La Newsletter Kritik di Ninni Radicini su Arte Libri e Cinema Prima del nuovo numero di Kritik
   

   
Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni

Marianna Accerboni, scenografo e critico d'arte e d'architettura, già allieva e collaboratrice del grande scenografo Luciano Damiani, idea e organizza, in qualità di curatore e di progettista dell'allestimento e della linea grafica, mostre ed eventi d'arte in Italia e all'estero (Roma, Firenze, Trieste, Bruxelles, Austria, ecc.), in cui, alla competenza critica commistiona inediti interventi di luce, che realizza con l'ausilio delle più sofisticate tecnologie. Dalla metà degli anni Novanta lavora infatti sul tema della luce, nel cui ambito ha ideato scenografie d'avanguardia da realizzarsi attraverso raggi laser, allestimenti e scenografie di luce per concerti, spettacoli teatrali e mostre d'arte ed eventi multimediali e di luce per spazi urbani e musei. Ha esposto abiti-scultura e di luce, bozzetti per scene e costumi e installazioni luminose in gallerie d'arte e teatri in Italia e all'estero.
www.mariannaaccerboni.com

Le rassegne precedenti curate da Marianna Accerboni: 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08




Lista delle mostre e delle conferenze presentate da Marianna Accerboni:

- Concorso internazionale di Pittura Dario Mulitsch
- Carolina Franza. Lo splendore dell'icona: materiali e strumenti
- Rupert Rebernig. La sensazione del vedere
- Serena Zors. Oltre il cielo, l'infinito
- Patrizia Schoss
- Lin Delija. In viaggio verso casa. Gorizia - Zagabria - Scutari
- Concorso Internazionale di Pittura Dario Mulitsch 2019
- Aldo Famà. Lo stato dell'arte
- Presentazione libro: "Il preferito della strada. Il magico viaggio di Vito Timmel", di Alessandra Scarino
- Viaggio in Dalmazia - Video di Franco Viezzoli
- Nora Carella. Ritratto astrologico
- Fabio Colussi
- XIX edizione del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole
- X edizione del Premio di Vetro 'Elca Ruzzier' a Marianna Accerboni
- Concerto dell'ensemble internazionale dei Solisti di Zagabria
- Katia Brugnolo: "Tra terra e mare"
- Atelier Možina. La tradizione verso il futuro
- Bloody Mary Show: Maria Teresa d'Austria interpretata 9 artisti triestini e 15 austriaci
- Gordana Drinkovic: "Vetro, la mia seconda pelle"
- Nina Vlados: "Connessione trascendentale"
- Barbara Mapelli: Luci e colori delle emozioni
- Bruna Naldi: "La primavera nel cuore"
- Giusy Depase
- Presentazione libro: "Una e diversa. L'Europa di Denis de Rougemont"
- Silvano Clavora: Espressioni carsiche
- Inaugurazione dell'Atelier Dell'Arte
- "Essere Gillo Dorfles"
- Claudio Sivini. "La luce, l'ombra, il riflesso"
- Silvio Balestra. Oltre il reale. Flussi di pensiero
- Leopoldo Bon
- Nora Carella. Luce senza tempo




Concorso internazionale di Pittura Dario Mulitsch

Premiazione degli artisti, inaugurazione della mostra e presentazione del catalogo
08 giugno 2019, ore 18
Castello di Gorizia
www.concorsodariomulitsch.it

Premiazione e inaugurazione della mostra degli artisti selezionati, curata da Marianna Accerboni, e la presentazione del catalogo (Nuove Edizioni della laguna). L'evento è intitolato dalla moglie Caterina alla figura di Dario Mulitsch, illuminato imprenditore goriziano di antica nobiltà sassone, fondatore del Centro Culturale Tullio Crali e appassionato promotore della cultura e delle arti. Mulitsch è stato autore della raccolta delle "Poesie dell'infinito", premiata dalla Giuria del Premio Franz Kafka Italia - Edizione 2012, e del volume intitolato "Chi siamo, da dove veniamo, sull'origine dell'uomo", editi da La laguna.

Il Concorso, aperto a tutte le tecniche e tendenze artistiche, è suddiviso in una Sezione riservata agli Artisti e in una agli Studenti, ognuna delle quali ripartita in Tema liberoe nel tema "Leonardo da Vinci e i riflessi contemporanei dell'opera leonardesca". Nella presente edizione il concorso ha registrato un'affluenza maggiore di artisti rispetto agli anni passati e numerosi sono stati anche gli studenti. La prima Giuria tecnica, composta da 2 critici,ha provveduto a una prima scrematura, selezionando i lavori di una sessantina di artisti e 30 studenti su circa 200 opere pervenute provenienti da varie regioni italiane, da Slovenia, Austria, Germania e Belgio, mentre gli studenti provengono dal Liceo artistico Max Fabiani di Gorizia e dal Gimnazija di Nova Gorica. Tutte le opere selezionate saranno esposte nella prestigiosa e storica sede del Castello di Gorizia e inserite nel catalogo del VI Concorso Mulitsch. Nell'ambito della vernice verranno resi noti i nomi dei vincitori e dei menzionati del Concorso, selezionati dalla seconda Giuria qualificata.

La rassegna rimarrà visitabile fino al 30 giugno e dopo un paio di giorni le opere verranno nuovamente esposte nelle vetrine dei negozi della zona del centro e nelle finestre della Sala espositiva del Comune di via Garibaldi, per coinvolgere attraverso l'arte tutta la città di Gorizia. Nelle scorse edizioni, che avevano portato in città più di un migliaio di persone, le opere partecipanti al concorso erano provenienti, oltre che da varie regioni d'Italia, da Austria, Slovenia, Croazia, Bulgaria, Ungheria e Francia. Il concorso, che nel 2010, 2012 e 2015 è stato insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica, si pone perciò ormai come un riferimento molto significativo per il mondo artistico nazionale e dei Paesi confinanti con il Nord est, anche perchè costituisce un'occasione di confronto fra esponenti di culture e paesi diversi, ispirandosi alla visione di Dario Mulitsch, raffinato e sensibile intellettuale, che in vita si era sempre impegnato per riavvicinare popoli e luoghi nel segno della bellezza e dell'arte.

Dal 2010, nell'ambito del Premio, è stata istituita anche una sorta di 'concorso nel concorso',completamente dedicato ai giovani, che ha creato un confronto generazionale nella manifestazione stessa. Il Concorso Dario Mulitsch si presenta dunque come una Biennale dell'immaginario artistico contemporaneo del Nord Est europeo,con un'apertura internazionale, in particolare verso quei paesi con cui Gorizia è da secoli in tradizionale contatto come Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, Austria, Germania e i Balcani: per recuperare attraverso l'arte, dopo la caduta dei confini, quella centralità in senso europeo, di cui la città godeva in passato grazie anche alla frequentazione da parte dei suoi artisti delle Accademie di Monaco, Berlino e Vienna.




Icona di Carolina Franza Icona di Carolina Franza denominata Un arcangelo Carolina Franza
Lo splendore dell'icona: materiali e strumenti


21 maggio (inaugurazione ore 18) - 30 maggio 2019
Sala Xenia - Trieste

La mostra propone una quarantina di opere realizzate dall'artista tra il 1989 e il 2019. Nel corso del vernissage l'autrice approfondirà la genesi delle immagini create ad hoc per l'esposizione, la filosofia della rappresentazione iconografica e l'uso dei pigmenti naturali impiegati. La Franza è una delle poche iconografe che traduce con sensibilità contemporanea l'antica arte dell'icona avvalendosi di mezzi e metodi filologicamente fedeli alla tradizione e intrecciando il taglio filologico a una delicata interpretazione dei soggetti tradizionali e a una profonda cultura filosofico-religiosa. Nel corso dell'incontro, cui parteciperanno iconografi, insegnanti e allievi giunti appositamente da Piemonte, Liguria, Austria, l'autrice presenterà i materiali lignei e di altra natura, come per esempio le colle e i pigmenti (indicati a fianco di ogni opera), precisandone la provenienza e la lavorazione.

Un compito che l'artista realizza da sé nel suo atelier e attraverso il quale crea lo "splendore dell'icona, specchio temporale dell'eternità". La pittrice presenta infatti in tale arte una duplice attitudine, volta sia allo studio delle basi classiche da un punto di vista artistico, teologico e filosofico, che alla ricerca pura, la quale, senza mai travalicare la tradizione, si focalizza sui soggetti e le tematiche ma anche, per esempio, sulla produzione di colori nuovi. Che spesso Carolina crea da sé, polverizzando pietre come per esempio lapislazzuli, avorio e malachite, secondo appunto una secolare tradizione che la conduce anche all'impiego di legno, bisso di lino, oro zecchino e tempera all'uovo con pigmenti antichi. Gli eventi sono organizzati dalla Fondazione Ellenica di Cultura Italia, su invito della presidente Aliki Kefalogianni, e dalla Comunità Greca Orientale di Trieste con i patrocini dei Consolati onorari di Grecia e Cipro a Trieste, nella nuova sala messa a disposizione dalla presidente della Comunità Greca Orientale Maria Kassotaki.

Carolina Franza, triestina, avvia alla propria ricerca artistica in Italia e all'estero, tesa a un'arte che coniughi la conoscenza dei colori della pittura su tavola nel loro aspetto pittorico e scientifico, la filosofia dei soggetti rappresentati e le sue misure, venendo a contatto con opere della tradizione di altri popoli. Segue le lezioni a Firenze della pittrice Luisa del Campana ed apprende la necessità d'impadronirsi di tutti gli stili. È del 1981 l'incontro con gli insegnamenti di Tommaso Palamidessi e il 1989 vede a Firenze la realizzazione e l'esposizione delle prime icone che, come avviene tradizionalmente, prendono a modello l'iconografo russo S. Andrei Rublev, con la verifica e l'ispirazione costante del suo Maestro d'arte Alessandro Benassai. Le sue opere si trovano nei cinque continenti.

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Le Icone nella convergenza bizantina tra Sicilia e Grecia (Articolo di Ninni Radicini)




dipinto di Rupert Rebernig dipinto 5 di Rupert Rebernig dipinto 3 di Rupert Rebernig Rupert Rebernig
"La sensazione del vedere"


09 maggio (inaugurazione ore 19) - 30 maggio 2019
Sala Comunale d'Arte - Trieste
www.rebernig-rupert.at

Mostra personale del pittore austriaco Rupert Rebernig, introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. Esposta una ventina di opere realizzate ad acrilico tra il 2014 e il 2018. Libero come un ruscello fresco e trasparente che scende dalle montagne più alte, - scrive Marianna Accerboni -il gesto pittorico di Rupert Rebernig si libra cristallino a interpretare e a riferire le emozioni, le intuizioni e gli stati d'animo dell'artista attraverso un lessico espressionista astratto, che ha avuto rappresentanti molto significativi nel mondo austro-tedesco e nell'Europa del Novecento. Dall'astrazione di Rupert scaturisce una pittura luminosa e poetica, in cui, silenziosamente, i paesaggi visibili vengono tradotti e sintetizzati in visioni interiori.

Libere estrinsecazioni della sua sottile energia vitale e creativa, che procede al ritmo dei suoi diversi stati d'animo lungo un sentiero intimo, molto coerente e all'unisono con l'introspezione con cui l'uomo moderno ha dovuto confrontarsi dopo la débaclee gli sconvolgimenti dovuti al primo conflitto mondiale. Libera semplificazione e sintesi contro i decorativismi anche razionali dei periodi precedenti ci catapultano, con la pittura di Rebernig, in un nuovo emisfero estetico ed emozionale in cui i ritmi e i suoni atti ad accompagnare la sua silente poesia potrebbero essere le note dodecafoniche composte dal musicista austriaco Joseff Matthias Hauer. Per sognare ancora, ma in modo contemporaneo.

Rupert Rebernig, artista carinziano autodidatta, dipinge dal 1984. L'impulso a dedicarsi all'arte gli è stato ispirato dalla pittrice accademica Gertraud Pesendorfer, allieva di Herbert Boeckl e nella Wiener Sezession, vissuta a Vienna e in Carinzia. Ogni anno vive e dipinge in diverse città dell'Alpe Adria, da Venezia all'amata Istria. Ha trovato luoghi d'ispirazione anche sul Carso triestino e in Sicilia, nel paese dove fioriscono i limoni... Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn...? di goethiana memoria (breve canto contenuto nel romanzo Wilhelm Meister. Gli anni di apprendistato, di J. W. Goethe, 1795).

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Lo Schiaffo
Romanzo di Nidia Robba
Prefazione




dipinto di Serena-Zors denominato Aurea Serena Zors
Oltre il cielo, l'infinito


13 aprile (inaugurazione ore 20) - 07 maggio 2019
Palazzo Costanzi - Trieste
.. 23 aprile, visita guidata condotta da Marianna Accerboni, curatrice della mostra (visitata in pochi giorni da più di 1000 persone, tra cui anche lo scrittore tedesco Veit Heinichen)

La mostra, realizzata con il contributo del Comune di Trieste e ideata e curata dall'architetto Marianna Accerboni, si propone di testimoniare in modo esaustivo - attraverso una ottantina tra dipinti a olio e ad acrilico, fascinosi oggetti realizzati in modo del tutto originale con la tecnica Tiffany e piccole sculture in steatite - il mondo fantastico di quest'artista speciale che dipinge da sempre, e la sua ricerca condotta dagli anni Ottanta a oggi tra Trieste, dove ha lasciato il cuore, e Monaco di Baviera dove vive e opera da decenni. Qui ha assorbito il significativo clima artistico-culturale di una città che, fin dalla seconda metà dell'Ottocento, è stata una viva e antesignana capitale dell'arte europea, che ha influenzato il linguaggio e la creatività di molti artisti triestini.

In perfetta sintonia con il mondo fantastico di Serena, Accerboni ha ideato un'inaugurazione multimediale intrisa di magiche sorprese: una performance di arte visiva, luce, musica, poesia e recitazione che movimenterà lo spazio espositivo ma anche la piazza antistante Palazzo Costanzi, con i colori e le immagini prediletti dall'artista, accompagnati dalle note composte per l'occasione dal M° Silvio Donati, musicista d'avanguardia di valenza europea; e dalle poesie scritte da Serena e interpretate dall'attore Gualtiero Giorgini, alcune delle quali saranno esposte in mostra accanto ai dipinti. Seguirà un vin d'honneur. Le note di Donati, diffuse nella sede espositiva lungo tutto il periodo della mostra, fungeranno da accompagnamento e immersione sonora per il visitatore, avvicinandolo, attraverso questa sorta d'inedita colonna musicale, in modo delicato ma nello stesso tempo intenso, al mondo fantastico, surreale e onirico della pittura di Serena.

Nella sezione dedicata ai lavori più recenti della Zors troverà spazio il ciclo dedicato al Fuoco, al Vento e all'Acqua e quello caratterizzato dalle iniziali dei nomi appartenenti a diversi personaggi, che la Zors interpreta e rappresenta in modo surreale attraverso riferimenti simbolici al loro temperamento e alla loro esistenza. Mediante l'uso delle lettere istoriate, che raccolgono anche l'eredità dello stile Secession (o Liberty o Art Nouveau), la pittrice propone ancora una volta la propria visione positiva del mondo, spesso dorata come il sole: così appare per esempio nel dipinto "Aurea".

Scrive Marianna Accerboni a proposito dell'arte della Zors: Una libertà compositiva che sovverte le regole dinamiche e statiche e gli equilibri di gravità dell'universo, coerentemente con un costante anelito verso un libero divenire della vita: il fantastico supera e sovverte il reale nel mondo magico della pittrice, poliedrico intelletto creativo, capace di dominare la linea sulla carta e di trasporla efficacemente nella terza dimensione. Arte che l'autrice realizza con grazia ed equilibrio armonico - reso talvolta dissonante per aumentarne l'efficacia - di cui fa uso sia sul piano cromatico che nella composizione di pieni e vuoti, luci e ombre, bianco e nero, fragore di note di colore e silenzio. Gioia di vivere e pioggia, vento e calma atarassica, fiaba e gioco connotano i suoi disegni divenuti dipinti, i cui parametri ritroviamo spesso in alcuni esempi di edifici realizzati da grandi firme dell'architettura contemporanea d'avanguardia.

Una strada in salita verso l'Arte, quella della pittrice triestina, iniziata con il disegno e la pittura, e proseguita con l'apprendimento e l'"immersione" negli anni Ottanta in seno a una tecnica artistico-artigianale di grande pregio, quella dei vetri Tiffany, imparata e realizzata in modo del tutto originale e personale con amore, scrupolosamente, intrecciandola spesso a inserti di specchio che moltiplicano il fascino cromatico e compositivo di queste elitarie creazioni. Una tecnica che però a un certo punto mette a repentaglio la salute e perciò devi rassegnarti ad abbandonarla. Tuttavia l'esigenza di raccontare il proprio mondo interiore confrontandolo con il reale, così diverso, permane nell'artista, ma il confronto tra questi universi è talmente forte che l'unica via d'uscita è il sogno.

Dalla fuga dalla realtà, nasce un mondo surreale, simbolico, fatato, felice, sintetizzato nel bianco e nero o enfatizzato da colori brillanti, vivaci, cristallini, che narrano senza esitazioni e in modo del tutto personale la festa della vita e il pensiero fantastico con una padronanza inconscia e inconsueta del sogno e del desiderio. In tal senso le prove su carta, realizzate ad acrilico e a tecnica mista (acrilico e collage e gli oli del periodo più recente), esprimono tutta l'audacia e la vitale curiosità di questa bella donna e il suo rapporto con il segno, attraverso il quale Serena riscopre anche le suggestioni dell'infanzia e ci fa partecipi dei misteri della mente, componendo, dalla fine degli anni ottanta anche attraverso la scultura, un'originale e fantastica riflessione su ciò che ci circonda. Un'artista dunque semplice e complessa al tempo stesso: semplice per i temi trattati, giocosi, simbolici, colorati, allegri, ma complessa per l'universo molteplice e simbolico che sottende le sue articolate e vivaci composizioni, che nella scultura sembrano invece trovare un momento di pace e di riflessione.

Serena Zors nasce a Trieste, che lascia poco più che ventenne per Monaco di Baviera, dove tuttora vive e opera. Sin da giovanissima si dedica allo studio del disegno e della pittura, realizzando lavori di gusto naïf. Nel 1980 è allieva a Monaco della Kunstgewerblerin Erika Liebl, artista artigiana da cui apprende l'arte del vetro secondo la famosa tecnica Tiffany. Dal 1985, per 12 anni realizza su proprio design, indipendentemente dallo studio Liebl, oggetti, lampade e vetrate in stile Tiffany, che, esposti in numerose mostre, riscuotono grande consenso e la portano anche a lavorare per arredamenti d'interni. Nel '91 torna a Trieste per una personale alla Galleria Al Bastione, al cui successo fanno seguito altre esposizioni nella sua città, alla Scuola dei Mercanti della Madonna dell'Orto di Venezia e a Monaco.

In occasione di una personale allo Spazio Arte Vinissimo della capitale bavarese, il presidente dell'Azienda Autonoma di Turismo di Trieste, Alvise Barison, giunto appositamente dal capoluogo giuliano, le conferisce la Medaglia al Merito per gli Italiani all'estero. Verso la fine degli anni '80, durante numerosi viaggi a New York e frequenti visite al Metropolitan Museum, scatta l'interesse per la scultura, che realizza principalmente in steatite (o pietra ollare), una roccia particolare, simile alla giada, metamorfica, di struttura e colore molteplici.Nel 2014 espone con grande successo alla Sala del Giubileo di Trieste e alla Galleria Rettori Tribbio, quest'ultima nell'ambito di un evento multimediale di luce, parole e musica a lei dedicato dall'architetto light designer Marianna Accerboni.

Nel 2015 un'altra performance multimediale di luce, parole e musica, intitolata Oltre il reale, ideata e curata da Accerboni, ha incorniciato alla Galleria Melori & Rosenberg di Venezia una successiva personale della Zors. Nel 2015, nell'ambito del prestigioso Concorso Internazionale di pittura Dario Mulitsch, riceve il premio della Regione FVG. A Trieste frequenta da anni l'atelier del maestro Livio Mozina, nel cui ambito perfeziona le trasparenze e le velature della tecnica a olio. Nell'ambito della rassegna avranno luogo a Palazzo Costanzi alcuni appuntamenti collaterali curati da Marianna Accerboni: il 23 aprile alle ore 19 una visita guidata, il 28 aprile e 5 maggio alle 11 una visita guidata e un laboratorio di disegno e pittura. La curatrice è disponibile a condurre visite guidate anche in altri orari e giornate.




opera di Patrizia Schoss denominata Albero testa opera Patrizia Schoss denominata Viceversa opera Patrizia Schoss denominata Testa con mani Patrizia Schoss
28 marzo (inaugurazione) - 21 maggio 2019
Palazzo del Consiglio Regionale di Trieste

Mostra antologica della pittrice Patrizia Schoss, che sarà introdotta dall'architetto Marianna Accerboni. La rassegna, corredata da un elegante catalogo, propone una cinquantina di lavori: dipinti a tecnica mista, incisioni e opere tridimensionali, tra cui molti inediti realizzati dall'artista dagli anni '70 a oggi.

"Immaginifica eppure analitica - scrive Accerboni - Patrizia Schoss è autrice di una pittura raffinata e molto personale. Inquietante e criptica, sospesa tra tenerezza e inquietudine, quest'artista di cultura e dna mitteleuropei (padre austriaco e madre triestina), ma lombarda di nascita, ora attiva a Trieste, traccia con tecnica eccellente una sorta di elegante bestiario dell'anima, disegnato o inciso senza esitazioni. Nel grande panorama di possibilità espressive che la cultura del '900 ha offerto, l'artista ha attinto istintivamente, ritenendola consona con il proprio sentire, all'intonazione surrealista, che l'accompagna nel travalicare il reale verso una liberazione dell'inconscio dagli incubi e dai dubbi, un percorso condiviso da note sensuali e delicate al tempo anche alle creature fantastiche dipinte fra il '400 e il '500 dal fiammingo Hieronymus Bosch, rivisitate con algida chiarezza.

E alle immagini cinquecentesche, affastellate di dettagli, dell'aristocratico, ma più solare Arcimboldo. Un mix, l'universo della Schoss, fra nitore, sofisticata freschezza e armonia tonale e cromatica, mistero, attaccamento e timore della maternità, fine segno grafico; paura della solitudine e intreccio, cioè abbraccio. Un'allusione continua alla natura, che prosegue nelle composizioni tridimensionali dell'artista, rielaborate a partire dalla forma archetipa e originaria dell'uovo. Intrecciato ad altri elementi naturali di piume e pietre, quest'ultimo rappresenta spesso il fulcro di una mise-en-scène naturalistica ed enigmatica, attraverso cui accedere a un mondo 'razionalmente fantastico', sospeso tra allusioni e raffinatezze, in una sorta di bilico in magico, quasi irreale equilibrio. Oltrepassato il quale, tutto potrebbe accadere".

Patrizia Schoss appartiene a un'antica famiglia triestina ma è nata a Moltrasio sul lago di Como. Ha studiato a Milano, prima al liceo artistico e poi all'Accademia di Belle Arti di Brera con Domenico Purificato. Espone in sedi prestigiose dalla fine degli anni settanta: la prima personale ha luogo a Milano al Centro dell'Incisione Alzaia Naviglio Grande. In seguito tiene una seconda mostra nello stesso centro e partecipa a esposizioni organizzate in diverse città italiane e alla Fiera di grafica internazionale di Bologna. Altre personali hanno luogo a Trento, alla Galleria 9 Colonne; a Milano, alla Galleria Il Mercante e alla Galleria Cortina, dove viene introdotta da Gillo Dorfles; a Trieste alla Sala Comunale d'Arte, presentata dall'architetto Marianna Accerboni.

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Patrizia Schoss
29 marzo - 18 aprile 2017
Sala Comunale d'Arte - Trieste
Presentazione




opera di Lin Delija denominata Annunciazione opera di Lin Delija denominata Donna in treno Lin Delija in una foto di Pasquale Chiuppi opera di Lin Delija denominata Ritratto di donna Lin Delija
In viaggio verso casa. Gorizia - Zagabria - Scutari


23 marzo (inaugurazione ore 17.30) - 09 aprile 2019
Biblioteca Statale Isontina - Gorizia

In mostra, a cura di Marianna Accerboni, una sessantina di dipinti a olio, tempera, tecnica mista e disegni realizzati dall'artista (Scutari 1926 - Roma 1994) a matita, pennarello, penna e pastello tra gli anni Cinquanta e il 1990: una sorta di antologica che testimonia le diverse tematiche affrontate da Delija nel corso della sua intensa attività, nell'ambito della quale effigiò la donna mediterranea, colta nella sua generosa bellezza ma anche nella vita quotidiana, il ritratto femminile e maschile, il paesaggio e la natura morta. Nonché il suo vezzo di ritrarre sui biglietti del treno la varia umanità che scorreva davanti ai suoi occhi. L'esposizione è accompagnata da un accurato catalogo che propone diverse prestigiose testimonianze e contributi critici dedicati a un artista puro, che seppe vivere francescanamente in povertà, trovando, dopo la formazione a Scutari e all'Accademia di Belle Arti di Zagabria, la propria nuova patria a Firenze, a Osimo e a Roma. Qui frequentò l'Accademia, divenendo l'allievo prediletto di Mario Mafai, caposcuola con Scipione e Antonietta Raphaël della Scuola Romana, volta, dopo il Razionalismo, a una nuova libertà di espressione, cui Delija aderì pur memore della cultura orientale e bizantina.

Dal 1960 il pittore si trasferì però ad Antrodoco, interessante centro cittadino dell'alta Sabina, dove visse quasi fino alla fine e dove oggi è ricordato al "Museo della città Lin Delija - Carlo Cesi", che racchiude un'importante ed esaustiva testimonianza del suo operare. Va ricordata al proposito l'Associazione Culturale Lin Delija, nata nel 2005 ad Antrodoco per la valorizzazione e la diffusione del lavoro artistico del pittore e che detiene nella sua sede di Antrodoco molte opere. Deus ex machina sono, tra gli altri, il past president Armando Nicoletti e l'attuale presidente Pasquale Chiuppi. La mostra ripercorre dunque a ritroso, partendo da Gorizia, il viaggio pittorico dell'artista e la sua esperienza di vita condotti tra Scutari, Zagabria e l'Italia.




Concorso Internazionale di Pittura Dario Mulitsch
Gorizia, VI edizione, iscrizioni aperte fino al 15 marzo 2019
www.concorsodariomulitsch.it

Dopo il grande successo di pubblico e di critica delle edizioni precedenti, l'Associazione culturale Concorso di Pittura "Dario Mulitsch" di Gorizia organizza anche quest'anno nel capoluogo isontino la VI edizione del Concorso internazionale dedicato all'illuminato imprenditore goriziano di antica nobiltà sassone, fondatore del Centro Culturale Tullio Crali e appassionato promotore della cultura e delle arti, nello spirito di Alpe Adria, a livello transfrontaliero. L'iniziativa è stata ideata ed è organizzata dalla moglie Caterina Trevisan Mulitsch. Il Premio, che è insignito della medaglia del Presidente della Repubblica si configura come una sorta di Biennale d'arte del Nord Est, per l'ampia adesione riscontrata negli scorsi anni da parte di artisti isontini, regionali, nazionali e provenienti da Slovenia, Austria, Germania, Croazia e Francia.

Il Concorso, che attira a Gorizia per l'inaugurazione e le premiazioni più di tremila persone, si articola in due sezioni, una aperta a tutti gli artisti, l'altra riservata agli studenti dei Licei artistici di Gorizia, Nova Gorica, Klagenfurt e Villaco. Anche quest'anno due sono i temi, cui potranno aderire sia gli artisti che gli studenti: "Leonardo da Vinci e i riflessi contemporanei dell'opera leonardesca" (poiché quest'anno cade il cinquecentenario della morte del grande genio italiano, scomparso il 2 maggio 1519 ad Amboise in Francia) e il tema libero. Sono previsti numerosi premi. Le opere selezionate saranno esposte in una mostra curata dall'arch. Marianna Accerboni, che avrà luogo nello storico Castello di Gorizia dall'8 al 30 giugno, e saranno pubblicate sull'esaustivo catalogo a colori che accompagnerà la rassegna.

A conclusione dell'esposizione gli artisti interessati potranno inoltre partecipare alla mostra diffusa nei negozi del centro di Gorizia. Le iscrizioni sono aperte fino al 15 marzo 2019 mentre i concorrenti ammessi alla mostra, tempestivamente avvertiti, dovranno consegnare o inviare le proprie opere entro il 25 maggio al Castello di Gorizia. I partecipanti saranno selezionati da due giurie e inominativi dei prescelti saranno consultabili sul profilo Facebook del Concorso. I nomi degli esperti d'arte di chiara fama, componenti le due giurie qualificate, saranno invece resi noti in sede di proclamazione dei vincitori.




opera di Aldo Famà denominata Passeggiata notturna Aldo Famà opera di Aldo Famà denominata Radiografia della realta Scultura di Aldo Famà Aldo Famà. Lo stato dell'arte
15 febbraio (inaugurazione ore 19) - 11 marzo 2019
Palazzo Costanzi - Trieste

Importante antologica dedicata all'artista triestino Aldo Famà, realizzata con il contributo del Comune di Trieste e ideata e curata dall'architetto Marianna Accerboni, che si propone di testimoniare in modo esaustivo - attraverso una sessantina tra dipinti a olio, incisioni, collage, esempi di arazzi e installazioni, documenti, supporti audiovisivi e sculture innovative stampate in 3D - la profonda ricerca condotta dal 1975 a oggi dall'artista, che in settembre compirà ottant'anni. Fiore all'occhiello della rassegna sono proprio queste sculture, create nel 2016 in collaborazione con Studio Arsenal e Daniele Lucà, utilizzando una tecnica di assoluta avanguardia che, partendo dal modello digitale dell'opera, mediante il programma CAD, lo stampa e lo traduce nella terza dimensione. Poi la colorazione delle superfici scultoree con pittura acrilica da parte dell'artista.

Nel testo critico intitolato Il Razionalismo fantastico di Aldo Famà, scrive Accerboni: "E' questa, a mio parere, un'antologica coerente ed elegantemente poliedrica, specchio perfetto e calibrato di un artista che con il suo costante, a volte silenzioso ma brillante, lavoro di ricerca e sperimentazione, rappresenta una delle voci più interessanti di riferimento dell'avanguardia triestina e regionale, allargata però anche alle molteplici esperienze che hanno visto Famà presente all'estero. Una sperimentazione originale e razionale, sostenuta da un'attenta e vigile progettualità, che si accende però molto spesso di guizzi improvvisi di libera energia non solo cromatica ma anche segnica e volumetrica, a rappresentare un importante intervento nello spazio tridimensionale. Una corsa vivace verso la vita, tracciata da colori simbolici e brillanti - un rosso, un giallo, un'ocra, il bianco e talvolta il blu - la cui modulazione s'intreccia e respira nell'incontro con una matericità interessante e raffinata, che crea una sorta di melodia nello spazio circostante, e nel rapportarsi con una linea decisa che accende un contrappunto ritmico ogni volta diverso.

Una ricerca sul filo dell'avanguardia, che Famà - prossimo a compiere gli ottant'anni, di cui due terzi dedicati all'arte - testimonia in questa rassegna, che va dagli anni settanta a oggi e che ha il suo minimo comun denominatore nella forza della linea, che ne sostiene potentemente il cromatismo acceso. E in quella della sintesi, portata avanti nello spirito di evoluzione del concetto di essenzialità che ha condeterminato molti aspetti della cultura e dell'arte del Novecento e del Duemila, da Montale al ritorno della poesia Haiku". In occasione della mostra il M° Silvio Donati, illustre musicista triestino dalle frequentazioni internazionali,ha composto per piano e fagotto il brano In - solito, ispirato alle linee pittoriche di Famà e alla comune passione per il jazz. Il pezzo musicale verrà presentato in anteprima assoluta alla vernice dell'esposizione e ne costituirà la colonna sonora. All'inaugurazionesarà presentato anche un'esaustivo catalogo a colori dedicato alla vita e alle opere di Famà, a cura di Accerboni.

Aldo Famà (Trieste, 1939) è autodidatta in pittura e allievo, per quanto riguarda l'incisione, di Carlo Pacifico. La sua pittura prende avvio nella seconda metà degli anni cinquanta con degli appunti veloci e incisivi a olio, dedicati al paesaggio e già orientati verso la dinamica fauve. Si volge quindi verso un infinito geometrico dalle forti, ma più controllate, contrapposizioni cromatiche, segniche e compositive di valenza prettamente simbolica, redatte secondo una personalissima scala di valori. Ha realizzato anche installazioni di grande dimensione, arazzi e sculture in pietra. Molto presente anche sul piano organizzativo, ha fatto parte del Consiglio Direttivo del Sindacato Autonomo degli Artisti Triestini e nel 1982 ha dato vita con altri colleghi al Gruppo 5, con il fine di sondare nuove ipotesi di indagine nell'ambito dell'astrazione, ricerca che Famà persegue da cinquant'anni attraverso una pratica pittorica rigorosa e meditata, intessuta di controllate contrapposizioni cromatiche e di inserti materici ottenuti con lo stesso impasto del colore, inciso e segnato come fosse un antichissimo graffito. Ha allestito 28 mostre personali ed esposto in quasi 400 collettive e di gruppo in Italia e all'estero, meritando numerosi riconoscimenti.

Nell'ambito della rassegna avranno luogo a Palazzo Costanzi sette appuntamenti collaterali: 23 febbraio, 2 e 9 marzo alle 11 un laboratorio condotto dal progettista Daniele Lucà, esperto in stampa 3D, che terrà una dimostrazione pratica sull'uso della stampante 3D in ambito artistico. Il 24 febbraio, 3 e 10 marzo alle 11 la curatrice Marianna Accerboni terrà una visita guidata. L'11 marzo alle 17.30 il finissage condotto da Accerboni sotto l'egida dell'Associazione Amici dei Musei Marcello Mascherini.




opera di Vito Timmel denominata Paesaggio opera di Alessandra Scarino Vito Timmel opera di Vito Timmel denominata Il viandante "Il preferito della strada. Il magico viaggio di Vito Timmel"
di Alessandra Scarino


01 febbraio 2019, ore 18.30
Museo Revoltella - Trieste

Presentazione del libro di Alessandra Scarino "Il preferito della strada. Il magico viaggio di Vito Timmel" (pgg 132, LibertàEdizioini, €12,00). Interverranno l'architetto Marianna Accerboni e la prof.ssa Cristina Benussi. Sarà presente l'autrice. Alessandra Scarino (Trieste, 1966), laureata in Lettere moderne, ha pubblicato nel 1999 la silloge di racconti fantastici e noir "Gli Interiora", nel 2004 il romanzo breve "Infanzia di Gesù", nel 2014 il romanzo "Il silenzio dell'angelo" e nel 2017 una nuova silloge di racconti tutti al femminile e ambientati nel Medioevo dal titolo "Fiori di aconito". Attualmente lavora come giornalista presso il settimanale diocesano "Vita Nuova".

.. Una fredda mattina di dicembre del 1948, nella sua stanzetta dell'Ospedale psichiatrico di Trieste, il pittore triestino Vito Timmel vive la sua ultima giornata terrena. All'improvviso riceve una misteriosa visita che lo costringerà, nelle poche ore di vita che ancora gli restano, a un serrato faccia a faccia con se stesso, i propri demoni, il proprio genio creativo e la propria follia. Lui, il pittore visionario, il pellegrino instancabile, il "preferito della strada" in cammino verso la notte della ragione, brillerà un'ultima volta come una stella morente. Ne nasce una rapsodia lirica, che si distende poco a poco in un'elegia funebre tramata di eventi tra sogno e realtà e di incontri soprannaturali con altri mondi ed esseri non terreni. La voce narrante si china con infinita pietà su un'anima forse troppo nobile, sensibile e veggente per scendere a patti con la vita, con le sue miserie e le sue tristi menzogne.




Viaggio in Dalmazia
18 gennaio 2019, ore 17.30
Circolo della Stampa di Trieste

Il Presidente Pierluigi Sabatti e l'arch. Marianna Accerboni, curatrice e ideatrice dell'evento, presenteranno il video "Viaggio in Dalmazia" (1996) di Franco Viezzoli, che partecipa all'incontro. "Un amarcord interessante e poetico - scrive Accerboni - che racconta un itinerario percorso via mare sull'aliscafo, che oggi non esiste più. Viezzoli sa calibrare con molto equilibrio le immagini, che sono tutte foto scattate da lui stesso, a volte anche dall'aereo, con i brani - pezzi della cultura musicale fiumana o del Rondò veneziano per esempio - selezionati con grande sensibilità a seconda dei luoghi, della loro atmosfera e della loro storia. In un incontro felice fra terra, mare, architettura e arte in una Dalmazia deserta di turisti, colta nel periodo immediatamente successivo al conflitto dell'ex Yugoslavia. La storia e i luoghi - si potrebbe dire - narrati con gli occhi dell'amore."

Franco Viezzoli è originario di Pirano, come tutta la sua famiglia, ma è di Albona perché nel 1937 il padre era minatore ad Arsia. Fortunatamente i Viezzoli fecero ritorno a Pirano prima del febbraio 1940, quando un violento scoppio nella miniera di carbone provocò 185 vittime e altrettanti intossicati. Nel 1951, finita la scuola media, andò a lavorare nella rimessa del tram di Pirano, dove rimase fino all'esodo del 1954, in seguito al quale si trasferì con la famiglia a Trieste, accolto in diversi campi profughi. Nel 1956 entrò nella Società Italia di Navigazione e, dopo sei mesi di Scuola Alberghiera a Bordighera, s'imbarcò come cameriere sulla Monotonave Saturnia e quindi sulle altre grandi navi passeggeri della stessa Società che facevano rotta verso il Nord America. Nei primi anni '60 si fermò a terra, lavorando nel ristorante Suban di Trieste e nel 1977 aprì la Trattoria Trieste Mia, che condusse con notevole successo, ma che purtroppo dovette chiudere nel 2000 causa demolizione dell'edificio.

In contemporanea alla passione per il mare e per la cucina, Viezzoli ha sempre amato i viaggi, la fotografia, i documentari e i video. Già dai primi anni '70 aveva infatti iniziato a viaggiare in Europa, prima con la roulotte e poi con il camper, con il quale arrivò fino in Africa. Durante ogni viaggio realizzava un documentario dedicato ai luoghi visitati. Un percorso che lo condusse infine alla realizzazione di un documentario puro, interamente dedicato a un personaggio o a un luogo. Ed ecco quelli ispirati a Giuseppe Tartini, Cesare Dell'Acqua, Ugo Carà, Aldo Bressanutti e altri, 10 documentari sui Castelli del Valvasor, 4 sul Liberty a Trieste, 15 sull'Istria e 15 su Dalmazia e Montenegro, per un totale di un centinaio di video. In sostanza l'attività di realizzare e presentare documentari ha costituito l'interesse principale della sua vita, dopo il lavoro, e di tale disciplina è attualmente docente all'Università della Terza Età Danilo Dobrina di Trieste.




Nora Carella. Ritratto astrologico
15 gennaio 2019, ore 17.30
Centro Servizi per il volontariato (ex Seminario di via Besenghi) - Trieste

Conferenza di Raffaele Carella e Leda Bobbo con un intervento critico dell'arch. Marianna Accerboni, che ha curato le mostre più significative dell'artista, nata nel 1918 a Parenzo (Istria) e mancata a Trieste nel 2015. Nel corso dell'incontro si esamineranno, nel centenario della nascita, il quadro astrologico della famosa pittrice in rapporto all'evoluzione della sua arte e della sua fortuna e le caratteristiche del tema natale dell'artista, famosa per i ritratti a personaggi celebri e per la luce delle nature morte e delle marine: dalla posizione del Sole, della Luna, dell'ascendente e dai loro rapporti con Venere, Giove, Plutone e gli altri pianeti si evinceranno le sue doti artistiche, l'intensità e la complessità della sua sensibilità, la profondità del suo spirito e le forze che da un lato hanno sviluppato le sue caratteristiche e dall'altro hanno condizionato la realizzazione della sua vita. Un'analisi volta al fine di fotografare la complessa tessitura del suo animo e di evidenziare quanto si può dedurre dall'analisi astrologica di un tema natale. Raffaele Carella e Leda Bobbo collaborano da tempo nell'approfondimento degli studi astrologici, sui quali hanno dissertato in diverse conferenze. L'interessante appuntamento apre il ciclo di conferenze "I Talenti", dedicato ai ritratti astrologici e organizzato dall'Associazione I.D.E.A. Trieste.

Raffaele Carella (1951), laureato in Scienze Biologiche all'Università La Sapienza di Roma, si è occupato di astrologia fin dalla giovinezza, seguendo a Roma numerosi e qualificati corsi tenuti dall'astrologo olandese Peter van Wood e dalla moglie Aurora van Houten. Ora fa parte del gruppo di studio di astrologia dell'Associazione Mericlere di Trieste. Leda Bobbo (1960), laureata in Magistero (Materie Letterarie), spinta da una passione innata, studia fin da giovanissima Astrologia e Numerologia e dal 1986 si dedica alla ricerca in campo spirituale, psicologico, esoterico. Nel 1991, a un congresso dell'astrologa Lisa Morpurgo, conosce altri astrologi triestini, tra cui Fabrizio Cecchetti, con il quale forma il Circolo Bianca Stella, che nel 2008 organizza una serie di conferenze all'Associazione Rosa Bianca e dal 2012 all'Associazione Mericlere. Con il nome d'arte Elleki scrive articoli di tema astrologico per la rivista Erre.




opera di Fabio Colussi denominata Marina al tramonto opera di Fabio Colussi denominata Venezia Fabio Colussi
08 dicembre (inaugurazione ore 18) - 31 dicembre 2018 (prorogata al 28 febbraio 2019)
Salone d'Arte di Trieste

Una rassegna del pittore triestino Fabio Colussi, dedicata al tema prediletto della veduta marina, introdotta da Gabriella Pastor e interpretata sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni. In mostra 24 oli su tela e su tavola inediti, realizzati con grande maestria principalmente tra il 2017 e il 2018.

"In questa esposizione" - scrive Marianna Accerboni - "Colussi ricostruisce con delicata e calibrata vena lirica il fascino del mare della sua città, Trieste, accostandolo anche a quello di Venezia. La medesima, sottile inclinazione neoromantica, intrecciata a una personale e sensibilissima vena cromatica e a una grande abilità tecnica, caratterizza le sue vedute. Così l'artista sa catturare l'ineffabile luce del nostro golfo, quella magica della Serenissima e la pace della laguna, consegnandoci un angolo di mondo, in cui poter sognare ancora, grazie al prezioso virtuosismo di questo poeta del paesaggio. Memore di una vena neoclassica, che appartiene culturalmente a Trieste, l'artista prosegue in modo del tutto personale l'antica tradizione di pittori e vedutisti attivi a Venezia nel '700 quali Francesco Guardi e Canaletto, vicino al primo per ispirazione poetica e al secondo per l'interpretazione più razionale dei luoghi.

Ma, agli esordi, Colussi ha guardato anche ad altri artisti, in questo caso giuliani, come Giuseppe Barison, Giovanni Zangrando, Ugo Flumiani e Guido Grimani, tutti in un modo o nell'altro legati alla grande tradizione pittorica e coloristica veneziana, che rappresentava un importante punto di riferimento, nel secondo ottocento e nel primo novecento, accanto all'Accademia di Monaco, per i pittori triestini. Altro fulcro fondamentale fu infatti per loro anche la cultura austro-tedesca. E non a caso nelle opere di molti di questi, così come in quella di Colussi, compare spesso una luce azzurro-grigia,che più che un colore rappresenta un'atmosfera, una sorta di evocazione di quello "sturm und drang" (tempesta e impeto), che nel mondo germanico pose le basi del Romanticismo: punti di riferimento che costituiscono delle interessanti chiavi di lettura della pittura dell'autore triestino, in particolare per quanto riguarda la sua interpretazione del tema della veduta marina, che sa rivisitare attraverso intuizioni, luminosità e ispirazioni che alludono istintivamente anche alla cultura visiva mitteleuropea.

Dotato di un talento naturale, che ha saputo coltivare nel tempo con passione e tenacia, Colussi è riuscito a delineare una propria maniera intensa e precisa, ma nel contempo sobria ed essenziale. Che fa vivere il paesaggio soprattutto della luce (diurna o notturna che essa sia), ottenuta attraverso ripetute e raffinate velature e un cromatismo deciso ma morbido. Equilibrio e sensibilità caratterizzano i suoi dipinti, nei quali il pittore sa legare molto armoniosamente il linguaggio del passato con le esigenze di linearità di quello moderno. Ne escono delle vedute marine spesso incorniciate da luminosi paesaggi urbani, composizioni che poggiano la loro veridicità sulla storia e sulla luce e in cui le antiche e raffinate architetture si fondono con un cielo e un mare intensamente azzurri, che riflettono e suggeriscono, sempre mediante la luce, un senso di pace e atarassia, che appare anche nei dipinti dedicati alla laguna."

Fabio Colussi (Trieste, 1957) è in un certo senso autodidatta, poiché si è formato studiando i grandi pittori triestini del passato, sospesi tra la lezione artistica della pittura veneziana e quella proveniente dalla cultura mitteleuropea. Dipinge i primi acquerelli a 4 anni, i temi sono paesaggi, boschi e figure realizzati anche a pastelli a cera; più tardi approccia la tempera e l'acrilico, per poi passare nei primi anni novanta all'olio su tela e su tavola, tecnica ora prediletta, che non ha più abbandonato. Per realizzare i suoi lavori, trae spunto dagli schizzi annotati su un taccuino che porta sempre con sé e che talvolta sono implementati, per quanto riguarda le architetture, da appunti fotografici. Colussi è presente con le sue opere in collezioni private in Italia e all'estero (Stati Uniti, Germania, Spagna e Australia). Ha esposto a livello nazionale ed europeo.




opera di Bruna Daus Medin denominata Borgo Diamante opera Senza titolo di Diana Bosnjak Monai opera di Elsa Delise denominata Borgo silente XIX edizione Premio alla Bontà Hazel Marie Cole
"La bellezza per la bontà, l'arte aiuta la vita"


Castello di Duino - Trieste, 27 ottobre (inaugurazione ore 11.00) - 04 novembre 2018
Comunità Greco-Orientale di Trieste, 05-11 novembre 2018

Mostra d'arte organizzata a favore del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole Onlus, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore, e curata dall'architetto Marianna Accerboni, che introdurrà l'esposizione. Alla rassegna, accompagnata da un esaustivo catalogo, prendono parte 24 artisti tra pittori triestini, di altre città italiane e stranieri.

Espongono Alda Baglioni, Paolo Barducci, Diana Bosnjak Monai, Valerie Brégaint, Nora Carella, Bruna Daus Medin, Elsa Delise, Fulvio Dot, Carla Fiocchi, Carolina Franza, Holly Furlanis, Nevia Gregorovich, Paola Martinella, Giulia Noliani Pacor, François Piers, Marta Potenzieri Reale, Alice Psacaropulo, Roger Ranko, Claudia Raza, Svyatoslav Ryabkin, Adriano Stok, Fabrizio Vascotto, Livio Zoppolato, Serena Zors Breuer.

"Bontà e bellezza" - scrive Marianna Accerboni - "s'intrecciano in questa iniziativa, che premia la generosità e l'altruismo nel ricordo di Hazel Marie Cole, straordinaria figura di mecenate inglese, la quale fece di tali doti il proprio stile di vita. Al di là del precipuo fine benefico, la rassegna, giunta quest'anno alla diciannovesima edizione, ha il pregio di riassumere attraverso le opere di 24 artisti, realizzate secondo tecniche diverse - dalla pittura a olio su tela o faesite, all'acrilico, alla tecnica mista, alla tempera su tavola, faesite, carta e tela; al collage, al gesso, all'acquarello, al pennarello, al pastello su carta; agli acrilici su tela, al disegno a matita - un panorama attraente e variegato del lessico artistico contemporaneo a Trieste, in Italia e all'estero. Inoltre, come in molte delle scorse edizioni, l'esposizione delle opere avrà luogo nelle prestigiose sedi del Castello di Duino e della Sede della Comunità Greco-Orientale.

Gli artisti presenti seguono per la maggior parte due percorsi creativi: i più sono orientati a un'interpretazione della realtà arricchita sovente da suggestioni oniriche, fantastiche, simboliche, metafisiche e surreali, altri seguono invece il filone narrativo, legato alla figurazione tradizionale. Al primo gruppo appartengono l'intenso fantasticare di Paolo Barducci, di notevole appeal e modernità, illuminato da collage di carte argentate ed elementi dorati, e la fantasia senza confini di un'artista poliedrica e in continua evoluzione come Serena Zors Breuer, che ricrea un mondo dolcemente surreale, trasfigurando la realtà in un sogno per sfuggirne le negatività. Al filone degli "immaginifici" appartengono pure la pittura dal tratto intenso di Giulia Noliani Pacor, espresso attraverso un gesto appartenente all'espressionismo figurativo, di cui restituisce tutta l'immediatezza, e il ricco universo di Fulvio Dotche, nell'opera esposta, affonda nella memoria di un passato lontano, esprimendosi con una grande luminosità, fascino implementato da preziose applicazioni in foglia d'oro.

Alla figurazione fantastica e onirica fanno capo anche il pittore ucraino Svyatoslav Ryabkin, che compone un microcosmo di grande dolcezza, in cui la natura è in poetica, silenziosa sintonia con lo stato d'animo degli esseri umani, e il "diamante della vita", elegante aforisma pittorico, originalmente ideato da Bruna Daus Medin. Il viaggio nella poetica espressionista prosegue con la francese Valérie Brégaint, che con sensibilità concettuale dipinge elementi simbolici e allusivi all'immagine, come fossero sogni leggeri, sospesi tra gestualità, segno, materia e un delicato cromatismo. Vi si possono accostare il linguaggio aniconico, interessante e felice, della friulana Paola Martinella e l'allusione al racconto contemporaneo espresso per emozioni, condotto con eleganza da Alda Baglioni, per sfociare nella raffinata matericità di Adriano Stoke nell'originale eleganza della composizione pittorica di Elsa Delise, che allude e coinvolge.

L'arte del ritratto è rappresentata da due importanti pittrici triestine: Nora Carella, maestra della luce, che con grande rapidità e talento divenne ritrattista famosa in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla reggia dell'ultimo Scià di Persia Reza Palhavi, ad Alice Psacaropulo, che fin da giovanissima si è espressa con grande bravura nel ritratto, oltre che in altri generi pittorici. Il filone espressionista prosegue con l'arte intensa di Diana Bosnjak Monai che, nata a Sarajevo e laureata in architettura a Zagabria, è pure una valente scrittrice. Il paesaggio, con le sue trasparenze, è uno dei temi prediletti dal pittore fiammingo François Piers, che interpreta la luce e il verde del Nord Europa con un delicato ma intenso tocco pittorico ad acquerello, la più difficile fra le tecniche pittoriche e la sua preferita.

Un tema questo, amato anche dalla monfalconese Carla Fiocchi, che con molta grazia compone una veduta delicatamente onirica, di sapore neoromantico. Un'accezione molto personale del tema del paesaggio è proposta da Nevia Gregorovich, mediante una grande onda intrisa d'energia. Attraverso il paesaggio Claudia Razacompone invece, con tecnica e talento, un sogno, intenso e delicato al contempo, intriso di felici trasparenze e suggestive atmosfere. Legato al reale, ma capace di trasfonderlo sottilmente in un affascinante e calibrato pensiero di luce, è invece Livio Zoppolato nel ricordare la sua amata terra d'origine, l'Istria.

Rasserenante, razionale e intensa è la veduta composta con eleganza da Marta Potenzieri Reale, mentre Roger Rankori assume il paesaggio in una raffinata sintesi di foglie, secondo il concetto che una parte può brillantemente significare il tutto. Sempre con grazia si esprime poi Holly Furlanis, nelle sue delicate e gioiose interpretazioni della natura, mentre Fabrizio Vascotto interpreta in maniera molto contemporanea il rapporto fra gli esseri umani e i loro stati d'animo. Un unicum per originalità e grazia è rappresentato dall'icona contemporanea della pittrice triestina Carolina Franza, formatasi a Firenze alla scuola di Luisa del Campana e con Tommaso Palamidessi e Alessandro Benassai. Un'artista che sa introdurre con grande personalità nell'antico mondo dell'icona il concetto del contemporaneo, senza tuttavia tralasciare la tradizionale tecnica antica."




Marianna Accerboni X edizione del Premio di Vetro 'Elca Ruzzier' a Marianna Accerboni
17 ottobre 2018, ore 18
Auditorium del Museo Revoltella - Trieste

Il prestigioso riconoscimento è finalizzato alla valorizzazione di figure di donne triestine appartenenti al mondo della cultura, delle scienze, dell'economia, dell'arte e dello sport. Marianna Accerboni, triestina, architetto-scenografo, critico d'arte e d'architettura, in totale ha ideato e curato sul piano critico e allestito, in qualità di curatore e progettista dell'allestimento e della linea grafica, più di 660 tra mostre ed eventi d'arte. Attualmente un suo abito di luce dedicato a Maria Teresa d'Austria è esposto al Deutschvilla Museum di Strobl.

Presentazione




particolare dalla locandina Concerto dell'ensemble internazionale dei Solisti di Zagabria
09 ottobre 2018, ore 21.00 (ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria alla biglietteria)
Teatro Giuseppe Verdi - Trieste

La Comunità Croata di Trieste partecipa alla festa dei cinquant'anni della Barcolana offrendo alla città un grande concerto dell'ensemble internazionale dei Solisti di Zagabria, il migliore complesso da camera croato, presente con questa iniziativa per la prima volta nel capoluogo giuliano: in programma un repertorio classico e romantico di brani e arie di noti compositori di musica da camera e operistica, da W.A. Mozart a L. Sorkocevic, da G. Verdi a G. Puccini e G. Rossini. Il concerto, realizzato con il sostegno del Comune di Trieste, Regione FVG e Fondazione CRTrieste, sarà diretto dal Maestro Sreten Krstic, alla guida dei Solisti di Zagabria, e verrà impreziosito dalla partecipazione straordinaria di due giovani stelle del firmamento lirico, la soprano Evelin Novak e il baritono Ljubomir Puškaric.

La presenza dei Solisti di Zagabria a Trieste è particolarmente significativa dal momento che il prestigioso ensemble fu fondato nel 1953 da un violoncellista e direttore d'orchestra italiano di grande fama, il milanese Antonio Janigro, di cui quest'anno si festeggia il centenario della nascita. Egli riuscì a portare il complesso ai massimi livelli, trasformandolo, nella seconda metà del ventesimo secolo, in un ambasciatore molto apprezzato della cultura musicale croata a livello internazionale. Ed è per questo che al Museo della città di Zagabria è in preparazione un'importante mostra antologica a lui dedicata. Inoltre, recentemente, è stato ristampato il CD con le esecuzioni dei Solisti diretti da Janigro, che ha meritato all'orchestra, l'International Classical Music Award, il prestigioso premio internazionale per il migliore video di carattere storico-musicale.

"E' stato in occasione della Festa della Repubblica Italiana, nel giugno 2016, mentre eravamo a Roma ospiti dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, - racconta Krstic - che è nata l'idea di un progetto italo-croato che rendesse omaggio a Janigro. Ci stiamo lavorando, ecco perché è così importante per noi incontrare il pubblico triestino". "Era ormai tradizione - dichiara Gian Carlo Damir Murkovic, presidente della Comunità Croata di Trieste - il nostro ricevimento in occasione della Regata più partecipata a livello internazionale, per incontrare gli equipaggi che risalivano l'Adriatico ma anche i rappresentanti dei Marina e di tutto quel mondo che si muove via mare. Abbiamo sentito l'esigenza di compiere un ulteriore passo, coniugando lo sport del vento alla musica, binomio straordinario: l'aria come momento di unione, il vento che diventa musica. E, nel farlo, abbiamo scelto il 'top', rappresentato da un'orchestra eccezionale e da due straordinari solisti".

Dalla fondazione, quale ensemble da camera della Radio di Zagabria, i Solisti hanno svolto un intenso lavoro sotto la direzione del Maestro Janigro, collaborando, tra gli altri, con i maestri concertisti Dragutin Hrdoljak, Tonko Ninic, Andelko Krpan e Borivoj Martincic-Jercic. Sreten Krstic, primo violino e Maestro concertatore della Filarmonica di Monaco, ne ha assunto la direzione nel 2012. Più di 4000 i concerti sostenuti nei teatri più prestigiosi di tutti i continenti. Il repertorio dei Solisti di Zagabria è incentrato sulla musica barocca, classica, romantica e contemporanea, con un'attenzione particolare ai compositori croati, sia a quelli più famosi entrati a pieno titolo a far parte del patrimonio musicale nazionale, che agli emergenti. Hanno al proprio attivo numerosissime pubblicazioni discografiche (Vanguard House, EMI, ASV, Eurodisc, Melodia, HISP-vox, Pickwick audite, cpo e Croatia Records), premi e riconoscimenti, che li qualificano quali autentiche "star" dell'universo musicale internazionale.

Locandina del concerto




opera di Katia Brugnolo denominata Vaso schiuma del mare opera di Katia Brugnolo denominata Ragazza con girasole Katia Brugnolo: "Tra terra e mare"
04 settembre (inaugurazione ore 18.30) - 14 settembre 2018
Terrazzamare - Lignano Sabbiadoro

L'esposizione rientra nel progetto "Una Terrazza d'Arte" a cura di Ada Iuri, Assessore alla Cultura del Comune di Lignano Sabbiadoro: in mostra una quindicina di opere ceramiche recenti, tra cui molti inediti creati ad hoc per quest'esposizione, realizzate dall'artista vicentina dal 2016 a oggi. "La preziosa rassegna" - scrive il critico Marianna Accerboni - "propone una serie di accurati lavori, che abbracciano i temi della terra e del mare, assai cari all'artista, espressi attraverso molte pezzi inediti realizzati in funzione della mostra: si tratta di opere d'arte vere e proprie, complementi d'arredo e sculture, in prevalenza dedicate al tema marino, come per esempio Ninfa, Ninfa con fiore e Sirena, mentre alla terra sono ispirate Fanciulla cinese e Ragazza col girasole. Il percorso raggiunge il suo acme e la sua sintesi con la complessa opere intitolata Mani-Danza, che allude all'arte di Tersicore, perché la danza unisce Terra e Mare in quanto - afferma Brugnolo - quando danziamo, ci sentiamo leggeri, una sensazione che avvicina la sensazione terrestre a quella marina. Una mostra in cui la profonda conoscenza dell'antica arte ceramica, di cui Brugnolo è profonda studiosa, si fonde in modo armonico e molto personale con il contemporaneo.

La prima volta che ho incontrato Katia Brugnolo - ricorda il critico - lei era immersa nella Bellezza. Eravamo a Trieste, al Castello di Miramare, alla vernice di una grande mostra che la studiosa aveva curato sulle ceramiche di Nove. Il contesto della ricca dimora arciducale, nell'intreccio con la natura circostante, faceva scaturire dei raggi di luce, in cui il suo abbigliamento accurato e gentile risultava perfetto così come il suo portamento, leggero e aggraziato. La rividi mesi più tardi nella cornice del parco del Castello, mentre dipingeva con altri artisti delle ceramiche di sua invenzione. Immagine gentile e d'altri tempi. E scopersi allora che quell'attenta studiosa, l'esperta di ceramiche storiche e antiche, per le quali Bassano è universalmente nota, sempre disponibile a spiegare e ad approfondire, si era saputa trasformare - chissà da quanto tempo - in faber appassionato.

Così come per altro è accaduto nella vita e nella creatività di altri intellettuali - primo fra tutti Gillo Dorfles - che sono scivolati abilmente e amabilmente, fondendo le molteplici competenze, dalla teoria alla pratica, lasciando che tali inclinazioni convivessero, implementandosi anzi l'una nell'altra. Nell'arte di Brugnolo convergono evidentemente tutte le nozioni stilistiche e le tecniche apprese in tanti anni di approfondimento scientifico e di contatti con i maestri ceramisti. Ma in tali competenze Katia ha saputo inserire, con la stessa elegante leggerezza che accompagna i suoi passi, la memoria degli ori e dei decori della grande tradizione veneta, sia artistica che decorativa, lasciando vivere anche un'istintiva sensibilità al contemporaneo, che fa librare nella luce le sue ceramiche di gusto più astratto, le quali sembrano liberarsi, come farfalle della propria crisalide, quando la sua creatività sfiora la terza dimensione. Lavori che, grazie a un calibrato rapporto di pieni e di vuoti, si trasformano in alcuni casi in piccole architetture; o, nel ciclo dei ritratti, in originali e impreviste sculture. Un'educazione al bello quella di Brugnolo, che, in particolare nelle tavole astratte sembra seguire, quasi secondo il ritmo etereo di una danza lieve, l'armonia della Natura, che per secoli ha ispirato la grande arte veneta."

Katia Brugnolo, vicentina, è Docente all'Accademia di Belle Arti di Verona, già Conservatore al Museo Civico di Pordenone, di Vicenza, e al Museo Civico della Ceramica di Nove. Nel 1992 ha ricevuto il Premio Letterario Mazzottiper la monografia su Battista Zelotti. Ha curato molti eventi e mostre di arte moderna e contemporanea. Ha pubblicato numerosi libri e cataloghi. Nel suo percorso creativo pittorico e scultoreo adotta un linguaggio sia astratto che figurativo, lavorando su terraglia e semirefrattario. Ha organizzato numerose mostre su opere ceramiche antiche e contemporanee, in particolarenel 2016 un'importante esposizione al Castello di Miramare a Trieste. Ha esposto in sedi prestigiose in Italia e all'estero: tra le personali, vanno ricordate 2017 la partecipazione a invito alla "International Teapot Exhibition" a Shanghai, l'esposizione a Verona alla Società Belle Arti e alla galleria Spazio6. A Bergamo ha partecipato alla collettiva "Woman in Art" alla Fondazione Mazzoleni e a Firenze ha esposto per Exhibart. Attualmente è impegnata in un importante progetto espositivo personale per la prestigiosa Villa Valmarana ai Nani, a Vicenza, che s'inaugurerà il 5 ottobre prossimo.




opera di Alice Bellettini denominata Genzianelle triestine opera di Franca Di Lullo denominata Natura morta opera di Liliana Biagi denominata Dolcezza opera di Marinella Stuper denominata Mondo irreale Atelier Možina. La tradizione verso il futuro
25 agosto (inaugurazione ore 18) - 07 settembre 2018
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

La mostra, alla IX edizione, propone le opere realizzate nel 2017/2018 dai numerosi allievi del corso che il maestro tiene in Galleria. La rassegna, che sarà introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, propone dipinti di gusto figurativo, realizzati tutti a olio su tela o su tavola, ognuno dei quali rappresenta il quadro simbolo tra i molti realizzati nel corso dell'anno da ciascun artista.

"E' ricca d'intimità e di vivaci appunti cromatici" - scrive Marianna Accerboni - "questa nuova mostra che propone i lavori realizzati dagli allievi dell'atelier del Maestro Livio Možina durante l'anno accademico 2017/ 2018: la paziente opera di affinamento delle doti artistiche degli affezionati partecipanti ai laboratori, che il pittore triestino conduce dal 2009 alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste, produce come sempre i suoi frutti. L'approfondimento delle tecniche pittoriche, che si sviluppa a partire da un accurato esercizio del disegno, si manifesta attraverso la luce - dote essenziale in ogni buon dipinto - e la credibilità della composizione pittorica, equilibrata e spesso ricca di afflato poetico e di grinta. Perché, oltre alla professionalità dell'insegnare, Možina fa sì che ogni artista presente sia libero di esprimersi secondo il linguaggio che più gli è affine, cosa non molto diffusa anche nelle Accademie istituzionali, che nella Regione Friuli Venezia Giulia purtroppo latitano e a cui realtà didattiche come l'Atelier Možina sopperiscono.

Cosicchè l'atmosfera generale della mostra offre al fruitore quel senso di genuino entusiasmo, che rappresenta un quoziente molto importante nelle rassegne d'arte. Molteplici sono quindi i linguaggi che questo appuntamento espositivo, giunto oggi alla 9° edizione, ci offre: da quello narrativo e figurativo tradizionale al genere Fantasy, dall'espressionismo al simbolismo, dal surrealismo all'iperrealismo, espressi attraverso i temi della natura morta, del ritratto, dell'autoritratto e della figura umana e del paesaggio, fino a pervenire alle scene di maniera e ai mestieri. In una città come Trieste, in cui l'amore per le arti e la cultura è molto sentito e praticato, un insegnamento di base così serio e dettagliato è molto importante perchè coltiva le aspirazioni degli appassionati di pittura e consente loro, in qualche caso, di pensare di approdare anche alla professione. Di fondamentale importanza è poi quel clima speciale che si respira all'Atelier Možina, fatto di armonia, di sincera collaborazione e di amicizia, come accadeva ai tempi forse più felici delle accademie classiche in Grecia e nell'antica Roma: un'atmosfera che consente all'entusiasmo di esprimersi al meglio e di guardare al futuro."

Espongono: Gabrio Albrecht, Mauro Anello, Angelica Banovac, Adriana Belle, Gabriella Belletti, Alice Bellettini, Claudia Benedetti, Liliana Biagi, Giosuè Bilardo, Giulia Bon, Michela Bottegaro, Francesco Brancaccio, Ginevra Braut, Fulvio Caiulo, Francesca Cantarini, Micol Ciacchi, Nora Cominotto, Claudia Comuzzo, Nidia Cotic, Noris Dagostini, Lilia Debiasi, Ondina Deconi, Giuseppina Depase, Dorina Deste, Franca Di Lullo, Gabriella Dipietro, Gabriella Frandoli, Alessandra Gasperini, Mara Giorgini, Claudio Iurin, Isabella Iustulin, Karin Kosovel, Lucia Krizmancic, Patrizia Lussetti, Claudio Maiola, Ida Marottoli, Nada Marsich, Mario Michelini, Rosanna Monaro, Dilva Musizza, Bruna Naldi, Rosaria Navarro, Majda Pertotti, Gabriella Pitacco, Laura Rabbaioli, Manuela Rassini, Giuseppe Razza, Sara Ribolli, Mariateresa Rizzola, Yvonne Rowden, Rosalba Rudella, Otilia Saldana, Gioiana Salvaneschi, Laura Sbrugnera, Barbara Schreiber, Giuseppe Širca, Lili Soldatich, Adriana Stor, Luca Stuper, Marinella Stuper, Marinella Trinchero, Enrica Zanzottera, Viviana Zinetti, Mitja Zonta, Serena Zors.

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___ Altre mostre relative all'Atelier Možina presentate da Marianna Accerboni

Bruna Naldi: "La primavera nel cuore"
05 maggio - 18 maggio 2018
Galleria Rettori Tribbio - Trieste
Presentazione

Giusy Depase 28 aprile - 26 maggio 2018
Associazione delle Comunità Istriane - Trieste
Presentazione

"Un fiore con molti petali" - VII mostra degli allievi dell'Atelier Možina
27 agosto - 09 settembre 2016
Galleria Rettori Tribbio - Trieste
Presentazione

Il cenacolo di Livio Možina
VI edizione, 22 agosto - 04 settembre 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste
Presentazione

Una scuola di luce. Mostra degli allievi dell'Atelier del pittore Livio Mozina
23 agosto - 05 settembre 2014
Galleria Rettori Tribbio - Trieste
Presentazione

L'esprit del colore e dell'amicizia
24 agosto - 06 settembre 2013
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste
Presentazione

Pittura al femminile. Gabriella Dipietro, Dilva Musizza, Bruna Naldi, Valdea Ravalico e Serena Vivoda
17 novembre - 30 novembre 2012
Galleria Rettori Tribbio - Trieste
Presentazione

La joie de vivre nell'Atelier Možina
25 agosto - 07 settembre 2012
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste
Presentazione

Nel segno della luce
27 agosto - 09 settembre 2011
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste
Presentazione

Atelier Mozina: mostra degli allievi
03-16 luglio 2010
Galleria Rettori Tribbio 2 - Trieste
Presentazione




Deutschvilla Museum Andessner - opera Bloody Mary Show
Maria Teresa d'Austria interpretata 9 artisti triestini e 15 austriaci


10 agosto (inaugurazione ore 20) - 02 settembre 2018
Deutschvilla Museum di Strobl am Wolfgangsee (Austria)

Mostra internazionale, che vede la partecipazione di 24 artisti (9 triestini e 15 austriaci) che propongono una personale interpretazione dell'immagine di Maria Teresa a trecento anni dalla sua nascita. Il Museo ospitante è una location molto prestigiosa dedicata all'arte contemporanea austriaca e internazionale, ubicata in una villa di fine Ottocento, già appartenente alla famiglia Deutsch, oggi di proprietà del Comune di Strobl. L'inaugurazione sarà accompagnata da un concerto di Evelyn Ritt & Philipp Bruckshlogl con la DJ Cupi. La mostra, organizzata in collaborazione con l'APA - Art Projects Association di Trieste - vede la partecipazione - accanto ai 15 artisti austriaci - di 9 artisti di Trieste: Marianna Accerboni, Patrizia Bigarella, Raffaella Busdon, Annamaria Castellan, Leone Maria Kervischer, Delphi Morpurgo, Franco Rosso, Alan Stefanato e Qing Yue.

I lavori esposti sono stati realizzati tenendo presente che l'Imperatrice Maria Teresa d'Austria ha regnato per quarant'anni su popoli e territori vastissimi con interventi politici, progetti e decisioni non sempre felici e apprezzati dalle popolazioni. Molti fatti testimoniano - ad esempio - la sua avversità verso protestanti ed ebrei, al punto da allontanarli da Vienna. Tant'è che non tutti gli austriaci considerano l'imperatrice grande e magnanima come, invece, generalmente viene considerata a Trieste. Alla rassegna sono perciò presenti delle opere di autori austriaci apertamente in polemica con la sua politica, mentre gli artisti di Trieste hanno preferito in generale mettere in risalto il suo doppio ruolo di imperatrice e madre di 16 figli, attraverso l'esecuzione pittorica - ad esempio - di Raffaella Busdon, mentre Marianna Accerboni è presente con un elegante abito di luce realizzato per l'opera 'Le nozze di Figaro' di W.A. Mozart, mentre la donna-madre eseguita con maestria da Patrizia Bigarella vede sospesi i vestiti, i giochi dei figli e le immagini degli animali uccisi durante la guerra dei 7 anni.

La fotografa Annamaria Castellan racconta con divertita ironia, attraverso foto spiritose, la favola dell'immaginaria doppia vita dell'imperatrice, mentre Leone Maria Kervischer propone dei lavori e un'installazione che ricordano il crogiolo di popoli e il vuoto di potere. Franco Rosso interpreta in un dittico aperto da scritte in alfabeto arabo, il ruolo dell'Imperatrice madre e dell'imperatrice Sultana che perorava le ragioni di stato della chiesa cattolica, contrastando protestanti ed ebrei; Delphi Morpurgo presenta una serie di gelsi fucsia sotto la luna, che Maria Teresa aveva importato per sviluppare il commercio della seta; Alan Stefanato interpreta il ruolo dell'essere imperatrice in un regno in cui il grigio è complementare a se stesso; Qing Yue espone una Maria Teresa-Super Woman, incoronata imperatrice ad appena 23 anni, che lottò duramente per farsi accettare dalla società maschilista dell'epoca. Nel 2017, in occasione del trecentesimo anniversario della nascita di Maria Teresa, il direttore del Deutschvilla Museum, Ferdinand Gotz, aveva partecipato, assieme ad altri 15 artisti austriaci alla mostra intitolata "Maria Theresia", organizzata da Art Projects Association alla Lux Art Gallery di Trieste.

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Il Lazzaretto Teresiano e lo sviluppo di Trieste al tempo degli Asburgo
termina il 30 giugno 2017
Museo Postale e Telegrafico della Mitteleuropa | Spazio Filatelia - Trieste
Peresentazione

Manet e Massimiliano. Un incontro multimediale
19 giugno 2018 - 19 giugno 1867
La ricorrenza della morte di Massimiliano imperatore del Messico


termina il 30 dicembre 2018
Scuderie e Castello di Miramare - Trieste
Presentazione mostra




Atlantide - opera di Gordana Drinkovic Immagine di Gordana Drinkovic Graal 2006 - opera di Gordana Drinkovic Gordana Drinkovic: "Vetro, la mia seconda pelle"
termina lo 09 settembre 2018
Magazzino delle Idee - Trieste
www.magazzinodelleidee | www.villamanin.it

.. 20 luglio e 23 agosto, ore 19, visita guidata alla mostra condotta da Marianna Accerboni
.. 05 settembre, ore 19, concerto breve per Gordana Drinkovic

Quattro appuntamenti, tra visite guidate, incontri e concerti. E' la proposta d'iniziative collaterali a margine della mostra che per la prima volta presenta a Trieste, al Magazzino delle Idee, circa 170 opere della designer del vetro Gordana Drinkovic. Tra le più importanti rappresentanti della scena artistica croata, Drinkovic si occupa di design e collabora con alcune celebri fabbriche del vetro da più di 25 anni, nel corso dei quali ha realizzato più di 500 opere, di cui una gran parte è stata prodotta in forma di pezzi unici o di serie esclusive che appartengono a collezioni private in Croazia e nel mondo. Per raccontare i diversi risvolti di quest'insolita esposizione visitabile a critica d'arte Marianna Accerboni ha messo a punto un calendario d'incontri che accompagnerà i visitatori che vorranno approcciarsi alla mostra.

Venerdì 20 luglio, alle ore 19, una visita guidata alla mostra condotta da Accerboni, per poi proseguire lo 08 agosto alle 19 con un incontro con un esperto del Museo del Vetro di Murano, ideato per mettere a confronto i diversi metodi e le diverse tradizioni e culture del vetro del Nord Est europeo, rapportate all'arte di Gordana Drinkovic. L'appuntamento sarà strutturato come una conversazione a più voci, cui parteciperanno anche Damir Murkovic, presidente della Comunità croata di Trieste, e Accerboni stessa. Giovedì 23 agosto alle 19 sarà la volta di un'altra visita guidata condotta dalla critica d'arte, mentre mercoledì 5 settembre alle 19 il calendario d'iniziative si concluderà con un "Concerto breve per Gordana Drinkovic": le opere della scultrice e designer croata saranno interpretate nelle diverse sezioni della mostra attraverso la musica, con il soprano Marianna Prizzon, Stefano Casaccia al flauto e Claudio Gasparoni alla viola da gamba, artisti dalle frequentazioni internazionali, in una sorta di originale visita guidata che si avvarrà della prolusione di Murkovic e della conduzione della critica d'arte Marianna Accerboni.

Tutti gli appuntamenti sono gratuiti previo acquisto di un biglietto della mostra e si concluderanno con una degustazione di vini della Tenuta Baroni del Mestri (Cormons, Gorizia). L'esposizione, curata da Miroslav Gašparovic e Raffaella Sgubin, è realizzata grazie alla collaborazione tra ERPaC, Ente regionale per il patrimonio culturale, Comunità Croata di Trieste, Polo Museale-Mibact e Museo dell'Arte e dell'Artigianato di Zagabria, con il contributo della Fondazione Casali e Vetreria Rogaška (Steklarne Rogaška).




Dionis - opera di Nina Vlados  Porcellana 1- opera di Nina Vlados Sattiva - opera di Nina Vlados Nina Vlados: "Connessione trascendentale"
18 luglio (inaugurazione ore 19) - 08 agosto 2018
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Nella mostra dell'artista di origine russa Nina Vlados, introdotta dall'arch. Marianna Accerboni, oltre una ventina di opere realizzate dal 2001 a oggi, tra cui disegni, dipinti, acquerelli e le preziose porcellane realizzate di recente. "Un cromatismo morbido ma intenso e un segno incisivo e nel contempo delicato, tendenzialmente curvilineo" - scrive Marianna Accerboni - " contraddistinguono il messaggio artistico-esoterico di Nina Vlados, pittrice, scultrice e pranoterapeuta di origine russa, attiva da tre anni in Italia. E' questa una rassegna dal linguaggio soave e sottilmente onirico, che sgorga direttamente dall'energia creativa dell'autrice, rasserenante come un flusso benefico. Un'arte popolata di sguardi, allusioni, voci interiori, che Nina crea naturalmente, così come le sue poesie e le sue composizioni musicali, senza aver mai fatto studi specifici.

In mostra compaiono i lavori realizzati dal 2001 a oggi: disegni a matita su carta, acrilici su tela e su carta, acquarelli, pastelli su carta Cashmere e le porcellane realizzate nell'ultimo anno e mezzo, pazientemente composte con pigmenti colorati, inseriti, elemento per elemento, nel materiale fine China bons, noto per i suoi elevati livelli di resistenza, di colore bianco e traslucenza. Oggetti quest'ultimi, dal soffio poetico, realizzati mediante la tecnica di origine giapponese nerikomi (da neri, che significa mescolare miscele di colori diversi, e komi, che allude all'atto di schiacciare la materia dentro una forma o uno stampo), in cui s'intravvede la memoria di certa iconografia russa legata all'antica tradizione teatrale di quel paese, a partire dal popolare balagan del XVIII e XIX secolo. Un immaginario che ci parla di positività e di altri mondi, attraverso un'arte di natura organica, intimamente legata alla natura, di cui Nina si fa tramite attraverso la sua arte sottilmente intessuta di armonia e latrice di serenità, che va al di là del visibile e c'induce alla meditazione."

Nina Vlados è nata a Soci sul Mar Nero, in Russia. Si trasferisce in Slovenia e da qui approda a Trieste, porta d'Oriente, dove la sua raffinata pittura riscuote consenso: fatto che la induce a presentare pubblicamente la propria personale interpretazione di un mondo ideale, iperboreo e quindi felice, intriso di luce, in cui affiorano volti e altri dettagli organici, che alludono al denso rapporto esistente tra uomo, arte e natura. Nina costruisce un universo e invia un messaggio dagli echi idilliaci, misteriosi e allusivi, estremamente positivo poiché in essi suggerisce che l'uomo può sempre evolversi e migliorare, riconoscendo in se stesso e sviluppando capacità e inclinazioni sempre nuove e più ampie: un messaggio dunque di amore, fiducia e speranza, che l'artista afferma di recepire dall'alto. La pittura e la scrittura per la musica sono in Nina due aspetti biunivoci, in perfetta simbiosi con la sua prima vocazione e attività che è quella di curare le persone attraverso la pranoterapia, pratica per la quale è stata insignita, unica in Europa, del certificato d'oro dall'Istituto di Bioelettromagnetica e Nuova Biologia "Bion" di Lubiana.

Frequente è infine, anche nei suoi scritti, la menzione dell'Iperboreo, spazi incantati che la tradizione e la cultura greca delle origini situavano in un Nord estremo, allora sconosciuto. Un paese perfetto, intriso di luce intensa, che ai tempi della Grecia antica fu collocato, tra le varie ipotesi, nella regione delle "ombrose sorgenti" del fiume Istro, oggi Danubio, che alla fine del suo corso si getta nel Mar Nero, dov'è nata Nina. Sempre vicino all'acqua, portatrice di vita e di energia, la cui densità lei riesce a implementare anche a distanza, con il pensiero, come risulta da un ulteriore attestato dello stesso Istituto "Bion" di Lubiana. Un'energia e un sottile dinamismo, cui allude, come una trama sottesa, anche il sobrio ed elegante vortice presente nelle opere dell'artista.




porticciolo di Muggia - opera di Barbara Mapelli Barbara Mapelli: Luci e colori delle emozioni
11 maggio (inaugurazione ore 19) - 15 giugno 2018
L'Atelier - Trieste
www.barbaramapelli.com

Personale dell'artista Barbara Mapelli, che sarà introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni: in mostra una trentina tra dipinti a olio recenti e foto realizzate negli ultimi anni. Il linguaggio pittorico figurativo e quello fotografico della Mapelli concorrono assieme nell'esprimere la realtà contemporanea, evidenziando con forza il paesaggio, e in particolare i sentimenti e le emozioni che pervadono l'animo umano. Da una parte assistiamo a una pittura verista fatta d'immagini che ci trasportano in una realtà narrativa della quotidianità e raccontano il lato più sottile di noi stessi, le nostre paure e i nostri desideri; dall'altra una fotografia che narra la vita degli invisibili, di chi è ai margini della società, dei clochard, dei musicisti di strada, di quel particolare e toccante universo dei diversi. Ma lo sguardo della Mapelli si volge con delicatezza e con misura a testimoniare anche la bellezza muliebre e la festosità degli eventi nuziali.




Bruna Naldi - Azzurri (fiori del radicchio) - olio su tavola cm.30x30 2017 Bruna Naldi - Melo a Primavera - olio su tavola cm.50x60 2017 Bruna Naldi: "La primavera nel cuore"
05 maggio (inaugurazione ore 18) - 18 maggio 2018
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Mostra personale della pittrice Bruna Naldi, introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni. La rassegna propone una trentina di opere a olio su tavola, realizzate dal 2016 a oggi e in gran parte inedite. "Il profumo dei fiori e della primavera" - scrive Marianna Accerboni - "pervade questa mostra, sottolineata da un cromatismo vivace e nel contempo delicato e in certo modo discreto. Con la sua innata sensibilità Bruna Naldi sa tradurre la natura in un attimo di gioia per il fruitore, immergendo la nostra mente e i nostri sensi in un'interpretazione sentita e compartecipe della bellezza e del piacere estetico e psicologico che questa ci può donare. Quella della pittrice triestina, formatasi all'ottima scuola di un maestro tenace e appassionato quale Livio Možina, è una visione atarassica e sottilmente femminile e poetica del vero, sostenuta da una tecnica precisa, accurata e paziente, che sfiora l'iperrealismo e fa scaturire dalla luce e dal suo rapporto tra campiture chiare e scure un momento di emozione e di serenità.

Margherite, glicini, papaveri, iris, ginestre, fiori di melo e di radicchio e i fiori di maggio ci conducono in un paesaggio classico, stagliandosi, quali piccoli, gentili cammei, su un fondo scuro che ne pone in rilevo la bellezza e la luminosità. Dedita a un tipo di arte che presuppone un'attività piuttosto laboriosa, che la porta a produrre all'incirca un quadro al mese (lavorando però a più dipinti in contemporanea), la Naldi ci riavvicina a quel concetto delle buone e antiche pratiche, in cui la qualità e l'impegno rappresentano il motore principale per raggiungere il fine e che va certamente apprezzato e ammirato per la solidità dell'impianto narrativo e il sottile velo poetico di cui sono intrisi questi luminosi lavori."

Bruna Naldi, triestina, dipinge da una ventina d'anni, riscoprendo una grande passione nascosta e scegliendo istintivamente il fascino della natura. Si è formata frequentando le lezioni di Luciana Tiepolo, Fabio Girolomini e Glauco Rozman (per quanto riguarda il linguaggio astratto) ma, soprattutto, da 9 anni, l'Atelier di pittura di Livio Možina alla Galleria Rettori Tribbio di Trieste. Ha un ricco curriculum espositivo e ha ricevuto, per la sua attività artistica, vari premi e riconoscimenti.




Giusy Depase - Grado, lungomare - acquarello su carta cm.35x50 2003 Giusy Depase - Nevicata sulla Napoleonica - china cm.33x24 2018 Giusy Depase
28 aprile (inaugurazione ore 18) - 26 maggio 2018
Associazione delle Comunità Istriane - Trieste

Personale della pittrice Giusy Depase, introdotta dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra una quarantina di opere dedicate al paesaggio, soprattutto istriano, alla natura morta, al ritratto e alla figura umana, realizzati dal 2002 a oggi prevalentemente a olio, acquerello e china. "Dotata di un naturale, istintivo talento artistico," - scrive Marianna Accerboni - "la pittrice istriana Giusy Depase interpreta con grande freschezza e immediatezza i luoghi a lei cari, la terra natia, Isola d'Istria in particolare, che fu costretta ad abbandonare e di cui ci fa sentire, attraverso le sue pennellate, i profumi e l'indimenticata bellezza. La dote principale di quest'artista gentile e volitiva è senz'altro rappresentata dalla sensibilità cromatica: in tutti suoi lavori, sia che il soggetto rappresenti l'essere umano o il paesaggio o la natura morta, il colore è l'elemento trainante e più emozionante del quadro. Che da questo sa far scaturire una luce morbida e naturalmente accattivante, a sottolineare il fascino dei luoghi, degli oggetti e dei soggetti umani ritratti.

Giusy Depase dunque, o dell'eclettismo che si fa arte: toni cromatici vivaci e appropriati connotano la sua pittura, in cui si alternano morbidezza e gioco, decoro, rigore e sperimentazione. Assieme alla capacità non comune di ricreare atmosfere. Tant'è che la sua inclinazione verso le discipline pittoriche l'ha portata rapidamente a passare da allieva a insegnante di acquarello e tecnica mista all'Università della Terza Età, mentre continua a frequentare l'Atelier del maestro Livio Možina alla Galleria Tribbio di Trieste. La sua prima mostra personale risale al 1997 e da allora la Depase ha proseguito lungo una costante e ricca attività espositiva, nel cui ambito ha ricevuto ampi e positivi consensi in Italia e all'estero. Di lei vanno ricordate anche la morbida incisività e la sicurezza del segno, che nei dipinti a colori e particolarmente in quelli in bianco e nero rappresentano una sorta di ossatura portante dell'opera, in cui armonia e chiarezza espressiva e descrittiva scivolano leggere e al contempo intense lungo la riva del mare, mentre da lontano si ode lo sciabordio delle onde..."

___ Mostre sull'Istria presentate nella newsletter Kritik

Mare Nordest - 6a edizione | Nello Pacchietto
Trieste, 19 maggio (inaugurazione ore 19.30) - 21 maggio 2017

Daniela Turk
Trieste, 26 marzo (inaugurazione) - 16 aprile 2017

Livia Bussi: Visioni
Trieste, marzo-luglio 2012

Ferruccio Bernini - Livio Zoppolato: due linguaggi, uno stile
Trieste, 16 giugno (inaugurazione) - 29 giugno 2012

Furio Bomben
Trieste, 22 novembre (inaugurazione) - 12 dicembre 2011

Loredana Riavini: La soglia del tempo
Trieste, 27 gennaio (inaugurazione) - 16 febbraio 2011

Patrizia Bigarella / Barbara Mapelli: Borderline
Milano, 11 dicembre (inaugurazione) - 14 dicembre 2010

Aldo Bressanutti: Terra d'Istria
Trieste, 15 marzo (inaugurazione) - 31 marzo 2010

Fulvio Monai: Il paesaggio interiore
Gorizia, 09 novembre (inaugurazione) - 28 novembre 2009




Copertina del libro Una e diversa. L'Europa di Denis de Rougemont Una e diversa. L'Europa di Denis de Rougemont
di Giangiacomo Vale, ed. Mimesis, pagine 222, euro 20

Presentazione libro
28 aprile 2018, ore 18
Caffè San Marco - Trieste

Riscoprire Denis de Rougemont, scrittore e filosofo svizzero, ma soprattutto uno dei grandi padri del federalismo europeo del dopoguerra. Per lui il centro di gravità da cui far partire il processo di costruzione di quella che oggi è l'Unione Europea non era l'economia, ma la cultura. Giangiacomo Vale, giovane docente di Filosofia politica all'Università Niccolò Cusano di Roma, che si concentra su questo aspetto e ha ripreso in mano l'opera del pensatore di lingua francese, introducendolo in Italia. Con Giangiacomo Vale interverranno Giuliana Parotto, ordinario di Filosofia politica al dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'ateneo triestino, e Claudio Cressati che, tra le varie cariche, è presidente di Informest, docente di Culture politiche in Europa all'università di Udine e direttore del master Erasmus Mundus, moderati dalla giornalista Benedetta Moro.

"Nel mio lavoro - spiega Vale - ho approfondito la visione dell'Europa di de Rougemont, autore del best-seller L'amore e l'Occidente, militante ecologista ante litteram, che alla causa europeista ha dedicato molti scritti, lottando per un Europa federale che partisse dalla constatazione di un patrimonio culturale comune a tutti gli europei e che tenesse conto dell'importanza fondamentale della dimensione locale e regionale, ispirandosi al modello svizzero". Se i funzionalisti di Monnet e Schuman hanno preferito rinunciare a un dibattito ideologico, culturale e politico, pensando che l'integrazione politica sarebbe venuta da sé, una volta fatta l'integrazione economica, secondo Rougemont l'Europa si sarebbe dovuta costruire partendo dalla constatazione del declino irreversibile dello Stato-nazione, declino collocabile nel contesto più ampio di una crisi di cui l'Europa dei nazionalismi e delle due guerre mondiali era stata la manifestazione più concreta. Partendo da un'idea di Europa che ha tremila anni e che è iscritta nei fatti, anche se non nei trattati. Un'Europa diversa, quella di Denis de Rougemont. (Comunicato stampa)




Silvano Clavora - Espressione carsica 02 - tecnica mista cm.80x50 2013-2016 Silvano Clavora - Espressione carsica 06 - tecnica mista cm.80x100 2013-2016 Silvano Clavora - Espressione carsica 05 - tecnica mista cm.150x120 2013-2016 Silvano Clavora: Espressioni carsiche
13 aprile - 18 maggio 2018
Palazzo del Consiglio Regionale - Trieste

Mostra personale del pittore Silvano Clavora introdotta dall'architetto Marianna Accerboni. La rassegna, corredata da un catalogo, propone più di una cinquantina di lavori, tra cui molti inediti, realizzati dall'artista secondo varie tecniche e dedicati esclusivamente al Carso: dal figurativo d'inclinazione tradizionale dipinto a olio su faesite negli anni Sessanta, al materico a tecnica mista degli anni Duemila, orientato sempre più verso l'informale. Pittore poliedrico e sperimentatore inesauribile, attraverso l'evoluzione del proprio linguaggio Clavora offre al fruitore in un percorso consequenziale e coerente, molteplici ed efficaci interpretazioni dell'essenza di questo paesaggio speciale, dalle energie segrete, che l'artista riesce efficacemente a tradurre nelle prove più mature in una sorta di bassorilievo.

"Il Carso con i suoi molteplici aspetti e umori, le sue brume e gli abissi di luce, il rosso brillante del sommaco e i toni verdi della bella stagione, le algide cave, le sue acque segrete," scrive Marianna Accerboni "ha rappresentato per anni, dagli esordi dell'artista ai nostri giorni, una delle tematiche predilette e più sentite da Silvano Clavora, pittore estremamente poliedrico e sperimentatore fantasioso e inesauribile. L'evoluzione del suo linguaggio, dal figurativo d'inclinazione tradizionale realizzato a olio su faesite negli anni Sessanta al materico a tecnica mista degli anni Duemila, orientato sempre più verso l'informale, ha abbracciato in modo continuativo il Carso, offrendo al fruitore molteplici interpretazioni dell'essenza di questo paesaggio speciale, dalle energie segrete e unico per certe caratteristiche della flora.

Specificità che l'artista, grazie al suo intuito e alla sua sensibilità, ha saputo cogliere brillantemente, ideando nel corso del tempo più versioni stilistiche e interpretative dei luoghi: visioni giovanili delicate e neoromantiche, che negli anni Settanta rammentano certe finezze dell'Art Nouveau o toccano varie corde dell'Espressionismo; o figurazioni oniriche come la splendida "Dama bianca" degli anni Ottanta oppure opere ad acrilico che negli anni Novanta testimoniano una molteplice sperimentazione in direzione del Divisionismo e che col passare del tempo si fanno a volte giocose e spesso ingegnose. Come quando, alla fine degli anni Novanta, dipinge ad acrilico su cristallo le forme carsiche, lasciando alcune zone prive di colore e quindi trasparenti, sì da poterle modificare a piacere del fruitore e con la sua interazione, grazie all'apposizione sul retro di cartoni colorati diversi…come dire, un quadro per ogni stagione e per ogni stato d'animo.

Sono opere sempre intense e luminose, che testimoniano la ricerca e il raggiungimento del traguardo della sintesi da parte di Clavora, che le ha volute raggruppare sotto il titolo di Espressioni carsiche. Attraverso una cinquantina di lavori, tra cui molti inediti, l'autore riesce a raccontare l'amato paesaggio carsico, traducendone infine, dopo il Duemila, la fisicità in una sorta di bassorilievo materico che interpreta e ci restituisce, mediante le sue aspre concrezioni, il concetto d'energia insito in queste terre. Clavora sottolinea inoltre con vigore le asperità e le specificità di questo altopiano speciale grazie alle rifrazioni di luce che dalla tridimensionalità di tali 'bassorilievi' contemporanei si dipartono, enfatizzate nelle prove più recenti anche dal rapporto tra bianco e nero, divenuto nel frattempo l'accostamento cromatico preferito dall'artista."




Inaugurazione dell'Atelier Dell'Arte
Mostra: "Tra il sogno e la realtà"


Trieste, 07 aprile (inaugurazione) - 14 aprile 2018

S'inaugura l'Atelier dell'arte, con una rassegna intitolata "Tra il sogno e la realtà", gestita dall'omonima associazione e introdotta da Marianna Accerboni. In mostra opere di Maria Rita Angelini, ideatrice dell'iniziativa, e di Ruggero Raimondi, artista triestino di qualità che ritorna alla ribalta dopo molti anni di silenzio. Espongono anche Fabrizio Brescia, Tiziana Ferrari, Ingrid Kuris, Linda Minossa e Ambra Sibilio.

"Trieste, città colta e sensibile all'arte" scrive Mraianna Accerboni "si arricchisce di un nuovo spazio espositivo, l'Atelier dell'arte: quattrocentottanta metri quadrati che nobilitano una strada, fino a pochi anni fa costellata da attività artigianali triestine, poi trasformatesi spesso in bar. Il coraggio dell'impresa è di Maria Rita Angelini, romana a Trieste da quarant'anni, pittrice e figlia d'arte, poiché la madre Elena De Simone era un architetto-artista che fin da giovanissima l'aveva iniziata a diverse discipline artistiche. (...) In mostra opere dell'Angelini stessa che, dopo un periodo ispirato allo spazialismo, propone ora dipinti di taglio figurativo. Testimoni del suo entusiasmo per la pittura a olio, svolta con un occhio attento alla tradizione ma anche alla Pop art e alla pittura, digitale che ritiene sarà il futuro dell'arte. Da menzionare altresì la sua passione per le grandi superfici telate, murali e lignee, dipinte con la consueta verve, e per il recupero architettonico.

Accanto al vivace cromatismo della pittrice romana, vengono presentate diverse prove dell'arte visionaria e fantastica di Ruggero Raimondi, artista triestino di qualità che ritorna alla ribalta dopo molti anni di silenzio e una intensa e qualificata attività giovanile internazionale. La nuova galleria, dove ha sede l'Associazione, il cui programma futuro sarà costellato di numerosi eventi e incontri culturali, è collocata in un palazzo Liberty di grande pregio, testimone di quella particolare accezione che tale stile assunse a Trieste, città in cui s'intrecciano molteplici culture. Progettato nel 1912 dall'architetto Franco Angeli, fu edificato due anni dopo con l'innovazione, sotto il profilo strutturale, del cemento armato. Lo spazio espositivo è un gioiello che Angelini acquistò 13 anni fa in stato di assoluto degrado e che ha restaurato con grande passione, mirando anche alla riqualificazione della via. Prossima tappa sarà la mostra in galleria di 170 opere di artisti romani."




"Essere Gillo Dorfles"
Celebrazione 'a più voci' per ricordare Gillo Dorfles


12 aprile 2018, ore 17.00-19.00
Museo Revoltella - Trieste

Per ricordare il 108° compleanno di Gillo Dorfles, a poco più di un mese dalla sua scomparsa, avrà luogo a Trieste, città, dove era nato il 12 aprile del 1910, un ricordo a più voci intitolato Essere Gillo Dorfles. "Un'iniziativa promossa dal Comune di Trieste - Servizio Musei e Biblioteche" - precisa la direttrice Laura Carlini Fanfogna. "Intendiamo celebrare la figura di Dorfles in quanto uno dei più significativi intellettuali triestini, ma di livello internazionale, a maggior ragione visto che il Museo nel 2007 gli aveva dedicato un'esposizione monografica per dar conto della sua attività di pittore e intellettuale. Lo spirito è quello di una celebrazione di carattere informale, non accademica e sarà accompagnata da un intermezzo musicale". L'incontro si aprirà con un video curato da Marianna Accerboni che riporta uno stralcio dell'ampia e articolata intervista rilasciatale da Dorfles nell'ottobre dello scorso nella sua casa-studio di Milano, con molte immagini dell'intellettuale e quelle inedite della sua abitazione.

Il critico approfondirà quindi il tema Dorfles artista a 360 gradi. Seguirà l'intervento di Lorenzo Michelli, che commenterà alcune frasi icastiche del grande intellettuale-artista racchiuse nel libro 99+1 risposte, realizzato dallo stesso Michelli. Elvio Guagnini, professore emerito di Letteratura italiana dell'Università di Trieste, che fu allievo del Professore, ne approfondirà l'esegesi estetica e Giuliana Carbi ricorderà la presenza del grande intellettuale a Trieste, con particolare riferimento al concorso internazionale di design Trieste Contemporanea, di cui lui fu per molti anni presidente di giuria. Concluderà l'incontro la nipote Giorgetta Dorfles, che porgerà dello zio un "ritratto in famiglia" anche attraverso la proiezione di tre video da lei realizzati: quello sulla presentazione del libro di Dorfles Horror pleni, curata da Accerboni nel 2008 a Gorizia e poi a Trieste e Bruxelles, quello dei disegni di animali fantastici realizzati dallo zio per lei e il fratello Piero, e un altro video da lei creato in occasione della mostra su Dorfles al Museo Revoltella.

Gillo Dorfles (Trieste, 1910 - Milano 2018), laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, critico d'arte, filosofo dell'Estetica e dei costumi e artista, già ordinario di Estetica alle Università di Trieste, Milano e Cagliari e visiting professor in alcune università americane, ha apportato un notevolissimo contributo allo sviluppo dell'estetica italiana del dopoguerra: a partire dal Discorso tecnico delle arti (1952) fino a Nuovi riti, nuovo miti (1965), Artificio e natura (1968), Le oscillazioni del gusto (2004), La (nuova) moda della moda (2007), Horror pleni. L'(in)civiltà del rumore (2008) e alla sua opera forse più celebre, Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto (1968). La sua bibliografia comprende oltre duemilacinquecento pubblicazioni tra monografie, contributi in volumi collettivi, articoli e saggi.

"Esegeta profondo e creativo sia come critico e filosofo che come artista" - scrive Marianna Accerboni - "è autore di un segno di originale introspezione anche attraverso la sua personalissima pittura, fiorita nel '34 a Dornach in Svizzera, dove seguiva delle conferenze steineriane al Goetheanum. Interessato all'esoterismo, aveva creato nel 2010 Vitriol, personaggio simbolo, a metà appunto tra ispirazione esoterica, ricerca artistica e filosofia, che ricalca l'acronimo alchimico: Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem, cioè "Visita l'interno della terra, operando con rettitudine troverai la pietra nascosta. Un soggetto, Vitriol, presente anche in una serie di disegni realizzati nel 2016 per la mostra alla Triennale del gennaio 2017.

L'attività critica e di filosofo da un canto e quella di artista, hanno sempre seguito in lui binari paralleli. Nel '48, in seguito anche agli stretti contatti con la Konkrete Kunst zurighese e gli svizzeri Lohse, Graeser e Roth, era addivenuto a una posizione estetica internazionale e aveva fondato con altri, tra cui Munari, il Movimento Arte Concreta, contrario a figurazione e astrazione lirica, facendosi contemporaneamente interprete sul piano critico ed estetico di astrattismo e concretismo. Nel '55 intraprese la carriera universitaria, che determinò una riduzione, in favore della grafica, dell'attività pittorica, ripresa verso la metà degli anni '80. E' del 2001 la prima grande mostra al PAC, seguita, tra le altre, da quelle a Palazzo Reale e allo Studio Marconi di Milano e, nel 2015, al MACRO di Roma e dalla pubblicazione di un catalogo ragionato di tutte le opere (Mazzotta). (Comunicato stampa)




Claudio Sivini - Quarta dimensione 1 - Specchi e vetri sabbiati cm.26x26x11 2012 Claudio Sivini fotografato accanto ad alcune opere recenti Claudio Sivini - Riflessi urbani - Specchio e vetri sabbiati cm.75x75 2017 Claudio Sivini
"La luce, l'ombra, il riflesso"


30 marzo (inaugurazione ore 18.30) - 20 aprile 2018
Sala Comunale d'Arte di Trieste
www.artesivini.com

Mostra personale dell'artista triestino, introdotta dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra quasi una trentina di opere tra lavori tridimensionali e strutture ad assetto variabile, realizzate tra il 2010 e il 2018, usando materiali quali specchio, vari tipi di vetro, acciaio, parzialmente schermati e movimentati da sabbiature e pellicole plastiche e inseriti in supporti di marmo o lignei creati dall'artista stesso.

"Con grande coerenza ed eleganza" - scrive Marianna Accerboni - "Claudio Sivini approfondisce da più di mezzo secolo una sperimentazione incentrata sul tema della percezione, uno dei filoni della ricerca artistica che ha condeterminato, coinvolgendo ovviamente anche il fattore psicologico, l'arte moderna e contemporanea. Specchio, vetro trasparente, lattimo o "cattedrale", incolore o colorato, cristallo fumé, acciaio sagomato e rifinito a specchio, disposti su più piani paralleli e talvolta anche su piani a essi ortogonali, sono inseriti in supporti di marmo o in cornici lignee prodotte dall'artista stesso. Parzialmente schermati o sobriamente movimentati attraverso sabbiature e l'applicazione di pellicole plastiche colorate e colori acrilici, tali materiali caratterizzano il suo lavoro, che prende spunto inizialmente da soggetti e dettagli urbani.

Sivini ha saputo infatti declinare in modo sottilmente personale - attraverso una progettualità molto accurata e un'opera di grande precisione che dona un risultato piacevolmente nitido e unico - il gioco e il senso dell'optical art e dell'arte cinetica e programmata. Riuscendo a stabilire con il fruitore un'equilibrata interazione, che rimane fondamentale e che varia, naturalmente, dal punto di vista assunto da quest'ultimo. E ha saputo evolvere il proprio linguaggio, pervenendo negli ultimi tempi in modo come sempre più razionale che istintivo, a soluzioni che si differenziano dal passato: puntando per esempio sulla tecnologia del taglio laser, utilizzata per tagliare l'alluminio, successivamente trattato con smalti rifiniti a caldo, e approdando di recente ad altre soluzioni quasi monocromatiche, basate sul rapporto tra il nero, il grigio e l'assenza di altri cromatismi, che testimoniano un desiderio ancora più accentuato di tridimensionalità. Punto d'arrivo di questa mostra, che racconta la sua attività dal 2010 al 2018."

Claudio Sivini (Trieste, 1943) si è diplomato all'Istituto d'arte Nordio di Trieste nel 1961 e ha insegnato dal 1967 al '96 disegno tecnico, storia dell'arte ed educazione artistica. Nel triennio 1981-83 ha fatto parte del consiglio direttivo del Sindacato Autonomo Artisti di Trieste. È stato tra i fondatori e animatori del Gruppo 12 e del Gruppo 5. Dal 1983 al 2015 si è occupato dell'attività espositiva dello storico Caffè Stella Polare di Trieste, invitandovi oltre 300 artisti, tra pittori e fotografi, e allestendo più di 500 mostre. Dal 2000 fa parte del gruppo Arte Struktura di Milano, fondato da Anna Canali. Ha partecipato con successo a svariati concorsi per opere decorative in strutture pubbliche e private. Nel 1992, vinto un concorso nazionale, ha realizzato un pannello decorativo nel nuovo Stadio Nereo Rocco di Trieste. Nel 2003 ha ricevuto il Premio Trieste Arte&Cultura. Dal 1964 ha al suo attivo numerose mostre personali e la partecipazione a più di 400 eventi espositivi in Italia e all'estero, nel cui ambito ha conseguito prestigiosi premi e riconoscimenti.




Silvio Balestra - ciclo quasi Monocromi Charta - residui labirintici 1 - 2012 - incisioni su stampa fotografica Diasec Dibond 4mm - cm. 40x60, ediz unica Silvio Balestra - ciclo Concept-seeyoulaterBram 1246 - 2012 - inchiostri fotografici su carta fotografica - cm.29,7x21 ediz. unica Silvio Balestra
Oltre il reale. Flussi di pensiero


07 febbraio (inaugurazione ore 19) - 25 febbraio 2018
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Mostra personale dell'artista triestino Silvio Balestra, introdotta dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra una cinquantina di opere realizzate in edizione unica tra il 2012 e il 2016: fotografie digitali appartenenti alle serie Optical e Scritture del ciclo Confronti, eseguite senza interventi in fase di postproduzione, ma progettate e realizzate fin dall'inizio esclusivamente mediante la tecnica fotografica personalizzata, con effetti di modulazione che l'artista ottiene esclusivamente esplicando la fisicità della luce stessa, che rappresenta l'oggetto principe della sua ricerca, come appare evidente anche nelle immagini degli esordi intitolate Antitesi (2008). Esposti anche incisioni su carta fotografica appartenenti al ciclo Monocromi Charta e i Concept, inchiostri fotografici plasmati soprattutto a mano su carta fotografica, ambedue rappresentanti la sua sperimentazione più recente, che porta agli estremi e supera il concetto stesso di fotografia. Presente pure un'unica opera di una serie rarissima eseguita a computergrafica, utilizzando esclusivamente gli strumenti di base del software Microsoft Excel.

"Raffinatezza, rigore, calibrato estro fantastico caratterizzano" - scrive Marianna Accerboni - "l'opera concettuale di Silvio Balestra, artista triestino che da una decina d'anni sperimenta con - si potrebbe dire - controllato furore il mezzo fotografico, l'intuito o l'inclinazione o, ancora, la sensibilità pittorica, la computergrafica e la libertà. Quale libertà? Quella del gesto e del pensiero, che hanno guidato la grande svolta avanguardistica del Novecento, dalle ricerche sulla percezione di Vasarely, Albers, Riley, Escher, Alviani al dripping di Pollock, alle azioni performative di Christo. Nel tracciare la propria strada e il proprio linguaggio Balestra usa una tecnica molto personale e in tal senso inventa nuovi aforismi, si scaglia contro la materia, interviene e la aggredisce, la graffia ma la ama.

E ha in sé, possiede il dono della creatività assoluta, di quell'istinto appunto che fa della ricerca un metodo, ma che da questo sa e anela svincolarsi, agendo in più direzioni sperimentali. La prima in senso temporale che incontriamo in mostra è rappresentata dal ciclo degli Optical, in cui l'uso del mezzo digitale svolto sulla traccia dell'analogico, in modo indipendente rispetto ai canoni classici, una particolare abilità nel cogliere l'incidenza della luce e il rigore scientifico di chi è avezzo alla ricerca (per esempio nel campo della biologia) compongono gli stilemi di una tecnica segreta dagli esiti compositivi, formali e cromatici di notevole carisma.

Seguono i Monocromi Charta, in cui l'artista stravolge e interpreta la forma prescelta attraverso un iterato intervento manuale a graffio, che prende avvio da una superficie monocroma nera, la quale suggerisce l'esperienza di Vasarely e muta completamente la qualità e la valenza del supporto in modo dinamico, fino a giungere a una magnifica opera di grandi dimensioni che, attraverso l'iterazione quasi infinita del graffio, ci svela il concetto di sostanza. Per finire con i Concept di piccole dimensioni, nati inizialmente dal malfunzionamento di una stampante, che ha però condotto per gradi l'artista verso un intervento manuale quasi totale. La strada in direzione della pittura pura e delle sue suggestioni è forse aperta, nell'ambito di una ricerca il cui fil rouge rimane rappresentato da una valenza luministica e da una curiosità dalle variabili infinite."

Silvio Balestra (Trieste, 1969) utilizza nella sua continua sperimentazione il mezzo e i materiali fotografici, la computergrafica e l'incisione. Dal 2008 ha esposto in numerose collettive e personali di prestigio. Tra le prime, di particolare importanza la 54° e 56° Biennale di Venezia, il Milan Image Art Fair, quella nella sede della Fondazione De Nittis (Barletta) e l'Esposizione Triennale di Roma 2014, curata da Daniele Radini Tedeschi all'Università La Sapienza, con presentazione di Achille Bonito Oliva, e alla Biblioteca Nazionale di Roma di Castro Pretorio con presentazione di Philippe Daverio. Inoltre per la copertina del catalogo è stata scelta una sua opera. Collettive anche in Norvegia, Germania, Repubblica Ceca, Spagna, Cina, Korea, Usa. Tra le personali, di particolare significato, la grande antologica al Chiostro del Bramante a Roma e l'esposizione alla Galleria Gora di Montreal (Canada). Per le sue ricerche innovative ha ricevuto numerosi premi fotografici internazionali da importanti realtà americane, tra cui lo Spotlight Award della rivista di settore Black and White Magazine e, ripetutamente, il Black and White Spider Award. Nel 2017 inizia la collaborazione con la Galleria Gallerique di Chicago e la KontemporaryArt di Calgary (Canada). Un'importante società americana di art advisor acquisisce un suo lavoro su commissione della Princess Cruise Ship Company per l'allestimento della Majestic.




Immaginare 59 - opera di Leopoldo Bon Percepire 22 - opera di Leopoldo Bon Riflettere 50 - opera di Leopoldo Bon Leopoldo Bon
11 gennaio (inaugurazione ore 19) - 04 febbraio 2018
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Mostra personale del fotografo-artista Leopoldo Bon, che sarà introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni. "Cogliendo istintivamente le istanze più avanzate del linguaggio visivo contemporaneo," - scrive Marianna Accerboni - "Leopoldo Bon compone delle raffinate icone vibranti di luce che interpretano in modo molto personale il concetto di paesaggio fino a tradurlo in un'espressione informale di sapore lievemente lirico. Partendo dalle rifrazioni luminose sulla superficie dell'acqua - indipendentemente dal luogo prescelto, sia esso il mare di Croazia o il Canal grande di Trieste - il fotografo/artista approda poi a delle variazioni sul tema, che abbandonano la lettura narrativa del soggetto.

Sollecitata da tempi di esposizione molto lunghi, l'immagine si dilata, si rifrange, palpita, entra in un altrove lontano dalla sua origine. Affascinato dal dinamico destrutturarsi dei riflessi d'acqua, Bon osa poi un passaggio ulteriore che lo conduce alla percezione verso la luce pura. Una sorta di assoluto impalpabile, raggiunto attraverso il digitale, quasi completamente senza interventi di postproduzione, da un docente di Fisiologia che ha approfondito la ricerca sull'interazione viso motoria, - conclude Accerboni - ma che da artista è attratto dal mistero della scoperta e dall'imprevedibile evoluzione della percezione luce-forma-colore che ha affascinato il '900."




Dripping - opera di Nora Carella Nora Carella Riflessi - opera di Nora Carella Nora Carella. Luce senza tempo
13 gennaio (inaugurazione ore 19) - 12 febbraio 2018
Palazzo Costanzi - Trieste

Nel centenario della nascita della pittrice Nora Carella (Parenzo 1918 - Trieste 2015), un'importante retrospettiva dedicata all'artista istriana, realizzata con il contributo del Comune di Trieste, ideata e curata dall'architetto Marianna Accerboni, che si propone di testimoniare in modo esaustivo, attraverso oltre una cinquantina di opere a olio dedicate soprattutto alla sua maniera più recente ispirata al paesaggio e alla natura morta, e con l'ausilio di documenti e video, la vita e la creatività di una pittrice di talento, coraggiosa e intraprendente. La Carella infatti, rimasta vedova del gen. Ubaldo, conte del ramo cadetto dei principi Carella di Palermo, con tre figli, seppe mantenere con la sua attività artistica la propria famiglia, operando con grande successo a Roma, Trieste, in Europa e negli Stati Uniti, come ritrattista di successo dei personaggi famosi e, più tardi, autrice di apprezzati paesaggi e nature morte. Non a caso nel 2007 il Comune di Trieste, con la Commissione Pari Opportunità, le conferì la prima edizione del Premio di Vetro, istituito per valorizzare in particolare le donne triestine distintesi nel mondo del lavoro e per aver portato alto il nome della città nel mondo.

Nel corso della vernice sarà presentata un'esaustiva monografia a colori dedicata alla vita e alle opere della Carella, a cura di Accerboni con contributi del Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, del Presidente del Teatro Rossetti Sergio Pacor, del giornalista Ruggero Orlando, dei critici Rossana Bossaglia e Giulio Montenero, del figlio Raffaele e della curatrice e con le foto di Marino Sterle, Fabio Rinaldi e Franco Viezzoli. Nell'ambito della rassegna avranno luogo a Palazzo Costanzi quattro eventi collaterali condotti da Accerboni: domenica 21 gennaio e 4 febbraio, dalle 11 alle 13, visite guidate e laboratori di disegno e pittura ispirati alle opere della Carella e rivolti, in particolare, ai giovanissimi; il 27 gennaio alle ore 18.30 conversazione a più voci tra artisti, critici e gente comune che conobbero l'artista, in cui verranno approfonditi più aspetti della sua vita e del milieu culturale, sociale e artistico dell'epoca, con particolare riferimento alla condizione femminile nel '900; il 10 febbraio ore 21, concerto breve con l'esecuzione delle musiche predilette dalla pittrice e l'interpretazione, attraverso la musica, dei dipinti esposti.




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