione Giuliani nel Mondo, attraverso varie mostre di artisti triestini da me curate a Bruxelles e l'esposizione a Trieste del pittore belga François Piers.




Giovanni Duiz - Motivo carsico - serigrafia cm.62x46 1992 Alice Psacaropulo - Figura seduta - cm.54x39 anni '50 Francois Piers - Porto in Normandia - acquerello cm.27x35 2007 La bellezza per la bontà, l'arte aiuta la vita - XVII edizione
Castello di Duino - Trieste, 29 ottobre (inaugurazione ore 11) - 13 novembre 2016
Sala del Giubileo - Trieste, 16-27 novembre 2016

Mostra d'arte organizzata a favore del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole Onlus, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore, e curata dall'architetto Marianna Accerboni, che introdurrà l'esposizione. Alla rassegna, accompagnata da un esaustivo catalogo, prendono parte 26 artisti tra pittori triestini, di altre città italiane e stranieri. Espongono: Paolo Barducci, Diana Bosnjak, Valérie Brégaint, Nora Carella, Bruna Daus, Elsa Delise, Fulvio Dot, Giovanni Duiz, Carla Fiocchi, Holly Furlanis, Paolo Guglielmo Giorio, Paola Martinella, Nadia Moncheri, Claudio Nevyjel, Giulia Noliani, Megi Pepeu, François Piers, Marta Potenzieri, Alice Psacaropulo, Svyatoslav Ryabkin, Carlo Sini, Erika Stocker, Roberto Tigelli, Fabio Vascotto, Livio Zoppolato, Serena Zors.

"Bontà e bellezza" - scrive Marianna Accerboni - "s'intrecciano in questa iniziativa, che premia la generosità e l'altruismo nel ricordo di Hazel Marie Cole, straordinaria figura di mecenate inglese, la quale fece di tali doti il proprio stile di vita. Al di là del precipuo fine benefico, la rassegna, giunta quest'anno alla diciassettesima edizione, ha il pregio di riassumere attraverso le opere di 26 artisti, realizzate secondo tecniche diverse - dalla pittura a olio su tela o faesite, all'acrilico, alla tecnica mista, alla tempera su tavola, faesite, carta e tela; al collage, al gesso, all'acquarello, al pennarello, al pastello su carta; all'acquaforte, agli acrilici su tela, al disegno a matita - un panorama attraente e variegato del lessico artistico contemporaneo a Trieste, in Italia e all'estero.

Inoltre, come in molte delle scorse edizioni, alla consueta e prestigiosa sede espositiva del Castello di Duino, si affianca anche quella della Sala del Giubileo. Gli artisti presenti seguono per la maggior parte due percorsi creativi: i più sono orientati a un'interpretazione della realtà arricchita sovente da suggestioni oniriche, fantastiche, simboliche, metafisiche e surreali, altri seguono invece il filone narrativo, legato alla figurazione tradizionale. Al primo gruppo appartengono la figurazione onirica e fortemente surreale di Serena Zors Breuer, affascinante e poliedrica artista triestina attiva da decenni a Monaco di Baviera, e la coraggiosa, multiforme e variegata ricerca d'avanguardia di Erika Stocker Micheli, pittrice austriaca che vive e opera da molto tempo a Trieste, fungendo da raccordo con la migliore cultura artistica contemporanea del suo paese, che presenta in quest'occasione la propria icona personale, in cui si collegano medicina e pittura.

Del filone dei sognatori fanno parte pure il ricco immaginario di Fulvio Dot che, nell'opera esposta, ci consegna una Venezia fragile, interpretata con misura ed eleganza secondo un lessico prettamente contemporaneo, e la pittura delicata, lirica e luminosa di Giulia Noliani Pacor; mentre appare molto personale ed evocativo il lavoro a tecnica mista di Megi Pepeu. Alla figurazione fantastica e onirica fanno capo anche Paolo Barducci che, attraverso una tecnica mista, ludicamente illuminata da elementi inseriti a collage, visualizza con un pizzico di delicata ironia il significato delle ore, "lunghe nel soffrir, brevi nel giorno", e il pittore ucraino Svyatoslav Ryabkin, che raffigura e interpreta con morbida tenerezza secondo un linguaggio espressionista figurativo, un dolce mondo di favola, popolato di nuvole, pesci e gatti, motivi ricorrenti del suo immaginario.

All'universo lirico di questi due artisti si può accostare quello, altrettanto poetico e quasi fantasmico del triestino Fabrizio Vascotto, che con sensibilità ed efficacia sa fissare sulla tela uno stato d'animo. Il viaggio nella poetica espressionista prosegue con la francese Valérie Brégaint, che dipinge elementi simbolici e allusivi all'immagine, come fossero sogni leggeri, sospesi tra gestualità, segno, materia e un delicato cromatismo. Vi si possono accostare l'intuizione pittorica originale e fantastica di Bruna Daus Medin, il gesto creativo vitale e luminoso della friulana Paola Martinella e l'affabulazione fantastica e materica di Paolo Guglielmo Giorio.

Al filone espressionista figurativo fanno riferimento pure l'intensa ricerca cromatica e luministica di Nora Carella, presente con un interessante vetro dai colori accesi, e quella di Elsa Delise, espressionista di grande qualità, al limitare dell'astrazione, la quale propone una composizione di delicata suggestione che lascia spazio a molteplici interpretazioni, mentre Roberto Tigelli dedica a Trieste un'intensa interpretazione implementata dal collage. Di forte impatto emozionale e sempre appartenente al filone dell'Espressionismo figurativo, è l'opera della pittrice Diana Bosnjak che, nata a Sarajevo e laureata in architettura a Zagabria, è pure una valente scrittrice.

Sempre nello stesso ambito stilistico Nadja Moncheri propone una pittura armonica e controllata, che interpreta con capacità di sintesi il respiro del mondo naturale. Autore di una figurazione del tutto personale è il triestino Claudio Nevyjel, nella cui pittura di gran qualità risuonano gli echi della forza segnica e cromatica, tesa all'affondo psicologico, propria dell'Espressionismo tedesco. François Piers dona invece con molta eleganza al paesaggio il proprio talento naturale, il sottile senso poetico che sottende la sua arte e la sua professionalità nel declinare l'acquerello, tecnica pittorica fra le più difficili poiché non ammette ripensamenti.

Al filone più propriamente narrativo e legato alla figurazione più tradizionale appartiene invece Alice Psacaropulo, presente con una delicata e intensa opera degli anni giovanili di gusto appunto prettamente figurativo, premessa alle molteplici sperimentazioni linguistiche perseguite dalla pittrice nel corso della sua lunga attività artistica. Il taglio narrativo è abbracciato anche dalla monfalconese Carla Fiocchi, che dipinge con delicato sentire delle luminose vele al vento, tematica abbracciata anche dal pittore istriano Livio Zoppolato, che le rappresenta con eleganza attraverso un lieve e luminoso colorismo.

Secondo l'indirizzo figurativo si esprimono pure Holly Furlanis, deliziosa autrice di una pittura di taglio decorativo dal vivo colorismo, e Marta Potenzieri Reale, che ci offre una puntuale e rasserenante interpretazione del paesaggio toscano, mentre Carlo Sini narra l'ambiente californiano attraverso un brillante cromatismo. Last but not least ritroviamo Giovanni Duiz, artista dai toni nitidi e luminosi, che dipinge un'interpretazione algida e razionale, ma al tempo stesso sognante, della casa carsica, secondo un esempio di pittura basata sulla precisione del disegno e sull'impiego sapiente e intimo del colore. (Comunicato stampa)




Livio Mozina - Atmosfera autunnale (S. Servolo, Slovenia) - olio su tavola cm.60x60 2015 Livio Mozina - More - olio su tavola cm.50x50 2015 Livio Mozina - Sera invernale (S. Servolo, Slovenia) - olio su tavola cm.37x80 Livio Možina: Natura e luce
08 ottobre (inaugurazione ore 18.00) - 21 ottobre 2016
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste

In mostra - introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni - quasi una cinquantina di oli su tavola, realizzati negli ultimi due anni e dedicati a un'interpretazione ideale della natura. "Sensibilità, tenacia, una tecnica finissima supportata dalla scelta dei materiali migliori" - scrive Marianna Accerboni - "un talento indiscusso e la capacità rara di fantasticare con misura, superando la realtà di quel tanto che basta per entrare in un mondo più affascinante del reale, ma a esso perfettamente aderente: sono queste, assieme alla chiarezza e all'intuizione, alcune delle doti principali, di Livio Možina, artista autodidatta, che espone dalla fine degli anni Sessanta, apprezzatissimo non solo in regione, ma anche a livello nazionale. Amato da collezionisti e appassionati d'arte e dai giovani, per la freschezza sempre rinnovata della sua pittura.

Ogni sua mostra è infatti una piacevole sorpresa, perché ogni volta c'è qualcosa di nuovo e di coerente da apprezzare nel linguaggio e nell'evoluzione dello stile del maestro. In quest'occasione, accanto alla consueta, magica consapevolezza della luce e alla delicata accentuazione del dato luministico in rapporto alla realtà, Možina riesce a sottolineare ancor di più l'effetto lievemente onirico e favolistico dei suoi dipinti attraverso la profondità sfumata dello sfondo, che caratterizza certe magnifiche nature morte, come per esempio le more o i candidi bucaneve, che nascono nei suoi boschi sottilmente fatati per la bellezza della luce che ne esalta i cromatismi.

Concentrando poi l'attenzione sulla sua evoluzione in ambito coloristico, va notato che l'artista propone in questa rassegna, che espone opere realizzate per la maggior parte negli ultimi due anni, anche una natura morta di pesci inattesa, luminosissima e colorata, secondo la sua predisposizione al racconto fantastico, espresso con intensità ma con grazia e con quell'attitudine neoromantica che rende senza tempo e sempre migliore la sua pittura. Un lieve realismo fantastico, quello di Možina che s'intreccia all'iperrealismo, di cui il pittore ci offre una lettura personale e sempre nuova, fissando sulla tavola dipinta a olio, attraverso l'interpretazione luministica della natura, un ricco mélange di sentimenti e di proposte che travalicano l'iperrealismo puro, come per esempio quello di Domenico Gnoli. In Možina l'algida accentuazione del dettaglio non è infatti mai motivo di straniamento per il fruitore, ma di sottile, intima coesione con quest'ultimo."

Livio Možina (Trieste, 1941) inizia a dipingere nel '69 e nel '71 ha luogo a Trieste la sua prima personale. Predilige i temi della natura morta e del paesaggio. La sua esperienza è personalissima e affonda le radici nell'iperrealismo. Da 4 anni tiene un affollatissimo corso di pittura alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste. Ha al suo attivo una trentina di mostre personali ordinate in sedi qualificate in Italia e all'estero: tra queste, la Sala Comunale d'Arte e la Galleria Rettori Tribbio di Trieste, la Galleria Ars Italica di Milano e la Hoefer Galerie di Sattendorf (Austria).




Fabio Colussi - Notturno - olio su tela cm.20x50 2015 Fabio Colussi: Light landscape
02 ottobre (inaugurazione ore 12) - 12 ottobre 2016
Galleria Melori & Rosenberg - Venezia
www.melori-rosenberg.com

Nella Galleria situata nella fascinosa storica cornice del Campo del Ghetto Novo (Cannaregio 2919), la personale del pittore triestino Fabio Colussi, introdotta sul piano critico dalla curatrice Marianna Accerboni. In mostra una ventina di oli inediti, realizzati nel 2014-2016. "In queste pagine pittoriche" - scrive Marianna Accerboni - "Colussi ricostruisce con delicata e calibrata vena poetica il fascino di Venezia e della laguna, raffinando con equilibrio e perizia il suo luminoso e vivido linguaggio attraverso un colorismo avvincente e reale, che lascia tuttavia spazio anche al sogno. Memore di una vena neoclassica, che appartiene culturalmente a Trieste, sua città d'origine, l'artista prosegue in modo del tutto personale l'antica tradizione di pittori e vedutisti attivi a Venezia nel '700 quali Francesco Guardi e Canaletto, vicino al primo per ispirazione poetica e al secondo per l'interpretazione più razionale dei luoghi.

Agli esordi tuttavia Colussi ha guardato anche ad altri pittori e vedutisti, in questo caso giuliani, come Giuseppe Barison, Giovanni Zangrando, Ugo Flumiani e Guido Grimani, tutti in un modo o nell'altro legati alla grande tradizione pittorica e coloristica veneziana, che rappresentava un importante punto di riferimento, nel secondo Ottocento e nel primo Novecento, accanto all'Accademia di Monaco, per gli artisti triestini. Altro fulcro fondamentale fu infatti per loro anche la cultura austro-tedesca. E non a caso nelle opere di molti di questi compare spesso una luce azzurro-grigia, che più che un colore rappresenta un'atmosfera, una sorta di evocazione di quello sturm und drang (tempesta e impeto), che nel mondo germanico pose le basi del Romanticismo. Punti di riferimento che costituiscono delle interessanti chiavi di lettura della pittura di Colussi, in particolare per quanto riguarda la sua interpretazione di Venezia e della laguna, che l'artista rivisita attraverso intuizioni, luminosità e ispirazioni che alludono istintivamente, oltre che alla gaia solarità e al vivace e felice colorismo della pittura veneta, anche alla cultura visiva mitteleuropea.

Oggi poco più che cinquantenne, il pittore è riuscito così nel corso del tempo a comporre, nel delineare la veduta, una propria maniera intensa e precisa, ma nel contempo sobria ed essenziale. Che fa vivere il paesaggio soprattutto della luce (diurna o notturna che essa sia), ottenuta attraverso ripetute e raffinate velature e un cromatismo deciso ma morbido. Equilibrio e sensibilità caratterizzano i suoi dipinti, nei quali Colussi sa intrecciare molto armoniosamente il linguaggio del passato con le esigenze di linearità di quello moderno. Ne esce una Venezia luminosa e storica, in cui le antiche e raffinate architetture si fondono con un cielo e un mare intensamente azzurri, solcati da vividi contrappunti di luce, che ci consegnano una Venezia ideale e a volte magicamente un po' nordica, come forse la sognarono Goethe, il Winckelmann e Foscolo; mentre le lagune riflettono, sempre attraverso la luce, la pace e l'atarassia che pervade quei luoghi."

Fabio Colussi (Trieste, 1957), autodidatta, dipinge i primi acquerelli a 4 anni: i temi sono paesaggi, boschi e figure realizzati anche a pastelli a cera. Più tardi approccia la tempera e l'acrilico, per poi passare nei primi anni Novanta all'olio su tela e su tavola, tecnica ora prediletta, che non ha più abbandonato. Per realizzare i suoi dipinti, trae spunto dagli schizzi annotati su un taccuino che porta sempre con sé e che talvolta sono implementati, per quanto riguarda le architetture, da appunti fotografici. Colussi è presente con le sue opere in collezioni private in Italia e all'estero (Austria, Svezia, Germania, Spagna, Stati Uniti e Australia). Ha esposto a livello nazionale ed europeo.




Lorenzo Vale - Natura morta con toro e cavallo - olio su tavola cm.32x28 2013 Lorenzo Vale - Going to the city - olio su tela cm.89x99 2016 Lorenzo Vale - Composizione con candelabro - olio su tavola cm.42x42 2015 Lorenzo Vale: "Arte magica"
30 settembre (inaugurazione ore 13.30) - 24 ottobre 2016
Palazzo del Consiglio Regionale di Trieste

La rassegna, corredata da un catalogo, propone una settantina tra dipinti a olio su tavola e su tela preparata a gesso, e acqueforti, realizzati dall'artista di recente con interessanti incursioni nel passato. Vale prepara le proprie opere attraverso un'accurata pratica artigianale, che trae spunto dagli insegnamenti del pittore e scrittore d'arte Cennino Cennini (1370-1440), autore del primo trattato monografico sulle diverse tecniche artistiche.

"Lorenzo Vale" - scrive Marianna Accerboni - "compone simboliche e raffinate allegorie contemporanee: una pittura un po' illusionistica, fantastica e minuziosa, in cui ogni elemento è immobile e intatto, come se un immaginario ferma-immagine avesse bloccato la scena, hic et nunc, in un silenzio irreale, anzi iperreale. Crudeltà in agguato e bellezza sono due opposti che l'artista, colto e con un cursus honorum perfetto, riesce a simbolizzare con grande efficacia e finezza di segno, fondendo percezione sensoriale ed elementi spirituali. Mistero e atarassia, mondo animale e vegetale, apparente assenza della presenza umana in realtà latente in ogni dipinto, oggetti essenziali sono sospesi in un'atmosfera rarefatta e al tempo stesso intensa: ma cosa contengono quei vasi misteriosi? Il senso e i segreti della nostra vita, con i ricordi e il passato - e perché no? i desideri - che debordano dal contenitore, colorati e appena appena un po' agghiaccianti nella loro algida eppur coloratissima evidenza.

Una verve surreale di sapore quasi nordico - che reinterpreta in chiave personalissima e contemporanea il sapore della miniatura francese gotico-rinascimentale, il decorativismo tardo rinascimentale, il manierismo e l'allegoria tardo - cinquecenteschi e settecentesca - connota questi preziosi dipinti: in essi l'elemento onirico e il subconscio, concetti base della poetica del vate del Surrealismo André Breton e di Freud, padre della psicanalisi, sono i veri protagonisti, celati dietro alla rete di sottili allusioni che condeterminano le visioni e le intuizioni criptate da Vale all'interno della sua luminosa arte, connotata da una inquietante serenità. In una sorta di ricerca di sintesi tra il visibile e l'invisibile, il sogno e la vita, l'armonia e il dramma, narrati con raffinata e originale sensibilità pittorica e tecnica ineccepibile.

Lorenzo Vale, pittore e incisore, si è diplomato nel 1997 in pittura all'Accademia di Belle Arti di Venezia con Angela Vettese e si è perfezionato in Storia dell'Arte all'Università Ca' Foscari di Venezia. Le sue opere sono state segnalate al concorso promosso dalla Galleria d'Arte Moderna di Udine e nel 2007 un suo polittico è stato selezionato e premiato alla 91° Edizione della Collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Nel 2010 ha partecipato con un'opera alla mostra itinerante “Collezione 7x11, la Poesia degli Artisti”, che ha toccato Pordenone, Longiano e Milano. Ha esposto in selezionate colletive e personali.




Olga Micol - Barcolana 2014, partenza - rielaborazione fotografica cm.30x72.60 Olga Micol - Trieste, 2012 - rielaborazione fotografica - cm.30x75.45 Olga Micol: Azzurro
29 settembre (inaugurazione ore 19) - 23 ottobre 2016
Sala Comunale d'Arte - Trieste
www.olgamicol.com

Personale della fotografa-artista, che sarà presentata sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni. In mostra un'affascinante serie di foto recenti, rielaborate in fase di post-produzione e dedicate al tema del mare e della Barcolana. "Azzurre, come un algido sogno, che t'invita a entrare in un territorio di mare e di Bora, di vento nordico e d'intuizioni fantastiche, che la fotografa-artista Olga Micol ti porge sempre con un sorriso. Così sono le sue foto, naturali e sofisticate al tempo stesso" - scrive Marianna Accerboni - "forse perché colgono con amore alcuni attimi di un territorio di grande bellezza e suggestione, come quello di Trieste. L'esperienza e l'abilità tecnica supportano da anni quella sua capacità innata di cogliere l'attimo e l'anima dei luoghi.

Inanimati perché vi è assente la presenza umana, ma animati invece da quel soffio di vita che intuisci in un'immagine quando chi la realizza vuole avvolgerti nelle proprie intuizioni di luce e di azzurro. Scenografie naturali, in cui la sensibilità del fotografo può aggiungere molto, un racconto nel racconto. Ed ecco il cerchio di barche che si raccolgono come petali di una margherita intorno a un mare circolare, lasciando intravedere il tappeto di verde che scendendo dal Carso tocca quasi i flutti. Oppure le montagne innevate, che in certe giornate limpide sembrano sprofondare nel mare, come enormi, inqueti o inquietanti iceberg, mentre la bora raggela le onde e sullo sfondo si protende sull'acqua, con la sua adamantina bellezza, la silhouette del Castello di Miramare. E poi c'è l'azzurro Barcolana.

Una visione raffinata e dinamica della regata più affollata del Mediterraneo, di cui la Micol offre al fruitore uno spettacolo di grande impatto, un esercito di vele bianche che iniziano ad avanzare compatte e all'unisono al segnale di partenza. Con grande eleganza e, a volte, l'uso audace di tecniche non diffuse l'artista interpreta in modo molto personale e accurato il territorio, dipingendo con l'obiettivo la luce fine e l'anima cromatica dei luoghi, traducendoli in effetti scenografici e coup de théâtre di sottile potenza, sottolineati da iperboli e controluce di grande bellezza".

Olga Micol è stata insignita dell'onorificenza A.F.I.A.P. Artiste de la Federation Internationale de l'Art Photographique, è stata invitata a partecipare alla 54° Biennale di Venezia Padiglione Italia Biennale Diffusa, con relativo catalogo ed è stata insignita del titolo di storico della fotografia da Silvano Bicocchi, direttore della rivista culturale Agorà di Cult della F.I.A.F. (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche). E' stata selezionata dalla F.I.A.F. per la manifestazione Tanto per Tutti, nel cui ambito ha partecipato, con la collaborazione dell'A.I.A.S. (Associazione Italiana Assistenza Spastici) a due personali itineranti e a una collettiva al Centro della fotografia d'autore di Bibbiena, corredate da due volumi fotografici, uno nazionale e uno regionale.

Ha partecipato a numerosissimi concorsi internazionali F.I.A.P., meritandosi tre medaglie d'oro in Italia, Serbia, Bulgaria, quattro menzioni d'onore in California, Serbia, Cina e Spagna e molti altri premi in Italia e all'estero. Nel 2015 ha vinto la Coppa Carmen Crepaz all'interno del 35° Trofeo Internazionale Andrea Pollitzer. Ha iniziato a fotografare in digitale ben 17 anni fa e ha al suo attivo più di 40 mostre personali, più di 20 volumi fotografici e numerose collettive, tra le quali due in Messico, dov'è stato proiettato un suo video sul Porto Vecchio di Trieste, e numerosi articoli su quotidiani e mensili. Grande viaggiatrice, nel 2010 ha passato tre mesi a fotografare in Australia, Nuova Zelanda e Cina. Ha realizzato video fotografici in tutto il mondo (Europa, Asia, Africa e Oceania).




Leonor Fini - Parigi - anni '50 (coll. privata) Leonor Fini - Gatto seduto - acquerello su carta - cm.26x34 (coll. privata) Leonor Fini - Visage - incisione - cm.18x24 (coll. privata) Leinor Fini. Memorie triestine
Conferenza di Marianna Accerboni


24 settembre 2016, ore 18.30
Biblioteca Statale S. Crise di Trieste

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio l'arch. Marianna Accerboni terrà una conversazione su Leonor Fini e presenterà, in occasione del ventennale della scomparsa della pittrice, un'anteprima del libro corredato da un video, ambedue di prossima pubblicazione, da lei ideati e curati sulla celebre artista di origini triestina. Interverrà Giorgio Cociani, grande amico e collezionista di Leonor, che dalla fine degli anni Settanta intrattenne con la pittrice (Buenos Aires, 1907 - Parigi, 1996), fino alla morte di quest'ultima, uno stretto rapporto quotidiano, telefonico ed epistolare, consolidato dalla loro grande passione per i gatti. Tale amicizia sarà documentata nel libro e nel video che lo accompagna, dalla pubblicazione di una selezione di una trentina di lettere della Fini a Cociani, scelte tra le più significative di un corpus più ampio e mai pubblicate, e da alcune opere, in gran parte inedite, donategli da Leonor.

Nel volume, compendiato da un testo di Accerboni, da uno scritto in cui Cociani ricostruisce il suo rapporto con la Fini e da altri documenti, saranno inoltre presenti una serie di lettere mai pubblicate del pittore Arturo Nathan a Gillo Dorfles, di proprietà di quest'ultimo, recentemente ritrovate, in cui Arturo parla di Leonor, di cui era molto amico; altre lettere inedite della Fini ad altri amici triestini e altre opere inedite dell'artista donate a questi ultimi. Il volume sarà corredato da un video con una serie di interviste inedite di Accerboni ad amici e conoscenti della Fini, tra i quali il famoso critico e pittore Gillo Dorfles (Trieste 1910), che le fu amico in gioventù, la sorella del grande pittore Arturo Nathan (Trieste, 1891 - Biberach, Germania 1944), che fu molto vicino a Leonor, Cociani ed altri personaggi significativi nella vita della grande artista. Nel corso dell'incontro verrà proiettato il trailer del video (curato da Accerboni, montaggio Barbara Mapelli).

Nel libro verranno inoltre pubblicate un'indagine letteraria, firmata da Cristina Benussi, professore ordinario di letteratura italiana contemporanea delegata del Rettore dell'Ateneo triestinoe, che compara il particolarissimo modo di scrivere della Fini ai modi di esprimersi, attraverso la scrittura, di Dorfles e di Nathan, e un'accurata indagine grafologica dell'Associazione Grafologica Italiana - Sezione di Trieste dei tre personaggi, amici nella Trieste d'oro degli anni venti e trenta. Da tutti questi documenti e approfondimenti, che saranno compendiati da note storiche e biografiche, esce un ritratto molto privato (e tutto triestino) della Fini, come mai non era stato fatto, e una ricostruzione speciale, attraverso questi artisti di alto livello, del particolare ed elevato clima culturale della città in quegli anni.

All'incontro parteciperanno Marina Tutta e Paola Sbisà, presidenti rispettivamente del Soroptimist Club e della Fidapa Storica di Trieste, che hanno sostenuto l'iniziativa. L'appuntamento si concluderà con la presentazione, da parte dell'esperto Alberto De Luca, della Bonarda vivace dell'Oltrepò pavese della cantina Piccolo Bacco dei Quaroni: un vino scelto pensando al temperamento di Leonor, effervescente, brillante, intenso ma al tempo stesso delicato.

"La pittrice Leonor Fini di madre triestina" - scrive Accerboni nella prefazione al volume - "fu molto legata a Trieste attraverso la figura materna, che adorava, e in questa città si formò fino all'età di circa 20 anni la sua personalità artistica e umana. In considerazione di ciò ho ideato questo libro corredato da un video, in cui, oltre alla serie di lettere di Leonor Fini a Cociani e a quelle di Nathan a Gillo Dorfles, che parlano della Fini, verranno pubblicate altre lettere dell'artista ad altri amici triestini, mentre nel video compaiono le mie interviste inedite a Dorfles e ad altri personaggi sulla grande pittrice.

Tutte le lettere sono inedite e svelano alcuni aspetti salienti del temperamento della Fini, donna dalla tempra dura ma sotto sotto fragile, molto attaccata agli affetti e assai amante dei gatti, che considerava delle piccole, magiche divinità e che furono primo motivo ispiratore delle sue opere, aspetto che la legava molto a Cociani, fondatore assieme all'astrofisica Margherita Hack, all'attrice Ariella Reggio e al pittore Marino Cassetti del Gattile, che da vent'anni si occupa di aiutare i gatti in difficoltà. Artista internazionale, cui fu assegnato il San Giusto d'oro, la Fini detestava viaggiare, odiava la decadenza fisica e la morte e a Trieste non venne più dopo la scomparsa della madre, avvenuta per altro molto tardi, perché la faceva soffrire l'assenza della figura materna.

Negli anni Venti una profonda amicizia e molte affinità legarono la pittrice, che fu anche illustratrice, costumista, scenografa scrittrice e disegnatrice, ad Arturo Nathan e a Gillo Dorfles e queste lettere rappresentano una testimonianza storicamente molto importante. La pubblicazione del volume sarà accompagnata da una mostra di opere su carta dell'artista, per la maggior parte inedite e donate dalla Fini ai destinatari triestini delle lettere, e alla proiezione delle videotestimonianze sulla pittrice. A corredo della rassegna saranno esposti un importante olio della Fini, uno di Dorfles e uno di Nathan, per testimoniare simbolicamente la loro affinità elettiva e la loro grande amicizia. Dopo Trieste il libro e il video, che sono trilingui (italiano, francese e inglese), e la mostra saranno presentati in alcune capitali estere."




Mirella e Carlo Sbisa, il giorno del loro matrimonio Mirella Schott Sbisà Mirella Schott Sbisà
Una vita di donna nell'arte e nella cultura di Trieste del Novecento

a cura di Paola Sbisà, ed. Vita Activa

Presentazione libro
13 settembre 2016, ore 18
Sede espositiva dell'Università Popolare di Trieste

Il volume, ricco di molte notizie e immagini inedite d'epoca, ripercorre, a un anno dalla scomparsa, la vita privata e artistica della pittrice Mirella Schott Sbisà, che fu anche valente incisore, giovane allieva e moglie del pittore, scultore, ceramista e incisore Carlo Sbisà. Introdurranno la pubblicazione Renzo Grigolon, Franco Vecchiet, Gabriella Musetti e Marianna Accerboni, autrice del testo critico presente nel libro.

La pubblicazione contiene la trascrizione delle memorie inedite della Schott Sbisà, raccolte dalla figlia Paola attraverso un lavoro certosino di grande impegno e accuratezza: un amarcord interessantissimo che prende il via, illustrato da numerose foto d'epoca inedite e da diverse opere dell'artista, che testimonia la sua attività pittorica, incisoria e di ceramista, lungo un itinerario di quasi un secolo, che inizia con la nascita di Mirella a Trieste nel 1921 e si conclude con la sua morte avvenuta nella città d'origine lo scorso anno. Il volume rappresenta anche un'interessante e dettagliata testimonianza e uno storico, inedito squarcio sulla vita e la cultura artistica cittadina e sui costumi e i rapporti sociali esistenti a Trieste dalla fine dell'Ottocento lungo tutto il "secolo breve".

Nel corso della sua lunga attività Mirella Schott Sbisà ha partecipato a esposizioni di grande prestigio come la Biennale di Venezia del '48 e del '64, la Quadriennale di Roma del '50, la IX e X Triveneta di Padova; a tutte le mostre del Sindacato Regionale Artisti di Trieste e alle più importanti rassegne in rappresentanza degli artisti triestini in Italia e all'estero. Di particolare rilievo appaiono la mostra antologica dedicatale nel 2004 a Palazzo Costanzi dal Comune e quella di sola grafica alla Biblioteca Statale nel 2006. Nel '65, tralasciata la pittura d'inclinazione postcubista, si è dedicata soprattutto alla calcografia, in cui si coglie, come nelle ultime opere pittoriche, la rappresentazione poetica, appassionata e nel contempo sobria, del mondo naturale e dei suoi segreti, svelati anche attraverso un'elevatissima capacità tecnica. Nel '60, quando Carlo Sbisà fondò la Scuola Libera dell'Acquaforte, lei gli fu accanto e successivamente alla sua morte, avvenuta tre anni dopo, prese in mano le redini dell'istituzione, che ha formato generazioni d'artisti nell'arte incisoria, conducendola e insegnandovi con fermezza, costanza e determinazione fino al 2003.




Gastone Bianchi - Piattaforma Social - cera molle su lastra di zinco cm.30x40 2016 Gastone Bianchi - Valori morali (Bushido) - cera molle su lastra di zinco cm.40x30 2016 Gastone Bianchi - Scala di raggi di luna (Kusatao) - cera molle su lastra di zinco cm.30x40 2016 Gastone Bianchi: Forma e sostanza
10 settembre (inaugurazione) - 23 settembre 2016
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Mostra di incisioni di Gastone Bianchi, introdotta dall'architetto Marianna Accerboni. La rassegna propone 22 raffinate cere molli realizzate dall'autore nel 2016 su lastra di zinco con il proprio torchio. Bianchi, che, oltre che incisore, è anche pittore, scultore e designer, trasfonde nelle opere calcografiche, con sensibilità e un linguaggio sottilmente in bilico tra astrazione e figurazione magica, la propria visione del mondo, in una sorta di riflessione su alcuni aspetti del pensiero e della cultura dell'esistenza.

Dopo il grande successo della personale dedicata ai vetri realizzati a Lugano secondo la complessa tecnica delle murrine - scrive Marianna Accerboni - il giovane e poliedrico artista Gastone Bianchi presenta alla Galleria Rettori Tribbio una ventina di raffinate cere molli, apparentemente criptiche, realizzate di recente su lastra di zinco con il proprio torchio nel suo studio dall'atmosfera neoclassica eccezionalmente intatta. La rassegna, non a caso intitolata Forma e sostanza, rappresenta una sorta di riflessione su alcuni aspetti del pensiero e della cultura dell'esistenza, intesa e sceverata in una sorta di rapporto ravvicinato tra mondo occidentale e orientale, con particolare riferimento al prediletto Giappone, e tra uomo e natura.

Una meditazione, visualizzata con equilibrio in termini estetici, che oscillano tra una forma figurale spesso interiorizzata e la libertà del gesto che diventa atto simbolico. Una creatività molto personale, al di fuori degli schemi e imperniata sull'analisi del dualismo espresso dal titolo, che fa seguito al tema dell'indifferenza affrontato lo scorso anno da Bianchi nella stessa sede espositiva mediante un altro ciclo di incisioni. In mostra l'essenzialità del segno attualizza concetti eterni, suggerendo parimenti un'interpretazione della realtà contemporanea, mentre cromatismi diversi si palesano a volte quasi come una sorta di approfondimento e variazione musicale sul tema.

Sul piano pittorico e calcografico Bianchi sa intervenire istintivamente con appropriata incisività laddove occorre, alternando armonicamente silenzi meditativi a entusiasmi cromatici, allusioni aniconiche a segni precisi e decisi e componendo una sorta di rappresentazione organica del pensiero, che a volte scivola suadente e liberamente in una sorta di riflessione onirica, nell'esternazione di una parte per il tutto o in una concezione deterministica della realtà. Una riflessione filosofica che, attraverso una pittura dalla tensione simbolica e dalle suggestioni naturalistiche, cerca e spesso trova, con semplice profondità, l'essenza delle cose.

Gastone Bianchi (Trieste, 1986), pittore, scultore e designer, si forma alla Scuola Internazionale di grafica di Venezia con i maestri Davide Battistin e Takahiro Kishi. Nel 2005 frequenta diversi corsi e laboratori artistici alla Scuola del Vedere di Trieste con i maestri X.A. Polomar, R. Busdon, J.A. Gonano, C.M. Feruglio. Dopo studi specifici a Lugano, idea e realizza vasi in vetro colorato, gioielli e fumetti. Ha tenuto due personali: Gli occhi dell'anima nel 2011 nella Sala d'arte Centuria Centum Heredia di S. Martino di Terzo di Aquileia con installazioni, rielaborazioni e una scultura e La fatalità dell'indifferenza nel 2015 alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste con una serie di incisioni.

Ha partecipato alla mostra internazionale P.C. Dominioni. Cent'anni dopo in sedi istituzionali a Trieste e a Bruxelles, a rassegne e concorsi internazionali quali Trieste Contemporanea, Pittura e grafica di Agliano Terme, Grado Arte, XXII Concorso Lilian Caraian (segnalato) di Trieste, a varie edizioni di Opera XS e ad Artisti Contemporanei a Colonia, organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura della città tedesca, e a varie collettive. Nell'agosto 2016 ha tenuto alla Sala Comunale d'Arte di Trieste l'importante personale Frammenti nel vetro... riflessi in poliestere.




Bruna Naldi - Papaveri - olio 2016 Carlo Staurini - Do di petto - olio 2016 Noris Dagostini - Luna piena - olio 2016 "Un fiore con molti petali"
VII mostra degli allievi dell'Atelier Mozina


27 agosto (inaugurazione ore 18) - 09 settembre 2016
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

La mostra, alla VII edizione, propone le opere realizzate nel 2015/2016 da 70 allievi del corso che il maestro tiene in Galleria. La rassegna, che sarà introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, propone dipinti di gusto figurativo, realizzati tutti a olio su tela o su tavola, ognuno dei quali rappresenta il quadro simbolo tra i molti realizzati nel corso dell'anno da ciascun artista.

"Fiorisce di sempre più numerosi adepti l'Atelier del pittore Livio Mozina, che inaugura la collettiva di fine d'anno con settanta allievi, sette di più della mostra del 2015" - scrive Marianna Accerboni - "mentre il corso si arricchisce continuamente di giovani e promettenti leve. In una città tradizionalmente amante della cultura e dell'arte come Trieste, la scuola fondata nel 2009 dall'artista triestino, sta riscuotendo sempre maggiore interesse anche perché sostituisce realtà e accademie d'arte istituzionali che purtroppo latitano sia in città che nella regione Friuli Venezia Giulia. Il successo della scuola parte dalla tenacia e dalla preparazione “classica” del Maestro, che con grande pazienza e dedizione riesce a coinvolgere i suoi allievi a percorre con sicurezza e in modo quasi corale, ma nello stesso tempo diversificato, la perigliosa strada dell'arte, perché i suoi insegnamenti sono chiari e basilari.

Si fondano cioè sull'apprendimento del disegno e delle varie tecniche pittoriche, ma anche sulla libertà di linguaggio, nel senso che, nel corso dell'apprendimento, l'allievo è libero di spaziare sia come tematica che come impostazione stilistica. Quindi ognuno viene sollecitato a trarre da se stesso il meglio, sorretto da una sincera e libera ispirazione. La copia dal vero e l'attenzione al figurativo sono, in questa scuola, step basilari per raggiungere l'obiettivo dell'apprendimento delle tecniche artistiche, di cui ognuno potrà poi fare libero impiego e da cui librarsi ed essere seguiti anche verso campi dell'immaginifico più alti.

E così, chi frequenta questo magico atelier, nel cuore antico della città e in uno storico luogo come la Galleria Rettori Tribbio, si entusiasma e, nonostante i molti impegni che costellano il nostro quotidiano, la passione per l'arte, così opportunamente educata, prevale su altre contingenze ed esigenze durante e anche dopo la frequentazione dei corsi, germogliando sempre più ed esprimendosi soprattutto attraverso la tecnica a olio secondo un linguaggio iperrealista, espressionista, Fantasy, neoromantico, surrealista, metafisico… E in linea con le ultime tendenze di una buona parte dell'emisfero artistico internazionale che vede nelle aste più importanti una costante riaffermazione del lessico figurativo in rapporto al passato."




Gastone Bianchi- Progetto Vaso Pause - tecnica mista su carta Fine art cm.40x40 2003 Gastone Bianchi - Pause - vetro soffiato cm.23x20 2003 Gastone Bianchi: Frammenti nel vetro... riflessi su poliestere
09 agosto (inaugurazione ore 19) - 28 agosto 2016
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Personale del pittore Gastone Bianchi presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra otto vasi di murrine realizzati dall'artista a Lugano nell'atelier di Diego Feurer tra il 2003 e il 2005 e accompagnati da otto bozzetti progettuali e da altrettante interpretazioni pittoriche dei vasi stessi, dipinte su poliestere. Al vernissage i fascinosi vetri di murrine saranno accompagnati da un brindisi speciale con la Vitovska spumantizzata dal giovane vignaiolo Daniele Odoni, squisitamente autoctona come l'artista, che sarà presentata da Alberto De Luca nell'ambito del progetto Arte&Vino di Benedetta Moro.

"A partire dai Fenici per arrivare, passando per le antiche fornaci di Murano, fino a Carlo Scarpa e all'arte contemporanea," - scrive Marianna Accerboni - "molti grandi artisti si sono dedicati alla fascinosa quanto complessa arte del vetro. Si mette alla prova in questo campo, raggiungendo esiti molto raffinati, anche il giovane pittore Gastone Bianchi, con la creazione di otto vasi realizzati mediante la tecnica delle murrine. Figlio d'arte, trae da un progetto di restauro per una magione triestina, firmato dal padre Edoardo, l'ispirazione per la scelta della gamma cromatica di queste opere, che in mostra trovano un coerente e interessante pendant nell'esposizione degli otto bozzetti del progetto, affiancati dalle murrine che li compongono.

Ma non solo, Gastone, che nasce pittore, espone anche otto interpretazioni pittoriche dei vasi stessi, realizzate su poliestere, per associazione di trasparenze. Puntando dunque a riproporre nella bidimensione una delle qualità principali del vetro, che è proprio la magica trasparenza e che l'artista raggiunge fornendo un'elegante rievocazione bidimensionale del vaso. Curiosità da non trascurare è il fatto che nel caso di Bianchi i vasi "costruiti" con le murrine non sono realizzati a Murano, uno dei luoghi cui per tradizione si associa il concetto di murrina: il termine fu infatti coniato proprio in quell'isola nel 1878 dall'abate Vincenzo Zanetti, dopo che in antico tale tecnica era pervenuta dai maestri alessandrini per mano di Pompeo a Roma, dov'era stata ripetutamente riprodotta per essere poi ripresa nel '500 dai vetrai muranesi.

Gastone invece realizza le sue creazioni nell'atelier di Diego Feurer a Lugano, dove ha lavorato per due anni assieme ai maestri Matthew Curtis di Sidney e a Thomas Blanck di Berna. E simbolici, curiosi e coinvolgenti sono anche i nomi come per esempio Wysteria (glicine), Lullaby (la canzone), Corbulino (il vino di Scarpa), ideati dall'autore per queste eleganti creazioni che, nella simmetrica armonia, nel cromatismo intenso ma delicato, nella varietà coerente delle forme, testimoniano la maturità creativa e l'intuito contemporaneo per la bellezza insiti in questo giovane e promettente artista."

Gastone Bianchi (Trieste, 1986), pittore, scultore e designer, si forma alla Scuola Internazionale di grafica di Venezia con i maestri Davide Battistin e Takahiro Kishi. Nel 2005 frequenta diversi corsi e laboratori artistici alla Scuola del Vedere di Trieste con i maestri X.A. Polomar, R. Busdon, J.A. Gonano, C.M. Feruglio. Dopo studi specifici a Lugano, idea e realizza vasi in vetro colorato, gioielli e fumetti. Ha tenuto due personali: Gli occhi dell'anima nel 2011 nella Sala d'arte Centuria Centum Heredia di S. Martino di Terzo di Aquileia con installazioni, rielaborazioni e una scultura e La fatalità dell'indifferenza nel 2015 alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste con una serie di incisioni. Ha partecipato alla mostra internazionale P.C. Dominioni. Cent'anni dopo in sedi istituzionali a Trieste e a Bruxelles, a rassegne e concorsi internazionali quali Trieste Contemporanea, Pittura e grafica di Agliano Terme, Grado Arte, XXII Concorso Lilian Caraian (segnalato) di Trieste, a varie edizioni di Opera XS e ad Artisti Contemporanei a Colonia, organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura della città tedesca, e a varie collettive.




Carlo Fontanella - Punto croce - carta, ferro e legno cm.80x90 2016 Carlo Fontanella - Origami 2 - acrilico su tavola cm.38,3x21,5 2015 
Carlo Fontanella - Senza titolo - acrilico su tela cm.80x80 2016 Carlo Fontanella: "Giochi di carte"
04 agosto (inaugurazione ore 19) - 21 agosto 2016
Museo d'Arte Moderna Ugo Carà - Muggia (Trieste)

Mostra personale del pittore Carlo Fontanella organizzata dal Comune di Muggia - Assessorato alla Cultura e introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni, propone una ventina tra dipinti, installazioni e video realizzati di recente dall'artista che, di origine campana, è attivo nel Friuli Venezia Giulia da più di quarant'anni. "Artista complesso ma essenziale - scrive Marianna Accerboni - Carlo Fontanella si esprime da sempre per cicli unitari, allusivi e simbolici, nel cui ambito la scelta estetica e linguistica dimostra sempre di appartenere a un ritmo consequenziale e logico in rapporto alle opere pregresse, anche molto lontane. E certamente sarà così pure in futuro.

Coerente, ma sempre capace d'innovazioni, l'artista immagina e costruisce ogni sua mostra come una sorta di opera totale, che compendia l'arte della pittura e della scultura accanto alla capacità d'interpretare lo spazio deputato anche attraverso installazioni che hanno il seme dell'originalità e nello stesso tempo della riconoscibilità. Ed esprimendosi attraverso moduli geometrici mediante i quali fantasticare. Notevole è pure la sua capacità, tutta partenopea, di divertirsi e divertire con stile mentre crea, donando spesso ai propri lavori una valenza lievemente ludica o ironica, anche se a suo modo rigorosa, che accentua le possibilità dell'artista di comunicare poeticamente con il fruitore.

Lo dimostrano opere dal taglio simbolico come per esempio Parole in libertà e Aria in scena, mentre in Messaggi dall'Alto Fontanella visualizza in modo concettuale la propria sensibile preoccupazione per il deterioramento dell'ecosistema. Un lavoro quest'ultimo di forte impatto, dal momento che ai piedi dell'opera l'artista depone dei messaggi ecologici, quasi si trattasse di un avvertimento dal cielo per dirci che siamo orientati verso una direzione sbagliata. E anche alcune delle videoinstallazioni e installazioni che l'autore ama spesso inserire quali cardini fortemente significativi della propria inventiva, come nel caso di No pleonexia (dal greco antico avidità insaziabile)...

L'attitudine filosofica propria della Magna Grecia, insita in Fontanella, testimonia così l'analisi di alcune problematiche contemporanee, visualizzate attraverso espressioni artistiche razionali e inattese: partendo dall'allusione al gioco delle carte, l'artista sviluppa, mediante suggestioni grafiche, cromatiche e tridimensionali, una riflessione su tali aspetti drammatici, che tuttavia sa stemperare avvalendosi a volte della leggerezza di un'azione ludica, che altrove si traduce invece in puro gioco. Così accade per esempio nel video intitolato Fogli viaggianti, che s'involano leggeri verso il cielo, quasi fossero dei sogni o delle idee, forse in cerca degli dei."

Carlo Fontanella (Torre del Greco - Napoli, 1948), diplomato in Scultura all'Istituto Statale d'Arte di Napoli. Partecipa a manifestazioni artistiche di livello in Italia e all'estero, tra cui nel 2007 la 52° Biennale di Venezia. Autore di sculture monumentali e affreschi, è da anni protagonista di prestigio del mondo artistico contemporaneo del Nord Est italiano, nel cui ambito ha tratto grande alimento dall'amicizia con il pittore Armando Pizzinato. Si esprime attraverso raffinati elementi geometrici, caratterizzati dall'eleganza del ritmo e da una calibrata modularità, declinata con sensibilità molto contemporanea, grazie all'uso di materiali vari e di recupero, dal significato concettuale e introspettivo.




Sergio Bastiani - Alberi di Cristallo - cm.40x50 Sergio Bastiani - Quadrati blu forati - olio su sette elementi di compensato intelato a dimensioni variabili 2009 Sergio Bastiani, 1999 - Alba Invernale - cm.25x45 Sergio Bastiani - Quadrati e ottagoni gialli - olio su sei elementi di compensato intelato a dimensioni variabili 2009 Sergio Bastiani
"Ieri, oggi, domani"


19 luglio (inaugur. ore 19) - 06 agosto 2016
Sala Comunale d'arte - Trieste

In mostra - presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni - una trentina di opere che riassumono la poliedrica sperimentazione svolta da Sergio Bastiani dagli anni Ottanta a oggi. "Appartato interprete di alcune delle istanze artistiche del secondo Novecento e solerte sperimentatore, Sergio Bastiani presenta in questa mostra una sintesi della propria creatività dalla fine degli anni Settanta a oggi - scrive Marianna Accerboni. L'itinerario prende il via da un'interpretazione figurativa della realtà, che il pittore approccia e persegue inizialmente a olio, dedicandosi in particolare al tema di Città Vecchia e ampliando poi la sua visione attraverso calibrati momenti lirici quali per esempio Alba invernale e Alberi di cristallo.

La ricerca prosegue quindi mediante lo sviluppo del concetto di matericità e di adesione al contingente e al quotidiano, simbolizzati per esempio dalla cerniera applicata sulla tela, che si apre verso i disabili nel 2003, proprio nell'anno a loro dedicato. In altri lavori, come per esempio Ecstasy ed Energia del 2003, Bastiani affronta invece in modo agile e originale e con naturalezza il versante concettuale. Ma nel frattempo, quasi fosse una scelta virtuosistica, si cimenta nel tema - difficile per ogni artista - del ritratto, in cui se la cava benissimo, donando l'anima al soggetto. Artista dotato di abilità e finezze artigianali, curioso della terza dimensione, verso il 2005 lavora il legno, curvandolo e intelaiandolo sì da farlo divenire supporto atto alla declinazione di originali paesaggi, appartenenti al ciclo delle Curvature, il cui fulcro è un colore emozionale che coglie per esempio in modo sintetico e non banale un momento icastico quale un tramonto infuocato.

E arriviamo ora ai Geometrici scomponibili del 2007 che, dipinti a olio e vicini alla poetica Optical, sezionano il reale in moduli connotati da intense interferenze cromatiche. Così scomposta e ricomposta, ogni sua opera appare unica, poiché, in tale processo di mutazione, assume di volta in volta una forma nuova. Sono geometrie variabili che suggeriscono al fruitore una visione dinamica e mutevole dell'oggetto, raggiunta attraverso un processo compositivo che tende alla semplificazione e potrebbe preludere a un interesse dell'artista all'astrazione. Sarà questa la nuova via che l'artista percorrerà domani?".

Sergio Bastiani (www.sergiobastiani.it), triestino, ha esposto in selezionate gallerie private e in sedi istituzionali in Italia (Roma, Milano, Padova, Udine ecc.) e all'estero (Slovenia, Croazia e Germania); nella città natale E' stato presente in particolare alla Sala Comunale d'arte e a Palazzo Costanzi. Delle sue opere hanno scritto, tra gli altri, Marianna Accerboni, Paolo Levi, Roberto Rocca, Anna Soricaro, Barbara Vincenzi. E' risultato finalista e premiato in vari concorsi nazionali e internazionali.




Mirella Schott Sbisà, una vita di donna nell'arte e nella cultura di Trieste del Novecento

Presentazione libro
16 giugno 2016, ore 18.30
Museo Sartorio - Trieste

Curato da Paola Sbisà ed edito da Vita Activa, il volume, ricco di molte notizie e immagini inedite d'epoca, ripercorre, a un anno dalla scomparsa, la vita privata e artistica della pittrice, che fu anche valente incisore, giovane allieva e moglie del pittore, scultore, ceramista e incisore Carlo Sbisà. Introdurranno la pubblicazione la presidente del Soroptimist Club di Trieste Marina Tutta, la direttrice dei Civici Musei Bianca Cuderi e l'arch. Marianna Accerboni, autrice del testo critico presente nel libro, con interventi di Paola e Marina Sbisà, figlie dell'artista. L'iniziativa rientra tra quelle promosse, organizzate e sostenute dal Soroptimist Club di Trieste nel 65° anniversario della fondazione, che vide Mirella tra le socie fondatrici.

La pubblicazione contiene la trascrizione delle memorie inedite della Schott Sbisà, raccolte dalla figlia Paola attraverso un lavoro certosino di grande impegno e accuratezza: un amarcord interessantissimo che prende il via, illustrato da numerose foto d'epoca inedite e da diverse opere dell'artista, che testimonia la sua attività pittorica, incisoria e di ceramista, lungo un itinerario di quasi un secolo, che inizia con la nascita di Mirella a Trieste nel 1921 e si conclude con la sua morte avvenuta nella città d'origine lo scorso anno.

Il volume rappresenta anche un'interessante e dettagliata testimonianza e uno storico, inedito squarcio sulla vita e la cultura artistica cittadina e sui costumi e i rapporti sociali esistenti a Trieste dalla fine dell'Ottocento lungo tutto il secolo breve. Nel corso della sua lunga attività Mirella Schott Sbisà ha partecipato a esposizioni di grande prestigio come la Biennale di Venezia del '48 e del '64, la Quadriennale di Roma del '50, la IX e X Triveneta di Padova; a tutte le mostre del Sindacato Regionale Artisti di Trieste e alle più importanti rassegne in rappresentanza degli artisti triestini in Italia e all'estero. Di particolare rilievo appaiono la mostra antologica dedicatale nel 2004 a Palazzo Costanzi dal Comune e quella di sola grafica alla Biblioteca Statale nel 2006.

Nel '65, tralasciata la pittura d'inclinazione postcubista, si è dedicata soprattutto alla calcografia, in cui si coglie, come nelle ultime opere pittoriche, la rappresentazione poetica, appassionata e nel contempo sobria, del mondo naturale e dei suoi segreti, svelati anche attraverso un'elevatissima capacità tecnica. Nel '60, quando Carlo Sbisà fondò la Scuola Libera dell'Acquaforte, lei gli fu accanto e successivamente alla sua morte, avvenuta tre anni dopo, prese in mano le redini dell'istituzione, che ha formato generazioni d'artisti nell'arte incisoria, conducendola e insegnandovi con fermezza, costanza e determinazione fino al 2003.

ll Soroptimist International Club è un'organizzazione mondiale di donne con elevata qualificazione, impegnate negli affari e nelle professioni che opera attraverso progetti per la promozione di azioni tese a creare opportunità per l'avanzamento della condizione femminile. I suoi valori etici principali sono sostenere i diritti umani per tutti, la pace nel mondo e il buonvolere internazionale, il potenziale delle donne, la trasparenza e il sistema democratico delle decisioni, il volontariato, l'accettazione delle diversità e l'amicizia.

Il Soroptimist International nasce nel 1921 a Oakland negli USA, il primo Club Europeo a Parigi nel 1924, la Federazione Europea nel 1930. Il primo Club in Italia è fondato a Milano nel 1928, l'Unione Italiana nel 1950: oggi conta quasi 147 Club con circa 5.500 Socie ed è in fase di espansione. Nel giugno 1951 si costituisce, per volere di 19 socie, il Soroptimist International Club di Trieste, sesto in Italia, che attualmente conta 43 socie. In questi 65 anni ha realizzato progetti di notevole livello nel settore culturale, ambiente, economia, salute, arte, rapporti sociali.




Maria Grazia Lazzari - Una giornata indaffarata - collage fotografico cm.40x100 Maria Grazia Lazzari: I papier collé
11 giugno (inaugurazione ore 18) - 24 giugno 2016
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

La rassegna, introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, propone più di una sessantina di opere realizzate a collage negli ultimi cinque anni, in cui, da acuta osservatrice e spiritosa interprete del reale, l'autrice adotta il modernissimo medium del riciclo per raccontare un'esperienza di vita al femminile. Per desiderio dell'artista tre dipinti contrassegnati dal bollino rosso verranno sorteggiati il giorno giovedì 23 giugno alle ore 18.30 tra tutti coloro che avranno la curiosità di assegnare un titolo alle opere stesse.

Il Novecento, in Arte, ha significato soprattutto libertà e innovazione. Da Braque a Picasso - scrive Accerboni - fino al taglio di Fontana e alle esperienze a lui successive, ogni tecnica, linguaggio e stile è stato ammesso tra i media che veicolano il verbo artistico. E' così che si palesa, a poco a poco, la brillante creatività di Maria Grazia Lazzari, figlia d'arte, adepta per motivi professionali della precisione ma, proprio per questo, istintivamente attratta dal libero agire. Ed è così che nasce la necessità di svelare i molteplici aspetti della vita - e anche i sentimenti - attraverso un collage di emozioni, tenacemente e accuratamente ritagliate dalle pagine di riviste e quotidiani.

A formare un caleidoscopio colorato, per raccontare il mondo, soprattutto al femminile. Ed è qui che, pur nella libertà del comporre, ritorna nell'autrice l'esigenza della precisione: dettagli in libertà, liberamente sì, ma attentamente accostati secondo parametri armonici intensi, però fantasticamente ordinati. Le storie raccontate da Maria Grazia sono tante: vicende d'amore e misteri della mente e dei sentimenti, lati oscuri o celestiali della nostra personalità di esseri umani. Molto spesso espresse con un pizzico d'ironia, come sottilmente ironico si palesa anche il surrealismo di André Breton, padre e teorico del movimento, quando Nadja, nel suo romanzo autobiografico, personaggio-tentazione e negazione stessa del concetto di realtà, cammina sulla neve senza lasciare tracce...

I collage o papier collé, tecnica ludica antichissima, rivisitata dalle avanguardie del primo Novecento e principalmente da esponenti del Cubismo, come in particolare dal 1912 Braque e Picasso, sono giunti fino a noi attraverso l'esperienza di Bauhaus, Futurismo, Dada, Astrattismo, Arte povera e New Dada, del Nouveau realisme e della Pop art, specialmente con i combines di Rauschenberg, tutti illustri predecessori o coevi delle Carte Costruite negli anni sessanta da Enrico Accatino. Secondo molti il primo in assoluto a trasformare questa tecnica in una forma d'arte e a presentarla al pubblico fu John Heratfield: «Quando Heartfield ed io inventammo il fotomontaggio, nel mio studio, alle cinque di una mattinata di maggio nel 1916" ricorda il pittore tedesco George Grosz "nessuno dei due aveva idea delle sue enormi potenzialità... Come spesso succede nella vita eravamo inciampati in un filone d'oro senza nemmeno accorgercene".




Elena Cipolato -Argento Roberto Intorre - Argento e Corallo Roberto Intorre e Elena Cipolato
Arte Orafa degli abissi


28 maggio (inaugurazione ore 18.00) - 30 giugno 2016
Bottega d'arte Gibigiana - Venezia
www.gibigiana.com

L'intenzione è quella di proseguire nel percorso intrapreso già con precedenti esposizioni, dando spazio e luce ad artisti che usano tecniche e mestieri antichi per esprimersi e creare le proprie opere. L'allestimento si articolerà tra il laboratorio e gli spazi espositivi della bottega cercando una forte relazione tra gli ospiti e gli ospitanti, che coabiteranno in un ambiente vivo in quotidiano divenire. Due saranno gli artisti ospiti, due orafi che forgiano preziosi micro mondi con tecniche distinte, ma in questo nuovo ciclo di lavoro, con l'immaginario volto per entrambi alle profondità del mare. Roberto Intorre orafo non convenzionale è siciliano (Canicattì), architetto di formazione ma fisiologicamente orafo, la sua passione estetica per il macro evolve rapidamente nel micro, attraversa con animo sanguigno diversi materiali e tecniche per trovare con il tempo un suo segno distintivo, una sua chiara e personalissima forma estetica.

Numerose sono negli anni le esperienze: la scuola di gioielleria contemporanea portoghese, la realizzazione di gioielli per spettacoli ed eventi di moda, le mostre e workshop. Ricordiamo le collaborazioni con la fondazione Teatro Massimo e Teatro di Verdura di Palermo e con la Triennale di Milano. Recentemente la sua collezione "Gocce di Magma" è stata scelta dal British Museum di Londra per rappresentare l'artigianato di eccellenza ispirato all'identità siciliana. Intorre inizia da autodidatta, la sua è una vera e propria fede, una ricerca inarrestabile di alchemico curioso che nei suoi monili insegue il carattere, la nobiltà e il potere dei metalli.

Elena Cipolato veneziana, respira già dalla tenera età il mestiere; il padre talentuoso orafo ha una bottega storica in città, non c'è confine tra vita e lavoro, spesso il lavoro entra anche tra le mura di casa e Cipolato cresce in un ambiente creativo e stimolante. Una paziente evoluzione personale la porta in laboratorio a fianco del padre solo dopo aver intrapreso strade e mestieri "altri". Di formazione teatrale lavora per molti anni come truccatrice nella lirica; allo Sferisterio di Macerata e alla Fenice di Venezia con maestri come Pier Luigi Pizzi e Hugo De Ana. Le sue mani preziose ed inquiete cercano nel mondo del teatro di figura spazio e poesia; frequenta la scuola di Cervia e crea diversi pupazzi e burattini per spettacoli. In laboratorio ormai da anni si dedica alla tecnica a cera persa creando gioielli dal sapore squisitamente antico ma allo stesso tempo fuori da ogni connotazione possibile.




Claudio Barberi disegni 1972-73
14 maggio (inaugurazione ore 18) - 20 maggio 2016
Museo Mini-Mu - Trieste

Marianna Accerboni e Maurizio Fanni presentano la mostra e il volume Claudio Barberi disegni 1972-73 (pgg. 104, edizione speciale di Juliet Editrice). Il libro, con testi di Roberto Vitale, Accerboni, Massimiliano Spanu e Barberi, propone più di un centinaio di disegni e fumetti inediti, realizzati dall'autore intorno ai vent'anni. Freschezza e talento caratterizzano le chine, le tecniche miste, i pastelli, i disegni a penna, le cere, interpretando brillantemente, da promettente allievo dell'Istituto d'arte Nordio gli anni Settanta, vissuti sul filo dell'ironia e dell'acuta osservazione del reale e della verità. A diciannove anni Claudio Barberi, autodidatta ma certamente più maturo rispetto alla sua età, sperimenta la propria capacità di espressione grafica attraverso vari media. Ognuno di questi rappresenta una scoperta preziosa e, spesso, la sintesi di più mezzi consente un chiaroscuro quasi pittorico, che spesso addolcisce sensibilmente il segno grafico.

Cosa voleva suggerirci questo giovane artista dall'aspetto sportivo ed essenziale? Con ironia e, qua e là, con qualche accenno graffiante, sembra stia a osservare, interpretandole, tutte le molteplici impressioni che l'universo circostante gli suggerisce, capace di librarsi in diverse evoluzioni del pensiero attraverso una forte propensione al concetto di libertà. Racconto, scherzo o divertissement? Di tutto un po'suggestioni, stili, spunti diversi affollano il suo block notes: un tenero quotidiano, con il gattone ammalato nel morbido lettuccio decorato da cuoricini, lascia il passo in Così fine alla visualizzazione di considerazioni socio-politiche molto efficaci e anche in un certo senso profonde, come talvolta quelle dedicate alle tematiche più aspre della vita. Notevole e variegata appare in diversi sketch la capacità di rappresentazione scenica e d'impostazione sintetica dei gesti e degli atteggiamenti.

Così accade per esempio nella sagace ed efficace ambientazione teatrale intitolata C'è chi pensa a farci divertire e nell'originale visualizzazione del rapporto fra Confinanti, forse allusiva o ispirata al contesto storico-politico della Trieste degli anni Settanta: una scenetta declinata attraverso un istintivo e dinamico equilibrio armonico delle parti, in cui il doppio segno che incornicia le silhouette dei protagonisti precisa senza appesantire. Altrettanto brillante e coinvolgente, il disegno a colori Alla vetrina, che ritrae un giovane negoziante dall'aria furbetta e vivace nell'atto di mostrare i propri prodotti. Incontriamo poi altre intuizioni compositive: sceniche e grafiche, originali e decise, in Società e Incendio, e ancora ironiche in Libertà di parola, in cui ritorna, tradotto in un linguaggio da cartone animato, un tema piuttosto scottante, nei confronti del quale l'autore appare molto sensibile, forse sull'onda di quegli anni in tal senso ruggenti.

Il dinamismo del volo in Uccelli e la prospettiva a volo d'uccello in Colori sui tetti, che coglie in modo surreale il gatto pittore sui tetti di una città, attraggono e talvolta sorprendono per la capacità creativa e, in fondo, colpiscono per la maturità di questo giovane autore, che in seguito abbandonerà il percorso amatoriale e le potenzialità offerte dal proprio talento artistico per dedicarsi professionalmente al mondo dell'arte. Certamente il mondo dell'illustrazione aveva in tal modo perduto, ma ora forse riacquisterà, un talento notevole: ce lo confermano alcune argute scenette di genere come Altri eroi, Simbiosi, Il faro, talvolta autobiografiche. In quei fogli Barberi, allora alla ricerca di un'espressione stilistica personale, sperimentava molteplici strade: sbocciava così quel fiore incantato che fa di un disegnatore, un autentico artista.

In tal senso Barberi si palesa più volte un analista in nuce dei costumi e dei sentimenti che, anche quando gioca con la penna in una scenetta di genere come Il Signore è servito!, appare sapido e perfettamente convincente. O decisamente originale e incline al nonsense come in Ombelico, quasi un virtuoso del segno invece nel descrivere l'Agguato e La scalata o i diversi stati d'animo, tra i quali Diffidenza, Delusione e Timidezza, che albergano nella mente umana e ne condizionano l'espressività. Perché un uomo giunto alla maturità, che nell'allure che lo circonda rassomiglia ai suoi personaggi freschi e un po' nervosi, decide ad un certo punto di tirar fuori dal cassetto i sogni più nascosti e forse più reali? Nostalgia o voglia di rimettersi in gioco? Propendiamo e auspichiamo vivamente la seconda ipotesi.

Claudio Barberi (Trieste, 1953) si appassiona al disegno e alla grafica fin dai primi anni giovanili, cioè dall'età dei fumetti. Ha organizzato numerosi convegni e mostre di pittura e di fotografia. Attualmente è storico dell'arte presso il Polo museale del Friuli Venezia Giulia. E' autore di saggi critici nel campo della miniatura medievale, con sortite sull'arte d'età moderna e contemporanea.




Calle delle Monache - foto Marisa Ulcigrai - Muggia, marzo 2016 Giardino Wanda e Marion Wulz - interpretato da Nadia Sirca - Trieste, luglio 2015 Mostra e volume dedicati alla Toponomastica femminile a Trieste e Provincia
Conferenza stampa, 11 maggio 2016, ore 11
Circolo della Stampa di Trieste

Il progetto intitolato Fuori dove la parità non esiste, è ideato e curato dalla presidente dell'Associazione Fotografaredonna, Marisa Ulcigrai, con la collaborazione di Sandra Grego per il coordinamento dei testi della pubblicazione, firmati da specialiste del settore. La mostra, intitolata Spazi ritrovati, compone, attraverso le immagini fotografiche realizzate da 16 socie di Fotografaredonna e da Paola Di Bello, fotografa e docente all'Accademia di Brera, un interessante e inedito itinerario nei luoghi intitolati alle donne: s'inaugura en plein air il 13 maggio nello spazio urbano compreso fra via Genova e via Bellini.

Il volume intitolato Fuori dove la parità non esiste rappresenta una libera interpretazione fotografica, che segue un'evoluzione cronologica, di spazi riscoperti e ritrovati e una riflessione storica sulla città e sulla vita delle donne, cui questi luoghi sono stati dedicati. E' una novità assoluta poichè, tra i molti libri sulla città di Trieste, propone per la prima volta uno sguardo e un approfondimento tutti al femminile e un percorso fotografico sulle vie, le strade e i giardini della parità, presentato dalle autrici Marisa Ulcigrai e Sandra Grego il 20 maggio nella Sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich.

"La mostra e il volume dedicati alle vie al femminile da parte di sedici fotografe rappresentano il felice coronamento di un percorso creativo e di un approfondimento storico e artistico - scrive Marianna Accerboni - che per la prima volta prende in considerazione lo sbilanciamento fra le piazze, le vie e i luoghi dedicati agli uomini e quelli intitolati alle donne". Dall'ultimo censimento operato dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Trieste si evince infatti che il rapporto è fra 1305 luoghi intitolati al maschile contro 43 dedicate a quello femminile. "Un problema attuale, e non solo quantitativo, avvertito in tutta Italia - spiega Marisa Ulcigrai - perché crea un immaginario collettivo composto solo da personaggi illustri maschili.

Focalizzare l'attenzione su questo aspetto, attraverso azioni positive quali la documentazione dell'esistente, la ricostruzione storica della vita delle donne, una mostra fotografica e un volume) significa anche proporre alle istituzioni l'invito a promuovere altri siti dedicati a figure femminili autorevoli per contrastare le discriminazioni e per far sì che non solo la storia, ma anche la toponomastica diventi maggiormente inclusiva nei confronti delle donne. Inoltre la rassegna e il libro valorizzano il lavoro di donne fotografe che diventano autrici delle immagini della città e della sua provincia, testimoniando la loro presenza eccellente e attiva sul territorio".

Il progetto, che ha preso il via poco più di un anno fa, si è avvalso, per raggiungere il traguardo della realizzazione della rassegna e della pubblicazione, di varie tappe e approfondimenti: dall'analisi del tessuto urbano e dallo studio sulle donne cui sono state intitolate strade, piazze e giardini, attraverso incontri con esperti di toponomastica e di urbanistica e con storici, alla preparazione tecnica mediante workshop di street photography, di fotografia del territorio, di fotografia digitale e di postproduzione, condotti da Marisa Ulcigrai e Paola Di Bello, al lavoro di documentazione, ripresa e interpretazione del territorio, alla scelta delle immagini e alla preparazione della mostra fotografica e del libro. L'Associazione Fotografaredonna opera da sei anni sul territorio provinciale, regionale, nazionale ed estero (progetto Femminilereale al Museo etnografico di Lubiana, 2013), collaborando con enti pubblici (Comune, Regione, Provincia, Commissioni Pari Opportunità - Università) e privati ed ha al suo attivo mostre fotografiche, pubblicazioni, conferenze, corsi di formazione e convegni.




Serena Zors Breuer - Aurora boreale - olio su tela cm.50x60 2015 Serena Zors Breuer - Oggetto luce - tecnica Tiffany e specchio anni '80 cm.32x26x10 Io cerco sempre. Opere scelte
Monografia della pittrice Serena Zors Breuer


Presentazione volume
28 aprile 2016, ore 17.30
Circolo della Stampa di Trieste

L'arch. Marianna Accerboni, curatrice della pubblicazione, presenta la monografia dedicata alla pittrice Serena Zors Breuer con l'introduzione del Presidente del Circolo Pierluigi Sabatti, scrittore e giornalista. Nel corso dell'incontro sarà proiettato il video dell'evento multimediale di luce, parole e musica, che ha sottolineato l'ultima esposizione dell'artista alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste. Il volume ripercorre - attraverso numerose immagini a colori e testi in italiano, tedesco e inglese - il poliedrico itinerario creativo della Zors, attiva da molti anni a Monaco di Baviera, nel campo della pittura, della scultura e del design, in particolare del vetro Tiffany, accostando ai suoi lavori anche diversi pensieri poetici dell'autrice.

Serena Zors Breuer si dedica sin da giovanissima al disegno e alla pittura. Nel 1980 è allieva a Monaco della Kunstgewerblerin Erika Liebl, da cui apprende l'arte del vetro secondo la famosa tecnica Tiffany. Dal 1985 realizza su proprio design oggetti, lampade e vetrate in questo stile: presentati in numerose mostre, riscuotono grande consenso e la portano a lavorare per arredamenti d'interni. Espone a Trieste, alla Scuola dei Mercanti della Madonna dell'Orto di Venezia e a Monaco, dove riceve la Medaglia al Merito per gli Italiani all'estero.

Alla fine degli anni '80, durante numerosi viaggi a New York e visite al Metropolitan Museum, scatta l'interesse per la scultura, che realizza in speckstein (steatite). Nel 2014 espone con molto successo alla Sala del Giubileo di Trieste. Nello stesso anno e nel 2015 è rispettivamente presente alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste e alla Melori & Rosenberg Art Gallery di Venezia con un evento multimediale di luce, parole e musica ideato da Accerboni. Al prestigioso Concorso Internazionale di pittura Dario Mulitsch 2015 ha ricevuto il premio della Regione FVG.




Opera di Maria Rosa Barut Costantini dalla mostra Metamorfosi a Muggia Maria Rosa Barut Costantini: Metamorfosi
14 aprile 2016 (inaugurazione ore 18.30) - 01 maggio 2016
Sala Comunale d'Arte "Giuseppe Negrisin" - Muggia (Trieste)
www.benvenutiamuggia.eu

Personale della pittrice muggesana Maria Rosa Barut Costantini. La mostra, organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia e presentata dal critico Marianna Accerboni, dal poeta Fulvio Segato e dal maestro Silvano Vidmar, presenta una cinquantina di opere recenti, tra stampe su carta di diverse dimensioni, quadri ad olio su tela e tecniche miste restituite anche interattivamente. Maria Rosa Barut Costantini sperimenta una metamorfosi delle immagini e gli attori principali sono proprio i suoi dipinti ad olio su tela che diventano stampe di diverse forme per esprimere la dissolvenza della visione che muta nella trasformazione e diventa ciò che prima non appariva, un reale in irreale, un vissuto che parte da un origine per divenire una cosa nuova.

Questa esigenza dell'artista nasce per esprimere una metafora; il cambiamento dell'immagine come necessità di trasformazione in una nuova realtà: "ciò che noi vediamo non è costante e definitivo, ma cambia e si muta per vari motivi e noi trasformiamo e siamo trasformati internamente/esternamente costantemente e ciclicamente." Partendo dai quadri originali, l'artista ha fotografato e modificato ciascuno in modo differente, creando così una visione completamente diversa e mutata da ciò che era in origine il dipinto.

Maria Rosa Barut Costantini (Trieste, 1966), di padre sloveno e madre calabrese emigrati entrambi ancora giovanissimi in Argentina e tornati in Italia nel 1966. Questo ambiente famigliare ha molto influito sulla formazione culturale e creativa dell'artista che da autodidatta ha dipinto in prevalenza quadri ad olio su tela utilizzando i contrasti dei chiaro/scuri e i colori caldi di quel mondo lontano e trasformato poi gli stessi in stampe di varie dimensioni e forme. I suoi quadri sono occasioni nella sua visione introspettiva di un incontro con quei paesaggi lontani e di emozioni interiori con delle visioni di metamorfosi provocate e osservate. Il suo percorso di crescita artistico/pittorica è volto a esplorare i mutamenti delle immagini come una metafora dei movimenti di cambiamento di orizzonti esteriori/interiori.




Copertina realizzata da Helga Lumbar per il libro Dialoghi di Nidia Robba pubblicato a Trieste nel 2016 Dialoghi
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera, pgg. 187, €13

Presentazione libro
24 marzo 2016, ore 11

Nella casa-studio della scrittrice e poetessa Nidia Robba, il critico Vito Sutto presenterà in un incontro aperto al pubblico, con la partecipazione dell'arch. Marianna Accerboni, il 22° libro dell'autrice, che il 25 marzo compie 92 anni. Intitolato Dialoghi e impreziosito dalla copertina disegnata dalla pittrice Helga Lumbar e da una prefazione del noto studioso e critico siciliano Ninni Radicini, il volume riporta dialoghi immaginari, a volte ispirati da sogni, tra la Robba e personaggi quali per esempio Atreo, mitico re di Micene, Agamennone, il nobile longobardo Paolo Diacono, l'archeologo Heinrich Schliemann, il predicatore Gerolamo Savonarola, l'imperatrice Maria Teresa d'Austria, il grande aviatore Bruno Pascoletto fino a Domenico Modugno.

Dialoghi declinati sempre con la consueta chiarezza e personalità da una scrittrice di alto spessore. Coltissima, volitiva e istintivamente esoterica, costretta a casa da quasi vent'anni, la Robba, che è Accademica dei Micenei, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti sia per le poesie che per i romanzi, tra cui la targa al merito del Comune di Trieste e il premio Città di Venezia. Alla presentazione parteciperanno il presidente Vincenzo Rossi e alcuni letterati del Club Cortonesi e Toscani Amici del Friuli Venezia Giulia, giunti appositamente dalla Toscana.

Nidia Robba (Trieste, 1924) ha studiato alla Facoltà di Lettere dell'Università di Firenze, città dove ha risieduto per alcuni anni, e ha viaggiato moltissimo in Italia e all'estero. A diciotto anni ha scritto il primo romanzo. Numerosissime sono le sue poesie, ma per decenni, fino al '78, la scrittrice ha gettato nel fuoco le sue opere, a causa di una sorta d'intimo pudore, iniziando a pubblicare solo nel 2002 per l'interessamento della figlia.

«Conversazioni per il presente»
Prefazione di Ninni Radicini al libro di Nidia Robba




Silvano Clavora - Espressione carsica 01 - tecnica mista cm.50x50 2015 Silvano Clavora - Espressione carsica 02 - tecnica mista cm.80x50 2015 Silvano Clavora - Espressione carsica 06 - tecnica mista cm.80x100 2015 Silvano Clavora: Espressioni carsiche
09 marzo (inaugurazione ore 18.30) - 03 aprile 2016
Sala Comunale d'arte di Trieste

Nella mostra introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni e dal prof. Sergio Brossi, il pittore festeggia sessant'anni di pittura con una quindicina di opere di grande formato realizzate negli ultimi anni a tecnica mista (cemento bianco e grigio e acrilico). Immaginifico autore dalla variegata produzione pittorica, instancabile operatore e organizzatore culturale e docente di discipline artistiche, Silvano Clavora si presenta ora con un tema che testimonia un vecchio amore: il Carso.

Espresso negli anni Settanta attraverso una fine visione pittorica e grafica delicatamente neoromantica, ricca di cromatismi aderenti al reale e sottolineata da un segno incisivo e preciso, negli anni Ottanta con atmosfere al limite dell'Informale e negli anni Novanta grazie a una sintesi segnica e cromatica di notevole originalità, il nostro altipiano è rivisitato in questa mostra da Clavora mediante una serie di concrezioni in cemento bianco e grigio e in acrilico, realizzate negli ultimi anni, che ci riconducono alla sassosità e alla pietrosità del Carso, evidenziandone le superfici scabre, aperte e lacerate spesso come ferite nella pietra e nella terra.

Sperimentatore inesauribile e appassionato in particolare del paesaggio, l'artista ha orientato infatti, fin dagli esordi, avvenuti nei primi anni Cinquanta, la propria ricerca verso la verifica di numerose tecniche e stili, espletandoli sempre in modo personale e coerente. Oggi il Carso, che, con le sue asprezze, le sue infinite sfumature e il suo fascino misterioso, ha rappresentato per Clavora il luogo e il momento fisico da cui partire per una complessa e variegata avventura creativa, viene espletato dall'autore come emozione pura, cromatica e materica, simbolizzando così uno degli approdi del suo lungo itinerario pittorico. Percorso che l'artista ha saputo sempre condurre con una sensibilità e una capacità fantastica in continua evoluzione, facendosi interprete dello spirito delle avanguardie del 2° Novecento e degli anni 2000.

Silvano Clavora (1932), inizialmente autodidatta e successivamente formatosi alla scuola del pittore triestino Saverio Sorbise e con i maestri Nino Perizi e Livio Franceschini, fin dagli esordi ha amato e praticato intensamente anche la musica, particolarmente la fisarmonica e i compositori classici, che ascolta sempre mentre dipinge. Tant'è che diverse sue tecniche miste portano titoli ispirati alle sette note. In particolare, negli anni giovanili aveva suonato in teatro, alla Rai e nel corso di concerti eseguiti in complessi assieme a Vittorio Carniel, figlio di Publio, celebre compositore e musicista triestino, autore di versi famosi quali "Trieste mia" e "Marinaresca".

Introdotto nell'ambiente artistico dalla moglie Livia Richermo, che, di origine torinese, aveva frequentato l'Accademia di Belle Arti di Lubiana e lo aveva incoraggiato a proseguire lungo la difficile strada dell'arte, Clavora era così venuto a contatto con le migliori avanguardie locali, rappresentate all'epoca da personalità tra cui Nino Perizi, Claudio Palcic, Lauro Crisman: una realtà particolare quella di Trieste, già di per sè in prima linea nella sperimentazione, poiché gli artisti della città erano tradizionalmente legati alla cultura centro-europea, grazie alla frequentazione delle Accademie di Monaco, Vienna e Berlino, culle delle grandi avanguardie del '900.

Non a caso infatti il celebre critico e pittore d'origine triestina Gillo Dorfles, riflettendo sul clima culturale della Trieste degli anni Venti e Trenta, definisce il capoluogo giuliano "una città che, anche se periferica, era decisamente più centrale rispetto all'Europa, di quanto non lo fosse allora il resto d'Italia": premesse culturali che hanno influenzato non poco l'ispirazione e condizionato positivamente sul piano concettuale una mente giovane e curiosa come quella di Clavora e la sua appassionata ricerca artistica.




Roberto Budicin - Dal sentiero di montagna - olio su tela cm.50x70 2015 Roberto Budicin - Ghiaccio sul Carso - olio su tavola cm.30x23 2015 Roberto Budicin
Opere scelte 2015-2016


20 febbraio (inaugurazione ore 18) - 04 marzo 2016
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Personale di Roberto Budicin, introdotta dall'architetto Marianna Accerboni. La rassegna propone le opere realizzate dal giovane pittore triestino a olio su tela o su tavola nel 2015/ 2016. La neve diventa sempre più soffice - scrive Marianna Accerboni - nei paesaggi quasi incantati che il giovane artista triestino Roberto Budicin ha dipinto tra il 2015 e il 2016 per questa mostra, che ne rivela ancora una volta la sensibilità e il tenace lavoro alla scoperta di nuove mete. Come sempre la sua pittura prende avvio da un bagaglio tecnico-culturale non comune: essendo figlio d'arte, ha ricevuto dal padre Sergio, valente autore di quadri di tema animalista, preziose nozioni, poi ulteriormente affinate nell'assidua frequentazione dell'atelier di Walter Falzari, maestro friulano, alla cui scuola si sono formati molti dei migliori talenti artistici di Trieste e non solo.

Animo delicato, ma temperamento scrupoloso e attento, Budicin ha colto subito l'importanza, per un artista, della perizia e della competenza tecnica, proseguendo quindi da solo, con grande impegno e quasi con accanimento, una sperimentazione su pigmenti, solventi, colle, lacche, vernici finali, miscelati con altri ingredienti da lui scoperti e prescelti, la quale gli consente oggi di raccontare il proprio mondo, composto di luce, natura e sguardi sereni, attraverso una tecnica tradizionale, che tuttavia si avvale di alcuni segreti tali da consentirgli un gesto veloce ed efficace.

Una "libertà di parola", che è soltanto agli inizi perché sicuramente in futuro Budicin ci saprà offrire ulteriori spunti di riflessione. Finora - e così in questa rassegna - il percorso è orientato verso un'armonica interpretazione del reale, in cui l'equilibrio delle parti e il contrappunto che le raccorda ci rammentano anche la sua grande passione per la musica, che lo vede interpretare con successo brani antichi, ma dal ritmo incalzante. Un po' come accade nella sua squisita pittura di taglio espressionista, che attinge al passato, ora alla velocità del presente.

Roberto Budicin (Trieste, 1980) grazie all'influenza del padre, Sergio Budicin, pittore e illustratore affermato, coltiva la passione per il disegno. Inizia a frequentare l'atelier del pittore accademico Walter Falzari, dove studia i soggetti dal vero e si esercita nel ritratto; nel contempo approfondisce la prospettiva, la figura nelle tre dimensioni, la teoria dei colori e la composizione. Durante gli anni universitari partecipa, assieme al padre, a Udine, Tarvisio e Pordenone, ad alcune esposizioni collettive incentrate sull'arte naturalistica.

Nel 2006 espone al Palazzo della Borsa di Trieste disegni e tempere raffiguranti creature immaginarie e fantastiche, ispirate ai bestiari medievali. Nel 2007, conclusi gli studi universitari, decide di dedicarsi a tempo pieno alla pittura e intraprende un lungo cammino di sperimentazione di materiali e tecniche, guardando a maestri dell'ottocento quali J. Sargent, C. M. Russell, J. Sorolla, A. Zorn, J. Waterhouse e del seicento come Rembrandt e Velasquez. Ha esposto ripetutamente, tra l'altro, alla Galleria Tribbio di Trieste e alla Melori & Rosenberg Art Gallery di Venezia. Sue opere si trovano in permanenza alla National Wildlife Gallery di Fort Myers (Florida).




Copertina del cd musicale con Marco Santarelli e Margherita Hack I due volti di Margherita. Le stelle, i gatti
21-22 febbraio 2016
Teatro Miela - Trieste

Evento ideato e realizzato dal presidente del Gattile Cociani assieme al prof. Marco Santarelli, co-autore e collaboratore per molti anni di Margherita Hack, per sintetizzare i due interessi fondamentali della sua vita. Il Gattile, creato da Cociani nel '96 per combattere il randagismo e fare da supporto alle colonie di gatti liberi, vide infatti tra i soci fondatori la grande astrofisica, che volle fortemente la struttura, assieme alla giornalista de il Piccolo Miranda Rotteri, all'attrice Ariella Reggio e al pittore Marino Cassetti. Il 21 febbraio alle 18 si festeggerà Sua Maestà il Gatto, che la Hack amava tantissimo, in prossimità della Festa Nazionale del micio (17 febbraio), con uno spettacolo di video, danza, musica e poesia che, ogni anno diverso, fa sempre registrare il tutto esaurito.

Verranno proiettati video incentrati su Margherita, sulla Rotteri e su molti altri e si esibiranno Artefatto danza, EOS Arte in movimento, l'Associazione Viento Flamenco, I Tergestini, Elke Burul, Stefano Bartoli e Zita Fusco con la conduzione di Susanna Huckstep, già Miss Italia. "La Scienza In Valigia", progetto di divulgazione scientifica diretto da Marco Santarelli e dal suo staff, sarà invece il tema della seconda giornata, che lunedì 22 alle 21 approfondirà l'altro volto di Margherita, quello di appassionata astrofisica internazionale. Santarelli è direttore scientifico dell'Istituto di Ricerca e Sviluppo ReS On Network - Studies on Networks and Critical Infrastructure di Londra ed esperto in Analisi delle reti e tale progetto prese il via quando la Hack era ancora in vita.

Iniziò come cartone animato e si sviluppò poi attraverso varie modalità, dal format televisivo presentato da TV internazionali e nazionali (tra cui Leonardo TV e Marcopolo di Sky) a rappresentazioni teatrali, fino a giungere alla formula attuale, un cd di canzoni scritte e musicate da Santarelli. A tessere le fila dello spettacolo sarà un dialogo tra Valentina De Iuliis, voce narrante che personifica La Scienza e Santarelli, che prenderà forma attraverso il racconto della storia dell'universo, liberamente tratto dai libri scritti a quattro mani da quest'ultimo e dalla Hack.




Gabriella Pitacco Prestelli - Vergine della Tenerezza - tempera all'uovo su tavola cm.40x30 2009 Gabriella Pitacco Prestelli - Arcangelo Gabriele - tempera all'uovo su tavola cm.40x30 2015 Gabriella Pitacco Prestelli: La gioia del colore e del silenzio
10 febbraio (inaugurazione ore 18.30) - 05 marzo 2016
Sala Comunale d'arte di Trieste

La mostra presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni è composta da una sequenza di icone realizzate secondo la tecnica antica negli ultimi anni. A Trieste, in uno studio arroccato sul colle di San Vito, rutilante di colori, di smalti, polvere d'oro e d'argento - scrive Marianna Accerboni - lavora una pittrice dagli occhi azzurri e dal sorriso sempre pronto. Gabriella Pitacco Prestelli dipinge nel silenzio, con certosina pazienza, con molta tenacia, talento e accuratezza, immagini luminose e narrative, ricche di cromatismi brillanti ma spesso delicati, avvalendosi di una tecnica filologica e antica per quanto riguarda l'icona e interpretando in modo personale, ma aderente alla tradizione, quest'arte, che assume la propria fisionomia nel V secolo e si configura come una rappresentazione filosofica e squisitamente simbolica del Sacro.

Redatta per altro secondo rigidi canoni estetici e tecnici, millenari e ben precisi, che fanno riferimento alla teologia e al mondo naturale, da cui provengono tutti i materiali usati per la realizzazione dell'opera. Inoltre va tenuto presente che l'icona trasmette un particolare messaggio teologico per mezzo del linguaggio iconico espresso dai colori utilizzati dall'artista. Elementi culturali e tecnici questi, di cui uno spirito contemporaneo come quello della Pitacco Prestelli sa offrirci una versione nella quale s'intrecciano amore, dedizione e virtuosismo, determinanti per la riuscita dell'icona, "luogo in cui il mistero si fa presente". Va però sottolineato che lo spirito curioso ed eclettico della Pitacco ha travalicato più volte l'esperienza questa particolare esperienza tecnico-artistico-religiosa per approdare ad altre tematiche pittoriche come per esempio le nature morte di fiori, che nella loro elegante luminosità e negli accordi cromatici soavi ci riconducono ugualmente all'armonia del creato.

Gabriella Pitacco Prestelli, triestina, laureata in lingue e letterature straniere all'Università Ca' Foscari di Venezia, è iniziata alla pittura dal maestro Nino Perizi alla Scuola Libera di Figura del Museo Revoltella e in diversi stage en plein air. Si appassiona quindi alla complessa arte dell'icona, approfondendone lo studio con maestri di livello internazionale. Successivamente ritorna allo studio della pittura figurativa di tema libero con il pittore Livio Možina. Ha partecipato a numerose e qualificate mostre collettive e personali di prestigio. Tra queste ultime, ricordiamo il successo delle esposizioni alla Pinacoteca di Aquileia, al Chiostro quattrocentesco del Tempio di S. Lorenzo (Vicenza), Museo Haus Wassermann (Villabassa, Bolzano), Castello di Monguelfo (Bolzano), Sala del Giubileo (Trieste). Sue opere di tema sacro sono presenti nella chiesa Madonna del Mare di Trieste e nel refettorio del Convento Sacro Cuore di Saccolongo (Padova).




Delphi Morpurgo - Trieste (Italia) - Dispersi - olio su tela cm.100x100 2014 Florian Napetschnig - Liceo artistico BRG Viktring, Klagenfurt (Austria) - Non dimenticare - acrilico su tela cm.60x80 2015 Fabio Benatti - San Giovanni al Natisone, Udine (Italia) - Podgora - legno di noce cm.130x130 2014 Incontro sulla mostra "Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra"
11 gennaio 2016, ore 09.30
Associazione Giuliani del Mondo - Trieste

Vivace e articolato incontro nella sede dell'Associazione Giuliani nel Mondo a Trieste per fare il punto sulla mostra Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra, prorogata per il grande successo fino alla fine di gennaio all'Ufficio di collegamento della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles. Il Presidente Dario Locchi ha ricordato come il circolo della capitale belga sia uno dei più attivi e abbia trovato una formidabile alleata in Marianna Accerboni, ideatrice e curatrice della rassegna, che da anni collabora con l'Associazione.

"E' stato un piacere darle una mano per la mostra a Trieste, che è risultata un grandissimo successo di cui la ringraziamo molto" ha detto Locchi "Mi complimento anche per l'idea di unire alla mostra di Dominioni la presenza di giovani artisti italiani, austriaci e sloveni, cui farà seguito uno scambio con artisti belgi a Trieste e a Gorizia: un'iniziativa che s'incornicia non solo nell'ambito dell'attività dei Giuliani nel Mondo e del Circolo di Bruxelles, ma anche in quello dell'anniversario della Grande Guerra. E in tale contesto è stato fatto un interessante parallelo fra quanto accaduto sul fronte dell'Yser e sul fronte dell'Isonzo".

Nel ringraziare vivamente per la fiducia accordata e per il fondamentale sostegno il presidente, il direttore Fabio Ziberna e il Circolo di Bruxelles con il presidente Flavio Tossi, Accerboni ha ricordato che il progetto dedicato al grande architetto-artista-scrittore e combattente, si svolge in tre fasi: Gorizia, Trieste e Bruxelles, città in cui le tre tappe all'Istituto Italiano di Cultura, all'Ufficio di collegamento della Regione FVG e alla Maison de la Jeunesse di Woluwe-St-Lambert hanno riscontrato grande consenso presso un pubblico cosmopolita. Accerboni ha poi aggiunto di aver ideato tale progetto espositivo con lo specifico obiettivo di creare un ponte di conoscenza tra il fronte dell'Isonzo e quello dell'Yser, non molto noto ai più, nell'ambito del quale si pone anche l'installazione di luce, parole e musica, ispirata al fronte dell'Isonzo e presente sia nell'allestimento della mostra di Trieste che di Bruxelles.

"La mia idea" ha proseguito Accerboni "di agganciare la pittura di giovani triestini, friulani, austriaci e sloveni sulla Grande Guerra a quella di Dominioni che, ventenne, dipingeva dalle trincee del Carso, è stata un pensiero contemporaneo, perché l'arte va sempre attualizzata affinché l'evento risulti più interessante. Perciò ho invitato 24 giovani artisti, in parte selezionati all'ultima Biennale Internazionale d'arte del Nord Est europeo 'Dario Mulitsch', a comporre la Sezione Giovani intitolata Cent'anni dopo. "Tale mostra nella mostra troverà il suo seguito nello scambio con i coetanei belgi, ospitati nel 2016 alla Biblioteca Statale Isontina a Gorizia e nel Palazzo del Consiglio regionale di Trieste, identificandosi ancora una volta nell'attuazione di un ponte di conoscenza fra fronte isontino e fronte belga.

La mostra dei giovani" ha concluso l'architetto "è stata inaugurata alla Maison de la Jeunesse di Woluwe-St-Lambert a Bruxelles alla presenza delle aut orità belghe e poi trasferita nella sede della Regione FVG. L'entusiasmo per la figura di Dominioni ha poi suggerito alle istituzioni belghe di richiedermi la realizzazione di una mostra dedicata al tema 'Dominioni e la 2° guerra mondiale', per insegnare ai giovani, attraverso la figura di un grande italiano, la storia: evento da realizzarsi l'8 maggio prossimo, data in cui in Belgio si festeggia la fine del 2° conflitto. Una proposta che mi ha molto inorgoglita" ha concluso Accerboni "Ma non solo, in seguito alla mostra, è in via di composizione, con le istituzioni belghe e grazie all'instancabile attività di Flavio Tossi, un programma biunivoco di scambi artistico-culturali fra la nostra regione e il Belgio. Il ponte di conoscenza dunque continua".

Presenti all'incontro anche l'artista friulano Fabio Benatti e i triestini Noa Salonicchio e Matteo Urbano del Liceo artistico Nordio di Trieste, che assieme ai loro compagni Chiara Bianco e Ivan Santini espongono a Bruxelles e che hanno spiegato con profondità ed entusiasmo il significato delle loro opere. Espongono nella capitale belga anche i triestini Delphi Morpurgo e Gastone Bianchi, gli sloveni Luka Carlevaris, Matija Kos, Tami Kenda e Maja Koder (Gimnazija di Nova Gorica), i goriziani Giacomo Zorba, Carlo Nargiso, Anna Olivotto, Rossella D'Andrea, Audrey Di Fede, Margherita Avvisati, Ilaria Humar, Alessandra Tirel, Samuele Snidero, Alessia Zilli (Liceo artistico Max Fabiani) e gli austriaci Anna Ljubas, Florian Napetschnig, Nicole Quantschnig e Laura Legat (Liceo artistico BRG Viktring di Klagenfurt).

Nel ricordare gli ottimi rapporti che l'AGM intrattiene anche con le associazioni che si occupano degli immigrati friulani, Locchi ha concluso sottolineando il rapporto di collaborazione esistente tra l'AGM e l'Ufficio di collegamento della Regione FVG a Bruxelles in base a un accordo firmato a suo tempo con il Presidente della Regione Illy per l'utilizzo di tale sede. La mostra, organizzata dall'Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste e Bruxelles in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura della capitale belga e con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, rientra nel Programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della prima Guerra mondiale.




Fabio Colussi - Canal Grande - olio su tela cm.40x80 2014 Fabio Colussi - Pescatori - olio su tela cm.40x60 2015 Fabio Colussi: Luce
05 dicembre (inaugurazione ore 19.15) - 31 dicembre 2015 (prorogata al 31 gennaio 2016)
Salone d'Arte Contemporanea - Trieste

* 09 gennaio 2016 visita guidata

Dopo la mostra Venice forever alla Galleria Melori & Rosenberg di Venezia (27 settembre - 04 ottobre 2015), il pittore triestino Fabio Colussi, con l'introduzione sul piano critico dalla curatrice Marianna Accerboni, presenta più di una ventina di oli su tela inediti, realizzati con grande maestria dall'artista soprattutto nel 2015.

"In questa rassegna" - scrive Marianna Accerboni - "Colussi ricostruisce con delicata e calibrata vena lirica il fascino del mare di Venezia e della laguna, accostandolo a quello della sua città, Trieste. La medesima, sottile inclinazione neoromantica, intrecciata a una personale e sensibilissima vena cromatica, caratterizzano le marine veneziane e quelle triestine. Memore di una vena neoclassica, che appartiene culturalmente a Trieste, l'artista prosegue in modo del tutto personale l'antica tradizione di pittori e vedutisti attivi a Venezia nel ‘700 quali Francesco Guardi e Canaletto, vicino al primo per ispirazione poetica e al secondo per l'interpretazione più razionale dei luoghi.

Ma, agli esordi, Colussi ha guardato anche ad altri pittori e vedutisti, in questo caso giuliani, come Giuseppe Barison, Giovanni Zangrando, Ugo Flumiani e Guido Grimani, tutti in un modo o nell'altro legati alla grande tradizione pittorica ecoloristica veneziana, che rappresentava un importante punto di riferimento, nel secondo ottocento e nel primo novecento, accanto all'Accademia di Monaco, per gli artisti triestini. Altro fulcro fondamentale fu infatti per loro anche la cultura austro-tedesca. E non a caso nelle opere di molti di questi compare spesso una luce azzurro-grigia, che più che un colore rappresenta un'atmosfera, una sorta di evocazione di quello sturm und drang (tempesta e impeto), che nel mondo germanico pose le basi del Romanticismo.

Punti di riferimento che costituiscono delle interessanti chiavi di lettura della pittura di Colussi, in particolare per quanto riguarda la sua interpretazione del tema della veduta marina, che l'artista rivisita attraverso intuizioni, luminosità e ispirazioni che alludono istintivamente anche alla cultura visiva mitteleuropea. Oggi poco più che cinquantenne, il pittore è riuscito così nel corso del tempo a comporre una propria maniera intensa e precisa, ma nel contempo sobria ed essenziale. Che fa vivere il paesaggio soprattutto della luce (diurna o notturna che essa sia), ottenuta attraverso ripetute e raffinate velature e un cromatismo deciso ma morbido.

Equilibrio e sensibilità caratterizzano i suoi dipinti, nei quali Colussi sa legare molto armoniosamente il linguaggio del passato con le esigenze di linearità di quello moderno. Ne escono delle vedute marine spesso intrecciate a luminosi paesaggi urbani, composizioni che poggiano la loro veridicità sulla storia e sulla luce, in cui le antiche e raffinate architetture si fondono con un cielo e un mare intensamente azzurri, mentre le lagune riflettono, sempre attraverso la luce, la pace e l'atarassia che pervade quei luoghi.

Fabio Colussi (Trieste, 1957) è in un certo senso autodidatta, poiché si è formato studiando i grandi pittori triestini quali Barison, Zangrando, Flumiani e Grimani. Dipinge i primi acquerelli, i temi sono paesaggi, boschi e figure realizzati anche a pastelli a cera; più tardi approccia la tempera e l'acrilico, per poi passare nei primi anni novanta all'olio su tela e su tavola, tecnica ora prediletta, che non ha più abbandonato. Per realizzare i suoi dipinti, trae spunto dagli schizzi annotati su un taccuino che porta sempre con sé e che talvolta sono implementati, per quanto riguarda le architetture, da appunti fotografici. Colussi è presente con le sue opere in collezioni private in Italia e all'estero (Stati Uniti, Germania, Spagna e Australia). Ha esposto a livello nazionale ed europeo.




Paolo Barozzi con Gillo Dorfles Da Duchamp agli happening
Articoli pubblicati su «Il Mondo» di Pannunzio e altri scritti

di Paolo Barozzi, con prefazione di Gillo Dorfles

Presentazione libro
15 dicembre 2015, ore 18.30
Galleria Milano - Milano

* Interverranno assieme all'autore: Gillo Dorfles, Marianna Accerboni, Jean Toschi Marazzani Visconti, Ottavio Pinarello.

Gli articoli - ma sarà ben più giusto definirli "saggi" - che Paolo Barozzi scrisse per le pagine de «Il Mondo» e altre importanti riviste come «Comunità», «Nuovi Argomenti», «Domus», «L'illustrazione italiana», ecc. negli anni Sessanta e che sono ora raccolti in un volume, costituiscono oggi qualcosa di molto più impegnativo e stimolante di un semplice reportage artistico di quel periodo, perché ci offrono - ormai storicizzato dal tempo - un panorama davvero imprescindibile circa un periodo, soprattutto per me talmente denso di eventi culturali, da costituire una vera e propria sintesi di quell'epoca "eroica" per gli sviluppi dell'arte contemporanea. (...) (Gillo Dorfles)

Paolo Barozzi nasce a Venezia da un'antica famiglia di antiquari. Negli anni Sessanta lavora per due anni negli Stati Uniti, a Dallas, da Neiman-Marcus, dove gestisce la galleria della Marlboro di Roma. Tramite Leo Castelli e Marta Jackson entra in contatto con alcuni dei maggiori artisti americani come Rauchenberg, Jasper Johns, Cy Twobly, Allan Kaprow, Andy Warhol, ecc. Al rientro a Venezia diventa l'assistente di Peggy Guggenheim, svolgendo varie mansioni tra cui quella di gestire la galleria a Palazzo Venier dei Leoni adiacente alle due sale allora dedicate alle opere di Jackson Pollock.

Nel 1966 oltre al lavoro alla collezione di Peggy Guggenheim apre una propria galleria a Venezia alla Salute. Inizia con una grande mostra di scultura nella quale espone opere dei maggiori scultori del tempo da David Smith a Gio e Arnaldo Pomodro, e mostre personali di Pietro Dorazio e Gastone Novelli. Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni settanta si reca spesso a New York. In Italia si divide tra Venezia e Milano con la sua attività di gallerista, esponendo opere di alcuni dei protagonisti dei movimenti storici della nostra epoca: pop art, optical art, land art, arte povera, concettuale, ecc. E' scrittore, giornalista e traduttore.




"Cent'anni dopo"
03 dicembre (inaugurazione ore 19) - 17 dicembre 2015
Maison de la Jeunesse - Bruxelles

Dopo il successo ottenuto in prestigiose sedi istituzionali a Gorizia e Trieste, città italiane emblematiche della Grande Guerra, e l'inaugurazione all'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles e nella sede della Regione Friuli Venezia Giulia della capitale belga, la mostra "Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra", ideata e curata dall'arch. Marianna Accerboni, prosegue il proprio itinerario belga alla Maison de la Jeunesse di Woluwe-St-Lambert di Bruxelles con una rassegna, completamente dedicata alle nuove generazioni.

Per sottolineare il rapporto tra l'immaginario bellico di un secolo fa, impersonato da Caccia Dominioni, architetto-pittore-scrittore e soldato (Nerviano - Milano, 1896 - Roma, 1992), e quello contemporaneo e poiché tutto il progetto espositivo è particolarmente dedicato ai giovani, sia come fruitori che come attori, vi sono esposte opere di giovani artisti triestini, goriziani, del Friuli Venezia Giulia, austriaci e sloveni sul tema della Grande Guerra, con l'intento di suscitare e sollecitare, mediante tale confronto artistico, anche una riflessione etica e sociale su un tema così doloroso. Una buona parte di tali lavori erano stati precedentemente selezionati nell'ambito dell'ultima Biennale Internazionale d'arte dedicata al goriziano Dario Mulitsch, indimenticata figura di promotore e mecenate.

Le opere in mostra sono state realizzate dai giovani autori liberamente e secondo varie tecniche nell'ambito della frequentazione del Liceo artistico E. e U. Nordio di Trieste, del Max Fabiani di Gorizia, del liceo artistico BRG Viktring di Klagenfurt (Austria) e del Gimnazija di Nova Gorica (Slovenia) e qualcuno anche in modo indipendente. Espongono Chiara Bianco, Noa Salonicchio, Matteo Urbano, Ivan Santini, Gastone Bianchi, Delphi Morpurgo, Fabio Benatti, Giacomo Zorba, Carlo Nargiso, Anna Olivotto, Rossella D'Andrea, Audrey Di Fede, Margherita Avvisati, Ilaria Humar, Alessandra Tirel, Samuele Snidero, Alessia Zilli, Anna Ljubas, Florian Napetschnig, Nicole Quantschnig, Laura Legat, Luka Carlevaris, Matija Kos, Tami Kenda, Maja Koder.

Attraverso tali opere, eseguite con molta passione, sentimento, partecipazione poetica e con grande spirito critico nei confronti della guerra e del dolore causato dall'uomo, la curatrice ha voluto rappresentare l'immaginario artistico contemporaneo relativo alla Grande Guerra, che scaturisce appunto cent'anni dopo, dal momento che Caccia Dominioni combattè appena ventenne nel primo conflitto mondiale nella zona del Carso goriziano (allora Impero Austroungarico, oggi suddiviso tra Italia e Slovenia), dipingendo la guerra in diretta dalle trincee.

Facendo uso di acrilico, olio, acquerello, tecniche miste di varia composizione, collage, disegno, tempera, vernice spray ed esprimendosi attraverso la pittura, la fotografia e la scultura (in questo caso il bassorilievo), i giovani si sono avvalsi di un linguaggio in prevalenza espressionista figurativo o astratto, simbolico, a volte surreale, ma anche narrativo e tradizionale. La partecipazione a questa mostra di giovani provenienti da Gorizia e Trieste, dall'Austria e dalla Slovenia, fortemente coinvolte nel conflitto di allora con uomini e territori, è altamente simbolica.

Nel 2016 infatti, sempre nell'ambito della mostra su Caccia Dominioni, il mio progetto prevede che la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia e una prestigiosa sede istituzionale di Trieste ospitino un'esposizione di opere di giovani artisti belgi dedicata al tema del 1° conflitto mondiale. L'auspicio del progetto è appunto che, dal confronto intellettuale, artistico e culturale tra le giovani generazioni di vari paesi europei, contrapposti cent'anni fa nella Grande Guerra sul fronte delle Fiandre e dell'Yser e su quello dell'Isonzo, possa consolidarsi, attraverso l'arte, una coesione e una corrispondenza di sentimenti e d'intenti, volte consapevolmente alla pace, all'amicizia e all'interscambio tra i popoli.

E che si possa creare nel contempo un ponte di conoscenza fra il fronte dell'Isonzo e quello dell'Yser, attualmente non molto noto, aspetto che rappresenta, accanto al messaggio rivolto ai giovani, uno dei principali motivi conduttori e delle prime finalità del mio progetto espositivo. A tal fine è stata creata per la mostra anche un'installazione multimediale di luce, parole e musica, ispirata al fronte italiano dell'Isonzo e presente sia nell'allestimento della rassegna di Trieste che di Bruxelles, per divulgare la conoscenza del Sacrario e della Stazione di Redipuglia (Gorizia), da poco trasformata in Museo multimediale della 1° guerra mondiale, quali luoghi della memoria della Grande Guerra, e per informare il pubblico internazionale sull'attività culturale e turistica, sulle escursioni e rievocazioni storiche e di costume in tema, curate dall'Associazione Sentieri di Pace - Pro Loco Fogliano Redipuglia.

La rassegna si pone quindi, attraverso tale approfondimento sul rapporto tra il fronte delle Fiandre e dell'Yser e quello dell'Isonzo e la liaison espositiva con il Belgio, oltre che sotto il profilo culturale anche sotto quello turistico, quale motivo d'incremento per il cosiddetto turismo di guerra dall'Europa verso il Friuli Venezia Giulia. La mostra, è organizzata dall'Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste e di Bruxelles.




Alessandro Calligaris - La roulette del tempo - olio su tela cm.133x74 2014 Alessandro Calligaris - Tempo prezioso - olio su tavola cm.50x70 2014 Alessandro Calligaris: Temporanea-mente
05 dicembre (inaugurazione ore 18) - 22 dicembre 2015
Sala Comunale d'arte di Trieste

Personale del pittore Alessandro Calligaris presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni: in mostra una sequenza di dipinti realizzati soprattutto a olio su tavola e su tela negli ultimi anni.

"Il concetto di tempo e il suo mistero" - scrive Marianna Accerboni - "hanno sempre rappresentato, fin dall'antichità, un motivo di dissertazione e di speculazione da parte di filosofi, scienziati, scrittori e poeti, ma... raffigurare tale tema sotto il profilo visivo è senz'altro operazione complessa e perigliosa. Alessandro Calligaris, abbandonata la pittura a olio e spatola, espressa attraverso un linguaggio di gusto impressionista, e, sollecitato anche da eventi personali, si dedica da alcuni anni con grande intensità e passione all'interpretazione pittorica del tempo.

Avvalendosi di un lessico dai luminosi e vivaci contrasti cromatici, compone inedite, accurate e personalissime metafore, nelle quali la rappresentazione dello scorrere di ore e minuti, cioè della nostra esistenza, è supportata da intuizioni surreali e simboliche, sottolineate da accenni iperrealisti e da notevoli spunti scenografici, spesso di lontana ispirazione barocca, che aumentano il fascino e la suggestione di queste invenzioni pittoriche inusuali e coinvolgenti. Sovente, nelle opere di Calligaris, il dettaglio dimostra inoltre una notevole sensibilità da artista miniaturista, come accade per esempio nell'olio su tavola Attraverso il tempo.

Non c'è tuttavia nulla di antico nei suoi lavori, ma vi aleggia invece il sapore della sperimentazione tematico-simbolica e della libertà, racchiuse in un'ideale rappresentazione - è quasi singolare affermarlo - senza tempo, che in mostra sarà esplicata, opera per opera, dalle didascalie poetiche composte dall'artista stesso. Da notare inoltre che i dipinti travalicano spesso il supporto della tela, coinvolgendo anche la cornice, che diventa essa stessa parte del quadro, e favorendo un effetto d'immersione del fruitore nell'allusione della terza dimensione. Speciali infine si rivelano anche i leitmotiv che connotano, come dei mantra, quasi tutti i suoi lavori sul tema: l'immagine di un orologio e delle mani, la parola tempo inserita nel titolo e il numero 12. Per tentare di decrittare un enigma attraverso una riflessione che ci coinvolge tutti."

Alessandro Calligaris (Monfalcone, Gorizia 1960) si è formato, fra gli altri, con il maestro Livio Možina e alla Scuola del Vedere di Trieste con i pittori Raffaella Busdon, Christian Hache e Luca Vergerio e grazie alla collaborazione con altri artisti, tra cui Luciano Olivieri e Francesco Mancini. E' anche fine decoratore e autore di murales. Ha esposto in Italia in qualificate mostre personali e collettive e partecipato a numerosi concorsi ed ex tempore, suscitando ampio consenso.




Loredana Riavini - Notturno in piazza Catterini, 10 ottobre 1917 - disegno su carta cm.50.1x34 Loredana Riavini - Uniformi dei Pontieri. 14a e 16a Compagnia - IV Genio Pontieri 1916 - disegno su carta cm.28.8x19 Loredana Riavini - Ronchi, sera del 13 ottobre 1917 - disegno su carta cm.49.7x34 Loredana Riavini: Il passato è presente
12 novembre (inaugura ore 18.30) - 30 novembre 2015
Sala Comunale d'arte di Trieste

Personale del pittrice triestina Loredana Riavini presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni: in mostra una ricca sequenza di acrilici su tavola con finitura in gommalacca, realizzati tra il 2011 e il 2015. In questa rassegna - scrive Marianna Accerboni - la Riavini, che ha un bagaglio professionale e una tecnica pittorica personale, molto consolidata e accurata, ci offre delle soluzioni pittoriche e compositive nuove e attraenti. L'artista, notissima per le sue intense facciate di vecchie case istriane e carsiche, che emanano il fascino e il profumo del tempo, entra ora in queste semplici ma umanissime dimore, riproponendone l'atmosfera, ma animandone talvolta gli interni attraverso la presenza di qualche personaggio oppure di oggetti d'epoca, come le vecchie cucine e i candidi pizzi, che parlano di un antico quotidiano, mentre i suoi interessi pittorici si aprono ora pure al mare.

Ed ecco in mostra, a sorpresa, anche questo nuovo tema, finemente esplicitato attraverso l'elegante rappresentazione d'intrecci di reti che, come pensieri o memorie, diventano i nuovi protagonisti della sua pittura. Sempre morbida e seducente appare poi la tavolozza cromatica, che oscilla dal rosa antico, al verde, a diversi e luminosi toni del bruciato e dell'ocra, fino ad arrivare all'avorio chiarissimo e al bianco, con intersezioni di motivi decorativi fiorati, semplici e femminili, che si rapportano al passato e ti scaldano il cuore. Di particolare interesse appaiono poi le superfici materiche, che risultano più accentuate rispetto al passato e ripropongono il fascino dei vecchi muri, in cui stratificazioni di molteplici epoche e vite vissute sono rappresentate dall'artista con grande perizia e sensibilità, secondo i parametri di un'arte eseguita con la paziente accuratezza dei modi antichi nel preparare il fondo (con gesso e colla caravella) e nello stendere alla fine la gommalacca, nobilitando in tal modo un mezzo contemporaneo come l'acrilico.

Ricompaiono qui, soprattutto nelle opere di piccola dimensione, degli spunti che in parte rievocano la pittura popolare veneziana di fine Ottocento, che ebbe tra i suoi protagonisti Giacomo Favretto ed Ettore Tito, ma che la Riavini reinterpreta in una chiave di lettura senza tempo, di sottile ispirazione postimpressionista, sostenuta anche da finezze tecniche apprese all'Istituto Statale d'arte Nordio di Trieste sotto la guida di maestri quali per esempio Riccardo Bastianutto per le tecniche pittoriche, Dino Predonzani per la progettazione decorativa delle navi, Girolamo Caramori per l'incisione, Ugo Carà per la plastica, Ladislao De Gauss per il disegno dal vero ecc. Protagonisti dell'arte che hanno affinato il suo naturale talento artistico, consentendole di esprimersi con grande perizia sia come pittrice che decoratrice di navi, d'interni e di oggetti, componendo un universo pittorico personale e riconoscibilissimo, delicatamente poetico, che attrae con naturalezza il fruitore, donandogli il ritmo del respiro antico e naturale dei pensieri, delle cose e della vita.




La bellezza per la bontà - l'arte aiuta la vita
16 novembre - 30 novembre 2015
Sala del Giubileo - Trieste

La XVI edizione della mostra d'arte, organizzata a favore del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole Onlus, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore, e curata dall'architetto Marianna Accerboni, sarà introdotta da Benedetta Moro. Alla rassegna, accompagnata da un esaustivo catalogo, prendono parte 23 artisti tra pittori triestini, di altre città italiane e stranieri. Espongono Alda Baglioni, Ferruccio Bernini, Annie Blanchi, Valerie Bregaint, Nora Carella, Bruna Daus, Elsa Delise, Carolina Franza, Fulvio Dot, Carla Fiocchi, Holly Furlanis, Paola Martinella, François Piers, Dante Pisani, Marta Potenzieri, Alice Psacaropulo, Erika Stocker, Angelo Salemi, Carlo Sini, Antonio Sofianopulo, Ann Tudor Walters, Livio Zoppolato, Elvio Zorzenon.




"L'arte attraversa vittoriosamente la vita"
13 novembre (inaugurazione ore 18.30) - 19 novembre 2015
Sala Comunale di Trieste

In mostra una ricca e vivace sequenza di opere realizzate dagli ospiti della Residenza per anziani Ad Maiores e della Residenza Sanitaria Assistenziale Mademar, dirette da Tiziana Kert e Claudio Berlingerio. I lavori esposti, variegati come tema e taglio stilistico, risultano molto interessanti e talvolta divertenti, forse perché realizzati assieme e in grande armonia con gli allievi del Liceo artistico "E. e U. Nordio" e la collaborazione dell'Associazione Amici del Venerdì, coordinati dall'artista Claudio Sivini. Iniziativa questa, molto lodevole e interessante, anche perché poi le opere saranno esposte nelle Residenze, in sostituzione di quelle presenti nel corso degli anni a firma dei prestigiosi artisti triestini aderenti all'Associazione stessa.

Inoltre durante la vernice sarà presentato il calendario artistico 2016 con i lavori elaborati dagli ospiti delle residenze nel corso del Progetto. Quest'ultimo ha avuto per altro così tanto successo, che si ripeterà anche nell'anno scolastico 2016/17, sempre nell'ambito delle attività afferenti al Progetto di Volontariato dell'Istituto "Nordio". In base agli accordi presi con la direzione di quest'ultimo e con i referenti del Progetto, alcuni allievi saranno infatti presenti settimanalmente alla "Ad Maiores" e alla "Mademar", negli ambienti messi gentilmente a disposizione dalla direzione, per realizzare ancora, insieme alle persone che vivono nelle Residenze e con la partecipazione degli artisti del gruppo "Amici del Venerdì", vari elaborati.

Perché l'energia, quand'è molteplice, diventa sinergia. E così, anche quando fuori pioverà o sarà buio, nelle residenze i colori dell'arte illumineranno le menti e gli spazi, stimolando intuizioni e sensazioni anche attraverso tecniche diverse dalla pittura, come la scultura, con il piacere della matericità e della manualità, e la tecnica a sbalzo. Come ebbe a dire Sergio Molesi nella presentazione di una mostra dedicata ai 50&PIÙ, ideata dalla dottoressa Tiziana Kert e allestita alla Fiera di Trieste nel 1991, "L'arte attraversa vittoriosamente la vita".




Paolo Caccia Dominioni
Bruxelles, 03 novembre - 23 dicembre 2015

In tre sedi istituzionali la terza tappa dell'itinerario espositivo, ideato e curato dall'arch. Marianna Accerboni, che svela il poliedrico e straordinario percorso creativo e di vita di Paolo Caccia Dominioni (Nerviano, Milano 1896 - Roma 1992), grande architetto-artista-scrittore e soldato.

Dallo 03 al 17 novembre, all'Istituto Italiano di Cultura - Bruxelles focus su L'uomo, le architetture, il segno, la scrittura attraverso una selezione di dipinti, disegni, documenti, progetti, libri, testimonianze e oggetti rari del grande architetto. Il vernissage sarà preceduto alle ore 19 dal Concerto Musica su due fronti, nel cui ambito il soprano Veronica Vascotto e la pianista Cristina Santin eseguiranno brani ispirati alla 1° Guerra mondiale di autori di varie nazionalità.

Dal 19 novembre al 23 dicembre (prorogata a fine gennaio 2016), all'Ufficio di collegamento della Regione FVG, focus sul tema Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte dell'Isonzo. La guerra in diretta attraverso l'esposizione delle splendide tempere dipinte dall'artista nelle trincee isontine (collezione Musei Provinciali di Gorizia). Il vernissage sarà preceduto da una Tavola rotonda (prof. Marco Mondini, Università di Padova, prof. Emmanuel Debruyne, Université Catholique de Louvain) volta a mettere in parallelo il fronte dell'Isonzo e quello belga (Yser, Ypres).

Dallo 03 al 17 dicembre, la mostra Cent'anni dopo alla Maison de la Jeunesse con opere di giovani artisti del FVG, austriaci e sloveni sulla Grande Guerra, per un confronto tra l'immaginario artistico di Dominioni e quello contemporaneo nell'ambito di un più ampio progetto di scambio di giovani artisti (Friuli Venezia Giulia-Belgio). Nel 2016, sempre nell'ambito della mostra su Caccia Dominioni, la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia e una prestigiosa sede istituzionale di Trieste ospiteranno infatti un'esposizione di opere di giovani artisti belgi dedicata al tema del 1° conflitto mondiale.

"Mi è parso particolarmente interessante creare con questa mostra, attraverso le conferenze dello studioso Alessandro Gualtieri e le composizioni inedite di Silvio Donati, un ponte storico-culturale tra il nostro fronte dell'Isonzo e quello dell'Yser, e farlo proseguire a Bruxelles", ha precisato Marianna Accerboni. "Dominioni infatti è passato alla storia soprattutto per le sue affascinanti cronache pittoriche e letterarie dal fronte del 1° e 2° conflitto mondiale e per la creazione del Sacrario di El Alamein in memoria dei caduti italiani in Africa settentrionale. Rappresenta dunque un personaggio simbolo, dal quale partire per approfondire l'analisi tra il fronte italiano e quello belga".

Il percorso espositivo analizzerà la sua intensa attività creativa, svolta dalla giovane età fino al lungo periodo goriziano: dalla fine degli anni '50 alla seconda metà degli anni '80, Dominioni visse a Gabria (Gorizia) nella stessa casa (di cui acquistò l'ultimo piano), trasformata nel 1° conflitto mondiale in infermeria, dove, ferito, era stato allora soccorso. Figlio del suo tempo, l'architetto pittore partecipò alle principali guerre europee del secolo, combattendo fino al '45 con spregio del pericolo ma senza mai ombra di fanatismo. Nell'anniversario della 1a guerra mondiale, che lo vide presente sul Carso goriziano dal 1917 al '18, la mostra appare quanto mai opportuna nell'approfondire questa straordinaria e modernissima figura di artista e d'intellettuale, che, da cronista imparziale e con affascinante, inconfutabile talento, ha saputo raccontare e interpretare la storia attraverso l'arte visiva e la scrittura.

Nelle trincee isontine iniziò a disegnare con spirito innovatore, che nulla aveva da invidiare al coevo Schiele. Come architetto abbracciò dopo la 1a guerra mondiale il linguaggio del razionalismo, quindi capì subito dove stava andando nel mondo la creatività. Egli fu moderno anche dal punto di vista dell'ecologia: propose infatti un progetto per un Villaggio turistico a Riva dei Tessali (Taranto), realizzato in funzione del rispetto dell'ambiente, cioè della pineta e non viceversa, in un'epoca, gli anni '60, dove a tutti era consentito costruire tutto.

Egli fu anche antesignano sul piano sociale: infatti gli Ascari" ha concluso Accerboni "soldati di colore dell'Africa coloniale italiana, furono da lui trattati come amici e non sottoposti, anche Dominioni apparteneva a una famiglia dell'alta nobiltà italiane ed era figlio di un ambasciatore plenipotenziario del Regno". Amatissimo da tutti, dopo la battaglia di El Alamein, riuscì a portare via il suo battaglione quasi intatto, perché studiava la strategia del terreno per evitare le trappole nemiche. La mostra, che rientra nel Programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della prima Guerra mondiale, è organizzata dall'Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste e di Bruxelles in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura della capitale belga.




- Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra

"Dal Carso a El Alamein"

17 ottobre 2015, ore 11.30
Biblioteca Statale Stelio Crise - Trieste

Visita guidata alla mostra, condotta dalla curatrice Marianna Accerboni, sul filo delle letture da parte dell'attore Marcello Crea di versi di Giuseppe Ungaretti, composti dal grande poeta sul Primo conflitto mondiale, che lo vide, come Dominioni, combattente volontario sul Carso isontino. Qui scrisse la sua prima raccolta di poesie, intitolata Il Porto Sepolto, interpretando la guerra come un momento di rigenerazione e, allo stesso modo di Dominioni, senza retorica. Marcello Crea leggerà anche, per la regia di Accerboni, delle cronache in diretta dell'architetto-artista-scrittore dalle trincee dal Carso alla campagna d'Etiopia tratte da vari libri, tra cui 1915-1919, Ascari K7, 1935-1936, El Alamein, Le trecento ore a Nord di Qattara e stilate con il consueto stile giornalistico. Regista e scrittore, Crea ha lavorato in produzioni televisive e teatrali, è autore con Paolo Magris del libro su Carlo Michelstaedter Come fosse l'ultimo. Da segnalare che, nel corso della mostra sono emerse diverse novità riguardanti la vita e l'attività di Dominioni accanto disegni inediti, tra cui quelli dedicati agli interni della casa di Gabria.

Presentazione mostra




Luisia Comelli Lalovich - Sognando la Barcolana - olio su faesite cm.163x50 2000 Luisia Comelli Lalovich - Vele all'orizzonte - olio su tela cm.70x50 1996 Luisia Comelli Lalovich: I colori della mia vita
03 ottobre (inaugurazione ore 18.30) - 21 ottobre 2015
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Mostra antologica della pittrice Luisia Comelli Lalovich introdotta da Marianna Accerboni con lettura delle opere di Giancarlo Bonomo. In esposizione una trentina di oli su tela e su tavola realizzati dal 1953 a oggi accanto a xilografie degli anni '50. "Un espressionismo" - scrive Marianna Accerboni - "solare e intenso rappresenta la cifra determinante della pittura di Luisia Comelli Lalovich, il cui filo conduttore è sostanziato dalla luce, da un acceso cromatismo, da un segno morbido ma deciso e da quel blu onnipresente, che rammenta la natura di mare e di cielo, in cui si colloca l'esistenza quotidiana e di lavoro dell'artista. Le sue opere sono una continua sorpresa e scoperta.

Luisia, in arte Luis, apre il prezioso scrigno della propria creatività e ne escono, quali doni variegati e coinvolgenti, dipinti realizzati d'istinto, ma dietro i quali s'intuisce una meditata assimilazione dei valori umani della vita, che si esprime nei ritratti e negli autoritratti densi di carattere e di partecipazione, d'intuizione e di affondo psicologico, di rapida declinazione del proprio sentimento e del gesto pittorico nell'atto di raccontare una vita. Un istinto che l'accompagna - intelletto assorto e contemplativo - davanti al mistero del mare e dell'esistenza, recepita e affrontata con pacata padronanza delle situazioni e nel contempo con passione.

Ed ecco il paesaggio: mare, luna e cielo, avvolti dal vento ma anche dai fiori, gabbiani attenti come sentinelle del sentimento e il sogno di una luce stupenda, che prende spunto dalla realtà per sublimarsi e travalicarla. Attraverso l'energia del gesto e un cromatismo condotto istintivamente al limite del fauvismo, Luisia trae dalla cultura del gesto espressionista gli aspetti d'immediatzza, di libertà del fare pittorico, d'intensità e d'introspezione, tralasciando tuttavia il movente drammatico che caratterizzò le origini del movimento nl Nord Europa e innestando in tale tendenza pittorica ed emozionale un'armonia compositiva propria della cultura mediterrane, anche se un romantico sentire e una sottaciuta sensibilità poetica ci accompagnano con pudore verso l'orizzonte."

"Quando penso a Luisia Comelli" - scrive Giancarlo Bonomo - "mi piace citare la collocazione linguistica 'espressionismo cordiale' - coniata a suo tempo dal compianto Molesi, che ne apprezzò le doti pittoriche - per definire non solo la sua pittura pastosa, pacificante ed incisiva, ma anche un tratto umano fondamentale che la caratterizza, la cordialità appunto. Un aspetto che ha guidato sempre la sua vita ed è traducibile con quel sorriso fiducioso che illumina il volto dai tratti dolcemente esotici, e che trasmette serenità nonostante i momenti obliqui che sovente la vita dispone quasi per metterci alla prova. Nel cuore di Luisia ho sempre trovato la gioia sincera dell'incontro, la voglia di condividere l'irripetibilità di un attimo, di una sensazione.

Ma con la sincerità che solo il Cuore autentico conosce e fa trasparire negli infiniti bagliori di uno sguardo, di un'espressione distesa. Custodisco la memoria di tante occasioni ed appuntamenti d'arte in cui ho ritrovato questo insieme di percezioni, accorgendomi che, tutto sommato, l'arte stessa era solo un pretesto per poter vivere quell'unicità sincera che il tempo regalava hic et nunc. Ed è sempre stato stimolante, poi, ricercare queste peculiarità umane nei colori intensi delle sue 'paste' generose, nei movimenti del mare, nell'impeto dei venti. Ecco, in tanti momenti ho ritrovato Luisia anche lì, nella pennellata inattesa, curvilinea, determinata, in una sorta di corrispondenza animica, quasi l'arte fosse il suo 'Alter' non solo eloquente ma anche necessario per compiere la missione esistenziale.

Infatti l'arte rivela molto di chi la crea all'occhio che sa non solo guardare ma anche 'vedere' oltre, aldilà del reale e del preordinato. Nel nostro ambiente si dice che l'arte può salvare la vita di chi la produce o di chi la guarda. Non so se questo sia vero in assoluto ma, per certi versi, mi piace crederlo. Sicuramente per Luisia è stata una stella polare da seguire con incrollabile fiducia e rigoroso impegno, splendente in quel cielo immenso che Van Gogh - suo grande maestro di stile - ha saputo consacrare nella rappresentazione di brevi giorni e lunghe notti della sua tormentata vita."




Gianni Borta - Natura 1 - olio su tela cm.100x70 2014 Gianni Borta - Natura 3 - olio su tela cm.100x100 2014 Gianni Borta - Natura 4 - olio su tela cm.100x150 2014 La natura selvaggia di Gianni Borta
19 settembre 2015 (inaugurazione ore 18) - 02 ottobre 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Personale del pittore friulano che sarà introdotta dall'architetto Marianna Accerboni. In mostra più di una trentina di opere recenti - numerosi oli e alcune tecniche miste - ispirate ai molteplici viaggi dell'artista in tutto il mondo, alla ricerca della luce, della natura e dell'anima di quei paesi lontani: una pittura radiosa e solare, emblematica di quell'espressionismo di matrice mediterranea che rappresenta la cifra italiana e francese del movimento, al contrario del taglio introspettivo e drammatico che ne connotò le origini nel Nord Europa.

Un linguaggio istintivo e coinvolgente, attraverso il quale Borta reinterpreta in modo del tutto personale e nuovo la verve dei pittori Fauve (che tradotto significa selvaggi, per l'uso intenso del colore), componendo un universo cromatico e gestuale in cui, pur discendendo dall'informale americano, ha sempre cercato di mantenere un rapporto con la realtà, che negli ultimi tempi guarda tuttavia sempre più all'astrazione, dissolvendo l'immagine in allegorie cromatiche di grande fascino.

All'impeto dei Fauves, che accostavano, anche con sottile valenza simbolica, colori puri, dai quali scaturiva la luce, Borta, partito dalla narrazione dei temi agresti del Neorealismo friulano, tratti da una campagna intensamente amata, unisce infatti un trasporto gioioso e poetico che sfiora l'Informale, tendenza cui si era accostato nel corso di un viaggio negli Stati Uniti durante gli anni Settanta, senza tuttavia staccarsi completamente dalla realtà, sì da essere considerato autore oggi di un nuovo realismo. La mostra triestina rappresenta una sorta di preview della grande antologica che con la stessa tematica alla Chiesa di S. Francesco di Udine (25 settembre - 08 novembre 2015) in occasione dei 55 anni di attività artistica, traguardo che il pittore festeggia esponendo più di cento opere e presentando il volume fotografico La natura selvaggia di Gianni Borta.

Gianni Borta (Udine) ha iniziato a esporre nel 1961, ispirandosi ai temi neorealisti del mondo contadino friulano. Oggi è considerato uno dei più significativi artisti italiani della generazione di mezzo: ha al suo attivo 850 mostre e 165 personali allestite nelle principali città italiane e all'estero e 250 riconoscimenti, tra premi nazionali e internazionali, conseguiti in 50 anni di pittura. E' presente alle più importanti rassegne artistiche, dalla Quadriennale di Roma alla Biennale Internazionale della grafica di Lubiana e di Sapporo (Giappone), dall'Arte Fiera di Bologna all'Artexpo di New York, alla Kunstmesse di Basilea e alla Triennale Europea dell'Incisione di Villa Manin.

Numerose sue opere si trovano in edifici pubblici. Ha partecipato spesso a laboratori di ricerca internazionali e, quale relatore, a convegni culturali. Notevole è la sua attività anche come incisore, grafico e illustratore di libri, manifesti e riviste. Ha esposto recentemente a San Pietroburgo e al Dan Huang Art Museum di Pechino. La sua attività è documentata all'Archivio Storico della Biennale di Venezia e all'archivio per l'Arte Italiana del ‘900 a Firenze. Le sue quotazioni sono presenti su Artprice, leader mondiale dell'informazione. Per la sua intensa attività artistica, i temi trattati e l'originale verve pittorica, inizia a essere considerato un caposcuola.




Doris Dagostini - Alice - olio 2015 Mara Giorgini - Abbondanza - olio 2015 Il cenacolo di Livio Mozina
VI edizione, 22 agosto (inaugurazione ore 18) - 04 settembre 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

In mostra le opere realizzate nel 2014/2015 da 63 allievi del corso che il maestro tiene in Galleria. La rassegna, che sarà introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, propone dipinti di gusto figurativo, realizzati tutti a olio su tela o su tavola, ognuno dei quali rappresenta il quadro simbolo tra i molti realizzati nel corso dell'anno da ciascun artista. "Armonia e costanza sono i parametri che sostengono da anni la felice attività dell'Atelier che il pittore Livio Možina tiene negli spazi della Galleria Rettori Tribbio, nel cuore antico della città" - scrive Marianna Accerboni - "insegnando l'arte pittorica ad artisti di tutte le età e provenienti da diversi livelli di apprendimento. Qui il Maestro, grazie alla sua lunga esperienza e al temperamento amabile e umano, riesce a ricreare una sorta di 'isola felice', lontana dal fragore e dallo stress contemporanei, in cui s'intrecciano passione e qualità, tenacia e divertissement: un'osmosi, che trova nell'interesse per l'arte e nella collaborazione reciproca il suo fil rouge, ricreando in un certo senso quell'armonia che fu viva e costante nelle antiche scuole socratiche e platoniche della Grecia classica.

L'importanza attribuita alle regole basiche del disegno, la paziente copia dal vero o da modelli anche fantastici, la consapevolezza che nell'equilibrio dell'autostima e nella costanza dell'esercizio alberghino le basi della conoscenza e del sapere, la disponibilità e la tenacia dello stesso Možina, fanno sì che questa scuola, o meglio questo cenacolo, che aveva preso il via il 5 gennaio 2009, sia divenuta nel tempo un punto di riferimento per la pittura cittadina e non solo, considerando che né la città né la regione Friuli Venezia Giulia dispongono purtroppo di un'accademia istituzionale di belle arti. Stimolati dalla serietà e dalla semplice disponibilità dell'insegnante, gli allievi rispondono con altrettanto entusiamo e dedizione all'arte, riuscendo, spesso all'inizio neofiti totali, a raggiungere risultati insperati, che possono rappresentare per alcuni il punto di partenza di un'evoluzione professionale della difficile arte del dipingere.

Della settantina di artisti partecipanti all'anno accademico 2014/ 2015, 63 espongono ora le opere realizzate a olio nell'ambito del corso. Iperrealismo, espressionismo, linguaggio Fantasy e neoromantico palesano approcci diversi all'arte pittorica, in cui costanti sono la capacità di esplicitare e fare buon uso della valenza luministica e l'individualità di ciascun artista, che - cosa rara nelle scuole di pittura - rimane del tutto integra in ciascun allievo. Frequente è poi in molti l'ispirazione onirica e surreale, quasi che attraverso il sogno, sottolineato da un festoso cromatismo, si realizzi la facoltà di evadere dalla mera realtà verso una positiva antitesi di luce e d'ideale bellezza."

Espongono: Mauro Anello, Tullio Antonini, Roberta Arnoldo, Adriana Belle, Alice Bellettini, Claudia Benedetti, Giosuè Bilardo, Giulia Bon, Federico Bossi, Michela Bottegaro, Ginevra Braut, Fulvio Caiulo, Tina Cencic, Irena Cernic, Micol Ciacchi, Walter Colomban, Claudia Comuzzo, Noris Dagostini, Giuseppina Depase, Dorina Deste, Antonio Di Gregoli, Gabriella Dipietro, Sabrina Felician, Nadia Finzi, Gabriella Frandoli, Boris Furlan, Mara Giorgini, Claudio Iurin, Isabella Iustulin, Karin Kosovel, Eros Lupi, Patrizia Lussetti, Linda Maddaloni (Elisa Ricci), Claudio Maiola, Nada Marsich, Francesco Martinuzzi, Cristina Marussi, Dilva Musizza, Bruna Naldi, Marija Obidic, Majda Pertotti, Denise Piccotti, Gabriella Pitacco, Laura Rabbaioli, Manuela Rassini, Giuseppe Razza, Neva Riva, Ilaria Rossi, Fulvia Rovatti, Yvonne Rowden, Otilia Saldana, Diana Salvadori, Renato Schiavon, Barbara Schreiber, Carlo Staurini, Bruno Stiglich, Luca Stuper, Chiara Verza, Serena Vivoda, Enrica Zanzottera, Tatjana Zerjal, Viviana Zinetti, Mitja Zonta.




Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra

"L'Yser e l'isonzo, due Fronti di sangue e di fango, di uomini e di donne"

Conferenza, 12 agosto 2015, ore 18
Biblioteca Statale Stelio Crise - Trieste

Incontro con Alessandro Gualtieri, esperto della Grande Guerra sul fronte belga e internazionale, che verrà introdotto dalla curatrice Marianna Accerboni sul tema del confronto tra l'Yser e l'Isonzo, e del rapporto tra l'arte in trincea di Dominioni e di altri pittori inglesi. Gualtieri (1964) è autore del saggio La Grande Guerra delle donne - Rose nella terra di nessuno interamente dedicato alla condizione e all'emancipazione femminile nel 1° conflitto mondiale. Presidente del Centro Studi Informatico La Grande Guerra e ideatore del sito www.lagrandeguerra.net, ha pubblicato numerose opere in italiano e inglese sul tema del 1° conflitto mondiale. Nel 2012 ha partecipato all'Università di Oxford, come oratore, alla conferenza "La Grande Guerra in Italia - rappresentazione e interpretazione".

Presentazione mostra




Walter Starz - La Barcolana - tecnica mista cm.70x50 2014 Walter Starz - La partita - tecnica mista cm.50x35 2013 Walter Starz - Osservando la natura - tecnica mista cm.70x50 2013 Walter Starz: L'attimo
13 agosto (inaugurazione ore 19) - 01 settembre 2015
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Mostra personale del pittore Walter Starz, introdotta sul piano critico da Marianna Accerboni. In esposizione una serie di originali tecniche miste realizzate tra il 2011 e il 2014. "Il vortice delle emozioni e dei ricordi, intuizioni e sensazioni tracciate secondo un ritmo d'ispirazione quasi musicale s'intrecciano nella brillante pittura di Walter Starz: note danzanti che si fanno colore, azione e racconto, per decrittare gli infiniti accadimenti della vita, dai più semplici ai più complessi, e per svelare i pensieri in libertà che attraversano la nostra mente.

Libertà è un termine che vibra sovente nella creatività di Starz, un concetto che l'artista sa esprimere in modo molto personale attraverso un gesto originale e ricco di vis simbolica, guidato da una forte emotività, coinvolgente nel suo intimo entusiasmo, ma calibrata e resa lieve da una sottile, lieve intuizione poetica. Così Starz si rivela autore che, nella gioia del colore e nella mobilità del gesto, sa individuare sempre nuovi spunti e sfaccettature, quasi che l'universo fosse un cristallo di energia cromatica, mosso da sottili vibrazioni cinetiche, espresse da dettagli dipinti sovente a ritmo di jazz.

Delicato sensore del suo tempo e degli stimoli fondanti il linguaggio artistico della nostra epoca, Starz si colloca a buon diritto, con istintiva intuizione, nell'ambito di quelle avanguardie che hanno superato, percorso e ridisceso il colle dell'astrazione, per attestarsi ora, quando nel mondo dell'arte vibra ormai il seme di una nuova figurazione, nell'ambito di un espressionismo figurativo dal gesto libero e fortemente dinamico, quasi completamente deprivato dell'attitudine drammatica che fu alle origini del movimento. Per Starz una via per sognare ancora e credere in un mondo altro e forse migliore."

Walter Starz (Trieste, 7 aprile 1961) si diploma nel 1980 al Liceo scientifico France Preseren di Trieste; dal 1984 è dipendente dell'Università di Trieste, dove dalla fine degli anni '90 dirige la Sezione Artistica del Circolo Ricreativo. Dopo aver frequentato gli studi dei maestri Franco Chersicola e Livio Rosignano e la Scuola Libera di Figura Nino Perizi, inizia a esporre nel '97, partecipando a varie mostre collettive e personali di rilievo.




Paolo Caccia Dominioni - Progetto di restauro per un palazzo settecentesco in via Ascoli a Gorizia per il Conte Michele Formentini 1978 Gorizia - Progetto di restauro per il Conte Michele Formentini di un Palazzo in via Ascoli Restauro di un palazzo settecentesco a Gorizia - Progetto di Paolo Caccia Dominioni Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra
"La ragione e il sogno"


11 luglio - 26 agosto 2015
Spaziocavana Zinelli & Perizzi - Trieste

Un'intensa e raffinata sezione dedicata all'architettura: in mostra le tavole originali redatte dal geniale e poliedrico architetto-artista-scrittore-combattente, in cui all'elemento razionalista s'intreccia spesso un'interessante spunto giocoso-fantastico, come nei disegni per il Palazzo Ascoli a Gorizia e per il restauro del magnifico castello e del Golf Hotel del conte Michele Formentini a S. Floriano (Gorizia). O ancora nel coronamento delle stalle e dei fienili di Villa Cantoni Harvey di Pecci (Savogna d'Isonzo), che ci riportano all'icona di un nobile passato.

"Anche nell'architettura di Caccia Dominioni" - scrive Marianna Accerboni, curatrice della mostra - "l'elemento razionale, che rappresenta il tratto portante della struttura dei suoi soggetti (coerentemente con il momento storico-culturale del Razionalismo d'anteguerra), si sposa, come nella pittura, a un lieve, ma significativo e importante elemento fantastico. Incontriamo quest'ultimo nella rappresentazione della sua casa di Gabria, dove fu ricoverato, ferito, nel 1° conflitto mondiale, poiché l'edificio, datato 1838, era stato trasformato in ospedale. Alla fine degli anni '50 l'architetto-artista acquista e ristruttura la mansarda (oggi in piazza Indipendenza): in attesa che l'abitazione sia pronta, alloggia per nove mesi nel vicino Albergo Da Tommaso, dove scrive il libro El Alamein e altre pubblicazioni, anche in collaborazione con la scrittrice Maria Bellonci (ideatrice con Guido Alberti del Premio Strega), che era sua cognata.

Nella mansarda di Gabria, tuttora di proprietà della famiglia, risiederà fino alla seconda metà degli anni '80. Nel '59 progetta a Rubbia (Gorizia) la Baita per Elena Caccia Dominioni, la sua bella e giovane moglie. E a Savogna d'Isonzo nel 1970-'71 progetta pure un'elegantissima Scuola elementare, in cui prevale, come nelle altre nuove edificazioni, la razionalità, assieme alla sua cifra, che contraddistingue le nuove architetture: l'arco, intimo luogo sotto il quale raccogliersi e proteggersi da sole e pioggia. Il senso d'intimità (e quindi il concetto di umanità) è sempre ben presente in tutte le architetture di Caccia Dominioni, che dovunque andasse per lavoro, si creava una stanza che fungeva da studio e abitazione.

Incontriamo per altro l'elemento fantastico anche nel coronamento delle stalle e dei fienili di Villa Cantoni Harvey di Pecci (Savogna d'Isonzo), che ci riportano all'icona di un nobile passato, "rubando" per la magistrale trasformazione della parte rustica della villa (stalle e fienili) in abitazione, i "capricci" di memoria settecentesca dell'architettura veneta e mitteleuropea, da applicarsi, con un pizzico d'ironia, alla facciata dell'edificio. Un ironico sentire rende più lieve anche la presentazione alle autorità comunali del progetto per una palazzina settecentesca restaurata negli anni '70 per il Conte Michele Formentini in via Ascoli nel Ghetto di Gorizia: ed ecco salire le scale del palazzo una graziosa damina, mentre in un altro disegno architettonico, rapido, immediato, elegante ed efficace, compare una bella carrozza trainata dai cavalli, come avveniva all'epoca nella realtà, ed ancor oggi nelle favole.

Ma, a parte queste deliziose licenze formali, Caccia Dominioni è capace nell'architettura di esprimersi attraverso una cifra del tutto personale, che nel restauro e nelle nuove edificazioni coglie sempre nel segno, come avviene per esempio nel Castello Formentini di S. Floriano del Collio (Gorizia), adeguando l'antica, severa armonia del maniero alle esigenze moderne, e nel Golf Hotel. Ed ecco che la scala esterna di sicurezza, prevista dalla moderna normativa, si trasforma nella Casa della Fonte in uno scalone d'epoca sostenuto da 3 archi di misura crescente, realizzato in pietra a vista, come le antiche architetture, mentre la Torre della Bora e di Tramontana del Castello vengono elevate, grazie a un ingegnoso effetto trompe-l'oeil, sì da soddisfare le normative per l'abitabilità dello spazio sottostante.

E pure gli scarichi di alcune parti del Castello sono mimetizzati con la creazione di contrafforti, che sembrano essere esistiti da sempre. Da tutto ciò emergono con evidenza una cura e un'attenzione assolute dei particolari, com'è evidente anche nella Casa della fonte, attigua al Castello Formentini, che prende il nome da una fonte di recupero in pietra d'Aurisina, inserita dal progettista in una casa rurale dell'antico Borgo piuttosto anonima, per ingentilirne l'aspetto, dal momento che nel progetto di Dominioni questa casa veniva collegata a un'altra simile, a formare il Golf Hotel. L'architetto è così attento ai particolari che ristudia anche il modulo delle inferriate secondo il modello antico, inserisce un portone bugnato per nobilitare l'edificio e cura altri dettagli per armonizzare gli elementi preesistenti con i nuovi interventi. Inoltre in tutti suoi progetti Dominioni prevedeva una fascinosa meridiana: e così accadde per la Casa della Fonte, nella Villa Sergio Cosolo di Fogliano (Gorizia), nella Villa Cantoni, a Palazzo Lantieri e via dicendo."




Paolo Caccia Dominioni - Salento - tecnica mista 1963 Paolo Caccia Dominioni - Canberra Paolo Caccia Dominioni - Villa Fausta - Gorizia 1916-1964 Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra
09 luglio (inaugurazione ore 19) - 26 agosto 2015 (prorogata al 17 ottobre 2015)
Biblioteca Statale Stelio Crise - Trieste

Dopo il grande successo registrato nelle più prestigiose sedi istituzionali di Gorizia e in Friuli Venezia Giulia, la grande mostra ideata e curata dall'architetto e critico d'arte Marianna Accerboni, si trasferisce alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste, inaugurata con una performance multimediale di luce e musica, che vedrà protagonista Silvio Donati, compositore e musicista di livello europeo, il quale eseguirà, con l'accompagnamento di una suggestiva performance di luce, brani inediti da lui composti e ispirati a Paolo Caccia Dominioni. In novembre la mostra si trasferirà in varie sedi istituzionali a Bruxelles con il patrocinio del Commissario Generale belga alla Commemorazione della Prima Guerra Mondiale.

La rassegna propone più di 600 pezzi per lo più inediti e rari, tra progetti, disegni, dipinti, scritti, documenti e testimonianze su Paolo Caccia Dominioni (Nerviano - Milano, 1896 - Roma 1992), architetto, pittore e formidabile disegnatore, illustratore, scrittore (Premio Bancarella) e soldato, personaggio di livello internazionale. Provenienti dai Musei Provinciali - Museo della Grande Guerra di Gorizia e dalle importanti collezioni delle famiglie Formentini e Lantieri di Gorizia, Cosolo di Fogliano Redipuglia (Gorizia), Cantoni Burr degli Stati Uniti, dalla collezione Sergio Coccia di Roma e da altri prestigiosi collezionisti privati, le opere e i materiali esposti ripercorrono i momenti salienti della sua poliedrica attività, riportandolo idealmente in quell'estremo Nord Est d'Italia, in cui il grande architetto combattè durante il primo Conflitto Mondiale e successivamente visse per più di 30 anni, operando per i più prestigiosi committenti.

In tal senso la mostra s'inserisce nei grandi eventi commemorativi della Grande Guerra e in quelli in ricordo di Caccia Dominioni. Per sottolineare il rapporto tra l'immaginario bellico di un secolo fa, rappresentato da Caccia Dominioni, e quello contemporaneo, una sezione della mostra sarà dedicata alle immagini inedite realizzate tra il 2014 e il 2015 dal fotografo-artista Claudio Saccari, ispirate ai luoghi della Grande Guerra sul fronte dell'Isonzo e del Carso. Inoltre, poiché la rassegna è particolarmente dedicata ai giovani, sia come fruitori che come attori, un'altra esposizione, intitolata Cent'anni dopo, proporrà opere di giovani artisti triestini, del Friuli Venezia Giulia e transfrontalieri (Austria, Slovenia) sul tema della Grande Guerra.

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- 03 agosto, ore 17.30

Visita guidata della curatrice Marianna Accerboni con un focus su Dominioni scrittore pubblico e privato e presenterà alcune novità: il carteggio inedito del poliedrico architetto-artista con la crocerossina donna Franca Vivaldi Pasqua e la sua presenza a Banne e Trieste l'8 settembre 1943.




Claudia Raza - Ginestra sul mare - acrilico su tela cm.70x100 2009 Claudia Raza - Atmosfera - acrilico su tela cm.50x70 2009 Claudia Raza - Recessione - tecnica mista su carta cm.70x50 Claudia Raza: Verso l'infinito
03 luglio (inaugurazione ore 19) - 26 luglio 2015
Museo d'Arte Moderna Ugo Carà di Muggia (Trieste)

La rassegna, organizzata dal Comune di Muggia - Assessorato alla Cultura e introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni, propone una trentina di opere realizzate dall'artista dalla fine degli anni '90 a oggi e suddivise in tre tematiche: le scritture dipinte, i libri d'artista e i canneti. "Il poetico sentire" - scrive Marianna Accerboni - "si traduce nelle anime elette in forme diverse e biunivoche: così accade per la bella Claudia Raza, nei cui verdi occhi scintillano dolcezza e fermezza, lirismo, entusiasmo, misura e riflessione, dolce rigore. Nata in una famiglia di architetti, l'artista declina, con delicata tenacia e prolifica laboriosità, la sua interpretazione del reale in tre ambiti diversi: la pittura, in seno alla quale vanno collocati anche il disegno e l'amata incisione; la poesia, persuasiva, profonda e riservata - così come lo è la figurazione - commovente nella sua essenzialità e nella sua apparente semplicità.

E poi ci sono i libri d'artista, piccoli autentici capolavori, personalissimi e variegati, che a volte sfiorano il concetto di scultura e di bassorilievo: in questi deliziosi oggetti d'arte, realizzati per la maggior parte con carta fatta a mano dall'artista stessa o in carta finlandese con finezze particolari come il legnetto di sommaco che fa da chiusura al libro sul Carso, la Raza riesce a comporre una simbiosi perfetta tra pittura e (spesso) figurazione da un canto ed espressione poetica e letteraria dall'altro. 'Adornando' - è il caso di dirlo - o sottolineando queste calibrate, sobrie ed eleganti composizioni attraverso intrecci di segni e intarsi di calligrafie antiche come la carolingia od onciale o più contemporanee come quella realizzata con i caratteri mobili. Ed ecco quindi lo svelarsi della duplice natura dell'artista e delle sue inclinazioni più proprie: la capacità di raccontare attraverso il pennello e la scrittura.

Una variegata ispirazione creativa caratterizza in particolare i suoi libri d'artista, una cinquantina d'esemplari creati compendiando - ancora una volta - semplicità e raffinatezza. Attraverso di essi la Raza si racconta, ricordando per esempio la propria giovinezza a Cividale, città antica e colta, ricca di storia, di forza, connotata da spartana eleganza e note longobarde; oppure interpreta i versi di Neruda attraverso la xilografia, o ancora Montale e la Dickinson, i burattini di Podrecca, il tema dei Tarocchi, il fascino di Venezia... La natura si pone quale primo motivo ispiratore dell'arte della Raza, anche quando non è presente in modo del tutto esplicito, e viene da lei interpretata con grande sensibilità e istintiva competenza tecnica: Claudia è capace di cogliere i dettagli segreti del dato naturale, i palpiti più silenziosi, i momenti di deflagrazione come i temporali e la luce abbagliante e avvincente che rendono vitale il paesaggio.

Attraverso quest'ultimo tema, al quale l'artista s'intuisce avvinta in una sorta d'istintiva simbiosi, Claudia scivola nell'infinito delle parole non dette oppure appena sussurrate, che si traducono in simboli pervicaci e autobiografici della vita: una scrittura antica e simbolica, attraverso la quale la pittrice si racconta, formulando un'iterazione del segno che sfiora talvolta il concetto d'informale e si rigenera di continuo, passando da quadro a quadro come un vortice d'energia infinita. Scrittura antica e una personale declinazione del segno espressionista contemporaneo caratterizzano i suoi lavori calligrafici, iniziati nel 2003 e sempre giocati sul filo della misura, però con una capacità estrema di fantasticare, rammentare, riflettere, interpretare. Ed energia è forse il termine più adeguato per descrivere il filo essenziale che collega tutti i suoi lavori, in cui risuona una musica dal sapore e dal ritmo eterni, che in sostanza interpretano e rappresentano il ciclo infinito del divenire della vita, che scorre nei fiumi, nei laghi, nei canneti, spesso mossi dal vento, iniziati nel 2000 con l'acquerello per poi passare all'acrilico su tela, che rappresentano uno degli eleganti e sobri Leitmotiv dell'artista.

Un'energia speciale percorre per esempio come un fremito di vento e un ritmo sempre diversi - e tuttavia coerenti - anche i delicati libri d'artista, variegati non solo per la finezza e la sobria varietà dei materiali, in rapporto ai quali la Raza svolge ogni volta instancabilmente un'attenta e appassionata ricerca, ma anche per la molteplicità dei temi trattati. Passione è poi un'altra parola chiave che ci chiarisce la creatività della Raza e percorre come un fiume sotterraneo e segreto la superficie cromatica e tonale dei suoi dipinti e dei disegni, dei libri d'artista, delle scritture e dei versi. Talento è infine un termine d'obbligo per definire un'artista instancabile, meditativa ma nel contempo istintiva, che con misura e sottile approccio lirico coglie l'essenza del reale e lo tramuta in racconto di parole, di luce e d'immagini delicate e intense, come un libero volo verso l'infinito."

Claudia Raza (Cividale del Friuli - Udine) frequenta dal 1982 al '93 la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia: in tale ambito studia tecniche sperimentali con Riccardo Licata, litografia e serigrafia con il francese Robert Simon. Nel 1986 partecipa a seminari internazionali di xilografia con Nelson Dominguez, l'anno successivo è presente ai corsi di specializzazione in xilografia ed ex libris di Remo Palmirani ed Egisto Bragaglia, nel '91 frequenta un seminario internazionale di tecniche sperimentali. Completa la propria formazione con il maestro Elias Garcia Benavides, acquisendo le tecniche relative alla fabbricazione della carta e alle creazioni di libri d'arte.

Frequenta quindi il seminario internazionale di stampa d'arte in monotipo con Lena Bergstein di Rio de Janeiro. Dal 1994 al 2001 segue numerosi seminari internazionali in Austria, Slovenia e Italia. E' attiva anche come insegnante di grafica e di pittura e illustratrice di libri. Creato anche una scenografia, proiettando proprie opere in diapositiva per il dramma sacro trecentesco La visione di Hildegarda al teatro Bon di Udine. Affianca al raffinato gesto pittorico il linguaggio della poesia: ha pubblicato Sottili Inquietudini (ed. Il Murice) e Sottili Inquietudini 2 (Circolo Italo Austriaco di Trieste), tradotto anche in tedesco e sloveno, Inciso è ogni gesto (Hammerle Editori - Trieste) e Parole scritte (Franco Rosso Editore - Trieste). La sua attività è documentata all'Archivio per l'Arte Contemporanea Italiana del '900 di Firenze e all'Archivio Storico Arti Contemporanee di Venezia. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private.




Alessandro Pellican - opera dalla mostra a Trieste Opera dalla mostra a Trieste di Alessandro Pellican Opera di Alessandro Pellican Alessandro Pellican
27 giugno (inaugurazione ore 19.00) - 15 luglio 2015
Kleine Berlin - Trieste

"La rassegna" - scrive la curatrice Marianna Accerboni - "si compone di una novantina di opere tecnicamente eccellenti, realizzate soprattutto negli anni '90 e fino a oggi ed eseguite prevalentemente in bianco e nero, in gran parte secondo il metodo analogico, mentre minori sono gli interventi in digitale. La mostra si configura come una sorta di antologica suddivisa in tre sezioni: la memoria dell'Orto lapidario di Trieste, molto amato dall'autore e occasione per lui di contemplazione dell'intensità; una breve selezione di tic paesaggistici, sofisticate e rare regie di colori, improbabili geometrie, tratti dal lavoro di anni; e poi il feuilleton, dove i volti, stampati in grande dimensione per aumentarne l'inquieta tensione, si fanno paesaggio. Sono solo formalmente dei ritratti - spiega Pellican - in realtà rappresentano l'immagine di frammenti d'interiorità di me stesso.

Attraverso interventi raffinati, finemente calibrati ma concettualmente incisivi, questo fotografo artista riservato e intenso, ci consegna un'interpretazione del reale e del fantasticare molto personale, icastica e al contempo sottilmente delicata: una visione in bianco e nero che, quando si concede al colore, rivela la passione giovanile dell'autore per l'acquerello. Una pittura e una fotografia intrise e connotate di luce e di forti, perfetti chiaroscuri, che accentuano, espressi con tecnica ineccepibile, il dato reale, conducendo, nell'arte del terz'occhio, da un canto a esiti iperrealisti, che si evidenziano soprattutto negli spazi urbani e architettonici, dall'altro a menzioni surreali del passato storico, come accade per esempio per l'Orto lapidario di Trieste; e a interpretazioni straniate e surreali del ritratto, che - nel palesare i più intimi stati d'animo dell'artista - incide la nostra emotività con graffi indelebili.

Autorappresentativa e inquietante quanto il sito che la ospita (un rifugio antiaereo nel cuore della città, riservato durante la seconda guerra mondiale alle truppe germaniche) questa mostra non mancherà di attrarre e d'interessare, come un racconto originalmente liquido, che penetra nel nostro intimo e, misterioso, lo segna." Alessandro Pellican ha esposto negli anni 2010 e 2011 alla Galleria LipanjePuntin Artecontemporanea di Trieste e a Cittanova, in occasione dell'entrata della Croazia nella UE. Dagli anni '90 a oggi ha realizzato più di 10.000 scatti. Fa uso sia del mezzo analogico che digitale perché - afferma - mi piace lavorare con una Leica, ma poi scannerizzo le diapositive e ne faccio materiale digitale. Oppure lavoro direttamente con macchina digitale.




Dettaglio sedia giraffa - di ana-cevalos Maschera Maori "L'utile dell'inutile"
26 giugno (inaugurazione ore 18.30) - 16 luglio 2015
Palazzo Costanzi - Trieste

La mostra nasce da un progetto dell'associazione culturale "6idea" e sarà presentata da Benedetta Moro. Nel progetto degli organizzatori la rassegna s'ispira al saggio L'utilità dell'inutile - Manifesto di Nuccio Ordine. In esso l'autore sviluppa la tesi che "Esistono saperi fini a se stessi che - proprio per la loro natura gratuita e disinteressata, lontana da ogni vincolo pratico e commerciale - possono avere un ruolo fondamentale nella coltivazione dello spirito e nella crescita civile e culturale dell'umanità"; egli considera "utile, tutto ciò che ci aiuta a diventare migliori".

"L'idea alla base del progetto - spiegano i promotori dell'iniziativa - è quella di dare spazio ad artisti e a esperienze artistiche fuori dal circuito istituzionale delle gallerie d'arte e affini, valorizzando la gioia di esprimersi liberamente senza nessun fine economico, di successo, di mestiere". "Nel nostro intento - proseguono gli organizzatori dell'evento, riferendosi al volume di Nuccio Ordine - le opere esposte dovrebbero tradurre in modo visivo e quasi tattile il messaggio dell'autore che noi abbiamo fatto nostro e trasferito in questa idea". "Il progetto che ne è derivato - concludono i promotori della mostra - ha l'obiettivo di coinvolgere e far riflettere il visitatore lungo un percorso in cui il filo conduttore è l'immaginazione, la creatività applicata al riuso di oggetti inutili e di scarto ed il sentimento della memoria di cosa siamo stati e di cosa potremo sviluppare nel futuro con la nostra cultura e creatività". Ne è risultato un percorso, in cui si mescolano i lavori di Ana Cevallos e Luciano Lunazzi che, con grande sensibilità, sanno creare "opere" che coniugano estetica e praticità, usando materiali di uso quotidiano e di scarto.

Entriamo nel mondo del design con i pasticcini immaginari di Valentina Cecchi, Ute Mueller e Valentina Graniero, le scarpe di Barbara Pansa e il magnifico abito anni '40 rivisitato dalla maestria e creatività di Valentina Cecchi. L'istallazione "pomodori a confronto" di Ana Cevallos e Claudia Mac Grath, ispirata da uno studio teorico dell'Università del Michigan, ci ricorda che la scienza è, oltre che "utile", indispensabile per capire lo spreco pericoloso delle risorse dell'ambiente. Riprende una bella consuetudine del passato con i ritratti dei suoi amati cani l'artista Anna Valle. Alla fine del percorso lo slogan del Fondo Ambiente Italiano "Diamo un futuro al nostro passato" ci ricorda che, come scrive Nuccio Ordine, "la vita di un museo o di uno scavo archeologico, come quella di un archivio o di una biblioteca, è un tesoro che la collettività deve gelosamente preservare ad ogni costo".

Il programma della mostra comprende anche tre laboratori creativi e due eventi (a ingresso libero).

.. 29 giugno, ore 17.00-19.30, "Il laboratorio dei desideri dolci" curato dalla cake designer Valentina Graniero.
.. 02 luglio, ore 18.30, "Parole in armonia" - una lettura di Cristina Adriani di poesie di autori triestini.
.. 03 luglio, ore 18.30, "Lo spazio dell'abbraccio" - una presentazione del tango di Maria D'Aniello e una dimostrazione di una coppia di ballerini.
.. 07 luglio, ore 17.00, "Il laboratorio dell'inutile" curato da Ana Cevallos.
.. 11 luglio, ore 17.00, "Body painting, una passione?" il laboratorio curato da Barbara Pansa.




Nina Vlados - Roza vetrov - tecnica mista cm.40x28 2004 Nina Vlados - Sattiva - tecnica mista cm.30x40 2001 Nina Vlados: "Da Vinci dal futuro"
18 giugno (inaugurazione ore 18.00) - 30 giugno 2015
Sala Arturo Fittke - Trieste

Mostra personale della pittrice russa Nina Vlados presentata dall'arch. Marianna Accerboni. In esposizione una serie di raffinate e poetiche tecniche miste e disegni a matita in bianco e nero, realizzati dall'artista negli ultimi 15 anni. "Un'energia cromaticamente armonica pervade il tessuto vitale" - scrive Marianna Accerboni - "si posa sulla pittura e s'intreccia all'arte di Nina Vlados, artista esoterica russa nata a Soci sul Mar Nero, attiva da un anno a Trieste. Soave, lieve ma intenso, il segno della pittrice, che è autodidatta e dipinge da una quindicina d'anni, c'induce a una sorta di serena meditazione, come se la musica per cui lei scrive i versi, raccolti di recente in due libri (editi in russo e sloveno), facesse vibrare dolcemente e ritmicamente la carta che fa da supporto alle opere.

Scrive Nina in una sua composizione: Bellissima madre, grazie per la cura, per le lacrime, che spengono le guerre, per l'alba sopra il viale di salici, e per l'amore reciproco. Suadenti e iterati, segni e colori rivelano una matrice organica, come se - seguendo un'ispirazione esoterica - andassero alla fonte del sapere; una matrice antica, o meglio senza tempo, come se una mano misteriosa guidasse il segno e l'intelletto nel dipingere i quadri e nel comporre i versi, articolati quest'ultimi assieme a note molto complesse, perfettamente declinate pur senza una competenza specifica in ambito musicale. Nina ha una storia particolare: dalla Russia si trasferisce nel '92 in Slovenia, dov'è vissuta a Raune, e da qui approda a Trieste.

La sua è un'arte organica e delicatamente onirica che promuove l'armonia tra l'arte e la natura, in una sorta di rapporto simbiotico. Un mondo ideale, iperboreo e quindi felice e foriero di serenità, traspare dalle sue opere, che nel corso del tempo si sono fatte sempre più complesse, emanando tuttavia sempre un grande messaggio di luce. Con il suo segno incisivo ma non troppo, nella cui iterazione e frastagliata ma unitaria realtà troviamo via via nel corso del tempo sempre più sorprese, come dettagli, volti, particolari organici che intrecciano la presenza umana alla natura, Nina costruisce un mondo e invia un messaggio dagli echi idilliaci, misteriosi e allusivi, estremamente positivo poiché in essi suggerisce che l'uomo può sempre evolversi e migliorare, riconoscendo in se stesso e sviluppando capacità e inclinazioni sempre nuove e più ampie: un messaggio dunque di amore, fiducia e speranza, che l'artista afferma di recepire dall'alto.

La pittura e la scrittura per la musica sono in Nina due aspetti biunivoci, in perfetta simbiosi con la sua prima vocazione e attività che è quella di curare le persone attraverso la pranoterapia, pratica per la quale è stata insignita, unica in Europa, del certificato d'oro dall'Istituto di Bioelettromagnetica e Nuova Biologia "Bion" di Lubiana. Frequente è infine, anche nei suoi scritti, la menzione dell'Iperboreo, spazi incantati che la tradizione e la cultura greca delle origini situava in un Nord estremo, allora sconosciuto. Un paese perfetto, intriso di luce intensa, che ai tempi della Grecia antica fu collocata, tra le varie ipotesi, nella regione delle 'ombrose sorgenti' del fiume Istro, oggi Danubio, che alla fine del suo corso si getta nel Mar Nero, dov'è nata Nina. Sempre vicino all'acqua portatrice di vita e di energia."




Olivia Siauss - Frutta con susina - tecnica mista cm.15x15 1998 Olivia Siauss - computergrafica 2 - cm.20x29 2015 Olivia Siauss - Prospettiva aerea - acrilico su tela cm.80x80 2012 Olivia Siauss: Il colore, la mia vita
13 giugno (inaugurazione ore 18.30) - 26 giugno 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Personale della pittrice triestina Olivia Siauss, curata e presentata dall'arch. Marianna Accerboni. Nella mostra, che si configura come una sorta di antologica, è esposta una quarantina di opere, tra dipinti realizzati ad acrilico su tela, pastelli acquerellati e computergrafica, realizzati negli ultimi 15 anni.

"Artista contemporanea di grande sensibilità, entusiasmo e modernità, Olivia Siauss" - scrive Marianna Accerboni - "ripercorre in questa rassegna, attraverso una quarantina di opere, il proprio itinerario creativo degli ultimi 15 anni, componendo in tal modo una sorta di essenziale antologica. Olivia ci stupisce piacevolmente, giungendo, dopo gli acrilici su tela e i pastelli acquerellati e a volte lievemente sottolineati con un cenno d'inchiostro, a un approdo inatteso: la computergrafica, lessico contemporaneo, che ha suscitato l'entusiasmo di molti artisti.

Attraverso questo nuovo mezzo, la pittrice ripropone con la consueta padronanza linguistica una personalissima interpretazione del paesaggio: rilegge infatti il dato naturale secondo una scomposizione la quale ricorda, con molta dolcezza, l'intuizione cubista che, dalla frantumazione delle forme, faceva scaturire il colore e la luce. Un leitmotiv questo, che ha accompagnato per molto tempo, fino a oggi, la fervida creatività della Siauss, facendo seguito a un decennio d'inizio completamente dedicato alla grafica incisoria, approfondita nell'atelier di Federico Righi a Saciletto, da Marjan Kravos a Trieste e sotto la guida dei famosi stampatori urbinati Corrado Albicocco e Federico Santini. Un periodo completamente in bianco e nero conclusosi negli anni '70, dopo il quale l'artista è decollata verso il colore e verso la scomposizione e la ricomposizione per sintesi dei volumi.

Con molta attenzione al concetto di matericità, declinato con misura ma con efficacia attraverso la preparazione del supporto, tela o carta grossa di Fabriano che sia, con uno strato di gesso, talvolta ulteriormente sottolineato e rafforzato dall'applicazione di carte veline sottili e non. Da questa maniera, contemporanea e nel contempo classica, sono scaturite visioni magiche e quasi astratte, che segnano il passo di un immaginario moderno e molto personale, in cui un'intrinseca armonia e un lessico lievemente simbolico interpretano il mistero e i molteplici aspetti della natura - mare, autunno, bosco, sottobosco - temi prediletti dall'artista, ora raccontati attraverso la computergrafica o pittura al computer, in cui la Siauss conferma una capacità compositiva eccellente, intrecciata a una sensibilità cromatica ancora più decisa che in passato. Il colore, appunto, la sua vita."




Dario Mulitsch - ritratto da Juan Arias Gonano - foto di Ilaria Tassini Concorso Mulitsch 2015
06 giugno (premiazione e inaugurazione, ore 17.30) - 21 giugno 2015
Palazzo Attems - Gorizia

Il Concorso internazionale di Pittura Dario Mulitsch, promosso dall'Associazione stessa, è giunto quest'anno, con cadenza biennale, alla V edizione. L'evento è intitolato dalla moglie Caterina alla figura di Dario Mulitsch, illuminato imprenditore goriziano di antica nobiltà sassone, fondatore del Centro Culturale Tullio Crali e appassionato promotore della cultura e delle arti. Mulitsch, di cui si commemora quest'anno il 10° anniversario della morte, è stato autore della raccolta delle Poesie dell'infinito, premiata dalla Giuria del Premio Franz Kafka Italia - Edizione 2012, e del volume intitolato Chi siamo, da dove veniamo, sull'origine dell'uomo, editi da La laguna.

Il Concorso, aperto a tutte le tecniche e tendenze artistiche, è suddiviso in una Sezione riservata agli Artisti e in una agli Studenti, ognuna delle quali suddivisa in "Tema libero" e nel tema "La 1° guerra mondiale nell'immaginario contemporaneo". Nella presente edizione il concorso ha registrato un'affluenza maggiore di artisti rispetto agli anni scorsi e numerosi sono stati anche gli studenti. La prima Giuria tecnica, composta dai 3 critici, ha provveduto a una prima scrematura, selezionando su 255 opere pervenute, i lavori di 70 artisti e 27 studenti, tutti ritenuti di alto livello qualitativo, che saranno esposti a Palazzo Attems e inseriti nel catalogo del V Concorso Mulitsch. Nell'ambito della vernice verranno resi noti i nomi dei vincitori e dei menzionati del Concorso, selezionati dalla seconda Giuria qualificata, composta dai critici d'arte Marianna Accerboni (Trieste),Toni Toniato (Venezia) e Licio Damiani (Venezia).

Nella scorsa edizione, che aveva portato in città per l'inaugurazione e la premiazione più di un migliaio di persone, le opere partecipanti al concorso erano state invece in totale 180, provenienti, oltre che da varie regioni d'Italia (Friuli, Veneto, Trentino, Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia), da Austria, Slovenia e Croazia, di cui una sessantina scelta per la mostra e raccolta in catalogo. Quest'anno invece sono state 255 per un totale di 205 artisti e 50 studenti ammessi alla prima selezione e provenienti, oltre che dall'Italia (Friuli, Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana, Lazio, Campania, Abruzzo, Sicilia), da Slovenia, Croazia, Austria e Germania, mentre gli studenti provengono da licei artistici italiani (Max Fabiani Gorizia), sloveni (Gimnazija Nova Gorica) e austriaci (CHS Villach HLA Fur Kunstler Gestaltung, e BRG Viktring Klagenfurt).

Dopo un paio di giorni dalla conclusione della mostra le opere verranno nuovamente esposte nelle vetrine dei negozi della zona del centro e nella Sala espositiva del Comune di via Garibaldi, per coinvolgere attraverso l'arte tutta la città di Gorizia. Il concorso costituisce un'occasione di confronto fra esponenti di culture e paesi diversi, ispirandosi alla visione di Dario Mulitsch, raffinato e sensibile intellettuale, che in vita si era sempre impegnato per riavvicinare popoli e luoghi nel segno della bellezza e dell'arte.

Dal 2010, nell'ambito del Premio, è stata istituita una sorta di 'concorso nel concorso', completamente dedicato ai giovani, che crea un confronto generazionale nell'ambito della stessa manifestazione: iniziativa alla quale hanno alacremente lavorato gli studenti del Licei artistici di Gorizia, coinvolti per la prima volta in un concorso grazie al prof. Giorgio Valvassori, proprio dal Premio Mulitsch; mentre dal 2012 vi partecipano anche gli allievi dei Licei artistici di Nova Gorica e Klagenfurt.

Il Concorso Dario Mulitsch si presenta dunque come una Biennale dell'immaginario artistico contemporaneo del Nord Est europeo con un'apertura internazionale e in particolare verso quei paesi con cui Gorizia è da secoli in tradizionale contatto come Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, Austria, Germania e i paesi balcanici: per recuperare attraverso l'arte, dopo la caduta dei confini, quella centralità in senso europeo, di cui la città godeva in passato grazie anche alla frequentazione da parte dei suoi artisti delle Accademie di Monaco, Berlino e Vienna.




Francois Piers - Mare in tempesta - acquerello cm.26x36 2008 Francois Piers - Cinque personaggi in cerca di autore - vetro soffiato cm.30x10 2015 Francois Piers - Porto in Normandia - acquerello cm.27x35 2007 François Piers: Luce e gioia di vivere
16 maggio (inaugurazione ore 19) - 22 maggio 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Nella prima esposizione italiana del pittore belga François Piers, curata dall'arch. Marianna Accerboni con Flavio Tossi, incontriamo più di una sessantina di vivaci ma nel contempo delicati acquerelli, dipinti dall'artista dal 2004 a oggi. In questa sorta di luminosa antologica spicca anche l'ultima, originale produzione del poliedrico autore di Ostenda: una serie di vetri ispirati ai personaggi che popolano le sue opere ambientate in Tunisia e che vengono presentati in prima assoluta a Trieste.

Alle affascinanti spiagge dorate del Mare del Nord e ai verdi paesaggi delle Fiandre e della Francia, Piers accosta il ricco, colorato e a volte misterioso mondo orientale, sottolineando in tal modo ineffabilmente la propria capacità d'interpretare il reale anche attraverso la terza dimensione. La mostra propone una visione sottilmente lirica della realtà, dietro alla quale scorre con semplicità la lunga storia dell'arte fiamminga, nelle sue propaggini più contemporanee e romanticamente idealiste, come per esempio quella perseguita dal grande pittore brussellese Jean-Michel Folon. Nel corso della vernice presentata anche la monografia dell'artista con testi di Flavio Tossi e Marianna Accerboni.

"Artista intuitivo e rapido - scrive Marianna Accerboni - Piers trova per anni nell'acquerello il proprio medium ideale, che gli consente di consegnare al fruitore un'interpretazione sapida e luminosa del reale: attraverso pochi tratti e un vivace cromatismo, sospeso spesso al limite della sensibilità fauve, il pittore belga interpreta la realtà umana e la natura riconducendosi ai parametri di un espressionismo figurativo, venato da un canto da un lieve sospiro neoromantico, dall'altro da un senso gioioso e luminoso del fluire della vita. Situazioni e attitudini che il suo pennello fissa sulla carta in modo frizzante e amabile, discostandosi in tal senso dall'angoscia propria dell'espressionismo nordico in favore di una luce e di una propensione più simile all'espressionismo di matrice mediterranea, francese e italiana."

"Definire in estrema sintesi il personaggio François Piers e il suo rapporto con l'arte è arduo - scrive Flavio Tossi - perché si rischia di scivolare in connotazioni che lascerebbero adito a malintesi. Con riferimento all'architettura si potrebbe pensare a 'composito', l'ordine architettonico di creazione romana che nel capitello accoppia alle volute ioniche l'acanto corinzio. Ma l'accostamento è forse eccessivo. Più sobriamente, con riferimento all'arte in generale, e anche sul piano umano, sarebbe preferibile "eclettico", che tuttavia i malintenzionati potrebbero interpretare nell'accezione riduttiva di dispersivo (touche-à-tout). Con riferimento alla letteratura, il maligno sbrigativo certamente opterebbe per "Dr. Jekill e Mr. Hyde".

Il personaggio è sicuramente complesso, poliedrico, e il suo curriculum ne è la prova irrefutabile (...). Sempre pervaso dall'amore per l'arte, fra uno stadio e l'altro della sua carriera professionale, trova anche il modo di seguire corsi all'Accademia delle Belle Arti. In età tutt'altro che giovanile lo si ritrova a destreggiarsi in vari gruppi di artisti dilettanti, per semplice piacere personale, per scambiare esperienze, senza pretese di riconoscimento artistico. Ed ecco nell'evidente ambivalenza emergere il contrasto. Tutta questa complessità di vita, per certi versi quasi farraginosa, si stempera nei suoi acquerelli per scomparire trasformandosi in accattivante e spontanea semplicità espressa con veloci pennellate che trasmettono gioiosa pacatezza.

Ha ragione il maligno sbrigativo che scomoda Dr. Jekill e Mr. Hyde? O, semplicemente, il pennello è l'inconscio antidoto, il rimedio omeopatico, a un'intensa vita professionale che metabolizza un certo modo di stare in società? Un amico di lunga data, per la verità talvolta evanescente, vi intravede il François 'depurato', ne apprezza l'espressione, ne intuisce il talento, lo incoraggia. Con la complicità di altri due amici, navigati nel mondo dell'arte, gli tende un tranello. Lui dapprima si schernisce, poi incredulo e titubante, si lascia tentare e infine, timorato ma con crescente fiducia, si lancia e presenta la sua prima mostra personale a Trieste, porto di mare come la sua Ostenda."

"Un'Europa intima e sconosciuta per noi che viviamo nel paese wo die Zitronen blühen (dove fioriscono i limoni) di goethiana memoria; un'Europa del Nord, dove le spiagge di rena finissima sono appena dorate da una luce limpida e dai toni talvolta freddi; oppure la Tunisia, con i suoi ampi orizzonti e le piazze e le oasi brulicanti di gente avvolta in lunghi caffetani - scrive ancora Marianna Accerboni - che poi l'abile occhio dell'artista trasforma in luminose, trasparenti caraffe di vetro; o ancora la natura e gli uccelli, che volano in formazione a un pelo dall'acqua, e gli altri animali domestici o feroci, che popolano la realtà, l'immaginario e le favole; e a volte un paesaggio verdissimo, colto nei suoi silenzi. Una biografia per immagini dal sapore universale (...).

La luce rappresenta per questo autore, dotato di un talento istintivo e naturale per il racconto, la prima chiave di lettura del mondo. (...) Scaturisce, la luce, quasi magicamente dall'accostamento di cromatismi spesso lievi e quasi impalpabili come le sabbie del Mare del Nord, o accesi e intensi come le sete e i tessuti tinti a mano in Oriente e in Africa. Una luce che spesso emerge quasi per sottrazione, un concetto che in fondo è simile al silenzio, a volte denso di significati. E che è patrimonio e dote dei veri artisti di tutti i tempi, a partire dalla raffinatezza luministica di Giovanni Bellini, uno dei grandi protagonisti del Rinascimento italiano, e dalle adamantine trasparenze di Vermeer, per arrivare ai virtuosismi luministici della Scuola veneta, alla pittura en plein air degli Impressionisti, al linguaggio delle avanguardie del primo Novecento, da Picasso a Braque, e all'Orfismo di Robert Delaunay, che, dalla frantumazione delle forme e dei volumi, facevano scaturire la valenza della luce e del colore.

Fino alla luce tecnologica contemporanea. Perché quasi tutta la grande pittura è stata sinonimo di luce. Così, attraverso un linguaggio espressivo positivo e apparentemente pacato, in ogni caso foriero di tranquillità, l'artista ci consegna un mondo naturale e umano, colto con vivacità e destrezza, contrappunto sereno e interpretazione sottilmente lirica della realtà, dietro a cui alberga e scorre con semplicità la lunga storia dell'arte fiamminga, nelle sue propaggini più contemporanee e romanticamente idealiste, come per esempio quella perseguita dal grande pittore e illustratore brussellese Jean-Michel Folon, che confessò una volta di dipingere attraverso colori luminosi e vivaci per sopperire a certi pomeriggi grigi di pioggia del suo quotidiano in Belgio."

François Piers (Ostenda - Fiandre, Belgio - 1950), figlio di un farmacista del vecchio centro della città, vicino al quartiere dei pescatori, ottiene la laurea in Giurisprudenza, Diritto economico e finanziario e un MBA; si forma sotto il profilo artistico ai corsi di disegno, scultura e pittura dell'Accademia di Belle Arti di Ostenda. (...) Proseguendo nella sua formazione artistica, frequenta a Gand il gruppo dei Jeudart (da jeudi d'art, giovedì d'arte), nel cui ambito apprende la tecnica dell'acquarello. Con questo gruppo viaggia molto per trovare ispirazione per i suoi lavori in Toscana, Costa Azzurra, Baia della Somme (Francia del Nord), sulle chiatte di Parigi, a Muggia (Trieste), dipingendo en plein air, secondo un'abitudine inaugurata in Francia dagli Impressionisti nella seconda metà del 1800.

Nel suo girovagare assieme ai colleghi artisti in Belgio, ritrova un vecchio amico che abita in Olanda a Retranchement, un piccolo villaggio vicino al confine con il Belgio, dove crea un gruppo di lavoro. Qui François scopre nuove tecniche e nuovi temi. I membri del gruppo usano riunirsi in un capannone di rigatteria e, poichè in olandese gli oggetti da rigattiere sono chiamati brol, assumono ben presto il nome di Brolistes. Di tanto in tanto vanno a dipingere anche a casa Piers, nell'entroterra belga del paesino costiero di De Haan-Le Coq: al gruppo sono invitati a unirsi pure altri artisti locali e nasce così il gruppo dei Coqart.




Opera di Serena Zors Breuer dalla mostra Oltre il reale a Venezia Serena Zors Breuer: Oltre il reale
06 maggio (inaugurazione ore 19) - 16 maggio 2015
Galleria Melori & Rosenberg - Venezia
www.melori-rosenberg.com

Mostra della pittrice, designer e scultrice italiana Serena Zors Breuer (Trieste), attiva da decenni a Monaco di Baviera, che sarà introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni: in mostra più di una trentina tra acrilici, oli, vetri Tiffany e sculture in speckstein, recenti e di squisita fattura e fantastica ispirazione. La vernice sarà sottolineata da una particolare performance multimediale di luce, parole e musica, ideata da Accerboni. "Un'artista al tempo stesso semplice per i temi trattati, giocosi, simbolici, colorati, allegri" - scrive Marianna Accerboni - "ma complessa per l'universo molteplice e simbolico che sottende le sue articolate e vivaci composizioni, che nella scultura sembrano trovare un momento di pace e di riflessione. Da un canto compare un entusiasmo istintivo e vitale verso il mondo, dall'altro l'intuizione quasi fatale di una donna che dell'esistenza sa cogliere l'elemento irrazionale e magico, rifugiandosi nel sogno e in un mondo irreale e fatato per fuggire il male e per esprimere il bisogno di libertà; ma anche per donare al fruitore un attimo di magica bellezza, di divertissement e di onirica speranza, distraendolo da un universo tecnologico e spesso intriso di solitudine."




Opera di Carolina Franza dalla mostra Fleur d'amour a Trieste Carolina Franza: Fleur d'amour
06 maggio (inaugurazione ore 18) - 24 maggio 2015
Sala Comunale d'Arte di Trieste

La rassegna propone, attraverso un linguaggio fresco e suadente, una interpretazione contemporanea del concetto d'icona, che tuttavia rimane profondamente fedele ai canoni compositivi e pittorici di quest'antica e affascinante espressione artistica. Presentata da Antonio Cattaruzza, l'esposizione è incentrata sulla figura di Maria, la Madre di Dio o Theotokos, che in greco significa "colei che genera Dio", tematica che nella tradizione russo-bizantina trova riscontro in più di 300 modelli. Di tale soggetto - scrive Marianna Accerboni - l'artista ci offre con tecnica ineccepibile, supportata da una profonda conoscenza teologica e filosofica, una visione nel contempo intensa e delicata, sottolineata da un cromatismo luminoso e morbido, che avvicina il fruitore al concetto di Divino attraverso la bellezza e il sentimento.

Formatasi alla Scuola di Tommaso Palamidessi e del maestro d'arte Alessandro Benassai, in questa mostra la Franza espone opere recenti e inedite: l'accuratezza e l'originalità nella composizione e tratto figurativo - scrive Cattaruzza - aggiornato con sensibilità e misura nell'espressione degli elementi del dipinto, non trascura fondamenti simbolici e allusivi ai temi della verginità della Madre di Dio, del mistero dell'incarnazione e dell'amore che Dio le dona... Pertanto le nuove icone di Carolina Franza esprimono gioiosamente, anche nella loro modernità, quegli elementi che ci consentono di valicare una porta simbolica - l'icona stessa - che ci mette a contatto con il trascendente attraverso un'accurata osservazione degli elementi tecnico-compositivi costituenti il dipinto ed una successiva meditazione sul messaggio ivi contenuto.




Giovanni Centazzo - La spiaggia rosa - olio su tela cm.70x60 2015 Giovanni Centazzo - Mareggiata sugli scogli - olio su tela cm.70x60 2015 Giovanni Centazzo - Reti dei pescatori - olio su tela cm.70x60 2015 Giovanni Centazzo: Tra terra e mare
02 maggio (inaugurazione ore 18) - 15 maggio 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Mostra personale del pittore Giovanni Centazzo presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni: in mostra quasi una trentina di opere realizzate a olio su tela prevalentemente nel 2015. "Un'interpretazione del tema prediletto del paesaggio, molto personale, delicata, intensa e idealizzata nel suo aspetto più intenso e luminoso: così" - scrive Marianna Accerboni - "Giovanni Centazzo ha costruito nel corso del tempo il proprio linguaggio pittorico, intriso di soluzioni e intrecci cromatici dinamici e coinvolgenti come l'onda del mare e la forza del vento. Un lieve simbolismo fantastico accentua lo slancio del suo gesto pittorico, veemente e istintivo, ma venato di dolcezza; mentre i toni brillanti delle diverse sfumature di colore, volutamente non sempre aderenti al reale, donano un tocco di sottile narrazione onirica al dipinto, in cui spesso il paesaggio appare intriso di una sobria vena favolistica.

Così tra sogno e realtà, l'espressionismo figurativo di Centazzo ci accompagna alla scoperta del silenzio dei Magredi, che incontriamo nel Pordenonese: spazi singolari, silenziosi, deserti e incontaminati, una sorta di avanterra alpino costituito da depositi alluvionali, siti nella parte occidentale dell'alta pianura friulana, incorniciata da grandi varietà di flora, dove le acque dei torrenti Cellina e Meduna sprofondano nella falda acquifera. La pittura di Centazzo ci racconta però anche l'acqua dei fiumi, il mare e il Carso, colti dal pennello dell'artista con assoluta padronanza tecnica, grande sensibilità e capacità di rappresentare la bellezza della luce, che scaturisce da accostamenti cromatici decisi, a volte così intensi da rammentare la poetica dei Fauves".

Giovanni Centazzo (Maniago, Pordenone 1942), paesaggista appassionato, tra i più interessanti del panorama nazionale, nel corso della sua fortunata carriera è presente, sempre su invito, a numerose manifestazioni di prestigio, fra cui nel '74 la XIV Biennale d'Arte figurativa di Imola con i più significativi maestri italiani, nel '77 al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, con i maestri delle Tre Venezie alla IV Biennale Triveneta delle Arti a Villa Simes Contarini di Piazzola del Brenta (Padova), al Municipio di Venzone per più edizioni della Mostra della Pittura e della Grafica contemporanea. Nel '92 vince a Treviso il 1° Premio e la Grolla d'oro del XXVII Premio internazionale di Pittura e Scultura.

Nel '94 espone su invito una personale al National Museum of Fine Arts della Valletta, evento inserito fra le manifestazioni ufficiali dello Stato di Malta. Riceve, per meriti artistici, una targa della Provincia di Venezia. Nel 1998, invitato dal Comune di Majano, celebra con il patrocinio della Provincia di Udine, il 30° dell'attività artistica con una mostra e una monografia presentate dal poeta friulano Domenico Zannier. Nel 1999 viene invitato dal critico Paolo Rizzi a esporre all'Arte Fiera di Padova nella sezione speciale da lui curata e intitolata Il Paesaggio nella pittura Veneta del '900. Nel 2002 riceve per meriti artistici il sigillo della Provincia di Pordenone. E' invitato dal Comune di Caltanissetta ad allestire una personale nel Palazzo del Carmine; il critico Ferdinando Anselmetti lo inserisce nel volume Quelli che contano edito da Marsilio e lo invita con i nuovi maestri italiani alle mostre delle Gallerie Cassiopea e Cà d'Oro di Roma.

Nel 2004 il critico Giancarlo Romiti lo invita con otto artisti Nazionali al Premio Anusc'arte di Castel S. Pietro Terme (Bologna), dove vince il 1° premio e la medaglia d'oro. La sua documentazione artistica si trova all'Archivio Storico della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma e alla Biblioteca Statale Isontina di Gorizia. Nel 2009 al castello di Rive d'Arcano gli viene assegnato il premio Merit Furlan. Nel 2012 espone, su invito, una personale al Palazzo del Consiglio Regionale di Trieste, su invito. E' stato invitato dal Comune di Treviso a esporre con una personale nel Palazzo Scotti. Nel corso dei suoi quarant'anni di pittura ha tenuto 120 personali, sue opere figurano in collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero.




Sergio Budicin - Anatre allo stagno - olio su tela cm.60x90 2015 Sergio Budicin - Leoni all'erta - olio su tela cm.120x80 2014 Sergio Budicin
04 aprile (inaugurazione ore 18) - 17 aprile 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Mostra personale del pittore triestino Sergio Budicin presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. Mentre prosegue all'estero, soprattutto in Germania, l'apprezzamento nei suoi confronti, l'artista espone ora una quarantina di opere realizzate a olio su tela e su tavola negli ultimi tre anni. "Ritorna a esporre a Trieste" - scrive Accerboni - "Sergio Budicin, artista dal conclamato talento, che propone, attraverso una fitta sequenza di oli su tela e su tavola, soprattutto recenti e inediti, le tematiche predilette: la natura, colta nei suoi aspetti più quieti o lussureggianti, gli animali, dai più feroci ai più teneri, dipinti con grande partecipazione e dolcezza, ma anche l'essere umano, interpretato mediante un ritratto dal taglio narrativo tradizionale, in cui l'artista sa cogliere l'anima del soggetto.

E poi, il fantasticare nell'ambito della storia e di alcuni dei suoi miti, da Lady Godiva a Carlo Martello, alla rappresentazione di un torneo medioevale, nel dipingere i quali Budicin si conferma maestro; mentre un capitolo a parte meritano i magnifici cavalli, autentica passione dell'artista, che egli ama dipingere, dando prova di grande vituosismo, a memoria, come nell'opera che li ritrae in gruppo, spaventati dal pericolo di un precipizio. E infine, tra i molteplici spunti poetici, ecco una coppia di magnifici pavoni verdi, raffigurati sullo sfondo di un pesco in fiore.

Nel tempo Budicin ha maturato una tecnica perfetta, che gli consente di 'illuminare' le sue opere attraverso molteplici velature: fermamente convinto che gli studi di anatomia, delle svariate tecniche pittoriche e del disegno, assieme all'esercizio quotidiano dell'arte, rappresentino la via da seguire, la insegna, con il figlio Roberto, agli artisti-allievi che frequentano da anni il suo bellissimo studio, situato in posizione strategica poco sotto Opicina. Qui sono stati dipinti e da qui sono partiti i quadri che l'artista ha esposto in tutto il mondo sotto l'egida di prestigiose gallerie quali la Aukloster di Monschau, la Nürnberger Rachmenkunst Haus der Gemalde, la Galerie Vogel di Heidelberg, la Schoeninger, la Reith e la Galerie in der Prannerstrasse di Monaco e la Bilder im Hof di Flensburg, tanto per citarne solo alcune. Un successo grandissimo, che rende sempre più attese all'estero e in Italia le sue personali."

Sergio Budicin (Trieste 1939), ha studiato con il maestro Walter Falzari, erede della grande tradizione pittorica che ha coniugato l'arte veneziana con quella austriaca durante il XIX e XX secolo. Dopo aver approfondito in particolare gli aspetti tecnici nella figura e nel ritratto, ha svolto a lungo l'attività d'illustratore di libri sulla natura e gli animali. Nel 1970 ha operato negli Usa con il pittore di origine ungherese Lajos Markos, i cui insegnamenti gli hanno consentito di ampliare e raffinare la propria tecnica. Ha viaggiato moltissimo in Europa, America e Africa per osservare la natura e gli animali nel loro habitat. Dopo la prima personale a Trieste del 1975, ha esposto in numerose gallerie, soprattutto in Germania. Nel 1992 l'Akademie für Tierschutz di Monaco di Baviera lo ha premiato con l'ambito Goldenen Elefanten, importante riconoscimento per il suo contributo alla diffusione della coscienza ecologista e alla conoscenza del mondo animale. I suoi lavori si trovano in collezioni pubbliche e private di numerosi paesi del mondo.




Copertina del libro Ultima cetra - raccolta di poesie di Nidia Robba Ultima cetra
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Presentazione libro
27 marzo 2015, ore 18
Circolo della Stampa - Trieste

L'arch. Marianna Accerboni presenta l'ultimo volume di liriche della scrittrice triestina Nidia Robba. Condurrà l'incontro Helga Lumbar, figlia dell'autrice, pittrice e illustratrice di tutte le sue opere, che leggerà alcune rime della madre. Il libro si è già meritato in questi giorni a Tirrenia l'ambito Trofeo per le opere inedite del prestigioso Premio Messaggi d'amore organizzato dalla LAPS - Libera associazione Poeti e Scrittori. Attraverso una metrica lineare, intensa e delicata - scrive Accerboni - Nidia Robba scandisce in questo libro, l'umanissimo racconto dei suoi sentimenti e della sua vita, suddivisi in "Lodi", "Pensieri", "Falsità d'amore" e "Preghiere", 4 sezioni per un totale di 70 poesie, in cui gli accadimenti personali s'intrecciano al concetto del Divino, dell'immanente e dell'Universale: una narrazione in versi contemporanea e senza tempo, intrisa di vitalità, sentimento e saggezza.

La scrittrice, nata nel 1924, accademica dei Micenei e insignita di numerosi premi, tra cui il Premio Città di Venezia (2007) e la targa alla carriera del Comune di Trieste (2010), giunge, con il volume di liriche Ultima cetra, al ventunesimo libro, tra quelli pubblicati negli ultimi 11 anni. Nel 2014, in occasione della 22° edizione del Premio Letterario Internazionale "Città di Lerici", ha ricevuto il Gran Premio "Città di Lerici" per la Sezione Poesia, una menzione di merito nella Sezione Racconto Inedito e una nella Sezione Narrativa, assegnati con il massimo punteggio da tutti i componenti della giuria.

Autrice coltissima, ha studiato alla Facoltà di Lettere dell'Università di Firenze, città dove ha risieduto per alcuni anni e che è stata costretta a lasciare a causa del 2° conflitto mondiale. Ha viaggiato moltissimo in Italia e in Europa, soprattutto in Germania, Danimarca, Austria e Grecia, assorbendo la cultura e l'atmosfera di questi paesi, che sovente ritroviamo nei suoi scritti, composti anche secondo una personale, imprevedibile e ineludibile vena esoterica e molto spesso ambientati nella Mitteleuropa con notevoli approfondimenti storici e di costume. A diciott'anni ha scritto il primo romanzo, ispirandosi spesso alla natura e agli amati animali che abitano nell'antico giardino di Rozzol, intorno alla sua casa del 1° novecento, rimasta intatta. Numerosissime sono le sue poesie, ma per decenni, fino al '78, la scrittrice ha gettato nel fuoco le sue opere, a causa di una sorta d'intimo pudore, iniziando a pubblicare solo nel 2002 per l'interessamento della figlia.

Ha pubblicato nell'ambito della poesia: Trieste la linda (2002), Raggi d'amore (2003), Sotto il segno della nebulosa (2004), Cinquant'anni in fiore (2004), Schermo (2005), I quadri dell'anima (2006), Il filo fiorito (2008), Dedicato a... (2009), Quinto elemento (2010), Dileto dialeto (2011). Nell'ambito della narrativa: La cetra d'oro (2006), Il sortilegio della città rosa (2006), La verità falsa (2007), L'angelo nello specchio (2008), I carati dell'amore (2009), Un uomo di neve (2009), Castel Rovino (2010), Lo schiaffo (2011), La nebbia Realtà - Evocazione (2012), Dalla parte del perdente (2013. E' presente nel Dizionario Hammerle degli autori di Trieste, dell'Isontino, dell'Istria e della Dalmazia dal 13° secolo a oggi.

Prefazione libro

Immagine ingrandita della copertina con la composizione realizzata da Helga Lumbar




Françoise Calcagno
Venice memory. L'improvviso visibile


02 marzo (inaugurazione ore 18.30) - 17 marzo 2015
Lux Art Gallery - Trieste

Personale della pittrice Françoise Calcagno, presentata da Francesca Brandes e Marianna Accerboni. In mostra una trentina di opere recenti. Scriveva Nicolas De Staël che la vera pittura tende sempre a tutti gli aspetti, cioè all'impossibile somma del presente, del passato e dell'avvenire... Più che mai ciò avviene nel caso di Françoise Calcagno - afferma Brandes - nel suo scavare al fondo dei tempi, nella materia di pigmento, fino ad estrarne un dono prezioso, inesauribile. Forse è il dono di un'immagine che sottende l'emozione (e non viceversa), la sua sostanza, la sua scorza non solo simbolica. E' una sostanza-colore che implode luce. Un lessico raffinato, luminoso e calibrato - sottolinea Accerboni - che, attraverso l'intreccio tra pittura e fotografia, interpreta ed evoca in questo ciclo, con taglio squisitamente contemporaneo, il fascino e la memoria dei luoghi.

Françoise Calcagno, di origini francesi ma veneziana d'adozione, conduce da anni una sperimentazione che affronta in modo del tutto personale e a suo modo minimalista il rapporto forma - colore. Diplomata in Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Venezia, ha esposto, spesso su invito, in prestigiose sedi in Italia e all'estero, i suoi lavori di grafica e di pittura e i suoi libri d'artista, pubblicati in numerosi cataloghi e riviste di arte contemporanea. Nel 2005 ha aperto nel cuore del Ghetto ebraico di Venezia l'Art Studio, uno spazio a metà strada fra l'atelier d'artista e la galleria d'arte, che viene usato dalla Calcagno non solo per creare e mostrare il suo lavoro, ma soprattutto quale luogo in cui far partire un dialogo con la propria città adottiva. Di conseguenza lo Studio è diventato una galleria d'arte e un luogo d'incontro dove gli altri artisti possono esporre il proprio lavoro e confrontarsi tra loro: uno spazio per discussioni e letture e un laboratorio di idee e progetti.




Alpina Della Martina - Blu delle regine - acquarello su carta - cm.50x35 2014 Alpina Della Martina - Materia di rose - acquarello su carta cm.50x35 2014 Alpina Della Martina - Atmosfera - acquarello su carta - cm.70x50 2014 Alpina Della Martina: Luce 2015
27 febbraio (inaugurazione ore 18.30) - 18 marzo 2015
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Mostra personale della pittrice Alpina Della Martina introdotta sul piano critico da Marianna Accerboni. In esposizione una serie di raffinati ed essenziali acquerelli realizzati di recente dall'artista prevalentemente sul tema del paesaggio e della natura morta. "Ritorna con questa mostra" - scrive Marianna Accerboni - "la magia del silenzio e del colore, che l'artista carnica Alpina Della Martina persegue da sempre attraverso la difficile arte dell'acquarello, la tecnica pittorica che, nella sua apparente semplicità, è in realtà la più complessa perché non ammette ritocchi o ripensamenti.

Sempre vicina alla natura, vegetale o animale che essa sia, e attraverso questa al principio creatore, l'artista ci offre del soggetto, un'interpretazione lieve e impalpabile ancorchè sottolineata da interventi cromatici intensi e molto convincenti: una pittura che si potrebbe definire di tocco, che promana direttamente dal suo animo di artista sensibilissima e in linea con la ricerca contemporanea, che dal figurativo è riuscita, per gradi, a raggiungere con eleganza, attraverso l'essenzialità, la soglia dell'informale, su cui sembra attestarsi ora il suo linguaggio. In questa raffinata rassegna, che propone un nuovo modo non accademico di fare acquerello Della Martina conduce il fruitore lungo un percorso fatto di emozioni e sensazioni allo stato puro, in cui una sorta di virtuosismo istintivo le consente di esprimere attraverso una parte (il colore declinato con un gesto immediato) il tutto, impreziosito da interventi magistrali realizzati per sottrazione, come per esempio accade nell'abile declinazione dei bianchi."

Alpina Della Martina (Codroipo) ha preso parte a numerose e significative mostre collettive personali. Tra quest'ultime ricordiamo quella al Gadarte di Firenze (1993), a La Loggia di Udine (1994), al Centro Friulano di Arti Plastiche di Udine (1999), al Centro Civico di Cividale del Friuli (2001), all'A.I.A.T. di Sistiana (Trieste, 2002), alla Galleria Art Time di Udine (2004), alla Galleria Sekanina di Ferrara (2004), a Palazzo Frisacco a Tolmezzo (2004 e 2012), a Villa de Brandis di S. Giovanni al Natisone (2006), a Palazzo Frangipane di Tarcento (2006) e alla Galerie Cristine Colas di Parigi (2007), alla Chiesa di S. Maria dei Battuti di Cividale (2011), a Palazzo Orgnani Martina a Venzone (2011), Chiesa di S. Antonio Abate a Udine (2011), alla Galleria Ellisse di Venezia (2013).




Foto-ritratti di autori italiani e altri (1967-2013)
16 febbraio (inaugurazione ore 18) - 28 febbraio 2015
Libreria Lovat - Trieste

Rassegna a cura del prof. Mladen Machiedo, grande italianista croato, realizzata in collaborazione con il Consolato Generale della Repubblica di Croazia a Trieste e la Comunità croata di Trieste. In mostra più di 150 fotografie di Machiedo che raffigurano 60 autori italiani, tra cui Eugenio Montale, Carlo Betocchi, Giancarlo Vigorelli e il futurista Primo Conti, accanto ad autori croati, tra cui lo scultore Kuzma Covacic, e francesi, come Raymon Queneau, che hanno avuto rapporti culturali con l'Italia. "Fotografo" afferma Machiedo "perché, pensando anche alla problematica proustiana del tempo ritrovato, il momento è molto fugace e la foto conserva la vita".

Machiedo (Zagabria 1938) è poeta, scienziato, saggista, memorialista, curatore di antologie e traduttore. Laureato alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Zagabria in lingua e letteratura italiana e in lingua e letteratura francese, da lettore ad assistente, a docente, a professore ordinario di letteratura italiana (riconfermato a vita), ha percorso, nella sua città natale, tutti i gradini della scala accademica per ritirarsi nel 2006 in pensione a favore della propria attività letteraria e continuando, tuttavia, dal 2011 a insegnare a contratto quale professore emerito. Ha tenuto numerose conferenze, quale visiting professor, all'Università di Firenze, alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Padova, Udine, Trieste, Spalato e Lubiana.

Fa parte in patria di diverse redazioni e della consulenza internazionale delle riviste italiane «Testuale» e «La Modernità letteraria». Ha vinto innumerevoli premi, tra cui il Premio Quasimodo, il Premio Eugenio Montale e il Premio Flaiano. Al saggio su Ungaretti e al primo dei due su Pasolini l'autore deve invece il Premio Lerici Pea (1994), a quello su Biagio Marin il premio omonimo (1997). Il saggio sui suoi "tre decenni con gli scrittori" ha offerto invece un anticipato autocommento metodologico a quella "Italia dolceamara", libro in cui Machiedo descrive in croato i suoi incontri con gli autori, accolto nel 2000 con il consenso unanime della critica croata.




Il Viaggio - ®foto Laura Poretti Rizman 2013 - foto colore reflex digitale Palazzi, passato e presente - ®foto Laura Poretti Rizman 2013- foto colore reflex digitale Sirena - ®foto Laura Poretti Rizman 2013 - foto colore reflex digitale Laura Poretti Rizman: Frozen shots / Scatti congelati
24 gennaio 2015 (inaugurazione ore 19) - 28 febbraio 2015
Shaky Bar - Trieste

Mostra personale della fotografa-artista Laura Poretti Rizman curata dall'arch. Marianna Accerboni e dedicata all'inverno ungherese: in mostra una ventina d'immagini a colori realizzate nell'inverno 2013 dall'autrice con una Reflex digitale. Nel corso della vernice il poliedrico artista sperimentale Piero Lancini, pittore e musicista, eseguirà alcune improvvisazioni musicali create site specific e ispirate alle opere esposte.

"I lavori della rassegna sono il frutto di un viaggio onirico, oltre che reale, compiuto dalla Poretti Rizman, che si traduce in un reportage molto calibrato ma nel contempo fantastico" scrive Marianna Accerboni "il quale ci trasporta in un paese di grandi suggestioni. Attraverso visioni cromatiche rese algide da un sottile e persistente velo di ghiaccio, la fotografa-artista ci consegna un'immagine dell'Ungheria molto mitteleuropea, la quale tralascia volutamente la matrice levantina che caratterizza parte della cultura anche linguistica di quel paese, per l'antico contatto con i turchi. Lo sguardo non è però focalizzato su palazzi e monumenti, ma su una natura da fiaba che ci accompagna lungo un percorso che, pur nella sua magica delicatezza, concede solo alcune note a un sottaciuto neoromanticismo".

Questo viaggio assume però anche un valore simbolico, come spesso accade nei grandi scrittori, quali per esempio Pirandello, o in registi di vaglia come Fellini. "L'immagine di un paese nascosto sotto una coltre di ghiaccio si collega al nostro vivere attuale" annota infatti l'autrice "In questo momento siamo congelati, quasi paralizzati dalla visione di quanto ci accade intorno: la violenza si esprime in ogni parte del mondo, ampiamente divulgata da telegiornali e mass media, e la risposta a tutto questo potrebbe plausibilmente essere un irrigidimento e uno straniamento nei confronti della realtà. Il ghiaccio" prosegue Poretti "rappresenta davvero bene questa sensazione perché, se è vero che tutto sembra immobile, sotto vi scorre la vita e basta a volte un po' di fiducia e di sole, cioè di amore, per riscaldare il nostro animo e far rivivere la speranza".

Laura Poretti Rizman, fotografa da sempre, frequenta corsi di camera oscura, fotografia, computer e grafica. I suoi maestri sono stati Tullio Fragiacomo, Mario Pierro, Tullio Stravisi ed Enzo Gomba. Collezionista d'antiquariato fotografico, orienta la sua specializzazione sul marchio Ferrania. Socia fondatrice dell'Associazione Onlus Futuro Donna e con essa socia della Consulta Femminile di Trieste, ha esposto in numerose personali e collettive di prestigio e le sue foto sono state pubblicate su riviste di settore e su libri nazionali.

Ha partecipato a un corso per giurati indetto dalla Fiaf al Circolo Fotografico Triestino, con il quale ha cooperato per oltre un decennio come assistente esterna ai corsi di fotografia e di camera oscura. Collabora con la rivista online del Centro delle Culture di Trieste, Freaksonline, pubblicando articoli e recensioni e seguendo in particolare la sezione artistica. Blogger su Libero, ha ricevuto l'attestazione di GoldBlogger con Emozioni dell'Anima, sito/blog da lei creato su il portale di Libero (blog.libero.it/lightdew).

Ideatrice e organizzatrice del Primo Concorso Nazionale di Fotografia al Femminile per l'Associazione Futuro Donna, intitolato DolcevitaCarovita, negli ultimi anni ha partecipato al progetto Fotografare Donna con un contributo fotografico al libro Femminile Reale. Ha preso parte inoltre alle rassegne d'arte Espansioni Art Watching ed Evoluta e al progetto Artisti per Emergency. Molte sue fotografie vengono utilizzate da varie Associazioni artistiche e culturali. Opera con una reflex Nikon D300, colore, elaborata in fase di preparazione grafica per la stampa.




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