La Newsletter Kritik di Ninni Radicini su Arte Libri e Cinema Prima del nuovo numero di Kritik
   

   
Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni

Marianna Accerboni, scenografo e critico d'arte e d'architettura, già allieva e collaboratrice del grande scenografo Luciano Damiani, idea e organizza, in qualità di curatore e di progettista dell'allestimento e della linea grafica, mostre ed eventi d'arte in Italia e all'estero (Roma, Firenze, Trieste, Bruxelles, Austria, ecc.), in cui, alla competenza critica commistiona inediti interventi di luce, che realizza con l'ausilio delle più sofisticate tecnologie. Dalla metà degli anni Novanta lavora infatti sul tema della luce, nel cui ambito ha ideato scenografie d'avanguardia da realizzarsi attraverso raggi laser, allestimenti e scenografie di luce per concerti, spettacoli teatrali e mostre d'arte ed eventi multimediali e di luce per spazi urbani e musei. Ha esposto abiti-scultura e di luce, bozzetti per scene e costumi e installazioni luminose in gallerie d'arte e teatri in Italia e all'estero.
www.mariannaaccerboni.com

Le rassegne precedenti curate da Marianna Accerboni: 2018 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08




Lista delle mostre e delle conferenze presentate da Marianna Accerboni:

- Presentazione volume "Ennio Cervi. I disegni, la pittura"
- Presentazione del catalogo su Gillo Dorfles alla trasmissione RadioRai "Sconfinamenti"
- Marianna Accerboni presenta il catalogo "Il segno rivelatore di Gillo"
- Il ricercare di Silvano Clavora
- "La mia America" di Gillo Dorfles | "Bobi Bazlen. L'anima di Trieste", di Cristina Battocletti (Presentazione libri)
- Fabio Colussi. Il pittore dell'Adriatico (Trieste)
- Il segno rivelatore di Gillo
- XX edizione "La bellezza per la bontà, l'arte aiuta la vita"
- Loredana Riavini: "Controluce"
- Incontro multimediale con Umberto Saba
- Olivia Siauss: "Colori e luci del mio bosco"
- Fabio Colussi. Il pittore dell'Adriatico (Croazia e Montenegro)
- Anna Zennaro: "Vita Vista Mare"
- Concorso internazionale di Pittura Dario Mulitsch
- Carolina Franza. Lo splendore dell'icona: materiali e strumenti
- Rupert Rebernig. La sensazione del vedere
- Serena Zors. Oltre il cielo, l'infinito
- Patrizia Schoss
- Lin Delija. In viaggio verso casa. Gorizia-Zagabria-Scutari
- Concorso Internazionale di Pittura Dario Mulitsch 2019
- Aldo Famà. Lo stato dell'arte
- Presentazione libro: "Il preferito della strada. Il magico viaggio di Vito Timmel", di Alessandra Scarino
- Viaggio in Dalmazia. Video di Franco Viezzoli
- Nora Carella. Ritratto astrologico




Dipinto ad acrilici di cm 7x88 realizzato nel 1986 da Ennio Cervi denominato Fossile Ritratto di Ennio Cervi in una foto di Ennio Demarin Dipinto ad acrilici e tecnica mista di cm 70x100 realizzato nel 2020 da Ennio Cervi denominato Sottile linea certa Opera in grafite di cm 29x23 realizzata nel 1961 da Ennio Cervi denominata Toro aplomado Ennio Cervi. I disegni, la pittura
Franco Rosso Editore, pgg. 234, € 25,00

Presentazione volume
23 settembre 2020, ore 17.30
Circolo della Stampa di Trieste

Il volume riassume, attraverso numerosi testi e oltre 200 foto riprese dai fotografi Ennio Demarin e Gianni Mohor, più di settant'anni dell'attività di Cervi e rappresenta una memoria storica molto dettagliata dell'evoluzione del linguaggio artistico dell'architetto e pittore triestino dagli esordi, avvenuti a fine anni Quaranta, a oggi. L'architetto Marianna Accerboni, ideatrice e curatrice dell'incontro, presenta la monografia. Interventi del critico d'arte Giulio Montenero, del giornalista e scrittore Roberto Curci e Franco Rosso. Presente l'Artista. I posti sono limitati in base alle disposizioni anti Covid, prenotabili per telefono. L'incontro sarà trasmesso in diretta sul profilo Facebook del Circolo della Stampa (dove rimarrà sempre visibile) e successivamente inserito sul sito del Circolo stesso.

"L'accurato e ampio volume, che si apre con una presentazione dell'editore e un'introduzione di Giulio Montenero, il primo a stilare un testo critico sull'artista in occasione della sua prima mostra alla Sala Comunale d'arte di Trieste nel '63," - scrive Marianna Accerboni - "riassume, attraverso numerosi testi e oltre 200 foto di opere, riprese dai fotografi Ennio Demarin e Gianni Mohor, più di settant'anni della sua attività. E rappresenta una memoria storica molto dettagliata dell'evoluzione del linguaggio artistico dell'architetto e pittore triestino dagli esordi, avvenuti a fine anni Quaranta, a oggi: a partire dagli icastici disegni realizzati dal 1948, appena dodicenne, al 1954 a grafite, penna e china, tra cui compare un'efficace e sintetica raffigurazione del '48 dello scultore Marcello Mascherini mentre lascia il suo studio in sella alla Vespa assieme alla moglie Nera. Un disegno originale, nel cui ritmo transita, implicita, anche la memoria del Futurismo.

Dinamico ed essenziale, il segno di Cervi affronta poi con grande sicurezza numerose tematiche, da quella dantesca con l'iracondo Filippo Argenti a quella africana, alla musica, nel cui ambito appare molto apprezzabile l'esecuzione di una sonata per violino, a quella equestre e alla corrida d'ispirazione hemyngwaiana di Morte nel pomeriggio. Il segno invade anche i libri di testo usati al Liceo Petrarca e ampiamente "istoriati" dal pittore nei primi anni Cinquanta, per proseguire poi fino alla fine degli anni Novanta. Il tema sacro e quello classico, la battaglia, il toro, il pugilato, le figure muliebri e, ancora, la musica, la danza, le liaison sentimentali si susseguono alla ricerca della semplificazione della forma e dei volumi attraverso l'iterazione del segno, che appare sempre più deciso e sicuro.

Soluzioni espressive che Cervi riesce a comporre con grande naturalezza e precoce maturità, trovando istintivamente un felice equilibrio tra energia vitale e sintesi contemporanea, che dialogano felicemente, armoniche e nel contempo incisive. Alternandosi, a partire dagli anni Sessanta, con il soggetto amatissimo delle barche, delle reti, dei pesci e del mare, conosciuto e apprezzato fin da piccolo poichè Cervi era nato a Barcola, un quartiere di Trieste lambito dal mare, e grazie al nonno materno, che era stato comandante di nave ai tempi dell'Impero austroungarico. Di particolare interesse tra questi disegni appare un pesce che nel capoluogo giuliano viene chiamato angusigolo (in italiano aguglia) del 1962, che si staglia essenziale e dinamico mentre nuota in un mare immaginario e immaginato.

Un'opera questa, che fu utilizzata da Aurelia Gruber Benco per la copertina della rivista "Umana", da lei diretta in quegli anni, avendo la giornalista e intellettuale triestina apprezzato la particolare nitidezza del disegno. In questa fase Cervi alterna l'analisi, rappresentata da un fastello di segni che dettagliano appunto il tema, alla conseguente semplificazione del dato figurale, dotando spesso i suoi disegni di un sensibilissimo chiaroscuro dalla valenza evocativa. Tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio del decennio successivo l'architetto artista inserisce nel suo disegno il colore, preludio all'attività pittorica vera e propria, testimoniata nella monografia dal 1959 a oggi.

Questa fase esprime l'anima più contemporanea di Cervi, insistendo ancora sui temi del toro, della natura e, in particolare, del mare, attraverso un raffinato cromatismo, allusivo - tra ombre e luci - al reale. E sottolineato ora spesso da una sobria ma eloquente sensibilità materica e da inattesi moti dinamici, resi più interessanti da improvvisi effetti di luce. Ed ecco gli ittiogrammi, espressi attraverso tracce semantiche che raccontano, con inclinazione criptica, il mistero e i segreti del mare. Acrilici, grafite, pastelli, tecnica mista sono i media usati dall'artista in pittura, teso sempre più a comporre un mondo essenziale nelle linee e nei colori. E in tale ambito pittorico s'inserisce, dopo i primi anni Duemila, il senso dell'architettura, capace di conferire un significato profondo, narrativo e icastico alla linea e al colore nel definire, con eleganti cromatismi, il paesaggio infinito."

Ennio Cervi (Trieste, 1936), si laurea in architettura a Venezia con Ignazio Gardella. Libero professionista, lavora inizialmente con il padre Aldo e negli studi del gruppo Boico-Cervi-Frandoli-Nordio, soprattutto nell'ambito della cantieristica navale. È il periodo delle "navi bianche" (1949 - 1966) che escono dai cantieri navali di Trieste e di Monfalcone e in tale ambito ha modo di frequentare a Trieste artisti come Bergagna e Rossini, Sbisà, Mascherini, Predonzani, Righi, Sormani, Perizi e a Venezia Music, chiamati a decorare le navi con le loro opere. Contemporaneamente, dal '63, espone a livello nazionale e internazionale i propri lavori grafici e pittorici, allacciando un sodalizio con l'artista Livio Schiozzi e creando, fino a oggi, qualche migliaio di opere.

Presidente dell'Ordine degli Architetti nel biennio '76 - '78 e docente dal 1980 al 1983 al Corso di Igiene Edilizia e Urbanistica della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'Università di Trieste, ha progettato lavori nel campo dell'edilizia pubblica e privata, realizzando in tale ambito monumenti commemorativi, tra cui, ultimo in ordine di tempo, il recupero dell'area della Foiba di Basovizza, con la nuova perimetrazione del Sacrario e la realizzazione del monumento e del centro di documentazione.




Marianna Accerboni presenta il catalogo su Gillo Dorfles alla trasmissione RadioRai "Sconfinamenti"
Pagina per ascoltare il file mp3

Su RadioRai la trasmissione "Sconfinamenti", con la regia di Massimo Gobessi e la conduzione di Francesco Zardini, presentato il catalogo della mostra "Il segno rivelatore di Gillo", conclusasi alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste.




Mosaico di cm 51x63x4 realizzato nel 2010 su bozzetto di Dorfles dagli allievi della Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo denominato Figure (inedito) Pennarello su carta di cm 28x22 realizzato nel 1958 da Gillo Dorfles Raro bozzetto per stoffa di cm 9,3x16,2 realizzato da Gillo Dorfles nel 1937 a tempera grassa all'uovo su carta applicata su cartoncino Marianna Accerboni presenta il catalogo "Il segno rivelatore di Gillo"
23 giugno 2020, ore 12
www.facebook.com/marianna.accerboni

Dalla Sala conferenze della Biblioteca statale Stelio Crise di Trieste, Marianna Accerboni in diretta sul suo profilo social presenta il catalogo della mostra chiusa anticipatamente per emergenza sanitaria. La pubblicazione, che propone opere, documenti e testi, tra cui molti inediti, esce in occasione del 110° anniversario del compleanno di Gillo Dorfles (Trieste 1910 - Milano 2.3.2018) e sarà introdotta, oltre che da Accerboni, dalla direttrice della Biblioteca Francesca Richetti e dal presidente del Rotary Club Trieste Alto Adriatico Giancarlo Cortellino.

La pubblicazione rappresenta, in sintesi, lo specchio della rassegna ma propone anche delle novità. In apertura del volume sono presenti infatti un testo critico della curatrice, che compone un ritratto inedito in cui Dorfles viene ricordato sia come uomo che come artista poliedrico e originale, con particolare riferimento al disegno, elemento fondamentale della sua creatività, che Accerboni definisce "disegno pittorico". Scendendo nel dettaglio, l'autrice ricorda per esempio la frequentazione del critico, - come lo stesso Dorfles le raccontò - assieme al gallerista triestino Leo Castelli, grande amico di gioventù, della Cedar Tavern, un bar ristorante di New York City, dove si ritrovavano, al margine orientale del Greenwich Village, scrittori e artisti dell'avanguardia più avanzata. E, quale riferimento culturale, compare anche il Black Mountain College nella Carolina del Nord, importante incubatore della sperimentazione americana ed europea più coraggiosa. Espressa in quella sede tra il 1933 e il 1957 anche attraverso il concetto innovatore dell'interdisciplinarietà delle arti, di cui furono protagonisti, tra gli altri, compositori d'avanguardia come John Cage, pittori come Robert Rauschenberg e coreografi rivoluzionari come Merce Cunningham.

Segue un'intervista inedita della nipote Giorgetta Dorfles allo zio, raccolta nel 2017, in cui vengono ripercorsi la vita e i diversi step di esperienze e approfondimento intellettuale e artistico che condussero via via Dorfles alla creazione del proprio linguaggio filosofico e artistico, singolare e innovatore. Tra questi passaggi, vanno ricordati in particolare l'interesse per le teorie di Rudolf Steiner, padre dell'antroposofia, che Gillo condivideva con la madre, e l'influenza di queste sulla sua arte; l'attività pittorica e la creazione negli anni Quaranta delle prime ceramiche nella sua proprietà di Lajatico nel Volterrano, dove si era rifugiato con la famiglia durante la seconda Guerra mondiale; le motivazioni e il significato della laurea in medicina con specializzazione in psichiatria, la sua esperienza nell'ambiente manicomiale di Trieste e il rapporto tra arte e psichiatria.

Nel corso dello studio preparatorio per il catalogo è inoltre emerso un nuovo documento, che va ad aggiungersi ai numerosi inediti ritrovati dalla curatrice in occasione della rassegna. Accerboni ha infatti scoperto, tra gli altri, un curioso libretto in versi, intitolato "Le laudi tergestine. Elogio poetico di 60 personalità del gran mondo triestino", pubblicato a Trieste dopo il 1925 dalla Tipografia Vittorio Valentincig. In queste pagine l'autore, che si firma Cirillo Menapio, pseudonimo di Piero Lustig, dedica un sapido ritratto in rime al giovane Doerfles (come all'epoca si scriveva il suo nome), che già allora si palesava sospeso tra profondità di pensiero e un pizzico di mondanità.

Per inciso Lustig fu marito della pittrice praghese Felicita Frai e grande amico di Leonor Fini e di Dorfles nonché pittore di una certa qualità, del quale Gillo si occupò sul piano critico. Le rime dedicate da Lustig all'amico Dorfles, ci introducono al mondo scanzonato ma molto colto e avanzato della Trieste fra gli anni Venti e Trenta, in cui il giovane Dorfles si era formato a contatto con personaggi quali Svevo, Saba, Leo Castelli, la stessa Fini, Bobi Bazlen... Nelle rime di Menapio-Lustig s'intravvedono già le poliedriche attitudini di Gillo, testimoniate in catalogo da quattro sezioni: una dedicata al disegno, una al design, tra le sue attività meno note, una a documenti e foto rari e/o inediti e l'ultima a una selezione di artisti del Friuli Venezia Giulia di cui si era occupato.

La sezione dedicata al disegno propone una ventina di bozzetti inediti di animali e personaggi fantastici realizzati alla metà degli anni Cinquanta per i nipoti Piero e Giorgetta e, in una sorta di antologica, l'evoluzione dagli anni Trenta al 2016 del suo segno, declinato in bianco e nero o percorso da un cromatismo originale e acceso; una seconda sezione ci parla del suo raffinato design per tessuti, tappeti, arazzi, manifesti pubblicitari e servizi da caffè. E, oltre a questi, il libro pubblica mosaici, etichette per vini e un gioiello, disegnati da Dorfles e mai esposti. Inediti emersi, insieme ad altri, nel corso della preparazione della rassegna avvenuta nella casa studio milanese del grande intellettuale artista, da cui proviene la maggior parte delle opere e dei materiali in mostra e che oggi è sede dell'Associazione che porta il suo nome.

In catalogo è presente anche una selezione dei documenti esposti in mostra, tra cui molti inediti: tra questi, una delle 5 lettere scritte nel 1928, '20 e '30 a Gillo (esposte in mostra) dall'amico pittore Arturo Nathan; una delle lettere (anche queste esposte in mostra) molto accese della figlia di Svevo, Letizia Fonda Savio, e della zia materna di lei e cognata di Svevo, Dora Oberti di Valnera Veneziani, al direttore de La Lettura del Corriere d'Informazione, scandalizzate perché Gillo in un suo articolo del '46 (esposto in mostra e pubblicato in catalogo) aveva appellato, tra altre osservazioni poco simpatiche, la Villa Veneziani, dove Svevo visse con la famiglia della moglie Livia, come il "patibolo borghese" dello scrittore.

Compaiono anche due edizioni del giornale "L'Italia letteraria" del 1930 con la pubblicazione dei primi articoli di critica di un Dorfles appena ventenne, su uno dei quali è vergato un suo appunto autografo diretto a Nathan: "Che gliene pare della mia critica?"; e poi, tra gli altri, un testo originale battuto a macchina, corretto a mano e firmato, intitolato "Le mode e le patrie" del '79, in cui Gillo riflette sulla moda austriaca e italiana e sull'eleganza americana (jeans compresi). Anche le foto inedite testimoniano una vita d'eccezione, svolta a livello internazionale. La quarta sezione sottolinea infine il legame di Dorfles con l'arte della sua città d'origine, Trieste, e della Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso l'esposizione dei lavori di oltre una decina di pittori e scultori di cui Dorfles si era occupato, tra cui Leonor Fini, Arturo Nathan e Getullio Alviani, affiancando all'opera di ogni autore un suo testo critico.

Il catalogo, ideato e curato, così come la mostra, da Marianna Accerboni, e promosso dall'Associazione culturale Gillo Dorfles, è realizzato grazie al contributo della Fondazione CRTrieste e del Rotary Club Trieste Alto Adriatico. Il video della presentazione rimarrà visibile sul profilo facebook di Accerboni e sarà inserito nel suo sito www.mariannaaccerboni.com e sul suo canale YouTube www.youtube.com/user/MariannaAccerboni (Comunicato stampa)

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"La mia America" di Gillo Dorfles
"Bobi Bazlen. L'anima di Trieste", di Cristina Battocletti

Presentazione libri




Dipinto a tecnica mista su tela di cm. 60x120 realizzato da Silvano Clavora nel 1988 denominato Alberi Disegno Senza titolo a pennarello argento su carta di cm.32x23 realizzato da Silvano Clavora Dipinto in acrilico su cartoncino di cm.70x50 realizzato da Silvano Clavora nel 1995 denominato Espressione carsica Il ricercare di Silvano Clavora
28 dicembre (inaugurazione ore 18.30) - 11 gennaio 2020
Art Gallery 2 - Trieste
.. 07 gennaio 2020, ore 18.30, visita guidata alla mostra

Mostra antologica curata da Marianna Accerboni. La rassegna propone, attraverso più di una cinquantina di lavori, tra cui molti inediti, realizzati dall'artista secondo varie tecniche, una ricca testimonianza del suo operare dagli esordi a oggi: dal figurativo d'inclinazione tradizionale, dipinto a olio su faesite negli anni Sessanta, e dal fine ed essenziale disegno a linea continua degli anni Settanta alle invenzioni dei decenni successivi, tra cui un particolare divisionismo e la pittura materica a tecnica mista degli anni Duemila, orientata sempre più verso l'informale. Pittore poliedrico e appassionato ricercatore, mediante l'evoluzione del proprio linguaggio Clavora offre in questa mostra al fruitore, in un percorso consequenziale e coerente, molteplici ed efficaci interpretazioni dell'essenza della sua creatività.

"Varie sono le tematiche presenti nella rassegna, tra le quali il Carso," - scrive Marianna Accerboni - "originalmente e prevalentemente interpretato nei suoi abissi secondo un taglio espressionista o fortemente materico, ma raccontato agli esordi secondo una raffigurazione tradizionale e una visione pittorica e grafica delicatamente neoromantica, ricca di cromatismi aderenti al reale e sottolineata da un segno incisivo e preciso. Linguaggio che negli anni Novanta si arricchisce di una tecnica d'ispirazione divisionista molto fresca, personale ed efficace. Ricercatore immaginifico dalla produzione pittorica molto ampia, instancabile operatore e organizzatore culturale e docente di discipline artistiche, Clavora è anche autore di 'invenzioni' che col passare del tempo si fanno a volte giocose e spesso ingegnose come quando, alla fine degli anni Novanta, dipinge ad acrilico su cristallo le forme carsiche, lasciando alcune zone prive di colore e quindi trasparenti, modificabili grazie all'interazione del fruitore con l'apposizione sul retro di cartoni di colori diversi.

Oltre al tema prediletto del paesaggio, espresso in tempi più recenti attraverso una sorta di 'bassorilievo' pittorico enfatizzato dal rapporto tra il bianco e il nero, o per esempio dal dinamico e luminoso cromatismo di un'originale interpretazione di grandi dimensioni del Castello di Miramare, la mostra propone anche altre tematiche come la figura umana. Espressa spesso con vigore espressionista e con vivaci accenti di colore, a volte di sapore fauve, altre più morbidi e intimisti, in una ricerca a tutto tondo nell'ambito della pittura, transitando con abile leggerezza creativa e consequenzialità da un filone all'altro."




Copertina del libro Bobi Bazlen L'anima di Trieste di Cristina Battocletti Copertina del libro La mia America di Gillo Dorfles "La mia America" di Gillo Dorfles
"Bobi Bazlen. L'anima di Trieste", di Cristina Battocletti


Presentazione libri
09 dicembre 2019, ore 18
Biblioteca Stelio Crise - Trieste

Nell'ambito della mostra "Il segno rivelatore di Gillo", Cristina Battocletti, giornalista de Il Sole 24 Ore, presenta in anteprima per Trieste, con la conduzione di Marianna Accerboni, il libro La mia America (Skira editore), ultima fatica letteraria di Dorfles, uscito postumo. Un'opera cui l'autore teneva molto, ritenendo i suoi viaggi americani - in particolar modo il primo coast to coast avvenuto nell'autunno-inverno del 1953 - cruciale per la propria formazione intellettuale. A partire dal secondo dopoguerra l'intellettuale incontrò infatti negli Stati Uniti personalità di primo piano quali i più noti studiosi di problemi estetici e critici d'arte come Thomas Munro, Clement Greenberg, James Sweeney, Alfred Barr, Rudolph Arnheim, György Kepes e alcuni tra i maggiori architetti, da Frank Lloyd Wright e Mies van der Rohe a Louis Kahn e Frederick Kiesler.

Nell'occasione verrà presentato anche il libro Bobi Bazlen. L'ombra di Trieste (La Nave di Teseo editore) di Cristina Battocletti, un approfondito e interessante affondo sull'importante intellettuale, amico molto amato e stimato da Dorfles. Bazlen (Trieste 1902 - Milano 1965) fu infatti il grande traghettatore in Italia della letteratura mitteleuropea, tra cui Franz Kafka e Robert Musil, quando questa era ancora ignota, e fondatore con Luciano Foà della casa editrice Adelphi, consulente di Einaudi e delle più grandi case editrici italiane. Grazie a lui venne scoperto Italo Svevo. Durante l'incontro sarà diffusa la registrazione di un'intervista inedita della giornalista a Dorfles, realizzata nei primi mesi del 2017.

Cristina Battocletti è critica cinematografica e lavora alla "Domenica" del Sole 24 Ore. Ha scritto a quattro mani con l'autore sloveno la biografia di Boris Pahor, Figlio di nessuno (Rizzoli, 2012), premio Manzoni come miglior romanzo storico; La mantella del diavolo (Bompiani), Premio Latisana, finalista ai premi Bergamo, Rapallo e Asti. Bobi Bazlen, L'ombra di Trieste (La Nave di Teseo 2017), premio Martoglio e Comisso.

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Il segno rivelatore di Gillo
15 novembre (inaugurazione) - 14 dicembre 2019 (prorogata al 14 marzo 2020)
Biblioteca statale Stelio Crise di Trieste
Presentazione




Dipinto olio su tela di cm.60x80 realizzato da Fabio Colussi nel 2019 denominato Riflessi a Duino Dipinto olio su tela di cm.50x100 realizzato da Fabio Colussi nel 2019 denominato Trieste di notte Dipinto olio su tela di cm.35x45 realizzato da Fabio Colussi nel 2019 denominato Vele al tramonto Fabio Colussi. Il pittore dell'Adriatico
07 dicembre (inaugurazione ore 18) - 31 dicembre 2019 (prorogata al 15 gennaio 2020)
Salone d'arte di Trieste
.. 29 dicembre 2019, ore 11.30, guidata alla rassegna

Rassegna dedicata dal pittore triestino al tema prediletto della veduta marina: introdotta da Gabriella Pastor, sarà interpretata sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni: in mostra 24 oli su tela e su tavola inediti, realizzati con grande maestria principalmente tra il 2018 e il 2019. "In questa esposizione" - scrive Marianna Accerboni - "Colussi ricostruisce con delicata e calibrata vena lirica il fascino del mare della sua città, Trieste, accostandolo anche a quello di Venezia. La medesima, sottile inclinazione neoromantica, intrecciata a una personale e sensibilissima vena cromatica e a una grande abilità tecnica, caratterizza le sue vedute. Così l'artista sa catturare l'ineffabile luce del nostro golfo, quella magica della Serenissima e la pace della laguna, consegnandoci un angolo di mondo, in cui poter sognare ancora, grazie al prezioso virtuosismo di questo poeta del paesaggio.

Memore di una vena neoclassica, che appartiene culturalmente a Trieste, l'artista prosegue in modo del tutto personale l'antica tradizione di pittori e vedutisti attivi a Venezia nel '700 quali Francesco Guardi e Canaletto, vicino al primo per ispirazione poetica e al secondo per l'interpretazione più razionale dei luoghi. Ma, agli esordi, Colussi ha guardato anche ad altri artisti, in questo caso giuliani, come Giuseppe Barison, Giovanni Zangrando, Ugo Flumiani e Guido Grimani, tutti in un modo o nell'altro legati alla grande tradizione pittorica e coloristica veneziana, che rappresentava un importante punto di riferimento, nel secondo ottocento e nel primo novecento, accanto all'Accademia di Monaco, per i pittori triestini.

Altro fulcro fondamentale fu infatti per loro anche la cultura austro-tedesca. E non a caso nelle opere di molti di questi, così come in quella di Colussi, compare spesso una luce azzurro-grigia, che più che un colore rappresenta un'atmosfera, una sorta di evocazione di quello "sturm und drang" (tempesta e impeto), che nel mondo germanico pose le basi del Romanticismo: punti di riferimento che costituiscono delle interessanti chiavi di lettura della pittura dell'autore triestino, in particolare per quanto riguarda la sua interpretazione del tema della veduta marina, che sa rivisitare attraverso intuizioni, luminosità e ispirazioni che alludono istintivamente anche alla cultura visiva mitteleuropea.

Dotato di un talento naturale, che ha saputo coltivare nel tempo con passione e tenacia, Colussi è riuscito a delineare una propria maniera intensa e precisa, ma nel contempo sobria ed essenziale. Che fa vivere il paesaggio soprattutto della luce (diurna o notturna che essa sia), ottenuta attraverso ripetute e raffinate velature e un cromatismo deciso ma morbido. Equilibrio e sensibilità caratterizzano i suoi dipinti, nei quali il pittore sa legare molto armoniosamente il linguaggio del passato con le esigenze di linearità di quello moderno. Ne escono delle vedute marine spesso incorniciate da luminosi paesaggi urbani, composizioni che poggiano la loro veridicità sulla storia e sulla luce e in cui le antiche e raffinate architetture si fondono con un cielo e un mare intensamente azzurri, che riflettono e suggeriscono, sempre mediante la luce, un senso di pace e atarassia, che appare anche nei dipinti dedicati alla laguna".

Fabio Colussi nasce nel 1957 a Trieste. È in un certo senso autodidatta, poiché si è formato studiando i grandi pittori triestini del passato, sospesi tra la lezione artistica della pittura veneziana e quella proveniente dalla cultura mitteleuropea. Dipinge i primi acquerelli a 4 anni, i temi sono paesaggi, boschi e figure realizzati anche a pastelli a cera; più tardi approccia la tempera e l'acrilico, per poi passare nei primi anni Novanta all'olio su tela e su tavola, tecnica ora prediletta, che non ha più abbandonato. Per realizzare i suoi lavori, trae spunto dagli schizzi annotati su un taccuino che porta sempre con sé e che talvolta sono implementati, per quanto riguarda le architetture, da appunti fotografici. Colussi è presente con le sue opere in collezioni private in Italia e all'estero (Stati Uniti, Germania, Spagna e Australia). Ha esposto a livello nazionale ed europeo e recentemente a Bruxelles, in Croazia e Montenegro, suscitando grande consenso.

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Fabio Colussi. Il pittore dell'Adriatico
Galleria La Cisterna - Draga di Moschiena (Croazia), 15-31 agosto 2019
Galleria di Solidarietà a Palazzo Pima - Cattaro (Montenegro), 04-25 settembre 2019
Presentazione

Mostre su Trieste




Disegno di cm. 30x21 denominato L'uccello dell'Inferno realizzato nel 1958 con tecnica mista su carta da Gillo Dorfles per i nipoti Piero e Giorgetta itratto di Gillo Dorfles nei primi anni 2000 Litografia senza titolo realizzata da Gillo Dorfles nel 1955 di cm.35x23 Disegno di cm.28x22 denominato Il fenicottero realizzato nel 1958 con tecnica mista su carta da Gillo Dorfles per i nipoti Piero e Giorgetta Opera di Gillo Dorfles senza titolo realizzata nel 1987 con pennarello su carta gialla di cm 29,5x21 Il segno rivelatore di Gillo
15 novembre (inaugurazione ore 18.30) - 14 dicembre 2019 (prorogata al 14 marzo 2020)
Biblioteca statale Stelio Crise di Trieste

Mostra artistico/documentaria, ideata e curata dall'arch. Marianna Accerboni e promossa dall'Associazione Culturale Gillo Dorfles di Milano, fondata da poco nella casa/studio del grande intellettuale artista. La rassegna si svolge con il patrocinio del Comune di Trieste, in collaborazione con la Biblioteca Statale S. Crise di Trieste, con la Media partnership del quotidiano Il Piccolo / Gedi Gruppo Editoriale e partecipa all'iniziativa Let'S Read - Trieste Città della Letteratura - Candidata 2019 Città Creativa Unesco. La vernice sarà sottolineata da una performance di luce e musica ispirata a Dorfles e creata site specific da Accerboni con la partecipazione della violista Sara Zoto, che interpreterà dal vivo le note che l'intellettuale/ artista amava, in considerazione anche della sua grande passione per quest'arte. Molto spesso infatti, fino a tarda età, Gillo sedeva al pianoforte e improvvisava.

La mostra rappresenta il primo evento espositivo dedicato a Gillo Dorfles dopo la sua morte, avvenuta a Milano il 2 marzo 2018. Non a caso viene proposta a Trieste, dove l'intellettuale/ artista era nato nel 1910 ed era vissuto fino a tutta l'adolescenza, rimanendo sempre molto legato alla sua città d'origine, in cui si era formato nell'ambito del ricco milieu culturale dell'epoca, a contatto con personaggi del calibro di Saba, Svevo, Leonor Fini, Leo Castelli, Bobi Bazlen. Per tale motivo l'esposizione sarà anche occasione per un approfondimento sul clima culturale della Trieste del Novecento. Una città, in cui Dorfles ritornava ciclicamente a trovare la famiglia e per motivi di lavoro, ricordato con molto affetto ed entusiasmo dagli studenti che avevano frequentato i suoi corsi di Estetica all'Università di Trieste, dove aveva insegnato per molti anni.

L'evento si situa in un ciclo di manifestazioni dedicato a personaggi internazionali della cultura triestina del '900, ideato e curato da Accerboni e iniziato con la mostra Leonor Fini. Memorie triestine, svoltasi all'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles nel 2017/2018, e con l'Incontro multimediale con Umberto Saba, svoltosi al Circolo della Stampa e alla Libreria Antiquaria Saba di Trieste nel settembre 2019 per celebrare il centenario dell'inizio dell'attività libraria di uno dei maggiori poeti italiani del '900. Il percorso si concluderà con la replica della mostra su Leonor Fini il prossimo anno a Trieste e a Parigi, testimoniando il particolare milieu culturale della Trieste tra le due guerre e nel '900, in cui la memoria mitteleuropea s'incontrava con la realtà italiana. Dorfles, Saba e Leonor Fini sono infatti tre personalità che negli anni Trenta si conobbero e si frequentarono a Trieste assieme a Bobi Bazlen, Leo Castelli e Svevo, prima di decollare verso l'internazionalità.

Tutte le manifestazioni del ciclo presentano un'impronta multimediale, proponendo a ogni inaugurazione una diversa performance di luce e musica, creata da Accerboni site specific per ogni sede. La rassegna dedicata a Gillo Dorfles intende offrire un'immagine inedita del grande estetologo e pittore, puntando a sceverare l'aspetto più ironico, giocoso e privato che la sua poliedrica creatività "liberava" spesso attraverso il disegno anche automatico, realizzato in bianco e nero o percorso da un cromatismo originale e acceso. In mostra saranno esposte 130 opere di Dorfles, per la maggior parte disegni e incisioni, tra cui vari inediti, una ventina dei quali creati per i nipoti Giorgetta e Piero, come la serie degli animali fantastici e dei personaggi, "animati" dal suo inconfondibile segno cromatico; e Vitriol, il personaggio esoterico che l'artista aveva inventato e in cui si specchiava e riconosceva.

E, tra le altre tematiche, sarà pure presente il raffinato design di Dorfles, attività forse tra le meno note, che aveva espletato nel campo della creazione di gioielli, tessuti, tappeti, arazzi, manifesti pubblicitari, etichette per vini, mosaici, servizi da caffè ecc. Verranno quindi presentati, tra gli altri, anche un raro ciclo di eleganti e preziosi disegni per stoffe degli anni Trenta e Cinquanta, un servizio di tazze da cappuccino e altri oggetti disegnati per la illy Art Collection, un grande manifesto pubblicitario per il tartufo d'Alba e quello per la Barcolana, varie etichette per i vini, un prezioso gioiello inedito e un bozzetto mai esposto di Dorfles per dei mosaici realizzati sotto la sua guida dalla Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo, che verranno anch'essi esposti in mostra.

Il materiale espositivo sarà accompagnato da numerose foto in gran parte inedite, alcune delle quali testimonieranno le colte frequentazioni internazionali di Dorfles e le conferenze tenute in molte parti del mondo nella lingua originale dei paesi ospitanti, altre alla sua originalità, "portata" sempre con grande classe, e la sua personalità unica. Nelle numerose bacheche verranno presentati i libri scritti dal grande intellettuale, gran parte nelle prime edizioni originali, documenti a 5 lettere inedite scritte da Nathan a Dorfles, articoli di giornale degli anni '30 con le sue prime critiche e testi con appunti, osservazioni e correzioni stilati a mano da Dorfles, vari materiali, inviti, cataloghi ecc. Con particolare attenzione ai suoi rapporti con Trieste e con i migliori artisti di origine giuliana e del Friuli Venezia Giulia da lui prediletti, tra cui Arturo Nathan, Miela Reina, Leonor Fini, Getulio Alviani, Bruno Chersicla la cui personalità sarà esemplificata in mostra da un'opera importante dell'autore messa a confronto con il testo critico di Dorfles.

Particolare attenzione sarà data anche al suo rapporto, risalente agli anni della giovinezza a Trieste, con il grande gallerista triestino Leo Castelli, con Saba, Svevo e Bobi Bazlen, con il Club La Cantina negli anni '60, con l'Associazione Culturale L'Officina e lo Studio Tommaseo dagli anni '70 al 2017, nel cui ambito Gillo fu tra gli ideatori di Trieste Contemporanea (hub di proposte e informazione sull'arte contemporanea) e presidente del Concorso d Design da lui concepito. Completeranno la rassegna dei pannelli con testi tratti dai libri di Dorfles, in cui l'autore esprime la propria concezione della pittura, e due postazioni video di approfondimento sull'intellettuale/ artista.

Gillo Dorfles (Trieste, 1910 - Milano 2018), laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, critico d'arte, filosofo dell'Estetica e dei costumi e artista, già ordinario di Estetica alle Università di Trieste, Milano e Cagliari e visiting professor in alcune università americane, ha apportato un notevolissimo contributo allo sviluppo dell'estetica italiana del dopoguerra: a partire dal Discorso tecnico delle arti (1952) fino a Nuovi riti, nuovi miti (1965), Artificio e natura (1968), Le oscillazioni del gusto (2004), La (nuova) moda della moda (2007), Horror pleni. L'(in)civiltà del rumore (2008) e alla sua opera forse più celebre, Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto (1968). La sua bibliografia comprende oltre duemilacinquecento pubblicazioni tra monografie, contributi in volumi collettivi, articoli e saggi.

"Esegeta profondo e creativo sia come critico e filosofo che come artista" - scrive Marianna Accerboni - "è autore di un segno di originale introspezione anche attraverso la sua personalissima pittura, fiorita nel '34 a Dornach in Svizzera, dove seguiva delle conferenze steineriane al Goetheanum. Interessato all'esoterismo, aveva creato nel 2010 Vitriol, personaggio simbolo, a metà appunto tra ispirazione esoterica, ricerca artistica e filosofia, che ricalca l'acronimo alchimico: 'Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem', cioè 'Visita l'interno della terra, operando con rettitudine troverai la pietra nascosta'. Un soggetto, Vitriol, presente anche in una serie di disegni realizzati nel 2016 per la mostra alla Triennale di Milano del gennaio 2017. L'attività critica e di filosofo da un canto e quella di artista, hanno sempre seguito in lui binari paralleli.

Nel '48, in seguito anche agli stretti contatti con la Konkrete Kunst zurighese e gli svizzeri Lohse, Graeser e Roth, era addivenuto a una posizione estetica internazionale e aveva fondato con altri, tra cui Bruno Munari, il MAC - Movimento Arte Concreta, contrario a figurazione e astrazione lirica, facendosi contemporaneamente interprete sul piano critico ed estetico di astrattismo e concretismo. Nel '55 intraprese la carriera universitaria, che determinò una riduzione, in favore della grafica, dell'attività pittorica, ripresa verso la metà degli anni '80. Ha ricevuto molti premi prestigiosi tra cui il Compasso d'oro, la Medaglia d'oro alla Triennale di Milano, il San Giusto d'oro. E' del 2001 la prima grande mostra al PAC, seguita, tra le altre, da quelle a Palazzo Reale e allo Studio Marconi di Milano e, nel 2015, al Macro di Roma e dalla pubblicazione di un catalogo ragionato di tutte le opere (Mazzotta)".

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.. 29 novembre 2019, ore 11.30, conversazione di Marianna Accerboni con Giorgetta Dorfles, nipote dell'intellettuale/ artista, con la proiezione di immagini poco note e inedite di Gillo Dorfles.

.. 09 dicembre 2019, ore 18, Cristina Battocletti, giornalista de Il Sole 24 Ore, presenta in anteprima per Trieste, con la conduzione di Marianna Accerboni, il libro La mia America (Skira editore), ultima fatica letteraria di Dorfles, uscito postumo. Un'opera cui l'autore teneva molto, ritenendo i suoi viaggi americani - in particolar modo il primo coast to coast avvenuto nell'autunno-inverno del 1953 - cruciale per la propria formazione intellettuale. Nell'occasione verrà presentato anche il libro Bobi Bazlen. L'ombra di Trieste (La Nave di Teseo editore) di Cristina Battocletti, dedicato al grande intellettuale molto amato da Dorfles. (Comunicato stampa)

.. 20 gennaio 2020, l'Ordine degli Architetti organizza con Marianna Accerboni una visita guidata alla mostra.

.. 12 febbraio 2020, ore 17, Gian Piero Brovedani, direttore della Scuola Mosaicisti del Friuli, terrà con la curatrice Marianna Accerboni una conversazione sull'arte del Mosaico a partire dai mosaici di Gillo Dorfles esposti in mostra.

.. 19 febbraio 2020, ore 11, visita guidata e laboratorio di disegno e pittura ispirato all'arte e alla personalità di Dorfles con la curatrice Marianna Accerboni e la docente Alessandra Zettin per i giovani allievi della classe V C della Scuola primaria E. de Morpurgo.

.. 04 marzo 2020 (rinviata all'11 marzo), ore 16-18, visita guidata con la curatrice Marianna Accerboni e laboratorio di disegno e pittura ispirato all'arte e alla personalità di Dorfles, condotto da Paola Ramella, fumettista triestina di livello internazionale e titolare della Scuola di disegno Zerocinque di Trieste.

___ Presentazione di iniziative culturali dedicate a Gillo Dorfles pubblicate nella newsletter Kritik

"Essere Gillo Dorfles" | Celebrazione 'a più voci' per ricordare Gillo Dorfles
12 aprile 2018
Museo Revoltella - Trieste
Presentazione

Gillo 107
30 giugno 2017
Musei Provinciali di Gorizia
Presentazione

Gillo Dorfles presenta a Trieste il numero di settembre della rivista Ottagono
Dedicato all'architettura e al territorio di Trieste e del Friuli Venezia Giulia
Trieste, 27 ottobre 2009
Presentazione

Incontro con Gillo Dorfles
29 ottobre 2008
CIVA Centro Culturale - Bruxelles
Presentazione

Horror pleni. La (in)civiltà del rumore | Attraverso il tempo attraversato dal tempo... Un secolo con Gillo Dorfles
Presentazione libro / Proiezione documentario
12 giugno 2008
Biblioteca Statale Isontina - Gorizia
Presentazione




Opera di Alice Psacaropulo denominata Angeli realizzata negli anni 80 ad acquarello su carta di cm.22x32 Opera di Mirella Schott Sbisa denominata Scrivania con mimose realizzata nel 1982 ad olio su tela di cm.59x44 Opera di Paola Martinella denominata Vele al largo realizzata nel 2002 in acrilico su tela di cm.45x55 La bellezza per la bontà, l'arte aiuta la vita
XX edizione


26 ottobre 2019 - 07 novembre 2019
Castello di Duino - Trieste

09-18 novembre 2019
Comunità Greco-Orientale di Trieste

Mostra d'arte organizzata a favore del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole Onlus, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore, e curata dall'architetto Marianna Accerboni, che introdurrà l'esposizione. Alla rassegna, accompagnata da un esaustivo catalogo, partecipano 34 artisti tra pittori triestini, di altre città italiane e stranieri: Alda Baglioni, Paolo Barducci, Nadia Bencic, Diana Bosnjak Monai, Valerie Bregaint, Alessandro Calligaris, Paolo Calvino, Giorgio Cappel, Nora Carella, Luisia Comelli, Bruna Daus Medin, Elsa Delise, Fulvio Dot, Annamaria Ducaton, Carla Fiocchi, Silva Fonda, Carolina Franza, Holly Furlanis, Paolo Guglielmo Giorio, Paola Martinella, Marta Potenzieri Reale, Alice Psacaropulo, Claudia Raza, Svyatoslav Ryabkin, Angelo Salemi, Mirella Schott Sbisà, Carlo Sini, Erika Stocker Micheli, Roberto Tigelli, Fabrizio Vascotto, Valentina Verani, Meri Zanolla, Livio Zoppolato, Serena Zors.

"Bontà e bellezza" - Marianna scrive Accerboni - "s'intrecciano in questa iniziativa, che premia la generosità e l'altruismo nel ricordo di Hazel Marie Cole, straordinaria figura di mecenate inglese. La rassegna, alla ventesima edizione, riassume attraverso le opere di 34 artisti, realizzate secondo tecniche diverse, un panorama attraente e variegato del lessico artistico contemporaneo a Trieste, in Italia e all'estero. Gli autori presenti seguono per la maggior parte due orientamenti: i più sono orientati a un'interpretazione della realtà arricchita da suggestioni oniriche, fantastiche, simboliche, metafisiche e surreali, altri seguono il filone narrativo della figurazione tradizionale. Al primo appartiene la fantasia senza confini di un'artista e poetessa poliedrica e in continua evoluzione come Serena Zors, che ricrea un mondo dolcemente surreale e del tutto personale, trasfigurando la realtà in un sogno intriso di colori fantastici per sfuggirne le negatività.

Un intenso fantasticare caratterizza anche il linguaggio di Paolo Barducci: un universo di notevole appeal e modernità,arricchito da luminosi collage. Di questa sezione immaginifica fa parte anche la raffinata pittura di Fulvio Dot che testimonia in modo attuale e personale la sontuosa bellezza della Serenissima, sospesa tra fini applicazioni in foglia d'oro e "strappi" contemporanei, che alludono al concettuale. Alla figurazione fantastica e onirica fa capo anche il pittore ucraino Svyatoslav Ryabkin, che dipinge con la consueta apprezzabile tenerezza, in questo caso attraverso il personaggio di Pinocchio, uno stato d'animo comune a tanti esseri umani, quando dal sogno dell'infanzia devono affrontare la realtà. Protagonista è anche Silva Fonda, che affronta in modo personalissimo il fascino a volte spettrale del Carso mentre Paolo Guglielmo Giorio interpreta il concetto dell'onirico affidandosi a un mix materico di acrilico, smalto e vetroresina con cui compone un "Bagliore" surreale di fascino. Fortemente evocativa e al di fuori dei consueti schemi della figurazione narrativa è Alice Psacaropulo con due angeli appartenenti al suo noto ciclo sul tema.

Di grande fascino e libertà, sempre rientrante nel filone fantastico, è l'agile scultura bronzea del siciliano Angelo Salemi. E il corpo di una modella, nelle cui forme s'intrecciano i pensieri e le ferite di una vita, ci conduce all'espressionismo puro, figurativo, di Erika Stocker Micheli, austriaca attiva da decenni in Italia, che ha saputo creare un'interessante liaison tra l'avanguardia del paese d'origine e il nostro. Libertà espressiva e stupore verso ciò che ci circonda sono declinati, sempre attraverso il lessico espressionista, con equilibrio e originalità dal triestino Roberto Tigelli, ormai noto a livello internazionale. Espressionista convinta è pure Nora Carella con un'opera dipinta in tarda età con l'energia di una neofita, che abbandona la figurazione tradizionale per approcciare un nuovo mondo.

Un'intensa sintesi rappresenta il codice pittorico di Bruna Daus Medin, capace di legare in modo fluido con rapidi e convincenti tratti un angelo luminoso e coinvolgente. Intensi e vibranti, quasi drammatici, appaiono invece i fiori dipinti con generose pennellate di tempera da Annamaria Ducaton. Ed ecco Luisa Comelli Luis affrontare la materia in un'intensa natura morta di fiori, in cui traluce l'animo delicato e forte dell'artista. Cromaticamente simile ma concettualmente diversa, è l'opera di Fabrizio Vascotto, connotata da un intenso dinamismo astratto. E all'astrazione guarda anche la pittura di Alda Baglioni, milanese che da anni persegue un'interessante ricerca condotta ora sulla soglia di un'astrazione espressa attraverso il combine painting. Un'affine libertà compositiva incontriamo quindi nell'"Estasi" di Paolo Calvino, poliedrico artista siciliano che, nel dinamico sentire cromatico della sua morbida gestualità, ci conduce verso l'informale.

A tale opera, per la dinamica finezza cromatica e la verve pittorica accostiamo il lavoro della friulana Paola Martinella, particolarmente interessante per l'energica bellezza che genera. Il viaggio nella poetica espressionista prosegue con la francese Valérie Brégaint, che con sensibilità concettuale dipinge elementi simbolici e allusivi all'immagine, come sogni leggeri sospesi tra gestualità, segno, materia e delicato cromatismo. E la forza espressionista si stempera quindi nella controllata e poetica energia creativa della cividalese Claudia Raza, che sa sempre porgere al fruitore una lezione di buona pittura, attraversata dalla luce. A questa ricca interpretazione del paesaggio fanno da contrappunto le eleganti, raffinate architetture sospese di Elsa Delise, che per il suo talento si è meritata nel corso del tempo prestigiosi riconoscimenti. Un paesaggio speciale è poi quello della goriziana Mery Zanolla, che compone un'originale "Città madre", in cui sottilmente scivolano echi futuristi e un concetto di tessitura dell'immagine di brillante esecuzione.

Il filone espressionista procede con la pregnante figurazione di Diana Bosnjak Monai. Nata a Sarajevo e laureata in architettura a Zagabria, valente scrittrice, disegna a china con il consueto talento una delle più famose e monumentali icone giapponesi, il Grande Budda della città di Kamakura. Il percorso si chiude con una serie di opere dalla narrazione pittorica tradizionale. A partire dal delizioso e poetico, pur nella sua solidità, "paesaggio domestico" di Mirella Schott Sbisà, pittrice triestina ben nota anche per la tenace conduzione, dopo la morte del marito Carlo, della Scuola Libera dell'Acquaforte. Incontriamo quindi il luminoso paesaggio firmato dal triestino Alessandro Calligaris, un affascinante Novigrad immersa nella luce lunare, al delizioso porticciolo greco di Nadia Bencic, alla delicata visione naive di Giorgio Cappel e a quella intimistica e neoromantica della monfalconese Carla Fiocchi. Per approdare al Castello di Duino di Carlo Sini e alla sapiente veduta lagunare animata dal silenzio e dalla luce di Livio Zoppolato.

Nell'ambito della natura morta Marta Potenzieri Reale presenta una composizione di grandi gigli viola su sfondo scuro, disegnati con chine indiane e dipinti con polveri indiane secondo la tecnica Zen, guardando e quindi interiorizzando il fiore per poi disegnarlo senza osservare l'opera in fieri ma solo il soggetto, colorato quindi con scelte cromatiche non reali ma di fantasia. Sempre con grazia si esprime poi Holly Furlanis, nelle sue delicate e gioiose interpretazioni della natura. Un unicum per originalità e grazia è rappresentato dall'icona contemporanea della pittrice triestina Carolina Franza, formatasi a Firenze alla scuola di Luisa del Campana e con Tommaso Palamidessi e Alessandro Benassai. Un'artista che sa introdurre nell'antico mondo dell'icona, con grande personalità e sempre con rinnovata fantasia e grazia, il concetto del contemporaneo, senza tuttavia tralasciare la tradizionale tecnica antica. Divertente e inatteso quanto esuberante come il temperamento dell'artista, appare infine il vivacissimo collage della triestina Valentina Verani, dedicato al calcio. Erede del maestro Milko Bambiç, la pittrice si è formata al French College of the Performing Arts di New York e ha esposto a livello internazionale."




Opera di Loredana Riavini denominata Barcolana 50 realizzata nel 2018 in acrilico su tavola di cm.30x50 Opera di Loredana Riavini denominata Silenzio realizzata nel 2018 in acrilico su tavola di cm.38x25 Loredana Riavini: "Controluce"
25 ottobre (inaugurazione ore 18.30) - 17 novembre 2019
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Mostra personale della pittrice triestina Loredana Riavini, introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. Nella mostra, intitolata "Controluce", sarà esposta più di una trentina di opere realizzate ad acrilico per la maggior parte su tavola tra il 2013 e il 2018.

«Un delicato sentire, sostenuto da un controluce intenso ed equilibrato - scrive Marianna Accerboni - connotano le atmosfere silenti ma vitali di Loredana Riavini, pittrice triestina capace di evocare in modo poetico e vivace il passato per raccontare anche il presente e il futuro. Il tempo - quello narrato nei suoi dipinti - è per Loredana un elemento fluido. Si attesta nelle consuetudini, nei modi e nelle mode di ieri, attraverso l'amore per elementi d'arredo, oggetti, dimore contadine, spazi vitali, dettagli di utensili e atmosfere, che lei con la sua pittura, precisa ma anche libera, coglie e ferma, testimone discreta e gentile di più vite passate in quei luoghi. Di mani che hanno tessuto e accarezzato quei pizzi, di silenzi e di cambiamenti. Ma tutto è intatto nei suoi paesaggi e nelle sue nature morte e sfugge sottilmente all'ingiuria massima del tempo, che è la distruzione. Loredana con la sua pittura dilata ed eterna la realtà del tempo attraverso semplici simulacri domestici del quotidiano, mentre una luce, resa con abilità tecnica ineccepibile, rende sereno il contesto.

Poi però lei mostra di saper andare oltre, "ricamando" con il pennello anche soluzioni di vita diverse e più avanzate, ed ecco le vecchie reti trasformarsi quasi in presenze umane. E poi c'è il mare con i suoi gorghi sottili, che la Riavini sa interpretare con segno puntuale, fortemente incisivo nella sua apparente semplicità, e attraverso cromatismi e scelte tonali assorte e bilanciate, evocatrici di una cultura visiva e pittorica nordica, comune al sentire di non pochi artisti triestini. Discrezione, sottile lirismo, silenzio, capacità di fantasticare compongono un amarcord rivolto all'attualità e al futuro, che Riavini sa sostenere con una maturità professionale e tecnica completa, propria di chi alla pittura è stato educato in un'importante e prestigiosa fucina di talenti quale l'Istituto Statale d'Arte.

Sotto la guida di sapienti maestri, spesso essi stessi artisti, tra cui Riccardo Bastianutto per le tecniche pittoriche, Dino Predonzani per la progettazione decorativa delle navi, Girolamo Caramori per l'incisione, Ugo Carà per la plastica, Ladislao De Gauss per il disegno dal vero ed Edda Serra per la letteratura. Collocandosi, agli esordi, nell'ambito di una pittura narrativa di timbro tradizionale, nell'evolversi del tempo Loredana si è staccata dalla pittura classica en plein air di memoria impressionista, per affidare al dettaglio e alla sua garbata fantasia, l'innovazione del proprio linguaggio, che è sempre proceduto costantemente verso la sintesi e il simbolismo rappresentato dal concetto di una parte per il tutto. Senza dimenticare per quanto riguarda la competenza tecnica - elemento molto importante, oggi non sempre molto considerato - il supporto della conoscenza delle tecniche pittoriche antiche e classiche, che consistono per esempio nella preparazione del fondo con il gesso e la colla caravella o nella rifinitura del dipinto con la gommalacca, che l'artista addotta da sempre per uniformarne la stesura finale. Segreti che fanno la differenza, accanto al talento.»




Dipinto di Vittorio Bolaffio di cm.75x100 denominato Ritratto del poeta Umberto Saba realizzato nel 1923 Incontro multimediale con Umberto Saba
Trieste, 19 settembre 2019

Circolo della Stampa, ore 18
Libreria Antiquaria Umberto Saba, ore 19.30-24.00

Ideato e curato dall'architetto Marianna Accerboni, in occasione del centenario dell'inizio dell'attività libraria di uno dei maggiori poeti italiani del '900 (Trieste 1883 - Gorizia, 1957), la cui opera è stata tradotta in più lingue. Un percorso di luce blu, ispirato al colore azzurro dei suoi occhi, sarà il filo conduttore dell'iniziativa, che collegherà le due sedi della manifestazione, il Circolo della Stampa e la Libreria Antiquaria, distanti in linea d'aria meno di cento metri, passando per la scultura eretta al poeta in via Dante, che si trova lungo il percorso e sarà illuminata anch'essa di blu. L'evento si svolge con il patrocinio del Comune di Trieste e la Media partnership de Il Piccolo / Gedi Gruppo Editoriale con la partecipazione speciale della Residenza per Anziani non autosufficienti Ad Maiores ed è sostenuto dal Circolo della Stampa di Trieste, Rotary Club Trieste Alto Adriatico main sponsor, Comunità Ebraica di Trieste, Gruppo Comet SimeVignuda, Spaziocavana Zinelli&Perizz e Dabet Catering.

Al Circolo una "conferenza in blu", nel corso della quale Marianna Accerboni - che ha al suo attivo a partire dalla fine degli anni '90, numerosi eventi multimediali realizzati in Italia e all'estero - intervisterà Mario Cerne, anima della Libreria, al fine di approfondire la figura di Saba e la storia della Libreria stessa nel contesto storico-culturale della Trieste di quegli anni.Sarà una "conferenza in blu", cioè un appuntamento con il pubblico in una sala illuminata internamente da luci azzurro-blu, che alludono al colore degli occhi di Saba, ma che rappresentano anche il colore simbolo della comunicazione attraverso la creatività e il colore della riflessione. L'effetto luce sarà visibile pure dall'esterno, attraverso le ampie vetrate della sala conferenze del Circolo. Di seguito Accerboni presenterà la riedizione, predisposta per il centenario, del volume "La libreria del poeta Umberto Saba" con la partecipazione degli autori Elena Bizjak Vinci e Stelio Vinci (Hammerle Editori in Trieste). Interverranno il presidente del Circolo Pierluigi Sabatti e il presidente del Rotary Club Trieste Alto Adriatico Giancarlo Cortellino.

Alla fine dell'incontro, l'appuntamento proseguirà alla Libreria Saba, dove avrà luogo un evento multimediale di parole, luce e musica: la libreria rimarrà aperta fino a mezzanotte per ospitare le persone interessate a una visita, mentre sulla facciata del palazzo verrà realizzato un gioco di luci in tema, rappresentato da immagini, simboli e parole, che coinvolgerà anche la statua del poeta, collocata a pochi metri di distanza, illuminandola. Contemporaneamente davanti alla Libreria l'attrice Roberta Colacino reciterà, in riferimento alla multiculturalità di Trieste e alla fama internazionale del poeta, dei versi di Saba in più lingue, accompagnata dalla violinista Agnese Accurso, che alternerà il violino all'antica viella. Accurso sottolineerà le liriche con delle improvvisazioni inedite, mentre le rime di Saba saranno visualizzate in più idiomi attraverso la proiezione luminosa in facciata. Nel corso dell'incontro sarà offerto un vin d'honneur dalla Tenuta Baroni del Mestri (Cormons, Gorizia).

Il progetto - scrive Marianna Accerboni - si propone di ricordare in modo contemporaneo, attraverso un intreccio di parole, luce e musica, l'inizio dell'attività libraria di Saba, che nel settembre di cent'anni fa acquistò a Trieste la libreria che porta il suo nome, famosa e celebrata oggi in tutto il mondo con frequentissime presenze di visitatori, bibliofili e studiosi provenienti da varie parti d'Italia e da numerosi paesi stranieri. Un luogo di grande fascino e storia, rimasto intatto, cui molto spesso riviste e giornali internazionali riservano ampio spazio e approfondimenti. Dopo la morte del padre Carlo Cerne (detto Carletto), che condusse la Libreria affiancando Saba e che, dopo la morte di questi, acquisendone il 50%, ne divenne l'unico proprietario, la conduzione è passata dal 1981 al figlio Mario.

E proprio da qui parte il progetto: al Circolo della Stampa intervisterò Mario Cerne al fine di approfondire la figura di Saba e la storia della Libreria. L'appuntamento proseguirà alla Libreria Saba, con un gioco di luci in tema sulla facciata del palazzo, che coinvolgerà anche la vicina statua del poeta, e con un reading di poesia accompagnato dalla musica. Un "filo di luce blu" congiungerà dunque idealmente gli incontri dedicati a Saba, come una sorta di cromatismo-guida dell'evento, ispirato al colore degli occhi del Poeta. Per il composito intreccio di più discipline (performance scenografica di luci, poesia e musica) che s'interfacciano e dialogano fra di loro e per le rime di Saba visualizzate con la proiezione luminosa in facciata ed espresse in più lingue, l'evento è in linea con le più avanzate istanze dell'arte contemporanea. Inoltre il concept dell'evento, attraverso la visualizzazione luminosa e l'interpretazione vocale in diretta dei versi del poeta, espressi in più lingue, sottolinea la vocazione multiculturale di Trieste, che certamente non mancherà di attirare il pubblico.

La Libreria Antiquaria, che oggi si trova in via S. Nicolò 30, nel cuore della Trieste storica, era nata nel 1833 nella vicina piazza della Borsa come Libreria Börner e solo nel 1914 era stata trasferita nella sede attuale. Nel settembre 1919 il libraio-editore Giuseppe Mayländer, che l'aveva presa in gestione nel 1904,la vendette a Giorgio Fano e a Umberto Poli, il futuro poeta Umberto Saba, il quale l'acquistò con l'aiuto della zia Regina, per garantirsi in tal modo dei mezzi di sussistenza. Precedentemente Mayländer aveva iniziato nella Libreria, denominandola Antica e Moderna, un'attività editoriale, pubblicando la rivista settimanale "Il Palvese", cui avevano collaborato anche Scipio Slataper e lo stesso Saba.

Nel 1920 quest'ultimo pubblicò nelle edizioni della sua libreria la raccolta di proprie rime intitolata "Cose leggere e vaganti" (che poi sarebbe stata trasferita nel "Canzoniere") e "Il mio cuore e la mia casa" dell'amico poeta Virgilio Giotti; nel 1921 pubblicò "Il Canzoniere 1900-1921", mentre invece l'anno successivo si palesò poco fortunato in quanto da trecento lire l'incasso giornaliero era sceso a cento. Nel 1924 Saba assunse quale commesso Carlo Cerne (detto Carletto) che - come annotò il poeta - più coi fatti che colle parole, lo aiutò a vivere. Era infatti lui a occuparsi davvero dell'attività sotto il profilo commerciale, perché Saba non possedeva il senso degli affari, era scontroso con i clienti che non gli stavano simpatici e spesso li cacciava. Nel '40 Cerne ed Ettore Ferrari, ariani, subentrarono a Saba e al socio Alberto Stock, ebrei, nella proprietà della Libreria, che solo nel '47 avrebbe ripreso la pubblicazione dei cataloghi.

Nel '48 l'assetto societario venne diviso tra Saba e il suo fidato collaboratore Carletto. Nell'"antro oscuro", come lo definì il poeta, sono passati tutti i grandi intellettuali di ieri e di oggi, da James Joyce a Italo Svevo, da Giani Stuparich a Scipio Slataper e Virgilio Giotti, che erano degli habitué, a Claudio Magris, e, politici. Nel '57, alla morte del poeta, Carlo Cerne prese in mano le redini della libreria e nel 1981, quando anch'egli morì, gli subentrò il figlio Mario che, per altro, già dalla fine degli anni Sessanta aveva iniziato ad affiancare il padre. Quest'ultimo ne era diventato nel frattempo l'unico proprietario, acquisendo la quota dalla figlia di Saba, Linuccia, ricordata nelle rime paterne come "La mia bambina... con gli occhi grandi colore del cielo e dell'estiva vesticciola".




Dipinto di Olivia Siauss acrilico su tela di cm.80x80 realizzato nel 2015 denominato Alberi e luna Dipinto di Olivia Siauss acrilico su tela di cm.80x80 realizzato nel 2000 denominato Albero totem Dipinto di Olivia Siauss acrilico su tela di cm.80x80 realizzato nel 2000 denominato Nel vento Olivia Siauss: "Colori e luci del mio bosco"
07 settembre (inaugurazione ore 18) - 20 settembre 2019
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Personale della pittrice Olivia Siauss. La rassegna, introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, è organizzata in occasione dei cinquant'anni di attività artistica dell'autrice. In mezzo secolo Siauss ha svolto un attento lavoro di sperimentazione espresso in tutte le tecniche, dalla pittura al disegno, all'acquerello, dal pastello all'incisione, che la rassegna testimonia attraverso quasi una trentina di opere.

Perfettamente inserita nel clima di rinnovamento delle arti del secondo dopoguerra,- scrive Marianna Accerboni - con grande sensibilità e in modo poetico e timbrico, Olivia Siauss ha saputo percepire la libertà compositiva che, memore delle vicende promosse da molti movimenti d'avanguardia dal primo Novecento in poi, si stava facendo strada in quegli anni nell'ambito della pittura contemporanea. La progressiva destrutturazione dell'immagine e la scomposizione delle forme, che suggerivano agli artisti nuove strade, hanno suscitato in lei composizioni allusive, capaci di interpretare la natura - suo tema prediletto -, simbolizzata da boschi, alberi, frutta, fiori e fiabe ambientate in tali contesti, ordinate secondo una griglia morbida e un uso spesso tonale, sempre molto sapiente e sensibile, del colore.

Il segno, che rappresenta, accanto al cromatismo, la trama portante del racconto di Olivia, vive talvolta di luce propria, molto più sovente è però strettamente condiviso con una pittura ad acrilico e a pastello che si fa spesso sottilmente materica, anche grazie all'apposizione su un fondo precedentemente preparato a gesso, di veline o, dal 1996, di strati di gesso più accentuati. La discrezione e la misura che accompagnano il talento personale di Olivia Siauss, compongono una felice e originale espressione d'arte contemporanea, che ha collocato la pittrice tra i protagonisti della scena culturale triestina, regionale e non solo, ampiamente apprezzata dalla critica e dal pubblico, come testimonia questa ricca e preziosa antologica. Una mostra - conclude Marianna Accerboni - che racconta, attraverso dipinti realizzati dal 1980 a oggi, il lavoro di una lunga vita dedicata all'arte, iniziata come attività nel '69 e connotata dalla passione e da felici, personali intuizioni creative sul filo del contemporaneo, come per esempio le raffinate elaborazioni a computer tratte da opere autentiche dell'artista o le opere realizzate a computer graphic, secondo una delle linee di ricerca sperimentali più ricche di appeal della nostra epoca.

___ Presentazione di mostre di Olivia Siauss curate da Marianna Accerboni

Olivia Siauss: Il colore, la mia vita
13 giugno - 26 giugno 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Olivia Siauss: Fiabe e sogni
08 ottobre - 26 ottobre 2012
Circolo Aziendale delle Assicurazioni Generali di Trieste

Olivia Siauss: Carte fantastiche 2003-2008
28 aprile - 18 maggio 2008
Sala Comunale d'Arte - Trieste




Opera di Fabio Colussi di cm. 18x38 realizzato a olio nel 2018 denominata Ora serena in Istria Opera di Fabio Colussi di cm. 50x70 realizzata nel 2016 a olio denominato Marina istriana con pescatori 1 Opera di Fabio Colussi di cm. 35x80 realizzato nel 2015 a olio e denominato Notturno a Trieste Fabio Colussi. Il pittore dell'Adriatico

15-31 agosto 2019
Galleria La Cisterna - Draga di Moschiena (Croazia)

04-25 settembre 2019
Galleria di Solidarietà a Palazzo Pima - Cattaro (Montenegro)

In mostra 25 raffinati dipinti a olio. Secondo il progetto della curatrice Marianna Accerboni, che introduce l'esposizione, testimonieranno il fascino e le luci dell'Adriatico lungo un itinerario pittorico ideale che dall'Istria e dalla Dalmazia condurrà, attraverso le vedute dell'artista, a Trieste e Venezia. L'evento espositivo, organizzato dalle Comunità Italiane di Draga di Moschiena e del Montenegro con il sostegno di Università Popolare di Trieste e Regione FVG, apre, quale evento clou, la "Settimana di lingua, arte e cultura italiana" in Croazia e in Montenegro.

"Un ponte culturale tra Trieste, la Croazia e il Montenegro attraverso la pittura dell'artista triestino Fabio Colussi." - scrive Accerboni - "Colussi si è formato studiando i grandi pittori triestini del passato, sospesi tra la lezione artistica della pittura veneziana e quella proveniente dalla cultura mitteleuropea. Dipinge i primi acquerelli a 4 anni, i temi sono paesaggi, boschi e figure realizzati anche a pastelli a cera; più tardi approccia la tempera e l'acrilico, per poi passare nei primi anni novanta all'olio su tela e su tavola. Per realizzare i suoi lavori, trae spunto dagli schizzi annotati su un taccuino che porta sempre con sé e che talvolta sono implementati, per quanto riguarda le architetture, da appunti fotografici. Le sue opere sono presenti in collezioni negli Stati Uniti, Germania, Spagna, Australia e Belgio.

Ha esposto a livello europeo e recentemente, con molto successo, a Bruxelles. Nei suoi ispirati dipinti Colussi ricostruisce con delicata e calibrata vena lirica il fascino del mare Adriatico, con particolare attenzione all'Istria, a Venezia e a Trieste. La medesima, sottile inclinazione neoromantica, intrecciata a una personale e sensibilissima vena cromatica e a una grande abilità tecnica, caratterizza le sue vedute. Così l'artista sa catturare l'ineffabile luce del mare che lambisce le coste istro-dalmate, quella magica della Serenissima, la pace della laguna e la signorile bellezza architettonica e dei tramonti del golfo triestino, consegnandoci un angolo di mondo, in cui poter sognare ancora, grazie al prezioso virtuosismo di questo poeta del paesaggio marino."

La mostra rappresenta il leit motiv del progetto presentato per il 2019 dalla Comunità degli Italiani di Draga di Moschiena, presieduta da Riccardo Staraj, relativamente alla Legge regionale 16/14: una "Settimana di lingua, arte e cultura italiana", ricchissima di appuntamenti, che riassume, attraverso una serie di manifestazioni di arte, musica, poesia, letteratura ed enogastronomia, la poliedrica attività dedicata nel corso dell'anno dalla Comunità all'Istria orientale. Il 16 sì esibirà per esempio in un concerto-omaggio a Vasco Rossi il famoso gruppo triestino Rewind, il cui leader è Lucio Blasi, qualche giorno dopo si potrà ascoltare sulla spiaggia musica italiana degli anni '70, '80 e '90 e il 18 ci sarà il cantautore e compositore Elvio Moratto.




Opera di Anna Zennaro di cm. 30x30 realizzata nel 2018 con una tecnica mista su legno e denominata Buen retiro Opera di Anna Zennarocon diametro di cm. 60 realizzata nel 2016 con una tecnica mista su legno e denominata Helios shield of light Particolare di una opera di Anna Zennaro di cm. 30x30 realizzata nel 2018 con una tecnica mista su legno e denominata The Blue Cave 1 Anna Zennaro: "Vita Vista Mare"
14 agosto (inaugurazione ore 19) - 31 agosto 2019
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Nella mostra personale della pittrice triestina Anna Zennaro, introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni, sono esposte una trentina di opere realizzate a tecnica mista con materiali innovativi, resine e foglia d'oro tra il 2015 e il 2018. Interpreta e visualizza i versi haiku (brevi poemi di origine giapponese e seicentesca, composti da 17 sillabe), che affascinarono anche Ungaretti e che lei stessa compone, attraverso una sorta di pittura raffinata e personale. Spesso è foglia d'oro su legno, ma anche un rosso incantato o smalti e resine, a seconda dell'ispirazione. Anna Zennaro, triestina, giornalista, scrittrice e artista, ama librarsi senza vincoli attraverso quelle che potremmo definire le solitudini e le bellezze fatte di essenzialità e di depurazione dal superfluo. Guidata in questo suo percorso dalla filosofia Zen, sperimenta anche la realizzazione degli haiga, sintesi tra verso e immagine, pure di derivazione orientale.

Incide su legno brevi, criptici, eleganti poemi, che appaiono quasi come raffinati, insoliti e inediti bassorilievi, di una purezza quasi arcaica, rifinendoli con foglia d'oro, secondo una fascinazione che la porta a sperimentare anche il kinstugi, l'arte appunto di riparare l'arte con l'oro. E partecipa pure al renga, sorta di catena poetica che vibra e si accresce di autore in autore. Ma, il suo mondo espressivo e creativo non è solo questo. Solca e interpreta con la sua pittura anche il mare mosso dal vento o argenteo, rosato e dorato per effetto dei raggi della Luna, del Sole o dell'aurora, inventa cavità in cui vibra l'eco del mistero, del domani e dell'eterno.

"Il mondo può essere racchiuso in una goccia" recita lo Zen e questa goccia ci porge i mille riflessi dell'anima e del gesto immediato e tecnicamente preparato di un'artista poliedrica e coerente, che ha saputo affascinare più giurie internazionali quali, per esempio recentemente, la giuria della Biennale Internazionale d'Arte di Monte Carlo, dov'è arrivata in finale, selezionata tra 4.000 artisti. Ha frequentato numerose scuole d'arte di Trieste (Nino Perizi, Paolo Cervi Kervischer, L'Off, la Scuola del Vedere), ha studiato musica e si è specializzata in doratura a Milano. Recentemente ha creato per la Rai di Roma una cartolina, molto apprezzata dalla direzione, sul tema della Solidarietà, e il 14 settembre prossimo all'Hotel de Paris di Monte Carlo riceverà un premio per meriti artistici, professionalità, ricerca e creatività. Inoltre Zennaro scrive e illustra libri, ama la fotografia, l'acquerello e lo sketch di viaggio, va dove la portano il vento e un'intelligenza curiosa e libera. E, quando guardi i suoi dipinti, in fondo lo sei anche tu, coinvolto nella scoperta dell'infinito.




Concorso internazionale di Pittura Dario Mulitsch

Premiazione degli artisti, inaugurazione della mostra e presentazione del catalogo
08 giugno 2019, ore 18
Castello di Gorizia
www.concorsodariomulitsch.it

Premiazione e inaugurazione della mostra degli artisti selezionati, curata da Marianna Accerboni, e la presentazione del catalogo (Nuove Edizioni della laguna). L'evento è intitolato dalla moglie Caterina alla figura di Dario Mulitsch, illuminato imprenditore goriziano di antica nobiltà sassone, fondatore del Centro Culturale Tullio Crali e appassionato promotore della cultura e delle arti. Mulitsch è stato autore della raccolta delle "Poesie dell'infinito", premiata dalla Giuria del Premio Franz Kafka Italia - Edizione 2012, e del volume intitolato "Chi siamo, da dove veniamo, sull'origine dell'uomo", editi da La laguna.

Il Concorso, aperto a tutte le tecniche e tendenze artistiche, è suddiviso in una Sezione riservata agli Artisti e in una agli Studenti, ognuna delle quali ripartita in Tema liberoe nel tema "Leonardo da Vinci e i riflessi contemporanei dell'opera leonardesca". Nella presente edizione il concorso ha registrato un'affluenza maggiore di artisti rispetto agli anni passati e numerosi sono stati anche gli studenti. La prima Giuria tecnica, composta da 2 critici,ha provveduto a una prima scrematura, selezionando i lavori di una sessantina di artisti e 30 studenti su circa 200 opere pervenute provenienti da varie regioni italiane, da Slovenia, Austria, Germania e Belgio, mentre gli studenti provengono dal Liceo artistico Max Fabiani di Gorizia e dal Gimnazija di Nova Gorica. Tutte le opere selezionate saranno esposte nella prestigiosa e storica sede del Castello di Gorizia e inserite nel catalogo del VI Concorso Mulitsch. Nell'ambito della vernice verranno resi noti i nomi dei vincitori e dei menzionati del Concorso, selezionati dalla seconda Giuria qualificata.

La rassegna rimarrà visitabile fino al 30 giugno e dopo un paio di giorni le opere verranno nuovamente esposte nelle vetrine dei negozi della zona del centro e nelle finestre della Sala espositiva del Comune di via Garibaldi, per coinvolgere attraverso l'arte tutta la città di Gorizia. Nelle scorse edizioni, che avevano portato in città più di un migliaio di persone, le opere partecipanti al concorso erano provenienti, oltre che da varie regioni d'Italia, da Austria, Slovenia, Croazia, Bulgaria, Ungheria e Francia. Il concorso, che nel 2010, 2012 e 2015 è stato insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica, si pone perciò ormai come un riferimento molto significativo per il mondo artistico nazionale e dei Paesi confinanti con il Nord est, anche perchè costituisce un'occasione di confronto fra esponenti di culture e paesi diversi, ispirandosi alla visione di Dario Mulitsch, raffinato e sensibile intellettuale, che in vita si era sempre impegnato per riavvicinare popoli e luoghi nel segno della bellezza e dell'arte.

Dal 2010, nell'ambito del Premio, è stata istituita anche una sorta di 'concorso nel concorso',completamente dedicato ai giovani, che ha creato un confronto generazionale nella manifestazione stessa. Il Concorso Dario Mulitsch si presenta dunque come una Biennale dell'immaginario artistico contemporaneo del Nord Est europeo,con un'apertura internazionale, in particolare verso quei paesi con cui Gorizia è da secoli in tradizionale contatto come Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, Austria, Germania e i Balcani: per recuperare attraverso l'arte, dopo la caduta dei confini, quella centralità in senso europeo, di cui la città godeva in passato grazie anche alla frequentazione da parte dei suoi artisti delle Accademie di Monaco, Berlino e Vienna.




Icona di Carolina Franza Icona di Carolina Franza denominata Un arcangelo realizzata nel 2018 in legno, lino, diaspro e radice robbia di cm.22x20 Carolina Franza
Lo splendore dell'icona: materiali e strumenti


21 maggio (inaugurazione ore 18) - 30 maggio 2019
Sala Xenia - Trieste

La mostra propone una quarantina di opere realizzate dall'artista tra il 1989 e il 2019. Nel corso del vernissage l'autrice approfondirà la genesi delle immagini create ad hoc per l'esposizione, la filosofia della rappresentazione iconografica e l'uso dei pigmenti naturali impiegati. La Franza è una delle poche iconografe che traduce con sensibilità contemporanea l'antica arte dell'icona avvalendosi di mezzi e metodi filologicamente fedeli alla tradizione e intrecciando il taglio filologico a una delicata interpretazione dei soggetti tradizionali e a una profonda cultura filosofico-religiosa. Nel corso dell'incontro, cui parteciperanno iconografi, insegnanti e allievi giunti appositamente da Piemonte, Liguria, Austria, l'autrice presenterà i materiali lignei e di altra natura, come per esempio le colle e i pigmenti (indicati a fianco di ogni opera), precisandone la provenienza e la lavorazione.

Un compito che l'artista realizza da sé nel suo atelier e attraverso il quale crea lo "splendore dell'icona, specchio temporale dell'eternità". La pittrice presenta infatti in tale arte una duplice attitudine, volta sia allo studio delle basi classiche da un punto di vista artistico, teologico e filosofico, che alla ricerca pura, la quale, senza mai travalicare la tradizione, si focalizza sui soggetti e le tematiche ma anche, per esempio, sulla produzione di colori nuovi. Che spesso Carolina crea da sé, polverizzando pietre come per esempio lapislazzuli, avorio e malachite, secondo appunto una secolare tradizione che la conduce anche all'impiego di legno, bisso di lino, oro zecchino e tempera all'uovo con pigmenti antichi. Gli eventi sono organizzati dalla Fondazione Ellenica di Cultura Italia, su invito della presidente Aliki Kefalogianni, e dalla Comunità Greca Orientale di Trieste con i patrocini dei Consolati onorari di Grecia e Cipro a Trieste, nella nuova sala messa a disposizione dalla presidente della Comunità Greca Orientale Maria Kassotaki.

Carolina Franza, triestina, avvia alla propria ricerca artistica in Italia e all'estero, tesa a un'arte che coniughi la conoscenza dei colori della pittura su tavola nel loro aspetto pittorico e scientifico, la filosofia dei soggetti rappresentati e le sue misure, venendo a contatto con opere della tradizione di altri popoli. Segue le lezioni a Firenze della pittrice Luisa del Campana ed apprende la necessità d'impadronirsi di tutti gli stili. È del 1981 l'incontro con gli insegnamenti di Tommaso Palamidessi e il 1989 vede a Firenze la realizzazione e l'esposizione delle prime icone che, come avviene tradizionalmente, prendono a modello l'iconografo russo S. Andrei Rublev, con la verifica e l'ispirazione costante del suo Maestro d'arte Alessandro Benassai. Le sue opere si trovano nei cinque continenti.

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Le Icone nella convergenza bizantina tra Sicilia e Grecia (Articolo di Ninni Radicini)




Dipinto di Rupert Rebernig con denominanzione Senza titolo 2 di cm.40x40 realizzato nel 2007 in acrilico su tela Dipinto di Rupert Rebernig con denominazione Senza titolo 5 di cm.60x90 realizzato nel 2018 in acrilico su tela Dipinto di Rupert Rebernig con denominazione Senza titolo 3 realizzato di cm.65x80 nel 2018 in acrilico su tela Rupert Rebernig
"La sensazione del vedere"


09 maggio (inaugurazione ore 19) - 30 maggio 2019
Sala Comunale d'Arte - Trieste
www.rebernig-rupert.at

Mostra personale del pittore austriaco Rupert Rebernig, introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. Esposta una ventina di opere realizzate ad acrilico tra il 2014 e il 2018. Libero come un ruscello fresco e trasparente che scende dalle montagne più alte, - scrive Marianna Accerboni -il gesto pittorico di Rupert Rebernig si libra cristallino a interpretare e a riferire le emozioni, le intuizioni e gli stati d'animo dell'artista attraverso un lessico espressionista astratto, che ha avuto rappresentanti molto significativi nel mondo austro-tedesco e nell'Europa del Novecento. Dall'astrazione di Rupert scaturisce una pittura luminosa e poetica, in cui, silenziosamente, i paesaggi visibili vengono tradotti e sintetizzati in visioni interiori.

Libere estrinsecazioni della sua sottile energia vitale e creativa, che procede al ritmo dei suoi diversi stati d'animo lungo un sentiero intimo, molto coerente e all'unisono con l'introspezione con cui l'uomo moderno ha dovuto confrontarsi dopo la débaclee gli sconvolgimenti dovuti al primo conflitto mondiale. Libera semplificazione e sintesi contro i decorativismi anche razionali dei periodi precedenti ci catapultano, con la pittura di Rebernig, in un nuovo emisfero estetico ed emozionale in cui i ritmi e i suoni atti ad accompagnare la sua silente poesia potrebbero essere le note dodecafoniche composte dal musicista austriaco Joseff Matthias Hauer. Per sognare ancora, ma in modo contemporaneo.

Rupert Rebernig, artista carinziano autodidatta, dipinge dal 1984. L'impulso a dedicarsi all'arte gli è stato ispirato dalla pittrice accademica Gertraud Pesendorfer, allieva di Herbert Boeckl e nella Wiener Sezession, vissuta a Vienna e in Carinzia. Ogni anno vive e dipinge in diverse città dell'Alpe Adria, da Venezia all'amata Istria. Ha trovato luoghi d'ispirazione anche sul Carso triestino e in Sicilia, nel paese dove fioriscono i limoni... Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn...? di goethiana memoria (breve canto contenuto nel romanzo Wilhelm Meister. Gli anni di apprendistato, di J. W. Goethe, 1795).

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Lo Schiaffo
Romanzo di Nidia Robba
Prefazione




dipinto di Serena-Zors denominato Aurea Serena Zors
Oltre il cielo, l'infinito


13 aprile (inaugurazione ore 20) - 07 maggio 2019
Palazzo Costanzi - Trieste
.. 23 aprile, visita guidata condotta da Marianna Accerboni, curatrice della mostra (visitata in pochi giorni da più di 1000 persone, tra cui anche lo scrittore tedesco Veit Heinichen)

La mostra, realizzata con il contributo del Comune di Trieste e ideata e curata dall'architetto Marianna Accerboni, si propone di testimoniare in modo esaustivo - attraverso una ottantina tra dipinti a olio e ad acrilico, fascinosi oggetti realizzati in modo del tutto originale con la tecnica Tiffany e piccole sculture in steatite - il mondo fantastico di quest'artista speciale che dipinge da sempre, e la sua ricerca condotta dagli anni Ottanta a oggi tra Trieste, dove ha lasciato il cuore, e Monaco di Baviera dove vive e opera da decenni. Qui ha assorbito il significativo clima artistico-culturale di una città che, fin dalla seconda metà dell'Ottocento, è stata una viva e antesignana capitale dell'arte europea, che ha influenzato il linguaggio e la creatività di molti artisti triestini.

In perfetta sintonia con il mondo fantastico di Serena, Accerboni ha ideato un'inaugurazione multimediale intrisa di magiche sorprese: una performance di arte visiva, luce, musica, poesia e recitazione che movimenterà lo spazio espositivo ma anche la piazza antistante Palazzo Costanzi, con i colori e le immagini prediletti dall'artista, accompagnati dalle note composte per l'occasione dal M° Silvio Donati, musicista d'avanguardia di valenza europea; e dalle poesie scritte da Serena e interpretate dall'attore Gualtiero Giorgini, alcune delle quali saranno esposte in mostra accanto ai dipinti. Seguirà un vin d'honneur. Le note di Donati, diffuse nella sede espositiva lungo tutto il periodo della mostra, fungeranno da accompagnamento e immersione sonora per il visitatore, avvicinandolo, attraverso questa sorta d'inedita colonna musicale, in modo delicato ma nello stesso tempo intenso, al mondo fantastico, surreale e onirico della pittura di Serena.

Nella sezione dedicata ai lavori più recenti della Zors troverà spazio il ciclo dedicato al Fuoco, al Vento e all'Acqua e quello caratterizzato dalle iniziali dei nomi appartenenti a diversi personaggi, che la Zors interpreta e rappresenta in modo surreale attraverso riferimenti simbolici al loro temperamento e alla loro esistenza. Mediante l'uso delle lettere istoriate, che raccolgono anche l'eredità dello stile Secession (o Liberty o Art Nouveau), la pittrice propone ancora una volta la propria visione positiva del mondo, spesso dorata come il sole: così appare per esempio nel dipinto "Aurea".

Scrive Marianna Accerboni a proposito dell'arte della Zors: Una libertà compositiva che sovverte le regole dinamiche e statiche e gli equilibri di gravità dell'universo, coerentemente con un costante anelito verso un libero divenire della vita: il fantastico supera e sovverte il reale nel mondo magico della pittrice, poliedrico intelletto creativo, capace di dominare la linea sulla carta e di trasporla efficacemente nella terza dimensione. Arte che l'autrice realizza con grazia ed equilibrio armonico - reso talvolta dissonante per aumentarne l'efficacia - di cui fa uso sia sul piano cromatico che nella composizione di pieni e vuoti, luci e ombre, bianco e nero, fragore di note di colore e silenzio. Gioia di vivere e pioggia, vento e calma atarassica, fiaba e gioco connotano i suoi disegni divenuti dipinti, i cui parametri ritroviamo spesso in alcuni esempi di edifici realizzati da grandi firme dell'architettura contemporanea d'avanguardia.

Una strada in salita verso l'Arte, quella della pittrice triestina, iniziata con il disegno e la pittura, e proseguita con l'apprendimento e l'"immersione" negli anni Ottanta in seno a una tecnica artistico-artigianale di grande pregio, quella dei vetri Tiffany, imparata e realizzata in modo del tutto originale e personale con amore, scrupolosamente, intrecciandola spesso a inserti di specchio che moltiplicano il fascino cromatico e compositivo di queste elitarie creazioni. Una tecnica che però a un certo punto mette a repentaglio la salute e perciò devi rassegnarti ad abbandonarla. Tuttavia l'esigenza di raccontare il proprio mondo interiore confrontandolo con il reale, così diverso, permane nell'artista, ma il confronto tra questi universi è talmente forte che l'unica via d'uscita è il sogno.

Dalla fuga dalla realtà, nasce un mondo surreale, simbolico, fatato, felice, sintetizzato nel bianco e nero o enfatizzato da colori brillanti, vivaci, cristallini, che narrano senza esitazioni e in modo del tutto personale la festa della vita e il pensiero fantastico con una padronanza inconscia e inconsueta del sogno e del desiderio. In tal senso le prove su carta, realizzate ad acrilico e a tecnica mista (acrilico e collage e gli oli del periodo più recente), esprimono tutta l'audacia e la vitale curiosità di questa bella donna e il suo rapporto con il segno, attraverso il quale Serena riscopre anche le suggestioni dell'infanzia e ci fa partecipi dei misteri della mente, componendo, dalla fine degli anni ottanta anche attraverso la scultura, un'originale e fantastica riflessione su ciò che ci circonda. Un'artista dunque semplice e complessa al tempo stesso: semplice per i temi trattati, giocosi, simbolici, colorati, allegri, ma complessa per l'universo molteplice e simbolico che sottende le sue articolate e vivaci composizioni, che nella scultura sembrano invece trovare un momento di pace e di riflessione.

Serena Zors nasce a Trieste, che lascia poco più che ventenne per Monaco di Baviera, dove tuttora vive e opera. Sin da giovanissima si dedica allo studio del disegno e della pittura, realizzando lavori di gusto naïf. Nel 1980 è allieva a Monaco della Kunstgewerblerin Erika Liebl, artista artigiana da cui apprende l'arte del vetro secondo la famosa tecnica Tiffany. Dal 1985, per 12 anni realizza su proprio design, indipendentemente dallo studio Liebl, oggetti, lampade e vetrate in stile Tiffany, che, esposti in numerose mostre, riscuotono grande consenso e la portano anche a lavorare per arredamenti d'interni. Nel '91 torna a Trieste per una personale alla Galleria Al Bastione, al cui successo fanno seguito altre esposizioni nella sua città, alla Scuola dei Mercanti della Madonna dell'Orto di Venezia e a Monaco.

In occasione di una personale allo Spazio Arte Vinissimo della capitale bavarese, il presidente dell'Azienda Autonoma di Turismo di Trieste, Alvise Barison, giunto appositamente dal capoluogo giuliano, le conferisce la Medaglia al Merito per gli Italiani all'estero. Verso la fine degli anni '80, durante numerosi viaggi a New York e frequenti visite al Metropolitan Museum, scatta l'interesse per la scultura, che realizza principalmente in steatite (o pietra ollare), una roccia particolare, simile alla giada, metamorfica, di struttura e colore molteplici.Nel 2014 espone con grande successo alla Sala del Giubileo di Trieste e alla Galleria Rettori Tribbio, quest'ultima nell'ambito di un evento multimediale di luce, parole e musica a lei dedicato dall'architetto light designer Marianna Accerboni.

Nel 2015 un'altra performance multimediale di luce, parole e musica, intitolata Oltre il reale, ideata e curata da Accerboni, ha incorniciato alla Galleria Melori & Rosenberg di Venezia una successiva personale della Zors. Nel 2015, nell'ambito del prestigioso Concorso Internazionale di pittura Dario Mulitsch, riceve il premio della Regione FVG. A Trieste frequenta da anni l'atelier del maestro Livio Mozina, nel cui ambito perfeziona le trasparenze e le velature della tecnica a olio. Nell'ambito della rassegna avranno luogo a Palazzo Costanzi alcuni appuntamenti collaterali curati da Marianna Accerboni: il 23 aprile alle ore 19 una visita guidata, il 28 aprile e 5 maggio alle 11 una visita guidata e un laboratorio di disegno e pittura. La curatrice è disponibile a condurre visite guidate anche in altri orari e giornate.




Opera di Patrizia Schoss denominata Albero testa piccolo realizzata nel 1995 in tecnica mista di cm.14x19 Opera Patrizia Schoss denominata Viceversa realizzata nel 2016 in tecnica mista di cm.46x55 Opera Patrizia Schoss denominata Testa con mani realizzata nel 1978 in tecnica mista di cm.24x32 Patrizia Schoss
28 marzo (inaugurazione) - 21 maggio 2019
Palazzo del Consiglio Regionale di Trieste

Mostra antologica della pittrice Patrizia Schoss, che sarà introdotta dall'architetto Marianna Accerboni. La rassegna, corredata da un elegante catalogo, propone una cinquantina di lavori: dipinti a tecnica mista, incisioni e opere tridimensionali, tra cui molti inediti realizzati dall'artista dagli anni '70 a oggi.

"Immaginifica eppure analitica - scrive Accerboni - Patrizia Schoss è autrice di una pittura raffinata e molto personale. Inquietante e criptica, sospesa tra tenerezza e inquietudine, quest'artista di cultura e dna mitteleuropei (padre austriaco e madre triestina), ma lombarda di nascita, ora attiva a Trieste, traccia con tecnica eccellente una sorta di elegante bestiario dell'anima, disegnato o inciso senza esitazioni. Nel grande panorama di possibilità espressive che la cultura del '900 ha offerto, l'artista ha attinto istintivamente, ritenendola consona con il proprio sentire, all'intonazione surrealista, che l'accompagna nel travalicare il reale verso una liberazione dell'inconscio dagli incubi e dai dubbi, un percorso condiviso da note sensuali e delicate al tempo anche alle creature fantastiche dipinte fra il '400 e il '500 dal fiammingo Hieronymus Bosch, rivisitate con algida chiarezza.

E alle immagini cinquecentesche, affastellate di dettagli, dell'aristocratico, ma più solare Arcimboldo. Un mix, l'universo della Schoss, fra nitore, sofisticata freschezza e armonia tonale e cromatica, mistero, attaccamento e timore della maternità, fine segno grafico; paura della solitudine e intreccio, cioè abbraccio. Un'allusione continua alla natura, che prosegue nelle composizioni tridimensionali dell'artista, rielaborate a partire dalla forma archetipa e originaria dell'uovo. Intrecciato ad altri elementi naturali di piume e pietre, quest'ultimo rappresenta spesso il fulcro di una mise-en-scène naturalistica ed enigmatica, attraverso cui accedere a un mondo 'razionalmente fantastico', sospeso tra allusioni e raffinatezze, in una sorta di bilico in magico, quasi irreale equilibrio. Oltrepassato il quale, tutto potrebbe accadere".

Patrizia Schoss appartiene a un'antica famiglia triestina ma è nata a Moltrasio sul lago di Como. Ha studiato a Milano, prima al liceo artistico e poi all'Accademia di Belle Arti di Brera con Domenico Purificato. Espone in sedi prestigiose dalla fine degli anni settanta: la prima personale ha luogo a Milano al Centro dell'Incisione Alzaia Naviglio Grande. In seguito tiene una seconda mostra nello stesso centro e partecipa a esposizioni organizzate in diverse città italiane e alla Fiera di grafica internazionale di Bologna. Altre personali hanno luogo a Trento, alla Galleria 9 Colonne; a Milano, alla Galleria Il Mercante e alla Galleria Cortina, dove viene introdotta da Gillo Dorfles; a Trieste alla Sala Comunale d'Arte, presentata dall'architetto Marianna Accerboni.

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Patrizia Schoss
29 marzo - 18 aprile 2017
Sala Comunale d'Arte - Trieste
Presentazione




Opera di Lin Delija denominata Annunciazione realizzata nel 1983 in tempera su tavola ad encausto di cm.42x24 nella collezione Ezio Cricchi Opera di Lin Delija denominata Donna in treno realizzata nel 1990 in tempera su compensato di cm.88x126 nella collezione Pasquale Chiuppi Lin Delija in una foto di Pasquale Chiuppi Opera di Lin Delija denominata Ritratto di donna realizzat nel 1970 in olio su cartone telato di cm.24x18 nella collezione Santa Mazzocchi Lin Delija
In viaggio verso casa. Gorizia - Zagabria - Scutari


23 marzo (inaugurazione ore 17.30) - 09 aprile 2019
Biblioteca Statale Isontina - Gorizia

In mostra, a cura di Marianna Accerboni, una sessantina di dipinti a olio, tempera, tecnica mista e disegni realizzati dall'artista (Scutari 1926 - Roma 1994) a matita, pennarello, penna e pastello tra gli anni Cinquanta e il 1990: una sorta di antologica che testimonia le diverse tematiche affrontate da Delija nel corso della sua intensa attività, nell'ambito della quale effigiò la donna mediterranea, colta nella sua generosa bellezza ma anche nella vita quotidiana, il ritratto femminile e maschile, il paesaggio e la natura morta. Nonché il suo vezzo di ritrarre sui biglietti del treno la varia umanità che scorreva davanti ai suoi occhi. L'esposizione è accompagnata da un accurato catalogo che propone diverse prestigiose testimonianze e contributi critici dedicati a un artista puro, che seppe vivere francescanamente in povertà, trovando, dopo la formazione a Scutari e all'Accademia di Belle Arti di Zagabria, la propria nuova patria a Firenze, a Osimo e a Roma. Qui frequentò l'Accademia, divenendo l'allievo prediletto di Mario Mafai, caposcuola con Scipione e Antonietta Raphaël della Scuola Romana, volta, dopo il Razionalismo, a una nuova libertà di espressione, cui Delija aderì pur memore della cultura orientale e bizantina.

Dal 1960 il pittore si trasferì però ad Antrodoco, interessante centro cittadino dell'alta Sabina, dove visse quasi fino alla fine e dove oggi è ricordato al "Museo della città Lin Delija - Carlo Cesi", che racchiude un'importante ed esaustiva testimonianza del suo operare. Va ricordata al proposito l'Associazione Culturale Lin Delija, nata nel 2005 ad Antrodoco per la valorizzazione e la diffusione del lavoro artistico del pittore e che detiene nella sua sede di Antrodoco molte opere. Deus ex machina sono, tra gli altri, il past president Armando Nicoletti e l'attuale presidente Pasquale Chiuppi. La mostra ripercorre dunque a ritroso, partendo da Gorizia, il viaggio pittorico dell'artista e la sua esperienza di vita condotti tra Scutari, Zagabria e l'Italia.




Concorso Internazionale di Pittura Dario Mulitsch
Gorizia, VI edizione, iscrizioni aperte fino al 15 marzo 2019
www.concorsodariomulitsch.it

Dopo il grande successo di pubblico e di critica delle edizioni precedenti, l'Associazione culturale Concorso di Pittura "Dario Mulitsch" di Gorizia organizza anche quest'anno nel capoluogo isontino la VI edizione del Concorso internazionale dedicato all'illuminato imprenditore goriziano di antica nobiltà sassone, fondatore del Centro Culturale Tullio Crali e appassionato promotore della cultura e delle arti, nello spirito di Alpe Adria, a livello transfrontaliero. L'iniziativa è stata ideata ed è organizzata dalla moglie Caterina Trevisan Mulitsch. Il Premio, che è insignito della medaglia del Presidente della Repubblica si configura come una sorta di Biennale d'arte del Nord Est, per l'ampia adesione riscontrata negli scorsi anni da parte di artisti isontini, regionali, nazionali e provenienti da Slovenia, Austria, Germania, Croazia e Francia.

Il Concorso, che attira a Gorizia per l'inaugurazione e le premiazioni più di tremila persone, si articola in due sezioni, una aperta a tutti gli artisti, l'altra riservata agli studenti dei Licei artistici di Gorizia, Nova Gorica, Klagenfurt e Villaco. Anche quest'anno due sono i temi, cui potranno aderire sia gli artisti che gli studenti: "Leonardo da Vinci e i riflessi contemporanei dell'opera leonardesca" (poiché quest'anno cade il cinquecentenario della morte del grande genio italiano, scomparso il 2 maggio 1519 ad Amboise in Francia) e il tema libero. Sono previsti numerosi premi. Le opere selezionate saranno esposte in una mostra curata dall'arch. Marianna Accerboni, che avrà luogo nello storico Castello di Gorizia dall'8 al 30 giugno, e saranno pubblicate sull'esaustivo catalogo a colori che accompagnerà la rassegna.

A conclusione dell'esposizione gli artisti interessati potranno inoltre partecipare alla mostra diffusa nei negozi del centro di Gorizia. Le iscrizioni sono aperte fino al 15 marzo 2019 mentre i concorrenti ammessi alla mostra, tempestivamente avvertiti, dovranno consegnare o inviare le proprie opere entro il 25 maggio al Castello di Gorizia. I partecipanti saranno selezionati da due giurie e inominativi dei prescelti saranno consultabili sul profilo Facebook del Concorso. I nomi degli esperti d'arte di chiara fama, componenti le due giurie qualificate, saranno invece resi noti in sede di proclamazione dei vincitori.




opera di Aldo Famà denominata Passeggiata notturna Aldo Famà opera di Aldo Famà denominata Radiografia della realta Scultura di Aldo Famà Aldo Famà. Lo stato dell'arte
15 febbraio (inaugurazione ore 19) - 11 marzo 2019
Palazzo Costanzi - Trieste

Importante antologica dedicata all'artista triestino Aldo Famà, realizzata con il contributo del Comune di Trieste e ideata e curata dall'architetto Marianna Accerboni, che si propone di testimoniare in modo esaustivo - attraverso una sessantina tra dipinti a olio, incisioni, collage, esempi di arazzi e installazioni, documenti, supporti audiovisivi e sculture innovative stampate in 3D - la profonda ricerca condotta dal 1975 a oggi dall'artista, che in settembre compirà ottant'anni. Fiore all'occhiello della rassegna sono proprio queste sculture, create nel 2016 in collaborazione con Studio Arsenal e Daniele Lucà, utilizzando una tecnica di assoluta avanguardia che, partendo dal modello digitale dell'opera, mediante il programma CAD, lo stampa e lo traduce nella terza dimensione. Poi la colorazione delle superfici scultoree con pittura acrilica da parte dell'artista.

Nel testo critico intitolato Il Razionalismo fantastico di Aldo Famà, scrive Accerboni: "E' questa, a mio parere, un'antologica coerente ed elegantemente poliedrica, specchio perfetto e calibrato di un artista che con il suo costante, a volte silenzioso ma brillante, lavoro di ricerca e sperimentazione, rappresenta una delle voci più interessanti di riferimento dell'avanguardia triestina e regionale, allargata però anche alle molteplici esperienze che hanno visto Famà presente all'estero. Una sperimentazione originale e razionale, sostenuta da un'attenta e vigile progettualità, che si accende però molto spesso di guizzi improvvisi di libera energia non solo cromatica ma anche segnica e volumetrica, a rappresentare un importante intervento nello spazio tridimensionale. Una corsa vivace verso la vita, tracciata da colori simbolici e brillanti - un rosso, un giallo, un'ocra, il bianco e talvolta il blu - la cui modulazione s'intreccia e respira nell'incontro con una matericità interessante e raffinata, che crea una sorta di melodia nello spazio circostante, e nel rapportarsi con una linea decisa che accende un contrappunto ritmico ogni volta diverso.

Una ricerca sul filo dell'avanguardia, che Famà - prossimo a compiere gli ottant'anni, di cui due terzi dedicati all'arte - testimonia in questa rassegna, che va dagli anni settanta a oggi e che ha il suo minimo comun denominatore nella forza della linea, che ne sostiene potentemente il cromatismo acceso. E in quella della sintesi, portata avanti nello spirito di evoluzione del concetto di essenzialità che ha condeterminato molti aspetti della cultura e dell'arte del Novecento e del Duemila, da Montale al ritorno della poesia Haiku". In occasione della mostra il M° Silvio Donati, illustre musicista triestino dalle frequentazioni internazionali,ha composto per piano e fagotto il brano In - solito, ispirato alle linee pittoriche di Famà e alla comune passione per il jazz. Il pezzo musicale verrà presentato in anteprima assoluta alla vernice dell'esposizione e ne costituirà la colonna sonora. All'inaugurazionesarà presentato anche un'esaustivo catalogo a colori dedicato alla vita e alle opere di Famà, a cura di Accerboni.

Aldo Famà (Trieste, 1939) è autodidatta in pittura e allievo, per quanto riguarda l'incisione, di Carlo Pacifico. La sua pittura prende avvio nella seconda metà degli anni cinquanta con degli appunti veloci e incisivi a olio, dedicati al paesaggio e già orientati verso la dinamica fauve. Si volge quindi verso un infinito geometrico dalle forti, ma più controllate, contrapposizioni cromatiche, segniche e compositive di valenza prettamente simbolica, redatte secondo una personalissima scala di valori. Ha realizzato anche installazioni di grande dimensione, arazzi e sculture in pietra. Molto presente anche sul piano organizzativo, ha fatto parte del Consiglio Direttivo del Sindacato Autonomo degli Artisti Triestini e nel 1982 ha dato vita con altri colleghi al Gruppo 5, con il fine di sondare nuove ipotesi di indagine nell'ambito dell'astrazione, ricerca che Famà persegue da cinquant'anni attraverso una pratica pittorica rigorosa e meditata, intessuta di controllate contrapposizioni cromatiche e di inserti materici ottenuti con lo stesso impasto del colore, inciso e segnato come fosse un antichissimo graffito. Ha allestito 28 mostre personali ed esposto in quasi 400 collettive e di gruppo in Italia e all'estero, meritando numerosi riconoscimenti.

Nell'ambito della rassegna avranno luogo a Palazzo Costanzi sette appuntamenti collaterali: 23 febbraio, 2 e 9 marzo alle 11 un laboratorio condotto dal progettista Daniele Lucà, esperto in stampa 3D, che terrà una dimostrazione pratica sull'uso della stampante 3D in ambito artistico. Il 24 febbraio, 3 e 10 marzo alle 11 la curatrice Marianna Accerboni terrà una visita guidata. L'11 marzo alle 17.30 il finissage condotto da Accerboni sotto l'egida dell'Associazione Amici dei Musei Marcello Mascherini.




opera di Vito Timmel denominata Paesaggio opera di Alessandra Scarino Vito Timmel opera di Vito Timmel denominata Il viandante "Il preferito della strada. Il magico viaggio di Vito Timmel"
di Alessandra Scarino


01 febbraio 2019, ore 18.30
Museo Revoltella - Trieste

Presentazione del libro di Alessandra Scarino "Il preferito della strada. Il magico viaggio di Vito Timmel" (pgg 132, LibertàEdizioini, €12,00). Interverranno l'architetto Marianna Accerboni e la prof.ssa Cristina Benussi. Sarà presente l'autrice. Alessandra Scarino (Trieste, 1966), laureata in Lettere moderne, ha pubblicato nel 1999 la silloge di racconti fantastici e noir "Gli Interiora", nel 2004 il romanzo breve "Infanzia di Gesù", nel 2014 il romanzo "Il silenzio dell'angelo" e nel 2017 una nuova silloge di racconti tutti al femminile e ambientati nel Medioevo dal titolo "Fiori di aconito". Attualmente lavora come giornalista presso il settimanale diocesano "Vita Nuova".

.. Una fredda mattina di dicembre del 1948, nella sua stanzetta dell'Ospedale psichiatrico di Trieste, il pittore triestino Vito Timmel vive la sua ultima giornata terrena. All'improvviso riceve una misteriosa visita che lo costringerà, nelle poche ore di vita che ancora gli restano, a un serrato faccia a faccia con se stesso, i propri demoni, il proprio genio creativo e la propria follia. Lui, il pittore visionario, il pellegrino instancabile, il "preferito della strada" in cammino verso la notte della ragione, brillerà un'ultima volta come una stella morente. Ne nasce una rapsodia lirica, che si distende poco a poco in un'elegia funebre tramata di eventi tra sogno e realtà e di incontri soprannaturali con altri mondi ed esseri non terreni. La voce narrante si china con infinita pietà su un'anima forse troppo nobile, sensibile e veggente per scendere a patti con la vita, con le sue miserie e le sue tristi menzogne.




Viaggio in Dalmazia
18 gennaio 2019, ore 17.30
Circolo della Stampa di Trieste

Il Presidente Pierluigi Sabatti e l'arch. Marianna Accerboni, curatrice e ideatrice dell'evento, presenteranno il video "Viaggio in Dalmazia" (1996) di Franco Viezzoli, che partecipa all'incontro. "Un amarcord interessante e poetico - scrive Accerboni - che racconta un itinerario percorso via mare sull'aliscafo, che oggi non esiste più. Viezzoli sa calibrare con molto equilibrio le immagini, che sono tutte foto scattate da lui stesso, a volte anche dall'aereo, con i brani - pezzi della cultura musicale fiumana o del Rondò veneziano per esempio - selezionati con grande sensibilità a seconda dei luoghi, della loro atmosfera e della loro storia. In un incontro felice fra terra, mare, architettura e arte in una Dalmazia deserta di turisti, colta nel periodo immediatamente successivo al conflitto dell'ex Yugoslavia. La storia e i luoghi - si potrebbe dire - narrati con gli occhi dell'amore."

Franco Viezzoli è originario di Pirano, come tutta la sua famiglia, ma è di Albona perché nel 1937 il padre era minatore ad Arsia. Fortunatamente i Viezzoli fecero ritorno a Pirano prima del febbraio 1940, quando un violento scoppio nella miniera di carbone provocò 185 vittime e altrettanti intossicati. Nel 1951, finita la scuola media, andò a lavorare nella rimessa del tram di Pirano, dove rimase fino all'esodo del 1954, in seguito al quale si trasferì con la famiglia a Trieste, accolto in diversi campi profughi. Nel 1956 entrò nella Società Italia di Navigazione e, dopo sei mesi di Scuola Alberghiera a Bordighera, s'imbarcò come cameriere sulla Monotonave Saturnia e quindi sulle altre grandi navi passeggeri della stessa Società che facevano rotta verso il Nord America. Nei primi anni '60 si fermò a terra, lavorando nel ristorante Suban di Trieste e nel 1977 aprì la Trattoria Trieste Mia, che condusse con notevole successo, ma che purtroppo dovette chiudere nel 2000 causa demolizione dell'edificio.

In contemporanea alla passione per il mare e per la cucina, Viezzoli ha sempre amato i viaggi, la fotografia, i documentari e i video. Già dai primi anni '70 aveva infatti iniziato a viaggiare in Europa, prima con la roulotte e poi con il camper, con il quale arrivò fino in Africa. Durante ogni viaggio realizzava un documentario dedicato ai luoghi visitati. Un percorso che lo condusse infine alla realizzazione di un documentario puro, interamente dedicato a un personaggio o a un luogo. Ed ecco quelli ispirati a Giuseppe Tartini, Cesare Dell'Acqua, Ugo Carà, Aldo Bressanutti e altri, 10 documentari sui Castelli del Valvasor, 4 sul Liberty a Trieste, 15 sull'Istria e 15 su Dalmazia e Montenegro, per un totale di un centinaio di video. In sostanza l'attività di realizzare e presentare documentari ha costituito l'interesse principale della sua vita, dopo il lavoro, e di tale disciplina è attualmente docente all'Università della Terza Età Danilo Dobrina di Trieste.




Nora Carella. Ritratto astrologico
15 gennaio 2019, ore 17.30
Centro Servizi per il volontariato (ex Seminario di via Besenghi) - Trieste

Conferenza di Raffaele Carella e Leda Bobbo con un intervento critico dell'arch. Marianna Accerboni, che ha curato le mostre più significative dell'artista, nata nel 1918 a Parenzo (Istria) e mancata a Trieste nel 2015. Nel corso dell'incontro si esamineranno, nel centenario della nascita, il quadro astrologico della famosa pittrice in rapporto all'evoluzione della sua arte e della sua fortuna e le caratteristiche del tema natale dell'artista, famosa per i ritratti a personaggi celebri e per la luce delle nature morte e delle marine: dalla posizione del Sole, della Luna, dell'ascendente e dai loro rapporti con Venere, Giove, Plutone e gli altri pianeti si evinceranno le sue doti artistiche, l'intensità e la complessità della sua sensibilità, la profondità del suo spirito e le forze che da un lato hanno sviluppato le sue caratteristiche e dall'altro hanno condizionato la realizzazione della sua vita. Un'analisi volta al fine di fotografare la complessa tessitura del suo animo e di evidenziare quanto si può dedurre dall'analisi astrologica di un tema natale. Raffaele Carella e Leda Bobbo collaborano da tempo nell'approfondimento degli studi astrologici, sui quali hanno dissertato in diverse conferenze. L'interessante appuntamento apre il ciclo di conferenze "I Talenti", dedicato ai ritratti astrologici e organizzato dall'Associazione I.D.E.A. Trieste.

Raffaele Carella (1951), laureato in Scienze Biologiche all'Università La Sapienza di Roma, si è occupato di astrologia fin dalla giovinezza, seguendo a Roma numerosi e qualificati corsi tenuti dall'astrologo olandese Peter van Wood e dalla moglie Aurora van Houten. Ora fa parte del gruppo di studio di astrologia dell'Associazione Mericlere di Trieste. Leda Bobbo (1960), laureata in Magistero (Materie Letterarie), spinta da una passione innata, studia fin da giovanissima Astrologia e Numerologia e dal 1986 si dedica alla ricerca in campo spirituale, psicologico, esoterico. Nel 1991, a un congresso dell'astrologa Lisa Morpurgo, conosce altri astrologi triestini, tra cui Fabrizio Cecchetti, con il quale forma il Circolo Bianca Stella, che nel 2008 organizza una serie di conferenze all'Associazione Rosa Bianca e dal 2012 all'Associazione Mericlere. Con il nome d'arte Elleki scrive articoli di tema astrologico per la rivista Erre.

___ Presentazione di altre mostre di Nora Carella curate da Marianna Accerboni

Nora Carella. Luce senza tempo
Trieste, 13 gennaio - 12 febbraio 2018

Nora Carella. Luce senza tempo
Bruxelles, 06 dicembre 2011 - fine febbraio 2012

Nora = Luce
Udine, 11 giugno - 02 luglio 2011

Nora Carella: Colore e Luce
Trieste, 28 marzo - 15 maggio 2011

Nora Carella
Trieste, 27 aprile - 17 maggio 2009




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