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Prima del nuovo numero di Kritik
   

   
Mostre e iniziative a cura di Marianna Accerboni

Marianna Accerboni, scenografo e critico d'arte e d'architettura, già allieva e collaboratrice del grande scenografo Luciano Damiani, idea e organizza, in qualità di curatore e di progettista dell'allestimento e della linea grafica, mostre ed eventi d'arte in Italia e all'estero (Roma, Firenze, Trieste, Bruxelles, Austria, ecc.), in cui, alla competenza critica commistiona inediti interventi di luce, che realizza con l'ausilio delle più sofisticate tecnologie. Dalla metà degli anni Novanta lavora infatti sul tema della luce, nel cui ambito ha ideato scenografie d'avanguardia da realizzarsi attraverso raggi laser, allestimenti e scenografie di luce per concerti, spettacoli teatrali e mostre d'arte ed eventi multimediali e di luce per spazi urbani e musei. Ha esposto abiti-scultura e di luce, bozzetti per scene e costumi e installazioni luminose in gallerie d'arte e teatri in Italia e all'estero.
www.mariannaaccerboni.com

Le rassegne precedenti curate da Marianna Accerboni: 2019 | 2018 | 2017 | 2016 | 2015 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08



- Presentazione libro "Sensualità innata", di Anna Streyar
- Arturo D'Ascanio. "Una, nessuna, centomila"

- Livio Rosignano. Dipingere il vento
- Fabio Colussi. Il pittore del mare
- Toni Zanussi. "L'anima, la terra, il colore. Arte d'azione e di inclusione"

- Leonor Fini segreta. Ceramica e Pittura, Note e Profumi
- Jacques Toussaint. Passato / Futuro / Estetica / Funzione
- "Acqua". Collettiva di pittura, scultura e fotografia

- Fabio Colussi. Il pittore del mare
- Luigi Rocca | Donatella Chiara Bedello. Two painters in a bubble
- Fabio Colussi. La poesia del mare

- La bellezza per la bontà, l'arte aiuta la vita 2021
- Pino Corradini. "La materia e il segno"
- Fabio Colussi. La Serenissima

- Leonor Fini. Memorie triestine (Parigi)
- Bruna Naldi. "Fiori"
- Incontro su "Leonor Fini, Dorfles e Nathan. Grafia a confronto"

- Intervista di Marianna Accerboni a Lilly e Annamaria Frausin
- Leonor Fini. Memorie Triestine
- 21esima edizione Premio alla Bontà Hazel Marie Cole. La bellezza per la bontà, l'arte aiuta la vita

- Livia Bussi: "Frammenti"
- Gianna Lampe: "La mia grafica"
- Presentazione volume "Ennio Cervi. I disegni, la pittura"

- Presentazione del catalogo su Gillo Dorfles alla trasmissione RadioRai "Sconfinamenti"
- Marianna Accerboni presenta il catalogo "Il segno rivelatore di Gillo"
- Il ricercare di Silvano Clavora



Copertina libro di Anna Streyar di colore rosso con caratteri bianchi e fotografia al centro Fotografia in primo piano di Anna Streyar scattata in penombra Sensualità innata
di Anna Streyar, pgg. 136, € 22,00

Presentazione libro
24 giugno 2022, ore 18.30
Café Rossetti di Trieste

L'arch. Marianna Accerboni presenterà assieme all'autrice il primo libro di Anna Streyar, fotografa di origini slovene e ungheresi, fresco di stampa in Polonia. Il volume raccoglie una ricca sequenza d'immagini inedite - tutti autoscatti - realizzate con il cellulare tra il 2010 e il 2016, in cui Anna, appassionata da sempre di fotografia, si ritrae in pose e in un abbigliamento sottilmente seduttivi. Foto accompagnate da riflessioni sul tema dell'autrice o di protagonisti del Novecento come per esempio Picasso o Simone de Beauvoir e stampate in bianco e nero, in seppia o in toni cromatici soft, quasi a sottolineare la discrezione e la delicatezza con cui la Streyar fa entrare il fruitore nella propria intimità

Nell'ambito del concetto di libertà espressiva promosso dalle avanguardie europee e internazionali a partire dal primo Novecento, - scrive Marianna Accerboni - si situa il tema dell'artista che fa del proprio corpo un'opera d'arte. Lo avevano sperimentato, tra gli altri, anche la grande Leonor Fini, pittrice triestina di formazione e di valenza internazionale, e Gillo Dorfles, critico di origine triestina che, da acuto sensore delle mutazioni concettuali ed energetiche dell'arte e dell'estetica, a volte si divertiva a proporsi in tale guisa.

Figlia in senso lato della body art, nata negli anni Sessanta negli Stati Uniti e in Europa e proveniente da un lessico di rottura di valenza surrealista, dada e futurista, è anche un certo tipo di fotografia. A partire da "Tonsure", immagine che rappresenta il padre dell'arte contemporanea, Marcel Duchamp, raffigurato con una stella, disegnata grazie alla rasatura dei capelli sulla parte alta della nuca, congiunta alla fronte da un'altra striscia rasata. In tale contesto d'indipendenza espressiva e di autorappresentazione sottilmente provocatoria si situa la serie di immagini fotografiche che Anna Streyar (in arte Yenky) dedica con eleganza al proprio corpo, congiungendo due istanze culturali che s'intrecciano nella sua creatività: quella mitteluropea, che deriva dal padre sloveno e dalla madre ungherese, e quella americana, che si riferisce alla sua nascita, avvenuta in Pennsylvania, prima del trasferimento in Arizona e poi a Los Angeles.

E a tal proposito non va dimenticato il fatto che lo stesso Andy Warhol, straordinario innovatore dell'arte contemporanea attraverso la Pop art, movimento concettualmente collegato alla body art, era slovacco, cioè mitteleuropeo d'origine. Anna Streyar, in confronto a Warhol, porta nelle sue immagini il concetto di buon gusto e di misura. E anche il tema della sensualità, molto presente nelle performance create nella celebre Factory newyorkese di Warhol, è rivisitato e trasfigurato da Anna attraverso la misura della raffinatezza, insita nella sua creatività e certamente perfezionata dall'artista attraverso i suoi numerosi viaggi in Europa, compiuti per conoscerne la valenza, e la sua permanenza in Italia, paese che ama moltissimo e dove ha scelto di vivere.

Tant'è che nel 1993 la Streyar ha deciso di stabilirsi a Trieste, quasi in ossequio alle sue origini mitteleuropee. Attraverso il gioco delle trasparenze e il concetto del far intravvedere (non del far vedere) il proprio corpo, Anna riesce delicatamente a sedurre, componendo, scatto dopo scatto (realizzato con il cellulare), - conclude Accerboni - un'atmosfera sottilmente erotica che manifesta con il garbo di un'artista naturalmente affine ai parametri dell'equilibrio e della Bellezza, appresi dalla madre, couturier di grido in America tra gli anni Sessanta e il 2018, e dal nonno paterno architetto.




Dipinto in acrilico su tela denominato Chiare fresche dolci acque realizzato da Arturo D'Ascanio nel 2021-2022 Dipinto in acrilico su tela denominato Vanessa Bell realizzato da Arturo D'Ascanio nel 2021-2022 Dipinto in acrilico su tela denominato Mano nei capelli realizzato da Arturo D'Ascanio nel 2021-2022 Arturo D'Ascanio
"Una, nessuna, centomila"


15 giugno (inaugurazione ore 19) - 03 luglio 2022
Sala Comunale d'arte di Trieste

La rassegna dedicata dal pittore abruzzese Arturo D'Ascanio al tema muliebre: in mostra una ventina di acrilici su tela realizzati negli ultimi due anni di pandemia. La vernice sarà accompagnata da un dibattito in tema, cui parteciperanno il critico Marianna Accerboni e l'artista Adriana Itri, e dall'esecuzione di brani musicali al sassofono.

"La cifra di D'Ascanio" - scrive Marianna Accerboni - "è rappresentata da una grande attenzione per l'eterno femminino accanto a una nota sottilmente poetica che conduce le sue eleganti eroine ai margini del territorio del sogno. La rassegna esprime in particolare la sintesi di un progetto più ampio ideato dal pittore e intitolato Una, nessuna, centomila in omaggio al capolavoro pirandelliano."

"Il tema - spiega l'artista - è prettamente psicologico come accade nel romanzo del grande scrittore, in cui il protagonista Gengè si concentra sulla percezione di sé attraverso quella che gli altri hanno nei suoi confronti. Fa di tutto pur di piacere e in tal modo si annulla. Meglio invece accettarsi e cercare di migliorarsi, senza vivere la propria vita come vogliono gli altri. - conclude D'Ascanio - Oggi tutto verte sull'apparire, ma sull'essere si lavora poco".

"La donna" - scrive Marianna Accerboni - "appare un emblema di tale riflessione, che in realtà si rivolge all'umanità intera. Così le sue protagoniste presentano, nella loro grazia muliebre, una forma d'intima riservatezza che traluce dall'essere dipinte spesso di spalle o con il volto semicelato. Segno che l'artista va ricercando una bellezza di contenuti più che un appeal estetizzante, esprimendo tale valore attraverso un lessico che dell'espressionismo, filone cui i dipinti appartengono, coglie la forza dell'approfondimento interiore mediante la riflessione, propria di quello stile. C'è poi in mostra, nel dipinto "Sguardo ad Ovest", un riferimento alle donne dell'Est che mirano al modello occidentale nella speranza di una vita migliore, mentre un'altra opera è ispirata a Vanessa Bell, raffinata pittrice britannica, sorella di Virginia Woolf e membro dell'esclusivo Bloomsbury Group, sodalizio artistico-intellettuale d'avanguardia anti vittoriana.

Leggerezza e delicatezza accompagnano silenti le sapienti pennellate di questo pittore, formatosi all'Istituto d'arte di Chieti e alla Scuola del Vedere di Trieste sotto la guida di Antonio Sofianopulo e che ha al suo attivo diverse mostre in varie città italiane, l'illustrazione di copertine di libri tratte anche dai suoi dipinti e varie ideazioni nell'ambito della grafica pubblicitaria. Prossimi progetti? Ridare vita a materiali ormai abbandonati come tavole di cantieri e simili, restaurarli e reinventarli con funzione di supporti per la sua pittura perchè "Più che guardare all'opulenza, bisogna cercare di fare molto con poco, ponendo l'attenzione sulle cose che possono essere ancora salvate e donando loro nuova vita".

Arturo D'Ascanio, classe 1957, si diploma all'Istituto d'arte di Vasto (Chieti) nel 1975, coronando una precoce attitudine al disegno e alla pittura, riconosciuta da numerosi premi in giovane età. Nel 2013 si trasferisce a Trieste, dove si dedica alla pittura acrilica su tela, partecipando a numerose mostre collettive e ordinando alcune personali. L'artista è presente con le sue opere negli Stati Uniti, in Spagna e in Italia.

Immagini (da sinistra a destra):
1. Arturo D'Ascanio, Chiare fresche dolci acque, acrilico su tela, 2021-2022
2. Arturo D'Ascanio, Vanessa Bell, acrilico su tela, 2021-2022
3. Arturo D'Ascanio, Mano nei capelli, acrilico su tela, 2021-2022




Dipinto a olio su cartoncino telato di cm 13x18 denominato Bora a Trieste realizzato da Livio Rosignano nel 1998 Dipinto a olio su cartoncino telato di cm 80x60 denominato Ritratto del pittore Vittorio Bergagna realizzato da Livio Rosignano nel 1960 Dipinto a olio su tela di cm 160x200 denominato Oltre la pozzanghera realizzato da Livio Rosignano nel 2001 Livio Rosignano. Dipingere il vento
11 giugno (inaugurazione ore 19) - 10 luglio 2022
Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste

La prima antologica realizzata dopo la scomparsa dell'artista, ritenuto uno dei pittori più rappresentativi del secondo Novecento a Trieste e nel Friuli Venezia Giulia, assai apprezzato anche in sedi prestigiose a livello nazionale e internazionale, dove aveva riscosso importanti riconoscimenti. Ideata, curata sul piano critico e allestita da Marianna Accerboni, la rassegna è promossa dall'Associazione delle Comunità Istriane di Trieste ed è realizzata in coorganizzazione con il Comune di Trieste, con il sostegno finanziario del Ministero della Cultura (secondo la Legge statale 16 marzo 2001 n. 72), in collaborazione con la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia e con l'Associazione Foemina APS e con il contributo di Bevagna S.r.l. Spedizioni internazionali Trieste, Ciaccio Arte Big Broker Insurance Group Milano, Tenuta Baroni del Mestri (Cormons, Gorizia).

"Livio Rosignano" scrive Marianna Accerboni "fu sempre molto sensibile, oltre che agli altri temi, alla rappresentazione del dato naturale, uno dei Leitmotiv della sua pittura, espresso soprattutto attraverso il paesaggio: vedute di mare e di terra, urbane, industriali o di campagna, presenti in magnifica forma a raccontare con intensità la sua terra natale, Trieste e il Carso. Paesaggi spesso mossi dal vento, i quali mi hanno suggerito il titolo dell'esposizione, che evoca anche il concetto di libertà molto vivo nell'arte e nel temperamento del pittore.

Autore di un linguaggio espressionista di grande forza e di sottile poesia, Rosignano ha mostrato anche una costante attenzione ai meno fortunati, quelli che lui chiamava i poveri cristi. La mostra - in cui sono esposti una settantina di importanti dipinti di media e grande dimensione e più di una quarantina tra disegni, acquerelli, acqueforti e pastelli realizzati dagli esordi degli anni Quaranta all'ultimo periodo della sua vita - vuole ripercorrere l'evoluzione del linguaggio pittorico dell'artista anche attraverso opere rare e inedite, testimoniando le diverse tematiche affrontate: dal paesaggio naturale, urbano e industriale al ritratto e alla natura morta, dall'atmosfera dell'atelier di Rosignano all'intimo sentire dell'uomo colto nel rapporto di coppia o nel silenzio umbratile dei caffè storici triestini o in alcuni momenti di struggente solitudine e malinconia.

O ancora in attimi del quotidiano, che il pittore sa interpretare con magistrale intensità, talvolta con crudezza. Sono esposte anche delle chicche introvabili, l'autoritratto giovanile, scorci d'interni, oli dedicati alla bora e ai caffè storici accanto a esempi del suo linguaggio chiarista, che aveva appreso a Milano, influenzato negli anni giovanili dal Chiarismo lombardo, che avrebbe indotto una svolta importante nel suo linguaggio, divenuto da allora più soft e meditato. Un dipinto di grande dimensione testimonia inoltre la tragica esperienza vissuta nel '44 in un campo di lavoro a Dachau.

Le opere in mostra, selezionate dall'imponente produzione dell'artista, provengono dalla sua famiglia e dalla collezione dell'avv. Sergio Pacor, suo grande amico. Una sezione è dedicata all'amata tecnica del disegno. Nell'ambito della rassegna sono inoltre previste visite guidate e laboratori di pittura e fumetto ispirati alla sua arte e aperti ad adulti e bambini, per far divenire lo spazio espositivo una sorta di grande laboratorio dedicato a Rosignano. Viene inoltre istituito un premio di pittura con una sezione per adulti e una per bambini, intitolato Il paesaggio più bello del mondo. In mostra viene proiettato anche un video che testimonierà la sua esistenza e il suo temperamento. E poichè Rosignano, carattere estroso e molto vitale, è stato altresì colto critico d'arte e sapido scrittore e poeta, vengono esposti, oltre ai dipinti rappresentativi della sua lunga attività pittorica, anche i suoi libri e contributi critici accanto a foto d'epoca che ne ripercorrono le diverse fasi della vita."

Livio Rosignano (Pinguente, Istria 1924 - Trieste 2015) si trasferisce con la famiglia nel capoluogo giuliano, dove inizia a esporre nel 1949. Studente all'Istituto Nautico, approfondisce il disegno con il pittore Giovanni Giordani, che lo incoraggia. Trae profitto dalla frequentazione di colleghi più anziani come Adolfo Levier, Romano Rossini e Vittorio Bergagna, con i quali intesse un intenso sodalizio, condividendo per qualche tempo con Bergagna lo studio a S. Giusto. Ritenendo che la Trieste degli anni Cinquanta non gli fornisse stimoli sufficienti, parte per Milano, dove però non mette mai radici, pur tornandovi ripetutamente.

Se, in seguito alla frequentazione di Levier, affina la sua intensa sensibilità cromatica, la Scuola lombarda lo induce ad attenuare la vivacità coloristica che gli è propria: le accensioni cromatiche espressioniste, d'impeto quasi fauve, che caratterizzavano allora le sue opere, vengono superate e in quel periodo giovanile approda, dopo fasi intermedie, a una pittura più tonale, filtrando tutta una serie di problemi formali. A Trieste, dove frequenta dal ‘45 i corsi di nudo di Edgardo Sambo al Museo Revoltella, è importante l'incontro con Carlo Sbisà, che insegnava incisione all'Università Popolare: Rosignano si appassiona soprattutto all'acquaforte, tanto da operare ripetutamente in tale direzione, dedicandosi anche all'illustrazione di libri e riviste, di cui qualche esempio compare in mostra.

Valente ritrattista, nel corso della sua lunga vita, effigia molte personalità a Trieste, Roma e Milano. E a tale attività la rassegna dedica un'intera sezione. Partecipa a numerosissime mostre di prestigio in Italia e all'estero: Biennale di Venezia, Triennale di Milano, Quadriennale di Roma, Premi Michetti, Suzzara e Marzotto, Mostra del Po, Triveneta di Padova. Tiene personali nelle principali città italiane, all'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, a Bucarest, Monaco di Baviera, New York, Austria, ex Jugoslavia.

In Friuli Venezia Giulia vanno segnalate in particolare le antologiche a Gorizia (1971), Udine (1976, 1979, 1998), a Trieste a Palazzo Costanzi (1978) e al Museo Revoltella (1995, 2009) e varie altre prestigiose esposizioni, tra cui quelle al Palazzo del Consiglio regionale del capoluogo giuliano (2010) e alla Galleria d'arte G. Negrisin del Comune di Muggia (2011). Premiato in più mostre nazionali, segnalato al Premio Bolaffi, è insignito dal Comune di Trieste del Sigillo Trecentesco. Artista colto e penna fine, si è occupato di critica d'arte fin da giovane per La voce dei giovani, Il Gazzettino, Il Piccolo e Trieste Oggi.

Ha pubblicato i libri Dieci pittori triestini (Italo Svevo, 1974), Feldpost 15843 (Del Bianco, 1980), Un altro Natale (Borsatti, 1981), Una giovane vita (Italo Svevo, 1993), Fiori gialli senza nome (Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione, 1995), Il comunista di San Giacomo (Tipografia Triestina, 2010). Hanno scritto di lui, tra gli altri: Marianna Accerboni, Enzo Bettiza, Stelio Crise, Dino Dardi, Mario De Micheli, Lina Galli, Decio Gioseffi, Claudio Magris, Biagio Marin, Cesare Sofianopulo, Dino Villani, Demetrio Volcic.

___ Appuntamenti collaterali nella sala espositiva ideati, curati e condotti da Accerboni (inizio ore 18.30)

- 18 giugno: Livio racconta...
Lettura scenica di alcuni testi di Livio Rosignano, voce recitante Gualtiero Giorgini

- 25 giugno: L'anima segreta di Livio
Incontro con l'avv. Sergio Pacor, grande amico, collezionista ed estimatore di Livio Rosignano

- 30 giugno: Le immagini trascinate dal vento
Laboratorio di fumetto a cura di Paola Ramella con l'assistenza di Simona Stesicoro

- 09 luglio: Finissage
Premiazione del concorso Il più bel paesaggio del mondo e delle opere realizzate durante i laboratori con la partecipazione di Paolo Rosignano, nipote dell'artista

A conclusione di ogni appuntamento visita guidata alla mostra e brindisi con i vini pregiati della Tenuta Baroni del Mestri (Cormons, Gorizia).

Immagini (da sinistra a destra):
1. Livio Rosignano, Bora a Trieste, olio su cartoncino telato cm 13x18, 1998 (coll. Sergio Pacor Trieste)
2. Livio Rosignano, Ritratto del pittore Vittorio Bergagna, olio su cartoncino telato cm 80x60, 1960 (coll. privata Trieste)
3. Livio Rosignano, Oltre la pozzanghera, olio su tela cm 160x200, 2001 (coll. privata Trieste)




Dipinto a olio su cartone telato di cm 20x40 denominato Tramonto a San Giorgio realizzato da Fabio Colussi nel 2021 Dipinto a olio su tela di cm 35x45 denominato Tramonto veneziano realizzato da Fabio Colussi nel 2021 Fabio Colussi. Il pittore del mare
05 giugno (inaugurazione) - 25 giugno 2022
Galleria d'arte contemporanea Ghetto Et Cetera - Venezia
www.ghetto-etcetera.com

Mostra personale del pittore triestino Fabio Colussi, curata dell'arch. Marianna Accerboni, che introdurrà, alla presenza dell'artista, l'esposizione. In mostra più di una ventina di oli su tela e cartone telato, per la maggior parte inediti e realizzati nel 2021/2022. Alla vernice e alla mostra si potrà partecipare in presenza o tramite video visita. Il video della vernice rimarrà visibile sul sito della Galleria nella pagina dedicata alla mostra.

Immagini (da sinistra a destra):
1. Fabio Colussi, Tramonto a San Giorgio, 2021 - olio su cartone telato - cm 20x40
2. Fabio Colussi,Tramonto veneziano, 2021 - olio su tela - cm 35x45

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Mostra di Fabio Colussi a Venezia con dipinti realizzati dal 2018 al 2020




Dipinto a tecnica mista su MDF di cm 45x45 denominato Covid 19 realizzato da Toni Zanussi nel 2020 Una sezione della mostra di Toni Zanussi a Unterfoering Toni Zanussi ritratto nello studio sul Monte Stella a Tarcento in provincia di Udine Dipinto a tecnica mista su MDF di cm 45x64 denominato Citta invisibile 1 realizzato da Toni Zanussi nel 2014 Toni Zanussi
"L'anima, la terra, il colore. Arte d'azione e di inclusione"


Bürgerhaus di Unterföring (Monaco di Baviera)
20 maggio (inaugurazione ore 19) - 17 luglio 2022

Dopo il grande successo ottenuto di recente al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste, la mostra dell'artista friulano Toni Zanussi (Qualso, Udine, 1952), si trasferisce al Bürgerhaus di Unterföring (Monaco di Baviera), città tedesca gemellata da 14 anni con Tarcento, luogo d'origine dell'artista, che ha già ospitato una tappa più sintetica della rassegna.

La mostra è suddivisa, come a Trieste, in cinque sezioni tematiche scelte da Marianna Accerboni e supportate dai suoi testi. Testimoniano cinquant'anni di attività dell'artista, espressa attraverso una novantina di opere di magnetica suggestione - molte delle quali di dimensioni notevoli, oltre due metri di lunghezza per un metro di altezza - tra acrilici e tecniche miste realizzati su MDF e originali installazioni di ampio respiro. Ad inaugurare la rassegna, saranno il sindaco di UnterföringAndreas Kemmelmeyer e il sindaco di Tarcento Mauro Steccati.

L'esposizione rappresenta una sorta di antologica in cui poter visionare l'arte poetica e sottilmente onirica di Toni Zanussi: dalle tavole ai bidoni e alle casse, dipinti con colori vivaci e solari e con i temi del sogno che raccontano di viaggi lontani, nei territori della mente e del fantastico, attraverso lavori dalle forme più diverse e affascinanti: rettangolari, circolari, a ogiva, realizzati su diversi supporti come sostegni MDF, il legno grezzo delle casse, il metallo dei grandi bidoni.

«La rassegna - spiega Marianna Accerboni - testimonia, in una sorta di orizzonte di luce e di cromatismi accesi, eleganti e al contempo sobri, l'universo creativo e la sperimentazione svolta da Zanussi. In mostra compare infatti un'ampia selezione di opere che raccontano il suo immaginario, stilato secondo una cifra molto personale, armonica e sottilmente dinamica: una pittura sgorgata dal cuore di un artista dal gesto pittorico incantato.

Luminosi e talvolta in controluce, com'è spesso la vita, i suoi lavori ci parlano dell'esistenza reale, trascendendola e idealizzandola attraverso simbolismi iconici e di speranza. In tal senso, sotto il profilo critico, la sua opera si colloca nell'ambito di quel filone espressivo orientato a un'interpretazione della realtà arricchita da suggestioni oniriche, fantastiche, metafisiche e surreali, che ha caratterizzato, in nome della libert à, buona parte dell'arte e persino dell'architettura del Novecento e contemporanea, a partire da Mirò per arrivare alle forme organiche dell'architetto statunitense Frank Gehry"».

Il pubblico potrà così godere di molti suoi lavori, alcuni dei quali inediti: dalle versioni policrome delle città invisibili al recente "Totem omaggio a Mostar" del 2020 che supera, in diagonale, i tre metri, al trittico formato dalle tre opere di forma ogivale "Cosmogonia", "Cosmogonia nero terno" e "Cosmogonia rossa" del 1994. Un'arte dove il male è dissacrato, esorcizzato e superato attraverso composizioni dai colori vivaci, quasi allegri, per portare lo spettatore in una realtà altra, una fuga verso la speranza come nella serie più recente incentrata sul tema della pandemia da Covid-19, che l'artista chiama "invisibile creatura", e ai lirici voli cromatici su Sarajevo e Mostar, che ricordano la tragedia della guerra, cui Zanussi si è sempre opposto.

Il pittore si ispira alla natura e ai suoi cambiamenti, ai colori e alle atmosfere che mutano con l'alternarsi delle stagioni. Immerso nei boschi del monte Stella a Tarcento (Udine), dove l'artista ha costruito il suo studio-atelier, un luogo ospitale, sempre aperto a curiosi e amici, "pittore della cosmogonia e della contaminazione tra materia e realtà sociale, artista del recupero degli sprechi e poeta" come lo ha definito Gillo Dorfles, Zanussi raccoglie da oltre quarant'anni sempre crescenti successi. Le sue opere sono state raccontate da tanti scrittori ed intellettuali ed esposte in giro per il mondo, da Venezia a Miami, Vienna, Amsterdam e Parigi.

Immagini (da sinistra a destra):
1. Toni Zanussi, Covid 19, tecnica mista su MDF cm 45x45, 2020
2. Una sezione della mostra di Toni Zanussi a Unterfoering
3. Toni Zanussi, ritratto nello studio sul Monte Stella (Tarcento, Udine)
4. Toni Zanussi, Citta invisibile 1, tecnica mista su MDF cm 45x64, 2014




Locandina della mostra Leonor Fini Ceramica e Pittura Note e Profumi Leonor Fini segreta
Ceramica e Pittura, Note e Profumi


10 aprile (inaugurazione ore 10) - 03 luglio 2022
MIDeC / Museo Internazionale del Design - Laveno-Mombello (Varese)

Una mostra multimediale di pittura, musica e percezione olfattiva, che prosegue l'indagine sulla personalità e l'arte della grande pittrice (Buenos Aires 1907 - Parigi 1996) attraverso la sua fondamentale formazione giovanile a Trieste. La rassegna è realizzata in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Laveno- Mombello, ideata e curata sul piano critico da Marianna Accerboni e promossa dall'Associazione Foemina APS con la sponsorizzazione tecnica di Ciaccio Arte, dell'Associazione Amalago per la promozione artistica e culturale del Lago Maggiore e di Videoest Trieste. E prosegue, a poco più di 25 anni dalla morte di Leonor, anche attraverso opere mai esposte in assoluto, l'indagine della curatrice sull'arte e la personalità della grande pittrice surrealista, che fu anche costumista, scenografa, incisore, illustratrice e scrittrice di fama e frequentazioni internazionali.

Già presentata con grande successo e con accenti diversi all'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles e di Parigi e al Polo museale del Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste, la mostra - compendiata da una serie di opere non presenti nelle precedenti edizioni - al MIDeC, l'unico Museo al mondo che detiene le preziose ceramiche realizzate nel '51 con decori tratti da disegni della Fini, dalla S.C.I. - Società Ceramica Italiana di Laveno-Mombello: una storica fabbrica attiva in nuce sul territorio già dal 1856 e dal 1953 con una filiale anche in Argentina, fino al 1965, anno in cui avviene la fusione con il gruppo Richard-Ginori e al 1975 con la Pozzi, per chiudere definitivamente nel 2000.

Di Leonor Fini, la rassegna vuole interpretare il temperamento anche approfondendo il suo fondamentale e intenso rapporto con Trieste, luogo d'origine della madre, dove Malvina Braun condusse la figlia all'età di un anno. Qui la pittrice si sarebbe formata sul piano artistico culturale e su quello umano e personale fino all'età di circa vent'anni, rimanendo sempre molto legata alla città, da cui provengono la maggior parte delle opere e dei materiali esposti.

L'interpretazione della personalità della Fini avviene nel contesto della mostra anche attraverso la creazione di due importanti profumi inediti, prodotti per l'occasione e ispirati al temperamento e alla straordinaria esistenza condotta dalla Fini, che amava molto le fragranze e nel 1937 aveva disegnato a Parigi un flacone antesignano e iconico per il profumo Shocking della grande couturiére Elsa Schiapparelli. Il carattere e l'arte della Fini sono interpretati anche attraverso le note musicali di Notturno, solitudine surrealista e Sonata Meditation, brani composti per l'esposizione dal musicista italo-brasiliano Paolo Troni, che ne rappresentano la colonna sonora e saranno diffusi in mostra per tutta la sua durata.

L'esposizione - accompagnata da un esaustivo catalogo dall'elegante veste grafica, con foto e contributi inediti, realizzato dall'Istituto Italiano di Cultura di Parigi e curato da Marianna Accerboni - propone un'attenta selezione di opere della Fini per la maggior parte inedite e rare, a partire dalla sezione dedicata alle ceramiche decorate mediante decalcomanie tratte dai disegni di Leonor o con suoi motivi impressi a stampa: una vera chicca, poiché finora tali manifatture non erano mai state citate nei numerosi cataloghi e volumi d'arte dedicati all'artista.

Si tratta perciò una sezione di grande interesse, che comprende più di una trentina di rare porcellane e terraglie forti e fogli di lavoro della S.C.I. raffiguranti motivi di figure femminili mascherate, Maschere carnevalesche policrome, Gatti, Sfingi e Pagliacci e prodotte intorno al '51 dalla Società Ceramica Italiana (S.C.I.) di Laveno- Mombello. Accanto a tali preziosi materiali, viene esposta anche una matrice in rame per stampa su ceramica con disegni della Fini, incisa a bulino da Marco Costantini, abile artista per anni collaboratore della fabbrica lavenese.

Tali oggetti vengono messi in gran parte a disposizione, oltre che dal MIDeC, dai collezionisti Enrico Brugnoni, Marco Lisè, Francesca Bellorini, Giuseppe Beltrami, Daniela Brisotto e Vincenzo Sogaro, Lena Costantini, Amelia Pozzi: sono pezzi oggi per lo più introvabili perchè, essendo caratterizzati da uno stile assai moderno per l'epoca, allora non furono molto apprezzati dal pubblico, abituato a gusti più classici, e perciò furono presto tolti dalla produzione.

Accanto alle ceramiche, verranno esposti anche rari e per lo più inediti disegni, dipinti, acquerelli, incisioni, illustrazioni, documenti, libri, lettere, foto, video interviste, abiti appartenuti all'artista e un approfondimento sul piano letterario e grafologico della sua personalità, rivelando, oltre al risvolto più intimo e privato della Fini, anche un affondo sul clima culturale della Trieste del Novecento, che tanto avrebbe influenzato la sua arte e i motivi decorativi per le ceramiche stesse, presenti per altro in molti altri suoi lavori: figure muliebri mascherate, gatti e sfingi popolano infatti molti dei vasi, dei piatti e dei servizi da tavola, da caffè e da tè presenti in mostra, inseriti nelle forme innovative create dal designer di origine triestina Guido Andloviz (Trieste 1900 - Grado 1970), per più di trent'anni direttore di produzione della S.C.I.; ma rappresentano pure dei leitmotiv ricorrenti in molti dipinti, disegni e illustrazioni dell'artista.

Tali decori si riferiscono all'immaginario tratto dalla Fini negli anni dell'infanzia e della giovinezza a Trieste. Una città allora avanzatissima e cosmopolita, sospesa tra pensiero mitteleuropeo e suggestioni italiane, dove Leonor visse con la madre e lo zio nella casa dei nonni materni, sempre in compagnia di un gatto, che sarebbe divenuto poi un soggettoprincipe della sua arte. E anche il concetto del mascheramento e l'interesse per le sfingi trovano radici nella sua infanzia trascorsa a Trieste, città natale della madre, Malvina Braun, di ascendenza tedesca, slava e veneziana, che aveva abbandonato a Buenos Aires il marito, Erminio Fini, facoltoso imprenditore di origini beneventane, tiranno e infedele, che avrebbe tentato più volte di riprendersi la figlia, cercando, senza successo, di rapirla a Trieste. Per sventare tali gesti, Leonor da bambina veniva abbigliata da maschietto ed ecco il suo gusto per il mascheramento e il travestimento.

Per non parlare della sfinge, che l'arciduca Massimiliano d'Austria aveva fatto collocare intorno al 1860 sul moletto prospiciente il Castello di Miramare a Trieste, e a cavalcioni della quale Leonor appare fotografata da bambina. Era una figura mitologica che la Fini amava molto, da piccola voleva spesso darle da mangiare, invece che ai cigni del laghetto nel parco del Castello. E più tardi le avrebbe ispirato molte opere. Nel capoluogo giuliano la sua personalità si formò a stretto contatto con quel colto milieu internazionale e d'avanguardia che connotava la città all'epoca, nel cui contesto la giovane pittrice ebbe modo di frequentare assiduamente personaggi triestini suoi coetanei, che sarebbero divenuti famosi a livello mondiale.

Tra questi, per esempio, il futuro gallerista Leo Castelli, il famoso critico, estetologo e artista Gillo Dorfles, Bobi Bazlen, il grande traghettatore della letteratura dell'Est europeo in Italia, e il pittore Arturo Nathan, accanto a Italo Svevo e Umberto Saba. Di particolare interesse, in mostra, saranno il video con le interviste inedite della curatrice a parenti e amici triestini della Fini, tra cui Gillo Dorfles e Daisy Nathan, sorella del pittore, e ad altri personaggi che la conobbero, e un video con l'ultima intervista in italiano alla celebre pittrice.

Nel '36 espone a New York alla Julien Levy Gallery e alla rivoluzionaria mostra Arte fantastica, Dada e Surrealismo al MOMA. E poi a Roma, Parigi e Londra, più volte alle Biennali di Venezia e San Paolo; presente, tra le altre, nelle permanenti di MOMA, Tate Modern, Centre Georges Pompidou. Fino ai primi anni '60 dipinge molti ritratti, tra cui quelli degli amici Genet, Moravia, Carrington, Oppenheim, Morante.

La rassegna, oltre che a Trieste, è già stata presentata con successo all'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles e di Parigi, dove la Fini è molto nota, essendo stata legata ai Surrealisti francesi, il cui linguaggio vanta per altro in Belgio protagonisti internazionali quali Magritte e Delvaux. Nella capitale francese, dov'era chiamata l'Italienne de Paris, Leonor si era trasferita appena ventitreenne, guadagnando rapidamente largo consenso e rimanendovi fino alla morte. Come nelle altre sedi, la mostra sarà sottolineata da un intreccio multimediale di musica e percezione olfattiva, ispirato alla Fini e ideato site specific da Accerboni.

Per tutta la durata della rassegna alcune composizioni surrealiste inedite, create ed eseguite al pianoforte dal musicista italo-brasiliano Paolo Troni, ispirate a Leonor e concepite espressamente per l'esposizione, saranno infatti diffuse quale colonna sonora all'interno del MIDeC. In occasione della rassegna sono stati inoltre ideati da Accerboni due profumi esclusivi in edizione limitata, dedicati all'artista e ispirati alla sua complessa personalità.

Una fragranza intitolata Lolò, il soprannome con cui i famigliari e gli amici chiamavano a Trieste la pittrice nel suo periodo giovanile, impreziosita da glitter in riferimento alla luminosità della sua pittura, verrà diffusa in mostra durante tutto il periodo espositivo, rappresentandone la “colonna olfattiva”. Ispirato al suo "doppio maschile", è stato poi creato Kot, profumo che interpreta quella traccia sottilmente androgina che s'intuisce nella personalità della Fini e che in polacco significa gatto: era il soprannome con cui l'artista chiamava Costantin Jelenski, scrittore e giornalista polacco incontrato a Roma nel '52, che, con Stanislao Lepri, fu una presenza fondamentale e costante nella sua vita fino alla morte di lui, avvenuta nel 1987.

È disponibile in mostra anche il catalogo dall'elegante veste grafica edito dall'Istituto Italiano di Cultura di Parigi per la rassegna. Curato da Marianna Accerboni, è composto da 80 pagine e contiene un centinaio di immagini per la maggior parte inedite mentre i testi sono tutti inediti: l'introduzione è firmata dal Direttore dell'Istituto, lo scrittore e glottoteta Diego Marani (l'ultimo suo libro La città celeste, pubblicato da La Nave di Teseo, è un affascinante atto d'amore per Trieste), gli altri approfondimenti sono di Marianna Accerboni. Maria Grazia Spirito, già direttrice del MIDeC, firma il testo dedicato alle ceramiche e Mauro Galli, direttore dell'AGI - Associazione Grafologica Italiana, Sezione di Trieste, analizza la grafia della Fini accanto a quella degli amici Arturo Nathan, raffinato e importante pittore triestino noto internazionalmente, e Gillo Dorfles, famoso critico, estetologo e artista.

Il volume è piuttosto esaustivo per quanto riguarda la vita, la personalità e l'arte di Leonor e riporta varie notizie inedite su tali temi, derivanti dalle ricerche di Accerboni. È suddiviso in più sezioni: Ritratti e personaggi, Sua Maestà il gatto, L'illustrazione, Le ceramiche, Gli abiti di Leonor, Leonor Fini Arturo Nathan Gillo Dorfles, Un profumo per Leonor e una biografia illustrata da immagini inedite. (Comunicato stampa)




Opera in acciaio inox denominata Statico Dinamico realizzata da Jacques Toussaint nel 2022 Il libro La Conica e altre caffettiere e la caffettiera per Alessi in alluminio lucido di Aldo Rossi del 1988 Opera di Jacques Toussaint denominata Statico Dinamico realizzata nel 2022 in lamiera forata acciaio inox Jacques Toussaint
Passato / Futuro / Estetica / Funzione


04 marzo - 19 marzo 2022
SpazioCavana - Trieste

In mostra oltre 150 pezzi di design della collezione personale dell'artista-designer francese (Parigi, 1947). Formatosi nella sua gioventù parigina a contatto con l'arte informale o, come la chiamavano in Francia, "La seconde École de Paris", ha iniziato la sua attività artistica in Italia nel 1971 dopo aver studiato all'Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts della capitale francese.

I pezzi esposti provengono dal suo archivio storico presente nel Piccolo museo da lui fondato a Pieve del Grappa (Treviso) e costituito, nel corso di più di cinquant'anni di attività, da prototipi di mobili disegnati, tra gli altri, da Enzo Mari, Achille Castiglioni, Ross Littell, Alfred Roth, Werner Max Moser, da pezzi di Alessandro Mendini, Ettore Sottsass, Ed Wettstein, Pierre Aleschinky, Bram Van Velde, Jean Bazaine, Aldo Rossi, Mario Botta, Tapio Wirkkala, Pompeo Pianezzola, Markku Kosonen, Silvia Levenson; da documenti, disegni, stampe, fotografie e da opere d'arte di Emilio Tadini e Gianfranco Pardi.

Oggetti che hanno segnato un'epoca e sono stati raccolti da Toussaint durante una lunga collaborazione con questi designer e artisti e nel corso della sua attività di consulenza con le aziende Bernini, Matteo Grassi, Dimensione Fuoco, Interflex e Arbos tra gli anni Ottanta e Novanta. Accanto a tali materiali compaiono anche cinque sue sculture in acciaio inox spazzolato, eleganti, raffinatamente ingegnose all'insegna del minimalismo e in parte anche mobili, ispirate alla logica creativa dello svizzero Max Bill: poliedrico artista, grafico, architetto e designer, rigoroso, essenziale, razionale e sottilmente lirico, com'è un po' lo stesso Toussaint. Un ciclo, quello scultoreo di Jacques, intitolato "Statico / Dinamico", iniziato nel 1997 e ripreso recentemente e di cui ogni pezzo è realizzato in soli tre esemplari.

"A Pieve del Grappa," - scrive Marianna Accerboni - "nell'antico casolare del Seicento immerso in un paesaggio dal respiro tiepolesco dove vive dal 2000, Jacques Toussaint, colto e raffinato designer francese, contraddistinto da un personale linguaggio affine a una certa essenzialità contemporanea, ha fondato anche il Piccolo museo. Qui organizza mostre e alterna presentazioni del suo archivio storico costituito da prototipi di mobili creati da designer di fama internazionale e da opere d'arte di diversi autori.

Questi oggetti che mi sono appartenuti in passato e hanno ornato i muri delle mie case, - afferma Jacques Toussaint - potrebbero accompagnare oggi qualcun altro in un nuovo percorso. Sono quelli che mi sono stati vicini tanto da far parte del mio ambiente domestico e che si ritrovano sfogliando le pagine di alcune riviste o che sono stati fotografati in molti dei miei cataloghi. Per un artista giovane, evidenziare la propria creatività, permeata dalla cultura del momento, è la priorità che va di pari passo con la ricerca del proprio linguaggio e di una certa visibilità. È successo anche a me negli anni Sessanta - conclude il designer francese - poi tutto cambia, anche questa priorità."

Immagini (da sinistra a destra):
1. Jacques Toussaint, Statico _ Dinamico, acciaio inox, 2022
2. Aldo Rossi, Il libro La Conica e altre caffettiere e la caffettiera per Alessi in alluminio lucido, 1988
3. Jacques Toussaint, Statico_ Dinamico, lamiera forata acciaio inox, 2022




Installazione a tecnica mista di cm 90x110 denominata Moby realizzata da Federico Montagner nel 2021 Dipinto a olio su tela di cm 60x40 denominato Red Helmsm realizzato da Giorgio Rocca 2021 Dipinto ad acrilico su tela di cm 60x60 denominato Mezzogiorno al porto realizzato da Lucia Sarto nel 2018 Opera senza titolo a tecnica mista su cartoncino di cm 42x30 realizzata da Silvia Ciaccio nel 2020 "Acqua"
13 febbraio (inaugurazione online ore 12) - 04 marzo 2022
Galleria d'arte contemporanea Ghetto Et Cetera di Venezia
www.ghetto-etcetera.com

Collettiva di pittura, scultura e fotografia, curata dall'arch. Marianna Accerboni, che vede la partecipazione di 16 artisti italiani e stranieri: In mostra le opere recenti di: Fabio Colussi, Danilo Maggi, Filippo Salvalaggio, Giambattista Longhi, Francesco Possega, Manuela Ulrich, Cristina Meotto, Maria Neola, Roberto Rossi, Giorgio Rocca, Lucia Sarto, Gabriele Sanna, Silvia Ciaccio, H. Caglar Kirti, Fernanda Faggian, Federico Montagner.

La rassegna sarà visitabile anche tramite un servizio di video-visita attivo negli orari di apertura della galleria: tramite una videochiamata il pubblico potrà vedere le opere esposte e conglierne pure i dettagli grazie alle spiegazioni delle nostre guide, che saranno a disposizione anche per rispondere alle domande sia sulle opere che sui servizi offerti. Proprio come avviene dal vivo in galleria.

"La mostra" - scrive Marianna Accerboni - "raccoglie l'interpretazione dedicata da 16 artisti a un elemento fondamentale della natura e della vita di Venezia, l'acqua. In tale ambito tecniche - pittura, scultura e fotografia - e metodologie diverse compongono un coinvolgente microcosmo, in cui si riflettono più linguaggi contemporanei, che molto spesso trovano proprio nella realtà veneziana il soggetto principe. È il caso per esempio di Fabio Colussi, artista triestino di grande professionalità che, attraverso sapienti velature espresse mediante i parametri della tecnica pittorica antica, ci restituisce una laguna intrisa di luce, di sottile poesia e lieve mistero.

Danilo Maggi, fotografo monzese di nascita e veneziano per scelta, coglie con grazia e misura attraverso l'obiettivo fotografico, la luce liquida della Serenissima e le trasparenze che rendono spesso magica e surreale la città, la cui realtà diviene in questo caso il suo riflesso. Omaggio a Moebius s'intitola la stampa fotografica del veneziano Filippo Salvalaggio, che ci offre un'elegante interpretazione quasi pittorica dell'acqua, memore dell'infinito fantasticare, spesso un po' surreale, del grande fumettista e illustratore francese.

Senza interventi in postproduzione è la stampa analogica in bianco e nero su carta baritata di Giambattista Longhi, che ci racconta sapientemente, grazie a un'immagine dal sapore d'antan, una Venezia con l'acqua alta e - tra le righe - la flemma filosofica dei veneziani d.o.c. L'artista più giovane è Francesco Possega, classe 1992, che, attraverso un'immagine fotografica digitale stampata su carta di alta qualità, rappresenta con molta sensibilità la solitudine dell'uomo, simbolizzata dal suo incedere nella pioggia vicino al Canal Grande a Trieste. Anche Manuela Ulrich, fotografa e artista grafica nata a Monaco di Baviera in una famiglia di artisti, affida al bianco e nero il suo raffinato e icastico messaggio dedicato all'acqua, che si rivela di grande efficacia ed eleganza.

L'immagine femminile e l'acqua rappresentano il binomio che incontriamo in due pittrici: Cristina Meotto che, formatasi alla Candid Arts di Londra e alla Scuola Internazionale d'Illustrazione di Sarmede (Treviso), propone una delicata immagine femminile simbolicamente solcata dall'acqua, e Maria Neola, partenopea e figlia d'arte, architetto, grafica e designer che, attraverso il dettaglio di un nudo femminile ambientato al mare, tesse a tecnica mista un elegante elogio del "tempo lento". La donna, ritratta di spalle mentre guarda il mare, è il motivo centrale anche dell'olio dipinto da Roberto Rossi con tocco delicato e un accostamento cromatico molto convincente.

Ma il tema acqua viene interpretato anche attraverso una figura maschile con indosso un'iconica giacca di uno storico brand, da Giorgio Rocca, che con classica maestria interpreta così l'arte del navigare. Anche Lucia Sarto, formatasi artisticamente fra Venezia e Torino, racconta l'acqua mediante un'immagine della tradizione figurativa, in cui colore e luce nobilitano una composizione dal taglio prospettico perfetto. Un segno intrigante e molto originale caratterizza l'opera del pittore sardo Gabriele Sanna che, avvalendosi di un'emanazione contemporanea del concetto di pointillisme tradotta nella suddivisione in più segmenti della superficie pittorica, illustra l'elemento liquido.

Di grande raffinatezza, la tecnica mista sospesa tra informale e astratto della milanese Silvia Ciaccio, anche lei figlia d‘arte, che lavora con carte veline, carte da stampa, acciaio corten e colori acrilici, a comporre una realtà altra dal sapore squisitamente concettuale, che si specchia nel suo riflesso attraverso il plexiglass. L'elemento liquido, è individuato come vivace astrazione e vibrante sintesi grafica da H. Caglar Kirti, giovane artista turco che oggi risiede a Bari, già apprezzato in prestigiose sedi espositive per la sua sperimentazione sul segno, il colore e la forma.

Nell'ambito della ricerca astratta procede anche la veneziana Fernanda Faggian, presente con un'opera in cui al colore intreccia sabbie e oggetti per trasferirci il suo "profumo del mare" attraverso un apporto molto interessante e personale. Assai personale e raffinato nei dettagli è infine, last but not least, il bassorilievo dello scultore friulano Federico Montagner, che interpreta in modo originale e contemporaneo il moto ondoso attraverso una candida trama che ne richiama il ritmo.

Immagini (da sinistra a destra):
1. Federico Montagner, Moby, installazione a tecnica mista cm 90x110, 2021
2. Giorgio Rocca, Red Helmsm, olio su tela di cm 60x40, 2021
3. Lucia Sarto, Mezzogiorno al porto, acrilico su tela cm 60x60, 2018
4. Silvia Ciaccio, opera senza titolo, tecnica mista su cartoncino cm 42x30, 2020




Dipinto a olio su tela di cm 30x50 realizzato da Fabio Colussi nel 2018 denominato Luci in laguna Dipinto a olio su tavola di cm 105x65 realizzato da Fabio Colussi nel 2020 denominato Notturno Dipinto a olio su tela di cm 30x50 realizzato da Fabio Colussi nel 2019 denominato Tramonto Fabio Colussi. Il pittore del mare
.. Salone d'Arte di Trieste
18 dicembre 2021 - 16 gennaio 2022 (proroga al 6 febbraio)
05 dicembre (inaugurazione) - 31 dicembre 2020

Rassegna dedicata dal pittore triestino al tema prediletto della veduta marina, introdotta da Gabriella Pastor, interpretata sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni. In mostra 21 oli su tela e su tavola inediti, realizzati con grande maestria tra il 2018 e il 2020. In contemporanea all'apertura della mostra il video della presentazione fruibile su www.facebook.com/marianna.accerboni, www.youtube.com/user/MariannaAccerboni e sul sito dell'artista (www.fabiocolussi.com).

"In questa esposizione" - scrive Marianna Accerboni - "Colussi ricostruisce con delicata e calibrata vena lirica il fascino del mare della sua città, Trieste, accostandolo anche a quello di Venezia. La medesima, sottile inclinazione neoromantica, intrecciata a una personale e sensibilissima vena cromatica e a una grande abilità tecnica, caratterizza le sue vedute. Così l'artista sa catturare l'ineffabile luce del nostro golfo, quella magica della Serenissima e la pace della laguna, consegnandoci un angolo di mondo, in cui poter sognare ancora, grazie al prezioso virtuosismo di questo poeta del paesaggio.

Memore di una vena neoclassica, che appartiene culturalmente a Trieste, l'artista prosegue in modo del tutto personale l'antica tradizione di pittori e vedutisti attivi a Venezia nel '700 quali Francesco Guardi e Canaletto, vicino al primo per ispirazione poetica e al secondo per l'interpretazione più razionale dei luoghi. Ma, agli esordi, Colussi ha guardato anche ad altri artisti, in questo caso giuliani, come Giuseppe Barison, Giovanni Zangrando, Ugo Flumiani e Guido Grimani, tutti in un modo o nell'altro legati alla grande tradizione pittorica e coloristica veneziana, che rappresentava un importante punto di riferimento, nel secondo ottocento e nel primo novecento, accanto all'Accademia di Monaco, per i pittori triestini.

Altro fulcro fondamentale fu infatti per loro anche la cultura austro-tedesca. E non a caso nelle opere di molti di questi, così come in quella di Colussi, compare spesso una luce azzurro-grigia, che più che un colore rappresenta un'atmosfera, una sorta di evocazione di quello "sturm und drang" (tempesta e impeto), che nel mondo germanico pose le basi del Romanticismo: punti di riferimento che costituiscono delle interessanti chiavi di lettura della pittura dell'autore triestino, in particolare per quanto riguarda la sua interpretazione del tema della veduta marina, che sa rivisitare attraverso intuizioni, luminosità e ispirazioni che alludono istintivamente anche alla cultura visiva mitteleuropea.

Dotato di un talento naturale, che ha saputo coltivare nel tempo con passione e tenacia, Colussi è riuscito a delineare una propria maniera intensa e precisa, ma nel contempo sobria ed essenziale. Che fa vivere il paesaggio soprattutto della luce (diurna o notturna che essa sia), ottenuta attraverso ripetute e raffinate velature e un cromatismo deciso ma morbido. Equilibrio e sensibilità caratterizzano i suoi dipinti, nei quali il pittore sa legare molto armoniosamente il linguaggio del passato con le esigenze di linearità di quello moderno. Ne escono delle vedute marine spesso incorniciate da luminosi paesaggi urbani, composizioni che poggiano la loro veridicità sulla storia e sulla luce e in cui le antiche e raffinate architetture si fondono con un cielo e un mare intensamente azzurri, che riflettono e suggeriscono, sempre mediante la luce, un senso di pace e atarassia, che appare anche nei dipinti dedicati alla laguna".

Fabio Colussi (Trieste, 1957) è in un certo senso autodidatta, poiché si è formato studiando i grandi pittori triestini del passato, sospesi tra la lezione artistica della pittura veneziana e quella proveniente dalla cultura mitteleuropea. Dipinge i primi acquerelli a 4 anni, i temi sono paesaggi, boschi e figure realizzati anche a pastelli a cera; più tardi approccia la tempera e l'acrilico, per poi passare nei primi anni Novanta all'olio su tela e su tavola, tecnica ora prediletta, che non ha più abbandonato. Per realizzare i suoi lavori, trae spunto dagli schizzi annotati su un taccuino che porta sempre con sé e che talvolta sono implementati, per quanto riguarda le architetture, da appunti fotografici. Colussi è presente con le sue opere in collezioni private in Italia e all'estero (Stati Uniti, Germania, Spagna e Australia). Ha esposto a livello nazionale ed europeo e recentemente a Bruxelles, in Croazia e Montenegro, suscitando grande consenso.

Immagini (da sinistra a destra):
1. Fabio Colussi, Luci in laguna, olio su tela cm 30x50, 2018
2. Fabio Colussi, Notturno, olio su tavola cm 105x65, 2020
3. Fabio Colussi, Tramonto, olio su tela cm 30x50, 2019

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"Visione di Trieste" (dipinto di Vittorio Robba)




Dipinto in acrilico su tela di cm 60x80 denominato Corner News-Grocery Store realizzato da Donatella Chiara Bedello nel 2021 Dipinto in acrilico su tela di cm 70x100 denominato Sky Chief 7 realizzato da Luigi Rocca nel 2015 Luigi Rocca | Donatella Chiara Bedello
Two painters in a bubble


28 novembre 2021 - 14 gennaio 2022
Galleria d'arte contemporanea Ghetto Et Cetera - Venezia
www.ghetto-etcetera.com

Doppia personale di Luigi Rocca e Donatella Chiara Bedello, lui friulano, lei torinese, attivi a Venezia da molti anni nel segno di una personale e virtuosa interpretazione dell'Iperrealismo. La mostra sarà inaugurata online il 5 dicembre alle ore 12 con introduzione dell'arch. MariannaAccerboni in diretta streaming, che rimarrà accessibile sul sito della Galleria. In mostra una ventina di opere, tra acrilici su tela e stampe fine art, realizzate dal Maestro Rocca tra il 2015 e il 2016, dalla Bedello negli ultimi due anni. Di Rocca saranno inoltre esposte alcune lampade create con materiali di recupero, inserendo anche pezzi particolari della Harley Davidson, e riproducenti il rumore della moto.

"In tempi di pandemia," - scrive Marianna Accerboni - "non si eseguono in una grande bolla protettiva soltanto concerti live - come quelli diffusi dalla band The Flaming Lips in varie parti del mondo - ma anche quadri. Ed è con questo spirito, che allude di certo anche all'alveo di concentrazione in cui sono immersi gli artisti quando lavorano, che sono stati eseguiti i dipinti di Luigi Rocca e Donatella Chiara Bedello, lui friulano, lei torinese, attivi a Venezia da molti anni nel segno di una personale e virtuosa interpretazione dell'Iperrealismo.

Che coglie attimi fuggenti del vivere quotidiano negli Stati Uniti con una destrezza di tocco incredibile, che in Rocca si fa tensione alla ricerca del perfezionismo assoluto nell'ambito di una realtà che travalica e supera il reale, mentre la Bedello concede spazi di luce anche al lessico espressionista, da cui trae momenti di libero sentire e agire. Due artisti di talento che dalla lezione iperrealista - che trova il suo più immediato precedente nel gioco della pop art, figlia dell'America così come lo è stato dai primi anni Settanta l'Iperrealismo stesso, - sanno far scaturire la luce, valenza di cui sono capaci solo i grandi interpreti dell'arte.

Inoltre il razionale fantasticare di Rocca - pittore presente da oltre vent'anni nelle prestigiose gallerie Mensing, che espongono le sue opere con successo in diverse città tedesche - non finisce di stupire, al di là dello stile prediletto, poiché il pittore riesce a estrapolare dalla propria passione per le moto Harley Davidson, soggetti di molti suoi dipinti, anche dei pezzi che, uniti ad altri materiali di recupero, vanno a formare delle originali lampade postmoderne e surreali, luminose e sonore, alcune delle quali riproducono anche il rumore della Harley. Ed ecco palesarsi nuovamente il concetto di libertà, del libero agire che diverte e stupisce mentre la luce, che abbaglia e intride le opere di ambedue gli artisti, - conclude il critico - scaturisce come un'avvenente prima donna dal loro felice pennello, esprimendo il loro talento, figlio della modernità e di un lavoro certosino e tenace".

Immagini (da sinistra a destra):
Donatella Chiara Bedello, Corner News-Grocery Store, acrilico su tela cm 60x80, 2021
Luigi Rocca, Sky Chief 7, acrilico su tela cm 70x100, 2015

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Atlante americano, di Giuseppe Antonio Borgese (Recensione di Ninni Radicini)




Dipinto a olio su tela di cm 50x100 denominato Trieste di notte realizzato da Fabio Colussi nel 2019 Dipinto a olio su tela di cm 35x45 denominato Vele al tramonto realizzato da Fabio Colussi nel 2019 Fabio Colussi. La poesia del mare
24 novembre (inaugurazione ore 18) - 15 dicembre 2021
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Il fascino del mare di Trieste accostato a quello di Venezia in una rassegna di oli su tela e su tavola di Fabio Colussi, a cura di Marianna Accerboni. "L'evoluzione coerente e appassionata del lavoro pittorico di Colussi, - scrive Marianna Accerboni - ha condotto l'artista dalla narrazione attenta e delicata della veduta marina verso traguardi sempre più elevati, raggiunti attraverso un'interpretazione del paesaggio d'acqua sottilmente poetica e intrisa di molteplici valenze luministiche. Affascinato dal mare, ritratto sempre in momenti di quiete e perciò rasserenanti, il pittore ci offre un idillio sottile e al contempo profondo con la natura, che si estrinseca nei notturni sull'acqua veneziani, in cui un sogno lieve solca la veduta, o nei tramonti infuocati che rendono l'orizzonte marino unico a Trieste, com'ebbe occasione di notare alcuni anni fa il celebre architetto Richard Rogers.

Anche se il diapason emotivo più alto, quello che forse colpisce maggiormente l'emotività del fruitore, Colussi lo raggiunge in certe sue intense descrizioni come accade per esempio nel dipingere il tramonto sulla rocca di Duino. Un'opera che ci rende più agevole capire come mai quel luogo e quelle atmosfere furono così amate da un grande poeta germanico quale Rilke e che ci rimanda anche alle visioni di Caspar David Friedrich, il più significativo pittore romantico tedesco. Risuona in quei tocchi di pennello di Colussi, in quelle meditate velature tutta la luce neoromantica che un attento sensore, qual è l'artista triestino, della nostra cultura visiva e delle molteplici matrici culturali dell'estremo Nord Est italiano, intuisce ed esprime, assieme agli echi della grande tradizione pittorica e luministica veneziana."

Immagini (da sinistra a destra):
Fabio Colussi, Trieste di notte, olio su tela cm 50x100, 2019
Fabio Colussi, Vele al tramonto, olio su tela cm 35x45, 2019




Panorama della mostra La bellezza per la bontà, l'arte aiuta la vita
27 novembre (inaugurazione ore 18) - 12 dicembre 2021
Sede della Comunità Greco-Orientale di Trieste
www.premiobonta.it

Ventiduesima edizione della mostra organizzata a favore del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole onlus, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore, introdotta dalla curatrice Marianna Accerboni. Alla rassegna, accompagnata da un esaustivo catalogo, prendono parte 33 artisti tra pittori triestini, di altre città italiane e stranieri.

Espongono: Alda Baglioni, Paolo Barducci, Donatella Bartoli, Nadia Bencic, Diana Bosnjak Monai, Alessandro Calligaris, Giorgio Cappel, Luisia Comelli, Bruna Daus Medin, Elsa Delise, Arturo D'Ascanio, Fulvio Dot, Tullio Fantuzzi Artu, Carla Fiocchi, Silva Fonda, Carolina Franza, Holly Furlanis, Paolo Giorio, Flavio Girolomini, Monica Kirchmayr, Paola Martinella, Giulia Noliani Pacor, Maria Pia Mucci, Marta Potenzieri Reale, Claudia Raza, Svyatoslav Ryabkin, Giancarlo Stacul, Erika Stocker Micheli, Marina Tessarotto, Fabrizio Vascotto, Meri Zanolla, Livio Zoppolato, Serena Zors. (Estratto da comunicato stampa)

Presentazione della edizione 2020




Studio per un bronzetto a carboncino e tecnica mista di cm. 50x70 della serie I ritmi realizzato da Pino Corradini negli anni 2000 Opera in bronzo con alta cm. 100 denominata Ritmo 2 realizzata da Pino Corradini negli anni 2000 Opera in bronzo con altezza di cm 100 denominata Ritmo realizzata da Pino Corradini negli anni 2000 Pino Corradini
"La materia e il segno"


13 novembre (inaugurazione dalle ore 17) - 26 novembre 2021
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Personale dello scultore Pino Corradini, a cura dell'architetto Marianna Accerboni: in mostra una ventina di opere, tra bronzi per lo più inediti e bozzetti a pastello e tecnica mista. "Interpretando il mondo circostante e la vita attraverso la terza dimensione e il segno," - scrive Marianna Accerboni - "Pino Corradini, classe 1927, capodistriano di nascita e attivo a Trieste fin da giovane, ha costruito, mediante questa preziosa facoltà, la propria strada nel campo dell'arte. Dopo aver iniziato come pittore e proseguito anche come incisore, attività svolte dal 1950, all'inizio degli anni Settanta imbocca la via della scultura, che compendia (e prepara) avvalendosi di un segno svettante e rapido, che ritroviamo nelle sue opere su carta esposte in mostra e realizzate a carboncino e tecnica mista una decina di anni fa.

Altrettanto essenziali sono i suoi lavori recenti in bronzo, materia che l'artista domina con grande professionalità e sicurezza, affidando al lessico espressionista il proprio messaggio. Affinatosi negli anni Cinquanta grazie alla frequentazione della Scuola Libera di figura del Museo Revoltella sotto la guida prima di Edgardo Sambo e poi di Nino Perizi, della Scuola Libera dell'acquaforte Carlo Sbisà e dell'Accademia estiva di Salisburgo (fondata da Oskar Kokoschka nel '53) sotto la direzione dello scultore di origini capodistriane Oreste Dequel, Corradini dimostra di aver accolto quella lezione che nel Novecento, a livello internazionale, ha letteralmente liberato il segno e le forme dall'identificazione tautologica con il reale.

Per lasciare spazio agli artisti più sensibili e maturi di esprimersi senza costrizioni, al di là della visione consueta. Dinamismo e luce sono due aspetti che incontriamo nelle sue sculture perchè le forme create dall'artista sembrano anelare con slancio verso nuovi mondi, nuovi miti, nuovi orizzonti, coadiuvati in tale propensione dal bronzo che si fa appunto luce, sapientemente lucidato in questo senso e a questo fine.

Rimanendo aderente a una personale interpretazione armonica ed equilibrata dell'onda espressionista che ha invaso parte degli atelier degli scultori del Novecento, da Matisse a Picasso, da Boccioni a Modigliani, a Brancusi ed Henry Moore, lontano dai miti e dagli esempi, l'artista ha dimostrato sempre di saper comporre un colto linguaggio espressivo personale, che rimarrà testimonianza indelebile di un'epoca e della sua cultura visiva, attestandosi" - conclude il critico - "sulla cifra dell'eleganza e di una misura sobria e convincente, che lo colloca tra i migliori professionisti della terza dimensione della nostra area del Nord Est".

Immagini (da sinistra a destra):
1. Pino Corradini, Studio per un bronzetto della serie I ritmi, carboncino e tecnica mista cm. 50x70, anni 2000
2. Pino Corradini, Ritmo 2, bronzo h. cm. 100, anni 2000
3. Pino Corradini, Ritmo, bronzo h. cm 100, anni 2000




Dipinto olio su tela di cm 20x50 denominato Notturno realizzato da Fabio Colussi nel 2015 Fabio Colussi
La Serenissima


24 ottobre (inaugurazione ore 12.00) - 12 novembre 2021
Galleria d'arte contemporanea Ghetto Et Cetera - Venezia
www.ghetto-etcetera.com

Mostra personale del pittore triestino Fabio Colussi, curata dell'arch. Marianna Accerboni. In mostra venti oli su tela e cartone telato realizzati tra il 2013 e il 2021.

Immagine:
Fabio Colussi, Notturno, olio su tela cm 20x50, 2015




Dipinto ad acquerello di cm 31x22 denominato Il fotografo realizzato da Leonor Fini negli, anni '60, collezione privata Trieste Foto di Leonor Fini a Parigi negli anni Cinquanta Dipinto a olio su tela di cm 25.8x34.8 denominato Patisseries realizzato da Leonor Fini nel 1929, collezione privata Leonor Fini. Memorie triestine
06 ottobre (inaugurazione) - 04 novembre 2021
Istituto Italiano di Cultura di Parigi

Mostra organizzata dall'Istituto italiano di cultura di Parigi nel 25esimo anniversario dalla scomparsa di Leonor Fini. In occasione del vernissage, la curatrice della mostra, l'Architetto Marianna Accerboni presenterà le sue scelte espositive. Seguirà un concerto al pianoforte di alcune composizioni surrealiste inedite create dal musicista italo-brasiliano Paolo Troni e ispirate all'artista.

L'esposizione inaugura un ciclo di manifestazioni dedicate alla città giuliana, intitolato "Insaisissable Trieste", l'evanescente, sfuggente Trieste. Tali appuntamenti prevedono l'11 ottobre l'incontro "Sguardi su Trieste" con gli scrittori Dušan Jelincic, Pino Roveredo, Piero Spirito e Mary Barbara Tolusso; il 20 "Trieste città scientifica" con Luca Caracciolo, direttore di Limes, Stefano Ruffo, direttore della Sissa, e Atish Dabholkar, direttore ICTP; il 25 un approfondimento su Biagio Marin, poeta vernacolare, con i musicologi Laurent Feneyrou e Pietro Milli, che presentano la sua opera tradotta per la prima volta in francese; il 27 la proiezione de "Lo stadio di Wimbledon", girato a Trieste e introdotto dal critico letterario Fulvio Senardi. Nell'occasione l'Istituto Italiano di Cultura di Parigi ha editato anche un elegante ed esaustivo catalogo della mostra. (Estratto da comunicato stampa)

Immagini (da sinistra a destra):
1. Leonor Fini, Il fotografo, acquerello cm 31x22, anni '60, coll. privata, Trieste
2. Leonor Fini a Parigi negli anni Cinquanta
3. Leonor Fini Patisseries, olio su tela cm 25.8x34.8, 1929, coll. privata

Presentazione della mostra di Leonor Fini a Trieste (26 giugno - 19 settembre 2021)





Dipinto a olio su tavola di centimetri 50x70 denominato Controluce su fiori di campo realizzato da Bruna Naldi nel 2021 Dipinto a olio su tela di cm 40x50 denominato Genzianelle realizzato da Bruna Naldi nel 2021 Bruna Naldi
"Fiori"


19 agosto (inaugurazione ore 19.00) - 01 settembre 2021
Sala Comunale d'Arte - Trieste

Mostra personale della pittrice triestina Bruna Naldi, che sarà introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. Esposta più di una ventina di opere realizzate di recente a olio su tavola. "La poesia non si esprime soltanto attraverso le parole, ma anche attraverso le immagini: è il caso" - scrive Marianna Accerboni - "di Bruna Naldi, artista triestina dal ricco curriculum espositivo con alle spalle un'attività più che ventennale, che dipinge opere intrise di luce e spesso dorate dal sole, dedicate esclusivamente ai fiori. Dai quali emana un messaggio estremamente positivo, quasi un elegante inno alla vita scritto con il pennello. Che la Naldi sa usare molto bene, essendosi affinata, attraverso la frequentazione di più scuole, anche se di recente nella sua pittura si è fatto strada uno stile più libero e morbido, come se la pittrice si fosse emancipata un po' alla volta da qualsiasi tipo d'influenza.

L'accuratezza del gesto pittorico, il senso poetico, la misura intesa come rapporto armonico fra le parti e la valenza luministica rappresentano dei fattori costanti nei lavori dell'artista che, mediante l'uso di sapienti velature, sa donare ai suoi fiori una trasparenza sempre più accentuata. Naturalmente ciò comporta un notevole impegno di tempo poiché la Naldi impiega all'incirca un mese per portare a compimento un'opera, pur lavorando a più dipinti contemporaneamente. In mostra incontriamo, tra le altre, delle composizioni di ellebori bianchi di notevole esecuzione e finezza compositiva, dei fiori di glicine e delle peonie dallo slancio vivo e interessante e delle viole di grande intensità, mentre anche le composizioni di fiori di campo trovano nelle tele più recenti un rinnovato vigore compositivo.

Nell'ottica, consueta a quest'artista, di dipingere senza risparmiarsi secondo le regole cardine della composizione tradizionale - sempre aperta però a nuove soluzioni -, sottolineate dalla sua capacità di far scaturire da accostamenti cromatici brillanti la luce. Fattore questo che ha rappresentato fin dal passato più remoto un elemento fondamentale della pittura di qualità e che, nel caso della Naldi, ha contribuito all'attribuzione alla sua attività artistica di numerosi premi e riconoscimenti."

Immagini (da sinistra a destra):
1. Bruna Naldi, Controluce su fiori di campo, olio su tavola cm. 50x70, 2021
2. Bruna Naldi, Genzianelle, olio su tela cm. 40x50, 2021




Cartolina realizzata da Leonor Fini Dipinto ad acquerello su carta di cm 26x34 realizzato da Leonor Fini denominato Gatto seduto Incontro su "Leonor Fini, Dorfles e Nathan. Grafia a confronto"
13 agosto 2021, ore 18.30
Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste

Nell'ambito della mostra "Leonor Fini. Memorie Triestine". Interverrà, con la conduzione della curatrice Marianna Accerboni, Mauro Galli, già presidente dell'Associazione Grafologica Italiana - Sezione di Trieste. Autore di analisi della scrittura e grande viaggiatore, Galli parlerà della personalità della Fini, esaminata attraverso la sua grafia in rapporto alle grafie e al temperamento degli amici artisti Nathan e Dorfles, la cui analisi è esposta in mostra.

Nel corso dell'appuntamento verranno infatti messe a confronto le analisi dettagliate e scientifiche della scrittura di questi tre pittori visionari, molto rappresentativi del milieu artistico culturale della Trieste degli anni Venti: città allora avanzatissima e cosmopolita, in cui la Fini si formò a stretto contatto con alcuni triestini suoi coetanei, che sarebbero divenuti famosi a livello mondiale come, oltre a Dorfles e Nathan, il futuro gallerista Leo Castelli, Bobi Bazlen, il grande traghettatore della letteratura dell'Est europeo in Italia, Svevo e Umberto Saba. L'appuntamento conferma le principali finalità della rassegna: decrittare l'intenso legame della Fini con la sua città e l'importanza della sua formazione culturale e artistica in tale contesto; rappresentare anche un approfondimento sul clima culturale della Trieste del Novecento. (Estratto da comunicato ufficio stampa Studio Pierrepi)

Immagini (da sinistra a destra)
1. Cartolina opera di Leonor Fini, Le prestidigitateur, senza data
2. Leonor Fini, Gatto seduto, acquerello su carta di cm 26x34




Leonor Fini segreta
Nel ricordo inedito delle cugine triestine Lilly e Annamaria Frausin


23 luglio 2021, ore 18.30
Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste

Nell'ambito della mostra "Leonor Fini. Memorie Triestine", Lilly Frausin e Annamaria Frausin Sadar, cugine triestine della pittrice e uniche parenti della Fini, verranno intervistate dalla curatrice Marianna Accerboni per svelare, in un racconto inedito, gli aspetti più personali del suo temperamento e di una vita d'eccezione. La dimestichezza di Lilly e Annamaria Frausin nei confronti dell'artista era dovuta anche al fatto che la loro madre, Mary, oltre ad essere una parente di Leonor, era molto amica sia della mamma della pittrice, Malvina, sia delle stessa Leonor, che si recava molto spesso a trovare nella sua casa di Parigi, dove la pittrice viveva in un singolare ménage a trois con Costantin Jelenski, scrittore e giornalista polacco incontrato a Roma nel '52, e con il nobile Stanislao Lepri, diplomatico italiano, che per lei rinunciò alla carriera, e pittore surrealista, conosciuto nel 1941. Mary Frausin riceveva spesso degli affettuosi doni da Leonor e intrattenne con lei un fitto contatto epistolare durato anni. (Estratto da comunicato stampa)




Locandina della mostra dedicata a Leonor Fini a Trieste 2021 Leonor Fini
Memorie Triestine


26 giugno (inaugurazione ore 21) - 22 agosto 2021 (prorogata fino al 19 settembre 2021)
Polo museale del Magazzino 26 (Porto Vecchio di Trieste)

A 25 anni dalla morte di Leonor Fini, pittrice surrealista, ma anche costumista, scenografa, incisore, illustratrice e scrittrice di fama e frequentazioni internazionali, a Trieste la mostra multimediale di pittura, luce, musica e percezione olfattiva, propone una rilettura del tutto inedita della personalità e della creatività dell'artista (Buenos Aires 1907 - Parigi 1996), analizzando il suo intenso e fondamentale rapporto con la città d'origine della madre. Trieste appunto, dove Malvina Braun condusse la figlia all'età di un anno e dove Leonor si formò sul piano artistico culturale e su quello umano e personale fino all'età di circa vent'anni, rimanendovi sempre molto legata.

Ideata e curata sul piano critico da Marianna Accerboni, la rassegna è promossa dall'Associazione Foemina APS in coorganizzazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste, in collaborazione con la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia, con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Laveno-Mombello (Varese) e il MIDeC - Museo Internazionale del Design Ceramico di Laveno-Mombello e la Media partnership del quotidiano Il Piccolo/GEDI Gruppo Editoriale.

Grazie a una ricca sequenza di testimonianze per la maggior parte inedite e rare (disegni, dipinti, acquerelli, incisioni di Leonor, porcellane decorate e bozzetti per le stesse, documenti, libri, affiche, lettere, foto, video interviste, abiti appartenuti all'artista e a un approfondimento sul piano letterario e grafologico della sua personalità), l'esposizione rivela, attraverso un totale di circa 250 pezzi, oltre al risvolto più intimo e privato della Fini, anche un approfondimento sul clima culturale della Trieste del Novecento. Una città allora avanzatissima e cosmopolita, sospesa tra pensiero mitteleuropeo e suggestioni italiane, dove Leonor visse nella casa materna, sempre in compagnia di un gatto, che sarebbe divenuto poi il leitmotiv principe della sua arte.

La sua personalità si formò così a stretto contatto con quel colto milieu internazionale e d'avanguardia che connotava la città all'epoca, nel cui contesto la giovane pittrice ebbe modo di frequentare assiduamente personaggi triestini suoi coetanei, che sarebbero divenuti famosi a livello mondiale. Tra questi, per esempio, il futuro gallerista Leo Castelli, il famoso critico, estetologo e artista Gillo Dorfles, Bobi Bazlen, il grande traghettatore della letteratura dell'Est europeo in Italia, e il pittore Arturo Nathan, accanto a Italo Svevo e Umberto Saba. Di particolare interesse, in mostra, sono il video con le interviste inedite della curatrice sulla Fini a Dorfles, a Daisy, la sorella di Nathan, e ad altri personaggi che la conobbero, e la sezione dedicata alle porcellane e alle terraglie forti decorate con decalcomanie tratte dai disegni di Leonor, finora mai citate nei numerosi cataloghi dedicati all'artista.

Dopo Trieste, la rassegna - già presentata con successo all'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, dove la Fini è molto nota, essendo stata legata ai Surrealisti francesi, il cui linguaggio vanta in Belgio protagonisti internazionali quali Magritte e Delvaux - sarà allestita dal 7 ottobre al 12 novembre all'Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Città in cui la pittrice, l'Italienne de Paris, come veniva chiamata in Francia, si era trasferita appena ventitreenne, guadagnando rapidamente largo consenso e rimanendovi fino alla morte. Come nelle altre sedi, la vernice sarà sottolineata da una performance multimediale di luce e musica e, a Trieste, anche olfattiva, ispirata alla Fini e creata site specific da Accerboni.

Sarà realizzata una macroproiezione luminosa, mentre verranno eseguite da Sara Zoto alla viola, alcune composizioni surrealiste inedite create dal musicista italo-brasiliano Paolo Troni, ispirate a Leonor e concepite espressamente per la rassegna, che saranno quindi diffuse quale colonna sonora all'interno della sede espositiva durante tutta la durata della mostra. In occasione della rassegna è stato inoltre creato un profumo in edizione limitata dedicato all'artista e ispirato alla sua complessa personalità. Intitolata Lolò, il soprannome con cui i famigliari e gli amici la chiamavano a Trieste nel suo periodo giovanile, la fragranza, impreziosita da glitter in riferimento alla luminosità della sua pittura, verrà diffusa in mostra durante tutto il periodo espositivo, rappresentandone la “colonna olfattiva” e per tutte le signore ci sarà un piccolo cadeau con il profumo.

La mostra si situa in un ciclo di manifestazioni, ideato e curato da Accerboni e dedicato a personaggi internazionali della cultura triestina del ‘900, iniziato con la mostra Arturo Nathan. Silenzio e luce, concepita per celebrare il pittore anglo-indo-triestino, grande amico di Leonor e di Dorfles, e proseguito con l'Incontro multimediale con Umberto Saba per ricordare il centenario dell'inizio dell'attività a Trieste della libreria di uno dei maggiori poeti italiani del ‘900, e con la mostra Il segno rivelatore di Gillo, dedicata al grande critico e pittore triestino.

Il percorso prosegue ora a Trieste con la mostra sulla Fini, che poi si trasferirà a Parigi, per testimoniare anche il particolare milieu culturale d'avanguardia e cosmopolita della Trieste del primo Novecento e tra le due guerre. Nathan, Saba, Dorfles e la Fini sono infatti delle personalità che negli anni Venti e Trenta si conobbero e si frequentarono a Trieste assieme a Bobi Bazlen, Leo Castelli e Svevo, prima di decollare verso l'internazionalità. Tutte le manifestazioni del ciclo presentano un'impronta multimediale, proponendo a ogni inaugurazione una diversa performance di luce e musica, creata da Accerboni site specific per ogni sede.

In mostra sono presenti un'ottantina tra disegni, acquerelli, oli, chine e incisioni e un rarissimo libro, un Carnet des chats edito nel 1972 dalla Galleria Lambert Monet di Ginevra e contenente 49 riproduzioni di straordinari disegni realizzati con pennarelli colorati, in cui la Fini reinterpreta in chiave favolistica la figura del gatto - che lei considerava una sorta di divinità -, trasformando i felini nei personaggi più disparati, come in una sorta di inesauribile, magico racconto fantastico. Il volume è il primo esempio di quell'attività grafica per l'editoria a tema felino, cui l'artista si dedicò negli anni '70, attività di grafica libraria che si sarebbe poi diradata negli anni '80.

Le opere esposte sono quasi tutti lavori donati dalla pittrice agli amici e ai parenti triestini più cari e perciò si tratta di lavori particolarmente significativi e in gran parte inediti. Tra i pezzi esposti compaiono per esempio quelli donati da Leonor alla cugina triestina Mary Frausin, cui la pittrice era legatissima, e quelli scelti a suo tempo per la propria collezione privata da Eligio Dercar, il gallerista di fiducia della Fini a Trieste, che ogni anno si recava nell'abitazione parigina dell'artista per acquistare numerosi suoi lavori.

In mostra anche la ricca collezione di opere - molte fuori commercio e prove d'autore - regalate all'amico triestino Giorgio Cociani, al quale la pittrice era unita dalla passione per i gatti e con il quale aveva intrattenuto per circa vent'anni una fitta corrispondenza. E quasi una trentina fra lettere e cartoline inedite, spesso “istoriate” dalla pittrice con disegni e collage, inviate a Cociani, vengono ora esposte accanto a importanti e rari libri d'arte a lei dedicati, affiche di sue prestigiose personali, documenti, foto e a una vasta e pluridecennale rassegna stampa italiana e straniera, che sarà consultabile in mostra dai visitatori. Presenti inoltre alcune lettere di Nathan, alcuni stralci di lettere di Gillo Dorfles, altra corrispondenza e vari preziosi capi d'abbigliamento appartenuti alla Fini.

Lungo il percorso espositivo sono messi in dialogo anche tre dipinti molto importanti: uno della Fini, uno di Nathan e uno di Dorfles, a testimoniare simbolicamente la loro affinità elettiva, la pittura introspettiva e visionaria che li accomunava e la loro grande amicizia. Nella stessa ottica di approfondimento e comparazione delle tre personalità, sarà esposta un'indagine grafologica dei tre artisti, corredata di grafici ed eseguita da Mauro Galli dell'Associazione Grafologica Italiana - Sezione di Trieste, accanto a un'analisi sullo stile epistolare degli stessi, a cura di Cristina Benussi, già preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Ateneo giuliano.

Di grande interesse anche la sezione che comprende una ventina di rare porcellane e terraglie forti e bozzetti con motivo di figure femminili mascherate e maschere carnevalesche policrome, decorate intorno al '51 mediante decalcomanie tratte da disegni della Fini per la Società Ceramica Italiana (S.C.I.) di Laveno-Mombello (Varese) e messe in gran parte a disposizione da vari collezionisti, tra cui Enrico Brugnoni, Marco Lisè e Vincenzo Sogaro: una vera chicca, poiché finora tali manifatture non sono mai state citate nei numerosi cataloghi dedicati all'artista.

A completare il percorso ci saranno anche un video con le interviste inedite della curatrice a parenti e amici triestini della Fini, tra cui Gillo Dorfles e Daisy Nathan, sorella del pittore, e un video con l'ultima intervista in italiano alla celebre pittrice. Nell'ambito del progetto espositivo verrà editato dall'Istituto Italiano di Cultura di Parigi un volume, curato da Accerboni, in cui saranno pubblicate le opere esposte, il carteggio inedito con l'amico triestino Giorgio Cociani e con altri personaggi e un approfondimento ragionato sui temi sviluppati nell'esposizione.

- Appuntamenti collaterali nella sala Lelio Luttazzi ideati, curati e condotti da Accerboni (inizio ore 18.30)

.. 02 luglio: Un profumo per Leonor
  Grazie a un'originale scenografia olfattiva, coadiuvata da un supporto musicale, che coinvolgerà il pubblico attraverso più sensorialità, verrà presentato il profumo Lolò, realizzato da un'idea di Accerboni da Angela Laganà, biologa cosmetologa e ceo dell'omonima storica azienda italiana di ricerca avanzata nel mondo della bellezza e del lifestyle di lusso.

.. 09 luglio: Le misteriose porcellane di Leonor
Maria Grazia Spirito, già direttrice del MIDeC - Museo Internazionale del Design Ceramico di Laveno Mombello (Varese), illustrerà le rarissime porcellane e ceramiche forti decorate con le decalcomanie tratte dai disegni della Fini, prodotte dalla Società Ceramica Italiana della cittadina lombarda ed esposte in mostra.

.. 14 luglio: La penna visionaria di Leonor Fini, Gillo Dorfles e Arturo Natanh
Cristina Benussi, già preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Trieste, parlerà degli stili epistolari (esposti in mostra) di Nathan e di Dorfles in rapporto a quello di Leonor, che fu anche un'originale scrittrice. 

.. 23 luglio: Leonor segreta
Lilly Frausin e Annamaria Frausin Sadar, cugine della Fini e uniche parenti della pittrice ancora in vita, intervistate dalla curatrice, racconteranno Leonor.  

.. 30 luglio: Incontro con Cristina Battocletti
  Cristina Battocletti, scrittrice, giornalista de Il Sole 24 Ore, esperta di cultura del Nord Est e di quella triestina in particolare, parlerà sul tema Leonor Fini, Bobi Bazlen, Gillo Dorfles e gli altri nel clima culturale d'avanguardia della Trieste degli anni Venti. Nell'occasione verrà presentato, in anteprima per Trieste, il suo ultimo libro intitolato Giorgio Strehler. Il ragazzo di Trieste. Vita morte e miracoli (La nave di Teseo). 

.. 04 agosto: Leonor racconta...
Lettura scenica di testi di Leonor Fini, voce recitante Roberta Colacino

..13 agosto: Leonor Fini, Gillo Dorfles e Arturo Nathan. Grafie a confronto
Mauro Galli, già vicepresidente dell'Associazione Grafologica Italiana - sezione di Trieste, parlerà della personalità della Fini esaminata attraverso la sua scrittura in rapporto alle grafie e al temperamento degli amici Nathan e Dorfles, la cui analisi è esposta in mostra.

.. 20 agosto: Premiazioni
Premio di pittura a una giovane promessa dell'arte, Premio per la migliore illustrazione ispirata all'opera della Fini, che fu anche una raffinata illustratrice, e premiazione del Concorso per bambini per la migliore interpretazione della figura del gatto, personaggio cardine della creatività di Leonor.

- Appuntamenti collaterali nella sala espositiva (inizio ore 18.30)

.. 21 luglio dalle 18 alle 21 avrà luogo un laboratorio d'illustrazione per adulti

.. 22 luglio dalle 17 alle 20 un laboratorio di fumetto (9 -14 anni) con Paola Ramella, disegnatrice triestina di fama internazionale e titolare della Scuola Zerocinque.

Nata a Buenos Aires nel 1907 da padre di origini beneventane e madre triestina di origine tedesca, Leonor Fini si formò artisticamente nei primi vent'anni della sua vita nel fervido e vivace milieu culturale della Trieste dell'epoca, sospeso tra pensiero mitteleuropeo e suggestioni italiane, a contatto con personalità di livello internazionale. Nella sua città, in cui nel 1969 il Gruppo giuliano cronisti le avrebbe conferito il San Giusto d'Oro, aveva stretto grande amicizia con i pittori Arturo Nathan, Carlo Sbisà ed Edmondo Passauro, ritrattista e pittore di figura che in quegli anni influenzò notevolmente la sua ispirazione e la sua maniera.

Dopo aver raffigurato, secondo uno stile ancora sul filo della tradizione, personaggi eminenti della città giuliana, a Milano Leonor assimilò l'influenza novecentista grazie all'incontro con il classicismo di Achille Funi e con il tonalismo di Carlo Carrà e Arturo Tosi. Trasferitasi nel 1931 a Parigi, abbandonò tale riferimento linguistico, per divenire in breve una delle più importanti, significative e raffinate rappresentanti del Surrealismo, in seguito anche al fatale contatto con pittori quali Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Filippo de Pisis, Massimo Campigli e con i Surrealisti d'oltralpe. Fu autrice di un lessico molto personale e pervaso d'inquietudine, assai apprezzato da critica e pubblico in un'epoca in cui non era facile per le donne operare nel campo dell'arte, a causa di molti pregiudizi.

Inseritasi nell'élite parigina, grazie anche all'amico scrittore e drammaturgo André Pieyre de Mandiargues e a de Pisis, venne presto a contatto con André Breton, poeta, critico d'arte e teorico del Surrealismo, e con il suo entourage, cui era accomunata dal piacere per la simbologia onirica e per il fantastico, che sapeva esprimere con delicatezza, grande personalità ed eleganza decorativa. Legatissima a Trieste e alla figura materna, Leonor, donna dai molti amori, mantenne comunque per quasi quarant'anni - secondo un personale concetto di fedeltà - una triangolazione affettiva stabile con il diplomatico e pittore Stanislao Lepri e con l'intellettuale polacco Kostantin Jelenski, con i quali condivise la propria abitazione parigina fino alla loro morte. Da allora si isolò volontariamente, ritirandosi più tardi in una fattoria a St-Dyé sur Loire, fino alla sua scomparsa, avvenuta nel '96 a Parigi.

Oltre alle numerose e importanti esposizioni a lei dedicate in Belgio (1965), Italia (1983, 2005), Giappone (1972-'73, 1985-'86, 2005), USA (Weinstein Gallery, S. Francisco 2001-2002, 2006, 2008; CFM Gallery, New York 1997, 1999), Parigi ha ospitato sue importanti personali alla Galleria Minsky (dal 1998 al 2002, nel 2004 e 2007 e dal 2008 a oggi). In Germania è stata presente nel 1997-'98 al Panorama Museum di Bad Frankenhausen (Turingia).

In Italia sue opere si trovano al Museo d'Arte Moderna Revoltella di Trieste, Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea e Museo Mario Praz di Roma, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea Palazzo Massari di Ferrara. In Francia: a Parigi al Museo d'Arte Moderna della Città di Parigi, Centre Georges Pompidou e Teatro Nazionale dell'Opera; al Museo di Grenoble. Una mostra permanente e uno spazio rievocativo a lei dedicati sono ospitati dal 2008 al Museo-Hospice Saint-Roch di Issoudun in Francia. È presente in Belgio al Museo d'Arte Moderna di Bruxelles, in Svizzera al Museo di Arte e Storia di Ginevra, in Inghilterra alla Tate Modern di Londra, in Giappone al Miyazaki Prefectural Art Museum di Miyazaki, negli Stati Uniti all'Art Institute di Chicago. (Estratto da comunicato stampa)

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Mostre su Trieste




Premio alla Bontà Hazel Marie Cole
La bellezza per la bontà, l'arte aiuta la vita


21esima edizione, 02 novembre (inaugurazione ore 17) - 15 novembre 2020
Sala Xenia (ex Sala Giubileo) della Comunità Greco-Orientale di Trieste

Mostra organizzata a favore del Premio, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore, introdotta dalla presidente Etta Carignani e dalla curatrice Marianna Accerboni. Alla rassegna, accompagnata da un esaustivo catalogo, prendono parte 26 artisti tra pittori triestini, di altre città italiane e stranieri. L'esposizione è a ingresso libero e si svolgerà nel rispetto della normativa Covid-19. Successivamente la presentazione sarà disponibile sul sito del Premio.

Espongono: Alda Baglioni, Paolo Barducci, Donatella Bartoli, Nadia Bencic, Diana Bosnjak Monai, Valerie Bregaint, Alessandro Calligaris, Giorgio Cappel, Luisia Comelli, Nora Carella, Elsa Delise, Fulvio Dot, Carla Fiocchi, Carolina Franza, Holly Furlanis, Nadia Moncheri, François Piers, Marta Potenzieri Reale, Svyatoslav Ryabkin, Carlo Sini, Giancarlo Stacul, Erika Stocker Micheli, Valentina Verani, Mery Zanolla, Livio Zoppolato, Serena Zors.

La Onlus è un'iniziativa spontanea nata per istituzionalizzare e non interrompere gli atti di bontà che Hazel Marie Cole elargiva in tutta autonomia nel corso della sua vita. Ingegnere aereonautico, nata a Southampton (Inghilterra), ha operato principalmente in Gran Bretagna, USA, Canada e in Italia (Milano, Roma e Trieste). L'attività del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole si svolge su tre linee d'intervento: la prima premia atti di bontà compiuti da ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado, la seconda concede aiuti economici (pocket money) ai ragazzi provenienti da paesi poveri, vincitori della borsa di studio per il Collegio del Mondo Unito di Duino, la terza, dispone riconoscimenti economici a chi aiuta persone non autosufficienti. Finora sono stati assegnati 392 premi afferenti alle tre linee su tutto il territorio nazionale.

"Bontà e bellezza" - scrive Marianna Accerboni - "s'intrecciano in questa iniziativa, che premia la generosità e l'altruismo nel ricordo di Hazel Marie Cole, straordinaria figura di mecenate inglese, la quale fece di tali doti il proprio stile di vita. Al di là del precipuo fine benefico, la rassegna, giunta quest'anno alla ventunesima edizione, ha il pregio di riassumere attraverso le opere di 26 artisti, realizzate secondo tecniche diverse - dalla pittura a olio all'acrilico, alla tecnica mista, alla tempera, dall'acquarello all'incisione, all'assemblage combine painting - un panorama attraente e variegato del lessico artistico contemporaneo a Trieste, in Italia e all'estero. Gli artisti presenti seguono per la maggior parte due percorsi creativi: i più sono orientati a un'interpretazione della realtà arricchita sovente da suggestioni oniriche, fantastiche, simboliche, metafisiche e surreali, altri seguono invece il filone narrativo, legato alla figurazione tradizionale.

Al primo gruppo appartengono la fantastica, magica creatività di Serena Zors, che attinge al mondo dei sogni e dell'inconscio la propria personalissima pittura, nata dall'esigenza di una fuga dal reale in favore di un immaginario salvifico, e l'universo surreale di Paolo Barducci, che trae dalla memoria una fresca e convincente linfa creativa, arricchendola di elementi luminosi che aggiungono alla sua arte un tocco di divertissement. Con la consueta classe Fulvio Dot immagina e rappresenta con felice sintesi ed eleganza il concetto non ottimista di 'Distopia', che, da valente architetto artista, sa opportunamente rappresentare e identificare in un palazzo. Al sogno fanno capo anche l'apprezzabile tratto pittorico del pittore ucraino Svyatoslav Ryabkin, autore di una poetica rappresentazione fantastica, che trae metaforica ispirazione dal mondo naturale, e l'artista austriaca Erika Stocker Micheli. Attiva ormai da decenni a Trieste con una pittura d'avanguardia che coniuga spesso, sapientemente, arte e medicina, presenta in quest'occasione un acrilico intriso di interessanti significati simbolici.

Onirico e di grande e consona eleganza interpretativa è poi l'acquerello della goriziana Meri Zanolla dedicato a Circe. Diana Bosnjak Monai,originaria di Sarajevo, libera il proprio inconscio dai fantasmi del passato attraverso una pittura molto efficace e intensa sotto il profilo cromatico e segnico. La pittrice francese Valérie Brégaint propone invece con sensibilità concettuale elementi simbolici e allusivi all'immagine, come fossero sogni leggeri, sospesi tra gestualità, segno, materia e un delicato cromatismo. Il sentiero espressionista viene percorso con originale e apprezzabilissima cadenza in un assemblage combine painting (uso del colore mixato a oggetti d'uso come la fotografia) da Alda Baglioni, architetto milanese attiva a Trento, che propone un'immagine del passato felicemente attratta in un raffinato vortice vitale, in cui il concetto di kínesis (movimento) si sposa felicemente con la sua passione per il cinema.

Prosegue lungo il sentiero espressionista il pittore triestino Alessandro Calligaris, che interpreta con libero slancio vitale il concetto di paesaggio, implementandolo attraverso un intervento materico che dona ulteriore profondità e respiro all'opera. La medesima libertà espressiva s'incontra nel rapido e brillante ricordo di viaggio di Nadia Bencic. Al paesaggio sono dedicati anche l'olio di delicata stesura del milanese Carlo Sini, la poetica tecnica mista densa di soffuse atmosfere del pittore di origine istriana Livio Zoppolato e la raffinata stesura ad acquerello di un paesaggio nordico, composta con istintiva maestria dal pittore belga Francois Piers, che sa rappresentarlo attraverso delicate sfumature cromatiche e che ha al suo attivo la partecipazione a prestigiosi eventi di livello internazionale.

Al linguaggio espressionista figurativo si riferiscono, attraverso un'intensa valenza cromatica e un segno incisivo, i luminosi dipinti di Luisa Comelli Luis e di Donatella Bartoli. Il paesaggio è ancora presente nel minimalismo figurativo di Giorgio Cappel, nella brillante e nel contempo poetica rappresentazione della Chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli della monfalconese Carla Fiocchi e nell'originalissimo assemblaggio volumetrico realizzato a tecnica mista da Elsa Delise. La natura morta trova una rappresentazione molto alta nell'acrilico di Marta Potenzieri Reale e il tema sacro nell'elegantissima icona contemporanea di Carolina Franza. Nora Carella, la maestra del ritratto, è presente con un dipinto espressionista di grande forza, Holly Furlanis con una vivace scena d'ispirazione campestre, Valentina Veranì, erede del maestro Milko Bambic, con un brillante collage dedicato al calcio. Giancarlo Stacul propone un'opera di grande, ironica finezza concettuale e - last but not least - Nadja Moncheri presenta un acrilico dedicato, ispirato, attraverso una felice sintesi cromatica e segnica, alla natura".




Dipinto a pastello di cm. 40 x 59 realizzato nel 2020 da Livia Bussi nel 2020 denominato Il vicolo Dipinto a pastello di cm. 38 x 48 realizzato nel 2020 da Livia Bussi denominato Madre e figlio Dipinto a pastello di cm 39 x 59 realizzato nel 2020 da Livia Bussi denominato Sera nella piazzetta Livia Bussi: "Frammenti"
17 ottobre (inaugurazione ore 17) - 30 ottobre 2020
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Personale della pittrice Livia Bussi, introdotta dall'arch. Marianna Accerboni. In mostra una trentina di opere inedite realizzate a pastello nel 2020. "Schiva e onirica," - scrive Marianna Accerboni - "ritorna sulla scena espositiva la pittrice triestina Livia Bussi con un corpus di opere del tutto inedite, realizzate a pastello nel 2020. Un'atmosfera silente, eppure vibrante di vita, caratterizza i delicati lavori su carta, in cui l'artista racconta se stessa e lascia intravvedere con la consueta discrezione le proprie emozioni. Una poetica malinconia e tanta dolcezza pervadono le immagini come una carezza cromatica in cui la luce, sapientemente modulata dalla sensibilità dell'artista, crea un contrappunto capace di generare un notevole pathos nel fruitore. Il racconto della Bussi pone spesso l'uomo di fronte al mare, che rappresenta l'infinito, ma anche la fuga e l'anelato ritorno.

L'Istria dell'infanzia con i suoi borghi intatti nel tempo e nella memoria, riappare con la sua voce antica e una natura rigogliosa, silente e amica, il cui ricordo s'intreccia con quello delle coste liguri e tirreniche. Le figure e l'atteggiamento degli esseri umani che popolano il paesaggio suggeriscono uno stato d'animo un po' rassegnato, che trova tuttavia serenità e consolazione nell'intimità dei rapporti con i propri simili e con la natura stessa. Il mare che brilla, attraverso un chiaroscuro accentuato, alla luce del sole o della luna rappresenta, là in fondo, una speranza, una via d'uscita, una luce che ci salverà, quando saremo saliti su quella nave ammiccante che sfila attraverso le case lungo il porto. Elegantemente surreale, sottilmente magica e nel contempo autobiografica e forse liberatoria, la pittura della Bussi ci conduce in quell'empireo o limbo che si situa fra la nostra coscienza e la realtà, quasi una meditazione zen per esorcizzare il male e sperare ancora di poter andare verso la luce.

Un simbolismo iconico accompagna la sua arte, come un canto delle sirene, ammaliante, seducente, quasi terapeutico, come se in un contesto atarassico il male si potesse smorzare e tradurre nella luce. Sembra di entrare nel mondo dei Nabis, artisti che tra fine Ottocento e inizio Novecento percorsero la strada del Simbolismo, interpretando in modo molto personale, attraverso un'accentuata flessuosità della linea e una notevole morbidezza cromatica, il lessico simbolista e dedicandosi anche alle arti applicate, come fece pure la Bussi, che per un certo periodo si dedicò ai disegni per stoffe. Donando tuttavia una maggiore essenzialità al linguaggio Nabis, termine di origine ebraica, che non a caso allude ai profeti."

Immagini (da sinistra a destra):
1. Livia Bussi, Il vicolo, pastello cm. 40x59, 2020
2. Livia Bussi, Madre e figlio, pastello cm. 38x48, 2020
3. Livia Bussi, Sera nella piazzetta, pastello cm 39x59, 2020




Acquaforte acquatinta di cm 70x50 realizzata da Gianna Lampe nel 1987 denominata La strada Ritratto del pittore Nino Perizi di cm 40x30 realizzato da Gianna Lampe nel 2002 Acquaforte acquatinta di cm 50x70 realizzato da Gianna Lampe nel 1989 denominata Tramonto Gianna Lampe
"La mia grafica"


13 ottobre (inaugurazione ore 18.30) - 31 ottobre 2020
Saletta Hammerle Editori - Trieste
www.hammerle.it

Mostra personale della pittrice Gianna Lampe, introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni. Esposta, in una sorta di antologica, oltre una ventina tra disegni realizzati a crayon e incisioni accanto a un olio, eseguiti tra gli anni Ottanta e oggi.

"Sensibile, colta, amante della musica, un po' timida, - scrive Marianna Accerboni - Gianna Lampe ha percorso silenziosamente nella sua vita il dolce sentiero dell'arte, attratta - lei, così discreta e apparentemente semplice – da uno degli stili pittorici più aggressivi e spiazzanti del Novecento, l'espressionismo, appreso nei due anni trascorsi nel periodo giovanile a Monaco di Baviera. E, non a caso, anche il più introspettivo. Alla ricerca di comprendere meglio l'essere umano e se stessa, è riuscita a esprimersi con proprietà di linguaggio e talento nel raccontare, attraverso il graffio dei crayon, gli interni del suo luogo di lavoro, la casa di spedizioni Francesco Parisi di Trieste, del cui presidente ha dipinto a olio un ritratto perfetto; così come appare molto azzeccato quello del pittore Nino Perizi, di cui Lampe ha saputo cogliere il temperamento severo e un po' melanconico.

Sotto la guida del maestro, l'artista aveva seguito per anni la Scuola Libera di Figura del Museo Revoltella, dove si sono formati numerosi talenti cittadini. E, certamente, ha imparato bene la lezione, a giudicare dalla morbidezza e dalla delicata sensualità del nudo a crayon presentato in questa mostra e dalla qualità di quelli a tratto continuo eseguiti in varie acqueforti/ acquetinte: vi si palesa una sorta di sogno introspettivo, accanto a un'acuta riflessione sulla propria esistenza personale, realizzata secondo un'inclinazione, oltre che lievemente onirica, surreale. Creati tra gli anni Ottanta e Novanta, nel periodo in cui Lampe frequentava la Scuola libera dell'Acquaforte Carlo e Mirella Schott Sbisà, sono intitolati La notte, La strada, Il letto e rappresentano espressioni pittoricamente e graficamente originali del suo sentire, nitide e forti ma nel contempo delicate, quasi sommesse.

Un mondo interiore espresso attraverso immagini dal sapore poeticamente autobiografico con un taglio creativo personale e indipendente come appare anche nell'intenso Ritratto in blu, dalla complessa e riuscita realizzazione. Lavori che risultano dinamici e vitali, tutt'altro che statici, in particolare quando si tratta di architetture d'interni e di esterni, come la rappresentazione delle Chiese Luterana e di S. Nicolò dei Greci e del Palazzo della Prefettura di Trieste, della facciata del Duomo di Muggia e dei Caffè Tommaseo e San Marco. Meno "movimentate" appaiono invece le già citate grafiche intitolate La notte, La strada, Il letto, accomunate da un misterioso tocco rosso e da una notevole eleganza compositiva. Un'antologica gentile e interessante, che ci accompagna in punta di piedi, con la consueta discrezione, nel mondo di un'artista capace d'invenzioni di qualità e di un lirismo autobiografico non comune."

Gianna Lampe (Muggia) ha soggiornato per due anni in giovane età a Monaco di Baviera, dove ha visitato i ricchi musei e le importanti pinacoteche della città e scoperto la pittura impressionista con gli intensi accenti cromatici e la forte valenza del segno che l'hanno caratterizzata. Rientrata a Trieste, ha seguito per molti anni i corsi di Figura al Museo Revoltella sotto la guida del pittore Nino Perizi e la Scuola libera dell'Acquaforte sotto la guida di Mirella Schott Sbisà. In seguito ha frequentato lo studio del pittore Paolo Cervi Kervischer e la Scuola del Vedere diretta da Donatella Surian, nel cui ambito ha seguito i corsi dei maestri Claudio Mario Feruglio e Antonio Sofianopulo. Espone dal 1990 e ha al suo attivo la numerose collettive e 11 personali. È presente nel Dizionario degli Artisti di Trieste, dell'Isontino, dell'Istria e della Dalmazia dal 1996."

Immagini (da sinistra a destra):
1. Gianna Lampe, La strada, acquaforte acquatinta cm 70x50, 1987
2. Gianna Lampe, Ritratto del pittore Nino Perizi, cm 40x30, 2002
3. Gianna Lampe, Tramonto, acquaforte acquatinta cm 50x70, 1989




Dipinto ad acrilici di cm 7x88 realizzato nel 1986 da Ennio Cervi denominato Fossile Ritratto di Ennio Cervi in una foto di Ennio Demarin Dipinto ad acrilici e tecnica mista di cm 70x100 realizzato nel 2020 da Ennio Cervi denominato Sottile linea certa Opera in grafite di cm 29x23 realizzata nel 1961 da Ennio Cervi denominata Toro aplomado Ennio Cervi. I disegni, la pittura
Franco Rosso Editore, pgg. 234, € 25,00

Presentazione volume
23 settembre 2020, ore 17.30
Circolo della Stampa di Trieste

Il volume riassume, attraverso numerosi testi e oltre 200 foto riprese dai fotografi Ennio Demarin e Gianni Mohor, più di settant'anni dell'attività di Cervi e rappresenta una memoria storica molto dettagliata dell'evoluzione del linguaggio artistico dell'architetto e pittore triestino dagli esordi, avvenuti a fine anni Quaranta, a oggi. L'architetto Marianna Accerboni, ideatrice e curatrice dell'incontro, presenta la monografia. Interventi del critico d'arte Giulio Montenero, del giornalista e scrittore Roberto Curci e Franco Rosso. Presente l'Artista. I posti sono limitati in base alle disposizioni anti Covid, prenotabili per telefono. L'incontro sarà trasmesso in diretta sul profilo Facebook del Circolo della Stampa (dove rimarrà sempre visibile) e successivamente inserito sul sito del Circolo stesso.

"L'accurato e ampio volume, che si apre con una presentazione dell'editore e un'introduzione di Giulio Montenero, il primo a stilare un testo critico sull'artista in occasione della sua prima mostra alla Sala Comunale d'arte di Trieste nel '63," - scrive Marianna Accerboni - "riassume, attraverso numerosi testi e oltre 200 foto di opere, riprese dai fotografi Ennio Demarin e Gianni Mohor, più di settant'anni della sua attività. E rappresenta una memoria storica molto dettagliata dell'evoluzione del linguaggio artistico dell'architetto e pittore triestino dagli esordi, avvenuti a fine anni Quaranta, a oggi: a partire dagli icastici disegni realizzati dal 1948, appena dodicenne, al 1954 a grafite, penna e china, tra cui compare un'efficace e sintetica raffigurazione del '48 dello scultore Marcello Mascherini mentre lascia il suo studio in sella alla Vespa assieme alla moglie Nera. Un disegno originale, nel cui ritmo transita, implicita, anche la memoria del Futurismo.

Dinamico ed essenziale, il segno di Cervi affronta poi con grande sicurezza numerose tematiche, da quella dantesca con l'iracondo Filippo Argenti a quella africana, alla musica, nel cui ambito appare molto apprezzabile l'esecuzione di una sonata per violino, a quella equestre e alla corrida d'ispirazione hemyngwaiana di Morte nel pomeriggio. Il segno invade anche i libri di testo usati al Liceo Petrarca e ampiamente "istoriati" dal pittore nei primi anni Cinquanta, per proseguire poi fino alla fine degli anni Novanta. Il tema sacro e quello classico, la battaglia, il toro, il pugilato, le figure muliebri e, ancora, la musica, la danza, le liaison sentimentali si susseguono alla ricerca della semplificazione della forma e dei volumi attraverso l'iterazione del segno, che appare sempre più deciso e sicuro.

Soluzioni espressive che Cervi riesce a comporre con grande naturalezza e precoce maturità, trovando istintivamente un felice equilibrio tra energia vitale e sintesi contemporanea, che dialogano felicemente, armoniche e nel contempo incisive. Alternandosi, a partire dagli anni Sessanta, con il soggetto amatissimo delle barche, delle reti, dei pesci e del mare, conosciuto e apprezzato fin da piccolo poichè Cervi era nato a Barcola, un quartiere di Trieste lambito dal mare, e grazie al nonno materno, che era stato comandante di nave ai tempi dell'Impero austroungarico. Di particolare interesse tra questi disegni appare un pesce che nel capoluogo giuliano viene chiamato angusigolo (in italiano aguglia) del 1962, che si staglia essenziale e dinamico mentre nuota in un mare immaginario e immaginato.

Un'opera questa, che fu utilizzata da Aurelia Gruber Benco per la copertina della rivista "Umana", da lei diretta in quegli anni, avendo la giornalista e intellettuale triestina apprezzato la particolare nitidezza del disegno. In questa fase Cervi alterna l'analisi, rappresentata da un fastello di segni che dettagliano appunto il tema, alla conseguente semplificazione del dato figurale, dotando spesso i suoi disegni di un sensibilissimo chiaroscuro dalla valenza evocativa. Tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio del decennio successivo l'architetto artista inserisce nel suo disegno il colore, preludio all'attività pittorica vera e propria, testimoniata nella monografia dal 1959 a oggi.

Questa fase esprime l'anima più contemporanea di Cervi, insistendo ancora sui temi del toro, della natura e, in particolare, del mare, attraverso un raffinato cromatismo, allusivo - tra ombre e luci - al reale. E sottolineato ora spesso da una sobria ma eloquente sensibilità materica e da inattesi moti dinamici, resi più interessanti da improvvisi effetti di luce. Ed ecco gli ittiogrammi, espressi attraverso tracce semantiche che raccontano, con inclinazione criptica, il mistero e i segreti del mare. Acrilici, grafite, pastelli, tecnica mista sono i media usati dall'artista in pittura, teso sempre più a comporre un mondo essenziale nelle linee e nei colori. E in tale ambito pittorico s'inserisce, dopo i primi anni Duemila, il senso dell'architettura, capace di conferire un significato profondo, narrativo e icastico alla linea e al colore nel definire, con eleganti cromatismi, il paesaggio infinito."

Ennio Cervi (Trieste, 1936), si laurea in architettura a Venezia con Ignazio Gardella. Libero professionista, lavora inizialmente con il padre Aldo e negli studi del gruppo Boico-Cervi-Frandoli-Nordio, soprattutto nell'ambito della cantieristica navale. È il periodo delle "navi bianche" (1949 - 1966) che escono dai cantieri navali di Trieste e di Monfalcone e in tale ambito ha modo di frequentare a Trieste artisti come Bergagna e Rossini, Sbisà, Mascherini, Predonzani, Righi, Sormani, Perizi e a Venezia Music, chiamati a decorare le navi con le loro opere. Contemporaneamente, dal '63, espone a livello nazionale e internazionale i propri lavori grafici e pittorici, allacciando un sodalizio con l'artista Livio Schiozzi e creando, fino a oggi, qualche migliaio di opere.

Presidente dell'Ordine degli Architetti nel biennio '76 - '78 e docente dal 1980 al 1983 al Corso di Igiene Edilizia e Urbanistica della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'Università di Trieste, ha progettato lavori nel campo dell'edilizia pubblica e privata, realizzando in tale ambito monumenti commemorativi, tra cui, ultimo in ordine di tempo, il recupero dell'area della Foiba di Basovizza, con la nuova perimetrazione del Sacrario e la realizzazione del monumento e del centro di documentazione.

Immagini (da sinistra a destra):
1. Ennio Cervi, Fossile, acrilici cm 7x88, 1986
2. Fotografia di un ritratto di Ennio Cervi realizzata da Ennio Demarin
3. Ennio Cervi, Sottile linea certa, acrilici e tecnica mista cm 70x100, 2020
4. Ennio Cervi, Toro aplomado, grafite cm 29x23, 1961




Marianna Accerboni presenta il catalogo su Gillo Dorfles alla trasmissione RadioRai "Sconfinamenti"
Pagina per ascoltare il file mp3

Su RadioRai la trasmissione "Sconfinamenti", con la regia di Massimo Gobessi e la conduzione di Francesco Zardini, presentato il catalogo della mostra "Il segno rivelatore di Gillo", conclusasi alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste.




Mosaico di cm 51x63x4 realizzato nel 2010 su bozzetto di Dorfles dagli allievi della Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo denominato Figure (inedito) Pennarello su carta di cm 28x22 realizzato nel 1958 da Gillo Dorfles Raro bozzetto per stoffa di cm 9,3x16,2 realizzato da Gillo Dorfles nel 1937 a tempera grassa all'uovo su carta applicata su cartoncino Marianna Accerboni presenta il catalogo "Il segno rivelatore di Gillo"
23 giugno 2020, ore 12
www.facebook.com/marianna.accerboni

Dalla Sala conferenze della Biblioteca statale Stelio Crise di Trieste, Marianna Accerboni in diretta sul suo profilo social presenta il catalogo della mostra chiusa anticipatamente per emergenza sanitaria. La pubblicazione, che propone opere, documenti e testi, tra cui molti inediti, esce in occasione del 110° anniversario del compleanno di Gillo Dorfles (Trieste 1910 - Milano 2.3.2018) e sarà introdotta, oltre che da Accerboni, dalla direttrice della Biblioteca Francesca Richetti e dal presidente del Rotary Club Trieste Alto Adriatico Giancarlo Cortellino.

La pubblicazione rappresenta, in sintesi, lo specchio della rassegna ma propone anche delle novità. In apertura del volume sono presenti infatti un testo critico della curatrice, che compone un ritratto inedito in cui Dorfles viene ricordato sia come uomo che come artista poliedrico e originale, con particolare riferimento al disegno, elemento fondamentale della sua creatività, che Accerboni definisce "disegno pittorico". Scendendo nel dettaglio, l'autrice ricorda per esempio la frequentazione del critico, - come lo stesso Dorfles le raccontò - assieme al gallerista triestino Leo Castelli, grande amico di gioventù, della Cedar Tavern, un bar ristorante di New York City, dove si ritrovavano, al margine orientale del Greenwich Village, scrittori e artisti dell'avanguardia più avanzata.

E, quale riferimento culturale, compare anche il Black Mountain College nella Carolina del Nord, importante incubatore della sperimentazione americana ed europea più coraggiosa. Espressa in quella sede tra il 1933 e il 1957 anche attraverso il concetto innovatore dell'interdisciplinarietà delle arti, di cui furono protagonisti, tra gli altri, compositori d'avanguardia come John Cage, pittori come Robert Rauschenberg e coreografi rivoluzionari come Merce Cunningham. Segue un'intervista inedita della nipote Giorgetta Dorfles allo zio, raccolta nel 2017, in cui vengono ripercorsi la vita e i diversi step di esperienze e approfondimento intellettuale e artistico che condussero via via Dorfles alla creazione del proprio linguaggio filosofico e artistico, singolare e innovatore.

Tra questi passaggi, vanno ricordati in particolare l'interesse per le teorie di Rudolf Steiner, padre dell'antroposofia, che Gillo condivideva con la madre, e l'influenza di queste sulla sua arte; l'attività pittorica e la creazione negli anni Quaranta delle prime ceramiche nella sua proprietà di Lajatico nel Volterrano, dove si era rifugiato con la famiglia durante la seconda Guerra mondiale; le motivazioni e il significato della laurea in medicina con specializzazione in psichiatria, la sua esperienza nell'ambiente manicomiale di Trieste e il rapporto tra arte e psichiatria.

Nel corso dello studio preparatorio per il catalogo è inoltre emerso un nuovo documento, che va ad aggiungersi ai numerosi inediti ritrovati dalla curatrice in occasione della rassegna. Accerboni ha infatti scoperto, tra gli altri, un curioso libretto in versi, intitolato "Le laudi tergestine. Elogio poetico di 60 personalità del gran mondo triestino", pubblicato a Trieste dopo il 1925 dalla Tipografia Vittorio Valentincig. In queste pagine l'autore, che si firma Cirillo Menapio, pseudonimo di Piero Lustig, dedica un sapido ritratto in rime al giovane Doerfles (come all'epoca si scriveva il suo nome), che già allora si palesava sospeso tra profondità di pensiero e un pizzico di mondanità.

Per inciso Lustig fu marito della pittrice praghese Felicita Frai e grande amico di Leonor Fini e di Dorfles nonché pittore di una certa qualità, del quale Gillo si occupò sul piano critico. Le rime dedicate da Lustig all'amico Dorfles, ci introducono al mondo scanzonato ma molto colto e avanzato della Trieste fra gli anni Venti e Trenta, in cui il giovane Dorfles si era formato a contatto con personaggi quali Svevo, Saba, Leo Castelli, la stessa Fini, Bobi Bazlen... Nelle rime di Menapio-Lustig s'intravvedono già le poliedriche attitudini di Gillo, testimoniate in catalogo da quattro sezioni: una dedicata al disegno, una al design, tra le sue attività meno note, una a documenti e foto rari e/o inediti e l'ultima a una selezione di artisti del Friuli Venezia Giulia di cui si era occupato.

La sezione dedicata al disegno propone una ventina di bozzetti inediti di animali e personaggi fantastici realizzati alla metà degli anni Cinquanta per i nipoti Piero e Giorgetta e, in una sorta di antologica, l'evoluzione dagli anni Trenta al 2016 del suo segno, declinato in bianco e nero o percorso da un cromatismo originale e acceso; una seconda sezione ci parla del suo raffinato design per tessuti, tappeti, arazzi, manifesti pubblicitari e servizi da caffè. E, oltre a questi, il libro pubblica mosaici, etichette per vini e un gioiello, disegnati da Dorfles e mai esposti. Inediti emersi, insieme ad altri, nel corso della preparazione della rassegna avvenuta nella casa studio milanese del grande intellettuale artista, da cui proviene la maggior parte delle opere e dei materiali in mostra e che oggi è sede dell'Associazione che porta il suo nome.

In catalogo è presente anche una selezione dei documenti esposti in mostra, tra cui molti inediti: tra questi, una delle 5 lettere scritte nel 1928, '20 e '30 a Gillo (esposte in mostra) dall'amico pittore Arturo Nathan; una delle lettere (anche queste esposte in mostra) molto accese della figlia di Svevo, Letizia Fonda Savio, e della zia materna di lei e cognata di Svevo, Dora Oberti di Valnera Veneziani, al direttore de La Lettura del Corriere d'Informazione, scandalizzate perché Gillo in un suo articolo del '46 (esposto in mostra e pubblicato in catalogo) aveva appellato, tra altre osservazioni poco simpatiche, la Villa Veneziani, dove Svevo visse con la famiglia della moglie Livia, come il "patibolo borghese" dello scrittore.

Compaiono anche due edizioni del giornale "L'Italia letteraria" del 1930 con la pubblicazione dei primi articoli di critica di un Dorfles appena ventenne, su uno dei quali è vergato un suo appunto autografo diretto a Nathan: "Che gliene pare della mia critica?"; e poi, tra gli altri, un testo originale battuto a macchina, corretto a mano e firmato, intitolato "Le mode e le patrie" del '79, in cui Gillo riflette sulla moda austriaca e italiana e sull'eleganza americana (jeans compresi). Anche le foto inedite testimoniano una vita d'eccezione, svolta a livello internazionale. La quarta sezione sottolinea infine il legame di Dorfles con l'arte della sua città d'origine, Trieste, e della Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso l'esposizione dei lavori di oltre una decina di pittori e scultori di cui Dorfles si era occupato, tra cui Leonor Fini, Arturo Nathan e Getullio Alviani, affiancando all'opera di ogni autore un suo testo critico.

Il catalogo, ideato e curato, così come la mostra, da Marianna Accerboni, e promosso dall'Associazione culturale Gillo Dorfles, è realizzato grazie al contributo della Fondazione CRTrieste e del Rotary Club Trieste Alto Adriatico. Il video della presentazione rimarrà visibile sul profilo facebook di Accerboni e sarà inserito nel suo sito e sul suo canale YouTube www.youtube.com/user/MariannaAccerboni (Comunicato stampa)

Immagini (da sinistra a destra):
1. Mosaico denominato Figure (inedito) di cm 51x63x4 realizzato nel 2010 dagli allievi della Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo su bozzetto di Gillo Dorfles
2. Gillo Dorfles, pennarello su carta cm 28x22, 1958
3. Gillo Dorfles, raro bozzetto per stoffa a tempera grassa all'uovo su carta applicata su cartoncino cm 9.3x16.2, 1937

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"La mia America" di Gillo Dorfles
"Bobi Bazlen. L'anima di Trieste", di Cristina Battocletti

Presentazione libri




Dipinto a tecnica mista su tela di cm. 60x120 realizzato da Silvano Clavora nel 1988 denominato Alberi Disegno Senza titolo a pennarello argento su carta di cm.32x23 realizzato da Silvano Clavora Dipinto in acrilico su cartoncino di cm.70x50 realizzato da Silvano Clavora nel 1995 denominato Espressione carsica Il ricercare di Silvano Clavora
28 dicembre (inaugurazione ore 18.30) - 11 gennaio 2020
Art Gallery 2 - Trieste
.. 07 gennaio 2020, ore 18.30, visita guidata alla mostra

Mostra antologica curata da Marianna Accerboni. La rassegna propone, attraverso più di una cinquantina di lavori, tra cui molti inediti, realizzati dall'artista secondo varie tecniche, una ricca testimonianza del suo operare dagli esordi a oggi: dal figurativo d'inclinazione tradizionale, dipinto a olio su faesite negli anni Sessanta, e dal fine ed essenziale disegno a linea continua degli anni Settanta alle invenzioni dei decenni successivi, tra cui un particolare divisionismo e la pittura materica a tecnica mista degli anni Duemila, orientata sempre più verso l'informale. Pittore poliedrico e appassionato ricercatore, mediante l'evoluzione del proprio linguaggio Clavora offre in questa mostra al fruitore, in un percorso consequenziale e coerente, molteplici ed efficaci interpretazioni dell'essenza della sua creatività.

"Varie sono le tematiche presenti nella rassegna, tra le quali il Carso," - scrive Marianna Accerboni - "originalmente e prevalentemente interpretato nei suoi abissi secondo un taglio espressionista o fortemente materico, ma raccontato agli esordi secondo una raffigurazione tradizionale e una visione pittorica e grafica delicatamente neoromantica, ricca di cromatismi aderenti al reale e sottolineata da un segno incisivo e preciso. Linguaggio che negli anni Novanta si arricchisce di una tecnica d'ispirazione divisionista molto fresca, personale ed efficace.

Ricercatore immaginifico dalla produzione pittorica molto ampia, instancabile operatore e organizzatore culturale e docente di discipline artistiche, Clavora è anche autore di 'invenzioni' che col passare del tempo si fanno a volte giocose e spesso ingegnose come quando, alla fine degli anni Novanta, dipinge ad acrilico su cristallo le forme carsiche, lasciando alcune zone prive di colore e quindi trasparenti, modificabili grazie all'interazione del fruitore con l'apposizione sul retro di cartoni di colori diversi.

Oltre al tema prediletto del paesaggio, espresso in tempi più recenti attraverso una sorta di 'bassorilievo' pittorico enfatizzato dal rapporto tra il bianco e il nero, o per esempio dal dinamico e luminoso cromatismo di un'originale interpretazione di grandi dimensioni del Castello di Miramare, la mostra propone anche altre tematiche come la figura umana. Espressa spesso con vigore espressionista e con vivaci accenti di colore, a volte di sapore fauve, altre più morbidi e intimisti, in una ricerca a tutto tondo nell'ambito della pittura, transitando con abile leggerezza creativa e consequenzialità da un filone all'altro."

Immagini (da sinistra a destra):
1. Silvano Clavora, Alberi, tecnica mista su tela cm. 60x120, 1988
2. Silvano Clavora, Senza titolo, disegno a pennarello argento su carta cm. 32x23
3. Silvano Clavora, Espressione carsica, acrilico su cartoncino cm. 70x50, 1995

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Silvano Clavora: Espressioni carsiche
13 aprile - 18 maggio 2018
Palazzo del Consiglio Regionale - Trieste


Presentazione della monografia dedicata al pittore Silvano Clavora
14 marzo 2014, ore 18
Circolo della Stampa di Trieste




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