Newsletter Kritik di Ninni Radicini su mostre d'arte, iniziative culturali, libri
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Mostre e iniziative culturali
a cura di Marianna Accerboni
2015



Mostre e iniziative culturali curate da Marianna Accerboni: 2016-17 | 2014 | 2013 | 2012 | 2011 | 2010 | 2009 | 2007-08




Lista delle mostre e delle conferenze presentate:

- Fabio Colussi: Luce
- Da Duchamp agli happening. Articoli pubblicati su «Il Mondo» di Pannunzio e altri scritti
- Alessandro Calligaris: Temporanea-mente
- Loredana Riavini: Il passato è presente
- La bellezza per la bontà - l'arte aiuta la vita 2015
- L'arte attraversa vittoriosamente la vita
- Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra. "Dal Carso a El Alamein"
- Luisia Comelli Lalovich: I colori della mia vita
- La natura selvaggia di Gianni Borta
- Il cenacolo di Livio Mozina
- Paolo Caccia Dominioni. "L'Yser e l'isonzo, due Fronti di sangue e di fango, di uomini e di donne"
- Walter Starz: L'attimo
- Paolo Caccia Dominioni. "La ragione e il sogno"
- Claudia Raza: Verso l'infinito
- Alessandro Pellican
- "L'utile dell'inutile"
- Nina Vlados: "Da Vinci dal futuro"
- Olivia Siauss: Il colore, la mia vita
- Concorso Mulitsch 2015
- François Piers: Luce e gioia di vivere
- Serena Zors Breuer: Oltre il reale
- Carolina Franza: Fleur d'amour
- Giovanni Centazzo: Tra terra e mare
- Sergio Budicin
- Presentazione libro "Ultima cetra", di Nidia Robba
- Françoise Calcagno: Venice memory. L'improvviso visibile
- Alpina Della Martina: Luce 2015
- Foto-ritratti di autori italiani e altri (1967-2013)
- Laura Poretti Rizman: Frozen shots / Scatti congelati




Fabio Colussi - Canal Grande - olio su tela cm.40x80 2014 Fabio Colussi - Pescatori - olio su tela cm.40x60 2015 Fabio Colussi: Luce
05 dicembre (inaugurazione ore 19.15) - 31 dicembre 2015 (prorogata al 31 gennaio 2016)
Salone d'Arte Contemporanea - Trieste

* 09 gennaio 2016 visita guidata

Dopo la mostra Venice forever alla Galleria Melori & Rosenberg di Venezia (27 settembre - 04 ottobre 2015), il pittore triestino Fabio Colussi, con l'introduzione sul piano critico dalla curatrice Marianna Accerboni, presenta più di una ventina di oli su tela inediti, realizzati con grande maestria dall'artista soprattutto nel 2015.

"In questa rassegna" - scrive Marianna Accerboni - "Colussi ricostruisce con delicata e calibrata vena lirica il fascino del mare di Venezia e della laguna, accostandolo a quello della sua città, Trieste. La medesima, sottile inclinazione neoromantica, intrecciata a una personale e sensibilissima vena cromatica, caratterizzano le marine veneziane e quelle triestine. Memore di una vena neoclassica, che appartiene culturalmente a Trieste, l'artista prosegue in modo del tutto personale l'antica tradizione di pittori e vedutisti attivi a Venezia nel ‘700 quali Francesco Guardi e Canaletto, vicino al primo per ispirazione poetica e al secondo per l'interpretazione più razionale dei luoghi.

Ma, agli esordi, Colussi ha guardato anche ad altri pittori e vedutisti, in questo caso giuliani, come Giuseppe Barison, Giovanni Zangrando, Ugo Flumiani e Guido Grimani, tutti in un modo o nell'altro legati alla grande tradizione pittorica ecoloristica veneziana, che rappresentava un importante punto di riferimento, nel secondo ottocento e nel primo novecento, accanto all'Accademia di Monaco, per gli artisti triestini. Altro fulcro fondamentale fu infatti per loro anche la cultura austro-tedesca. E non a caso nelle opere di molti di questi compare spesso una luce azzurro-grigia, che più che un colore rappresenta un'atmosfera, una sorta di evocazione di quello sturm und drang (tempesta e impeto), che nel mondo germanico pose le basi del Romanticismo.

Punti di riferimento che costituiscono delle interessanti chiavi di lettura della pittura di Colussi, in particolare per quanto riguarda la sua interpretazione del tema della veduta marina, che l'artista rivisita attraverso intuizioni, luminosità e ispirazioni che alludono istintivamente anche alla cultura visiva mitteleuropea. Oggi poco più che cinquantenne, il pittore è riuscito così nel corso del tempo a comporre una propria maniera intensa e precisa, ma nel contempo sobria ed essenziale. Che fa vivere il paesaggio soprattutto della luce (diurna o notturna che essa sia), ottenuta attraverso ripetute e raffinate velature e un cromatismo deciso ma morbido.

Equilibrio e sensibilità caratterizzano i suoi dipinti, nei quali Colussi sa legare molto armoniosamente il linguaggio del passato con le esigenze di linearità di quello moderno. Ne escono delle vedute marine spesso intrecciate a luminosi paesaggi urbani, composizioni che poggiano la loro veridicità sulla storia e sulla luce, in cui le antiche e raffinate architetture si fondono con un cielo e un mare intensamente azzurri, mentre le lagune riflettono, sempre attraverso la luce, la pace e l'atarassia che pervade quei luoghi.

Fabio Colussi (Trieste, 1957) è in un certo senso autodidatta, poiché si è formato studiando i grandi pittori triestini quali Barison, Zangrando, Flumiani e Grimani. Dipinge i primi acquerelli, i temi sono paesaggi, boschi e figure realizzati anche a pastelli a cera; più tardi approccia la tempera e l'acrilico, per poi passare nei primi anni novanta all'olio su tela e su tavola, tecnica ora prediletta, che non ha più abbandonato. Per realizzare i suoi dipinti, trae spunto dagli schizzi annotati su un taccuino che porta sempre con sé e che talvolta sono implementati, per quanto riguarda le architetture, da appunti fotografici. Colussi è presente con le sue opere in collezioni private in Italia e all'estero (Stati Uniti, Germania, Spagna e Australia). Ha esposto a livello nazionale ed europeo.




Paolo Barozzi con Gillo Dorfles Da Duchamp agli happening
Articoli pubblicati su «Il Mondo» di Pannunzio e altri scritti

di Paolo Barozzi, con prefazione di Gillo Dorfles

Presentazione libro
15 dicembre 2015, ore 18.30
Galleria Milano - Milano

* Interverranno assieme all'autore: Gillo Dorfles, Marianna Accerboni, Jean Toschi Marazzani Visconti, Ottavio Pinarello.

Gli articoli - ma sarà ben più giusto definirli "saggi" - che Paolo Barozzi scrisse per le pagine de «Il Mondo» e altre importanti riviste come «Comunità», «Nuovi Argomenti», «Domus», «L'illustrazione italiana», ecc. negli anni Sessanta e che sono ora raccolti in un volume, costituiscono oggi qualcosa di molto più impegnativo e stimolante di un semplice reportage artistico di quel periodo, perché ci offrono - ormai storicizzato dal tempo - un panorama davvero imprescindibile circa un periodo, soprattutto per me talmente denso di eventi culturali, da costituire una vera e propria sintesi di quell'epoca "eroica" per gli sviluppi dell'arte contemporanea. (...) (Gillo Dorfles)

Paolo Barozzi nasce a Venezia da un'antica famiglia di antiquari. Negli anni Sessanta lavora per due anni negli Stati Uniti, a Dallas, da Neiman-Marcus, dove gestisce la galleria della Marlboro di Roma. Tramite Leo Castelli e Marta Jackson entra in contatto con alcuni dei maggiori artisti americani come Rauchenberg, Jasper Johns, Cy Twobly, Allan Kaprow, Andy Warhol, ecc. Al rientro a Venezia diventa l'assistente di Peggy Guggenheim, svolgendo varie mansioni tra cui quella di gestire la galleria a Palazzo Venier dei Leoni adiacente alle due sale allora dedicate alle opere di Jackson Pollock.

Nel 1966 oltre al lavoro alla collezione di Peggy Guggenheim apre una propria galleria a Venezia alla Salute. Inizia con una grande mostra di scultura nella quale espone opere dei maggiori scultori del tempo da David Smith a Gio e Arnaldo Pomodro, e mostre personali di Pietro Dorazio e Gastone Novelli. Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni settanta si reca spesso a New York. In Italia si divide tra Venezia e Milano con la sua attività di gallerista, esponendo opere di alcuni dei protagonisti dei movimenti storici della nostra epoca: pop art, optical art, land art, arte povera, concettuale, ecc. E' scrittore, giornalista e traduttore.




"Cent'anni dopo"
03 dicembre (inaugurazione ore 19) - 17 dicembre 2015
Maison de la Jeunesse - Bruxelles

Dopo il successo ottenuto in prestigiose sedi istituzionali a Gorizia e Trieste, città italiane emblematiche della Grande Guerra, e l'inaugurazione all'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles e nella sede della Regione Friuli Venezia Giulia della capitale belga, la mostra "Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra", ideata e curata dall'arch. Marianna Accerboni, prosegue il proprio itinerario belga alla Maison de la Jeunesse di Woluwe-St-Lambert di Bruxelles con una rassegna, completamente dedicata alle nuove generazioni.

Per sottolineare il rapporto tra l'immaginario bellico di un secolo fa, impersonato da Caccia Dominioni, architetto-pittore-scrittore e soldato (Nerviano - Milano, 1896 - Roma, 1992), e quello contemporaneo e poiché tutto il progetto espositivo è particolarmente dedicato ai giovani, sia come fruitori che come attori, vi sono esposte opere di giovani artisti triestini, goriziani, del Friuli Venezia Giulia, austriaci e sloveni sul tema della Grande Guerra, con l'intento di suscitare e sollecitare, mediante tale confronto artistico, anche una riflessione etica e sociale su un tema così doloroso. Una buona parte di tali lavori erano stati precedentemente selezionati nell'ambito dell'ultima Biennale Internazionale d'arte dedicata al goriziano Dario Mulitsch, indimenticata figura di promotore e mecenate.

Le opere in mostra sono state realizzate dai giovani autori liberamente e secondo varie tecniche nell'ambito della frequentazione del Liceo artistico E. e U. Nordio di Trieste, del Max Fabiani di Gorizia, del liceo artistico BRG Viktring di Klagenfurt (Austria) e del Gimnazija di Nova Gorica (Slovenia) e qualcuno anche in modo indipendente. Espongono Chiara Bianco, Noa Salonicchio, Matteo Urbano, Ivan Santini, Gastone Bianchi, Delphi Morpurgo, Fabio Benatti, Giacomo Zorba, Carlo Nargiso, Anna Olivotto, Rossella D'Andrea, Audrey Di Fede, Margherita Avvisati, Ilaria Humar, Alessandra Tirel, Samuele Snidero, Alessia Zilli, Anna Ljubas, Florian Napetschnig, Nicole Quantschnig, Laura Legat, Luka Carlevaris, Matija Kos, Tami Kenda, Maja Koder.

Attraverso tali opere, eseguite con molta passione, sentimento, partecipazione poetica e con grande spirito critico nei confronti della guerra e del dolore causato dall'uomo, la curatrice ha voluto rappresentare l'immaginario artistico contemporaneo relativo alla Grande Guerra, che scaturisce appunto cent'anni dopo, dal momento che Caccia Dominioni combattè appena ventenne nel primo conflitto mondiale nella zona del Carso goriziano (allora Impero Austroungarico, oggi suddiviso tra Italia e Slovenia), dipingendo la guerra in diretta dalle trincee.

Facendo uso di acrilico, olio, acquerello, tecniche miste di varia composizione, collage, disegno, tempera, vernice spray ed esprimendosi attraverso la pittura, la fotografia e la scultura (in questo caso il bassorilievo), i giovani si sono avvalsi di un linguaggio in prevalenza espressionista figurativo o astratto, simbolico, a volte surreale, ma anche narrativo e tradizionale. La partecipazione a questa mostra di giovani provenienti da Gorizia e Trieste, dall'Austria e dalla Slovenia, fortemente coinvolte nel conflitto di allora con uomini e territori, è altamente simbolica.

Nel 2016 infatti, sempre nell'ambito della mostra su Caccia Dominioni, il mio progetto prevede che la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia e una prestigiosa sede istituzionale di Trieste ospitino un'esposizione di opere di giovani artisti belgi dedicata al tema del 1° conflitto mondiale. L'auspicio del progetto è appunto che, dal confronto intellettuale, artistico e culturale tra le giovani generazioni di vari paesi europei, contrapposti cent'anni fa nella Grande Guerra sul fronte delle Fiandre e dell'Yser e su quello dell'Isonzo, possa consolidarsi, attraverso l'arte, una coesione e una corrispondenza di sentimenti e d'intenti, volte consapevolmente alla pace, all'amicizia e all'interscambio tra i popoli.

E che si possa creare nel contempo un ponte di conoscenza fra il fronte dell'Isonzo e quello dell'Yser, attualmente non molto noto, aspetto che rappresenta, accanto al messaggio rivolto ai giovani, uno dei principali motivi conduttori e delle prime finalità del mio progetto espositivo. A tal fine è stata creata per la mostra anche un'installazione multimediale di luce, parole e musica, ispirata al fronte italiano dell'Isonzo e presente sia nell'allestimento della rassegna di Trieste che di Bruxelles, per divulgare la conoscenza del Sacrario e della Stazione di Redipuglia (Gorizia), da poco trasformata in Museo multimediale della 1° guerra mondiale, quali luoghi della memoria della Grande Guerra, e per informare il pubblico internazionale sull'attività culturale e turistica, sulle escursioni e rievocazioni storiche e di costume in tema, curate dall'Associazione Sentieri di Pace - Pro Loco Fogliano Redipuglia.

La rassegna si pone quindi, attraverso tale approfondimento sul rapporto tra il fronte delle Fiandre e dell'Yser e quello dell'Isonzo e la liaison espositiva con il Belgio, oltre che sotto il profilo culturale anche sotto quello turistico, quale motivo d'incremento per il cosiddetto turismo di guerra dall'Europa verso il Friuli Venezia Giulia. La mostra, è organizzata dall'Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste e di Bruxelles.




Alessandro Calligaris - La roulette del tempo - olio su tela cm.133x74 2014 Alessandro Calligaris - Tempo prezioso - olio su tavola cm.50x70 2014 Alessandro Calligaris: Temporanea-mente
05 dicembre (inaugurazione ore 18) - 22 dicembre 2015
Sala Comunale d'arte di Trieste

Personale del pittore Alessandro Calligaris presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni: in mostra una sequenza di dipinti realizzati soprattutto a olio su tavola e su tela negli ultimi anni.

"Il concetto di tempo e il suo mistero" - scrive Marianna Accerboni - "hanno sempre rappresentato, fin dall'antichità, un motivo di dissertazione e di speculazione da parte di filosofi, scienziati, scrittori e poeti, ma... raffigurare tale tema sotto il profilo visivo è senz'altro operazione complessa e perigliosa. Alessandro Calligaris, abbandonata la pittura a olio e spatola, espressa attraverso un linguaggio di gusto impressionista, e, sollecitato anche da eventi personali, si dedica da alcuni anni con grande intensità e passione all'interpretazione pittorica del tempo.

Avvalendosi di un lessico dai luminosi e vivaci contrasti cromatici, compone inedite, accurate e personalissime metafore, nelle quali la rappresentazione dello scorrere di ore e minuti, cioè della nostra esistenza, è supportata da intuizioni surreali e simboliche, sottolineate da accenni iperrealisti e da notevoli spunti scenografici, spesso di lontana ispirazione barocca, che aumentano il fascino e la suggestione di queste invenzioni pittoriche inusuali e coinvolgenti. Sovente, nelle opere di Calligaris, il dettaglio dimostra inoltre una notevole sensibilità da artista miniaturista, come accade per esempio nell'olio su tavola Attraverso il tempo.

Non c'è tuttavia nulla di antico nei suoi lavori, ma vi aleggia invece il sapore della sperimentazione tematico-simbolica e della libertà, racchiuse in un'ideale rappresentazione - è quasi singolare affermarlo - senza tempo, che in mostra sarà esplicata, opera per opera, dalle didascalie poetiche composte dall'artista stesso. Da notare inoltre che i dipinti travalicano spesso il supporto della tela, coinvolgendo anche la cornice, che diventa essa stessa parte del quadro, e favorendo un effetto d'immersione del fruitore nell'allusione della terza dimensione. Speciali infine si rivelano anche i leitmotiv che connotano, come dei mantra, quasi tutti i suoi lavori sul tema: l'immagine di un orologio e delle mani, la parola tempo inserita nel titolo e il numero 12. Per tentare di decrittare un enigma attraverso una riflessione che ci coinvolge tutti."

Alessandro Calligaris (Monfalcone, Gorizia 1960) si è formato, fra gli altri, con il maestro Livio Možina e alla Scuola del Vedere di Trieste con i pittori Raffaella Busdon, Christian Hache e Luca Vergerio e grazie alla collaborazione con altri artisti, tra cui Luciano Olivieri e Francesco Mancini. E' anche fine decoratore e autore di murales. Ha esposto in Italia in qualificate mostre personali e collettive e partecipato a numerosi concorsi ed ex tempore, suscitando ampio consenso.




Loredana Riavini - Notturno in piazza Catterini, 10 ottobre 1917 - disegno su carta cm.50.1x34 Loredana Riavini - Uniformi dei Pontieri. 14a e 16a Compagnia - IV Genio Pontieri 1916 - disegno su carta cm.28.8x19 Loredana Riavini - Ronchi, sera del 13 ottobre 1917 - disegno su carta cm.49.7x34 Loredana Riavini: Il passato è presente
12 novembre (inaugura ore 18.30) - 30 novembre 2015
Sala Comunale d'arte di Trieste

Personale del pittrice triestina Loredana Riavini presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni: in mostra una ricca sequenza di acrilici su tavola con finitura in gommalacca, realizzati tra il 2011 e il 2015. In questa rassegna - scrive Marianna Accerboni - la Riavini, che ha un bagaglio professionale e una tecnica pittorica personale, molto consolidata e accurata, ci offre delle soluzioni pittoriche e compositive nuove e attraenti. L'artista, notissima per le sue intense facciate di vecchie case istriane e carsiche, che emanano il fascino e il profumo del tempo, entra ora in queste semplici ma umanissime dimore, riproponendone l'atmosfera, ma animandone talvolta gli interni attraverso la presenza di qualche personaggio oppure di oggetti d'epoca, come le vecchie cucine e i candidi pizzi, che parlano di un antico quotidiano, mentre i suoi interessi pittorici si aprono ora pure al mare.

Ed ecco in mostra, a sorpresa, anche questo nuovo tema, finemente esplicitato attraverso l'elegante rappresentazione d'intrecci di reti che, come pensieri o memorie, diventano i nuovi protagonisti della sua pittura. Sempre morbida e seducente appare poi la tavolozza cromatica, che oscilla dal rosa antico, al verde, a diversi e luminosi toni del bruciato e dell'ocra, fino ad arrivare all'avorio chiarissimo e al bianco, con intersezioni di motivi decorativi fiorati, semplici e femminili, che si rapportano al passato e ti scaldano il cuore. Di particolare interesse appaiono poi le superfici materiche, che risultano più accentuate rispetto al passato e ripropongono il fascino dei vecchi muri, in cui stratificazioni di molteplici epoche e vite vissute sono rappresentate dall'artista con grande perizia e sensibilità, secondo i parametri di un'arte eseguita con la paziente accuratezza dei modi antichi nel preparare il fondo (con gesso e colla caravella) e nello stendere alla fine la gommalacca, nobilitando in tal modo un mezzo contemporaneo come l'acrilico.

Ricompaiono qui, soprattutto nelle opere di piccola dimensione, degli spunti che in parte rievocano la pittura popolare veneziana di fine Ottocento, che ebbe tra i suoi protagonisti Giacomo Favretto ed Ettore Tito, ma che la Riavini reinterpreta in una chiave di lettura senza tempo, di sottile ispirazione postimpressionista, sostenuta anche da finezze tecniche apprese all'Istituto Statale d'arte Nordio di Trieste sotto la guida di maestri quali per esempio Riccardo Bastianutto per le tecniche pittoriche, Dino Predonzani per la progettazione decorativa delle navi, Girolamo Caramori per l'incisione, Ugo Carà per la plastica, Ladislao De Gauss per il disegno dal vero ecc. Protagonisti dell'arte che hanno affinato il suo naturale talento artistico, consentendole di esprimersi con grande perizia sia come pittrice che decoratrice di navi, d'interni e di oggetti, componendo un universo pittorico personale e riconoscibilissimo, delicatamente poetico, che attrae con naturalezza il fruitore, donandogli il ritmo del respiro antico e naturale dei pensieri, delle cose e della vita.




La bellezza per la bontà - l'arte aiuta la vita
16 novembre - 30 novembre 2015
Sala del Giubileo - Trieste

La XVI edizione della mostra d'arte, organizzata a favore del Premio alla Bontà Hazel Marie Cole Onlus, istituito da Aldo e Donatella Pianciamore, e curata dall'architetto Marianna Accerboni, sarà introdotta da Benedetta Moro. Alla rassegna, accompagnata da un esaustivo catalogo, prendono parte 23 artisti tra pittori triestini, di altre città italiane e stranieri. Espongono Alda Baglioni, Ferruccio Bernini, Annie Blanchi, Valerie Bregaint, Nora Carella, Bruna Daus, Elsa Delise, Carolina Franza, Fulvio Dot, Carla Fiocchi, Holly Furlanis, Paola Martinella, François Piers, Dante Pisani, Marta Potenzieri, Alice Psacaropulo, Erika Stocker, Angelo Salemi, Carlo Sini, Antonio Sofianopulo, Ann Tudor Walters, Livio Zoppolato, Elvio Zorzenon.




"L'arte attraversa vittoriosamente la vita"
13 novembre (inaugurazione ore 18.30) - 19 novembre 2015
Sala Comunale di Trieste

In mostra una ricca e vivace sequenza di opere realizzate dagli ospiti della Residenza per anziani Ad Maiores e della Residenza Sanitaria Assistenziale Mademar, dirette da Tiziana Kert e Claudio Berlingerio. I lavori esposti, variegati come tema e taglio stilistico, risultano molto interessanti e talvolta divertenti, forse perché realizzati assieme e in grande armonia con gli allievi del Liceo artistico "E. e U. Nordio" e la collaborazione dell'Associazione Amici del Venerdì, coordinati dall'artista Claudio Sivini. Iniziativa questa, molto lodevole e interessante, anche perché poi le opere saranno esposte nelle Residenze, in sostituzione di quelle presenti nel corso degli anni a firma dei prestigiosi artisti triestini aderenti all'Associazione stessa.

Inoltre durante la vernice sarà presentato il calendario artistico 2016 con i lavori elaborati dagli ospiti delle residenze nel corso del Progetto. Quest'ultimo ha avuto per altro così tanto successo, che si ripeterà anche nell'anno scolastico 2016/17, sempre nell'ambito delle attività afferenti al Progetto di Volontariato dell'Istituto "Nordio". In base agli accordi presi con la direzione di quest'ultimo e con i referenti del Progetto, alcuni allievi saranno infatti presenti settimanalmente alla "Ad Maiores" e alla "Mademar", negli ambienti messi gentilmente a disposizione dalla direzione, per realizzare ancora, insieme alle persone che vivono nelle Residenze e con la partecipazione degli artisti del gruppo "Amici del Venerdì", vari elaborati.

Perché l'energia, quand'è molteplice, diventa sinergia. E così, anche quando fuori pioverà o sarà buio, nelle residenze i colori dell'arte illumineranno le menti e gli spazi, stimolando intuizioni e sensazioni anche attraverso tecniche diverse dalla pittura, come la scultura, con il piacere della matericità e della manualità, e la tecnica a sbalzo. Come ebbe a dire Sergio Molesi nella presentazione di una mostra dedicata ai 50&PIÙ, ideata dalla dottoressa Tiziana Kert e allestita alla Fiera di Trieste nel 1991, "L'arte attraversa vittoriosamente la vita".




Paolo Caccia Dominioni
Bruxelles, 03 novembre - 23 dicembre 2015

In tre sedi istituzionali la terza tappa dell'itinerario espositivo, ideato e curato dall'arch. Marianna Accerboni, che svela il poliedrico e straordinario percorso creativo e di vita di Paolo Caccia Dominioni (Nerviano, Milano 1896 - Roma 1992), grande architetto-artista-scrittore e soldato.

Dallo 03 al 17 novembre, all'Istituto Italiano di Cultura - Bruxelles focus su L'uomo, le architetture, il segno, la scrittura attraverso una selezione di dipinti, disegni, documenti, progetti, libri, testimonianze e oggetti rari del grande architetto. Il vernissage sarà preceduto alle ore 19 dal Concerto Musica su due fronti, nel cui ambito il soprano Veronica Vascotto e la pianista Cristina Santin eseguiranno brani ispirati alla 1° Guerra mondiale di autori di varie nazionalità.

Dal 19 novembre al 23 dicembre (prorogata a fine gennaio 2016), all'Ufficio di collegamento della Regione FVG, focus sul tema Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte dell'Isonzo. La guerra in diretta attraverso l'esposizione delle splendide tempere dipinte dall'artista nelle trincee isontine (collezione Musei Provinciali di Gorizia). Il vernissage sarà preceduto da una Tavola rotonda (prof. Marco Mondini, Università di Padova, prof. Emmanuel Debruyne, Université Catholique de Louvain) volta a mettere in parallelo il fronte dell'Isonzo e quello belga (Yser, Ypres).

Dallo 03 al 17 dicembre, la mostra Cent'anni dopo alla Maison de la Jeunesse con opere di giovani artisti del FVG, austriaci e sloveni sulla Grande Guerra, per un confronto tra l'immaginario artistico di Dominioni e quello contemporaneo nell'ambito di un più ampio progetto di scambio di giovani artisti (Friuli Venezia Giulia-Belgio). Nel 2016, sempre nell'ambito della mostra su Caccia Dominioni, la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia e una prestigiosa sede istituzionale di Trieste ospiteranno infatti un'esposizione di opere di giovani artisti belgi dedicata al tema del 1° conflitto mondiale.

"Mi è parso particolarmente interessante creare con questa mostra, attraverso le conferenze dello studioso Alessandro Gualtieri e le composizioni inedite di Silvio Donati, un ponte storico-culturale tra il nostro fronte dell'Isonzo e quello dell'Yser, e farlo proseguire a Bruxelles", ha precisato Marianna Accerboni. "Dominioni infatti è passato alla storia soprattutto per le sue affascinanti cronache pittoriche e letterarie dal fronte del 1° e 2° conflitto mondiale e per la creazione del Sacrario di El Alamein in memoria dei caduti italiani in Africa settentrionale. Rappresenta dunque un personaggio simbolo, dal quale partire per approfondire l'analisi tra il fronte italiano e quello belga".

Il percorso espositivo analizzerà la sua intensa attività creativa, svolta dalla giovane età fino al lungo periodo goriziano: dalla fine degli anni '50 alla seconda metà degli anni '80, Dominioni visse a Gabria (Gorizia) nella stessa casa (di cui acquistò l'ultimo piano), trasformata nel 1° conflitto mondiale in infermeria, dove, ferito, era stato allora soccorso. Figlio del suo tempo, l'architetto pittore partecipò alle principali guerre europee del secolo, combattendo fino al '45 con spregio del pericolo ma senza mai ombra di fanatismo. Nell'anniversario della 1a guerra mondiale, che lo vide presente sul Carso goriziano dal 1917 al '18, la mostra appare quanto mai opportuna nell'approfondire questa straordinaria e modernissima figura di artista e d'intellettuale, che, da cronista imparziale e con affascinante, inconfutabile talento, ha saputo raccontare e interpretare la storia attraverso l'arte visiva e la scrittura.

Nelle trincee isontine iniziò a disegnare con spirito innovatore, che nulla aveva da invidiare al coevo Schiele. Come architetto abbracciò dopo la 1a guerra mondiale il linguaggio del razionalismo, quindi capì subito dove stava andando nel mondo la creatività. Egli fu moderno anche dal punto di vista dell'ecologia: propose infatti un progetto per un Villaggio turistico a Riva dei Tessali (Taranto), realizzato in funzione del rispetto dell'ambiente, cioè della pineta e non viceversa, in un'epoca, gli anni '60, dove a tutti era consentito costruire tutto.

Egli fu anche antesignano sul piano sociale: infatti gli Ascari" ha concluso Accerboni "soldati di colore dell'Africa coloniale italiana, furono da lui trattati come amici e non sottoposti, anche Dominioni apparteneva a una famiglia dell'alta nobiltà italiane ed era figlio di un ambasciatore plenipotenziario del Regno". Amatissimo da tutti, dopo la battaglia di El Alamein, riuscì a portare via il suo battaglione quasi intatto, perché studiava la strategia del terreno per evitare le trappole nemiche. La mostra, che rientra nel Programma ufficiale delle commemorazioni del Centenario della prima Guerra mondiale, è organizzata dall'Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste e di Bruxelles in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura della capitale belga.




- Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra

"Dal Carso a El Alamein"

17 ottobre 2015, ore 11.30
Biblioteca Statale Stelio Crise - Trieste

Visita guidata alla mostra, condotta dalla curatrice Marianna Accerboni, sul filo delle letture da parte dell'attore Marcello Crea di versi di Giuseppe Ungaretti, composti dal grande poeta sul Primo conflitto mondiale, che lo vide, come Dominioni, combattente volontario sul Carso isontino. Qui scrisse la sua prima raccolta di poesie, intitolata Il Porto Sepolto, interpretando la guerra come un momento di rigenerazione e, allo stesso modo di Dominioni, senza retorica. Marcello Crea leggerà anche, per la regia di Accerboni, delle cronache in diretta dell'architetto-artista-scrittore dalle trincee dal Carso alla campagna d'Etiopia tratte da vari libri, tra cui 1915-1919, Ascari K7, 1935-1936, El Alamein, Le trecento ore a Nord di Qattara e stilate con il consueto stile giornalistico. Regista e scrittore, Crea ha lavorato in produzioni televisive e teatrali, è autore con Paolo Magris del libro su Carlo Michelstaedter Come fosse l'ultimo. Da segnalare che, nel corso della mostra sono emerse diverse novità riguardanti la vita e l'attività di Dominioni accanto disegni inediti, tra cui quelli dedicati agli interni della casa di Gabria.

Presentazione mostra




Luisia Comelli Lalovich - Sognando la Barcolana - olio su faesite cm.163x50 2000 Luisia Comelli Lalovich - Vele all'orizzonte - olio su tela cm.70x50 1996 Luisia Comelli Lalovich: I colori della mia vita
03 ottobre (inaugurazione ore 18.30) - 21 ottobre 2015
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Mostra antologica della pittrice Luisia Comelli Lalovich introdotta da Marianna Accerboni con lettura delle opere di Giancarlo Bonomo. In esposizione una trentina di oli su tela e su tavola realizzati dal 1953 a oggi accanto a xilografie degli anni '50. "Un espressionismo" - scrive Marianna Accerboni - "solare e intenso rappresenta la cifra determinante della pittura di Luisia Comelli Lalovich, il cui filo conduttore è sostanziato dalla luce, da un acceso cromatismo, da un segno morbido ma deciso e da quel blu onnipresente, che rammenta la natura di mare e di cielo, in cui si colloca l'esistenza quotidiana e di lavoro dell'artista. Le sue opere sono una continua sorpresa e scoperta.

Luisia, in arte Luis, apre il prezioso scrigno della propria creatività e ne escono, quali doni variegati e coinvolgenti, dipinti realizzati d'istinto, ma dietro i quali s'intuisce una meditata assimilazione dei valori umani della vita, che si esprime nei ritratti e negli autoritratti densi di carattere e di partecipazione, d'intuizione e di affondo psicologico, di rapida declinazione del proprio sentimento e del gesto pittorico nell'atto di raccontare una vita. Un istinto che l'accompagna - intelletto assorto e contemplativo - davanti al mistero del mare e dell'esistenza, recepita e affrontata con pacata padronanza delle situazioni e nel contempo con passione.

Ed ecco il paesaggio: mare, luna e cielo, avvolti dal vento ma anche dai fiori, gabbiani attenti come sentinelle del sentimento e il sogno di una luce stupenda, che prende spunto dalla realtà per sublimarsi e travalicarla. Attraverso l'energia del gesto e un cromatismo condotto istintivamente al limite del fauvismo, Luisia trae dalla cultura del gesto espressionista gli aspetti d'immediatzza, di libertà del fare pittorico, d'intensità e d'introspezione, tralasciando tuttavia il movente drammatico che caratterizzò le origini del movimento nl Nord Europa e innestando in tale tendenza pittorica ed emozionale un'armonia compositiva propria della cultura mediterrane, anche se un romantico sentire e una sottaciuta sensibilità poetica ci accompagnano con pudore verso l'orizzonte."

"Quando penso a Luisia Comelli" - scrive Giancarlo Bonomo - "mi piace citare la collocazione linguistica 'espressionismo cordiale' - coniata a suo tempo dal compianto Molesi, che ne apprezzò le doti pittoriche - per definire non solo la sua pittura pastosa, pacificante ed incisiva, ma anche un tratto umano fondamentale che la caratterizza, la cordialità appunto. Un aspetto che ha guidato sempre la sua vita ed è traducibile con quel sorriso fiducioso che illumina il volto dai tratti dolcemente esotici, e che trasmette serenità nonostante i momenti obliqui che sovente la vita dispone quasi per metterci alla prova. Nel cuore di Luisia ho sempre trovato la gioia sincera dell'incontro, la voglia di condividere l'irripetibilità di un attimo, di una sensazione.

Ma con la sincerità che solo il Cuore autentico conosce e fa trasparire negli infiniti bagliori di uno sguardo, di un'espressione distesa. Custodisco la memoria di tante occasioni ed appuntamenti d'arte in cui ho ritrovato questo insieme di percezioni, accorgendomi che, tutto sommato, l'arte stessa era solo un pretesto per poter vivere quell'unicità sincera che il tempo regalava hic et nunc. Ed è sempre stato stimolante, poi, ricercare queste peculiarità umane nei colori intensi delle sue 'paste' generose, nei movimenti del mare, nell'impeto dei venti. Ecco, in tanti momenti ho ritrovato Luisia anche lì, nella pennellata inattesa, curvilinea, determinata, in una sorta di corrispondenza animica, quasi l'arte fosse il suo 'Alter' non solo eloquente ma anche necessario per compiere la missione esistenziale.

Infatti l'arte rivela molto di chi la crea all'occhio che sa non solo guardare ma anche 'vedere' oltre, aldilà del reale e del preordinato. Nel nostro ambiente si dice che l'arte può salvare la vita di chi la produce o di chi la guarda. Non so se questo sia vero in assoluto ma, per certi versi, mi piace crederlo. Sicuramente per Luisia è stata una stella polare da seguire con incrollabile fiducia e rigoroso impegno, splendente in quel cielo immenso che Van Gogh - suo grande maestro di stile - ha saputo consacrare nella rappresentazione di brevi giorni e lunghe notti della sua tormentata vita."




Gianni Borta - Natura 1 - olio su tela cm.100x70 2014 Gianni Borta - Natura 3 - olio su tela cm.100x100 2014 Gianni Borta - Natura 4 - olio su tela cm.100x150 2014 La natura selvaggia di Gianni Borta
19 settembre 2015 (inaugurazione ore 18) - 02 ottobre 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Personale del pittore friulano che sarà introdotta dall'architetto Marianna Accerboni. In mostra più di una trentina di opere recenti - numerosi oli e alcune tecniche miste - ispirate ai molteplici viaggi dell'artista in tutto il mondo, alla ricerca della luce, della natura e dell'anima di quei paesi lontani: una pittura radiosa e solare, emblematica di quell'espressionismo di matrice mediterranea che rappresenta la cifra italiana e francese del movimento, al contrario del taglio introspettivo e drammatico che ne connotò le origini nel Nord Europa.

Un linguaggio istintivo e coinvolgente, attraverso il quale Borta reinterpreta in modo del tutto personale e nuovo la verve dei pittori Fauve (che tradotto significa selvaggi, per l'uso intenso del colore), componendo un universo cromatico e gestuale in cui, pur discendendo dall'informale americano, ha sempre cercato di mantenere un rapporto con la realtà, che negli ultimi tempi guarda tuttavia sempre più all'astrazione, dissolvendo l'immagine in allegorie cromatiche di grande fascino.

All'impeto dei Fauves, che accostavano, anche con sottile valenza simbolica, colori puri, dai quali scaturiva la luce, Borta, partito dalla narrazione dei temi agresti del Neorealismo friulano, tratti da una campagna intensamente amata, unisce infatti un trasporto gioioso e poetico che sfiora l'Informale, tendenza cui si era accostato nel corso di un viaggio negli Stati Uniti durante gli anni Settanta, senza tuttavia staccarsi completamente dalla realtà, sì da essere considerato autore oggi di un nuovo realismo. La mostra triestina rappresenta una sorta di preview della grande antologica che con la stessa tematica alla Chiesa di S. Francesco di Udine (25 settembre - 08 novembre 2015) in occasione dei 55 anni di attività artistica, traguardo che il pittore festeggia esponendo più di cento opere e presentando il volume fotografico La natura selvaggia di Gianni Borta.

Gianni Borta (Udine) ha iniziato a esporre nel 1961, ispirandosi ai temi neorealisti del mondo contadino friulano. Oggi è considerato uno dei più significativi artisti italiani della generazione di mezzo: ha al suo attivo 850 mostre e 165 personali allestite nelle principali città italiane e all'estero e 250 riconoscimenti, tra premi nazionali e internazionali, conseguiti in 50 anni di pittura. E' presente alle più importanti rassegne artistiche, dalla Quadriennale di Roma alla Biennale Internazionale della grafica di Lubiana e di Sapporo (Giappone), dall'Arte Fiera di Bologna all'Artexpo di New York, alla Kunstmesse di Basilea e alla Triennale Europea dell'Incisione di Villa Manin.

Numerose sue opere si trovano in edifici pubblici. Ha partecipato spesso a laboratori di ricerca internazionali e, quale relatore, a convegni culturali. Notevole è la sua attività anche come incisore, grafico e illustratore di libri, manifesti e riviste. Ha esposto recentemente a San Pietroburgo e al Dan Huang Art Museum di Pechino. La sua attività è documentata all'Archivio Storico della Biennale di Venezia e all'archivio per l'Arte Italiana del ‘900 a Firenze. Le sue quotazioni sono presenti su Artprice, leader mondiale dell'informazione. Per la sua intensa attività artistica, i temi trattati e l'originale verve pittorica, inizia a essere considerato un caposcuola.




Doris Dagostini - Alice - olio 2015 Mara Giorgini - Abbondanza - olio 2015 Il cenacolo di Livio Mozina
VI edizione, 22 agosto (inaugurazione ore 18) - 04 settembre 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

In mostra le opere realizzate nel 2014/2015 da 63 allievi del corso che il maestro tiene in Galleria. La rassegna, che sarà introdotta dall'architetto Marianna Accerboni, propone dipinti di gusto figurativo, realizzati tutti a olio su tela o su tavola, ognuno dei quali rappresenta il quadro simbolo tra i molti realizzati nel corso dell'anno da ciascun artista. "Armonia e costanza sono i parametri che sostengono da anni la felice attività dell'Atelier che il pittore Livio Možina tiene negli spazi della Galleria Rettori Tribbio, nel cuore antico della città" - scrive Marianna Accerboni - "insegnando l'arte pittorica ad artisti di tutte le età e provenienti da diversi livelli di apprendimento. Qui il Maestro, grazie alla sua lunga esperienza e al temperamento amabile e umano, riesce a ricreare una sorta di 'isola felice', lontana dal fragore e dallo stress contemporanei, in cui s'intrecciano passione e qualità, tenacia e divertissement: un'osmosi, che trova nell'interesse per l'arte e nella collaborazione reciproca il suo fil rouge, ricreando in un certo senso quell'armonia che fu viva e costante nelle antiche scuole socratiche e platoniche della Grecia classica.

L'importanza attribuita alle regole basiche del disegno, la paziente copia dal vero o da modelli anche fantastici, la consapevolezza che nell'equilibrio dell'autostima e nella costanza dell'esercizio alberghino le basi della conoscenza e del sapere, la disponibilità e la tenacia dello stesso Možina, fanno sì che questa scuola, o meglio questo cenacolo, che aveva preso il via il 5 gennaio 2009, sia divenuta nel tempo un punto di riferimento per la pittura cittadina e non solo, considerando che né la città né la regione Friuli Venezia Giulia dispongono purtroppo di un'accademia istituzionale di belle arti. Stimolati dalla serietà e dalla semplice disponibilità dell'insegnante, gli allievi rispondono con altrettanto entusiamo e dedizione all'arte, riuscendo, spesso all'inizio neofiti totali, a raggiungere risultati insperati, che possono rappresentare per alcuni il punto di partenza di un'evoluzione professionale della difficile arte del dipingere.

Della settantina di artisti partecipanti all'anno accademico 2014/ 2015, 63 espongono ora le opere realizzate a olio nell'ambito del corso. Iperrealismo, espressionismo, linguaggio Fantasy e neoromantico palesano approcci diversi all'arte pittorica, in cui costanti sono la capacità di esplicitare e fare buon uso della valenza luministica e l'individualità di ciascun artista, che - cosa rara nelle scuole di pittura - rimane del tutto integra in ciascun allievo. Frequente è poi in molti l'ispirazione onirica e surreale, quasi che attraverso il sogno, sottolineato da un festoso cromatismo, si realizzi la facoltà di evadere dalla mera realtà verso una positiva antitesi di luce e d'ideale bellezza."

Espongono: Mauro Anello, Tullio Antonini, Roberta Arnoldo, Adriana Belle, Alice Bellettini, Claudia Benedetti, Giosuè Bilardo, Giulia Bon, Federico Bossi, Michela Bottegaro, Ginevra Braut, Fulvio Caiulo, Tina Cencic, Irena Cernic, Micol Ciacchi, Walter Colomban, Claudia Comuzzo, Noris Dagostini, Giuseppina Depase, Dorina Deste, Antonio Di Gregoli, Gabriella Dipietro, Sabrina Felician, Nadia Finzi, Gabriella Frandoli, Boris Furlan, Mara Giorgini, Claudio Iurin, Isabella Iustulin, Karin Kosovel, Eros Lupi, Patrizia Lussetti, Linda Maddaloni (Elisa Ricci), Claudio Maiola, Nada Marsich, Francesco Martinuzzi, Cristina Marussi, Dilva Musizza, Bruna Naldi, Marija Obidic, Majda Pertotti, Denise Piccotti, Gabriella Pitacco, Laura Rabbaioli, Manuela Rassini, Giuseppe Razza, Neva Riva, Ilaria Rossi, Fulvia Rovatti, Yvonne Rowden, Otilia Saldana, Diana Salvadori, Renato Schiavon, Barbara Schreiber, Carlo Staurini, Bruno Stiglich, Luca Stuper, Chiara Verza, Serena Vivoda, Enrica Zanzottera, Tatjana Zerjal, Viviana Zinetti, Mitja Zonta.




Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra

"L'Yser e l'isonzo, due Fronti di sangue e di fango, di uomini e di donne"

Conferenza, 12 agosto 2015, ore 18
Biblioteca Statale Stelio Crise - Trieste

Incontro con Alessandro Gualtieri, esperto della Grande Guerra sul fronte belga e internazionale, che verrà introdotto dalla curatrice Marianna Accerboni sul tema del confronto tra l'Yser e l'Isonzo, e del rapporto tra l'arte in trincea di Dominioni e di altri pittori inglesi. Gualtieri (1964) è autore del saggio La Grande Guerra delle donne - Rose nella terra di nessuno interamente dedicato alla condizione e all'emancipazione femminile nel 1° conflitto mondiale. Presidente del Centro Studi Informatico La Grande Guerra e ideatore del sito www.lagrandeguerra.net, ha pubblicato numerose opere in italiano e inglese sul tema del 1° conflitto mondiale. Nel 2012 ha partecipato all'Università di Oxford, come oratore, alla conferenza "La Grande Guerra in Italia - rappresentazione e interpretazione".

Presentazione mostra




Walter Starz - La Barcolana - tecnica mista cm.70x50 2014 Walter Starz - La partita - tecnica mista cm.50x35 2013 Walter Starz - Osservando la natura - tecnica mista cm.70x50 2013 Walter Starz: L'attimo
13 agosto (inaugurazione ore 19) - 01 settembre 2015
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Mostra personale del pittore Walter Starz, introdotta sul piano critico da Marianna Accerboni. In esposizione una serie di originali tecniche miste realizzate tra il 2011 e il 2014. "Il vortice delle emozioni e dei ricordi, intuizioni e sensazioni tracciate secondo un ritmo d'ispirazione quasi musicale s'intrecciano nella brillante pittura di Walter Starz: note danzanti che si fanno colore, azione e racconto, per decrittare gli infiniti accadimenti della vita, dai più semplici ai più complessi, e per svelare i pensieri in libertà che attraversano la nostra mente.

Libertà è un termine che vibra sovente nella creatività di Starz, un concetto che l'artista sa esprimere in modo molto personale attraverso un gesto originale e ricco di vis simbolica, guidato da una forte emotività, coinvolgente nel suo intimo entusiasmo, ma calibrata e resa lieve da una sottile, lieve intuizione poetica. Così Starz si rivela autore che, nella gioia del colore e nella mobilità del gesto, sa individuare sempre nuovi spunti e sfaccettature, quasi che l'universo fosse un cristallo di energia cromatica, mosso da sottili vibrazioni cinetiche, espresse da dettagli dipinti sovente a ritmo di jazz.

Delicato sensore del suo tempo e degli stimoli fondanti il linguaggio artistico della nostra epoca, Starz si colloca a buon diritto, con istintiva intuizione, nell'ambito di quelle avanguardie che hanno superato, percorso e ridisceso il colle dell'astrazione, per attestarsi ora, quando nel mondo dell'arte vibra ormai il seme di una nuova figurazione, nell'ambito di un espressionismo figurativo dal gesto libero e fortemente dinamico, quasi completamente deprivato dell'attitudine drammatica che fu alle origini del movimento. Per Starz una via per sognare ancora e credere in un mondo altro e forse migliore."

Walter Starz (Trieste, 7 aprile 1961) si diploma nel 1980 al Liceo scientifico France Preseren di Trieste; dal 1984 è dipendente dell'Università di Trieste, dove dalla fine degli anni '90 dirige la Sezione Artistica del Circolo Ricreativo. Dopo aver frequentato gli studi dei maestri Franco Chersicola e Livio Rosignano e la Scuola Libera di Figura Nino Perizi, inizia a esporre nel '97, partecipando a varie mostre collettive e personali di rilievo.




Paolo Caccia Dominioni - Progetto di restauro per un palazzo settecentesco in via Ascoli a Gorizia per il Conte Michele Formentini 1978 Gorizia - Progetto di restauro per il Conte Michele Formentini di un Palazzo in via Ascoli Restauro di un palazzo settecentesco a Gorizia - Progetto di Paolo Caccia Dominioni Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra
"La ragione e il sogno"


11 luglio - 26 agosto 2015
Spaziocavana Zinelli & Perizzi - Trieste

Un'intensa e raffinata sezione dedicata all'architettura: in mostra le tavole originali redatte dal geniale e poliedrico architetto-artista-scrittore-combattente, in cui all'elemento razionalista s'intreccia spesso un'interessante spunto giocoso-fantastico, come nei disegni per il Palazzo Ascoli a Gorizia e per il restauro del magnifico castello e del Golf Hotel del conte Michele Formentini a S. Floriano (Gorizia). O ancora nel coronamento delle stalle e dei fienili di Villa Cantoni Harvey di Pecci (Savogna d'Isonzo), che ci riportano all'icona di un nobile passato.

"Anche nell'architettura di Caccia Dominioni" - scrive Marianna Accerboni, curatrice della mostra - "l'elemento razionale, che rappresenta il tratto portante della struttura dei suoi soggetti (coerentemente con il momento storico-culturale del Razionalismo d'anteguerra), si sposa, come nella pittura, a un lieve, ma significativo e importante elemento fantastico. Incontriamo quest'ultimo nella rappresentazione della sua casa di Gabria, dove fu ricoverato, ferito, nel 1° conflitto mondiale, poiché l'edificio, datato 1838, era stato trasformato in ospedale. Alla fine degli anni '50 l'architetto-artista acquista e ristruttura la mansarda (oggi in piazza Indipendenza): in attesa che l'abitazione sia pronta, alloggia per nove mesi nel vicino Albergo Da Tommaso, dove scrive il libro El Alamein e altre pubblicazioni, anche in collaborazione con la scrittrice Maria Bellonci (ideatrice con Guido Alberti del Premio Strega), che era sua cognata.

Nella mansarda di Gabria, tuttora di proprietà della famiglia, risiederà fino alla seconda metà degli anni '80. Nel '59 progetta a Rubbia (Gorizia) la Baita per Elena Caccia Dominioni, la sua bella e giovane moglie. E a Savogna d'Isonzo nel 1970-'71 progetta pure un'elegantissima Scuola elementare, in cui prevale, come nelle altre nuove edificazioni, la razionalità, assieme alla sua cifra, che contraddistingue le nuove architetture: l'arco, intimo luogo sotto il quale raccogliersi e proteggersi da sole e pioggia. Il senso d'intimità (e quindi il concetto di umanità) è sempre ben presente in tutte le architetture di Caccia Dominioni, che dovunque andasse per lavoro, si creava una stanza che fungeva da studio e abitazione.

Incontriamo per altro l'elemento fantastico anche nel coronamento delle stalle e dei fienili di Villa Cantoni Harvey di Pecci (Savogna d'Isonzo), che ci riportano all'icona di un nobile passato, "rubando" per la magistrale trasformazione della parte rustica della villa (stalle e fienili) in abitazione, i "capricci" di memoria settecentesca dell'architettura veneta e mitteleuropea, da applicarsi, con un pizzico d'ironia, alla facciata dell'edificio. Un ironico sentire rende più lieve anche la presentazione alle autorità comunali del progetto per una palazzina settecentesca restaurata negli anni '70 per il Conte Michele Formentini in via Ascoli nel Ghetto di Gorizia: ed ecco salire le scale del palazzo una graziosa damina, mentre in un altro disegno architettonico, rapido, immediato, elegante ed efficace, compare una bella carrozza trainata dai cavalli, come avveniva all'epoca nella realtà, ed ancor oggi nelle favole.

Ma, a parte queste deliziose licenze formali, Caccia Dominioni è capace nell'architettura di esprimersi attraverso una cifra del tutto personale, che nel restauro e nelle nuove edificazioni coglie sempre nel segno, come avviene per esempio nel Castello Formentini di S. Floriano del Collio (Gorizia), adeguando l'antica, severa armonia del maniero alle esigenze moderne, e nel Golf Hotel. Ed ecco che la scala esterna di sicurezza, prevista dalla moderna normativa, si trasforma nella Casa della Fonte in uno scalone d'epoca sostenuto da 3 archi di misura crescente, realizzato in pietra a vista, come le antiche architetture, mentre la Torre della Bora e di Tramontana del Castello vengono elevate, grazie a un ingegnoso effetto trompe-l'oeil, sì da soddisfare le normative per l'abitabilità dello spazio sottostante.

E pure gli scarichi di alcune parti del Castello sono mimetizzati con la creazione di contrafforti, che sembrano essere esistiti da sempre. Da tutto ciò emergono con evidenza una cura e un'attenzione assolute dei particolari, com'è evidente anche nella Casa della fonte, attigua al Castello Formentini, che prende il nome da una fonte di recupero in pietra d'Aurisina, inserita dal progettista in una casa rurale dell'antico Borgo piuttosto anonima, per ingentilirne l'aspetto, dal momento che nel progetto di Dominioni questa casa veniva collegata a un'altra simile, a formare il Golf Hotel. L'architetto è così attento ai particolari che ristudia anche il modulo delle inferriate secondo il modello antico, inserisce un portone bugnato per nobilitare l'edificio e cura altri dettagli per armonizzare gli elementi preesistenti con i nuovi interventi. Inoltre in tutti suoi progetti Dominioni prevedeva una fascinosa meridiana: e così accadde per la Casa della Fonte, nella Villa Sergio Cosolo di Fogliano (Gorizia), nella Villa Cantoni, a Palazzo Lantieri e via dicendo."




Paolo Caccia Dominioni - Salento - tecnica mista 1963 Paolo Caccia Dominioni - Canberra Paolo Caccia Dominioni - Villa Fausta - Gorizia 1916-1964 Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra
09 luglio (inaugurazione ore 19) - 26 agosto 2015 (prorogata al 17 ottobre 2015)
Biblioteca Statale Stelio Crise - Trieste

Dopo il grande successo registrato nelle più prestigiose sedi istituzionali di Gorizia e in Friuli Venezia Giulia, la grande mostra ideata e curata dall'architetto e critico d'arte Marianna Accerboni, si trasferisce alla Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste, inaugurata con una performance multimediale di luce e musica, che vedrà protagonista Silvio Donati, compositore e musicista di livello europeo, il quale eseguirà, con l'accompagnamento di una suggestiva performance di luce, brani inediti da lui composti e ispirati a Paolo Caccia Dominioni. In novembre la mostra si trasferirà in varie sedi istituzionali a Bruxelles con il patrocinio del Commissario Generale belga alla Commemorazione della Prima Guerra Mondiale.

La rassegna propone più di 600 pezzi per lo più inediti e rari, tra progetti, disegni, dipinti, scritti, documenti e testimonianze su Paolo Caccia Dominioni (Nerviano - Milano, 1896 - Roma 1992), architetto, pittore e formidabile disegnatore, illustratore, scrittore (Premio Bancarella) e soldato, personaggio di livello internazionale. Provenienti dai Musei Provinciali - Museo della Grande Guerra di Gorizia e dalle importanti collezioni delle famiglie Formentini e Lantieri di Gorizia, Cosolo di Fogliano Redipuglia (Gorizia), Cantoni Burr degli Stati Uniti, dalla collezione Sergio Coccia di Roma e da altri prestigiosi collezionisti privati, le opere e i materiali esposti ripercorrono i momenti salienti della sua poliedrica attività, riportandolo idealmente in quell'estremo Nord Est d'Italia, in cui il grande architetto combattè durante il primo Conflitto Mondiale e successivamente visse per più di 30 anni, operando per i più prestigiosi committenti.

In tal senso la mostra s'inserisce nei grandi eventi commemorativi della Grande Guerra e in quelli in ricordo di Caccia Dominioni. Per sottolineare il rapporto tra l'immaginario bellico di un secolo fa, rappresentato da Caccia Dominioni, e quello contemporaneo, una sezione della mostra sarà dedicata alle immagini inedite realizzate tra il 2014 e il 2015 dal fotografo-artista Claudio Saccari, ispirate ai luoghi della Grande Guerra sul fronte dell'Isonzo e del Carso. Inoltre, poiché la rassegna è particolarmente dedicata ai giovani, sia come fruitori che come attori, un'altra esposizione, intitolata Cent'anni dopo, proporrà opere di giovani artisti triestini, del Friuli Venezia Giulia e transfrontalieri (Austria, Slovenia) sul tema della Grande Guerra.

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- 03 agosto, ore 17.30

Visita guidata della curatrice Marianna Accerboni con un focus su Dominioni scrittore pubblico e privato e presenterà alcune novità: il carteggio inedito del poliedrico architetto-artista con la crocerossina donna Franca Vivaldi Pasqua e la sua presenza a Banne e Trieste l'8 settembre 1943.




Claudia Raza - Ginestra sul mare - acrilico su tela cm.70x100 2009 Claudia Raza - Atmosfera - acrilico su tela cm.50x70 2009 Claudia Raza - Recessione - tecnica mista su carta cm.70x50 Claudia Raza: Verso l'infinito
03 luglio (inaugurazione ore 19) - 26 luglio 2015
Museo d'Arte Moderna Ugo Carà di Muggia (Trieste)

La rassegna, organizzata dal Comune di Muggia - Assessorato alla Cultura e introdotta sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni, propone una trentina di opere realizzate dall'artista dalla fine degli anni '90 a oggi e suddivise in tre tematiche: le scritture dipinte, i libri d'artista e i canneti. "Il poetico sentire" - scrive Marianna Accerboni - "si traduce nelle anime elette in forme diverse e biunivoche: così accade per la bella Claudia Raza, nei cui verdi occhi scintillano dolcezza e fermezza, lirismo, entusiasmo, misura e riflessione, dolce rigore. Nata in una famiglia di architetti, l'artista declina, con delicata tenacia e prolifica laboriosità, la sua interpretazione del reale in tre ambiti diversi: la pittura, in seno alla quale vanno collocati anche il disegno e l'amata incisione; la poesia, persuasiva, profonda e riservata - così come lo è la figurazione - commovente nella sua essenzialità e nella sua apparente semplicità.

E poi ci sono i libri d'artista, piccoli autentici capolavori, personalissimi e variegati, che a volte sfiorano il concetto di scultura e di bassorilievo: in questi deliziosi oggetti d'arte, realizzati per la maggior parte con carta fatta a mano dall'artista stessa o in carta finlandese con finezze particolari come il legnetto di sommaco che fa da chiusura al libro sul Carso, la Raza riesce a comporre una simbiosi perfetta tra pittura e (spesso) figurazione da un canto ed espressione poetica e letteraria dall'altro. 'Adornando' - è il caso di dirlo - o sottolineando queste calibrate, sobrie ed eleganti composizioni attraverso intrecci di segni e intarsi di calligrafie antiche come la carolingia od onciale o più contemporanee come quella realizzata con i caratteri mobili. Ed ecco quindi lo svelarsi della duplice natura dell'artista e delle sue inclinazioni più proprie: la capacità di raccontare attraverso il pennello e la scrittura.

Una variegata ispirazione creativa caratterizza in particolare i suoi libri d'artista, una cinquantina d'esemplari creati compendiando - ancora una volta - semplicità e raffinatezza. Attraverso di essi la Raza si racconta, ricordando per esempio la propria giovinezza a Cividale, città antica e colta, ricca di storia, di forza, connotata da spartana eleganza e note longobarde; oppure interpreta i versi di Neruda attraverso la xilografia, o ancora Montale e la Dickinson, i burattini di Podrecca, il tema dei Tarocchi, il fascino di Venezia... La natura si pone quale primo motivo ispiratore dell'arte della Raza, anche quando non è presente in modo del tutto esplicito, e viene da lei interpretata con grande sensibilità e istintiva competenza tecnica: Claudia è capace di cogliere i dettagli segreti del dato naturale, i palpiti più silenziosi, i momenti di deflagrazione come i temporali e la luce abbagliante e avvincente che rendono vitale il paesaggio.

Attraverso quest'ultimo tema, al quale l'artista s'intuisce avvinta in una sorta d'istintiva simbiosi, Claudia scivola nell'infinito delle parole non dette oppure appena sussurrate, che si traducono in simboli pervicaci e autobiografici della vita: una scrittura antica e simbolica, attraverso la quale la pittrice si racconta, formulando un'iterazione del segno che sfiora talvolta il concetto d'informale e si rigenera di continuo, passando da quadro a quadro come un vortice d'energia infinita. Scrittura antica e una personale declinazione del segno espressionista contemporaneo caratterizzano i suoi lavori calligrafici, iniziati nel 2003 e sempre giocati sul filo della misura, però con una capacità estrema di fantasticare, rammentare, riflettere, interpretare. Ed energia è forse il termine più adeguato per descrivere il filo essenziale che collega tutti i suoi lavori, in cui risuona una musica dal sapore e dal ritmo eterni, che in sostanza interpretano e rappresentano il ciclo infinito del divenire della vita, che scorre nei fiumi, nei laghi, nei canneti, spesso mossi dal vento, iniziati nel 2000 con l'acquerello per poi passare all'acrilico su tela, che rappresentano uno degli eleganti e sobri Leitmotiv dell'artista.

Un'energia speciale percorre per esempio come un fremito di vento e un ritmo sempre diversi - e tuttavia coerenti - anche i delicati libri d'artista, variegati non solo per la finezza e la sobria varietà dei materiali, in rapporto ai quali la Raza svolge ogni volta instancabilmente un'attenta e appassionata ricerca, ma anche per la molteplicità dei temi trattati. Passione è poi un'altra parola chiave che ci chiarisce la creatività della Raza e percorre come un fiume sotterraneo e segreto la superficie cromatica e tonale dei suoi dipinti e dei disegni, dei libri d'artista, delle scritture e dei versi. Talento è infine un termine d'obbligo per definire un'artista instancabile, meditativa ma nel contempo istintiva, che con misura e sottile approccio lirico coglie l'essenza del reale e lo tramuta in racconto di parole, di luce e d'immagini delicate e intense, come un libero volo verso l'infinito."

Claudia Raza (Cividale del Friuli - Udine) frequenta dal 1982 al '93 la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia: in tale ambito studia tecniche sperimentali con Riccardo Licata, litografia e serigrafia con il francese Robert Simon. Nel 1986 partecipa a seminari internazionali di xilografia con Nelson Dominguez, l'anno successivo è presente ai corsi di specializzazione in xilografia ed ex libris di Remo Palmirani ed Egisto Bragaglia, nel '91 frequenta un seminario internazionale di tecniche sperimentali. Completa la propria formazione con il maestro Elias Garcia Benavides, acquisendo le tecniche relative alla fabbricazione della carta e alle creazioni di libri d'arte.

Frequenta quindi il seminario internazionale di stampa d'arte in monotipo con Lena Bergstein di Rio de Janeiro. Dal 1994 al 2001 segue numerosi seminari internazionali in Austria, Slovenia e Italia. E' attiva anche come insegnante di grafica e di pittura e illustratrice di libri. Creato anche una scenografia, proiettando proprie opere in diapositiva per il dramma sacro trecentesco La visione di Hildegarda al teatro Bon di Udine. Affianca al raffinato gesto pittorico il linguaggio della poesia: ha pubblicato Sottili Inquietudini (ed. Il Murice) e Sottili Inquietudini 2 (Circolo Italo Austriaco di Trieste), tradotto anche in tedesco e sloveno, Inciso è ogni gesto (Hammerle Editori - Trieste) e Parole scritte (Franco Rosso Editore - Trieste). La sua attività è documentata all'Archivio per l'Arte Contemporanea Italiana del '900 di Firenze e all'Archivio Storico Arti Contemporanee di Venezia. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private.




Alessandro Pellican - opera dalla mostra a Trieste Opera dalla mostra a Trieste di Alessandro Pellican Opera di Alessandro Pellican Alessandro Pellican
27 giugno (inaugurazione ore 19.00) - 15 luglio 2015
Kleine Berlin - Trieste

"La rassegna" - scrive la curatrice Marianna Accerboni - "si compone di una novantina di opere tecnicamente eccellenti, realizzate soprattutto negli anni '90 e fino a oggi ed eseguite prevalentemente in bianco e nero, in gran parte secondo il metodo analogico, mentre minori sono gli interventi in digitale. La mostra si configura come una sorta di antologica suddivisa in tre sezioni: la memoria dell'Orto lapidario di Trieste, molto amato dall'autore e occasione per lui di contemplazione dell'intensità; una breve selezione di tic paesaggistici, sofisticate e rare regie di colori, improbabili geometrie, tratti dal lavoro di anni; e poi il feuilleton, dove i volti, stampati in grande dimensione per aumentarne l'inquieta tensione, si fanno paesaggio. Sono solo formalmente dei ritratti - spiega Pellican - in realtà rappresentano l'immagine di frammenti d'interiorità di me stesso.

Attraverso interventi raffinati, finemente calibrati ma concettualmente incisivi, questo fotografo artista riservato e intenso, ci consegna un'interpretazione del reale e del fantasticare molto personale, icastica e al contempo sottilmente delicata: una visione in bianco e nero che, quando si concede al colore, rivela la passione giovanile dell'autore per l'acquerello. Una pittura e una fotografia intrise e connotate di luce e di forti, perfetti chiaroscuri, che accentuano, espressi con tecnica ineccepibile, il dato reale, conducendo, nell'arte del terz'occhio, da un canto a esiti iperrealisti, che si evidenziano soprattutto negli spazi urbani e architettonici, dall'altro a menzioni surreali del passato storico, come accade per esempio per l'Orto lapidario di Trieste; e a interpretazioni straniate e surreali del ritratto, che - nel palesare i più intimi stati d'animo dell'artista - incide la nostra emotività con graffi indelebili.

Autorappresentativa e inquietante quanto il sito che la ospita (un rifugio antiaereo nel cuore della città, riservato durante la seconda guerra mondiale alle truppe germaniche) questa mostra non mancherà di attrarre e d'interessare, come un racconto originalmente liquido, che penetra nel nostro intimo e, misterioso, lo segna." Alessandro Pellican ha esposto negli anni 2010 e 2011 alla Galleria LipanjePuntin Artecontemporanea di Trieste e a Cittanova, in occasione dell'entrata della Croazia nella UE. Dagli anni '90 a oggi ha realizzato più di 10.000 scatti. Fa uso sia del mezzo analogico che digitale perché - afferma - mi piace lavorare con una Leica, ma poi scannerizzo le diapositive e ne faccio materiale digitale. Oppure lavoro direttamente con macchina digitale.




Dettaglio sedia giraffa - di ana-cevalos Maschera Maori "L'utile dell'inutile"
26 giugno (inaugurazione ore 18.30) - 16 luglio 2015
Palazzo Costanzi - Trieste

La mostra nasce da un progetto dell'associazione culturale "6idea" e sarà presentata da Benedetta Moro. Nel progetto degli organizzatori la rassegna s'ispira al saggio L'utilità dell'inutile - Manifesto di Nuccio Ordine. In esso l'autore sviluppa la tesi che "Esistono saperi fini a se stessi che - proprio per la loro natura gratuita e disinteressata, lontana da ogni vincolo pratico e commerciale - possono avere un ruolo fondamentale nella coltivazione dello spirito e nella crescita civile e culturale dell'umanità"; egli considera "utile, tutto ciò che ci aiuta a diventare migliori".

"L'idea alla base del progetto - spiegano i promotori dell'iniziativa - è quella di dare spazio ad artisti e a esperienze artistiche fuori dal circuito istituzionale delle gallerie d'arte e affini, valorizzando la gioia di esprimersi liberamente senza nessun fine economico, di successo, di mestiere". "Nel nostro intento - proseguono gli organizzatori dell'evento, riferendosi al volume di Nuccio Ordine - le opere esposte dovrebbero tradurre in modo visivo e quasi tattile il messaggio dell'autore che noi abbiamo fatto nostro e trasferito in questa idea". "Il progetto che ne è derivato - concludono i promotori della mostra - ha l'obiettivo di coinvolgere e far riflettere il visitatore lungo un percorso in cui il filo conduttore è l'immaginazione, la creatività applicata al riuso di oggetti inutili e di scarto ed il sentimento della memoria di cosa siamo stati e di cosa potremo sviluppare nel futuro con la nostra cultura e creatività". Ne è risultato un percorso, in cui si mescolano i lavori di Ana Cevallos e Luciano Lunazzi che, con grande sensibilità, sanno creare "opere" che coniugano estetica e praticità, usando materiali di uso quotidiano e di scarto.

Entriamo nel mondo del design con i pasticcini immaginari di Valentina Cecchi, Ute Mueller e Valentina Graniero, le scarpe di Barbara Pansa e il magnifico abito anni '40 rivisitato dalla maestria e creatività di Valentina Cecchi. L'istallazione "pomodori a confronto" di Ana Cevallos e Claudia Mac Grath, ispirata da uno studio teorico dell'Università del Michigan, ci ricorda che la scienza è, oltre che "utile", indispensabile per capire lo spreco pericoloso delle risorse dell'ambiente. Riprende una bella consuetudine del passato con i ritratti dei suoi amati cani l'artista Anna Valle. Alla fine del percorso lo slogan del Fondo Ambiente Italiano "Diamo un futuro al nostro passato" ci ricorda che, come scrive Nuccio Ordine, "la vita di un museo o di uno scavo archeologico, come quella di un archivio o di una biblioteca, è un tesoro che la collettività deve gelosamente preservare ad ogni costo".

Il programma della mostra comprende anche tre laboratori creativi e due eventi (a ingresso libero).

.. 29 giugno, ore 17.00-19.30, "Il laboratorio dei desideri dolci" curato dalla cake designer Valentina Graniero.
.. 02 luglio, ore 18.30, "Parole in armonia" - una lettura di Cristina Adriani di poesie di autori triestini.
.. 03 luglio, ore 18.30, "Lo spazio dell'abbraccio" - una presentazione del tango di Maria D'Aniello e una dimostrazione di una coppia di ballerini.
.. 07 luglio, ore 17.00, "Il laboratorio dell'inutile" curato da Ana Cevallos.
.. 11 luglio, ore 17.00, "Body painting, una passione?" il laboratorio curato da Barbara Pansa.




Nina Vlados - Roza vetrov - tecnica mista cm.40x28 2004 Nina Vlados - Sattiva - tecnica mista cm.30x40 2001 Nina Vlados: "Da Vinci dal futuro"
18 giugno (inaugurazione ore 18.00) - 30 giugno 2015
Sala Arturo Fittke - Trieste

Mostra personale della pittrice russa Nina Vlados presentata dall'arch. Marianna Accerboni. In esposizione una serie di raffinate e poetiche tecniche miste e disegni a matita in bianco e nero, realizzati dall'artista negli ultimi 15 anni. "Un'energia cromaticamente armonica pervade il tessuto vitale" - scrive Marianna Accerboni - "si posa sulla pittura e s'intreccia all'arte di Nina Vlados, artista esoterica russa nata a Soci sul Mar Nero, attiva da un anno a Trieste. Soave, lieve ma intenso, il segno della pittrice, che è autodidatta e dipinge da una quindicina d'anni, c'induce a una sorta di serena meditazione, come se la musica per cui lei scrive i versi, raccolti di recente in due libri (editi in russo e sloveno), facesse vibrare dolcemente e ritmicamente la carta che fa da supporto alle opere.

Scrive Nina in una sua composizione: Bellissima madre, grazie per la cura, per le lacrime, che spengono le guerre, per l'alba sopra il viale di salici, e per l'amore reciproco. Suadenti e iterati, segni e colori rivelano una matrice organica, come se - seguendo un'ispirazione esoterica - andassero alla fonte del sapere; una matrice antica, o meglio senza tempo, come se una mano misteriosa guidasse il segno e l'intelletto nel dipingere i quadri e nel comporre i versi, articolati quest'ultimi assieme a note molto complesse, perfettamente declinate pur senza una competenza specifica in ambito musicale. Nina ha una storia particolare: dalla Russia si trasferisce nel '92 in Slovenia, dov'è vissuta a Raune, e da qui approda a Trieste.

La sua è un'arte organica e delicatamente onirica che promuove l'armonia tra l'arte e la natura, in una sorta di rapporto simbiotico. Un mondo ideale, iperboreo e quindi felice e foriero di serenità, traspare dalle sue opere, che nel corso del tempo si sono fatte sempre più complesse, emanando tuttavia sempre un grande messaggio di luce. Con il suo segno incisivo ma non troppo, nella cui iterazione e frastagliata ma unitaria realtà troviamo via via nel corso del tempo sempre più sorprese, come dettagli, volti, particolari organici che intrecciano la presenza umana alla natura, Nina costruisce un mondo e invia un messaggio dagli echi idilliaci, misteriosi e allusivi, estremamente positivo poiché in essi suggerisce che l'uomo può sempre evolversi e migliorare, riconoscendo in se stesso e sviluppando capacità e inclinazioni sempre nuove e più ampie: un messaggio dunque di amore, fiducia e speranza, che l'artista afferma di recepire dall'alto.

La pittura e la scrittura per la musica sono in Nina due aspetti biunivoci, in perfetta simbiosi con la sua prima vocazione e attività che è quella di curare le persone attraverso la pranoterapia, pratica per la quale è stata insignita, unica in Europa, del certificato d'oro dall'Istituto di Bioelettromagnetica e Nuova Biologia "Bion" di Lubiana. Frequente è infine, anche nei suoi scritti, la menzione dell'Iperboreo, spazi incantati che la tradizione e la cultura greca delle origini situava in un Nord estremo, allora sconosciuto. Un paese perfetto, intriso di luce intensa, che ai tempi della Grecia antica fu collocata, tra le varie ipotesi, nella regione delle 'ombrose sorgenti' del fiume Istro, oggi Danubio, che alla fine del suo corso si getta nel Mar Nero, dov'è nata Nina. Sempre vicino all'acqua portatrice di vita e di energia."




Olivia Siauss - Frutta con susina - tecnica mista cm.15x15 1998 Olivia Siauss - computergrafica 2 - cm.20x29 2015 Olivia Siauss - Prospettiva aerea - acrilico su tela cm.80x80 2012 Olivia Siauss: Il colore, la mia vita
13 giugno (inaugurazione ore 18.30) - 26 giugno 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Personale della pittrice triestina Olivia Siauss, curata e presentata dall'arch. Marianna Accerboni. Nella mostra, che si configura come una sorta di antologica, è esposta una quarantina di opere, tra dipinti realizzati ad acrilico su tela, pastelli acquerellati e computergrafica, realizzati negli ultimi 15 anni.

"Artista contemporanea di grande sensibilità, entusiasmo e modernità, Olivia Siauss" - scrive Marianna Accerboni - "ripercorre in questa rassegna, attraverso una quarantina di opere, il proprio itinerario creativo degli ultimi 15 anni, componendo in tal modo una sorta di essenziale antologica. Olivia ci stupisce piacevolmente, giungendo, dopo gli acrilici su tela e i pastelli acquerellati e a volte lievemente sottolineati con un cenno d'inchiostro, a un approdo inatteso: la computergrafica, lessico contemporaneo, che ha suscitato l'entusiasmo di molti artisti.

Attraverso questo nuovo mezzo, la pittrice ripropone con la consueta padronanza linguistica una personalissima interpretazione del paesaggio: rilegge infatti il dato naturale secondo una scomposizione la quale ricorda, con molta dolcezza, l'intuizione cubista che, dalla frantumazione delle forme, faceva scaturire il colore e la luce. Un leitmotiv questo, che ha accompagnato per molto tempo, fino a oggi, la fervida creatività della Siauss, facendo seguito a un decennio d'inizio completamente dedicato alla grafica incisoria, approfondita nell'atelier di Federico Righi a Saciletto, da Marjan Kravos a Trieste e sotto la guida dei famosi stampatori urbinati Corrado Albicocco e Federico Santini. Un periodo completamente in bianco e nero conclusosi negli anni '70, dopo il quale l'artista è decollata verso il colore e verso la scomposizione e la ricomposizione per sintesi dei volumi.

Con molta attenzione al concetto di matericità, declinato con misura ma con efficacia attraverso la preparazione del supporto, tela o carta grossa di Fabriano che sia, con uno strato di gesso, talvolta ulteriormente sottolineato e rafforzato dall'applicazione di carte veline sottili e non. Da questa maniera, contemporanea e nel contempo classica, sono scaturite visioni magiche e quasi astratte, che segnano il passo di un immaginario moderno e molto personale, in cui un'intrinseca armonia e un lessico lievemente simbolico interpretano il mistero e i molteplici aspetti della natura - mare, autunno, bosco, sottobosco - temi prediletti dall'artista, ora raccontati attraverso la computergrafica o pittura al computer, in cui la Siauss conferma una capacità compositiva eccellente, intrecciata a una sensibilità cromatica ancora più decisa che in passato. Il colore, appunto, la sua vita."




Dario Mulitsch - ritratto da Juan Arias Gonano - foto di Ilaria Tassini Concorso Mulitsch 2015
06 giugno (premiazione e inaugurazione, ore 17.30) - 21 giugno 2015
Palazzo Attems - Gorizia

Il Concorso internazionale di Pittura Dario Mulitsch, promosso dall'Associazione stessa, è giunto quest'anno, con cadenza biennale, alla V edizione. L'evento è intitolato dalla moglie Caterina alla figura di Dario Mulitsch, illuminato imprenditore goriziano di antica nobiltà sassone, fondatore del Centro Culturale Tullio Crali e appassionato promotore della cultura e delle arti. Mulitsch, di cui si commemora quest'anno il 10° anniversario della morte, è stato autore della raccolta delle Poesie dell'infinito, premiata dalla Giuria del Premio Franz Kafka Italia - Edizione 2012, e del volume intitolato Chi siamo, da dove veniamo, sull'origine dell'uomo, editi da La laguna.

Il Concorso, aperto a tutte le tecniche e tendenze artistiche, è suddiviso in una Sezione riservata agli Artisti e in una agli Studenti, ognuna delle quali suddivisa in "Tema libero" e nel tema "La 1° guerra mondiale nell'immaginario contemporaneo". Nella presente edizione il concorso ha registrato un'affluenza maggiore di artisti rispetto agli anni scorsi e numerosi sono stati anche gli studenti. La prima Giuria tecnica, composta dai 3 critici, ha provveduto a una prima scrematura, selezionando su 255 opere pervenute, i lavori di 70 artisti e 27 studenti, tutti ritenuti di alto livello qualitativo, che saranno esposti a Palazzo Attems e inseriti nel catalogo del V Concorso Mulitsch. Nell'ambito della vernice verranno resi noti i nomi dei vincitori e dei menzionati del Concorso, selezionati dalla seconda Giuria qualificata, composta dai critici d'arte Marianna Accerboni (Trieste),Toni Toniato (Venezia) e Licio Damiani (Venezia).

Nella scorsa edizione, che aveva portato in città per l'inaugurazione e la premiazione più di un migliaio di persone, le opere partecipanti al concorso erano state invece in totale 180, provenienti, oltre che da varie regioni d'Italia (Friuli, Veneto, Trentino, Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia), da Austria, Slovenia e Croazia, di cui una sessantina scelta per la mostra e raccolta in catalogo. Quest'anno invece sono state 255 per un totale di 205 artisti e 50 studenti ammessi alla prima selezione e provenienti, oltre che dall'Italia (Friuli, Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana, Lazio, Campania, Abruzzo, Sicilia), da Slovenia, Croazia, Austria e Germania, mentre gli studenti provengono da licei artistici italiani (Max Fabiani Gorizia), sloveni (Gimnazija Nova Gorica) e austriaci (CHS Villach HLA Fur Kunstler Gestaltung, e BRG Viktring Klagenfurt).

Dopo un paio di giorni dalla conclusione della mostra le opere verranno nuovamente esposte nelle vetrine dei negozi della zona del centro e nella Sala espositiva del Comune di via Garibaldi, per coinvolgere attraverso l'arte tutta la città di Gorizia. Il concorso costituisce un'occasione di confronto fra esponenti di culture e paesi diversi, ispirandosi alla visione di Dario Mulitsch, raffinato e sensibile intellettuale, che in vita si era sempre impegnato per riavvicinare popoli e luoghi nel segno della bellezza e dell'arte.

Dal 2010, nell'ambito del Premio, è stata istituita una sorta di 'concorso nel concorso', completamente dedicato ai giovani, che crea un confronto generazionale nell'ambito della stessa manifestazione: iniziativa alla quale hanno alacremente lavorato gli studenti del Licei artistici di Gorizia, coinvolti per la prima volta in un concorso grazie al prof. Giorgio Valvassori, proprio dal Premio Mulitsch; mentre dal 2012 vi partecipano anche gli allievi dei Licei artistici di Nova Gorica e Klagenfurt.

Il Concorso Dario Mulitsch si presenta dunque come una Biennale dell'immaginario artistico contemporaneo del Nord Est europeo con un'apertura internazionale e in particolare verso quei paesi con cui Gorizia è da secoli in tradizionale contatto come Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, Austria, Germania e i paesi balcanici: per recuperare attraverso l'arte, dopo la caduta dei confini, quella centralità in senso europeo, di cui la città godeva in passato grazie anche alla frequentazione da parte dei suoi artisti delle Accademie di Monaco, Berlino e Vienna.




Francois Piers - Mare in tempesta - acquerello cm.26x36 2008 Francois Piers - Cinque personaggi in cerca di autore - vetro soffiato cm.30x10 2015 Francois Piers - Porto in Normandia - acquerello cm.27x35 2007 François Piers: Luce e gioia di vivere
16 maggio (inaugurazione ore 19) - 22 maggio 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Nella prima esposizione italiana del pittore belga François Piers, curata dall'arch. Marianna Accerboni con Flavio Tossi, incontriamo più di una sessantina di vivaci ma nel contempo delicati acquerelli, dipinti dall'artista dal 2004 a oggi. In questa sorta di luminosa antologica spicca anche l'ultima, originale produzione del poliedrico autore di Ostenda: una serie di vetri ispirati ai personaggi che popolano le sue opere ambientate in Tunisia e che vengono presentati in prima assoluta a Trieste.

Alle affascinanti spiagge dorate del Mare del Nord e ai verdi paesaggi delle Fiandre e della Francia, Piers accosta il ricco, colorato e a volte misterioso mondo orientale, sottolineando in tal modo ineffabilmente la propria capacità d'interpretare il reale anche attraverso la terza dimensione. La mostra propone una visione sottilmente lirica della realtà, dietro alla quale scorre con semplicità la lunga storia dell'arte fiamminga, nelle sue propaggini più contemporanee e romanticamente idealiste, come per esempio quella perseguita dal grande pittore brussellese Jean-Michel Folon. Nel corso della vernice presentata anche la monografia dell'artista con testi di Flavio Tossi e Marianna Accerboni.

"Artista intuitivo e rapido - scrive Marianna Accerboni - Piers trova per anni nell'acquerello il proprio medium ideale, che gli consente di consegnare al fruitore un'interpretazione sapida e luminosa del reale: attraverso pochi tratti e un vivace cromatismo, sospeso spesso al limite della sensibilità fauve, il pittore belga interpreta la realtà umana e la natura riconducendosi ai parametri di un espressionismo figurativo, venato da un canto da un lieve sospiro neoromantico, dall'altro da un senso gioioso e luminoso del fluire della vita. Situazioni e attitudini che il suo pennello fissa sulla carta in modo frizzante e amabile, discostandosi in tal senso dall'angoscia propria dell'espressionismo nordico in favore di una luce e di una propensione più simile all'espressionismo di matrice mediterranea, francese e italiana."

"Definire in estrema sintesi il personaggio François Piers e il suo rapporto con l'arte è arduo - scrive Flavio Tossi - perché si rischia di scivolare in connotazioni che lascerebbero adito a malintesi. Con riferimento all'architettura si potrebbe pensare a 'composito', l'ordine architettonico di creazione romana che nel capitello accoppia alle volute ioniche l'acanto corinzio. Ma l'accostamento è forse eccessivo. Più sobriamente, con riferimento all'arte in generale, e anche sul piano umano, sarebbe preferibile "eclettico", che tuttavia i malintenzionati potrebbero interpretare nell'accezione riduttiva di dispersivo (touche-à-tout). Con riferimento alla letteratura, il maligno sbrigativo certamente opterebbe per "Dr. Jekill e Mr. Hyde".

Il personaggio è sicuramente complesso, poliedrico, e il suo curriculum ne è la prova irrefutabile (...). Sempre pervaso dall'amore per l'arte, fra uno stadio e l'altro della sua carriera professionale, trova anche il modo di seguire corsi all'Accademia delle Belle Arti. In età tutt'altro che giovanile lo si ritrova a destreggiarsi in vari gruppi di artisti dilettanti, per semplice piacere personale, per scambiare esperienze, senza pretese di riconoscimento artistico. Ed ecco nell'evidente ambivalenza emergere il contrasto. Tutta questa complessità di vita, per certi versi quasi farraginosa, si stempera nei suoi acquerelli per scomparire trasformandosi in accattivante e spontanea semplicità espressa con veloci pennellate che trasmettono gioiosa pacatezza.

Ha ragione il maligno sbrigativo che scomoda Dr. Jekill e Mr. Hyde? O, semplicemente, il pennello è l'inconscio antidoto, il rimedio omeopatico, a un'intensa vita professionale che metabolizza un certo modo di stare in società? Un amico di lunga data, per la verità talvolta evanescente, vi intravede il François 'depurato', ne apprezza l'espressione, ne intuisce il talento, lo incoraggia. Con la complicità di altri due amici, navigati nel mondo dell'arte, gli tende un tranello. Lui dapprima si schernisce, poi incredulo e titubante, si lascia tentare e infine, timorato ma con crescente fiducia, si lancia e presenta la sua prima mostra personale a Trieste, porto di mare come la sua Ostenda."

"Un'Europa intima e sconosciuta per noi che viviamo nel paese wo die Zitronen blühen (dove fioriscono i limoni) di goethiana memoria; un'Europa del Nord, dove le spiagge di rena finissima sono appena dorate da una luce limpida e dai toni talvolta freddi; oppure la Tunisia, con i suoi ampi orizzonti e le piazze e le oasi brulicanti di gente avvolta in lunghi caffetani - scrive ancora Marianna Accerboni - che poi l'abile occhio dell'artista trasforma in luminose, trasparenti caraffe di vetro; o ancora la natura e gli uccelli, che volano in formazione a un pelo dall'acqua, e gli altri animali domestici o feroci, che popolano la realtà, l'immaginario e le favole; e a volte un paesaggio verdissimo, colto nei suoi silenzi. Una biografia per immagini dal sapore universale (...).

La luce rappresenta per questo autore, dotato di un talento istintivo e naturale per il racconto, la prima chiave di lettura del mondo. (...) Scaturisce, la luce, quasi magicamente dall'accostamento di cromatismi spesso lievi e quasi impalpabili come le sabbie del Mare del Nord, o accesi e intensi come le sete e i tessuti tinti a mano in Oriente e in Africa. Una luce che spesso emerge quasi per sottrazione, un concetto che in fondo è simile al silenzio, a volte denso di significati. E che è patrimonio e dote dei veri artisti di tutti i tempi, a partire dalla raffinatezza luministica di Giovanni Bellini, uno dei grandi protagonisti del Rinascimento italiano, e dalle adamantine trasparenze di Vermeer, per arrivare ai virtuosismi luministici della Scuola veneta, alla pittura en plein air degli Impressionisti, al linguaggio delle avanguardie del primo Novecento, da Picasso a Braque, e all'Orfismo di Robert Delaunay, che, dalla frantumazione delle forme e dei volumi, facevano scaturire la valenza della luce e del colore.

Fino alla luce tecnologica contemporanea. Perché quasi tutta la grande pittura è stata sinonimo di luce. Così, attraverso un linguaggio espressivo positivo e apparentemente pacato, in ogni caso foriero di tranquillità, l'artista ci consegna un mondo naturale e umano, colto con vivacità e destrezza, contrappunto sereno e interpretazione sottilmente lirica della realtà, dietro a cui alberga e scorre con semplicità la lunga storia dell'arte fiamminga, nelle sue propaggini più contemporanee e romanticamente idealiste, come per esempio quella perseguita dal grande pittore e illustratore brussellese Jean-Michel Folon, che confessò una volta di dipingere attraverso colori luminosi e vivaci per sopperire a certi pomeriggi grigi di pioggia del suo quotidiano in Belgio."

François Piers (Ostenda - Fiandre, Belgio - 1950), figlio di un farmacista del vecchio centro della città, vicino al quartiere dei pescatori, ottiene la laurea in Giurisprudenza, Diritto economico e finanziario e un MBA; si forma sotto il profilo artistico ai corsi di disegno, scultura e pittura dell'Accademia di Belle Arti di Ostenda. (...) Proseguendo nella sua formazione artistica, frequenta a Gand il gruppo dei Jeudart (da jeudi d'art, giovedì d'arte), nel cui ambito apprende la tecnica dell'acquarello. Con questo gruppo viaggia molto per trovare ispirazione per i suoi lavori in Toscana, Costa Azzurra, Baia della Somme (Francia del Nord), sulle chiatte di Parigi, a Muggia (Trieste), dipingendo en plein air, secondo un'abitudine inaugurata in Francia dagli Impressionisti nella seconda metà del 1800.

Nel suo girovagare assieme ai colleghi artisti in Belgio, ritrova un vecchio amico che abita in Olanda a Retranchement, un piccolo villaggio vicino al confine con il Belgio, dove crea un gruppo di lavoro. Qui François scopre nuove tecniche e nuovi temi. I membri del gruppo usano riunirsi in un capannone di rigatteria e, poichè in olandese gli oggetti da rigattiere sono chiamati brol, assumono ben presto il nome di Brolistes. Di tanto in tanto vanno a dipingere anche a casa Piers, nell'entroterra belga del paesino costiero di De Haan-Le Coq: al gruppo sono invitati a unirsi pure altri artisti locali e nasce così il gruppo dei Coqart.




Opera di Serena Zors Breuer dalla mostra Oltre il reale a Venezia Serena Zors Breuer: Oltre il reale
06 maggio (inaugurazione ore 19) - 16 maggio 2015
Galleria Melori & Rosenberg - Venezia
www.melori-rosenberg.com

Mostra della pittrice, designer e scultrice italiana Serena Zors Breuer (Trieste), attiva da decenni a Monaco di Baviera, che sarà introdotta sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni: in mostra più di una trentina tra acrilici, oli, vetri Tiffany e sculture in speckstein, recenti e di squisita fattura e fantastica ispirazione. La vernice sarà sottolineata da una particolare performance multimediale di luce, parole e musica, ideata da Accerboni. "Un'artista al tempo stesso semplice per i temi trattati, giocosi, simbolici, colorati, allegri" - scrive Marianna Accerboni - "ma complessa per l'universo molteplice e simbolico che sottende le sue articolate e vivaci composizioni, che nella scultura sembrano trovare un momento di pace e di riflessione. Da un canto compare un entusiasmo istintivo e vitale verso il mondo, dall'altro l'intuizione quasi fatale di una donna che dell'esistenza sa cogliere l'elemento irrazionale e magico, rifugiandosi nel sogno e in un mondo irreale e fatato per fuggire il male e per esprimere il bisogno di libertà; ma anche per donare al fruitore un attimo di magica bellezza, di divertissement e di onirica speranza, distraendolo da un universo tecnologico e spesso intriso di solitudine."




Opera di Carolina Franza dalla mostra Fleur d'amour a Trieste Carolina Franza: Fleur d'amour
06 maggio (inaugurazione ore 18) - 24 maggio 2015
Sala Comunale d'Arte di Trieste

La rassegna propone, attraverso un linguaggio fresco e suadente, una interpretazione contemporanea del concetto d'icona, che tuttavia rimane profondamente fedele ai canoni compositivi e pittorici di quest'antica e affascinante espressione artistica. Presentata da Antonio Cattaruzza, l'esposizione è incentrata sulla figura di Maria, la Madre di Dio o Theotokos, che in greco significa "colei che genera Dio", tematica che nella tradizione russo-bizantina trova riscontro in più di 300 modelli. Di tale soggetto - scrive Marianna Accerboni - l'artista ci offre con tecnica ineccepibile, supportata da una profonda conoscenza teologica e filosofica, una visione nel contempo intensa e delicata, sottolineata da un cromatismo luminoso e morbido, che avvicina il fruitore al concetto di Divino attraverso la bellezza e il sentimento.

Formatasi alla Scuola di Tommaso Palamidessi e del maestro d'arte Alessandro Benassai, in questa mostra la Franza espone opere recenti e inedite: l'accuratezza e l'originalità nella composizione e tratto figurativo - scrive Cattaruzza - aggiornato con sensibilità e misura nell'espressione degli elementi del dipinto, non trascura fondamenti simbolici e allusivi ai temi della verginità della Madre di Dio, del mistero dell'incarnazione e dell'amore che Dio le dona... Pertanto le nuove icone di Carolina Franza esprimono gioiosamente, anche nella loro modernità, quegli elementi che ci consentono di valicare una porta simbolica - l'icona stessa - che ci mette a contatto con il trascendente attraverso un'accurata osservazione degli elementi tecnico-compositivi costituenti il dipinto ed una successiva meditazione sul messaggio ivi contenuto.




Giovanni Centazzo - La spiaggia rosa - olio su tela cm.70x60 2015 Giovanni Centazzo - Mareggiata sugli scogli - olio su tela cm.70x60 2015 Giovanni Centazzo - Reti dei pescatori - olio su tela cm.70x60 2015 Giovanni Centazzo: Tra terra e mare
02 maggio (inaugurazione ore 18) - 15 maggio 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Mostra personale del pittore Giovanni Centazzo presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni: in mostra quasi una trentina di opere realizzate a olio su tela prevalentemente nel 2015. "Un'interpretazione del tema prediletto del paesaggio, molto personale, delicata, intensa e idealizzata nel suo aspetto più intenso e luminoso: così" - scrive Marianna Accerboni - "Giovanni Centazzo ha costruito nel corso del tempo il proprio linguaggio pittorico, intriso di soluzioni e intrecci cromatici dinamici e coinvolgenti come l'onda del mare e la forza del vento. Un lieve simbolismo fantastico accentua lo slancio del suo gesto pittorico, veemente e istintivo, ma venato di dolcezza; mentre i toni brillanti delle diverse sfumature di colore, volutamente non sempre aderenti al reale, donano un tocco di sottile narrazione onirica al dipinto, in cui spesso il paesaggio appare intriso di una sobria vena favolistica.

Così tra sogno e realtà, l'espressionismo figurativo di Centazzo ci accompagna alla scoperta del silenzio dei Magredi, che incontriamo nel Pordenonese: spazi singolari, silenziosi, deserti e incontaminati, una sorta di avanterra alpino costituito da depositi alluvionali, siti nella parte occidentale dell'alta pianura friulana, incorniciata da grandi varietà di flora, dove le acque dei torrenti Cellina e Meduna sprofondano nella falda acquifera. La pittura di Centazzo ci racconta però anche l'acqua dei fiumi, il mare e il Carso, colti dal pennello dell'artista con assoluta padronanza tecnica, grande sensibilità e capacità di rappresentare la bellezza della luce, che scaturisce da accostamenti cromatici decisi, a volte così intensi da rammentare la poetica dei Fauves".

Giovanni Centazzo (Maniago, Pordenone 1942), paesaggista appassionato, tra i più interessanti del panorama nazionale, nel corso della sua fortunata carriera è presente, sempre su invito, a numerose manifestazioni di prestigio, fra cui nel '74 la XIV Biennale d'Arte figurativa di Imola con i più significativi maestri italiani, nel '77 al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, con i maestri delle Tre Venezie alla IV Biennale Triveneta delle Arti a Villa Simes Contarini di Piazzola del Brenta (Padova), al Municipio di Venzone per più edizioni della Mostra della Pittura e della Grafica contemporanea. Nel '92 vince a Treviso il 1° Premio e la Grolla d'oro del XXVII Premio internazionale di Pittura e Scultura.

Nel '94 espone su invito una personale al National Museum of Fine Arts della Valletta, evento inserito fra le manifestazioni ufficiali dello Stato di Malta. Riceve, per meriti artistici, una targa della Provincia di Venezia. Nel 1998, invitato dal Comune di Majano, celebra con il patrocinio della Provincia di Udine, il 30° dell'attività artistica con una mostra e una monografia presentate dal poeta friulano Domenico Zannier. Nel 1999 viene invitato dal critico Paolo Rizzi a esporre all'Arte Fiera di Padova nella sezione speciale da lui curata e intitolata Il Paesaggio nella pittura Veneta del '900. Nel 2002 riceve per meriti artistici il sigillo della Provincia di Pordenone. E' invitato dal Comune di Caltanissetta ad allestire una personale nel Palazzo del Carmine; il critico Ferdinando Anselmetti lo inserisce nel volume Quelli che contano edito da Marsilio e lo invita con i nuovi maestri italiani alle mostre delle Gallerie Cassiopea e Cà d'Oro di Roma.

Nel 2004 il critico Giancarlo Romiti lo invita con otto artisti Nazionali al Premio Anusc'arte di Castel S. Pietro Terme (Bologna), dove vince il 1° premio e la medaglia d'oro. La sua documentazione artistica si trova all'Archivio Storico della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma e alla Biblioteca Statale Isontina di Gorizia. Nel 2009 al castello di Rive d'Arcano gli viene assegnato il premio Merit Furlan. Nel 2012 espone, su invito, una personale al Palazzo del Consiglio Regionale di Trieste, su invito. E' stato invitato dal Comune di Treviso a esporre con una personale nel Palazzo Scotti. Nel corso dei suoi quarant'anni di pittura ha tenuto 120 personali, sue opere figurano in collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero.




Sergio Budicin - Anatre allo stagno - olio su tela cm.60x90 2015 Sergio Budicin - Leoni all'erta - olio su tela cm.120x80 2014 Sergio Budicin
04 aprile (inaugurazione ore 18) - 17 aprile 2015
Galleria Rettori Tribbio - Trieste

Mostra personale del pittore triestino Sergio Budicin presentata sul piano critico dall'arch. Marianna Accerboni. Mentre prosegue all'estero, soprattutto in Germania, l'apprezzamento nei suoi confronti, l'artista espone ora una quarantina di opere realizzate a olio su tela e su tavola negli ultimi tre anni. "Ritorna a esporre a Trieste" - scrive Accerboni - "Sergio Budicin, artista dal conclamato talento, che propone, attraverso una fitta sequenza di oli su tela e su tavola, soprattutto recenti e inediti, le tematiche predilette: la natura, colta nei suoi aspetti più quieti o lussureggianti, gli animali, dai più feroci ai più teneri, dipinti con grande partecipazione e dolcezza, ma anche l'essere umano, interpretato mediante un ritratto dal taglio narrativo tradizionale, in cui l'artista sa cogliere l'anima del soggetto.

E poi, il fantasticare nell'ambito della storia e di alcuni dei suoi miti, da Lady Godiva a Carlo Martello, alla rappresentazione di un torneo medioevale, nel dipingere i quali Budicin si conferma maestro; mentre un capitolo a parte meritano i magnifici cavalli, autentica passione dell'artista, che egli ama dipingere, dando prova di grande vituosismo, a memoria, come nell'opera che li ritrae in gruppo, spaventati dal pericolo di un precipizio. E infine, tra i molteplici spunti poetici, ecco una coppia di magnifici pavoni verdi, raffigurati sullo sfondo di un pesco in fiore.

Nel tempo Budicin ha maturato una tecnica perfetta, che gli consente di 'illuminare' le sue opere attraverso molteplici velature: fermamente convinto che gli studi di anatomia, delle svariate tecniche pittoriche e del disegno, assieme all'esercizio quotidiano dell'arte, rappresentino la via da seguire, la insegna, con il figlio Roberto, agli artisti-allievi che frequentano da anni il suo bellissimo studio, situato in posizione strategica poco sotto Opicina. Qui sono stati dipinti e da qui sono partiti i quadri che l'artista ha esposto in tutto il mondo sotto l'egida di prestigiose gallerie quali la Aukloster di Monschau, la Nürnberger Rachmenkunst Haus der Gemalde, la Galerie Vogel di Heidelberg, la Schoeninger, la Reith e la Galerie in der Prannerstrasse di Monaco e la Bilder im Hof di Flensburg, tanto per citarne solo alcune. Un successo grandissimo, che rende sempre più attese all'estero e in Italia le sue personali."

Sergio Budicin (Trieste 1939), ha studiato con il maestro Walter Falzari, erede della grande tradizione pittorica che ha coniugato l'arte veneziana con quella austriaca durante il XIX e XX secolo. Dopo aver approfondito in particolare gli aspetti tecnici nella figura e nel ritratto, ha svolto a lungo l'attività d'illustratore di libri sulla natura e gli animali. Nel 1970 ha operato negli Usa con il pittore di origine ungherese Lajos Markos, i cui insegnamenti gli hanno consentito di ampliare e raffinare la propria tecnica. Ha viaggiato moltissimo in Europa, America e Africa per osservare la natura e gli animali nel loro habitat. Dopo la prima personale a Trieste del 1975, ha esposto in numerose gallerie, soprattutto in Germania. Nel 1992 l'Akademie für Tierschutz di Monaco di Baviera lo ha premiato con l'ambito Goldenen Elefanten, importante riconoscimento per il suo contributo alla diffusione della coscienza ecologista e alla conoscenza del mondo animale. I suoi lavori si trovano in collezioni pubbliche e private di numerosi paesi del mondo.




Copertina del libro Ultima cetra - raccolta di poesie di Nidia Robba Ultima cetra
di Nidia Robba, ed. La Mongolfiera libri

Presentazione libro
27 marzo 2015, ore 18
Circolo della Stampa - Trieste

L'arch. Marianna Accerboni presenta l'ultimo volume di liriche della scrittrice triestina Nidia Robba. Condurrà l'incontro Helga Lumbar, figlia dell'autrice, pittrice e illustratrice di tutte le sue opere, che leggerà alcune rime della madre. Il libro si è già meritato in questi giorni a Tirrenia l'ambito Trofeo per le opere inedite del prestigioso Premio Messaggi d'amore organizzato dalla LAPS - Libera associazione Poeti e Scrittori. Attraverso una metrica lineare, intensa e delicata - scrive Accerboni - Nidia Robba scandisce in questo libro, l'umanissimo racconto dei suoi sentimenti e della sua vita, suddivisi in "Lodi", "Pensieri", "Falsità d'amore" e "Preghiere", 4 sezioni per un totale di 70 poesie, in cui gli accadimenti personali s'intrecciano al concetto del Divino, dell'immanente e dell'Universale: una narrazione in versi contemporanea e senza tempo, intrisa di vitalità, sentimento e saggezza.

La scrittrice, nata nel 1924, accademica dei Micenei e insignita di numerosi premi, tra cui il Premio Città di Venezia (2007) e la targa alla carriera del Comune di Trieste (2010), giunge, con il volume di liriche Ultima cetra, al ventunesimo libro, tra quelli pubblicati negli ultimi 11 anni. Nel 2014, in occasione della 22° edizione del Premio Letterario Internazionale "Città di Lerici", ha ricevuto il Gran Premio "Città di Lerici" per la Sezione Poesia, una menzione di merito nella Sezione Racconto Inedito e una nella Sezione Narrativa, assegnati con il massimo punteggio da tutti i componenti della giuria.

Autrice coltissima, ha studiato alla Facoltà di Lettere dell'Università di Firenze, città dove ha risieduto per alcuni anni e che è stata costretta a lasciare a causa del 2° conflitto mondiale. Ha viaggiato moltissimo in Italia e in Europa, soprattutto in Germania, Danimarca, Austria e Grecia, assorbendo la cultura e l'atmosfera di questi paesi, che sovente ritroviamo nei suoi scritti, composti anche secondo una personale, imprevedibile e ineludibile vena esoterica e molto spesso ambientati nella Mitteleuropa con notevoli approfondimenti storici e di costume. A diciott'anni ha scritto il primo romanzo, ispirandosi spesso alla natura e agli amati animali che abitano nell'antico giardino di Rozzol, intorno alla sua casa del 1° novecento, rimasta intatta. Numerosissime sono le sue poesie, ma per decenni, fino al '78, la scrittrice ha gettato nel fuoco le sue opere, a causa di una sorta d'intimo pudore, iniziando a pubblicare solo nel 2002 per l'interessamento della figlia.

Ha pubblicato nell'ambito della poesia: Trieste la linda (2002), Raggi d'amore (2003), Sotto il segno della nebulosa (2004), Cinquant'anni in fiore (2004), Schermo (2005), I quadri dell'anima (2006), Il filo fiorito (2008), Dedicato a... (2009), Quinto elemento (2010), Dileto dialeto (2011). Nell'ambito della narrativa: La cetra d'oro (2006), Il sortilegio della città rosa (2006), La verità falsa (2007), L'angelo nello specchio (2008), I carati dell'amore (2009), Un uomo di neve (2009), Castel Rovino (2010), Lo schiaffo (2011), La nebbia Realtà - Evocazione (2012), Dalla parte del perdente (2013. E' presente nel Dizionario Hammerle degli autori di Trieste, dell'Isontino, dell'Istria e della Dalmazia dal 13° secolo a oggi.

Prefazione libro

Immagine ingrandita della copertina con la composizione realizzata da Helga Lumbar




Françoise Calcagno
Venice memory. L'improvviso visibile


02 marzo (inaugurazione ore 18.30) - 17 marzo 2015
Lux Art Gallery - Trieste

Personale della pittrice Françoise Calcagno, presentata da Francesca Brandes e Marianna Accerboni. In mostra una trentina di opere recenti. Scriveva Nicolas De Staël che la vera pittura tende sempre a tutti gli aspetti, cioè all'impossibile somma del presente, del passato e dell'avvenire... Più che mai ciò avviene nel caso di Françoise Calcagno - afferma Brandes - nel suo scavare al fondo dei tempi, nella materia di pigmento, fino ad estrarne un dono prezioso, inesauribile. Forse è il dono di un'immagine che sottende l'emozione (e non viceversa), la sua sostanza, la sua scorza non solo simbolica. E' una sostanza-colore che implode luce. Un lessico raffinato, luminoso e calibrato - sottolinea Accerboni - che, attraverso l'intreccio tra pittura e fotografia, interpreta ed evoca in questo ciclo, con taglio squisitamente contemporaneo, il fascino e la memoria dei luoghi.

Françoise Calcagno, di origini francesi ma veneziana d'adozione, conduce da anni una sperimentazione che affronta in modo del tutto personale e a suo modo minimalista il rapporto forma - colore. Diplomata in Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Venezia, ha esposto, spesso su invito, in prestigiose sedi in Italia e all'estero, i suoi lavori di grafica e di pittura e i suoi libri d'artista, pubblicati in numerosi cataloghi e riviste di arte contemporanea. Nel 2005 ha aperto nel cuore del Ghetto ebraico di Venezia l'Art Studio, uno spazio a metà strada fra l'atelier d'artista e la galleria d'arte, che viene usato dalla Calcagno non solo per creare e mostrare il suo lavoro, ma soprattutto quale luogo in cui far partire un dialogo con la propria città adottiva. Di conseguenza lo Studio è diventato una galleria d'arte e un luogo d'incontro dove gli altri artisti possono esporre il proprio lavoro e confrontarsi tra loro: uno spazio per discussioni e letture e un laboratorio di idee e progetti.




Alpina Della Martina - Blu delle regine - acquarello su carta - cm.50x35 2014 Alpina Della Martina - Materia di rose - acquarello su carta cm.50x35 2014 Alpina Della Martina - Atmosfera - acquarello su carta - cm.70x50 2014 Alpina Della Martina: Luce 2015
27 febbraio (inaugurazione ore 18.30) - 18 marzo 2015
Sala Comunale d'Arte di Trieste

Mostra personale della pittrice Alpina Della Martina introdotta sul piano critico da Marianna Accerboni. In esposizione una serie di raffinati ed essenziali acquerelli realizzati di recente dall'artista prevalentemente sul tema del paesaggio e della natura morta. "Ritorna con questa mostra" - scrive Marianna Accerboni - "la magia del silenzio e del colore, che l'artista carnica Alpina Della Martina persegue da sempre attraverso la difficile arte dell'acquarello, la tecnica pittorica che, nella sua apparente semplicità, è in realtà la più complessa perché non ammette ritocchi o ripensamenti.

Sempre vicina alla natura, vegetale o animale che essa sia, e attraverso questa al principio creatore, l'artista ci offre del soggetto, un'interpretazione lieve e impalpabile ancorchè sottolineata da interventi cromatici intensi e molto convincenti: una pittura che si potrebbe definire di tocco, che promana direttamente dal suo animo di artista sensibilissima e in linea con la ricerca contemporanea, che dal figurativo è riuscita, per gradi, a raggiungere con eleganza, attraverso l'essenzialità, la soglia dell'informale, su cui sembra attestarsi ora il suo linguaggio. In questa raffinata rassegna, che propone un nuovo modo non accademico di fare acquerello Della Martina conduce il fruitore lungo un percorso fatto di emozioni e sensazioni allo stato puro, in cui una sorta di virtuosismo istintivo le consente di esprimere attraverso una parte (il colore declinato con un gesto immediato) il tutto, impreziosito da interventi magistrali realizzati per sottrazione, come per esempio accade nell'abile declinazione dei bianchi."

Alpina Della Martina (Codroipo) ha preso parte a numerose e significative mostre collettive personali. Tra quest'ultime ricordiamo quella al Gadarte di Firenze (1993), a La Loggia di Udine (1994), al Centro Friulano di Arti Plastiche di Udine (1999), al Centro Civico di Cividale del Friuli (2001), all'A.I.A.T. di Sistiana (Trieste, 2002), alla Galleria Art Time di Udine (2004), alla Galleria Sekanina di Ferrara (2004), a Palazzo Frisacco a Tolmezzo (2004 e 2012), a Villa de Brandis di S. Giovanni al Natisone (2006), a Palazzo Frangipane di Tarcento (2006) e alla Galerie Cristine Colas di Parigi (2007), alla Chiesa di S. Maria dei Battuti di Cividale (2011), a Palazzo Orgnani Martina a Venzone (2011), Chiesa di S. Antonio Abate a Udine (2011), alla Galleria Ellisse di Venezia (2013).




Foto-ritratti di autori italiani e altri (1967-2013)
16 febbraio (inaugurazione ore 18) - 28 febbraio 2015
Libreria Lovat - Trieste

Rassegna a cura del prof. Mladen Machiedo, grande italianista croato, realizzata in collaborazione con il Consolato Generale della Repubblica di Croazia a Trieste e la Comunità croata di Trieste. In mostra più di 150 fotografie di Machiedo che raffigurano 60 autori italiani, tra cui Eugenio Montale, Carlo Betocchi, Giancarlo Vigorelli e il futurista Primo Conti, accanto ad autori croati, tra cui lo scultore Kuzma Covacic, e francesi, come Raymon Queneau, che hanno avuto rapporti culturali con l'Italia. "Fotografo" afferma Machiedo "perché, pensando anche alla problematica proustiana del tempo ritrovato, il momento è molto fugace e la foto conserva la vita".

Machiedo (Zagabria 1938) è poeta, scienziato, saggista, memorialista, curatore di antologie e traduttore. Laureato alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Zagabria in lingua e letteratura italiana e in lingua e letteratura francese, da lettore ad assistente, a docente, a professore ordinario di letteratura italiana (riconfermato a vita), ha percorso, nella sua città natale, tutti i gradini della scala accademica per ritirarsi nel 2006 in pensione a favore della propria attività letteraria e continuando, tuttavia, dal 2011 a insegnare a contratto quale professore emerito. Ha tenuto numerose conferenze, quale visiting professor, all'Università di Firenze, alla Scuola Normale Superiore di Pisa, Padova, Udine, Trieste, Spalato e Lubiana.

Fa parte in patria di diverse redazioni e della consulenza internazionale delle riviste italiane «Testuale» e «La Modernità letteraria». Ha vinto innumerevoli premi, tra cui il Premio Quasimodo, il Premio Eugenio Montale e il Premio Flaiano. Al saggio su Ungaretti e al primo dei due su Pasolini l'autore deve invece il Premio Lerici Pea (1994), a quello su Biagio Marin il premio omonimo (1997). Il saggio sui suoi "tre decenni con gli scrittori" ha offerto invece un anticipato autocommento metodologico a quella "Italia dolceamara", libro in cui Machiedo descrive in croato i suoi incontri con gli autori, accolto nel 2000 con il consenso unanime della critica croata.




Il Viaggio - ®foto Laura Poretti Rizman 2013 - foto colore reflex digitale Palazzi, passato e presente - ®foto Laura Poretti Rizman 2013- foto colore reflex digitale Sirena - ®foto Laura Poretti Rizman 2013 - foto colore reflex digitale Laura Poretti Rizman: Frozen shots / Scatti congelati
24 gennaio 2015 (inaugurazione ore 19) - 28 febbraio 2015
Shaky Bar - Trieste

Mostra personale della fotografa-artista Laura Poretti Rizman curata dall'arch. Marianna Accerboni e dedicata all'inverno ungherese: in mostra una ventina d'immagini a colori realizzate nell'inverno 2013 dall'autrice con una Reflex digitale. Nel corso della vernice il poliedrico artista sperimentale Piero Lancini, pittore e musicista, eseguirà alcune improvvisazioni musicali create site specific e ispirate alle opere esposte.

"I lavori della rassegna sono il frutto di un viaggio onirico, oltre che reale, compiuto dalla Poretti Rizman, che si traduce in un reportage molto calibrato ma nel contempo fantastico" scrive Marianna Accerboni "il quale ci trasporta in un paese di grandi suggestioni. Attraverso visioni cromatiche rese algide da un sottile e persistente velo di ghiaccio, la fotografa-artista ci consegna un'immagine dell'Ungheria molto mitteleuropea, la quale tralascia volutamente la matrice levantina che caratterizza parte della cultura anche linguistica di quel paese, per l'antico contatto con i turchi. Lo sguardo non è però focalizzato su palazzi e monumenti, ma su una natura da fiaba che ci accompagna lungo un percorso che, pur nella sua magica delicatezza, concede solo alcune note a un sottaciuto neoromanticismo".

Questo viaggio assume però anche un valore simbolico, come spesso accade nei grandi scrittori, quali per esempio Pirandello, o in registi di vaglia come Fellini. "L'immagine di un paese nascosto sotto una coltre di ghiaccio si collega al nostro vivere attuale" annota infatti l'autrice "In questo momento siamo congelati, quasi paralizzati dalla visione di quanto ci accade intorno: la violenza si esprime in ogni parte del mondo, ampiamente divulgata da telegiornali e mass media, e la risposta a tutto questo potrebbe plausibilmente essere un irrigidimento e uno straniamento nei confronti della realtà. Il ghiaccio" prosegue Poretti "rappresenta davvero bene questa sensazione perché, se è vero che tutto sembra immobile, sotto vi scorre la vita e basta a volte un po' di fiducia e di sole, cioè di amore, per riscaldare il nostro animo e far rivivere la speranza".

Laura Poretti Rizman, fotografa da sempre, frequenta corsi di camera oscura, fotografia, computer e grafica. I suoi maestri sono stati Tullio Fragiacomo, Mario Pierro, Tullio Stravisi ed Enzo Gomba. Collezionista d'antiquariato fotografico, orienta la sua specializzazione sul marchio Ferrania. Socia fondatrice dell'Associazione Onlus Futuro Donna e con essa socia della Consulta Femminile di Trieste, ha esposto in numerose personali e collettive di prestigio e le sue foto sono state pubblicate su riviste di settore e su libri nazionali.

Ha partecipato a un corso per giurati indetto dalla Fiaf al Circolo Fotografico Triestino, con il quale ha cooperato per oltre un decennio come assistente esterna ai corsi di fotografia e di camera oscura. Collabora con la rivista online del Centro delle Culture di Trieste, Freaksonline, pubblicando articoli e recensioni e seguendo in particolare la sezione artistica. Blogger su Libero, ha ricevuto l'attestazione di GoldBlogger con Emozioni dell'Anima, sito/blog da lei creato su il portale di Libero (blog.libero.it/lightdew).

Ideatrice e organizzatrice del Primo Concorso Nazionale di Fotografia al Femminile per l'Associazione Futuro Donna, intitolato DolcevitaCarovita, negli ultimi anni ha partecipato al progetto Fotografare Donna con un contributo fotografico al libro Femminile Reale. Ha preso parte inoltre alle rassegne d'arte Espansioni Art Watching ed Evoluta e al progetto Artisti per Emergency. Molte sue fotografie vengono utilizzate da varie Associazioni artistiche e culturali. Opera con una reflex Nikon D300, colore, elaborata in fase di preparazione grafica per la stampa.




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